I NOSTRI SANTI
a
cura di Enrico dal Covolo, postulatore generale
DIAGNOSI DA PANICO… MA HO SEMPRE PREGATO
Sono venuto a conoscenza
dell’esistenza del beato Michele Rua nell’ottobre 2002, leggendo uno
stralcio della sua vita su “La Gazzetta del Mezzogiorno”. Mi trovavo nel
reparto di urologia dell’ospedale di Carbonara (Bari), dopo un intervento
chirurgico alla prostata. Preoccupato per il prolungarsi oltre il previsto
della degenza postoperatoria, mi affidai alla sua protezione e fui esaudito,
poiché fui dimesso dopo qualche giorno, essendo risultato negativo l’esito
dell’esame istologico. Memore del favore ricevuto, da allora ho sempre invocato
il beato Michele Rua, e sempre la sua intercessione ha avuto esito. Ma ciò che
maggiormente sento il bisogno di testimoniare sono le guarigioni veramente
clamorose di mia moglie, di 80 anni, felicemente sposata da 52 anni, e madre di
tre figli. La prima avvenne a Bari, dove il prof. dottore Vincenzo Memeo, dopo
averle diagnosticato un’ernia addominale, la sottoponeva a intervento
chirurgico il 13/07/2009, con esito positivo, tanto da dimetterla dopo un solo
giorno di degenza. Rientrata a casa, dopo soli tre giorni a causa di uno stato
febbrile, dovette farsi curare al Pronto Soccorso; ma fu presto dimessa e si
riebbe completamente. Sofferente pure di ernia iatale, che pare congenita
(tanto che diversi specialisti interpellati a Bari, Milano, Bologna e Modena
hanno sconsigliato ogni tipo di intervento chirurgico, suggerendo una terapia
sedativa e alimentare), trascorse la convalescenza in una nostra casa di
campagna. La sera del 12 agosto, non riuscendo a dominare una delle sue
coliche, fu accompagnata all’ospedale di Fasano (Bari), dove fu sedata con
flebo; ritornò poi in casa. A settembre subì un’altra colica. Tardando l’arrivo
della guardia medica locale, fu curata da noi in casa. Ma la situazione
clamorosa per la quale ho chiesto, e certamente ottenuto poi, l’intervento del
beato, si è verificata domenica 20 ottobre nel pomeriggio, dopo aver pranzato,
quando ha avuto un’altra colica. Inutili furono i nostri tentativi di lenire i
dolori, inutile l’intervento della guardia medica. Fu necessario trasportarla
al policlinico di Bari e ricoverata nel reparto gastroenterologia. All’indomani
resero nota la prognosi: “pancreatite acuta in soggetto colistomizzato”.
Trascorsa una settimana, fu diagnosticata una “pancreatine cronica, voluminosa
ernia iatale da scivolamento volvolo gastrico con consiglio valutazione
chirurgica”. In seguito a questo, io e i miei figli decidemmo di farla
dimettere dal reparto per poter sentire altri pareri medici. Un Assistente ci
consigliò di passare alla clinica chirurgica poiché, se in seguito ci fosse
stato un nuovo ricovero, l’avrebbero rifiutata. Di fronte a questa situazione,
ci siamo attivati per cercare ulteriori soluzioni. Ci rivolgemmo al prof. Vincenzo
Pietropaolo, docente alla Sapienza. Questi, dopo aver esaminato la
documentazione medica e aver sottoposto mia moglie a vari esami, nel giro di
dodici ore ci diede un risultato del tutto opposto a quello emesso dal
policlinico di Bari: né pancreatite, né necessità di alcun intervento; la sua
diagnosi fu “adenoma tubolare del sigma con displasia ghiandolare di basso
grado; esofagite a seguito della voluminosa ernia iatale gastrica;
diverticolosi del sigma”. In sostanza, era escluso l’intervento chirurgico,
prescrivendo solo una terapia medica e alimentare. L’esame istologico, pervenutoci
poi a Bari, del polipo asportato durante la gastroscopia, è stato completamente
negativo. Il 16 gennaio 2009, siamo ritornati a Roma per una visita di
controllo presso il prof. Pietropaolo. Egli ha costatato un buono stato di
ripresa generale, riducendo anche le dosi dei medicinali prescritti. Durante
tutto il periodo di degenze, ricerche e passaggi da un ospedale all’altro, mi
sono sempre rivolto con insistenza, forza e caparbietà al beato Michele Rua,
invocandolo con preghiere e suppliche, anche nei momenti più critici. Posso
affermare che la sua intercessione ha avuto esito
positivo.
Giusto
Antonio, Bari
AVEVA CONTRATTO LA MENINGITE BATTERICA
Il 24 aprile 2008 nasceva in un piccolo ospedale il mio
bimbo Vincenzo Pio. Dopo il parto, mio figlio perse conoscenza. Trasferito in
terapia intensiva, si scoprì che aveva contratto una meningite batterica. Io trascorsi
giorni terribili, poiché i medici sostenevano che, anche fosse riuscito a
superare la malattia, ne avrebbe comunque riportato gravi danni. Un giorno una
mia parente mi regalò una busta chiusa contenente un abitino di san Domenico
Savio. Io neppure conoscevo questo santo; ma ne portai con fede l’abitino
al collo, attenendomi alle promesse che la devozione richiede e ancora osservo.
Consapevole di non essere da sola nel cammino difficile della vita, continuo a
ringraziare Dio. Sono felice e serena con il mio Vincenzo Pio. Ancora oggi
(febbraio 2009), è un bellissimo e vivace bambino; sta bene e porta al collo
l’immagine del suo piccolo “angelo custode”, che noi tutti amiamo molto.
Troppa Cleofe, Giarre
CT
IL DONO DI DIVENTARE MAMMA
Il 20 agosto 2008 ho avuto dal Signore la gioia più grande:
quella di diventare mamma del mio piccolo Daniele Domenico. Ero al terzo mese
di gravidanza, da molti anni desiderata e mai potuta realizzare. Tutto sembrava
procedere con regolarità. Navigando su Internet, m’imbattei per caso sul sito
della Fondazione Don Bosco nel mondo, tramite la quale richiesi, sebbene
senza motivo, un abitino di san Domenico Savio. Tre giorni dopo fui
colta da una forte emorragia. Ricoverata in ospedale, mi viene diagnosticato un
distacco della placenta, ma il bimbo è ancora vivo. Dopo qualche giorno vengo
dimessa dall’ospedale con l’obbligo assoluto di riposo. I medici mi dicono che
la gravidanza è ancora a rischio e non c’è che da pregare e sperare. Rientrata
a casa trovo nella cassetta della posta l’abitino richiesto; l’indosso subito e
comincio la novena, continuata poi fino al termine della gravidanza. Segue un
ricovero in ospedale per le perdite continue. I medici notano scollamento della
placenta, uno strano insieme di vasi sanguigni, con persistente pericolo per me
e per il bambino sul finire della gravidanza. Per questo, dopo due giorni di
travaglio, decidono di intervenire con il taglio cesareo. L’operazione riesce
bene e Daniele Domenico nasce forte e sano. Ora l’abitino si trova nella sua
culla.
Pierobon Elena,
Campo San Martino PD
PARTO NATURALE, VELOCE E SERENO
Sono una giovane mamma di 31 anni. Dal 1992 soffrivo di
sindrome da ovaio micro-policistico, che mi causava cicli dolorosi e molto
irregolari anche a 80 giorni. Dal 1995 al 2007 ho seguito una cura per mettere
le ovaie a riposo. Nel settembre 2007 io e mio marito decidemmo di avere un
bimbo. Dopo un controllo alle ovaie, mi affidai totalmente a san Domenico Savio e ne appesi l’abitino al mio letto. Nel mese di ottobre
2007, per la prima volta in vita mia, ebbi un ciclo regolare e non doloroso. Il
mese seguente non ebbi alcun ciclo, e il 6 dicembre il test risultò positivo.
Trascorsi una gravidanza perfetta, senza alcun malessere. Nell’agosto 2008, con
parto naturale, veloce e sere-namente vissuto, è nato il mio bambino.
N.N., Gromo BG