BAGLIORI
serena.manoni@libero.it
UN ALTRO GIGLIO
Teresa
Bracco
24/02/1924
– 28/08/1940
Siamo anche stavolta di fronte ad una storia dai contorni
drammatici, ma fortemente segnata dalla virtù eroica di una giovane che scelse
la morte piuttosto che cedere alla violenza di uno stupro.
Teresa nasce il 24 febbraio 1924 a Santa Giulia, comune di Dego, diocesi di Acqui Terme, penultima di sette figli che ricevettero
le prime e più importanti lezioni di “catechismo” proprio dai genitori. Essi,
nella quotidiana semplicità della loro vita di contadini, seppero regalare ai
figli gesti e insegnamenti di un cristianesimo convinto e incarnato. La mamma
ogni giorno apriva un grande libro di preghiere e il padre la domenica dopo la
messa, rivolgeva ai figli più grandi domande sulla Parola ascoltata quel giorno
in chiesa. A Santa Giulia era possibile frequentare la scuola solo fino alla
quarta elementare, fu così che Ginin (così era chiamata Teresa),
terminato quel breve percorso di istruzione, contribuì a sostenere la sua
famiglia come pastorella. Nei pascoli veniva spesso raggiunta da alcune sue
compagne che volevano recitare con lei il rosario, perché “Ginin” non era mai
sola, aveva sempre la corona con sé.
Era una giovane di non comune bellezza, ma non visse mai
questo dono come un vanto personale: garbo e rettitudine la rendevano una
ragazza riservata e delicata negli atteggiamenti verso il prossimo. Chi l’ha conosciuta
così la ricorda: “Una ragazza così io non l’avevo mai vista prima e non l’ho
mai più vista dopo; c’era in Teresa qualcosa che la rendeva diversa dalle altre
coetanee; ella dimostrava serietà, onestà e rettitudine in tutto”. “Era la migliore
di tutte noi – confida la sorella Anna – al pascolo non faceva che pregare”. In
famiglia arrivava puntualmente Il Bollettino Salesiano e la copertina
della rivista del 1933 aveva in primo piano il ritratto del piccolo Domenico
Savio, di cui la Chiesa aveva da poco riconosciuto le virtù eroiche. Teresa fu
da subito affascinata da Domenico e dal suo proposito di voler rimanere lontano
dal peccato. Lei quel proposito lo farà. Ritagliò l’illustrazione e dopo
averla posta sulla testata del letto, decise che Domenico Savio sarebbe stato il
suo modello di vita.
Siamo nel 1944 la mattina del 28 agosto. Dopo la Messa,
Teresa aveva trovato, preparato dalla sorella, un carico di letame da andare a
spargere nel campo della Braia. Mentre s’incamminava verso il luogo, seppe
dell’arrivo dei tedeschi in paese e dei rastrellamenti, così pensando alla
mamma che era sola, cambiò percorso per raggiungerla. Donne e bambini avevano
trovato rifugio nella fortezza del Rocchezzo, ma furono presi in ostaggio dai
soldati. Tra questi anche Teresa. Di fronte ai torbidi desideri di un ufficiale
nazista la ragazza non ci sta e scappa nel bosco. Il soldato la insegue, la
raggiunge e livido di rabbia le artiglia il collo. La strangola, poi le spara
un colpo di rivoltella e non ancora appagato le sfonda il cranio con un calcio
alla tempia sinistra. Il suo corpo straziato venne ritrovato due giorni dopo. Giovanni
Paolo II l’ha elevata agli altari il 24 maggio 1998 In quell’occasione ebbe
a dire: “ In Teresa Bracco brilla la castità, difesa e testimoniata fino al
martirio; quell’atteggiamento era la logica conseguenza di mantenersi fedele a
Cristo, secondo il proposito manifestato a più riprese”.