INSERTO CULTURA
Michele Novelli
(a cura di)
Presentiamo ancora un musical che celebra l’incredibile vita e
opera del santo dei giovani. Stavolta viene da “fuori”: lavoro è stato pensato,
scritto e messo in scena da giovani di alcuni oratori parrocchiali non salesiani
del perugino.
IL SOGNO DI UNA VITA
Il Musical “Il sogno
di una vita” è la storia dei giovani che vivono nelle parrocchie perugine di
Prepo, Ponte della Pietra e di San Faustino. Di fatto, progettare e realizzare
un musical sull’avventura umana e cristiana di san Giovanni Bosco, è stato il
modo naturale attraverso il quale abbiamo voluto ringraziare questo santo che
sempre ci ha accompagnati.
L’idea
è venuta all’inizio degli anni ’90 quando il gruppo del dopo cresima dell’Alveare
era solito recarsi a Cogne, il villaggio estivo salesiano per fare il campo
estivo e don Bosco era uno d ei santi che venivano proposti ai ragazzi..
L’ospitalità di Cogne ha permesso la crescita del gruppo che era iniziato solo
da sei anni dal quale ne sono poi nati altri due: l’Alfaomega e
successivamente l’Arca. Dal 2000 per volontà del Vescovo di Perugia,
Mons. Chiaretti, i tre gruppi che fanno parte di tre parrocchie contigue, hanno
iniziato a camminare secondo un progetto pastorale comune fino a dar vita,
nell’aprile del 2006 all’oratorio Giovanni Paolo II che conta seicento
iscritti. La cultura dell’Oratorio manca in Umbria, solo da pochi anni si è
cominciato a pensare in maniera “oratoriana”. Infatti nel 2005 in occasione della visita pastorale di Chiaretti, con i responsabili dei tre gruppi decidemmo di
accogliere il Vescovo con un musical e pensando a quale personaggio
rappresentare, venne l’idea di don Bosco per il suo legame con i giovani. Solo
al termine della riunione ci rendemmo conto che era il 31 gennaio, giorno della
sua memoria liturgica.
NASCE IL MUSICAL
Cominciammo
a reperire le biografie del santo, ognuno ne lesse una e poi mettemmo insieme
le cose che ci avevano colpito maggiormente per far emergere il “nostro” Don
Bosco. I tratti che affioravano in maniera più decisa costituirono la trama del
musical che venne rappresentato a giugno davanti a circa 1000 spettatori.
L’episodio che ci toccò maggiormente fu il sogno dei nove anni che il santo
capì, nella sua interezza, in tarda età: i lupi trasformati in agnelli e
pastori. Titolammo così lo spettacolo “Il sogno di una vita”. Il musical
riproponeva con testi, musiche e balletti, tutti scritti e creati da noi, la
vita del santo con finale particolare: uno squarcio di paradisco con Don Bosco
che accoglieva i suoi ragazzi. Quello che volevamo trasmettere era più di ogni
altra cosa la speranza della gioia e della compagnia eterna, la santità come
festa e il paradiso come meta della vita. Il pubblico ne rimase scosso, più di
cento adolescenti e giovani che ballavano e cantavano con convinzione, come
esperienza di fede e di preghiera la speranza cristiana lasciò il segno. Per
noi che vivemmo quella serata, il ricordo è tra i più “sacri” della nostra
pastorale, tra i più belli. Don Bosco, ne facemmo l’esperienza, era davvero
vivo. L’anno successivo, dai tre gruppi Alveare, Alfaomega, Arca, (e da un
quarto, lo Shalom costituito dai ventenni), nacque l’Oratorio Giovanni
Paolo II. Anche qui, solo a ritroso capimmo che il musical fu “profetico”: la
canzone del musical che diceva “credeteci l’oratorio c’è” e che avevamo cantato
solo pensando a Don Bosco, era in realtà un anticipo di quell’oratorio che
stava nascendo sotto i nostri occhi.
REPLICA A L’AQUILA
A
settembre del 2008, abbiamo pensato di riprendere in mano il copione, di
rielaborarlo e di porlo al centro dell’anno pastorale. I responsabili hanno
pregato, letto, lavorato per cinque mesi per “rifare” i testi, la trama,
inserire alcuni canti nuovi, e il 31 gennaio 2008 i ragazzi del dopo cresima
hanno ricevuto l’annuncio del musical. Il primo mese è stato difficile perché
gli attori che non avevano fatto l’esperienza del primo musical dovevano
crederci sulla parola ed erano molto pigri, il pensiero di un nuovo impegno
spaventò molti. Via via che il musical prendeva forma però, prendeva forma
anche una vera e propria comunità che lavorava con serietà e duramente. Le
prove, precedute e seguite sempre da una preghiera di Don Bosco, fermate a
volte per far posto alla sola preghiera quando ci accorgevamo che non c’era né
la testa né il cuore in quello che si faceva, sono state una bella avventura, è
sfociata nella rappresentazione del 6 giugno a Perugia, anche qui davanti a
circa 1100 spettatori ai quali abbiamo lasciato l’idea di una comunità che
credeva in quello che rappresentava e trascinava a viverlo. Ad agosto abbiamo
replicato a l’Aquila, all’oratorio salesiano “terremotato”: un’esperienza
indimenticabile. L’annuncio della replica da subito commosse i ragazzi i quali
si sono spesi con generosità vivendo la rappresentazione come un gesto
d’amicizia e d’amore per l’Abruzzo. Un modo di dire “ci siamo e vi vogliamo
bene”. La splendida accoglienza della comunità salesiana, il panorama spettrale
dei palazzi deserti, hanno dato vita ad una esperienza di fede e d’amore, di
amicizia e di commozione. Speriamo di aver fatto un servizio ai nostri amici
aquilani, ma in realtà i primi ad aver ricevuto siamo stati noi, tanto che ai
nostri ragazzi (alcuni dei quali avevano fatto l’esperienza di volontari
Caritas pochi giorni prima sempre a l’Aquila) ancora brillano gli occhi
ricordando il 2 agosto, giorno aquilano del musical.
GLI INIZI
Non
abbiamo voluto ripresentare la vita del santo, ma il miracolo di una vita
salvata grazie al suo esempio e al suo amore. Vero protagonista del musical è
Jacopo, un ragazzo povero e orfano sottoposto alle angherie di un imprenditore
che lo tratta come una cosa di sua appartenenza. Insieme a lui tanti altri
ragazzi vivono lo stesso dramma. Il musical si apre con una canzone e un
balletto che hanno come protagonista Torino, impersonata da una nobildonna che
accoglie poveri e ricchi. Una scena ricchissima che impegna da sola circa 25
attori. Tra questi un giovane Don Bosco. La donna-Torino, nella seconda scena,
canta in dialogo con Jacopo: un duetto nel quale emerge il dramma di questo
ragazzo che cerca nella grande Torino il suo riscatto e che invece trova solo
povertà e schiavitù. Il musical procede così su un doppio binario: quello di
don Bosco che vive la sua vicenda, dall’amicizia con don Cafasso fino al pianto
liberatorio dell’ultima eucaristia, e quello di Jacopo che dapprima conosce
l’oratorio di don Giovanni perché inviatovi dal padrone come spia e che poi ne
resta affascinato fino a trovare il coraggio di affrancarsi dal padrone per
vivere una vita diversa, non senza il concorso di Domenico Savio e la sua Compagnia dell’Immacolata. Lo ritroveremo alla fine con una famiglia e una vita dignitosa
mentre con don Michele Rua ricorda gli anni all’oratorio. Il canto “Il sogno di
una vita” che vede in scena tutti gli attori, tutti i ballerini, chiude il
musical “mostrando” il paradiso dove tutti si incontrano di nuovo accolti da
don Bosco e dalla Vergine Maria.
GLI ALTRI
Don
Bosco è tratteggiato come un uomo vigoroso, forte e gioioso; Mamma Margherita,
tenera e d’acciaio, capace di rincuorare con una fede robusta il figlio in un
momento di sconforto; Domenico Savio e Michele Rua come ragazzi puliti, con
nessuna parentela con certe rappresentazioni sdolcinate e stucchevoli che
restano lontane dalla umanità dei santi. Personaggio forte del musical è
senz’altro l’Imprenditore, uomo senza scrupoli e incapace di relazioni umane
che non siano di tipo utilitaristico. Ma protagonisti sono anche “ragazzi
dell’oratorio”, ma anche i poveri di Torino, il Sindaco, il Prefetto, il
Maresciallo, l’Uomo venerando protagonista del sogno dei nove anni e la “dolce
Maestra” da Lui affidata a Giovannino. Gli attori ballano, recitano e cantano,
insieme a un coro e a un “corpo di ballo”. In tutto, tra chi è in scena e chi
lavora dietro le quinte siamo circa 150. La parte più consistente del musical –
com’è naturale – è composta dai canti e dai balletti che ritmano i tempi delle
scene. È tutto dal vivo, non abbiamo voluto l’assicurazione del play back,
perché avrebbe eroso uno dei motivi per cui abbiamo scelto di fare il musical:
la gioia di stare insieme. Qualcuno potrebbe essersi fatto l’idea di una
compagnia teatrale di professionisti o quasi; niente è più lontano dalla verità:
noi siamo un oratorio che, attraverso la forma del musical, vuol fare
esperienza di comunione, e di fraternità, di fede. Quello che facciamo possiamo
classificarlo come un’esperienza di fede, di carità e di speranza che si serve
del linguaggio dell’arte. Il risultato è splendido come esperienza di
fraternità e di fede nonostante l’imperfezione tecnica, gli errori, i ritardi,
le incertezze proprio dei dilettanti. I ragazzi sono cresciuti come cristiani
anche grazie al “Sogno di una vita”. Il lavoro ha permesso di riflettere sul senso
della vita e, ha indicato una direzione più sicura per non perdere o per ritrovare
l’orientamento.
sr. Roberta Vinerba