Bollettino Salesiano

ANNO LXXXIII. N.13    1° LUGLIO 1959 

UN GRANDE AVVENIMENTO NELLA STORIA SALESIANA

Quando, fra cinquant'anni, gli storia della Congregazione Salesiana cercheranno quale fu l'avvenimento che ha dato il via a un più rapido e prodigioso sviluppo delle opere di Don Bosco nel mondo, scopriranno che fu l'atto di consacrazione al Cuore Immacolato di Maria, compiuto dal Rettor Maggiore il 31 maggio 1959.

Il 31 MAGGIO SCORSO, festa di Maria, Regina del Mondo, la Famiglia Salesiana gettava definitivamente le àncore fra le due colonne della nota visione di Don Bosco, le quali ergendosi sul mare portano l'Eucarestia e la Madonna.

Nel 1900, all'alba del nuovo secolo, il venerabile Don Rua, lo Successore di Don Bosco, l'aveva consacrata al Sacro Cuore di Gesìl; ed ora il Vo Successore di Don Bosco l'ha consacrata al Cuore Immacolato di Maria.

Eleganza divina: quello stesso giorno la Madonna di Fatima, scesa a Torino, stava esposta nel Duomo, a breve distanza dal Santuario dell'Ausiliatrice. La dolce Pellegrina era in ascolto della consacrazione che le faceva il Rettor Maggiore.

Aveva da poco iniziato la Sua visita materna in Italia, dopo di aver percorso migliaia di chilometri nel mondo: la Francia, la Spagna, il Belgio, l'Olanda, la Germania, il Mozambico, il Natal, il Transval, il Basutoland, la Rodesia, il Kenia, lo Zanzibar, il Tanganica, l'Uganda, l'Abissinia, l'Eritrea, il Sudan, l'Egitto le avevano riservato un'accoglienza indimenticabile. Così nell'India, nel Pakistan, a Ceylon, nella Tailandia, in Birmania, nella Malesia, nel Viet Nam, in Australia, a Timor, nella Nuova Guinea, negli Stati Uniti, in Argentina, in Brasile, in Colombia, nel Paraguay, nel Perù milioni di persone, senza distinzione di razza e di religione, avevano gridato il loro amore e la loro preghiera alla celeste Visitatrice.

Al Castello di San Giorgio, che domina Lisbona, sono esposti i tesori che tutto il mondo ha offerto alla soave Pellegrina: anelli costellati di diamanti; diademi e braccialetti; medaglie d'oro - talvolta coniate espressamente come quella che l'imperatrice d'Etiopia depose ai suoi piedi; - rosari dai grani d'oro e d'argento o di perle, come quello che le donne del Mozambico fecero cesellare con l'oro ottenuto dalla fusione dei loro gioielli; chiavi d'oro e d'argento delle città in cui era entrata la Madonna Pellegrina; cuori come quello gigantesco venuto dal Perù; collane come quelle delle isole della Sonda; sari e scialli kasmir dell'India; un velo finissimo ricamato nel Paraguay; pugnali di Timor; uccelli fantastici come si trovano nelle foreste della Nuova Guinea.

Il 31 maggio anche la Famiglia Salesiana ha fatto il suo dono più prezioso al Cuore Immacolato di Maria: ha donato tutta se stessa.

Vi era stata preparata dalla celebrazione più fervida del Mese e dalla spettacolare festa del 24 maggio. Il mondo salesiano era stato presente nella persona di alcuni Ecc.mi Vescovi Salesiani rappresentanti l'Argentina, l'Equatore, il Venezuela, l'India e la Cina, che avevano fatto corona all'Em.mo Cardinale Arcivescovo Maurilio Fossati.

In quello storico pomeriggio il Rettor Maggiore, presente il Capitolo Superiore dei Salesiani e il Consiglio Generalizio delle Figlie di Maria Ausiliatrice, dopo la Conferenza ai Cooperatori, consacrava solennemente al Cuore Immacolato di Maria tutta l'Opera Salesiana, nelle sue tre distinte famiglie: Salesiani, Figlie di Maria Ausiliatrice, Cooperatori.

Si rivolse alla Vergine Immacolata chiamandola Madre e Maestra, esaltandola come Regina del Mondo, e offrì in maniera solenne e ufficiale la Famiglia Salesiana al suo Cuore Immacolato. Dinanzi al Santissimo solennemente esposto fu siglata l'appartenenza totale e completa dell'Opera di Don Bosco alla sovranità regale di Maria: un giusto riconoscimento, perchè era stata l'Immacolata Ausiliatrice ad ispirare e aiutare il prodigioso sviluppo della Congregazione. In quella offerta era racchiuso tutto il vasto mondo salesiano: ispettorie, case, opere, sacerdoti, chierici, coadiutori, suore, cooperatori, ex allievi, amici e benefattori, genitori e parenti dei membri della nostra Famiglia. In più, tutto il mondo giovanile: aspiranti, studenti, artigiani, oratoriani, ed anche gli allievi di altre religioni che popolano gli Istituti Salesiani in terra di missione.

Nel 1866 Don Bosco nel « sogno » della zattera, alla fine della purga navigazione, vide comparire in cielo un'iride più meravigliosa e varia di un'aurora boreale e vi lesse scritta a grossi caratteri di luce la parola MEDOUM. Ogni lettera era l'iniziale di queste parole: MATER ET DOMINA OMINIS UNIVERSI MARIA, Madre e Signora di tutto l'universo, Maria. Sbarcato in un'isola misteriosa, Don Bosco entrò in un grande tempio dove, sopra una ricca base, s'innalzava una magnifica statua di Maria Ausiliatrice. E mentre i giovani stavano ammirando la Vergine, che aveva un'espressione veramente celeste, ad un tratto essa parve animarsi e sorridere. Ed ecco un mormorio, una commozione tra la folla giovanile: « La Madonna muove gli occhi! », esclamarono alcuni. E infatti Maria girava con ineffabile bontà i suoi occhi materni su quei giovanetti. Poco dopo un secondo grido generale: « La Madonna nuove le mani! », e lentamente, aprendo le braccia, Ella sollevava il manto per accogliere tutti sotto di quello. Le lacrime scorrevano per la commozione sulle guance dei giovani e dei fedeli: «La Madonna muove le labbra!», dissero alcuni. Si fece un silenzio profondo, e la Madonna con timbro soave di voce disse: « Se voi sarete per me figli devoti, io per voi Madre pietosa ».

« A queste parole - racconta Don Bosco - cademmo tutti in ginocchio e intonammo il canto Lodate Maria ». Questa scena finale del « sogno », che potrebbe definirsi la « visione di Maria, Regina del mondo », ebbe, si può dire, un montaggio concreto nel pomeriggio del giorno 31 maggio, festa di « Maria, Regina di tutto l'Universo », quando la Famiglia Salesiana fu consacrata al Cuore Immacolato di Maria.

Le memorie biografiche di Don Bosco, alla fine del capitolo che riporta questo « sogno », riferiscono la testimonianza scritta di un ragazzo che ricorda come Dori Bosco, in una di quelle sere, fece recitare sotto i portici una terza parte del Rosario per tutta la Chiesa Cattolica. « Terminata la preghiera - continua il testimonio - mentre Don Bosco si inoltrava in mezzo a noi, accolto con grande festa, ci permise che lo sollevassimo di peso e lo deponessimo sulla cattedra da cui dava la buona notte. Lasciati cessare gli applausi, accennò alla gioia che proveranno i giusti ad approdare alle spiagge dell'eterna felicità, alla pace che gode chi vive sempre in grazia di Dio e augurandoci la buona notte disse: « quando vi mettete a letto, fatelo con tutta modestia pensando che Dio vi vede; poi incrociate le mani sul petto e, abbandonandovi nei Cuori di Gesù e di Maria, prendete riposo».

Ora la Congregazione Salesiana, consacrata al Cuore di Gesù dal venerabile Don Rua e consacrata al Cuore Immacolato' di Maria dall'attuale Rettor Maggiore Don Ziggiotti, prende veramente riposo e sicurezza, abbandonata nei Cuori di Gesù e di Maria.

L'arco di luce mariana degli ultimi giorni di maggio porta la scritta della visione profetica di Don Bosco: Madre e Regina del mondo, Maria.

IL CONVEGNO NAZIONALE DEI COOPERATORI SALESIANI

Con Don Bosco per la Chiesa!

ROMA, 2-4 MAGGIO

Il Bollettino Salesiano di questo mese offre la relazione del Convegno Nazionale dei Cooperatori Salesiani, che, inserito felicemente nelle solenni manifestazioni romane per la inaugurazione del nuovo Tempio a San Giovanni Bosco, ne ricevette luce e fervore.

Il Convegno del '52, svoltosi in occasione della posa della prima pietra del nuovo Tempio, diede il via a tutto un fervido lavoro di organizzazione e di ripresa della Pia Unione.

Il Convegno del '59 con i suoi oltre 4000 partecipanti, con le numerose delegazioni estere, col proficuo incontro dei Delegati provenienti da tutte le Ispettorie d'Italia ed il fervido e costruttivo incontro dei Consiglieri Ispettoriali di tutta Italia, ha dimostrato come il lavoro compiuto in questi anni sia stato largo, profondo e fruttuoso.

E c'è da benedirne il Signore e da ripetere il grazie più vivo a quanti han dato la loro generosa collaborazione.

Ma il Convegno, tutt'altro che indugiare sul lavoro compiuto, ha voluto guardare avanti e indicare ai Cooperatori le nuove mète e il cammino che li aspetta per raggiungerle. Tale programma, sintetizzato nelle deliberazioni e nei voti dell'Assemblea dei Cooperatori, sarà il frutto più prezioso del Convegno. Il Rettor Maggiore, l'Em.mo Cardinale Protettore, vari Oratori hanno ribadito chiaramente questo pensiero.

Invitiamo i Cooperatori di tutta Italia a raccogliere con lo stesso entusiasmo che animò le giornate romane, i voti e il programma scaturiti dal Convegno, impegnando la loro opera - come chiedeva il Santo Padre nel suo augusto Messaggio - a tradurli man mano in realtà.

Così l'augurio formulato al Convegno nel giorno dell'inaugurazione del nuovo Tempio a San Giovanni Bosco sarà consolante e durevole realtà: i Cooperatori Salesiani, attuando le opere di apostolato loro indicate dall'Assemblea, saranno le pietre vive, anzi i costruttori che eleveranno giorno per giorno un nuovo e vivo monumento a Don Bosco.

Ed il loro Padre sorriderà benedicente ai suoi Cooperatori, fedeli ed operosi.

L'apertura nella Basilica Vaticana

Il Convegno si aprì sabato mattino, 2 maggio. Gl'intervenuti, che superarono del doppio il numero previsto, con la loro presenza massiccia, compatta e disciplinata a tutte le manifestazioni hanno edificato, impressionato e provato in modo eloquente che la Terza, Famiglia di Don Bosco è un piccolo esercito di apostoli che va acquistando terreno, secondo le profetiche previsioni del Santo Fondatore.

Il primo atto solenne fu la S. Messa nella Basilica di S. Pietro, celebrata all'altare della Cattedra e applicata secondo le intenzioni del Santo Padre da Sua Eminenza il Giovanni Amuleto (.icognani. Per speciale concessione della S. Congregazione dei Riti fu detta la Messa di San Giovanni Bosco, seguita liturgicamente dai Cooperatori. I piccoli cantori dell'aspirantato salesiano di Chiari (Brescia) accrebbero il fervore con le loro esecuzioni ricche di sentimento e di unzione.

Reso omaggio a Don Bosco, la cui statua domina dall'alto della sua nicchia, si posò per il gruppo fotografico sulla gradinata della Basilica.

Alle ore 11 i Sacerdoti Delegati locali convennero nell'Aula Magna dell'Istituto di Magistero «Maria Assunta » in via Transpontina per un incontro fraterno. Il Rev.mo Direttore Generale della Pia Unione Don Luigi Ricceri li ringraziava dichiarando che al loro lavoro sacrificato e zelante si doveva il magnifico spettacolo di quella massa di Cooperatori in preghiera nel massimo Tempio. Il grazie veniva dal Rettor Maggiore, anzi dalla Chiesa stessa che, come si era, espresso Pio XII di v. m. parlando ai Cooperatori nel precedente Convegno Romano, richiede « angosciosamente» la loro molteplice opera di apostoli laici. Le giornate romane sarebbero state una spinta potente verso nuove mète. E perchè quest'opera, che come ha affermato Don Bosco, « è l'opera del Papa», prosegua con ritmo ordinato e progressivo, il Superiore impartiva ai Delegati locali alcune sagge direttive pratiche. Terminava annunziando il programma per l'anno venturo, che s'incentrerà nella campagna per le vocazioni, pur continuando l'incremento delle campagne precedenti, specie di quelle degli apprendisti e della stampa.

L'Assemblea Generale

Si svolse nel pomeriggio dello stesso giorno all'Auditorium di Palazzo Pio - la più vasta sala cattolica di Roma - e riuscì grandiosa sia per le alte Personalità presenti e sia per l'imponente massa di Cooperatori e Cooperatrici intervenuti, tra i quali circa 600 appartenenti alle Delegazioni estere.

La prima parte dell'assemblea ebbe carattere intimo e fu di omaggio al Successore di Don Bosco, Superiore della. Pia Unione. L'aprirono i piccoli Cantori di Chiari.

Quindi il Rev.mo Don Ricceri rivolgeva a tutti un saluto, interpretando la gioia comune per l'incontro fraterno a un anno dalle indimenticabili giornate di Lourdes e di Bruxelles, per il luogo dell'incontro - Roma, la casa del Padre comune, del dolcissimo e soave Giovanni XXIII - per le occasioni che avevano procurato l'incontro: il trionfo romano di Don Bosco, eco possente del trionfo pasquale di 25 anni or sono, e il centenario della Congregazione Salesiana.

Pòrto al sig. Don Ziggiotti il saluto filiale di tutti i Cooperatori del mondo e particolarmente di quelli che una persecuzione spietata e diabolica aveva tenuto lontano, proseguì:

« Sono passati sette anni dall'altro Convegno qui in Roma. Con la grazia di Dio, con la buona volontà di tutti, unendo ed organizzando le comuni energie, quanto cammino si è compiuto! Cari Cooperatori, basta sfogliare le pagine del vostro organo, il Bollettino Salesiano, per constatare le tappe di questo cammino.

Ma non possiamo attardarci!

Il Convegno del '52 coincise con la posa della prima pietra del Tempio a San Giovanni Bosco; l'attuale coincide con la sua inaugurazione. Ebbene, anche voi, Cooperatori Salesiani, avete lavorato a costruire, a dare una solida struttura alla vostra organizzazione, ad approfondire e a vivere la spiritualità salesiana, a salvare col vostro apostolato tante anime, specialmente giovanili.

Ma non è finito il nostro lavoro di costruttori: vogliamo assicurare l'amato Superiore che questo Convegno metterà le premesse del Tempio nuovo che vogliamo elevare al Santo Fondatore, un tempio vivente in cui ogni Cooperatore sarà un costruttore attivo e generoso per l'attuazione dei voti e delle risoluzioni che coroneranno questo Convegno».

A questo punto il Comm. Santoro, del Consiglio Ispettoriale Cooperatori di Roma, porgeva ai convenuti il fraterno, fervido saluto dei Cooperatori Romani e rilevava l'eccezionale importanza dell'avvenimento, « anche perchè - diceva - abbiamo avuto la sorte di riunirci nella Sede del Padre Universale, del Romano Pontefice, che con tenerezza ricorda di essere cresciuto in una famiglia di ferventi Cooperatori».

Il saluto della Gioventù Salesiana veniva interpretato dall'avv. Brusa, Presidente del Centro Internazionale Compagnie Religiose. Disse tra l'altro: « Voi, Cooperatori Salesiani, gradirete conoscere il desiderio dei nostri giovani migliori, che vogliono essere i migliori Cooperatori di domani».

Il prof. Aldo Angelini, Vice Presidente Nazionale, portò l'omaggio fraterno degli Ex allievi Salesiani. Dopo di aver espresso la loro gioia fraterna per i nuovi incrementi della Pia Unione, esclamava: « Grande apostolato il vostro, amici Cooperatori, fratelli in Don Bosco, che formate la terza Famiglia spirituale del Santo e siete nel suo pensiero « Salesiani nel mondo". Voi date al Successore del Santo la possibilità di estendere l'azione salesiana anche dove essi non possono personalmente giungere ».

Così terminava la prima parte dell'Assemblea Generale, che era stata allietata dalle bellissime esecuzioni corali dei piccoli Cantori.

Splendore di porpore, sinfonia di cuori

La seconda parte si apriva con una solennità che solo Roma può offrire. Al canto delle Acelam,ationes e tra lo scrosciare degli applausi entravano gli Em.mi Cardinali Benedetto Aloisi 1Vlasella, Giuseppe Pizzardo, Gaetano Cicognani, Alfredo Ottaviauii, Fernando Cento, Paolo Giobbe, Andrea Jullien. Seguivano gli Ecc.mi Cultori di Vigrale e Marcellino Olzechea; Giuseppe Gautina e Giovanni Bucko, rappresentanti della «Chiesa del Silenzio»; S. E. il Ministro Andreotti, S. E. José Mario Delgado, Ambasciatore delle Filippine presso la Santa Sede; i Senatori Cingolani, Restagno; i Rev.mni Monsignori Beltrami, Gameli, Sasso, Galliano; Superiori del Capitolo Salesiano, Superiore del Consiglio Generalizio delle Figlie di M. A., gl'Ispettori d'Europa e molte altre personalità.

Il Successore di Don Bosco, quale Padre della Famiglia Salesiana, si rese interprete della comune esultanza e rivolse nobili espressioni di gratitudine agli Em.mi Porporati, agli E.cc.mi Vescovi, alle Autorità e ai Cooperatori intervenuti. Invitava quindi tutti a collaborare alla « nobilissima crociata a favore della gioventù», a, cui ci chiama Don Bosco per un fattivo progresso cristiano del inondo. È la missione essenziale per cui Dio ha creato la Famiglia Salesiana.

Il Papa Pio IX- dal primo coloquio comprese e divinò l'efficacia della grande missione di San Giovanni Bosco e l'appoggiò confortandolo, dall'esilio di Gaeta all'incontro del 1858 e fino al termine della sua vita: ne fu quindi il primo e più autorevole Cooperatore.

Fu dunque nello spirito e sull'autorità di questa altissima, figura di Papa del suo secolo - proseguiva il Rettor Maggiore - che Don Bosco si lanciò con cuore magnanimo e invincibile ardimento alla sua missione educatrice, ed è per una delicatezza della Divina Provvidenza che al suo ritorno in Roma nel 1959 gli tocca l'incomparabile sorte di accompagnare nel suo trionfo un altro Papa, già suo Cooperatore ed Amico, reduce dalla missione salutare di Venezia, per concorrere ad esaltarne la gigantesca figura di Maestro e Difensore della verità, della giustizia e della pace ».

L'attenzione dell'uditorio si fece più viva e religiosa quando il Rettor Maggiore lesse il seguente augusto Messaggio del Santo Padre:

Ai Cooperatori Salesiani, che nella fausta circostanza traslazione venerate spoglie S. Giovanni Bosco et consacrazione nuovo tempio dedicato suo onore nell'alma Urbe celebrano convegno nazionale, l'Augusto Pontefice con affetto paterno rivolge incoraggiante saluto, augura coronate da consolante successo le giornate di preghiera e studio et esprime viva fiducia che essi, corroborati dalla divina grazia, costantemente animati dai grandi ideali et fedeli allo spirito del glorioso Fondatore della Famiglia Salesiana, perseverino con riacceso fervore e generosa dedizione nell'impegno di esemplare presenza et efficace azione in ogni campo del bene, particolarmente solleciti offrire valido ausilio nella cura vocazioni ecclesiastiche e religiose, diffondere stampa cattolica catechistica culturale, collaborare alla retta formazione et adeguata preparazione cara gioventù apprendista-operaia.

Mentre invoca copiosi lumi e conforti divini et materna assistenza Maria Ausiliatrice Sua Santità imparte di gran cuore all'Em.mo Cardinale Protettore che presiede all'assemblea generale, al Rettore Maggiore, ai Superiori, Dirigenti, relatori, partecipanti tutti implorata speciale Benedizione Apostolica, che volentieri estende all'intera Unione.

Dal Vaticano, 22 aprile 1959

Cardinale TARDINI

Quindi il prof. Luigi Gedda portava all'eletta assemblea il saluto, l'adesione vibrante e l'augurio déll'Azione Cattolica, Italiana. Rilevato quanto opportuna cadesse l'erezione della Parrocchia romana a San Giovanni Bosco mentre ricorre il XXX anniversario dei Patti Lateranensi, proseguiva: « Una ragione profonda di affinità e di sintonia fra i Movimenti Salesiani e i Movimenti di Azione Cattolica fu la ragione per cui innumerevoli persone appartennero come studenti, artigiani o Cooperatori alla Famiglia Salesiana e furono nel tempo stesso Dirigenti o Soci dell'Azione Cattolica Italiana.

Non a caso, ma conte espressione autentica di questo clima di collaborazione e di unità nacque l'Inno della Gioventù Cattolica Italiana, Su sorgiam compatti e liberi, musicato dal Sacerdote salesiano Don Raffaele Antolisei ».

Raccoglieva poi i sentimenti e i propositi di fraterna collaborazione tra Azione Cattolica Italiana e Pia Unione dei Cooperatori Salesiani nella frase che adorna il frontone del palazzo Pio, nel quale si trovavano: « Sii presente, o Signore, e conforta, le fatiche di quelli che combattono per il Tuo nome». In questa formula di soldati che combattono nel nome di Dio - concludeva il prof. Gedda - Cooperatori Salesiani e Militanti di Azione Cattolica ritrovano se stessi e si uniscono in un solo grande, pacifico e vittorioso esercito cristiano.

Le due relazioni base del Convegno sui temi Luci di un secolo, Le nostre mète erano state affidate a due distinti oratori, il prof. Nello Palmieri dell'Università di Napoli e S. E. il dott. Ernesto Eula, Presidente della Suprema Corte di Cassazione. Essi ricostruirono a grandi tratti la storia della Pia Unione; e nella luce della storia riscoprirono l'ideale assegnato da Don Bosco alla sua terza Famiglia, chiamata a vivere nel mondo la sostanza dello spirito di Don Bosco e a dilatare nel mondo la sostanza della sua missione.

Sulle due documentate conferenze contiamo di ritornare- in altra occasione.

Tra le due relazioni il dott. Hans Etruth, Direttore del Feuerreiter, la più diffusa rivista cattolica tedesca, interpretava il saluto delle Delegazioni Estere.

Seguiva l'ultima cantata eseguita dai piccoli artisti di Chiari, che cedevano il posto alla Schola cantorum del Pontificio Ateneo Salesiano, che rallegrò la seconda parte dell'Assemblea eszguendo scelti cori polifonici, tra cui l'Oremus pro Pontifice nostro Joanne.

Il Segretario Generale Don Favini leggeva quindi i

VOTI DELL'ASSEMBLEA

L'Assemblea dei Cooperatori salesiani d'Italia, convinta, che la loro vocazione all'apostolato sarà feconda in proporzione della loro vita interiore e della loro formazione spirituale, invita tutti i confratelli della Pia Unione in conformità dell'art. 2 del capo VI del Regolamento, a fare il possibile per partecipare alla pratica dell'Esercizio della Buona Morte e alla Conferenza mensile, vera sorgente di spiritualità salesiana, e fa voti che tali pratiche si tengano regolarmente in tutti i Centri della Pia Unione, sotto la guida di Sacerdoti - Salesiani o di Decurioni.

Esorta i Cooperatori a prender parte, anche a costo di sacrificio, ai Corsi di Esercizi Spirituali chiusi, che si tengono in tutte le regioni d'Italia, e formula l'augurio clic, con l'aiuto di Cooperatori forniti dalla Provvidenza di mezzi, sorgano presto nelle singole Ispettorie Case per Esercizi rispondenti alle odierne esigenze.

L'Assemblea, consapevole della missione alla quale i Cooperatori Salesiani sono chiamati da Don Bosco e dalla Chiesa, impegna all'attuazione coraggiosa, concreta e intonata all'esigenza dei tempi di tale mandato, specialmente nei tre settori che caratterizzano, secondo il Regolamento, il loro apostolato:

1. Apostolato della gioventù

L'Assemblea invita i Centri e i singoli Cooperatori ad approfondire i molteplici problemi odierni dell'istruzione, formazione religiosa e difesa morale della gioventù, in particolare di quella più bisognosa materialmente e moralmente e della gioventù apprendista ed operaia; ad essere presenti con le iniziative più opportune ove ci sia da difendere e da promuovere gli interessi spirituali e morali dei giovani, specie degli operai e lavoratori;

esorta i Cooperatori a rendersi atti e a prestarsi generosamente all'insegnamento religioso e all'assistenza spirituale della gioventù, specialmente nelle zone più abbandonate e nelle Parrocchie più bisognose; a prestare anche gratuitamente la loro opera nelle Scuole serali, festive, professionali a, favore degli apprendisti; a promuovere, potendolo, anche con i loro mezzi, l'erezione nelle grandi città di opere a favore della gioventù, specie operaia; a diffondere la devozione a Don Bosco, Patrono degli apprendisti.

2. Apostolato della stampa

L'Assemblea chiama i Cooperatori a difendere se stessi e le proprie famiglie dalla malefica invadenza della stampa irreligiosa, immorale, laica; ad essere sempre attivamente presenti ove occorra difendere la società e specialmente la gioventù dalla stampa immorale e corruttrice; a dare la propria opera per la, diffusione nelle forme più moderne ed adeguate, della stampa cattolica e sana; ad offrire il proprio aiuto anche finanziario alle iniziative che intendono opporre una stampa sana e cristiana alla stampa immorale, laica e antireligiosa.

3. Apostolato delle vocazioni

L'Assemblea, ricordando l'infaticabile attività esplicata da Don Bosco per dare sacerdoti alla Chiesa, consapevole della essenzialità del problema delle vocazioni per la Chiesa oggi, tenendo presente che il Fondatore nel Regolamento ha assegnato alle cure della sua Terza Famiglia questo Apostolato, impegna tutti i membri della Pia Unione:

a) a offrire generosamente i propri figli al Signore, quando sono chiamati alla, vita religiosa e sacerdotale;

b) a studiare il problema delle vocazioni nella, Chiesa, negli aspetti ideologici e pratici;

c) a prendere concrete ed efficaci iniziative dal prossimo anno sociale 1960 per l'incremento e l'aiuto delle vocazioni sacerdotali salesiane e di quelle religiose in genere.

Chiuse l'Assemblea l'Em.mo nostro Cardinale Protettore Aloisi Masella, che fra l'altro affermò: « Nella mia qualità di Cardinale Protettore della grande e benemerita famiglia Salesiana ebbi già la soddisfazione di presiedere il Convegno del 1952. Tengo ora ad esprimere il mio vivo compia imento per i progressi organizzativi compiuti dall'Unione e per gli abbondanti frutti spirituali da essa raccolti nel campo dell'apostolato cattolico, e più ancora in quello della vita cristiana dei singoli iscritti».

Richiamata quindi l'attenzione dei convenuti sui problemi vitali aperti allo zelo apostolico dei Cooperatori - l'educazione cristiana della gioventù, in particolare di quelli operaia, la stampa e le vocazioni - concludeva: « la afinchè tali mète siano raggiunte dall'Unione è indispensabile che ogni Cooperatore, ogni Cooperatrice siano, come voleva Don Bosco, veri cristiani. L'azione, raccomandava perciò sapientemente Pio XII ai partecipanti al Convegno del 1952, non spenga la fiamma dell'orazione ».

La parola dell'Em.mo nastro Protettore venne accolta con fervide manifestazioni di consenso e di gratitudine. Quindi i Cooperatori sfollarono pregustando la gioia degli incontri del giorno seguente, domenica 3 maggio, al Tempio del Santo Fondatore, presente lo stesso Vicario di Cristo.

L'Europa unita non è un'utopia

L'alba della storica giornata del 3 maggio vide i Cooperatori affollare il nuovo Tempio di San Giovanni Bosco, dove il santo Fondatore li aveva preceduti anche con la sua presenza fisica.

Come la partecipazione devotissima dei Cooperatori alla Messa celebrata il giorno prima in San Pietro aveva dato risalto ad un aspetto dell'ideale vagheggiato da Don Bosco, che volle fare dei suoi Cooperatori anzitutto dei cristiani ferventi, così la Messa ascoltata nel nuovo Tempio mise in luce un'altra simpatica caratteristica dei nostri Cooperatori: il loro sentito e forte amore a Don Bosco, che S. E. il dott. ERNESTO EULA, Presidente della Suprema Corte di Cassazione, illustra il tema Le nostre mete.

QA

愥楬歮%

ne fa altrettanti « Salesiani nel mondo », coree li ha ideati e voluti Lui. Essi infatti parteciparono al gaudio delle celebrazioni romane conte membri di famiglia: sentivano che l'onore e la gioia dei Salesiani erano il loro onore e la loro gioia, e noi li abbiamo visti aggirarsi nel nuovo Tempio di Don Bosco con commossa meraviglia e con parole di profonda, intima compiacenza, come per realizzazioni di famiglia.

Per le 11 dello stesso giorno i Cooperatori erano convocati presso l'altra grande nuova Opera Salesiana « Teresa Gerini» a Ponte Mammolo. Dopo di aver ammirato il vastissimo e modernissimo Oratorio con i suoi cortili e stadi per le competizioni sportive, passarono di meraviglia in meraviglia visitando le scuole professionali, che vantano il laboratorio di meccanica più grande d'Italia.

Seguì in teatro il cordialissimo incontro con le Delegazioni Estere. Il vivo senso della paternità di Don Bosco fa dei Cooperatori dei veri fratelli che ignorano le barriere delle nazioni. Fu così che durante il Convegno si videro fraternizzare non soltanto i Cooperatori delle diverse regioni d'Italia, ma anche quelli d'Europa e di altre parti del mondo, che si sono sentiti subito fratelli tra fratelli.

È il pensiero che espresse nel suo fervido saluto a tutti i Cooperatori d'Europa il Rev.mo Don Ricceri. « Noi - disse siamo fratelli in una, grande autentica famiglia. E se le lingue sembrano un diaframma a questo cordiale scambio di sentimenti, noi annulliamo l'ostacolo con la carità, che ha un linguaggio universale, che si legge sulla, fronte e negli occhi: la carità cristiana e salesiana!».

E dopo aver rievocato con nostalgico ricordo l'incontro di Bruxelles, rivolgeva un fraterno saluto ai Cooperatori del Belgio, della Spagna, della Germania (i più numerosi: 419!), della Francia, del Portogallo, dell'Inghilterra, dell'Irlanda, dell'Austria, di Malta. Terminava con un commosso pensiero ai fratelli forzatamente assenti, a cui seguiva un istante di silenzio e di preghiera; poi l'assemblea accoglieva con prolungati applausi l'ultimo pensiero: « Cooperatori Italiani e Cooperatori d'Europa! L'Europa unita è un'utopia? No! Noi l'abbiamo già realizzata! Nel nome di Don Bosco: un solo cuore, una sola volontà, un solo proposito: lavorare decisamente, generosamente, senza sosta con Don Bosco, col suo spirito, sotto la sua guida, agli ordini del Supremo Pastore, il Sommo Pontefice, per conquistare anime a Cristo!».

La visione del bel film documentario del Pellegrinaggio dei Cooperatori a Lourdes e il coro (lei piccoli Cantori di Chiari l'Ave Maria di Lourdes servirono ad accrescere la gioia, dell'incontro e l'emozione dei ricordi.

Nel pomeriggio i Cooperatori tornarono al Tempio di San Giovanni Bosco per unirsi alla massa dei fedeli accorsi a venerare il Vicario di Cristo che - nella persona del dolcissimo Giovanni XXIII per la prima volta nel secolo di vita della Famiglia Salesiana onorava con la sua visita un'Opera di Don Bosco. Vissero un'ora di paradiso non saziandosi di contemplare e ascoltare il Santo Padre, che parlò come un padre parla ai suoi figli. Il Bollettino ha riportato un ampio e fedele riassunto del discorso, ma altra cosa fu l'udirlo dalla viva voce del Papa, che quella sera appariva raggiante di gioia e come ringiovanito dalla stupenda scena di fede e di amore di quella folla sterminata, accorsa a venerarlo in quella nuova piazza di periferia romana intitolata a Don Bosco e divenuta per l'occasione un'altra Piazza San Pietro, scena che Egli stesso definì nuova negli annali della Chiesa e degna di un poema.

Il lunedì 4 maggio i Cooperatori si raccolsero nella Basilica del Sacro Cuore - la Chiesa madre dei Salesiani in Roma, costruita da Don Bosco stesso - per concludere il Convegno ai piedi del Sacro Cuore. Il Rettor Maggiore celebrò la santa Messa e al Vangelo rivolse ai diletti Figli un paterno saluto. «Ieri sera avete visto - disse - avete udito: è Gesù stesso che parla per bocca del suo Vicario e la gioia del Papa è l'approvazione di Gesù Cristo alla nostra umile opera. Voi, cari Cooperatori, con la vostra presenza, con la vostra compattezza e unione di spiriti ci siete di grande conforto perchè dimostrate di aver compreso l'importanza e la divina bellezza della missione che Dio ci affida. Da quanto avete visto realizzato qui in Roma per merito di generosi Cooperatori potete immaginare le meraviglie che Dio opera in tutto il mondo per mezzo vostro e che in gran parte ho potuto contemplare con i miei occhi.

Continuate a cooperare con slancio e generosità, soprattutto per la cara gioventù, perché sia formata cristianamente, assistita e difesa contro le moltiplicate insidie dei nostri giorni; perchè nelle famiglie si prenda a cuore l'educazione dei figli e non si abbandonino quando ne hanno più bisogno, quando l'età critica, le passioni, le attrattive del male minacciano di travolgerli. La salvezza della gioventù! Ecco l'opera principale, lo scopo essenziale della nostra esistenza, la ragione per cui Dio ci benedice in forma così tangibile ».

Dopo la santa Messa, resa più devota dalle esecuzioni degli allievi del Pontificio Ateneo Salesiano, fu cantato un solenne Te Deum di ringraziamento e S. E. Mons. Salvatore Rotolo impartì la Benedizione Eucaristica.

Prima che i Cooperatori si separassero, il Rev.mo Don Ricceri, interpretando i sentimenti comuni di piena soddisfazione per le radiose giornate romane, ringraziò tutti e in particolare i Cooperatori di Roma, che avevano sostenuto le fatiche dell'organizzazione del Convegno, e invitò Cooperatori e Cooperatrici a portare nelle loro città e paesi la gioia di quei giorni, traducendola in opere di apostolato nello spirito e nel programma della Pia Unione.

L'incontro dei Consiglieri Ispettorialli

Com'è noto, accanto ad ogni Ispettore lavorano alcuni Cooperatori e Cooperatrici qualificati, che prendono il nome di Consiglieri e formano i Consigli Ispettoriali della Pia Unione.

Sfollata la massa dei Cooperatori, nei locali dell'Istituto Sacro Cuore seguì un familiare incontro dei Consiglieri Ispettoriali d'Italia, presieduto dallo stesso Rettor Maggiore.

L'incontro si svolse in un clima di famiglia.

Lo aprì il sig. Don Ricceri, che rilevato il significato della loro presenza, non esitò a definire l'incontro un momento storico perciò era la prima volta, nella storia della Pia Unione, che s'incontravano Consiglieri Ispettoriali provenienti da tutta l'Italia. Essi con la loro presenza dicevano lo sviluppo organizzativo raggiunto dalla P. U. in Italia e la loro fattiva volontà di cooperazione con i Rev.mi Ispettori e Delegati Ispettoriali. Il vostro incarico - proseguiva Don Ricceri - non è un onore, ma un impegno di apostolato, anzi un impegno di attivizzazione dell'apostolato salesiano nella vostra Ispettoria; il vostro è un " servizio ", la parola che piace a Sua Santità Giovanni XXIII.

Ringraziava quindi nella persona dei presenti tutti i Consiglieri d'Italia di essersi messi « a servizio » di Don Bosco per aiutarlo nel suo apostolato del Da mihi animas, sempre attualissimo e modernissimo. Qualche ora rubata ai propri impegni, soggiungeva, per lavorare con Don Bosco sarà bene impiegata e... rimunerata!

Li invitava poi ad approfondire la spiritualità e la vita cristiana e salesiana; a collaborare alle «campagne» già in atto della Stampa e degli .Apprendisti e a prepararsi a quella del 1960, che sarà sulle Vocazioni.

Tra le proposte ci fu quella di alcuni giorni di preghiera e di studio per Consiglieri Ispettoriali, che venne accolta con vivi consensi e si stabilì, in linea di massima, di ritrovarsi alla fine di settembre.

La parola del Rettor Maggiore coronò la cara riunione. Disse di aver provato, nei giorni del Convegno, una commozione insolita, un entusiasmo nuovo e una speranza più viva per l'avvenire della Pia Unione. Quanto si era visto in quei giorni dimostrava una decisa presa di possesso delle idee di Don Bosco, che ha voluto fare dei suoi Cooperatori dei Salesiani nel mondo, la sua longa manus che estendesse nelle famiglie e nella società la sua opera a salvezza di tanta gioventù.

Un'agape fraterna consumata nella ridente sede dell'Aspirantato per Ucraini a Castel Gandolfo, in un ambiente di viva cordialità e tra, la più schietta espansione familiare, diede ancora a vari illustri Cooperatori Italiani ed esteri, stretti attorno al venerato Rettor Maggiore e agli Ispettori Salesiani, la possibilità di esprimere la loro piena soddisfazione per la riuscita dell'incontro romano.

Conclusione

Il Convegno fece rifulgere di nuova luce l'ideale proposto dal Santo Fondatore ai suoi Cooperatori: so ne vide la sublime bellezza, l'attualità sempre viva, l'urgenza « quasi angosciosa», come ebbe a definirla Pio XII, specialmente nei tre settori che caratterizzano l'apostolato dei Cooperatori Salesiani: la gioventù, la stampa, le vocazioni.

Ma perchè il loro . lavoro sia fecondo di frutti è indispensabile che i Cooperatori siano convinti della necessità di curare la propria preparazione spirituale e di assicurare l'efficacia del loro apostolato ancorandolo ad una salda vita interiore.

Di questa convinzione diedero un luminoso esempio i Consiglieri Ispettoriali, i quali, come si è detto, chiesero all'unanimità di ritrovarsi insieme per alcune giornate di preghiera e di studio.

Ma non sono i soli a sentire la necessità degli Esercizi Spirituali: in tutte le Ispettorie sono ormai numerosi i Cooperatori e le Cooperatrici che ogni anno sentono il bisogno di ringiovanire la propria anima con gli Esercizi Spirituali, che li mettono in grado di passare qualche giorno dì dolce intimità con Dio.

E sono i Cooperatori e le Cooperatrici più zelanti, i più ricchi di amore per le anime, i più pronti al sacrificio, quelli che costituiscono il sostegno morale Ilei Centri della Pia Unione e la garanzia del successo in ogni iniziativa di apostolato; sono, in una parola, i più decisi a cooperare attivamente alla realizzazione dei disegni di Dio sulla Terza Famiglia di Don Bosco.

Incontro Nazionale Presidenti Compagnie

Mentre all'Auditorium si svolgeva l'Assemblea dei Cooperatori, presso il Tempio di San Giovanni Bosco s'incontravano i Presidenti della Gioventù Salesiana per solennizzare il centenario di fondazione delle loro « Compagnie».

Onorarono con la loro presenza tale incontro gli Ecc.mi Mons. Salvatore Rotolo e Mons. Domenico Comica, i Rev.mi Don Giovanni Antal, Catechista Generale, e Don Guido Borra, Consigliere Generale per gli Oratori, e vari Rev.mi Ispettori.

La commemorazione ufficiale fu tenuta dal salesiano Don Gaetano Scrivo, il quale illustrò le realizzazioni di questi cento anni di vita delle Compagnie, le conquiste attuali e gli impegni per il futuro. Queste provvidenziali creazioni di Don Bosco, disse tra l'altro, a cento anni di distanza dalla nascita, non hanno perso nulla della loro attualità educativa e santificatrice, ma, rilanciate con spirito moderno, in aderenza alle direttive di Don Bosco, continuano a formare apostoli a servizio della Chiesa in ogni campo.

Il dott. Enrico Vinci, Presidente Centrale della GIAC, portò il saluto dei fratelli dell'Azione Cattolica, esortando i giovani Presidenti ad un sodo lavoro di formazione in vista della testimonianza che dovranno dare domani di fronte alla società.

Attaccamento a Don Bosco e al Papa espresse il Presidente Internazionale delle Compagnie, avv. Giuseppe Angelo Brusa, a nome di tutta la gioventù salesiana.

Portarono pure il saluto e l'adesione dei Cooperatori e degli Ex allievi, rispettivamente l'avv. Orazio Quaglia e il dott. Luigi Capuzzo.

Il tutto si svolse in una cornice di fraternità e di giovanile allegria, cui contribuirono la Schola cantorum di S. Maria Liberatrice in Roma, la Banda del « Borgo Ragazzi Don Bosco», pure di Roma, e, al termine, danze e canti folkloristici giapponesi, ucraini e napoletani.

Chiuse la simpatica manifestazione S. E. Mons. Rotolo, dicendosi commosso nel vedersi di fronte tante giovinezze, sicura speranza del domani per la Chiesa.

ORIZZONTE SALESIANO

SUA SANTITÀ GIOVANNI XXIII ONORA DI UNA SUA AUGUSTA VISITA gl'impianti tipografici de «L'Osservatore Romano» e della Poliglota vaticana.

Giunto in forma privatissima alla sede de « L'Osservatore Romano», quando maggiormente ferveva il lavoro di stampa e di spedizione, il Santo Padre visitò dapprima gli uffici amministrativi; passò poi al reparto spedizioni, avvicinando ogni addetto ai vari servizi e avendo per tutti una parola di compiacenza e di incoraggiamento. Egualmente fece nel reparto tipografico. Infine dai dirigenti furono presentate al Santo Padre le pubblicazioni periodiche che vengono stampate nella tipografia de «L'Osservatore Romano».

Sua Santità si recava quindi alla sede della Tipografia Poliglotta, dove il Direttore tecnico comm. Pagliassotti, salesiano, e il Direttore dei Salesiani Don Zagaria, accompagnavano il Santo Padre nei grandiosi reparti della Poliglotta che, nel loro genere e per il numero delle lingue in cui possono stampare, sono unici al mondo. Ovunque gli operai si strinsero attorno al Papa, manifestando una gioia vivissima per il grande dono di quella visita. Prima di lasciare la Poliglotta, l'Augusto Pontefice si intrattenne paternamente con i Salesiani della Città del Vaticano.

EMINENTISSIMI PORPORATI NELLE CASE DI DON BOSCO

Sua Em. il Card. Eugenio Tisserant, Decano del Sacro Collegio, in una breve so ta a Caserta, ha allietato con la sua visita anche i giovani del nostro Istituto. Un allievo esprimeva all'Em.mo Porporato la gioia di tutti nel poter manifestare al Decano del Sacro Collegio quanto tenace sia la fedeltà della Famiglia Salesiana alla Sede Apostolica. « Assieme a Gesù Sacramentato e a Maria Ausiliatrice - egli diceva - noi qui apprendiamo ad amare il Papa e siamo lieti di approfittare di questa occasione per esternare i nostri sentimenti di fedeltà al Vicario di Cristo ». Sua Eminenza si compiaceva paternamente di sì nobili sentimenti, ricordava la sua lunga consuetudine di vita col Santo Padre Giovanni XXIII e impartiva a nome di Sua Santità l'Apostolica Benedizione.

Il sesto « Convegno » familiare organizzato dalle « Famiglie Cristiane » della Parrocchia salesiana del Sacro Cuore a Bologna fu onorato dalla partecipazione di Sua Em. il Card. Giacomo Lercaro, che tenne una conferenza sulla Conciliazione nel trentennio dei Patti Lateranensi. « Ai Cattolici - affermò - la responsabilità di conservare il grande dono della Conciliazione: in questo senso, appunto, va considerata la deliberazione dei Vescovi di consacrare solennemente l'Italia al Cuore Immacolato di Maria, il che avverrà a Catania il 13 settembre prossimo ».

Sua Em. il Card. Gregorio Agagianian, di ritorno dal Vict Nam, dove era stato Legato Pontificio al Congresso Nazionale Mariano, accompagnato dal Delegato Apostolico, volle visitare nella Tailandia la nostra Scuola Professionale di Ruem Chai, accolto da S. E. Mons. Pietro Carretto e dai Superiori Salesiani. L'atteggiamento umile e paterno di Sua Eminenza lasciò nel cuore di tutti un ricordo indelebile. Si trattenne circa due ore coi Salesiani, ai quali tra l'altro disse: « Mi compiaccio proprio di tutto quello che ho visto. Quando fui invitato a celebrare nell'Istituto Pio XI a Roma il 31 gennaio di quest'anno, parlando a quei vostri Confratelli li invitai a ringraziare il Signore per aver dato S. Giovanni Bosco non solo a Castelnuovo, all'Italia e alla Chiesa, ma a tutto il mondo. Questo ringraziamento, voi Salesiani della Tailandia dovete concretizzarlo corrispondendo sempre più allo spirito cattolico di Don Bosco. Quindi tenetevi uniti al centro, al Papa: i nemici della Chiesa fanno di tutto per staccarci dal Papa, ben sapendo che, una volta staccati dal centro, il resto cadrà da sè. Il Papa, il 30 novembre, parlando agli alunni del Collegio di Propaganda Fide, diceva loro: "Dovete essere una vita immacolata che porta letizia e poesia ". Tutto questo, questa freschezza e giovinezza, sono nient'altro che il programma di San Giovanni Bosco, che ovunque suscita entusiasmo ».

UN MONELLO CHE SOPRAVVIVE A UN SECOLO DALLA MORTE

Mentre nel corso di un secolo tante figure della storia impallidiscono e quasi sono dimenticate, un ragazzo neppure quattordicenne ha sfidato un secolo continuando ad attirare su di sè ammirazione e simpatia. È il vivacissimo Michele Magone, allievo di Don Bosco, morto cento anni or sono.

Non potendo dare relazione delle commemorazioni che di lui si tengono in molte città d'Italia e dell'Estero, ci limitiamo per ora a far cenno di quella tenuta a Valdocco, in una cornice di canti e di suoni, alla presenza del Bettor Maggiore.

Parlò il Salesiano Don Luigi Giobbio presentando la figura del ragazzo che la Provvidenza donò a Don Bosco perchè restasse accanto a Lui come testimone della efficacia educativa del grande Maestro. La nuova filmina Monello incontro. a. Dio fece rivivere gli episodi della vita di Michele e la parola vibrante e paterna del Rettor Maggiore concluse la manifestazione.

Michele Magone è tornato nel suo Oratorio. I giovani, impegnati in una gara di componimenti ispirati dalla sua vita, hanno applaudito con gioia la sua figura sbarazzina, hanno accolto con simpatia il messaggio di questo monello che, accanto a Don Bosco, operò una tale trasformazione da meritare di rimanere guida e modello di tanti ragazzi esuberanti e vivaci come lui.

ESTE - Gli ottant'anni del Collegio " Manfredini "

Le celebrazioni della duplice ricorrenza dell'80° di fondazione della prima opera salesiana del Veneto e della visita del santo Fondatore ad Este, riuscirono solennissime.

Attualmente le opere di Don Bosco nel Veneto, tra maschili e femminili, sono circa ottanta. Esse dunque sono cresciute al ritmo di una all'anno. L'Istituto Manfredini poi non fu soltanto il primo, anche per le , Figlie di Maria Ausiliatrice che vi giunsero nel 1880, ma fu ancora la culla della salesianità nel Veneto, particolarmente dal 1923, anno in cui accanto all'antica costruzione fu eretto il Noviziato.

Vanto particolare del Collegio è il fatto che l'attuale Successore di Don Bosco, Don Renato Ziggiotti, fu allievo e poi insegnante al « Manfredini ». Per queste ragioni gli è stata conferita la cittadinanza onoraria in occasione delle celebrazioni. La cerimonia si è svolta nell'aula del Consiglio comunale. A rendere omaggio a Don Ziggiotti, con il Sindaco di Este, on. Guariento, con i membri della Giunta e del Consiglio comunale, erano il Prefetto, gli on. Galletto e Lorenzi e tutte le Autorità civili, politiche e religiose locali, con il rev.mo Abate Mons. Zanchin. Il Sindaco, consegnando al Rettor Maggiore un'artistica pergamena, volle esprimere la riconoscenza della città, che apprezza altamente l'opera di educazione cristiana e civile svolta dal Collegio.

Nel pomeriggio al «Manfredini » fu inaugurata la sede del Polisportivo, con campi regolamentari per il tennis, la pallacanestro, la pallavolo, il calcio, l'atletica.

In Breve

ITALIA

La Regina Madre d'Inghilterra, durante la sua visita a ROMA, visitò il « Borgo Ragazzi di Don Bosco» al Prenestino. Un allievo le rivolse un indirizzo di omaggio, quindi le offerse un fascio di rose, mentre la banda dei Ragazzi suonava l'inno reale inglese. La Regina apparve molto emozionata quando il coro dei ragazzi intonò in inglese Dio salvi il Re! Assistette quindi alla sfilata dei 600 alunni esterni e dei 450 interni e visitò i laboratori esprimendo la sua alta compiacenza.

Il 19 aprile n. s. a GARLASCO (Pavia) si è svolta la solenne traslazione della salma del venerato discepolo di Don Bosco Don Giuseppe Gennaro, noto fondatore dell'Ospizio S. Anna, che ospita centinaia e centinaia di derelitti, provenienti da tutte le parti d'Italia. E grazioso l'episodio avvenuto nell'Oratorio di Valdocco. Un giorno il ragazzo Gennaro si aggirava sotto i portici in preda ad un violento mal di denti. Lo vide Don Bosco che, conosciuta la causa del dolore e sfioratagli paternamente la guancia, lo invitò a recarsi in chiesa a recitare tre Ave a Maria Ausiliatrice. Il giovane ubbidì. Terminata la preghiera, il male era scomparso ne più Don Gennaro ebbe a soffrire mal di denti.

In un'atmosfera di grande simpatia e affetto si è commemorato a L'AQUILA il 25° dell'Opera Salesiana. Il programma si è aperto con la Messa prelatizia, celebrata nel grande cortile da S. E. Mons. Costantino Stella, che si compiacque del ri ultifornie lavoro svolto dai Salesiani nell'Istituto e nell'Oratorio: più tardi, alla presenza cIvile massime Autorità, fu tenuta la commemorazione Ufficiale al cinema teatro Rex, gremitissimo.

Un villaggio di dodici villette, dedicato a S. Giovanni Bosco, è stato inaugurato a GORDONE. Esso è dovuto alla Cooperativa « La famiglia », creata dal Rev.mo P. Marcolini, la cui iniziativa si estende sempre più nel bresciano per la costruzione di case popolari. Il Vescovo ausiliare di Brescia Mons. Bosetti, circondato dalle autorità, benedisse il nuovo villaggio, clic consta di 32 appartamenti. Esso si intitola a 5. Giovanni Bosco, per onorare il Santo pieniontese che non fu solo un grande educatore, ma anche un innovatore sociale.

Con la partecipazione di tutta la popolazione, è stato inaugurato a VERUCCHIO (Forlì) il vasto piazzale, antistante alle case popolari, intitolato a S. Giovanni Bosco. L'arciprete Rev.mo Don Montanari, dopo la benedizione della targa marmorea e del panoramico piazzale, ricordò del Santo Educatore le molteplici manifestazioni dell'amore per la gioventù.

Nel suo passaggio a CHIOGGIA il Rev.mo Rettor Maggiore ha partecipato ad un ricevimento indetto in suo onore in Municipio, presenti autorità e rappresentanze. Il sindaco dott. Michele Bighin, nel porgergli l'omaggio della città, lo ha ringraziato per il valido contributo dato dall'Opera Salesiana nei suoi 60 anni di attività all'educazione religiosa e morale di stimati lavoratori, artigiani, professionisti, impiegati, dirigenti di aziende commerciali e industriali, di organizzazioni economiche, sociali e religiose. Oggi lo stesso Sindaco della città è un Ex allievo salesiano.

Ricorrendo il 1o centenario dal giorno in cui `Don Bosco andò a STRAMBINO (Torino) come predicatore (le cronache del tempo narrano che i fedeli non poterono trovar posto nel tempio'e si assieparono sul sagrato), gli Ex allievi salesiani dotarono la chiesa parrocchiale di una bella statua del Santo, che portarono in trionfo per le vie di Strambino con la partecipazione entusiasta della popolazione.

BOLIVIA

Nell'ottobre dello scorso anno il Presidente della Repubblica fece una visita all'Aspirantato Salesiano di LA PAZ e lo trovò affollato di giovanetti, ma tanto povero di locali. Decise quindi di fornire ai Salesiani i mezzi per ampliarlo e modernamente attrezzarlo. Nel marzo di quest'anno vi ritornò per l'inaugurazione dei nuovi locali e provò la più lieta sorpresa nel vederlo già popolato di tanti giovani sereni e buoni, che anelano il momento di entrare nelle file della Famiglia Salesiana.

BRASILE

Il missionario salesiano Don Vittorio Ugo, è stato nominato membro dell'Istituto Storico e Geografico di S. PAOLO. Missionario viaggiante, con residenza nella città di Humaità, nel Rio Madeira. Don Ugo scrisse vari articoli sulla storia e sull'indiologia del territorio di Rondonia, che vennero pubblicati sulla Gazeta locale_ Ora è uscita la sua voluminosa opera in due volumi col titolo di Desbravadores, che presenta una storia documentata del panorama sociale, economico, politico e geografico del grande Rio Madeira e dei suoi affluenti nell'Amazzonia.

FRANCIA

Il grande e notissimo istituto Normale di Economia Domestica tenuto dalle Figlie di Maria Ausiliatrice a LIONE ha compiuto il suo trentennio di vita. I giornali si sono diffusi a celebrare le lodi di quest'Opera che va rivelandosi sempre più provvidenziale perchè dà alla fanciulla una completa preparazione alla sua impegnativa missione di sposa, di madre e di educatrice, non tracurando la formazione professionale, che mette le allieve in grado di assicurarsi anche un benessere materiale.

ISOLE CANARIE

La Scuola Maria Ausiliatrice di SANTA CRUZ [SE TENERIFE, nota soprattutto per la «Scuola di Magistero della Chiesa» per religiose e secolari, ha avuto la visita di S. E. il Nunzio Apostolico nella Spagna Mons. Antoniutti. Accolto festosamente dalla variopinta popolazione scolastica che superava le mille unità, il Rappresentante del Papa espresse la sua ammirazione per la grande Casa « che è - disse - non solo l'orgoglio della diocesi e dell'intero arcipelago, ma anche la speranza della Spagna e della Chiesa ».

STATI UNITI

A chisura delle celebrazioni cinquantenarie dell'Opera delle Figlie di M. Ausiliatrice negli Stati Uniti, S. E. Mons. Me Nulty, Vescovo di Paterson, ha benedetto a NEWTON il nuovo edificio per il noviziato, bella realizzazione che risponde alle attuali esigenze e che è una consolante prova del fiorire dell'Istituto e del moltiplicarsi delle vocazioni in U.S.A.

SVIZZERA

Il desiderio dei Cooperatori di avere un Istituto salesiano anche nella Svizzera tedesca sta divenendo realtà. Si è iniziata infatti l'opera di Beromünster per convittori e per aspiranti salesiani.

FEDE IN CAMMINO

DON BOSCO in Giappone

Non è facile parlare di Don Bosco in Giappone dopo quanto ne ha scritto, sia nel Bollettino Salesiano come in libri e riviste, il venerando Mons. Vincenzo Cimatti, fondatore dell'opera salesiana nel Giappone. Egli, da quel fine pedagogista che è, ha studiato con vero intelletto d'amore i costumi e la mentalità di questo popolo, apprezzandone le magnifiche doti; così ne ha potuto scrivere con efficacia particolare. Egli rappresenta, anche da solo, un piccolo Don Bosco in Giappone, avendone portato qui le idee e lo zelo per le anime. Per questo a quanti lo conoscono, in casa e fuori, Mons. Cimatti ricorda il Santo Fondatore, di cui anche la bianca barba sembra richiamare la saggezza e la bontà.

Ma ciò che per i missionari è ormai vita vissuta e non fa più alcuna impressione che valga essere fissata sulla carta, è ancora sempre oggetto di interesse per chi vede il Giappone salesiano per la prima volta.

L'opera di Don Bosco in Giappone si svolge in tre campi distinti: la missione propriamente detta, che prende il nome da Gita, suo centro principale, nell'isola di Kyushu, al Sud del Giappone; i collegi, che si vanno sviluppando secondo le possibilità di personale; e il lavoro di diffusione della stampa cattolica.

La Santa Sede ha affidato ai Salesiani un campo di missione nel Kyushu: in esso si fa opera di conservazione della fede nei cristiani dispersi in mezzo ai pagani, e di penetrazione fra i pagani con l'istruzione catechistica a quanti desiderano conoscere il vero Dio. Più che del vero Dio bisognerebbe parlare semplicemente di Dio, giacchè nessuna delle religioni qui praticate - Buddismo, Confucianesimo, Shintoismo - riconosce un Dio Creatore di tutte le cose. Più che religione la loro è una filosofia della vita, senza pensiero di un aldilà. È un seguire le inclinazioni naturali dovunque conducano; la condotta è regolata non tanto dalla coscienza, quanto dalle convenienze e convenzioni sociali. Quando si comincia l'istruzione catechistica, è necessario spiegare subito il significato della parola « Dio », per poi tirarne la logica conseguenza delle nostre responsabilità davanti a Lui. L facile comprendere come questo passaggio da una religione naturale, senza responsabilità, ad una soprannaturale, che contraria in tante cose la natura, non sia sempre facile e piacevole. Solo la grazia di Dio, che rivela all'anima le bellezze del mondo soprannaturale, può portare alla conversione. Ho chiesto ad un nostro cristiano perchè si fosse convertito al Cristianesimo, malgrado le rinunzie che questo implicava. Mi rispose radiosamente: « Cercavo una vita di bellezza ». È questo un lavoro paziente e lento che il missionario, spesso quasi solo in mezzo ai pagani, va svolgendo per accendere la luce della fede nelle anime che cercano Dio e quella vita eterna che il paganesimo non assicura.

Questo apostolato non è limitato al territorio missionario, ma si svolge dovunque il sacerdote lavora: nelle chiese delle grandi città e nei collegi, dove allievi e professori (ne abbiamo molti di questi maestri pagani) ogni tanto si presentano al sacerdote per chiedere di essere istruiti. E di pochi mesi la conversione al Cristianesimo di uno dei nostri professori, un uomo oltre la sessantina, di doti eccezionali, vice rettore della massima Università del Giappone. Egli preferisce insegnare presso di nei, a stipendio molto modesto, perchè vuole aiutarci a fare opera di prestigio per il nome cattolico.

Gli Istituti di Don Bosco in Giappone sono orfanotrofi o collegi. I due orfanotrofi di Kokubunji e di Nakatsu raccolgono gioventù veramente povera e abbandonata. Un sacerdote, nostro amico, al mio arrivo in Giappone, volle presentarmi i suoi complimenti per l'educazione dei giovani che provengono da Nakatsu: « Nel mio contatto personale coi giovani dell'orfanotrofio Don Bosco - disse - sono rimasto impressionato della formazione che dimostrano: ognuno di quei giovani che sono venuti alla mia chiesa, aveva ricevuto " qualche cosa "; ognuno ama la sua scuola e i maestri. Per allievi di un orfanotrofio penso che questa sia cosa degna di nota. Tutti i giovani di quell'orfanotrofio, a mio giudizio, possiedono fede profonda, fede nell'inferno, nel paradiso, nei Sacramenti, amore alla Madonna e a Don Bosco. Ripeto: sono rimasto profondamente impressionato, perchè so come sia difficile qui in Giappone tutto questo ». Troppo buono quel sacerdote; infatti non tutti gli allievi perseverano: chi potrebbe maravigliarsi se alcuni perdono la retta via, quando, all'uscire dalla casa di Don Bosco, non hanno famiglia che li protegga o genitori che li consiglino? E una preoccupazione grave per tutti; si cerca di collocare questi giovani presso buone famiglie e onesti padroni. Ma quante volte rimangono ugualmente abbandonati e spesso anche sfruttati! Non è neppur raro il caso di genitori snaturati che compaiono in scena a reclamare il figliuolo, solo quando è abbastanza grande e abile per guadagnare.

I Collegi sono tre. C'è una scuola di arti e mestieri a Tokyo, molto ricercata dai giovani che comprendono il valore di un mestiere che procurerà loro un pane sicuro. Il collegio di Osaka, la seconda città del Giappone, è cresciuto in pochi anni per numero e reputazione scolastica, apprezzato dal pubblico per la buona educazione che vi s'imparte e ricco di speranze per la Chiesa. Il terzo collegio è a Miyazaki, nel Kyushu. L'abbondanza di scuole governative nella regione crea per questo collegio una concorrenza non facile a vincersi. La maggior parte degli allievi, come nelle altre scuole, è pagana. Ora il primo pensiero dei genitori pagani è la riuscita negli studi; perciò mandano i figli non tanto al collegio che promette la migliore educazione morale, quanto a quello che offre migliori garanzie scolastiche.

La terza forma di apostolato che i Figli di Don Bosco si sforzano di esercitare nel Paese del Sol Levante è la diffusione di buoni libri. In un paese dove la fede cristiana è ancora rara, urge diffondere la stampa cattolica. In questo campo hanno lavorato con successo altri ordini religiosi; tuttavia rimane ancora molto da fare per dare in mano al popolo credente, e specialmente in mano ai giovani, libri e riviste che li tengano lontani da letture malsane, in un paese dove si legge molto e da tutti.

I Salesiani, fin dagli inizi della loro opera, cercarono di colmare, almeno in parte, questa lacuna, traducendo libri d'interesse religioso e popolare. È dovuta alla penna di un salesiano, per esempio, la traduzione dei Promessi Sposi del Manzoni, libro che ha avuto varie edizioni; e così vennero comparendo, a mano a mano che gli scrittori potevano, libri e opuscoli di carattere popolare. Fa molta strada una rivista di Letture Cattoliche, molto diffusa tra i nostri cristiani, perchè vi trovano letture utili e amene, senza pericolo d'inciampi morali. È l'Editrice « Don Bosco Sha » che sprigiona tutti questi sforzi. Un lavoro coraggioso e utilissimo fu iniziato dal nostro Don Barbaro, insieme con i suoi collaboratori: è la pubblicazione, in lingua popolare, di parte del Nuovo, prima, e dell'Antico Testamento, ora, con l'intento di mettere nelle mani del pubblico tutta la Sacra Bibbia in forma popolare, con i debiti commenti e non più nella pomposa lingua antica, tanto curata dai letterati, ma ormai poco intesa dal popolo. Sono circa 30 i libri che si stampano annualmente, e una quarantina che si ristampano; mentre la Rivista Katorikku Seikatsu oltrepassa le 20.000 copie mensili, numero considerevole se si considera che la popolazione cattolica è molto scarsa. Certo questa è una goccia di fronte alla stampa nazionale, coi suoi giornali e riviste a tirature che sono tra le più alte del mondo. Ma si spera che sia il piccolo grano di senapa destinato a crescere in grande albero. È in processo di traduzione da parte del nostro Don Del Col e dei suoi collaboratori l'enciclopedia cattolica diretta dal noto convertito Daniel Rops; ne sono già usciti vari volumi. Don Bosco sapeva benissimo che il suo lavoro era poca cosa davanti agli enormi bisogni del suo tempo, ma non per questo si scoraggiò; mentre altri si fermavano a lamentarsi del male che dilagava, egli si metteva all'opera per salvare il salvabile: il che è da saggio.

Rimarrebbe a dire del bene che fanno le Figlie di Maria Ausiliatrice in Giappone tra le ragazze pagane. Il frutto del loro lavoro è dimostrato soprattutto dalle conversioni che ottengono ogni anno tra le allieve e le maestre. Sono anche molto numerose tra di loro le Suore giapponesi e continuano ad affluire le vocazioni.

Non credo fuori luogo un accenno almeno alla Congregazione « Caritas » di Suore Giapponesi, fondate e dirette dal nostro Don Cavoli, al quale le affidò l'allora Prefetto Apostolico Mons. Cimatti. Animate anch'esse dallo spirito di Don Bosco, si dedicano con edificante umiltà e spirito di sacrificio ad ogni sorta di opere di carità. Hanno molte vocazioni e si vanno estendendo anche fuori del Giappone, visibilmente benedette dal Signore.

Il Giappone è un campo assai promettente per la fede cattolica: la stessa assenza di una vera religione crea nell'animo del pagano un vago desiderio di verità e di sicurezza a riguardo dei problemi più assillanti, qual è quello della vita futura e dello scopo della vita presente; giacchè, al di fuori della fede che illumina lo spirito umano di luce divina, regna la tenebra e la disperazione. E poichè è naturale all'uomo aspirare alla verità, abbiamo motivi di sperare che la luce divina si farà strada; ma ciò avverrà in proporzione della preghiera e del sacrificio dei missionari e di quanti, animati dallo stesso zelo, ne condividono i frutti e i meriti.

SAC. ALBINO FEDRIGOTTI

Prefetto Generale

VENITE CON ME a Timor

Di Don Armando da Costa Monteiro

Timor è un'isola nell'Oceano Indiano. Il mare è azzurro; l'isola si alza dalle acque, liscia, vellutata di verde, con un picco di monte, il Ramelau, che è il più alto di tutto l'Impero Portoghese: 3000 metri. La zona portoghese conta 19.000 chilometri quadrati e ha una popolazione di 450.000 abitanti, di cui 70.000 sono cattolici.

Timor è un rudere di quello che era il vastissimo dominio coloniale portoghese, incominciato quando nel 1500 le caravelle dalla croce di Malta, al comando di Albuquerque gettarono le ancore in India, nella Malacca e negli arcipelaghi. Gli scopritori portoghesi, gente ardita e coraggiosa, strinsero le prime relazioni con la Cina e col Giappone. Poi vennero gli Spagnoli che dal Messico si in stallarono nelle Filippine e nelle Molucche. Intanto in India sorgeva l'impero Mogol, con alla testa i discendenti di Tamerlano; i birmanesi facevano incursioni nel Siam. Alla fine del secolo decimosesto gli Olandesi e gli Inglesi facevano la loro comparsa in Estremo Oriente. Dopo un tentativo di conquista della Corea, il Giappone si chiudeva agli stranieri e calava una saracinesca sul suo impero. Fu quello il tempo in cui gli Olandesi soppiantarono i Portoghesi: fondarono Batavia nell'isola di Giava, conquistarono Formosa (ben presto ripresa da Conxinga), occuparono Ceylon e la Malacca.

Timor ha visto passare gli imperi, che si sfasciavano e crollavano a ogni terremoto politico, ma l'isola è stata risparmiata. Lussureggiante più che mai, alimenta una svariata fauna e flora tropicale.

Gli abitanti sono gente aperta, sincera, di una schiettezza e di una generosisà che incanta. Ricordo che appena arrivato in un villaggio della zona assegnata per l'evangelizzazione ai Salesiani, mi vidi arrivare incontro un fanciullo di 6 o 7 anni. Teneva in mano una gallina (tra parentesi: molti fanciulli usano addormentarsi con una gallina vicino; è il loro giocattolo domestico!). Me l'offrì:

- Che fai? - gli dissi.

- Padre, accetti questo dono... Mia madre è povera, non può regalare altro.

- Ma no, ragazzo mio, di' alla mamma che la ringrazio, ma non posso accettare, appunto perehè non avete altro.

Vidi che i lagrimoni gli spuntarono sulle ciglia e gli rigarono le guance. Dovetti accettare; il rifiutare il dono sarebbe stato il più grosso dispiacere che potevo dargli.

Salesiani nell'isola di Timor ci misero piede nel 1946, appena finita la guerra. Fu loro assegnata una vasta fetta di territorio: al centro Fuiloro. Molta gente che vive nella giungla è ancora selvaggia. I dialetti parlati in tutta la Provincia sono 15; il principale è il teturn, che è una specie di lingua di uso commerciale. C'erano in tutto 5 cristiani. La divisione politica è ancora di tipo medioevale, con principotti, vassalli e feudi. La popolazione ha un rispetto profondo per l'autorità e una fede cieca nei sogni. I sogni guidano la loro vita familiare.

Si son potute raccogliere le loro tradizioni leggendarie. All'inizio della storia, o meglio preistoria, ci sono i sogni. Eccone un esempio:

Due fratelli, Maupè e Puiona, si erano addormentati. Al loro risvegliarsi Maupè si rivolse a Puiona:

- Ho avuto in sogno un incontro col nostro babbo.

- Mi dici così? Raccontami che cosa ti ha detto.

- L'anima di nostro padre mi disse che è volontà del Grande Spirito che noi ci fermiamo qui a Nari e ripopoliamo la terra.

- L'anima di nostro padre non ci può ingannare - rispose Puiona. - Dobbiamo obbedire al Grande Spirito.

Vissero temendo e rispettando il Grande Spirito, in una pace invidiabile. Puiona scoprì che era possibile cuocere l'argilla e inventò i primi mattoni. Dopo quindici «piogge di acqua», cioè quindici anni, il Grande Spirito mandò in dono una gallina. Di lì ci fu tutto un pullulare di animali da cortile.

Ogni piccolo principato dell'isola di Timor ha le sue leggende e le sue tradizioni storiche. Tutti però concordano in una cosa: che gli uomini, sulla terra, moltiplicandosi, si corruppero e caddero in vizi riprovevoli: per castigo il Grande Spirito mandò tre diluvi. Dalla catastrofe si salvarono due fratelli con le rispettive consorti.

Gli abitanti di Laivai usano raccontare che dal primo matrimonio dopo il diluvio nacquero sei figli, tre fanciulli e tre fanciulle. Quando furono cresciuti, ricevettero la visita di un uomo venuto dal cielo, che dette loro l'appuntamento per il giorno dopo in casa sua. Il più giovane dei tre fratelli maschi cenò per tempo e andò a dormire al crepuscolo. Gli altri due se la godettero fino a notte tarda. Al mattino il più giovane si alzò quando l'alba faceva impallidire le stelle, e, senza attendere i suoi due fratelli, partì per la casa dell'uomo venuto dal cielo. La casa era un ricco palazzo, favolosamente bello, fornito di ogni suppellettile. Alle pareti erano disposte su una rastrelliera tutti gli strumenti di lavoro, mentre in mezzo a una sala stavano libri, carta, penne. Mentre il giovanotto contemplava incantato quella sala, l'uomo venuto dal cielo gli si accostò e gli disse:

- Tu sei sempre stato un buon ragazzo. Ti farò dono di carta, penna e calamaio e ti darò autorità per governare i tuoi fratelli.

Gli altri due fratelli quando arrivarono verso mezzogiorno ricevettero solo gli strumenti di lavoro: zappa e badile.

Gli abitanti di Laivai spiegano: il giovanotto privilegiato era di pelle bianca e fu il capostipite dei portoghesi; degli altri due, uno aveva la pelle color del bronzo e fu il capostipite degli indonesiani e dei timoresi; l'altro era un negro, che dette origine agli africani.

Son curiose leggende che lasciano balenare qualche raggio di verità, o almeno dànno una primitiva interpretazione della storia coloniale di Timor.

L'opera salesiana nella missione di Fuiloro si sta sviluppando. II lavoro principale di penetrazione nelle foreste è in mano ai catechisti. Il capoluogo di Timor è Dili dove adesso ci sono le scuole elementari con 650 allievi ed è in progetto una scuola professionale.

Nel 1948 abbiamo fondato una nuova Missione a circa un chilometro da Fuiloro, nella circoscrizione di LosPalos. Il governatore dell'isola aveva mandato un telegramma al municipio di LosPalos per annunciare l'arrivo dei salesiani. Alle poste l'impiegato decifrò male il testo e trasmise così: « Arriverà una équipe di Feliciani ». L'amministratore intese trattarsi di una squadra di calcio (una équipe): preoccupato non sapeva come fare per accoglierli. Campo sportivo a Los Palos, neanche l'ombra... Ed ecco il 31 gennaio arrivare, accompagnati dal Vescovo, i Salesiani, che dissiparono l'equivoco e le preoccupazioni dell'amministratore.

Da allora la strada è stata faticosa ma i risultati soddisfacenti. I cristiani si sono moltiplicati: su 33.000 abitanti, disseminati in una zona come la nostra che conta 3000 chilometri quadrati, nel giro di 10 anni i cristiani sono saliti a 3200 con un ritmo regolare di crescita di 500 unità all'anno. Oggi le famiglie cristiane sono 311.

E c'è da sperare sempre in meglio.

Nella mia visita in Asia ho dato uno sguardo ad altri centri portoghesi, come a Goa e a Macao. A Macao l'opera salesiana è rigogliosa, con 3 collegi, 2600 ragazzi ed ex allievi disseminati in tutti i posti della città. La città è bella; le chiese sono numerose. Gli abitanti di Macao sono quasi 200.000, i cattolici circa 27.000. I rimanenti sono pagani. Però le scuole cattoliche sono frequentate da una popolazione scolastica di circa 18.000 alunni, cristiani e pagani.

Goa, invece, in India è un vivaio di Cristianesimo. I cattolici sono 250.000. Molte vocazioni hanno a Goa il loro terreno di sviluppo. Da lì si irradiano nell'India e altrove.

Le tendenze attuali del cattolicesimo in Asia (parlo delle zone che ho conosciuto) sono le seguenti:

Si tende a vedere diverse congregazioni religiose operare in uno stesso territorio di missione, sull'esempio di ciò che si fece a Pechino nel 1947, invece di riservare a ognuna un settore geografico esclusivo. Ne viene una migliore divisione di lavoro.

In alcune parti si sono costituiti degli organismi centrali per coordinare l'apostolato, gli studi, le pubblicazioni religiose la stampa e l'azione sociale.

Il problema di rendere le forme esteriori del cattolicesimo più vicine alla sensibilità dei popoli orientali si sta risolvendo in maniera positiva e pratica. Nel campo liturgico si notano il rituale indiano e giapponese, il permesso in via teorica di celebrare la messa in cinese (cànone eccettuato), gli studi di Mons. Van Bekkum in Indonesia. Altri tentativi più numerosi sorgono nel campo dell'arte e dell'architettura.

Il ruolo dei laici tende ad amplificarsi. Come sono preziosi questi laici catechisti! Le prospettive in questo senso furono sottolineate al congresso di Manila per l'apostolato dei laici (dicembre 1955). Ecco un condensato di quelle decisioni:

« C'è necessità di intensificare l'apostolato dell'opinione pubblica per poter raggiungere le masse popolari e gli intellettuali con la stampa, i giornali, la radio e il cinema. I cattolici, in ragione del loro isolamento e del loro numero ridotto, sono rimasti in gran parte al di fuori delle grandi correnti culturali, politiche e sociali delle diverse nazioni, anche se ci furono delle felici eccezioni. Bisogna' al contrario dare priorità ai mezzi più efficaci per influenzare gli intellettuali e quelli che hanno una missione di responsabilità nella vita di un popolo...

» C'è urgenza di formare dei dirigenti laici in tutti i settori della vita civile... L'ostilità dell'ambiente ha costretto molti cattolici a ripiegarsi in se stessi in un istinto di conservazione immediata. S'è formata una mentalità da ghetto, contro cui bisogna reagire ».

E noi che facciamo?

Per rompere questo isolamento, per essere il lievito della società di domani, il nostro segreto è quello che ci ha insegnato Don Bosco: formare i giovani. I giovani sono il fermento di domani. E in Oriente c'è una meravigliosa fioritura di giovinezze. I lupacchiotti del sogno di Giovannino Bosco si stanno ogni giorno trasformando in agnellini. E vicino a loro vigila la grande Maestra: la Madonna.

Sac. ARMANDO DA COSTA MONTEIRO

Ispettore salesiano

Sotto il manto dell'AUSILIATRICE

Un commosso «Magnificat »

Con l'anima riboccante di gioia e di riconoscenza verso la Vergine Ausiliatrice, adempio la promessa fatta alcuni anni fa, quando mio fratello avviato al Sacerdozio fu colpito da un esaurimento che minacciò di fargli troncare gli studi impedendogli di diventare Sacerdote.

Comprendendo l'angoscia che tormentava il cuore del fratello nel vedersi in procinto di lasciare la vocazione, mi rivolsi con fiducia all'Ausiliatrice, promettendole in un primo tempo di far pubblicare la grazia, poi se era nella volontà di Dio, di partire per le Missioni.

Ed ora, dall'India, ho la gioia di far giungere alla Celeste Ausiliatrice la mia preghiera di ringraziamento poichè, il 15 dicembre dello scorso anno, mio fratello potè celebrare la sua Prima Messa a gioia e conforto di noi tutti.

SUOR MARISA ROTA

missionaria in India

Grazia attestata dai medici

La signora Valente Elisa di anni 74, residente a Mira Porte (Venezia) era sotto nostra cura per una forma influenzale che la colpì durante l'epidemia di «asiatica» dell'ottobre 1957. Nello spazio di qualche giorno si aggravò notevolmente per il sopravvento di una broncopolmonite al lobo inferiore sinistro con accessi subentranti di asma bronchiale e cardiaca e con collasso cardio-circolatorio.

In nostra presenza la paziente ebbe un forte accesso dispnoico con paralisi bulbare. La respirazione artificiale praticatale per una ventina di minuti risultò vana. Visto inutile ogni tentativo di rianimazione, il collega dott. Finistauri, dopo aver porto al marito e ai parentii le sue personali condoglianze, se ne andò annotando nel suo taccuino il giorno e l'ora del decesso: 19 ottobre 1957 ore 23,30.

lo rimasi nella stanza della signora Valente con alcuni parenti. Ad un tratto tutti vedemmo con stupore che la signora incominciò ad aprire gli occhi e come svegliatasi da un sonno prolungato e profondo chiese smarrita cosa le fosse accaduto, nulla ricordando e tutti riconoscendo con perfetta lucidità mentale. Da allora cominciò a migliorare rapidamente e dopo una ventina di giorni si alzò dal letto.

Per espresso desiderio della paziente e dei parenti abbiamo redatto in succinto l'accaduto, dichiarando che noi stessi non avremmo creduto alla eccezionalità del fenomeno se non avessimo constatato personalmente la realtà dei fatti, che non sappiamo spiegare al lume della logica e della scienza medica. In fede:

f.to DOTT. ALBERTO FINISTAURI

Mira Porte, 10-IV-1959 - DOTT. RINO GRANDESSO

NB. - I parenti dichiarano di aver chiesto, con lo strazio nel cuore, un miracolo a Maria Ausiliatrice.

Altri cuori riconoscenti

Paolo Moglia (Torino) ringrazia M. A. e S. G. B. per una difficile operazione ben riuscita

Paolo Moglia (Torino) ringrazia M. A. e S. G. B. per una difficile operazione ben riuscita.

Sac. Riccardo Dola, S. D. B. (Polonia) ringrazia pubblicamente S. G. B. a nome di una trentina di compagni di viaggio. Attraverso una foresta la loro corriera sgangherata subì un attacco di banditi che vi fecero quattro vittime. Nel timore di nuovi assalti, fecero il restante viaggio sempre pregando S. Giovanni Bosco fino alla mèta e ritennero un miracolo di Don Bosco la loro salvezza.

Vilma Canali (Valmadrera-Como) attribuisce a M. A. e a D. F. Rinaldi la rapida guarigione di un'inferma in uno stato pericoloso.

Fam. Gallenca (Torino) porge sentiti ringraziamenti a M. A. e a S. G. B. per favori conseguiti.

Clelio Gamaleri (Chieri-Torino), rivoltosi a S. G. B. in un delicato atto operatorio, fu esaudito con una felice riuscita.

Enza Traverso Nasti (Marano-Napoli) raccomandò a M. A. e a S. D. S. la figlioletta colpita da altissima febbre e la riebbe presto guarita.

Elena Tonello in Volpato (Fornace Crocicchio-Vercelli), riavuta la sanità in un dito gravemente infetto, porge il suo ringraziamento con offerta a M. Ausiliatrice.

Venera Casella (S. Alfio-Catania) ringrazia M. A. per molteplici favori e per la pace in famiglia.

Ersilia Ragazzini (Faenza-Ravenna) implorò e ottenne da M. A. un notevole miglioramento del marito ammalato di cuore.

Rosa Zambetti (Casazza-Bergamo) conseguì con l'intercessione di S. G. B. una quasi completa guarigione da esaurimento nervoso ribelle a ogni cura.

Ch. Sergio Micheli, S.D. B. (NaveBrescia) ricoverato d'urgenza all'ospedale per operazione di mastoidite, invocò M. A. e D. F. Rinaldi ottenendo pronta guarigione.

Marianna Scelsi (Roma) ringrazi. S. G. B. a nome del fratello guarito da forte e ostinata emicrania.

Luigi Parena (Montechiaro d'Asti) s dichiara esaudito in una grande grazia da M. A. e S. G. Bosco.

Emilia Beilis (Torino) rinnova il suo ringraziamento a S. G. B. per grazia ricevuta.

Fam. Enrico Cellone (Bruino-Torino) è riconoscente a S. G. Il. e a D. Filippo Rinaldi per speciale favore.

Maria Bigai in Pellegrini (Barco di Pravisdomini-Uine) raccomandò a M. A. e a S. G. B. il marito seriamente ammalato all'ospedale e lo riebbe guarito.

Angela Magnani (La Spezia-Canaletto) per l'intercessione di M. A. e S. G. B. superò felicemente una operazione di colecistite.

Giovanna e Nina Botteghi (ChiavariGenova) inviano offerta per aiuto ricevuto da S. G. B. e D. F. Rinaldi.

Letizia Lucchinetti (Piuro-Sondrio) invia anello e offerta per analogo motivo.

Maria Longobardi (Roma) dopo un infortunio stradale e medicamenti, andò soggetta a complicazioni, ma raccomandatasi a S. G. B. e D. F. Rinaldi, potè guarire integralmente.

Ci hanno segnalato grazie

ottenute per l'intercessione di Maria Ausiliatrice e di S. Giovanni Bosco, di S. Maria Mazzarello, di S. Domenico Savio e di altri Servi di Dio - alcuni hanno anche inviato offerte ed elemosine per sante Messe di ringraziamento - i seguenti:

Acampora Ciro - Accastello Maria - Acuto Rita - Alecci Saveria - Allavena Oreste - Alocco Maria - Ambrosini Giovanna - Andreoni Leone - Andriuzzi Lena - Angius Felice - Ansel-ct famiglia - Antonizio Ermelinda - Armeni Vitali, a - Bagiardi Margherita - Bagnati Caterina - Bal:strino '1 eresa - Baroncelli Gino - Bartolini Emilia - Battistello Vittoria - Benzoni Giuseppina - Bergonzo Bruna - Bercini Achille - Berra Pierina - Berri Magni Pasqualina - Bertani Ines - Bertini Elide - Bianchi Giov. Battista - Bianchi Rosetta - Bione Giuseppina - Boasso Francesco - Boldi famiglia - Bollasina Maria - Bonvini Luigia - Burroni Emilia - Borsato Romano - Bortolotto Maria - Boschiero Maria - Bosco famiglia - Bosi Pia - Botto Teresa - Bondanini Emilio - Bonino Giuseppina - Brambilla Antonietta - Brandino Giuseppina - Broccardo Costantina - Brossa Luigina - Bruno famiglia - Butteri Castellotti Paola - Buzzichini Maria - Cairoli Carug',i Clara Calliano famiglia - Candeloro Enza - Caoovilla Maria Teresa - Caputo Elena - Caracciolo lerinò Car,nelina - Caregnato Nives - Carosso Ottavia - Carpanini Teresa - Carrega Maria Luisa - Caruso Bellissimo Adele - Castagneri Maria - Casteletti Sandri Gina - Cantimorri Pierina - Cattcro Andreis Adele - Chiarbonello T. - Colombara Giuseppe - Colombo Anna Maria - Cornolò Teresa - Cortese Teresa - Cosso Teobaldo - Croce Maria - Dagradi Luisa - D'Ambrogio Irene - D'Angelo Raffaele - De Angelis famiglia - De Falco Clelia - De Francesco Renato - De Giovanni Ermelinda - Del Console Angelo - Delmasso Caterina - De Marco Giuseppe - De Maria Teresa - Denegri Rosa - Di Benedetto Rosa - Di Giovara Rino - Di Martino Giorgio - Di Monte Alcea - Di Simone Livia - Dolza Mafalda - Dottarelli Lina - Fauchi Anna - Ferrari Ines Ferrari Santini Lina - Ferraris Oreste - Ferrero famiglia - Fontana Guido - Fornari Mariuccia - Forno Lucia - Francese Erminio - Gaggero Teresa - Galleono Vittoria - Gambino Giuseppe - Garibaldo Giuseppe - Garis Luigina - Garnaroni sorelle - Gatti Biscaldi Ines - Genta famiglia' - Germano Francesco - Ghiano Magnetto Francesca - Ghirardi Maria - Gilardenghi Maria - Gino Giancarlo - Giordano coniugi - Giusto Silvana - Graziano Carlo - Grazzani Luigina - Guanietti Rosa - Guidi Giovanni - Guillaume Massimino - Guzzardi Concetta - Lago Angelica - Lazzarin Rosa - Luppi Maria - Macagni Angela - Maccagno Giuseppina - Macchi Felicita - Magni Orsolina - Magnino C. A. - Mainero Roberto - Malerba Linda - Mancini Giuseppina - Manganini Vallegussa Regina - Mantello Lunati Adele - Marcon Maria - Marin Martini Stefania - Marocco Luigi - Marco Margherita - Martini Luisa - Massimelli Margherita - Matarese Eva - Manzoni famiglia - Mar Luigia - Melis Murgia Bonaria - Molino Giovanni - Mon'el Silvio - Montisci Adalgisa - Monzeglio Santina - Morandi Luisa - Morganti Ines - Morreale Beniamino - Murabito Angela - Mosso Benedetta - Musto Lombardi Domenica - Narese Maria - Nattero Teresa - Novaretti Pietro - Oddenino Giulia - Olcese Frigerio Margherita - Olivieri Lena - Olivito Maria - Crsolano Annetta - Paita Erminia - Pani Iolanda - Panico Antonio - Pasotti Luigia - Patrone Maria - Perlo Margherita - Perona Letizia - Pesenti Gotti Paolina - Petrini Tecla - Picottino famiglia - Pioletto Giovanni - Pistoia Teresa - Pizzorni Ugo - Pogliaghi Bice - Pomes Leo Anna - Porcini Maddalena - Porello Antonio - Portoghese famiglia - Ponzati Maria - Pozzi Rosa - Pratorlon famiglia - l'runeri Dino e Angelo - Quaglia famiglia - Quinteros Rosita - Ratto Paola - Rava Angela - Razzotini Anna - Reale Amalia - Riccardi Maria Elisa - Rigazzi Silvio - Ri,gnani Francesca - Rigotti Emma - Rivella .\ngiolina - Rivolta Giancarlo - Robino Bianchi Rosa - Rocco Geppina - Romelli Enrichetta - Ronco Ersilia - Rosa Battista - Rossi Elena - Rossi Secondina - Rosso Leonilde - Rossotti Angelina - Roverio famiglia - Rus Maria - Sabbadini Rodondi Cecilia - Sammarco Illeana - Santoni Viola - Sasso Irena - Savio suor Amalia - Scaflidi Mario - Scotti Ferrero Maria - Serena Carlo - Sgheza Francesca - Simonat Antonio - Siracusa Olga - Solaro Alessandro - Sonetti Maria - Sore Luigi - Sottero Palmira - Spagnoli Francesca - Spandro Caterina - Staderini Marengo - Stasi Giuseppina - Stefani Maria - Sutti Zuccari Teresa - Taverna Maria - 'Czvolada famiglia - Ternazza Maria - Tommasone Giovanni - Tonello famiglia - 'Fonieteo Irma - Torchio famiglia - Tosin Maria Zita - Travaglino Dina - Travaglio Giuseppe - Trecani Stramhaioli Maria - Trepiedi famiglia - Trevisiol Antonio - Umana Bellino Carmela - Usel Moulin Luisa - Vadora Cristina - Vai famiglia - Valisi Ida - Valli Irene - Varagnolo Angela - Ventura famiglia - Venoti Sorrentino Carmela - Verna Guido - Vico Maria - Villa famiglia - Viotti Ubaldo - Visetti famiglia - Vittur Ferdinando - Zeppegno Caterina.

Per intercessione di S: DOMENICO SAVIO

Non avrebbe avuto che 24 ore di vita

Mio figlio Pasqualino di 6 anni, mentre girava per le vie del paese in bicicletta, andò a cozzare contro un muro, battendo la fronte e riportando numerose ferite. Fu raccolto privo di sensi e il medico, chiamato d'urgenza, dichiarò che al bimbo non restavano che 24 ore di vita. Le Suore Figlie di Maria Ausiliatrice mi esortarono a cominciare una novena a S. 1). Savio, dicendomi che avrebbero fatto pregare i bambini dell'Asilo. Intanto mi dettero una reliquia del Santo, che subito applicai al mio Pasqualino. Il medico si fermò tutta la notte e con stupore si accorse che il bimbo riprendeva la conoscenza e, dopo neppure dodici ore dalla disgrazia, e precisamente dopo l'applicazione della reliquia, cominciava a parlare. Rivolto a me che piangevo di gioia, disse: « Questo è un miracolo! Il bimbo è fuori di pericolo! ». Tre giorni dopo Pasqualino poteva uscire per andare a ringraziare il suo protettore S. Domenico Savio e i piccini dell'Asilo, che si erano uniti alla mia preghiera.

Scanno (L'Aquila)

MARIA PISCITELLI

San Domenico Savio la salva due volte

Devo a San Domenico Savio la gioia di avere la nipotina Micaela.

La cosa sin dall'inizio si era preveduta difficile. Un forte attacco di asiatica ci aveva fatto temere per la mamma e per la creaturina, che avevamo già messo sotto la protezione di San D. Savio, facendo indossare a mia nuora l'abitino e pregando costantemente il Santo insieme con la Madre Divina.

Superato questo primo pericolo, la nascitadella bambina non fu senza gravi preoccupazioni; inoltre non più di ventiquattr'ore dopo una forte emorragia intestinale mise la piccina in immediato pericolo di morte. Le invocazioni accorate e fiduciose alla Madonna Ausiliatrice e a San Domenico Savio fecero sì che gli sforzi dei pediatri avessero il sopravvento. Oggi gode ottima salute.

Cremona

MARINA CREMONESI

Mario e Rita Giusti (Cornuda-Treviso), desolati per la morte delle loro prime due creaturine, invocarono S. D. S., di cui avevano ricevuto l'abitino, ed ebbero la gioia della nascita di una bella bambina.

Giorgio e Iolanda Piano (Corigliano d'Otranto-Lecce) desiderano attestare il prodigioso intervento di S. D. S. a favore del loro piccolo di soli cinque mesi di età, colpito da un male che poteva essergli fatale.

Elena Valeri in Brunelli (S. Eraclio-Perugia) mentre attendeva la bambina, fu colpita da intossicazione al fegato e dovette subire l'atto operatorio. Per intercessione di S. D. S., fu salva insieme con la figliuola.

Ferrero coniugi (Ceresole d'Alba-Cuneo) attribuiscono a S. D. S. la nascita del quartogenito in buona salute, mentre gli altri eran morti poco dopo.

Teresa Bonacina (Bergamo) è riconoscente a S. D. S. per la salute riacquistata da sua figlia dopo una caduta.

Lucia Raciti (Messina) comunica che sua figlia e altre mamme della stessa clinica ebbero felice esito invocando S. D. Savio.

Anna Bilancia in Perilli (S. Severo-Foggia) annunzia un suo felice evento ottenuto con la preghiera e l'abitino.

Maria Pesce - (Castelnuovo Scrivia-Aless.) invocando S. D. S. e ponendo una reliquia sul corpo del figlio ottenne la stasi del sangue perchè potesse essere operato di appendicite.

Caterina Barale (Fossano-Cuneo) con preghiere e con l'abitino di S. D. S. ottenne una segnalata grazia e una piena assoluzione in tribunale dopo che fu messa in luce la verità.

Ch. Marcello Bonzi salesiano (Foglizzo-Torino) dichiara che la sorella alla seconda maternità, raccomandatasi a S. D. S., ottenne un felice compimento dei suoi desideri.

Bosticco, coniugi (S. Damiano d'Asti) rendono pubbliche grazie per una felice nascita avvenuta mediante l'intercessione e l'abitino di S. D. Savio.

Pina Ursi (Andria-Bari) ringrazia per una giovane mamma esaudita con l'uso dell'abitino e invocando S. D. Savio.

Per intercessione del Servo di Dio DON FILIPPO RINALDI

Salvo dopo aver vagato 50 ore nella selva amazzonica

Ero andato con un gruppo di operai della missione a prendere del legname nella selva, presso il fiume Maravinà, affluente del Rio Negro. Inoltratomi nel bosco, ad un tratto mi accorsi di essere solo e di aver smarrito il sentiero e, quel che è peggio, di aver perso la tramontana. Le mie grida rimasero senza risposta. Cammina, cammina, la notte mi colse in piena selva. Tentai ancora qualche via per uscire, ma la foresta vergine mi attanagliò causandomi un vero calvario: il terreno pantanoso pieno di liane, di spine, di alberi caduti, di buche e di pozzanghere formava un labirinto senza fine e senza uscita. Camminai fin che ebbi forze ; poi, oppresso dalla stanchezza e dalla notte, sudicio di fango e madido di sudore, mi coricai presso un tronco in attesa dell'alba. La notte, interminabile, mi fu allietata dalla musica di rane, di rospi e di uccellacci di rapina che vagavano di albero in albero, illuminata da lucciole grandi come lampadine elettriche e punteggiata da zanzare di tutte le dimensioni, che mi punzecchiavano senza misericordia.

Sorse finalmente l'aurora ed io mi rimisi in cammino con la lena che mi dava la disperazione, attraverso i grovigli della selva implacabile. Alle 4 pom. raccolsi le mie ultime energie e mi arrampicai su di un albero. Quando vidi quell'estensione senza fine, rabbrividii, sentendomi la morte a contatto di gomito. Allora m'inginocchiai ai piedi di un albero e supplicai Don Rinaldi che mi ottenesse la salvezza da Maria Ausiliatrice, promettendo di pubblicare quello che per me sarebbe stato un miracolo. Calò la seconda notte ed io, ormai sfinito, mi coricai su foglie di palma. La pioggia venne ad aumentare il freddo e l'umidità; ma fu grazia che nessun serpente o altro animale mi abbiano fatto visita. Il mattino seguente ebbi ancora la forza di camminare due ore, poi mi gettai a terra invocando con fede rinnovata la mia salvezza da Don Rinaldi. Verso le i i sentii delle grida lontane; gridai anch'io, ero salvo. Con la destrezza propria dei conoscitori della selva, in breve i miei salvatori mi raggiunsero e in poche ore mi portarono al punto dove mi ero smarrito. Indescrivibile la gioia e la festa con cui fui accolto alla Missione: ci furono persino i fuochi d'artifizio. L'Ausiliatrice e Don Rinaldi non hanno permesso che questo povero missionario morisse nella selva. Chiedo aiuto per assolvere il debito della mia riconoscenza.

Tapuruquara (Rio Negro-Brasile)

DON LUIGI PASINELLI

Laura Bodo (Torino) dichiara di essere stata aiutata da D. F. R. in momenti di preoccupazione, in cui si era a lui raccomandata.

Riccardo Allais (Coazze-Torino), bevuto per isbaglio dell'acido solforico, mentre era portato all'ospedale, si raccomandò a D. F. R. e potè ricuperare la salute.

Anna de' Rossi (Napoli) comunica diverse grazie ottenute da lei e dalla sorella interponendo l'intercessione di D. F. R. e di S. D. Savio.

Laura Pastore Pagliara (Salerno) rende vivissime grazie al Servo di Dio D. F. R. per l'aiuto evidente e tempestivo accordato alla sua famiglia in un doloroso frangente.

Filomena Monsch (Napoli) ringrazia D. F. R. per aver ricondotto una persona cara ai Sacramenti.

Zita Maria Veiga (Torino) attesta di aver ricevuto da D. F. R. una speciale grazia. B. M. A. (Cuneo) unisce la sua voce di ringraziamento al coro dei graziati per un favore segnalato.

Maria Vanesio Sesia (Cavagnolo-Torino) è riconoscente per la sensibile protezione accordatagli da D. F. R. in diverse circostanze.

Rolando Oberosler (Trento), preoccupato di trovare nuovo impiego, si raccomandò a D. F. R. e ricevette tosto offerta di riassunzione.

Giuseppe Marongiu, salesiano (Macao-Cina), operato di cateratta all'occhio sinistro, soffrì conseguenze che scomparvero pregando D. F. Rinaldi.

Manfredo e Mariuccia Aragno (Genola-Cuneo) riconoscenti a M. A. e a D. F. R., come da premessa, ringraziano e mandano offerta. A. D. (Torino) con una novena a D. F. R. ottenne una grazia importantissima che non aveva ottenuto con tante preghiere.

† I NOSTRI MORTI †

Salesiani defunti

Sac Alberto Lhermitte, † a Blandain l'8-IV-1959.

Sac. Giorgio Carriere, † a Silvania (Brasile).

Sac. Enrico Schwarz, † a El Guacamayo (Colombia).

Ch. Telmo Delgado, † in Equatore.

Ch. Valentino Meríghi, † a Generai Piran (Argentina).

Coad. Amedeo Sugíiani, † a S. Tecla (Centro America).

Coad. Costantino Rullala, † a Wroclaw (Polonia).

Coad. Angíolo Valeri, † a Roma a 75 anni.

Cooperatori defunti

Don. Primo Mazzolari, Parroco di Bozzolo, † il 13-IV-1959.

La sua morte fu sentita in tutta l'Italia, perchè notissimo come scrittore. Noi ci limitiamo a far conoscere ai nostri lettori un lato meno noto del grande scomparso: il suo amore a Don Bosco e la sua ammirazione per lo spirito sanamerte moderno e per la sapienza pedagogica del grande Educatore. Fin dai primi anni del suo sacerdozio volle ricevere il Bollettino Salesiano e far parte della Pia Unione dei Cooperatori. Spirò baciando la reliquia di San Giovanni Bosco.

Mons. Dott. Antonio Slongo, † a Lamon (Belluno).

Arciprete, Vicario Foraneo di Lamon, fu pastore pio e zelante. La sua ammirazione per la santità e sapienza educativa di Don Bosco lo portò a viverne lo spirito, amarne le Opere e iscriversi tra i Cooperatori Salesiani.

Can. Ludovico Pennazio, Parroco dei SS. Angeli in Torino, † a 52 anni.

Ex allievo e Cooperatore Salesiano, aveva appreso da Don Bosco lo zelo per le anime, soprattutto per quelle giovanili. Vice-parroco a Buttigliera d'Asti, vi fondò l'oratorio; Parroco a Pessione, vi costruì un Oratorio modello dedicandolo a Don Bosco; Parroco ai Ss. Angeli in Torino, vi fece sorgere un grande salone, l'oratorio maschile e quello femminile. Il suo zelo, e l'amabilità e bontà del suo grande cuore lo resero caro a tutti, specialmente alla gioventù.

Sac. Antonio Pellin, † a Feltre a 58 anni.

Parroco zelante e dotto, fu anche apprezzato scrittore di memorie storiche locali. Fu Decurione dei Cooperatori Salesiani, lieto tutte le volte che potè rendersi utile alla Pia Unione.

Sac. Dott. Salvatore Failla, † a Caltagirone (Catania).

Direttore didattico del lo Circolo di Caltagirone, praticò e inculcò il sistema educativo di San Giovanni Bosco e volle che nell'ufficio della Direzione ci fosse il quadro del Santo.

Geom. Rodolfo Martini, † a Padola di Comelico (Belluno) a 50 anni.

Guidato da convinzioni profondamente radicate, non scese mai a compromessi con la sua coscienza di cristiano, di cooperatore e di ex allievo di Don Bosco. Stimatissimo in tutta la provincia, coprì le più alte cariche nell'amministrazione comunale e provinciale, e le disimpegnò con onestà, dinamismo, fermezza ammirevoli e con non meno ammirevole spirito di apostolato. Ma ciò che particolarmente lo distinse fu la sua salesianità. Don. Bosco era vita della sua vita, tema delle sue conversazioni, slancio nelle sue imprese. Organizzò e diresse con entusiasmo la sezione locale Ex allievi. Cooperatore salesiano fin dal 1932, si mostrò degno figlio di Don Bosco sempre e ovunque: tra i suoi alpini nell'ultima guerra, con persone di ogni ceto e condizione nella sua qualità di pubblico amministratore, non meno che in famiglia e tra la gente della sua vallata. A Don Bosco volle intitolare le nuove modernissime scuole del paese natìo, sorte per opera sua, e delle opere di Don Bosco fu ardentissimo sostenitore con l'esempio, con la parola e con la generosità, nota soltanto a Dio, perchè anche nel fare la carità volle seguire il consiglio di Gesù.

Antonio Lagorio, † a Imperia a 87 anni.

Padre di dodici figli, seppe educarli più che con le parole, con l'esempio. Come amministratore del comune di Viola San Giorgio, fu specchio d'intemerata onestà. Superò molte e gravi difficoltà e avversità con la fede e la preghiera, onde poteva scrivere nel suo Testamento: a ... A voi tutti, miei cari figli ed eredi, raccomando la preghiera, che solo con quest'arma si possono vincere le avversità e vivere in grazi i di Dio: fuori di questa grazia siamo ombre passeggere e voganti sulla terra. Vivete da buoni cristiani, senza macchie, per sentirvi forti e ben preparati alla morte. «Chi vive bene, non muore, fa un passaggio». Il figlio Don Edoardo è missionario salesiano.

Prof. EugeníoBononcini, † a Bologna il 6-IV-1959 a 80 anni.

Educatore e insegnante esemplare, consacrò la sua lunga vita alla famiglia e alla scuola, ispirando sempre l'opera sua ai princìpi della nostra Fede. Come Cooperatore Salesiano, estese il suo apostolato oltre la scuola, sostenendo anche la carica di presidente degli Uomini di Azione Cattolica della sua Parrocchia e zelando l'amore alle Missioni. Imbevuto dello spirito di San Francesco di Sales e di San Giovanni Bosco, alimentò la sua vita cristiana accostandosi quotidianamente alla Mensa Eucaristica.

Daniele Masala, † a Monserrato (Cagliari) a 72 anni.

Padre di sette figli, visse per la famiglia e santificò se stesso con l'osservanza della Legge del Signore e nella pratica scrupolosa della carità. Aveva una spiccata sensibilità: i suoi occhi si imperlavano per ogni dolore e gicia e dal suo labbro non sfuggì mai parola di critica o di mormorazione. Fu parrocchiano esemplare, per molti anni Presidente dell'Azione Cattolica, esemplare e assiduo Cooperatore. Donò generosamente a Maria Ausiliatrice l'unica figliuola e lasciò di sè grande rimpianto.

Caterina Davico, † a Cherasco (Cuneo) a 49 anni.

Per più anni Presidente delle Donne di A. C., visse una vita intessuta di apostolato e di sofferenze, attingendo la forza nella Santa Comunione quotidiana. Cooperatrice Salesiana, accettò la morte prematura, allietata dal pensiero di lasciare un figlio Salesiano.

Camillo Capello, † a San Sebastiano Po a 66 anni.

Padre di sette figli, cristiano di fede profonda e di pratica esemplare, fu sempre riconoscente a Dio e a Maria Ausiliatrice per la vocazione salesiana del suo primogenito e cercò di collaborare con lui nell'azione missionaria con la preghiera e più ancora con l'offerta a Dio del sacrificio della sua lunga infermità.

Giovanni Botto, † a Torino.

Dopo di avere lodevolmente assolto ai suoi impegni di cristiano e di padre di famiglia, volle continuare la sua missione di bene lasciando ai suoi figli un edificantissimo testamento spirituale, che può considerarsi una quintessenza di spirito cristiano.

Celestina Pejraní, † a Rivoli (Torino) a 95 anni.

Amò e sostenne sempre le Opere Salesiane, mossa da un vivo senso di riconoscenza a San Giovanni Bosco, che l'aveva benedetta bambina, liberandola dalle tristi conseguenze della morsicatura di un cane idrofobo.

Enríchetta Dieli, † a Caltagirone (Catania).

Cooperatrice e Zelatrice, visse e operò nello spirito di San Giovanni Bosco: sempre serena, anche nelle sofferenze.

Altri Cooperatori defunti

Allio Francesco - Anselmo Nazario - Bacci D. Antonio - Baroggio Giovanni - Bartolini Piera - Bertuzzi Eleonora - Berzi Giovanni - Borelli Carignano Emma - Braggio Giuseppina - Bricca Gigina - Cesarini Rosa - Cecchini Carlotta - Ciarlo Mons. Francesco - Comucci Zelmira - Crifaci Maria - Del Mela Rosa - Dignatici Pellegrino - Festini Prina Rosa - Gallizia Rosa - Gilardini D. Giovanni - Gobbi Carlo - La Rocca Giuseppe - Levet D. Antonio - Magarotto Angelo - Mariano Fedele - Motetta Egidio - Negri Gaudio - Nunnari Maria - Poglio Rodolfo - Rena Matilde - Restivo Salvatore - Romello Giacomo - Rendo Valle Tersilla - Scalzotto Rosina - Soncino Teresa - Strano Giuseppina - Susin Filomena - Valentini Zaira - Vescovo Giovanni - Zerbone Angela.


L'ISTITUTO SALESIANO PER LE MISSIONI con sede in TORINO, eretto in Ente Morale con Decreto 13 gennaio 1924, n. 22, può legalmente ricevere Legati ed Eredità. Ad evitare possibili contestazioni si consigliano le seguenti formule:

Se trattasi d'un Legato: «... lascio all'Istituto Salesiano per le Missioni con sede in Torino a titolo di legato la somma di Lire... (oppure) l'immobile sito in ...»

Se trattasi, invece, di nominare erede di ogni sostanza l'Istituto, la formula potrebbe esser questa: «... Annullo ogni mia precedente disposizione testamentaria. Nomino mio erede universale l'Istituto Salesiano per le Missioni con sede in Torino, lasciando ad esso quanto mi appartiene a qualsiasi titolo ».

(Luogo e data)

(Firma per esteso)


CROCIATA MISSIONARIA

TOTALE MINIMO PER BORSA L. 50.000.

Borse incomplete

Borsa S. Pio X, in suffragio mio e di mia moglie, a cura di Satta Luigi (Cagliari) - Guglielmi G. 250; Piazza Francesco 12.000 - Tot. 29.250.

Borsa S. Cuore di Gesù, Madonna di Lourdes, S. G. Bosco e S. M. Mazzarello, a cura di Mecca Cristina - Tot. 25.000.

Borsa SS. Sacramento, S. G. Bosco e Santi Salesiani, secondo le intenzioni di Basso Michelina (Foggia) - Totale 40.000.

Borsa S. Cuore di Gesù, proteggi la nostra famiglia, a cura del dott. Edoardo e Rina Valli (Parma) - 1° vers. 12.000.

Borsa S. Domenico Savio, proteggi Maria Pia Domenica, a cura di Casalini Mariannina (Forlì) - Tot. 45.000.

Borsa S. Domenico Savio e S. G. Bosco, otteneteci dalla Vergine Ausiliatrice le grazie urgenti di cui abbiamo bisogno, a cura di Anna Bonino - Tot. 43.000.

Borsa SS. Vergine Maria Ausiliatrice, implorando sempre la Sua protezione su tue e congiunti, a cura di Camastri Fumo (Roma) - 1° vers. 10.000.

Borsa S. G. Bosco e Don Filippo Rinaldi, a cura di Angela Strani Jappelli (Napoli) - Tot. 41.000.

Borsa S. Maria Mazzarello, S. Domenico Savio e Zeffirino Namuncurà, a cura di Bergagnin Bruno (Belluno) - 1° vers. 10.000.

Borsa Siccardi Sista e Renato (Torino), a cura di Gai Maria - 1° vers. 10.000.

Borsa S. Domenico Savio, a cura di Bolla Giuseppe (Asti) - 1° vers. 15.200.

Borsa S. Domenico Savio, a cura dei fratelli Carlo e Luigi Iorio (Campobasso) - Tot. 45.000.

Borsa S. Cuore di Gesù e di Maria, proteggete S. M. (Piacenza) - Tot. 39.700.

Borsa SS. Trinità, Maria Ausiliatrice e S. G. Bosco, a cura di Principe Giovanna (Foggia) - Tot. 30.000.

Borsa Savio Domenico Santo, per borsa antiblasfenna, a cura di G. B. (Torino) - 1° vers. 10.000.

Borsa S. Giovanni Bosco. (9a) - Belletto Luigia 6oo; Ra~ dacili Maria loop; Pasquali Attilia 500 - Tot. 45.392.

Borsa S. G. Bosco e S. D. Savio, a cura di Rita Binel - 1° vers. 10.000.

Borsa Torasso Benedetto e Francesca Tesio, a cura della figlia Isabella - Lovino Antonietta 10.000 - Tot. 16.100.

Borsa Versiglia Mons. Luigi e Caravario Don Callisto (2a), a cura di Chiotasso Tina (Alessandria) - Centeleghe Ester 12.000; Mercedes Casali 15.000 - Tot. 40.500.

Borsa Vergine di Pompei e S. G. Bosco, esauditemi e proteggetemi, a cura di C. C. (Napoli) - Marcucci Agnese Benugli 8000 - Tot. 39.000.

Borsa Venga il Tuo Regno, a cura di M. S. Maria Aggio 2000 - Tot. 22.500.

Borsa Auxilium Christianorum, Consolatrix afflictorum, a cura di Cremonesi Maria Raffaella (Cremona) - Totale 47.500.

Borsa Anzini Don Abbondio (12a) - Caratti Giuseppina 500; Aggio Maria 2000; Fam. Mazzei 1000 - Tot. 28.500.

Borsa Ausiliatrice Regina, esauditemi!, a cura di Bonzi Delfina Milesi (Bergamo) - Tot. 24.000.

Borsa Attendo la grazia completa da M. Ausiliatrice per intercessione di S. G. Bosco, a cura di N. B. Ceruzzi (Savona) - E. A. 7000 - Tot. 31.000.

Borsa A onore di Maria Ausiliatrice e di S. G. Bosco, in suffr.. dei miei cari, per il bene spirituale e materiale dei miei figli, a cura di C. C. (Messina) - Tot. 30.000.

(continua)

Borse complete

Borsa Cavallero Annaratone Maria, in memoria e suffragio, a cura della figlia Gina (Alessandria) - L. 50.000.

Borsa Avanzini Osvaldo, in suffragio e ricordo, a cura della vedova Maria Tosi Avanzini (Varese) - L. 50.000.

Borsa S. Cuore di Gesù e Maria Ausiliatrice, a cura della famiglia Pilla (Treviso) - L. 50.000.

Borsa Maria Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco, a cura dei coniugi Ezio e Cordelia Cattaneo (Como) - L. 50.000.

Borsa Cuori di Gesù e Maria, proteggeteci in vita e in morte, a cura di Morosini Annibale (Brescia) - L. 50.000.

Borsa Gesù Crocifisso, Maria Ausiliatrice e S. G. Bosco, in suffragio dell'anima dei miei congiunti, a cura di F. R. (Ragusa) - L. 50.000.

Borsa Rinaldi Don Filippo, a cura di C. R. C. (Torivo) - L. 50.000.

Borsa S. Giovanni Bosco, secondo le intenzioni di Zendron ,Ilaria (Trento) - L. 50.000.

Borsa Mamma Margherita, a cura di Cubeta Giuseppe (2a) (Messina) - L. 50.000.

Borsa Maria Avvocata Ausiliatrice e mamma Margherita, a cura della famiglia Miglietta (Asti) - L. 66.500.

Borsa Al Cuore SS. di Gesù e di Maria, a cura di F. (Torino) - L. 50.000.

Borsa Maria Santissima e S. Giovanni Bosco, grazie! Aiutatemi!, a curi di Destefanis Paola Maria (Cuneo) - L.. 60.000.

Borsa S. Giovanni Bosco, in memoria e suffragio di Oreste Giletti (Torino), a cura di Giletti - Bellia Bianca L. 50.000.

Borsa Maria Ausiliatrice, in suffragio dei defunti delle famiglie Cappello-Davico Angiolina (U. S. A.) - L. 62.500.

Borsa Ex allievi 1° Oratorio Festivo Valdocco (Torino) - L. 60.000.

Borsa Ziggiotti Sac. Dott. Renato, Rettor Maggiore dei Salesiani, in omaggio e riconoscenza l'Unione Don Bosco fra Educatori - Nunzia Bianchi 15.000; N. N. 5000; O. S. 10.000; Paschetto Celeste e Teresa 2000; Grignolo Angela 500; Della Casa Pietro e Consorte 1000; Vacchino Perrottelli 1000; Buzzi Teresa 1000; M. Bosio Silvano 1000; Chiorando Clotilde 1000; Gallenca Paolina 1000; Brunetti Teresa e Francesco 500; Braccio Angiolini 1000, Nicola Matilde 1000; Z. P. E. e signorina 1000; Roero di Monticello Ludgarda 1000; Boccuzzi Maria 1000; Franchi Innocenza e sorella 500; Borgogno Luigina 1000; N. N. 1000; Audisio Giuseppina 500; O. Boggia e sorella M. in Davico 2500 - Tot. 50.000.

Borsa Di Salvo Salvatore, a cura dei Cooperatori di Zafferana Etnea (Catania) - L. 50.000.

Borsa Rinaldi Don Filippo per la grazia che Lui sa, a cura del dott. Angella Virginio A. (Parma) - L. 60.000.

(continua)