BOLLETTINO SALESIANO

PERIODICO MENSILE PER I COOPERATORI DELLE OPERE E MISSIONI DI DON BOSCO

ANNO XLVIII.   TORINO, SETTEMBRE 1924   NUMERO 9.

REDAZIONE E AMMINISTRAZIONE: VIA COTTOLENGO, 32 - TORINO (9)

SOMMARIO: L'insegnamento del Catechismo. - La Religione nelle Scuole elementari. - Cinquantenario delle Missioni Salesiane (1875-1925). - Nel regno del dolore e della carità. - Al I° Congresso Spagnuolo per l'educazione Cattolica. - Ai piedi delle Ande. - Piangono a vedere il Missionario! - Ottocento battesimi in 10 mesi. - Questi bimbi non sono cinesi; sono angeli! -- Una passeggiata dei giovani missionari Assamesi. - Di alcune popolazioni indigene del Perù. - Necessità di un clero indigeno in Cina. - Il Culto di Maria Ausiliatrice. - ''Atti della Santa Sede". - Anime riconoscenti al Ven. Don Bosco. - Azione salesiana. - Tra gli ex-allievi. - Necrologio.

L'insegnamento del Catechismo.

L'E.mo Card. Sbarretti, Prefetto della Sacra Congregazione del Concilio, ha inviato all'Episcopato, Italiano una Lettera sull'insegnamento del Catechismo.

« Il ripristinamento dell'insegnamento religioso nelle scuole primarie - dice l'autorevole documento - ha riempito di liete speranze ognuno cui stia a cuore il bene degli individui, della famiglia e della società; giacchè il catechismo, benchè piccolo di mole ed umile in apparenza, è in realtà divinamente grande e sublime.

Esso contiene gli elementi destinati a nutrire ed irrobustire la vita dello spirito; esso solo può formare coscienze forti e pronte a combattere gli appetiti che spingono l'uomo in basso e tendono a gettarlo nel fango, rendendolo zimbello delle proprie cieche passioni.

Il catechismo insegna all'uomo l'esistenza di Dio che, come padre amoroso, veglia su di lui, vuole il suo bene, la sua salute temporale ed eterna. Esso gli fa conoscere donde viene, dove va, qual via deve tenere per giungere al suo fine. Gli fa comprendere l'eccellenza dell'anima sua, riscattata al prezzo di un valore infinito: il Sangue di Gesù Cristo: e in conseguenza la nefandezza del peccato, che non solo lo trascina alla perdizione eterna, ma offende gravemente la grandezza e maestà di un Dio, che ci ha amati usque ad mortem, e che quindi è degno di tutta la nostra gratitudine ed adorazione.

Gl'inculca la necessità di amare il prossimo come se stesso, di posporre l'interesse privato a quello pubblico, ed il dovere di dare anche la sua vita per il bene superiore della Religione e della Patria.

Gli fa infine conoscere i mezzi da Gesù Cristo messi a disposizione di ognuno per conseguire la grazia di cui abbiamo bisogno per la nostra santificazione.

Il catechismo contiene così un complesso di verità sublimi, di leggi, di precetti, di mezzi atti a condurre chiunque alla propria perfezione.

E dunque evidente che un argomento di importanza sì capitale, di una vastità e profondità tanto grande, richiede uno studio assiduo, prolungato, che non può affatto esaurirsi nelle scuole elementari.

Ed è da ritenere che non vi sia parroco in Italia, il quale possa pensare che basti al fanciullo l'istruzione catechistica impartita nelle scuole primarie e possa esimersi dalla rigorosa osservanza delle sante leggi della Chiesa, le quali impongono agli aventi cura d'anime l'obbligo strettissimo di insegnare il Catechismo (can. 1329 e segg. del Cod. di Dir. Can.).

L'insegnamento che si imparte nelle scuole elementari non può essere sufficiente alla formazione completa del cristiano: i fanciulli impareranno a memoria alcune preghiere, il decalogo, il Credo; acquisteranno nozioni generali su varii punti della Dottrina Cristiana; ma far sì che ne abbiano una cognizione più precisa e proporzionata alla loro intelligenza, è riservato ai parroci, agli aventi cura d'anime.

Ad essi in modo tutto particolare, la Chiesa ha affidato la delicata ed importantissima missione di nutrire e sviluppare, con l'insegnamento del Catechismo, la vita spirituale dei loro parrocchiani.

Essi, più di ogni altro, sono in grado di adempie e questa missione, che esercitano in nome e con l'autorità stessa della Santa Chiesa.

Essi, che hanno per molto tempo atteso di proposito a studi speciali, sono più atti a tale ufficio, e certamente avranno dal Signore le grazie necessarie per rispondere al grave compito a cui sono chiamati.

Nè è da trascurarsi la circostanza del giorno e del luogo ove ordinariamente il parroco esplica il suo ministero.

Il Tempio stesso e il giorno di Domenica contribuiscono efficacemente ad imprimere nell'animo dei giovanetti un più alto senso della bellezza della Religione, un più urgente bisogno di seguirne la morale, un più vivo desiderio di attingere ad Essa i conforti divini.

Ed è anche evidente che l'insegnamento catechistico parrocchiale ai fanciulli, oggi più che mai, deve essere fatto dovunque con scrupolosa diligenza, usando di tutti quei mezzi, che eminenti catechisti hanno tanto accuratamente indicati ed illustrati; e ciò gioverà anche a formarsi un'esatta cognizione dell'ampiezza e del grado dell'insegnamento religioso delle pubbliche scuole e ad opportunamente integrarlo ».

L'Eminentissimo rivolge quindi « calda preghiera ai R.mi Ordinari, affinchè vogliano richiamare l'attenzione dei parroci ed aventi cura d'anime, ricordando ad essi la grave responsabilità che loro incombe dinanzi a Dio e alla società »; ed in modo speciale fa presente « AI GENITORI

IL GRAVISSIMO OBBLIGO DI EDUCARE CRISTIAMENTE I FIGLI, OBBLIGO CHE NON VERRÀ TOTALMENTE ADEMPIUTO, SE NON CURERANNO CHE QUESTI SIANO ASSIDUI ALL'INSEGNAMENTO PARROCCHIALE DEL CATECHISMO (can. 1335 Cod.).

« SI TRATTA - conchiude la lettera - DELLA SALUTE ETERNA DEI FIGLI, E NE DOVRANNO RENDERE AL SIGNORE STRETTISSIMO CONTO... ».

Con altra Lettera, inviata ai Vescovi di tutto il mondo in data 24 giugno u. s., lo stesso E.mo Cardinal Prefetto della S. C. del Concilio chiede informazioni dettagliate sull'insegnamento della Dottrina Cristiana nelle Parrocchie, nei collegi cattolici diretti dal Clero secolare e regolare e da Religiose, e nelle pubbliche scuole.

La Religione nelle Scuole Elementari.

Un ottimo testo per l'insegnamento religioso è quello compilato dal Teol. Secondo Carpano, che ebbe l'onore di un'ampia commendatizia da S. E. Rev.ma Mons. Giuseppe Gamba, Arcivescovo di Torino.

« Un ottimo libro per l'insegnamento religioso ai fanciulli è il testo compilato dal Teol. Secondo Carpano, sacerdote della nostra Archidiocesi, insegnante nelle Scuole Municipali di Torino.

» Esso ha per titolo LA RELIGIONE NELLE SCUOLE ELEMENTARI (Società Internazionale, Torino, 1924), e fu approvato con lode dalla Commissione Ministeriale per l'esame dei libri di testo nelle scuole elementari.

» L'autore ha saputo, pur lasciando al libro il carattere di letture religiose, voluto dai programmi governativi, farne un prezioso e completo trattato di Religione, che alla ricchezza della veste tipografica, alle attrattive della parte illustrativa e agl'indiscutibili pregi didattici, unisce esattezza e sodezza di dottrina, e presenta una chiara, organica ed esauriente trattazione di tutta la materia religiosa. Ogni volumetto delle prime tre classi riporta un estratto del Catechismo piccolo di Pio X in relazione agli argomenti svolti nel corso del libro. Molto opportunamente poi i volumi di quarta e di quinta, essendo indirizzati a fanciulli d'età più matura, riportano il suddetto catechismo per intero.

» In guisa che tale corso, mentre soddisfa pienamente alle esigenze dei programmi governativi, saggiamente interpretandoli, è nel tempo stesso quanto mai adatto a servire come libro di testo per i catechismi parrocchiali e per le scuole di Religione, permettendo, così, d'evitare al fanciullo il grave inconveniente d'avere a scuola un libro di Religione e di averne un altro al catechismo parrocchiale: cosa della massima importanza anche per l'unità di metodo che viene a creare nei due insegnamenti.

» Noi, mentre ci congratuliamo vivamente . con l'Autore, siamo ben lieti d'approvare ufficialmente per le scuole parrocchiali della nostra Archidiocesi tale corso di Religione, e caldamente lo raccomandiamo a quanti hanno l'obbligo dell'educazione religiosa del fanciullo.

Torino, 14 Luglio 1924.

+ Giuseppe, Arcivescovo.

Per l'Istituto "Card. Cagliero,,.

Una delle più belle celebrazioni del « GIUBILEO D'ORO » delle Missioni Salesiane di Don Bosco, dovrebb'essere il provvedere le singole residenze missionarie di scelto personale laico, che permetta ai Sacerdoti di attendere principalmente all'esercizio del sacro ministero ed alla predicazione, affidando ad abili e volenterosi aiutanti la cura delle varie opere sussidiarie, indispensabili per sostenere le cristianità nascenti sulla via delle fede e dell'incivilimento cristiano.

Incontrando di coteste anime generose, dite loro il nostro invito cordialmente fraterno, esponete i molteplici e gravi bisogni delle Missioni nostre, fate ad essi comprendere che potrebbero spendere la vita alla maggior gloria di Dio e alla salvezza delle anime con preziosi frutti di bene, catechizzando, insegnando e lavorando negli Orfanotrofi, nelle Scuole Professionali e nelle Colonie Agricole, prestando, insomma, in cento modi, un aiuto, prezioso e desiderato, ai Missionari.

Cinquantenario delle Missioni Salesiane.

Il Congresso Internazionale di Buenos Aires.

Abbiamo notizie che i lavori preparatori per il CONGRESSO INTERNAZIONALE SALESIANO, che si terrà a Buenos Aires al principio del prossimo mese per iniziare la commemorazione cinquantenaria delle Missioni Salesiane, vanno felicemente svolgendosi, facendo concepire le più liete speranze.

Continuano anche da ogni parte ad affluire le adesioni. Tra le più importanti, con animo riconoscente, additiamo quelle degli Em.mi Signori Cardinali, Giuseppe Francica - Nava di Bontifè Arcivescovo di Catania, Alessandro Lualdi Arcivescovo di Palermo, Desiderato Mercier Arcivescovo di Malines, Ludovico Enrico Luzon Arcivescovo di Reims, Antonio Mendes Bello Patriarca di Lisbona, Francesco Bourne Arcivescovo di Vestminster, Giovanni Csernoch, Primate d'Ungheria, Arcivescovo di Strigonia, Luigi Giuseppe Maurin Arcivescovo di Lione, Carlo Giuseppe Schulte, Arcivescovo di Colonia; delle LL. EE. RR. gli Arcivescovi di Torino e Vercelli Mons. Giuseppe Gamba e Mons. Giovanni Gamberoni, dei Vescovi Mons. Matteo Filipello d'Ivrea, Mons. Giovanni Cazzani di Cremona, e Mons. Ersilio Menzani di Piacenza.

L'Avv. Cav. Felice Masera, Presidente della Federazione Nazionale degli Ex-Allievi, inviava il seguente messaggio:

L'Associazione Nazionale Italiana degli Ex-allievi di Don Bosco aderisce al IX Congresso Internazionale dei Cooperatori Salesiani.

Questa nostra adesione è atto d'amore per la grande famiglia del Ven. Don Bosco: è espressione di fraternità profonda, vincente gli spazi e gli anni, con tutti coloro, che attuano la più perfetta salesianità di vita; è segno della più mirabile solidarietà di cooperazione salesiana, vincente ogni barriera politica ed economica.

Per Don Bosco, attraverso l'educazione dei giovani e la santificazione del lavoro manuale e intellettuale, la dolcezza cristiana è restituita a questa nostra vita tormentosa e complessa;

Per Don Bosco, attraverso le missioni eroiche, Cristo, diventa il Divin Cittadino di ogni terra, la più lontana e la più selvaggia;

Per Don Bosco, il dolore umano riceve conforto in ospizi, ricoveri, lazzaretti, nei quali i Salesiani e le untili Figlie di Maria Ausiliatrice divengono legami tra i doloranti e la Divina Bontà.

Nel nome di Don Bosco, ovunque sorgono templi, circoli, istituti, dappertutto è una fioritura di pietà verso Dio e di carità verso gli uomini; essere Cooperatori di tanta divina opera, e Cooperatori non di nome ma di vita, è titolo di santo orgoglio, è dovere di uomini e di cristiani.

Il vostro Congresso rafforzi l'entusiasmo delle anime, l'energia dei voleri, praticamente segni le nuove vie, indirizzi le varie attività: Cooperare con Don Bosco è gioia, è vita: e gli Ex-Allievi d'Italia, fortemente desiderano di godere tanta gioia, viver tanta vita cristiana; però, ossequenti alle vostre decisioni, si protestano pronti all'azione.

Con salesiana fraternità, obb.mo

Avv. FELICE MASERA

Presidente Federazione Nazionale italiana ex-allievi di Don Bosco.

MOLTI CI DOMANDANO:

Come possiamo aiutare le Missoni Salesiane?

Rispondiamo: - In molti modi; eccone alcuni:

1) Pregate, ogni giorno, per i Missionari e per le anime ad essi affidate;

2) Diffondete, mediante conferenze missionarie, giornate missionarie, trattenimenti missionari, la conoscenza e i particolari bisogni dei campi di Missione affidati ai Figli di Don Bosco; e procurate ad essi generose elargizioni, lasciti e legati;

3) Zelate, presso le famiglie di conoscenti e di amici, la, lettura del Bollettino Salesiano, che è l'organo ufficiale delle Opere e Missioni Salesiane, e, in mezzo alla gioventù, gli abbonamenti al periodico Gioventù Missionaria, e le ascrizioni all'Associazione omonima, per educare i giovani all'apostolato missionario;

4) Favorite, aiutate, nuove vocazioni missionarie; ed indirizzate nuovi aspiranti missionari all'e Istituto Card. Cagliero » per le Missioni Estere Salesiane;

5) Raccogliete ed inviateci stoffe e indumenti per i neofiti ed i catecumeni, e sete, lini e tele per parmenti e indumenti sacri;

6) Assumetevi, individualmente, o collettivamente (ad es. con altri membri di un Istituto, di un Circolo, di un Oratorio, di una Parrocchia, ecc.) il mantenimento di un alunno degli orfanotrofi di Missione, o di un catechista, o un maestro, o una Suora, o un Missionario;

7) Educate i vostri figliuoli alla raccolta di piccole offerte, mediante il salvadanaio « Pro Missioni Salesiane »;

9) Divulgale le varie serie di cartoline illustrate dei vari centri delle Missioni Salesiane;

9) Inspirate, infondete, accendete anche in altri, lo stesso spirito di carità e di zelo.

Nel regno del dolore e della carità.

(Lettera del sac. Giuseppe Vespignani al Sig. Don F. Rinaldi)

Il rev.mo Don Giuseppe Vespignani, Visitatore Straordinario alle Case Salesiane di varie Repubbliche del Sud-America, scrive al sig. Don Rinaldi questa lettera dalla Colombia, e precisamente da uno dei centri solitari, dove dal Governo vengono isolati gli affetti dal terribile male della lebbra. Le cure assidue che la nobile Nazione profonde per combattere il morbo fatale, sono note al mondo intero, com'è nota ai più vecchi dei nostri Cooperatori l'eroica assistenza che vari Salesiani e varie Figlie di Maria Ausiliatrice prestano, per amor di Gesù Cristo, a quegli infelici. La lettera di Don Vespignani n'è una nuova documentazione.

Agua de Dios, 13 maggio 1924.

Rev.mo e Amatissimo Sig. Don Rinaldi,

Scrivo da questi luoghi di dolore, dove i nostri Confratelli compiono l'atto più eroico e più bello che sia dato compiere davanti al Cielo e alla terra: quello di sacrificarsi per la salute spirituale e per la felicità temporale di tanti infelici...

Non avendo potuto inoltrarmi fino al Lazzaretto di Contratación, che mi avrebbe richiesto una cavalcata di 14 giorni tra andata e ritorno per strade quasi impraticabili e passando le notti in luoghi privi di quelle comodità che l'età esige, mi limitai a visitare questo Lazzaretto, che è il primo ed il più antico di tutti, e che si può raggiungere con poche ore di cavalcata non troppo disagevole.

Giunsi, qui, insieme con l'ispettore Don Bassignana, giovedì 8 corrente, nella settimana del « Buon Pastore » e nel giorno di S. Michele, l'Arcangelo che sovrasta l'Altar Maggiore di questa chiesa, quasi a difesa di tante anime che senza gli aiuti della fede sarebbero facilmente preda della disperazione.

Agua de Dios è tutto un paese di lebbrosi, giacchè degli 8ooo abitanti 3400 sono infermi e gli altri son figli di infermi o quanto meno uniti da stretti vincoli di parentela con essi.

Non le descrivo il nostro arrivo. Fu davvero commovente veder tanti volti, segnati dalle stigmate spaventose del morbo fatale, sorriderci affabilmente, e tante mani protendersi verso di noi in saluto affettuoso, ed uno stuolo di fanciulli infelici salutare l'umile rappresentante del Successore di Don Bosco e il carissimo Don Bassignana, che per vari anni fu padre e pastore di questa popolazione. Il Direttoreparroco, Don Massimiliano Burger, aveva per tutti una parola buona e faceta

Visitammo subito la chiesa ed assistemmo alle funzioni del mese di Maria Ausiliatrice che si celebra qui con grande solennità, e circondato da una ventina di chierichetti scalzi, infermi o figli di infermi, impartii la Benedizione Eucaristica.

Poco dopo fummo gradevolmente sorpresi dalle note della banda musicale, che ci rallegrò con l'esecuzione di pezzi classici durante la cena. La banda è composta interamente di lebbrosi e diretta da un maestro, compositore, anch'esso infermo.

Il dì seguente visitammo l'Asilo « Michele Unia », e distribuii a quei 12o ragazzi immagini e medaglie di Maria Ausiliatrice. I poveretti imparano a leggere, a scrivere, e via dicendo, ed hanno anche i loro piccoli laboratori per addestrarsi nei mestieri.

Dall'Asilo passammo alla Casa delle Suore, inferme anch'esse o figlie di infermi, chiamate « le Figlie dei SS. Cuori di Gesù e di Maria » fondate dal benemerito Don Variara di felice memoria, le quali, oltre ad attendere alla cucina e a rigovernare la biancheria dei fanciulli dell'Asilo, hanno anche in custodia una quindicina di bambini, quali di pochi mesi, quali di pochi anni, di cui più d'uno già condannato al terribile male, perchè figlio di infermi. I ragazzi dell'Asilo son educati secondo il sistema del Ven. Don Bosco: e desta profonda commozione vederli così buoni e affezionati ai loro superiori e così infelici! Eppure, nella loro innocenza, essi trovano ancor tanta felicità nella vita di collegio e nelle pratiche di religione.

Ho pregato sulla tomba dei nostri eroi, specialmente del carissimo don Santinelli che morì vittima della sua attività, tra questi infelici - e ho pure visitato i tre grandi Ospedali, di uomini, di donne e di fanciulli, e l'Asilo.

È veramente bello e grandioso l'Ospedale, ideato e costrutto dal nostro D. Unia, in forma di una grande croce con l'altare nel centro, visibile dalle grandi sale che formano le braccia della croce; dove trovai un infermo malato da 5o anni e da 20 colpito da completa cecità, mirabile per serenità e pazienza, sostenute dalla speranza del paradiso e dal ricordo di Gesù Crocifisso.

Son venute ora a salutarmi anche le Cooperatrici Salesiane, le quali, mi dice il Direttore, compiono una missione altrettanto importante quanto quella dei sacerdoti, visitando gli infermi a domicilio: ed ho sentito la relazione consolante degli atti di pietà, di virtù e di eroica rassegnazione di molti lebbrosi, che dal letto del dolore - dove il male li inchioda per lunghi anni, talora- dalla fanciullezza alla vecchiaia - non pensano e non sospirano che al paradiso e offrono quotidianamente le loro pene a Gesù Crocifisso e Sacramentato!

E non posso tralasciare una parola di lode e profonda ammirazione e riconoscenza per le buone Suore della Presentazione, che sono qui addette agli Ospedali (come le buone e generose

Figlie di Maria Ausiliatrice ai Lazzaretti ed agli Asili di Contratación, Guadalupe e Caño de Loro). Da più di 25 anni esse curano questi poveri lebbrosi con carità di madri e di sorelle, e la Divina Provvidenza veglia così amorosamente su di loro, che mai ebbero a prendere il contagio. Altrettanto può dirsi dei nostri cari Confratelli, i quali tutti riconoscono che, per preservarsi dal male, non c'è miglior rimedio - dopo la grazia di Dio -- che l'aver coraggio e non lasciarsi impressionare dalla deformità e dal fetore di questi poveri corpi in decomposizione...

Bella e commovente fu pure la visita all'Oratorio Festivo. V'erano circa 20o giovinetti, assistiti dai loro catechisti; e potrebbero essere assai di più se si pensa che i fanciulli e le fanciulle che popolano questa città del dolore son circa 18oo!

Commoventi furono pure i saggi scolastici che si vollero tenere in onore del Visitatore e dell'Ispettore, nei locali dell'Asilo maschile e femminile: commoventi, perchè tutto in essi, discorsi, poesie e canti, era velato di tristezza e di pianto, ma visibilmente reso dolce e soave dalla fede... In fine presi la parola e cercai di far sentire a quei poveri infermi, che si dicevano reietti ed abbandonati dal mondo, le profonde simpatie di cui godono presso il Padre comune dei fedeli e il desiderio generoso di tanti giovani Sacerdoti, Coadiutori, Ascritti ed Aspiranti Salesiani, che implorano dai Superiori il permesso di poter venire a condividere con loro la solitudine e l'esilio;... esilio che, del resto, ha un profumo dolcissimo ed invidiabile di pace, di orazione e di carità, perchè lascia intravvedere assai vicini gli splendori e le allegrezze del Paradiso!

Oh! l'accerto, amatissimo sig. Don Rinaldi, che il fermarmi qui cinque giorni, fra i lebbrosi di Agua de Dios, m'ha fatto del bene all'anima e m'ha fatto ancor una volta benedire il nostro Istituto che - fra le altre missioni - s'è assunta pur questa, tanto bella, dell'assistenza dei lebbrosi...

Ci benedica e mi creda

Ubb.mo e aff.mo figlio in G. C, Sac. Gius. VESPIGNANI,

Al I° Congresso Spagnuolo per l'educazione cattolica.

(Da una lettera dell'ispettore Salesiano Don Giuseppe Binelli).

Nella settimana dal 21 al 27 aprile si svolse a Madrid il 1° Congresso Nazionale Spagnuolo di educazione cattolica, cui fece opportuno parallelo un'Esposizione Pedagogica, di carattere generale e nazionale.

La seduta d'apertura, compiutasi nel Teatro Regio, fu presenziata dal Governo di S. M. il Re, dall'E.mo Card. Primate, dal Vescovo di Madrid-Alcalà, Presidente del Congresso; e gli stessi Augusti Sovrani di Spagna, insieme con la Regina Madre, l'Infante D. Fernando, l'Infanta Isabella e la Duchessa di Talavera, l'onoravano di loro presenza.

Otto furono le sezioni:

Educazione religiosa - Educazione ecclesiastica - Insegnamento superiore - Insegnamento professionale e educazione artistica - Insegnamento secondario - Insegnamento primario - Educazione fisica - Opere complementari della scuola e dopo scuola.

I Salesiani, oltre a far parte della Giunta organizzatrice, in cui lavorò attivamente il nostro D. Giuliano Massana, direttore e anima dell'Esposizione Pedagogica, ebbero rappresentanti in tutte le sezioni, e furono loro affidate le relazioni sui temi seguenti:

Apprendimento delle arti e mestieri - Disegno applicato ai vari mestieri - Importanza della coltura generale per l'operaio - Le Belle Arti come elemento educativo - L'insegnamento agricolo nelle scuole rurali - Organizzazione di colonie agricole per la formazione di giovani agricoltori - La biblioteca agraria solariana - Associazioni di ex-allievi; federazione nazionale e forme di cooperazione - Oratori Festivi, e modo di impiantarli nei piccoli centri.

Lo stesso giorno, 21 aprile, veniva inaugurata L'Esposizione Pedagogica annessa al Congresso. Il Governo cedette allo scopo dodici grandi sale del Palazzo delle Biblioteche e dei Musei, che furono insufficienti per il numero di reparti, circa 200, che rappresentavano 1500 enti diversi.

In ogni reparto figuravano statistiche, diagrammi, spiegazioni del metodo seguito, libri di testo; fotografie dei locali, delle principali manifestazioni e del materiale scolastico; e un'immensa varietà di compiti scolastici, pubblicazioni pedagogiche, lavori di scuole professionali, e collezioni e invenzioni di professori.

I Salesiani concorsero nei seguenti rami: - insegnante professionale, insegnamento primario e secondario, pubblicazioni pedagogiche.

Nella prima sezione esposero i metodi, i lavori, i testi, i programmi delle scuole per meccanici, calzolai, sarti, tipografi compositori e stampatori, legatori, falegnami-ebanisti, scultori, indoratori, agricoltori.

V'erano rappresentate, coi loro lavori scolastici e di perfezionamento, tutte le nostre scuole professionali spagnole, particolarmente quella di Barcellona.

Persone competenti ebbero ad esprimere lusinghieri giudizi, uditi da noi stessi. S. M. il Re Alfonso, nel salire alla nostra sezione professionale, ci diceva queste testuali parole:

« Ci rallegra sopratutto che sia una società religiosa come quella dei Salesiani di Don Bosco a trovarsi all'altezza del progresso industriale moderno, coi suoi metodi di insegnamento professionale ».

Anche la stampa fu larga di encomi; « El Debate » sotto il titolo: « Il contributo dei Salesiani », scriveva:

« Vi sono esposizioni che producono vera meraviglia e dimostrano a che punto può arrivare l'operaio, quando gli si dà una preparazione e un insegnamento adeguato. Perche sono i metodi ammirabili, con cui si forma l'istruzione degli operai nelle Scuole Salesiane, quelli che producono tali risultati indiscutibili. I Salesiani non cercano di formare ingegneri, periti, direttori; ma, dedicati esclusivamente agli umili, procurano di fare dei buoni operai, e ottengono completamente lo scopo.

» La presente esposizione ha uno speciale interesse pedagogico. Non stupisce di veder il frutto ottenuto dai Salesiani nell'insegnamento professionale, se si tien conto del metodo che seguono. Dividono convenientemente il tempo in classi teoriche, pratiche e di coltura generale, e così la preparazione dell'operaio è completa nel suo compito, e dotata di quelle cognizioni che saranno utili nel corso della vita sociale...

» I manuali e i programmi per l'insegnamento teorico sono notevolissimi, e il loro studio distingue l'operaio salesiano da quelli provenienti da altri laboratori, in cui la pratica non si basa sulla conoscenza profonda della propria professione, dai rudimenti dell'apprendista fino al perfezionamento dell'operaio completo ».

Tutte le nostre scuole primarie e secondarie figurarono nelle rispettive gradazioni. Rilevantissima fu l'esposizione delle nostre pubblicazioni pedagogiche, artistiche e professionali, tra cui spiccava principalmente la Biblioteca Agraria Solariana, fondata dal rev.mo D. Ricaldone, e pubblicata dalle nostre scuole di Siviglia, la quale conta 126 volumi.

Anche ad altre manifestazioni svoltesi nei giorni del Congresso si ebbe parte attiva. Ricordo la conferenza del nostro D. Antonio Martin sull'Opera di D. Bosco nel salone per Conferenze della Biblioteca Nazionale, e il grande Festival ch'ebbe luogo allo Stadium di Madrid, al quale intervennero 300 fanciulli delle nostre scuole, applauditissimi per i ben eseguiti esercizi ginnastici, che servirono come esempio dell'educazione fisica impartita nei nostri collegi.

Sia lodato Iddio per questo trionfo della pedagogia cattolica!

Sac. GIUSEPPE BINELLI Ispettore.

LE MISSIONI SALESIANE

Dall'occidente e dall'oriente...

Possiamo, finalmente, offrire ai Cooperatori molte interessanti notizie da ogni parte. Abbiam pregato i vari Capi di Missione ad inviarci ogni mese qualche notizia. Se tutti ricordassero normalmente l'invito, che ha l'unico scopo di far meglio conoscere lo stato delle singole Missioni - massime nell'Anno Santo, che è pure l'Anno Cinquantenario delle Missioni Salesiane - chi non vede il grande interesse che desterebbe la lettura del « Bollettino », che è l'organo ufficiale per i Cooperatori delle Opere e Missioni di Don Bosco?...

I lettori, oltre le lunghe relazioni, necessarie per dar conto del lavoro generale di questo o quell'altro campo di missione, o per illustrare usi e costumi, o per mettere in special rilievo le difficoltà che si frappongono all'opera evangelica, amano leggere molte notizie di ogni parte, per aver meglio dinanzi tutto il movimento missionario salesiano.

Rinnoviamo, quindi, pubblicamente, estendendolo ai singoli Missionari, il nostro invito. Cari episodi, difficoltà ed imprese straordinarie, frutti raccolti con la grazia di Dio, corrispondenza e pietà dei neofiti e speciali loro bisogni: in breve, quanto occorre di più rilevante nella vita quotidiana di missione, servirà a fornire l'invocata varietà al nostro notiziario che vorremmo rendere mensile.

Ai piedi delle Ande.

Dal Missionario Don Pietro Bonacina, da Junin de los Andes (Patagonia):

Benchè in pieno inverno tutto il mese dedicato a Maria SS. fu celebrato, con molta pietà, da un buon numero di fedeli e la novena si svolse in forma solenne con la cooperazione del collegio femminile.

Il 25 maggio la nostra chiesetta era piena zeppa, e non potè contenere tutti gli accorsi.

Nello stesso giorno quindici dei nostri indietti si accostavano, per la prima volta, al Banchetto eucaristico! Non so esprimere la nostra consolazione. La divozione a Maria SS. Ausiliatrice fa dei miracoli di conversione, e predispone favorevolmente queste povere anime, degne di tanta compassione per l'ignoranza in fatto di religione e l'estrema povertà in cui vivono.

L'opera delle Figlie di Maria Ausiliatrice è assai preziosa, perchè ciò che non arriva a fare direttamente il missionario, lo possono esse; e solo col loro aiuto noi arriviamo a salvare tante anime, che non son cattive, ma ignoranti e indifferenti.

Così, anche in mezzo alle continue fatiche ed a gravi sacrifizi l'anima gode intime consolazioni. Il Signore non ci lascia mancar nulla del necessario pei nostri orfani e indii, che corrispondono volenterosi, contenti ed allegri nella loro semplicità. Uno di questi, quattordicenne, figlio di un capitano e che ha fatto or ora la prima Comunione, è venuto a dirmi ciò che gli aveva suggerito Gesù e ciò che egli Gli aveva promesso: - aver deciso di non partir più dal collegio, e che noi gli facessimo da padre, perchè vuole studiare come il suo maestro, per insegnare, a sua volta, ai suoi fratellini ed amici la via della salute!...

Un altro, più vivace, che da due anni vive con noi, venne a confidarmi di aver rubata una mela ad un compagno (sono molto avidi delle manzanas, che qui si raccolgono a sacchi) e a pregarmi che glie ne regalassi una per riparare il furto. Gli feci una dolce correzione e gli porsi due mele, una per la restituzione e l'altra in premio della sua delicatezza... Mi rispose: - No, Padre, dàmmene una sola pel mio compagno, io non la voglio; e se vuoi proprio che prenda anche l'altra, la darò a lui!... anche perchè domani desidero accostarmi alla Sacra Mensa!

Quanta fede in questi cari ragazzi! È per questo che Don Bosco 1i benedice. Un di essi fu improvvisamente colpito dalla grippe, cui ben presto si unì la gastro-enterite. Per più giorni la temperatura oscillò fra i 39° e 41°.

In mancanza di medici e di medicine, ricorremmo ai... rimedi del cielo. Invocammo il nostro Ven. Fondatore, e proprio il 24. maggio si notò nell'infermo un lieve miglioramento; la temperatura diminuì: e in pochi giorni scomparve completamente la febbre. Ritengo che il Ven. D. Bosco l'abbia carpito alla morte per farlo tutto suoi...

Piangono a vedere il Missionario!

Da una lettera di don Giovanni Battista Marchesi, dalla Missione di Taracuà:

La località di Taracuà non è più quella dell'anno scorso, quando vi ponemmo il piede. È scomparsa, tutt'attorno la residenza, la selva selvaggia, popolata da terribili insetti, che di notte venivano a devastare i nostri depositi. Abbiamo aperto varie strade, e incominciato un gran viale, in fondo al quale sorgerà la nuova chiesa, di fronte al piccolo Osservatorio Meteorologico, che funziona già regolarmente.

La minuscola Cappellina, improvvisata nel giugno del 1923, non è più adatta ai bisogni, ed abbiamo incominciato una nuova chiesa, che sarà la Chiesa-madre della Missione.

Gli indii dimostrano buona volontà e ci portano sostegni e armature in legno, in cambio di vestiti, zappe e coltelli, che apprezzano assai.

Avanti la casa abbiamo fatto un piccolo giardino, e più oltre, poco lontano dalla maloca principale dei Tucani, abbiamo iniziato una Colonia agricola, che fornisce cereali in relativa abbondanza, mentre le nuove piantagioni di mandioca e di caffè promettono bene.

Gli indii vengono assai in gran numero a visitarci e si fermano con noi alcuni giorni, di cui approfittiamo per far loro un po' di bene. È commovente, talvolta, vedere dei vecchi Tucanos e Piratapuios venir fin dal Papory lontano, unicamente per trovare il Pay (il Missionario, il Padre), che fissano estatici, facendogli intendere che da molti anni attendevano tanta consolazione. Alcuni lo abbracciano e piangono!

Gli alunni della scuola, intelligenti ed assidui, son pochi, ma non sapremmo dove metterne altri, finchè non siano pronte le nuove costruzioni...

Da Santiago di Mendez (Ecuatore). Dal Missionario don Telesforo Corbellini:

Anche in questa lontana missione, sepolta nel cuor della foresta, non mancano le gioie al missionario. Ho avuto la fortuna di benedire una dopo l'altra tre statue, di S. Giuseppe, di Maria Ausiliatrice, del Sacro Cuor di Gesù, con una piccola, ma graziosa funzioncina, che ha lasciato una grata memoria in tutti, sopratutto nei padrini.

La divozione a Maria Ausiliatrice è sentita con confidenza filiale, e la nostra Madre celeste riceve omaggi di amore anche in questo luogo sperduto. La sua festa fu attesa con gioia e celebrata con entusiasmo. Alla vigilia si cantarono i primi vespri, seguiti dalla benedizione col SS.mo Sacramento; e, a notte, fuochi artificiali, canti e divertimenti onesti allietarono la serata.

Il giorno appresso, alla messa cantata, ebbi la soddisfazione di distribuire un bel numero di comunioni. Si organizzò una processione in onore della Madonna, ed alla fine, per cementare l'allegria e l'unione fra i coloni e i Jivaros, si sorteggiò una lotteria con oggetti utili e divertenti

Da Indanza mi spinsi a compiere varie escursioni verso le fattorie più importanti, e raccolsi frutti consolanti. A Juganza tutte le persone si confessarono e comunicarono: vi fu pure una prima comunione. Il buon Giovanni Salazar, mio compagno di missione, servendosi di foglie di banano, improvvisò un bell'altarino, e fece ripetere ai fedeli, parola per parola, le preghiere in preparazione e ringraziamento alla S. Comunione.

Visitai pure le fattorie del Partidero, di S. Antonio e di Pena Bianca, accolto ovunque con segni di gioia dai bravi coloni, che approfittarono dell'occasione per provvedere al bene dell'anima propria. A Peña Blanca benedissi il nuovo cimitero. In una fattoria verso il Pan de Azucar, trovai un buon vecchietto sui 6o anni, il quale accudiva tutto solo la sua azienda. Mi accolse come un inviato dal cielo; si confessò, si comunicò, gustando dolcezze celesti in mezzo a quella solitudine...

Ottocento battesimi in 10 mesi.

Il caro don Balzola reduce da un'escursione compiuta ai confini del Brasile col Venezuela, invia un'interessante relazione al signor Don Rinaldi, che daremo nel prossimo numero.

Nei primi dieci mesi dalla fondazione della nuova residenza missionaria di Taracuà, nel a Prefettura Apostolica del Rio Negro in Brasile, il vecchio Missionario, sempre pieno di fervore apostolico, passò 198 giorni in continue escursioni apostoliche, amministrando più di 8oo Battesimi!

Nell'ultima escursione, che durò 75 giorni, ebbe la consolazione di registrare 25o Battesimi, 155 Cresime, 6o Comunioni, e 100 Confessioni, e di benedire 6 Matrimoni.

Il Signore, per le preghiere nostre e dei Cooperatori, doni all'intrepido Missionario tanta salute da poter continuare nell'indefesso lavoro ancor molti anni!...

"Questi bimbi non sono cinesi; sono angeli !".

Dall'Orfanotrofio di Ho-Si, presso la città di S!iiu-Chow in Cina, continuano a giungerci le notizie più consolanti.

Quest'anno ottantacinque furono gli alunni interni e cinquanta gli esterni. Dieci studiano il latino e desiderano farsi preti e salesiani. Ciò è frutto del sistema educativo di Don Bosco. Non un castigo in tutto l'anno, ma grande amore alla pietà, frequenza alla S. Comunione, e visite devote al SS. Sacramento.

Chi osserva quei cari figliuoli mentre pregano innanzi al SS. Sacramento, è costretto ad esclamare: « Ma questi bimbi non sono cinesi; sono angeli! » E dire che in tre anni, non si è mai detto ad essi: « Fate la S. Comunione! » Si è parlato e si parla di continuo della bontà di Gesù e della gioia con cui viene nei nostri cuori; e tutte le mattine la S. Comunione è quasi generale!

Quanto bene di più si potrà raccogliere, di qui a una dozzina o a una diecina d'anni, quando tutto il personale dell'istituto sarà salesiano! Presentemente, per sei ore al giorno quasi tutti gli alunni sono in mano estranee, sotto la guida di altri; quindi è limitata l'influenza e l'opera nostra.

Tuttavia, confrontando le statistiche del primo anno con quelle d'oggi, gli occhi si velano di lacrime e si è costretti a ripetere: « Non nobis, domine, non nobis, sed nomini tuo da gloriam! Da 16oo Comunioni all'anno si è saliti a più di 20.000: i sette od otto cristiani che si recavano alla messa domenicale sono divenuti 200: dal nulla nella stima e nell'affetto del pubblico, si è saliti ai primi posti.

Cotesti splendidi risultati si devono ascrivere sopratutto alle varie opere iniziate e fiorenti nell'Orfanotrofio: come le Compagnie di S. Giuseppe e del Piccolo Clero, la Scuola di musica con 28 strumenti, la scuola di canto, la scuola di ginnastica e il ricreatorio per gli esterni: cioè a tutto quel fervore di piena vita giovanile, voluto da Don Bosco.

Ma quant'altro bene si potrebbe compiere fin d'ora, se vi fosse qualche altro salesiano!... I missionari addetti esclusivamente a quest'opera sono due! Il povero direttore è così occupato, che forma l'ammirazione degli alunni, i quali, vedendolo sempre infaticabile e sempre in salute, con acuta e delicata semplicità gli vanno ripetendo: « Padre, tu non hai tempo per ammalarti! »

Basti il dire che, oltre trenta ore di scuola alla settimana, egli ha l'assistenza regolare di studio, di camerata e di passeggio; tutta la predicazione di novene, tridui, festività, e « buone notti », mesi di Maria e di S. Giuseppe; e l'assistenza continua delle ricreazioni, dove giuoca con gli alunni le più allegre e chiassose partite dei nostri giuochi tradizionali, come un birichino dell'Oratorio.

- Il caro Don Braga ci scrive promettendoci un largo resoconto, in continuazione di quello che Publicammo gli anni scorsi. È superfluo il dirgli che lo attendiamo con desiderio!..

Visita pastorale in... aereoplano.

Sua Ecc. Rev.ma Mons. Ernesto Coppo, Vicario Apostolico del Kimberley, scrive al sig. Don Rinaldi, da Derby, in data 4 giugno:

Scrivo da Derby, dove ho dovuto venire in aereoplano per la mia visita pastorale. Altra volta aveva dovuto dispormi a fare un volo di parecchie centinaia di chilometri per visitare un moribondo; ma il nostro D. Setaro si affrettò ad assicurarmi che avrebbe preso volentieri il mio posto sull'aereoplano, e volentieri glielo cedetti. Ora si trattava di amministrare la S. Cresima e di fare la Visita Pastorale a questa porzione del Vicariato, ed in mancanza di miglior veicolo mi rassegnai a salire in aereoplano. Dico, mi rassegnai, perchè ricordavo troppo bene i versi del Tasso:

Ai voli troppo alti repentini Sogliono i precipizi esser vicini.

Ma, grazie a Dio, dopo un volo di circa 150 Km., potei scendere incolume a Derby.

Questo paese si trova al nord del Vicariato, ed ebbe un periodo di prosperità, quando nelle sue vicinanze fu scoperta una miniera d'oro. Da ogni parte vi accorsero i cercatori del prezioso metallo, ed in breve sorsero numerose case ed anche una Chiesa Cattolica. Ma ben presto la miniera fu esaurita, e Derby ritornò nella solitudine e la povera Chiesa venne distrutta... dalle formiche bianche. I pochi cattolici rimastivi dovettero accontentarsi di assistere alla S. Messa qualche rara volta, in una casa privata, quando qualche sacerdote poteva far loro una breve visita da Broome, o da Beagle Bary.

Quando giunsi nel Vicariato, seppi che da vari anni nessun sacerdote era stato a Derby, e subito decisi che il nostro D. Setaro vi andasse a passarvi alcuni giorni, e vi andò nel marzo, u. s., preparando così la via alla prima visita pastorale.

Il signor d'Armstrong, maestro della Scuola di Derby, mi prestò la sua casa, ed io mi affrettai ad erigervi l'altare. Così nella domenica fra l'ottava dell' Ascensione potei celebrarvi ed amministrare la S. Comunione a varii, tra cui tre che non l'avevano mai ricevuta. Nel pomeriggio visitai l'ospedale, dove trovai due cattolici, colpiti dalla lebbra. E alla sera amministrai Cresime e Battesimi, premessa una breve istruzione su questi Sacramenti.

I cattolici di Derby accettarono volentieri la mia proposta di radunarsi ogni domenica nella improvvisata cappella per recitarvi le preghiere in comune e ascoltar la lettura d'una breve istruzione e gli avvisi che avrei mandato loro da Broome. Non essendo ora possibile fabbricarvi una chiesa, nè mandarvi un sacerdote stabilmente, l'ottimo maestro accettò volentieri l'ufficio di Catechista.

Il piroscafo che doveva trasportarmi a Wyndham non giunse che il giorno 4, così potei celebrare a Derby altre tre volte e farvi altrettanti istruzioni alla mattina. Alla sera feci un po' di catechismo ai nuovi cresimati. La madre di due di questi è protestante, ma anch'essa li mandò volentieri e mi portò pure un dei figli a battezzare. Il padre è cattolico, ma, attualmente, è impiegato a 8oo chilometri di distanza.

Parto ora sul « Bambra », per recarmi a Wyndham, dove pure farò la prima visita.

Faccia Iddio che i frutti di queste visite, fatte a volo, non abbiano a volarsene via tanto presto, ma a crescere e maturare per la vita eterna!...

La festa di Maria Ausiliatrice a Shillong (Assam).

Da un chierico, aspirante Missionario a Shillong:

Maria SS. Ausiliatrice, che col suo venerato simulacro volle precedere i Salesiani in Assam, comincia a trionfare anche tra questi popoli.

In occasione della sua festa qui a Shillong ci fu un'adunata di tutti i cristiani che parlano la lingua

Khassì, che si chiuse la domenica 25 maggio, in cui si svolse la festa di Maria Ausiliatrice, solennissima. Quel giorno si fece anche, per la prima volta, la processione colla statua della cara Madonna. Nella nostra cappella privata ce n'è una, ma troppo piccola per essere portata in giro tra tanto concorso di popolo: nella chiesa pubblica invece ce n'è una grossa, proprio adatta alla circostanza, ma già mezzo rotta, di modo che c'era pericolo che, lungo il tragitto, andasse a pezzi.

Come fare?... Ci raccomandammo alla Madonna; e noi, chierici, vestiti in bianco, ce la prendemmo sulle spalle, e, camminando con attenzione e precauzione su questo terreno tutto colline, riuscimmo a portarla in trionfo e a riportarla in chiesa, senza alcun inconveniente.

Alla processione che durò più di due ore prese parte un migliaio di fedeli con grande entusiasmo.

Si fecero tre fermate: una al collegio delle « Loretine », la seconda all'orfanotrofio « S. Antonio », la terza all'orfanotrofio di « St. Mary Convent ». Tutti gli sguardi erano rivolti alla Regina del Cielo, all'Ausiliatrice nostra trionfante.

Ritornati in chiesa si cantò il « Te Deum », e Mons. Mathias impartì la benedizione eucaristica.

Anche l'Adunata-Congresso dei Khassì fu riuscitissima. Si chiuse col canto dell'inno a D. Bosco. I cristiani dei villaggi lontani fecero subito ritorno alle loro case; quelli abitanti in Shillong si fermarono ed assistettero alla rappresentazione del dramma « S. Pietro », data dagli alunni e maestri Khassì dell'orfanotrofio « S. Antonio », che si dimostrarono artisti provetti.

La grande statua di Maria Ausiliatrice - aggiunge Don Deponti - sorretta dai nostri chierici, ha fatto la sua prima comparsa, veramente trion fale, fra i popoli che a Lei abbiamo consacrati. E che dire del fervore suscitato dal Congresso? Quando all'adunanza di chiusa si odono dei semplici cristiani che si presentano al Missionario e gli dicono: « Mandami a predicare dove vuoi! son pronto a tutto! » , si può comprendere il lavorio della grazia sulla moltitudine e nei singoli!

Una passeggiata dei giovani missionari Assamesi.

Altre care notizie da Shillong. È un altro giovane missionario che ci scrive:

... Un giovedì ci mettemmo tutti in marcia, e, dopo un'ora di salita, si presentò ai nostri occhi un villaggio ancor inesplorato. Una certa casetta ci disse che questa povera gente fu già preda dell'errore dominante in Assam. Fu un grido spontaneo: Sloggia Satana, trionfa, o Gesù! - E intonammo l'inno: « Noi vogliam Dio... ».

Al primo erompere delle nostre voci, ecco gente da ogni parte!

Curioso e commovente lo stuolo infantile che precede tutti, salterellando di gioia! Vorremmo gettar nei loro cuori una buona parola; ma, non conoscendo proprio bene la loro lingua, preferiamo tacere e diciamo in cuor nostro al Signore « Adveniat regnum tuum! »; e si continua l'ascesa.

Giungiamo ad una spianata, donde s'ammira la pittoresca Shillong. Seduti sopra un piccolo rialzo... incominciamo a cantare e in breve sian: circondati da una siepe umana. La scena è troppo bella, perchè non sorga il desiderio di farla vedere anche ai lontani.

- Sì, sì, una foto! una foto! - e più coi segni che colle parole cerchiamo di far comprendere a quella gente di mettersi in gruppo.

Il fotografo trae di tasca la macchina, l'appoggia al petto per fissare i fotografandi, ma la rapida posa, il suo sguardo fisso, e più ancora quell'oggetto nero con quel vetro lucente, ottengono l'effetto contrario. Prima ancora che dicesse « fermi! », come un gruppo di pecore al comparir del lupo, tutti si sbandarono da ogni parte, e addio fotografia!...

L'erezione di una Croce.

Ma, poco dopo, ci compensammo dell'insuccesso, innalzando, su quella stessa vetta, una Croce. Eravamo partiti di casa, con quel pensiero, e quindi provvisti dell'occorrente. Due abili... minatori scavarono la fossa, e gli altri s'inoltrarono nella foresta, ed in brev'ora fu pronta una croce maestosa che, a spalle, or dell'uno or dall'altro - e tutti vollero essere Cirinei, - cantando il « Vexilla Regis prodeunt » in pochi minuti fu recata proprio sulla vetta e inalberata. La baciammo commossi, e il silenzio fu rotto dal cantico, forte, soave, melodioso: « Cristo riscusciti in tutti i cuori! - Cristo si celebri, Cristo si adori! - Chiamate, o popoli, del regno umano - Cristo sovrano!... »

E partimmo in fretta, perchè si scatenò, improvviso, un temporale, non senza rivolgerci più e più volte a rimirare l'augusto Segno della nostra Redenzione, che, con le braccia tese, pareva invitasse a sè tutti gli infedeli dell'ampia vallata!

In breve tornò il sereno, e c'incamminammo a un villaggio poco distante, abitato da poveri pastori, che avevan già veduto la nuova Croce. Prima di giungervi intonammo una lode, e molti ci corsero incontro presso la prima capanna, salutando il nostro arrivo.

Scambiata qualche parola, chiedemmo loro di che religione fossero, e ci risposero che eran tutti di religione Khassì. Donammo loro alcune immagini di Maria Ausiliatrice e del Ven. Don Bosco, che accettarono con piacere, rimirando silenziosi le loro miti e dolci sembianze. Chi maggiormente ci colpì, - ed avremmo dovuto fotografarlo! - fu un bimbo, al quale venne regalata una banana e... un'immagine di Don Bosco. Rapito dal sorriso del nostro Venerabile Padre, trascurando il frutto di cui sono assai ghiotti, s'indugiò lungamente a rimirare il volto del grande Amico dei giovani, che da quell'immagine gli sorrideva e doveva dirgli al cuore parole che si possono scambiare solo tra i santi e gli innocenti. Tutti lo fissavamo con intima gioia, ripetendo in cuor nostro al Venerabile: « Oh Don Bosco, chiamate alla fede questi giovinetti e i loro genitori ».

Come non cogliere l'occasione per aggiungere qualche parola di fede, mostrando loro il Santo Crocifisso, che avevamo sul petto ed additando la gran Croce, allora allora inalberata, che in quel momento, baciata dai raggi luminosi del sole, appariva come avvolta in un nimbo di luce celeste? Dicemmo che per tutti gli uomini, anche per i Khassì, il Figlio del vero Dio s'era fatto uomo ed era morto in croce.., e li amava tanto e li invitava a Sè... Ed avremmo continuato più a lungo la semplice istruzione, se non ci avesse trattenuto la difficoltà della lingua.

Quando ci accommiatammo, vista la buona disposizione, li invitammo a venirci a trovare a Shillong, e ce lo promisero...

Ripresa la via del ritorno, un lungo codazzo di bambini ci accompagnò per un buon tratto, stringendosi attorno a noi, come vecchi amici!

Di alcune popolazioni indigene del Perù.

(Relazione del Sac. Don Giov. Battista Gasbarri, Salesiano).

Nella zona settentrionale del Perù, a partire dal 4°30' di latitudine sud, lungo gli affluenti del Marañon, e, cioè, a destra, il Santiago e il Chinchipe, che nasce dall'Equatore, a sinistra il Nieva, l'Imaza e l' Utcucamban, non si vedon tracciati sulle carte nè paesi nè borgate; ma vivono varie tribù; e, precisamente, lungo il Santiago e il Chinchipe, i Murato, gli Hambisa, i Patuca, i Nantipa, e i Naupacay, e dall'altra parte gli Aguarunas, ancor tutti idolatri e sparsi in ogni punto.

Tutti parlano lo stesso dialetto, con poche varianti, ma la pace e l'armonia non regnano egualmente tra loro; anzi si accendono sovente le ire e avvengono conflitti e scaramucce, dalle quali gli Aguarunas escono d'ordinario vincitori, perchè in maggior numero.

Il bottino consiste generalmente in teste secche d'animali, che vendono ai civilizzati in cambio di armi da fuoco, e in donne e fanciulli, che riservano per i loro servizi.

Lungo i fiumi trafficano parecchi commercianti equatoriani e peruviani, in cerca di prodotti vegetali, gomma elastica, avorio vegetale, e setole silvestri, ricavate da una palma, adatte a fare degli spazzoloni per la pulizia dei bastimenti.

Sulle sponde del Marañon, del Santiago e del Chinchipe vi sono anche giacimenti di oro, e ultimamente, secondo le esplorazioni di una compagnia nord-americana, si scoprirono sorgenti di petrolio. Vi abbondano pure legnami preziosissimi, purtroppo abbandonati per mancanze di vie di comunicazione e di trasporto. Gli indi si approfittano dei prodotti naturali quasi unicamente per fabbricare armi; tutto ciò che non serve a questo scopo, lo vendono a poco prezzo, o lo regalano.

Gli Aguarunas. - Usi e costumi.

Gli Aguarunas vestono assai semplicemente. Gli uomini portano attorno la vita una fascia, che va loro sino alle ginocchia. La preparano essi stessi con una corteccia d'albero, chiamata flan chamàn, che battono ripetutamente fino a darle la lunghezza necessaria e a renderla flessibile come una tela grossolana. La chiamano itipae, e talvolta sopra di essa, in segno di trionfo, stendono una lunga fascia, tessuta con i peli dei nemici.

Nei giorni di gala, si mettono in capo un turbante o una specie di cappuccio, fatto con piume di uccelli dai colori vivaci, ed alle orecchie appendono mazzetti di ale di coleotteri variopinti e di piume gialle e rosse dei pappagalli e degli huacamayos.

Tutti poi, ordinariamente, portano i capelli lunghi e ben pettinati, profumati con succhi di semi e di fiori silvestri, come la redinilla e la sangapilla ecc.; ma li tagliano sopra la fronte in forma di semicerchio, per aver libera la vista: e si tingono il viso con polveri rosse e nere, e disegnano il corpo e le braccia con figure.

Le donne usano un vestito tessuto di fili di cotone, che le copre dalle spalle alle ginocchia, detto cuoco; che ai fianchi legano con una fascetta ed appuntano alle spalle con uno spillone di chonta, una specie di palma più dura dell'ebano. Si coprono le spalle con fasce intrecciate di peli, di penne, di semi e di altri oggetti vistosi, e portano collane, e ninnoli di chaquiras (piccole perle), di semi silvestri, denti di scimmie, conchiglie, chioccioline e quanti gingilli possono trovare nei boschi.

Come gli uomini, usano gli orecchini e anche dei braccialetti di piccole perle fermate ad un nastro, o da pelle di rettili, quali l'iguana, rettile sauro, dalla testa piatta e dalla schiena e coda punteggiata Quando si cavano gli orecchini, cacciano, nel foro delle orecchie un agoraio, o un bastoncino, ad impedire che si chiuda.

Fin dall'infanzia, i maschi sono educati al maneggio delle armi, ed esercitati a tirar frecce di chonta o di ferro. Quelli che si distinguono nelle battaglie per bravura ed audacia, vengon chiamati curaras, o signori del popolo, e formano il consiglio di guerra.

La pesca e la caccia sono la loro occupazione ordinaria. Si dedicano pochissimo all'agricoltura, paghi di coltivare qualche campicello per la yuca e il banano.

Il servizio e l a manutenzione della casa è pensiero e cura delle donne, le quali attendono ai campi, allevano le galline e i porci, preparano i cibi e le bevande, fanno bollire i tuberi della yuca, e, una volta raffreddati, ne masticano alcuni, ne sputano la poltiglia in una pignatta, e in questa cacciano e rimescolano tutto, e lasciano tutto fermentare, preparando così la così detta chicha, o cicia, di cui sono ghiottissimi. Con lo stesso sistema, dai banani cotti e fermentati, ricavano la platanisa.

Curioso è pure il sistema di prendere i pasti. In un gran piatto, detto macachua, depositano i prodotti della caccia e della pesca, e tutti i membri della famiglia, o di più famiglie riunite insieme, alle volte anche venti, attingono, indistintamente, con le mani. Finito il pasto, prendono una boccata d'acqua, e, a gocce a gocce, la lasciano cadere sulle mani per lavarsele, e poi le asciugano nei capelli. Ciò fatto; gli uomini si seggono su delle tavole tutt'attorno alla casa, e le donne cominciano a distribuire delle bevande, fino ad orgia completa

Le case sono grandi, capaci di accogliere venti o trenta famiglie. Sono fatte di legno, hanno due porte, una per entrare, l'altra per fuggire, perchè la vita continuamente bellicosa li costringe a mantenere degli armati, sempre in vedetta, attraverso le siepi che circondano le abitazioni, o dentro apposite torricelle di legno, rafforzate con pietre. Coteste guardie stanno sempre vigilanti anche durante le feste, servendosi, per dar l'allarme, di strumenti a ciò destinati.

Giorno e notte tengono acceso il fuoco per gli usi domestici e il riscaldamento; non hanno letti e dormono sempre con le armi alla mano.,

Viaggiano generalmente per acqua, in canoe fatte con tronchi di cedro o di caoba, che è un legno fortissimo. Fabbricano delle canoe di 10 metri di lunghezza per uno o due di larghezza, tutte d'un sol pezzo, capaci di trasportare una mezza tonnellata. Fabbricano anche delle canoe da vendere ai civilizzati, ed averne in cambio carabine ed altro.

Le comunicazioni tra le varie tribù si compiono attraverso viottoli e sentieri, nascosti e ben mascherati, affinchè in tempo di guerra non possano servire agli attacchi del nemico.

Non sono ancora ben note le credenze di queste popolazioni. Parlano di uno spirito cattivo, chiamato iguanche, e dicono che loro si presenta in forma di caprone, per cui non mangiano la carne di quest'animale Si credono immortali e attribuiscono a stregonerie le morti che avvengono nelle famiglie; In questi casi assorbiscono un forte narcotico per sognare chi sia stato il fattucchiere, e, trovatolo, lo perseguitano a morte, foss'anche un prossimo congiunto.

Quando odono il tuono, dicono che sono i loro nemici che si burlano di loro; ascoltano da che parte venga, e perseguitano tutti quelli che incontrano da quella parte, urlando fino a diventare completamente rauchi; specialmente i Curacas, che sono sempre rauchi per il continuo vociare.

Quando muore una persona, piangono il de funto per otto giorni, ne sotterrano il cadavere nella stessa abitazione, collocandolo tra varie tavole in modo che non lo tocchi la terra, ed abbandonano la casa.

Dopo un anno vi rientrano e raccolgono le ossa, che conservano in vasi di terra cotta, fabbricati dalle donne.

Fabbricano dei cesti di vimini, detti incupe, ben foderati per ripararli dall'umidità, dove ripongono gli oggetti di abbigliamento. Filano il cotone per farne dei vestiti, e coltivano la yuca, il banano, il mais, la canna da zucchero, e alcune zucchette per le fermentazioni.

Quando sposano, non hanno cerimonie particolari. L'uomo chiede ai genitori della donna il consenso, e ottenutolo, avviene un'orgia generale. Il più delle volte la sposa è scelta quando è ancor bambina, e lo sposo la prende con sè, per educarla come vuole.

Sono poligami, specialmente quelli che godono autorità o si sono segnalati in battaglia, potendo aggiungere alle loro mogli le donne fatte prigioniere.

La donna è completamente schiava del marito, e perciò in continua soggezione, e senza che possa manifestare alcun parere contrario, o disgusto, o ripugnanza.

Ho raccolto queste notizie da un sacerdote, che, essendo vissuto dodici anni fra gli Aguarunas, li conosce bene. I primi ad esplorare queste regioni furono gli spagnuoli Alonso Mercadillo, Diego de Palomino e Salinas de Loyola, che fondarono Molino del Oro, sul fiume Santiago, Paute, Valladolid, Santa Maria de las Nieves, Santiago della Montagna, Logroño e Sevilla del Oro. Queste cittadine furono distrutte nel 1598 da un'invasione di Jivaros, e le migliaia di abitanti vennero dispersi.

I Padri Gesuiti entrarono nella zona del Marañon nel 1637 e fondarono Borja, vicino al Pongo, o stretta di fiume, di Monseriche. Si distinse fra gli altri il P. Samuel Fritz, che nel 1707 tracciò la prima carta geografica del Rio delle Amazzoni.

Non ho la pretesa di aver fatto una monografia, ma volli richiamare, in tanto fervore di missioni, l'attenzione su questi poveri indi dimenticati. Faccia Iddio che suoni presto anche per loro l'ora della Redenzione!

Chachapoyas (Perù), 24 maggio 1924.

Sac. Giov. BATT. GASBARRI

Segr. di Mons. Vescovo di Chachapoyas.

Necessità di un Clero indigeno in Cina.

Per far conoscere le più gravi necessità delle Missioni in genere - ad illustrare il bisogno che hanno, la Cina in particolare, di un clero indigeno - ad accendere sempre più viva nel cuore della gioventù la fiamma dell'apostolato - togliamo da una lettera, inviata al signor Don Rinaldi, nostro Rettor Maggiore, da un carissimo confratello, che ha già molto lavorato nelle Missioni Salesiane della Cina, ed ora si prepara per un'altra missione, alla quale i Figli di Don Dosco metteranno mano verso la fine di quest'anno.

La Cina ha bisogno di sacerdoti e religiosi indigeni. Questi, solo, potranno pienamente intendere i loro connazionali, così diversi da noi, e farsi intendere pienamente da loro. E ciò è importantissimo per la formazione di una coscienza cristiana perfetta. Il Clero europeo è troppo esposto alle vicende della politica. Se le audacie dei briganti, contro le quali sembra impotente il governo cinese, o il fanatismo religioso e nazionale di qualche testa calda, obbligassero le potenze europee ad intervenire con le armi e a dichiarare una nuova guerra alla Cina, che ne sarebbe del Cattolicismo se esso poggiasse tutto sui Missionari Europei?

Per assicurare la stabilità delle Opere Cattoliche e la salvezza delle anime è assolutamente necessario formare un Clero indigeno gerarchicamente costituito, per quanto aiutato e sorretto da tutta l'Opera dei Missionari.

Perchè la Cina non ha ancora una gerarchia ecclesiastica cinese.

La Cina non ha ancora una gerarchia ecclesiastica cinese. Perchè?

« La ragione principale - scriveva un Vescovo nel Corrispondant nel 1911 - si è che il Clero indigeno non ha in Cina un'esistenza ufficiale, nè uno statuto legale ». Il che è certo una buona ragione. Un sacerdote e un vescovo cinese, di fronte al Mandarino, sono semplici sudditi... L'europeo invece è protetto dai trattati internazionali, per cui il suo domicilio e la sua persona sono ugualmente inviolabili: e se verrà imputato di qualche delitto, nessuna autorità cinese potrà torcergli un capello, perchè è tenuto a rispondere soltanto davanti al proprio Console. Così il Missionario Europeo può compiere tranquillamente la sua opera di evangelizzazione; e la sicurezza di cui egli gode, può comunicarla anche alla chiesa che dirige.

Il sacerdote indigeno, al contrario, non può neppure fare assegnamento sulla propria sicurezza personale.

Non è molto, nel Yu-nan, il prete cinese Padre Tcéu aveva fatto la visita ai suoi cristiani, e tornava a Ma-tang. Giunto non molto lungi dal mercato di Vang-long-ciong, fu sorpreso da una banda di briganti, che si gettarono sui suoi bagagli. Egli, trovandosi a qualche distanza dai portatori, fuggì tosto al mercato, dove cercò il capo della milizia locale e gli chiese protezione. Si era nel mezzogiorno, e la piazza era piena di gente; facilissimo dunque il proteggerlo: eppure il povero prete non trovò protezione alcuna. Mandò in tutta fretta due dei suoi servi a Ma-tang, a domandare soccorso: ma ecco sopraggiungere i briganti, che lo inseguono. La gente è atterrita, ma quelli gridano: « Non abbiate paura, noi cerchiamo solamente l'interprete degli Europei », e, gridando come demoni, si precipitano nella casa dove si era rifugiato. Il buon Padre tenta salvarsi, fuggendo nella casa vicina: ma, mentre attraversa il cortiletto, una scarica di fucili lo stende al suolo. Allora i briganti gli piombano addosso, lo strascinano sul mercato e là con grossi coltellacci gli aprono la gola, e fanno di quel cadavere uno scempio miserando. Ecco quel che può capitare ad un prete indigeno.

A questo riflesso, come non guardare con occhio di particolarissima compiacenza i nostri giovani Cinesi, che pur sapendo di essere facilmente esposti al fanatismo dei connazionali senza sufficiente difesa, tuttavia seguono coraggiosamente la voce di Dio, che li chiama alla conversione della loro terra?

Ma l'opera del Clero indigeno non potrà nè essere sufficientemente efficace in se stessa, nè costituire una sufficiente base di stabilità per la Chiesa, finche in Cina non sia giuridicamente costituita e riconosciuta la gerarchia ecclesiastica. E che cosa potrà mai indurre il Governo Cinese a riconoscere una esistenza ufficiale e uno statuto legale al Clero cattolico indigeno, se non un numero che si possa moralmente imporre?

Occorre moltiplicare i sacerdoti e i religiosi cinesi. - Un modello.

Occorre dunque moltiplicare i sacerdoti cinesi, sì religiosi che secolari. Se le nostre Case salesiane, animate dallo spirito di Don Bosco, sono state sempre vivai di vocazioni ecclesiastiche, come trattenere il voto che di Case di Don Bosco si popoli la Cina intera? Se la maggior parte degli alunni, tornando alle loro famiglie, faciliterà la conquista cristiana della società colla parola e coll'esempio, molti di essi troveranno anche la via al seminario del Clero secolare, o alla casa di formazione della nostra Famiglia.

Certo non dobbiamo limitarci al numero, ma curarne anche le doti: e la natura cinese, diligentemente lavorata, può dare un Clero degno del suo ufficio e del rispetto del mondo. E provato dai fatti.

Cinque anni fa la Cina settentrionale vide una delle più tremende carestie che ricordi la storia. Più di 50 milioni di uomini ne furon colpiti, e fra essi circa 20 milioni si trovarono ridotti ad un estremissimo stato. Tutti i giorni intere famiglie, dopo aver rosicchiato l'ultima radice trovata ancora sotto terra, si chiudevano in casa e si davano la morte. Per le campagne e per le strade innumerevoli scheletri ambulanti, dopo aver vagato barcollando in cerca di un ultimo filo d'erba, cadevano prostrati per non rialzarsi più: e in quelle tristissime circostanze il prete cinese Mathias Tciang mostrò come fosse ben degno del suo carattere sacerdotale, dedicandosi, anima e corpo, a quelli che morivano di fame. Nella sua contrada la miseria, già grande, crebbe per la rivolta della XI Divisione, quella del general Ly Kùi Jeng. I soldati non avevano più ricevuto il soldo da ben nove mesi: ed invece di pagarli, si trovò più comodo licenziarli: e all'avvicinarsi dell'inverno, in quel posto rigidissimo, i meschini furon costretti a vendere i vestiti per mangiare. Intirizziti dal freddo, stimolati dalla fame, esasperati dall'ingiustizia, si fecero pirati, saccheggiando e incendiando i villaggi, e massacrando quanti opponevano la minima resistenza.

La bestia umana si era scatenata ferocemente. La popolazione atterrita, già morente di fame, corse a rifugiarsi in massa a Su-Kuo-Ciong sotto la protezione della Chiesa Cattolica. E i soldati, consumato in breve quel poco che avevano trovato nei villaggi devastati, si mossero al saccheggio della residenza cattolica. Ma Padre Tciang era al suo posto: e invece di mandare contro di loro piombo e palle, credette più umano, più cristiano, e più espediente, mandar loro una buona provvigione per calmare la fame. Acquetato lo stomaco, la testa divenne ragionevole, e fu ristabilita la sicurezza. Ma c'era ancora tutta una immensa moltitudine a cui pensare: e P. Tciang non si sgomentò. Incominciò col farsi egli stesso mendicante, e insistette tanto presso chi poteva dare, che alfine si trovò di aver raccolto quanto gli occorreva. Si mise, allora, in relazione con i Capi dei villaggi di tutta la regione, e arrivò ad organizzare la distribuzione dei soccorsi. Ogni giorno più migliaia di affamati accorrevano alla residenza per ricevervi vitto quotidiano. Dietro gli affamati della regione si trovavan sempre centinaia di altri mendicanti, venuti non si sapeva donde, e, la più parte, petulanti ed irritanti. P. Tciang non si turbò per questo; qui una parola, là un gesto, tutto procedeva pacificamente, con ordine, e presto. Conoscendo bene i suoi compatrioti, ai quali il danaro fa troppo stesso perdere la testa e sconvolgere la coscienza, volle rendersi conto di tutto: e quasi ogni giorno, per sei mesi consecutivi, nonostante il freddo, la neve, dopo aver celebrato la S. Messa e compiuti i suoi esercizi di pietà, partiva prima del levar del sole, spesso digiuno. E percorreva i villaggi, visitava le scuole, interrogava, esaminava, controllava, e distribuiva denaro. Se gli accadeva di cogliere in fallo indegni affaristi, non aveva paura di rimettere le cose a posto. Chi, per usare la frase cinese, « vi perdeva la faccia », tanto peggio per lui: P. Tciang procedeva imperterrito con la rettitudine della sua coscienza: e rientrava in casa a notte avanzata, non avendo alle volte preso altro che qualche tazza di tè in tutta la giornata. Così, nel corso di sei mesi, diede da mangiare a settanta villaggi, salvando molta povera gente dalla morte.

Purtroppo le corse ininterrotte, e quasi sempre a digiuno, gli rovinarono la salute; ma dopo aver salvato i corpi, volle anche salvare le anime. « Approfittiamo dell'occasione, diceva; non l'avremo forse mai più ». E riprese le corse a traverso i villaggi, si presentò ai capi, ai quali aveva « data la faccia», facendoli suoi cooperatori nelle distribuzioni di soccorso durante la carestia, e « Voi mi avete aiutato a salvare i corpi, ripeteva; ed ora bisogna che mi aiutiate a salvare le anime. Incominciate a farvi cristiani voi stessi, e tirate con voi tutto il villaggio ». Più di mille cinquecento catecumeni risposero all'appello, ed egli li istruì, visitò e preparò al battesimo.

Così testificò chi lo vide al lavoro, e gliene diede diede pubblica lode nel Bollettino Cattolico di Pekino.

Ora il buon P. Tciang riposa nel camposanto, ove è disceso finanzi tempo, vittima della sua carità e del suo zelo. Ma la sua figura di sacerdote cinese è circondata di una aureola di gloria, terrena insieme e celeste, che riempie l'anima di confortevole speranza a quanti sognano una Cina pienamente e presto cristiana. Molti degni e santi ministri di Dio, secolari e religiosi, possono sorgere di mezzo al popolo cinese, e quando si sia ottenuto questo, allora statuto legale, gerarchia ufficiale e stabilità apolitica nelle opere di civilizzazione cristiana e di salvezza delle anime, tutto verrà da se.

Bisogna adunque lavorare a questo scopo!

Valore delle Scuole Professionali.

Ma se vi è opera che renderà prezioso il lavoro dei Salesiani in tutti i Vicariati della Cina, è quella delle Scuole Professionali. Quante belle vocazioni sacerdotali possono sbocciare anche in mezzo ai bravi orfanelli artigiani, se vengono acconciamente ed amorevolmente istruiti ed educati! Vari dei nostri alunni di Macau hanno già abbandonato i ferri del mestiere, al quale si erano dedicati, e si preparano al sacerdozio, e un giorno alzeranno al cielo il Calice del Sangue divino per la conversione dei loro fratelli idolatri! Dalla medesima scuola professionale possono uscire abili operai e degni candidati al sacerdozio! Oh se ben comprendessero i nostri cari alunni artigiani d'Italia, e d'ogni altro paese civile, la preziosità soprannaturale della loro opera di capi e maestri d'arte nelle Missioni dell'Estremo Oriente! A schiere a schiere partirebbero per le Missioni, e allora sarebbe facile moltiplicare dovunque scuole professionali, e così, scoprire, e coltivare, ed avviare al sacerdozio molte anime giovanili, che Iddio chiama tra le schiere degli artigiani, come d'in mezzo agli studenti.

Non è questo un pensiero, e un forte pensiero, che deve consigliare molti giovani artigiani dei paesi civili a scegliere la carriera missionaria?.,..

Oxford, luglio 1924.

SaC. SANTE GARELLI

Le meraviglie di Maria Ausiliatrice

Nel Santuario di Torino.

il 24 del mese, si compiono speciali funzioni in onore di Maria Ausiliatrice. Al mattino ha luogo la messa della Comunione generale, seguita dalla Benedizione Eucaristica - alla sera, alle 20, un'ora di adorazione predicata, e sono particolarmente i divoti di Valdocco, che con vivissima fede accorrono alle devote funzioni. Vogliano i buoni Cooperatori e le pie Cooperazioni unirvisi in ispirito.

GRAZIE E FAVORI (*)

Nell'estremo pericolo.

Stanno per compiersi due anni da quando, mercè un aiuto straordinario, fui salvato da certa morte. Nella notte dai 6 al 7 luglio 1922 intrapresi da solo la salita del Monte Grappa. Con una temerità deplorevole deviai dal sentiero, avventurandomi per una direzione traversa. A circa 1200 metri, mi venni a trovare nella tragica situazione di non poter nè avanzare nè retrocedere, su un pendìo quasi verticale, con un terreno costituito da mobilissimi detriti di roccia, col burrone sottostante di oltre 500 m. di profondità, solo, sull'alba, lontano da aiuti, in luogo deserto. Mi sentii perduto. Mentre uno choc si impadroniva rapidamente di me, rivolsi il pensiero a Maria SS. Ausiliatrice, ai miei SS. Protettori, e ad altissima voce invocai: Don Bosco, ottenetemi il celeste Patrocinio, ricordatevi di un vostro ex-allievo!

Avevo la netta percezione dell'estremo pericolo, e la coscienza che nessuna ragionevole probabilità umana mi consentiva di sperare aiuto: attesi indegnamente un prodigio! Ed ecco, due o tre minuti dopo la mia invocazione, mentre stavo per allentare la stretta alla roccia cui mi tenevo avvinghiato, apparire altissimi tre punti.. tre esseri umani, verso la vetta. Ripeto il grido angoscioso: la comitiva si ferma, osserva, e poco dopo un generoso si cala lentamente, affronta il mio stesso pericolo, e col rischio imminente della propria vita mi vien da presso, mi rincuora alla voce, e finalmente con muscoli d'acciaio e saldo cuore mi trae in salvo. Seppi poi che per una deviazione affatto accidentale ed impreveduta il mio salvatore, che doveva tenere altra via, si trovava a passare di là senza volerlo.

Sulla cima soprastante il vallone (M. Colombera, m. 1422 di alt.) eressi a perenne ricordo una grande Croce, che fu benedetta da S. E. il Cardinale La Fontaine, Patriarca di Venezia, ed arricchita di sante reliquie da S. E. Mons. Longhin Vescovo di Treviso.

Sia ringraziato il Signore, e con Lui la Vergine Ausiliatrice e i miei Santi Protettori, mentre professo sentimenti di speciale gratitudine al nostro Venerabile, che raccolse il mio grido di angoscia.

S. Zenone degli Ezzelini, 13 giugno 1924.

Comr. Avv. VALENTINO PELLIZZARI Presidente dell'Unione Ex-Allievi di Este.

TUTTE LE UMANE SPERANZE ERAN PERDUTE! -

Da quattro mesi ero a letto ammalata di tifo, polmonite, flebite, e i professori, chiamati a consulto ripetutamente, dichiaravano vana ogni cura. Angosciata, la famiglia si rivolse a Maria Ausiliatrice e incominciò con fede la novena per l'Immacolata. Ed ecco che proprio alla vigilia della festa mi sentii migliorare. Da quel giorno, a poco a poco, ripresi le forze così, che ora posso dirigere senza alcun disturbo la mia casa. Il professore dichiarò insperata la mia guarigione, ma io so che la debbo a Maria Ausiliatrie. Per ringraziarla, la mia famiglia ed io siamo andati nel Suo Santuario, e aì Suoi piedi abbiamo fatto la Santa Comunione e deposto l'offerta promessa. Continua a proteggerci, o nostra Ausiliatrice!

Canelli, 24 maggio 1924.

MARIA BISTAGNINO.

SIA DA TUTTI ESALTATA la celeste Madre Maria SS. Ausiliatrice! - Ebbi la triste notizia che l'armato mio padre noni aveva più che pochi giorni di vita. Oppressa dal dolore per l'impossibilità dì vederlo, essendo io in America ed egli in Italia, e più ancora perchè sapevo che da oltre trent'anni viveva lontano da Dio, e che nessuno di quelli che lo circondavano avrebbe avuto il coraggio di consigliarlo a riconciliarsi con Lui,. almeno in punto di morte, mi raccomandai alla potente Ausiliatrice, supplicandola con tutto il fervore a non permettere che il caro papà passasse all'altra vita senza ricevere i Santi Sacramenti.

Oh! prodigio della bontà di Maria SS. Ausiliatrice! Proprio di quei giorni il babbo si riconciliò con Dio, poco dopo migliorò, e in breve guarì perfettamente.

Dal Sud America, 24 maggio 1924.

Una Figlia di Maria Ausiliatrice.

PER TE, O CELESTE AUSILIATRICE, se posso ancor stringere al cuore la mia creaturina e sperare di vedermela crescere sana e buona, per Te, o Maria Ausiliatrice! Era appena venuta al mondo quand'io caddi gravemente malata da non lasciare alcuna speranza di guarigione. Oh con qual fede mi rivolsi a Te! e Tu, contro ogni aspettativa di medici, mi guaristi. Quanto Ti sono riconoscente! Faccio un'offerta al Tuo Santuario.

Milano, 24 maggio 1924.

MARIA ROLUTI.

CON SOMMA CONSOLAZIONE rendo noto che il mio caro figlio, colpito da grave malore, che per più giorni lo tenne con febbre costantemente elevata dai 39 ai 40 gradi, guarì ad intercessione di Maria SS. Ausiliatrice. Quando vidi che la febbre non diminuiva mai, cominciai la novena a Maria SS. consigliata dal Ven. Don Bosco, e proprio l'ultimo giorno la febbre cessò, sicchè dopo pochi giorni potè alzarsi di letto. Sia gloria alla Regina del cielo e della terra!

Terno d'Isola, 7-VII-1924.

ANGELINA SERONINI.

MIA MADRE S'AMALò SERIAMENTE. - Il medico curante dichiarò che trattavisi di « ptosi viscerale ed arteriosclerosi ». Si iniziarono le cure, ma con scarso risultato, poichè la cara mamma deperiva un giorno più dell'altro. Consigliata dalle mie buone Educatrici, mi rivolsi a Maria Ausiliatrice e al Ven. Don Bosco, promettendo una piccola offerta e la pubblicazione della grazia sul Bollettino qualora mia madre fosse guarita. Le preghiere furono esaudite; riconoscente, adempio la mia promessa e ringrazio la Madonna e il Ven. Don Bosco.

Giugno 1924.

Ex-allieva dell'Ist. Immacolata di Novara.

QUANTO È BUONA MARIA AUSILIATRICE!... - La nostra piccina cadde malata d'enterocolite infettiva. I medici la davano perduta. Solo un miracolo poteva salvarla. Animati a rivolgerci con fiducia alla Madonna di Don Bosco, ascoltammo il pio consiglio. Ponemmo una sua immagine sotto il guanciale della malata, e la piccola Adriana è perfettamente guarita. In pegno della più viva riconoscenza siamo pellegrinati oggi al Santuario di Valdocco. Così ci assista la Vergine Augusta in tutta la vita!

Torino, 4 luglio 1924.

TINA e Ing. GONTRANO GIRONE di Bari.

Ottennero pure grazie da Maria SS. Ausiliatrice e alcuni, pieni di riconoscenza, inviarono offerte per la celebrazione di. Sante Messe di ringraziamento, per il Tempio erigendo a Gesù Adolescente e alla Sacra Famiglia, per le Missioni Salesiane, o per altre opere di Don Bosco, i seguenti:

A) - Accornero Serafina, Actis Domenico, Actis Elisabetta in Oreglia, Adobati eh. Giuseppe, Aiardi Francesco, Alberghina avv. Gaetano, Alberto Maria, Allodi Carolina in Revelli, Ambrosiani Caterina in Poletti, Amenta Rosetta, Andretta Ignazio, Angelini Franco, Angius Luigi, Anselmini Basilia, Anselmo Caterina, Antelitano Antonietta, Antonino Giovanni, Apra Giuseppe, Arcioli E., Arciprete Bontempelli, Arduini Carmela, Aroldi Ines in Musa, Arra Nicolò, Arrigoni Maria, Angello Angela.

B) - B. C., B. S., B. T., Baiardini Giuseppe, Balbiani Assunta, Baldizzone Francesca, Baldovini Sebastiano, Balsamo Maddalena, Barbero ch. Luigi, Barbetta Lavinia, Baruffini Cleonice, Basso Adelaide, Battaglia Giovannina, Battistini Giuditta, Balzella Gigina, Bazzana Maria, Bazzanti Anna, Belleri Maddalena, Bentivegna d. Gaspare, Beolchi Carlo, Beretta Albina, Beretta Maria, Bernabei Erminia, Bernardis Alba, Bertocchi Iole, Bessone Maddalena, Bethaz Anna, Bo Rosa, Bocchio Vittorio, Bonaschi Rosa, Borsetti Olga, Bonetti Luciano, Bonetto Caterina, Bonifacino Carina, Bonifacio Mr. Gio. Batt., Borelli Angela, Borelli d. Giovanili, Borra Stefano, Bottini Pacifico, Botto Aurelia ved. Ardissone, Bredy Albina, Bresciani Giovanili, Briasco Rosa, Brunoldo d. Erminio, Brustolon Bianca, Bucelli Mr. Antonio, Burdese Cesira, Busello Carolina in Bettili,

C) - C. B., C. M., C. P , C. R., Cacchioni Maria, Calafato Luisa in Ferro, Caldarella Lina, Calderara Severina, Camboni Maddalena, Camerra d. Gaetano, Camoz Rosalia, Camparotto Luigia, Campi Palmira, Cantarutti Luigia, Cantù Virginia, Canavesio Maria, Caparra Pasquale, Cappelli Giuseppina, Caputo Giuseppina in Nicolosi, Carbone Giuseppe, Carbonelli Ida Chiara, Cardini Fausto, Carelli Maria in Anedda, Careri Teresa, Carissano F., Carnelutti Isabella, Carottineri Luigina, Carozzo Guido, Cassis Emma in Lorini, Castellano Anna, Casula Maria in Diana, Cera cav. don Gerolamo, Cerruti Giuseppe, Cester Carmela, Chiarle Marcellina, Chiarelli don Giuseppe, Chiavalin Angelo, Chiesa Francesco, Chiocchetti Maria, Cinquemani ch. Salvatore, Cirotto Maria, Civran Angela, Clerico Rosa in Porro, Combi Tranquilla. Cominazzini Mr. Stefano. Cont. Narcisa, Conti Luigia, Coniugi Gruaglio, Guglieri, Corana Giacomo, Cordioli Stella, Cortevesio Maria, Costa prof. Giovanni, Cuneo Olimpia, Cutrufelli Silvia, Cunico can. Pasquale.

D) - Dani Giuseppe, De Battista Maria, De Bettin avv. Augusto e Famiglia, Dede Maria in Mollo, De Iatta dott. Domenico, Debù Giuseppina, Demontis Mariangelo, Desirello Francesco, Desirello Maria, Di Carlo Marianna, Didonè Iris, Di Gian Lidia in Lorenzo, Donzelli Angelo, Donzelli Maria in Tempini, Duclair Rosa.

F) - F, M., F. N. di Firenze, F.N. di Foglizzo, F. N, di Firenze, Famiglie Antonelli, di Cooperatori, Dalmasso, Lana, Zigiotto, Fanti Lina, Farina Silvia, Fariolo Giuseppe, Fellini dott. Fellino, Ferrari Giovanni, Ferrero Emilia, Ferrero Maria ved. Mussetti, Figlie di Maria Ausiliatrice di***, di Limerich (Irlanda), Finelli Ernesto, Fortis Maria Clara, Forzarti Luisa, Foscaro don Domenico, Fossati Giuseppe, Fracchia Angela, Franchini Giovannina, Fustinoni Giuseppina.

a) - G. F., G. I., Gaino Oreste, Gallarini Ilde, Gallaverna d Valentino. Gallina Angela, Gallo Maria, Gamba Angiolina, Gandelli Daniele, Gandelli Marianna, Gandolfo Caterina, Gandolfo Natalina, Garberoglio Margherita, Garbolo Carolina, Garioni Giorgio, Garrone Luigi, Gasparini Annunziata, Ghiani Cristina, Gianforchetti Agostino, Gilardi Maria in Vai, Ginnasti Egide, Giordani Angela nata Patolini, Giordano Marianna, Giovannini Amelia, Giustetto Rosina, Grangiotto Giuseppina, Griva Felicina, Grosso Concetta, Gruaglio Beatrice n. Burzio.

J) - Jeantet Clementina,

I) - Indica Vincenzo.

L) L. B., L. E. V. R., Lamberti Caterina, Lanfranco Caterina, Lanfranco Maria, Lanfredi Santa, Lanzarotta Luigi, Leone Lucia, Ledda Carlotta, Liboà Maria, Lingua Maria, Locatelli Alessio, Lolli Maria in Baldassari, Lombardo Teresa, Longhi Francesco, Lorio A. Lucato d. Giovanni, Luzi Giulia.

M) - M. C. B., M. C. F., M. G. C., M. P. R., M. R. A., Maggi Giuseppina, Magni Benvenuto Italone, Magno d. Giacomo parroco, Magnolfi Marina, Maiolo Antonia, Mapelli Clotilde, Marcuzzi Antonio, Margherita B., Mariani Erminia, Martinelli Ernesto, Martinengo Maria, Martino Anna, Marzaloni Elisa, Massa Emma, Messeri d. Antonio, Meocci Margherita, Micheli Zignone Anna, Migliardi Cristina, Miglio Giuseppe, Migone Angela, Milani Cecilia, Milani Giselda, Molinari Giuseppina, Molino Maria, Monache Benedettine di Santa Vittoria in Matenano, Moricalvo Lina, Mongardi Balbina, Mongellí ch. Concetto, ..Montanari Pia, Monti Maria in Gattinara, Montini Maria :n Jardini, Moratti Maria, Moresi Romilda, Morra Maddalena, Mortellar prof. Giuseppe, Moscardini Carmela, Mosconi Maria, Mottadelli Emilia, Vusso Carolina ved. Battistini, Muzio Ersilio, Muzio Raffaele.

N) - N. M., N. N. di Agliè, di Ventimiglia, Nardon Assunta, Narduzzo Maria, Nizza Agnesina, Noero Lena, Negruzzi Angela, Nerone Silvestro.

O) - Oggero Clelia, Olivero Anna, Olivetti Maddalena, Olivieri Amalia, Opocher Maria in Saffaro, Ottelio conte Settimio.

P) - P. M., Padellini Maddalena, Parisi can. Calogero, Parussa Luigi, Pasi Ada, Pasquali Emma, Pella Delfina, Pellizzari A. Valentino, Pellizzoni Carlo, Penna TeresinaPerardi Maria, Perazzo Vittoria, Pessione Catterina, Petitti Orsola, Piantavigna Rosina, Piantoni Giovanni, Piani zola Maria Luisa, Picca Pasqua in Serra, Piombo Maria, Pizzagalli Elisa, Pizzolato Margherita, Potetti Rosa, Polli Carmelita, Prandina Luigia in Zerboni, Predelli Giuseppe, Predomo suor Angiolina, Prízzi Ninetta, Prescheru Leonina, Prospero Teresa, Pulvirenti Lucia.

Q) - Quattrino Teresita.

R) R. P., Ragazzo Giovanni, Ragiolini Enrichetta, Rausa Concetta in Polara, Raimondo Pierina, Randi Rita, Rapelli Petronilla, Raso Annetta, Ravasio Giannina, Razzoli Dodicina, Regazzoni Ildegarda, Renzi Bina, Riccardi Luigi, Riccardi-Bernini Maddalena, Ricotti Giuseppina, Rigotti Gianmaria, Riva Maria, Rizzoli Teresa in Cisella, Romero Francesco, Rongetti Vittorio e Angiolina, Rosatto Maria, Rossi Adelaide, Rossi Dolores, Rossi Maria, Rossiano Laura, Rubeo Domenica, Rudi Letizia in Bolla, Ruffno Giovanni.

S) - Sabidussi Maria, Sacchi Orsola, Sala Dorina, Salussolia Antonio, Salvi Amalia, Sannia Severina, Sanmartino Rosalia, Saracco Domenica, Sarto Maria, Sella Giovanni, Selva Mafalda, Semini Giuseppina, Seronini Augelina, Serpi Anna, Serra Maria in Ballotta, Scalafiotti Margherita, Schiaffino A., Sicco L., Sobro Angela, Sorelle Bianchi, Biffi, Bourgeois, Bottinelli, Celada, Gallo, Ivaldi, Sabaini, Spaletta Anna Maria, Sperino Valentina, Stefanone Domenica, Stellacci Passeggiata, Succio Teresa.

T) - T. C., T., T., T. L., T. R. A., Tam Luisa Tamborini Lucia in Destefani, Tarasco Regina, Tarziarol Teresa, Tedoldi Margherita, Tempini Norina, Tettoni Teresa, Timpano Annina in Barillari, Toia Margherita, Tomè Oliva in Beccin, Toninella Teresa, Tononi Gregorio, Toscano Angelina in Toso, Tripi d. Antonino, Tuttobene

V) - V. L., Vacino Enrichetta, Vale Argentina, Valla Alessandro, Valla Maria, Valleise Giovanni, Valtullini Teresa, Valvassori Giuseppe, Vanzetta Rosa, Vanzetto Marcolina, Vassallo Luigi, Verardi Anna, Verardi Ines in Sabbatini, Verardi Michele, Verna Maria in Ardissone, Verzini don Gaetano, Viale Francesco, Vigevano Angelina, Vigo Fortunata, Vindrola Vittoria, Virando Catterina, Viscardi Remigio, Vito Fiorenza, Vittorio Emma.

Z) - Z. Z., Zanetta Nina, Zenucclti Giacinto, Zucch Anna, Zunino d. Francesco.

A GLORIA DEL S. CUORE!

Ogni giorno fate vostra l'intenzione assegnata agli ascritti all'Apostolato della Preghiera; e il 1° venerdì del mese, sacro al Cuore di Gesù, e il 24 sacro a Maria SS. Ausiliatrice, raccomandate anche l'intenzione speciale, da noi proposta.

INTENZIONI PER IL MESE DI SETTEMBRE.

Intenzione quotidiana:

«LA RUSSIA SECONDO LE INTENZIONI DEL S. PADRE »

Seconde « tutte e le intenzioni del Santo Padre, il quale, essendo padre e pastore universale, continua - come in modo commovente ha mostrato al mondo intero - a preoccuparsi dei gravi bisogni materiali delle popolazioni della Russia, nella speranza di veder spuntare il giorno in cui la Chiesa Cattolica potrà iniziarvi una vasta azione religioso-sociale, a mezzo del suo Clero secolare e regolare.

Per il 1° venerdì e il 24 del mese.

« IL CONGRESSO SALESIANO DI BUENOS AIRES ».

Si terrà nella prima quindicina di Ottobre, e noi pregheremo: 1) perchè abbia a riuscir degno della Celebrazione Cinquantenaria; - 2) perchè susciti nuove adesioni di simpatia e d'interessamento alla causa delle Missioni Salesiane, all'Opera educativa che si svolge nel nome di Don Bosco, e all'assistenza degli emigrati d'ogni paese: - 3) perchè faccia meglio conoscere la mente, il cuore, e l'anima del nostro Venerabile Fondatore!

INTENZIONI PER IL MESE DI OTTOBRE.

Intenzione quotidiana.

IL GIUBILEO DEL 1925 ».

Preghiamo perchè l'Anno Santo rechi l'abbondanza, delle grazie celesti a gli individui e alle nazioni: - perchè molti fedeli abbiano a lucrare il Giubileo visitando l'Eterna Città, sede del Vicario di N. S. Gesù C., e il sepolcro dei Principi degli Apostoli - perchè secondo le intenzioni del Santo Padre « molti acattolici rientrino, nel seno della vera Chiesa: e si abbiano a comporre, come esigono gli interessi della Religione, le cose di Palestina ».

Per il 1° venerdì e il 24 del mese.

« IL GIUBILEO DELLE MISSIONI SALESIANE ».

Preghiamo perchè tornino alla maggior gloria a Dio e alla salvezza delle anime le celebrazioni che si svolgeranno in ogni parte; e principalmente perché la misericordia del Signore spanda le benedizioni più elette sul lavoro dei Missionari, consolandoli con un gran numero di nuovi cristiani, moltiplichi dappertutto le vocazioni all'apostolato, e doni la gloria dei Santi e ai missionari e ai loro benefattori defunti!

Al rev.do Clero "Atti della Santa Sede"

Il "Bollettino Salesiano„ dà le notizie più importanti contenute in "ACTA APOSTOLICAE SEDIS" per annuire a insistenti inviti di egregi sacerdoti e quasi eco perenne dell'amore tenerissimo che il Ven. Don Bosco nutrì per la Sede Apostolica.

1°) Durante l'Anno Santo resteranno sospese tutte le indulgenze a favore dei vivi, tranne quelle in articulo mortis, dell'Angelus, delle SS. Quarantore, dell'accompagnamento del Santo Viatico, della Porziuncola nella Basilica della Madonna degli Angioli in Assisi, e quelle che sogliono concedere nelle funzioni pontificali i Cardinali, i Nunzi, gli Arcivescovi e Vescovi; - ma potranno lucrarsi le indulgenze per i defunti; - e ciò per la straordinaria concessione del Giubileo Maggiore. Similmente resteranno sospese tutte le facoltà di assolvere fuori di Roma e del suo suburbio, dai casi riservati al Sommo Pontefice e alla Santa Sede, di sciogliere dalle censure, di dispensar dai voti e commutarli, di dispensare dalle irregolarità e dagli impedimenti, rimanendo però ferme e in vigore tutte le facoltà concesse dal Codice di Diritto Can., exceptis facultatibus ex privilegio provenientibus, per Codicem non revocato, ut ad canones 4 et 613; nonchè le facoltà concesse pro foro externo ai Nunzi, Internunzi, Delegati Apostolici, Ordinarci e Superiori degli Ordini Religiosi, e quelle solite a concedersi dalla Sacra Penitenziaria agli Ordinari e ai Confessori pro foro interno, anche fuori di Roma, a favore di chi, nel tempo in cui si confessa, non può recarsi a Roma senza grave incomodo (Costituzione Apostolica Ex quo primum del 5 luglio u. s.).

2°) Sono state concesse straordinarie facoltà per l'Anno Santo ai confessori di Roma, compresa quella di ridurre a 3 i giorni delle visite alle Basiliche Maggiori, da ripetersi dieci volte, ed anche di commutarle convenientemente in altre opere buone, ai pellegrini che per ragion di spesa o per altre cause non possano fermarsi lungamente in Roma (Costituzione Apostolica Si unquam alias del 15 luglio u. s.).

3°) Con norme speciali venne estesa la possibilità di lucrare le indulgenze dell'Anno Santo a tutte le Suore e alle altre persone che non possono pellegrinare a Roma, ovvero non possono compiere le visite prescritte alle quattro Basiliche Maggiori (Costituzione Apostolica Apostolico muneri del 3o luglio u. S.).

4°) La Sacra Penitenzieria Apostolica ha promulgato importantissimi ammonimenti circa l'uso delle facoltà concesse ai Confessori durante l'Anno Santo e sul modo di lucrare l'indulgenza del Giubileo secondo le norme delle Costituzioni di Benedetto XIV e Leone XIII, adattate all'odierna disciplina per ordine del Sommo Pontefice Pio XI (31 luglio 1924).

5) La stessa S. Congregazione della Penitenzieria Apostolica ha stabilito, con apposito decreto, nuove norme per concedere e lucrare le indulgenze della Porziuncola, tra le quali è tassativamente prescritta la recita di 6 Pater, Ave, Gloria per ogni visita (10 luglio 1924).

6) La Sacra Congregazione dei Riti ha emanato il Decreto per l'introduzione della Causa di Beatificazione e Canonizzazione del Servo di Dio, fratello Corrado di Parzhan, nella diocesi di Passavia in Baviera, laico Cappuccino, nato il 22 dicembre 1818, volato al cielo il 21 aprile 1894 (20 maggio 1924) -- il Decreto super dubio « an tuto procedi possit » alla solenne canonizzazione della Beata Maria Maddalena Postel, Fondatrice e prima Superiora Generale dell'Istituto delle Scuole Cristiane della Misericordia (8-VI-I924) - il Decreto approvante i miracoli proposti per la Beatificazione del Servo di Dio, il Venerabile Antonio Maria Gianelli, Vescovo di Bobbio, Fondatore della Congregazione delle Figlie di Maria SS. dell'Orto (8-VI-1924) - il Decreto del tuto per la causa di Beatificazione dello stesso Venerabile Servo di Dio Antonio M. Gianelli (20-VII-I924).

7) La stessa Sacra Congregazione dei Riti, ha dato il voto intorno alla validità dei Processi Apostolici costruiti nelle Curie Ecclesiastiche di Parma e di Malines, sopra miracoli operati per intercessione della Beata Teresa del Bambin Gesù, dopo la sua Beatificazione - dei Processi Apostolici ed Ordinari per la Beatificazione della Serva di Dio Paola Frassinetti, Fondatrice delle Suore di S. Dorotea - dei Processi Apostolici costruiti nella Curia Vescovile di Brescia sopra. miracoli operati ad intercessione della Ven. Serva di Dio Bartolomea Capitanio - e intorno alla sentenza circa il non culto mai prestato al Servo di Dio Contardo Ferrini, Professore dell'Università di Pavia. -- Inoltre il 17 giugno tenne Congregazione Antipreparatoria su due miracoli che si asseriscono operati da Dio per intercessione del Ven. Pietro Giuliano Eymard, Fondatore dei Sacramentini; - l'8 luglio tenne Congregazione Generale sopra due miracoli che si asseriscono, operati da Dio per intercessione del Ven. Suo Servo Giuseppe Cafasso, Rettore del Convitto Ecclesiastico di Torino, proposti per la di Lui beatificazione; il 15 luglio tenne Congregazione Ordinaria nella quale trattò anche della revisione degli scritti della Serva di Dio Maria Domenica Mazzarello, Confondatrice dell'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice; - finalmente il 22 luglio tenne Congregazione Antipreparatoria per discutere il dubbio sopra due miracoli, proposti per la beatificazione della Ven. Serva di Dio Maria Bernarda Soubirous.

Anime riconoscenti al Ven. Don Bosco.

Nel parlar del Ven. D. Bosco, e di qualunque altro nostro Servo di Dio, intendiamo sempre protestare, come protestiamo solennemente, di non voler contravvenire in niun modo alle pontificie disposizioni in proposito, non intendend dare ad alcun fatto un'autorità superiore a quella che merita una semplice testimonianza umana, né di prevenire il giudizio della Chiesa, della quale - sull'esempio di Don Bosco - ci gloriamo d'essere ubbidientissimi figli.

Le immagini di Maria Ausiliatrice e di Don Bosco.

La mattina del 5 febbraio dell'anno corrente mentre stavo ascoltando nella chiesa parrocchiale la Messa delle ore otto, fui improvvisamente colpita alla testa da un acutissimo dolore, come se un'arma a due tagli m'avesse trapassato il cervello da destra a sinistra, facendomi scuotere tutta la persona. Sortii di scatto, e non so capire come sia riuscita a rincasare.

Quel dolore fu purtroppo il primo sintomo d'una congestione cerebro-spinale, la quale si manifestò, dietro ad un secondo attacco, con paralisi completa del braccio e gamba sinistra e con dolori fortissimi alla regione parietale destra, da sembrare assalita da branchi di cani arrabbiati che mi rodessero la testa.

Si corse subito per il medico, il quale, conosciuto il caso piuttosto grave, non indugiò a praticarmi, un salasso; ma vedendo che il male insisteva nella sua gravità, il giorno seguente mi fece applicare 12 mignatte alle mastoidi e 4 alla regione epigastrica, che mi sollevarono alquanto.

Il giorno 7, per tranquillizzare i parenti, si chiese un consulto col prof. Lucatello di Padova, il quale, dopo una lunga e minuziosa visita riscontrò la gravità del mio stato; approvò in tutto la cura del mio medico, prognosticando però e convenendo con lui, che assai lunga sarebbe la malattia e ben lontana la completa guarigione.

Di tale avviso fu pure un mio nipote medico.

La sera dopo, oppressa maggiormente, desiderai ricevere i SS. Sacramenti, che mi furono amministrati dal R.do Curato, e lo pregai di scrivere tosto alla Direzione delle Opere Salesiane per fare celebrare due S. Messe in onore di Maria Ausiliatrice, e per incominciare pure una novena, affinchè per intercessione del Ven. Don Bosco, avessi la grazia d'una completa guarigione.

Ma i dolori alla testa continuavano nella loro atrocità e mi facevano emettere grida strazianti accompagnate da impressionanti crisi di riso e pianto, che davano a temere non poco del mio squilibrio mentale.

Una sera fra le altre, che più spasimavo da sembrare passata a un vero stato d'idrofobia, disperata, presi le immagini di Maria Ausiliatrice e del Ven. Don Bosco che tenevo frammezzo ai guanciali, le baciai ripetutamente e animata da fiducia me le misi sotto la vescica di ghiaccio che tenevo sul capo, esclamando « Badate, o Santi, di non mostrarvi sordi alle mie suppliche e di allontanarmi questi cani che mi rodono il cervello, se volete ch'io mantenga la promessa di ricordarmi tutti gli anni delle Opere Salesiane e che faccia pubblicare la grazia!... ».

Verso il mattino del giorno 11 (domenica) esausta di forze, caddi in un profondo tranquillo assopimento, e nello svegliarmi mi trovai quasi libera d'ogni dolore, per cui rivolta a mio marito ed all'infermiera esclamai: « Don Bosco m'ha esaudita! » E così continuai a migliorare e tanto rapidamente che dopo soli trentasette giorni di letto il medico mi fece vestire, ed io, con commozione ed alta meraviglia dello stesso e di quanti erano nella stanza, feci ì primi passi con tutta disinvoltura e andai a sedere in una poltrona dalla parte opposta del letto, rimanendovi circa due ore senza accusare nessun incomodo.

La convalescenza fu breve, ed oggi mi trovo in ottimo stato di salute.

Eternamente grata a Dio alla Sua e nostra tenerissima Madre ed al Ven. Don Bosco, sciolgo il voto con l'offerta promessa e la pubblicazione della grazia, e prego a voler continuare preghiere per me, perchè mi siano accordati altri favori, dei quali ho tanto bisogno.

S. Bonifacio di Verona, maggio 1924.

LIDUINA MAZZOTTO MANEINI Cooperatrice Salesiana.

Era ormai in agonia.

Mio papà, d'età avanzata, nell'aprile del 1922 trovavasi gravemente infermo e avrebbe dovuto sottostare a dolorosa operazione, il cui esito però, a detta del chirurgo, era incerto.

Pensando alle molte grazie che Maria SS. Ausiliatrice concede ai suoi devoti, mi decisi d'incominciare la novena consigliata dal Ven. Don Bosco. Papà intanto invece di migliorare s'aggravava ogni giorno più. Non perdei la mia fiducia e continuai a pregare. Al nono giorno della terza novena, il caro infermo stava per esalare l'ultimo respiro. Fu allora che io, presa una reliquia del Ven. D. Bosco, più volte e con fede vivissima, l'applicai al morente colla certezza d'ottenere un miracolo. Oh potenza e bontà di D. Bosco! Dopo poche ore di ansie crudeli e di fervorose preghiere, papà comincia a riprendere i sensi, apre gli occhi e chiede da bere! Era risuscitato! Il caro infermo in breve si ristabilì completamente ed ora, unitamente al sottoscritto, commosso e riconoscente ringrazia Maria SS. Ausiliatrice e il Venerabile.

Napoli, 24 - V - 1924.

SQUILLACE ANTONINO ex-allievo salesiano.

Dichiaro io, qui sottoscritto, Sacerdote Assistente nella Parrocchia di S. Liborio, che essendo stato chiamato in casa Squillace verso la mezzanotte del 4 aprile 1922, trovai il Cav. Gennaro Squillace in uno stato gravissimo, completamente incosciente. Adusato da oltre un ventennio alla cura spirituale dei moribondi, più che de' malati, confesso che le impressioni mie sulla gravità del caso furono del tutto sfavorevoli (principio di collasso, stato preagonico ecc.), tanto che dopo la recita di alcune preci con la famiglia religiosissima, gli amministrai l'Estrema Unzione e gli impartii la Benesizione in articulo mortis. Mi allontanai mettendomi a disposizione della famiglia, prevedendo la fine per le prime ore del mattino seguente. Il mattino seguente il cav. Squillace, per una grazia speciale che la famiglia riconosce dovuta al Ven. G. Bosco, la cui reliquia in mia presenza fu accostata più volte al capo dell'infermo, si era totalmente ripreso. Tanto per la verità.

Sac. GIOVANNI PINELLI.

Una reliquia del Venerabile.

Nell'ottobre 1923 ammalai di una pericolosa malattia. Il medico dichiarò che ero in pericolo e che se fossi sopravvissuta sarei stata infelice. Io stessa sentivo d'essere giunta al termine dei miei giorni. Mi confessai e feci la SS. Comunione, come se fosse stata l'ultima di mia vita, e dopo aver raccomandato la mia famiglia a Gesù, aspettavo rassegnata l'ultima ora. Ero a questo punto, quando una delle mie figlie, mi si avvicina e, porgendomi una reliquia di D. Bosco, mi dice: - Speriamo che vi faccia guarire! - Io mi commossi, pensando che proprio a Maria Ausiliatrice e a Don Bosco m'ero sempre rivolta per il bene dei miei figli, ed ora essi stessi imploravano da Don Bosco e da Maria Ausiliatrice la mia guarigione. Ringraziai di ciò la Madonna, baciai con fede la Santa reliquia, chiesi la grazia di guarire per i miei figli, e promisi di render pubblica la grazia ricevuta sul Bollettino e di mandar un'offerta per le Missioni Salesiane. Da quel giorno cominciai a migliorare: si ripetè più volte in famiglia la novena consigliata da Don Bosco e, non solo sono guarita, ma oggi il Dottore mi ha assicurato che in casi simiglianti non ha mai veduto una guarigione così completa!

Riconoscentissima adempio la promessa.

Pisa, 4 maggio 1924.

P. D., cooperatrice.

L'immagine di Don Bosco sul petto!

Una mia sorella, colpita da grave puntura doppia al petto, si trovava proprio in fin di vita. Tutti credevano la malattia inguaribile, ed essa, rassegnandosi pienamente ai voleri dell'Altissimo, si accingeva ad abbandonare il marito e la numerosa famiglia, ancor tutta in tenera età, quindi bisognosa di aiuto.

Stando così le cose, un giorno, quando proprio pareva giunta per lei l'ultima ora ed i rantoli dell'agonia le impedivano talmente il respiro che non le si era più potuto amministrare il SS. Sacramento dell'Eucaristia, dopo un'ora di stato così miserevole, le venne, proprio in quel terribile momento, per ispirazione e grazia di Maria Ausiliatrice, l'idea di mettere l'immagine del Venerabile sul petto e raccomandarsi a Lui. Fa uno sforzo e, per mezzo di segni, riesce a farsela portare. Oh miracolo! Ciò fatto, sull'istante i rantoli cessano e riprende l'uso della parola. Si incominciò subito una novena, dopo la quale l'ammalata era perfettamente guarita.

Riconoscente alla Vergine Ausiliatrice ed al Venerabile, invia un'offerta.

Cervasca S. Stefano, 27 - 4 - 1924.

Ch. GIORDANENGO GIUSEPPE.

Altre reliquie del Venerabile.

Una mia cuginetta, di un anno e mezzo, era per la seconda volta ammalata gravemente di catarro bronchiale, che la faceva molto soffrire. Non vedendo dall'arte nessun buon risultato, la famiglia era in grande desolazione, quando ricorsi fiduciosa al Ven. D. Bosco. Appena accostata una sua reliquia alla piccina, questa incominciò a migliorare, ed il giorno dopo era completamente guarita. In ringraziamento alla Vergine SS. ed al Venerabile faccio un'umile offerta, col voto che siano conosciuti ed amati in tutto il mondo.

Pisa, 19 - 2 - 1924

ELISA ZUCCHINI.

*

Nel febbraio scorso il mio caro consorte veniva colto da grave malattia, che lo lasciò immobile e senza parola.

In preda al più forte dolore, mi raccomandai a Maria SS. Ausiliatrice, invocando l'intercessione del Ven. D. Bosco, e misi al collo dell'infermo una reliquia del medesimo, fiduciosa d'ottenerne la guarigione. Oh prodigio! il caro ammalato riacquistò la mobilità e la favella, ed ora con stupore di quanti lo conoscono, è ritornato quello di prima.

Commosso, con me, ringrazia vivamente ed invia un'offerta.

Giarole, 25 - 4 - 1924.

AMISANo BLESILIA.

*

* *

Avanzato d'età, il signor G. Bergese di Fossano fu colpito da seria malattia, che destava apprensione, e che i medici curanti dissero inguaribile, causa l'età del malato e la forza del male. S'interpose la mediazione del Ven. Don Bosco con novene e preghiere particolari, e sotto il guanciale dell'infermo fu posta una reliquia del Venerabile. Portento! sensibilmente e costantemente da quel giorno il sig. Bergese incominciò a migliorare, ed ora può attendere alle sue occupazioni.

Ad onore del nostro Ven. Padre desidero anche sia saputo copie più volte, in casi di malattia di nostri allievi, abbiamo voluto esperimentare la validità della sua intercessione, e sempre con esito consolante.

Fossano, 20 maggio 1024.

Sac. GIOVANNI BRANDA

Direttore del Convitto Civico.

Fede in Don Bosco.

Un carissimo nostro ex-allievo, Corradi Luigi di Lerici, venuto a trovarsi senza lavoro, si adoprò in tutti i modi per occuparsi. Tutte le proposte ideate andarono a monte. Allora pose tutta la sua fiducia nel Ven. D. Bosco, promettendo il suo obolo alle opere salesiane. Ebbe un posto provvisorio, e incominciò subito a mandare il suo obolo mensile, sicuro che il Venerabile gli avrebbe fatto trovare un posto fisso.

Difatti, lasciato il posto provvisorio, continuò a confidare in D. Bosco (ed io sono testimonio della sua fede), ed ebbe un posto fisso di macchinista navale, e mi scrive da Amburgo, che desidera di veder questa grazia pubblicata sul Bollettino. In fede

Spezia, 13 - 5 - 1924.

Sac. CARLO GATTI Direttore.

Colpito nello scorso inverno da grave polmonite doppia con febbre alta e ostinata che impensieriva non poco il medico curante, mi rivolsi con fiducia al nostro Ven. Padre Don Bosco, invitando anche i confratelli a implorare la sua intercessione in mio favore.

Il buon Padre esaudì le preghiere dei figli, ottenendomi la desiderata guarigione; e io col cuore pieno di riconoscenza ne rendo a Lui pubbliche grazie, perchè altri ne siano incoraggiati a invocarlo nelle loro necessità.

Torino, 15 luglio 1924.

Sac. LUIGI ENRICO BONGIOANNI, Salesiano.

AZIONE SALESIANA

"Giornate Missionarie".

Sono un mezzo potentissimo di propaganda a favore delle Missioni. Vario è il modo di celebrarle: la linea generale può essere questa:

1) Preparazione remota dei fedeli con discorsi sulle Missioni, distribuzione di stampa missionaria, ecc.

2) Comunione generale nel dì della festa con partecipazione collettiva delle associazioni pie, e sermoncino analogo, possibilmente ad ogni Messa.

3) Nel pomeriggio discorso sui bisogni delle Missioni e sulle Opere missionarie.

4) Il frutto pratico Può essere la costituzione di un Comitato permanente per le Missioni Salesiane, formato da alcuni Cooperatori attivi ed animati da zelo apostolico, che tenga acceso lo spirito missionario a favore delle Missioni Cattoliche in genere, e delle Missioni Salesiane in particolare.

Tra gli ex-allievi.

Uno sguardo all'entusiastica attività dei nostri ex-allievi sarà gradito anche ai Cooperatori, essendo una prova della bontà dei frutti raccolti con la loro carità. Se non possiamo scendere a tutti i particolari, opportunamente raccolti dai loro periodici regionali e nazionali, non possiamo e non vogliamo in nessun modo disinteressarci delle cose più importanti, ad edificazione comune. Così vogliano le singole redazioni degli accennati periodici inviare regolarmente alla « Redazione del Bollettino Salesiano » Via Cottolengo n° 32 - Torino - 9, copia delle loro pubblicazioni.

In Italia.

La celebrazione della ricorrenza cinquantenaria delle Missioni Salesiane, assai opportunamente - diremo di più, con viva soddisfazione del nostro venerato Rettor Maggiore - fu l'argomento maggiormente discusso nei convegni, tenutisi nei mesi scorsi. Eccone alcuni risultati.

A S. Pier d'Arena si decise di tenere un ciclo di conferenze missionarie nei centri vicini; e vari ex-allievi assunsero impegni precisi. Altra decisione importante fu quella di diffondere, a mezzo dei giornali, il lavoro compiuto dai nostri Missionari.

Eguali deliberazioni vennero prese nel convegno di Parma, presieduto da Mons. Dante Munerati, Vescovo di Volterra..

L'Unione di Savona propose ad ogni socio di portare a casa un salvadanaio « pro Missioni Salesiane » e di restituirlo pieno, entro il mese di novembre, quando si terrà altra giornata missionaria.

Ad Este si deliberò di tener conferenze di propaganda con proiezioni luminose, d'indire una solenne celebrazione religiosa e civile del cinquantenario e di attuare convegni comunali e circondariali « pro Missioni Salesiane ».

A Roma, a Napoli, a Catania, si diedero recite di beneficenza; a Ferrara si tenne una lotteria pro Missioni.

Propositi di celebrar degnamente il Giubileo d'oro delle Missioni Salesiane si formularono pure. nei Convegni di Mogliano Veneto, Venezia, Treviglio, Alassio, e Gualdo Tadino.

A Verona tutti gli intervenuti furono invitati ad essere membri attivi del Comitato per le Feste Cinquantenarie delle Missioni Salesiane e a raccogliere doni e offerte per una grande lotteria allo stesso scopo, che si terrà nel maggio 1925.

Qua e là, alle iniziative missionarie se ne associarono altre degne di nota.

A Milano gli ex-allievi dell'Oratorio festivo offrirono un'artistica lampada in bronzo, per la lapide eretta in memoria dei compagni caduti in guerra.

A Bologna fu approvata per acclamazione la proposta di indire un pellegrinaggio di ex-allievi emiliani alla tomba del Ven. Don Bosco.

Un pellegrinaggio indentico, di ex-allievi di Borgo S. Martino, avrà luogo in questo mese.

A Ferrara si fecero voti per la costituzione di una cassa internazionale degli ex-allievi, allo scopo di risolvere alcuni problemi di collocamento fra le singole Unioni e il Centro direttivo.

A Firenze s'indisse l'adunata annuale in occasione della rinnovazione della bandiera dell'Istituto, ed alla cerimonia partecipò anche il R. Provveditore degli Studi.

A Novara si compì, solennemente, l'aggregazione all'Unione degli alunni dell'ultimo corso.

A Brescia, dove pur non esiste opera salesiana, un gruppo di ex-allievi si riunivano a fraterno convegno, comunicando al sig. Don Rinaldi il fermo proposito di voler gettare le basi di un'unione attiva ed operosa.

All'Estero.

Gli ex-allievi di Morges (Svizzera), per render più facile lo scambio d'idee e gli incontri, crearono a Ginevra un centro di riunioni mensili.

L'unione di Ixelles (Belgio) presentò, in bilancio, una bella somma, spesa in beneficenza.

Baracaldo (Spagna) vide un forte nucleo di ex-allievi partecipare, in corpo, alla processione di Maria Ausiliatrice, con vera edificazione.

A S. Paolo nel Brasile, si tenne una serie di conferenze religioso-sociali, e si è fondata un'egregia schola cantorum.

Anche a Porto Natales (Cile) venne costituita una nuova Unione con buoni propositi.

In Colombia e precisamente a Bogotà, nel collegio Leone XIII si tenne il mese scorso un Congresso Nazionale sui temi seguenti:

1) Mezzi di reclutamento di nuovi ex-allievi e organizzazione delle Unioni locali;

2) Mezzi per restare uniti ai rispettivi collegi;

3) Azione sociale dell'ex-allievo di D. Bosco.

NOTIZIE VARIE

In Italia.

ANCONA. - Nel tempio della Sacra Famiglia. Nel tempio della Sacra Famiglia, uno dei più vasti e più belli di Ancona, eretto su disegno del prof. Mario Ceradini nel 1909, grande è il bene che compiono, con la grazia di Dio, i nostri confratelli. All'ombra sua, insieme col Circolo Don Bosco, il Reparto Esploratori ed altre associazioni dell'Oratorio, fioriscono le Unioni Uomini Cattolici e Donne Cattoliche e l'associazione della Guardia d'onore del Sacro Cuore di Gesù; ed a tutte presiede un attivissimo Consiglio generale direttivo. La frequenza alle sacre funzioni, alle predicazioni, e ai Santi Sacramenti è consolante, e va crescendo di giorno in giorno.

Mancava al tempio un organo, e dopo lunga attesa si potè acquistarne uno, prezioso. In città, presso l'odierno bagno penale, sorgeva un Monastero di clausura con la chiesa di Santa Palazia (di cui è ancor in piedi la facciata) ricca di arredi sacri, tra cui un organo del veneto Callido, ultimato nel 1787. Soppresso il Monastero, le religiose ricomprarono l'organo, temporaneamente, il quale, fu ricomposto in una cantoria della chiesa del SS. Sacramento, e ultimamente veniva acquistato dallo zelantissimo Mons. Ragnini per la chiesa della Sacra Famiglia.

Riformato scrupolosamente secondo le ultime esigenze liturgiche, con pedaliera e tastiera a scala cromatica, fu inaugurato fin dal 27 giugno u. s., con festa solenne, nella fiducia che avranno a sorgere in Ancona molte anime generose, le quali vogliano con le loro offerte coprir le gravi spese incontrate per l'acquisto e le riparazio

Si tratta del decoro della casa del Signore; e il Signore non mancherà di moltiplicare le sue benedizioni sugli oblatori e sulle loro famiglie.

VERONA. - Il nuovo palazzo delle Scuole professionali "Don Bosco".

Spigoliamo da un resoconto di quel direttore, prof. Don Ghibaudo.

Le nostre scuole Professionali, benchè in locali poveri, inadatti, erano in fiore e frequentate già da 90 alunni nell'anno 1914-15. Scoppia la guerra. Maestri d'arte, assistenti, personale sotto le armi. I laboratori son chiusi. L'Istituto occupato per Ospedale da Campo. I locali attigui d'affitto e un cortile, rimasto a nostra disposizione, ci permettono di tenere aperto il Convitto pel Ginnasio inferiore e qualche classe elementare. Formano il contingente degli alunni, i figli dei richiamati, i profughi Trentini e, fin dall'estate 1915, i primi orfani di guerra. Dal 1915 fino ad oggi sono ben 150 gli orfani di guerra educati qui allo studio o a un mestiere. Tal opera di carità vien riconosciuta e più volte ci venne aggiudicato il premio Carnegie. Finisce la guerra. A poco a poco torna il personale superstite. Dell'Istituto di Verona tornarono tutti, meno uno che cadde sul Carso; nell'estate 1919 ci vengono restituiti dall'autorità Militare i locali. Diamo l'annuncio, un po' timidamente della riapertura delle Scuole Professionali per l'anno 1920. Una valanga di domande fu la risposta. Oltre 300 domande pei soli fabbri meccanici. Ne accettiamo una quindicina, quanti ne poteva contenere il poverissimo laboratorio e si ricomincia da capo, privi di tutto; solo ricchi di buona volontà e di entusiasmo. Sotto la pressione di tante domande nell'inverno si studia il da fare, e nella primavera del 1921 il magnifico orto dell'Istituto, che ora è tutto un cantiere, vien preso d'assalto e le piante fruttifere in fiore e le viti piangenti vengono prostrate a terra dai ragazzi, e un solco profondo segna le fondamenta del Padiglione-laboratorio per fabbri. L'8 dicembre 1921, onorati dalla presenza del Cardinale Bacilieri, di S. E. il Comandante l'Armata gen. Gherzi, e del Prefetto coram. Carandini, e da molti amìci dell'Opera, la Scuola è inaugurata, e 45 fabbri meccanici vi entrano quasi invidiati dai compagni che debbono continuare a lavorare in poveri ambienti. Noi li consoliamo con la promessa...

E la promessa divenne, per incanto, splendida realtà.

Il 24 maggio 1923 si pose la 1a pietra del nuovo fabbricato per le Scuole Professionali, e il 19 luglio u. s., sacro al gran santo della carità, S. Vincenzo de' Paoli, alla presenza del Prefetto di Verona, del Vice-Prefetto, dell'on. Guarienti, del Sindaco, del cav. avv. Antonio Alberti, oratore ufficiale, del conte dott. De Besi, presidente della Giunta diocesana, del prof. Ambrogio Gatti, dell'avv. Zaglio, del cav. Turco, e di un'ampia ed eletta schiera di benefattori e benefattrici, lo splendido fabbricato, sorto su disegni dell'architetto prof. Mario Ceradini veronese, con l'obolo della carità veronese, venne solennemente benedetto ed inaugurato. Compì il rito sacro S. Ece. Rev.ma Mons. Girolamo Cardinale.

Una diligentissima e ricca esposizione dei lavori compiuti dagli alunni delle Scuole professionali, aperta per la circostanza, fu la documentazione il pegno migliore del maggior bene, che fin dal prossimo anno si verrà compiendo su larga scala, nel nuovo fabbricato.

MORNESE. - Nel Cinquantenario dalla morte del sac. Domenico Pestarino.

Ci scrivono:

« Mornese ha tributato solenni onoranze ad uno dei suoi figli più illustri, il salesiano Don Domenico Pestarino, nel Cinquantenario dalla morte, con la partecipazione ufficiale dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice, presenti i nipoti Sac. Giuseppe Pestarino e suor Rosalia Pestarino, Figlia di Maria Ausiliatrice.

» Quest'esimio nostro concittadino, vero sacerdote secondo il cuore di Dio, in una piena e perfetta armonia di sentimenti e di intenti con lo zelante prevosto D. L. Ghio, prima, e D. Carlo Valle poi, impiegò tutte le esuberanti energie del suo illuminato intelletto, della sua ferrea volontà, del suo forte carattere, nonchè tutte le sue sostanze, al bene del prossimo.

» Il programma della solenne commemorazione si svolse innappuntabilmente. Vi parteciparono tutti i parroci e sacerdoti dei paesi limitrofi: Gavi, S. Remigio, S. Stefano, Parodi, Tramontana, Castelletto e Montaldeo; quelli della Vicaria Foranea di Lerma, con Tagliolo, Belforte, Casaleggio, Mornese, San Cristoforo, e tutte le Autorità locali con a capo il Sindaco.

» Prima delle esequie disse l'elogio funebre con parola chiara e sobria, il nostro concittadino sig. D. Giuseppe Lerma, parroco della vicina S. Cristoforo. Dopo le esequie, in ordinato e imponente corteo, Clero, Autorità Associazioni, Scuole, Asilo e popolo, si portarono al cimitero a pregare sulla tomba del grande commemorato, dove parlò Don Domenico Maccagno, viceparroco e maestro a Melazzo.

» Terminate così le pie funzioni di suffragio, lo stesso corteo si diresse alla casa nativa dell'illustre concittadino, dove fu scoperta una bella targa marmorea, opera del sig. Remuzzi di Acqui, su disegno del prof. D. Tea, con soddisfazione di tutti. La memoria di Don Pestarino, come disse il sac. Don Ferdinando Maccono, rappresentante dei Salesiani alla cerimonia, sarà sempre in benedizione, per l'aiuto che prestò al ven. Don Bosco nella fondazione dell'Istituto delle Figlie di M. Ausiliatrice ».

All'Estero.

VALVERDE DEL CAMINO (Huelva-Spagna). - Nuova chiesa dedicata a Maria SS. Ausiliatrice.

Dopo tre anni di lavoro e di speranze, le Figlie di Maria Ausiliatrice di Valverde del Camino vedono soddisfatti i loro voti col dedicare una nuova chiesa a Maria SS. Ausiliatrice.

La festa inaugurale si è compiuta alla presenza di tutto il popolo e delle autorità ecclesiastiche, civili e militari.

Il nuovo tempio è frequentatissimo e diverrà centro di pellegrinaggi da tutti i dintorni.

VIENNA. - Benedizioue delle campane alla nuova chiesa del Sacro Cuore nel XXI Distretto.

Ci scrivono:

Da 7 anni i Salesiani lavorano a Vienna alla salvezza d'un grande quartiere operaio del XXI distretto, ove per una popolazione di circa 16 mila anime non esisteva finora altra chiesa, che la cappella privata d'un convento di Suore. I nostri iniziarono il loro lavoro col celebrare ogni festa la S. Messa nella sala di ginnastica delle scuole civiche, finchè fu loro concesso; poi si ridussero nell'accennata cappella, e, non avendo altro locale, radunavano la gioventù in una vecchia cantina.

l'ari alla necessità, era anche il desiderio di Sua Eminenza il sig. Cardinale Arcivescovo di Vienna, dei nostri Superiori e di quei confratelli, e della popolazione, di avere una chiesa per quanto modesta, pur sufficiente al bisogno, ma le gravissime difficoltà durante e dopo la guerra, ne fecero differire di anno in anno la costruzione. Finalmente, l'anno scorso, col valido aiuto dell'Em.mo signor Card. Arcivescovo di Vienna e dei nostri Superiori si potè fare acquisto del terreno necessario in un posto centrale e dare principio al sacro edifizio.

La ristrettezza dei mezzi finanziarii e l'impellente bisogno di creare, oltre la chiesa, anche i locali per raccogliere la gioventù maschile, ci obbligarono ad una costruzione, in cui, lasciata da parte ogni grandiosità, si potesse raggiungere il duplice scopo di avere sotto il medesimo tetto la chiesa ed i locali necessarii per l'oratorio festivo, il doposcuola ed i circoli giovanili: e la fabbrica è così progredita, che fra breve potrà essere ultimata e benedetta. Intanto si volle anticipare la gioia di quel giorno col procedere alla benedizione delle 4 campane, destinate al sacro culto. La bella funzione si svolse il 25 maggio e, grazie alla perfetta preparazione e organizzazione, riuscì una splendida manifestazione e di fede e di gioia cristiana. Compì il sacro rito il Cancelliere Arcivescovile Monsignor Kamprat, alla presenza di una numerosissima folla e delle associazioni giovanili degli altri nostri istituti di Vienna.

NECROLOGIO

Sac. GIUSEPPE PRESTIANNI, morto a Bronte il 21 luglio 1924, in età di 75 anni.

Raccomandiamo, per dovere di carità e di gratitudine, alle preghiere di tutti i salesiani questo nostro benefattore ed aulico. Fin dal 188o si adoperò e riuscì ad avere a Bronte le Figlie di Maria Ausiliatrice nel Collegio Maria e nell'ospedale, e fino all'ultimo della vita fu sempre per loro vero padre spirituale, largo in ogni circostanza di consiglio, di appoggio e di aiuto morale e materiale. Nel 1897 poi ottenne da Don Rua che anche i Salesiani andassero a Bronte pel governo e l'in segnamento nel R. Collegio Capizzi, del quale era stato allora nominato Rettore; e con loro visse fraternamente per 24 anni, lasciando cara ed edificante memoria di sè pel continuo esempio di pietà, di zelo e di operosità, di cui risplendeva la sua vita, fedelmente improntata a quella del Ven. P. Ignazio Capizzi, così vivo ancora alla menti: e al cuore dei buoni Brontesi.

Can. Teol. ANTONIO BERRONE. - Si addormentò placidamente nei Signore, il 2 agosto u. s. Canonico della Metropolitana di Torino, Presidente della Società di Previdenza tra gli ecclesiastici, e da molti anni membro attivissimo della Commissione per le annuali dimostrazioni di riconoscenza al Ven. Don Bosco e ai suoi successori, fu sacerdote dal cuor buono e zelante, che lascia vivo desiderio di sè. Da parecchio tempo la sua salute era andata affievolendosi: la sua morte, quindi, non fu improvvisa. Pace all'anima sua!

Il Can. Berrone compì i primi studi ecclesiastici nell'Oratorio Salesiano, sotto la guida paterna di Don Bosco. Ci si permetta di rievocare un ricordo, che era frequente sul labbro del defunto. « Nell'anno 1868-depose egli stesso nel Processo Canonico per la Causa di Beatificazione e Canonizzazione del Servo di Dio - all'epoca del matrimonio del Principe Ereditario Umberto di Savoia, io e due altri miei compagni, eludendo la vigilanza dei Superiori, siamo usciti dall'Oratorio a tarda sera per vedere l'illuminazione della città. Uno dei miei compagni dormiva sopra la sacrestia dell'antica chiesa. La sacrestia aveva una finestra che metteva in un retro cortile. Passando per l'inferriata di questa finestra, potemmo calarci di là e prendere il largo. Nel seguente sabato, io, che mi confessava a Don Bosco, esposi con ingenuità il mio fallo in tutte le sue circostanze. Egli si limitò ad una buona sgridatina, facendomi conoscere il male che aveva commesso, con quella grave disobbedienza, aggiungendo in fine: - Guarda un po' in che pericolo ti sei messo! Se i Superiori venissero a saperlo, saresti mandato via. - Ma egli non si servì mai per nulla di ciò che aveva da me saputo in confessione a questo riguardo: il mio compagno continuò a dormire nel medesimo luogo; l'inferriata della finestra rimase qual era; ed io non ebbi altri rimproveri. Il fatto però non si ripetè mai più. Era tale la persuasione che i giovani avevano della prudenza e della delicatezza di Don Bosco per tutto ciò che riguardava la confessione, che, con piena confidenza, essi confessavano i segreti delle loro mancanze di preferenza a lui che ad altri ».

GIOSAFATTE FoCACCI. - Fervente cooperatore salesiano, spirò ad Amborzasco in Val d'Aveto il 7 maggio u. s. dopo lunga e dolorosa malattia, sopportata con cristiana serenità. Era tornato da poco dall'America, dove aveva trascorso la maggior parte della vita operosa, tutta spesa nell'educazione dei figli e nell'esercizio delle più belle virtù. Condoglianze e promessa di suffragi.

Preghiamo anche per:

AMIOTTI D. Giovanni, † Brente (Pavia).

ARMAND Maria, † Pinerolo (Torino). ARMANDIS Teresa, + Pinerolo (Torino). BANAL Maria, † Andalo (Trento). BARGNA Angela, † Magenta (Milano).

BATTAGLIA D. Giovanni, † Mezzogoro (Ferrara). BATTILANI D. Giovanni, † Rero (Ferrara). BERGAMASCO D. Giovanni, † S. Bonifacio (Verona). BERTOTTO D. Giacomo, † Vigliano (Novara). BIANCHINI DONATI Teresa, † Misano (Forlì). BOTTELLI Coniugi, † Novara. BRESSAN Maddalena, † Dueville (Vicenza). BussINI Catterina, † Borgosatollo (Brescia). CAPPA Virginia. Ved. CuRTI, † Novara. CARRARA Mons. Camillo, Vie. Apost., † Asmara. DANNE Virginia, † Spezia. DE CANEVA Giovanni, † Liaris (Udine). DELL'ANGELO Mons. Liberale, † Talmassons. DosIo Giuseppe, † Almese (Torino). FRATTINI Maria, † Bellinzago (Novara). GIANOTTI Can. Mons. D. Pietro, † Crescentino. GAETANI Avv. Salvatore † Casteltermini (Girgenti). GAMBARO Luigi, † Genova. GARATTINI Teresa, † Bergamo. GLAUCO Candido, † Perosa Argentina. Father JOHN SYNNOT, † Hartford (S. U. America). IATO Maddalena, † Rive (Novara). INVERNIZZI Irma, † Novara. INVERNIZZI Itala, † Ornago (Milano). LOCATELLI Giacomina, † Selino (Bergamo). MACCHIAVELLI Modesta, † Spezia. MAGGIORA Elisabetta, † Asti. MAISTRI Vittoria, † Negarine (Verona). MANERA Maria, † Chiari (Brescia). MARCHETTO Fortunato, † Agugliaro (Vicenza). MARTINELLI D. Egidio, † Pisa. MIGLio Antonietta, † Cavagliano (Novara). MILANESE ELVIRA, † Albino (Bergamo). MISSERO Luigia, † Spilimbergo (Udine). MONTEMURRO D. Eustacchio, † Valle di Pompei. MORANI Apollonia, † Pantano (Reggio Emilia). NORIS Maria † Fiorano al Serio. NUVOLI Conte Luigi, + Torino. PAOLACCI Cesidio, † Alvito (Caserta). PARASINI Palmira † Novara. PASTEGA D. Domenico, † Castelfranco Veneto. PIVOT Carolina, † Perosa Argentina. POLACCO Pietro, † Mareno di Piave. PONCHIA Avv. Francesco, † Rivarolo Canavese. PONTE Caterina, † Cavour (Torino). PRETTE Petronilla, † Postua (Novara). RAO Giov. Batt., † Miggiano (Lecce). SERAFINI Elena, † S. Donà di Piave (Venezia). TABONE Giovanni, † Brione (Torino). TARDITI D. Bernardo, † Cherasco (Cuneo). TESTOLINA Giuditta, † Pianiga (Venezia). TOLA Maria, † Bianzè (Novara). TRABBIA Ermenegildo, † Callabiana (Novara). TRICERRI Domenico, † Torino.