Bollettino Salesiano

ANNO LXXXIII. N.11    1° GIUGNO 1959 

IL TRIONFO ROMANO DI DON BOSCO

LE GIORNATE ROMANE DI DON Bosco hanno superato ogni aspettativa, ogni immaginazione.

Solo chi è stato presente può avere un'idea delle ore di paradiso vissute in quei giorni. Il cronista cercherà di fissare i momenti di quelle giornate, che appartengono ormai alla storia della Chiesa. Ma chi potrà ridire l'onda di sentimenti e di slanci, i pensieri santi ed edificanti che gli eccezionali avvenimenti han suscitato nei cuori?

Cercheremo di sceglierne, fra i tanti, qualcuno.

L'ingresso dell'Urna del Santo nel Tempio, subito dopo la consacrazione, è stato uno dei momenti di più intensa, generale commozione. Abbiamo visto degli operatori cinematografici che lavoravano alle riprese, mentre dai loro occhi sgorgavano lacrime. E quanti con loro! come loro! É stata appunto una impressionante caratteristica delle manifestazioni romane in onore di Don Bosco: la partecipazione palpitante di intensa vivissima commozione di centinaia di migliaia di persone. Salesiani, Figlie di Maria Ausiliatrice, Cooperatori, Ex allievi, giovani, bambini, personalità e popolo, erano tutti sintonizzati in un unico profondo palpito di preghiera e di gioia.

E poi chi potrà calcolare le folle che sono sfilate dinanzi all'Urna? Cardinali, Vescovi, Superiori di Ordini Religiosi e uomini della politica, della magistratura e degli affari, istituti religiosi, scolaresche e oratori, mamme e bambini, borghesia e umile gente del popolo, e soprattutto gioventù, tanta gioventù, hanno formato una fiumana ininterrotta di anime oranti. Sì, perchè tutti si avvicinavano per dire, nei modi più svariati, una parola al Santo. Don Bosco ancora una volta dimostrava la sua misteriosa potenza d'attrazione, la sua popolarità, la sua santità a tutti simpatica. Don Bosco ancora una volta era il Santo di tutti, ma specialmente della gioventù.

Anche a Roma si è ripetuto il « fenomeno» di tutte le feste di Don Bosco. Don Bosco fa assiepare i confessionali e le balaustrate. In un giorno solo si son distribuite nel nuovo Tempio circa 17.000 sante Comunioni. Il giorno dell'Ascensione, oltre 30 confessori sono stati impegnati nel loro ministero per parecchie ore. Ancora una volta Don Bosco ha esercitato il suo apostolato di sempre, semplice e lineare, ma vigoroso e sostanzioso, portando le anime a Gesù attraverso la Confessione.

La commozione crebbe domenica, quando il Sommo Pontefice, tra l'osannante tripudio di una moltitudine che superava di molto le centomila persone, venne a deporre la sua preghiera al Santo che aveva illuminato la sua prima giovinezza, come Egli ebbe poi a dire alla enorme folla che faceva nereggiare la immensa Piazza S. Giovanni Bosco, i viali e le strade circostanti.

Ma la commozione e la gioia toccarono il vertice l'11 maggio, quando il Vicario di Gesù Cristo volle che Don Bosco avesse gli onori del trionfo per le vie di Roma e nella Piazza di San Pietro, accanto al Santo Pontefice Pio X.

Ed ecco un altro aspetto dei trionfi romani del nostro Santo. Don Bosco, grande e fedele servitore del Papa, riceve da Lui l'omaggio che dice il riconoscimento e la gratitudine della Chiesa per questo suo fedele servizio.

Ma quasi a ringraziare per questo omaggio, Don Bosco, oggi vivo come non mai, continua il suo « servizio » al Papa, alla Chiesa, e non si stanca d'invitare coloro che sono, nel senso più largo della parola, della sua immensa famiglia, ad essere sempre col Papa, per il Papa.

A questo invito avevano risposto i Cooperatori Salesiani accorrendo a migliaia alla Messa in S. Pietro, pregando per il Papa, per le Sue intenzioni.

A questo invito hanno risposto gl'innumerevoli figli di Don Bosco che al Sommo Pontefice Giovanni XXIII han gridato in quell'incantevole vespero romano la loro fedeltà incondizionata, il loro amore indefettibile al Vicario di Cristo: l'han cantato, l'han ripetuto in tutti i modi che l'amore sa trovare.

E così il trionfo di Don Bosco si è trasformato nel trionfo del Papa: che è sempre il programma, l'ideale e la meta di Don Bosco.

Ed un ultimo pensiero tra i tanti che si affollano e premono il cuore dopo tanti spettacoli di fede, di devozione, di amore.

Finito il discorso del Sommo Pontefice, nella sera ormai inoltrata, mille e mille luci si accesero. Quelle luci - faceva osservare un giornalista - si trasformarono in altissimo simbolo: esprimevano felicemente la fiamma d'innumerevoli cuori pronti a rinnovarsi sempre più e a diventare apostoli di Cristo Signore, nella fedeltà agli insegnamenti del suo Vicario in terra, alla scuola e sulla scia di Don Bosco, il Santo d'oggi, il Santo di tutti, vivo nel trionfo di Roma e non meno nel cuore dei figli, dei tanti che nel mondo lo chiamano e lo invocano Padre.

E ci sembra che sia questo appunto il frutto migliore della glorificazione romana di Don Bosco, il frutto più caro al suo cuore ed a quello del Sommo Pontefice.

istantanee

« Ce n'è ancora della fede nel nostro popolo! » commentava un illustre Prelato, ammirando le folle che accorrevano a pregare Don Bosco nella sua chiesa.

Un papà che ha il figlio in un Aspirantato salesiano, confidava: « Se prima ero rassegnato che mio figlio si facesse Salesiano, ora ne sono orgoglioso! ».

Una Cooperatrice romana, che si era prodigata nella preparazione delle feste, a chi la ringraziava: « Il Signore mi ha già ricompensata - diceva - perchè mi ha fatto capire, come non avevo capito prima, quale grazia sia l'appartenere alla Famiglia di Don Bosco».

L'URNA DI DON BOSCO A ROMA

L'idea di portare le Sacre Spoglie di S. Giovanni Bosco aRoma nel suo nuovo Tempio fu provvidenziale. Le previsioni più rosee infatti non avrebbero potuto far pensare alle moltitudini che sarebbero accorse per una settimana intera a venerarle, e tanto meno al trionfo che avrebbero avuto per le vie dell'Urbe.

Il trasporto dell'Urna avvenne in forma privatissima su di un furgone gentilmente messo a disposizione dalla Fiat. Nel viaggio da Torino a Roma fu accompagnata dall'Economo Generale Rev.mo Don Fedele Giraudi, l'unico tra i membri del Capitolo Superiore della Congregazione che abbia ancora conosciuto Don Bosco.

Il Rettor Maggiore, avvertito che l'Urna aveva lasciato Civitavecchia, accompagnato dal Procuratore - Generale, da Roma si è recato a incontrarla sulla via Aurelia scortandola poi fino alla casa Salesiana che sorge accanto al nuovo Tempio, nel Quartiere Tusculano. Qui avvenne il primo contatto con Roma, nell'intimità della famiglia. Erano ad attenderlo con l'ansia e la gioia dei figli che sono impazienti di vedere il Padre amato, i Salesiani delle Case di Roma, a cui si unirono, oltre vari membri del Capitolo Superiore giunti in precedenza, alcuni Eccellentissimi Vescovi e Ispettori Salesiani.

La venerata Salma (con maschera di cera, opera dello scultore Cellini, con le mani giunte nell'atteggiamento di chi riposa nella pace dei giusti e rivestita di preziosi paramenti sacerdotali), per l'occasione era stata ricomposta nell'urna che fu definita «l'urna del miracolo» perchè al tocco di essa avvenne uno dei miracoli che servirono per la Canonizzazione di Don Bosco; ma sarebbe più proprio dirla «l'urna dei trionfi», perchè dopo aver visto a Torino il trionfale ritorno del Santo a Valdocco nel 1929, dopo l'apoteosi della suprema glorificazione nel '34, ha visto ora, nella stessa Città Eterna, un trionfo superiore ad ogni immaginazione.

L'urna, eseguita dalla Scuola Salesiana di S. Benigno Canavese su disegno isegno del compianto ingegnere salesiano Giulio Valotti, è di legno dorato e misura m. 2,30 di lunghezza per 1,15 di larghezza e 1,20 di altezza. Quattro angioletti, quasi a guardia d'onore e aa simbolo della predilezione del Santo per i fanciulli, ritti ai quattro angoli in leggiadra positura, sorreggono, elevandolo come a semicerchio sulla loro testina, un ricco festone di svariati frutti, simbolo dei mirabili frutti spirituali maturati nei cuori dei giovinetti mediante l'attuazione del sistema educativo del Santo. Al centro dei fianchi, sulla cornice che corona l'urna, campeggia al lato destro lo stemma di Pio XI, il Papa della Beatificazione e Canonizzazione; al lato sinistro lo stemma salesiano. Chiudono i lati quattro grandi cristalli, che permettono la completa visibilità del corpo del Santo.

MESSAGGIO DI S. S. GIOVANNI XXIII AL RETTOR MAGGIORE DEI SALESIANI

Prima delle grandi celebrazioni romane il Santo Padre aveva inviato al nostro Rettor Maggiore questo Suo angusto Messaggio, nel quale si sentono già i palpiti di quella Sua paterna benevolenza, che si manifesterà in forma radiosa nei due mirabili Discorsi che terrà nel corso delle celebrazioni:

Diletto figlio

La consacrazione del tempio, dedicato a S. Giovanni Bosco in questa alma Città, e la venuta a Roma, in tale circostanza, delle sue venerate spoglie, Ci porgono la grata opportunità di rivolgere alla grande Famiglia Salesiana la Nostra confortatrice parola. E lo facciamo con viva compiacenza, e con intima commozione dell'animo. Siamo lieti, infatti, di rilevare il significato di questo duplice avvenimento: si consacra al grande apostolo della gioventù un Santuario, proprio in questa Roma che a lui fu tanto cara, e nella quale volle lasciare preziosi ricordi della sua pietà; ed in tale occasione egli, dopo più di cento anni dalla sua prima venuta, vi ritorna non più nella modesta semplicità con cui amava nascondere la sua persona, ma accompagnato dall'universale venerazione.

Ci è grato pertanto trovare in tali prossimi avvenimenti una conferma della provvidenziale disposizione, che strettamente avvinse il Santo piemontese e la sua incipiente opera aa questa Città, come sede del Successore di Pietro. Non si può infatti comprendere appieno lo spirito che sempre animò S. Giovanni Bosco, se si dimentica la sua specialissima devozione alla Cattedra Romana. D'altra parte i Nostri gloriosi Predecessori palesarono per lui una paterna stima ed una profonda fiducia: Pio IX, infatti, lo incoraggiava a fondare la sua Società, e Leone XIII gli affidava l'erezione della Basilica del S. Cuore.

Quel piccolo seme, gettato allora da un umile sacerdote sulla parola del Supremo Pastore della Chiesa, doveva crescere e svilupparsi in un albero grandioso, che ha ormai esteso i suoi rami ospitali in tutte le regioni della terra, ovunque ci siano anime da salvare. Sicchè il ritorno di Don Bosco a Roma, in occasione della consacrazione del maestoso Santuario a lui dedicato, assume il valore di un nuovo, splendido episodio del suo amore all'eterna Città, ed altresì un tributo di riconoscenza di questa verso di lui.

Perciò Ci compiacciamo profondamente con Lei, diletto figlio, e con l'intera Famiglia Salesiana. Ma un altro motivo rende più piena la Nostra soddisfazione: sappiamo infatti che, attorno al nuovo tempio, sorgono grandiosi edifici di scuole e di oratori, modernamente attrezzati, per ospitare e formare la numerosa gioventù maschile e femminile dell'ampio suburbio tuscolano. Un nuovo campo di azione si apre dunque ai figli di Don Bosco; né mezzo più opportuno poteva essere trovato per rendere più sensibile, diremmo quasi, la spirituale presenza del Padre e Maestro della gioventù in quella zona che da lui prenderà nome.

Confidiamo pertanto che fecondi frutti di bene maturino da tali nuove opere, e dai congiunti sforzi di tanti educatori, ripieni dello spirito soave e forte del Santo Fondatore. Le giovanili energie di mente e di cuore vanno infatti sapientemente coltivate, oggi come sempre, affinchè possano svilupparsi in serena armonia di scienza e di virtù: e questo altissimo scopo non può essere raggiunto senza il genuino spirito cristiano, il solo che forma l'uomo nella sua completezza, e che assicura il bene durevole degli individui e della società. Da questo spirito è permeata l'opera di Don Bosco, ed i frutti finora raccolti sono la prova luminosa che il Signore l'ha largamente benedetta. Si continui dunque con fede, con dedizione, con amore in questa santa missione educativa, dalla quale la Chiesa e la società civile tanto si ripromettono per le future generazioni; si continui ad instillare nell'animo dei giovani, minacciato da tanti pericoli, quei grandi ideali sapientemente insinuati da Don Bosco - l'Eucaristia, la Madonna, il Papa - che soli possono custodire i grandi tesori che essi racchiudono, e plasmarli ai futuri doveri; e le nuove intraprese, che si stanno inaugurando, siano stimolo continuo a sempre più ardente amore alle anime.

Con questi voti paterni, eleviamo la Nostra preghiera al Signore, afnchè fecondi copiosamente le opere, iniziate con tanto zelo; ed a conferma delle celesti effusioni di grazie, impartiamo di cuore a Lei, ai suoi Collaboratori, ai Religiosi e Religiose della Famiglia Salesiana, ai Cooperatori ed ai fedeli tutti della nuova Parrocchia, la Nostra propiziatrice Benedizione Apostolica.

Dal Palazzo Apostolico, il 10 aprile dell'almo 1959, primo del Nostro Pontificato

JOANNES P. P. XXIII

La consacrazione del Tempio

Sua Eminenza il Cardinale Benedetto Aloisi Masella, nostro amatissimo Protettore, volle per sè l'onore di compiere la consacrazione del monumentale Tempio eretto a San Giovanni Bosco.

La solenne cerimonia si svolse in due tempi. La sera del lo maggio il Cardinale consacrante compì all'esterno della chiesa alcune cerimonie preliminari, ricche di simbolismo; quindi entrò nel tempio al canto del Veni Creator e continuò nell'interno i riti significanti la presa di possesso della chiesa.

Sabato mattina, 2 maggio, Sua Eminenza proseguì il simbolico rito della consacrazione, con una serie di cerimonie altamente suggestive. Simultaneamente consacravano i dieci altari laterali altri dieci Eccellentissimi Vescovi: i Monsignori Da Costa Nunes, Arciv. tit. di Odessa, Vice Camerlengo di Santa Romana Chiesa; Egidio Lari, Arciv. di Tiro; Luigi Fogar, Arciv. tit. di Patrasso; Nicola Conino, Vescovo tit. di Aureliopoli di Asia; Biagio Budelacci, Vescovo tit. di Nissa, Ausiliare di Frascati; Marcellino Olaechea, Arciv. di Valencia (Spagna); Luigi Mathias, Arciv. di Madras (India), Salvatore Rotolo, Prelato di Altamura e Acquaviva delle Fonti; Secondo Garcia, Vicario Apostolico di Ayacucho (Venezuela); Michele Arduino, Vescovo di Shiuchow (Cina). Gli ultimi cinque, Salesiani. Il Rev.mo Cerimoniere Pontificio Mons. Capoferri volle onorare Don Bosco dirigendo personalmente le cerimonie.

Asperso l'altare, il Cardinale officiante aspergeva l'interno della chiesa e procedeva alla fase centrale del rito consacratorio. Venivano anzitutto portate processionalmente le reliquie dei Martiri che dovevano essere collocate nei nuovi altari. La processione, partendo dall'esterno della chiesa, accompagnava il cofanetto delle sacre reliquie portato a spalle (la quattro sacerdoti in pianeta rossa, colore simboleggiante il sangue del martirio. Giunta alla porta principale, la processione sostava per dar modo all'Eminentissimo Consacrante di rivolgere ai presenti un rituale discorso in latino, in cui venivano illustrate le prerogative di santità del nuovo Tempio. Indi l'Arcidiacono leggeva due decreti del Concilio Tridentino in cui si commina la scomunica agli usurpatori dei beni della Chiesa. Subito dopo il Cardinale ungeva col crisma in forma di croce l'esterno delle porta della chiesa. Seguiva l'ingresso solenne. Le reliquie venivano deposte sull'altare. L'Em.mo Consacrante, segnati col sacro crisma i quattro angoli del foro quadrangolare aperto al centro della mensa, v'inseriva le reliquie, le copriva con una sottile lastra di marmo e incensava da ogni lato l'altare. Successivamente eseguiva sulla mensa cinque unzioni in forma di croce con l'olio dei catecumeni, per tre volte. Quindi versava sull'altare le ampolle dell'olio dei catecumeni, quasi a significare l'abbondanza dei doni divini profusi su quella sacra mensa, su cui verrà immolato innumeri volte il Corpo di Cristo.

L'ultima cerimonia importante consistette nell'unzione delle dodici croci collocate alle pareti interne della chiesa. Il solenne rito si concludeva con l'incensazione dell'altare, con un'ultima unzione sulla fronte esterna di esso e ai quattro angoli della mensa, e infine con la benedizione delle tovaglie, dei vasi e degli ornamenti dell'altare, terminata con due brevi e penetranti preghiere in cui il Cardinale consacrante impetrava da Dio l'effusione della grazia dello Spirito Santo sul Tempio testè dedicato al culto.

Subito dopo la consacrazione, che ebbe termine verso le ore 11, Don Bosco, portato a spalla da salesiani Sacerdoti in abiti liturgici e scortato da salesiani Vescovi con mitra e pastorale, con gran seguito di fedeli, entrava a prendere possesso del suo massimo Tempio, accolto e come sollevato in un indescrivibile trionfo d'amore dai suoi prediletti, i giovani, che, presi dall'entusiasmo dell'ora, elevarono tali grida di gioia da strappare lacrime a quanti assistettero all'indimenticabile scena.

Quando l'organo riuscì a sopraffare gli scrosci degli applausi, si levarono vibrate e potenti le note del canto Don Bosco ritorna tra i giovani ancor, ti chiamar, frementi di gioia e di amor... Don Bosco tornava a Roma, non più solo e ignorato come la prima volta cento anni prima, ma trionfalmente accolto dalle schiere dei suoi ragazzi, tra la viva commozione dei suoi figli - fra i quali gli allievi del Pontificio Ateneo Salesiano - rappresensanti le principali nazioni del mondo.

L'urna del Santo fu collocata nel presbiterio, dal lato del Vangelo, dove avrebbe ricevuto i fervidi omaggi d'interminabili folle di fedeli, di Em.mi Porporati, di Ecc.mi Vescovi e dello stesso Vicario di Cristo.

Mentre si svolgevano questi storici avvenimenti, nella Basilica di S. Pietro Sua Em. il Card. Amleto Cicognani apriva il Convegno Nazionale dei Cooperatori Salesiani, celebrando la santa Messa all'altare della Cattedra, presenti oltre 4 mila Cooperatori delle dieci Ispettorie d'Italia e più di 500 delegati esteri.

Era naturale che l'onore della prima Messa nel nuovo Tempio di San Giovanni Bosco fosse riservato al suo Successore. I chierici del Pontificio Ateneo Salesiano eseguirono con squisita interpretazione la Messa polifonica Regina Coeli a 4 e 5 voci sole di Jacobus de Kerle.

istantanee

Nei giorni dell'Ottavario della Consacrazione, alcuni giovanotti dell'Oratorio annesso al Tempio vedendo l'enorme folla che vi accorreva esclamarono: «Abbiamo aspettato sei anni per avere la nostra chiesa, e ora ce la cnsumano gli altri!... ».

Una buona mamma che prima abitava non lontano da S. Pietro, confidò: « Ero tanto triste per aver dovuto lasciare la Basilica di S. Pietro; ora in questa chiesa mi sento felice! ».

Un distinto signore, dopo aver assistito al trionfo romano di Don Bosco, spiegava la sua commozione dicendo: « Pensavo a Giovannino Bosco quando si dovete allontanare da casa, povero e scalzo, in cerca di lavoro e pane!...»

La storica giornata del 3 Maggio

Il 3 maggio vide un crescendo di entusiasmo per l'Apostolo della gioventù, che culminò nella visita del Santo Padre Giovanni XXIII. Noi rinunciamo a descrivere le scene di fede e di amore di cui fu teatro la nuova chiesa e centro Don Bosco. Diremo solo che il concorso dei fedeli, superiore ad ogni previsione, potè essere disciplinato soltanto perchè il vasto tempio era stato diviso da appositi steccati, disposti in modo da regolare l'afflusso dei devoti all'Urna di Don Bosco.

Già al mattino la Messa celebrata da Sua Eminenza il Cardinale Protettore Aloisi Masella per i Cooperatori, gli Ex allievi, i Presidenti delle Compagnie della gioventù salesiana e per i pellegrini d'Italia e d'Europa, trovò un clima caldo di fervore eucaristico e salesiano. Il sacro rito fa seguito liturgicamente e reso più bello dai sacri mottetti eseguiti con grazia e soavità dalla Setola cantorum di Valdocco c alternati ai cori poderosi e compatti della massa. La santa Comunione fu distribuita da numerosi sacerdoti che percorsero longitudinal pente il Tempio tra le duo stecconate centrali, divenute per l'occasione interminabili balaustre.

Non meno affollata fu la prima Messa Pontificale celebrata da S. E. Mons. Luigi Traglia, Vicegerente di Roma. In essa i giovani cantori della Casa Madre di Torino, in collaborazione con la, Scuola del Pontificio Ateneo Salesiano, sotto la direzione del Maestro Don Litigi Lasagna, offrirono una, magistrale esecuzione della Missa VII in dedicatione Ecelesiae, composta dal Maestro salesiano Don Alessandro De Bonis per la consacrazione del Tempio.

Alle ore 12 il Rev.mo Economo Generale dei Salesiani Don Fedele Giraudi ebbe l'ineffabile conforto di celebrare la sua prima Messa in quel Tempio che era stato per sei anni l'oggetto continuo delle sue amorose sollecitudini.

IL PAPA VISITA IL TEMPIO IN UN TRIPUDIO DI MOLTITUDINI ACCLAMANTI

Una memorabile visita il Santo Padre "" Giovanni XXIII ha compiuto, ieri domenica, nel tardo pomeriggio, alla nuova grandiosa chiesa nella periferia di Roma, dedicata all'inclito San Giovanni Bosco».

Così, il 4 maggio, L'Ossevatore Romano, che con accenti di manifesta compiacenza rilevava l'eccezionale grandiosità dello storico avvenimento.

« Quanto accadde ieri sera - vi si legge - ha del portentoso. Benchè l'uscita del Papa dal Vaticano, per arrivare alla via Tuscolana, si sia svolta nella consueta forma privata due sole vetture, oltre quella di staffetta - la mèta, il percorso e, soprattutto, l'arrivo indicarono un incontro di imponenza giammai vista, sinora nelle zone lontane dalla piazza San Pietro. Le consuetudini hanno un loro peso, e nessuno fino a ieri poteva supporre che l'evento di moltitudini solite a riunirsi entro il recinto berniniano potesse verificarsi anche altrove. Lo fu. Parve, infatti, che, per la circostanza., un arcano sentimento avesse indotto ben oltre centomila romani dei quartieri circostanti al nuovo Tempio di San Giovanni Bosco a congiungersi, in ben più impressionante ed ideale corteo, al seguito del Supremo Pastore.

Ieri, insieme col Papa, sembrò che anche il naturale complemento esterno del Suo pontificale ministero, la Basilica e la Piazza di San Pietro, il quadro cioè insuperabile del popolo che ivi suole accorrere intorno a Lui, si fosse trasferito entro e intorno al nuovo Tempio, per offrire un palpito, e tutto romano, di vita cristiana».

Già i primi tratti del percorso annunciarono qualcosa di eccezionale. Dense schiere di popolo salutarono il Supremo Pastore dalla Piazza del S. Ufficio, ai Lungo Tevere, alla Via Appia Antica e, successivamente, nei quartieri Appio e Tuscolano. Folti greppi erano schierati fin dall'inizio del grande Viale S. Giovanni Bosco, prospiciente il Tempio; incalcolabili folle stipavano l'immensa piazza, e si estendevano a vista d'occhio nelle strade, adiacenti. Un posto d'onore era stato riservato ai Cooperatori Salesiani e alla nostra gioventù. A mano a mano che il Papa avanzava, era un commovente crescendo di acclamazioni e di canti, un ondeggiare di bandiere e d'insegne.

La vettura del Santo Padre, nella quale era il Suo Segretario Particolare Mons. Lori,, Capovilla, e quella successiva, ove si trovavano le LL. EE. i Monsignori Federico Callori di Vignale, Maggiordomo, e Nasalli Rocca di Corneliano, Maestro di Camera, a un certo punti dovettero procedere a passo d'uomo, e si dovette anche pensare ad aprire la copertura della vettura papale, perché più immediato e confidente riuscisse il saluto della folla acclamante nel più schietto gaudio, e nell'osanna più spontaneo.

Anche il bel cielo romano si era finalmente aperto con una larga distesa d'azzurro illuminato da un lepido sole primaverile.

Erano da poco scoccate le 18,30, quando il corteo papale fu avvistato allo sbocco della piazza. Un fremito si diffuse tra la folla, soprattutto tra i giovani, al primo annuncio dato dagli altoparlanti. Migliaia di bandierine presero ad agitarsi vivamente. Un coro possente di voci argentine esplose nei «Viva il Papa!», mentre la banda dei Carabinieri intonava l'inno pontificio. All'ingresso del Tempio dove poco prima si era recato a rendere omaggio a Don Bosco anche Sua Eminenza il Card. Francesco Roberti il Santo Padre veniva ricevuto dal Rev.mo Rettor Maggiore con l'Economo Generale Don Fedele Giraudi. Erano presenti S. E. Mons. Enrico Dante, Prefetto delle Cerimonie Apostoliche, e Mons. Capoferri, Maestro delle Cerimonie Pontificie. L'interno del Tempio era rimasto riservato alle Autorità e al Clero. Nel presbitero, dal lato del Vangelo, era il Vicegerente di Roma, S. E. Mons. Traglia, con l'Arcivescovo di Bari, S. E. Mons. Nicodemo. Seguivano alcuni Ecc.mi Vescovi Salesiani, i Monsignori Luigi Mathias, Arcivescovo di Madras, Marcellino Olaechea, Arcivescovo di Valencia, Domenico Comin, Vicario Apostolico di Mendez; Salvatore Rotolo, Vescovo Tit. di Nazianzo, Prelato di Altamura e Acquaviva delle Fonti; Michele Arduino, Vescovo di Shiuchow; Secondo Garcia, Vicario Apostolico di Puerto Ayacucho.

Dal lato dell'Epistola avevano preso posto i Rev.mi Superiori Maggiori: Don Giovanni Antal, Direttore Spirituale; Don Archimede Pianazzi, Direttore degli studi; Don Ernesto Giovannini, Direttore delle Scuole professionali, Don Modesto Bellido, Consigliere per le Missioni; Don Luigi Ricceri, Consigliere per i Cooperatori e per la Stampa, Dori Guido Borra, Consigliere Generale; Don Salvatore Puddu, Segretario Generale; Don Luigi Castano, Procuratore Generale; Don Giulio Bianchini, Postulatore Generale; Don Antonio Candela, ex Consigliere Generale; tutti gl'Ispettori d'Italia, della Spagna, della Germania, del Belgio e di alcune nazioni d'America. C'erano pure numerosissimi Direttori e larghe rappresentanze di Salesiani provenienti da ogni parte dei mondo.

Fuori del presbiterio avevano preso posto le Autorità civili e molte personalità, che avevano voluto onorare il Santo. Tra di esse: S. E. il Ministro Andreotti, i Sottosegretari Folchi e Magrì, il Sindaco di Roma Avv. Cioccetti, con la Giunta al completo; il Capo, della, Polizia, Prefetto Carcaterra, gli Onorevoli Cingolani, Campilli, Restagno, Menglii, Ccrvone; l'ing. Rebecchini, il Prefetto Buglione, il Primo Presidente della Cassazione Eula, il Gen. Norcen, l'Ambasciatore d'Italia presso la Santa Sede S. E. Migone, l'Ambasciatore del Venezuela, il Ministro di Cina. Inoltre il Comm. Poesio con tutta la Presidenza generale degli Ex allievi salesiani, la Giunta Diocesana dell'Azione Cattolica, di Roma con il P. Zambetti. Presenti pure l'Assistente Ecclesiastico dei Maestri Cattolici Mons. Grego e i Superiori Generali di molte Congregazioni Religiose. Era nel tempio anche la Rev.ma Madre Angela Vespa, Superiora Generale delle Figlie di Maria Ausiliatrice, con altre Superiore del Consiglio Generalizio.

L'entrata del Santo Padre nella maestosa chiesa segnò per tutti momenti di paradiso. Al suono delle campane e allo scrosciare degli applausi si unirono le note dell'organo e il coro potente del Tu es Petrus, cantato dalle Scholae riunite della Casa Madre di Torino e del Pontificio Ateneo Salesiano.

L'amabile Pontefice avanzò sorridente e benedicente lino al presbiterio, dove adorò il Santissimo. Quindi si portò presso l'Urna e si raccolse in devota preghiera a, San Giovanni Bosco. « Una profonda commozione scrive L'Osservatore Romano - era nel cuore di tutti gli astanti: sembrò di rivivere la giornata fulgida della primavera del 1934, allorchè un altro Pontefice, Pio XI, decretò il supremo onore degli altari al Santo dei giovani e dell'educazione cristiana». Si levò possente il canto dell'inno Iste Confessor a quattro voci, alternato col popolo, dopo il quale il Santo Padre cantò a voce chiara e devota, l'Oremus del Santo e ne incensò le sacre spoglie.

Dopo aver ammirato l'altar maggiore e il grande mosaico che lo domina, raffigurante la gloria di San Giovanni Bosco, Sua Santità, fatta altra preghiera dinanzi al Santissimo, lasciava la chiesa per iniziare l'eccezionale udienza. Un'udienza pontificia di periferia, unica nella storia della Roma contemporanea, non tanto per il luogo, quanto per il numero e l'entusiasmo dei partecipanti.

Dinanzi al portale del Tempio, su cui campeggia un massiccio altorilievo simboleggiante la gloria di Don Bosco, la Floreria Apostolica aveva disposto un trono, che nel suo rosso vivo si stagliava sul nitore della facciata e dei grandi caseggiati che gli fanno da cornice. Il Santo Padre vi si assise tra gl'incessanti applausi e gli evviva dell'immenso uditorio. Poi nel trepido e commosso silenzio si udì la robusta voce del Sommo Pontefice, diffusa lontano dai potenti altoparlanti. Più che allocuzione, fu un grande colloquio tra, il bianco Padre e la moltitudine dei suoi figli, nel nome soave, tanto caro e popolare del Santo dei giovani. Il silenzio profondo della moltitudine in ascolto significava pieno e sentito consenso alla parola semplice, vibrata, paternamente calda del Padre comune.

Durante l'intero discorso più volte l'uditorio attentissimo esplose in acclamazioni vivaci, in grida di gioia, mentre il Santo Padre pareva non sapersi staccare da quei suoi diletti figliuoli. Particolarmente viva fu la compiacenza suscitata allorchè il venerato Padre del popolo cristiano ebbe a ripetere, con affettuosa insistenza, parole d'incoraggiamento, di gratitudine per aver potuto intrattenersi con tanti fedeli, soprattutto con tanti giovani e con il popolo devoto ai piedi di questo nuovo tempio dedicato dalla solerzia dei Salesiani e dalla generosità dei Benefattori alla gloria di Don Bosco, sullo scenario di nuovissime case e di prati verdeggianti.

Al termine del Suo paterno Discorso, il Santo Padre graziosamente invitava i presenti a rispondere, con la pienezza del loro canto, alla Benedizione Apostolica che Egli stava per impartire.

E realmente il coro di risposta fu nuova manifestazione di fede. Mentre le ultime parole di benedizione risuonavano per l'ampia piazza, uno stormo di colombi prendeva il volo dal portico d'ingresso del Tempio, sciamando per l'aria fra applausi ed indescrivibile entusiasmo.

Il Santo Padre riceveva quindi l'omaggio degli Ecc.mi Presuli e dei componenti il Capitolo Superiore dei Salesiani, presentatoGli dal Rettore Maggiore Don Ziggiotti. L'Arcivescovo di Madras, S. E. Mons. Luigi Mathias, salesiano, offrì a Sua Santità un pregevole collare di fiori artisticamente riprodotti, come suole farsi in India per alti personaggi.

Avveniva poi la presentazione delle Autorità civili.

Il ritorno del Sommo Pontefice fu nuova occasione per ulteriori manifestazioni di affetto filiale.

« In quest'ora di tripudio - scriveva Il Quotidiano di Roma mentre perduravano gli echi di tanta festa, ci è parso di vedere alta, e solenne, insieme con quella del Vicario di Cristo, la bonaria figura di Don Bosco posta a protezione di una così grande moltitudine del popolo romano. Ed abbiamo sentito più che mai vivo ed operante il suo anelito: Da mihi animas ». E L'Osservatore Romano terminava la sua. relazione definendo la visita di Sua Santità al Tempio di Don Bosco «un memorabile trionfo di devozione e d'amore».

Tale trionfo di devozione e d'amore al Pontefice acquista, risalto se si pensa che è avvenuto nella periferia romana, in uno dei quartieri più lontani e in formazione. Si può ben dire che la memoranda visita del Papa segnò la data storica della consacrazione del nuovo Quartiere, il consolidamento di una vita cristiana già in atto per quel buon popolo di periferia, che avrà il suo radioso centro nel nuovo Tempio e che fu prevenuto dal paterno accogliente sorriso di S. Giovanni Bosco, il quale ha voluto precedere i suoi figli per accoglierli a mano a mano che giungevano a popolare i nuovi palazzi, veri alveari umani.

La sera stessa il Santo Padre incaricava il suo Segretario Particolare Mons. Loris Capovilla di telefonare alla nostra Procura il Suo alto compiacimento e paterna soddisfazione per la grandiosa manifestazione di fede che si era svolta sotto i suoi occhi presso il nuovo Tempio.

E il giorno dopo, lunedì 4 maggio, con nuovo comniovente tratto di bontà, il Sommo Pontefice faceva pervenire al nostro Rettor Maggiore questo prezioso telegramma firmato da Lui stesso.

Città dei Vaticano, 4/5/1959

Rev.mo Don Renato Ziggiotti

Rettor Maggiore Salesiani

Vicolo della Minerva, 51 - Roma

Con sensi di profonda soddisfazione rivolgiamo un commosso e grato pensiero ai diletti Figli della Famiglia Salesiana et a quanti, oranti e plaudenti, si unirono a Noi nel solenne rito celebrato presso Urna venerate Spoglie San Giovanni Bosco nel nuovo tempio a Lui dedicato nell'Alma Urbe, che Gli fu tanto cara et nella quale ha lasciato così pieziosi ricordi di pietà e di zelo.

All'espressione di paterno compiacimento uniamo il fervido auspicio che questi giorni di omaggio devoto all'indito glorioso Santo e di intenso fervore religioso siano fecondi di edificanti frutti spirituali nelle anime, mentre rinnoviamo a Lei, ai suoi collaboratori, ai Religiosi e Religiose della benemerita Società Salesiana, ai Cooperatori, ai fedeli tutti della nuova Parrocchia, la propiziatrice e confortatrice Nostra Apostolica Benedizione.

JOANNES PP XXIII

Lo stesso giorno il Santo Padre tenne un discorso ai partecipanti al Convegno Nazionale della Stampa Cattolica.

Appena ebbe finito, il nostro Don Carlo De Ambrogio, Direttore di Meridiano 12, gli si avvicinò per baciargli l'anello.

Lei è!... » gli chiese il Papa. Rispose: « Un Salesiano clic si occupa di Meridiano 12, le Letture Cattoliche di Don Bosco ». Lo interruppe: « Oh, Don Bosco! ».

Raccolse le mani e sollevò gli occhi. Poi continuò: « C'era lei ieri sera! »: « Sì...»

Si volse a tutti, clic gli si stringevano vicino e, parlando lentamente, disse: « Quello è stato un trionfo grandioso. Una pagina nuova nella storia religiosa della Chiesa!».

IL PATERNO DISCORSO DI SUA SANTITÀ GIOVANNI XXIII

Sua Santità Giovanni XXIII, dopo aver visitato il Tempio monumentale di San Giovanni Bosco e adorato il Santissimo Sacramento e venerate le Sacre Spoglie del Santo, usciva sulla immensa piazza intitolata a Don Bosco, e da apposito trono disposto alla porta centrale, rivolgeva una calda, vibrante allocuzione all'immensa moltitudine valutata a ben oltre centomila persone. Ne riportiamo i pensieri principali.

Nel rivolgere il Suo paterno saluto e le Sue esortazioni a tutti i cari figliuoli presenti, il Santo Padre rilevava, anzitutto, che lo spettacolo da essi offerto era degno di un poema. A Roma, in realtà, ogni cosa assume proporzioni ingenti; ma ecco: anche la nuova manifestazione della Roma periferica, che circonda l'Urbe antica, era particolarmente solenne. Pur volendo richiamare gli avvenimenti della storia passata, di certo non si era mai potuto contemplare qualche cosa di simile in tal genere di fervorose adunanze.

La prima impressione che il Padre delle anime aveva ricevuto nel giungere al nuovo Tempio era quella della giovinezza: e subito, per contrasto, aveva ripensato ai tempi trascorsi. Allorchè era piccolo fanciullo, sentì un giorno la notizia che, a Torino, era morto Don Giovanni Bosco. D'altra parte, proprio in quegli anni si ascoltavano sovente delle voci secondo cui la Chiesa era prossima a finire; e i buoni vecchi scuotevano il capo esclamando: povero mondo, povera Italia, poveri paesi nostri! E che sarà di questi ragazzi che vengono su, con tutto il lavoro ed era un ben cattivo lavoro - che si fa per guastarli, pervertirli, distrarli dalla tradizione dei padri?

La risposta viene - continuava Sua Santità - dal vostro Pontefice. Egli vi può parlare dopo aver girato un po' il mondo e dopo aver vissuto vari anni e con esperienze assai maggiori di quelle di chi paventava un tristissimo avvenire. L'attuale incontro era significativo ed eloquente. Da una parte i giovani: in piedi con il loro entusiasmo, festanti dinanzi alla grandiosa chiesa dedicata a San Giovanni Bosco; dall'altra parte, anzi accanto ad essi, il Vescovo di Roma, il Papa della Chiesa universale, il quale raccoglie il loro grido di fede e di promessa: ci siamo noi, ci siamo noi! Noi giovani di oggi abbiamo ricevuta la santa tradizione dei padri e non intendiamo rinunziarvi. Siamo noi a proclamare che crediamo in Cristo; a dire che, accanto a Lui, c'è la Madre sua, sempre anche Madre nostra; a riconfermare che le pietre del Decalogo non sono spezzate. Certo qualcuno comportandosi altrimenti, vuole ignorarle: peggio per lui, poveretto!: vedremo, comunque, di aiutarlo. Ma la legge santa è là, incrollabile; il Vangelo resta sempre il libro eterno ; nei nostri tabernacoli palpita sempre il Cuore di Gesù; dai nostri altari la Madonna veglia sulle madri, sulle giovani spose, sui giovani, sull'innocenza, sulla verginità che fiorisce; sui missionari, il cui apostolato di continuo si estende e si infervora. Non siamo, dunque, sulla terra dei morti, ma sulla terra dei vivi, fervidamente vivi!

Sua Santità ringrazia sempre il Signore per questo conforto: esso è pure un grande incoraggiamento per tutto il cammino da percorrere.

Sovente i Sacerdoti leggono nel Breviario qualche cosa che fa rabbrividire. Vi si parla di coloro che, rinunciando a Dio, respingendo Dio, credono di poter trovare qualche pace quaggiù. No è scritto che gli empi non avranno pace. Avranno forse qualche successo: ma ciò è misera cosa. Bisogna richiamarli, compatirli, occorre avere pazienza anche con loro: spiegare ad essi perchè non riusciranno mai ad avere la pace. La pace vera alberga nell'anima del giusto e di chi si tiene unito al Cristo, il quale resta sempre il trionfatore. Può sembrare, talvolta, qua o là, sepolto, ma sicuramente riappare il fremito della tomba che s'apre: e immancabile è la vittoria del Risorto.

Alcuni istanti prima era riecheggiato nel vasto piazzale e nella spaziosa via prospiciente il cantico Christus vincit, Christus regnat, Christus imperat! È il nostro cantico; un inno senza fierezze, senza avversioni, ma possente, generoso, giacchè sintetizza il procedere mirabile del dolce e soave impero di Gesù nel mondo.

Siamo vicini a Don Bosco proseguiva l'Augusto Pontefice a colui che suscitò imprese immortali: ed era un povero figlio del popolo. Sua Santità l'ha conosciuto in virtù della cristiana educazione che Gli venne impartita in famiglia, nelle varie pagine lette sulla vita e le opere: si rese subito conto come sia stata la grazia del Signore a compiere tante meraviglie, e come essa sia principio di elevazioni ed apportatrice della vera e vasta genuina pace, perchè è fatta di carità.

Passando ad altre confidenze, il Santo Padre, mentre rinnovava la Sua gratitudine per le accoglienze ricevute, per la gioia procurata al cuore di Chi rappresenta tutta la Chiesa Cattolica, Apostolica e Romana, per il conforto di sapere come tante anime accrescano ognor più la loro fedeltà e il loro impegno, teneva a ripetere come Egli sia schivo dalle manifestazioni fragorose e se ne senta mortificato, mentre deve pur rassegnarsi agli atti di premuroso amore dei Suoi ngliuoli. Ma c'è uno spettacolo che Gli tocca il cuore, allorchè passa in mezzo alle moltitudini - e se ne susseguono nella Basilica e in piazza S. Pietro e nelle udienze, e anche altrove: a Fatima una volta si trovò dinnanzi a una sterminata accolta di mezzo milione di persone -; ed è quando vede i padri levare in alto i loro bambini perchè ricevano una speciale benedizione. Ciò indica la sicurezza che tutto va e andrà bene e per il meglio ; poichè Cristo è presente accanto alla innocenza, è il divino animatore degli individui e delle famiglie, assiste e rincuora nei giorni della prova e della mestizia.

Per tornare alla solennità di quell'ora, l'Augusto Pontefice voleva salutare, in maniera singolare, i Salesiani, sacerdoti zelantissimi e carissimi, i quali, insegnando, scrivendo, fabbricando, ricorrendo a tante meritorie attività in ogni parte del mondo, attuano il programma del loro Santo Fondatore. Lasciando poco prima la Basilica Vaticana, ove aveva decretato gli onori degli altari a una eroica, grandissima Beata, Sua Santità pensava a quel che Gli avrebbero riserbato i Salesiani. Ebbene: si tratta di una nuova felice attuazione, di un nuovo tocco vibrante di fede, di religiosità profonda e attiva, la quale suscita le più liete e fondate speranze.

A questo punto il Papa annunziava la Sua Benedizione. Intendeva darla invocando la Madre di Dio, come la invocano sempre i Salesiani, con l'appellativo dolcissimo di Maria Ausiliatrice il bellissimo titolo tratto dalle Litanie, e con tanta opportunità, da Don Bosco, nel contempo, invocando la intercessione dello stesso Santo e di altro eccelso Protettore, San Pio X, che di Don Bosco fu grande amico, e intorno al quale, in occasione del viaggio delle Sacre Spoglie da Roma a Venezia, si sono avute stupende dimostrazioni di devoto omaggio e di ardente slancio nella città che gli fu tanto cara. C'è, dunque, come un'intesa tra il cielo e la terra. Essa ribadisce la eccellenza di tutti i nostri propositi, espressi quasi a ragione della nostra vita, a tranquillità delle nostre giornate, a saldezza della nostra fiducia, nel sicuro annuncio che, al di là, del tempo e dei nostri occhi, c'è un paradiso, un gaudio eterno che tutti ci attende.

Dopo il benevolo annunzio, tutti i presenti erano invitati a pregare per il Papa, affinchè il Suo grave compito sia sorretto dagli aiuti del Signore. Siamo vicini alla Pentecoste. Si sa che cosa avvenne in quel giorno, dopo la discesa dello Spirito Santo. Un repentino, magnifico rigoglio della Chiesa nascente, per opera degli Apostoli, soprattutto di San Pietro, che aveva superato incertezze e debolezze, a un certo momento così acute da fargli rinnegare il Signore. Ma immediato fu il sincero pentimento: e sua fu, nel giorno della Pentecoste, la prima affermazione pubblica che a Cristo si deve onore, gloria, amore e benedizione per tutti i secoli.

San Pietro continua ad implorare particolari grazie per i Suoi Successori. A San Pietro e ai grandi Santi testè invocati, a tutti gli altri Comprensori celesti la supplica perseverante di tutti i redenti. Con tale pensiero il Santo Padre voleva suggellare l'indimenticabile colloquio. Si tratta, in una parola, di una realtà tutta propria della Chiesa Cattolica. Ogni fedele è chiamato ad essere, con la preghiera e la vita cristiana, un collaboratore dei Santi; ed è suo impegno e sarà suo merito di essere sempre più degno di tanto onore. Questo il precipuo ricordo della memoranda adunanza di fede e di pace.

IL SOLENNE OTTAVARIO

Alle celebrazioni di sabato e domenica seguì il solenne ottavario che suole tenersi dopo la consacrazione delle chiese. Il nostro venerato Rettor Maggiore volle che questa settimana di preghiere raccogliesse in ispirito attorno al Padre e Fondatore, nel centro della Cattolicità, tutta la Famiglia Salesiana per secondare l'intenzione del Santo Padre e pregare per la pace nel mondo, per il buon esito del Sinodo Diocesano di Roma e por l'auspicatissimo Concilio Ecumenico.

Il concorso di clero e di popolo per tutta la settimana fu tale che si ebbe l'impressione di una sagra salesiana. Chi non ha visto non può farsi un'idea delle moltitudini che, attratte dall'amore al popolarissimo Santo dei giovani, sono accorse a venerarne le Sacre Spoglie, racchiuse nella grande urna dorata, a cui dava risalto la festosa policromia dei marmi elio rivestono le colonne, le pareti e il pavimento del nuovo 'l'empio. Fu un trionfo che, per spontaneità, e grandezza, fece pensare a quelli della Beatificazione e Canonizzazione. Per otto giorni si videro sfilare folle innumerevoli di devoti che non si saziavano di conteunplare la Salma benedetta, di mandare baci e versar lacrime di commozione e di gioia, mentre passavano davanti all'Urna senza poter avere la legittima soddisfazione di fermarsi anche solo un istante a contemplarla, a pregare a loro agio, perchè sospinti dalla folla che andava ininterrottamente premendo e snodandosi come un nastro senza fine.

« Dal 2 maggio - scriveva il Corriere della Sera del 7 maggio - è stato un continuo, eccezionale accorrere di fedeli. Il loro numero è stato calcolato almeno in cento cinquantamila, al giorno, ma tale cifra è stata largamente superata in occasione della visita di Giovanni XXIII e oggi nella ricorrenza della festività dell'Ascensione. " È Don Bosco che li chiama - dice il Direttore dell'Opera salesiana Don Ulderico Romani. - Non si spiega altrimenti tanta affluenza di persone di tutti i ceti. Noi avevamo organizzato solo alcuni pellegrinaggi, ma non ci aspettavamo una cosa simile " ».

L'abbiamo osservata quella folla: sui volti, spesso rigati di lacrime, non c'era curiosità, ma devozione e amore: mamme e babbi invocavano, anche ad alta voce, protezione sui figli. Molte mamme stringevano tra le braccia i loro bambini, ai quali avrebbero voluto far baciare l'Urna, ma poiché la distanza non lo consentiva, si rassegnavano a invitarli a mandare baci al caro Santo.

Lo stesso Economo Generale, che pareva non potersi staccare da quell'impressionante spettacolo di amore a Don Bosco, rinnovantesi ogni giorno, ogni ora, commosso nel vedere mamme impotenti ad accostare a Don Bosco i loro piccini, a quando a quando ne sollevava qualcuno tra le sue braccia fino a fargli baciare l'Urna venerata. Ci fu anche una, mamma che si presentò al sacerdote con un grappolo di bambini e implorò: « Un'eccezione la fanno per i miei otto bambini?». Il sacerdote; rompendo ogni consegna, la introduce nel presbiterio; la mamma si accosta alla sacra Urna, circondata dai più piccoli, e la fa loro baciare; la segue il babbo con i più grandicelli e li invita a pregare il Santo amico dei fanciulli perchè li faccia buoni come ha fatto buono Domenico Savio e innumerevoli altri ragazzi...

In questo clivia di straordinario fervore si svolsero le grandi funzioni programmate per ogni giorno: alle 8,30 Messa letta di un Eminentissimo Cardinale o di un Eccellentissimo Vescovo; alle 10,30 Messa pontificale di un Eccellentissimo Vescovo; alle 18 Messa, Rosario, Discorso di un Em.mo o Eccellentissimo Oratore, Benedizione Eucaristica impartita da un Eminentissimo Porporato.

Celebrarono successivamente le Loro Eminenze Rev.me i Cardinali Paolo Giobbe, Andrea Jullien, Fernando Cento, Giovanni Amleto Cicognani; e le LL. EE. Rev.me Mons. Luigi MMlathias, salesiano, e Mons. Carlo Grano, Nunzio Apostolico in Italia. Tennero Pontificale le LL. EE. i Monsignori Giovanni Lucato, Michele Arduino, Salvatore Rotolo, Ettore Cunial, Vicegerente. Impartirono la Trina Benedizione Eucaristica le Loro Eminenze Rev.me i Cardinali Valerio Valeri, Giuseppe Pizzardo, Carlo Confalonieri, Francesco Roberti, Marcello Mimmi, Eugenio Tisserant, Decano del Sacro Collegio. Dissero le lodi di San Giovanni Bosco Sua Em. il Card. Federico Confalonieri, gli Ecc.mi Monsignori Enrico Nicodeino, Arcivescovo di Bari, Ismaele Mario Castellano, Assistente Centrale dell'A.C.I., Pietro Sigismondi, Segretario della Sacra Congregazione di Propaganda Fide, e i Salesiani Don Guido Favini, Don Mario Biagini e Don Luigi Castano, Procuratore Generale. Tennero esecuzioni musicali, oltre le Seholae della Casa Madre di Torino e del Pontificio Ateneo Salesiano, già nominate, anche quelle dell'Aspirantato salesiano di Chiari, dell'Istituto salesiano Pio XI, dello Studentato Filosofico di San Callisto, della Parrocchia salesiana di Latina, dell'Oratorio annesso al nuovo Tempio, della Parrocchia salesiana del Testaccio.

Alle celebrazioni solenni s'intrecciavano quotidianamente spontanee manifestazioni popolari da parte dei numerosi fedeli; alle Messe eseguite in canto polifonico si alternavano canti popolari, tra cui dominava lo storico popolarissimo inno della Beatificazione: Giù dai colli...

Oltre gli Em.mi Cardinali e gli Ecc.mi Vescovi officianti, non mancarono altri pellegrini illustri, tra cui gli Em.mi Cardinali Tardivi e Fumasoni Biondi, alcuni Ministri, Senatori e Deputati. Si vide anche l'ex Presidente della Repubblica S. E. Luigi Einaudi con la sua gentile Signora assistere alla Messa in atteggiamento di devoti pellegrini e poi visitare, ammirati, il nuovo Tempio.

Nota dominante, durante tutta la settimana, quella dei fanciulli e delle fanciulle, dei giovani e giovanette non solo delle case salesiane e delle Figlie di Maria Ausiliatrice, ma di scuole pubbliche e private, di collegi e istituti e seminari, che fecero echeggiare quasi ininterrottarnente le volte del luminoso Tempio dei loro canti e delle loro preghiere. Grandioso soprattutto lo spettacolo dato da tutti i giovani degli Oratori salesiani di Roma il giorno dell'Ascensione. Quei ragazzi, soggiogati dalla grandiosità del l'empio e come inebriati di gioia e di entusiasmo per la presenza di Don Bosco in mezzo a loro, ne cantarono le lodi, oseremmo dire, le gridarono, dando libero sfogo al loro amore filiale.

A elencare gli altri pellegrinaggi non ci proviamo neppure. Non possiamo però non far cenno di due tra i più numerosi. Venerdì 8 maggio al mattino rese omaggio a Don Bosco la Famiglia romana del Servo di Dio Don Orione con circa 2000 ragazzi. Celebrò il Superiore Generale Rev.mo Don Pensa e parlò loro il nostro Economo Generale Don Giraudi, già compagno del venerato Fondatore all'Oratorio di Valdocco, vivente Don Bosco. Nel pomeriggio accorsero a manifestare la loro devozione a Don Bosco nel suo Tempio i Padri Giuseppini, figli del Servo di Dio Teol. Leonardo Murialdo, accompagnandovi una massa di oltre 2500 giovani. Celebrò il loro Vice Superiore Generale e parlò il nostro venerato Rettor Maggiore.

La domenica 10, ultimo giorno dell'Ottavario, si rinnovò lo spettacelo di fede della domenica 3 maggio e del giorno dell'Ascensione. Si sarebbe detto che il buon popolo romano non si decidesse a staccarsi dal caro Santo.

La funzione della prima Comunione di 400 bambini, celebrata da S. E. Mons. Mathias, offrì la bianca visione di quelle anime innocenti che si accostavano per la prima volta a Gesù e che preludiavano al trionfo che il giorno dopo Roma avrebbe tributato ai due Santi Apostoli dell'Eucaristia.

Il nostro venerato Rettor Maggiore celebrò la Messa delle 1l, che la Televisione Italiana trasmise, offrendo modo a tutti gl'Italiani di ammirare il nuovo Tempio.

A sera, dopo la Messa celebrata da Don Ruggiero Pilla, tanto benemerito della nuova chiesa, e il discorso del nostro Procuratore Generale Don Castano, si cantò il solenne Te Decana di ringraziamento e Sua Em. il Card. Eugenio Tisserant impartì la Benedizione Eucaristica.

Per tutto il giorno continuarono ad affluire moltitudini di fedeli, fino a raggiungere un ondeggiare impressionante, mentre ininterrottamente si snodava, opportunamente disciplinata, la lunga teoria dei divoti che passavano a venerare Don Bosco.

Ancora a tarda sera, quando ormai si doveva portare l'Urna alla Basilica del Sacro Cuore, fu difficile far sfollare la chiesa e si dovette ricorrere all'intervento delicato ma deciso della forza pubblica. Quando il Tempio fu sgombro, la sacra Urna fu collocata sull'apposito furgone; e, salutato dai canti e dalle preghiere dei presenti, Don Bosco lasciò il suo Tempio, per ritornare, esattamente dopo 72 anni, nella sua cara Basilica del sacro Cuore, dove l'afflusso continuo dei fedeli rinnovò le scene di amore e di fede che si erano viste alla periferia.

Chiuderemo queste note di cronaca con un doveroso riconoscimento del lavoro esplicato con zelo dai Salesiani di Roma, in particolare dal sig. Ispettore, dal Direttore e dal Parroco del nuovo Tempio.

Ed ecco alcuni geniali rilievi dell'Osservatore Romano del lo maggio: « Una chiesa che si direbbe abbia il desiderio di vedere la cupola di San Pietro e perciò superi la distanza innalzando anch'essa la sua cupola sugli edifici dell'Urbe, e ne faccia antenna per diffondere il programma di Don Bosco: «Per il Papa, col Papa, amando il Papa». Ma l'accostannento moralmente obbligato del nuovo tempio con la chiesa del Sacro Cuore costruita da Don Bosco al Castro Pretorio, invita a considerare un'altra singolare coincidenza. Sul campanile del santuario di via Marsala, una statua dorata del Sacro Cuore porge il saluto di Roma a quanti vi giungono col treno. La cupola del tempio di Don Bosco lo porge a quelli che vi arrivano per le vie del cielo.

Inaugurando nel 1920 a Torino il monumento del loro Padre, i giovani cantarono: — Don Bosco! è un canto infinito che udranno del mondo le mille città". A quarant'anni di distanza da quell'omaggio, l'apoteosi romana dimostrerà che durante tutto l'ottavario della consacrazione dal Tempio quel "canto infinito " si condenserà e si sublimerà nella capitale del inondo cattolico, nella preghiera e nella parola del Papa».

DUE GRANDI SANTI IN UN CORTEO DI GLORIA

Radio, giornali, televisione hanno diffuso nel mondo la notizia della eccezionale glorifica:ione romana dei due Santi « tanto cari al cuore delle moltitudini cristiane »: il Papa San Pio X e l'Apostolo della gioventù San Giovanni Bosco.

Il Santo Padre Giovanni XXIII, definendo quel tardo pomeriggio dell'11 maggio « sera dì commozione e di amore », non avrebbe potuto esprimere meglio il forte senso di commozione da cui è pervaso l'animo al pensiero delle vie mirabili della Provvidenza che, al compiersi del primo quarto di secolo dalla suprema glorificazione di Don Bosco, ha voluto onorare il Santo Educatore informa eccezionalmente grandiosa e quasi con una seconda canonizzazione.

Chi avrebbe potuto immaginare, anche solo un mese prima, che alle sacre Spoglie di Don Bosco portate a Roma per essere esposte alla venerazione dei fedeli nel sito nuovo Tempio, sarebbero toccati gli onori del trionfo insieme col grande Papa dell'Eucarestia?

Il ragazzo Angelo Roncalli quando, nel 1888, seppe che la Chiesa era in lutto per la morte di uno dei suoi figli più degni, avrebbe mai sognato che un giorno, divenuto Vicario di Gesù Cristo sulla terra, avrebbe tributato a quel santo Sacerdote di cui allora si piangeva la morte, onori trionfali nella Città Eterna?

Tanto meno il santo Pontefice Pio X, il 28 luglio 1907, nell'apporre il suo Placet e la sua firma al decreto che onorava Don Bosco col titolo di « Venerabile », avrebbe pensato che dopo soli 52 anni avrebbe condiviso col santo Prete di Valdocco gli onori di questo nuovo trionfo nell'Urbe; nè quando, il 15 agosto del 1875, Don Bosco aveva invitato il Canonico Giuseppe Sarto a sedersi alla sua povera mensa, aveva potuto immaginare che quel suo Ospite, divenuto Papa ed elevato agli onori degli altari, un giorno l'avrebbe invitato a condividere la sua gloria e i suoi trionfi romani.

« Sera di commozione », dunque, ripensando alle vie mirabili della Provvidenza, che suole esaltare gli umili nelle forme più impensate; ma anche « sera di amore », perchè la glorificazione di San Pio X e di Don Bosco fu il trionfo della bontà, la caratteristica forse più spiccata tra le molte che furono comuni ai due amabili Santi. Tutto un popolo è accorso ad inchinarsi riverente al passaggio della bontà. Bastava osservare le folle oranti che facevano ala al loro passaggio: molti s'inginocchiavano, moltissimi si segnavano raccogliendosi in preghiera, non pochi erano commossi fino al pianto: erano romani non più giovani che ricordavano di essere stati benedetti dal Papa della loro fanciullezza, erano mamme che s'intenerivano al pensiero dei loro figliuoli e li offrivano a Don Bosco perchè li benedicesse e li preservasse dal male.

La bontà ha un suo fascino: San Pio X e San Giovanni Bosco sono tanto amati dal popolo perchè furono buoni, eccezionalmente buoni, sovranamente buoni.

L'imponente sfilata per le vie della capitale

La provvidenziale coincidenza dell'incontro in Roma delle Sacre spoglie dei due Santi Pio X e Don Bosco, fece sorgere l'idea di glorificare insieme e i due luminosi model'i di santità dei tempi nostri», portandone in trionfo le Urne attraverso la maggiore arteria dell'Alma Città: dalla stazione Termini alla piazza San Pietro. Come i Veneziani avevano accolto con giubilo il ritorno del loro antico Patriarca e la popolazione del quartiere Tuscolano l'arrivo dell'Urna di San Giovanni Bosco, così i Romani assecondarono con entusiasmo l'idea e accolsero i due Santi in un tripudio di amore e di gioia che resterà memorabile.

Il sacro corteo si formò tra la stazione e la nostra Basilica del Sacro Cuore. L'Urna di l)on Bosco, amorosamente portata a spalle dai suoi figli, era già stata posta sulla berlina drappeggiata di damaschi, ornata di fiori bianchi e scortata da Parroci di Roma in abiti liturgici, da Cavalieri del S. Sepolcro e da sei carabinieri e da altrettanti agenti di polizia in alta tenuta. Una identica berlina, trainata anch'essa da quattro cavalli morelli con pennacchi bianchi guidati da valletti del Comune in costume e scortata (la otto Vescovi in mitra bianca e da otto guardie nobili in giubba rossa, oltrechè dai carabinieri e dalle guardie di polizia, attendeva l'Urna gloriosa di San Pio X all'altezza della stazione. Due fitte ali di popolo erano schierate in via Marsala, tutta pavesata di bandiere, drappi e damaschi, alle finestre e ai balconi. Sotto la, direzione del Prefetto delle Cerimonie Pontificie Mons. Dante, di Mons. Capoferri e del Presidente della Giunta Diocesana, si anelava formando il corteo, a cui erano stati ammessi soltanto i membri del Clero secolare e regolare.

Intanto era giunta da Venezia l'Urna di S. Pio X, accompagnata dal Card. Urbani, dal Ministro Pella e da altri Dignitari. Alla stazione era ad attenderla, insieme con le altre autorità, il Cardinale Confalonieri. Quando anche l'Urna di S. Pio X, tra le acclamazioni della folla, comparve sulla berlina in un trofeo di fiori, questa cominciò a muoversi verso la Basilica del Sacro Cuore, dove il Cardinale Micara, in abiti liturgici, circondato da otto Vescovi in paramenti e mitra bianca e da altri venti Vescovi e Arcivescovi in abito prelatizio, incensò i Corpi dei due Santi, mentre le campane della chiesa, tanto cara a Don Bosco, suonavano a distesa.

Il corteo, aperto da un plotone di motociclisti dei Carabinieri e della Pubblica Sicurezza in alta uniforme e dalla banda della Guardia di Finanza, era composto da due massicce file di Religiosi appartenenti ai vari Ordini e Congregazioni, dagli alunni dei seminari e dei collegi ecclesiastici, dai Sacerdoti e dai Parroci di Roma. Questi ultimi in cotta e stola.

Davanti all'Urna dorata di Don Bosco incedeva, in piviale e mitra, il Vice Gerente S. E. Mons. Traglia. Subito dopo 1' Urna venivano il Rettor Maggiore col suo Capitolo e numerosi Ispettori Salesiani; mentre immediatamente dopo le Sacre Spoglie di San Pio X seguiva il Cardinale Confalonieri, con una trentina di Arcivescovi e Vescovi e numerosissimi Prelati. Una folla straripante di popolo, trattenuta da un drappello di carabinieri a cavallo, seguì riverente e orante le Urne dei due Santi fino in piazza San Pietro.

Il corteo avanzava tra canti, preghiere e uno scampanio che l'ha accompagnato lungo tutto il percorso, mentre la folla che sostava ai lati si manteneva in religioso silenzio, qua e là rotto da applausi.

Sulla scalinata del Palazzo delle Esposizioni attendevano il passaggio del corteo bambine in abito bianco della prima Comunione. Sulla facciata della chiesa di Sant'Andrea della Valle era stato posto un grande arazzo; anche la chiesa del Gesù era addobbata con arazzi e stendardi delle Congregazioni Mariane e dei nobili di Roma. Lungo tutto il percorso le finestre erano imbandierate, dai balconi scendeva una pioggia quasi ininterrotta di petali di rose.

Piazza S. Pietro: tempio di preghiere e di lode

Quando la imponente Processione apparve all'inizio della Via della Conciliazione, le luci simultanee di poderosi fari suscitarono uno splendore caldo e diffuso sulla facciata della Basilica, nel cui ripiano era stato eretto un altare, decorato con velluti e damaschi.

La folla in attesa era già notevole: ma sarebbe poi aumentata in maniera impressionante per il convergere di altri fedeli giunti dalle vie adiacenti e per l'ammassamento, dopo il devoto corteo, di tutte le rappresentanze che avevano fatto ala lungo il tragitto.

Ai due lati del monumentale altare, sul quale è disposto un arazzo raffigurante la Pentecoste, prendono posto gli Arcivescovi e Vescovi che non hanno partecipato al corteo; i Prelati, le delegazioni degli Ordini Religiosi; molti Dignitari Pontifici. Nelle Logge del Maggiordomato sono moltissimi Capi Missione del Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, con personale delle Ambasciate e Legazioni.

In reparto speciale presso l'altare è la Rappresentanza Ufficiale del Governo Italiano che, interprete fedele dei sentimenti della Nazione, ha contribuito in maniera perfetta alla grandiosa traslazione delle due Urne. Con le Loro Ecc. il Ministro degli Esteri On. Pella, il Ministro della Giustizia On. Gonella sono i Sottosegretari On. Russo e Scalfaro; l'Ambasciatore d'Italia presso la Santa Sede S. E. Migone. È anche presente l'On. Sindaco di Roma Cioccetti, accompagnato dal Capo del Cerimoniale capitolino Ministro Silenzi.

Dall'alto della gradinata i locutori della Radio Vaticana spiegano lo svolgimento del sacro Rito e intonano canti religiosi.

Alle 19,15 giungono i primi gruppi del Clero Regolare, con gli stendardi degli antichi Ordini Monastici e Mendicanti. I Religiosi, come poi gli alunni dei Seminari, si dispongono nei vasti spazi lasciati liberi ai due lati della porta centrale del Tempio.

Una grande acclamazione accoglie le due Urne, allorchè varcano la linea che segna l'ingresso nella piazza San Pietro.

Le due vetture avanzano lentamente, raggiungono il centro della piazza: di poi, presso la scalinata, volgono a sinistra verso l'Arco delle Campane, per la manovra del trasporto dietro l'altare e la disposizione nell'apposito vano praticato sotto l'arazzo.

Sul ripiano della scalinata è al completo il Rev.mo Capitolo Vaticano, con S. E. Monsignor Ronca in piviale e mitra, e tutto il Clero.

Dopo che le due Urne sono state collocate sull'altare, avanza, dal portale di bronzo, il corteo Papale. La folla interrompe i suoi canti ed esplode in nuova irrefrenabile acclamazione. È il momento più emozionante della solenne manifestazione.

Il Santo Padre Giovanni XXIII appare sulla sedia gestatoria, benedicente la moltitudine in tripudio; è in manto papale bianco e con la tiara: quella offertaGli nei giorni scorsi dalle popolazioni Bergamasche. « È bellissima nella semplicità delle sue linee, e rifulge uno splendore pacato e sereno, ma preciso e profondo come l'insegnamento del Pastore Supremo. Spontaneamente lo spirito avverte quanto viva ed attuale sia, e come avvincente in quest'ora di glorificazione di due Eroi della santità, il significato da Lui attribuito alle tre corone: fede, speranza e carità» (L'Osservatore Romano).

Precedono il Santo Padre gli Em.mi Signori Cardinali: Tisserant, Micara, Pizzardo, Aloisi-Masella, Tedeschini, Mimmi, Agagianian, Cicognani Gaetano, Valeri, Ciriaci, Léger, Urbani, Giobbe, Cento, Cicognani Amleto, Gonfalonieri, Tardini, Canali, Ottaviani, di Jorio, Bracci e Roberti.

Seguono la sedia gestatoria il Prefetto delle Cerimonie Apostoliche S. E. Monsignor Dante, il Maggiordomo di Sua Santità S. E. Monsignor Callori, il Maestro di Camera S. E. Monsignor Nasalli Rocca, il Segretario Particolare di Sua Santità, Monsignor Capovilla, i Camerieri Segreti Partecipanti.

Il percorso del Santo Padre, che è assorto in preghiera e che di frequente benedice i fedeli, è accompagnato da canti e da ovazioni.

Incedono le Guardie Nobili; prestano servizio d'Onore le Guardie Svizzere, che fiancheggiano anche il Corteo Papale, la Guardia Palatina di Onore, che è schierata di fronte alla Basilica, e i Gendarmi Pontifici.

Giunto di fronte all'altare, il Sommo Pontefice genuflette al faldistorio. Poco dopo viene intonato l'inno Iste Confessor, eseguito a gran voce da tutto il Clero. Al termine il Santo Padre, canta i due Oremus propri di San Pio X e di San Giovanni Bosco e procede alla incensazione delle Sacre Spoglie dei due Santi.

Di poi l'Augusto Pontefice, salito sulla predella dell'altare, tiene la magistrale Allocuzione celebrativa delle virtù mirabili e delle opere immortali dell'incomparabile Pontefice e del grande Educatore.

Nella piazza è un raccoglimento devotissimo. Alla fine, il discorso pontificio è salutato da una lunga ovazione.

La Benedizione del Supremo Pastore a cui i fedeli rispondono in coro - pone il sigillo al riuscitissimo convegno di fede, di apostolica romanità, di nuovi impegni verso Dio e verso la Chiesa. Tra nuove acclamazioni il Santo Padre lascia il ripiano esterno per entrare nella Basilica e di là risalire al Suo appartamento.

Lo squillare gioioso delle campane di San Pietro si tonde agli osanna delle voci e sembra interpretare il giubilo dei cuori.

« Roma ha vissuto ieri - scriveva L'Osservatore Romano - - una delle ore più intense di devozione e di fede, paragonabile a quelle più fervido di cui dette spettacolo al mondo intero nell'Anno Santo del 1950: l'immagine, si potrebbe aggiungere, dell'umanità itinerante dietro due fulgide stelle di una santità che le additava le vie del cielo. E lembo di paradiso, approdo delle genti, poteva più che mai definirsi ieri la piazza della Basilica vaticana, gremita di fedeli di ogni ceto e condizione sociale, dove il trionfale corteo ha sostato quando le prime luci del tramonto hanno aggiunto un altro suggestivo colore allo spettacolo indimenticabile delle due Urne, innalzate come trofei di vittoria, sul grandioso altare».

Il giorno dopo, fin dalle prime ore, ricominciò il pellegrinaggio dei fedeli. L'Urna di San Pio X era stata ricollocata al suo altare nella Cappella della Presentazione; quella di San Giovanni Bosco era stata deposta all'altare del Beato Innocenzo XI, dove il Rettor Maggiore celebrò una santa Messa di ringraziamento. Vi assistettero numerosi Salesiani, Cooperatori, Allievi ed Ex allievi, ai quali il Successore di Don Bosco espresse tutta la riconoscenza della Famiglia Salesiana a Dio e al suo Vicario per l'ineffabile conforto del nuovo trionfo del Padre.

Nel pomeriggio dello stesso giorno l'Urna benedetta ripartì per Torino in forma privatissima. Il che non impedì ai fanciulli della « Repubblica dei ragazzi « di Santa Marinella, ai devoti della Spezia e a quelli di Genova, nelle brevi tappe che vi fece, di rendere al Santo commoventi tributi di venerazione. A Genova Sua Em. il Card. Siri volle fosse celebrata una Messa dinanzi all'Urna, alla presenza degli operai dei vari arsenali genovesi: e una gran folla di fedeli accorse a venerare Don Bosco e ad accostarsi ai Sacramenti, attratta dal misterioso influsso che continua a esercitare sulle anime l'Apostolo della Confessione e Comunione frequente. Visitarono il Santo Sua Eminenza e tutte le massime Autorità.

La sera del 14 maggio, festa di S. Maria Mazzarello e vigilia della novena di Maria Ausiliatrice, Don Bosco rientrava nella sua Casa e nella sua, Basilica di Torino, dove Salesiani, giovani e popolo lo accolsero commossi e cantarono un solenne Te Deum di ringraziamento a Dio- e a Maria Ausiliatrice per i nuovi trionfi riportati dall'amato Padre. Diciamo trionfi, perehè furono propriamente due, uno reso a Don Bosco dalla periferia romana, l'altro tributatogli nel centro di Roma; ma questi due trionfi hanno un unico significato: quello del Da mihi animas, che, tradotto in termini evangelici, equivale al « Cercate prima, il Regno dei Cieli e la sua giustizia e tutto il resto vi sarà dato per soprappiù». Don Bosco in tutta la sua straordinaria attività non ha mai cercato la propria gloria, e Dio l'ha premiato concedendogli anche questa, e in misura tale quale a pochi, anche tra gli spiriti più grandi, è dato raggiungere.

La mirabile allocuzione del Santo Padre

Ecco il testo del mirabile discorso che il Sommo Pontefice Giovanni XXIII ha rivolto, la sera dell'11 maggio, al Sacro Collegio, all'Episcopato, a innumerevoli fedeli, nel solenne e memorabile epilogo delle celebrazioni in onore di San Pio X e di San Giovanni Bosco

VENERABILI FRATELLI E DILETTI FIGLI!

Lo spettacolo che questa sera si offre alla contemplazione dei Nostri occhi Ci riempie l'animo di profonda e commossa esultanza. La grande piazza della Basilica di S. Pietro, che da secoli apre le sue braccia marmoree al saluto delle folle oranti e pellegrine, invitandole al raccoglimento ed alla preghiera, riceve in questo vespero i due Santi gloriosi, e tanto cari al cuore delle moltitudini cristiane: San Pio X, Pontefice Romano, e San Giovanni Bosco, Apostolo della gioventù.

Lo spazio, recinto dal colonnato possente del Bernini, è trasmutato in quest'ora come in un tempio solenne, in un altare di preghiera e di lode. Vi tornano le venerate spoglie del Pontefice Santo, dopo un mese, di quella che vorremmo chiamare l'ultima visita pastorale nel Patriarcato che un giorno fu suo; ed in coincidenza felice di eventi, esse si incontrano coi resti mortali di S. Giovanni Bosco, che, portato dalla pietà dei suoi figli nella chiesa a lui recentemente dedicata nel quartiere Tuscolano, sta per ritornare alla sua Torino.

Con viva soddisfazione dell'animo, ed anche con la personale partecipazione della parola, dello scritto e della presenza, abbiamo seguito giorno per giorno le due solenni manifestazioni, che tanto fervore e tanta devozione hanno ovunque suscitato nell'eco diffusa in tutto il mondo: Venerabili Fratelli Nostri e diletti figli, consentite che nel momento conclusivo, che accosta in significazione così singolare ed amabile i due luminosi modelli di santità dei tempi nostri, abbiamo a rilevare lo spirituale valore dell'odierna circostanza.

I. Per quanto si riferisce a Pio X, la scena edificante di questa sera è in tutto degna delle prime pagine del Libro Divino; degna di essere comparata a quel capo quarantanovesimo del Genesi, dove è detto che i figli di Giacobbe accompagnarono per la deposizione definitiva la salma del loro Patriarca alla tomba duplice, che Abramo si era fatta per sè e per i suoi in terra di Canaan, nel campo di Efron Eteo, in faccia a Mambre (Gen., 49, 29-30).

Non diversamente i figli di Venezia, a cui per distinto segno di affezione avevamo concesso il grande favore, e il grande onore, di trasferire per breve tempo nelle Lagune le spoglie sante di Papa Pio X, già loro insigne Patriarca, prima che Pontefice glorioso della Chiesa universale, come per aiutarlo al compimento di una sua antica promessa, eccoli ora pronti, in perfetta fedeltà, alla restituzione del sacro pegno, perchè, ricomposto nella Basilica di San Pietro, prosegua di qui una sopravvivenza di intercessione per quanti lo invocano, e di edificazione e di letizia per tutto il popolo cristiano.

Ma quale grandezza, quale trionfo in questa postuma peregrinazione del Patriarca antico presso la sua buona gente Veneta: quale spirituale esaltazione sul suo passaggio presso le porte delle principali città, disposte lungo il suo cammino da Venezia a Roma: e qui in Roma, quanta cordialità devotissima ed entusiastica di accoglimento, sì da farCi ripetere più volte: Mirabilis Deus in sanctis suis! (Ps., 67, 36).

Nulla è mancato invero alla solennità di questo ritorno e di questo ricevimento innanzitutto la turba non solo « non modica », ma imponentissima; e i currus et equites pazienti o scalpitanti, poichè tutte le forme moderne di trasporto furono messe in azione, a renderlo più rapido e solenne.

Grande benedizione fu questa per le genti Venete, e per la gente Italica: apostolato efficacissimo di verità, di pietà religiosa e di pace!

Il rilevarlo, oltre al riuscire di profonda soddisfazione al Nostro spirito, Ci apre il cuore alle più liete speranze.

La vita dei santi che il Signore ha la bontà di donare di tratto in tratto alla sua Chiesa, ritrae moltissimo dalla varia configurazione dei luoghi, dei tempi e degli uomini, tra cui questi esseri privilegiati e generosi vissero e moltiplicarono le virtù preclare ed i buoni esempi di cui si arricchisce il patrimonio spirituale di un popolo forte e cristiano.

È per questo, Venerabili Fratelli e diletti Figli, che ringraziando Iddio per le ricchezze immense, moltiplicate da questo passaggio delle Sacre Spoglie di un santo Pontefice, Noi le accogliamo nel loro ritorno all'Urbe, e le ricomponiamo con commossa riverenza, qui dove continueranno ad essere oggetto di venerazione da parte dei pellegrini di tutto il mondo.

Ad alcuni santi più illustri nella Chiesa di Dio sono riservati talora compiti eccezionali che si prolungano nei secoli. Ogni santo poi ha la sua provvidenziale missione da compiere, ha una sua fisionomia, che lascia una particolare impronta nel tempo suo, e che talora si estende anche nell'ordine materiale e temporale.

Pio X è tutta una glorificazione dei compiti pastorali; e ad osservare minutamente gli undici anni del suo governo di Pontefice Sommo, se ne deduce una tale molteplicità e pienezza di saggi provvedimenti per la struttura interna della amministrazione ecclesiastica, per il rinvigorimento della pietà religiosa del clero e del popolo, per l'esercizio della carità e del ministero pastorale, da riempire l'anima di ammirazione e di stupore. A lui si potrebbe bene applicare come a pastore insigne, vigilante e incomparabile, il trinomio in cui un altro dei suoi più lontani antecessori, in tempi più difficili ed aspri dei nostri, riassumeva la Chiesa Santa, quale egli la volle, ed in parte l'ottenne: cioè: « libera, casta, catholica ».

Ed eccolo ora, il santo Pio X, come l'antico Patriarca Giacobbe, in faccia a Mambre, in possessionem sepulcri, e per sempre: eccolo al cospetto del popolo suo, di questa sua gens sancta, di questo regale sacerdotium, di questo populus acquisitionis; così S. Pietro lo chiamava a rammentare, come il morente Patriarca ai figli suoi esuli in terra straniera, i precetti del Signore.

Egli è qui: e la sua voce, che giunge dal seno di Dio, ricorda a tutti i cristiani la giusta via da seguire: l'apprezzamento esatto, che deve farsi delle cose terrene, e cioè non in vista semplicemente ed esclusivamente della prosperità materiale, ma nella preparazione, per ciascun uomo, del suo ritorno alla Casa del Padre, per cui tutti fummo creati, e segnati in fronte del divino sigillo della grazia.

O glorioso Pontefice nostro Pio! Eccoci innanzi alla tua tomba, al tuo altare, nel rito di ricomporti nella pace serena e benefica dei Santi del Signore. Ci stanno intorno i Principi della Santa Chiesa, residenti nell'Urbe, componenti il Sacro Collegio dei Cardinali: e, accanto a loro, i primi e più preziosi e diletti collaboratori del governo ecclesiastico. Si aggiunge la distinta schiera dei prelati, Nostri e loro infaticabili cooperatori; dei sacerdoti specialmente consacrati al servizio delle anime, nei diversi gradi dell'ecclesiastico ordinamento parrocchiale: e i cori vibranti della gioventù novella, qui convenuta da ogni punto della terra ad educarsi alle conquiste dell'avvenire del Regno di Cristo nella Chiesa; ed infine la folla, la folla devotissima e pia, dei fedeli dell'Urbe e dell'Orbe, che un fascino egualmente nobile e potente di ammirazione e di amore attira verso la tua protezione, o Padre Santo. Sii per tutti, o Santo Pio X, amico, ispiratore, intercessore.

II. - Accanto a San Pio X - già lo dicemmo Noi porgiamo egualmente tributo affettuoso di venerazione e di esultanza, in mirabile unanimità di sentimenti e di affetti, a San Giovanni Bosco.

Una felice concomitanza di significati preparò il suo ritorno nell'Urbe, a cento anni di distanza dalla sua prima venuta! L'umile sacerdote dei quartieri popolari di Torino non era sconosciuto, quando la prima volta capitò a Roma.

Per il popolo, Don Bosco fu sempre il prete dei ragazzi, dei giovani, che è quanto dire il sacerdote tutto dedito alla loro istruzione religiosa, alla educazione morale, alla formazione alle virtù civiche ed al lavoro. In questo, egli con sapiente lungimiranza vedeva la prosperità futura della Chiesa e della società, e vi si applicò con dolcezza conquidente e ferma dirittura.

Ma per chi sapeva leggere a fondo, Don Bosco si mostrò subito, insieme che della giovinezza, il sacerdote del Papa: il prete Romano, sì da far dire nella sua città, con una punta di gelosia: « Roma ti ammira: Torino ti ama ». A distanza di tanti anni, nell'irradiazione luminosa della sua figura e della sua Opera, ben a ragione si può dire, quasi correggendo la frase geniale: « Tutto il mondo ti ammira: tutto il mondo ti ama».

Don Bosco è tuttora vivo nell'incanto che egli esercita sulle anime giovanili. Egli infatti ebbe la rara capacità di raccogliere e capire le aspirazioni della giovinezza. Non è vero che questa voglia sempre strafare, imporsi alla luce della dottrina, all'indirizzo della buona disciplina. Al contrario, essa vuole essere compresa, con intelletto benevolo, guidata con braccio robusto, con parola sincera: vuol trovare cuori che la amino e la stimino, aiutandola dolcemente e fermamente nella ricerca di ciò che è veramente importante nella vita; nella vita presente e nella direzione verso la futura.

Ciò è apparso con Nostro profondo compiacimento nella giornata radiosa di domenica 3 maggio, quando, tra le più che centomila persone che Ci attorniavano al quartiere Tuscolano, la maggior parte erano giovinezze vibranti, che acclamavano il Papa, e nel Papa la perenne, giovinezza della Chiesa.

Ripensando a questa magnifica realtà, ripetiamo ai giovani le parole di Pio IX, che fu il Pontefice dei tempi di Don Bosco: « Noi siamo con voi ». Il Papato, per cui Cristo governa le anime, ha il suo fondamento non nelle dimensioni territoriali di uno Stato, ma nelle espressioni di attività missionaria apostolica, caritativa, nelle forme di vita in cui si plasmano per il demani le anime giovanili.

In questa sera di commozione e di amore, l'inno di gratitudine si eleva a Don Bosco, apostolo della gioventù, e con lui a tutti i fondatori e condottieri di istituzioni antiche e moderne, che dispiegano in Roma e nel mondo le loro energie alla educazione delle generazioni novelle, con la sicurezza di un'alba sempre promettente di vita, di attività e di perfezione cristiana.

Venerabili Fratelli e diletti Figli! Sulla soglia di questa Basilica, presso le tombe degli Apostoli, dei Martiri, dei Dottori insigni, a cui si volgono gli sguardi dei fedeli cattolici di tutto il mondo, Noi risentiamo in quest'ora, a monito solenne e ad incoraggiamento suadente, le profetiche parole della Liturgia: Vidi coniunctos viros, habentes splendidas vestes, et angelus Domini locutus est ad me dicens: isti sunt viri santi fatti amici Dei.

Eccoli insieme questi amici di Dio, dopo il viaggio mirabile della loro esistenza terrena, durante la quale si conobbero e si amarono: eccoli dopo la peregrinazione di questi giorni da Roma a Venezia, da Torino a Roma.

In vero la supplicazione Ci sale commossa alle labbra: Santi lui, Domine, mirabile consecuti sunt iter.

Il viaggio di questi Santi si è compiuto, anche nel voto di un incontro di S. Pio X con i suoi Veneziani, e di S. Giovanni Bosco con quella popolazione dell'Urbe affidata al ministero pastorale dei figli suoi. Diletti Figli! Come gli occhi si volgono a queste Urne gloriose, così i passi di ciascuno di noi si dispongono a proseguire il cammino verso il compimento della vocazione terrena ed eterna.

Sancte Pie, ora pro nobis: Sancte Ioannes, ora pro nobis. O Santi del Signore! pregate per la Chiesa tutta intera, che vi acclama e vi venera; pregate perchè ciò che fu la applicazione costante del vostro lavoro apostolico sia sempre l'impegno nostro per la purezza della fede, per la santità del costume, per la carità dei rapporti fraterni e sociali. Pregate perchè si moltiplichino le buone famiglie, che dànno alla Chiesa ed alla società i servitori generosi e fedeli; pregate perchè gli uomini tutti, meditando pensieri di pace, giungano alla ferma convinzione che soltanto la bontà mite e generosa scioglie ciò che è arduo e difficile, rafforza i vincoli della fraternità, conquista i cuori, salva le famiglie ed i popoli.