Bollettino Salesiano

ANNO LXXXIII. N.19    1° OTTOBRE 1959 

Il banchetto di Dio

I trionfi eucaristici del recente Congresso Nazionale di Catania si sono conclusi con una memoranda manifestazione di fede e di amore a una piccola Ostia bianca che quasi si smarrisce nella grandiosa raggiera lampeggiante dell'ostensorio d'oro. L'Italia cattolica

ha avuto ancora una volta un fremito di commozione di nanzi al mistero insondabile dell'amore di Cristo, fattosi Vittima e Cibo per noi. E quella piccola Ostia su cui si è appuntato lo sguardo riverente e invocante di mezzo milione di fedeli, è passata fra due fitte ali di popolo che tributavano a Gesù un trionfo che documenta la fede della Sicilia e dell'Italia intera per il mistero eucaristico.

Abbiamo detto " mistero ". E infatti dietro quel lembo di pane bianco, vediamo profilarsi una scena misteriosa e intima: una Cena. Per capire di più che cosa sia l'Eucarestia, occorre forse svincolarsi dalla grandiosità dei trionfi eucaristici, chiudere gli occhi allo splendore abbagliante della raggiera dorata, lasciar svanire l'eco potente dei canti di massa, rientrare invece nel clima raccolto, intimo, di un convito, di una cena in famiglia.

Parlare dell'Eucarestia è parlare della Messa, e la Messa ci si presenta subito così, come un pasto. L'Eucarestia ha sapore di pane e di vino, di cibi, di raccolta intimità attorno a una mensa coperta da una tovaglia bianca.

Se noi ci fermassimo una domenica mattina sulla soglia di una chiesa e rivolgessimo a qualche fedele la domanda: « Scusi, perchè va a Messa?», sentiremmo certo delle risposte che non è difficile immaginare.

Qualcuno dirà: « Perchè, se perdo Messa, faccio un peccato mortale ». E vero, certamente. Ma questa categoria di cristiani non vede forse nella Messa che un obbligo, colpito da una sanzione. Qualche altro risponderà: « Ci vado per pregare Dio ». D'accordo, ma... c'è proprio bisogno di andare a Messa per pregare? Non si deve «pregare sempre e dovunque? ». Quella pia signora che giunge col suo libro di devozioni, ci risponderà: « Vado a Messa per fare la Comunione ». Risposta ammirevole, ma insufficiente. La Comunione è la miglior partecipazione alla Messa, il completamento del Sacrificio, ma non è tutta la Messa.

Cos'è dunque la Messa? Un pasto, dicevamo, una riunione di famiglia attorno alla mensa per una cena comune. Così l'intese il Signore quando celebrò la prima Messa il Giovedì Santo, nel corso del banchetto pasquale ebraico; così l'intesero gli Apostoli e i primi cristiani. La Messa non è uno spettacolo devoto cui si assiste pregando; è un pasto cui si prende parte attivamente.

Oggi forse noi stiamo perdendo il senso profondo e bellissimo del pasto familiare. Gli orari di lavoro troppo diversi, le esigenze discordanti dei membri della famiglia, rischiano di distruggere il senso sacro della mensa familiare per ridurla quasi a un ristorante pronto a tutte le ore. Eppure il pasto preso insieme da tutta la famiglia è uno dei momenti più belli e intimi della giornata. Il papà, la mamma, i figliuoli si sentono davvero uniti, di un'unione di cuore e di spiriti, in una gioia serena e tranquilla.

Dio ha voluto che fosse così la Messa. Una riunione della sua Famiglia attorno a una mensa. Dio Padre c'invita nella sua casa, la Chiesa. E Lui il capo della famiglia. Andare a Messa è rispondere anzitutto a questo invito di Dio, è raccogliersi insieme per ascoltare Dio che ci parla, per ricevere i suoi Doni stupendi e offrirgli i nostri doni.

Dio anzitutto ci parla. Nell'Epistola, nel Vangelo e nelle parole del Sacerdote, è Dio stesso che ci parla. La sua divina parola che risuonò agli albori della Creazione, che si fece sentire al popolo ebraico per millenni attraverso i Profeti e i libri sacri, che ci fu portata da Cristo e dagli Apostoli, risuona in ogni Messa al nostro orecchio. E sempre Dio Padre che ci parla, e la sua parola è attuale, viva e feconda, capace di capovolgere la nostra vita e di farci vivere davvero come figli suoi.

Ma per salvare l'umanità Dio Padre non si limitò a parlarci. Volle andar oltre e, in un atto di generosità suprema, ci donò il suo Figlio unico, Gesù, sacrificandolo per noi sulla Croce.

Ora, in ogni Messa, Dio Padre rinnova questo dono, e Gesù, obbediente al Padre suo, s'immola nuovamente sull'altare per le mani del Sacerdote, sotto le specie del pane e del vino. In questa Cena della Famiglia dì Dio, che è la Messa, si rinnova veramente, come nell'ultima Cena, il sacrificio di Gesù in Croce.

Di fronte a questi due immensi doni di Dio Padre, la sua Parola e il suo Figlio stesso immolato, noi rispondiamo con una grandiosa offerta. Il Sacerdote, che agisce a nome di noi tutti, prende fra le sue mani l'Ostia e il Calice, il Corpo e Sangue di Gesù immolato, e li innalza verso Dio Padre quasi a dirgli: «Ecco, o Padre, noi Ti offriamo quanto Ti è più caro e quanto abbiamo di più prezioso, Ti offriamo il dono stesso che Tu ci hai fatto, il Corpo e Sangue del Tuo amato Figlio, morto per noi! ». E in questa grandiosa offerta ciascuno di noi deve unirsi al Sacerdote e offrire a Dio, con lui, la Vittima santa, Gesù. E con Lui, nostro Capo, non possiamo non offrire noi stessi, sue membra, le nostre pene, i sacrifici, il lavoro, le preoccupazioni, la vita intera.

Ecco il significato profondo della Messa: offriamo a Dio Padre Gesù e noi stessi, in un unico sacrificio. La Messa non è soltanto il sacrificio di Gesù, cui noi assistiamo devotamente, ma è il Sacrificio di tutta la Chiesa che presenta a Dio Padre Gesù e i suoi membri in un unico gesto di offerta.

L'ultimo regalo, dono di Dio Padre, quasi in risposta alla nostra offerta, è Gesù stesso donato in Comunione.

È qui che la Messa acquista tutto il suo sapore di « Cena » della Famiglia di Dio. Il Sacerdote spezza l'Ostia, quasi a ripetere il gesto di Gesù nell'ultima Cena, che spezzò il pane per donarlo agli Apostoli. Eco espressiva del gesto che il papà compie a mensa quando spezza il pane per donarlo ai figliuoli. E attorno alla Mensa eucaristica, nella gioia raccolta del canto, la Famiglia di Dio riceve il Cibo degli Angeli, l'Ostia bianca, vincolo di unione" con Gesù, con Dio Padre, con tutta la Chiesa, con i fratelli che si stipano alla stessa Mensa. La Comunione è davvero il momento della carità e dell'unità più profonda: ogni ira, freddezza e discordia deve scomparire per dar posto alla carità e all'amore.

Ecco il significato profondo, eppur tanto vicino a noi, della Messa. Il recente Congresso Eucaristico Nazionale di Catania è un invito a rimeditare questo grande mistero che è al centro della religione e della vita cristiana. Purtroppo le statistiche ci dicono che alte percentuali di cristiani oggi disertano la Messa abitualmente, mentre coloro che vi partecipano non sempre ne comprendono il valore, che è divino e pur tanto umano: andare a Messa è andare ad ascoltare Dio che ci parla, a ricevere i suoi Doni, a offrirgli Gesù e noi stessi.

Andare a Messa è, più semplicemente, come dicevano i primi Cristiani, «partecipare alla cena del Signore»

RICONOSCENZA SALESIANA A DON STRUZO

La nostra Famiglia ricorda in Don Sturzo non solo l'eminente statista e sociologo italiano, ma anche l'ammiratore di Don Bosco, l'amico e benefattore della sua Opera.

Don Sturzo ha avuto relazione con l'Opera Salesiana fin dagli inizi del secolo. Già nella nativa Caltagirone seguiva con grande simpatia gli sviluppi dell'Opera di Don Bosco, di cui si assimilava lo spirito, il metodo e lo stile nel suo apostolato giovanile. Si compiaceva di affermare di essere stato uno dei primi, forse il primo, a dedicare a Domenico Savio un Circolo giovanile (1898).

Sindaco di Caltagirone, lavorò tanto perché la sua città avesse un'opera salesiana che si occupasse della gioventù povera e abbandonata. A tal fine venne a Torino, s'incontrò col venerabile Don Rua a Valsalice, gli scrisse e non desistette dal suo interessamento, insieme con altri degnissimi Sacerdoti di Caltagirone, sinchè il suo vivo desiderio non fu esaudito con l'orfanotrofio San Domenico Savio. Ed egli spesso lo visitava e, pur tra le tante sue occupazioni e preoccupazioni, ne seguiva gli sviluppi, ne accresceva il prestigio.

Nel 1914, in occasione della visita di Don Paolo Albera alle Case salesiane della Sicilia, volle offrire al secondo Successore di Don Bosco una accoglienza grandiosa e rendergli omaggio in Municipio.

Ancora in questi ultimi anni ricordava con rinnovata gioia uomini e cose di quei tempi, chiedendo le preghiere della Famiglia Salesiana e la protezione di Don Bosco sulla sua sempre fervida attività. Per questo i Figli di Don Bosco all'ammirazione universale uniscono i sensi della loro devota riconoscenza.

Don Bosco espositore in fiera

NEL 75° DELLA ESPOSIZIONE NAZIONALE DI TORINO

26 aprile 1884: alla presenza dei Reali d'Italia Umberto e Margherita di Savoia, si inaugurava a Torino l'Esposizione Nazionale, sistemata nello stupendo parco dell'antico castello del Valentino.

Don Bosco, che aveva detto di volere essere sempre all'avanguardia del progresso, non poteva e non voleva, anche quella volta, smentirsi. Pensò dunque di parteciparvi nel settore tipografico: quello, forse, che più gli stava a cuore. Avanzata domanda nel maggio dell'83 e avuta risposta favorevole, ebbe il suo stand nel padiglione del libro.

Un prete espositore in una Fiera nazionale o internazionale, sia pur nel settore librario, desterebbe meraviglia anche oggi. Si pensi allora, in tempi meno leggiadri e certo più feroci dei nostri.

Vediamo come erano andate le cose.

Don Bosco, che mirò sempre diritto al fine, non trascurava il mezzo. Guardava, cioè, con acuta sensibilità al progresso tecnico, così come un industriale segue le ultime novità per potenziare la sua azienda e proteggerla dalla concorrenza. Era, del resto, un corollario del suo slogan: coi tempi, per prevenire e preparare i tempi.

Nel campo del bene, poi, fu sempre nemico d'ogni immobilismo e falso conservatorismo. (« Don Bosco,-nome di guerra, di guerra benefica », disse felicemente Pio XI). L'anno prima aveva, infatti, commissionato in Svizzera, a Zurigo, una macchina nuova per la fabbricazione della carta. Il presidente dell'Esposizione torinese, l'onorevole Tommaso Villa, che l'aveva vista e ammirata, chiesto per chi si costruisse e udito: « Per il signor Bosco d'Italia», «Dite pure per Don Bosco - soggiunse - perchè questo nome è noto a tutti )~. E rientrato in Italia, insistè presso di lui perchè la superba macchina fosse esposta alla Fiera Nazionale.

Il Santo accettò soddisfatto, ma a condizione che gli fosse assegnato un intero padiglione, nel quale avrebbe offerto ai visitatori il quadro vivente della nascita del libro. Il Comitato esitò in principio, come sopraffatto dall'audacia dell'uomo di Dio, poi si decise ad innalzare, a fianco della immensa galleria del lavoro, una galleria - diciamo così - salesiana, di proporzioni grandiose. Sulla porta d'ingresso si leggeva: Don Bosco - Fabbrica di carta, tipografia, fonderia, legatoria e libreria salesiana. E nella « Guida Esposizione» il visitatore trovava questa noticina indicativa e significativa insieme: « Il famoso Don Bosco, un clericale la cui attività auguriamo a tutti i liberali, ha occupato all'Esposizione un cortile intero a destra».

Era un invito, nel secolo del liberalismo, a visitare lo stand d'un prete che, restando tale, anzi, innestando sul suo sacerdozio, rivissuto alla luce della santità di Francesco di Sales, «il genio di Colbert » (famoso ministro delle finanze sotto il regno di Luigi XIV), come stupendamente scrisse il romanziere francese Charles Huvsinans, rivendicava anche lui la libertà di intraprendere, di produrre, di lavorare, prendendo come regola suprema d'azione non già l'interesse personale - come voleva il liberalismo - ma quello generale; e non avendo altro limite che quello segnato dalla giustizia, dal rispetto per i diritti degli altri, dall'assoggettamento degli interessi materiali ai valori spirituali.

Ma ritorniamo allo stand di Don Bosco. Chi fosse entrato - era una tentazione per tutti, clericali e anticlericali, e un richiamo tra i più interessanti della Mostra - era colpito da due spettacoli: il lavoro e i lavoratori. Il primo offriva al pubblico, come abbiam detto, in visione plastica, la genesi misteriosa e laboriosa del libro attraverso vari e complessi procedimenti meccanici e chimici: dallo straccio alla carta al carattere alla stampa alla rilegatura alla vendita; il secondo, il quadro di giovani operai, una ventina, attenti e intenti a una delle funzioni più alte e delicate, per la quale da un mucchio di cenci si arriva ad un volume di arte, di poesia, di religione, di scienza, come da un pugno di sali ad un cristallo tersissimo.

Stampavano, infatti, in elegante edizione, illustrata da cento incisioni, il romanzo Fabiola del Cardinale Wiseman e il piccolo Catechismo diocesano. La scelta era certo indicativa, quasi a stringere insieme, in felice connubio, arte e religione, bellezza e verità: due valori squisamente umani e cristiani.

Intorno figuravano, in bella mostra, più di mille volumi di ogni formato e d'ogni genere. Non mancavano edizioni illustrate, saggi di disegno, stampe, rilegature artistiche.

I giorni festivi il padiglione «Don Bosco» era fermo. Su questo punto, nonostante le osservazioni e le oposizioni degli organizzatori, il Santo non aveva piegato. Nel secolo dell'operaio - come il filosofo Bergson ha chiamato l'ottocento - Don Bosco voleva difendere il diritto, allora sistematicamente conculcato, del lavorare al riposo festivi. Era, a modo suo, un'ammonizione e una rivendicazione contro ogni forma di sfrutamento e di avilimento, denunziata qualche anno dopo nella Rerum Novarum , la grande carta del lavoro, nella quale Leone XIII tornava ad insistere sulla necessità di un ritmo umano del lavoro e di un tempo conveniente di riposo.

Quando, al termine dell'Esposizione, nel settembre 1884, si assegnarono premi e attestati agli espositori, Don Bosco, che s'era visto aggiudicata una semplice medaglia d'argento, presentò alla Giuria (che s'era dimenticata di visitare il padiglione salesiano!) le sue rimostranze, poi passò alle proteste, infine alle... minacce di rifiutare qualsiasi premio o attestato ufficiale.

Nella lettera indirizzata, il 25 ottobre 1884, al Comitato esecutivo, Don Bosco con fierissima umiltà rivendicava i titoli di onore e di benemerenza in campo editoriale, elencando le opere uscite dalle sue tipografie: dai classici italiani per la gioventù (300.000 copie) alle. letture popolari (due milioni di copie); dai classici latini e greci per le scuole superiori (100 edizioni e milioni di copie) al Giovane provveduto (sei milioni di copie); dalle opere di storia e di pedagogia ai libri di aritmetica e geografia: tutti in edizione economica, in veste tipografica elegante, ornata di illustrazioni e incisioni.

Un'altra e alta benemerenza volle anche aggiungere: «Fo notare alla Giuria che i lavori sovra accennati sono fatti in tutte le mie tipografie da poveri giovani raccolti ne' miei Istituti, ed avviati per tal modo a guadagnarsi in seguito ed onoratamente il pane della vita ». E dalla difesa a viso aperto dei suoi giovani, dei piccoli operai qualificati d'Italia, primizia e fiore del lavoro rinnovato e santificato, passava a sottolineare (non per sè, ma per la verità, per l'avvenire) un altro titolo di benemerenza acquistato col sacrificio di tutta una vita e difeso con parole raggianti di soddisfazione e di commozione. «Pare che si debba aver riguardo all'acquistatore sottoscritto (Don Bosco, come abbiamo detto, aveva acquistato all'estero una macchina più moderna) che, con ingente suo scapito di lavoro, nell'odierna Mostra italiana, promuove in Italia l'arte e il lavoro con più vasta produzione ». E aggiungeva in un crescendo di gloria e di verità, che mentre innalzava lui, umiliava la giuria: « A me basta di aver potuto concorrere coll'opera mia alla grandiosa Mostra dell'ingegno e industria italiana, e d'aver dimostrato col fatto la premura che nel corso di oltre 40 anni mi son sempre dato a fine di promuovere, in un col benessere morale e materiale della gioventù povera e abbandonata, anche il vero progresso delle scienze e delle arti».

In queste parole è raccolta e scolpita in sintesi luminosa la parte di Don Bosco nella rinascita dell'Italia nel campo del lavoro e della giustizia sociale.

L'onorevole Comitato, al quale con gentilezza antica e cristiana, Don Bosco augurava «ogni bene da Dio », accusò il colpo ma non accusò risposta al documento che rivendicava pacatamente e inoppugnabilmente un diritto per i piccoli e valorosi lavoratori formati alla scuola di Don Bosco. La stampa cattolica, fiutando la livida faziosità settaria della giuria, contrattaccò vivacemente con un fuoco di fila d'articoli che trovano la nota giusta in ciò che scrisse l'Eco d'Italia di Genova del 9 novembre 1884: «Ecco la grande colpa del venerando sacerdote: egli contrasta e impedisce potentemente la propaganda radicale nella gioventù, e lavora indefessamente e con splendidi successi alla soluzione cristiana (cioè la sola possibile) della tremenda questione sociale ».

Proprio alcuni mesi prima, un grande sociologo cattolico, Mons. Freppel, in piena Assemblea francese, aveva detto: « San Vincenzo de' Paoli ha fatto più, da solo, per la soluzione della questione operaia che tutti Ai scrittori del secolo di Luigi XIV. E in questo momento, in Italia, un religioso, Don Bosco, che avete visto a Parigi, si adopera alla soluzione della questione operaia meglio di tutti gli oratori del Parlamento italiano ».

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Ancora in quell'anno, 1884, gli operai del Circolo di Prato avevano acclamato Don Bosco «padre degli operai». Ringraziando, il Santo rispose che il benessere morale e materiale degli operai era stato sempre in cima ai pensieri e agli affetti suoi.

Insomma il genio luminoso e antiveggente di Don Bosco, attuava già un principio sancito un secolo dopo nell'art. 35 dell'attuale Costituzione Italiana: e La Repubblica tutela il lavoro in tutte le sue forme e applicazioni. Cura la formazione e l'elevazione professionale dei lavoratori». Per conto suo Don Bosco avrebbe aggiunto ad integrazione: « la formazione e l'elevazione morale dei lavoratori ».

Non dunque una medaglia, sia pure d'oro, non un attestato, per quanto solenne, ma il riconoscimento altissimo di benemerito della Società a Don Bosco, o, se volete, la nomina a « Cavaliere del lavoro e, anzi, capolista e protettore dei Cavalieri del lavoro, umano e cristiano, in Italia e nel mondo, così come la Chiesa lo proclama ed invoca « celeste patrono dei giovani lavoratori ».

il Papa celebra nella Parrocchia Salesiana di Castel Gandolfo

Come i nostri lettori avranno appreso dalla stampa, il giorno 6 settembre, il Santo Padre ha celebrato la S. Messa nella chiesa parrocchiale di Castelgandolfo.

Fin dal 1926, per volontà di Pio XI, la Parrocchia di Castelgandolfo venne affidata ai Salesiani, che da allora vi svolgono una intensa attività apostolica con opere parrocchiali, un fiorente oratorio, associazioni caritative e le Unioni dei Cooperatori ed Ex allievi.

Celebrandosi in quel giorno, per speciale privilegio, la festa patronale di S. Sebastiano, a ricordo di una grazia grande ottenuta per intercessione del Santo, allorchè il paese fu liberato da grave morbo, il Papa ha voluto scendere tra l'umile popolo, e, quale pastore tra il suo gregge, si è recato a piedi a celebrare la Messa Parrocchiale delle 8,30. E così quella che nella tradizione è stata sempre una festa popolare, caratteristica per il folclore locale, ha avuto uno slancio particolare di fede cristiana.

All'ingresso dell'artistica chiesa, Sua Santità fu ricevuto dall'Era. Cardinale Giuseppe Pizzardo e dal Parroco Salesiano Don Dino Sella, mentre all'interno in posti d'onore erano, oltre il Vescovo Suffraganeo Mons. Raffaele Macario, il nostro Rettor Maggiore, S. E. Mons. Comin, l'Ispettore Don Luigi Fiora e i confratelli della Casa Salesiana.

Assistettero alla S. Messa, oltre le autorità presiedute dal Sindaco,' nostro affezionato ex allievo, tutte le organizzazioni della Parrocchia.

La schola cantorum dell'Oratorio eseguì brani a tre e quattro voci, tra cui il Tu es Petrus.

Al termine della S. Messa si ebbe il punto più intimo della manifestazione: come un buon Padre che ama intrattenersi con i figli in intimo colloquio, così il Papa, in modo paterno ed affabile, amò conversare con i suoi fedeli esortandoli soprattutto ad assistere alla Messa domenicale, numerosi, devoti, attivi e in unione con il celebrante.

Movendosi sempre a piedi, tra la folla che si accalcava attorno a Lui, fece poi ritorno nel vicino palazzo apostolico. Fu lì che il nostro venerato Rettor Maggiore ebbe modo di baciargli la mano e presentare l'omaggio di tutta la Congregazione. Il Santo Padre ebbe parole di benevola ammirazione per la molteplice presenza di apostolato dei Salesiani, in varie parti, come Egli ben poteva testimoniare.

A quanti poterono assistere alla commovente manifestazione, parve di rivivere le scene evangeliche di Gesù che passa benedicente tra la folla.

E i Salesiani che in quel momento si stringevano tanto filialmente al Papa, sentivano il privilegio di portare al Santo Padre il cuore di tutta la Famiglia di Don Bosco.

ORIZZONTE SALESIANO

CONVEGNO NAZIONALE. "AMICI DI CATECHESI

Al chiudersi del primo ventennio della sua attività il Centro Catechistico Salesiano ha celebrato, nei giorni 25-29 agosto, il 1° Convegno Nazionale « Amici di Catechesi ».

Tema generale: La situazione del Catechismo oggi, in Italia.

Luogo del Convegno: il Centro di Studi Maria Immacolata della Mendola (Trento). Relatori: gli Ecc.mi Mons. Felicissimo Tinivella O. F. M., Vescovo di Teggiano, Mons. Costantino Caminada, Vescovo di S. Agata dei Goti, il rev.mo Don Carlo Colombo, del Seminario di Venegono (Milano), il P. A. Bevilacqua d. 0., il P. Domenico Grasso S. J. dell'Università Gregoriana, Fr. Anselmo e Fr. Agilberto delle Scuole Cristiane, i Salesiani Don Giancarlo Negri e Dori Enrico Bonifacio, la Figlia di Maria Ausiliatrice Suor Lina Dalcerri.

Presidente onorario del Convegno fu Sua Eminenza il Card. Francesco Roberti; Presidente effettivo 5. E. Mons. Tinivella.

Lo organizzò il direttore di «Catechesi i» Don Luciano Borello. Vi parteciparono oltre 170, convenuti da ogni parte d'Italia.

La lettura del telegramma del S. Padre e della lettera programmatica di Sua Em. il Card. Pietro Ciriaci, Prefetto della S. Congregazione del Concilio, recata personalmente dal Salesiano Don Giuseppe Muzio, consultore della stessa Sacra Congregazione, diedero il via ai lavori.

Furono giornate intense di preghiera e A i studio, elio crearono un clima di profonda cordialità e simpatia tra tutti i partecipanti (sacerdoti, religiosi e religiose, catechisti e catechiste laici). Tutti riconobbero concordi la splendida riuscita del Congresso e, per mezzo dell'Ecc.mo Presidente Mons. Tinivella, vollero esprimere pubblicamente la loro soddisfazione al nostro Don Angelo Ferrari, che, come direttore della Libreria Dottrina Cristiana, rappresentava il movimento catechistico che svolge la Società Salesiana.

I relatori hanno sottolineato con particolare insistenza che il fine dell'insegnamento catechistico è anzitutto quello di coltivare e sviluppare la fede, di formare cioè il cristiano completo sotto tutti i profili, come individuo e come membro della famiglia, della parrocchia, della società civile e della Chiesa.

Questo esige che il catechista non si accontenti di spiegare il catechismo, di fare il professore, ma lo viva egli stesso e ne diventi così il testimone dinanzi ai suoi allievi.

L'efficacia di questa testimonianza poi è subordinata anche all'influsso dell'ambiente in cui il giovane vive. Di qui la necessità di dare il giusto tono cristiano alla società (famiglia, scuola, ambiente di lavoro ecc.). In questa opera è del tutto insufficiente l'attività del sacerdote: è necessaria una collaborazione a largo raggio da parte dei genitori, i primi ed insostituibili catechisti nell'ambito della famiglia; da parte dei maestri, che hanno in mano la totalità della gioventù di età scolastica; da parte dei religiosi, che sono i naturali collaboratori del clero nell'attività apostolica; da parte,infine, dei catechisti laici, la cui opera diviene ogni giorno più indispensabile se si vuol far giungere l'istruzione religiosa a tanto anime ed in tanti ambienti preclusi all'azione diretta del sacerdote.

Per questi ultimi si è auspicata una sempre più adeguata preparazione attraverso l'istituzione di appositi corsi di studio.

Le relazioni furono seguite col massimo interesse e formarono l'oggetto di animate discussioni sia da parte dell'assemblea generale che delle sezioni particolari.

Una intelligente presentazione di libri e sussidi catechistici diede modo agli intervenuti di prender visione di quanto di meglio si può oggi trovare sul mercato italiano ed estero.

In base alle relazioni e discussioni furono formulati i voti che l'Assemblea approvò e che saranno inviati, insieme con gli Atti del Convegno, alla S. Congregazione del Concilio.

5° CONGRESSO EX ALLIEVI SALESIANI PORTOGHESI

Si tenne a Lisbona nei giorni 15 e 16 agosto e s'imperniò su due temi fondamentali: L'Exallievo di fronte alla Chiesa e alla Congregazione Salesiana l'Ex allievo di fronte alla società.

Gli oratori seppero suscitare fra i congressisti interessanti discussioni, che portarono a queste conclusioni:

1) Impegno di affermare in qualsiasi occasione l'amore e la fedeltà al Papa e al magistero della Chiesa, senza rispetti umani, stile Don Bosco.

2) Vivere integralmente il Vangelo e la vita della Chiesa; iscriversi alla Pia Unione dei Cooperatori Salesiani; partecipare alle inanifestazioni di vita cattolica nelle Case salesiane o nella propria Parrocchia; collaborare con le Associazioni Cattoliche del luogo.

3) Far conoscere l'importanza, anche sociale, dell'educazione della gioventù; prestarsi per l'insegnamento del catechismo; coltivare e aiutare le vocazioni religiose e sacerdotali.

La seduta di chiusura fu presieduta da S. E. il Nunzio Apostolico Mous. Giovanni Panico, che si degnò di qualificare gli Ex allievi di Don Bosco «primizia della terra portoghese, fermento di bene».

Il comm. dott. Vincenzo Vidili - rappresentanto del Presidente della Confederazione Mondiale gr. uff. Arturo Poesie - portò ai congressisti la sua parola animatrice, ricca di entusiasmo. Parlarono inoltre il signor Ispettore Don Armando Monteiro, il Delegato Nazionale, il Presidente Nazionale e il Segretario Generale Don Bastasi.

Per la finale del Congresso: la consacrazione della Federazione Ex allievi portoghesi al Cuore Immacolato di Maria.

Don Bosco al VII congresso della B. I. C. E.

Dal 29 giugno al 5 luglio ebbe luogo in Lisbona il VII Congresso del Bureau International Catholique de L'Enfance, che trattò il tema:

Il fanciullo e il suo avvenire professionale».

Hanno preso parte al Congresso due Eminentissimi Cardinali: Giacomo Lercaro, Arcivescovo di Bologna, e Beniamino de Arriba y Castro, Arcivescovo di Tarragona; tre Ministri del Governo Portoghese; dodici Arcivescovi e Vescovi; molte personalità ecclesiastiche e laiche, e circa mille congressisti rappresentanti di quaranta Nazioni. La Segreteria di Stato di Sua Santità inviò quale suo Osservatore speciale Mons. Alberto Giovannetti.

I nostri Cooperatori e quanti seguono l'attività professionale che si svolge nel mondo giovanile nel nome e col metodo del Santo del Lavoro, godranno nel conoscere i riferimenti a Don Bosco che ebbero le tre Personalità più qualificate del Congresso.

Nella solenne assemblea della sera del 1° luglio, dopo che il Segretario Generale del Bureau International Catholique du Travail ebbe trattenuto i congressisti sul tema: « Il fanciullo di fronte al mondo del lavoro», il Presidente del B.I.C.E. si alzava e diceva: « Cari congressisti. desidero ringraziare vivamente l'Em.mo Cardinal Lercaro che si è degnato di presiedere, questa nostra riunione. E siccome siete stanchi, io vorrei pregare, a vostro nome, Sua Eminenza di voler concludere questa nostra riunione, dandoci la " buona notte " di Don Bosco ». I congressisti rispondevano con un prolungato applauso e Sua Eminenza, prendendo la parola, ringraziava il signor Delgrange del gradito invito ed augurava a tutti di poter prendere un sereno riposo, come augurava Don Bosco ai suoi ragazzi, dopo aver compiuto il loro dovere durante la giornata. I congressisti stavano compiendo un'opera altamente" meritoria, perchè si stavano occupando del migliore avvenire cristiano e civile della nostra gioventù. Ciò costituiva per loro, non solo un programma di studio, ma anche un compito religioso. E siccome si erano impegnati ad assolverlo tanto bene, avevano tutto il diritto di andare serenamente a riposare. Terminava come Don Bosco, dicendo: «buona notte», e impartendo la sua benedizione.

Il 2 luglio Sua Em. il Card. Lercaro, nella sua magistrale conferenza, dopo aver dimostrato come la Chiesa offra all'uomo una concezione cristiana del lavoro, confutate le concezioni laiciste e illustrate le direttive della Chiesa per la soluzione tecnica del problema pedagogico relativo al fanciullo di fronte al lavoro, continuava testualmente: « Ma la Chiesa, al momento in cui le condizioni sociali hanno cominciato a far apparire l'opportunità, poi la necessità di una preparazione tecnica e professionale specifica come già, del resto, essa l'e? ce, fratto sul piano culturale per le scuole fino all università - non si è limitata a dare delle direite'e preziose, ma ha organizzato essa stessa le nuore scuole professionali, dopo di averne concepito e creato il modello: questa fu forse la missione di San Giovanni Bosco, il Santo che la Provvidenza suscitò per prevenire, con l'inquietudine della carità di Cristo e l'intuizione del genio divinatore, gli sviluppi che, in seguito, dovevano dare una sì grande importanza e una diffusione così larga alla scuola professionale. Si può ben dire che, dopo di lui, tutti gli uomini di Chiesa che si sono interessati attivamente ai problemi dell'educazione della gioventù non hanno cessato di occuparsi con un amore particolare delle scuole professionali... ».

II 5 luglio si chiudeva solennemente a Fatima il Congresso con la, S. Messa celebrata da Mons. Giovannetti, Osservatore della Santa Sede, il quale nella. seduta conclusiva prendeva la parola per rallegrarsi con gli organizzatori del Congresso e con gli intervenuti per il proficuo lavoro svolto. Si erano dette e sentite tante belle cose, ma egli desiderava attrarre l'attenzione dei congressisti su una realtà vivente nella Chiesa per ciò che concerne l'avvenire professionale della gioventù. Senza voler correre avventure nel campo pedagogico professionale, dobbiamo ricordare che noi cattolici, abbiamo una via sicura da seguire: la strada aperta dal grande Santo italiano Don Bosco, la cui opera si è affermata, con successo in tutto il mondo e nel Portogallo.

Egli avrebbe voluto dire tante cose sull'argomento, ma dato che il tempo stringeva, si limitava a sintetizzare il suo pensiero con le parole che il Santo Padre Pio XII, di f. m., rivolgeva ai Salesiani di Roma, ricevendoli con i loro ragazzi nella domenica del Buon Pastore del 1953:

«Di fronte ai lupi, che tentano di penetrare nell'ovile della Chiesa per devastare quel tempio di Dio che è l'anima giovanile, sta ferma e potente la vostra azione di salvezza. Non vi stancate, diletti figli, in questa provvidenziale opera di redenzione e di educazione. Abbiate sempre vivo dinanzi alla mente l'esempio luminoso del vostro grande Padre e Fondatore. Raddoppiate i vostri sforzi per raddoppiare il numero dei ragazzi da voi assistiti. E siano benedetti quanti collaborano con voi...».

« Auguro a voi, cari congressisti, - concludeva Mons. Giovannetti - di essere e fare altrettanto».

La Madonna di Fatima ospite dei salesiani a Caserta

Nell'Istituto salesiano di Caserta, dedicato al Cuore Immacolato di Maria, si è svolto un avvenimento di eccezionale importanza: la visita della Madonna Pellegrina di Fatima.

Il cortile dell'Istituto, vasto e accogliente, era stato trasformato in un meraviglioso tempio, avente come volta il cielo. Un artistico altare era stato preparato sul frontale interno dell'Istituto, mentre da tutte le finestre drappeggi rosso-celesti davano un'aria di festosità e raccoglimento insieme. Potenti riflettori illuminavano a giorno il cortile, il campanile della chiesa e l'altare.

Alle ore 19 del 7 agosto, un artistico carro, definito dai Missionari il più bello d'Italia, raffigurante tutto il globo terrestre, accoglieva il miracoloso simulacro della Vergine, che processionalmente veniva portato nella nostra Casa.

Una folla, di almeno 80.000 persone seguiva in devota processione, ed il cortile, pur così vasto, non potè sul momento accogliere tanta moltitudine.

In uno dei saloni dell'Istituto erano stati preparati 30 confessionali per gli uomini, mentre la chiesa rigurgitava, di donne che si affollavano a centinaia intorno ai confessionali preparati per l'occasione. Sante Messe, celebrate ogni mezz'ora, intercalate dal commento dei Missionari e negli intervalli da brani scelti di musica sacra, davano un senso di misticismo profondo, che raggiunse un alto livello di commovente spiritualità nelle ore notturne. Vescovi di tutta la zona si avvicendarono all'altare; migliaia e migliaia di pellegrini giungevano ininterrottamente dai paesi vicini.

Alle ore 11 del giorno 8 il Direttore della Casa celebrò la S. Messa per tutti gli allievi, ex allievi e cooperatori, mentre il Delegato Ispettoriale dei Cooperatori commentava i passi più salienti della funzione.

Un tratto di squisita gentilezza dei Padri Missionari: l'elicottero con l'immagine della Vergine, dopo aver volteggiato su Caserta, aveva già preso la via di Avellino, quando scorti sul nostro terrazzo alcuni Salesiani, tornò a bassissima quota sul nostro Istituto lasciando cadere fiori profumati tra le loro mani.

FIESCO (CREMONA)

Un nuovo grandioso istituto salesiano

A fianco del grande cascinale Abbadia S. Marta in Comune di Fiesco (Cremona) è sorto in aperta campagna un maestoso e moderno edificio che contrasta con gli altri fabbricati dall'inconfondibile stile di tempi passati. Il nuovo edificio, affidato ai Salesiani, ospiterà giovani che intendono imparare tecnica agraria, oltre che tecnica industriale e tipografica. Saranno soprattutto i figli della gente dei campi a beneficiare di questa grandiosa opera, voluta dai benemeriti coniugi Giovanni e Aurelia Tommaselli. Morendo nel 1944, il cav. Tommaselli lasciava le sue tenute di Abbadia, circa quattrocento ettari di terreno, alla consorte con l'impegno di realizzare un'opera, sociale a favore delle popolazioni rurali. Per interessamento della signora sorsero all'Abbadia la, scuola materna ed elementare, venne rimessa a nuovo la chiesa, assicurato il servizio religioso festivo e, ultimamente, si aggiunse un ambulatorio di cui era particolarmente sentito il bisogno. Per consiglio del compianto Arcivescovo Mons. Cazzani, venne pure ideato e realizzato il nuovo Istituto, che fu solennemente benedetto da S. E. Mons. Danio Bolognini, Vescovo di Cremona. Tagliò il nastro inaugurale la signora Tommaselli. Erano presenti le più alte autorità religiose e civili della provincia. Il Rev.mo Don E. Giovannini, del Capitolo Superiore dei Salesiani, in rappresentanza del Rettor Maggiore, espresse la riconoscenza della popolazione e dei Salesiani per i benefattori. Il nuovo grandioso Istituto apre le sue porte agli allievi in questo ottobre, iniziando così la sua opera a favore della gioventù dei campi, perchè cresca sana e operosa alla scuola del Santo del lavoro.

SPAGNA

Continuano i lavori al Tempio Nazionale del "Tibidabo" a Barcellona

Una delle opere più grandiose affidate ai Salesiani nella Spagna è l'erezione del Tempio Nazionale Espiatorio del Sacro Cuore di Gesù sul monte Tibidabo di Barcellona. Quest'opera venne iniziata dallo stesso santo Fondatore nel 1886 per superna, ispirazione del Sacro Cuore, come il Bollettino ha avuto più volte occasione di ricordare. Si può dire che tutto il mondo salesiano, e per suo interessamento anche non salesiano, della Spagna e delle Americhe Latine, concorre alla grandiosa costruzione. Da anni il magnifico tempio cresce, si adorna, alza le sue torri, colloca statue, riveste le pareti di prezioso marmo e stemmi d'alabastro, e intanto sale, sale lentamente, in un armonico sviluppo, preparando un grandioso piedistallo su cui si ergerà la monumentale statua del Sacro Cuore di Gesù dalle braccia aperte a protezione su Barcellona e su tutta la Spagna.

Questa immensa mole di pietra e di marmo, le artistiche statue e i preziosi mosaici sono frutto di piccoli e grandi sacrifici che provvedono con ritmo costante il necessario per portare avanti la gigantesca opera. Il 1958 vide completata la messa in opera delle artistiche vetrate delle cappelle e dei cori, nonchè i pavimenti dei medesimi; vide terminare il primo corpo sopra la cupola centrale con le sue arcate che impalmano i contrafforti esterni con gli interni. Furono terminati i piedistalli che dovranno portare le statue dei 12 Apostoli tutt'attorno al tempio, all'altezza delle torri; nel mese di giugno scorso vennero innalzate altre cinque statue e così sono già nove le statue collocate al loro posto. Per avere un'idea della grandiosità dell'insieme si pensi che ogni statua consta di quattro blocchi di pietra di circa 18 quintali ciascuno. È in programma l'opera completa per il 1961, al compiersi dei 75 anni dacchè Don Bosco diede il via a quest'opera, che fu gravemente danneggiata e ritardata dai rivolgimenti spagnoli del 1936. Ad opera compiuta sarà un monumento veramente grandioso, espressione viva dell'amore della Congregazione Salesiana e della Spagna al Sacro Cuore di Gesù.

GIORDANIA

Successo di una esposizione professionale a Betlemme

S. E. il Governatore di Gerusalemme, che tagliò il nastro d'ingresso all'Esposizione dei lavori eseguiti dagli allievi delle nostre Scuole Professionali di Betlemme, tutte le autorità di Betlemme e numeroso pubblico furono presi da meraviglia e da sincera ammirazione per i lavori esposti.

Se si considera che i Paesi Arabi soltanto adesso si aprono alla civiltà moderna e fanno i primi tentativi di creare un'industria locale, per non essere costretti a, importare tutto dall'estero, si comprende l'entusiasmo che l'esposizione ha prodotto nelle autorità che presiedono all'incremento economico del Paese. Soltanto se si hanno giovani tecnicamente ben preparati si potrà sperare in un sollevamento delle condizioni economiche, civili e anche religiose di questo popolo, che da secoli lotta contro la fame.

Nè tutto finì lì. Una settimana più tardi, in occasione della visita del Capo dei Ministri, S. E. Magiali, a Betlemme, le autorità locali non hanno trovato di meglio per onorare l'illustre ospite, che valorizzare la nostra esposizione, unendovi, sempre nei locali della Scuola, la mostra dei prodotti delle industrie della cittadina. In qualsiasi altro paese una simile manifestazione avrebbe ridotto a modeste proporzioni quelle di una semplice scuola; qui, invece, l'esposizione betlemmitana ha contribuito notevolmente a far risaltare il valore di quella della Scuola.

Tra i partecipanti vi fu anche la vicina Casa salesiana di Cremisan, che col contributo dei chierici teologi allestì l'esposizione dei prodotti vinicoli di quella scuola agricola, con tanta semplicità ed eleganza da attirare le simpatie generali.

Il Primo Ministro visitò rapidamente il padiglione riservato alla Camera dell'Industria e del Commercio e si soffermò con interesse nelle sale dove erano esposti i lavori dei nostri ragazzi. Al termine della visita S. E. Magiali ebbe espressioni di profonda ammirazione per l'Opera di Don Bosco, si congratulò per i progressi ottenuti e si dichiarò pronto a dare tutto il suo appoggio per incrementare la nostra Istituzione, tanto preziosa - disse - non solo per la preparazione tecnica della classe operaia, ma anche per la sua formazione morale e civile.

THAILANDIA

Ban Pong - Fiori e frutti in clima buddista

Il Vicariato Apostolico di Ratburi (Thailandia), affidato ai Salesiani, pur tra le difficoltà peculiari dell'evangelizzazione di un Paese prettamente buddista, ha raccolto nei mesi scorsi frutti consolanti di bene. Il 5 luglio S. E. Mons. Pietro Carretto aveva la soddisfazione di ordinare sacerdoti due salesiani siamesi. Questi avevano compiuti i loro studi teologici in India e avevano fatto ritorno in patria, nel Collegio salesiano di Ban Pong, dove erano stati accolti trionfalmente dai mille e più allievi, nella quasi totalità buddisti. Primizia apostolica dei nuovi leviti fu il battesimo ad un maestro e a due allievi della scuola, conferito prima della celebrazione della Prima Messa. Nello stesso Collegio un bel gruppo di giovani buddisti studiano il catechismo e frequentano le funzioni di chiesa con il desiderio di essere cattolici. Nel decorso anno scolastico sono pure sbocciate vocazioni: tre per l'Aspirantato salesiano di Hua Hin e tre per il Seminario di Ratburi. Anche nel campo scolastico il Sarasit di Ban Pong ha raccolto frutti quali raramente si vedono nelle scuole Tha.i: la promozione del cento per cento degli allievi dell'ultimo corso pro-universitario nell'esame sostenuto davanti ad una Commissione ministeriale. Radio e stampa fecero larga eco a questo fatto, che aumentò la già grande stima che godono le Scuole Salesiane. Anche per questo i Collegi salesiani sono straboccanti di allievi. Ban Pong ne ha 1313, Haad Yai 1130, Ratburi 700, Udon 250. Anche il Seminario indigeno e la Casa per gli Aspiranti salesiani hanno un numero di allievi non raggiunto finora: 50 il primo e 65 la seconda.

Giornata Missionaria Mondiale 18 OTTOBRE 1959

In preparazione alla Giornata Missionaria quest'anno l'11 ottobre si svolgerà in S. Pietro una cerimonia straordinaria. Lo stesso Santo Padre Giovanni XXIII consegnerà personalmente il Crocifisso ai Missionari e alle Missionarie partenti entro l'anno. L'avvenimento, nuovo negli annali delle Missioni, dice quale importanza dia il Vicario di Cristo all'apostolato missionario, al quale tutti siamo chiamati, almeno indirettamente. Lo ricorda con parole efficaci S. E. Mons. Sigismondi, Segretario della S. Congregazione « de Propaganda Fide », nel suo Appello per la Giornata Missionaria:

« Il pensiero di quanto si opera nelle Missioni per la gloria di Dio e la salute del mondo, e non può, non deve lasciare indifferente chi porta il nome di cristiano.

Noi siamo costituiti per il nostro Battesimo, collaboratori di Dio, che fattosi uomo per unirci a Lui, ci ha chiamati a fare discendere con Lui, non solo sull'angolo in cui viviamo, ma su tutta la terra, la giustizia e la pace.

Quello che Dio ci ha dato, il dono della preghiera, il dono del sacrificio, il dono della vita, non sono destinati a fermarsi in noi, sono forze che dobbiamo trasmettere sino al più povero e al più umile tra gli uomini.

Le Missioni, dove il Verbo fatto carne soffre e attende, chiedono d'urgenza la più larga parte possibile di questi nostri doni.

Cominciamo a compiere questo nostro dovere dalla parte meno ardua, l'invio delle nostre offerte, il dono della nostra preghiera, per giungere, quando Dio lo voglia, al dono della nostra vita... ».

Inaugurazione di un medaglione di Don Bosco alla "Chocolat Tobler" di Torino

Per iniziativa e munificenza del comm. Giovanni Dovis, Amministratore Delegato della u Tobler » Italiana, nella sede di Torino, venne inaugurato un artistico medaglione in bronzo di San Giovanni Bosco, invitante alla santificazione del lavoro.

Dopo la benedizione impartita dal parroco di San Gioacchino, il nostro Don Fogliasso, illustrando la scritta della lastra marmorea che serve di sfondo al medaglione, intratteneva impiegati e maestranze alla missione educativa svolta dal Santo dei giovani e dai suoi figli nel campo del lavoro manuale, additando le pure gioie procurate dal lavoro che, se compiuto sotto lo sguardo di Dio, diventa preghiera e affermazione della propria dignità.

ROMA

Tre Parroci onorati in Campidoglio

Si è svolta in Campidoglio una singolare cerimonia che, per la prima volta, ha situato accanto ai benemeriti personaggi di ogni settore della vita cittadina, tre parroci romani. Nella sala rossa capitolina il Sindaco ha offerto loro la medaglia, manifestando così l'apprezzamento e l'ammirazione dell'Amministrazione comunale e della cittadinanza romana per l'opera da, essi svolta durante trent'anni di vita parrocchiale. Tra di essi il nostro Don Brossa, Parroco del Sacro Cuore.

Il Sindaco si è dichiarato lieto di presenziare la significativa cerimonia e, dopo di aver espresso filiali parole di omaggio al Santo Padre, ha consegnato ai tre parroci le medaglie recanti la riproduzione del Campidoglio. Alle parole del Sindaco ha risposto Sua Eminenza il Cardinale Micara. Infine il Decano dei parroci di Roma Don Brossa ha ringraziato anche a nome degli altri premiati per le nobili espressioni con le quali il Sindaco di Roma aveva messo in risalto la missione e l'opera sacerdotale.

La pagina dei COOPERATORI

Varie circostanze in questi ultimi mesi ci hanno impedito di parlare qui delle attività svolte dai Centri della Pia Unione dei Cooperatori, delle quali mese per mese dà relazione il Bollettino Dirigenti. La materia è quindi cresciuta al punto da costringerci a darne solo qualche cenno sommario.

Esercizi spirituali

I 43 corsi di Esercizi Spirituali organizzati in Italia per i Cooperatori e le Cooperatrici sono ancora in fase di svolgimento. Ma dalle relazioni che ci sono pervenute, mentre si constata il costante aumento dei partecipanti, si può concludere che anche quest'anno sono molte le anime che benedicono questa provvida iniziativa, alla quale si dichiarano debitrici di un nuovo orientamento spirituale della propria vita. Ecco perchè è unanime il coro di ringraziamenti che si leva da ogni parte, specialmente da chi ha fatto gli Esercizi per la prima volta.

Laboratori di Cooperatrici

Poichè il loro numero cresce ogni anno - superano la sessantina nella sola Italia - non è neppure possibile nominarli. Commuove questa carità intessuta di rinunce e di sacrifici, che spinge tante Cooperatrici a interrompere settimanalmente per alcune ore le proprie attività per lavorare a beneficio dei ragazzi poveri, delle Missioni o delle chiese bisognose; edificano le sante industrie con le quali raccolgono il materiale necessario per quest'opera di beneficenza. Chiunque entri in questi laboratori, ha l'impressione di trovarsi come in un santuario, dove il lavoro viene nobilitato con letture spirituali, con la recita del Rosario, con edificanti conversazioni e soprattutto con la gioia che è propria di chi si dona.

Nuovi Centri P. U.

Ogni mese il Bollettino Dirigenti pubblica l'elenco dei nuovi centri della Pia Unione: ne sorgono un po' dappertutto, sia presso i Salesiani come presso le Figlie di Maria Ausiliatrice, come pure dove non ci sono opere delle prime due famiglie di Don Bosco. Questi ultimi sono frutto dello zelo intraprendente di Direttori Diocesani, di Decurioni o di semplici Zelatori e Zelatrici, che li organizzano e periodicamente radunano i Cooperatori e le Cooperatrici che vi appartengono. Sono pure numerosi i Centri di Cooperatori che, per lo zelo dei Dirigenti, si riorganizzano e sorgono a nuova vita, svolgendo un prezioso apostolato.

Attività e iniziative varie

Ne ricordiamo alcune tra le più importanti.

Anzitutto i Convegni Diocesani o Interdiocesani di Decurioni e Sacerdoti Cooperatori. Se ne tennero a Milano, Sampierdarena, Firenze, Napoli, Catania, Borgomanero ecc. In essi si sono incontrati i nostri migliori, più preziosi e autorevoli collaboratori.

Vengono poi per importanza i Convegni di Zelatori e Zelatrici: quelli interregionali di Milano, delle Tre Venezie, dell'Ispettoria Adriatica; quelli regionali di Torino, dell'Emilia, della Puglia, della Sicilia; quelli zonali di Milano, Brescia, Varese, Sondrio. Alcuni di questi convegni accolsero solo gli Zelatori e le Zelatrici del settore stampa. Per questi ultimi in alcuni Centri fu organizzata una «Giornata per Zelatori Stampa». Altrove si tennero «Giornate Salesiane» e «Giornate di aggiornamento per Cooperatori e Cooperatrici Salesiane». Non mancarono altre iniziative dirette soprattutto a incrementare l'apostolato della stampa, l'apostolato catechistico, le vocazioni ecclesiastiche e religiose e l'assistenza ai giovani e alle giovani apprendiste.

Un passo decisivo nell'organizzazione della Pia Unione fu fatto in ogni Ispettoria con la costituzione dei « Consigli Ispettoriali », mediante la scelta di Zelatori e Zelatrici tra i più ferventi, con la triplice funzione: di consulenza, di rappresentanza, di collaborazione qualificata.

FEDE IN CAMMINO

La mia diocesi confina del polo Sud

DI S. E. MONS. VLADIMIRO BORIC, VESCOVO DI PUNTA ARENAS (CILE)

Dove lo scienziato Darwin aveva predetto che ci sarebbe stata a desolazione e la morte, oggi sorgono città industriali e petrolifere, la vita cristiana è fiorente e la popolazione cresce laboriosa

Durante l'anno 1958 la radio e la stampa mondiale lanciavano di tratto in tratto notizie « sbalorditive » che provenivano dall'estremità più difficilmente accessibile del nostro pianeta Terra, cioè dalle terre antartiche:

« Sir Edmondo Hillary punta verso il Polo Sud »... oppure « Cinque aerei sovietici atterrano al Polo Sud »... o anche « Il ghiaccio del Polo Sud ha tremila metri di spessore »... « Quattro spedizioni, la neozelandese, la britannica, la sovietica e la belga, in marcia verso il Polo Sud x›... La maggior parte degli ascoltatori e dei lettori fantasticavano con la mente su questo lontanissimo Polo Sud, raffigurandosi eterne tempeste di neve, il sibilo del vento che rugghia a velocità formidabili e la desolazione spettrale di quelle solitudini ghiacciate.

Per me, invece, e per i miei diocesani il Polo Sud è la traversata di mare più vicina. Mi presento (non sono equipaggiato come i missionari dell'Alaska o della Groenlandia): sono il Vescovo della diocesi più australe del mondo. Anzi la mia giurisdizione si estende su quelle sconfinate banchise di ghiaccio verso cui era puntata l'attenzione di tutto il mondo durante l'emozionante corsa a cronometro tra Hillary e Fuchs.

Al parallelo 55° sorge la chiesa più australe del mondo: è frutto di una colletta nazionale cilena. È costata la bellezza di 10 milioni di pesos cileni. Vi sembrerà interessante sapere che Don Bosco nella famosa visione di Luigi Colle parlò con precisione appunto del 55° parallelo.

La mia diocesi di Punta Arenas (che è una specie di balconata aperta verso il Polo Sud) conta 70.000 anime raggruppate in tre centri principali: Punta Arenas con 50.000 abitanti, Natales con 12.000 abitanti e Porvenir con 2500 abitanti. Se conto poi anche i piccoli centri di Porto Sombreros (con 2000 anime, zona in febbre di espansione, perchè è una terra ricca di falde petrolifere) e Cerro Maniantiales (con 2000 anime e un grande allevamento di pecore) e inoltre Porto Williams nell'isola Navarino, con 500 abitanti, vi ho dato tutto l'elenco della mia diocesi: una piccola rosa di località, ma una vastissima estensione di territorio, assai ricco di petrolio.

Quest'anno si commemora Darwin; indubbiamente quello scienziato inglese ebbe dei meriti. Ma prese anche delle grosse cantonate. Ebbe, credo, il dente avvelenato quando disse della Patagonia che era una « terra maledetta », cine sarebbe stata in futuro colpita dalla desolazione più impensabile, e quando classificò gli indigeni che allora l'abitavano come « gli esseri più degradati, niente affatto intelligenti, anello di congiunzione tra la scimmia e l'uomo ». Darwin cent'anni fa si sbagliò.

Proprio allora Don Bosco mandava laggiù un drappello di pionieri, come Don Cagliero, Don Fagnano, Don Costamagna, che evangelizzarono e civilizzarono la Patagonia e la portarono a Dio. Oggi si contano nella Patagonia, in quel triangolo di terra all'estremità del Sud America, tre diocesi: la più a sud, la mia, è la diocesi del Sacro Cuore; al centro è la diocesi Don Bosco (in un primo tempo era stato proposto come protettore San Pier Damiani, ma il defunto Santo Padre Pio XII la volle intitolata a Don Bosco); e al nord la diocesi di Maria Ausiliatrice.

Oggi quella punta estrema del Sud America, affacciata sul Polo Sud, conta in totale 400.000 abitanti; è trivellata da pozzi di petrolio sempre più numerosi; ha una riserva sterminata di carbone. I pascoli che prima mantenevano una pecora per ettaro, oggi, grazie alla combinazione di tre erbe, nutrono 4 e anche 7 pecore per ettaro. Prima si ricavavano 4 chili di lana soffice e pregiata per ogni pecora; oggi se ne ricavano 7. Ed è lana di prima e purissima qualità. Le ricchezze di quelle terre sono in gran parte appena scalfite; gli animali ci vivono allo stato brado. Ma la popolazione è diversissima da quello che aveva pronosticato Darwin. La vita cristiana fiorisce nei borghi cittadini e nelle estancias; metà della popolazione scolastica è in mano ai Salesiani e alle Figlie di Maria Ausiliatrice. Dove Darwin prevedeva la desolazione sorge oggi un vivaio di Cristianesimo. Gli indigeni si son fusi con la popolazione di coloni bianchi e la vita si svolge come in Europa.

In quanto a clima, tutta questa vasta estensione di terra è caratterizzata dall'instabilità. Spesso il vento soffia molto forte. Ed è spiegabile. A contatto di quell'enorme frigorifero che è la calotta polare (gli Americani hanno rilevato 73 gradi sotto zero al Polo Sud nell'agosto 1957) l'aria si appesantisce e precipita lungo i declivi dei ghiacciai verso il mare, da 4200 metri a 0 metri nell'Antartide, dando origine a quei famosi turbini di vento carichi di pulviscolo nevoso, di una violenza che può sorpassare i 240 chilometri orari. Questo è dovuto alla differenza termica esistente tra i ghiacciai e l'acqua dell'oceano. Nello stretto di Magellano si formano allora quei mulinelli di vento detti, con parola inglese roaring forties, cioè i venti urlanti del 400 parallelo, che erano ricercati all'inizio del secolo dagli ultimi grandi velieri per passare dall'Oceano Pacifico all'Atlantico, o viceversa, a senso unico.

La mia città di Punta Arenas è un porto franco; vi si può quindi trovare di tutto. Lo sviluppo della città è intimamente legato al progresso della vita cristiana. Quando Don Fagnano vi arrivò per la prima volta nessuno di quei pochi abitanti che vi si erano allora installati voleva riceverlo. Dovette prendere alloggio in una locanda. Venticinque anni dopo venne alzato nella piazza principale di Punta Arenas un monumento alla Vergine Ausiliatrice in ringraziamento della venuta dei Salesiani. Di più: 50 anni dopo il Parlamento Cileno decretò come giorno festivo per la provincia di Magellano il 21 luglio con l'ordine che tutta la città venisse imbandierata e che tutte le scuole avessero conferenze su Don Bosco e sull'arrivo dei primi missionari salesiani.

Don Bosco aveva giustamente fatto osservare che le famiglie sarebbero state attratte alla religione dai loro figliuoli. Come allora, anche adesso noi si fa leva sui ragazzi. I giovani affluiscono numerosi alle nostre scuole. Ogni anno ci dispiace dover scartare numerose domande di ammissione. Abbiamo già una scuola parrocchiale e un'altra ne sta sorgendo nella parrocchia di Fatima. Da quel vivaio giovanile le vocazioni non mancano. Punta Arenas ha già dato 14 sacerdoti alla Congregazione Salesiana. In genere sono più numerose le vocazioni maschili che quelle femminili.

Le organizzazioni di apostolato laico sono in via di rapido sviluppo. C'è il Movimento Amicat, cioè Amici Cattolici, una specie di Rothary Club, che raggruppa professionisti e dirigenti e li lega con incontri culturali (conferenze) e fraternizzazione a tavola (cene): lo scopo è di nutrire e allargare la formazione religiosa e l'interesse per le opere caritative in quegli uomini che sono la spina dorsale della città di Punta Arenas. Il movimento comincia a diffondersi anche nel resto del Cile. C'è poi il Club Sociale Cattolico che tende a organizzare i nostri uomini migliori. Ha sede propria con cappella, teatro, cinema, sale da gioco e da convegno.

Naturalmente, questi son pochi e aridi cenni; vi potete leggere però le difficoltà e gli impegni che ci premono in questo apostolato.

Gli scienziati hanno ultimamente osservato che il Polo Sud geografico viene sbilanciato di volta in volta da tutto ciò che avviene nel mondo; dicono che rilevanti nevicate nel Canadà o nell'Europa, la crescita dei grandi fiumi, il moto delle maree, quello delle grandi masse d'aria fredda e perfino l'uscita e il rientro massiccio delle automobili dalle grandi capitali americane, in occasione delle feste, facciano oscillare leggermente il Polo, che è sensibilissimo. Ma il Polo Sud è molto più sensibile agli enormi « colpi di pugno » dati sul tavolo della Terra dalle esplosioni nucleari dei due grandi rivali atomici! Se questo succede nel mondo fisico, tanto più nel mondo spirituale. Siamo spiritualmente legati, dato che ogni anima che si solleva, solleva il mondo. Ecco perchè ogni preghiera e ogni sacrificio di anime buone possono aiutarci nel nostro lavoro ed equilibrare e assestare la nostra zona di Cristianesimo che confina col Polo Sud.

VLADIMIRO BORIC Vescovo di Punta Arenas

Tra i Mao del Manipur

Chi non ha sentito parlare dei Mao-mao del Kenya, che han dato tanto filo da torcere agli Inglesi? Anche qui nel Manipur, in quest'angolo estremo dell'India, c'è una tribù che va sotto il nome di Mao, ma a differenza dei loro fratelli africani, sono d'indole pacifica e molto ospitali.

La prima volta che visitai un villaggio Mao fu cinque anni fa, di ritorno da una lunga escursione tra i Naga Tankhul. Raggiunsi il grosso villaggio di Tung-joy ch'era già sera e le gambe non mi reggevano più. Benchè pagani, quei bravi Mao mi accolsero molto bene e misero a mia disposizione la « capanna dei forestieri » e mi portarono riso e uova. Vennero numerosi a vedere i cartelloni a colori e a sentir parlare di Gesù Redentore.

La mattina dopo celebrai la Messa in quella povera capanna per la conversione di quei buoni Mao. Mentre camminavamo verso Tadubi, a oltre 15 km. di distanza, mi raggiunse il capo villaggio e mi disse: « Signore, noi siamo stati molto contenti della tua visita. Ma ora tu ci lasci... Noi camminiamo nella notte e non conosciamo la via... Signore. mandaci presto una guida! ».

Recentemente, in compagnia di Don Pietro Bianchi, sono tornato tra i Mao lungo la grande strada che da Imphal porta a Kohima e poi scende nella vallata dell'Assam. Il mio cuore era ricolmo di gioia e di riconoscenza verso il buon Dio che in soli cinque anni aveva così abbondantemente benedetto l'opera dei Missionari Salesiani nel Manipur. Avevamo ora due stazioni missionarie, oltre cento villaggi, una sessantina di scuole e recentemente anche le Figlie di Maria Ausiliatrice erano venute ad iniziare una loro bella opera nella capitale.

I Mao avevano dovuto attendere un po' perchè altre tribù, più vicine, avevano assorbito tutte le nostre cure. Fu solo l'anno scorso che alcuni giovanotti Mao si presentarono ad Implial e insistettero che ci curassimo anche di loro. Don Bianchi, incaricato di quella zona lontana, promise una visita. Andò difatti nel grande villaggio di Punanamai, si fermò alcuni giorni e diede principio ad una bella comunità.

Anche S. E. Mons. Marengo vi fece in seguito alcune visite rimanendo così soddisfatto che volle costruirvi una chiesa. Per venire incontro alle spese quei bravi catecumeni sboscarono una parte della jungla per coltivarla a patate e venderle ai soldati della vicina Kohima.

Ora andavamo appunto per vedere la chiesa e la preparazione di quei catecumeni. Fummo ricevuti in trionfo. Più di 400 Mao, grandi e piccoli, erano allineati: la nostra jeep passò tra di essi che battevano le mani e gridavano Jay! Jay! Viva! Viva! Quella sera facemmo loro vedere alcuni bei film religiosi nel vasto cortile sottostante la nuova chiesa e la loro gioia fu piena.

La mattina dopo volli visitare il loro villaggio adagiato sul declivo del colle ed entrai anche nelle loro capanne. La capanna Mao si divide in due parti: l'entrata è riservata agli animali domestici: vacche, maiali e galline; la parte interna alla famiglia, che si riede attorno al fuoco che arde quasi continuamente.

Le capanne dei «notabili» del villaggio sono più grandi, ma seguono la stessa forma. Di particolare hanno la facciata esterna di assi di legno con primitive sculture a vivi colori. che vorrebbero rappresentare teste di bufali e di bisonti. Ogni testa significa che il proprietario offrì realmente un bufalo o bisonte in cibo al villaggio durante qualche occasione festiva.

Durante questo giro d'ispezione alcune donne mi offrirono uova e frutta. Erano le mamme dei bambini che noi manteniamo nel Centro Giovanile « Don Bosco » a Imphal. Un giorno questi giovani, così vivaci ed intelligenti, saranno i nostri migliori collabo atori come maestri e catechisti, e forse anche come sacerdoti.

Nel pomeriggio lasciammo Punanamai per portarci a Tadubi, importante centro stradale, ove eravamo stati invitati dall'Ufficiale governativo incaricato dello sviluppo economico e scolastico della regione. Ci parlò dello sforzo veramente gigantesco che il governo sta facendo per sollevare le condizioni economiche e culturali del paese, ma si lamentò che i suoi collaboratori non mostrassero troppo zelo e interessamento. Ci fece visitare anche la Scuola Superiore frequentata da oltre 200 giovani. Veramente le aule scolastiche lasciavano molto a desiderare. Chiedemmo al Direttore della scuola, un bengalese, che ne pensasse dei suoi allievi e se facevano profitto. Scrollò il capo. « Che volete - ci disse - questi giovani noti possono fare molto profitto coi cattivi esempi che hanno in famiglia: i genitori si ubriacano troppo spesso... ». Poi, lui hindù, soggiunse: « Che volete, non sono ancora cristiani! ».

Da Tadubi ci portammo a Kaibi, un altro villaggio Mao ove sta sorgendo un'altra comunità. Ma qui siamo ancora all'inizio e ci vorrà un po' di tempo prima che possano ricevere il Battesimo. Quella sera preiettammo loro il cinema ed era la prima volta che vedevano la « grande meraviglia ». Non riuscivano proprio a capire come facessero quelle figure sullo schermo a muoversi e a parlare! La mattina dopo celebrammo in una povera capanna ch'essi avevano preparato come « cappella ». Pensano però già ad una chiesetta per bene ed hanno a questo scopo sboscato un tratto di foresta. A colazione ci attendeva una sorpresa poco gradita. Ci avevano portato un « piatto speciale », consistente in grossi vermi fritti in olio. « Sono dolci e saporiti: mangiate! ». A pranzo ci offrirono larve di api selvatiche, che per essi sono una leccornia...

Sulla via del ritorno ci fermammo a Marari, ove don Bianchi ha iniziato da qualche tempo una fiorente azienda agricola con un gruppo di neofiti e catecumeni. In breve tempo questa « Catholie Farm » è diventata famosa nei dintorni perchè produce il miglior cotone, soia e vegetali della regione. Anche il governo l'ha lodata e additata ad esempio.

La tribù dei Mao è una delle trenta e più tribù che popolano il Manipur. Ci vorrebbe un missionario almeno per ogni tribù per apprendere la lingua, i costumi ed essere sul posto. Noi invece siamo solo quattro e anche « facendoci in quattro » non riusciamo ad arrivare dappertutto. Il nostro zelante Vescovo, Mons. Marengo, un vero poliglotta, ha curato l'edizione del primo libro di preghiere in Mao. I numerosi catecumeni ne sono felici ed ora imparano con grande impegno le preghiere e i canti. A Punanamai la chiesa, dedicata alla Madonna del Divino Amore, è stata solennemente benedetta. Poi verrà la volta di Tadubi, Kaibi e Tung-joy e di tanti altri villaggi, che ancora attendono « una guida ».

SAC. LUIGI RAVALICO, missionario salesiano

Indi e stregori

"Ti Bruceremo e mangeremo le tue ceneri tutti insieme, come se fossi un parente nostro"

Da oltre un anno ci siamo stabiliti tra gli indios Guaicas, ai confini tra il Venezuela e il Brasile; e con l'aiuto del Signore la nuova Missione è molto promettente.

L'infaticabile Vicario Apostolico di Puerto Ayacucho (Venezuela), S. E. Monsignor Secondo Garcia, che considera questa Missione come la sua pupilla, quantunque con grande sacrificio per le molteplici opere cui deve attendere, ha deciso di aprire una nuova Residenza a due giorni di navigazione da « Santa Maria ». Colà ha mandato Don Bonvecchio e il coadiutore Iglesias e qui a « Santa Maria » mi ha lasciato per compagno il suo stesso segretario, il coadiutore Pedrito Uiterwaal.

Mentre diamo assetto definitivo alla residenza per renderla capace di ulteriori sviluppi, data l'ubicazione centrale alla confluenza di vari fiumi, stiamo costruendo a mezza giornata di navigazione, allo sbocco del fiume Mavaca nell'Orinoco, un'altra stazione missionaria. Pensiamo di prendere contatto coi famosi « Chamatari » che sono Guaicas anch'essi, e vivono alle sorgenti del Mavaca, ma che seminano terrore tra le altre tribù dell'Alto Orinoco. Nessun- civilizzato è entrato finora nel loro territorio. Essi però dan segni di avvicinarsi alla civiltà; infatti hanno fatto pace e amicizia con una tribù che noi visitiamo, i « Monoteri », e hanno espresso il desiderio di conoscere gli uomini « dalla lunga barba ».

Intanto qui a « Santa Maria », dove l'anno scorso non vi era che una tettoia nella quale vivevano una settantina di indi, ora è sorto un piccolo villaggio. I Guaicas hanno imparato a farsi la casa, a seminare e anche a vestirsi. Il nostro Vescovo ha regalato alla Missione una piccola dinamo, alcuni benefattori di Caracas ci hanno aiutato ad allestire una modesta falegnameria e dal Primo Oratorio Festivo di Torino i bravi giovani ci hanno fatto avere un registratore magnetico e un grammofono. Zelanti Cooperatori di Magré Vicentino hanno messo in moto tutto il paese per rintracciare e farci avere l'ormai dimenticato «mulinello» che usavano le nostre nonne per filare, e così potremo insegnare a usarlo anche alle nostre povere indie.

Nella tribù in cui viviamo - gli Iguiteri -vi è anche il più vecchio e famoso stregone della plaga, che per fortuna è il nostro miglior amico ed alleato. È padre di numerosi figliuoli e li ha sposati presso varie tribù. Lo chiamano « Abbe », Padre. Da ogni parte ove si estende la sua parentela quando qualcuno è ammalato lo portano qui, perchè lo « insuffli », oppure viene una commissione, affinchè faccia i suoi scongiuri per la guarigione dell'infermo.

È credenza comune in tutta l'immensa plaga amazzonica che nessun indio si ammala o muore o è succube di qualche disgrazia se non perchè il nemico gli ha « soffiato » lo spirito cattivo, causa di tutti i mali. Così il compito dello stregone consiste nel togliere dal corpo dell'ammalato o allontanare dalle vicinanze della casa questo spirito. Quindi gridi, urli, minacce, messaggi, colpi,, tutto ha un solo fine: spaventare lo spirito perchè se ne vada.

Dissenteria e costipazioni fortissime sono le malattie più comuni tra questa povera gente e fanno vere stragi, specialmente tra i piccoli: malattie che con i moderni rimedi si potrebbero guarire facilmente. Da principio fu impossibile somministrare medicine per via orale: neppure una semplice pastiglia riuscivano a ingoiare o a ritenere. Non rimaneva che l'altra via: le iniezioni. Ma come fare? Fu proprio il vecchio « Abbe » che risolse il problema. Da cinque giorni stava soffiando e facendo i suoi scongiuri su di un povero ammalato ridotto a pelle e ossa: sconfortato, lo aveva abbandonato al suo destino. « Abbe, perchè non annusi il yopo e non soffi oggi? ». « Perchè lo spirito che tiene Posicagua è maligno e non se ne va ».

« Perchè non tenti ancora? Tu soffi e io cori quest'ago (e gli mostrai la siringa) lo punzecchio: chissà che non si spaventi e se ne vada». Sorrise il vecchio con soddisfazione. Gridò e urlò minaccioso per altre tre ore attorno al povero ammalato; alla fine mi chiamò come per dirmi: « Fa' tu ora la tua parte ». Una buona dose di canfoemetina mise l'ammalato fuori di pericolo. Da quel giorno non vi è ammalato che passi per le sue mani senza che egli chieda anche l'aiuto del missionario, e la fama si è estesa nelle vicinanze. Unica difficoltà è questa: far comprendere che non è necessario far l'iniezione nella parte ammalata. Persino nell'occhio qualcuno pretendeva che piantassi il mio ago! A proposito di malati, lo scorso febbraio ebbi anch'io la mia bella avventura. Un forte attacco al rene sinistro ne fu la causa.

Poco mancò che non leggessero un singolare annunzio funebre.

Quando ebbi l'attacco al rene e svenni, Don Bonvecchio non c'era, non sarebbe ritornato che tra otto giorni. Quando ripresi i sensi, attorno alla tavola su cui ero adagiate, vi erano gli indi che mi stavano soffiando per cacciare gli spiriti cattivi, che volevano ammazzarmi. Per tutti parlò il vecchio stregone: « Ora tu muori perchè sei pallido, freddo e sudato, tu non hai parenti qui tra noi, ma sta tranquillo: noi ti vogliamo molto bene e non ti abbandoniamo, già abbiamo combinato: ti bruceremo con molta legna e mangeremo con grosse banane le tue ceneri tutti quanti insieme come se fossi un parente nostro ». E questo lo diceva con tanta dolcezza e insieme con tanto dolore da non lasciare il minimo dubbio sulla sincerità del suo affetto. Ma quante maniere ci sono a questo mondo per esprimere la riconoscenza!

Come Dio volle migliorai e raggiunsi Caracas. Qui Monsignore scelse il miglior ospedale ed i migliori medici; e a otto giorni dall'operazione già lasciavo l'ospedale.

Bisogna vederlo questo vecchio stregone quando arrivano indi dalle altre tribù, specialmente se sono anziani: egli fa da cicerone, descrive con ampi gesti tutte le nostre cose, li porta a vedere le galline, i conigli, il gatto, spiega, come può, la luce delle lampadine elettriche e la macchina che taglia il legnoe poi... fa vedere l'ombrello: stare sotto il paracqua è la sua felicità!

Il buon confratello Pedrito, quando prepara la minestra, aggiunge sempre la porzione, ed abbondante, per « Abbe » e lui per dimostrare la sua riconoscenza consegna il recipiente pulito, perchè dove non arriva la lingua arriva il dito!

« Prendete cura speciale degli ammalati, dei fanciulli, dei vecchi e dei poveri, e guadagnerete la benedizione di Dio e la benevolenza degli uomini».

Così raccomanda Don Bosco nei ricordi ai suoi Missionari, e noi cerchiamo di seguire i suoi saggi consigli.

Conversioni e battesimi tra questa povera gente purtroppo sono ancora lontani; c'è tanto da togliere e tutto da aggiungere. Ma ho avuto già la consolazione di battezzare alcuni bambini moribondi. Questi angioletti dal cielo certamente affretteranno l'avvento del regno di Gesù fra queste tribù dei Guaicas.

SAC. LUIGI COCCO, missionario salesiano

Ah, potessi farmi sentire!...

Dalla lettera di un Missionario veterano dell'Alto Orinoco al Rettor Maggiore

... Le scrivo al lume di una candela, nel cuore della notte, mentre ho un po' di pace. Sono solo, perchè Don Cocco si trova a Caracas per subire un'operazione. Come Lei sa, stiamo avvicinando i Guaicas. Hanno la fama di crudeli e assassini, eppure ci hanno accolti bene: sono ingenui, bambinoni e allegri_ come i monelli delle nostre strade. Sono primitivi fino all'inverosimile e fanno una vita proprio da animali, poveretti! Sono docili e, quando avremo imparato bene la loro lingua, credo che potremo fare loro molto del bene. Li abbiamo messi sotto la protezione di Maria Ausiliatrice e di Don Rinaldi: con tali protettori lavoriamo tranquilli.

Ma sono sparsi sopra una superficie come la Lombardia e il Veneto e siamo solo due sacerdoti! Io poi ho già 66 anni e devo la mia vita a Don Rinaldi, al quale ho chiesto ancora 5-6 anni, che volano. Come viene spontaneo il lamento di Geremia: « I fanciulli chiedono pane e non c'è chi loro lo spezzi! ». Pane materiale e pane Eucaristico. Si commuova il suo cuore di Padre e mandi ad aiutarci qualcuno, tipo Don Cocco. Ah, potessi farmi sentire da tanti sacerdoti salesiani, giovani e pieni di vita e di zelo! potessi far loro vedere questo campo meraviglioso di messi mature che attendono i mietitori! potessi far loro gustare un saggio della gioia che Gesù fa godere a noi, suoi poveri missionari!...

Scusi, Padre, questo mio sfogo; ma io fremo al pensiero di tante anime che corrono il pericolo di cadere in mano ai protestanti. Loro sìì che sono numerosi e ricchi e modernamente attrezzati per seminare la zizzania in questi campi vergini! Qui vicino a noi, a 7-8 ore di viaggio, sono una ventina, ricchi di mezzi, in cerca di proseliti per la loro setta. Hanno già conquistato quasi tutti i Maquiritares e guardano a noi, sacerdoti cattolici, come a degli anticristi.

Queste notizie Le spiegano la nostra pena nel vederci soli e privi di mezzi e la filiale insistenza nostra per avere missionari in aiuto...

DON ALFREDO BONVECHIO

Una università in una Pagoda

Un giorno del 1955 stavo recitando il mio «breviario » nella cappella dell'Orfanotrofio di Bangkok, la capitale della Thailandia, quando venni chiamato in parlatorio, dove trovai un signore elegantemente vestito, che mi consegnò una lettera. Mi sorprese l'intestazione: veniva da una pagoda assai importante di Bangkok, centro degli studi superiori del buddismo, ed era scritta dal bonzo Rettore della Facoltà. Essa conteneva un invito molto rispettoso a insegnarvi la religione cattolica. « I miei religiosi - diceva il bonzo - desiderano seriamente di conoscere il cattolicesimo e pensano che nessuno potrebbe loro insegnarlo meglio di un prete cattolico ».

Ciò che i monaci buddisti aspettano dal missionario

« Buon giorno, professore - mi disse il Rettore della Facoltà, l'Abate Phra Phara Phimonlatham, introducendomi in una vasta sala. - È da tempo che noi desideriamo avere un sacerdote cattolico che ci insegni la dottrina di Gesù, che è uno dei grandi Maestri dell'umanità. Nel passato vi furono tra le nostre religioni delle incomprensioni ed anche dei dissensi, ma penso che ne sia stata causa l'ignoranza. I bonzi ai quali voi terrete il corso sono scelti: dieci su mille. Saranno i futuri dirigenti del Buddismo. Tra non molto occuperanno le più alle cariche. Io penso che in avvenire, quando essi conosceranno bene la dottrina di Gesù, le nostre relazioni con la religione cattolica diventeranno migliori.

» Inoltre noi siamo minacciati dal comunismo e ci sentiamo deboli; conosciamo molto bene ciò che fa il cattolicesimo per combatterlo; vogliamo anche noi difendere la religione, e siamo certi che la religione cattolica ci aiuterà molto in questa lotta.

Un bonzo dal Papa

Ritorniamo alla « pagoda della grande reliquia ». Grande fu la nostra sorpresa nell'essere ricevuti, appena messo piede nel recinto della pagoda, da un bonzo che parlava correttamente l'inglese. Egli accompagnava Phra Phimonlatham. Il suo nome: Phra Manat. Questo bonzo, qualche settimana prima, aveva avuto la fortuna di offrire i suoi omaggi al Papa Pio XII. E ciò in occasione di un suo viaggio attorno al mondo, che egli aveva avuto cura di fare da est ad ovest, poichè il farlo in senso contrario sarebbe stato di malaugurio, annunzio di morte. Ci disse qualche sua impressione riportata in occasione della visita a Roma e al Papa. « La figura del Papa - concluse l'Abate con aria soddisfatta - sarà scolpita per sempre nel mio spirito e nel mio cuore ».

E continuò ad intrattenersi affabilmente con Mons. Pignedoli, mentre ci faceva vedere il monastero, la scuola, la residenza dei bonzi e il reparto riservato agli asceti detti yogis.

I bonzi manifestarono più di una volta il desiderio di avere relazioni più intime con i cattolici. È un indice del loro grande desiderio di verità.

All'uscita dal monastero, dopo due ore, S. E. Mores. Pignedoli esclamò: « Se Dio non vi inette la mano, che cosa potremo fare noi qui?... ».

Attitudine dei bonzi ai corsi di religione

Fin dalla prima lezione, maestro e allievi si erano impegnati al mutuo rispetto delle credenze, escludendo ogni parola che potesse offendere la fede professata dall'una o dall'altra confessione. D'altra parte ci eravamo accordati di usare la massima libertà nell'esposizione delle difficoltà che avrebbero potuto sorgere.

Il problema più importante per essi è quello dell'esistenza di Dio, poichè, per incredibile che possa parere, il Buddismo è una religione senza Dio. Si riduce ad una dottrina che insegna che ogni buona azione è seguita automaticamente dal bene come ricompensa, in virtù di una legge che non appartiene all'ordine morale ma bensì all'ordine fisico. Per un buddista questi due ordini hanno delle leggi identiche ed hanno tra di loro la relazione come di causa ed effetto. Insomma i buddisti si sforzano di agire bene perchè essi riceveranno, necessariamente e nella stessa misura, il bene come ricompensa, e ciò in virtù di una necessità che ricorda quella delle leggi fisiche: come l'ombra segue il corpo, essi dicono. I buddisti poi si gloriano anche di possedere l'unica religione che si accorda con la scienza.

Durante l'esposto, sovente prolisso, delle loro obiezioni, alcuni allievi mi dissero: « Padre, non meravigliarti se siamo un po' meticolosi... Noi facciamo tutte queste obiezioni per meglio comprendere e sapere come meglio rispondere a quelli che ce le faranno a loro volta ».

I pregiudizi crollano, la verità avanza

Io mi rendo conto che il mio insegnamento scalza il Buddismo alla radice; e lo comprendono anche i miei giovani monaci, poichè non hanno mai argomenti solidi per contraddirmi. S'indovinano nell'espressione del loro sguardo i tragici problemi che essi si pongono, anche se le verità cristiane sono loro presentate senza drammaticità, come se si trattasse della cosa più semplice del mondo, alla portata degli stessi fanciulli... L'ora passa come un baleno e i miei cari bonzi si fanno premura di pregarmi di non mancare all'appuntamento seguente.

Anche i loro capi ne sono impressionati.

Alla morte di Pio XII vennero a trovarmi per chiedernni come far giungere a Roma un telegramma con le loro condoglianze. E in occasione della solenne Messa funebre che ebbe luogo in Bangkok e alla quale parteciparono ufficialmente le autorità civili e militari della Thailandia, quale non fu la meraviglia dei cattolici quando videro nella cattedrale una delegazione buddista presieduta dal loro Amministratore Generale, il bonzo Bimillathrma! Era la prima volta nella storia del Buddismo e nella plurisecolare storia del cattolicesimo in Thailandia, che i sacerdoti di Budda partecipavano in forma ufficiale ad una cerimonia cattolica.

I pregiudizi stanno dunque crollando e la verità e la grazia gli Dio avanzano in numerosi cuori. Possano esse suscitarvi sincere e solide conversioni.

SAC. GIOVANNI ULLIANA,

missionario salesiano

Sotto il manto dell'AUSILIATRICE

Gli salva l'anima e la vita

Colpito da grave e pericolosissima malattia, mio padre fu portato all'ospedale. Poichè peggiorava ogni giorno più, ormai era opinione comune che non sarebbe guarito. Ultimi a persuadercene, e con indicibile dolore, fummo noi suoi figli, che chiamammo il sacerdote per l'Estrema Unzione. Venne anche il fratello salesiano che studia in Inghilterra e la sorella da Hongkong. Il Direttore dei Salesiani gli diede la benedizione di Maria Ausiliatrice, ma con l'intenzione più volte dichiarata che «la Madonna gli salvasse l'anima H, perchè il babbo non era praticante. Per quattro giorni rimase immobile sul letto come morto. Poi, ad un tratto si riprese e chiese qualcosa da mangiare. Tutti allora fummo persuasi che la Madonna con un miracolo l'avesse salvato da morte. E la ragione la conoscemmo dopo, quando nostro padre, guarito, divenne un cattolico fervente di Messa e Comunione quotidiana. La santa Vergine non solo gli ha salvato la vita, ma anche l'anima dalle sponde dell'inferno.

MARIA FATIMA NG

allieva cinese delle Canossiane di Macao

Grazia completa

Sento il dovere di ringraziare Maria Ausiliatrice per tante grazie ricevute, specialmente per aver salvato mia figlia Ausilia, investita da un camion che la colpì mortalmente provocandole cinque gravi ferite al bacino. Portata all'ospedale, nei primi due o tre giorni si credette di perderla; invocai allora con fervore Maria Ausiliatrice, che ascoltò la mia supplica e subito mia figlia andò migliorando. Dopo trentacinque giorni uscì dall'ospedale zoppicando, ed io feci voto a Maria Ausiliatrice che se la figlia fosse guarita completamente, avrei pubblicato la grazia. Compio con gioia il mio voto.

Leumann (Torino)

MARIA STEFANI IN BRAGANTINI

Salvato in punto di morte

Mio figlio Mario, di 20 anni, da cinque mesi giaceva a letto, colpito da febbre altissima, che i medici qualificarono febbre reumatica.

Egli era deperito e non riprendeva forza, nonostante le cure praticate all'ospedale da valenti medici. Visto tutto inutile, fu mandato a casa. Ma ecco che sopraggiunge una polmonite fulminante e siamo costretti a rimandarlo d'urgenza, di notte, all'ospedale. Il caso fu definito disperato: gli vennero praticate tutte le cure e somministrato l'ossigeno per otto giorni. I medici disperavano di salvarlo e si temeva il terribile momento, poichè egli aveva già alle estremità e per tutto il corpo i segni della morte imminente. Senonchè il caro Mario aveva un grande protettore. Una pia persona gli aveva dato, prima di partire per l'ospedale, un'immagine con la reliquia di S. Giovanni Bosco, che egli aveva messo con fiducia sul cuore. E Don Bosco operò il miracolo e lo guarì. Con grande meraviglia dei medici, adagio adagio, riacquistò le forze, riprese l'appetito e riebbe la più completa salute, tanto che fu dichiarato abile al servizio militare. Ringrazio S. Giovanni Bosco per la sua intercessione presso la Madonna e mando la mia offerta per le Opere salesiane col cuore pieno di gioia riconoscente.

Serralunga di Crea (Alessandria)

MATILDE SANDIANO

Esce con onore da un dissesto finanziario

:elio nipote, a causa di vari dissesti finanziari, si venne a trovare nei -guai, ed era imminente il momento in cui i creditori avrebbero iniziato pratica fallimentare, con conseguente possibilità di eventuale arresto.

Fiduciosa mi rivolsi all'intercessione di S. Giovanni Bosco, cui sono molto devota, ed il Santo mi concesse la grazia facendo sì che in poco tempo il nipote potesse riassestare finanziariamente la sua azienda, ed uscire, almeno temporaneamente, dalla situazione precaria in cui si trovava.

A.D.R.

La corriera si fermò repentinamente

Con animo riconoscente alla Vergine SS. Ausiliatrice rendiamo nota una segnalata grazia accordata ai novizi salesiani dell'Ispettoria Venezuelana. Nel ritorno da un pio pellerinaggio fatto ad un Santuario Mariano,' in una curva stretta e pericolosa, la corriera slittò lasciandoci paurosamente sospesi sopra una ripida scarpata di un centinaio di metri. Alla affannosa invocazione del nome di Maria Ausiliatrice la corriera si fermò repentinamente, permettendoci di scendere tutti a terra senza nessun incidente. Il cuore votivo appeso nella nostra piccola grotta di Lourdes ricorda la potente protezione della Vergine SS. e la nostra consacrazione a Lei, sempre Madre buona e pietosa.

Los Teques (Venezuela) SAC. LORENZO CHIABOTTO

Oggi è robusto come i suoi coetanei

Il mio figliuolo attraversava un periodo terribilmente critico per la sua salute e, nonostante lo curassi da molto tempo, non c'era il minimo miglioramento. Era delicatissimo: per un nonnulla si metteva a letto con febbre e mal di gola, e prima di farlo guarire ci voleva sempre molto tempo e moltissime cure. Per questo non poteva neanche correre e giocare come gli altri ragazzi e spesso stava assente da scuola per lunghi periodi. Per consiglio medico avrei dovuto sottoporlo ad un intervento alle tonsille, ma io non avevo fiducia, perchè ne aveva già subito uno. Allora mi rivolsi a Maria Ausiliatrice, la Madre Celeste, e misi al bambino una reliquia di S. Giovanni Bosco e poi una di S. Pio X, invocando il loro aiuto. Da quel momento il ragazzo cominciò ad irrobustirsi. Oggi è forte come i suoi coetanei e non ha bisogno neanche di ricostituenti. Naturalmente non si è più parlato di interventi, ed anche in periodi di epidemia egli è stato sempre bene. Per questo, con cuore riconoscente, elevo alla Misericordia Divina il mio fervido ringraziamento.

La Spezia

Maria Laura Dini Berti

Sente la certezza che sarà esaudita

Desidero sia pubblicata la grazia che ho ricevuto da S. Giovanni Bosco. Mia figlia Domitilla era ormai perduta, ma non avevo perduto la fede nel grande Santo. Era affetta da angioma o tumore vascolare ed anche i medici davano poche speranze. Perduta la fede nell'opera degli uomini, mi sono rivolta a Don Bosco e subito ho sentito la certezza che sarei stata esaudita. Mia figlia ora sta bene ed è perfettamente guarita, grazie alla potente intercessione di S. Giovanni Bosco.

S. Vito al Tagliamento (Udine)

MARCON GIOVANNA IN FRANCESCUTTO

Guarita da esaurimento nervoso

Anni fa fui colpita da grave esaurimento nervoso sul principio dell'estate e la malattia si protrasse con alternative di qualche miglioramento e peggioramento per tutto quell'anno e parte del seguente, nonostante le innumerevoli cure. A gennaio stetti a letto e le mie condizioni erano tali che talvolta pareva che la mia mente vacillasse. Invocai di cuore Maria SS. Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco; anche le sorelle pregarono con me per una e più novene. Verso la fine di gennaio, in occasione della sua festa, ebbi l'impressione che Don Bosco mi dicesse: «Sforzati di cibarti di più ». Così feci e a poco a poco i miei mali scomparvero. Ripresi l'anno seguente la scuola e la continuai ancora per alcuni anni. Ora accudisco alle varie mie occupazioni. Rendo perciò vive grazie a Maria Ausiliatrice e a S. Giovanni Bosco.

Hône (Aosta)

VIRGINIA PRIOD

Ci hanno segnalato grazie

ottenute per l'intercessione di Maria Ausiliatrice e di S. Giovanni Bosco, di S. Maria Mazzarello, di S. Domenico Savio e di altri Servi di Dio - alcuni hanno anche inviato offerte ed elemosine per sante Messe di ringraziamento - i seguenti:

Abolla cav. Antonio - Acierno Gelsomina - Adorno Giuseppina - Aidala Annetta Albano Alessandrina - Ansermin Ada - Aponte Mario - Arpini Emma - Avitabile Nicola - Azzalini Aurelio - Badalamente Cecilia - Balistreri Salvatore - Barbieri Alberto - Barilati Luisa - Rasile Lina - Basso Borga Maria - Battista Concettina - Benedetti Francesco - Benfatto Attilio - Bernardi Maria - Bernardini Giannino - Bertolino Domenica - Bertolone Agnese - Fam. Bertello - Bertaezon Ines - Biassi Anna - Binda Maria - Bonacasa Giovanna - Bonelli Spirito - Bonoldi Luigina e Angelo - Bonotto Alba - Serellii dott. Franco - posso Aurelia - Rovet Annetta - Bravda Concettina - Brezzo Margherita - Bronzin Dolores - Brunello Sabina - Faro. Brusa - Buonsenso Tina - Cabras Natalia - Caglioni Giuseppina - Calcaterra Miano Lina - Calì Giuseppina - Camignoni Olga - Capelli Pessina Felicita - Cappello Angela - Fam. Cardelli - Cardellino Rina - Carnevale Emilio - Carozzo Giuseppe - Carpani Felicina - Carpi Elena - Fam. Carron - Castiglioni Galeazzi Eli-ira - Fam. Cavaglià - Cecchini Maria Valeria - Cereda Teresa - Cetta Anita - Cheraz Letizia - Chianese Nicoletta - Chierzi Giuseppe - Chiodini Elisa - Chiri Rosina - Ciardo Francesca - Cimelli Clementina - Cinti Marianna - Cirincione Lina - Clori Vittoria - Coro Domenica - Colotto Ernesto - Conti Gioia Maria - Sorelle Cova - D'Angelo Giovanna - Fam. Da Tos Cesare - Davito Nino e Ersilia - De Ambrogio Rosa - De Angelis Agata - De Leonibuw Maria Ausilia - De Pietri Pia - De Robertis Orazio - Dherin Clementina - Dioli Benigna - Di Paola Carmela - D'Onofrio Ines - Durso Fortunata - Fabrini Rita - Fantini Gai Giorgina - Fantoni Emilia - Federici Vittoria - Ferrario Rossari Biagina - Ferrero Giovanna - Firpo Maria - Fisauli Maria - Forneris Caterina Fosati Roggero - Fosson Linda - Franco Regina - Friscione Caterina - Gaiarsa Aldina - Galletti Angelina - Galli Maria - Gallo Addolorata - Gallosi Margherita - Gambre Giuseppina - Garavaglia Pasinetti Rosa - Gastaldo Desolina - Gherardi Antonio - Ghiotti Margherita - Fam. Gianni - Giannini Enrichetta - Gilmozzi Rosa - Gino Maria - Giordano Lina - Giordano Maria - Goldoni Giacomo - Grammatico Caterina - Grato Alda - Griffone Anna - Grillone Dionira - Gross Maria - Idrame Ernesto - Intropidc Ester - Invernizzi Rina - La Rosa Elvira - Latte Chiara - Lenzi Leda Maria - Leone Cecilia - Lo Giudice Ida - Lombardo Leonardo - Longa Clementina - Longo Iolanda - Lorini Emilia - L..uotti Francesco - Maconi Bice - Maggiolo Rosetta - Magnano Severina - Mameli Battistina - Mancini Panicucci Elena - Mancini Cagnasso Onnrina - Mancini Vera - Mantello Lunati. Adele - Mantero Modesta - Manzoni Cesarina - Marangoni Maria - Maranzana Luigi - Marcelli Alessandro - Marchesini Elisa - Marchisio Guglielmo - Marocco Tommaso - Masera Maria - Massimino Adalgisa - Massinelli Pasqualina - Mazza D'Aquino Lina - Mazzali Renzo - Meaglia Lorenza - Measso Marcella - Mella Giuseppe - Melloni Clelia - Merlo Anselmo - Milanese Aldo - Mobilia Elda - Modesti Feruglio Elvira - Moiso Antonietta - Monchieri Lina - Mondini Fernanda - Montagnier Flavia - Monteverde Mirella - Montiglio Emilia - Moroni _Maria - Muzio Irene - Napoli Angelo - Navizzardi Mariuccia - Negri Biscotti Stefania - Novara Pavia Matilde - Fam. Obert - Oppezzo Francesca - Pagani Alessandra - Pagliero Anna - Pagone Silvia - Palazzi Marcella - Patfini Jennie - Paolini Annunziata - Parnechini Maria - Peaqui Rosina - Pellissier Emilio - Pennacchio Caterina - Pepe prof. Baldassarre - Perazzo Michelina - Petrelli Mariuccia - Piras Gesuina - Poma Matilde - Praga rag. Andrea - Pricacciante Rosina - Provera Luigi - Quaglia Maria Luisa - Quirico Emma - Rapaggi Luisa - Re lìdmea - Regis Diaria - Rizzardi Edvige - Roletto Filippo - Ron Pietro e Maddalena - Rosso Delfina - Rever Repetto Pierina - Sabietti Maria - Salvo Anna - Sartori Bice - Sartori Bollivi Gina - Scafati Anna - Scarantino Adriana - Svariata cav. Francesco - Sdarrone Maddalena - Scarsini Rosa - Schiapparelli Rina - Sebastiani Stella - Serazio rag. Pier Diego - Strambini Elvira - Strano Caterina - Strazzabosco Attilio - Tabusso Angela - Tacus Giuseppina - 'I'agliani Angela - Talin prof. coram. Enrico - Testa G. Battista - Tirone Vittoria - Fam. 'Fizzotti - Todeschini Villardi Teresa - Tolasi Bolle Paola - Tomaselli Pappalardo Angelina - Triolo Maria Gioconda - Trombetta Teresa - Varetto Anna - Vassurà Giuseppina - Fam. Vaudagna - Verdino G. Battista - Vidani Maria - Villa Lina - Villanova Costante - Vittone Caterina - Vitione Giuliano - Volta Pierino - Vuillermin Carolina - Zamboni Lina - Zamboni Maria - Zeduri prof. Diotallevi

Altri cuori riconoscenti

Giuseppina Zecchino (Giarole-Alessandria) mentre chiede preghiere per una persona cara, ringrazia M. A, per la propria guarigione.

Bianca Ghersi ved. Bona (Torino) trovandosi affetta da artrite e cateratta destra, chiese a S. G. B. di non peggiorare nella vista, e il male si è fermato.

Gelsomina Pelliccia (Marano-Napoli) essendo ex allieva e cooperatrice, si rivolse con fiducia a M. A. per ottenere un impiego da tanti anni desiderato e fu esaudita.

Fulvia Zabbeni (Vobarno-Brescia) già graziata due volte da M. A. e da S. G. B., ora attende una terza grazia.

Antonina Lerto (S. Pier NicetoMessina) invia una prima offerta per una grazia ottenuta a metà, proponendosi di inviare il resto a grazia compiuta.

Virginia Gidaro (Isca sull'Ionio-Catanzaro) manifesta la sua gratitudine a M. A. per la guarigione del figlio da emorragia nasale e infezione ribelle a ogni cura.

Silvio Montel (Torino) si rivolse a M. A. per trovare un impiego al fratello e ottenne questa grazia con tante altre.

Giuseppina Ventura (Torino) afflitta da terribile male, si rivolse a M. A. con tutta la forza dell'anima e si vide esaudita.

Cristina Manello (Bra-Cuneo) per intercessione di S. G. B. ottenne la sistemazione al lavoro di persone care.

M. Rosa Cicala (Rosarno-Reggio Calabria) raccomandò fervidamente a M. A. e a S. G. B. la sorella che durante tutta una settimana lottò tra la vita e la morte, e vide scomparire ogni pericolo.

Domenica Minolfi (Pian di BornoBrescia) rivoltasi a M. A. cori tre novene, ottenne la primiera salute che ora persevera da anni.

Rosa Capriata (Sciacca-Agrigento) rende pubbliche grazie a M. A. e a S. G. B. per una segnalata grazia ottenuta.

Sac. Luigi Romano (Marano-Napoli) invia offerta per guarigione da malattia incurabile, ottenuta per intercessione di M. A.

Maria Tiraboschi (Oltre il ColleBergamo) invia offerta per le Opere Salesiane per aver ottenuto da M. A. e S. G. B. la desiderata salute.

Giuseppina Pendino Zerbino (Gavonata-Aless.) ringrazia S. G. B. per una bambina guarita da leucemia quando sembrava agli estremi.

Dott. ing. Sergio Gallabresi (Bergamo) invia segno di gratitudine a M. A. per la sua bambina guarita da una grave forma di broncopolmonite.

Per intercessione di S. DOMENICO SAVIO

Mamma felice!

Avevamo festeggiato il sesto anniversario delle nostre nozze e nessun figlio ci allietava. Ammiravo, con malcelata invidia, ogni donna che possedeva la gioia della maternità. Già era subentrato in me un forte complesso d'inferiorità che, assai raramente, riuscivo a nascondere, sia in privato che in pubblico. Avevo fiducia però in S. Domenico Savio ed ero certa del suo aiuto che invocavo di frequente, ma soprattutto nei momenti di maggiore ambascia. Ed Egli mi aiutò: la nostra casa finalmente fu allietata da un figlio. Anche durante la recente malattia di mio marito invocai S. Domenico Savio e fui esaudita. Riconoscente ringrazio, invio l'offerta promessa e spero nella costante protezione del Santo adolescente sotto il cui patrocinio, da tempo, ho messo la mia famiglia.

Gazzaniga (Bergamo)

VALERIA BETTINELLI NATA SIGNORI, insegnante

Contro ogni speranza

Un ringraziamento fatto con tutto il cuore e pubblicamente merita questo santo Fanciullo, che durante tutta l'attesa e nel difficile momento mi ha protetto, salvando la vita a me e alla bambina, alla quale ho posto il nome della Madonna e il suo.

Da molti anni ero continuamente sofferente di salute, con vari disturbi che non davano adito a speranze. Indossai l'abitino del Santo pregandolo ogni giorno, e il miracolo venne. Infatti il professore ebbe a dire: « Questa nascita è un miracolo: può ringraziare il Cielo ».

Le mamme non sperano invano nella protezione del Fanciullo, che dal cielo pare abbia il compito di trapiantare quaggiù i fiori dell'infanzia, i quali, perché innocenti, cantano meglio le lodi del Signore.

Milano

Carmen Coccato Riccioli

Guarita al tocco della reliquia

Alla nostra piccola Ornella si dovette amministrare subito il Battesimo alla sua nascita, poiché solo brevi respiri in lei davano segni di vita. Stette in queste condizioni alcuni giorni, finché giunse ad alleviare il nostro dolore la zia della bimba, Figlia di Maria Ausiliatrice, con una reliquia di S. Domenico Savio. Al tocco della reliquia, mentre tutta la famiglia fervidamente prega, la bimba comincia a respirare regolarmente, deglutisce alcune gocce d'acqua zuccherata ed è salva. Riconoscentissimi, adempiamo la promessa di pubblicare la grazia e inviamo offerta.

Briga Novarese

CELESTINA CERUTTI

Maria Fumagalli (Osnago-Como) nonostante sfavorevoli previsioni, invocando S. D. S. e portandone l'abitino, fu allietata da un felice evento.

Ester Alessi (Palermo) avendo una figlia colpita da grave esaurimento nervoso dopo insistenti preghiere a S. D. S. ne ottenne la guarigione.

Anita Michelis (Canale-Cuneo) sotto operazione chirurgica si raccomandò a S. D. S. e guarì prontamente.

Giovannina Avola ved. Cassonello (Noto-Siracusa) degente a letto con grave sciatica e dolori indicibili, pregò S. D. S. ed ottenne di potersi rialzare.

M. Nenna (S. Paolo-Brasile) trovando un Bollettino Salesiano dimenticato presso l'ufficio telefonico, lo lesse, invocò con fiducia S. D. S. per il marito che aspirava a un posto di lavoro molto conteso, e si vide esaudita il giorno dopo.

Irma Greppi ved. Potenza (Andorno Micca-Vercelli) invia - offerta a S. D. S. per aver aiutato sua figlia nel conseguimento di una borsa di studio.

Teresio Romano (Genova-Certosa) si dichiara riconoscente a S. D. S. per aver ottenuto pronta guarigione da una malattia che si pronosticava molto lunga.

Carla Salvini (Bardello-Varese) portando l'abitino di S. D. S. e invocandone la protezione fu allietata dalla nascita di una bambina.Per intercessione di S. DOMENICO SAVIO

Mamma felice!

Avevamo festeggiato il sesto anniversario delle nostre nozze e nessun figlio ci allietava. Ammiravo, con malcelata invidia, ogni donna che possedeva la gioia della maternità. Già era subentrato in me un forte complesso d'inferiorità che, assai raramente, riuscivo a nascondere, sia in privato che in pubblico. Avevo fiducia però in S. Domenico Savio ed ero certa del suo aiuto che invocavo di frequente, ma soprattutto nei momenti di maggiore ambascia. Ed Egli mi aiutò: la nostra casa finalmente fu allietata da un figlio. Anche durante la recente malattia di mio marito invocai S. Domenico Savio e fui esaudita. Riconoscente ringrazio, invio l'offerta promessa e spero nella costante protezione del Santo adolescente sotto il cui patrocinio, da tempo, ho messo la mia famiglia.

Gazzaniga (Bergamo)

VALERIA BETTINELLI NATA SIGNORI, insegnante

Contro ogni speranza

Un ringraziamento fatto con tutto il cuore e pubblicamente merita questo santo Fanciullo, che durante tutta l'attesa e nel difficile momento mi ha protetto, salvando la vita a me e alla bambina, alla quale ho posto il nome della Madonna e il suo.

Da molti anni ero continuamente sofferente di salute, con vari disturbi che non davano adito a speranze. Indossai l'abitino del Santo pregandolo ogni giorno, e il miracolo venne. Infatti il professore ebbe a dire: « Questa nascita è un miracolo: può ringraziare il Cielo ».

Le mamme non sperano invano nella protezione del Fanciullo, che dal cielo pare abbia il compito di trapiantare quaggiù i fiori dell'infanzia, i quali, perché innocenti, cantano meglio le lodi del Signore.

Milano

Carmen Coccato Riccioli

Guarita al tocco della reliquiav

Alla nostra piccola Ornella si dovette amministrare subito il Battesimo alla sua nascita, poiché solo brevi respiri in lei davano segni di vita. Stette in queste condizioni alcuni giorni, finché giunse ad alleviare il nostro dolore la zia della bimba, Figlia di Maria Ausiliatrice, con una reliquia di S. Domenico Savio. Al tocco della reliquia, mentre tutta la famiglia fervidamente prega, la bimba comincia a respirare regolarmente, deglutisce alcune gocce d'acqua zuccherata ed è salva. Riconoscentissimi, adempiamo la promessa di pubblicare la grazia e inviamo offerta.v

Briga Novarese

CELESTINA CERUTTI

Maria Fumagalli (Osnago-Como) nonostante sfavorevoli previsioni, invocando S. D. S. e portandone l'abitino, fu allietata da un felice evento.

Ester Alessi (Palermo) avendo una figlia colpita da grave esaurimento nervoso dopo insistenti preghiere a S. D. S. ne ottenne la guarigione.

Anita Michelis (Canale-Cuneo) sotto operazione chirurgica si raccomandò a S. D. S. e guarì prontamente.

Giovannina Avola ved. Cassonello (Noto-Siracusa) degente a letto con grave sciatica e dolori indicibili, pregò S. D. S. ed ottenne di potersi rialzare.

M. Nenna (S. Paolo-Brasile) trovando un Bollettino Salesiano dimenticato presso l'ufficio telefonico, lo lesse, invocò con fiducia S. D. S. per il marito che aspirava a un posto di lavoro molto conteso, e si vide esaudita il giorno dopo.

Irma Greppi ved. Potenza (Andorno Micca-Vercelli) invia - offerta a S. D. S. per aver aiutato sua figlia nel conseguimento di una borsa di studio.

Teresio Romano (Genova-Certosa) si dichiara riconoscente a S. D. S. per aver ottenuto pronta guarigione da una malattia che si pronosticava molto lunga.

Carla Salvini (Bardello-Varese) portando l'abitino di S. D. S. e invocandone la protezione fu allietata dalla nascita di una bambina.

Per intercessione del Servo di Dio DON FILIPPO RINALDI

Guarita da cancrena diabetica

Ero affetta da cancrena diabetica al, piede sinistro. Tre mesi di lunghe ed insistenti cure non giovarono. Non potendo d'altra parte essere operata perchè i medici, tra cui illustri chirurghi, temevano paurose complicazioni per il grave diabete di cui ero affetta, non c'erano speranze umane di guarigione, anche perchè il fisico non reagiva nemmeno alle più ricercate specialità di medicina. u La scienza e le medicine hanno un limite: purtroppo non c'è nulla da tentare », dissero sia i medici specialisti che i chirurghi. Allora mi raccomandai con fervore al venerato Don Filippo Rinaldi ed ho ottenuto la grazia, anzi il miracolo della guarigione. Questo è il motivo della mia infinita riconoscenza al Servo di Dio Don Rinaldi.

Palermo

MARIANNA PLATAMONE VED. PARISI

Contro ogni speranza umana

Avendo dovuto, a causa di un forte esaurimento, troncare gli studi teologici iniziati a Betlemme, dopo quattro anni di forzato riposo non avevo ancora speranza di poter riprendere il corso teologico per le mie condizioni assai precarie di salute. Ali affidai allora completamente all'intercessione di Maria SS. Ausiliatrice e di Don Rinaldi e, per consiglio dei Superiori, tentai di riprendere gli studi interrotti. Contro ogni speranza umana e con meraviglia degli stessi dottori, la salute andò man mano migliorando nonostante le preoccupazioni di studio, tanto da poter raggiungere il Sacerdozio ed essere in grado di tornare alle amate missioni della Palestina.

Bollengo (Torino)

SAC. NATALE BONATO, SALESIANO

Liberata dall'ospedale psichiatrico

Mia figlia, lo scorso anno, fu colta da esaurimento sì grave che dovette essere ricoverata in un ospedale psichiatrico. Passarono tre mesi di ansia e di dolore senza il minimo indizio di miglioramento. Un mattino, aprendo il Bollettino Salesiano, mi capitò sott'occhio la figura di Don Rinaldi. A lui mi rivolsi implorandone con tutta la mia fede l'intercessione. Due giorni dopo mi recai all'ospedale e mi vidi venire incontro, sorridente e serena, mia figlia. Repentinamente due giorni prima s'era svegliata con tanta gioia nel cuore. Il miglioramento proseguì finchè me la riportai a casa guarita. Ora ha ripreso i suoi studi con l'amore d'un tempo ed io adempio la promessa della pubblicazione della grazia ricevuta, chiedendo però l'anonimo perchè molto conosciuta nella città dove insegno.

Sorelle Miglini (Milano), spinte da necessità, chiesero aiuto a D. F. R. per un affare importante, che si risolse in bene quando già sembrava dover fallire.

Mafalda Rizzioli (Novara) fece una novena per riacquistare la salute, aggiungendo la promessa di un'offerta per la causa di beatificazione di D. F. R. Esaudita pienamente, invia ringraziamenti e offerta.

Maria Desideria Marsura ved Serafin (ValdobbiadeneTreviso) ringrazia D. F. R. per l'assistenza al marito nel trapasso edificante alla vita eterna.

Augusta Tolasi Ponzini (Milano) invia offerta per la causa di beatificazione di D. F. R. per la guarigione di un occhio e chiede ancora rafforzamento di vista.

Marianna Tedesco (Alimena-Palermo) ringrazia D. F. R. per esser guarita da suppurazione causata da iniezioni; ringrazia pure per una cognata in via di guarigione dopo un infortunio stradale.

Rosa Iresu Mesalimba (lttireddu-Sassari) pubblica la riconoscenza a D. F. R. del fratello, già afflitto da disturbo alla gola, e della cognata, che ha potuto evitare un'operazione chirurgica.

Dott. Carlo Fornaciari (Reggio Emilia) attribuisce a D. F. R. l'aver potuto ritrovare a caso un valore smarrito.

Teresita Casalone Rinaldi, insegnante (Occimiano-Alessandria) col favore di D. F. R. ottenne il trasferimento al paese di residenza.

Maria Gavinelli (Bellinzago-Novara) ringrazia M. A. e D. F. R. per due operazioni felicemente superate a settant'anni d'età.

I NOSTRI MORTI

Salesiani defunti

Sac. Guido Merlo, † a Macerata il 30-VII-1959.

Bella figura di umile e attivissimo figlio di Don Bosco. Dono di essere stato, nell'Istituto Salesiano di Macerata, assistente, insegnante, amministratore, animatore instancabile dell'attività dell'Oratorio, e in particolare della Robur e della Filodrammatica, era passato, in qualità di Direttore-Parroco, negli Istituti di Porto Recanati e Tolentino, dove pure lasciò profonde tracce della sua attività. Da dieci anni era ritornato a Macerata, che egli, piemontese, amava intensamente come patria sua. Mentre attendeva instancabilmente alla direzione spirituale dei Superiori ed alunni dell'Istituto e dell'Oratorio, no nchè delle Figlie di Maria Ausiliatrice, svolgeva anche altri importanti incarichi, come quello di Delegato del gruppo locale dei Cooperatori Salesiani, e di Assistente interregionale degli ex allievi.

Sac. Petríní Filippo, † a Paysandù (Uruguay) a 75 anni.

Sac. Slyth Tommaso Giuseppe, † a Manchester (Inghilterra).

Sac. Stork Ermanno, † a Essen-Borbeck (Germania).

Sac. Bratek Carlo, † a Lubin Legnicki (Polonia).

Coad. Czyzewshi Francesco, † a Przemyil (Polonia).

Coad. Calegarí Alessandro, † a Montevideo (Uruguay).

Cooperatori defunti

Mons. Luigi Coromer, Arciprete di Pordenone (Udine). Figura paterna di pastore, ricca di bontà, mitezza d'animo, generosità di cuore, sacerdote esemplare per vita interiore, amante del decoro della casa di Dio, costantemente sollecito delle anime a lui affidate, anche di quelle più lontane, promotore e collaboratore di tante iniziative di bene. Per Don Bosco e per l'opera sua nutrì sempre sentimenti di viva cordialità e fattivo interesse. Nel 1924 favorì l'apertura della nostra Casa di Pordenone e fu sostenitore e collaboratore dei Salesiani che la diressero, primo dei quali l'attuale nostro venerato Rettor Maggiore.

Agostina Calcara Barocchiere, † a Palermo-Arenella.

Si privò di tutti i suoi beni in vita per soccorrere la gioventù bisognosa del suo rione. Nel 1909 chiamò le Figlie di Maria Ausiliatrice, che iniziarono la loro missione tra la gioventù di quella località allora allo stato quasi selvaggio. Si ritirò a vivere povera in due modeste camerette, non desiderando altro che di fare del bene. E non si pentì mai della rinunzia totale ai suoi beni, perchè il Signore le fece gustare già in questa vita qualche preludio della felicità che l'attendeva in Cielo.

Luígí Governa, Zelatore salesiano, † ad Acqui Terme.

Un profondo senso cristiano informò tutta la stia vita. Cuore ardente e animo aperto, amò la Chiesa e l'opera di Don Bosco appoggiandola con la sua attività di solerte Cooperatore e Zelatore salesiano. Sostenne con generosità le opere di bene e accettò con santa rassegnazione il male che da qualche anno lo preparava alla chiamata di Dio. E a Dio rispose sereno col sorriso sulle labbra a soli 58 anni di età.

Vincenzo Izzí, † a Fondi (Latina) il 23-VIII-1959

Fra Zelatore della locale Pia Unione Cooperatori, che dirigeva in maniera esemplare, non essendovi i Salesiani. Animatore delle Feste Salesiane e di ogni altra attività di Azione cattolica e sociale, modello di ogni virtù, che seppe trasfondere nella esemplarissima sua famiglia, che conta un figlio Sacerdote Salesiano, andò a ricevere - dopo improvvisa chiamata - il premio del suo lavoro alla vigilia del 24 del mese, sacro all'Ausiliatrice.

Ing. Giuseppe Max Ferragutí, † a Roccastrada (Grosseto) il 5-VIII-1959 a 85 anni.

Vedovo della benemerita contessa Nella Grottanelli, già insigne Cooperatrice Salesiana, oltre al suo generoso intervento per altre Istituzioni caritative, volle anche beneficare generosamente in vita ed in morte le Opere di Don Bosco, di cui seguiva con l'interesse di un membro di famiglia lo slancio e le realizzazioni.

Giuseppe Allocco, † a Bra (Cuneo) il 16-VIII-1959.

Padre di un figlio Salesiano e di una Figlia di Maria Ausiliatrice, mancò improvvisamente per infarto cardiaco a tre mesi dalla morte della consorte. Si chiede la carità di più abbondanti suffragi appunto per la repentina dipartita, pur confidando nelle parole di Don Bosco che assicurano la salvezza eterna «fino alla terza e alla quarta generazione dei parenti di Salesiani».

Aldina Marverti ved. Bononcini, † a Bologna.

A soli due mesi dalla scomparsa del marito lasciava questo mondo dopo una vita spesa tutta per la famiglia, per i sei figli, dando esempio continuo di bontà e di generosità, specialmente verso i poveri e i derelitti: fu da tutti amata e da tutti rimpianta.

Santo Dossi, † a Bergamo il 22-VII-1959.

La sua improvvisa scomparsa suscitò vivo cordoglio nella Parrocchia e nello Stabilimento della Dalmine, dove era noto per il suo apostolato ed esempio di vita cristiana vissuta. Presidente di Azione Cattolica, cominciava la giornata con la S. Messa e Comunione e la chiudeva col Rosario e la Via Crucis. Le sue giornate erano piene di lavoro e di opere di carità, che alimentava con la preghiera intensa e impreziosiva con la sua esemplare umiltà e modestia. Ha dato alla Famiglia Salesiana un figlio, coadiutore nell'Ispettoria Lombarda.

Giovanni Costa, † a Vizzini (Catania) a 75 anni.

Cooperatore Salesiano di convinta pratica religiosa e di onestà professionale a tutta prova, meritò, tra le altre grazie, anche quella che considerava la più grande, di avere un figlio missionario salesiano.

Mosè Rivolta, † a Valencia (Venezuela).

Tipografo rinomato, pose la sua tipografia a disposizione della buona causa. Respinse sempre con sdegno ogni lavoro contrario ai diritti di Dio, ai buoni costumi o alla modestia cristiana, anche se si trattava di grossi guadagni. Favoriva con generosità le pubblicazioni dei Religiosi in generale e in particolare quelle dei Salesiani, ai quali donò mezzi per costruire nuovi padiglioni e uno dei suoi tigli, che ebbe la gioia di veder salire all'altare.

Maria Zanaga ved. Servadio, † a Padova a 84 anni.

L'essere mamma di un missionario salesiano fu la sua più bella gloria. L'aveva meritata con la vita buona ed esemplare.

Adele Bricchi, † a Maggiora (Novara) a 76 anni.

Sorretta dalle sue convinzioni profondamente cristiane, trascorse la sua vita nella sofferenza, senza pesare sui familiari, anzi infondendo in tutti tanta serenità. Fu anche ottima Cooperatrice e degna :Ex-allieva, ricca di spirito Salesiano e di amore all'Ausiliatrice.

Altri Cooperatori defunti

Agneci Clementina - Bagnarti Consulo - Baracco Maddalena - Riamonti Dina - Bonardi Caretti Giovanna - Caglio- Domenico - Canobbio Aldina - Casanova doti. Livio - Corda Severino - Cordiglia D. Fortunato - Costa Giovanni - Damiani Giuseppe - De Ambrosi Mario - De Terrari Giuseppe - Di :aro Pietro - Diverio Marianna - Terrari Fedora - Ferraris Andrea - Ferraio Lorenzo - Giarola Giacomo - Leoni C. Bruno - Marino- Rita - Mazza Gregorio - Morelli Mario - Palma Sofia - Pedron Leonardo - Pellegrini Carlo - Puntelli Anima - Ranzato Rosina - Reperto avv. Giuseppe - Rossi Luigia - Ruatti Mario - Sailer Luisa Santoro can. Paolo - Scarlatti cav. Francesco - Sobbiati pozzi Vittorina - Suor Carmela di Gesù - Venturelli Augusta - Zampini Paolina - Zocchi Caterina.


L'ISTITUTO SALESIANO PER LE MISSIONI con sede in TORINO, eretto in Ente Morale con Decreto 13 gennaio 1924, n. 22, può legalmente ricevere Legati ed Eredità. Ad evitare possibili contestazioni si consigliano le seguenti formule:

Se trattasi d'un Legato: «... lascio all'Istituto Salesiano per le Missioni con sede in Torino a titolo di legato la somma di Lire... (oppure) l'immobile sito in ...»

Se trattasi, invece, di nominare erede di ogni sostanza l'Istituto, la formula potrebbe esser questa: «... Annullo ogni mia precedente disposizione testamentaria. Nomino mio erede universale l'Istituto Salesiano per le Missioni con sede in Torino, lasciando ad esso quanto mi appartiene a qualsiasi titolo ».

(Luogo e data)

(Firma per esteso)


CROCIATA MISSIONARIA

TOTALE MINIMO PER BORSA L. 50.000.

Borse da completare

Borsa Maria SS. Ausiliatrice, S. G. Bosco e S. D. Savio, proteggete i miei figli e i loro cari, a cura di Scarlata Rosa Cavadi (Palermo) - 1° vers. 10.000.

Borsa Mamma Margherita, a cura di Gatti Michelino e Beppa - M. De Gasperi 1000; Gerbino Maria 500 - Tot. 41.500.

Borsa Maria Ausiliatrice, concedici quella grazia, a cura di Focardi Maria (Firenze) - T. E. Svizzera 1490 - Tot. 41.490.

Borsa Maria Ausiliatrice, in suffragio dei soldati morti in Russia, a cura di Irene Guata (Vicenza) - Martinoni Rosina 1450; T. E. Svizzera 1490 - Tot. 46.240.

Borsa Marchisio Don Secondo, a cura di Pozzi Francesco - Sergio Seglie 1700 - Tot. 39.900.

Borsa Maria Ausiliatrice e S. G. Bosco, guarite mia madre, a cura di T. E. (Alessandria) - 1° vers. 21.000.

Borsa Mater Misericordiae, ora pro nobis, a cura di Panizzi dott. Carlo (Imperia) - 1° vers. 41.000.

Borsa Maria Ausiliatrice e S. G. Bosco, proteggete ed aiutate i miei cari, a cura di Perroni M. Fiore (Messina) - Rossi Maddalena 12.000 - Tot. 42.000.

Borsa Maria Ausiliatrice e S. G. Bosco, concedeteci le grazie urgenti di cui abbiamo bisogno; e in suffragio dei nostri morti, a cura dei coniugi Miceli (Roma) - Tot. 25.000.

Borsa Maria Auxilium Christianorum, a cura di Rosso Balbina (Cuneo) - Tot. 30.000.

Borsa Madonna del Soccorso, a cura di M. Coppola - Dott. Panizzi Carlo 10.000; Rossi Rosa 2000 - Tot. 18.000.

Borsa Maria Ausiliatrice, S. G. Bosco e Venerabile Don Michele Rua, curate l'anima dì Rosina Maizza e i suoi defunti (Bari) - 1° vers. 10.000.

Borsa Maria Ausiliatrice, proteggi la nostra famiglia, a cura del Canonico Manfredi (Cuneo) - Tot. 30.000.

Borsa Maria Ausiliatrice e Don F. Rinaldi (2a), a cura del cav. Periti Angelo (Piacenza) - 1° vers. 15.000.

Borsa Maria Ausiliatrice e S. G. Bosco, continuate a proteggere la mia famiglia, a cura di Zanon Nanda, Augusto e figlio Giovanni (Venezia) - 1° vers. 25.000.

Borsa Maria Ausiliatrice, a cura di Don Giuseppe Anelli (Lodi) - Gerali Maria 10.000 - Tot. 40.000.

Borsa Mamma Immacolata e Ausiliatrice, secondo le intenzioni di Palmira M. - 1° vers. 15.000.

Borsa Maria Ausiliatrice e S. G. Bosco, abbiate pietà di mia mamma e di tutti i malati di tumori (Pisa) - Robbiano Fiorentina 12.000; Asilo Genova Firenze 500 - Tot. 25.000.

Borsa Maria Ausiliatrice, S. G. Bosco e S. Pasquale (Milano), a cura di Mannelli Annunziata e Anna - 1° vers. 40.000.

Borsa Ne proiicias me a facie tua, a cura di Vaglio Jorio Alfranco -- Tot. 41.000.

Borsa Oberto Don Stefano, medaglia d'oro, a cura di Carpinelli Valentino (Genova) - 1° vers - 11.500.

Borsa O voi tutti, Santi, Beati e Servi di Dio Salesiani, pregate per me (2a), a cura di Gallo Giovanna (Torino) - 1° vers. 10.000.

Borsa Pia Opera per orfani e vocazioni (2a) - 1° vers. Bugna Giovanni (Trento) 20.000.

Borsa Poverello d'Assisi perché viva per cantare le glorie del Signore, a cura di Mami Cesare (Forlì) - Tot. 47.700.

(continua)

Borse complete

Borsa A onore di Maria Ausiliatrice e di S. G. Bosco, in suffragio dei congiunti e per il bene delle nipoti di Anna Cantoni-Casterno (Milano) - L. 50.000.

Borsa Cuore Sacratissimo di Gesù, M. Ausiliatrice, S. G. Bosco e S. D. Savio, proteggete la mia nipote Lidia, a cura di F. G. (Firenze) - L. 50.000.

Borsa S. G. Bosco, p. g. r. a cura di T. M. (Torino) - L. 50.000.

Borsa Barbero Francesco, in suffragio e ricordo e secondo le intenzioni della ved. Carolina Barbero (Novara) - L. 50.000.

Borsa Russo Antonino, in suffragio e ricordo, a cura di Annetta Russo (Messina) - L. 50.000.

Borsa Russo Caterina, in suffragio e ricordo, a cura di Annetta Russo (Messina) - L. 50.000.

Borsa Fazio-Mazzi Marina, in suffragio, a cura del marito e della filia (Genova) - L. 100.000.

Borsa Gesù, venga il Tuo Regno, in suffragio di Campare Giuseppina, a cura di G. P. (Torino) - L. 50.000.

Borsa Luongo Tommaso ed Eugenia, in suffragio e ricordo, a cura della figlia Rina (La Spezia) L. 50.000.

Borsa Renna Don Domenico, nell'anniversario dell'Ordinazione sacerdotale, invocando aiuti dal Signore (Palermo) - L. 50.000.

Borsa Sacra Famiglia, a cura di N. N. (Varese) - L. 50.000.

Borsa Maria Ausiliatrice e Santi salesiani, p. g. r. e da ricevere, a cura di Luisa Palopoli (Roma) - L. 50.000.

Borsa Cimatti Mons. Vincenzo, a cura di Gay Giuseppe (Cuneo) - L. 50.000.

Borsa Quagliotti Paola, in suffragio, a cura di Quagliotti Rosina (Torino) - L. 50.000.

Borsa Fedrigotti Don Albino, a cura delle Figlie di Maria Ausiliatrice del Giappone - L. 80.000.

Borsa Anime purganti, intercedete per me e congiunti, a cura di T. R. (Genova) - L. 50.000.

Borsa S. Domenico Savio, proteggi la mia famiglia e congiunti, a cura di T. R. (Genova) - L. 50.000.

Borsa Maria Ausiliatrice. S. G. Bosco e S. D. Savio, invocando protezione e grazie urgenti, a cura di Pelli Natalina (Aosta) - L. 50.000.

Borsa Rua Don Michele, venerabile, a cura di Ezechiele Bressi, p. g. r. (Milano) - N. N. Trento 1000; N. N. 700; N. N. 1000; Amisano Famiglia 500; Gipponi Giulia R. 10.000 - Tot- 52.800.

Borsa Giraudi- Don Fedele, nel suo Giubileo d'Oro, a cura di L. Gorgellino dott. O. Marchesini - Tot. 50.000.

Borsa Gedda Suor Teresa - Manti Cesare 1000; Pagnotta Maria 500; Pasquino Luigi 2000; Redaelli Maria 1000 - Tot. 50.500.

Borsa Maria Ausiliatrice, proteggi me e famiglia, a cura di Cocino Laura (Cuneo) - Cosimi Pietro 1000; Coniugi Ferrari C. M. 2000; Panbianco Maria 1000 - Tot. 50.425.

Borsa Maria Ausiliatrice e S. G. Bosco, in suffragio dell'anima dei miei fratelli, a cura di V.V. (Trento)-Tot. 50.050.

Borsa Maria Ausiliatrice e Venerabile Don Michele Rua, a cura dei coniugi Tortello (Torino) - Tot. 50.000.

Borsa Regina Pacis, in suffragio dei genitori e dei fratelli del dott. Enea Cianetti (Roma) - 50.000.

Borsa Faccenda Enzo, in sufragio, a cura della madre Lodovica (Cuneo) - 50.000.

(continua)