I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

LETTERE AL DIRETTORE

 

PERCHÉ IL DOLORE?.Egregio direttore, [...] Perché tutta questa sofferenza? Perché […] questo “freddo” di amore che noto in giro? Perché per arrivare a Lui bisogna portare tutte ‘ste croci […] stride immensamente la parola “amore” con la parola “dolore”.

Diego, Roma

No, caro Diego, l’unica cosa che non “stride” con la parola amore è proprio il vocabolo incriminato: dolore… E viceversa! Rifletti: amore senza dolore è puro divertissement, superficialità, gioco, e spesso volgarità. D’altronde dolore senza amore è scoramento, frustrazione, avvilimento, disperazione. L’amore è la conquista più alta della vita e della storia. In assoluto. Ogni conquista vera esige un faticoso (leggi pure doloroso) approccio e altrettanta fatica per mantenerla. È ben per questo che i fallimenti in amore sono in aumento esponenziale. La tendenza di oggi, nell’Occidente opulento, è l’abbattimento del dolore da raggiungere a qualunque costo: o per via farmacologica, o attraverso tecniche psicologiche, o ancora con il rifiuto di ogni vincolo morale... “Rendere tutto facile” è la fatica e il mito dei ricercatori di settore; preparare la pappa fatta, vivere in una specie di eutanasia perenne sarà, forse, anche bello (benché ne dubiti), ma certamente può avere risvolti drammatici, come la crescita di individui senza spessore, incapaci di affrontare qualsiasi impresa. “Il dolore ci è maestro”, diceva con verità Eschilo 2500 anni fa! E Seneca, cinquecento anni dopo ribadiva: “L’oro si prova con il fuoco, l’uomo con il dolore”. Anche Don Bosco insegnava ai suoi ragazzi che le spine che ci pungono nel tempo saranno fiori per l’eternità. Non creda tuttavia che io sia un sadico… combattiamo il dolore, soprattutto quello superfluo, inutile, gratuito, insensato, ma… con intelligenza, perché liquidare il dolore, significherebbe dare il benservito alle emozioni, inaridire l’uomo. Bisognerebbe imparare a fare come l’ostrica: quando un granello di sabbia le entra dentro e la ferisce, non si dispera; giorno dopo giorno trasforma il suo dolore in una perla!

 

 

IL COMPENDIO E LA GUERRA.Caro direttore, l’evangelista Giovanni in 18,11 dice “Metti via la spada! Chi di spada ferisce di spada perisce”. Sembra il ripudio della violenza e della guerra. Ma il “Compendio” dedica 4 domande e risposte sulla guerra (483-486) e adombra la possibilità di una guerra giusta…

Salvatore

È vero. Ma legga bene i 4 interventi; alla fine si accorgerà che la Chiesa è davvero riluttante ad ammettere la legittimità della guerra. L’uso (delle armi) è “moralmente giustificato” solo se esistono “contemporaneamente” alcune condizioni. Ebbene, a mio avviso quelle condizioni è ben difficile che esistano in contemporanea. E se guerra c’è, la legge morale chiede “umanità” verso i combattenti (niente odi, vendette, scatti di collera), il rispetto del “diritto delle genti” (diversamente si commette un crimine), la condanna delle distruzioni di massa, fino alla disobbedienza agli ordini. E, ancora, per evitare la guerra occorre astenersi dal vendere le armi e farla finita con le ingiustizie soprattutto economiche e sociali. Ce n’è abbastanza per un approfondito esame di coscienza. Non le pare?

 

DISCRIMINAZIONI.Caro dir., mi dispiace rilevare che ci sono papi di serie A e papi di serie B. Un papa dei nostri giorni assai dimenticato è Paolo VI, i cui luoghi dell’infanzia non sono affatto meta di pellegrinaggi, a differenza di quelli di Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II. E anche Giovanni Paolo I è dimenticato. Perché queste discriminazioni anche per i successori di Pietro?

Santino, Atri

È difficile, caro Santino, regolare la coscienza e il sentire delle masse. Per non dire impossibile. Di “psicologia delle masse” hanno parlato personaggi importanti; altri l’hanno convenientemente (anzi in/convenientemente) sfruttata mandandole (le masse) al macello… e c’è, come ben sa, chi lo fa tutt’ora. Non mi risulta che la Chiesa – intendendo stavolta la gerarchia – abbia cercato di sfruttare il sentimento collettivo per dirigere i flussi di pellegrini/turisti verso Sotto il Monte invece che verso la Concesio di papa Monini o verso la Canale D’Agordo di papa Luciani! Dicono, quelli che se ne intendono, che “gli individui si uniscono spogliandosi delle loro caratteristiche individuali per aderire a un corpo unico indifferenziato”, che si può formare attraverso chissà quali meccanismi, per cui l’anima della folla presenta aspetti che corrispondono alla vita psichica dei bambini o dei primitivi. E Freud incalza: “La folla è volubile, impulsiva, sensibile alle immagini, ma soprattutto chiusa alle istanze critiche, irrazionale, priva di senso della realtà, suggestionabile, vulnerabile al contagio mentale”. Insomma, certi atti, parole, visioni, tendono a propagarsi “infestando” le masse. Da qui, ahimè, alcune perniciosissime conseguenze che ben conosciamo.

 

SCOMUNICA.Caro direttore, […] Qualche mese fa, l’autorevole (!) opinionista di un noto quotidiano nazionale è intervenuto a proposito della posizione della Chiesa Cattolica sulle persone divorziate, scrivendo che il diritto canonico li considera scomunicati “latae sententiae” […]

Luca, Roma

Caro signore, “l’autorevole opinionista” è tanto autorevole che ha preso una topica. Ma non si meravigli: non è il solo che s’incaglia nelle spire del Diritto, soprattutto quello canonico di cui con ogni probabilità non conosce nemmeno l’abc. Le trascrivo il giudizio del cardinal M. Pompedda, Prefetto Emerito della Segnatura Apostolica, e Giurista di fama morto solo 2 mesi fa: “Il divorzio in sé non è peccato… i divorziati risposati non sono scomunicati. Non c’è nessun canone che dica che chi si risposa civilmente nonostante un matrimonio valido vada incontro alla scomunica”. Tra i delitti che secondo il Codice di Diritto Canonico comportano la scomunica “latae sententiae” (cioè una scomunica “automatica” senza bisogno che intervenga un organismo ecclesiastico) figura l’aborto procurato, ma non il divorzio. Il che vuol dire che il divorzio attribuisce semplicemente effetto civile di non consistenza a un vincolo coniugale. Ma il vincolo sacramentale rimane. Ed è quel vincolo che la Chiesa non ha potere di rescindere, se il matrimonio è stato contratto validamente, che pone qualche interrogativo alle coscienze.

 

GIUSTA MERCEDE.Caro dir., […] Come se la caveranno tanti “bravi cristiani” che sfruttano la mano d’opera di tanti lavoratori (soprattutto stranieri) elargendo una busta paga assolutamente inadeguata; o proprietari di appartamenti che affittano a prezzi impossibili e denunciano al fisco somme irrisorie?

Siro, Varese

Come se la caveranno? Bella domanda, caro signore! Piacerebbe anche a me sapere la risposta, se non altro per appiccicarla furtivamente sulla porta di casa di certi titolari di imprese e/o proprietari di appartamenti che hanno fatto dell’esosità il loro ideale di vita. Il precetto sul “giusto stipendio” da dare agli operai è uno di quelli che con ogni probabilità peserà non poco sul nostro destino eterno. E tuttavia i sindacati in qualche modo cercano di difendere il potere di acquisto e il posto di lavoro degli iscritti. Peggio stanno gli studenti universitari costretti a rivolgersi ad affittacamere (che sarebbe più opportuno chiamare affittabuchi) i quali per una stanza e un bagnetto hanno l’improntitudine di chiedere 5/600 € mensili (ha letto bene!). Costoro, e ce ne sono tanti, più che sfruttatori sono malfattori. Ma mi fermo, sarebbe troppo lungo e vergognoso entrare in dettagli. Caro Signore, in questo mondo la giustizia è diventata Cenerentola. Ma ne stiamo pagando lo scotto: tutti tentano di “sfruttare”, e chi può cerca di difendersi con mezzi altrettanto illeciti. Il risultato: violenze, furti, intollerabili furbizie, aumento costante dei prezzi, e via elencando. Vorrei correggere il Dante del 1° Canto del Purgatorio: “Onestà vo’ cercando ch’è sì cara…”. Mi perdoni l’alto poeta.

 

CANTORE E CANTANTE. Caro dir., […] Vi è una fondamentale differenza, a mio parere tra cantore e cantante […]. Il cantore (penso al cantore di chiesa) sa comunicare l’esperienza con Dio e in qualche modo diventa suo testimone. Il cantante esegue una melodia magari anche con molta espressione ma non so quanto sia coinvolto emotivamente. Troppi altri fattori entrano in gioco a disturbare la linearità delle esecuzioni: i soldi, il successo, lo sponsor, la ditta discografica, lo show, le luci… Vedo il cantore come “ministro del canto”, il cantante come un arrampicatore sociale […]. Che ne dice?

Fabrizio, Gino, Paola

Forse non avete tutti i torti nella vostra disanima. Indubbiamente la finalità di cantori e cantanti è diversa, soprattutto se mi parlate dei cantori di chiesa (il vocabolo in effetti generalmente si applica a questi ultimi). Lo sponsor in questo caso è Dio e quando si canta per Lui, poi non gli si chiede la parcella! Un canto che sgorga dalla fede è necessariamente diverso da una melodia cantata per avere successo, soldi, notorietà, et similia. L’espressione di sant’Agostino, “Chi canta prega due volte”, la dice lunga sulla differenza cantore/cantante. La differenza la fanno le fonti d’ispirazione che per gli uni sono ultraterrene, per gli altri sono, invece, terrenissime! Per non parlare dei contenuti… Si cantano spesso canzoni senza senso. E quando ce l’hanno è quasi sempre a senso unico. Segno, tuttavia, che l’amore è il motore del mondo. La differenza in questo caso è nella maiuscola dei cantori in confronto alla minuscola dei cantanti: tra “Amore” e “amore” può esserci un abisso, anche se, in fondo, l’amore viene dall’Amore. Il tutto senza, ovviamente, negare che ci siano cantanti impegnati, capaci di trasmettere forti emozioni e messaggi positivi. È bene tuttavia non accentuare le differenze, la gente fa poca distinzione tra i due termini.


APPELLI

 

Sono un detenuto 40enne. Mi piacerebbe corrispondere con uomini e donne di tutte le età e da qualsiasi parte del mondo, scopo sincera amicizia. Enzo Cioffi, Via N. Poggioreale 177, 80143 Napoli.

 

Cerco amici spagnoli, francesi e inglesi per diffondere la devozione a Maria Ausiliatrice. Querin Renzo, Via Cottolengo 14, 10152 Torino.

(mettere assolutamente in dicembre)

 

Mi chiamo Gianni, sono un pensionato, e con amore colleziono santini. Gradirei ricevere e scambiare con altri collezionisti. Le mie tematiche sono “di tutto”. Gianni Cervellin, Via Petrarca 25, 35043 Monselice (PD).

 

Sono Antonio, ho 40 anni e vivo a Cremona. Cerco amicizie via e-mail. Tre474200439@yahoo.it.

 

Sono una signora di 43 anni, felicemente sposata senza figli. Soffro un po’ di solitudine, sono una donna di Chiesa, leggo giornali religiosi e vorrei corrispondere con altre signore mie coetanee che si sentono un po’ sole. Nadia Campedelli, Via Galileo Galilei 5, 27036 Mortara (PV).

 

Mi chiamo Vittorio, ho 13 anni e invito parrocchie, conventi e persone a mandarmi antiche immaginette sacre. Risposta assicurata. Guida Vittorio, Viale della Resistenza 191, 75010 Grottole (MT).

 

Ragazza 39enne cerca amici a Roma per vera e sincera amicizia. Maria Paola, tel. 339/3763107.

 

Vorrei corrispondere con amici e scambiare cartline e santini – lingua italiano – francese. Contattatemi: Fadi Yassa Ragheb, e-mail: fod_ya@yahoo.it.