FMA
di Graziella Curti
PROGETTO SENTINELLA
All’estremo nord del Mato Grosso, in mezzo alla foresta Amazzonica,
a 850 chilometri dalla capitale Cuiabà, sorge la stazione
missionaria salesiana di Alta Floresta: avamposto di Valdocco
dove FMA e laici volontari aprono le porte della casa e del cuore
ai giovani più poveri.
Nel
maggio 1976, attratti dai colonizzatori, molte persone del Sud del Brasile si
trasferirono al Nord, nel Mato Grosso, in particolare ad Alta Floresta. Sogni,
ambizione di ricchezza, necessità di lavoro. I bagagli erano differenti, ma il
desiderio comune era di una vita migliore. La vicina foresta, esuberante e
misteriosa, giustifica il nome di questo agglomerato di case, che ben presto
divenne città. Per qualche tempo continuò ad arrivare gente in cerca di
fortuna. Sradicati dai loro paesi, senza occupazione, costituirono una comunità
umana con molti problemi: un campo di lavoro adatto alle FMA che vi giunsero
nel 1984 e iniziarono a interessarsi dei più piccoli e dei più poveri
attraverso le opere tradizionali di accoglienza e di promozione..
Di lì a poco, però, apparvero le miniere d’oro. Venne il garimpo, così si
chiama il cercatore del metallo prezioso, la città si riempì di gente e non
c’era posto per tutti. Agitazione, entusiasmo, case del vizio e molto denaro.
Si poteva comperare di tutto, anche donne e bambine. Per dieci anni ci fu la
febbre dell’oro e poi tutto terminò.
Gli avventurieri lasciarono le orme nelle ragazze madri, nei bambini senza
famiglia che continuano a perpetuare questa situazione generando nuovi figli
nelle stesse condizioni.
Per questo, oggi, le FMA con i loro collaboratori hanno ideato nuove forme
di risposta ai mali di sempre: il progetto PEMA per l’educazione di ragazze/i
attraverso vari corsi di formazione; la casa-famiglia Pinardi; il progetto NAI
per la cura della delinquenza minorile; il progetto SENTINELLA per l’aiuto a
bambine e giovani donne vittime di violenze sessuali.
LE BAMBINE DELLA NOTTE
1995, Gilberto Dimenstein, dopo sei mesi di indagini sulla rotta del traffico di
bambine in Amazzonia, muovendosi nel mondo della prostituzione infantile,
sconvolge la gente con la pubblicazione del suo libro: Le bambine della notte.
Pagine cariche di suspence che danno al lettore la possibilità di
partecipare in prima persona all'inchiesta. C’è pure un capitolo dedicato ad
Alta Floresta, alle ragazze che approdano nella casa delle FMA. Ecco una delle
tante storie incredibili di violenza. A undici anni, Maria Aparecida da Silva
intravide la possibilità di realizzare un sogno: avere una bella bambola, una
di quelle a cui è possibile cambiare i vestiti. Bastava salire sulla canna di
una bicicletta. L'uomo le promise di comprargliela se avesse accettato di fare
alcuni giochetti. Tornò a casa senza il regalo promesso e, oltre alla
frustrazione per il mancato dono, c'era un nuovo peso da sopportare: aveva
perso la verginità. Un altro uomo seppe della sua delusione e le promise:
questa volta avrai la tua bambola. Per la seconda volta si diede a un uomo e
per la seconda volta non ricevette niente. Maria Aparecida, chiamata Cidinha,
abitava a Garimpo do Rato, nel Mato Grosso settentrionale. Rimasta orfana, finì
ad Alta Floresta, nella casa di accoglienza diretta dalle Figlie di Maria
Ausiliatrice. Nel libro/inchiesta di Dimenstein è riportata, a proposito di
questa ragazzina, la testimonianza di una religiosa: “Quando arrivò
all'istituto era molto depressa. Passava tutto il tempo davanti alla TV senza
mai parlare con nessuno e piangeva sempre. Voglio morire, la vita è molto brutta,
ripeteva. Il pomeriggio del 27 Cidinha ha un aspetto migliore. Sorride. È stata
adottata da una famiglia di Alta Floresta che non le farà mancare niente.
Neanche le bambole”. Il libro ha fatto sì che venisse istituita in Brasile una
commissione parlamentare contro la prostituzione infantile. Nonostante tutto,
le storie di violenza continuano. Attraverso il progetto SENTINELLA, le
suore con i volontari/e accompagnano le vittime delle violenze sessuali, che
spesso hanno subito aggressioni proprio dai parenti più prossimi. I casi più
gravi rimangono nell’internato fino a quando si riesce a reinserirle nelle
proprie famiglie o in nuclei familiari sostitutivi.
UN CUSCINO PER SOGNARE
Ultimo nato, quello che più sta a cuore a suor Maria Luisa Ramello, missionaria
italiana, è il progetto NAI (Nucleo di Attendimento Integrato) creato
per aiutare i minori già entrati nel mondo della delinquenza. Si vuole evitare
che vengano reclusi in carcere con gli adulti. «Questo lavoro – racconta suor
Maria Luisa – si realizza in rete con le autorità giuridiche, la polizia, le
varie segreterie comunali, le famiglie dei minori secondo lo stile del sistema
preventivo precedentemente condiviso con le persone in contatto diretto dei
piccoli delinquenti».
Il metodo di intervento è il seguente: scoperto il giovane colpevole, la polizia
lo porta alla casa dove funziona il NAI. Lì viene accolto da un educatore, da
una mamma educatrice e dall’assistente sociale. «Non ci si preoccupa molto di
quello che il ragazzo ha fatto – sottolinea la religiosa – ma del perché ha
commesso il reato. Qui sta la differenza tra noi e la polizia». In seguito, un
giudice, vista la scheda del ragazzo, assegna la pena, che varia a seconda
della gravità della colpa. Se l’infrazione non è di grande entità viene
inserito in un gruppo di lavoro comunitario, potrà vivere in famiglia, ma ogni
giorno dovrà presentarsi al Centro per la frequenza scolastica e per prestare
un servizio alla comunità. Se la mancanza è invece di un certo rilievo rimarrà
al Centro dal lunedì al sabato partecipando a tutte le attività di recupero
stabilite dal regolamento interno. I reati più gravi sono puniti con la
detenzione in cella, ma sempre con l’accompagnamento degli educatori sociali.
Pur privato della libertà, non sarà mai sottoposto a violenze, tanto comuni
nelle prigioni dello Stato. E sempre viene data l’opportunità di un riscatto:
riottenere la libertà dopo un cammino di riabilitazione. «Siamo alle prime
esperienze di questa missione non facile – confida suor Maria Luisa – ma per
noi è molto gratificante quando si constata il sorgere della speranza nel cuore
di chi ha già rischiato tutto a motivo di non aver ricevuto nulla dalla vita,
soprattutto amore e accoglienza».
Ci vuole sempre un cuscino per sognare e allora proprio così è stata denominata
una campagna a favore del NAI. Un sogno per un futuro migliore.