BOLLETTINO SALESIANO

PERIODICO MENSILE PER I COOPERATORI DELLE OPERE E MISSIONI DI DON BOSCO

ANNO XLVIII.   TORINO, AGOSTO 1924   NUMERO 8.

REDAZIONE E AMMINISTRAZIONE: VIA COTTOLENGO, 32 - TORINO (9)

SOMMARIO: Tre virtù maggiormente inculcate dal Ven. Don Bosco. - "I miei viaggi nella terra del Fuoco„ del salesiano Don Alberto M. De Agostini. - Cinquantenario delle Missioni salesiane 1875-1925: Congresso Internazionale a Buenos Aires. - La Missione Salesiana del Katanga (Congo Belga). - 40 battesimi a Kiniama. - Nuovo centro di Missione a Shindaika. - I trionfi di Maria Ausiliatrice. - Il sig. Don Rinaldi ai piedi del S. Padre. - La festa della riconoscenza. - La nuova Superiora delle Figlie di Maria Ausiliatrice. - Mons. Munerati a Volterra. Azione salesiana. - Convegno di Decurioni. - Per la Beatificazione di Pio X. - I nostri cari defunti.

Tre virtù maggiormente inculcate da D. Bosco.

In omaggio alla Lettera Apostolica «Unigenitus Dei Filius », ove il Santo Padre Pio XI raccomanda ai religiosi di tener fisso lo sguardo al proprio Fondatore, se vogliono raccogliere con certezza i frutti speciali della propria vocazione (1).

Il 16 agosto, genetliaco del Ven. Don Bosco, il pensiero dei figli vola all'umile casolare di Castelnuovo d'Asti, e, come il 31 gennaio, anniversario della sua morte, si prostra affettuosamente a Valsalice, sulla sua tomba, e all'altare di Maria Ausiliatrice, e prega: « Quando la glorificazione del nostro Venerabile Padre?... »

Possiamo affrettarla, se ci studieremo d'imitarlo sempre più fedelmente.

Del Venerabile Don Bosco molti conoscono soltanto l'opera esteriore.

Salesiani e Cooperatori, tutti, dobbiamo calcar le orme del Fondatore; ma « del Venerabile Don Bosco molti conoscono soltanto l'opera esteriore », ed « ignorano in gran parte quell'edifizio sapiente e sublime di perfezione cristiana, ch'egli aveva eretto pazientemente nell'anima sua, coll'esercitarsi ogni giorno, ogni ora, ogni momento, in tutte le virtù proprie del suo stato sacerdotale (2) ». Anche tra noi, dove l'eco dei suoi santi insegnamenti e lo splendore degli esempi formano una tradizione di famiglia, che dirà ai più lontani il segreto della sua riuscita in ogni impresa, Don Bosco non è conosciuto come dovrebbe.

Che fosse un santo, fu voce comune ed intima convinzione tra i contemporanei. Anche il fatto che, solo pochi giorni dopo la sua morte, Don Rua trattò col suo consiglio e con gli stessi ufficiali della S. Congregazione dei Riti del modo pratico d'iniziare il Processo informativo per la Causa di Beatificazione e Canonizzazione - che eminenti personaggi ve lo incoraggiarono - che lo stesso Leone XIII gli ripetè: « Don Bosco era un santo »; « un gran santo »; « voi siete il successore di un Santo » - che l'Episcopato del Piemonte, raccolto a conferenza coll'Arcivescovo Card. G. Alimonda, accolse all'unanimità l'istanza inoltrata in proposito - e che il Processo venne realmente iniziato men di un anno e mezzo dopo la morte del Servo di Dio - servì a confermare i figli e gli ammiratori nella convinzione che non fosse necessario discendere a molti particolari per comprovare la sua santità. Infatti, anche i testimoni escussi nei Processi si preoccuparono maggiormente di addurre copiose circostanze della sua vita operosissima, delle sue molteplici imprese, e anche del soprannaturale che, in ogni tempo, accompagnò l'una e le altre, giudicandolo come quasi tutti i contemporanei; i quali, convinti della santità della sua vita, che mettevano al di sopra di ogni discussione, non sentirono il bisogno d'illustrarla, non pensando che in un giorno non lontano poteva perir con loro la documentazione più preziosa, che sola tramanderà ai posteri, nitido e luminoso, il carattere della santità di Don Bosco.

... Perchè?

Contribuì, forse, a sorvolare su molti particolari delle straordinarie virtù del Venerabile il carattere stesso della sua santità.

Fin dalla prima giovinezza - dal giorno in cui ebbe la visione dell'apostolato che gli riservava la Divina Provvidenza - egli prese ad innalzare l'edifizio sublime della sua perfezione su tre virtù, granitiche, ma nascoste; l'umiltà, il lavoro, la temperanza; e giunse ad esercitarle con tanta naturalezza da formare l'ammirazione universale.

Abitualmente, il suo aspetto, il linguaggio, il contegno, tutto il portamento, piaceva, edificava, faceva esclamare: « Come è caro, come è buono, come è perfetto Don Bosco! » Anche quando pregava, la semplicità esteriore era pari all'intimità dell'unione con Dio: nulla di esagerato, nulla che destasse ammirazione: non la posa, semplice, eppur tanto divota - le mani giunte innanzi al petto, il capo leggermente chino; - non il movimento fervoroso delle labbra, appena percettibile. Educatore e padre di schiere giovanili, anche in questo fu ad esse modello soave.

Ma quest'esercizio d'ogni virtù, appunto perchè compiuto con tanta naturalezza, distraeva gli animi dallo studiarlo interiormente, anche perchè ammirati del suo lavoro incessante e del frequente ripetersi di fatti sopranaturali.

In vero, sin dai primi tempi dell'Oratorio, le quotidiane, molteplici e continue occupazioni, che non lo distoglievano dal vivere tutt'intera la vita dei ricoverati fino a correre e a giuocar con loro durante la ricreazione - in seguito le opere ardite e le grandi iniziative religioso-sociali che il Signore gli ispirava e che richiedevano un'attività straordinaria - verso il tramonto la mirabile fermezza nel restar sulla breccia ad ogni costo (quanta pena a vederlo camminare a stento, sorretto, da arabe le parti, dalle braccia dei suoi figli!) - colpivano quanti lo osservavano, specie i suoi, i quali, per l'ineffabile amabilità paterna con cui li trattava, si entusiasmavano, orgogliosi del bene che, con la grazia di Dio, venivano compiendo sotto la sua guida... ma nulla più.

Altra causa, periodica, ma frequentissima, e più d'ogni altra impressionante, che trattenne la maggior parte degli animi dallo studio dell'interno di Don Bosco, fu il sopranaturale, con cui piacque a Dio illustrare e sorreggere la sua esistenza. I « sogni » meravigliosi, o meglio le « visioni », con cui erano a lui svelati ora i destini dell'opera salesiana, ora i segreti delle coscienze, ora pubblici avvenimenti, cominciarono sin dalla fanciullezza, dai nove nei dieci anni, e si andarono rinnovando con crescente splendore. fino alla morte. Era ancor giovane sacerdote, quando si videro i primi effetti delle sue benedizioni e delle preghiere consigliate in onore della Madonna e di Gesù in Sacramento, in guarigioni e grazie di ogni genere, le quali presero a moltiplicarsi durante la costruzione del Santuario di Maria Ausiliatrice, e divennero strepitose ed abituali dal 1879 al 1886, nei viaggi annualmente compiuti nel mezzodì della Francia,. in cerca di elemosine; mentre, tra le mura dell'Oratorio, si rinnovavano con frequenza altre meraviglie.

Non moriva nessuno della casa, senza che non ne avesse predetto il tempo e, talora, le circostanze; in confessione e fuori, leggeva abitualmente nelle coscienze; assente da Torino, vedeva il bene e il male che compivano gli alunni dell'Oratorio; nei momenti di strettezze finanziarie, pregava, raccomandava preghiere, e, straordinarie, affluivano le offerte nel momento opportuno. Quest'aureola di singolare assistenza celeste, aumentata dalla frequente esposizione dei « sogni », confermata dalle visibili benedizioni accordate a coloro che lo beneficavano e da gravi castighi a chi l'osteggiava, illustrata anche dalla calma meravigliosa che eroicamente conservava pur negli urti più tremendi, in tutti confermava la persuasione che il Signore l'aveva arricchito di doni straordinari in premio delle singolari virtù.

Ma delle virtù, d'ogni genere, ampie e profonde, abitualmente vissute sino ad apparire un dono naturale, e delle stesse esortazioni ai suoi, perchè le praticassero per compier meglio quell'apostolato, che, tornando a Dio, egli avrebbe lasciato loro in eredità, purtroppo non vennero tutti raccolti in modo esauriente i preziosi particolari, attraverso i quali soltanto i posteri potranno conoscere e studiare la mente, il cuore, l'anima del Venerabile Don Bosco.

Un profilo caratteristico.

Tuttavia un profilo caratteristico del Venerabile appare già assai bene delineato nella luce che irradiano tre virtù, indiscutibilmente caratteristiche: - l'umiltà, il lavoro, la temperanza.

" Lavoro..."

San Benedetto tracciò il programma di vita ai suoi monaci col motto: « Ora et labora »; preghiera e lavoro! Don Bosco, invece, disse ai Salesiani: « Lavoro e temperanza! ». I due programmi sono sostanzialmente eguali; e la differenza, più apparente che reale, è dovuta alla diversità dei tempi. Se Don Bosco fosse vissuto ai tempi di S. Benedetto, avrebbe detto egli pure ai Salesiani: « Preghiera e Lavoro! ». Se San Benedetto fosse vissuto ai tempi di Don Bosco, avrebbe detto ai Benedettini: « Lavoro e temperanza! » È vero che solo il lavoro è raccomandato alle due famiglie; ma perchè non fu detto alla seconda: « Ora! », i Salesiani non debbono pregare? e perchè non fu detto alla prima: « Temperanza! », i Benedettini non diedero sublimi esempi di mortificazione cristiana?

San Benedetto visse nel quinto e sesto secolo dopo Gesù Cristo, e fu il fondatore della vita monastica poco dopo la caduta dell'impero Romano, quando il mondo era ancora impregnato della corruzione del paganesimo e il lavoro era giudicato proprio degli schiavi; doveva quindi, il gran Santo, dir chiaramente a quelli che si volevano appartare dal mondo per entrare nei suoi chiostri: « Qui si viene a PREGARE e a LAVORARE! »

Don Bosco, invece, stabili un nuovo istituto, quando tutti sapevano appieno che cosa voleva dire vita religiosa; quando le società religiose, antiche e recenti, superavano in Italia una lotta tremenda; e, giustamente, ritenne superfluo il dire ai suoi figli: « Pregate! » Ma volendo, con un motto di due sole parole, indicar egli pure le caratteristiche della vita che i suoi avevano o avrebbero abbracciato, disse: « LAVORO E TEMPERANZA! ». Lavoro per rilevare che si trattava di un istituto, non di vita contemplativa, ma di vita attiva, e singolarmente attiva, che doveva esser quasi di esempio nell'accendersi della febbre di lavoro, propria dei tempi nuovi: - Temperanza, per ricordare in pieno secolo decimonono e nei secoli avvenire, in cui il movimento sociale si andrà sempre più sviluppando e dal quale non potranno restar estranei i religiosi - specie i Salesiani per il genere di apostolato che li guida al popolo e li vuole in mezzo al popolo, - la virtù che loro è sovr'ogni altra necessaria.

" ... Temperanza".

Questa virtù nel concetto e nell'esempio di Don Bosco ha un amplissimo e profondo significato. Egli ripetè più volte che non vedeva tanto la necessità di raccomandare ai Salesiani il lavoro, come la temperanza: e fu la sua raccomandazione suprema: « La nostra Società ha dinanzi a sè un lieto avvenire preparato dalla Divina Provvidenza »; ma « quando cominceranno tra noi le comodità e le agiatezze », essa « ha compiuto il suo corso ». Anche nei ricordi che diede ai primi Missionari, la raccomandazione più insistente è quella della temperanza: « Usate carità e somma cortesia con tutti, ma fuggite le conversazioni e la famigliarità colle persone di altro sesso o di sospetta condotta. Non fate visite, se non per motivi di carità, o di necessità. Non accettate mai inviti a pranzo, se non per gravissime ragioni. In questi casi procurate di essere in due. Fuggite l'ozio e le questioni. Gran sobrietà nei cibi, nelle bevande e nel riposo. Fate in modo che il mondo conosca che siete poveri negli abiti, nel vitto, nelle abitazioni, e voi sarete ricchi in faccia a Dio e diverrete padroni del cuore degli uomini... ».

Per comprendere sempre meglio il significato del motto di Don Bosco, gioverà ricordare le parole che volle scolpite sullo stemma della Società Salesiana: « Da mihi animas, coetera tolle! » Datemi le anime, e prendetevi il resto! - e la dichiarazione che negli ultimi anni ripeteva con accento commosso: « L'Oratorio - e, dicendo l'Oratorio, con un'espressione d'umiltà voleva dire la Società Salesiana - fu suscitato dal Signore unicamente per salvare delle anime; ma se un giorno non avesse ad ottenere più il suo scopo, benchè gli sia costato molte fatiche ed incredibili sacrifizi, Don Bosco preferirebbe vederlo distrutto sull'istante! ».

Ma nulla di nuovo avrebbe aggiunto al motto « Lavoro e temperanza » l'unirvi o il preporvi la parola « preghiera! »; tutti sanno come Don Bosco insistesse continuamente presso i suoi, perchè facessero tutto alla maggior gloria di Dio.

"...Umiltà".

C'è però un'altra parola, che può dare molte, luce. Don Bosco era solito ripetere: « Il lavoro e la temperanza faranno fiorire la Società Salesiana »; ma, dopo aver additato gli immensi campi di missione, che nei « sogni » vedeva affidati dalla Divina Provvidenza ai suoi figli, fu udito esclamare: « E i Salesiani riusciranno a tutto, con l'umiltà, col lavoro, con la temperanza! »

Ecco, quindi, un profilo caratteristico dell'anima di Don Bosco: Umiltà, lavoro, e temperanza! - ed ecco il programma di vita che tracciò ai suoi!

Umiltà, nel concetto del Venerabile, vuol dire, in primo luogo, pieno e fiducioso abbandono in Dio e nella sua Madre Benedetta, donde ogni grazia alla Società Salesiana e ai singoli soci...

Umiltà, il genere del nostro apostolato che ha per oggetto i fanciulli, e, fra questi, i figli del popolo, e i più poveri ed abbandonati. « Il mondo ci riceverà sempre con piacere fino a tanto che le nostre sollecitudini saranno dirette ai selvaggi, ai fanciulli più poveri, più pericolanti della società. Questa è per noi la vera agiatezza che niuno invidierà e niuno verrà a rapirci ». Anche nelle Missioni, diceva Don Bosco, e precisamente in Cina: « Non si dimentichi che noi andiamo per i fanciulli poveri ed abbandonati ».

Umiltà, l'avvisare ai luoghi più bisognosi di aiuto e di assistenza spirituale nell'apertura di nuove case, e l'accettare i campi d'azione più difficili e laboriosi.

Umiltà, il riconoscere le grandi benemerenze degli altri istituti religiosi: « Amate, temete, rispettate gli altri Ordini religiosi, e parlatene sempre bene. È questo il mezzo di farvi stimare e promuovere il bene della Congregazione ».

Umiltà, il non dimenticare che l'Opera Salesiana fu suscitata ed è continuamente sorretta da Dio, e, perciò, ascrivere a Lui solo quel poco di bene che si riesce a compiere.

Umiltà, l'aver sempre presente che un solo è lo scopo dell'opera nostra: « Salvare delle anime! » e, prima d'ogni altra, per ogni socio, l'anima propria!

Oh!- ricordiamo sovente i grandi pensieri che sgorgano dal ricordo di queste virtù maggiormente inculcate dal Venerabile Fondatore, e più facilmente riusciremo a vivere del suo spirito!

(1) Nel parlar di Don Bosco, e di qualunque altro nostro Servo di Dio, intendiamo sempre protestare, come protestiamo solennemente, di non voler contravvenire in niun modo alle canoniche disposizioni in proposito, non intendendo dare ad alcun fatto un'autorità superiore a quella che merita una semplice testimonianza umana, nè di prevenire il giudizio della Chiesa, della quale - sull'esempio di Don Bosco - ci gloriamo d'essere ubbidientissimi figli.

(2) CARLO SALOTTI: Domenica Savio, capo XXIV: Un colloquio storico.

I miei viaggi nella Terra del Fuoco.

Dalla rivista « Minerva » di Roma, 1° maggio 1924:

ALBERTO M. DE AGOSTINI. - I miei viaggi nella Terra del Fuoco con 407 vedute e panorami da fotografie originali dell'autore e tre carte geografiche. - Cartografia Fratelli De Agostini, Torino 1924 (L. 125).

Il volume, splendidamente stampato con mirabili tricromie eseguite dallo stabilimento fotomeccanico Carminati e Pezzotta di Bergamo, per la forma esteriore con cui si presenta, per la trasparenza della forma letteraria viva e colorita, per l'importanza intrinseca della vasta esplorazione geografica condotta con vero metodo scientifico in otto anni di escursioni arditissime, che fanno onore all'alpinismo italiano, è cosa ben degna di figurare nelle più ricche biblioteche d'Europa e di America.

È l'opera d'un Missionario salesiano... I Salesiani, anche in quel lontano arcipelago, fra stenti e pericoli d'ogni specie, hanno saputo compiere, fra le misere popolazioni Onas dell'Isola Grande e le altre delle minori isole, veri miracoli di civiltà, elevandone il tenore di vita e facendone dei collaboratori nella loro opera di scoperta dèl grande Arcipelago e di valorizzazione dei suoi territori in un provvido disegno di lavoro organizzato.

Si tratta, è vero, di un intricatissimo dedalo di isole montuose, coperte per metà da ghiacci che, alle latitudini australi fra 52° e 56°, scendono fino al mare, come da noi accade per la Groenlandia e per lo Spitzbergen. Ma le foreste sono così ricche di legnami da costruzione e di animali da pelliccia, e la fauna marina è così copiosa, e svariata l'avifauna, da farne non solo un vero paradiso per il naturalista, ma un territorio ben ragguardevole per la produzione delle materie prime, fra le quali da pochi anni, per opera specialmente dei Salesiani, possiamo annoverare i prodotti della pastorizia: poichè il bestiame, specie ovino, vi prospera assai bene nelle estese pianure orientali dell'Isola Grande.

Quest'isola per metà appartiene all'Argentina (circa 22.000 Kmq.). Lo stretto di Magellano con la bella cittadina di Punta Arenas (25.000 abitanti) appartiene per intero al Cile...

L'esteso Arcipelago, che misura oltre 70.000 Kmq., si presenta non solo diviso politicamente in parti disuguali fra Cile e Argentina, ma può dirsi anche bipartito trasversalmente in due gruppi per mezzo del Canale di Beagle...

L'opera dei Salesiani è particolarmente un'opera di civiltà a sollievo e a protezione delle misere tribù indigene iniquamente perseguitate dagli avventurieri d'origine europea, e oggi raccolte intorno ai centri di educazione e di lavoro da essi fondati a Punta Arenas, la città capoluogo del Governo Cileno, sullo stretto di Magellano, a Porto Harris nell'isola Dawson al centro dell'Arcipelago, a Rio Grande sulla costa atlantica dell'isola Onas, a Ushuaia, lungo la costa sud, sul Canale di Beagle.

Ma è anche opera di scienza. E lo dimostra particolarmente questa importante descrizione geografica del vasto gruppo insulare, le cui bellezze in una natura eccessivamente fiera e selvaggia sono messe ben in rilievo dall'autore di questo libro, che per otto lunghi anni ha percorso in tutte le direzioni queste isole e ora ne fa conoscere le ricchezze naturali e l'organizzazione di lavoro che, specialmente per opera dei Missionari Salesiani le viene mettendo in valore.

È un volume che fa onore all'Italia, sia per le vaste e difficili esplorazioni durate in tanti anni nell'interno della Terra del Fuoco e sui massimi colossi delle Cordigliere, sia per le scoperte conseguite, che in alcune parti modificano la linea geografica della zona centrale, sia per il materiale di osservazioni raccolte e ordinate in una forma che è un modello di prosa descrittiva, accompagnata da più di 400 finissime illustrazioni e da alcune carte, che sono opera della Cartografia Fratelli De Agostini di Torino, diretta dal Dott. Giovanni De Agostini, fratello del Missionario e noto fondatore dell'Istituto Geografico che porta il suo nome

COSIMO BERTACCHI.

Cinquantenario delle Missioni Salesiane.

(1875 -1925)

Il Congresso Internazionale di Buenos Aires.

A Buenos Aires nell'ottobre p. v. s'inaugurerà un Congresso Salesiano Internazionale, che sarà il IX° dei Cooperatori, e, di fatto, il I° Congresso Missionario Salesiano Internazionale. Meritamente l'Argentina entra per la prima nella solenne celebrazione, essendo stata la nazione che accolse i primi Missionari Salesiani, il 14 dicembre 1875. Il Ven. Don Bosco si compiaceva di chiamarla la seconda patria dei Salesiani; e i fatti, o meglio le prove d'interessamento dell'ospitalissima repubblica per lo sviluppo dell'Opera Salesiana non potevano essere maggiori, come ne fanno fede:

39 centri di Missione,

55 collegi con alunni interni, 66 collegi per esterni, 8o oratori festivi, 9 scuole di arti e mestieri, 6 scuole di agricoltura, 3 pubblici ospedali,

2o battaglioni di esploratori, senza contar le altre opere di assistenza morale e sociale annesse alle singole istituzioni accennate.

Il Congresso inizierà i lavori il 5 ottobre. La cerimonia di apertura avrà luogo nella Metropolitana: e si chiuderà con altra cerimonia religiosa. In fine si celebrerà in San Carlos un solenne ufficio funebre per tutti i Cooperatori defunti.

Contemporaneamente verrà inaugurata una grande esposizione delle Scuole Professionali ed avrà luogo il III° Congresso Internazionale degli Ex-allievi degli Istituti Salesiani che si prevede pure imponente. I Congressisti sfileranno in corteo dalla Piazza del Congresso alla Piazza di Maggio.

Preghiamo il Signore a benedire le accennate adunanze, affinchè riescano feconde di sante energie a sua maggior gloria e alla salvezza delle anime.

Cordiali adesioni.

Ci vennero già comunicate varie adesioni di Principi di, S. Chiesa, Arcivescovi, Vescovi, ed altri illustri personaggi. Sono così belle ed affettuose, che tornerà caro anche ai Cooperatori d'Italia leggerne alcune.

IL GRANELLINO É SALITO A GRAND'ALBERO!

L'E.mo sig. Card. Pietro Maffi, Arcivescovo di Pisa:

Al nono Congresso Salesiano Internazionale, che si raduna in Buenos Aires, ogni lieto augurio e ogni santa benedizione. Quanti di noi ricordano e ancora ritornano a provare le più vive emozioni per le notizie che narravano di Don Cagliero e dei suoi compagni, che si preparavano alle prime Missioni Salesiane. Pochi anni, e quelle Missioni si sono distese laggiù fino alle punte estreme, e già di tanto sono cresciute e si sono sviluppate, da bastare ad alimentare e reggere una delle più grandiose Assemblee. Oh! il granellino che è salito a grand'albero! Venite, uccelli dell'aria, a farvi il nido, e benedite il Signore!

UN COOPERATORE SALESIANO DEI PRIMI GIORNI.

L'E.mo sig. Card. Eugenio Tosi, degli Oblati di S. Carlo, arcivescovo di Milano:

Per un duplice motivo applaudo alla iniziativa di festeggiare col IX Congresso internazionale il fausto cinquantenario delle Missioni Salesiane: e perchè?

Io diedi il nome alla religiosa crociata di Don Bosco arruolandomi tra i Cooperatori Salesiani fin dai primi giorni che mi trovavo in Seminario ginnasiale, stimolato da quell'Apostolo zelante che corrisponde al nome di Mons. Pasquale Morganti, Arcivescovo di Ravenna, allora Direttore spirituale; e ben posso dire che tutto l'operato dei Salesiani a Torino formava l'entusiasmo delle menti giovanili di me e dei miei compagni, perchè nostra unica lettura (si era piccoli, si sa) era il Bollettino Salesiano.

A Busto Arsizio, poi, mia città nativa, contemplava la vita apostolicamente attiva dei figli del Ven. Don Bosco, nell'Oratorio Parrocchiale, e quindi quelle impressioni, che furono le prime e le più vere, mi rimasero scolpite in mente così che aiutarono a formare e a perfezionare la mia vocazione ecclesiastica, e posso dire che alla Pia Società Salesiana son debitore di quella vita sacerdotale di cui, come un dono, ringrazio sempre il Signore.

Ma poi dell'angelico giovane Domenico Savio, oh come fui sempre ammiratore devoto! Nel suo patrocinio quanto ho sperato! Della sua vita simpaticamente santa, quanto ho parlato, predicato!...

E non solo ebbi questi sentimenti allorchè, fanciullo e giovane, io mi specchiavo in questo santo giovane, cercando di imitarlo almeno da lontano, tanto la sua figura mi era suggestiva; ma anche dopo, nelle varie diocesi in cui peregrinavo come vescovo ed anche in questa diletta e immensa Milano, che il Santo Padre mi ha consegnato da amare come una carissima famiglia, Domenico Savio fu sempre (mi si permetta di chiamarlo così) un santerello, nelle cui mani ho depositato tante domande di aiuto.

Lo sanno le buone suore Salesiane di qui, gli ottimi Salesiani di Sant'Agostino che venivano in Arcivescovado a vedere le reliquie del caro Domenico sul mio scrittoio, al mio letto, perfino nella mia cappella.

Lui, Domenico Savio, saprà essermi grato (son certo) delle tante messe e dei vari pontificali che celebrai per ottenere dalla SS. Trinità che l'Angelico giovane possa essere scritto presto nel catalogo dei santi.

Quindi col cuore, e con che cuore! mi associo alle indovinatissime Feste Cinquantenarie, accompagnerò i lavori del Congresso colla più fervida preghiera, col più sincero rallegramento. Innalzerò al Cielo il voto che questo provvidenziale Apostolato di gioventù, fondato dal Ven. Don Bosco, ottenga tra i nostri cari fratelli quella ubertosa messe di frutti e di conquiste che nei suoi mistici sogni Don Bosco felicemente prevedeva.

LAVORO DEGNO DELLA COOPERAZIONE DI TUTTI.

L'E.mo sig. Card. Camillo Laurenti, Prefetto della Sacra Congregazione dei Religiosi: Ammiratore del Ven. Don Bosco e della meravigliosa opera Sua, aderisco di gran cuore al Congresso e formo voti per il suo felice successo.

Don Bosco appare uno di quegli uomini provvidenziali che Dio suscita nelle grandi ore della storia. Educatore di anime, suscitatore di spirituali energie, Egli ha trasmesso ai suoi figli quello spirito di apostolato che ormai si allarga ai confini della terra. Alle fiorenti scuole delle più colte città d'Europa e di America, si uniscono le lontane missioni, che dalle Pampas, dalle Ande, dalle foreste del Rio Negro, vanno ai torridi piani del Bengal, ai popolati pianori dello Shiu-Chow, ai nomadi del Kimberley in Australia, al Giappone. Questo immenso lavoro di apostolato è degno della cooperazione di tutti i figli della Chiesa, e spero che dal futuro Congresso prenderà nuova lena questo magnifico movimento che in cinquanta anni ha già percorso tanto cammino.

Questi i miei voti.

NECESSARIO MOLTIPLICARSI PER LE OPERE DI DON BOSCO.

L'E.mo sig. Card. Giovanni Battista Nasalli Rocca, Arcivescovo di Bologna:

TOTO CORDE benedico al congresso internazionale che si terrà a Buenos Aires dai Cooperatori Salesiani: TOTO CORDE salesiano, oltrechè TOTO CORDE italiano e TOTO CORDE pastorale. È necessario moltiplicarsi per le opere sante di D. Bosco e sopratutte per quella della cura de' nostri emigrati. Conservando la fede nei nostri Esuli, tornerà loro di gran conforto e aiuto nelle giovani regioni, che sono la promettente speranza della Chiesa.

Prego, dunque, auguro, e benedico TOTO CORDE.

« HO AVUTO OCCASIONE DI CONOSCERE L'OPERA DEI FIGLI DI DON Bosco».

L'E.mo sig. Card. Achille Locatelli, già Nunzio Apostolico nella Repubblica Argentina:

Ben volentieri e di gran cuore aderisco e plaudo alla bella idea di tenere a Buenos Aires il IX Congresso Internazionale dei Cooperatori Salesiani, in preparazione al Cinquantenario delle Missioni e dell'Opera del Ven. D. Bosco nell'Argentina. Durante i nove anni che ebbi l'onore di rappresentare la S. Sede in quel caro e indimenticabile paese, ho avuto l'occasione di conoscere e apprezzare da vicino l'opera ivi svolta dai figli di Don Bosco. E sono ben lieto di poter affermare che essa fu superiore ad ogni elogio, tanto per lo zelo, l'abnegazione e l'attività spiegata dai membri della Pia Società, quanto per gli importanti e consolanti risultati ottenuti in prò della Religione e della Patria stessa.

« IL CONGRESSO DI BUENOS AIRES SEGNI UN RISVEGLIO DI AZIONE ».

S. E. R. Mons. Elia Della Costa, Vescovo di Padova:

Le Opere Salesiane hanno coperto il mondo: ma è necessario aumentarne il numero, intensificarne l'azione, rifornirle di mezzi. La gioventù, gli immigrati, le Missioni sono i campi vastissimi dove si svolge l'attività salesiana. Confortiamola delle nostre preghiere, delle nostre offerte, della nostra cooperazione. Il Congresso di Buenos-Aires segni un risveglio magnifico di valida azione a vantaggio delle Istituzioni Salesiane.

« STRINGA IN PIÙ STRETTO NODO DI CARITA I COOPERATORI SALESIANI ».

S. E. R. Mons. Angelo Bortolomasi, Vescovo di Pinerolo e Vescovo Castrense Onorario, e Presidente del Comitato permanente dei Coogressi Eucaristici in Italia:

Come vasta l'adesione mia così profondo l'augurio - e sarà mia preghiera durante il Congresso - che l'Internazionale Adunata Salesiana a Buenos Aires stringa in più stretto nodo di carità fattiva i Cooperatori Salesiani, ravvivi in tutti i Cooperatori lo spirito di santa conquista spirituale che animò D. Bosco, e sia nuovo soffio vitale per le Missioni e per le Opere Salesiane tutte. Al congresso Gesù benedica.

Torniamo a pregare i nostri Direttori, i Direttori diocesani, i Decurioni, e le Presidenze dei nostri Ex-Allievi, a volerci tener informati della loro propaganda per la celebrazione del Cinquantenario.

LE MISSIONI SALESIANE

La Missione Salesiana del Katanga (Congo belga)

Il KATANGA è uno dei 12 distretti amminitrativi di quell'immenso territorio, che è il Congo Belga (2.382.800 kmq.), e precisamente il più meridionale, presso il gran Lago Tanganika e la Rodesia del Nord. Regione montuosa, è la migliore del Congo. Ricca di miniere di rame e di carbon fossile, già sfruttate da immigrati europei, coadiuvati dalla mano d'opera indigena, possiede anche dei filoni d'oro, e ciò spiega l'importanza sempre crescente che va prendendo la capitale, Elisabethville.

Elisabethville è una città moderna, con belle vie, scuole, e grandi alberghi, in incremento continuo. Dal 1919 vi si spesero più di sei milioni in costruzioni nuove. Oggi conta più di 17.000 abitanti: 15.000 negri, e 2000 bianchi.

Vi si giunge, partendo dal Capo, in cinque giorni di viaggio, a mezzo della Transafricana, attraversando il Transvaal e la Rodesia. Il Governo pensa già ad altre vie di comunicazione, e si sta studiando la costruzione di una linea, la quale, attraverso l'Angola, allacci direttamente il Katanga con la costa. Sarà una grande economia di tempo e di denaro, perchè il viaggio resterà accorciato di parecchie centinaia di chilometri.

I Salesiani nel Katanga.

Il Katanga venne eretto in Prefettura Apostolica nel 1910 ed affidato ai Benedettini, - precisamente al rev.mo Mons. De Hemptinne, dell'Abbazia Benedettina di S. Andrea in Bruges. - Nello stesso anno il Governo Belga, a mezzo dell'E.mo Card. Mercier, Arcivescovo di Malines e Primate del Belgio, inoltrava istanze al venerato Don Rua, 1° Successore di Don Bosco, perchè i Salesiani si recassero nel Katanga per aprirvi centri di educazione cristiana dei giovani negri. Don Rua accettò la domanda, e i Salesiani andarono nel Katanga l'anno dopo, il 1911, decisi d'inoltrarsi a Bunkeja; ma - per varie circostanze - dovettero fermarsi ad

Elisabethville.

Nel 1914 venne loro assegnata una zona da evangelizzare: ma lo scoppio e l'infuriare della guerra ritardò dolorosamente l'inizio delle residenze di missione sino al 192o. Il Signore però ha benedetto l'opera nostra, e, presentemente sono già quattro le residenze salesiane nel Katanga; la prima ad Elisabethville, le altre a Kiniama, a La Kafubu e a Shindaika.

Ad Elisabethville abbiamo tre importantissimi centri di evangelizzazione:

Una Scuola per i bianchi - una Scuola per i negri - una Missione intitolata « Missione di San Francesco di Sales ».

Le scuole sono governative, cioè riconosciute e sussidiate dal Governo.

Alla Scuola per i bianchi è annesso un Convitto per gli alunni che non hanno i parenti in città. Gli alunni sono 12o, e frequentano, la maggior parte, le scuole primarie.

La Scuola professionale per i neri, cui è annesso un Orfanotrofio, è il primo saggio del genere e dà risultati assai consolanti. Le aule professionali sono vaste, ben arieggiate, e disposte, come i dormitori, attorno a un ampio cortile. Gli alunni vi son inviati dai parenti, ordinariamente dietro consiglio od esortazione del Capo del proprio villaggio. I mestieri in cui sono esercitati i giovani negri - oltrechè nell'agricoltura - son quelli che possono riuscir loro più vantaggiosi, e cioè di meccanici, falegnami, sarti, calzolai, e tipografi. Gli ex-allievi han già reso. preziosi servizi alle imprese di costruzione e sono ricercatissimi. Il direttore di una grande Compagnia del Katanga si disse pronto ad offrire ai nostri un sussidio annuale, se si fossero impegnati a fornirgli, annualmente, un dato numero di meccanici e di falegnami.

L'opera missionaria.

L'opera dei Missionarii incontra, anche nel Congo, delle difficoltà, e difficoltà formidabili. La prima è quella di strappare quei poveri indigeni dalla loro congenita indolenza. La paura dello sforzo, la ripugnanza al lavoro, è per loro un'abitudine di molti secoli; ed estirparla non è la cosa più facile. Quindi, tutto il lavoro di evangelizzazione sarebbe guasto alla radice, se, in pari tempo, non si cercasse diligentissimamente d'infondere in essi l'amore al lavoro.

Altra grave difficoltà per la diffusione del cristianesimo è la poligamia. Quando si vedono disputare due donne - dicono i nostri - potete dire otto volte su dieci che rissano per un uovo o per una gallina; ma quando vedete in disputa due uomini, dieci volte su dieci, dite subito che è per una donna. La poligamia è talmente compenetrata nella vita di quelle genti, che da alcuni zelanti missionari è ritenuta come imprudenza il battezzare il figlio di un capo, tenendo per certo che la sua condizione sociale lo ricondurrà all'abitudine antica. Per i capi, quindi, la cosa è più difficile ancora. E dire che questa abitudine si aggrava e si generalizza per altre circostanze, sulle quali è meglio sorvolare.

I nostri hanno già amministrato un bel numero di battesimi e benedetto dei matrimoni; ma tremano per l'opera loro, ed invocano, con insistenza, le Figlie di Maria Ausiliatrice, perchè, facendo esse opera parallela tra le donne, possano le nuove famiglie cristiane avere più stabilità nella morale, abbracciata con la fede.

Altro forte ostacolo per l'azione evangelizzatrice è l'amore per la libertà! Si pensi che, sino ad oggi, quelle genti sono state totalmente libere come le antilopi, nel cuore delle loro foreste, o sulle sponde dei loro fiumi spaventevoli. Anche a questo si potrà rimediare con una somma discrezione, poco alla volta, e, specialmente, con l'esempio. Ma ci vuole del tempo!

Tuttavia i risultati ottenuti dai Missionari Salesiani nel Congo sono lusinghieri, e non sfuggono nemmeno a chi non considera la loro azione sopra tutto dal lato religioso, o dell'evangelizzazione.

Il Governatore generale Lippens, dopo una. visita alle scuole professionali di Elisabethville, non potè nascondere la sua ammirazione per il lavoro compiuto, e si dichiarò disposto ad aiutarci, come meglio poteva. Il Governatore del Sud-Africa, il Visconte Buxton, lord inglese, uscì egli pure meravigliato dalle stesse scuole, qualificando il successo addirittura « colossale ». Il Pastore protestante di Livingstone volle visitarle per ricopiare il « prodigio » nelle sue terre, ma non v'è ancora riuscito.

Il lavoro dei nostri trae particolare efficacia dal sistema impresso dal Venerabile Don Bosco a tutte le sue opere giovanili, sistema che si. fanno un dovere di seguire fedelissimamente: quindi lo stesso posto di onore alla pietà cristiana, con tutto l'incanto di cui seppe rivestirla Don Bosco; lo stesso amore al lavoro, santificato e santificatore: e, sopratutto, la stessa vita di famiglia tra educati ed educatori. Ogni cuore umano, anche quello dei negri, comprende chi si studia di educarlo con la carità di Gesù C.

I.

L'Opera Salesiana ad Elisabethville.

Prima di scendere ai particolari delle stazioni di missione propriamente dette, aperte dai nostri tra le foreste del Katanga, è doveroso ancor un cenno della casa salesiana di Elisabethville, dove si concentrarono i loro sforzi nei primi nove anni di residenza nel Congo.

E ci gode l'animo di poterlo fare con autorevole parola, giovandoci della relazione che fece del suo viaggio, compiuto l'anno scorso a quelle terre, l'ispettore delle Case Salesiane del Belgio, Don Paolo Virion.

La Scuola Professionale.

.... Gli alunni della Scuola Professionale - scriveva Don Virion - sono 200, e il Governatore vorrebbe vederne il numero più che raddoppiato.

Come in tutte le nostre scuole d'arti e mestieri, una parte della giornata è consacrata allo studio, e gli allievi, in generale, son diligenti e studiosi.

La fanfara rivaleggia colla musica militare, e, a quanto pare, la sorpassa. Quando dànno un concerto al pubblico, fanno ottima impressione e figura nel loro costume khaki, a ricordo d'un tempo in cui sostituivano completamente la banda dell'armata.

Il regolamento della casa tien conto delle loro abitudini indigene. Il nutrimento è quello dei loro villaggi: della « bonga » bollita e condensata con farina di sorgo e di mais, che impastano con le mani prima d'immergerla nell'immancabile salsa, delle arachidi, della carne o del pesce secco, e, nei giorni di festa, del pane.

Ogni alunno porta la sua provvista di legna per la cucina ed alla sera, lungo il vasto cortile, i fuochi riuniscono i fanciulli di uno stesso villaggio attorno ad una piccola marmitta, in cui cuoce il supplemento di razione.

Questi fanciulli, selvaggi e deficienti quando arrivano, sono facilmente guadagnati dalla bontà dei superiori. Gustano le cerimonie e i canti di chiesa, che eseguiscono impeccabilmente. Al servizio dell'altare sono pii e raccolti, tutti vestiti di bianco: sottana bianca e cotta bianca, da cui emergono le faccie, le mani e i piedi del più bel nero. L'uso delle calze e delle scarpe è affatto sconosciuto.

Il loro contegno in chiesa è edificante: amano la preghiera e anelano il battesimo. Dal 1919 l'hanno ricevuto 237. Il 19 marzo, festa di San Giuseppe ebbi io stesso la gioia d'amministrare questo sacramento a 14 alunni, ben preparati, e alla sposa di un ex-allievo. Mi ha colpito la pietà con cui questi nuovi cristiani seguivano, raccolti, tutti gli atti della lunga cerimonia.

Gli ex-allievi ritornano numerosi alla missione, per assistere alle funzioni, confessarsi e comunicarsi. Per le feste di Natale, Don Sak predicò loro un triduo, che ebbe il consolante epilogo di una comunione generale alla messa di mezzanotte.

Il giorno di Pasqua ebbi la soddisfazione di dare la prima comunione a sette fanciulli bianchi, e la Provvidenza mi riservò una dolce sorpresa. Il padre di uno dei comunicandi mi ricordava d'aver anch'egli, 25 anni prima, nella cappella dell'Orfanotrofio S. Giovanni Berchmans di Liegi, ricevuto dalle mie mani l'Ostia Santa, e questo ricordo mi commosse.

La Missione di S. Francesco di Sales.

La Missione S. Francesco di Sales alloggia alcune famiglie indigene: quelle degli ex-allievi rimasti alla scuola come sotto-capi di laboratorio, e quelle degli uomini di casa, alcuni dei quali, da molti anni, si trovano alla missione, che li ha accolti fanciulli. Per chi conosce l'instabilità naturale dei negri e il loro bisogno di cambiamento, questa è una prova non dubbia del buono spirito che regna nella missione e della fermezza impressa al loro carattere dall'educazione salesiana.

Un'altra piccola famiglia è ancora raggruppata nel recinto della missione, quella degli infermieri, inviati da Mons. Roelens, Vicario Apostolico del Congo Superiore, per seguire il corso di medicina coloniale e d'igiene all'ospedale indigeno. Essi vivono là con le loro mogli e i loro figli.

Inoltre i Salesiani fanno scuola nel quartiere indigeno ad una popolazione scolastica di 250 alunni d'ogni età, dai piccoli figli dei soldati indigeni, condotti ogni giorno da un caporale, ai negri, servitori degli europei, che, terminato il loro lavoro, accorrono per imparare a leggere, a scrivere e a far di conti.

È un fruttuoso campo di apostolato, perchè la maggior parte degli alunni domandano d'imparare il catechismo per esser poi ammessi al S. Battesimo.

La scuola attuale, costrutta in lamiera ondulata, sotto cui la temperatura, ai raggi ardenti del sole, diventa quella d'un forno, è troppo ristretta: e va rifatta in mattoni. Maestri ed allievi ne guadagnerebbero e la loro buona volontà sarebbe messa a men dura prova.

II.

Le residenze di Missione.

I nostri Missionari, oltre le opere iniziate nella capitale, posero mano ad altre fondazioni interessanti, e precisamente a Kiniama nel 1920, a La Kafubu nel 1922 e - recentemente - a Skindaika.

Delle prime due abbiamo ampie notizie nella relazione di Don Virion.

« Colonia Don Bosco » a « La Kafubu ».

La Colonia Don Bosco, sul fiume Kafubu, è un'estensione dell'opera di Elisabethville, un germoglio che sarà un giorno albero vigoroso. Il terreno, vastissimo, ancora quasi completamente coperto di boschi, forma una scuola d'agricoltura per gli indigeni. Questi, abbandonati a se stessi s'accontentano, con mezzi rudimentali, di far produrre dalla terra il mais, il sorgo e le patate dolci. Non coltivano la terra che quanto è necessario per le consumazioni di un anno, per cui un cattivo raccolto causa immancabilmente la fame. Quando la terra è sfruttata, trasportano le loro tende altrove. C'è, quindi, tutta un'educazione da compiere, sopratutto se si vogliono introdurre alcune coltivazioni europee, che s'adattano al clima.

Dopo due anni di lavoro la Colonia La Kafubu comincia già a fornire la mensa di Elisabethville. Oltre i prodotti indigeni, vi prosperano i piccoli piselli, i fagiuoli e le patate europee. Centinaia di alberi promettono in abbondanza cedri, aranci, banani, ecc., in attesa del raccolto della vite. Una cinquantina di piccoli negri vivono occupati nei lavoro manuale una parte della giornata, e frequentano la scuola nel pomeriggio, dopo il riposo regolamentare. Essi pure attendono d'aver la fanfara, come i loro compagni di Elisabethville, ma gli strumenti sono costosi. Tanto gli allievi de La Kafubu, come quelli di Elisabethville sono tutti ardenti giuocatori di foot-ball: ed anche questo qualche volta manca, perche il cuoio è, nel Katanga, di un prezzo elevatissimo.

Accanto a questo gruppo di artigiani, la Colonia Don Bosco ha una sezione di studenti, che formano la porzione eletta e la speranza della missione. Essi saranno i futuri maestri, e catechisti, e fors'anche sacerdoti, poichè son vari che lo desiderano e si applicano con zelo allo studio del latino.

Ma l'azione salesiana non si ferma qui. I sacerdoti della missione evangelizzano i villaggi vicini e la parola di Dio è accolta con interesse, come io stesso potei constatare. Benchè gli indigeni fossero nei campi, avvertiti dai loro fratelli in breve tempo mi si radunarono attorno, reclamando medaglie, immagini, crocifissi e rosari, tanto che rapidamente fu esaurita la mia abbondante provvista.

Alla domenica cristiani e catecumeni assistono alle funzioni , e bisogna pensare a costrurre una cappella più grande.

La Missione di Kiniama.

Prima della fondazione della Colonia Don Bosco a La Kafubu, il missionario Don Sak aveva percorso il territorio assegnato ai Salesiani dal Rev.mo P. Giovanni de Hemptinne, Prefetto Apostolico del Katanga, ed aveva iniziato una Missione a Kiniama, presso la frontiera della Rodesia, a circa 115 chilometri da. Elisabethville, intitolandola a San Giovanni Evangelista.

La Missione S. Giovanni Evangelista è situata sulle terre cedute dal gran capo Kiniama. I villaggi portano i nomi del capo. La località è bagnata dal Kafubu, che, non molto lontano, si getta nel fiume Luapula.

I locali della missione consistono in una cappella, già troppo stretta, in un caseggiato per abitazione dei Salesiani, e, in dormitori, scuole, refettori per I negri.

Gli allievi sono una cinquantina, più una quindicina di giovani agricoltori, che hanno un'ora di scuola al giorno. Gli studenti hanno scuola ogni mattina. Gli uni e gli altri sono interni alla missione.

Sul terreno della missione vive anche un certo numero di operai colle rispettive famiglie. Attorno v'è la foresta; e non è raro il caso di ricevere la visita di qualche belva. Due anni or sono, un fanclullo fu rapito da un leone in mezzo ai suoi compagni, durante la ricreazione della sera, proprio davanti alla casa.

Altri centri di evangelizzazione.

Kiniama è un centro, da cui i missionari si diramano per una lunghezza di 9o Km., nei villaggi posti lungo la riva sinistra del Luapula.

Dopo aver ammirato il modo, con cui alla missione si coltivano le terre e le anime, volli visitare qualcuno dei villaggi evangelizzati. Partii con una piccola carovana, accompagnato da Don Van Heusden e da alcuni fanciulli. Eravamo nella settimana di Pasqua. I fanciulli avevano tre o quattro giorni di vacanza, e passando pei villaggi, li consegnavamo alle loro famiglie, che li avrebbero in settimana restituiti alla missione.

Scendemmo lungo il Kafubu in barca, e il primo nostro saluto fu ai catecumeni di Kiniama. In assenza del Capo, le donne ci improvvisarono, spontaneamente, un ricevimento di gala, acclamandoci entusiasticamente.

Da Kiniama a Makonga v'è una ventina di kilometri. Il sentiero non è dei migliori: le erbe lasciano appena il posto per deporvi il piede e passano sul capo. Coi calzoni rimboccati e senza riguardo alcuno alle etichette europee, m'impegnai a fondo nei pantani e passai i ruscelli, ora a guado, ora su un tronco d'albero, che è detto... ponte!

A Makonga alziamo la tenda presso la capanna del Capo, e, in attesa dell'ora per l'istruzione, andiamo a invitare i catecumeni dei due villaggi vicini. Il gruppo degli uditori è interessantissimo. Don Van Heusden ha trasformato in cappella una grande capanna, aperta da tutti i lati, ma l'uditorio è già troppo numeroso. Assisi per terra, gli uomini a sinistra, le donne a destra, tutti ascoltano in religioso silenzio, rotto soltanto talvolta dalle donne, distratte dai figli, che secondo il costume indigeno, portano sospesi al dorso.

Dopo l'istruzione, ci fermiamo a chiaccherare con gli uomini, e la conversazione si prolunga assai nella serata. Gli indigeni hanno acceso un gran fuoco davanti alla tenda del Padre, e dopo cena, Don Van Heusden, che ama i suoi neri e ne è cordialmente ricambiato, organizza giuochi e danze, accompagnate da una caratteristica melodia, che sembra fatta di domande e di risposte, sottolineate e rinforzate da colpi di tamburo. Si vede subito che la visita del missionario reca nel villaggio la gioia. Gli avvisi sono ricevuti con sottomissione. I Catecumeni non prendono mai parte a danze pagane. A primo aspetto la mia presenza porta un po' di sgomento. Ero il gran « Baba »; e si diceva che avessi più di cent'anni. Ma presto i fanciulli lasciano la titubanza, m'attorniano, domandando immagini, medaglie e... cioccolatto, che grazie alla generosità d'una benefattrice di Liegi, potei distribuire loro, con graziose cinture avute dalla stessa mano, le quali nella circostanza erano più indispensabili del cioccolatto.

Dopo le preghiere della sera e il canto d'una lode, l'adunata si scioglie, ma continua un lungo cicalare nella notte.

Al mattino celebriamo la S. Messa sotto la tenda: i cristiani recitano le preghiere e si comunicano quasi tutti. Dopo colazione teniamo una istruzione per tutti, cristiani e catecumeni, e poi partiamo per Kipepo, accompagnati per lungo tratto dagli abitanti del villaggio.

Da Makonga a Kipepo il sentiero attraversa una magnifica foresta, intersecata da innumerevoli rigagnoli e da paludi, rigonfie d'acqua per le piogge della stagione. Il villaggio di Kipepo non è grande. Il Capo è devotissimo alla missione, e così pure quello di Kalassa, che ci si presenta attorniato dai suoi uomini per condurci in barca fino al suo villaggio.

Il Capo ci ospita nella sua barca, che guida egli stesso con molta abilità; e tutta una flottiglia di piroghe, con quella di Kalassa in testa, rimonta il Luapula a forza di remi. Il fiume, che separa il Congo Belga dalla Rodesia, è largo da 6oo a 8oo metri, molto bello, sopratutto in questa stagione, ma abitazione di coccodrilli e ippopotami

Si arrivò a Kalassa verso l'una. Accoglienza più cordiale ancora, e fervore più grande dei catecumeni, per lo zelo di un buon catechista negro, assai stimato dagli abitanti dei dintorni, buon fabbro ed armaiolo, e per di più fervente cristiano come la moglie

Fin qui Don Virion.

La Missione di Kiniama compie regolarmente opera di evangelizzazione in sette villaggi: e precisamente a Kiniama, Kiwele, Makonga, Kalassa, Kalushia, e Kaimbi. Ogni mese, ogni villaggio è visitato regolarmente dal missionario; ed anche i catechisti vi si recano regolarmente a insegnare la dottrina cristiana. Dappertutto si è eretta una capanna, consacrata al divin culto, dove si celebra la santa messa e si tengono le istruzioni.

E il Signore benedice visibilmente lo zelo dei missionari. Tanto lavoro in Elisabethville e nelle altre residenze è svolto da 2o salesiani, 8 sacerdoti e 12 coadiutori!...

40 Battesimi a Kiniama.

La domenica 30 marzo u. s. fu una giornata di paradiso per la missione di Kiniama; 3o negri, adulti, ricevettero il Sacramento del Battesimo.

« Per tutto un mese - scrive Don Van Heusden - accorsero alle ultime istruzioni religiose, e, grazie al loro fervore straordinario, potei prepararli convenientemente, toccando tutti i punti generali della Dottrina Cristiana, e quelli particolari necessari per i Congolesi. Bisognò aver molta pazienza e ricominciare sovente da capo, sopratutto quando i piccini si svegliavano sul dorso delle madri. Ma devo dire che il contegno dei nostri catecumeni fu veramente edificante durante il lungo ritiro, che li condusse sei volte al giorno in cappella. Tutti provenivano dai villaggi circostanti, ed avevano recato con sè letto e vitto, che di tanto in tanto qualcuno della famiglia veniva a rinnovare.

Accertate le loro origini e il loro stato, e provveduto all'abbigliamento, s'iniziò la cerimonia. Non so dire la grande consolazione provata in quel giorno. La funzione durò tre ore; l'un dopo l'altro i trenta catecumeni vennero a ricevere il battesimo, trasformandosi in veri figli della Chiesa. La cappella era gremita, ed anche il gran Capo era presente col suo stato maggiore. Alcuni salirono persino sui banchi per veder meglio la cerimonia, e ne ho visti piangere di commozione.

In seguito celebrai la S. Messa, mentre tutti i cristiani recitarono le preghiere del mattino. Dopo un canto di circostanza e una commossa allocuzione prima della Santa Comunione, i novelli cristiani ebbero la fortuna di accostarsi, per primi, alla Mensa Eucaristica.

Vibrava in tutti il fervore ingenuo dei fanciulli quando s'accostano per la prima volta al banchetto eucaristico, e v'erano, fra loro, vecchi e vecchie.

Terminata la funzione, la piazza risuonò di grida di gioia e di felicità in onore dei nuovi fratelli, ai quali, per opera del padrino e della madrina, fu allestito un buon pranzo, e a tutti gli altri un rinfresco.

Il resto della giornata passò tranquillamente e santamente, fra numerose visite di fedeli, desiderosi di far benedire rosari, medaglie e statuette.

All'indomani, 31 marzo, fu la volta dei bambini da uno a 4 anni. Una famiglia ne presentò tre, tre ne presentarono due, una sola aveva un solo erede. La cerimonia fu più movimentata della precedente, ma non meno interessante. Così in due giorni la mia famiglia si aumentava di 40 membri, procurandomi una soddisfazione senza confronti, a corona di tre anni e mezzo di lavoro.

La sera di quel giorno, dopo aver ascoltato l'ultima esortazione del missionario, ognuno raccolse le cose sue, e con paniere e pentola sul capo prese la via del ritorno. Parecchi dormirono per istrada; e grandi feste li attendeva tutti al proprio villaggio, ove spero si comporteranno come cristiani esemplari, per fare dei proseliti.

Possano tutti, con l'aiuto di Dio e di Maria Ausiliatrice, mantenersi fedeli ai loro doveri di credenti tra i pagani che li circondano! Non c'è rosa senza spine!

Un triste avvenimento funestò la gioia del 30 marzo.

Nel pomeriggio - prosegue a narrare il caro missionario Don Renato Van Heusden - alcuni catecumeni e cristiani ritornavano al vicino villaggio, e dovevano attraversare il Kafubu, che in quei giorni era in piena. Quattro uomini e un fanciullo salirono su di una piroga, questa venne travolta dalla corrente, e tutti caddero nelle onde. Il fanciullo su salvato dal padre, e gli uomini poterono guadagnare la riva, tranne uno, già vecchio, malgrado tutti gli sforzi.

Si chiamava Giovanni Kafushia, ed era capo del suo villaggio e cristiano da un anno. Tutta la sera e il dì seguente se ne cercò il cadavere, ma non si potè piú ritrovare.

L'usanza indigena vuole che quando uno muore annegato, o, nella foresta, durante un viaggio, i compagni siano tutti responsabili della morte, a meno che subiscano vittoriosamente la prova dell'acqua bollente: solo questa prova dichiarerebbe la loro innocenza.

Essendo a conoscenza di questa superstiziosa usanza, pregai il gran capo Kiniama di non ripeterla, facendogli comprendere che gli attuali imputati, lungi dall'esser la causa della morte del vecchio, avevan fatto tutti gli sforzi per salvarlo.

Andò egli stesso col suo tribunale al villaggio di Kafushia e non spese molte parole. La vedova fu moderata e non richiese che 30 franchi a ciascuno degli imputati, i quali pagarono la multa, seduta stante, prendendo a prestito il denaro.

Quanta miseria anche in questo! Sborsare il frutto di due mesi di lavoro perchè testimoni della morte d'un uomo, per cui avevano arrischiato la vita!

Rinviamo al prossimo numero notizie delle altre missioni per pubblicare l'interessantissima relazione sull'inizio di un quarto centro di missione nel Congo Belga, e precisamente a Shindaika.

Nuovo centro di Missione a Shindaika (Congo).

(Relazione del Missionario Salesiano Don Enrico Bufkens al Sig. Don Rinaldi).

Elisabethville, 24 aprile 1924.

Amatissimo Padre,

Il 24 dicembre u. s. ebbi la fortuna di aprire un nuovo centro di missione a Shindaika, ed eccole alcune notizie, che torneranno indubbiamente gradite al suo cuore, che tanto s'interessa dell'evangelizzazione di questi poveri Congolesi.

Shindaika. - I primi incontri. - Eccoci amici!

Shindaika si trova a 30 chilometri da Elisabethville, sulla via che conduce a Kiniama, altro centro di missione fiorentissimo.

Il nostro ingresso non fu davvero trionfale. Invece d'un villaggio popolato, trovammo delle capanne vuote, silenziose e senza segno di vita. Gli abitanti ci avevano visti da lontano, e, ritenendoci esattori d'imposte, s'erano internati nei boschi. Ad attenderci v'erano unicamente molte pecore belanti, che ci mettemmo ad accarrezzare, in attesa di veder comparire qualche figura umana.

Ad un certo punto, sulla soglia d'una capanna si affacciò un fanciulletto di sei o sette anni. Gli facemmo cenno di avvicinarsi, ma lui pure, se ne fuggì in direzione della foresta.

Finalmente vediamo una vecchia... uno scheletro umano!! che si trascinava a stento. Ci avviciniamo per chiederle ove fossero andati gli uomini, il capo, ecc.; e l'infelice si rannicchiò tutta tremante in un angolo della capanna. Rassicuratala, più con gesti che con parole ci fece intendere che gli uomini erano sparsi un po' dappertutto; e si offriva ad accompagnarci per rintracciarli, quando scoprimmo che una sua gamba era divorata dalla lebbra. La ringraziammo e l'invitammo a rimaner tranquilla.

Un dopo l'altro, alla fine, ricomparvero gli indigeni. Mi avanzai, dissi loro chi era, mostrai loro qualche regaluccio, e quelli, rassicurati, si avvicinarono. Il ghiaccio era rotto. Il capo, che si trovava in in villaggio vicino, avvertito del nostro arrivo, corse subito: mi salutò secondo l'usanza del paese - una mano alla fronte e l'altra ai fianchi - io ricambiai i saluti e i sorrisi; ed i negri, scorgendo la soddisfazione del capo, manifestarono essi pure la loro gioia.

Fu portata la bevanda del paese, la pomba, e ce ne fu servita una tazza colma. Ahimè! .. Una purga di sale inglese, o d'olio di ricino, sarebbe stata più deliziosa! Mi sforzai a deglutirla, bevendola a centellini, a dispetto dei rumori dello stomaco, e felicitiamo la sposa del capo che l'aveva preparata. Lusingata, la brava, donna si precipita verso la riserva, e ce ne vuotò una seconda tazza... La ringraziammo della bontà, e distornatane l'attenzione con l'offerta di qualche regalo, ci ritirammo in disparte, anche per saziar l'appetito. Il capo ci restò ai fianchi, e parve tanto interessarsi dei nostri bocconi di pane e carne, che lo invitammo a farci compagnia, ed accettò con gioia.

La Messa di Natale nella foresta. - Medico improvvisato di un centinaio di lebbrosi. - Quanta desolazione!

Il mio compagno, intanto, il carissimo confratello Renato Lambert, doveva ritornare ad Elisabethville prima del cader della notte; ed eccomi solo in mezzo alla nuova famiglia. Mi occupai subito del ricovero per la notte. C'era fortunatamente nel villaggio una tettoia, che serviva di rifugio ai bianchi di passaggio. Con l'aiuto di alcuni negri costrussi, in breve, una cameretta e un altare, su cui posi un Crocifisso, due immagini e tutti gli arredi sacri.

Su questo povero all'altare, all'indomani, solennità del S. Natale, celebrai la S. Messa in mezzo alle mie future pecorelle. Il serviente era un portatore venuto da Elisabethville, a cui avevo insegnato di rispondere: « Et cum spiritu tuo », ogni volta che avrei detto: « Dominus vobiscum ». Il brav'uomo, però, non aveva capito niente, e ad ogni mio movimento lanciava degli Amen formidabili. Pazienza!

Posi la mia tenda a fianco della povera cappella, che sembrava davvero la capanna di Betlemme per la povertà, e mentre aprivo la valigia, qualche curioso s'accorse che avevo anche medicinali. In un baleno, attraverso le capanne corse la voce che sapevo guarir le piaghe. Un indigeno, più ardito, si fè coraggio a chiedermi un rimedio per la sua gamba, che ne. aveva tanto bisogno. Appena, infatti, cadde l'inviluppo di foglie che serviva da bendaggio,, apparve un'enorme piaga di lebbra, che contornava tutta la gamba. Pulii il focolaio d'infezione, v'applicai un tampone di ovatta sterilizzata, e fasciai il tutto con una benda bianca

Un quarto d'ora dopo, la mia tenda s'era trasformata in un vero ambulatorio, davanti a cui sostava un codazzo di povera gente piagata.

Comparve anche la vecchia incontrata al l'arrivo, la quale presentò la sua gamba orribile. Levai la terra che copriva il male, lavai e disinfettai la piaga, la bendai, e quando tutto fu finito, in compenso dei miei servizi, ella mi domandò un regalo, e glie lo promisi per il giorno della guarigione completa.

Indugiai tre giorni in questo lavoro, e la mia fama si sparse anche nei villaggi circostanti, donde accorse una numerosa clientela. In breve, ho medicato più di cento piaghe, e che piaghe!

Ricordo fra gli altri due poveri fanciulli, l'uno di 5, l'altro di 7 anni. Il primo aveva nel fianco un buco grande come un pugno, da cui usciva un fetore che buttava a terra. Il secondo era in condizioni peggiori: tutto il petto formava una piaga sola. Ora, grazie a Dio, sono ambedue in via di guarigione. Solo i vecchi sono ribelli alle cure, perchè il male è troppo avanzato.

Le cause del male e i rimedi.

Tuttavia, anche tra loro, come tra questa clientela di miseria e di dolore, io spero di reclutare i primi cristiani; e già incomincio a far desiderare da qualcuno il battesimo, sperando di aprirgli le porte del cielo.

Le cause principali di queste tristi condizioni di salute, sono la mancanza d'acqua - nessun ruscello bagna il villaggio; - la mancanza di nutrimento, e la sporcizia fisica e morale.

Ho cercato di rimediare al primo male, facendo scavare un pozzo profondo, che, spero, ci darà fra poco un'acqua sana e abbondante. Finora l'unica fonte era una fossa larga come una cameretta, profonda 2o centimetri, in cui stagnava un liquido nero, grigio, verdastro, di tutti i colori. Volli vederla.

- Da questa parte, mi disse il fanciullo che m'accompagnava, si lava, dall'altra si beve!

D'allora, in poi, non ho mai mancato di far bollire l'acqua prima di servirmene.

Al secondo dei mali non ho potuto ancora trovar rimedio, possedendo appena il necessario per me. Ma a più riprese ho cercato di far comprendere a questi poveri negri la necessità di coltivare maggiormente le loro terre, di non andare a vender tutto il raccolto in città, di risparmiare il superfluo per la cattiva stagione, piuttostochè cederlo per alcuni ninnoli, e poi morir di fame.

Quanto alla sporcizia fisica e morale, il miglior aiuto sarà il tempo. Ci vorran dei mesi e forsedegli anni per inculcare i principi più rudimentali d'igiene e di pulizia, e far amare il lavoro, e sopratutto la nostra santa religione, con la quale unicamente spero di venir a capo di tutto.

Alcuni giovani vengono già ogni giorno a dirmi che la mattina si son lavati: è un progresso. Dall'igiene del corpo arriveremo anche all'igiene dell'anima e alla pratica del Vangelo.

Istruzione ogni sera. - Messa domenicale. - Quanta corrispondenza in questi poveri negri!

Fino a questi ultimi giorni ho dovuto occuparmi di cose materiali. La costruzione dell'alloggio, il dissodamento del terreno, su cui sorgerà la cappella lunga 12 metri e larga 6, la visita ai villaggi circonvicini mi rubarono tutto il tempo.

Tuttavia, grazie a Dio, ho potuto tenere ogni sera l'istruzione religiosa sulle verità fondamentali a un bel gruppo di negri, venuti anche dagli altri villaggi. Ho fatto loro imparare le prime due lezioni di catechismo, il Pater, l'Ave, e qualche canto, di cui sono entusiasti, specialmente i vecchi, che, non han mai sentito cose sì belle!...

Per radunarli basta intonare un canto, ed eccoli sbucar tutti dalle capanne e venirsi a sedere in semicerchio attorno al missionario. Il guaio è finire. Dicono sempre che è troppo presto, che non è ancor notte, che non sono stanchi, che son stato troppo breve, ecc.

Poveri e cari fratelli!...

Alla domenica mattina ha luogo la grande funzione. In tutti i villaggi, per il raggio di quattro o cinque chilometri, sanno che dopo la messa vi è il grande sermone, il canto, la recita del catechismo, le preghiere, e proprio per questo vengon da lontano. Verso le sette, quando l'aggruppamento è considerevole, avverto il capo che dia il segnale d'inizio. Allora egli si mette a urlare con la sua voce rauca e fessa: « Baba amaanza! Kuya Yati » che vuol dire: « Il Padre incomincia! Venite tutti! »

In un batter d'occhio la cappella si riempie. Vi sono, in media, una settantina di persone, fra cui si contano già 59 catecumeni con la loro brava medaglia della Madonna al collo: 25 uomini, 19 donne, 8 fanciulli, 7 fanciulle. Tutti si seggono a terra; solo il capo prende posto su di una sedia.

Durante la S. Messa regna il più grande raccoglimento; le cerimonie destano il più vivo interesse.

Al termine, inizio l'istruzione, e mio malgrado, ma con loro soddisfazione, son costretto ad esser lungo, perchè per far entrare le prime verità della fede in questi cervelli duri, bisogna ripeterle sotto mille forme diverse. E tutti stanno cogli occhi fissi, attenti, e nel più rigoroso silenzio. Solo il capo si permette di tanto in tanto di fare qualche riflessione ad alta voce: « Kiveli, Baba! Iko, Sawa! » « È vero, Padre; è proprio così! »

Finita l'istruzione, si recita qualche Ave Maria s'intona un canto; e mentre io segno le presenze dei catecumeni, un dopo l'altro si ritirano, scambiandosi le impressioni sulle cerimonie, sul canto e sulla predica.

Da sacerdote, mi trasformo allora in dottore, e sulla soglia della tenda incomincio le medicazioni della lunga fila di piagati.

Come vede, amatissimo Padre, il lavoro non manca!

Una necessità dolorosa. - La notte dal 20 al 21 gennaio, visite del leone e della iena. - In attesa di nuovi missionari!...

Trascorsi, così, le feste del Santo Natale e la prima quindicina di gennaio; e, quando era cominciato un po' di affiatamento, vuol crederlo? dovetti dire ai nuovi amici:

- Abbiate pazienza; per ora torno ad Elisabethville, perchè devo far scuola a un gruppo di bianchi, e dovrò fare così, finchè non sarò libero, ogni settimana; ma il sabato sarò sempre con voi, passeremo insieme il giorno del Signore.

Naturalmente ne furono dolenti; e ne sentiva dispiacere anch'io, più per non aver un buon catechista, il quale sappia e possa, anche durante la settimana, continuar le mie istruzioni.

Speriamo, con l'aiuto di Dio, di poterlo aver presto, e che possa fermarvisi stabilmente anche il Missionario.

La sera del 2o gennaio ritornai a Shindaika, e per fortuna in compagnia del confratello Lambert. Dico per fortuna, perchè si figuri, amato Padre, che verso mezzanotte, fummo svegliati nel sonno, già leggero per le punture di zanzare, dal rumore di una zampa, che grattava la terra a trenta o quaranta centimetri dalla nostra testa... Che razza di bestia poteva essere? Per spaventarla, battemmo fortemente contro la misera parete; essa continuò imperturbabile.

Allora ci alzammo e accendemmo il lume. Di botto l'animale fuggì, dirigendosi verso una capanna vicina, ove si custodivano le pecore; e tosto sentiamo il grido di una, che vien strangolata; poi un passo pesante, ma precipitoso, e più nulla.

Qualche istante dopo distinguiamo voci di uomini che discorrono fra loro. Ci avviciniamo da quella parte, e domandiamo: - Che bestia è passata?

- E il grande leone! ci si risponde dall'interno della capanna; ha portato via una pecora!

Ne sapevamo abbastanza, e rientrammo pensierosi nella nostra capanna.

Non eran passati cinque minuti che il ruggito si fè sentire di nuovo alla nostra porta. Afferriamo ciò che ci capita sotto mano: Lambert un vecchio badile, io una zappa, e attendiamo l'assalto. Forse la belva intuì di aver da fare con due reduci della grande guerra, e non insistè: due minuti dopo ci ripassò davanti, galoppando e trascinando una seconda vittima.

Tornò la terza volta, e ripartì con una terza vittima.

Un'ora e mezza dopo, verso le tre del mattino, fu la volta della iena. La riconoscemmo al grido: si verificava ancora una volta l'osservazione degli indigeni: « La iena segue sempre il leone per raccogliere i resti; ma non è terribile come il leone; se non è ferita, lascia, l'uomo tranquillo ».

Di emozione in emozione attendemmo l' alba. Era domenica, e svolgemmo regolarmente il nostro programma: messa, istruzione, canti, medicazione, ecc. ecc.; ed alla sera tornammo ad Elisabethville, contenti, questa volta, di passare una notte di riposo, senza nessuna visita spaventosa.

Tutti questi incidenti però, che Le accenno brevemente, ci lasciano col cuore tranquillo e non ci turbano oltre misura. Siamo nelle mani della Provvidenza, la quale non permette che ci cada un sol capello senza il suo beneplacito.

Pensiamo, invece, con un senso di sentita preoccupazione, alla pochezza delle nostre forze e al bene che vien ritardato chi sa quanto, per mancanza di chi possa dedicarsi interamente a questa nuova missione. Maria SS. Ausiliatrice benedica Lei, amatissimo Padre, inviandole molte anime ferventi di apostolato, perchè Ella possa destinarne alcune anche a queste terre, sitibonde di verità e di luce evangelica. Per parte nostra, faremo quello che ci è possibile, perchè, anche quaggiù, in fondo al Congo, sia amato e benedetto il Signore, a gloria della Chiesa Cattolica ed anche del nostro Venerabile Padre Don Bosco.

Preghi Ella pure a questo fine per questi suoi figli, specialmente per il

suo devotissimo in C. J.

Sac. ENRICO BUFKENS Missionario Salesiano.

Le meraviglie di Maria Ausiliatrice

i trionfi di Maria Ausiliatrice.

Non possiam trattenerci da una semplice constatazione: la divozione a Maria SS. Ausiliatrice va prendendo, anche all'Estero, uno splendore sempre più edificante. Se volessimo far cenno di tutti i programmi e di tutte le relazioni che abbiamo ricevuto, dovremmo scrivere molte pagine, e tutte eguali, perchè riboccanti della stessa fede e dello stesso entusiasmo.

In molti luoghi il mese intero di preparazione fu un continuo trionfo. In altri le novene raccolsero tutte le istituzioni e corporazioni cittadine e chiamarono sul pulpito i migliori oratori, i quali gareggiarono affettuosamente nel tessere le lodi della Vergine di Don Bosco. Le solennità, memorande per divozione quelle celebratesi il 24 maggio, benchè giorno feriale, imponenti quelle trasferite al giorno seguente o al 29, solennità dell'Ascensione, o alla prima domenica di giugno, vennero in moltissimi luoghi onorate dalla presenza dei Vescovi diocesani e, nelle capitali, dagli stessi rappresentanti del S. Padre.

A Vienna (Austria) il Nunzio Apostolico Monsignor Enrico Sibilia celebrò egli stesso il pontificale alla messa solenne; e fu tanta l'affluenza dei Cooperatori che la conferenza si dovette tenere nel cortile dell'istituto. A Santiago di Cuba si benedisse un ricco stendardo di una nuova associazione dei divoti di Maria Ausiliatrice, alla quale ha dato il nome tutto il fior fiore della città. A Valencia in Spagna la festa di Maria Ausiliatrice è diventata la festa mariana della città; fu preceduta da una notte di adorazione, ed alla grandiosa processione prese parte anche il Municipio col Generale Comandante. A San Paolo (Brasile) presso la nuova parrocchia del Bom Retiro, fu enorme affluenza di popolo tutto il mese, in gran parte italiani, che vedono con gioia il sorgere del tempio monumentale che sarà il tempio della loro fede e slancerà sull'alto della cupola superba la statua di Maria Ausiliatrice.

A Bernal (Repubblica Argentina) fu tanta l'affluenza dei fedeli, che si pensa di erigere una chiesa più vasta per contenerli.

Ad Orihuela, nella Spagna, ad Asunciòn, Vista Alegre e Fuerte Olimpo nel Paraguay, la solennità ebbe un'impronta caratteristica per il gran numero di prime Comunioni. I simpatici drappelli presero parte a tutte le sacre funzioni, alla messa solenne, ai vespri e alla processione, tra la gioia e l'ammirazione dei fedeli.

***

Anche dall'Italia ci pervennero altre relazioni, delle quali vorremmo far cenno, se non dovessimo ripetere le stesse cose: e precisamente da Malo (provincia di Vicenza), Pozzengo (provincia di Alessandria); Varallo Sesia, Sondrio, Ravenna; Scrofiano (provincia di Siena), Frascati, Bova Marina; Alimena, Castelbuono, Fleri, Barcellona-Pozzo di Gotto, Randazzo, Vallelunga, Taormina in Sicilia. Cordiali congratulazioni ai promotori, con l'augurio di elette benedizioni dalla Madre Celeste!

GRAZIE E FAVORI (*)

La nostra riconoscenza sarà imperitura.

Siamo debitori alla Vergine Santa di due grazie singolari. Sul principio del 1922, mia mamma si ammalò per un'ulcere allo stomaco, che le cagionò forti perdite di sangue. Il male si andò sempre più aggravando, finchè, dopo un'emorragia interna, fu condotta all'ospedale. Qui ebbe un lieve miglioramento, e poi una ricaduta. Non appena si conobbe che il male si aggravava sotto altra forma, fu sottoposta ad una visita radioscopica, e le si scoperse un tumore sopra un'ulcere, tra lo stomaco e l'intestino, per cui fu giudicata in fin di vita.

Sapendo e vedendo quante grazie si ottengono ad intercessione della Vergine Ausiliatrice, tutta la famiglia ricorse fiduciosa a Lei; ed anche quando i miei fratelli disperavano, io sempre più pregai, sapendo che, per ottenere, bisogna chiedere con perseveranza; e la mia carissima madre, la quale, a detta dei medici, non doveva avere più di due o tre giorni di vita, dopo tante sofferenze, tornò a far echeggiare, di nuovo, la sua voce per la casa, e di giorno in giorno continuò a migliorare, ed ora è in buona salute.

L'altra grazia è la guarigione di. mio fratello Antonio, insegnante presso le scuole elementari di Gualdo Tadino, ammalatosi di bronco-polmonite, tifo e nefrite. Il caso era disperato, anche per l'indebolimento cardiaco. Ricorremmo all'Ausiliatrice ed al Ven. Don Bosco, e fummo esauditi. La nostra riconoscenza sarà imperitura.

Perugia, 1 - 6 - 1924.

Rag. GIUSEPPE IACARELLA.

POVERO PicciNO!. - Un anno fa conducevamo alla consulta medica il nostro unico figliuolo. Povero Arturino! era ridotto in uno stato da far pietà! di soli tre anni e di natura allegro e chiassoso, era divenuto, e diveniva ogni giorno più, malinconico e triste.

Il risultato del consulto medico ci mise in un'ambascia incredibile. Un morbo lento andava consumando la povera creatura, e la nefrite e la bronchite polmonaria ne aggravavano la situazione. Non c'era più nulla da sperare nell'arte umana, e ponemmo la nostra fiducia nella potenza divina, rivolgendoci con fede a Maria Ausiliatrice. Pregammo tutti in famiglia, e con noi pregarono parenti e amici. E svanì la trepidazione che per tanto tempo ci aveva tenuti sospesi e sottentrò nei nostri cuori una calma non più goduta da molto tempo, e una grande confidenza nella Madonna: e il piccino, dopo qualche settimana, contro l'aspettativa di tanti che avevano considerata la cosa, solo dal punto di vista umano, era quasi completamente guarito: ed è tornato vivace, allegro e chiassoso.

Tonengo, 19-1-1924.

Coniugi Rosso Giuseppe e Piretto Giuseppa.

CON ANIMO RIBOCCANTE DI GRATITUDINE rendo pubblica la grazia seguente, ottenuta da Maria Ausiliatrice. Ammalata, e richiesto il dottore che dichiarò inevitabile un'operazione chirurgica, mi rivolsi piena di speranza a Maria Ausiliatrice promettendo un'offerta, e di pubblicare su questo Bollettino, appena ottenuta, la grazia. Il pericolo dopo pochi giorni fu scongiurato, tanto che anche il medico non .negò il miracolo. Mentre con riconoscenza ringrazio la Beata Vergine, imploro sulla mia famiglia e su di me la sua celeste protezione.

Torino, 24 febbraio 1924.

Giuseppina B.

CI ESAUDI COMPLETAMENTE! - Nell'inverno scorso mio marito si ammalava gravemente, ed i medici davano il caso serio e difficile. - A Maria Ausiliatrice dissi tutta la pena del mio cuore, l'angoscia che mi opprimeva, pensando ai nostri figliuoli, e col mio caro malato promisi che, se ci otteneva la guarigione, l'avremmo ringraziata al suo altare nella chiesa delle Figlie di Maria Ausiliatrice facendo celebrare la Santa Messa ed accostandoci ai SS. Sacramenti e dando un'offerta per le opere salesiane dell'Istituto Acquese. Maria Ausiliatrice ci esaudì completamente. Il 4 aprile potevamo sciogliere il nostro voto ai piedi della cara Madonna, coronandolo nello stesso giorno con la Consacrazione della nostra famiglia al Sacro Cuore di Gesù. Da circa un anno mio marito ha ripreso le sue occupazioni e lavora con intensità e buona salute.

In molte altre circostanze esperimentai la bontà e l'aiuto della Vergine Benedetta! Sia ringraziata in eterno!

Acqui, 24 febbraio 1924

MARIA GALLO PANARA, Cooperatrice Salesiana.

« QUANTO È BUONA MARIA AUSILIATRICE! » -

La mia parrocchiana Punta Luisa in Bellano, dopo lunga e penosa malattia che la ridusse in fin di vita, mentre riuscivano completamente inutili tutti i rimedi suggeriti dall'arte medica, si rivolse con fiducia alla Madonna di Don Bosco, all'Ausiliatrice potente dei Cristiani. Oh prodigio! La buona Madre esaudì subito la supplica dell'inferma, che migliorò sensibilmente sino a completa guarigione. Riconoscente, per mezzo mio, pubblica la grazia ricevuta ed invia un'offerta esclamando: « Quanto è buona Maria SS. Ausiliatrice!... ».

S. Cristoforo, 24 marzo 1924.

Sac. Giuseppe Lerma, Parroco.. GRAZIE A TE, O MARIA AUSILIATRICE. - Ai primi di aprile corr. il mio bambino, di quasi due anni fu colpito da fortissima tosse « canina ». Mi rivolsi ai medici vicini, ma purtroppo ben poca soddisfazione ne ebbi. Il giovedì 24 corr. quando mi sembrava che nulla restasse più a sperare, mi rivolsi col pensiero a Maria SS. Ausiliatrice con matematica sicurezza che il bambino si sarebbe per intercessione di Lei risanato. Lo stesso giorno accesi una lampada in onore della Vergine. Come per incanto da lunedì p. p. notai un sensibile miglioramento che vedo continuare con molta soddisfazione. In segno di riconoscenza invio la prima piccola offerta per la celebrazione di una messa in ringraziamento.

Pove di Bassano Veneto, 30 aprile 1924.

Bartolomeo Cavalli Ex-allievo salesiano.

Ottennero pure grazie da Maria S.S. Ausiliatrice e alcuni, pieni di riconoscenza, inviarono offerte per la celebrazione di Sante Messe di ringraziamento, per il Tempio erigendo a Gesù Adolescente e alla Sacra Famiglia, per le Missioni Salesiane, o per altre opere dì Don Bosco, i seguenti:

A) - A. C. G., A. T., Achino Melchiorre, Adam Abele, Alciati Massimo, Alessio Maria, Altomonte Giovannina, Amei Savina e Teodolinda, Andreetta Elisabetta, Appendino Giuseppina in Dal Conte, Arezzo Maria, Armanni Zaira, Arpesella Ercole, Atzeni Raffaele in Casu, Atzeni Speranza, Ariolfo Bartolomeo.

B) - B. M., B. S., Balestro Matteo, Ballero Giuseppina in Rossi, Ballero Teresa, Barbera Filippo, Barberia Sorelle, Bassi Teresina, Beber d. Claudiano, Belletti Palmira, Bellingegni Giacomina, Bellotti Fratelli, Bergni D. Giovanni, Bernardini suor Maria Margherita, Berri Pietro, Bertazzoni Luisa, Bertoni Domenico, Betta Maddalena, Bianco Antonietta, Bianco Giuseppe, Bini Marianna, Bò Metilde in Gatti, Bobola Teresa, Boero Anna, Boetti Bernardino, Bolis Giulia, Bondavalli Cesarina, Bondino Caterina, Bonfante Giacomo, Bonino Francesco, Bordet Maria, Borra Anna, Bourcet Maria, Box Mario, Pozza Natale, Bracchi Carmela, Bracco Vincenza, Broccoli Pio.

C) - C. F., C. P., C. Z., Calatroni Pietro. Canali Rosa, Cannardo Filippo, Cannata Rosaria, Cannonero Luigi, Cantono Lucia in Fogliati, Caputo Rosalia, Cappello Angelo , Carbonelli Chiarina, Carcò Giuseppe, Carletti Quintino, Carpani Francesco, Carra Emilia, Casarotto Valentina, Cassano Luigia Catanea avv. Alfredo, Cava Elvira, Ceccaroli Bettina, Cerutti Maria in Sandrone, Chiappere Cristina, Cisi Teresa, Civran Angela, Colombo Giacomo, Colvara dr., Cinai Teresa, Comino Barbara, Conti Giuseppina, Conti Teresa, Coppo Luisa, Corfù Anna, Corradi D. Guido, Cozzi Elvira in Moretti, Crozza Teresa, Cuilla Lucia, Cum Isolina in Candusso.

D) - D. P., Daelli Giuseppina, Damarco sorelle, De Albera d. G. M., Debernardi Bartolomeo, De Giovanni Francesca, Dell'Anna Diomira, Dell'Apa Elvira, Depetris Agostina, De Puzzi Anna, De Stefanis Luigina, D'Ambrosio Luigi, Di Bon Luigia in Beltrame, Di Varello Girolamo, Dominici Teresa, Don Giordano, parroco.

F) - Famiglie Locatelli e Be, Fancelli Carlo, Fangazio Rosetta, Fani Giovanna, Fellini dott. Fellino, Ferrari Giacinta, Fiandaca Maria, Flora Amelia, Folco Teresa, Fontana Teol. Giuseppe, Fontana Romilda, Fossa Eugenia, Fossati Teresa, Fracchia Giuseppina, Franchi Bice, Franchini Anna, Frau Assunta, Fugazzi Ida.

G) - G. A., G. B,, G. L., Gaccio Teresa, Gagliano Vito, Galiziani Lucilio, Gallina D. Giovanni, Gamba Petronilla, Gambetta Bartolomeo, Gangemi Annetta in Torrisi, Garau Generosa, Gardella Mercede, Gasparini Giuseppina, Gelormini Generosa, Gera Giulia, Gianasso Lorenzo, Giacomo Gilda in Fugazza, Gili Lidia, Girardin Angelina in Panizzon, Giudici Catina, Glisenti Maria, Gorra Maria, Grassi Ida, Grasso Clotilde, Grassi Domenica, Guallini Oliva Margherita, Guarneri Eugenio, Gucciardo Gaetano, Guerini Lina in Bellini, Gulfi Margherita.

H) - Herbst Raffaella.

J) - Jacarella rag. Giuseppe, Jalcina Giuseppe.

I) - Indovina Alfonsa, Invernizzi Rosalia, Isola Giacomo, Ivaldi Virginia.

L) - L. B., Lanteri Agostino, Lanza Isolina in Ceriale, Lazzari Maria, Lebba Amalia in Masera, Leone Albino, Lepri Nina, Lodesani Italina, Longo Adelina, Lucchini suor Maria, Lutri Rosina.

M, - M. M , Maffoni Ida, Magnagnano Lina, Maia Erminia, Maina Luigi, Malpeli Clelia in Rabotti, Manaigo Anna, Mangiamarchi Zoraide, Mangola Emilia, Marinoni Santina, Marocco Marta, Marrocco Angelo, Martelli D. Emilio, Martorana Giacomo, Massara Francesco, Massini d. Giuseppe, Massola Margherita, Maurino d. Antonio, Meaglia Luigi, Melis Emilia, Meneghetti D. Angelo, Migliavacca Giovanni e Consorte, Minetto Emilia, Mongardi Balbina, Montagnoli Coniugi, Montersino Elisabetta, Moreschi Luigia, Moro Antonio, Morra Secondo, Murgia Peppina, Musso Francesca in Africano, Massiraca Cecilia, Mutti Antonietta in Amodeo, Muzio Giovannina.

N) - Nicolotti Balbina, N. N. di Cuneo, N. N. di Mu (Edolo), N. N. di Rossiglione Ligure.

O) - Oddonetto Lorenzo, Olargin Maria, Olivari Luigia, Olivero Angela

P) - P. E., P. M., Pagano Teresa in Cogo, Palladini C.ssa Anna, Palermo Mario, Paliotto Annetta, Paruzzi Angelo, Pasolli Augusta, Pasquale Vitale, Patestio Eugenia, Pellegrini Alma, Pelucchi Carolina. Petterino Margherita, Pezzotta Gina in Galimberti, Piazza d. Enrico, Piccinetti Marianna, Superiora delle Maestre Pie Venerine di Rieti, Piccione Concetta, Pignone Caterina, Piovani Giuseppina, Piras D. Nicolò, Piria Giovanni, Pironi B., Pitet Maria, Pitto Giorgio, Poltroneri d. Pietro, Pozzi Erminia, Preti Anna, Prato Famiglia, Praz Caterina in Béitaz.

R) - R. D., Raffaglio Clotilde, Raiteri Antonio, Rassiga Candida, Ravetto Angela, Re Paolina, Reforgiato Cristina, Regallo Enrica, Regina Giacinta, Regolatti Isolina, Renditore Giuseppina, Riva Ester, Rodda Giovanna, Rolfo Angiolina, Roman Marcella, Romei cav. Francesco, Ronchinini Annunziata, Rossi Caterina, Rossin Italo, Rosso Clementina.

S) - Salvatico Elisabetta in Galliano, Sanguinetti Teresa, Sangiorgio Maria, Sant'Agostino Sofia, Santi Bianca, Schilirò Sorelle, Scolmati Arnia, Scrilli Maria, Serra Rosa, Sillano Sergio, Soave Giuseppina, Soldini Onorina, So. metti Anna, Sonda Antonio, Sorelle G., Sperotto Benedetto, Spina Margherita, Stefanati Gabriella in Garessio, Stefani Giuseppe, Sterli Rosina.

T) - T. D. E. F., Tettamanzi suor Saveria, Tita Elisa, Togni M., Tomaselli Giacomo, Tomasi Liberina, Tommasi Giovanni, Toniolo Olita, Torricelli Anna, Torrieri Italo, Torresi Erminia in Mattei, Tosi Palmira, Tresso Domenica in Cavallo, Treves Giustina, Troglio Marina.

V) - Valaguzzi Carolina, Vallebella Fanny, Valsania Carolina, Valtolina Giustina, Vianello Maria, Viglien Giovanni, Vigo Maria, Virone Don Antonio, Voarino Luigi.

Z) - Z. M., Zanchetti Genoveffa, Zandegiacomi Maria, Zani Virgilio, Zanotto Brigida.

A GLORIA DEL S. CUORE!

Ogni giorno fate vostra l'intenzione assegnata agli ascritti all'Apostolato della Preghiera; e il io venerdì del mese, sacro al Cuore di Gesù, e il 24 sacro a Maria SS. Ausiliatrice, raccomandate anche l'intenzione speciale, da noi proposta.

INTENZIONI PER IL MESE DI AGOSTO.

Intenzione quotidiana:

« L'EVANGELIZZAZIONE DELL'AFRICA ».

Le Missioni dell'Africa, del « Continente nero e, dove lavorano tanti missionari - compresi i Salesiani, - hanno già dato alla Chiesa e alla civiltà molte anime, ma ne hanno ancor tante, immerse nelle superstizioni dell'idolatria. Oh! preghiamo perchè a queste brilli la luce divina del Vangelo, e tra quelle sorgano molte vocazioni missionarie e sacerdotali.

Per il 1° venerdì e il 24 del mese.

« LE VACANZE AUTUNNALI ».

Per i pericoli che insidiano la gioventù dei collegi nel periodo delle vacanze autunnali, il Ven. Don Bosco avrebbe voluto abolirle, perchè in un momento, si possono perdere i buoni risultati ottenuti con uno e più anni di amorevoli sollecitudini! Preghiamo l'Eterno Amico dei giovani a concedere a questi generosità nell'osservanza dei buoni propositi, sopratutto la fuga d'ogni occasione cattiva, ed assidua vigilanza a coloro che devono sorvegliarli.

INTENZIONI PER IL MESE DI SETTEMBRE.

Intenzione quotidiana.

« LA RUSSIA SECONDO LE INTENZIONI DEL S. PADRE

Secondo «tutte » le intenzioni del Santo Padre! il quale, essendo padre e pastore universale, continua - come in modo commovente ha mostrato al mondo intero - a preoccuparsi dei gravi bisogni materiali delle popolazioni della Russia, nella speranza di veder spuntare il giorno in cui la Chiesa Cattolica potrà iniziarvi liberamente una vasta azione religioso-sociale, a mezzo del suo Clero secolare e regolare.

Per il 1° venerdì del mese.

« IL CONGRESSO SALESIANO DI BUENOS AIRES s.

Si terrà nella prima quindicina di Ottobre: e noi preghiamo: 1) perchè abbia a riuscir degno della Celebrazione Cinquantenaria; 2) perchè susciti nuove adesioni di simpatia e d'interessamento alla causa delle Missioni Salesiane, all'Opera educativa che si svolge nel nome di Don Bosco, e all'assistenza degli emigrati di ogni paese; 3) perchè faccia meglio conoscere la mente, il cuore, e l'anima del nostro Venerabile Fondatore!

Care notizie di famiglia.

Il sig. D. Rinaldi ai piedi del S. Padre.

Abbiamo promesso qualche particolare dell'udienza accordata dal S. Padre Pio XI, il 17 giugno u. s., al rev.mo Sig. Don Rinaldi.

Il nostro Superiore si fece un dovere, anzitutto, di umiliare a Sua Santità i più devoti ringraziamenti per la paterna benevolenza recentemente mostrata a vari nostri confratelli, e l'augusto interessamento per il Martyrium di Santo Stefano e per i Congressi promossi dai Salesiani a Venezia, a Bahia Bianca, a S. Paolo nel Brasile.

Il Santo Padre si fermò lungamente a parlare delle opere nostre, che passò in rassegna, nazione per nazione, intrattenendosi specialmente delle singole Repubbliche americane. Volle sapere quanti son quelli, che fanno domanda di entrare nella Società Salesiana in ciascuna repubblica, e quanti coloro che vi perseverano, intercalando, a quando a quando, sapientissime osservazioni e preziosi consigli. Si compiacque paternamente nell'apprendere che il numero degli aspiranti è assai consolante, e s'indugiò sulla necessità di dar loro un'accurata formazione, perchè possano, in seguito, dar frutti copiosi e salutari. La bontà del Vicario di Gesù Cristo non poteva mostrarsi più toccante, perchè volle anche particolareggiate notizie della loro salute e del loro buono spirito, rallegrandosi delle nostre gioie e prendendo parte alle nostre preoccupazioni.

Quindi il sig. Don Rinaldi annunziò a Sua Santità i festeggiamenti che si stanno preparando a Buenos Aires per il Cinquantenario delle Missioni Salesiane; ed avendo domandato all'Augusto Pontefice una speciale Benedizione Apostolica per quanti avrebbero contribuito alla buona riuscita dei festeggiamenti - che vogliono essere sopratutto sprone a raddoppiare il bene che s'è potuto compiere sin qui - Sua Santità, con sovrana benevolenza, disse che intendeva di prender parte ai medesimi in modo condegno.

Il sig. Don Rinaldi erasi recato ai piedi del Sommo Pontefice anche per ottenere che le Figlie di Maria Ausiliatrice avessero una nuova Superiora Generale senza doversi raccogliere - alla distanza di men di due anni - in un nuovo Capitolo Generale. Sua Santità ascoltò benevolmente quanto si era fatto dietro indicazione della S. Congregazione dei Religiosi, ed assicurò che al più presto avrebbe esaudito la domanda; e difatti come diciamo più avanti, in data 2 luglio - festa della Visitazione di Maria Santissima - le Figlie di Maria Ausiliatrice avevano la nuova Superiora Generale.

Cogliendo lo spunto dal tema in discorso, il Santo Padre si fermò a parlare del bisogno delle Suore nelle Missioni, illustrando il bene che soltanto una suora può fare in molti casi, perchè soltanto una suora può penetrare dappertutto e preparare famiglie intere al Santo Battesimo.

In fine, il signor Don Rinaldi chiese a Sua Santità alcune benedizioni ed indulgenze; e l'Augusto Pontefice non solo concesse quanto gli fu domandato, ma spontaneamente - come già annunziammo - estendeva la più cordiale Benedizione Apostolica a tutta la Famiglia Salesiana, alle Figlie di Maria Ausiliatrice, ai nostri Benefattori, alle nostre Benefattrici, e a tutti i Cooperatori, allievi, ex-allievi dei Salesiani, e allieve ed ex-allieve delle Figlie di Maria Ausiliatrice.

Con ragione, quindi, il nostro Rettor Maggiore uscì profondamente commosso dall'affettuosissima udienza, col proposito - sull'esempio di Don Bosco - di coltivar sempre più tra i suoi figli e cooperatori l'amore e la devozione al Romano Pontefice!

La festa della riconoscenza.

Insieme con i Salesiani, anche molti Cooperatori aspettano un cenno delle feste di famiglia che si svolsero nell'Oratorio di Valdocco il 23-24 giugno, e precisamente quelli, i quali conoscono quest'affettuoso particolare della vita di Don Bosco, che fin dal 185o, per iniziativa spontanea degli alunni, si prese a celebrare cordialissimamente, prima nell'intimità di famiglia, o meglio dai soli alunni, il giorno di S. Giovanni Battista, quantunque il Venerabile portasse il nome di S. Giovanni Evangelista.

La gioconda dimostrazione andò acquistando maggior solennità, man mano che l'Oratorio si andò sviluppando. Nel 187o vi si associarono entusiasticamente gli ex-allievi, e in seguito, i più insigni Cooperatori, finchè, negli ultimi anni del Venerabile, divenne un plebiscito di affettuosa riconoscenza.

Il venerato Don Rua, I° Successore di Don Bosco - cui nulla fu maggiormente caro che il serbar inviolata ogni tradizione del Fondatore - permise che la sera del 23 giugno si compisse l'omaggio che i figli volevano tributargli, come a Don Bosco, perchè più che al suo nome s'inneggiasse a quello del Venerabile; ma la sera del 24 la volle totalmente consacrata alla memoria del Padre comune.

Anche il sig. Don Rinaldi volle conservare la cara tradizione, e la sera del 23 giugno fu un'accolta imponente di allievi, salesiani e cooperatori, tutti uniti in sol pensiero, nel render devoto omaggio al Successore di Don Bosco. Nulla diremo dei complimenti che i rappresentanti della numerosa accolta dissero affettuosamente al venerato Superiore, perchè non diremmo cose nuove, essendo noto a tutti il linguaggio di figli devoti e riconoscenti, dei quali il maggiore e miglior interprete fu il venerando prof. Don Giovanni Battista Francesia, che in una bella poesia, piena di giovanile entusiasmo, inneggiò a Don Bosco e a Don Rinaldi.

Diremo piuttosto ciò che disse il festeggiato. Il buon Padre si dichiarò assai più avventurato di Don Bosco: e ne accennò le ragioni. Egli, diceva, vede realmente quello che il Venerabile Don Bosco semplicemente annunziò di aver visto in « sogni » misteriosi, e cioè lo sviluppo prodigioso della Società Salesiana, particolarmente nelle Missioni. Vede compiuto in gran parte ciò che Don Bosco semplicemente annunziò in nome di Dio. Vede dilatata l'Opera, e vede pure moltiplicato il numero dei Cooperatori, i quali, con il più cordiale interessamento, continuano, come ai tempi di Don Bosco, ad essere verso di noi gli angeli visibili della Divina Provvidenza. Vede, pure, accresciuto il numero degli alunni e dei collaboratori, e li vede accesi dello stesso amore tenero e filiale, che si portava già allora al Padre comune. E ne prese occasione per benedire dall'intimo del cuore la Divina Provvidenza, ed anche per ringraziare i presenti che esortò affettuosissimamente a serbar vivo nel cuore l'amore al Venerabile e a praticarne con cura gelosa i paterni insegnamenti, perchè questi soltanto, fedelmente seguiti, formeranno in ogni tempo la fortuna della Società Salesiana.

La sera del 24, avvicinandosi l'anno cinquantenario delle Missioni Salesiane, fu una serata particolarmente missionaria. Si tornò a rappresentare l'operetta « Raggio di sole », in omaggio al nuovo Arcivescovo di Torino, S. E. R. Mons. Giuseppe Gamba. Il zelantissimo Pastore, che dal giorno del solenne ingresso in archidiocesi non ebbe mai un minuto di requie, sacrificò alcune ore di riposo la sera di S. Giovanni Battista per venire all'Oratorio; e prese viva parte alla rappresentazione, riproducente al vero la materna assistenza che Maria SS. Ausiliatrice prodiga di continuo sulle Missioni Salesiane.

Di quella sera si spedì il seguente telegramma al Santo Padre:

SANTO PADRE, ROMA. - Salesiani, allievi, ex-allievi, cooperatori torinesi, tributando solenne omaggio nuovo Arcivescovo giorno onomastico venerabile Don Bosco, umiliano sugli esempi paterni devotissimi sensi Santità Vostra, particolarmente grati recentissima affettuosa udienza accordata loro Rettor Maggiore. - D. RINALDI.

E il Santo Padre benevolmente rispose:

DON RINALDI, RETTOR MAGGIORE SALESIANI, TORINO. - Sua Santità ringrazia paternamente filiale omaggio, e invia di cuore Signoria Vostra, allievi, ex-allievi, cooperatori torinesi, Apostolica Benedizione. - CARDINAL GASPARRI,

Con gran gioia, così, al giorno pieno delle più soavi memorie del Venerabile Fondatore, che diede al mondo splendidi esempi di venerazione devozione profonda al Papa e a tutti i Sacri Pastori, noi vedemmo associati il nuovo Arcivescovo di Torino e il Sommo Pontefice.

Pro Missioni Salesiane.

La sera del 23, prima dell'adunanza generale in omaggio al rev.mo Rettor Maggiore, si radunavano nell'Oratorio le nobili Dame Patronesse delle Opere del Ven. Don Bosco, per presentare al sig. Don Rinaldi il frutto della loro attivissima carità nei molti arredi e lini sacri, raccolti e confezionati per le chiese e cappelle delle Missioni Salesiane, a cura dell'apposita Commissione, sorta in seno al Comitato. Presiedette l'adunanza la Presidente d'Onore, Sua Altezza Imperiale e Reale, la Principessa Maria Laetitia di Savoia-Bonaparte. La contessina Camerana lesse un nobile indirizzo di circostanza; e il sig. Don Rinaldi rivolse a. S. A. I. e R. e all'intero Comitato i più cordiali rallegramenti e ringraziamenti promettendo un ricordo speciale nelle quotidiane preghiere.

La nuova Superiora, Generale delle Figlie di Maria Ausiliatrice.

L'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice depose nel mese scorso le gramaglie, assunte il 26 febbraio u. s. in morte della Superiora Generale Suor Caterina Daghero, per l'elezione della nuova Superiora rev.ma Suor Luisa Vaschetti.

Subito dopo la morte di Madre Daghero, il nostro Rettore Don Filippo Rinaldi, recatosi a Nizza per i funerali, in qualità di Delegato Apostolico dell'Istituto interrogava le Superiore del Consiglio Generalizio e sette Ispettrici di varie regioni, se fossero di parere che per l'elezione della nuova Superiora si radunasse nuovamente alla distanza di poco più d'un anno il Capitolo Generale dell'Istituto, o se preferissero - allo scopo sopratutto di evitare una spesa assai grave - di chiedere alla Santa Sede che provvedesse direttamente alla nomina. Tutte furono di parere che si cercasse di ottenere una nomina pontificia; e allora il signor Don Rinaldi le invitò a notificargli, segretamente e per iscritto, a chi ciascuna di loro avrebbe dato il suo voto. Avuto il parere e i voti, il Delegato espose il pensiero al Santo Padre, il quale, a mezzo della Sacra Congregazione dei Religiosi, gli rispose di udire, in via privata, anche il parere delle singole Ispettrici dell'Istituto. Si ottemperò immediatamente al desiderio della S. Sede nella forma più segreta e confidenziale, in modo che a tutte le interessate giunsero quasi contemporaneamente la comunicazione e l'invito. Avute le risposte, ed essendosi raccolti i voti, all'unanimità assoluta, sopra la rev.ma Suor Luisa Vaschetti, del Consiglio Generalizio, il Delegato Apostolico ne comunicò l'esito alla Sacra Congregazione; e il Santo Padre con decreto della S. Congregazione dei Religiosi, in data 2 luglio, festa della Visitazione di Maria SS., nominava la predetta Suor LuisA VASCHETTI Superiora Generale dell'Ististuto.

La nomina incontrava il pieno gradimento di tutte le Figlie di Maria Ausiliatrice, essendo comunemente note le virtù singolari della nuova Superiora.

Madre Luisa Vaschetti ha 66 anni. Nacque in Agliè Canavese l'11 luglio 1858, ed entrò nell'Istituto a 24 anni, il 21 gennaio 1883.

Vestì l'abito religioso il 19 agosto dello stesso anno, e nel novembre partì per l'America, per la Repubblica Argentina, dove fece la professione religiosa e non tardò a far conoscere le rare doti di mente e di cuore.

Eletta direttrice della Casa di Morón nel 1886, sei anni dopo venne nominata ispettrice di tutte le case dell'Istituto nell'Argentina, e tenne l'importantissimo ufficio più di dieci anni, finchè fu richiamata in Italia, ove per breve tempo fu preposta all'Ispettoria Cispadana, e di quello stesso anno, 1903, dai voti delle consorelle veniva eletta a far parte del Consiglio Generalizio. Da 2o anni, quindi, era Consigliera Generale e Segretaria privata della compianta Superiora; e particolarmente in questo secondo ufficio Madre Luisa Vaschetti mostrò costantemente la più fine delicatezza e una grande perspicacia, e apparve a tutte le consorelle degna di salire alla suprema carica dell'Istituto.

Il Signore Le doni tutte le grazie necessarie per il delicatissimo ufficio, come, siamo certi, insieme con le nostre preghiere e quelle delle Figlie di Maria Ausiliatrice, ve l'accompagneranno ogni giorno anche i voti filiali delle affezionate ex-allieve d'America e d'Europa!

Mons. Munerati a Volterra.

La domenica 13 luglio faceva il suo ingresso nella diocesi di Volterra S. E. R. Mons. Dante Munerati, già Procuratore Generale della nostra Società, accompagnato, in qualità di segretario, dal nostro confratello Don Luigi Pedussia, già zelante direttore dell'Oratorio festivo di Savona.

La cordialità solenne, con la quale, il nuovo Vescovo venne accolto dal Clero e dal popolo, ci è caparra del più fruttuoso episcopato. Non mancano, in vero, al nuovo Pastore le più belle doti per farsi amare da tutti. Così l'assista e l'aiuti il Signore, come noi pregheremo ogni giorno per il bene della vetusta diocesi.

Volevamo - in questo mese di agosto - in omaggio alla santa memoria del nostro Venerabile Fondatore - pubblicare un lungo elenco di grazie attribuite alla sua intercessione. Non mancheremo di farlo nel prossimo numero.

AZIONE SALESIANA

Convegni di Decurioni.

Sentiamo, vivo, il bisogno di dire un « grazie » dall'intimo del cuore ai revv. Direttori diocesani, Decurioni e Zelatori, che nei mesi scorsi - a Fossano, Asti, Pinerolo e Torino in giugno - Nizza Monferrato, Vercelli, Ivrea, ed Alessandria in luglio - ebbero la bontà di prender parte ai convegni di azione salesiana. Un « grazie » speciale ai RR.mi Arcivescovi e Vescovi che ebbero la bontà di presiedere le adunanze. Complessivamente furono più di cINQuEcENTo reverendissimi parroci e sacerdoti, che s'interessarono del miglior funzionamento della Pia Unione dei Cooperatori, della nostra propaganda, e sopratutto della conveniente celebrazione del prossimo Cinquantenario delle Missioni Estere Salesiane.

A tutti rinnoviamo il « grazie » più cordiale per quello che hanno fatto e per quello che faranno per l'Opera di Don Bosco.

Noi, infatti, - come rilevò in quasi tutti i Convegni il rev.mo sig. Don Rinaldi - siamo particolarmente debitori al rev.mo Clero se lo spirito del Ven. Don Bosco, pieno di tanta sapienza e prudenza e carità cristiana, si va diffondendo sempre più in mezzo al popolo cristiano; - se all'Opera sua affluiscono in modo confortante, certo non mai sufficiente al bisogno, nuove vocazioni religiose, missionarie e sacerdotali; - se ad essa continua sempre a rivolgersi con interessamento cordiale la carità dei Cooperatori. E sono precisamente queste le cose che a noi stanno maggiormente a cuore, e che raccomandiamo a quanti son disposti ad aiutare l'Opera nostra.

In più luoghi, a notte, in occasione del convegno, tenne una conferenza con proiezioni, assai gustata, come sempre, da numeroso pubblico, il nostro carissimo propagandista, dott. Don Antonio Fasulo.

Per la Beatificazione di Pio X.

Ricorre in. questo mese il primo decennio dalla santa morte di Papa Pio X, di venerata memoria. È noto come siano già cominciati i lavori per il Processo Informativo in ordine alla sua Causa di Beatificazione e Canonizzazione, dietro innumerevoli istanze dell'Episcopato Cattolico e di quasi tutti i Superiori degli Istituti Religiosi.

A ricordo delle molte prove di squisita benevolenza date dal santo Pontefice alla Società Salesiana, ci è caro pubblicare in questo mese l'istanza. inviata dal nostro Rettor Maggiore.

Beatissimo Padre,

Sento il dovere di unire la mia debole voce e quella della Società Salesiana del Venerabile Don Bosco all'imponentissimo coro che si eleva a cotesta Apostolica Cattedra, perchè sia promossa la Causa di Beatificazione e Canonizzazione del Sommo Pontefice Pio X, di venerata memoria.

È nostra convinzione che l'immortale Pontefice, il quale visse tutta la vita dello spirito di nostro Signore Gesù Cristo con preziosi frutti di santità e di edificazione, ebbe a norma e guida costante il proposito di battere eroicamente le vie della perfezione.

Non bastò infatti la mite giocondità del carattere a velare lo splendore delle sue virtù, nè l'estrema volontà di essere sepolto nelle grotte vaticane ad impedire il continuo pellegrinaggio alla sua Tomba, nè la serie preoccupante degli ultimi sconvolgimenti sociali, iniziatisi al suo tramonto, a trattenere il crescere meraviglioso della sua fama di santità. È Gesù stesso, di Cui promosse l'amore ed il culto sotto le specie Eucaristiche, che Lo vuole esaltato al cospetto di tutta quanta la Chiesa.

Questa convinzione della Santità di Pio X era condivisa anche dai miei predecessori, il Servo di Dio Don Michele Rua e Don Albera, ed è comune nella Società Salesiana.

Degnatevi, quindi, Beatissimo Padre, con tante altre autorevoli suppliche, accogliere anche l'umilissima dei figli di Don Bosco, riguardando all'intrinseca bontà della medesima e al cuore con cui è presentata, che vorrebbe essere quello del Venerabile Fondatore, cui nulla, dopo la gloria di Dio e la salute delle anime, fu maggiormente caro su questa terra quanto l'onore e la gloria dei Romani Pontefici.

Degnatevi anche, Beatissimo Padre, accordare l'Apostolica Benedizione a tutti i Salesiani mentre a nome di tutti, prostrato al bacio del Sacro Piede, io mi professo, di Vostra Santità

Umil.mo, Dev.mo, Obbl.mo figlio Sac. FILIPPo RINALDI.

Salesiani e Cooperatori defunti.

SALESIANI DEFUNTI dal 10 Ottore 1923 al 1° Luglio 1924.

Richiamiamo l'attenzione dei lettori sul lungo elenco dei carissimi confratelli che ultimamente ci hanno preceduti all'eternità. È grande il vuoto che hanno lasciato in mezzo a noi: non pochi resero alla Società segnalati servizi, che ci fanno maggiormente sentire la scomparsa.

Preghiamo per tutti, perchè il Signore, sempre ricco in bontà e in misericordia, doni a ciascuno la più ampia ricompensa; e preghiamolo anche di inviare nuove vocazioni alla nostra Società.

Ci aiutino continuamente ed assiduamente in quest'importante raccolta i zelanti Cooperatori, specie i rev.mi Parroci e Sacerdoti, ed avranno sempre più elette e copiose le benedizioni di Dio, ad intercessione di Maria SS. Ausiliatrice.

ALBERTINAZZI Sac. Giovanni, nato a Fontanetto d'Agogna (Novara), † a Buenos Aires l'11-II-1924, a 6o anni.

A vent'anni decise di farsi missionario, ed avuto il consenso dei suoi, entrò nella nostra Società, ricevette dalle mani del Ven. Don Bosco l'abito chiericale, e partì per l'Argentina. Là, elevato al sacerdozio, fu preposto alla chiesa degli Italiani detta di « Mater Misericordiae »; e il buon Don Giovanni ebbe viscere di misericordia per tutti i bisognosi di assistenza e di aiuto.

BARDIN Ch. Giuseppe, nato a Caldogno (Vicenza), + a Chieri il 1-XI-1923, a 27 anni.

Sentì più viva la vocazione al sacerdozio dopo aver servito la patria durante la guerra; e con lo studio vi si andava preparando, nonostante la debolissima salute. Colto da angina e da nefrite, fece generosamente il sacrificio della vita, pregando Iddio a suscitare altre vocazioni.

BASSIGNANA Paolo, nato ad Occimiano Monf., † a Faenza il 17-11-1924, a 68 anni.

Non si può dire, degnamente, di questo caro confratello in poche parole. A Faenza, dove visse quasi tutta la vita, era l'edificazione di quanti lo conoscevano, e lo conoscevano tutti. Infatti, ricchi e poveri, autorità e popolo, si commossero alla sua morte. Facciamo voti, che esca presto la sua biografia, la quale dirà a qual alto grado di virtù possa giungere un umile coadiutore.

BENTANACHS Sac. Antonio, nato in Adrall (Spagna), † a Sarrià il 1-V-1924, a 52 anni.

Chiamato al sacerdozio, entrò nel patrio seminario ad 11 anni, vi compì gli studi ginnasiali e filosofici, e passò alla nostra Società, chiamato dal bisogno prepotente di una vita serena. E il Signore a noi diede in lui un aiuto prezioso, come direttore di scuole professionali, come segretario ispettoriale, e come umile, ma instancabile lavoratore nel sacro ministero.

BRUGNETTI Andrea, nato a Sorísole (Bergamo), + a Torino il 5-X-1923, a 59 anni.

Dopo aver percorso gli studi filosofici, mòrtogli il padre, si dedicò agli affari di famiglia; e un rovescio di fortuna lo guidò tra noi, dove, per circa trent'anni, esercitò un'assidua carità nel disimpegno dei più umili e delicati uffici verso i malati.

CARTELLA Giovanni, nato a Borgo Trento (Brescia), † a Viedma (Patagonia) il 15-XII-1923, a 71 anno.

A 36 anni si recò in Patagonia, e prestò preziosi servizi a Roca e a Viedma. Quando si recò a Roca, il battello sul quale risaliva il re dei fiumi patagonici, il Rio Negro, restò arenato a Cicinales, e poco mancò, nei quasi duecento chilometri che rimanevano ancora a percorrere e che dovette fare a piedi, che non morisse di strapazzo e d'inedia. Fu proprio la Provvidenza che venne in suo soccorso.

CAVATORE Sac. Michele, nato a Strevi, † a Lombriasco (Torino), il 12-II-1924, a 66 anni.

Alunno dell'Oratorio fin dal 1874, venne accolto in Società dal Ven. Don Bosco, e con rara semplicità e bontà di cuore lavorò sempre, come meglio potè, per il bene delle anime. Non ebbe mai piena salute; le sofferenze s'andarono aumentando negli ultimi anni; e sulla sua bocca non si udì mai un lamento, ma solo e sempre: « Sia fatta la volontà di Dio ».

CELLA Sac. Giuseppe, nato a Bardi (Piacenza), † ad Alassio il 26-II-1924, a 45 anni.

Fin da piccolo, sentì vivo desiderio di avviarsi al sacerdozio, ma gli mancavano i mezzi. Venuto a Torino, prese a frequentare l'Oratorio di Valdocco, ed ottenne di cominciare gli studi ecclesiastici. Aveva 24 anni, e riuscì un degno ministro del Santuario, che trovò la sua felicità nel lavorare in mezzo alla gioventù, specie negli Oratori.

CONTINO Luigi, nato a Grana Monf., † a Borgo S. Martino (Alessandria) il 20-II-1924, a 79 anni.

Pio e docile di carattere, entrò tra noi in età piuttosto avanzata, a 48 anni; e tuttavia lavorò ancor un trentennio, felicissimo della grazia ottenuta. Quando il diminuir delle forze gli vietò di attendere alle ordinarie occupazioni, passava tutte le ore della giornata in preghiera dinanzi al S. Tabernacolo, o all'altare di Maria SS. Ausiliatrice, soavemente rassegnato alla volontà del Signore.

DA FONSECA Emmanuele, nato a Sacello (Portogallo), † nella Colonia del Sacro Cuore (Brasile) il 28-IV-1924, a 66 anni.

Umile muratore, emigrato in Brasile in cerca di fortuna conobbe Don Lasagna, e fin dal 1883 entrò in Società. Dopo 22 anni, venne destinato al Matto Grosso, dove restò sino alla morte. Si devono a lui le bianche casette delle Colonie indigene al Sangradouro e al S. Cuore per i primi cristiani della tribù Bororo.

FANTONE Sac. Andrea, nato a Sanfront (Cuneo), † a Varazze il 14-III-1924, a 54 anni.

Entrato nell'Oratorio di Valdocco nel 1883, nel 1887 vestì l'abito chiericale per mano del Ven. Don Bosco, ed ordinato sacerdote, benchè delicato di salute e costretto a cambiar clima di frequente, zelò con tutte le sue forze il bene delle anime. Vicino a morire sentendo che v'era in città una moribonda che rifiutava i SS. Sacramenti, con le lacrime agli occhi sospirò: e Signore, se volete la mia vita, prendetela, ma convertite quella povera figliuola! ». E il Signore gradì l'offerta.

FERRERO Sac. Giocanni Battista, nato a Mombercelli (Alessandria), † a Randazzo il 16-I-1924, a 63 anni.

Educato alla scuola di Don Bosco a Valdocco, e a quella dell'indimenticabile Don Bertello a Borgo S. Martino, fermo e mite di carattere, lavorò lungamente nell'insegnamento, e fu direttore degli Oratori di Busto Arsizio, S. Filippo Neri in Catania, S. Giuseppe Jato presso Palermo, e Iseo, Desenzano, Taormina, conciliandosi ovunque, con l'amabilità delle maniere, l'affetto dei giovani che educava cristianamente. Nell'ultima malattia, di null'altro si mostrava preoccupato che di non poter attendere al solito lavoro.

FILAPELLO Luigi, nato a Pomaro (Alessandria), † a Spezia l'8-II-1924, a 74 anni.

Compiuto il servizio militare, venne tra noi, e fu ad Este e a Torino. Quando si aperse il Santuario della Madonna della Neve alla Spezia, vi andò come sacrestano e vi restò sino alla morte, esemplare per attività, amantissimo del decoro della casa di Dio.

GIUDIci Sac. Luigi, nato a Solbiate Olona (Milano), † a Firenze il 4-I-1924, a 48 anni.

Alunno del Collegio San Carlo di Borgo San Martino, laureatosi in filosofia all'Università Gregoriana, partì per l'America e fu zelante direttore del Collegio di Campinas nel Brasile. Tornato in Italia per motivi di salute, continuò a lavorare alacremente a Vigevano, a Milano e a Firenze, dove zelò il compimento del bel tempio della Sacra Famiglia. I suoi funerali furono imponenti per rappresentanze di pie associazioni; per concorso di notabilità del Clero e del Laicato, e dimostrarono quanto fosse apprezzata l'opera intelligente, svolta a bene della gioventù da questo figlio di Don Bosco.

JAUFFRET Sac. Fortunato, nato a Vestabien Francia), † a Goyaz (Brasile), a 6o anni.

Di bell'ingegno e di cuore, lavorò lunghi anni nella scuola, nel tribunale di penitenza e nella stampa. Fu anche redattore del Bollettino in lingua francese, dal 1914 all'anno 1920, quando partì per il Brasile con Mons. Malan, allora Prelato di Registro d'Araguaya; e, con slancio giovanile, continuò a lavorare a santa Rita d'Araguaya e a Registro, premurosissimo nell'assistenza dei malati.

MONGIARDINO Giovanni, nato a Novi Ligure, + a Fossano il 26-XII-1923, a 71 anno.

Umile coadiutore, nella sua semplicità conobbe la scienza dei santi, passando la vita nel lavoro santificato dalla preghiera, in modo da poter dire alla vigilia della morte: « Su questa terra ho cercato di esser di Dio, vivendo sottomesso a Lui; nell'eternità spero di esser di Dio, godendo con lui in Paradiso. Questo fu l'unico fine della mia, vita; questa è l'unica mia speranza in punto di morte ».

NIADA Attilio, nato a Varese, † a Torino, il 24-1-1924, a 52 anni.

Morì nella Piccola Casa della Divina Provvidenza, dove si era recato per una semplice operazione, colpito da polmonite fulminea. Vice-capo della scuola professionale di legatoria nell'Oratorio, era assai amato per il carattere buono e gioviale.

PAGANINI Sac. Alessandro, nato a Busto Garolfo (Milano), † alla Spezia il 2-XII-1923, a 47 anni.

Potè iniziare gli studi ecclesiastici a 18 anni, per le premure del suo buon parroco, a Foglizzo Canavese; e, salito al sacerdozio, lavorò con spirito di sacrifizio negli Oratori festivi, specie a Livorno e a Bologna. Da qualche tempo malandato in salute, passava improvvisamente, ma non impreparato, all'eternità.

PAMBIANcHI Sac. Andrea, nato a Pellegrino Parmense, † alla Spezia il 22-IV-1924, a 57 anni.

Pio, bonario, zelante, attese in gioventù all'insegnamento, e lavorò con entusiasmo negli Oratori festivi. Fu anche per qualche tempo in Alsazia addetto all'assistenza religiosa degli operai italiani. Visse gli ultimi anni alla Spezia, presso il Santuario dell'Augusta Patrona della città, universalmente stimato ed amato.

POSSE Raffaele, nato a Vitigudiño (Spagna), † a Rodeo del Medio (Argentina) il 14-III-1924 a 3o anni.

Emigrato con i suoi in Argentina, alla città di Rosario, prese a frequentare quel nostro Oratorio, sentì allora il desiderio di farsi salesiano, e non si quietò, finchè non ebbe pago il suo voto. Gracilissimo di salute, non poteva sobbarcarsi ad uffici faticosi; ma brillò egualmente, nella breve esistenza, per grande amore al servizio della casa di Dio e delicata assistenza ad altri malati, sempre ilare e rassegnato alla volontà del Signore.

PASTORINO Sac. Giuseppe, nato a Masone (Alessandria), † a Rio dos Cedros (Brasile) il 7-IX-1923, a 41 anno.

Allievo dell'Ospizio S. Vincenzo de' Paoli di S. Pier d'Arena, seguendo l'impulso della sua carità, nel 1917 si portò al Brasile e fu addetto alla Missione di S. Caterina, fondata a pro degli emigrati italiani. È affatto sconosciuta la vita di sacrifizio di quei nostri confratelli! Presentemente son nove sacerdoti, divisi in tre residenze, con la cura di una zona immensa, dove devono attendere all'ufficiatura di più di sessanta cappelle. La loro vita è un moto continuo per recarsi da un paese all'altro, e appunto gli strapazzi incredibili furon causa della morte precoce del caro Don Pastorino.

REGNiER Sac. Emanuele, nato a Jugon (Francia), † a Parigi il 14-1-1924, a 49 anni.

Passò improvvisamente all'eternità, compianto dai confratelli, alunni ed amici, unanimi nel riconoscere la bontà del suo cuore. Per vari anni fu pure missionario nel Messico, e, tornato in Europa, continuò a lavorare, da buon salesiano, in Parigi. Lui felice, che la morte non colse a mani vuote!

RINALDI Sac. Giovanni Battista, nato a Cherasco, † ad Alessandria il 28-II, 1924, a 69 anni.

Giovane sacerdote, fu inviato da Don Bosco ad aprire la casa salesiana di Faenza, dove il suo nome, perpetuamente, rimarrà legato a quello del Ven. Fondatore. Grande fu il bene che compì in quella città col suo fecondo apostolato. Ne fu prova eloquente la commozione che destò la notizia della sua scomparsa. Don Rinaldi fu un instancabile lavoratore e morì sulla breccia. Dopo essere stato lunghi anni direttore anche dei collegi di Lanzo Torinese e di Borgo S. Martino, passò ad Alessandria, dove morì e scese nel sepolcro tra largo compianto.

RICCARDI Sac. Antonio, nato a Porto Maurizio, + a Savona il 15-V-1924, a 71 anno.

Entrato nell'Oratorio nel 1863 e dato il nome alla Società, fu per qualche anno a Lanzo, e poi sempre a Torino, donde nel 1885 partì con Monsignor Cagliero come suo segretario; e in seguito si recò a fondare la casa di Lima nel Perù, funse da Ispettore nel Messico, e fu anche ad aprire una nuova casa in Giamaica. Tornato in Italia, fu direttore spirituale in varie case, ultimamente a Savona, dove mostrò il suo spirito di rassegnazione e sacrifizio nel sopportare la lunga malattia che lo trasse alla tomba. Unico suo conforto era di portarsi quotidianamente in ispirito a Torino, ai piedi di Maria Ausiliatrice, dove passava lunghe ore del giorno e della notte.

RONCHI Paolo, nato a Balsamo (Milano), † a Punta Arenas (Cile) il 9 aprile 1924, a 76 anni.

Partì per l'America nel 1892, fu per alcuni mesi nell'Isola Dawson, quindi passò alla Candelaria, dove restò per vent'anni zelando il benessere religioso e civile di quegli indigeni. La robusta sua fibra ne fu scossa, sicchè, passato a Punta Arenas, dopo qualche tempo ebbe irrigidita una gamba, e tuttavia continuò a lavorare ripetendo: « Finchè posso, non voglio esser di peso alla comunità »; e con questo spirito edificò tutti sino all'estremo della vita.

SOLDANO Sac. Fabrizio, nato a S. Biagio della Cima (Porto Maurizio), † a Montevideo il 24-IX1923, a 59 anni.

Partì per l'America nel 1885, e visse tutta la vita nell'apostolato. Dapprima fu direttore del Collegio del Sacro Cuore a Montevideo, in seguito passò in Patagonia e fu missionario zelante a Patagones, a Conesa, a Chos-Malal, e, in ultimo, a Bahia Bianca, come Vicario Foraneo. Spossato dalle fatiche, tornava al caro Collegio di Montevideo, dove ebbe il conforto d'essere assistito negli ultimi giorni da quei medesimi confratelli che lo avevano formato alla vita salesiana, dai quali aveva appreso lo spirito di preghiera, di studio di lavoro, e sopratutto lo spirito di abnegazione e di sacrificio sostenuto dalla fede, con cui raccolse copiosi manipoli, tra le anime alle sue cure affidate.

SPINATELLI Sac. Ilario, nato a Podenzana (Massa-Carrara), † a Portici il 26-XII-1923, a 61 anno.

Domandò di entrare in Società già adulto, ed ebbe l'abito chiericale dalle mani del Ven. Don Bosco. Fu alla Spezia, a Torino, a Roma, Jesi, Corigliano d'Otranto, S. Severo. Dal 1907 era a Portici, ove continuò a lavorare da buon figlio di Don Bosco; tra l'altro col recarsi ogni festa, in ogni stagione dell'anno, a celebrare e catechizzare i fanciulli a Ponte Friano, sorretto da una grande carità verso il prossimo.

TIERNEY Sac. Tomaso Giovanni, nato a Liverpool, † a Burwash (Inghilterra) il 16-IV-1924, a 34 anni.

Orfano di madre ad otto anni, venne educato nella nostra casa di Battersea (Londra), e in fine entrava in Società. Era davvero un'anima privilegiata, degna di vivere nella casa di Dio e di esser presto ammessa al premio celeste. La morte lo colse, mentre era direttore della casa di Burwash, vero modello di virtù.

ToNELLI Sac. Michele, nato a Savigliano (Cuneo), † a Nizza Marittima il 21-V-1924, a 39 anni.

Compiuti gli studi nel seminario di Mondovì e nel Convitto della Consolata in Torino, fu viceparroco a Roccaforte e a Trinità. Venne a conoscere Mons. Fagnano, e ne fu guadagnato alla famiglia salesiana. Infatti partì subito con Monsignore per l'America, e destinato alla casa Mater Misericordiae, divenne il padre, il protettore, l'amico di tutti gli Italiani che si presentavano a quel Segretariato dell'Italica Gens, apprezzato meritamente da tutte le autorità. Tornato in Italia per rimettersi in salute, venne a mancare improvvisamente, a Nizza Mare, mentre si disponeva a portarsi a Torino per le feste di Maria Ausiliatrice. La stampa di Buenos Aires fu unanime nel render omaggio alla carità evangelica del carissimo confratello.

Toso Giuseppe, nato a Villafora (Rovigo), † a Piura (Perù) il 24-1-1924, a 65 anni.

Umile ortolano, entrò in Società nel 1883, attese al semplice ufficio per 23 anni in Italia, poi andò in America, e là pure continuò laboriosamente nella stessa occupazione per sedici anni nella casa di Lima, finchè, rovinato nella salute ed inviato alla casa di Piura nella speranza di vederlo ristabilito, volò serenamente al Cielo. Piissimo, tanto d'estate come d'inverno, era sempre occupato: o nell'orto, o in chiesa, innanzi il SS. Sacramento.

VALLE Sac. Pietro Paolo, nato a Soriasco (Pavia), † a Chieri il 21-V-1924, a 47 anni.

Alunno della Piccola Casa della Divina Provvidenza e dell'Oratorio Salesiano di Torino, nel 1902 partì per l'Equatore, e fu addetto alla formazione di nuovo personale e direttore di Atocha. Tornato in Italia per motivi di salute, fu più volte sull'orlo del sepolcro, ma riprese, ogni volta, a lavorare nel sacro ministero. Quando non gli fu più concesso, come il Servo di Dio Don Andrea Beltrami, di cui scrisse la vita, raddoppiò il lavoro della penna, pubblicando molte care operette per il popolo e la gioventù.

VIDAL Ch, Alberto, nato al Callao (Perù), † ad Arequipa il 3-1-1924, a 16 anni.

Questo virtuosissimo chierichetto era una delle più belle speranze dei Salesiani del Perù! Andando a passeggio insieme con i compagni alle falde del Misti, d'improvviso si sentì mancar la terra sotto i piedi, scivolò in un precipizio, e ne fu estratto cadavere. Grande fu lo schianto dei compagni, dei superiori, e dei parenti che avevano donato il caro giovinetto a Maria Ausiliatrice.

VINCENTI Sac. Lodovico, nato a Montepulciano (Siena), † a Mathi (Torino) il 19-II-1924, a 74 anni.

Ordinato sacerdote nel patrio seminario, nel 1877 attirato dalla fama di santità di Don Bosco venne a lui, e fu destinato alla casa di Nizza Marittima. In seguito, per oltre trent'anni fu l'amico premuroso e instancabile di tanti emigrati italiani, prima nel mezzodì della Francia, poi in tutto il Belgio, dove aveva ottenuto dal Governo un biglietto permanente gratuito per viaggiare in tutto il regno. Non si possono nemmen accennare, in poche linee, i gravi sacrifizi generosamente sostenuti da questo buon confratello per giovare materialmente e spiritualmente a tanti connazionali. Meriterebbe di essere illustrata a parte l'opera sua, materiata di semplicità incantevole, di cordialità gentile e, sopratutto, di fede. Affranto dagli anni, tornò in Italia e visse a Torino e a Mathi, rievocando talvolta, ben di rado e con somma modestia ma sempre col suo bell'accento toscano, qualche episodio della sua vita di apostolato.

COOPERATORI DEFUNTI.

GALoAN Mons. GIOVANNI. - Si spegneva serenamente a Padova il 18 marzo u. s. in età di 94 anni. Sacerdote esemplare ed infatigabile, predicò più di 50o sacre Missioni nel Veneto, nell'Emilia e nella Toscana, ed altrettanti corsi di esercizi spirituali e tridui, particolarmente nei monasteri e nei seminari. Durante la guerra fu il buon padre di molti nostri confratelli, che passando per Padova ebbero da lui ospitalità ed aiuti spirituali e materiali. Ammiratore entusiasta del Ven. Don Bosco, si compiaceva di avergli parlato per tre volte, e godeva di averne ricevuto benedizioni e consigli. I suoi funerali, ai quali prese parte il Vescovo stesso di Padova, furono imponentissimi.

MANZETTI cav. VITTORIO. - Direttore locale delle Poste e Telegrafi in via Alfieri, Torino, era sempre pronto nei termini delle leggi e dei regolamenti, di cui era scrupoloso osservatore, a favorirci come meglio poteva in ogni occorrenza, specie per la spedizione del « Bollettino ». Per l'Opera Salesiana nutriva una profonda simpatia, e la dimostrava con tutti parlandone con entusiasmo, e sentendone parlar sempre volentieri. Non dimenticheremo mai la sua bontà e il suo cordiale interessamento. Il caro estinto era avidissimo di verità e di luce: compia il suo desiderio il Signore nella patria celeste.

Preghiamo anche per:

AIROLDi Gottardo, † Medolago (Bergamo). ALBERA Francesca Ved. CANAVESIO, † Torino. AMBROSINI Angelo, † Borgomanero.

AzzoLINI Clementina fu Antonio, † Brugnolo. BARBERO Nicolao, † Alice Castello. BENUzzI Giov. Battita, † Drò (Trento). BETRONE Anna, † Sommariva Bosco.

BIANCHI Fiorentina Ved. GRASSI, † Travacò Siccom BoNACCORSi Agata, † Tredozio (Firenze). BONGIOVANNI D. Francesco, † Castrogiovanni. BRENNA Francesca, † Como. Bosco Francesca, † Torino. BRUGHERA Dirce, † Sondrio. BRUZZECHES Can. D. Gennaro, † Matelica. CABIDDU Giuseppe Luigi, † Ollastra Usellus. CABRINO An.toníetta, † Villanova Monferrato. CAFFo Luigi; † Venaus (Torino). CAMPiLi Giovanna, † Terni. CASAZZA Antonia, † Casanova di Rovegno. CATTORETTI Teodolinda, † Casorate Sempione. CERRATO Angelina, † Spezia. CILLARIO Giuseppe, † Dogliani (Cuneo). CREA Mons. Pietro, † Piazza Armerina. DALDINI Rosa, † Roncate. DAMASSO Rosalia, † Torino. DELFiNo Giuseppe, † Passatore (Cuneo). D'ELIA Alfredo, † Torino. DENEGRI Isabella, † Crocefieschi. DURETTO Teresa, † Bosconero (Torino). FERRARI Can. D. Lauro, † Caselnuovo Scrivia. FERRARI Maria, † Fanano (Modena). FRETTi Giovanni, † Bagnatica (Bergamo). GIRARDI Maria, + Lanzo Torinese. GONTERO Marianna, † Crissolo (Cuneo). GRANDE Teol. D. Gabriele, + Racconigi. LEMILIo Giovanna, † Pietraperzia. LENOTTI Valerio, † Montagna (Verona). MARTINENGO Annetta, † Torino. MASSA Antonio, † S. Giovanni Rotondo (Foggia), MASSARA Giovanna, † Alice Castello. MASSARI Maddalena Ved. CHIZZOLA, † Caino. MELI D. Giuseppe, † Bronte. MILANO, Sac. † Monte Giove (Chivasso). NEIRA Vittoria, † Bosconero (Torino). PASINI DELLA TORRE Domenica, † Brescia. PAVAN Veneranda, † Megliadino S. Vitale. PAVESIO Giovanna, † Torino. PIAZZA Domenico, † Lugugnana (Venezia). PIAZZANO, † Fubine (Alessandria). PIOLA Avv. Giovanni, † Parma. Pozzi Camillo, † Torino. RAFFO Dott. Giacomo, † Borzonasca (Genova). RAGAGLIA Virginia Ved. GENTILE, † Bobbio. RAMUS Domenica, † Travagliato (Brescia). RIMA Elisabetta, † Mosogno (Svizzera). RoMERO Caterina, † Torino. SPAMPiNATO Suor M. Carmela, † Mussomeli. STERLOCCHI Can. D. Lorenzo, † Como. TARTORICi D. Giulio, † Pietraperzia.