Bollettino Salesiano

ANNO XCVI. N.21   1o NOVEMBRE 1972

L'ultimo Posto per don RUA

di FRANCIS DESRAMAUT

Mentre questo numero del Bollettino Salesiano va in macchina, a Roma il Papa proclama Don Rua «beato». Crediamo perciò di far cosa gradita alla Famiglia Salesiana aprendo il numero con un articolo dello storico salesiano Francis Desramaut che mette in luce la semplicità umile e umanissima dei primo Successore di Don Bosco.

Beatificando Don Rua, il Papa ha esaltato le sue virtù e le ha proposte all'attenzione del popolo cristiano. Ce n'è una che sarà difficile dimenticare dopo aver contemplato quel viso allungato e scavato da due occhi tormentati dalla malattia. Don Rua fu un umile. L'umiltà dei poveri e dei piccoli ci viene direttamente dal Vangelo. Essa rende capaci di prendere l'ultimo posto il giorno in cui si avrebbe voglia di scegliere il primo. Suo modello è il fanciullo senza pretese. Don Rua non si e mai messo in primo piano, nemmeno quando gli sarebbe stato facile farlo. Basta pensare: il capo di una Congregazione mondiale, un altro Don Bosco, un «santo » prete...

Certa gente muore dalla paura di passare inosservata. Lui si è nascosto. Ha voluto costantemente rimanere nell'ombra di quel grande uomo che, nella sua infanzia di piccolo torinese, l'aveva affascinato. Diventato suo successore nel 1888, si è guardato bene dal soppiantarlo. Un altro, e per eccellenti ragioni d'altronde, avrebbe probabilmente cercato di mettere in rilievo sul suo biglietto da visita il nuovo titolo di « superiore generale della Società di San Francesco di Sales ». Lui, che non era soltanto umile ma anche economo, notò che i biglietti del suo predecessore, intestati: Sac. Giovanni Bosco..., non erano ancora esauriti. Li completò di sua mano: « Il sac. Michele Rua successore del Sac. Giovanni Bosco ». Poi, quando dovette far stampare i suoi, vi indicò semplicemente il suo essere prete e il suo indirizzo: « Sac. Michele Rua, via Cottolengo 32, Torino.

Nei suoi viaggi, in Italia e all'estero, capitava che la folla degli ammiratori si stringesse attorno a lui per baciargli la mano, e alcuni perfino per tagliuzzare la sua veste. Lui manifestava subito il suo rincrescimento: « Questa gente non sa ch'io sia! Se mi conoscessero, non avrebbero fatto così». E aggiungeva: « Ben sovente per le opere più grandi Iddio si serve dei mezzi più deboli, affinché più facilmente si riconosca il suo intervento ».

Una convinzione incollata alla pelle

Don Bosco non ha mai giocato a fare il grande personaggio. Famiglie francesi che noi conosciamo hanno conservato il ricordo di un prete molto semplice, che non manifestava nulla di particolare nei ricevimenti. Dopo di lui, Michele Rua volle essere « il povero Don Rua ». « Non ebbi la felicità - diceva una Figlia di Maria Ausiliatrice - di conoscere personalmente il veneratissimo Don Rua; ma gli scrissi molte volte; e siccome egli mi rispondeva sempre per mezzo del suo segretario, lo pregai di mandarmi almeno una volta due paroline scritte di sua mano. Egli, tanto buono e compiacente, mi mandò subito un biglietto con queste precise parole: "Volete uno scritto da me; eccolo: Siate molto osservante della Santa Regola... Siete contenta adesso ? Bene; ogni volta che leggerete questo biglietto, direte un'Ave Maria per il povero Don Rua... Siamo intesi" ».

Questa convinzione, che aveva incollata alla pelle, aveva, per dire così, « francescanizzato » la sua anima e il suo corpo. Nella sua vita ordinaria di Rettore era aiutato da un coadiutore, di nome Balestra, che tra i ricordi del suo maestro ha lasciato questo: « In Don Rua ho scorte molte somiglianze con San Francesco d'Assisi: nella statura, magro e sottile; pativa male agli occhi; sapeva la lingua francese; e la stessa modestia e compostezza, l'amore alla povertà, l'umiltà, la mortificazione e la penitenza... ». La trasparenza di questo santo piemontese si sarebbe accordata assai bene con la luminosità del cielo umbro.

Don Rua estendeva alla sua società religiosa i sentimenti che lo animavano: ringraziava Dio dei suoi grandi progressi, ma rifiutava accuratamente di lasciarsi inorgoglire da essi. Tuttavia il pendio era scivoloso. Lo fece notare qualche anno dopo la morte di Don Bosco, il 5 settembre 1892, al termine di una seduta del Capitolo Generale: « Il Sig. Don Rua - scrisse il segretario dell'assemblea - chiuse con queste raccomandazioni. Dover noi ringraziare il Signore che continuò a benedire la nostra Congregazione da non lasciarla mai incagliata; tanto da potersi dire che nihil habentes non ci manca nulla. Con tutto ciò importa di tenerci umili e bassi, e rispetto alle altre Congregazioni tenerci ultimi. Non si censurino mai. Anzi, siamo riconoscenti loro che tutte in qualche modo concorsero a darci aiuto da per tutto e in Europa e in America... ».

Ci teneva all'ultimo posto. Don Rua ebbe l'occasione di disputarsi l'onore di occuparlo, onore così poco ricercato d'ordinario. Un giorno ebbe l'occasione di parlare con il padre gesuita Riccardo Friedl, che era il superiore della Provincia di Torino e Rettore della casa di Avigliana, presso Torino. Questo padre parlava con umiltà impressionante della «infima» Compagnia di Gesù. Don Rua, come riferisce il suo biografo meglio informato, Angelo Amadei, disse che « la Chiesa è come un esercito che ha i suoi soldati divisi in tante categorie, e che il compito dei Salesiani era quello di semplici tamburini ».

Si osservò che rinunciava alla piccola vanità, così frequente e del resto così comprensibile, di essere riconosciuto come autore di un libro pubblicato. Nel 1901 Don Filippo Rinaldi fu chiamato a .prendere la successione di Don Domenico Belmonte nella carica di prefetto generale della Congregazione, la stessa carica che Don Rua aveva occupato durante gli ultimi anni della vita di Don Bosco. Don Rinaldi trovò tra i fascicoli un piccolo trattato a uso dei prefetti delle case salesiane che esponeva le principali norme di contabilità. Persuaso che fosse stato composto dal suo predecessore, nel farlo stampare vi premise una lettera nella quale ricordava le virtù e l'amabilità del defunto, e presentava il lavoro che questi «compose con grande amore e diligenza, terminandolo con la sua vita ». « Prima feci vedere questa lettera al Servo di Dio - dichiarò un giorno Don Rinaldi - e poi la diedi alle stampe*. Qualche anno dopo, nel 1905, approfittò della seconda edizione per «ravvivare la memoria dell'indimenticabile Don Belmonte ». Ora, questi aveva forse riletto il manoscritto, 'ma non l'aveva composto. « Solo molto tempo dopo trovai il manoscritto, disse poi Don Rinaldi, di calligrafia di Don Rua, e conobbi che egli nella sua umiltà ne lasciava ad altri la paternità».

Un uomo mai ingombrante

Un mondo che riuniva tante sante persone: Don Rua, Don Rinaldi, il padre Friedl, doveva essere piacevole.

Don Rua fu un uomo calmo, semplice, mai ingombrante, di una specie che talvolta siamo tentati di pensare in via di estinzione. Angelo Amadei, testimone diretto della sua vita, scrisse di lui: « Chi non ricorda la sua grande mortificazione, la venerazione per le cose del divin culto, la schiettezza di linguaggio, la calma inalterabile, la bonarietà e la squisita bontà con tutti, la semplicità con cui sedeva a mensa in casa e fuori di casa, la discrezione in ogni circostanza, l'amore alla povertà e il fiducioso abbandono nelle braccia della Provvidenza; in breve, la pienezza d'ogni virtù e l'intima sua convinzione d'essere nient'altro che il povero Don Rua ? ». Quest'ultima caratteristica dava al suo tratto un fascino che sarebbe mancato a un orgoglioso.

Il Vangelo di Gesù Cristo fa germogliare nella Chiesa degli umili. Molti rimangono sepolti nel nascondimento dal quale non hanno mai voluto uscire. È bene che alcuni tra di loro siano esaltati dal Dio del Magnificat. Essi costituiscono per i vivi un richiamo di salvezza: l'orgoglio inaridisce la terra, l'umiltà la fa rifiorire.

la Cina nel CUORE

Il 2 dicembre 1951, scortato da otto guardie, il vescovo giunse al ponte di Lo Wu. Il capo della scorta gli disse solennemente: «Vai, e non tornare mai più. Tu sei espulso dalla Cina per l'eternità». I l vescovo mormorò: «Spero che questa eternità finisca presto». La sofferta figura di mons. Arduino, il vescovo salesiano che si spense nella speranza.

29 novembre 1951. Qualcuno entra nella stanzetta dove il vescovo ha trascorso, senza poter mai uscire, 191 giorni di prigionia. E un poliziotto che ha ricevuto ordini da Canton. Monsignor Arduino, vescovo cattolico di Shuchow, deve venir condotto alla sede centrale della polizia, ma non deve portare con sé le insegne episcopali. Esse dovranno servire al nuovo vescovo nominato dal governo. Il nuovo vescovo prenderà il posto dello straniero che non ha voluto giurare obbedienza alla «Chiesa nazionale cinese ».

La sera del 1° dicembre, alle ore 22, Michele Arduino attraversa per l'ultima volta le strade della sua città. Qualche famiglia cristiana è stata avvertita della partenza, e si trova « per caso » lungo il percorso. Salutano con un inchino, e il vescovo, per la benevola indifferenza delle due guardie che gli sono al fianco, può alzare la mano come saluto e benedizione.

Alla sede centrale di Canton gli leggono la sentenza. Poiché ha istigato sacerdoti e cristiani ad opporsi alla « chiesa nazionale indipendente da Roma», è stato condannato a sei mesi di prigione, già trascorsi a Shuchow, e all'espulsione perenne dalla Cina.

Pomeriggio del 2 dicembre. Monsignor Arduino, scortato da otto guardie, giunge al ponte di Lo Wu. E un ponte rudimentale e scalcinato: cinquanta metri di ferraglia che sostengono due binari sopra un fiumiciattolo giallo di fango. Quei due binari congiungono due mondi lontanissimi: di qua la capitalistica, tumultuosa, inglese Hong Kong, città a venti piani come un mostruoso formicaio. Di là la Cina di Mao che si annuncia con una baracchetta sovrastata dalla bandiera rossa.

Lasciandolo a metà del ponte, il capo della scorta dice solennemente al vescovo: « Tu sei espulso dalla Cina per l'eternità. Vai e non tornarci mai più».

Il marchio del nazionalismo

Michele Arduino era stato uno dei primi allievi dell'istituto missionario « Cardinal Cagliero » di 7 Ivrea. Vi era arrivato giovanissimo dal suo paese nativo, Foglizzo, e ancora giovanissimo era partito da Ivrea per la Cina. Studiò filosofia nella casa salesiana di Macao, e ritornò in Italia per compiere gli studi di teologia nello studentato internazionale di Torino.

Ordinato sacerdote e conseguito il dottorato in teologia a Roma, nel 1933 tornò in Cina, per iniziare l'insegnamento teologico a Hong Kong-Saukiwan.

Durante la seconda guerra mondiale fu direttore dell'ospizio « San Giuseppe » a Shanghai, e subito dopo raggiunse la missione di Shuchow.

29 giugno 1948. Mentre la Cina è dilaniata dalla guerra civile, e le milizie rosse di Mao stanno per calare dal nord, Michele Arduino è consacrato vescovo di Shuchow. È il terzo vescovo salesiano in territorio cinese, dopo mons. Versiglia e mons. Canazei.

Nel pomeriggio del 1° ottobre 1949, Mao Tze-tung appare sulla piazza Tien-An-men di Pekino, e davanti a 300.000 cinesi alza le mani e grida: « Per la prima volta, dopo tanti anni in cui gli stranieri hanno calpestato la nostra terra, la Cina è dei cinesi ».

L'era comunista, in Cina, comincia sotto il marchio di un deciso nazionalismo. Negli ultimi seicento anni, questa immensa nazione è stata cento volte invasa, divisa, oppressa, saccheggiata.

Ora, purtroppo, l'ira dei Cinesi si abbatterà contro tutti gli stranieri, anche su quelli che in Cina non sono andati per far denaro, ma per servire i poveri, curare gli ammalati, nutrire gli orfani. Contro i missionari e le suore.

Le sigarette che accompagnano la Messa

La violenta persecuzione che sta per scatenarsi, e che farà rivivere alla Chiesa cinese i tempi sanguinosi delle catacombe, ha come motivo di partenza la volontà del governo di Pekino di formare in Cina una « chiesa nazionale », indipendente dal Papa di Roma, che prenda ordini solo dalle autorità governative.

Il 1950 è passato senza incidenti. I cristiani e i catecumeni frequentano le chiese più che in passato.

Le scuole religiose di Shuchow rigurgitano di allievi.

Il 28 marzo 195i questo clima pacifico cessa all'improvviso. Un drappello di guardie invade la casa del vescovo e inizia una severa perquisizione. Vogliono guardare anche nel tabernacolo. Poi inizia l'interrogatorio. Mons. Arduino è accusato di collusione con gli stranieri capitalisti, di complotto contro il governo cinese, di aver proibito ai sacerdoti di aderire alla «chiesa nazionale».

22 maggio. Seconda perquisizione alla casa del vescovo. Questa volta si vuole arrivare all'incriminazione. Vengono radunati i ragazzi della scuola, e mons. Arduino è presentato come spia, controrivoluzionario, delinquente. Ma nessuno degli alunni e dei maestri, pesantemente esortati, si alza per confermare le accuse. I ragazzi vengono bruscamente licenziati. Il vescovo e due sacerdoti sono rinchiusi in una stanzetta: vi rimarranno per sei mesi. Il vescovo dorme su una brandina, gli altri due per terra. Sono giorni tormentosi, per il caldo, l'immobilità, la grossolanità dei soldati messi di guardia. Il vescovo può dire la Messa ogni giorno, ma durante la celebrazione i soldati cantano, fischiano, accendono le sigarette alle candele.

Intanto precipita il dramma delle suore salesiane della missione. Sono accusate di avere ucciso i bambini dell'orfanotrofio, e vengono espulse dalla Cina.

Il 29 novembre 1951, dopo 191 giorni di prigionia, anche monsignor Arduino è accompagnato al ponte di Lo Wu. Appena rientrato in Italia, dice: «Mi hanno scacciato per l'eternità. Ma spero che questa eternità finisca presto ».

Purtroppo non fu così.

A Torino, alla CasamadrP dei Salesiani, fu nominato parroco della grande parrocchia che si estende attorno al santuario di Maria Ausiliatrice. Famiglie povere, immigrate dal sud, abitanti in case decrepite e squallide. Fu una seconda missione, umana e cristiana insieme.

Il 30 ottobre 1962, mentre si trovava a Roma per il Concilio Ecumenico, venne nominato vescovo di Gerace, una diocesi suffraganea di Reggio Calabria. Altre famiglie povere, paesi svuotati ogni anno dall'emigrazione. Ancora una volta monsignor Arduino iniziò una missione umana e cristiana.

Morì nel giugno scorso, dopo aver penato per una lunga malattia. Aveva offerto ogni sofferenza per i suoi cari cinesi, che portava nel cuore insieme alla speranza.

I SALESIANI IN CINA

1906 Un piccolo drappello di Salesiani, guidati da don Luigi Versiglia, arriva a Macao e dà inizio a un piccolo orfanotrofio.

1918 Il Papa affida ai Salesiani la missione di Shuchow, un territorio più grande del Piemonte, con 3 milioni di abitanti. La Missione è successivamente eretta a Vicariato Apostolico e a Diocesi. Primo vescovo è mons. Versiglia.

1924 Si apre un orfanotrofio a Shanghai.

1927 I Salesiani si stabiliscono a Hong Kong. Da questo momento tutte le grandi città cinesi chiedono l'opera dei figli di Don Bosco.

1930 Mentre l'armata rossa di Mao conquista la Cina, nella vasta nazione lavorano circa 300 salesiani, di cui un centinaio cinesi. Nel noviziato sono 20 novizi cinesi, nei tre aspirantati (Shanghai, Pekino, Macao) oltre 200 aspiranti si preparano alla vita salesiana.

1951 Durante la vasta e radicale «riforma agraria», e la lotta contro «tutti gli stranieri che hanno finora sfruttato la Cina», inizia la persecuzione sistematica contro le opere cattoliche. Si vuole staccare il clero cinese da Roma e formare una « Chiesa nazionale » che non riconosca il Papa come suprema autorità. Suore e missionari stranieri vengono espulsi come delinquenti comuni. Il salesiano don Pietro Yé, in una riunione del clero a Shanghai, afferma: « Non possiamo aderire alla Chiesa nazionale. Firmando siamo già Chiesa scismatica». Nella notte viene prelevato dall'istituto. Morirà in carcere.

Le chiese e gli istituti salesiani vengono requisiti. Tutto il lavoro della Congregazione è paralizzato.

QUANTI RAGAZZI IN 90 ANNI?

Nel 1882, Don Bosco portava a termine il San Giovanni

1847. II viale, che oggi si chiama «corso Vittorio», era allora costeggiato da povere casupole abitate da lavandaie. Festoni di biancheria stesa al sole e al vento davano un tono di vivacità paesana a quella periferia di Torino. I cittadini «bene» vi venivano a passeggiare nel pomeriggio della domenica, e turbe di ragazzi sfaccendati vi giocavano alla guerra tutti i giorni.

I Valdesi avevano costruito tra quelle casupole una chiesa e una scuola. Tra cattolici e protestanti, quelli non erano tempi di dialogo, ma di invettive e di pistolettate. La gente povera, però, era povera anche allora, e siccome le scuole erano molto rare in periferia, nonostante le intemerate che i parroci facevano dai pulpiti, i ragazzi poveri andavano a scuola dai protestanti. È chiaro che, imparando a leggere e a scrivere, correvano rischio di perdere la fede cattolica.

Don Bosco, che aveva 32 anni, e che stava dedicando la vita ai ragazzi poveri di Torino, in dicembre prese in affitto una rimessa, adattò alla meglio un ambiente trasformandolo in cappella, e aprì un Oratorio. Dopo un paio di domeniche, l'Oratorio battezzato col nome di San Luigi, era frequentato da 500 ragazzi. Appena poté, Don Bosco fece un passo avanti: fondò una scuola.

Una scuola troncata in due

Ma il comune di Torino gli fece uno sgarbo. Quando si trattò di prolungare la via S. Pio V, la strada fu fatta passare proprio nel bel mezzo della scuola, che fu troncata in due.

Che fare? Qualcuno suggerì a Don Bosco di reagire chiudendo tutto. Non era il comune che doveva pensare alle scuole per i poveri? Se quindi il comune, invece di aiutare, metteva i bastoni tra le ruote, si arrangiasse.

Don Bosco non la pensava così. Se avesse chiuso, chi l'avrebbe pagata sarebbero stati i ragazzi poveri. E lui sapeva quanto fosse preziosa una scuola per quei ragazzi. Aveva fatto chilometri e chilometri a piedi ogni giorno, lui, da ragazzo, per frequentare una scuola e potersi tirar fuori dai campi e dall'ignoranza. E appena ordinato prete, folle di ragazzi, poveri come lui, li aveva incontrati in ogni piazza e in ogni strada di Torino. Ragazzi che arrivavano dalle valli di Lanzo e d'Aosta, dal Monferrato e dalla piana vercellese, in cerca di fortuna. Li vedeva arrampicarsi sui palchi dei muratori, cercare un posto di garzone nelle botteghe, aggirarsi lanciando il richiamo dello spazzacamino. Li vedeva giocare ai soldi con la faccia dura e decisa di chi è disposto a tentare ogni mezzo per farsi largo nella vita. Ne incontrò qualcuno anche in prigione.

No, non avrebbe abbandonato quei ragazzi. Bussò a molte porte, domandò l'elemosina, e iniziò la costruzione di un edificio molto più grande del primo: sarebbe servito da oratorio, da scuola, e accanto avrebbe avuto una splendida chiesa. La prima grossa offerta per quella costruzione la fece il papa, Pio IX, e Don Bosco volle che la chiesa fosse dedicata al santo di cui il Papa portava il nome, Giovanni Evangelista.

Solo Dio li ha contati

Il disegno della chiesa fu tracciato dal conte Edoardo Arborio Mella. II 14 agosto 1878, quando i muri erano ormai all'altezza di sei metri, con una funzione molto solenne, l'arcivescovo di Torino mons. Gastaldi pose la pietra angolare. Don Bosco lesse la pergamena che fu collocata nella pietra stessa. Nella sonante lingua del tempo, essa diceva: «A mezzodì della città di Torino, nel centro di numerose e popolatissime abitazioni, fu messa in costruzione una chiesa ed un ospizio, affinché si possano istruire nella scienza e nella religione i fanciulli, e di questi ricoverare coloro, cui non si potesse altrimenti provvedere...

Una moltitudine di fedeli di ogni condizione, e gli allievi dell'Oratorio Salesiano, l'accompagnarono con particolare reverenza ».

La chiesa fu compiuta ed inaugurata nel 1882. Un fascicolo, stampato in quei giorni, annunciava a tutti: « Ed ora si può affermare che il più vago edificio che attualmente fronteggia e adorna il grandioso corso Vittorio Emanuele, il quale corre per tre chilometri in linea retta dal Po alla cinta daziaria, è senza dubbio la nuova chiesa di S. Giov. Evangelista».

90 anni. Quanti ragazzi sono passati nella chiesa, nell'oratorio, nell'istituto? Solo Dio li ha potuti contare. Quello che è certo è che il San Giovanni ha corrisposto fedelmente alla missione che Don Bosco gli affidò e che fu sigillata nella pietra angolare: «Fu messa in costruzione una chiesa ed un ospizio, affinché si possano istruire i fanciulli nella scienza e nella religione».

Un calvario per il VESCOVO

di ENZO BIANCO

Lo volevano nella carriera diplomatica, ma lui scelse di essere educatore di ragazzi poveri. Per sette anni fu vescovo, e si batté per le chiese, le scuole e le strade. Poi la croce pesantissima e per vent'anni silenzio e preghiera. La splendida figura di mons. Cognata.

Il 22 luglio scorso si è spento a quasi 87 anni di età mons. Giuseppe Cognata, vescovo salesiano e fondatore della congregazione delle « Salesiane Oblate del Sacro Cuore ». Scompare con lui una figura non comune di sacerdote fedele e pastore intraprendente, che, sottoposto alle prove più sconfortanti, seppe uscirne grazie a una fede senza limiti nella Provvidenza e nei suoi disegni misteriosi, e grazie a un'umiltà disposta alle più dure rinunce.

Nato a Girgenti (Agrigento) il 14 ottobre 1885 da famiglia benestante e influente (il padre era avvocato, il nonno senatore), a 12 anni frequentò il collegio salesiano di Randazzo e vi maturò la sua futura vocazione. Una vocazione che venne messa alla prova dalla famiglia, non contraria alla sua scelta del sacerdozio, ma che preferiva vederlo - anziché educatore di ragazzi poveri - avviato alla carriera diplomatica a servizio della Santa Sede. Su insistenza dei genitori, frequentò il qualificato collegio Capranica, ma ne uscì deciso più di prima a farsi salesiano.

Una diocesi in terra di missione

Entrò nel noviziato nel 1904, e durante i primi quattro anni di vita salesiana dette una misura delle sue non comuni capacità affrontando contemporaneamente il tirocinio pratico salesiano, gli studi universitari (conclusi nel 1908 con la laurea), e gran parte degli studi teologici. L'anno successivo era sacerdote, e cominciava il suo lavoro tra i giovani. Durante la prima guerra mondiale fu cappellano militare, e nel ' 19 venne mandato a Trapani a fondare e dirigere una nuova casa salesiana. Fu successivamente direttore a Randazzo, a Gualdo Tadino e a Roma Sacro Cuore, dove nel 1933 lo raggiunse la proposta per la diocesi di Bova in Calabria.

Da tre anni quella diocesi era senza pastore, e la sua posizione in zona montagnosa, in regioni estremamente povere, con scarse vie di comunicazione e mancanza di ogni genere di infrastrutture, la rendevano tutt'altro che desiderabile. Ma a Bova era funzionante dal 1898 un collegio salesiano, e la scelta di un vescovo salesiano, per quella che allora era autentica terra di missione, parve naturale.

Mons. Cognata venne consacrato vescovo a Roma nella chiesa del Sacro Cuore dal cardinale salesiano Hlond, il 23 aprile 1933. L'11 giugno fece il suo ingresso a Bova. Un ingresso sentitissimo dalla popolazione, che aveva sofferto del lungo abbandono. Il giovane figlio di Don Bosco, accolto con simpatia, si mise al lavoro con inesauribile dedizione.

I 20 chilometri della strada che dalla stazione ferroviaria conduceva a Bova, erano solo in parte asfaltati, e in parte ancora mulattiera. E mulattiere e sentieri erano per lo più le altre strade che collegavano fra loro i piccoli centri montani della diocesi. Mons. Cognata percorse in lungo e in largo quelle strade a piedi e a cavallo.

Nei sette anni in cui esercitò le funzioni di vescovo dovette impegnarsi anche sul piano semplicemente umano e sociale, per colmare le lacune più gravi, perché - come annotò ancora il cronista della stampa locale - « a causa delle lotte interne e di inoperose amministrazioni si erano trascurate le opere indispensabili per la vita ». Egli si prodigò per ottenere, nei tanti paesi dove mancavano ancora, l'acqua potabile, le strade, le scuole, un po' di terra per il camposanto.

Ma soprattutto lavorò sul piano spirituale. Sopperì alla scarsità di clero ottenendo sacerdoti da altre diocesi. Nelle sue visite alle parrocchie si faceva accompagnare da sacerdoti specializzati che predicavano le « missioni » alla popolazione, ridestando la fede, la coscienza cristiana e la solidarietà civica.

La croce pesantissima

E con stile salesiano, puntò decisamente sull'educazione dei giovani. Volle in ogni parrocchia l'oratorio per i grandicelli, e per i piccoli l'asilo infantile tenuto dalle suore. E poiché questi asili dovevano sorgere in « paesi dove nessun Ordine esistente sarebbe potuto entrare », fondò egli stesso un'apposita Congregazione di suore.

Tanto lavoro pesò enormemente su di lui, che - come aveva annotato già il suo maestro di noviziato - aveva « salute buona ma gracile ». Del resto anche il suo vecchio episcopio « era inabitabile, malsano, tanto che recò seri malanni al povero vescovo ». A questi disagi si aggiunsero altre « difficoltà e incomprensioni », e il malanimo di alcuni che non condividevano il suo operato. All'opposizione si aggiunsero presto anche le accuse, e la denuncia contro di lui. Così mons. Cognata, che «reggeva la diocesi tra tanti disagi e con grandi sacrifici », e che « da alcuni mesi era sofferente, tanto che dovette passare qualche tempo in cura a Roma e in riposo presso il suo luogo nativo », nel febbraio 1940 finì per rinunciare alle sue funzioni di vescovo e ritirarsi.

Cominciò allora per lui un ventennio di vita ritirata e oscura, di silenzio e di preghiera, di semplice prete consacrato al ministero più umile, soprattutto come confessore dei ragazzi nei collegi salesiani di Trento, Rovereto e Castello di Godego. Chi lo stimava prima, ebbe motivo di stimarlo ancor più in questo tempo di prova, che egli affrontò con un coraggio che può venire solo da una fede incrollabile.

Intanto le opere a cui aveva dato vita conservavano il loro impulso vigoroso e continuavano a progredire. In particolare le suore salesiane Oblate, che oggi sono di «diritto pontificio », e hanno raggiunto il numero di 300 in 76 case e in 31 diocesi.

Attorno al 196o le ombre e i dubbi che pesavano sul passato di mons. Cognata vennero finalmente dissipati. La sua figura - rimasta sempre al di sopra di ogni sospetto per chi lo aveva conosciuto da vicino - fu del tutto riabilitata.

In questi ultimi anni mons. Cognata aveva ripreso contatto con la Congregazione delle suore, che riconoscono con venerazione in lui il fondatore e il maestro di spirito.

Nel luglio scorso era sceso in Calabria per porgere un estremo addio a mons. Arduino, deceduto a Locri, e per rivedere la sua diocesi e le sue suore. Ma la fatica del viaggio, e più ancora le forti emozioni provate hanno avuto il sopravvento sulla sua fibra ormai logora. Un infarto lo piegò proprio mentre era in quelle terre dove più intensamente aveva vissuto, lavorato e sofferto, e dove certamente aveva desiderato morire.

Di sicuro si tornerà a scrivere di lui per studiare la forte spiritualità con cui seppe lavorare e pregare per vent'anni nelle circostanze più difficili della sua vita.

5 AGOSTO 1872 - 1972

TUTTO FU FATTO PER MEZZO DI LEI

Le celebrazioni centenarié dell'istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice raggiunsero un livello di particolare solennità nelle manifestazioni che si svolsero a Roma, a Mornese, a Torino fra luglio e agosto. Ne tracciamo una veloce rassegna. Siamo veramente felici di ricevervi

Nel luminoso mattino del 15 luglio l'Aula delle Benedizioni in Vaticano, offriva un panorama inconsueto: la occupavano in composta e gioiosa attesa del Papa, duemilatrecento Figlie di Maria Ausiliatrice. Accolto festosamente da calde e rinnovate ovazioni, S. S. Paolo VI manifestò il suo compiacimento interrompendo più volte il discorso con espressioni di paterna benevolenza.

« Questo incontro - disse - richiama alla nostra mente la grande e benemerita schiera delle vostre consorelle, che in ogni continente, umili e generose, spendono la loro vita lietamente - anche questa è una nota che abbiamo osservata sui visi delle suore di Maria Ausiliatrice, soffusi di composta ma di sincera letizia - lietamente e alacremente per gli interessi del Regno di Dio, per l'aiuto della Chiesa, per il bene delle anime ».

Tracciato quindi un programma spirituale in cui la vita interiore e la devozione mariana erano particolarmente evidenziati, concluse: « Noi ci facciamo adesso interpreti anche di chi non vi ringrazia mai ; cioè noi vi ringraziamo proprio del bene che avete fatto alle anime, alla Chiesa, alla gloria del Regno di Dio e anche alla società e, in nome di tutte queste anime, da voi beneficate, vi diciamo Figliuole, grazie ! Siate felici ! Siate benedette, e ricordate che niente è perduto, niente è perduto ! La storia passa, il tempo cancella, ma l'opera fatta per il Regno di Dio è scritta sul suo Cuore e resta, e un giorno la troverete come premio della vostra dedizione alla gloria del Signore. E con voi è infine la nostra benedizione apostolica; pensate alla apertura del nostro cuore che vuole arrivare, con questa benedizione, ovunque si trova una Figlia di Maria Ausiliatrice. In tutti gli angoli della terra arrivi, per virtù del Signore, per sua bontà, questa nostra benedizione ».

Dal clima cordiale dell'incontro scaturi per le presenti : conforto, fiducia e nuovo slancio di fedeltà.

È tornata alle sue colline

Nel pomeriggio del 4 agosto Mornese si vestì a festa per ricevere la «sua » Santa: già da tre sere valenti oratori avevano preparato la popolazione e la gente accorse devota lungo le vie. L'urna con Santa Maria Mazzarello, partita il 3 agosto dalla Basilica di Maria Ausiliatrice di Torino, sostò a Nizza Monferrato e il 4 agosto arrivò a Mornese.

Nel cortile del collegio, alcuni giovani mornesini si riservarono l'onore di portarla a braccia sino allo storico pozzo: lì si svolse un primo affettuoso saluto delle suore « a Lei che tornava nella "sua" casa »; poi l'urna fu trasportata in cappella ed ebbe inizio il solenne rituale per la rinnovazione dei voti di un bel gruppo di giovani suore. In cappella, fino a notte inoltrata, folti gruppi di suore e di mornesini si alternarono accanto alla Santa in una fervida veglia di preghiere e d'amore.

Il nuovo tempio dedicato a Santa Maria Mazzarello

Con una funzione suggestiva e solenne S.E. rev.ma mons. Giuseppe Dell'Omo, già vescovo di Acqui, al mattino del 4 agosto consacrò il tempio che, in occasione del Centenario, l'Istituto ha dedicato alla Confondatrice. Sorge un po' fuori Mornese, in quella contrada Mazzarelli ove nacque la Santa. La facciata esterna è spezzata a un terzo dell'altezza da un'am, pia pensilina di protezione al pronao: al centro su di un pilastro si erge la statua di Santa Maria Mazzarello, modellata in bronzo.

L'impressione comune di quanti visitano il tempio è che la sintonia delle linee e dei colori produce un'atmosfera distensiva e raccolta che favorisce la preghiera. L'architetto, ing. Corte, l'ing. Stura, il pittore prof. Caffaro-Rore vi hanno portato il contributo della loro competenza.

5 agosto: la grande data

Nella cappella del collegio, il 5 agosto del 1872, alla presenza di Don Bosco e di S. E. mons. Sciandra vescovo di Acqui, Maria Mazzarello e dieci sue compagne si consacrarono al Signore: sorgeva l'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice.

A rievocare l'avvenimento, rivivendolo in pienezza, un bel gruppo di suore emise i voti perpetui. Presiedette la concelebrazione del rito il Vescovo coadiutore di Acqui, il quale, ricordando come cento anni fa mons. Sciandra aveva ceduto la parola a Don Bosco, volle «cederla a Madre Mazzarello ». Ne citò infatti alcune espressioni e le commentò magistralmente.

L'urna venne quindi trasportata al tempio da suore e fedeli in una atmosfera semplice, affettuosa e raccolta. Alle dieci la manifestazione fu particolarmente solenne. Il Rettor Maggiore dei Salesiani don Luigi Ricceri, che presiedette la concelebrazione, subito dopo il Vangelo rievocando i cento anni di storia dell'Istituto mise a fuoco l'eredità preziosa che le prime Figlie di Maria Ausiliatrice hanno lasciato ed evidenziò il significato profondo dei simboli di questo centenario: lo slogan « Rinascere » e la lampada ardente nella Basilica di Maria Ausiliatrice a Torino.

Fra i doni portati all'altare alcuni si distinsero per l'alto valore spirituale: Sr. Maria Mazzarello, pronipote della Santa, offrì le prime Regole delle Figlie di Maria Ausiliatrice e la Madre Generale le attuali Costituzioni.

Nel pomeriggio i Mornesini ebbero la gioia di portare la Santa in parrocchia per una solenne funzione serale e per la veglia. Questa processione ebbe un percorso particolarmente lungo, perché gli abitanti dei vari rioni desideravano la presenza benedicente di Madre Mazzarello.

Ora quella parrocchia tanto amata l'ospitava da Santa e da Santa le rendeva onore: lei rispondeva a tanta devozione suggerendo slanci interiori e spingendo ancora le anime a Cristo. I confessionali furono assiepati per molte ore e gente, che da vari anni non si confessava, si accostò ai sacramenti fra la commozione dei familiari. Fu questo il più bel trionfo di Madre Mazzarello.

L'urna da Mornese fu trasportata nella cattedrale di Acqui, e il 7 sera rientrò a Torino.

La bontà paterna del Cardinale

Il Cardinale padre Michele Pellegrino concelebrò nella Basilica di Maria Ausiliatrice a conclusione del solenne ciclo religioso delle feste centenarie. Erano presenti la Madre Generale e il suo Consiglio, le Ispettrici e un migliaio di suore provenienti da molte case.

All'omelia, il Cardinale illustrò lo spirito della Santa e, come fattori fondamentali, ne evidenziò la preghiera, il lavoro e il sacrificio. Sviluppò questi concetti con ricchezza di riflessioni, di episodi, di testimonianze e con una costante attenzione ai brani liturgici. Il coro aggiunse maestà alla celebrazione con brani scelti e stupendamente eseguiti.

Nel contesto delle manifestazioni centenarie

Si svolse a Torino dal 1° al 3 agosto il Congresso mondiale Dirigenti exallieve a cui parteciparono le rappresentanti delle cinquantasette nazioni ove lavorano le Figlie di Maria Ausiliatrice. Si realizzò un utile scambio d'esperienze, preludio di rinnovamento spirituale per una testimonianza sempre più autentica nella società.

Le celebrazioni del centenario non avrebbero avuto un pieno significato senza l'intervento della gioventù. L'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice fu suscitato infatti da Dio per la salvezza delle anime giovanili. Il 6 agosto ragazze di numerosi oratori portarono al tempio di Mornese una nota d'entusiasmo e di gioia. Nella Basilica di Maria Ausiliatrice, a Torino, il giorno 9 seicentocinquanta atlete provenienti da tutte le Ispettorie d'Italia, cantarono, pregarono, realizzarono, intorno all'altare, una sincera fraternità.

Il rev.mo Superiore don Luigi Fiora presiedette la concelebrazione e rivolse alla magnifica assemblea fervide parole. La distribuzione dell'Eucaristia toccò il vertice spirituale della manifestazione: le particole erano composte con grano proveniente dalle varie parti del mondo.

Nel pomeriggio la cerimonia d'apertura delle gare sportive al campo « Laura Vicufia » di Rivalta (Torino) fu simpatica e vivace. Giovinezza, colori, entusiasmo s'intrecciarono durante la bella e lunga sfilata : a conclusione furono issate le bandiere dell'Istituto e quella olimpica. La tedofora comunicò quindi al tripode il fuoco già attinto in Basilica al cero del centenario.

Il giorno dopo, le competizioni di pallavolo, pallacanestro, nuoto, pattinaggio e atletica leggera si svolsero in un clima di gioia. Le atlete furono decorate di medaglia d'oro. Nel pomeriggio del giorno seguente la sfilata della fraternità: le bandiere delle Nazioni, in cui si erano svolte competizioni centenarie, furono insignite di medaglia d'oro.

Una vivace danza monferrina e una delicata danza spagnola crearono pause divertenti. Uno spettacolo pirotecnico accese, nella penombra della sera, il monogramma di Maria Ausiliatrice e lo slogan : « Tutto fu fatto per mezzo di Lei! ».

Le Figlie di Maria Ausiliatrice sanno infatti, per esperienza, che la Vergine è sempre accanto a loro, Madre, Maestra, Aiuto.

A cura dell'Ufficio stampa F.M.A.

CONGRESSO COOPERATORI E INCONTRO NAZIONALE GIOVANI

Il Congresso Nazionale dei Cooperatori d'Italia è stato fissato per i giorni 8-10 dicembre e si svolgerà nelle vicinanze di Roma.

I lavori ruoteranno attorno ad un argomento centrale: Il Cooperatore nella Chiesa locale che sarà presentato nell'aspetto teologico e in quello operativo e che costituirà il tema di studio per l'anno 1973-74.

Naturalmente saranno i gruppi di studio ad approfondirlo e, assai interessante, il contributo di questi gruppi orienterà e arricchirà il sussidio-guida che sarà preparato per tutti i centri.

Chi parteciperà al Congresso? Tutti i Consigli ispettoriali che, all'epoca, saranno già stati rinnovati per elezione.

Saprà di nuovo e farà un po' di storia - nell'Associazione Cooperatori - L'Incontro nazionale Giovani che si terrà nello stesso periodo (7-10 dicembre).

Il traguardo che si prefigge è duplice: definire meglio la fisionomia del giovane cooperatore e studiare il tipo di presenza che deve avere oggi nel suo ambiente (come attuare cioè quel «servizio agli altri giovani» che è la sua finalità).

II tema centrale sarà: « Come dovrebbe vivere ed operare, oggi, il G. C., con particolare riguardo alle situazioni emergenti nella Chiesa locale e nel mondo giovanile in genere e in quello del lavoro in particolare».

L'incontro nazionale sarà preceduto da quello regionale nelle varie ispettorie.

PER INTERCESSIONE DI MARIA AUSILIATRICE E DI SAN GIOVANNI BOSCO

LA VITA DI UN FRATELLO

Mio fratello, vent'anni, nell'ottobre del '71 in seguito a incidente stradale rimase gravemente ferito. All'ospedale gli riscontrarono fratture multiple: tre costole, clavicola, perone, tibia; grave emorragia interna causata dallo spappolamento della milza, che dovette essere asportata; e ancora, ciò che destava maggiori preoccupazioni, trauma cranico.

Due giorni dopo si aggiunse anche la broncopolmonite bilaterale, per cui gli si dovette praticare la tracheotomia. I professori si prodigarono nelle cure, ma la loro prognosi era sempre grave.

La mia famiglia, le novizie della comunità di cui facevo parte, le F.M.A. di Montebelluna e quanti vennero a conoscenza del caso, pregarono con fervore e profonda fede Maria Ausiliatrice, fiduciosi nella potenza della sua materna intercessione.

Ebbene, dopo essere rimasto cinque giorni in coma, mio fratello cominciò a riprendersi, e poi a migliorare così rapidamente che i medici ne furono sorpresi. Un bel giorno poté lasciare l'ospedale: era guarito.

Nei mesi successivi fu sottoposto a regolari controlli medici e radiografici: tutto risultò positivo, con meraviglia dei dottori. Oggi mio fratello sta benissimo, lavora con la stessa resistenza di prima, anzi, dice: « Mi sento più forte di prima perché ho fatto amicizia con Maria Ausiliatrice».

Desideriamo rendere pubblica questa grazia perché la fiducia in Lei diventi sempre più profonda.

Battaglia Terme (Padova)

SR. GIOVANNINA MALAMOCCO FMA

LA GIOIA DI SENTIRE

Proprio in quest'anno centenario, la Madonna mi ha ottenuto una grande grazia. Soffrivo di disturbi all'udito fin dalla giovinezza, ma lo specialista da cui mi ero fatta visitare non aveva dato alcuna importanza al male. Fui accettata in Congregazione, ma il male si aggravò al punto che, nonostante tutte le cure, persi a poco a poco l'udito. Vi lascio immaginare il disagio e le sofferenze che provavo. Fui visitata da altri specialisti, che non seppero trovare alcun rimedio. E le cose peggiorarono, ero afflitta da continui malesseri. Finalmente un bravo dottore mi diede la speranza di riacquistare l'udito sottoponendomi a un intervento operatorio. Gli interventi furono tre, abbastanza dolorosi. Ma il risultato fu consolante: poco alla volta cominciai a udire, e ora sono completamente guarita. Ringrazio di tutto cuore la Madonna, alla quale mi ero affidata, perché per mezzo di quel bravissimo medico mi ha ottenuto una grazia così necessaria e desiderata.

India Sud

Una F.M.A. missionaria (lettera firmata)

«NON C'ERA PIÙ SPERANZA, EPPURE HO PREGATO»

Anni fa dovetti subire un intervento chirurgico, in seguito al quale fu scoperta la gravità del mio male: tumore maligno, più nessuna speranza di guarigione. Mi sentivo molto abbattuta. Ma un giorno, mentre assistevo alla benedizione impartita con la reliquia di S. Giovanni Bosco, mi rivolsi a lui con fede, lo pregai di aiutarmi.

Lentamente i disturbi andarono scomparendo, e potei con gioia riprendere le mie occupazioni.

Sono passati cinque anni da quel giorno, e continuo tranquilla il mio lavoro, confidando nel Signore. Sento il bisogno di rendere grazie a Don Bosco che mi ha ascoltata.

Torino

SUOR ELENA APPENDINO F.M.A.

Maria Angelico (Grammichele - Catania) esprime la sua riconoscenza a Maria Ausiliatrice per aver aiutato il figlio a superare un difficile momento nella vita scolastica.

Famiglia Fassio ringrazia Maria Ausiliatrice per singolari grazie ricevute.

Secondiana Fancello (S. Vito al Tagliamento - Pordenone) ringrazia pubblicamente Maria SS. Ausiliatrice e San Giovanni Bosco per ripetute grazie ottenute a favore di due sorelle anziane, afflitte da mali diversi; e anche a favore di una nipote, che ha potuto superare felicemente una difficile operazione nonostante il grave stato di deperimento in cui si trovava.

CI HANNO PURE SEGNALATO GRAZIE

Alciati Pierina - Armanni Maria - Ascheri Lucia - Arzeni Giovanni - Audisio famiglia - Azzarone Maria - Balanino Fulvia - Ballini Aida - Barbera Viola Rita - Barbiero Emilia - Bascella Virginia - Bassan Maria - Bellini Elsa - Benzi Giuseppina - Bertoluzzi Luigina - Bestagno Angela - Bianchi Margherita - Boari Alma - Bogliacino Maria - Bonino Onorina - Bonsolo Lucilla - Bonura Rosa - Borietti Gaspare - Bosia Luciana - Bottero Pina - Brigeda Paolina - Brunello Antonio - Buffa Maria - Burgay Iolanda - Burini Carla - Bussi Giuseppina - Campanella Maria - Cane Silvana - Cangrasso Francesca - Cantoreggi Anna - Capani Angiolina - Cappellaro Maria - Caprioli Elsa - Caputo Teresa - Carcano Ossola Enrichetta - Carpani Maria - Casanova Borea Luigi - Casarsa BrunettaCasazza Basilio - Casazza Rosa - Castagno Maria Orsola - Catalano Vita - Celsi Cataldo - Cerchi Giovanna - Chiavetta Grazia - Chiminello Antonio e Maria - Cino Agata - Coda Rita - Colongo Alessio - Corbella Carolina - Costanzo Grazia - Cuomo Assunta e Carmela - Dalle Ceste Marianna - Damiani Eledia - D'Aniello Maddalena - Da Ronco Fiocco Alba - De Felice Eugenia - De Giorgi Giuseppina - Deiana Maria - Del Mestre Antonio - Del Monte Valentina - De Maria Ernesto - De Monte Placido - Di Giacomo Maria - Dinalfo Giuseppe - Fabris Maria - Fambrini Italia - Fanara Angelo - Felloni Ida - Ferrarese Maria - Filippi Pier Davide - Finocchiaro Gian Carlo - Frau Damiana - Gagliardi Tita - Gamerro Giovanni - Gazzola Clelia - Ghiga Maria - Giacobina Francesca - Giargia Davide - Gidano Virginia - Giovannini Caterina - Girimondi Dina - Gori Elia - Gorini Fortunata - Greghi Elena - Grieco Michele - Grillo famiglia - Grungo Rosa - Guetta Giuseppina - Guggino Giuseppe - Guseri Maria - Keller Noemi - Laganà Evoli Maria - Latuada Paola - Leorato Anna - Lombardo Emilia - Longo Carmela - Lopez Concettina - Lupo Giuseppa - Maggini Giovanna - Maggioni Emilio - Maiocchi Evelina - Managlio Bernardo - Manca Mariangela - Marinone Erasma - Mariotti Paolina - Marletta Bardini Laura - Mazzone Camilla - Merazzi Giulia - Migliaccio Serafina - Miliani Marisa - Mola Leonora - Montana Antonio - Munisteri Venera - Mura Efisiella - Naso Francesco - Navone Luisa - Negro Irma - Nempi Angiolina - Novaro Giovanna - Oliveri Vita - Pacchiotti Antonio - Pace Ines - Palumbo Francesco - Panier Torello - Paolino Carmela - Parnisari Reggiori Rita - Parri Ruggero - Patriti Teresa - Pedretti Giovanni - Peno Teresa - Perucon Ada - Pettinaroli Lidia - Piotti Antonietta - Pirrello Armida - Poli Alice - Porcellana Angioletta - Portas Francesco - Predaval Maria - Provera Teresa - Pureddu Emilio - Quaini Rosa - Radaelli Ester - Ranzani Casterno Paola - Ravera Pierina - Re Rosangela - Renoldo Puricelli Elisa - Roccaro Aurora - Rollandin Giulia - Rossetti Maria - Rossotto Franco e Luciano - Ruffini Candido e Eligio - Sacco Egidio - Salvo Giacomo - Savio Anna - Scacco Giuseppe - Sisi Anna Maria - Soldo Amelia - Spilinga Massimo - Stefani Celestina - Tamburrino Francesco - Tarasco Rosa - Tarditi Maddalena - Tentori Ester - Terzaghi Giulio - Tomas Franca - Tribocco Giuseppe - Trivoli Rosina - Vecchietti Franco - Venetico Rosa - Verace Grazia - Villa Maria - Viola Rosa - Vittoni Anna - Volpe Carlo - Zanghi Stefano - Zannino Nicola - Zappanico Maria - Zavitto Salvatore - Zimbarolo Antonia.

PER INTERCESSIONE DI DON RUA E ALTRI SERVI DI DIO

UN MISSIONARIO REGALATO ALLE MISSIONI

Mi stavo preparando a partire missionario per il Brasile, e mi preoccupavo di salutare e ringraziare tanti amici e benefattori che avevano aiutato il nostro Istituto missionario e me, suo umile membro. Mi preoccupai anche di saldare gli ultimi debitucci, e credevo proprio d'aver soddisfatto tutti quando, parlando con il Direttore di una scuola salesiana, mi ricordai di dover ancora assolvere un debito verso il beato Don Rua. Ed eccomi a farlo.

Era una notte di luglio 1966, dormivo nel mio stanzino di portinaio, quando fui svegliato da un'improvvisa telefonata. Un nostro sacerdote, mentre tornava dalla funzione della professione religiosa di sua sorella, aveva subito un gravissimo incidente stradale, ed era stato portato all'ospedale moribondo. Avvertii immediatamente il padre Rettore; poi mi recai davanti alla statua di Maria Immacolata, e la supplicai che volesse salvare la vita di quel bravissimo sacerdote, anche per intercessione di Don Rua. Avevo un'immagine dell'allora Venerabile, che mi era stata regalata da una suora di Maria Ausiliatrice. Vi scrissi sopra: Vergine Immacolata, Don Rua, guarite il nostro caro padre Lorenzo! e la feci mettere sotto il cuscino dell'infortunato, continuando a pregare per lui.

La grazia è stata ottenuta: padre Lorenzo è guarito, ha riacquistato la vigoria delle forze, e da anni lavora come missionario nello Zaire.

Al carissimo Don Rua, ora beato, giunga dalle sponde amazzoniche il mio grazie sincero.

Belem (Brasile)

IVO CONSIGLI, missionario saveriano

UNA MAMMA GRIDÓ AIUTO

Mio figlio maggiore un giorno ebbe la malaugurata idea di fare il bagno poco dopo mangiato. lo stavo riposando, quando all'improvviso fui risvegliata come da un richiamo, da un brutto presentimento. Corsi al bagno, ma era chiuso, e per quanto chiamassi non mi rispondeva che un rantolo. Gridai aiuto, telefonai al Soccorso pubblico di emergenza. Sfondata la porta, mio figlio fu trovato steso sul pavimento quasi privo di vita. Fu portato immediatamente al Centro di rianimazione all'ospedale di Mantova. Dopo più di un'ora, finalmente si riprese; rimase degente tre giorni, poi è tornato a casa del tutto guarito.

Sono povera, non posso offrire molto, ma lo faccio con tanta riconoscenza a Don Rua e con la speranza che protegga sempre la mia famiglia.

Mantova

ARPALICE BARDINI

NON FARÀ UNA GRAZIA SOLO A METÀ

Ricoverata in ospedale per infezione all'alluce, dopo parecchie settimane di degenza, visto che nonostante le cure assidue il male aumentava anziché scomparire, il medico dichiarò necessaria l'amputazione del piede.

Non mi volli rassegnare, e mi raccomandai con tanta fede a Don Rua, promettendo un'offerta e la pubblicazione della grazia.

Il male è andato gradatamente scomparendo, e spero in una completa guarigione, certa che Don Rua non farà la grazia solo a metà. Sciolgo perciò il mio voto.

Bagnolo (Cuneo)

ROSA MINETTO IN SIMONETTO

GLI OCCHI DI UN RAGAZZINO

Mio figlio Giancarlo di dieci anni, mentre giocava, fu colpito all'occhio sinistro, e la lente degli occhiali, frantumandosi, penetrò con schegge varie nella cavità oculare. Preoccupatissima, temevo gravi conseguenze, nonostante il pronto intervento dell'oculista. Internamente mi sentii spinta a invocare il servo di Dio Don Rua. Non tardò a esaudirmi: nel giro di otto giorni il ragazzo fu dimesso dall'ospedale. L'occhio e la vista sono normali.

Io stessa poi fui guarita da grave intossicazione gastroenterica.

Gattico (Novara)

ERMINIA RICCA

UNA VECCHIA FOTOGRAFIA AL POSTO D'ONORE

Sono un salesiano, e ho sempre nutrito grande venerazione per Don Rua. Ero ancora chierico quando un coadiutore mi regalò una fotografia che lo stesso Don Rua gli aveva donato: l'ho sempre tenuta al posto d'onore, e ho diffuso tra confratelli e cooperatori la devozione a questo santo sacerdote.

Alcuni mesi fa mi trovavo in cattive condizioni per una grave disfunzione ai reni. Le cure ordinarie riuscirono vane, e dovetti essere ricoverato in osservazione nell'ospedale «Santa Maria» di Colonia. Le radiografie confermarono che un rene non funzionava. Allora fui sottoposto a un esame per il quale fu necessaria la narcosi. Quando ripresi coscienza, il primario mi disse: « L'operazione non è necessaria: i suoi reni sono in ordine. Mi congratulo con lei, padre!». Rimasi ancora due giorni in osservazione, e poi potei tornare a casa guarito. Per intercessione di Don Rua: perché io mi ero continuamente raccomandato a lui.

Colonia (Germania)

SAC. ALFONSO MARTIN

IL DOLORE DI UNA SORELLA

Mio fratello di 25 anni veniva ricoverato d'urgenza all'ospedale in seguito a crisi stenocardiche. Al mattino del terzo giorno (andavo ogni giorno a trovarlo) ebbi la sensazione che fosse in fin di vita. Sopraggiunse il professore che, dopo averlo visitato, non nascose la gravità della situazione, e aggiunse che rimanevano ben poche possibilità umane di salvarlo. Tornai nella mia comunità molto in pena, ma le mie consorelle mi fecero coraggio assicurando la loro fervida preghiera. Una di esse mi diede una reliquia di Don Rinaldi e mi disse: «Inviti suo fratello a dire: "Don Rinaldi, col vostro sorriso guardate anche me e guaritemi!-». Altre consorelle si unirono alla nostra preghiera, mentre mio fratello ripeteva con fede la breve invocazione.

Ed ecco che a poco a poco tutta la sintomatologia regredì, e ritornò la speranza e la gioia di vivere. Il professore, che lo seguì paternamente, ne constatò la rapida e completa guarigione, senza postumi, da pericardite virale acuta con versamento. Pieni di riconoscenza, adempiamo la promessa di far pubblicare la grazia.

Alessandria

LILIANA BARBERIS FMA, E FAMIGLIA

NEL MONDO SALESIANO

PROCLAMATO VENERABILE IL FIGLIO DEL CACICO

Zeffirino Namuncurà, giovane araucano nato a Chimpay (Patagonia settentrionale) e morto a Roma non ancora ventenne, è stato proclamato venerabile. Il 22 giugno scorso la Sacra Congregazione per le Cause dei Santi ha dichiarato: « E accertata l'esistenza delle virtù teologali Fede, Speranza e Carità verso Dio e verso il prossimo, nonché delle virtù cardinali Prudenza, Giustizia, Fortezza e Temperanza, e delle virtù loro annesse, in grado eroico, del Servo di Dio Zeffirino Namuncurà ».

Di lui parleremo più ampiamente nel numero di dicembre.

MESSA D'ORO E DI DIAMANTE A VALDOCCO

Nel settembre scorso, nella Basilica di Maria Ausiliatrice, si è celebrata una doppia solennità.

Don Guido Borra, che fu per tanti anni del Consiglio Superiore e Ispettore del Brasile, ha celebrato il 50° di Messa, e ha avuto la gioia di riabbracciare alcuni anziani confratelli del Brasile.

Don Emilio Garro, che ha avuto legioni di lettori tra i ragazzi, e ha diretto per molti anni le Letture Cattoliche, ha celebrato il 60° di Messa, circondato da una corona di confratelli, che furono anche suoi appassionati lettori.

ESORDÌ IN UN TEATRINO SALESIANO L'ATTORE TURI FERRO

« A sei anni ebbi la mia prima particina: tre battute in tutto. Appena entrato in scena per la prima battuta, mi impaperai e tornai di corsa dietro le quinte, rosso di vergogna. Al secondo atto non volevo più entrare. Fu papà a spingermi da dietro le quinte e a catapultarmi in palcoscenico: e dovette suggerirmi due o tre volte la battuta, perché avevo dimenticato tutto. Poi, superato lo choc, arrivai alla fine... e da quel giorno le mie parti si allungarono. A diciotto anni ero già il "numero uno" al teatrino dei Salesiani a Catania, la saletta del "'San Genesio", e don Vasco Tassinari, direttore dell'oratorio e regista dei nostri spettacoli, mi passava sottobanco un pacchetto di sigarette alla settimana al posto delle cinque che dava agli altri».

Così Turi Ferro, attore comico e drammatico, del teatro, della radio, del cinema e della televisione, ha raccontato il suo esordio sul palcoscenico (l'episodio è stato raccolto dal settimanale Gente).

La televisione lo ha presentato come il freddo e metodico ispettore Cameron nel giallo Melissa, come protagonista nella commedia L'aria del continente, e recentemente ne ha fatto lo stempiato patriarca nel clan dei Nicotera.

Dice di sé: « Il segreto del mio successo? Penso che sia l'umiltà. La gente è stanca di divi e di divismo. Vuole attori coscienziosi, onesti, dei buoni artigiani. lo mi considero un buon artigiano del palcoscenico, che anzitutto ha un grande rispetto per il suo pubblico».

Turi Ferro, giunto meritatamente alla celebrità, è l'ennesimo personaggio dello spettacolo - accanto ai vari Panelli e Buazzelli - che ha mosso i primi passi sul palcoscenico di un teatrino salesiano.

25 ANNI DEL MOVIMENTO KIRO-ZAIRE

I ragazzi e le ragazze del movimento giovanile cristiano Kiro-Zaire (già KiroCongo) hanno festeggiato a Lubumbashi il 25° di fondazione del loro movimento. Al suono dei tamburi e sventolando le loro bandiere, hanno preso posto nel grande stadio della capitale, hanno assistito alla Messa concelebrata presieduta dall'arcivescovo, hanno compiuto le loro pittoresche sfilate, hanno dato vita a giochi, canti, danze ed esercizi ritmici secondo il tipico stile della « gioia-kiro ».

Nella sua breve esistenza questo movimento giovanile africano ha già formato alla vita di fede decine di migliaia di ragazzi e ragazze, annovera al momento più di 70.000 giovani aderenti, ed è in continua espansione.

Il kiro come movimento era sorto in Belgio, ma nel 1947 è stato trapiantato dal salesiano don Giuseppe Sterck nello Zaire (ex Congo Belga), e adattato alla gioventù del paese.

E un movimento fortemente incentrato sulla figura del Cristo risorto (la stessa parola Kiro, è composta dalle due lettere greche con cui comincia appunto il nome « Cristo »). È perciò un movimento esigente, che chiede ai suoi membri un forte impegno di fede.

Nella festa per il 25° di fondazione, l'arcivescovo di Lubumbashi mons. Kabanga ha richiamato ai giovani Kiro il «messaggio», molto attuale e addirittura urgente, del loro movimento. « È essenziale - ha detto loro - che i ragazzi e le ragazze del Kiro evitino di rinchiudersi in se stessi: la formazione e le ricchezze che apporta loro il movimento, essi devono trasmetterli ai giovani delle nostre città che sono abbandonati, vittime del loro ozio forzato, e soggetti alle sollecitazioni più pericolose».

MISSIONARIO IN UNA JUNGLA DI BAMBÙ

II missionario salesiano don José Armiñana qualche tempo fa rinunciò alla parrocchia di Raliang (archidiocesi di Shillong - India) per andar a vivere' tra la tribù Nongpylut, che egli aveva scoperto durante un viaggio apostolico. Questa località si trova a quattro giornate di cammino da Raliang. Non ci sono strade né altre comunicazioni. La gente è primitiva, senza nozioni di agricoltura. Non conosce le medicine. La presenza del missionario in quella jungla di bambù, fu una benedizione per la povera gente.

Don Arminana cominciò con una scuoletta, fece un piano per tracciare una strada di circa 50 chilometri, preparò campi per la coltura del riso. Poi ottenne le medicine più urgenti e ne fece la distribuzione ai malati. Per la tribù fu la rinascita.

Ma le conseguenze non furono tutte buone. Una tribù confinante, che fin'allora era vissuta in pace, all'improvviso attaccò i Nongpylut con colpi di mano e aggressioni. Il missionario, nel visitare i vari villaggi doveva stare alla larga dalla tribù attaccante, perché venne a sapere che lo cercavano a morte. In un'occasione dovette attraversare per tutta la notte, col fucile in mano, una zona infestata da elefanti e da tigri per evitare il territorio della tribù nemica.

Questa ha già attaccato, saccheggiato e bruciato qualche villaggio dei Nongpylut. Circa un migliaio di essi han dovuto lasciare i poveri villaggi minacciati per raccogliersi in un campo organizzato dal missionario. Don Arminana, per questo, ha dovuto dare fondo a tutte le sue risorse. « Ora, per completare il tragico quadro della situazione, - scrive il missionario, - una mandria di elefanti, circa una quarantina, ha distrutto tutto: la scuola, la chiesetta, il dispensario, la mia capanna».

Attualmente don Arminana è stato ricoverato in un ospedale, sfinito e ammalato. Ma appena avrà ricuperato le forze, vuole ricominciare da capo il lavoro di apostolato e di promozione sociale in mezzo a quella povera gente, con gli aiuti che ha chiesto ai fratelli della Spagna, sua patria.

I SALESIANI POTRANNO ESSERE "DIACONI PERMANENTI

« Lo stato di ""diacono permanente"", rivalutato dalla Chiesa post-conciliare, è compatibile con la natura, il fine e lo spirito della Congregazione Salesiana». Lo ha dichiarato, dopo attento studio, il Capitolo Generale Speciale. Infatti, i Salesiani esercitano tra la gioventù povera e negli ambienti popolari i servizi che sono propri del diacono: evangelizzazione, catechesi, vita liturgico-sacramentale, associazionismo. Attualmente gestiscono 665 parrocchie con un totale di 7 milioni e mezzo di abitanti, e sono presenti in 318 Centri di Missione tra 15 milioni di persone.

La richiesta di istituire il diaconato permanente tra i Salesiani presentata dal Rettor Maggiore al card. Antoniutti, prefetto della Sacra Congregazione dei Religiosi, è stata accettata.

UN DELEGATO SPECIALE DEL RETTOR MAGGIORE PER LA POLONIA

I salesiani polacchi hanno chiesto al Rettor Maggiore di nominare un delegato speciale che unisca meglio la loro Nazione al Centro e si renda interprete delle loro necessità e dei loro problemi.

II Rettor Maggiore ha accolto la richiesta nominando per tale ufficio don Stanislao Rokita.

L'opera salesiana in Polonia è fiorente. Attualmente, le due ispettorie in cui è suddivisa contano più di trenta novizi. Qualche mese fa 14 sacerdoti hanno celebrato 25 anni di messa nella parrocchia di San Giorgio a Lodz. Nella stessa chiesa si sono svolte solenni funzioni in onore del martire polacco Massimiliano Kolbe.

PER I POVERI, COME MAMMA MARGHERITA

I laboratori « Mamma Margherita » si sono moltiplicati ovunque. Moltissime cooperatrici hanno scoperto che è bello occupare un po' di tempo libero (a volte se ne trova tanto da morire di noia) lavorando insieme per i poveri.

A Bolzano il « Laboratorio missionario e assistenziale Mamma Margherita » funziona da dieci anni. « Un modello», lo definisce il relatore. Per il lavoro compiuto (lo possono testimoniare le missioni della Corea, Himalaia, Ande, Ecuador Paraguay), e per lo spirito di gioia e di amicizia con cui viene compiuto.

A Catania il gruppo dei giovani cooperatori ha realizzato un'esposizione di oltre 150 capi di vestiario confezionati nel Laboratorio per le missioni: vestiti per bimbe e giovanette, dai colori vivaci e dal taglio grazioso, offerti con amore.

Rovereto ha inviato la documentazione fotografica del lavoro compiuto e degli indumenti raccolti: dalle fasce per lebbrosi alle piccole coperte per neonati, dalla lana per confezioni ai più svariati abiti maschili e femminili.

Sono alcuni esempi di una quantità grande di lavoro eseguito con silenziosa e umile attività in tutta Italia.

TRE ONORIFICENZE

A Saigon (Sud Vietnam) don Andrea Majcen (sloveno) è stato decorato dal Ministro degli Affari Sociali con medaglia d'oro di prima classe per i meriti sociali acquistati in vent'anni di lavoro in quella tormentata nazione. Don Mario Acquistapace, delegato ispettoriale per il Vietnam, lo ha pubblicamente proclamato «fondatore dell'opera salesiana nel Vietnam ».

A Quito (Ecuador) don Carlos M. Izurieta è stato insignito della « Condecoracion Nacional de Caballero en el grado de Oficial » decretata dal Presidente della Repubblica, e di una onorificenza pontificia decretata dal Santo Padre, per i suoi lunghi anni di attività pastorale ed educativa.

Don Giovanni Schoutens, salesiano olandese che da 30 anni svolge la sua missione di educatore in Perù, è stato nominato dalla regina d'Olanda « Cavaliere dell'Ordine di Orange Nassau ». L'onorificenza gli è stata conferita nell'ambasciata olandese di Lima.

CELEBRAZIONI ANNIVERSARIE

Cooperatori e amici dell'Opera Salesiana ad Aversa (Caserta), ove le Figlie di Maria Ausiliatrice si prodigano nella « Piccola Casa della Carità », hanno celebrato il centenario delle Suore Salesiane istituendo una Borsa di Studio per un seminarista. Celebrazioni impegnate pure a Malta, dove le Suore lavorano con successo da dieci anni, anche nel campo delle vocazioni. Ultimamente cinque ragazzi maltesi, alunni salesiani, furono classificati vincitori nella Seconda Mostra Internazionale di Arte, organizzata a Bologna dall'Antoniano.

12a SETTIMANA DI STUDI MARIANI

Ha avuto luogo a Torino-Valdocco dal 28 agosto al 1° settembre. Tema: « Rapporti fra la missione materna di Maria e l'opera dello Spirito Santo nell'edificazione del Corpo Mistico». Prolusione del card. Pellegrino. Specialisti del Centro Catechistico Salesiano hanno affrontato gli aspetti catechistici del tema. La Settimana è stata organizzata dal Collegamento Mariano Nazionale (Santuario Madonna del Divino Amore - 00314 Roma).

† PREGHIAMO PER I NOSTRI MORTI †

SALESIANI DEFUNTI

Mons. Giuseppe Cognata † a Bova Marina (Reggio Calabria) a 87 anni.

Nato a Girgenti (Agrigento), fu salesiano, poi vescovo e fondatore delle e Salesiane Oblate del Sacro Cuore .

Di lui parliamo in un articolo di questo numero.

Sac. Ambrogio Zappa † a Bagnolo (Cuneo).

Fu dapprima a fianco di don Berruti in delicate mansioni, e poi maestro dei novizi a Villa Moglia, indimenticabile per la sua bontà delicata e umanissima. Una difficile ubbidienza, da lui accettata con spirito di fede, lo fece partire come maestro dei novizi per l'America del Sud. Il clima e le difficoltà di ambientamento scossero profondamente e precocemente la sua salute. Tornato in Italia non riuscì mai più a ristabilirsi. I confratelli ammiravano in lui l'affettuosa paternità unita a delicatezza, e l'attaccamento a Don Bosco e allo spirito salesiano. Lascia a tutti un messaggio di lavoro, di ubbidienza sacrificata, di raccoglimento nella preghiera e nel silenzio.

Sac. Giovanni Buchta † a Bagnolo (Cuneo) a 66 anni.

Svolse un fecondo apostolato come missionario in Cina e poi nelle Filippine. Parlava correntemente otto lingue, era dotato di vasta e soda cultura, e di virtù religiose e sacerdotali, per cui godette di grande prestigio non solo tra i confratelli e i giovani, ma anche presso le autorità.

Coad. Alessandro Facchini † a Cuneo a 65 anni.

Laborioso, umile, animato da vero spirito di preghiera, era un elemento di unione nella comunità. Povero con sé, largo con gli altri, amato dai giovani, seppe suscitare con il suo esempio altre vocazioni per la vita religiosa.

Sac. Enrico Bonicellí † a Bagnolo (Cuneo) a 63 anni.

Fu abile insegnante ed esperto economo, tanto che gli fu affidata l'amministrazione presso le tipografie della Poliglotta Vaticana e dell'Osservatore Romano. Era assiduo al lavoro e alla pietà. Lunghi anni di sofferenze purificarono una vita tutta dedita all'apostolato umile e nascosto.

Coad. Nicola Arezzo † a Roma a 56 anni.

Accolto come orfanello dai Salesiani di Bari, volle seguire il Padre degli orfani, e fu salesiano. Gli affidarono delicati incarichi amministrativi, posti di responsabilità e di fiducia; ma questo non gli impedì di avvicinare tanti giovani, specie i più poveri. Dal 1968 era a Roma come collaboratore della Segreteria Nazionale Exallievi. Si guadagnò subito la stima e l'affetto dei confratelli che apprezzavano la sua preziosa attività e la schietta amicizia. La sua gioia era recarsi la domenica in piazza S. Pietro a ricevere la parola e la benedizione del Papa.

Sac. Carlo Simona † a Bagnolo (Cuneo) a 93 anni.

Laureato in filosofia presso l'Università Gregoriana, insegnò tale disciplina nei nostri Istituti di formazione, in Italia e all'estero. Tornato in patria, fu per molti anni direttore spirituale nelle comunità della Figlie di M.A., che lo ricordano con viva riconoscenza. Fu attivo apostolo della devozione al S. Cuore di Gesù, ed ebbe la rara gioia di celebrare 70 anni di sacerdozio.

Sac. Mario Bostícco † a Torino a 53 anni.

Passò la maggior parte della sua vita salesiana - scrive il suo Direttore - in funzioni prevalentemente amministrative, che compì con diligenza, con amore alla povertà, e con spirito di dedizione e di sacrificio». Fu in parecchie Case dell'Ispettoria Centrale, e gli ultimi tre anni li passò all'Ateneo nella sua sede romana. A lui si deve un valido contributo nella ricostruzione della casa della Crocetta. Anni duri di disagio e di sacrificio. Mancò quasi improvvisamente, ma nella consapevolezza vigile di essere chiamato da Dio.

Sac. Francesco Fossati † a Bombay (India) a 75 anni.

Nato a Monza, a 27 anni partì missionario per l'India, e vi rimase per 48 anni. In Italia era stato in trincea durante la grande guerra. In India fu parroco, direttore di scuole tecniche, e poi addetto alle confessioni. La sua fu una morte improvvisa ma non inattesa. Aveva appena finito di recitare i vespri in cappella, salì in camera, lì il Signore lo chiamò, al riposo e al premio.

COOPERATORI DEFUNTI

S. E. Mons. Augusto Bertazzoni † a Potenza a 96 anni.

Da ragazzo studiò a Valdocco e conobbe Don Bosco. La sua figura verrà rievocata in un prossimo articolo.

Mons. Antonio Palmíottí † a Molfetta (Bari) a 95 anni.

Si laureò giovanissimo, e fu professore a Bari e a Molfetta. Ma fu soprattutto sacerdote, per ben 72 anni. Nella sua lunga carriera di insegnante fu larghissimo di aiuti morali e materiali verso i salesiani e l'opera di Molfetta. La sua figura vivrà nel ricordo dei molfettesi.

Domenica Peracchino † a San Gillio (Torino) a 88 anni.

Umile e buona, passò senza far rumore. Per molti anni ottima infermiera, trascorse gli ultimi mesi a letto, santificando le sue sofferenze con la santa Comunione e la devozione alla Madonna.

Giuseppina Borgonovo ved. Galímberti † a Lurago d'Erba (Como) a 79 anni.

Non avendo la gioia di figli suoi, si dedicava a opere di beneficenza, ospitando religiosi di passaggio, aiutando gli aspiranti alla vita religiosa e missionaria, e soccorrendo in modo particolare i poveri.

Cardina Caon in Andrigo † a S. Giustina in Colle (Padova) a 84 anni.

È volata al cielo alla presenza dei suoi quattordici figli. Una di essi, Bice, è Figlia di Maria Ausiliatrice. Fu una donna di grande fede, di lavoro e di preghiera, buona e delicata con tutti.

Olga Visciola Albore † a Napoli.

Fu cooperatrice assidua alla Messa quotidiana, alla Comunione e agli Esercizi spirituali. Si dedicò in modo particolare all'opera delle vocazioni e all'assistenza dei poveri.

Giovanna Nicolò † a Bova Marina (Reggio Calabria).

Exallieva delle F.M.A., fu pure cooperatrice generosa e illuminata, specialmente nella scuola.

Luigi Drudi † a Terni.

Cavaliere di Vittorio Veneto, per molti anni presidente diocesano della Unione Uomini di A. C., lascia in quanti lo conobbero un esempio di attaccamento alla famiglia, alla Chiesa e all'opera di Don Bosco.

Giovanna Rovasio ved. Savio † a Moncalieri (Torino) a 100 anni.

Ha lavorato fino all'ultima ora per i missionari, confezionando vestiti e garze mediche per i lebbrosi. Amava tanto Don Bosco e la Madonna Ausiliatrice, che onorava ogni giorno con la recita del rosario.

Giovanni Marocco † a Cintegabelle (Francia) a 93 anni.

Padre di otto figli, donò a Don Bosco il primogenito, don Giovanni, e gli permise di partire giovanissimo per la Patagonia. La sua lunga vita di agricoltore, onesta e serena, fu un tessuto di pietà, lavoro, sacrificio, e amore a Don Bosco, di cui era affezionato cooperatore.

Luigi Frassy † a Hone (Aosta) a 88 anni.

Era un carattere forte, un cuore buono e generoso, un cristiano convinto e coerente. Seppe dare ai figli un'educazione completa, ad alto livello religioso e morale. Due di essi sono diventati sacerdoti: uno è missionario salesiano in India da oltre trent'anni, l'altro è parroco a Hone (Aosta).

Giuseppina Villani ved. Giudici † a Torino a 88 anni.

Donna di intensa pietà e di profondo spirito di fede, è vissuta per Dio e per la famiglia, a cui ha dedicato tutte le ricchezze dei suo grande cuore. Donò l'unica figlia Ada all'Istituto delle Figlie di M. Ausiliatrice. Seguiva l'opera salesiana con l'assidua lettura del Bollettino.

Virginia Bonfanti † a Monza (Milano) a 87 anni.

Donna di profondissimo senso cristiano, diede concreto appoggio al fratello Gaetano nel suo apostolato giovanile e nella promozione di vocazioni adulte, diventate in massima parte missionari salesiani.

Antonio Pettenuzzo † a San Giorgio in Bosco (Padova) a 59 anni. Cooperatore da molti anni, padre di cinque figli, fu lieto di donare una figlia all'Istituto delle Suore salesiane.

Claudína Bordino † a Castellinaldo d'Alba (Cuneo).

Fu zelantissima per le opere salesiane e assai devota all'Ausiliatrice e di Don Bosco. Mite e paziente, chiuse con una morte serena una vita esemplare.

ALTRI COOPERATORI DEFUNTI

Berti Panetti Domenica - Bertolini Panetti Letizia - Bono Carolina v. Barbero - Castellana Natalina v. Simondi - Cologna Gemma - Farris Usai Rosina - Ferrero Rumualdo - Quaglia Caterina - Opezzo D. Giacomo - Reano Gallenga Emilia - Rossi Maria - Savio Giovanna - Tallone Eugenia - Tarsitano Anna Teresa.


L'ISTITUTO SALESIANO PER LE MISSIONI con sede in TORINO, eretto in Ente Morale con Decreto 12 gennaio 1924, n. 22, può legalmente ricevere Legati ed Eredità. Ad evitare possibili contestazioni si consigliano le seguenti formule:

Se trattasi d'un Legato: «... lascio all'Istituto Salesiano per le Missioni con sede in Torino a titolo di legato la somma di Lire... (oppure) l'immobile sito in ...»

Se trattasi, invece, di nominare erede di ogni sostanza l'Istituto, la formula potrebbe esser questa: «... Annullo ogni mia precedente disposizione testamentaria. Nomino mio erede universale l'Istituto Salesiano per le Missioni con sede in Torino, lasciando ad esso quanto mi appartiene a qualsiasi titolo ».

(Luogo e data)

(Firma per esteso)


CROCIATA MISSIONARIA

TOTALE MINIMO PER BORSA L. 50.000.

Avvertiamo che la pubblicazione di una Borsa incompleta si effettua quando il versamento iniziale raggiunge la somma di L. 25.000, ovvero quando tale somma viene raggiunta con offerte successive.

Non potendo fondare una Borsa, si può contribuire con qualsiasi somma a completare Borse già fondate.

BORSE COMPLETE

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Borsa: Ven. Don Michele Rua, a cura dell'Apostolato della preghiera, Parrocchia S. Giovanni Bosco-Agnelli (Torino), L. 50.000.

Borsa: Giovanni Avenatti ed Elisabetta Ferro, a cura degli exallievi dell'Istituto Salesiano di Feletto (Torino), L. 70.000.

Borsa: Maria SS. Ausiliatrice e Santi Salesiani, in ringraziamento per grazia ricevuta ed invocando continua protezione, a cura di Pier Luigi Bellomo (Caluso - Torino), L. 50.000.

Borsa: Maria SS. Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco, in ringraziamento per grazia ricevuta ed invocando protezione per il figlio, a cura di Luigi e Aida Bernasconi (Milano), L. 50.000.

Borsa: Maria SS. Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco, in adempimento promessa e chiedendo preghiere, a cura di Linda Bisiaco (Nimis - Udine), L. 50.000.

Borsa: S. Cuore di Gesù, Maria SS. Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco, aiutatemi, a cura di Letizia Bolla (S. Bonifacio - Verona), lire 50.000.

Borsa: Maria SS. Ausiliatrice, in suffragio di Giuseppina Borgonovo, a cura dei familiari (Merone - Como), L. 100.000.

Borsa: idem come sopra.

Borsa: S. Giovanni Bosco, idem come sopra.

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Borsa: S. Giovanni Bosco, in memoria e suffragio di Mamma e Papà e invocando protezione e preghiere per la mia famiglia, a cura di Lorenzo Bottino (Santena - Torino), L. 50.000.

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Borsa: Maria SS. Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco, chiedendo preghiere, a cura di Costantina Cosi (S. Eufemia della Fonte - Brescia), L. 50.000.

Borsa: Maria SS. Ausiliatrice, S. Cuore di Gesù, S. Giovanni Bosco e S. Domenico Savio, a cura di Giuseppina Di Vasta (Chambridge - USA), L. 54.000.

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Borsa: D. Michele Rua, invocandone l'intercessione per una grazia, a cura di Fornasier cav. Giuseppe (Mestre - Venezia), L. 50.000.

Borsa: Gesù Sacramentato, Maria SS. Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco, per grazia ricevuta, a cura di Nerina Franco (Verona), L. 50.000.

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Borsa: Maria SS. Ausiliatrice, S. Giovanni Bosco, Don Michele Rua e anime del Purgatorio, in ringraziamento e in suffragio di mio marito Giovanni, a cura di Maria Giotto, L. 50.000.

Borsa: S. Cuore di Gesù e Maria SS. Ausiliatrice, a cura di Carla Iannaco (Compiobbi - Firenze), L. 50.000.

Borsa: Maria SS. Ausiliatrice, S. Cuore di Gesù e S. Giovanni Bosco, in ringraziamento dell'ottenuta protezione su persona cara, a cura di N.N. (Mede Lomellina - Pavia), L. 60.000.

Borsa: Don Bosco e Papa Giovanni XXIII, invocando protezione sulla mia famiglia, a cura di Maria Mariani (Solarolo - Ravenna), lire 50.000.

Borsa: In onore di Maria SS. Ausiliatrice, a cura di N.N., L. 100.000.

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Borsa: Don Bosco aiutaci!, a cura di Giuseppina Muzzani Ugazio (San Giorgio Lomellina - Pavia), L. 50.000.

Borsa: Maria SS. Ausiliatrice, S. Giovanni, Bosco e S. Domenico Savio, a cura di Carmen Pianta (Uznach - Svizzera), L. 75.000.

Borsa: In onore di Maria SS. Ausiliatrice e di S. Giovanni Bosco, a cura di Filippina Pluviani ved. Belletti, L. 100.000.

Borsa: Maria SS. Ausiliatrice, S. Giovanni Bosco, S. Domenico Savio e Beato Don Michele Rua, continuate ad aiutarci, a cura di N.N. (Acqui Terme - Alessandria), L. 50.000.

Borsa: Maria SS. Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco, aiutateci, a cura di P.S. (Genova), L. 50.000.

Borsa: Maria SS. Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco, in suffragio di Tarcisio Quaroni, a cura di Rosalia Quaroni (Legnano - Milano), L. 50.000.

Borsa: Maria SS. Ausiliatrice e Don Filippo Rinaldi in memoria e suffragio di Gugliemo Rinaldi, a cura di Pierina Rinaldi (Biella - Vercelli), L. 50.000.

Borsa: S. Cuore di Gesù, Maria SS. Ausiliatrice e Papa Giovanni XXIII, per grazia ricevuta, a cura di Mario Rondolini (Pallanzeno - Novara), L. 50.000.

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Borsa: Don Bosco, proteggi il mio Giacinto e tutti i miei cari, a cura di N.N. (Piacenza), L. 50.000.

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Borsa: S. Giovanni Bosco, invocando santità e grazie su don Alfonso Antonini S.D.B. nel 25° di sacerdozio, a cura delle rev. Suore Ancelle del S. Cuore (Cosenza), L. 50.000.

Borsa: Maria SS. Ausiliatrice, S. Giovanni Bosco e Santi Salesiani, perché intercedano presso Dio per avere la guarigione degli occhi senza intervento chirurgico, a cura di V.G.L. (La Spezia), L. 50.000.

Borsa: Don Filippo Rinaldi, per ringraziamento e per implorare altre grazie, a cura di N.N., L. 50.000.

Borsa: Maria SS. Ausiliatrice, a cura di N.N., L. 100.000.

Borsa: Maria SS. Ausiliatrice, proteggimi, a cura di N.N., L. 50.000.

Borsa: Maria SS. Ausiliatrice e Santi Salesiani, aiutatemi, a cura di N.N., L. 50.000.

Borsa: Alla Vergine Santissima, con riconoscenza, a cura di N.N., L. 50.000.

Borsa: In suffragio dei miei defunti e per ottenere la protezione della Madonna, a cura di N.N., L. 50.000.

Borsa: Maria SS. Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco, guidateci a Gesù, a cura di N.N., L. 50.000.

Borsa: Maria SS. Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco, a cura di Amalia Borio (Asti), L. 100.000.

Borsa: Don Luigi Pace, a cura della Parrocchia S. Giovanni Bosco (Roma), L. 50.000.

Borsa: Maria SS. Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco, in suffragio di mio marito e di tutti gli altri miei parenti defunti, a cura di Chiara Cirielli De Florio (Acquaviva delle Fonti - Bari), L. 50.000.

Borsa: Maria SS. Ausiliatrice, San Giovanni Bosco e Beato Don Rua, a cura di De Naro-Papa dott. Giuseppe (Pozzallo - Ragusa), L. 50.000.

Borsa: Maria SS. Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco, affinché mi aiutino ad educare bene i miei figli e mi diano pace in famiglia, a cura di M. Pia Domenichelli (Lodi - Milano), L. 50.000.

Borsa: Maria SS. Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco, a cura di Alberto Faraboschi (Finale Ligure - Savona), L. 50.000.

Borsa: Maria SS. Ausiliatrice, per grazia ricevuta, a cura di Nia Gembillo Paterniti (Gioiosa Marea - Messina), L. 163.000.

Borsa: S. Giovanni Bosco, per grazia ricevuta, a cura di Nia Gembillo Paterniti (Gioiosa Marea - Messina), L. 163.000.

Borsa: Maria SS. Ausiliatrice, S. Giovanni Bosco e S. Domenico Savio, per ringraziare ed invocare aiuto per noi e le nostre figlie, in particolare Norma, a cura di Angelo ed Elisa Lanfranchi (Leffe - Bergamo), L. 50.000.

Borsa: Maria SS. Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco, in suffragio di mio fratello Don Giovanni, sac. salesiano e degli altri miei defunti, a cura di N.N. (Folgaria - Trento), lire 50.000.

Borsa: Don Bosco e Don Rua, per grazia ricevuta, a cura di Rosetta e Luciana Merlo (Collegno - Torino), L. 50.000.

Borsa: Maria SS. Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco, a cura di Monti archit. Alfredo (Tramelan - Svizzera), L. 50.000.

Borsa: Maria SS. Ausiliatrice, a cura di Natta prof. Emma (Roma), L. 50.000.

Borsa: In onore del Beato Don Michele Rua, perché ci mantenga la sua protezione, a cura di Enrica e Sandra Nogara (Bellano - Como), L. 50.000.

Borsa: In onore di S. Domenico Savio, per grazia ricevuta, a cura di Angela Ponte in Massone (Campo Ligure - Genova), L. 120.000.

Borsa: Maria SS. Ausiliatrice, per grazia ricevuta. A cura di Ines Pugno (Torino), L. 50.000.

Borsa: S. Giovanni Bosco, in memoria di mio marito Guido Avezzù ed invocando la fede per me e per tutti i miei cari, specie il mio Giorgio. A cura di Gina Raimondi ved. Avezzù (Rovigo). L. 50.000.

Borsa: Maria SS. Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco, a cura di Ausilia Roma (Pozzuoli - Napoli), L. 100.000.

Borsa: Maria SS. Ausiliatrice, San Giovanni Bosco e Papa Giovanni XXIII, a cura di Ghita Sosio (Valdidentro - Sondrio), L. 50.000.

Borsa: Maria SS. Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco, per preghiere secondo le mie intenzioni, a cura di Carolina Teruzzi (Milano), L. 50.000.

(continua)