Bollettino Salesiano

ANNO LXXXIII. N.2    15 GENNAIO 1959 

I CONSIGLI centri motori della Pia Unione

Noi non ci fermiamo mai; vi è sempre cosa che incalza cosa... Dal momento che noi ci fermassimo, la nostra Opera comincerebbe a deperire - DON BOSCO

Una notizia che va oltre la cronaca. All'aprirsi del corrente anno sociale hanno cominciato a funzionare i primi Consigli Ispettoriali a Napoli, Roma, Torino, Milano, Verona ecc. Abbiamo sott'occhio i verbali delle sedute. Nelle riunioni preliminari i membri han cominciato a prendere i primi contatti con i Superiori e tra di loro, han potuto avere le prime visioni del campo vasto e multiplo di apostolato che si apre loro, si sono concretate le prime direttive e i piani di lavoro. Ammirevole l'impegno subito dimostrato dai Consiglieri nel corrispondere alla fiducia dei Superiori. Tutto ciò è motivo di grande conforto e di viva speranza.

La triplice funzione a cui è chiamato il Consiglio Ispettoriale della Pia Unione - consulenza, rappresentanza, collaborazione - offre modo a tutti i Consiglieri di portare la loro opera preziosa. Quest'anno, per citare solo i punti principali, c'è da pensare alla campagna degli apprendisti, alle Conferenze annuali, agli Esercizi Spirituali, al Convegno-Pellegrinaggio a Roma e alla campagna della stampa, che è sempre all'ordine del giorno.

Occorre - ed è cosa essenziale - che i Consiglieri, dopo essere stati bene scelti e avere accettato con slancio il loro compito, si facciano idee chiare sullo spirito che deve animare il loro apostolato, sulle mete da raggiungere, sui metodi da seguire nelle mansioni loro assegnate. È desiderabile quindi che ad ogni Consigliere venga assegnato, nel piano generale di lavoro, un particolare settore di attività ben definite. Per questo è necessario tenere periodicamente consiglio con un ordine del giorno ben preparato e conosciuto in precedenza. Lo studio e la discussione dei vari punti siano sempre seguiti da conclusioni pratiche e concrete, in modo che ogni Consigliere possa uscire dal Consiglio conoscendo con chiarezza e precisione il compito che gli spetta per l'attuazione delle deliberazioni prese.

Nell'impostare i Consigli come nell'organizzarne il funzionamento e le attività sia sempre tenuto presente il Manuale Dirigenti.

Naturalmente tutto questo complesso di attività organizzative dev'essere avvivato da un profondo spirito soprannaturale e salesiano. Al che servirà la formazione più accurata che i Dirigenti cercheranno di dare ai Consiglieri con la lettura di libri adatti, con i pensieri spirituali di apertura e di chiusura dei Consigli, con l'impostazione soprannaturale dei problemi, con una appropriata direzione spirituale dei singoli.

Così i membri del Consiglio diventeranno veramente gli ausiliari coscienti, la longa manus e gli interpreti fedeli dei Dirigenti, e insieme i motori attivi ed efficaci dell'attività dei centri Cooperatori nell'Ispettoria e di ogni iniziativa della Pia Unione.

Quanto si è detto dei Consigli Ispettoriali della Pia Unione vale analogamente per i Consigli Locali. Preghiamo quindi i Delegati locali di organizzare il loro Consiglio, anche con pochissimi Zelatori, dovunque l'efficienza del Céntro e le sue attività lo richiedano, e quindi attuare in seno al proprio Consiglio quanto è proposto per il funzionamento dei Consigli Ispettoriali. In principio si potrà forse sentire la fatica del lavoro di organizzazione, ma i frutti che matureranno in seguito saranno tali che i Delegati locali benediranno i sacrifici compiuti nella fase organizzativa e vedranno moltiplicata per opera dei Consiglieri la propria attività in ogni settore di apostolato aperto da Don Bosco alla Pia Unione.

Il lavoro nel mondo pagano antico

pensieri per la Conferenza mensile

Premessa - Il Decreto Pontificio del 17 gennaio 1958, con cui Don Bosco viene solennemente proclamato Celeste Patrono dei giovani apprendisti d'Italia, mentre espone ed illustra i motivi della scelta sovrana del Papa, costituisce pure una commossa ed efficace esaltazione del lavoro considerato alla luce della vita e dell'esempio di Gesù Cristo, della dottrina e dell'opera della Chiesa attraverso i secoli, della vita e dell'opera provvidenziale di Don Bosco nella società contemporanea.

Ci proponiamo di commentarlo e di illustrarlo con una serie di considerazioni su di un tema di così viva attualità, quale è quello del lavoro nel mondo odierno. A far meglio risaltare, però, il triplice carattere del lavoro, così come è presentato dal Decreto, premetteremo un breve articolo sulla concezione che se ne aveva nel mondo pagano antico, anteriore e contemporaneo a Gesù Cristo.

1. Ingiusti privilegi - Diciamo subito che alla base della concezione pagana del lavoro stava un atto di sdegnosa superbia, per cui era ritenuta cosa indegna dell'uomo libero dover lavorare per vivere. Tutt'al più l'uomo libero antico cercava di procurarsi il necessario alla vita con la guerra, sotto forma di preda. I patrizi, i ricchi, non lavoravano: disponendo di capitali immensi accumulati con usure e ruberie di guerre, accentravano nelle proprie mani quasi l'intera ricchezza monetaria e terriera, e costringevano i plebei, i quali anche più tardi, mutato nome, rimasero la gran massa dei cittadini, a un lavoro scarsamente redditizio, anche perchè i ricchi vi potevano opporre l'enorme concorrenza dei loro prodotti ottenuti dal lavoro esoso e meno costoso di veri eserciti di schiavi di loro assoluta proprietà.

E dire che, come fa osservare qualche autore, la nozione del lavoro è una nozione primitiva, fondamentale e profondamente radicata nell'animo dei popoli. I popoli primitivi, ad esempio, onoravano il lavoro, specialmente per ciò che riguarda l'agricoltura. Spesso si andavano a cercare nei campi i consoli, i generali, i reggitori del governo. Il disprezzo fu dunque una deviazione, una conseguenza della corruzione dei costumi e dello sfibramento dei caratteri. Era proprio questa la condizione quasi generale della società pagana trovata da N. S. Gesù Cristo, come appare dalle dottrine dei dotti, purtroppo incarnate nei fatti storici più dolorosi e più ripugnanti della storia dell'umanità.

2. Le dottrine dei dotti della Grecia e di Roma, esprimono un profondo disprezzo per il lavoro manuale: il ricco tutt'al più potrà darsi allo studio, ma concepito come pura attività dello spirito, non come mezzo di sussistenza, ad esempio con la scuola, che appunto per questo era affidata agli schiavi.

Secondo Aristotile, il lavoro è riserbato da natura allo schiavo, e una città o società perfetta non ammetterà mai l'operaio tra i cittadini: « Le professioni meccaniche e mercantili debbono essere esercitate soltanto o dai barbari o dagli schiavi», e sono inconciliabili con la virtù. Analogamente il suo discepolo Platone, che immaginò e descrisse la costituzione di una società perfetta nella sua Repubblica, riteneva il lavoro manuale incompatibile con i diritti civili, e i magistrati della sua Repubblica dovevano impedire che i cittadini si dessero a tal genere di lavoro.

Se dalla Grecia passiamo a Roma, troviamo Cicerone, il quale brutalmente afferma che «tutti gli operai attendono a vili occupazioni, poichè in un'officina non vi può essere nulla di nobile e di elevato»; per lui gli operai sono il fango della città, spregevoli e indegni come i barbari. E idee analoghe troviamo testimoniate da Erodoto presso i Traci, gli Sciiti, i Persiani e presso quasi tutti gli altri popoli; mentre Tacito ce le conferma per i Germani e i Galli.

Persino nelle relazioni con Dio gli operai erano considerati esseri spregevoli, perchè, come ci fa sapere lo storico Svetonio, essi venivano allontanati dalla piazza pubblica insieme con gli schiavi, quando il gran pontefice offriva un sacrificio espiatorio.

3. La pratica non era certo più consolante. Basti dire che al tempo di Cristo il lavoro manuale era riservato quasi esclusivamente agli schiavi, dalle cui avvilenti e inumane fatiche era mantenuta una privilegiata e poco numerosa classe di ricchi, come scultoreamente scriveva il poeta Lucano: « Paucis humanum vivit genus: il genere umano vive (cioè, lavora) a vantaggio di pochi ».

Ora gli schiavi, tutti lo sanno, non erano considerati come uomini, ma come bestie, come macchine, come merci. La legge non riconosceva loro nessun diritto, non quello alla vita, non quello alla famiglia. Arbitro assoluto ne era il padrone, il quale li comperava e li vendeva, come il bestiame, sul pubblico mercato, in base ad un prezzo che veniva calcolato secondo l'età, il sesso, la forza, la bellezza, i denti..., proprio come si fa con le bestie.

Venivano quindi assoggettati alle fatiche più estenuanti, con l'unica ricompensa di un vitto scarso e dozzinale e di un misero tugurio per abitazione, avviliti spesso nella promiscuità più degradante e nei vizi più abbominevoli. Sono rimaste celebri alcune descrizioni di scrittori romani sugli ergastoli pei lavori forzati, sui forni, sulle miniere. Plauto riferisce queste parole di un minatore, appena uscito da una cava di marmi: « Ho veduto spesso i tormenti dell'inferno nella pittura; ma il luogo dal quale io vengo è l'inferno nella realtà».

E Apuleio ci ha lasciato questa descrizione agghiacciante di alcuni schiavi condannati a girare la mola e a mescolare la farina nelle tenebrose pistrine, i mulini di allora: « Dèi immortali, quali miseri omiciattoli! La pelle livida, tutta punteggiata di colpi di frusta; luridi cenci coprono il loro dorso illividito; alcuni per tutta veste portano un semplice grembiule intorno alle reni, e tutti hanno solamente lembi di tunica che lasciano vedere le nudità. Sono con la fronte segnata, la testa rasa, i piedi stretti da un anello, il corpo deformato dal fuoco, le palpebre arrossate dal fumo bruciante e dalle tenebre infiammato, gli occhi quasi privi di vista; cosparsi di una sporca polvere di farina come degli atleti».

Ha quindi ragione un autore moderno di esclamare: « Bisognerebbe interrogare tutti gli avanzi che noi chiamiamo polvere dei Cesari, resti di antichità; bisognerebbe interrogare le piramidi d'Egitto, questi dolorosi monumenti della brutalità umana. Il granito di quei colossi ci narrerebbe quante vittime sono state sacrificate, quanti sudori, sangue, gemiti, imprecazioni, maledizioni hanno accompagnato quel lavoro... E quelle povere ombre umane, quasi bestie da soma, piegavano la loro schiena fra le maledizioni ed i gemiti, sotto la sferza che le percoteva » (R. Cinelli).

Bisogna dire che anche presso i pagani vi fu qualche nobile voce che si levò sdegnosa contro i maltrattamenti degli schiavi, ad esempio quella di Seneca, il filosofo morale la cui alta dottrina fece addirittura pensare a un possibile influsso cristiano; e quella di Epitteto, lo stoico che prima di diventare filosofo e liberto, aveva assaporato l'amarezza della schiavitù.

Conclusione Ci voleva però ben altro a capovolgere una mentalità di secoli, incarnata ormai e come sedimentata nella stessa legislazione così detta civile, Quale contrasto tra la mentalità e la situazione illustrate, e la condizione odierna! « Oggi, nei paesi civili almeno, il lavoro manuale è circondato generalmente di rispetto, anche se non sempre, nè dappertutto, sono interamente rispettate le sue esigenze legittime. Al lavoratore sono oggi riconosciuti gli stessi diritti civili e politici degli altri cittadini» (Civardi), e le sue condizioni di vita, quanto sono diverse da quelle degli antichi schiavi!

A chi si deve un tale capovolgimento di idee e di valori? A Colui che scese dal cielo sulla terra e si presentò agli uomini come il vero Liberatore e Redentore.

Cfr. IGINO GIORDANI - Il messaggio sociale di Gesù. (Vita e Pensiero, Milano).

Convegno Zelatori Stampa a Milano

Col Convegno Zelatori Stampa svoltosi a Milano il 14 dicembre scorso, l'Apostolato Stampa prescritto da Don Bosco ai nostri Cooperatori ha fatto un deciso passo avanti. Questo apostolato, che i tempi dimostrano sempre più attuale e urgente, ha bisogno di idee, di intese, di metodi e di organizzazione. Per questo i Dirigenti della Pia Unione stanno organizzando nelle principali città d'Italia una serie di Giornate per Zelatori Stampa, che sono state aperte col Convegno di Milano.

L'iniziativa ebbe un successo pieno per l'attiva partecipazione di 70 di questi «volontari della stampa», per l'impegno con cui i partecipanti hanno seguito le varie lezioni e per l'interesse portato nelle discussioni e specialmente nelle conclusioni pratiche.

Erano presenti gli Zelatori Stampa di quasi tutti i Centri lombardi, di alcuni principali Centri emiliani e un gruppo di Novara col Delegato Ispettoriale.

Ne diamo ampia relazione, sicuri di far cosa gradita e utile ai nostri Dirigenti.

Il Convegno si svolse in via Timavo ed ebbe inizio con le parole di saluto del Rev.mo sig. Don Ricceri, Direttore Generale dei Cooperatori Salesiani, «L'incontro di oggi - disse - può assumere un'importanza storica. L'esperienza di oggi costituirà una direttiva per i prossimi incontri. Siamo qui riuniti con la benedizione del Rettor Maggiore, che segue ogni nostra attività con particolare affetto e interessamento. Don Bosco stesso ci chiama, a questo nostro impegno di cattolici militanti con il suo esempio. Cent'anni or sono a Pio IX precisava appunto che la sua occupazione era l'educazione della gioventù e la stampa.

Seguiva la relazione del

PRIMO TEMA - La stampa oggi

Il relatore Don Carlo De Ambrogio, con un breve cenno al dominio della stampa nella vita pubblica dà l'avvio a uno scorcio sull'influenza della stampa (soprattutto attraverso le riviste e i rotocalchi) nella coscienza e nelle azioni morali del lettore.

Solo nel campo delle riviste femminili italiane, un gruppo di sei o sette settimanali a fumetti tira cinque milioni di copie: Sogno, Bolero Film, Cine Illustrato, Luna Park, Grand Hotel, ecc,... e sono tutte classificate escluse, tranne l'ultima che ì; sconsigliabile.

Così nel mondo, una piramide di cifre fa rilevare l'immenso potere della stampa, unita alla fotografia e al fascino dei colori, per il controllo delle anime: tanto per citare, qualche giornale della domenica in Inghilterra (che ha una popolazione di poco superiore all'Italia) tira quasi 7 milioni di copie; in Germania il settimanale Hör zu, tira 3 milioni e duecentomila copie (la popolazione della Germania Occidentale è come quella dell'Italia); il primo settimanale cattolico Feuerreiter è 28o, in gerarchia di tiratura e lancia ogni settimana 320.000 copie.

Occorre entrare in lizza in questa competizione che tocca direttamente il campo delle idee e l'educazione delle anime. I lettori, più o meno, anche se inconsciamente, hanno nostalgia di Dio: al Congresso internazionale degli editori di giornali, tenutosi a Tokio, fu sottoscritta dai convenuti questa constatazione: « Nel dopoguerra, il pubblico ha subìto un'evoluzione profonda: ha cioè abbandonato le sue preferenze per l'emozione, lo scandalo e l'elemento sensazionale, e chiede l'informazione completa e obiettiva e, in linea di principio, tutto ciò che gli permette di allargare la sua conoscenza del mondo e il suo orizzonte spirituale».

Passando in rassegna molte nazioni del mondo, si può constatare, a base di cifre, la posizione di inferiorità che tiene la stampa cattolica che pure dovrebbe essere il veicolo di diffusione delle idee cristiane e della conoscenza di Gesù e della Chiesa. Anche in questo campo « i figli delle tenebre sono assai più scaltri dei figli della luce ».

SECONDO TEMA - L'apostolato stampa, apostolato cattolico e salesiano

Dopo vari interventi e interessanti discussioni, Don Favini presentò l'apostolato stampa come apostolato eminentemente cattolico e salesiano. Si tratta della diffusione della verità e della morale cristiana. I primi a sentire il bisogno di curarla per iscritto furono gli stessi Apostoli ed Evangelisti. Rientra nel mandato del Divin Salvatore: «Predicate il Vangelo a tutte le genti ». La buona stampa non è che il Vangelo vissuto in tutte le condizioni della vita.

La Chiesa ne ha il mandato da Dio stesso e i Sommi Pontefici, specialmente in questi ultimi tempi, hanno fatto il possibile per persuadere i cattolici a sostenere e diffondere la buona stampa: impianti tipografici modernissimi e mobilitazione di tutta l'Azione Cattolica alla divulgazione della buona stampa per contrastare il diluvio di stampa perversa.

La parola d'ordine di Pio XII: « Ad ogni cattolico il giornale cattolico» va estesa a tutta la buona stampa. Volesse il cielo che anche nel campo giornalistico si attuasse l'uniformità del titolo del giornale cattolico come bene indicò il Vescovo di Pavia Mons. Allorio, quando propose che ci fosse un unico giornale cattolico in tutta Italia, con l'unico titolo L'Italia, perchè ogni cattolico lo potesse riconoscere in qualunque regione!

Don Bosco si è trovato di fronte alla prima irruzione della stampa protestante e massonica in Piemonte, corruttrice e perversa. Nel 1858 il protestantesimo aveva già messo in circolazione-31.372 copie di opere eretiche ed una tipografia protestante in Torino aveva diffuso in otto mesi quasi tre milioni di pagine blasfeme e calunniose.

Don Bosco reagì con la fondazione del giornale L'Amico della gioventù, che non potè sostenere per le sue strettezze finanziarie.

Organizzò allora pattuglie di apostoli della buona stampa che, frequentando caffè e ritrovi pubblici, richiedevano i giornali cattolici L'Armonia e La Campana, finchè non li vedevano a disposizione dei clienti.

Nel 1850 diffuse largamente gli Avvisi ai cattolici per preservarli dagli errori. Nel 1853 iniziò la pubblicazione delle Letture Cattoliche, che sostenne vigorosamente e portò ad una grande fioritura, da 10.000 copie mensili a 14.000. Nel 1859 fondò una « Società per la diffusione della buona stampa» con sobrio ma bellissimo statuto. Impiantata la tipografia nell'Oratorio nel 1861, fece dell'apostolato stampa la sua seconda missione, come aveva detto a Pio IX fin dal 1858: «Io mi occupo della gioventù e della diffusione delle Letture Cattoliche». Alla collana Selecta ex latinis seriptoribus fece seguire la Biblioteca della gioventù italiana, la Collana di autori greci, la Selecta ex christianis scriptoribus. Ideò anche una collana di Letture amene.

Fu proprio per la stampa che disse a Don Achille Ratti, il futuro Pio XI: «Don Bosco in questo vuol essere sempre all'avanguardia». Ne fece un dovere ai Salesiani con l'art. 8 del e. I delle Costituzioni; ed un impegno per tutti i Cooperatori con l'art. 3 del e. Il del Regolamento. Ma se si dovessero citare tutte le sue esortazioni ed i suoi appelli appassionati, ci sarebbe da fare un volume.

Zelatori e Zelatrici della buona stampa siano dunque l'anima dì questo apostolato, oggi più che mai urgente e vitale.

TERZO TEMA - La missione e il compito degli Zelatori

Il relatore Don Vignato s'introduceva col commovente episodio di un incendio, che in brevi istanti si era sviluppato invadendo una casa. In una stanza dell'ultimo piano era rimasto un bimbo e la mamma si disperava, trattenuta a stento. A un tratto un giovanotto si lancia tra le fiamme; col volto annerito dal fumo e grondante sangue giunge a salvare il bimbo e lo consegna alla madre.

Un altro incendio spaventoso continuava il relatore - invade le anime e un'altra madre, la Chiesa, piange e implora. Non si tratta del materialismo ateo, che va guadagnando terreno in tante nazioni, ma di una forma pratica di ateismo che impregna sempre più la vita della nostra gente. La vita sociale moderna, non sempre ispirata alla concezione cristiana, lo stesso distacco degli uomini dal loro ambiente naturale, causato dalle urgenze economiche, la loro concentrazione nelle città, comportano spesso l'affievolimento della Fede.

Come rimanere impassibili davanti alla realtà?

Si narra che nell'Istituto psichiatrico di Monbello vi era un pazzo, il quale non voleva mai alzarsi da letto. Lo pregavano, lo minacciavano, lo sforzavano: inutilmente. L'unico risultato che ottenevano era una risposta standardizzata: « Io sono abile solo ai servizi sedentari». Quanti cattolici ripetono la stessa storia! Vi sono attività da promuovere, opere buone da sostenere. Voi gridate, insistete, supplicate; ma essi non si alzano affatto dal letto della loro ignavia.

Grazie a Dio gli Zelatori salesiani non sono di questi. Essi sono convinti di appartenere a un'epoca in cui è necessario condurre una vita cristiana pienamente apostolica, soprattutto nel settore della stampa; cooperare in umiltà di intenti alla diffusione della verità, quella verità che illumina le menti e, riscuotendo gli animi dallo stordimento delle false dottrine, fa loro scoprire la natura di figli di Dio, così da riaffermare la certezza gioiosa e ardita del proprio valore di immortalità, sul quale costruire, con fede e con speranza, l'edificio di una vera: e umana civiltà.

E un'autentica missione questa degli Zelatori, che dietro il preciso pensiero della Gerarchia si propone di portare alle strutture del mondo moderno la luce del Vangelo di Cristo.

«La stampa - dice Pio XI - è ai nostri giorni una forza tra le più poderose, giacché può divenire la potenza più malefica, oppure la più benefica della vita del mondo e della: Chiesa». Il popolo forma le sue opinioni e regola la sua vita secondo i giornali. Mai come ai nostri giorni fu vera: la frase: « Dimmi che cosa leggi e ti dirò come la pensi». Ogni stampato è come una polvere bianca: può essere zucchero e può essere arsenico, con una differenza che pochi riconoscono, e non tutti quelli messi in guardia ne temono il veleno. Purtroppo lo assorbono senza accorgersi. Significativo in proposito il fatto riportato nelle Mem. Biogr. di Don Bosco (V, 329).

Non per nulla Don Bosco prescrive ai Cooperatori l'apostolato della stampa: « Opporre la buona stampa alla stampa irreligiosa mercè la diffusione dei buoni libri, di pagelle, foglietti, stampati di qualunque genere, in quei luoghi e fra quelle famiglie in cui paia prudente di farlo » (Reg., Il, 3).

Gli Zelatori sanno che in pochi campi dell'apostolato possono collaborare efficacemente con la sacra Gerarchia, come in questo della buona stampa. « Tutti i giornali cattolici infatti sono i portavoce preziosi della Chiesa e dei suoi insegnamenti» (Pio XI). Inoltre la voce del giornale o del periodico suona sempre, anche quando tace la voce dei Sacerdoti. La stampa è davvero un mezzo fondamentale di azione. « Aiutiamola nella più abbondante misura - ripeteva un santo Vescovo, Mons. Ciani di Livorno - avremo così compiuta l'opera più santa, la missione più salutare, l'apostolato più divino e più degno di un vero seguace di Cristo».

Qua e là incontreremo forse incomprensioni, freddezze, indifferenza; ma tutto questo neppure ci scalfirà, se saremo convinti della bellezza della nostra missione, se continueremo ad essere i « volontari dell'apostolato », poichè allora la nostra debolezza sarà sempre sostenuta dalla forza di Dio.

La settimana scorsa in una parrocchia della Diocesi di Vicenza una Zelatrice della stampa si presentava in una casa per chiedere l'abbonamento a Crociata Missionaria.

Sfortunatamente, anzichè trovare la signora, trovò il marito, il quale non solo le riservò una pessima accoglienza, ma andò sii tutte le furie e la insolentì al punto da sferrarle contro una pedata, che la costrinse a saltare bruscamente alcuni gradini. Quale meraviglia se la Zelatrice avesse reagito al trattamento brutale? Seppe invece dominarsi e, pensando alle prove cui sono sottoposti gli apostoli oggi in tante parti del mondo, anzichè ritorcere le contumelie, rivolse all'energumeno un delicato «grazie» che voleva dire «perdono». Alcuni giorni dopo quell'uomo, che in fondo non era d'animo cattivo, dopo avere a lungo riflettuto, si decise a riparare il mal fatto. Rintracciò la Zelatrice e finalmente, trovatosi faccia a faccia con lei, confessò che era tormentato dal rimorso e che quel «grazie» l'aveva disarmato. A titolo di riparazione la pregava di accettare l'abbonamento alla rivista e un'offerta per le Missioni.

L'episodio finì dunque in bellezza. Non altrimenti finirè ogni sforzo, ogni sacrificio, ogni attività dello Zelatore.

QUARTO TEMA - L'anima e il metodo dell'appostolato stampa

Alla trattazione di Don Vignato seguì la presentazione di Meridiano 12, fatta dal Direttore Don Carlo De Ambrogio, che ne illustrò gl'intendimenti e l'impostazione in senso integralmente cristiano.

Nel pomeriggio lo stesso Rev.mo Don Luigi Pieceri riferì sul IV tema: L'anima e il metodo dell'apostolato stampa. Diamo un ampio, per quanto schematico, estratto della soda e pratica trattazione, seguita da tutti con sommo interesse.

Papi, Vescovi, Sacerdoti.., lanciano accorati appelli per l'apostolato stampa, come ad una Crociata. Perchè la gente ignora la verità: non va in chiesa o vi prende ben poco; si pasce di errori e di falsità attraverso la stampa non buona.

Perchè tanta gente si allontana da Cristo? perchè non lo conosce o lo conosce male, solo attraverso la stampa.

Compito salutare ed urgente della Chiesa e del Clero oggi: offrir stampa all'uomo moderno.

Ma la diffusione della stampa non può farla il Clero: la diffusione della stampa buona è compito urgente e preciso dell'apostolato dei laici, fa parte della loro responsabilità ed è loro bellissima porzione.

Non c'è forma più concreta di collaborazione con la Gerarchia che la diffusione della parola di Dio per mezzo della stampa.

Don Bosco chiama i suoi Cooperatori e Zelatori ad affiancarsi a noi Sacerdoti, per portare la Parola di Dio, la Bontà, la Verità, il Vangelo a tante anime per mezzo della stampa.

Non si tratta di « vendere» qualche copia, si tratta di conquistare anime, di dar loro la luce e la gioia di Cristo con la stampa; si tratta di ministero quasi sacerdotale.

Questa coscienza di adempiere ad un autentico apostolato farà superare ogni difficoltà, ogni ripugnanza.

Ma il segreto di ogni successo nell'apostolato stampa è qui: dare a questo apostolato l'anima: spirito di fede, retta intenzione, umiltà profonda, preghiera intensa, carità sovrannaturale per le anime che avvicinerete, grazia di Dio che permei tutta la vostra vita. Con questa carica di energia vitale otterrete miracoli...

L'anima però ha bisogno di membra per agire. L'apostolato stampa, pur animato dallo spirito soprannaturale, per assicurarsi il successo ha bisogno di un metodo. Ossia deve conoscere i modi e i mezzi più adatti per raggiungere lo scopo. Spesso si ottiene poco per errore di metodo, per assenza di metodo.

L'apostolato dev'essere attuato con intelligenza, con ordine, con senso di organizzazione, con tatto.

Per essere concreti, qui parliamo solo di stampa periodica (per es. di Meridiano 12), della sua diffusione nelle famiglie, fra persone non troppo giovani. In seguito allargheremo la nostra azione.

Il metodo dell'apostolato stampa deve scaturire da alcune realtà da tenersi ben presenti:

a) l'uomo sempre, ma specialmente oggi, reagisce alla costrizione: bisogna convincere, non costringere;

b) ogni persona è un piccolo mondo a sè;

e) la vita dell'uomo oggi è tutta organizzata per eliminare lo sforzo;

d) è risaputo che l'enorme maggioranza delle persone preferisce pagare a rate, anche la stampa.

Da queste realtà alcune conseguenze pratiche per il metodo del nostro apostolato:

1° Bisogna mettere la rivista nelle mani del compratore senza sforzo per lui (l'edicola nostra e simili).

2° L'abbonamento è di una minoranza; bisogna puntare sulla vendita mensile.

3° Si deve disporre l'acquirente a prendere volentieri la rivista. Quindi mai il trauma, ma:

a) studiare le persone da interessare: prepararsi un elenco e quindi vedere: sono operai, professionisti, gente d'affare, casalinghe, indifferenti, praticanti, ostili? Per ognuno una tattica, un linguaggio. Non si esclude qualche persona non conosciuta e qualche improvvisazione, ma con criterio e intelligenza.

b) il primo incontro è importante e forse decisivo. Quindi evitare il trauma. Portare il discorso sulla rivista, dirne qualche pregio, farne omaggio.« Dirà poi le sue impressioni, lo guardi bene».

c) Non « addio», ma sempre « arrivederci ». È: un errore dare le copie a fondo perduto.

d) Tornarci su dopo qualche giorno: « Che gliene pare? Sì? No? In genere sì. Gliela porto io tutti i mesi: costa solo... ». E si inizia un rapporto suscettibile di tanti sviluppi, anche per altre persone attraverso i conquistati.

Vantaggi di questo metodo: la discrezione, il contatto personale amichevole per oggi e per domani, la spesa rateata, la comodità della rivista in casa, la regolarità della distribuzione, il ponte che si crea fra tante anime e il Bene, la Chiesa e il sacerdote, la Chiesa che penetra nella casa con viso umano, con faccia amica. Vale la spesa dare qualche ora alla settimana a questo apostolato, che vale non meno che la visita delle Conferenze di S. Vincenzo, il laboratorio, il Catechismo. Si diventa portatori di luce, di verità, di bontà; si merita l'elogio del Cardinal Feltin: « Voi siete così dei veri predicatori efficaci nell'atto stesso di distribuire la stampa cattolica ».

ESEMPI

RELAZIONE SUI LABORATORI ISTITUITI NEI CENTRI " COOPERATRICI SALESIANE " DELL'ISPETTORIA NAPOLETANA NELL'ANNO 1958

Su 37 Case in cui è istituita la Pia Unione dei Cooperatori Salesiani, risultano 15 laboratori di Cooperatrici, diretti da una Figlia di Maria Ausiliatrice. Sono distinti in:

I. - Laboratori parrocchiali. Le Cooperatrici più volenterose, per un'ora alla settimana, si prestano a riparare gli arredi sacri della propria Parrocchia. A tale opera sono addette le Cooperatrici di 5 Centri:

1. Carosino (Taranto)

2. Cerignola (Foggia)

3. Resina (Napoli)

4. Satriano (Catanzaro)

5. Sicignano (Salerno)

II. - Laboratori per confezione indumenti bimbi poveri. Le Cooperatrici offrono un'ora di lavoro settimanale e contribuiscono con spezzoni di stoffa, con abiti da modificare e con qualche matassa di lana per la confezione di indumenti per bimbi poveri. Man mano che l'indumento è pronto, è donato al bimbo o alla bimba più bisognosa del paese. Si occupano di queste confezioni 2 Centri:

1. Fragagnano (Taranto)

2. Rosarno (Reggio Calabria).

III. - Laboratori per arredi sacri. Risultano 8 Centri, di cui diamo breve relazione:

1. Aversa (Caserta) - Il laboratorio è appena incipiente. Le Cooperatrici per il momento si prestano a riparare gli arredi sacri e si ripromettono di organizzare convenientemente il lavoro.

2. Gragnano (Napoli) - Opera G. D'Amato - Anche questo laboratorio è in sul nascere. Le Cooperatrici sono impegnate e fanno tutto quel che possono. Hanno offerto biancheria da altare al Rettor Maggiore.

3. Marano (Napoli) - Il laboratorio è in via di organizzazione e sono in corso di lavorazione alcuni arredi sacri.

4. Martina Franca (Taranto) - Il laboratorio a tipo misto è ormai regolarmente istituito. Le Cooperatrici più generose puntualmente si radunano all'ora e nel giorno settimanale stabilito, per la confezione di indumenti per i bimbi poveri, che sono subito distribuiti ai più bisognosi. Sono in corso lavori di arredi sacri; qualcosa fu offerto al Rettor Maggiore. Per il materiale occorrente, leCooperatrìci contribuiscono in minima parte, il più è ricavato dalle industrie delle Suore.

5. Napoli-Vomero - Il laboratorio funziona regolarmente. Nel giorno e nell'ora settimanale stabilita, le Cooperatrici che possono rendersi libere da altri impegni, si radunano nella sala-laboratorio e si prestano alla confezione di arredi sacri contribuendo con cucirini e spezzoni di tela. Durante l'ora di lavoro la Suora incaricata spiega il Catechismo liturgico e fa qualche minuto di lettura su biografie di Santi nostri.

6. Napoli-Capano - Anche il laboratorio di Napoli-Capano funziona regolarmente. Le Cooperatrici che possono, sono fedelissime all'incontro settimanale. Durante l'ora, la Suora incaricata, fa un po' di catechismo e legge la biografia dei nostri Santi. Questi ultimi due hanno offerto arredi sacri a Sua Em. il Card. Castaldi, Arcivescovo di Napoli.

7. Napoli - Istituti Riuniti - Il laboratorio settimanale funziona regolarmente. La partecipazione delle Cooperatrici più generose è assidua. Hanno confezionato con impegno arredi sacri per la Casa di nuova fondazione di Via Nuova del Campo dei Rev.di Salesiani. Durante l'ora di lavoro ha luogo una istruzione religiosa.

8. Villa S. Giovanni (R. Cal.) - Il laboratorio si è iniziato con sacrificio. Il primo lavoro sacro è stato offerto all'Ecc.mo Vescovo di Reggio Calabria nella occasione della sua festa onomastica.

Si propone di fare più e meglio nel prossimo anno. In quest'anno Mariano in tutti i laboratori su citati si è recitato il S. Rosario ed è stato letto il libro: La Signora dalle rose d'oro di Marcilla Piovanelli.

Si spera col nuovo anno di consolidare i laboratori già esistenti e di istituirli là dove ancora mancano per difetto di mezzi.

NUOVI CENTRI

Codiverno di Vigonza (Padova) Anche presso questa Casa delle Figlie di M. A. - una delle numerose che fioriscono nella Diocesi di Padova - è stato costituito il Centro Cooperatori, per interessamento della Direttrice e con l'approvazione del Parroco. Il Delegato Ispettoriale, il 12 ottobre, parlò a tutte le sante Messe parrocchiali. Parlò pure, nella sala dell'Asilo, agli iscritti e simpatizzanti, sottolineando l'attualità della Pia Unione dei Cooperatori Salesiani, ricordando il famoso convegno dei Cooperatori del 1.884 a Padova e illustrando il senso e il programma dati da Don Bosco alla sua Terza Famiglia. Distribuì quindi agli iscritti - una quarantina - i diplomi d'iscrizione.

Vigo di Fassa (Trento)

Nella splendida valle di Fassa, dopo la nuova chiesa di Maria Ausiliatrice a Pozza, il 10 novembre, annunciato... da un gran nastro bianco di cm. 30 di neve che annodava le cime dolomitichecon il fondo valle, è nato il nuovo Centro dei Cooperatori di Fassa, che da San Giovanni di Vigo si allarga a Pozza ed a Soraga. Il Rev.mo Decano di Fassa, entusiasta di Don Bosco e dell'Opera Salesiana, ha incoraggiato la Direttrice del locale Asilo, tenuto dalle Figlie di M. A., e il Delegato Ispettoriale a costituire il Centro.

Un primo discreto numero di aderenti e simpatizzanti si è raccolto il pomeriggio della Festa dei Santi per ascoltare il Delegato Ispettoriale, che parlò di Don Bosco e della sua Terza Famiglia e distribuì i primi cinquanta diplomi.

Loria (Treviso)

In questa terra della Castellana, accanto a Riese, paese natale di San Pio X, santo Cooperatore Salesiano, terra fertile di vocazioni anche salesiane, per interessamento della Direttrice delle Figlie di M. A., e con il compiacimento del Rev.do Parroco, è sorto il nuovo Centro con oltre 50 iscrizioni.