Bollettino Salesiano

ANNO LXXXIII. N.23    1° DICEMBRE 1959 

Quella sera di dicembre

Nella conferenza speciale del 3 dicembre 1859 (cent'anni fa] Don Bosco chiese ai suoi fedelissimi se volevano ascriversi alla Società di San Francesco di Sales. Qualcuno mormorò: " Don Bosco ci vuoi fare tutti frati ". II chierico Cagliero troncò ogni tentennamento: " Frate o non frate, da Don Bosco non mi staccherò mai più ". Nella conferenza successiva dei 18 dicembre 1859 nasceva la Congregazione Salesiana.

L'8 dicembre 1841 nasce l'opera di Don Bosco nel silenzio d'una sacrestia, come nell'oscurità della terra un seme che salirà in albero gigante, come sui monti una vena d'acqua che alimenterà un fiume profondo. Quell'incontro col muratorino astigiano, orfano e sperduto pel mondo, quell'invito a ritornare, la domenica dopo, con altri compagni, soli e abbandonati anch'essi, fu il germe sparso nel solco aperto all'avvenire.

Dio diede l'incremento. E con Dio la Vergine, che forse apriva in quell'ora, sotto il suo segno, la nuova èra: la sua, già annunziata al fanciullo prodigio nella prima rivelazione della sua missione nel mondo.

Lunga, laboriosa, dolorosa era stata la vigilia prima di arrivare a quel giorno, « termine fisso » nei consigli di Dio e della sua Madre; ancora più dura, anzi eroica, quella necessaria per gettare le fondamenta sulle quali erigere, come su rupe incrollabile, l'opera sognata, rivelata cioè nel sogno premonitore dei nove anni, al quale erano seguiti altri, che illuminavano l'avvenire e segnavano le direttrici di marcia, già accampando, come in un'immensa prospettiva, le linee e le strutture dell'opera futura; tanto che Don Bosco stesso, un giorno del febbraio 1876, potè rilevare, con l'umiltà e la verità dei santi: « Si può dire che non vi sia cosa che non sia stata conosciuta prima; non mutamento o perfezionamento o ingrandimento che non sia stato preceduto da un ordine del Signore. Noi avremmo potuto scrivere tutte le cose che avvennero a noi prima che avvenissero, e scriverle minutamente e con precisione ».

Ma allora, negli anni tra il 1841 e il 1854, il disegno appena tracciato attendeva il compimento, come il bozzetto aspetta la mano dell'artista per divenire grande affresco. L'occhio infallibile del Santo cominciava a scegliere i primi gregari tra i suoi stessi giovanetti: anime pure e ardenti, che il cielo aveva messo sul suo cammino perché egli preparasse il primo reclutamento per un'impresa misteriosa ed eroica, non inferiore, in bellezza e audacia, alle tante che allora si tentavano per difendere o riconquistare una patria.

A poco a poco l'opera prendeva volto, colore, vita, finchè si rivelò nella sua prima e vera fisionomia: un bagliore d'aurora nel cielo del mattino. Bisognava, a questo punto, stringere le file, prendere un nome, una bandiera, emettere un giuramento. La vigilia della preparazione si poteva dire finita.

La sera del 26 gennaio 1854 il primo manipolo di giovani si raccoglieva nella camera di Don Bosco. Uno dei presenti, che avrà gran parte nella storia della Congregazione nascente, il chierico Michele Rua, ci ha lasciato il bollettino di quella storica seduta: « La sera del 26 gennaio 1854 ci radunammo nella stanza di Don Bosco e ci venne proposto di fare, con l'aiuto del Signore e di San Francesco di Sales, una prova di esercizio pratico nella carità verso il prossimo, per venire poi a una promessa; e quindi, se sarà possibile e conveniente, di fare un voto al Signore. Da tale sera fu posto il nome di Salesiani a coloro che si proposero e si proporranno un tale esercizio».

Queste parole che paiono incise nel bronzo, segnano l'atto di nascita, anche se non ufficiale, della Congregazione Salesiana. Il nome è dato: luminoso come quello del Santo che essa rinnova nello spirito e nell'opera; forte e soave come il genio di chi, riprendendolo, lo innesta di nuovo, più ricco e geniale, nella storia della società e della santità. Ora non resta che seguire e segnare le tappe di questo drappello eroico che s'apre, con impeto irresistibile, il varco nel tempo, « come torrente ch'alta vena preme ». Il verso dantesco applicato al primo fiorire dell'opera di San Domenico non perde il suo valore anche nei confronti della Congregazione Salesiana.

Quattro anni dopo il Santo, elaborato il piano delle Regole, partiva alla volta di Roma per prendere, come tutti quelli che l'avevano preceduto nella storia della Chiesa, « primo sigillo a sua religione ».

Sono questi i giorni della vigilia, nei quali l'eroe combatte la battaglia più dura, aiutandosi anche coi miracoli, che avallano da parte del cielo la necessità e la santità dell'opera nuova. Dopo avere avvicinato Pio IX in una serie d'incontri, che pur storicamente documentati hanno, a tratti, colore e profumo di leggenda epica antica, Don Bosco, forte dell'approvazione di Roma, felice della benedizione larga e senza riserve del Vicario di Cristo, ritorna, come un comandante che ha visto accettato il vagheggiato piano di guerra, al suo quartier generale: Valdocco. Ora bisognava stringere sempre più tempi e uomini: quelli perchè segnassero al più presto l'atto ufficiale di nascita della nuova Congregazione, questi perchè, uscendo dall'anonimo, prendessero volto ufficiale di membri o soci effettivi. Infatti, nella conferenza « speciale » del 3 dicembre 1859 (siamo appunto a cento anni dalla storica data) Don Bosco, che già l'aveva preannunziata solennemente al piccolo mondo dell'Oratorio, esaltò ai suoi volontari la grandezza e la bellezza della vita religiosa, e concluse « esser giunto il momento di dichiarare se volevano ascriversi alla Pia Società che avrebbe preso il nome da San Francesco di Sales; e perciò alla prossima conferenza venissero solo quelli che intendevano farne parte ».

Chi ascoltava sentiva scoccata l'ora delle grandi decisioni: un'ora che batteva dentro da tempo. Qualcuno esitava davanti alla prova. Narrano (ed è episodio che dà il tono e il colore di quei giorni e di quei giovani) che, uscendo dalla conferenza, più d'uno mormorasse sottovoce: « Don Bosco ci vuol fare tutti frati! ». Il chierico Cagliero passeggiò a lungo, nervoso e concitato; poi, volgendosi ad un amico, col suo fare franco e deciso, disse: « Frate o non frate, da Don Bosco non mi staccherò mai più ».

All'ultimo appello mancarono solo due. Ma gli altri presenti supplivano anche loro con slancio raddoppiato. Erano diciassette quella sera del 18 dicembre 1859. Si respirava intorno un'aria di mistero e d'attesa, come alla vigilia di grandi eventi. Nella gloriosa povertà d'una stanza dell'Oratorio, in un angolo della vecchia Torino, quei diciassette prodi, stretti intorno a Don Bosco, giurarono di non lasciarlo più, di unirsi a lui « per erigersi in Società o Congregazione che, avendo di mira il vicendevole aiuto per la santificazione propria, si proponesse di promuovere la gloria di Dio e la salute delle anime, specialmente delle più bisognose di educazione».

Primo atto dei congregati, i cui nomi sono incisi nei fasti d'oro salesiani, fu l'elezione del « Corpo d'amministrazione della Società », come si chiamò allora il futuro « Capitolo Superiore», composto di sette membri: Superiore Maggiore, Prefetto, Direttore Spirituale, Economo e tre Consiglieri. Il Superiore non poteva essere che Don Bosco. E sorridiamo pensando che anche lui, il Padre e il Fondatore, fu eletto democraticamente o, meglio, per acclamazione, e pregato di gradire la carica ! Egli accettò, con la riserva di nominare il prefetto, che fu Don Alasonatti Vittorio. Gli altri membri vennero eletti a scrutinio segreto: il suddiacono Rua Michele, Direttore spirituale; il diacono Savio Angelo, Economo ; in ultimo i tre Consiglieri, che risultarono i chierici Cagliero Giovanni, Bonetti Giovanni, Ghivarello Carlo.

Un Capitolo Superiore, come si vede, fresco, lanciato come la giovinezza, il primo della Congregazione. Un, grande passo era fatto; gli altri già segnati come in una marcia verso una meta fissata dal cielo. Proteso nell'avvenire Don Bosco contemplava, come proiettate in un immenso, luminoso cinerama, le tappe e le sorti future della Congregazione.

La storia ha risposto obbediente a quella visione miracolosamente anticipata e illuminata di prodigio. La Congregazione Salesiana presenta oggi, dopo un secolo dalla sua nascita, agli occhi stupiti del mondo, un quadro vasto come il mondo stesso: dalle Missioni dove la messe di quattro continenti biondeggia rigogliosa per la Chiesa e per il cielo, alle parrocchie disseminate dovunque, come fieri e fulgenti baluardi di Dio; dalle scuole professionali e agricole, dove il ritmo del lavoro umano e cristiano batte, accordato col tempo, per un domani più giusto e sereno, ai collegi e oratori, dove si prepara la gioventù nuova per le sorti nuove del mondo; dalle case di formazione che via via riforniscono e allargano le file della Congregazione, alle Associazioni delle Compagnie religiose, degli Ex Allievi, dei Cooperatori; dagli Atenei fiorenti di studi e gloriosi di Maestri, alle grandi Editrici e Librerie; dai Santi di ieri a quelli che domani saliranno gli altari, è una visione sterminata di bene e di gloria, che allarga e solleva la vita del mondo oltre gli orizzonti umani, soprattutto se si aggiunge il quadro, non meno grandioso e fiorente, delle Figlie di Maria Ausiliatrice e delle loro opere.

Quella che cento anni fa era piccola nota, s'è fatta oggi canto nel poema eterno della Chiesa, tanto che un grande Pontefice, Pio XI, ha potuto dire di essa ai suoi figli, con parole che scolpiscono l'epigrafe di gloria per l'arco di trionfo eretto a Don Bosco e alla sua opera: « Una visione grande come il inondo, bella come la carità di Dio e delle anime, bella come le grazie di Maria Ausiliatrice; una visione che noi vediamo su voi e dietro a voi a perdita d'occhio, fino ai confini del mondo ».

Riconoscimento ed elogio augusto e solenne, senza dubbio, ma anche impegno formidabile per gli anni avvenire quando, traendo gli auspici dal passato, il canto di oggi si tramuterà in epopea luminosa a onore di Dio, a gloria della Chiesa, a bene dell'umanità intera.

LA PAGINA DEI COOPERATORI

La campagna delle vocazioni

Una delle più suggestive cerimonie compiute a Valdocco nella luce ciel 1,1 Centenario della Congregazione Salesiana fu la vestizione chiericale Ilei Novizi appartenenti alle Ispettorie che hanno il noviziato in Piemonte, svoltasi nella Basilica di Maria Ausiliatrice la domenica 1o novembre, festa di tutti i Santi.

Mentre il Successore di Don Bosco conseMna,va la sacra divisa ai novelli virgulti dell'ormai centenario albero salesiano, il pensiero correva alla bella fioritura di vocazioni di tutte le Ispettorie e agli altri candidati alla Congregazione che vestivano l'abito religioso nei noviziati sparsi nel mondo. Quest'anno sono complessivamente circa 1400 i giovani che si consacrano a Dio e alle anime sotto la bandiera di Don Bosco, offrendo al mondo stupito la più bella prova della vitalità della Famiglia Salesiana a un secolo dalla sua fondazione.

Purtroppo questo manipolo di generosi non è sufficiente al bisogno, non basta al prodigioso espandessi della Congregazione. In ogni parte del mondo, in ogni nazione ci chiedono nuove fondazioni di opere salesiane e soprattutto di Scuole professionali. La formazione degli apprendisti è l'assillo di ogni popolo e, di ogni governo. Le nostre Scuole professionali sono dovunque oggetto di ammirazione e il nome di Don Bosco è venerato come quello d'un pioniere dell'èra della tecnica. In molti posti ci offrono terreno, fabbricati, macchinari, purchè ci vadano i figli di Don Bosco. C'è inoltre un bisogno urgentissimo di personale per sostenere le opere già avviate e per iniziarne altre di estrema necessità in ognuna, delle 62 Ispettorie salesiane del mondo.

Ma il problema delle vocazioni ecclesiastiche e religiose non è solo salesiano, è anzitutto cattolico: i bisogni della Chiesa sono gravi ed urgenti. Ed i nostri Cooperatori debbono guardare appunto al problema con occhio cattolico, tenendo presenti le necessità di tutta la Chiesa nei nostri paesi come in terra di missione. Don Bosco ce ne ha dato l'esempio cooperando efficacemente a ripopolare i seminari che le idee rivoluzionarie andavano spopolando. Oggi, come allora, è urgente dare clero alle diocesi e alle parrocchie. In questo dopoguerra, si sono moltiplicassi i bisogni e i campi di apostolato, mentre sono diminuite le anime generose consacrate ad essi.

«In molte diocesi d'Italia - scrive Mons. Carraro, Vescovo di Verona - negli ultimi cinquant'anni si è verificata una spaventosa rarefazione di vocazioni, e all'Estero anche zone tradizionalmente cattoliche, per esempio dell'America Latina, difettano gravemente di vocazioni sacerdotali. Gli appelli che giungono da parecchi Vescovi, vicini e lontani, hanno spesso un accento così accorato e drammatico che non può non commuovere e far riflettere ogni animo sinceramente cristiano. Sono milioni e milioni di nostri fratelli che mancano di assistenza religiosa e rimangono perciò esposti a tutte le insidie e alla propaganda più libera dell'errore; comunismo e protestantesimo si diffondono con larghezza di mezzi e abilità di tattica e sgretolano e rapiscono quel senso cattolico che in molti luoghi era nobilissimo e ricca patrimonio».

Per questo Doti Bosco chiama oggi i suoi ('ooperatori all'apostolato delle vocazioni come li ha chiamati ai suoi tempi, impegnandoli a cooperare attivamente alla soluzione del problema delle vocazioni ecclesiastiche e religiose, problema vitale per la Chiesa, ma che purtroppo non è avvertito dalla massa dei fedeli.

Nel Bollettino di novembre abbiamo proposto ai nostri Cooperatori la Campagna delle vocazioni come apostolato specifico per l'anno nuovo, e continueremo a parlarne durante l'anno presentando loro suggerimenti, proposte e mezzi pratici per compiere un lavoro efficace. lui auto li invitiamo a meditare su questo appello che Don Bosco lanciava alle Cooperatrici salesiane nel 1879 e che è ancor oggi di una attnalità che impressiona.

«Quelli che maggiormente vi raccomando sono i giovanetti di buona indole, amanti delle pratiche di pietà e che lasciano qualche speranza di essere chiamati allo stato ecclesiastico. Sì, prendetevi- a cuore queste speranze della Chiesa: fate il possibile e, direi, persino 1'impossibile per coltivare in quei teneri cuori e far germogliare il prezioso seme della vocazione; indirizzatele in qualche luogo dove possano compiere i loro studi e, se sono poverelli, aiutateli anche con quei mezzi che la Divina Provvidenza vi ha posti nelle mani e che la vostra pietà, e l'amore delle anime vi sapranno suggerire. Voi fortunate, se potrete riuscire a dare qualche sacerdote alla Chiesa in questi tempi, nei quali scarseggiano talmente i sacri ministri, che in alcuni paesi della stessa nostra Italia nei giorni festivi non si dice neanche più Messa, nè si compiono le funzioni religiose per mancanza di sacerdoti. Dio, gli Angeli, la Religione, le anime vi saranno grati di un'opera così esimia, e voi ne avrete fin di quaggiù il centuplo nelle benedizioni che riceverete in premio da Dio, oltre alla bella corona elle Egli vi tiene riserbata in cielo».

È peccato grave la visione di un film « escluso »?

Riportiamo da Il Nostro Tempo - il bellissimo e non mai abbastanza raccomandato settimanale cattolico - la seguente « Lettera al Direttore » con la documentata risposta a firma di Giuseppe Scaravaglio.È un argomento di scottante interesse per tutti e in particolare per i genitori che sentono la grave responsabilità della vigilanza sui divertimenti dei figli. E s°rvirà anche di preparazione alla strenna del nostro venerato Rettor Maggiore per il 1960, che invita a salvaguardare la moralità dei figli e a offrire loro soltanto divertimenti sani.

Signor Direttore,

mi è capitata molte volte l'occasione di parlare anche con persone profondamente cattoliche praticanti, sulle segnalazioni del Centro Cattolico Cinematografico.

Io sostengo che è peccato grave la visione del film « escluso ». Avendo trovato pochissime persone del mio parere, vorrei esattamente sapere il pensiero della Chiesa in proposito.

L. B. - TORINO

Il compito di Buon Pastore di tutto il gregge di Dio - afferma Sua Santità Giovanni XXIII nel Motu proprio sulla Pontificia Commissione per la Cinematografia, la Radio e la Televisione, del 22-2-59 - Ci spinge a considerare con particolare sollecitudine tutti i fattori della civiltà moderna che influiscono sulla vita spirituale dell'uomo; tra questi si devono annoverare la radio, la televisione ed il cinema... Sensibili ai gravi problemi che nel campo della moralità pubblica, della propaganda delle idee e dell'educazione della gioventù vengono proposti dalle summenzionate tecniche audiovisive di diffusione, che tanta influenza esercitano sulle anime, desideriamo far Nostre e confermare le esortazioni e le disposizioni del nostro Antecessore... ».

Pio XII infatti più volte, con solenni documenti e discorsi aveva richiamato l'attenzione su questo grave problema. Il pensiero della Chiesa circa il valore delle segnalazioni del Centro Cattolico Cinematografico, che è l'unico responsabile per l'Italia, possiamo ricavarlo nel modo più limpido dalla mi rabile lettera enciclica Miranda prorsus dell'8 settembre 1957. Così insegna, in questo solenne documento, il Supremo Pastore: « Rinnovando le opportune istruzioni date dal Nostro Predecessore di f. m. nell'Enciclica Vigilanti Cura, raccomandiamo vivamente che ai fedeli siano spesso ricordati i loro doveri in questa materia e particolarmente il grave obbligo di informarsi sui giudizi morali e di conformarvi la loro condotta ». Con queste parole il Santo Padre non faceva che confermare quanto, dopo la Vigilanti Cura, era stato chiarito e precisato da numerosi documenti pontifici. Mi basti citare l'Istruzione della Sacra Congregazione dei Religiosi del 15-3-53 in cui si dice: ee I giudizi emanati dagli Uffici di revisione devono essere normativi per tutti e ad essi devono attenersi i fedeli, sia per evitare le occasioni di peccato e di scandalo, sia per prendere posizione contro i films immorali, inducendo in tal modo le case cinematografiche a migliorare la loro produzione »; e la lettera del Pro Segretario di Stato di S. Santità al Presidente dell'Ufficio Cattolico Internazionale del Cinema, in data 10-6-54, nella quale si dichiara che « nella misura in cui questi Uffici nazionali hanno ricevuto un esplicito mandato dalla Gerarchia, non si può dubitare del carattere normativo dei giudizi morali da essi emanati sui films. I fedeli hanno perciò il dovere di informarsi di questi giudizi e di conformarvi la loro condotta ».

Quali le conseguenze di queste dichiarazioni circa il quesito in oggetto?

Con buoni moralisti mi pare di poter affermare che il Centro Cattolico Cinematografico dicendo un film escluso non crea un nuovo obbligo giuridico, ma dichiara, valendosi dell'autorità di magistero della Chiesa, custode della Verità sia dogmatica che morale: questo film è escluso dalla stessa legge naturale che proibisce gravemente l'occasione prossima di peccato, lo scandalo, la cooperazione al male. Tale segnalazione avverte che questo film è un pericolo grave per la fede ed i costumi. È vero che non inducendo un nuovo obbligo giuridico qual è ad esempio quello che nasce dal mettere un libro all'indice, non ogni singola violazione di tale dichiarazione, è senz'altro e per ogni singolo individuo, sempre, ed in ogni caso, colpa grave. Vi possono essere casi eccezionalissimi, da valutarsi caso per caso da un prudente confessore, in cui la legge naturale non obbliga. Ponete il caso di una moglie che non può esimersi dall'andare a vedere quella « brutta pellicola » senza correre il rischio di creare gravi dissidi con il marito. Per lei, dato il suo stato d'animo, la sua formazione, può essere benissimo che quel film più che occasione di male sia motivo di disgusto. La pace familiare renderà lecita la cooperazione remota involontaria e potrà trovare modo di togliere lo scandalo facendo nota la sua riluttanza.

Tolti però questi casi eccezionali, pare si debba affermare che la visione di un film escluso, dopo questi chiari documenti pontifici, quando ci siano tutti gli elementi soggettivi (avvertenza, consenso) difficilmente possa essere scusata da colpa grave. E sempre almeno una grave imprudenza l'esporsi a questo pericolo. Gesù ha detto: « Se il tuo occhio è per te occasione di scandalo, cavalo e gettalo via da te ». Non è certo la cosa più piacevole cavarsi un occhio. Ala Gesù soggiunge: « E meglio per te entrare nella vita con un solo occhio, che essere gettato nella Geenna del fuoco con due occhi » (MATT., XVIII, 9).

Lo so, molti affermano: « a me non fa male », « non vi ho trovato nulla di speciale » ecc. ecc. La realtà però è un'altra. Si è perso il senso del peccato. Si ritiene male solo le ultime conseguenze del male. Gesù però non è di questo parere: « Chiunque guarda una donna per desiderarla ha già, in cuor suo, commesso adulterio con Lei » (MATT., V, 28).

E poi non vi è solo il 60 comandamento. Non si è cristiani solo perchè si è battezzati e si va a Messa. Il cristianesimo esige un senso della vita conforme al Vangelo. Il pericolo più grave è quello di una concezione della vita praticamente materialista, negatrice dei valori veri della nostra vocazione cristiana.

Non basta. Dato e non concesso che in un determinato caso non vi sia l'occasione prossima di peccato, rimane pur sempre da valutarsi il pericolo di scandalo e di cooperazione al male.

Ringraziamo la cura materna della Chiesa per la purezza della nostra fede e dei nostri costumi, che sono i valori più grandi e solo capaci di darci un domani sereno. Sentiamo però la nostra terribile responsabilità davanti a Dio e ai nostri figli. Oh, se tutti i cattolici praticanti fossero convinti del valore di queste segnalazioni, come più forte sarebbe il loro peso sulla qualità della nostra produzione cinematografica!

Noi italiani abbiamo il triste primato di aver prodotto la più alta percentuale di films esclusi. Ecco le percentuali pubblicate dal Centro Cattolico Cinematografico per l'anno 1958: Italia 22%, Francia 16%, Stati Uniti 10%, Inghilterra 3%, Germania 2%.

Un sincero esame di coscienza: chi non ha peccato lanci la prima pietra!

Martirio e gioia

"Morire? Guarire?

No, ma vivere per soffrire"

Il 30 dicembre 1897, alle sette e mezzo dc matti d, un violento sussulto cardiaco stroncava il respiro e la vita del giovane sacerdote salesiano Don Andrea Beltrami. Era vissuto 27 anni, sei mesi e sei giorni.

Nella casa di Valsalice-Torino (racconta il suo biografo Don Ceria) fu come quando in chiesa, al cadere del crepuscolo, un buffo di vento spegne la lampada. Prima la fiammella diffondeva dall'altare un mistico chiarore che faceva volgere lo sguardo al tabernacolo e invitava a pregare; dopo, quando manca quel piccolo guizzo di luce, si sente più pungente il brivido della solitudine.

L'anima luminosa di Don Andrea era stata a Valsalice una specie di fiammella davanti al tabernacolo, un punto di approdo del soprannaturale. « Quando non posso pregare, faccio la guardia al Santissimo Sacramento, là nel corridoio: la sentinella onora il Re unicamente con la presenza fisica », scriveva al venerabile Don Rua.

I suoi ultimi anni furono anni di crocifissione. Alcuni giorni prima della morte, il suo compagno Don Grandis l'aveva trovato disteso sul letto, vestito, più morto che vivo. Nel viso di Don Grandis era passata un'ombra di estrema mestizia al vedere il povero Don Andrea ridotto in quello stato di disfacimento. Ma egli, con la massima tranquillità, sollevando gli occhi e le mani al cielo, gli disse: « Aspetto la morte che venga a prendermi. L'ho sempre davanti. Devo stare preparato ». Poi gli indicò un cartellino appeso alla parete, nel quale era scritto: Per brutta e penosa che sia la morte, è un male minore di un peccato veniale.

A stralciare anche solo dalle sue lettere si potrebbe ricostruire come un mosaico della sua spiritualità.

Suo fratello Giovanni, in servizio militare, aveva diretto alla sorella Ilda una poesia, nella quale, sospirando nostalgicamente la famiglia, gettava un richiamo anche all'infelice fratello Don Andrea, ammalato. La poesia fu girata all'infermo; Andrea la lesse e subito vi mise il seguente commento che rispedì in famiglia: « L'infelice fratello è più felice di un monarca, perchè ha domandato lui stesso la malattia e Dio l'ha esaudito ».

« Più soffro e più vorrei soffrire », scriveva ancora. « I giorni più belli sono quelli in cui Dio aggrava la sua mano e mi fa soffrire nuovi patimenti ».

« Io prego sempre e mi offro vittima per la Congregazione Salesiana, per tutti i Superiori e Confratelli, soprattutto per le case di noviziato e di studio, dove si fondano le speranze della nostra pia Società ».

Un chierico di Valsalice pregava da tempo il Signore di ridonare a Don Andrea la salute. Un giorno, dopo la comunione, mentre domandava con fervore quella grazia, sentì distintissima una voce che gli sussurrava: « Mi dà più gloria in quello stato ». Don Beltrami, quando lo seppe, esclamò: « Sovrabbondo di gioia. Dio rallegra la mia giovinezza ».

Colpi di tosse, emorragie, febbre, stanchezza avevano logorato e consumato la sua fibra. Non gli restava che offrirsi in croce alla velontà di Dio. Dopo la morte gli fu scoperta al collo, racchiusa in un borsellino, una preghiera da lui stesso composta, con la quale si offriva vittima di espiazione, pronto a soffrire tutte le pene di questo mondo e dell'altro, eccetto il peccato. per tutti gli uomini di tutti i continenti, per tutte le nazioni, per il Papa e la Gerarchia Cattolica, per gli agonizzanti e le anime del Purgatorio. Arrivò fino al punto di offrirsi vittima anche « per tutti gli abitatori delle stelle e dei pianeti del firmamento, qualora fossero abitati da esseri intelligenti, che abbisognassero dell'altrui soccorso ».

C'era però un tempo della giornata in cui la malattia non lo dilaniava più e gli dava tregua: durante la celebrazione della santa Messa. Dalla consacrazione alla comunione vedevano che impiegava un'ora abbondante, ma stava ritto e immobile, senza appoggiare le braccia sull'altare o sui fianchi, lui che durante il giorno non reggeva nemmeno 5 minuti in piedi; genufletteva fino a terra e innalzava completamente l'Ostia; gli occhi gli raggiavano mentre il viso gli si trascoloriva di gioia. « Rapimento amoroso », lo definì il suo Direttore teologo.

Don Beltrami portò l'anima alla massima incandescenza spirituale, fino a far suo un eroicissimo programma di vita che riassunse in un biglietto di Buon Natale a Don Bianchi: « Mi raccomando caldamente alle sue orazioni per avere da Dio la sospirata grazia di vivere lunghi anni per soffrire: non morire, ma vivere per soffrire ».

Eppure con un corpo così macerato e rotto dal dolore, non rimase inerte, ma si donò all'apostolato della penna.

Aveva doti di narratore: incisivo, concreto, efficace, con tocchi e pennellate sobrie. Lo , si sarebbe detto un incantatore di anime, soprattutto giovanili.

« La solitudine e il silenzio in cui vivo mi aiutano molto a riflettere e a meditare. Prima di scrivere prego lungo tempo Maria, Sede della Sapienza, e lo Spirito Santo. Nutro anche devozione ai Cherubini... ».

Alcuni dei suoi libri incantano, soprattutto le vite di Santa Liduvina (anima a lui gemella) e di S. Stanislao Kostka. La sua prosa è lieve e vola, come un'ape, di fiore in fiore e ne ricava un miele dolcissimo. Quello che la sua penna tocca, scintilla e riluce. Da tutto trae un raggio di vita soprannaturale.

Pubblicò una collana di libriccini morali (e quanto efficaci!): « Il vero volere è potere, L'inferno esiste, Il peccato veniale, La banca più fruttifera e infallibile, Massime di Don Bosco; e trattazioni più ampie come: Napoleone I, Santa Giovanna d'Arco, Santa Margherita Maria Alacoque, L'aurora degli astri, San Giovanni Battista de La Salle, San Francesco d'Assisi, San Benedetto di Norcia, fino agli Esempi e studi di letteratura straniera, che attestano la sua vasta cultura e mettono sempre di fronte a una prosa nitida, levigata:

una prosa salesiana », la definì il romanziere Ugo Mioni, calcata sullo stile cristallino di Don Bosco.

Nella vita di Santa Liduvina - monaca olandese che visse trentotto anni inferma e restò modello del soffrire cristiano - Don Beltrami, che festeggiava l'anniversario della sua malattia e andava ripetendo il motto eroico: Morire? Guarire? No, ma vivere per soffrire, esalta la bellezza ignota e disconosciuta del dolore sofferto con fede. Parlando di lei, così descrive se stesso: « Gesù intrecciava la corona di spine da porle sul capo, preparava la croce per mettergliela sulle spalle e i chiodi per crocifiggerla. I patimenti, le umiliazioni, le sofferenze interne cd esterne non sono già ostacoli alla santità, ma la via più corta per arrivarvi. Il fuoco dell'amore divino si nutre col legno della croce, ed i venti delle tribolazioni lo fanno divampare in fiamme ardenti.

In un'altra pagina Don Beltrami, ricordando come l'antico Omero chiama sterile il mare, ne trae una bellissima e nuova similitudine sull'apparente sterilità del dolore: « Gettate lo sguardo sull'immensa pianura del mare: colà non si seminano nè si mietono le biondeggianti spighe del grano, nè si piantano le viti che producono i dolci grappoli, sì che quella superficie pare una campagna sterile. Eppure essa solleva quei vapori onde si formano le nubi, le quali poi, disciolte in pioggia benefica, alimentano i fonti e i fiumi: siche è il mare che fertilizza i monti, le valli, le colline, gli orti, i campi, i giardini e i vigneti, donde le biade e i frutti soavi che nutrono gli uomini. Così voi, cari infermi, nell'inazione e nell'apparente sterilità a cui vi costringe la malattia, potete inalzare al Cielo preghiere o almeno l'offerta dei vostri patimenti, e far discendere la dolce pioggia delle grazie e delle benedizioni del Signore a fecondare le fatiche degli operai evangelici, i mistici campi ed i vigneti della Chiesa, perchè producano fiori e frutti di vita eterna ».

Il rigoglioso fiorire della Congregazione Salesiana ha la sua più profonda spiegazione in anime come quella di Don Beltrami.

ORIZZONTE SALESIANO

Il Consiglio Nazionale Ex allievi in Udienza dal Santo Padre

Dal 3 al 5 ottobre era convocato a Roma il Consiglio Nazionale Ex allievi di Don Bosco, costituito dalla Presidenza Nazionale, dai Presidenti Regionali e dai Delegati Ispettoriali delle dodici Ispettorie d'Italia.

L'Udienza Pontificia era un desiderio accarezzato da tempo. La domenica 4 ottobre, per la paterna generosità, del Santo Padre, dopo l'Udienza alla comunità salesiana della Poliglotta per il 25° di Messa del loro Direttore, il Consiglio Nazionale fu introdotto nella Sala degli arazzi, dove alle 11,15 giunse il Santo Padre.

Dopo che il Procuratore Generale Don Càstano ebbe presentato a Sua Santità il Consigliere Capitolare Don Borra, si fece omaggio al Santo Padre di alcuni volumi con gli Atti del Congresso di Buenos Aires e del 5° Congresso Nazionale Ex allievi d'Italia, più varie annate di Voci Fraterne. Presentato poi il Gr. Uff. Arturo Poesio, Presidente Confederale degli Ex allievi, il Santo Padre si compiaceva con lui per la vasta e laboriosa attività nonostante gli 85 anni, e prendendo lo spunto dai nomi personali o dalle regioni degli altri Presidenti, ricordava con compiacenza la visita fatta in tempi ormai lontani a Mondonio d'Asti per pregare sulla tomba di S. Domenico Savio, e poi la visita all'Oratorio di Valdocco, dove aveva celebrato la S. Messa nella storica chiesa di S. Francesco di Sales, la chiesetta dei primi alunni di Don Bosco e dei primi missionari Card. Cagliero e Mons. Fagnano, il cui nome aveva conosciuto attraverso le pagine del Bollettino Salesiano; parlava quindi delle missioni d'America e della Patagonia, rievocando le figure più salienti di quei primi tempi.

Anche a Roma aveva conosciuto l'Ospizio S. Cuore quando abitava in una via adiacente e la sua attenzione era attratta dal vocìo giovanile delle ricreazioni e più ancora dalla scuola di banda, che si faceva sentire anche nei dintorni. Non mancava il Santo Padre di riallacciare ad ogni cognome parentele vicine o lontane e ricordi personali di regioni e città; non tenne quindi un discorso, ma una conversazione familiare, interessandosi di tutti e dicendo a tutti una parola buona, lepida a volte, paterna sempre, sgombrando fin dal principio ogni senso di soggezione.

Gli Ex allievi, esultanti per questa udienza, considerarono il fatto come la premessa migliore al lavoro delle loro riunioni, effettuate nel pomeriggio e nei giorni seguenti, in cui dopo avere felicemente constatato le mete raggiunte, riaffermavano con gioia, l'attaccamento indefettibile alla Cattedra di Pietro, rinsaldato dalla recente emozione della visita al Santo Padre, cui avevano reso filiale omaggio in nome di tutti gli Ex allievi da loro rappresentati.

La Superiora Generale delle Figlie di Maria Ausiliatrice in Inghilterra e Irlandia

La Rev.ma Madre Angela Vespa, Superiora Generale delle Figlie di Maria Ausiliatrice, lo scorso settembre compì una visita alle Case dell'Istituto che fioriscono in Inghilterra e nell'Irlanda. Accolta ovunque con dimostrazioni filiali dalle Suore e con gioia espansiva e festosa dalle alunne, ex alunne e cooperatrici, fu fatta segno a particolari attestazioni di stima e affetto la domenica 6 settembre nel bel Noviziato di Henley-on-Thames, dove si radunarono a farle corona tutte le Figlie di Maria Ausiliatrice delle Case d'Inghilterra per celebrare la ricorrenza giubilare del suo cinquantesimo di Professione Religiosa.

Tra le molte consolazioni che- le procurò questo viaggio, ebbe quella di assistere alla inaugurazione del nuovo edificio scolastico in Chertsey Sandtjates e dei nuovi locali del Pensionato Santa Maria Mazzarello di Litmerick nell'Irlanda.

Proseguendo la sua visita alle Case dell'Isola, giungeva a Brosna, sede dell'attuale Aspirantato, per altra significativa cerimonia.

La maestosa Casa, che chiude nelle sue antiche mura risalenti al VI secolo un glorioso passato di vita religiosa, è insufficiente a ospitare il crescente numero delle aspiranti irlandesi, molte con vocazione missionaria.

Si ebbe, perciò, l'ardito, progetto di costruire un nuovo braccio di fabbrica per una casa di studio per aspiranti destinate alle Missioni.

La posa della prima pietra fu onorata da S. E. il Vescovo di Killaloe, Mons. Giuseppe Rodgers, accompagnato dal Rev.mo Ispettore salesiano e dal Delegato per l'Irlanda; mentre facevano corona alla Superiora la Rev. Ispettrice, la Delegata per l'Irlanda, direttrici, suore, e aspiranti delle tre Case Irlandesi.

Dopo il ricevimento dell'Ecc.mo Vescovo, l'architetto e grande benefattore Cav. P. J. Sheahan dava lettura dell'artistica pergamena da includere nella primaa pietra, dove era ricordato lo scopo della Casa, « destinata a preparare per la vita dell'Istituto una falange di giovanette che porteranno il nome di Dio, di Maria A usiliatrice e dei nostri Santi fino alle più lontane terre di missione e vivranno olocausto santo di gratitudine alla Vergine Ausiliatrice».

Terminato il rito della benedizione, l'illustre architetto, offrendo alla Superiora il dono di una bellissima cazzuola d'argento, la invitò a stendervi la prima calce.

Quindi S. E. Mons. Vescovo si degnò di rispondere con parole di paterno gradimento e di vera compiacenza per l'opera delle Suore.

Il giorno seguente la Madre partiva per Dublino a ossequiarvi l'Ecc.mo Nunzio Apostolico Mons. Antonio Riberi e il Presidente della Repubblica on. Eamon de Valera.

Inaugurata a Roma la sede dei Seminario Ucraino diretto dai salesiani

Il nuovo moderno Istituto, che è stato costruito per iniziativa della Sacra Congregazione per la Chiesa Orientale, accoglie giovani aspiranti alla vita sacerdotale, figli di ucraini emigrati nei vari paesi del mondo.

Il piccolo Seminario è stato affidato dalla Sacra Congregazione per la Chiesa Orientale alla Società Salesiana, poiché la Provvidenza dispose che prima della guerra una ventina di alunni di Rito bizantino ruteno entrasse nella Congregazione Salesiana e vi raggiungesse il Sacerdozio.

Questi sacerdoti salesiani si trovano nella fortunata circostanza di conoscere la lingua, le tradizioni, lo spirito dei giovani allievi loro conterranei e di avere nello stesso tempo nello spirito di Don, Bosco un ottimo strumento di formazione per i giovani seminaristi.

Il Seminario per Ucraini rientra nel programma della Chiesa per preparare i quadri e le forme che dovranno agire al momento in cui il Signore chiamerà a, ricostruire le sorti del Regno di. Dio nella Chiesa del Silenzio.

L'edificio del Seminario sorge su un'area elevata di 30.000 mq. e consta di varie ale di costruzioni.

Davanti all'edificio sorge una bella chiesa di rito bizantino, cui potrà accedere anche la popolazione dei dintorni.

Attorno alla costruzione si estendono ampi cortili con campi sportivi e di ricreazione.

L'Istituto è stato concepito in linee architettoniche moderne, funzionali e armoniose.

La cerimonia della inaugurazione, avvenuta il 14 ottobre, si è iniziata con la benedizione della Cappella impartita da S. E. Mons. Giovanni Bucko, Visitatore Apostolico per i fedeli ruteni di rito bizantino residenti nei paesi occidentali di Europa. Alla benedizione è seguita una Sacra Liturgia Pontificale presieduta dallo stesso Mlons. Bucko.

Vi parteciparono dieci Vescovi Ucraini, convenuti a Roma per la loro Conferenza Episcopale dai diversi paesi al di qua della cortina di ferro.

Nel pomeriggio il concerto accademia fu onorato dalla presenza dell'Em.mo Card. Tisserant. Il nostro venerato Rettor Maggiore era rappresentato dal Rev.mo Don Ernesto Giovannini, accompagnato dall'Ispettore Don Luigi Fiora.

Nuovo Vescovo Salesiano

L'Osservatore Romano del 25 ottobre scorso dava la lieta notizia che S. S. Giovanni XXIII si è degnato di eleggere un nuovo Vescovo Salesiano nella persona del Rev.mo Don Raul Salva Direttore della Casa Ispettoriale di Santiago del Cile, prontovendolo alla Chiesa cattedrale di Valparaiso.

S. E. Mons. Raul Silva è nato a Talca (Cile) il 27 settembre 1907. Conseguita la laurea in Leggi all'Università di Santiago, rinunziò alla brillante carriera che gli si apriva dinanzi, per consacrarsi all'apostolato giovanile tra i Figli di Don Bosco. Ricevette l'abito ecelesiastico dalle mani di quel grande Salesiano che fu Don Pietro Berrnti, allora Ispettore in Cile e poi Prefetto Generale della Congrezione.

Compiuti gli studi teologici all'Istituto Internazionale della Crocetta in Torino e ordinato Sacerdote dall'Em.mo Card. Fossati il 3 luglio del 1938, tornò in patria, dove occupò alte cariche di responsabilità come direttore di grandi Istituti e membro del Consiglio Ispettoriale. Le sue rare doti, conosciute anche fuori dell'ambiente salesiano, gli procurarono l'onore della presidenza del Congresso dei Religiosi svoltosi a Santiago nel 1953 e la carica di Presidente dell'Associazione Nazionale e Charitas Chile».

Al novello Eco.mo Pastore, già tanto amato e stimato dai suoi Confratelli, le felicitazioni, gli auguri e le preghiere di tutta la Famiglia Salesiana per un apostolato benedetto da Dio e fecondo di frutti nel nuovo campo aperto al suo zelo dalla fiducia del santo Padre.

IN ONORE A SAN GIOVANNI BOSCO

Come nei numeri precedenti del Bollettino, diamo breve cenno di nuove opere religiose e sociali dedicate all'Apostolo della gioventù fuori delle Case Salesiane. Sono notizie frammentarie, che servono tuttavia a dare un'idea del continuo estendersi della devozione e dell'amore a, Don Bosco.

A Rossano Veneto il nuovo grandioso Patronato prospiciente la chiesa è stato dedicato a S. Giovanni Bosco. Lo inaugurò Sua, Eccellenza il Vescovo, circondato dalle autorità.

A Inveruno (Milano) il Ministro Del Bo, ha inaugurato sedici nuove aule e la palestra delle locali Scuole statali e ha presenziato allo scoprimento di un busto di S. Giovanni Bosco, a cui s'intitolano le Scuole.

A Piazzola sul Brenta, l'8 settembre, ebbe luogo la posa della prima pietra della Casa della Gioventù, intitolata a S. Giovanni Bosco.

A Castel d'Aiano, ameno luogo di villeggiatura sul confine tra le due province di Bologna e Modena, S. E. Mons. Gilberto Baroni ha benedetto, in un tripudio di entusiasmo popolare, la statua di S. Giovanni Bosco, donata alla ricostruita chiesa parrocchiale dalla Presidenza degli Ex allievi salesiani dell'Emilia.

A Nizza Monferrato è stata benedetta nella chiesa di S. Giovanni la nuova cappella dedicata a Maria Ausiliatrice, San Giovanni Bosco e S. Domenico Savio. Nel grandioso quadro di Carlo Terzolo, a Don Bosco in preghiera appare l'Ausiliatrice, che gli addita un Angelo che sorregge sul ginocchio un mappamondo aperto, come per assicurare il Santo che l'apostolato dei suoi figli e delle sue figlie raggiungerà tutta la terra. A fianco dell'altare, in graziosa nicchia a sfondo mosaico e oro, la statua di S. Domenico Savio. Sul basamento le parole che dovrebbero essere monito e regola a tutti i giovani e a tutti i cristiani: La morte, ma, non peccati.

Il Consiglio Dipartimentale di Montevideo (Uruguay) ha approvato all'unanimità il progetto presentato dalla Direzione dei Giardini Pubblici di intitolare a Don Bosco una piazza della città. Nello stesso tempo approvava l'erezione in detta piazza di un gruppo scultorio di S. Giovanni Bosco tra uno studente e un apprendista, a simbolo dell'opera salesiana nel mondo.

La, cittadina di Cosquin (Cordoba-Argentina) ha vissuto un giorno di giubilo in occasione dell'inaugurazione del Collegio parrocchiale dedicato a S. Giovanni Bosco e a S. Domenico Savio. Le immagini dei due Santi campeggiano a benedizione del lavoro educativo nella nuova Scuola. Il sabato e la domenica i giovani di Azione Cattolica della Parrocchia fanno funzionare un Oratorio, che vuol essere la pietra fondamentale di una futura opera salesiana nella cittadina, dove nnmeroai cooperatori ed ex allievi aspettano Don Bosco nei suoi figli. Promotore è Don Rodolfo Rober, parroco di Villa Dolores e attivo cooperatore salesiano.

A Caldogno (Vicenza) sono state inaugurate con solenne cerimonia le nuove Scuole del capoluogo. S. E. il Vescovo Mons. Carlo Zinato, che ha benedetto il vasto complesso, ha illustrato come S. Giovanni Bosco, a cui le Scuole sono dedicate, seppe conciliare scienza e fede, i due capisaldi del cristiano moderno.

CIVITAVECCHIA

Il 10 ottobre con la benedizione di S. E. Mons. Giulio Bianconi, Vescovo Diocesano, presenti l'Ispettore Don Luigi Fiora e gran folla di ragazzi e di parrocchiani, sono stati inaugurati i lavori di ampliamento e di restauro eseguiti nella chiesa parrocchiale e la nuova sede dell'Oratorio.

I Salesiani lavorano nel popolare quartiere di Civitavecchia da oltre un trentennio. Si può dire che tutti i giovani della città sono passati per l'Oratorio. Oggi gli ex allievi occupano i principali posti di responsabilità negli uffici e nella libera professione. Molte sono le vocazioni sia per la Congregazione Salesiana che per l'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, che quivi sono sbocciate. Numerose le iniziative di bene promosse dai Figli di Don Bosco, soprattutto durante l'ultima guerra.

Quest'anno, di passaggio per Roma, l'Urna contenente le spoglie gloriose di Don Bosco si è fermata per poche ore accanto all'Oratorio, suggerendo pensiamo -- l'iniziativa di rendere l'Opera salesiana più accogliente, e confermando la sua benevolenza verso il popolo di Civitavecchia da lui conosciuto nel 1858.

Mons. Vescovo si è compiaciuto dei lavori eseguiti ed ha ringraziato i Salesiani per l'apostolato che svolgono nella sua Diocesi.

ARGENTINA

Anni fa l'Arcivescovo di Tucuman (Argentina) affidò ai Salesiani la parrocchia San Giovanni Bosco in un rione densamente popolato e in continuo sviluppo. Le Figlie di Maria Ausiliatrice vi organizzarono un Oratorio festivo e subito si ebbe la: piena corrispondenza di tutta la popolazione. Ne seguì che, dovendo le autorità municipali aprire una spaziosa piazza con parco e giochi per i ragazzi, cominciò a girar la voce che la piazza doveva essere intitolata a S. Giovanni Bosco e che inoltre l'intero rione si chiamasse «Don Bosco». Le autorità accondiscero al comune desiderio e la popolazione prestò generosamente la sua opera per sistemare la piazza: e affrettarne l'inaugurazione. Solennità ed entusiasmo segnarono l'avvenimento, cui presero parte le autorità provinciali e locali. Nell'occasione venne scoperto un busto di Don Bosco, che domina la piazza da un'alta colonna marmorea.

BRASILE

III Congresso Nazionale Ex allievi Don Bosco

In occasione del Giubileo di diamante dell'Opera salesiana nel Brasile, si è tenuto a S. Paolo il III Congresso Nazionale degli Exallievi di Don Bosco. Il collegio Santa Rosa, prima Casa salesiana aperta in Brasile, fu scelto come sede del Congresso, al quale parteciparono le Delegazioni di 52 Unioni. Suggestiva e indimenticabile la processione aux flambeaux al monumento nazionale di Maria Ausiliatrice, dove il vice Presidente nazionale rievocò l'inizio e lo sviluppo dell'Opera salesiana nel Brasile e il Presidente lesse la formula di consacrazione a Maria Ausiliatrice, a nome degli Ex allievi, Cooperatori e Famiglie. Una solenne Messa pontificale fu celebrata da S. Ecc. Mons. Ladislao Paz, salesiano, il quale presiedette anche all'Assemblea generale, onorata da insigni personalità. Fra le deliberazioni approvate dall'Assemblea fu accolto all'unanimità e con entusiasmo l'onorifico mandato commesso alla Federazione brasiliana dal 1o Congresso Interamericano, tenutosi a Buenos Aires nel 1956, di organizzare il II Congresso Interamericano nel 1961 in S. Paolo. I Rev.mi Ispettori si impegnarono di aiutare la Presidenza Nazionale in un compito così importante. S. E. Mons. Paz benedisse i vessilli delle Federazioni ispettoriali « S. Domenico Savio» e « S. Pio X i , ai quali facevano corona una, cinquantina di bandiere delle Unioni presenti.

THAILANDIA

Il pareggio della Scuola di Banpong

La grande Scuola delle Figlie di Maria Arisiliatrice di Banpong, che conta più di 800 alunne dalle elementari alla sesta mathajom (medie superiori), superando non lievi difficoltà, ha ottenuto il desiderato pareggio governativo, che può dirsi una vera conquista nel campo dell'apostolato educativo missionario.

Erano presenti S. E. il Vescovo Mons. Carretto, responsabile della, Scuola di fronte alle autorità, la Rev. Ispettrice, l'Ispettore scolastico con altre autorità locali, insegnanti e alunne della Scuola.

Dopo il canto dell'inno della Scuola e la lettura d'un indirizzo, il Governatore parlò, ricordando la visita fatta alla Scuola di Banpong e le belle impressioni ricevute. Ed estendendo l'elogio a tutte le Scuole cattoliche, lui buddista, aggiunse: « Io non sono cristiano, come pure la maggioranza di voi, ma dobbiamo convenire che l'insegname-nto della religione è più pregevole di quello della scienza; perché questo diminuisce la nostra ignoranza, ma quello dà la pace al cuore.

E se i cattolici, dimentichi dell'interesse personale, sanno dare incremento alle scuole e raccogliere così buoni frutti, si deve concludere che la loro religione è òttima».

GIORDANIA

Novelli sacerdoti nel Medio Oriente

Il lavoro della mietitura, ai tempi di Gesù, esigeva molte braccia. Si faceva tutto a mano d'uomo e a gambe di giumento; proprio come ai giorni nostri in moltissime località della Palestina, dove non è ancora giunto il beneficio della tecnica moderna.

Era quindi naturale che Gesù, vedendo quei campi biondeggianti di grano, che si stendevano sotto il suo sguardo, uscisse in quella espressione: « La messe, sì, è molta; ma gli operai sono pochi ».

La preghiera di Gesù è stata particolarmente feconda, quest'anno, per 1'Ispettoria salesiana del Medio Oriente. Sei sacerdoti novelli andranno a, recare le promesse divine in Egitto, Siria, Libano, Israele.

Accanto ai novelli sacerdoti festeggiò la sua Messa d'Oro un venerando salesiano: Don Giuseppe Raele. Da cinquant'anni egli continua a recitare a Dio, con rinnovato spirito di giovinezza, l'Introibo ad altare Dei, e fa onore alla Congregazione e alla Chiesa.

Gesù, in quel lontano giorno in cui posò il suo sguardo sugli sterminati campi di grano già pronti per laa mietitura, vide certo anche questi nuovi Leviti tra, quei pochi operai che lavoravano; ma non si astenne dal rilevarne la scarsezza. È una realtà che l'Ispettoria del Paese di Gesù va constatando ogni giorno; e quindi anch'essa, come Gesù, invita a pregare il Padrone della messe affinché mandi molti operai nella sua messe.

In Breve

ITALIA

I1 4 ottobre il Rev.mo Don Ziggiotti benediceva a TRINO VERCELLESE il nuovo padiglione dell'Oratorio. Ricevuto festosamente, dopo gli omaggi di benvenuto di un oratoriano e del Sindaco, fece solenne ingresso nella chiesa artisticamente illuminata e addobbata. Quivi rivolse la sua paterna parola, raccomandando a tutti di cooperare coi Salesiani all'educazione e formazione cristiana dei figliuoli. Quindi nel cortile dell'Oratorio tagliò il nastro tricolore, benedisse il nuovo padiglione e ne visitò gli ariosi e moderni locali. La manifestazione si concluse, con il lancio di centnaia di palloncini multicolori e con l'incontro del Rettor Maggiore con Cooperatori Ex allievi e benefattori della nostra Opra.

Per invito del Conte gen. Cesare Lomaglio, il nostro venerato Rettor Maggiore il 7 ottobre si recò a RINCO MONFERRATO per assistere alla commemorazione del Centenario della visita fatta da Don Bosco al castello con un gruppo di giovani dell'Oratorio, in occasione delle famose passeggiate autunnali sui colli del Monferrato. Il sig. Don Ziggiotti. accolto dai signori Lomaglio, dal Parroco e dal Sindaco, celebrò la S. Messa nella cappella gentilizia con la partecipazione di quasi tutti i terrazzani. Sceso nel cortile del castello. ebbe luogo la commemorazione del centenario della visita di Don Bosco, rallegrata dalla banda degli aspiranti salesiani del Colle Don Bosco.

A CHIOGGIA si sono celebrati i 60 anni di apostolato educativo e assistenziale dei Figli di Don Bosco. Ai solenni riti svoltisi nel grazioso e artistico tempio dell'Ausiliatrice e all'assemblea straordinaria degli Ex allievi, di cui è presidente il Sindaco di Chioggia avv. Bighin, volle essere presente il Rettor Maggiore nella persona del Rev.mo Don Guido Borra, del Capitolo Superiore.

ARGENTINA

In solenne sessione straordinaria tenuta a BUENOS AIRES l'Accademia Nazionale Argentina di Storia ha accolto il sac. Raùl Entraigas, salesiano, come Accademico corrispondente del Rio Negro. Nel presentarlo all'Assemblea il dott. Armando Brano Menéndez disse: « Nel rendere omaggio a uno dei figli di Don Bosco è giusto ricordare e onorare tutta la sua Congregazione, tanto benemerita per il lavoro ammirabile che qui ha svolto ».

CILE

Sul punto dominante di una colfina. presso il Collegio salesiano di V ALPARAISO è stato eretto un monumento a Maria Ausiliatrice. La grande statua domina di lassù l'intera città, porto principale del Pacifico del Sud.

EQUATORE

lI 21 giugno scorso S. E. Mons. Ciuseppe Pintado, salesiano, presenti le autorità e numeroso pubblico. ha benedetto la prima pietra dell'edificio che dovrà accogliere la sezione femminile della Scuola Normale Don Bosco in MACAS. Questo è il quarto edificio in cemento che la Missione Salesiana costruisce in Macas. La Scuola Normale Don Bosco, approvata con decreto del 1951, ha già dato all'Oriente equatoriano 30 insegnanti. Nel 1957 venne elevata alla categoria di « Normal Urbano ». Gl'insegnanti cattolici ben formati sono i primi ausiliari del missionario.

Tutti i Santi della famiglia Salesiana stanno per avere la loro chiesa in GUAYAQUIL. Al grande e artistico tempio di Maria Ausiliatrice si è aggiunta, tre anni fa, la chiesa di S. Giovanni Bosco. L'anno scorso quella di S. Maria Mazzarello, confondatrice delle Figlie di M. A., e quest'anno è la volta del Ragazzo Santo, che riunisce nella sua bella chiesa centinaia di ragaezi delle Scuole Popolari del rione Jockey.

GIAPPONE

Don Cecchetti, missionario salesiano in Giappone, racconta il suo primo incontro con S. S. Giovanni XXIII, avvenuto in un ospedale militare di Bergamo durante la prima guerra mondiale. Don Ceechetti, ricoverato per lerite, fu visitato da un giovane Cappellano, a cui fece la propria confessione e confidò che, se fosse piaciuto a Dio, appena congedato, sarebbe entrato in entrato seminario. « Bene, il mio nome è Angelo - disse il giovane Cappellano - ed io sarò il vostro Angelo custode sulla via all'altare. Fatevi coraggio e guarite presto ». Durante i quattro mesi di convalescenza Don Ceechetti servì la Messa a Don Roncalli ogni mattina. Egli ricorda che nel mese di giugno il futuro Papa ogni mattina predicava sul S. Cuore, e afferma: « Era un sacerdote cordiale e allegro, amato da tutti nell'ospedale. Egli mi guidò e condusse alla vocazione missionaria e, dopo la mia venuta in Giappone, ha sempre dimostrato il suo profondo interesse per l'opera della Chiesa in Oriente ».

THAILANDIA

La Santa Sede ha eletto Vicario Apostolico del Vicariato di Tharé il Sacerdote indigeno Doti Pietro Kien, ex allievo dei Salesiani. Sua Ecc. Mons. Kien, prima della stia consacrazione, volle ritirarsi nella Casa per aspiranti salesiani di Ilua Ilin, « per riternprarni - disse -nello spirito di Don Bosco, che ho eletto a mio Maestro nel ministero pastorale che mi attende ».

URUGUAY

Col paterno incoraggiamento del Vescovo S. E. Mons. G. M. Cavallero, i Salesiani hanno iniziato la loro attività con un Oratorio nella città di MELO, ove sono già le Figlie di Maria Ausiliatrice. Con l'appoggio dei Cooperatori ed Ex allievi, si spera di dare presto all'opera nuovi sviluppi.

In PASO DE LA HORQUETA il 25 agosto scorso è stata posta la prima pietra della nuova Scuola agricola salesiana « Criado Perez ». Il nome della scuola ricorda la singolare generosità dei donatori del terreno, sul quale fin dal 1945 venne incominciata l'opera salesiana con un esternato, scuole elementari e oratorio festivo.

FEDE IN CAMMINO

Nel 25° dell'eccido di Don Fuchs e Don Sacilotti

Uniti nell'apostolato, affratellati nel martirio

Nel novembre 1934, mentre la motonave Oceania navigava già oltre Gibilterra verso il Brasile, la radio di bordo diede una notizia sensazionale per tutti e molto più per noi che eravamo destinati alle missioni del Rio Negro e del Mato Grosso: sul rio das Mortes erano stati trucidati dai Xavantes i due eroici missionari Don Fuchs e Don Sacilotti.

A 25 anni dalla morte, mentre già maturano i frutti della loro immolazione, è bello rievocarne il cruento sacrificio.

Don Fuchs, svizzero di origine, apparteneva a una famiglia missionaria per vocazione; dopo di lui continuarono a lavorare per le missioni le sorelle, di cui una deve vivere tuttora, poichè ancora di recente ha inviato paramenti e arredi sacri a quelle nostre missioni del Mato Grosso.

Don Sacilotti invece era brasiliano, oriundo di famiglia italiana. La mamma ottantenne vive ancora in Caciocira Paulista (S. Paulo con l'altro figlio e non Don Fuchs e Don Sacilotti alla prima croce piantata das Mortes, manca di inviare ogni anno offerte perchè sia ricordato nella S. Messa il figlio missionario.

La terribile tribù che da secoli fa parlare di sè in Brasile vive in villaggi disseminati in una fascia del Mato Grosso che abbraccia centinaia di chilometri quadrati fra il rio das Mortes e il Koluene, il braccio maggiore del Xingù. Il loro habitat è foresta vergine, senza cammino, dove si muove con sicurezza solo l'indio che vi nasce. Dal 1932 Don Fuchs aveva per loro un piano di penetrazione. Rimonta a quell'anno la prima croce, alta 5 metri, che egli piantò sul rio das Mortes. Ne condivideva i piani e lo zelo appassionato per la conversione dei Xavantes Don Sacilotti, allora Direttore della missione di Araguaiana. Questi, saputo del viaggio felice di Don Fuchs, discese l'Araguaia, poi addentrandosi nella foresta, attraversò le acque profonde e pericolose del Cristallino e, dopo 15 giorni di faine e strapazzi d'ogni genere, sboccava finalmente sul rio das Mortes, raggiungendo Don Fuchs a S. Teresina, dove fu celebrata la prima Messa.

Con ansia cercarono e attesero qualche indizio della presenza dei Xavantes; ma dopo alcune settimane di inutile attesa, la fame li ricondusse ad Araguaiana. Così il 1932 si chiudeva in passivo per l'evangelizzazione dei Xavantes.

Il 1933 suscitò nuove energie perchè già correva la voce della prossima canonizzazione di Don Bosco. Don Fuchs, stanco di una barca a remo, si recò a Belem del Parà e là, con l'aiuto di tutti, acquistò una lancia a vapore che gli avrebbe risparmiato le estenuanti perdite di tempo nei viaggi. La battezzò Maria Auxiliadora e con essa risalì l'Araguaia. Ma, risolto un problema, ne spuntò un altro. Attaccato dalle febbri, giunse appena a Conceição e ne ebbe per un mese, che passò infermo nel convento dei buoni Padri Domenicani. Finalmente, risalendo il rio das Mortes, eccolo il 5 settembre una seconda volta a S. Teresina, dove lo raggiunsero Don Sacilotti e il coadiutore Pellegrino. Conoscendo per esperienza i morsi della fame, s'affrettarono alle piantagioni, mentre or l'uno or l'altro correva su e giù alla ricerca dei Xavantes. Anche questa volta passarono settimane inutili, ma non era il caso di allarmarsi: coi Bororos non era successo altrettanto? Stanchi dell'attesa, tornarono alla base di Araguaiana per un po' di riposo. Così passò anche il 1933.

Nel marzo 1934 Don Fuchs e Don Sacilotti erano discesi un'altra volta a S. Teresina con il coadiutore Pellegrino. Fu questi il factotum della spedizione, ma le privazioni e lo scarso alimento ben presto ridussero l'uofno, già debole e magro, in fin di vita. Con sacrifici eroici fu trasportato a cavallo e a rete fino ad Araguaiana, dove giunse il 4 maggio; prima che il mese finisse, anch'egli era finito. Chiuse serenamente la sua giornata con un: « Finalmente! ». Era ormai giunto in porto!

Don Fuchs, rimasto solo in S. Teresina, pensò bene di trasferirsi a Mato Verde, quasi sul limite estremo della Prelazia, dove al principio di settembre lo raggiunse un'altra volta Don Sacilotti, che veniva da Araguaiana portando con sè medicine, viveri e personale. Là in poco più di un mese di lavoro febbrile potevano avere la soddisfazione di vedere pronta una residenza tanto per i Salesiani, come per le Figlie di Maria Ausiliatrice. Ma avendo saputo dai Carajàs che nel rio das Mortes vi era gran numero di jangadas (zattere), segno evidente dei Xavantes, si affrettarono a risalire fino a S. Teresina, dove giunsero il 24 ottobre. Don Fuchs scrisse di là l'ultima lettera. In essa diceva: « Si sta avvicinando l'ora dei Xavantes e anche la nostra ora... ».

Il presentimento rispondeva esattamente alla realtà.

Poichè i Xavantes si nascondevano e fuggivano, era necessario andare alla loro ricerca; ed ecco i missionari partire altra volta, dopo pochi giorni, da S. Teresina.

Fu l'ultimo viaggio. Erano già da qualche ora oltre S. Domingos e discendevano il fiume, quando avvistarono sul margine destro due xavantes. Don Sacilotti e un bororo che l'accompagnava, spento il motore perchè procedesse lentamente per la corrente, saltarono su una ubà che rimorchiavano per raggiungere il margine, che era ben alto e scosceso. Giunto lassù, Don Sacilotti non vide nessuno; arrampicatosi su di un albero, intravide nel folto della foresta una cinquantina di Xavantes. Chiamò Don Fuchs che venne, par-o larono agli Indi in carajà, ma questi risposero da lontano in tono minaccioso; poi, mentre i compagni dei missionari tornavano alla barca per prendervi doni e regali, risonò improvviso un grido di guerra, cui seguì fulmineo l'assalto dei Xavantes. Nessuno potè testimoniare di presenza quanto accadde in quei pochi minuti. I due missionari, rimasti soli, furono finiti con le tremende clave dei Xavantes, che li lasciarono l'uno accanto all'altro con il cranio spaccato.

Nelle mappe del Brasile quel luogo è ora denominato « Barranco dos martires »: i due martiri avevano percorso insieme più volte il rio das Mortes in cerca dei Xavantes; insieme avevano sospirato, sofferto e pregato per la loro conversione; insieme affrontarono la morte per la loro redenzione: quos eadem passio fecit esse germanos.

Questo, 25 anni fa. Ora il loro sangue sta dando i suoi frutti: nelle nostre Missioni di Sangradouro, S. Marco e S. Teresina già più di 500 Xavantes cantano le lodi del Signore.

DON GUIDO BORRA del Capitolo Superiore Salesiano

GIOVENTÙ SALESIANA, LIEVITO E FERMENTO

In occasione di un'udienza avuta dal Santo Padre, l'Ispettore salesiano del Medio Oriente, Rev.mo Don Francesco Laconi, gli offri una elegante raccolta di letterine, scritte nelle lingue più svariate dagli allievi di tutte le case di quell'Ispettoria, alcune delle quali furono conosciute personalmente dal regnante Pontefice, che si degnò di esprimere la Sua compiacenza con questa graziosa lettera, fatta pervenire all'Ispettore, attraverso il Rev.mo Procuratore Generale.

Dal Vaticano, li 13 giugno 1959

Reverendissimo Signore,

dalla « Famiglia Salesiana dei Medio Oriente » è • pervenuto all'Augusto Pontefice un omaggio molteplice, che, se da un lato, per le voci diverse ond'è stato espresso nelle singole lingue, risuona al Suo e paterno animo come consolante eco di un coro polifonico perfetto, dall'altro, per la ricchezza dei sentimenti, delle preghiere, delle offerte spirituali e dei fervidi propositi di bene, esso ha avuto un valore di testimonianza filiale assai rilevante, che Egli ha vivamente sentito e gradito.

Il Santo Padre ama compiacersi di tutto ciò, perchè la sostanza contenuta in queste forme - giustamente fastose anch'esse per la riverenza al Vicario di Cristo - è sostanza di vita cristiana, alimentata dai Sacramenti e pronta a trasformarsi in fervore di apostolato e ad essere lievito e fermento di nuovo bene tragrandi masse, così come per insigni e non infrequenti esempi ha dimostrato di essere, in seno alla Chiesa, la gioventù cresciuta alla scuola di Don Bosco.

Ai cari figliuoli, pertanto, il Supremo Pastore dice il Suo paterno grazie molto affettuoso e desidera che la S. V. Rev.ma si faccia cortesemente interprete di tale Sua gratitudine, facendone giungere l'espressione a tutti quei fiorenti Istituti, parecchi dei quali Egli conobbe e visitò durante le Sue missioni nell Medio Oriente, aggiungendo che il Papa invoca per quella diletta porzione della Famiglia Salesiana particolari copiose grazie dal Cielo, in auspicio delle quali, di gran cuore, invia a tutti - superiori, chierici, allievi, cooperatori e benefattori - l'implorata propiziatrice Benedizione Apostolica.

Profitto volentieri della circostanza per professarmi con sensi di religiosa stima della S. V. Rev.ma

dev.mo nel Signore

ANGELO DELL'ACQUA, Sostituto

Pace tra i Naga Quando le notizie arrivano da zone tagliate fuori dal mondo hanno un sapore particolare di avventura. È il caso della cittadina di Kohima, che si trovò al centro di sparatorie tra ribelli e truppe regolari.

La pace è ritornata in quelle foreste, un tempo abitate da tribù cacciatrici di teste.

È tempo di riprendere la seminagione del Vangelo tra quei pagani che attendono: Don Marocchino, l'unico prete sperduto tra i monti Naga, è il prezioso filo di collegamento coli l'Assam e aspetta i rinforzi missionari.

Verso la fine del 1953 visitai Kohima, la prima volta come vescovo di Dibrugarh, ospite di Dori Marocchino che alloggiava allora nell'ospedale, come cappellano delle suore. Ero solo di passaggio, diretto a quella zona dei monti Naga abitata dalla tribù Lotha, che visitavo pure per la prima volta, dopo anni di attesa da ambe le parti.

Kohima non contava allora un solo cattolico. Quando la visitai lo scorso luglio, vi erano circa 300 neofiti a darmi un entusiastico benvenuto. Era questa la mia quarta visita a Kohima dacchè sono vescovo di Dibrugarli. Transitavo per Kohima ogni volta che mi recavo nel Manipur, ma non mi era lecito fermarmi. Kohima, come del resto tutta la regione Naga, abitata da circa venti tribù di questo nome, e da un anno a questa parte anche il Manipur, sono zone protette; ciò significa che nessuno straniero vi si può stabilire e neppur visitarle senza uno specialissimo permesso del Ministero degli Interni di Nuova Delhi.

Il fatto che il nostro Don Marocchino vi rimanga da circa otto anni, oltre che una grazia segnalata della Provvidenza, è una prova della generosità del Governo Indiano in fatto di libertà religiosa.

Kohima è il centro più importante e popoloso di tutta la regione Naga, che ha una superficie di circa 12.000 Kmq. con una popolazione approssimativa di 200.000 anime. Ma soltanto una minoranza delle tribù Naga abita la regione Naga propriamente detta; tutti i monti del Manipur e buona parte delle altre zone montuose della diocesi sono abitate da tribù Naga.

La regione Naga propriamente detta, che fino a poco tempo fa faceva parte dello stato dell'Assam, è ora provincia a sé,, amministrata dal Centro, come già il Manipur. Kohima è la capitale di questa nuova provincia, ma è anzitutto il centro della tribù Angami, la più numerosa delle tribù Naga. Gli Angami sono 56.000.

Fino a 15 anni fa, Kohima era del tutto sconosciuta fuori dell'Assam e poco conosciuta anche nell' Assam. Balzò a fama improvvisa nell'aprile del 1944 quando vi si combattè quella che fu la battaglia decisiva dell'Assam, passata alla storia col nome di « Battaglia di Kohima ». Un battaglione di Scozzesi, affiancato da un battaglione Silch, riuscì a respingere l'attacco dei Giapponesi e a snidarli dalla città, che già avevano in parte occupato. La vittoria costò 4000 giovani vite, cadute, si dice, in poco più di un ettaro di terreno, mentre la campagna dei monti Naga mietè 72.000 vittime in ambo i fronti.

Il cimitero militare è la cosa più notevole di Kohima. Il visitatore, al suo ingresso in Kohima, è colpito dall'obelisco che segna l'entrata , al cimitero e porta la scritta: « Quando tornate a casa, raccontate di noi, e dite: per il vostro domani noi abbiamo sacrificato il nostro oggi ».

Nell'immediato dopoguerra, le autorità chiesero ed ottennero dal Vescovo di Shillong tre suore per il nuovo ospedale di Kohima. Pioniere in questo lavoro furono le missionarie di Gesù, le prime suore missionarie di una Congregazione spagnola di recente istituzione. L'andata delle suore motivò la presenza in Kohima di un sacerdote cattolico che fungesse da cappellano. Fu così che il missionario cattolico potè mettere piede nei monti Naga, che fino allora, per oltre sessant'anni, erano stati monopolio dei Battisti Americani.

Il missionario cattolico poteva bensì risiedere in Kohima, ma con l'esplicita condizione che si astenesse da qualsiasi attività missionaria. La proibizione di far proseliti, imposta al missionario cattolico, non poteva impedire che molti lo avvicinassero e chiedessero spontaneamente di venire istruiti.

La presenza di un ministro della tanto calunniata Chiesa cattolica destò subito interesse e curiosità. Ben presto il tratto amichevole e bonario del sacerdote gli conciliò la stima e la benevolenza di quanti venivano a contatto con lui; ma soprattutto la vita di dedizione e la carità squisita delle suore insegnò ai pagani, e anche ai protestanti meno prevenuti, a giudicare l'albero dai frutti. Don Marocchino si accinse a dissipare le calunnie dei nemici, illuminare e incoraggiare i ben disposti mediante fogli di propaganda, da lui preparati e ciclostilati. Così la fede cattolica mise le sue radici in un terreno assai fertile e promettente, con un primo manipolo di neofiti Angami.

Purtroppo il movimento separatista dei Naga sfociava nel 1955 in aperta ribellione contro il Governo dell'Assam. Da allora fino ad oggi la regione Naga è virtualmente occupata dai militari. È difficile concepire una politica più benigna e conciliativa di quella adottata dal Governo Indiano per ristabilire l'ordine, calmare e far rinsavire gli animi illusi di alcuni elementi ribelli. Invece di punirli con rappresaglie, il Governo si sforzò di farsi benvolere dalla popolazione aprendo strade, scuole e dispensari, cambiando, negli ultimi quattro anni, la faccia della montagna Naga.

Oggi la situazione è molto migliorata e le masse pare abbiano compreso che la separazione assoluta dalla repubblica Indiana non è soltanto un'utopia, ma anche un male per loro. Dopo i malanni che si sono tirati addosso con la loro mal consigliata ribellione, vorrebbero poter vivere in pace, ma riman gono tuttora qua e là in quelle foreste sterminate gruppi di irriducibili, forzati dalla fame a razzie periodiche sulla loro stessa gente.

È facile capire come un simile stato di cose abbia colpito e quasi paralizzato il nostro lavoro, rendendo impossibile la visita del missionario alle cristianità da pochi anni fondate nei monti Naga. La più deplorevole fra le lamentate conseguenze di questi torbidi f'u l'allontanamento delle suore da Kohima nel febbraio del '56.

Si temeva, ed era logico aspettarselo, che la partenza delle suore da Kohima scrivesse il finis del nostro lavoro fra gli Angami. Era troppo aspettarci che il sacerdote, tollerato in considerazione delle suore, potesse rimanere in Kohiina dopo che queste ne erano state allontanate. Ma Dio vuol bene agli Angami, ed avvenne l'insperato. Don Marocchino inoltrò un'istanza al Governo. L'istanza unanimemente appoggiata dai suoi neofiti ebbe esito favorevole: gli fu concesso di fermarsi in Kohima pel momento. Il momento si protrae ormai da quattro anni ed egli gode di una libertà inaspettata. Della proibizione di fare apostolato non se ne parla più. Ci siamo sentito dire da più di un ufficiale governativo e da più di un'autorità militare: « Se voi cattolici foste venuti fra i Naga fin dal principio, molto probabilmente questi torbidi non sarebbero capitati ».

Però la permanenza di Don Marocchino in Kohima non fu sempre rose e fiori. Si trova ancor oggi solo ed alloggia in una casupola presa in affitto, mentre le case salesiane più vicine sono Imphal nel Manipur e Golaghat nella vallata del Brahmaputra, 140 km. rispettivamente da Koliima. Più volte, e ancora recentemente, la sua casa venne a trovarsi sulla linea del fuoco mentre le forze dell'ordine scambiavano fucilate coi ribelli. Nel giugno del 1956 egli si trovava provvidenzialmente in Imphal per compiere insieme con i confratelli di quella casa la pratica dell'esercizio di Buona Morte, quando i ribelli attaccarono di sorpresa Kohima, che fu alla loro mercè per un paio d'ore. Anche la casetta di Don Marocchino fu saccheggiata ed incendiata. Il convoglio con cui egli avrebbe dovuto raggiungere Kohima il giorno innanzi fu pure attaccato. Ritornato a Kohima, non gli rimaneva che la sua vecchia motocicletta e quanto aveva indosso. In questa contingenza venne generosamente soccorso dal Prefetto della provincia, che lo ospitò in casa sua per due mesi aiutandolo poi a trovarsi la casetta che abita attualmente.

Da anni egli attende il rimpatrio temporaneo; la vecchia mamma lo aspetta ansiosamente, ma non mi è possibile sostituirlo; inoltre la situazione in Kohima è talmente delicata e complessa, che un cambio non sarebbe conveniente. Il suo sacrifizio e quello della sua ottima mamma è premiato ed alleggerito dai frutti consolanti del lavoro paziente e silenzioso da lui svolto, per ora in Kohima, nell'attesa che gli sia lecito visitare anche i villaggi circonvicini. In tre di questi villaggi vi è già un'incipiente cristianità.

In Kohima un comitato di non cattolici ha iniziato una fiorente scuola elementare inglese, nella speranza di poterla presto affidare alle suore cattoliche.

Sfortunatamente tutte le mie richieste finora hanno prodotto soltanto promesse per un non prossimo futuro.

Ho un raggio di speranza che una Congregazione di suore del Kerala accetti di venire a Kohima nei primi mesi del prossimo anno. Sarebbe un vero guaio ed una grave perdita il non poter approfittare di quest'occasione per chiamare le suore a Kohima. Se non fosse la popolazione, rappresentata da un gruppo dei più eminenti ad insistere per avere le suore a prendersi cura dei loro piccoli, e ciò in un'ora in cui le autorità sono ansiose di m)strarsi benigne ed accondiscendenti, noi non potremmo nutrire simili speranze o prendere l'iniziativa.

Il ritorno delle suore a Kohima ha un'importanza tutta particolare, un vero valore strategico. La posizione del sacerdote cattolico, che è pur sempre precaria, dipendendo come nel caso attuale dal buon volere di un individuo, verrebbe senz'altro consolidata e la diocesi disporrebbe di una Congregazione di suore indiane che da Kohima potrebbero spingersi in altri centri della regione Naga e del Manipur.

La città (chiamiamola così di Kohima consta di tre parti nettamente distinte. La vecchia Kohima conta 700 case appollaiate su di una montagna che si erge a poco meno di 2000 metri sul livello del mare. Questo grosso villaggio è diviso in quartieri cui è preposto un Gaonhurha (letteralmente: Anziano del villaggio) o Capo-villaggio la cui autorità è indiscussa. Il Gaonburha è il solo direttamente responsabile dinanzi al Prefetto.

La nostra chiesetta è nel centro della vecchia Kohima, proprio sul culmine della montagna e domina tutta la città. La vedetta militare è infatti stanziata in un baraccone attiguo ad essa. La cappella ha una struttura intieramente di lamiera; di cappella porta soltanto la croce. Lo stile fu sacrificato alla necessità di utilizzare tutto il piccolo sito che ci venne regalato da una vecchietta Angami, fra le prime ad abbracciare la fede. Anche così la cappella è già troppo piccola, ed urge costruirne una nuova.

Da tempo Don Marocchino sta cercando un sito adatto per la nuova chiesa, la residenza del missionario e le opere che più tardi dovranno sorgere attorno alla chiesa. Trovare quel che cerchiamo, non troppo fuori della città, non è facile. I nostri « amici » che hanno invano tentato di tenerci fuori di Kohima, fanno ora del loro peggio per impedirci di acquistare un appezzamento di terreno, e finora sono riusciti a mandare a monte, più di una volta, l'affare quando stava per essere concluso. Si tratta delle solite contrarietà che devono essere il sigillo delle opere di Dio. Verrà presto, ne sono sicuro, il giorno in cui dovrò rivolgermi ai nostri Benefattori affinchè ci aiutino a dare a Cristo Re, cui è dedicata la chiesa, un tempio meno indegno di Lui.

Nel frattempo al suo araldo in Kohima occorrerebbe una nuova motocicletta per rimpiazzare l'attuale rottame della guerra anglogiapponese, che soltanto Don Marocchino col suo estro meccanico e col bisogno estremo che ne ha, riesce a mantenere in vita. Quello che egli non osa chiedere a me, oso chiederlo io per lui ai nostri benefattori ed ai generosi amici della Diocesi di Dibrugarh.

Don Marocchino poi si unisce a me per chiedere a tutti una crociata di preghiere pel trionfo di Cristo Re fra gli Angami e in tutta la regione Naga. Ci troviamo sul limitare di un vasto campo, ricco di messe biondeggiante, senza libertà d'azione, con pochissimo personale e scarsi mezzi. Vogliate pregare che i tempi ritornino normali e vengano tolte le restrizioni che oggi inceppano il nostro lavoro.

ORESTE MARENGO

Vescovo di Dibrugarh (Assam-India)

Primi contatti con i Caritiana

È la prima volta in Europa che si parla di questa tribù,ultima arrivata alla luce del Vangelo.

Chi sono i Caritiana? dove vivono? Fino a un anno fa nessuno in Europa, in America e nello stesso Brasile, dove se n'era sentito almeno il nome, avrebbe saputo rispondere a queste domande. Solo pochi estrattori di gomma nel bacino dell'alto Rio Candeias li avevano avvicinati.

I Caritiana abitano nelle vicinanze del rio Candeias, affluente del rio Madeira, che è a sua volta affluente del rio delle Amazzoni. Sulle carte geografiche lo si trova cercando il territorio federale della Rondonia, una volta chiamato Guaporé, al confine del Brasile con la Bolivia.

Nel fisico non differiscono molto dagli altri indi dell'Amazzonia. Hanno la pelle chiara, sono di costituzione robusta, però vanno soggetti a una specie d'influenza maligna di cui hanno un vero orrore perchè è sempre fatale per loro. Abitano insieme nella stessa « maloca », ma divisi per famiglie. Hanno una disposizione straordinaria al lavoro, cosa rara tra i popoli primitivi; per questo gli estrattori di gomma li utilizzano dando loro modo di vivere. Si dedicano anche all'agricoltura, ma con metodi rudimentali: coltivano granoturco, patate, mandioca, arachidi e il cotone con cui tessono le loro amache. Imparano fin da piccoli a imitare le voci e i gridi degli animali per servirsene nella caccia.

Sono poligami, tuttavia accettano docilmente la monogamia insegnata dal Cristianesimo. Il giovanotto ha il massimo rispetto per la sua futura sposa e l'aiuta nella sua rudimentale educazione perchè ci tiene che essa diventi una buona massaia. E notevole l'ubbidienza e il rispetto dei figli verso i genitori e le persone anziane, come pure l'amorevolezza dei genitori verso i figli. C'è tra i Caritiana un'usanza strana. I genitori stringono con molta forza il cranio dei loro bambini con delle fasce di cotone o di fibra indigena: la testa viene così a prendere una forma conica e affusolata, che distingue i Caritiana dai Caripuna, loro implacabili nemici.

Amano adornarsi di collane composte di denti di scimmie o di semi di alberi della foresta dai colori vivi. Hanno una lingua povera di vocaboli, ma ricca di parole composte e di perifrasi, con le quali descrivono nei minimi particolari e con acuto spirito di osservazione la flora e la fauna che li circonda.

Nati e cresciuti nell'esuberante natura equatoriale, sono molto intuitivi e immaginosi. Niente sfugge alla loro sagace osservazione e riescono a esprimere anche idee astratte.

P prova della loro capacità intellettuale relativamente sviluppata l'arte e la meticolosità con cui confezionano le armi e gli ornamenti. In questo primo anno di avvicinamento i missionari si sono convinti che le capacità dei Caritiana, se stimolate ed educate, renderanno facile e rapida l'assimilazione della catechesi e della civiltà. Credono in un essere superiore che essi chiamano « Botagna ». Ma l'idea religiosa che pervade ogni atto della loro vita sociale è il culto dei morti. Per la sepoltura chiudono il cadavere tra due stuoie di paxiuba, della famiglia delle palme, che serve anche per pavimentare le maloche. Poi lo calano nella fossa e lo ricoprono di terra. Quindi accendono sul tumulo un piccolo fuoco proprio all'altezza del cuore del defunto e in segno di lutto tutti, anche i bambini, si radono la testa con una tonsura alla maniera francescana.

Credono anche all'influsso degli spiriti malefici e li tengono lontani con una cerimonia misteriosa che compiono sui loro figli all'ora dei pasti. I bambini offrono un po' di cibo al capo famiglia, che con quel boccone fa due giri intorno alla testa del bimbo, producendo con la lingua uno strano suono palatale, quindi sfrega l'offerta sul petto dell'offerente e gliela dà da mangiare.

Il primo contatto dei Caritiana con i missionari avvenne in forma impensata. Da molti anni i proprietari delle regioni gommifere abitate dai Caritiana parlavano loro della nostra santa Religione, dei missionari, di ciò che essi fanno per rendere i popoli civili e quindi migliorare le loro condizioni di vita. Sorse così in loro il desiderio di avere i missionari, desiderio che pervenne fino alla Prelatura di Porto Velho nel territorio federale di Rondonia. Ma vedendo inutile ogni loro appello, i Caritiana che sono, come molti indigeni brasiliani, nomadi, decisero di spostarsi e stabilirsi altrove.

Un giorno del novembre 1957 il parroco di Porto Velho fu chiamato in chiesa per amministrare due battesimi. Quando arrivò, si vide davanti due adulti. Non si meravigliò perchè si trovano casi del genere anche tra i civilizzati; e, trovatili preparati, li battezzò. Solo dopo venne a sapere che aveva battezzato i primi due Caritiana, padre e figlio.

Un mese dopo, il direttore del collegio Doti Bosco di Porto Velho, approfittando delle vacanze, organizzò una spedizione col veterano Don Francesco Pucci e il coadiutore Adail Guimaraes Povoas. I proprietari di quelle terre misero a disposizione dei missionari un battello sul rio Candeias. Era il 15 gennaio. Il viaggio sul fiume durò tre giorni. I temporali furiosi, abituali in quelle zone, i pericoli delle cascate, le incognite e le sorprese della foresta resero quanto mai avventuroso quel viaggio, che offrì ai missionari le gioie dell'apostolato in mezzo agli abitanti solitari della foresta, dove i tre salesiani passavano la notte. E siccome la grande novità della visita toglieva il sonno a quella povera gente abituata alla solitudine, così i missionari, reprimendo i reclami del sonno e della stanchezza, parlavano, ascoltavano, catechizzavano fino a notte alta, quando soltanto più le loro voci rompevano l'impressionante silenzio della foresta addormentata.

All'alba del quarto giorno i missionari abbindolarono il fiume per spingersi nell'interno della foresta. Dopo tre ore di cammino a piedi, giunsero tra gli indi Caritiana, che dimostrarono la loro gioia dando loro uno stretto e prolungato abbraccio. Poi presentarono i frutti dei loro sudori: essi avevano imparato dai civilizzati a estrarre la sorva, che è una qualità inferiore di gomma, e il caucciù.

La catechesi durò parecchi giorni. Frattanto giunsero anche gli assenti, occupati nella caccia e nella piantagione di banane e mandioca. Ne giunsero parecchi abbattuti e cadaverici, colpiti da terribile dissenteria; ma le medicine, che il missionario porta sempre con sè, operarono prodigi.

Poiché molti capivano già qualcosa di portoghese, i missionari fecero anche una lunga lista di vocaboli e appresero molte notizie sui loro usi e costumi. Per garantire agli ospiti il pranzo e la cena, gli adulti andavano alla caccia e alla pesca, mentre i piccoli si accoccolavano attorno al coadiutore che insegnava loro a fare il segno di croce, mentre dalle sue tasche, veri pozzi di San Patrizio, uscivano dolci e biscotti. Quando un indietto riusciva ad arrivare alla fine del segno di croce senza sbagliare e veniva premiato, era una esplosione generale di gioia.

Alla sera ci fu una sorpresa del tutto imprevista nel cuore di quella foresta vergine: dentro la grande maloca furono proiettate alcune « Filmine Doti Bosco » Vedendo per la prima volta quelle facce a colori, ridevano rumorosamente; ma subito tacevano quando lo stesso personaggio ricompariva in atteggiamenti diversi nei quadri successivi, aguzzando l'ingegno per capire la successione delle scene. Un senso di misterioso rispetto e di venerazione pervase tutta la maloca quando apparve il volto sorridente di San Domenico Savio. I piccoli specialmente sembravano divorarlo con gli occhi!

Il 20 gennaio 1958 ci fu gran festa in cielo per quei poveri indi. Mentre la Chiesa onorava il glorioso martire San Sebastiano, nascevano a Dio, dalle acque lustrali del santo Battesimo, ventiquattro figli della foresta della tribù Caritiana. Quanta gioia per loro e per i missionari!

Nel ritorno i Caritiana accompagnarono i missionari in massa fino al fiume, contendendosi l'onore di portar loro i bagagli. Di tratto in tratto qualche ruzzolone tra i cespugli e i tralci, e non soltanto dei missionari; così un'india che portava il bimbo sulla schiena alla moda indigena, cadde lunga e distesa, sbalzando il bimbo qualche metro avanti. Ma non fu nulla. La foresta li accolse soffice tra le sue braccia.

Il viaggio sul fiume offrì le stesse peripezie, gli stessi guai di quello di andata. Altri numerosi estrattori di gomma, avvertiti del passaggio del missionario, accorrevano per ricevere il conforto della religione e dei suoi ministri; e noti si stancavano di sentirlo, mentre sullo schermo improvvisato di due asciugamani appesi alla parete di paglia passavano le figure luminose delle filmine, fiu:chè il proiettore a petrolio dava un filo di luce.

Poi tornavano le tenebre, ma la luce continuava e continua in quei cuori retti, noti solo nel ricordo nostalgico di tante cose belle udite dai missionari, ma anche attraverso i contatti con i ministri di Dio, che da quel giorno si rinnovano periodicamente per conservare e confermare nella via del bene gl'indi Caritiana, per incoraggiarli alla perseveranza, per far risplendere nuova luce nella loro anima assetata di verità.

SAC. VITTORIO UGO

missionario salesiano

Soto il manto dell'AUSILIATRICE

Illeso dopo un volo di dieci metri

Grazia che ha del prodigioso, quella concessa al piccolo Giovanni Borriero di Valdagno, di due anni e mezzo. Il bimbo giaceva seduto sopra un tavolino presso una finestra aperta. Mentre la mamma si volgeva per prendere la biancheria per cambiarlo, il piccolo, non si sa come, si alzava e spariva nel vuoto, dal secondo piano. Un volo di circa dieci metri, sulle ali degli Angeli - come dice il piccino - e sostenuto dalla Madonna! Portato immediatamente in ambulatorio e visitato, non gli si riscontrava nessuna frattura o lesione; ma poichè si temeva affetto da commozione cerebrale o viscerale, fu tenuto più giorni in osservazione, finchè dalle radiografie e prove risultò, a detta dei medici meravigliati, completamente illeso. Come non pensare a un miracolo della bontà di Maria SS. Ausiliatrice, a cui fu affidato fin dalla nascita? A Lei quindi la riconoscenza illimitata nostra e di quanti hanno constatato il fatto straordinario.

Jesolo - Villaggio al mare e Marzotto »

CONIUGI ANNAMARIA E REDENTO BORRIERO

Guarita da poliosi reumatica

Devo a S. Giovanni Bosco la gioia di essere guarita. L'anno scorso, dopo un intervento chirurgico, fui colpita da una poliosi reumatica, ribelle a ogni cura, che mi tenne a letto per vari mesi. Mi rivolsi con fede a S. Giovanni Bosco, promettendogli che, se mi avesse guarita, avrei fatto pubblicare la grazia e inviato un'offerta. Esaudita, adempio la promessa, invocando la sua protezione anche in avvenire.

Quaranti (Asti)

Paola Scovazzi

Graziata dall'Ausiliatrice per intercessione di Don Berruti

Alla fine di gennaio del corrente anno 1959, la nostra bambina Maria Ausilia di 4 mesi si ammalò con febbre alta. Su consiglio del medico curante la ricoverammo in ospedale, dove la febbre continuò a salire oltre i 40. Il 7 febbraio, la bambina era gravissima. Ci volgemmo allora con grande fede a 'Maria Ausiliatrice, invocando l'intercessione di San Domenico Savio, di Don Bosco e in particolare di Don Pietro Berruti, a cui ci eravamo rivolti con una novena che terminava proprio quel giorno. Nella stessa mattinata quando pareva che il male precipitasse al peggio, la bambina superava la crisi e nove giorni dopo lasciava l'ospedale.

Ala dopo due mesi si ammalò di nuovo e fu riportata in ospedale. Ci rivolgemmo nuovamente a Maria Ausiliatrice con l'intercessione di Don Berruti; con noi pregavano le Figlie di Maria Ausiliatrice. Poichè non era lontano il io maggio, anniversario della santa morte di Don Berruti, avvicinandosi quella data, la nostra fiducia aumentava pensando di ottenerne sicuramente la grazia. Infatti la bambina cominciò a migliorare, finchè il dottore di sua iniziativa fissò proprio il io maggio per l'uscita dall'ospedale. Apparve così evidente l'intercessione di Don Berruti presso Maria Ausiliatrice. Da allora è sempre stata bene. All'intercessione del compianto Prefetto Generale dei Salesiani attribuiamo anche altre grazie non meno importanti per il bene della nostra famiglia.

Asti

i genitori: PROF. ETTORE MIGLIETTA

MAESTRA PIERA ROMAGNOLO

Salvo da una caduta mortale

Mentre mio figlio Giancarlo stava riparando un cavo telefonico, arrampicato in cima ad un palo, questo improvvisamente cedette facendolo precipitare al suolo. Trasportato all'ospedale, gli vennero riscontrate la frattura della clavicola e dell'omero e varie contusioni interne, per cui fu dichiarato in gravi condizioni con prognosi riservata. Ognuno può comprendere la mia ansia e preoccupazione. Devoto di Maria Ausiliatrice e di S. Giovanni Bosco, che gli avevano salvata la vita in quella spaventosa caduta, chiesi loro con fiducia che completassero la grazia e posi sotto il cuscino del figlio una reliquia di Don Bosco. Ora ho la gioia di render pubblica la grazia.

Torino

EX ALLIEVO VITTORIO CANTINO

Guarigione definita un vero miracolo

Una domenica, mentre tutti eravamo a Messa, la mamma, scendendo le scale, fu colpita da trombosi cerebrale. La trovammo priva dei sensi e con lesioni alla faccia e al braccio destro. Il dottore di famiglia dichiarò il caso grave; perciò le furono amministrati gli ultimi Sacramenti. Tuttavia la nostra fede in Maria Ausiliatrice, in S. Giovanni Bosco e in S. Domenico Savio continuò ad essere vivissima. La mamma rimase grave per qualche settimana, ma le nostre preghiere furono esaudite e ci ottennero una guarigione che fu definita dai medici un vero miracolo. Ringrazio pure Maria Ausiliatrice e Don Bosco per la guarigione del figlio da grave malattia.

Orsara Bormida (Alessandria)

CLAUDINA MARENCO

L'intercessione di Mamma Margherita presso l'Ausiliatrice

Siamo lieti di segnalare la tangibile efficacia della potenza della Vergine Ausiliatrice, che abbiamo sperimentato, tramite l'intercessione di Mamma Margherita, in occasione del ricovero della nostra mamma in ospedale, in seguito ad un impressionante deperimento e a riconosciuta lacerazione gastrica.

L'intervento operatorio gravissimo che l'inferma ha dovuto subire d'urgenza in tale circostanza, ha avuto esito inspiegabilmente portentoso agli occhi degli stessi medici curanti, data l'età avanzata della paziente.

Ad un anno di distanza, e perciò più sicuri della grazia, volgiamo riconoscenti il pensiero alla nostra Ausiliatrice, a S. Giovanni Bosco e alla sua santa Mamma Margherita, e li preghiamo di continuare la loro protezione sulla mamma e su noi tutti.

Torino

FRATELLI RUBATTO

Ci hanno segnalato grazie

ottenute per l'intercessione di Maria Ausiliatrice e di S. Giovanni Bosco, di S. Maria Mazzarello, di S. Domenico Savio e di altri Servi di Dio - alcuni hanno anche inviato offerte ed elemosine per sante Messe di ringraziamento - i seguenti:

Abella cav. Antonio - Anania Eleonora - Anastazio Dina - Ardito Anna Maria - Arezzo Felicita - Arpini Emma - Astori Mariuce a - Baga Laura - Baglione Barbara - Bagnati Pierina - Baldi Francesco - Baldini Maria - Banchio Don Antonio - Barazzuol Irene - Barbieri Mercedes - Barof o Angelina - Bassino Teresa - Basso Ruaro Rina - Battista Concettina - Barzanti Irma - Beccaria Ida - Becchelli Dino - Bello M. - Beltrami fam. - Bensi Valente - Berrone faro. - Berruti Natalina - Bertello Maddalena - Bertero Antonia - Bertolusso Marcella - Bianchi Erminia - Bianchi Martina Paolina - Bianchi Santina - Bianco Enrichetta - Bianco Teresa - Binotto Giovanna - Biscozzi Francesca - Boerno Angelina - Boero Luigi - Bogino Pietro - Bonanni Don Domenico - Boni Antonio - Bonino Luigia - Bontà W. - Boschetti Luigia - Bosetto Gastone - Bottigliero Teresa - Bottini fam. - Beva Walter - Brendan Opimia - Brezza Luisa - Brizio Don Giovanni - Broggetti Angela - Brogliatti Aldo - Bronzo fam. - Bussola Maria - Buzzi doti. Andrea - Buzzi Gesuina - Buzzino Ines - Caglio Maria - Calmarini Giuseppe - Cambursano Gianfranco - Campagnolo Teresa - Campanella Maria - Canesi Ileana - Canuto Pierina - Cappelletto rag. Luciano - Capri Maria - Capuzzo Clemenza - Caratti Giuseppina - Cardoni Giuseppe - Carluccio Vittorio - Carosso Ottavia - Cauda Rosina - Cavallero Giuseppina - Cellone Maria - Centola Caterina - Ceriani Aldo - Cherici Assunta - Chiatellino fam. - Chiesa Luigi - Chiesa Savina - Chiummariello Concetta - Colombo Maria - Congiu Armida - Conzatti Elena - Coppo Elda - Corrado Isabella - Corrino Maddalena - Cosi Merelli Maria - Cossauello Paolo e Enrico - Costa Cauda Maria - Cova Savarro Paola - Cozzolino Alfonso e Carmelina - Crimi Rosario - Cristiani avv. Alfredo - Curtino Castagneri Lia - Dall'Ava Ortensia - Dall'Ore Alfonso - D'Angelo Carmela - D'Anna Orsola - D'Archino Caterina - Dassino Pietro - David Elvira - Della Valle Giuseppina - Dell'Oro Natale - De Virgilio Michele - Dezzana Clara - Di Canio Fiorenza - Di Caro Tomaso - Di Giambelardino Anna - Diliberto Franca - Di Mauro Maria - Do Maria - Duchi Elena - D'Urbano Ermanno - Easso Bianco - Etruschi Egle. - Fadini Amalia - Farina Giuseppina - Ferrari M. - Ferrario Rita - Ferraris Roselda - Ferro M. - Filippi Bianchi Anita - Fissore Sergio - Freddi Olga - Frisina Rosa - Gaidano Cesare - Galli Luciana - Garagiola Giovanni - Garberoalio Lucia - Gastaldi Luigia - Gavazzoni Maria - Gazzolo Capello Rita - Gerussi Ielma - Ghidetti Francesco - Gilardi Margherita - Giovannini Claudina - Giuffrida Benedetto - Giuliano sorelle - Giusti Rita - Gonella Maria - Gramaglia coniugi - Grossi Eugenia - Grosso Giuseppe - Grua Matteo - Guaschiro Secondina - Guglielmetti Renza - Gulfi Rina - Gullotti Virginia - lachino Teresa - Ivaldi Francesca - Lanfranco Bartolomeo - Lantieri Anna - La Rocca Paolo - Lastrucci Lorenzo - Lavagnino Maria Cristina - Lazzara Vittoria - Lora Ronco Quintina - Libralesco Gemma - Livoti Alicò Mimi - Lombardi Bruna - Lombardi Giuseppina - Lombardi Regina - Lo Verso Mineo Francesco - Locato Ettorina - Lulis Angela - Malegari Angela - Mallo Maria e fam. - Malusardi Cesare - Mancini Vera - Mandelli Luigi e Giovanna - Manes Olga - Manfredi Olimpia - Margara Isabella - Marmioni Riccardo - Martini fam. - Masoero Maria - Massa Carlo - Mastropasqua Tina - Matta Maria - Mattei Giulio - Mazzarello Isabella - Melloni Paola - Merlo Santa - Merlo Teresa - Meroni Laura - Migliorini Dina - Montaldi Giuseppe - Monti Elena - Morrone Elisabetta - Montani Maria - Muzio Orsola - Naretto Vincenzo - Negro Ester - Nitais Luciano - Occhetti Teresa - Olini Marino - Orlando Alessandra - Orso coniugi - Ottani avv. Raffaele - Pagani Angelo - Pandullo Maria - Paoletti Valentina - Papetti Anna - Parisi Ganciabella Grazia - Pasqualini Pina - Pasquino faro. - Pasquino Francesco - Pastorini dott. Leonarda - Patri Giacinta Maggiorelli - Pavan Lino - Pazzi Carena Maria - Peirano Lidia - Pellegrini Bianca - Pellizzoni Luigi - Peloso Silvino - Perrero Teresa - Perruchon Vittoria - Pezzoni Natale - Piffari Marco - Piffer Anna Maria - Piotti Antonietta - Pittore Claudio fam. - Plaga Nuccia - Poceiani Benilde - Poli Pierina - Pompei Mariangela - Pontani Concetta - Ponzetto Margherita ved. Gandi - Pretti Primina - Proto Rosalia - Provasoli dott. Antonio - Quirico Albina - Ragni Giorgio - Rapaggi Luisa - Ravasenza fam. - Razzano Meda Brigidini - Repossi Emma - Rezzele Romano - Ricci Fernando - Rinaldi Caterina - Rinaudo Giovanna - Riva Giovanni - Robustelli Maddalena - Roggero Maria - Rosetta Filomena - Rossetti Anna - Rossi Renzo - Rossi Rosa - Ruggeri Maria - Saccin Oliva - Salemi Giovanna - Sandri Giovanni - Sanna Francesca - Santanchè Don Albino - Santero Antonia - Scampini Perego fam. - Scarzello Lucia - Schellino fam. - Silvano Maria - Siri Mastroianni Angela - Sogno Giovanni - Sola Teresa - Sozia Antonietta - Speziali Daniele - Spezzigu Minnena - Spinedi Teresa - Spire! Irma - Talamo Anna - Tallia Claudio - Terrosa Audenzio - Tesio Caterina - Tinnirello Antonia - 'torriano Ermelinda - Torta Teresa - Traversa Margherita - Tricerri Piera - Trivero Dina - Turco Gentile - Vallero Elsa - Valsecchi Lodovico - Vargiu Vittoria - Vaschetta fam. - Ventura Ebe - Venturati Luigia - Venturelli Margherita - Vercesi Regina - Zagni Anna Maria - Zimbaldo Maria - Zito Caterina - Zito Carbone Palma - Zuliani Cesarina.

Per intercessione di S. DOMENICO SAVIO

L'aveva sorpresa una terribile angoscia

Alla nascita della mia prima creaturina erano sopravvenute complicazioni che mi avevano portata sull'orlo della tomba; per quasi un mese ero rimasta all'ospedale sotto il controllo dei medici. Perciò quando un nuovo bimbo stava per rallegrare la mia casa, mi sorprese una terribile angoscia delle sofferenze patite nella analoga circostanza precedente. Ma avendo sentito parlare dell'Angelo protettore delle mamme San Domenico Savio, me ne procurai l'abitino e lo indossai con fede, sicura di ottenere la grazia. L'aiuto non si fece attendere e si manifestò con l'arrivo lieto di una graziosa bambina, che in ringraziamento ho chiamato Luisa Domenica.

Lazise (Verona)

LISETTA TOMEZZOLI MARTINI

Alla fede seguì il prodigio

Offro questa catenina d'oro in onore di S. Domenico Savio a testimonianza di una grande grazia. Erano 12 anni che sospiravamo la gioia di un bambino, ma ormai ci era stata tolta ogni speranza. Una mia amica soleva ripetermi: e Confida in S. Domenico Savio e vedrai che anche il tuo focolare rifiorirà ». Un giorno ricevetti l'abitino del Santo e cominciai con fervore una novena in suo onore. Oggi posso dichiarare che il prodigio è venuto: il nostro piccolo fiorisce sotto la protezione del piccolo Santo.

Zomcais (Udine)

SANTINA NICOLETTI SOMMASO

Il polipo era scomparso senza operazione

Entrai in una clinica di Padova per sottopormi a un difficile intervento chirurgico: l'estrazione di un polipo nell'esofago. Una brava signora, avendo già sperimentato il patrocinio di S. Domenico Savio, mi mise al collo un abitino del Santo. Dopo tre operazioni e otto trasfusioni di sangue, i medici mi lasciarono riposare per alcuni giorni affinchè riprendessi un po' di forza. Frattanto ai raggi si constatò che metà polipo doveva essere ancora estratto. Mi riportarono quindi nella sala di operazione per effettuare il quarto e definitivo intervento chirurgico. « Se tutto andrà bene dissero i medici - in 25 giorni sarà completamente guarito e potrà lasciare la clinica». kla quale non fu la loro meraviglia allorchè constatarono che il polipo era scomparso e che quindi non era necessaria l'operazione! I raggi confermarono l'affermazione dei medici: ero completamente guarito. Dopo solo due giorni, ritornai tra i miei cari ed ora continuo a star bene.

ANGELO SALI

Ada De Marco (Castrovillari-Cosenza), dopo tre mesi di sofferenze per epitelioma sotto l'occhio destro, potè guarire mediante le cure sanitarie e ferventi preghiere a S. D. Savio.

Irma Gianoni (Ponte Valtellina-Sondrio) interponendo l'intercessione di S. G. B. e S. D. S. si trovò efficacemente assistita insieme col suo bambino in difficile circostanza.

Gina Tabini Spinetti (Lucca) annunzia che sua figlia già in pericolo di vita, con n'operazione chirurgica e preghiere a S. D. S. potè riacquistare la sua salute.

Alfredo Pane (Torre Annunziata-Napoli) ringrazia S. D. S. a nome di una zia felicemente operata e guarita con la protezione del Santo.

Maria e Francesco Vico (Cuneo), genitori di otto figli, raccomandarono a S. D. S. la madre e la bimba in circostanze difficilissime. La bimba, venuta come morta, si riebbe con energiche cure del dottore che diede attestazione del a vero e grave pericolo incorso ».

Pierulisse Valsecchi (Civate-Como) invia a S. D. S, un'offerta in ringraziamento per essere stato guarito da una malattia incurabile.

Teresa Maltese ved. Capuzzello (Vittoria-Ragusa) ringrazia S. D. S. e manda offerta in suo onore per la scomparsa di una fistola avvenuta senza operazione.

Riconoscente al Venerabile DON MICHELE RUA

I segni del miracolo non tardarono

Lo scorso luglio mi decisi a sottopormi a un intervento chirurgico, costrettovi dall'entità del male che mi teneva in continua sofferenza, notte e giorno. Il caso veniva dai medici dichiarato grave e lo stesso chirurgo, tra i migliori di Roma, affacciava le sue perplessità. Il male aveva esteso le sue radici, intaccando le ossa e sconsigliando ogni intervento. Mi rivolsi allora al venerabile Don Michele Rua, invocando la sua intercessione presso Maria Ausiliatrice. I segni del miracolo non tardarono a farsi sentire. Dopo alcuni giorni, infatti, i medici cambiarono parere e fui sottoposto a intervento chirurgico che, anche se difficilissimo, ebbe i migliori risultati. È nei miei voti venire a Torino per sciogliere il mio ringraziamento sulla tomba del venerabile Don Rua.

Cosenza

PROF. ALESSANDRO CALVANO

« Venerabile Don Rua, mettici la mano tua! »

Angosciata per la grave malattia di mio marito e preoccupata per la difficile operazione che doveva subire, mi rivolsi a Don Rua dicendogli con fede: « O venerabile Don Michele Rua - prima del dottor metti la mano tua ! ». Il suo intervento fu palese perchè si potè arrestare il terribile male (cancrena) che l'avrebbe reso disgraziato per tutta la vita. Per me non è una semplice grazia, ma un miracolo. Prego quindi di cuore che venga presto annoverato tra i Beati e invio l'offerta promessa.

Torino

GIORGINA FANTINI IN GAI

Operazione felicemente superata

Mio babbo era da operare di occlusione intestinale. Data l'età di 73 anni, l'operazione si presentava difficile e il chirurgo temeva che il cuore non reggesse; allora io mi sono rivolta con fede al venerabile Don Michele Rua. E non solo è riuscito bene l'intervento, ma il babbo ha superato tutte le complicazioni, compresa la polmonite con embolia. Ora sta bene e lavora come prima.

Vinchio d'Asti

LEONARDA LAIOLO

Guarigione improvvisa e prodigiosa

Il 3 marzo c. a. mandai un'offerta per contribuire a una borsa di studio intitolata al Venerabile Don Michele Rua per ottenere la guarigione di una mia figlia gravemente ammalata da parecchi anni. Feci con mia moglie una novena per pregare Don Rua di intercedere presso Maria Ausiliatrice e ottenerci quanto ardentemente desideravamo. La nostra fiducia in Don Rua non venne mai meno, ed oggi con il cuore pieno di gioia comunico che la guarigione è venuta improvvisa e tale da fare rimanere meravigliati i valenti medici che l'avevano in cura, che ammisero trattarsi di un miracolo. Seguiterò sempre a pregare perchè sia accelerata la Beatificazione del caro Servo di Dio.

Pesaro, viale Verdi 28

GINO MANGARONI

Teresa Martino (Ceva-Cuneo) trovandosi oppressa da dolori e preoccupazioni, invocò Don Rua e S. D. Savio, che vennero in suo aiuto ottenendole due importanti grazie.

G. Socorro de Hernandez (Léon-Messico) dichiara che una sua cugina, postasi sotto la protezione di Don Rua, superò felicemente una operazione estremamente difficile.

Sorelle Roà (Frabosa Soprana-Cuneo) sono riconoscenti al ven. Don Rua per grazia ricevuta.

Maria. Crippa (Monza-Milano) era affetta da reumatismo cronico e aveva applicato tutti i rimedi prescritti dal medico, ma senza risultato. Un giorno pensò di fare una novena al venerabile Don Rua. Il mattino seguente si sentì guarita.

Per intercessione del Servo di Dio DON FILIPPO RINALDI

Si presentò nitida la figura di Don Rinaldi

Due anni or sono mio fratello fu operato per la seconda volta di ulcera allo stomaco; ritornato a casa per la convalescenza, si manifestò un peggioramento tale da richiedere l'immediato ricovero, avvenuto proprio il 24 maggio, festa di Maria Ausiliatrice. Le condizioni dell'infermo si aggravarono per una emorragia interna e per blocco intestinale, che resero inutile ogni cura, sicchè l'ammalato decise di tornare a morire a casa. Un giorno, mentre pregavo Maria Ausiliatrice e San G. Bosco, mi si presentò nitida la figura di Don Rinaldi, così com'è sul Bollettino; mi rivolsi anche a Lui e continuai a pregare. Dopo una settimana ebbi la notizia di un miglioramento; dopo un mese venne a farci visita guidando egli stesso la macchina per circa 100 km. Da allora la salute ritornò buona come prima. Chiedo si pubblichi quanto sopra a gloria dei Santi salesiani.

Pinerolo (Torino)

MARIA MASSIMINO IN GRIOT

In breve le piaghe si chiusero

Un'infezione alla gamba destra mi travagliò per sei mesi. Quando mi credetti guarita, il male passò alla gamba sinistra, e con tale violenza che il dottore non trovava modo di lenire le mie sofferenze. Fu allora che una buona signora mi porse il Bollettino Salesiano, nel quale lessi con premura le grazie attribuite al Servo di Dio Don Rinaldi e mi sentii ispirata a riporre nella sua intercessione ogni mia fiducia. Cominciai subito una novena, ritagliai la sua immagine dal Bollettino e la posi tra le bende. Sentii un pronto miglioramento e in breve le piaghe si chiusero con meraviglia del dottore. Rendo pubblica anche la guarigione di un mio figlio da pleurite, ottenuta invocando il Servo di Dio.

Genola (Cuneo)

MARIA CHIAVAZZA

« Questa fu opera di Dio », disse il medico

Dopo 15 anni di sofferenze continue per un'ulcera al duodeno con gravi emorragie e crisi così forti e allarmanti da portarmi in fin di vita e senza speranza da parte dei medici di salvarmi, la rev. Madre Ispettrice mi suggerì di affidarmi a Don Rinaldi. Accettai con fede e durante alcune novene migliorai fino a sentirmi bene. Lo stesso dottore che mi aveva curata, saputo che ero guarita, disse chiaramente: «Questa fu opera di Dio, perchè posso assicurare che umanamente non avrebbe potuto sopravvivere». Rendo infinite grazie a Don Rinaldi, oggi, dopo alcuni anni di normale attività e lavoro.

Guanabacoa-Iiabana (Cuba)

SUOR MARIA DE LA LUZ ALCOCER, F.M.A.

Vincenza Gucciardo (Calatafimi-Trapani) per una caduta riportò dolori che si facevano sempre più vivi; ma una notte, invocando D. F. R., prese sonno e si svegliò guarita.

Maddalena Sasso (Trofarello-Torino) presa da dolori preoccupanti, dopo alcuni giorni si rivolse a D. F. R. chiedendo soprattutto di poter fare la volontà di Dio; e, applicata una reliquia, dopo un'ora si sentì bene.

Laura Pardi (S. Apollinare-Frosinone), ringrazia D. F. R. per il fratello anziano guarito da due gravi malattie.

Laura Cocorullo Sessa (Meta di Sorrento-Napoli) facendo ricorso a D. F. R. riebbe la bimba sana.

Virgilia Pisani (Soverato-Catanzaro) con l'intercess,one di D. F. R. superò un esaurimento nervoso.

Suor Rosetta Gagliardi (Porvenir-Cile) ringrazia di cuore D. F. R. di aver preservato dall'influenza asiatica il collegio, mentre nella popolazione il morbo fece strage. Unisce la sua offerta.

F. Chiapello (Torino) raccomandata a D. F. R. una famiglia senza pace, la vide riconciliarsi.

Suor Virginia Bosticco, F. M. A. (Bagnolo-Cuneo) comunica diverse grazie ottenute interponendo la mediazione di D. F. R. e del Papa Pio XII: 1) la guarigione del babbo; 2) la sistemazione definitiva del proprio fratello; 3) la liberazione da pene per lei e per una signora.

Sorelle Giaccone (Roburent-Cuneo) sono riconoscenti a D. F. R. per una guarigione, per la collocazione dei nipoti al lavoro e per molte altre grazie.

Piera Donati (Monte S. Savino-Arezzo) con i familiari ringrazia D. F. R. per la guarigione della mamma da un eczema diffuso e maligno.

† I NOSTRI MORTI †

Salesiani defunti

Sac. Alfonso Schillinger, missionario nel Congo Belga.

All'età di 80 anni, con 60 anni di vita salesiana, 51 di sacerdozio e 48 di vita missionaria, è morto a Elisabethville (Congo Belga) il salesiano Don Alfonso Schillinger, apostolo della prima ora nelle Missioni del Congo, dove era giunto con il primo gruppo di salesiani nel 1911. Le difficoltà degli inizi non tolsero nulla all'entusiasmo e allo zelo di questo pioniere ed apostolo. Nei lunghi anni di lavoro missionario, percorse in tutti i sensi il territorio del Vicariato. Direttore, fondatore di nuove stazioni missionarie, educatore, abbracciava ogni campo di apostolato con infaticabile zelo. Don Bosco riviveva in lui con la sua gioia, il suo slancio nel bene, il suo amore alla gioventù. La Missione del Congo ha perso in Don Schillinger un grande missionario, un uomo dal cuore generoso, sempree pronto a donarsi. La costernazione generale causata dall'annuncio della sua morte, l'affluenza straordinaria di cristiani e di catecumeni accorsi per i funerali anche dai più lontani centri della Missione, furono prove commoventi dell'affetto riconoscente che legava tutto quel mondo di neri al rimpianto Padre missionario.

Sac. Giacomo Gherzí, † ad Alassio (Savona).

Sac. Marcello Chambord, † ad Andresy (Francia).

Sac. Giuseppe Drago, † a Montevideo (Uruguay).

Sac. Luigi Mori, † a Sampierdarena a 75 anni.

Sac. Adalberto Tomàs, † a Brno (Cecoslovacchia).

Sac. Francesco Pillai, † a Loreto a 53 anni.

Coad. Silvano Guidi, † a Piossasco (Torino) a 22 anni.

Coad. Giovanni Mairhofer, † a Oberthatheim (Austria).

Cooperatori defunti

Una grande benefattrice salesiana: COOPERATRICE RESIA VINCENT

Il 20 luglio u. s. a Port-au-Prince (Haiti) si spegneva santamente all'età di 78 anni la signorina Resia Vincent, sorella dell'ex Presidente della Repubblica, fondatrice dell'opera delle Figlie di Maria Ausiliatrice a Port-au-Prince. Nel 1935, tramite S. Ecc. Mons. Riccardo Pittini, Arciv. salesiano di Santo Domingo, aveva potuto ottenere dalla Superiora Generale, Madre Luisa Vaschetti, le Suore salesiane per occuparsi delle bambine povere della Saline. Quest'opera, dagli inizi assai umili, si sviluppò grazie alla benedizione di Maria Ausiliatrice e alla carità della signorina Vincent, che fino alla fine se ne occupò con tutta l'anima, facendone l'oggetto delle sue predilezioni. Grande suo conforto era pure l'aver contribuito alla diffusione del culto di Maria Ausiliatrice nel suo paese. Pia e caritatevole, diede esempio di fede vissuta e di distacco dai beni terreni, privandosi, giorno per giorno, a pro della sua opera, di tutti i gioielli e oggetti di valore. Suore e negrette piangono la scomparsa della loro buona e benefica mamma, ma sperano che il Signore l'abbia già accolta e premiata in Paradiso.

Can. Felice Saccotelli, † ad Andria (Bari) a 91 anno.

Fu sacerdote zelantissimo. Vedendo il gran bene che compivano i Salesiani nel fiorente Oratorio locale, volle col suo sacrificio personale sopperire alla scarsità dei sacerdoti salesiani, prestando generosamente per lunghi anni la sua opera preziosa a favore dei ragazzi, specie nel delicato ministero del confessionale.

Sac. Agostino Bolzonella, † a Este (Padova).

Ex allievo del nostro Collegio di Este, lavorò in diverse parrocchie della Diocesi, e come Cappellano militare durante l'ultima guerra, lasciando ovunque caro ricordo, specialmente per la sua attività appassionata a vantaggio della gioventù. Si spense santamente all'età di 80 anni.

Avv. Eusebio Checchettí, † a Colonia Veneta a 80 anni.

Nostro Ex allievo di Este e di Alassio, esercitò la sua professione con rettitudine e senso cristiano. Fu per tre volte Sindaco di Colonia Veneta e Presidente dell'Ospedale. Quanto gli anni trascorsi nei collegi salesiani abbiano inciso nella sua vita, è anche attestato dal seguente brano del suo testamento: a Tutti i familiari trasfusero in me il senso del dovere e della legge di Dio, che i Figli di Don Bosco confermarono e radicarono nell'animo mio nei sei anni della mia vita collegiale, che mi formarono spiritualmente e scolasticamente. Il loro insegnamento fu il termometro della mia vita e di ogni mia azione in tutti i campi, per cui sentivo di bene operare seguendoli e di errare negligendoli o violandoli. Ebbi così anche la mia stella polare, che nelle lotte della vita e nella mia attività professionale mi riportava semore a Dio, nel quale ho sempre creduto e nel quale confido per essere perdonato di tutte le mie debolezze e manchevolezze».

Sen. Avv. Sortolo Galletto, † a Vicenza a 70 anni.

Il sen. Galletto era una delle più illustri figure del laicato cattolico vicentino. Ancor giovanissimo fu propagatore convinto ed entusiasta dell'idea crstiana sul terreno sociale-politico, militando prima tra i fondatori del Partito Popolare, di cui fu anche membro del Consiglio Nazionale, poi nella Democrazia Cristiana, entrando nel Senato, dove lavorò con altissimo spirito cristiano, anche come vice Presidente dalla Commissione degli Esteri. Tenne pure la carica di Presidente della Giunta Diocesana di Vicenza e per un cinquantennio collaborò con apprezzati articoli nell'apostolato della stampa cattolica. Presidente Regionale degli ex allievi e Cooperatore, portò ovunque fu richiesto la sua presenza animatrice, il suo fervido e comunicativo amore a Don Bosco.Condiscepolo del nostro Rettor Maggiore, che tanto ammirava, stimava e amava, nell'ultimo convegno al Manfredini di Este passò con lui un giorno pieno di consolazione e di luce nella serena atmosfera salesiana e meritò l'onore di averlo presente anche alle estreme onoranze funebri.

Pietro Masoero, † a San Salvatore Monferrato a 74 anni.

Cooperatore esemplare, lavoratore instancabile, padre di sette figli, uno dei quali offerse generosamente a Dio come sacerdote salesiano. Per la sua bontà, rettitudine e rassegnazione lasciò sincero rimpianto nei molti che lo conobbero e apprezzarono.

Maestra Rosa Vandoni, † a Bellinzago (Novara).

Nei lungi anni d'insegnamento educò intere generazioni di allievi dando loro, oltre l'istruzione, norme di retto vivere e profondo sentire religioso. I suoi bei modi, la sua dolcezza e amorevolezza la rivelavano imitatrice di Don Bosco, del quale diffondeva immagini e bollettini. Indescrivibile la gioia che le procurava il pensiero di avere tra i suoi ex allievi anche dei sacerdoti, perchè pensava che sarebbero stati per lei il miglior titolo per essere accolta in Paradiso.

Ermelinda Antonízío, † a Caserta a 51 anni.

Il culto del Sacro Cuore, l'esercizio della carità e ogni forma di apostolato furono gl'ideali della sua esistenza. Come Cooperatrice si prodigò specialmente a vantaggio delle Missioni Salesiane,, alle quali volle anche lasciare la casetta di sua proprietà.

Altri Cooperatori defunti

Bertoli Luigia - Bois Pietro -Bosco Battista - Carmeli Dott. Carlo - Caminalleri Diego - Cicco Antonietta - De Negri Giuseppina - Di Chio Maria Teresa in Pellegrino - Eandi Anna - Ferrara Carlo - Galbiati Giulia - Gerbaudo Vincenzo - Chesi Giulio - Grappi Palmira Messina - Lettieri Rosa ved. Porro - Naef Giacomo - Parise Giuseppina - Perez Giacinto - Perissinotto Dirce - Pollicini Lorenzo - Pollicini Teresa - Pomedi Maria - Renditore Francesca - Roasio Giuseppe - Sartori Giovanna - Soresini Pasquina - Tabacchini Adele - Tanda prof. Giuseppe - Tomedi Maria - Valleri Emilia - Vernazza Emma - Vio Alessandro.

A richiesta dell'interessata, rendiamo noto che la defunta Biamonti comparsa sul numero di ottobre non è la signora Dina Biamonti di Chiavari, la quale gode ottima salute ed è tuttora in piena attività.


L'ISTITUTO SALESIANO PER LE MISSIONI con sede in TORINO, eretto in Ente Morale con Decreto 13 gennaio 1924, n. 22, può legalmente ricevere Legati ed Eredità. Ad evitare possibili contestazioni si consigliano le seguenti formule:

Se trattasi d'un Legato: «... lascio all'Istituto Salesiano per le Missioni con sede in Torino a titolo di legato la somma di Lire... (oppure) l'immobile sito in ...»

Se trattasi, invece, di nominare erede di ogni sostanza l'Istituto, la formula potrebbe esser questa: «... Annullo ogni mia precedente disposizione testamentaria. Nomino mio erede universale l'Istituto Salesiano per le Missioni con sede in Torino, lasciando ad esso quanto mi appartiene a qualsiasi titolo ».

(Luogo e data)

(Firma per esteso)


CROCIATA MISSIONARIA

TOTALE MINIMO PER BORSA L. 50.000

Borse da completare

Borsa S. D. Savio, per la guarigione di Claudio, a cura di Rina Mazzolotti-Garlanda (Torino) - 1° vers. 25.000.

Borsa S. Cuore, Maria Ausiliatrice e S. G. Bosco, in ringraziamento e per ottenere protezione, a cura di Meschieri Giovanni e famiglia (Modena) - Tot. 30.000.

Borsa Siccardi Sista e Renato, a cura di Gai Maria (Torino) - Tot. 20.000.

Borsa Savio Domenico Santo, a cura di D. E. G. (Ancona) - Bolla Giuseppe 10.000; Testa Orsola 10.000 - Tot. 40.000.

Borsa Santi Salesiani, a cura di Cesana Giuseppina (Milano) - Tot. 3.5.000.

Borsa San Giovanni Bosco, a cura di Bruzzone Giulia e Cesira (Alessandria) - Tot. 30.000.

Borsa San Domenico Savio, a cura di Cubeta Giuseppe (Messina) - 1° vers. 25.000.

Borsa Sacra Famiglia (8a) - Panizzi dott. Carlo (Imperia) 30.000 - Tot. 47.944.

Borsa S. G. Bosco e Don Filippo Rinaldi, pregate per Vernetti Maria (Varese) - Tot. 20.000.

Borsa S. Cuore, Maria Ausiliatrice, Don Bosco, Domenico Savio e Don F. Rinaldi, ringraziando e a protezione dei miei figli, a cura di Colella Assunta (Napoli) - Tot. 40.000.

Borsa S. Domenico Savio e S. Maria Goretti, a cura delle sorelle Gallo Margherita, Ernesta, Giovanna (Alessandria) - Tot. 40.000.

Borsa S. Maria Ausiliatrice e S. G. Bosco, a cura di Olivero Mafalda (Torino) - 1° vers. 5000.

Borsa S. Cuore di Gesù, Madonna di Lourdes, S. G. Bosco e 5. M. Mazzarello, a cura di Mecca Cristina (Torino) - Tot. 45.000.

Borsa S. Giovanni Bosco e S. D. Savio, proteggetemi, a cura di Titina Tagarelli - Tot. 40.000.

Borsa Sacri Cuori di Gesù e di Maria - N. N. 10.000; Scolari Serafini 6000 - Tot. 40.640.

Borsa S. Domenico Savio, proteggici, a cura di Rita Bosco (Torino) - 1° vers. 5000.

Borsa S. G. Bosco e S. D. Savio, in suffragio della famiglia Filippeschi-Dazite (Firenze) - Tot. 11.000.

Borsa Salute degli infermi, guaritemi!, a cura di Zonato Luigia (Verona) - 1° vers. 25.000.

Borsa S. Giovanni Bosco, alla memoria dei genitori del comm. Luigi Ameglio (Torino) - 1° vers. 10.000.

Borsa S. Giovanni Bosco, a suffragio e ricordo della Madre di Maria Emilia Lumachi (Firenze) - 1° vers. 25.000.

Borsa SS. Maria Ausiliatrice, S. G. Bosco e Rinaldi Don Filippo, in ringraziamento e secondo le intenzioni della famiglia Ricoveri Rita (Venezia) - Tot. 27.000.

Borsa S. Cuore di Gesù, confido in voi (7a) - Bottari Silvia 10.000; Da Pra Giovanni 1000 - Tot. 29.150.

Borsa Seriè Don Giorgio, a cura di Cesarina e Pietro Barbero ('Torino) - 1° vers. 20.000.

Borsa Sacro Cuore di Gesù, proteggi la noia famiglia, a cura del doti. Edoardo e Rina Valli (Parma) - Tot. 23.000.

Borsa Savio Domenico Santo, per borsa antiblasfema, a cura di G. B. (Torino) - Tot. 10.000.

Borsa S. Domenico Savio, nostro grande fratello, a cura di Benedetto M. P. Giaccone (Palermo) - 1° vers. 5000.

Borsa S. Domenico Savio, proteggi Piero e i suoi cari, a cura di M. E. (Cuneo) - Tot. 34.200.

Borsa S. Domenico Savio, perchè benedica e faccia guarire la mia cara mamma, a cura di Elisa Melloni (Como) - 1° vers. 10.000.

Borsa Santin Enrico (2a), in suffragio e ricordo, a cura del Consiglio Isp. dei Coop. Salesiani dell'Isp. Subalpina - 1° versamento L. 18.000.

Borsa S. Giovanni Bosco (9a) - Lanfranco Luigi 1000; Pozzo Maria 500; De Prà Calò G. 1000; Verderone T 1000 - Tot. 48.892.

Borsa S. Madonna mia, lasciami vivere e morire vicino alla mia mammina (Messina), a cura di M. M. - 1° versamento 15.000.

Borsa Spassino Paola e Corgnati Agata, a cura di Irma Corgnati (Vercelli) - Tot. 19.000.

Borsa S. Domenico Savio e Don Filippo Cerutti, a cura dei coniugi M. C. - Tot. 20.000.

Borsa S. G. Bosco, in suffragio e ricordo de! padre, a cura della figlia Garelli Anna (Savona) - 1° vers. 5000.

Borsa S. Giovanni Bosco, continua a proteggere la mia famiglia, a cura di Erminia Gallicani (Torino) - Tot. 40.000.

Borsa Savio Domenico Santo, in suffragio dei genitori, a cura della figlia Tecla La Gamba (Grosseto) - 1° versamento 35.000.

Borsa S. Cuore di Gesù e S. Luigi, a cura della cont. Arnolai Di Balme Eleonora (Genova) - Tot. 30.000.

(continua)

Borse complete

Borsa Ricaldone prof. Don Luigi, a cura di Giacomo Seravalle (Cuneo) - L. 50.000.

Borsa Cuore Immacolato di Maria, proteggi questa famiglia a te consacrata, a cura di Teresina Crotti-Antonietti (Bergamo) - L. 50.000.

Borsa Maria Ausiliatrice e S. G. Bosco, a cura di PoIoni Giovanni (Bergamo) - L. 50.000.

Borsa Maria SS. Immacolata, Ausiliatrice e Regina, a cura dell'Unione Don Bosco fra Educatori (Torino) - Corradi Giuseppe 1000; E. Z. F. 10.000; Emma ed Eugenia Rostagno 15.000; Gaetana Barberis 3000; Giuseppina Dezzutti 1000; Tastorini Silvio e signora 1000; Scotta Carolina 1000; Molino Ines 1000; Zerbi Elena 500; Pipino Agnese 500; Cassardo Saldi Maria 1000; Marzano 1000; N. N. 1000; Torcelli Maria 7500; Bianchi Nunzia 5000 - Tot. 50.000.

Borsa Maria SS. Immacolata e Santi del Paradiso, secondo le intenzioni del dott. Vito Calea e famiglia (Savona) - L. 50.000.

Borsa Maria Ausiliatrice e S. G. Bosco, secondo le intenzioni di E. D. C. G. (Vicenza) - L. 50.000.

Borsa Acuto Margherita ved. Reggio, maestra (Alessandria) - L. 50.000.

Borsa Maria Ausiliatrice, a cura di Franco Maria (Torino) - L. 50.000.

Borsa S. Cuore di Gesù, Maria Ausiliatrice e S. G. Bosco, sempre grati e perchè continuino ad assistere noi e i nostri cari, a cura dei coniugi Rosa e G. Francesco La Spina (Palermo) - L. 50.000.

Borsa Maria Ausiliatrice, S. G. Bosco e S. D. Savio, p. g. r. e richiesta di continua protezione, a cura di Ugo Tita Mirarchi (U.S.A.) Philadelphia - L. 50.000.

Borsa Maria Ausiliatrice e S. G. Bosco, a cura delle sorelle Maria, Angela Scarpi (Verona) - L. 50.000.

Borsa Maria Ausiliatrice e S. G. Bosco, a cura di Paolo Teresina Lucchini (Imperia) - L. 50.000.

Borsa Cugnasca Ida ved. Cariboni, cooperatrice salesiana e terziaria francescana, in suffragio e ricordo, a cura del figlio Piero ex allievo (Lecco) - L. 50.000.

(continua)