Bollettino Salesiano

ANNO LXXXIII. N.1    1° GENNAIO 1959 

Il successore di San Giovanni Bosco ai Cooperatori salesiani

Festa dell'Immacolata 1958

Benemeriti nostri Cooperatori e Cooperatrici,

quest'anno ho avuto occasione di scrivervi dopo il nostro grandioso pellegrinaggio alla Madonna di Lourdes, e in questi ultimi mesi per il trapasso del glorioso Pontefice Pio XII e per l'elezione di Sua Santità Giovanni XXIII.

Ora, seguendo la bella tradizione della lettera di Capodanno, eccomi nuovamente a voi per porgervi gli auguri del nuovo anno, annunciarvi qualche bella iniziativa che abbiamo in programma, elencarvi le nuove opere iniziate e proporvi la «Strenna» del 1959.

Mi pare doveroso in primo luogo manifestarvi il mio vivo compiacimento per le consolanti notizie che nel recente Capitolo Generale ho potuto raccogliere dai rev.mi Ispettori e Delegati convenuti da tutto il mondo salesiano sullo sviluppo della nostra Terza Famiglia.

II tema dei Cooperatori ebbe uno sviluppo e una trattazione esauriente, dalla quale emerse l'importanza sempre maggiore di estendere la conoscenza della Pia Unione, di mantenere il collegamento coi Soci per mezzo della stampa, delle conferenze e delle pratiche di pietà in comune dovunque è possibile, di lanciare al lavoro i volonterosi nelle opere caritatevoli e sociali, nella educazione della gioventù secondo il sistema di Don Bosco e nella diffusione della buona stampa, secondando ovunque le direttive del Sommo Pontefice e dei Vescovi, e in collaborazione con i Parroci.

Don Bosco e gli apprendisti

Uno dei voti più caratteristici fu questo: Si accentui la missione cattolica della Pia Unione a servizio della Chiesa. E la campagna lanciata dal Centro quest'anno, in seguito alla proclamazione di Don Bosco Patrono degli apprendisti operai, sarà appunto uno sviluppo di questa vostra missione nel campo educativo e sociale, per ottenere che la gioventù operaia cresca non solo istruita tecnicamente, ma educata moralmente, conscia dei suoi doveri prima che dei suoi diritti, cristiana di mente, di cuore e di opere, come la voleva Don Bosco.

Prodigatevi quindi nel porgere la mano ai giovani apprendisti che frequentano officine, scuole, corsi serali, laboratori, affinchè non manchi in essi il segno della Croce, la cura dell'anima e la difesa dall'immoralità. I nostri delegati e conferenzieri vi daranno le norme e i suggerimenti opportuni nel corso dell'anno e la «Pagina dei Cooperatori» segnalerà le iniziative più belle e i felici risultati di questa campagna.

Nel Capitolo Generale abbiamo dato pure la massima importanza alla trattazione del tema sulle Scuole professionali ed agricole. Chi non vede come oggi il nostro popolosenta vivo il bisogno di dare un'istruzione adeguata ai figli che debbono entrare nella vita moderna? Con le semplici scuole elementari essi non trovano più posto nelle officine e nei privati impieghi; ma debbono dimostrare d'aver almeno una cultura media e una buona preparazione tecnica al mestiere che vogliono fare. L'ambizione di fare i meccanici, gli elettromeccanici, i motoristi, i tipografi, che solletica oggi moltissimi giovani, non può essere soddisfatta che dopo una accurata e non breve preparazione didattica; facendo il garzone di bottega non si può pretendere di imparare queste arti; invece con una scuola regolare, in laboratori ben attrezzati e con maestri esperti, il giovane a 17-18 anni può essere assunto nelle grandi industrie e nelle officine, con la certezza di conseguire in breve una qualifica assai vantaggiosa.

Questo è appunto lo scopo delle Scuole professionali e dei corsi serali per apprendisti, che oggi vanno moltiplicandosi nelle città e nei paesi e che anche noi Salesiani vogliamo moltiplicare e perfezionare. Ma prima d'ogni cosa ci siamo preoccupati di reclutare e formare i maestri d'arte; e la nostra santa ambizione è di formare maestri salesiani. Il Coadiutore Salesiano, che voi vedete nelle nostre Case vestito in borghese e che spesso confondete con i laici impiegati, e una provvidenziale creazione di Don Bosco: è un uomo che ha i voti religiosi, che convive coi sacerdoti e chierici salesiani, che completa la nostra famiglia, che fa scuola e dirige aziende, dopo avere premesso una accurata preparazione culturale e tecnica e un lungo tirocinio pedagogico pratico, che dànno piena garanzia di riuscita nella direzione dei nostri laboratori e delle scuole professionali ed agricole.

Ora le nostre cure saranno rivolte prima di tutto a preparare in tutte le Ispettorie case di formazione per questi Coadiutori, indispensabili per moltiplicare le Scuole professionali e venire incontro alle esigenze moderne della classe operaia.

Voi, Cooperatori nostri carissimi, potrete esserci di valido aiuto cercando e segnalando ai Direttori delle nostre Case giovani ben disposti a coadiuvarci in questo meraviglioso apostolato: occorrono, sì, Sacerdoti e Suore per le Diocesi e per le Famiglie religiose, occorrono laici volonterosi per le opere di azione cattolica nelle Parrocchie; ma anche questa vocazione santa del Coadiutore per l'educazione cristiana del futuro operaio è una necessità impellente a cui tutti dobbiamo dare una mano, pregando, ricercandoli sapientemente e creando per loro aspirantati speciali. Così tra qualche anno sarà più agevole moltiplicare ovunque le Scuole professionali, per venir incontro ai bisogni locali e preparare operai qualificati, di cui si sente tanto bisogno nella maggior parte delle nazioni moderne. La nostra prima ambizione sarà però sempre quella di dare ai giovani una educazione cristiana, che li preservi dagli errori e dalla corruzione.

Ricorrenze memorande

Il 1959 ci porge l'occasione di un nuovo caro centenario, che pare fatto su misura per dimostrarci come Don Bosco seppe trasformare un ragazzo monello in un giovane esemplare, emulo di San Domenico Savio.

Il nostro Bollettino ha parlato dell'episodio romantico che lo fece cadere nella rete del pescatore sapiente. Don Bosco prese quest'orfano dalle strade di Carmagnola, se lo portò a Valdocco, lo seppe sopportare puledruccio indomito nei primi giorni e lo conquistò a Dio, alla famiglia e alla società, indirizzandolo al lavoro e allo studio. Anch'egli morì giovane ancora nel 1859 e Don Bosco ne scrisse la vita, edificante e piacevolissima. Noi la proporremo alla riflessione dei nostri giovani: appunto per questo ne abbiamo preparato una nuova biografia, che sarà letta utilmente anche dai Cooperatori e dai loro figliuoli.

Quest'anno poi si compiono venticinque anni dalla canonizzazione e trenta dalla beatificazione di Don Bosco. Molti di noi ricordano le feste solennissime della traslazione della Salma da Valsalice a Valdocco nel 1929 e della Pasqua 1934, che per volontà di Pio XI vide associato il Giubileo della Redenzione alla Canonizzazione di Don Bosco.

Speriamo di poter ricordare degnamente queste due date nel corso di quest'anno, nel quale avremo anche il Convegno Nazionale dei Cooperatori d'Italia. È ormai ultimato il tempio a San Giovanni Bosco a Cinecittà in Roma; e tutto ci fa sperare che nella prossima primavera potremo farne la solenne consacrazione. Quale gloria per il nostro Santo, a 70 anni dalla morte, avere nella capitale della Cristianità il suo tempio e la sua parrocchia, mentre tutto intorno altre quattro grandi parrocchie e ben 12 case salesiane e altrettante delle Figlie di Maria Ausiliatrice costellano l'Urbe e raccolgono migliaia di giovani.

Ma sta per sorgere anche un'altra opera grandiosa alla periferia, in Val Melaina, tra via Nomentana e via Salaria: finalmente dopo anni di aspettativa, sono stati autorizzati i lavori di costruzione del Pontificio Ateneo Salesiano, che dovrà ospitare i salesiani studenti di Teologia, di Diritto Canonico, di Filosofia e Pedagogia in preparazione ai titoli accademici necessari all'insegnamento di dette discipline scolastiche nelle nostre case di formazione sacerdotale. Si raccoglieranno colà confratelli di tutto il mondo, sotto gli occhi del Papa, nella capitale della cristianità, testimone della bimillenaria storia della Chiesa, cui si volge costantemente il pensiero di tutti i fedeli.

Speriamo di avere la grande soddisfazione di porre la prima pietra del grande edificio in occasione della consacrazione del tempio di San Giovanni Bosco, per invocare sulle generazioni che si succederanno le grazie più abbondanti del Padre.

Benemeriti Cooperatori, è vero che ci siamo proposti di elevare il Pontificio Ateneo col concorso di tutte le nostre Ispettorie; ma, trattandosi di ingente spesa ed essendo sempre scarse o nulle le risorse delle nostre Case e Missioni, mi pare che far appello alla vostra generosità sia darvi una delle più propizie occasioni a venirci in aiuto nella misura delle vostre possibilità. Se grande è il merito di soccorrere i giovani orfani e i poveri dei nostri Istituti, non sarà meno accetto al Signore e meritorio per voi l'obolo per la formazione degli stessi educatori, di questi giovani, che domani, sparsi per il mondo, moltiplicheranno i frutti dell'educazione cristiana su migliaia e migliaia di giovanetti, estendendo per mezzo loro il Regno di Gesù Cristo nella società.

Nuove fondazioni 1958

Sentiamo il bisogno di consolidare le nostre opere aumentandone il personale e il raggio di azione, piuttosto che iniziarne delle nuove; ma spesso dobbiamo cedere alle pressioni di autorità e all'urgenza del bisogno. Ecco quindi anche quest'anno l'elenco delle Case aperte dai Salesiani e dalle Figlie di Maria Ausiliatrice.

Nuove fondazioni 1958 SALESIANI

NUOVE ISPETTORIE

Argentina: una 5a Ispettoria a La Plata, intitolata a N. S. de Lujan.

Brasile: una 5a Ispettoria a Manaus, intitolata a S. Dom. Savio.

Brasile: una Visitatoria a Rio do Sul, intitolata a S. Pio X. Colombia: una seconda Ispettoria a Medellin, intitolata a S. Luigi Bertrando.

Isole Filippine: una Visitatoria a Manila-Makati, intitolata a S. Giovanni Bosco.

Spagna: una 6a Ispettoria a Valencia, intitolata a S. Giuseppe.

NUOVE OPERE

In EUROPA

Italia: a Peveragno, piccolo Aspirantato; a Pietrasanta (2a casa), Aspirantato per Elementari e Medie; a Cagliari (2a casa), Parrocchia e Oratorio festivo; a Fossombrone, Aspirantato; a Perugia (2a casa), Scuola media per esterni e Oratorio festivo; ad Alcamo, Aspirantato, Parrocchia e Oratorio festivo.

Belgio: a Welkenraedt, Scuola professionale per esterni; a Melles les Tournai (dipendente dall'Ispettoria Francia Nord), Parrocchia.

Olanda: a 's Heeremberg, Sede Ispettoriale, Procura Missioni, Scuola agricola.

Spagna: a Tarrasa, Scuole medie e professionali per allievi esterni e Oratorio festivo; a El Bonal, Scuola agraria per interni ed esterni e Aspirantato per Coadiutori; a La Linea, Scuole elementari e medie per esterni, Oratorio festivo; a Leon, Scuole medie e Scuole professionali per orfani dei ferrovieri; a Oviedo, Scuole elementari e medie per esterni, Oratorio festivo.

In AMERICA

Argentina: a Buenos Aires, Parrocchia e Oratorio festivo S. Giovanni Bosco; a Colonia Los Heras, Parrocchia e Oratorio festivo; a Mendoza, Parrocchia e Oratorio festivo; a San Martin de Los Andes, Parrocchia e Oratorio festivo; a Plata Huincul, Parrocchia e Oratorio festivo i a Villa iris, Parrocchia e Oratorio festivo.

Brasile: a Porto Alegre (2a casa), Parrocchia e Oratorio festivo; a Sorocaba, Collegio ; a Rio de Janeiro (2a casa), Parrocchia e Oratorio festivo; a Brasilia, Scuole elementari e Ginnasio per esterni, Parrocchia e Oratorio festivo; a Cauabori (Prelatura del Rio Negro), Residenza missionaria; nella Prelatura di Registro do Araguaya, Missione S. Marcos (per i Chavantes), filiale di Meruri.

Centro America: a S. Tecla (El Salvador), Noviziato; a Panamà ( a casa), Ospizio con Scuole professionali.

Cile: a Quilpué, Noviziato, Studentato filosofico e Oratorio festivo. Equatore: a Quito, Istituto Cardinal Spellman (3a casa), Esternato Scuole elementari, Parrocchia e Oratorio festivo; a Teisha (Vicariato Ap. di Mendez), nuova Missione.

Messico: a Colima, Scuole elementari e secondarie, Oratorio festivo; a Tlalpàn, Scuole elementari e secondarie e Oratorio festivo.

Stati Uniti: a Los Angeles (S. Francisco), Scuole secondarie e professionali, Oratorio festivo; a South S. Gabriel (S. Francisco), Casa del Coadiutore Salesiano con Aspirantato e Magistero professionale: a Edmonton, Parrocchia ungherese (facente parte dell'opera preesistente).

Venezuela: ad Altanzira, Oratorio festivo; a Caracas-Bolea, Oratorio festivo.

In ASIA

India Nord: a Hundung (diocesi di Dibrugarh), nuova Parrocchia; a Perhampore (diocesi di Krishnagar), nuova Parrocchia; a Maliapota (Krishnagar), nuova Parrocchia; a Ranabondo (Krishnagar), nuova Parrocchia; a Ranaghat (Krishnagar), nuova Parrocchia.

India Sud: a Ernakulam, Aspirantato; a Pannur, Scuole elementari e medie; a TPandiu-ash (Diocesi di Vellore), Parrocchia, Scuole elementari e ginnasiali: a Madras (S. Beda), Scuole elementari e medie; a Madras-Perambur, Chiesa superiore nel Santuario di N. S. di Lourdes; a Madras-Basin Bridge, nuovi laboratori delle Scuole professionali; a Tiruppattur, nuova ala del Collegio Universitario; a Yercaud, nuovo Noviziato e Studentato di Filosofia.

In AFRICA

Congo Belga: a Ruwe, Ospizio e Scuola tecnica per indigeni.

FIGLIE DI MARIA AUSILIATRICE

In EUROPA

Italia: Ad Anzi (Potenza); a Castelnuovo dei Sabbioni « Villaggio S. Barbara» (Arezzo); a Cesare (Milano); a Codigoro (Ferrara); a Cuneo; a Motta di Costigliole di Asti; a Pomigliano d'Arco (Napoli) ; a Roma Cinecittà (una 3a casa) ; e a Statte (Taranto), tutte con Scuola materna e di lavoro, dopo-scuola, Oratorio festivo, Catechismi e opere parrocchiali; a Napoli, a Peveragne (Cuneo) e a Pietrasanta (Lucca) con l'incarico della cucina e guardaroba dei locali Istituti salesiani.

Germania: a Junkerath, con eguali prestazioni nell'Istituto Salesiano.

Irlanda: a Brosna Roscrea, con Aspirantato e Scuola secondaria.

Portogallo: a Barreiro (Lisbona) chiamate da S. Em. il Card. Patriarca per la direzione e assistenza di quel grande ospedale.

Spagna: a Sabadel (Barcellona) con Asilo, Scuole elementari, di perfezionamento e Scuole professionali; ad Almeria con Internato di beneficenza.

In AMERICA

Argentina: a Mar del Plata con Scuole elementari e di lavoro, Oratorio festivo ; a Saldungaray (Buenos Aires) con Casa famiglia per fanciulle delle Scuole elementari e di lavoro, Oratorio festivo. Brasile: ad Anapolis (Goias) una 2a Casa con Internato di beneficenza, Scuole elementari e serali, Oratorio e Catechismi parrocchiali; a Nova Russas (Cearà) e a S. Luiz Gonzaga (Rio Grande do Sul) con Scuole elementari, ginnasiali, Oratorio e Catechismi parrocchiali; a Porto Ferreira (S. Paulo) con Orfanotrofio, Oratorio e Catechismi in parrocchia e nelle scuole governative; a Tres Lagoas (Mato Grosso) una za Casa con Scuole elementari, Oratorio festivo, Catechismi in parrocchia e nelle scuole governative.

Centro America: a Coatepegue (Guatemala) con Asilo, Scuole elementari, Oratorio e Catechismi parrocchiali.

Chile: a S. Bernardo (Santiago), con Asilio, Scuola di lavoro, Oratorio e Catechismi, annessi al Noviziato ivi trasferito.

Messico: a Sahagun Hugo con Internato, Asilo, Scuola elementare e commerciale, Oratorio e Catechismi parrocchiali.

In ASIA

Corea: a Kwangiu, con Scuole medie e Oratorio. Isole Filippine: a Manila, con Asilo, Scuole elementari e Oratorio.

Strenna 1959

Dal culto alla Vergine Immacolata di Lourdes ho pensato di far convergere la vostra fede e devozione nel 1959 sulla preghiera per eccellenza, la S. Messa, invitandovi ad ascoltarla con la maggior frequenza, in unione di spirito col Sacerdote e con Gesù stesso, vero sacrificatore e sacrificato.

L'ultima « Istruzione » della S. Congregazione dei Riti raccomanda l'assistenza liturgica alla S. Messa. Il vostro manuale di pietà Da mihi animas presenta in una sessantina di pagine il modo di assistere alla S. Messa, accompagnando il Sacerdote in tutte le sue preghiere, e con le parti proprie delle Messe in onore della SS. Trinità, del S. Cuore di Gesù, di Maria Ausiliatrice, di S. Giovanni Bosco, di S. Maria Mazzarello, di S. Domenico Savio e dei fedeli defunti. Oh, come vorrei che tutti i nostri Cooperatori e Cooperatrici, specialmente nei giorni festivi, si unissero in ispirito e con l'uso del loro ]Manuale per seguire liturgicamente la S. Messa! Quanto maggior valore acquista la preghiera fatta in comune e come si moltiplica la forza di impetrazione, quando i fedeli spiritualmente uniti chiedono le medesime grazie per mezzo del Sacerdote offerente, appoggiandosi ai meriti infiniti di Gesù, nostro Signore e Redentore!

Ecco dunque il testo della Strenna:

La S. Messa è la più perfetta preghiera del cristiano. Impariamo ad assistervi con maggior fede, devozione e profitto spirituale.

Benemeriti Cooperatori e Cooperatrici, auguro a voi e a tutti i vostri cari un anno ricco di benedizioni celesti e raccomando alle vostre preghiere me con la triplice nostra Famiglia.

Vostro aff.mo e obbl.mo

Sac. RENATO ZIGGIOTTI

Significato di una scelta

La proclamazione di Don Bosco a Patrono degli Apprendisti, avvenuta il 17 gennaio 1933 su proposta dell'allora Ministro del Lavoro On. Luigi Gui, ha giovato a portare un'aura di spiritualità sulla nuova situazione creata dalla Legge Italiana a favore dei più giovani tra gli operai.

Vediamo così ingigantire la figura di quel Don Bosco, che con l'intelligenza e con il cuore supplì al vuoto delle leggi e non ritenne di essere invadente con l'intervenire di persona, a fianco dei suoi allievi, per stipulare e firmare i loro contratti di « apprendizzo », come allora si diceva. Niente di esagerato se noi lo definiamo non solo anticipatore, ma ispiratore di quello speciale rapporto di lavoro che è l'apprendistato della legislazione attuale.

E che i contratti firmati da Don Bosco fossero l'anticipo di quelli odierni, risulta dalle clausole contrattuali che Dori Bosco seppe esigere: volle non solo l'obbligo di assicurare al ragazzo l'apprendimento del mestiere, ma la corresponsione di una paga scalare (un tanto al primo anno, un tanto di più al secondo e più ancora al terzo). Inoltre fissò come norma di contratto il 'rispetto dei giorni festivi e la vacanza di due settimane all'anno. In questo modo Don Bosco assolveva egregiamente la funzione dei sindacati operai, che allora non esistevano neppure allo stato embrionale.

Contemporaneamente, però, egli, visti gli inconvenienti materiali e morali della situazione, pensava a una soluzione più vasta del problema e concepiva il disegno di fare da sè: e col tempo diede vita a laboratori suoi, forniti di attrezzature proprie e adeguate, diretti da maestri d'arte abili tecnicamente, e moralmente sicuri.

In tal modo mentre l'infatuazione libertaria e la legislazione del tempo, ad onta della vernice filantropica, abbandonavano la gioventù operaia alla propria sorte, egli si adoperava a tutelarne i diritti e a curarne la preparazione, per evitare che materialmente e moralmente andasse alla deriva.

Quanto cammino da allora a oggi!

Oggi l'ansia di Don Bosco ha trovato eco nelle pubbliche leggi; e in quelle leggi si acquieta: l'apprendista ormai ha esistenza giuridica, ormai è entrato in un quadro nell'ambito del quale la sua figura non potrà che gradatamente migliorare.

Ma useremmo un occhio solo, se ci fermassimo a quest'unico aspetto e se ritenessimo esaurita la questione, soltanto perchè sono esaudite le istanze economiche e soddisfatte le esigenze tecniche. Rimane aperto, apertissimo un altro problema: quello della educazione cristiana dell'adolescente apprendista.

Su questo mettiamo l'accento.

Vissuto sempre con piedi a terra, in nessun caso Don Bosco mise in oblio le attrattive materiali dei suoi birichini: fossero esse le scampagnate con la pagnottella imbottita o le caldarroste alla sera dei Santi o le allegre suonate della banda musicale o il collocamento a lavoro.

Nulla di questo egli trascurò.

Ma Don Bosco non era spiritualmente strabico; nè il suo occhio era logoro da un uso anormale che ne falsasse la visuale. Nettissima perciò egli vide l'urgenza di affiancarsi al giovane virgulto umano, affinchè non inselvatichisse tra i rovi e tra le spine del mondo. Quest'urgenza oggi non si è sopita; al contrario sembra acuita paurosamente e non va persa di vista.

La formula per la soluzione armonica delle questioni sociali non è in una somma di soli fattori meccanici ed economici: il ritmo della produzione per quanto elevato, la precisione dei macchinari per quanto infinitesimale, mai e poi mai ha come risultante il retto ordine sociale. Questo ha la sua formula altrove; nell'intimo delle coscienze. Le coscienze, dunque, debbono essere accuratamente forgiate e modellate sullo stampo della morale cristiana. Un abile operaio, infatti, sarà capace di far andar bene una macchina; però un abile operaio, se moralmente guasto, sarà purtroppo capace di far andare in rovina la sua famiglia, e magari l'altrui.

Affinchè ciò non avvenga, si implora l'intercessione del Patrono degli Apprendisti: la scelta di San Giovanni Bosco non ha altro significato.

Si legga il decreto che lo designa Patrono. Espresso il voto che gli, apprendisti « nel fiore dell'età, pur in mezzo a tanti ostacoli, riescano a imboccare il retto sentiero della vita », il decreto prosegue dicendo: « Sembra perciò quanto mai opportuno metterli sotto la speciale protezione di un Santo del Cielo che li tenga lontani da ogni male e li rafforzi sul cammino dell'onestà e della pietà ».

Chiarito così il principale movente per la scelta del Patrono, si procede a proclamar tale San Giovanni Bosco: « quell'Uomo insigne, prosegue il decreto, benemerito della Chiesa e della civile Società, il Quale formò ai vari mestieri innumerevoli schiere di giovani, educandoli all'onestà e alla santità della vita ».

E così resta autorevolmente ribadito il concetto espresso sopra. Su questo concetto si basano le iniziative della Pia Unione dei Cooperatori, dirette a portare Don Bosco ai giovani Apprendisti: esse mirano a prolungare nel tempo l'opera di questo Uomo insigne che, aprendo ai giovani la via a un mestiere, li educava all'onestà e alla santità della vita.

La pagina dei COOPERATORI

Convegni di Zelatori e Zelatrici

La necessità di organizzare sempre meglio la crescente attività degli Zelatori e delle Zelatrici della Pia Unione dei Cooperatori Salesiani va moltiplicando i convegni locali, regionali e ispettoriali di questi preziosi collaboratori dei nostri Dirigenti. Qui ci limitiamo a far cenno dei più recenti convegni ispettoriali e regionali.

Il 5 ottobre a Varazze si tenne il 1° Convegno degli Zelatori e Zelatrici dell'Ispettoria Ligure-Toscana. Vi parteciparono anche i membri del Consiglio Ispettoriale dei Cooperatori. Lo presiedette il Direttore Generale della Pia Unione Rev.mo Don Luigi Ricceri, coadiuvato dal Segretario Generale, dall'Ispettore e dal Delegato Ispettoriale. Alle relazioni a carattere organizzativo tenute da Don Favini e dal Consigliere Ispettoriale Comm. Firmino Ravecca, seguì un animato scambio di idee, che valse a lumeggiare punti essenziali dello spirito che deve animare ogni attività della Pia Unione. Il Superiore diede direttive pratiche per fare di ogni centro un organismo vivo, pronto ad attuare le iniziative rispondenti ai bisogni dell'ora e a quelli locali. Illustrò quindi due punti essenziali del programma per il 1959: 1° azione dei Cooperatori per accostare alla Chiesa gli apprendisti; 2° organizzazione di un convegno nazionale dei Cooperatori. Concluse applicando agli Zelatori e Zelatrici le parole di San Paolo: « factores verbi », realizzatori della parola di Dio.

Nelle Tre Venezie si ebbero tre convegni regionali di Zelatori e Zelatrici: uno a Trento il 16 novembre, un secondo a Udine il 23 novembre, un terzo a Monteortone (Padova) il 30 novembre.

In tutti e tre vennero illustrate la personalità dello Zelatore e della Zelatrice salesiana e le attività proposte al loro zelo. Un semplice elenco dice quanto queste siano varie e importanti: incremento dei centri Cooperatori, devozioni e feste salesiane, vocazioni sacerdotali e religiose, catechismi parrocchiali, stampa cattolica, laboratori di Cooperatrici.

Anche nell'Italia meridionale furono tenuti convegni regionali di Zelatori e Zelatrici: a Taranto per i centri di quella provincia, a Bari per i centri delle province di Bari e Foggia, a Lecce per i centri del Salento.

ECHI DEGLI ESERCIZI SPIRITUALI

Le villeggiature più ambite non valgono quest'angolo di pace e queste ,ve di gioia... Così scriveva una Cooperatrice dopo aver preso parte ad uno dei corsi di Esercizi Spirituali organizzati per i membri della Pia Unione. È il sentimento comune di quanti tornano dagli Esercizi ed è una delle ragioni per cui ogni anno cresce il numero, l'impegno e il fervore dei partecipanti. Non ultimo motivo di soddisfazione è anche lo spirito di fraternità salesiana che domina questi cenacoli e dà la gradita impressione di trovarsi in famiglia.

Un'altra nota simpatica che va accentuandosi di anno in anno è l'opera di apostolato che spinge quelli che hanno già goduto della grande grazia degli Esercizi a renderne partecipi altri. Avviene coni d'incontrare in questi sacri ritiri qualche anima che si era allontanata dalla pratica religiosa e che vi fu portata dalla dolce insistenza di persona amica. E il caso recente di quell'ex pugile venuto da New York, condotto agli Esercizi da un cugino Cooperatore di Nizza e che, tornato a New York, scriveva al predicatore: Le assicuro che per un segreto voto impegnato, gli Esercizi di Villa Pia di Orta mi sono serviti a condurre una vita che prima quasi pareva un sogno e che oggi, grazie al puntiglio nel quale mi sono impegnato, dà ampia certezza di riuscire. Il cugino di Nizza è morto prima di prendere visione di questa lettera; ma è garanzia della sua eterna salvezza il frutto del suo apostolato.

Consigli Ispettoriaii Cooperatori

Il Manuale Dirigenti della Pia Unione dice che tra gli Zelatori e le Zelatrici più ferventi e più qualificati vengono scelti alcuni che, col nome di «Consiglieri formano il ii Consiglio Ispettoriale dei Cooperatori». Tale Consiglio ha una triplice funzione: di consulenza, di rappresentanza e di collaborazione qualificata.

All'inizio del corrente anno sociale si è riunito per la prima volta a Verona il Consiglio Ispettoriale delle Tre Venezie; a Napoli il Consiglio Ispettoriale dell'Italia Meridionale; a Torino s uello della Ispettoria Subalpina.

In tutte e tre le adunanze si discusse un programma concreto d'azione che servirà a rendere sempre più attivi i Centri Cooperatori che fanno capo alle tre Ispettorie.

Mia dolce Polonia

L'ispettore salesiano polacco Don Stanislao Rokita fa conoscere alcune impressionanti testimonianze del sacrificio e delle sofferenze di tanti confratelli durante l'ultima guerra. È merito loro se oggi le opere di Don Bosco in Polonia sopravvivono alla bufera.

Le mie avventure cominciarono il giorno in cui i nazisti, durante quest'ultima guerra mondiale, mi fecero prigioniero con altri confratelli. Ero allora direttore dello Studentato Salesiano.

Rimasi tre mesi nelle prigioni di Poznan. Poi ci caricarono sui vagoni piombati e ci deportarono. Durante la marcia del treno, approfittando di un leggero rallentamento, schiodata un'asse, riuscii ad evadere. Così arrivai a Oswiecim dove rimasi salvo da altre successive deportazioni, perchè passavo per sconosciuto e non ero notato sulla lista nera delle S S. Tutto qui il motivo di quella mia vita alla macchia e la ragione della mia sopravvivenza. O meglio, così ha voluto la Madonna.

Volgendo "gli occhi indietro, rivedo la lunghissima lista dei nostri confratelli che furono martirizzati. La maggior parte morì nelle infernali camere a gas dei campi di sterminio. Cari, indimenticabili fratelli! Le loro sofferenze, il loro martirio non furono inutili. Penso che è la legge del chicco di g: ano: «Se il chicco di grano non muore, non porta frutto, diceva Gesù».

È merito loro se oggi le vocazioni sono così rigogliose. La mia Ispettoria di i.odz nel; Nord della Polonia ha rimarginato le sue ferite, pur in mezzo a grosse difficoltà. 1 Vescovi ci hanno chiesto aiuto e abbiamo accettato 50 parrocchie in stato di emergenza perché sprovviste di clero. Su 180 preti che conta l'Ispettoria Polacca del Nord, 130 sono addetti alla cura d'anime; inoltre sono impegnati a fare catechismo e insegnamento di religione nelle scuole governative. Ci vorrebbero molte braccia ancora di operai del Signore.

Sentiamo però presenti e vicine a noi i nostri cari martiri. Ricordo l'indimenticabile Don Vladimiro Szembek.

Di famiglia nobile - era conte - si era fatto salesiano a 45 anni di età; era fratello del Ministro degli Esteri di Polonia. Quando le S S si presentarono per portar via il direttore, si offrì a sostituirlo. Il comandante del campo o Lagerfùhrer era spietato, terribile, di una crudeltà inaudita. Pareva che fosse posseduto dal demonio, tanto la sua ferocia era insaziabile. Ebbene, Don Vladimiro offrì tutte le sue sofferenze per la conversione di quell'anima. Arrivati i russi, il comandante tedesco abbando' ò tutto e scomparve; aveva fatto sparire tutte le sue tracce. Ma un giorno fu denunciato (chissà come!) e la polizia sovietica lo prese. Portato a Oswiecim, nel campo della morte dove aveva torturato centinaia di migliaia di povere vittime, fu condannato all'impiccagione. Si vide allora l'efficacia del sacrificio di Don Vladimiro. Quel generale nazista era stato sempre impermeabile a ogni sentimento di bontà, incallito nel male. Improvvisamente, prima di venir giustiziato, ebbe come un soprassalto, un risveglio; chiese disperatamente un prete cattolico. I russi furono benigni con lui. Chiamarono un vecchietto; e, coincidenza, quel vecchio prete che confessò il terribile generale nazista fu proprio un salesiano.

Un altro a cui mi sento legato da tanto affetto è l'anima bella di Don Giovanni Swierc. Insieme a un gruppo di ebrei fu affidato nel campo di Oswiecim alla famosa « Compagnia di punizione » nazista, che aveva l'ordine di torturare spietatamente le sue vittime prima di farle morire. Ho saputo da test. moni (io vivevo a Oswiecim) che il comandante del blocco della morte di Oswiecim interrogò così il nostro Don Giovanni (aveva 64 ani di età):

Che mestiere fai?

Umilmente, ma serenamente, Don Giovanni gli rispose:

- Sono un sacerdote cattolico.

Una vampata di rabbia demoniaca salì al volto del nazista che sferrò due terribili calci nel ventre di Don Giovanni e quando lo vide abbattersi a terra, con la frusta che teneva in mano lo sferzò nella faccia. Il suo viso (povero Don Giovanni!) divenne come quello di Gesù: tutto rigato di sangue. E mentre lo percoteva, il comandante nazista bestemmiava e gridava con voce stizzosa:

- Pretaccio! Ladro! Impostore! Mascalzone! Tutti voi preti dovrete crepare, cani di maiali. Non resta per voi che il forno crematorio.

Sotto quella furia demoniaca Don Giovanni mormorava:

- Gesù, Maria, perdonate; non sanno cosa fanno.

Così pesto e macchiato di sangue, fu buttato in una baracca.

Il giorno seguente fu costretto a lavorare nella fossa di ghiaia dietro alla cucina; gli misero in mano una carriola di ferro, un piccone e un badile. Col piccone doveva spaccare le pietre, col badile caricarle sulla carriola e poi trasportarle nella fossa. Il controllo e la sorveglianza erano inumani.

Don Giovanni quasi subito crollò a terra. Uno delle S S gli si precipitò sopra urlando: « Ah, non hai voglia di lavorare ? Ti aiuterò io ». E col bastone che teneva in mano lo picchiò sulla testa e sulle spalle.

Con sforzo Don Giovanni riuscì a reggersi in piedi, impugnò la carriola, ma rotolò nuovamente a terra. A furia di calci l'uomo delle S S lo costrinse a rialzarsi. Fu una tortura che durò quasi un'ora. La-vittima mormorava con uno sguardo che traspariva limpido attraverso i rigagnoli di sangue: « Gesù, Maria, perdonategli».

Quelle parole dovettero irritare il persecutore perchè urlò diabolicamente: « Ti mostrerò io il tuo Gesù. Dio non ti strapperà dalle mie unghie ». Con freddezza ributtante lo percosse sul viso, gli fece schizzare un occhio fuori dall'orbita e glielo distrusse. Il volto di Don Giovanni divenne una maschera di sangue. Ma sempre gli usciva dalle labbra quella giaculatoria di perdono. E allora l'aguzzino gli fracassò i denti e la mascella. Quando l'ebbe ridotto a uno straccio, lo afferrò con le mani e lo sbattè con forza sulle pietre della carriola. La spina dorsale della vittima fu spezzata e la testa penzolò, quasi staccata, dalla carriola. Così spirò, mentre attorno gli altri uomini delle S S ridevano fragorosamente e applaudivano al colpo bestiale del persecutore.

Ho visto però anche i miracoli della grazia nel campo della morte. Dicono che furono bruciati nel forno crematorio di Oswiecim circa 4 milioni di persone; certo è che il campo di sterminio era continuamente rinnovato, eppure contava sempre 400.000 persone.

Dal forno crematorio uscivano emanazioni che appestavano l'aria. Posso assicurare che nei giorni di autunno, quando le nuvole erano basse, la città, che pure distava quattro chilometri dal campo di sterminio, era contagiata da quel fumo e da quelle esalazioni repellenti che sapevano di grasso umano, di unghie e di carni umane bruciate. In certe mattine quella orribile nebbiolina stagnava per le strade e quando si usciva fuori di casa, veniva da vomitare.

Quando irruppero le prime colonne dell'avanzata russa, i nazisti si squagliarono abbandonando tutto. Io, munito di un Propusk, cioè di un lasciapassare sovietico, ottenni licenza di visitare il campo e di prestare la mia opera sacerdotale. Conoscevo bene il russo e quindi il mio compito era facilitato. Giravo in mezzo a montagne di cadaveri abbandonati, privi di abiti, buttati alla rinfusa, che i nazisti non erano riusciti a cremare. Dopo la messa alle 6 mi recavo al campo e visitavo le baracche dove giacevano i malati incurabili; confessavo e comunicavo. Ce n'erano in quelle condizioni circa 17.000. Mi accompagnava una buona signora italiana che fungeva da infermiera; ricordo che mi chiese di confessarla; camminando tra i cadaveri ascoltai la sua confessione. Poi essa si inginocchiò nella neve e io l'assolsi. Era felice. Si prodigava con i malati.

Ricordo un'ebrea di Milano; aveva 38 anni. Stava per morire. Soffriva atrocemente, perchè a causa della denutrizione e della fame in cui era stata lasciata, il corpo le si era gonfiato in modo orribile. Le si era steso un liquido acquoso tra la pelle e la carne; la pelle, sollevatasi, si era staccata completamente, per cui tutto il suo corpo, era senza pelle: una piaga viva. Gli altri malati, in quella tortura, con quel freddo sulla carne viva urlavano. Essa soffriva e taceva. «Appena mi vide, giunse le mani:

- Finalmente - disse sollevando gli occhi al cielo - viene anche per me una grazia. Padre, mi dia il battesimo. Mi spiegò:

- A Milano frequentavo le chiese. Ma i miei due fratelli non mi permisero mai di farmi cattolica.

Tacque un istante:

- Il campo di concentramento è stato per me una grazia.

Si confessò con il candore di una bimba di otto anni. Rispuntò il suo sorriso in mezzo a quelle sofferenze lancinanti. I presenti erano attoniti. Trovai che era istruita più di quanto potevo supporre. La battezzai. Era felice. Non usciva più un lamento dalle sue labbra. Altre, che avevano perso la pelle solo a metà, urlavano come dannate dal dolore. Essa no. Sembrava che ci fosse una misteriosa Persona che soffrisse al posto suo. Voleva anche la Comunione. Ma non fu possibile per il momento. La neo-battezzata vi rinunciò, ma con profondo dispiacere.

Nella notte morì.

Al mattino, quando tornai a visitarla, la trovai già fredda. \ricino a lei giaceva un'altra ebrea italiana, laureata in scienze. L'avevano deportata dall'isola di Rodi. Non voleva sentire parlare di religione e tanto meno di cattolici. Rimproverava proprio ai cattolici di averla consegnata ai nazisti che l'avevano caricata insieme ad altri ebrei su un bastimento. Lei sola era sopravvissuta.

Mi diceva freddamente:

- Perchè i cattolici ci hanno consegnato ai nostri torturatori? Non potevano ucciderci subito?

Ma quando vide la tranquillità eroica dell'altra sua compagna di Milano, si lasciò sfuggire questa espressione:

- Questa sì che è una santa. Io non posso essere così.

Quel mattino mi disse subito:

- Padre, prima di morire essa piangeva silenziosamente e diceva. « Perchè non posso fare la Comunione ? Perchè mi lasciano senza Gesù?».

Vidi che anche i suoi occhi erano imperlati di pianto. Ma non voleva cedere alla commozione.

Soggiunse:

- Padre, benedica ancora il suo cadavere. Bramava tanto una sua benedizione.

Il Signore e la Vergine Santa ci hanno aiutato e ci aiutano ancora. Non sappiamo come ringraziarli. Anche se ci mandano delle prove terribili, non ci fanno mancare la loro grazia.

E quanta serenità c'è qui da noi!

La gente frequenta le chiese come non mai. C'è un'immensa fede nel popolo. I santuari straripano di fedeli; quando non ci stanno più in chiesa, s'inginocchiano fuori sulla strada, sui marciapiedi. t commovente. Sentiamo che i nostri cari martiri ci son sempre vicini e ci sorreggono.

Siamo persuasi che la vitalità della nostra opera salesiana è legata al loro sacrificio, alle loro sofferenze.

Ho conosciuto anche Don Giuseppe Kowalski, che morì a Oswiecim col numero di matricola 17.350, il 3 luglio 1941. Ricordo sempre Oswiecim perchè ci ho vissuto anni tanto terribili ma tanto indimenticabili. Mi dissero che Don Giuseppe nel campo di sterminio parlava spesso di Don Bosco e svolgeva nascostamente il suo ministero sacerdotale. Era giovane, aveva 31 anni. Alle 4,30 del mattino svegliava cinque od otto prigionieri della sua baracca e nel buio pregava; celebrava messa di sotterfugio nel blocco 25, confessava, predicava. Faceva il partigiano di Dio.

Un giorno torrido di luglio gli aguzzini nazisti divennero furibondi. Per divertirsi gettavano i prigionieri nella grande fossa della cloaca e li facevano annegare in mezzo a quel luridume. Don Giuseppe fu buttato giù. Riemerse.

- Dov'è quel prete polacco ? - gridò uno delle S S.

Don Giuseppe si presentò, Fu fatto salire dentro una botte che serviva di canile, percosso e bastonato a sangue.

- Su, sali su quella botte e impartisci a quelli che muoiono la tua benedizione

- gli gridarono con scherno.

La vittima si aggrappò alla botte e vi salì sopra. Lentamente, dinanzi a tutti, recitò a voce alta il Padre Nostro.

I1 4 luglio, durante il lavoro forzato, inavvertitamente lasciò luccicare i grani della corona del rosario. Il sorvegliante gli si precipitò addosso, gli strappò la corona di mano, la buttò a terra e urlò, sbavando:

- Calpesta subito questa corona o ti ammazzo.

Avvenne allora una scena di straziante bellezza.

Col sorriso sulle labbra Don Giuseppe si mise in ginocchio, raccolse il rosario, lo portò alle labbra e lo baciò. L'aguzzino gli dette un calcio tremendo in pieno viso e poi lo pestò con ferocia finchè lo vide morire. Quindi, freddamente, a calci fece rotolare il cadavere sull'orlo della cloaca e lo scaraventò dentro.

Se oggi l'opera salesiana sopravvive in Polonia è merito di questi indimenticabili confratelli. Il martirologio salesiano segna go vittime. Sono novanta corone di gloria per la nostra Congregazione. La mia dolce Polonia è imbevuta di sangue di eroi.

Don STANISLAO ROKITA

Ispettore Salesiano della Polonia Nord

Nella casa del Padre

Il giorno della riconoscenza

L'onomastico del Rettor Maggiore

celebrato a Valdocco il 15 e 16 novembre scorso rivestì il carattere di una festa di famiglia. La presenza di Autorità, Cooperatori, Ex allievi e amici non tolse nulla a questo carattere di intimità, sentendosi anch'essi parte della, grande famiglia di Don Bosco.

Diede il via all'accademia di sabato l'inno ai Rettor M11aggiore, eseguito dalla massa dei giovani della Casa: Madre o accompagnato dalla banda. Quindi il Direttore della Casa Capitolare Don Ermene,,,ildo Càrrà espresse all'amato Padre l'affetto e i voti augurali di tutta la famiglia salesiana sparsa nel mondo. Soguirono o-li aspiranti salesiani dell'Istituto Rebaudengo con un dialogo spigliato, imitati poco dopo dai giovani della Casa Madre, che presentarono al Success,,re di Don Bosco l'omaggio filiale della gioventù salesiana di ogni continente, simboleggiato in un pallone dipinto in forma di mappamondo.

Un'altra porzione cotta della nostra Famiglia, quella dei giovani salesiani in formazione, fu rappresentata da un alunno del Pontificio Ateneo Salesiano, il primo e più internazionale studentato teologico. Lo brillanti esecuzioni della banda diretta dal M° Lamberto e della scuola di canto diretta dal. M° Don Lasagna hanno rallegrato gl'intermezzi. La riconoscenza degli Ex allievi salesiani fu degnamente interpretata dal prof. Lana dell'Università di Torino, e il comm. dott. Ingrassia presentò al Rettor Maggiore l'omaggio della Pia Unione dei Cooperatori.

La famiglia salesiana era così al completo attorno al Padre, essendo pure presenti le Madri del Consiglio Generalizio e una folta rappresentanza delle Figlie di Maria Ausiliatrice.

A tutti il signor Don Ziggiotti ha risposto con tono a volte paterno, a volte scherzoso. Partendo dall'immagine manzoniana del mare che riceve acqua da tutte le parti e torna a distribuirla a tutti i fiumi, affermò di voler ripetere anche lui la parola « riconoscenza » a tutti i suoi figli Salesiani che operano meraviglie di bene nel mondo. « Quest'anno - disse - non ho viaggiato, eppure ho fatto il più bel viaggio attorno al mondo salesiano: i due Capitoli Generali mi hanno offerto l'occasione. di venire a contatto con tutti i figli e le figlie di Don Bosco e ammirarne lo zelo.

La mia riconoscenza - proseguiva il Rettor Maggiore - va ai nostri Cooperatori e Benefattori: sono essi elio ci mettono in grado di fare tanto bene; ovunque ci si espande e -'ingrandiscono le case e le opere: merito di chi? Noi siamo poveri, anzi della povertà abbiamo fatto un voto a, Dio; quelli che fanno sono i nostri Cooperatori e Benefattori.

Ma anche a voi, carissimi giovani, dobbiamo riconoscenza perchè collaborate con i vostri maestri a formarvi un carattere, a fare di voi uomini completi.

La nostra massima riconoscenza però è a Dio che, per l'intercessiono di Maria Ausiliatrice, ci aiuta a trionfare di ogni diflicoltò; a Don Bosco, che continua ad essere il centro propulsore di ogni nostra impresa, a Don Bosco che, come Don Uguccioni ha scritto nel suo inno, " è il raggio - che alla gioia dà vivo splendor " ».

Il giorno seguente il sig. Don Ziggiotti cantò la Messa solenne all'altare di Maria Ausiliatrice. Poi, nell'ora dell'allegria e della fraternità attorno al Padre, interpretava ancora una volta la riconoscenza dei figli il Direttore della Casa Madre Don Giovanni Battista Biancotti.

Tra i doni offerti al Rettor Maggiore meritano rilievo quelli esposti nella Mostra di arredi sacri e di confezioni a carattere assistenziale, organizzata dalle Cooperatrici salesiane d'Italia.

Il sig. Don Ziggiotti la visitò con interesse esprimendo la stia viva compiacenza per lo zelo crescente che anima le nostre Cooperatrici.

Il Vescovo di Prato al Rettor Maggiore

S. E. Rev.ma Mons. Fiordelli si è benignato di rispondere con lettera autografa alle parole di dolorosa partecipazione e poi di rallegramento sincero che il Rettor Maggiore gli ebbe a indirizzare in occasione delle due sentenze.

«Come al momento del primo processo, così ora, ha scritto l'Ecc.mo Presule, io sono stato commosso della bontà Sua e di tutti i figli di S. Giovanni Bosco. Voglia accompagnarmi ancora, Rev.mo Padre, con le Sue preghiere perchè tutti i miei figli lontani ritornino a Dio».

Attraverso le colonne del Bollettino vogliamo raccogliere e lanciare a tutto il mondo Salesiano l'ansia del Pastore, il desiderio del Padre, per il ritorno dei figli.

Vogliamo anche riaffermare la incondizionata solidarietà dell'intera nostra Famiglia ai Vescovi e al Papa; solidarietà che in nessun caso viene meno, qualunque debba essere il clamore della stampa avversa.

Chi ha lo spirito di Dori Bosco in ogni evento si allinea con i Vescovi e con il Papa. Non possiamo, quindi, non fare nostre le parole che il Vescovo di Prato rivolse in Duomo ai fedeli la sera del 26 ottobre u. s.

« Vi prego di non parlare di sentenze e di vittorie, ha detto Mons. Fiordelli. La Chiesa conosce una sola vittoria: quando le anime dei suoi figli ritornano a Dio». Successivamente, dopo aver fatto cenno dei pregiudizi secondo cui il credente è un cittadino inferiore e il Sommo Pontefice uno straniero, ha soggiunto: «Figlioli, noi -non accetteremo queste imposizioni. E ci stringeremo a difesa della Chiesa, nostra madre, anche nella coscienza di servire laa stessa nostra Patria, che noi cattolici, pur nella carità universale terso tutte le genti, sinceramente e ardentemente amiamo. Poichè noi vediamo nell'anticlericalismo organizzalo un male per la Chiesa e un male anche per la patria, perchè esso non costruisce ma demolisce. E sulle rovine da esso accumulate avanza il marxismo materialista e ateo, di cui in Italia, a nostro giudizio, esso si fa prezioso e fedele alleato».

Orizzonte salesiano

LA CHIESA E LA FORMAZIONE PROFESSIONALE NELLA SPAGNA

Dal 27 ottobre al 1° novembre di quest'anno, con la partecipazione delle più alte gerarchie della Chiesa e dello Stato, si è celebrata a Madrid la prima Assemblea di cooperazione della Chiesa alla formazione professionale dei giovani operai, indice dell'impegno con cui Chiesa e Stato collaborano per dare ai giovani apprendisti una completa formazione professionale e quella preparazione morale che fa loro sentire la dignità del lavoro nobilitato da una cosciente vita cristiana.

Un Cooperatore che vi ha partecipato ci comunica queste sue impressioni.

« Tutti gli oratori che svolsero i temi proposti furono concordi nel mettere in evidenza l'attività salesiana nel campo della formazione professionale, dal Vescovo di Huelva che presiedeva l'Assemblea, al Direttore Generale dell'insegnamento professionale statale, ai RR. PP. Gesuiti e agli altri religiosi che tennero le varie relazioni.

La mostra che accompagnò l'Assemblea mise in risalto l'apporto dei Salesiani alla formazione professionale, essendo i loro padiglioni, a parere di tutti, i migliori.

Risultati pratici? Si vedranno in seguito. Intanto è stata una magnifica affermazione delle benemerenze della Chiesa e delle Congregazioni religiose nella formazione professionale dei giovani operai. Le relazioni furono di grande interesse. Parlarono Vescovi, rappresentanti dello Stato, membri del clero secolare, Gesuiti, Francescani, Domenicani, Fratelli delle Scuole Cristiane, Fratelli Maristi, quattro Salesiani e una Figlia di Maria Ausiliatrice, la maggior parte membri dirigenti di grandi centri professionali.

Oggi dalle autorità, tanto ecclesiastiche come statali, i Salesiani sono considerati il numero uno in questo ramo. Ma anche le altre Congregazioni religiose dimostrarono un grande interesse ed una profonda conoscenza dei problemi della formazione professionale, raccolta anche in fruttuosi viaggi di studi in Germania, Francia, Stati Uniti, ecc. Ciò che dimostra come la Chiesa non vuole restare indietro in un campo di tanta attualità e importanza ».

MEDAGLIA D'ORO

Il 24 ottobre scorso nel salone d'onore della Deputazione Provinciale di Madrid, il marchese de la Valdavia consegnò la «Medaglia d'oro della Provincia» al Rev.mo Don Modesto Bellido, che si trovava in visita alle Opere salesiane di Madrid e Provincia.

Don Bellido è spagnolo ed è Consigliere del Capitolo Superiore della Congregazione Salesiana; a lui è affidata la direzione delle Missioni salesiane.

La Deputazione Provinciale di Madrid gli ha conferito l'alta onorificenza in segno di gratitude alla Congregazione per il lavoro che essa svolge in Madrid e Provincia, dove i Salesiani dirigono undici opere con 10.000 allievi, quasi tutti apprendisti e figli di famiglie operaie. Di questi undici collegi merita speciale menzione quello di San Fernando che, affidato dieci anni fa ai Salesiani dalla Deputazione Provinciale, dopo le difficoltà degli inizi, è diventato un centro educativo di prim'ordine, orgoglio della Deputazione madrilena e ammirazione di quanti lo visitano. A questo opere si debbono aggiungere quelle delle Figlie di Maria Ausiliatrice, che nella sola Capitale contano nove collegi con oltre 5000 allieve.

Scuola dedicata a San Domenico Savio

Ci si comunica solo ora che a Bergamo, il 7 giugno scorso, venne intitolata a S. Domenico Savio la scuola elementare di Stato situata nel rione di Boccalcone, previa l'autorizzazione delle Autorità competenti comunali e ministeriali. Gli insegnanti e gli alunni, accompagnati dai familiari, dopo aver assistito alla S. Messa, si raccolsero intorno al loro Direttore didattico Prof. Diotallevi Zeduri, che esaltò con parola elevata e suadente il Santo Fanciullo, mettendone in evidenza la forte volontà. I bambini, con la semplicità propria delle anime innocenti, innalzarono il loro inno di lode al Santo soave e alla Vergine Immacolata, chiudendo in letizia la bella e commovente cerimonia.

In ogni classe fu collocata una effigie del Ragazzo santo perchè gli alunni abbiano a modellare la loro condotta sulle virtù di Domenico Savio.

Torino - Ampliato l'Istituto per gli orfani dei Carabinieri.

Nella ricorrenza del decennale della fondazione dell'Opera Nazionale Assistenza Orfani Militari Arma Carabinieri, a San Mauro Torinese ha avuto luogo l'inaugurazione dei nuovi locali dell'Istituto per gli orfani dei Carabinieri affidato ai Salesiani.

Alla manifestazione erano presenti il comandante generale dell'Arma, gen. Luigi Lombardi, il presidente dell'O.N.A.O.M.A.C., gen. Romano Dalla Chiesa, il prefetto dottor Saporiti, il generale Giuseppe Cento, il colonnello Giuseppe Vacca, il questore dottor Ortona, il procuratore della Repubblica dottor Tuttolomondo e il sindaco di San Mauro signor Carlo Pignocchino.

Con i nuovi locali, modernamente arredati, l'istituto può ospitare circa 200 orfani dei carabinieri, dai 9 ai 18 anni. I giovani hanno a loro disposizione modernissimi laboratori attrezzati con macchine e utensili per la scuola professionale, dormitori igienici e razionali, un'ampia e luminosa sala per la refezione, un cine-teatro capace di 200 posti e la cappella. L'istituto sorge in magnifica posizione sulla ridente collina di Torino, ai piedi dello storico colle di Superga.

DON BOSCO NEL MONDO

A distanza di un enno è uscita la nuova edizione di questa "agile e affascinante enciclopedia salesiana .

L'elegante volume consta di 450 pagine, di cui 64 in rotocalco di sole illustrazioni, oltre le molte contenute nel testo tipografico. Le statistiche sono aggiornate all'agosro 1958 L'atlanlino salesiano è a sei colori La copertina a colori è cartonata plastificata.

Libro utilissimo per conoscere e far conoscere la multiforme Opera Salesiana. la Rivista Fides di Propaganda Fide l'ha definito "un incantevole repertorio misurato, sobrio, eppure splendidamente completo dell'Opera di Don Bosco".

FRANCIA

La forte vitalità della prima casa fondata da Don Bosco in Francia

Il « Patronage St-Pierre » di Nizza, la prima opera salesiana aperta in Francia personalmente da Don Bosco nel 1875, comprende Scuole eleinentari, ginnasiali e professionali con annessi Oratorio festivo e parrocchia. In questi anni la fiorente opera si sta modernizzando nei suoi ambienti, e ne ha inaugurati dei nuovi. Presie(lette la solenne cerimonia lo scrittore Enrico Bosco, parente del Santo, cui facevano corona altre personalità. Il quotidiano Nice-Matin così Parlò dell'avvenimento: « In fondo all'immenso cortile bordato di alberi, che ha visto generazioni di ragazzi diventare uomini e tecnici, si alza oggi un blocco imponente di costruzioni moderne che contrastano con la solidità vetusta dei vecchi fabbricati. Colori vivaci e larghe finestre conferiscono all'insieme un'aria di giovinezza, di dinamismo che fa bene augurare per l'avvenire. A fianco di queste nuove costruzioni, altre sale e altri laboratori sono stati ritoccati e trasformati secondo le moderne esigenze. Così il laboratorio delle arti grafiche e i suoi annessi, in un ambiente sereno di lavoro, ci offre lo spettacolo delle sue macchine modernissimo azionate da giovani in tuta grigia che imparano e si perfezionano producendo. Perciò, quando le nuove costruzioni e le vecchie rimodernate saranno presentate al pubblico, questo ammirerà non solo una bella realizzazione, ma una grande famiglia donde escono gli uomini di domani».

"Non preoccupatevi - disse Pio XII - anche le vie del Manipur vi saranno aperte"

Ricorre il decimo anniversario della prima visita fatta al Manipur (India) da Mons. 0. Marengo. Ancora semplice sacerdote, andò al Manipur accompagnato da Don Attilio Colussi per intorvistare il Maharajà sulla possibilità di aprire una stazione missionaria sulle colline Taugkhul, dove alcuni catecumeni aspettavano da tempo il sacerdote cattolico. I due salesiani giunsero in un'ora di buon auspicio, perchèè in quel giorno Sua Altezza aveva avuto un erede da lungo atteso. « Se i miei sudditi della collina - disse - vi vogliono, io non ho difficoltà che veniate a lavorare in mezzo a loro; ma questo affare devo essere approvato dal mio Durbar e si starà alla stia decisione ». Purtroppo poco dopo avvennero grandi cambiamenti nell'amministrazione del Manipur e il bel sogno non potè avverarsi. Tre aiuti dopo, Don Marengo era consacrato Vescovo ed aveva il privilegio di un'udienza da Pio XII di v. in., al quale parlò delle grandi speranze che la Chiesa nutriva sulle colline Naga e nel Manipur, o delle difficoltà per il missionario di entrarvi. « Non preoccupatevi - disse il Santo Padre -- anche quelle vie vi saranno presto aperte». Difatti poco dopo i missionari salesiani vi poterono entrare ed oggi hanno nel Manipur dite centri molto promettenti. Il centro di líuligdmi, è proprio sulle colline Tangkhul. Nell'agost(> scorso S. E. Mores. Marengo vi fece una visita e canti e grida di gioia salutarono la sua prome:,sa di iniziare presto la costruzione di una chiesa che sarà dedicata al Sacro Cuore. Non meno prosperoso è il centro « Don Bosco», che sta diventando un vero giardino e che attira molta gente per sentiro i canti e i suoni dei giovani ivi accolti. Questi, il « Giorno dell'Indipendenza», sfilarono per la prima volta nella loro fiammante divisa, con banda o bandiera in testa, tra l'ammirazione dello autorità e di tutta la popolazione. Recentemente il Governo ha donato, poco lungi dal « Centro Doti Bosco», un bell'appezzamento di terreno alle Figlie di Maria Ausiliatrice perchè vi costruiscano una scuola.

« Per me Don Bosco è un mistero. Più lo studio, meno lo capisco! Lo vedo semplice e straordinario, umile e grande, povero e occupato in disegni vastissimi e in apparenza non attuabili; e tuttavia, benchè contrariato e direi incapace, riesce splendidamente nelle sue imprese. Per me Don Bosco è un mistero!... »

SAN GIUSEPPE CAFASSO

MARROCO

Genialità di un apostolato

I giornali si sono occupati largamente dell'apostolato stampa che si attua nella parrocchia di Maarif (Casablanca-Marocco) clic conta circa 30.000 anime. A capo di questa forma di apostolato è il Coadiutore salesiano sig. Giuseppe, come tutti lo chiamano. Egli iniziò il movimento nel 1949 con un metodo tutto suo. Il suo primo gesto consiste nel deporre nella buca da lettere delle caso un giornale cattolico, il più adatto alla persona che lo deve leggere. Una settimana dopo con il più bel sorriso egli batte alla porta delle famiglie cui ha fatto pervenire il giornale e chiede che cosa pensino della sua rivista, della quale decanta i pregi e i vantaggi, offrendo, sempre gratuitamente, un secondo esemplare. Prima di partire, pone una domanda di confidenza: « Amereste ricevere ogni settimana questa rivista a domicilio? Potete pagarla ad ogni numero o alla fine del mese alla persona che ve la porterà». Tattica questa che mira a non spaventare la clientela col prezzo di abbonamenti a lunga scadenza. Quindi il sig. Giuseppe cerca un propagandista che s'incaricherà di servire il settore visitato. Così il giornale cattolico incomincia a circolare di casa in casa, e si diffonde come per incanto. Senza dire di altri vantaggi, si stabiliscono contatti amichevoli con gente del più diverso pensiero e occupazione, ne nascono dialoghi che dissipano preconcetti e correggono idee, i ragazzi vengono attirati al catechismo, i malati consolati e disposti alla Comunione pasquale. Quale il segreto del successo? La creazione di una scuola vera e propria di propagandisti, che vengono preparati convenientemente a questo faticoso apostolato. Essi sono ora in numero di circa cento. Si è così ormai entrati negli ambienti più diversi di praticanti, non praticanti e persino di non cristiani, con vantaggio di tutti. II parroco assicura che, dopo questo buon lavoro, la mentalità dei suoi parrocchiani è cambiata di parecchio, anche presso i non cattolici, israeliti e musulmani.

REP. DOMINICANA

Un deserto fatto giardino

Nella città di La Vega R.eal (Rep. Dominicana), dal 1954 i Salesiani lavorano con entusiasmo e frutto in un Oratorio festivo che merita di essere conosciuto per i suoi inizi e per il rapido sviluppo. Nel Natale del 1954 S. E. Mons. Riccardo Pittini, Arcivescovo di Santo Domingo, salesiano, cieco ma di una visione chiara in ciò che riguarda il bene delle anime, conduceva alla città di La Vega Real il primo drappello di salesiani: due sacerdoti e alcune Figlie di Maria Ausiliatrice. Alle 4 pomeridiane di quel giorno si diede inizio all'Oratorio « Domenico Savio» con una Messa celebrata sotto una palma, in un rione povero e abbandonato, fuori della città. Erano presenti alla S. Messa, oltre Mons. Pittini, Mons. Francesco Panal, Vescovo di La Vega Real, autorità religiose e civili e molto popolo. Un ampio terreno per giocare, una tettoia per proteggersi dal sole cocente e dalla pioggia, per far scuola di catechismo e celebrare la S. Messa: ecco tutto il nuovo Oratorio. I ragazzi, attratti dal sorriso dei Salesiani, e le ragazze, conq uistate dalla bontà delle Suore, andarono volentieri al catechismo, percorrendo ogni domenica fino a 20 chilometri. Si poterono così amministrare i primi battesimi e si prepararono in poco tempo cento prime comunioni. Al compiersi del primo anno era già sorta la chiesa parrocchiale dedicata a S. Domenico Savio, ampia e bella, capace di contenere 700 ragazzi, oltre gli adulti. Ora è già pronta la casa per le Figlie di Maria Ausiliatrice, che presto vi prenderanno stabile dimora con grande vantaggio della nuova parrocchia. Tutto questo lavoro si è realizzato con continui viaggi da Moca a La Vega, sotto il sole e la pioggia e con ogni mezzo di locomozione, fiduciosi nella parola profetica di S. E. Mons. Pittini: « Il deserto si cambierà in verde giardino ».

STATI UNITI

BIRMINGHAM, Alabama

I primi sei battezzati da Don Luigi Trifari tra i tanti neri della zona di quella città, affidata ai Salesiani. Molti stanno ancora ricevendo istruzione in preparazione al santo battesimo. Quantunque questi neri siano per natura molto religiosi, vi sono gravi difficoltà alla loro conversione, dovute all'influenza protestante e alla massoneria, a cui molti sono affiliati.

TRIESTE - I sessant'anni del 'Oratorio Salesiano

Furono celebrati con la più viva partecipazione delle Autorità e del popolo, e specialmente degli Ex allievi che hanno sempre trovato nell'Oratorio di via dell'Istria la loro casa. Sua Ecc. il Vescovo Mons. Santin celebrò la Messa Giubilare e rivolse ai convenuti paterne affettuose parole. Da Torino andò a rappresentare il Rettor Maggiore il Rev.mo Don Guido Borra, nuovo Consigliere generale per gli Oratori e gli Ex allievi. Diplomi di benemerenza furono consegnati a 55 Ex allievi, che da oltre So anni frequentano l'Oratorio. L'atmosfera di cordialità e il clima salesiano di famiglia che ha sempre caratterizzato l'Oratorio, è apparso più evidente in questa giornata indimenticabile, nella quale giunse pure la notizia ufficiale dal C.O.N.I. che la squadra dell'Oratorio intitolata " Unione Sportiva Don Bosco " è stata promossa in " serie A ". Così Don Bosco entra nei campi sportivi di prima serie.

SPAGNA

Monumento a S. Domenico

Un monumento a San Domenico Savio fu inaugurato lo scorso agosto nella piazza a lui dedicata, prospiciente il Collegio salesiano di Zaragoza (Spagna). Dopo la benedizione del monumento, il Direttore salesiano ringraziò le Autorità e gli abitanti della città, giardino, in cui si trova il Collegio, per aver voluto onorare con quel monumento il santo Ragazzo, esempio e patrono della gioventù. Il Sindaco rispose che tutta Zaragoza voleva dimostrare con questo atto la sua gratitudine per il lavoro dei Figli di Don Bosco a pro della gioventù e diceva l'ardentissimo desiderio della città di aver presto anche una Scuola professionale. Il monumento consta di una slanciata colonna con sopra il Ragazzo Santo che porta una bandiera crociata. È questo uno dei primi monumenti innalzati a S. Domenico Savio sii pubblica piazza.

THAILANDIA

Promessi cattolici nel Vicariato di Ratburi

Nell'ottobre scorso il Vicario Apostolico Mons. Pietro Carretto, salesiano, ha dato il via per la fondazione di due nuovi centri missionari: uno a Bandon, a 450 km. dalla Capitale, e l'altro a Nakhon Sithammarat, a 800 lun., dove già sono in costruzione su terreni acquistati dalla Missione due chiesette e dire scuole. Queste due cittadine sono la roccaforte, l'urta dei buddisti e l'altra dei protestanti, però l'opera del missionario cattolico è (la tempo desiderata o il Vescovo spera buoni frutti per le anime. All'estremo sud della Penisola, a quasi 1000 km. da Bangkok, in Haad Yai si svolsero ultimamente solenni feste con l'intervento delle autorità civili e scolastiche, per il pareggio della Scuola salesiana, che conta oltre mille allievi nella quasi totalità buddisti, ma simpatizzanti per la religione cattolica, che vi ha già raccolto non poche conversioni. Nella stessa occasione la scuola festeggiava pure la nascita del Reparto Esploratori, e S. E. Mons. Carretto benediceva la prima pietra di un grandioso complesso scolastico che dovrà sostituire l'attuale collegio.

Grazie!

Mentre lo diciamo ai tanti che lo scorso dicembre hanno inviato al Successore di Don Bosco la loro offerta per le Feste Natalizie e per il Calendario, fin d'ora lo ripetiamo a quanti, nella ricorrenza di San Giovanni Bosco, vorranno soccorrerne le Opere che, sviluppandosi e moltiplicandosi sempre più, hanno crescente bisogno di aiuto. In particolare raccomandiamo alla carità dei buoni i 2000 aspiranti missionari che si preparano al loro apostolato nelle case di formazione. Un ottimo mezzo per aiutare i nostri Missionari sarà pure l'invio d'intenzioni di sente messe. Gli offerenti avranno così la consolazione di essere ricordati in terra di Missione e nel modo più efficace.

" Dio benedica e ricompensi i nostri benefattori " SAN GIOVANNI BOSCO

In BREVE

Il 5 ottobre scorso la città di SASSARI ospitò per la prima volta il Convegno regionale degli Ex allievi salesiani di tutta l'Isola. L'on. Salvatore- Mannironi, Sottosegretario di Stato alle Finanze, ex allievo, tenne una conferenza sul tema « L'insegamento di Don Bosco nell'ambiente familiare ». Nel corso dell'assemblea si concretò l'idea di dare a Sassari un Istituto salesiano. Così il convegno e il pellegrinaggio mariano al Santuario della Madonna delle Grazie hanno fruttato una nuova Opera salesiana.

A SARONNO (Varese) presso il celebre Santuario mariano, fu aperto il 20 ottobre, un nuovo Oratorio parrocchiale intitolato a S. G. Bosco. Compì la solenne benedizione della Cappella, dedicata al Santo della gioventù, e dell'Oratorio S. E. Mons. Pignedoli, vescovo ausiliare di Milano.

Nella borgata di STATTE (Taranto) è stato inaugurato dal Sindaco di Taranto il nuovo Asilo «Maria Ausiliatrice », affidato alle Suore di Don Bosco. Ha benedetto i locali l'Amministratore Apostolico Mons. Motolese.

Il 28 ottobre scorso nel territorio del Comune di MOTTOLA (Taranto) il Direttore Salesiano di Bari benediceva tre case coloniche della Riforma fondiaria, intitolate rispettivamente a San Domenico Savio, a San Giovanni Bosco ed a Maria Ausiliatrice. La Riforma fondiaria ha popolato la zona di linde casette coloniche, che vengono distinte dal nome di un Santo. Il bel gesto è stato compiuto dal dottor Michele Vitale, ex allievo salesiano, dirigente del Centro di Riforma di San Basilio di Mottola.

Nel Battistero della Parrocchia di S. Michele Arcangelo di BUSTO ARSIZIO è stato posto sull'altare un artistico quadro di S. Giovanni Bosco. Così tutti i bimbi, appena fatti cristiani, ne ricevono un primo paterno sorriso. Lì, ogni mese, si radunano i devoti del Santo per una Messa in suo onore.

ARGENTINA

Una delle prime disposizioni date da S. E. Mons. M. Raspanti, salesiano, primo Vescovo della nuova diocesi di MORON, fu. che ogni anno si celebrasse la «Giornata del Catechismo». La Giunta Catechistica Diocesana, presieduta dal salesiano Don Pasquale Somma, ha diffuso una «Guida per la realizzazione della Giornata del Catechismo» con preziosi suggerimenti pratici. Tale Guida serve di falsariga anche per altre diocesi argentine per un sempre più efficiente insegnamento catechistico.

BRASILE

Il 23 novembre scorso, nel tempio di Maria Ausiliatrice di RIO DO SUL fu inaugurato l'organo più grande dello Stato di Santa Catarina, fabbricato in Novo Hamburgo dalla fabbrica di organi E. Bohn. La cerimonia fu compiuta dal Vescovo Diocesano; seguì un concerto tenuto da due celebri organisti venuti da San Paolo.

EQUATORE

A GUAYAQUIL è stato inaugurato il nuovo Collegio che le Figlie di M. A. hanno costruito in un rione periferico. La benedizione fu impartita da S. E. l'Arcivescovo Monsignor Cesare A. Mosquera. L'Istituto intitolato « Maria Mazzarello » ha carattere popolare.

INDIA

Da tre anni i Missionari Salesiani del KRISHNAGAR hanno iniziato una salutare pratica cristiana che sta diventando generale tra i fedeli. Si tratta del cosiddetto « Giorno della Comunione della Famiglia». In quel giorno, che i fedeli ritengono come festivo, si vedono i padri e le madri con i rispettivi figli prendere il loro posto in chiesa e accostarsi in gruppo e devotamente alla Sacra Mensa. Lo slogan di quel giorno è: « Della famiglia si ha l'unione - per mezzo della Comunione ».

MESSICO

Le Figlie di Maria Ausiliatrice a LINARES attendono a 20 Centri catechistici, dei quali 11 sono nella città (uno nel Carcere municipale) e 9 nelle baracche della periferia. Queste baracche sono luoghi di vera missione, poichè la gente vive nella più completa ignoranza delle cose di religione e non sa fare neppure il segno della croce. È un lavoro prezioso che produce frutti abbondanti di bene, anche nelle carceri, dove quei poveri infelici esclamano: « Se avessimo imparato prima queste cose, non ci troveremmo in questo luogo ».

SVIZZERA

La Missione Cattolica Italiana di ZURIGO, diretta dai Salesiani, che ha compiuto i 60 anni di attività apostolica, ha avuto la gradita visita di S. E. il dott. Corrado Baldoni, Ambasciatore d'Italia a Berna, accompagnato dalla sua gentile signora e dal doti. Basso Amolat, Console Generale d'Italia a Zurigo. Sua Eccellenza visitò i locali della Missione ed espresse parole di compiacimento per la vasta opera di assistenza spirituale e materiale che i Salesiani svolgono in favore dei cattolici di lingua italiana.

URUGUAI

Accanto alla Parrocchia salesiana di S. Pietro, nel popoloso rione Buceo di MONTEVIDEO, che ha già una fiorente Scuola elementare e un Oratorio festivo frequentato da oltre 500 giovani, è stato costruito un nuovo imponente Collegio per i giovani di altre località.

FEDE IN CAMMINO

L'opera Salesiana ne Sud India

India è forse la nazione non europea nella quale la Congregazione Salesiana si è sviluppata più rapidamente. Essa vi ebbe praticamente i suoi inizi quando undici Salesiani presero possesso della missione dell'Assan i nel 1922. P vero che prima d'allora vi fu un piccolissimo gruppo di Salesiani nel Sud-India, ma la loro attività generosa non doveva aver seguito, giacchè dovettero abbandonare le istituzioni nelle quali avevano lavorato.

Benchè gli inizi dell'opera salesiana fossero nel lontano nord-est del subcontinente, anche il sud no i doveva essere dimenticato a lungo. Infatti nel 1928 veniva affidata alla Congregazione l'importantissima Archidiocesi di Madras, di cui prese possesso, con un coraggio rasentante la temerità, S. E. Mons. E. Mederlet, accompagnato da soli due o tre sacerdoti; e in tutta la diocesi non v'era quasi altro clero!

L'intensa vitalità dei Salesiani che, sotto la dinamica direzione di Don L. Mathias, allora Ispettore, li aveva già portati a Calcutta e a Bombay e aveva trasformato la missione assamese, presto doveva dar ragione al gesto ardito. In poco tempo il sud diventava una vice-Ispettoria e, nel 1934, la seconda Ispettoria Salesiana dell'India.

In quello stesso anno venne improvvisamente a mancare Mons. Mederlet nell'atto di confessare come un umile prete, o Mons. L. Mathias, appena consacrato Vescovo di Shillong, veniva designato a succedergli. Fu questa una data fatidica per l'Ispettoria, perchè il nuovo Arcivescovo, che era stato l'artefice primo del progresso salesiano in India, doveva essere a Madras non solo un leader riconosciuto dell'episcopato indiano e un apostolo di ogni opera sociale nella sua diocesi, ma anche l'incitatore dell'Opera Salesiana in tutto il Sud.

La seconda guerra mondiale però veniva presto a rompere il ritmo della crescita di Salesiani e di fondazioni. I tedeschi e gli italiani (di gran lunga i più numerosi) furono internati e tutto sembrò dover stagnare e intisichire. Era invece solo un periodo di sosta che avrebbe preparato e potenziato un nuovo scoppio di vita più rebusta di prima, perchè non più nutrita, solo dall'estero, ma radicata nella buona terra indiana. Nell'estremo bisogno di personale creato dallo condizioni belliche si scoperse infatti il tesoro di vocazioni indigene che la Provvidenza teneva pronto nel Malabar e si cominciò ad utilizzarlo. Credo che siano stati i Salesiani i primi a portare sii vasta scala le vocazioni del Malabar fuori della loro regione nativa. E quanto provvidenziale fosse stata questa iniziativa lo scoprimmo nel dopoguerra, quando le difficoltà per l'entrata in India di missionari stranieri, invece di scomparire come si era sperato, si cristallizzarono. Allora, mentre altre missioni erano duramente colpite dalla mancanza di operai, l'Ispettoria Salesiana del Sud-India si venne a trovare in una situazione quasi normale, con un numero ragguardevole di personale in formazione, capace perciò di riprendere il ritmo della sua crescita.

Così oggi l'Ispettoria, fra un totale di circa 300 Salesiani, viene ad avere una maggioranza di personale indiano di nascita, quasi tutto giovanissimo; ma che conta già un buon numero di preti, alcuni direttori di case fra le più importanti, e che recentemente ebbe il suggello della maturità, quando l'Ispettoria inviò un Delegato indiano al XVIII Capitolo Generale.

Del resto il nostro personale indiano aveva già mostrato la sua maturità, quando nel 1954 la S. Sede chiamò un Salesiano indiano, S. E. Mons. Mariaselvam, a reggere la diocesi di Vollero, staccata dall'Archidiocesi di Madras, e quando, alla sua morte immatura, un altro Salesiano indiano, Mons. Davide Marianayagam, venne scelto a succedergli.

In tutti questi anni lo sforzo maggiore dell' 1spettoria fu diretto allo parrocchie od alle altre istituzioni diocesano: le High Schools e il grandioso Centro Cattolico fabbricato ed organizzato da Mons. Mathias. Ma uno dei primi sforzi di Monsignore, alla sua venuta a Madras, era stato quello di fondare il Seminario e di affidarlo ai Salesiani. Così, man mano che il clero secolare cresceva di numero, i Salesiani poterono dedicarsi alle loro istituzioni. Oggi l'Ispettoria, oltre alle case di formazione - pre-aspirantati di Ernaklulam e di Goa, aspirantato di Tirupattur, Noviziato e filosofato di Yercaud a quasi 2000 m. di altezza, in posizione incantevole - conta vari collegi, alcuni grandiosi, tutte case di carità, nelle quali la maggioranza degli alunni non paga nulla e gli altri pagano retto affatto simboliche. Fra gli internati (tutti con esternati annessi) sono da annoverare il Don Bosco di Bombay, con circa 300 interni e un totale di più di 3000 allievi; il Don Bosco di Katpadi, il Don Bosco di Goa, il S. Beda di Madras, il Domenico Savio di Tirupattur, il Collegio Universitario S. Cuore pure di Tirupattur, tutti con numerosissimi allievi interni ed esterni. Solo osternati invece sono il St. Mary's e il S. Gabriele di Madras e il S. Giuseppe di Chingleput.

Tutte queste scuole sono apprezzatissime e fra le prime, o addirittura le prime, nelle città e nei distretti in cui si trovano. Alcune, come quella di Bombay, sembrano aver contratta l'abitudine,' diceva il Cardinal Gracias, di ottenere il 100% di promossi negli esami statali. E quel che, più conta, la loro disciplina ed educazione cristiana sono decantate da tutti, non ultimi gli stessi pagani. Quando si aprono lo iscrizioni a Bombav, i genitori che vogliono far ammettere i loro figliuoli nella nostra scuola, cominciano a far coda alle cinque del mattino.

Se i Collegi furono curati, non furono trascurate le Scuole professionali, preziosa eredità di Don Bosco, nonostante le gravi difficoltà di provvedere il personale tecnico ed il macchinario necessari. Oltre alla grande scuola S. Giuseppe di Madras (nuovissima e con abbondantissimo macchinario per tutto le sue sezioni di meccanici, lavoratori del metallo, falegnami ed ebanisti, scultori, tipografi e perfino lavoratori del marmo e del granito), vi sono la scuola di Katpadi e le due di Goa. Tutte sono assai apprezzate in un paese che si vuole industrializzare, ma che quasi non conosce l'operaio esperto e lo specializzato, ma solo l'ingegnere, tutto teoria, e il coolie, che è un paio di braccia comandate esclusivamente dal cervello altrui.

Un'altra opera cara a Don Bosco è molto sviluppata nell'Ispettoria: l'Oratorio festivo e quotidiano. Gli oratori piccoli e grandi, di ogni tipo, sono numerosissimi e non vi è casa salesiana che non ne abbia almeno uno. Mi piace soffermarmi su di uno dei più recenti, quello che più spettacolarmente e a tutti ha mostrato cosa possa fare l'oratorio di Don Bosco.

Questo oratorio fu aperto tre anni fa nella città di Ernakulam, in un quartiere malfamato, dove si dice che fin la polizia non osasse farsi vedere dopo il tramonto; famigerato per le violente divisioni politiche, le risse, gli assassini. Ai suoi inizi l'oratorio consisteva in uno spiazzo sabbioso, una chiesuola semiabbandonata, una capanna coperta di frasche, due chierici e un pretino che, a vederlo, non gli si sarebbero dati due soldi, come si dice. Che cosa abbia fatto quel pretino sarebbe troppo lungo raccontare; ma quando mi recai ad Ernakulam per l'inaugurazione dell'oratorio, circa tre mesi dopo che aveva avuto inizio, fui ricevuto alla stazione da una folla di gente con a capo il sindaco e il consiglio municipale della città. Fui fatto sedere su una jeep e, ombreggiato da un paio di quegli altissimi multicolori ombrellini da cerimonia che usano per i grandi personaggi, iniziai, in mezzo ad Irma entusiastica processione, il mio ingresso trionfale. Dalla stazione all'oratorio ci sono circa tre chilometri e ci misi due ore a percorrerli. Fui inghirlandato una novantina di volte per la strada da cattolici, hindu e musulmani. Arrivai sepolto nei fiori.

E allora cominciarono i discorsi: parlarono tutti, cattolici, bindu, musulmani, rivoluzionari, comunisti - sì, anche i comunisti e non rifinivano di esprimere la loro ammirazione per la trasformazione della contrada e la loro meraviglia per quel pretino, che non conosceva la loro lingua, non aveva il becco di un quattrino, ma col solo spirito di Don Bosco aveva fatto tanto.

Ora Mons. Mathias ha dato il via a una crociata nella sua Archidiocesi, perchè ci sia un oratorio in ogni parrocchia. Possa egli riuscire! In una zona estremamente povera come quella sono innumerevoli i giovani che si perdono nella malavita, perché sono completamente abbandonati a se stessi. Per molti di loro l'oratorio può essere una vera arca di salvezza.

E siccome ho nominato ancora una volta Mons. Mathias, ardito pioniere e buon papà dell'Opera Salesiana in India, sarebbe questo il luogo di dire qualche cosa anche di quello che egli personalmente ha realizzato negli anni del suo episcopato a Madras; giacchè anche le sue opere sono pur parte dello sforzo missionario della Congregazione Salesiana in India, come egli stesso ci tiene a proclamare. Ma la lista di queste opere, anche solo delle più grandiose, sarebbe ben lunga: Seminario, Centro Cattolico, Casa degli Esercizi, Ospizio per vecchi e abbandonati (una specie di Cottolengo), case per i senzatetto, chiese, case parrocchiali, ecc.

Del resto queste opere non fanno propriamente parte dell'Ispettoria, che unicamente mi ero proposto di descrivere, ma sono pure frutto del contributo di danaro, di lavoro e di uomini che la Congregazione ha dato con ogni generosità per lo sviluppo dello diocesi affidate allo zelante Pastore. Contributo questo che costituisce forse la gloria più grande dell'Ispettoria Salesiana del Sud India.

Don A. PIANAZZI

del Capitolo Superiore (già Ispettore nel Sud India)

La esperienza ci e maestra che i benefattori dei nostri Missionari godono in vita e in morte una specialissima protezione del Cielo. DON BOSCO

" Nossa Senhora de Lourdes " presso il fiume Maturacá

Fin dal settembre 1952 il missionario salesiano Don Antonio Gois lavora fra gli indi Churimans, che abitano alle falde delle montagne chiamate Caburís, sui confini del Brasile col Venezuela. Finora vi andava a intervalli, vi passava qualche tempo e poi ritornava alla missione di Tapuruquara portando con sè qualche bambino o bambina per istruirli e prepararli al Battesimo e alla prima Comunione. Così fece con una dozzina di indietti riuscendo a imparare alla bell'e meglio la lingua completamente differente da quella delle altre tribù.

Quest'anno, con grande sacrificio, potei destinare alle missioni tre sacerdoti e così fu possibile aprire una nuova residenza.

Varie volte si era deciso di aprirla, ma sempre eran sorte difficoltà. Finalmente si stabilì che sarebbe stata aperta il 24 maggio, e che l'avremmo dedicata alla Madonna di I,ourdes, per cornmernorare il centenario delle apparizioni.

Partimmo da Tapuruquara la mattina del 19 maggio. Eravamo in li: tre sacerdoti, due indie e tre indietti del Caburís, in più tre giovani che ci aiutavano per il viaggio.

Sperando di arrivare alla nuova residenza per celebrarvi la messa il 24 maggio, viaggiammo anche di notte. Ma eccoci alla notte del 23 maggio verso le dieci, quando mancavano appena quattro ore all'arrivo: dopo aver recitato il santo rosario, ci si era addormentati, mentre la piccola lancia solcava placidamente le onde. Improvvisamente un sobbalzo: la lancia aveva incappato in uno scoglio affiorante dalle acque del fiume; la prua rimase sospesa, la poppa si riempì d'acqua ed in tre o quattro minuti l'imbarcazione fu in pericolo di sommergersi. Saltammo subito nell'acqua e ci mettemmo a nuotare, mentre invocammo fiduciosi l'aiuto della Vergine Ausiliatrice. Provvidenzialmente la roccia che era stata la causa della sciagura, fu pure l'occasione della nostra salvezza. In sette ci rifugiammo sulla punta dello scoglio, in mezzo all'acqua, mentre Don Gois e i tre giovani cercavano di salvare il motore e qualche cos'altra. Si era nel buio della notte e avevamo perduto la lanterna e i fiammiferi. Per fortuna riuscimmo con un accendisigaro a fare un po' di fuoco per riscaldarci e asciugarci i vestiti. In quella notte pensammo al santuario di Maria Ausiliatrice, sfolgorante di luci, mentre noi eravamo sperduti nell'immensità buia della foresta amazzonica. Il giorno 24 rimanemmo senza la celebrazione della Santa Messa, giacchè avevamo perduto i due altari portatili che avevamo con noi. Dopo pranzo ci rimettemmo in viaggio, ma questa volta con i remi, giacchè il motore non funzionava e non avevamo più benzina; così arrivammo alla missione alle tre dopo mezzanotte del giorno di Pentecoste. All'alba udimmo i primi indietti che venivano dalla foresta. Poco dopo giunsero vari indi coi loro archi e frecce; in seguito vennero altri e poi altri e così ci fecero compagnia durante tutto il giorno, senza lasciarci neppure un momento da soli. Notarono la medaglia che tenevo al collo, videro che io la baciai; tutti vollero fare la stessa cosa. Dopo cominciarono ad esaminare Venne la volta degli occhiali: ciascuno se li metteva sul naso, rideva e li passava ad lui altro. Prima del pranzo arrivò il capo, che ha più di 90 anni; mi portò l'arco e quattro frecce. Dandomele, disse: « Churimans, churimans, amico, amico», ed io risposi la stessa cosa. Mi diede un abbraccio e, presami la mano, non mi voleva più lasciare. Dopo permise che andassi a visitare il villaggio, ciò che difficilmente accade. In 15 minuti, attraverso la foresta, arrivammo al piccolo villaggio. Ha forma circolare e le capanne stanno tutte all'intorno ed " hanno appena alcune foglie per tetto. Davanti alle capanne tengono quasi sempre il fuoco acceso, specialmente di notte, per illuminare e riscaldarsi. Distribuii a tutti pettini, specchi, e caramelle di cui sono assai ghiotti. Il capo, mi accompagnò a visitare tutte le capanne mentre io sorridevo con un gesto di soddisfazione, non sapendo dirgli altro. Dopo la visita, mi fece compagnia fino alla residenza, rimanendo ancora molto tempo con noi.

Fui contentissimo di aver visto questo nuovo campo di apostolato aperto ai nostri missionari del Rio Negro tra i Churimans. È suonata l'ora dell'evangelizzazione di questi indi. Chiediamo per questo preghiere ai nostri cari amici.

Sac. MICHELE D'AVERSA,

ispettore salesiano

I riduttori di teste si convertono

Dopo cinquant'anni di un lavoro improbo, abbiamo la gioia di portare a Gesù e a Maria gli irriducibili Kivaros

Se affermo che l'Equatore è uno dei più bei paesi del Sud-America, temo che qualcuno mi dia sulla, voce. Ebbene: vorrei condurvi a vedere le immense selve amazzoniche o la catena della Cordigliera, con montagne ingemmate di neve e vulcani che hanno pennacchi di fumo. Ecco, per esempio, il vulcano Shangai: è attivo, ha una colonna di fuoco che si alza a volte a mille e più metri di altezza; i pendii sono una cintura verde di selva; erutta migliaia di lapilli e di pietre incandescenti e lascia scolare un fiume continuo di lava.

A volte, nella notte, mi divertivo a vederlo lampeggiare: sembrava un enorme altoforno con bagliori e vampe di fuoco nel buio fitto delle tenebre. Dicevo fra di me:«Fantastico! Il vulcano Shangai è il re della selva».

Nella parte orientale di quella zona vulcanica vivono i kivari, gli indi affidati a noi.

I kivari sono generalmente noti come cacciatori e riduttori di teste.

Trasformano una normale testa umana in un pugnetto di ossicini, lasciando tutti i lineamenti intatti. Solo che restringono il cranio riducendolo, direi quasi, se non sembrasse irriverente, in formato tascabile.

Qualche secolo fa sorgevano in quelle selve, dove oggi spadroneggiano i kivari, alcune città fiorenti: tra di esse Logroùo e Sevilla (oggi Sevilla Don Bosco), che ai suoi bei tempi contava 30.000 abitanti, in maggioranza spagnola. I kivari la distrussero con un assalto notturno e la dettero alle fiamme, massacrandone gli abitanti. I superstiti, circa due o trecento persone, passarono alla destra del fiume Upano e fondarono Macas, unico ricordo delle ex colonie nelle selve.

Ma i kivari non mollavano. Avevano deciso di sterminare anche quei pochi. Un giorno, e precisamente il 5 agosto, organizzarono l'assalto di sorpresa. Penetrati nelle case, non trovarono nessuno. Siccome era la grande festa della Madonna, tutta la gente si era recata in chiesa. Solo un vecchietto invalido e paralizzato era rimasto sulla sedia e fu lui che raccontò della furia indignata dei kivari.

Pensarono allora di penetrare in chiesa e di massacrare tutti i coloni. Ma mentre si avviavano con quei propositi di morte, apparve loro la Madonna scortata da un esercito (i più anziani dei kivari non sanno precisare se la Vergine reggesse in mano uno scettro). Fatto sta che i selvaggi, terrorizzati, si diedero alla fuga. Uscendo di chiesa i fedeli videro le orme dei selvaggi e qualche arma abbandonata.

Particolare commovente: la statua della Madonna fu incoronata cinque anni fa dai discendenti di quei kivari che avevano assaltato la chiesa in quel remoto 5 agosto.

Questo per dire come la Madonna è visibilmente vicina a noi e protegge il nostro lavoro missionario.

Le difficoltà non mancano; anzi fino a poco tempo fa furono tali da scoraggiarci e indurci ad abbandonare un'opera di bene che sembrava impossibile.

San Pio X, quando per la prima volta ricevette Monsignor Comin, gli chiese:

-Mi parli dei kivari.

- Santità - rispose il vescovo missionario nessuna buona notizia, purtroppo. Stiamo innaffiando un palo secco.

Alcuni anni dopo Benedetto XV ricevette di nuovo in udienza Mons. Comin e gli rivolse quasi la stessa domanda di Pio X:

- Mi dica, allora: come vanno i kivari?

Anche a lui il Vescovo dovette dare una risposta sconfortante:

- Oh, Santità, continuiamo a innaffiare unpalo secco.

In uno degli ultimi colloqui col Santo Padre Pio XI, Mons. Comin ebbe la gioia di riferire:

Santità, ho una buona notizia, finalmente.

Orale? - chiese subito il Papa.

Il palo secco dei kivari incomincia a fiorire.

Ma fu solo con Pio XII che Monsignore potè dire cori un senso di legittima gioia apostolica:

- Santità, ho notizie buone. Il palo secco dei kivari finalmente sta dando frutti.

Dal primo colloquio all'ultimo erano passati cinquant'anni. Mezzo secolo di sforzi ininterrotti furono necessari per aprire una breccia nella cittadella inespugnabile delle anime di quei selvaggi.

Oggi, ecco il nostro bilancio confortante. Nella zona abbiamo dodici grandi centri di missione e tredici internati per kivaretti e kivarette, con un totale di I3oo ragazzi delle selve a cui viene fornito gratis vitto, vestito, materiale scolastico ed educazione. Si sono potute fondare alcune così dette «riserve » di kivari già civilizzati. Il nostro Vicariato conta 93 scuole per kivari e figli di coloni bianchi, senza discriminazione razziale. L'istruzione è completamente gratuita.

C'è poi un collegio di scuole secondarie, da cui escono i maestri elementari diplomati. Ultimamente si sono diplomati con lode alcuni giovani kivari.

Contiamo inoltre due ospedali e alcuni dispensari tredici gratuiti. Intanto da parte dei coloni stanno sorgendo graziose cittadine cori chiese, edifici scolastici e opere sociali. t merito dell'indimenticabile nostro missionario e pioniere Don Albino Del Curto il tracciato di una mulattiera che favorì notevolriente l'immigrazione bianca in quelle zone. Dei passi quindi se ne sono fatti. Il palo secco sta proprio dando buoni frutti.

Vorremmo fare di più; ma ci mancano i locali necessari per accogliere i kivari sempre più numerosi che bussano alle nostre porte. I,a nostra pena cresce quando vediamo l'opera sorprendente che la grazia compie in quelle anime di primitivi.

Mi ricordo, tanto per citare un caso, che un giorno dovetti recarmi in una kivaría, in piena foresta. Tre kivari mi si presentarono per confessarsi. Il giorno dopo, prima della Messa, se ne presentarono quattro per fare la Comunione. Conoscendo i pericoli morali in cui vivono quei selvaggi della foresta, dissi al quarto kivaro (aveva vent'anni; era bronzeo, fiero, di corporatura atletica, slanciato di statura):

- Tu non puoi fare la Comunione.

- Perchè?

- E la confessione?

- Perchè? Mi domandò di nuovo.

- Quanto tempo è che non ti confessi?

Un anno, padre.

- Vedi che ho ragione.

- Un anno fa ho fatto la prima Comunione.

Allora ero interno in collegio. Poi ho dovuto seguire papà nella selva e non ho più avato occasione di accostarmi ai Sacranientì. t proprio un anno da quel tempo. Ma ti prego, daninii la Comunione.

- Confèssati, mio caro. C'è bisogno di lavare l'anima.

- Ma, padre, non mi avete insegnato che per fare la Comunione occorre essere in stato di grazia e osservare il digiuno? Dal giorno del rio battesimo io, padre, te l'assicuro, non ho commesso un peccato mortale.

Guardai quel giovanotto atletico. Una commozione profonda mi invase: sono le meraviglie della grazia divina nelle anime dei nostri selvaggi. Fatti simili ricompensano della lunga attesa di oltre cinquant'anni per penetrare nei loro cuori e condurli alla luce di Gesù.

(Continua)

Sac. ISIDORO FORMAGGIO

missionario salesiano

Sotto il manto dell'AUSILIATRICE

Guarigione istantanea dopo la Benedizione di M. A.

Mia nipotina Beatrice, a soli 18 mesi di età, fu ricoverata d'urgenza all'ospedale per una congestione polmonare. Curata in tempo, potè reagire, ma poco dopo si manifestò una polmonite doppia aggravata da pleurite. I medici non davano più speranza di guarigione. L'affidammo quindi a Maria Ausiliatrice e cominciammo la novena proprio il 24 maggio. La bimba subì tre interventi chirurgici, dopo i quali le sue condizioni erano del tutto disperate. Si pregò allora un Sacerdote salesiano d'impartire la benedizione di Maria Ausiliatrice alla piccina, che nel frattempo era entrata in istato comatoso. Il Sacerdote venne, la benedisse, rivolse qualche parola di conforto ai genitori e si ritirò. Ira appena giunto alla porta dell'ospedale, che si sentì richiamare indietro dalle parole concitate e commosse di chi gli annunziava che la bambina, appena il Sacerdote era uscito dalla stanza, aveva aperto gli occhi, si era seduta sul letto e aveva chiesto da mangiare. La reazione continuò rapidamente e in pochi giorni la mia cara nipotina era perfettamente guarita.

Buenos Aires (Argentina)

GUGLIELMO CHIORRI

Una catena di grazie

Sento il dovere di rendere note tre grazie ricevute da Maria Ausiliatrice, tramite l'intercessione di S. Domenico Savio.

Mia madre era stata colpita da azotemia e glicemia con susseguente avvelenamento del sangue. Il medico curante dott. Luigi D'Alessandro ci consigliò di chiamare il prof. Gargasole dell'Università di Bari, il quale ne diagnosticò imminente la fine. La mamma ormai aveva perduto la conoscenza. Tutti in famiglia iniziammo fiduciosi una novena a Maria Ausiliatrice, interponendo l'intercessione di S. Domenico Savio. Dopo un periodo di continua trepidazione, la grazia venne e completa. Ora la mamma gode ottima salute, nonostante i suoi 78 anni di età.

Nel mese di aprile mio cognato veniva ricoverato nel sanatorio di Putignano in condizioni quasi disperate. La nostra fede in Maria Ausiliatrice non venne meno e, dopo quattro mesi, il cognato si ristabilì completamente. Il dott. Nicola Ricco, che lo ebbe in cura, disse: « Ringrazia pure la Madonna, perché è Lei che ti ha salvato!».

Nel mese di novembre mia nipotina fu colpita da febbri altissime che si protrassero per oltre un mese. I medici non sapevano diagnosticare il male. Mia sorella un giorno, dopo aver misurata la febbre, che risultò oltre i 39, 5, si rivolse fiduciosa a Domenico Savio, prese la reliquia del Santino, e gliela pose al collo. Incredibile ma vero, la febbre cessò all'istante; il termometro misurava 36 gradi. Due giorni dopo, mia nipotina poteva tornare a scuola completamente guarita. Grazie, Maria Ausiliatrice e S. Domenico Savio! Continuate a liberarci da ogni pericolo dell'anima e del corpo.

Grumo Appula

Sac. DONATO M. PESOLA, salesiano

Guarisce ricevendo la benedizione di Maria Ausiliatrice

Il 7 maggio u. s. mia figlia, che si trovava a letto con forte mal di testa, ad un tratto venne meno e per circa tre ore non diede più alcun segno di vita. Il dottore dichiarò trattarsi di trombosi cerebrale. Nel mio dolore mi rivolsi con fede all'Ausiliatrice e pregai un sacerdote salesiano di impartirle la benedizione di Maria Ausiliatrice. Nell'atto di riceverla, l'ammalata riprese vita. Obbligatissima, chiedo si renda pubblica la grazia e invio offerta.

S. Gregorio (Catania)

CARMELA ARENA

Confermo la relazione suesposta e prego venga pubblicata.

Sac. GIUSEPPE RAGONESI, parroco

Guarita da grave psicastenia

Maria Ausiliatrice e il mio Patrono San Giovanni Bosco mi hanno liberata, tempo addietro, da una grave forma di psicastenia, senza ricorrere a mezzi estremi e per me odiosi. Tale meravigliosa protezione si rinnova costantemente, ordinariamente. Perciò desidero esprimere la mia viva riconoscenza alla Vergine Ausiliatrice e a Don Bosco per la grazia ricevuta e che ricevo ogni giorno.

Varese

IRMA ISELLA

Guarita da peritonite acuta

La bambina Cigna Ausilia era appena stata operata di tonsillite quando, colta da un forte attacco appendicolare, dovette essere subito sottoposta ad un nuovo intervento chirurgico. Il caso si prospettò molto grave perchè l'appendicite si era trasformata in peritonite acuta. La mamma, angosciata, si rivolgeva allora a Maria Ausiliatrice promettendo un'offerta e la pubblicazione della grazia se la piccola Ausilia fosse guarita. Riavuta sana e salva la bambina, la mamma scioglie la sua promessa invitando i divoti di Maria a sperimentarne la bontà. Particolare di rilievo: la piccola era stata graziata dalla Madonna Ausiliatrice altre due volte.

Bagnolo Piemonte (Cuneo)

CIGNA ALBERTO CATERINA

Guarito da commozione cerebrale

Il giorno 26 luglio u. s. mio figlio subiva un incidente stradale in seguito al quale era ricoverato per la frattura della testa. Ne conseguiva la commozione cerebrale per cui i medici lo dichiaravano in grave pericolo. Angosciata, mi rivolsi con fiducia a S. Giovanni Bosco e alla Vergine Ausiliatrice; e mio figlio lentamente si riprese ed oggi è completamente guarito.

Cinisello (Milano)

GIUDITTA AROSIO

Era venuta meno ogni speranza umana

Mentre l'animo mio era ancora pieno di amarezza per la morte di mio marito, mi si ammalò la mamma. Una bronco-polmonite, refrattaria alle cure, data anche l'età avanzata dell'inferma, l'aveva ridotta in fin di vita, tanto che già le erano stati amministrati gli ultimi Sacramenti. Venuta meno ogni speranza umana, mi rivolsi con maggior fiducia alla Madonna, potente Ausiliatrice dei cristiani; e la grazia venne completa. Desidero sia pubblicata, mentre ringrazio la Madonna anche per altre grazie.

Chieri (Torino) - MARIA POGLIANO

Ci hanno segnalato grazie

ottenute per l'intercessione di Maria Ausiliatrice e di S. Giovanni Bosco, di S. Maria Mazzarello, di S. Domenico Savio e di altri Servi di Dio - alcuni hanno anche inviato offerte ed elemosine per sante Messe di ringraziamento - i seguenti:

Abelloni Giovanna - Alberto Maria - Alloatti Teresa - AnIeri Francesco - Annoni Giuseppe - Bagnasco Teresa - Balatti Giuseppe - Baroabò Fam. - Bellanca Camillo - Bellone Dora - Belometti Rina - Beltrami Rosa - Berta Giuseppina - Bianchetto Iride - Bieler Giuseppe - Blan Lorina - Poari Alma - Boero Teresa - Boschetti Luigia - Bosi Anna Maria - Bracchetti Ines - Raggia Rosa - Borghi Amerigo - Caldarini Francesca - Casablanca Silvia - Cassone Roberto - Castaldi Luigi - Castellano Lucia - Castelli Giovanna - Cattaneo Adorno Giuseppina - Cattani Carmela - Cei Tilde - Cogliati Maria - Colombo Clementina Colombo Giuseppe - - Cosi Merelli Maria - Cossu Maria - Cravero Giuseppe - Dago Maria - Dal Cin-Minozzi - Dall'Olio Maria - Damelis Nicodemo - Damiani Arrigo - Dando Lucia - Dell'Antonio Pierino - De Marco Cecilia - Dondero Mario - Dosio Elisa - Fantin Celeste - Fasci Chico Dina - Fassin Luigi - Faure Vittorina - Fiorucci Igea - Firpo Cesarina - Florian Maria - Fosson Rosa - Framuntini Dario - Franco Giuseppe - Franco Margherita - Gabutti Giacomo - Gallenca Fam. - Garatti Maria - Carino Luisa - Giovanuini Caterina - Griseri Bosso Pierina - Guglielmetti Pierina - Ingeniati Annibale - Ingrao Rosario - Lanza Angela Leoncini Elisa e Vanna - Lombardi Maura - Lorenzini Amalia - Maccone Francesco - Maduri Enza - Maniero Fam. - Mapelli Caterina - Massolini Teresa - Mazzini Mario - Menonna Nicola - Messi Concettina - Messina Rachele - Michieli Angela - Moglia Paolo - Molino Camilla - Mollura Ccncettina - Molteni Carlo - Monticelli Vittorio - Murando Caterina - Moresco Angelo - Naira Angese - Negri Walter - Novarino Franca - Pacinelli Bortolo - Paganini Maria - Paglietti Graziello - Paini Biagio - Pallavidino Antonietta - Parasacchi Margherita - Pasquin Lino - Palazzo Celestino - Pelizzola Angela - Peveri Teresa - Ponti Lucia - Porcellana Francesca - Pretti Emilia - Pretti Maura - Quarello Dante - Rapisardi Marisa - Re Giovanni - Repetto Paolina - Rinaudo Maria - Roberto Caterina - Robino Maria - Roggero Irma - Rollandin Giulia - Roncoroni Carlo - Rossi Maria - Ruffa Giovanni - Sajcva Giuseppina - Sarda Domenica - Scaicla Fulvia - Scarantio A. - Scia Caterina - Sessa Adele - Siracusa Vittorina - Sogno Teresa - Tartaglino Filippo - Tomaselli Francesco - Tomasi Melesi Margherita - Trocchi Luigi - Tromba Sorelle - Valentini Vittorio - Valeria Camilla - Vaudagna Fam. - Vanzo Gelmi Maria - Vercelli Angela - Vielmi Lucia - Vietti Teresa - Vigliani Maria - Vitali Fam. - Vivan Rosa - Zagni Maria - Zanchi Gina - Zappetti Rita - Zarantonello Virginia - Zavat*aro Maddalena - Zito Giovannina.

Altri cuori riconoscenti

Silvestra Dori in De Stefani (LivignoSondrio) invia offerta a M. A. e S. G. B. per la mamma guarita da broncopolmonite con serie complicazioni.

Teresa Bollo (Saluggia-Vercelli) attesta di avere sperimentato il prodigioso aiuto di M. A. e S. G. B. durante un intervento chirurgico.

Sac. Prof. Francesco Di Renzo (Andria-Bari) esaudito con una grazia importante, si propone di collaborare con le Opere Salesiane per onorare il S. Cuore di Gesù e M. A.

Lina Fichera (Acireale-Catania) esprime la sua riconoscenza a M. A. per grazia ottenuta in famiglia e invia offerta.

Dott. Giacomo Spiatta (Carlazzo-Como), con offerta attesta la guarigione miracolosa di un bambino per intercessione di S. G. Bosco.

Anna Maria Primanti ved. Rocchi (Roma) con invocazione fiduciosa a M. A. ottenne la guarigione istantanea della figliuola.

E. Carteny (Stigliano-Matera) invocando con tutta la forza del cuore M. A. e S. D. S. ottenne la luce e la pace che desiderava.

Giovanna Petey in Artaz (St. Christophe-Aosta) già esaudita con molte grazie, ne implora ancor altre.

Vittorio Signori (Nembro-Bergamo) professa riconoscenza a M. A. per grazia ricevuta.

Maria Cascella (Aversa-Caserta) ringrazia per la mamma anziana, liberata senza operazione dalla dentiera che aveva ingoiato.

Prof. Luigi D'Ambrosio (Alife-Caserta) invia offerta per esame superato e in attesa di altra grazia.

Adelina Re (Palera di Moncalieri-Torino) è riconoscente per guarigione da dolori artritici e per altre grazie.

Angela Bertero in Dominici (Carmagnola-Torino), pregando M. A. e S. G. B. guarì col bambino da febbri tifoidee da cui erano stati colpiti.

Rina Franco (Vercelli) si ricorda delle Missioni Salesiane, avendo sperimentato la celeste protezione in una circostanza penosissima.

Mons. Nicolò Celano (S. Severino Lucano-Potenza) dopo otto mesi di sofferenze per asma bronchiale, guarì con la Novena a M. Ausiliatrice.

Teresa Oddone (Desana-Vercelli) con la protezione di M. A. e S. G. B. potè subire, lo stesso giorno, due operazioni, di ulcera e di calcoli.

Francesco Aimino, maestro pensionato (Borgomasino-Torino) manda in offerta a Don Bosco la spesa per un'operazione chirurgica potuta evitare.

Elsa Bombardieri (Camini-Reggio Cal.) è grata per il felice conseguimento della laurea.

Lia Ruggeri, ottenuto un impiego, invia il primo stipendio, come da promessa fatta.

Francesco e Maria Pentenero (S. Sebastiano Po-Torino) offrono un segno di riconoscenza per due grazie ottenute.

Innocente Severo (Torino) ringrazia M. A. per dolori scomparsi e le raccomanda la vocazione di un pronipote.

Per intercessione di S. DOMENICO SAVIO

S. Domenico Savio non sa resistere al dolore e alla preghiera di una mamma

Quando seppi che la mia piccola Elisa, di quattro anni, era affetta da una grave infiltrazione tubercolare, il mio dolore raggiunse quasi il parossismo.

Ebbi in dono da una pia persona l'abitino di S. Domenico Savio e subito lo feci indossare all'ammalata, mentre incessantemente invocavo il Santo che, a dire il vero, fino allora era da me ignorato.

Il dolore unito alla preghiera ottenne la invocata intercessione. Infatti a tre mesi di distanza lo specialista, meravigliato, l'ha dichiarata completamente guarita.

Come da promessa, rendo pubblica questa segnalatissima grazia.

MARIA GALVANO

Ottiene la grazia di un'ottima sistemazione

Il sottoscritto, da due anni disoccupato, si rivolge col fiducia a S. Domenico Savio facendo una novena con la moglie e promettendo di pubblicare la grazia sul bollettino Salesiano e di fare una offerta per le Opere di Don Bosco.

A metà novena è convocato per l'Esame di Concorso. Contro ogni aspettativa risulta al terzo posto in graduatoria con possibilità di ottima sistemazione.

Ringrazia vivamente S. Domenico Savio e s'impegna, in riconoscenza, di aiutare una vocazione missionaria.

Fubine (Alessandria)

Dott. REMO IMARISIO medico veterinario

L'ultima àncora di salvezza

Da dieci anni soffrivo di un male che, oltre indebolire la mia salute, mi metteva anche in pericolo di cadere per la strada, come qualche volta avvenne.

Durante questo lungo periodo sono ricorsa ai medici, ho fatto novene a vari Santi, ma senza mai ottenere la guarigione. Invitata ad affidarmi a San Domenico Savio, lo feci conviva fiducia vedendo in lui l'ultima àncora di salvezza per me. Pochi giorni dopo ero guarita e libera da un male che mi aveva afflitta per dieci anni.

Invio offerta e chiedo che mi si aiuti a sdebitarmi col grande Santo, pubblicando questa mia relazione.

Napoli

ANTONIETTA DELIO

Questo per me è un miracolo

Da molti anni soffrivo di attacchi nervosi, che l'anno scorso andarono aggravandosi. Il professore mi curava con ogni diligenza, ma la malattia non accennava a diminuire. Mi rivolsi allora con molta fede a S. Domenico Savio e immediatamente mi sentii bene, provandone un immenso sollievo. Da quel giorno, non ho più sofferto nulla. Desidero sia pubblicato questo che per me è un miracolo, e prego di inviarmi un bel quadro del Ragazzo Santo, che esporrò al posto d'onore nella mia casa.

Scieli (Ragusa)

CONCETTA SPADARO PENNA

Bruna Ghezzi in Beretta (Melzo-Milano) ringrazia S. D. S. per la nascita e la guarigione del piccolo Ambrogio, e chiede sia completata.

Flavio Ferrarotti (Trino-Vercelli) attribuisce a S. D. S. il felice esito di una operazione e la conseguita guarigione.

Palmira Quilici (Lucca-Arancio) rende noto che con l'in tercessione di S. D. S. il nipote potè superare l'esame di maturità classica con esito brillantissimo.

Elena Callegari (Maurage-Belgio) offre il suo obolo per grazia ricevuta da S. D. Savio.v

Pia e Domenico Chiara (Rivarolo C. - Torino) affidarono a S. D. S. il piccolo Livio in gravi condizioni di salute e lo riebbero guarito.

Adriana Girone (Torino) si raccomandò a S. D. S. per disturbi persistenti ed ora lo ringrazia perchè guarita senza operazione.

Sac. Antonio Stanuch (Svoda Slaska-Polonia) desidera manifestare pubblicamente la sua riconoscenza a S. D. S. per grazia ricevuta.

Teresa D'Argento (Francavilla al Mare-Chieti) affida a S. D. S. un nipotino che con l'intercessione del Santo ha superato una difficile operazione.

Bruna Chimenti (Livorno) ringrazia S. D. S. per il miglioramento dello zio inferno.

Giovanna Olivero (Casalgrasso-Cuneo) si professa esaudita da S. D. S. nella felice nascita del suo piccolo Luigi.

Invocando altri Servi di Dio

Soccorre nelle necessità familiari

Preoccupato da anni perchè non riuscivo a risolvere il problema di un'abitazione più confacente alle necessità della mia famiglia, nonostante supplicassi S. G. Bosco che mi intercedesse da Maria Ausiliatrice quanto mi stava a cuore, ebbi l'ispirazione di interporre la mediazione del Servo di Dio Augusto Czartoryski. Promisi, tra l'altro, la pubblicazione della grazia e una modesta offerta per la sua causa di beatificazione. Nel giro di pochi mesi ho ottenuto quanto desideravo, sperimentando ancora una volta la potenza di Maria Ausiliatrice, di S. Giovanni Bosco e dei Santi e Servi di Dio Salesiani, che non cesserò mai di invocare in ogni mia spirituale e temporale necessità.

Milano - LUIGI SCARLINI

La pace è ristabilita dopo due anni

Da due anni avevamo una causa giudiziaria con un nostro inquilino e non riuscivamo a concluderla. Un Sacerdote salesiano ci suggerì di rivolgerci all'intercessione del Servo di Dio Don Augusto Czartoryski. Seguimmo il suo consiglio e prima ci accostammo ai santi Sacramenti. Quella causa per cui tanto si tribolava da anni, contro ogni speranza si è conclusa rapidamente. Non solo ci fu la completa intesa da ambo le parti, ma ci si chiese perdono a vicenda.

Scriviamo alla Direzione Generale Opere Don Bosco perchè tenga in considerazione questa evidente grazia e serva per la causa di beatificazione del servo di Dio.

Siemianowice (Polonia)

VINCENZO e MARIA MIKLISOWIE

Esaudisce un Accademico colombiano

« Da molti anni sono solito designare, fin dal primo giorno dell'anno, un protettore speciale a cui affido la soluzione davanti a Dio dei problemi che mi si presentano durante l'anno. L'anno scorso mia protettrice annuale fu la Vergine di Fatima, e l'anno precedente San Pio X. Quest'anno ho scelto nientemeno che Zeffirino Namuncurà, al quale, come mio plenipotenziario presso Sua Divina Maestà, ho dato istruzioni di impetrarmi da Dio, se non la completa guarigione dall'infermità che mi tormenta da tanto tempo, almeno un miglioramento che mi permetta di lavorare con minori difficoltà e maggior rendimento. E, si meravigli Vostra Reverenza, questa lettera la sto scrivendo io stesso, con un solo dito e con enorme sforzo, ma è un fatto che prima della scelta di questo caro Protettore, mi era assolutamente impossibile. Lascio a Lei i commenti... ».

Così scriveva il dott. Nicola Bayona Posada, squisito poeta, profondo e fine-prosatore e accademico colombiano, che da molti anni soffre con la pazienza di Giobbe indicibili dolori, quasi totalmente immobilizzato. Poichè conserva mente lucidissima, continua a lavorare, ma deve servirsi di amanuensi a cui detta in verso e in prosa... Speriamo che il nostro indietto santo continui a proteggerlo, alleviando, confortando e, se a Dio piacerà, guarendo totalmente il suo fervente e illustre devoto.

Bernal (Argentina)

Sac. LUIGI PEDEMONTE

Guarigione istantanea e perfetta

Entrata tra le Figlie di Maria Ausiliatrice piena di desiderio di donarmi tutta al Signore, nel tempo del mio aspirantato e postulato la mia salute deperì notevolmente, tanto che temevo di non poter continuare nella mia vocazione. Anche le mie Superiore erano assai preoccupate e indecise se tenermi, perchè il mio malanno era un continuo disturbo per la comunità.

Un giorno la Rev.ma Madre Ispettrice, mossa a compassione, mi disse di pregare con fede Suor Teresa Valsè e mi fece inghiottire una reliquia della Serva di Dio.

In quel medesimo istante mi scomparve il male e mi sentii perfettamente guarita.

Sono passati diversi mesi, senza ch'io abbia più provato il minimo malessere ed ora godo perfetta salute e sono felice di poter continuare nella mia vocazione.

Riconoscente alla Serva di Dio di avermi guarita in modo così sorprendente, la ringrazio con tutto il cuore e prego di pubblicare la grazia.

Rottembnch (Germania)

BERNARINA BERGER, Novizia F.M.A.

† I NOSTRI MORTI †

Salesiani defunti

Sac. Enrico Lucianí. Si è addormentato nel Signore nella bella età di 90 anni, nell'Istituto salesiano, presso la Basilica della Santa Casa di Loreto.

È stato chiamato l'Apostolo della gioventù lauretana, perchè diede inizio all'Opera Salesiana di Loreto nel 1904 e lasciò un ricordo indelebile per il suo zelo tra i giovani, la sua carità e la sua umiltà. Svolse pure la sua attività nelle Case salesiane di Macerata, Porto Recanati. Ai funerali, celebrati con massima solennità nella Basilica Lauretana, partecipò S. E. Mons. Malchiodi, Amministratore Apostolico, che tessè l'elogio del Defunto e celebrò le esequie.

II Comune di Loreto, che in occasione della Messa di Diamante, nel 5953, aveva dichiarato Don Enrico « cittadino onorario », fu presente al funerale col Gonfalone della città. Autorità, Comunità religiose, Cooperatori, Ex allievi, amici 'manifestarono unanimi la loro riconoscenza al venerando Salesiano, la cui memoria rimarrà in benedizione.

Sac. Giulio Hovelaque, † a Ukkel (Belgio) a 60 anni.

Don Giulio, come tutti lo chiamavano, era una figura assai nota nella Casa Ispettoriale del Belgio. Per 26 anni segretario discreto, delicato e sacrificato, servì quattro Ispettori. All'arido lavoro d'ufficio il suo cuore sacerdotale trovava compensi in opere di carità verso i giovani e soprattutto nell'apostolato delle confessioni. Tratti salienti della sua personalità sacerdotale furono un gusto speciale e una vera competenza per la liturgia, uniti ad una profonda pietà eucaristica, che aveva attinto nel suo soggiorno al centro della Congregazione, a contatto col grande Salesiano Don Eusebio Vismara.

Sac. Guglielmo Wínkels, † a Marienhausen (Germania).

Sac. Cirillo Schillebeeks, † a Groot-Bijgaarden (Belgio).

Sac. Luígí Opdeweegh, † a Boechout (Belgio).

Coad. Antonio Van Der Wijst, † a Liegi (Belgio).

Coad. Luígí Bonnící, † a Londra (Inghilterra).

Cooperatori defunti

Sua Eccellenza Mons. Antonio Maria Capettíní, Vescovo titolare di Erario, t a Roma.

Fu Vicario Apostolico dello Shensi meridionale (Cina). Cooperatore fin dal 1898, e cioè da quando era studente al Seminario delle Missioni Estere di Roma, fu sempre tanto amico dei Salesiani, che non mancò di affiancare e aiutare ogni volta che gli fu possibile. Pontificò nella Basilica del Sacro Cuore nella solenne Messa di suffragio che si tenne alla notizia dell'eccidio dei missionari salesiani in Cina, i Servi di Dio Mons. Versiglia e Don Caravario. Mons. Giorgio Cavallo, t a Montalto Dora a 70 anni. Sacerdote esemplare e Parroco zelantissimo, apostolo della parola e della penna con stile giovanile ancora nella tarda età, fu l'anima dell'Azione Cattolica, della Buona Stampa e di tante Opere Diocesane. Amò l'Opera Salesiana di un amore pari all'ammirazione che aveva per Don Bosco, animando dello spirito del Santo tutto il suo ministero. Direttore Diocesano dei Cooperatori, curò l'incremento della Pia Unione in Diocesi con affettuosa sollecitudine e fervido entusiasmo e seguì con compiacenza gli sviluppi del nostro Istituto Missionario d'Ivrea.

Mons. Can. Orazio Ratto, Arciprete di Rapallo, Vicario Foraneo e Decurione Salesiano.

Affezionato alle Opere di Don Bosco, si dimostrò sempre amico dei Salesiani e accoglieva con particolare affezione i Cooperatori e gli Ex allievi. Nella sua Parrocchia volle fosse eretto un bell'altare a S. G. Bosco e vi fosse ogni anno solenne triduo e festa.

Mons. Alfredo Angeleri, Cameriere Segreto di Stia Santità, † a Varzi (Pavia).

Pastore stimato ed amato di Varzi per 37 anni, fu pure zelante Cooperatore e Decurione salesiano e non lasciò occasione per diffondere tra i fedeli della sua importante Parrocchia la devozione a S. Giovanni Bosco e a Maria Ausiliatrice.

Dott. Comm. Ugo Marcellí, † a Roma l'11-X-1958.

Ex allievo e Cooperatore, fu esemplare padre di famiglia: accettò da Dio sette figli e li allevò al calore della sua vita cristiana. Giovedì 9 ottobre, letta la notizia della morte del Papa, ne risentì tanto anche nel fisico che chiese che gli fosse recata la S. Comunione in casa, ciò che fu fatto al mattino seguente. Quattordici persone di famiglia (sposa, figliuoli, nipoti) facevano corona intorno al suo letto, ricevendo insieme con lui Gesù sacramentato. E alle prime ore del giorno dopo, volava serenamente al Premio, lasciando in tutti quelli che lo avevano conosciuto, immensa eredità di affetto e di esempio.

Comm. Giuseppe Principe, † a Portici (Napoli) il 16-XI-'58.

Cattolico fervente e praticante, cittadino esemplare, uomo probo, lavoratore instancabile, genitore affettuoso e comprensivo, fu attaccatissimo a Don Bosco e alle sue Opere e generoso nell'aiutare il Noviziato locale.

Comm. Dott. Francesco Paolo Annecchíno, † a Napoli.

Nella sua professione di medico, esercitò anche l'apostolato del credente e fu legato alla nostra Casa del Vomero, presso la quale fu medico per lunghissimi anni. Si sentiva di famiglia e lo dimostrava, non mancando mai, nelle circostanze più solenni, di prendere parte alle nostre gioie ed ai nostri dolori.

Giovanni Lorenzo Soria, † a S. Marzano (Asti) il 15-XI-'58.

Padre di quattro figli, di cui uno Salesiano, fu esempio di vita cristiana a quanti lo conobbero. Giusto e leale, visse una vita di totale abnegazione per il bene della famiglia. Concluse santamente i suoi giorni santificando le lunghe sofferenze dell'ultima malattia.

Faroppa T. Col. Vittorio, † l'11-XI-1958.

Soldato e atleta al servizio di Cristo e della Patria, dall'animo sempre giovane e aperto a tutti gli orizzonti del bene, lasciò, in quanti lo conobbero e l'amarono, un ricordo incancellabile di attaccamento al dovere, di fede profondamente vissuta. La sofferenza, che sublimò gli ultimi anni della sua preziosa esistenza, lo trovò sereno e rassegnato al volere di Dio.

Lorenzo Conte, † il 28-X-1958.

Visse praticando con amorosa fedeltà i doveri del cristiano e morì santificando i dolori di una straziante malattia. Dio lo onorò e premiò con la vocazione di un figlio Salesiano e di una figlia Suora « Pallottina ».

Maria Pretto Cassanello, † a Genova il 9-XI-1958.

Insigne Cooperatrice delle Opere Salesiane, unitamente al marito Comm. Giuseppe Alberto Pretto, ha disposto in vita una generosa donazione in memoria dei cari figliuoli Pierino ed Eugenio, al cui ricordo si sta erigendo in Genova un Istituto Salesiano di Arti e Mestieri. S. Giovanni Bosco e l'Ausiliatrice, dei quali era molto devota, 1' accolgano nella pace eterna del Signore con i suoi cari fieliuoli e benedicano il superstite marito, cui va la fervida riconoscenza dei figli di Don Bosco.

Lucia De Filíppo Gallo, † a Torino a 70 anni di età.

Donna di esemplari virtù, visse per la famiglia e per i figli, trascorrendo i suoi giorni in un incessante lavoro, santificato dalla preghiera, impreziosito spesso dalla sofferenza e dalle lacrime che accettava in piena conformità alla volontà di Dio. Esercitò un lungo apostolato nella stia parrocchia ed ebbe la grazia di un figlio Sacerdote Salesiano.

Zelatrice Maria Fernanda Campa, † a Eragagnano (Taranto) a 28 anni di età.

Passi sulla terra come angelo di bontà, diffondendo dovunque luce d'esempio e calore di apostolato. Il suo amore all'Ausiliatrice e a Don Bosco e il suo ardente zelo per le anime la resero Zelatrice modello di attività, preghiera e sacrificio.

Maria Bambina Centra Gorgoglione, † a 75 anni.

Fu mamma di virtù esemplari, di forza d'animo non comune e di una saggia accortezza nell'educazione dei figli, uno dei quali è Sacerdote Salesiano.

Altri Cooperatori defunti

Baietti Luigi - Bartoli Ida - Bergamaschi Andrea - Betté Amabile - Boine Fiorenza - Calliano Adele - Camponovo Antonia - Capettini Mons. Antonio - Chieffo Anna - Cipelletti Domenica - Colli Maria - Da Villa Caterina . Fantin Giovanni - Fattori Giuseppe - Feltrin Domenico - Galli Ferdinando - Gervasoni Marietta - Giacomello Silvia - Goria Cesare - Grasso Virgilio - Leoncini Pietro - Loris Gregorio Mario - Zucchini Giovanni - Marchiori Erminia - Mancini Cesilde - Martina Giuseppe - Martini Angelo - Martinetti Maria - Miniutti Maria - Mercuri prof. Stanislao - Mongiano Carlo - Moro Maria - Mossano Andreina - Negri Dott. Annibale - Parini Piera - Pennazio Dott. Ing. Eugenio - Petruce, Teresa - Pezzana Maria - Prandi D. Giovanni - Dott. Raverdino - Rey Carlo - Seghezzi Caterina - Sibona Domenica - Simoncini Cav. Romolo - Tonso Antonio - Toso Teresa - Trevisan Teresa - Trinca Pia - Versino Emma.


L'ISTITUTO SALESIANO PER LE MISSIONI con sede in TORINO, eretto in Ente Morale con Decreto 13 gennaio 1924, n. 22, può legalmente ricevere Legati ed Eredità. Ad evitare possibili contestazioni si consigliano le seguenti formule:

Se trattasi d'un Legato: «... lascio all'Istituto Salesiano per le Missioni con sede in Torino a titolo di legato la somma di Lire... (oppure) l'immobile sito in ...»

Se trattasi, invece, di nominare erede di ogni sostanza l'Istituto, la formula potrebbe esser questa: «... Annullo ogni mia precedente disposizione testamentaria. Nomino mio erede universale l'Istituto Salesiano per le Missioni con sede in Torino, lasciando ad esso quanto mi appartiene a qualsiasi titolo ».

(Luogo e data)

(Firma per esteso)


CROCIATA MISSIONARIA

TOTALE MINIMO PER BORSA L. 50.000.

Borse da completare

Borsa Ossola Giuseppina Ernesto, a cura della prof. Maria Teresa (Novara) - 1° vers. 25.000.

Borsa Peirani Suor Costanza, a cura di Nosengo Clelia (Torino) - 1° vers. 10.000.

Borsa P. G. R. (2a), a cura di Angela Bestagno (Imperia) - 1° vers. 10.000.

Borsa Rinaldi Don Filippo, a cura dei coniugi Cavallo, suffragio (Torino) -1° vers. 10.000.

Borsa Rossi Toffoloni Linda (12a), a cura dei figli Gaetano, Rina, Antonio e Margherita Zanon (Vicenza) - Tot. 46.350.

Borsa Roth Sabina Maria, a cura dei nonni, tramite Luciana Hoderas-Brusa (Svizzera) - Tot. 45.000.

Borsa Rinaldi Don Filippo, a cura di Z. G. R. L. (Alessandria) - M. C. 5000; Frat. Rinaldi di Giovanni 2500 - Tot. 43.500.

Borsa Rinaldi Don Filippo, a cura di Morgante Raffaele (Torino) -1° vers. 10.000.

Borsa SS. Trinità, M. Ausiliatrice e S. G. Bosco, a cura di Principe Giovanna (Foggia) - 1° vers. 20.000.

Borsa S. Cuore di Gesù e di Maria, proteggete S. M. (Piacenza) - 1° vers. 20.000.

Borsa SS. Trinità, fate clic cammini sempre alla Vostra presenza, a cura di C. M. T. (Messina) -1° vers. 20.000.

Borsa S. Giovanni Bosco, continua a proteggere la mia famiglia, a cura di Erminia Galligani (Torino) - 1° vers. 20.000.

Borsa S. Domenico Savio, a cura dei fratelli Carlo Luigi borio (Campobasso) - Tot. 34.600.

Borsa S. Giovanni Bosco, a cura di Bruzzone Giulia e Cesira (Alessandria) - Tot. 20.000.

Borsa S. Giovanni Bosco, proteggi Siero e i suoi cari, a cura di M. E. (Cuneo) - Tot. 29.000.

Borsa S. Giovanni Bosco faccia risplendere la giustizia, a cura di Bice Barone (Napoli) - Tot. 40.000.

Borsa S. Cuore, Maria Ausiliatrice e S. G. Bosco (2a), a cura di Bice Bruno (Verona) - 1° vers. 40.000.

Borsa S. Domenico Savio e Don Filippo Cerutti, a cura dei coniugi Margherita e Giuseppe Cerotti - 1° vers. 6000.

Borsa S. Pio X, Don Bosco e Anime purganti, a cura di Volpe Giuseppina - 1° vers. 10.000.

Borsa S. Giovanni Bosco e Don Filippo Rinaldi, pregate per Vernetti Maria - 1° vers. 10.000.

Borsa S. Giovanni Bosco, proteggi la mia famiglia, a cura di Blatto Giuseppe - 1° vers. 5.000; D. G. Ferrero 3000 -Tot. 8.000.

Borsa S. Domenico Savio e S. Maria Goretti, a cura delle sorelle Gallo Margherita, Ernesta, e Giovanna - Tot. 25.000.

Borsa Vergine di Pompei e S. G. Bosco, aiutateci e proteggeteci, a cura di C. C. (Napoli) - Tot. 30.000.

(continua)

Borse complete

Borsa Cuore di Gesù, Maria Ausiliatrice, Don Bosco, a cura di Angela D'Antoni (Trapani) - L. 50.000.

Borsa Maria Immacolata Mediatrice di ogni grazia, secondo le intenzioni di D. Giovanni Gilardini (Pavia) - L. 50.000.

Borsa S. Giovanni Bosco, in suffragio del Coop. salesiano dott. Carmelo Campione, a cura di Agata Campione (Enna) - L. 50.000.

Borsa Maria Ausiliatrice e S. G. Bosco in suffr. e ricordo dei genitori, a cura di T. L. (Alessandria) - L. 50.000.

Borsa Rinaldi Don Filippo, p. g. r. e da ricevere, a cura di C. P. (Alassio) - L. 50.000.

Borsa Marietti Antonio, in suffr. e ricordo, a cura della moglie e del figlio (Firenze) - L. 50.000.

Borsa S. Cuore di Gesù, in suffr. di Mario Tommaselli, a cura del padre Ettore (Gorizia) - L. 50.000.

Borsa Pitti Adolfo e Armida, in suffr. e ricordo, a cura della figlia Tosca (La Spezia) - L. 50.000.

Borsa In onore di S. G. Bosco, a suffr. di Giuseppina e Anna Bistagnino, per cura della madre Maria Scolaro Bistagnino (Alessandria) - L. 50.000.

Borsa Celeste Regina del Cielo, secondo le intenzioni di Giuseppina Di Vasta (U. S. A.) Boston - L. 52.487.

Borsa Maria Ausiliatrice e S. G. Bosco, invoco salute e lavoro, a cura di Gianna Aldo Torgano (Milano) - L. 50.350.

Borsa N. S. di Lourdes, a cura di Isabella Martini-Ceccherini (Roma) - L. 50.000.

Borsa Pia Opera per Orfani e vocazioni, a cura di I. B. (Trento) - L. 50.700.

Borsa M. Ausiliatrice e S. G. Bosco, in suffr. della madre, a cura di Antonio Palumbo (Potenza) - Tot. 52.000.

Borsa M. Ausiliatrice e S. G. Bosco, a cura di Ricolfi Maria (Torino) - L. 50.000.

Borsa Conti E., G. Angelozzi-Gariboldi, a cura della contessa Clara Angelozzi G. (Roma) - L. 50.000.

Borsa Arese Don Giovanni, sac. salesiano, a cura di Clementina Maggi (Pavia) - L. 100.000.

Borsa M. Ausiliatrice e S. G. Bosco, a cura di Griffa Maria - L. 55.000.

Borsa Gesù Sacramentato e M. Ausiliatrice, ringraziando e in attesa di altre grazie, in suffr. dei parenti defunti, a cura di Clelia Cataldo (Caserta) - L. 50.000.

Borsa SS. Cuori di Gesù e Maria, secondo le intenzioni di Federica Raso ved. Germani (Roma) - L. 50.000.

Borsa M. Ausiliatrice e S. G. Bosco, secondo le intenzioni di Sabatini Silvio (Pistoia) - L. 50.000.

Borsa M. Ausiliatrice, in suffr. di Gilda Tommaselli, a cura di Tommaselli Ettore (Gorizia) - L. 50.000.

Borsa N. S. Gesù Cristo Somma ed Eterno Sacerdote (2a), o Signore manda operai per la Tua messe!, a cura dei Coop. salesiani di Limosano (Campobasso) - L. 60.000.

Borsa Pio XII, in memoria di Gaigiano Giov. Battista ed Elisabetta, a cura dei figli Felice ing. e Maria Pia (Alassio) - L. 50.000.

Borsa Maria Ausiliatrice e S. G. Bosco, a cura di A. A. - L. 50.000.

Borsa Madonna di Lourdes, a cura di Musso Carolina - L. 50.000.

Borsa Avenati Pietro, Malvina e Giorgio (Roma), a cura di C. A. A. - L. 50.000.

Borsa Avenati Antonio e Teresa (Roma), a cura di C. A. A. - L. 50.000.

Borsa Trombone Giuseppe, Carolina e Giacinto (Roma), a cura di C. A. A. - L. 50.000.

Borsa Avenati Pietro, Malvina e Giorgio (Roma) (2a), a cura di C. A. A. - L. 5o.ooo.

Borsa Rinaldi Don Filippo, in segno di riconoscenza e maggior gloria di Don Bosco, a cura dell'avv. Dino Andreis (Cuneo) - L. 50.000.

Borsa Per grazia ricevuta, a cura di I. B. M. - L. 50.000.

Borsa Maria Santissima e S. G. Bosco, per la salvezza morale e fisica, per il lavoro dei miei figli, per la mia Maria, a cura di C. C. G. (Milano) - L. 50.000.

Borsa Dolce Cuore di Maria e S. G. Bosco, salvate le nostre anime, a cura della famiglia Cerri-Viberti - Castagnotto 9000 - Tot. 54.000.

Borsa Gesù Sacramentato, M. Ausiliatrice, Don Bosco, D. Savio, D. F. Rinaldi, secondo le intenzioni di A. P. (Vicenza) - M. Chistè 5000 - Tot. 50.000.

(continua)