BOLLETTINO SALESIANO

PERIODICO MENSILE DEI COOPERATORI DI DON BOSCO

ANNO XILV - N. 5   MAGGIO 1920

SOMMARIO

Inaugurazione del Monumento a Don Bosco - La parola del Successore di Don Bosco: ai Salesiani: ai Cooperatori - La voce dei primi allievi.

I Temi dell'VIII° Congresso Internazionale - I° Tema:

Organizzazione dei Cooperatori - II° Tema: Cooperazione Salesiana - Il programma.

Nuovo Vicariato Apostolico affidato ai Salesiani in Cina. Una pagina per i giovinetti.

Agli amici di Domenico Savio.

"Salviamo la gioventù": Una parola ai genitori - Come bisogna lavorare --- Circoli di cultura nei convitti. Attraverso la Prelatura di Registro do Araguaya nel Brasile: Lettera del Segretario di S. E. Mons. Malan. Preghiamo per i Missionari.

Il Culto di Maria Ausiliatrice: - Grazie e graziati - Orario delle feste titolari.

Note e Corrispondenze: - L'esposizione di arredi sacri - La Festa del Papa nell'Oratorio Festivo di Varazze -Tra gli Orfani di guerra: Alla Colonia del Mandrione (Roma) -- Negli Istituti delle Figlie di Maria Ausiliatrice - Notizie varie: In Italia: all'Estero. Necrologio - Cooperatori e Salesiani defunti. Il Manuale di pietà dei Cooperatori Salesiani.

REDAZIONE E AMMINISTRAZIONE - VIA COTTOLENGO, 32 - TORINO

Inaugurazione del Monumento a Don Bosco.

I Temi dell'VIII° Congresso Internazionale.

(TORINO, 20-23 MAGGIO 1920)

Per noi, per i nostri amici, per quanti hanno fede, è di lieto augurio. Doveva compiersi nel 1915, nel Centenario della nascita: si compie nel 192o nel Centenario dell'apostolato. Prima ancora che una luce misteriosa gli additasse la via da percorrere, Doti Bosco presenti la missione che l'attendeva tra i giovinetti: « Radunarli per far loro del catechismo mi era brillato in mente fin da quando aveva solo cinque anni: ciò formava il mio più vivo desiderio: ciò sembravami l'unica cosa che dovessi fare sulla terra. »

Quanto mai sono meravigliosi i disegni della Divina Provvidenza! Dio ha veramente tolto dalla ferra un povero fanciullo per collocarlo coi primari del suo popolo.

Per la fausta occasione, converranno eminenti personaggi, ecclesiastici e laici. È già annunciato l'intervento dell'Em.mo Card. Arcivescovo di Siviglia, degli Arcivescovi di S. Francisco di California, di Santiago di Cuba, di Puebla nel Messico. Alcuni Governi d'America, grati a Lui per l'opera dei suoi figli, invieranno anch'essi il loro rappresentante. Illustri oratori parleranno delle sue opere e del suo spirito, nei Congressi: l'on. Crispolti dirà il discorso ufficiale all'inaugurazione del Monumento, presenti le autorità, il Comitato delle Dame Patronesse Torinesi, il Comitato promotore del Monumento e il Comitato Generale dei Congressi, presieduti da S. E. l'on. Boselli, dal Senatore Conte Eugenio Rebaudengo, dall'Ecc.mo Mons. Pinardi. L'aspettazione è grande: l'entusiasmo non sarà fugace.

Se la cerimonia si fosse compiuta nel '15, quante opere nuove sarebbero già sorte, quanto bene di più si sarebbe fatto nel campo giovanile. Ma, la data d'oggi è parimenti propizia. Si aggirano ancora sull'orizzonte nubi grigie, avanzi di tempesta: il sorriso di Don Bosco le disperderà: i suoi allievi, i suoi cooperatori, i suoi figli sentono più viva accendersi in petto la fiamma dell'apostolato, e, calcando le sue orme, dappertutto faranno del bene.

La cerimonia si compie sotto lieti auspici, alla vigilia di Maria Ausiliatrice, nel giorno di Pentecoste. La Madre Divina rinnoverà il prodigio. Pregheremo con Lei, e ai piedì del suo altare: e quanti saranno convenuti, dall'Italia, dalla Francia, dalla Spagna, da quasi tutti i ,paesi dell'Europa, e dell'America., dall'Asia, e dagli ultimi confini della terra, tutti udranno, sul labbro d'ogni fratello, il proprio linguaggio: il linguaggio della riconoscenza, della fede, dell'amore.

Per Don Bosco l'apoteosi del 23 maggio è la più alta dimostrazìone civile. Torino, come altre città, gli aveva già dedicato una via, ma senza esteriore apparato, quantunque con alta solidarietà di ammirazìone profonda. L'apoteosi dei 23 maggio, voluta da Allievi, passati e presenti, da Cooperatori e dalla stessa Città di Torino, è il riconoscimento ufficiale della sua carità.

Ma non è il trionfo cui sospira il nostro cuore Ai vicini e ai lontani, certo, sarà dolce in avvevenire vedere il sorrìso del padre prima d'entrare nella casa paterna: ma a tutti, agli abitanti di Valdocco e a quelli delle più remote Colonie Salesiane, a coloro che lo conobbero e a coloro che non hanno veduto e non vedranno mai neppur i luoghi bagnati dalle sue lacrime e dai suoi sudori, assai più caro sarà il contemplarlo, sempre in alto, ma su d'un altare, Maestro e Patrono celeste. Il 23 maggio, al cader della tela che lo ricopre, schiere d'alati viaggiatori recheranno a Roma, a Trieste, alla Sicilia e a varie nazioni, l'annunzio che Don Bosco, nell'opera di Gaetano Cellini, è tornato a sorridere a Valdocco, in mezzo ai suoi giovinetti, con i quali s'intrattiene paternamente, innamorandoli al bene... mentre i suoi figli e le sue figlie, colla divozione a Gesù in Sacramento e a Maria Ausiliatrice, rinnovano i prodigi d'amore in terre civili e barbare, tra la gioventù, tra gli emigrati, tra gli oppressi dal dolore, tra popoli selvaggi e idolatri. Nel giorno dell'apoteosi maggiore, quando schiere d'angeli recheranno l'annunzio ai cuori che lo amano, che il Vicario di Gesù Cristo ha coronato il Maestro e il Padre con l'aureola dei Beati, tutti ne avranno più forte stimolo a studiarlo, ad ammirarlo, a imitarlo. Nella speranza di quello, più viva è la gioia che pregustiamo nel trionfo imminente.

La parola del Successore di Don Bosco. AI SALESIANI.

Il rev.mo sig. Don Albera, in preparazione s lieto avvenimento, ha inviato alle Case Salesiane una preziosa circolare, dalla quale togliamo questa pagina.

Come sorse il Monumento.

Da pochi mesi appena la Divina Provvidenza mi aveva chiamato a reggere la nostra Pia Società, quando (nel settembre 1911) sì tenne il primo Congresso Internazionale dei nostri ex-allievi. Memorando fu quel Congresso, e a me di grandissimo conforto nella trepidazione che allora provavo per l'immensa responsabilità della carica affidatami; poichè compresi che potevo fare assegnamento, oltre che sulla vostra generosa e zelante collaborazione, o miei amatissimi confratelli e figliuoli, anche sulle giovanili energie dei nostri cari ex-allievi.

Essi, infatti, in quelle indimenticabili adunanze, deliberarono all'unanimità di riunire in una grande Federazione internazionale tutti i loro centri e circoli locali, formandone così un organismo potente, destinato a dare unità e ordine all'azione comune, e a porgere in tal modo un validissimo aiuto ai Salesiani per l'attuazione del loro programma di rigenerazione critiana.

E par avere un simbolo reale e duraturo della votata Federazione, essi decisero in quelle medesime adunanze d'innalzare sulla Piazza di Maria Ausiliatrice un monumento a Don Bosco, come perenne testimonianza del loro riconoscente affetto, e insieme della loro fedeltà ai santi principii e ideali dal Venerabile Padre.

L'esecuzione dell'idea fu affidala ad un Comitato di illustri e competenti personaggi, suscitando dappertutto entusiastiche adesioni. Il monumento, come sapete, doveva inaugurasi nel 1915, anno centenario della nascita del nostro Ven. Padre; e si sarebbe certamente inaugurato, se il flagello immane della guerra non fosse venuto a troncare ogni cosa. Ma il forzato ritardo dell'inaugurazione non fece che accrescerne il desiderio migliaia di nostri ex-allievi, pur in mezzo alle rudi fatiche e ai pericoli della vita militare, vi tennero costantemente fisso il pensiero; e nelle lettere che mi scrivevano dagli accampamenti, dalle trincee, dalle caserme, con espressioni vibranti gratitudine e affetto intenso, mi dicevano la loro viva speranza di potere, a guerra finita, assistere alla sospirata inaugurazione. Credo che altrettanto, e forse ancor più, possono affermare quei Direttori che durante la guerra si tennero in relazione epistolare coi loro ex-allievi. In quei lunghi anni d'attesa il monumento di Don Bosco fu un centro d'unione dei loro cuori, un conforto, un aiuto a sostenere con cristiana fortezza le vicende guerresche. E quando alfine i superstiti poterono far ritorno ai domestici focolari, uno dei loro primi pensieri fu di dar compimento il più presto possibile ai loro voti ardenti. Fu stabilita l'inaugurazione per il 23 maggio prossimo, e la Presidenza della Federazione con un entusiastico appello fece invito a tutti d'intervenire ai festeggiamenti inaugurali e alle altre manifestazioni che avranno luogo in quella circostanza.

Fra breve dunque il monumento, libero dal rozzo involucro che ora lo nasconde, si ergerà nelle sue . linee semplici e severe dinanzi agli occhi di tutti; e a tutti dirà l'amore, la riconoscenza imperitura degli ex-allievi per il grande educatore ed apostolo della gioventù, dirà i frutti mirabili maturati in tante anime d'ogni paese dal suo metodo pedagogico, dalla sua ardente carità, dall'esempio dell'intera sua vita.

Quale alto significato morale, quali tesori di vita racchiuderanno quelle fredde pietre, quel bronzo inanimato! Quale Più splendida e gloriosa corona può esservi per un educatore, che quella intessuta da coloro che furono da lui formati alle virtù cristiane e civili, dai fiori olezzanti della loro gratitudine, dai frutti sani e copiosi della loro vita integra ed onorata!

Questo il monumento, questa la corona con cui gli ex-allievi hanno voluto onorare la memoria del Ven. Don Bosco.

Far rivivere Don Bosco in noi.

E noi, per bontà del Signore chiamati ad essere figli d'un tal Padre, e continuatori della sua missione, che dobbiamo fare, dal canto nostro, in questa memoranda circostanza?... Un altro monumento Don Bosco vuole dai suoi figli, un monumento imperituro, acre perennius: vuole che da questa solenne occasione e dalla vista del monumento di pietra e di bronzo essi traggano incitamento ci far rivivere in se stessi le sue virtù, il suo sistema educativo, il suo spirito tutto quanto, sì da' tramandarlo sempre fecondo e vitale di generazione in generazione.

Far rivivere Don Bosco in noi, è il più bel monumento con cui possiamo onorare la sua memoria e renderla preziosa e benefica anche ai secoli venturi. Leggiamo, studiamo con indefesso ancore la sua vita, sforziamoci d'imitarlo nel suo zelo ardente e disinteressato per la salute delle anime, nel suo amore e nella sua illimitata devozione alla Chiesa e al Papa, in tutte le virtù di citi ci ha lasciato tanti preclari esempi

Un ricordo.

Un giorno del 1868 egli si fermò nel mezzo della piazza, dinanzi alla chiesa di Maria Ausiliatrice, non ancora interamente compiuta, e disse a chi lo accompagnava: « Qui in mezzo mi piacerebbe innalzare un monumento che rappresentasse Mosè in atto di percuotere la rupe, e da questa far zampillare una vena d'acqua che venisse raccolta in - una vasca ».

Il monumento in mezzo alla piazza è stato innalzato: non è precisamente quello voluto dal nostro buon Padre, ma in qualche modo n'è figura, poichè «la esso, come dalla mosaica rupe, zampillerà perenne e copiosa la vena degli ammaestramenti degli esempi di lui, che lo farà incessantemente rivivere nei suoi figli sparsi per tutto il mondo.

AI COOPERATORI.

Ai Cooperatori il rev.mo sig. Don Albera invia questo messaggio:

Ricordo con immenso piacere di essere stato presente a una conferenza, forse la prima, in cui il nostro Ven. Fondatore e Padre ci parlò dei Cooperatori Salesiani, molto prima che esistessero. Date furono i pensieri che ispirarono le sue efficacissime parole. Primieramente il suo discorso fu l'espressione della più viva gratitudine a suoi benefattori. In termini della più profonda umiltà raccontò com'egli, appartenendo ad una famiglia di poveri contadini, non avrebbe potuto arrivare ad essere sacerdote, se non avesse incontrato sul suo sentiero persone pie e caritatevoli, che lo avessero aiutato. Richiamando alla memoria i nomi di coloro che gli erano stati larghi del loro aiuto nell'inizio delle sue opere, confessava che alla loro carità andava debitore del bene che egli aveva potuto fare a tanti poveri giovanetti. Non avendo altri mezzi di manifestare la sita gratitudine, pensò di fondare un'Associazione che, con tesori di speciali indulgenze, loro ,procurasse una ricompensa spirituale, e così ripagare la loro carità.

La riconoscenza che gli aveva ispirato il disegno di fondar questa Associazione, lo sostenne tanto, da superare tutte le difficoltà che incontrò per raggiungere il suo scopo. Ma questo non bastava al suo zelo Vedendo che tale Associazione lo avrebbe messo in rapporto con un gran numero di anime buone, pensò di doverne approfittare per animarla a condurre una vita veramente cristiana, ed esortarle ad esercitare un vero apostolato in mezzo al inondo con il buon esempio, con la diffusioni di buoni libri, con i catechismi, ed altre. opere che tornassero di aiuto ai sacerdoti, e di vantaggio specialmente alla gioventù. La gratitudine verso i benefattori e il desiderio di salvare le anime ispirarono a Don Bosco quest'opera provvidenziale, di cui previde, certamente per divina rivelazione, la prodigiosa propagazione ed i frutti consolantissimi che avrebbe prodotti. E quali frutti

« Senza la vostra carità - protestava egli verso il fine della vita - io avrei potuto far. poco o nulla: colla vostra carità abbiamo invece cooperato colla grazia di Dio ad asciugare molte lacrime e a salvare molte anime. Colla vostra carità abbiamo fondato numerosi collegi ed ospizi... abbiamo stabilito le Missioni sino agli ultimi confini della terra... abbiamo pubblicate a più milioni di copie libri e fogli in difesa della verità... abbiamo innalzato molte cappelle e chiese... »

Queste stesse parole perennemente Egli ripeterà dall'alto del Monumento, che s'inaugurerà tra breve, in piazza Maria Ausiliatrice. Il pensiero che l'ha ispirato, l'educazione dei cuori che l'hanno eretto e l'entusiasmo col quale si preparano all'inaugurazione, tutto è frutto della vostre: carità, o benemeriti Cooperatori e zelanti Cooperatrici; come a vostra gloria e vantaggio torno ranno i forti propositi che accenderà nell'anìmo di quanti pellegrineranno al Santuario di Maria Ausiliatrice.

Questi i sentimenti che nutrono i figli e gli allievi del Ven. Don Bosco, e che son lieti di esternare in questa fausta circostanza ai Cooperatori.

La voce dei primi allievi.

« 23 maggio 192o! »

È questo dunque il giorno in cui vedremo scoperto alla luce del sole il monumento, che giovani e vecchi hanno innalzato al Ven. Don Bosco! Verranno forastieri da varie parti di Europa e dall'America, da New Jork alla Terra del Fuoco. e più ne verrebbero, se le pubbliche vicende fossero del tutto tranquille. Nondimeno, tutto fa sperare un trionfo, e quanti lo vedranno, godranno certamente di una consolazione che i desiderii avanza!

Tanti anni fa, degli allievi di Don Bosco chi avrebbe potuto augurarsi tale fortuna? Chi avrebbe pensato di assistere a questa festa?

Io che più volte, parlando degli alunni del l'Oratorio, feci mie la parole di Alessandro Manzoni:

noi serbati all'amor, nati alla scola delle celesti cose,

non mi meraviglio dell'avvenimento, nè dell'entusiasmo così cordiale e solenne, col quale lo attendono mille e mille cuori, sparsi in ogni parte del mondo.

Era giovinetto, e fin dai primi giorni che avvicinai Don Bosco, sentii raccontare che pochi anni prima, quando, guarito di grave malattia, annunziò che sarebbe tornato all'Oratorio, gli sparsero i fiori per la via, e i più grandicelli preso un seggiolone fra le loro mani, ve lo fecero posare amorevolmente e sollevatolo, come in trionfo, lo portarono essi stessi qua, tra le grida festose dei molti che gli stavano intorno. Ripeto, io non era con loro; ma ne sentii il racconto con parole infuocate, che ricordavano come gli evviva e gli amorosi saluti chiamassero molta gente sul cammino e alle finestre delle poche case. Ma oggi, la vedo anch'io la stessa scena d'amore! Nel mese dei fiori, raccolti in cento e cento lidi e sparsi a piene mani in piazza Maria Ausiliatrice, eccolo sollevato un'altra volta, Don Bosco, in trionfo d'amore, dai suoi figliuoli.

Attorno a Don Bosco fu sempre così. Da giovinetti noi correvano con divino trasporto dov'Egli ci chiamava. Quando eravamo in cortile e il suo spirito ci accompagnava, e da tutti si stava con ordine e disciplina, bastava che sentissimo il magico canto di

Andiamo, compagni - Don Bosco ci aspetta! per interrompere i giuochi e le più chiassose ricreazioni e andar incontro al buon Padre. nessun soldato al mondo fu così fedele alla sua bandiera, come noì al nostro capitano. Allora v'erano sacerdoti, buoni, e santi, e dotti che eguagliavano il suo zelo, ma nessuno fu più amato di lui, perchè nessuno seppe più di lui guadagnarsi la nostra affezione.

Dico la nostra, perchè ognì generazione provava la sua. Qualche volta lo si vedeva tornare di fuori, dopo lunga assenza, dalle finestre dello studio: e tutti, come presi da una sacra fiamma, si alzavano e al grido di Viva Don Bosco! gli correvano incontro. E lui a guardarci sorridenti, a chiamarci per nome, ad occuparsi delle nostre piccole cose con tenerezza di padre, impiegando talvolta delle ore per traversare il cortile.

Era nostro conforto, il miglior conforto, dirgli che gli volevamo bene! ed egli a ripeterci che aveva tante cose da dirci, e noi a stimarci invidiati per tanto onore. Oh come pensò bene, chi nel ritorno del secondo suo viaggio a Roma, nel quale ebbi la fortuna d'essergli compagno,

fece scrivere sull'arco di trionfo: Roma t'onora, Torino ti ama!

Oh! da tutti era amato Don Bosco, ma era lui che sapeva guadagnarsi il nostro affetto. Era un padre, che con pietà più unica che rara sapeva compatire le debolezze di tutti i suoi figliuoli, i quali vedendo com'egli, malgrado i loro difetti, nutrisse per loro tanta benevolenza, gli raddoppiavano la riconoscenza loro.

Fin da allora; cioè dai primi tempi che lo conoscemmo, gli innalzavamo nel nostro cuore un monumento che ha sfidato gli anni e tutte le più difficili vicende, e durerà eterno; ma, come gli dicevamo in vita, solo in paradiso potremo dirgli tutto il nostro amore, festeggiandolo in quel trono di gloria che Dio benedetto riservava al Padre e al Maestro di tante generazioni.

Sac. Prof. Gio. BATT. FRANCESIA.

I temi del Congresso.

I temi , che si tratteranno nell'8° Congresso Internazionale, sono:

a) ORGANIZZAZIONE DEI CooPERAToRI. b) COOPERAZIONE SALESIANA.

1° TEMA. CONSIDERANDO:

1) Che il Ven. Don Bosco, nel fondare l'Unione dei Cooperatori Salesiani intese di « unire i buoni cattolici in un solo Pensiero e un solo lavoro, per promuovere la propria e l'altrui salvezza », secondo lo spirito della Pia Società Salesiana, e con programma determinato:

2) che in conformità dello scopo che ebbe Don Bosco nell'istituirli, i Cooperatori, a lato dell'aiuto che prestano alle Opere Salesiane, debbono promuovere nei paesi, ove dimorano, un'azione che giovi al buon costume e alla civile società:

3) che il Venerabile stesso tracciò le linee dell'organizzazione dell'Unione, ponendo a base la dipendenza di tutti i Cooperatori dal Superiore dell'Opera Salesiana, e affidando ai Decurioni e ai Capi dei decurioni la direzione dell'azione locale:

4) che Don Bosco stesso sanciva, nel 1882, altre norme generali per facilitare l'azione dei decurioni, riservandosi di svilupparle:

5) che, difatti, altre norme vennero approvate sotto i suoi Successori, in adunanze di Diretrori Diocesani;

6) che oggi è indispensabile, per intensificare il lavoro dei Cooperatori secondo lo spirito di Don Bosco e i bisogni dei tempi, coordinare le deliberazioni adottate e determinare le rela zioni che uniscono: a) i Cooperatori al centro dell'Opera Salesiana; b) i Cooperatori ai Rappresentanti dell'Opera, cioè agli Ispettori e Direttori Salesiani; c) i Cooperatori ai Decurioni, o direttori locali, e ai Capi dei Decurioni, o direttori diocesani:

SI APPROVANO

i sèguenti articoli organici da aggiungersi, in appendice, alle nuove edizioni del REGOLAMENTO.

I. Organizzazione dei Cooperatori.

1) Il Direttore Generale dei Cooperatori è il Rettor Maggiore della Pia Società Salesiana, che ne presiede e dirige l'azione:

a) per mezzo del Bollettino Salesiano, che è l'organo ufficiale della Pia Unione: e s'invia gratis ai Cooperatori, i quali fanno, possibilmente ogni anno, una libera offerta per le spese di stampa e di spedizione;

b) per mezzo di un UFFIcio CENTRALE DEI COOPERATORI, con sede in Torino, via Cottolengo, 32, che ha Succursali presso ogni Ispettoria Salesiana, e Corrispondenti o incaricati presso ogni Casa Salesiana;

c) per mezzo dei Decurioni, o Direttori locali, e dei Capi dei Decurioni, cioè dei Direttori diocesani.

2) L'Ufficio Centrale, costituito presso il Superiore Generale, ha il còmpito:

a) d'interessare, direttamente, lo zelo dei Direttori diocesani e locali, dando norme, consigli, ed aiuti per suscitare e intensificare l'azione dei Cooperatori;

b) di vigilare codesta azione e promuovere lo sviluppo della Pia Unione, per mezzo degli Uffici Succursali aperti presso ogni Ispettoria Salesiana, e dei Corrispondenti o incaricati stabiliti presso ogni Casa Salesiana;

e) di promuovere Congressi Nazionali e Internazionali, a tempo e luogo opportuno.

3) Gli Uffici Succursali, o Ispettoriali, hanno lo scopo:

a) di curare, con approvazione deì Rev.mi Ordinari, le nomine dei Direttori Diocesani, e di assisterli diligentemente: favorendo le adunanze da loro indette per promuovere il lavoro locale, presiedendole ove occorra, a mezzo di appositi delegati: tracciando le linee d'azione più urgenti per i bisogni locali secondo lo spirito salesiano: facilitando conferenze di propaganda, ecc., ecc.

b) di promuovere Congressi Regionali o diocesani, previa intesa coll'Ufficio Centrale.

4) I Direttori diocesani e locali hanno l'incarico di determinare e dirigere il lavoro che

localmente possono assumere i Cooperatori. questo scopo:

a) ogni anno procederanno alla formazione di un Consiglio direttivo, in proprio aiuto, e un Comitato d'azione.

b) I membri del Comitato siano possibilmente cinque nei paesi e non meno di quindici nelle città e nei grandi centri.

c) Tra gli aderenti venga suddiviso, individualmente nei paesi, e in gruppi o commissioni nelle città, il programma della Cooperazione: Salesiana, in modo che vi sia dappertutto: 1) l'incaricato, o la Commissione per l'aiuto diretto alle Opere e alle Missioni salesiane; 2) l'incaricato, o la Commissione, per l'azione religiosa sociale dei Cooperatori, 3) l'incaricato o la Commissione per le Vocazioni allo stato ecclesiastico, 4) l'incaricato, o la Commissione, per la buona .stampa; 5) l'incaricato, o la Commissione, per l'assistenza della gioventù.

d) I Direttori diocesani potranno indire adunanze diocesane, o di plaga, previa intelligenza coll'Ufficio Ispettoriale.

5) I Corrispondenti delle singole Case salesiane disimpegneranno il lavoro tracciato dal l'Ufficio Ispettoriale a seconda dei bisogni locali: e appoggeranno tutte le iniziative dell'Ufficio Centrale.

6) Le Nazioni, ove non esistono case salesiane, possono essere affidate , alla vigilanza dell'Ispettore Salesiano viciniore, o avere un Direttore Nazionale. In questo caso al Direttore Nazionale spettano gl'incarichi dell'Ufficio Ispettoriale.

7) Gli Uffici Ispettoriali e i Direttori Nazionali invieranno, ogni anno, all'Ufficio Centrale, una relazione del movimento della Pia Unione nella rispettiva regione o nazione.

8) Tutti i Cooperatori, poi. ossequenti al concetto fondamentale che ebbe Don Bosco, nell'istituirli:

a) indirizzeranno al Superiore Generale i propri sussidi a sostegno delle Opere Salesiane che reclamano la cooperazione universale, e quale offerta per il Bollettino Salesiano;

b) appoggeranno, in ogni miglior modo, l'azione che si svolge, sotto la guida dei Direttori, dai Comitati locali;

e) andranno a gara nel rispondere agli appelli che, nei momenti di maggiori strettezze, rivolge a tutti il Successore di Don Bosco.

9) Dove speciali difficoltà ostacolassero la corrispondenza col Superiore Generale, verrà fissato dall'Ufficio Centrale un Ufficio Ispettoriale viciniore, al quale, per mezzo del Bollettino Salesiano, saranno pregati a corrispondere i Cooperatori.

10) Organo ufficiale dei Cooperatori è solo il Bollettino Salesiano, che si stampa sotto la

vigilanza del Superiore della Pia Unione, nelle varie lingue. Al medesimo vanno indirizzate, dagli Uffici Ispettoriali, dai Direttori, dai Corrispondenti e dai Cooperatori, quelle relazioni che possono tornare a maggior gloria di Dio e a comune edificazione.

II° TEMA. CONSIDERANDO:

1) che il Ven. Don Bosco nell'istituire l'Unione dei Cooperatori Salesiani si propose il duplice scopo:

a) di animare alla, perseveranza i benefattori delle sue Opere e moltiplicarne il numero;

b) di coadiuvare la Chiesa, i Vescovi, i Parroci, secondo lo spirito della Pia Società Salesiana, con opere di beneficenza, catechismi, educazione di fanciulli poveri, e simili ;

2) che al capo IV del Regolamento tracciò le linee dell'azione dei Cooperatori;

3,i che quest'azione diede già nei vari luoghi, ove fu svolta, consolantissimi frutti alla Chiesa e alla Società Salesiana;

4) che a moltiplicare codesti risultati è necessario illustrare il programma tracciato da Don Bosco, volgarizzandolo con norme e consigli direttivi;

SI PROPONGONO:

le seguenti norme direttive da inserirsi, dopo gli articoli riguardanti l'organizzazione, in appendice alle nuove edizioni del REGOLAMENTO.

II. Cooperazione Salesiana.

NORME DIRETTIVE PER INTENSIFICARE L'AZIONE DEI COOPERATORI SECONDO LO SPIRITO DI DON Bosco E I BISOGNI DELL'ORA PRESENTE.

I. PER LE OPERE SALESIANE.

Per assicurare all'Opera di Don Bosco le benedizioni del Signore e i mezzi materiali e morali che le sono necessari a svolgere la sua missione;

1) I Cooperatori Salesiani preghino ogni giorno il Signore a benedirla; ne diffondano la conoscenza mediante la lettura del Bollettino Salesiano; la sostengano colle proprie elemosine e col procurarle nuovi benefattori e Cooperatori.

2) I Direttori diocesani e locali procurino che si tengano dappertutto le due conferenze prescritte dal Regolamento nella festa di S. Francesco di Sales e in quella di Maria Ausiliatrice, e inviino le collette raccolte al Superiore Generale.

3) Gli Uffici Ispettoriali e i Corrispondenti, coll'aiuto dei Direttori diocesani e locali, promuovano, di quando in quando, conferenze di propaganda al duplice scopo: diffondere la Pia Unione, e raccogliere sussidii per il Centro dell'Opera.

4) Nelle città e nei grossi centri si fondino Comitati femminili d'azione salesiana e di Patronesse dell'Opera di Don Bosco, i quali promuoveranno Conferenze o trattenimenti di beneficenza, e la preparazione di oggetti sacri per le Missioni e Chiese salesiane.

5) Nei paesi si può stabilire dal Direttore locale una zelatrice, pubblicamente incaricata di raccogliere offerte per l'Opera Salesiana.

II.

PER L'AZIONE RELIGIOSO-SOCIALE.

A tenore del Capo IV, paragrafo I del Regolamento, i Cooperatori Salesiani:

I) assecondìno, individualmente e collettivamente, l'incremento della vita cristiana, con tutti quei mezzi che suggerisce uno zelo attivo ed illuminato, e sopratutto col buon esempio;

2) appoggino ogni programma religioso-sociale, astenendosi rigorosamente, in ossequio alle esplicite raccomandazioni di Don Bosco, dal fare della politica, per essere più liberi ed efficaci nella loro azione - zelino l'istituzione di corsi popolari di religione per giovani e per adulti, e promovano con ogni miglior mezzo l'istruzione religiosa della gioventù e dei popolo, sopratutto nei luoghi dove regna indifferenza o astio verso la Religione, o è penuria di mezzi materiali per iniziare un programma di risanamento delle masse - curino l'osservanza del riposo festivo - combattano, senza tregua, il dilagare della bestemmia e del turpiloquio - spronino la formazione di leghe di padri di famiglia e di madri cristiane, per attivare l'educazione cristiana della figliuolanza - in fine si volgano con prontezza, sull'esempio di Don Bosco, a ogni forma di cristiana previdenza e provvidenza, richiesta da bisogni particolari;

3) diffondano la Commemorazione mensile di Maria Ausiliatrice al 24 del mese, unendovi, ove par conveniente, il pio Esercizio della Buona Morte,

4) si facciano zelatori della « Festa del Papa ».

III.

PER LE VOCAZIONI ECCLESIASTICHE.

Memori della parola di Gesù « Pregate il Padron della messe, perchè mandi dei lavoratori nel suo campo » : e delle vive raccomandazioni di Don Bosco, i Cooperatori Salesiani:

1) facciano e promuovano preghiere, affinchè il Signore si degni suscitare , assistere, ma-

turare, e santificare, le vocazioni allo stato ecclesiastico;

2) veglino sui giovinetti che dimostrano così alta vocazione, perchè non abbiano a perderla -- li allontanino dalle cattive letture e dai compagni pericolosi - li stimolino alla frequente confessione e comunione, per conservare in essi la regina delle virtù, la purezza dei costumi;

3) li indirizzino al Parroco, o a Religiosi, o a Sacerdoti che siano in grado di favorirli;

4) si prestino, con generosítà e con fede, o cerchino loro dei benefattori, per avviarli agli studi, memori delle sante parole di D. Bosco

« Ricordiamoci che regaliamo un gran tesoro alla Chiesa, quando noi procuriamo una buona vocazione: che questa vocazione o questo prete vada in diocesi, nelle Missioni, o in una Casa religiosa, non importa. sempre un gran tesoro che si regala alla Chiesa di Gesù Cristo ».

5) Diffondano l'Opera di Maria Ausiliatrice ber le vocazioni degli adulti allo stato ecclesiastico.

IV.

PER LA BUONA STAMPA.

Poichè la diffusione della buona stampa è una delle opere che il Vena Don Bosco più caldamente promosse e raccomandò, i Cooperatori Salesiani:

I) Sostengano e diffondano la buona stampa, abbonandosi al giornale o al periodico buono, e aderiscano compatti alle iniziative promosse in questo campo dai Vescovi e dal S. Padre;

2) si oppongano al dilagare della stampa irreligiosa, astenendosi dal comprare e dal leggere giornali, o periodici, o libri non buoni,

e vegliando assiduamente sulle letture in famiglia;

3) cooperino alla diffusione gratuita di foglietti e periodici religioso-morali alla porta delle chiese, all'uscita delle fabbriche e negli Oratorii festivi: - alla fondazione e al funzionamento di buone Biblioteche circolanti: - e in forma prudente, ma attiva, facciano opera

di conquista, tanto nel diffondere la buona stampa, quanto nell'arginare l'irreligiosa.

V.

PER L'ASSISTENZA DELLA GIOVENTU'.

La cura della gioventù, specie l'assistenza dei fanciulli abbandonati e la loro formazione cristiana, è il lavoro che il Ven. Don Bosco raccomandò più d'ogni altro per l'avvenire della Chiesa e della civile società. A tal fine è diretta l'opera che si svolge negli Oratorii festivi, i quali abbisognano di mille mezzi per riuscire efficaci: come Circoli di cultura - conversazioni sociali - scuole professionali - segretariati del lavoro e uffici di collocamento - uffici d'iscrizione alle casse di previdenza - istruzione sulla legislazione del lavoro - conferenze d'igiene professionale - assicurazioni operaie popolari, ecc., ecc. In questo vastissimo campo i Cooperatori portino con slancio l'opera loro; quindi:

1) Dappertutto favoriscano la, frequenza e il funzionamento dei catechismi parrocchiali e degli Oratorii festivi;

2) assecondino la fondazione di opere per l'educazione cristiana della gioventù; 3) Promuovano, ove ancor non esistessero, Scuole di Religione per giovani studenti e per giovano operai, ed Oratorii festivi, attenendosi al sistema di Don Bosco, cioè:

a) trattino i giovani con carità;

b) non li lascino senza assistenza; non li adunino mai, nè al mattino, nè alla sera, senza rivolgere ad essi una parola, un avviso, una breve esortazione;

d) procurino loro un'istruzione religiosa conveniente;

e) li spronino amorevolmente alla frequenza dei Sacramenti;

f) li allettino all'Oratorio con piccoli premi e con giuochi attraenti, con facili rappresentazioni morali, ed anche con semplici declamanoni a scopo ricreativo;

g) facciano far loro, a quando a quando, qualche comparsa in pubblico: ad es. conducendoli in ordine ad una funzione religiosa, ad una passeggiata, ecc., per attirare all'opera apatie e mezzi per sostenersi e svilupparsi.

4) Individualmente, avvicinino i giovani più bisognosi ed abbandonati, se li facciano amici, e procurino ad essi un'istruzione religiosa; e quand'è necessario, si adoperino per collocarli in qualche buon istituto.

N.B. - Preghiamo vivamente i sigg. Cooperatori a inviarci osservazioni, correzioni, aggiunte relativamente a questi schemi, e qualunque altra proposta che credano utile all'incremento dell'Unione.

Il Programma.

1) L'8° Congresso Internazionale, dei Cooperatori Salesiani si terrà contemporaneamente al 2° Congresso Internazionale degli Ex-Allievi e al 2° Congresso Internazionale delle Ex-Allieve, dal 2o al 23 correnti.

II) I tre Congressi s'inaugureranno insieme, con un'Adunanza Generale nel pomeriggio del 2o maggio p. v.. Nei tre giorni si celebrerà nel Santuario di Maria Ausiliatrice da un Ecc.mo Vescovo una messa per i Congressisti.

Il 21 maggio, al mattino, l'8° Congresso Internazionale dei Cooperatori, dopo brevi adunanze di sezione, terrà Adunanza plenaria per la trattazione del 1° Tema. - Nel pomeriggio, dopo brevi adunanze di sezione, avrà luogo una Adunanza Generale, alla quale converrano anche gli altri Congressisti, per la trattazione della Ia e Va parte del II° Tema.

Il 22 maggio, al mattino, dopo brevi adunanze di sezione, Adunanza plenaria per la trattazione delle altre parti del II° Tema. Nel pomeriggio, adunanze di sezione per deliberazioni particolari: quindi Adunanza generale a chiusura dei Congressi.

III) Le Sezioni dell'8° Congresso Internazionale dei Cooperatori saranno due, una dei Cooperatori e delle Cooperatrici -- una seconda riservata ai Sacerdoti.

IV) La cerimonia per l'inaugurazione del Monumento avrà luogo la mattina della domenica 23 maggio, vigilia della solennità di Maria Ausiliatrice, alle ore 11.

Nel pomeriggio cerimonia religiosa a impetrar le benedizioni celesti, sui lavori compiuti dai Congressi, nella Basilica di Maria Ausiliatrice.

V) LE TESSERE PERSONALI, necessarie per assistere alle Adunanze, si possono ritirare, previa prenotazione, presso la Segreteria generale dei Congressi, Via Cottolengo, 32, personalmente in qualunque giorno. A quelli che scrivono di lontano, saranno consegnate al loro arrivo . Torino, ma è necessaria la prenotazione. Il Comitato ha stabilito l'offerta per la Tessera in L. 3. -- Insieme cori la Tessera verrà consegnato a ogni congressista un artistico distintivo-ricordo del Congresso, in argentone, riproducente la parte superiore del gruppo centrale del Monumento.

Il nuovo Vicariato Apostolico affidato ai Salesiani nella Cina.

Una lieta notizia. Il Santo Padre ha eretto in Vicariato Apostolico la Missione del LengNam-Tou, affidata alla nostra Pia Società, ed ha nominato Vicario Apostolico di Shiu-Kou, o Shiu-Kwan, la città più importante del Vicariato, il rev.mo Don Luigi Versiglia, che nel Concistoro del 22 aprile u. s. veniva preconizzato Vescovo titolare di Caristo.

Mons. Luigi Versiglia compì gli studi ginnasiali nell'Oratorio Salesiano, vivente ancora Don Bosco. Si addottorò in filosofia e teologia all'Università Gregoriana. Amantissimo della gioventù, lavorò con gran zelo nell'Oratorio festivo del S. Cuore di Gesù a Roma, e fu direttore, per vari annì, della nostra Casa di Genzano. Partì per la Cina, a capo della prima spedizione dei nostri Missionari, nel 1905. Auguri e rallegramenti cordiali al nuovo Vescovo e ai nostri carissimi Missionari

Mons. Versiglia conta 47 anni, Nacque nel 1873 ad Oliva Gessi, dioc. di Tortona.

Una pagina per i giovinetti

Maggio del 1920 si allieterà di feste solenni nella capitale del mondo cattolico. Nella Basilica di S. Pietro verranno solennemente ascritti al catalogo dei SANTI il Beato Gabriele dell'Addolorata, religioso passionista, nuovo modello alla gioventù cattolica italiana: la Beata Maria Margherita Alacoque, discepola prediletta del S. Cuore: e la Beata Giovanna d'Arco, l'eroina di Orlèans, la salvatrice di Francia. Accanto a queste apoteosi maggiori, ne avranno luogo altre minori, ma non meno care, verranno cioè elevate all'onore degli altari ed ascritte al catalogo dei BEATI, altre anime elette, glorie d'Id'Italia e di Francia e anche... dell'Africa nera.

È sui nuovi beati africani, sui Paggetti dell'Uganda, che ci piace richiamare lo sguardo della gioventù nostra.

È storia recente. È legato ad essa il nome dell'Em.mo Cardinal Lavigerie, fondatore dei Padri Bianchi, incoraggiato, nel suo audace disegno, dal S. Padre Pio IX sul punto di morte, e dal suo Successore, l'immortale Leone XIII. Fu nel giugno 1879, che i primi missionari arrivarono ai Laghi Equatoriali del Tanganika e del Vittoria Nyanza.

Ed è una storia meravigliosa.

I Missionari del Vittoria Nyanza trovarono nell'Uganda un popolo intelligente ed assetato della verità. Come nella Roma pagana, avvenne, che la dottrina cristiana fu più gradita nella Corte Reale. I paggi del Re Muanga la ricevevano con santa avidità dalla bocca dei missionari nelle loro povere capanne, poi, di ritorno alla Corte, procuravano di modellare la loro condotta sugli insegnamenti ricevuti nella Missione. Il loro capo, Carlo Luango, ne dava a tutti continuo esempio, raccomandando, specialmente ai più giovani, la purità dell'anima e quella del corpo. Fu quest'ultima raccomandazione che irritò maggiormente il nero monarca, il quale maledisse ad una religione che prescriveva tanta purezza, e spinto dai musulmani, minacciò di morte tutti quelli che si facevano istruire daì missionari, e, passando ben presto dalle minacce ai fatti, faceva uccidere e uccise egli stesso parecchi neofiti, tra i quali: Atanasio Badzkuketta, che fu decapitato, Ponziano Ngondue, che fu trafitto; Gonzaga Gonza, che fu pur esso trapassato dalla lancia; Mattia Mururnba, a cui furono tagliate le braccia e le gambe, e quindi strappate le carni e bruciate sotto i suoi occhi; Andrea Kagwa, al quale furono amputate le braccia e che fu decapitato; Noè Mawgalli, colpito di lancia; Giuseppe Mukasa, che morì sotto la mannaia ed il cui corpo fu gettato al fuoco; Giovanni Maria Muzei, ucciso crudelmente sulla riva di un laghetto; e Denisio Sebuggwa, che fu trafitto dallo stesso Re, che l'aveva sorpreso nel momento in cui dava l'istruzione cristiana agli amici della Corte.

Rimaneva intanto il gruppo dei paggetti, di cui il più giovane, Kizito, dell'età della gloriosa S. Agnese, non era inferiore alla Vergine Romana per l'ardore della fede e per la intrepidezza del coraggio. Re Muanga ardirà di alzare le sue mani sanguinarie su quel fiore di gioventù, che gli è stato sempre fedele in tutto, meno che ai suoi tristi propositi?

Accecato dalle sue indegne passioni e senza pietà per la giovinezza dei suoi paggi, egli ordinò a tutti quelli che volevano continuare a pregare, di passare dall'altra parte della Casa Reale, e vi passarono tuttì. Là furono incatenati e trascinati dai carnefici; ma essi, pieni di gioia per essere prigionieri di Cristo, aspettavano il giorno seguente per salire sul rogo e andare a godere con Gesù benedetto per tutta l'eternità. Oh! quanto apparve lunga a quei cari giovani la notte del 26 maggio 1886.

L'indomani, furono condotti sul colle, da allora in poi celebre, di Namongogo. Prima di lasciarsi coprire colle fascine preparate per il fuoco dai carnefici, si strinsero le mani e si diedero l'ultimo bacio della carità cristiana, mostrando l'uno all'altro il Cielo, ed incoraggiandosi a vicenda a soffrire ed a morire per il Signore. Stretti ciascuno nella sua fascinetta, furono ammucchiati sul rogo; e, non appena circondati dalle fiamme, si misero a pregare, come Gesù sulla croce, per i loro persecutori, e ciò, cori tanta dolcezza, che le loro preghiere sembravano melodie tutte celesti. A poco a poco, il fuoco, sempre più veemente, affievolì le loro voci, e, ben presto, non si sentì più nulla.

I loro corpi erano consumati, ma le loro anime belle erano andate a raggiungere nel Cielo quella del loro intrepido capo, Carlo Luanga, bruciato vivo, anche esso, ma privatamente.

Non è una scena commovente, degna dei primi secoli della Chiesa?

La Beatificazione dei Martiri Neri dell'Uganda avrà luogo la 1a domenica di giugno, e mentre farà discendere particolari benedizioni sei zelanti Missionari, intenti alla propagazione della fede in Africa, farà anche paghi i voti delle popolazioni nere già convertite al cattolicismo. Quante volte non han chiesto al missionario, perchè imponesse sempre ai loro figli, nel battesimo, i nomi di «Santi Bianchi »; e, poichè i Missionari rispondevano che ciò dipendeva dalla mancanza di nomi di «Santi Neri», essi replicavano: « Pregate dunque, pregate il nostro Santo Padre di Roma di far presto Santi i nostri cari Martiri Neri».

Non solo. L'ascrizione all'elenco dei Beati di questi cari martiri della fede e della santa purezza, addita nuovi esemplari di così sublimi virtù alla gioventù cattolica. L'esempio di questi giovinetti africani, immersi fino a ieri nella superstizione e nella bruttezza d'ogni vizio, che illuminati dalla fede e avvalorati dalla grazia divina, solo trentaquattro anni or sono, per resistere alla corruzione del mondo incontravano serenamente e fortemente la morte, non dice nulla ai nostri giovani, anelanti alle sante conquiste degli ideali cristiani?

O Beato Kizito e compagni, dal cielo, ove alzate in festa le palme gloriose, date uno sguardo propizio alla nostra gioventù, e inspiratele più fervore nelle pratiche religiose, più coraggio nella professione della fede, più forza nel ributtare con sdegno ogni invito alla colpa! Noi vorremmo che nel giorno del vostro trionfo tutta la gioventù d'Italia e del mondo intero si accostasse alla Mensa Eucaristica, per festeggiare voi, cari e gloriosi fratelli dell'Uganda, che dèste, ai tempi nostri, quei sublimi esempi che caratterizzarono Roma nei primi secoli del Cristianesimo.

Agli Amici di Domenico Savio.

Nella mia condizione di parroco di paese, persuaso che per far del. bene alla gioventù sia cosa ottima seguire il sistema del Ven. D. Bosco, mi ero dato attorno per trovare un locale qualunque, in cui radunare i fanciulli.

Le mie ricerche però furono sempre infruttuose. Sul finire del gennaio 1816, leggendo la vita che Mons. Carlo Salotti ha scritto con tanto amore di Domenico Savio (che io da lunghi anni conosceva attraverso l'impareggiabile libretto del Ven. Don Bosco), mi sentii come spinto da forza irresistibile e da fiducia incrollabile ad attuare sotto la sua protezione un disegno , che da varii anni volgevo per la mente; servirmi cioè del locale del vecchio cimitero attiguo alla chiesa parrocchiale. E, senza por tempo in mezzo, mi rivolgo alle famiglie principali della parrocchia e all'autorità civile per ottenere il loro consenso per l'esecuzione, consenso che mi venne dato con tutta sollecitudine e larghezza, di guisa che, compiute le esumazioni, il giorno di S. Giuseppe i fanciulli poterono farvi la loro entrata.

Così com'era, però, il locale presentava vari inconvenienti, perchè scoperto ed esposto alle intemperie. Fu allora che pensai di erigere una specie di tettoia, che servisse anche da teatro; quindi incominciate le fondamenta per le arcate di prospetto, deliberai di portare i muri a tale altezza, che il teatro fosse costruito sopra il loggiato. Lanciai adunque al popolo e a persone conoscenti un appello, nei quale pregava la Divina Provvidenza, affinche, per intercessione di Domenico Savio, muovesse il loro cuore ad aiutarmi.

Cominciati i lavori nel luglio 1916, nel dicembre il fabbricato era coperto e, non ostante la tristezza dei tempi e la mancanza di materiali, di operai, ecc., nel 1918 il locale, intitolato: « Ricreatorio Domenico Savio », veniva benedetto ed inaugurato da S. E. Rev.ma. Mons. Bovelli, Vescovo di Modigliana, tra l'esultanza del popolo, ed ora è l'amore dei fanciulli del paese.

A dire il vero, le difficoltà non si sotto conosciute o sono state passeggere, perchè Domenico Savio tutte le ha infrante. La Provvidenza non è mai venuta meno, e sebbene le entrate della parrocchia siano irrisorie e le spese siano salite a, forte somma, il Savio non ha mai smentito se stesso, talchè, con tutto l'ossequio che devesi su ciò al giudizio di S. Chiesa, io credo fermamente, e con me il popolo e ognuno cui è noto l'avvenimento, che il nostro Ricreatorio sia una grazia insigne di Domenico Savio. A conferma, basti questo particolare. Ultimamente per l'impianto della luce incontrai una forte somma. Chi il crederebbe? La prima sera delle recite, mi si avvicina una persona, la quale, presentandomi una busta, mi dice: « Ecco il mio tenue contributo per la luce ». Erano i due terzi circa della spesa.

Oh! l'angelico giovanetto, che ha dimostrato il suo vivo interesse per l'opera materiale, lo continui per la parte morale, di guisa che il « suo » Ricreatorio sia la salvezza della gioventù a me affidata, e possa Egli esser presto elevato all'onore degli altari, luminoso esempio e gloria dei nostri giovani tutti.

Tredozio (Firenze), aprile 1920.

Sac. ANDREA CASINI, Pievano.

Ero ancor giovane, quando caddi contro una vetrata, e n'ebbi lacero e contuso il braccio, in modo che non guarii mai del tutto. Un dolore, forte e cupo, m'impediva molte volte di lavorare, e bastava cine facessi uno sforzo qualsiasi per sentir più intenso il dolore. Dopo tanti anni mi era rassegnata alla mia sorte, quando, avendo permesso a mio figlio Ernesto d'intraprendere la carriera degli studi ecclesiastici, mi vidi costretta a tornare al lavoro giornaliero in qualche fabbrica. Per due mesi andai avanti alla meglio, finchè, non potendo più reggere al male, che ormai m'impediva di andare al lavoro, un giorno che pregava nel Santuario di Maria Ausiliatrice, d'un tratto, mi sentii ispirata a ricorrere all'intercessione di Domenico Savio. Ubbidii all'istante: mi portai al suo sepolcro, vi deposi il braccio dolente, invocai l'aiuto del Servo di Dio, e sull'istante fui guarita. Dopo tanti anni, sono omai sei mesi che non sento più dolore di sorta. Sia ringraziato il mio benefattore, il caro Domenico Savio.

Torino, 9 marzo 192o.

LUIGIA GABRI.

"Salviamo la gioventù !..."

.. Accostiamoci a loro, cerchiamoli, animiamoli a intervenire ai catechismi, tua facciamolo prima che il demonio vada a riempir di vizio e di malcostume il cuore di tanti giovanetti, che sono più infelici che poveri. Se avessero avuto una mano benefica, che avesse dato loro il necessario alimento morale, forse non sarebbero costretti di andare vagando ed esclamando: Filii petierunt panem et non erat qui frangeret eis. Io sono intimamente persuaso che se questo pane morale fosse a tempo somministrato alla gioventù, le pecorelle, conoscendo la voce del pastore, o non si allontanerebbero da lui, o si arrenderebbero alla chiamata dl lui. Perché ora tanta indifferenza in fatto di religione? tanto disprezzo delle cose sacre, tanti furti, tante bestemmie, tante discordie? Apriamo i libri santi ed ascoltiamo la voce di Dio: son tutte conseguenze fatali dell'ignoranza in fatto di religione.

Ven. GIOVANNI BOSCO,

Una parola ai genitori.

Gioventù! Questa parola mi fa trasalire di gioia, perchè oh quanto anela la gioventù ad un santo risveglio, ad inaugurare una nuova società, senza le vergognose e disastrose magagne della presente!

Il Clero si è rivolto a lei, l'ha invitata, ripetendo con Gesù: Sequere me! ed a legioni sorsero e sorgono in tutta l'Italia falangi docili al suo invito, e smaniose di lavorare per la santa causa cattolica. Pompeo vantavasi che ad un colpo del suo piede sarebbero sbucate dal suolo legioni e legioni per aggregarsi al suo esercito, attratte dal fascino suo personale; ma questa era rettorica. I Sacerdoti Italiani invece possono ripetere con tutta verità quelle parole, additandovi le innumerevoli schiere, che balde e pronte accorsero alla chiamata e smaniose di operare. - Eccitò gran meraviglia nel mondo la scoperta delle due energie, l'elettricità ed il radio, che, può dirsi, trasformarono la vita del mondo nelle svariate e potenti sue industrie, e, pur godendone, la scienza si sentì umiliata di aver lasciato dormire per tanti secoli quelle forze che tuttavia aveva sotto mano, ma di cui essa, miope in tanta superbia, non s'era mai neppur accorta. Quasi identica meraviglia si destò in noi al vedere erompere così larga e possente l'energia giovanile, appena le pervenne il nostro invito, e sclamammo: Chi sognava tanta provvidenza? Utilizziamo dunque, e subito, sì grande potenza: sistemiamo subito questa irresistibile corrente: arruoliamo nelle nostre file queste vibranti ed entusiastiche reclute.

E, com'era suo dovere, si mosse fiducioso e gagliardo il Clero; come Gesù chiamò a sè i giovani: descrisse loro le rovinose dottrine e pratiche del inondo, facendoli inorridire, e vi contrappose quelle soavi e giuste di Cristo e della sua Chiesa, tanto consone alla sincerità e rettitudine del cuore giovanile, e tosto i giovani dell'uno e del l'altro sesso corsero a cercar Gesù nella Chiesa, nell'Oratorio, nel Ricreatorio, nell'Asilo, nel Collegio, nel Circolo, nell'Associazione, ove solo Gesù insegna, consola, fortifica e dirige. - Al Clero si unì a dare man forte anche il Laicato che, sotto la guida del prete, istruisce anch'esso quelle menti, purifica quei cuori e ringagliardisce quelle piccole volontà. Ed ecco i giovani arricchirsi di verità, di fede, di virtù, e vibranti di cristianesimo e corroborati dai Sacramenti e dalla pietà, smessa la timidezza dell'età, confessare, senza più paure e rispetti umani, il loro affetto ed attaccamento ed inneggiare a Cristo, alla Chiesa, al Papa, al Sacerdote, anche nel bel mezzo di popolose città, non più use da secoli a simili manifestazioni, che riputavano omai sepolte per sempre nelle tenebre medioevali.

Dunque c'è modo di ricondurre il Popolo a Cristo! Eccolo in questa cara e docile Gioventù: eccolo in questi generosi gruppi di Sacerdoti, Religiosi e Religiose, in questi Laici pronti a qualunque sacrificio per condurre a Gesù i suoi prediletti, i giovani: Sinite parvulos venire ad me!

Ormai i provvidi rifugi, ove salvare ed educar cristianamente i giovani, non mancano in nessun luogo: ovunque se ne incontrano, e non resta se non che i genitori corrispondano a tanta grazia di Dio, mandandovi i loro figli, di cui devon render stretto conto a Dio, che li ha affidali alle loro cure. Già più volte, o Genitori, vi ho a questo esortati, mostrando che ogni scusa in contrario non ha nessun valore.

Vi raccomando specialmente, se avete già la grande benedizione dell'Asilo, di mandarvi i vostri piccini nei giorni feriali, assicurandovi che,, contrariamente alle apparenze, ne riporteranno un gran bene anche pel futuro. Mandatevi alle feste le figliuole più grandi per le funzioni dell'Oratorio festivo; così pure mandatele alla scuola di lavoro, tenuta anch'essa da quei veri Angeli, da quelle vere Madri, che son le Suore, sotto la cui direzione, imbevute dello spirito di Gesù, torneranno a casa non già colla testa alta e piena di grilli, ma col cuore umile e docile, come raccomanda loro Gesù.

Corrispondete così al gran dono, che Dio vi fa, provvedendo in questi Istituti alla istruzione e buona educazione dei vostri figliuoli, che saranno la vostra consolazione.

Ma vorrei che così ripagaste anche lo zelo degli ottimi vostri Sacerdoti. Come sono commendevoli e mirabili nei loro generosi sforzi e fini industrie per attrarre a Gesù i piccoli! Chi non sa quanta energia di spirito richiede l'educazione dei piccoli, ignoranti, duri, caparbi, sventati, intolleranti di freno, ingrati? Eppure ecco il buon Sacerdote cercarsi egli questo tormento, accostandoli, incitandoli con piccoli doni, giuocando con essi, tollerando i loro difetti, compatendoli. Entrate in giorni di festa in un Oratorio, e resterete profondamente edificati di quel prete, già esausto pel lavoro di confessioni, predicazioni e altre funzioni compiute nella parrocchiale, e che qui torna da capo per ispiegare il catechismo, per altri esercizii di pietà. Lo vedrete moltiplicarsi, e scorazzare per ogni angolo per sorvegliarli; mettersi con loro a divertirsi, istruirli pel teatrino, per insegnare pie canzoncine, e tutto ciò senza interesse di sorta, ma solo per attirarli a Gesù. Lo stesso ammirerete nell'Oratorio femminile, ove le Suore non la cedono al Sacerdote in alacrità per ben educare le vostre figlie, che poi vi tornano a casa come trasformate.

Orbene, cari genitori, e voi vi crederete dispensati di pensare alla buona educazione de' vostri figli? E non crederete vostro dovere di mandarli a questi provvidi ricoveri, elle la bontà di Dio vi tiene aperti? E potreste giustamente lagnarvi, quando la vostra figliuolanza crescesse indisciplinata, disubbidiente, sfacciata e corrotta, appunto perchè voi la lasciate libera di scorazzare per le vie, invece di mandarla all'Oratorio od all'asilo, alla scuola di Gesù?

Anche di recente il S. Pontefice ha incoraggiato il movimento della Gioventù Cattolica Italiana, risvegliatasi miracolosamente ed associatasi in tanti centri e circoli, con un 'esito veramente mirabilissimo. Oh come vorrei vedere anche nelle campagne dilatarsi questo fuoco di vita cattolica nei giovani, come in città, ove in brevissimo tempo si sono organizzati, in diversi circoli, numerosissimi giovani d'ambo i sessi che si mostrano pieni di santo ardore per Dio, per la Chiesa e per la loro anima, frequentano i sacramenti, le pie riunioni, le conferenze numerose, tutte per loro!

Eccovi com'è facile ricondurre a Gesù la nuova generazione, che cambierà la faccia mostruosa della presente società, che ci terrorizza tutti. Presto saremo più numerosi e più forti dei nostri avversarii, che minacciano lo sfacelo morale universale.

MonS. PASQUALE MORGANTI Arcivescovo di Ravenna e Vescovo di Cervia.

Come bisogna lavorare.

Spigoliamo dai Voti approvati al CoNGREsso CATECHISTICO DIocESANO DI ROMA, tenutosi negli ultimi giorni di febbraio.

INSEGNAMENTO MEDIO E SUPERIORE. I) Metodo e testi.

L'istruzione religiosa, riguardante gli studenti, sia organizzata in modo che li accompagni in tutto il corso degli studii e, nella misura del possibile, proceda parallellamente alle classi delle scuole pubbliche.

L'insegnamento delle Scuole di religione si svolga in un triplice ciclo o corso:

il primo corso comprenda almeno due anni, e

costituisca il perfezionamento dell'insegnamento del testo ufficiale del catechismo:

il secondo corso in tre anni comprenda lo svolgimento ragionato del catechismo:

il terzo corso svolga in tre anni metodicamente l'apologia della Religione.

All'esposizione della Dottrina Cristiana vada sempre unita un'opportuna confutazione degli errori correnti, e nozioni gradualmente progressive di Storia della Chiesa, di Liturgia e di Sociologia.

Si adotti in ogni classe di Religione un testo d'insegnamento corrispondente all'età ed alle esigenze intellettuali degli alunni e si scelga fra quelli che per il valore didattico, per il giudizio dei competenti, per l'esperienza fatta, sono più raccomandati

Si procuri la pubblicazione di un manuale del catechista, di un manuale di apologia pratica ed attuale, e di Liturgia.

II) Necessità e ordinamento delle scuole medie e superiori di Religione.

Si stabiliscano scuole interparrocchiali dipendenti dalla Commissione Diocesana Catechistica, la quale avrà cura di determinare i locali, assegnare i direttori responsabili e provvedere sacerdoti idonei ad insegnare, e tutti i mezzi occorrenti al buon andamento della scuola.

S'invitino a dirigere e ad insegnare tutti i sacerdoti, specie giovani, che non sono impiegati in uffici di cura d'anime, e anche i religiosi di vita attiva che possono prestarsi senza detrimento della loro regolare disciplina.

Si obblighino tutte le Associazioni Giovanili Cattoliche ad istituire nella loro sede una scuola di religione per i soci, ovvero, qualora ciò non sia possibile, inviare i soci stessi alle scuole interparrocchiali.

III) Applicazione dei criteri generali alla fondazione di Scuole di Religione, in base ai dati statistici.

Siano istituite in numero sufficiente, e opportunamente distribuite nelle varie zone della città, scuole interparrocchiali di Religione, che accolgano gli alunni delle scuole pubbliche secondarie, maschili, ed anche quelli delle elementari, che non frequentano il catechismo parrocchiale.

Le Scuole catechistiche attualmente esistenti si trasformano in ufficiali, alla dipendenza della Commissione diocesana, ovvero si considerino come succursali, accettandone l'ordinamento.

L'insegnamento venga impartito con tutti i sussidi didattici, e diviso in classi parallele a quelle delle scuole pubbliche; e vi sia inoltre un'altra classe supplementare per quegli alunni i quali non possono occupare subito una classe regolare; da questa classe i più volenterosi potranno, come da un corso rapido, passare alle varie classi.

I Parroci, ai quali appartengono i giovani, debbono considerare la scuola come opera della loro parrocchia stabilita dall'Ordinario come aiuto ai parroco nell'intenso lavoro dell'istruzione religiosa. La Commissione diocesana, nel regolamento delle Scuole, determinerà i rapporti fra il Direttore e i Parroci della zona.

IV) Sezione femminile.

Considerando che una speciale cura si richiede per l'istruzione religiosa delle alunne delle scuole normali, che saranno le future maestre dei nostri fanciulli, e che molti errori esse apprendono particolarmente dall'insegnamento e dai testi di pedagogia e di morale in uso nelle pubbliche scuole:

la Commissione Diocesana istituisca, nei più importanti istituti religiosi femminili, corsi di religione secondo il programma e l'ordinamento proposto per le scuole maschili.

e per in tali corsi vi sia una speciale sezione per le alunne di scuole normali, nelle quali si diano regolari e metodiche ripetizioni di pedagogia e morale, in armonia con le verità della fede e della morale cristiana.

***

Non crediamo inopportuno aggiungere anche i voti seguenti:

CATECHISMO PER GLI ADULTI.

I) Il Catechismo agli adulti nelle Parrocchie.

Nei giorni festivi, nelle parrocchie dove non fosse possibile un corso frequentato di catechismo agli adulti, almeno durante alcuna. delle Messe più frequentate - presa anche occasione dal Vangelo corrente - sia spiegato brevemente e lucidamente un punto di catechismo.

Tra il clero, e specialmente tra i giovani sacerdoti che durante la loro formazione nel seminario hanno atteso a una scuola speciale di catechistica, promossa e incoraggiata dall'Autorità Ecclesiastica, sorga una Lega di missionari catechisti, che in aiuto dei parroci, svolgano un'esposizione ampia e sistematica della Dottrina Cristiana.

Tra le forme d'insegnamento sia ripristinato e diffuso il dialogo tra il maestro e discepolo, che un'esperienza secolare ha ritenuto sempre efficissimo.

II) Il Catechismo nelle Associazioni ed istituzioni locali maschili.

Le Presidenze promuovano, potendo, in speciali occasioni conferenze di perfezionamento, affidandole ad ecclesiastici dotti e competenti, e procurino che gli annuali esercizi spirituali siano sempre accompagnati da un brevissimo corso catechistico.

CORSO DI CULTURA PER GLI ADULTI.

Per le persone colte della società si istituiscano centri di cultura superiore religiosa, come già provvidamente è sorto nella Università Gregoriana, l'Istituto di cultura filosofica e religiosa.

Centri analoghi di cultura religiosa per il popolo si istituiscano specialmente nei quartieri più popolati della città.

A rendere più attraenti questi corsi di cultura religiosa, che potranno essere tenuti anche da laici competenti, si adoperino tutti gli ausilii, giudicati più efficaci (proiezioni luminose, rappresentazioni, dialoghi, premii, ecc.);

Circoli di cultura nei Convitti.

Riceviamo e pubblichiamo con riconoscenza:

Le pagine del Bollettino mi hanno entusiasmato. Io giovane cooperatore di Don Bosco, a venti anni, sento tutta la potenza educativa di questo periodico e sono tratto, quasi dalla focosità giovanile, a esporre il mio untile pensiero, ma con entusiasmo e senza reticenza. Parlo ai giovani che mi leggeranno, studenti e artigiani, convittori e liberi, a tutti.

Il Bollettino Salesiano parla di azione giovanile, di circoli d'istruzione e formazione religiosa morale e sociale, di circoli collegiali, di tutto ciò che concerne il vastissimo programma giovanile cattolico italiano. Amici miei e compagni, sentite. I tempi del « lasciar fare » son passati. Oggi ci incombe il bivio: « O vincere, o morire ». Non c'è via di mezzo

Amici e compagni, bisogna che ci istruiamo nei problemi vitali più impellenti, per potere affrontarli e risolverli; bisogna che ci formiamo un carattere eminentemente cattolico. Da questi due punti, fede e istruzione, sgorgherà tutta la nostra energia, che sarà vergine e pura, e perciò stesso forte e travolgente.

Dire dei mezzi per propagare - fede e istruzione -- in mezzo alle rasasse giovanili? Fu già trattato dal Bollettino in diversi articoli.

Lasciate invece che accenni all'attività giovanile di fede e di istruzione, sorta quest'anno tra i giovani del Collegio Arici di Brescia, al quale appartengo anch'io.

Proprio quest'anno, a cura della Congregazione Mariana, è sorto un circolo di cultura per i giovani congregati. Noi accogliemmo entusiasti la proposta e così ebbero origine le conferenze settimanali che si tengono da noi stessi nel teatro. Importantissimi temi già si sono svolti, ed altri ancora se ne svolgeranno, conte i seguenti:

Noi e gli altri... cioè l'azione disgregatrice di chi non crede e la prettamente umanitaria e sociale di chi ha fede -- Il più grande benefattore durante la guerra, ossia l'opera generosa del S. Padre -Lo spiritismo - La massoneria -- La carità cristiana e quella dei nostri avversarii, inneggiando agli eroi dell'amore cristiano. -- Il verdetto della storia, ossia qual posto, occupò il prete nella società di tutti i secoli - Il giornale: illustrandone la necessità e il bene e il male che può compiere ecc..

Finita la conferenza il P. Direttore della Congregazione e del Circolo aggiunge la sua parola. questa un'opera di tale forza educativa che se ne sono già constatati i frutti.

In seguito alle Conferenze, la Congregazione Mariana ha versato anche delle somme, colle quali i giovani congregati si recano mia volta alla settimana o in qualche ospedale dei bambini, o in qualche nido antitubercolare. e offrono doni al piccini. Ora si sta raccogliendo un obolo di San Pietro, specialissimo, data la ricorrenza papale di quest'anno 192o (il Cinquantenario della proclamazione del domma dell'infallibilità pontificia), e si sta preparando una Festa del Papa, di cui il Bollettino è così caldo propugnatore.

LETTERE DEI MISSIONARI

BRASILE

Attraverso la Prelatura di Registro do Araguaya. - Estrema necessità di Missionari.

(Lettera del Sac. S. M. Vallarino, Segretario di Mons. A. Malan,. Prelato di Registro di Araguaya)

Villa do Araguaya, 7 gennaio 192o.

Rev.mo Sig. D. Albera,

Dal giorno 12 giugno in cui lasciammo Corumbà, al 20 novembre, in cui saltammo sulla spiaggia dell'Araguaya, al Registro, il nostro fu un continuo viaggiare per fiume e per terra, fatte poche eccezioni: 10 giorni passati in Coxim in attesa delle cavalcature, altri 10 giorni in casa del sig. Colonello Pietro M. Fontoura, per dar riposo alle bestie già sfinite di forze, ed un'altra fermata, un po' più lunga, in Santa Rita per regolarizzare quella parrocchia e trattare dell'erezione di una chiesa in onore di Maria SS. Ausiliatrice.

In questa visita due cose sopratutto abbiamo potute constatare: le necessità spirituali degli abitanti, che sono in numero maggiore di quello che si pensava; e la loro buona indole e dispozione religiosa.

Quanto alle necessità spirituali, s'immagini, carissimo Padre, che questa estesissima zona non ha sacerdoti che possano assisterla, ed è visitata dalla cupidigia di nuovi Giuda, cioè di tali che, spacciandosi come sacerdoti e perfino come Vescovi, battezzano, cresimano, benedicono matrimonii, celebrano Messe, e confessano, senz'essere insigniti di ordini sacri; ad eccezione di due disgraziati, interdetti e sospesi per la mala vita. Può quindi immaginare quali difficoltà incontrammo in certi luoghi, dove gli abitanti erano stati vittima di scandali, promossi da quei ministri del diavolo, che giunsero a servirsi del Sacramento della Penitenza per soddisfare vili passioni! Di qui le difficoltà incontrate in alcuni posti, grazie a Dio, pochi, per attendere al santo Sacramento della Confessione. La necessità di sacerdoti che percorrano annualmente l'intera Prelatura, per provvedere ai bisogni spirituali di queste anime, è urgentissima, immensa! Lo sviluppo sempre crescente di quei luoghi non tarderà a chiamarvi i ben rimunerati ministri protestanti, che finiranno di guastare questa povera vigna!... Allontani il buon Dio sì grande pericolo!...

Se ci addolorarono questi inconvenienti e fecero pensieroso il caro Mons. Malan, che non sa come possa impedire questa profanazione delle cose sacre, ci consolò, e non poco, la buona volontà che trovammo anche in quelli che furono vittima degli scandali.

Li vedevamo giungere, anche di notte, dopo il nostro arrivo, molti a piedi, altri a cavallo (e che cavalli!... che selle!...) contenti e dimentichi della fatica a e della stanchezza, per trovarsi vicino al Vescovo, che non perdeva. occasione di dar loro ogni buon consiglio. Erano i pulcini attorno alla chioccia!... Quando si diceva che andassero a riposare o a prendere un po' dì cibo, rispondevano che non erano stanchi, che non avevano farne, che avrebbero cenato dopo... e tante altre scuse.

Dappertutto si faceva un po' di istruzione religiosa, dopo aver recitato il S. Rosario per implorare la protezione divina sulle nostre fatiche; e poi ci sedevamo a confessare!... Erano anni ed anni che molti non avevano più comodità di farlo: e ci fu proprio da lavorare. Quando ci alzavamo per andar al riposo, più d'una volta, l'orologio segnava la mezza o l'una dopo la mezzanotte. E non era possibile tramandare la partenza, perchè il giorno seguente ci aspettavano in altri luoghi. Quindi si preparavano ancora le carte e i dati pei battesimi, e per le cresime e i matrimonii; e, dopo breve riposo, preso come si poteva, all'alba si celebrava la S. Messa, in cui Monsignore faceva la seconda istruzione, e quelle buone persone, con disposizioni veramente ammirabili, facevano la Santa Comunione, assistevano alle nostre prediche con grande interesse, e non si sapevano separare da noi.

Subito dopo, preso un poco di cibo, preparate le cavalcature, si partiva per arrivare, non poche volte, sul posto dove eravamo aspettati, già a notte alta. Non poche famiglie, non soddisfatte di averci veduto di volo e di aver passato un sol giorno in nostra compagnia, dimentiche dei loro interessi e delle loro case, si disponevano a seguirci per poter far ancora una volta la S. Comunione! Erano scene proprio commoventi! Chi piangeva per non poterci seguire; chi, contento per aver trovato i mezzi di venir con noi, se la rideva; chi si raccomandava alle nostre preghiere, chi domandava un ricordo, un rosario, una medaglia, una benedizione !... E quando si partiva?!... Finché ci potevano vedere, non si movevano; anche di lontano... parlavano ancora i fazzoletti, i cappelli, le braccia!... e poi?... l'ultimo addio!...

Allora ci guardavamo d'attorno... e che spettacolo!... Erano due, tre ed alle volte quattro persone sopra un cavallo e tutti contenti si trottava, come si poteva, per giungere al posto prefisso... Quanta allegria!... Quanti discorsi! Non avevano alcun segreto, ci raccontavano tutto, come amici di lunga data. Varie di quelle famiglie ci accompagnarono per venti e più leghe, e qui in Brasile com'ella sa, una lega è di circa, chilometri (6666 metri): poi dovevano necessariamente separarsi: e quando si staccavano, dopo quei due o tre giorni di compagnia, ci supplicavano a non abbandonarli, dicendoci che essi pure erano figli del Buon Dio, e tornassimo presto fra loro!...

Ah! caro padre! quanto bene si potrebbe fare tra quelle anime così ben disposte a ricevere la grazia di Dio! Oh se Mons. Malan potesse aver con sè almeno una mezza dozzina di sacerdoti ed altrettanti catechisti, che lo aiutassero in queste visite, e che potessero dividersi questo grande territorio per dirigere questa brava gente sul retto cammino!... Siamo certi che non mancherebbero molte e buone vocazioni, perchè, a così rare e buone disposizioni, non possono mancare le grazie e le benedizioni dei cielo!

Per dirle ancora delle buone disposizioni di questi abitanti, aggiungerò che, oltre la chiesa da erigersi in S. Rita (un vero santuario) affidata ad apposita commissione, abbiamo lasciato in costruzione, e alcune bene avanti, varie chiese, che serviranno in avvenire come centri di Missioni, nei posti seguenti: al Paraiso, una chiesa di ottimo materiale dedicata a. S. Sebastiano, a quest'ora già coperta; a Douscorregos, dove non mancano i mezzi per edificare un tempio in onore dell'Ecce Homo, di cui vi è un'immagíne, molto conosciuta e venerata; a Jaurù,, un'altra chiesa, un po' più piccola, delle altre, attesa, la povertà degli abitanti: a Pedro Gomes, un'altra in onore dell'Immacolata, affidata alle cure del sig. Coloneilo Pietro M. Fontoura che, in ringraziamento d'una segnalata grazia ottenuta da Maria SS. Ausiliatrice, è disposto a sobbarcarsi da solo alle spese necessarie, nel caso che gli venisse a mancare l'aiuto altrui. A queste se ne debbono aggiungere due altre: una in Cor rentes, sull'affluente omonimo del fiume S. Lorenzo, e l'altra in Alcantilado, a metà strada fra S. Rita e il Registro, senza parlare del Nord, che va sempre più popolandosi, mentre diminuisce il pericolo degli indii per l'influenza dei Missionarii.

Pensi che tutti questi centri di future città, saranno senza un sacerdote che possa visitarli nemmeno annualmente: tanto grandi sono le distanze! Come potrà Mons. Malan, con un sacerdote, attendere a tutto?! Al suo buon cuore, alla sua carità di padre, raccomandiamo queste anime, delle quali si può ripetere con dolore: Petierunt panem, et non erat qui frangeret eis...

Ad altra volta la narrazione della nostra visita a Camapuao, antica e fiorente Missione dei Gesuiti, oggi in rovina e convertita in foresta! Ho visto, studiato, calcolato e porto con me, come ricordo, un pezzo di tegola dell'antica chiesa a tre navi, colà edificata!... I deserti dell'America latina sarebbero oggi popolati da fiorentissime città per lo zelo instancabile dei figli di S. Ignazio, se lo spirito antireligioso e settario del ministro Pombal non li avesse strappati al loro lavoro di civiltà!... Ne sono prova irrefragabile le orme veramente colossali, le iscrizioni scolpite sui macigni, che ogni giorno si vanno scoprendo e che dimostrano agli studiosi, come vi fu un tempo in cui l'America Meridionale era solcata dal Sud al Nord, dal Paraguay alle Amazzoni, da uomini dotti e intraprendenti, che per terra e per fiumi, avevano intrapreso un lavoro di civiltà operoso, ben ordinato, colossale.

Prima di chiudere questa mia, permetta, amato Padre, che le ricordi alcuni dei tanti che gentilmente ci accolsero nelle loro case. Sono tra essi il nostro connazionale ed allievo dell'Oratorio di Torino, il sig. Geometra Giuseppe Simondi, il sig. Damas Costa, il sig. Osorio Rodovaglio, il sig. Gioachino Malachia e famiglia, il sig. Francesco Rodrigues, il sig. Gioachino Soriano, il sig. dott. Aprigio di Oliveira, il sig. Colonnello Gioachino Correa Leite, il sig. Geronimo Custodio, il sig. Aprigio Giuseppe, il sig. Gregorio Ribeiro, il Colonnello Cagiango, ecc. ecc. Direi quasi, che tutti quelli che incontrammo, ebbero per Mons. Malan e pel suo segretario le gentilezze più squisite. Del sig. Colonnello Pietro Fontoura, del sig. Colonnello Antonio Gabriello de Moraes e dei signori Maggiori Pietro Del Favero (della casa Salgueiro), e del sig. Alonco Machado da Silveira, non si può fare a parole l'elogio che si meritano; e preghiamo il Signore a conceder le grazie di cui abbisognano.

A Dio piacendo, sul finir di gennaio, Monsignore ripartirà per S. Rita e di là, alla metà di aprile, conta d'arrivare a Rio Janeiro e d'imbarcarsi verso l'Italia, per la visita ad limina!

Voglia la S. V. Rev ma, insieme con gli ossequi e la benedizione ex corde di Monsignore, estensibile a tutti i Superiori e confratelli, accettare gli ossequi umilissimi di chi, baciandole rispettosamente la mano e domandando la sua benedizione paterna, si professa

Obbl.mo ed aff.mo figlio in G. C.

Sac. SIDRACH M. VALLARINO. Preghiamo per i Missionari.

Le educande del Collegio di N. S. delle Grazie di Nizza Monferrato hanno continuato, anche nello scorso anno scolastico, il più intenso apostolato di preghiere a favore dei Missionari. Ecco la lettera, con la quale ne davano contezza al Sig. D. Albera.

Veneratissimo Padre,

Prima che ce ne partiamo da questo amato collegio, che ci educò vigile e amoroso, ci è molto caro rivolgere il nostro riverente ossequio e l'eterno pensiero di riconoscenza a Lei, Veneratissimo Padre, che la nostra vita zela e protegge, a Lei che si degnò di onorare con la sua presenza la santa festa che coronò il maggio e schiuse il radioso giugno alla nostra ardente giovinezza.

Siamo certe di recare al Suo cuore, ardente della stessa carità divina, della quale è fonte perenne il Cuore di Gesù, una grande consolazione nel dirle quanto abbiamo fatto, anche quest'anno per l'Apostolato dell'Innocenza.

Ella, nostro amatissimo Padre, è ben lieta che le sue giovani pecorelle zelino anch'esse, per quanto è possibile alle loro piccole forze, la salvezza di tutte le anime, quelle che ancora vivono nell'ombra di morte e non conoscono il grande mistero della Redenzione, quelle che sono vacillanti nel bene.

Siamo una giovine e forte schiera che abbiamo fatto nostro il grido del grande apostolo Don Bosco, « Da mihi animas » e con nel cuore la vampa arcana della sete sovrumana che mai non s'estingue: abbiamo aiutato i ferventi, generosi. Missionari nella celeste conquista delle anime.

Ma se a noi, giovinette educate alla scuola delle celesti cose, non fu data la santa gioia di varcare l'oceano, di andare nelle lontane terre selvagge, qui nel nostro collegio siamo state le piccole missionarie, e con preghiere, mortificazioni, e atti di virtù abbiamo zelato la salvezza delle anime.

Eccole in breve la relazione dell'anno 1918-919:

Sante Messe ascoltate 26,912 Sante Comunioni fatte 30.444 Santi Rosarii recitati 19.554 Via Crucis compiute 49,529 Preghiere varie recitate 2.009,509 Fiori di virtù   35,917

Voglia Ella, Amatissimo Padre, avvivare con la sua paterna benedizione questo mistico nostro patrimonio.

Nella preghiera voglia ricordare anche

Le Educande di Nizza Monferrato.

N. d. R. - Che buona cosa, se il bell'esempio venisse largamente imitato

IL CULTO DI MARIA AUSILIATRICE

La Santa Vergine Maria continuerà certamente a proteggere la nostra Congregazione e le Opere Salesiane, se noi continueremo. la nostra fiducia in lei e continueremo a promovere il suo culto. Le sue feste, e più ancora le sue solennità, le sue novene, i suoi tridui, il mese a Lei consacrato, siano sempre inculcati in pubblico e in privato, con foglietti, con libri, colle medaglie, colla immagini, col pubblicare, o semplicemente raccontare, le grazie e le benedizioni che questa nostra celeste Benefattrice, ad ogni momento, concede alla sofferente umanità.

Ven. GIOVANNI BOSCO.

GRAZIE E FAVORI (*)

La medaglia di Maria Ausiliatrice.

Pieno il cuore di riconoscenza verso Maria SS. Ausiliatrice, alla cui protezione debbo la mia vita, dopo tre anni di gravi e continui pericoli passati in zona di guerra, adempio la processa fatta di pubblicare la grazia ottenuta sul Bollettino Salesiano, perchè tutti nelle loro necessità, ricorrano con fede a questa Madre pietosa.

In mezzo ai mille pericoli, a cui fui esposto durante questo tempo, ho sempre meco portato una medaglia di Maria Ausiliatrice, benedetta ancora dal Venerabile Don Bosco e inviatami alla zona di guerra da una mia sorella, Figlia di Maria Ausiliatrice. Con quanta ragione mi raccomandava essa di portarla con fede, assicurandomi che la Madonna mi avrebbe salvato!

O Maria, la tua medaglia fu veramente per me scudo potente che mi difese dalle palle nemiche, fu baluardo, ove trovai la mia sicurezza nei momenti più difficili e gravi; e mentre tanti miei compagni son caduti a' miei piedi per noti rialzarsi più, o han perduto le loro membra a difesa della patria, Tu mi hai ridonato sano e salvo alla famiglia.

Grazie, o pietosa Ausiliatrice, grazie anche a Te, o Venerabile Don Bosco, dacchè per tua intercessione furono ascoltate le preghiere de' miei cari, specialmente delle mie bambine che lagrimanti invocavano il mio ritorno.

Riconoscentissimo del favore, offro una tenue offerta al Santuario, dove mi prostro colla mia famiglia, pregando la Vergine a benedirci e a tenerci tutti, oggi e sempre, sotto la sua materna protezione.

Torino, 24 aprile 1920.

CIBRARIO COSTANTINO

Non si ricorre invano a Maria Ausiliatrice.

La mia salute non mi permetteva più di continuare gli studi; e pensare che un solo anno mi rimaneva per conseguire il diploma di maestra. Il consiglio di parecchi medici era il riposo assoluto. Una forte anemia cerebrale minacciava di ridurmi all'impotenza. Un anno avevo interrotto gli studi per ripigliarmi in salute, ma l'avvilimento e il timore di non poter poi raggiungere il mio scopo, peggiorarono vieppiù il misero stato. Rivolta al Ven. Dori Bosco, lo pregai d'interporre la sua mediazione tra me e la cara Madonna. L'esaudimento fu completo. Siano rese grazie a sì tenera Madre e al suo Servo fedele. Compio in parte il mio voto, pubblicando la grazia e inviando un'offerta pel Santuario. Al più presto mi recherò io stessa ai piedi della Madonna a compimento della promessa fatta.

Un'educanda delle Figlie di Maria Ausil,

Invocate sempre Maria Ausiliatrice.

Enumerare qui tutte le innumerevoli prove di protezione che Maria Ausiliatrice ha avuto per me e per la mia famiglia nel breve tempo di pochi mesi, ci vorrebbe troppo. Oso dire soltanto: invocate Maria Ausiliatrice e sarete esauditi. L'invocai io per la prima volta due anni or sono per un mio carissimo parente, disperso di guerra, e Maria Ausiliatrice mi esaudì. Fu ritrovato prigioniero, ed ora è tornato sano e salvo fra i suoi. Domandai la santa intercessione di Don Bosco per ottenere un'altra grazia dalla Madonna. Un mio zio, vecchio e colpito da una grave malattia, necessitava d'una operazione chirurgica; l'ammalato dell'operazione non ne voleva sapere: preferiva la morte. In questo doloroso momento dal cuore nostro, tocco nuovamente da un'angoscia mortale, chiedemmo a Maria SS. il suo aiuto.

Messa la cara Effigie vicino all'inferno incominciammo la novena; l'operazione in pochi giorni fu scongiurata e lo zio è tuttora in floride condizioni di salute.

Più tardi, Maria Ausiliatrice, fu da noi invocata per interessi di famiglia, per mille altre piccole cose, che eravamo incapaci di sciogliere da noi, e la protezione di Maria Ausiliatrice non ci venne mai negata, malgrado confessi che pur avendo fede profonda in Maria Ausiliatrice e tenera riconoscenza, non so pregarla come vorrei. L'addito e l'additerò sempre qual unica fonte di salvezza e di pace a tutti coloro che, come me, son bisognosi d'innumerevoli grazie.

Pregatela, invocatela, in ogni dolore, e state certi: l'aiuto e la protezione di Maria Ausiliatrice ci sarà anche per voi. Sento ora il dovere di dir qui, quanto bene Maria SS. m'ha fatto, perchè spero che la mia umile parola incoraggerà qualche anima timida, forte troppo scossa dalle bufere della vita, perchè come me speri e preghi. Io son più serena ora, perchè son certa che la protezione di Maria Ausiliatrice non mi mancherà mai, perchè so che la sua bontà e la sua misericordia sono infinite.

Milano, 19-III-1920.

A. CAsALINI.

Ricorrete a Maria Ausiliatrice,

A Te, o Vergine Ausiliatrice, l'effusione del nostro cuore riconoscente.

Sugli ultimi del testè decorso febbraio, una giovane studente normalista, alunna di questo convitto, fu colpita da bronco-polmonite. Da principio pareva che la malattia facesse il suo corso senza minacciare complicazioni; ma in breve il male si aggravò tanto, da presentare tutti i sintomi di una inevitabile morte: e all'ammalata furono amministrati gli ultimi Sacramenti. Lo strazio dei nostri cuori era al colmo: vedevamo con raccapriccio la morte che inesorabile si avanzava a recidere una giovane esistenza.

Sperando, contro ogni umana speranza, ci rivolgemmo supplichevoli a Maria Ausiliatrice, invocandola più volte al giorno con la novena suggerita dal Ven, Don Bosco. La malata peggiorava, veniva spedita dai medici, ma la nostra fiducia in Maria non era spenta. E questa Madre buona ci ha consolate. Dopo otto giorni di ansie terribili, quando tutto faceva temer prossima la catastrofe, comparvero i segni di un sensibile miglioramento. Maria, ci faceva la grazia! I nostri cuori erano commossi: le nostre preghiere s'intrecciavano al ringraziamento. A Te, o Madre, riconoscenza perenne.

Rieti, 15 marzo 192o.

Le Maestre e le alunne del Convitto S. Paolo. Ausiliatrice, prega per noi!

Quante volte, nella devota Cappella dell'Ospedale, commossa alle lagrime, col cuore ripieno di speranza, t'invocai per i miei cari, durante l'anno di tremenda invasione. E non mancò la grazia tua. DOPO 4 giorni dalla liberazione volai, posso dire, in cerca di coloro che formano lo scopo della vita mia, arrivando fino alla città eterna! Tutti erano salvi, compreso il figlio soldato che da prode combattè in prima linea, entrando col suo battaglione per il primo a liberare una parte del territorio invaso. Ed ecco, a questa, aggiunta nuova, immensa grazia. Lo zio amatissimo, al quale debbo infinita riconoscenza per molteplici benefici ricevuti, avendomi tenuto posto di « padre » e al quale era affidato il mio bambino con l'unica sorella durante il tempo del profugato, trovavasi gravemente ammalato. Accompagnata da amica carissima, mi recai al letto del dolore, dopo averne dato avviso alle Suore, perche queste facessero una novena. L'ultimo giorno ero per pochi istanti ai piedi di Maria SS. Ausiliatrice nel Santuario di Valdocco: al mio ritorno, ecco il caro paziente, sollevato dagli atrocissimi dolori, e continuò a migliorare tanto che nel giorno solenne del S. Natale potè assiderai a tavola, innalzando mutamente alla famiglia i più vivi ringraziamenti alla Madonna di Don Bosco.

Siano pubbliche le grazie ricevute, sciogliendo con questo il voto fatto.

ROSINA SARTOR MASUTTI.

ROMA. - 24-III-1920. -,- La riconoscenza ha i suoi doveri, e io, sebbene tardi, li compio verso di Te, Ausiliatrice Potente, rendendo pubblico il favore segnalatissimo, da Te concessomi.

Quando all'inizio della guerra due dei miei fratelli entrarono in servizio militare, lasciando la famiglia nella più dolorosa costernazione, io li affidai alla tua protezione e li esortai ad aver fiducia nel tuo aiuto, ed invocarti con fede nei pericoli. E Tu hai esaudite le mie suppliche, o Vergine potente. Durante cinque anni di immani pericoli attraversati, di aspre fatiche sostenute, tu li proteggesti sempre visibilmente, ed ora essi sono tornati incolumi in seno alla famiglia.

Accetta, o Vergine Ausiliatrice, l'inno della riconoscenza mia e fa' che i miei fratelli al pensiero di un favore così segnalato, ravvivino sempre in loro il sentimento religioso e l'amore e la divozione a Te che fosti la loro salvezza.

Una Figlia di Maria Ausiliatrice.

NIZZA MONFERRATO. -- 24-III-1920. - Il sole del 18 marzo, era tramontato. Per lavorare bisognava giovarsi della luce artificiale. Colla sinistra impugno un braccio di gaz, per fissare sulla sua chiavetta l'anello della luce elettrica, il cui apparecchio teneva già nella destra. All'istante rimango presa da fortissima scossa elettrica, che mi risponde violenta in tutta la persona, e come fulmine continuava a circolare da privarmi di quasi tutta la ragione; sarei rimasta fulminata all'istante, come succede a tutti quelli a cui capitano simili casi, se non fossi stata sopra una predella di legno. Fu un attimo! Con il poco discerninmento che mi rimaneva, pensai che avrei dovuto riaprire le mani per salvarmi; provai, ma invano; erano fortemente attirate dalla elettricità, e non potevo. Compresi che il mio caso era disperato: cuore e cervello non avrebbero più resistito un altro istante. Con i nervi contorti e senza speranza di salvezza, mi raccomando l'anima alla Madonna, con la giaculatoria: Maria Auxilium Christianorum, ora pro nobis!

Sentii un'ispirazione: se non puoi allargare le mani, gèttati indietro. Ubbidii. Rovesciata all'indietro, per un poco trascinai meco ogni cosa, canna del gaz e apparecchio elettrico, ma essendo le estremità ben fisse sul muro, non si distaccarono; mentre il peso del corpo costrinse le mani ad aprirsi: battei al suolo tramortita, ma salva. Poco dopo potei rialzarmi e barcollando e terrorizzata uscii dal luogo del mio lavoro, dove ero sola. Per parecchio non sapeva dir altro che: « Maria Ausiliatrice mi ha salvata! ». La mia riconoscenza sarà eterna.

Una devota di Maria Ausiliatrice. GRANTORTO PADOVANO. -- I2-IV-1920. - Sian rese le più vive grazie a te, o Maria Ausiliatrice e al tuo fedelissimo Servo, il Ven. Don Bosco.

Da pochi mesi appena ero venuta a conoscenza dei prodigi che vai facendo sotto il titolo di Aiuto dei Cristiani, e ti pregai colla novena indicata dal tuo Servo Don Bosco e tu, buona Madre, hai ascoltata la mia preghiera.

Da più di due anni la mia salute era scossa talmente che non potevo dardi a nessuna occupazione. A nulla valsero le cure molteplici dei medici. Le arie forze, invece di crescere, scemavano di giorno .in giorno, tanto che i miei genitori ne erano seriamente impensieriti.

Ricorremmo al tuo Servo Don Bosco, o Maria Ausiliatrice, con una novena. Da una buona persona mi verme offerta la reliquia di Don Bosco, ch'io tenni sotto il cuscino.

Oh, meraviglia! al settimo giorno della novena lasciai il letto, le mie forze si ripigliarono e con meraviglia dei medici e dei miei cari, cominciai a migliorare, e in poco tempo fui perfettamente guarita.

Omai è quasi un anno, ch'io son nel primiero vigore delle mie forze, con tanta robustezza da far meraviglia a quei che liti conoscono. Eternamente riconoscente, o Madre Ausiliatrice, per sì grande favore, mando un'offerta al tuo Santuario e, prostrata, sciolgo con i miei cari l'inno del ringraziamento.

MARIA COSTA.

ISOLA DI RovEGNO (Pavia). -- 22-II-1920. -

Fin dall'infanzia la nostra figlia Maria fu colpita da dolorosa malattia ad una gamba, sconosciuta dapprima ai medici. Dopo tutte le cure suggeriteci dalla scienza, dovemmo tristamente constatare che la, malattia, pur essendo scomparsa, aveva lasciata la nostra figlia irremissibilmente zoppa. Ci rivolgemmo allora con fede a Maria SS. Ausiliatrice. Dopo una novera ci venne consigliata, come cura estrema, un'operazione di un celebre professore: l'accettammo come un'ispirazione divina e la Vergine SS., pietosa una volta ancora, volle consolarci e dopo pochi mesi ci dava la figlia perfettamente guarita.

G. B. ed EUGENIA VERCELLETTI.

RIVA DI CHIERI. - III-1920. - Tutte le ansie di trepide giornate, tutti i voti della febbrile attesa, alternata di speranze e di timori, oggi ai tuoi piedi deponiamo, o Madre, alla quale nessuno è mai ricorso invano. Dove ogni memore pietà si aduna, dove s'effonde ogni senso di amore riconoscente, sotto la cupola della tua bella Basilica, le lagrime dell'esultanza deponiamo nel tuo seno, regale. La tua mano che allontana il male, o Madre celeste, sulla madre nostra terrena, oggi per Te ritornata a salute, possa vegliare ancora, a noi, se degne ne siamo, e ai nostri cari, serbando questo poco di felicità: Monstra te esse Matrem

Sorelle CIGLIANO.

MENDRISIO (Svizzera). - 8-1-1920. - Da molte tempo soffrivo dei gravi disturbi e tutte le cure, a cui mi ero sottoposta, nulla avevano giovato. Anzi pareva che invece di diminuire andassero aumentando, finchè sopraggiunta una forte tifoide mi credetti perduta. Fu. allora che, deposta ognii speranza nei rimedi umani, mi rivolsi con fede alla. Madonna di Don Bosco, promettendo d'inviare un'offerta al suo altare e di render pubblica la grazia, se mi avesse esaudita. Oh, bontà grande di Maria! Avevo appena fatta la promessa, Glie mi sentii meglio e adesso son guarita non solo dalla tifoide, ma anche da ogni altro disturbo. Con animo riconoscente adempio la raia promessa, inviando al suo altare un'offerta e supplicandola a voler continuare la sua protezione a me e a tutti i miei cari.

G. P. C.

CASALMONFERRATO. - 24 - Iv - 1919. -- Nei primi giorni dello scorso ottobre Maria Morano fu colpita da forte febbre spagnuola e, quando il pericolo più grave pareva scomparso, cadde in un stato di mortale letargo che durò tre giorni e tre notti. Non capiva più nulla, non riconosceva chi l'avvicinava, non assaggiava cibo di sorta, pareva morta addirittura, In quali terribili angoscie erano tutti quelli della famiglia!!

Vedendo che a nulla valevano le cure dei valenti Dottori, ricorsero a Maria Ausiliatrice, della quale altre volte avevano esperimentato la materna bontà! E la Madonna ascoltò benignamente le loro suppliche, e dopo tre giorni la cara ammalata, quasi risuscitata da morte a vita, cominciò a balbettare, a capire, a cibarsi. Maria SS. l'aveva guarita.

Riconoscenti a Lei per tante grazia, la sorella, e la zia fanno l'offerta promessa, pregando Maria SS. Ausiliatrice a voler sempre consolare e benedire tutti i loro cari.

MORANO E. S.

Ottennero pure grazie da Maria SS. Ausiliatrice e alcuni, pieni di riconoscenza, inviarono offerte per lei celebrazione di Sante Messe di ringraziamento, per il tempio erigendo alla S. Famiglia, per le Missioni Salesiane, o per altre opere di Don Bosco, i seguenti:

A) - A. E. di Genola, A. F. di Varallo Sesia, A. N.. di Rossiglione Ligure, A. R. di n. nevagienna, Abrani ch A., Adamoli ing F., Adriano M., Agosto L., Aimerito A., Albenga d. G., Albertani G., Alberti M., Alette, G,, Aletto M , Alexandra h., Alexandre M., Alfieri E., Atiberti eh. G., Aliegra d V., Allegri M, in Traverso, Alloisio E in Grillo, Aluisi L., Amata e:. n. L., Ambrosmi C., Ambrosini M., Anrede O., Amenta T., Amichini O., Andorniiuo C., Andreis L., Andreoui N., Andreotu R., Anettnro L., Anselmi O., Antonioni S., Appendino, G. in Del Corre, Arbusera M., Aidegna F., Ardizio A., Ardoino I. in Aibertoni, Arguani E., Arighetti L., Arighi, E., Arrighetti F., Artisi G., Angello A., Avanzi E., Avanzini D., Avenatti M., Azzolini M.

H) - B. D. di Serravalle Scrivia, B. G. di Cremona, B. G. di Roddi d'Alba, B. S. di Reggio Emilia, Babini d. R., Balbo L., Baldi M. in Ferroni, Ballerini F., Ballario C., Ballario E.; Balzarini F., Balzola A., Barale M., Baratti d. F., Barbera F., Barberis A., Barbustel G., Bardelloni A., Barta M. in Bagulich, Bassi C., Basso R., Bastanzi P., Battilani E., Battistoni O., Baudino A., Bazzani A., Beccarìs G:, Beccherle E., Beccu A. L., Bedeschi A., Bedeschi M., .tedeschi S., Bedeschi T., Bedetti G., Begliatti G., Beltrami F., Beltramino A., Beliuzzo L., Belluati F., Bellussi F., Benedelli L., Benzi A., Benzi D., Benzini S., Berard d. E., Beretta C.. Beretta E., Bernardini A., Bernard ni T., Berra C., Berra G., Berronelli L., Berruto C., Bertaina G., Bertassi G. in Ferraci, Bertazzini S., Berretti M., Bertinetti C., Bertolino D., Bertontini A., Bertone A., Bertone P., Berione V., Bertone Z., Berzero D. in Binaschi. Biagini A., Biancardi M., Biancheri B., Bianchet M., Bianchetti s. E., Bianchetti E., Bianchi B. E., Bianchi G., Bianchi E., Bianchi R. ved. Abbiati, Bianco G., Biava G., Bienna C., Biganzoli A., Biilotti M., Binello S., Biondino L., Bissaro G., Bistagnino M., Blandini M., Biandino M., Bobbio G. in., Bobone A. in Ricci, 13occagni R., Boccardo F., Boccardo L , Bodiglio E., Boffa M., Boffa sr. A., Boggero C., Boggio C., Boggio L., Boggio O., Bogliolo G., Boglioncino A., Bognano P , 3oido N., Bollo G., Bonati C., Bonelli M., Sonetti F., Bonfanti C., Borio C., Bono L., Bordet G., Borello V., Borgatello prof. L., Borgna G., Borio M., Borio T., Borra. L., Bortolotti A., Bortolotti S., Bottazzi A., Bottignolli M. in Colussi, Bottini P., Bottero P., Bozzalla L., Bozzo G., Bozzuffi T., Braida M. in Bruno, Brasca A., Breda E., Bricolli T., Brignone M., Brocchi E., Brondolo A , Brumer B., Bruna G., Bruno C., Bruno G., Bruno L., Bruno S., Brusati P., Brusco G., Bruzzone C., Bruzzone P., Bubbani O., Bussi G.

G) - C. C. di Govone, C. E. di Sanfront, C. G. d. Napoli, C. N. di Orbassano, C. O. di Romagnano Sesia, C. R. di Cravanzana, C. S. di Salbertrand, Cabelli B., Cahras M., Cadoni G., Caglieri M., Caimotti P., Cairetti G., Caironi G., Calcagno G., Calendrini M., Calia M., Calosso P., Calvi F., Camattini G., Camola R., Campora L., Campostrini M., Camusso R., Camuti B., Camuto S., Canaleri T., Canavesi A., Candusso 1 , Canteri R., Cantonis G., Cantri d. M., Capelli N., Capello G., Capoferri P., Cappa M., Capparella M., Cappellani O., Cappelletti O., Caprarica G., Caprioglio S., Caramellino O., Carbone E., Cardillo sr. M., Cardini E., Cargneli M., Carletti M., Carlini S., Carneglia d. G., Carneri A., Carocci d. G., Carone M., Carotti N. in Borella, Carpignano (d.), Carrera A., Carrera V., Casale V. in Berra, Casalini A., Casazza R., Caslini E., Castelletti R., Castello M. M., Castiglia B.. Catano can. d. A., Cattaneo A., Catto V., Cavadini L. in Bellotti, Cavalieri A. e G., Cavallero B., Cavalli E.. Cavani T., Cavanna G., Caviglia A., Lavorino C., Cecchella G., Cecchetto P., Cei d. F., Cena A., Cerrato A., Cerruti M., Cesana d. A., Chiappa L., Chiappella M., Chiarini A., Chiarini M., Chiavazza M., Chiosa E., Cicula R., Cigoline F., Cirillo M. ved. Soreca, Coatto A. in Zantedeschi. Cocchi A., Coira M., Colacci G., Coilicelli A., Colò L., Colucci G. in Blasi, Comitini M., Co:novella T., Concina M., Consonno G., Conte A., Cooperatrice di Fenegro, Coppo A., Coriasco G., Corrias G., Cosentino can. d. G., Costa M., Costamagna D., Costantino E., Cravero C., Cremaschi A., Cristiani d. G. B., Cristiani d. M., Crobu G. A., Culat A., Curioni M.

D) - D. A. di Bardonecchia, D. E. V. di Torino, D, O. di Perugia, D. R. di Siracusa, Da Grandi G., Dal Cin A., Dalrnasso avv. S., Dassano F., Dassoni B., De Candido E., Defilippi M., Delilippi N., Del Favero R. in Gotto, De Leopardi A., De Leoni S., Della Cicogna A., Dell'Acqua B., Dell'Acqua G. B., Della Pierre M., Deltnis G., De Lotto G. in Rove, Delpinazzo E., Delpio V., Demarchis G„ Demarchis L., Demichelis bl., De Orti P., De Pintu C., Derisi A., De Rito A., De Vico G., Dezzani B., D'Eredità C.. Di Bella A., Di Gloria S., Di Marco F., Diolley P., Diotallevi G., Divizia E., Dorigo A., Dorigo M., Dossi M., Dolza A., Drei d. D., Drisaldi E., Drovandi L., Durastante d. B.

E.) - E. B. del Trentino, E. R. di Milano, Egiesia E., Enotti O., Ercolini G., Ercubiani D., Eutropio A.

F) - F. P. di Chiavari, F. S. di Empoli, Fabaro G., Fabbro G., Fabiani M., Facchini M., Facendini F., Facchinetti B., Fael E., Falcetti M., Falchi N., Falcione O., Falda M,, Famiglie Andreoli, Boccassino, De Santis, famiglia devota di Torino, Fassio, Moliparis, Nanni, Porta, Rossato, Rosso, Fangazio R., Fasciolo A., Fasolo d. L., Fassi M., Fassino L., Fattori C., Favaro M., Favotto A., Ferrandini O., Ferrari C., Ferrari d. G. B., Ferraris M., Ferraro G., Ferraro I., Fighetti M. M., Finino L., Flora A., Floris S. L., Fognini G. A., Follis G., Fontana G., Foresti A., Forlani M., Fornara L M., Forrieri I., Fortuna G., Fortunati E., Fracchia A., Fracchia E., Franceschini M., Francescone B., Franch F., Franco L., Franco M., Francone F., Fratelli Adele, Frau G., Fredda A., Fresch M. H., Frigimelica A., Frumento I., Fugazza G., Funtagalli C., Fustinoni G.

G) - G. P. C. di Mendrisio (Svizzera), G. R. di Casa Bianca. G. S. P. di Cava Manara, G. T. di Vinovo, Gadariui A., Gagliardi D. in Pelizzari, Gagliardi R., Gaiotti L., Gallarese N., Gallesi C., Galli d. G. Gallicino B., Gallo G., Gallo M., Gallo P., Gamba F., Gamba 1., Gamba G., Gantbino B., Gandelli D., Gandini A., Garassino A. ved. Airaldi, Garatti T., Garbellino P., Garbalo M., Gardin Z., Gaspare S., Gasparini L., Gasputi G., Gastaldi M., Gastaldi M. ved. Isnardi, Gava A., Gavarino C., Gazzola V., Gazzotti G., Gelli G., Genardini T., Gentili M., Germana M., Giacchello G. e Famiglia, Giacchero T., Giacobino E., Giacomelli F., Giaccone M., Gianetto C., Giargia F., Giarola L., Giongardi-Occhipinti S., Giovanelli R. in Fonzi, Giovannini M., Girardi d. M., Girbaudo A., Girimonta N., Givouni F , Giuliani Z., Giuliano D., Goglio N. in Monaci, Goi A., Golino M., Gonano M., Gorin M., Grabbi P., Gramogna e famiglia, Grande C., Groflu I. in Micheli, Grosso T., Grumelli C., Gualdo T., Guglielmetti M., Guglielmi M. in Carnesoli, Guglielmi P., Guidetti D., Guidotti d. A., Guidotti C., Guliino M., Gollino A.

FI) - Haphins M.

J) -- jachino A., Jacono A., Jacono T. ved. Jorio, Janardi L., Joresi L.

1) - I. A. di Gallarate, I. G. di Isola di Rovegno, Ibba A., Imbrini G., Imbrini N. in Riboldoffi, Imotti S., Imperiali O., Incontro P., Increta G., Invernizzi G., Invernizzi M., Invernizzi T., Ivaldi G., Ivaldi M.

L) -- L. C. di Quargnento, L. M. di Benevento, L. T. di Alessandria del Caretto, L. D. M. di Torino, Lago M., Lagomarsino L., Lajolo T., Lale G., Lamponi P., Lanciarini I., Landra A., Lanfranchini G., Lanzoni B., Lanzoni C., Laterza A., Lazzarì C., Lazzaroni C., Lazzarotto F., Lemasson L., Leone O., Lilloni A., Lipari A., Lisetta C., Locarini M., Locatelli A., Lojola A., Lombardi G., Lonardi M., Lorenzoni R., Losano R., Lottolini O.,' Lualdi O., Luchinetto A., Lucotti E., Lunghi D., Lunghi M.

M) - M. A. J. E. di *** M.sr C. di Torino, M. F. del Cadore, M. T. di Genova, Maccario M., Maestre ed alunne del Convitto S. Paolo in Rieti, Magda M., Magda CSI, in Rossi, Magenes S., Magni T., Maloberti I., Mambretti C., Mambretti E., Mangeri G., Manicchedda cav. G., Manini M., Marmi T. in Vigliani, Maquignaz E., Maichesan M., Marchesini E., Marchettini A., Marcuzzi A., Marcuzzi L., Maresèotti A., Margarita d. G., Mariani E., Marino F., Marletta E. m. Campione, Marocco S., Marocco ch. G. B., Marocco famiglia, Marone G., Marsapani A., Martano F., Martin S. Martini A., Martiniano E., Martiniano G., Martino T., Martinn A., Maschi A., Masinelli G., Massaglia T., Masserano E., Mastalli, M., Matto L., Mazzini T., Mazzoleni T., Marenco e Mazzone, Mazzonis I. in Marenco, Meda C., Menegolo A., Meneo F., Menozzi M., Merli G., Meren E., Meren L., Merlo A. di Rivarolo Canavese, Merlo A. di S. Lucia di Piave, Meroni M., M cheletti C., Migliorati A., Mijno T., Mirata C.. M., Mirrione V., Mo M. in Villani, Moccagatta F., Mocellin S-, Modica M., Moine M. in Pivano, Molatto

R., Molinari d. B., Molinario A., Molino L., Molon L. e in Danieli, Monai L., VIontiglio M., Montini A., Morandi 1 M., Moraschi G., Morbiducci M., Morivo L., Motolese P., Motta A. in Zappalà, Motto C., Mularoni V.. Mussio A., Musso L.

PI) --- Nariara G., Nascimbene D., Nastri A., Necchi G., Negrini R., Neiroiti P., Neroni M. in Scaduto, Nervo S., Nespoli E., Nicola D., Nicolello C., Nippi M., Nolli E., Nousson L.

O) -- O. C. di Livorno Toscana, O. C. di Pont-SaintMartin, Occelli T., Oddo can. d. G., Odello G., Odoardi R., Olmo G. in Barbera, Omodei ing. G., Ongari M., Ongaro E., Ormezzano M., Orta F., Ottaviani A., Ottino famiglia.

P) - P. L, ed E. di Valtournanche, P. M. di Montegrino, P. O. di Monterubiaglio, P. M. di Villa S. Secondo, P. T. A. di Pavia, Pace c.sa A., Pacis S., Pagani d. E., Paida A., Panebianco d. M., Pangin I., Panizza E., Panzali A., Panzarasa G., Paoletti V., Papi A. e 1., Parasiliti d. S., Pariola E., Parrocchiani di Pianzano, Paruzzi G., Pasini A., Pasino M., Pasquero M., Passoni cav. d. L., Pastorelli M., Pastorino I., Pavia G., Pedemonte C., Pedretti G. e consorte, Pedroncini G., Pelinga L., Pellando D., Penin R. ni., Penna P., Peona A., Pepe V., Peresetti E., Perioli T., Perossi L., Perusi G., Pesinetti A., Pession can. d. P., Petix C., Petrangeli Z., Petrini S., Peyrolo A., Pezzato E., Piazza D., Piazza d. E., Piazzola G., Piccione S., Pico A. in Alfieri, Pie persone di Abbiategrasso, Acqui, Agordo, Ariano di Puglia, Ascoli Satriano, Avigliana, Bagnacavallo, Bobbio Lomell., Bulgarograsso, Cercivento, Chiari, Civitavecchia, Comacchio, Cortina d'Ampezzo, Cremona, Desertes, Diano d'Alba, Domodossola, Entraque, Exilles, Forlimpopoli, Frassinere, Genazzano, Giaglione, Livorno Vercellese, Mathi, Milano, Mirabello Monferrato, di Nizza Sicula, Ornavasso, Pancalieri, Pinerolo, Pontremoli, Rio Marina, Roma, Sampierdarena, Spormaggiore, Torino, Tromello, Villa.piccola; Pierotti S., Pietrolini A., Pifferi P., Pighetti G., Pinos L., Pioli R., Pirazzi G. in Maffiola, Pirovano A., Pirovano L., Piscitello d. G., Piscitello M., Piscitello G., Pizzinato M., Poggi A., Poggi L., Polimeni G., Poutevia M., Ponzone c.sa L. in Della Porta, Porcellini S., Porcello A., Porello G., Pozzi M., Pradesso C., Prandi G., Prasso M , Predocimi E., Prevedello F., Prevosto M. in Giacchetti, Provenzano M. in Riggio, Pulischeddu G. in Boi, Puxeddu R.

Q) - Quaranta C.

R) - R. A. R. di Lugano (C. T.), R. T. di Torino, Rocca G., Ragusa C., Ramondo A. in Bianca, Ranconi G., Rappa D. e C., Rastello L., Re E. in Franceschini, Re M. in Derossi, Reforgiato C., Reforgiato L., Regazzi G., Rettagliata A., Riccabone G., Riccin G., Ricogno L., Rigetti A., Riglietti C., Rizzi L., Rizzo D., Robuschi S., Rocca S., Roccella C., Roderino G., Rolfi M., Rolfo G., Rollino T., Romano G., Ronco R., Rossi A., Rossi B., Rossi E., Rossi C., Rossi E. in Giani, Rossetti C., Rossiano V., Rota G. in Ratta, Rota M., Ruggeri M., Rugoletto A., Rusticini D.

S) - S. A. di Borgomanero, 5. D. di Calvenzano, S. M, di Castellammare Adriatico, S. P. di Verona, Sacco A., Seghezzi A. in Re, Sala L., Salmaso G., Salvo M., Salvoni M., Sampieri P., Sangiovanni E., Sangiovanni M., Sanguineti V., Sauna C., Sauna N., Santagata d. F., Santagati M., Santagati M. in Calogero, Sarno S., Sartor R. in Masutti, Savio prof. G., Sbernini M. in Ferrari, Scagliotti T., Scalzo M., Scamprini M., Scanferla A., Scaramuzza R. in Grivini, Scarcella E., Scelsi M., Scelsi S., Scevola M. in Bîroli, Schellino P., Schena G., Scolari A., Scolari sr. D., Scursatoni G., Secchi V., Seghezzi C., Seminati M., Serravagliese C., Sideii R., Silvagno L., Silvani F., Simondi G., Simonetto A., Sodi F., Sogno C., Soldano A., Sorbello V. in Coltabiano, Soreca I., Sorelle Albrigi, Cigliano, Penna, Piasco, Poet, Rassatti, Zandigiacorni; Sorice L., Sosio M., Spadacini G., Spera M., d'Ivrea, Speri M., Spinelli eh. F., Spinoglio C., Splendori d. G., Starace C., Stevanelio R., Sticca di Torino, Stoppa ved. F.

T) - T. I. di Torino, Tadiello T., Tabòni sorelle, Tacchini d. G., Tarditi L., Tarensi V., Tarter C., Tenuti F., Testa G., Tigellia S., Tione G., Tognarelli E., Tomasi M., Tonunasi G. B., Tommasi L., Tononi G., Torregrossa L., Toro A., Tosana G., Tosco G., Tosi E., Tradigo M., Travaglia R., Trinchero F., Tronche E., Troni R., Turco I., Turinetta C., Turino P.

U) - Ulicelli E.

V) - Vaira T., Vairetti P., Valdata G., Valla C., Valla M., Vallenzasca G., Vallory G., Vannini T., Veschetto G., Vassallo M., Vecchia d. A., Velati N., Venturi M., Venturino C., Venuti M., Vercelletti E., Vercelletti G. B.. Vercelletti M., Viglietti B., Viglietta N., Vinci M. R., Vindigni C. can. d. P., Viola C., Visentiui G., Vitali V. ved. Verga, Viviano A., Volpi C., Volpi F., Vorti M., Vuillerrnoz S.

Z) - Zacco G , Zadei M., Zaffaroni E., Zaire G., Zambelli F., Zambello A. in Bellina, Zacandrea D., Zandonai D., Zaa donai R., Zanella V., Zanelli M..

Orario delle sacre funzioni per le feste di M. SS. Ausiliatrice.

Giorni feriali: Messe dalle 5,30 alle 11 (ora legale). - Ore 7 Messa della Sezione Artigiani, predica, benedizione. -- Ora 8,30 Messa della Sezione Studenti. --- Ore 18 Canto di una lode, predica, benedizione. - Ore 20,45 Rosario, predica, benedizione.

Giorni festivi (2, 9, 13, 16 Maggio). Messe dalle 5,30 alla 12,30. - Ore 7,30 Messa della Sezione Artigiani. - Ore 8,30 Messa della Sezione Studenti. - Ore 10,30 Messa solenne. - Ore 16 Rosario, predica, benedizione. - Ore 18 Vespri, predica, litanie e benedizione solenne. Oratori: al mattino: D. Giovo Aimerito, salesiano.

„   alle ore 18: Can. D. Giuseppe Oldano.

alle ore 21: Teol. D. Pietro Colombatto.

15 MAGGIO - Comincia la Novena solenne in preparazione alla Festa Titolare. - Messe fino alle ore 11,30,

16 MAGGIO - Preghiere per la Gioventù educata negli Istituti Salesiani e in quelli delle Figlie di Maria Ausiliatrice.

17 MAGGIO - Anniversario della Pontificia Incoronazione di Maria Ausiliatrice. - Alle ore io Messa solenne in canto gregoriano.

20-21-22 MAGGIO - Congressi Internaziozionali delle Opere di Don Bosco. - Ore 8,30 Messa per i Congressisti, celebrata da un Ecc.mo Vescovo. - Ore 18 e 21 Discorso e benedizione.

23 MAGGIO - Solennità di Pentecoste. - Preghiere per la Causa di Beatificazione del Ven. Don Bosco. - Ore 7 e 8,30 Messe celebrate da Ecc.mi Vescovi. - Ore 11 Inaugurazione del Monumento a Don Bosco. - Ore 12 Messa solenne, con assistenza pontificale. - Ore 18 Primi Vespri pontificali, discorso e benedizione pontificale. -- A notte illuminazione elettrica della facciata della Basilica, Concerto e canti corali.

N B. - Il Santuario rimane aperto tutta la notte per la Veglia santa. - Ore 22,30 Ora solenne di adorazione predicata. - Ore 24 Canto del Magnificat, discorso e visita ai Sette Altari, indi recita del S. Rosario.

24 MAGGIO - Solennità di Maria SS. Ausiliatrice. -- Messe dall'aurora alle 13. --- Ore 7 Messa celebrata dal Rev.mo sig. DoN ALBERA, Rettor Maggiore dei Salesiani. -- Ore 8,15 Messa celebrata da un Ecc.mo Vescovo. - Ore 11 Messa pontificale con discorso. --- Alle ore 17 panegirico recitato dal Can. D. Giuseppe Oldeno e benedizione solenne. - Ore 19,30 Vespri pontificali, panegirico recitato dal Teol. D. Pietro Colombatto, Trina benedizione col SS. Sacramento impartita dall'Em.mo Sig. Card. A. RICHELMY.

25 MAGGIO -- Le preghiere di questo giorno sono in suffragio degli ascritti all'Arciconfraternita dei Divoti di Maria Ausiliatrice, e dei benefattori defunti.

29 MAGGIO - Festa della SS. Trinità. - Chiusura delle Feste Titolari. -- Ore 8,15 Messa della Comunione generale, celebrata da un Ecc.mo Vescovo. - Ore 10,30 Messa cantata con assistenza pontificale. - Ore 18 Vespri solenni, Conferenza ai Cooperatori Salesiani, Te Deum e benedizione pontificale.

NOTE E CORRISPONDENZE

L'esposizione di arredi sacri,

promossa dal Comitato delle Dame Patronesse Torinesi a beneficio della Missioni Salesiane, quest'anno si terrà alla fine di giugno, anzichè nelle imminenti feste di maggio, per dare comodità a coloro che stanno preparando arredi e lini sacri, a compiere i loro lavori.

LA FESTA DEL PAPA

all'Oratorio festivo salesiano di Varazze.

La « Festa del Papa » si celebra omai con entusiasmo in tutte le Case Salesiane. Queste in varie Repubbliche Americane, hanno il vanto di averne dato il primo esempio, seguito con slancio da tutte le popolazioni, con a capo le Autorità Ecclesiastiche e Civili.

Anche negli Oratori festivi l'opportuna solennità della « Festa » o del « Giorno » del Papa, si viene introducendo con frutto. Ne avemmo un bell'esempio recente a Varazze.

Ci scrivono, in data 9 marzo:

L'omaggio di venerazione e d'aurore che Varazze tributò domenica 7 marzo al Pontificato Romano e a Benedetto XV, riuscì veramente grandioso, imponente e degno dell'appellativo che essa ha di gentile e sempre cattolica.

L'idea della festa venne dai soci del Circolo giovanile « Virtù e lavoro », ai quali si unirono i giovani oratoriani, che seppero comunicare e trasfondere il loro slancio ed entusiasmo nelle famiglie e in tutta la cittadinanza.

Il mese di febbraio fu per l'Oratorio Festivo il mese del Papa:. D'altro non si parlò nelle conferenze e nei catechismi, che del Papa, della sua altissima dignità e delle benemerenze del Pontificato Romano; per cui la festa non fu che l'esplosione naturale d'un amore ardente e d'un'ammirazione profonda verso colui che i giovani appresero a conoscere ad ansare a venerare qual Vicario di Gesù in terra.

Evviva il Papa - Amiamo il Papa - Difendiamo il Papa - erano le grida che essi lanciavano al cielo azzurro e che avevano voluto fermare su iscrizioni, sparse per tutto l'Oratorio,

e sopra una bianca bandiera, che da un'altissima antenna garriva al vento, vista da tutti i punti della città.

Il circolo « Virtù e lavoro », con appositi avvisi e speciali inviti, aveva chiamato alla festa i cittadini, le compagnie e le associazioni cattoliche. Tutti risposero fin dal primo giorno del triduo, con un concorso sempre crescente, attratti anche dalla parola ardente del salesiano Prof. D. Felice Oddone, che parlò del Papa con quell'amore, al quale il Ven. D. Bosco voleva educati i suoi figli.

A Roma i nostri cuori, a Roma il nostro canto! era scritto all'ingresso dell'Oratorio: Oremus pro Pontifice nostro Benedicto, sulla porta della cappella. E, veramente a Roma e per Benedetto XV fu il pensiero e la preghiera di tutti coloro che parteciparono alla festa.

La Messa della comunione generale fu celebrata dal Direttore del Collegio Civico, che rivolse a tutti, specialmente ai soci del circolo « Virtù e Lavoro », presenti in corpo con bandiera, parole di circostanza.

Alle dieci vi fu la Messa solenne celebrata dal rev.mo Can. Teol. D. Luigi Astengo, Prevosto di S. Ambrogio, cantata dalla Schola cantorum dell'Oratorio, alla quale intervennero le rappresentanze delle famiglie religiose, delle compagnie ed associazioni cattoliche con bandiera o stendardo, e l'oratore del triduo tenne uno splendido discorse, sulla eccelsa dignità del Papa.

Dopo Messa vennero vendute cartoline-ricordo del Papa e l'opuscolo: Il Papa, conferenza tenuta, dal Prof, Rodolfo Bettazzi in Savona, edita a cura della Giunta. Diocesana dell'Azione cattolica; e da due paggetti fu raccolto l'obolo di S. Pietre, che raggiunse la somma di lire cento.

Nella funzione del pomeriggio parlò ai giovani - sempre sul S. Padre - il direttore dell'Oratorio.

La giornata ebbe il suo compimento, con un'accademia musico-Letterario-drammatica ad onore del Papa. Sullo sfondo del palco vedovasi rappresentato, in grandezza naturale, Benedetto XV nei giardini vaticani, sormontati dalla cupola di S. Pietro: lavoro del Salesiano D. Angelo Guazzone dell'Oratorio Festivo di Savona. Dopo acconce parole i giovanetti furono invitati a protestare il loro amore e il loro attaccamento al S. Padre e tutti risposero all'invito con entusiasmo. Seguirono canti e declamazioni, intermezzati da due: quadri plastici: La vocazione di S. Pietro e S. Pietro costituito capo della Chiesa. Una breve commedia, rappresentata dai soci del circolo « Virtù e Lavoro » costituì la parte drammatica del programma. Coronò la, festa la lettura del seguente telegramma del S. Padre, ascoltato religiosamente in piedi e coronato da unanimi applausi: Augusto Pontefice accorda di gran cuore ai buoni cattolici dì Varazze. cui la solenne festa del Papa unisce oggi in un palpito solo di venerazione e di amore per il Vicario di Cristo, implorata benedizione apostolica, auspice divini favori. CARD. GASPARRI. - La serata si chiuse con un triplice evviva al S. Padre.

Il Circolo « Virtù e Lavoro » porge i più vivi ringraziamenti a quanti, col loro intervento e coll'opera, concorsero a rendere più solenne la festa.

Tra gli ORFANI DI GUERRA

Crediamo far cosa gradita ai nostri lettori, riportando in queste colonne il lusinghiero giudizio che la Rivista Agricola di Roma pubblica nel suo fascicolo 344. del 16 marzo, sotto il titolo « Una scuola agraria modello per gli orfani di guerra a Roma »; e ringraziamo l'autorevole Rivista per le benevoli parole d'incoraggiamento.

Ecco l'articolo:

« Chiunque percorra l'Appia Nuova, a tre chilometri da Roma, e precisamente al Mandrione, scorge un elegante e grandioso fabbricato prospiciente la via ferrata Roma-Napoli, costruito di fresco dalle fondamenta e destinato ad accogliere la Scuola pratica di agricoltura per gli orfani di guerra.   

» Attorno al fabbricato di essa e di là dell'antico acquedotto Claudio si distende una superficie di circa quindici ettari di terreno, che costituiscono il podere esperimentale della Scuola. Essa raccoglie finora settanta alunni con tendenza all'aumento. Il fabbricato modernissimo è di quanto di più perfetto si potrebbe desiderare nel genere. Ampie aule per le scuole magnifiche, amplissimi dormitorii per i fanciulli, sale di lettura e di studio, camere da pulizia personale e da bagno, acqua in abbondanza, dappertutto luce elettrica, e dovunque aria e sole, il che vuol dire salute pei ragazzi; ed un panorama incantevole che si gode da un ampio loggiato prospiciente la meravigliosa catena dei colli Albani e Tuscolani ivi dappresso. Dappertutto ordine, nettezza, disciplina, mista ad una grande semplicità. Ivi è l'alloggio di questa vera e pacifica famigliuola d'agricoltori, di questa prima colonia agricola dell'Agro Romano, sconosciuta finora quasi affatto agli occhi dell'Urbe!

» D'attorno a questo fabbricato centrale, di recentissima fabbricazione, se ne ammirano altri. E così una bella vaccheria con 1o-12 lattiferi di razza pura, un porcile veramente modello, tutto in cemento, esempio di ordine e di nettezza, nel quale si racchiudono numerosi animali di razza Jorskira, un bel pollaio nel quale si allevano separatamente le più distinte razze italiane e straniere, una piccola conigliera, un porticato, ricovero di attrezzi e di macchine le più moderne per la lavorazione dei campi.

» Nella campagna circostante il maggiore sviluppo suol darsi all'orticoltura, così interessante alle porte di un gran centro come Roma. Fave, piselli, carciofi, sedani, cavoli, zucchine, pomidoro, carote, insalate d'ogni specie e d'ogni tempo, radicchio, spinaci, ecc., ecc., nessuna pianta ortense di largo consumo viene trascurata, e tutte vengono coltivate largamente e perfettamente, utilizzando per concime le spazzature della vicina città, completate opportunamente con concimi chimici. L'acqua d'irrigazione non manca; ma è in progetto d'esecuzione un vasto piano di sopraelevazione dell'acqua, di ripartizione e di canalizzazione regolare per l'intero podere, progetto che sarà presto compiuto.

» All'orticoltura, ch'è la base del podere-scuola, si accoppia la pollicoltura della quale si vanno facendo continui nuovi impianti razionalmente condotti. Nè, per quanto il podere sia troppo ristretto, si dimentica la cerealicoltura, che si coltiva saggiamente, benchè limitatamente, in linea sperimentale. Alla viticoltura verrà dato questo anno stesso un primo sviluppo, coll'impianto di un vigneto sperimentale di uva da mensa su cippo americano. In somma nel podere, per quanto ancor piccolo, indi in via di allargarsi, non un angolo di terreno si perde, e tutto si coltiva con giudizio, seguendo un piano razionale prestabilito, e non senza un rendimento alimentare ed economico incoraggiante.

La scuola è sorta da soli tre anni, e di anno in anno ha fatto progressi rapidissimi. Essa è destinata a diventare senza meno non solo un centro di istruzione e di educazione agraria, ma un faro luminoso di luce, di cui ha tanto bisogno il vicino agro romano. L'istruzione impartita ai fanciulli è teorico-pratica. Il corso è di quattro anni. L'istruzione teorica va qualche cosa al di là della quarta elementare. Ad essa è accoppiata una sufficiente istruzione tecnica proporzionata allo sviluppo mentale dell'allievo. Il tirocinio pratico è quotidiano, ed è vario nelle varie branche dell'agricoltura. I ragazzi vi prendono grande passione ed escono dalla Scuola col titolo di « capi-uomini », forniti di una « maestranza » veramente completa, sì da poter stare a posto dovunque vadano. È insomma la vera scuola che crea l'uomo e non lo « spostato » ed il « generico » ; e ciò anche perchè condimento di ogni insegnamento è quello morale e religioso, che forma il carattere dell'individuo.

» Ed ora che abbiamo sì rapidamente detto di questa benefica e patriottica istituzione, il lettore curiosamente domanderà: da chi fu fondata? chi la dirige. Ebbene gli diremo: Niente di ufficiale, niente di governativo, che non sempre dà risultati pratici. La Scuola è figlia dell'insigne pietà di un Istituto religioso, che conta nel suo attivo alte benemerenze nella pubblica istruzione ed educazione nazionale. La Scuola adunque fu fondata ed è diretta dai benemeriti Salesiani che - come ognun sa - in Roma hanno al Sacro Cuore uno dei loro istituti magnifici. Or bene questa Scuola agraria è come un'appendice del pio istituto, e n'è anche stata nei passati anni di guerra, e n'è anche oggi, la rifornitrice. Gli operosi, ardenti ed ardimentosi eredi di Don Bosco, che per il pubblico bene non hanno mentito mai se stessi, silenziosamente, quasi alla chetichella, fondarono alle porte di Roma una Scuola agraria modello, quale e come, non ostante tutti i concorsi governativi, non è mai attecchita ancora in altra sede, in quaranta anni di vita! Ecco che cosa fa la fede e l'ardore della missione! Oggi la Scuola, che pietosamente accoglie molti figli dei nostri gloriosi caduti, attinge anche ausilii dal « Patronato Nazionale degli orfani di guerra » e da altre Opere patriottiche.

» Ma anche senza di essi, la Scuola progredirebbe egualmente. E lo spirito eccelso di Don Bosco che aleggia e vivifica queste nobili istituzioni. E sono figli di Don Bosco coloro che amorevolmente e sapientemente la dirigono e la conducono, il Sac. Stefanelli e il Sac. Martina, due veri eroi di questa grande opera salesiana. Sacerdoti di Dio, patrioti eminenti, agricoltori provetti e lungamente logorati nell'arte agraria in lunghe dimore nei paesi più progrediti delle Americhe, essi soli da mane a sera, nel teatro delle loro operazioni, in mezzo alla piccola famiglia dei loro cari alunni, tutto amore, tutto studio, tutto passione, tutto interesse, perche questa impresa patriottica, buona, sana, approdi e progredisca. A questi due modesti, per quanto valorosi ma ignorati pionieri della redenzione del nostro agro, vada la riconoscenza degli agricoltori di questo antico Lazio felice.

Un altro sensibile incoraggiamento volle dare testè a quest'Opera il Consiglio d'Amministrazione della Fondazione Carnegie nella seduta del 19 marzo, assegnando ad essa la nuova elargizione di lire ventimila. A quell'illustre Consesso e al suo degno Presidente S. E. Reynaudi rinnovano sentite azioni di grazie l'Ospizio S. Cuore e la sua Scuola Pratica d'Agricoltura.

NEGLI ISTITUTI DELLE FIGLIE DI MARIA AUSILIATRICE

TORINO-VALDOCCO. - COMUNIONI PASQUALI NELL'ORATORIO FESTIVO « MARIA AUSILIATRICE ».

- Quest'Oratorio che ha la fortuna di godere di una speciale protezione della Vergine Ausiliatrice, perchè a Lei più vicino di qualsiasi altro e posto direttamente sotto il suo sguardo materno, potè felicemente moltiplicare nella passata quaresima le sue energie per attrarre un gran numero di bambine e di giovanette ai Catechismi quaresimali giornalieri. E con la protezione di Maria SS. Ausiliatrice furono veramente molti e consolanti i frutti che se ne raccolsero. Il 27 marzo, domenica della Palme, dopo un triduo di predicazione, adattato per loro, le bambine dell'Oratorio festivo, insieme con quelle delle Scuole Municipali che avevano, durante la quaresima, frequentato i Catechismi quotidiani, fecero fervorosissime la loro Comunione Pasquale. Erano 32o e, a tutte, si distribuì un librettino « Ricordo » del pio avvenimento, insieme con un'abbondante colazione di pane e cioccolato.

- Il 1° aprile, giovedì santo, opportunamente preparati con un triduo di predicazione, i bambini e le bambine delle Scuole e dell'Asilo Principessa Clotilde, annessi all'Oratorio, fecero la loro Prima Comunione, per mano del rev.mo sig. D. Filippo Rinaldi, che durante la sacra funzione rivolse a quelle tenere anime, belle parole di fede e di amore per l'Ospite Divino. Commoventissimo il contegno di quei piccoli angioletti. Ciascuno andò a gara per avere con sè e presso di sè, a ricevere contemporaneamente la S. Comunione i propri genitori e parenti, e nell'osservanza di quello, che ere, stato detto, il silenzio rigoroso, dalla sera precedente fin dopo la Santa Messa della Ia Comunione. Terminata la funzione, i 112 bambini furono abbondantemente serviti di caffè e cioccolato e biscotti, e ebbero tutti, a ricordo del Gran Giorno, una bellissima immagine di grande formato, coca un grazioso libriccino.

Contemporaneamente alla bella funzione delle Prime Comunioni si chiusero solennemente i Santi Esercizi Spirituali per le signorine insegnanti che, come negli anni precedenti, vollero approfittare dell'apposita predicazione tenuta per loro nell'Oratorio, dalla sera della domenica delle Palme al giovedì santo.

- Il 4 aprile, domenica di Pasqua, vi fu solenne chiusura degli Esercizi Spirituali che ebbero luogo durante la Settimana Santa per le Figlie di Maria e per tutte le Oratoriane. Ben 50o di esse, fecero la S. Comunione Pasquale nella Cappella dell'Oratorio. Egual funzione si ripetè per le Ex-Allieve la domenica in Albis, quando, nonostante il tempo inclemente, più di 15o furono le intervenute. Segui un trattenimento famigliare, e a tutte venne servita una colazione di caffè e cioccolato.

Furon cinque le funzioni, nelle quali le buone oratoriane di Maria Ausiliatrice adempirono, numerosissime, fra tutte più di mille, al precetto pasquale. Si degni la Madre celeste conservarle nella santa perseveranza.

NOTIZIE VARIE

In Italia.

ROVIGNO (Istria). - NELL'ORATORIO SALESIANO: -- Riceviamo e pubblichiamo: « Domenica 29 febbraio, nell'Oratorio Salesiano di Rovigno, fu tenuta la festa in onore di S. Francesco di Sales, Alla mattina alle 7, fu letta una S. Messa, alla quale furono molte le SS. Comunioni. A ore 9, Messa cantata dal parroco Monsignor Francesco Rocco, alla quale fece la Comunione generale un buon numero di giovinetti inscritti all'Oratorio. Al dopopranzo, dopo la funzione cominciata con il panegirico del Santo, detto da Mons. Parroco, e finita con la benedizione del Santissimo, ebbe luogo una accademia musico-letteraria. Furono applauditi tutti i canti di carattere religioso-patriottico. Da un membro del Comitato fu pòrto un saluto ai presenti. A mezzo trattenimento, Mons. Parroco tenne una breve conferenza sull'Opera Salesiana, e disse come i Salesiani sanno educare i figli del popolo ai più alti ideali che l'uomo deve avere, cioè: Religione, Patria e famiglia. Alla festa presenziò tutto il fiore della cittadinanza.

» Da tanto si vede ciò che l'Opera Salesiana fa a prò dei nostri fanciulli, i quali sono numerosi. A buon diritto si può dire che l'Oratorio con le sue festicciuole è diventato il ritrovo più gradito di tutta la cittadinanza, perchè è l'unico luogo ove i nostri giovani vengono educati italianamente e cattolicamente.

» Molte cose ancora ci mancano, tra cui quella di avere molti soci per far fronte alle spese. Speriamo con l'aiuto dell'Onnipotente e nella mediazione di Don Bosco di poter, in breve, dar più sviluppo all'Oratorio ».

All'Estero.

VIENNA. - VISITA DEL R. AMBASCIATORE DI SVEZIA ALL'ISTITUTO SALESIANO. - Ci scrivono: - « Vienna, un tempo città di musica allegra e di cuccagna perenne, la vera mecca dei forestieri d'ogni nazione, avidi di svaghi e trastulli, è ora città di tristezza e di dolore, preda di fame e di tristezze dì ogni genere, la città che muore.

La miserabile sorte della povera città ha commosso molti cuori in paesi stranieri, che si sono organizzati per strappare almeno i giovani dalla morte di fame. E la Svezia si è mostrata molto generosa nel soccorrere la povera Vienna, ed anche la cucina « pro gioventù viennese » che è annessa già da 6 anni a questa casa salesiana e che dà ogni giorno pranzo a 300 giovani e ha già dispensato più di un-mezzo milione di pasti, ha potuto esperimentare questa generosità. Più di 400 giovani. ricevono, pure, ogni sera una cena servita dalla carità svedese.

Il 3 marzo u. s. verso le ore 19, il chiarissimo sig. O. Ewerloef, ambasciatore del Re di Svezia in compagnia del sig. Console svedese, Onorevole sig. Rott, Deputato al parlamento austriaco, rappresentante della « Charitas viennese », giunse in automobile per fare una visita ai beneficati dagli svedesi. A questi si erano uniti gli altri giovani dell'Oratorio in numero di circa mille ed aspettavano la gradita visita nel teatrino della Casa. Appena apparve il sig. Ambasciatore in compagnia del sig. Direttore della casa e del sig. D. Witthoff, presidente del Circolo D. Bosco, e degli altri signori sunnominati, fu salutato col suono d'una bella marcia dalla banda del circolo e con l'applauso fragoroso di mille mani giovanili, agitate dalla più viva riconoscenza verso i loro benefattori. Finita la marcia, il sig. D. Witthoff salutò con belle parole il sig. Ambasciatore, esprimendo i vivi sentimenti di gratitudine dei giovani beneficati. Il sig. Ambasciatore, commosso dalle belle parole e dalla vista di sì numerosi giovani dimagriti da lunga sofferenza, malvestiti per la generale scarsezza e l'alto costo di vestiario, leggendo negli occhi dei poveretti la profonda gratitudine, si disse lieto di poter far questo po' di bene coll'aiuto del popolo svedese e di essere dolente di non poter fare di più, mentre il bisogno è sì grande, e in fine promise di fare di tutto per sostenere, per quanto sarà necessario, quest'opera di di assistenza Queste gentili parole suscitarono vivi applausi. Dopo il suono di un'altra marcia i giovani si recarono nei loro rispettivi circoli, e i 40o beneficati nella cucina economica, ove il sig. Ambasciatore volle vedere come fossero serviti. Così potè assicurarsi che le arringhe ed. i piselli svedesi vengono mangiati col più grande appetito. Poi fece una visita ai singoli circoli, ove trovò nelle varie sale, più di 400 giovani che vi passano il tempo libero nello studio di lingue, od in lettura amena, od in giuochi divertenti: esaminò la bella biblioteca che contiene un gran numero di libri istruttivi, i giornali dello sport e le riviste. Poi fece una visita ai giovani dell'Oratorio, del quale fanno parte i ragazzi sotto i 14 anni, che erano radunati nelle grandi sale d'una baracca, che serviva un tempo ai militari e fu trasportata nel cortile dell'Oratorio per uso dei piccoli, non essendovi posto sufficiente in casa per sì gran numero di giovani. Il sig. Ambasciatore si mostrò assai contento di tutto ed espresse ripetutamente la sua ammirazione per l'opera dei Salesiani a Vienna, a prò di tanta gioventù.

I giovani si schierarono ancora una volta intorno all'augusto Visitatore alla porta dell'Oratorio, mentre egli si congedò sorridendo e salutando colle mani. Le voci giovanili ne accompagnarono, per un bel tratto, l'automobile in lieto addio.

NECROLOGIO

Vincenzo Pesce.

Una breve malattia, vincendone la fibra saldissima che gli anni non avevano ancora affranta, spegneva il 26 marzo u. s., in Genova, la preziosa esistenza del Comm. Vincenzo Pesce.

Vivida fiaccola di fede cristiana, ardore di affetti famigliari, virtù mirabili di prudenza, di giustizia, di fortezza e di temperanza; tale il rilievo morale dell'uomo, di cui Ovada deve nel suo libro d'oro scrivere il nome.

Fu magistrato di alto e chiaro intelletto, di carattere adamantino: onorò la toga colla insuperata austerità della vita e colla sapienza dei giudicati. Nel Dicastero della Giustizia, nei Tribunali, nella Procura del Re, nelle Corti, dovunque si avvicendò la sua carriera, riscosse universale riverenza e ammirazione di colleghi e di ceti forensi.

Intorno alla figura del comm. Vincenzo Pesce si era formata un'aureola di simpatie universali, che attingevano al fascino della sua bontà ed al perfetto equilibrio del suo spirito sereno.

Alla degna consorte, la nobil Donna Maria Maineri, ai parenti e congiunti tutti, le più vive condoglianze e l'assicurazione di riconoscenti suffragi.

Antonietta Bianchetti-Molo,

Donna di rara virtù, morì, come visse, santamente. Nelle ore estreme le furono di soave conforto il pensiero della vita vissuta e il Crocifisso, da cui attinse la forza per distaccarsi, serenamente, dai suoi. La morte di queste eroine del dovere, della carità e del più squisito sentire cristiano, è veramente solo un distacco, chè i loro spiriti continuano ad aleggiare perennemente sulle persone che hanno agnato, finche non le raggiungono nella pace eterna. All'esimio consorte, Comm. Avv. Carlo, ai figli, le più vive condoglianze.

Salesiani defunti

dal 1° novembre 1919 al 10 aprile 1920.

BALBIANO sac. Remigio, n. a Incisa Belbo (Alessandria) † a S. Pier d'Arena il 14-2-19.19, a 34 anni di età.

I motti di Don Bosco: « Lavoro e preghiera-Da mihi animas, caetera tolle » furono il programma della sua vita, tradotto in atto con mirabile zelo e spirito di sacrifizio.

CHIAPPINI Silvestro, n. a Montebello (Genova) † a Rodeo del Medio il 5-2-1920, a 83 anni.

Era il decano dei confratelli coadiutori d'America; la sua fu la prima vocazione salesiana nel Nuovo Mondo.

CYGAN ch. Simone, n. a Chlopy (Galizia-Pol.) † a Foglizzo il 19-11-1919, a 25 anni.

Venuto in Italia dalla lontana Polonia per terminare gli studi teologici, si spense quando più gli arrideva una vita sacerdotale piena di zelo.

DoNoso Ambrogio, n. a Riobamba (Ecuador) † a Guayaquil il 12-1-1920, a 71 anni.

Si fece salesiano, dopo aver conseguito la laurea, in farmacia, e disimpegnò, con edificante semplicità, anche le occupazioni più umili.

GAMBARINO Giovanni, n. a Grana Monf. (Alessandria) † a Borgo S. Martino il 11-11-1919, a 7o anni.

Osservantissimo dei doveri religiosi, specialmente della povertà, seppe sopportare con profonda rassegnazione i dolori che da vari anni lo travagliavano.

GARETTI ch. Giovanni, n. ad Asti (Alessandria), † a Torino-Valsalice il 11-12-1919, a 17 anni.

Fu un fiore gentile che, il Ven. Padre D. Bosco volle cogliere presso la sua tomba.

CARBONE Giovanni, n. a Volvera (Torino), † a Torino il 21-3-1920, a 56 anni.

Maestro calzolaio, era l'edificazione dei suoi alunni per la sodezza della pietà e la puntualità al lavoro. Ai funerali prese parte la madre più che ottuagenaria, che, dopo pochi giorni, lo seguiva al cielo.

GIAI-VIA Enrico, n. a Giaveno (Torino), † a Torino il 24-12-1919, a 22 anni.

Volò al cielo giovane di anni, ma ricco di meriti.

GIORDANO Mons. Lorenzo, n. a Ciriè (Torino), † a Javary (Rio Negro-Brasil), a 65 anni.

Di Mons. Giordano, Prefetto Apostolico nel Rio Negro (Brasile), abbiam detto nell'ultimo numero.

HERNANDEZ ch. Bernardo, n. a Villagordo (Salamanca), † a S. José del Valle il 25-9-1919, a 18 anni.

Mite ed affabile, univa una profonda pietà ad un vivo amore per lo studio.

JOSEPHIDIS sac. Antonio, n. ad Aghia Marina (Cipro), † a Vigo (Spagna) il 28-10-1919, a 58 anni.

Apparteneva al drappello dei coadiutori del Can. D. Antonio Belloni, e fu padre degli orfani.

LA CASA sac. Mariano, n. a Salueza (Spagna), † a Campello (Spagna), il 10-1-1920, a 43 anni.

Volato al cielo, quando le sue rare doti di mente e di cuore facevano concepire le migliori speranze, destò il più vivo e largo rimpianto.

LLAMBIAS Francesco, n. ad Alayor (Minorca- Baleari), † a Valenza (Spagna), a 36 anni.

Umile e paziente, unica sua ambizione fu quella di accontentare tutti.

LAUDET sac. Luigi, n. a St. Honoré les Bains

(Francia), † a Siviglia il 23-1-1920, a 41 anno.

Dotato di vivo spirito di pietà, cercò di infonderlo con ardore nel cuore dei giovani.

MOSER sac. Nicolò, n. a Faida (Trento), † a Paysandù (Uruguay) il 22-12-1919, a 52 anni.

Addetto alla cura d'anime, era instancabile e sollecito al letto degli infermi a qualunque ora. La grande affluenza di popolo ai suoi funerali fu chiara testimonianza del suo zelo.

NASSò sac. Marco, n. a Busca (Cuneo), † a Torino- Valsalice il 4-1-1920, a 56 anni.

Di lui, Preside-Direttore delle Scuole Pareggiate « Valsalice » ha pubblicato uno splendido elogio funebre, recitato ai funerali di trigesima celebratisi nella chiesa di San Giovanni Evangelista, il Dott. Sac. Alberto Caviglia.

OLIVA ch. Severo, n. a Sucre (Bolivia), † ad Arequipa (Perù), il 4-11-1919 , a 28 anni.

Si spense serenamente, come una lampada cui vien meno l'olio.

OLIVE sac. Ludovico, n. a Marsiglia (Francia), † a. Canton (Cina) il 18-9-1919, a 52 anni.

Di questo primo missionario salesiano, morto, in Cina, abbiam parlato nel Bollettino di gennaio u. S. e speriamo di pubblicare un ampio profilo.

PALLAVIDINI Giovanni, n. a Brozzole (Alessandria), † a Firenze il 25-10-1919, a 76 anni.

Era esatto nei suoi doveri e si preparava al gran passo, nutrendo l'anima di preghiere e di letture ascetiche.

PAZ ch. Lorenzo n. a Remedios (Argentina), † a Rodeo del Medio il 16-1o-1919, a 26 anni.

« Non importa soffrire.. il Cielo è molto bello... non posso più restarmene qui... me ne vado al Cielo... »: furono le parole che pronunciò fra spasimi atroci e che dicono la bellezza dell'anima sua.

PELAZZA Lorenzo, n. a Incisa Belbo (Alessandria), † a Mogliano Veneto il 10-11-1919, a 67 anni.

Fu un forte lavoratore, cui sorressero la preghiera e la S. Comunione quotidiana.

PONT Salvatore, n. ad Aguilò (Tarragona), † a Sarrià (Barcellona) il 16-1o-1919, a 3o anni.

Di esemplare pietà, dimostrò grande rassegnazione nel sopportare l'ultima malattia.

RAMBAUDI Paolo, n. a Sanfrè (Cuneo), † a Foglizzo Canavese l'8-4-192o, a 65 anni.

Nei lunghi dolori, che lo trassero alla tomba, gli furono di gran sollievo i conforti della fede.

REDAHAN sac. Bernardo Carlo n. a Corglass (Irlanda) † a S. Francisco di California il 15-2-1920, a 58 anni.

Di grande bontà, lavorò per molti anni nell'Oratorio Salesiano di Torino, poi dall'Inghilterra passò in America, dove fece un bene immenso tra gli emigrati italiani a S. Francisco. Ai suoi funerali, prese parte anche l'Arcivescovo Mons. Hanna.

RosmiNo sac. Pietro, n. a Calliano Monf. (Alessandria), † a La Plata (Argentina), il 5-10-1919, a 75 anni.

Con un « grande amore a Don Bosco e vivo zelo per le anime », si guadagnò l'affetto di tutti, con poche, pochissime parole, ma molti fatti. A La Plata, ove lavorò per molti anni, nel Segretariato del Popolo, era conosciutissimo per la sua prontezza ad accorrere dove fosse un bisognoso da sovvenire, una lacrima da asciugare, un infermo da consolare. Era chiamato « l'amico del popolo ».

SELvA Francesco n. a Menaggio (Como) † a Treviglio (Bergamo), il 10-1-1920, a 68 anni.

Poco prima di morire diceva sorridendo a chi l'assisteva: « E l'ultimo giorno, oggi andiamo in Paradiso ». Beato lui, che seppe procurarsi una morte invidiabile, con una vita spesa nel bene!

SiCCO sac. Francesco, n. a Montevideo, † ivi il 7-3-1920, a 44 anni.

Figlio d'Italiani, fu ricevuto da Mons. Lasagna fra i Figli di Maria Ausiliatrice. Lavorò per vari anni nelle Missioni della Patagonia. Pochi giorni prima di morire, subì una dolorosa operazione chirurgica. Come rinvenne in sè, domandò: « Come è andata? » « Bene ». « Mi rincresce, perche mi trovava preparato ». Spirava difatti dopo pochi giorni, essendo il morbo incurabile.

SOLA sac. Giovanni, n. a Carmagnola (Torino), † a Parma il 1° febbraio 192o, a 53 anni.

La sua umile semplicità, lo spirito d'obbedienza, la fedele e costante pratica delle virtù religiose, ne hanno reso benedetta la memoria fra quanti l'avvicinarono.

VEGGI Francesco, n. a Incisa Belbo (Alessandria), † a Spezia il 27-1-1920, à 57 anni.

D'animo mite, abile maestro calzolaio e insegnante di musica, nelle sofferenze incontrate per la malferma salute, si preparò la via ai godimenti eterni.

YANEZ sac. Salvatore, n. a S. Miguel de Latacunga (Ecuador), † a Quito il 16-9-1919, a 5o anni.

Lavorò nelle missioni d'America, modello di anfore a D. Bosco, per cui avrebbe dato cento volte la vita.

ZAFFÈRY sac. Carlo, n. a Sziget (Ungheria), † a Nyergesúsfalu il 27-12-1919, a 79 anni.

Entrò, già adulto, nella nostra Società, attirato e conquistato dallo spirito del Ven. Fondatore. Fu il primo Redattore del-Bollettino Salesiano edito in ungherese. Morì con la certezza che all'opera di Don Bosco è riserbato un grande avvenire nella sua patria, quando ne sia coito, sciuto lo spirito.

ZANONE sac. Severino, n. a Zumaglia (Novara), † a Montechiarugolo (Parma), a 68 anni.

Anima bella e buona, fu prefetto solerte e poi buon Direttore in vari collegi salesiani. Godeva l'affetto e la venerazione di tutti. Cadde sulla breccia, esausto dal lavoro.

Preghiamo anche per:

ABBONDANZA Francesco † a Genova.

ACTis Giovanni † a Rodallo.

ANGELINO Carolina n. Strambis, † a Camagna. Avio Emilia † a Sampíerdarena. AVROLDI Can. Don Tommaso, † a Ostuni. BELTRAMI Pietro † a Marmentino. BENDOTTI Daniele † a Collere (Bergamo). BERTOCCII Peppino † a Formigine. BERTOLO Maddalena † a Almese (Torino). BIANCO Emilia † a Caluso (Torino). BLANGETTI Don Andrea, † a Benevagienna. BuRovicH DE ZMAjEVIC Contessa Teresa, t a Casarza della Delizia.

CABOARA Bartolomeo † a Framura. CAGLIERO Antonio † a Castelnuovo d'Asti. CASTELLI Cesare -- a Trento. CHIEZZI Angelica † a Belluno.

CLAUSER Ferdinando † a Romallo (Trentino). COLETTI Giuseppe † a Pessinetto (Torino)

CONCA Don Rienzo Arciprete † a Marudo (Milano). CRESCINI Angela t- a S. Ambrogio Valpolicella CRESCiNi Antonio † a S. Ambrogio Valpolicella

CREscINI Luigi † a S, Ambrogio Valpolicella DAL PORTICO Benigno † a Campovico (Sondrio), DA ALEXANDRI Francesco t a Acqui. DELVAI Nicolò † a Carano (Trentino). FERRARIS Francesca † a Acqui. FIGHETTI Adele † a Milano. FILIPELLo Giuseppe † a Castelnuovo d'Asti, FRANCHIN Maddalena † a Agugliaro.

GALASi Don Luigi Parroco.† a Pandino (Cremona) GHILOTTI Don Antonio † a Dazio (Sondrio: GILI VITTER Vittore † a Corio (Torino). GIANNINI Severina † a Rivera (Canton Ticino) GIRAUDO Michele † a Bibiana. GUALA Don Alessandro t a Masserano. GUICCIARDI nob. Amalia MARLIANICI † a Sondrio. INVERNI Don Emilio, Preposto † a S. Lanfranco. IVANCOVICH Giovanni † a Ismalia (Egitto) LALATTA March. Aurelio † a Bologna. MAFFONI Teresa † a Chiari. MALINVERNI Francesco † a Biandrate. MASCHIO Pietro † a Vigliano d'Asti. MAzzucco Marcellina † a Porto Maurizio. MECCA Luigi † a Castelnuovo d'Asti. MELONI Don Andrea † a Reggio Emilia. MERLO Felice † a Caluso. MONGINI Can. D. Giacomo, † a Soriso (Novara). PAGANI Michele † a Limido Comasco. PAROLI D. Mauro, Vie. Foraneo † a Barbariga. PASTORELLO Pietro, † a Montagnana. PAVIATO Fausto † a Padova,

COOPERATORI SALESIANI

o modo pratico di giovare al buon costume e alla civile società.

Il Bollettino Salesiano è il periodico mensile che s'invia gratuitamente ai Cooperatori, alla Cooperatrici, e a tutti gli amici delle Opere di Don Bosco. Si pubblica in nove lingue (italiano, francese, spagnuolo, tedesco, inglese, polacco, portoghese, ungherese e sloveno) e complessivamente, in più di trecentomila esemplari. In poche pagine dà ai lettori un'idea esatta dell'azione salesiana in ogni campo: tratta di educazione cristiana, di Oratori festivi, di Scuole professionali, e di Colonie agricole: dà conto dei lavori e dei sacrifizi dei Missionari Salesiani in favore degli emigrati e dei selvaggi; zela il culto di Maria SS. Ausiliatrice, pubblicando le grazie che si ottengono per la sua intercessione; si studia di popolarizzare lo spirito del Ven. Don Bosco.

Il Ven. Don Giovanni Bosco (nato il 16 agosto 1815 a Castelnuovo d'Asti, morto a Torino in concetto di santità il 31 gennaio 1888, dalla Chiesa dichiarato Venerabile il 24 luglio 19o7), è l'apostolo della gioventù dei tempi nuovi, è il fondatore dell'Oratorio festivo moderno e di Ospizi e Collegi per l'educazione dei figli del popolo, con un metodo, tutto suo, basato sulla perseverante attività preventiva, fatta di vigilanza e di carità. A perpetuare questo apostolato tra la gioventù maschile e femminile, Don Bosco fondò la Pia Società Salesiana e l'Istituto delle Figlie, di Maria Ausiliatrice e l'Unione dei Cooperatori e delle Cooperatrici Salesiane. Dopo la sua morte tenne la direzione delle Opere Salesiane e diè loro grande impulso il Sac. Michele Rua, morto il 6 aprile 1910; a Don Rua successe il rev.mo Sac. Paolo Albera, che è presentemente il Superiore generale delle Opere Salesiane.

I Cooperatori e le Cooperatrici Salesiane si propongono di vivere secondo lo spirito di Don Bosco e di diffonderlo in mezzo alla Società, ricopiando, localmente, l'azione salesiana, specialmente a favore della gioventù, e sostenendo, con preghiere e con offerte inviate al Successore di Don Bosco, lo sviluppo delle Opere e delle Missioni Salesiane.

L'elenco dei Cooperatori Salesiani vanta i più bei nomi del Clero e del Laicato, e conta volonterosi gregari in ogni classe sociale.

I Cooperatori Salesiani regolarmente iscritti hanno i seguenti vantaggi:

1) Partecipano al merito delle opere di carità e di zelo che si compiono dai Salesiani in tutto il mondo;

2) Godono della celebrazione di una messa quotidiana secondo la loro intenzione e di speciali preghiere che si fanno ogni giorno nel Santuario di Maria Ausiliatrice per invocare le benedizioni di Dio sopra i Benefattori delle Opere di Don Bosco e sulle loro famiglie;

3) Possono lucrare molte indulgenze e godere di altri favori spirituali direttamente ad essi concessi;

4) Avranno, dopo morte, perpetui suffragi in tutte le Case Salesiane.

Le condizioni per essere ascritti all'Unione dei Cooperatori e delle Cooperatrici Salesiane sono: 1° Età non minore ai 16 anni; 2° Godere buona riputazione religiosa e civile; 3° Essere in grado di promuovere, o per sè o per mezzo d'altri, con preghiere, offerte. limosine o lavori, le Opere della Pia Società Salesiana.

Per nuove ascrizioni tra i Cooperatori e Cooperatrici Salesiane, e invio d'offerte per il Bollettino o per le opere Salesiane, s'indirizzi la corrispondenza al Rev.mo Sac. Paolo Albera - Via Cottolengo, 32 - Torino.

li Manuale dei Cooperatori Salesiani.

La Società Editrice Internazionale di Torino (Corso Regina Margherita, 176) ha ristampato il prezioso manuale di pietà, composto da S. E. Rev.ma Mons. Pasquale Morganti, Arcivescovo di Ravenna, per i Cooperatori Salesiani. Il grazioso volumetto abbraccia tre parti: una serie di meditazioni, pratiche e profonde, che in modo esauriente additano ai Cooperatori i doveri assunti col dar il nome alla Pia Unione fondata da Don Bosco; - una serie di preghiere, dove gli affetti, che sgorgano spontanei da un cuore che si è votato all'educazione della gioventù e all'apostolato popolare, come l'ha concepito

Don Bosco, trovano la veste più bella; - una raccolta di preghiere comuni a tutti i cristiani, tratte da La Chiave del Paradiso, compilato dal Ven. Don Bosco. In appendice seguono anche il Regolamento dei Cooperatori, la formola della Benedizione di Maria Ausiliatrice, ecc., ecc.

Noi non troviamo parole per raccomandare, come si merita, questo prezioso Manuale: ne riparleremo di proposito. Il prezzo è mite, dì L. 5, con legatura in tela nera.

Sollecitare le richieste alla Libreria della Società Editrice, che ha in animo di ristamparlo, - senza indugio, in un'edizione, un po' più elegante e che, forse, sarà più costosa della presente.