Bollettino Salesiano

ANNO LXXXIII. N.12    15 GIUGNO 1959 

Raccogliamo la proposta

Noi non ci fermiamo mai; vi è sempre cosa che incalza cosa... Dal momento che noi ci ermassimo, la nostra Opera comincerebbe a deperire - DON BOSCO

Nella molteplicità e varietà delle manifestazioni del nostro Convegno Nazionale uno dei numeri più interessanti fu senza dubbio l'incontro dei Consiglieri Ispettoriali d'Italia, che si tenne il 4 maggio u. s. presso la Basilica del Sacro Cuore in Roma. Il familiare incontro si svolse in un clima di cordialità che piacque a tutti: ci si sentì membri della stessa famiglia, legati dagli stessi interessi, animati dallo stesso ideale, quello del Padre, il Da mihi animas. Ma ciò che colmò di gioia il Rettor Maggiore che presiedeva, fu la proposta, accolta all'unanimità dai presenti, di trovarsi insieme per alcuni giorni di preghiera e di studio. Si vide in essa il grado di maturità raggiunto da questi nostri preziosi collaboratori nella loro preparazione cristiana e salesiana all'apostolato.

Prendiamo la lezione dai più qualificati Cooperatori. I membri della Terza Famiglia sono chiamati a svolgere un'attività grande e molteplice, ma è impossibile compiere un lavoro fecondo di frutti senza dare al proprio apostolato un'anima; e l'anima di ogni apostolato, lo sappiamo, è l'abituale contatto con Dio, quel contatto che in Don Bosco era divenuto così perfetto da meritare, a un solo mese dalla morte, che il Card. Alimonda gli rendesse questa pubblica testimonianza: Don Bosco fu la continua unione con Dio.

Durante il Convegno Romano vari Oratori tornarono su questo concetto, come si potrà vedere nell'ampia relazione che uscirà nel Bollettino del 1° luglio. Noi ci limitiamo a raccomandare vivamente ai nostri Dirigenti il mezzo principale per formare i Cooperatori all'unione con Dio e alla vita interiore, quello degli Esercizi Spirituali, che Don Bosco non esita a definire la parte fondamentale delle pratiche di pietà, quella che in certo modo tutte le abbraccia.

Ecco perchè noi insistiamo tanto sugli Esercizi Spirituali dei nostri Cooperatori e delle nostre Cooperatrici; ecco perchè i Dirigenti non debbono darsi pace finchè non abbiano ottenuto che molti dei Cooperatori affidati alle loro cure godano di questo dono divino, di questa grazia di eccezione, che suole essere il primo anello d'innumerevoli altre grazie.

E questo è il momento propizio per convincere molti Cooperatori e Cooperatrici a concretare l'entusiasmo e i propositi di santità e di apostolato concepiti durante le celebrazioni romane, partecipando ad un corso di Esercizi Spirituali. Anche la 2a Conferenza annuale offrirà ottimi spunti per raggiungere lo scopo: il tema proposto e ampiamente sviluppato nel Bollettino Dirigenti di aprile ci pare indicatissimo per stimolare i membri della nostra Terza Famiglia a rendersi meritevoli di essere parte viva di una Congregazione così prodigiosamente benedetta da Dio, così grande, così santa, così feconda di frutti per le anime.

Il compito dei Dirigenti è triplice:

1° insistere « opportune et importune », sicuri di avere poi il grazie e le benedizioni degli interessati;

2° illuminare: la partecipazione agli esercizi, esige spesso un complesso di sacrifici e di superamenti che solo un'altissima stima dei medesimi induce a compiere;

3° aiutare: è ormai frequente il caso di Cooperatori che procurano questa grazia non solo a se stessi, ma anche ad un fratello che non ha mezzi; e di altri che, impossibilitati a parteciparvi, vogliono averne il merito e la gioia, offrendone la possibilità ad un altro Cooperatore.

All'apostolato del numero i Dirigenti non manchino di associare l'apostolato della buona organizzazione, convinti che gli Esercizi Spirituali sono soprattutto preghiera, riflessione, raccoglimento, silenzio. Si segua in proposito il Manuale Dirigenti.

Dagli Esercizi Spirituali, dal numero dei partecipanti, dalla serietà con cui si svolgono dipende in gran parte l'attività dei Cooperatori della propria Ispettoria: molti Cooperatori entrano negli Esercizi Spirituali buoni cristiani e ne escono anche apostoli; altri entrano apostoli mediocri e ne escono apostoli ardenti e generosi.

Per questo le fatiche dei Dirigenti non saranno spese invano; per questo li esortiamo ad esplicare tutto il loro zelo per estendere il beneficio degli Esercizi Spirituali al maggior numero possibile di Cooperatori, organizzandoli « aperti » per chi non può farli « chiusi »; per questo osiamo assicurare la paterna predilezione di Don Bosco e grazie straordinarie a tutti i Dirigenti che si prodigheranno in questo apostolato, che è tra i doveri essenziali della loro missione.

La Chiesa e il lavoro dopo il Medio Evo

Spunti per la Conferenza mensile

PREMESSA. - « Nella bottega [artigiana del Medio Evo] per i lavori generici o grossolani, erano assunti dei lavoratori che, non essendo del mestiere, non partecipavano all'azienda e ai suoi utili, ma venivano compensati con paga a cottimo o a giornata: erano dei veri salariati. Potremmo dirli membri passivi dell'Arte, in quanto la loro prestazione e la loro vita era minutamente regolata dall'Arte, ossia unilateralmente dai maestri [di bottega]. Essi non avevano voce nell'Arte; e, però, neppure l'avevano nella vita pubblica del Comune. Anzi, neppure era loro riconosciuto il diritto di associazione. Il numero di costoro, trascurabile agli inizi, andò aumentando con l'aumentare e l'estendersi delle aziende, e giungerà a costituire una massa imponente » (F. MORONE).

Fedele alla sua missione evangelica di prediligere i più umili e i più bisognosi per difenderli e per aiutarli, la Chiesa si preoccuperà maternaniente di assistere con ogni mezzo a sua disposizione questa nuova specie di schiavitù del lavoro. E non potendo disporre dei mezzi coercitivi che può vantare lo Stato, essa impugnerà - come sempre - le due grandi armi che le ha poste in mano il suo Divino Fondatore: l'arma della giustizia e quella della carità, l'una e l'altra destinate ad assicurare la vittoria dello spirito sulla bruta materia.

A. Maestra di giustizia

È l'arma che la Chiesa impugna col suo insegnamento pastorale, da tutte le cattedre e da tutte le altezze: dal Sommo Pontefice al più umile Parroco di campagna. E non si limita ad inculcare, come ha fatto sempre, la dignità e la preziosità del lavoro considerato quale mezzo di elevazione spirituale per il raggiungimento della vita eterna; ma interviene soprattutto a correggere abusi e a condannare arbitrii dei datori di lavoro o in genere dei più ricchi a danno dei più poveri.

Si ricordino per questo periodo le famose Lettere Pastorali di S. Carlo Borromeo, dove - fra l'altro - troviamo l'ammonimento preciso rivolto al padrone di bottega di pagare ai suoi dipendenti «la dovuta mercede prontamente a debiti tempi», e di trattare i « suoi ministri, garzoni e lavoranti con carità». Nelle norme emanate in alcune Bolle dei Pontefici, ad esempio di Paolo IV, di Pio IV, di Gregorio XIII, si riscontrano poi disposizioni precise e severe contro i commercianti che fanno uso disonesto dei libri di commercio o cercano di ottenere illeciti guadagni, alterando prezzi e misure o provocando artificialmente un loro rialzo.

Soprattutto grave è la condanna del prestito usuraio; come pure oggetto di attento esame e di non minore condanna è l'arte cambiaria, sotto la quale si nascondeva sovente lo stesso prestito ad usura: basta ricordare, fra tutte, la famosa bolla di San Pio V, dal titolo Cambiorum illicitorum declaratio et prohibitio. Nè tali norme erano prive di efficacia, se si pensa che non mancavano - tra le sanzioni applicate dalla Chiesa ai contravventori - il rifiuto dei Sacramenti e della sepoltura ecclesiastica, e la stessa nullità dei contratti. E un tale, rigore della Chiesa è giustificato dal fatto che le sue misure miravano a colpire, ad esempio, quei prestiti, che abitualmente non erano un mezzo di potenziamento economico, ma piuttosto avrebbero dovuto essere un aiuto per i miseri, ed erano invece solo un facile mezzo di arricchimento per coloro che, disprezzando le angustie dei viaggi pericolosi e guadagni meno sicuri, preferivano la tranquillità esosa di un banco di cambio.

Anche negli scritti dei teologi e moralisti e dei giuristi del tempo si trovano trattati gli argomenti che, affrontando i problemi più urgenti del tempo per i casi in cui l'azione economica urtava contro le leggi della giustizia e della carità, forniscono ai propri contemporanei l'insegnamento sociale veramente adeguato alle esigenze del tempo. Basti pensare alla trattazione del giusto prezzo nella dottrina medievale; poi dei problemi sorti in seguito allo sviluppo dell'attività cambiaria, nonchè dei numerosi problemi inerenti all'uso dei beni, di quello del giusto salario, ed altri ancora. Problemi tutti, che trovano ancora oggi il loro posto nei trattati della Morale degli affari.

B. Apostola di carità

Dove la Chiesa non può arrivare con l'arma della semplice giustizia, vi giunge con quella assai più forte e penetrante della carità. È stato detto che di carità si può veramente parlare solo col Cristianesimo, poichè nel mondo pagano vi è l'assenza completa della carità e del suo stesso concetto, conoscendo esso soltanto lo sfruttamento e l'opportunismo. Nel Cristianesimo invece, e quindi nella storia della Chiesa, il capitolo sulla carità e sull'assistenza ai bisognosi di ogni categoria ha inizio, si può dire, con la sua nascita e si sviluppa di pari passo con quello della sua attività evangelizzatrice e missionaria.

Basterà ricordare, quasi punti di riferimento, le Diaconie (veri centri di assistenza) subito create dagli Apostoli per sovvenire ai bisogni dei poveri; la instancabile attività caritativa - dottrinale e pratica - di S. Leone Magno, che giustifica l'espressione usata dagli storici nei suoi riguardi quando parlano dei Fasti papali della beneficenza cristiana; l'opera prodigiosa e geniale di S. Gregorio Magno, che in epoca di rovina della civiltà romana e di ferocia barbarica concepisce ed attua un grandioso disegno di carità e di assistenza stabile per tutti i poveri, nei cui ospizi serve egli stesso facendosi chiamare Servo dei servi di Dio; le Domuscultae, diffuse da papa Zaccaria (sec. VIII) nella campagna romana, costituenti vasti fondi ecclesiastici raggruppati ciascuno attorno ad un centro abitato, provvisto di chiesa, mulino, depositi e quant'altro si richiedeva per la vita spirituale, economica e sociale: vera opera di bonifica delle campagne abbandonate e di elevazione umana e cristiana delle smarrite popolazioni rurali; l'istituzione di scuole gratuite per la gioventù bisognosa e la erezione di ospizi per i pellegrini e per i poveri, sia accanto ai Monasteri come accanto alle chiese parrocchiali e ai Vescovadi; l'azione coraggiosa e lungimirante di S. Gregorio VII, che riafferma l'universalità della beneficenza, dandone esempio in Roma, dove sono accolti e assistiti membri di tutte le nazioni, da quelli dei diversi Stati italiani ai Teutoni, dagli Illirici agli Armeni ed agli Abissini.

Sotto Innocenzo III si ha lo stabilirsi e lo sviluppo degli Ordini Mendicanti, che vivono di carità e diffondono la carità: «come il mare, che - al dire di Fra Galdino - riceve acqua da tutte le parti, e la torna a distribuire a tutti i fiumi». Insieme con gli Ordini Mendicanti sorgono pure nella Chiesa Ordini Religiosi per la redenzione degli schiavi e dei prigionieri, per l'assistenza agli ammalati di ogni genere ed agli appestati e moribondi, per la salvezza dei' poveri dalla miseria dell'ignoranza e della vecchiaia abbandonata, per la protezione delle orfanelle e delle giovani pericolanti o per la riabilitazione delle cadute, per la evangelizzazione dei pagani. I nomi di un S. Girolamo Emiliani, di un S. Camillo de Lellis, di un S. Giovanni di Dio, di un S. Vincenzo de' Paoli, di un S. A. M. Zaccaria richiamano una vera epopea di carità cristiana.

Opere di assistenza vengono pure promosse e fondate dalla Chiesa e dai fedeli dappertutto. Si ricordino, in Roma, l'Ospedale di Santo Spirito e quello di S. Giacomo detto degli incurabili; fuori di Roma: a Lucca, il famoso Xenodochio che fu forse il primo ospedale italiano; a Milano, l'antichissimo orfanotrofio dell'Arciprete Dateo, nel lontano sec. VIII; a Firenze, la Compagnia della Misericordia, fondata nel 1326 e ancora esistente. E di simili istituzioni risultano di mano in mano fornite non soltanto le grandi città, ma persino i più sperduti paesini di montagna.

Vi è poi una geniale opera di assistenza ai bisognosi, che ci dice come la Chiesa sappia adattarsi ad ogni necessità nuova. Quando l'istituto del credito divenne strumento necessario per l'espansione economica, la Chiesa si preoccupò che il capitale non prendesse un ingiusto predominio - come si disse; ma nello stesso tempo per venire incontro alle necessità di credito per il consumo dei bisognosi e per sottrarli alla schiavitù dell'usura, favorì a tutto potere il sorgere e l'estendersi nelle varie città dei così detti Monti di pietà che, ideati e fondati da Francescani italiani, trovarono nel B. Bernardino da Feltre (sec. XV) il loro apostolo infaticabile.

CONCLUSIONE. - Si ha il diritto storico di affermare che i lavoratori e le vittime di un lavoro o mancato o mal retribuito sono stati sempre l'oggetto delle speciali predilezioni della Chiesa di Cristo. E lo sono oggi ancora. Agli uni e agli altri, infatti, S. S. Giovanni XXIII, nel suo discorso del lo maggio, rivolgeva la sua parola e il suo pensiero commosso. Ai primi coraggiosamente diceva: «Coraggio, dunque, diletti figli e figlie! Il Signore è con voi!... Sappiate che il Papa è con voi! ». E a favore dei secondi paternamente affermava: e Resta ancora molto da fare: lo sappiamo bene, perchè quotidianamente giunge a Noi il grido doloroso di tanti Nostri figli, che chiedono pane per sè e per i propri cari, cercano lavoro, chiedono una sistemazione sicura. Il Nostro pensiero, il Nostro affetto va in primo luogo a questi uomini amareggiati dalla disoccupazione o sotto-occupazione. Ad essi pertanto deve andare la comune sollecitudine ».

Cfr. G. MIRA, Cristianesimo e vita sociale ed economica (1958)

ESEMPI

Convegni di Decurioni dei Cooperatori Salesiani

Lo scorso aprile nell'Ispettoria Ligure-Toscana si tennero due Convegni di Decurioni di Cooperatori Salesiani: il 16 aprile a Firenze, il 23 aprile a Sampierdarena. Li presiedette il Rev.mo Don Luigi Ricceri, coadiuvato dal Segretario Generale Don Favini e dal Delegato Ispettoriale Don Colombara.

Aperse il primo Convegno la Meditazione predicata da S. E. Mons. Giuseppe Franciolini, Vescovo di Cortona, ex allievo salesiano, che parlò del cuore di Don Bosco e del suo amore per le anime, specie per i giovani. A Sàmpierdarena la Meditazione fu predicata dall'Ecc.mo Mons. Federico Emanuel, allievo dell'Oratorio di Valdocco vivente il santo Fondatore: il venerando Vescovo salesiano incantò l'uditorio col racconto prodigioso delle origini salesiane.

Al Convegno di Firenze intervennero i Direttori Diocesani e i Decurioni di varie diocesi della Toscana, da Cortona a Lucca, fra i quali spiccò la figura entusiasta di Mons. Icilio Felici di Pisa.

Al Convegno di Sampierdarena furono presenti Direttori Diocesani e Decurioni di varie diocesi della Liguria, da Ventimiglia alla Spezia, e di Acqui. Spiccava la veneranda figura di Mons. Stagno Nicolò, Parroco del Carmine a Genova, ex allievo di Valdocco.

L'ordine del giorno dei due Convegni portava la relazione e lo studio di due argomenti:

1° I Cooperatori Salesiani nella mente di Don Bosco e dei Papi. Sviluppo storico della Pia Unione;

2° Contributo di buon esempio e di zelo apostolico che il nucleo dei Cooperatori deve dare nella parrocchia.

Alle relazioni seguirono interessanti discussioni. Ci fu chi chiese come mettere d'accordo, all'atto pratico, Cooperatori e Azione Cattolica. Il sig. Don Ricceri rispose che l'A. C. è al vertice delle organizzazioni, ma non è l'unica; essa è una élite, ma non tutti hanno la stessa vocazione. Come -ci sono vari Ordini religiosi e ognuno ha una sua vocazione, così è per le organizzazioni cattoliche. Inoltre il programma dei Cooperatori è meno impegnativo di quello dell'A. C.

Si può aggiungere che chi è nell'A. C. può avere potenziamento dall'iscrizione tra i Cooperatori, perchè lo spirito di Don Bosco è simpatico e incontra tra la gente; l'attività di un iscritto all'A. C. svolta nello spirito e col metodo di Don Bosco può avvantaggiarne. Ma di regola non bisogna puntare sulle stesse persone. I Cooperatori hanno un loro apostolato specifico: gioventù abbandonata, povera e operaia - stampa - vocazioni ecclesiastiche e religiose. Il Parroco saprà distribuire i vari compiti. C'è posto per tutti. Poi Don Bosco si accontenta di quello che uno può fare, non esige come è richiesto per l'A. C.

Si discusse pure con vivo interesse del problema della stampa, che per chi ha. cura di anime va diventando sempre più angoscioso. La gente s'imbeve della stampa agnostica, immorale e va verso una completa scristianizzazione. Fuori di dieci minuti di Vangelo, non sente più nulla di buono... In Olanda nessun cattolico compra un giornale non cattolico... La percentuale della stampa cattiva è altissima... Meridiano 12 tenta qualcosa: è catechismo camuffato... Anche S. E. Mons. Franciolini insiste sulla necessità di affrontare il problema stampa e di portare il proprio contributo alla sua soluzione.

I due Convegni si chiusero con la proiezione di interessanti documentari salesiani. Seguì un fraterno banchetto che accrebbe la cordialità e la gioia dell'incontro.

Convegni di Sacerdoti ex allievi cooperatori delle Tre Venezie

Il primo Convegno si tenne a Verona il 7 aprile; il secondo a Mogliano il 54 aprile; il terzo a Gorizia il 15 aprile.

Furono presieduti dal Rev.mo Ispettore Don Michelangelo Fava. Intervennero il Delegato Ispettoriale degli Ex allievi, il Delegato Ispettoriale dei Cooperatori e i Direttori che organizzarono i suddetti convegni di zona.

In ogni Convegno erano in programma:

1° La meditazione, tenuta dai monsignori: Claudio a Verona, Fusaro a Mogliano, Soranzo a Gorizia.

2° L'assemblea, di cui fu parte centrale la commemorazione di Michele Magone, tenuta a Verona da Mons. Emilio Claudio; a Mogliano da Don G. Del Favero, salesiano; a Gorizia da Don F. Bassi, salesiano.

3° Le comunicazioni sulla Pia Unione, tra le quali il pellegrinaggio e il Convegno dei Cooperatori a Roma e le celebrazioni romane in onore di Don Bosco. Parlò il Delegato Ispettoriale Don G. Clementel.

4° Le comunicazioni sulla Federazione Ex allievi. Si ebbe una interessante discussione sul comportamento degli ex allievi e allievi fuori della casa salesiana. Parlò il Delegato Ispettoriale degli Ex allievi Don Busato.

5° Progetto per un Pellegrinaggio di Sacerdoti Ex allievi e Cooperatori ad Ars per la prossima estate.

Seguirono il pranzo, il gruppo fotografico e la Benedizione Eucaristica.

Il Delegato Ispettoriale, intervenendo a questi Convegni su invito del sig. Ispettore, ha preso l'occasione per spiegare brevemente la natura e la finalità della Pia Unione come forza viva nel Corpo Mistico della Chiesa, ne ha illustrato la storia e i progressi nelle Diocesi venete e ha chiesto ai Sacerdoti Ex allievi di ricambiare l'educazione salesiana con un valido appoggio ai gruppi di Cooperatori rifiorenti nelle parrocchie, in qualità di Decurioni. Inoltre ha annunciato che il prossimo anno sarà appunto dedicato a organizzare i centri indipendenti, specialmente là dove il Decurione Ex allievo potrà più che ogni altro sacerdote - per lo spirito salesiano di cui è imbevuto e per il suo grande amore a Don Bosco - far fiorire una vera piccola comunità salesiana di Cooperatori. Ha concluso dicendosi convinto di aver additato ai Sacerdoti Ex allievi quello che possono fare per qualificarsi - tra la massa degli Ex allievi - di fronte a Don Bosco e alla Chiesa.

Il Delegato Ispettoriale ha poi verificato i loro indirizzi, ha controllato l'iscrizione di ciascuno dei presenti alla Pia Unione e al Bollettino, ha ricostruito per alcuni l'antica nomina a Decurione.

Ha in fine consegnato una busta con stampati vari riguardanti la Pia Unione, la festa di Don Bosco Patrono degli Apprendisti, la devozione a San Domenico Savio, ecc.

Tutti i convenuti furono lieti di questa ripresa di contatti con la P. U., tanto concreta e ricca di sviluppi e di realizzazioni.

ARGENTINA - Un comitato di Cooperatori a Cordoba per la difesa morale della gioventù

Ci scrive il Delegato Ispettoriale Don Tersilio Gambino: « Qui a Cordoba il lavoro per i Cooperatori è bene avviato. Essi sono stati regolarmente schedati e ogni mese alla Conferenza intervengono in buon numero. L'ultima volta erano presenti una sessantina di Cooperatrici, fra cui molte signore tra le più rappresentative della città; e in altro giorno una ventina di Cooperatori. La frequenza è in continuo aumento, grazie al lavoro degli Zelatori.

L'anno scorso abbiamo fatto gli Esercizi Spirituali «aperti»; quest'anno stiamo organizzandoli « chiusi ».

Ogni mese i lettori del Bollettino Salesiano aumentano di un centi naio: merito anche questo di attive Zelatrici. Quattro anni fa erano 1500 numeri in tutta la città; oggi sono circa 3000.

Stiamo anche organizzando un Laboratorio tra le Cooperatrici.

Ma l'attività che speriamo sia per dare i frutti più preziosi per le anime è quella che svolgerà, con l'aiuto di Dio, il Comitato per la difesa morale dell'infanzia e della gioventù, composto di elementi tra i più rappresentativi, per far fronte all'impressionante dilagare della corruzione... ».

Pellegrinaggio dei Cooperatori Salesiani lombardi a Torino

(Domenica, 24 maggio 1959)

Su invito del Rev.mo Direttore Generale della P. U., Don Luigi Ricceri, il Delegato Ispettoriale Don Rodolfo Vignato organizzò un pellegrinaggio di Cooperatori Salesiani alla Basilica di Maria Ausiliatrice in Torino per la domenica 24 maggio scorso.

Con la efficace collaborazione di vari Delegati e Delegate locali si formarono dodici torpedoni, provenienti: due da Milano, via Copernico; uno da Milano, via Bonvesin; uno da Bergamo; uno da Chiari; uno da Iseo; uno da Lecco; uno da Lodi; due da Sesto S. Giovanni; uno da Sondrio; uno da Varese.

Secondo l'accordo preso, per le ore 8,30 i Cooperatori si trovarono a Torino in Piazza Sassari, donde si mossero in corteo verso la Basilica, dove furono accolti dal Segretario Generale Don Guido Favini e assistettero alla S. Messa, celebrata dal Rev.mo Don Ricceri, accostandosi ai Ss. Sacramenti. Quindi si suddivisero nei vari gruppi, chi per continuare a pregare in Basilica e chi per visitare l'Oratorio, il Cottolengo, la Cappella della Santa Sindone o altri monumenti insigni di Torino.

La pioggia, sopravvenuta durante la S. Messa dei Cooperatori, impedì loro di fare un'adunata plenaria nel cortile per un omaggio ai Superiori.

Dopo pranzo, tornato il sereno, si fece un giro turistico per la città. Ricondotti a Valdocco alle ore 17,30, poterono dare sfogo alla loro pietà mescolati tra la folla devota. Era desiderio comune quello di partecipare alla Processione, ma l'ora troppo tarda trattenne la maggioranza. Solo un gruppetto di volontari, decisi a lasciare Torino all'ultima ora, si presero l'incarico di rappresentare tutti. Gli altri assistettero al passaggio della Processione sul corso Regina Margherita, riportando una profonda, soave, edificantissima impressione.

La giornata ha lasciato nell'animo di tutti il desiderio di ritornare, sensi di più vivo attaccamento alla Famiglia Salesiana e sinceri propositi di bene.

ROMA - Attività dei Cooperatori e delle Cooperatrici del Testaccio

La Sezione del Testaccio dei Cooperatori e Cooperatrici ha organizzato e portato a termine le seguenti attività:

1) Per le Vocazioni Sacerdotali: è stata istituita una giornata di preghiere mensile (terzo giovedì: S. Messa al mattino e ora di adorazione nel pomeriggio).

2) Sono istituiti due laboratori, dove si radunano alcune Cooperatrici per la confezione di indumenti liturgici per le Missioni e di abiti per i fanciulli poveri.

3) Assistenza ammalati: un gruppo di Cooperatrici ogni 24 del mese visita gli ammalati della Parrocchia portando loro biscotti, zucchero, frutta e stampa cattolica. Cercano così di spianare la via al sacerdote.

4) Un gruppo di Cooperatrici cura l'assistenza ai fanciulli e adolescenti orfani segnalandoli ai vari centri.

5) Esercizi spirituali: Alcune cooperatrici hanno curato, nel periodo pasquale, la preparazione al precetto in tre laboratori femminili della Parrocchia tenendo le conferenze di preparazione: alla fine dei tre giorni la comunione fu generale.

Tutte le Cooperatrici e Cooperatori parteciparono poi agli Esercizi Spirituali aperti tenuti in Parrocchia.

6) Per l'anno centenario di Lourdes furono organizzati i seguenti Pellegrinaggi: Genazzano (25 persone) - Madonna del Divino Amore (250 persone) - Pompei (90 persone) - Assisi e Loreto (50 persone) - Lourdes (60 persone).

7) Buona stampa: è stata lanciata - tra l'altro - la campagna per il periodico Con Roma e si sono già raccolti diversi abbonamenti.

Prima giornata salesiana nella parrocchia di VILLA FOGLIANO (Reggio E.)

Si tenne la domenica 12 aprile.

L'invito era stato diramato non solo alle famiglie del piccolo nucleo dei Cooperatori, ma anche a tutte le famiglie della Parrocchia.

Intervenne il Delegato Regionale Don Pietro Ceresa.

Moltissime le sante Confessioni e Comunioni.

Sull'altare parato a festa troneggiava un bel quadro di San Giovanni Bosco ed era esposta la reliquia del Santo.

Alla messa delle mamme, il Delegato parlò dell'opera educatrice di Mamma Margherita nella sua piccola famiglia prima, e nella grande famiglia dell'Oratorio poi.

Alle ore so tutti i bambini e le bambine, nel teatrino parrocchiale ebbero la loro conferenzina con la proiezione della filmina di San Domenico Savio.

Alle ore s s il Delegato celebrava l'ultima S. Messa e parlava del sistema di educazione giovanile concepito ed attuato da Don Bosco.

Canti liturgici e popolari accompagnarono tutto lo svolgersi del S. Sacrificio. Dopo la Messa si impartì la benedizione con la reliquia di San G. Bosco. Al pomeriggio si cantarono i Vespri solenni, terminati i quali il Delegato teneva la Conferenza Salesiana svolgendo il tema: « Don Bosco patrono degli Apprendisti ».

Dopo la Benedizione con il SS. Sacramento, si dava da baciare la reliquia-di Don Bosco e si faceva la questua prescritta.

Terminata la funzione in chiesa, molti desiderarono vedere qualche filmina salesiana ed il Delegato li accontentò.

La cara giornata ha lasciato in tutti un ottimo ricordo ed il desiderio di presto risentire parlare delle opere del grande Educatore dell'epoca nostra.

VERONA Il Crocifisso nelle officine ferroviarie

Per interessamento dei nostri Cooperatori di Verona, il 23 aprile, il Delegato locale Don Nereo Gilardi accompagnato dal Capo Rip. Approvv. Cav. Rag. Ferroni e dal Capo Magazz. Approvv. Dott. Attilio Naso, Ex allievo, benedisse uffici e depositi delle FF. SS., quindi nel salone allestito per l'occasione rivolse la sua sacerdotale parola alle maestranze ivi riunite e benedisse 25 crocifissi da porsi negli uffici e deposito. Il Cav. Ferroni porse a nome di tutti il suo ringraziamento.

Il 24 aprile u. S., durante la S. Messa vespertina che si è soliti tenere in occasione della Commemorazione di Maria Ausiliatrice, lo stesso Rev.mo Don Ziggiotti, di passaggio a Verona, rivolse la sua paterna parola e donò la Benedizione di Maria Ausiliatrice al folto stuolo di Cooperatrici e Cooperatori intervenuti.

Alla fine consegnò l'attestato ai nuovi iscritti e si congratulò con la nostra Unione veronese, sempre in cammino e ben rappresentata in ogni manifestazione salesiana, sapendone già più di cinquanta prenotati per il Convegno di Roma.

La seconda Conferenza Salesiana fu tenuta il 24 maggio con la Consacrazione di tutta l'Unione Veronese al Cuore Immacolato di Maria.

A TERZIGNO (Napoli) i Cooperatori e le Cooperatrici lavorano con zelo

Presso l'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice la festa di San Giovanni Bosco fu abbinata alla festa dei Cooperatori Salesiani, che reclamavano giustamente un proprio vessillo. Per l'occasione S. E. Mons. Binni onorò con la sua presenza l'Assemblea dei Cooperatori, prima benedicendo la nuova Bandiera, poi distribuendo ai molti iscritti il Diploma di appartenenza alla Pia Unione dei Cooperatori. Dopo brevi parole di prolusione del Delegato Ispettoriale Don Vacalebre, e dopo l'offerta floreale all'Ecc.mo Presule fatta da una bimba a nome di tutta la terza famiglia salesiana, il prof. Testa, Presidente della Giunta Parrocchiale di A. C. e zelante Cooperatore Salesiano, rivolgeva a S. E. il Vescovo un doveroso ringraziamento, assicurando che le opere di bene promosse dalle Cooperatrici Salesiane per aiutare il Parroco nell'istruzione catechistica in quattro rioni periferici e nella diffusione della devozione mariana, sarebbero in un futuro prossimo potenziate con altre proficue iniziative per il bene di tante anime.

Prese quindi la parola S. E. il Vescovo, che fece risaltare la figura poliedrica di San Giovanni Bosco, quale Patrono degli apprendisti in una luce fulgidissima in quel suo tempo tanto oscuro di lotte religiose e di ingiustizie sociali.

SAN GIOVANNI DI FASSA (Trento) - Commemorazione di Don Bosco Patrono degli Apprendisti

Nell'occasione di una serie di conferenze alle Cooperatrici su « il costume cristiano nelle famiglie » il Decano di Fassa Don Fortunato Rossi, Cooperatore Salesiano, ha preso l'iniziativa della Commemorazione di Don Bosco Patrono degli Apprendisti alla «Scuola d'Arte» statale.

Presentato dal Direttore della Scuola, parlò il Delegato Ispettoriale dei Cooperatori, che incoraggiò docenti ed allievi - attraverso la devozione al nuovo Patrono - a conoscere, amare e servire sempre meglio il Divino Artista.

HONGKONG - I Cooperatori e le Cooperatrici vanno organizzandosi

Il nostro confratello cinese Don Andrea Wu da Hongkong-Chai Wan scrive: « Il nostro Bollettino cinese esce ogni tre mesi. Finora ne sono usciti cinque numeri e ha suscitato vasta eco di consensi. Gli iscritti alla Pia Unione sono circa 400. Si spera che alla prossima venuta del Rev.mo sig. Visitatore Don Fedrigotti si possa radunare i Cooperatori e distribuire i diplomi. Quanto bene si spera di poter fare per mezzo dei nostri buoni Cooperatori! Il Manuale Dirigenti è molto bello, pratico e utile e servirà per una migliore organizzazione dei Cooperatori e delle Cooperatrici di Hongkong... ».

Cooperatori apostoli anche nelle retrovie

(Frosinone) 28-IV-1959

Rev. Padre S. Apollinare

giorni fa Gesù ha voluto farmi un bel regalo: quello di fari..: appartenere alla grande Famiglia Salesiana, per cui da tempo nutro tanta stima e tanto affetto. Mi è giunto il libretto della Pia Unione dei Cooperatori. Quanta gioia in me! ma anche quante lacrime, sapendomi inferma e senza possibilità di potermi muovere per lavorare come il Regolamento ci impone! Però tengo a dirvi che offrirò una cosa più preziosa a Gesù, cioè le mie sofferenze per il bene della Famiglia Salesiana. Gesù, suscita vocazioni! Gesù, converti gl'infedeli! Gesù santifica il lavoro dei Cooperatori Salesiani! Unisco questa piccola offerta per il bene che fate alle anime e voi ricordatemi a Don Bosco.

Dev.ma nel Signore

ESTERINA SALVATORE

Boario di Gromo (Bergamo)

Rev.mo,

mi scusi se oso disturbare la sua personalità. Sono ammalato da 25 anni. Io sono molto affezionato alla Famiglia Salesiana. Vorrei essere ricco per aiutare le Opere di Don Bosco, ma purtroppo non posso farlo con mezzi materiali. Se possono essere utili le mie preghiere e sofferenze, le offro con gioia per la Famiglia di Don Bosco. È nel dolore che si vede se si ama davvero il Signore e io ne godo perchè più mi fa soffrire, più mi sento unito a Lui. Con questo intendo fare domanda per essere iscritto tra i Cooperatori Salesiani. Gradisca i miei ossequi a tutta la Famiglia Salesiana.

SERAFINO ORSINI

Due lettere che non esigono commenti, ma il « grazie » che viene dall'intimo del cuore di chi sa quale tesoro sia il dolore santificato per il Corpo mistico di Cristo.

Da una lettera del Ministro della Marina Mercantile al nostro venerato Rettor Maggiore

...una serie di impegni di natura varia mi terranno lontano da Roma da domani mattina venerdì a lunedì sera quattro maggio, a Dio piacendo. Il che mi nega la gioia di partecipare alle manifestazioni indette per la consacrazione del Tempio dedicato a San Giovanni Bosco e per il Convegno Nazionale dei Cooperatori Salesiani.

Chi conosce l'affetto che nutro per Don Bosco fin da quando ero Presidente Generale della Gioventù Cattolica Italiana, può comprendere quanto mi costi tale forzata assenza materiale. Dico «materiale» perchè con il cuore sarò vicino a tutti quelli che avranno la fortuna di elevare la loro voce alleluiante e plaudente, per queste nuove glorie del grande Educatore della gioventù, qui a Roma dove Egli operò e dove torna per ribadire con la sua presenza quegli insegnamenti che talvolta anche noi, figli di tanto Padre, dimentichiamo.

Il sacrificio, che compio, mi ottenga la speciale protezione di Don Bosco dal quale - come padre, come cittadino, come uomo politico, come corresponsabile del Governo d'Italia - ho tanto da imparare tutti i giorni ed in tutte le circostanze della vita. Le sarò molto riconoscente se vorrà - al Convegno dei Cooperatori -fare conoscere la ragione della mia assenza di necessità. Mi sia consentito come Cooperatore Salesiano di antica data gridare: viva Don Bosco; vivano sempre i Figli suoi per le maggiori glorie della Chiesa, per le migliori fortune dell'Italia, per il bene del mondo!

ANGELO RAFFAELE JERVOLINO

In Breve

A Barco (Reggio Emilia), dopo la partenza delle Figlie di Maria Ausiliatrice, i Cooperatori, diretti dallo zelante Arciprete Decurione Don Paolo Ghini, si sono impegnati di rendere durevole il bene operato dalla Suore, alimentare le divozioni salesiane e mantenere vivo e operante il Centro Cooperatori. L'esito della Prima Conferenza Salesiana e delle feste di San G. Bosco e di Maria Ausiliatrice dice che quei buoni Cooperatori e Cooperatrici han tenuto fede agli impegni assunti.

Nella Parrocchia Santa Maria Ausiliatrice di Caselle, Selvazzano (Padova) il Rev.mo Parroco Don Riccardo De Mori, affezionato Cooperatore, in occasione della festa di M. Ausiliatrice, titolare della Parrocchia, ha tenuto un Convegno di Cooperatori, presieduto da un Sacerdote Salesiano.

I Cooperatori Salesiani di Milano, assecondando un voto del Convegno indetto dalla Consulta Diocesana Milanese e presieduto da S. E. Mons. Sergio Pignedoli, svoltosi a Gazzada (Varese) il 25 aprile u. s., hanno affidato l'incarico di rappresentare la Pia Unione in seno a detta Consulta Diocesana ad un Consigliere Ispettoriale, nella persona del dott. Giuseppe Zuccaro.

A Busto Arsizio (Varese) il Delegato Ispettoriale Don Vignato ha presieduto un Incontro degli Zelatori Salesiani, nel quale si è deciso di partecipare ufficialmente alla Messa d'Oro del Prevosto Mons. Galimberti, di cui è noto l'affetto che lo lega alla Famiglia Salesiana.

A Faenza ha avuto buon successo la «Messa del Cooperatore Salesiano », che si celebra nella cappella dell'Istituto alle 11,30 con breve istruzione religiosa e scelte esecuzioni musicali.