Bollettino Salesiano

Il Bollettino Salesiano, mensile di informazione e cultura religiosa edito dalla Congregazione Salesiana di San Giovanni Bosco,
è una pubblicazione registrata al Tribunale di Torino (reg. n. 403 del 16.2.1949)

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  Il Bollettino Salesiano - Gennaio 2007

FMA

di Graziella Curti

PROGETTO SENTINELLA

All’estremo nord del Mato Grosso, in mezzo alla foresta Amazzonica, a 850 chilometri dalla capitale Cuiabà, sorge la stazione missionaria salesiana di Alta Floresta: avamposto di Valdocco dove FMA e laici volontari aprono le porte della casa e del cuore ai giovani più poveri.

 

Cameretta delle ragazze della casa-famigliaNel maggio 1976, attratti dai colonizzatori, molte persone del Sud del Brasile si trasferirono al Nord, nel Mato Grosso, in particolare ad Alta Floresta. Sogni, ambizione di ricchezza, necessità di lavoro. I bagagli erano differenti, ma il desiderio comune era di una vita migliore. La vicina foresta, esuberante e misteriosa, giustifica il nome di questo agglomerato di case, che ben presto divenne città. Per qualche tempo continuò ad arrivare gente in cerca di fortuna. Sradicati dai loro paesi, senza occupazione, costituirono una comunità umana con molti problemi: un campo di lavoro adatto alle FMA che vi giunsero nel 1984 e iniziarono a interessarsi dei più piccoli e dei più poveri attraverso le opere tradizionali di accoglienza e di promozione..

Di lì a poco, però, apparvero le miniere d’oro. Venne il garimpo, così si chiama il cercatore del metallo prezioso, la città si riempì di gente e non c’era posto per tutti. Agitazione, entusiasmo, case del vizio e molto denaro. Si poteva comperare di tutto, anche donne e bambine. Per dieci anni ci fu la febbre dell’oro e poi tutto terminò.

Gli avventurieri lasciarono le orme nelle ragazze madri, nei bambini senza famiglia che continuano a perpetuare questa situazione generando nuovi figli nelle stesse condizioni.

Per questo, oggi, le FMA con i loro collaboratori  hanno ideato nuove forme di risposta ai mali di sempre: il progetto PEMA per l’educazione di ragazze/i attraverso vari corsi di formazione; la casa-famiglia Pinardi; il progetto NAI per la cura della delinquenza minorile; il progetto SENTINELLA per l’aiuto a bambine e giovani donne vittime di violenze sessuali.

LE BAMBINE DELLA NOTTE

1995, Gilberto Dimenstein, dopo sei mesi di indagini sulla rotta del traffico di bambine in Amazzonia, muovendosi nel mondo della prostituzione infantile, sconvolge la gente con la pubblicazione del suo libro: Le bambine della notte. Pagine cariche di suspence che danno al lettore la possibilità di partecipare in prima persona all'inchiesta. C’è pure un capitolo dedicato ad Alta Floresta, alle ragazze che approdano nella casa delle FMA. Ecco una delle tante storie incredibili di violenza. A undici anni, Maria Aparecida da Silva intravide la possibilità di realizzare un sogno: avere una bella bambola, una di quelle a cui è possibile cambiare i vestiti. Bastava salire sulla canna di una bicicletta. L'uomo le promise di comprargliela se avesse accettato di fare alcuni giochetti. Tornò a casa senza il regalo promesso e, oltre alla frustrazione per il mancato dono, c'era un nuovo peso da sopportare: aveva perso la verginità. Un altro uomo seppe della sua delusione e le promise: questa volta avrai la tua bambola. Per la seconda volta si diede a un uomo e per la seconda volta non ricevette niente. Maria Aparecida, chiamata Cidinha, abitava a Garimpo do Rato, nel Mato Grosso settentrionale. Rimasta orfana, finì ad Alta Floresta, nella casa di accoglienza diretta dalle Figlie di Maria Ausiliatrice. Nel libro/inchiesta di Dimenstein è riportata, a proposito di questa ragazzina, la testimonianza di una religiosa: “Quando arrivò all'istituto era molto depressa. Passava tutto il tempo davanti alla TV senza mai parlare con nessuno e piangeva sempre. Voglio morire, la vita è molto brutta, ripeteva. Il pomeriggio del 27 Cidinha ha un aspetto migliore. Sorride. È stata adottata da una famiglia di Alta Floresta che non le farà mancare niente. Neanche le bambole”. Il libro ha fatto sì che venisse istituita in Brasile una commissione parlamentare contro la prostituzione infantile. Nonostante tutto, le storie di violenza continuano. Attraverso  il progetto SENTINELLA, le suore con i volontari/e accompagnano le vittime delle violenze sessuali, che spesso hanno subito aggressioni proprio dai parenti più prossimi. I casi più gravi rimangono nell’internato fino a quando si riesce a reinserirle nelle proprie famiglie o in nuclei familiari sostitutivi.

UN CUSCINO PER SOGNARE

Ultimo nato, quello che più sta a cuore a suor Maria Luisa Ramello, missionaria italiana, è il progetto NAI (Nucleo di Attendimento Integrato) creato per aiutare i minori già entrati nel mondo della delinquenza. Si vuole evitare che vengano reclusi in carcere con gli adulti. «Questo lavoro – racconta suor Maria Luisa – si realizza in rete con le autorità giuridiche, la polizia, le varie segreterie comunali, le famiglie dei minori secondo lo stile del sistema preventivo precedentemente condiviso con le persone in contatto diretto dei piccoli delinquenti».

Il metodo di intervento è il seguente: scoperto il giovane colpevole, la polizia lo porta alla casa dove funziona il NAI. Lì viene accolto da un educatore, da una mamma educatrice e dall’assistente sociale. «Non ci si preoccupa molto di quello che il ragazzo ha fatto – sottolinea la religiosa – ma del perché ha commesso il reato. Qui sta la differenza tra noi e la polizia». In seguito, un giudice, vista la scheda del ragazzo, assegna la pena, che varia a seconda della gravità della colpa. Se l’infrazione non è di grande entità viene inserito in un gruppo di lavoro comunitario, potrà vivere in famiglia, ma ogni giorno dovrà presentarsi al Centro per la frequenza scolastica e per prestare un servizio alla comunità. Se la mancanza è invece di un certo rilievo rimarrà al Centro dal lunedì al sabato partecipando a tutte le attività di recupero stabilite dal regolamento interno. I reati più gravi sono puniti con la detenzione in cella, ma sempre con l’accompagnamento degli educatori sociali. Pur privato della libertà, non sarà mai sottoposto a violenze, tanto comuni nelle prigioni dello Stato. E sempre viene data l’opportunità di un riscatto: riottenere la libertà dopo un cammino di riabilitazione. «Siamo alle prime esperienze di questa missione non facile – confida suor Maria Luisa – ma per noi è molto gratificante quando si constata il sorgere della speranza nel cuore di chi ha già rischiato tutto a motivo di non aver ricevuto nulla dalla vita, soprattutto amore e accoglienza».

Ci vuole sempre un cuscino per sognare e allora proprio così è stata denominata una campagna a favore del NAI. Un sogno per un futuro migliore.