Bollettino Salesiano

ANNO LXXXIII. N.14    15 LUGLIO 1959 

"Noi non ci fermiamo mai"

Noi non ci fermiamo mai; vi è sempre cosa che incalza cosa... Dal momento che noi ci fermassimo, la nostra Opera comincerebbe a deperire - DON BOSCO

Queste parole di Don Bosco, che dominano la testata del nostro Bollettino Dirigenti e che ricompaiono ogni mese, monito e stimolo efficace alla molteplice attività della Pia Unione, conservano tutto il loro valore anche per il periodo estivo.

L'attività dei Centri Cooperatori, col sopraggiungere dell'estate, più che arrestarsi, deve adattarsi alle necessità e possibilità proprie della stagione. Perciò i Dirigenti nei corsi di Esercizi Spirituali, come nei ritiri mensili, preparino i Cooperatori a incrementare, approfittando delle circostanze e delle occasioni favorevoli, certe attività di apostolato specifico, come quello della stampa, delle vocazioni e dell'assistenza morale e religiosa alla gioventù in vacanza.

Le possibilità non mancano, specialmente nei luoghi di villeggiatura, dove sono più facili i contatti e maggiori le disponibilità di tempo. L'apostolato individuale e occasionale, se fatto con fine intuito psicologico, tenendo conto del temperamento, dei gusti, degli stati d'animo delle persone, è il più proficuo. Anche in questo ci è maestro inarrivabile Don Bosco, che con tutta naturalezza trasformava in pulpito la cassetta di una vettura, lo scompartimento di un treno o la mensa a cui era stato invitato.

Anche le passeggiate autunnali che il Santo organizzava per offrire uno svago gradito ai suoi giovani in vacanza e toglierli dai pericoli dell'ozio, erano frutto del suo zelo, che non conosceva davvero riposo.

Sull'esempio del Padre, i nostri Dirigenti indirizzeranno e guideranno con zelo i Cooperatori all'apostolato estivo, suscitando tra di loro le più geniali iniziative; faranno pure il possibile per non sospendere i ritiri mensili, tanto utili per tener desta la fiamma dell'apostolato salesiano.

Molti dei nostri Cooperatori e delle nostre Cooperatrici hanno i figli studenti in vacanza. È necessario ricordare loro le responsabilità che gravano su di essi oggi che i pericoli si sono moltiplicati: stampa, cine, costumi immodesti, compagnie cattive possono essere veleni potenti per le anime giovanili. Occorre vigilare per prevenire tali pericoli ed evitare che le vacanze diventino per i figli quello che Don Bosco definiva « la vendemmia del diavolo ».

A tutti i Cooperatori e le Cooperatrici il periodo estivo offre dunque occasioni preziose per continuare le loro conquiste giovanili, tanto più urgenti in questa stagione per il gran numero di giovani moralmente abbandonati.

Il mondo del lavoro nel secolo di Don Bosco

SPUNTI PER LA CONFERENZA MENSILI

PREMESSA - Lo scopo di queste nostre conversazioni, in fondo, è stato quello di illustrare e di inquadrare l'azione sociale di Don Bosco a pro dei giovani lavoratori nel più grande campo dell'opera bimillenaria della Chiesa, che 1o ha proclamato Patrono degli apprendisti. Cronologicamente ci siamo ormai avvicinati ai tempi di Don Bosco. Sarà quindi utile ed istruttivo tracciare a grandi linee il quadro veramente fosco di quello che era il mondo del lavoro in cui fu chiamato ad agire il Santo, perchè ne risulti meglio la sua opera provvidenziale.

A. Fatale declino

Al cosiddetto mondo laicista, che per livore settario non sa trovare quasi nulla di buono e di meritevole nell'azione sociale della Chiesa, non sarebbe difficile - su un piano rigorosamente storico e non vagamente polemico - ritorcere la domanda: E tu, che cosa hai saputo fare di buono?

È constatazione nota e non difficile a dimostrarsi che i gravi mali che affliggono oggi il mondo - e non soltanto quello del lavoro -sono il frutto amaro maturato in questi ultimi cinque secoli, da quando, con l'Umanesimo, il centro di interesse tragicamente si spostò da Dio sull'uomo, per cui al piano di Dio fondato sull'amore si venne a sostituire il piano dell'uomo impostato sull'egoismo e nutrito di odio.

Il Medioevo, pur con le sue deficienze e le sue ombre, animato dal soffio genuino di un Cristianesimo non ancora adulterato dall'eresia, aveva saputo creare il magnifico concetto della Comunità su base e di tendenza universali: alla Chiesa, infatti (la grande ed unica Comunità dei credenti), sul piano strettamente religioso, rispondevano le Somme (le magnifiche costruzioni a piramide, vere stupende cattedrali del sapere) sul piano culturale, l'Impero e i Comuni sul piano politico, le Corporazioni sul piano sociale-economico. E in questa immensa costruzione, dai piani tra loro interdipendenti e comunicanti, l'uomo respirava ed agiva a suo agio, sentendosi non numero ma persona, non semplice creatura ma figlio di Dio, non destinato a restare legato alla terra ma a divenire cittadino del Cielo.

Orbene, attraverso una lenta parabola discendente che segna il declino fatale nell'evoluzione razionalistica, laicistica e ateistica del mondo moderno, non è difficile riscontrare le tappe sempre più paurose di un vero processo di involuzione, peggio, di dissoluzione. Cominciano 1' Umanesimo e il Rinascimento col detronizzare l'uomo dal Regno di Dio, tutto luce e calore, per scaraventarlo nel freddo e buio regno della Natura. Incalza il Protestantesimo, il quale strappa il cristiano dal seno materno della Chiesa, che è il vero Regno di Cristo, per lanciarlo, confuso e smarrito, nella babele di chiesuole numerose come i funghi e fredde come i nevai, misero ritrovato di piccoli uomini in ridicola polemica col Figlio di Dio. Prosegue con accanimento, nel campo culturale, il Soggettivismo filosofico, che, con gli allettamenti di una smisurata superbia, persuade l'uomo a voltare le spalle al regno della verità assoluta e delle certezze ancorate in Cristo, e lo abbandona al tragico gioco di quella che già San Paolo definiva la sapienza delle parole, la stolta sapienza del mondo, la cui legge è l'anarchia, la cui forza è l'umana ambizione, il cui frutto tossico è il vuoto disperato di una eterna insicurezza; e ciò sia che l'uomo tenti di autoindiarsi sulle fragili ali dell'idealismo, sia che praticamente finisca con l'imbestialirsi sotto il peso del più crudo materialismo.

Trarranno ancora le loro funeste conseguenze altri due figli legittimi di un tal mondo disancorato da Dio: nel campo politico, il Liberalismo, che di una comunità di uomini liberi, legati tra loro e con Dio dalla coscienza e dalla solidarietà, farà un immenso campo di lotta di lupi famelici, piantonato dalle baionette di uno stato carabiniere; e nel campo economico, l'Individualismo più sfacciato, che alla comunità di interessi sostituisce l'interesse del singolo, animato dal più sfrenato egoismo: d'onde la furibonda lotta di classe, di nazioni e di continenti, che non ha ancora finito di insanguinare il mondo.

Ecco una pallida idea di quanto ha saputo creare il mondo dei senza-Dio, il cui merito principale resta dunque quello di aver distrutto o di voler distruggere l'opera paziente della Chiesa, benemerita continuatrice dell'opera di salvezza e di civiltà del Cristo.

B. Quadro desolante

Se ora, dal piano di questa ricostruzione teorica (non però immaginaria o cervellotica), si passa ad esaminare lo stato reale del mondo sociale-economico in cui fu costretto a lavorare Don Bosco, ci si trova dinanzi ad un quadro che non può non definirsi desolante e pauroso.

Suoi caratteri essenziali sono:

a) l'amoralismo o scissione dell'attività economica dalla morale: gli affari sono affari! Mentre ci si muove in campo economico non si deve avere altra preoccupazione che quella di realizzare l'utile nel più alto grado possibile e senza alcun intralcio di ordine morale.

b) L'individualismo economico: nel perseguire l'utile, si guarda solo al proprio individuale interesse, senza alcun riguardo al bene comune.

c) L'astensionismo politico. Lo Stato, per principio, non interviene in campo economico, e lascia che il più forte (il padrone) opprima e schiacci il più debole (l'operaio).

La concezione del mondo economico così tratteggiata, trovava la sua espressione giuridica nella famosa Legge Chapelier, approvata in Francia nel 1791, in piena Rivoluzione, e dalla Francia passata poi nei vari Stati d'Europa e d'America. In essa e con essa venivano soppresse le gloriose Corporazioni d'arti e mestieri allora vigenti: e veniva nello stesso tempo abolita la formazione di qualsivoglia associazione professionale, anche di fatto, che potesse comunque incidere sulle libertà dei singoli in campo economico.

Ad aggravare la situazione, intervenne un altro fattore, già accennato sopra, con le sue conseguenze di ordine pratico. La sostituzione dell'uomo a Dio quale centro precipuo di interesse e di studio, aveva portato a sostituire la teologia con la scienza della natura. Di qui due ordini di conseguenze: l'enorme progresso tecnico degli ultimi secoli e insieme il formarsi di una mentalità naturalistica, che finisce col divenire spesso materialistica. Sicchè ci si trovò di fronte ad una civiltà moderna tutta impregnata di naturalismo e di materialismo, che si diffuse largamente nella massa, favorita dal trionfo della macchina, dal costituirsi dei grossi centri industriali e dal conseguente fenomeno dell'urbanesimo (con difficoltà enormi, da parte della Chiesa, di poter raggiungere tante anime disperse ed abbrutite nelle fabbriche, in nuove zone periferiche delle grandi città prive di chiese e di assistenza religiosa), e infine dal formarsi e dal dilagare di una stampa periodica irreligiosa ed immorale.

È chiaro che da un albero così infetto non potevano venire che frutti ugualmente avvelenati. E per chi fosse tentato di gridare all'esagerazione, non sappiamo fare di meglio che riprodurre in parte (da un testo di Storia per i licei, non da un romanzo) un tristissimo Documento, compilato a sua volta su di una autentica opera scientifica: E. DOLLEANS, Storia del movimento operaio (Roma, 1950, in 2 voll.). Il documento porta il titolo: Le condizioni dell'operaio nei primi decenni del sec. XIX.

« Al fenomeno del proletariato è parallelo quello dell'urbanesimo. Verso la metà del secolo, circa il 50% della popolazione inglese era già ammassato nei centri cittadini. La vita di questi autentici proletari è indicibilmente misera. Mancando di ogni protezione legale, proibiti di associarsi, abbandonati a se stessi e all'interesse egoistico del padrone, percepiscono salari di fame, facendosi reciprocamente concorrenza, e facendo ad essi concorrenza il lavoro meno remunerato ancora delle donne e dei fanciulli. Nelle fabbriche nessuna misura igienica, nessun regolamento, tranne quello imposto dal padrone. Lavorano normalmente 12-16 ore, a cui si deve aggiungere il tempo per recarsi (a piedi!) dalla casa alla fabbrica: non casa, ma ricovero, per lo più sotterraneo; una cantina per tutta la famiglia, senz'aria, senza luce, fetida per l'umidità e gli scoli. Il nutrimento è assolutamente insufficiente: spesso cibo usuale sono le ortiche bollite; promiscuità, immoralità, malattie, alcoolismo, irreligione, mortalità altissima. La condizione più penosa è quella dei fanciulli: molti se ne trovano dai quattro ai sette anni nelle filande e nelle fabbriche di cotone, e non mancano neppure nelle miniere! Crescono rachitici, tisici, e sono eccezione quelli che oltrepassano i venti anni. Nè per i bimbi vi è disciplina più mite che per gli adulti: ed è una disciplina disumana.

Si veda, per esempio, qualche paragrafo del regolamento della filatura di Tyldesley, presso Manchester, regolamento imposto dall'arbitrio padronale, al quale l'operaio non può che sottomettersi. Si noti che a Tyldesley gli uomini lavoravano a una temperatura da 44-45 gradi per 14 ore giornaliere, compresa un'ora per la refezione. Il regolamento commina, per esempio, uno scellino di ammenda a chi abbia aperta una finestra, si lavi durante il lavoro, accenda troppo presto il gas alla sera o lo spenga troppo tardi al mattino o ne abbia aperto troppo il rubinetto. E chi è malato deve pagare sei scellini se non si fa sostituire in maniera soddisfacente! E così le ammende si mangiavano spesso buona parte del già insufficientissimo salario. Il regolamento, duro per gli uomini, diventava un vero tormento per i fanciulli, che la fatica (stavano in piedi tutte le ore di lavoro: sedersi è proibito dal regolamento!), il sonno, la stanchezza e la naturale irrequietezza facevano vittime di frequenti disgrazie sul lavoro. E allora mutilazioni, perdita di sanità, licenziamento e la prospettiva di una miseria nera per tutta la vita. D'altronde la vita di questi sventurati era molto breve...

In una situazione non diversa si venne a trovare, successivamente, il proletariato continentale: l'industrializzazione produceva dappertutto gli stessi fenomeni. Bastino alcuni dati. In un censimento francese del 1847, su 900.000 operai ben 250.000 sono donne. In una zona dell'alto Reno vi sono 13.000 fanciulli. su 60.000 operai. Un'inchiesta ministeriale nel Belgio dà questi salari giornalieri (per giornata di 15-16 ore): franchi 0,80 per gli uomini; 0,48 per le donne; 0,40 per i fanciulli; 0,38 per le fanciulle... Quei salari si debbono confrontare con il prezzo della vita: il pane costava 12-15cts. la libbra (circa 300 grammi); i fagioli 40-50 il litro; la carne comune 35-45 la libbra; il burro 70-75 la. libbra ecc. Su un salario annuo di 300 franchi - che non era allora il più basso - un miserrimo bilancio familiare importava almeno 25 fr. di affitto, 12 di bucato, 35 di combustibile, 15 di illuminazione, 5 di riparazioni, 12 di calzature: totale 104. I restanti 196 franchi dovevano bastare per il vitto che, ove appena si trattasse di 4 o 5 persone, importava circa 150 franchi per il solo pane. Si capisce che neppure un franco era previsto nel bilancio per il medico, per il farmacista, per i vestiti (si vestivano di abiti raccattati), per i divertimenti ecc. Quale poteva essere la sanità fisica, di tali generazioni? Una statistica di Nantes dà per la mortalità infantile i 2/3. La durata media della vita per un operaio si abbassò, fra il 1830 e il 1840, di 17-19 anni. Dalle leve militari del 1837 risulta che occorrevano 383 operai per averne 100 abili (mentre bastavano 190 borghesi)».

CONCLUSIONE - Non esagerano dunque le Memorie Biografiche di Don Bosco quando descrivono la miserrima condizione dei poveri fanciulli del suo tempo in cerca di lavoro; spiegano anzi come il Santo si sia sentito invadere da vera angoscia paterna e si sia dato anima e corpo a preservarli, ad aiutarli, ad elevarli materialmente e spiritualmente.

MEDITAZIONI

per i cooperatori salesiani

Quando lo spazio ce lo consentirà, pubblicheremo sul Bollettino Dirigenti le Meditazioni che il nostro Don Camilleri, Docente al Pontificio Ateneo Salesiano, ha preparato per i Cooperatori che vogliono meditare seriamente sulle loro responsabilità di Cristiani e di Cooperatori nello spirito e con la guida di Don Bosco. I Dirigenti vi potranno trovare ottimi spunti per il loro apostolato; gli Zelatori e le Zelatrici avranno in esse una guida preziosa per salutari riflessioni.

IL MIO FINE

Dio è il Primo Principio e l'Ultimo Fine della mia vita

Ecco la base delle meditazioni veramente fondamentali che mi propongo di fare. I Cooperatori e le Cooperatrici Salesiane hanno di mira, come Don Bosco, anzi come Gesù Cristo stesso, soprattutto la salvezza delle anime: Da mihi animas! Ma la prima anima da salvare è proprio la mia. Infatti, a che giova, conquistare tutto il mondo, anche tutte le anime, se poi io stesso, per causa delle mie passioni e del peccato mortale - qualunque esso sia - andassi eternamente dannato?

Mediterò in appresso sui tre peggiori vizi che possono compromettere la mia eterna salvezza: le tre nefaste concupiscenze, di cui parla la Sacra Scrittura: l'avarizia, la lussuria, la superbia, empia ed irreligiosa, egoista e senza cuore. Vedrò al contrario come io debbo appigliarmi positivamente a praticare il bene con la virtù e a vivere costantemente nella Grazia di Dio, implorando con l'assidua preghiera il suo aiuto, e facendo buon uso frequente dei Sacramenti. Tutto questo è il cammino che io debbo battere per svolgere la mia missione nel mondo, dar senso alla mia esistenza, e per compiere sicuro il mio itinerario verso l'eternità.

Io sono uscito da Dio, che mi ha creato dal nulla quell'anima immortale che ha infuso nel mio corpo, derivato dai genitori. Per questo devo profondamente sentire l'energica parola di Don Bosco: Dio è tuo parente prima di tuo padre e di tua madre: Dio è colui che ha creato te, e tuo padre e tua madre, e perciò è padrone di tutto! A Dio, pertanto, Supremo Principio di ogni essere, io debbo ritornare come al mio Sommo Bene e Ultimo Fine.

Gli esseri inanimati, quelli infinitamente piccoli, come gli atomi, vi tendono glorificando Dio con le meraviglie delle loro intime leggi ed energie nucleari; quelli immensamente grandi, gli spazi stellari del firmamento, con le altrettanto mirabili loro leggi astronomiche. Gli esseri viventi inferiori all'uomo glorificano Dio con le meraviglie delle leggi biologiche e col sapientissimo finalismo del loro istinto. Soltanto l'uomo, intelligente e libero, ma anch'egli per natura soggetto a Dio, è chiamato in coscienza a corrispondere e a collaborare con Dio obbedendo alle ispirazioni divine e ai segreti inviti della divina Volontà e della Grazia.

Nella sua vita l'uomo, in tutto quello che fa, non ha da fare altro che cercare di conoscere e riconoscere sempre meglio Dio, amarlo e servirlo fedelmente come suo Creatore e Padre, suo Signore e Redentore, suo Amico e Santificatore. Nelle infinite varietà e contingenze della vita, in qualunque stato, coniugale o di verginità, sacerdotale o religioso, di artigiano o professionista, semplice cittadino o persona pubblica e di governo, in tutto l'uomo ha il trascendente e dolce dovere di regolarsi con l'occhio e il cuore rivolto a Dio.

Per aiutarlo, Dio stesso è venuto sulla terra rivelandosi in Gesù Cristo, e facendosi per noi Via, Verità e Vita. Dipartendo da questa terra, vi ha lasciato la divina istituzione della Chiesa Cattolica, vera Madre delle anime, Maestra infallibile e Guida indefettibile: col Sacrificio della Messa, coi Sacramenti e col ministero della Parola, sia nella predicazione ai fedeli, sia nelle missioni fra i pagani. E l'uomo, avendo fatto di Dio il Fine Ultimo della sua vita quaggiù, si assicura di raggiungerlo per goderlo nella beatitudine del Paradiso eterno, sperando e implorando il supremo dono della finale Perseveranza.

Quale visione luminosa di verità, o mio Dio, non mi presenta la santa Religione!

Ora comprendo meglio perchè, il primo e massimo Comandamento è quello di amare Dio con tutto il mio cuore, con tutta la mia mente, e con tutte le mie forze!

Nelle mie pene e tribolazioni, nei lutti e negli abbattimenti di spirito, voglio sempre sollevare il mio capo al cielo, al Padre celeste, invocando quell'aiuto e quella forza che solo da Lui mi possono venire; ed egli accoglierà i miei sospiri pieni di speranza e di nostalgia per la mia vera patria, per la Casa del Padre, per il Paradiso! Rifletterò spesso, perciò, a queste due parole di Don Bosco come rivolte a me in particolare: Niente ti turbi: chi ha Dio, ha tutto! E di nuovo: Un Dio solo: se mi è nemico, chi mi salverà?

Come tendere a Dio per possederlo

Questa imprescindibile e santissima preoccupazione, che deve luminosamente orientare e disciplinare fermamente tutta la mia vita, interiore ed esteriore, Don Bosco la esprimeva così: Costi Dio quanto vuole, non è mai caro! E San Paolo con queste altre parole: Non ho ancora raggiunto la mia mèta, che è Dio; ma cerco di fare di tutta la mia vita una corsa che miri dritto al traguardo! E dello stesso Gesù Cristo dice ancora San Paolo, che egli si addossò la croce e la portò fino alla fine, tenendo fisso lo sguardo all'eterno gaudio propostogli dal Padre come ricompensa.

E noi faremo lo stesso. Il Signore Iddio essendo padrone, bisogna lasciarlo comandare, ci dice francamente Don Bosco. Ed ecco, quindi, la prima condizione per tendervi con sicurezza: l'amorosa e costante osservanza dei Divini Comandamenti, tutti e dieci, e dei Precetti della Santa Chiesa. Dice ancora il nostro Santo Fondatore: Dio è un buon Padre, speriamo in Lui. Ed ecco un secondo modo per raggiungerlo: nelle tribolazioni, fisiche o morali, familiari o sociali, non ribellarsi, non abbandonarsi allo scoraggiamento, ma confidare sempre e perseverare, pregare e sperare e, qualora così disponesse nella sua sempre adorabile Provvidenza, misericordiosa ma anche giusta, accettare la croce e conformarsi alla Passione redentrice di Gesù. La nostra sofferenza corredentrice di noi stessi, accettata e santificata, fa parte della generale grande « Passione Cattolica* del Corpo Mistico di Cristo.

Non solo. Ma, ricordando ancora che Dio è infinitamente ricco di generosità infinita, e che invece fallace è il mondo, il vero amico è Dio, ripetiamo anche noi con Don Bosco, forti nella stessa Fede, nella stessa Speranza e nella stessa Carità: Come è buono il Signore! Serviamolo volentieri! Amiamo Dio, perchè è nostro Padre! Tutto passa, ciò che non è eterno, è niente!

Ma, forse, il ricordo delle nostre colpe, la memoria dei nostri peccati numerosi e mortali, forse di scandali gravissimi e di deplorevoli sacrilegi, ci opprime, e ci riempie il cuore di melanconia e di desolazione. Ebbene. Umiliamoci ai piedi di un Crocifisso; piangiamo pentiti e ravveduti la nostra miseria spirituale e morale nel silenzio adorante e, supplicante, davanti a un Tabernacolo. Cerchiamo, soprattutto, nel Sacerdote il « buon Pastore», che riprenderà dolcemente in ispalla la pecorella ritornata pentita, e facciamo la nostra confessione - forse Confessione generale di tutta la nostra vita - come il « figliuol prodigo »: il quale ritorna, umile ma fiducioso, al Padre, che lo stringe di nuovo a sè, gettandogli commosso le braccia al collo! Dio buono, dice Don Bosco con la Liturgia della Chiesa Cattolica, manifesta in modo speciale la sua potenza compatendo e perdonando!

E Gesù, meglio ancora, ci assicura che tutto il Cielo - Angeli e Santi - si mette in festa per ogni peccatore pentito: « Gaudium est Angelis Dei in caelo super uno peccatore poenitentiam agente! ».

ESEMPI

NAPOLI - Sua Eminenza il Cardinale Castaldo al Convegno dei Sacerdoti Cooperatori ed Ex allievi.

Organizzato dal sig. Ispettore Don Pilotto e dal Delegato Ispettoriale Don Vacalebre, si svolse il 2 giugno scorso.

La nuova opera salesiana «Fondazione Banco di Napoli» di via Nuova del campo - scriveva La Croce - ha visto, così, raccolti nell'aula magna circa una sessantina di sacerdoti, rappresentanti di più diocesi, che con particolare attenzione ed interesse hanno seguito i lavori del convegno. Hanno tenuto dotte relazioni Don Guido Favini, Segretario Generale dei Cooperatori e Don Adolfo L'Arco, del Liceo Salesiano di Caserta. La nota più bella di questo convegno è stata non soltanto quella calda atmosfera di solidale fraternità che ha visti fusi in un sol palpito di lavoro apostolico sacerdoti di varie diocesi, ma ancora quella portata dalla presenza del nostro Card. Castaldo e di S. E. Mons. Longo, Direttore Archidiocesano dei Cooperatori. La parola dei due Ecc.mi Presuli è stata vivamente applaudita e la loro benedizione è stata auspicio di un fecondo spirito salesiano che pervaderà il ministero sacerdotale dei cooperatori. Il Cardinale, augurandosi sempre una perfetta armonia di intenti apostolici tra il clero secolare e regolare, ha esaltato l'opera del clero secolare, che ha dato a quello regolare le migliori espressioni. Ne sia esempio Don Bosco; ma l'Eminenza il Cardinale ha esaltato ancora, con viva commozione, le luminose tradizioni salesiane e lo spirito salesiano, che è lo spirito del Vangelo, augurandosi una rigogliosa rifioritura di oratori che accolgano la nostra gioventù sbandata e distratta. Una profonda fiducia sorreggeva le parole del Cardinale: « La gioventù è il mio pallino - diceva sorridente - essa è buona, non ancora è stata trascinata alle false ideologie estremiste, possiamo e dobbiamo salvarla ».

La lieta giornata si è conclusa con un vivace documentario salesiano e la visita degli ospiti ai padiglioni della nuova Opera.

BORGOMANERO - Sua Ecc. l'Arcivescovo di Novara presiede il Convegno dei Decurioni e Sacerdoti Cooperatori

Riportiamo da L'Informatore:

Venerdì 22 maggio, presso il collegio salesiano Don Bosco, organizzato dalla Direzione, si ebbe il Convegno dei Decurioni e Sacerdoti Cooperatori. Il Convegno contò trentadue presenze. Presenziavano il Convegno Sua Ecc. Mons. Arcivescovo Gilla Vincenzo Gremigni, Vescovo di Novara; Don Luigi Ricceri del Capitolo Superiore dei Salesiani; Don Marcello Gioioso, Ispettore Salesiano; Don Guido Favini, Segretario Generale dei Cooperatori Salesiani.

Il Direttore del collegio, Don Giuseppe Bechis porse il saluto ed il ringraziamento ai presenti. Don Guido Favini tenne la relazione del Convegno: sulla natura, organizzazione e scopi della Pia Unione dei Cooperatori Salesiani: movimento di apostolato cattolico, fondato da San Giovanni Bosco al servizio della Chiesa.

Guidò la discussione Don Luigi Ricceri, che sottolineò i tre fondamentali aspetti dei rapporti « Cooperatori Salesiani - Parrocchie »:

1) I Cooperatori a disposizione dei Parroci;

2) I compiti specifici dei Cooperatori, diffusione « stampa cattolica » ed insegnamento del Catechismo ai giovani;

3) coltivazione delle vocazioni sacerdotali e religiose in genere.

Mons. Arcivescovo prese viva parte alla discussione ed indicò in Don Bosco il Santo più moderno, anche per le esigenze attuali dell'apostolato sacerdotale:

« Don Bosco - ha detto monsignor Arcivescovo - ci ha indicato i mezzi per combattere l'ateismo e noi dobbiamo a lui il merito di averci dato un buon numero di giovani cattolici praticanti usciti dalle sue scuole».

S. E. Mons. Gilla Gremigni impartì poi la S. Benedizione Eucaristica nella nuova Cappella, presenti tutti i trecento giovani ospiti del Collegio.

Ai giovani il Presule - rispondendo ad un indirizzo di deferente saluto - rivolse la propria paterna parola, e citando fedelmente il pensiero di San Giovanni Bosco, raccomandò « la fedeltà ai propositi ed agli insegnamenti religiosi di una vita cristiana ».

La Benedizione venne accompagnata dal canto di indovinati « mottetti ».

Ci fu poi la proiezione di Documentari Salesiani illustranti l'opera della Pia Unione dei Cooperatori e delle Scuole salesiane.

Il pranzo ai convegnisti venne offerto dalla Direzione del Collegio.

Cooperatori salesiani del Friuli a convegno.

Il giorno 17 maggio c. a. si tenne in Udine un'importante adunanza di Cooperatori Salesiani del Friuli.

Alle ore 9,30, nella chiesa della Purità, il Direttore dell'istituto « Bearzi » celebrò la Santa Messa e tenne un discorso. Gli allievi del medesimo eseguirono mottetti eucaristici.

I convenuti si raccolsero quindi nella ben attrezzata sala, gentilmente concessa dal conte Comm. Antonio Bellavitis, per trattare problemi riguardanti la Pia Unione.

Il Direttore del « Bearzi » si congratulò coi numerosi convenuti (un'ottantina) e spiegò il significato genuino di Cooperatore Salesiano e la sua missione: aiuto al Clero soprattutto nell'importante opera della salvezza della gioventù.

Il Direttore diocesano, Monsignor Dott. Riccardo Travani, Arciprete della S. Metropolitana, ribadì il concetto già espresso dal Direttore e sviluppò genialmente la strenna del Rettor Maggiore: «La Santa Messa».

Prese quindi la parola il Consigliere Ispettoriale dei Cooperatori, Cav. Renato Gressani, invitando i presenti a partecipare numerosi agli esercizi spirituali che si terranno all'Istituto « Cini » di Venezia, Isola San Giorgio. Descrisse con vero entusiasmo i giorni sereni passati laggiù negli anni scorsi.

Don Lino Furlan, delegato Cooperatori per la zona, insistette sull'argomento e comunicò la data degli stessi per quest'anno: 15 - 19 agosto.

L'Ing. Comm. Luciano Giacomuzzi, direttore della Società Friulana di Elettricità, parlò della necessità di creare operai ben attrezzati nella loro arte ed aventi lo spirito cristiano.

Il sig. Dante Cavazzini, munifico donatore del laboratorio per meccanici al « Bearzi », prospettò ai presenti la necessità di seguire i giovani che escono dall'Istituto, aiutandoli a trovare una conveniente sistemazione nel mondo.

Chiuse il Convegno il direttore Don Trivellato ringraziando per la partecipazione veramente animata con cui vennero trattati i vari problemi.

Il pranzo al « Bearzi » fu caratterizzato da allegria e spirito di famiglia. I bearzini fecero sfoggio delle loro belle voci, eseguendo canti vari. Non mancarono i brindisi.

Seguì la Benedizione eucaristica, impartita dal cooperatore Don Guido Gasparotto, parroco di Gagliano.

Dalla chiesa si passò alla sala divertimenti per assistere alla rappresentazione di un dramma ben interpretato dai piccoli artisti del « Bearzi ».

La giornata riuscì per tutti di massima soddisfazione, tanto che i convenuti si ripromisero di goderne altre di simili nei prossimi anni.

GENOVA SAMPIERDARENA Attività del Laboratorio Cooperatrici

Abbiamo sott'occhio la bella foto degli arredi sacri - tra i quali primeggia un magnifico baldacchino - preparati pazientemente dal Gruppo Liturgico delle Cooperatrici di Sampierdarena. Sono dodici signore e signorine che ogni settimana si radunano a lavorare per qualche ora nel loro laboratorio a fianco della chiesa. Pensano loro stesse a cercare benefattori e si quotano di un contributo personale per lavori nuovi o riparazioni. In un anno e mezzo hanno realizzato un lavoro del valore di 500.000 lire circa e aiutato la Parrocchia, l'Aspirantato di Nevi Ligure, l'Aspirantato di Pietrasanta e anche le Missioni Salesiane. Ora sperano di poter offrire qualche lavoro anche all'Arcivescovo di Genova e dare il loro contributo alla Mostra Missionaria di Torino per la festa del Rettor Maggiore.

BORGOMANERO Premiazione di religione

Anche quest'anno, per iniziativa del benemerito Centro locale Cooperatori, il 24 maggio, alla presenza di un buon numero di parenti dei premiandi, di alcuni Insegnanti, Cooperatori e Cooperatrici, si è svolta la premiazione di 22 alunni delle Scuole elementari che si sono segnalati nello studio della Religione.

Il sig. Prevosto Don Gianni Cavigioli, il sig. Direttore del Collegio Don Giuseppe Bechis, il sig. Direttore Didattico prof. Antonio Corsi rivolsero ai premiandi brevi parole, elogiando il loro impegno nello studio del Catechismo e la bella iniziativa dell'Unione Cooperatori, che da tre anni valorizza in tale modo lo studio del Catechismo nelle Scuole elementari della città e coadiuva l'opera degli Insegnanti.

Il premio consisteva in un pacco di dolci ed in un libretto bancario di L. 1200 della Banca Popolare di Novara, che cooperò all'iniziativa per benevolo interessamento del Direttore Cav. Ettore Bussi, membro della Pia Unione.

Tre bambine vollero dire la loro gratitudine alla Pia Unione e agli Insegnanti, rendendo così più graziosa la premiazione.

In occasione della « Festa della Riconoscenza » a chiusura dell'anno scolastico, vennero consegnati i medesimi premi agli alunni meritevoli delle sei scuole medie del collegio « Don Bosco ».

TRIGGIANO (Bari) Nuovo Centro

È un paese popoloso delle Puglie, che ha già dato parecchi salesiani alla Congregazione e dove la devozione a San Giovanni Bosco è radicata nei cuori dei fedeli, che assistono ogni anno ad un triduo di predicazione e alla festa, fatta per interessamento del Sindaco dottor Pietro Carbonara, nostro ex-allievo.

Un monumento di San Giovanni Bosco adorna la facciata dell'edificio scolastico, intitolato al Santo, ed ogni anno il 31 gennaio è festa scolastica.

Quest'anno, dopo accurata preparazione, il 31 gennaio, il delegato regionale Don Pasquariello, ha distribuito al primo nucleo di 25 persone il diplomino di Cooperatore.

Ci fu anche nel salone della scuola la S. Messa con discorsino a tutti gli scolari e i maestri.

Seguì l'omaggio floreale degli alunni a Don Bosco, e la benedizione con la reliquia del Santo, impartita dal parroco Don Vitangelo Dattoli.

Notizie breve

Hongkong. Il Rev.mo Don Albino Fedrigotti, Prefetto Generale, nel suo passaggio a Hongkong come Visitatore Straordinario, in una bella funzione svoltasi nella nostra chiesa parrocchiale di Sant'Antonio, ha dato il diploma a un centinaio di nuovi Cooperatori. 11 Delegato locale sta facendo un buon lavoro organizzativo e trova nei molti amici e devoti di Don Bosco una corrispondenza che fa bene sperare per l'avvenire della Pia Unione a Hongkong.

Ulzio (Torino). La Pia Unione va sviluppandosi e organizzandosi. Si è costituito, tra l'altro, presso le Figlie di M. A. un piccolo Laboratorio, che ha già realizzato alcuni importanti lavori per la chiesa. Monserrato (Cagliari). In occasione della festa di San Giovanni Bosco le Cooperatrici in collaborazione con i Cooperatori hanno organizzato un concerto vocale, col ricavato del quale poterono offrire un pranzo e distribuire indumenti a 150 bambini poveri del paese. Degni di elogio sono pure per l'organizzazione della riuscitissima festa in occasione della visita del Rev.mo Rettor Maggiore a Monserrato.

Borgomanero (Novara). Segnaliamo una bella iniziativa del fiorente Centro: la partecipazione alla «Veglia Santa» nel Santuario di Maria Ausiliatrice la notte dal 23 al 24 maggio. Due pullman li portarono a Torino, dove in numero di 98 trascorsero ore di paradiso sotto lo sguardo dolce e materno dell'Immagine taumaturga di Valdocco.