LETTERE
AL DIRETTORE
NIGHT E SBALLO.
Caro direttore, cerco di convincere mia figlia a non frequentare il night e lo
sballo del sabato […]. Sono un genitore non vecchio ma classico di principi
[…]. Qualche sera fa mi ha rinfacciato: “Papà sei un giovane vecchio! Nessuno
ti mai ha detto che oggi è vietato vietare?”. Non è che ha ragione lei e noi
siamo ormai tagliati fuori da questa società?
Mario S., Verona
Caro signore, “vietato vietare” sembra davvero una caratteristica
della società odierna. Indubbiamente pericolosa… uno tsunami, direi. Significa
che tutto è possibile, tutto è lecito. Solo vietare è illecito! Le conseguenze
sono tragiche. Ho letto da qualche parte che un bambino italiano, finite le
elementari, ha visto in media sullo schermo della TV di casa circa ottomila
omicidi e più di centomila violenze… Oggi la TV è diventata la balia dei figli,
ha rubato il posto alla nonna… È la nonna meccanica che racconta favole che si
vedono; che poi siano truci o violente, o… sporche, non ha importanza. “Quando
Mariuccio è davanti alla TV sta buono, altrimenti è insopportabile!”. Nessuno
pensa che l’insopportabilità, l’insofferenza, la durezza che porta al bullismo,
la disobbedienza sistematica, ecc. le assorbe troppo spesso da quel monitor narrante.
Ho qualcosa contro la TV? No. Ho piuttosto qualche osservazione da fare ai
genitori! Personalmente resto convinto che il contatto umano, la voce, lo
sguardo, il monito, il ragionamento, lo scambio di idee, una carezza, ecc.
restino la strada maestra dell’educazione(è il famoso terzo pilastro del
Sistema Preventivo) . Insieme all’idea di un Dio che non vieta, ama; che non
pone ostacoli alla realizzazione di sé, li toglie; che non fomenta contrasti,
vuole che si superino con l’idea, propria di molte religioni, “Non fare agli
altri ciò che non vorresti fosse fatto a te!”.
Perciò non si scoraggi: continui senza stancarsi
la sua battaglia educativa. Non vieti, ma educhi; lasci parlare sua figlia e
sua moglie, ma esiga anche che a loro volta lascino parlare lei. E si prepari –
e bene – alle discussioni, in modo che non lo vedano esagitato, in difficoltà,
arrancante. Sostenga con coraggio la sua linea educativa; il suo arco ha tante
frecce da scoccare, quindi non ceda, non dica mai: “Mi sono stufato, fai quel
che ti pare!”. A volte è necessario imporsi, allora scelga bene i tempi, i
modi, le parole, i toni, e non dimentichi di motivare quanto esige. Confidi che
il suo esempio, la sua capacità di controllo su se stesso, la nobiltà del
tratto, l’abilità dialettica, ma anche la sua fede di credente facciano il
miracolo: “Sabato niente sballo, papà!”.
COPERTINE. Caro
direttore, mi permetta una forte critica: lei ha fatto una o due volte
copertine con ragazze mezze nude e l’ombelico al vento (vedi copertina di
ottobre 2008). Esprimo la mia indignazione per questo scempio.
N.N.
Le ragazze
ritratte sono le alunne di un liceo classico salesiano. L’autore delle foto è
uno dei loro professori, anche lui salesiano. Nelle foto pubblicate non si vede
alcun ombelico anche a guardare con il lentino! E alcuni centimetri di pelle
scoperta non significa essere mezze nude, a meno che le parole abbiano perso il
loro corrispettivo nella realtà. Se foto di questo tipo sono uno “scempio”,
allora vuol dire che abbiamo acquisito, come uomini e come cristiani, una
ipersensibilità che non ci permette più di distinguere il bello dal brutto,
l’onesto dal disonesto, il nudo dal vestito, il naturale dal pornografico, in
definitiva il bene dal male. Ma questo, vede, è oltremodo pericoloso, perché si
fa “d’ogni erba un fascio”, il che vuol dire che siamo in un mondo senza più
redenzione, senza più speranza, senza più ottimismo; un mondo che ci ha rubato
la serenità del giusto, la capacità di selezionare, distinguere, sceverare…
Siamo uomini dimidiati, a metà, immersi nella parte oscura, irredenti. Ma
questo significa anche che Cristo è passato invano. Credo sia molto pertinente
a questo punto una forte affermazione si san Paolo nella lettera a Tito: “Tutto è puro per chi è puro, ma niente è puro per i contaminati e gli increduli
perché hanno contaminata l’intelligenza e la coscienza” (Tito ,15).
AMORE COS’È? Caro
direttore, con un amico si disquisiva di amore, anche omosessuale. Lui sostiene
che esso è inferiore a quello tra uomo e donna, a quello oblativo, a quello
d’amicizia che è altra cosa. Ma chi può capire davvero l’amore? Come si fa a
definire ciò che è amore e ciò che non lo è? Che vuol dire amore interessato,
amore di concupiscenza, amore effusivo, amore di benevolenza, amore soprannaturale?...
Perché tanto doloroso amore? E l’amore di chi soffre per amore di chi si vede
precluso l’amore, di chi lo sente fortissimo ma - come dicono - non è secondo i
canoni? L’amore ha i canoni?... E non mi citi l’amore trinitario (trinitario?),
o di Cristo per la Chiesa (?) incomprensibili…
V…una…@...
Caro
Signore, il discorso sull’Amore è il più difficile in assoluto, il più
misterioso, il meno comprensibile da mente umana, il meno definibile. Ci hanno
provato in tanti: filosofi, artisti, letterati, scienziati e infine i teologi.
I risultati, a parte la sicumera di qualcuno, sono stati deludenti. Del tutto.
E il perché è comprensibile: Deus Caritas est, quando si parla di Amore si
parla di Dio. E Dio è irraggiungibile. I risultati degli sforzi umani per
capire Dio/Amore sono balbettii e nulla più. La premessa era d’obbligo, per
dirle che… non so cosa dire. Non so, cioè, come risolvere il problema
del’amore, di tanti diversi amori, dell’amore di un uomo per un uomo, ecc.
Anzi, non so nemmeno se ha una soluzione. Dell’amore si può dire tutto e il
contrario di tutto. Questo l’aveva già capito Niccolò Cusano (siamo in pieno
1400) quando, spazientito di non riuscire a cavare le gambe su Dio, sentenziò
salomonicamente “Deus est coincidentia oppositorum”/ in Dio coincidono gli
opposti. Forse “l’amore ha orrore di tutto ciò che non è se stesso”,
qualcosa del genere lo scriveva Balzac, se non ricordo male. Se l’effato è
vero, deve avere orrore, Dio, di molte cose, dal momento che nessuno sa che
cosa sia questo amore. Quindi non le cito proprio niente, perché di fronte
all’amore sono nudo come lei e come tutti. Non si sa nemmeno com’è fatta la
psiche dell’uomo, con buona pace di psicologi e psicoterapeuti che credono di
sapere tutto e sparano definizioni contraddittorie con la più gran faccia tosta
del mondo. Quel che posso dire è che c’è un grande interrogativo accanto alla
parola amore; è lo stesso che c’è accanto alla parola Dio. Ancora, quel che
posso dire è che di dolore è zeppo il mondo, che di disperazione trabocca ogni
angolo del pianeta, che l’orfanezza è una componente societaria… e potrei
continuare. I problemi da risolvere – nel mondo – superano di gran lunga la
popolazione del mondo! Personalmente lascio a Dio il compito di districarsi da
certi problemi, e non mi permetto di giudicare nessuno.
LA DIVINA MISERICORDIA.
[…] Il mio problema è “la festa della Divina Misericordia”, la parrocchia
salesiana che frequento sembra che non ne abbia mai sentito parlare… Anche
quest’anno la domenica in Albis (che è anche la domenica della Divina
Misericordia – e Dio sa quanto ne abbiamo bisogno di misericordia) è passata
senza un cenno, anche se ne ho discusso con il mio parroco […] E’ o non è un
argomento fondamentale? [..] Sono un bacchettone o qualcosa non va nell’equipe
che dirige la parrocchia? […]
Mario…@...
Caro
signore, la “Divina Misericordia” è attributo
fondamentale di Dio, e c’è di più: è anche attributo fondamentale di Allah e
negli ambienti vaticani non si ha timore di affermare che sia proprio questo
titolo divino il ponte per un possibile dialogo con l’Islam. In effetti il
cardinale Philippe Barbarin, arcivescovo di Lione ha dichiarato che la “Misericordia” è parola chiave nel rapporto fra cristiani, musulmani ed ebrei,
scrivendo fra l’altro: “La riscoperta della Divina Misericordia promossa da
Giovanni Paolo II è decisiva per la promozione del dialogo dei cristiani con i
musulmani ed ebrei”. Non per nulla il 30 marzo – domenica in Albis – il
Segretario di Stato cardinale Bertone, che come lei sa è un salesiano, ha
tenuto presso la Chiesa di Santo Spirito in Sarsia l’omelia sulla Divina
Misericordia. Insomma, caro Pagliari, si
tratta di un tema di prim’ordine per le implicazioni ecumeniche che può avere.
È perciò alquanto singolare che non se ne faccia cenno nella domenica a Lei
dedicata, che non è stata scelta a caso. Nei 99 nomi di Allah i più utilizzati
sono Ar-Rahman (Colui che è molto misericordioso) e Ar-Rahim (Colui
che è tutto misericordioso). Proprio questi due attributi nelle 5
preghiere obbligatorie di ogni giorno – cui ogni musulmano è tenuto – si
ripetono per più di 30 volte. In definitiva, il Mistero della Misericordia fa
parte del “tesoro della Chiesa”. Beh, che dirle? Provi a istruire un
po’ il suo parroco (!) ma, mi raccomando, lo faccia con discrezione (!)
anzi con... “misericordia”.
SOLO MALA SANITÀ? Caro direttore, Spesso in Italia si
parla di “mala sanità”. Io, al contrario, sono testimone di “buona
sanità”… in occasione del mio ricovero presso una struttura accreditata con
il Servizio Sanitario Nazionale, dove la grande competenza dei sanitari è
andata di pari passo con l’approccio psicologico alla mia persona da parte
della classe infermieristica, tecnica e ausiliaria dell’Oncologia di Viagrande
(CT). Non posso che esserne riconoscente e ringraziare.
Giovanni, Catania
Deo Gratias!