Bollettino Salesiano

ANNO LXXXIII. N.10    15 MAGGIO 1959 

Il convegno parla

Noi non ci fermiamo mai; vi è sempre cosa che incalza cosa... Dal momento che noi ci fermassimo, la nostra Opera comincerebbe a deperire - DON BOSCO

Quelli tra i Dirigenti che hanno potuto partecipare al nostro Convegno romano e hanno assistito al primo atto solenne - la S. Messa nella maestà della Basilica di S. Pietro, presenti 4000 Cooperatori - e poi a tutto lo svolgersi del Convegno, hanno toccato con mano che il lavoro di questi anni non è stato vano: i Dirigenti e i loro Collaboratori possono santamente rallegrarsene. Ad essi e a quanti hanno dato il loro apporto di preghiera e di sacrificio per l'incremento della Pia Unione, il plauso e il grazie del venerato Rettor Maggiore, espressione di quello del nostro Santo Fondatore.

I frutti dell'opera paziente di organizzazione si sono constatati soprattutto nella presenza massiccia e disciplinata dei Cooperatori a tutte le manifestazioni, presenza che ha edificato, impressionato e inserito magnificamente i Cooperatori nelle trionfali giornate romane. Siamo un piccolo esercito di apostoli organizzato, che va acquistando terreno secondo le previsioni di Don Bosco e rendendosi sempre più atto alle sante battaglie per la estensione del Regno di Dio.

La partecipazione devotissima dei Cooperatori alle Messe celebrate in S. Pietro, nel tempio di S. G. Bosco e al Sacro Cuore, ha pure dato risalto ad un altro aspetto dell'ideale vagheggiato da Don Bosco, che volle fare dei suoi Cooperatori anzitutto dei cristiani ferventi: ne furono prova le numerose Comunioni offerte per il Papa e il fervore delle preghiere e dei canti che hanno echeggiato sotto le volte delle chiese salesiane e del massimo Tempio.

Altra simpatica caratteristica dei nostri Cooperatori - com'è risaputo - è un sentito e forte amore a Don Bosco,, che ne fa altrettanti Salesiani nel mondo, come li ha ideati e voluti Lui. Il Convegno romano ne fu una novella eloquentissima conferma. Essi parteciparono al gaudio delle celebrazioni romane come membri di famiglia; sentivano che l'onore e la gioia dei Salesiani erano il loro onore e la loro gioia, e noi li abbiamo visti aggirarsi nel grande Tempio di Don Bosco prima, e poi per i cortili e gli edifici dell'immensa Casa Salesiana di Ponte Mammolo con commossa meraviglia e con parole di profonda intima compiacenza, come se si trat-e tasse di realizzazioni proprie.

Questo vivo senso della paternità di Don Bosco fa dei Cooperatori altrettanti fratelli che ignorano le barriere delle nazioni. Durante il Convegno si son visti fraternizzare non soltanto i Cooperatori delle diverse regioni d'Italia, ma anche quelli d'Europa e di altre parti del mondo, che si sono subito sentiti fratelli tra fratelli.

Fu ancora notato che anche in questo Convegno i Cooperatori vollero essere, come sempre, concreti. Lo dicono le conclusioni e i voti dell'assemblea, che si possono riassumere così:

le L'Esercizio della Buona Morte e la Conferenza mensile sono sorgente indispensabile di spirito salesiano: quindi si tengano in tutti i centri e se ne zeli la frequenza.

2° Gli Esercizi Spirituali alimentano la fiamma del fervore e dell'apostolato; quindi i Cooperatori vi partecipino anche a costo di gravi sacrifici. Si formula perciò l'augurio che, con l'aiuto di Cooperatori forniti dalla Provvidenza i mezzi, sorgano presto nelle singole Ispettorie case per Esercizi Spirituali.

3° I Cooperatori sono stati particolarmente impegnati nei tre settori che caratterizzano il loro apostolato:

a) istruzione, formazione religiosa e morale della gioventù, specialmente di quella più bisognosa;

b) apostolato della stampa;

c) apostolato delle vocazioni.

Il Bollettino del 1° giugno tratterà diffusamente di questo Convegno che, riuscitissimo, ha parlato al cuore di quanti vi hanno partecipato e continuerà a parlare attraverso lo zelo dei nostri Dirigenti, i quali non si lasceranno sfuggire occasione, specie quella della 2aConferenza annuale, per dilatarne e prolungarne i frutti.

La Chiesa e il lavoro nel Medio Evo

Spunti per la Conferenza mensile

PREMESSA. - Ci occuperemo, in questa conversazione, dell'opera benefica compiuta dalla Chiesa a favore del lavoro e dei lavoratori in quel periodo storico, detto Medioevo, che i suoi avversari si accaniscono a presentare sotto le tinte più fosche appunto per il suo carattere così profondamente e così integralmente cristiano. Del vasto e complesso problema, però, ci limiteremo a mettere in evidenza soltanto due aspetti, che sono le due più caratteristiche e più note benemerenze della Chiesa medievale nei riguardi del lavoro, operate mediante il Monachesimo e le Corporazioni di arti e mestieri.

A. Il Monachesimo

Possiamo dire che la lotta intrapresa dal Cristianesimo e dalla Chiesa per la riabilitazione ed elevazione del lavoro, non ha mai conosciuto tregua, nè la conoscerà. Dopo averlo riabilitato di fronte al generale disprezzo in cui era tenuto nel mondo pagano, la Chiesa dovrà ancora elevarlo e farlo amare da quelle popolazioni barbariche, che sarebbero state naturalmente portate a fuggirlo, trovando più comodo vivere di rapine e di guerra.

Sarà appunto il compito del Monachesimo, specie di quello occidentale o benedettino, destinato a divenire nei secoli un fenomeno di primaria importanza anche sociale e civile, e il cui terreno favorevole al suo germogliare è costituito dai concetti fondamentali della intuizione cristiana della vita: l'uguaglianza di tutti davanti a Dio, la nobiltà del lavoro non disdegnato ma amato dall'uomo, la vanità della ricchezza.

« L'unione del lavoro con la preghiera costituisce l'aspetto nuovo del monachesimo benedettino e la ragione principale della sua importanza civile. Anche i monaci orientali, nel deserto, lavoravano; ma il lavoro era concepito corno riempitivo nei momenti liberi dall'occupazione che era una sola, la preghiera. Benedetto, invece, concepisce il lavoro come un dovere accanto alla preghiera, sicchè il lavoro viene imposto e regolato nell'orario quotidiano come viene imposta e regolata la preghiera. Ora et labora, il motto benedettino, è simbolo dell'unione dell'umano con il divino, dell'attività con la contemplazione, e rappresenta la sintesi di quelle energie che hanno lentamente incivilito i barbari e preparato l'avvento della nuova civiltà e società medioevale e moderna » (F. MORONI).

A nessuno sfuggirà il valore immenso che una simile impostazione ebbe per la elevazione umana e religiosa del lavoro. Si tratta, infatti, anzitutto, di un lavoro (e lavoro manuale) esteso per regola a tutti i monaci, anche se provenienti dalle più disparate condizioni sociali: schiavi (che però con la professione monastica divenivano senz'altro liberi) e uomini liberi, poveri e ricchi, popolani ed aristocratici, come alti magistrati, senatori e non rare volte anche prìncipi e sovrani (si ricordino, ad esempio, Rarchis, re dei Longobardi, e Carlomanno, re dei Franchi). Si può immaginare il benefico influsso morale su tutta la società, dato che lo spettacolo inaudito di mani aristocratiche incallite nel duro lavoro quotidiano era ben più eloquente di qualsiasi predica. La Regola benedettina, da ottobre a Pasqua, prescrive ogni giorno ben sette ore di lavoro per tutti i monaci.

Ed è un lavoro, in secondo luogo, a cui il monaco rimane obbligato indipendentemente da interesse, lucro o bisogno, per il solo motivo che la Regola vuole così: dunque, lavoro ininterrotto e fecondo. I monaci quindi coltivano campi, dissodano, disboscano, arginano fiumi, risanano paludi, riacquistano alla cultura e ai bisogni degli uomini sempre nuovi territori. Contemporaneamente altri monaci attendono ad altri lavori, come gli amanuensi per la trascrizione dei codici antichi (sacri e profani), i muratori, i falegnami, i fabbri, i calzolai, i sarti, tintori, i conciatori di pelli, ecc. Sono sempre essi, infatti, che costruiscono il loro monastero, la loro chiesa, le case dei coloni, le mura di difesa, i ponti, le strade; così come sono sempre loro che producono tutti gli oggetti di uso comune per la casa, per il vestito, per il lavoro, per sè e per le popolazioni dei dintorni, le quali, in conseguenza dello sviluppo economico e sociale dei monasteri, vi si concentrano perchè vi trovano sicurezza, tranquillità, protezione, lavoro. Quanti centri abitati odierni, nella vecchia Europa cristiana, sorsero appunto così, accanto a gloriosi monasteri! In tal modo, l'abate, oltre ad essere capo e padre dei monaci, diventava pure padrone - ma sempre padre - di una fitta schiera di coloni, di fittavoli, di servi e anche di schiavi, i quali tutti però preferivano essere legati ad un monastero, anzichè ad un. padrone laico. Si pensi che le forme più vantaggiose di contratti di lavoro agricolo nacquero e prosperarono presso i monasteri.

Il lavoro dei monaci, infine, veniva ad assumere un carattere sacro, in quanto era divenuto, oltre e più che mezzo di sostentazione e strumento di espiazione, un vero mezzo di santif - cazione, di perfezionamento spirituale, sullo stesso piano della preghiera, assurgendo così quasi alla dignità di sacramento! E un tale carattere, dietro l'esempio dei monaci, facilmente si estese a tutti i lavoratori, anche oltre le cinte dei monasteri, divenendoo patrimonio comune dello spirito cristiano. Ciò spiega come la Chiesa abbia potuto, attraverso i secoli, elevare ai supremi onori degli altari un sì gran numero di umili lavoratori di ogni categoria, religiosi o semplici cristiani del secolo.

B. Corporazioni di arti e mestieri

Conquistata la libertà del lavoro ed elevatolo nella stima dei popoli, bisognava garantire questa sua libertà e nobiltà, assicurare il suo avvenire, dargli forza, oltre che economica, anche sociale e politica. E fu questo il compito egregiamente assolto dalla Chiesa mediante quell'altra sua gloriosa istituzione, che domina e illumina tutto il centro del Medioevo e che va sotto il nome di Corporazioni di Arti e Mestieri. e Nate all'ombra dei monasteri che possono considerarsi come la loro culla, cresciute sotto la protezione del pastorale del Vescovo, le Corporazioni promovevano il bene comune degli associati, cioè i loro interessi politici, sociali, economici e morali. La fede ne era l'anima; il sentimento religioso informava gli atti della vita privata dei membri e le loro mutue relazioni; i regolamenti erano ispirati da concetti cristiani; la carità vi aleggiava benefica e rendeva comuni le gioie e le pene» (ODDONE).

Le Arti o Corporazioni medievali erano associazioni professionali, risultanti da aziende o individui che esercitavano una medesima arte o professione. Per citarne alcune, si ricordano quelle dei falegnami, dei muratori, dei lanaioli, dei commercianti, dei medici e speziali, degli avvocati, e tante altre. Il loro scopo era di tutelare e promuovere gl'interessi dell'arte - e quindi anche dei singoli associati - sia all'interno dell'arte stessa, eliminando la concorrenza, assicurando le materie prime, garantendo la quantità e la qualità del prodotto, secondo la capacità delle varie aziende e le richieste dei diversi mercati; sia all'esterno, tanto nei rapporti con le altre arti, quanto nei rapporti con le autorità cittadine e con gli stranieri, sia nella città come all'estero.

A differenza però degli odierni sindacati, che si esauriscono nel promuovere e rivendicare gli interessi di carattere economico degli affiliati, l'arte medievale si interessava di tutta la vita dei, suoi membri: curava la formazione morale, civile e religiosa, oltre che professionale, di essi; si preoccupava di fissare un equo trattamento, la durata del lavoro (era proibito il lavoro notturno e quello festivo, e il lavoro doveva cessare a mezzogiorno del sabato), nonchè i rapporti tra lavoratori e maestri (rapporti di carattere spiccatamente personale e familiare); provvedeva a concedere sussidi adeguati in caso di malattia, di infortuni, di necessità, estendendo l'assistenza anche alle vedove e agli orfani degli iscritti.

Ogni Arte, poi, aveva una propria gerarchia, con a capo il console, detto anche rettore o capitano, coadiuvato da ufficiali minori, eletti tutti ogni anno; aveva pure un proprio gonfalone, così come aveva ordinariamente un Santo protettore, proprie feste, e sovente anche un proprio palazzo e una propria chiesa. Costituiva, insomma come una famiglia minore nella grande famiglia, che era la città, il «comune», appunto, quasi una grande » comunità ».

All'interno di ogni azienda, gli operai iscritti costituivano una specie di gerarchia del lavoro, divisa in tre gradi: apprendisti, soci o compagni, e maestri. Gli apprendisti erano giovani, spesso della stessa famiglia, che imparavano il mestiere, attraverso un tirocinio assai lungo e serio, presso un maestro, il quale li teneva sempre con se, li sorvegliava, li educava con paterna sollecitudine; i soci o compagni erano operai perfetti, colleghi di ugual grado col maestro, i quali partecipavano ugualmente agli utili e potevano, volendo, aprire essi stessi bottega e diventare, con questo solo, maestri; i maestri, infine, erano i padroni e capi della bottega o azienda, e dovevano distinguersi per qualità religiose, morali e tecniche, riconosciute da apposite giurie.

Su tutto questo intenso pulsare di lavoro e di vita vigilava, sempre materna, la Chiesa, con la luce rischiaratrice della sua fede e della sua dottrina di amore, con la forza purificante della sua morale altissima, con la potenza suggestiva della sua liturgia e delle sue feste; con quel suo spirito profondamente soprannaturale, insomma, che riuniva tutti i membri nel culto (si ricordino le Confraternite, che sono più volte all'origine delle Corporazioni stesse), che animava alla solidarietà fraterna, alle opere di assistenza sociale, e ad una concezione del lavoro e della vita economica basata sulla dignità dell'uomo, sulla giustizia, sulla carità.

CONCLUSIONE. - È un fatto che il periodo più florido della nostra storia comunale coincise con il periodo di massimo splendore, religioso e politico, della Chiesa. Così che ben a ragione l'immortale Leone XIII, il Papa dei lavoratori, potè affermare e scrivere che la Chiesa, destinata a procurare agli uomini la felicità del cielo, reca tali e tanti vantaggi anche nell'ordine temporale, che più e maggiori non potrebbero essere, se fosse destinata direttamente a procurare la felicità della terra.

Tengo ad esprimere il mio vivo compiacimento per i progressi organizzativi compiuti dalla Pia Unione e per gli abbondanti frutti spirituali da essa raccolti nel campo dell'apostolato cattolico, e più ancora in quello della vita cristiana dei singoli iscritti.

CARD. BENEDETTO ALOISI MASELLA all'Assemblea Generale del Convegno di Roma

ESEMPI

Convegni Zelatori della PUGLIA

A Lecce si riunirono nell'Oratorio « Don Bosco» 28 Zelatori e Zelatrici rappresentanti delle Unioni di Gallipoli, Carmiano, Corigliano d'Otranto, Brindisi, Lecce.

Dopo la S. Messa dialogata e la meditazione predicata dal Delegato Regionale Don Pietro Pasquariello, si ebbe la prima lezione, tenuta dal Direttore di Lecce Don Tuscano Carmelo, che parlò sull'apostolato dei laici organizzati e l'ora che volge. Seguì una esauriente discussione sull'argomento e sul programma annuale di apostolato della Pia Unione.

Nel pomeriggio Don Pasquariello tenne la seconda lezione: La Zelatrice, collaboratrice in ogni attività della Pia Unione.

La discussione che seguì diede ai presenti utili schiarimenti sulla attività degli Zelatori e delle Zelatrici nel campo organizzativo e formativo.

Con lo stesso programma si tenne il convegno Zelatrici per le Unioni della provincia di Taranto, presso l'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice.

Intervennero una trentina di Zelatrici delle Unioni di Taranto, Fragagnano, Carosino, Sava, Martina Franca; era presente anche la Delegata Ispettoriale per l'Italia meridionale Suor Rosa Alessi.

La prima relazione fu sull'Apostolato dei laici, prendendo a base il discorso di Pio XII al secondo Congresso mondiale dell'apostolato dei laici.

A Bari si tenne il terzo Convegno Zelatrici della Regione ed alle intervenute parlò al mattino sulla necessità dell'apostolato Don Merta Giovanni, salesiano polacco, con accenni sulla situazione religiosa in Polonia.

Il sig. Direttore dell'Istituto, Don Nicola Nannola, diede il benvenuto alle Zelatrici con un pensiero introduttivo.

Al pomeriggio le intervenute visitarono il grandioso Istituto e ammirarono il gran teatro inaugurato in quei giorni.

La giornata di studio fu presieduta dal Delegato Regionale e terminò con la Benedizione Eucaristica e col desiderio comune di avere periodicamente tali giornate di studio, per un aggiornamento adeguato sulla attività apostolica della Pia Unione.

Convegno di Zelatori Salesiani a SONDRIO

Domenica, 5 aprile 1959, presso l'Istituto Salesiano di Sondrio, si è svolto il primo Convegno degli Zelatori Salesiani della Valtellina, sotto la presidenza del Delegato Ispettoriale, assistito dal Direttore Don Vasco Tassinari e da Don Agostino Archenti.

Vi parteciparono in numero di 33.

Alle ore 9,3o nella cappella delle Figlie di M. A. Don Archenti celebrò la S. Messa, durante la quale Don Vignato rivolse brevi parole di circostanza.

Servita la colazione, si passò nella sala « Mamma Margherita » per l'adunanza.

Il sig. Direttore sottolineò la l'importanza del Convegno, inteso a immettere nuovi elementi attivi nei quadri della Pia Unione in Valtellina e darle più robusta struttura.

Dopo aver portato il saluto personale e quello dei Superiori, Don Vignato ha letto ai Convenuti il messaggio del reverendissimo signor Don Luigi Ricceri, Direttore Generale della P. U.; poi ha ceduto la parola a Don Archenti per lo svolgimento del

I TEMA: Il Cooperatore Salesiano nel pensiero di Don Bosco.

L'apostolo San Paolo, scrivendo ai Corinti, dice: "Noi siamo i Cooperatori di Dio e voi siete il podere di Dio, la sua reggia in costruzione ".

I chiamati da Lui a lavorare più da vicino non sono soltanto gli apostoli, i vescovi, i sacerdoti, ma anche i laici che aiutano i sacerdoti nell'apostolato. Voi siete dunque i cooperatori di Dio nello spirito di San Francesco di Sales e di San Giovanni Bosco, invitati da Lui a collaborare nel campo della Chiesa per la salvezza delle anime: voi siete i Salesiani nel mondo.

Perchè mai si vedono in tante parti chiese erette in onore di San Rocco ? Perchè un tempo la gente ricorreva con grande fiducia a San Rocco, per difendersi dalla peste, che era assai diffusa. Oggi il nuovo San Rocco è Don Bosco, perchè la peste dei nostri tempi è la corruzione della gioventù. Don Bosco, nato proprio nel giorno di San Rocco, va prendendo il posto di San Rocco, come letteralmente è avvenuto qui a Sondrio. Noi dobbiamo lavorare nello spirito di Don Bosco (siamo Cooperaratori Salesiani, non Cooperatori dei Salesiani) a bene delle anime, persuasi che il Signore salva gli uomini per mezzo di altri uomini. Nel campo della salvezza Egli opera, sì, ma vuole gli uomini come Suoi cooperatori.

Don Vignato ringraziò il relatore, sottolineando l'importanza di alcuni concetti da lui svolti.

Letta sul Manuale dei Dirigenti la pagina riguardante l'organizzazione della P. U., ha preso la parola la sig.na prof. Dirce Rizzi per dare un ragguaglio dei Cooperatori Salesiani in Valtellina. Presentando un elenco di 86 località in cui esistono Cooperatori Salesiani, ha distribuito ai singoli Zelatori il compito di curarne l'organizzazione e mantenerne il collegamento.

Don Vignato ha quindi svolto il II TEMA: La funzione e gli impegni dello Zelatore in generale.

Seguì il III TEMA: Alcuni incarichi specifici, che fu svolto ancora da Don Vignato.

Qui è da notare che le discussioni riuscirono pratiche e ben animate.

Prima di chiudere, si è distribuito a ciascuno e quindi letto il foglio delle Conclusioni pratiche del convegno, che furono da tutti pienamente condivise.

L'agape, il gruppo fotografico e la Benedizione Eucaristica posero termine alla memoranda giornata fra la più viva fraternità e un più deciso programma di apostolato salesiano.

TORINO - Nuovo laboratorio Cooperatrici

Ha trovato provvidenziale ampia sede nell'abitazione dei benemeriti coniugi Bianchi.

Numerose Cooperatrici del Centro funzionante presso l'Istituto S. Giovanni Evangelista prestano ogni giovedì la loro preziosa opera. Gioia e vivo senso di pietà si associano alla bellezza e comodità del locale e alla cordialità della gentile Cooperatrice ospitante.

In occasione del Convegno dei Delegati locali dell'Ispettoria Subalpina, il rev.mo sig. Don Ricceri e il sig. Ispettore Don Maniere, accompagnati dal Delegato Ispettoriale e dal Delegato locale don Luca Pocchiola, furono lieti di portare un cordiale saluto ai generosi coniugi Bianchi ed alle laboriose Cooperatrici.

Il nuovo laboratorio s'intitola a Mamma Margherita.

ROSARNO (Reggio C.) - Dalla relazione del lavoro compiuto nell'anno 1938

Nello scorso anno le Cooperatrici di Rosario svolsero la loro attività soprattutto nel campo catechistico.

Guidate dalla Direttrice e accompagnate dalle Suore, nel periodo quaresimale si recarono in periferia, nella così detta t Corea », a raccogliere bambini per le case e per le strade e insegnarono loro il Catechismo, anche all'aperto, quando il locale offerto da una signora non bastava a contenerli tutti. Ogni lezione di Catechismo terminava con la recita del S. Rosario, alla quale prendevano parte i parenti dei bimbi.

Dopo Pasqua, nello stesso rione, iniziarono il Catechismo in preparazione alla prima Comunione e Cresima ed ebbero la gioia di condurre a Gesù circa cento bambini. Alla solenne funzione di chiusura fu presente S. E. Mons. Vincenzo De Chiara, Vescovo di Mileto, il quale celebrò la S. Messa all'aperto e amministrò la S. Cresima.

Il 13 aprile le Cooperatrici si recarono a Seminara, in pellegrinaggio al santuario della Madonna dei Poveri, e in quella occasione offrirono al Vescovo sacri lini per le chiese povere. Anche questo, frutto del loro lavoro.

In numero di 3o parteciparono agli Esercizi Spirituali aperti ed ebbero modo di rinnovare il loro spirito con una nuova ondata di fervore e di Grazia.

CANNARA (Perugia) - Laboratorio di beneficenza

Le Cooperatrici di Cannara, anche quest'anno, dopo aver provveduto ad acquistare, confezionare, riparare molti capi di biancheria per la Parrocchia, hanno pensato, in occasione delle feste natalizie, a raccogliere e a portare un piccolo soccorso in generi alimentari ai poveri e ammalati della zona. È stata una vera gara tra gli offerenti e le zelanti signore che, noncuranti del freddo, non hanno contato parole e passi per confezionare i pacchi e per raggiungere una ventina di famiglie dislocate in punti disparati del paese e della campagna. Il pacco dono, contenente pasta, olio, conserva, marmellata, zucchero, burro, ecc. è stato naturalmente accompagnato dalla parola della Fede, che sola può lenire ogni pena, e le brave Cooperatrici ne hanno avuto in cambio la gioia che viene da quel Dio che non lascia senza ricompensa neppure un bicchiere d'acqua dato in suo nome.

PALERMO - Celebrazione del XXV della Canonizzazione di Don Bosco

Nell'istituto Santa Maria Mazzarello, di cui si è arricchita la città nella zona di nuovo sviluppo edilizio della Noce, è stato commemorato Don Bosco nel venticinquesimo della sua canonizzazione.

Dopo la Messa celebrata da Don La Rocca in suffragio della compianta Figlia di M. A. suor Rosa, sorella del Presidente dell'Assemblea Regionale On.le Alessi, il dott. Piero Massocco, consigliere della Prefettura, agli intervenuti, fra i quali il gruppo di Cooperatori, ha lumeggiata l'opera di San Giovanni Bosco, che si è irradiata nel mondo con una espansione formidabile, attraverso una attività multiforme e moderna.

Nel concludere, l'oratore affermò che, come San Francesco e Santa Caterina sono spiritualmente i Patroni Primari d'Italia, analogamente San Giovanni Bosco e Santa Maria Mazzarello, per la loro splendida operosità creatrice, dovrebbero venerarsi come « Santi Patroni dei lavoratori del mondo» nell'ulteriore cammino dei popoli verso il comune benessere e verso Dio.

Col ringraziamento della Direttrice Suor Luisa Zingale, la consegna del diploma di Cooperatore ad alcune Personalità e la visita al complesso scolastico comprendente l'erigendo Tempio - i cui lavori sono in corso - ha avuto termine la celebrazione salesiana.

Nella stessa sede il 4 gennaio la Cooperatrice On. Paola Tocco trattò il tema: La Santa Messa.

L'oratrice illustrò molto bene l'unico e supremo rito sacrificale del Cristianesimo cattolico, centro della vita liturgica e mistica della Chiesa, nelle sue tre parti. Un dono immenso nel quale tutti possono trovare l'essenziale per compiere i propri doveri verso Dio per mezzo di Gesù.

E seguita la distribuzione dei diplomi di Zelatori alla signora Rosetta Rossi, consorte del Provveditore agli Studi, all'On. Mario Cresimanno, al giudice Vincenzo Salmeri e ad altri Cooperatori.

MILANO - Attività del Laboratorio Cooperatrici Salesiane

Il 14 marzo 1959, vigilia di S. Cesare, onomastico del rev.mo sig. Ispettore Don Cesare Aracri, le Cooperatrici del Laboratorio Ispettoriale «paramenti sacri» di Milano, gli hanno presentato cinque servizi completi per la celebrazione della S. Messa letta, per chiese povere dell'Ispettoria.

Avendo fatto altrettanto il 31 gennaio u. s. nei confronti di S. Em. l'Arcivescovo di Milano per le chiese povere dell'Archidiocesi, esse hanno raggiunto così il numero di dieci « completi » per Messe lette.

Ora attendono a confezionarne altri cinque da offrire al rev.mo Rettor Maggiore per le Missioni Salesiane.

Il signor Ispettore ha ringraziato del dono e, visitando le signore nel laboratorio, disse che avrebbe destinato le belle pianete alla nuova cappella degli Aspiranti Coadiutori Salesiani, prossima ad aprirsi a Castelleone (Cremona). Manifestò inoltre il suo compiacimento e la sua gratitudine, distribuendo a ciascuna Cooperatrice copia di una bella Imitazione di Cristo.

LATINA - Zelo per la diffusione della stampa buona

Ecco alcune cifre eloquenti:

Meridiano 12, copie 50 e 30 abbonati ; Con Roma, copie zoo e 70 abbonati; Giovani, copie 8; Famiglia cristiana, copie 50o e 4o abbonati; Orizzonti, copie 120; Così, copie 150; Carroccio, copie 50; Giornalino, copie 30.

La diffusione avviene a mezzo opera personale del Delegato, delle tre Zelatrici buona stampa, di altri Cooperatori e Cooperatrici, con i loro figli e figlie.

È in atto la campagna per portare almeno a 10o le copie di Meridiano 12.

Dalla relazione delle Cooperatrici Salesiane del centro NAPOLI-CAPANO

«... Dopo la sosta' estiva, durante la quale molte Zelatrici e Cooperatrici del nostro Centro hanno partecipato ai Corsi di Esercizi Spirituali tenuti a S. Agnello di Sorrento e qui al Capano, il 23 ottobre 1958 Don Braghiroli ha tenuto la prima conferenza mensile dell'anno, cui sono seguite regolarmente le altre. Il numero delle Cooperatrici intervenute è aumentato; ciò è dovuto al fatto che ciascuna Zelatrice ha cercato d intensificare i contatti con le Cooperatrici del gruppo affidatole.

In preparazione alla festa dell'Immacolata si è svolto in questo Centro un Corso di Esercizi Spirituali aperti per le Cooperatrici che non avevano potuto partecipare a quelli chiusi.

Il Laboratorio Liturgico ha ricominciato a funzionare. Un discreto numero di Cooperatrici interviene puntualmente alle riunioni, durante le quali non si manca mai di recitare il S. Rosario e di ascoltare la lettura e il commento di qualche pagina spirituale. Oltre che alla confezione di indumenti sacri per le chiese povere, quest'anno si è provveduto alla confezione di lavori a maglia e di vestine per le bimbe più bisognose dell'Oratorio.

Intensa l'attività per la diffusione della buona stampa, specialmente per opera della zelatrice signorina Cuomo. Funziona una rivendita di 20 copie di Meridiano 12, di 15 copie di Primavera; inoltre 30 copie di Con Roma vengono distribuite mensilmente, avendo cura che penetrino nell'ambiente filoprotestante.

Dell'insegnamento Catechistico si occupa in modo particolare la zelatrice sig.na Mele Eugenia; tuttavia, ciascuna Cooperatrice non manca di coltivare il buon seme nel suo campo, si chiami esso casa, scuola o ufficio».

ROMA - Attività del Centro di Via Appia Nuova

Una zelante Cooperatrice ogni domenica, non badando nè alla distanza, nè ai disagi della stagione, si reca alla Garbatella, alla periferia di Roma, per avvicinare e fare il Catechismo alle fanciulle dei carrozzoni girovaghi.

Lo scorso maggio, dopo la dovuta preparazione, tre di queste figliuole, di tredici e quindici anni, ebbero la gioia di accostarsi alla Prima Comunione e di ricevere la Cresima nella Cappella delle Figlie di Maria Ausiliatrice di Via Appia, dove ha sede il Centro Cooperatori.

Due altre Cooperatrici pensarono all'abito completo per la cerimonia e ad un secondo abito come dono e fecero da madrine.

Le Cooperatrici di questo Centro, più volte all'anno, offrono ai bimbi bisognosi, indumenti e calzature. Alcune poi svolgono nel popoloso quartiere opera di apostolato, cercando di fare avvicinare ai Sacramenti persone che da tempo ne sono lontane. Altre si adoprano per la diffusione della buona stampa.

NUOVI CENTRI

A ISSOGNE (Aosta)

Anche ad Issogne, piccolo paese della Valle d'Aosta, è sorta l'Unione dei Cooperatori Salesiani. Il buon seme e la prima domanda vennero da una signora, che aveva partecipato agli Esercizi Spirituali per Cooperatrici tenuto ad Oropa.

La reverenda Direttrice delle F. M. A. con l'appoggio dello zelante Parroco Decurione Don Tondi, che vide nella Pia Unione una promessa di bene per il paese, preparò le prime iscrizioni fra gli elementi migliori.

La consegna dei primi 14 diplomi fu fatta in occasione della festa di San Giovanni Bosco, il 2 febbraio 1958, dal salesiano Don Alimonda, che parlò diffusamente sulla Pia Unione.

Dopo soli due mesi, il 6 aprile 1958, si tenne la seconda conferenza, nella quale il salesiano Don Bechis consegnò il Diploma ai nuovi iscritti, con i quali si raggiunse il bel numero di ottanta. Gli iscritti si impegnarono per un attivo apostolato in favore della santa Pasqua e del Rosario in famiglia e per l'acquisto di una statua di Maria Ausiliatrice.

Una terza conferenza dello stesso Salesiano completò la trattazione.

Il 17 agosto si fece un passo avanti: la conferenza fu tenuta nella chiesa parrocchiale ed ebbe per argomento: « Mamma Margherita, educatrice saggia dei suoi figli ». L'argomento fu poi proseguito nella Conferenza del 10 novembre.

Un bilancio di questo primo anno di vita: i Cooperatori sono ora 91, leggono e diffondono il Bollettino, sono entusiasti, generosi e attivi, partecipano quasi tutti alle adunanze e sono di ottimo esempio in Parrocchia con una buona frequenza ai Ss. Sacramenti e con un attivo appoggio alla vita parrocchiale.

Ora si prepara una più grande feste di San Giovanni Bosco, che vedrà l'ingresso in paese della Reliquia del Santo; i Cooperatori reclamano l'onore di provvedere il reliquiario. Intanto s'impegnano di zelare la frequenza della gioventù alla Messa festiva e di aiutare le Figlie di Maria Ausiliatrice nell'Oratorio e nelle altre opere.

A SUCRE (Bolivia)

Nella città di Sucre si è costituita ufficialmente la Pia Unione dei Cooperatori Salesiani con a capo l'Ecc.mo Mons. Agostino Arce. Vi hanno aderito anche distinte persone della società. L'anno scorso i Cooperatori hanno voluto collocare, a ricordo del Centenario di Lourdes, una bella statua di Maria Ausiliatrice sul frontespizio del Tempio a Lei dedicato; fu benedetta dall'Ecc.mo Mons. Arcivescovo di Sucre. Quest'anno hanno deciso di iniziare la bella pratica degli Esercizi Spirituali.

CESUNA (Vicenza)

Nelle Case delle Figlie di M. A. dell'Ispettoria Veneta « Angeli Custodi » l'organizzazione della Pia Unione fa rapidi progressi per l'interessamento della Rev.ma Ispettrice e Direttrici; e per lo zelo della Delegata Ispettoriale Suor Vittoria Contarini.

L'ultimo Centro fondato è quello di Cesuna (Vicenza), dove le Figlie di M. A. tengono un Asilo ed una Scuola di lavoro; e dove è situata la Villa Tabor per il corso estivo degli Esercizi Spirituali delle Cooperatrici.

Il 4 febbraio - in collaborazione con il vicino Centro di Canove - fu tenuta la prima Conferenza costitutiva dal salesiano Don N. Gilardi, che parlò della Terza Famiglia Salesiana e della Campagna annuale. Sono intervenuti tutti gli attuali iscritti ed altre 60 persone.

ROVERETO (Trento)

Preparata dalla tradizionale commemorazione mensile del 24 del mese alla chiesetta della Madonna delle Grazie, dopo un'accurata ricerca dei vecchi iscritti e di nuove adesioni, il nuovo Direttore Don Ottorino Sartori tenne la prima Conferenza costitutiva, trattanto, oltre il tema proposto dal Bollettino Dirigenti, i principali argomenti che interessano la vitalità del nuovo Centro. Presenti circa 50 persone.

GORIZIA

Il nuovo Direttore, Don F. Bassi, ha preso subito a cuore la costituzione del Centro Cooperatori, già da più parti sollecitata e preparata.

Dopo un primo incontro, il 26 ottobre, con alcuni vecchi iscritti e con simpatizzanti, il nuovo Delegato raccolse numerose adesioni, specialmente fra i lettori del Bollettino Salesiano.

Il 15 febbraio, il Direttore tenne la prima Conferenza costitutiva del Centro Cooperatori.

Particolarmente commovente ed efficace è stato l'intervento del venerando sacerdote della città che a 94 anni ha celebrato il 76 di Messa, Don Beniamino Bianchi, che ha raccontato il suo incontro con Don Bosco a Cremona a 13 anni di età.

La chiusura del secolo dal primo incontro di Don Bosco col Papa Pio IX, ci presenta convergenze talmente provvidenziali che-ci stupiscono e insieme ci entusiasmano a elevare un inno di ringraziamento a Dio, che tanto fece per aumentare la sua gloria in terra, chiamando a lavorare per questa sua nuova Famiglia Religiosa quasi cielo e terra, sotto la guida della Vergine Ausiliatrice: i Papi e la Santa Sede, Cardinali e Vescovi sotto ogni cielo, Autorità civili e benefattori senza numero, Cooperatori ed Ex allievi, schiere innumerevoli di eiovani e di anime oranti... a tutti questi dobbiamo il graduale sviluppo delle due Congregazioni sorelle e delle opere sorte a dilatare le tende della Chiesa dall'uno all'altro mar».

IL RETTOR MAGGIORE DON RENATO ZIGGIOTTI all'Assemblea Generale del Convegno di Roma

Il Convegno del 1952 coincise con la posa della prima pietra del tempio di San Giovanni Bosco; l'attuale coincide con la sua inaugurazione. Ebbene, anche voi, Cooperatori Salesiani, avete lavorato a costruire, a dare una solida struttura alla vostra organizzazione, ad approfondire e a vivere la spiritualità salesiana, a salvare col vostro apostolato tante anime, specialmente giovanili. Ma non è finito il vostro lavoro di costruttori: vogliamo assicurare l'amato Superiore che questo Convegno metterà le premesse del Tempio nuovo che vogliamo elevare al santo Fondatore, un tempio vivente in cui ogni Cooperatore sarà una pietra viva, anzi un costruttore attivo e generoso per l'attuazione dei voti e delle risoluzioni che coroneranno questo Convegno.

DON LUIGI RICCERI

DIRETTORE GENERALE DEI COOPERATORI SALESIANI all'Assemblea del Convegno di Roma