Bollettino Salesiano

ANNO LXXXIII. N.6    15 MARZO 1959 

GLI SCOPI DEL NOSTRO CONVEGNO

Noi non ci fermiamo mai; vi è sempre cosa che incalza cosa... Dal momento che noi ci fermassimo,la nostra Opera comincerebbe a deperire - DON BOSCO

Ferve in tutta Italia il lavoro di organizzazione del Convegno-Pellegrinaggio a Roma. Dal Veneto alla Sicilia i nostri Dirigenti ci scrivono che la notizia ha suscitato vivo entusiasmo nei Cooperatori e nelle Cooperatrici e che le adesioni vanno aumentando ogni giorno; alcuni anzi hanno già dovuto chiudere le iscrizioni per aver raggiunto il limite massimo di posti disponibili.

Ma a noi preme che il Convegno riesca veramente fruttuoso. Perciò i Dirigenti abbiano presenti gli scopi che ci siamo prefissi. Furono accennati nel Bollettino di novembre, dove, tra l'altro, si leggeva: Il Convegno farà incontrare centinaia di Cooperatori e Dirigenti; offrirà occasione di stringere rapporti salesianamente fruttuosi e di assistere a trattazioni e dibattiti utilissimi per rendere sempre più efficace e aderente ai bisogni dei tempi la vita e l'attività dei Cooperatori; farà conoscere grandiose opere salesiane, nelle quali hanno avuto spesso parte grandi Cooperatori, e regalerà ai partecipanti alcuni giorni di serenità e giocondità salesiana.

Converrà invitare i nostri Cooperatori a meditare sulle finalità del Convegno per dare loro l'orientamento e lo spirito con cui desideriamo vi prendano parte.

Oltre agli scopi citati, primissimo sarà quello di rendere omaggio a Don Bosco, Padre e Fondatore della Terza Famiglia Salesiana, in quella stessa Roma che 25 anni fa lo esaltava con gli splendori della suprema glorificazione. Tale ricorrenza sarà celebrata degnamente con la Consacrazione del grandioso Tempio di San Giovanni Bosco. «Quale gloria per il nostro Santo - scriveva il Rettor Maggiore nella lettera annuale ai Cooperatori - a 70 anni dalla morte avere nella capitale della Cristianità il suo Tempio, mentre tutto intorno ben dodici case salesiane e altrettante delle Figlie di Maria Ausiliatrice costellano l'Urbe e raccolgono migliaia di giovani!». E poi vogliamo onorare il Papa, il Santo Padre Giovanni XXIII, che tante prove di paterna predilezione ha già dato alla Famiglia Salesiana. A cento anni dal primo devotissimo omaggio personale reso da Don Bosco al Vicario di Cristo nella sua prima andata a Roma è bello e grande che la sua Terza Famiglia, da lui onorata con l'appellativo di « Opera del Papa », si trovi unita ai piedi del « dolce Cristo in terra ».

Quanti motivi per una intensa preparazione spirituale al nostro Convegno-Pellegrinaggio! La riuscita del quale non si misurerà dal numero dei partecipanti, che sarà certamente imponente, ma dal rinnovato fervore di vita cristiana, dall'efficace proposito da parte di ogni partecipante a collaborare generosamente con Don Bosco a servizio della Chiesa, attuando il programma segnato dal Padre con tanta chiarezza ed incisività nel Regolamento della Pia Unione.

La Pasqua prossima e il tempo pasquale che precederà il Convegno dovranno essere per i Delegati della P. U. non solo un periodo di intensificata organizzazione del Convegno (attenti a non arrivare dopo la... 24a ora!) ma specialmente di preparazione spirituale dei fortunati partecipanti al Convegno.

Solo così potremo guardare al Convegno di Roma come a una magnifica tappa nella vita della P. U.

Jesù e il Lavoro

PREMESSA. Dopo le tenebre, la luce; dopo l'alba e l'aurora, il pieno meriggio. Così nella natura, e così pure in quella meravigliosa opera di Dio diretta a illuminare l'uomo su tutti i problemi della sua vita, che appunto per questo vien detta Rivelazione. Non ultimo, fra questi problemi, data la sua universalità e il suo carattere spesso drammatico, il problema del lavoro.

Si è visto quello che nei suoi riguardi ci ha insegnato Iddio nell'Antico Testamento; vediamo ora quello che intorno ad esso ci insegna, ci rivela Gesù Cristo. Egli in pratica ci dirà, come per la legge in genere così per quella del lavoro in particolare, che è venuto non ad abolirla, ma a perfezionarla. E ci darà questo suo insegnamento sia con l'esempio, che con la dottrina: l'esempio aderente alla dottrina, la dottrina valorizzata dall'esempio.

A . L'esempio di Gesù

Gesù, Figlio di Dio e Creatore del mondo, discendente dalla regale famiglia, di Davide e Messia restauratore del regno del Padre sulla terra, fece quello che per nessun motivo sarebbe stato tenuto a fare e che anzi avrebbe suscitato la derisione e lo scandalo: si fece operaio. La classe che, come abbiamo visto, i pagani spregiavano maggiormente, lo avrà compagno; il suo palazzo regio sarà una bottega; e uno strumento di lavoro, il suo scettro.

Bossuet esclama: « Si rallegrino coloro che vivono di lavoro meccanico: Gesù Cristo appartiene alla loro corporazione». Ma i primi a protestare sono proprio i connazionali di Gesù, i suoi stessi paesani di Nazareth, i quali si ribellano all'idea che «il figlio del falegname», falegname anch'egli, « il figlio di Maria», si proclami Figlio di Dio e Messia d'Israele: per loro era un sacrilegio punibile di morte, e ne tentano, sacrilegamente l'attuazione (LUCA, IV, 16, 30).

Non solo falegname, ma falegname di Nazareth, oscura borgata agricola della Galilea. E Giovanni Papini, nella sua Storia di Cristo, ce lo descrive intento ai più umili lavori: « Fabbricò la tavola, alla quale è così dolce assidersi cogli amici, anche se c'è un traditore; il letto, dove l'uomo respira la prima e l'ultima volta; la cassa, dove la sposa della campagna chiude i suoi poveri cenci, i grembiali e i fazzoletti delle feste, e le bianche stirate camicie del corredo; la madia, dove si ammonta la farina e il lievito la solleva finchè sia pronta per il forno; la seggiola, dove i vecchi, la sera, posano attorno al fuoco narrando la gioventù che non può tornare».

San Giustino, a sua volta, attestava, nel secondo secolo, che ai suoi tempi si mostravano ancora alla venerazione dei fedeli alcuni degli strumenti agricoli, fabbricati da Gesù; così come ancor oggi - ci sia lecito il paragone, senza la, pur minima ombra di irriverenza - vengono mostrati alcuni degli oggetti domestici fabbricati dalle mani di Don Bosco.

Dopo Gesù, quindi, nessun lavoratore potrà, più essere oggetto di disprezzo, in quanto ogni lavoratore potrà chiamare Cristo col nome confidenziale, e per nulla pauroso, di « compagno »: compagno di fatica, perchè ne diventi compagno di ideali. Tanto più che Gesù non fu, non volle essere un lavoratore che si apparta, che disdegna la compagnia dei suoi simili. Operaio lui, volle vivere tra gente del lavoro nella sua stessa casa, dove umile lavoratrice è la Madre sua. Non aveva certo persone di servizio la Madonna: tutti i lavori domestici erano suoi, come pulire, lavare, rassettare, cucire, filare, attingere acqua alla fontana, cucinare, e simili. Modesto artigiano dalle mani incallite era il padre suo nutrizio, tanto che Gesù era chiamato « il figlio del carpentiere», e da lui apprese la sua arte oscura.

E nella vita pubblica le preferenze di Gesù non mutano. Se la fa sempre con la povera gente, tanto da suscitare ire e gelosie. Sceglie quasi tutti gli Apostoli nella classe lavoratrice, che viene così a formare la nuova classe dirigente, la nuova aristocrazia. Il Vangelo, in un bozzetto pieno di suggestione, ci descrive minutamente la chiamata dei quattro più cospicui tra gli Apostoli (MARCO, I, 16-20); nè di più alta condizione sociale dovevano essere gli altri, compreso Matteo, il pubblicano (MATTEO, Idi, 9-13).

Persino i miracoli sono riservati, in genere, a umile gente del lavoro, gente a cui l'infermità reca doppio danno, perchè sottrae la salute e sottrae i mezzi per vivere lavorando. Caratteristico, a questo proposito, è il miracolo compiuto da Gesù in una sinagoga, a favore di un uomo dalla mano secca. Costui, secondo l'antichissimo Vangelo apocrifo detto dei Nazarei, citato da S. Girolamo, era un operaio, il quale si sarebbe rivolto al Salvatore con queste parole: « Ero un muratore e mi guadagnavo la vita col lavoro delle mani: ti scongiuro, o Gesù, di restituirmi la sanità, perchè non abbia a mendicare con mia vergogna». E la mano inferma viene risanata, osserva Igino Giordani; e l'operaio va via felice, perchè a un lavoratore repugna mendicare, tendendo quella mano con cui sarebbe capace di guadagnarsi da- vivere. E la società palestinese ebbe un invalido di meno; in capo a tre anni, ebbe molti invalidi di meno.

B. la dottrina di Gesù.

Ci sarebbe molto da dire su questo importante argomento: dovremo limitarci ad alcuni cenni essenziali.

Nel mondo antico, lo si è visto, il problema del lavoro era, in gran parte, il problema della schiavitù; e la classe lavoratrice era costituita, per il maggior numero, di schiavi. Gesù, con la sua dottrina che fa tutti eguali e tutti liberi per natura e per riscatto divino, viene a togliere al lavoro il suo carattere odioso di arbitraria ed ingiusta discriminazione, e ne fa un dovere per tutti. Dal Vangelo, infatti, appare che tutti lavorano, persino l'Eterno Padre, del quale Gesù stesso afferma: «Il Padre mio lavora anche adesso; e anch'io lavoro» (Giov., V, 17).

E tutto il mondo che vive e si muove e si agita nel Vangelo, è un mondo di lavoro e di lavoratori, attorno a cui si snodano le più belle parabole che affratellano, nel lavoro, Dio e gli uomini, sudditi e re, padroni e impiegati, liberi e schiavi. Lo stesso sacro ministero del Figlio di Dio e degli Apostoli è presentato come il tipo del lavoro trasformante e santi ficatore: « Venite, vi farò d'ora innanzi pescatori di uomini». E sarà un lavoro che, come ogni altro, conoscerà le sue pene, le sue stanchezze, i suoi sudori.

Fatta questa premessa d'indole generale, sarà facile sintetizzare l'insegnamento di Gesù sul lavoro nell'espressione di S. Tommaso d'Aquino, secondo cui il lavoro risulta ordinato a quattro scopi: a) A procurarci il necessario per vivere. Per questo, nella parabola del padrone della vigna, anche agli ultimi arrivati viene data la stessa paga che ai primi, avendo essi pure il diritto di vivere col frutto del loro lavoro. b) Ad evitare l'ozio, che è fonte di molti mali. Nella stessa parabola è il padrone stesso che si preoccupa di andare alla ricerca dei disoccupati, e non ammette che stiano ad oziare nelle piazze. e) A darci la possibilità di fare l'elemosina ai bisognosi. Questi ultimi, nonostante ogni buona volontà, vi saranno sempre. D'altra parte i possessori di beni ereditari nel Vangelo non appaiono in troppo buona luce: la parabola del ricco epulone insegna. La elemosina, su cui tanto insiste Gesù, sarà dunque tanto più meritoria, quanto più risulterà frutto del proprio lavoro. d) A frenare la concupiscenza, in quanto il lavoro mortifica il corpo e diventa lavoro redentore.

Quest'ultimo carattere del lavoro è proprio quello che lo rende veramente cristiano, nel senso che la pena che esso ci costa, se la sapremo associare alla Passione di Cristo, diventa elemento della nostra e dell'altrui redenzione, la nostra ascesa ordinaria, il modo universale della nostra stessa santificazione. La funzione redentrice del lavoro, scrive Igino Giordani, è espressa con una vivezza smagliante nella parabola del Figliuol prodigo. Questo giovinotto comincia ad assumere coscienza della sua colpa quando comincia a lavorare. Si era allontanato dal padre e dalla casa perchè viveva nelle orgie e nell'ozio; quando la necessità -lo costringe al lavoro, lo riprende un desiderio di ritornare e di espiare, e tornando chiede al padre di stare con lui come uno dei suoi salariati.

L'ultimo tocco al suo insegnamento sul lavoro Gesù ce lo dà presentandocelo nella luce più alta e più bella, quale servizio ispirato dall'amore, con una lezione intuitiva e pratica insieme, mediante la lavanda dei piedi agli Apostoli nell'ultima Cena. Un servizio, dice Papini, che solo una madre o uno schiavo avrebbero potuto prestare: la madre ai suoi figliuoli piccoli e a nessun altro, lo schiavo ai suoi padroni e a nessun altro; la madre, contenta, per amore; lo schiavo, rassegnato, per obbedienza.

CONCLUSIONE. « Il cristiano ha dunque segnata la via. Nessun mestiere, per quanto basso, sarà per lui umiliante e spregevole, quando rechi un servizio al prossimo. Abbassandosi, egli si metterà al livello di Cristo. Cioè, toccherà l'apice della grandezza» (L. Civardi).

ESEMPI

CATANIA - Convegno interdiocesano di Decurioni Salesiani e paroci.

Si è svolto a Catania il z8 gennaio, con notevole concorso di Ecclesiastici. Vi parteciparono gli Ecc.mi Arcivescovi Mons. Guido Bentivoglio, Mons. Angelo Ficarra, il Vescovo di Acireale S. E. Mons. Salvatore Russo, il Vescovo Ausiliare di Velletri S. E. Mons. Primo Gasbarri, rappresentanti dell'Archidiocesi di Catania, delle Diocesi di Acireale, di Caltagirone e di Nicosia. Inviarono calde adesioni i Vescovi di Caltagirone e Nicosia. Presidente del convegno fu l'Ispettore salesiano Don Bartolomeo Tomè; regolatore l'infaticabile Don Fasulo.

Precedette il convegno una dotta e pia meditazione eucaristica fatta da Monsignor Ficarra. Gli interessanti argomenti messi all'ordine del giorno:. San Giovanni Bosco ed il Papa; San Giovanni Bosco e l'Eucaristia, furono svolti dal Vescovo di Acireale e dall'Arcivescovo di Catania.

Mons. Russo ricordò il profondo fervidissimo attaccamento di Don Bosco al Vicario di Cristo, attaccamento lasciato come sacro retaggio ai suoi figli, e la particolare benevolenza dei Sommi Pontefici, da Pio IX a Giovanni XXIII, per il Santo e per le sue istituzioni, che incoraggiarono a gara con larghi, eccezionali favori e privilegi.

Mons. Bentivoglio, relatore del secondo tema, presentando San Giovanni Bosco grande anima eucaristica e grande apostolo dell'Eucaristia da cui trasse il segreto e le energie dell'alta spiritualità del suo sistema educativo e delle sue istituzioni diffusesi rapidamente nel mondo, lo invoca come Patrono e lo addita come modello ai Sacerdoti e a quanti vogliono collaborare al trionfo di Gesù Sacramentato nel Congresso Nazionale di Catania.

Il riuscito convegno fu coronato dalla parola di Mons. Gasbarri e dell'Ispettore salesiano, e dalla benedizione impartita dagli Ecc.mi Presuli.

Su proposta del regolatore e con applauso dei convenuti, furono inviati telegrammi di omaggio al Santo Padre Giovanni XXIII e al successore di Don Bosco.

Primo Convegno Zelatori e Zelatrici della zona di Brescia

La domenica 15 febbraio ebbe luogo a Brescia il primo convegno zonale degli Zelatori Salesiani. Vi parteciparono 32 Zelatori e Zelatrici provenienti dai vari centri della zona.

Il Convegno fu presieduto dal Delegato ispettoriale, Don Vignato, assistito dai salesiani Don Adriano Gelmini e Don Raimondo Loss, presenti pure la Delegata ispettoriale dei Cooperatori di Parma, la Delegata locale e la Direttrice delle F. M. A. di Brescia. Il Direttore dei salesiani, impegnato nel ministero parrocchiale, potè intervenire solo alla fine.

Il Convegno si aprì con la santa Messa e un breve commento evangelico di Don Vignato. Dopo un breve intervallo, tutti si trovarono nell'aula di riunione. Recitata la preghiera, prese la parola Don Vignato per esporre i motivi del Convegno.

Si passò quindi alla trattazione del 1° TEMA: Il Cooperatore Salesiano nel pensiero di Don Bosco.

Il Relatore Don Gelmini presentò la figura ideale del Cooperatore mettendone in evidenza il triplice scopo: a) unire fra loro i buoni; b) offrire un mezzo di perfezione cristiana nello spirito di Don Bosco; c) stimolare il fervore dell'apostolato. Concluse affermando che il Cooperatore salesiano è un piccolo Don Bosco che si ripete nel campo dell'attività cattolica, soprattutto per quanto riguarda l'educazione cristiana della gioventù.

Don Vignato richiamò l'attenzione sui più importanti concetti del Relatore e invitò Don Loss a leggere dal Manuale dei Dirigenti le pagine sull'organizzazione della P. U., accompagnando la lettura con opportuni rilievi e rispondendo ai quesiti fatti dagli Zelatori.

II TEMA. Il secondo tema lo svolse Don Vignato, il quale pose l'accento sulla necessità che lo Zelatore abbia disposizioni di grande docilità verso il Parroco e i Dirigenti della P. U. per il lavoro da svolgere in famiglia, nella parrocchia e nella società. Invitò quindi Don Gelmini a leggere sul Manuale dei Dirigenti la pagina che riguarda il compito dello Zelatore (di cui era stata distribuita copia dattiloscritta a ciascuno) commentando passo passo i diversi punti.

Dato corso alle domande degli Zelatori, ebbe seguito una breve pausa, durante la quale si procedette alla distribuzione di foglietti di propaganda, distintivi, manuali di pietà, pieghevoli della « Indulgenza del Lavoro», ecc.

Alle 12 si riprese l'adunanza per la trattazione del III TEMA: Incarichi specifici.

Don Vignato ne illustrò quattro:

a) incrementare il proprio Centro (avvicinare, informare, incoraggiare all'iscrizione nuovi membri; favorire con l'esempio e la parola la partecipazione all'incontro mensile, alle Conferenze annuali, agli Esercizi spirituali).

b) diffondere le devozioni salesiane (valorizzare le feste di San Giovanni Bosco, San Domenico Savio, Santa Maria Mazzarello, San Francesco di Sales e soprattutto quella di Maria Ausiliatrice).

c) diffondere la stampa cattolica e salesiana (in particolare il Bollettino Salesiano, Con Roma e Meridiano 12. Di questo incrementare le «Rivendite »).

d) sviluppare attività di laboratorio (di paramenti sacri o di indumenti per bambini poveri, per aspiranti e missionari).

Don Gelmini spiegò come lo Zelatore possa favorire le vocazioni ecclesiastiche e religiose, e come promuovere l'istruzione religiosa. Indicò inoltre una serie di sussidi per il catechismo ai fanciulli, dai cartelloni alle filmine, e fece conoscere il catalogo della Libreria Dottrina Cristiana.

Ne seguirono quesiti e discussioni che, mettendo in evidenza le inevitabili difficoltà, incitarono gli Zelatori a intensificare il proprio lavoro.

Su pagina dattiloscritta che ogni Zelatore ricevette, Don Loss lesse le conclusioni pratiche del Convegno, da tutti accettate e condivise. Verso le tredici si posò per una fotografia e si passò all'agape fraterna, dopo la quale fu proiettato il documentario Tecnici di domani.

Tutti si allontanarono con l'entusiasmo nel cuore e un desiderio più acceso di lavorare con Don Bosco alla salvezza delle anime.

CONCLUSIONI PRATICHE DEL CONVEGNO:

I. Interesseremo i Cooperatori migliori a collaborare con noi e ci adopreremo perchè il nostro Centro abbia un numero proporzionato di Zelatori e Zelatrici convinti, ciascunoo con programma di lavoro ben definito e pratico. La suddivisione degli incarichi riguarda:

a) l'organizzazione (avvicinare, informare, incoraggiare all'iscrizione nella Pia Unione; revisione e aggiornamento degli indirizzi, redazione di nuovi elenchi, recapito di circolari...);

b) la formazione (favorire con l'esempio e la parola lo sviluppo spirituale del Centro nei Ritiri mensili, nelle Conferenze annuali, negli Esercizi Spirituali, nell'uso del Manuale di pietà, nella Giornata del suffragio. Vivere e diffondere le devozioni salesiane);

c) l'apostolato (favorire la buona stampa e l'istruzione religiosa, curare le vocazioni sacerdotali e religiose, assistere gli iscritti bisognosi o infermi, sostenere le iniziative del proprio Centro, aiuto ai poveri, ecc.).

II. Eviteremo di creare compartimenti stagni, e aiutandoci a gara l'un l'altro, saremo docili ai nostri Dirigenti, per promuovere il bene a gloria di Dio e a vantaggio del prossimo, secondo lo spirito, gli esempi e gli insegnamenti di San Giovanni Bosco, che ricaviamo dalla lettura della sua biografia e del Bollettino Salesiano, dall'uso del manuale Da mihi animas, dalle Conferenze annuali e mensili, dagli Esercizi Spirituali.

III. Prenderemo inoltre a cuore i seguenti impegni di attualità:

1. Incoraggiare la partecipazione al Convegno Nazionale e indurre amabilmente a iscriversi.

2. Collaborare efficacemente alle iscrizioni del Pellegrinaggio a Torino per il 24 maggio.

3. Convincere il maggior numero possibile di Cooperatori a partecipare a un corso di Esercizi Spirituali, organizzato per loro, e adoperarsi perchè siano superate le eventuali difficoltà di spesa, di tempo, ecc.

4. Irrobustire la Rivendita di Meridiano 12; istituirla dov'è possibile.

CORIGLIANO D'OTRANTO (Lecce) - Attività e iniziative

varie

Il Centro della P. U. di Corigliano d'Otranto vanta al suo attivo alcune iniziative che hanno già dato consolanti frutti. Ne elenchiamo tre.

1. L'annuale Settimana del Catechismo quest'anno ha avuto un decorso più solenne per affluenza e successo. La si dovette tenere nel salone « Supercinema », sempre gremito, e furono trattati dal nostro Don l'Arco i seguenti temi: Dio nella società - La famiglia cristiana - La Madonna presente nella società e nella vita di ognuno. Conclusione ambita della settimana: confessioni e Comunione generale.

2. Sua Ecc. Mons. Raffaele Calabria, Arcivescovo di Otranto e Primate del Salento, ha concesso di poter celebrare in perpetuo, ogni 24 del mese, la Messa vespertina in omaggio all'Ausiliatrice per i Cooperatori. Sua Eccellenza stessa ha voluto celebrare per la prima volta detta Messa il 24 novembre scorso. Ha anche dato la facoltà di anticiparla o di posticiparla a secondà delle necessità e circostanze.

3. Gli iscritti dell'Unione locale mensilmente versano il loro piccolo obolo per la formazione d'una Borsa per aspiranti salesiani poveri in onore di San Domenico Savio. Mese per mese le benemerite Zelatrici passano a raccogliere le spontanee offerte.

La prima Conferenza annuale è stata tenuta con solennità nella Chiesa parrocchiale con l'intervento di S. E. Mons. Calabria, che rivolse ai numerosi Cooperatori e ammiratori di Don Bosco intervenuti la sua paterna e saggia parola.

MINEO (Catania) - Esemplare spirito d'iniziativa di un centro dove non ci sono i Salesiani

I Cooperatori salesiani di Mineo, dove non ci sono nè i Salesiani, nè le Figlie di M. A., stanno incrementandosi in forma consolante, guidati dal Decurione P. Giovannino Gambuzza. Anche quest'anno la festa di Don Bosco fu celebrata in forma solenne e satura di opere concrete. La Pia Unione, che ha la sua sede nella monumentale «Chiesa del Collegio », ha organizzato un ciclo di conferenze del salesiano Don Ventura Bonaventura; e la Conferenza salesiana, tenuta dal salesiano Don Ricceri, fu preceduta dalla Giornata delle Vocazioni, a cui i Cooperatori e le Cooperatrici salesiane diedero valido ed efficace contributo.

Ora il Consiglio locale dei Cooperatori, dopo aver constatato con gioia l'incremento delle vocazioni salesiane locali in questi ultimi anni, ha progettato altre iniziative, fiducioso nel fattivo contributo dei fedeli, devotissimi di Don Bosco; tra di esse l'erezione di un altare a Don Bosco, degno della monumentalità della Chiesa, e spera di poterla attuare entro l'anno. Sta pure organizzando la giornata dell'apprendista.

VALENCIA (Spagna) - Nuovo Centro di Cooperatori

L'opera salesiana a Valencia ha sì profonda e antica tradizione che bastò che tra le persone più legate alla medesima si illustrassero l'essenza, il Regolamento e i vantaggi della Pia Unione, perchè si suscitasse intorno ad essa un vero entisiasmo. L'inizio ufficiale si ebbe il io febbraio. Furono invitate a iscriversi anzitutto le persone che erano già Cooperatori nello spirito, a cui mancava soltanto l'iscrizione e il diploma per esserlo con tutti i privilegi e i vantaggi: benefattori, amici, ex allievi ed ex allieve, devoti di Maria Ausiliatrice, i genitori degli alunni di provato spirito cristiano, i membri dell'Azione Cattolica. Tutti corrisposero oltre il previsto. Uno di essi disse al Salesiano che lo invitava a entrare nella Pia Unione: «Padre, è proprio ciò che aspettavamo, la mia signora ed io. Sono molti anni che andiamo lavorando gratis per Don Bosco... e godiamo che si cominci a retribuirci...». Tenne la Conferenza regolamentare il Delegato Ispettoriale e illustrò alcuni punti pratici del Regolamento il Direttore del collegio, Don Faustino Diaz.

ACIREALE - Nobile iniziativa dei Cooperatori Salesiani

Una caritatevole iniziativa è stata attuata dai Cooperatori e dalle Cooperatrici dell'istituto « Spirito Santo» delle Figlie di Maria Ausiliatrice, in occasione del Santo Natale.

Essi hanno udito il canto degli Angeli annunziatori di pace e di gioia, e questa pace e questa gioia l'hanno voluta trasfondere a tutti i detenuti del carcere giudiziario della città.

È stata un'ora di commozione per tutti, una esplosione di gioia fraterna. I detenuti, uomini e donne, ringraziavano con frasi commosse e semplici. La luce della fede si ridestava in quelle anime, travolte, chi sa come, dalla bufera. Un'opera ispirata alle pure sorgenti della carità cristiana, quella di visitare i poveri carcerati, così come ha fatto con luminoso esempio il nostro Santo Padre Giovanni XXIII, dopo soli tre mesi di Pontificato, recandosi al carcere di Regina Coeli.

Riportiamo la lettera fatta pervenire alla Direttrice dell'Istituto dal Direttore Superiore delle carceri giudiziarie.

Acireale, il 7 gennaio 1959

Nel ringraziare sinceramente V. S. per il raggio di Luce portato ai detenuti, qui ristretti, formulo vivissimi voti di una sempre fattiva opera di collaborazione per la redenzione del condannato.

Il Direttore superiore M. FERLITO

TERZIGNO (Napoli) - Costituito ufficialmente il Centro Cooperatori

Domenica 22 p. p. ha avuto luogo presso il Centro della Pia Unione di Terzigno (Napoli) la festa solenne della benedizione della bandiera del gruppo, abbinata alla prima Conferenza annuale, tenuta dallo stesso Ecc.mo Vescovo Diocesano (Noia) Mons. Binni, che fu ascoltatissimo. Alla benedizione della bandiera seguirono la distribuzione dei diplomi (una cinquantina) ai nuovi Cooperatori, parole di presentazione del Delegato Ispettoriale e breve relazione del lavoro svolto da parte del Cooperatore prof. Testa. Non sono mancati canti tradizionali ed un signorile rinfresco offerto dalla Madrina della bandiera sig.na Fabbrocini. Presenti, tra Cooperatori e simpatizzanti, circa 550 persone. Prima della manifestazione suaccennata, in buon numero avevano preso parte ad una manifestazione mariana a chiusura dell'anno di Lourdes, con Messa vespertina dello stesso Ecc.mo Vescovo.

Scrive un cooperatore

... Mi faccio premura di aderire in pieno al Corso di Religione Sociale indetto per ogni 1° e 3° sabato del mese, dalle 18 alle Iq per noi, Cooperatori Salesiani.

Mi permetta però una petizione personale, sia come cristiano che come padre di numerosa famiglia: chiederei, se fosse possibile, di intercalare a dette lezioni qualche istruzione in merito alla stampa anticattolica ed oscena che ogni giorno contamina la gioventù, sicchè, tra cinema e stampa, non c'è più via di scampo. Sarà mio compito portare a dette lezioni amici e persone di mia conoscenza...

(Da una lettera del Coop. G. B. ASSERETO al Centro Cooperatori di Genova, Corso Sardegna 86)

Sottoscriviamo in pieno alla richiesta dell'ottimo Cooperatore genovese e invitiamo tutti i Dirigenti dei Centri P. U. a organizzare conferenze e istruzioni sui danni della stampa anticattolica ed oscena e sulla necessità d'introdurre in ogni famiglia stampa buona e cristianamente costruttiva.

BORGOMANERO (Novara)

Straordinario concorso agli Esercizi Spirituali

Per la prima volta a Borgomanero si tenne un corso di « Esercizi Spirituali aperti» nel giorni 28 - 29- 30- 31 dicembre, con due turni al mattino e alla sera per dare maggiore comodità di frequentarli.

Il corso, predicato dal nostro Don Arturo Murari, ebbe un esito veramente consolante, sia per il frutto riportato dai partecipanti, sia per il numero dei Cooperatori intervenuti, che destò meraviglia in quanti furono spettatori; e questo anche grazie alla pubblicazione fatta dai Rev. parroci: Don Cavigioli di Borgomanero e Don Lucchini di S. Stefano, aggiuntasi all'Invito-programma fatto pervenire per tempo ai singoli Cooperatori.

Fin dalla predica di introduzione della domenica sera, i banchi della nuova grande cappella risultarono tutti occupati, mentre ai singoli turni i partecipanti si aggiravano sul centinaio.

Alla funzione unica di chiusura del mercoledì sera, i banchi si mostrarono insufficienti ad accogliere gli intervenuti, che occuparono anche lo spazio libero in fondo della cappella, raggiungendo il numero di circa 300.

Vi intervenne il Delegato Ispettoriale Don Lupano col tanto gradito quanto inatteso regalo della Santa Messa vespertina, ottenuta per la circostanza da Sua Ecc. Mons. Arcivescovo di Novara; a fine Messa illustrò i ricordi opportunamente stampati e distribuiti. Il sig. Direttore dell'Istituto Don Bechis impartì la Benedizione Eucaristica.

C'è da augurarsi che lo zelo dei Delegati locali moltiplichi i corsi degli Esercizi Spirituali aperti, che l'esperienza dice riuscire assai fruttuosi e che rappresentano per tanti Cooperatori e Cooperatrici l'unica possibilità di partecipare a questa pratica annuale, vera manna dell'anima.

Dinamismo e zelo dei Cooperatori di Leonforte

Carissimo Bollettino Salesiano Dirigenti,

chi ti scrive forse è il primo segretario di un Centro della Pia Unione a prendere la penna e scriverti direttamente. Ti va ? Nella nostra Unione di Leonforte, terra rossissima, siamo appena... nati, ma ripieni di entusiasmo giovanile. Non ti dico della gran festa di Don Bosco durata nove giorni e culminata nella distribuzione dei diplomi fatta dal nostro Vescovo Mons. Gaddi. Voglio invece chiederti un parere autorevole intorno al modo in cui abbiamo avviato e stiamo organizzando la nostra attività. Siamo ospitati nell'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Ogni mese in linea generale facciamo così: - il primo giovedì, ritiro mensile, organizzato naturalmente dalla delegata delle attività religiose, che pensa anche al 24.

- il terzo sabato, alle 17, viene da Catania il delegato salesiano e in forma familiare ma concreta e sostanziosa teniamo il consiglio: pensiero spirituale, lettura del verbale della riunione del mese precedente, relazione di ciascuno dei sette consiglieri sulle attività proprie del loro... Ministero. Oltre il segretario, che, modestia a parte, sarei io, abbiamo la delegata stampa per le donne e il delegato per gli uomini, l'incaricato per gli apprendisti e quella per le apprendiste, la consigliera per i nuclei laboratori salesiani.

Ognuno riferisce e gli altri discutono, approvano, propongono ecc.

Naturalmente regola tutto il nostro carissimo salesiano, appoggiato dalle due suore salesiane, la Direttrice e l'incaricata delle Cooperatrici.

Una mèta al mese da realizzare.

Per il prossimo mese abbiamo avviato, alle dipendenze e col coordinamento della incaricata dei laboratori, il lavoro in vari nuclei di sarte, ricamatrici ecc. della Unione, che utilizzano i resti di tela, filo, lana ecc. per confezionare cose utili a qualche chiesa povera o alle missioni salesiane; il 24 maggio faremo la prima esposizione del lavori, frutto dei risparmi e delle piccole industrie di tutti. Abbiamo preferito questo metodo di lavoro anzichè il costringere tutti a lavorare in un solo luogo per maggior praticità e anche rendimento: a coordinare tutto pensa appunto per tutti l'incaricata del Consiglio, che se ne intende.

Per gli apprendisti, dopo aver goduto del successo della Giornata, durante la novena di Don Bosco ci siamo distribuiti, uomini e donne rispettivamente per i ragazzi e per le ragazze, il lavoro di riempire le schede forniteci dal Delegato Salesiano per raccogliere dati utili a puntualizzare la situazione a Leonforte.

Fatto questo lavoro con delicatezza e prudenza ma senza chiasso, nella prossima riunione esamineremo caso per caso il da farsi per ogni apprendista. Avviare ai Sacramenti, segnalazione ai Parroci di particolari situazioni familiari, segnalazioni agli organi interessati per l'assistenza sindacale o artigiana ecc.

Il Delegato salesiano a quelli del Consiglio ha regalato (furbo!) il libro della Imitazione di Cristo... per farci fare ogni mattina la meditazione, prima di iniziare le faccende personali e sociali; ad ogni conferenza mensile aumenta il numero di quelli che ricevono il Vangelo, di cui ognuno ogni giorno legge una paginetta.

Prossimamente avremo anche la bandiera. E con la bandiera in testa andremo a Roma almeno in trenta, non contando la minutaglia!

Per stavolta basta. Attendo da Te un parere... fraterno e leale: ti piace questo modo di lavorare?

Addio! Fa una preghiera per me a Don Bosco e a Mamma Ausiliatrice, Tu che stai Loro tanto vicino, e arrivederci a Roma ! Tuo

Leonforte (Enna), corso Umberto, 225

RAG. LUIGI ZARBÀ

Non c'è che dire! Il dinamismo e lo zelo dei Cooperatori e delle Cooperatrici di Leonforte non può non piacere a Don Bosco, e quindi anche al suo Successore e a quanti amano la sua Terza Famiglia.