I numeri del Bollettino Salesiano dal 1877

SALESIANI NELLA RESISTENZA

dì Francesco Motto

Non fu soltanto la lotta partigiana a costruire la nuova identità nazionale, ma anche l'eroismo quotidiano di tanti.

PONZETTO, DELLA TORRE, COCCO E GLI ALTRI...

A 50 anni dalla fine della guerra mondiale, ricordiamo la coraggiosa "resistenza" pacifica di alcuni salesiani che si distinsero per le loro iniziative di solidarietà.

IL Petrolio non c'era e costava 100/150 lire il litro. Le candele duravano un'ora. Famiglie con bambini spendevano in lumi oltre la metà della paga quotidiana percepita dal marito. Solo chi ha avuto diretta esperienza e contatto con la realtà dei fatti potrebbe farsì un'esatta idea dello squallore, della desolazione, dell'insopportabile disagio che migliaia di famiglie hanno dovuto sopportare durante la seconda lunga guerra mondiale. Ma chii può interessarsi degli altri, se ciascuno ha già i suoi problemi a sopravvivere, a salvare se stesso dai bombardamenti, dai rastrellamenti, dalla fame'?

IL LEGGENDARIO DON PONZETTO

A Novara c'è una persona che non ci pensa su due volte: è don Bernardo Ponzetto.. Corre con tutti i mezzi di fortuna per la città a cercare aiuti; si mette in contatto con ditte, coinvolge le parrocchie cittadine e le conferenze di S. Vincenzo, convoca lavoratori volontari. In pochi mesi duemila famiglie hanno la luce elettrica. Quella di Don Ponzetto (18891976) durante i venti mesi di occupazione nazifascista di Novara non è solo una vita ricca di "fioretti", ma una vita ricca di atti di altruismo, che nulla hanno da invidiare al coraggio, allo spirito di sacrificio e di austerità di chi ha imbracciato il fucile. Solo che di questi, eroi o personaggi ignobili che fossero, si sono scritti centinaia di libri e si interessano ancora oggi in Italia decine di istituti storici, mentre di persone come don Ponzetto e di tanti altri come lui, non si parla quasi più. Non c'è da stupirsi: nella storiografia della "Resistenza" l'intento politico-ideologico ha molto spesso prevalso sull'intendimento storico, condizionando fortemente non solo l'interpretazione, ma anche la stessa ricostruzione dei fatti.

L'operato di don Ponzetto è semplicemente grandioso: anziché assidersi in cattedra, plurilaureato com'era, o chiudersi in una sacrestia - era e si sentiva prete -, ha procurato a centinaia di persone scarpe a prezzi risibili, ha distribuito chilometri di tessuto, ha raccolto e offerto ettolitri di vino, ha provveduto centinaia di quintali di riso e di patate, ha allevato e ingrassato maiali per distribuirne la carne ai poveri, ha messo in piedi un'azienda di falegnameria, che in pochi mesi ha dato lavoro a decine e decine di persone a Novara, Torino, Milano; ha' mediato fra nazifascisti e partigiani per salvare la pelle alla maestrina, all'impiegato statale, all'ebreo, per strappare dal plotone di esecuzione il giovane di leva. Lavoro e sacrificio, coraggio di stendere la mano, contatti e contratti coi tedeschi occupanti e coi fascisti, "furti" di derrate alimentari dai treni in partenza per il Brennero... Muratore, elettricista, imbianchino, manovale, rigattiere, trasandato nel vestire, personaggio quasi leggendario e irrepetibile, protagonista a volte al limite dell'anarchia, don Ponzetto ha incarnato l'immagine della Provvidenza per migliaia di persone e la città gli dedicò un premio in vita e una strada dopo la morte.

DON DELLA TORRE A MILANO

Diverso, ma non meno rischioso il contributo dato da don Beniamino Della Torre (1912-1969) in via Copernico a Milano, a poche centinaia di passi dalla sede del comando tedesco e fascista. Giunto nel settembre 1944 nella città che aveva ormai assunto il duplice contraddittorio ruolo di capitale della Resistenza e della Repubblica Sociale Italiana, non dovette attendere molto per rendersi conto della direzione verso cui si evolveva la situazione politico-militare al nord della linea gotica. Riuscì a conquistarsi l'amicizia di un ufficiale tedesco cattolico del comando insediato nel vicino hotel Gallia: da tale sede più volte venne preventivamente informato di piani strategici tedeschi e riuscì ad avere incartamenti e timbri che trasmìse alle forze della Resistenza. Fece pervenire informazioni ai partigiani tramite giovani dell'oratorio; passò notizie riservate a mons. Giuseppe Bicchierai, plenipotenziario del cardinal Schuster, non ultima quella di assentarsi per qualche tempo dalla città onde evitare un imminente arresto. Più d'una volta riuscì a impedire il trasferimento di operai italiani in Germania mediante una trattativa condotta con le maestranze lavoratrici e le autorità tedesche; altra volta col gruppo di ferrovieri di Milano-smistamento bloccò la partenza per la Germania di un treno carico di civili prigionieri di guerra. Ma il contributo più noto al movimento della Resistenza don Della Torre lo rese facendo ospitare in istituto una lunga seduta delle federazioni regionali del PLI nel gennaio 1945, presenti fra gli altri Edgardo Sogno, capo della leggendaria organizzazione Franchi, Cesare Merzagora e Filippo Jacini, i due membri del PLI che avrebbero poi partecipato nel medesimo istituto all'importante seduta del CLNAI (Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia) del 29 marzo.

Inoltre nella mattinata del 25 aprile al S. Ambrogio ebbe luogo l'episodio che coronava, per così dire, il sostegno alla lotta per la Resistenza da parte di don Della Torre. Alle 8 del mattino il CLNAI vi si riunì per l'ultima volta prima dell'insurrezione. Presentì Arpesani, Marazza, Valiani, Pertini e Sereni. Di fronte alle ultimissime proposte di Mussolini, il CLNAI mantenne l'atteggiamento già noto: capitolazione totale delle forze fasciste e consegna del duce in arcivescovado senza condizioni. Analoga intransigenza venne assunta nei confronti dei tedeschi. Il rischio che l'Istituto S. Ambrogio corse fu grave: è facile pensare che cosa sarebbe successo se i nazifascisti si fossero accorti di quanto avveniva dentro quelle solide mura. «Eravamo un po' più al sicuro, perché i tedeschi non potevano pensare che noi ci riunissimo in una scuola, in una congregazione religiosa», disse in occasione di una visìta ufficiale all'istituto l'ex presidente della repubblica Sandro Pertini. «Era un posto sicuro. I salesiani, bisogna dargliene atto, ebbero questo coraggio».

DON COCCO, "PARTIGIANO" E MISSIONARIO

Pure don Luigi Cocco (1910-1980), il futuro e notissimo missionario degli Yanomani, costituisce indubbiamente una figura di primissimo piano della Resistenza assistenziale a Torino-Valdocco, anche se la sua attività di "partigiano" si estende in un intreccio di impegni, di collaborazione con le forze della Resistenza non linearmente descrìvibile. Nella sua stessa camera e in altri angoli della casa nascose soldati sbandati, partigiani della "Franchi", disertori tedeschi, alleati fuggiaschi; favorì i contatti tra CLN cittadino e ufficiali italiani alla macchia; ospitò incontri del PLI; organizzò un ufficio documenti falsi, assistette partigiani a Grugliasco e in altre località della provincia; protesse componenti della "missione spring" dotata di radio ricetra- smettente; costruì una sorte di rete di collegamento con altri salesiani del nord Italia. Rischiò più volte la pelle, la fece rischiare agli altri a Vaidocco, ma per molti fu la salvezza.

TANTI ALTRI

Ma la stessa cosa avvenne un po' dovunque in Italia. Don Ulla a Lanzo Torinese, don Caustico a Grugliasco, don Giovine ad Alessandria, don Montaldo a Figliano (Firenze), don Garbin a Foriì, don Boschi a Pisa, don Mariani a Comacchio, don Comini a Pioppe di Salvaro (Bologna), don Valentini a Roma. don Pìacente a Buonalbergo... Qualcuno di loro prese la medaglia, qualche altro perse la vita, tutti certamente ricevettero il premio concesso a quanti diedero da mangiare agli affamati, da bere agli assetati, vestirono gli ignudi, alloggiarono gli sfollati, curarono gli infermi, visitarono i carcerati, seppellirono i morti. Non rimasero parole, divennero realtà per molti salesiani in quel triste biennio 1943-1945.

(Per una più completa documentazione dei fatti vedi: F. Motto. Storia di un proclama, LAS. Roma 1995).