Bollettino Salesiano

ANNO 106. N.18   15 DICEMBRE 1982

CAMBIO DELLA GUARDIA

Nella magnifica cornice del VII Convegno nazionale dei giovani cooperatori in una commovente liturgia alla presenza di don Luigi Bosoni consigliere regionale per l'Italia ed il Medio Oriente è avvenuto il cambio della guardia come delegato nazionale della nostra associazione tra don Armando Buttarelli al quale va tutto il nostro grazie e don Luciano Panfilo al quale va il nostro benvenuto e i migliori auguri di buon lavoro.

Questo cambio non poteva avvenire che durante lo svolgimento di un Convegno Nazionale dei giovani cooperatori proprio perché i giovani sono proiettati verso il futuro come la nostra associazione con nuovi progetti, nuove idee, nuova lena e nuova speranza.

Ricordiamo con gioia i discorsi a caldo e del tutto improvvisati di don Armando e di don Luciano, debbono essere per noi gli anelli di congiunzione di un discorso che prosegue in una realtà associativa postconciliare.

Paolo Santoni

Segretario coordinatore

LA CRONACA

Notizie generali

Dire tutto quello che è successo in questo VII Convegno Nazionale dei GG. CC., che si è tenuto presso l'istituto Salesiana « Gerini » di Roma dal 29 ottobre al 1 ° novembre, è impossibile, ma è anche molto difficile eliminare qualcosa per non dover scrivere un intero volume. lo ci provo, ma spero che nessuno me ne voglia se sarò costretto a trascurare diverse cose importanti come quelle riferite.

Indubbiamente è stato uno degli Incontri per GG. CC. più vivi e partecipati.

Anzitutto i convegnisti, che hanno dimostrato un generale progresso nella preparazione sia personale che specifica sul tema del Convegno. Poi gli ospiti, tutti entusiasti di stare con noi, a cominciare dal Rettor Maggiore.

Infine i relatori, don Nicola Palmisano SDB e Giuseppe Ceci Coop., impegnati a fondo a far compiere, anche al di fuori delle relazioni, un ulteriore passo qualificante al ramo giovanile dell'Associazione.

Eravamo circa 170 convegnisti, con alcuni delegati e delegate che hanno voluto vivere con noi queste intensissime giornate di lavoro e di riflessione.

Gli ospiti

Inoltre sono rimasti con noi per tutto il convegno, don Mario Cogliandro, Delegato Generale dell'Associazione CC., Suor Michelina Secco, neo Coordinatrice Generale dei Centri CC. presso le FMA, don Armando Buttarelli, Delegato Nazionale uscente, e, mimetizzato in qualche angolo della sala sino alla sua investitura ufficiale, don Luciano Panfilo, neo delegato Nazionale.

Costante anche la presenza, sin dalla fase di preparazione, del Segretario Coordinatore Nazionale CC. Paolo Santoni.

Ci hanno, invece, prestato la loro attenzione per un periodo più limitato: anzitutto don Luigi Bosoni, Regionale per l'Italia e il Medio Oriente, che ha presieduto la concelebrazione in cui ha annunciato il cambio di guardia del Delegato Nazionale (è stato un momento di vera emozione) e durante la quale c'è stato l'offertorio straordinario pro-Trelew; don Giovanni Raineri, Consigliere Generale per la Famiglia Salesiana, che durante una viva e intensa Concelebrazione ha consegnato il Crocifisso a Marco Todeschi, prossimo partente per Trelew, e ha ricevuto la promessa di 7 nuovi GG. CC.; il Card. Agnelo Rossi, Presidente della Sacra Congregazione per l'Evangelizzazione dei popoli che ci ha invitato ad allargare lo sguardo ai confini del mondo; Don Mario Prina, Ispettore Salesiano per il Lazio e rappresentante della CISI presso i Delegati dei Cooperatori; Don Joseph Aubry, che non manca mai di dare la sua collaborazione ai CC; Maria Pia Onofri, incaricata dei GG. CC. presso la Consulta Mondiale CC.

I momenti dell'incontro

L'ospite più atteso è stato il Rettor Maggiore che ci ha fatto letteralmente partecipare al suo lungo viaggio intorno al mondo, prima di darci la « Buonanotte» in stile salesiano chiedendo ripetutamente che gli fossero accordati i tre tradizionali minuti.

Momenti spirituali forti dell'incontro, oltre le concelebrazioni, sono stati il momento mariano della prima sera e la veglia penitenziale della seconda sera, preparati, con grande competenza e capacità di coinvolgimento da don Gianfranco Venturi.

Un intenso lavoro si è svolto nei vari gruppi di riflessione-proposta, questa volta specializzati per settore, che hanno dato un lusinghiero risultato, non solo nei documenti redatti, ma soprattutto nello scambio di esperienze e di suggerimenti, anche perché sono state inserite delle persone che, per la loro specifica esperienza, hanno dato un notevolissimo apporto ai singoli gruppi.

Un ottimo lavoro è stato svolto anche dal regolatore Lello Nicastro, e dal moderatore Beppe Savio, entrambi veramente all'altezza della situazione. A conclusione di tutto non posso non ritornare su uno degli avvenimenti che hanno caratterizzato questo incontro, l'avvicendamento dei Delegati. Don Armando, dopo 14 anni lascia il suo posto a don Luciano. In tutti questi anni ha guidato l'Associazione nel suo rinnovamento post-conciliare. Non ha certo potuto far tutto, perché c'era e c'è ancora molto da fare, ma certamente ha fatto ottime cose e con molto cuore (le sue parole nel Convegno ce lo hanno dimostrato, ammesso che ce ne fosse bisogno). Gli auguriamo un lavoro altrettanto buono nel nuovo incarico, e il medesimo augurio rivolgiamo a don Luciano che ha ormai preso le redini della situazione con molta abilità.

Alcune riflessioni

In queste prime ed informali note sul convegno vorrei fare alcune considerazioni personali, visto che ho vissuto questa esperienza intensamente sia prima sia durante sia dopo il suo svolgimento.

Anzitutto direi che si è fatto un ulteriore passo avanti. Su 170 partecipanti, una piccola percentuale solamente ha dimostrato di non avere ancora assimilato interiormente il messaggio salesiano, e non è poco considerando che nei precedenti convegni questa è stata una delle lacune più sottolineate.

Sappiamo pure che non tutta la realtà dei GG. CC. era presente all'incontro. Moltissimi assenti lavorano molto bene nei centri e la loro partecipazione è stata impedita solo da situazioni contingenti. Ma è pur vero che diversi presenti ai convegni precedenti si sono allontanati dall'Associazione (e ciò non può non provocare amarezza, anche perché la causa potrebbe ricercarsi spesso nella nostra mancata testimonianza): forse perché non avevano approfondito a sufficienza la loro vocazione.

Ora, le prospettive sono più ottimistiche, anche se c'è ancora tanto da fare. La maggiore formazione spirituale (ed è frutto di maturità il fatto che spesso essa è stata ritenuta comunque insufficiente), il maggiore anelito a confrontarsi con Don Bosco, la sottolineatura costante della necessità di una vita sacramentale e di preghiera più intensa, il richiamo ripetuto alla povertà evangelica, non possono non essere frutto di un impegno di preparazione più serio sia da parte dei GG. CC. che dei delegati e delegate.

La nota di pessimismo che sembrava aleggiare in sala dopo l'intervento di don Armando sulla stesura delle conclusioni è stata una sferzata per scendere sempre più nel concreto delle azioni e degli atteggiamenti.

È necessario vedere questo e altri interventi alla luce del «confronto»: confronto col passato (si è fatto un passo avanti, indubbiamente); confronto con Don Bosco e il Vangelo (c'è tantissimo da fare, e per farlo c'è bisogno di tanto coraggio e di tanto aiuto di Dio, che ne è la principale fonte).

Quindi, tanto per usare una frase un po' abusata ma che rende bene l'idea, «su le maniche» e immergiamoci nel mondo con i suoi problemi.

Per quanto faremo avremo sempre tanto più da fare, ma il non potere o saper far tutto non deve essere motivo di scoraggiamento: è Lui che fa, che converte, che aiuta mediante noi, e sa quanto può chiederci perché sa quanto ci ha dato: diamo tutto e al resto penserà Lui.

Enzo Manno

Responsabile Settore Giovani

CONCLUSIONI DEL VII CONVEGNO NAZIONALE DEI GIOVANI COOPERATORI

1. I GG. CC. d'Italia riuniti a convegno dal 29 ottobre al 1° novembre 1982 per verificare il loro incontro con i « giovani in difficoltà » si impegnano a riscoprire la carica innovatrice dell'esperienza del Fondatore e ad educarsi - per viverlo - al « coraggio e allo zelo » di Don Bosco, rendendosi attenti e docili allo Spirito Santo che ha ispirato Don Bosco.

2. II Convegno prende atto che il ramo giovanile dei CS vive un momento di poca incisività negli interventi personali o di gruppo a favore dei ragazzi in difficoltà. Fra le cause di questa situazione individua:

- una formazione non sufficiente

- un adeguamento alla vita borghese della odierna società. Pertanto ogni gruppo o ogni centro di GG. CC. è invitato a predisporre un itinerario che guidi la formazione del Cooperatore e a fare una verifica del proprio tenore di vita perché ci si metta sulla linea della povertà evangelica.

3. Mentre si impegnano ad animare e creare strutture che sostengano i giovani in difficoltà, ribadiscono la necessità degli interventi personali.

4. Si individuano come strate gie d'intervento, insieme alle realtà già vissute, quali presenze nuove del Cooperatore:

- volontariato

- servizio civile

- cooperative

- utilizzazione del linguaggio mass-mediale.

5. Per realizzare più efficacemente la presenza pastorale si viva una settimana di preghiera per tutti i giovani in difficoltà delle « Valdocco d'oggi » (1-7 dicembre) che prepari a vivere il «Cerchio mariano» dell'8 dicembre.

LE RELAZIONI

Al convegno abbiamo preso l'impegno di pubblicare le relazioni di don Palmisano e di Giuseppe Ceci. Riteniamo opportuno anticipare un consistente estratto per dare già da ora un valido strumento di riflessione e di ricerca.

Quest'anno la relazione al VII Convegno dei GG. CC. è stata divisa in due parti: la prima trattata da don Palmisano affronta il tema dei coraggio di Don Bosco, la seconda, trattata da Giuseppe Ceci, offre degli spunti su come tradurre in pratica, oggi, il coraggio che ha caratterizzato l'opera di Don Bosco.

Don Palmisano per mettere in risalto il coraggio che ebbe Don Bosco nell'iniziare la sua opera, presenta la realtà in cui si trovò e cioè una città, Torino, che .sta sviluppandosi vorticosamente.. A Torino « c'è un prete ogni cento abitanti. Tanti. Troppi. Alcuni di essi conducono una vita ben lontana dalla missione sacerdotale, motivati come sono dal denaro e dal mettersi in una classe riverita; altri vivono il loro servizio pastorale normale nelle 16 parrocchie della Torino di allora; qualche rara eccezione, come il Cottolengo, tenta vie nuove di apostolato buttandosi tra i malati e i vecchi, ma si fa la nomea di squilibrato che ha dimenticato la sua dignità di prete» .

In questa città Don Bosco si guarda attorno: ragazzi occupano strade, piazze, prati; figli di famiglie disagiate, di genitori spesso disoccupati, giocano a soldi, lavorano brutalmente nei cantieri e nelle officine, spesso sono senza mestiere e senza speranza di averne, vivono di espedienti pur di sopravvivere, pronti al peggio. La parte vicina a Porta Palazzo brulicava di merciai, ambulanti, di venditori di zolfanelli, di lustrascarpe, di spazzacamini, di mozzi di stalla, di spacciatori di foglietti, di fasservizi ai negozianti sul mercato, tutti poveri fanciulli che vivacchiavano alla giornata sul loro magro negozio ..

E fa la sua coraggiosa scelta: "Don Bosco ama tutti i giovani, ma non tutti ugualmente: fare parti uguali fra persone disuguali non è giusto. Don Bosco ha delle preferenze, ha i « suoi. giovani. Sono quelli che hanno poco o niente: i .poveri.; quelli che non hanno nessuno: gli .abbandonati.; quelli che rischiano il carcere o altre esperienze traumatiche (droga...): i .pericolanti.. Da queste scelte di campo scaturisce il progetto educativo e il programma operativo concreto di Don Bosco, un progetto che tiene conto delle esigenze sociologiche, psicologiche e cristiane del giovane.

Don Bosco non conosceva questa terminologia, ma andando per la città e guardandosi attorno concluse che quei ragazzi avevano bisogno di « sanità, sapienza, santità ., di « allegria, studio, pietà ., di « ragione, religione, amorevolezza., slogans semplici ma incisivi e densi di significato: raccoglierli intorno a sé e dar loro pane e casa, mestiere e istruzione, amore, gioia, Vangelo» .

Coraggio ci vuole nel realizzare questo progetto perché « c'è un ordine stabilito da smuovere, c'è un potere da mettere in crisi. Ci vuole fortezza per liberarsi dalle prigioni senza sbarre attraverso cui il potere imbriglia tutti nella sua rete di conformismo. L'amarezza però non prevalse mai sul suo coraggio e sulla sua speranza » .

Il coraggio è anche alla base del suo sistema educativo: Il coraggio di amare e di amare con amore realistico, personalizzato e appassionato. L'amore si incaricherà di escludere ogni paura e di suscitare ogni audacia.

Di questo coraggio di amare, da questo cuore grande discendono come corollari il coraggio della presenza preveniente e fattiva tra i giovani e nel loro mondo, il coraggio delle porte aperte a tutti senza selezione, il coraggio della mitezza e della dolcezza, il coraggio del dialogo e del protagonismo giovanile: tutti elementi fondamentali del sistema preventivo di Don Bosco.

Ma da dove prende Don Bosco questo coraggio? Ecco il punto fondamentale con il quale don Palmisano conclude:. Ma c'è un Altro collegato con noi e che ci fa addirittura suoi Cooperatori.. «lo sono con te.. Ed è specialmente il suo aiuto che esclude il timore, infonde speranza e suscita coraggio: Dio. .Non aver paura.. E Don Bosco dice: "Dio salverà sempre la sua Chiesa, e la Madonna, che visibilmente protegge il mondo contemporaneo, saprà far sorgere dei redentori".

E molto probabilmente quando Don Bosco fonda i Cooperatori, pensava a dei redentori. Che cosa vuol dire oggi per noi Cooperatori essere dei redentori? A questa domanda dà una risposta Giuseppe Ceci.

Dopo una panoramica sulla realtà giovanile odierna, ci invita a riflettere su cosa Don Bosco direbbe ai suoi Cooperatori se oggi fosse in mezzo a noi: "Sicuramente Don Bosco in questa situazione così difficile, ci richiamerebbe ad un impegno missionario, ad uscire verso « quelli di fuori », quei giovani, cioè, che non vengono in chiesa, non frequentano oratori, associazioni e movimenti cattolici.

I Giovani Cooperatori nella situazione odierna non possono chiudersi, nelle strutture tradizionali di pastorale giovanile che pure ritengo valide né tantomeno nei loro Centri, fare «ghetto» isolandosi dai giovani emarginati nei loro Centri, e dalla realtà ormai comunemente nota dei «nuovi poveri»".

I suggerimenti di cosa fare praticamente, sono molti e riguardano:

1. L'Impegno per la pace

"Partendo dal Magistero dei Papi e dal pensiero di Don Bosco che in più occasioni considerò la guerra «cosa d'orrore e veramente contraria alla carità » (MB VI,373) siamo chiamati ad assumerci una precisa responsabilità per informare, coinvolgere e mobilitare i credenti in collaborazione con tutti i sinceri operatori di pace per una politica di disarmo simultaneo e progressivo e perché si ponga fine all'iniquo commercio delle armi, specie nel terzo mondo, che non di armi ha bisogno, ma di pane. E questo a partire dall'Italia ".

2. La lotta contro la fame

"Quindici milioni di bambini che ogni anno muoiono per fame o per inedia; 60 milioni di morti annuali per mancanza di alimenti (quanti ne morirono complessivamente nei cinque anni dell'ultima guerra mondiale) mettono con le spalle al muro i paesi sviluppati. Eppure basterebbe destinare una piccola parte di ciò che si spende annualmente per gli armamenti per evitare quello che 50 Premi Nobel hanno definito « olocausto senza precedenti che supera tutto l'orrore degli stermini di questo secolo » ".

3. La presenza nella città

"Con il coraggio e lo zelo di Don Bosco iniziare in ogni ambito istituzionale della nostra città (SCUOLA, USL, LAVORO POLITICO - SINDACALE) il cammino con umiltà e semplicità puntando alla condivisione dei bisogni che esistono.

Non sentirci quindi una « parte » nella città contro altre, ma sentirsi parte attiva e viva della città.

a) Il volontariato

Esercizio di amore che si prolunga nel tempo, fino a che dura il bisogno, il volontariato si caratterizza per la gratuità, la libertà, la continuità. 1) SERVIZIO CIVILE ALTERNATIVO A QUELLO MILITARE; 2) FAMIGLIE DI COOPERATORI APERTE AI BISOGNI DEL TERRITORIO; 3) PARTECIPAZIONE NELLA CHIESA LOCALE AL LAVORO DELLA «CARITAS» ITALIANA, mi sembrano alcuni campi dove si richiede una presenza della nostra Associazione.

b) Le cooperative

Sarà poi opportuno riconsiderare la tradizione feconda delle opere sociali cattoliche quali LE COOPERATIVE che non vanno perseguite allo scopo di costituire un « ghetto » cattolico, ma per creare un antidoto alla, disgregazione e alla divisione di questa società.

c) i mezzi di comunicazione sociale

Nella situazione odierna infine una presenza importante se non decisiva «si impone» alla nostra Associazione nel campo aperto dei MEZZI DI COMUNICAZIONE SOCIALE.

L'epoca dell'immagine e della stampa ha dimensioni popolari non può lasciarci indifferenti. Don Bosco ha sempre insistito e spinto il suo impegno nel settore della stampa perché lo riteneva altamente educativo. Oggi chissà, sarebbe certamente un instancabile animatore di TV e radio libere.

Giuseppe Ceci conclude il suo intervento rinnovando l'invito a tutti i GG. CC. ad essere testimoni dei Vangelo in una vera identità cristiana e salesiana. A parlare più con i fatti e con le parole.

VITA DELL'ASSOCIAZIONE PROMESSE

Ida e Roberto RINALDINI attorniati dai figli Cecilia e Giovanni e dagli amici del Gruppo Nuovo di Roma hanno fatto la loro promessa sabato 6 novembre in una delle cappelle dell'UPS. Ida: «Sono stata coinvolta a poco a poco dal clima di salesianità che ho respirato in questi anni per cui ora mi voglio inserire sempre più anche con l'impegno esplicito nella F.S.».

Roberto: «Sono andato a scuola dalla materna alle Superiori dalle FMA, dai Salesiani, sono nipote di un salesiano, ho sempre frequentato i Salesiani, lavoro nella parrocchia salesiana. Mai nessuno mi aveva invitato a farmi Cooperatore. C'è voluta mia moglie!»

Come riferiamo in cronaca, la nostra Associazione è stata arricchita nei giorni del Convegno di 7 nuove Cooperatrici alle quali vanno la nostra simpatia e il nostro augurio di camminare avanti! insieme!

IL RICORDO DEI NOSTRI DEFUNTI

Il 13 novembre abbiamo ricordato nella celebrazione dell'Eucarestia i cooperatori defunti perché possano ricevere il premio alle loro fatiche.

Non è senza commozione che abbiamo rinvenuto tra le carte il biglietto, riportato qui a fianco, della Cooperatrice Arrigoni Rina Brambilla di Voghera morta nel 1965.

Il Signore l'abbia nella sua gloria!

SENSIBILIZZAZIONE MISSIONARIA A NOVI LIGURE

Una interessante iniziativa di sensibilizzazione realizzata da alcuni cooperatori e cooperatrici a Novi Ligure: poiché da noi Trelew è per molti ancora del tutto sconosciuto ci siamo impegnati a visitare le case delle FMA della zona con le diapositive della nostra missione, per sensibilizzare in primo luogo le comunità FMA, presentando un esempio concreto di « cosa fanno i cooperatori ». È un mezzo, anche, per animare le delegate locali CC. a credere che non facciamo soltanto delle parole.

COOPERATORE, DIMMI CHI SEI

J. Aubry

Sorella e fratello carissimi,

l'estate scorsa ho avuto la fortuna di predicare gli Esercizi Spirituali a una trentina di Giovani Cooperatori, in qualche parte d'Italia. Meravigliosa esperienza salesiana di fraternità, di raccoglimento e di gioia insieme, di scambio di esperienze spirituali, di comunione profonda attorno allo stesso Signore che ci faceva sentire la sua Presenza, ci parlava, ci provocava a seguirlo sempre meglio!... Ogni Cooperatore dovrebbe iscrivere sul suo programma di vacanze, come impegno prioritario imperativo e fuori discussione o esitazione, la partecipazione a un turno di Esercizi, « giorni di vacanza con il Signore », talmente sono grandi e preziosi per tutto l'anno seguente i benefici di tale esperienza.

Qualche mese dopo, tra altre lettere di partecipanti, ne ho ricevuto una che (senza mancare, spero, alla dovuta discrezione) vorrei citarvi in parte, proprio perché fa vedere come il lavoro spirituale degli Esercizi può prolungarsi a livello non solo personale, ma di gruppo:

«...Ancora ora riesco a trovare nell'incontro col CristoEucarestia il "Compagno di viaggio" che guida e sorregge i miei passi. Ritorno spesso col pensiero a quei giorni e mi ricarico solo ricordando i momenti di intensa comunione con Dio vissuti li.

«Abbiamo iniziato da poco, con il gruppo, gli incontri settimanali, e ci siamo riproposti di continuare a meditare su quanto Lei ci ha indicato durante gli Esercizi. Così a turno ognuno di noi rileggerà e commenterà le sue conferenze e cercheremo di trarne ancora insegnamenti e spunti per un esame di coscienza personale e di gruppo. Inoltre, ci siamo riproposti di aprire un po' di più la Bibbia grazie alla lettura comunitaria e al commento del parroco, che ci aiuterà a capire meglio quel meraviglioso messaggio d'amore. Infine, una volta al mese, abbiamo programmato un incontro prettamente spirituale: una liturgia eucaristica, un rosario meditato, una adorazione, una liturgia penitenziale o della Parola, ecc. per ricaricarci e fare il punto su quanto vissuto durante il mese. Così ci auguriamo di poter crescere nell'amicizia, di fortificarci nella fede, di imparare ad amare con un cuore nuovo.

A livello pratico, ognuno di noi si occupa di qualche cosa: F. guida il gruppo dei ministranti, C. e G. sono animatori ADS, R. si occupa della biblioteca parrocchiale, altri sono catechisti, io continuo l'animazione liturgica... ».

Vi confido adesso ciò che ho trovato più bello in questa lettera: la testimonianza di vita profonda di un gruppo di Giovani Cooperatori. Dio sa quanto Don Bosco insisteva sul fatto che « l'unione fa la forza »! Questi fratelli e sorelle l'hanno capito. Prego perché perseverino durante tutto l'anno, facendo fronte alle possibili difficoltà, alla sempre minacciante tentazione dell'individualismo. La vita salesiana apostolica va vissuta fraternamente, ogni membro appoggiandosi sugli altri e offrendo agli altri il proprio appoggio, tutti facendo amicizia. Credetemi: questo è un segreto di efficacia e di gioia.

In FAMIGLIA

IL COMITATO DI DON ARMANDO

« Cooperatori, siate quello che siete! », diceva Paolo VI. « Il Cooperatore è un vero salesiano nel mondo». « Diceva don Ricceri: non vivete allo stato "gassoso", ma rimboccatevi le maniche».

Con questi richiami don Armando ci ha salutato domenica 7 novembre al termine di una riuscitissima manifestazione di stima e di affetto che gli hanno tributato i Cooperatori del Lazio e gli amici che hanno lavorato con lui a Frascati, a Gaeta, al Sacro Cuore, e per 14 anni a livello nazionale, organizzatori impareggiabili Pistoia e Scafati.

Guardandolo di profilo nello snodarsi dei numeri della festa, era percettibile sul suo volto, oltre ai sentimenti di gioia e di soddisfazione, un piccolo velo di tristezza.

Tutti sentirono vero ed applaudirono quando don Ricceri, sopraggiunto per uno squisito atto di omaggio, applicando alcune espressioni di Don Bosco, disse: « Don Armando, sono contento di te! ».

E lui: « Io mi congedo, ma sia ben chiaro che continuerò ad amare l'Associazione, a inviarle nuovi cooperatori, a volervi bene! ».

E di questo siamo sicuri perché don Armando la Associazione l'ha tirata su piano piano, con fatica e ce la dà adulta da mandare avanti.

Grazie, don Armando!

IL SALUTO DI SUOR RAMPINI

Il nostro recente Capitolo ha dato una nuova struttura al Consiglio Generale FMA, stabilendo che la Madre Vicaria « cura i rapporti con gli altri gruppi della Famiglia Salesiana » e quindi anche con quello dei Cooperatori Salesiani. Le exallieve restano invece unite al Dicastero della Pastorale Giovanile in vista della necessaria continuità educativa, specialmente per le giovani.

È una ristrutturazione che ora richiede la presenza di una FMA collaboratrice della Madre Vicaria, Madre Maria del Pilar, per i rapporti con i cooperatori e le loro Delegate. La scelta non avrebbe potuto essere migliore: Sr. Michelina Secco, ricca di esperienza, di saggezza, di preparazione in tutti i sensi è la Coordinatrice delle Delegate Cooperatori.

Mentre ringrazio di vero cuore ogni cara sorella Delegata che in questi anni mi è stata valida collaboratrice ed ha benevolmente accettato la mia presenza sebbene con molti limiti, il mio grazie è anche per i cari Cooperatori e Cooperatrici tra i quali ho lavorato con molta fraternità e gioia. Sr. Michelina è un dono veramente prezioso per l'associazione, è un dono che conferma la stima e la fiducia che l'Istituto FMA ha verso i Cooperatori salesiani. Sono certa che in Sr. Michelina Cooperatori e Delegate troveranno il saggio consiglio, la fraterna animazione, l'esempio vivo di una fedeltà e di una dedizione veramente salesiana. Ringrazio anch'io, con voi, il Signore per la sua promettente presenza nell'associazione.

Rivolgo un particolare ringraziamento ai Delegati Cooperatori che hanno fraternamente lavorato accanto a noi e che ci hanno sostenute, aiutate, illuminate con molta cordialità. Ancora un doveroso pensiero di gratitudine è per la cara Madre Letizia che in questi anni ha dato il meglio di sé lavorando intensamente, con gioia e semplicità, per animare ogni iniziativa dei Cooperatori.

Mentre insieme a voi auguro a Madre Pilar e a Sr. Michelina di poter trovare una risposta adeguata alla loro dedizione, assicuro la mia preghiera quotidiana perché i Cooperatori siano un annuncio vivo, lieto e luminoso dell'amore di Dio in ogni ambiente in cui vivono. La loro vita in profonda e continua comunione con il Signore Gesù arricchisca la Chiesa, soprattutto i giovani, di speranza, di pace, di bontà e di gioia. Assicuro che anche tra le exallieve cercherò di contribuire allo sviluppo dell'associazione Cooperatori, così ricca di promesse. Rimaniamo « UNO » nella preghiera, uniti per la forza dello Spirito e nel nome di Maria:

Sentitemi con immutato affetto, simpatia e cordialità (Suor Maria Rampini).

AVVICENDAMENTO

In Sicilia nell'Ispettoria Madre Morano lascia l'incarico di delegata Suor Grazia Catalano che viene sostituita da Suor Maria Zambuto. A Suor Grazia il grazie dell'Associazione per il bene operato e a Suor Maria l'augurio di un fecondo lavoro fatto nello spirito di Mornese e con il coraggio e lo zelo di Don Bosco.

MINISTRI STRAORDINARI DELL'EUCARESTIA

A Lecce la Signorina Chiara MUMOLO, il Signor Giuseppe MARAZIA, Carlo ROCCO, la Signorina SANTORO sono diventati Ministri straordinari dell'Eucarestia.

A loro le nostre congratulazioni e l'augurio di un impegno ecclesiale sempre più aperto e generoso.

EDUCAZIONE MORALE OGGI

CONVEGNO DI AGGIORNAMENTO PEDAGOGICO-PASTORALE

Roma, 2-4 gennaio 1983

« E in pericolo, di fatto, il futuro del mondo a meno che non vengano suscitati uomini più saggi» (Gaudium et Spes, n. 15)

La Congregazione Salesiana per mezzo dell'UPS, offre ai membri della F. S. un'occasione per approfondire tematiche educative e pastorali. 1 Cooperatori - molti dei quali come insegnanti ed operatori pubblici - sono a contatto con la evoluzione continua delle ideologie e degli atteggiamenti, troveranno nell'iniziativa la possibilità di un confronto, di una verifica, di un arricchimento.

Il Convegno, che avrà luogo nella sede romana dell'Università Salesiana, sarà strutturato secondo un triplice momento metodologico:

1. Un primo momento, di conoscenza e analisi della situazione, pur nella sua brevità, cercherà di prendere coscienza dello stato attuale della realtà morale, con particolare riferimento al mondo dei giovani e alla prassi concreta dell'educazione morale. Sarà un tentativo di saggiare la « salute morale » della nostra società in generale e dei giovani in particolare, con lo sforzo di capirne i condizionamenti e le prospettive.

2. Un secondo momento, di approfondimento, tenterà un approccio multidisciplinare al problema, secondo una quadruplice prospettiva affidata ad altrettante relazioni: la considerazione di base della teoria generale dell'educazione (« L'educazione morale nel cuore dell'impegno pedagogico»); il punto di vista della psicologia («Crescita e maturità morale »); la prospettiva teologico-c ristiana (« Fede cristiana e agire morale»); e la problematica connessa con le istituzioni educative (« Famiglia, scuola e gruppo come luoghi di educazione morale»).

3. In terzo luogo, il Convegno vorrebbe tentare un breve confronto con la realtà pedagogica concreta e concludersi con l'indicazione di proposte operative in ordine a una adeguata educazione morale oggi e ad una crescita di vigore morale nella nostra società (relazioni conclusive).

IL MESSAGGIO DI TRELEW

Durante lo svolgimento del VII Convegno Nazionale dei GG. CC. ci è giunto da Trelew il messaggio dei nostri amici.

Li ringraziamo per le parole fresche che ci hanno rivolto e ci impegnamo a realizzare nelle « Valdocco d'oggi la nostra vocazione di GG. CC.

Carissimi, Trelew 21-10-1982

cogliamo l'occasione di questo Convegno nazionale, per inviare a voi il nostro saluto, e nello stesso tempo potervi manifestare il nostro desiderio di essere in comunione con voi. Condividiamo le inquietudini che hanno stimolato il tema di questo convegno.

Consideriamo vitale e urgente per la nostra associazione una verifica sulla nostra identità di cooperatori alla luce di quello che fu il pensiero di Don Bosco su di noi.

Riteniamo che i tempi siano già maturi perché il laico possa assumere il ruolo insostituibile che il Concilio Vaticano II gli ha riconosciuto nella Chiesa. Come salesiani ci rendiamo conto della sfida che il mondo giovanile ci fa, alla quale si può dare una risposta solo ritornando al cammino indicato da Don Bosco, fatto di coraggio e amore autentico per i giovani, che spinge a rischiare e raggiungere mete «azzardate».

Noi non vogliamo fare grandi discorsi perché crediamo che se ne sono già fatti abbastanza. Non vogliamo neanche parlare della nostra esperienza missionaria, perché troppe volte si sono battute le mani, si è detto: « ma guarda che ragazzi coraggiosi! » e tutto lì, come se rischiare fosse solo per mezzi eroi e non per gente normale. Come cooperatori dobbiamo avere un cambio totale di mentalità.

Dobbiamo prendere coscienza che il mondo giovanile ha delle aspettative su di noi.

Lo stile salesiano implica una presenza viva tra i giovani. Non possiamo permetterci il lusso di pianificare e aspettare che siano gli altri ad agire. Non si può essere salesiani a tavolino come diceva Don Bosco « bisogna trovarsi sempre là dove c'è un male da impedire o un bene da promuovere».

Noi qui a Trelew ci troviamo di fronte a problemi di ragazzi con insufficienza educativa, analfabeti, sfruttati nel lavoro, dediti all'alcool o alla prostituzione, problemi economici e familiari gravissimi che spiegano in parte l'esistenza dei problemi sopra citati.

Noi stiamo vivendo il nostro essere cooperatori qui a Trelew solo perché abbiamo sentito e risposto ad una chiamata missionaria particolare che il Signore ci ha fatto, però, quante realtà come questa sono esistenti in Italia? E quanti cooperatori hanno preso coscienza che come salesiani debbono dare una risposta attiva? Quanti sono quelli capaci di rischiare come Don Bosco? E perché Don Bosco sapeva rischiare? Perché si abbandonava totalmente nelle mani del Signore sentendosi umile strumento attraverso il quale Cristo poteva arrivare ai giovani.

Noi forse abbiamo perduto questa dimensione, abbiamo lasciato un po' da parte lo Spirito Santo per quanto siamo diventati paurosi ed apatici. Siamo comunque convinti che lo Spirito Santo continua ugualmente a lavorare per cui oggi sentiamo questa esigenza di rinnovarci, ed ogni rinnovamento è possibile solo ritornando al Vangelo fonte da cui nascono tutte le vocazioni e un ritorno allo spirito originale del nostro Fondatore e quindi ritorno amoroso ai giovani. Siamo convinti inoltre di un'altra cosa molto importante della quale ci ha fatto prendere coscienza l'esperienza che stiamo realizzando e cioè che come cooperatori potremmo promuovere l'apostolato efficace e rispondente alla complessa necessità dei giovani di oggi solo se riusciamo a lavorare in comunione con la Famiglia salesiana, perché giustamente come diceva Don Bosco « tre cordicelle insieme sono più forti che una ».

Noi crediamo che la Famiglia salesiana unita sia veramente una forza viva e con questa affermazione che per noi ha anche il sapore di un augurio ci accingiamo a chiudere il nostro messaggio. Abbiamo voluto condividere con voi alcune nostre inquietudini e speranze, siamo certi che in queste dense giornate di lavoro lo Spirito Santo ha lavorato fra di voi suscitando nuovi impegni a favore di progetti da realizzare o già esistenti come appunto Trelew, un progetto la cui realizzazione sta tracciando un cammino nuovo ed in molte parti del mondo si guarda con simpatia ed interesse a questo nuovo modello di comunità di laici.

Ringraziamo il Signore per questo convegno. Vi esortiamo a stare in comunione con noi specialmente nell'imminente occasione del « Dia de Trelew » : pregando il Signore perché mandi operai in questa immensa messe che è la Patagonia.

Adesso rivolgiamo un saluto a Marco che in questa occasione riceverà il crocefisso e gli diciamo: ti stiamo vicini, ti stiamo aspettando ringraziando il Signore per il prezioso dono che fa questa comunità e lo preghiamo perché ti aiuti in questo difficile cammino.

Vi salutiamo, facciamo tantissimi auguri a don Luciano. Tantissime grazie a don Armando che ha fatto molto per Trelew.

Ciao. Hasta luego!

Luis, Rosa, Giuseppe, Maria del Carmen, Olimpia, Concetta, Oliviero Al messaggio dei GG.CC. di Trelew abbiamo risposto durante il convegno sottoscrivendo con parole e auguri propri il saluto della incaricata del gruppo centrale per le missioni:

Roma, 1/11/1982 VII Convegno nazionale GG. CC.

Carissimi,

ci è giunto il vostro messaggio e ve ne ringraziamo calorosamente.

Vi anticipo già da adesso che sono state messe in cantiere varie iniziative di sensibilizzazione missionaria, di cui però vi parlerò dettagliatamente e con più calma in una prossima lettera.

Lascio per ora spazio ai vari messaggi dei partecipanti al convegno e vi auguro un buon lavoro cristiano e salesiano!

Manuela Nencini

incaricata del gruppo centrale per la Missione di Trelew

COME È STATO CELEBRATO

EL DIA DE TRELEW

Oggi, 9 novembre 1982, alle ore 17, noi Cooperatori del Centro di Via Alvino, Napoli-Vomero, ci siamo incontrati per celebrare EL DIA DE TRELEW, per ricordare la partenza dei primi giovani cooperatori per quella missione. La celebrazione è iniziata con un incontro di preghiera, preparato e guidato dagli aspiranti GG. CC. È stato articolato in tre momenti: il primo di ascolto della parola di Dio, perché ognuno potesse riflettere sull'invito che Dio fa a ciascuno e la missione che ci affida per la realizzazione del suo regno; il secondo di impetrazione per tutti coloro che lavorano in prima linea, in terra di missione e perché nascano nuove vocazioni missionarie; il terzo di ringraziamento per tutti i doni che Dio elargisce gratuitamente a tutti attraverso i pastori e i missionari.

Terminata la preghiera la consigliera ispettoriale Imma Foggia ha introdotto con parole semplici ma ricche di entusiasmo e di convinzioni le diapositive di Trelew.

Commossi e più consapevoli del nostro impegno missionario come cristiani ed ancor più come figli di Don Bosco, ci siamo lasciati dopo aver fatto la nostra libera offerta. È stata raccolta la somma di L. 100.000.

ASPIRANTI MISSIONARI

ATTENZIONE!

Coloro che desiderassero spendere qualche anno nelle missioni salesiane e non, e fossero maestri delle Scuole elementari di Stato possono richiedere una aspettativa non retribuita di due anni, prorogabile per altri 6 mesi a giudizio del direttore dell'ufficio, in base alla legge n. 2687, art. unico 2-12-1928. In forza di questa legge si può conservare il posto di lavoro con i diritti ad esso legati durante il periodo del proprio servizio missionario.

Per comodità dei lettori e degli interessati pubblichiamo la legge in questione:

Legge 2-12-1928

Concessione di un periodo di aspettativa per il periodo di due anni a maestri elementari che intendano dedicarsi alle missioni cattoliche.

Articolo unico: Può essere concessa l'aspettativa per il periodo di due anni agli insegnanti elementari, che, volendo consacrarsi alle missioni cattoliche, presentino domanda per ottenere l'aspettativa stessa al Provveditore agli studi, ai Sindaci, al Governatore di Roma tramite del superiore dell'istituto e collegio al quale essi siano stati ammessi o intendano iscriversi. L'aspettativa di cui al comma precedente è equiparata, a tutti gli effetti, a quella concessa per motivi di famiglia.