Bollettino Salesiano

ANNO LXXXVIII. N.19    1° OTTOBRE 1964 

La Famiglia salesiana di fronte al Concilio

Il Concilio ha dato il via a un vasto movimento spirituale che investe tutti gli aspetti della vita della Chiesa. Anche se le decisioni propriamente dette si sono concretate finora in due sole costituzioni, è possibile cogliere nel Concilio degli stati d'animo, degli orientamenti e delle tendenze che ne definiscono già lo spirito autentico.

La Famiglia Salesiana, sia per l'impegno di adesione e di fedeltà alla Chiesa che le è stato lasciato da Don Bosco, sia per le dimensioni universali che le fanno sentire il respiro della Chiesa nel mondo cattolico, non può non sentirne la risonanza, anzi vuole assimilare in se stessa la forza interiore del Concilio.

Potremmo aggiungere che è facile, anzi naturale e spontaneo per la Famiglia di Don Bosco inserirsi nella linea spirituale del Concilio, perchè questo grande avvenimento della Chiesa sviluppa alcuni elementi caratteristici che ne costituiscono il patrimonio.

Sbaglierebbe chi si limitasse a considerare Don Bosco il più grande educatole del secolo scorso. Se questo è il merito più facilmente individuabile del Santo, in realtà egli raccolse in sè una ricchezza di interessi molto più vasti per quanto riguarda la vita spirituale, le forme e lo slancio dell'apostolato, le risorse del ministero sacerdotale, i rapporti col mondo e con le autorità civili, l'atteggiamento di fronte alla cultura e al progresso, la corrispondenza con le esigenze del tempo ecc. Le nuove energie immesse da Don Bosco nell'apostolato entrarono a far parte dei fermenti che la Chiesa accolse in se stessa dal secolo scorso fino al momento del Concilio. E se molti furono coloro che prepararono i tempi nuovi, non è presuntuoso affermare che Don Bosco vi diede il suo personalissimo ed efficace contributo (1).

(1) M. Gozzini sta pubblicando presso Vallecchi una collana detta dei Nuovi Padri, in cui raccoglie le testimonianze di coloro che anticiparono le aperture del Concilio. Tra questi nuovi Padri " noi crediamo che Don Bosco potrebbe prendere un buon posto.

Il Concilio ha mostrato in primo luogo una precisa tendenza al rinnovamento della Chiesa. Ciò è stato affermato ripetutamente da Papa Giovanni XXIII ed è stato più esplicitamente chiarito da Paolo VI nel discorso di apertura alla seconda Sessione. La volontà, e quasi l'ansia del rinnovamento è uno dei segni più evidenti del tempo del Concilio, anche se non conosciamo ancora gli sviluppi che prenderà questo impegno dei Padri Conciliari, accompagnato dai voti e dalla spinta dell'opinione cattolica mondiale. La Chiesa si è messa « per nuovo cammino ».

Ora l'azione di Don Bosco è tutta pervasa da un'ansia rinnovatrice, anche se non assunse pose rivoluzionarie, se amò i gesti calmi e gli accenti pacati e prudenti. Vissuto nel periodo del Risorgimento tutto pervaso di fremiti per cose nuove, seguì una via diversa dagli uomini della politica e della cultura, mirando ad altre mete; ma dovette esserci una certa reciproca simpatia tra gli uomini che lavoravano per una Italia nuova e Don Bosco, che pensava a fare degli italiani nuovi e soprattutto dei fedeli degni dei tempi nuovi nella Chiesa.

Il fatto stesso di essere andato ai giovani indica come Don Bosco avesse in loro e nelle nuove forze cattoliche che essi potevano rappresentare, una fiducia che non concedeva più alle forme e alle generazioni del passato. Qualcosa dell'ardore giovanile passò nel suo spirito e nei suoi mezzi di apostolato: lo scandalo che destò spesso anche tra i cosiddetti benpensanti venne dall'ardimento delle sue nuove impostazioni. Si potrebbe cogliere, attraverso un'analisi di tutta l'opera di Don Bosco, il carattere di novità che egli portava alla Chiesa, quasi rappresentandone coi suoi giovani e coi suoi metodi la primavera promettente. Pensiamo solo a Don Bosco che lascia l'occupazione tradizionale del viceparroco, del cappellano, del professore o del pedagogo, per andare ad abitare a Valdocco tra i suoi ragazzi, in luogo malfamato di periferia, alle prese con un apostolato nuovo, e noi avremo un gesto che dice zelo per le anime, ma indica anche audacia nuova per fronteggiare situazioni nuove. Non ci si apre con questo agli impulsi e alle sempre nuove risorse di azione del tempo moderno, incoraggiate dal Concilio? Non è questo solo gesto una rottura col passato, una via nuova nell'apostolato della Chiesa?

Il Concilio vuole aprire, dopo secoli di chiusa rigidità, l'epoca dell'incontro, del dialogo, della comprensione e dell'amore. Giovanni XXIII ha parlato di età della misericordia, che tiene dietro a quella della condanna; Paolo VI ha accentuato l'espressione della simpatia con cui la, Chiesa guarda al mondo. Le sue espressioni a questo riguardo, nel discorso alla seconda Sessione del Concilio, sono bellissime.

Don Bosco non potè pensare al dialogo con i lontani e i fratelli separati nei termini oggi seguiti, ma tutta la sua attività è ispirata dall'atteggiamento intimo dell'incontro. Don Bosco è il Santo dal cuore aperto: verso il giovane a cui dava la più affettuosa confidenza, ma poi verso i lontani, in particolare verso i protestanti (2), verso gli uomini abbandonati della periferia, verso gli uomini della politica, che prendevano spesso, anche per motivi contingenti, posizione contro la Chiesa (si pensi ai suoi rapporti con Rattazzi, Cavour e molti altri uomini di governo), verso la cultura percorsa dal laicismo trionfante (manda per primo salesiani all'Università), verso la tecnica e il progresso (sempre all'avanguardia!), verso gli elementi umani sempre più in evidenza nella pedagogia (Don Bosco ebbe il merito di affermare, se non di trovare, un metodo che conciliava armoniosamente le esigenze umane più moderne con quelle più schiettamente e integralmente religiose). Quando si pensa alla intransigenza di altri tempi da parte della Chiesa, per giuste ragioni storiche, e all'apertura dei nostri giorni, non si può non riconoscere che Don Bosco si era già incamminato per la via dell'amore, dell'incontro e del dialogo. Per questo fu proclamato santo dalla Chiesa, ma godette nello stesso tempo della più cordiale simpatia di chi, sotto certi aspetti, stava dall'altra parte della barricata. Don Bosco si è fatto moderno ed è andato incontro alla modernità col cuore stesso di Giovanni XXIII.

(2) Nel primo fascicolo delle Letture Cattoliche, intitolato " Il Cattolico istruito nella sua religione ", Don Bosco terminava con un invito ai Ministri Protestanti, nel quale si legge: "Queste sono parole di un vostro fratello che vi ama, e vi ama assai piùù che voi noi credete. Parole di un fratello che offre tutto se stesso e quanto può avere in questo mondo pel vostro bene... ". Sembra di sentire Giovanni XXIII!

Già Leone XIII gli riconosceva questo merito, quando, nell'incontro che ebbe col Santo il 9 maggio 1884, gli diceva: « Voi avete la missione di far vedere al mondo che si può essere buon cattolico e nello stesso tempo buono e onesto cittadino; che si può fare gran bene alla povera e abbandonata gioventù in tutti i tempi senza urtare con l'andazzo della politica, ma conservandosi ognora buoni cattolici ».

Le parole del Papa non sono un complimento d'occasione, ma avevano un senso specialissimo in quel tempo, quando Don Bosco, con non molte altre persone e istituzioni, rappresentava un « ponte » tra la Chiesa e il mondo laico. L'atteggiamento del Santo ha oggi una attualità che è misura e segno del carattere anticipatore della sua azione. Don Bosco non aperse ufficialmente verso il mondo, ma indicò chiaramente la direzione che oggi ufficialmente ha preso la Chiesa.

Il Concilio ha carattere prevalentemente pastorale. Non interessa tanto definire, quanto portare nella coscienza dei popoli, fare, promuovere nuove iniziative, rendersi aderente ai tempi, cercare l'apologia dei fatti e non delle discussioni; non definire teoricamente le opposte posizioni, ma superarle per mezzo dell'amore.

Don Bosco non fu un teorico, nel senso stretto, della nuova pedagogia cattolica per i tempi nuovi, ma ne fu il pratico assertore con la più grande esperienza educativa che sia stata tentata nei tempi moderni da una persona e da una istituzione; non studiò le esigenze dei nuovi tempi e non problematizzò sulle soluzioni, ma cercò le soluzioni pratiche immediate. I princìpi cristiani da salvare e da affermare nelle situazioni difficili dei tempi nuovi, li visse nell'azione, prima ancora che affermarli teoricamente, per una specie di istinto soprannaturale e di genio umano.

Egli fu un pastore autentico, che anticipò l'opera pastorale dei tempi nostri: vide davanti a sè un mondo da salvare, ma vide pure che a questa salvezza non sarebbe bastato l'apostolato dei sacerdoti e religiosi; occorreva mobiliare i laici, il che fece con la creazione della sua terza famiglia. il riconoscimento viene proprio dal Papa. Pio XI in un documento storico del 3 dicembre 1933 afferma: « I Cooperatori, una unione cioè di fedeli, in massima parte laici, animati dallo spirito della Società Salesiana e al pari di essa pronti ad ogni opera di carità, hanno per iscopo di portare, secondo le circostanze, valido aiuto ai parroci, ai Vescovi e allo stesso Sommo Pontefice. Nobile primo abbozzo di Azione Cattolica ».

Giovanni XXIII ha fatto delle arditissime affermazioni di ottimismo contro i profeti di sventura. E questo ottimismo è il preludio di tutta la ripresa apostolica della Chiesa. Ha dato la fiducia al mondo e con questa fiducia si è accinto a rifarlo.

Don Bosco ha denunziato i mali dei tempi, suoi e futuri, ma aveva come innato per sè e sapeva infondere negli altri la grande leva dell'ottimismo. Senza di questo, nel secolo e nel paese che soppresse le Congregazioni Religiose, non avrebbe posto mano alla Congregazione Salesiana e non ne avrebbe avviata l'opera in mezzo alla Chiesa. Don Bosco assistette a una delle più grandi tragedie della Chiesa con la calma di chi aveva la visione sicura delle vittorie future: e diede la sua vita per questo. Amò il mondo che si doveva rifare e fu dei « testimoni dell'ottimismo cristiano ».

Il Concilio non teme di affrontare nuove forme di apostolato con uno studio approfondito delle esigenze dei tempi e con lo sforzo dichiarato di volersi adattare alle circostanze e alle persone, a costo di sacrificare, in quello che non è essenziale, il passato.

Don Bosco fu coevo al suo secolo, uscendo fuori da ciò che era ormai stantìo e superato: andò nelle carceri, nelle botteghe, nelle periferie; studiò esperienze e ne fece egli stesso; accostò autorità e competenti; cercò di parlare il linguaggio stesso del popolo; comprese la questione sociale e le sue conseguenze; capì che certi fatti politici erano ormai riversibili e determinanti per l'azione dei cattolici. Non parve mai sfasato rispetto alle posizioni più avanzate del progresso, anzi parve suo orgoglio tenere il passo col passo del tempo. Ed è singolare notare come il suo sforzo di adeguamento non l'abbia fermato al suo secolo, ma gli abbia fatto trovare le parole, gli atteggiamenti, le opere che sono richieste dal nostro tempo. Don Bosco è più coevo al nostro secolo che al secolo passato. Si pensi alla stampa, a quello che era ai tempi di Don Bosco e a quello che è oggi. Ebbene, il Santo non esita ad affermare: «fu questa una fra le precipue imprese che mi affidò la Divina Provvidenza »; aggiunge di essersene occupato « con instancabile lena », e arriva a dichiarare che la stampa « è uno dei fini principali della nostra Congregazione ».

Il Concilio vuole una Chiesa la quale abbia ritrovato il volto della povertà, vada verso il popolo povero con la sue istituzioni e superi l'accusa di amica dei ricchi di cui ancora oggi è gratificata.

Le affermazioni di Don Bosco, i giovani a cui si è rivolto, il tenore di vita e di lavoro dei Salesiani, le opere in cui si debbono specializzare (oratori, scuole professionali, case di beneficenza), tutto dice che il Santo aveva compreso questo. E le parole di Mamma Margherita (« Io da te non voglio niente... Anzi te lo protesto: se tu ti risolvessi allo stato di prete secolare e per sventura diventassi ricco, io non verrò a farti una sola visita. Ricordalo bene! ») interpretavano quasi per istinto, una delle aspirazioni più profondamente popolari raccolte da Don Bosco. La carità gli impedì di fare denuncie sferzanti, ma camminò coraggiosamente da povero prete verso il mondo della gente povera.

La riforma liturgica (per studiare solo la prima grande riforma del Concilio) sarebbe accolta da Don Bosco come quella che corrisponde ad un postulato fondamentale del suo sistema. Don Bosco voleva che il giovane fosse attivo e non spettatore, doveva animare con la sua iniziativa le pratiche di pietà, doveva diventare, se mai, spettacolo edificante che trascinava gli altri. 11 «Piccolo Clero», il canto, la grandiosità delle funzioni in genere erano sulla via della Riforma, e se Don Bosco non tentò certe esperienze nostre, fu perchè esse erano assolutamente inusitate; ma entravano nel suo spirito e ora le farebbe proprie con entusiasmo.

Se volle i ragazzi attori sul palco, li volle anche in chiesa in una edificante coreografia religiosa, come in un gioioso corale delle sue case al Signore.

Si è fatto cenno a qualche nuovo orientamento portato dal Concilio nella vita della Chiesa, che noi ritroviamo già nell'azione di Don Bosco e per conseguenza nella vita stessa della Famiglia da lui fondata. Si potrebbero fare ancora altri riferimenti, ma ci pare che cogliere le profonde tendenze che animano le singole riforme valga assai più ancora che non fermarsi su ciascuna di esse.

Ci piace notare ancora come Don Bosco non sarebbe rimasto assolutamente lontano e assente da questo grande avvenimento della Chiesa. Nel nostro Santo si rileva questo contrasto. Egli da una parte è tutto preso dal suo lavoro tra i giovani, di cui sente vivamente tutti gli interessi, quelli materiali, quelli scolastici. quelli morali e religiosi. Egli è completamente assorbito da loro e si direbbe che il suo cuore di padre non lo fa allontanare da essi e da tutto quello che li riguarda neppure per un istante. D'altra parte però si vede ad ogni passo che Don Bosco, tutto assorbito nella sua attività giovanile, non aveva una mentalità chiusa nelle piccole cose dei piccoli. Se stava con loro, aveva però una mente natura di adulto.

Egli vedeva in realtà i problemi della società e del suo avvenire, comprendeva come i tempi si avviavano ad una concezione sempre più laica della vita, sapeva comporre una sintesi educativa in cui conservava tutti i princìpi della più genuina tradizione cristiana ed apriva la porta a tutte le aspirazioni umane del suo tempo; si apriva a tutte le esigenze della cultura e del progresso; dava un metodo educativo che si allargava in realtà in una grandiosa concezione di vita; per quello "che riguarda noi soprattutto in questo momento, poneva la sua opera personale e quella della sua Congregazione sul piano della Chiesa e, dai prati di Valdocco, guardava alle sorti stesse della Chiesa nel mondo. Don Bosco sentiva la fierezza e la responsabilità di servire la grande causa della Chiesa, guardava con consapevolezza chiara al futuro della Chiesa. Non è forse ardito pensare che, come nella storia della Chiesa si verificò il fenomeno del francescanesimo che aveva il compito di elevare le sorti della Chiesa al di sopra dei beni terreni e dei loro godimenti, così Don Bosco con la sua opera precorse uno dei movimenti spirituali caratteristici del nostro tempo.

Durante il Concilio Vaticano I il Santo fu spinto dal suo amore alla Chiesa ad andare a Roma e a farsi paladino della proclamazione del dogma dell'infallibilità pontificia. Egli vedeva in questo fatto uno dei capisaldi dell'azione della Chiesa contro i suoi nemici per la salvezza della fede. Ora Don Bosco accoglierebbe lo spirito e le decisioni del Concilio come un nuovo provvidenziale disegno di Dio per la riforma della Chiesa e si metterebbe a disposizione della Chiesa per l'attuazione generosa di questo piano divino. Non sappiamo vedere diversamente la figura di Don Bosco, come non ci pare che egli abbia lasciato altro impegno alla sua Congregazione. Egli l'ha preparata, quando le ha dato vita e vigore, a questi nostri tempi; ed è una gioia per la Famiglia Salesiana e per quanti vivono attorno ad essa il mettersi a disposizione della Chiesa in questa entusiasmante impresa di rinnovamento. La Congregazione Salesiana, entrando a vele spiegate nella gran corrente del Concilio, ritrova la forza delle proprie origini e il volto preciso che Don Bosco le ha voluto dare.

LA PAROLA DEL PAPA

Contro il conformismo

Molti fedeli pensano dover consistere principalmente la riforma della Chiesa nell'adattamento dei suoi sentimenti e dei suoi costumi a quelli mondani. Il fascino della vita profana oggi è potentissimo. Il conformismo sembra a molti fatale e sapiente. Chi non è ben radicato nella fede e nella pratica della legge ecclesiastica, pensa facilmente essere venuto il momento di adattarsi alla concezione profana della vita, come se questa fosse la migliore, fosse quella che un cristiano può e deve far propria. Questo fenomeno di adattamento si pronuncia tanto nel campo filosofico (quanto può la moda anche nel regno del pensiero, che dovrebbe essere autonomo e libero, e solo avido e docile davanti alla verità e all'autorità di provati maestri!), quanto nel campo pratico, dove diventa sempre più incerto e difficile segnare la linea della rettitudine morale e della retta condotta pratica.

Il naturalismo minaccia di vanificare la concezione originale del Cristianesimo; il relativismo, che tutto giustifica e tutto qualifica di pari valore, attenta al carattere assoluto dei principi cristiani; l'abitudine di togliere ogni sforzo, ogni incomodo dalla pratica consueta della vita accusa d'inutilità fastidiosa la disciplina e l'ascesi cristiana; anzi talvolta il desiderio apostolico d'avvicinare ambienti profani o di farsi accogliere dagli animi moderni, da quelli giovanili specialmente, si traduce in una rinuncia alle forme proprie della vita cristiana e a quello stile stesso di contegno, che deve dare a tale premura di accostamento e di influsso educativo il suo senso ed il suo vigore.

Non è forse vero che spesso il giovane Clero, ovvero anche qualche zelante Religioso guidato dalla buona intenzione di penetrare nelle masse popolari o in ceti particolari, cerca di confondersi con essi invece di distinguersi, rinunciando con inutile mimetismo all'efficacia genuina del suo apostolato? Il grande principio, enunciato da Cristo, si ripresenta nella sua attualità e nella sua difficoltà: essere nel mondo, ma non del mondo; e buon per noi se la sua altissima e opportunissima preghiera sarà da Lui, « sempre vivo per intercedere a nostro favore », ancor oggi proferita davanti al Padre celeste: « Non chiedo che tu li tolga dal mondo, ma che li custodisca dal maligno ».

Dalla Enciclica "Ecclesiam suam" di Paolo VI

Il messaggio di Orvieto

Voi, figli saggi e custodi amorosi di queste tradizioni piissime e popolari, comprendete quale debba essere la soluzione di tale arduo problema, che investe, specialmente nel nostro Paese, la vita contemporanea; la soluzione non può essere diversa che un nuovo e vigoroso atto di fede in Cristo Signore e nella sua parola. Voi sentite sorgere nei vostri animi, risvegliati da queste celebrazioni, una luce, una forza spirituale, che potremmo chiamare il messaggio di Orvieto:

• non creda l'uomo di oggi di trovare altro nutrimento alla sua insaziabile fame di vita, se non nella fede e nella comunione di Cristo Signore;

• non creda l'uomo di oggi che per conquistare il pane terrestre, di cui ha bisogno la sua vita temporale, debba porre l'alternativa alla ricerca del pane della vita religiosa e della fedeltà alla tradizione cattolica;

• non creda l'uomo di oggi che il tesoro di fede e di bellezza che gli viene dalla storia e dalla civiltà cristiana abbia ormai un semplice valore archeologico e folcloristico, e non pensi di poterlo degnamente conservare e conservare come un cimelio prezioso, sì, ma spento di verità e di realtà interiore: diventerebbe cenere nelle sue mani;

• ma creda l'uomo di oggi che chi cerca, sulla parola di Cristo, il regno di Dio innanzi tutto, avrà pane, avrà l'abbondanza anche dei beni naturali della scienza, della tecnica, del lavoro, dell'arte;

• creda l'uomo d'oggi che ancor più di ieri Cristo gli è necessario: risvegliati in lui i desideri della libertà, della maturità umana, del progresso sociale, della pace, sappia che non solo a possederli, ma a conoscerli nel loro vero concetto, cotesti ideali, è necessario il Maestro, il Maestro divino che solo li può far coincidere con la verità e con la vita;

• e creda finalmente l'uomo di oggi che l'umile e fervorosa fede che Cristo nell'Eucaristia reclama da lui è per la sua redenzione, per la sua salvezza, e per la sua felicità.

Questo il messaggio di Orvieto.

Dal discorso del Santo Padre a Orvieto l'11-8-1969

PROFILI DI COOPERATORI SALESIANI

Vittima per la santificazione dei Sacerdoti

« Per godere di Te ho un'eternità, per farti godere del mio amore per mezzo della sofferenza e dell'immolazione non ho che una breve esistenza; spremi dalla mia persona tutto ciò che può dare gloria al tuo Nome, esauriscimi affinchè, alla mia morte, io sia tutto amore ».

In queste parole è delineata la figura morale e la vita eroica della Cooperatrice salesiana Purificación Gonzàlez López.

La Pia Unione dei Cooperatori si sta arricchendo di figure eminenti, occulte al mondo ma ben note agli occhi di Dio e dei buoni per le loro straordinarie virtù. Ciò che conta e rende grande ed efficace la Terza Famiglia Salesiana è anzitutto la santità dei suoi membri.

La signorina Purificación Gonzàlez nacque nel agio a Hita, in provincia di Guadalajara (Spagna), da genitori profondamente cristiani e instancabilmente lavoratori. Dio, che la voleva condurre per il cammino della croce, comincio a prepararla fin dalla tenera età di un anno e mezzo, quando fu colpita da una paralisi infantile che le deformò leggermente i piedi e le braccia.

La sua forte volontà la spinse, nonostante il difetto fisico, a frequentare la scuola magistrale, dove si diplomò insegnante; esercitò quindi l'insegnamento nella città di Guadalajara.

La Cooperatrice Purificación Gonzàlez López sulla sua carrozzella a Lourdes, col pellegrinaggio diocesano.

In questa città conobbe i salesiani e diede il suo nome alla Pia Unione dei Cooperatori. La professione di maestra offrì un campo fertile al suo apostolato, che esplicò soprattutto come zelante propagandista della devozione a Maria Ausiliatrice.

I dolori e gli acciacchi la fecero desistere dall'insegnamento e diminuirono pian piano la sua attività esterna. Tre anni prima di morire, donò tutti i suoi averi a Don Bosco e si ritiro presso Madrid nella casa « Los Almendros » delle Figlie della Carità, dove trascorse i suoi ultimi anni, assistita spiritualmente dai salesiani del vicino collegio di S. Fernando.

Qui lasciò un ricordo incancellabile, per l'austerità di vita e per il suo spirito di sacrificio, umiltà e laboriosità, esercitando nuovamente la sua professione di maestra con le fanciulle povere dei dintorni ed applicandosi ad altre attività nel tempo che le concedevano la scuola e le pratiche di pietà.

Con la sua semplicità e carità - non perdeva infatti occasione di fare del bene a quanti la circondavano e l'avvicinavano - seppe guadagnarsi la stima e l'affetto di tutti. Appena udì, nove anni or sono, la chiamata del Signore, a Guadalajara, fece i voti privati di povertà, castità e obbedienza e si offrì vittima per la santificazione dei sacerdoti e la conversione dei peccatori, offerta che rafforzò poi con voto perpetuo.

A questo proposito in una delle sue lettere scrive: « Sono felice perchè sono stata scelta per immolarmi per i sacerdoti. A me, così indegna e miserabile, il Signore ha affidato l'incarico di vegliare per l'anima dei suoi consacrati; è un dono inesprimibile. Per questo il Signore mi ha dato sentimenti e desideri tanto sublimi, propri di un'anima che deve realizzare cose grandi ».

In un'altra lettera così si esprime: « Prima mi sono offerta vittima d'amore per le anime, poi ho rinnovato questa donazione totale di me stessa in corpo e anima alla Divina Volontà; questa offerta speciale mi ha resa vittima per i sacerdoti. Sono completamente immolata per loro» (le sottolineature sono sue).

Due giorni dopo questo suo voto di vittima per i sacerdoti, una caduta, delle più banali secondo lei, la costrinse a vivere seduta in una carrozzella. Era piccola questa croce in confronto alle sue ansie di soffrire. « E una grande consolazione avere braccia e gambe ammalate per amore di Dio. Ogni giorno più benedico il Signore che mi ha scelta tra tanti, crocifiggendomi con la mia malattia e separandomi dal mondo. Quanti mi compatiranno e perfino si paventeranno della mia vita, senza sospettare neppure che qui, nel rinnegamento di me stessa, ammalata, e nella dedizione totale a Dio, trovo l'unica ragione per cui vale la pena di vivere, la pace di Dio ».

Aveva fatto il proposito di non lamentarsi mai di nulla, proposito che convalidò poi col voto di non evitare mai la sofferenza. A questo clima spirituale corrispondono aspirazioni come questa: « Desidero intensamente la croce, voglio vivere crocifissa perchè la croce sia il mio appoggio e la mia fortezza; voglio sceglierla come il mio tesoro, giacchè Gesù la scelse per sè e per me... Dio mio, dammi una croce molto dolorosa, molto dura, senza nessuna gioia».

Profonda la umiltà e semplicità, grande la sua delicatezza e il suo distacco: « Voglio essere santa davanti a Dio e non davanti agli uomini, una santità che si maturi nel silenzio, che la conosca solo Dio e che neppure io me ne renda conto... ».

Ma la sua era un'umiltà umana, per nulla scontrosa, molto accessibile.

Scriveva al salesiano che la visitava: « Dal giorno in cui mi vide, festa di San Giovanni Bosco, sono qui in questa gabbia, rinchiusa come un uccellino, col desiderio di volarmene per qualche istante; la situazione però si prolunga e Dio solo sa fino a quando. Il panorama è incantevole, tutto coperto di neve, con gli uccellini che invidio al vederli volare da una parte all'altra e godere la libertà concessa loro dal Signore. Anch'io con l'immaginazione volo in altri luoghi, che non possono essere per me una realtà, come la Comunione e la santa Messa, delle quali sono priva tutta la settimana, meno il giorno della Vergine e la Domenica...; ma Dio vuole così; vuole soddisfare tutti i suoi disegni in me; lo benedico e non gli chiedo che faccia terminare questa situazione, ma che la faccia durare fino a quando vorrà. Veramente l'essere priva della Comunione zni costa molto; forse mi sento troppo attaccata ad essa e il Signore mi vuol dare questa prova magnifica di amore infinito, dal momento che non v'è nulla al mondo che mi costi tanto quanto il tralasciare la Comunione quotidiana ».

Questa conformità alla volontà di Dio formava la sua preghiera costante: « Compi in me la tua opera, senza badare alle mie ripugnanze... Dio mio, una, sola cosa temo: fare la mia volontà; accetta l'offerta che di essa ti faccio e fin d'ora scelgo ciò che Tu vorrai ».

La sofferenza affiora in tutti i suoi pensieri; nella croce essa vede il mezzo più efficace per appagare le sue ansie di apostolato, particolarmente quella della santificazione dei sacerdoti : questa costituì il suo ideale, il suo dolce tormento, il suo grande apostolato. Solo Dio sa quanti sacerdoti saranno stati beneficati dalle sofferenze ardentemente desiderate e pazientemente sopportate da questa degna Cooperatrice salesiana.

Spremimi, scriverà, per i tuoi sacerdoti, che io sia succo di uva per la loro mistica offerta, sono così pochi e così soli!... Castiga in me le loro debolezze, le loro trascuratezze e le loro miserie. Dà a me le loro fatiche e stanchezze; che io senta tutte le loro aridità e tiepidezze nella preghiera; alleggeriscili, e il peso che togli loro fallo cadere su di me ».

Pochi mesi prima di morire fu sottoposta all'estirpazione di un tumore canceroso; da quel momento le sue sofferenze aumentarono in una maniera impressionante, nessuno però l'udì lamentarsi; rifiutava i calmanti e li accettò rassegnata solo quando le furono imposti per obbedienza.

Sapeva nascondere così bene i suoi dolori che quanti la visitavano se n'andavano con l'impressione che fossero passeggeri. Invece erano continui. Dovette sopportare anche vari collassi; visse due mesi a base di solo siero, continui vomiti la prostravano e lasciavano disfatta. Sembrava impossibile che il suo corpo potesse resistere a tanto dolore. Dio la sosteneva provvidenzialmente, come se volesse trattenerla fino a spremere da lei il massimo in favore dei sacerdoti e degli aspiranti al sacerdozio.

Il 20 ottobre 1963, vigilia della sua morte, mantenne tutto il giorno un'espressione nel volto immensamente dolorosa. Giunta la notte, il suo volto si compose in una pace sovrumana. II giorno seguente, alle 12,40, lentamente, soavemente spirava come un cero che si spegne.

RIELETTA LA SUPERIORA GENERALE DELLE FIGLIE DI MARIA AUSILIATRICE

Mentre andiamo in macchina, nella Casa Generalizia delle Figlie di Maria Ausiliatrice è in pieno svolgimento il XIV Capitolo Generale dell'Istituto. Ne parleremo nel prossimo numero. Intanto possiamo annunziare che, essendosi proceduto alla elezione della Superiora Generale, subito dal primo scrutinio, risultò rieletta la rev.ma Madre Angela Vespa, che nel precedente Capitolo del 1958 era succeduta nel governo dell'Istituto alla compianta Madre Linda Lucotti. Mente vasta, aperta alle esigenze dell'ora e alle presenti attese della Chiesa, fedelissima allo spirito e alle tradizioni del santo Fondatore Don Bosco, nel sessennio del suo governo ha svolto una instancabile attività, soprattutto in rapporto alla formazione del personale e all'educazione della gioventù. Con pronto spirito organizzativo ha promosso convegni di studio su piano nazionale e mondiale per un illuminato adeguamento ai moderni problemi educativi. Fra tutti, ricordiamo il grande Convegno Internazionale Catechistico tenutosi a Torino nel 1963, preparato dal Centro Internazionale Catechistico, sorto per sua iniziativa e guidato dal Centro Catechistico Salesiano. Detto Centro ha promosso un intenso movimento di studio e di apostolato catechistico in tutte le 55 Ispettorie del mondo, raccogliendo largo plauso dagli Eccellentissimi Vescovi. Nelle stesse elezioni sono stati confermati gli altri membri del Consiglio Generalizio, comprese la Segretaria e l'Economa Generale.

Attività dei COOPERATORI

Nuclei giovanili di Cooperatori

Da quanto Don, Bosco ha fatto e detto, risulta all'evidenza che il Santo vuole rinvigorire le file dei suoi Cooperatori con la gioventù formata nei suoi istituti e nei suoi oratori. Le forze giovanili preparate nelle case dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice debbono dare i contingenti più validi alla Pia Unione, perchè in tanti anni di educazione salesiana hanno assorbito meglio lo spirito di Don Bosco. Questa volontà del Santo è documentata nelle Memorie Biografiche: XIII, 612; XIII, 759; XVIII, 160-161; XVIII, 701.

Siamo lieti di citare in proposito due esperienze che ci vengono dalla Spagna. Nella industriale città di Alcoy c'è un fiorente oratorio festivo. Vi accorrono 200 giovani dai 15 ai 18 anni, attratti dallo sport bene organizzato, e oltre 500 ragazzi. Questi 700 giovani sono curati da una cinquantina di giovanotti dai 18 ai 28 anni e da un solo salesiano. Sono i catechisti, provenienti dal circolo Domenico Savio e dagli ex-allievi.

L'apostolato loro è duplice: collettivo e individuale, organizzativo e catechistico. Questi 50 giovani apostoli, istruiti sulla Pia Unione dei Cooperatori e invitati a iscriversi alla Terza Famiglia di Don Bosco, tutti hanno aderito e il loro gruppo f tnziona come una sezione del Centro di Alcoy, ma in forma autonoma. Così dalla Pia Unione ricevono formazione e spirito apostolico, per diventare alla loro volta dei magnifici donatori nel campo dell'apostolato giovanile.

In Madrid è recente la fondazione di un altro Centro giovanile di Cooperatori. Fatta opportunamente conoscere la nostra Terza Famiglia ai giovani dell'Oratorio e del Circolo Domenico Savio del collegio Salesiano di Atocha, si ebbe subito l'iscrizione di 15 giovani, coi quali si è formato il nucleo giovanile del Centro P. U. Il 28 maggio tennero un ritiro e ricevettero il diploma di Cooperatori. Quasi tutti questi giovani apostoli dedicano la demenica e i giorni festivi all'insegnamento del catechismo nell'Oratorio di Atocha in (Madrid.

Natal (Brasile) • Corso di Teologia per Laici

Riportiamo da una relazione del Delegato Ispettoriale di Belo Orizzonte (Brasile Centrale):

«Per combattere l'ignoranza religiosa, spesso conseguenza della scarsità di clero, abbiamo lavorato per destare nei nostri Cooperatori l'interesse per il Catechismo, mirando a ottenere che tutti siano catechisti, almeno nella propria famiglia.

L'interesse per il Catechismo trova pieno appoggio nei nostri Parroci e porta i Cooperatori a organizzarsi in un movimento religioso dinamico. Come risultato di questo interesse cominciano a sorgere i Centri catechistici e gli Oratori , festivi costruiti, organizzati e diretti da Cooperatori, nei luoghi dove non si trovano Salesiani. Di questi Centri e Oratori al Delegato I spettoriale spetta l'orientamento pedagogico e catechistico, mentre al Parroco è riservata l'assistenza spirituale.

Abbiamo cominciato questo lavoro nelle città dove, con l'approvazione dell'autorità ecclesiastica, troviamo Cooperatori capaci di insegnare Catechismo e di assistere la gioventù, e locali per i giochi. Due terreni di 30.000 mq. sono già stati donati all'Lspettoria per organizzare questo tipo di Oratorio. Stiamo compilando un regolamento degli Oratori ad uso dei Cooperatori, con le norme salesiane per attirare, istruire, educare i ragazzi.

L'idea ha incontrato l'approvazione generale. È tale l'attualità degli Oratori nei tempi che viviamo, che si ha l'impressione che Don Bosco sia una figura della nostra epoca e del nostro ambiente. C non f u precisamente per aiutarlo nel suo Oratorio che sorsero i primi Cooperatori di Don Bosco?».

IL TEMPIO SUL COLLE DON BOSCO

All'esterno mancano ancora la cupola e la gradinata di accesso alla chiesa superiore. Per la cupola sono già stati colati i pilastri di sostegno che crescono da una forte piattaforma, prima quadrata poi rotonda, affacciata sopra il colmo dei tetti; ed è stata montata una seconda gru, in soccorso di quella attuale, ormai più bassa della costruzione, nonostante i suoi 36 metri di altezza. Questa seconda gru parte appunto da un angolo della piattaforma, alla quale è saldamente fissata, e si eleva per altri 33 metri, quanti sono necessari per impiantarvi il lanternino.

Si è lavorato anche per la grande scalinata di accesso alla chiesa superiore. La scavatrice infatti ha potuto ultimare gli affossamenti che hanno subito accolto i muri di sostegno della gradinata. Essa si aprirà a ventaglio verso la piazza, con un'apertura massima di 30 metri e sarà percorsa al centro in tutta la sua lunghezza da una rampa pavimentata in porfido e con un dislivello del 15%, che consentirà l'accesso alla chiesa anche alle persone impedite da infermità. Lo spazio infatti che farà da cappello ai gradini consentirà una comoda manovra alle macchine adibite al loro trasporto.

Intanto lo zoccolo in pietra, che corre ormai attorno alla chiesa inferiore per tutta la sua altezza, dà all'edificio un aspetto nuovo, conferendogli quella monumentalità che era nell'intenzione degli ideatori. Sopra lo zoccolo, i mattoni sono scomparsi sotto la calcinatura, che si estende ormai per tutta l'ampiezza della restante costruzione, nell'attesa di essere sostituita dai mattoni rossi, i quali intoneranno la chiesa superiore con l'istituto, che sboccia come un rosso fiore dal bianco del finto travertino che gli fa da piedestallo.

Così com'è il tempio esercita già una grande attrattiva sopra i pellegrini, i quali affluiscono in misura sempre crescente e assolutamente superiore alla media degli altri anni.

NEL CENTENARIO DI UN INCONTRO

"Non avrò segreti per te"

Don Giovanni Battista Lemoyne, il noto biografo di Don Bosco, racconta: «Nel 1864 ero sacerdote secolare già da due anni e sentivo una propensione ad aggregarmi a qualche ordine religioso, ma non sentivo inclinazione per nessuno di quelli che conoscevo. Mi era stato descritto Don Bosco come un santo, ma non sapevo che si fosse accinto all'istituzione di una Congregazione. Nel settembre di quell'anno, l'ultima domenica, trovandomi a Belforte, paesello presso Ovada, pregai nella cappella della Madonna per conoscere la volontà di Dio a mio riguardo. Sul destarmi al mattino seguente sentii una voce chiara all'orecchio che mi diceva: « Va a Lerma (paesello distante un'ora di cammino da Belforte) e là troverai Don Bosco ». Si noti che io non avevo mai udito che Don Bosco dovesse venire in quella regione. Celebrai quindi la S. Messa, pieno di questo pensiero; ma temendo che fosse effetto di fantasia, partecipai la cosa al marchesino Carlo Cattaneo, il quale mi disse : « O sogno o non sogno, andiamo a Lerma, interroghiamo il parroco ». Colà portatici, con nostra grande meraviglia veniamo a sapere che realmente Don Bosco era aspettato fra pochi giorni. Infatti Don Bosco arrivò, conferii con lui e dietro suo invito pochi giorni dopo mi portai all'Oratorio di Valdocco... ».

In quell'incontro - 10 ottobre 1864 - don Lemoyne aveva ricevuto da Don Bosco una sapiente lezione che non dimenticò più. L'arciprete di Lerma l'aveva messo vicino al Santo. Don Lemoyne pendeva dalle sue labbra, come estasiato da quanto Don Bosco raccontava dell'Oratorio di Torino. A un tratto il giovane sacerdote esclamò:

- Io verrei volentieri con lei a Torino se mi accettasse.

- E con quale intenzione verrebbe? - gli chiese il Santo.

- Con quella di aiutarlo in quel poco che posso.

- No - rispose Don Bosco - le opere di Dio non hanno bisogno dell'aiuto , degli uomini; venga unicamente per fare del bene all'anima sua.

L'indomani il giovane sacerdote accompagnò Don Bosco fino al bivio per Gavi. Quando fece per congedarsi, il Santo con amabile confidenza gli chiese:

- Quando verrai a Torino? - E fissandolo negli occhi: - Mi permette, nevvero, che le dia del tu?

- Sì, sì - rispose don Lemoyne - mi tratti come un suo figlio. Fra otto giorni sarò da lei.

Don Lemoyne era nato a Genova il 2 febbraio 1839 dal dott. Luigi, medico della Real Casa, e dalla contessa Prasca, ed era stato ordinato sacerdote il 14 giugno del 1862.

È mirabile come egli, di nobile famiglia, si sia adattato alla vita povera e disagiata dell'Oratorio. Ma per don Lemoyne l'Oratorio era Don Bosco. Lo dirà, già vecchio di 77 anni: «Un tempo all'Oratorio si mangiava polenta, ma c'era Don Bosco! ».

Don Lemoyne ebbe il merito insigne di essere stato il raccoglitore fedele delle memorie del Santo e cantore inesauribile e quasi ispirato delle sue gesta. Appena entrato nell'Oratorio, egli comprese che Don Bosco era un uomo straordinario inviato da Dio per compiere una missione che trascendeva il tempo e lo spazio. Perciò fin da quell'anno cominciò a notare tutto quello che udiva da lui e di lui. Ma gli anni che maggiormente favorirono questo suo lavoro furono gli ultimi della vita di Don Bosco, nei quali il buon Padre lo ammetteva abitualmente nella sua intimità. Al suo giungere all'Oratorio gli aveva detto: « Io non avrò segreti per te, nè quelli del cuore, nè quelli della Congregazione ». Si può immaginare quanto fosse solerte e ingegnoso don Lemoyne a profittare di tali disposizioni. Tanto più che aveva per questo un'occasione assolutamente unica. Al Santo era stato proibito di leggere al lume della lucerna o del gas, e quindi passava le sere d'inverno nel raccoglimento e nella preghiera o nel ricevere qualche intimo. Ora don Lemoyne sedeva infallantemente un'ora ogni sera al suo fianco e là gli faceva rivivere la sua prima giovinezza, gli anni del seminario e quelli dei primi tempi dell'Oratorio.

Ecco l'origine di quelle Memorie Biografiche delle quali don Lemoyne dal 1898 donò all'avido pubblico i primi nove volumi, dalla nascita di Don Bosco al 1870. Un vivo amore scalda la narrazione; una delicatezza squisita si ravvisa nel ritrarre la figura del Santo; uno stile agile e colorito adorna le pagine.

Di questi volumi un altro grande biografo di Don Bosco, che compilò i rimanenti volumi delle Memorie Biografiche, don Eugenio Ceria, nel 1936 scriveva: « Noi siamo persuasi che coll'andare del tempo archivi pubblici e privati riveleranno, da fondi inesplorati e tuttora chiusi, documenti nuovi sulla multiforme attività di Don Bosco; ma checchè venga ulteriormente alla luce, la figura del Servo di Dio, pur ricevendone novello splendore, rimarrà sempre fissata nei suoi inconfondibili lineamenti attuali».

ORIZZONTE SALESIANO

Il direttore di Bambay eletto vescovo di Dibrugarh

Lo scorso aprile la Santa Sede aveva creato una nuova diocesi in India, nel territorio a nord del Bramaputra, con centro e sede vescovile nella cittadina di Tezpur. L'amministrazione della nuova diocesi, che ha una superficie di kmq. 120.000 e una popolazione di circa 3 milioni di abitanti con 46.000 cattolici, era stata affidata temporaneamente al Vescovo di Dibrugarh, S. E. mons. Oreste Marengo, salesiano. Ora mons. Marengo è stato trasferito alla nuova sede vescovile di Tezpur, mentre alla sede residenziale di Dibrugarh è stato promosso il Rev.mo Don Uberto D'Rosario, salesiano.

Il nuovo Presule è nato a Calicut (Malabar-India) il 21 febbraio 1919. Entrò nel noviziato salesiano di Tirupattur il 29 novembre 1936. Studiò teologia a Shillong e fu ordinato sacerdote a Kotagiri il 16 aprile 1947. Negli anni 1955-58 fu direttore a Katpadi e successivamente a Bombay nella « Don Bosco High School » dal 1958 al 1964.

La diocesi di Dibrugarh, eretta nel 1951, ha una superficie di kmq. 130.000 e una popolazione di 3.365.000 abitanti, di cui poco più di 50.000 sono cattolici. Le residenze missionarie sono otto, le parrocchie dieci, con una trentina di sacerdoti, alcuni coadiutori salesiani e due case delle Figlie di Maria Ausiliatrice.

Camminare coi tempiv

La Scuola Grafica Salesiana di Milano ha pubblicato un bellissimo opuscolo, in occasione del centenario della fondazione della prima Scuola Salesiana, e come anticipato contributo alle celebrazioni del quinto centenario dell'introduzione della stampa in Italia, nel Monastero Benedettino Sublacense.

La presentazione grafica, veramente encomiabile per finezza e gusto, mostra i traguardi raggiunti dalle venti Scuole grafiche salesiane in Italia e dalle altre cento sparse in Europa, nelle Americhe, in Asia, in Africa.

Riportiamo qui alcuni brani tratti da un discorso dell'avv. Mario Milani, pubblicato nell'opuscolo e detto a conclusione del primo anno del « Corso Assistenti Tecnici » della Scuola Grafica Salesiana di Milano.

« Camminare coi tempi... In un documento anonimo della massima importanza, uscito dalla Tipografia Salesiana di Valdocco nel 1910, è tracciata una "idea geniale" sull'ordine delle Scuole Professionali Salesiane. Al punto primo, che va sotto il titolo Coi tempi e con Don Bosco, possiamo leggere testualmente: " Se vogliamo lavorare proficuamente a vantaggio dei figli del popolo, dobbiamo anche noi muoverci e camminare col secolo, appropriandoci quello che in esso vi ha di buono, anzi, precedendolo, se ci è possibile, sulla strada dei veri progressi, per poter autorevolmente ed efficacemente compiere la nostra missione ".

" Precedere il tempo sulla strada del progresso ": un programma d'avanguardia! Perciò le Scuole Professionali Salesiane devono essere attrezzate con quanto di più moderno e aggiornato si può avere. Ma rimanga ben chiaro che tali scuole devono essere non soltanto meravigliose officine per il materiale che offrono all'allievo, ma anche vere e proprie palestre di coscienza e di carattere... ».

I salesiani nel Mozambico

I figli di Don Bosco entrarono in questa provincia portoghese nel 1907. Ma con l'avvento della repubblica, nel 1910, le leggi massoniche li obbligarono a lasciare quel campo di lavoro, che si preannunziava assai promettente.

Vi ritornarono nel 1952, invitati dal grande amico cardinale Gouveia e dalla Commissione di Assistenza Pubblica. Oggi a Naamacha e a Lourengo Marques hanno un campo vario e fertile di apostolato: oratori, scuole, internati e missioni.

Anche le Figlie di Maria Ausiliatrice svolgono il loro apostolato con piena soddisfazione delle autorità ecclesiastiche e civili a Naamacha e nelle Missioni di Chiure e di Macomia nella diocesi di Porto Amelia. Fra breve daranno principio ad un'opera anche in questa città.

Il Vescovo mons. Giuseppe dos Santos Garcia, in segno di riconoscenza per il lavoro svolto dai Salesiani e dalle Figlie di Maria Ausiliatrice, ha eretto una bella chiesa parrocchiale dedicata all'Ausiliatrice nella città di Porto Amelia, inaugurata il 24 maggio scorso alla presenza dell'Arcivescovo di Lourenço Marques, mons Costódio Alvim Pereira, del Governatore della Provincia, dellè autorità e di molti fedeli. Intervennero anche l'ispettore dei Salesiani del Portogallo e le Figlie di Maria Ausiliatrice, a cui saranno affidate le opere sociali della nuova parrocchia.

Il Prelato diocesano, come tutti gli altri del Mozambico, hanno chiesto l'apertura di case e missioni dirette dai Salesiani. La scarsità di personale non lo permette per ora.

Mons. dos Santos Garcia ha detto all'Ispettore salesiano: « Le Figlie di Maria Ausiliatrice lavorano molto bene: non potrei desiderare da loro di più e di meglio ». E un missionario: « Le Figlie di Maria Ausiliatrice hanno un solo difetto: lavorano troppo! ».

Montemagno (Asti] • Togliete il peccato e la pioggia verrà!...

In un'atmosfera di grande entusiasmo a Montemagno si sono svolte feste solenni, indette dal prevosto don Alfonso Patrucco per celebrare il centenario della storica predicazione di San Giovanni Bosco e del ricordato episodio della pioggia prodigiosa, che per le preghiere del Santo, irrorò la campagna riarsa nel lontano 15 agosto 1864, festa dell'Assunta. «Togliete il peccato e la pioggia verrà», diceva Don Bosco ai borghigiani. E ci furono confessioni e comunioni veramente generali.

C'erano ad aiutare Don Bosco anche Don Rua e il futuro cardinale Cagliero. Le celebrazioni centenarie ebbero una degnapreparazione con predicazione serale di S. E. mons. Angrisani, Vescovo di Casale, e di altri oratori.

La giornata conclusiva, 16 agosto, vide tutta la popolazione stretta intorno al Vescovo salesiano mons. Giuseppe Cognata, che al mattino celebrò il solenne pontificale, assistito dai chierici del Seminario Maggiore di Casale e nel tardo pomeriggio partecipò alla grande processione in onore del Santo, cui presero parte le autorità municipali e i conti Calvi di Bergolo.

Don Bosco, celeste compatrono di Montemagno, perpetui sul paese la pioggia delle grazie più elette.

HONG-KONG

Nelle nostre scuole

Le scuole cristiane (cattoliche ee protestanti) a Hongkong detengono il primato negli esami pubblici. I loro allievi sono sempre tra i primi. Alcuni dati: quest'anno agli esami governativi delle classi ginnasiali della sezione cinese, le due_ scuole salesiane di San Luigi e di San' Giovanni Bosco. hanno avuto il cento per cento di promossi. La sezione inglese. l'anno scorso, presentò 90 allievi e tutti furono promossi.

Tra i piccoli si trovano dei pigri; ma quando' il giovane ha 13 o 14 anni, non occorre più, spronarlo: comprende bene ché lo studio gli assicura il pane nella vita.

L'attività religiosa nella scuola è l'assillo dei missionari. I giovani delle scuole salesiane hanno due periodi di lezioni di religione per tutti, anche per i pagani. Ogni anno segue una gara alla presenza dei compagni; qualche volta anche davanti al Vescovo, mons. Bianchi. Le gare a premio sono uno sprone e mettono emulazione tra i ragazzi e insensibilmente li portano alla conversione. Tuttavia non è da credere che la conversione sia un fatto di pochi mesi. Vi sono dei casi in cui il ragazzo si battezzò dopo dieci anni di permanenza e di studio del catechismo nella scuola cattolica.

In generale i risultati sono abbastanza consolanti. Ogni anno nella scuola si hanno in media più di cento battesimi di adulti. E quelli che sono battezzati, generalmente si mantengono fedeli. Bisogna notare che devono vivere in un mondo pagano, in una città viziata da spettacoli e stampe cattive e da tutto il resto di un porto di gran traffico.

Ai giovani si dà comodità di fare le pratiche di pietà. Ogni mattino alle 8,30 nelle scuole salesiane vi è una Messa ed è sempre affollata. Alle nove poi, a turno, vanno le diverse classi, ma solo i cristiani; e si approfitta per irrobustire la loro fede, dando possibilità di accostarsi ai Sacramenti.

In Breve

Nuovo Presidente confederale degli Ex allievi Don Bosco

TORINO - Il rev.mo Rettor Maggiore ha nominato il nuovo Presidente della Confederazione mondiale degli Ex allievi salesiani nella persona dell'avv. Josè Maria Taboada Lago, già Presidente nazionale di Spagna. Il Presidente uscente, comm. Arturo Poesio, a causa dell'età avanzata - è ormai novantenne - ha pregato il Rettor Maggiore di dargli un sostituto. Il nuovo Presidente ha convocato a Parigi il Consiglio della Confederazione mondiale Ex allievi Don Bosco per lo studio del programma del Congresso Europeo degli Ex allievi, che si terrà a Torino nell'autunno del 1965.

Preseminario « Don Komórek »

MASSARANDUBA (Brasile) - È stato solennemente inaugurato il nuovo preseminario salesiano di Massaranduba, in Santa Catarina. Più di seimila persone erano presenti all'inaugurazione. Celebrò il S. Sacrificio don Alfredo Bertolini, Ispettore dell'Ispettoria San Pio X del Brasile Sud, che si congratulò vivamente con i Cooperatori Salesiani e con gli amici dell'Opera di Don Bosco per l'appoggio dato al nuovo Istituto, intitolato al santo salesiano Don Rodolfo Komórek.

Un padiglione per l'elettromeccanica

MACAU (Cina) - L'Istituto «Immacolata Concezione» di Macau, fondato nel 1906, recentemente si è arricchito di un moderno laboratorio di elettromeccanica. Alla inaugurazione intervennero le massime autorità civili e religiose, con a capo il Governatore di Macau e il Vescovo.

Nuovo collegio a Santo Domingo

VALVERDE (Santo Domingo) - Nel rione Hatico della città di Valverde è stato solennemente inaugurato il nuovo Collegio accanto alla parrocchia salesiana. L'Ispettore don Giuseppe Gonzàlez del Pino benedisse l'edificio e il monumento eretto sul frontone a Maria Ausiliatrice, una artistica statua in marmo di Carrara.

Radio Aurora affidata ai Salesiani

LONDRINA (Brasile) - Con la donazione fatta ai Salesiani della Radio « Alvorada » di Londrina da parte di S. E. il Vescovo diocesano mons. Geraldo Fernandes, pesa sui Figli di Don Bosco una responsabilità in più nelle terre del Paranà. La Capitale del Nord Paranà, Londrina, città di uno sviluppo vertiginoso, possiede varie stazioni trasmittenti, delle quali la meglio equipaggiata è la «Radio Alvorada ».

Scuola intitolata a Don Bosco

S. BENIGNO CANAVESE (Torino) - La nuova Scuola comunale di S. Benigno è stata intitolata a San Gicvanai Bosco. L'Amministrazione comunale aveva accolto la proposti dell'Associazione Ex allievi salesiani di intitolarla al grande educatore, che parecchie volte fu ospite del Collegio, offertogli dal Comune 85 anni or sono per una Scuola professionale.

Omaggio a un missionario quasi centenario

TRELEW (Argentina) - I numerosissimi ex allievi e ammiratori del venerando salesiano don Giovanni Muzio, apostolo del Chubut, hanno deciso di dedicare al suo nome un collegio che sta sorgendo in Trelew (Chubut). L'onore di collocarne la prima pietra fu riservato allo stesso don Muzio nel giorno in cui compiva 98 anni di età.

Bombay è pronta al Congresso Euearistico

In preparazione al Congresso Eucaristico Internazionale di Bombay, il cardinale Valeriano Gracias in una sua lettera di informazione ai fedeli ha annunciato recentemente con molta soddisfazione che erano giunti a Bombay quattro Sacramentini, accompagnati dal provinciale di Australia, Padre McKenna, per installarvisi e impiantare a Bombay l'adorazione perpetua a Gesù Sacramentato. Questa era una cosa che stava molto a cuore al Cardinale.

Padre McKenna approfittò dell'occasione per tenere nella cattedrale di Bombay un'ora santa di adorazione. Scrive il Cardinale: « Che magnifico spettacolo fu quello di vedere la cattedrale stipata di sacerdoti, di suore e di fedeli accorsi da ogni parte della città e della periferia! Una cosa commovente. Ne rimasi stupito e colmo di commozione, toccando con mano la fede e la pietà del nostro popolo. E allora compresi che il Congresso Eucaristico non sarebbe stato soltanto un successo, ma avrebbe prolungato negli anni il suo influsso salutare e il regno di Gesù in mezzo a noi come Signore Eucaristico.

Padre McKenna parlò all'assemblea. E nel corso della sua predicazione smontò le obiezioni di coloro che sono tentati di dire: " Perchè spendere tanti soldi in dimostrazioni di fede e di pietà quando c'è urgente bisogno di costruire vani di abitazione soprattutto per i poveri, in certi quartieri di BombayD" . Non dimentichiamo quello che capitò quando Maria Maddalena spezzò il vaso di profumo prezioso e unse i piedi a Gesù. È vero che bisogna prima dar da mangiare agli uomini e poi evangelizzarli, ma è anche vero che l'uomo non vive di solo pane. E vero che si può adorare Dio presente nell'Eucarestia anche in una capanna, ma è anche vero che noi preghiamo meglio quando la nostra chiesa è bella, ben adorna e conforme alle esigenze della Liturgia.

Io prego tutti di accogliere il meraviglioso invito rivolto du rante l'Ora Santa da padre McKenna: fare di questa archidiocesi di Bombay una archidiocesi eucaristica.

L'unico punto che mi lasciò un po' inquieto - continua scherzosamente a dire il cardinale Gracias nella sua lettera - fu il dubbio che la mia gente potesse afferrare e comprendere l'accento australiano di Padre McKenna. Mi consolai pensando che qui a Bombay da anni siamo abituati a udire il puro accento inglese degli inglesi e dagli irlandesi, ma anche l'accento dei tedeschi e degli svizzeri, e quello degli italiani e degli spagnoli, dei francesi e degli olandesi, dei portoghesi e dei belgi, degli ungheresi e dei polacchi, eccetera. Faccio notare, così per inciso, che l'accento indiano, sia nella lingua inglese come in quella latina, durante il Concilio Vaticano venne abbastanza compreso da tutti. Bombay, che è una città cosmopolita, è pronta ad afferrare ogni accento, di qualsiasi parte del mondo».

Così termina il cardinale Gracias e intanto lascia intendere come fervano i preparativi e come Bombay sia già organizzata per dare splendore a un Congresso Eucaristico di così alto livello spirituale e di tanta varietà di lingue.

MAROCCO

Scuola di cultura e socialità a Casablanca

Una bella opera organizzata dai salesiani a Casablanca nel Marocco sono i corsi serali, che da parecchi anni contribuiscono più di quanto si possa pensare all'affiatamento degli spiriti e dei cuori.

Un salesiano, quindici anni fa, richiamò l'attenzione della Camera sindacale degli imprenditori di Casablanca sul problema della cultura popolare. La Camera accettò di costruire un vasto e accogliente locale, che è oggi la sede dei corsi serali in lingua francese e in arabo. Sette professori si dividono i corsi, secondo un programma stabilito all'inizio di ogni anno scolastico.

Nel 1963-64 il numero degli allievi è stato di quasi 200, provenienti da ambienti professionali molto diversi: operai, apprendisti, commercianti ecc.

Su 200 iscritti, quasi tre quarti sono marocchini, mentre l'altro quarto comprende francesi, spagnoli, italiani e portoghesi. In questi corsi non si fa distinzione di razza o di religione. Difatti vi sono musulmani, israeliti e cristiani, che convivono fraternamente.

I corsi rispondono a un reale bisogno di cultura e di messa in valore della personalità umana. Molti di questi giovani, e non più giovani, sentono che non si può rimanere eternamente in stato di minorità sociale e vogliono diventare cittadini qualificati e competenti. Essi hanno compreso che per abbordare i problemi politici, sociali ed economici del mondo moderno, bisogna prima capirli, saper leggere un giornale, sapere ascoltare una radio, essere capaci di assistere a una conferenza. È a questa legittima promozione intellettuale e morale che partecipano i salesiani a Casablanca con l'opera dei corsi serali.

Dal 1948 più di 1400 giovani ne hanno approfittato, con risultati soddisfacenti sia nel campo culturale che morale.

PANAMÀ

La simpatia di un intero popolo per Don Bosco

Ancora una volta Don Bosco ha ricevuto un vero trionfo dal popolo più giovane e più esuberante dell'America. Come gli altri anni Panamà ha dimostrato di essere la città che più ama e venera il Santo. Nessun candidato politico dei sette che qualche mese fa furono in lizza per la presidenza è riuscito a raccogliere attorno a sè così straordinaria folla di persone come quella che accompagnò Don Bosco nel suo passaggio trionfale per le vie di Panamà. È uno spettacolo che si può contemplare ogni anno, e ogni anno appare nuovo, impressionante, sorprendente.

La festa fu preparata da una fervente novena, durante la quale S. E. mons. Francisco Castro Ramirez parlò a una folla che ogni sera gremiva il tempio di Don Bosco, traboccava nell'atrio e nelle vie adiacenti.

«Radio famiglia» trasmise le conferenze del Vescovo e il giornale La Estrella de Panamá preparò l'ambiente illustrando ai lettori la vita di Don Bosco in 27 articoli. Si distribuirono pure a migliaia eleganti foglietti di notizie salesiane con la sorridente immagine di Don Bosco, perchè il Santo entrasse in tutte le famiglie. Il primo giorno della novena celebrò all'altare di Don Bosco l'Ecc.mo mons. Antonino Pinci, Nunzio di Sua Santità.

La festa ebbe il suo apogeo nella processione, che portò in trionfo Don Bosco per le vie della città tra applausi, canti e preghiere di una fiumana di popolo festante. Il vero significato della festa però è nel numero stragrande di confessioni e comunioni, per cui San Giovanni Bosco continua ad essere un grande pescatore di anime.

Una bella iniziativa pro Concilio

È in pieno svolgimento la terza Sessione del Concilio Vaticano li. Per chi vive intensamente la vita della Chiesa, è tempo propizio per elevare preghiere e offrire opere buone.

A questo fine il salesiano don Giuseppe Tomaselli, si è fatto promotore della seguente iniziativa: offrire ogni domenica per un anno la santa Comunione per il buon esito del Concilio e in particolare per ottenere l'unione delle Chiese separate. L'iniziativa è diffusa mediante l'opuscolo Domeniche Santificate (presso l'Autore, via Lenzi, 24 - Messina).

Le anime zelanti - e pensiamo che tutti i nostri Cooperatori siano tra queste - diffondano a voce e per iscritto i vantaggi di questa nobile Crociata.

Dove l'odio ha seminato il dolore

DI MONS. STEFANO FERRANDO

Le volontarie di Cristo

Sono di ritorno dalla visita ai campi degli sfollati che dall'Est Pakistan sono fuggiti in Assam (India). Di questi 120.000 sfollati 40.000 sono cristiani: cattolici e battisti. Bivaccano ancora sotto capanne. Le previdenze del Governo non bastano ad alleviare tutte le sofferenze causate dalle piogge che cadono ostinate. Ovunque è fango: « pute la terra che tutto riceve ». Città di paglia e bambù sono sorte come funghi, e le migliaia di sfollati, che hanno perduto casa e terreno, vivono nelle città del dolore, in attesa della nuova vita che li riabiliti. In questi campi sono passate, come angioli consolatori, le Suore in una missione di misericordia con la dedizione delle Volontarie di Gesù.

Abbiamo mobilitato le Suore per questa missione di misericordia: Figlie di Maria Ausiliatrice, Suore della Carità di Milano, Suore Spagnole di Cristo Be, Suore Apostoliche del Carmelo, Suore di Madre Teresa in Caltutta, Suore Francescane di Maria e finalmente Suore Diocesane di Shillong. Con gioia hanno risposto all'appello lanciato dall'Internuncio, S. E. mons. Knox. Iniziarono la vita di comunità... ecumenica cementata e vivificata dall'amore di Gesù al servizio dei poveri: sette differenti comunità in una sola!

" Curate gli infermi "

Ogni mattina dopo la Santa Messa salgono sulla jeep e partono per i campi. Le ho viste rannicchiate in quei veicoli che con scossoni e traballamenti sguazzavano per le strade fangose piene di pozzanghere. Il loro arrivo è salutato con gioia da centinaia di bambini che, beati nella loro indigenza, le aspettano da tanto tempo. Nel contemplare le accoglienze affettuose io compresi la grandezza della maternità spirituale delle Suore. Così in mezzo al dolore creato dall'odio dell'uomo, le Suore passano beneficando: ove erano spine, spunta il fiore dell'amore. Il primo comando di Gesù è: « Curate gli infermi ». Non è necessario usare molte parole per descrivere le condizioni sanitarie dei campi degli sfollati. In quest'opera del « buon Samaritano » rifulgono più che nelle altre, la bontà, la pazienza, l'eroismo delle Suore. L'ambulatorio è in una capanna, o se il tempo è bello, sotto un albero fronzuto. Vi è sempre una lunga teoria di donne con bambini, di vecchi, d'infermi che si trascinano a stento.

I nemici numero 1 e numero 2

Sono la dissenteria e la malaria. Poi ci sono piaghe da fasciare, infezioni degli occhi, otiti ecc. Il vaiolo è stato debellato; ma in così vasti assembramenti di bambini scoppiano ancora casi di virulenza ributtante. E le Suore, come per avvolgerli in un'ala d'amore, si curvano su quegli orrori e stanno lì senza paura, mentre altri non ardiscono accostarsi, neppure da lontano.

Abbiamo comperato per milioni di medicine e vitamine per curare gli infermi. Il Signore ispirò tante persone buone a mandarci aiuti in denaro e medicinali. E questo lavorio di misericordia va avanti da mesi.

Il Governo provvede riso, olio, sale. Ogni famiglia ha la tessera. Ma ciò non basta per gente che ha perduto tutto. Anche le nostre Suore hanno distribuito migliaia di pentole di ferro per cucinare; più di 800 famiglie ebbero un secchiello per attingere l'acqua; arrivarono nei campi centinaia di casse di sapone. Ogni mattina vi è la distribuzione del latte ai bambini. Così i Missionari e le Suore collaborano col Governo.

Ma non di solo... riso vivono gli uomini

Le Suore ogni giorno radunano la gioventù in oratori quotidiani: insegnano ai cattolici le preghiere, preparano alla prima Comunione: distribuiscono vestiti, organizzano i giuochi, scuole di canto, danno lezioni d'igiene.

Molte fanciulle nel Pakistan frequentavano le scuole medie; nei campi ci sono solo scuole primarie. Ed ecco che le Figlie di Maria Ausiliatrice, fedeli alle più belle tradizioni salesiane, raccolsero nei loro internati di Tangla e di Tezpur più di 200 ragazze, provvedendo gratuitamente per la loro educazione e mantenimento. Altre ragazze furono accolte dalle Suore spagnole, e più di 100 ragazzi nelle case dei salesiani.

Non abbiano ancora parlato del lavoro dei Sacerdoti salesiani: don Buccieri, don Costa, don Willy, don Busolin e altri. Essi non risparmiano sudori e sacrifici per recare i conforti della fede.

Ricordo le Messe serali che celebrai negli immensi capannoni adibiti a chiese con i cristiani pigiati all'estremo. Una sera avevo appena finito di dare la Benedizione, quando scoppiò un uragano. Il vento furioso minacciava di scoperchiare la chiesa. La raffica ruggì per un'ora. Le tenebre erano rotte dalla luce a guizzo delle scariche elettriche e dai lampi. Tutti rimanemmo fermi, pregando e aspettando la fine del ciclone. Era l'immagine di quello che era successo nella loro vita.

La Chiesa Cattolica ancora una volta si è mostrata « madre e maestra ».

« E noi abbiamo creduto alla carità ».

Come si inizia UNA MISSIONE

Mons. Giovanni Marchesi, Vescovo coadiutore del Rio Negro (Brasile) rievoca le epiche giornate degli inizi della Missio e tra i Tucanos. Giovanissimo missionario, ebbe l'onore di essere il braccio destro del grande pioniere ed eroe delle Missioni nelle selve amazzoniche, don Giovanni Balzola. Mons. Marchesi ha accolto il nostro invito solo quando gli abbiamo fatto balenare la speranza che le sue memorie sarebbero servite ad alimentare lo spirito missionario in molti lettori e a far sorgere in qualche cuore generoso un ideale che vale una vita: l'apostolato missionario di punta.

A São Gabriel, sede della Prelazia del Rio Negro (Brasile) i missionari sono in festa. Il Prelato ha portato loro una notizia che li riempie di gioia: ti fonderà il primo centro missionario tra gli indi Tucanos. Don Giovanni Balzola, il grande veterano, è scelto come capo della nuova missione. Tutti siamo entusiasti della scelta; ciascuno in cuor suo accarezza la speranza di accompagnarlo. Una sera Don Balzola mi chiama, si fa serio e mi dice: « Si sentirebbe di accompagnarmi a Taràcuà per fondare la nuova missione tra i Tucanos? ».

Quella notte non potei dormire per la gioia.

Il vecchio motore scompare nelle onde

Taracuà sorge a 350 chilometri da Saò Gabriel, sul grande fiume Uaupés; è abitata dai Tucanos con le loro 18 sotto-tribù. I preparativi durarono tre mesi. Si acquistò un piccolo e vecchio motore di seconda mano. Preparammo alimenti, attrezzi da lavoro, sementi, medicinali, un po' di stoffa e un altarino portatile. Tutto era pronto, ma quale delusione quando, il mattino della partenza, al momento di caricare la piccola imbarcazione, non la trovammo piú! Nella notte la piena crescente del fiume aveva agitato il vecchio motore fino a slegarlo dal tronco e a farlo scomparire nelle onde. Provvidenzialmente alcuni pescatori lo trovarono e lo ricondussero alla missione.

Era il 13 giugno 1923, giorno della partenza. Il fiume, quel mattino, era nella massima piena. Il vecchio motorino fin dai primi momenti cominciò la lotta contro le correnti impetuose. Tutti c'improvvisammo marinai remando, aggrappandoci ai tronchi della sponda e alle volte sbarcando e tirando una lunga corda lungo la riva. Cosí per due lunghi giorni, finché lasciammo il Rio Negro, per entrare nelle acque placide del maestoso Uaupés. Ma il vecchio motorino faceva acqua e noi, curvi sulla carena, lavoravamo senza interruzione a buttarla fuori finché, per non naufragare, dovemmo approdare e scaricare tutto. Il Signore ci venne in aiuto: un amico della missione cedette il suo motore e potemmo proseguire. Da allora la vita di bordo fu quella di una casa salesiana. Si pregava, si lavorava, ci si nutriva di pesce acquistato in viaggio. Alla sera si pernottava in qualche capanna. Gli indi ci offrivano un luogo per legare le nostre amache; il mattino si celebrava circondati dagli indi, che assistevano in religioso silenzio.

Finalmente, la sera del 21, avvistammo Taracuà, tra due grandi distese del fiume; essa fu già sede della missione dei Francescani dal 1850 al 1854.

Dove avremmo dormito quella sera? dove ci saremmo accampati? Interrogativi preoccupanti, a cui rispose la gradita sorpresa di vedere una capanna, che un gruppo di Tucanos avevano preparato proprio per noi. Era stata una gentile idea del loro capo Michele, un cacico molto simpatico, che volle aiutarci con i suoi uomini a scaricare le nostre suppellettili e a portarle nella capanna distante un'ottantina di metri. Questa misurava metri 7 x 12. era coperta di foglie di palma, chiusa all'intorno con tronchi di palma, senza porte e senza finestre. Qualche sigaro rese felici quegli indi. Cenammo sopra casse, non avendo né tavola né sedie. Sospendemmo le nostre amache e il Prelato ci diede una di quelle « buone notti » che non si dimenticano.

Non dormimmo: le emozioni furono piú forti della stanchezza. Durante la notte una grande colonna di terribili formiche assalì le nostre provvigioni. Quando ce ne accorgemmo, molte erano già di ritorno spingendo un chicco di riso o un granello di farina. Don Balzola fu il primo a sterminarle con fuoco e petrolio. Si lavorò a lungo, finalmente l'invasione cessò; ma le scarpe e la veste ne erano piene e le gambe grondavano sangue per le tenagliate ricevute.

Tra gli indi Tucanos

Di buon mattino gli indi ci svegliarono col loro bagno clamoroso. Alla prima Messa celebrata in quella solitudine assistette Michele con i suoi uomini, immobili e in atteggiamento rispettoso.

Quel giorno si lavorò molto per dividere la capanna in quattro piccole stanzette: la cappella, il dormitorio, il refettorio, un deposito. In mezzo, un corridoio che sarebbe stato la nostra sala di ricevimento. Larghe cortecce di alberi con pali per traverse e legate con liane dovevano formare le pareti divisorie. A questo lavoro pensarono gl'indi, mentre noi con gli assi delle casse preparammo il mobilio: tavole, tavolini, scanni. Quella sera potemmo inaugurarli. Ma tutto quel giorno fummo assaliti da una nuvola di moscerini, che ci coprivano la faccia punzecchiandoci spietatamente. Don Balzola non sembrava accorgersene, mentre i moscerini cadevano turgidi di sangue dalla sua faccia lasciandola punteggiata di rosso. « Li allontaneremo abbattendo gli alberi tutto all'intorno », diceva senza interrompere il suo lavoro.

In quelle che noi chiamavamo stanzette si svolgeva la nostra vita: pregare, accostare gli indi, studiare programmi di lavoro missionario erano le nostre occupazioni; il mangiare era diventata l'ultima cosa. Don Balzola era così.

La terza giornata fu destinata a innalzare una cappella anch'essa provvisoria nei ruderi dell'antica cappella di San Francesco d'Assisi, ormai sepolta nella selva. Trovammo ancora resti di legname che servirono a preparare l'altare. Oggetto delle nostre cure particolari fu il tabernacolo, che rivestimmo all'interno di seta. Il mattino dopo fu benedetta, vi si celebrò la prima Messa e si fece la consacrazione della nuova missione al Sacro Cuore di Gesti. Da quel giorno non fummo più soli: con Gesù tutto avremmo sopportato.

Il Prelato volle anche inaugurare una piccola stazione termopluviometrica, voluta dal Governo federale, importante per essere sulla linea equatoriale. Si fece col Prelato un'ultima riunione per definire il programma di lavoro paziente di contatto con gli indi lungo il fiume e i suoi vari affluenti, per progettare costruzioni per scuole, lavori agricoli, internato ecc. Eravamo tre soli: don Balzola, il coadiutore Augusto Framarin e il sottoscritto, ma l'entusiasmo ci moltiplicava.

Accompagnammo al porto il Prelato, che ci benedisse e ci lasciò pieni di tristezza. Ma don Balzola ci rianimò e superammo la nostalgia immergendoci nel lavoro. In poche settimane quell'angolo di selva si trasformò e l'area della futura missione fu pronta. Una bella strada ci legava alla maloca indigena, gli indi, seguendo l'esempio di Michele, divennero presto nostri amici. Michele era l'uomo di fiducia, il nostro interprete e... professore di lingua. Tutto questo per merito di don Balzola, uomo pieno di senso pratico, di tatto sicuro, formato nella lunga esperienza di vita misssionaria tra i Bororo.

Orge selvagge

L'arrivo dei missionari e le novità portate avevano fatto dimenticare agli indi le loro orge consuete. Ma un giorno dalla capanna osservai un'animazione insolita nella maloca. Uomini e donne erano affaccendati a preparare succo di canna e torte di mandioca tostata; grossi pali incavati si riempivano rapidamente e si coprivano con foglie di banana. Alcuni erano già andati a fare gl'inviti e il giorno seguente si videro giungere da ogni direzione canoe che portavano famiglie intere.

Verso sera gli indi sono pronti: tatuati, con grosse penne sul capo, collari di denti di animali, scudi e lance per i capi. Dal vicino affluente gli uomini ritirano lo strumento misterioso del jurupary. Alle prime note, che riempiono le selve di un suono roco e profondo, le donne che non lo possono vedere, si raccolgono nella maloca, anche gli uomini si avvicinano, scompare il jurupary e comincia la festa. Sulla porta della maloca gli invitati salutano ad uno ad uno gli irivitanti e offrono il loro dono: pesce, frutta, formiche tostate. Poi si fanno le libagioni: prima gli uomini, poi le donne tracannano la bevanda alcoolica in ciotole. Quindi gli uomini formano un grande circolo ponendo l'uno la destra sulla spalla dell'altro e toccando con la sinistra qualche strumento, mentre i piedi marcano il ritmo della danza. Entrano pure le donne e danzano seguendo lo stesso ritmo. Continuano così anche un'ora. Poi passano ad una nuova libagione. Negli intermezzi, ancora suoni e lunghe risate. Così l'orgia dura finchè ci son bibite, anche fino alle prime ore del mattino, quando si coricano ubriachi nelle amache. Al mattino tornano alle loro maloche sudici e tatuati, abbrutiti dall'alcool. Sono frequenti i disordini morali, le liti, le vendette, i ferimenti ed anche le morti. Mons. Giordano, che fu il primo Prelato della missione, diceva: « Li incontro continuamente nelle orge, o di ritorno o diretti all'orgia, così da far pensare che questa sia la loro vita. Quando sarà che riusciremo a farle scomparire?... ».

Piraterie dei bianchi

La vita tranquilla dei missionari era spesso turbata dal passaggio di imbarcazioni di civilizzati, nazionali od esteri, in cerca dei prodotti delle selve. Immancabile la loro visita alle maloche per comperare alimenti, ma il più delle volte per arruolare rematori, e operai.

Senza controllo delle autorità, vi commettevano molti abusi; gli indi, appena li avistavano, si allontanavano dalle maloche lasciando solo i vecchi e i malati. Quegli avventurieri molte volte vi compivano dei veri saccheggi, uccidevano galline e porci e lasciavano compensi irrisori. Spesso usavano violenza anche alle persone imbarcandole a viva forza. Frequenti reclami giungevano al missionario, l'unico che avrebbe potuto col suo prestigio morale impedire tali abusi.

Il 15 agosto di quell'anno, festa dell'Assunta, ecco arrivare una piccola canoa con due vecchi in lacrime. I bianchi avevano rubato loro un figliuolo e una figliuola adulti, unico sostegno della famiglia. Avevano dormito presso la maloca e al mattino, in occasione del bagno, li avevano afferrati e trascinati nella loro barca, allontanandosi rapidi. « Ecco la canoa - conclusero i due vecchi - va a strappare i nostri figli dalle loro mani ». Tutti gli occhi erano su di me. M'imbarcai coi due vecchi e non tardammo a raggiungere i pirati bianchi. Ci ricevettero in piedi a prua: erano mezzi ubriachi, avevano il fucile in mano e la cintura piena di cartucce. Mi conservai piú calmo che potei e intimai loro con energia di consegnare i due giovani. Si mostrarono contrariati. Li feci uscire dalla barca e per la seconda volta con accento che non ammetteva replica intimai: « Se vi han fatto dei torti, la Missione risponderà per loro, ma voi non potete portarli via ». Ordinai quindi ai due poveretti di salire stilla nostra canoa, poi subito ci allontanammo. Avevo arrischiato la vita, infatti vidi i due bianchi agitare il fucile e li udii urlare parole che non potei capire.

Dal porto della missione intanto i nostri ci avevano seguiti con ansia e quando videro i due giovani nella nostra canoa, fu un'esplosione di gioia.

Questo non fu che la prima di una serie di dure lotte per strappare gli indi rapiti dalle mani di quegli avventurieri e impedire sevizie e saccheggi. Ma questa attività rischiosa servì a guadagnare al missionario affetto e venerazione. Più volte abbiamo udito gli indi rievocare la vita precedente ed esclamare: « Quante corse precipitose per sfuggire a quei miserabili bianchi! ».

Scompaiono le maloche, sorgono villaggi

Il piccolo seme lanciato nelle selve di Taracuà crebbe a poco a poco in albero fruttifero. Aumentò il numero dei missionari, giunsero le Figlie di Maria Ausiliatrice, si riempirono gli internati di ragazzi e di ragazze, portati spontaneamente dai loro genitori, e Taracuà divenne un centro d'intensa vita cristiana, al quale accorrevano anche da nuclei distanti. Le feste che vi si celebravano con tutta solennità, lo spettacolo della vita disciplinata, allegra ed espansiva degli internati, l'atmosfera di pietà e di gioia che aleggiava nella missione, prepararono il terreno alle conversioni. Cominciarono i gruppi del catechismo in lingua tucana nella missione e fuori, si videro numerosi indi adulti accostarsi ai Sacramenti ed ebbe inizio l'accorrere alla missione di famiglie intere, che chiedevano l'istruzione religiosa e ricevevano fino a tre lezioni di catechismo al giorno.

Ma c'era ancora un guaio molto serio: i nuovi cristiani adulti e i i giovani preparati negli internati dovevano tornare alla vita comune nella maloca in mezzo a pagani. Bisognava rivoluzionare pacificamente la vita indigena, che si incentrava nella maloca. Sorse così l'idea di fondare villaggi indigeni. Ancora si ricordavano i villaggi delle missioni Carmelitane del 1700 e quelli dei Francescani del 1800. L'idea, diffusa, piacque a molti. Se ne promosse l'attuazione promettendo aiuto: il missionario avrebbe insegnato a costruire le case, avrebbe fornito gli arnesi per la costruzione, gli strumenti agricoli ed anche gli aiuti di prima necessità.

Così nel giro di soli cinque anni scomparvero le maloche e sorsero villaggi indigeni con le loro case ben allineate, sulle quali la missione metteva una targa col nome del villaggio, l'anno di fondazione e il titolo « Missione Salesiana », riservandosi così il diritto di tutelarne gli abitanti contro i cosiddetti civilizzati bianchi.

I villaggi, provvisti di modeste cappelle, facilitarono anche la catechesi e resero difficili e quasi impossibili le grandi orge, che oggi si possono dire scomparse. Ogni giorno i cristiani, chiamati dal catechista, si radunano nelle cappelle per la recita del Rosario. Il catechista prepara i pochi che sono ancora pagani ai Sacramenti; cosí nelle solennità liturgiche abbiamo gruppi di indigeni che vengono dai vari villaggi, già pronti a ricevere il battesimo.

È stata, come si vede, una pacifica rivoluzione, che ha trasformato tutto un mondo selvaggio in un mondo nuovo. E oggi il missionario raccoglie i frutti del suo umile, paziente, fiducioso lavoro di portatore di benessere e di civiltà cristiana.

MONS. GIOVANNI MARCITESI

Vescovo coadiutore del Rio Negro (Brasile)

Sotto il manto dell'Ausiliatrice

Riconoscente a Maria Ausiliatrice per duplice grazia

Nei primi mesi di quest'anno mi trovavo in Europa in cerca di fondi per poter completare il nostro Aspirantato di Shillong (AssamIndia). Un giorno mi giunsero notizie allarmanti dalla mia Missione: a Shillong avevano dovuto sospendere i lavori per mancanza di mezzi e di materiale; dal Pakistan Orientale fiumane di profughi si riversavano nelI'Assam, molti di essi cattolici; una mia carissima sorella, Figlia di Maria Ausiliatrice, versava in gravissime- condizioni di salute.

Decisi allora d'interrompere il mio giro di propaganda e di far ritorno in India. Avevo fortunatamente raccolto qualcosa, tanto in Italia come nel Ticino, e quindi non tornavo a mani vuote. Fissai il giorno della partenza per il 17 aprile. Sarei tornato in aereo per far più presto. Ogni giorno era prezioso. Senonchè all'ultimo momento dovetti rimandare la partenza di tre giorni. Fu quella la mia salvezza perchè l'aereo del 17 aprile scomparve con tutti i passeggeri nelle acque del Golfo Persico.

Io presi l'aereo del 2o e potei arrivare felicemente a Shillong il 24 aprile, all'inizio del mese dell'Ausiliatrice. Il giorno dopo mia sorella subiva una difficile operazione. I dottori temevano per la sua vita. Ma la nostra cara Ausiliatrice vegliava sulla sua Figlia e ascoltò le preghiere che si facevano per lei. Dopo qualche giorno Suor Maria era fuori di pericolo. Ora ha ripreso il suo lavoro tra i suoi ammalati di Nongthymmai e non accusa alcun disturbo.

Sono tornato di nuovo in Italia per riprendere i miei giri di propaganda. Mentre pieno di riconoscenza ringrazio la nostra potente Ausiliatrice per la duplice grazia ricevuta, le chiedo che mi aiuti a trovare i mezzi per dar presto inizio alla nuova Missione Salesiana nel Bhutan.

Torino, 24 agosto 1964

DON LUIGI RAVALICO

Un gravissimo incidente automobilistico

Il 22 gennaio del corrente anno mio genero ebbe un gravissimo incidente automobilistico, nel quale venne colpito al cervello. Il colpo gli paralizzò completamente il lato sinistro, dalla faccia al piede. Per tre giorni rimase in coma, tra la vita e la morte, e per dieci giorni in gravissimo pericolo. Ma grazie alle preghiere delle Figlie di Maria Ausiliatrice di Our Lady of Mercy School e dei bambini della scuola, rivolte all'Ausiliatrice e a San Giovanni Bosco, dopo solo un mese mio genero ha potuto riprendere la sua vita normale, riacquistando il completo movimento del lato sinistro.

Baton Rouge Louisiana (Stati Uniti)

JULIETTE HICKEY

Immediatamente ebbe un miglioramento

Una buona signora, Rabino Carla di Canale d'Alba, mi ha consegnato un'offerta che mi son fatto premura di trasmettervi. È in ringraziamento a Don Bosco per grazia ricevuta. Il bambino miracolato si chiama Luigi Rabino di anni 5, domiciliato in Canale d'Alba. Colpito da bronchite polmonare capillare e dichiarato inguaribile dai medici, fu raccomandato dalla mamma a San Giovanni Bosco. Immediatamente ebbe un miglioramento che lo portò alla guarigione perfetta.

Se credete di rendere pubblica la notizia, mi rendo io garante della veridicità del fatto.

Masio (Alessandria)

DON SECONDO BORIO, PARROCO

Altri cuori riconoscenti

Ada Bollo (Piancereto-Aless.) ringraziando M.A., S.G.B., S.D. offre un lettino pro Missioni.

Giovanna Varassi (Torino) ringrazia M.A. per evitata grave operazione.

Maria e Pierina Zappa (Villa Romanò-Como) sono riconoscenti a S.G.B. per la guarigione di un cugino dopo un anno e mezzo di sofferenze.

Fam. Bisone (Torino) invia offerta ringraziando M.A. per la protezione avuta.

Margherita Serafino Raineri (Torino) è riconoscente a M.A., a S.M.Mazzarello, a D.F.R. per due grazie ricevute.

Maria e Carlo Campana (Gozzano-Novara) inviano offerta a S.G.B. per grazie ottenute.

M. B. (Bra-Cuneo) ringrazia con offerta M.A. per la liberazione di persona cara da incubo pauroso.

Concettina Costa (Paternò-Catania) ridotta due volte in fin di vita, potè superare la crisi pregando con fiducia M.A. e S.G. Bosco.

Maria Battezzati (Monte-Aless.) operata di appendicite e complicazioni, si raccomandò a M.A. e a S.D.S. e potè tornare a casa guarita.

Sac. Oreste Priami (S. Concordio-Lucca) trovandosi in grave pericolo di vita, invocò con fede M.A. uscendone salvo.

Maria Rita Liuzzo (Palermo) pregando M.A. superò felicemente un'operazione che temeva assai.

Rosa De Luca (S. Agata li Battiati-Catania) temendo una grave malattia per il marito sofferente, elevò preghiere a M.A. e a D.F.R., dopo le quali si scoperse la causa del male in una infiammazione che potè essere curata.

Maria Campagnolo (Ramon di Loria-Treviso) con la famiglia iniziò una fervorosa novena a M.A. e a S.G.B. per la mamma, ottenendo la cessazione di frequenti infarti che ne mettevano in pericolo la vita.

Direttrice Istituto E. Amico (Pietraperzia-Enna) ringrazia M.A. perchè la casa fu salvata dall'incendio con l'aiuto di operai casualmente sopraggiunti; e perchè altra volta, alla caduta del fulmine sulla cuspide del campanile, non si ebbero danni alle persone.

Maria Gesuina Poggi (Albisola-Savona) rende infinite grazie a M.A., e a S.G.B. per la guarigione del marito da pleurite inoltrata.

Mariannina Cimino (Cefalù-Palermo) pregando M.A. e S.G.B., ottenne la guarigione del fratello e della sorella.

Gelmino Vesentini (S. Michele Extra-Verona) ringrazia S.G.B. per la stia sistemazione in un istituto salesiano.

Ci hanno segnalato grazie

ottenute per l'intercessione di Maria Ausiliatrice e di S. Giovanni Bosco, di S. Maria Mazzarello, di S. Domenico Savio e di altri Servi di Dio - alcuni hanno anche inviato offerte ed elemosine per sante Messe di ringraziamento - i seguenti:

Abbiati Lina - Accornero Virgilio - Adaini Maria - Agabitini Chiara - Airoldi Felicita - Alotto Costantino - Altare Gelma - Amaducci Giuseppina - Ammatura Maria - Anastasia Coniugi - Arceri Gemma - Arcidiacono Nunzia - Arese Lucia -Armaleo Santa - Arnoldi Bonaiti Giovanna - Astegiano Paolina - Atzeni Giuseppa - Atzori Albina - Augello Miraglia Calogera - Augelucci Vienna - Avagnina Renzo - Avover Gesparina - Bagnasco Aldo - Bagnati Luigia - Baldo Silvana - Balocco Clara v. Delsignore - Balotelli Lena - Baracchi Carlo - Barbaglini Carmine - Barberio Celi Laura - Barbero Daniela - Barbieri Mercedes.- Barsotti Palmira - Bartolomasi Rosa - Bassani Antonietta - Bassi Maria ved. Zucchi - Basso Margherita - Battaglia Tignino Concetta - Battazza Ciro - Battista Concettina - Battistotti Augusta - Beatrici Eugenio - Begele Rita - Bella Bruno - Bella Santina - Berro Anna - Bertani Leda - Bertinotti Elisa - Bertoli Tosolinda - Bertolo Emma - Bertolucci Giulia - Rertotto Annetta - Bettinelli Maria - Bevilacqua Bianca - Biancheri Clelia - Biglino Lucia - Binda Maria - Bisegna Fortunato - Boeri don G. Battista - Bonacina Angelo - Bonalumi Camisasca Lina - Bonola Sofia - Bordizzo Oscar - Bosco Antonio - Bosio Teresa - Bottaro Elda - Bracelli Natalina - Brunod Maria - Burlando Maria - Buttarello Boraso Maria - Cacciarfico Rita - Cagnisso Elsa - Caiani Angela - Cairola Giriuio C'ara - Calcagni Rosa - Calcia Franco - Calosso D. Michele - Caltagirone Giorgio - Cammarata Maria - Campagnolo Tersina - Cangiano Maria - Canesi Mariarosa - Canigiu Mariuccia - Cannata avv. Pompeo - Caramori Dotti Virginia - Carboni Domenica - Caregnato Nives - Carella M. Sandra - Carmina Gaetana - Caronia Lina - Carracciori Santina - Caruso Maria - Casari Vito - Cason Rosa - Castiglia Giancarlo - Castro Beni - Casucci Rosa - Cattaneo Ottavina - Cavalli Elia - Cena cav. Domenico - Cento Maria - Ceresa Fernando - Cerini Vittorina - Cerreti Severina - Cerri Pierina - Cerruti Anna e Serafina - Cerutti R. - Certalani Vilma - Cesarin Ada - Chiaria Eugenia - Chiavetta Grazia - Chiola Stupino Maria - Ciociola Tiretta Flora - Cirillo Olga - Cirrincione Giuseppina - Ciulla Rina - Coco Rosa - Coletto Foppa Virginia - Colizzi Cosimina - Colomba Maria - Colombino Virginia - Colombo Losa Amelia - Comaschi Giovannina - Compagni Carmela - Concas Maria - Concina Maria - Conti Fam. - Cornici Pia - Corti Carnevale Emilia - Cossu Emanuela - Costa Masita - Cremona Maria - Cretier Odilla - Cristofari Elvira - Cuaz Stefania - Culacciati Rachele - Dagiio Evasio - D'Agostini Anna - Dal Bello Ines - Dalmasso Musso Lea - D'Altri Maria - Damasio Teresa - Damiani Arrigo - D'Angelo Carmela - D'Angelo Gaetano - D'Atri Iside - Davico Galliano Ernesta - Deambrosis Gina - De Battista Francesco - Debernardi Enrica - De Carlo Serafina - De Carolis Tersina - De Cieco Medesta - De Col Livio - Dedonato Luisa - Degara Tersina - Dellarole Pier Carla - Delpanno Gentile - De Luca Rosa - De Maron Angela - De Sanctis Margherita - Di Bartolo Paola - Di Franco Maria - Di Fazio Pinuccia - Dilda Maria - Di Mario Carmela - Di Massa Comentale Gilda - Dispenza Giuseppa - Esposito Rosarina - Fahris Elisa - Falciola Godio Angela - A'arinella Gianforti Giuseppina - Faroppa Costanza - Favre Palmira - Fedeli Alberto - Ferin Cudini Elisa - Ferrara Concetta - Ferrari Antonio - Ferrari Clorinda - Ferrario Maria - Ferraro Bosio Maria - Ferreri Angela - Ferro Luisa - Fiducia doti. Antonino - Filocamo Emanuele - Fiera Matilde - Fiorodi Noemi - Firpo Maria - Fisichella Paolo - Fiumalbi Vittorio - Fontanella Rosella - Foppiano Pavani Iolanda - Forneris Maria ved. Azeglio - Fori Tina e Giuseppe - Forti Luciana - Fori Elena - Francaviglia Emilia - Franco Giuseppina - Frangioli Rosina - Frescura Emilia - Frondoni Negri Pia - Frontini Amalia ved. Forestiere - Frova M. Antonietta - Fumagalli Vercesi Giuseppina - Gabba Cristina - Gaetani Alfonso e Lidia - G,.ggiali Angelina - Gagliardi Concetta - Gallizia Anselmina ved. Budai - Gamalero Margherita - Gandolfi Ines - Garatti Lorenzo e Maria - Garetti Costa Ernesta - Garibaldi Maria Luisa - Garlaschi Nora - Garlisi Filomena - Garnero Maria - Garré Giovanna - Garrone contessa Caterina - Garzia Agostino - Gatti Giulia - Gaudino Ida - Gaudio Lina - Gavazzeni Guido - Gavinelli Angelo - Gazzola Clelia - Gelpi Squaratti Caterina - Geraci Costa Lina - Geracitano Caterina - Germinaria Anna - Ghiglione D. Antonio - Giachetti Lucia V. Gianotti - Giambrone Vincenzo - Gibellini Antonio - Gigliento Mirella - Gilardi Faustina V. Giorio - Gilli Enrica - Giordano avv. Giacomo - Giuliani Martini Ifigenia - Givone Giovannina - Goldoni Aldo - Gori Amedea - Granata Rosa - Grassi Esterina - Grassi Giacomo - Grasso Tommasina - Grattarola Antonietta - Grattieri Franca - Graziosi Bice - Gucciardo Vincenza - Guerrasio Laura - Guli Laura - lachino Teresa - Iamatti Sanzani Pinuccia - lannelli Giuseppina - Infranta Angelina - Invernizzi Gina - Invernizzi Renato - Iunod Ines - Janin Piera - Lai Giovanni - Laurea Elvira - Legé Margherita - Leoncini Maria - Leoni Erminia - Lio Pietro - Lodigiani Maria - Longoni Bianca - Lorenzi Adele - Lorenzini Amalia - Lubiato Aurelia - Magro Emma - Maida Girolamo - Malagutti Luisa - Malasagne Macchia Emma - Maldini Olga - Mancini Marina - Manganella Teresa - Mantia Antonino - Mantovani Giulia - Marcantori Libera - Marenduso Ernesto - Marengo Amalia - Marinelli Michele - Martignone Eleonora - Martinengo Francesca - Masera avv. Guido - Martella Anna - Massarini Sabatino - Mauro Anna - Mazza Tellaroli Maria - Mazzini Italo - Melica Cesarina - Mencacci Elba - Menì Armida - Mereu Attilio - M.erlini Emma - Merlo Giuseppina - Mezzano Natalina - Micelli Erminio - Michelino Pierina - Milanese Pierina - Milano Lucia - Milazzo Maria - Mion Maria - Molinari Fanny.

Per intercessione di S. DOMENICO SAVIO

La scienza medica si rivela e dichiara impotente

Nostro figlio Carlo di 15 anni, per decisione del medico di famiglia, si dovette ricoverare in ospedale, perchè già da alcuni giorni in preda ad alta febbre. Ma, nonostante i molteplici tentativi dei medici, protrattisi molti giorni per una diagnosi obiettiva del male; nonostante le cure del caso, moltissime e svariate, il nostro figliuolo era sempre travagliato, sempre più logorato e disfatto da febbri altissime e misteriose che ne peggioravano di giorno in giorno le già gravi condizioni.

Allora l'affidammo con fiducia al caro San Domenico Savio, quindicenne come il nostro Carlo. Gli mettemmo al collo la reliquia del Santo e incominciammo con fede la novena perchè ce lo guarisse. Tante anime innocenti si unirono alle nostre invocazioni. Ora, al termine della novena, proprio quando i medici, impotenti, spegnevano le nostre ultime speranze gettandoci nella più grande angoscia, il nostro Carlo, a un passo dalla tomba, cominciò a migliorare; ed oggi, dopo 73 giorni di ospedale, è ritornato fra noi guarito, ed è ritornata con lui la gioia nella nostra casa. Immensa è la nostra riconoscenza al caro Santo, rafforzata la nostra fede nel Signore e nella potente intercessione dei suoi Santi; e, come da promessa, rendiamo pubblica la grazia straordinaria, e inviamo un'offerta, pregando il caro Savio che protegga sempre il nostro Carlo e ce lo tenga lontano dai mali fisici e soprattutto da quelli spirituali.

Roma

CENZINA E CIPRIANO LOMBARDI

Non passarono che poche ore

Il neonato non dava segni di vita perchè intossicato. Il medico e quanti mi curavano con l'espressione del volto mi facevano capire .che c'era poco da sperare. Allora, stringendo tra le mie mani l'abitino di San Domenico Savio, lo invocai con tutta la mia fede, promettendo di mettere al bimbo come secondo nome quello di Domenico. Non passarono che poche ore ed ecco che sento un debole respiro, accompagnato da un debole pianto: era salvo! Lascio immaginare alle mamme la gioia che provai. Il bambino ora è sotto la protezione di San Domenico Savio, ed è anche questa una grande grazia.

Catania

ANNA INZIRILLO NATA RUSSO

La gioia di una mamma

Piena di gioia e di riconoscenza, vorrei gridare a tutte le mamme che sono nelle condizioni in cui ero io fino a un anno fa: provate, sperimentate l'intercessione di San Domenico Savio e lo troverete sensibilissimo alle preghiere delle mamme infelici.

Dopo cinque anni di matrimonio e di dolorose vicende deludenti, i medici ormai ci toglievano ogni speranza che un bimbo allietasse la nostra casa. Ma una buona amica mi parlò di San Domenico Savio e del suo abitino, che io acquistai e indossai con fede. Dopo nove mesi di preghiere e di fiducia in Maria Ausiliatrice e nel piccolo Santo, è nato un bimbo sano e robusto, con grande meraviglia dei dottori.

Chiedo sia pubblicata questa grazia a lode di San Domenico Savio.

Firenze

MARIA PIA CARMIGNANI

Fortunata Sperti (Pielungo - Udine) nel timore di perdere anche il terzogenito, ricorse con preghiere e con l'abitino a S. D. S. ottenendo la grazia desiderata.

Franca Balocco (Acqui Terme - Aless.) affidò alla protezione di S. D. S. il piccolo Danilo, tormentato da bronchite asmatica, e potè riaverlo guarito.

Maria Anselmo (Pavone-Torino) vedendo cadere la bambina dalla tavola a terra, invocò l'assistenza di S. D. S. e la creaturina fu salva.

Adriana Gasparini (Milano) invocando M. A. e S. D. S. ebbe in difficili condizioni di salute un bimbo prematuro che sopravvisse.

Eugenia Burdese (Alba - Cuneo), nonostante avverse previsioni dei dottori, raccomandandosi a S. D. S. potè avere il suo piccolo Maurizio in buone condizioni.

Giuseppa Rinaudo (Niscemi - Caltanissetta) ringrazia S. D. S. per la figlia, che ha avuto la prima bambina contro ogni speranza umana.

Invocando altri Servi di Dio

Esaudita appena scritta la promessa

La mamma di 86 anni si era ammalata di bronchite con complicazioni. Il dottore mi disse di avvisare i parenti lontani perchè era grave. Venne il parroco, che dovette rimandare l'amministrazione dei sacramenti poichè si sentiva molto male. Durante la notte, che passai in angoscia accanto al suo letto, mi cadde sott'occhio un'immaginetta di Don Andrea Beltrami, collocata sul vetro di un quadro. Mi sentii ispirata a invocarlo, anche se non lo conoscevo. Lessi dietro l'immagine l'invito a far conoscere a Torino le grazie che si fossero ottenute e recitai tra le lacrime un Pater, Ave e Gloria, promettendo di pubblicare la grazia. Appena ebbi scritto la promessa - erano le 3,45 - mia madre mi chiamò e disse che voleva vestirsi.

Non vaneggiava, come credetti a tutta prima: Don Beltrami l'aveva guarita. E quando al mattino venne il Parroco col S. Viatico, la trovò alzata e benissimo in salute. Da quel giorno - ed è passato più di un anno - non è più stata a letto.

Ringrazio Don Beltrami anche per un'altra segnalata grazia concessa a mia sorella.

Chioggia (Venezia)

LUISA VIANELLO

Quaranta kivaretti salvati da morte

Un kivaretto era stato colpito dal colera; la mattina seguente lo portarono all'ambulatorio gravissimo, tanto che nel pomeriggio morì. Contemporaneamente altri venti si trovavano già contagiati dal terribile morbo, e tre erano ormai agonizzanti.

Ci mancavano le medicine adatte e soprattutto il siero fisiologico, il più indicato per simili casi. Per averlo bisognava andare fino a Macas, impiegando non meno di tre giorni. Tentammo d'invocar soccorso per radio, chiedendo venisse prontamente in aereo un medico con le medicine necessarie; ci fu risposto che era impossibile.

Ci sentimmo sole e abbandonate, nell'angosciosa impotenza. di salvare dalla morte il sempre crescente numero dei colpiti. Mi raccomandai allora alla serva di Dio Suor Teresa Valsè Pantellini e, cercate alcune sue immagini, le distribuii ai malati pregandola:

Pensaci tu! ».

Ed ecco che subito mi venne l'ispirazione di aprire un libro di Medicina Missionaria portato dall'Italia, dove trovai l'indicazione per preparare il siero fisiologico. Senza porre indugio mi misi all'opera; e appena pronta la prima fiala, corsi a iniettarlo a gocce ai più gravi; e quindi a prepararne ancora per gli altri, continuando così tutta la notte.

Dopo ventiquattro ore, i malati, già in numero di quaranta, erano tutti fuori di pericolo e si facevano passare l'un l'altro l'immagine di Suor Teresa per baciarla devotamente.

Chiguaza (Ecuador)

SUOR MARIA BOSCO Direttrice Figlie M. A.

Guarisce in poche ore da artrite infettiva

Mia figlia Anna Maria fu colpita da artrite infettiva al fianco destro. Il medico dichiarò che si trattava di malattia grave, che avrebbe obbligato l'inferma a passare vari mesi paralitica a letto. Solo un miracolo avrebbe potuto guarirla subito. Allora con molta fede e nello stesso tempo rassegnata alla volontà di Dio, mi rivolsi con una novena al Servo di Dio Zeffirino Namuncurà. La cominciai recitando il Rosario presso il letto dell'ammalata che, nonostante i quaranta di febbre, rispose fino alla fine. Allora posi l'immagine del buon indietto sopra la parte inferma. Quella notte mia figlia riposò bene e il giorno seguente la temperatura era scesa a 37,7. Due giorni dopo si alzava e camminava come se non fosse mai stata ammalata. Lo stesso medico dichiarò che si trattava realmente di una grazia dall'alto.

BERENICE A. P. DE LOMBARDO

Viene riparata una grave ingiustizia

Una persona a me cara ebbe a soffrire un torto gravissimo, che sopportò con rassegnazione. Avendo ricevuto in quei giorni il Bollettino Salesiano sul quale si parlava del Servo di Dio Don Luigi Mertens, lo pregai intensamente perchè facesse la grazia che alla persona a me cara fosse riparata la grave ingiustizia.

Mio marito era molto scettico sull'esito delle mie preghiere. Invece, dopo qualche mese, avvenne proprio quanto da me fervidamente rìchiesto. Avevo promesso di rendere pubblica la grazia: adempio la mia promessa con animo vivamente grato.

Torino

MARIA BOANO

† I NOSTRI MORTI †

SALESIANI DEFUNTI

Sac. Salvatore Rosés † a Ronda (Spagna) a 87 anni.

Dal 1932 al 1940, da Torino, fece giungere alla Spagna e all'America Latina la voce di Don Bosco e dei Superiori attraverso le pagine del Bollettino Salesiano di lingua spagnuola, che allora si stampava in Italia. Quelle pagine sono il riflesso fedele del suo spirito salesiano, della sua esperienza e della sua cultura. Fondò e diresse varie case salesiane della Spagna, lasciando ovunque il ricordo del salesiano buono, amabile, sacrificato. Pese a servizio della Congregazione anche le sue doti di artista, dirigendo la costruzione di chiese e collegi. Fu tale il suo ascendente educativo che tra gli ex allievi è ricordato semplicemente come el Maestro.

Sac. Antonio Pugliese † a Carìa (Catanzaro) a 38 anni.

Quando si palesò la malattia senza speranza che lo consumò, era stato da pochi mesi nominato direttore dell'Aspirantato a Gallipoli: pienamente consapevole, semplice e sereno, accettò con fede e generosità la sua nuova missione di dolorosa immolazione. Cresciuto all'esemplare scuola di generosità di una famiglia che ha dato alla Congregazione Salesiana tre figli Sacerdoti e due Figlie di Maria Ausiliatrice, fu totalmente consacrato al lavoro come alla sofferenza, nell'offerta della sua vita per le vocazioni. Il giorno di S. Pietro celebrò il suo ultimo Sacrificio a! Signore. Poi, silenziosan.ente e umilmente come visse, compì il supremo olocausto della sua vita.

Sac. Tolmino Brigi † a Torino a 49 anni.

Anima di fanciullo, pio aperto generoso, appena conobbe l'apostolato salesiano, ne provò un fascino irresistibile e si consacrò alla salvezza dei giovani con ardore romagnolo. Fu per molti anni maestro di spiritualità a generazioni e generazioni di allievi, che dal loro , catechista a o i, direttore apprendevano l'arte di vivere cristianamente anche usciti dalla casa di Don Bosco. Colpito da un male inesorabile che lo minava da anni, lavorò fino all'ultimo vivendo in pieno il motto della sua prima Messa: a Nelle tue mani, Signore, raccomando l'anima mia, e offrendo il sacrificio della sua vita con un sorriso di generosità irradiante, che solo la morte riuscì a spegnere su quelle labbra di apostolo.

Sac. Ugo Dovis † a Torino il 16-VIII-1964.

Coad. Giacomo Fornero † a Torino il 16-VIII-1964.

Coad. Mario Berutto † ad Avigliana (To) il 28-VIII-1964.

Tre vittime di due paurose sciagure. I primi due viaggiavano sull'autostrada Milano-Torino nella macchina di un affezionatissimo ex allievo, il dott. Gian Carlo Piazza, quando furono investiti con violenza da un'altra macchina, che causò la morte a tutti e tre.

Don Dovis, dopo aver lavorato in Palestina e in Egitto, spese gli ultimi suoi anni in un lavoro sacrificato, nascosto, generoso nella Casa Madre. Era anche consigliere dell'AVIS e aveva ricevuto la medaglia d'oro per aver donato oltre cento volte il sangue.

Il coad. Giacomo Fornero svolse per tanti anni un prezioso apostolato educativo nelle scuole professionali salesiane quale maestro dell'arte del legno. La sua tragica scomparsa ha suscitato largo rimpianto tra i salesiani e i suoi numerosi ex allievi e specialmente tra gli allievi di San Benigno Canavese.

Il coad. Mario Berutto perì tragicamente nel lago di Avigliana, nel generoso tentativo di salvare l'undicenne Carmelo Labusata che, mentre si divertiva con i compagni sulla riva, era scivolato nell'acqua.

Per i tre salesiani e per l'ex allievo dott. Piazza, che lascia nel pianto la sposa e i figli, chiediamo i suffragi dei nostri Cooperatori.

Coad. Basilio Rocca † a Santa Tecla (EI Salvador) a 88 anni.

Era l'unico superstite del gruppo di figli di Don Bosco che nel 1897 entrarono nella Repubblica di EI Salvador per fondarvi l'Opera Salesiana. In tutto questo periodo rimase sempre a Santa Tecla, dove è più facile dire quale mestiere non abbia esercitato, vivendo in continuo e sacrificato servizio per la comunità. Oltre al merito di essere stato tra i fondatori di quella Scuola Professionale, dedicò buona parte della sua vita ai lavori di costruzione degli edifici d: quel grande Collegio, edificando nello stesso tempo con la pratica delle più elette virtù salesiane.

Sac. Francesco Donà † a Naguanagua (Venezuela) a 83 anni.

Sac. Carmelo Castorína † ad Agua de Dios (Colombia) a 80 anni.

Sac. Giovanni Figueiredo † a Lorena (Brasile) a 75 anni.

Sac. Andrea Wagner † a Vienna (Austria) a 68 anni.

Sac. Giuseppe Salassa † a Mar del Plata (Argentina) a 61 anni.

Sac. Mario Zavattaro † a Santiago (Cile) a 53 anni.

Sac. Antonio Reíssmeier † a Paderborn (Germania) a 51 anni.

Sac. Abillo Diaz † a Santiago (Cile) a 49 anni.

Sac. Raffaele Lannoo † a Tielt (Belgio) a 40 anni.

Coad. Remo Brovarone † a Rivolta d'Adda a 82 anni.

Coad. Alberto Grande † a San José (Costa Rica) a 38 anni.

Coad. Davide Ribeiro † a Arouca (Portogallo) a 32 anni.

Coad. Giuseppe Ortiz † a S. José del Valle (Spagna) a 20 anni.

COOPERATORI DEFUNTI

S. E. MONS. GIACINTO TREDICI, Arcivescovo-Vescovo di Brescia, † il 19-VIII-1964 a 84 anni.

Mons. Tredici fu per un trentennio una delle figure più eminenti dell'Episcopato italiano. Sua Santità Paolo VI nel telegramma di condoglianze dichiarava di s condividere il ricordo pieno di stima e riconoscenza e il rimpianto... di così zelante Presule, che nel fervoroso esercizio del suo trentennale ministero episcopale fu al mistico gregge Padre amoroso, Pastore vigile, modello di elette virtù,. Realmente mons. Tredici come docente di filosofia, parroco di una grossa parrocchia di Milano, Vicario Generale della Diocesi Ambrosiana, Vescovo di Brescia, fu esempio di vita fedelmente e totalmente consacrata alla causa di Cristo e della sua Chiesa: per lungo periodo, segnato anche da ore gravi e burrascose, diffuse intorno a sé quella altissima luce che gli veniva dalla ricchezza di dottrina e di esperienza pastorale. Per questo il popolo lo venerava e commentava le sue visite pastorali esclamando: e E come il Signore in mezzo a noi! Mons. Tredici era anche Cooperatore Salesiano. Incoraggiava i suoi Parroci a mettere la gioventù sotto la protezione di Don Bosco e a far sorgere, accanto alla casa di Dio, anche l'Oratorio. Accresceva la sua soddisfazione il sapere che l'Oratorio era dedicato all'Apostolo della gioventù. P vivo il ricordo della gioia che provò nell'inaugurare il grande Oratorio San Giovanni Bosco di Gardone Val Trompia. Interveniva volentieri alle feste di Don Bosco che si facevano a Nave e a Brescia, coree con grande piacere presiedette ai convegni di Clero tenuti a Brescia su problemi riguardanti i Cooperatori Salesiani e la formazione cristiana della gioventù, puntando sempre sulla necessità dell'istruzione religiosa. Seguì con paterna compiacenza il movimento delle opere nostre nella Diocesi Bresciana, in modo particolare di quella della città, che vide prendere in questi anni consolanti sviluppi. Per questo la Famiglia Salesiana condivide con la sua diletta Diocesi il rimpianto, la riconoscenza, il suffragio.

Mons. Francesco Pugliese † a Tropea a 82 anni

Già Vicario Generale della Diocesi e Decano del Capitolo della Cattedrale, era pure Decurione dei Cooperatori Salesiani fin dal tempo del servo di Dio Don Rinaldi. Aveva tre nipoti Salesiani e due nipoti Figlie di Maria Ausiliatrice, oltre un nipote teologo della Cattedrale. Accarezzava un desiderio: vedere le Figlie di Maria Ausiliatrice stabilirsi a Carìa (Catanzaro), suo paese natale. Era molto affezionato all'Opera di Don Bosco. Avrebbe voluto vedere i Salesiani a Tropea, capoluogo della Diocesi, e in ogni occasione non mancava di insistere per questo. Lascia a documento del suo amore alla Vergine l'ultimo suo libro: Maria e noi, stampato dai Salesiani di Roma.

Mons. Luigi Saretta † a Treviso a 79 anni.

Di questa grande figura di apostolo, popolarissimo a San Dona di Piave, dove fu parroco per quarantasei anni, ci limitiamo a ricordare la sua predilezione per i giovani. Dal 1909 quando, giovane sacerdote, veniva nominato Assistente Ecclesiastico dell' n Unione Giovanile Cattolica Diocesana* di recente costituita, fino alla morte, dedicò le sue più belle energie alla formazione cristiana di schiere giovanili nei Circoli Cattolici come nelle Scuole libere di Religione, da lui aperte per provvedere all'istruzione religiosa degli studenti delle scuole pubbliche in anni in cui non avevano nessun insegnamento religioso. Un frutto tra i più belli del suo amore per la gioventù e delle sue sollecitudini per arrivare a tutti i giovani, anche a quelli delle zone più popolari, fu la fondazione in San Donò dell'Oratorio Don Bosco, che volle affidare ai Salesiani, convinto che il metodo e la carità di Don Bosco avrebbero efficacemente contribuito a salvare le masse giovanili, che egli vedeva sempre più insidiate nella fede e nei costumi.

Mons. Francesco Ladogana † a Cerignola (Foggia) a 80 anni.

Cooperatore salesiano della prima ora, zelò la devozione a San Giovanni Bosco nella sua città natale e fra i numerosi parrocchiani. Ebbe sempre di mira la gloria di Dio e il bene delle anime, che attirò con la sua singolare dolcezza e comprensione.

Antonio Ingignoli † a Varallo Pombia (Novara) a 81 anno.

Fin dai tempi del venerabile Don Rua prestò l'opera sua per il bene delle Opere Salesiane e conservò sempre viva devozione a San Giovanni Bosco e a Maria Ausiliatrice.

Maestro Giuseppe Spriano, premio al merito educativo. Munito dei conforti religiosi, spirava serenamente in Asti il 3o agosto, all'età di 72 anni, attorniato dai suoi otto figliuoli e dal fratello Don Evasio, salesiano. Fu visitato all'ospedale dal Rettor maggiore dei Salesiani, che gli era molto affezionato. Ex-allievo dell'Oratorio di Torino, fece amare S. G. Bosco da migliaia di suoi discepoli. Visse per la famiglia e per la scuola: soccorse pietoso tanti infelici, orfani, infermi, carcerati, che l'onoreranno con generosi suffragi.

Donato Mariano † a Martano (Lecce).

L'amore che portava alla parrocchia lo rese benefattore insigne delle opere parrocchiali e propagandista dell'Azione Cattolica. Ma nutrì anche molto affetto per le Opere Salesiane e fu assiduo alle pratiche della Pia Unione.

Cav. Uff. Luigi Leopoldo di Pastèna † a Torino a 69 anni.

In tutta la sua vita, trascorsa in Italia e in Francia, si distinse per rettitudine di spirito, fedeltà al dovere, generosa dedizione a servizio della Patria e in opere di religione e di assistenza sociale, con particolare predilezione per l'educazione della gioventìi. Cooperatore affezionatissimo, viveva dei nostri ideali di apostolato con tanta devozione al Sacro Cuore di Gesù, a Maria Ausiliatrice e a Don Bosco.

N. D. Anita Feliciangell ved. De Gennaro † a Vico Equense a 80 anni.

La più insigne benefattrice dell'Ispettoria Napoletana. Secondò il suo degno Consorte nella donazione di tutti i beni familiari alla Congregazione Salesiana; anzi, rimasta sola, perfezionò il nobile gesto concedendo che si iniziasse subito un piano di lavori, sostenuto in gran parte con la sua generosa carità.

Attendeva con ansia il nuovo Noviziato dell'Ispettoria Napoletana, sorto accanto a un grandioso complesso per Casa di Esercizi; è volata al premio un mese prima della sua inaugurazione.

Previde di essere privata di questa consolazione, ma assicurò che avrebbe vegliato dal Cielo su tutta la nuova Opera di Vico Equense.

Le esequie sono state una testimonianza delle numerose opere buone da Lei compiute. « Non vedete qui alcun fiore - ha detto l'Ispettore Salesiano dopo la S. Messa solenne - è per espressa volontà dell'Estinta. Ma ciò che è stato voluto per umiltà acquista una voce potente che è bene ripetere per nostro ammaestramento. La nobile Signora ha pensato da sé a coprire di fiori la sua strada, ha preparato da se la sua corona, pronta ad ogni opera di bene, ha accresciuto la sua nobiltà man n ano che donava ed è arrivata al Cielo, preceduta dalle opere della sua bontà i. Visitata più volte dal rev.mo Rettor Maggiore, esprimeva la sua umile riconoscenza per questi preziosi incontri; ma il pensiero che le recò maggior consolazione fu d'aver legato il suo nome ad una Casa che avrebbe accolto i giovani dell'Ispettoria che si preparano alla vita salesiana.

Virginia Pivato ved. Pilotto † a Mestre a 81 anno.

Umile e forte, svolse la stia missione di madre e santificò il diuturno lavoro con elevato spirito soprannaturale. Era di una fede limpida e pregava ininterrottamente. Sua ricchezza i dieci figli - otto viventi - che volle formati alla pietà, all'obbedienza, al lavoro. Due li donò a Dio nella Famiglia di Don Bosco: un sacerdote e una Figlia di Maria Ausiliatrice. È questo il suo merito di Cooperatrice Salesiana. Donna di testa, dedicava volentieri il poco tempo libero alla lettura di stampa cattolica e salesiana. Così, da lontano, seguiva la nostra vita. Austera con se stessa, seppe unire nell'educazione dei figli materna fermezza e larga bontà. Il suo insegnamento fu semplice: addestrare al bene e far fuggire il male, vigilando e dandone l'esempio.

Maria Delfina ved. Ottonello † a Varazze a 97 anni.

Conobbe l'arte di affidare i suoi beni alla banca indefettibile del Cielo. Largheggiò con tutte le opere di beneficenza, ma specialmente con l'opera di Don Bosco. Diede il necessario per portare al sacerdozio un giovane varazzese, che oggi si trova alle soglie della teologia. In occasione di celebrazioni nostre provvedeva maternamente a che non mancasse il necessario per l'allegria dei novizi. Fu sempre pronta a venire incontro alle necessità dell'Oratorio, frequentatissimo, che con movimentate ricreazioni manteneva la nota giovanile dinanzi alla sua casa. Nella sua lunga vita fu provata dal dolore, ma confidò sempre tanto in Maria Ausiliatrice e in San Giovanni Bosco. Tra i lontani ricordi aveva vivissimo quello di Don Bosco calorosamente festeggiato dai suoi affezionati varazzesi. Alla morte ebbe il compianto generale della città.

Ada Bulgari in Zuccaro † a Milano l'11-VII-1964.

Fervente Cooperatrice salesiana, visse nella fede più pura, alternando la sua preziosa attività tra il culto di Dio, la famiglia e le Opere di Don Bosco, che sempre ritenne al vertice delle sue considerazioni e dei suoi nobili ideali.

Ida Vittonatto ved. Monti † a Tonengo Canavese a 75 anni.

Modello di onestà, laboriosità e fiducia nella Divina Provvidenza, educò con mirabile dedizione la numerosa famiglia e fu santamente orgogliosa di aver dato a Dio e a Don Bosco il figlio don Leonardo. Amava le Opere Salesiane e ne seguiva lo sviluppo attraverso l'assidua lettura del Bollettino. Nutrì tenera divozione a Maria Ausiliatrice e a San Giovanni Bosco. a Mamma Ida n - come tutti la chiamavano - ha lasciato in paese e in quanti la conobbero un ricordo imperituro.

Caterina Nocco † a Martano (Lecce).

Pur senza grandi ricchezze materiali, riusciva a beneficare tutte le opere religiose che fiorivano in paese. Specialmente per la Parrocchia di Maria SS. Assunta ebbe sollecitudini particolari e la onorò con la sua vita profondamente cristiana.

Luigia Roncari In Zorzi † a Verona.

Zelante Cooperatrice, nonostante le sue sofferenze partecipava alle attività del Laboratorio Mamma Margherita, felice di donare e donarsi per il bene dei poveri. Volle che i suoi due figli maschi frequentassero la Scuola salesiana, come già il caro marito ing. Gino Zorzi. Lascia un vivo rimpianto in quanti conobbero la sua bontà e carità.

Giuseppa Villantí ved. Suleman.

Cooperatrice e madre di un Salesiano, rivelò il suo spirito profondamente cristiano ancora nell'ultima malattia, sopportandone i dolori e la durata con esemplare rassegnazione.

ALTRI COOPERATORI DEFUNTI

Andriani Damiano - Belingheri Margherita - Bortolussi Bellandi Giulia - Bovino Vincenzo - Brena Giuseppina - Cambuzzi Antonio - Capra Teresa ved. Vezza - Chiriatti Luigi - Colella Ippazio - Corsini Imelda - Costantini Benedetta - Da Prati Colombo Tina - De Rito D. Michele - Donatini D. Luigi - Durante Vita - Farì Delarina - Ferrario Giulia - Filippi Maria - Fisanotti ing. Mario - Fontana Angelo - Gaetani Maria Lucia Addolorata - Gavetti Giuseppina - Giannuzzi Leonardo - Giuliani Erminia - Martina Spirito - Mollo Maria - Morosini prof. Tullio - Muzzi Tea - Parisi Cacciatori Armida - Perez Livia - Piazzi Ottorino - Rampa Fia Margherita - Recchia Angiolina - Rosso Eufemia - Ruta prof. Alfonso - Santarelli Enzo - Santus Giuseppina - Scopel Avesani Gina - Sertoli D. Pio - Tranchina Maria in Orlando - Travè Evangelista - Trestini Clara - Valsecchi Teresa - Vanzan Teresina - Villani Gilda - Weingrill Maria.


L'ISTITUTO SALESIANO PER LE MISSIONI con sede in TORINO, eretto in Ente Morale con Decreto 13 gennaio 1924, n. 22, può legalmente ricevere Legati ed Eredità. Ad evitare possibili contestazioni si consigliano le seguenti formule:

Se trattasi d'un Legato: «... lascio all'Istituto Salesiano per le Missioni con sede in Torino a titolo di legato la somma di Lire... (oppure) l'immobile sito in ...»

Se trattasi, invece, di nominare erede di ogni sostanza l'Istituto, la formula potrebbe esser questa: «... Annullo ogni mia precedente disposizione testamentaria. Nomino mio erede universale l'Istituto Salesiano per le Missioni con sede in Torino, lasciando ad esso quanto mi appartiene a qualsiasi titolo ».

(Luogo e data)

(Firma per esteso)


CROCIATA MISSIONARIA

TOTALE MINIMO PER BORSA L. 50.000.

Per iniziare una Borsa occorre versare almeno la somma di L. 30.000

Inviando una somma inferiore alle L. 30.000 si può contribuire a completare, a propria scelta, una Borsa già fondata.

Borse da completare

Borsa: S. D. Savio, secondo le intenzioni di Stefano Alessi, chiedendo aiuto e benedizioni (Novara) L. 30.000.

Borsa: S. G. Bosco, Don Rinaldi Filippo e Mamma Margherita, a cura della fam. Spirito (Napoli). L. 40.000.

Borsa: S. G. Bosco, in memoria della prof. Paschetto Celeste (19a), a cura dell'Unione Don Bosco fra Educatori (Torino). L. 30.000.

Borsa: Sacro Cuore, chiama molti operai nella vigna del Signore, a cura di Tosi Rosella (Varese). 1° vers. L. 10.000.

Borsa: Rea Don Antonio, a cura del padre Vincenzo e famiglia (Campobasso). L. 20.000.

Borsa: S. Cuore di Gesù e di Maria, a cura di Busatto Alfredo (Udine). 1° vers. L. 20.000.

Borsa: S. D. Savio, a cura di Mons. Salvatore Maggi (Bari). 1° vers. L. 25.000.

Borsa: S. Cuore di Gesù e S. Cuore di Maria, secondo le intenzioni di Tosi-Colombo Rosetta (Varese). 1° vers. L. 30.000.

Borsa: Maria Immacolata, salva l'Italia dal malcostume, a cura di Teresa Ferrario (Varese). 1° vers. L. 35.000.

Borsa: Sacro Cuore di Maria, p. g. r., a cura di Bocca Agnese (Torino). C vers. L. 30.000.

Borsa: Ausiliatrice Immacolata, a cura di Losana Pietro (Torino). 1° vers. L. 25.000.

Borsa: S. G. Bosco e S. D. Savio, a cura di Gaspa Luigi (Sassari). 1° vers. L. 25.000.

Borsa: « Ut sint unum», ad opera del prof. V. e suoi alunni (Torino) - 1° vers. L. 30.000.

(continua)

Borse complete

Borsa: Maria Ausiliatrice, S. G. Bosco, Santi Salesiani e Anime Sante del Purgatorio, a cura dei Coop. Salesiani Giotto Maria e Giovanni (Torino). L. 55.000.

Borsa: Maria Ausiliatrice e S. G. Bosco, a cura di Pittore Angela (Torino). L. 20.000.

Borsa: Sacro Cuore, Maria Ausiliatrice, S. G. Bosco e S. D. Savio, domando preghiere e protezione per la mia famiglia, a cura di Rosso Lucia (Cuneo). L. 50.000.

Borsa: Maria Ausiliatrice e S. G. Bosco, a cura di A. L. (Torino). L. 50.000.

Borsa: in suffragio della mamma, a cura di Mainero Michelangelo (Torino). L. 50.000.

Borsa: Madonna dell'Aiuto, chiedendo preghiere, a cura di M. e R. M. (Varese). L. 50.000.

Borsa: Pennacchio Alessandro, in suffragio e ricordo, a cura della sorella Rachele (Cremona). L. 50.000.

Borsa: Bertorello Luca, in suffragio e ricordo, a cura del figlio Salvatore (Genova). L. 50.000.

Borsa: Carbone Bertorello Adele, a cura del figlio Salvatore (Genova). L. 50.000.

Borsa Maria Ausiliatrice e Don Bosco Santo, secondo le intenzioni di Antonietta Gini-Bortolussi (Treviso). L. 50.000.

Borsa: Maria Ausiliatrice e Santi Salesiani, pregate per noi, a cura di Rollandin Giulia (Aosta). L. 50.000.

Borsa: Maria Ausiliatrice e S. G. Bosco, in suffragio dell'anima di Giuseppe e Francesco Miranda, a cura di Bifulco Gregorio (Napoli). L. 50.000.

Borsa: Angeleri Don Giacomo, a cura del prof. Balsamo Salvatore (Catania) L. 50.000.

Borsa: Madonna Ausiliatrice e Don Bosco Santo, secondo le intenzioni di Don Luigi Cetto (Trento). L. 50.000.

Borsa: Bagiardi Margherita, in suffragio e ricordo, a cura della figlia Maria Manneschi-Bagiardi e parenti (Firenze). L. 50.000.

Borsa: Maria Ausiliatrice e S. G. Bosco, aumentate la fede, perchè preghi con fervore, Soressi Maria (Piacenza). L. 50.000.

Borsa: Maria Ausiliatrice, proteggi e prega secondo le intenzioni di Baldinu Rita (Sassari). L. 100.000.

Borsa: Beata Vergine di Fatima, a cura di Don Domenico Perni (Piacenza). L. 100.000.

Borsa Rinaldi Don Filippo, in ringraziamento p. g. r., e perchè Don Bosco continui a proteggere, a cura del prof. Valentino Bolzan (Roma). L. 50.000.

Borsa: Don Bosco, prega per i defunti di fu Carlo Del Signore, a cura di Luigi Del Signore (Genova). L. 50.000.

Borsa: Don Bosco, in suffragio dei cari genitori Rosa e Lorenzo, a cura della figlia Fernanda (Macerata). L. 50.000.

Borsa: Maria Ausiliatrice, in memoria e suffragio dei cari genitori di L. R. (Berna). L. 50.000.

Borsa: S. Ermenegildo, a cura di D. S. Beatrice (Cuneo). L. 50.000.

Borsa: S. Beatrice, a cura di D. S. Beatrice (Cuneo). L. 50.000.

Borsa: Rua Don Michele e S. D. Savio, pregate per noi (Brescia), a cura di Fusi Giovanni e famiglia. - L. 50.000.

Borsa: Immacolata Regina Ausiliatrice, a cura del sac. Guido Polo - L. 50.000.

Borsa: Giraudi don Fedele, a cura del comm. Venanzio Coda (Torino) - L. 50.000.

Borsa: Maria Ausiliatrice e S. D. Savio, per ottenere una grazia, a cura di N. N. - L. 50.000.

Borsa: Maria Ausiliatrice e S. G. Bosco, a cura di Spano Maria Antonia in Martinez (Sassari) - L. 100.000.

Borsa: Maria Ausiliatrice, S. G. Bosco e Santi salesiani (1a), a cura di L. B. (Roma) - L. 50.000.

Borsa: Maria Ausiliatrice, S. G. Bosco e Santi salesiani (23a), a cura di L. B. (Roma) - L. 50.000.

Borsa: Pier Dell'Agostino Maria in Rizzi (Sondrio) - L. 50.000.

Borsa: Maria Ausiliatrice, S. G. Bosco e S. D. Savio, per implorare grazie, a cura di B. E. G. (Asti) - L. 50.000.

Borsa: Sacro Cuore di Gesù e S. G. Bosco, proteggete i miei figli, a cura di Mastella Amalia (Varese) - L. 50.000.

Borsa: Ausiliatrice Madre pietosa, prega per noi e donaci la pace, a cura di E. T. (1a) (Ferrara) - L. 50.000.

Borsa: S. Maria Consolata e S. G. Bosco, proteggete la famiglia Finetti, vivi e defunti (Vicenza) - L. 50.000.

Borsa: S. G. Bosco, a cura di Avanzini Luigia (Milano) - L. 50.000.

Borsa: Rua Don Michele, Venerabile, a cura di N. N. (Novara) - L. 50.000.

Borsa: Verga Paola, riconoscente a S. G. Bosco (Como) - L. 50.000.

Borsa: Maria Ausiliatrice, S. G. Bosco, S. Domenico Savio, per il compimento di una grazia spirituale, a cura di N. N. (Cuneo) - L. 50.000.

Borsa: Rua Don Michele, Venerabile, pregate per me!, a cura di Luigi Caprile (Napoli), - L. 50.000.

Borsa: Gesù, Giuseppe, Maria e S. Giovanni Bosco, in suffragio dei nostri cari defunti, a cura delle sorelle Torregrossa (Palermo) - L. 50.000.

Borsa: Rolando Andrea e Pietro, a cura di Aghetta Maddalena (Turino) - L. 50.000.

(continua)