Bollettino Salesiano

ANNO LXXXIII. N.9    1° MAGGIO 1959 

Sogno e realtà

Il Tempio dedicato in Roma a San Giovanni Bosco è ormai una stupenda realtà. Nei primi giorni di maggio - è risaputo - con solennità di riti e con splendore di manifestazioni, esso viene consacrato e aperto al culto.

Abbiam potuto godere la visione della monumentale costruzione, moderna e luminosa, eppure ricca di classica, vorremmo dire romana dignità, da un lembo della campagna romana non ancora carpita dal cemento e dall'asfalto. Abbiamo potuto ammirarla in un vespero d'oro, come inquadrata attraverso le arcate d'un vetusto acquedotto romano, mentre rombavano possenti dei quadrimotori levatisi dal vicino aeroporto dell'Urbe. Quale visione! quanti pensieri! Cento anni fa il povero ed umile prete torinese, Don Bosco, percorreva quest'agro romano in diligenza ed entrava nella Città Eterna, portandovi il suo grande « sogno » da confidare al Padre di tutti i fedeli e Padre suo dilettissimo, Pio IX; sogno incredibile, da sgomentare e sconvolgere in quei tempi fortunosi i « benpensanti » : opere giovanili, organizzazioni di stampa, scuole per apprendisti, chiese, una nuova Congregazione...

A cento anni di distanza quei « sogni » si dimostrano una potente divina realtà. E il Tempio, ardito e grandioso, ne è come una prima sintesi ed una divina sanzione. Il povero prete che Pio IX con l'intuito del Supremo Pastore e del Santo aveva súbito compreso mettendolo sotto il suo patronato, da allora snoda sotto gli occhi stupiti e quasi increduli dei suoi contemporanei, il film dei suoi sogni tradotti puntualmente in realtà con un crescendo umanamente inspiegabile. Riesce a portare le sue tende a Roma, vi eleva, a costo di inauditi sacrifici, ma lieto di far cosa gradita 9,1 Sommo Pontefice, la Basilica del Sacro Cuore al Castro Pretorio. Con quell'opera egli quasi corona il suo apostolato terreno; ma la sua è opera di Dio; così, lui morto, i « sogni » continuano a trasformarsi più largamente in potente e feconda realtà, e Don Bosco si fa sempre più presente nella Città Eterna, a cui egli aveva sempre guardato come il navigante al faro.

E venne il l° aprile 1934, la Pasqua di Don Bosco, come ebbe a definirla il grande Pio XI, quella giornata radiosa ed osannante in cui Roma diede all'umile prete il suo trionfo nel maggior tempio della cristianità, in quella piazza di San Pietro - pare incredibile - divenuta in quella occasione angusta per le folle cosmopolite convenute ad acclamarlo.

Quel trionfo fu una nuova divina spinta all'opera salesiana. La Congregazione prende ormai un ritmo di sviluppo più dinamico, si moltiplicano le vocazioni e le fondazioni, Roma vede sorgere opere sempre più importanti, sempre aperte ai figli del popolo e del lavoro, alla povera gente.

Ed oggi, nel cammino che non si arresterà, una nuova luminosa tappa: il complesso del Quartiere Appia, col Tempio dedicato a Don Bosco, che si inaugura nel 250 dei trionfo della Pasqua romana, nel centenario della Congregazione e della prima visita di Don Bosco a Roma, al Santo Padre.

Quale ricchezza di significati prende allora il ritorno di Don Bosco col suo corpo nel Tempio che Roma gli ha dedicato, e l'affettuoso omaggio che viene a tributargli Giovanni XXIII! Ma il dolce Pontefice, che ricorda con tenerezza gli anni della sua infanzia e dell'adolescenza illuminati dal Santo della gioia e della giovinezza, non porterà solo il suo affettuoso omaggio, ma anche quello della Chiesa, di cui Don Bosco fu fedele servitore, ed oseremmo dire del suo grande predecessore Pio IX, che fu quasi il confondatore della Congregazione Salesiana, e di Pio XI, che godeva di sentirsi chiamare « il Papa di Don Bosco ».

Ma c'è un altro « motivo » in questo trionfo romano di Don Bosco. Il Tempio col complesso di opere educative ed assistenziali che lo affiancano è dovuto alla cristiana generosità, aperta e lungimirante, di alcuni Cooperatori Salesiani di Roma.

Questi insigni benefattori hanno compreso l'alta funzione sociale e morale, oltrechè religiosa, che svolge un'opera di tal fatta in una città che cresce e si sviluppa vertiginosamente, hanno capito che per risolvere in profondità i problemi sociali non bastano i grandi edifici, le ampie piazze, le aiuole fiorite e le piscine: ancor oggi, come nel lontano medioevo, il centro irradiante di vera pace sociale, di serenità familiare, di costruttivo lavoro e di autentico benessere è la Chiesa.

Per questo i benefattori han voluto far sorgere il Tempio e le opere annesse nel nuovo uartiere Appio, e per questo essi vi han chiamato Don Bosco, di cui ben sanno la peculiare vocazione per le periferie delle metropoli, ad irradiare luce feconda a migliaia di anime, arricchendo quella cintura salesiana, che ormai abbraccia con la carità semplice e gioiosa di Don Bosco tanta parte della periferia romana.

Ma ci sembra che un'altra parola venga, edificante e potente, dal monumentale tempio: una parola che è un impegno. Si è detto più volte che il Tempio è un monumento, il che vuol dire un ricordo, un monito.

E ci pare che Don Bosco, ritornato a Roma col suo fragile corpo, che gli fu strumento generoso e docile di tanto bene, voglia ripetere - dalla sua urna, dal suo Tempio - ai suoi Cooperatori, che non a caso han voluto far coincidere il loro Convegno Nazionale con queste radiose giornate: « Cari Cooperatori e benefattori, con la vostra carità abbiamo cooperato con la grazia di Dio, ad asciugare molte lacrime e a salvare molte anime. Con la vostra carità abbiamo tolto dall'abbandono migliaia di ragazzi e mediante una buona educazione, con lo studio e con l'apprendimento di un'arte, li abbiamo fatti buoni cristiani e savi cittadini... Con la vostra carità abbiamo innalzato molte cappelle e chiese, nelle quali per secoli e secoli, sino alla fine del mondo, si canteranno ogni giorno le lodi di Dio e della Beata Vergine, e si salveranno moltissime anime... ».

A tutti che ci sentiamo suoi figli ripete il caro Padre: « Il Tempio di Roma è una tappa, non una meta. Non possiamo arrestarci: dal momento che noi ci fermassimo, la nostra opera comincerebbe a deperire ».

Ed a tutti che guardiamo a Don Bosco quale guida e Maestro egli innalza il suo grido di pacifica conquista, quel motto che fu suo e che si legge sul portale del nuovo tempio: Da mihi animas. Avanti a conquistare anime con la carità di Cristo, per la Chiesa, per il bene, il vero bene dell'umanità.

Il Tempio di SAN GIOVANNI BOSCO in Roma

IL PIÙ GRANDE TEMPIO DEDICATO A DON BOSCO - LA SECONDA CUPOLA, PER GRANDEZZA, DOPO QUELLA DI S. PIETRO - VI HANNO LAVORATO 41 ARTISTI TRA I PIÙ NOTI IN ITALIA: SCULTORI, PITTORI, CESELLATORI - HANNO PRESTATO LA LORO OPERA E FORNITURE CIRCA F30 DITTE - LA COSTRUZIONE DELLA CHIESA fi DURATA SEI ANNI

Al GRANDE PADRE, che si recò a Roma per la prima volta povero e sconosciuto, compagnato da un chierico, Michele Rua, nel 1858, i figli, in segno di amore e conoscenza, esattamente cento anni dopo, hanno inteso innalzare questo monumento di arte e di fede, che nella sua parte .edilizia si può ritenere finito proprio nel 1958. Ed egli, che fu l'ultima volta a Roma nel 1887 per l'inaugurazione della basilica del S. Cuore, da lui costruita per incarico di Leone XIII quasi a conclusione di tutta la sua prodigiosa attività e dei numerosi e importanti rapporti con l'Urbe e col Papa, oggi ritorna con la venerata spoglia a prendere possesso della sua chiesa, che canterà nei secoli le sue glorie.

Cento anni fa umile e confuso, ma col cuore traboccante di filiale amore per il Vicario di Cristo, del quale fu sempre strenuo difensore, si prostrava davanti a Pio IX, che diede arditezza ai suoi disegni; oggi un successore di Pio IX, che per una felice coincidenza porta lo stesso suo nome, Giovanni XXIII, si prostra davanti a Lui, nella sua chiesa.

Per il popolo

Straordinario e rapido lo sviluppo edilizio di Roma in questo dopoguerra. Una delle direttrici di maggiore espansione è senza dubbio quella che corre lungo la via Tuscolana e costituisce, tra il Quadraro e Cinecittà, il Suburbio Tuscolano.

Proprio in questa zona, sulla sinistra della storica strada che porta a Frascati, e parallelamente a questa, si apre il «Viale San Giovanni Bosco», che, partendo da Piazza dei Consoli, porta alla grande piazza, pure dedicata al Santo. Dopo la piazza la via, passando a fianco dell'istituto Don Bosco, continua con la denominazione di «Viale dei Salesiani».

La facciata del tempio è in asse perfetto con il viale S. G. Bosco. Solenne la lontana visione del nuovo Tempio monumentale inquadrato tra le due file dei palazzi policromi.

I Salesiani, precisamente per venire incontro alle nuove esigenze dell'Urbe, con l'intervento munifico di amici e benefattori che, intuendo l'importante sviluppo della zona, donarono suolo e chiesa, hanno voluto realizzare, come in altri popolati quartieri, due opere rispondenti ai bisogni del posto: un Istituto femminile delle Figlie di Maria Ausiliatrice con asilo, scuole elementari, scuole medie, laboratorio e oratorio, e un Istituto maschile con attività analoghe, oltre la. Parrocchia, che conta già più di ventimila anime.

Gli artefici della chiesa

Progettista della chiesa è l'Architetto Gaetano Rapisardi, che vinse, nella seconda gara, il Concorso Nazionale bandito dai Salesiani attraverso la Pontificia Commissione di Arte Sacra, a cui parteciparono 102 concorrenti tra i più illustri architetti italiani.

Direttore dei lavori il Dott. Ing. Tito Bruner con la direzione artistica dello stesso Rapisardi.

I calcoli delle ardite strutture in cemento armato sono dei valorosi professionisti Ing. Arrigo Carè e Giorgio Giannelli. Costruttori l'Impresa Ingg. Provera e Carrassi.

La piazza, sulla quale prospetta la chiesa, in seguito a una felice proposta della stessa Commissione Centrale di Arte Sacra al Sindaco di Roma, è stata progettata dallo stesso Architetto Rapisardi. Le sue dimensioni sono nm. 125 per 195: l'altezza dei fabbricati, per una speciale deroga al regolamento edilizio, è di m. 29,50; i prospetti degli edifici sono a portico ed hanno comune l'elemento architettonico dominante.

L'architettura esterna

La chiesa è a pianta rettangolare larga m. 45, profonda m. 78. L'insieme esterno del Tempio può distinguersi in due parti, l'una basamentale dell'altezza di circa m. 20, l"altra finale di circa m. 47, comprendente il tamburo in duplice ordine circolare di pilastri, la cupola e i terminali metallici.

Precede l'ingresso principale della chiesa un ampio portico, cui si accede a mezzo di comodo piano inclinato.

Il prospetto è suddiviso da lesene in sette campate, di cui tre, al centro, for4te. Lo scomparto centrale è sormontato da un grande altorilievo di Arturo Dazzi di m. 4,50 x 6 in marino di Carrara, che presenta come un'enorme roccia marmorea, da cui l'artista ha ricavato la poderosa e armonica composizione raffigurante l'apoteosi di S. Giovanni Bosco. Nei sei scomparti laterali dominano le statue di due Arcangeli: Gabriele e Michele; di due Pontefici: Pio IX, che approvò la Società Salesiana, e Pio XI, che proclamò santo Don Bosco; di due Santi: S. Francesco di Sales, Protettore dei Salesiani, S. Giuseppe Cafasso, grande amico e benefattore di Dori Bosco.

La zona finale, che fa anche da, copertura della chiesa, è costituita da due tamburi, uno del diametro esterno di circa 40 metri e l'altro di m. 18,40: tutti e due sormontati da cupole quasi sferiche. Completano la parte finale, sul prospetto posteriore, due campanili a giorno dell'altezza di circa m. 38, nei quali le strutture verticali, i ripiani, le scalette dalle scintillanti ringhiere, i finali a vele fanno un buon gioco architettonico.

Il campanile di destra ospita un concerto di nove campane, del peso complessivo di circa 9 tonnellate, che, azionate elettricamente sia a tastiera che a distesa, spandono un suono squillante e armonioso.

Le parti esterne sono tutte in travertino, la copertura delle cupole e dei campanili è in lamiera di alluminio ossidato in un gradevole tono di colore quasi plumbeo.

I terminali delle cupole e dei campanili hanno le parti costruttive in ferro, quelle decorative in bronzo.

Le cupole sono forate al centro. Il foro della cupola grande ha un diametro di m. 8,50 e quello della piccola di m. 4 e sono coperti a cristallo. Sopra la grande s'innalza il fastigio metallico, di circa m. 15 con 8 montanti leggermente a piramide, disposti ai bordi circolari del lucernario. Lo costituiscono una grande sfera, attorno a cui corre una fascia con piano e ringhiera, quattro angeli di oltre 3 metri, di Alessandro Monteleone, dalle sagome snelle e agili, che poggiano un piede su teste di cherubini sistemati sull'emisfero superiore e sorreggono con una mano sollevata in alto una corona sormontata dalla croce.

Le strutture metalliche e le sculture opportunamente armonizzate nelle loro linee formano una piramide aerea, che conferisce una caratteristica nuova a tutta l'imponente mole.

Analogo finale s'innalza sulla cupola minore.

La caratteristica architettura interna

La chiesa, all'interno, oltre ad ubbidire alle comuni esigenze liturgiche, presenta una particolare caratteristica: un ampio transetto ai lati del presbiterio, che può dar posto a categorie distinte di fedeli con la stessa visibilità della navata principale.

Il transetto è dimezzato in parte nella sua altezza da due grandi tribune, di cui una, quella di sinistra, per l'organo e la cantoria.

Sull'asse di questo transetto, nel punto in cui passa l'asse longitudinale della chiesa, vi è l'altare maggiore. Al di qua del presbiterio tutta la superficie è suddivisa in tre navate, quella centrale, molto grande rispetto alle due laterali, è di m. 29, le laterali di m. 2,75. Le tre navate sono costituite da una serie di 12 pilastri, che dànno luogo ad altrettante cappelle.

Come sopra accennato, la copertura della chiesa è principalmente costituita dalla grande cupola. Nella costruzione delle chiese a cupola un problema molto importante è stato sempre quello di coordinare armonicamente il passaggio da una forma quadrangolare a quella circolare. Il progettista ha pensato, con una certa arditezza, non essendovi esempi nel passato, specie di grande importanza, di sostituire arconi e pennacchi con travi disposti, nel vano della chiesa, nei sensi ortogonale e diagonale, da costituire tutti insieme un enorme cassone dello spessore di oltre 3 metri, con apertura circolare al centro.

Su apposite membrature portate dalle travi principali si innalzano poi i pilastri dei loggiati, che in duplice ordine, prospicienti uno all'interno e l'altro all'esterno, costituiscono il tamburo della cupola dal diametro interno di m. 33, a partire dalle strutture perimetrali.

Il loggiato inferiore di m. 10,50 di altezza è chiuso dall'esterno da ampie vetrate e con i suoi pilastri disposti in linea circolare' del diametro di m. 31 viene a prospettarsi, come si è detto, verso l'interno della chiesa: e mentre dà carattere ascensionale e insieme di vasto respiro al vano, su cui insiste la cupola, crea un caratteristico ritmo architettonico di effetto sorprendente.

Il loggiato superiore di m. 6,65, che lascia all'esterno una fitta pilastraturaa circolare, a intervalli dimezzati, rispetto a quello inferiore, è chiuso all'interno da corrispondenti finestre, le quali determinano come una corona ad elementi verticali, che fa da appoggio alla calotta semisferica e richiama il motivo inferiore della fascia rotonda risultante dalla sezione del solaio a sbalzo, sormontato da una ringhiera, pure a elementi verticali, quale parapetto al primo loggiato.

L'effetto estetico di questa grande cupola nascente da un piano e da un vuoto a pianta rettangolare, atteso con trepidazione, è risultato del tutto soddisfacente. Un esempio nuovo e originale nella storia dell'architettura.

In misura ridotta ma in forma analoga si può dire la stessa cosa della cupola minore, che si innalza sul presbiterio.

Tutte le superfici interne della chiesa, eccetto i soffitti e le cupole che dovranno essere a suo tempo decorati con dipinti e mosaici, sono rivestite a grandi lastre di marmi pregiati,, i quali aggiungono alla solennità della linea, splendore e nobiltà di colori.

Il presbiterio e l'altare maggiore

L'altare maggiore ha il fronte rettangolare di ni. 8, in rosa aurora del Portogallo, nella cui parte superiore è scolpita una fascia decorativa con foglie e cherubini dello scultore Venturini. Contro di esso si staglia in basso il paliotto di lapìslazzoli d'un bell'azzurro oltremare (circa cinque metri quadrati) con una croce di quarzo rosa, e al centro in alto fa riscontro !'intenso violetto arabescato dell'ametista che riveste il complesso architettonico a elementi verticali del tabernacolo di circa quattro metri quadrati.

Il bassorilievo della porticina, raffigurante a resurrezione, e il Crocefisso sovrastante, tutto in argento fuso, dello scultore Pericle Fazzini, spiccano sullo sfondo viola dell'ametista. Dello stesso autore sono gli angeli riverenti ai due lati tra le lesene del tabernacolo, il complesso scultoreo al disopra, che costituisce il tronetto per l'esposizione, e i candelieri, tutto in bronzo vibrato dì vari toni di colori, da qualche brillio di oro all'ottone, al rossiccio, al grezzo scuro della fusione. L'insieme scultoreo del tronetto è costituito di angeli, che fanno con le agili sagome dei corpi, con le caratteristiche aperture di ali e con le eleganti linee dei panneggi, sullo sfondo di una raggiera originale. da cornice, corona e piedistallo all'Ostensorio.

La snellezza e mobilità di quest'opera fa volutamente contrasto, come un ricco e lavorato gioiello, sulla solennità delle grandi linee, date da tutta la parete retrostante, che si allarga in un perfetto rigore architettonico, fino al fascione circolare della cupola minore, lungo il quale brillano in rilievo a forma di corona su tutto il presbiterio, le lettere richiamanti l'introito della Messa di S. Giovanni BOSCO: DEDIT ILLI DEUS PRUDENTIAM ET SAPIENTIAM MULTAM NIMIS ET LATITUDINEM CORDIS QUASI ARENAM QUAE EST IN LITORE MARIS.

Questa preziosa parete costituisce un originale scenario di fondo di circa 220 metri quadrati, che richiama l'attenzione del visitatore da qualsiasi punto della Chiesa, con il mosaico centrale a forte tinta rossa in un piano incassato tra due gigantesche quinte di marmo bianco di Carrara, ricamato di sculture in altorilievo.

Il mosaico (oltre 100 metri quadrati con circa 15 milioni di tesserine) è opera del pittore Giovanni Brancaccio, eseguita dal mosaicista Franco D'Urso: raffigura la gloria di Don Bosco, in paramenti sacerdotali, sollevato da un gruppo di angeli. In alto tra angeli, che prendono forma e figura dal rosso brillante del fondo, è accennata, come una visione, in atteggiamento di materna protezione, la Madonna, ispiratrice di tutta l'opera del Santo. Ai lati della figura dominante di Don Bosco (5 metri) estatico e sorridente, distribuiti in 4 gruppi con armoniche vibrazioni di colori, i personaggi più rappresentativi delle sue opere. Il Venerabile Don Michele Rua e i servi di Dio Don Andrea Beltrami e il principe polacco Don Augusto Czartoryski, primi frutti di santità della Congregazione Salesiana; S. Domenico Savio con altri due giovani, rappresentanti il campo principale dell'apostolato di Don Bosco. Le Missioni d'Occidente sono rappresentate dal Cardinale Giovanni Cagliero, primo apostolo della Patagonia, tra due patagoni e il servo di Dio Zeffirino Namuncurà, primo frutto di santità delle missioni:, Mons. Versiglia e Don Caravario, martiri salesiani in Cina, con un cinesino, ricordano le Missioni d'Oriente, mentre una Figlia di Maria Ausiliatrice, che ha davanti la giovanetta Laura Vieuiía, rappresenta la seconda famiglia fondata da Don Bosco. In basso, in uno sfondo rosso più intenso, si vedono, tra due angeli in ginocchio, attraversati da una fascia azzurra. le linee del tempio di Maria Ausiliatrice di Torino, la culla divinamente indicata, ove nacque, si affermò e s'irradiò nel mondo l'opera di Don Bosco.

Le tappe principali della vita e del fecondo dinamismo di Don Bosco sono indicate nelle fasce marmoree, che a guisa di grandiose quinte delimitano ai due lati il mosaico. Sono due enormi fasce a bassorilievi marmorei, divise simmetricamente in quattro pannelli ciascuna, da strisce orizzontali, su cui è scolpita una scritta, che fa da didascalia a quanto è rappresentato nel pannello relativo. Sono otto bassorilievi marmorei di 14 metri quadrati ciascuno, opera di quattro illustri scultori.

Il primo a sinistra, partendo dal basso, dello scultore Alessandro Monteleone, con la scritta:

1824: A NOVE ANNI IL MISTERIOSO SOGNO DIVINATORE. L'Autore è riuscito con un albero fantastico a rami grossi e aggrovigliati, di cui alcuni si trasformano in lupi, da una parte, e le serene figure di due ragazzi amichevolmente affiancati dall'altra, a rendere efficacemente i vari momenti del sogno, che è focalizzato nelle tre figure centrali: la maestosa figura di Gesù e l'atteggiamento amoroso e materno della Madonna, curva sul piccolo Giovannino quasi sbigottito. Con i due angeli a destra, che cominciano da dell'attività di Don Bosco. Il primo, la dimora stabile dell'Oratorio, a cui l'Apostolo arrivò dopo tante peripezie, tra i lieti giochi dei giovani. Episodio che la scritta sintetizza così: ALL'UMILE CULLA SALESIANA CON LA SOLA MADRE ACCANTO. L'altro, la fondazione della Congregazione Salesiana, manifestata attraverso una riuscita composizione di giovani che attendono allo studio e alle varie arti negli Istituti di Don Bosco, ove, a dir della didascalia, Sono STUDIO E LAVORO PALESTRA VIVA DI GIOVANI SCHIERE.

Il sesto, il settimo e l'ottavo, che fanno rispettivamente riscontro al terzo, secondo e quel momento a costruire case, l'Autore ha voluto significare che da quel sogno la Provvidenza decretò il mirabile sviluppo dell'opera, che il Santo avrebbe fondata.

Il secondo è dello scultore Luigi Venturini, con la scritta: GIOCOLIERE E APOSTOLO SUL COLLE NATIO.È un bassorilievo ricco di chiaroscuri intelligentemente distribuiti, da fare di tutta la scultura un piacevole ricamo decorativo. Da una parte Giovannino Bosco è scolpito nell'atto di camminare su una corda tra l'ammirazione dei compagni e della mamma, dall'altra mentre spiega il catechismo a un gruppo di ragazzi.

Il terzo, dello scultore Francesco Nagni, fissa con essenziali elementi compositivi bene armonizzati la prima Messa del Santo, presente la mamma, e l'incontro con Bartolomeo Garelli, il primo delle migliaia di giovani che popoleranno i suoi Oratori. Sotto si legge: 1841: LA PRIMA MESSA E L'INCONTRO PROVVIDENZIALE.

Il quarto e poi il quinto analogo del lato sinistro, sono dello scultore Ludovico Consorti, il quale con chiarezza di linee e di composizione ha reso due fatti importanti primo, sono degli stessi Autori di questi e hanno una perfetta rispondenza di stile e di concezione.

Sotto il sesto, che vuol ricordare la fondazione depa Congregazione femminile, si legge: DA FIGLIE DELL'IMMACOLATA A SUORE DELL'AUSILIATRICE. Da un lato Don Pestarino, che presenta a Don Bosco le giovani figlie dell'Immacolata, mentre la Mazzarello, che sarà poi la prima Superiora e confondatrice, umilmente si fa indietro; dall'altro la consegna delle Regole e la nomina della prima Superiora.PIONIERI DI FEDE E CIVILTÀ NELLE SOGNATE TERRE LONTANE, si legge sotto il settimo bassorilievo, che presenta le Missioni salesiane.

L'ultimo bassorilievo ci presenta la morte di Don Bosco, come quella di un gran patriarca: fanno bella corona in alto un gruppo di angeli, che sostengono un drappo contro cui si adagia la testa del grande scomparso. Sotto Si legge: IL TRAMONTO DEL PADRE RETAGGIO DI LUCE AI FIGLI.

Il delicato e chiaro color rosa dell'altare è inquadrato tra il rosso oscuro dei due pilastrini di granito di Solberga, sui quali due gruppi di angeli, in bronzo, dalle movenze eleganti, dello scultore Francesco Messina, sorreggono due lampade rosse cilindriche.

La balaustra recinge su tre lati il presbiterio largo m. 17 e profondo m. 15. Il lato frontale ad andatura circolare con lo stesso centro della cupola, è a otto pannelli in un bel broccatello a masselli; in ogni riquadro vi è una pregiata composizione decorativa con angeli e simboli dell'Eucaristia, in bronzo, dello scultore Luigi Venturini; gli altri due lati sono tutti in pilastrini di broccatello e raccordati con quattro massicci pilastri della stessa altezza ai quattro angoli. I due anteriori faranno da piedistallo a due gruppi di angeli portareliquie. Ogni lato della halaustra è interrotto a metà da un geniale cancelletto in bronzo dello stesso scultore, formato da due angeli che sostengono lo stemma salesiano.

Le cappelle lungo le navate laterali, delimitate da profonde lesene, corrispondenti ai pilastri, hanno tutte la medesima soluzione architettonica. Gli altari sono dieci. Tutti sono in rosso Morlena del Portogallo con i paliotti, 2 di rosso Garessio, 2 di rosso di Francia antico, 2 di onice tartarugato, 2 di diaspro di Sicilia, e 2 di breccia violetta.

La tela di circa 26 metri quadrati dipinta a olio è incassata nel rivestimento di marmo e comprende tutta la superficie libera da lesena a lesena escludendo ogni vernice o fregio. In alto, parallelamente al dipinto, sorge un bassorilievo di marmo bianco di Carrara di m. 5,05 per 2,26 con una figurazione che ha rapporto col dipinto stesso.

In una visione d'insieme, si vengono così a costituire due ricche grandiose fasce pittoriche correnti sulle due pareti marmoree laterali tra l'analoga fascia scultorea in alto e la successione ritmica in basso degli altari policromi, scandita dalle lesene aggettanti in corrispondenza dei pilastri.

A norma delle lesene risultano sei cappelle da una parte e sei dall'altra, interrotte a metà da due altissime vetrate ad arco, il cui asse è sull'asse trasversale della chiesa.

Nella prima cappella a destra entrando, senza altare, campeggia sul fondo di marmo chiaro di Siena, un grande crocifisso di bronzo di Venanzo Crocetti, il quale ha saputo unire alla preziosità, scultorea una linea austera e solenne, da cui emana una profonda espressione di dolore divinamente sopportato e vinto.

In alto il bassorilievo di Michele Guerrisi, con Gesù trasportato nel sepolcro. lavoro di impeccabile composizione classicheggiante, ma che non manca di certo sintetismo moderno.

La prima cappella a sinistra ospita il battistero, di concezione veramente originale. Esso sorge sul solito piano rialzato di macchia vecchia come un grosso stelo e si apre a coppa in un unico blocco semisferico di granito di Solberga.

Dal centro della superficie rotonda del granito, le cui tre cavità sono coperte da lamine metalliche facilmente scorrevoli, sorge una piramide di ottone fuso scanalato con quattro angioletti alla base e uno sulla cuspide e con opportuni fregi sulle porticine. Questa è bellamente inquadrata tra due angeli, che rivelano purezza di linee e signorilità di stile. Sono di Emilio Greco, del quale è pure il bassorilievo marmoreo in alto.

Due belle acquasantiere a fungo di granito di Solberga con sculture decorative di Renato Rosatelli sono situate dinanzi ai primi pilastri in corrispondenza dei vani del Battistero e del Crocefisso.

Gli altari minori, le pale e le sculture

Le cappelle propriamente dette con altari, secondo l'architettura sopra descritta, sono dieci: cinque da un lato e cinque dall'altro.

Venendo dal Presbiterio, dal lato del Vangelo, sono così distribuiti.

1. Maria Ausiliatrice. Tela di Gisberto Ceracchini, ricca di colori e di figure organicamente costruite e legate intorno alla Vergine, la cui immagine è conservata nella foggia tradizionale. C'è tutto il mondo salesiano e della prima tradizione nel quadro: in basso un originale coro di ragazzi, che canta le glorie della Vergine mentre qualcuno offre fiori e gigli; ai lati in moto ascensionale altri giovani, sotto la guida di Don Bosco, che ha vicino Domenico Savio, issano due stendardi, simboli delle Compagnie Religiose. Nella fila superiore delle figure si distinguono S. Filippo Neri, San Francesco di Sales, Don Rinaldi e, solenne, il Pontefice Pio VII, istitutore della festa di Maria Ausiliatrice; S. Pietro Nolasco, S. Maria Mazzarello e altre figure di Suore e Missionari.

2. S. Maria Domenica Mazzarello. Il quadro del pittore Paolo Giovanni Crida rende con scioltezza e precisione di disegno un'ordinata e leggibile disposizione di interessanti episodi relativi alla vita della Santa, la quale appare in un alone di luce al centro, sorretta da angeli.

3. S. Francesco di Sales. È opera di Baccio Maria Bacci. In essa il Santo domina irradiato da un alone di luce, tra l'angelo della preghiera e quello dell'eloquenza.

4. S. Anna. Pala caratteristica del pittore Lorenzo Gigotti. S. Anna, seduta con la Madonna giovinetta in primo piano, è incorniciata da un ovale costituito con le forme affusolate di quattro angeli e dalle loro ali che all'esterno descrivono forti archi a colorazione quasi rosso-viola.

5. S. Angelo Custode. È una concezione del Pittore" Marcello Avenali. L'Angela dai lineamenti forti e dai grandi occhi a mandorla richiama le forme stilizzate bizantine. Intorno è drammaticamente rappresentata l'azione benefica dell'Angelo Custode in una sequela di vicende della vita dell'uomo, dalla nascita al Giudizio.

Dal lato dell'Epistola le cappelle si susseguono nel seguente ordine.

1. S. Cuore di Gesù. Il dipinto di Primo Conti, che presenta l'apparizione di Gesù a S. Margherita Maria Alacoque con il suo inconfondibile stile in una composizione diagonale. La Santa protende le braccia tra lo sbigottimento e l'estasi d'amore verso Gesù.

2. S. Domenico Savio. Il pittore Mario Caffaro Rore, che attraverso uno studio accurato sugli elementi raccolti da Don Bosco e giunti fino a noi, ha potuto ricostruire la figura del piccolo Santo, dandoci un'immagine tipo, diventata ormai universale e tanto cara ai giovani, presenta gli episodi salienti della vita del Santo, distribuiti in una ben concatenata successione intorno a un ampio cerchio luminoso, dal quale balza la figura di S. Domenico Savio. Lavoro chiaro nella concezione e preciso nel disegno e nel soffuso realismo coloristico.

3. S. Giuseppe operaio. L'esecuzione di questo soggetto è stata affidata a Emilio Notte.

Il gruppo della Sacra Famiglia al lavoro, compositivamente serrato dal centro a destra con la figura a carattere romano e quasi pensosa di S. Giuseppe, è bilanciato a sinistra da, due giovani apprendisti in atteggiamento riverente in primo piano e da un'efficace disposizione ascensionale, che si intravede dal vano di una porta, di manovali intenti a un pesante lavoro di costruzione.

In alto un coro di angeli corona il quadro.

4. S. Carlo Borrorrreo. È opera di Silvio Consadori.

Nella luce di una grande fòrnice, che si apre in un'architettura massiccia del Lazzaretto di Milano, si staglia la figura di San Carlo, ritratta di profilo in atto di amministrare il Sacramento della Cresima a un appestato, tra la folla riverente e implorante dei malati e il corteo orante processionalmente. Vivezza di colori, chiarezza di disegno, forza di espressione sono i pregi facilmente rilevabili da questo quadro.

5. S. Pio X, che la Congregazione salesiana si onora di annoverare tra i suoi Cooperatori. Un giovane e moderno artista, Augusto Ranocchi, si è cimentato con questo non facile soggetto. Le sapienti disposizioni per la musica sacra, l'istruzione catechistica e la prima comunione ai bambini, la grande enciclica antimodernistica, i sinistri bagliori della prima guerra mondiale: tutto è reso con una non comune trasparenza di colori accostati e sovrapposti a macchie quasi geometriche.

I dieci altari sono impreziositi di magnifici candelieri in bronzo fuso, rigorosamente intonati all'architettura, dello scultore Alcide Ticò.

Le stazioni della Via Crucis in altorilievi di bronzo, dalle dimensioni di m. 1,24 per 1,15, sono disposte sui 12 pilastri laterali e i due frontali. Sono opera interessante dal lato artistico e concettuale dello scultore Venanzo Crocetti.

La parete di fondo si presenta architettonicamente mossa per i cinque vani degli ingressi e i relativi finestroni; per le grandi bussole, i cui cristalli superiori recano inciso lo stemma salesiano; per i due eleganti balconcini marmorei, che sormontano le bussole e i cui parapetti sono arricchiti di due angeli in bronzo, fine lavoro dello scultore Eugenio De Courten; per i due gruppi di confessionali ai lati delle bussole, sormontati rispettivamente da quattro gruppi in bronzo con angeli e croce, creazione elegante dello stesso De Courten.

L'illuminazione è stata curata con un impianto centralizzato di primo ordine. Le navate sono illuminate con 32 grandi lampadari veramente originali in vetro-oro di Murano, eseguiti a mano con un'arte degna della migliore tradizione di quella città, dalla Ditta AVEM.

Due grandi fascioni, pure in vetro-oro, con rosoni diffondono in varie gradazioni luce in tutta la zona del presbiterio.

Inoltre le cupole, le cappelle, i bassorilievi sono illuminati con proiezioni luminose.

La chiesa è anche fornita di un modernissimo impianto sonoro, che permette l'audizione da qualsiasi punto di essa.

Sulla cantoria di sinistra si erge monumentale l'organo con le sue 5400 canne, disposte in vari piani, da creare un ritmo architettonico confacente alla chiesa. È opera della Ditta Giovanni Tamburini di Crema. Si compone di 80 registri e di 3 tastiere.

I confessi.onali, come le bussole dell'ingresso e i mobili della sagrestia, sono stati eseguiti con grande perizia dalla Scuola salesiana del legno dell'Istituto Pio XI di Roma.

Il portico e la cripta

Nell'interno del portico, sulla parete verso la chiesa, si aprono cinque grandi ingressi, con porte in fusto di ferro coperte in lamine di ottone, girevoli col minimo sforzo su cardini con cuscinetti a sfere.

La porta centrale è alta circa 10 metri. Sulla piattabanda di questa è scolpito il motto d' Don Bosco: DA MIRI ANIMAS CETERA TOLLE. Solo questa porta è decorata con i simboli degli Evangelisti, con fasce e con preziosi pannelli in bronzo, scolpiti finemente e magistralmente proporzionati da Federico Papi. Rappresentano quattro momenti della vita di Don Bosco in Roma, spiegati con queste didascalie:

PIO IX BENEDICE L'ARDITO PENSIERO DEL SANTO - LEONE XIII GLI AFFIDA L'EREZIONE DI UN TEMPIO - SAGGIO D'APOSTOLATO GIOVANILE IN ROMA - COMMOSSA VISIONE D'UN GRAN SOGNO AVVERATO.

Le altre quattro porte sono fregiate di scritte ricavate dalla Sacra Scrittura; così pure i portali.

Il pavimento della chiesa è a 1,60 dal piano stradale, giacchè per tutta la sua superficie nel piano sottostante è stata creata una cripta dalle ampie vetrate, che affacciano sulle fiancate in due grandi intercapedini munite di muraglioni di contenimento rivestiti di travertino e sormontati da pilastrini con ringhiere metalliche.

Per la costruzione della chiesa si sono impiegati circa sei anni, hanno prestato la loro opera e le forniture circa 60 ditte, vi hanno lavorato 41 artisti.

Maria scudo della chiesa

IL 5 SETTEMBRE 1958 l'Episcopato Polacco, riunito presso il Santuario Manano dl Czestochowa, sotto la presi denza dell'Em.mo Cardinale Primate Stefano Wyszynski, dirigeva a Pio XII una fervida supplica per ottenere l'estensione della festa di Maria Ausiliatrice a tutta la Polonia.

Il Pastore Angelico gradiva tale omaggio e il 3 ottobre 1958, a pochi giorni dalla sua santa morte, rispondeva con un telegramma diretto al Cardinale Wyszynski, in cui esortava gli eroici cattolici di Polonia a « confidare nell'aiuto della loro Celeste Regina ».

Sua Santità Giovanni XXIII poi esaudiva la richiesta dell'Episcopato Polacco col decreto del 4 dicembre 1958, da noi pubblicato nel numero di marzo. In esso viene estesa a tutta la Polonia la festa di Maria Ausiliatrice.

Così la potente Regina delle Vittorie veglia ora coli nuovo titolo e pubblico riconoscimento sui confini dell'Europa Cattolica per difenderli contro gli assalti dell'ateismo e per preparare, secondo le promesse di Fatima, nuovi trionfi del suo Cuore materno a salvezza di tanti popoli perseguitati.

È la dolce speranza che domina la lettera dei Vescovi della Polonia a Pio XII.

Il documento ricorda anzitutto che il Papa Pio VII, liberato dalla prigionia napoleonica e restituito alla Sede Romana, dimostrò la sua riconoscenza per la mirabile protezione di Maria, istituendo la festa di Maria Ausiliatrice, da celebrarsi il 24 maggio ogni anno nelle diocesi dello stato Pontificio. « E poichè la Chiesa Cattolica in Polonia nei nostri tempi - scrivono i Vescovi - ha avuto una grazia analoga dalla sua Regina e ha potuto vedere la sua Guida spirituale (il Cardinale Wyszynski) liberato dalla prigionia e restituito alla sua Sede primaziale, la sempre fedele Polonia, per manifestare la sua perenne gratitudine a Maria, sull'esempio dell Papa, chiede la istituzione della festa di maria Ausiliatrice anche nelle sue diocesi».

« Ci sia lecito nominare un documento di massimo valore - essi continuano - che la antità Vostra, appena assunta al Supremo Pontificato, trasmise alla Polonia, il Breve cioè della Coronazine dell'Imagine di Maria Vergine di Jazlowiec, promulgato proprio il 24 maggio 1939, giorno della festa di Maria Ausiliatrice. In questo documento leggiamo che tutta la Polonia venera con vera pietà la Beatissima Vergine come sua potente Ausiliatrice ».

Anche nella Enciclica Summi Pontificatus, pubblicata quando la Polonia era oppressa dalle forze nemiche, il Supremo Pastore afferma che tale diletta Nazione « attende fiduciosa nella potente intercessione di Maria, Auxilium Christianorum, l'ora di una risurrezione corrispondente ai principi della giustizia e della vera pace ».

E nell'Enciclica Mystici Corporis Christi Pio XII dichiara in modo perentorio che Maria Ausiliatrice è stata sempre potente difesa della Chiesa e del Vicario di Cristo sulla terra. Non fa dunque meraviglia che, consacrando il mondo all'Immacolato Cuore di Maria, il Pastore Angelico abbia pregato così: « Regina del Santissimo Rosario, Ausilio dei Cristiani, rifugio del genere umano, vincitrice di tutte le battaglie di Dio, supplici ci prostriamo al vostro trono, sicuri di impetrare misericordia e di ricevere grazie ed opportuno aiuto e difesa nelle presenti calamità».

Infine l'Epistola Pontificia del 1o settembre 1951, Cum iam lustri, diretta all'Episcopato Polacco, ricoglie gli esempi dei secoli passati e dei tempi presenti e inculca insistentemente l'efficacia dell'aiuto di Maria Ausiliatrice, in tutto il decorso della storia del popolo polacco.

A queste considerazioni, ispirate dal mo grama mento presente, i Vescovi della Polonia aganaloga dalla sua Regina e ha potuto vedere giungono profonde ragioni dottrinali.

La lotta tra il bene e il male, cominciata all'inizio della storia umana, e sempre in atto. Perciò Maria, unita a Gesù, continua a schiacciare la testa del serpente infernale, che attenta ai valori dello spirito e della grazia.

Quanto più si approfondisce la dottrina del Corpo Mistico di Cristo, tanto più, fra i privilegi di Maria, si rileva la sua missione speciale di Ausiliatrice della Chiesa. Perciò Santità Vostra, appena assunta al Supremo l'Enciclica di Pio XII sulla Chiesa, Corpo Pontificato, trasmise alla Polonia, il Breve Mistico di Cristo, avendo luminosamente proposto e sviluppato l'insegnamento di San Paolo su tale argomento, ha pure fatto giungere il tempo conveniente per esaltare il singolare patrocinio di Maria Vergine verso la Chiesa e il Sommo Pontefice, quale Ausiliatrice dei Cristiani. Pare che questa conclusione sia insinuata dalla stessa Enciclica, in cui si legge: s Quando Cristo vede in pericolo la sua intemerata Sposa, ossia la Chiesa, la salva dalle onde della tempesta, sia per se stesso, sia per mezzo dei suoi angeli, sia. per mezzo di Colei che invochiamo come l'Aiuto dei Cristiani, sia pure per mezzo degli altri celesti patroni! ».

« Piacque pure alla divina Provvidenza - proseguono i Presuli Polacchi - suscitare San Giovanni Bosco quale apostolo della divozione verso Maria Ausiliatrice, e di autenticarne la missione con strepitosi miracoli. Ogni pietra della Basilica di Maria Ausiliatrice in Torino, da lui costruita come centro mondiale di tale culto mariano, è testimonianza delle grazie e dei miracoli, ottenuti da. Maria, invocata in modo speciale sotto questo titolo. Se poi pensiamo alle migliaia di immagini di Maria Ausiliatrice, sparse nell'ultimo secolo su tutto il globo, moltissime delle quali son gloriose per l'incoronazione Pontificia e il nimbo dei prodigi, riesce facile scorgere il dito di Dio, e l'evidente patrocinio di Maria Santissima, Ausilio dei Cristiani ».

Supplicando il Papa di estendere la festa di Maria Ausiliatrice alla Polonia, gli illustri Postulatori sono convinti di non chiedere un favore insolito.

« Già in Thailandia - essi scrivono - in segno di riconoscenza per i benefici ricevuti da Maria Ausiliatrice nel tempo della persecuzione, è stato promesso con voto di celebrare il 24 maggio la. festa dell'Ausiliatrice dei Cristiani. Questa festa è pure celebrata solennemente nelle Isole Filippine, in India, in Messico, in Equatore, in Colombia; l'Australia onora l'Ausiliatrice come sua Patrona. Se 'a tali nazioni si aggiungono quelle, in cui la festa non si celebra ancora, ma i cui Vescovi, tra i quali anche undici vescovi polacchi, chiesero alla Santa Sede l'istituzione della festa di Maria Ausiliatrice per tutta la' Chiesa, è chiaro che la maggior parte dei Vescovi di tutto l'Orbe Cattolico ha dimostrato il suo amore alla Vergine Ausiliatrice ».

I Vescovi della Polonia sono quindi persuasi che, quando detta festa sarà estesa alla loro Patria, sarà assicurato il trionfo del Regno di Dio contro le potenze ostili che lo insidiano.

Tutti i divoti di Maria Ausiliatrice uniscano le loro preghiere per affrettare l'ora del trionfo della pace e dell'unità della Chiesa, di cui il prossimo Concilio Ecumenico, annunciato da Sua Santità Giovanni XXIII, ravviva la speranza, rendendo più attuale il supplice ricorso alla Vincitrice di tutte le battaglie di Dio.

Convegni di direttori diocesani, decurioni e parroci

A Catania si tenne il 28 gennaio in preparazione alla festa di Don Bosco, con notevole concorso di Ecclesiastici. Vi parteciparono gli Ecc.mi Arcivescovi Mons. Guido Bentivoglio e Mons. Angelo Ficarra, il Vescovo di Acireale S. E. Mons. Salvatore Russo, il Vescovo Ausiliare di Velletri S. E. Mons. Primo Gasbarri, rappresentanti dell' Archidiocesi di Catania, delle Diocesi di Acireale, di Caltagirone e di Nicosia. Inviarono calde adesioni i Vescovi di Caltagirone e Nicosia. Presidente del convegno fu l'Ispettore salesiano Don Bartolomeo.Tomè; regolatore l'infaticabile Don Fasulo.

Prece lette il convegno una dotta e pia meditazione eucaristica fatta da Mons. Ficarra. Gli interessanti argomenti messi all'ordine del giorno: San Giovanni Bosco ed il Papa; San Giovanni Bosco e l'Eucaristia, furono svolti dal Vescovo di Acireale e dall'Arcivescovo di Catania.

Il convegno fu coronato dalla parola di Mons. Gasbarri e dell'Ispettore salesiano, e dalla benedizione impartita dagli Ecc.mi Presuli.

A Milano ebbe luogo ìl 9 marzo, festa di S. Domenico Savio, e fu presieduto da S. E. Mons. Giuseppe Schiavini. L'Em.mo Cardinale Arcivescovo G. B. Montini volle essere spiritualmente presente con un paterno messaggio.

Intervennero i Mons. del Duomo Giuseppe Cereda e Federico Mandelli, Mons. Giovanni Battista Galimberti di Busto Arsizio, Mons. Francesco Rossi di Varese, Mons. Luigi Pariani della clinica « Columbus », Mons. Cirillo Monzani di San Cristoforo, Mons. Piero Baraggia di Campione d'Italia, il rev. Padre Giuseppe Mauri del Seminario di Venegono, un eletto stuolo di Prevosti della città di Milano, i Direttori diocesani di Como, Mantova, Pavia, nonchè benemeriti decurioni delle Diocesi di Lodi e Piacenza.

Dopo il benvenuto dell'Ispettore salesiano Don Cesare Aracri, il Direttore Generale. dei Cooperatori Rev.mo Don Luigi Ricceri porse il saluto del Rettor Maggiore, e sottolineò il concetto di Don Bosco circa la missione « cattolica », vale a dire universale da lui affidata ai Cooperatori salesiani a servizio della Chiesa.

Quindi Don Favini svolse il tema ufficiale sulla collaborazione dei laici all'apostolato secondo lo spirito di Don Bosco.

Chiuse l'incontro S. E. Mons. Schiavini, ringraziando la Famiglia Salesiana per il suo contributo di vocazioni ecclesiastiche all'Archidiocesi e invitando tutti a lavorare nel proprio ministero con lo spirito di S. Giovanni Bosco.

Convegni di Zelatori e Zelatrici salesiane

Nelle Tre Venezie si tennero tre riusciti conveg 1i regionali: a Trento per gli Zelatori e le Zelatrici dei centri del Trentino Alto Adige e Verona; a Udine per quelli del Friuli-Venezia Giulia e Trieste; a, Monteortone (Padova) per i centri della Venezia Euganea.

Nell'Ispettoria Lombardo-Emiliana furono tenuti con successo quattro convegni. La domenica 15 febbraio si svolse quello di Brescia, a cui parteciparono 32 Zelatori e Zelatrici provenienti dai vari centri del bresciano. Il 22 febbraio, a Varese, presso l'Orfanotrofio delle Figlie di Maria Ausiliatrice, si radunarono a convegno 40 Zelatori e Zelatrici appartenenti ai centri di tutta la zona. E il 22 marzo ebbe luogo il terzo convegno zonale presso i Salesiani di Milano. Il quarto convegno della vasta Ispettoria fu tenuto a Reggio Emilia per gli Zelatori e le Zelatrici di tutta la Regione Emiliana.

Nell'Ispettoria Adriatica si svolsero tre convegni: il 1o marzo a Rimini si raccoglievano gli Zelatori e le Zelatrici della Romagna in numero di 25; l'8, a Macerata, gli Zelatori delle Marche in numero di 48; il 15 a Perugia convenivano i 55 rappresentanti dei centri dell'Umbria.

I Delegati Ispettoriali della Pia Unione e quanti hanno collaborato con loro all'organizzazione di questi convegni ne sono rimasti edificati ed entusiasti sia per l'affiatamento dei convenuti, sia per la chiarezza delle idee e la serietà con cui gli Zelatori si sono messi al lavoro. Le discussioni animate e gl'interessanti scambi di idee sui problemi vitali della Terza Famiglia Salesiana sono serviti non a illuminare, dilucidare e chiarire concetti e compiti e ad accrescere l'entusiasmo per la loro preziosa missione, dando fondata che gli Zelatori e le Zelatrici costituiscano realmente la «spina dorsale» della Pia Unione dei Cooperatori.

Orizzonte salesiano

DON ANDREA BELTRAMI verso la gloria degli altari

Riportiamo da L'Osservatore Romano:

Questa mattina 10 marzo 1959 nei Palazzo delle Congregazioni a San Callisto, alla presenza di Sua Eminenza il signor Cardinale Benedetto Aloisi Masella, Vescovo di Palestrina, Ponente o Relatore della Causa del Servo di Dio Andrea Beltrami, sacerdote Salesiano, si è adunata la S. Congregazione dei Riti Antepreparatoria, nella quale i Rev.mi Prelati Officiali ed i Rev.mi Consultori teologi hanno discusso sulla eroicità delle virtù del predetto Servo di Dio.

La notizia tornerà particolarmente gradita a quanti apprezzano questa sublime figura di Sacerdote Salesiano, che fece della sua breve vita una continua immolazione generosamente offerta ai Signore per la salvezza delle anime e per la fecondità dell'Opera Salesiana. « La missione che Dio mi affida soleva ripetere - è di pregare e di soffrire. Io sono contento e felice e faccio sempre festa. Nè morire, nè guarire; ma vivere per soffrire. Il patire è un dono prezioso del Signore, anzichè una disgrazia ». E al termine dei suoi giorni diceva: « La vittima è prossima ad essere immolata e debbo sempre più purificarla per renderla meno indegna della divina Maestà ». Morì il 30 dicembre 1897, a 27 anni di età.

LA BENEDIZIONE PROFETICA. Di UN SANTO

Al nuovo Cardinale S. Em. Andrea Jullien, Decano nel Tribunale della S. Romana Rota, il 18 dicembre scorso, dinanzi a un'eletta assemblea fu solennemente consegnato il Cappello cardinalizio alla Procura di S. Sulpizio a Roma. Nel fine e commosso discorso di ringraziamento S. Em. rievocò anche questo gentile ricordo: « La porpora non si trovava nella mia culla, quantunque qualche mio parente abbia indossato la toga rossa della magistratura; ma nella culla io fui benedetto da Don Bosco - il futuro San Giovanni Bosco - di passaggio a Lione. Alla benedizione egli aggiunse queste parole: "Ecco il piccolo Prelato della famiglia". Con la nomina di Auditore di Rota, la predizione aveva avuto il suo compimento; ma la bontà del Santo Padre Giovanni XXIII l'ha completata con la elevazione alla dignità di Cardinale della Santa Chiesa Romana ».

Anche ai Salesiani del Sacro Cuore ricordò il grazioso episodio concludendo: « Ecco perchè da lunga data io sento di appartenere alla Famiglia di Don Bosco. Ebbene, carissimi, questa sera, desidero ardentemente trasfondere in voi, in ciascuno di voi, la benedizione di Don Bosco, quella stessa che nella vita è stata sempre per me di grande conforto ».

Due nuovi Vescovi Salesiani

Sua Santità Giovanni XXIII ha eletto Vescovo di Puno nel Perù il nostro sacerdote Don Giulio Gonzales, Direttore del collegio Don Bosco del Callao.

Sua Eccellenza Mons. Giulio Gonzales è nato a Huanuco il 15 luglio 1923. Conobbe Don Bosco attraverso l'opera delle Figlie di Maria Ausiliatrice che lavorano nella sua città e, seguendo l'esempio della sorella divenuta Figlia di M.A., imitato a sua volta dal fratello Marco, si consacrò a Dio nella Società Salesiana. Fu inviato a compiere gli studi teologici nel Pontificio Ateneo Salesiano di Torino, dove si laureò in Sacra Teologia nel 1954. Due anni prima era stato ordinato sacerdote nella Basilica di Maria Ausiliatrice. Tornato in patria, brillò per zelo e prudenza, sicchè, giovanissimo, è stato assunto alla dignità episcopale.

La Diocesi di Puno, sull'altipiano accanto al leggendario Lago Titicaca - è forse la diocesi più alta del mondo (m. 3850). I salesiani vi lavorano dal 1927 ed oggi sono lieti di avere a Pastore della Diocesi un Figlio di Don Bosco.

Un altro Vescovo salesiano si è degnato di eleggere Sua Santità, nella persona del Rev.mo Don Francesco Lehaen, deputandolo Vicario Apostolico di Sakania nel Congo Belga. I suoi vent'anni di vita missionaria e i sei anni di governo come Ispettore nel Belgio l'avevano preparato alla dignità episcopale. E la domenica 14 marzo fu solennemente intronizzato nella chiesa della Missione, sua Cattedrale, tra un'enorme folla festante di Europei e Africani.

S E. Mons. Francesco Lehaen è nato a Neerpelt (Belgio) il 17 gennaio 1908. Compì i suoi studi nell'Istituto Don Bosco di Hechtel. Nel 1930 fu mandato a Roma per gli studi sacerdotali all'Università Gregoriana. Fu ordinato sacerdote il 30 luglio 1933. Dal 1946 al 1952 fu Ispettore delle Opere salesiane del Belgio e del Congo. Qui rimase come Delegato Ispettoriale e Direttore a Elisabethville fino al momento della sua nomina episcopale. Mons. Francesco Lehaen è il 74o Vescovo salesiano.

Ai novelli Pastori le felicitazioni, gli auguri e le preghiere della Famiglia Salesiana

COMMEMORAZIONE DI S. E. MONS. LUIGI OLIVARES

Nei ciclo dei festeggiamenti giubilaci della Parrocchia di Santa Maria Liberatrice al Testaccio in Roma ha avuto particolare risalto la solenne commemorazione di Mons. Luigi Olivares, Vescovo di Sutri e Nepi e già parroco al Testaccio.

Il Rev.mo Don Luigi Castano, nostro Procuratore Generale, lumeggiò con parola chiara e convincente la figura del santo Vescovo, di cui è stata introdotta la causa di beatificazione. Mons. Olivares ha lasciato al Testaccio un ricordo indelebile di umiltà, di bontà, di lavoro apostolico illuminato e reso fecondo dalla sua pietà e santità. Nessuno quindi si meravigliò quando il Papa Benedetto XV lo preconizzò Vescovo di Sutri e Nepi. Come da Parroco, così da Vescovo: nulla mutò nella sua vita intima, se non l'abito. Caratteristica la sua umiltà: la nomina a Vescovo i suoi familiari l'appresero da altri. La lettera di felicitazioni del Papa Pio XII per il XXV di episcopato, sconosciuta anche al suo segretario Don Riva, fu rinvenuta dopo la morte del Vescovo, chiusa in un cassetto.

L'oratore terminò il suo dire leggendo e commentando alcuni brani di un diario intimo di Mons. Olivares. In quelle frasi, in quei propositi risaltava la figura di questo Vescovo, proclamato santo all'unanimità dai Testaccini prima, dai suoi diocesani poi, i quali vollero ed ottennero che le spoglie del loro Pastore riposassero nella Cattedrale di Nepi.

Chiuse l'edificante manifestazione S. E. Mons. Giuseppe Gori, Successore di Mons. Olivares.

IN ONORE DI S. DOMENICO SAVIO

Giungono interessanti relazioni di feste celebrate in onore del Santo dei giovani ed è per noi una pena dover rinunziare a pubblicarle, perchè sarebbero una prova eloquente dell'estendersi continuo della devozione al Santo Ragazzo, che va diventando sempre più popolare. Sono parrocchie, istituti, seminari, scuole statali a lui intitolate che gareggiano nell'onorarlo e nel proporre la sua santità, mirabilmente imitabile, alla gioventù di ogni celo e condizione. La seguente affermazione di un Fratello delle Scuole Cristiane dell'Australia sintetizza bene quanto ci scrivono da molte parti: "Sono entusiasta del club « Domenico Savio » ed ho cominciato a formarne uno nella mia scuole. L'influsso che San Domenico Savio ha sopra i ragazzi che ne coltivano la divozione è veramente miracoloso".

In Breve

ITALIA

La Scuola magistrale « Maria Ausiliatrice » di CATANIA ricevette nello scorso marzo la singolare visita di una delegazione persiana, composta di ispettori didattici, direttori e professori. Gli illustri ospiti, per tutto un pomeriggio e la mattinata seguente s'intrattennero con viva soddisfazione nel seguire i bimbi al lavoro, nell'assistere al tirocinio delle alunne della Scuola magistrale, nell'esaminare i programmi e vedere i locali e tutta l'attrezzatura scolastica. Prima di allontanarsi, vollero scrivere e dire le loro gradite impressioni. Uno disse fra l'altro: « Per voi, studenti, questa scuola è migliore delle altre, perchè vi è una speranza divina, un'anima religiosa che la vivifica ».

A PADOVA, il 17 marzo, il Salesiano Don Giuseppe Busato tenne al Gruppo Universitario Ex allievi salesiani una brillante conferenza sulla figura del nostro Servo di Dio Zeffirino Namuncurà. I goliardi accorsero assai numerosi e seguirono con vivo interesse non solo la ricostruzione dei dati storici ed etnografici dell'ambiente in cui crebbe il giovane araucano, ma soprattutto l'esposizione degli aspetti luminosi della sua figura, cristianamente eroica, e dell'attuale situazione dei processi canonici per la sua beatificazione.

A MARTANO (Lecce) S. E. Mons. Francesco Calabria, Arcivescovo di Otranto, ha benedetto la nuova statua di Don Bosco. Si può dire senza esagerazione che i Martanesi, grazie al fuoco di entusiasmo acceso dal Rev. Clero locale, dai Cooperatori ed Ex allievi, hanno tributato a Don Bosco onori trionfali. Mons. Vescovo, dopo averlo proposto come modello ai genitori e agli educatori e come patrono della gioventù di Martano, si dichiarò « tranquillizzato » nei riguardi della città, proprio per la presenza di Don Bosco.

Ad AZZANO DECIMO (Udine) sulla via che passa accanto alla loro scuola, intitolata al Patrono degli apprendisti S. Giovanni Bosco, gli allievi muratori del Centro professionale dell'INAPLI hanno costruito un piccolo monumento a Don Bosco, nel quale il Santo è raffigurato in un pregevole altorilievo in rame sbalzato, eseguito dal noto scultore Pierino Sani da Tiezzo.

L'Opera Salesiana di ANDRIA (Bari) ha festeggiato i suoi primi 25 anni di vita con l'inaugurazione di nuove opere che hanno reso ancora più accogliente l'Oratorio. Intervenne, con le autorità, S. E. il Vescovo Mons. Brustia. Al sen. Jannuzzi e agli on. Moro e Carcaterra va il merito principale degli sviluppi dell'Opera.

Alla presenza di S. E. Mons. Vescovo della Diocesi di Noto, di S. E. Pulvirenti, vice presidente nazionale degli Ex allievi salesiani e di altre autorità e personalità, è stato inaugurato un monumento a Don Bosco nell'ex Oratorio MODICA BASSA (Ragusa). La manifestazione offrì lo spunto a illustri oratori per sottolineare la sorprendente attualità dell'opera, dello spirito e dei metodi di apostolato del Santo.

ARGENTINA

Nella Casa ispettoriale dei Salesiani a BAHIA BLANCA, hanno avuto luogo alcune manifestazioni di famiglia per onorare i quattro Ispettori della Patagonia viventi che per un cinquantennio, dal 1907 al 1957, governarono l'Ispettoria. che fu pure la prima Missione salesiana. Per provvidenziale coincidenza tutti celebrano nozze sacerdotali. Essi sono: S. E. Mons. Carlo Perez, Vescovo di Comodoro Rivadavia, nozze d'argento; Don Luigi Pedemonte, nozze di diamante; Don Gaudenzio Manachino, nozze d'oro; Don Francesco Picabea, nozze d'oro; ad essi si unì Don Diego Grammatica, antico missionario, nozze d'oro.

In località BUCHARDO, centro di una vasta zona agricola, la festa di Maria Ausiliatrice, Patrona dell'Agro Argentino, ha avuto una nota tipicamente agricola. L'organizzazione della festa fu opera dei Cooperatori salesiani, poichè non esiste sul posto alcuna casa salesiana. L'Intendente Municipale compì la cerimonia di offrire e imporre un nuovo scettro alla statua dell'Ausiliatrice. La sera, dopo la Messa vespertina, sfilò l'originale processione, nella quale il carro della Vergine era preceduto da un centinaio fra trattori e macchine agricole motorizzate.

Per onorare la memoria del Giglio della Patagonia, Zeffirino Namuncurà, di cui è in corso il processo di beatificazione, si è organizzata nel Collegio salesiano di JUNIN DE LOS ANDES una missione che porta il nome di colui che si spera di venerare come primo Santo argentino. Questa Missione è costituita da un gruppo di missionari che percorrono la zona cordiglierana del Neuquen con il proposito di stabilire un centro catechistico in ogni villaggio. Oltre il lavoro spirituale, s'aggiunge l'aiuto materiale che i missionari danno alle famiglie bisognose. procurando loro abitazioni degne, alimenti, abiti, medicinali e lavoro per i disoccupati.

BRASILE

Le Figlie di M. Ausiliatrice di SANGRADOURO (Mato Grosso) vollero rendere omaggio all'Immacolata dando inizio, nel suo anno centenario, al primo internato per indiette Chavantes. Indescrivibile la gioia clamorosa delle piccole ospiti quando si videro padrone di un piatto e di un bicchiere d'alluminio e, ancor più, di un lettino tutto per loro. E non meno felici si mostrarono i genitori, alla vista di tanta fortuna toccata alle loro bambine.

Domenico Savio ha già ricevuto più di una prova di amore dall'Archidiocesi di SAN PAULO. Dopo i trionfi del '54, dopo la scelta del suo nome a patrono della gioventù « paulistana » e l'erezione di una nuova parrocchia in suo onore, l'Em.mo Card. Mota ha voluto il nome di S. Domenico Savio inciso su di una delle 61 nuove campane della sua cattedrale. La campana n. 44 porta il suo nome e quella n. 56 è dedicata a San Giovanni Bosco.

CANADA

La prima e unica Casa delle Figlie di Maria Ausiliatrice di POINTE VERTE ha dato, tra gli altri frutti, quello di vocazioni si numerose che si è imposta la necessità di costruire un nuovo braccio di fabbrica per annettervi un Aspirantato. L'ecc. Vescovo Diocesano lo benedisse chiamando la nuova casa « un miracolo della Provvidenza attenuto, come ai tempi di S. Giovanni Bosco e di S. Maria Mazzarello, dalla preghiera e fiducia in Dio ».

CONGO BELGA

Davanti a una folla considerevole, S. E. Mons. Mazzieri, Vicario Apostolico di Ndola, ha ordinato sacerdote Leone N wansa, originario del Vicariato Apostolico di Sahania. E questo ii secondo fiore che i Salesuini raccolgono dal. loro duro lavoro nella terra del Cono. Tutti gli abitanti del luogo e numerosi Rodesiani assistettero commossi alla toccante cerimonia.

EQUATORE

Il Ministro dell'Agricoltura volle inaugurare personalmente il nuovo reparto della Scuola Agraria di YANUNCAY. «Mi sento orgoglioso - disse tra l'altro - di aver vissuto anch'io la serena e costruttiva vita di un collegio salesiano-.. Questa grande opera, veramente benemerita per il progresso nazionale nel settore agropecuario, merita tutto l'appoggio del Governo». E lasciò, quale tangibile prova della sua stima, una cospicua offerta.

L'Istituto magistrale «Maria Ausiliatrice» di QUITO, retto dalle Figlie di Maria Ausiliatrice, è una fucina di insegnanti cattoliche che. quale milizia leggera, ogni anno si lanciano all'insegnamento e all'apostolato, coscienti della loro missione. Nell'anno scolastico decorso il benemerito Istituto ha dato un contingente di 38 nuove Maestre, provenienti da quasi tutte le parti della Nazione, forniate nell'ambiente familiare salesiano di allegria, vivendo la pedagogia sapiente di San Giovanni Bosco.

GERMANIA

I Salesiani dell'unica casa di BERLINO EST comunicano che hanno avuto il conforto di celebrare il 25° dell'Opera con l'intervento di Sua Em. il Cardi Dòpfner, Vescovo di Berlino, che cantò una solenne Messa Pontificale e allietò i cuori di tutti con una bella omelia su Don Bosco, esempio di vera allegria. Sua Eminenza si fermò in casa fino a sera e si congedò dichiarando di aver vissuto una deliziosa giornata salesiana.

GIAPPONE

La « Salesian Press » di TOKYO ha pubblicato la produzione dei primi due volumetti di una Enciclopedia cattolica Je sais, je crois, che consterà di 150 volumetti. L'iniziativa incontra la simpatia del pubblico studioso. I Padri Gesuiti e Sacerdoti del clero diocesano incoraggialo i Salesiani alla magnifica impresa. Dell'Enciclopedia sono già pronti i volumetti che usciranno nell'anno 1959. La « Salesian Press » sta pure stampando i Salmi in lingua giapponese, tradotti da Don Barbaro.

Il Governo Giapponese ha decretato uno speciale diploma di benemerenza agli stranieri che da oltre 20 anni lavorano nelle opere Sociali del Giappone. In occasione delle riunioni internazionali per le Opere Sociali a TOKYO, il giorno 4 dicembre, anche i nostri Mons. Cimatti e Don Cavoli e le Figlie di Maria Ausiliatrice Suor Begliatti e Suor Santina Grossi hanno avuto questo diploma e sono stati ricevuti dall'Imperatore, Di 56 che l'hanno ricevuto, 46 erano cattolici.

HONG KONG

Nell'anno scolastico decorso gli allievi del Collegio salesiano St. Louis di HONG KONG erano 1582, in maggioranza pagani. Hanno ricevuto il battesimo: 7 insegnanti, 182 allievi, 3 ex allievi e 2 domestici. Tutti contribuirono alla costruzione di un'artistica Grotta di Lourdes inaugurata con solenni festeggiamenti.

INDIA

La Casa salesiana di TIRUPATTUR festeggia i 25 anni di fondazione. Dal primo aspirante salesiano indigeno del 1934 al flerente aspirantato con numerose vocazioni, ginnasio, collegio universitario per interni ed esterni, parrocchia, cinque Oratori festivi di oggi, quanto cammino! Ma ciò che forma veramente il suo vanto è il numero di vocazioni che si sono maturate in questa Casa: 126 sacerdoti, 36 coadiutori, 170 chierici sulla via del sacerdozio e 220 giovani che vi aspirano. Nel 1952 fu aperto anche l'orfanotrofio Domenico Savio, con esternato, scuole elementari e medie, che tanto bene fa alla gioventù bisognosa e che perciò attira le simpatie delle autorità governative e dei pagani.

INGHILTERRA

Lo Studentato Teologico Internazionale Salesiano di Melchet Court, che ha studenti di 19 nazioni, è stato presentato sullo schermo della televisione di SOUTHAMPTON, alla quale per una settimana parlò ogni sera il salesiano Don Maguire e gli studenti teologi eseguirono, tra l'altro, brani di canto gregoriano.

ISRAELE

Il Delegato Apostolico Mons. Sensi ha richiesto la collaborazione delle Figlie di Maria Ausiliatrice a favore dei rifugiati polacchi, per svolgere, tra la gioventù femminile, con identità di spirito e di metodo, l'opera che svolgono i Salesiani nel campo maschile. Le due Suore polacche inviate allo scopo dall'Europa, si fermarono a GIAFFA, presso l'ospedale francese.. e iniziarono la loro missione con l'assistenza e l'istruzione religiosa alle fanciulle connazionali. Sua Beatitudine il Patriarca di Gerusalemme ha incoraggiato con la sua benedizione un'opera che sta molto a cuore al Santo Padre per l'assistenza di questi fedeli tanto infelici e bisognosi.

MESSICO

S. E. Mons. Abascal y Salmeron, Vescovo Ausiliare di PUEBLA, ha benedetto il nuovo fabbricato della Scuola « Trinidad Sanchez Santos », che accoglie 800 giovani per le scuole primarie e secondarie. Gran parte di questi giovani, figli del popolo, ricevono l'insegnamento gratuito. La scuola, che è stata aperta nel 1939. ha potuto realizzare il nuovo moderno ampliamento grazie alla generosità dei Cooperatori.

Al Patrono degli Apprendisti

Continuiamo la schematica relazione delle celebrazioni in onore di Don Bosco Patrono degli Apprendisti.

Giornata riuscitissima fu quella organizzata a Borgomanero (Novara) il 14 marzo u. s. Vi parteciparono con entusiasmo circa yoo apprendisti, con i dirigenti e datori di lavoro delle rispettive ditte, che si dissero onorati di trovarsi con i propri apprendisti a festeggiare Don Bosco.

La conferenza tenuta dall'avv. Dino Andreis la sera precedente servì a creare il clima caldo della giornata.

Il mattino di sabato, terminata una partita di calcio contesa tra gli apprendisti di due ditte, il Delegato Ispettoriale Don Lupano rivolse loro un saluto nel cortile. Quindi il Rev. Prevosto Don Gianni Cavigioli celebrò la S. Messa con fervide parole d'incitamento a lavorare nello spirito del santo Patrono. Completò la festosa mattinata la proiezione di documentari salesiani.

A Villa Estense (Padova) il salesiano Dori Eugenio Giovannini tenne la commemorazione di Don Bosco Patrono degli Apprendisti davanti a zoo allievi della Scuola Professionale in preparazione, che sarà intitolata a Don Bosco.

A Legnago (Verona) fu organizzata da Don Soave Walter, Cooperatore, Assistente delle A.C.L.I., la Giornata dell'Apprendista con 300 ragazzi. Nel teatro parlarono i dirigenti Aclisti e concluse l'on. Dino Limoni.

A Vittorio Veneto (Treviso) la festa fu preparata dal Cooperatore Don Domenico Tornè, Assistente diocesano delle A.C.L.I., con la S. Messa celebrata dal nuovo Vescovo S. Ecc. Mons. Albino Luciani, che parlò ai 300giovani convenuti da tutto il mandamento.

A Belluno l'Assistente Diocesano delle A.C.L.I. con i Direttori delle' Scuole Professionali della città organizzarono la festa di Don Bosco, Patrono degli Apprendisti, in unione con i ragazzi dei laboratori Edile ed Elettrauto dell'istituto Agosti.

A Verona nella sede dell'I.N.I.A.S.A. il Cappellano Don Cavalieri benedisse il quadro di Don Bosco fra gli Apprendisti.

A Padova, a Conegliano (Treviso) e a Valdagno (Vicenza) il Delegato Ispettoriale dei Cooperatori Don Clemente parlò su questo tema alle allieve della Scuola di Lavoro.

A Cornedo (Vicenza) il medesimo illustrò l'argomento successivamente alla gioventù operaia femminile, maschile e a quella del Centro Addestramento Pretto, presente il Direttore sig. Pozza, Cooperatore, e gli altri Dirigenti.

A Barbano (Vicenza) alla gioventù operaia maschile fu tenuta una serie di conferenze i Per un costume cristiano del lavoro », con la conclusione su « Don Bosco Patrono degli Apprendisti ».

A Schio (Vicenza) il Direttore dell'Oratorio tenne sul tema tre conferenze di preparazione con la proiezio e, ogni sera, di un documentario sulle Scuole professionali salesiane. seguì la festa. Alle deliberazioni di Este (Padova) furono invitati gli allievi della Scuola di Avviamento e della Scuola Tecnica con i loro Dirigenti e Professori.

A Udine, oltre la cerimonia religiosa nella cappella dell'Istituto, si tenne anche un'assemblea nel teatro con conferenza su Don Bosco e gli Apprendisti e la proiezione di documentari salesiani sulle Scuole professionali.

A Isernia il Santo Patrono fu fcsteggiato, dalle apprendiste la mattina del 31 gennaio e dagli apprendisti la domenica i° febbraio, in Cattedrale.

A Catania il prof. Davoli, ex allievo e vicesindaco di Messina, illustrò la figura di San Giovanni Bosco Patrono degli Apprendisti nel salone teatro dell'istituto Maria Ausiliatrice.

A San Gregorio di Catania il nuovo titolo di «Patrono degli Apprendisti », fu degnamente illustrato dall'on. doti. Nicola Cavallaro.

A Camaro Inferiore (Messina) nelle solenni celebrazioni organizzate in onore di Don Bosco, il Rev. Decurione Parroco Don Giovanni Maiorana volle fosse dato particolare risalto al nuovo titolo di Patrono degli Apprendisti.

A Terzigno (Napoli) S. E. Mons. Binni, Vescovo di Nola, nella festa di Don Bosco, ha esaltato il Santo mettendone in fulgida luce le benemerenze nel campo del lavoro.

Riuscite manifestazioni in onore di Don Bosco, Patrono degli apprendisti, si sono pure svolte a Fidenza (Parma), a Collesalvetti (Livorno), a Melissano (Lecce), a Codigoro (Ferrara), e inoltre a Caiello, Oggiona, Annate, Sammarate, Luino, Bizzozero e Jerago, tutti in provincia di Varese.

FEDE IN CAMMINO

Questa è la Patagonia

La regione è estesissima: 742.347 chilometri quadrati e 476.526 abitanti. La zona è stepposa con arbusti e pochissima erba. Soffia il vento forte del sud che porta il freddo polare e spazza tutto quell'immenso territorio. In alcune zone i fiumi sono canalizzati, come può essere il Rio Negro, il Chubut, il Colorado. Un pioniere di questa opera di irrigazione fu il missionario salesiano Don Alessandro Stefenelli, che portò la prima macchina di irrigazione, per un tragitto di 800 chilometri, fin nell'interno: ci impiegò un mese per trasportarla dal porto di sbarco alla sede definitiva. Meritò molto in quest'opera di irrigazione l''ingegnere italiano Cipolletti che irrigò l'alta valle del Rio Negro. Una diga sul Rio Neuquén ha incanalato le acque che irrigano una valle di 150 km. parallela al Rio Negro. Lì è un angolo di terra promessa; quella zona è abitata da italiani e spagnoli e produce vini e frutta, soprattutto mele di esportazione. Nel resto della Patagonia si contano circa 20 milioni di pecore. La lana è pregiatissima. I greggi vivono nelle estancias, che sono tra di loro distantissime. Seminate a enormi distanze, sono poche decine di stazioni missionarie. Da una ventina di anni la Patagonia è tornata alla ribalta. Vennero scoperte ricchezze nel sottosuolo: i sondaggi rivelarono un mare di petrolio in falde, come un'immensa superficie di oro nero fluido sotto una leggera crosta di terra. Inoltre i giacimenti carboniferi del Rio Turbio, i materiali ferrosi al 50 per cento nelle montagne della Sierra Grande, le possibilità idriche che nella Patagonia costituiscono il 65 per cento dell'energia elettrica argentina, fanno della Patagonia la riserva della Nazione.

La Cordiglìera delle Ande è una incantevole zona turistica. Con le foreste di pini, con i vulcani e i ghiacciai ha una varietà enorme. L'attrezzatura alberghiera è ottima: a Bariloche a 800 metri sul mare sorge un grande parco nazionale. In mezzo a foreste e a pinete intricatissime, di un verde smeraldo, si innalza il Tronador, un ghiacciaio, che, quando il sole lo scalda, rimbomba e tuona nei burroni e nei suoi crepacci. La natura è selvaggia, con uno stile da inizio di creazione. Le vette delle montagne sorpassano di poco i quattromila metri; il versante Argentino della Cordigliera è arido, ma più a sud nelle valli è coperto da un ricchissimo mantello di vegetazione. Le piogge nel sud sono copiose e quindi le boscaglie e le pinete vi prosperano.

I primi abitanti della Pa agonia furono gli Indi che dopo di essersi arresi alla carità di Don Milanesio, uno dei primi missionari salesiani, con in testa il loro cacico Manuel Namuncurà, si ritirarono nelle vallate. Lì si dettero all'agricoltura, e alla pastorizia. Oggi vivono in specie di riserve, dove la legge proibisce che i coloni bianchi importino liquori, che altrimenti decimerebbero quella popolazione fragilissima e sensibile alle malattie. Per la cura di quelle anime sono stati fondati centri a Chosmalal, Zapala, Junìn de los Andes, Bariloche, Esquel, Trelen e Lago Argentino. I missionari ogni tanto fanno una visita; un parroco volante visita le varie tribù. E ogni tribù ha la sua cappellina e la sua scuola elementare col maestro.

Gli indi conservano la loro lingua; ma hanno imparato rudimenti di spagnolo; le loro tradizioni sono ancora in uso. Conservano due feste tradizionali: il Camarujo e il villatùn, in cui sacrificano gli animali e mangiano le carni per allontanare lo spirito cattivo o gualicho. Si abbandonano anche a orge e risse, in cui ci lasciano sempre quattro o cinque morti. Gli Indi in totale sono 50.000 su per giù; i missionari li curano con particolare amore difendendoli il più possibile dai bacilli patogeni fisici e spirituali del contatto coi bianchi.

Il cacico Annibale, fratello di Zeffirino Namuncurà, è il più evoluto della sua tribù: sa leggere e scrivere, possiede un'automobile, porta l'orologio al polso, nel suo ufficio ha la macchina da scrivere. Ma la, sua gente è piuttosto pigra e apatica.

Gli Indi hanno una passione: cavalli. Mangiano carne di cavallo, allevano cavalli e cavalcano meravigliosamente.

La famiglia non è solida; è piuttosto disunita. L'alimentazione è povera. A Esquel mi capitò di vedere un piccolino, un certo Juancito, elle viveva in una tana. Lo trovai pancia a terra con una tazza di cioccolata a lato. Gli chiesi:

- Perchè ti rotoli così a terra? Mi rispose:

- Mi duole il pancino.

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3 - Perchè ti fa male? - domandai ancora.

- Ho bevuto molte tazze. - Di che cosa?

Di cioccolata: è l'unica cosa che riesco a mangiare nella settimana.

Questi poveri Indi che sono in via di estinzione fanno pena. Sono anime belle. La Vergine Santa li protegge e li ama; ed essi la ricambiano con un amore tenero e filiale.

Nella Patagonia vivono anche colonie di europei, in maggioranza Spagnoli e Italiani.

Nel 1934 fu istituita la prima Diocesi patagonica a Viedma e il primo vescovo fu il salesiano Mons. Esandi, che era un discendente di Baschi. Ogni parrocchia è vasta come il Piemonte. I missionari escono per tre o quattro mesi in visita di missione; evangelizzano la zona. In alcune parti arrivano solo rarissimamente. Don Olivares gira con una tenda da circo; la sera dà spettacolo e fa dialogo con gli uomini. Sfrutta i mezzi moderni di propaganda e tiene una specie di esercizi spirituali. Durante l'inondazione si prodigò nell'assistenza agli alluvionati e rimase bloccato nel fiume col camioncino: quelli della vallata lo aiutarono.

Nel 1957 fa istituita la seconda diocesi a Comodoro Rivadavia. Il vescovo è monsignor Carlo Mariano Pérez; non ha episcopio nè cattedrale; però ha già messo la prima pietra della erigenda Cattedrale in. onore di S. Giovanni Bosco. Comodoro Rivadavia è il centro della zona petrolifera; cinquant'anni fa contava solo 300 abitanti. Oggi conta 60.000 anime affidate ai salesiani.

La Diocesi di Viedma ha cinque parrocchie con clero diocesano, le altre trenta hanno sacerdoti salesiani.

Le case di formazione sono a Fortin Mer cedes, dove c'è l'aspirantato e un santuario con la tomba di Zeffirino Namuncurà; e a Viedma, dove c'è il noviziato e lo studentato filosofico.

Anche in Patagonia ci sono infiltrazioni protestantiche. Gli ex-pastori protestanti della Cina e dell'India sono affluiti a Buenos Aires. I missionari protestanti hanno già stabilito sette seminari per la formazione dei pastori; girano fra la gente offrendo dollari e latte condensato.

Le Figlie di Maria Ausiliatrice in Patagonia sono numerose quanto i Salesiani, e curano la gioventù femminile. Un bellissimo giglio cresciuto nelle aiuole delle Figlie di Maria Ausiliatrice è Laura Vicuña, morta a Junín de Los Andes.

Dando uno sguardo sommario a questa immensa regione, si rimane colpiti nel vedere come i sogni profetici di Don Bosco si sono avverati.

Il primo lo ebbe nel 1873 e lo narrò egli stesso a Pìo IX nel 1876, un anno dopo la partenza dei primi missionari salesiani per l'America. In esso gli fu svelato il primo campo di missione affidato ai Salesiani con la nota visione dei selvaggi che uccidono barbaramente le varie schiere dei missionari che si avanzano, mentre accolgono a festa un drappello di altri missionari che si avvicinano con volto ilare, preceduti da una schiera di giovinetti. Davanti a questi, che Don Bosco riconosce per suoi Salesiani, i barbari abbassano le armi, depongono la loro ferocia e li accolgono con ogni cortesia, ascoltandone la voce e unendosi al loro canto e alla loro preghiera.

Don Bosco sognò la Patagonia una seconda volta nel 1883. Ne parlò egli stesso il 4 settembre di quell'anno ai membri del Capitolo Generale.

Questo secondo sogno è una drammatica rappresentazione allegorica sull'avvenire delle Missioni Salesiane in tutta l'America del Sud: avvenire di una grandiosità epica.

In questo secondo sogno vide con impressionante chiarezza le ricchezze allora del tutto, ignorate del sottosuolo patagonico. «lo vedevo - narrava il Santo - nelle viscere delle montagne e nelle profonde latebre delle pianure. Avevo sott'occhio le ricchezze incomparabili di questi paesi che un giorno verranno scoperte. Vedevo miniere numerose di metalli preziosi, cave inesauribili di carbon fossile, depositi di petrolio così abbondanti quali mai finora si trovarono in altri luoghi. Ma ciò non era tutto. Tra il 15° e il 20° grado vi era un seno assai largo e assai lungo che partiva da un punto ove formavasi un lago. Allora una voce disse ripetutamente: « Quando si verranno a scavare le miniere nascoste in mezzo a questi monti, apparirà qui la terra promessa fluente latte e miele. Sarà una ricchezza inconcepibile ».

In una conversazione successiva Don Lemoyne raccolse dalle labbra di Don Bosco queste parole, che confermano e precisano la profezia: « Quando si conosceranno le immense ricchezze che fanno preziosa la Patagonia. questo territorio avrà uno sviluppo di commercio straordinario. Nelle gole dei monti stan nascoste preziose miniere; nella catena delle Ande, fra il grado 10° e il 20° vi sono miniere di piombo, di oro e di cose ancora più preziose dell'oro ».

Ma i ricchissimi minerali del sottosuolo previsti da Don Bosco valgono pochissimo in confronto agli splendori delle anime, soprattutto giovanili, che hanno già, maturato due magnifici gigli: Zeffirino Namuncurà e Laura Vicuña.

SAC. ITALO MARTIN

ispettore salesiano

Un allievo di eccezione alla scuola «Piccolo Fiore»

La scuola « Piccolo Fiore » delle Figlie di M. Ausiliatrice di Imphal (Manipur India) si onora di contare fra i suoi numerosi alunni anche Sua Altezza il Maragià dei Manipur. Questi non è che un fanciullo di sette anni, ma è venerato dai suoi sudditi hindù come una divinità, tanto che, al suo passaggio, tutti devono prostrarsi con la faccia a terra. Vive in un lussuoso palazzo, circondato dal fasto orientale e servito su piatti d'oro.

Fu la Maharani - o Regina Madre - che, rompendo le antiche tradizioni, chiese alle Figlie di M. Ausiliatrice dell'incipiente scuola di mandare ogni giorno una maestra a palazzo, per assicurare un'educazione moderna al proprio figliuolo.

Questi, un giorno, dopo la consueta ora di lezione, volle accompagnare la maestra di ritorno alla scuola. Vi andò scortato solennemente dalla propria guardia armata: ma appena giunto, visto il giocondo movimento dei fanciulli in ricreazione, non potè trattenersi dal correre anche lui a giocare con loro. Ne rimase tanto soddisfatto che disse: «Io voglio venire a scuola qui ogni giorno!».

Nessuno osò opporsi al suo regale volere e da allora 1 iccolo Maragià è diven a o un assiduo alunno della scuola « Piccolo Fiore ».

DON BOSCO nelle Filippine

Opera di Don Bosco nelle Filippine fu preparata a lunga scadenza dall'anima santa dell'Arcivescovo Mons. Gugliemo Piani, che fu nominato Delegato Apostolico di quelle Isole nel 1922. Era suo segretario l'attuale Vescovo di Krishnagar, nel Beng la, Mons. Louís Laravoire Morrow, salesiano. Mons. Piani rimase a Manila per 27 anni; dur ente l'ultima guerra gli fu distrutto il palazzo d-l1a Delegazione, che era anche diventato per sua volontà la sede di un piccolo oratorio festivo per i ragazzi dei dintorni. Egli stesso andava in mezzo a loro per intrattenerli e insegnar loro il catechismo, entusiasticamente assecondato dal suo segretario, che frattanto preparava quella lunga serie di pubblicazioni catechistiche che l'hanno reso tanto benemerito e popolare. La fama della bontà del Delegato Apostolico delle Filippine si sparse rapidamente rendendolo oggetto di grande stima e venerazione presso il clero, le autorità e il popolo. Fu poi Delegato Apostolico nel Messico, dove aveva lavorato per molti anni come ispettore salesiano. Morì due anni or sono, in tarda età, suscitando universale compianto. Ma il ricordo di Lui perdura così vivo nelle Isole Filippine da far dire a Mons. Nunzio che vive di reddito delle virtù di Mons. Piani. E un Padre benedettino, che l'aveva conosciuto bene, diceva a chi scrive: « Se non è un santo Mons. Piani, non vi sono santi sulla terra! ».

Fu Mons. Piani che fece conoscere dappertutto Don Bosco e la, sua Madonna; si direbbe che poi pensarono essi a farsi strada. Ma ci pensò anche il suo successore, S. E. Mons. Egidio Vagnozzi, ora Delegato Apostolico a Washington. Egli lavorò, sudò e non si dette pace finchè non ottenne dal Rettor Maggiore l'apertura di alcune case salesiane nelle Filippine. Fu provvidenziale la coincidenza di quelle fondazioni con l'espulsione di molti salesiani dalla Cina: parecchi di essi si poterono così inviare alle Filippine per dar principio all'opera di Don Bosco. In sette anni vi si fondarono sette case!

La prima in ordine di tempo è quella di Tarlac. Un cappellano militare americano aveva fondato la scuola per i ragazzi della cittadina; terminato il suo servizio, egli chiese che i Salesiani assumessero la scuola, che accoglie 280 allievi esterni in locali di fortuna. Vi lavorano tre salesiani.

A Sud di Tarlac, a metà strada per arrivare a Manila, si è aperta da poco la scuola di San Fernando, ai margini della città. Vi è per ora un solo salesiano, occupato a costruire i necessari edifici con le elemosine che va raccogliendo.

Nei sobborghi di Manila abbiamo due opere. Mandalayong era l'antico seminario dalle ciclopiche muraglie. L'Arcivescovo ce lo offerse per sistemarvi una scuola professionale, che gode già ottima riputazione ed ha oltre un migliaio di allievi esterni, divisi in tre laboratori. È interessante il fatto che gli allievi di questa come di altre scuole salesiane studiano contemporaneamente il programma accademico e quello professionale, con non lieve sovraccarico di lavoro. Questa scuola ebbe l'onore di una visita del Presidente della Repubblica, che manifestò la sua piena soddisfazione, e gode l'ambita protezione e il paterno aiuto dell'Arcivescovo di Manila, Mons. Rufino Santos. Un altro illustre benefattore della scuola è il Dott. Delgado, Ambasciatore delle Filippine presso la Santa Sede.

La seconda scuola vicino alla capitale è quella di Makati, in un sobborgo in fase di rapido sviluppo. È anch'essa una scuola professionale con più di 400 allievi. Come Mandaluyong, ha un oratorio frequentato da molti ragazzi dei poverissimi dintorni. Un bel gruppo di Dame Patronesse affianca efficacemente il lavoro dei salesiani: nei primi tempi, furono esse che provvidero ai figli di Don Bosco anche il pane quotidiano. Non lontano dalla scuola funziona la parrocchia, nel quartiere più povero e abbandonato. La chiesa è indescrivibilmente povera: pallido simbolo dell'abbandono morale della popolazione. Coll'assiduo lavoro e col catechismo si spera di poter essere anche qui strumenti dei miracoli dell'Ausiliatrice.

Nell'Isola di Cebu, una delle 7000 che formano l'arcipelago filippino, sta approfondendo le sue radici una piccola «città dei ragazzi» per la gioventù abbandonata, ai margini della città di Cebu. Quando siano in attività i sognati laboratori, i nostri allievi potranno imparare un mestiere che dia loro modo di guadagnarsi il pane. A qualche distanza lavora attivamente la parrocchia, alla quale si spera di poter annettere una scuola per ragazzi.

Nell'isola accanto a Cehu, che si chiama Negros, una Società che gestisce uno zuccherificio gigante in mezzo a immense piantagioni di canna da zucchero, ha fatto sorgere una scuola professionale e l'ha affidata ai Salesiani. Se la scuola fu dapprima conosciuta per la fama della Victorias Milling Company, ora lo Zuccherificio si lagna dolcemente che la scuola vada oscurando il suo nome! Ha 1200 ragazzi, tra studenti e artigiani, interni ed esterni; oltre l'Oratorio festivo e un gruppo di ottimi figliuoli che si preparano a «stare sempre con Don Bosco » per il bene dei loro connazionali.

I novizi, che per ora sono sette, e rappresentano le nostre speranze per l'avvenire, sono a Montinglupa, luogo a 30 km dalla capitale e tristemente famoso per le prigioni statali che hanno ivi la loro sede. I Salesiani hanno avuto in prestito la villa di un signore per alcuni anni. È nel desiderio di tutti che si possa presto trovare un posto non lontano da Manila dove raccogliere tutti i giovani che si preparano alla vita salesiana, sotto gli occhi del « Visitatore » delle Filippine, termine che dice come anche questa porzione della vigna di Don Bosco si avvii a diventare provincia o, come si dice presso di noi, ispettoria.

Il governo ripone grande fiducia in Don Bosco e nei suoi Figli per quello sviluppo industriale in cui possono giocare una parte importante i giovani, che alla scuola di Don Bosco vengono formati all'onestà, al lavoro e alla disciplina. Non mancano anche nelle Filippine le anime generose che vogliono cooperare con Don Bosco; nè le anime ancor più generose che sono disposte a rinunciare a tutto per entrare nella sua Congregazione; sono infatti oltre una ventina i giovani che hanno già indossato la divisa salesiana e molti altri sono disposti a seguirli, maternamente guidati e vigilati da Maria Ausiliatrice.

Manila, marzo 1959

SAC. ALBINO FEDRIGOTTI Prefetto Generale

... ma c'era uno che non era contento

... I Xavantes in genere si mostrano rispettosi, i fanciulli anche docili, mentre gli adulti sono attaccatissimi alle loro pratiche religiose che sembrano non essere altro che un culto al demonio. Vengono bensì in chiesa e pregano, ma soltanto perchè sanno di ricevere la razione di vitto, distribuita dal missionario. Qualche tempo fa, anzi, non volevano neppure lasciar venire i loro fanciulli a scuola, perchè dicevano che imparano a pregare e che il loro spirito non ne era contento e perciò non li avrebbe protetti.

Il giorno dell'Immacolata ci eravamo rallegrati nel vederli tutti alla santa Messa e alla benedizione. Si erano poi trattenuti a osservare una filmina sulla Madonna, ascoltandone con molto interesse la spiegazione fatta dal missionario nella loro lingua.

Ma all'indomani, eccoli internarsi nella foresta e abbandonarsi a una delle loro peggiori orge selvagge, protratta per due giorni consecutivi. Quale il motivo?

Un fanciullo della scuola me lo confidò: lo spirito si era mostrato assai irritato per la partecipazione alla festa dell'Immacolata, ed essi per placarlo gli avevano offerto subito quella danza indiavolata.

Povere anime sotto così dura schiavitù! Ma la Madonna non tarderà e trionfare sul nemico infernale se la preghiera di anime buone ne affretterà la vittoria.

SUOR ANGELA NUOCI, F.M.A.

Sotto il manto dell'AUSILIATRICE

M. A. li salva dal fuoco e dalle acque

Stavo compiendo in motoscafo un giro di missione. Oltre il motorista e il timoniere, viaggiavano con me un giovanotto e due ragazzi diretti alla Missione. Il motoscafo rimorchiava un battellone, che in questi viaggi costituisce come la casa del missionario. Erano le tre dì notte quando, nella confluenza del Rio Branco col Rio Negro, il motoscafo oscillò ed il lume a petrolio appeso ad un chiodo cadde infrangendosi sopra il serbatoio proprio nel momento in cui il motorista stava facendo rifornimento di benzina. In un istante il fuoco investì tutta l'imbarcazione. E fu miracolo che tutti abbiano potuto fuggire sul battellone e che il motorista sia riuscito a tagliare le corde che lo tenevano unito al motoscafo. Un attimo di ritardo sarebbe stato fatale perchè il fuoco si era già appiccato al battellone e a stento si potè spegnerlo. Il fiume in quel luogo è largo oltre tre chilometri e noi navigavamo a varie centinaia di metri dalla riva. Quindi se il fuoco avesse investito anche il battellone e noi avessimo dovuto gettarci in acqua, i ragazzi ed io ci avremmo rimessa la vita, non sapendo nuotare. Lo spettacolo del motoscafo in fiamme e i sinistri bagliori della colonna di fuoco che si levava verso il cielo nell'oscurità della notte, era qualcosa di terrificante e ci accresceva in cuore la riconoscenza alla Vergine Ausiliatrice, alla quale recitammo commossi il Santo Rosario, fiduciosi che avrebbe completata la grazia inviando in nostro soccorso un altro motoscafo. Il che avvenne in tempo utile per riportarci tutti sani e salvi alla Missione.

Barcelos (Rio Negro-Brasile)

SAC. PASQUALE M. JALONGO

Quando giunge il chirurgo la trova guarita

Trovandomi in grave pericolo per la paralisi di tutta la regione addominale, mi feci visitare dal dott. Gianmattei, il quale espresse l'opinione che forse un pronto intervento chirurgico avrebbe potuto darmi qualche speranza di salvezza. Piena di fiducia mi rivolsi a Maria Ausiliatrice e pregai il Direttore dei Salesiani di impartirmene la Benedizione.

Appena ricevuta tale Benedizione, fui colta da uno strano sopore, durante il quale la regione paralizzata riprese a funzionare normalmente. Quando giunse il chirurgo per l'operazione, mi trovò completamente sana. Tanto il medico quanto i miei familiari attribuirono la cosa ad un miracolo di Maria Ausiliatrice.

Santa Ana (EL Salvador) - LUZ DE MOLINA

Supera felicemente due interventi operatori

Rendo pubbliche grazie alla Vergine Ausiliatrice e a Don Bosco che, invocati fiduciosamente da me e dai miei cari, ci hanno conservato il nostro caro papà, il quale, ormai in avanzata età, nel giro di soli due mesi dovette subire un duplice serio intervento operatorio. Eravamo seriamente preoccupati, data l'età di 75 anni e i vari disturbi di alta pressione, di nevrosi cardiaca e di circolazione: è per questo complesso di motivi, oltre che per l'emorragia post-operatoria, che riteniamo si tratti di un'autentica grazia della nostra cara Ausiliatrice e di Don Bosco. Egli gode tuttora buona salute e si unisce a noi nel ringraziare di cuore i nostri Santi Protettori.

Chatillon (Aosta)

SAC. A. ALOSSA S.D.B.

Cavallo imbizzarrito che si ferma davanti ad un bimbo

Adempiamo il nostro voto di riconoscenza a Maria Ausiliatrice e a San Giovanni Bosco, che hanno ascoltato le suppliche che ogni giorno eleviamo perchè salvino i cari nipotini dai pericoli dell'anima e del corpo.

Un giorno il nostro nipotino Francesco di anni due e mezzo giocava incustodito in mezzo alla strada. Ad un tratto sopraggiunse a tutta corsa un cavallo imbizzarrito. Quando la bestia si trovò dinanzi il bambino, si fermò di soprassalto, si rizzò sulle zampe posteriori e, girando rapidamente su se stessa, portò il carretto sulla sinistra, schiva. ido il bambino che era rimasto in mezzo alla strada a divertirsi con sassolini. La gente che fu testimone del fatto, vide unanime l'intervento divino e tutti gridarono al miracolo.

Rudiano (Brescia)

FAMIGLIA BALDUSSI

Ci hanno segnalate grazie

ottenute per l'intercessione di Maria Ausiliatrice e di S. Giovanni Bosco, di S. Maria Mazzarello, di S. Domenico Savio e di altri Servi di Dio - alcuni hanno anche inviato offerte ed elemosine per sante Messe di ringraziamento i seguenti:

Abruzzo Salvatore - Acquesta fohn - Alessi Cirino Franca - Alimonta Amalia - Andronico Arena Santiha - Antico Maria Antonietta - Antonucci Ina - Aragno Maria - Armato Tommasina - Bagnati Renata - Balbo Paolo - Balcet Serafino - Baldassari Colomba Venturini - Balestrini Rosa - Barbero Lina - Barbieri Giacomina - Basso Giorgio e Assunta - Bertolini Domenica - Bertolino Maria - Bettini Maria - Biglieri Eva - Bisoglio famiglia - Beffa Giovanna - Bologna Angiolina - Bonavita Carlo - Bongiovanni Luigi - Bonnin Teresa - Borello Enzo - Borla Maria - Boscaini Maria - Deserti Lelia - Brandolini Matilde - Brega Carlo - Bricalli Maria - Broglia Angela - Brovelli Flaminia - Brussino Maddalena - Calosso Don Michele - Campora Luigina - Capri Maria - Cardone prof. Francesco - Caresana Pia - Carli Italia - Carpi Elena - Carnevali Flora - Carretto Candida - Casablanca Silvia - Casati Eliseo - Casati Giuseppina - Cassone Cristina - Casragneri Maria - Caso Antonia - Cerutti Giuseppe fu Marco - Chiovaro Giuseppe - Ciboldi Lalage - Cigna Maria - Cini Giulia - Cionini Maria - Collè Melania - Colombo Clara - Contini Maria - Cortassa Rosa - Cortel!ini Maria - Cremonesi Lina - Crimi Rosario - Cucco Angela - Cuminetti Maria - Dacquino Virginia - Dadone Giuseppe - D'Ambrosio Mauro - Dellapè Graziella - Della Valentina Fanny - Dei Piccolo Santina - Deval Malachia - Di Stefano Maria - Domando sorelle - Dorato Melchiorrina - Droghini Eugenia - Facchinello Lucia - Falzetti Celestina - Fanchini F. - Fanes Virgilio - Fantinel Giovanna - Faticanti Elena - Fenini Leone - Ferraris Oreste - Fisauli Maria Caldarera - Focardi Manetti Maria - Folli Burigana Adriana - Forni Maria - Franceschini Benito - Frattini Serafina - Gado Tessie - Gallo Carolina - Gamberucci Guido - Gardini Guatelli Maria - Ganglio Rita - Garzino Giacomo - Gazelli Gemma - Ghiaffa Pasquale - Giannini Enrichetta - Gimignani Virginia - Giovannini Severina - Giubergia Maria - Gorrino Cessa Rina - Grassi Angelo - Grenno Pietro - Guassora Enrica - Guerciolli Angela - Iacornanni Maria - Ivaldi Tomaso - Lanfredi Santo - Langinotti A. Maria - Longo Iolanda "- Losacco Edvige - Lovisetto Ida - Lurelii Elena - Manzo Maria .- IVIarazza Zanone Domenica - Marini Carla - Marini Ida - Marino Giuseppe - Martelli Elisabetta - Mattioli Franca - Mereu Assunta - Miceli Saverio - 2vT-ilani Vittorio - Molé Nella - Monducci Evelina - Montagnier Flavia - Moroni Dina Verri - Nardoni Marianna - Novelli Angela - Orsola Mario - Ottobon Donna Elena - Pace Miny - Pagani Alessandra - Parasiliti Nicolina - Parodi Luciano - Parrinello Leonarda - Patrone Mina - Pavone Vimenzo Speranza - Pedrazzini Petazzi M. Teresa - Pellanda Agnese - Penna Carozzi Teresa - Perego Luigia - Perucca Arma - Peschini Giuseppe- Piacenza Luciana - Pionzo Ettore - Pirrelia Praticè Caterina - Pio Concetta - Foggetti Tosca - Pollicini Costanza - Pomati Albina - Pompeo Lina - Pozzi Cazzaniga Luigia - Pretti Primina - Quaglia Guglielmino Maria - Quaroni Ardemagni Anna - Raimondi Vincenzo - Rigo Margherita - Roa sorelle - Robaldo Maria - Roccaro Antonia - Rossi Estella - Sala Molfino Letizia - Sandri Adalgisa - Sanguinetti Olga - Savio Maria - Scavonetto Giuseppina - Serra Edelweiss - Serra Nlaria - Sidonio Angelo - Silvestrini Giovanna ved. Soglia - Simonini Severino - Sinfisi Luigi - Siracusa Teodora Vittorina - Spreafichi Lavinia - Stranges Paolo - Tamone Pierino Tironi Vercelli Tersilia - Toffanin Igino - Torrisi Agata - Trischetta doti. Marco - Troni Lino - Turello Gilberto - Turinetto Gioachino Valerio Maria Angela - Vasta Franca - Vavalè Maria Rosa - Ventura Carmela - Venturello Secondino - Venza Caterina in Mercurio - Verardi Saturno - Vijil Guitierrer Julia - Zotti Vittoria - Zuliana Anna.

Altri cuori riconoscenti

Maria Carla Osella (Mezzenile-Torino) adempie un voto in onore di M. A. e S. G. B. per tre grazie ricevute.

Giuseppe Bernabò (Luino-Varese), ottenuto lavoro in modo insperato, invia offerta invocando la protezione di S. G. B. sulla ditta assuntrice.

Francesca Primato (Modica-Ragusa) si raccomandò a M. A. e a D. F. Rinaldi per diversi disturbi di salute e si trovò guarita.

Angela Picco (Cumiana-Torino) ricaduta nell'asiatica con scompenso cardiaco, fu ridotta agli estremi e permase in condizioni gravissime ben tre mesi. Nel frattempo i familiari invocavano con fiducia M. A. e i Salesiani morti in concetto di santità. Alla fine' riebbero la mamma felicemente guarita.

Orsoletta Pennacino Cavallo (Torino) ringrazia S. G. B. e gli. altri Santi Salesiani per aver avuto un figliuolo a quaranta giorni da una pericolosa operazione.

Rosa Fontana (Velaine sur Sambre - Belgio) ringrazia M. A. per protezione sul bestiame e altre grazie in famiglia.

Lucia Pivetta (S. Vito al Tagliamento-Udine) esprime viva riconoscenza a M. A. per il miglioramento della mamma inferma.

Carlo Gallo (Mombercelli-Asti) invia offerta per guarigione ottenuta e felice sistemazione di affari temporali.

Anna Bonifacio (Pavia) tribolata per tre anni da una persona, ottenne una sistemazione invocando M. A. e S. G. Bosco.

Beatrice Ivaldi Guglielmini (Pontegrande di Bannio-Novara) manda offerta per una riuscita operazione chirurgica che presentava difficoltà.

Ch. Luciano Carrero (Foglizzo-Torino) ringrazia M. A. e S. G. B. per averlo aiutato a superare esami difficili.

Francesca Carbonero (MontiglioAsti) manifesta la sua riconoscenza a M. A. e a S. G. B., per grazie ricevute dalla figlia, da un nipote e dal figliuolo che aveva perduto la voce.

Giuseppina Raiteri (Torino) attribuisce a M. A. e a S. G. B. l'aver superato un difficile intervento chirurgico, e invia offerta.

Rosina Crotti (Torino) ottenne da S G. B. pronta guarigione del bimbo da scottature di primo e secondo grado.

Gianna Bondi (Cortemilia-Cuneo) con una novena a S. G. B. ottenne che il padre, ammalato di stomaco, si mettesse sulla via del miglioramento.

Suor Emma Guidotto F. M. A. (Missione di Tapuruquara-Brasile) col rosario intiero recitato da Suore e bambine ottenne che la casa fosse preservata dal tifo serpeggiante nella località.

Giuseppina Vallora (Torino) ottenuta una grazia importante per il suo avvenire, dimostra il suo grato animo e ne implora un'altra.

Rag. Giuseppe Bertarini (Esino Lario-Como) ringrazia M. A. per la visibilissima sua protezione.

Rina Mirabelli (Candia Lom.-Pavia) con offerta dimostra la sua gratitudine a S. G. B. per aver superato tre difficili operazioni in condizioni precarie.

Laura Muraro (Montecchia-Verona) raccomandò e M. A, e a S. D. S. le figlie sotto gli esami e le' ebbe promosse.

Carla Valentino (Torino) guarita da lunga infermità, ringrazia S. G. B. e gli chiede continua assistenza.

Elisa Meaglia (Bosconero- Torino) attribuisce a M. A. l'aver ottenuto l'impiego desiderato.

Teresa Sogno (Chi vasso-Torino), raccomandatasi a M. A. e a S. G. B., ringrazia per essere stata esaudita.

Vicenta Còrdova (Los Angeles U.S.A.) ottenne un favore da M. A. e S. G. B. e ne chiede altri.

Diac. W. F. Maciel, Sales. (Pindamonhangaba-Brasile) invocò M. A. Pellegrina per le Case Salesiane e fu guarito da sintomi di ulcera.

Fam. Genco (Trapani) invia la sua offerta a M. A. per aver ottenuto in modo sorprendente il cambio di alloggio che era necessario.

Rosina Castelletti (Garbagnate-Come) ringrazia M. A. e S. G. B. per numerosi favori insperati ottenuti e chiede la loro benedizione.

Grazie attribuite a SANTA MARIA MAZZARELLO

Guarisce proprio il giorno 14

La sera del I8 agosto la mamma, come sempre, recitava il S. Rosario insieme con i suoi cari, quando venne colpita da emiplegia destra da trombosi cerebrale. Si chiamò d'urgenza l'Arciprete e il Dottore di famiglia. Il primo le amministrò i santi Sacramenti e l'Estrema Unzione; il secondo dichiarò il caso grave. La cara mamma rimase per z6 giorni in uno stato d'incoscienza: non apriva gli occhi, non riconosceva nessuno dei suoi familiari. Chiamato un altro dottore, anche questo dichiarò la stessa cosa e ambedue non c'illusero. La situazione era grave. Ma la nostra fede era vivissima. La signora Direttrice mi consigliò di fare una novena a S. Maria Mazzarello. Accettai e feci inghiottire z,11'ammalata una reliquia della Santa con acqua della l'nladonna di Lourdes. Un giorno la mamma proferì questa frase: « Giorno 14, ore 8 ». Attendevamo con ansia e trepidazione. « Sarà la catastrofe o la grazia sospirata? ». Nella notte del - 14 Mamma riposò fino alle 4 del mattino. L'indomani, prima incominciò a vedere e capire, poi chiamò per nome i suoi cinque figli e assicurò di aver visto delle Suore. Sta il fatto che era guarita. Per tutta la famiglia:

Bella (Potenza)

SUOR GIUSEPPINA TANARO, F.M.A.

Si temeva ormai prossima la sua fine

Il giorno 6 ottobre fui colpito da un grave male al cervello. Il dolore era così forte che sovente rimanevo privo dei sensi e mi pareva d'impazzire; i medici non davano più speranza di salvarmi. Temendo prossima la. mia fine, i miei cari mi fecero amministrare gli ultimi Sacramenti. Nel frattempo una Figlia di Maria Ausiliatrice mi fece dono di una reliquia di Santa Maria Mazzarello e mi esortò a chiederle la guarigione. Con i miei cari iniziai una novena di preghiere. Da quel giorno cominciai a migliorare e in breve fui fuori di pericolo.

Priocca d'Alba (Cuneo)

PIERINO RORDONE

Riacquista l'uso dell'occhio

In piena salute e senza cause apparenti, in pochi giorni persi l'uso d'un occhio. Dopo consulti di valorosi clinici e delicatissimi esami di varie specialità, si concluse trattarsi di «uno sconcertante caso di tipo funzionale senza possibilità di stabilire una cura. Con i familiari e persone care richiesi fiduciosa l'aiuto di Santa Maria Mazzarello. Le nostre preghiere furono esaudite e ora gliene rendo pubblico ringraziamento.

Torino

MARIA PIA GUGLIELMINOTTI

Soffriva da quattro anni per un tumore

Una signora di nostra conoscenza soffriva da quattro acini per un tumore. Dopo essere stata un anno sotto controllo, fu consigliata a sottoporsi ad un intervento chirurgico che avrebbe deciso di vita o di morte.

Una Figlia di Maria Ausiliatrice consigliò l'ammalata di fare con fervore una novena a Santa Maria Mazzarello e le mandò la reliquia. La signora incominciò la novena. Al termine di questa il medico meravigliato, constatò che il tumore era scomparso senza operazione.

La graziata, riconoscente, promette imperitura gratitudine per sì segnalato favore.

S. Rosa de Osos (Colombia)

SUOR IMELDA PINEDA, F.M.A.

Cecilia Sottocasa (Sormano-Como) rende grazie a S. M. M. per essere stata più volte esaudita nelle suppliche a lei rivolte.

Giovanna Biroli (Torino) dichiara di aver ricevuto dalla Santa una grazia sorprendente, superiore ad ogni speranza.

Sac. Igino Libralato (Mog'iano V.-Treviso), assalito da acutissimi dolori per disfunzione del rene sinistro, invocò S. M. M, e fu esaudito.

Lucia Novara. -(Torino) è riconoscente a S. M. M. per una grazia ricevuta.

Amelia Martignone (Asti) attribuisce a S. M. M. il felice esito di una difficile operazione chirurgica e ne in-a vota la protezione su tutta la famiglia.

Ida Sciacca (Genova) invia offerta in ringraziamento per la guarigione da una grave infezione.

Per intercessione del servo di Dio DON FILIPPO RINALDI

Salva da emorragia cerebrale

La nostra sorella Maria, mentre si trovava in ufficio, fu colpita da improvviso malore. Trasportata al pronto soccorso, il medico non riuscì a diagnosticare il misterioso male. Poichè continui e violenti dolori di capo la straziavano, fu ricoverata all'ospedale Maria Vittoria, dove il prof. Cucco, fatta la diagnosi, ci comunicò che l'ammalata era stata colpita da emorragia cerebrale subaracoidea e che, purtroppo, vi erano pochissime probabilità di salvarla. A tale notizia decidemmo di chiedere la guarigione miracolosa al Servo di Dio Don Filippo Rinaldi e ne informammo il fratello Don Mario, Ispettore delle opere salesiane nel Siam. Maria Ausiliatrice e Don Rinaldi gradirono le nostre preghiere e compirono il miracolo. Oggi la sorella ha ripreso il suo lavoro. Profondamente commossi e riconoscenti, ci firmiamo fratelli

MARIO, ANGELO, GIUSEPPE e MARIA RUZZEDDU

Torino

Don Rinaldi non ci ha delusi

Mio cognato Albino Sacco di Dosoledo (Belluno), in un paese del Trentino, dove si era recato per lavoro, venne improvvisamente lanciato al margine della strada da un incidente motociclistico, riportando una frattura cranica con commozione cerebrale. Fu medicato sul posto, ma il medico giudicò inutile il trasporto all'ospedale, perchè la gravità era tale da non dargli che pochi minuti di vita. Nello stesso luogo del disastro ricevette l'Olio Santo. Il figlio presente, nonostante tutti lo dissuadessero, volle trasportare il moribondo al più vicino ospedale, quello di Cles (Trento). Anche qui i medici trovarono il caso disperato; si prodigarono tuttavia con ammirevole sollecitudine senza nulla risparmiare di quanto la scienza suggeriva. Pervenutami la triste notizia, mettemmo tosto il caso nelle mani di Don Rinaldi. L'ammalato lottò per 32 giorni tra la vita e la morte, poi riprese conoscenza e in breve tempo migliorò talmente da lasciare l'ospedale. Le temute complicazioni non sopraggiunsero: Don Rinaldi aveva fatto la grazia completa.

Padova

SR. MARIA DE MARTIN, F.M.A.

Guarita da sinusite

Ero «postulante » da appena due mesi quando fui colta da un forte e continuo mal di capo. Il professore che mi visitò disse che si trattava di sinusite frontale e mascellare sinistra e che era ombrata anche la parte destra, dove ero già stata. operata. Mi diede subito una cura da fare e dopo otto giorni ritornai, ma non mi trovò migliorata. La mia Assistente mi consigliò di fare subito una novena al servo di Dio Don Rinaldi insieme con le mie compagne. Dopo otto giorni, ritornai dal professore, che mi trovò migliorata. Dopo un mese ritornai per la visita di controllo e il professore mi dichiarò perfettamente guarita. Ora, alla distanza di quasi un anno, non sento più nessun disturbo.

Battaglia Terme (Padova) - Noviziato M. Ausiliatrice

SUOR ANNAMARIA FACCIO

Alibe Lusso (Alba) rende pubblica la grazia ricevuta da D. F. R. a cui si era rivolta con fiducia per ottenere la guarigione della sorella gravemente inferma.

Elisa Savatarelli (Pavia) ottenne per l'intercessione di D. R. la guarigione della mamma settantasettenne da un male per cui i medici avevano fatto una prognosi infausta.

Suor M. C. F. M. A. (Rosario-Argentina) rende pubblica la sua gratitudine a D. F. R. per il valido aiuto concesso all'Ispettoria in momenti di vera necessità e in parecchi interventi chirurgici difficili e preoccupanti.

Famiglia Castelli (Casale Monferrato) ringrazia sentitamente D. F. R. per la sua visibile protezione sui genitori e invoca la sua continua assistenza.

Una figlia di M.Ausiliatrice (Napoli) è riconoscente a D.F.R. per averla aiutata a terminare gli studi universitari.

Maria Campa in Capodaglio (Soleto-Lecce) ringrazia D. F. R. per la guarigione di un nipote da gravissima malattia che mise in serio pericolo la sua vita.

Carolina Mansella ved. Vannutelli (Genazzano-Roma) invia offerta per la beatificazione di D. R., dal quale ottenne una grazia.

L. Bigaulle (Versailles-France) dichiara che la mamma doveva fare un viaggio abbastanza pericoloso per diverse circostanze; affidò la cosa a D. R. e tutto riuscì bene.

† I NOSTRI MORTI †

Salesiani defunti

Sac. Francesco Schmid, † a Benediktbeuern (Germania)a 83 anni.

Sac. Baldomero Vidal, † a Pavsandù (Uruguay) a 80 anni.

Sac. Giuseppe Sgarzí, † a Faenza a 68 anni.

Sac. Giorgio Hasselbach, † a Velbert (Germania) a 61 anni.

Sac, Alfredo Cíomeí, † a Civitavecchia a 60 anni.

Coad. Venceslao Mokrzysz, † a Soliotow Podloski a 55 anni

Cooperatori defunti

S. E. MONS. ANGELO BARTOLOMASI, † a Pianezza (Torino) a 90 anni.

Fu nostro Cooperatore nel senso più fattivo ed esteso della parola. Fin da quando era professore nel Seminario di Chieri prestava la sua opera e prodigava le sue bellissime doti nel nostro Oratorio S Luigi, sacrificando le ore libere nell'insegnamento del Catechismo e nelle attività drammatiche, preparando recite e disegnando scenari, come continuò a fare dopo di lui il compunto can. Tosco. Suppliva nell'Oratorio alla scarsità di personale salesiano, lavorando come un salesiano.

Fatto Vescovo Ausiliare dei Card. Richelmy, poi Ordinario Castrense, Vescovo di Trieste e di Finerolo, continuò a prodigare alla Congregazione la più affettuosa benevolenza, soprattutto nella organizzazione dell'istituto per Orfani di Guerra a Monteoliveto, che era oggetto delle sue predilezioni, e nel decorare le nostre feste ed i Convegni di Decurioni e di Cooperatori.

Con la sua calda eloquenza cantò le glorie di Don Bosco nelle feste della Beatificazione e in quelle della Canonizzazione. Una delle lampade che ardono continuamente nella Basilica di Maria Ausiliatrice presso l'altar maggiore porta il suo nome, perchè Mons. Bartolomasi fu uno dei primi a mandare l'offerta per questo omaggio perpetuo alla Vergine Ausiliatrice, di cui tenne innumerevoli panegirici a Torino e nei principali centri salesiani d'Italia.

Ouando gli si presentava l'occasione di essere utile alla Famiglia Salesiana, la coglieva con gioia, quasi fosse un favore che il Rettor Maggiore faceva a Lui offrendogli modo di dimostrare il suo amore a Don Bosco e alla gioventù, che amò sempre con particolare predilezione.

Mons. Adolfo De Vie, † a Gaeta a 84 anni.

La signorilità del tratto, la bontà dell'animo, la soda pietà ne fecero un sacerdote esemplarissimo. Lo zelo per le anime e la sua carità verso i poveri lo resero caro a tutti. Fu anche attivo Decurione dei Cooperatori, che seppe assistere e guidare con la parola, con l'opera e la santità della vita.

Sac. Andrea Colomba Bosco, Parroco di S. Giuseppe, † a Castellammare del Golfo (Trapani).

Sacerdote modello, consacrò i 53 anni del suo sacerdozio unicamente alla gloria di Dio e alla salvezza delle anime. Pio, zelante Decurione Salesiano, introdusse nella sua città il culto di S. Giovanni Bosco e di S. Domenico Savio e promosse in loro onore memorandi festeggiamenti.

Antonino Rescífina, † a S. Agata di Militello (Messina).

Padre esemplare, tempra d'instancabile lavoratore, uomo di fede e di pietà profonda, collaboratore generoso in ogni opera di bene, ricco anzi di iniziative d'apostolato, fu tra i primi Cooperatori e benefattori deL'Opera salesiana in quel centro. Fu pure uno dei più attivi soci fondatori della locale Ass. Uomini d'A. C. Lascia sincero rimpianto tra gli amici e preziosi esempi di virtù ai 5 figli, tutti ex allievi.

Rosa Ronzana ved. Cappello, † ad Alba a 68 anni.

Formata alla scuola del Servo di Dio Can. Chiesa, del Tecl. Alberione e di Mons. Re, ebbe una dirittura morale inflessibile che la portò a vivere la vita cristiana senza compromessi. Fu anche ottima Cooperatrice salesiana. All'ospedale volle portare soli il Massaie dei Cooperatori e il Rosario. Morì stringendo nella mano le reliquie di S. Domenico Savio e di Don Rinaldi, felice di avere al fianco il figlio Don Carlo sacerdote salesiano.

Francesca Gorkic, † a Mati (Torino) a 91 anni.

Donna retta, visse integralmente la vita cristiana, soprattutto attraverso la sofferenza, felicissima di avere dato a Don Bosco i due figliuoli.

Adalgisa Borsoni, † ad Ancona.

Continuando la bella tradizione della sua famiglia, da molti anni appartenente alla Pia Unione dei Cooperatori, fu cooperatrice zelante e generosa, sostenendo anche materialmente i Salesiani della Parrocchia S. Famiglia, sempre, ma specialmente nel periodo cruciale dell'ultima guerra, quando più forte imperversavano i bombardamenti aerei, e poi nell'immediato dopoguerra. Vera anima di Dio, pia, caritatevole, laboriosissima, lasciò largo rimpianto di sè.

Catina Fiori, † a Nave (Brescia) a 77 anni.

Consacrò la sua lunga vita all'assistenza delle giovani della parrocchia. Fu zelatrice della buona stampa. Direttrice di una biblioteca, godeva nel dare in lettura alla gioventù libri sani e formativi.

Antonietta Collura, † a Palermo.

Esemplarmente pia, laboriosa e caritatevole, portò a quanti potè avvicinare un raggio di luce, un palpito di fede, un sorriso di bontà. Nutriva una particolare divozione per M. Ausiliatrice e per i Santi salesiani.

Agostino Viano, † a Casabianca (Torino) il 13-II-1959.

Cristiano esemplare, padre affettuoso e lavoratore instancabile, fu anche devctissimo di Maria Ausiliatrice e di Don Bosco e ne propagò con la parola e con le opere la devozione.

Altri Cooperatori defunti

Abran Caterina - Balassi Maria - Balestrieri Maria - Baroncelli Angelo - Benone Antonietta - Bettini Candida Bolcato Eride - Bolis Ulisse - Bona Carmelina - Bourgeois Annetta - Cassini Vincenzo - Celloii Gallottini Fausta - Chiarlo Regole - Collura Antonietta - Cortese Teobaldo - Crosara Vincenzo - Dal Lago Emma - Daniele Leopoldo - Della Femina Maddalena - Della Monica Luigi - Donini Rachele - Fabris Anna - Faietti Ennia in Silvi - Ferlazzo Avv. Ferdinando - Ferrari D. Giovanni - Ferrari Maria Assanna - Ferrero Ernesta - Filippi Eugenio - Galenti Teresa - Gallo Albina - Garziano D. Carmelo— Gianelli Angelo - Gualtierotti Morelli Cesira - Guerini Stefano - Jordan Maria ved. Pallais - Lucheschi P. Domenico - Mandino Delfino - Marcato Giovanni - Marchetta Maria - Moglia Lorenzo - Moro Antonio - Morone Carlo Ottolini Carlotta - Parodi Edoardo - Periti Elena - Perucchini Antonia - Piffaretti Carlo - Protetti Gemma - Raiboldi Rosa - Rigolini Angelo - Rossi Angela ved. Trucco - Sajetto Settimia - Serafin Isidoro - Sottanini Maria - Tibaldi Erminia - Trevisan Giovanni - Ventimiglia Pietrina ved. Giuffrida - vigliero Carolina - Viola Angelo - Zen Giuseppe.


L'ISTITUTO SALESIANO PER LE MISSIONI con sede in TORINO, eretto in Ente Morale con Decreto 13 gennaio 1924, n. 22, può legalmente ricevere Legati ed Eredità. Ad evitare possibili contestazioni si consigliano le seguenti formule:

Se trattasi d'un Legato: «... lascio all'Istituto Salesiano per le Missioni con sede in Torino a titolo di legato la somma di Lire... (oppure) l'immobile sito in ...»

Se trattasi, invece, di nominare erede di ogni sostanza l'Istituto, la formula potrebbe esser questa: «... Annullo ogni mia precedente disposizione testamentaria. Nomino mio erede universale l'Istituto Salesiano per le Missioni con sede in Torino, lasciando ad esso quanto mi appartiene a qualsiasi titolo ».

(Luogo e data)

(Firma per esteso)


CROCIATA MISSIONARIA

TOTALE MINIMO PER BORSA L. 50.000.

Borse da completare

Borsa Rinaldi Don Filippo, a cura di N. N. (Svizzera) 1° vers. 29.000.

Borsa Rua Don Michele Venerabile, a cura di N. N. (Svizzera) - 1° vers. 29.000.

Borsa Rinaldi Don Filippo, a cura di P. C. Brun Adalgisa 5000 - Tot. 35.000.

Borsa Rossi Toffoloni Linda (13a), a cura dei figli Gaetano, Rina, Antonio e Margherita Zanon (Vicenza) - 1° vers. 20.000.

Borsa S. Domenico Savio, a cura dei coniugi Barbieri (2a) - Tot, 17.100.

Borsa S. Giovanni Bosco, proteggi e difendi la nostra famiglia, a cura di Blatto Giuseppe - Zuech Sofia 1000; Flora Quirolo 1000 - Tot. 30.000.

Borsa S. Cuore di Gesù, Madonna di Lourdes, S. G. Bosco e S. Maria Mazzarello, a cura di Mecca Cristina - Tot. 20.000.

Borsa S. G. Bosco, concedi quella grazia e proteggimi con i cinque figli, a cura di Mereghetti Eva - D. Regno Mario Baio, Dora; per disposiz. testamentaria 30.000 - Tot. 45.000.

Borsa SS, Nome di Gesù, a cura di Chirdo Francesco (Enna) - Tot. 20.000.

Borsa. SS. Trinità, fate che cammini sempre alla vostra presenza, a cura di C. M. T. (Messina) - Tot. 40.000.

Borsa S. G. Bosco, per la protezione del figlio Giovanni, a cura di Pasquale Raffaella (Reggio Calabria) - Fornasir Giovanna 10.000 - Tot. 23.000.

Borsa S. Cuore, Maria Ausiliatrice, Don Bosco, S. D. Savio e Don Filippo Rinaldi, proteggete i miei figli, a cura di Colella Assunta (Napoli) - Tot. 30.000.

Borsa S. Giovanni Bosco, a cura di Marietta, Cechina, Ezio - 1° vers. 7.750.

Borsa S. Cuore, Maria Ausiliatrice e S. G. Bosco, in ringraziamento e per ottenere protezione, a cura di Meschieri Giovanni e famiglia (Modena) - 1° vers. 10.000.

Borsa S. Giovanni Bosco e S. D. Savio, siate generosi di grazie per gli offerenti, a cura di Pia Lesmini (Svizzera) - Neffat Elsa 2000; Marcon Margherita 10.000 - Tot. 22.741.

Borsa S. Domenico Savio, a cura di Angela Olivero (Torino) - 1° vers. 5000.

Borsa S. Cuore di Gesù, Maria Ausiliatrice e S. G. Bosco, proteggetemi, a cura di Ius Anna (Frosinone) - Tot. 30.000.

Borsa S. G. Bosco e S. D. Savio, in suffragio dei defunti della famiglia Filippeschi-Davite (Firenze) - 1o vers. 6.000.

Borsa S Giovanni Bosco, a cura di C. I. (Torino) - Bice Caletta B. 100; Tibaldi Aurelia 400: Garelli Don Giovanni 5500; Carmelina Vecchio Musti 100; Anzucchi Edoardo 5000 - Tot. 29.125.

Borsa S. Domenico Savio e tutti i Santi Salesiani, a cura di Augusto e Giuseppina Orlandini - Paolo Grassi 560; Lucia Pennelli 1000; Poggi Maria 1000 - Tot. 22.560.

(continua)

Borse complete

Borsa Gesù mio, misericordia, in s ragia dei genitori e fratelli di Maria Ciarzetti Laccioli (Roma) - L. 50.000.

Borsa Maria Ausiliatrice, S. G. Bosco e S. D. Savio, a cura di Ginetta Godenzi (Svizzera) - L. 50.000.

Borsa Maria Ausiliatrice, S. G. Bosco e S. D. Savio, per protezione delle nostre famiglie e in suffragio di Bartolomeo Damonte, a cura della moglie Ernesto (California) U.S.A. L. 49.200; N- N. 800 - Tot. 50.000.

Borsa Maria Ausiliatrice, S. G. Bosco e S. Maria Mazzarello, secondo le intenzioni di Fracohia Assunta (Alessandria) - Casale Arciera 500 - Tot. 52.500.

Borsa Spiccio dott.Ugo, Rita e famiglia (Genova) - L. 50.000.

Borsa Rua Don Michele Venerabile, in suffragio di Fascio Bava Enrico, a cura di B.F.I. (Torino) - L. 50.000.

Borsa Dezzutti Maria, in suffragio, cura di Giovanna, Adele, Cesare, Giuseppe, Silvio Genetti(Torino)- L.50.000.

Borsa Fregando Maria Ausiliatrice, S. G. Bosco e Santi Salesiani, a cura di E. C. (Torino) - L. 50.000.

Borsa Azzini Don Tranquillo, in sufragio, a cura dei figli di Vaglio-Ostina (Torino) - L. 50.000.

Borsa Ghiglieno prof. Tommaso, in siti ragia e ricordo - L. 50.000.

Borsa Maria SS. Ausiliatrice (1a), a cura di N. N. ex allievo di Borgo S. Martino (Alessandria) - L. 50.000.

Borsa Maria SS. Ausiliatrice (2a), a cura di N. N. ex allievo di Borgo S. Martino - L 50.000.

Borsa Don Bosco, proteggici! e in suffragio dei miei cari, a cura di S. M. (Torino) - L. 50.000.

Borsa Canavesio Maria ved. Picco (Torino) - L. 50.000.

Borsa Dolce Cuore s i Maria e S. Giovanni Losco, siate la salvezza delle nostre anime, a cura della famiglia Cerri - L. 53.000.

Borsa Mazzali Angela e Cantavenna Maria, a cura dell'Apotoi, della preghiera, Parrocchia Agnelli(Tarino)- L.50.000.

Borsa Manetti Antonio, in suffragio e ridondo, a cura della moglie e del figlio (Firenze) - L. 50.000.

Borsa Divina Provvidenza, a cura di N. N,, tramite Don Mario Russon (Trieste), - L. 50.000.

Borsa Maria Ausiliatrice, S. Giuseppe e S. G. Bosco, a cui si affida l'avvenire della piccola Rosella, a cura dei genitori P. M. R. (Torino) - L. 50.000.

Borsa Maria Ausiliatrice e S. G. Bosco, a cura di L. C. (Torino) - L. 50.000.

Borsa Maria Ausiliatrice e S. G. Bosco, ottenetemi dal. E. Cuore di Gesù la guarigione, a cura di j. M. B. (Asti) - L. 50.000.

Borsa In suffragio delle Anime purganti e secondo le intenzioni dell'avv. Marana Gustavo, specialmente del defunto padre Enrico (Salerno) - L. 50.000.

Borsa Don Bosco e Don Rinaldi, proteggete sempree la mia famiglia, a cura di E. B. (Torino) - L. 50.000.

Borsa Sanete Ioannes Bosco, ora pro nobis, protege nos!, a cura di Gaetano Seghetti (Taranto) - L. 50:000.

Borsa Maria Ausiliatrice, vi ringrazio!, a cura di Don Vasco Quartieri (Modena) - L. 50.000.

Borsa Vergine Ausiliatrice, proteggi i coniugi Torterolo Giovanni e Nicoletta, nel 25° anno di matrimonio (Savona) - L. 50.000.

Borsa Maria Ausiliatrice e S. Giovanni Pesco, a cura di Acocella Nicola fu Pietro Bisaccia (Avellino) - L. 50.000.

Borsa Maria Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco, a cura di Acocella Nicola ed Angela Maria, in suffragio dei figli Maria e Pietro Bisaccia (Avellino) - L. 50.000.

Borsa Boglioni Rita di Montrigiasco (Novara), in suffrggio e ricordo - L. 50.000.

Borsa Beltrami Don Andrea, proteggii i miei figli, a cura della Ma. M. S. (Varese) - L. 50.000.

Borsa Rinaldi Don Filippo, a cura di Masera Giovanni (Torino) - L. 50.000.

(continua)