Bollettino Salesiano

ANNO LXXXIII. N.15    1° AGOSTO 1959 

Un prete non va mai solo in paradiso

Per il 144° genetliaco di Don Bosco - 16 Agosto - riportiamo alcuni pensieri della robusta sintesi di Igino Giordani, comparsa su Città Nuova lo scorso maggio in occasione dei trionfi romani di San Pio X e di San Giovanni Bosco

IL MONDO CATTOLICO attorno al Papa ha fatto festa a San Giovanni Bosco in Roma, per la consacrazione del suo tempio in un nuovo quartiere popolare. S'è visto come Don Bosco sia sempre vivo al pari di Papa Sarto.

Don Bosco fu il prete che dalla strada riportò l'infanzia in chiesa. Si fece ragazzo per dare Cristo ai ragazzi. Dei fanciulli è il Regno dei Cieli, ma se non s'impedisce loro di andare a Gesù. E nel secolo XIX l'infanzia, in discreta misura, rimaneva fuori di chiesa, per strada, sia per la scarsa educazione ricevuta in famiglia di lavoratori miserabili, sia per la sufficienza puritanica di preti imbevuti di giansenismo, ai quali il mescolarsi con la ragazzaglia rissosa e sudicia sarebbe apparso un profanare la maestà del Dio inaccessibile.

Don Bosco veniva dalla classe più povera dei contadini piemontesi, da cui era nato nel 18I5, e conosceva la desolazione di quei ragazzi non mai sufficientemente sfamati di pane e di amore. Rimasto, a due anni di età, orfano di padre, dovette subire le prepotenze morali e le mortificazioni di un fratello superiore di età. Ma per sua ventura, aveva una madre, che ricorda per tanti versi (e anche per il nome) la mamma di quell'altro contadinello che fu Giuseppe Sarto.

Stando tra ragazzi che, per deficienza di una casa decente, vivevano in istrada rissando e bighellonando, violenti e ineducati, patì della loro miseria e, generoso d'animo e aperto alla chiamata di Dio, sognò di raccoglierli in una casa; di dare loro un'occupazione e un'educazione, con un cuore e un fuoco. Per loro si fece giocoliere, acrobata, lettore, e li divertì per radunarli e li radunò per farli pregare. Finchè giocavano con lui non bestemmiavano: perchè pregavano, si educavano.

Voleva farsi prete: per essere Gesù per loro; e per salutarli quando l'incontrava; e per accoglierli come Gesù li aveva accolti. Ma la madre era povera, il fratellastro andava in bestia; e allora afi'rontò una vicenda di lavori estenuanti per poter avere qualche lezione di latino da don Calosso, un vecchio ottimo prete che lo aveva compreso. E fece, anche lui, come il futuro Pio X, chilometri a piedi scalzi, con le scarpe in spalla per recarsi a prendere lezioni. Camminava sempre alla presenza di Dio. « Dio ti vede», soleva ripetergli mamma Margherita; ed egli era lieto di quella vista.

A VENTI ANNI stava per farsi francescano, al fine di non essere di peso a nessuno per i suoi studi, quando gli fu data una mano protettiva da un altro Santo, un sacerdote compaesano: Don Cafasso, sul cui consiglio e aiuto entrò nel seminario di Chieri. Come Giuseppe Sarto, quel contadino si rivelò primo negli studi: la vivida intelligenza gli serviva per penetrare più profondamente nei misteri della carità divina. Aveva salute, forza muscolare di atleta, temperamento gioviale; e s'incontrò, lui proletario, col temperamento di un aristocratico, San Francesco di Sales, per avviarsi a una santità cordiale, sorridente e magnanima.

Con tale spirito, fu naturalmente alieno e distante dal rigorismo giansenista e dalla solitudine in cui quel rigorismo abbandonava le vittime.

Preparandosi al sacerdozio, nel 1841, annotò: « Il prete non va mai solo in paradiso o all'inferno. Se resta fedele alla sua vocazione, va in cielo con le anime che il suo buon esempio ha salvato... ».

Ordinato prete, tornò dalla madre, nella casetta natìa. Felice, Margherita accese una lucerna e recitò, in ginocchio, come sempre, le preghiere della sera con lui inginocchiato; e poi gli disse: « Eccoti sacerdote, Giovanni: ormai ogni giorno dirai la S. Messa. Ricorda bene questo: cominciare a dir la flessa vuol dire cominciare a patire».

Quella donna possedeva la scienza del Crocifisso. E aveva indovinato: ché tutto l'apostolato, tutto il bene che quel sacerdote doveva compiere, sarebbe scaturito dalla sua immolazione.

Appena prete, si circondò di ragazzi. E li portò a divertirsi ora in un posto ora nell'altro, cacciato via dalla gente perbene, clero e laicato che fosse, la quale considerava una sconvenienza quel concentramento di strilli attorno a una tonaca nera.

Lo presero per pazzo e tentarono persino d'inviarlo in un manicomio; ma, con una presenza di spirito mirabile, fu lui a chiudere nella vettura dei pazzi i due venuti con insidia a catturarlo.

VINSE LUI. Costruì cortili, laboratori, scuole per ragazzi, a cui sua madre fece da madre, lavorando, cucinando, rammendando tutto il giorno, sin che si. spense, cara copia di Maria. Morta lei, nel 1856, egli si prese per madre sua e dei suoi figliuoli la Madre di Gesù, e fu Maria Ausiliatrice, del cui amore riscaldò le camerate e i laboratori e i teatri e le chiese, che prese a costruire. Per Gesù nei fanciulli si fece oratore, scrittore, tipografo e sopra tutto confessore. Come quell'altro prete bonario, il Curato d'Ars, che con Don Bosco e Pio X forma una terna di santi indulgenti sotto la semplicità agreste, riformò i cuori soprattutto nel confessionale, fatto per lui un distributore di grazia inesauribile.

L'opera crebbe: i ragazzi crebbero. Divennero alcuni ottimi operai e probi cittadini, altri divennero sacerdoti e coadiuvarono il fondatore; altri si associarono, laici, al suo apostolato come coadiutori.

Per le figlie del popolo, su incoraggiamento di Pio IX, istituì anche un Istituto religioso femminile; sì che accanto ai Salesiani si ebbero le Salesiane; gli uni e le altre fiancheggiati dell'Unione dei Cooperatori, la cui presenza e azione sfondarono gli ultimi diaframmi tra ceto religioso e ceto laicale. Come aveva insegnato Francesco di Sales, da cui il nome dei Salesiani derivava, la santità non era appannaggio di caste e minoranze; era diritto e dovere di tutti indistintamente i cristiani a qualunque stato legati.

E difatti sbocciarono fiori di santità in tutti e tre i rami dell'unica pianta. C'È UN ASPETTO caratteristico dell'attività del Santo: quello che si riferisce alla politica.

Don Bosco si tenne fuori dalla polemica politica. « In politica sono di nessuno », diceva; «la mia politica è quella del Pater Noster », spiegava; e per attuare il Regno di Dio non stette a guardare alle tessere di partito e ai colori politici: vide le anime; e trattò con Crispi e Ricasoli quanto con la marchesa di Barolo, Antonelli e Leone Harmel. Tutti servivano alla causa di Dio; ed egli, come sacerdote di tutti, serviva tutti. Quando s'imbatteva con un personaggio, fosse Rattazzi o Victor Hugo, si preoccupava della sua anima; e la sua politica era di salvarlo.

« Se fra me e un'anima da salvare - diceva Don Bosco, conscio di quel che faceva - si mettesse di mezzo il demonio in persona aspettando da me una scappellata per lasciarmi passare, io non esiterei un solo istante».

E così potè fare, più di una volta, da intermediario ufficioso tra la Santa Sede e il governo italiano, per ridonare i Vescovi alle diocesi.

COME GESÙ si fece tutto a tutti. Se la mattina saliva le scale d'un ministero, il pomeriggio giocava a palla e a corsa o al salto coi ragazzi: uno fra essi; uno con essi. Si faceva amare da loro, perchè fosse amato il Signore. Era per loro il padre: un padre che non li umiliava, non li puniva, ma li emendava e perfezionava con l'amore. Il suo segreto - il segreto del successo immenso, per cui dalla miseria nera aveva tratto fuori palazzi e chiese, scuole e officine, teatri e palestre - era la sua unione indistruttibile con Dio: la sua perenne contemplazione.

Uomo attivissimo, che non dormì forse mai più di cinque ore e lavorò sin sul letto di morte, era intimamente un mistico, il suo cuore rimase un tempio dove dimoravano Gesù e Maria.

Ala una tale ricchezza era tutta interiore; fuori non appariva che un modesto prete. Lo chiamarono un nuovo Vincenzo de' Paoli, ne citarono i miracoli e le profezie, facevano ressa a Roma e a Parigi per confessarsi da lui, ma esternamente non mostrava nulla di singolare. « Più lo studio e meno lo comprendo», diceva di lui San Giuseppe Cafasso. Era semplice e straordinario, umile e grande insieme.

Realizzò l'irrealizzabile. Fu uno dei più potenti costruttori della Chiesa. Un divinatore di tempi; un realizzatore per l'eternità. Aperse strade all'avvenire. Non stette a piangere sulle rovine, costrusse edifici nuovi coi rottami del passato. Figlio del popolo, senza un soldo, costrusse, in vita sua, 250 case e vi raccolse 130.000 ragazzi.

Quando, il 2 giugno 1929, fu elevato alla gloria degli altari, l'enorme folla in San Pietro, di circa 5o mila persone, era composta in gran parte di salesiani, Figlie di Maria Ausiliatrice, cooperatori, ex allievi e allievi. La loro calca aumentò il 1- aprile 1934, allorchè si vide la canonizzazione dell'umile pastorello dei Becchi. E oggi, come ha detto Giovanni XXIII, tutto il mondo lo ammira, tutto il mondo lo ama.

IGINO GIORDANI

La Storia d'Italia di Don Bosco nel centenario della secondda edizione (1859-1959)

Il 16 luglio 1859 Don Bosco fu ricevuto in udienza da Luigi Farini, ministro degli Interni del Regno di Sardegna. L'udienza l'aveva richiesta lui stesso allo scopo di illuminare il Ministro sull'odiosità delle perquisizioni a cui l'avevano sottoposto le autorità dello Stato.

Il colloquio si presentò subito tempestoso. Il Ministro, irritato e sospettoso per false denunzie, si mostrava oltremodo duro: anzi ad un certo momento uscì in questa minaccia:

Lei non vede che dipende da una sola mia parola farlo tradurre su due piedi in prigione ?

Don Bosco non era persona da impaurirsi per così poco: calmo, fissando negli occhi il suo interlocutore, replicò:

- Penso che lei non commettera simile infamia.

- E se io lo facessi ? - incalzò il Farini.

- Se ciò avvenisse, - rispose dignitosamente Don Bosco - ho dei mezzi per far valere le mie ragioni.

In che modo?

Imitando il suo esempio. Vostra Eccellenza ha scritto di storia, e segnò alla pubblica riprovazione certi personaggi che giudicava colpevoli. Io pure ho scritto la Storia d'Italia: non avrei che da aggiungervi un capitolo, pubblicando ciò che occorse tra noi due.

- Lei non lo farà! - gridò nervosamente il Ministro.

- Non lo farò ? -... - replicò tranquillo Don Bosco. - Questo dipende da me...

Non ci interessa il resto del colloquio. Basti sapere che il Ministro, avendo trovato pane per i suoi denti, depose la sua burbanza minacciosa.

A noi preme ricordare che Don Bosco, nel 1856, aveva davvero scritto quella Storia d'Italia a cui accennava come ad arma di difesa, e che nel giugno del 1859 - cent'anni fa - ne era pronta la seconda edizione.

Il suo biografo racconta che, ad un certo momento, due furono le operette che egli riteneva urgente comporre, ambedue per lui ugualmente importanti, e non sapeva a quale per prima dovesse dedicare lo scarso tempo libero, rubato al sonno.

Si presentò allora, com'era solito nei casi dubbi, al suo maestro e consigliere Don Cafasso, e gli espose la sua incertezza:

- Devo scrivere una storia d'Italia, oppure un metodo per confessare la gioventù?

Qualunque altro gli avrebbe suggerito di puntare sulla seconda, come ad opera più utile e pratica: Don Bosco stesso propendeva per questa, ed aveva cominciato ad esporne le ragioni al suo maestro.

Ala Don Cafasso, dopo poche parole, tagliò corto:

- Scrivete la storia d'Italia! - disse in tono di comando, e al fedele discepolo non restò che obbedire.

E così per merito di un Santo - il Cafasso - un altro Santo scrisse la storia della sua Patria, cosa affatto nuova nel giro dei secoli. E dobbiam dire che Don Bosco se la cavò egregiamente. La prima -edizione uscì, come abbiamo detto, nel 1856 in 2500 copie; tre anni dopo apparve la seconda edizione di altri 2.500 esemplari. Poi le edizioni si moltiplicarono, cosicchè in trent'anni se ne stamparono oltre 70.000 copie.

Gli elogi delle persone assennate non mancarono, primo fra tutti il 'rommaseo. Il Ministro della Pubblica Istruzione le assegnò un premio di lire mille - quasi un milione in moneta attuale - e fece anche trattative con Don Bosco per farla adottare nelle pubbliche scuole, qualora l'autore avesse tolti alcuni brani, che stonavano agli anticlericali di allora. Ma Don Bosco preferì sacrificare un guadagno non indifferente, piuttosto che venir meno alla verità.

La sua storia si snoda come un racconto che egli fa ai giovanetti, da lui chiamati col titolo confidenziale di «cari amici», «buoni amici ». Il tono è garbatamente familiare, la narrazione attraente e vivace, resa ancor più interessante da dialoghi, discorsi, aneddoti, scelti apposta per tener desta l'attenzione. Niente che richiami quel tipo di storia-mattone, che spesso sono costretti a digerirsi gli scolari delle scuole medie, col frutto che tutti sappiamo.

Questa veste, che chiameremo esterna, non ne vela le caratteristiche inconfondibili, che vi fanno la loro bella mostra e invano si cercherebbero in opere dello stesso tipo.

Esse sono: la verità, la educazione morale e l'amor di patria. A queste, secondo Don Bosco, deve portare la storia.

Prima fra tutte rifulge la verità.

Se a quel tempo l'Italia stava male, la storia d'Italia stava ancor peggio, per lo strazio ignobile che se ne faceva: malattia questa da cui anche ora si stenta a guarire.

I nostri lettori di una certa età ricorderanno che razza di affermazioni circolavano nei testi di storia negli anni di loro giovinezza. Ai tempi di Don Bosco il malanno era ancor più grave. Tutto il rigurgito delle passioni politiche, così accese, si riversava nei testi di storia, dove travisamenti e falsità menavano facile trionfo.

Don Bosco ebbe il coraggio di andare contro corrente.

Egli conosceva il consiglio che Orazio dava a chi si accinge a scrivere di storia recente:

«Attento! - gli dice - cammini su ceneri ingannatrici che nascondono un fuoco pericoloso ».

Ma egli seppe camminare sui carboni accesi, senza bruciarsi.

Non teme di toccare argomenti scottanti e di esprimere il suo giudizio in contrasto con le idee correnti.

Del Papato non esita a dire che era il vanto d'Italia e spesso ne fu il salvatore. Figure che certa storia colloca in primo piano, vengono da Don Bosco ridotte alle dovute - talora minime - proporzioni: altre invece vengono riabilitate e presentate all'attenzione dei lettori; così pure non vi si risparmiano biasimi garbati anche a personaggi eminenti, quando l'autore li giudichi utili ai giovinetti, cui la sua Storia è destinata. E non valsero nè minacce di avversari, nè promessa di lucro a farlo deflettere dalla via della verità, l'unica che egli ritenesse dignitosa per l'autore e per i lettori.

Altro pregio: una costante preoccupazione per educare moralmente i suoi piccoli lettori.

La storia dei fatti umani può essere fonte viva di esempio alla gioventù. Avvenimenti e detti, contrasti e lotte si prestano sempre a trarne l'insegnamento morale, ora sottolineato espressamente, ora lasciato intuire nel giro del racconto.

Don Bosco non si lascia sfuggire l'occasione. E così di volta in volta egli ricava dalla narrazione e fa presente la necessità della religione, la giustizia di Dio, la vanità della gloria umana, la dignità della coscienza. Si potrebbe fare un lungo elenco di massime educative, nelle quali Don Bosco concentra il meglio di quanto ha narrato, invitando così il lettore all'ammirazione e al culto della virtù e all'aborrimento del male.

Del resto se la storia non reca ai giovinetti questo frutto, non si capisce perchè la si taccia studiare. Forse per il gusto di renderla una serie inutile e noiosa di guerre, di nomi e di date.?

Terzo pregio: un fervido amor di patria, che rende vivo e palpitante il racconto di Don Bosco.

Quell'amor di patria che invano cercheremmo in tanti manuali di storia, nei quali le gioie e i dolori della Patria vengono narrati con una freddezza spettrale, quasi fossero del tutto estranei a chi scrive e a chi legge.

Nella storia di Don Bosco, invece, l'Italia e gli Italiani sono sempre presenti allo sguardo e all'affetto dei lettori, motivo di vanto o di dolore.

A cominciar dalle prime righe, dove si legge testualmente: « Io credo che non vi sia paese, del nostro più fecondo di avvenimenti e più ricco di uomini illustri per coraggio e ingegno » e si accenna ai « molti fatti di cui l'Italia fu campo glorioso », giù giù, per oltre quattrocento pagine, Don Bosco ci presenta un'Italia sempre viva e gli Italiani sempre in azione. È per la bellezza e fertilità di questa terra che i popoli antichi lasciano le loro regioni, per venirla ad abitare; le invasioni straniere vi son definite un flagello; le discordie intestine son « maledette »; gli Italiani che resistono allo straniero son forti e coraggiosi, e, viceversa, stolti e scellerati quelli che lo aiutano a soggiogare i Comuni fratelli; l'Italia senza Pontefice diventa un paese esposto a gravi sciagure ; e nella descrizione della ritirata napoleonica da Mosca l'Autore ha questa precisa affermazione: « Farei piangere, o giovani miei, se vi narrassi le disgrazie di quella ritirata, le privazioni, i dolori sofferti dai nostri soldati ».

Quando poi parlerà dell'intervento straniero per sedare i moti piemontesi del 1822, Don Bosco usa parole che, mentre confermano nel giovane lettore il desiderio che la Patria diventi una, biasimano pure i moti destinati soltanto a recare strage e lutti: « Così - egli scrive - terminò quella sconsigliata impresa, la quale invece di unificare l'Italia, valse a disunirla sempre più, e in cambio di liberarla dagli Austriaci, fu causa che questi occupassero per qualche tempo la cittadella di Alessandria ».

Dalle quali parole si comprende che nel nostro Santo il patriottismo è fervido e sentito, quanto prudente e vigilante.

Don Bosco aveva la sensazione di avere scritto per la gioventù italiana un libro davvero utile. Una volta parlando ai suoi figli, disse: « Un libro che consiglierei a tutti di leggere è la Storia d'Italia; e a uno che l'avesse letta cinque volte, io direi ancora: - Leggila! - Ed ecco il perchè. In questi tempi tutte le storie sono falsate: (...) in questo libro, invece, sono esposti i fatti nella loro integrità storica... ».

L'elogio, fatto dallo stesso Autore, corrisponde a verità.

Chi legge questo libro si trova alla fine con l'animo ammirato per la propria Patria, la mente piena di belle massime, il cuore infervorato dai più begli esempi: si trova, insomma, più buono e più attaccato al suo Paese.

Frutto che invano ci si aspetta da parecchi manuali che hanno via libera nelle scuole, per i quali la storia d'Italia è un pretesto per storcere i fatti, menomare la Chiesa, diffondere idee false, vilipendere e infamare degli italiani innocenti.

Il Rettor Maggiore in Sardegna

Tra i Successori di Don Bosco solo il venerabile Don Rua aveva avuto la consolazione di visitare la Sardegna, ma in quel lontano 1902 i Salesiani nell'Isola avevano una sola casa, mentre oggi vi fioriscono cinque case salesiane e sei case delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Il nostro venerato Rettor Maggiore, nell'accogliere gli insistenti inviti dei Salesiani, Cooperatori ed Ex allievi sardi volle soddisfare un loro vivissimo desiderio, ma anche un bisogno che il suo cuore di padre aveva sentito fin dalla sua elezione.

Accompagnato dall'Ispettore Don Fiora e da altri Salesiani, spiccò il volo per Cagliari la sera del 16 maggio. All'aeroporto di Elmas venne salutato dal Prefetto, dal Sindaco e da numerose autorità civili ed ecclesiastiche. Erano presenti i Direttori salesiani e un largo stuolo di allievi, cooperatori ed ex allievi. Un lungo corteo di macchine scortò il Superiore fino al Collegio Salesiano, fantasticamente illuminato e pavesato a festa. Gli alunni circondarono esultanti il Successore di Don Bosco e gli diedero un caloroso benvenuto, esprimendogli tutta la loro riconoscenza per non aver dimenticato la Regione Sarda, che ha sempre amato i Salesiani e offerto loro un numero rilevante di vocazioni.

Il giorno dopo, solennità di Pentecoste, volle dar principio alla sua missione ai piedi della Madonna di Bonaria, Patrona della Sardegna. Accolto con viva cordialità dal Superiore dei padri Mercedari, custodi del Tempio, celebrò la santa Messa circondato da numerosa schiera di allievi e allieve, di cooperatori ed ex allievi, tutti felici di avere finalmente tra loro il tanto atteso Successore di Don Bosco.

Più tardi al grande teatro Giardino si svolge l'omaggio ufficiale della Regione Sarda al Successore di Don Bosco. Porge il saluto il commendator Tului, Presidente Regionale degli Ex allievi, e pronuncia il discorso d'occasione il Sen. Carboni, che esalta il lavoro educativo compiuto nel primo cinquantennio dell'opera di Don Bosco in Sardegna. Sono presenti autorità e personalità eminenti, tra cui 5. E. l'On. Maxia, il Presidente del Consiglio Regionale On. Cerioni, il Prefetto, il Sindaco e il Questore. Graziose danze sarde in costume rallegrano l'assemblea e il Rettor Maggiore conclude esprimendo la sua viva riconoscenza per l'affetto che il popolo sardo ha sempre dimostrato per i figli di Don Bosco.

Nel pomeriggio il sig. Don Ziggiotti benedice la nuova opera salesiana di Cagliari in Piazza Dante, che comprende la Parrocchia di Maria Ausiliatrice e l'Oratorio. Si spera anche di far sorgere presto l'attesa scuola professionale.

Il 18 maggio inaugura la Colonia Marina di Rio Solanas, pittoresca località a quaranta chilometri da Cagliari. L'elegante edificio porta il nome della nostra insigne benefattrice LayMuscas, presente alla cerimonia d'inaugurazione. Lungo la via il Rettor Maggiore aveva ricevuto l'omaggio del Parroco di Quartu S. Elena, che col suo popolo aveva accolto il Successore di Don Bosco nell'ampia chiesa della popolosa borgata.

Il giorno seguente è dedicato alle Figlie di Maria Ausiliatrice di Monserrato, altro grosso borgo alla periferia di Cagliari. I due parroci e l'ottima popolazione vanno a gara per onorare-il venerato Ospite.

Da Cagliari, il mattino del 20 maggio, si inoltra nella verdeggiante pianura del Campidano per raggiungere la cittadina di Sanluri, che ospita un Asilo delle Figlie di Maria Ausiliatrice. La popolazione attende in massa il i Rettor Maggiore e lo scorta fino alla chiesa parrocchiale, dove ascolta la sua Messa e la sua parola esortatrice.

Da Sanluri si porta a Guspini, graziosa cittadina alle falde dei monti metalliferi. Anche qui le Figlie di Maria Ausiliatrice si prodigaso 'nel1'aducazione delle giovanette e nell'aiutare il clero a mantenere tra i fedeli lo spirito religioso, gravemente minacciato dal comunismo. Di questo lavoro ben si accorge il Rettor Maggiore, che viene accolto con grande entusiasmo lungo le vie, nella chiesa parrocchiale e nel cortile dell'asilo, gremitissimo di gente.

Proseguendo il viaggio, eccolo a Oristano, vetusta città, ricca di ricordi storici. S. E. l'Arcivescovo, con un gruppo di affezionati Ex allievi lo riceve cordialmente e si compiace del lavoro compiuto dai Salesiani nella sua archidiocesi.

Fatta un'altra tappa nel villaggio di Bonàrcado, accolto trionfalmente dal parroco e dalla popolazione, si dirige in corteo di macchine a Santulussurgiu, sede d'un rinomato collegio salesiano e di un'istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice. La cittadina è disposta ad anfiteatro nel cavo di un antico cratere spento. Le vie, per la venuta del Rettor Maggiore, sono adorne di bandierine e di archi luminosi. Nell'ampio cortile stipato di gente il Sindaco porge un cordiale benvenuto e la banda eleva al cielo le sue note di letizia.

Giovedì, 21 maggio, Santulussurgiu celebra la festa di San Giovanni Bosco, resa più solenne dalla presenza del suo V Successore. Nell'ampia cappella è tutto un susseguirsi di fedeli che ascoltano la santa Messa e si accostano ai santi Sacramenti.

Il giorno seguente visita la vicina Cúglieri per un saluto alle Figlie di Maria Ausiliatrice che vi hanno un grazioso asilo. La popolazione si addensa dinanzi al Seminario Regionale, dal cui balcone il Sindaco porge il benvenuto al venerato Visitatore, che parla più tardi nella chiesa parrocchiale, dove imparte la Benedizione Eucaristica. Quindi riceve l'omaggio delle Autorità e dei Cooperatori, fra cui vari Onorevoli.

Il 23 maggio ritorna a Santulussurgiu e celebra la S. Messa nella chiesa parrocchiale, dopo aver ricevuto un vibrante saluto dal Parroco. Una devota cappella del tempio è dedicata a Maria Ausiliatrice, che vi conta numerosi devoti. Santulussurgiu ha dato alla Famiglia Salesiana e alle Figlie di Maria Ausiliatrice molte vocazioni. Il Rettor Maggiore mette in rilievo questa benemerenza e invita a conservare le belle tradizioni di fede e di vita cristiana.

Presso l'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice le Cooperatrici e le Zelatrici gli rendono omaggio e gli offrono un artistico tappeto da esse confezionato.

Tornato a Cagliari, riparte alla volta di Lanusei. Questa graziosa cittadina dell'Ogliastra fu la prima ad accogliere i Salesiani e vanta una schiera di ex allievi che onorano la società e la religione. Lanusei dista 150 chilometri da Cagliari. Per raggiungerla si percorre una strada assai pittoresca attraverso i monti e lungo la costa orientale dell'isola. A Muravera riceve il saluto delle autorità e di numerosi ex allievi. Si ferma pure a Villaputzu e a Barì Sardo. In quest'ultima cittadina lo zelante Parroco ha organizzato un incontro solenne con la sua popolazione. Intanto si forma un corteo di macchine, che s'inerpica su ameni poggi, coltivati a oliveti e vigneti, fino a Lanusei. La mole del collegio salesiano con accanto la chiesa rinnovata, attira l'attenzione dei turisti che numerosi salgono questa suggestiva zona dell'Ogliastra.

L'accoglienza di Lanusei al Rettor Maggiore si può definire trionfale. Salito sopra un palco accanto alla chiesa cattedrale, viene circondato dalle autorità, mentre una folla strabocchevole ondeggia al di sotto e acclama entusiasticamente. Porgono il benvenuto il Sindaco, un allievo e S. E. Mons. Lorenzo Ba soli, Vescovo dell'Ogliastra. Quest'ultimo tesse le lodi dei Salesiani, cui attribuisce la fama di Lanusei quale ambiente di cultura noto in tutta l'Isola. Ma ciò che più conta è la soda formazione cristiana delle migliaia di ex allievi che in Sardegna e nel Continente fanno onore a Don Bosco.

Subito dopo la folla accompagna il Successore di Don Bosco fino al nostro Istituto, dove, nel grande tempio, si conclude la storica giornata.

Il 24 maggio tutta la cittadina di Lanusei, collegata spiritualmente con Torino, festeggia trionfalmente Maria Ausiliatrice. Prima della Messa il Rettor Maggiore impone una preziosa corona d'oro e di gemme alla statua dell'Ausiliatrice. Nel cortile benedice una lapide ricordo della visita del Ven. Don Rua e del passaggio del V Successore di Don Bosco. Tiene la commemorazione l'avv. Giua, ex allievo e fratello di tre sacerdoti salesiani. Segue il convegno degli Ex allievi nel salone teatro: sul palco prendono posto accanto al Rettor Maggiore l'Ispettore salesiano Don Fiora e Don Laconi, sardo, Ispettore nel Medio Oriente, i Sottosegretari di Stato Onorevole Maxia e Mannironi, il Presidente degli Ex allievi ed altre personalità.

A sera si snoda una lunghissima processione con le statue dell'Ausiliatrice e di Don Fosco, che attraversa in tutta la sua lunghezza la città, mentre dalle finestre e dai balconi piovono fiori sui due venerati simulacri.

Al ritorno il Rettor Maggiore canta, in un fervido discorso, le lodi dell'Ausiliatrice; quindi S. E. il Vescovo imparte la Benedizione Eucaristica.

Il giorno seguente tiene la Conferenza annuale ai Cooperatori di Lanusei e distribuisce numerosi diplomi d'iscrizione alla Pia Unione. I Cooperatori alla loro volta offrono al Successore di Don Bosco un prezioso calice.

Il mattino del 26 maggio si dirige verso Ussassai, borgata dell'Ogliastra, che ha dato a Don Bosco un numero rilevante di vocazioni.

L'accoglienza al Rettor Maggiore è tra le più festose avute in Sardegna. Molte donne indossano i caratteristici costumi sardi. Il Sindaco viene incontro all'illustre Ospite e porge a nome di tutti un cordialissimo benvenuto. Più tardi, nella sala del Municipio, lo proclama cittadino onorario. La folla si addensa nella piccola chiesa parrocchiale per assistere alla Messa ed ascoltare la parola del Successore di Don Bosco.

Proseguendo il viaggio, attraverso monti e valli, arriva a Senorbi, cittadina del Campidano, nella quale le Figlie di Maria Ausiliatrice dirigono una scuola materna e un oratorio. Anche qui il Rettor Maggiore viene accolto con entusiasmo dalle autorità e dalla popolazione, che lo accompagna alla chiesa parrocchiale e alla sede dell'asilo. Il giorno dopo attraversa in macchina tutta la Sardegna, diretto a Sassari. I Salesiani vi sono da lungo tempo desideratissimi, ma finora non fu possibile piantarvi le tende con un'opera. Il Rettor Maggiore s'incontra con numerosi Ex allievi e Cooperatori, per i quali celebra la S. Messa nella chiesa di San Donato e rivolge loro la parola nel salone della parrocchia. Visita pure S. E. l'Arcivescovo infermo e S. E. l'Amministratore. Siede a mensa con un gruppo di Cooperatori ed Ex allievi a Platamona, lungo la marina. Ritornato in città, ammira una chiesetta dedicata a Maria Ausiliatrice, eretta dall'attuale Arciprete del Duomo, nostro carissimo Cooperatore.

Ritorna quindi ad Oristano e si dirige ad Arborea, ultima tappa delle sue visite. Un lungo corteo motorizzato lo accompagna alla graziosa chiesa parrocchiale di Maria Ausiliatrice. La popolazione si riunisce nell'ampio piazzale e il Rettor Maggiore sale sul palco preparato dinanzi al palazzo municipale. Di fronte risplende la chiesa illuminata da migliaia di lampadine. L'On. Covacivich prende la parola ed ha accenti di riconoscenza per l'opera svolta dai Figli di Don Bosco nell'Isola e specialmente ad Arborea, già squallida palude ed ora ridente ed ubertoso centro agricolo. La popolazione proviene in gran parte dal Veneto e conserva la sua fede tradizionale.

Dopo il ricevimento in Municipio, il signor Don Ziggiotti visita gli Aspiranti salesiani e poi accetta di partecipare ad una cena intima in casa del Presidente dell'Ente Bonifiche Sarde, prof. Enzo Pampaloni, ottimo cristiano e grande nostro amico.

La domenica 28 maggio Arborea celebra la solennità esterna del Corpus Domini. Il Rettor Maggiore ha la gioia di distribuire numerose prime Comunioni. Durante l'agape fraterna il venerando Don Perino, Direttore salesiano di Arborea e pioniere della nostra opera in Sardegna, ringrazia commosso il sig. Don Ziggiotti. A sera si svolge la solenne processione eucaristica, che si conclude con la benedizione impartita dal balcone del Municipio, dopo la commossa parola del Rettor Maggiore alla popolazione raccolta devotamente nell'ampio piazzale.

Nella notte riparte per Cagliari e il giorno seguente spicca il volo per Roma, in compagnia del Presidente della Regione Sarda.

Le mie previsioni erano rosee - ha confidato il Rettor Maggiore - ma la realtà le ha superate: il popolo sardo ha per Don Bosco una straordinaria simpatia e ne circonda i figli di un affetto che commuove.

ORIZZONTE SALESIANO

TORINO

Inaugurati i nuovi locali della Scuola salesiana in Borgo San Paolo

Il 31 maggio scorso a Torino - Porgo San Paolo - si è svolta la festosa manifestazione dell'inaugurazione Ilei nuovi locali della Scuola inedia. L'imponente edificio a tre piani si eleva accanto alla chiesa parrocchiale di Gesù Adolescente.

per la cerimonia erano convenuti il Sindaco di Torino, avv. Peyron, il nostro venerato Rettor Maggiore e altre personalità, a cui facevano vivace corona i circa 2000 oratoriani, i 400 alunni della, scuola e molto popolo.

Il sig. Don Ziggiotti rievocò la storia dell'opera, sorta 40 anni fa a ricordo del cinquantenario della consacrazione della basilica di Maria Ausiliatrice. La località fu scelta per fronteggiare la propaganda sovversiva e anticlericale che imperversava, in quel dopoguerra in Borgo San Paolo. La festa dell' Immacolata del 1918, giorno dell'inaugurazione, segnò una vittoria. La gente del luogo incominciò a, capire non essere il prete la bestia nera che si voleva dare a intendere. E ce n'era bisogno. A Torino il nominare San Paolo faceva, subito pensare al borgo più rosso immaginabile. Episodi tristissimi gli avevano creato quella tanta. Lo stesso servo di Dio Don Rinaldi, che vi si era recato con Don Ricaldone per studiare l'ubicazione del nuovo Oratorio, era stato ricevuto da alcuni monelli col grido della cornacchia qua!... qua!..., solito a lanciarsi in quei tempi in cui per molti era bravura essere anticlericali. E Don Rinaldi aveva risposto: « Sì, verremo, verranno proprio qua! ».

Quali e quanti benefici abbia, portato l'opera salesiana in Borgo San Paolo in questi quarant'anni di vita, è stato brillantemente detto dal Sindaco avv. Peyron, che prese laa parola dopo Don Ziggiotti, dicendosi molto lieto di poter partecipare a questa manifestazione che indica un potenziamento dell'attivitl, apostolica per l'educazione della gioventù.

Tra gli applausi scroscianti, nella più schietta allegria: di tutti, aumentata dal suono della banda musicale dell'oratorio, vennero inaugurati i nuovi locali. Durante la giornata si svolsero entusiasmanti gare sportive ed sera vi fu un grandioso spettacolo pirotecnico.

Per i giovani profughi Lituani

Al salesiano lituano Don Zeliauskas che nel 1952 avanzava al Rettor Maggiore la timida proposta di aprire in Italia un Istituto per i più bisognosi dei giovani lituani profughi dalla loro Patria, il Rev.mo Don Ziggiotti rispondeva: «Penso ehe sia stato proprio Domenico savio a suggerirti l'idea. Fate, e il Signore benedica l'opera vostra come la benedicono di cuore i Superiori ». E l'8 maggio di quell'anno si apriva per i giovani lituani la Casa di Castenuovo Don Bosco per accogliere i primi sei allievi provenienti dall'Inghilterra. Negli anni successivi il numero si mantenne sulla media dei 45. Due terzi di essi provengono dalla vicina Germania e gli altri dagli Stati Uniti, Canada, Venezuela. Brasile, Italia, Francia, Belgio, Austria.

Nei sei anni di vita l'Istituto ha visto passare quasi 200 giovani. Di essi 4 sono già salesiani, 1 novizio, 3 sono entrati nel seminario di Roma, un buon numero continuano i loro studi in scuole superiori nei paesi dove dimorano; altri hanno appreso un mestiere. A quanto ci è dato sapere, tutti mantengono il frutto dell'educazione ricevuta e con la loro vita confermano una volta di più la, bontà ciel metodo educativo di Don Bosco.

Nell'Istituto, oltre le Scuole medie e ginnasiali, funziona anche una piccola stamperia con i reparti fotolito, fotografico, stampa offset, legatoria.

Vi si stampa anche la rivista Salezieciu Balsas: «Voce Salesiana».

La generosità dei benefattori ha pure permesso l'allestimento di una incantevole casa di villeggiatura estiva capace di circa 100 giovani. In essa oltre gli allievi dell'Istituto, trovano ospitalità altri giovani lituani proveniente dalla Germania, francia, Italia. È dificile dire il bene che ricevono questi ospiti e le loro famiglie.

Questa opera di beneficenza ha come sfondo l'intera organizzazione lituana nel mondo libero, dove vivono più di un millione di Lituani, sparsi intutto il mondo, organizzati religiosamente in circa 130 parrocchie nazionali e in parecchie Delegazione autonome secondo la Costituzione Apostolica Exul Familia per l'assistenza religiosa dei profughi. Questa assistenza si svolge sotto l'alta vigilanza dei tre Vescovi lituanisi, profughi essi pure, che risiedono a Zams (Austria), a Roma e a Chicago ed è fatta da numeroso clero secolare affiancato da ordini e Congregazioni religiose. Mezzo d'unione e di propaganda sono 53 tra giornali e riviste di vario genere. Oltre le scuole primarie e secondarie, sono aperti tre seminari.

Tutto questo per dare un'idea della complessa vitalità dell'organizzazione Lituana nel mondo. Il nostro Istituto di Castelnuovo Don Bosco collabora con tutte queste organizzazioni a formare cristianamante la classe dirigente della Lituania di domani.

Onori e suppliche al Patrono degli Apprendisti

A San Cataldo, industre cittadina di oltre 20.000 abitanti, il Centro Cooperatori Salesiani che fiorisce presso l'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, ha organizzato una giornata in onore di Don Bosco Patrono degli Apprendisti.

Il mattino una schiera di circa 700 giovani, rappresentanti gl'Istituti di Avviamento tecnico professionale, la Scuola Edile, il Centro di Rieducazione, la Scuola del Bianco e numerosi apprendisti privati ascoltarono la Messa nella Chiesa Madre. Quindi l'Oratorio salesiano S. Luigi li accolse per la colazione e la proiezione di un film ricreativo e di documentari salesiani.

Nel pomeriggio parlò di Don Bosco Patrono degli Apprendisti il Presidente dell'Assemblea Siciliana ora. G. Alessi, presenti anche numerosi professionisti, capi d'arte, imprenditori e datori di lavoro. L'Oratore con la naturale facondia, resa più calda dal suo ardore salesiano, incatenò - per circa un'ora l'attenzione dei presenti. Particolare interesse suscitò il raffronto tra Carlo Marx e Don Bosco: mentre il primo crea l'internazionale dell'odio, il secondo fonda l'internazionale del lavoro; l'uno crea l'assalto distruttore della società, l'altro invece, pietra sii pietra, prepara la edificazione del nuovo stato democratico, del nuovo stato cristiano. L'uno non crede all'uomo, l'altro crede all'uomo; l'uno maledice all'uomo, l'altro benedico all'uomo; l'uno si serve dei lavoratori, l'altro serve i lavoratori; l'uno guarda al lavoro soltanto come ad un fenomeno economico che può portare all'ambizione, persino al fanatismo, ma è un fatto umano, l'altro invece guarda al lavoro come benedizione di Dio, come mezzo di espiazione, elevazione, redenzione.

Al termine dell'applauditissima conferenza il Direttore dell'Oratorio benedisse venti quadri di Don Bosco, Patrono degli Apprendisti, che vennero distribuiti dall'on. Alessi ai più importanti centri di lavoro e alle Scuole di Avviamento Professionale e di Arte.

Anche nella graziosa cittadina sicula di Scrradifalco, un gruppo di Cooperatori ha dedicato un pomeriggio a Don Bosco Patrono degli Apprendisti. Il concorso fu tale che la conferenza, anzichè nel salone, si dovette tenere in chiesa. Il Delegato Ispettoriale dei Cooperatori illustrò il nuovo titolo di Don Bosco e benedisse alcuni quadri del Santo Patrono per gli ambienti di lavoro.

A Castellammare, per interessamento del cooperatore Coppola Catello si tenne un triduo ai 500 giovani apprendisti della Scuola « Pontificia Opera Assistenza» della città. La festa dell'apprendistato si celebrò nella Cattedrale. A tutti venne distribuita l'immagine di Don Bosco con la preghiera dell'apprendista. La Cooperatrice Amelia Luongo organizzò la festa per le apprendiste sarte e la Cooperatrice Carmela De Simone per le apprendiste ricamatrici.

A Faenza la festa fu preceduta da una serata di preparazione nel teatro salesiano, dove parlarono il Direttore e il prof. Coppari, preside dei corsi di addestramento professionale. Il giorno dopo gli apprendisti ascoltarono la S. Messa, a cui seguì un ricevimento nelle sale dell'Oratorio e la consegna del quadro da esporre nelle fabbriche e officine di lavoro. Una partita di calcio completò la soddisfazione dei giovani intervenuti.

A Chioggia la Presidenza mandamentale delle ACLI e la Direzione dell'Oratorio salesiano organizzarono una serata cittadina sull'apprendistato, onorata dalle autorità e allietata dalle esecuzioni della banda e della filodrammatica dell'Oratorio, che eseguì il bozzetto «Voci dell'officina» di E. Renoglio.

A San Giovanni di Fassa il Decano Don Fortunato Rossi, cooperatore salesiano, ha preso l'iniziativa di commemorare Don Bosco Patrono degli Apprendisti alla «Scuola d'Arte» statale. Parlò a docenti e allievi il Delegato Ispettoriale dei Cooperatori.

Una statua dell'Ausiliatrice a ricordo di Lepanto

«L'ultimo giorno dei festeggiamenti in onore di Maria Ausiliatrice e di San Giovanni Bosco per il trentesimo anniversario della fondazione dell'Opera salesiana a Gaeta è stato un vero trionfo del cattolicissimo popolo gaetano.

Una di quelle giornate difficili a dimenticarsi non solo per la presenza di eminenti autorità della Chiesa, del Parlamento e della Provincia, ma soprattutto per la profonda prova di fede offerta da tutto il popolo». Così un quotidiano di Roma il 26 maggio.

Le celebrazioni del trentennio ebbero il loro epilogo grandioso nell'inaugurazione di una monumentale statua di Maria Ausiliatrice sul monte Orlando, che domina il Golfo di Gaeta. L'erezione di questo monumento ricorda la grande vittoria riportata a Lepanto nel nome di Maria, «Aiuto dei Cristiani». Fu infatti proprio dal Golfo di Gaeta che la flotta cristiana salpò per combattere contro le armate turche, organizzata dal grande Papa S. Pio V, che la inviò nel nome della Vergine, Auxiliurn Christianorum.

La bella statua aveva già avuto trionfali accoglienze la domenica precedente a Sperlonga e a Terracina, dove le massime Autorità con a capo il Vescovo S. E. Mons. Pizzoni e tutto il popolo avevano (lato all'Ausiliatrice straordinarie prove di simpatia e devozione.

Il 24 maggio nella maestosa chiesa di S. Francesco Sua Em. il Card. Castaldo, Arcivescovo di Napoli, assistette al solenne pontificale dell'Arcivescovo Coadiutore di Gaeta Mons. Gargiulo, presenti anche il venerando Arcivescovo Casaroli e il Vescovo di Terracina.

Al termine tutti i presenti si dirigevano sul Monte Orlando per assistere allo scoprimento della statua di Maria Ausiliatrice. All'arrivo dell'Em.mo Porporato e delle Autorità, la banda della Marina intonò l'Inno Pontificio. Quindi fru letta la lettera nella quale Sua Santità, dopo aver espresso « ai diletti figli di San Giovanni Bosco il suo più vivo compiacimento per il bene che è dato loro di compiere in così larga misura», proseguiva: « Noi pertanto, come partecipammo di persona, al devoto tripudio con cui Borea accolse le sacre spoglie dell'Apostolo della gioventù, così saremo egualmente presenti con i nostri voti e le nostre preghiere tra questi benemeriti religiosi salesiani, tra le schiere vivaci dei loro ragazzi, tra i gruppi degli ex allievi e dei cooperatori, tra l'intera cittadinanza di Gaeta, che conserva incancellabili ricordi della sua pietà mariana e della manifesta protezione di San Giovanni Bosco».

Dopo i discorsi del Sindaco prof. Corbo e dell'on. Vittorio Cervone, parlò l'Em.mo Card. Castaldo, che fece dell'avvenimento una felice inquadratura storica e impartì la benedizione alla statua e ai presenti.

Cooperatore fedelissimo, anche in Siberia

Ecco ciò che scrive il cooperatore lituano N.N., tornato dalla Siberia. Invia alla Direzione Opere Don Bosco, secondo l'antico indirizzo Via Cottolengo 32, come era indicato nel Bollettino Salesiano lituano, che dovette essere sospeso nel 1940. Egli certamente non sa che a Castelnnovo Don Bosco, nella patria dello stesso santo Fondatore, fiorisce un Istituto per giovani profughi lituani e che vi si stampa di nuovo il Balletti no. E coree farglielo sapere, se la stampa lituana ritorna dalla frontiera con l'avviso ben chiaro: interdit?

« Vogliate scusarmi se non vi scrivo più da 14 anni. Si è che in questo tempo mi sono trovalo in una vastissima regione, trasportatovi con biglietto gratuito... Questo vi scrivo perchè, come Cooperatore salesiano, sento un forte attaccamento alle nostre opere. Giammai vi ho dimenticati: per le opere salesiane non ho cessato di pregare, anche in mezzo a tante soferenze. Purtroppo solo con questi mezzi ho potuto Cooperare, stando nella gelida Siberia. Ed anche ora che sono tornato in patria, non posso fare di più. Ma la preghiera nessuno me la può impedire! Mi piace sfogliare le pagine ingiallite del vecchio Bollettino Salesiano. Come sarebbe bello sapere qualcosa del Centro Salesiano e delle loro opere!... ».

PAVIA - Un nuovo altare consacrato a Don Bosco

In tutte le chiese, di Pavia - città e diocesi - si coltivaa una grande devozione a Don Bosco e se ne venera l'immagine.

L'importante chiesa del Carmine però si distingue in modo particolare per il culto verso l'Apostolo della gioventù. Nel 1929 al Carmine si tenne il solenne triduo cittadino per la Beatificazione di Don Bosco. Fu una vera apoteosi del Santo dei giovani e d'allora si ebbe un ascensionale aumento di devozione. La Sua immagine fin da quell'anno fu esposta alla venerazione in quella monumentale chiesa, e ogni anno, il 31 gennaio, è un rinnovarsi di fervore e di pietà. Quest'anno poi, per iniziativa dello zelante Prevosto Don Luigi Gandini, si volle trasformare quell'altare provvisorio in nn altro più maestoso e più artistico e si provvide ad una muova, pala, dovutaa al pittore pavese Testa. L'altare venne consacrato da S. E. Mons. Carlo Allorio, assistito da numeroso pubblico.

COLOMBIA

Un monumento a padre Juan l'apostolo dei poveri

Nella Parrocchia di Gesù Bambino di Bogotà è sempre vivo il ricordo del salesiano Don Giovanni Del Rizzo, il notissimo « Padre Juan », l'apostolo dei poveri, alla cui morte, avvenuta due anni fa, migliaia e migliaia di persone hanno pianto e sfilato in preghiera davanti alla sua salma.

Padre Juan vive nei cuori, ma soprattutto nelle molte opere sociali e di carità sgorgate dal suo gran cuore non solo a favore dei fanciulli poveri, ma di tutta la popolazione. Fa l'apostolo che trasformò materialmente e spimiiualmente uno dei sobborghi più abbandonati della città fino a farne una parrocchia modello divisa in 14 quartieri bene organizzati e arricchita di liti Sani nano delicato al Bambino Gesù, mela di pellegrinaggi non solo da Bogotà ma da tutta la nazione.

Le opere sociali e assistenziali da lui create, a due anni dallaa sua morte, sono più fiorenti elle mai. Cn elenco numerico, per quanto arido, può dare un'idea dei miracoli operati dallo zelo di questo degno figlio di Don Bosco. I numeri che seguono si riferiscono al 1958.

Il 10 maggio u. s., alla presenza delle Autorità religiose e civili fu inaugurato nn monumento a questo santo Sacerdote, a cui ogni fedele aveva già eretto un monumento nel proprio cuore.

L'Ausiliatrice salva suore e alunne dalle fiamme di un incendio notturno

Nella notte dal 13 al 14 aprile u. s., durante un grave incendio sviluppatosi nella Casa di El Retiro (Antioquia), si affermò la sensibile protezione di Diaria ausiliatrice, che preservò in modo prodigioso da disgrazie personali.

Appena avvertitane da una fanciulla, che sola non si sa come - se n'era accorta, la Direttrice corse a svegliare suore e alunne e a mettere in salvo il piccolo tabernacolo con le Sacre Specie.

Guai se si fosse ritardato ali pochi minuti! Il fuoco, propagandosi rapidamente, fece crollare il tetto, subito dopo che alunne e suore si erano precipitate fuori del dormitorio.

La gente del paese, svegliata dall'allarme dato dal Parroco col suono delle campane, accorse in aiuto, ma tutti gli sforzi riuscirono inefficaci, finchè non giunsero i pompieri da Medellin.

Nel frattempo, l'internato, la guardaroba, la cucina, la sacrestia e buona parte della cappella furono ridotte a un mucchio di rovine, poichè si trattava di un edificio di un solo piano con soffitto di legno. Anche il resto, salvato dalle fiamme, fu ridotto in condizioni inabitabili, per cui le suore dovettero trovare ospitalità in altra casa, offerta provvisoriamente da una buona Signora. Si cercò poi di allogare alla, meglio anche le alunne, che furono provviste di abiti dalla carità dei buoni.

Il ragazzo Santo

amato e venerato in ogni Continente

Il colto di San Domenico Savio va estendendosi e universalizzandosi sempre più. Lo dicono le feste in suo onore celebrate ovunque con straordinario entusiasmo da masse di giovani di ogni lingua e nazione; lo dice il moltiplicarsi delle organizzazioni giovanili che lo prendono a modello e il sorgere di nuovi altari, cappelle e templi dedicati al Giovane santo.

Qualche dato di fatto.

I clubs Domenico Savio negli Stati Uniti

I clubs Domenico Savio, sparsi in tutti gli stati dell'USA, Canada e Alasca.sono già 1500. Più di 3000 giovani rappresentanti di essi, accompagnati dai loro insegnanti, si radunarono nella cosa salesiana di Ramsey per commemorare il loro Patrono, la domenica 8 marzo, e gremirono la palestra della scuola per ascoltare la parola entusiasta del coadiutore salesiano Michele Franzette, fondatore del movimento Clubs, e quella del rev.mo Ispettore Don Felice Penna, che li invitò all'imitazione del Santo. I giovani stessi onorarono il loro Patrono con musiche canti e bozzetti. La grandiosa assemblea giovanile si chiuse con la Benedizione Eucaristica. Lo sviluppo dei clubs Domenico Savio ha del prodigioso. Solo quest'anno circa 100.000 nuovi alunni si sono ufficialmente iscritti ai clubs. Domenico Savio è davvero amato e imitato dalla gioventù cattolica statiunitense.

Il primo tempio a S. D. Savio nel Portogallo

Lo stesso giorno, nella cittadina portoghese di VENDAS_NOVAS veniva solennemente benedetto da S. E. José Joaquim Ribeiro, Vescovo Ausiliare di Evora, il primo tempio dedicato a San Domenico Savio nel Portogallo. Il giorno dogo, durante il solenne pontificale, S. E. Mons. Trindade Salgueiro, Arcivescovo di Evora e grande amico dell'Opera salesiana, tenne il panegirico dell Ragazzo santo, additandolo come modello della gioventù portoghese.

Il tempio, bello, raccolto. armonioso nelle sue linee, si deve deve alla carità dei nostri Cooperatori e all'operosità instancabile del Direttore Don Alves. Ora accoglierà per la preghiera la comunità parrocchiale, gli oratoriani e gli allieri dell'annesso istituto San Domenico Savio.

Nuovo Oratorio intitolato a San Domenico Savio

VILLADOSSOLA (Novara), alla presenza di S. E. Mons. Gilla Vincenzo Gremini e delle massime autorità religiose e civili della provincia, ha inaugurato nell'aprile scorso un moderno e grandioso Oratorio parrocchiale intitolandolo a Sn Domenico Savio. Il nuoro Oratorio si compone di 23 locali, tra cui spicca la bellissima cappella dedicata al santo Giovanetto e un magnifico salone teatro.

EGITTO

Un Oratorio festivo per i copti

L'Oratorio festivo per i copti, che fiorisce in Alessandria d'Egitto da una decina d'anni, è in fase di particolare sviluppo. Lo frequentano da 600 a 700 giovani, dei quali il 90% sono copti ortodossi e il 10% copti cattolici. La cifra rispecchia bene la proporzione dei copti ortodossi e dei copti cattolici in Egitto: i primi sono circa 3 milioni, mentre i secondi toccano solo gli 80.000.

I1 «Massalla Don Bosco» - così gli Arabi chiamano l'Oratorio salesiano è una parola magica, per centinaia e centinaia di ragazzi dai 6 ai 18 anni che, pur appartenendo alle scuole più disparate della vastissima città, per la maggior parte governative e quindi musulmane, tuttavia vi accorrono ogni domenica come al luogo più bello e più attraente.

Ve ne sono persino molti i quali, costretti ad andare a scuola alla domenica, che per il governo musulmano è giorno di lavoro, nel pomeriggio, appena liberi, prendono di corsa la via dell'Oratorio, dove arrivano ansimanti con la speranza, di godersi almeno le ultime ore della bella giornata.

Ogni domenica mattina ascoltano la S. Messa ed è cosa commovente vedere con quanta devozione cantano le lodi del Signore, della 'vergine, (li Don Bosco e di S. Domenico Savio. Nella loro mente non c'è distinzione tra preghiere copte e preghiere cattoliche e, se fosse loro permesso, molti si accosterebbero anche ai Sacramenti. Ci si limita, a invitarli a riceverli nelle loro chiese ortodosse.

C'è anche la Compagnia del Piccolo Clero, composta di cattolici e di ortodossi, che gareggiano nel servire all'altare, considerandolo un premio ambitissimo. Loro presidente è un ottimo copto cattolico alla soglia dell'Università.

Nei pomeriggi domenicali i vasti cortili dell'Istituto sono totalmente riservati agli oratoriani. Ogni angolo dell'Oratorio palpita di vita intensissima: giochi di ogni specie sono sorvegliati e diretti, oltreché dai Salesiani, da tanti bravi giovani della Legione di Maria, che spontaneamente accorrono a prestare il loro aiuto in cortile, nella chiesa, al cinema. Le grida di gioia in quelle ore pomeridiane salgono alle stelle. E si tratta sovente di ore caldissime e spossanti; ma gli oratoriani sono abituati a questi climi.

La chiesa, dedicata a Don Bosco, è ampia e spaziosa, eppure è appena sufficiente a contenere tutti questi giovani per l'istruzione e la Benedizione Eucaristica. Il vasto teatro li accoglie poi tutti per il divertimento.

Una volta all'anno ha luogo la distribuziono dei doni agli oratoriani più assidui: è quella, per loro una grande festa perché sanno che, oltre i giocattoli, possono ricevere qualche indumento da indossare, che è quanto maggiormente desiderano, essendo molto poveri e - alcuni anche in miseria. Quest'anno i premiati sono stati ben 550. Il buon Dio voglia largamente benedire i benefattori di questi cari giovani copti, così amanti dell'Oratorio di Don Bosco e tanto devoti di San Domenico Savio.

BOSTON - Associazione S. Domenico Savio tra i giovani emigrati italiani

Alla parrocchia del Sacro Cuore di BostonNoth End, abitata per più del 90% da emigrati italiani, è stata creata da circa un anno una Associazione giovanile San Domenico Savio.

Ideatore ne è stato il dinamico Padre Piero Oddi, scalabriniano, che ha raccolto in un club ottimamente organizzato più di 100 giovanotti italiani, di recente emigrati nella zona: di Boston. Le attività sportive, teatrali, culturali e religiose della Associazione interessano vivamente i giovani, i quali così - sotto la protezione di San Domenico Savio e guidati dal loro ottimo Assistente - possono compiere, senza scosse pericolose, il difficile passaggio alla nuova vita americana.

Un nostro professore dell'Ateneo Salesiano di Roma, Don Pier Giovanni Grasso, che si trova a Boston con una borsa, di studio Fulbright, per un corso speciale di studi alla Harvard University, ha preso contatto con l'Associazione. Egli sta conducendo- una ricerca sugli emigrati italiani negli Stati Uniti, con l'interessamento del Ministero degli Esteri Italiano; e i giovani dell'Associazione gli hanno offerto generosamente la loro collaborazione per la buona riuscita della ricerca, che ha anche un interesse sociale ed educativo.

Nello stesso Stato del Massachusetts, e precisamente a East Boston, i Salesiani hanno aperto una nuova High School, intitolandola a San Domenico Savio.

In Breve

ITALIA

Sua Eminenza il CARO. MAURILIO FOSSATI ha benedetto a GIAVENO (Torino) la nuova artistica cappella dell'Aspirantato delle Figlie di M. Ausiliatrice e ne ha consacrato l'altare, sul quale volle celebrare il primo santo Sacrificio. Al termine espresse la sua gioia ed esortò a offrire preghiere e sacrifici per l'aumento e la perseveranza delle vocazioni sacerdotali é religiose. Nel pomeriggio, all'inaugurazione dei nuovi locali scolastici, parlarono l'on. Savio e il Sindaco.

Sua Eminenza il CARD. CARLO CONFALONIERI, accompagnato dal l'Ecc.mo Arciv. Mons. Fares e dalle autorità, ha visitato l'Istituto Salesiano di SOVERATO. Salutato dal Direttore Don Marruccelli e dai mille giovani che gremivano il teatro, l'Em.mo Porporato espresse la sua gioia di trovarsi in mezzo a tanta gioventù, che cresce sotto Io sguardo del Santo dei giovani, la cui opera, diffusa ormai dovunque, testimonia «la santa invadenza» dei Salesiani, benedetta da Dio perchè mossa dal grande ideale del Fondatore: Da mihi animas! Si diceva pure lieto di portare il paterno saluto e la benedizione del Papa.

Con decreto di S. E. Mons. Carlo Stoppa, Vescovo di ALBA, si sono aperti i processi diocesani informativi per la causa di beatificazione del Can. Francesco Chiesa (18741946), Parroco di S. Damiano in Alba, apostolo della stampa e collaboratore dell'insigne Primo Maestro Teol. Giacomo Alberione. fondatore della Società San Paolo. La notizia è tornata particolarmente gradita alla Famiglia Salesiana, che onora la memoria del Can. Chiesa quale zelantissimo Direttore Diocesano dei Cooperatori Salesiani.

A VARAZZE, per iniziativa di Cooperatori ed Ex allievi, è stata intitolata a Don Bosco una delle più lunghe gallerie della nuova autostrada. Erano presenti alla cerimonia, oltre al nuovo ispettore Don Ciccarelli, il Sottosegretario Russo, che aveva appoggiato la pratica, e un folto gruppo di amici. L'On. Russo ebbe parole veramente lusinghiere per l'opera educativa dei Salesiani. All'entrata della galleria, da ambo le parti, è stato posto un medaglione di Don Bosco in mosaico, opera dei giovani artisti oratoriani di Pietrasanta.

ARGENTINA

Una nuova parrocchia di SAN NICOLAS è stata affidata ai Salesiani, che lavorano nella città fin dal loro primo giungere in Argentina. S. E. Mons. Martinez, Vescovo diocesano, assistette personalmente alla presa di possesso del -nuovo parroco ed espresse tutta la sua fiducia nell'apostolato salesiano. La parrocchia è intitolata a Maria Ausiliatrice.

EL SALVADOR

Durante il suo breve soggiorno in SAN SALVADOR. Sua Era. fI Cardinale Spellman ha onorato di una sua visita lo Studentato Filosofico Salesiano Internazionale « Don Rua ». Era accompagnato dall'Arcivescovo di San Salvador e da quattro altri Vescovi. Sua Eminenza disse di conoscere i Salesiani da New York ai Giappone. da Hong Kong a Roma; e dopo avere espressa la sua compiacenza di trovarsi in una Casa Salesiana, aggiunse - bontà sua! : « La gloria più grande dopo quella di essere Cardinale - che è toccata a me - è quella di essere figlio di Don Bosco, ed è toccata a voi! ».

GUATEMALA

Le Figlie di Maria Ausiliatrice hanno effettuato una quarta fondazione nella Repubblica - a poco più di quattro anni dalla prima - con l'apertura della Casa di SOLOMA. Si tratta di una vera Missione, dove quasi tutti gli alunni sono indigeni, battezzati, ma pressochè ancora pagani, perchè la popolazione rimase per quattro secoli del tutto abbandonata dal punto di vista religioso. Solo da una decina di anni vi lavorano i Padri di Maryknoll, che hanno dissodato il terreno. Le Missiònarie sono entusiaste del loro nuovo campo di lavoro.

PORTOGALLO

L'Ispettoria Portoghese ha celebrato con viva esultanza le Nozze di Diamante del venerando Don Erminio Rossetti, già allievo dell'Oratorio di Torino, vivente il Santo Fondatore. Questo benemerito salesiano ha prodigato le ricchezze del suo cuore sacerdotale a vantaggio della gioventù di varie nazioni e continenti, avendo lavorato successivamente in Italia, Svizzera. Australia, Timor e Portogallo.

TUNISIA

Il 24 maggio u. s. nella Parrocchia del Rosario di TUNISI il sacerdote salesiano Don Paolo Napione ha celebrato le sue Nozze di Diamante. Animatore e guida per 40 anni della gioventù tunisina. è stato oggetto di commoventi prove di stima e affetto da parte dei molti Ex allievi, i quali si sono stretti attorno al caro vegliardo che ebbe la fortuna, giovinetto, di baciare la mano a Don Bosco.

URUGUAY

Dallo scorso maggio anche l'Uruguay ha l'edizione propria del. Bollettino Salesiano. All'Uruguay Don Bosco mandò i suoi Figli nel 1877. La sua Opera è oggi fiorente: infatti vi sono 22 Case salesiane (4 licei, 4 scuole professionali e agricole, 12 collegi. 2 parrocchie e 19 oratori), e 22 sono pure le Opere delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Con l'edizione uruguayana il Bollettino Salesiano esce oggi in 33 edizioni.

FEDE IN CAMMINO

Alle porte dell'inferno

di don Albino Fedrigotti

Prefetto Generale dei salesiani

Lungo la ciminiera di un piccolo battello ancorato all'entrata del porto di Macao ho visto una colonna di caratteri cubitali cinesi, che per me erano incomprensibili, come tanti altri che osservavo tutti i giorni per la città di Hong Kong. Me li feci tradurre da chi sa la lingua; quei caratteri sulla ciminiera del battello, che portava la bandiera rossa della Cina comunista, dicevano: Il. Comunismo è il paradiso del popolo e i Comuni sono la via che vi conduce. Dev'essere un paradiso ben curioso, se si deve giudicare da quello che si vede e si sente.

Macao è una piccola colonia portoghese, dì pochi chilometri di superficie, confinante col colosso cinese, che la tiene prigioniera e la sta invadendo. Davanti a questo nostro collegio, da dove scrivo, vi è un collegio comunista di ragazzi e ragazze; evidentemente si svolge in pieno il programma di educazione cormurista, e il governo non ci può far nulla: deve semplicemente far 1e viste di non vedere.

Don Bosco ha fatto tutto quello che ha potuto per la gioventù della colonia. Piccola com'è, la città di Macao ha tre collegi salesiani, il primo dei quali, in ordine di tempo, ha iniziato la sua missione nel 1906. Quasi tutta la gioventù maschile di Macao è passata per il collegio salesiano o almeno per l'oratorio. La banda della Polizia, per esempio, è formata quasi esclusivamente di ex-allievi, e il maestro istruttore è un sacerdote salesiano.

Molto di questo lavoro andrà a male per la propaganda marxista che promette il paradiso in terra a tanta povera gente, che pensa di non aver nulla da perdere, quando tutti saranno uguali.

Chi ne ha fatto l'esperienza però sa che le cose non corrispondono alla propaganda. Alcuni si lasciarono adescare da promesse, ed entrarono per una porta su cui Dante avrebbe scritto: Lasciate ogni speranza, voi che entrate! Non ci volle molto per aprire gli occhi; ma era troppo tardi; e non poterono più tornare indietro. I comunisti lasciano uscire dalla cortina di bambù le donne e i bambini e i vecchi inutili; ma gli uomini validi sono troppo preziosi per lasciarli partire. Una giovane aspirante alla vita religiosa riuscì a raggiungere la libertà di Hong Kong.. dando come motivazione del viaggio l'intenzione di raggiungere il suo promesso sposo: i comunisti non compresero di che Sposo si trattasse! Un particolare interessante. Il servo cinese che mi ha servito la colazione questa mattina, è fuggito solo qualche giorno fa dalla vicina Cina comunista, a nuoto. Ne fuggono tutti i giorni; molti trovano la morte nel loro tentativo, perché vengono falciati senza misericordia.

Tutta Hong Kong è come un immenso campo di rifugiati; questa colonia inglese è per la povera gente un asilo di salvezza. Il governo, per quanto sollecitato, non riesce a tener dietro alla fiumana di gente che si riversa al confine della colonia, portando con sè quel poco che ha potuto sottrarre alla vigilanza della polizia. Si stanno fabbricando continuamente nuovi edifici per abitazioni ma la maggior parte dei rifugiati vive ancora in baracche miserabili, fatte con pezzi di casse e latte di petrolio, nelle condizioni più primitive che si possano immaginare. Gli uomini intanto vanno a cercare lavoro, qualsiasi lavoro, pur di vivere. Alla miseria non fanno caso; vogliono sentirsi liberi dall'incubo di un comunismo spietato, che è già costato alla Cina oltre 30 milioni di vittime: orribile Moloch che ingoia i suoi figli! La vita per i comunisti non ha valore; la persona umana non ha più nessun diritto: lo Stato è tutto e tutti i cittadini sono schiavi. Uno non ha nemmeno più il diritto di pensare in proprio: deve pensare anche lui come il Padrone, che è lo Stato. Deve perciò essere « educato », deve lasciarsi « lavare il cervello », fino a che sappia pensare come vuole il Padrone. Guai a chi resiste! Chi poi emerge anche solo un poco tra gli altri è difficile che si sottometta; con questi i comunisti usano l'eliminazione. Chi non vuol essere eliminato, deve fuggire, come ha fatto un professore del nostro collegio Yuet «'ah, che aveva studiato nella famosa. Accademia Militare di West Point, negli Stati Uniti, ed era stato per molti anni nel servizio diplomatico.

Questo è il « paradiso » di oltre cortina.

Un Missionario della Società del Verbo Divino, già Rettore della Università Cattolica di Pelino, intitolò il suo libro di vita ed esperienza coi comunisti: Quattro anni nell'Inferno Rosso. La maggioranza dei nostri missionari ha potuto fuggire prima che le frontiere si chiudessero; eppure tutti poterono vedere coi loro occhi cose incredibili, quando ancora il sistema spietato non era applicato nella sua interezza: ne portano nella mente un ricordo allucinante.

Ho davanti a me il catalogo dei Salesiani della Cina: alla fine della lista leggo questa indicazione: « Fuori Comunità » (dispersi, prigionieri ecc.). Seguono 18 nomi di confratelli cinesi (gli Europei furono cacciati) i quali furono trattenuti ed ora si trovano dispersi chi a Shanghai, chi a Pekino e chi a Canton; alcuni in prigione; altri in libertà provvisoria, ma legati al servizio dello Stato. Alcuni sono già morti di stenti o di malattia in prigione o sul lavoro. Di tanto in tanto riceviamo qualche notizia dall'uno o dall'altro.

Nell'inferno non vi è amore, una nell'inferno comunista può ancora fiorire la fede e l'amore, perchè, per quanto inferno, non è, come l'altro, eterno. La lettera che segue è di un padre di famiglia, fratello di un salesiano:

« Carissimo fratello:

da moltissimo tempo sono impossibilitato a corrispondere con voi, miei diletti parenti, dispersi ai quattro venti della nostra grande Cina. Vi ricordo sempre e vi auguro che Dio vi conceda pace, salute, allegria e fortuna.

Il 23 ottobre dello scorso anno fui trasportato da Shanghai alla provincia del.... città di... Qui sono circondato da un'immensa prateria coronata da centinaia di chilometri di montagne: tutto è brullo e spopolato.

La nostra vita di lavoratori e coltivatori della terra, è durissima e primitiva quanto mai; tuttavia, in così tristi circostanze, ho fatto grande progresso nella virtù, cioè nel campo dello spirito. Ora ringrazio Iddio che finalmente mi ha fatto sentire in cuore il bisogno di disprezzare onori e ambizioni, che prima tanto bramavo, e quelle ricchezze che un tempo occupavano tanto i miei pensieri. Ora ho capito che cosa sia lo spirito di lotta per un più alto ideale! Io ero solito cercare e ambire tante cose; ma ora che sono rimasto con una semplice valigetta di indumenti, assecondando l'ispirazione di Dio sento clic anche questa valigetta mi è di troppo. Sia benedetta la volontà di Dio, che stacca il mio cuore da tutto!

Vedo attorno a une cadaveri di gente che soccombe al duro lavoro ininterrotto. e altri cadaveri ambulanti di gente trattata alla stregua di animali abbandonati. Prima vivevo per il mondo e per ideali di benessere materiale; oggi capisco che devo intraprendere una vita di sacrificio rassegnato, per trascorrere il resto della mia vita in corsa verso la luce del divino e sforzarmi di praticare il bene. Caro fratello, favorisci pregare per questo tuo fratello, perchè possa, nonostante la sua grande debolezza, avere la forza di pregare e attuare il suo desiderio di fervore e di vita nuova. Prega che anch'io non abbia a ruzzolare nel fango che mi attornia. Voglio seguire la vostra strada: guidami tu!

In mezzo a questa mia vita materiale ho imparato più che se avessi letto e meditato libri ascetici. Ogni mattino, quando mi alzo e vedo splendere il sole sii di noi, poveri schiavi, capisco la mia nullità. Quando vedo i raggi del sole diffondersi sopra l'universo, capisco tutto il mio egoismo! Capisco che non amo altri che me stesso, e me ne vergogno profondamente. Quando ammiro il firmamento, con la sua gamma infinita di astri che brillano e nel loro linguaggio muto e veritiero lodano il Creatore, sento tutto il peso della mia superbia, che ancora bolle nel mio cuore. Ogni giorno aro i campi sterminati, e constato che questa gleba. dopo tutto, è docile e risponde alla nostra opera, mentre io invece sono più duro assai di essa!

Quando mi obbligano a prendere con le mani i rifiuti del bue, e ne sento il tanfo, sento pure il fetore della mia vita passata, lontana dal fervore! Sì, sento che questi rifiuti d'animale sono ancora cosa amabile in paragone del peccato!

Quando sono stanco e sfinito, e invano cerco riposo, allora penso a Gesù. Lui è il fratello maggiore che porta una croce più pesante della mia!

Ancora poco tempo, e poi che cosa diventerò io? Ossa secche come queste che trovo nei campi. Allora tutto il bene e tutto il male verranno alla luce; ma sarebbe troppo tardi per fare il bene. Riconosco che il mio passato è stato deplorevole; il buon Dio mi dona questo tempo per riparare e sperare. Non dubito che alla fine saremo di nuovo insieme con tutti i nostri familiari.

Ti ringrazio della tua fraterna e affettuosa comprensione, e della sollecitudine che dimostri per il mio bene spirituale. lo, tanto nel corpo come nell'anima, sono in pace; non stare a preoccuparti troppo di me.

Tuo aff. mo fratello ... ».

La sapienza del Signore sa trarre il bene anche dal male. Due ufficiali che erano stati insieme in un campo di concentramento, in condizioni assai dolorose, dopo aver ricordato alcune loro avventure e sventure, concludevano dicendosi a vicenda: « Ma allora eravamo più buoni! ».

Diceva bene Gesù: « Non temete coloro che uccidono il corpo, ma non possono uccidere l'anima; temete piuttosto Colui che può far perdere nell'inferno e anima e corpo! ».

SAC. ALBINO FEDRIGOTTI

LE MISSIONI SUL FIUME ORINOCO

prime penetrazioni missionarie nella vasta selva venezuelana

Nell'agosto scorso si compirono 25 anni di lavoro missionario da parte dei Salesiani nella regione dell'Alto Orinoco in Venezuela. Prima del 1925 nessun sacerdote risiedeva nel territorio dell'Amazzonia; raramente capitava che qualcuno passasse per battezzare. Nel 1928 Mons. De Ferrari e Don Engel, salesiani, con l'aiuto del Governo e l'autorizzazione della Santa Sede, fecero una visita di ispezione provenendo dal Brasile. Durante quella esplorazione amministrarono numerosi battesimi. Il 29 agosto del 1933, con il vaporetto San Juan giunse a Ciudad Bolivar il primo drappello di sette missionari incaricati di quella zona: erano Mons. De Ferrari, don Bierold, don Bonvecchio, don Burk e i coadiutori Bush, Oduber e Ceron. I primi giorni di permanenza furono difWcili perchè i nuovi inquilini dovettero vivere accampati all'aperto, con i conseguenti pericoli. Nel giro di sei mesi riuscirono a costruire, oltre alla residenza missionaria, una cappella e rudimentali laboratori di falegnameria e calzoleria per il centinaio di persone che formavano la popolazione del luogo.

L'anno dopo, venne posta la prima pietra dell'incipiente Collegio salesiano. In luglio Mons. De Ferrari e Don Bovecchio iniziarono una seconda esplorazione del territorio della selva spingendosi fino al confine del Brasile. Lo scopo di quel viaggio, durato due mesi, era di rendersi conto delle necessità del territorio soprattutto dal punto di vista dell'evangelizzazione missionaria. Le tribù della selva furono classificate in due gruppi:

- semicivili: sono le tribù dei Baré, dei Banibas, dei Curipacos. dei Guariquenas, che avevano avuto contatto con i francescani spagnoli, prima che il Venezuela e le altre repubbliche viciniori si dichiarassero indipendenti dalla corona di Spagna. Con lo staccarsi delle colonie dalla madre patria. le tribù, abbandonate, erano ripiombate nelle superstizioni e avevano conservato solo alcune poche pratiche cristiane.

- selvagge: sono le tribù che non ebbero mai alcun contatto con i bianchi. Vi appartengono i Piaroas, i Guhajivos, i Maquitares, i Macù, i Guajarivos, i Guaicas e altre sconosciute, di cui si sospetta l'esistenza.

I missionari dedicarono i loro primi sforzi a restaurare il cristianesimo nelle tribù semicivili. Così si formarono i centri missionari di San Carlos del Rio Negro con scuola e internato, di San Fernando de Atabapo con un collegio, e di Maroa con internato e refettorio scolastico.

In Puerto Ayacucho, centro della missione, sorsero due collegi, uno per i ragazzi, diretto dai Salesiani, e l'altro per le ragazze, diretto dalle Figlie di Maria Ausiliatrice. Con l'avvio di queste scuole l'analfabetismo fu ridotto dal 90 al 10 per cento.

Per la civilizzazione delle tribù selvagge si fondò la colonia indigena « Nostra Signora di Coromoto », a 30 chilometri da Puerto Avacucho. La missione da Prefettura Apostolica venne elevata a Vicariato Apostolico, con Mons. Secondo García, primo Vicario Apostolico.

A questo Vescovo così zelante si deve la costruzione della magnifica cattedrale e dell'episcopio di Puerto Avacucho, il collegio San Fernando, la residenza delle Suore, il collegio e la stazione missionaria di San Carlos del Rio Negro e la residenza di Maroa.

Ultimamente Don Luigi Cocco iniziò il vero lavoro di penetrazione missionaria fra le tribù della selva con l'intenzione di toccare, nella rete di azione apostolica, fin le sorgenti del fiume Orinoco. Intanto Mons. García affretta la costruzione di un gran Collegio e Scuola professionale in Puerto Ayacucho, centro del Vicariato.

Riportiamo ora il resoconto redatto da S. E. Mons. Garda dopo un suo recente giro di ispezione nelle selve: areca fàtto 150 ore di navigazione su di una piccola imbarcazione a motore, e percorso 2550 km.

« Giovedì 10 aprile, preso commiato con una breve visita a Gesù, in compagnia di un coadiutore salesiano m'imbarcai su di una piccola lancia il primo scalo fu all'Isla del Ratòn (che spero presto di battezzare « Isola Don Bosco ») dove vive Don Luigi Algeri, un vecchio missionario pieno di energia e di entusiasmo apostolico. Recitammo le preghiere della sera in compagnia dei cari indietti e poi ci ritirammo sulle amache (o chinchorros, come le chiamano) per dormire.

L'indomani, seconda sosta a San Fernando de Atabapo; accoglienze festose da parte del Direttore Don Giovanni Vernet. Poi di nuovo rotta sulle acque del Manapiare per arrivare tra le tribù Maquiritares.

Dopo otto ore di navigazione sbarcammo al porticciuolo « Las Carmelitas ». Il giorno dopo, 14 ore di viaggio; alle sei di sera la navigazione si fa rischiosa: poca acqua nel fiume, pericolo di sbattere contro qualche secca. Con l'aiuto di Maria Ausiliatrice arriviamo al centro missionario « San Juan de Manapiare ». Ci ricevono gli indietti _del luogo, capeggiati da Don Jesús Gonzàlez. Durante la notte sentimmo lo scroscio di una pioggia torrenziale; poi riuscimmo a dormire, ma al mattino per tempo fummo svegliati dal chiacchierio di un centinaio di indigeni che si erano dati convegno per salutare il Vescovo nella sua prima visita pastorale.

La loro sorpresa fu grande: mi toccavano la fascia, la croce pettorale, l'anello, ma ciò che più di tutto suscitò la loro meraviglia fu lo zucchetto. Dopo la celebrazione della Messa. feci distribuzione di un po' di roba in regalo. Il loro imbarazzo fu divertente nel dover scegliere i pezzi di stoffa che più li interessavano.

In pochi mesi i missionari qui han fatto miracoli: Iran costruito una cappella e una residenza, ora stanno dividendo in lotti il terreno e costruendo casette per gli indi, in snodo da far sorgere un villaggio elegante. Gli indi si dimostrano assai- docili e ubbidienti; imparano volentieri il catechismo e fra poco si potranno amministrare. i primi battesimi e benedire i matrimoni.

Il giorno dopo ripercorremmo il tragitto a rovescio; trovammo su una canoa alla deriva un pover'uomo febbricitante e in condizioni pietose. Lo accogliemmo sulla nostra lancia per portarlo a Las Carmelitas e prestargli le cure del caso.

Alle quattro del mattino celebrai la Messa; tutta la popolazione era in chiesa. E poi, via sul fiume: 24 ore di acqua per arrivare in piena zona missionaria, tra gli indi Guaicas di Don Cocco e di Don Bonvecchio.

Ma verso le sei di sera ecco che il cielo si fa bruscamente -corrucciato: temporale in vista. Il motorista rifiuta di avanzare; una battuta d'arresto e poi decidiamo di proseguire per il Rio Orinoco fino alla confluenza col Rio Padarno. Poco appresso ci accorgiamo di aver sbagliato. Pazienza! Cerchiamo un angoletto di spiaggia, sbarchiamo: un po' di cena, le preghiere della sera e poi a dormire sulla sabbia sotto un cielo punteggiato di stelle, di una limpidezza inimmaginabile, ma rotto poco dopo da scrosci di pioggia.

Alle 4 del mattino di nuovo in piedi. Tutto il giorno a navigare. Solo verso le otto di sera potemmo sbarcare a Santa Maria de los Guaicas, dove ci aspettava Don Bonvecchio. Al rombo del motore accorsero gli indi Guaicas con fiaccole e lanterne: accoglienza festosa!

Ed ecco le prime impressioni sii questi indi che da pochi mesi i nostri missionari hanno , potuto avvicinare. Hanno un fisico robusto, un volto dai lineamenti aggraziati e un carattere docile. Ho l'impressione che non stenteranno a diventare buoni cristiani. I fanciulli poi mi hanno entusiasmato: non sembrano nemmeno selvaggi, tanto sono intelligenti e graziosi. Gli indi vogliono bene ai missionari; li rispettano e li amano come padri. A me poi han fatto festa come al Gran Capitan de los Misioneros. Il loro saluto, appena mi accostavano, era il seguente: Ciori, ciori?, che significa: « Come sta, signor capitano? ».

Feci visita alle loro capanne; mi accolsero con tanta- premura e si fecero scrupolo di offrirmi, ognuno. banane arrostite, che è il più alto segno di ospitalità.

Gli indi Guaicas vivono di caccia, di pesca e di coltivazione dei loro piccoli poderi: coltivano banano, vuca e il cambur, che è una varietà di banano. Al mattino lavorano la terra, nel pomeriggio riposano o vanno a caccia e a pesca. Vivono in comune, in un gran capannone coperto da ogni lato, per difendersi dalle zanzare.

Ogni famiglia tiene nella capanna un piccolo angolino riservato per l'amaca; per ripararsi dal freddo mantengono tutta la notte il fuoco acceso.

C'è bisogno di molta pazienza per portar queste anime della selva a un livello di vita civile e cristiana. Ma son sicuro che i nostri eroici missionari ci riusciranno, con l'espediente classico insegnato dalla Maestra, la Madonna, a Giovannino Bosco: cambiare i piccoli e irrequieti capretti (che sono i fanciulli) in agnelli.

Questa fu l'esplorazione più avanzata nel mio giro pastorale alle stazioni missionarie.

Quando ritornai a Puerto Ayacucho, portavo nel cuore una soave impressione di bene e nell'anima un grazie speciale alla Vergine Ausiliatrice, per la cui intercessione, piano piano, il regno di Dio e la luce di Gesù penetrano nelle inesplorate selve del Rio Orinoco.

MONS. SECONDO GARCIA

Vicario Apostolico

Sotto il manto dell'AUSILIATRICE

Il Primario disse: « Avete ricevuto un vero miracolo »

In occasione della nascita del terzo bambino la nostra figlia ebbe la tangibile protezione di Maria Ausiliatrice, che tanto avevamo pregato. Tutto pareva procedere bene, ma dopo alcuni giorni un'occlusione intestinale la portò sull'orlo della tomba. Non vi era più speranza di salvezza poichè nessuna cura giovava; e d'altra parte tentare un'operazione voleva dire affrettarne la fine. Il professore ci disse di prepararci al peggio, perchè solo un miracolo poteva salvarla. La figlia, quando i dolori diventavano insopportabili, senza un lamento stringeva la corona del Rosario e diceva: « Madonnina, salvami ! ». E Maria Ausiliatrice ascoltò le nostre preghiere. Quando capimmo che per lei non vi era più speranza, il marito corse in parrocchia a pregare, e proprio in quel frattempo si notò un visibile miglioramento, che progredì fino alla guarigione. Il Primario stesso ci disse: « Avete ricevuto un vero miracolo ».

Rivarolo Canavese (Torino)

Famiglia Droghetti

M. A. lo guarisce nell'anima

Si era ammalata una persona che io stimavo molto, ma che per disgrazia si era allontanata dalla pratica religiosa. L'affidai a Maria Ausiliatrice, le feci visita e, offrendole una medaglia, la invitai a chiedere la salute. Due giorni dopo spontaneamente chiedeva un sacerdote, al quale si confessò. Morì dopo alcuni mesi, nei quali più volte ricevette i santi Sacramenti.

Buenos Aires (Argentina)

I. Pantolini

« Un caso veramente straordinario »

Il mio caro nipotino Nino di q anni, mentre si provava a saltare da un muro all'altro, batteva con violenza la testa. I medici locali lo dichiararono spacciato. Pur disperando, si provvide a ricoverarlo d'urgenza all'ospedale di Catania, dove i sanitari riscontrarono la frattura della base cranica con la conseguente congestione cerebrale. Il caso era gravissimo. In un impeto di fede lo affidai a Maria Ausiliatrice e a S. G. Bosco, sicura che avrebbero salvato il povero orfanello. La stessa notte eccolo infatti migliorare, con grande meraviglia di tutti. L'indomani riacquistava la conoscenza e in poco tempo guariva. Tengo a dire che anche i professori curanti, quando c'incontrano, affermano senza reticenze che si tratta di un caso veramente straordinario.

Biancavilla (Catania)

ANTONIETTA INGIULLA CUSCUNÀ

Non era più necessaria alcuna operazione

Poichè i miei figli frequentano il Collegio salesiano, sono venuta a conoscere e amare Maria Ausiliatrice, la quale recentemente mi ha concesso una grazia che per me è un miracolo. Lo scorso mese dovevo subire una operazione. Munita delle radiografie, mi presentai al chirurgo, che mi fissò il giorno. Nel frattempo supplicai Maria Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco che non permettessero che io dovessi abbandonare i miei bambini. Giunta all'ospedale,. quale non fu la mia sorpresa nel sentirmi dire dallo specialista che non era necessaria nessuna operazione poichè ero perfettamente sana ! Profondamente grata, pubblico questa grazia per ravvivare in quanti leggeranno, la fede e la confidenza in sì potenti intercessori.

Mexico D. F.

ANNA MARIA MENDEZ DE HERNANDEZ

Bimbo salvato da S. Giovanni Bosco

Il nostro bambino di soli 18 giorni fu dichiarato dal nostro medico e da uno specialista pediatra affetto da una forma di emorragia cerebrale. Poichè il caso era disperato, fu portato d'urgenza all'ospedale. Per due giorni ebbe continue convulsioni che facevano prevedere la paralisi. Ricevuta da un nostro conoscente una reliquia di S. Giovanni Bosco, gliela ponemmo sotto il cuscino. Da quel momento si notarono segni di miglioramento e due giorni dopo lo riportavamo a casa sano e salvo.

Cornaredo (Milano)

GIUSEPPINA E ANGELO GRASSI

La radiografia conferma la guarigione

Il nostro piccino era caduto gravemente malato di polmoni. La radiografia aveva confermato la gravità del male ed avevamo deciso di ricoverarlo in clinica a Milano. Temporeggiammo però tre giorni, durante i quali fummo molto consolati da una persona a noi cara che ci diede una reliquia di S. Giovanni Bosco. La collocammo sotto il cuscino del malato e al quarto giorno la febbre era scomparsa. Lo portammo tuttavia in clinica. Una nuova radiografia e schermografia fatte ivi confermarono la guarigione completa. Al professore che si meravigliava che avessimo portato in clinica un bimbo sano, svelammo il mistero.

In casa nostra, oltre la grazia della guarigione del bambino, è entrata, anche la grazia spirituale, perchè alla novena è seguita la S. Comunione, che è la prima di tante altre che vogliamo fare.

Cornaredo Cascina Torrette (Milano)

FELICE COLOMBO E ELDA LAZZARONI

Riconoscenza

Sono una vecchia abbonata, molto devota di Maria Ausiliatrice e di S. Giovanni Bosco, a cui ricorro con grande fiducia in ogni necessità. E quante grazie ho già ricevuto ! Da quanti pericoli fummo scampati! Ultimamente io ho ottenuto un miglioramento di salute da grave nefrite cronica e mio figlio fu salvo per vero miracolo dalla caduta di un pezzo di ferro del peso di tre quintali sul piede destro.

Se la cavò con qualche ammaccatura e senza complicazioni. Invio offerta anche a nome delle mie figliuole per la protezione delle loro famiglie.

Sanzeno (Trento)

SERAFINA SARCHETTI

Maria Ausiliatrice lo ha rifatto

Mio marito fu colto da spasmo cerebrale e ridotto in uno stato lagrimevole. Perduta ogni intelligenza, era incapace di comprendere il più semplice ragionamento, incapace di connettere le idee. Era quindi cessata per lui ogni attività ed ogni fonte di guadagno: era un uomo finito. I medici consultati furono concordi nelritenere il caso inguaribile. Nella mia disperazione, avendo perduta ogni speranza nei mezzi della scienza, mi rivolsi piangente a Maria Ausiliatrice. Feci celebrare una Santa Messa al suo altare, promisi una Borsa Missionaria e iniziai una fervorosa novena seguita da una seconda. Non vedendo nessun segno di grazia, ne feci una terza, al termine della quale avvenne un cambiamento nell'aspetto del malato, seguito da un miglioramento che in pochi giorni lo portò alla guarigione. Ora ha ripreso la sua attività professionale: è un uomo rifatto, a detta dei medici e di quelli che lo rivedono.

Come ringraziare la Vergine benedetta ? Se passassi tutto il resto della mia vita ai suoi piedi in preghiera di ringraziamento, non sarebbe troppo !

Aquila

CHIANA ALBA

Altri cuori riconoscenti

Pia Spagnoli ved. Ciccone (Monticchio Aquila) è riconoscente al S. Cuore di Gesù e ai Santi Salesiani per la pace ridonata alla sua famiglia.

Zelia Stragliotto (Torino) ringrazia M. A. e offre una catenina d'oro alla Vergine, perchè, da lei invocata con fede, le evitò un intervento chirurgico.

Maria Torrero (Rivarolo Can.-Torino) rivoltasi a M. A. in una situazione delicata e difficile, ottenne quanto aveva chiesto con fiducia.

Maria Gonella (Torino) rende pubblica la sua riconoscenza a S. G. B, per guarigione conseguita dopo una terza ricaduta nell'influenza con minaccia di complicazioni polmonari.

Bonomo Camozzi (Camerata Cornello-Bergamo) avendo la moglie, ammalata di colica epatica e paucreatite acuta, per cinquanta giorni in lotta fra la vita e la morte, la raccomandò caldamente a M.. A. e a S. G. B. e, con meraviglia di tutti, la riebbe guarita.

Ernesto Dott. Ugazio (Gassino-Torino), ex allievo dell'Oratorio, imparò ivi a ricorrere a M. A. nelle necessità, e attribuisce a Lei la conveniente sistemazione raggiunta.

Serafina Bassano (Gavi-Alessandria) esprime profonda gratitudine a M. A. e a S. G. B. per la guarigione del marito da esaurimento nervoso e per l'ottimo impiego conseguito dal figlio.

G. Gullino (Acqui-Aless.) invia segno di riconoscenza a M. A. e a S. G. B. per il netto miglioramento della sua salute e per la protezione cella famiglia in numerose difficoltà.

N. M. (S. Germano di Casale-Aless.) ringrazia 1V1. A. per una grazia ottenuta con la Novena.

Anna Vittoni (Villadossola-Novara) invia offerta promessa a S. G. B., per grazie ottenute durante una recente infermità.

Ch. Giovanni Alibrandi, Salesiano (Messina) vivamente ringrazia M. A. per una grande grazia concessagli l'anno passato.

Ermanna Patera (Cetraro-Cosenza) invia offerta per guarigione ad un occhio, e ne aggiunge una seconda pro Missioni chiedendo preghiere per un'altra guarigione.

Fanny Scipioni (Genova) sente un dovere e un bisogno del cuore di inviare offerta a S. G. B. perchè il figlio, dopo tante preghiere, ha potuto ottenere la desiderata occupazione.

Viola Santoni (Drò-Trento) invia due offerte per grazie ricevute: una da lei e una dal nipotino ridotto in fin di vita da infortunio.

Tullia Borgarelli (Milano) attesta che suo marito, già in fin di vita, fu strappato alla morte da S. G. B., che lei ringrazia vivamente inviando offerta per i suoi giovanetti più bisognosi.

Teresa Maiolo (Gallo-Grinzane, Cuneo) scampata da grave operazione, fonda una Borsa Missionaria intestata a M. A., S. G. B. e S. D. S. per la ricuperata salute.

Lidia Medoro (Pinerolo-Torino) unitamente alla figlia ringrazia M. A. per riacquistata salute dopo tanti anni di sofferenza.

Giuseppina Vercelloni (Varese) esprime riconoscenza a M. A. e a S. G. Bosco per il marito risanato perfettamente dopo grave infermità.

Salvina Mazzone (Vizzini-Catania) ringrazia M. A., S. G. B., S. D. S. per la guarigione ottenuta dalla figlia portando l'abitino di S. D. Savio.

Enrichetta Schiavoncini (Baldissero Torinese), colpita da choc post-operatorio, non riusciva più a prendere .sonno perchè ogni rumore le irritava i nervi. Ma pregando M. A. e S. G. B., si senti rinvigorire di giorno in giorno.

Tina Catella (Cantello-Varese) ringrazia M. A. e S. G. B. per una figliuola guarita da un grave malore su cui i dottori non poterono pronunciarsi, e assicura che sarebbe felice se qualcuno dei suoi figliuoli avesse la grazia di sentirsi chiamato alla vita religiosa salesiana.

Rosangela Martini (Novara) invia offerta per miglioramento del suo piccolo Filippo.

Domenico Vigliocco (Barone-Torino) ringrazia ancora M. A. e S. G. B. per l'ottenuta guarigione e sistemazione definitiva di lavoro e invia offerta.

Ada e Antonio Rostirolla, coniugi (Fietta di Paderno Gr.-Treviso) ebbero una bambina a cui si dovette rompere una gamba per rettificarla. Più volte fu ripetuta l'operazione, ma alla fine la gamba risultò più lunga dell'altra. I genitori raccomandarono incessantemente la bambina a M. A., finche fu ottenuta perfetta guarigione.

Susanna Tacca in Dho (Fontaneto d'Agogna-Novara) ebbe due figliuoli ammalati. La bambina andava sensibilmente peggiorando, ma, applicata una reliquia di S. G. B. ed elevate preghiere, si riebbe completamente.

Maria Pia Lavoratti (Pontedera-Pisa) pregò M. A. e S. G. B. perchè il fratello operato non subisse le temute complicazioni e fu esaudita.

Elda Galfetti (Luciano Tic.-Svizzera) dovendo subire un atto operatorio, fece elevare preghiere, disposta però a compiere la volonti, di Dio. Riuscita bene ogni cosa, ella potè tornare ristabilita alle sue occupazioni.

Angelina Salzani (Gargagnago-Verona), ammalata gravissimamente e perduta ogni umana speranza, con l'intercessione di M. A. e S. G. B. riottenne la salute.

Eliana Massa (Montoggio-Genoval ringrazia S. G. B. e S. D. S. per aver avuto la bambina due volte guarita. Carmela Garau (Lanusei-Nuoro) si raccomandò a S. G. B. per la sistemazione di un interesse e fu esaudita.

Francesco Festi (Fiavè-Trento) attribuisce a S. G. B. e S. D. S. la guarigione di una nipotina da grave poliomielite.

Rosa Celso (Finocchito-Salerno) ottenne da M. A. la guarigione de! nipote ammalato di ciste polmonare.

Maria Milano, insegnante (MangoCuneo) invia offerta pro Missioni per l'ottenuta guarigione di una ni pote dopo pericolosa operazione.

Antonietta Sozio (Canosa-Bari) ringrazia M. A. e S. D. S. per diverse grazie ottenute, di cui una in un caso che pareva disperato.

Scipione Conte (Monselice-Padova) attribuisce a S. G. B. la sua valida resistenza al lavoro a ottantadue anni, e il ritorno in famiglia di persona cara.

L. C. (Cuorgnè-Torino) ringrazia M. A. e S. G. B. per la protezione accordata a suo nipote nel lavoro.

Elsa Moioli (Varese) prega notificare la sua riconoscenza a S. G. B. per la sistemazione al lavoro di un suo familiare di età un po' avanzata. Antonietta Chiappero (S. BernardoBagnolo Piemonte) rende grazie a S. G. B. e a M. A. per la guarigione da grave infermità.

Ci hanno segnalato grazie

ottenute per l'intercessione di Maria Ausiliatrice e di S. Giovane' Bosco, di S. Maria Mazzarello, di S. Domenico Savio e di altri Servi di Dio - alcuni hanno anche inviato offerte ed elemosine per sante Messe di ringraziamento - i seguenti:

Abeni Rosy - Acuto Rita - Airale Maddalena - Alamia Elvira - Albini Maria - Alboreggia Marino - Alinaena Teresa Bellina - Allora Cristina - Allah Leonilde - Allegranti A. _Maria - Alossa Filippo - Altimiar Costacurta Noemi - Amaducci Giuseppina - Ambrosi Maria Luisa - Angelini Pierina - Ansaldi Giorgina - Antonielli Stella - Antonietti Biondi Catino - Antoniotti Giuseppina - Arisei Giovanni - Arnione Francesca - Attori Maria Rita - Audisio Caterina - Aviggi Armida - Acmonod Emilia - Badellino famiglia - Bagnatti Anna - Bagnatti Maria - Baiano Albertino - Baldi Anna - Baldinelli Quintilio - Baldino Maria - Baldoni Ciani Giuseppina - Baleera Aurelio - Balma Verona Ada - Barale Piera - Barbero Elvira - Barbieri Dott. Nicola - Barilaro Divizia Minima - Barusso Giovanna - Basile Lina - Battochio Caterina - Bechelli Resina - Beffa Gioconda - Bellis Michele - Beltramo Giacomo - Beltramo Paolina - Beltritto famiglia - Benso Lodovica - Bergadano Giovanni - Bergandi Carolina - Bernardi Giovanni - Bernocco Caterina - Bertola famiglia - Bertene Giuseppe - Bessi Mirella - Bettineschi Cristina - Bettiol prof. Rodolfo - Bianchi Angelina - Bianco Alfonsina - Bianco Elvira - Bianco Giuseppina - Biancotti Giovanna - Billia Rina - Blancini Rossetti Piera - Boano :Antonietta - Boerno Angelina - Boetti Maria - Boffino Antonietta - Bordo Alessandra - Bonaccia Luciano - Bonazzi Pietro - Bondonno Teresina e Luigi - Bonino famiglia - Boniolo Giovanni - Borgarello Vincenzo - Borghi Cristina - Borzese Solari Delia - Bossi Matilde - Bossotti Francesca - Bosticco S. Virginia - Bovetti Ponzo :Maria - Ere- Maria - Bria Primo - Eriata Bianca - Briccarello famiglia - Brizio Barbero Angela - Bruno Emilia - Brusisco Marianna - Brusatti Lidia - Buffa Andrea - Buonsenso Aunziata - Burzi Andrea - Butto Rina - Caffa Piera - Callian-, famiglia - Calvo Teresa - Calza Giuseppina - Cambursano Angelo - Campailla Renato - Campailla Vittorio - C'ampia coniugi - Canalis Sauna Giov. Maria - Canessa Maddalena - Capello famiglia - Capitani Evelina - Capoverde Gina - Capra Merolfe - Carcetto Scolastico - Careonato Nivea - Carosso Ottavia - Casaricco famiglia - Caso Rina - Castagnone Candida - Castelli Teresa - Castellini Teresa - Castelnuovo Maria e Luigia - Catoni n'laria - Cavalera Carmela - Cavallo Clementina - Cazzaniga Rita - Cecchini Valeria - Celano Gentile Vincenza - Ceravolo Bettina - Cerrone Oliano - Cerotti Carlo - Cesaroni Anna - Chiabotto Giovanna - Chiambretto famiglia - Cicconi Giovannina - Cigna Giuseppe - Cioni Marianna - Cirio Nella - Cocchi Luigia - Coggiola Silvia - Colombo Riccardo - Colossi Romana - Concialdi Concetta - Conti Fede - Corno Bambina - Corona Marino Ida - Cortasso Rosa - Cortese Mario - Costa coniugi - Costabloz Augustina - Costabloz Ires - Cozzi Maria Teresa e Alda - Cremonini Gilda - Crisante doti. Felice - Dalpiaz Giulio - Dal Sasso famiglia - De Angelis Testa Liberata - De Falco famiglia - Della Libera Giuliana - De Luigi Maria - De Marchis Agostino - Demartini 1,ucorti Pierina - Demetri famiglia - Demo Rosa - De Nicola Teresa - Depaoli Domenica - Destri Melgari Maria - De Vecchi Antonietta - De Virgilio Michele - Dezzani Clara - Di Gior'gi Gemma - Di Marco Corona Anna - Di Marzio Elena - Dini Berti Maria Laura - Di Stefano La Rosa Maria - Dominoni Maria Giovanna - Donato Rita - Donatoni Berti Albina - brezza Attilia - Drusian Giuseppa - Duca Randazzo Angela - Elia Maria - Falco Tea - Falivene Beatrice - Fanetta Tosca Pini - Farina famiglia - Fatighetto famiglia - Fattore Elisa e Mario - Fava Maria - Fazio Maria - Fedeli Ersilia - Ferrari Lucia - Ferrari Maria - Ferrario Francesco - Ferrero Arteo Lucia - Ferrero Mariangela - Figliuzzi Bruno - Follia Giuseppe - Forneris Caterina - Fortina M. Pia - Fossati sorelle - Friuli Teresa - Frua Palmira - Fumagalli Anna Maria - Furlan famiglia - Fusar Imperatore Noemi - Fusco Maria - Fustinoni Maria - Gabbi Amedea - Galeota Mario - Gallaverna Rachele - Gallenca Domenica - Gallina Gianna.

Per intercessione di S. DOMENICO SAVIO

Finalmente si è aperta una culla

Due giovani sposi, mio fratello e la cognata, da alcuni anni attendevano con trepidazione che la loro casa fosse allietata dalla nascita di un figlio. Ma inutilmente, perchè per ben tre volte i bimbi erano morti prematuramente. Addolorati, ma pieni di fiducia nell'intercessione di S. Domenico Savio, mi supplicarono di procurar loro un abitino del Santo. Dopo un anno ho avuto la grande gioia di trovare in famiglia una nuova creaturina, frutto della potente intercessione del Santo delle mamme e delle culle, a cui saremo eternamente riconoscenti.

Bollengo (Torino)

DON INNOCENTI LEONARDO S. D. B.

« Vedi, nonna, come parlo bene! »

Il mio nipotino Vincenzo Omodei Zorini, scolaro della II Media, non proferiva bene le parole e a scuola i compagni lo deridevano. Il ragazzo non faceva che piangere; io ne ero molto addolorata. Consigliati da un sacerdote, suo papà ed io lo portammo a Torino a pregare davanti all'Urna del Santo dei fanciulli. La grazia sospirata non si fece attendere. Già nel viaggio di ritorno il fanciullo parlava speditamente e ogni tanto ci toccava il cuore sentirlo esclamare: « Vedi, nonna, papà, come parlo bene! ». Ci ha commossi una sì bella e grande grazia. San Domenico Savio ce lo servi sarto, buono e studioso.

Vercelli, via L. Ariosto, 22

MARIA SPALTINI VED. OMODEI ZORINI

Esperienze fatte in campo professionale

Nella mia professione di ostetrica ho sperimentato i primi favori di San Domenico Savio. Una nascita diagnosticata difficile si svolse nel migliore dei modi dopo aver appeso al collo della mamma l'abitino. Ad un neonato di pochi giorni affetto di bronchiolite ho messo l'abitino del Santo e la guarigione giunse quasi immediata. Io stessa, caduta dalla moto, mentre mi recavo da una paziente, ho avuto la sorpresa di rialzarmi da terra senza una scalfittura, grazie all'abitino che portavo al collo. Nella mia famiglia ad ogni evenienza ci si contende la reliquia e la grazia desiderata giunge sempre.

Ringrazio di cuore San Domenico e gli prometto che ne divulgherò la devozione.

Uggiate (Como)

Giovanna Gandola Ved. Papis

Rosanna Zardini (vignega di Pescantina-Verona) colpita da intossicazione intestinale, guari con la preghiera a S. D. Savio.

Rosina Caranzano (Chieti-Torino) invocando S. D. S. al passaggio delle sue reliquie in viaggio, fu tosto graziata.

Maria Cerato (Cuneo) recita ogni giorno la preghiera a S. D. S. perchè pio volte fu esaudita e guarita da palpitazione di cuore.

Anna Sbordoni (Ronfa) in apprensione per la sua prima fraternità, invocando S. D. S. e tenendone l'abitino fu pienamente esaudita.

Piera Emiliani (Roma) guarita per intercessione di S. 1). S., invia doppia offerta, per se e per un'amica pure graziata.

Maria Vittoria Nieolanti (Terni) attribuisce a S. D. S. la salvezza della figlia in una caduta e nel pericolo di poliomielite.

Elvira De Luca Pepe (Palermo) afflitta da grave scompenso cardiaco in corcostanza pericolosa, potè superare il male ed avere un figlioletto con l'invocazione e la reliquia di S. D. Savio.

Lina Verzeroli (Ardesio-Bergamo), avendo la sua piccola ammalata di meningite e complicazioni varie, la raccomandò a S. D. S. e in breve la riebbe sana.

Ida Montemarani (Roma) per 1a nascita di un bimbo fu soggetta ad operazione chirurgica e a diverse conseguenze; ma tutto superò indossando l'abitino di S. D. S. e invocandone la protezione.

Leonilde Novati (Verano Brianza-Milano) è riconoscente a S. D. S. per il felice esito avuto da una nipote, giovane sposa, indossando l'abitino del Santo.

Emma Tiberi (Tolentino- Macerata) presenta i ringraziamenti di un'amica a S. D. S. per la promozione conséguita dal figlio.

Lucia Venco in Nodari (Roveredo di Guà-Verona) invocando S. D. S. di cui portava l'abitino, ebbe un felice evento mentre si disponeva a entrare in clinica.

Per intercessione del Servo di Dio DON FILIPPO RINALDI

Non c'era pìù medicina valida per il cuore della mamma...

« Per il cuore di sua mamma non c'è più medicina che valga», disse il valente radiologo, dopo accurate e ripetute visite. Che la conservazione della vita della nostra mamma sia un miracolo continuato della bontà di Dio, di Maria Ausiliatrice e dei Santi della Famiglia Salesiana, l'abbiamo esperimentato ancora una volta. Difatti le cure mediche, ma soprattutto l'intercessione del Servo di Dio Don Filippo Rinaldi, particolarmente invocato, le hanno ottenuto un notevole miglioramento e un parziale ritorno alle cure della numerosa famiglia. Rendiamo, anche a nome della mamma, il dovuto grazie e preghiamo i nostri validi Protettori perchè ci ottengano gli aiuti spirituali e temporali di cui abbisognano le nostre famiglie.

Torino

Sac. Carlo Boffa e fratelli

Guarito da grave peritonite

Il 4 gennaio u. s. mio figlio Giorgio di anni i6 veniva assalito improvvisamente da atroci dolori addominali. Il medico, vista la gravità del caso, consigliava l'immediato ricovero in ospedale. Colà un valente chirurgo ne convalidava la diagnosi: peritonite! E sottoponeva il ragazzo a pronto intervento. Venne però a trovarsi di fronte ad una situazione assai più grave di quanto avesse previsto: il peritoneo era invaso da pus. L'esito era quindi una terribile incognita. In quelle ore di angoscia rivolsi la mia invocazione accorata a Don Rinaldi e collocai sul cuore del ragazzo una reliquia del Servo di Dio. Si unirono alla preghiera mia e dei miei familiari i Salesiani di Lombriasco, dei quali mio figlio è allievo, e quelli di altre Case. La nostra preghiera fu esaudita. Il figlio, completamente ristabilito, è rientrato a Lombriasco per proseguire gli studi. In segno di profonda riconoscenza mando offerta e invito quanti si trovano in difficoltà a rivolgersi con fiducia a Don Rinaldi.

S. Antonino di Susa (Torino)

CLELIA BELLONE IN PERINO FONTANA

Due giorni tra la vita e la morte

Un mio fratello era intento a smontare una gomma da un pullman, quando il pneumatico improvvisamente scoppiò. Il cerchione di ferro, lanciato con violenza, lo colpì alla fronte producendo una grave ferita. Ricoverato all'ospedale con prognosi riservata, stette due giorni tra la vita e la morte, mentre dottori e professori non davano speranza. Appena lo seppi, ricorsi subito con grande fiducia al Servo di Dio Don Rinaldi, supplicandolo di intercedere presso l'Ausiliatrice. Fui esaudita, ringrazio e invio offerta.

monte Cremasco (Cremona)

Rosa Franzoni

Luigia Campana Borghi (Cogliate-Milano) raccomandandosi a D. F. R. potè avere, in difficili condizioni, una bambina sana e robusta.

Giuseppina Buratti (Genova-Rivarolo), invocato D. F. R. con tanta fede, ebbe il marito prontamente ristabilito dopo una difficile operazione.

Bianca Ghezzi ved. Borsa (Torino), afflitta da malanno che si presentava grave per la sua età potè farlo scomparire pregando D. F. Rinaldi.

Rita Bianco (Cavagnolo-Torino) pregando D. F. R. ottenne la liberazione da prolungati dolori di capo e di stomaco. Chiede ancora la sua protezione sulla famiglia.

Edvige Andorno (Moncrivello-Vercelli) ringrazia D. F. R. per aver ricuperato la salute dopo una !grate malattia, e manda l'offerta promessa.

Concetta Paolino (Modica-Ragusa) espone una duplice grazia importante ottenuta dal Servo di Dio D. F. R. Suo marito ammalato di ulcera duodenale non fu riconosciuto e curato se non a perforazione avvenuta. Guarito temporaneamente, ricadde e gli si dovette asportare il duodeno e cambiare l'apparato digerente. Dopo tutto, potè ancora ristabilirsi.

Suor Giuseppina Burruano (Palermo) ringrazia D. F. R. per assistenza negli esami di concorso: Alfonsina Lauricella Burruano è riconoscente per grazia ricevuta. Ambedue inviano offerta.

Angela Morigi Emiliani (Faenza-Ravenna) invia un segno di riconoscenza a D. F. R. per l'aiuto concesso a suo marito in un difficile intervento operatorio.

Anna Maria Rovera (Fossano-Cuneo) invocando D. R. guarì da un dolore che dava sintomi allarmanti.

† I NOSTRI MORTI †

Salesiani defunti

Sac. Felice Mussa, † a Torino-Valdocco a 82 anni.

Salesiano modello, nei suoi 67 anni di vita religiosa, diede sempre l'esempio di una fedeltà assoluta allo spirito e alla regola del santo Fondatore, meritando di essere paragonato, per la sua osservanza che talora potè sembrare rigida, al primo successore di Don Bosco, il ven. Don Rua. Il nostro venerato Rettor Maggiore, che lo ebbe insegnante, direttore e guida saggia e illuminata della sua vocazione a Este, volle amministrargli personalmente l'Estrema Unzione e confortargli gli ultimi giorni con paterne frequenti visite. E il giorno della morte tenne alla comunità un commosso elogio del defunto presentandolo quale salesiano modello, educatore sapiente, sacerdote zelantissimo del bene delle anime. Il suo nome resterà in benedizione nella Famiglia salesiana, alla quale si donò, nonostante la stia gracile salute, con la generosità dei primi e più grandi figli di Don Bosco.

Sac. Pietro Curino, † a Torino a 82 anni.

Dal i9o8, quando fu ordinato sacerdote nella Basilica di Maria Ausiliatrice, presente il io Successore di Don Bosco, il ven. Don Rua, fino alla stia santa morte, avvenuta il 15 maggio u. s., primo giorno della novena di Maria Ausiliatrice, Don Curino visse e lavorò nella terra benedetta di Valdocco, circondato dall'affetto dei confratelli, degli ex allievi e delle numerose generazioni di allievi che passarono nella Casa Madre nel giro di mezzo secolo. Salesiano d'antico stile, bonario, sereno, accogliente, ebbe un sorriso e una parola buona per tutti, lieto di cooperare a mantenere all'Oratorio di Valdocco quell'impronta di famiglia che fu sempre una delle sue più belle caratteristiche.

Sac. Hernandez Filippo, t a Madrid (Spagna) a 33 anni.

Sac. Benaglia Angelo, † a Piossasco a 42 anni.

Sac. Champclaux Benigno † a Bahia Blanca (Argentina) a 75 anni.

Sac. Loga Francesco, † a Naguanagua (Venezuela) a 75 anni.

Sac. Dell'Occhio Tommaso, † a Comodoro Riv. (Argentina) a 60 anni.

Sac. Molina Giuseppe, † a Madrid (Spagna) a 56 anni.

Sac. Duda Stefano, † a Lione (Francia) a 47 anni.

Sac. Conte Grand Benedetto, † a Montevideo (Uruguay), a 77 anni.

Coad. Binner Michele, † a Ensdorf (Germania) a 72 anni.

Coad. García Secondo, † a Siviglia (Spagna) a 28 anni.

Coad. Qualità Primo, † a Bahia Bianca (Argent.) a 49 anni.

Coad.Markiewicz Ludovico, † a Poznan(Polonia) a 71 anni.

Coad. Kren Giuseppe, † a Beitgemal (Palestina) a 64 anni.

Coad. Barucco Melchiorre, † a Cape Town (Sud Africa) a 76 anni.

Coad. Bussi Cesare, † a Montevideo (Uruguay) a 65 anni.

Cooperatori defunti

S. E. MONS. ANGELO FICARRA, Arcivescovo tit. di Leontopoli, † a Canicattì il 1° giugno 1959.

La sua morte improvvisa destò largo, profondo rimpianto per il Prelato dotto e santo, per il Pastore zelante e ricco di benemerenze nel campo della cultura e dell'apostolato. Professore nel Liceo pubblico e nel Seminario, Arciprete di Canicattì, Vicario Generale ad Agrigento, Vescovo di Patti, nella sua molteplice attività, prese a modello San Giovanni Bosco.

Canicatti che gli diede i natali, che gli rese in morte grandiose, commosse onoranze, per merito suo, è divenuta uno dei centri salesiani più fecondi di vocazioni della Sicilia.

La cappella di Maria Ausiliatrice nella chiesa madre, con bella statua fiancheggiata dai Santi salesiani, e l'altare di San Giovanni Bosco nella Parrocchia del Redentore richiamano imponenti manifestazioni dello spirito salesiano: memorande feste della Madonna di Don Bosco e dei Santi salesiani; ricevimento trionfale del Servo di Dio Don Filippo Rinaldi, che benedisse nella chiesa madre la statua di Maria Ausiliatrice; riuscitissimi convegni interdiocesani di Parroci e di sacerdoti Decurioni salesiani. Frutto consolante e prova eloquente di questo movimento promosso dall'allora arciprete Ficarra è la numerosa schiera di Salesiani nativi di Canicattì - più di quaranta - fra i quali il missionario caduto vittima dei comunisti in Cina, Don Vincenzo Munda.

Fervido, zelante Decurione, Condirettore e Direttore diocesano dei Cooperatori salesiani, diede lustro, coll'intervento e con la parola, a numerosi convegni salesiani tenuti in varie cittàà di Sicilia.

Mons. Emanuele Raffetto, Parroco di S. Maria della Cella a San Pier d'Arena, † a 84 anni.

Il suo lungo apostolato sacerdotale fu caratterizzato da imponenti costruzioni - tra cui il grande Santuario della Madonna della Guardia in S. Giorgio di Bavari - che possono simboleggiare bene le belle costruzioni spirituali compiute dal suo zelo pastorale. Allievo della nostra Casa di San Pier d'Arena, conobbe personalmente San Giovanni Bosco e rimase per tutta la vita affezionatissimo al Santo ee alla sua Opera.

Sac. Vittorio Mattioni, Decurione Salesiano, Parroco di Valle (Reana-Udine), † a 90 anni.

Nutrì una particolarissima divozione a Maria Ausiliatrice e a San Giovanni Bosco. Non lasciò passare circostanza lieta o triste della vita, non visitò malato senza ricordare Don Bosco e Maria Ausiliatrice, a cui volle intitolare una sala parrocchiale. Ogni qualvolta chiedeva a Dio una grazia importante, inviava un'offerta a Don Bosco e, a grazia ottenuta, ripeteva il gesto generoso. Tenne in grande onore la reliquia del Santo e le attribuì grazie straordinarie, tra le quali la guarigione quasi istantanea da embolia cerebrale che lo condusse prima a perdere la favella per un mese e poi in istato comatoso; guarigione che gli permise di riprendere a celebrare entro tre giorni. E aveva già la bell'età di 82 anni.

Carlo Cesaretti, † a Civitavecchia a 70 anni.

Zelatore dei Cooperatori Salesiani pieno di entusiasmo per le Opere di Don Bosco, ha prodigato le sue forze per propagare la Pia Unione e per incrementare l'Opera salesiana di Civitavecchia.

Giulia Vignolo in Allocco, † a Torino a 79 anni.

Donna di esemplari virtù, si dedicò tutta all'educazione dei figli prima, dei nipoti dopo, che trovarono in lei la mamma perduta. Visse cristianamente e si spense soffusa di più vivida luce di fede. Amò teneramente Maria Ausiliatrice e San Giovanni Bosco, lieta di aver consacrato alla loro gloria il figlio Don Cesare e la figlia Suor Ausilia.

Altri Cooperatori defunti

Alfieri Gianotti Rosa - Arciero Filomena - Balladini Nina - Bassino Lorenzo - Basteris Battistno - Redini Venini Palmira - Belcastro Don Pasquale - Beitrame M.a Anna - Bertoldo Antonietta - Bionda Maria - Bisio Luigia - Bonasegale Maria - Borghesi Angela - Bruni Eugenia - Cafassi Fausta - Camplani Maddalena - Canedi Giuseppina- Caprioglio Felicita - Castellani Renato - Centine, Angela - Cherchi Antonietta - Chiasso Giacomo - Ciancia Ester - Collura Corino - Colombo Castagna Bambina - Comba Sargiotto M. Paola - De Martini prof. Fabiano - Dones Maria - Fazio Bianchi Maria - Ferrari Anna - Fiorilla D. Salvatore - Forganini Biagini Luigia - Gado Geminiano - Galli Lodini Leonilde - Gatti Giuseppe - Gedda Melchiorina - Gentile Antonietta - Giussani Teodolinda - Gregorio Carlo Giovanni - Guarino Francesco - Lazzaroni Nina - Lombardo Paolo - Maccarone Don Rosario - Mandini Cav. Luigi - Martelli Brocajoli Giulietta - Mattioni Don Vittorio - Milazzo Francesco - Mistretta Mirabile Teresa - Molinari Bernardo - Morone Carlo - Musso Edgardo - Naccarella Giovanni - Novetti Teresa - Pasquali Luigi - Picciotto Concettina - Pierucci Penelope - Portaluppi Teresa - Pugno Carlotta - Pugno Maria - Ragazzoni Angela - Raumer Dal Maso Maria Maddalena - Rio Don Giov. Battista - Romello Giacomo - Rosso Francesco - Scah'edi Emma - Secchi Alessandro - Sossi Elisabetta - Trinca Battista - Uguzzoni Ida - Valniotti Dolza Anna.


L'ISTITUTO SALESIANO PER LE MISSIONI con sede in TORINO, eretto in Ente Morale con Decreto 13 gennaio 1924, n. 22, può legalmente ricevere Legati ed Eredità. Ad evitare possibili contestazioni si consigliano le seguenti formule:

Se trattasi d'un Legato: «... lascio all'Istituto Salesiano per le Missioni con sede in Torino a titolo di legato la somma di Lire... (oppure) l'immobile sito in ...»

Se trattasi, invece, di nominare erede di ogni sostanza l'Istituto, la formula potrebbe esser questa: «... Annullo ogni mia precedente disposizione testamentaria. Nomino mio erede universale l'Istituto Salesiano per le Missioni con sede in Torino, lasciando ad esso quanto mi appartiene a qualsiasi titolo ».

(Luogo e data)

(Firma per esteso)


CROCIATA MISSIONARIA

TOTALE MINIMO PER BORSA L. 50.000

Borse da completare

Borsa Anime del Purgatorio, a cura di N. N. (Feletto) - Tersilla Codarini 6369; Rocchi Giorgio 1000 - Totale 35.169.

Borsa A Maria Ausiliatrice, S. G. Bosco e S. D. Savio, in suffragio dei genitori, per la salvezza mia e dei miei cari, a cura di pia persona, tramite Don Fiorertino Valle (Cuneo) - Tot. 35.000.

Borsa Attendo la grazia completa, Don Bosco, ottienila dall'Ausiliatrice, a cura di C. P. (7a) (Milano) - Rinaldi R. 1000 - Tot. 25.000.

Borsa Astori sac. prof. Mario (2a) - Rinaldi R. 2000; A. C. 2000; Aldo Tallandini 2000 - Tot. 46.750.

Borsa Beasi Rinaldo, a cura del figlio Giuseppe (Pesaro) - Pia Donato 3000 - Tot. 21.000.

Borsa Anime del Purgatorio, pregate per me e per tutti miei cari, a cura di Minelli Gabriella (Torino) - Totale 40.200.

Borsa Berruti Don Pietro (5a), a cura di Gino comm. Bernocco - 1° vers. L. 10.000.

Borsa Boccadoro Sofia e Sandro (Torino), a cura di Gai Maria - 1° vers. 20.000.

Borsa Beltrami Don Andrea, Servo di Dio, e tutti i Santi salesiani, p. g. r., a cura di Luigina Gallo (Asti) - Tot. 10.000.

Borsa Cuore di Gesù, Maria SS., aiuto dei Cristiani, e Santi salesiani, aiutateci, secondo le intenzioni di R. G. (Parma) - 1° vers. 10.000.

Borsa Costa Federico e Pia, in suffragio, a cura di Gonella Giuseppe (Genova) - Giovanni Costa zooo - Totale 22.500.

Borsa Calogero Maria Savia, a cura di S. C. G. (Agrigento) - Grazia Sferrazza 2000; Carazzo Carlotta 12.500 - Tot. 34.500.

Borsa Crivelli famiglia, a cura di Crivelli Lucia - 1° versamento 20.000.

Borsa Cuori di Gesù e di Maria, per una guarigione e una conversione, a cura di Alba Carpana (Aquila) - 1° versamento 10.000.

Borsa Contreras Plutarco, canonico, a cura di Maria Aldana (Messico) - 1° vers. 5000.

Borsa Cuore di Gesù, Maria Ausiliatrice e Don Bosco, pregate per me, a cura di Bice Bruno (Verona) - 1° versamento 20.000.

Borsa Congiu Don Francesco (2a) in suffragio e ricordo, a cura dei nipoti (Cagliari) -1° vers. 12.000.

Borsa Don Bosco e Don Michele Rua, proteggetemi, a cura di Albano Maria (Torino) - 1° vers. 25.000.

Borsa Di Salvo Salvatore (Catania) - 1° vers. 40.000.

Borsa Divina Provvidenza (15a) a cura di Boglione Francesco (Torino) - Tot. 19.000.

Borsa Don Bosco di S. Dona di Piave (Treviso) - Lanfranco Luigi rooo; Gerbaldo Domenico 6000; Piquocco Gabriele 1000 - Tot. 32.701.

Borsa Dio nel nostro prossimo, a cura degli alunni del prof. Vevev Abele (Torino) - Tot. 37.020.

Borsa Don Bosco per un novello sacerdote e secondo le intenzioni dell'ing. Igino d'Ippolito (Firenze) - Tot. 30.000.

Borsa Divina Provvidenza, aiutateci, a cura di Testa Re Maria (Bergamo) - 1° vers. 5000; Torri Giuseppina 5000 - Tot. 10.000.

Borsa Fontana Mendes (2a), a cura di F. L. (Pesaro) - Tot. 30.200.

Borsa Fontana Antonio, a cura di Fontana Giusto (Pesaro) - Tot. 42.900.

Borsa Gesù, Maria, Giuseppe, a cura di C. E. B. (Catania) - Tot. 20.000.

Borsa Gesù, Maria, Stella del mare, e Santi salesiani, proteggete mio figlio, a cura di Bindi Maria Alberighi (Siena) - Briguglio Concetta Elena 5000 - Tot. 41.000.

(continua)

Borse complete

Borsa Amadei Don Angelo (4a), a cura di Zucca Italo (Ancona) - Rizzoglio Guido 2000 - Tot. 50.800.

Borsa A onore di Maria SS. Ausiliatrice e di S. G. Bosco, a suffragio dei miei cari per il bene spirituale e materiale dei miei figli, a cura di C. C. (Messina) - Tot. 50.000.

Borsa N. S. della Neve, a suffragio dei defunti della famiglia Luongo e Bonanni, a cura di Rina Luongo - L. 50.000.

Borsa Maria Ausiliatrice Immacolata, S. G. Bosco, aiutateci tutti, a cura di Carino Matilde (Torino) - L. 50.000.

Borsa Don Bosco, Padre degli orfani, a cura di Carlo Prandi (Cuneo) - L. 50.000.

Borsa Missioni salesiane. a cura di N. N. (Lugano) - L. 50.000.

Borsa Don Bosco, Don Rua, Don Rinaldi, Padre Leopoldo e Fratel Meirado (Svizzera) - Tot. 50.000.

Borsa Maria Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco, per la formazione oli un santo sacerdote - L. 100.000.

Borsa S. G. Bosco, S. D. Savio e Don Filippo Rinaldi, secondo le intenzioni della famiglia Nicolini Carlo (Novara) -L. 50.000.

Borsa M. Ausiliatrice, S. Giuseppe e S. G. Bosco, salvatemi in zita e in morte coi miei cari vivi e defunti, a cura di N. N. (Pesaro).

Borsa Maria Ausiliatrice, in suffragio dei genitori, a cura di V. L. (Cdine) - L. 70.000.

Borsa M. Ausiliatrice, a cura di Antonietta Razeto vedova Majolo, insegnante (Cuneo), per disposizione testamentaria - L. 50.000.

Borsa S. G. Bosco, a cura di A. R. ved. Majolo (Cuneo), per disposizione testamentaria - L. 50.000.

Borsa Versiglia Mons. Luigi e Caravario Don Callisto, a cura di Antonio Xuereb (Malta) - L. 50.000.

Borsa Maria Ausiliatrice, per la formazione di un missionario, a cura di Carlo e Bice Guelfi (Como) - L. 50.000.

Borsa Per riconoscenza a S. G. Bosco, a cura di un suo umile devoto - N. N. (Roma) - L. 150.000.

Borsa S. Cuore di Gesù, Maria Ausiliatrice, S. Giuseppe, S. G. Bosco, S. Anna e Anime del Purgatorio, proteggetemi (Torino), a cura di Bourgeois Giacinta - L. 50.000.

Borsa Santi salesiani, proteggetemi, a cura di Maria Ferrero ved. Gatti - L. 50.000.

Borsa S. Cuore di Gesù, M. Ausiliatrice e S. G. Bosco, a cura di A. D. (Roma) - L. 50.000.

Borsa Spriano Don Evasio, a cura del nipote Spiano Amilcare - L. 50.000.

Borsa Rinaldi Don Filippo, grazie!. a cura di Elena Rossi (Savona) - L. 50.000.

(continua)