Bollettino Salesiano

ANNO LXXXIII. N.17     1 SETTEMBRE 1959 

Perchè l'Italia si consacra a Maria

Il 13 SETTEMBRE, a conclusione del Congresso Eucaristico Nazionale, la nazione italiana si consacra ufficialmente al Cuore Immacolato di Maria. Il grande avvenimento è stato deciso dai Vescovi d'Italia nello scorso dicembre. Il Sommo Pontefice Giovanni XXIII ha approvato ed incoraggiato con paterno compiacimento la deliberazione dell'Episcopato. Il Papa sarà presente con un Radiomessaggio e per mezzo di uno speciale rappresentante al Congresso Eucaristico Nazionale di Catania, al termine del quale sarà pronunciato il solenne Atto di Consacrazione. Tutto il popolo italiano si darà spirituale convegno a Catania, nella Persona dei suoi Vescovi, delle supreme Autorità civili e di larghe rappresentanze di tutte le Diocesi.

La Madonna stessa si è preparata questo suo trionfo. Per cinque mesi, da aprile a settembre, la celeste Pellegrina di Fatima, dopo aver percorso le vie di quasi tutto il mondo libero, ha visitato una per una le cento Province d'Italia, invitando i suoi figli a consacrarsi al suo Cuore Immacolato. Questo «pellegrinaggio delle meraviglie » avrà termine a Trieste, la città fedele che sorge come estremo pacifico baluardo della Fede e della Patria verso il minaccioso Oriente. Là Maria aspetterà l'ora tanto sospirata, in cui potrà riprendere il suo viaggio, per visitare nella riconquistata libertà religiosa e civile i suoi figli prediletti, che ora gemono al di là della cortina di ferro. La via da Fatima a Mosca passa per Triéste!

Sulle colline che dominano il golfo di Trieste, il 20 settmbre, sarà posta la prima pietra di un grande tempio intitolato a Maria Regine d'Italia. Tutta la Nazione contribuirà alla costruzione del grandioso Santuario, il quale nei secoli a testimoniare come la Madonna in un'ora tragica della storia d'Italia, ha salvato il suo popolo dàlla schiavitù comunista, i cui assalti dal Oriente s' infransero contro il baluardo invincibile di Maria.

Contemporaneamente sugli scogli di Capo Passero, che è l'estremo lembo meridionale d'Italia, a ricordo della consacrazione, sarà inaugurata una grande statua di bronzo della Vergine in atteggiamento benedicente ai mari e alle coste della Patria. Sarà come la vedetta che difende i confini meridionali, idealmente congiunta con l'altra statua di Maria, che dalla vetta del Rocciamelone protegge i confini settentrionali. E così da nord a sud, da Occidente ad Oriente l'Italia sarà come fasciata dall'abbraccio materno della sua celeste Regina.

La Vergine stessa vuole questa consacrazione

I nostri ottimi Cooperatori, che il 31 maggio scorso si sono consacrati a Maria insieme a tutta la Famiglia Salesiana, ameranno conoscere le ragioni di questa nuova consacrazione di tutta la Nazione, dopo che individui, famiglie, città e diocesi si sono già singolarmente consacrati alla Madonna. Eccone le principali.

Nelle apparizioni a Fatima, la Vergine domandò più volte che le diverse nazioni si consacrassero al suo Cuore Immacolato. Di queste richieste si fece eco e propagatrice Lucia, la fortunata confidente della Santissima Vergine.

La prima nazione chee rispose all'appello celeste fu il Portogallo, la terra privilegiata nella quale avvennero le apparizioni. La Madonna rispose con regale generosità a quella prima consacrazione: suscitò in quel paese, prima dominato dalla massoneria e dall anticlericalismo, una prodigiosa rinascita di fede e di vita cristiana; lo preservò dalla guerra civile che, secondo i piani comunisti, doveva sommergere anche il Portogallo insieme con la Spagna; risparmiò prodigiosamente a questo nobile popolo gli orrori dell'ultimo conflitto mondiale, nonostante le molteplici minacce e sollecitazioni; ed infine lo protesse finora da tutti gli attacchi del Comunismo.

In una lettera del 2 dicembre 1940, Lucia comunicava al Papa Pio XII che Gesù aveva promesso di riservare la stessa speciale protezione a tutte le nazioni che si fossero consacrate al Cuore Immacolato di Maria.

Il Pastore Angelico non fu sordo all'invito del cielo. Il 31 ottobre 1942, mentre l'orrenda carneficina della guerra toccava il parossismo, consacrò il mondo e la Chiesa al Cuore Immacolato di Maria. L'8 dicembre successivo rinnovò solennemente in S. Pietro l'atto di consacrazione. II 7 luglio 1952, per adempiere l'espresso desiderio della SS. Vergine, consacrò a Lei in modo speciale i popoli della Russia.

Con questi atti però le richieste della Madonna non si potevano ancora dire completamente assecondate: alla consacrazione del genere umano e della Russia doveva seguire quella delle singole nazioni fatta dai rispettivi Vescovi. Così infatti è avvenuto, in questi ultimi tempi, in molte parti del mondo.

Può l'Italia essere assente dalla nobile gara? Pio XII, al termine del suo glorioso pontificato, ebbe la gioia di benedire ed approvare la campagna indetta dall'Armata Azzurra italiana per preparare la consacrazione dell'Italia al Cuore Immacolato di Maria. E Giovanni XXIII fu lieto di inaugurare il suo pontificato confermando e lodando la deliberazione unanime dell'Episcopato Italiano.

Ma il Papa e i Vescovi non hanno fatto altro che rispondere all'appello materno di Maria: è a Lei che risale l'iniziativa e la volontà di questa solenne consacrazione.

Il "grazie" dell'Italia a Maria

Ma l'Italia si consacra a Maria anche per sciogliere il suo debito di imperitura riconoscenza per gli innumerevoli favori ricevuti dalla sua celeste Castellana.

La storia d'Italia è la storia degli interventi di Maria. Non v'è città o paese che nel suo passato recente e remoto non vanti qualche tratto della predilezione della Vergine. Mille Santuari, disseminati in ogni angolo della Penisola, narrano a tutti i secoli le gesta di questa meravigliosa epopea. Il nastro azzurro che sovrasta la bandiera italiana, le sciarpe azzurre degli ufficiali dell'Esercito, non sono altro che il ricordo dell'azzurro vessillo di Maria, con il quale Amedeo VI di Savoia .infranse la minaccia turca a Costantinopoli. Le statue, i piloni, i santuari mariani che costellano i valichi e le vallate delle nostre Alpi, non cessano di attestare che fu Maria a difendere l'Italia dall'eresia protestante che faceva forte pressione ai suoi confini settentrionali.

La Madonna non si è mai dimenticata di proteggere l'Italia. È perciò giusto e doveroso che l'Italia riconosca e proclami ufficialmente la Madonna sua Regina, consacrandosi solennemente al suo Cuore Immacolato.

E poichè, d'altra parte, non sempre il popolo italiano seppe corrispondere a queste m terne predilezioni, la consacrazione ha anche il significato di pubblica espiazione. Vogliamo presentare a Maria, e per suo mezzo a Gesù, un solenne e collettivo atto di riparazione per i peccati pubblici commessi dalla nostra Nazione contro i diritti di Dio, della Chiesa e degli altri popoli, in modo particolare per la bestemmia, l'ingiustizia e l'immoralità.

Per la pace dell'Italia e del mondo

Un terzo motivo ancora più urgente, per cui l'Italia si. consacra a Maria è per ottenere da Lei la pace interna ed esterna, costantemente minacciata dal pericolo comunista.

Posto al confine tra Oriente ed Occidente, il suolo italiano - nel caso deprecato di un nuovo conflitto - sarebbe il primo ad essere sommerso dall'invasione delle forze comuniste; il più direttamente esposto alla furia distruggitrice delle nuove potentissime armi atomiche. L'Italia, inoltre, tra i paesi liberi, è quello che possiede il partito comunista più numeroso ed agguerrito. Oltre 12 milioni di italiani, nelle elezioni politiche e amministrative, dimostrano di aderire a partiti marxisti. Ora il Comunismo è un errore anticristiano, ma i comunisti sono anime da salvare; la conversione e salvezza delle anime viene solo per le mani di Maria. Perciò nella nostra consacrazione, noi intendiamo affidare in modo particolare questi nostri infelici fratelli alla Madonna, che è sempre anche la loro Madre.

Ma la pace religiosa della nostra Patria non sarà mai sicura, finchè nel mondo vi saranno grandi potenze che minacciano e turbano la pace e la libertà religiosa dei popoli. Anche a questo ha pensato la Vergine, apparendo ai pastorelli di Fatima. Il 13 luglio 1917, poco prima che dilagasse in Russia il Bolscevismo mediante la rivoluzione di ottobre, la celeste Regina promise:

« Verrò a chiedere la consacrazione della Russia al mio Cuore Immacolato e la comunione riparatrice nei primi sabati del mese. Se si darà ascolto alle mie domande, la Russia si convertirà e si avrà pace. Altrimenti essa diffonderà nel mondo i suoi errori, suscitando guerre e persecuzioni alla Chiesa; molti buoni saranno martirizzati; il Santo Padre avrà molto da soffrire; varie nazioni saranno annientate... (A questo punto viene quella parte del segreto che sarà resa nota nel 196o e che sembra annunciare avvenimenti di portata mondiale). Finalmente continua la Madonna - il mio Cuore Immacolato trionferà; la Russia si convertirà ed una pausa di pace sarà concessa al mondo».

Afnchè queste promesse si avverino nel mondo e nella nostra Patria ; affinchè siano risparmiati all'Italia i tremendi castighi previsti dalla Vergine per le colpe delle nazioni, in questa trepida attesa di conoscere il grande segreto del 196o, l'Italia si consacra al Cuore Immacolato di Maria.

Noi confidiamo che questa solenne consacrazione affretti il sospirato miracolo della conversione della Russia, da cui dipende la pace, la sicurezza e la libertà religiosa nostra e di tutto il mondo. La bianca Signora, che oggi è obbligata a fermarsi a Trieste, speriamo possa presto riprendere il suo materno pellegrinaggio al di là dell'attuale cortina di ferro, per giungere trionfalmente a Mosca, e ristabilire il suo regno di amore su tutta la Grande Russia, in cui un tempo fu tanto amata e onorata. «Il comunismo - scrive Mons. Fulton Sheen - non sarà vinto con le armi, ma conquistato attraverso una conversione. La Vergine della piazza bianca di Fatima non vuole la morte dei comunisti, ma che si convertano e vivano in pace con Dio ».

Quel giorno si realizzerà la profezia dell'eroico Padre Kolbe: «Vedrete un giorno l'Immacolata nel centro di Mosca e sulla sommità del Cremlino ».

Si avvereranno allora le fatidiche parole del grande scrittore russo Massimo Gorki: « Forse un giorno chissà che le campane del mio sventurato paese non abbiano ad annunciare la Pasqua di Resurrezione più bella, suonando a distesa sul ritmo di quelle di Roma ! ».

Gli Italiani, e primi fra tutti i Cooperatori Salesiani, vogliono portare generosamente il loro contributo di « Preghiera e Penitenza », perchè i desideri e le promesse della Madonna di Fatima abbiano pieno compimento.

La solenne consacrazione vuole essere la nostra risposta àlie lacrime della Vergine, che pianse a Siracusa sui mali d'Italia e del mondo. Vuole soprattutto essere il pieno riconoscimento della sovranità di Gesù Cristo e della sua celeste Madre nella vita degli individui, delle famiglie, della scuola, di ogni associazione e delle istituzioni pubbliche, affinchè sia ridato all'Italia quel vero volto cristiano che le spetta come a Sede di Pietro e centro della Cattolicità.

Solo così la consacrazione della Nazione italiana al Cuore Immacolato di Maria non sarà un gesto passeggero od una vuota cerimonia, ma l'inizio di un nuovo capitolo della nostra storia: l'èra di Maria nella pace, nella giustizia, nella concordia da Lei voluta e promessa.

Nel secondo centenario della nascita del Servo di Dio Pio Brunone Lanteri (1759 12 maggio-1959)

COME DON BOSCO SCUDO DEL ROMANO PONTEFICE

Tra le grandi figure che illustrarono il Piemonte e la Chiesa sulla fine del Settecento e nei primi dell'Ottocento è da annoverarsi Pio Brunone Lanteri, fondatore degli Oblati di Maria Vergine.

Figura di primo piano nella lotta contro le ultime correnti giansenistiche e sostenitore indefesso della morale di Sant'Alfonso, fu certamente uno dei fautori principali del rinnovamento religioso del Piemonte all'inizio del secolo XIX.

Sua Santità Giovanni XXIII commemorando questo fausto avvenimento del bicentenario della nascita, scrive: «Imperitura lode pure a lui vien data per essersi preso cura dei novelli sacerdoti, facendo sì che in Torino venisse aperto per loro un Convitto nel quale per tre anni potessero attendere allo studio delle scienze morali ed ascetiche, e poi, forniti di maggior corredo di sapere e di virtù, potessero lanciarsi sui campi e nelle battaglie del sacro ministero. Da quel salutare ritiro, oltre ad altri, illustri per le loro fatiche e benemerenze, uscì S. Giovanni Bosco a compiere le sue magnifiche imprese e a conquistare il fastigio della santità ».

Don Lemoyne, nel io volume delle Memorie Biografiche di Don Bosco, traccia del Lanteri questo profilo mirabile:

« Infaticabile zelatore della salute delle anime, istitutore di pie associazioni fiorentissime, tutte dirette a metter argine al male che serpeggiava dovunque, ad educare ai sani principi della fede e della morale la gioventù piemontese, a diffondere in gran copia libri di sana dottrina e cristiana pietà, era stato un santo ministro del Signore, per il quale l'amore al Papa fu vita della sua vita. In tutto il tempo in cui Pio VII stette prigioniero in Savona, egli con grande suo pericolo aveva trasmesso clandestinamente al Pontefice documenti importantissimi per il governo della Chiesa e generose oblazioni che per lui raccoglieva in Torino. Venuto in sospetto alla polizia napoleonica, aveva sofferto due minute perquisizioni domiciliari, benchè senza risultato, e la relegazione per quattro anni nella sua villa di Bardassano. Scrittore dotto e popolare, diffuse tra i cittadini molti opuscoli, ora stampati ed ora tracopiati, quando non era prudente darli alle stampe, per tener vivo nei fedeli l'amore, la venerazione, l'obbedienza al Papa, dimostrandone la dignità, le prerogative e l'infallibilità dei giudizi dati ex cathedra.

» E tutto questo suo spirito il Padre Lanteri lo aveva trasfuso nella Congregazione degli Oblati di Maria Vergine, prefiggendole per iscopo il dettare esercizi spirituali al popolo, lo studiare e combattere gli errori correnti, il farsi scudo e sostegno, quanto più si poteva saldissimo, del Romano Pontefice. E la sua regola nulla aveva d'austero o d'esteriorità monacale, mentre inculcava la perfezione e il fervore degli Ordini più stimati e più utili della Chiesa di Dio ».

Don Bosco venne a contatto con questa istituzione attraverso un suo compagno di seminario: il ch. Burzio, che si era fatto Oblato.

Giunse anzi un momento in cui sembrò propendere ad abbracciare lui stesso questo genere di vita, ma la voce di S. Giuseppe Cafasso lo trattenne nel solco che lo doveva condurre alla sua missione originale e straordinaria.

Don Bosco però seppe prendere dagli Oblati ispirazione per la Società che era chiamato a fondare, e in questo senso è da ammirare la via della Provvidenza, che pose sul suo cammino i germi di quelle istituzioni che egli avrebbe potenziato e dilatato per tutto il mondo.

Quando si studieranno i tempi e i movimenti che prepararono l'opera provvidenziale di Don Bosco, si troveranno mirabili punti di contatto tra questi due grandi, che non si conobbero, ma che ebbero, ben si può dire, lo stesso spirito e lo stesso ardore a servizio della Chiesa.

Come gli altri, ma diversi dagli altri - IL CODIUTORE SALESIANO

Don Bosco affidò la cura e lo sviluppo delle sue opere, non solo a sacerdoti, ma anche a collaboratori laici, detti Coadiutori. Emettendo la professione religiosa nelle mani del superiore, i coadiutori diventano religiosi come i sacerdoti.

Non hanno alcun segno distintivo esterno, tranne il contegno e la riservatezza di ogni buon cristiano, che affida alla modestia del tratto e al coraggio delle idee la tutela di quel patrimonio spirituale, che egli stima sopra ogni altra cosa e per il quale è disposto a sacrificare tutto. Senza ingombro di tonache e di distintivi, possono arrivare là dove il sacerdote, per tradizione o decoro, non può arrivare, con il risultato di portare la parola buona e l'esempio ammonitore anche dove il vizio impera e la causa dei buoni è persa in partenza. Con questo vogliamo dire, e ci pare che ne valga la pena, che in certe situazioni la parola d'un uomo in abiti borghesi ha più efficacia che sulla bocca di uno il quale, come il prete, la deve dire per ministero.

Il coadiutore salesiano si presenta dinanzi al mondo come un uomo qualunque, ricco solo di una forte carica di carità, che lo rende sensibile ai bisogni del prossimo, in particolare, dei giovani meno dotati di beni di fortuna.

Però il suo apostolato non resta limitato alla predica del buon esempio o della buona parola strappata dalla circostanza, ma ha un suo programma ben circonstanziato, che ne definisce le mete, e le tecniche per raggiungerle, inserendolo nel programma più vasto di tutto il movimento creato da Don Bosco a favore della gioventù. Il coadiutore salesiano non è un generico che debba servire di scala ad altri più qualificati di lui nella gerarchia, non è il buono a tutto P re condannato a riempire i classici buchi nella vita di una comunità; è l'uomo di fiducia che condivide con gli altri confratelli le responsabilità della casa, servendola in determinati settori.

Non si esclude naturalmente il lavoro del braccio che il progresso della tecnica, per quanti sforzi faccia, non potrà mai eliminare completamente e al quale non può sottrarsi, almeno saltuariamente, neanche chi si dedica per missione alla scuola o all'apostolato diretto delle anime. Per avviare i giovani alla vita e sottrarli alla strada, occorre organizzare scuole e laboratori, stendere preventivi e far quadrare bilanci con un occhio alle macchine e l'altro ai progressi della tecnica, così vertiginosi ora che nuove vie sono state aperte dalle ultime scoperte: ecco un campo specifico assegnato al coadiutore che ha inclinazione per la tecnica.

Chi invece è nato per le professioni avrà da sorvegliare un'azienda, con tutti i suoi complessi problemi di bonifica e di messa in opera, di allevamento di bestiame e di rotazione di colture, oggi con l'ausilio delle motrici, alleate preziose per richiamare all'amore della terra le nuove generazioni soverchiamente sensibili agli allettamenti della città e della vita più facile all'ombra delle fabbriche. Se no, c'è modo di rendersi preziosi insegnando, costruendo, consigliando o concorrendo, in spirito di fraterna intesa, al coordinamento di tutte quelle attività che fanno di una casa religiosa una grande famiglia. E allora c'è chi baderà alla portieria, chi alla guardaroba, chi provvederà alla cucina e chi alla manutenzione degli stabili, chi all'erogazione dell'energia e dell'acqua, chi alla gestione di sale e di ritrovi giovanili e di campeggi estivi ed invernali, condividendo fraternamente responsabilità, gioie ed apprensioni con i sacerdoti.

Nelle Missioni, il concorso del confratello coadiutore, che solleva il sacerdote dalle preoccupazioni materiali proprie di ogni attività umana, accelera il processo di civilizzazione e di cristianizzazione delle masse.

Perchè tutto questo avvenga, bisogna che ogni attività del coadiutore, apparentemente simile ad ogni altra sui piano puramente naturale, riceva un affiato soprannaturale e si proponga più alti traguardi, ispirandosi ai generosi e trasfiguranti ideali dell'apostolato per l'affermazione e l'estensione del regno di Dio nelle anime. Qui è il punto, e conviene che sia messo nel debito rilievo, per prevenire l'obiezione di chi, limitando l'osservazione al fatto, esterno del lavoro materiale, sarebbe indotto a credere che, per lavorare così, non sia necessario rinunciare alla famiglia.

Anche nel mondo naturalmente si può vivere bene, se no la salvezza sarebbe di pochi privilegiati; ma fuori del mondo, lontani dalle sue attrattive, che a conti fatti sono poi solo tentazioni, si vive bene più facilmente e la via della salvezza la si corre, anzichè percorrerla faticosamente. Senza contare poi gli aiuti materiali, e soprattutto spirituali, che costellano il viaggio terreno, alleggerendolo. Al tirar delle somme, chi rinuncia al mondo finisce per liberarsi anche dalle preoccupazioni che ne sostanziano la vita, assicurandosi quella libertà di azione che consente un lavoro più proficuo e un merito più cospicuo.

Il moltiplicarsi delle Scuole professionali e le masse sempre più numerose di giovani che fanno ressa per entrarvi in questa che è 1'èra della tecnica, ha spinto i Salesiani a potenziare l'efficienza di alcune case destinate alla preparazione del personale tecnico per le loro scuole professionali. Ad esse possono bussare con fiducia e con coraggio tutti coloro che vogliono mettere nella loro vita il denominatore dell'apostolato religioso. Le necessità sono molte e il bisogno urgente. Chi sente questo grande appello del Signore alla vita religiosa, ne ascolti la voce.

LA PAGINA DEI COOPERATORI

COOPERATORI SALESIANI IN COREA

Ecco una relazione che dice con eloquenza che cosa può fare un Centro di Cooperatori animati dallo spirito di Don Bosco e mossi dal suo zelo, anche nei paesi più tribolati e poveri, com'è la Corea.

L'8 aprile u. s. il Prefetto Generale dei Salesiani Don Albino Fedrigotti benediceva solennemente un'originale Grotta di Lourdes, eretta a fianco della grande scuola salesiana di Kwangju.

Alla cerimonia erano presenti, oltre ai 1100 allievi, anche un folto gruppo di Cooperatori e Cooperatrici salesiane. In tale occasione il dott. Thoma Cio, non senza viva commozione, consegnò ufficialmente al Rev.mo Prefetto Generale quel singolare monumento alla Vergine, innalzato dai Cooperatori nel passato anno mariano.

Per chi conosce la situazione economica veramente disastrosa della Corea, dove moltissimi, anche tra i ragazzi. debbono accontentarsi d'un solo pasto al giorno, consistente in due pugni di riso e un po' di salsa piccante, riesce inspiegabile come i nostri Cooperatori abbiano potuto erigere alla Vergine SS. una grotta di Lourdes, tale da destare le meraviglie dei cristiani e dei pagani della città. È semplicemente l'espressione del loro fervente amore alla Gran Madre di Dio e del loro attaccamento alla Famiglia Salesiana. Solo Maria può valutare le fatiche e i sacrifici a cui essi si sono volontariamente sottoposti per onorarla. Per molti mesi son passati di casa in casa stendendo la mano; e alla fine il segretario della Pia Unione, sig. Patrizio O, si privò del necessario e, a nostra insaputa fece anche dei debiti, pur di rendere alla Vergine un degno omaggio di affetto filiale.

L'associazione dei Cooperatori salesiani coreani ebbe inizio meno di quattro anni fa, quando si stava costruendo questa nostra prima opera in Corea. Don Archimede Martelli, elle da qualche mese era stato inviato dal Giappone, radunò nella festa di Don Bosco del 1946, il primo nucleo di amici dell'Opera Salesiana e parlò con entusiasmo della Terza Famiglia di Don Bosco. Attualmente i Cooperatori sono circa 200, primo fra tutti S. E. Mons. Henry, Vicario Ap. di Kwangju e nostro grande benefattore.

Essi si dedicano, oltre che alla diffusione della buona stampa, all'insegnamento del catechismo e ad altre forme di apostolato, alla ricerca e cura di buone vocazioni per Don Bosco e per il Vicariato Apostolico. Sono essi che, conoscendo le nostre difficoltà per il mantenimento degli 80 aspiranti al sacerdozio, fanno funzionare in pieno la O. M. A. (Opera Maria A. per le vocazioni). Ogni mese, a due a due passano di casa in casa (son circa 800 i soci) per raccogliere il piccolo obolo e poi ce lo portano con tanta spontaneità e semplicità. A Cejudò, grande isola a 200 km. di distanza, si sono organizzati in ogni parrocchia, destando dovunque un vero entusiasmo per l'Opera salesiana.

L'anno scorso organizzarono una specie di « Peregrinatio » di San Domenico Savio. Il quadro passava di famiglia in famiglia, vi sostava qualche giorno, oggetto di venerazione e di santa letizia sia, per i Cooperatori che per i cristiani e pagani della zona.

Qualche giorno fa ci fu a Jonju il congresso nazionale dei direttori e direttrici delle scuole cattoliche. I più ascoltati e applauditi conferenzieri furono proprio due nostri Cooperatori, insegnanti nelle nostre due scuole di Kwangju, i quali, dinanzi agli occhi attoniti di quell'élite cattolica, svelarono i segreti della pedagogia di Don Bosco e additarono i sussidi di cui dispongono i suoi figli, soprattutto per l'insegnamento del catechismo.

È commovente constatare come considerino la casa di Don Bosco quale loro casa e con quanta fedeltà intervengano all' « Esercizio di Buona Morte» e alle altre adunanze prescritte dal Regolamento.

Si spiega quindi l'intensa commozione provata dal sig. Don Fedrigotti non tanto nel ricevere in consegna la grotta di Lourdes, quanto nel venire a conoscere l'amore e la fedeltà dei Cooperatori coreani a Don Bosco e all'opera sua.

SAC. RINALDO FACCHINELLI

missionario salesiano

L'ISTITUTO SALESIANO "E. MENICHI"

FONDAZIONE BANCO DI NAPOLI

Il Capo dello Stato all'inaugurazione

L'Istituto Salesiano « E. Menichini » fondazione Banco di Napoli il 28 giugno si presentava adorno di bandiere e festoni: era la solenne giornata dell'inaugurazione. Il grandioso cortile, suddiviso in zone da numerose transenne, conteneva la folla accorsa per l'avvenimento.

Il Presidente della Repubblica, S. E. Giovanni Gronchi giunse alle ore 12,15, attorniato da altissime Personalità, quali S. Em. il Card. Alfonso Castaldo, S. E. Enrico De Nicola, S. E. Togni, Ministro dei Lavori Pubblici, S. E. l'On. Mazza, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, S. E. l'On. Colasanto, Sottosegretario ai Trasporti, il Sen. Lepore per il Senato, l'On. Riccio per la Camera dei Deputati, S. E. Spasiano, Prefetto di Napoli, S. E. Correra, Commissario Straordinario al Comune, ed altre numerosissime Personalità Religiose, Civili e Militari.

Erano pure presenti i nipoti dell'Avv. Ernesto Menichini Oreste, Alberto, Mario, Rosina ed Anna - donatore del terreno sul quale è stato costruito l'Istituto; e S. E. Roberto Foti, Commissario Straordinario alla Fondazione Banco di Napoli, in rappresentanza dell'Ente, che ha contribuito con rilevanti fondi alla costruzione dell'Istituto.

Dopo aver assistito alla S. Messa nella cappella, S. E. il Presidente, si dirigeva nel SaloneTeatro per il discorso ufficiale tenuto da S. E. Crescenzo Mazza, preceduto dal ringraziamento al Presidente ed alle moltissime Personalità presenti espresso dal nostro Rev.mo Rettor Maggiore Don Renato Ziggiotti.

IL DISCORSO INAUGURATIVO

S. E. Mazza, dopo di aver reso omaggio al Capo dello Stato, all'Em.mo Cardinale Castaldo, all'ex Presidente della Repubblica De Nicola e agli altri illustri Parlamentari, ringraziava gli uomini e gli enti che hanno contribuito alla nuova grande opera di redenzione sociale. Quindi proseguiva:

Se molti, in questo Mezzogiorno d'Italia, sentissero allo stesso modo l'urgenza dei nostri bisogni e avessero altrettanta avvedutezza nel provvedervi, forse la questione che tanto ci angustia sarebbe già stata risolta.

Non poco ha fatto la nostra Repubblica per questo che in altri tempi parve un problema insolubile e che, al confronto della realtà invece, si è dimostrato più grave per il suo lungo periodo di abbandono, che per l'imponenza dei fatti in se stessi.

Il problema del Mezzogiorno, cioè, è caratterizzato, oltre che dalla povertà della regione anche dalla inadeguatezza e dalla dissuetudine umana, sicchè le varie provvidenze legislative e le non piccole spese, a poco o nulla varrebbero, se non fossero accompagnate da una più appropriata educazione al lavoro delle nostre popolazioni.

Alla stregua di questa considerazione va valutata l'opera dei Padri Salesiani e però, per comprenderne la vastità ed i meriti, bisogna rifarsi allo spirito o all'ispirazione vocazionistica della Congregazione e a quella singolare carità per la gioventù bisognosa che essa mutua dal suo Fondatore.

Ogni tempo ha i suoi Santi e la caratteristica della virtù è appunto quella di sapersi adeguare agli uomini e alle circostanze; sicchè mentre assistiamo alla riconquista dell'amore in Francesco d'Assisi e al recupero della verità in Ignazio di Loyola, in Giovanni Bosco troviamo la riconversione della carità in giustizia sociale: il che, se non è meno importante sul piano della storia, sul piano sociale è più conforme ai nostri tempi [...].

La sociologia dei Salesiani, informata ai princìpi del loro Santo, ci pare la più adatta ad operare il riscatto dell'uomo; riscatto di fronte agli elementi che tuttora in queste zone ne limitano o ne condizionano lo sviluppo: arretratezza economica e impreparazione tecnica. Di. questa la più urgente e più difficile da risolvere è appunto la impreparazione tecnica della classe lavoratrice. A tal proposito io ritengo che poco si possa più fare per le generazioni che per età già sono uscite o stanno per uscire dal ciclo produttivo; giusto dunque che, affiancando l'opera dello Stato con istituti come questo che ci ospita, si provveda a specializzare le nuove generazioni, che da oggi, mercè l'opera di solerti educatori, saranno immesse nella produzione.

Rivendicate quindi le nuove e più progredite condizioni sociali del lavoro all'evoluzione della civiltà cristiana, assicurata dalle promesse divine e avvantaggiata dalla virtù dei Santi, tra i quali è dovuto un posto d'onore a Don Bosco, l'illustre Oratore continuava:

Questa che inauguriamo oggi dunque è una testimonianza di ciò che l'avveduta carità può fare nell'opera multiforme e impegnativa della redenzione del Mezzogiorno; è un segno di quel geloso e costante impegno educativo professionale e morale, che, in collaborazione dello Stato, i Padri Salesiani conducono sull'elemento più difficile del problema e più lento a modificarsi: l'uomo.

Ritengo che nessuno avrebbe potuto farlo meglio e ciò perchè essi nell'atto 'educativo, non preprescindendo da cause e finalità, partono dal concetto uomo nel suo complesso, per valutarlo spiritualmente e realizzarlo nella società.

Sicchè a noi non fa meraviglia che nel mondo la carità di Don Bosco, carità operativa, soccorrevole e disinteressata, stia facendo sorgere opere, che, anche sotto l'aspetto puramente materiale, stupiscono i non credenti.

E mentre dall'Alaska alla Terra del Fuoco, dal Continente Nero alle isole del Pacifico si moltiplicano questi Santuari della carità e del progresso; mentre i figli di Don Bosco insegnano ai fanciulli d'ogni razza la validità della preghiera e l'uso degli attrezzi di lavoro, qui in Napoli, la loro opera, se pur diversa, non è meno meritoria di quella che, tra i ghiacci o nei deserti, conquista anime a Dio e braccia al lavoro.

L'esimio Oratore terminava con un pensiero cristianissimo, che tornò assai gradito ai Figli di Don Bosco:

Mi resterebbe - disse di fare l'elogio di coloro che qui ci hanno convocati; ma so che questo non sarebbe accetto alla loro modestia e so altresì che, se un premio a tante fatiche essi si attendono - a parte la riconoscenza che deve loro lo Stato e che mi sembra espressa dalla presenza del Suo Primo Cittadino, al quale auguriamo di reggerne quanto più a lungo possibile le sorti, e a parte la gratitudine della società e dei beneficati - tale premio o compenso, io ritengo, essi più validamente lo attendono da altri, in altra sede più duratura di questa e da noi tutti più ambita.

Al termine del discorso, complimentatosi con i signori Menichini e con S. E. Foti della Fondazione Banco di Napoli, artefici della realizzazione della grandiosa Opera sociale, il signor Presidente si avviò al taglio del nastro inaugurativo, dopo la benedizione del complesso impartita da Sua Em. il Card. Castaldo. Si procedette quindi alla visita dei principali edifici di cui è composto l'Istituto.

Seguì, in uno dei Parlatori, l'inaugurazione del 100.0000 apparecchio telefonico della zona di Napoli, che la Società SET volle donare all'Istituto.

Il signor Presidente, nel congedarsi, espresse al Rev.mo Rettor Maggiore, e in lui a tutti i Salesiani, i più alti elogi per il lavoro compiuto ed i migliori auguri perchè l'Istituto raggiunga le sue nobili mete, contribuisca all'istruzione professionale in Napoli e alla formazione culturale e qualificazione tecnica del futuro lavoratore.

Il nostro venerato Rettor Maggiore, di ritorno da Napoli, riceveva dal Capo dello Stato il seguente telegramma:

L'istituto che ho avuto il piacere di inaugurare a Napoli rappresenta un nuovo successo della fervida attività dei Salesiani intesa alla istruzione e alla formazione della gioventù. A Lei per tutti rinnovo il mio saluto ed il mio augurio mentre mi compiaccio con quanti hanno contribuito al compimento dell'opera.

GIOVANNI GRONGHI

La nuova opera

L'Opera Salesiana di via Nuova del Campo, con l'imponente mole dei suoi edifici, visibili da Piazza Carlo III, crea un solenne motivo ornamentale sullo sfondo della piazza stessa.

Detta Opera accoglie l'Ispettorato salesiano dell'Italia Meridionale, l'Istituto salesiano Fondazione Banco di Napoli con la Scuola professionale, l'Oratorio salesiano per la gioventù della zona, la Parrocchia Maria Ausiliatrice.

L'Opera ha avuto origine dal gesto munifico del comm. Ernesto Menichini, il quale, morendo, lasciò ai Salesiani un vasto terreno di quattro ettari a destra di via Nuova del Campo, perchè vi sorgesse un Istituto per ragazzi bisognosi. Lasciò anche ai Salesiani un piccolo edificio e una cappella, presso i quali il l° luglio 1934 si apriva l'Oratorio, che si popolava subito di centinaia di giovani.

I Salesiani però miravano alla realizzazione di un'opera per i fanciulli bisognosi napoletani allo scopo di metterli in condizione di affrontare, con adeguata preparazione morale e tecnica, la vita. Ma si attendeva l'ora della Provvidenza. E questa venne nel 1954. Fu allora che la Fondazione Banco di Napoli rese possibile l'idea dei Salesiani. La Fondazione aveva creato a Bagnoli un grandioso Istituto che, con la guerra; subì alterne vicende. Prima colpito dai bombardamenti, poi requisito dalle autorità militari, il collegio fu più tardi ceduto alla NATO, la quale prese in affitto quei loculi che occupa tuttora. Venuto a mancare il collegio di Bagnoli, la Fondazione Banco di Napoli, per raggiungere le sue alte finalità benefiche, decise di contribuire in maniera tangibile e cospicua alla creazione dell'Istituto Salesiano, del quale erano stati illustrati gli scopi, l'ordinamento e il carattere educativo.

Così, dall'incontro di due gesti di generosità umana e cristiana, nacque quel grandioso complesso di edifici che potrà ospitare un migliaio di giovinetti, di cui 400 interni.

Gli edifici

I fabbricati sono cinque: l'edificio che accoglie gli uffici, la cappella provvisoria, il salone delle udienze per le famiglie dei giovani, gli alloggi dei Superiori, l'infermeria e l'Oratorio quotidiano; l'edificio che ospita il collegio propriamente detto, con camerate luminose ed ariose, gli ampi saloni di studio, i refettori e gli annessi servizi di cucina e guardaroba; l'edificio che ospita le aule scolastiche, i laboratori di tipografia ed il teatro provvisorio; il palazzo del grandioso laboratorio di meccanica, elettro meccanica, radiotecnica ed elettrotecnica; l'edificio della grande cappella interna, innalzata, per ora, solo nel rustico, che dovrà ospitare la intera popolazione di circa un migliaio di ragazzi, e che attende il gesto munifico di qualche insigne benefattore, per essere condotta a termine.

Completano l'opera un vasto cortile di circa 6000 metri quadrati, circondato da un lungo porticato, e il campo sportivo per le competizioni atletiche ed agonistiche, che sarà completato da campi di palla a cesto, tennis, bocce ecc. Per avere un'idea dell'immensa mole di lavoro svolto, basta pensare che gli edifici, costruiti sotto l'appassionata direzione dell'ing. Mario Origo, sono costati quattro anni di fatica. Sono stati compiuti scavi per 13.000 metri cubi, sono stati piantati 15.000 metri di pali per fondazione con 2000 metri cubi di cemento.

La scuola professionale

L'Istituto, che è entrato in funzione nell'ottobre del 1958, accogliendo una settantina di fanciulli, e che nel decorso anno scolastico ne ha ospitati 220, è destinato ai giovanetti di Napoli e provincia, le cui famiglie siano in effettive condizioni di bisogno. Essi frequenteranno una scuola professionale di avviamento al lavoro e di regolare apprendistato, improntata ai princìpi educativi e pedagogici di San Giovanni Bosco. Saranno avviati ai seguenti mestieri: falegnameria ed ebanisteria, meccanica con specializzazioni in elettrotecnica, radiotecnica ed elettronica, arte del libro e rilegatoria.

Oggi le Scuole professionali di Don Bosco sono nel mondo 350 e quella di Via Nuova del Campo, quando sarà completata, sarà una delle più moderne e meglio attrezzate, grazie anche alle provvidenze del Governo, che si è mostrato sensibile all'iniziativa, e alla Cassa del Mezzogiorno, che provvede a mi rilevante quantitativo di attrezzature per i laboratori di meccanica.

L'Istituto si propone inoltre di raggiungere con l'Oratorio annesso all'Istituto un'altra nobilissima finalità: quella di togliere dalla strada il maggior numero possibile di ragazzi del rione, per cui è previsto che almeno un migliaio di giovanetti potranno accedere ai campi sportivi e alle palestre.

Di recente si è costituito un Comitato di Dame Patronesse delle Scuole professionali salesiane, al quale hanno dato il nome un eletto stuolo di distinte signore che desiderano prendere l'Opera sotto il loro patronato. Il che dimostra che l'opinione pubblica si sta sensibilizzando per quest'Opera, che porterà il suo modesto ma fattivo contributo all'istruzione professionale, alla formazione morale e culturale e alla qualificazione tecnica della gioventù lavoratrice di Napoli.

ORIZZONTE SALESIANO

GERMANIA

CHIESA DI S. GIOVANNI BOSCO A BERLINO

Il 7 maggio, a pochi giorni dalla solenne consacrazione del tempio di S. Giovanni Bosco in Roma, veniva consacrata la prima chiesa in onore di S. Giovanni Bosco a Berlino.

Lo stesso Em.mo Cardinale Arcivescovo Giulio Dópfner, compì il sacro rito della consacrazione della chiesa e dell'altar maggiore e vi celebrò la prima Messa pontificale.

L'architettura sobria ed elegante della nuova chiesa concilia il raccoglimento dello spirito e un desiderio di luminosa purezza, mentre esprime bene la letizia serena su cui si impernia l'educazione salesiana.

Alla S. Messa che seguì la consacrazione erano presenti le maggiori autorità religiose e civili. I canti vennero eseguiti magistralmente dagli alunni dell'Istituto salesiano di Berlino-Wannsee.

Sucesso di Don Bosco a Olanda

Nell'Ispettoria salesiana d'Olanda le Opere di Don Bosco si trovano in un periodo di confortante sviluppo. La sede ispettoriale insieme con l'aspirantato si è potuta trasferire dalle costruzioni provvisorie di Ugchelen a 's-Heerenberg, antica cittadina di frontiera a 4 km. dalla germanica Emmerich. I Padri Bianchi a 's-Heerenberg hanno lasciato la loro magnifica sede, costruita dai Gesuiti tedeschi nel 1907 come casa di ritiro. Ferve ancora il lavoro di adattamento, ma finalmente l'aspirantato ha trovato in essa il suo nido bello e sicuro.

Nello stesso tempo ad Amersfoort si potè assumere la direzione generale di una Scuola tecnica inferiore per esterni. Questa Scuola, intitolata a San Domenico Savio, per ora è ospitata in due grandi ale di una fabbrica, ma entro sei anni si costruirà un istituto proprio, con la capacità di 300 allievi. Dirigono questa Scuola i Salesiani della Casa di Leusden. Anche qui l'internato è stato ampliato di un'ala nuova per i laboratori di meccanica, elettromeccanica e lavorazione del legno. Essi furono di recente inaugurati ufficialmente con l'intervento di Sua Ecc. Mons. Bernardo Alfrink, Arcivescovo di Utrecht, che parlò della necessità di formare uomini prima di formare dei tecnici e concluse: « Questa Scuola di Don Bosco si propone appunto di plasmare uomini felici».

Ora è la volta di Rijswijk, sobborgo dell'Aia, dove sono in progetto locali adatti ad un apostolato specifico: gli Esercizi Spirituali per giovanotti di scuole cattoliche. Si sono già cominciati con successo in forma ridotta. In quest'opera il direttore salesiano di Rijswijk Don Ter Schure, ha potuto constatare l'efficacia della spiritualità salesiana. Egli predicò una serie di conferenze per soli giovani nel Westland, trattando gli argomenti preferiti di Don Bosco: Dio, anima, eternità. Le conferenze, promosse dai Lavoratori Cattolici Giovani (RAJ), ebbero un esito inaspettato. Il mercato coperto dove si tenevano divenne troppo angusto quando non meno di 2500 giovani accorsero alle ultime conferenze, la maggior parte da paesi distanti. Indubbiamente Don Bosco ha successo anche in Olanda.

Un altro salesiano verso la gloria degli altari

È Don Rodolfo Komorek, compatriota del Principe Augusto Czartoryski, nato a Bielsko (Polonia), l'11 ottobre 1890 e morto a San José dos Campos, nel Brasile l'11 dicembre 1949.

Dopo una giovinezza edificante trascorsa in mezzo ai suoi compagni, modello di pietà e di mortificazione, si sentì chiamato al sacerdozio ed entrò nel Seminario di Weidenau. Là i compagni, ammirando la sua vita esemplare, non tardarono a definirlo il « San Luigi » del seminario.

Ordinato sacerdote nel 1913, lavorò con zelo straordinario in diverse parrocchie della diocesi, intensificando la preghiera e raddoppiando le mortificazioni corporali.

Quando la prima guerra mondiale s'abbattè sulla infelice sua patria, Don Komorek partì come cappellano militare. Spinto dal desiderio di immolazione, chiese di essere mandato al fronte. Accanto ai feriti e agli agonizzanti, l'intrepido cappellano si prodigò notte e giorno: il suo ricordo è ancora in venerazione a Cracovia, dov'era il centro militare a cui apparteneva.

I preziosi servigi resi alla patria gli valsero la decorazione della «Croce al Merito » e la medaglia d'argento.

Fatto prigioniero dall'armata italiana, fu internato per due mesi a Trento, dove maturò il suo desiderio di una vita più perfetta.

Dopo la liberazione ritornò nella patria a riprendere il suo fruttuoso apostolato, ma sognando il giorno in cui avrebbe potuto abbracciare lo stato religioso e partire per le missioni.

Per realizzare questo duplice desiderio entrò nella Famiglia di Don Bosco.

Divenuto Salesiano, Don Komorek fu mandato nel Brasile, a Rio Grande do Sul, perchè si occupasse delle numerose famiglie polacche di emigrati. Là il suo zelo fece meraviglie e la popolazione non tardò a chiamarlo «il santo».

Destinato in seguito al santuario di Maria Ausiliatrice a Niteroi e poi alla casa di Lavrinhas, ovunque diede esempio di ubbidienza e di umiltà. Ala poichè la sua salute deperiva, fu mandato a San José dos Campos, dove non solamente acquistò la riputazione di santo religioso, ma anche quella di taumaturgo. Là rese la sua bell'anima a Dio in età di 59 anni.

La sua tomba è divenuta mèta di pellegrinaggi e i fedeli vi ottengono innumerevoli grazie.

STATI UNITI

Scuola professionale a Los Angeles

Il 25 aprile scorso, S. Em. il Card G. P. Mc Intyre benedisse la nuova e moderna scuola salesiana « Bishop Mora», eretta nel rione più densamente popolato della città di Los Angeles. La nuova Scuola, che misura oltre 100 metri di lunghezza ed è formata di tre piani, ha le pareti esterne quasi completamente in vetro ed è difesa dal sole da leggere persiane fatte di sottile alluminio color giallo. L'armatura del fabbricato è in ferro. A parte vi sono i laboratori, la cappella e un ampio cortile per giochi. Per ora comprende la tipografia e la meccanica, ma è in programma un ulteriore sviluppo di moderne specializzazioni. I 220 allievi di questo primo anno rappresentano 45 parrocchie dell'Est e quantunque provengano da un'area ben nota per la delinquenza giovanile, dimostrano di avere buono spirito, senso di disciplina e di responsabilità. La nuova scuola ha un insieme di 90 ambienti, tutti brillanti dentro e fuori, in una festa di colori armonizzati con gusto. Nel programma delle future costruzioni c'è pure un auditoriumgymnasium, che dovrà divenire un centro giovanile sportivo e di formazione morale. Ad opera compiuta potrà contenere 1200 alunni.

THAILANDIA

Nuove forme di carità verso i lebbrosi

Celebrandosi la festa di Maria Ausiliatrice, titolare della residenza missionaria di Thà Và, S. E. il Vicario Apostolico Mons. Pietro Carretto ha proceduto alla solenne incoronazione della bella statua di Maria Ausiliatrice. Le preziose corone sono un dono dei cristiani della Missione. In quella occasione S. E. il Vescovo benedisse il primo «Dispensario di medicine e controllo della lebbra».

Il dott. Ramón Miquel, spagnuolo, che in Thailandia si è specializzato nella cura della lebbra, ha sconsigliato Mons. Carretto dal costruire dei lebbrosari, come era suo desiderio. Molto meglio, ha detto, lasciare i pazienti in libertà nelle loro case e non creare difficili problemi finanziari e morali. È più utile aprire piccoli dispensari, dove un infermiere incaricato fa anzitutto il censimento dei malati; quindi distribuisce regolarmente le pillole curative che hanno, si può dire, effetto infallibile, anche se il trattamento deve durare degli anni, e intanto settimana per settimana controlla le condizioni del malato. Fa visite a domicilio, dà istruzioni sull'igiene perchè non vengano contaminati i sani, prescrive, se del caso, cure preventive ai familiari che hanno avuto contatto troppo diretto col malato. In questo modo - così sempre il dott. Ramón -si spende pochissimo e si ottiene ottimo risultato senza creare problemi psicologici e morali difficilissimi, data la riluttanza dei malati di lebbra a chiudersi in un lebbrosario. Il primo infermiere è un ex allievo del collegio salesiano Sarasit, dove venne battezzato già adulto e che poi, presa la lebbra, stette diversi anni nel lebbrosario di Xiengmai, dove imparò a curarsi e a curare. Ora, dichiarato guarito, darà tutte le sue energie per il bene dei suoi fratelli lebbrosi, nella speranza di portare a Cristo quelli che non sono ancora cristiani. Mons. Carretto ha in programma di aprire, dopo questo di Thà Và, altri dispensari del genere nei principali centri missionari.

IN MEMORIA DI PADRE AGOSTINO GEMELLI

Il mondo cattolico si è commosso alla scomparsa del P. Agostino Gemelli. Eminenti personalità e tutta la stampa sono andate a gara nel mettere in luce le alte benemerenze di questo insigne religioso e studioso, che si presenta come una delle più caratteristiche e rappresentative figure che il mondo culturale cattolico ha potuto offrire in questo ultimo secolo. Genio versatile di uomo superiore, estese la sua poderosa attività in molti campi culturali: fu medico, sociologo, filosofo, educatore, il più eminente psicologo italiano; ma nello svolgimento delle sue molteplici attività, P. Gemelli fu sempre l'intrepido combattente per la fede, per la Chiesa, per la scienza messa a servizio della fede e della verità. Fu infatti suscitatore d'immense energie di bene e prodigò le sue meravigliose capacità organizzative in molteplici forme per fomentare la vità cristiana nella società moderna e nei suoi organismi, fu l'ideatore, il fondatore e l'animatore dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, che ha plasmato in una solida personalità cattolica molti degli attuali dirigenti italiani in campo politico, culturale ed economico.

Anche la Famiglia Salesiana si è associata al lutto comune in una forma particolarmente sentita per i numerosi vincoli che la stringono alla persona dell'illustre scomparso. P. Gemelli è stato per noi sempre un cordiale amico, un fervente e convinto ammiratore di S. Giovanni Bosco e del suo metodo educativo. Lo espresse ripetutamente con la sua parola decisa e convincente in numerose conferenze e riunioni di educatori, additando loro in Don Bosco l'educatore modello, il maestro insuperato. In una sua opera psicologica, che ha avuto grandissima diffusione - la « Psicologia dell'età evolutiva » - quando egli tratta dei più ardui problemi della formazione giovanile, cita ripetutamente come modello i metodi e lo spirito della pedagogia salesiana.

In diverse circostanze, trattando dello studio dell'orientamento professionale e del problema delle scuole professionali, del lavoro nelle scuole, si riferiva alle scuole professionali salesiane come a quelle che attualmente sono in grado di dare la migliore soluzione di tali problemi.

I Salesiani sono legati da sentita riconoscenza a P. Gemelli anche per altri particolari tratti di stima e benevolenza: tra i primi professori dell'incipiente Università Cattolica egli chiamò il salesiano Don Paolo Ubaldi, che vi insegnò per vari anni, e alla sua morte espresse ripetutamente il desiderio che un altro Salesiano ne prendesse il posto. Sono inoltre numerosi i Salesiani che sotto la guida del Gemelli hanno compiuto i loro studi e conseguiti i loro titoli all'Università Cattolica. E sono pure numerosissimi i nostri ex allievi che beneficiarono dell'opera di P. Gemelli, per mezzo dell'Università Cattolica, per la loro formazione culturale superiore cristiana.

I Figli di Don Bosco perciò conserveranno sempre il più vivo ricordo di questo grande apostolo della cultura cattolica moderna e la più alta stima per l'ammirabile opera educatrice e formatrice in profondità di coscienze cristiane che compie l'Università Cattolica da Lui fondata, vera gloria della Chiesa e dell'Italia.

MESSICO

Il Santuario Nazionale di Maria Ausiliatrice

Il nuovo santuario nazionale di Maria Ausiliatrice nella Città di Messico ha aperto, sebbene non ancora in forma ufficiale, le sue porte. Questo santuario, la cui costruzione dovette essere sospesa durante la rivoluzione e la persecuzione, è in stile gotico-italiano. Esso non è ancora ultimato, ma si può già vedere la maestosa navata unica abbellita dalle artistiche vetrate. Mons. Piani, di venerata memoria, anelò il termine di questo tempio - che sarà uno dei più artistici della città, - poiché pensava che, come il santuario di Maria Ausiliatrice in Torino segnò lo sviluppo prodigioso dei salesiani nel mondo, lo stesso sarebbe successo nel Messico con l'inaugurazione di questo santuario nazionale in onore della celeste Ispiratrice delle Opere salesiane.

ARGENTINA

A Comodoro Rivadavia sorgerà la prima Cattedrale denicata a S. Giovanni Bosco

S. E. Mons. Carlo Perez, Vescovo di Comodoro Rivadavia, prima di dare inizio alla costruzione della nuova Cattedrale da dedicarsi a San Giovanni Bosco, che sarà la prima cattedrale del mondo intitolata all'Apostolo della gioventù, ha chiesto al Rettor Maggiore una reliquia insigne del Santo. Il Prelato ha appoggiato la sua domanda, oltre che sul motivo surriferito, anche al fatto che la Patagonia è stata il primo campo di missione dei Figli di Don Bosco, da Lui stesso inviati in quella terra nel 1875. Inoltre il Santo, in molti sogni profetici, conobbe e predisse il promettente futuro e le ricchezze del suolo Argentino. La reliquia destinata alla nuova cattedrale consiste nella rotula del ginocchio destro di Don Bosco e sarà racchiusa in un artistico reliquiario di stile gotico. È questa la prima volta che una reliquia insigne viene distaccata dai preziosi resti del Santo per essere venerata fuori d'Italia.

Ardere e risplendere

Il Rev.mo Don Michelangelo Fava, Ispettore salesiano del Veneto, aveva presentato al Santo Padre una corona di preghiere e di opere buone dei Salesiani e degli allievi e oratoriani, in occasione del pellegrinaggio a Venezia intorno all'Urna di S. Pio X. Sua Santità si degnò di far rispondere con la seguente paterna lettera.

Segreteria di Stato di Sua Santità

9 maggio 1959

Reverendissimo Signore,

All'Augusto Pontefice è stata causa di dolce compiacimento la corona profumatissima di preghiere e di opere buone che Lei, in nome anche dei Salesiani dell'Ispettoria veneta e di quanti altri sono affidati alle sue cure, Gli ha inviato.

Lo scritto - che accompagnava tali doni - elegante nella forma, ancor più ricco di parole amorevoli, ha reso noto a Sua Santità il vostro ardentissimo affetto filiale e l'impegno con il quale, calcando fedelmente le orme di S. Giovanni Bosco, vi dedicate all'accrescimento della gloria di Dio e al bene e allo splendore della Chiesa.

Allo scopo che con crescente alacrità continuiate quest'opera, attendete assiduamente, riflettendo spesso sugli esempi del vostro Padre e Maestro, ad alimentare in voi la fiamma della carità e ad arricchire la vostra cultura sacra, congiungendo mirabilmente insieme: «risplendere solo è cosa vana; poca cosa è ardere soltanto; ardere e risplendere è cosa perfetta » (S. Bernardo Abate, Discorso sulla Natività di S. Giovanni Battista, 3). Questa è la forma specifica della vostra santità.

Il Santo Padre vi augura ciò di tutto cuore, con sentimento di particolare benevolenza: spesso infatti richiama alla mente gli incontri avuti con voi, le vostre adunanze alle quali partecipò; ripensa spesso alle vostre Case risonanti delle grida gioiose dei giovanetti e dei loro giuochi; in particolar modo ricorda poi con maggior frequenza e compiacimento il vostro Istituto di Verona.

Godo infine di trasmettere a Lei e alla famiglia salesiana, alla quale presiede, la Benedizione Apostolica che il Vicario di Cristo « di gran cuore e con viva benevolenza » impartisce.

Intanto con ossequio mi professo

suo devotissimo

DOMENICO Card. TARDINI

Fede in cammino

attraverso la missione di shillong

Tezpur fu la prima stazione missionaria che accolse con manifestazioni di entusiasmo il Rev.mo Don Modesto Bellido, Consigliere Generale per le Missioni, in visita straordinaria alla Missione di Shillong (Assam - India).

In quei giorni la cittadina di Tezpur, situata sulla riva destra del Bramaputra e coronata a nord dall'Hvmalaia, viveva un'ora solenne, perchè vi giungeva il Dalai Lama, dopo un avventuroso viaggio da Lassa, capitale del Tibet.

La visita di Don Bellido non fu certo accompagnata dalla curiosità che suscitò l'arrivo del così detto Dio-Re del Tibet. Ma il venerato Superiore all'ombra della chiesa di San Giovanni Bosco trovò un vero rigoglio di vita cristiana e nei 270 interni l'atmosfera di vita salesiana, che allieta le migliori case di Don Bosco.

In Tezpur nel gennaio u. s. abbiamo inaugurato uno dei più begli edifici scolastici della città. Tezpur è veramente un centro attivo di vita missionaria. In quei giorni ben 80 giovani e 80 signorine, rispettivamente sotto la guida dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice, stavano frequentando un corso di istruzione religiosa e di cultura, della durata di un mese, in preparazione al matrimonio. A Don Bellido toccò la gioia di benedire quelle 80 coppie, il lunedì di Pasqua, nella chiesa di San Giovanni Bosco. Questa chiesa si erge su una collinetta lambita dalle acque del Bramaputra.

Nulla di più pittoresco che risalire il corso del fiume e ammirare le catene dei monti scintillanti di neve. Al di là vi è il Tibet... Fin dal 1600 i missionari cattolici tentarono di penetrare per quella via e raggiungere Lassa, la misteriosa città dei Lama. Su quelle montagne, fino a ieri impenetrabili, oggi spunta una nuova èra: si aprono strade, si educano quelle tribù primitive. Quei monti sono diventati frontiera fra l'India e la Cina rossa.

Altre Case salesiane situate sulla riva destra del Bramaputra e lungo le frontiere del Butan e Nefa, attendevano la visita di Don Bellido. Sono i centri missionari di Barpeta, Tangla, Chotapukri.

In Barpeta Don Bellido benedisse un edificio scolastico a tre piani. Ovunque egli espresse il suo compiacimento per il lavoro dei Confratelli. La « Rural Institution » di Barpeta è unica nel suo genere nell'Assam.

In tutte le case della pianura si educano Ouraon, Munda, Boro, Santali. La vastità della Diocesi, le differenti lingue, la varietà dei panorami e tribù furono per Don Bellido autentiche rivelazioni, che gli scoprirono il vero volto dell'Assam.

Fra le tribù dei monti

In aprile, dopo i sei mesi di un clima eccellente, nella pianura incominciano i primi caldi. Era il tempo di salire a visitare un mondo tutto differente: quello delle tribù sui monti.

Da Gauhati, capitale intellettuale e commerciale dell'Assam, ove fioriscono la scuola « Don Bosco » e quella delle Figlie di Maria Ausiliatrice, una jeep portava Don Bellido sulle colline Garo. La prima tappa fu Datura, poco distante dalle foreste di « sal », ove ancora gli elefanti vagano liberi e selvaggi. Quattro missionari lavorano in questo promettente distretto; al centro c'è una « High School ». Nel distretto Garo i pionieri furono Don Pianazzi, ora membro del Capitolo Superiore, e Don Rocca. Furono veramente tempi eroici gli inizi del lavoro di questi due atleti della Fede, missionari della giungla. I pericoli non venivano dalle tigri o dagli elefanti, ma dalle zanzare malariche, dai microbi della dissenteria, della febbre nera, dalle interminabili marce snervanti da un versante all'altro. I Garo situati lungo la pianura avevano già abbracciato l'eresia dei protestarti Battisti. Gli animi erano avvelenati da tutti i pregiudizi ed errori che l'eresia sapeva instillare contro i sacerdoti cattolici. Il seme evangelico gettato nei solchi, irrorati da tanti sudori, germogliò ed ora la messe cresce rigogliosa. Tura è la capitale del distretto. Là i Salesiani hanno in costruzione una chiesa dedicata a Maria Ausiliatrice. La popolazione di Tura onorò il Visitatore con danze folcloristiche. A Tura le Suore di Cristo Re lavorano nel lebbrosario con quello spirito di sacrificio, che l'amore di Gesù sa inspirare. Fra i Caro purtroppo la lebbra infierisce ancora. La terza stazione fra i Garo è Bhagmara. La jeep affrontò con scossoni e qualche emozione la nuova strada, che si inerpica sui monti, o discende con curve strette nelle valli. Molti corsi d'acqua sono ancora senza ponti e l'autista e la macchina sono messi a dura prova nei guadi. Bhagmara è situata a pochi metri dal Pakistan, sulle rive del più grande fiume Garo, il Simbsang. I missionari nei giri apostolici risalgono in barca il corso del fiume e i suoi affluenti. Le barche sono tronchi d'albero incavati. Su di esse nel gennaio scorso noi vogammo tutto un giorno fino alle prime cascate. Nelle secche dovevamo discendere a spingere la barca, e nelle rapide qualche volta facemmo un bagno involontario. Le fatiche erano compensate dal mirare la vegetazione lussureggiante che copriva le rive scoscese. Verso l'interno si viaggiava per sedimenti calcarei, che per l'erosione delle acque assumevano strani aspetti di bastioni merlati. La regione è ricca di carbone e minerali ancora da sfruttare. La nostra meta era il villaggio di Sijù, centro della tribù Athoms. Qui avevamo la gioia di battezzare i primi Athmos, gente robusta, fiera, dedita alla caccia e alla pesca. Sulle colline Khasi Le colline Garo confinano ad est con quelle Khasi. I Khasi più di ogni altra tribù montana hanno goduto i benefici del progresso e del cristianesimo. Il Visitatore giungeva a Shillong, la capitale dell'Assam, il 3 aprile. La città è situata a 1500 m. sul livello del mare in mezzo a belle pinete. Don Bellido volle onorare un raduno di cristiani a Nongpoh, a circa 60 km. a nord di Shillong, nel centro del distretto Bhoi Country. Soltanto pochi anni or sono era un insulto dire di uno: «Viene dalla Bhoi », perchè la regione era considerata selvaggia e rozza. Monsignor Mathias, accompagnato dal Padre Gesuita Lefevre, la visitava per la prima volta nel lontano 1924. Dopo avventure e disagi, ritornarono a casa per mettersi a letto colpiti da malore. Il Padre Lefevre in tre giorni soccombeva a un violento attacco di malaria e tifo; Mons. Mathias lottò fra la vita e morte per parecchi giorni. Anche Don Vendrame scrisse pagine di eroismo nella Bhoi. I vecchi cristiani ne raccontano sempre le gesta leggendarie. A Bangpoh Don Bellido benedisse una nuova chiesetta. Cristiani delle tribù Khasi, Mikir, Lalu vennero da lontano a lodare il Signore. Sono contenti perchè vi è un missionario giovane, Don Balavoine, che è un buon camminatore e parla già cinque o sei lingue differenti. Don Bellido fu commosso alla vista di centinaia di neofiti che pregavano e cantavano fervorosamente. A Shillong ferve la vita cristiana La domenica seguente Shillong accolse con festa il Visitatore. Era il giorno della Prima Comunione e 270 bambini e bambine, bianco vestiti, formarono un bel giardino di gigli davanti all'altare dell'Ausiliatrice. La funzione solenne e suggestiva era stata preparata con intelletto d'amore dal parroco Don Foglia.

In Shillong i salesiani hanno altre due parrocchie: quella di Domenico Savio in Mawlai, e quella di San Giuseppe a Mawkhar, in mezzo alla roccaforte dei presbiteriani.

I chierici dello studentato teologico salesiano, a Mawlai, ogni domenica in gruppi di quattro o cinque prendono d'assalto i rioni e i sobborghi della città per farvi l'oratorio festivo. Accanto alla scuola o alla cappella in quei rioni potreste vedere i chierici a giocare con i ragazzi e in fine adunare quei cattolici in chiesa o all'aperto per l'istruzione religiosa. Don Bellido si interessò molto di questa forma di apostolato, e visitò tutti i centri.

Nel Noviziato salesiano ebbe la gioia di ricevere la professione di dieci ascritti ed ammettere al noviziato altri 22 giovani indiani.

Assai fiorente è il Noviziato « Auxilium » delle Figlie di Maria Ausiliatrice, che hanno tre case in Shillong e fanno tanto bene tra le ragazze Khasi.

Don Bellido poi visitò anche il «College » universitario, la « High School-St. Anthony's », la Scuola professionale Don Bosco, che tante simpatie incontra con le autorità. È un complesso di Istituzioni educative attorno al monumento di Don Bosco e contano più di 3700 allievi. Purtroppo la maggioranza degli studenti non è cattolica.

Altre Congregazioni religiose lavorano in Shillong. Le sette protestanti sono numerose in questa città cosmopolita. L'ospedale « Robert's » della Welsh Mission è forse il migliore dell'Assam. Don Bellido visitò l'ospedale cattolico, che sta sorgendo in mezzo a tante difficoltà.

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Da Shillong con rapida visita toccò pure gli altri sei centri missionari sulle colline Khasi. A Jowai un vasto edificio scolastico è ormai prossimo ad essere inaugurato. L'opera delle Figlie di M. A. si impone in questo centro, roccaforte del protestantesimo. Fece breve visita anche a Raliang. Nel ritorno da Jowai, la jeep si fermò in un villaggio a metà strada, ove il Vescovo, circondato da 800 cattolici, lo aspettava. Nel mattino era stata benedetta una cappellina. A Don Tuligi, l'allegro missionario sempre in moto, sembrava di aver consacrato il Duomo di Milano! Il villaggio è uno dei tanti che coronano questi monti: un agglomeramento di povere capanne. Tutto è piccolo e povero. Pochi anni fa questi neofiti erano tutti animisti e credevano negli spiriti maligni, che si nascondono nelle foreste e sono la causa delle malattie. Ora il terrore ha ceduto alla religione dell'Amore. Questo si leggeva neì volti sfavillanti di gioia, si sentiva nei loro canti, nella loro preghiera, e Don Bellido conchiudeva: « Sì, tutto è povero e piccolo, ma ricca e grande è la fede che li anima ».

STEFANO FERRANDO,

salesiano Vescovo di Shillong

il libro perduto sarà portato da uomini bianchi

La Thailandia, vasta una volta e mezzo l'Italia e con una popolazione di 21 milioni di abitanti, è abitata da un mosaico di razze o tribù, specie nel Nord, con usi e costumi del tutto diversi. Tra queste razze vi è quella dei Carini, che abitano sui monti di confine tra la Thailandia e la Birmania. Nel versante birmano i Cariani sono circa un milione e mezzo, mentre su quello thai non superano i 60.000 e per lo più sono sulle montagne del Nord-Thailandia. Nel Sud, cioè nel Vicariato Apostolico di Ratburi, affidato ai Salesiani, non esistono che pochi villaggi.

I Cariani vivono molto primitivamente, anche se la loro vita familiare è moralmente sana. Anche i Cariani, come i Thai, pare debbano la loro origine ad una immigrazione Thai-Cinese dal nord-est, del sesto o settimo secolo d. C. Sono duri di carattere, onesti, sebbene manchino di spirito d'iniziativa e sembrino un po' timidi. La loro semplicità li rende simpatici. Praticamente sono animisti. Credono in un Dio eterno, la cui natura era descritta in un libro che il figlio maggiore di Dio sfortunatamente perdette. La tradizione che circola tra i Cariani dice che un giorno il libro sarà portato loro da uomini bianchi, che verranno attraverso il mare.

I Cariani della Birmania da tempo hanno sto la realizzazione di questa profezia. Difatti i Cariani costituiscono la tribù Birmana che ha dato il maggior numero di conversioni al cristianesimo. Più di 250.000 sono cristiani, purtroppo però in maggioranza Battisti. I Cariani della Thailandia del Nord, in questi ultimi anni sono stati avvicinati dai missionari del Vicariato di Bangkok, che vi stanno raccogliendo i primi frutti di conversioni. Quelli invece della penisola, del Vicariato di Ratburi, hanno avuto il loro primo contatto con il Missionario solo nel maggio scorso nella persona del Vescovo stesso, S. E. Mons. Pietro Carretto, Salesiano, che ha così potuto realizzare quello che era una sua pastorale antica ansia, chè anche i Cariani sono pecorelle da condurre all'ovile prima che i buddisti o i protestanti le contaminino con l'errore.

Il 4 maggio un buon cristiano mise a disposizione di Mons. Carretto una grossa jeep, che fa viaggi d'esplorazione nella foresta per cercare terreni da coltivare. Dopo aver percorso oltre 20 km. attraverso una vasta risaia già sottratta alla foresta, Monsignore, giunto alle falde dei monti, incominciò a salire per un sentiero reso impervio, oltre che dalla ripidità anche dall'ingrovigliata foresta, popolata di alberi e d'intricate liane prima, e poi di spinosi immensi cespugli di bambù. Finalmente, dopo sette ore di estenuante cammino, ecco finalmente il primo villaggetto cariano Tak Det, «Esposto al Sole», formato di sole 12 povere capanne di bambù con una cinquantina di persone, quasi tutte affette da malaria cronica.

Lontani come sono da ogni centro civile, non hanno mezzi per curarsi nè modo di istruirsi. D'altronde la loro vita quasi nomade per il bisogno di trovare di che vivere, rende difficile al Governo avvicinarli e assisterli.

Per prima cosa il Vescovo distribuì in abbondanza medicine antimalariche, loro parlò con cuore di Padre e ne conquistò subito la fiducia.

Era suo programma e desiderio ritornare da questo primo contatto con, due bambini e due bambine da mettere nei collegi della Missione, perchè servissero poi come tratto di unione per la conquista dei loro fratelli, ma non vi riuscì. Sperava di poter almeno portare con sè un ragazzetto di nome « Chao », che significa « Mattino » perchè nato di mattina, orfano, dall'aria aperta, sui quattordici anni, ma ne ebbe in risposta che doveva prima chiedere il parere dei suoi fratelli maggiori; ed essi naturalmente non glieli, permisero. E un fatto che la foresta ha su questi suoi abitanti un incanto che li ammalia.

Il Vescovo missionario, dopo aver passata la notte e la mattina seguente con quel piccolo popolo, a cui rivelò quello che era contenuto nel « libro perduto dal figlio maggiore di Dio », cioè dall'Unigenito del vero Dio, fece ritorno non senza aver loro promesso di ritornarvi ancora e rimanervi a lungo per visitare anche gli altri villaggi.

Purtroppo la stagione delle piogge, ormai iniziata, renderà impossibile un'altra visita prima del prossimo dicembre.

Nel frattempo S. E. Mons. Carretto farà i suoi piani di conquista di quelle anime che, essendo di buoni sentimenti e semplici e soprattutto ancora scevre di credenze buddiste e non contaminate dall'eresia, sarà più facile condurre alla verità.

NUOVI VIRGULTI SU VECCHI TRONCHI

Quando nel 1952 l'immortale Pio XII scrisse l'enciclica Evangelii Praecones, si salutò l'evento con entusiasmo da parte di tutti i cattolici che sentono e vivono l'espansione del Vangelo nel mondo; in modo particolare però ne provarono gioia, soddisfazione e incitamento i missionari. Adesso non si esalta più soltanto l'importanza e la necessità di questo impareggiabile documento pontificio, ma se ne vedono pure gli effetti ammirabili.

Le raccomandazioni più insistenti sono quelle che riguardano il rispetto alle tradizioni, ai costumi indigeni e lo studio della cultura dei popoli chiamati dalla Provvidenza a far parte della Chiesa Cattolica; cultura, qualche volta già un po' velata, non di rado però antichissima e degna sempre di essere studiata a fondo; il che dispone il loro ingresso nella nostra Religione in modo più consapevole, soddisfacente e meno estenuante per il missionario.

Eccone qualche brano: « La Chiesa non si comporta come chi abbatte una selva lussureggiante, senza alcuna distinzione, ma piuttosto come chi innesta nuovi sani virgulti su vecchi ceppi, affinchè possano, a loro tempo, produrre frutti più squisiti e delicati. Non disprezza o rigetta completamente il pensiero pagano, ma piuttosto, dopo averlo purificato di ogni scoria d'errore, lo completa e lo perfeziona con la sapienza cristiana. Il missionario non ha l'ufficio di trapiantare una civiltà specificatamente europea nelle terre di missione, sibbene di rendere quei popoli, che vantano talvolta culture millenarie, pronti ed atti ad ascoltare e assimilare gli elementi di vita e di costumanza cristiana ».

La nostra Missione di Rio Negro (Brasile), dopo queste sapienti nonne, ha intensificato gli studi per un apostolato sempre più fecondo tra le tribù, specialmente della famiglia Tucano; ha fondato e mantiene un « Centro di Ricerche » con un vasto programma che comprende studi di etnografia, lingue indigene e folclore. Il «Centro» è in Jauareté, sul fiume Uapés, precisamente sulla frontiera tra il Brasile e la Colombia, poichè è un importante centro indigeno e via d'incrocio delle varie tribù che vivono lungo i fiumi Uapés e Papurì. Questo Centro ha curato una collezione di 12 dischi fonografici sul folclore e l'etnografia del fiume Uapés. I primi quattro dischi sono un documentario del senso artistico e musicale delle tribù Uapés, sui loro strumenti musicali, sui canti degli uomini, delle donne, delle ragazze e dello stregone. Otto dischi riguardano la lingua indigena. Essi presentano nelle lingue delle tribù un vocabolario delle parole più comuni in 25 differenti dialetti. Quasi ogni lingua contiene le 200 parole comuni suggerite da Morris Awadesh. Questo lavoro è costato molta fatica, perchè a volte si sono dovute usare due e anche tre lingue intermedie per avere il testo della lingua voluta. Per esempio, il portoghese venne tradotto in tucano, in modo che il primo indigeno potesse tradurlo nel dialetto tatù, che era capito da un secondo indio che dava la parola corrispondente nella lingua ide-masan. Questa necessità di servirsi di idiomi intermedi costituisce un prezioso elemento comparativo delle lingue indigene.

Circa la lingua tucana, parlata dalla tribù più numerosa e più importante della regione con circa 2000 persone, il « Centro di Ricerche» ha in preparazione tre grossi volumi del salesiano Don Alcionilio Bruzzi Alves da Silva, già professore all'Università Cattolica di S. Paolo, che passò vari anni tra le tribù Uapés. Il Governo Brasiliano riconosce l'importanza di questi lavori. Attualmente Don Bruzzi sta appunto percorrendo con l'appoggio del Governo l'America del Nord.

Altro prezioso elemento di questa collezione di dischi sono le -leggende raccolte tra le varie tribù. Un elemento molto raro, che arricchisce questa serie di dischi, sono i canti degli stregoni quando compiono i loro riti occulti.

Per quel che riguarda la nostra Missione, come primo frutto delle disposizioni pontificie ricordate sopra, possiamo affermare che le nostre tribù sono ancora fortunatamente preziose reliquie delle civiltà precolombiane.

Hanno, non c'è più dubbio, conservato qualcosa della cultura di quei popoli, le cui città dissotterrate si rivelano grandi. È interessante la mitologia delle nostre tribù, il cui studio appiana la loro conversione al cattolicesimo; impressiona la ricchezza e perfezione della loro lingua; bella, semplice e allo stesso tempo profonda la loro musica.

È proprio sorprendente il vantaggio che si trova nel lavoro missionario condotto secondo le direttive del Papa, con profondo rispetto a tutto quello che la cultura indigena ci offre di bello e di sano. Come si sentono contenti quando si parla bene la loro lingua, usando anche le sfumature verbali, come per esempio la desinenza che esprime pentimento, disgusto! La loro contentezza però aumenta quando si sviluppa la loro musica e la si canta in chiesa.

Vidi spesso tante buone mamme, dopo un giorno di estenuante lavoro nelle loro piantagioni di « mandioca », venire in chiesa, portando con sè i figliuoli (e quasi sempre con un piccino in braccio) per sentire la spiegazione del Catechismo e cantare, anche se stanche, le lodi sacre composte con le loro belle melodie. Che sorpresa la prima volta che le registrammo, a loro insaputa! Ne approfittai per dar loro un'idea pallidissima dell'onnipresenza di Dio, che tutto registra e filma per farcelo udire e vedere nell'ora della morte.

La soddisfazione più grande si ha con i ragazzi. In tre mesi imparano a leggere la lingua portoghese elementare e a scriverla e chiedono allora, come ambita ricompensa, il 1o Catechismo e cominciano, da soli, a leggere e studiare: Chi è Dio?... Questo vantaggio su altri ragazzi, lo attingono dallo sforzo mentale che fanno fin dai più teneri anni per imparare la loro lingua, così ricca e perfetta.

La forma verbale della prima persona del passato remoto, per esempio, ha sei desinenze.

Di questo, disgraziatamente, ci siamo accorti un po' tardi. Ed è un peccato: padroni di uno strumento così perfetto come la loro lingua, si sarebbe riusciti a incidere più profondamente nelle loro anime. La lingua è il necessario veicolo del Vangelo; rivestita della parola esatta, la verità del Cristianesimo diventa come « una spada affilata a doppio tagli», che uccide l'errore e fa zampillare la vita.

SAC. EDOARDO LAGORIO

missionario salesiano

NAZARETH... IN BIRMANIA

Le opere di Don Bosco in Birmania ebbero origine nel 1939. Fin dall'inizio contrarietà e difficoltà di ogni genere designarono la fondazione come opera di Dio.

Il Rev.mo Don Antonio Alessi, attuale Ispettore delle Opere Salesiane nel Nord India e Birmania, fu lo strumento di cui si servì Don Bosco per questa fondazione in terra birmana. Egli, con fine intuito, fin dagli inizi, prese a mandare giovani birmanesi in India con la speranza che un giorno - fatti Salesiani - sarebbero tornati in patria a continuare l'opera.

Questo sistema si mostrò provvidenziale quando, alla dichiarazione di indipendenza del paese nel 1948, fu vietato per legge l'ingresso in Birmania a missionari stranieri.

Ben presto però sorsero gravi difficoltà anche per mandare giovani in India. Si pensava perciò da tempo di aprire un aspirantato salesiano in Birmania. La difficoltà massima consisteva, come sempre, nella mancanza di personale salesiano.

Nella sua visita alle nostre Opere dell'Oriente, nel 1955, il nostro venerato Rettor Maggiore trovò tempo per visitare una proprietà sulle colline Shaim che i Salesiani adibivano a colonia estiva. La superba bellezza della posizione convinse il Superiore a decidere di fare di Anisakan la casa di formazione ideale. In tutti ardeva il desiderio di aprirla presto, ma le difficoltà persistevano, anzi si moltiplicavano.

Nel 1957, in seguito a nuovi provvedimenti scolastici in India, diventava pressochè impossibile mandare i nostri giovani aspiranti in quella nazione. L'urgenza del problema quindi cresceva. All'inizio di marzo di quell'anno, il sig. Ispettore veniva dall'India per la visita annuale alle opere della Birmania. Subito si prospettò la necessità di aprire l'aspirantato. Si fecero a Mandalay riunioni su riunioni cercando mezzi di superare le difficoltà. In conclusione l'Ispettore decise che si sarebbe fatta un'ultima riunione sul luogo, quando saremmo saliti ad Anisakan per le vacanze estive.

Il 19 marzo, festa di San Giuseppe, con i Salesiani e-gli orfani di Mandalav, ci si trasferì in sede di vacanze. Appena giunti ad Anisakan, si stava ancora scaricando il camion, quando arrivò una jeep militare. Il direttore, ancora tutto impolverato dal viaggio si avvicinò e si avvide con meraviglia che i tre ufficiali che ne erano scesi, tenevano in mano una carta topografica della nostra proprietà.

Uno di essi interrogò: « Siete venuti per fare una passeggiata? ».

« No, - rispose il direttore, - siamo venuti ad aprire una scuola ».

Gli ufficiali si guardarono in faccia, finchè il più anziano disse:

« Allora tutti i nostri piani vanno in fumo. Siccome voi usavate questa - proprietà solo per le ferie estive, il Governo aveva deciso di espropriarla per aprirvi uno stabilimento agricolo per le forze armate ».

L'Ispettore, che dalla soglia della casa aveva seguito il dialogo, interruppe in italiano: « Non occorrono altre conferenze; San Giuseppe ci ha manifestata la volontà di Dio: si aprirà l'aspirantato ».

I princìpi furono oltremodo difficili e disagiati. Una piccola casetta in legno costruita per una famiglia doveva servire per ventiquattro aspiranti e quattro salesiani. Il personale per questa nuova fondazione doveva ancora essere destinato, mancavano i mezzi finanziari più indispensabili per gli inizi, il Direttore, dopo soli pochi giorni dacchè erano giunti gli aspiranti, si ammalò e dovette assentarsi per tre settimane. Sembrava che tutto minacciasse rovina. Ma l'opera, nominata «Nazareth » in ossequio alla Sacra Famiglia, e messa sotto la protezione della Vergine Ausiliatrice, non poteva fallire: Adagio adagio le difficoltà si appianarono e poterono essere sormontate. I giovani si ambientarono e si formò una meravigliosa famiglia, che nella carità, nello studio e nell'allegria raggiunse felicemente la fine del primo anno.

Come frutto più bello, fin da quel primo anno si potè già mandare un giovane al noviziato.

Ora è in corso il secondo anno. I giovani aspiranti sono diventati trentasei; le difficoltà per alloggiarli in sì poco spazio, per mantenerli ed educarli si sono centuplicate, eppure con incorreggibile ottimismo noi speriamo, anzi siamo sicuri di poter proseguire nel nome della Madonna.

La proprietà di Anisakan è vasta e meravigliosa; vi scorre nel bel mezzo un piccolo fiume; i giovani sono buoni; la volontà di lavorare da parte dei Salesiani è molta. Questo il bilancio attivo.

Ma non manca il passivo. Siamo quaranta persone pigiate in una casetta di legno costruita per una famiglia; siamo solo quattro insegnanti per cinque classi; abbisogniamo urgentemente di un mezzo di trasporto per recarci al centro più vicino, che dista 10 chilometri; scarseggiano i mezzi finanziari per nutrire, vestire, alloggiare ed educare questi cari figliuoli.

Ci scoraggeremo? No! Noti sarebbe nello stile di Doti Bosco. Questa è un'opera di Dio; faremo quanto più potremo e poi guarderemo con fiducia all'avvenire. Si stan facendo piani per una grande costruzione. L'Ausiliatrice, nostra Madre, ci costruirà una casa, ci manderà un mezzo di trasporto, ci fornirà i mezzi per educare i giovani che abbiamo, anzi moltiplicherà il loro numero, sì che l'opera di Don Bosco potrà dilatarsi e consolidarsi in questa lontana terra birmana, che fu l'oggetto dei sogni e delle aspirazioni missionarie di Don Bosco agli albori della sua vita sacerdotale.

Come avverrà tutto questo? Non lo sappiamo. Sono i segreti della Provvidenza, la quale suole servirsi di anime generose, che sentono tutta la bellezza dell'ideale missionario, per compiere i suoi adorabili disegni.

Nazareth, Anisakan Maymyo P. O. (Burma)

SAC. G. BALOCCO, direttore

Sotto il manto dell'AUSILIATRICE

«È stata Maria Ausiliatrice a salvarmi»!

Da nove anni soffro di nefrite ribelle ad ogni cura, ma ai primi giorni di dicembre del 1958 stavo più male del solito. Il dottore mi fece portare subito all'ospedale dichiarando che si trattava di grave intossicazione. Cominciarono subito una cura energica che avrebbe dovuto disintossicarmi; invece purtroppo sentivo che mi uccideva, a causa delle altre malattie che avevo. Perciò dovettero subito sospenderla. Provarono allora una cura meno forte, ma nemmeno quella potei sopportare. Ormai ero cianotica, poichè il sangue non circolava più. Le crisi continue mi avevano sfinita e i dottori non sapevano più che cura farmi. Allora con tutto il cuore chiesi a Maria Ausiliatrice e ai Santi salesiani di conservarmi ancora in vita e cominciai la Novena, unita a molte buone persone. Pochi giorni dopo potevo lasciare l'ospedale. Sono convinta che è stata Maria Ausiliatrice a salvarmi e le dico grazie inviando una modesta offerta.

Lusernetta (Torino)

NEVINA RIBOTTA

L'Ausiliatrice guarisce una mamma

Colpita da forti dolori addominali recidivi anche dopo l'asportazione appendicolare, ridotta all'estremo per sopravvenuta occlusione intestinale, che avrebbe richiesto un intervento per il quale i sanitari rimanevano estremamente perplessi, dopo un atto di accettazione del Divino Beneplacito, invocai la materna protezione della Vergine Ausiliatrice, implorando che per amore delle mie piccole mi guarisse e mi evitasse qualsiasi operazione chirurgica. Il che avvenne contro ogni previsione umana.

Roma

MARGHERITA CICCARELLI IN PIERDOMINICI

Si preoccupa saggiamente dell'anima del babbo morente

Mi trovavo nella terribile angustia di veder morire il mio caro babbo senza riconciliarsi con Dio. Da molti anni, per un po' di apatia, non si accostava più ai santi Sacramenti e intanto la malattia faceva il suo corso senza speranza di salvezza. Lo raccomandai quindi fervidamente alla nostra Ausiliatrice. Una notte, che ebbe un lungo collasso, pregai con più fervore perchè potesse rinvenire e ricevere i Sacramenti. Difatti all'alba riprese i sensi; io ne approfittai e mandai a chiamare il Parroco. Quando il sacerdote uscì dalla camera mi disse con gioia: « Ringraziamo la Divina Bontà: suo padre ha fatto una buona confessione ». Dopo due giorni se ne volava serenamente al cielo. Commossa per la grande grazia ottenuta, faccio voto di propagare sempre più la devozione alla nostra potente Ausiliatrice e di esserle sempre degna figlia.

Catania-Barriera del Bosco

SUOR GIUSEPPINA DE LUCA F.M.A.

Evidente la protezione di Maria Ausiliatrice e di Don Bosco

Tempo addietro, per un improvviso attacco di pelviperitonite acuta febbrile, con gravi complicazioni, dovetti ricoverare d'urgenza mia moglie in ospedale. I professori che la visitarono riscontrarono il caso disperato, con ben tenue speranza di salvezza. Messo al corrente dello stato gravissimo, non mi persi d'animo e mi rivolsi con viva fede alla Madonna Ausiliatrice e a San Giovanni Bosco, con la certezza della guarigione. Infatti, contrariamente al timore espresso dai medici, proprio quando si presagiva il peggio, venne a manifestarsi un inspiegabile e rapido miglioramento. Dopo non molti giorni, all'uscita dall'ospedale, espressi ai professori i miei ringraziamenti per le premure e per l'assistenza prestata. Per tutta risposta mi dissero che, prima di loro, dovevo ringraziare Dio, perchè non era merito loro se l'ammalata era sopravvissuta. Ho fatto voto di mandare annualmente offerte alle Opere Salesiane per tutta la vita, perchè mai potrò sdebitarmi di tutte le grazie ricevute.

Oristano

Angelino Manca

Si temeva impazzisse da all'altro

Una signora, di cui per doveroso riserbo taccio il nome, aveva il marito sofferente da circa tre mesi di un forte esaurimento nervoso. Il poveretto soffriva di palpitazioni di cuore, non chiudeva occhio di notte e accusava dolori in tutta la persona. Le medicine che i due dottori consultati avevano prescritto, non avevano giovato; anzi il malato peggiorava ogni giorno e il suo sguardo era diventato ormai così torbido che l'infelice sposa temeva che il marito dovesse impazzire da un momento all'altro. Si rivolse perciò a Maria Ausiliatrice e a S. Giovanni Bosco, offrendo loro preghiere e lacrime. E la novena consigliata da Don Bosco ottenne il suo effetto. Sul viso del marito ricomparve il sorriso e col sorriso tornò la salute. La fortunata signora desidera, a mezzo mio, ringraziare pubblicamente l'Ausiliatrice e il suo Apostolo.

Salazzo (Cuneo)

SAC. GIOVANNI TEODORO

Direttore Oratorio Salesiano

Le cure umane erano inefficaci

Colpita da gravissima intossicazione, rimasi a letto per due mesi e mezzo senza speranza di guarigione.

Nonostante le cure assidue dei medici, il male si aggravava sempre più, causandomi alla testa disturbi incredibilmente dolorosi, sì da non poter nè parlare nè sentire la voce di altre persone. Visto che ogni cura umana era inefficace, mi rivolsi con viva fiducia alla Vergine Ausiliatrice, invocando l'intercessione di S. Giovanni Bosco e di Don Rinaldi. Subito cominciai a migliorare ed oggi, pur restando qualche disturbo, il gravissimo male è scomparso. Mantengo la promessa d'inviare un'offerta mensile alle Opere di Don Bosco.

Villacidro (Cagliari)

Francesca Sanna

Guarigione perfetta

Mio nipote di anni 16 stava movendo un blocco di marmo, quando gli scivolò sulle ginocchia. Ricoverato d'urgenza all'ospedale di Chieri, il professore gli riscontrava tre gravi fratture al ginocchio sinistro e dichiarava che, anche a guarigione ottenuta, gli sarebbe rimasta la gamba rigida. Non c'era nessuna speranza umana di evitare tale dolorosa conseguenza. Angosciata feci con tutti i familiari una fervorosa novena all'Ausiliatrice, nostra celeste Patrona. E oggi, posso affermare, a gloria della Vergine SS., che il nipote è guarito perfettamente e ha ripreso il suo lavoro.

Cambiano (Torino)

EMMA BONINO IN TUBERGA

Altri cuori riconoscenti

Sac. G. Mantelli (Udine) rende pubbliche grazie a S. G. B. per il ristabilimento in forze della sorella affetta dal cosiddetto fuoco di S. Antonio, ed invia offerta.

Palmira Casagrande (Chieri-Torino) notifica la guarigione del marito da trombosi cerebrale per l'invocazione di M. A. e di S. G. Bosco.

Filomena Perna ved. Giacomelli, di 85 anni (La Spezia) riconosce da M. A. la sua guarigione da rottura al femore.

Gino Mori (Pisa) raccomandò a S. G. B. il bimbo colpito da difterite epidemica e lo riebbe guarito al nono giorno.

Giulia Molteni (Sirone-Como) con l'invocazione a M. A. e con la celebrazione di una Messa, ottenne un esito felice all'operazione di ulcera gastrica del figliuolo.

Beniamino Magistri (Patti-Messina), leggendo nel Bollettino Salesiano le grazie ottenute per intercessione di S. G. B., lo pregò con fiducia e si vide guarito da arteriosclerosi.

Luigi Rossi (Merano-Bolzano) con fervorose preghiere a M. A. ottenne un impiego conveniente al figliuolo.

Concettina Laperuta (Pagani-Salerno) comunica un felice esame con ottimi voti conseguiti dal figliuolo con la protezione di M. A. e di San Giovanni Bosco.

Giuseppina Bert (Villardora-Torino) attribuisce a M. A. e a S. G. B. la guarigione del suo figlioccio ridotto in fin di vita in un investimento stradale.

Ercolina Bardelli (Monvalle-Varese) ringrazia, con la bambina, M. A. per felice evento dopo pericolosa operazione.

Angela L'Acqua (Cogoleto- Genova) invia offerta a S. G. B. ringraziandolo del pronto ristabilimento del nipotino Enzo dopo una caduta.

Maria Morlupi ved. Zampetti (Fabriano-Ancona) ottenne con rapidità una grazia urgente rivolgendosi con tutto il cuore a S. G. Bosco.

Maria Giogredi G. invia offerta con un fervido ringraziamento a M. A. e a S. G. B. per grazia ricevuta.

Luigina Manzo in Degiovannini (Benevagienna-Cuneo) scioglie ai piedi di M. A. il voto della riconoscenza per la materna assistenza avuta in difficile intervento chirurgico. Invoca umilmente ulteriore grazia e protezione per la sua famiglia.

Francesco e Pietro Bevilacqua, fratelli (Penango-Asti) desiderano ringraziare pubblicamente S. G. B. per una importante grazia ricevuta.

Angela Boreali (Germasino-Como) ansiosa di ritrovare una busta smarrita contenente valori, la vide dove prima aveva cercato invano.

Federina Repetto (Montaldeo-Aless.) riconoscente invia offerta a M. A. e a S. G. B. per grazie ricevute.

Fortunata Margaria (Milano) fa celebrare una S. Messa per operazione felicemente superata.

Emilia Grioni (Peschiera BorromeoMilano) con l'invocazione di S. G. B. ottenne la guarigione del marito da infezione.

Adelaide Bianco ved. Manè (Genova-Doria) ringrazia S. G. B. per il figlio che ha trovato alloggio nel tempo conveniente.

Sac. Antonino Ruggeri (Puerto Sastre-Paraguay) ricorrendo con fiducia a M. A. potè salvare la missione gravemente minacciata.

Maria Petricich (Roma) raccomandandosi a S. G. B. potè ritrovare importanti documenti smarriti.

Esterina Forno (Torino) con l'intercessione di M. A. e l'uso della sua immagine potè superare quattro difficili maternità e una dolorosa mastite.

Caterina Tonelli (Mondovì-Cuneo) invocando M. A. e S. G. B. si ristabilì in breve tempo dopo un tremendo urto stradale in 'Vespa'.

Bonalfaria Balestreri (Vigevano-Pavia) con offerta ringrazia S. G. B. per la guarigione del fratello da complicazioni di alta pressione sanguigna.

Mario Dondero (Genova), sperimentata due volte l'efficacia della protezione di M. A. e di S. G. B., rende infinite grazie.

Maria Mogliotti in Teodo (Castelnuovo Calcea-Asti) pregò M. A. perchè liberasse il padre da un tumore e in esaudita.

Mario Masiero (S. Pietro ViminarioPadova) invia offerta per grave malore scongiurato con l'intercessione di M. A.

Carmelo Ansaldi (Catania) rivoltosi a M. A- ottenne la liberazione della mamma da gravissimi dolori, con l'assistenza dei medici.

Delfina Giberti (Sassomorello-Modena) ringrazia con effusione M. A. per la guarigione del babbo da trombosi con paralisi sinistra e per altra grazia.

Maria Fornaro in Carrone eleva a M. A. e a S. G. B, l'inno della sua riconoscenza per la loro continua e mirabile protezione sulla famiglia.

Maria Ragazzoni ved. Lazzarini (Mezza Ido- Bergamo) comunica la sua viva riconoscenza a M. A. per guarigione da esaurimento nervoso.

Pina Tartarolo (Urbe-Savona) in momenti difficili ricorse a S. G. B. e fu esaudita.

Luisa Gazzetti in Bonvicini (Gombola di Polinago-Modena) pubblicamente ringrazia M. A. per aver avuto la figlia guarita da ostinata asma bronchiale.

Enrica Aime (Casale Alonf.-Aless.) sottoposta ad atto operatorio, superò il pericolo invocando M. A. e S. G. Bosco.

Candida Ruffino (Torino) rende grazie a M. A, per la guarigione ottenuta.

Maria Funarola (Martina FrancaTaranto) trovandosi in difficoltà nell'impiego per mancanza di un certificato, si rivolse a M. A. e a S. G. B. e ottenne ugualmente l'impiego desiderato.

Eugenia Pavarallo (Canelli-Asti) ringrazia S. G. B. per la guarigione della venerata mamma.

Ci hanno segnalato grazie

មI皠I곀ŢA坠Ǯ មI皠I군ŢមI皠IꭠŢ ottenute per l'intercessione di Maria Ausiliatrice e di S. Giovanni Bosco, di S. Maria Alazzarello, di S. Domenico Savio e di altri Servi di Dio - alcuni hanno anche inviato offerte ed elemosine per sante Messe di ringraziamento - i seguenti:

Gallo Maria - Galvagni Andreina Gamba Calcagno Chiarina - Gambardella Rosina - Gandolfo Luigi - Garetto Giuseppina - Gariglio Adriana - Garino famiglia - Garzene Zanone Clementina - Gatti Maria - Gav Angela - Gcnnari Noemi - Gerardi Lina - Gerinetti Lucia - Gesualdo Maria - Giaccardi Giovanna - Giacobbe Olimpia - Giannone Giuseppa - Giarza Lino Gitardenghi Maria - Giovannini Beatrice - Gitto Concetta - Giuggi Giuseppina - Giuricin Caterina - Givone Emilia - Gobbi Margherita - Goiorani Edvige - Gori Livia - Gorini Gino - Gradara Vera. - Grassi Don Mario - Greco Immacolata - Greppi Secondo - Grion !Maria - Guabello Caterina - Guandalini Giacinto - Guerrera coniugi - Guglielmetti G. Battista - Henriet Virginia - Isella Giuseppina - Ivaldi Francesca - La Cava Maria - La Martina Salvatore - Leonardi Carmelina - Leonforte Santino - Lino Giuseppe - Liotta Satullo Costanza - Lucchese Edda - Maccagno Giovanna - Maero Carlo - Maglian Pietro - :Mida Diega - Manacorda Maria - Mancinelli Isolina - Mangiagalli Doloris - Mansardo Concetta Rosa - Mantilero Maria - Manzi Teresa - Marchelli Caterina - Marchi Ribes - Marengo Lucia - Maritano famigiia - Marsili Concetta - Mascaro Antonino - -Massimo Maddalena - Masula Luigia - Mattena Silvana - Meniardi Maria - Merlo Maestri Giovanna - Mezzadi Anna - Migliavacca Artemisia - Miglio Sereno - Minetto Anna - Minissale Maria Minuto famiglia - Mongiardini Maria - Moglia Ferrara Nicoletta - Monzeglio Maria - Moresco Maria - Moretti M. famiglia - Muner Don Giov. Battista - Musso Agnese Maddalena - Mustas Franco - Navone famiglia - Nigra Emma - Nobile Cosimo - Nuzzo Palmieri Cincetta - Oliva Maria - Oneto Maria - Onidi Gina - Orsolano Annetta - Osella Peretti Maria - Ossola Mario Ottaviani Assunta - Ottina Maria - Paghiotti Micano Annetta - Paracchi Angelina - Parigini famiglia - Passera Domenica - Patrioti Egidia - Petranzini Evelina - Pellazza Celestina - Pelloli sorelle - Penco Carmela - Pepe Rosanna - Peri Gino famiglia - Perino Ines - Perniceri T eresina - Peroni Campostrini Maria - Pession Mario - Petrone Savino - Pia Luigina - Piatti Maria - Piccardo Serafina - Picco Elena - Piombo coniugi - Piovano Agnese - Pirola Carmelina - Pisano Matteo - Pittari Don Liborio - Pagliero Natalina - Poliotti Giulia - Porcu famiglia - Porta Leonetti Miranda - Pozzi Badati Angela - Prevedello Adelina - Provera Franca - Quaglia Maria Teresa - Quattrini Don Aldo - Radaelli Maria - Ramondo Carmine - Raniero Giuseppina - Rattin Augusta - Ratto Paolo - Regazzoni Paolo - Renaldo Clelia - Ribotta Marina - Richetta Costanzo - Ricotta Calogero - Righettini Giulia - Rima Piera - Rini Gilda - Risso Enrica - Rizzi Teresita - Rizzo Maria Grazia - Robino Secondina - Rocca Gurini Elisa - Rogara Giovanna - Romano Luigia - Ronchei Sigfrida - Rosestolato Teresa - Rosi famiglia - Rossetti Prima - Rossi Adele - Rossi Irma - Rossi Secondini - Rossina Maddalena - Rota Battistina - Rota Giovanni - Rotiroti M. Teresa - Roveglia Giacomino - Roviolo famiglia - Rubino famiglia - Rubino Vitale Carmela - Russo Vittoria - Rutto Elena - Saggio Maria - Salcioli Rina - Salerno Linda - Salussolia Gino e Olga - Salvestro Antonietta - Salvi Emilia - Sandrone Maddalena - Sandrucci Tommasina - Sanna Francesca - Sansonettì Concettina - Santena Dante - Sardo Palma - Sartori Elena - Scaccialupi Carolina - Scolito Luigia - Scamuzzi Luigia - Scarso Giovanni - Scognamiglio Rosa - Sconfienza Elena - Scopelliti Giuseppina - Serra Edelwaeiss - Settimio Maria - Sevega Maria - Sforzini Pollini Maria - Sgariboldi Anna - Sibona Andrea - Sinistro Battaglia - Talpone Celestino e Casilda - Tarallo Teresa - Tartari Tina - Temporelli Pierina - Termini G. Battista - Terzolo Iolanda - Tinnirello Antonietta - Todaro Antonucci Maria Teresa - Tognarelli Lelio e Marina - Tombesi Lucia - Tonari Emilia - Torasso Marcello - Toriani Giuseppina - Torielli Caterina - Torre Laura - Torrero Pio Stefano - Torresi Giuseppe - Torriani Maria - Toux Sovrano - Tranquillini Giuseppina - Trastulli Emilia - Traversa Maria - Tricerri Giovanni - Trisoglio Luigia - Tuia Banchi Pierina - Tacchino famiglia - Vaccotti famiglia - Valenza Maria - Varetto-Serafin coniugi - Vaudano Maria - Vendrola Giuseppina - Vercellino Lina - Verni Giuseppe - Vicenzotti Rosa - Vicini Ghisoni Thea - Viello Rosa - Villani Maria Stella - Visconti Giuseppina - Vitali Luigina - Voyat Letizia - Zerbino Pendino Giuseppina - Zilli Giuseppina.


L'ISTITUTO SALESIANO PER LE MISSIONI con sede in TORINO, eretto in Ente Morale con Decreto 13 gennaio 1924, n. 22, può legalmente ricevere Legati ed Eredità. Ad evitare possibili contestazioni si consigliano le seguenti formule:

Se trattasi d'un Legato: «... lascio all'Istituto Salesiano per le Missioni con sede in Torino a titolo di legato la somma di Lire... (oppure) l'immobile sito in ...»

Se trattasi, invece, di nominare erede di ogni sostanza l'Istituto, la formula potrebbe esser questa: «... Annullo ogni mia precedente disposizione testamentaria. Nomino mio erede universale l'Istituto Salesiano per le Missioni con sede in Torino, lasciando ad esso quanto mi appartiene a qualsiasi titolo ».

(Luogo e data)

(Firma per esteso)


Per intercessione di S. DOMENICO SAVIO

Grazia testimoniata dal Parroco

Il sottoscritto Arciprete è lieto di confermare che la sua parrocchiana Baracco Luigia, (la tempo seriamente ammalata di coliciste, ricorse in momenti drammatici alla intercessione di S. Domenico Savio, ed ora si trova bene. Tanto per riconoscenza al Santo, dal quale invoca ulteriore protezione per se e per la famiglia.

Castino (Cuneo)

SAC. ARMANDO DELPIANO

Guarigione istantanea da ematoma alla gola

Un mio carissimo nipote era stato ricoverato in ospedale per un grave ematoma nella regione della gola, che, aumentando di volume di ora in ora, min _cciava di chiudere le vie respiratorie. Applicata la reliquia di San Domenico Savio sulla parte ammalata e rivolta a Lui una breve preghiera, il gonfiore cominciò improvvisamente e miracolosamente a decrescere, tanto che mio nipote potè cominciare a nutrirsi e a parlare e 1 giorno, successivo era non solo fuori di pericolo, ma decisamente in via di guarigione.

Pisa, via S. Tommaso, 2

PROF. BICE MORELLI

Le macchine si scontrarono con estrema violenza

Una sera mio figlio Americo di 17 anni passava sul ponte del fiume Ticino conducendo una mucca, aiutato da un compagno. All'improvviso sopraggiunse una velocissima macchina; nello stesso tempo giungeva in senso inverso un'altra grossa macchina. Data la strettezza del ponte, non poterono più sorpassarsi e proprio nel punto in cui erano i due ragazzi le macchine si scontrarono con estrema violenza. Si può ritenere miracolo il fatto che le due macchine, invece di schiacciare i due giovani, li evitarono per pochi centimetri. Mio figlio, che portava con sè l'immagine con reliquia di S. Domenico Savio, di cui è tanto devoto, desidera che si pubblichi la straordinaria grazia. Il prossimo autunno ci prostreremo all'altare del caro Santino, avendo fatto voto di venire tutti e due a Torino per ringraziarlo di persona.

Riazzino (Svizzera)

Lucia Sonognini

Concettina Laperuta (Pagani-Salerno) ringrazia S. D. S. a nome della sorella, che fu esaudita nel suo desiderio di maternità.

Anita Salassa in Chiarabaglio (Rivarolo Can.-Torino) esprime tutta la sua riconoscenza a S. D. S. per averle guarito la piccola Fulvia da un disturbo persistente e preoccupante.

Agnese Carda (Quincinetto-Torino) attesta somma grazia importantissima il 9 marzo ed un'altra in seguito.

Antonietta Vanzo (Gravellona Toce-Novara) avendo la sorella già in stato comatoso per trombosi cerebrale, le applicò l'abitino di S. D. S. e la vide risvegliarsi e poi migliorare.

P. Cantimozzi (Portacomaro Stazione-Asti) preoccupata di una forte enfiagione al viso, si rivolse a S. D. S. e fu immediatamente esaudita.

Corina Scarpa (-erano-Bolzano) pregando e applicandosi l'abitino di S. D. S. conseguì un notevole miglioramento.

Guerrina Corbella (Vadena-Bolzano) si dichiara riconoscente per lieto evento ottenuto invocando S. D. Savio.

Lidia Rolando Perino (Cuor,gnè-Torino) ringrazia S. D. S. che l'ha esaudita e lo prega di proteggerla ancora per altre grazie che le stanno a cuore.

Nello Porta (Torino) manda offerta per grazia ricevuta da S. D. Savio.

Giacinta Azzalini Della Vedova (Tirano-Sondrio), avuto un terzo bambino, per poco non se lo vide morire come i precedenti. Raccomandatolo con fiducia a S. D. S., lo riebbe in buone condizioni.

Vincenzina e Stefano Roba (Candiolo-Torino) inviano offerta riconoscenti a S. D. S. per la nascita del loro piccolo angioletto.

Roberto Brignone (Valenza-Aless.) colpito da febbre e mal di gola, riacquistò la salute invocando S. D. Savio.

Ernestina Lucetti (Nizza Monf.-Asti) nella preoccupazione di provvedere alle necessità familiari, si rivolse a S. D. S. e tu esaudita.

Riconoscenti al Venerabile DON MICHELLE RUA

L'intervento del Venerabile fu tangibile

Nel novembre del 1957 accusai forti dolori a tutta la spina dorsale. Nel gennaio del 1958 essi si localizzarono nel collo e nel capo. Dalla radiografia risultò trattarsi di artrite alle due prime vertebre della regione cervicale. Prima di procedere all'ingessatura, ritenuta indispensabile dai medici, si fecero tutte le cure del caso. Ma invece di migliorare, andavo ogni giorno peggiorando: non reggevo più la testa, la quale mi ricadeva sul petto, e sempre più difficile diveniva l'articolazione del braccio destro, tanto che non potevo portare il cucchiaio alla bocca senza tremare... Nel maggio il Dott. Sardi dovette dire: « Dalla radiografia al soggetto, cambio diagnosi completamente. Non si tratta di artrite, ma di spondilite», E consigliava il ricovero all'ospedale; fui ricoverata il 30 giugno 1958 al Centro Elioterapico Toscano, mentre Superiore e Consorelle, nonchè le Orfane, pregavano il Venerabile Don Michele Rua. Dopo poche settimane di cura, segnavo un notevole miglioramento e il 27 settembre lasciavo il «Centro» per riprendere la scuola.

Oggi, alla distanza di nove mesi, posso confermare la guarigione e rendere pubbliche grazie al Venerabile, il cui intervento fu tangibile.

Livorno

SUOR PAGLIAI OTTORINA, F.M.A.

Guarita da embolia polmonare

Sciolgo la promessa fatta al Venerabile Don Rua di pubblicare la grazia ottenuta per sua intercessione.

Ero gravemente ammalata di embolia polmonare ed ero anche tormentata da un forte mal di denti. Mi si parlò allora di Don Rua e mi venne data una reliquia del Venerabile, che applicai sulla parte ammalata. Il male di denti scomparve immediatamente e l'embolia si risolse presto nel migliore dei modi.

Ringrazio vivamente il Venerabile invocando ancora la sua intercessione per un'altra grazia che mi sta a cuore, ed invio un'offerta per le Opere Salesiane.

Aosta

GINA GIORLA

Guarisce da tetano

La nostra figlia Claudia il giorno 2 ottobre u. s. fu colpita da tetano e trasportata all'ospedale civile di Asti col lugubre verdetto di poche ore di vita. Le suore di Maria Ausiliatrice, dove si trova la sorella, ci consigliarono di affidarla al Venerabile Don Michele Rua, ponendole addosso la reliquia e unendosi a noi nella preghiera per ottenere la grazia, se questa fosse stata a bene delle anime nostre e a gloria di Dio. E Don Rua ci esaudì. Con meraviglia di tutti la figlia incominciò a migliorare, e dopo 20 giorni usciva dall'ospedale. Con nostra grande gioia, a distanza di un mese, rendiamo pubblica la segnalatissima grazia e confidiamo sempre nella potente intercessione di Don Rua.

Boglietto-Costigliole (Asti)

FAMIGLIA FOGLIATI MAGGIORE

Caterina Ferrero (Torino) da mesi era tormentata da una tosse insistente, refrattaria ad ogni cura, che la tribolava specialmente di notte con grave disturbo delle quindici persone invalide che dormivano nella stessa camera; si raccomandò a Don Michele Rua e nel giro di una settimana potè dormire tranquilla.

Agata Gandolfo (Vizzini- Catania) dichiara: « Una mia amica era stata colpita da una gravissima infezione alla gambe che l'aveva ridotta ad uno stato di esaurimento tale da renderle insopportabili anche i medicinali. Piena di fede nell'intercessione del Venerabile Don Michele Rua, lo pregai per lei ed ebbi la gioia di vederla guarire ».

† I NOSTRI MORTI †

Salesiani defunti

Sac. Giovanni Olgíati, † a Trento a 84 anni.

Era l'ultimo Salesiano dell'Ispettoria Veneta che aveva conosciuto Don Bosco. Era entrato infatti nell'Oratorio di Valdocco il 31 agosto 1887, pochi mesi prima della morte del Santo. Incancellabile, tra gli altri ricordi, questo. Don Bosco stava parlando circondato da un gruppo dei giovani più alti, tra i quali Versiglia e Orione. Il piccolo s'infiltra tra le gambe dei grandi e sbuca improvviso al centro del gruppo. Don Bosco lo vede, gli posa la mano sul capo e gli rivolge la parola: « Oh, tu, come ti chiami?» « Giovanni Olgiati ». «Di dove sei?» « Di Milano ». « Di Milano? se è bella Milano! ». « Veramente io sono di Magenta ». Oh, Giovannino, tu mi dici bugie; non si devono dir bugie. Ma dimmi: che cosa avvenne a Magenta? » « La battaglia ». « E ti ricordi quando? ». « Si: nel 1889 ». Ma, dimmi, Giovannino: quando sei nato? ». « Nel 1875 i. E allora come ti ricordi della battaglia di Magenta? Un'altra bugia! ». E sorrideva paternamente. Ma ormai si era conquistato il cuore di Giovannino, che da quel giorno intuì quanto sarebbe stato bello appartenere alla Famiglia di quel Grande. E fu Salesiano e lavorò fino alla morte, instancabilmente, nello spirito e con l'ideale di Don Bosco.

Sac. Giovanni Teodoro, † a Saluzzo (Cuneo) il 20-VI- 1959 a 52 anni.

Morì tragicamente per incidente stradale, vivamente rimpianto da tanti giovani che negli Oratori Salesiani di cui fu direttore, trovarono in lui il padre buono, il sacerdote amante delle loro anime. Dal 1940 al 1946, come cappellano militare e poi prigioniero di guerra, scrisse con la sua eroica dedizione una pagina gloriosa per la Congregazione e per la Chiesa. Il Rev.mo Ispettore Don Antonio Maniero, nell'annunciarne la morte, parla a del suo bel carattere, schietto e sereno, eguale ed ottimista, del suo spirito di sincera e soda pietà, del suo attaccamento a Don Bosco, della sua obbedienza senza riserve, del suo dinamismo vivace e sbrigativo, del suo costante buon untore, del sud fare paziente e deciso, della sua bontà e grande comprensione». Chi l'ha conosciuto sa che l'elogio è ben meritato.

Sac. Urgellés Gioachino, † a Mohernando (Spagna) a 8o anni.

Sac. Brée Emilio, † a Parigi a 78 anni.

Sac. Steiger Castulo, † a Tres Lagoas (Brasile) a 76 anni.

Sac.Kazmierczak Antonio, † a Zielone (Polonia) a 65 anni.

Sac. Mas Gustavo, † a Ciudadela (Spagna) a 68 anni.

Cooperatori defunti

Can. Pietro Richetta, † a Casale (Aless.) a 73 anni.

» Fulgida gemma del Clero Casalese per bontà, umiltà, scienza, sapienza». Queste parole stampate sull'immaginericordo del compianto Canonico sintetizzano bene la sua vita sacerdotale e il suo apostolato. Era stato educato alla scuola di Don Bosco prima nel Collegio S. Giovanni di Torino e poi nel Collegio S. Carlo di Borgo S. Martino. Fra l'età dell'oro della Congregazione, nella quale era an-ora vivissimo il ricordo del santo Fondatore, morto pochi anni prima; e il Can. Richetta non dimenticherà più quegli anni felici.

Professore nel Seminario per quasi cinquanta nni, è ricordato in benedizione per la sua bontà e dolcezza. Grato ed edificante ricordo lasciò pure tra la gioventù studiosa di Casale e soprattutto nell'Istituto Sacro Cuore delle Figlie di Maria Ausiliatrice, che lo ebbe per trentasei anni zelante Cappellano, ripieno dello spirito di Don Bosco.

Mons. Filippo Anfossi, Vicario Generale della Diocesi di Ventimiglia, † il 4-VII-1959

Nella sua lunga carriera sacerdotale, svolse con zelo varie missioni caritative e pastorali, acquistandosi fama di sacerdote modello. I suoi alti meriti furono anche riconosciuti dalle autorità dello Stato, che lo insignirono della commenda al merito della Repubblica Italiana. Come Cooperatore, affezionato amico e benefattore delle Opere Salesiane, fu devotissimo di Maria Ausiliatrice e di San Giovanni Bosco, lieto e onorato ogni volta che poteva prendere parte alle loro feste e alle celebrazioni salesiane.

Mons. Rocco Barbera, † il 23-VI-1959.

Parroco di Villa S. Giovanni (Reggio C.), Zelante Sacerdote e Decurione Salesiano, amò l'opera Salesiana e la sostenne dando il suo incoraggiamento all'Asilo delle figlie di Maria Ausiliatrice e indirizzando la gioventù agli ideali di santità voluti da Don Bosco.

Giovanbattista Celli, † a Bassano del Grappa a 77 anni.

Rimasto presto vedovo, formò ai princìpi cristiani i sei figli che la Provvidenza gli aveva donato e fu grato a San Giovanni ]losco che scegliesse il figlio Duilio, Salesiano in Cile, e la nipote, Figlia di Maria Ausiliatrice, pure in Cile.

Cav. Ercole Bíamonti, † a Chiavari.

Considerò sempre grande grazia l'aver ricevuto la prima Comunione da S. Giovanni Bosco a Vallecrosia. Il Santo l'avrebbe voluto Salesiano, ma ill babbo del piccolo Ercole vi si oppose. Allora Don Bosco gli predisse che, poichè non avrebbe potuto essere Salesiano, avrebbe avuto nella sua famiglia un figliuolo santo. Infatti il figlio Eugenio morì nel 1939 a 25 anni in concetto di santità in Asti, dove era impiegato nel Comune; e le molte grazie che si ottengono per sua intercessione fanno bene sperare per la sua causa di beatificazione.

Piero Silvani, † ad Alessandria.

Visse per la famiglia e per il lavoro, ovunque portando la sua serenità e bontà d'animo. Nel suo lungo calvario seppe essere vero discepolo del Cristo sofferente, e dopo un incontro con Gesù Eucarestia, volò serenamente alla ricompensa eterna, lasciando un ricordo incancellabile di attaccamento al dovere e di fede profondamente vissuta.

Giovanni Dutto, † a San Lorenzo di Peveragno (Cuneo).

Visse tutto dedito all'educazione della numerosa famiglia e alla pratica religiosa più fedele. Fu felice di aver dato all'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice una figlia e due altre figlie alle Carmelitane e alle Giuseppine.

Felicia Russo, † a Paternò.

Cooperatrice dall'anima profondamente cristiana, nutrita quoti:lianamente di Gesù, aderì prontamente all'invito di donare un appezzamento di terreno nella zona montana di Ragalna, perchè vi sorgesse una chiesetta con annesso Oratorio, per la cura religiosa della popolazione e per l'istruzione ed educazione della gioventù del luogo.

Teresa Lumachi, † a San Casciano (Firenze).

La sua scomparsa fu rimpianta dal paese intero, dove era conosciuta e amata col nome di « mamma Teresa ». Direttrice dell'Asilo infantile, educò nello spirito e col metodo di Don Bosco. Tra le altre glorie ha quella di aver guidato molti al Sacerdozio. Le figlie Emilia e Maria, per adempiere un suo desiderio, iniziano una Borsa missionaria.

Maria Ida Pozzerle, † a Verona a 56 anni.

Mamma esemplare, volle che i suoi figli crescessero alla scuola di Don Bosco. Nonostante i suoi numerosi impegni di apostolato (era anche presidente della San Vincenzo) interveniva re lelntente alla commemorazione mensile di Maria Ausiliatrice e all'Esercizio della Buona Morte. Volle anche che il marito appartenesue alla Pia Unione dei Cooperatori.

Domenica Rebuffoni in Cappellini, † a Cerveno (Brescia).

Dedicò la sua lunga vita alla scuola svolgendo tra i fanciulli una vera missione educativa col metodo di Don Bosco.

Goitre Petronilla ved.Costa, † a Monteu Roero (Cuneo).

Comprese che la vita è un dono prezioso di Dio da valorizzare e la visse con soda pietà e virile fortezza, educando undici figli alla scuola cristiana della dedizione e della fede. Fu generosa con Dio nel soffrire lunghi anni consumandosi lentamente senza ribellione, per amore di Dio e per il bene della famiglia. Il Signore la premiò chiamando tre delle sue figliuole a servirlo come Suore nella famiglia Salesiana.

Ved. Caterina Sordella n. Brizío, † a Fossano (Cuneo).

Rimasta vedova in giovane età con numerosa famiglia, seppe far fronte ai suoi impegni di madre cristiana con appassionata dedizione e fu benedetta da Dio anche con la prosperità degli interessi temporali, di cui si servi per soccorrere con generosità il prossimo e per aiutate le vocazioni.

Maria Dí Mambro, † a S. Apollinare (Frosinone).

Visse una vita di fede e di amore, lasciando a tutti l'esempio del come sa agire e soffrire il vero Cooperatore salesiano.

Altri Cooperatori defunti

Aterno Caterina - Baracca Marianna - Barozzi Concetta - Batetta Elisabetta - Bigatti Maria - Bonalanza Maria - Brizio Maria Prever - Bussi Cav. Piero - Cavallo Rosa - Cena Gemma - Cossarini Lorenzo - Cugnasca Ida Ved. Cariboni - De Alberti Agostina - Fochesato Antonio Bortolo - Gandelli Virginia - Garzi Emilia - Grifoni Bartolomeo - Grossi Vincenza - Innordino D. Luigi - Tacquin Giovanni Battista - Maggioni Giuseppe Felice - Melotti Rebecca - Morari Cornelio - Moresi Ilda - Moretti Lucia - Novarese Luigi - Novellis Maria - Ott Laura - Palmi D. Francesco - Patria Pasquale - Peano Petronilla - Perego Rachele - Resta Pietro - Trevisan D. Angelo.

CROCIATA MISSIONARIA

TOTALE MINIMO PER BORSA L. 50.000.

Borse da completare

Borsa Gesù, Maria, Giuseppe, a cura di B. C. E. (Catania) - Tot. 20.000.

Borsa Gesù Eucaristia, a cura di Mariani Francesco e famiglia (Milano) - Agnelli M. 1000 - Tot. 29.000.

Borsa Gesù Eucaristia, M. Ausiliatrice e S. G. Bosco, a cura di Z. V. (Vicenza) - Slachec Luigi 2000; Monai Anna 1000; Di Renzo Francesco 3000; B. L. 1000; Don Alfonso Monte 10.000 - Tot. 47.000.

Borsa Gesù Operaio, a cura di Guidi Giuseppe - 1° vers. 5.100; Garbero Vittoria 24.500 - Tot. 29.600.

Borsa Gesù, Giuseppe, Maria, spiri in pace con voi l'anima mia, Scotta Carolina 1000: Buttice G. 10.000 - T0t- 45.900.

Borsa Gesù, Maria Stella del mare e Santi Salesiani, proteggete mio figlio, a cura di Bindi Maria Alberighi (Siena) - Tot. 41.000.

Borsa Gesù, sorgi, urge per la patria nostra, a cura di Teresa Cassinelli - Barnabò Angelina 15.000; Casù Antonio 5000 - Tot. 34.065.

Borsa Gambetta Girolamo e Maria, a cura della vedova Pistarino Maria di Noli (Savona) - Caprioglio coniugi 10.000; Fenili Antonio 1000; Fumagalli Giuseppina 1000; G. Don Ferrero 2.500; De Benedetti E. 500; Elena De Stefano 5000; Giordano Bernardina 2000 - Tot. 38.000.

Borsa Coretti S. Maria (3a) - 1° vers. Brega Luigi L. 10.000.

Borsa Gesù, Giuseppe, Maria e Don Bosco (4a) - Maria Resta 10.000; Barbieri Letizia 6000 - Tot. 32.109.

Borsa Gradinati Don Antonio, fondata dall'ex allievo comm. Ameglio Luigi (Torino) - Tot. 40.000.

Borsa Ho tanto bisogno di aiuto, mi metto sotto la protezione di Maria Ausiliatrice e di S. G. Bosco (2a) - Maria Raggio 1000; Santo Luigi 2000; Emma Salmini 5000; Marcucci Agnese 10.000 - Tot. 27.000.

Borsa Infanzia abbandonata - Can. L. Fitteci 15.000: Lavacchi-Lazzerini Margherita I2.000 - Tot. 33.232.

Borsa I Ss. Martiri Canadesi, a cura di D. Ettore Carnevali - Attilio Triulzi 3625 - Tot. 4.6.625.

Borsa Immacolata (3a) - Casale Arciero 500; C. V. N. (Biella) 30.000; Cuccia Angela 1000; Rocchi G. 3000 - Tot. 41.583.

Borsa Invernizzi Enea, in suffragio e ricordo, a cura di Invernizzi Aurora (Milano) - Tot. 46.000.

Borsa La messe è molta, gli operai sono pochi, a cura dei fratelli G. P. I. (Pavia) - N. N. 5000; Lena Molinari 10.000; Giuliani Vito 3000; Concettina Battista 1200 - Tot. 44.200.

Borsa Longo Veturia e Angelo - Pagura Angela-Del Col 10.000; Fumagalli G. 1500 - Tot. 21.500.

Borsa Madonna delle Grazie di Pinerolo - Letizia Barbieri 12.000; Grassi Angela 1000; Castehiuovo Eufrasio 1000; Campodonico 600 - Tot. 40.448.

Borsa Maria Ausiliatrice e Santi Salesiani, proteggete i miei figli, a cura di C. B. (Modena) - Borelli Margherita 1500 - Tot. 17.500.

Borsa Maria Ausiliatrice e S. G. Bosco (3a), affinché liberino mia figlia da ogni pericolo, a cura di Bice Barone (Napoli) - Bergagnin Bruno 1200; Rosina Boero 2000 - Tot. 16.200.

Borsa Maria SS. Bambina - Busceni Concetta 7000; Caprino Antonia 3000; Coniugi Canalis 1200; Cresta Francesco 2000; Cappelletti Rodomonte 500 - Tot. 20.400.

Borsa Maria Ausiliatrice e Don Bosco, concedeteci la grazia, a cura di L. Motti (Taranto) - Cadini Maria 5000; Gina Dardi 2000; Garuti Edvige 1000 - Tot. 14.000.

(continua)

Borse complete

Borsa Bacino Carlo, in suffragio e ricordo, a cura della moglie Giuseppina (Torino) - L. 50.000.

Borsa Ringraziando e invocando protezione dai Santi Salesiani, a cura di R. V. (Vercelli) - L. 50.000.

Borsa Maria Ausiliatrice, prega per noi, a cura di B. E. A. (Torino) - L. 50.000.

Borsa Mamma Margherita, a cura di Girola Carolina (Torino) - L. 50.000.

Borsa In suffragio del dottor Ghigo Giacomo: la mamma (Torino) - L. 50.000.

Borsa Cojazzi Don Antonio, a cura dell'amico G. M. Maria Bonicelli 8000 - Tot. 50.000.

Borsa Per la formazione di un sacerdote salesiano, a cura di A. P. (S. Francisco-California) U. S. A. - L. 92.000.

Borsa Gesù crocefisso, S. G. Bosco, in suffragio dei genitori, familiari e congiunti, a cura di R. N. (Ragusa) - L. 50.000.

Borsa M. Ausiliatrice e S. G. Bosco, in suffragio di Rosina Biroli ved. B., a cura della figlia Mercedes (Novara) - L. 50.000.

Borsa Madonna Pellegrina, salvaci!, a cura di M. S. (Bolzano) - L. 100.000.

Borsa De Toledo Donna Mercedes, Caracas (Venezuela) - L. 62.000.

Borsa Gesù Cristo, Sommo ed eterno Sacerdote. O Signore manda operai per la Tua messe!, a cura dei Cooperatori di Limosano (Roma) - L. 60.000.

Borsa S. Cuore di Gesù, in suffragio di Michelangelo Longo (Roma) - L. 50.000.

Borsa Maria Ausiliatrice, in suffragio di Veturia Longo (Roma) - L. 50.000.

Borsa S. Giovanni Bosco, in suffragio di Stefania Longo (Roma) - L. 50.000.

Borsa S. Domenico Savio, in di Giovanni Longo (Roma) - L. 50.000.

Borsa Rinaldi Don Filippo, a (Roma) - L. 50.000.

Borsa Vergine delle Lacrime, a cura di Angiolina (Roma) - L. 50.000.

Borsa Madonna della Salute, a cura di Carlo (Roma) - L. 50.000.

Borsa Madonna dei Malati, a cura di Mario Longo (Roma) - L. 50.000.

Borsa Maria Ausiliatrice e S. G. Bosco, a cura di Monari Antonio (Modena) - L. 50.000.

Borsa S. G. Bosco, S. Domenico Savio e Santi Salesiani, p. g. r. e da ricevere, a cura di M. M. (Torino) - L. 50.000.

Borsa Gesù, Maria, vi amo, salvate anime! in suffragio dei defunti, a cura di M. M. (Torino) - L. 50.000.

Borsa S. G. Bosco, proteggi me e famiglia, a cura di Limenti Michele (Varese) - L. 50.000.

Borsa Roth Sabina Maria, a cura dei nonni, tramite Luciana Hoderas-Brusa (Svizzera) - L. 55.000.

Borsa Calloni Don Mansueto Miss. Salesiano, in suffragio, a cura di Calloni Felicita - Angela - Luigia (Milano) - L. 50.000.

(continua)