Bollettino Salesiano

Il Bollettino Salesiano, mensile di informazione e cultura religiosa edito dalla Congregazione Salesiana di San Giovanni Bosco,
è una pubblicazione registrata al Tribunale di Torino (reg. n. 403 del 16.2.1949)

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  Il Bollettino Salesiano - Febbraio 2010

SFIDE ETICHE x RAGAZZI, GENITORI, EDUCATORI    

di Sabino Frigato s.frigato@ups.crocetta.org

LA SOLITUDINE DELL’AVARO

Quando “sono ciò che possiedo”… L’avarizia è uno dei grandi peccati dell’uomo, è lo scopo e il tormento dell’avaro, ma non solo. Troppo spesso anche gli Stati sono avari. Sono preoccupanti le conseguenze di questo male. 

 

Un giovane chiede di entrare in un monastero. Gli chiede il Maestro: «Se avessi tre monete d’oro, le daresti ai poveri?”. Il giovane risponde senza esitazione: «Sì, padre, con tutto il cuore». E il maestro ancora: «E se avessi tre monete d’argento?». «Certo! Ben volentieri». «E se avessi tre monete di rame?”. Anche stavolta la risposta arriva senza esitazioni: «No, padre». «Perché?». «Perché le ho!». Gli avari hanno un tratto di ossessività con ciò che possiedono, soprattutto con il denaro. Il loro è un desiderio mai soddisfatto. Sono come il mare: pur ricevendo un gran numero di fiumi non si riempie mai. L’avaro ha un solo desiderio: accumulare. È lo scopo e il tormento della vita sua e degli altri. Non a caso, san Paolo scriveva all’amico Timoteo che l’avarizia è la «radice di tutti i mali» (I Tim 6,10). Infatti, l’avaro stravolge l’evidenza delle cose: confonde il mezzo, ciò che possiede, con il fine.

PERCHÉ SI DIVENTA AVARI?

Il sarcastico Voltaire diceva che l’avarizia è il frutto di un ingegno ristretto tipico di chi si trova in età avanzata. Certamente l’avanzare dell’età può creare ansiose paure e spingere a un risparmio eccessivo, anzi ossessivo. San Bernardo osservava acutamente che l’avarizia è un continuo modo di vivere in miseria per paura della miseria. Allora chi risparmia oggi per il domani è un avaro? No. Pensare al futuro è da saggi. Insensato, invece, è vivere per risparmiare e accumulare anche a costo di trovarsi immersi in una triste solitudine, tagliati fuori dalla vita. Nonostante ciò, l’avaro può provare piacere del suo denaro e di quanto possiede. È verissimo. Però, è un piacere che non toglie né la tristezza né la solitudine. La sua avidità gli si ritorce contro, negandogli la bellezza di tante relazioni disinteressate. Per lui, ormai, tutto ha un prezzo, un costo, un’utilità. Di tutti i desideri che affollano il suo animo, ne radicalizza solo uno: avere, possedere. Può ben dirsi: “Sono ciò che possiedo”. Il resto non conta più nulla. «Alla povertà mancano tante cose – diceva il poeta Publilio Siro – all’avarizia tutte».

NEL TEMPO DEL GREED MARKET

Che faccia ha l’avaro nelle società globalizzate di oggi? La cultura della globalizzazione economico-finanziaria ha elevato il mito dell’efficienza e della produttività dell’homo aeconomicus a criterio unico di giudizio e di giustificazione, non solo della realtà economica ma anche della vita, legittimando l’avidità, quale motore della produttività. Qualcuno ha scritto che siamo passati dal free market al greed market. L’avidità è buona e giusta e ha sostituito il libero mercato. L’avidità dell’avarizia oggi prende forma, ad esempio, nelle remunerazioni astronomiche dei manager e nelle rendite finanziarie stratosferiche passando sopra alle scandalose disuguaglianze nella distribuzione del reddito. Per l’economista Zamagni, l’avidità e la cupidigia sono, oggi, beni patrimoniali più tossici della finanza globale!

La Nuova Destra Americana, che annovera tra i suoi membri anche Alan Greenspan, l’ex presidente della Federal Reserve, difende questa tesi: “Non solo l’avidità è buona in sé, ma ogni tentativo di contenerla è un male, perché l’avidità è il meccanismo principale che regola l’ordine sociale”. L’amore spregiudicato per il denaro, a detta del ben noto J. M. Keynes, è una passione morbosa, un po’ ripugnate che si consegna con un brivido allo specialista di malattie mentali.

L’AVIDITÀ SVUOTA IL CUORE

Tutti conosciamo il vecchio Ebenezer Scrooge di Charles Dickens, un vecchio avaro chiuso nell’oscura solitudine della sua casa. Oggi, il nuovo Scrooge della finanza globalizzata com’è? E’ uno che gestisce più società per azioni. Il suo scopo? Collezionarne sempre di più. Ciò che producono non gliene importa nulla, purché siano macchine da soldi. E’ uno che pure spende… ma per se stesso. Anche se a differenza del vecchio Scrooge vive in ampi e luminosi uffici, la solitudine e l’infelicità rimangono le stesse. Oggi l’avarizia non è solo quell’avidità che tenta l’uomo da sempre. Essa ha assunto una portata sociale. Il denaro comunque guadagnato e tenuto stretto come un geloso possesso, in realtà, impoverisce il suo possessore: lo spoglia della capacità di donarsi e di relazionarsi agli altri in modo disinteressato. Per definizione, l’avaro non riesce a donare. E se dà non è senza un tornaconto. Chi, però, non sa donare non sa neanche amare. L’avidità dell’avere svuota il cuore. L’avaro diventa incapace di condividere in modo disinteressato esperienze, sentimenti, desideri, progetti di vita e ciò che possiede.

Un vizio così se portato all’eccesso muove al sorriso sia pure amaro. Dice Trilussa:

Ho conosciuto un vecchio
ricco, ma avaro: avaro a un punto tale
che guarda i soldi nello specchio
per veder raddoppiato il capitale. 

Allora dice: Quelli li do via
perché ci faccio la beneficenza;
ma questi me li tengo per prudenza...
E li ripone nella scrivania.

L’avarizia con la sua avidità è una malattia dello spirito è anche una minaccia sociale come aveva ben intuito G. B. Vico: «il declino di una società inizia nel momento in cui gli uomini non trovano più dentro di sé la motivazione per legare il proprio destino a quello degli altri, quando cioè viene a scomparire l’inter-esse». Terapie contro l’avidità dell’avarizia? Incominciare a considerare gli altri come il “mio” prossimo senza calcolarne costi e utilità. Sperimentare la bellezza dell’amicizia e dell’amore antidoto alla solitudine e alla tristezza. È pur sempre vero che c’è più gioia nel dare che nel ricevere!