Bollettino Salesiano

ANNO LXXXIII. N.5    1° MARZO 1959 

OMAGGIO DI GIOVANNI XXIII AL «CARO SANTO» GIOVANNI BOSCO

"Una letteratura meravigliosa, in tutte le lingue, inneggia al figlio di Mamma Margherita"

Il 31 gennaio, festività di San Giovanni Bosco, il Santo Padre si combiacque di celebrare la S. Messa per i dipendenti delle Tipografie Vaticane e di rivolgere loro la Sua augusta parola. Erano accompagnati dal nostro Don Savino Zagaria, Direttore della Poliglotta Vaticana, dagli altri Superiori e dai Dirigenti tecnici salesiani comm. Giacomo Pagliassotti e cav. Berardo Rizzo. Presente il Procuratore Generale dei Salesiani, Rev.mo Don Luigi Castano. Il sacro Rito si svolse nella sala del Concistoro.

Anche oggi incominciava Sua Santità -le circostanze e la sacra Liturgia Ci presentano numerosi Giovanni. Era stato da qualche istante letto il testo dell'Evangelista che chiude il Divin Sacrificio; la S. Messa era quella di S. Giovanni Bosco; nelle lezioni del Breviario figura il commento fatto da un altro grande Giovanni, il Crisostomo, al brano del Vangelo di San Matteo, la cui meditazione è proposta dalla Chiesa il 31 gennaio. Nell'Omelia infatti del grande Vescovo costantinopolitano è spiegato lo sfondo luminoso da cui, molti secoli più tardi, sarebbe emersa l'eccelsa figura di S. Giovanni Bosco.

Nel riferito tratto del Vangelo il motivo dominante è la piccolezza del bambino posto vicino a Gesù, e sul quale scendono le parole divine: talium est enim regnum coelorum. Ora su questo episodio si sofferma, con profonda eloquenza, quel grande Padre della Chiesa. Qual è l'ordinario giudizio del mondo? Se un essere umano - esso proclama - non è dotato di speciali qualità, va eliminato. Il bambino, finchè resta tale, è del tutto inutile.

Il Signore invece - rileva il Crisostomo - parla assai diversamente. Proprio dagli umili, dai piccoli, Gesù prende le immagini efficaci per considerare la vera grandezza; con essa prospetterà anzi la salvezza: Se non vi convertirete e non diventerete come i pargoli, non entrerete nel regno dei cieli.

Abbiamo dunque la esaltazione delle virtù semplici, delle cose umili e miti, considerate siccome quelle che costituiscono la vera ricchezza anche sulla terra, e, ben si può aggiungere, la vera gloria del Cristianesimo.

Bellissima armonia! Per la festa di San Giovanni Bosco, la sua lode, cioè la esaltazione della dottrina da cui Don Bosco ha preso ispirazione e vigore per tutta la sua opera, è fatta da San Giovanni Crisostomo. Sia consentito anche all'umile Successore di tanti Giovanni di poter rendere omaggio alla memoria del caro Santo.

Ricordi d'infanzia

L'Augusto Pontefice conserva un ricordo preciso fra i tanti della sua infanzia. Aveva sette anni, quando, in un mattino di festa, dopo che aveva già servito la S. Messa, vide giungere, nella casa di uno dei primi Cooperatori Salesiani, ove Egli si trovava, la partecipazione con cui Don Michele Rua dava notizia dell'avvenuta morte del Fondatore. Il piccolo Roncalli già aveva avuto modo di leggere il Bollettino Salesiano; ma ora Gli sovviene che, da quel giorno, vide accrescere sempre più la venerazione per Don Bosco e la stima per l'opera sua, la quale già tanto prosperava, pur avendo avuto modestissimi esordi. Non c'è perciò da meravigliarsi se il Signore scelga qualche altro povero ed umile sacerdote, e gli conferisca quanto occorre per assolvere compiti anche gravi. Questo prodigio, che altre volte si è attuato, assume, con S. Giovanni Bosco un risalto così singolare, e un aspetto così penetrante da vivificare la edificazione del popolo cristiano e da suscitare l'interessamento del mondo contemporaneo. Da quella lettera di Don Rua, infatti, si è aperta una letteratura meravigliosa in tutte le lingue, che non cessa di inneggiare al figlio di Mamma Margherita, nel quale la scintilla della grazia del Signore ha saputo portare una natura semplice, buona e innocente a suscitare imprese tali, che tuttora stupiscono l'umanità. Sull'esempio del Fondatore, i Religiosi suoi figli ne continuano lo spirito e le opere, fiduciosi nella SS.ma Trinità, nella Madonna, Maria Ausiliatrice, e in S. Francesco di Sales, che ha dato il pensiero, lo slancio, la ispirazione celeste all'intera Famiglia di San Giovanni Bosco.

I Giovanni sono tanti e i Salesiani gareggiano con essi: sono infatti numerosi, grandi, potenti, della potenza del bene e dell'apostolato; di quella potenza che, appunto perchè rivestita della grazia, ne consegue le finalità più alte, quali sono l'educare la gente della nostra epoca, al servizio di Dio e all'entusiasmo per le anime.

Ciò che ha fatto grande Don Bosco

Durante la S. Messa, nell'oremus in onore del Santo del giorno è la invocazione cercare anime, servire a Te solo. L'Augusto Pontefice si diceva lieto di aver accolto il filiale invito di celebrare il Divin Sacrificio in quell'Aula, che è dei grandi consigli, delle grandi relazioni, dei grandi avvenimenti; ma che diviene preziosa innanzi a Dio sia per le anime semplici che colà recano lo spirito di Don Bosco, sia per quelli che operano imprese memorabili in faccia al mondo. Negli uni e negli altri vi sarà successo, se sarà presente qualche cosa della virtù superna di cui si accompagna la grazia del Signore.

Il Santo Padre aggiungeva che se non fosse accaduto ciò che s'è verificato tre mesi or sono, Egli oggi si sarebbe recato alla grande chiesa di San Giorgio in Venezia, la quale riesce ancora a dare i palpiti ed i fremiti che l'arte e la storia ivi hanno accumulato. Non resta che da seguire le vieindicate dalla Provvidenza. Rimangono però sempre identiche le due verità ed aspirazioni: zelare il bene delle anime e cercare di servire Dio solo.

Sua Santità si compiaceva di vedere dinanzi a Sè coloro che cooperano, anche con il loro lavoro quotidiano, alla difesa e alla costruzione della verità; il che è un tributo a quanto può esservi di più se lido per la base dell'ordine sociale, per qualche cosa che è garanzia anche della perennità della grazia. Questa, infatti, assiste gli uomini, specialmente quando si lasciano da essa condurre nelle opere dell'apostolato.

Occorre pertanto continuare a cogliere l'odierno insegnamento. Se non diventeremo e resteremo piccoli come i fanciulli, il che è quanto dire: se non continueremo nel culto di ciò che ha fatto grande San Giovanni Bosco, non entreremo nel Regno dei Cieli; mentre lo avremo assicurato, se manterremo la tradizione del Santo e ad essa faremo onore.

Di conseguenza: semplicità, purezza, innocenza della vita; i comandamenti del Signore; e osservati ed applicati con quel rivestimento di grazia e di buona maniera da Don Bosco indicato; un vero culto della semplicità, della sincerità sempre, ad ogni costo; e, nel contempo, l'aprirsi, come fiori di primavera, alla rugiada della grazia.

La grande ansia di Don Bosco: le anime

Di poi, animas quaerere. Si tratta, in realtà del motto programmatico di San Giovanni Bosco, come lo si leggeva già nelle prime annate del Bollettino Salesiano, ove era la scritta: Da mihi animas, coetera tolle. Esso costituisce veramente la espressione, il punto discriminante di quella che fu la sua grande ed immensa attività-: animas! animas! Non la costruzione di città, di palazzi, di altri edifici, considerati nella loro materialità ma ogni cosa al servizio del trionfo della verità; del trionfo di Cristo, del Suo nome, della Sua legge nelle anime; del trionfo della vera civiltà cristiana.

Riassumendo: amore della ispirazione benedetta della semplicità, per non distaccarsi mai dal Vangelo, per non dimenticare il grande commento di San Giovanni Crisostomc ; e poi fuoco acceso nel cuore nostro. Gli umili laici possono parimente adeguarsi alle altezze dei grandi apostoli. Anche nel lavoro, nell'impiego della propria intelligenza, nella fatica quotidiana, pur se concerne cose modeste, tutto diventa sublime, se guardate dagli Angeli del Signore; per cui la nostra vita sarà degna di benedizione.

Se poi nella vita di ciascuno c'è anche quello che è il rapporto della convivenza sociale: una famiglia, dei figlioli, bisogna sempre tener fede, sempre guardare con rispetto ai ricordati princìpi, e giammai arrossire d i possederli, di praticarli, di farli trionfare.

Ausiliatrice! mirabile appellativo...

Sua Santità invocava su quanto aveva detto, e sui propositi dei devoti ascoltatori, la protezione di Maria Santissima Ausiliatrice, che in quel momento rivedeva nella grandiosità del suo altare alla Basilica di Valdocco, gloriosa, con il segno della sua regalità, circondata dai Santi Pietro e Paolo e dai principali testimoni del suo aiuto largito quaggiù. È provvido ricorrere sempre a tanta Madre che, con un intervento, di cui non v'è l'eguale, con la sua presenza nelle singole case, sarà pegno di pace, di letizia, di amore, di conformità perfetta ai voleri del Signore. Maria Ausiliatrice! Questo mirabile appellativo sembra quasi allargare le ali della sua stessa protezione; e mentre dà ornamento all'opera che tutti i figli di Don Bosco continuano a compiere nel mondo intero, costituisce, per coloro i quali cooperano a tale apostolato, un elemento straordinario di pace ed è incoraggiamento perenne al bene.

Con questi pensieri, di gran cuore beneaugurando a tutti i suoi ascoltatori il Santo Padre, in nome della Santa Trinità, in nome di Maria Madre nostra, tanto diletta ed esaltata da San Giovanni Bosco, procedeva a impartire la Benedizione Apostolica.

San Domenico Savio

La morte ma non peccati

CAPOLAVORO PEDAGOGICO DI DON BOSCO

Per la ricorrenza della festa di San Domenico Savio (9 marzo) presentiarno agli innumerevoli amici e devoti del Santo questa brillante e nutrita sintesi che dell'angelica vita del primo Fiore dell'Oratorio salesiano ha fatto il ben noto scrittore cattolico Piero Bargellini.

Si potrebbe dire che San Domenico Savio fu (l il capolavoro pedagogico di San Giovanni Bosco, come Emilio fu il capolavoro pedagogico di Jean Jacques Rousseau. Ma mentre l'Emilio fu un giovane di carta, che visse e vive tra le pagine di un libro, Domenico Savio fu un giovane di carne, che visse bambino tra bambini, adolescente tra adolescenti, fino a che, « maturo pel cielo», non morì quindicenne, in fama di santità.

È vero che San Giovanni Bosco lo ebbe nel suo Oratorio salesiano già docile alla grazia, puro di cuore e d'anima luminosa; già disposto alla morte, piuttosto che alla caduta nel peccato.

Non' aveva che sette anni (era nato da povera famiglia, a Riva di Chieri, nel 1842), quando, ammesso per eccezionale privilegio alla Prima Comunione, che a quei tempi veniva quasi sempre concessa oltre i dodici, il piccolo Domenico tracciava, con fanciullesca scrittura, ma con adulta volontà, quello che poi doveva essere il suo motto: « La morte ma non peccati ».

I genitori, i primi maestri, i compagni di giuoco e di scuola, tutti riconobbero in lui uno straordinario candore unito a una meravigliosa capacità nel rendere, anche nelle piccole cose, bene per male. Accusato d'un fallo commesso da un altro scolaro, tacque la propria innocenza, prendendo sopra di sè la colpa. E al maestro, che, saputolo poi innocente, gli domandava ragione del suo silenzio, rispose: « Quel mio compagno, essendo già colpevole di altri falli, sarebbe forse stato cacciato dalla scuola. Io invece speravo d'esser perdonato, essendo la prima mancanza di cui venivo accusato ». E aggiungeva: « D'altronde, pensavo al nostro divino Salvatore, ingiustamente accusato».

Perciò, accogliendolo nel suo Oratorio, San Giovanni Bosco s'accorge subito che in quel fanciullo « c'era buona stoffa ». Domenico Savio, con la sua disinvolta e garbata confidenza, chiese al « Santo dei monelli »: « A che potrà servire questa stoffa ? ». « A fare un bell'abito per regalare al Signore ». Il ragazzo colse al volo le parole del santo pedagogista: « Io sono dunque la stoffa, ella ne sia il sarto».

E nota la grandiosa opera pedagogica di Don Bosco, che fu tra i primi educatori a capire l'importanza del lavoro. Per questo istituì le Scuole artigianali, nelle quali formò generazioni e generazioni di giovani, nell'amore del lavoro coscienziosamente eseguito. Sono le cosiddette « scuole salesiane », diffuse in tutto il mondo e che tuttora portano, anche nei paesi più lontani, l'esempio della serena operosità italiana.

Il giovane Savio fu il modello perfetto dell'educazione salesiana.

Sereno, anzi ilare; cordiale, anzi amabile; affabile, anzi affettuoso, Domenico Savio, anche nei sacrifici e nella mortificazione, mantenne una incantevole condotta tra i compagni, traendoli al bene e distraendoli dal male.

Seduceva con la sua gentilezza e conquistava con la sua grazia. Aveva un modo di riprendere senza offendere e di ammonire senza umiliare. Due episodi, narrati da San Giovanni Bosco, che fu il primo biografo del suo allievo, dànno l'immagine più delicata e più evidente di questo candidato al Paradiso.

Per via, udendo un uomo bestemmiare, gli si avvicinò chiedendogli gentilmente l'indirizzo dell'Oratorio. Il bestemmiatore rispose altrettanto cortesemente, di non saperlo e che gli rincresceva di non potergli fare questo favore. « Me ne potreste fare un altro, - gli disse allora Domenico Savio, con accento tra d'implorazione e di confidenza, cercando, quando siete in collera, di non bestemmiare il santo nome di Dio ».

Un'altra volta, un militare, ben stringato nella sua lucente uniforme, non accennava a inginocchiarsi al passaggio del Santissimo. Il ragazzo si genuflesse accanto a lui, distendendo, muto ma evidente invito, il suo candido fazzoletto dinanzi ai ginocchi del militare impalato.

Primo nelle pratiche devote; primo nei doveri scolastici; primo nella considerazione di Don Bosco e degli altri suoi educatori; primo nell'affetto dei genitori lontani, ma non dimenticati; primo nella simpatia dei compagni, a dodici anni già sapeva di morir presto. Rimase nell'Oratorio soltanto tre anni. Non reggendo più alla vita di studio e di collegio, fu deciso di rimandarlo a Mondonio, dove si era trasferita la sua famiglia.

Accolse la notizia, che era una condanna, con la consueta docilità, salutando i compagni con un « arrivederci colà dove saremo sempre col Signore». A Don Bosco chiese di metterlo tra coloro per i quali il Santo aveva ottenuto dal Papa l'indulgenza plenaria in articulo mortis.

Il maestro glielo promise, con occhio asciutto. Domenico Savio era il capolavoro che gli usciva dalle mani e non si sarebbe mai perduto. Perciò nel libro che scrisse, e che fu libro di vita, non di dottrina, potè dire: «Egli era maturo pel cielo; nel breve corso di vita erasi già guadagnata la mercede dei giusti, come se fosse vissuto a molto avanzata età, ed il Signore lo voleva sul fiore degli anni chiamare a se per liberarlo dai pericoli in cui spesso fanno naufragio anche le anime più buone».

A casa sua consolò i genitori. Li invitò a «cantare . eternamente le lodi del Signore». Le ultime sue parole furono per il padre, che vedeva troppo addolorato. «Addio, caro papà, addio: il prevosto voleva dirmi ancora altro, ed io non posso più ricordarmi. Oh, che bella cosa io vedo mai!».

Era il 9 marzo 1857, quando il primo giglio dell'Oratorio salesiano apriva la sua bianca corolla nel giardino dei Santi.

"Ciò di cui il mondo ha bisogno oggi più di qualsiasi altra cosa è una moltiplicazione di giovani come Domenico Savio "

CARDINALE NORMAN THOMAS GILR0Y Arciv. di Sydney (Australia)

invito alle Mamme

I genitori che, dopo l'incanto della fanciullezza, scoprono negli occhi dei loro figli adolescenti qualche ombra e ne avvertono i nuovi impulsi, restano sovente incerti sull'atteggiamento da assumere e domandano che cosa debbono fare. Il momento è delicato: non possono straniarsi dalla vita dei figli come spettatori assenti, ma devono affiancarsi a loro per aiutarli a comprendere e a superare le nuove difficoltà.

Tra gli aiuti che i genitori hanno a loro disposizione per essere efficacemente utili in questo compito, c'è l'esempio di Domenico Savio. Il Cielo ha voluto dare alle famiglie questo Angelo protettore, e la Chiesa lo addita come guida alla gioventù con i suoi esempi di docilità, di rispetto, di generosità, di candore e di attaccamento al dovere.

Le mamme soprattutto debbono sapere additare ai figli questo mirabile esempio e protettore, presentando loro per tempo la sua simpatica figura. Sarà un quadretto del Santo posto come ornamento nella stanza del figlio; una statuina che compare, il giorno della festa, sulla scrivania o sul tavolino; una piacevole biografia del Santo... È di questi giorni la lettera che il sig. A. C. O' Brien di Griffith (Australia) ha inviato al direttore della casa salesiana di Tirupattur (India). Vi si legge:

« Sono stato felice di ricevere da voi la Vita di San Domenico Savio. L'ho data da leggere ad un giovane di qui che era la disperazione della famiglia. Dopo questa lettura è cambiato completamente. Ora è assiduo alla S. Messa e alla S. Comunione e dice di essere certo di avere la vocazione sacerdotale. Il cambiamento operato in questo giovane è straordinario e ha riempito di gioia la sua casa ».

La figura di S. Domenico Savio che affascina tanto dagli altari, dev'essere accostata sempre più dal cuore della mamma a quello del figlio, e le mamme conoscono le vie per quest'opera di avvicinamento. San Domenico Savio, protettore di tutti i ragazzi, predilige gli adolescenti; e Dio non mancherà di far sentire l'intercessione di questo simpatico Santo a chi lo introdurrà nella propria casa, Angelo protettore e guida dei giovani figli.

Cooperatori e devoti di San Domenico Savio ci hanno chiesto come manifestare il loro amore riconoscente all'angelico giovanetto in occasione della sua festa (9 marzo). Pensiamo che una forma assai gradita al piccolo Santo possa essere quella di aiutare le Opere di Don Bosco, suo impareggiabile Maestro, offrendo così la possibilità di raggiungere un maggior numero di anime giovanili.

Incontri col Vicario di Cristo

Il 15 gennaio u. s. il nostro venerato Rettor Maggiore Don Renato Ziggiotti fu ricevuto in privata udienza dal Santo Padre Giovanni XXIII. Questa visita al Vicario di Cristo ha procurato al Successore di Don Bosco un'ineffabile gioia mista a profonda commozione per l'amabilità paterna con cui il Santo Padre, vera immagine di Gesìa mite e dolce, lo accolse. Ma lasciamo che parli lo stesso Rettor Maggiore.

L'animo mio era preparato al ricevimento cordiale del Sommo Pontefice, che avevo avuto la fortuna di visitare a Venezia quale Cardinale Patriarca e di cui ormai tutto il mondo conosce la bontà condiscendente, l'umiltà esemplare, la squisita paternità. Ma posso assicurare che, dal primo all'ultimo momento dell'udienza, la realtà ha superato di gran lunga ogni mia aspettativa; e che, se da principio il pensiero di trovarmi dinanzi al Vicario di Gesù Cristo mi metteva in cuore sentimenti di soggezione e di profonda riverenza, al primo suo gesto e alle sue prime dolci parole sentii di trovarmi dinanzi ad un Padre amantissimo.

Lo vidi infatti venirmi incontro col più amabile sorriso dicendo: « Oh, benvenuto il Rettor Maggiore dei Salesiani! ».

M'inginocchiai per baciargli l'anello ed Egli mi fece subito sedere accanto al suo tavolo di lavoro e cominciò col ricordarmi che fin dai dieci o undici anni Egli aveva visto entrare in casa il Bollettino Salesiano e aveva sentito parlare di Don Bosco dal suo venerando Parroco, che era un devoto Cooperatore Salesiano. Poi aveva accompagnato a Torino come segretario S. E. Mons. Radini Tedeschi, che tenne il primo discorso ufficiale su Domenico Savio, di cui si iniziava il processo di beatificazione e si trasportavano le spoglie a Torino. Mí ricordò pure di essersi recato a Mondonio a visitarne la povera casetta e la tomba. Poi i suoi rapporti con i Salesiani si erano moltiplicati all'estero nella Delegazione Apostolica di Costantinopoli e ancora nella Nunziatura di Parigi. Ma i suoi ricordi di Venezia si erano in quei giorni rinnovati per la presentazione di un albo di letterine dei nostri ragazzi del Centro Professionale Giorgio Cini. Continuando una bella costumanza del S. Natale, quei ragazzi avevano inviato ciascuno una letterina al Santo Padre, ricordandogli la felicità dei loro incontri nel Patriarcato di Venezia; ed Egli, scorrendo quelle lettere ingenue e filiali, ne provava viva commozione e benediceva il nostro lavoro educativo tanto efficace, insieme con i benefattori insigni che ci dànno la possibilità di formare sapientemente quella che Egli si compiace di chiamare « la nuova aristocrazia del lavoro » nelle scuole professionali e agricole.

Lo ringraziai di tali incoraggiamenti e del regalo fattoci quando, al termine del recente messaggio natalizio al mondo intero, per concludere aveva solennemente invocato Maria, Auxilium Christianorum, ora pro nobis. Anche qui Sua Santità si compiacque di ricordare che fin da fanciullo l'immagine di Maria Ausiliatrice l'aveva accompagnato nella casa paterna e nella sua lunga carriera sacerdotale, e che uno degli ultimi suoi atti ufficiali a Venezia era stata la proclamazione di Maria Ausiliatrice Patrona dell'Isola di S. Giorgio e l'incoronazione della sua artistica statua.

A questo punto mi venne spontaneo parlargli della prossima consacrazione del Tempio a San Giovanni Bosco in Roma. Egli ne aveva veduto una fotografia, ne aveva ammirato le linee architettoniche, trovava opportuna la data del 2 maggio da noi scelta, e si riprometteva di farvi una visita a tempo opportuno.

Gli parlai pure della nuova costruzione che stiamo progettando in Val Melania per il nostro Pontificio Ateneo e gli chiesi e ottenni una benedizione speciale, affinchè possiamo prepararlo degnamente e servircene per il bene delle anime e l'incremento del Regno di Dio.

Era trascorso più di un quarto d'ora e mi parve doveroso congedarmi chiedendogli di presentargli alcuni confratelli che attendevano nell'anticamera, tra cui un'antica conoscenza fatta da Sua Santità a Costantinopoli, il Segretario del Capitolo Superiore Don Puddu. Si compiacque di poterlo rivedere, ma prima Egli di ammirare la nuova edizione di Don Bosco nel mondo, la recente opera di Don De Agostini Sfingi di ghiaccio e le varie fotografie del tempio di Don Bosco a Cinecittà e dei due Istituti annessi e ne rilevò i motivi architettonici ispirati a modernità contemperata con linee classiche.

Nel prendere congedo, quando gli chiesi la benedizione, Egli stesso precisò che intendeva estenderla a tutta la nostra Famiglia religiosa, ai Cooperatori, agli allievi, Ex allievi, bene stesso m'invitò a posare al suo fianco davanti al fotografo. Quindi, all'aprirsi della porta, quando entrarono i confratelli, volto al sig. Don Puddu con le braccia aperte e col più bel sorriso: « Oh, qui ci vuole un abbraccio, caro Don Puddu », esclamò, e con familiare bontà gli diede un doppio paterno abbraccio.

Presentai ad uno ad uno gli altri Salesiani della Procura, i quali portavano ciascuno un omaggio al Santo Padre. Sfogliando l'ultima annata del Bollettino Salesiano, al numero di dicembre, scorgendo il suo ritratto in copertina, esclamò umilmente: « Oh, questo poveretto!... »; poi vedendo nel numero- precedente la figura orante del defunto Pio XII, di nuovo esclamò: « Oh, ecco Pio XII, quant'era buono! ». L'albo dei ragazzi di Valdocco, che avevano sottoscritto una bella lettera, suscitò il compiacimento del Santo Padre e il ricordo delle lettere dei giovani di Venezia. Si compiacque pure fattori e amici tutti delle nostre opere sparse nel mondo. Noi gli assicurammo la nostra preghiera ed Egli: « Sì, disse, vogliatemi bene, aiutatemi e consideratemi sempre vostro buon amico ».

Ci allontanammo da quelle stanze benedette con nel cuore la dolcezza di quel sorriso, riflesso dell'amore paterno che il dolce Cristo in terra nutre per i poveri figli di San Giovanni Bosco.

Il giorno dopo il tanto Padre ricevette in privata udienza la Rev.ma Superiora Generale delle Figlie di Maria Ausiliatrice, Madre Angela Vespa, col Consiglio Generalizio al completo. L'udienza ebbe la freschezza delle primizie non solo per la recente elezione di Sua Santità, ma anche per quella, pure recente, della Madre e delle sue Consigliere.

Accompagnate dal rev.mo Procuratore Generale Don Luigi Castano, le Superiore si recarono in Vaticano e sostarono nella sala degli arazzi. Alle quattordici vennero introdotte nella piccola sala attigue, dove poco dopo entrava la bianca figura di Giovanni XXIII, in espressione di larga e accogliente bontà, che gli traspariva dallo sguardo, dal gesto e dal sorriso.

La Madre gli baciò l'anello, dicendo: « Santità, qui con noi sono spiritualmente riunite tutte le Figlie di Maria Ausiliatrice; e questo ne è il Consiglio Generalizio ».

Il Santo Padre s'intrattenne molto paternamente con la Madre e con ciascuna delle Superiore; quindi si rivolse con grande affabilità a tutte insieme, interessandosi dell'Istituto e dei suoi sviluppi. E sentito che le Figlie di Maria Ausiliatrice assommano a sedicimila, si soffermò meravigliato, ripetendo tra sè: « Sedicimila! Questi sono davvero i prodigi della grazia! ».

La Madre aggiunse che molte sono missionarie, e non mancò di ricordare che la Diocesi di Bergamo ha già dato 65 Figlie di Maria Ausiliatrice che lavorano nelle Missioni.

Sua Santità se ne compiacque visibilmente.

Intrattenendosi poi a parlare della presenza di Dio nella sua nuova vita, che ha la solitudine delle altezze, sottolineò, forse a conforto di chi portava il peso di alte responsabilità: « Ma non si è mai soli, quando il Signore è con noi! ».

Incoraggiata da tanta bontà, la Superiora, dopo aver assicurato il Santo Padre della costante preghiera delle Suore e della gioventù dell'intero Istituto, gli chiese: « Che cosa possiamo dire alle Suore a nome di Vostra Santità? ». E il Papa con un paterno sorriso: « Che continuino a pregare per me, che sono chiamato Santo Padre, perchè sia santo davvero!... Dite poi alle Suore che vivano la loro vita di purezza, di carità, di belle maniere e specialmente di pazienza, di pazienza!... ».

Si passò quindi alla presentazione dei doni; Sua Santità si compiacque di ammirare il bellissimo camice, gradì le biografie di alcune Superiore e missionarie, nonchè quella di Laura Vicuna e l'ultima annata di Primavera nelle tre edizioni: italiana, spagnola e portoghese, ringraziando con effusione di tutto.

Infine si degnò amabilmente di sostare per un gruppo fotografico; e, fatto dono d'una corona benedetta a ognuna delle presenti, prima di ritirarsi, si volse ancora per dire: « Benedico tutto e tutte, e alla Madre do una benedizione tripla ».

Erano le quattordici e venti quando le Superiore lasciavano il Vaticano con l'animo riboccante di commozione e di profonda riconoscenza al Vicario di Cristo.

Il messagio de Don Bosco sul problema del lavoro giovanile

La celebrazione di Don Bosco Patrono degli Apprendisti, svoltasi a Valdocco il 28 gennaio u. s., ha avuto un esito veramente grandioso.

Fu una serata splendida, onorata dalla presenza di Sua Eminenza il Cardinale Arcivescovo Maurilio Fossati, di S. E. il Prefetto, del Primo Presidente della Corte d'Appello, del Sindaco e di tutte le Autorità religiose, civili, politiche, militari, amministrative, scolastiche; nonchè dalle più alte personalità della magistratura, della cultura, dell'industria e del commercio.

All'Oratore ufficiale, Sua Ecc. Ernesto Eula, primo Presidente della Suprema Corte di Cassazione, porse il saluto e l'omaggio dell'eletto pubblico il Gr. Uff. Avv. Orazio Quaglia. Dopo l'applauditissima conferenza, il Rettor Maggiore volle esprimere all'esimio e affezionato Cooperatore un sentitissimo ringraziamento per la nobile rievocazione delle benemerenze di Don Bosco nel settore del lavoro giovanile. Seguì la proiezione di due documentari sull'opera dei salesiani per gli apprendisti d'Italia e della Germania.

La bella conferenza sarà pubblicata in altra sede. Qui ci limitiamo a riportarne i punti più salienti.

Sua Eccellenza Eula, nel suo ispirato discorso, dichiarata la « soddisfazione intensa, gioiosa, di poter offrire al nostro grande Santo, qui nella sua Casa, col fervore della preghiera, il tributo di un pensiero, di una parola consapevole nella inesprimibile atmosfera di Valdocco, quasi alla presenza arcana soave di lui », tratteggiava con tocchi magistrali « la grande, sconfinata anima del Santo, irradiata da tanti bagliori e caratterizzata da tre fondamentali sentimenti: una fede salda come la roccia, chiara come l'aurora, un appassionato ardente amore, una dolcezza di cuore, una delicatezza gentile, comprensiva, suasiva nello sguardo, nel tratto, nella parola. Quindi entrava in argomento: Don Bosco e la gioventù operaia.

Don Bosco ebbe, per naturale istinto, affinato dalla scuola di personali travagli e di vissute esperienze, una altissima concezione del lavoro e della sua funzione nel mondo.

In senso religioso anzitutto, come è naturale per un Sacerdote. Il lavoro assegnato da Dio all'uomo in punizione del primo peccato, ma conservandogli il privilegio ell'intelligenza, della acquisita conoscenza del bene e del male, della libera volontà, dell'ansia di progresso e di ascesa. Il lavoro, pertanto, come attributo di superiorità sopra ogni altra creatura, come via di riscatto, di conquista graduale dei beni, delle forze, dei segreti della natura, di elevazione verso Dio.

E, conseguentemente, in senso etico. Come scuola formativa del carattere, baluardo alle tentazioni insane, sorgente pura di soddisfazioni creative, di autonomia, di libertà, di affermazione della personalità.

Ma soprattutto - nella luce di cotali superiori sublimazioni - una concezione moderna, cristiana, lungimirante, del lavoro e dei suoi problemi, sotto l'aspetto sociale.

Le condizioni del lavoro si erano profondamente modificate, già nella prima metà del secolo XIX, quando Don Bosco iniziò la sua opera.

Il progresso mirabile, quasi improvviso, della scienza, la scoperta di nuove fonti di energia, la genialità inventiva applicata su larga base, cominciavano ad imprimere all'economia del lavoro quella tipica forma industriale che doveva poi svilupparsi in grandiosi complessi di stabilimenti e di opifici: ove l'impiego di macchine sempre più perfezionate, le lavorazioni in serie, l'automazione, riducono, via via, la mano d'opera umana a funzioni di mero servizio, o complementarietà, del procedimento meccanico, nel quale l'uomo diventa strumento di un complesso ingranaggio che lo domina ed assorbe. In tali sistemi, basati essenzialmente sulla automatica accelerazione del ritmo produttivo, alla individuale funzione creativa, propria dell'artigiano, viene a sostituirsi la uniformità di limitate lavorazioni collettive, tendenti alla ripetizione sempre più rapida di prestabiliti movimenti, coordinati a quelli delle macchine, nelle quali l'uomo si spersonalizza. Ne deriva il graduale sovrapporsi alla personalità del lavoratore, della massa, del numero: per cui ogni problema diventa di natura collettiva, con larghi riflessi di categorie, di classi, che tendono come tali a prendere posizione nella organizzazione sociale.

Il manifesto Marxista aveva già trovato ampio campo di penetrazione fra le masse, sfruttandone l'ignoranza e la miseria, con l'insinuazione di sentimenti di ribellione, che avrebbero trasformato il problema del lavoro in lotta di classe, con tendenza alla violenza distruttiva, livellatrice.

Si levavano contro queste tendenze preoccupate consapevoli attenzioni di pensatori, di religiosi, di politici; i quali avvertivano l'avanzare del problema sociale, meditandolo alla stregua delle loro , filosofie, suggerendone tentativi di soluzioni disciplinatrici.

Erano, peraltro, manifestazioni essenzialmente di pensiero.

A questa situazione Don Bosco oppose, conispirato intuito, una visione cristiana moderna del problema sociale e del lavoro; una visione illuminata di fede, infiammata di amore, calda di umanità, come era nel suo spirito; e soprattutto il realismo di una azione ricostruttiva fervida, che, genialmente impostata sin dall'inizio, pur senza il formalismo di teorie precostituite, andò man mano sviluppandosi nel solco di una direttiva sicura, di un metodo, attuato più che non studiato, collaudato e perfezionato dalla esperienza, coronato da risultati prodigiosi.

Nato Egli stesso da una famiglia di umili contadini, provata dal dolore, angustiata dal bisogno, transitando man mano, nell'adolescenza pensosa, , attraverso la sudata via del manuale lavoro nel campo, nel laboratorio, nell'officina, in mezzo ad umile gente, ad operai sottoposti, come lui, alla stessa quotidiana fatica, ebbe la immediata percezione della umanità profonda del problema sociale, che non avrebbe potuto essere fronteggiato ed avviato a soluzione se non operando nel cuore dell'uomo e con sentimento di amore fra gli uomini, lievitando di nuovo spirito il tessuto sociale. Ridestare nei lavoratori il senso spirituale della dignità, della funzione elevatrice del lavoro, là dove era l'avanzare di un materialismo, di un abbassamento livellatore, mortificatore della personalità; contrapporre la carità al risentimento, all'odio, la consapevolezza della necessaria reciproca contribuzione, allo sterile antagonismo, all'ansiosa gara di prevalenza dell'una sulle altre classi sociali. Tale il messaggio cristiano, sociale di Don Bosco: non certo nuovo nella storia del pensiero umano, scaturente già da tutta l'armoniosa economia del Vangelo; ma animato di spirito moderno, aderente alla realtà storica, e, soprattutto, portato con volontà tenace sul terreno dell'opera, alla luce di un appassionato personale esempio, tosto assunto e moltiplicato da una schiera di discepoli e di operatori, sotto l'impulso instancabile vivificatore del Santo.

Quindi l'Oratore, presentata la scuola artigiana di Don Bosco quale emanazione dell'apostolato esercitato dal Santo tra i giovani per misteriosa attrattiva e per divina missione, passava e illustrare le due forme in cui ebbe progressivamente a caratterizzarsi.

Quella dell'affidamento dei giovani apprendisti, per iniziativa e sotto la tutela dell'Oratorio, a maestri d'arte coli proprii cantieri di lavoro; e quella diretta della scuola d'arte, impiantata nell'ambito stesso della organizzazione Salesiana.

Caratteristica è la prima forma, e piena di interesse anche sotto l'aspetto giuridico, oltre che pedagogico ed etico: precorritrice di rapporti e di schemi contrattuali che più tardi dovevano assumere diffusione e inquadratura nella moderna economia del lavoro.

L'affidamento del giovane allievo presso estranei liberi imprenditori, avveniva per opera dell'Oratorio, impersonato nel suo Capo, attraverso contratti di formulazione prestabilita, nella stipulazione dei quali il Direttore Sacerdote interveniva a fianco e quasi in legale rappresentanza del minore, assumendovi precise responsabilità nei confronti del datore di lavoro.

Ora, il giurista di oggi non può, anzitutto, non riscontrare, nella schematizzazione prestabilita di tali contratti, ad opera di un Organo che vi assumeva la tutela morale e la rappresentanza dei giovani, al fini del loro collocamento presso privati imprenditori, quasi l'anticipazione rudimentale del sindacalismo, di quei contratti collettivi che dominarono di poi i rapporti di lavoro.

Anche più interessante poi il contenuto sostanziale, per la esauriente contemplazione di tutti gli elementi conferenti alla efficenza eziologica di tanto delicato rapporto, tendente ad addestrare l'apprendista al compiuto esercizio dell'arte, e non a servire in qualità di garzone a profitto dell'imprenditore.

Onde il prestabilimento di una durata congrua del ciclo addestrativo, l'obbligo del Maestro di dare al giovane, via via, tutte le necessarie istruzioni riguardanti l'arte prescelta, di occuparlo esclusivamente in lavori a questa inerenti, di aver cura che non eccedano le sue forze.

Agli obblighi, per così dire tecnici, si affiancano quelli morali, educativi: di dare al, giovane gli opportuni avvisi di buona condotta, di correggerlo in caso di mancanze, ma solo con appropriati richiami e non altrimenti, di lasciargli liberi i giorni festivi per attendere alle sacre funzioni, alla scuola domenicale ed agli altri doveri come allievo dell'Oratorio.

Sul piano economico, poi, il Maestro si obbligava a corrispondere una remunerazione, modesta, ma graduata alla progressione annuale dell'apprendissaggio, sospesa in caso di interruzioni del rapporto, od altrimenti compensata, quando l'interruzione eccedesse dato limite, con prestazioni di lavoro al termine del rapporto: obbligo, in ogni caso di concedere congrui periodi annuali di vacanza.

Quello che è anche qui da segnalare, è la geniale intuizione ed anticipazione delle prescrizioni tutte che, con fedele, quasi pedissequa riproduzione, sono poi state adottate negli ordinamenti legislativi dei vari Paesi, ed in particolare, a distanza di un secolo, dal Legislatore italiano, con la Legge 19 gennaio 1955, n. 25 sulla « Disciplina dell'apprendistato ».

Più complessa e di maggior rilievo, prevalente in breve sulla prima, e, via via, perfezionata e diffusa, con enorme espansione, la seconda forma, veramente tipica, delle scuole artigiane.

È stato un faticoso graduale cammino quello che ha portato, fra difficoltà infinite, alla configurazione definitiva di queste scuole, secondo la meta accarezzata dal Santo. Dai primi rudimentali laboratori organizzati con povertà di mezzi, per pochi mestieri, in modesti locali dell'Oratorio, ove capaci operai estranei si impiantavano con una propria impresa, valendosi dell'opera, ma insieme prodigando addestramento ai giovani loro affidati, via via, attraverso forme miste e poscia autonome di organizzazione diretta, con maestri di arte assunti allo scopo, sotto la direzione, la responsabilità e la vigilanza dell'Istituzione Salesiana; sino alle scuole attuali, integralmente create, attrezzate, gestite nell'ambito dell'Opera Salesiana, con la formazione di proprii maestri d'arte, attraverso quella tipica geniale istituzione dei- coadiutori, veri missionari laici, che, dopo aver formato la propria personalità ed acquistata capacità professionale lungo la gradualità perfettiva delle stesse scuole dell'Opera, si trasformano da discepoli in docenti, assumendo, per spontanea vocazione, partecipazione stabile all'organizzazione, tutta dedicando la loro capacità e fervore cristiano, anche con professione di voti, alla sublime educativa missione.

Ma quello che vi è di veramente originale, moderno nella concezione didattica artigiana di Don Bosco, è il penetrare integrale della scuola, col suo metodo, col suo spirito, nel campo del lavoro, per farne centralmente materia di insegnamento e di educazione formativa, il che è ben diverso dall'assumere il lavoro nella scuola, come elemento didattico complementare.

Nelle scuole artigiane, al pari che in quelle culturali, lo stesso spirito, animato di serena gioconda letizia, dalla ricreazione, da sani divertimenti, teatro, musica, sport.

Una linfa unica, che deriva dalla pura sorgente, e si espande attraverso una ramificazione che ha assunto quelle grandiose proporzioni che la pongono ormai, in posizione assoluta di primato: dalle 15 ancora modeste scuole alla morte del Santo (1888), alle 88 di Don Rua (1910), alle 147 di Don Rinaldi (1931) alle 2S3 di Don Ricaldone (1951), alla imponente situazione attuale: 280 istituti professionali, 700 laboratori scuola, 35.000 alunni al primo centenario (1955), saliti rispettivamente alle quote di 350, 900, 40.000 alla fine del 1958.

Imponenza di espansione, ma, soprattutto, Ci sostanzialità di fini e di risultati.

Nel campo tecnico: rifare, su un piano mondiale, fra masse sempre rifiorenti di giovani, la mentalità, la dignità dell'artigianato, in pieno possesso della sua arte, negli elementi tutti, nei s°greti, nelle condizioni di sviluppo. Fra ben consapevole Don Bosco che non esiste disoccupazione dove siasi provveduto ad una sicura professionalità. Una professionalità aggiornata ai progressi della tecnica, adatta ad accoglierne le innovazioni ed il perfezionamento. Operai qualificati, conforme all'esigenza del mercato interno ed internazionale, che più non ricerca mano d'opera bracciantile, ma capacità, preparazione, bravura.

Nel campo civile: formare dei cittadini, consapevoli dei loro doveri, delle loro responsabilità, della loro funzione nella vita dello Stato; degli uomini con una personalità cosciente, non degli elementi di una massa; in modo da poter dare un proprio contributo al divenire della Nazione.

Sotto l'aspetto religioso: preparare dei lavoratori di formazione cristiana, portatori del messaggio cristiano nel campo del lavoro, come esempio di sano costume, di serietà, di salda unione familiare, di sentimento e di fede.

Si comprende, pertanto, come, in parallelo con l'istanza religiosa, abbia trovato impulso in Italia, in questa nostra nuova Italia fondata sul lavoro, libera, aperta ai più moderni impulsi, ma profondamente cristiana per tradizioni, per sentimento, nell'anima tutta del popolo, l'iniziativa, di cui si è fatto fervido portatore un consapevole Ministro cristiano del lavoro, di invocare da un grande Pontefice tanto pensoso e partecipe ai problemi del nostro tempo, ed il cui rimpianto è così profondo, diffuso, l'assegnazione di un Santo Celeste Patronato al lavoro, ai giovani artigiani che ne sono la rifiorente più pura espressione. Un Patronato che non poteva essere affidato che a San Giovanni Bosco, apprendista egli stesso, «benemerito della Chiesa e della civile società», avanguardia di progresso, messaggero, «fra le umane genti affaticate e stanche» di carità, di fraterno amore.

È stata l'istanza di un Ministro e di un Vescovo Italiano... ma in verità espressione di una aspirazione ben più vasta, dilatata ai confini del Mondo.

Ed io ho l'ardire, a conclusione di questa solenne riunione: da questo maggior centro Salesiano, da questa Torino fervida di lavoro e di vita, di raccogliere questa universale istanza e di porgerla al Soglio, di umiliarla al grande cuore del nuovo Sommo Pontefice Regnante; del dolcissimo Pastore, Sua Santità Giovanni XXIII, che nella Sua universale espansione di amore, non potrà non ascoltare questo anelito: la invocazione che tutti gli rivolgiamo di estendere la celeste protezione di San Giovanni Bosco ai giovani artigiani del Mondo!

Il Convegno Nazionale dei Cooperatori

in occasione dell'inaugurazione del Tempio di San Giovanni Bosco in Roma 2 - 4 maggio

L'annuncio del Convegno Pellegrinaggio Nazionale dei Cooperatori Salesiani a Roma, ha suscitato ovunque entusiastici consensi. Migliaia di Cooperatori e Cooperatrici hanno già assicurato la loro partecipazione, vivamente desiderosi di trovarsi presenti all'inaugurazione della prima chiesa dedicata a Don Bosco nella Città eterna nel venticinquesimo della sua Canonizzazione. Ripetiamo il programma di massima, che comprenderà:

1. ASSEMBLEA GENERALE DEI COOPERATORI SALESIANI.

2. SOLENNE FUNZIONE NEL NUOVO TEMPIO DI SAN GIOVANNI BOSCO.

3. PARTECIPAZIONE ALL'OMAGGIO DELLA FAMIGLIA SALESIANA AL PAPA.

4. INCONTRO DEI CONSIGLIERI ISPETTORIALI DEI COOPERATORI.

5. INCONTRO DEI SALESIANI DELEGATI LOCALI DELLA PIA UNIONE.

6. RICEVIMENTO ALLE DELEGAZIONI ESTERE DEI COOPERATORI.

Uno dei numeri più importanti e cari del programma romano sarà il solenne incontro della Famiglia Salesiana con Sua Santità Giovanni XXIII, che già tante prove di bontà ha dato alla nostra Famiglia.

Chi avrà la fortuna di vivere quei giorni sarà felice del sacrificio che forse avrà dovuto affrontare per partecipare al Convegno Pellegrinaggio. Del resto oggi un viaggio a Roma non è un problema di difficile soluzione e i giorni festivi del 1° e del 3 maggio col sabato in mezzo faciliteranno la partecipazione anche a coloro che hanno impegni di lavoro o d'impiego.

I Cooperatori possono dare la loro adesione al Delegato o alla Delegata locale della Pia Unione; i quali inoltreranno tutte le iscrizioni, con le relative quote, al Delegato Ispettoriale, a cui spetta la iscrizione definitiva al Pellegrinaggio.

Nella casa del Padre

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In un clima che diventa ogni anno più familiare, si è svolta il 25 gennaio scorso la prima riunione dei Cooperatori per la Conferenza Sale»iana. Il convegno ha avuto dite tempi: l'omaggio si Cooperatori nel grande teatro di Valdocco e e la funzione religiosa nella Basilica.

Dopo il saluto del Delegato dell'Ispettoria Centrale Don Pelli, il Gr. Uff. Avv. Orazio Quaglia, del Consiglio Superiore della Pia Unione, rese devoto omaggio al Rettor Maggiore interpretando il pensiero e l'affetto (lei membri della Terza Famiglia Salesiana. « Saremmo Cooperatori indegni - disse - se non facessimo la promessa di essere quali Don Bosco ci ha voltiti; saremmo un cattivo " Terz'Ordine " se non cercassimo di avvicinarci ai due primi Ordini della Famiglia Salesiana. Per questo promettiamo la pietà della divozione per la nostra, santificazione personale e la carità in tutte le forme volute da Don Bosco». L'Oratore continuava dicendo che per raggiungere il primo fine la « Strenna,> sulla S. Messa offre il mezzo più potente: se i Cooperatori apprezzeranno nel suo sublime valore l'immenso mistero della S. Messa, si sentiranno uniti in un vincolo divino di amore che li legherà tutti a Dio e tra di loro.

Per attuare il programma della carità proposta da Don Bosco ai Cooperatori anche come mezzo di santificazione personale, essi si propongono di assecondare con zelo ogni iniziativa, speciahnente quelle che mirano a portare a Don Bosco e quindi aDio gli Apprendisti; a diffondere la stampaa buona e a combattere la stampa immorale. «Ciascuno di noi disse con energia l'Oratore -- nell'ambito della, stia famiglia, dei conoscenti e parenti eserciti un diligente controllo perché non entri la stampa non buona, che ha sui lettori un potere formidabile di degradazione. E tutti cooperiamo a creare in mezzo al popolo uno stato d'animo di ribellione ad una stampa che è elemento di primo ordine per l'avvelenamento morale delle masse.

L'Avv. Quaglia, riferendosi ancora alla lettera annuale del Rettor Maggiore, invitava i Cooperatori ad aver presenti i dite poli della cooperazione salesiana: da una parte la gioventù operaia, sempre più numerosa e bisognosa; dall'altra la formazione degli apostoli di questa gioventù, contribuendo alla costruzione del nuovo Pontificio Ateneo Salesiano in Roma.

Seguì il brillante omaggio dei ragazzi dell'Oratorio ai Cooperatori. Poi il Rettor Maggiore benedisse e distribuì i diplomi e i distintivi ad un bel gruppo di nuovi Cooperatori. Prese quindi la parola per effondere il suo cuore di Padre della Terza Famiglia salesiana. « Sono io, disse, che devo ringraziare voi, e il mio grazie è quello di Don Bosco, anzi di Dio stesso. Godo al vedervi così numerosi, così attivi. Anch'io ripeto con Don Bosco che senza la vostra cooperazione avremmo potuto fare poco o nulla. Siete un "Terz'Ordine", ma siete elemento di prim'ordine per l'apostolato salesiano nel mondo. Alcuni hanno del Cooperatore Salesiano un concetto ristretto e pensano che sia solo per dare il suo obolo alla Congregazione Salesiana; sì, anche questo, ma Don Bosco ai suoi Cooperatori chiede soprattutto la santificazione personale, poi la loro attiva cooperazione nel lavoro per le anime in aiuto nostro e del Clero. Oggi il Papa, e i Vescovi lanciano continui appelli ai laici perchè collaborino nell'apostolato: Don Bosco vi ha riuniti sotto la sua bandiera essenzialmente per questo ».

Quindi il Rettor Maggiore invitava tutti a prender parte al Convegno-Pellegrinaggio di Roma, che assumerà le proporzioni di un grandioso omaggio al Vicario di Cristo, e concludeva ricordando che la prima e più efficace cooperazione al lavoro per le anime è la S. Messa, ascoltata con fede e amore in stretta unione col sacerdote celebrante.

La numerosa assemblea assisteva poi alla proiezione di due riusciti documentari salesiani: il primo Cantieri di gioia - presenta un bel panorama dell'attività salesiana in Francia, specialmente a favore dei giovani apprendisti; l'altro - Luci di Lourdes - offre una conrmovente rievocazione del grandioso pellegrinaggio dei Cooperatori alla città dei miracoli.

Subito dopo nella Basilica di Maria Ausiliatrice il Rev.mo Don Archimede Pianazzi, Consigliere Scolastico Generale, teneva la prima Conferenza annuale sul terna Don Bosco Patrono degli apprendisti, illuminando di viva luce l'opera svolta dal Santo a vantaggio degli apprendisti in genere e coli la fondazione delle sue Scuole professionali in particolare. Interessante soprattutto il panorama delle Scuole professionali salesiane dell'India, così ammirate che molti Vescovi chiedono di averle nelle loro diocesi e il Governo ha incaricato i Salesiani di fondare una grande scuola professionale a Calcutta e autorizza in via eccezionale a entrare in India quanti Salesiani sono destinati a lavorare in quelle Scuole.

La funzione si chiuse con la Benedizione Eucaristica impartita da S. E. Mons. arduino.

FESTA DI ANIME A VALDOCCO

La festa di San Giovanni Bosco ebbe inizio alle ore 5 del pomeriggio 30 gennaio col canto dei Primi Vespri. La basilica di Maria Ausiliatrice sfavillava, di luci. La Schola cantorum dell'Oratorio iniziò l'esecuzione del programma musicale col canto dell'Ecee sacerdos magnus. Pontificava il Vescovo di Albenga, S. E. Mons. Raffaele De Giuli, nostro affezionato Ex allievo e Cooperatore.

La gente assiepava la basilica. Il salesiano Don Guido Favini, che aveva predicato la novena insieme con Don Litigi Pellegrino, ricordò nella predica l'amore appassionato di Don Bosco per la gioventù e il suo zelo per l'apostolato stampa.

A sera, il Rettor Maggiore nella classica « buona notte» invitò a dare alla festa il carattere d'implorazione per i fratelli d'oltre cortina, soprattutto per quelli della Chiesa così duramente sconvolta in Cina.

Il 31 gennaio si aprì con gli squilli delle campane della basilica, che facevano echeggiare i risotivi del canto: Giù dai colli... Don Bosco ritorna.

Settantun anni fa, quasi alla stessa ora, mentre le campane di Marìa Ausiliatrice suonavano l'Avemaria, Don Bosco agonizzava. Tutti quelli che erano raccolti attorno al suo letto recitarono sommessamente l'Angelus. Ci fu chi sussurrò all'orecchio di Don Bosco il Viva Maria dei giorni innanzi. Allora il rantolo che si faceva udire da circa un'ora, e mezzo, cessò. Il respiro divenne libero'e tranquillo; ma fu cosa di pochi istanti: poi mancò. - Don Bosco «nuore! - si esclamò nel pianto. Don Bosco realmente moriva... Dinanzi a quella spoglia esanime, Don Risa parlò: - Siamo orfani. Ma consoliamoci. Abbiamo perduto un padre sulla terra, ma abbiamo acquistato un protettore in cielo.

Oggi il 31 gennaio è giorno di gloria.

La Messa delle comunità unite (studenti e artigiani) fu celebrata dal Rettor Maggiore per la Chiesa del Silenzio. Opportuni commenti liturgici letti al microfono permisero la più attiva e commota partecipazione. Alla fine il Rettor Maggiore recitò la preghiera di S. S. Giovanni XXIII per i fratelli perseguitati d'oltre cortina.

Intanto la gente, che affluiva numerosa nonostante fosse giorno feriale, gremì la basilica. Attorno all'altare di Don Bosco fu una continua ressa di fedeli. E così un fiotto ininterrotto di persone visitò le camerette del Santo, quasi desiderose di sentirselo più vicino rivivendo le sue ultime ore, aiutati dalla mistica atmosfera che vi si respira.

Alla Messa cantata pontificò il Vescovo di Albenga. La Schola cantorum eseguì la grandiosa Messa in onore di Santa Maria Domenica Mazzarello, composta e diretta dal maestro Don Lasagna, accompagnata all'organo dal maestro Lamberto e radiotrasmessa su programma nazionale.

Nel pomeriggio ci fu la benedizione dei bambini. Il Santo dei giovani era circondato dai piccoli angioletti, che guardavano stupiti il corpo di Don Bosco rivestito degli abiti sacerdotali e racchiuso nell'urna d'argento.

Seguirono i Vespri pontificati da S. E. Mons. De Giuli, che tenne anche il panegirico del Santo. Sua Eminenza il Card. Maurilio Fossati, nostro amatissimo Arcivescovo, impartì la solenne Benedizione Eucaristica.

Il giorno dopo si celebrò la solennità di San Francesco di Sales con pontificale di S. E. Mons. Arduino e panegirico del nostro Don Agostino Favale.

La festa di Maria Ausiliatrice estesa a tutta la Polonia

Una notizia che tornerà graditissima agli innumerevoli divoti di Maria Ausiliatrice sparsi nel mondo.

Il Santo Padre Giovanni XXIII, accogliendo le umili suppliche rivoltegli dall'Em.mo Cardinale Wyszynski, Primate di Polonia, a nome di tutti gli Ecc.mi Vescovi polacchi, ha concesso che la festa di Maria Ausiliatrice sia estesa a tutta la Polonia e che il giorno 24 maggio tale festa si possa celebrare dovunque con rito doppio di 2a classe.

Ecco il testo del decreto in una nostra traduzione. La Sacra Congregazione dei Riti alle Diocesi di Polonia.

L'Em.mo signor Cardinale Stefano Wyszynski, Arcivescovo di Gnesno e Varsavia, Primate di Polonia, insieme con gli altri Arcivescovi e Vescovi della Nazione, umilmente prostrato davanti a Sua Santità Papa Giovanni XXIII. Lo ha ardentemente supplicato di concedere che in tutta quanta la Polonia la festa di Maria SS. sotto il titolo di Ausiliatrice dei Cristiani possa essere celebrata il giorno 24 maggio con rito doppio di seconda classe, quale perenne ricordo della gratitudine dei fedeli per i provvidenziali interventi di Dio a favore della loro Patria. Pertanto la Sacra. Congregazione dei Riti, in vigore delle facoltà a lei concesse dallo stesso Santo Padre, ha benignamente concesso il favore richiesto, ecc.

firmato: C. CARD. CICOGNANI, PREFETTO DELLA S. C. DEI RITI

ENRICO DANTE, SOSTITUTO

La nobile e tanto provata Nazione ha così un nuovo titolo all'aiuto potente e materno di Colei che l'immortale Pio XII ha definito la « Vittoriosa di tutte le forze ostili ».

In Breve

ITALIA

Voci Fraterne, organo della Federazione Nazionale Italiana degli Ex allievi Salesiani, lo scorso gennaio è entrato nel suo 40° di vita. La raccoltadelle 40 annate rappresenta un materiale prezioso per la storia della Confederazione Mondiale. Il periodico esce ora in nuova veste tipografica presso la Scuola Grafica del Colle Don Bosco.

Il 26 gennaio la RAI nella sezione « La Radio per le Scuole », rubrica « Tanti fatti, settimanale di attualità », ha trasmesso una efficace rievocazione di Don Bosco e della sua opera a favore degli apprendisti.

Il Centro Giovanile di San Giacomo a TRIESTE, nel celebrare il primo anno di intensa attività per l'educazione morale. religiosa e civica della gioventù, ha preso il nome di San Domenico Savio, ponendosi sotto la sua protezione.

A CONEGLIANO VENETO nel Collegio « Immacolata » delle Figlie di Maria Ausiliatrice, S. E. Mons. Carraro, Vescovo di Vittorio Veneto e già preconizzato di Verona, ha consacrato un nuovo artistico altare maggiore. Terminato il rito, vi celebrò il primo santo Sacrificio, durante il quale rilevò la simbolica analogia fra la consacrazione dell'altare e il battesimo, che fa di noi dei consacrati, chiamati a vivere una vita degna di tale consacrazione.

Nell'Istituto salesiano di IVREA è stata inaugurata una nuova cappellina dell'immacolata, a ricordo del centenario di Lourdes, dono di una Benefattrice a suffragio dell'anima benedetta del Marito. La nuova cappella, che viene a completare la chiesa dell'Istituto missionario, fu benedetta da S. E. Mons. Michele Arduino, ex allievo di Ivrea. L'altarino fu consacrato da S. E. Mons. Paolo Rostagno, che si degnò conchiudere tra gli aspiranti missionari le celebrazioni del suo 50o di Sacerdozio.

ARGENTINA

Nella città di CORDOBA si sono svolte solenni onoranze alla memoria del salesiano Don Giovanni B. Gherra, in occasione del trasferimento delle sue spoglie mortali in questa città, dove 53 anni or sono fondava il grande collegio Pio X. Don Gherra. piemontese, aveva ricevuto l'abito dalle mani del santo Fondatore ed era partito nel 1895 per l'Argentina, dove aveva diretto varie importanti opere rendendo popolare e ansato il nome salesiano.

AUSTRALIA

I soci dei «Club Domenico Savio» della città di PERTH e dintorni si sono raccolti a convegno nel Collegio dei Fratelli Cristiani, rinnovando i loro impegni di fedeltà al loro modello nella purezza, fortezza e apostolato. Nel Festival Eucaristico tenutosi a SUNBURY i soci dei Club Domenico Savio hanno avuto l'onore di succedersi a turno nel dirigere il Rosario dalle 10,30 alle 14,45 recitando un complesso di 13 corone. Poi sfilarono nella processione trasmessa per televisione, nella quale il loro gruppo spiccava compatto attorno al vessillo di S. Domenico Savio.

BRASILE

A CORUMBÀ (Mato Grosso) l'Ecc.mo Vescovo Salesiano Mons. Ladislao Paz ha ufficialmente proclamato San Domenico Savio Patrono della Gioventù della sua Diocesi. La solennità si è svolta nel cortile del Collegio salesiano, alla fine della Messa vespertina, presenti oltre 3000 allievi di tutte le scuole della città, autorità e popolo. Dopo la S. Messa vi fu la dedica ufficiale della via e del giardino pubblico antistanti al Collegio, rispettivamente a Mons. de Aquino Correa, Arcivescovo Salesiano di Cuiabà, morto nel 1956, e a Don Bosco. Questo trionfo pubblico del nome salesiano si deve in gran parte all'opera di ex allievi presso la Giunta Municipale.

CILE

La Municipalità di CONCEPCIÓN ha determinato di intitolare a Don Bosco una nuova piazza della città ed ha autorizzato in essa l'erezione di un monumento a S. Giovanni Bosco. Sarà la prima città del Cile che avrà una piazza e un monumento pubblico a Don Bosco, onore che le compete per aver avuto la prima fondazione salesiana nel Cile. A questa realizzazione concorreranno tutti gli ex allievi del Cile.

EL SALVADOR

Nella campagna per la moralità indetta dal Presidente della Repubblica si è inserita una « Settimana pro Gioventù Salvatoriana », organizzata dai Salesiani. Attorno alla figura di San Domenico Savio, Patrono della gioventù centroamericana, si tennero conferenze in tutte le scuole della capitale e della città di Santa Tecla, come preparazione alla settimana che si svolse con conferenze di illustri conferenzieri, trasmesse dalla radio nazionale.

EQUATORE

S. E. Mons. Luigi Alfredo Carvajal, vescovo Ausiliare dell'Archidiocesi di GUAYAQUIL, ha benedetto la nuova chiesa parrocchiale dedicata a S. Domenico Savio, sorta nel suburbio di Guayaquil più povero e religiosamente più abbandonato. Il tempio, che misura metri 36 per 18 ha potuto realizzarsi per il generoso concorso di un comitato di Cooperatori e ammiratori dell'opera di Don Bosco. Erano presenti oltre duemila persone, che subito invasero il tempio per ascoltarvi la prima S. Messa celebrata da S. E. il Vescovo.

FILIPPINE

La parrocchia salesiana di CEBU CITY, dopo poco più di un anno di lavoro, raccoglie i suoi buoni frutti: dove prima quasi nessuno andava a Messa, ora si contano ogni domenica una inedia di 2000 presenze. Ogni mese circa 2500 comunioni e 70 battesimi.

INDIA

S. E. Mons. Marengo, Vescovo di DIBRUGARH, ha avuto il conforto di battezzare la prima ragazza « Mao Nata », che ricevette pure la prima Comunione e la Cresima. Era uno spettacolo commovente vedere le ragazze Naga, compagne della fortunata, in ginocchio ai piedi dell'altare seguire le commoventi cerimonie con tanta fede e gioia.

THAILANDIA

La procura salesiana di BANGKOK ha pubblicato in lingua thai Il giovane provveduto di San Giovanni Bosco. La prima edizione fu esaurita in pochi giorni ed è già pronta la ristampa. Altre pubblicazioni dell'Edi. trice salesiana sono la Vita di San Domenico Savio con illustrazioni a colori (seconda edizione) e la Vita di Santa Maria Coretti.

FEDE IN CAMMINO

Don Bosco nella Thailandia

Salesiani vennero qui nel 1927 per prendersi cura del Vicariato Apostolico di Bang Nok Khuek, che ancor oggi fa bella mostra della Cattedrale e del Seminario, destinati a cedere il posto alle moderne costruzioni di Ratburi, dove è già pronto il seminario. Fino al 1934 fu semplicemente « Missione sui juris »; divenne poi Prefettura Apostolica e, nel 1941, Vicariato Apostolico con Mons. Pasotti; a lui successe nel 1951 Mons. Pietro Carretto. Questo fu il campo di lavoro dei Salesiani prima che potessero dedicarsi anche al lavoro più specificamente educativo.

Si trattava di conservare nella fede i fedeli ereditati dai Padri delle Missioni Estere di Parigi, con chiese e scuole, queste ultime aperte dai Salesiani anche ai pagani. I cristiani sono sparsi su un territorio vastissimo che va dalle vicinanze della capitale Bangkok, fino al confine meridionale del territorio nazionale verso la Malesia. Tra un centro missionario e l'altro vi sono talvolta parecchie centinaia di chilometri di distanza. Il Vicariato è venuto preparando il clero indigeno; che lavora solo o affiancato ai Salesiani. Ho assistito alla Festa dell'Immacolata nel grande centro di Bank Nok Khuek e fui edificato dal gran numero di fedeli accorsi. Per aiutare anche economicamente i cristiani bisognosi, il Vicario Apostolico ha comperato vasti terreni verso il centro del Vicariato, e li ha distribuiti alle famiglie che vi si sono trrsferite, formando così un villaggio cristiano di agricoltori felici attorno al loro pastore e parroco.

Il lavoro educativo ebbe un risveglio consolante nel 1947 coll'apertura di tre case: una per le vocazioni salesiane a Hua Hin; un'altra per studenti a Ban Pong e la terza per artigiani a Bangkok.

A Ruamchai, alla periferia della capitale, sorge la scuola professionale, con tre bei laboratori nuovi di tipografia, falegnameria e meccanica, oltre la piccola sartoria. Purtroppo i salesiani e i giovani vivono ancora in case di legno; ma si spera di avere presto un nuovo fabbricato, degno del rapido progresso che la Thailandia ha fatto in questi ultimi anni. I ragazzi, in gran parte orfani, amano molto il loro mestiere; come tutti i ragazzi di questo mondo, amano meno lo studio.

Nell'estremo nord-est, è stata aperta quest'anno la scuola di Udonthani, tanto desiderata da quel Prefetto Apostolico: è l'unica scuola cattolica per ragazzi in tutto il territorio della Prefettura. Vi lavorano, per ora, due soli confratelli; gli allievi sono già 230, e non vi è spazio per altri, se non si fabbrica. Arrivano da tutte le parti in autobus, biciclette, tricicli e altri mezzi di fortuna; tutti portano il casco; i piccoli sembrano funghi ambulanti!

Quasi all'estremo Sud, ad istanza del Rev.mo Don Bellido, che fu il precedente visitatore straordinario, fu aperta una scuola a Haad Yai, sulla ferrovia che va in Malesia: si riempì quasi subito ed ora conta oltre 900 allievi. Tre sacerdoti e un coadiutore, aiutati da maestri esterni, si prodigano in tutte le forme di attività salesiana. Una di queste è la missione tra i cristiani dispersi per quelle regioni e bisognosi di assistenza religiosa. Gli allievi, in massima parte pagani, cercano la scuola d'inglese, lingua che va acquistando sempre maggior importanza in tutto il mondo. Anche ai pagani si fa l'istruzione religiosa, voluta dal governo. Ma la religione voluta dal governo è quella buddista; noi ci limitiamo a dare i princìpi morali che sono comuni a tutti gli uomini per legge naturale.

È le conversioni? È lavoro lentissimo: le religioni naturali sono comode, perchè fabbricate dagli uomini per soddisfare il naturale desiderio degli uomini di non essere disturbati nel godimento di quello che la terra offre; tanto più che la loro credenza nella trasmigrazione delle anime dopo la morte non apre loro la prospettiva di un premio personale nell'aldilà. Inoltre chi si converte viene motteggiato da amici e parenti, quando non addirittura perseguitato, come se avesse tradito la patria, rivolgendosi a divinità « straniere ».

Il nostro collegio maggiore è quello di Banpong, a un'ora di treno da Bangkok. Ospita oltre 1000 allievi, di cui qualche centinaio di interni. È ammirevole il sacrificio rappresentato da queste costruzioni, in paesi ove le entrate sono scarse.

Ma la casa che forma come la pupilla di tutta l'Ispettoria è quella di Hua Hin, perchè coltiva le speranze dell'avvenire, negli aspiranti, novizi e chierici studenti di filosofia. Il posto è incantevole, ben tenuto e forma un ambiente ideale di studio e pietà salesiana, il tutto condito di sana allegria. L qui che ho avuto il piacere di passare le feste del santo Natale e di ricevere anch'io il mio bravo dono natalizio. Per i giovani dei dintorni c'è anche una scuola per esterni.

La così detta « Procura » di Bangkok è un piccolo centro di attività salesiana per le pratiche presso il governo, per la propaganda cattolica e per due forme di apostolato speciale, nelle prigioni e fra i bonzi. Il nostro Don Ulliana è stato invitato da qualche anno a dare lezioni di cristianesimo nell'Università dei Bonzi a Bangkok.

Per noi occidentali l'istituzione dei bonzi è oggetto d'interesse e curiosità. Ogni buddista sente il dovere di passare almeno qualche tempo della sua vita nella condizione di bonzo, sia per rendere omaggio alla divinità, sia in espiazione dei peccati dei propri morti. Vi sono dei bonzi che passano tutta la vita in quella condizione; altri vi entrano anche solo per pochi giorni. Il bonzo si rade completamente la testa e veste una specie di toga di colore arancio; le donne vestono in bianco, ma si radono anch'esse la capigliatura. Il bonzo vive dell'elemosina che raccoglie ogni mattina e che nessuno gli nega. Egli non deve chiedere mai nulla, non fa nulla di sua iniziativa ma dev'essere invitato, non deve mai ridere. È circondato di onore e di rispetto; sulle ferrovie gode della riduzione del 500/0. Le pagode presso le quali abitano i bonzi sono numerosissime; alcune sono splendide. Il buddismo, se non si può dire ufficialmente religione di Stato, è però praticato universalmente e sempre presente nelle cerimonie pubbliche; cosicchè viene ad identificarsi con lo Stato e chi abbandona il buddismo fa un atto antipatriottico, se non di tradimento alla patria. Purtroppo il suo contenuto religioso è misero assai; basti dire che in questi giorni fu definito da un loro grande esponente «una religione di atei»!

È doveroso rilevare che il governo sussidia le scuole private, ciò che non si verifica in paesi di tradizione cristiana. Un ministro dell'Educazione ha fatto giustamente rilevare come, sussidiando le scuole private, il governo risparmi le spese che dovrebbe sostenere se dovesse addossarsi l'onere delle scuole necessarie per sostituire quelle private.

E le Figlie di Maria Ausiliatrice? Hanno un Istituto per ciechi nella capitale e due scuole a Banpong e a Haad Yai. Quest'ultima ha già cominciato a occupare una bella costruzione nuova, appena finita. La casa antica servirà per mettervi un desiderato asilo.

Ecco quanto si sta facendo in questa parte del mondo salesiano. La bontà dei confratelli e la loro instancabile attività dànno molto a sperare anche per l'avvenire. Ma bisognerà che la Madonna ci metta la mano ed apra più ampiamente la porta per la diffusione del Vangelo tra questi popoli: in Lei è riposta tutta la nostra fiducia.

Il Congo davanti a una scelta

Fra vent'anni - ha detto Pio XII - il paganesimo sarà scomparso dall'Africa. Al suo posto si vedrà un'Africa musulmana o un'Africa materialista e atea, oppure un'Africa cattolica ".

In un grande viale della città di Léopoldville qualche mese fa un ufficiale di polizia presentò al governatore generale belga un foglio di carta che portava scritto un canto. Il compositore di quei versi restava ignoto, ma il canto cominciava a diffondersi nei comizi nazionalistici. Le parole dicevano:

« Grande Congo, terra dei nostri antenati, noi Icombatteremo per la tua libertà anche se il sangue dovesse correre a fiumi ».

Pochi giorni dopo esplose a Léopoldville la rivolta. Per cinquant'anni i Belgi hanno, con un modello di efficienza e di magnifica organizzazione, governato quella terra, 89 volte più grande della loro, che un tempo era dominio privato del re Leopoldo II.

Alcuni anni la tra i negri era cominciata a sorgere un'associazione di tendenze quasi religiose, chiamata Abako; all'inizio pareva un'organizzazione di tribù. Era infatti formata dalla tribù dei Bakongo del Sud e voleva essere una specie di lega protettiva contro le tribù dei Bengala, più favoriti perchè più tenaci lavoratori. Ma sotto la guida di un sottile, smilzo organizzatore di nome Giuseppe Kasavubu l'associazione acquistò una impostazione politica. Kasavubu ha 41 anni, un aspetto timido, un viso che sembra di adolescente, ma una volontà inflessibile, di acciaio. Kasavubu è uscito dalle scuole delle Missioni Cattoliche, anzi studiò tre anni di filosofia come chierico seminarista. Dopo la sua elezione a sindaco negro nel comune di Léopoldville, fu dichiarato Leader supremo dai suoi seguaci e cominciò a ricevere omaggi seduto su di una pelle di leopardo, simbolo del potere supremo sulle tribù della foresta. Frattanto i rivali Bengala si organizzarono anche loro e nel Congo cominciò a serpeggiare l'inquietudine. A peggiorare le cose, intervenne un fatto economico: le ordinazioni di acquisto del minerale di rame nel Congo ebbero bruscamente un arresto; molti indigeni, rimasti disoccupati, si rovesciarono a Léopoldville in cerca di lavoro.

Un giorno in cui quattromila negri si riunirono in un cortile dell'Ymca per ascoltare un discorso di Kasavubu (ed era un comizio non autorizzato) avvennero gli incidenti che attirarono l'attenzione del mondo.

La folla, con grida di ribellione, si raccolse nel viale Principe Baldovino; ingrossò con l'affluire di centinaia di altri manifestanti che sfollavano in quel momento da, un grande stadio cittadino dove avevano assistito a una partita di calcio. L'atmosfera divenne infuocata, gli animi si eccitarono sotto la spinta dei sobillatori; cominciarono i saccheggi delle vetrine, furono rovesciate e bruciate le automobili e intervenne la polizia.

L'episodio ebbe un significato di allarme: nel Congo il demonio aveva seminato la zizzania.

Riassumo brevemente la situazione come si prospetta oggi nel Congo. Premetto che in nessuna parte del mondo è stata realizzata, nel giro di mezzo secolo, la somma di lavoro compiuto nel Congo da alcune migliaia di pionieri, tanto sul piano economico e sociale che su quello dell'evangelizzazione.

Ma le circostanze attuali sono tali che l'opera compiuta con tanta cura e con tanta fatica si trova esposta a gravi pericoli.

L'evangelizzazione del Congo si è effettuata in maniera e in ambiente realmente eccezionale. Ciò spiega in gran parte i meravigliosi risultati ottenuti. E queste circostanze possono riassumersi così:

1° Il cristianesimo è stato accettato da tutti - anche (la quelli che non lo vivevano nella loro vita privata - come una concezione di vita necessaria per l'educazione delle masse del Congo.

2° Gli Europei, che appartenevano all'amministrazione, all'industria e al commercio, e i missionari lavorarono insieme, in stretta unione, in una collaborazione disinteressata, favorendo l'amalgama dei Congolesi fra di loro e la collaborazione effettiva fra bianchi e negri.

3° Questo lavoro si e potuto realizzare in una specie di zona chiusa, perchè il Congo era isolato e tagliato fuori dagli altri paesi africani e dal resto del mondo, (lato che le vie di coni unicazione erano poco numerose e difficili. I Congolesi e gli Europei della colonia vivevano al riparo da tutti gli avvenimenti, immunizzati in un certo senso da tutte le lotte e discordie che travolsero il nostro pianeta in questi ultimi decenni.

4° L'opera dei missionari ebbe modo di consolidarsi; faceva pensare alla vita della Chiesa nel Medioevo. Conce allora villaggi e città sorgevano all'ombra delle abbazie, che erano il centro della vita popolare, così le missioni del Congo coagularono attorno a sè il potere politico, quello economico e quello religioso in stretta solidarietà di azione.

Il risultato fu una rapida e fiorente civilizzazione. Il Congo Belga passò in testa, come cultura e civiltà., a tutte le popolazioni dell'Africa nera.

Oggi però le circostanze sono cambiate. Sta sorgendo un nuovo clima. Nella nostra azione missionaria ci tocca tener conto dei seguenti dati:

1° Il Congo ha allargato i suoi orizzonti. Vive sempre più inserito nell'Africa e nel inondo. È finito il suo isolamento. La recente conferenza dei popoli africani ad Accra nel Ghana ebbe ripercussioni e simpatie nel Congo.

2° La solidarietà tra gli stessi Europei, che prima non faceva una grinza, è stata incrinata dai dissensi politici della madre patria. Il virus della discordia fu seminato anche fra i Congolesi. È probabile che possa scattare una reazione a catena, quanto mai pericolosa.

3° Il cattolicesimo, che una volta era accettato come l'unica concezione di vita per l'educazione delle masse del Congo, trova attualmente il suo cammino sbarrato dalle-ideologie materialistiche e atee. Oggi la Chiesa nel Congo è attaccata violentemente, o subdolamente, dagli emissari del marxismo e del leninismo, cioè dai comunisti che tentano di arroccarsi nel Congo, posizione chiave per il controllo dell'Africa. Il loro scopo è di cancellare l'influsso cristiano nelle masse operaie. L'opera missionaria è gravemente minacciata. La gerarchia ecclesiastica del- Congo ha valutato la minaccia comunista, che per di più è appoggiata anche da una sottile e scaltra propaganda protestante.

Il papa Pio XII nella sua enciclica Fidei donum del 21 aprile 1957 ha predetto con chiaroveggenza:

« Fra vent'anni il paganesimo sarà scomparso dall'Africa. Ma al suo posto si vedrà un'Africa musulmana o un'Africa materialista e atea, oppure un'Africa cattolica».

Oggi il Congo è dunque dinanzi a una scelta.

La Congregazione di Propaganda Fide dà i seguenti dati: al 30 giugno 1956, popolazione totale dell'Africa: 216 milioni. Si divide così: 85 milioni di animisti, 85 milioni di musulmani, 46 milioni di cristiani, di cui 23 milioni di cattolici. Per la sola Africa nera invece ci sono circa 85 milioni di pagani, 47 milioni di musulmani e 18 milioni di cattolici.

È più difficile misurare il ritmo di crescita: dal 1931 al 1951 il numero dei cattolici in tutta l'Africa è passato da 5 a 15 milioni; quello dei musulmani da 44 a 80 milioni. Durante questo tempo ci furono 8.100.000 conversioni al cattolicesimo e 19.200.000 all'Islam. La proporzione è dunque di 1 a 2 e mezzo.

L'Islam fa macchia d'olio, avanza di anno in anno, di mese in mese. Quasi un milione di neri ogni anno passano al maomettanesimo.

Si è creduto per lungo tempo che il Congo Belga fosse impermeabile all'Islam. Oggi i missionari sono assai allarmati. Mercanti e contrabbandieri battono tutto il Congo vendendo copie del Corano e libri con formule magiche. Scuole musulmane funzionano a Kirundu e a Usumbura; molti giovani vanno a studiare in centri musulmani come Kigoma, Mombassa, Dar-esSalam, Tabora.

L'avanzata dell'Islam nell'Africa nera è rapida. Alcune regioni sono quasi interamente islamizzate, corde il Niger, il Senegal, la Nigeria del Nord.

In questo complesso problema viene a inserirsi l'opera di Don Bosco. I missionari salesiani lavorano nel Katanga. Il Katanga è una regione che ingloba anche il Vicariato apostolico di Sakania, affidato ai Salesiani. E il Katanga è una delle sei province del Congo Belga; le cinque altre sono: Léopoldville, l'Equatore, la Provincia Orientale, il Kivu e il Kasai. La capitale del Katanga è Elisabethville. La regione è un altopiano situato a sud-est del Congo con un'altitudine che oscilla da 1000 a 1700 metri; quindi il clima è di tipo sub-tropicale, moderato e sopportabile.

La distanza di questa provincia dalle sedi primitive di occupazione del Congo ebbe per conseguenza un ritardo nella presa di possesso da parte del Belgio; gli schiavisti che operavano e facevano incetta di avorio nero, cioè di carne umana, all'est tra il lago Tanganika, il Luapula e il Lualaba ostacolarono continuamente la penetrazione delle forze armate dello Stato indipendente del Congo e, finchè poterono, impedirono con tutti i mezzi l'occupazione effettiva di quella regione. Fu nel 1891 che Lemarinel, commissario del distretto del Kasai, fu incaricato di esplorare il Katanga e di concludere trattati con i capi indigeni. S'impiantò a Lofoi, a una cinquantina di chilometri (la Bunkenia, sede del grande principe del Katanga, un certo M'siri. Il terzo successore di quel signorotto, diventato oggi principe di Bunkenia e signore dei Baiekè, è Antonio Monongo, ex allievo salesiano. L'essere stato educato dai salesiani gli è utile; perchè dal sistema educativo di Don Bosco imparò l'allegria contagiosa e serena, il sorriso e una cordialità schietta. Antonio è assai benvoluto dal suo popolo.

La capitale del Katanga, Elisabethville, fondata nel 1918 (quindi di nascita assai recente) sulle rive del Lubumbashi, è una città modernissima con un tracciato all'americana: spaziosi viali alberati dividono la superficie della città in una scacchiera geometrica.

I salesiani vi fondarono la prima scuola professionale di tutto il continente negro e il primo collegio per europei nel Congo Belga.

In quella regione l'agricoltura e l'allevamento del bestiame sono ancora in mano a proprietari europei; gli indigeni praticano una agricoltura molto rudimentale e per loro uso esclusivo. Nelle periferie delle città si incontrano però molti indigeni che vivono di agricoltura con produzione di legumi europei e allevamento di pollame e di animali da cortile.

Il suolo è fertile solo in vicinanza dei fiumi; lo strato di humus produttivo è molto esiguo e, dato il suo rapido esaurimento, obbliga l'indigeno a smontare periodicamente il suo villaggio e a trasferirsi altrove in cerca di terra.

L'allevamento del bestiame riesce in alcuni siti privilegiati, specialmente sugli altipiani del Biano, e nei dintorni delle città che sono rigorosamente bonificati; altrove il flagello della mosca tsè-tsè è un ostacolo all'allevamento dei bovini.

Ma la vera ricchezza del Katanga è il sottosuolo che risulta estremamente ricco di ogni specie di minerali, dai più rari ai più comuni: rame, cobalto, germanio, cadmio, zinco, stagno, argento, uranio. Uno dei più stimati geologi definì il Katanga con una espressione audace: lo disse «lo scandalo geologico dell'Africa». Il Katanga è uno dei grandi produttori mondiali di rame, di cobalto, di radio, di uranio. L'Unione Mineraria dell'Alto Katanga nel 1956 produsse da sola 9100 tonnellate di cobalto, cioè il 65% della produzione mondiale.

Ecco quindi la necessità di scuole professionali in quella regione. Le scuole dei salesiani furono le prime scuole professionali del continente nero.

La scuola professionale Don Bosco è molto apprezzata; «Don Bosco in quella grande città, vuol dire scuola professionale, scuola di apprendisti.

La scuola è finanziata dal governo ed è aperta ad allievi di qualsiasi religione, anche ai pagani. L'unica condizione è che abbiano fatto il corso elementare e che abbiano avuto un attestato di buona condotta. Gli allievi protestanti, che nel 1956 erano una trentina, si sono assottigliati nel '57 a sei: e quei sei superstiti sono membri di altrettante sette protestanti differenti. Ma i nostri allievi protestanti partecipano spontaneamente a tutte le funzioni dei cattolici e sono assidui alla spiegazione del catechismo, insieme ai loro compagni.

La nuova scuola professionale, sorta recentemente in aggiunta alla prima, possiede soltanto i laboratori, i capannoni delle macchine e tre aule scolastiche. Non conta ancora nè chiesa nè cappella; i salesiani per dormire tor nano -in città alla distanza di un chilometro dalla scuola: le funzioni le fanno nella chiesa parrocchiale della missione S. Giovanni dei Padri Benedettini.

Quattro confratelli sono addetti a quest'opera: due sacerdoti e due coadiutori.

Nei dintorni di Elisabethville, funziona una parrocchia. E sorta nella, nuova città indigena, creata nelle vicinanze del fiumicello Ruashi che scorre al di là (lei sobborghi nord della città europea. Prima in quei posti non c'era nessuna casa. Nel gennaio '56 si aprirono le prime abitazioni del rione; ora ci vivono oltre quindicimila abitanti. La città sta sorgendo con una rapidità prodigiosa: è un formicaio di operai negri e si sviluppa con la celerità di crescita dei funghi. Tra pochi anni conterà cinque rioni, ognuno fittamente popolato. In ogni rione il governo innalza una chiesa, una scuola elementare, impianta opere parrocchiali, dispensario, eccetera. La scuola elementare, già inaugurata, è dedicata a S. Domenico Savio; all'inizio contava solo 275 allievi, ma nell'anno scolastico 1956-57 la città, che contava già ottomila abitanti, mandò a scuola 1500 scolaretti. Oggi il numero degli allievi ha oltrepassato i duemila. Vi lavorano una quarantina di maestri indigeni. Fino al settembre del 1956 c'era un solo confratello addetto all'amministrazione della parrocchia e della scuola: Don Giovanni Rasson. La vita è dura, con un lavoro che continuamente si moltiplica. Ma non possiamo stare inattivi quando si pensa che il Congo è giunto davanti a una scelta storica e che l'Africa tra vent'anni sarà o di Gesù, il dolce Figlio di Maria, o di Satana, impersonato nella nefasta propaganda delle dottrine di llla,ometto e di Carlo Marx.

SAC. FRANCESCO LEHAEN

missionario salesiano

Si lavora anche nel Medio Oriente

L'opera dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice segna ogni anno un passo avanti. Per adesso si lavora a gettare nei solchi delle anime i chicchi di grano della parola di Dio.

L'Ispettoria Salesiana del Medio Oriente si estende su un vastissimo territorio di Stati indipendenti, in maggioranza musulmani: l'Egitto (che fuso con la Siria ha formato la RAU, cioè la Repubblica araba unita), la Giordania, l'Iran, la Turchia, Israele e il Libano. Nello Stato di Israele la maggioranza è costituita da ebrei; nel Libano cristiani e musulmani si bilanciano.

Queste nazioni formano una specie di ponte di collegamento fra due continenti: l'Asia e l'Africa.

Qui i cristiani sono isole sparse in mezzo all'oceano dell'Islam. Nuove correnti stanno irrompendo nel destino umano dell'Egitto e del Medio. Oriente, come in generale dell'Africa: il nazionalismo, il- materialismo ateo, la civiltà della tecnica.. A proposito dell'Islam il linguaggio del Papa Pio XII nell'enciclica Fidei Bonum fu di una delicatezza e di una precisione estrema: « Voi sapete -- egli dice - l'attrattiva forte che esercita sullo spirito di un gran numero di gente una concezione religiosa della vita, che pur riconoscendo profondamente Dio, indirizza tuttavia i suoi adepti in una via che non è quella di Gesù Cristo, unico Salvatore di tutti i popoli. Il nostro cuore di Padre resta aperto a tutti gli uomini di buona volontà. Ma il Vicario di Colui che è la Via, la Verità e la Vita non può non considerare senza vivo dolore un tale stato di cose. Le cause d'altronde sono molteplici; dipendono spesso da contingenze storiche anche recenti e l'atteggiamento di nazioni che si onorano del loro passato cristiano non vi fu sempre estraneo ».

La realtà è che l'Islam è complesso e difficile da definire; il mondo musulmano è unito e contemporaneamente sminuzzato in varie correnti, ma solidarnente impiantato negli spiriti e nelle istituzioni. Si possono quindi valutare le difficoltà dell'apostolato cattolico in quelle terre.

I dogmi dell'Islam si riducono ad alcune affermazioni massicce, la morale è compiacente e larga, soprattutto per l'uomo. A rigor di termini basta una sola mezz'ora per istruire una qualsiasi persona e convertirla all'islamismo; occorrono degli anni per formare un cristiano. L'Islam è indulgente, il cristianesimo invece richiede rinunzia e sacrificio. Si sente spesso chiedere se l'Islam può essere considerato un baluardo solido di fronte allo straripamento del comunismo. Ecco una precisazione convincente di un libanese, professore all'Università di Beirut:

« Sono incline a pensare che l'Islam, nonostante la sua ostilità verso le dottrine e le ideologie del materialismo ateo, non rappresenta una sicura difesa contro la spiata del comunismo nel mondo arabo ».

« Son più di dieci anni che mi trovo a vivere in queste terre così penetrate di ricordi storici e così care al cuore di ogni cristiano. Nel 1948 a Gerusalemme, mentre erano più vive che mai le ostilità fra arabi ed ebrei nella città santa, ho potuto sperimentare in maniera evidente la protezione materna della Vergine Ausiliatrice su di noi e sulle Figlie di Maria Ausiliatrice. Il 24 maggio la Madonna ci salvò in una maniera così straordinaria che ha dell'inspiegabile.

Viviamo quindi con questa dolce convinzione nel cuore: che su di noi, come aveva promesso Don Bosco, è steso il manto materno della Vergine Santa». Così racconta Don Francesco Laconi, Ispettore Salesiano dell'Ispettoria di Gesù Adolescente nel Medio Oriente.

Le case salesiane e le opere di Don Bosco punteggiano quel vastissimo territorio. Ecco un elenco piuttosto arido che dice poco della somma di lavoro in atto in quelle regioni. In Egitto tre grandi città egiziane contano tre case salesiane: Alessandria d'Egitto, Il Cairo e Porto Said. In Giordania c'è l'orfanotrofio di Gesù Adolescente a Betlemme e lo Studentato teologico con la scuola agraria a Cremisan. Nell'Iran due fiorenti parrocchie: ad Abadan, tra i pozzi di petrolio, e nella capitale Teheran. In Israele, un ospizio a Beitgemal e un pensionato a Nazaret. Nel Libano la grande scuola S. Domenico Savio a Beirut e l'aspirantato e studentato filosofico a El Hussun. In Siria grandi scuole professionali ad Alep; in Turchia un collegio a Istanbul.

Affiancate ai Salesiani, lavorano con pari spirito sereno e con uguale dedizione le Figlie di Maria Ausiliatrice. Nella capitale dell'Egitto, al Cairo, hanno una grande scuola egiziana che va dalle elementari fino al bacellierato e conta più di 650 alunne, in maggioranza cristiano-copte. Fortissimo è il numero delle allieve musulmane; son tutte esterne. La religiosità fra quelle allieve è sentita; caratteristica è una profonda divozione alla Vergine Santa, anche tra le ragazze maomettane.

Fa meraviglia vedere come nell'osservanza del digiuno del ramadàn, le fanciulle musulmane sanno sacrificarsi e non inghiottono neppure una goccia d'acqua per tutto il giorno, anche dopo gli esercizi di ginnastica sotto un sole che dissecca la pelle.

Ad Alessandria d'Egitto la scuola femminile araba delle Figlie di Maria Ausiliatrice conta un anno di vita. La scuola italiana numera 450 alunne; ma ormai le famiglie italiane si vanno diradando.

A Eliopolis è più o meno come ad Alessandria. Il desiderio di istruzione è vivo nel settore femminile.

Ma anche in questo campo gli avvenimenti, storici sono talvolta di una imprevedibilità e di una irruzione che lascia sconcertati.

Per le suore c'è dappertutto venerazione e molto rispetto.

A Damasco le Figlie di Maria Ausiliatrice tengono un ospedale e una scuola, alle dipendenze dell'Associazione Italiana per soccorrere i Missionari all'estero, fondata dallo Schiaparelli.

L'ospedale ha una capacità di quaranta letti. Il medico chirurgo è un italiano.

Gli arabi dànno lezione di pazienza e di sottomissione alla volontà di Dio. Accettano la sofferenza con rassegnazione. Amano tenere ai piedi del letto l'immagine della Madonna. Quando muoiono (le suore lo hanno potuto notar spesso) gli occhi dei morenti si fissano a lungo su quella soave effigie di Maria; la chiamano la Madre del Profeta e le vogliono bene. Un po' dell'amore che nutrono per la Madonna si riversa sulle buone suore, così sacrificate. Capita spesso di sentire (lire dagli arabi degenti nell'ospedale:

- Voi, sorelle, avete un modo diverso dagli altri nel trattare. L'Internunzio ebbe a confortare le Figlie di Maria Ausiliatrice a Damasco con queste parole: « Non crediate di perdere il tempo, L'opera che voi svolgete è per adesso come un lavoro di scavo. Voi seminate».

Nel Libano invece la situazione è migliore, anzi è possibile raccogliere vocazioni. La popolazione della montagna è cattolica ed è moralmente e religiosamente molto sana. Un villaggio di montagna, nel giro di quattro anni, ha dato sei vocazioni alle Figlie di Maria Ausiliatrice.

Purtroppo c'è scarsezza di personale. Il lavoro cresce e si moltiplica, ma le possibilità di arrivare a tante anime diventano ogni giorno più esigue.

È l'unica tristezza, si può dire, che macera il cuore dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice in quelle storiche terre del Medio Oriente.

Sotto il manto dell'AUSILIATRICE

Si trattava di tumore maligno

L'anno 1048 mia moglie fu operata di un grosso tumore maligno. Il professore mi disse che l'operazione era riuscita bene, ma trattandosi di tumore maligno, non avrebbe potuto avere più di tre o quattro anni di vita. Allora io feci un voto a Maria Ausiliatrice e a S. Giovanni Bosco di fare ogni anno un'offerta per le loro Opere. Ed oggi sono lieto di dichiarare che sono passati già dieci anni e mia moglie vive ancora e sta abbastanza bene. Prego di far conoscere questa che io considero una grande grazia.

Toscanella (Bologna)

VINCENZO CARPANEDA

Missionario salvato da sicuro naufragio

Passavo l'impetuoso fiume Paute. Ad un tratto una manovra falsa spinse la sgangherata zattera in piena corrente. Cercai di guadagnare la sponda, ma un'onda improvvisa e violenta mi ributtò in mezzo al fiume. Cominciò allora una discesa paurosa fra onde altissime e salti orrendi di flutti sollevati dalle enormi pietre e dal cozzo violento delle onde contro le rocciose pareti a picco. Da quel momento s'iniziò per me un'agonia che durò per oltre 6oo metri, ora sbattuto contro le sponde, ora quasi inabissato nei flutti. A un tratto scesi, tenendomi con una mano alla zattera e stringendo con l'altra la medaglia di Maria Ausiliatrice che porto sempre al collo e gridando aiuto. Tutta la popolazione di Mendez si era frattanto riversata sulla sponda sinistra, ma nessuno poteva aiutarmi per gli enormi flutti e le pietre gigantesche che impedivano di buttarsi a nuoto nella corrente vorticosa. La zattera intanto, come lanciata da una catapulta di acqua, urtò di punta contro una delle enormi pietre che emergono al centro del Paute e danno origine ad un mulinello che ha già inghiottito parecchie vittime. La zattera si drizzò verticale, io mi gettai a destra riuscendo a evitare di sfracellarmi contro la pietra che mi stava di fronte, ma caddi a picco nel vortice del mulinello omicida e traditore, che misura circa 25 metri di profondità. Con un supremo sforzo di volontà e di muscoli riuscii a vincere la violenza del risucchio e il peso dei vestiti e degli scarponi che mi trascinavano al fondo. Ben tre volte mi sentii vinto dalla pressione dell'acqua, tre volte i miei occhi accecati dalla spossatezza e dal fango liquefatto del fiume in piena, avevano intravisto sulla destra un barcaiolo che veniva in mio soccorso. Già avevo offerto la mia povera vita al Signore e per l'ultima volta invocavo il nome di Maria Ausiliatrice, quando sentii colpirmi le dita dal remo che il mio salvatore stava lanciando alla cieca nelle onde come estremo tentativo. Ero salvo! Devo la mia vita a Maria Ausiliatrice che mi ha dato una forza di resistenza sovrumana, salvandomi da sicura morte. La ringrazio filialmente commosso.

Missione di Mendez (Equatore)

SAC. GIULIO PIANELLO, MISSIONARIO SALESIANO

Don Bosco lo salva da un caos finanziario

Con tutto l'entusiasmo della mia fede rendo grazie a Dio in questo giorno in cui per intercessione di San Giovanni Bosco anni fa è stata salvata la mia industria da una difficilissima situazione finanziaria. Risalendo al 1954, mi sento profondamente commosso nel riconoscere quale effettiva assistenza , divina abbiano avuto tutte le mie fatiche durante questi anni. Mi trovavo nella Basilica di Maria Ausiliatrice per cercare ai piedi dell'urna del Santo una soluzione ad un caos finanziario che sembrava insolubile. Lo stesso Rettor Maggiore, che per grazia divina incontrai nell'interno del cortile dell'Oratorio, mi consigliò di intraprendere una novena al Santo. Così feci ed in capo a pochi giorni trovai il primo avvio alla risoluzione dei miei problemi. Ora a conclusione di questi quattro anni tutte le mie preoccupazioni sono definitivamente allontanate e per la seconda volta nella mia vita rendo grazie alla potente intercessione di San Giovanni Bosco. Come promesso, a svolgimento del voto fatto, per tutta la mia vita continuerò a donare a Lui una percentuale su tutti gli utili della mia azienda.

Torino

GIUSEPPE GASCA, EX ALLIEVO SALESIANO

Questo ha del prodigio' esclamò il Primario

Mia sorella, già ottantenne, accusava fortissimi dolori al fianco destro. Il medico, dopo accurate visite, diagnosticava una voluminosa cisti epatica, richiedente un pronto intervento chirurgico. Un ulteriore consulto col Primario dell'Ospedale civile confermò appieno la triste diagnosi e ordinò l'immediata ospedalizzazione. La paziente, appena fu informata, esclamò: « Oh, no, il mio primo, vero medico è Don Bosco!». Cominciammo allora, tutti i familiari insieme, la novena a Maria Ausiliatrice consigliata da Don Bosco, novena che da un trentennio da noi si recita quotidianamente per grazie ricevute. Il secondo giorno la grazia (ma sarebbe più giusto dire « miracolo ») era ottenuta: la febbre era scesa al normale e il volume cistoso era scomparso, senza ospedalizzazione nè intervento. Sia il dottore curante che il primario, guardandosi negli occhi, esclamarono: «Questo sa di prodigio; questo è miracoloso». Ci impegniamo, ora più che mai, a propagandare il potente ausilio di S. Giovanni Bosco, anche per i casi più disperati.

Monopoli (Bari)

SAPONARA D. SALVATORE, COOP. SALES.

Il malato esclamò: `Ecco, arriva Don Bosco'!

Il 7 novembre u. s. un infarto polmonare mi ridusse in fin di vita. Il dottore accorso dichiarò che non sarei vissuto che pochi minuti. Dal canto mio sul mio letto di dolore chiesi con fede a Don Bosco che mi ottenesse la guarigione. Mentre durava il mio stato grave, mia moglie fece chiamare un Salesiano dalla vicina chiesa. Affermano gli astanti che quando entrò, io dissi: « Ecco, arriva, Don Bosco! ». Sta il fatto che il mio stato migliorò subito, tanto che potei confessarmi. Se sono guarito, lo debbo al Santo, che volle salvare la vita a questo suo affezionato ex allievo.

Caserta, Corso Trieste, 73 MARIO SALVI

Bimbo salvato da S. G. Bosco

Il nostro caro bambino aveva appena tre mesi quando fu colto da una forte pertosse con vomito e convulsioni. Il celebre pediatra che lo curava temeva un'emorragia cerebrale, che pareva inevitabile. Inoltre gli sforzi della tosse erano un pericolo grave di strozzamento dell'ernia dalla quale era appena da poco tempo liberato. Con l'ansia angosciosa in cuore ma con fiducia, affidammo il nostro Massimo a S. G. Bosco applicandogliene la reliquia. Subito cessò il vomito, e, gradatamente, ogni altro male. Il pediatra stesso dichiarò che se il nostro bimbo era salvo, lo doveva soltanto alla protezione di un Santo. Questi è Don Bosco, di cui lo stesso Massimo, ora più grandicello, chiede la reliquia quando è ammalato e ne risente efficacia immediata.

Roma, via Aurelia 235

TINA e VITTORIO DANZI

Ci hanno segnalate grazie

ottenute per l'intercessione di Maria Ausiliatrice e di S. Giovanni Bosco, di S. Maria Mazzarello, di S. Domenico Savio e di altri Servi di Dio - alcuni hanno anche inviato offerte ed elemosine per sante Messe di ringraziamento - i seguenti:

Abba-Felsini - Accornero Giuseppina - Acuto Elvira - Ajello Maria - Airoldi Angela - Alganon Olga - Alotto Liliana - Ampugnani Ebe - Annoni C. - Annoni Maria - Antola Rosa - Arbia Vie. Margherita - Arioli Fdoardo - Arman Adele - Arrigoni Fam. Augugliaro Stefania - Aziglio Giovanni - Bedalamonti Cecilia - Bagnati Sergio - Baldi - Balsamo Salvatore - Baravalle Bartolomeo - Barberis Roffredo Francesca - Barbero Cecilia - Barbero Teresa - Barboni Renato - Barozzi Giovanna - Battaini Gianna - Belardo Aniello - Beilone Anna - Belgadano Giovanna - Berguet Giuseppe - l'ertello Erminia - Bezzato Coniugi - Bich Famiglia - Bietto Paolo - Boano Maria - Boggio Ida - Bolognani Elisa - Borvnino Fam. - Borzi Regina - Bosio Nino - Bosso Giovanna - Bovio Caterina - Brighetti d. Edoardo - Brignole Andrea - Brucchicri Francesco - Brunetti Lina - Brussa Domenica - Frusso Serafino - C. I. - Cacchioli Bracchi Maria - Calabrese llde - Calò Carla Campagnolo Emilia - Capirone Teresa - Cappelli Fam. - Cappello Mario - Caramelli Maria - Caroselli Ilde - Carosio elisa - Carpinello Bruno - Chiabrando Angelina - Chiappello Giovanna - Chiappino Maria - Chiesa Candida - Chinazzo Alfredo - Ligersa Vassallo Anna - Cotozzi Ottavio - Cotterchio Benedetto - Covandelli Vincenzo - Cozalli Coniugi - Cravotto Amalia - Creavari Albina - Cremonese Armando - Crippa Domenico - Damosso Valentino - Dassano Pierina - Davito Pierina - De Bernardi Fam. - Della Rovere Margherita - Del Vescovo Elisabetta - De Magistris Carlo - De Maria Teresa - De Micheli Lina - Destefani Tersilla - Di Budano Franceschina - Di Cieco Domenicantonio - Dodero Adele - Drago Anna - Druetta Giuseppe - Eforo Rina - Elia Graziella - Faire Agostino - Faletto Stefano - Fansini Ines - Fenocchio Mario - Ferrari Idilia - Ferrari Teresa - Festa Elsa - Filippi Irene - Fisauli Maria - Flagello Luigia - Fonello Luigia - Fonello Maria - IForte Giuseppina - Fossa Clorinda - Fracchia Vittoria - Framone Annibale - Franchi Angelo - F'ranchini Elisabetta - Franzoia Elisa - Frigerio Annita - Fumagalli Anna - Furlan Elena - Fusca Fantoni Maria - Fusi Angelo - Galetto Antonio - Gallani Anna - Gellia Maria - Gambacini Maria - Garetto Giuseppe - Garibaldi Ida - Carini Melis Michelina - Garrone Domenico - Garrone Maria Teresa - Castaldi Bassani Ada - Gatti Giuseppina - Gatti Maria - Chidetti Francesco - Ghiglia Rosa - Ghisolfi Maria - Ciani Anna - Giani Bergovi Teresa - Gianodolo Felicina - Gino Maria - Giraudo Lucia - Gismmidi Angelina - Giuliani Rina - Gola Benedetto Virginia - Gonella Maria - Graglia Giovanni - Grauzella Umberto - Greco Bianca - Grillo Margherita - Grosso Nicola - Guidi Asnaghi Lucia - Golino "fina - Guyot Piera - Intropido Ester - Invernizi Maria - Lanfranco Caterina - Lauricelle Alfonsina - Lavy Desiderato - Lazzeri Teresita - Leoni Aldo - Lepori Corona Teresa - Lenti Faro. - Liberali Giovanni - Lisdero Maddalena - Lon,go Maria - Luzi Cesare - Maccone Francesco - Malnati Ida - Marino Faro. - Martinetti Lira - Mazzola Mauro - M. P. - Mattioli Piccino - May Luigia - Medoro Lidia - Meggetto Fam. - Merlo Carlo - Mesiano Alfonsina - Mezzetti Angela - Migliavacca Giovanna - Miotti Giuditta - Mizzi Angelica - Morgante Maria - Morittu Aldo - Musso Agostina - Mussotto Matilde - Mo» Maria - Nogara Elisa - Noia Maria - Noiso Lucia - Nota Delfina - Nicotra Giuseppe - Niero Ercolina - Noni Carolina - Nopione Fam. - Oberti Marina - Oreglia Erminia - Orsi Angela - Pagliotti Nicano Annetta - Paschetto D. Felice - Pasino Angelo - Pastorino Maria - Pastorino Matteo - Patri Piera - Pedemonte Vittoria - Peirano Elena - Pellegrini Almo - Pellitteri Angela - Pendino Zerbino Giuseppina - Peri Grosso Giuseppina - Permetto Fam. - Perletto Crestina - Perosi Ettore - Perotti Fam. - Peserico Renata - 'Pession Perron Pierina - Petiti Francesco - Pezzuto Mariuccia - Piana Francesco - Piazza Fam. - Pietrelli Lea - Piglia Maestro - Pilia Agostina - Pinna Francesca - Pisardo Felicita - Polani Giovanni - Pollo Luigi - Porliod Celestina - Portaluci Rosa - Portesi Achille - Proti Pietro - Pucci Santina - Quaranta Margherita - Ragnutti Ernesto - Rapetti Elene - Ratto Pirazzo Caterina - Rava Fam. - Ravasenga Antonia - Ravina Fam. - Rebuffo Liliana - Re Fasano Emilia - Rigo Iside - Rinaldi Giuseppe - Rivella Federico - Roero Maggiorana - Rolandi Giovanni - Rossi Maria in Giordano - Rossetti D. Benedetto - Rossinelli Olga - Rovanetti Michele - Sabre Lazzaro - Salvetti Marcella - Scaglione Bartolomeo - Scalone Calò Maria - Scarm.oncin Antonia - Scienza Luigina in Coltella - Serena Fam. - Serra Edelwais - Servetto Maddalena - Signoretto Celeste - Spartà Giuseppe - Succio Filippo Maria - Suppo Mario - Taglialatela Raffaele - Tardelli Maria - Tarichi Agostina - Tibaldo Maria - Tognolina Primina - Toppino Cristina in Piccolo - Torricelli Sorelle - Tosa Adelina - Trenetta Lina - Treves Letizia - Triulzi Carlo - Trivero Angela - Ugazio Ernesto - Valentini Giovanna - Vallino Maria - Valsangiacomo Pierina - Vandoni Mario - Vanzo Gelmi Maria - Vecchio Paolo - Veracin Landomia - Vercellino Fiorenza - Vergnano Anna - Vian Federico - Vietti Pietro - Vietti Ugo - Vignale Roberto - Villardi Tedeschini Teresa - Viotto Michelina - Zacco Concetta - Zanaroli Fausto e Giovanna - Zavattaro Olimpia - Zen Ignazio - Zola Valter - Zonta Alfonso - Zorzoli Teresa - Zuccacci Armida - Zurli Linda

Per intercessione di S. DOMENICO SAVIO

Tra amici se la intendono

Sono un bambino di i i anni e mi chiamo Gianni Stocco. Sono stato ammalato per diversi anni con febbre causata da una ghiandola vicinissima al polmone sinistro. Due volte mi hanno messo in un ospedale con molte cure e molte cose noiose che chiamano analisi. Ero stanco di vivere la mia fanciullezza in quello stato e di sentire i medici che mi dicevano: « Coraggio, ci vuole pazienza!». Volevano da me che ho undici anni, la pazienza che hanno i vecchi! Finalmente una zia che legge il giornalino intitolato Bollettino Salesiano, mi fece conoscere S. Domenico Savio e mi regalò un abitino con la sua reliquia. Io non sapevo che ci fosse un santo quasi della mia età, me ne sono subito innamorato e ho fatto un patto con lui: «Se mi fai guarire, ti regalo il mio orologio, l'unico oggetto prezioso che ho, regalo del padrino di Cresima ». Domenico mi ha subito ascoltato, la febbre è scomparsa, sono guarito e dai raggi non risulta neppure più la traccia della ghiandola. Ora S. Domenico Savio è diventato il mio amico e protettore.

Caselle di Sommacampagna (Verona)

GIANNI STOCCO

S. Domenico Savio è diventato il più caro amico dei miei figli

Colpita dalla lettura di una pubblicazione dove si parlava di S. Domenico Savio protettore delle mamme e delle culle, mi procurai un Abitino del Santo e ne invocai la protezione in occasione della nascita del mio quinto figliuolo; e posso dire di averla toccata con mano. Subito consacrai il neonato al piccolo Santo e non cesso di consigliare alle molte mie conoscenze questa devozione. Tutte quelle che l'hanno esperimentata, sono contentissime, specialmente nei casi più difficili.

Un altro aiuto mi ha concesso il caro Santino. Il mio figlio maggiore undicenne stava attraversando un periodo particolarmente difficile. Disperata, un giorno gli misi al collo l'Abitino di S. Domenico Savio, raccomandandolo con fede al Ragazzo Santo. In pochi giorni il miglioramento ebbe del miracoloso e continua tuttora. E sempre vivace, a volte impulsivo, ma il suo cuore è diventato buono. Domenico Savio è ora il più caro amico dei miei figli e tutti portano al collo il suo Abitino.

Torino

ELVIRA GAITA ACCOMASSO

Il caso era veramente estremo, disperato

L'ammalata Maria Pozzi in Forno fu operata in extremis di occlusione intestinale. Nessuno dei numerosi professori e medici che fecero o assistettero all'intervento avrebbe osato sperarne la guarigione. Anzi il professore che la operò, avvertì i parenti in forma esplicita che la scienza, dopo quattro ore di lavoro, si arrendeva e il solo «miracolo» (è la sua parola) poteva salvare l'inferma: « si è fatta la laparatomia, aggiunse, ma si è trovato un tal groviglio d'intestini con pus circolante che mi sento in dovere di avvisare la famiglia che non c'è più nulla da fare ».

Allora successe il meraviglioso. Alla scienza sottentrò S. Domenico Savio per far trionfare la potenza e la misericordia di Dio. La reliquia del piccolo Santo, deglutita, ottenne che quegli intestini, chiusi da quindici giorni, riprendessero il loro regolare funzionamento. Sono passati ormai nove mesi. Sento ancora il dovere di rendere nota l'espressione colta sulle labbra di un altro medico: « Se questa ammalata guarisce, credo anch'io ai miracoli ».

Siano grazie e gloria a San Domenico Savio.

Milano

SAC. FIOR ANGELO POZZI S.D.B.

Suor Ida Raviola, F. M. A. (Vignole Borbera-Aless.) attribuisce alla bontà di S. D. S. se quest'anno si poterono tenere felicemente due turni di colonia estiva per bambini.

Elvino Lancellotti (Barigazzo-Modena) dice che solo con l'aiuto di S. D. S. i medici poterono, dopo mesi di incertezza, diagnosticare e curare la malattia del suo bambino.

Elda de Cesare (Napoli) esalta il grande beneficio ottenuto da S. D. S. con la guarigione del fratello.

Coniugi Battilana (Cornedo-Vicenza) affidarono a S. D. S. il loro bambino colpito da apoplessia e lo riebbero presto ristabilito.

Per intercessione del Servo di Dio DON FILIPPO RINALDI

Don Rinaldi lo salva in condizioni disperate

In 28 giorni subii tre operazioni senza poter toccare cibo, ridotto a pelle e ossa.

La prima volta fui operato d'urgenza di appencicite acuta cancrenosa e peritonite con conseguente paralisi all'intestino che durò dieci giorni, finchè una nuova peritonite richiese un secondo intervento con conseguente polmonite e blocco completo al fegato, tanto da essere giudicato ormai spacciato. In quella occasione il Viceparroco mi portò a nome del Parroco un'immagine di Don Filippo Rinaldi, invitandomi ad unirmi al triduo che avrebbero fatto i parrocchiani per me. Si notò quella sera stessa un deciso miglioramento che mi permise di sopravvivere e di subire, pochi giorni dopo un terzo intervento per nuova occlusione intestinale. Il chirurgo, ottimo cristiano, terminata l'operazione, guardando il cielo con le mani giunte, disse: « Non rimane che mettersi nelle mani del Signore ». Sopravvenne ancora una polmonite bilaterale. Eppure le preghiere comuni furono esaudite e la grazia venne tanto grande che dopo , sole 24 ore tutto era scomparso, io potevo cominciare a nutrirmi ed oggi mi sento completamente guarito.

Ancona, presso la Parrocchia salesiana.

NICOLA SANTACROCE

Al quarto giorno della novena si sente libero da ogni male

Mio fratello giaceva all'ospedale di Noventa Vicentina in condizioni di salute allarmanti. Accorso al suo capezzale, sentii dai medici curanti che c'erano cinquanta probabilità su cento di perderlo. Tornai all'Istituto angosciato e proprio quel giorno sentii leggere a tavola la pagina del Bollettino Salesiano dove si narrava di una tale che, trovandosi in condizioni gravi, promise a Don Rinaldi che, se fosse guarita e avesse potuto formarsi una famiglia, avrebbe messo il nome di Rinaldo al primogenito; e così aveva fatto. Parve opportuno e bello fare la stessa promessa. Gli aspiranti di Castello di Godego cominciarono con fervore la novena. Don Rinaldi non poteva accogliere con maggior bontà le nostre preghiere. Al quarto giorno della novena il fratello si sentì quasi all'improvviso libero da ogni male. Un anno dopo si sposava e quando nacque il primogenito, bambino sanissimo, gl'impose il nome di Rinaldo. La nostra famiglia si affida ancora alla protezione amorosa di Don Rinaldi e gli chiede gli aiuti necessari per condurre una vita santamente cristiana.

Albare di Costerinano (Verona)

SAC. ANTONIO VENCO S.D.B.

Don Rinaldi guarisce una Figlia di Maria

Una duodenite e colite colecistopatica, che interessava l'intero colon, e confermata da esame radiografico, mi aveva sfibrata, quando sopraggiunse per ben due volte, in forma piuttosto violenta, la febbre asiatica. Fu in queste pietose condizioni di salute che, seguendo il consiglio del mio Direttore delle Figlie di Maria, mi abbandonai piena di fiducia nelle mani paterne del Servo di Dio Don Rinaldi, con promessa di pubblicare la grazia a guarigione avvenuta. Ora, a distanza di un anno dalla completa guarigione, sciolgo il mio voto inviando offerta e implorando la paterna assistenza del Servo di Dio per salute e lavoro.

Torino, Oratorio M. Ausiliatrice

FIORELLA PERONI

Suor Teresa Estrepo Gaviria F. M. A. (Medellin-Colombia) era stata colpita da grave esaurimento che l'aveva costretta a sospendere l'apostolato tanto a lei caro in mezzo alla gioventù; raccomandatasi a D. F. R., potè riprendere in pieno il suo lavoro.

Rosa e Mario Comba (Torino) avendo raccomandato con molta fede un affare finanziario a D. F. R., trovarono una soluzione soddisfacente ed ora vogliono rendere pubblica la loro riconoscenza.

Faustina Zovi (Villa Estense-Padova) ottenne per intercessione di D. F. R. una grazia che sospirava da tre anni.

Carolina Mansella ved. Vannutelli (Genazzano-Roma) invia offerta per la beatificazione di D. R., dal quale ottenne una grazia.

R. A. Ringrazia il Servo di Dio D. F. R. per parecchie grazie ricevute e manda offerta per riconoscenza.


L'ISTITUTO SALESIANO PER LE MISSIONI con sede in TORINO, eretto in Ente Morale con Decreto 13 gennaio 1924, n. 22, può legalmente ricevere Legati ed Eredità. Ad evitare possibili contestazioni si consigliano le seguenti formule:

Se trattasi d'un Legato: «... lascio all'Istituto Salesiano per le Missioni con sede in Torino a titolo di legato la somma di Lire... (oppure) l'immobile sito in ...»

Se trattasi, invece, di nominare erede di ogni sostanza l'Istituto, la formula potrebbe esser questa: «... Annullo ogni mia precedente disposizione testamentaria. Nomino mio erede universale l'Istituto Salesiano per le Missioni con sede in Torino, lasciando ad esso quanto mi appartiene a qualsiasi titolo ».

(Luogo e data)

(Firma per esteso)


† I NOSTRI MORTI †

Salesiani defunti

Sac. Michele Rosso, † a Torino a 79 anni.

Sac. Salvatore Pastorino t a Fossano (Cuneo) a 69 anni.

Sac. Enrico Witte, †a Fulda a 71 anni.

Sac. Umberto Bianchi, † a Varese a 56 anni.

Sac. Arturo Garcia Ramos, † a Siviglia a 47 anni.

Coad. Giuseppe Damasio, † a S. Benigno (Torino) a 88 anni.

Coad. Giovanni Saba, † a Torino a 45 anni.

Cooperatori defunti

Mons. Alessandro Cenci, † ad Isernia (Campobasso).

Vicario Generale della Diocesi di Isernia, Cooperatore e fervido ammiratore delle nostre Opere, leggeva con vera passione il Bollettino Salesiano e ne diffondeva le notizie. Per dieci anni fu accanto al nostro Vescovo salesiano, S. E. Mons. G. Lucato, sostenendo fattivamente la sua opera e interessandosi per l'apertura d'una casa salesiana in Isernia. Ottenne che la festa di Maria Ausiliatrice entrasse definitivamente nel calendario Diocesano. Predilesse la gioventù, ed anche avanzato negli anni, non lasciò la cura dei fanciulli, tra i quali lavorava col metodo di Don Bosco.

Can. Ranucclo Franconi, decano della Cattedrale di Volterra.

Riconoscente per una guarigione istantanea ottenuta da Maria Ausiliatrice, era divenuto propagatore della sua devozione e si era iscritto fin dal 1896 tra i Cooperatori. Il bel quadro di Maria Ausiliatrice che troneggiava nella sua casa servì per le prime processioni, organizzate nell'Oratorio San Filippo da Don Luigi Pedussia. La sua vita fu una continua testimonianza di quelle virtù sacerdotali alle quali rese l'ultimo tributo nella non breve malattia sopportata con edificante pietà.

Don Giuseppe Vercellone, † a Cigliano (Vercelli).

Fu professore nel Seminario di Vercelli per oltre 20 anni e poi nell'Istituto Magistrale della stessa città. II 18 dicembre u. s., quasi presago della sua fine, inviò al Rettor Maggiore una Borsa Missionaria per ottenere la grazia di una buona morte. E dieci giorni dopo, mentre si accingeva a celebrare la S. Messa, colpito da infarto, rese la sua hell'anima a Dio.

Stanislao Debernardí, † a Torino il 15-I-1959.

Dal babbo, allievo del primo Oratorio di Torino ai tempi di S. G. Bosco, fu affidato al nostro Istituto di S. Benigno, donde uscì ottimo tipografo. Assunto alla SEI, curò per più di vent'anni il Bollettino Salesiano come stereotipo. Animo mite, cuore generoso, era caro a tutti per la sua bontà, che si prodigava silenziosamente a sollievo dei poveri e dei sofferenti. Devotissimo di Maria Ausiliatrice e di S. Giovanni Bosco, fu fervente ed esemplare Cooperatore.

Antonio Savarè, † il 7-1-1959 a Lodi a 83 anni.

Undicenne, baciò la mano a Don Bosco e dal sorriso benedicente del Santo riportò quella vivezza di fede e quell'ardore di apostolato cristiano e salesiano, che lo avrebbero accompagnato per tutta la vita e lo avrebbero reso, in umile dedizione, valido collaboratore dell'apostolo della gioventù Lodigiana, Don Luigi, suo fratello. Il clima di fervida fede creato nella sua famiglia gli procurò la grazia, da lui apprezzatissima, della vocazione del figlio Don Tarcisio e della figlia Suor Grazia alla Famiglia Salesiana.

Anna Bongíoanni Graziano, † a Sommariva Bosco (Cuneo) a 61 anni.

Fu mamma di virtù esemplari, custode gelosa di retti princìpi, saggia ed accorta nell'educazione dei figli, uno dei quali offerse con gioia a Dio come sacerdote salesiano. Fu molto devota dell'Ausiliatrice e di Don Bosco: le ottengano Essi nel Cielo il premio del suo incessante pregare, del suo agire giusto, del suo amore sostanzioso per Dio, per la famiglia e per il prossimo.

Lucia Franco in Poesío † a Roma.

Piissima Consorte del venerando Comm. Poesio, benemerito Presidente Confederale degli Ex Allievi di Don Bosco, visse una vita di fede, di mitezza, di nascondimento e di un costante, caratteristico spirito di bontà per tutti. La Famiglia Salesiana partecipa al suffragi e al vasta rimpianto.

Cristina Pavese in De Martini, † a Genova a 70 anni.

Rimasta vedova in giovane età, si consacrò all'educazione cristiana dei tre figli, uno dei quali, Don Albino, diede alla Società Salesiana e un'altra, Suor Angela, all'Istituto delle Figlie di M. A. Zelante Cooperatrice, offrì generosamente sacrifici, lavoro e preghiera per l'incremento della P. Unione. Prof. Tommaso Ghiglieno, t a San Remo a 81 anno. Generoso e buono con tutti, visse, specie negli ultimi anni, da cristiano convinto. Fratello del nostro Don Mario, sebbene la svalutazione l'avesse privato della primitiva agiatezza, beneficò assiduamente l'Opera salesiana e fondò cinque Borse Missionarie.

Raumer Maria Maddalena ved. Dal Maso, † a Schio.

Madre esemplarissima, visse di preghiera, di lavoro e di sacrificio. Era felice di aver regalato al Signore ben tre figli Sacerdoti Salesiani: Don Eligio a Betlemme, Don Giovanni a Edmonton (Canada), Don Antonio a Tolmezzo (Udine).

Albino Bondi, † a Burio di Bologna.

Padre di sei figli, di cui uno sacerdote Salesiano. Di carattere forte ma sincero e leale, seppe cattivarsi la stima e la benevolenza di quanti lo conobbero. La sofferenza della cecità, sopportata con piena rassegnazione al volere di Dio per oltre dieci anni, fu di esempio e di edificazione.

Dott. Ing. Ettore Chiarabaglio, † a Rivarolo (Torino).

Degno ex allievo, praticò i preziosi insegnamenti dei suoi educatori salesiani, rievocandoli soprattutto nei momenti decisivi della sua vita. L'insegnamento, a cui era dedito, fu per lui una missione. Lasciò sincero rimpianto nei molti che lo conobbero e apprezzarono.

Ing. Carlo Guaschino, † ad Ivrea (Torino) il 6 gennaio u. s.

Cooperatore affezionatissimo, faceva onore alla sua professione con una competenza tecnica tanto apprezzata perchè congiunta a rettitudine esemplare e ad integerrima fervente condotta cristiana, che animava di grande divozione a Maria Ausiliatrice e a S. Giovanni Bosco.

Salvatore De Gíovannini, † a Benevagienna (Cuneo).

Le sue virtù di ottimo cristiano, di operoso artigiano e di padre esemplare lo resero caro ai suoi concittadini e gli procurarono il conforto di avere un figlio Salesiano. Decimo Brunner, fotografo, t il 26-XII-1958. Devoto e entusiasta di Maria Ausiliatrice e di Don Bosco, della sua arte fece scala per arrivare alla contemplazione del Santo Volto di Cristo, ricavato dalla Santa Sindone. Amava tutto ciò che era salesiano. Purificato per più anni dalla sofferenza, passava le notti insonni facendosi leggere il Bollettino Salesiano, di cui aveva la collezione completa. Con fede e commozione riceveva la benedizione di Maria Ausiliatrice. Pietro Joan, t a Schio (Vicenza) a 70 anni. Cristiano esemplare e lavoratore sacrificato e tutto dedito al bene dei suoi figli: ecco in sintesi il meritato elogio di questo buon padre di famiglia, che non esitò a lasciar partire per il noviziato salesiano il suo primogenito proprio quando cominciava ad aiutarlo.

Umberto Píccolrovazzi, † a Trento.

Affezionato e assiduo cooperatore dell'opera salesiana di Trento, mori col vivo desiderio di poter vedere sacerdote il figlio Giuseppe, studente di teologia a Monteortone.

Cav. Andrea Garavelli, † a Breme Lomellina (Pavia).

Presidente, dal 1925, dell'Unione Uomini di A. C., visse costantemente una vita cristiana esemplare. Amò Don Bosco e le sue Opere.

Lucia Frencia ved. Cardo, † a S. Martino Barge (Torino).

La fede da lei intensamente vissuta e potenziata di buone opere le meritò la gioia di essere mamma di due Suore Figlie di Maria Ausiliatrice.

Altri Cooperatori defunti

Abbondio Valerio - Balbiani Luigi - Baldelli Adele - Barbarulo Chiara - Barbero Malvina - Bellatore Ermenegilda - Bellussi Antonio - Bertaina Giovanni - Berzacola Iginio - Bodsato Primina - Bolla Antonina - Borgarelli Giuseppina - Borri Adolfo - Bortolaso Maria - Bossini Paolo - Bottegai Arrigo - Bovio Giuseppe - Brotto Caterina - Brustio Francesco - Buoninconti D. Santolo - Calabria Ottavio - Campora Luigi - Canavero Lina - Capitanio Pietro - Carta Maddalena - Cavallero Luigi - Cazzaniga Bambina - Cerutti Teresa - Colombo Giuseppe - Comunod Pantaleone - Cordignano D. Attilio - Corino D. Davide - Corradi Adele - Costantino Alessandro - Cozzani Adelaide - De Conto Vittore - Del Rosso Pia - Devoti Clementina - Di Stefano Rosina - Dossi Pietro - Fasolio Lucia - Fea Cesarina - Ferrero Pietro - Fongoli Emilia - Fossati Marcone Rina - Frencia Lucia ved. Cardo - Freschi Tranquilla - Gabrieli Luigi - Garavelli Andrea - Garzia Raffaele - Ghariani Felice - Chidetti Angelo - Ghiclmetti Marco - Gilardi Maria - Giordani Rosa Fornara - Graziani Angelina - Guastavini Felice - Guscelli Egidio - Jaccod Giuseppe - Limbiati Petronia - Lombardi Paolo - Lo Re Biagio - Lurati Marcellina - Maggiora Isabella - Manganelli Assunta - Mangili Irene - Marcon Davide - Martinotti Silvano - Mascarino Giovanni - Mazzarino Giuseppe - Melai Giuseppe - Merlini Gustavo - Mittino Gaudenzio - Mondini Pietro - Monico Scolastica - Montagna Colombina - Monti Luigia - Morelli Enrico - Mosso Fasolio Eugenia - Napoli Giovanni - Natali Giuseppe - Negro Giacomo - Novarese Agostino - Olivieri G. Battista - Ottaz Laurent - Padlina Antonio - Panepinto Gemma - Paoletta Giuseppe - Pedrani Mario - Pegorari Angelo - Peripoli Anna - Piantanida Silvio - Piazza Edoardo - Pozzetti Maria - Puglisi Rosario - Ramponi Giovanna Croci - Raumer Maria Maddalena - Ricca Boffano Domenica - Rinaldi Giovanni - Riva Angelo - Rocchi Luigi - Romani Giuseppe - Roncato Riccardo - Rossetti Alessandro - Roveta Rosa - Rovida Cesare - Sallen Giuseppe - Santoro Michele - Scintu Caterina - Serra Anna - Severi Filippo - Silini Oliva - Soave Alberto - Spinella D. Giuseppe - Stella Benedetto - Tagliafico Paola Rovello - Tholozan Caterina - Ravaini Giuseppe - Tronci Antonietta - Turatto Giuseppe - Valussi Teodante - Varetto Antonio - Vinciguerra Ernesto - Zai Luigi - Zaniboni Renato - Zappitelli Filippo - Zilio G. Battista - Zoni Rosa.

LA CROCIATA Missionaria

TOTALE MINIMO PER BORSA L. 50.000.

Borse da completare

Borsa Los Don Giacobbe (2a), a cura di Fontana Ezio (Pesaro) - Tot. 30.000.

Borsa Los Margherita, a cura di Fontana Vilma (Pesaro) - Tot. 35.080.

Borsa Maria Ausiliatrice e S. G. Bosco, in memoria di S. A, (Caltanissetta) - 1° vers. 25.000.

Borsa Maria Ausiliatrice e S. G. Bosco, proteggete la nostra casa, a cura del dott. Giovanni Chianelli (Napoli) - 1° vers. 10.000.

Borsa Mamma Margherita, a cura di O. C. (Chieti) -Tot. 27.000.

Borsa Maria Ausiliatrice e S. G. Bosco, per il bene di tutti i miei cari, a cura di Prassede Caravaggi (Pavia) - Ines Armenia 300 - Tot. 43.300.

Borsa Maria Ausiliatrice e S. G. Bosco, in suffragio di Lorenzo Lanfredi, a cura della moglie Pia L. (Imperia) - Tot. 45.000.

Borsa Maria Ausiliatrice, S. G. Bosco e S. D. Savio, assisteteci continuamente, a cura di G. D. (Cuneo) - Tot. 40.000.

Borsa Maria Ausiliatrice e Don F. Rinaldi, a cura di M. R (Macerata); G. R. 30.000 - Tot. 40.000.

Borsa Maria Ausiliatrice, S. G. Bosco e S. M. Mazzarello, secondo le intenzioni di Fracchia Assunta (Alessandria) - Tot. 48.000.

Borsa Maria Ausiliatrice, S. Giuseppe e S. G. Bosco (Pesaro). Suor Giuseppina Semini 600 - Tot. 22.350.

Borsa Madonna di Loreto e S. G. Bosco, a cura di Maria Frattin (Modena) - Tot. 48.301.

Borsa Mamma Margherita, e in suffragio dei defunti di Fontana Francesco (Pesaro). 1° vers. 4500; B. S. 2500 - Tot.7000.

Borsa Madonna delle G, a cura di Borsarelli Maria.Nardi-Medarlo 5300 - Tot. 15.800.

Borsa Maria Ausiliatrice e S. G. Bosco, concedetemi quella grazia, a cura di S. O. (Alessandria) - Tot. 39.000.

Borsa Maria Ausiliatrice, proteggi i miei studi, a cura di Nanda Valsecchi (Como) - 1° vers. 8500.

Borsa Maria Ausiliatrice e S. Giovanni Bosco, in suffragio dell'anima dei miei fratelli, a cura di V. V. (Trento) - Tot. 47.550.

Borsa Maria Ausiliatrice e S. G. Bosco, proteggete e benedite le nostre famiglie(3a), a cura della famiglia Ravenna - Tot. 28.700.

Borsa Madonna dei Rosario di Pompei, a cura del doti. Panizzi Carlo (Imperia) - Tot. 45.150.

Borsa Maria Ausiliatrice, a cura di T. S. 12 (Grosseto) - 1° vers. 10.000.

Borsa Mamma Margherita, a cura dei coniugi Gallo (Alassio) - 1° vers. L. 10.000.

Borsa Maria Ausiliatrice, proteggi mio fratello, a cura di Adriana Marcosanti (Bologna) - 1° vers. L. 25.000.

Borsa Maria Ausiliatrice, secondo le intenzioni di Manibelli Nunziatina (Forlì) - Tot. 32.000.

Borsa Maria Ausiliatrice e Don Rinaldi, Servo di Dio, pensateci Voi, a cura di C. B. (Trento). Forni Rosina 500; Civalleri Erminia 2000 - Tot. 42.500.

Borsa Maria Ausiliatrice e Don Filippo Rinaldi, a cura di G. O. Mariotta Cecchina 8700 - Tot. 18.700.

Borsa Mamma Margherita (2a), a cura di Cubeta Giuseppe (Messina) - Tot. 40.000.

Borsa Maria Ausiliatrice, proteggi me e la mia famiglia. a cura di Laura Cocino (Cuneo) - Tot. 44.125.

Borsa Maria Ausiliatrice e S. G. Bosco (2a), per continua protezione, a cura di S. G. (Trapani) - Tot. 30.000.

Borsa Madonna di Rosa (9a), S. Vito al Tagliamento (Udine); in suffragio e ricordo di Emilia Garlatti, a cura dei familiari e congiunti. 1° versamento: Francesconi Beppina 4400; Vallino Maddalena 12.000 - Tot. 16.400.

Borsa Mamma Margherita. 1° versamento: una mamma in attesa di grazia 2000; Gennari F. 1000; La Bianco A. 1000; Nolesco S. 3000; Gay T. 200; Manfrino A. 1000; Rocchi G. 1000; Arciero L. 500 - Tot- 9700.

Borsa Maria Ausiliatrice, S. G. Bosco e S. Domenico Savio, p. g. r., a cura di Antonio Centineo (Palermo). Grana Liliana F. 10.000 - Tot. 45.000.

Borsa Mazzali Angela e Cantavenna Maria, a cura dell'Apostolato della preghiera. Parrocchia Agnelli (Torino) - Totale 44.300.

Borsa Maria Ausiliatrice e S. G. Bosco, a cura di Villa Carla - Tot. 30.000.

Borsa Maletto Caterina, a cura di Masera Maria. 1° vers. L. 10.000.

Borsa Maria Ausiliatrice, a cura di Bianco Angela in Pittore - L. 10.000.

Borsa Maria Ausiliatrice e S. G. Bosco, ringraziando e in attesa della grazia; a cura di Raimondo Lina - 1° vers. L. 25.000.

(continua)

Borse complete

Borsa Regina del S. Rosario e Ausiliatrice, a cura di Carmen Pianta (Svizzera) - Tot. 53.300.

Borsa Rua Don Michele Venerabile, a cura di R. Bertacchi (Lucca) - Tot. 52.000.

Borsa Rocco Don Pietro, Missionario Salesiano, in suffragio e ricordo, a cura di Radici Maria (Brescia). Macchi Felicina 4050 - Tot. 50.000.

Borsa Colombo Don Sisto. Maria Bonicelli 3000; prof. Maria Barbano 500; Radaelli Maria 2000 - Tot. 50.780.

Borsa Calvi sac. prot. G. Battista, a cura di una pia benefattrice. Tomenotti E. 1000; Barbieri Letizia 6000 - Tot. 51.282.

Borsa Don Bosco Educatore e Scrittore, a cura di Germano Serafino - Tot. 51.000.

Borsa Divina Provvidenza (14a), a cura di Boglione Francesco - Tot. 50.100.

Borsa Grazie, Gesù, Maria Ausiliatrice e Santi Protettori, a cura di Don Francesco Di Renzo (Bari) - Tot- 51.700.

Borsa Maria Ausiliatrice, S. G. Bosco e S. Domenico Savio, p. g. r. e perché continuino ad assisterci (Alessandria), a cura di Pontillo Anna - L. 50.000.

Borsa Madonna del Carmine, a cura del doti. Panizzi Carlo (Imperia) - Tot. 50.587.

Borsa Mazzoli Giorgio e Margherita, in protezione, a cura del Babbo (Modena) - L. 50.000.

Borsa Maria SS. Ausiliatrice, e cura della famiglia N. N. (Torino) - L- 50.000.

Borsa Gesù, Maria, Giuseppe, per protezione in vita, in morte e dopo morte, a cura di N. N. - L. 50.000.

Borsa Anime del Purgatorio, a cura di Roviolo Secondina Zucca (Asti) - L. 50.000.

Borsa Maria Ausiliatrice, Don Bosco e Don F. Rinaldi, per riacquistata salute, a cura di Angiolina e Mario Bianco - L. 50.000.

Borsa Don Bosco, a cura di Cargnino Martino (Torino) - L. 50.000

Borsa Pani Suor Luisa, a cura della famiglia Galimberti - L. 50.000.

Borsa S. Cuore, Maria Ausiliatrice e S. G. Bosco, beneficate i miei familiari vivi e defunti, a cura di A. V. - L. 50.000.

Borsa Maria Ausiliatrice, a cura di Lina Ravizza - L. 50.000.

Borsa Sassella Martino, in memoria e suffragio, a cura delle figlie di S. M. (Sondrio) - L. 50.000.

(continua)