BOLLETTINO SALESIANO

PERIODICO MENSILE DEI COOPERATORI DI DON BOSCO

ANNO XI - N. 10   1 OTTOBRE 1916

SOMMARIO

Cooperazione Salesiana - Il nostro programma e i bisogni dell'ora presente.

L'istituto „Don Bosco" per orfani di guerra. - Don Giovanni Battista Lemoyne - „In memoriam" La morte di Mons. Fagnano.

Il nostro quesito: „Come si può avere personale idoneo cui affidare le opere giovanili?" - Risposte varie.

Lavoro, lavoro! (Dall'Oratorio di Borgo S. Donnino).

Dall'Est all'Ovest della Patagonia (Lettera del Sac. Giovanni Beraldi).

Come si lavora in Patagonia.

Il Culto di Maria Ausiliatrice -- Grazie e favori. Riconoscenza al Ven. Don Bosco.

Pel tempio votivo in onora di Maria Ausiliatrice a Castelnuovo d'Asti.

Note e Corrispondenze: Devoto omaggio - Nuovo Prefetto Apostolico - S. E. il Card. Giovanni Cagliero - La consacrazione di Mons. Olivares - La Lega Nazionale contro la bestemmia e il turpiloquio - Notizie varie.

Necrologio e Cooperatori defunti.

REDAZIONE E AMMINISTRAZIONE - ViA COTTOLENGO, 32 - TORINO

COOPERAZIONE SALESIANA Il nostro programma e i bisogni dell'ora presente.

Si approssima la stagione piú adatta a fare del bene. Tornano in città i villeggianti, si riaprono le scuole, rigurgitano di giovani gli Oratori, la vita di famiglia riacquista un senso di dolcezza particolare. Cooperatori e Cooperatrici, è questo il tempo piú acconcio per lavorare.

Voi sapete com'è vasto il campo del vostro lavoro: « Qualunque opera di carità, esercitata in favore di qualunque classe di persone, sotto a qualunque aspetto il bisogno si presenti ». Cosí volle Don Bosco, cosí dichiarava ai Cooperatori, fin dai suoi primi numeri, il Bollettino Salesiano. Non dimentichiamolo; la nostra Pia Unione « è una specie di terziariato molto simile a quello degli antichi ordini religiosi, con questa differenza che quelli attendevano alla perfezione cristiana colle pratiche di pietà, mentre i Cooperatori Salesiani vi alleudono colle opere di carità esercitale in favore di qualunque classe di persone, sotto a qualunque aspetto il bisogno si presenli (i). » E questo in linea generale. « Siccome però l'educazione della gioventù abbandonata, in questi tempi costituisce un bisogno che abbraccia tutti gli altri bisogni, così i Cooperatori volgeranno la loro sollecitudine in favore dei giovanetti ». M4 questa è una dichiarazione, ed una dichiarazione necessaria; non aia una restrizione.

Il nostro campo di azione non ha confini. Esso abbraccia- ripetiamo le precise parole del Bollettino Salesiano dell'ottobre 1877 - « qualunque opera di carità, sussidi, preghiere ; cooperare coi parroci a fare tridui, novene, eser- cizi spirituali, quaresimali, quarant'ore, catechismi ; adoperarsi per aprire case di educazione e di beneficenza, soste- nere materialmente e moralmente quelle che sono già aperte » ; tutto questo è messe preparata ai Cooperatori Salesiani. « Il sacerdote può lavorare con zelo nel sacro ministero; ma la cooperazione morale e materiale appartiene di preferenza alle persone che vivono nel secolo, entro alle officine, negli uffici civili, nel commercio. Essi possono con maggior libertà e con mag- gior facilità conoscere i bisogni e meditare sui mezzi atti a provvedervi (i )» .

E quanti sono i bisogni presenti l... Resi piú imperiosi, più compassionevoli e piú urgenti dalla lunga guerra che si combatte, occorre forse enuinerarli? Aumentano di giorno in giorno le schiere di languidi orfanelli e di giovani ab- bandonati, e le famiglie che, per la lontananza o la perdita di chi era loro sostegno e loro tutto, si son come di- sgregate e disfatte. Le stesse opere di carità e di previdenza, per mancanza d'aiuti e di personale, in parte son venute dolorosamente a languire, quando era da ripromettersi che prendessero maggiore sviluppo.

Cooperatori e Cooperatrici!... « Bramando di giovare altrui, cominciamo, se occorre, dall'ordinare noi medesimì e le nostre famiglie » ; ma poi « nelle nostre parrocchie, città e villaggi, e in ogni luogo, diportiamoci come altrettanti apostoli del Signore; e dove havvi un male da impedire, un bene da promuovere, potendo, troviamocì sempre. Le Cooperatrìci altresí, dal canto loro, nel guadagnare anime al Cielo si mostrino industriose e zelanti al pari delle Cecilie romane, e di tante altre sante matrone, che colla carità e dolcezza loro condussero a Dio non solo gli sposi, i cognati, i figli, i servi, le amiche e le conoscenti, ma persino i carnefici spediti a troncar loro la testa per cagion della Fede. Ali! che possa darsi ad ognuna di loro la lode che la Chiesa dà a S. Caterina da Siena, cioè che niuna persona da lei si partiva se non migliorata (2) ». Cosí Don Bosco voleva che fossero tutti i suoi figli, Salesiani e Cooperatori, ed egli stesso ce ne diede un esempio sublime.

Uniti adunque di mente, di cuore e di opere, lavoriamo, o Cooperatori, lavoriamo; e perché il lavoro riesca maggiormente proficuo, adattiamolo ovunque con diligentissima cura ai bisogni locali. A questo fine è indispensabile il riunìrci tutti in famigliari conferenze per un primo scambio di idee, e quindi per discutere sul programma e sulla via da prendere e sui mezzi da usare per venire all'azione. E per questo, il giorno del ritiro mensile, ossia dell'Esercizio della Buona Morte, ci sembra il piú indicato.

NB. - I) Raccomandiamo, vivamente, d'introdurre ovunque la pratica del Ritiro Mensile, o dell'Esercizio della Buona Morte.- Occorrendo, siamo pronti a dare gli schiarimenti e gli aiuti necessari.

II) Dopo la breve conferenza solita a tenersi in tale occasione, i Cooperatori e le Cooperatrici Salesiane potranno trattare - molto utilmente - dell'azione locale della Pia Unione, come abbiamo accennato.

III) Si studino e si mettano in pratica tutti i mezzi migliori per appoggiar ogni buona iniziativa.

IV) Ricordiamoci però che le nostre Cure migliori devono essere rivolte all'assistenza e all'istruzione religiosa, intellettuale e morale, dei giovani abbandonati.

V) Chi conosce pietosi casi di giovanetti inferiori ai 12 anni, orfani di guerra e veramente abbandonati, abbia la bontà di raccomandarli al nostro venerato Superiore Don Albera.

VI) Saremo lieti di dar conto di ogni buona iniziativa, suscitata dallo zelo dei nostri benemeriti Cooperatori.

(i) Bollettino Salesiano - Ottobre 1877.

(2) Bollettino Salesiano - Gennaio 1878.

ISTITUTO DON BOSCO per Orfani di guerra, a Pinerolo.

Riceviamo e pubblichiamo:

« Gli Orfani di guerra, raccolti dalla carità del rev.mo Successore di Don Bosco nell'Istituto Salesiano di Monte Oliveto a Pinerolo, ringraziano, colla Più viva riconoscenza, le caritatevoli persone che in questi giorni, dopo l'invito pubblicato nel Bollettino Salesiano, hanno mandato l'obolo della loro squisita carità a sostegno dì un'opera che si propone un fine cosí nobile e cosí urgente, quale è quello dell'educazione cristiana della gioventù, colpita, a causa della guerra, dalla piú grave delle sventure ».

Noi ci associamo con tutto il cuore alla voce della riconoscenza, e... se non siamo indiscreti, diciamo ai benefattori dei nostri Orfani di Guerra che, per la stagione autunnale e invernale, l'invio di coperte e indumenti di lana per i piccoli convittori dell'Istituto Don Bosco dì Monte Oliveto, Pinerolo, sarebbe pure una carità squisitissima.

Don Giovanni Battista Lemoyne

Il 14 settembre u. s. nell'Oratorio di Torino si spegneva santamente il venerando Don Giovanni Battista Lemoyne, già segretario del Consiglio Superiore della nostra Pia Società, e diligente e illuminato biografo del Ven. Don Bosco. Nel dare il mesto annunzio a tutte le Case Salesiane il rev.mo sig. D. Albera tesseva questo splendido elogio: « Mi sento talmente commosso che non trovo parole per manifestare tutta l'ambascia dell'animo mio e degli altri Superiori, sia perché noi tutti consideravamo il caro estinto quale una vivente reliquia del Ven. Fondatore, sia per la gravissima perdita che viene a fare l'amata nostra Pia Società già cotanto provata in questi calamitosi tempi. La dipartita da questa vita di chi ha vissuto per tanti anni accanto a Don Bosco nella più cordiale intimità, raccogliendo tutti i palpiti del cuore paterno per ridirli ai venturi con biblica sincerità, non può non essere sensibilissima ». Altrettanto dobbiamo ripetere noi ai benemeriti Cooperatori, i quali serberanno anch'essi pel venerando estinto la più alta stima e riconoscenza.

Già da qualche anno la robusta fibra del compianto Don Lemoyne aveva cominciato a cedere sotto il peso del continuo, incessante lavoro. Fin dello scorso anno egli fu obbligato a non piú discendere a celebrar la Santa Messa nel Santuario di Maria Ausiliatrice. Continuò però a celebrare in una cappelletta privata, e nelle belle giornate si trascinava ancora fino al coro del Santuario per la sua solita lunga visita a Gesú Sacramentato. Parve anzi che la stagione estiva gli avesse ridonate nuove enérgie. Ma purtroppo era cosa effimera, e dal 20 agosto, piú non reggendosi in piedi, fu costretto a rimanere a letto e ad accontentarsi della S. Comunione quotidiana.

Aggravatosi repentinamente, la mattina del 14 u. S. gli fu tosto piamente recato dai rev.mo sig. Don Albera il S. Viatico in forma solenne; ed egli ricevette per l'ultima volta il suo Gesù, che tanto aveva amato e fatto amare, con sonfluo raccoglimento.

Aveva accanto al letto S. Em. Rev.ma il Card. Cagliero che gli andava suggerendo devote aspirazioni, il fratello Don Vincenzo, la sorella Figlia di Maria Ausiliatrice, tutti i membri del Consiglio Superiore, i Confratelli e il piccolo Clero dell'Oratorio. Poco dopo gli venne amministrata l'Estrema Unzione e data la benedizione papale; e la sua agonia, calma e serena corre tutta la sua vita, si protrasse fino circa le ore 18.4o, quando l'anima sua passò placidamente agli eterni riposi.

Don Albera, colle lacrime agli occhi, intonò il De profundis e, inginocchiato presso il cadavere, rendeva all'amato estinto il primo tributo di devoti suffragi recitando con i membri del Consiglio Superiore il S. Rosario.

"IN MEMORIAM ! "

Come D. Lemoyne si fece Salesiano.

Nato a Genova il 2 febbraio 1839 dal dott. Luigi Lemoyne, medico della Real Casa in quella città, e dalla Contessa Prasca, donna di sensi elevatissimi e modello delle madri cristiane, il nostro Don Giovanni aveva abbracciata in patria la carriera ecclesiastica compiendovi con felicissimo esito gli studi filosofici e teologici, che furono coronati dall'ordinazione sacerdotale il 14 giugno 1862. Ma egli sentiva già una segreta propensione per orna vocazione più perfetta. Diamo la parola a lui medesimo che, nel Processo per la Causa di Beatificazione di Don Bosco, dichiarò in questi termini la sua vocazione salesiana: « Nel 1864 era sacerdote secolare già da due anni e sentiva una propensione ad aggregarmi a qualche ordine religioso, ma non sentiva inclinazione per nessuno di quelli che conosceva. Mi era stato intanto descritto Don Bosco, come un santo, ma non sapeva che si fosse accinto all'istituzione di una pia Società. Venni a Torino per trovarlo nel mese di luglio; ma egli era assente dalla città; e quindi ritornai a casa mia a Genova. Nel settembre, l'ultima domenica, trovandomi a Belforte, paesello presso Ovada, pregai nella cappella della Madonna, per conoscere la volontà di Dio a mio riguardo. Sul destarmi al mattino seguente sentii una voce chiara all'orecchio che mi diceva: Va a Lerma! (paesello distante un'ora di cammino da Belforte) e troverai Don Bosco! Si noti che io non aveva mai udito che Don Bosco dovesse venire in quella regione. Celebrai quindi la S. Messa, pieno di questo pensiero; ma temendo che fosse effetto di fantasia partecipai la cosa al marchesino Carlo Cattaneo il quale mi disse: o sogno o non sogno, andiamo a Lerma, interroghiamo il

Parroco. Colà portatici, con nostra grande meraviglia veniamo a sapere che realmente D. Bosco era aspettato fra pochi giorni. Infatti Don Bosco arrivò. Conferii con lui e dietro suo invito pochi giorni dopo mi portai all'Oratorio di Valdocco presso Don Bosco, nel cui Istituto convissi da quel giorno sino alla sua morte ».

Il suo primo Incontro con D. Bosco.

Singolare fu quell'incontro. Don Bosco fissò il giovane sacerdote con sguardo amorevole, lo richiese del nome e della patria, quindi gli disse: - Ebbene... venga con me a Torino.

- E perché no? - rispose D. Lemoyne, affascinato dalla bontà del Servo di Dio.

Don Bosco per allora non gli disse di più. Senonché l'Arciprete di Lerma lo volle a mensa a lato di Don Bosco, che lo intrattenne a lungo sull'Oratorio di Torino e sui mezzi da usarsi per salvare la gioventú da tanti pericoli. Il giovane sacerdote era assorto nell'ascoltarlo, e ad un tratto disse al Venerabile

- Io verrei tanto volentieri con lei a Torino, se mi accetta.

- E con quale intenzione verrebbe?

- Con quella di aiutarlo in quel poco che posso. - No! - lo ammoni Don Bosco - le opere di Dio non han bisogno dell'aiuto degli uomini. - Ebbene io verrò, e Lei mi dirà ciò che dovrò fare.

- Venga unicamente per far del bene all'anima sua!

- Ed io farò cosí!

E tornando con Don Bosco a Mornese, Don Lemoyne gli parlò per un'ora e mezzo della sua vita passata, di quanto aveva fatto e pensato sino a quel giorno, e dei progetti formati per l'avvenire. Fu una passeggiata indimenticabile.

Il domani martedí 11 ottobre, giorno della partenza, dopo la refezione, tra gli applausi della folla, Don Bosco si allontanava colla sua carovana da Mornese. Aveva accettati dieci giovanetti del paese per Torino e per Lanzo. A un certo punto, ove la via si biforca e da una parte discende verso Gavi, il giovane sacerdote prese congedo da Don Bosco. Il Servo di Dio gli disse con un sorriso incantevole:

- Quando verrai a Torino?

E tosto soggiunse : - Mi permette, non è vero, che le dia del tu?

- Si, sí! Mi tratti come suo figlio. Da qui ad otto giorni sarò con lei.

E mantenne la promessa.

Ciò che egli pensasse della Pia Società Salesiana.

Dopo D. Alasonatti, D. Lemoyne fu il primo sacerdote che entrò nella Pia Società Salesiana, della quale non tardò ad intuire l'ampiezza di apostolato che le destinava la Divina Provvidenza.

Da pochi giorni egli era all'Oratorio e Don Bosco - la sera del 22 ottobre 1864 - raccontava uno dei suoi tanti « sogni» profetici a tutta la comunità, dopo le orazioni.

Ritiratisi i giovani, rimasero col Servo di Dio due sacerdoti, uno era Don Lemoyne.

- Ebbene! - esclama Don Bosco con bontà e semplicità paterna - sentiamo che cosa dice Don Lemoyne di quello che ha udito?!

- Son d'avviso - questi risponde - che la Pia Società Salesiana ha da diffondersi in ogni parte del mondo!

- Che cosa dici?! - lo interrompe l'altro sacerdote, che pure era cresciuto nell'Oratorio. Osserva: un tempo Don Bosco non aveva nulla, ed ora... abbiamo un Istituto cosí fiorente a Torino, un Collegio a Mirabello, un altro Collegio a Lanzo... una gran chiesa in costruzione... Forse si aprirà ancora qualche altro collegio in Piemonte, ma basta; che possiamo aspettarci di più?

- Se io non fossi certo - rispondevagli Don Lemoyne - che l'avvenire della Pia Società Salesiana è quale io penso, me ne tornerei subito a casa mia! Sono ben altri i destini della Pia Società Salesiana.

Don Bosco approvava, sorridendo.

E Don Lemoyne fermo nel suo pensiero fino alla morte, apparve ben presto imitatore sagace dello spirito del Venerabile, quasi fosse stato cresciuto ed educato alla sua scuola fin dagli anni primi della giovinezza; e sempre coll'occhio fisso a Don Bosco, ne succhiava lo spirito nel coltivare e dirigere le anime dei giovani, nella fine prudenza pel disbrigo dei piú importanti negozi; ed ognor piú comprendendo nella sua grandezza la missione che la Provvidenza aveva affidata al Ven. Padre, con diligentissima cura prese registrare quotidianamente ogni fatto ed ogni detto di lui, che gli pareva degno di memoria.

Umile ma caro episodio.

Nell'ottavo volume delle Memorie Biografiche del Ven. Don Bosco, egli ha una pagina gentile ove parla di sè. E un umile episodio, elle altri non avrebbe neppure ricordato, e che a lui occorse nell'anno di prova passato all'Oratorio.

« Troviamo -- egli scrive - in un quaderno di un Salesiano, entrato già adulto all'Oratorio... la seguente pagina... » e il Salesiano è D. Lemoyne.

« Viveva in una certa aridità di spirito, che non sapeva spiegarmi e mi faveva noiosa la vita. Don Bosco, che mi aveva altre volte ridonata la pace e l'abbondanza di soavità, da qualche giorno pare che non mi osservi. Anche nel di della sua festa, a' miei versi, che gli declamai con affetto e con intelligenza, non mi guardò, non disse nulla, neppure un semplice bene! come la sua bontà gli fa sempre dire, per incoraggiare il buon volere. Siccome so che a D. Bosco è spesso noto l'interno dei cuori, ho fatto l'esame di coscienza, per assicurarmi che nulla proprio io abbia fatto di male, che gli possa dispiacere.

» Oggi poi Don Bosco mi sottomise ad una gran prova. Venne con un signore a visitare la tipografia, dove mi trovava. Tutti si volsero verso di lui.... I compositori, di mano in mano che ci passava vicino alla loro cassetta dei caratteri, si muovevano per avvicinarlo con rispetto. Per tutti egli aveva una bella parola, un elogio, una raccomandazione. Sperai che finalmente si sarebbe ricordato di me. Mi passa vicino, anche io baciai la sua mano, fissando gli occhi commosso su lui, con la persuasione che mi avrebbe consolato. Non si accorse di me, «non mutò aspetto nè mosse collo, né piegò sua costa », per dirla con un richiamo di scuola; e neppure pronunziando io il suo nome, nel baciargli la mano, come è nostro costume. Dunque è proprio in collera con me, pensai in me stesso, non c'è piú alcun dubbio. Che ho fatto?

» Vidi che ero il solo trascurato.

» Con l'anima ferita piú di quanto uno si possa immaginare, con occhio pietoso accompagnai Don Bosco che continuava il suo giro. Laggiù, in quell'angolo estremo, s'incontrò ancora con un giovanetto, che, non fo' per dire, ma mi pare che sia leggero, sventato, direi anche di piú, cattivo. E vedi bontà del destino! D. Bosco si è fermato vicino a lui, lo presentò a quel signore, e sorridendo raccontò di lui vita, virtù e miracoli. Poi gli dice di andare al suo posto, e, fingendo di non accorgersene, se lo tira indietro per tempo parecchio. Scherza, dicendogli di tornare a lavorare, e poi con mano tenace lo ferma.

» Mi riposi al mio tavolo. Gli occhi correvano sugli stamponi, la mano cercava di fissare la mente, per intendere ciò che leggeva, ma era fatica inutile, io non capiva nulla. Rilessi; e peggio di prima.

» La tipografia era a pian terreno e alcune finestre davano nel cortile.

» Mentre dunque io stava in cosí dolorose distrette di niente e di cuore, sentii battere legger mente con le dita sopra il mio capo sui vetri della finestra. Alzo la testa meravigliato... Chi era? Era Don Bosco, che dal di fuori, dove già si trovava, si volle ricordare di me, mettere fine a quella prova e darmi di nuovo un segno di affetto paterno. Rimasi là come sorpreso, sbalordito! - Oh lei Don Bosco? - esclamai. Ed egli, con un sorriso di ineffabile dolcezza, a farmi cenno con la mano, e poi, come una bella visione di sogno soave, scomparire dal mio sguardo. Che poteva io fare, che dire? - Grazie, D. Bosco! - gridai alzandomi dalla sedia, e spalancando la finestra. - Grazie della sua bontà! - Ma egli non senti nulla, e solo voltandosi ancora una volta indietro, . parmi dicesse: e Addio, sta' allegro! ». Fui di nuovo io!

» Aveva indovinato il mio bisogno, e con affetto paterno lo volle soddisfare, e il sorriso, con cui l'accompagnò, l'ho scritto nella memoria e nel cuore».

Direttore a Lanzo.

Terminato l'anno di prova, il 10 novembre 1865 promise a Don Bosco di vivere al suo fianco per tutta la vita, e il Venerabile lo inviò direttore al Collegio di Lanzo.

« In questo delicato ufficio - scrive Don Albera - rifulse tosto per la stia grande prudenza nelle cose piú disparate. Egli operava come aveva visto fare a Don Bosco durante l'anno di prova passato all'Oratorio. Ai confratelli e giovani era padre amorosissimo in tutto: preveniva ogni desiderio e si studiava di far tutti contenti, pur esigendo l'esatto compimento dei propri doveri. Alieno dal criticare l'operato dei confratelli, in pubblico aveva per norma o lodare o tacere. In privato però non istava dall'ammonire con soave energia or l'uno or l'altro, e, ascoltando e sciogliendo difficoltà, riusciva il piú delle volte a calmare gli spiriti giovanili e a conciliare tra loro nello stesso lavoro i caratteri piú opposti. Una bella schiera di Salesiani operosissimi, ancor viventi, per aver fatto il tirocinio di vita salesiana nei dodici anni del suo direttorato, ripetono da lui la completa loro formazione religioso-pedagogico-salesiana. Oh! come traduceva bellamente in pratica la gran massima di tutto il sistema educativo di Don Bosco, che cioè il direttore dev'essere anzitutto il padre, il consigliere e la guida amorevole dei confratelli e curarli più di se stesso! Egli li lavorava i suoi confratelli e non li abbandonava mai a loro medesimi, neppure quando dimostravano singolare abilità educatrice. In tal modo un po' per volta li rivestiva del vero spirito di Don Bosco e s'acquistava la confidenza illimitata dei suoi collaboratori, i quali alla lor volta andavano a gara nell'ottemperare non solo agli ordini, ma eziandio ai semplici desideri del loro direttore.

» Ma mentre egli coltivava con particolare saggezza le pianticelle trasportate dal vivaio del suo collegio al giardino chiuso della nostra amata

Pia Società, non trascurava punto gli altri giovani che non mostravano di essere chiamati allo stato religioso o sacerdotale. Onde ebbe la fortuna di preparare anche per le cariche civili uno stuolo di allievi che formarono l'onore del suo istituto e la corona del loro Direttore. Aveva infatti un'arte tutta sua nel dirigere i giovani e sia nelle istruzioni come nelle confessioni e nei privati colloquia parlava talmente al cuore che la sua parola, sia che suonasse ammaestramento o consiglio o pur ammonimento, vi restava impressa, a caratteri indelebili. Prova palmare ne fu la ricorrenza del 50° anniversario della fondazione del Collegio di Lanzo, ove i numerosi exallievi convenuti da tutte le parti e da tutte le classi sociali non finivano di manifestare il loro affetto e gratitudine all'amato Direttore di cui decantavano le virtù e il paterno cuore! »

Il biografo di D. Bosco.

Il nome di Don Lemoyne vivrà eterno come biografo di Don Bosco. Egli, anche durante gli anni passati a Lanzo, non ristette mai dal prendere nota delle cose più memorabili che compiva il Venerabile; ma sempre, quale ape industriosa, prosegui nella santa raccolta incominciata fui dal giorno che pose piede nell'Oratorio, e Dio dispose che molte volte si trovasse eventualmente presso Don Bosco, quando questi diceva o faceva qualche cosa di straordinario. Né cessò dalle sue preziose sollecitudini nei cinque anni che passò a Mornese e poi a Nizza Monf., quando il Venerabile per in formare del suo spirito il nascente istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice ne affidò la direzione a Don Lemoyne sicuro dell'esito piú felice.

E in tutti questi anni trovò eziandio il tempo per comporre poesie ed inni e dare alla luce ameni volumi e numerosi drammi e commedie ad istruzione della gioventù. Egli sapeva mirabilmente moltiplicare le energie della sua robusta costituzione e la feracità del suo eletto ingegno, per cui Don Bosco nel 1883 lo chiamò all'Oratorio in qualità di Segretario del Capitolo Superiore e redattore del Bollettino Salesiano, che diresse per circa dieci anni.

Il Signore cosí disponeva le cose perché divenisse il piú intimo del Ven. Don Bosco negli ultimi anni della preziosa di lui esistenza, e potesse per tal modo ascoltare, dalla sua bocca, la narrazione di tante meraviglie che la divina Provvidenza aveva compito e andava compiendo in mezzo a noi.

Per tutto questo e per l'intenso affetto che Don Lemoyne portava a Don Bosco, era naturale che alla morte del Padre venisse incaricato dell'opera grandiosa di coordinare e pubblicare le Memorie biografiche di Don Bosco, di cui egli ci regalò, un po' per volta, otto grossi volumi. Il nono, che sarà pubblicato in questi giorni, poté ancora essere riveduto, quasi fino alla metà, dall'autore medesimo. Per il restante della vita di Don Bosco - 18 anni ancora - egli lascia pazientemente e diligentemente radunato ampio materiale.

È superfluo dire anche solo una parola della preziosità di questo poderoso lavoro che lega indissolubilmente il nome di Don Lemoyne a quello del Ven. Fondatore; i nostri, benemeriti Cooperatori ne hanno un saggio nella Vita del Ven. Giovanni Bosco in due volumi, che egli offerse al pubblico.

Grave riserbo nel parlare di sé.

Ci torna consolante esporre diffusamente questi particolari della vita del compianto Don Lemoyne, perché egli, amante della ritiratezza e del silenzio, rifuggi sempre di parlare di sé, anche quando avrebbe potuto farlo umilmente. Il primo suo incontro con Don Bosco, quel gentile episodio del primo anno passato all'Oratorio, al pari di altri piccoli fatti, vennero narrati da lui stesso nei volumi delle Memorie, ma sempre in terza persona. Ad es., anche nel IX volume, a pag. 246, dopo aver detto della prima messa celebrata dal Ven. Don Bosco nel Santuario di Maria SS. Ausiliatrice il 9 giugno 1868, cioè il giorno della dedicazione, egli scrive: « Ebbero la consolazione di servirgli Messa D. Giovanni Battista Francesia e Don Giovanni Battista Lemoyne »; perché questo particolare era già stato pubblicato da Don Bosco nella Rimembranza che egli stesso pubblicò di quell'ottavario solenne: ma poi continua:

« Ritornato in sagrestia, dopo un lungo ringraziamento, Don Bosco s'intrattenne alquanto con una signora che già conosceva, venuta anch'essa a Torino per la festa e che gli era presentata dal figlio sacerdote salesiano. Egli disse al sacerdote: - Tu non sarai il solo Salesiano di tua famiglia!

» Singolare predizione: in famiglia erano ancora quattro fratelli propensi a tutt'altro che alla vita religiosa e una sorella ancor piccina. Ed ecco, 14 anni dopo, nel 1882, la sorella in modo inesplicabile entrar tra le Figlie di Maria Ausiliatrice 'e dopo 25 anni dalla profezia, uno dei fratelli, per circostanze non prevedibili, farsi anch'esso Salesiano. Di questo ultimo Don Bosco aveva detto chiaramente al confratello nostro nel 1886, indicando nominatamente la futura conquista: - Voglio rubarlo per me! ».

Ebbene quella signora era la mamma di Don Giov. Battista Lemoyne, e la nuova conquista il fratello Vincenzo, che si fece difatti salesiano e sacerdote, e lo assisté negli ultimi giorni.

Sua intimità col Venerabile.

Don Gio. Battista Lemoyne visse nel fervore piú vivo per Don Bosco, anche dopo la morte preziosa del Venerabile. Ovunque si trovasse, con chiunque parlasse, egli era sempre assorto nel pensiero e nella memoria di Lui, e prende: a appunti, moveva domande, cercava schiarimenti e non perdonava a ricerche e fatiche, pur di aggiungere una postilla al suo archivio, del quale apparve cosí geloso, che ai profani sembrò un'esagerazione.

Don Bosco stesso lo assecondò paternamente in questo cocente desiderio del cuore. Quando, negli ultimi aiuti, fu proibito al Venerabile di leggere al lume della lucerna o del gas, e perciò passava le sere d'inverno, parte nel raccoglimento e nella preghiera, parte nel ricevere qualcuno degli intimi, Don Lemoyne immancabilmente si portava ogni sera per un'ora al suo fianco, e in quelle ore fece rivivere a Don Bosco la sua prima giovinezza, gli anni di Seminario, e quelli dei primi tempi dell'Oratorio, interrogandolo senza posa. Cosí, dal labbro stesso di Lui, raccolse il materiale del 1° volume delle Memorie e della biografia della madre del Venerabile « Mamma Margherita », che Don Bosco stesso fu poi visto leggere con gli occhi pieni di lagrime, ed altre preziose memorie.

«Una di quelle sere d'inverno - ci narrava Don Lemoyne - Don Bosco mi accolse in silenzio, e in silenzio io rimasi seduto accanto a lui, piú di mezz'ora. Ad un tratto:

» - D. Lemoyne, disse Don Bosco, sei qui? » - Sí, signor Don Bosco.

» - E Don Bosco, quasi marcando le parole, lentamente continuò:

» - Tu... avrai... una lunga vita! » - Tante grazie!

» E tornò a tacere e non disse altra parola in tutta quella sera... ».

Questo affezionatissimo discepolo ed amico di Don Bosco, sentendo in questi ultimi mesi ognor piú grave divenirgli il peso degli anni e degli acciacchi, ricordò piú volte quella sera lontana e le parole di Don Bosco, e a un confratello, cui piú volte aveva fatto questa confidenza, domandò:

- Omai ho 77 anni! Ti pare che sia una lunga vita?!

Il desiderio del Paradiso non abbandonò il pio sacerdote un solo istante... ma anche la brama di lavorare e lavorare ancora, per condurre a termine le Memorie biografiche di Don Bosco, non gli venne meno che l'ultimo giorno, quando ebbe gli ultimi Sacramenti! Don Bosco gli aveva detto ben chiaro di usarsi certi riguardi, di fare ogni giorno qualche ora di moto, indipensabile come una medicina alla sua vita sedentaria: ma il desiderio di lavorar senza tregua gli fece credere superfluo ciò che era una necessità. Le ultime volte clic usci furono nel carnevale e nella quaresima del 1915, quando si trascinò al letto di un ex-allievo, bisognoso del suo ministero sacerdotale; e già allora non era più uscito dal giugno del 1912, quando, dopo la ricorrenza della sua Messa d'Oro, si recò a far visita di ringraziamento all'Em.mo Card. Richelmy per la parte che Sua Fin. aveva preso a quella festa, celebratasi con grande esultanza nell'Oratorio; e dall'Arcivescovado (cosa che parve un prodigio!) si era spinto fino a Valsalice per salutare Don Bosco e D. Rua!

I funerali - Un suffragio.

I funerali, celebratisi la mattina del 16, furono un plebiscito di stima e venerazione tributato al santo sacerdote, non pur da Confratelli ed alunni ma anche da numerosi ammiratori di tutte le classi sociali. Cospicui membri del Clero e del Patriziato Torinese, e numerose rappresentanze di Associazioni Cattoliche e di Religiosi Istituti, si unirono con unanime affetto al largo stuolo di Salesiani e Figlie di Maria Ausiliatrìce, accorsi da molte case, che l'accompagnarono al Camposanto.

Nessuno dei lettori voglia negare il tributo di un affettuoso suffragio a questo incomparabile figlio di Don Bosco!

La morte di Mons. Fagnano.

Un laconico telegramma inviato in data 2o settembre dall'Ispettore Don Luigi Nai al Rettor Maggiore dei Salesiani Don Albera ci reca la dolorosa notizia della morte di Mons. Giuseppe Fagnano, Apostolo della Patagonia Meridionale e della Terra del Fuoco, avvenuta il 19 settembre a Santiago nel Chilí.

Il Momento di Torino e l'Osservatore Romano fecero, del compianto Missionario, quest'elogio:

Partito per l'America colla prima spedizione di Missionari Salesiani nell'anno 1875 Mons. Fagnano fu direttore del 1° Collegio Salesiano aperto nel nuovo continente a S. Nicolas de los Arroyos nell'Argentina e della 1a Casa Missione in Patagonia. Eletto Prefetto Apostolico della Patagonia Meridionale e della Terra del Fuoco, sposò la causa delle razze indigene affidate alle sue cure, con un'attività ed un zelo singolari. Per opera sua i Tehuelches della Patagonia Meridionale, gli Alacalufes e gli Onas della Terra del Fuoco omai quasi tutti sono stati guadagnati alla religione e alla civiltà.

Con frequenti escursioni dalla Casa principale di Puntarenas (un istituto modello, visitato piú volte con meraviglia da Augusti Principi di Casa Savoia) e con le fondazioni di S. Cruz e di Gallegos egli provvide agli indii Tehuelches; con lo stabilimento di un grande villaggio e una residenza succursale nell'isola Dawson agli Alacalufes; e col villaggio della Candelaria, tra il Capo Peñas e il Capo Sunday, agli indii Onas della Terra del Fuoco.

La storia delle sue esplorazioni, nelle quali seppe rendere alla scienza segnalati servigi, è delle piú interessanti. Le repubbliche dell'Argentina e del Chilí, con comune decreto, vollero intitolato dal nome di Mons. Fagnano il piú gran Lago della Terra del Fuoco (lungo 43 km.) perché da lui scoperto nel dicembre del 1886.

Mons. Fagnano ha percorso le sponde del Rio Negro, la Terra del Fuoco, lo Stretto di Magellane, la Patagonia Meridionale, il Chili e tutti i Canali Australi, portando dovunque la luce della religione e la bandiera dell'incivilimento.

Contava 72 anni; era nato a Rocchetta Tanaro il 1844. Fu eletto Prefetto Apostolico da beone XIII nel 1883.

* *

Diremo più ampiamente di lui, nel prossimo numero.

IL NOSTRO QUESITO

„Come si può avere personale idoneo cui affidare le opere giovanili?"

Ci giunsero, ancora, fino agli ultimi giorni dello scorso settembre, moltissime risposte. Varie ripetono osservazioni o proposte già fatte o accennate; altre però offrono il contributo di nuove idee, o le presentano in nuova forma

Porgiamo, pubblicamente, a tutti quelli che s'interessarono con tanta e tanto cordiale premura della miglior soluzione del quesito, le nostre più vive azioni di grazie, e intanto dichiariamo chiusa la discussione.

Nel prossimo numero, daremo le nostre conclusioni; in questo diamo ancora alcune risposte.

I) Il sig. GIOVANNI MINELLi di Brescia suggerisce l'istituzione di una conferenza di San Vincenzo de' Paoli (che a parer nostro potrebbe essere un Comitato qualsiasi « pro Oratorio »).

Che male c'è se anche un oscuro figlio del popolo, che da piú di quarant'anni frequenta uno dei fiorentissimi Oratori esistenti in Brescia, si permette interloquire, così alla buona e come la limitata coltura glielo concede, in mezzo all'importante discussione che competenti persone tengono desta da alcun tempo sul Bollettino?...

Il mio pensiero si ferma anzitutto sull'elemento laico, se non necessario, certamente molto utile e molto pratico per la formazione ed andamento di un Oratorio festivo di città, o di grossa borgata, ove ritengo si imponga maggiormente la necessità di un Oratorio festivo, là dove disgraziatamente manca.

Si raccolga qualche giovane dai 2o anni in su. Ho sottolineato il qualche, perché pochi bastano - dai sei ai dieci -- per esempio; meglio se benestanti, ma benissimo (prego badare al superlativo) possono essere atti allo scopo anche se operai, anche se artigiani, basta solo, non dico che sieno buoni cristiani, ché questo è sottinteso, ma che abbiano buon senso e buon cuore.

Si formi, con tale elemento, una specie di Conferenza di S. Vincenzo de' Paoli, istituzione che non costa nulla; si cerchi di farla funzionare né piú né meno che colla praticità per eccellenza del Regolamento che regge ed inspira l'opera delle Conferenze ; ed io, scommetterei, se dal contatto col povero, se dallo svolgersi umile della santa opera delle Conferenze, in pochi presi essa non darà quell'elemento laico bastante a formare le colonne sulle quali erigere l'Oratorio festivo.

A capo di questo gruppo si ponga un sacerdote, vecchio o giovane, che si inspiri allo zelo di San Filippo Neri o di Don Bosco e che fin dall'inizio del nuovo Oratorio, sia pur meschino di risorse e di numero, tenga aperto il proprio studio sempre ed in ogni momento ad ogni giovanetto che sentisse il bisogno di una buona parola, di un consiglio, o fosse pure di quattro amichevoli chiacchiere, e non c'è nessun dubbio che l'Oratorio si formerà da sé...

Non mi si vuol credere? Si provi. Alla peggiore delle ipotesi resterà la Conferenza di S. Vincenzo de' Paoli, e sarà già qualche cosa, che presto o tardi darà indubbiamente altri benefici frutti.

II) Mons. GIUSEPPE BORTOLON, Direttore della Colonia Agricola B. Bernardino R. di Feltre (Belluno), propugna la necessità di ricorrere alla formazione di un buon personale laico.

...Sarebbe certo l'ideale avere in ogni parrocchia uno di quegli istituti religiosi che sono sorti provvidenzialmente per l'educazione della gioventú, ma è un'utopia il solo pensarlo, sia per la scarsezza del personale, sia per le difficoltà materiali di ogni fatta.

Ottima cosa sarebbe pure avere clero a sufficenza da impiegare, oltre che per la cura d'anime, anche esclusivamente per la istruzione e l'educazione della gioventú; ma anche questo è praticamente impossibile per la maggior parte delle diocesi, che appena possono disporre del Clero necessario alla cura d'anime, ed il solo parroco, si dica quel che si voglia, quando ha adempiuto con zelo a tutte le parti del suo pastorale ministero, è impossibile che possa dirigere da solo, a lungo e con frutto, un Oratorio od un patronato.

I seminaristi poi potrebbero prestare fruttuosamente l'opera loro, previa la necessaria istruzione in seminario, nei centri dove risiedono o tutt'al piú nelle parrocchie suburbane; ma come provvedere a tutte le altre parrocchie, in cui non vi è una casa religiosa, né Clero sufficente, né l'opera dei seminaristi?

Questo è il nodo della questione.

La risposta è ovvia: bisogna ricorrere all'opera di personale laico. Ma come averlo adatto? ed opportuno? In ogni parrocchia, o quasi, non è difficile scoprire qualche laico, piú o meno giovane, che mostri disposizioni naturali al còmpito richiesto pel buon andamento di un Oratorio o di un patronato o di simili istituzioni. Il parroco, che ha stabilito di avviare quest'opera, o che avendola fondata la vede intristire, mandi questa persona per due o tre mesi, od anche per un solo, presso un Oratorio od un patronato ben diretto da qualche famiglia religiosa. La vita pratica a cui ha preso parte il suo giovane, che supponiamo già predisposto da natura, gli gioverà piú che cento conferenze, piú che la lettura di molti libri, e ritornato alla sua parrocchia, potrà prestare un aiuto prezioso. Lo stesso valga per un sacerdote o chierico, che pur avendo tutta la buona volontà, non sa come incominciare o come comportarsi e risparmierà cosí molto tempo che gli sarebbe necessario prima di orientarsi colla propria esperienza.

Gli Istituti religiosi poi, come ad esempio i Salesiani, i Giuseppini, i Fratelli delle Scuole Cristiane, i Padri Cavanis, ecc. dovrebbero essere lieti ed onorati di aprire le porte dei loro istituti a simili persone, vedendo cosí diffondersi il loro spirito....

Ove non fosse possibile mandare in questi Istituti le persone prescelte, bisognerebbe pregare i suddetti Istituti religiosi a mandare uno dei loro religiosi piú adatti per qualche domenica o per qualche giorno, a seconda dell'opera da iniziare, per avviarla, indirizzare le persone preposte teoricamente e, ancor più, con l'esercizio pratico. Perché i sullodati Istituti religiosi (potendo farlo) dovrebbero rifiutarsi a tale opera di carità, che faciliterebbe il sorgere di simili opere e ne raddoppierebbero il frutto?...

III) Il rev.mo Mons. FRANCESCO MASETTI, Can. Prevosto della Cattedrale di Fano e fondatore di Istituti pei figli del popolo in quella città, illustra la possibilità di avere buon personale dai giovani più grandicelli dell'Oratorio.

Dal Bollettino Salesiano non poteva aprirsi piú importante e pratica discussione di quella del numero di aprile: « Come venire in soccorso alla gioventù abbandonata e.

Il quesito merita ogni studio.

Dopo tanto che si è pubblicato nei numeri di maggio, giugno, luglio, ecc., io non porto nessuna idea nuova nella discussione, ma mi piace di afferrare il meglio che è stato proposto intorno all'importante argomento.

a) L'Oratorio, dalla sua forma piú semplice (riunione domenicale di fanciulli a scopo di istruzione religiosa, alternata con ricreazioni, ecc.) fino alla sua forma piú complessa e completa, che comporta un'infinita fioritura di opere giovanili, è suscettibile di tale e tanta varietà ed adattabilità di forme che può convenire a tutti gli ambienti e servire di fondamento a qualsiasi altra istituzione a prò della gioventù (sig. Arturo Poesio nel numero di maggio).

b) Come dar vita all'Oratorio festivo e farlo fiorire, perché possa dare quei frutti che da esso giustamente si attendono?

Trattandosi di opera cosí urgente, bisogna cominciare come si può, seguendo l'esempio di Don Bosco, il quale, se per iniziare le riunioni dei suoi birichini avesse atteso di avere tutti gli aiuti che un vero e proprio Oratorio festivo esige, non avrebbe mai fatto quello che ha fatto (D. C. S. nel numero di luglio).

Iniziato così l'Oratorio in quel modo che è pos sibile, occorre fra i giovanetti stessi cercare e scoprire quelli che addimostrano attitudine all'opera stessa Possiamo ben dire quanto si vuole che tutti i sacerdoti debbono adoperarsi per le Opere giovanili, parte così importante del nostro ministero, ma teniamo ben fisso elle per questo Apostolato si richiede una vera e propria vocazione divina, come per le Missioni Estere, come per lenire le miserie corporali del nostro prossimo, ecc. ecc. Vediamo sacerdoti, anche esemplari, che non si trovano bene coi ragazzi. Ne vediamo altri che non vivono mai così bene, come in mezzo al loro tumulto e tramestio. La Provvidenza suscita le vocazioni secondo il bisogno, quantunque a queste vocazioni non sempre si corrisponda per colpa delle volontà umane.

Dunque prima cura del Parroco, o sacerdote che si accinge all'Opera dell'Oratorio, sia cercare, scoprire, coltivare tali vocazioni. Ai giovanetti che addimostrano amore e interesse per l'Opera affidare quei cómpitì di cui sono capaci, incoraggiarli, lodarli, quando li disimpegnano bene, mostrare di avere in loro fiducia, e sopra tutto tenerli vicino il piú che sia possibile, parlare loro della grande Opera dell Oratorio, e del gran bene che se ne può ricavare, far loro leggere le vite dei Santi che si dedicarono all'opera di salvare la gioventú; ecc.

Se questi giovanetti dovessero restare nello stato laicale, saranno tuttavia sempre un buon aiuto per l'Oratorio. Ma è ben piú facile che giovanetti zelanti della salvezza dei loro compagni siano chiamati allo stato ecclesiastico.

E qui ecco pararsi una non lieve difficoltà.

Sul piú bello che questi giovanetti sono educati per l'Oratorio, dovranno lasciarlo per entrare in Seminario dove lunghi anni di studio e nuovi e diversi esercizi potranno loro farlo dimenticare, o anche suscitare nel loro cuore qualche altra vocazione... forse piú comoda. Anche nella migliore delle ipotesi il direttore dell'Oratorio resterà un'altra volta senza aiuto.

Rispondo:

Il Parroco, o Direttore, che ha il merito di avere suscitato tali vocazioni, procuri tenersi con sé questi giovanetti il piú lungo tempo possibile, il che non gli sarà malagevole in quei luoghi ove siano pubbliche scuole di ginnasio e liceo.

Verrà però finalmente, per quanto ritardato, il giorno in cui tali giovani dovranno lasciare l'Oratorio per essere ammessi in seminario a compiervi il corso degli studi sacri.

Qui si entra in un punto delicato, giacché si dovrebbe trattare con gli Ecc.mi Vescovi, i quali non sono tenuti ad ascoltare suggerimenti, o accettare condizioni da chicchessia.

Proporrei tuttavia quanto segue:

1° Presentare il giovane, o i giovani se sono piú, dichiarando le loro relazioni con l'Oratorio, e se l'Oratorio fosse nella medesima città, chiedere che nei giorni festivi siano mandati a prestare l'opera loro nell'Oratorio che li ha allevati.

2° Anzi, in questo caso che il Seminario sia nello medesima città, chiederei senz'altro che detti giovani restino in aiuto del Parroco e sotto la sua sorveglianza, come chierici esterni, frequentando regolarmente i corsi di studio in Seminario. L'opera dell'Oratorio è al giorno d'oggi di tale e tanta importanza, che nessun sacrificio per favorirla deve sembrare troppo gravoso.

Accenno un fatto di cui fui parte.

Io mi trovava con sulle spalle, non solo un Oratorio festivo, ma anche un piccolo Istituto di Artigiani, ed era solo, senza aiuto di sorta. Avrei dovuto far tutto da me, se pure si eccettua l'ufficio di cuoco. Mi affiatai con alcuni alunni del Seminario, nei quali aveva scorto inclinazione alle opere giovanili; ne. chiesi al Vescovo, prima uno, poi altri due, la mia domanda, stante l'urgente necessità, fu accolta benignamente; i giovani furono lieti di cambiare il Seminario con la casa dell'Istituto, seguitando i corsi di studio in Seminario, e così il vuoto della mancanza di personale fu coperto.

Faccio poi notare che così si forma la vocazione a simili opere.

Uno di quei tre, venuti in mio aiuto, è il Can. D. Giuseppe Gentili, oggi direttore dell'Oratorio festivo di Fano, cui consacra tutto se stesso, le sue forze, il suo avere, con gran vantaggio della nostra gioventú. Egli, che è Canonico della Cattedrale, gode per grazia della S. Sede l'indulto di essere assente dal Coro pro diebus et horis in cui è occupato per l'Oratorio, senza tuttavia perdere i suoi proventi E quando la S. Sede, prima di accordargli tale grazia, interpellò il Capitolo, come parte interessata, i Canonici risposero votis omnibus albis, riconoscendo maggiore la necessità di chi curi la nostra gioventú, piuttosto che di un Canonico di piú in coro.

Se adunque la stessa S. Sede, riconoscendo la grave necessità, concede simili dispense da gravi leggi ecclesiastiche, mi pare che il medesimo favore si debba sperare dalle Autorità Diocesane relativamente a leggi e regolamenti interni dei Seminari.

Resta però sempre la difficoltà quanto a quegli Oratori che sorgono in paesi e parrocchie isolate, dove non vi è Seminario, né Corso di studi sacri. Quando i giovanetti che si vanno formando per l'Opera dell'Oratorio dovranno abbandonarlo per essere accolti in Seminario, il povero Parroco, o Direttore, resterà solo e abbandonato.

Queste sono le difficoltà dei primi passi dell'Opera, difficoltà che bisogna superare come meglio si può. Ogni opera nasce piccina; si svolge poco a poco. Questi alunni torneranno pure un giorno, poi altri ed altri saranno mandati ad occupare il loro posto, e così col tempo (a ogni cosa si richiede il suo tempo), l'Opera sarà consolidata. I Vescovi, compresi della sua importanza, restituiranno volentieri questi novelli sacerdoti all'Oratorio, ed essi (nel supposto di vera vocazione) non si cureramnno di vistosi provvedimenti e la Provvidenza penserà a loro.

Sì, la Provvidenza, che non abbandona gli uccelli dell'aria, provvederà questi buoni sacerdoti accesi di zelo per la salvezza della gioventú.

La vocazione all'Opera degli Oratori è vocazione di grande sacrificio e di essa si può ben dire che nemo mittens manum ad aratrum, et respiciens retro, aptus est regno Dei. Il giovane sacerdote, che, dedicandosi a questa santa opera, tenesse d'occhio la parrocchia A, il canonicato B, non sarebbe certo animato da vera vocazione.

Senza essere legato da voti egli deve avere un vero distacco da onori e vantaggi terreni, l'Oratorio deve essere il suo amore e il campo del suo apostolato per tutta la vita (è un campo che gli può ben fruttare), e la Provvidenza non gli farà mancare il necessario, anzi gli darà ben piú del necessario: Quaerite primum regnum Dei et iustitiam eius et haec omnia adjicentur vobis (Matt. VI, 33).

Mons. FRANCESCO MASETTI,

Can. Prev. della Cattedrale di Fano.

IV) Finalmente, il zelantissimo Mons. BRUGNOLI ci onora, come aveva promesso, di questi dettagli che lumeggiano la sua proposta dell'impianto di un Istituto all'unico scopo di formare il personale degli Oratori.

Ill.mo sig. Direttore,

Sono ben lieto della discussione svoltasi in codesto benemerito Bollettino, e spero che vorrà permettere anche a me di ringraziare tutti gli egregi Cooperatori per il benevolo appoggio dato all'idea che mi permisi esporre al pubblico. Comunque venga prospettata la soluzione del problema, mi sembra che un passo innanzi, lo si è già fatto con la semplice constatazione dell'urgenza di provvedere con mezzi più efficaci e con nuove energie alla salvezza della gioventú maschile.

E consolandomi di questo risultato, prima di riprendere il mio argomento, anche stavolta devo premettere una spiegazione, necessaria alla chiarezza. Devo dire cioè che alcuni dei gentili interlocutori hanno ristretto assai l'estensione del mio pensiero, fermandosi solo a dar consigli o a far proposte sull'istruzione catechistica. Che dalla soluzione del quesito formulato dal Bollettino anche l'istruzione religiosa possa avvantaggiarsi, è quanto mai evidente. Ma tale non era il mio obbiettivo, dirò cosí, unico o principale. Io intendevo e intendo parlare di OPERE dirette a salvare la gioventù maschile. Orbene, quando si dice opera, si pensa a qualche cosa di completo, di organico, con finalità e scopi estesi a tutto ciò che la vita gìovanile richieda. Quindi istruzione religiosa, ma inoltre giuochi, canto, teatro, passeggiate, assistenza nel far i compiti di scuola, custodia nei giorni di vacanza, ritrovi serali, nei giorni festivi pratiche religiose in comune, ecc. Tali opere possono avere denominazioni diverse; qui si chiameranno Oratorii festivi; altrove Patronati o Dopo-scuola; ma i nomi poco interessano quando si è intesi sulla sostanza.

Il bisogno di simili istituzioni è urgente, se si vuol salvare la gioventú maschile nelle città e nei grossi centri. In molti luoghi poi tutto sarebbe già pronto per farle sorgere; in altri non sarebbe difficile ottenere altrettanto. Ma non si trova il personale a cui affidarle. Infatti l'esperienza ha dimostrato che là, ove tali opere sono in mano di persone idonee, riescono una vera benedizione; benevise e accette alle famiglie cristiane, che perciò vi dànno volentieri largo appoggio morale e materiale; gradite e care anche ai giovani, che le frequentano perciò di buon animo e con profitto. Mentre ove sorgono con personale improvvisato, e non sufficiente, conducono una vita misera, e nulla o assai poco ottengono. Fu detto adunque che le opere giovanili richiedono, per prosperare, un personale proprio, stabile, idoneo.

Proprio, il che vuol dire che chi ha il mandato di attendere alla educazione cristiana della gioventú in una determinata città o parrocchia non deve avere altri uffici incompatibili.

Stabile, di una stabilità relativa, s'intende, ma tale da lasciar la possibilità di conoscere l'ambiente, i caratteri, i gusti, le inclinazioni del luogo ove si deve lavorare. I cambiamenti frequenti, e fatti per motivi che non riguardano la vita delle opere giovanili, sono perniciosi.

Idoneo, e cioè preparato espressamente alla mansione specifica di educare i figli del popolo.

E arrivati a questo punto, io mi dissi convinto che un Istituto, aperto e diretto, se a Dio piacesse, dall'Opera Salesiana, erede e interprete dello spirito di D. Bosco, all'unico scopo di preparare le guide, e quasi direi gli angeli custodi ai figli del popolo, potrebbe dare frutti abbondantissimi. Questo il mio concetto; e per toccare ora qualche dettaglio, aggiungerei alcune osservazioni su due punti che maggiormente mi sembrano materia di studio e di discussione.

a) E bene che il personale sia esclusivamente religioso? Sarebbe possibile e utile avere anche un personale laico? A me sembra che l'esempio di Don Bosco, che tanta fiducia ripose nei Cooperatori, possa invocarsi in appoggio di chi pensa che anche un personale laico potrebbe dare aiuti preziosi. D'altra parte tutta la storia della Chiesa ci dice che la Provvidenza, anche nel cuore di laici, è solita deporre le grazie che formano gli apostoli. Per tacere di tanti e tanti, faccio solo il nome del Ven. Luzzago. Se noi adunque dobbiamo reclutare un esercito per la salvezza della gioventú, non dobbiamo trascurare alcuna forza, anzi conviene facilitare a chiunque di entrare tra le file della santa milizia, che si propone uno scopo cosí nobile, e che avrà un campo di lavoro senza confini.

Ed io son pure d'avviso che aperta la via, creata la possibilità, a chi ne avesse le doti, di formarsì una conveniente posizione sociale in questo modo e con queste idealità, non dovrebbero mancare gli aspiranti. Chi non sa come nel cuore dì molti giovani, condannati a fare da commessi viaggiatori, o da agenti di negozio, e anche poveri operai, vi sarebbero doti di cuore e disposizioni meravigliose, che messe in valore potrebbero darci cooperatori eccellenti?

Le Congregazioni religiose adunque diedero e daranno sempre gli elementi senza confronto migliori, ma trovar la via di aver anche un personale laico, non mi sembra fuor di proposito.

b) E quali criteri, o meglio quali esigenze si dovrebbero avere nella preparazione di questo personale? La questione del programma, in pratica, è di grandissima importanza. Da una parti si tratta di formare un personale veramente atto alla sua missione, quanto mai delicata; e dall'altra si tratta di non creare difficoltà che possono scoraggiare gli aspiranti. Certamente si potrà avere un massimo e un minimo. Chi fosse sacerdote, o avesse la patente di maestro, a priori deve ritenersi idoneo; ma per gli altri conviene fissare un minimo di preparazione con criteri molto pratici, senza lasciarsi fuorviare dai metodi ora prevalenti nella burocrazia statale.

Un esempio potrà chiarìre il mio pensiero. Vediamo ciò che si fa negli Asili Infantili. Per legge solo chi ha la patente di maestra di grado superiore o la licenza della scuola normale potrebbe conseguire il diploma speciale di abilitazione all'insegnamento nei giardini e negli Asili d'Infanzia (Art. 97 Regol. 3 dic. 1896). Si vede subito che c'è una sproporzione fra i titoli che si esige da una maestra di asilo e ciò che essa deve insegnare a bambini dai 3 ai 6 anni. E benché con la Legge 14 giugno 1907 siasi estesa la possibilità di conseguire tale diploma anche alle maestre di grado inferiore, pure si ottennero scarsi risultati, per cui si è dovuto ricorrere a un altro provvedimento, Furono cioè istìtuiti corsi speciali estivi di educazione e di igiene infantile, con programmi modesti, e a chi li frequenta con profitto si rilascia il titolo di giardiniera sufficiente per poter insegnare negli asili e non si parla piú di patente dì grado superiore né inferiore. E le nostre brave Suore, vere educatrici dell'infanzia, ordinariamente non sono che giardiniere. Ecco adunque il massimo, che è rappresentato dalla Legge surriferita, e il minimo, rappresentato dal breve corso estivo, e che dà in pratica ottimi risultati.

Questo richiamo ci deve insegnare a non esigere troppo; a essere pratici e modesti. Che cosa occorre infatti per riuscire un buon elemento fra i nostri giovanetti? In via ordinaria non occorrono né lauree, né patenti. Anzi si potrebbe dire: ut quid perditio haec? quando si pensi che un maestro fornito di intelligenza e di titoli difficilmente si saprebbe adattare alla vita modesta di un Oratorio festivo, ove assai piú si può ottenere con certe doti morali e con la pedagogia di Don Bosco, che non si impara sui libri.

Ma ora preme sapere se sia lecito sperare che qualche cosa si tenti. E questo, solo a Torino può esser detto. Intanto io trovo opportunissima la proposta di pregare perché il Signore mittat operarios in messem suam. La vigna, ove c'è deficenza di mano d'opera, è sua; le anime, che noi vogliamo salvare, sono redente dal sangue di Cristo; la gioventú, che noi vogliamo indirizzare a virtú, è ben piú cara al suo cuore, che a noi; quindi nessuna preghiera salirà piú grata e piú accetta dinanzi al trono dell'Altissimo. Si promuova pure, specialmente tra noi parroci, che sentiamo tutta la insufficienza nostra, questa lega di preghiere. Preghiamo, perché dall'alto viene ogni dono ottimo e perfetto, e perché non occorre uno sforzo a persuaderci che, qualunque nostra iniziativa, anche se fosse per avventura felice e geniale, è vana se non ottiene l'incremento celeste. Ma operiamo anche; e operiamo anzi come tutto dovesse dipendere dai nostri sforzi, poiché questa è la via ordinaria della Provvidenza. E bando specialmente a ogni timore che la nostra agitazione possa arrestare il poco bene che ora vien fatto. Invece allarghiamo l'orizzonte e apriamo gli occhi. Non fermiamoci a guardare se sono 5o, o Zoo i fanciulli che frequentano l'Oratorio festivo, ove esiste, ma quanti sono invece quelli che non lo frequentano, o perché non lo hanno o perché non vogliono. Intensifichiamo il lavoro, raddoppiamo gli sforzi; ma persuadiamoci che se non avremo strumenti adatti, faremo sempre poco; e se anche quel poco può rappresentare il massimo che possiamo fare coi mezzi disponibili, sursum corda, e finché vedremo che i giovani che si allontanano da Cristo aumentano, non desistiamo di chiedere a Dio e agli uomini aiuti maggiori.

Mons. ANGELO BRUGNOLI.

N. d. R. - Qui ci torna opportuno il raccomandare - e lo facciamo molto volentieri - la formazione di buoni maestri elementari, cioè che non lascino nulla a desiderare nè dal lato scientifico e didattico, nè dal lato religioso e morale. Alla formazione di siffatti maestri - è bene che lo rammentino i zelanti Cooperatori - mirano appunto due Convitti aperti presso la Scuola Maschile Pareggiata di Torino, Via Val. salice 39 e quella di Frascati, Villa Sora. - Chi ha buoni e bravi giovani, desiderosi di avviarsi alla carriera magi. strale, li indirizzi ai Convitti accennati.

Per programmi rivolgersi alle due Direzioni.

LAVORO ! LAVORO!

Dall'Oratorio festivo di Borgo S. Donnino.

Borgo S. Donnino, 15 agosto 1916.

Rev.mo Sig. D. Albera,

Da Parma, ove avevo laciato l'Oratorio S. Benedetto adibito a caserma, venni mandato a Borgo S. Donnino, ove da tempo si sospirava come manna del Cielo un Salesiano. E vi giunsi il 16 ottobre 1915 mentre la cittadella commemorava il centenario del miracolo di S. Francesco d'Assisi che di passaggio a Borgo aveva fatto discendere dal cielo il pane per sfamare i poveri e i suoi frati di ritorno dal celebre Capitolo delle stuoie.

Il rev. sig. Vicario perpetuo del Duomo, Don Giuseppe Bolzoni, zelantissimo Cooperatore Salesiano, appena mi scorse sospirò esultando il Te Deum di riconoscenza a Dio, che finalmente ricompensava le sue ardenti brame di avere un figlio di D. Bosco per rialzare le sorti dell'Oratorio, a causa di un periodo di riposo rimasto quasi del tutto solitario. Non creda però che tutto io abbia trovato spento. No, no. I bravi giovani del Circolo S. Filippo Neri avevano tenuto desto il fuoco e con sacrifici immensi radunavano ogni domenica un gruppo di fanciulli istruendoli nella religione, conducendoli ora in una chiesa ed ora in un'altra ad assistervi la Santa Messa. In breve i giovani crebbero a vista d'occhio e la cappella echeggiò, come un tempo, di cento e cento voci argentine. Consolidato il Circolo S. Filippo Neri, con apposito statuto veniva affigliato, anzi incorporato, all'Oratorio medesimo, e tutti i giovanotti esultanti si diedero con ardore a zelarne il progresso morale e materiale, precedendo tutti con il buon esempio e colla frequenza ai santi Sacramenti. E quale consolazione fu per me quando potei presentare al nuovo Vescovo della diocesi Fidentina, Mons. Giuseppe Fabbrucci, una fioritura di anime raccolte tutte sotto il medesimo vessillo di Don Bosco e di Maria Ausiliatrice!

Per i Soldati.

Si era attorno al focolare. Eravamo appena arrivati, si parlava... e fuori si udiva il passo cadenzato dei soldati.

Poveri giovanotti! Se si potesse fondare una sala del soldato, ove quelli, distaccati a Borgo, potessero trovare un ritrovo serale, quanto bene si compirebbe e quante benedizioni si raccoglierebbero dal Cielo e dalle spose e madri lontane. Fu un lampo di piena luce. Il buon Vicario del Duomo Don Giuseppe Bolzoni, al quale sottoponeva ogni mia iniziativa, approvò l'idea, dettò un caloroso appello alla pubblica beneficenza, ed il Comando militare di Piacenza e quello locale del Presidio applaudirono al nostro programma.

E furono a cento i soldati che vennero alla sala, che chiamano la loro casa; fu all'ombra di essa che quei giovani caldi nei loro 2o anni, ebbero campo e comodità di porsi in comunicazione coi loro parenti lontani, ai quali annunziavano la felicità trovata.

Le lunghe serate d'inverno, le clamorose tombole natalizie, le manifestazioni di fede che di tanto in tanto, quasi a nostra ricompensa, ci davano i cari soldati, la gioia insomma che essi sentivano di trovarsi tra amici e quasi tra fratelli, le belle recite di carnevale che i soldati insieme coi giovani diedero a ricrezione del pubblico Fidentino che numerosissimo accorse ad applaudirli, tutto, tutto cooperò a rendere simpatica la Sala del Soldato e gli assidui suoi frequentatori.

Ed eccole un po' di resoconto finanziario.

Ogni giorno (dal 4 novembre 1915 ad oggi 15 agosto 1916) furono dispensati giornalmente in media un 450 fogli di carta da lettera e 400 buste. Le cartoline illustrate poi furono le preferite, specialmente quelle che avevano a colori la simpatica nostra cittadina e qualche simbolo di guerra. Non le enumero le penne, i pennini che, quantunque a buon mercato aumentarono l'ascesa delle spese, appunto perché erano le cose più necessarie e non sempre corrispondenti in bontà alle nostre aspettative. E la stufa? e la legna? e il carbone e gli impianti elettrici e la luce, che sebbene allo sconto di favore del 25 % venne a costare ben L. 200,07 in soli 3 mesi?

Oh! se anche i nostri soldati non si fossero adoperati esplicandosi ciascun nell'arte sua, a impiantare il cinematografo, a pitturare scene pel nostro teatrino, se non si fossero dati la premura di aggiustare essi stessi le piccole rotture, inevitabili fra tanta gente, non so se avremmo potuto evitare qualche crisi finanziaria.

Ora ponga come appendice l'acquisto delle pellicole cinematografiche, le cene (ben meritate) offerte ai recitanti, le piccole manie, ecc., ecc. e non si meraviglierà se le spese fatte per la Sala del Soldato dal 4 novembre ad oggi raggiungono la bella cifra di L. 4720,60. E le entrate?

Vorrei avere una penna d'oro o una penna d'angelo per scrivere a caratteri indelebili il none delle anime generose, che colle loro offerte diedero vita fin dal suo nascere al piccolo seme. Fu il loro buon cuore che cosparse di benefica rugiada, di luce e calore, l'opera nostra; e teniamo come ricordo perenne i numerosi biglietti d'incoraggiamento, di adesione elle dalla famiglia dell'operaio a quella del possidente ci pervennero. I bravi soldati poi ed i giovani del Circolo S. Filippo diedero colle loro recite pro Sala incremento all'opera nostra, e ci animarono a sfidare serenamente l'avvenire.

E la Provvidenza ci soccorse.

Se le uscite furono di L. 4720,60, le entrate raggiungono la somma di L. 4400.90. Come si vede c'è il passivo di L. 319,70, ma niente paura! Fiori e frutti.

Fu una fioritura di bene quella che si potè compiere, coll'aiuto di Dio, in mezzo ai giovani ed ai soldati, coll'Oratorio e colla Sala.

Venne il Natale. Quanta poesia, ma ad un tempo quanta fede! Il duomo era affollato di soldati sitibondi di Dio, al quale si avvicinavano per attingere forze ed aiuto.

La Messa del soldato che, dietro nostra iniziativa, veniva celebrata ogni domenica alle 12, era assistita da quasi tutto il Presidio ed era per noi una vera consolazione spiegare brevemente il Vangelo a tutti quei soldati che preceduti dai loro ufficiali bevevano sitibondi le parole di Dio.

Non è ancora spento il trionfo solenne che sfolgorò in pieno meriggio il 5 marzo u. s. Fu e sarà una data indelebile e formerà la piú ricca ricompensa ai nostri sacrifici. Tanta gioventù che si accostò al celeste banchetto ci commosse, e ci strappò le lacrime. Furono 8oo e piú cuori che purificati dalla presenza reale di Cristo, si sentivano piú forti nella fede e nell'amore al sacrificio per la grandezza della Patria.

Vorrei, venerato Padre, che leggesse le splendide lettere che ci scrivono i soldati dal fronte e le mamme dalle loro famiglie. Ne rimarrebbe consolato e ad un tempo commosso.

Fra le numerose adesioni e gli incoraggiamenti pervenutici, ricorderò, quelli del Ten. Col. Francesco Cav. Bivona, Comandante del Presidio.

Nel lasciare il Comando del Presidio invio a 17. S. Rev.mo, i miei più sentiti ringraziamenti per l'interessamento che ha spiegato e continua a spiegare in favore dei nostri soldati qui distaccati....

E che dire dei trionfi che Gesú ebbe nel cuore dei miei giovani, a Pasqua? Animati alla risurrezione morale della loro anima dalla parola piana ma persuasiva del M. R. Don Tornasi Salvi Segretario Vescovile, per tre giorni accorsero numerosissimi ad ascoltarlo ed a purificare la loro coscienza, in preparazione al gran giorno.

Altro giorno memorando fu il 25 giugno.

L'appello lanciato da Roma a tutti i circoli giovanili cattolici d'Italia di stringersi in adorazione innanzi a Cristo per impetrare alle armi nostre vittoria e pace, all'Europa, fu raccolto dalle nostre associazioni giovanili cittadine con tutto lo slancio e il Circolo S. Filippo Neri, sempre primo negli entusiasmi religiosi, chiamò attorno a Gesù nella chiesa di S. Pietro i suoi soci, le figlie di Maria, le Terziarie, le Madri cristiane, l'eletta schiera delle affigliate al Circolo Giovanna d'Arco e le Donne Cattoliche.

Il tramonto di una si bella giornata veniva rallegrato da un telegramma pontificio. Al mattino si era telegrafato al S. Padre in questi termini:

Circoli Giovanili Cattolici Borgo San Donnino, auspice nostro venerato Vescovo Fabbrucci, in adorazione diurna Sacramento, implorano Vicario Cristo conforto, Chiesa trionfo, Europa pace.

Ecco, amatissimo Padre, conce si è sviluppata e si sviluppa l'opera nostra in Borgo S. Donnino. Che Iddio ci consoli mandandoci sempre la sua divina Provvidenza, ci conservi la sua santa grazia e non verremo mai meno al grande ideale del nostro Ven. Padre D. Bosco: Da mihi animas, caetera tolle! A questo fine Ella pure benedica il suo

dev.mo in C. J.

Sac. Livio FARINA.

LETTERE DEI MISSIONARI

REP. ARGENTINA.

Dall'Est all'Ovest della Patagonia. (Relazione del Sac. Giovanni Beraldi).

Junin de los Andes, 6 maggio 1916. AMATISSIMO SIG. DON ALBERA,

Dopo aver passato quasi un anno nel nostro Collegio S. Pietro di Fortín Mercedes sulla sponda sinistra del torbido fiume Colorado, la voce dell'ubbidienza mi chiamava a Viedma casa centrale delle missioni della Patagonia, e già residenza del 1° Vicario Apostolico, l'Em.mo nostro Cardinal Cagliero.

A Viedma e Patagones.

Trovai la casa di Viedma fiorentissima.

Il Collegio di San Francesco di Sales è un vero giardino delle Case Salesiane della Patagonia, coi suoi alunni interni ed esterni, che promettono belle vocazioni....; e veri fiori di ameno giardino apostolico sono i chierici studenti di Filosofia e Teologia, che la nostra celeste Regina Ausiliatrice ha raccolto e invierà presto a portare la luce del S. Vangelo in tutta la Patagonia.

Sono proprio rimasto consolato nel vedere il gran bene che si fa nella parrocchia colle fiorenti Confraternite, Associazioni, Circolo di Operai; le solenni funzioni con numeroso Clero e canto liturgico; la frequenza ai SS. Sacramenti, l'assistenza devota alla S. Messa, anche nei giorni di lavoro ; l'Oratorio festivo ; la bellezza e maestà della nostra parrocchiale, che è una vera cattedrale e si può chiamare il S. Pietro della Patagonia; il bene davvero incalcolabile che si fa a tanti poveri giovani abbandonati, che nella nostra Colonia Agricola « S. Isidoro » vivono felici e buoni; la carità che si presta ai poveri ammalati ricoverati nel nostro Ospedale « S. Giuseppe » ; la frequenza all'annessa Farmacia Salesiana che distribuisce gratuitamente le medicine ai poveri.

È la casa di Viedma un piccolo Cottolengo, un miracolo continuo della Provvidenza, e direi un'opera speciale nel suo genere, che si spiega solo dicendo: Digitus Dei est hic.

La nostra tipografia « San Francesco di Sales » lavora costantemente, e, con la pubblicazione del foglio trissettimanale « Flores del Campo » ed altri lavori, contribuisce efficacemente alla difesa della causa cattolica.

E che dire del benefico apostolato che esercitano le Suore di Maria Ausiliatrice?... Educano oltre 200 giovanette tra interne ed esterne; coltivano nella pietà più di 8o Figlie di Maria, e la numerosa associazione degli Angeli Custodi hanno cura delle associazioni femminili e dell'Oratorio Festivo; aiutano le famiglie povere e gli ammalati per mezzo delle signore e signori della confraternita di S. Vincenzo, sono vere ausiliatrici nostre nella salvezza delle anime.

In tutte queste case aleggia ancora lo spirito genuinamente salesiano, che seppe infondervi fin da principio il primo Vicario Apostolico della Patagonia, il Cardinal Cagliero. Pare che Don Bosco stesso viva e lavori tra i suoi figli e figlie, e li diriga come intrepido condottiero alla conquista delle anime in queste terre, dove i suoi sogni si stanno avverando... Le strade ferrate e gli automobili incominciano a divorare le piú enormi distanze. Anche il nostro Ispettore, sig. D. Luigi Pedemonte, viaggia in una modesta automobile, qual angelo di pace, sopra le immense pianure patagoniche, visitando le missioni piú lontane e recando aiuti ai confratelli.

Che dirò della nostra parrocchia di Carmen di Patagones e del nostro Collegio S. Giuseppe?

Era Carmen de Patagones un'antica fortezza spagnuola contro le invasioni barbariche degli indii, ed ora è una ridente cittadina, divisa da Viedma dal grandioso Rio Negro, che passa silenzioso baciando le riviere, unite da un continuo andirivieni di lance a vapore e di barchette a remi. La Vergine SS. del Carmine, che, sempre, nelle pubbliche calamità, difese miracolsamente il suo popolo prediletto di Patagones, domanda adesso un nuovo e splendido Santuario. Già da alcuni si lavora a raccogliere elemosine, ed il Vicario Foraneo, il nostro confratello D. Pietro Bonacina, s'è messo con tutte le forze all'opera, che la Vergine SS. domanda.

La parrocchia è una delle piú, estese delle nostre Missioni. In essa, col sullodato nostro Vicario Foraneo, lavora da oltre 18 anni il buon parroco D. Matteo Valinotti, e il sempre faceto e popolare D. Carlo Cavalli, il quale per molti anni fu il caro S. Filippo Neri di Bahia Blanca, come ora lo è di Patagones.

Il nostro Collegio « S. Giuseppe » è un'arca di salvezza per la gìoventú: tra interni ed esterni conta oltre 25o alunni, e possiede un fiorente Oratorio Festivo con un Circolo di operai.

Le Suore di Maria Ausiliatrice, come in Viedma, cosí in Patagones esercitano un attivo apostolato tra le giovanette col loro Collegio di oltre 30o alunne, e tra le signore e signorine, per mezzo delle Figlie di Maria, ex-Allieve, Dame del Sacro Cuore di Gesú, di S. Giuseppe e delle benemerite Vincenzìne.

Il buon seme della parola di Dio, che i nostri primi missionari sparsero in queste vergini terre incomincia a produrre ottimi frutti.

A Fortín Mercedes e Bahia Bianca. - Adunanza Ispettoriale.

Da Patagones in tre ore di automobile e altrettante di ferrovia giunsi a Fortin Mercedes, scendendo dalla stazione « Pietro Luro ». Si passa prima il fiume Colorado (rosso), cosí chiamato per il colore delle sue acque, piú torbide, che rosseggianti; e tosto si ha lo splendido panorama del nostro Collegio « San. Pietro », che sorge su di un colle pittoresco, circondato da alberi verdeggianti e da una fertile pianura coltivata a vigne, cereali e pascoli, con lunghi viali ombreggiati da superbi alami, e piccoli canali d'irrigazione che prendono le acque del fiume per mezzo di due grandi ruote, mosse dalla massa stessa delle acque. Qui ho ammirata una grotta artificiale con zampilli d'acqua; un giardino ricco di fiori e piante odorifere ed erbe medicinali; nella prateria vacche e cavalli in buon numero e un guanaco che serve di trastullo ai ragazzi; nella parte alta due molini a vento, per dar acqua al Collegio ed alla nuova lavanderia a vapore; nella parte bassa, proprio sopra la sponda sinistra del fiume, la casa dei nostri agricoltori con un campo di verdura e vari pollai; e finalmente una fornace per la calce, di recente costruzione.

La forma dell'edificio del Collegio è umile, ma ha tutte le comodità per le scuole, studio, dormitorii, refettorii, infermeria, biblioteca, scuola di canto, stanze pei missionari e forastieri, e due cortili con portici per la rireazione.

Tutto è frutto dei sudori e sacrifizii dei nostri confratelli, in particolare di Don Pietro Bonacina, il fondatore di questa missione, che vi lavorò per ben 2o anni, e del suo fedele ausiliare D: Carlo Morelli, attuale missionario della sterminata zona del Colorado.

Da Fortín Mercedes in altre tre ore di ferrovia arrivai a Bahia Bianca, passando prima pei grandi possedimenti agricoli e pastorili dei Fratelli Luro, poi per altre colonie con grandi porti commerciali ed una rete di vie ferrate, che dànno movimento a tutta la città e presto la faranno rivale della grande Buenos Aires, superando certo La Plata e rivalizzando con Rosario.

Sino al 189o Bahia Bianca fu una piccola popolazione e quasi un paese di campagna; ma il nostro Mons. Cagliero ne conobbe il grande avvenire, e se ne prese cura come di una parte diletta del suo gregge. Non potendo attendervi personalmente vi chiamò dall'Uruguay il missionario D. Michele Borghino, il quale coll'aiuto dei nostri vi fece mirabilia.

Egli diede vita alla parrocchia dove cominciò a fiorire la pietà cristiana in modo che fu necessario edificare ben presto un tempio grandioso, degno della città che andava crescendo straordinariamente; e seguendo i consigli di Mons. Cagliero, che lo aiutava e guidava come esperto capitano, fini per conquistare a Gesú Crisro tutto questo campo importantissimo, dove il demonio aveva piantato le sue tende. Fondò il Collegio « Don Bosco », che è il piú importante istituto della città, dove si educano piú di 700 alunni; fabbricò per le Suore di Maria Ausiliatrice l'omonimo Collegio che contiene 50o giovanette; e si fece anima e vita del Collegio e chiesa della Pietà, che la generosità del sig. Luigi Abreu offerse ai Salesiani.

In Bahia Bianca, a motivo degli Esercizi Spirituali e del Capitolo, o Adunanza Ispettoriale, si trovarono con me quasi tutti i Direttori e delegati delle singole case, insieme coll'ottimo nostro Ispettore D. Pedemonte.

Nelle adunanze, da lui presiedute, si presero importanti deliberazioni pei progresso delle nostre Missioni, e sopratutto per la cristiana educazione dei nostri giovani. Vedendo che dall'Europa, a causa della guerra non potevamo aspettarci aiuto, abbiamo studiato i mezzi di poter trovare nuove vocazioni e risorse nei nostri stessi istituti della Patagonia.

La festa di S. Francesco di Sales che pose termine al 1° Capitolo Ispettoriale, mercé la presenza di tanti Direttori e missionarii, riuscì solennissima.

Da Bahia Bianca a Choele-Choel, Roca, Alén, Neuquén e a Junín de los Andes.

Il giorno 11 febbraio, celebrata la S. Messa nella cappella delle Figlie di Maria Ausiliatrice, e dato l'addio ai cari confratelli e Superiori del Collegio Don Bosco, presi il treno che dovea condurmi a Choele-Choel. Viaggiai tutta la notte ed al mattino seguente, al chiarir del giorno, arrivai alla stazione tanto desiderata: donde, dovetti fare ancora una mezz'oretta sopra di un vecchio carrettone per giungere allo storico paese di Choele-Choel.

Erano 14 anni che piú non vedeva questa importante missione... Quante dolci emozioni! e quanti ricordi!... L'ultima volta che passai di là fu nel 1901, quando ebbi la fortuna di accompagnarvi il nostro Vicario Apostolico subito dopo la terribile inondazione, che devastò le popolazioni e le nostre missioni delle valli del Rio Negro. Allora Choele-Choel era capitale provvisoria del Territorio, e residenza delle principali autorità.

Vi trovai, ancor sano e robusto, il nostro vecchio missionario D. Anselmo Domenico, l'apostolo di queste genti e di queste terre. Celebrai la S. Messa nella cappella della nostra casa e pregai umilmente il Cuore dolcissimo di Gesú a muoversi a compassione di tante anime, inviando presto buoni operai nella sua vigna. Lungo la via ferrata, che da Bahia Bianca arriva a Roca, Neuquen e Zapala (sono circa 22 ore di treno) quante popolazioni giacciono abbandonate... E una scena che ferisce il cuore!

Il mio antico compagno e confratello missionario mi fece montare nel suo biroccino di campagna ed ebbe la bontà di accompagnarmi all'Isola Grande di Choele-Choel (due ore di viaggio), formata dalle acque del fiume. Questa isola ha una superficie di 240 chilometri quadrati, ed una popolazione di quasi duemila anime. Per passare il fiume non v'è altro che una gran balza, o pontile galleggiante, che tra trasporta i viandanti coi loro veicoli e cavalli.

Arrivati nel centro dell'isola, alla incipiente popolazione di « Fray Luis Beltran » ebbi la sorte di rivedere il nostro D. Giovanni Aceto, ma in quale stato!... Egli è logoro dal lavoro e dai continui sacrifizi!

Don Aceto non ne può piú: è stanco ed ammalato ed anche disanimato perché è solo; non ha un confratello, non ha un sacerdote che lo aiuti, fa compassione a vederlo. Domanda personale, e miracoli non si possono fare. Solamente Torino potrebbe aiutarlo. Con un poco di personale che ricevesse, egli potrebbe realizzare un suo interessante progetto; come buon architetto, ne ha già tracciato il piano, un vero gioiello di Scuola Agraria, dove pensa di accogliere molti poveri orfanelli della Patagonia. Ha pure il piano d'un piccolo Santuario, in onore del S. Cuore di Gesú, proprio davanti alla strada principale della incipiente popolazione « Fray Luis Beltran », dove gl'Inglesi faranno anche passare la strada ferrata per andare a Conesa e al Porto S. Antonio sulle coste dell'Atlantico.

In questa romantica isola mi fermai una settimana, anche per avere tempo di visitare nell'estremo sud di essa il paese Lamarque, che ha una popolazione di oltre 8oo anime. Vi sono andato in compagnia del missionario del campo, il nostro carissimo D. Anselmo Domenico. Celebrai la S. Messa e predicai in casa del nostro amico Cooperatore Salesiano, sig. Abel Giuseppe, presente tutta la sua gente: e tutti ripeterono la supplica di una cappella e di un sacerdote. All'abbandonare questo paese, ed il giorno seguente al congedarmi da D. Aceto, lasciai là una parte del mio cuore. Rifeci il cammino verso la stazione, molto malinconico e pensieroso.

Giunto alla stazione, presi il treno che doveva condurmi a Roca, presso i nostri confratelli e giovanetti di quel Collegio « San Michele ». Sono alcune ore di viaggio sopra la sponda sinistra del fiume con un panorama sempre splendido che impressiona dolcemente: grandi tenute agricole, immensi campi di pastorizia seminati, per la vallata, di tugurii e capanne d'indii, molti dei quali ne vidi in Chelforó e in Chimpay, dove trent'anni fa i nostri missionarii con Mons. Cagliero battezzarono intere tribú selvagge, civilizzando allora quella barbara gente che oggi vive tranquilla cogli Europei.

Man mano che il treno si approssima al vecchio paese di Roca, l'occhio si rallegra al vedere i grandi progressi dell'agricoltura. Sono immensi vigneti, pascoli ubertosi, interminabili estensioni d'erba medica, di cereali e d'alberi fruttiferi. Sembra proprio di vedere un lembo d'Italia, per un'estensione d'oltre 40 chilometri.

Il Governo Argentino ha speso molti milioni di pesos ed altri ne spenderà ancora nei grandi canali d'irrigazione, vere opere d'arte che fanno onore all'ingegneria moderna.

Al rivedere dopo 14 anni il Collegio S. Michele di Roca, sentii le piú vive emozioni trovandomi in mezzo a confratelli a me carissimi, ma non mi fermai che un giorno, perché desiderava arrivare presto al mio destino: Junín de los Andes. Visitai tuttavia anche il Collegio delle Suore di Maria Ausiliatrice dove si educano cristianamente le figlie del paese e si raccolgono le povere orfanelle.

Il giorno seguente, in compagnia dell'instancabile D. Brentana, passai a visitare due popolazioni agricole ed industriali: Allen e Cipolletti.

Il primo è un paese di buoni spagnuoli, onesti lavoratori ed onorate famiglie cattoliche. Il Governo Argentino ha qui edificato un grande Ospedale Regionale con tutte le esigenze e comodità dell'igiene moderna.

Il secondo paese sorge sulla sponda sinistra del fiume Neuquen ; ha pochi anni di esistenza; gli abitanti sono di differenti nazionalità e costumi. Quanto lavoro pel povero D. Brentana, che è l'unico sacerdote per tante anime! Alla domenica egli deve moltiplicarsi per binare, predicare e fare il catechismo. Al paese fu dato il nome Cipolletti dal Governo stesso per onorare il nome e la memoria del celebre ingegnere italiano, che riuscí a trasformare questa zona patagonica in un centro fiorente dì agricoltura.

Da Cipolletti alla capitale del Territorio del Neuquen si può andare anche a piedi in due o tre ore, passando sopra il ponte di ferro del fiume omonimo, forse il piú maestoso ed artistico ponte dell'Argentina. Ha una lunghezza (contando i varii ponti ausiliari) di millecinquecento metri.

Verso sera giunsi a Neuquén, presso il Vicario Foraneo D. Fabrizio Soldano, nostro amatissimo confratello. Neuquén è una cittadina che non conta ancora 14 anni d'esistenza; ma è sede delle principali autorità civili e militari del Territorio.

Sorge presso la confluenza dei due fiumi Linzay e Neuquén, che formano il re dei fiumi della Patagonia, il Rio Negro. Quivi, per oltre una settimana, aiutai D. Soldano a dare una missione ai 1o8 prigionieri delle Carceri Territoriali: missione che terminò con una quarantina di Comunioni e varie prime Comunioni.

Il missionario D. Brentana e D. Tosi Giovanni Battista, Direttore del Collegio S. Michele di Roca, la sera della festa vennero espressamente per dare un po' di trattenimento; e per oltre un'ora fecero stare allegri quei detenuti.

Al dimani celebrai per tempo la S. Messa, per prendere il treno, che partiva per Zapala (ultima stazione della ferrovia); e vi arrivai dopo sei ore di viaggio, romantico in apparenza, ma triste al cuore del missionario poiché dappertutto si deve esclamare: messis quidem multa, operarii autem pacaci. Ebbi a soffrir anche molte contrarietà, e in Zapala poco mancò che dovessi prendere il treno di ritorno!

Nel Neuquén non basteranno i sudori e le lagrime del sacrifizio credo che vi sarà bisogno del sangue del martirio.

Quando nel 19o2 il nostro Vicario Apostolico vi passò nella sua visita pastorale da Chos Malal a Junín de los Andes (in due mesi di pericoloso e penosissimo siaggio) Zapala era un deserto: non v'era che un proprietario inglese che possedeva una estensione di terra di 40 leghe, cioè 20o chilometri. Adesso, a causa della ferrovia, è un piccolo centro commerciale, tutto di negozianti di ogni colore e sapore.

Durante l'estate, quando il tempo è buono e le strade lo permettono, vi è un'automobile governativa che fa il viaggio da Zapala a Junín de los Andes (225 chilometri) in un giorno. Ho potuto approfittarne anch'io; ma dovetti spendere 45 pesos, cioè oltre cento lire italiane.

In balla dell'indomito veicolo, i passeggeri ora si vedono in disperata salita sulla montagna, ora in vertiginosa corsa di discesa... quindi si passa nella valle per rustici ed improvvisati ponti... per subito ricominciare un non mai interrotto saliscendi a zig zag per le fantastiche pre-cordigliere Andine.

Finalmente, sul tramontar del sole, i miei vivi desiderii si compivano ed io era al termine del viaggio. Passai, sopra un pontile galleggiante, prima il fiume Aluminé, poi il Chimehuín e arrivava a Junín de los Andes piú morto che vivo.

Tristi condizioni della Missione.

L'animo mio restò immerso nel più profondo dolore, quando mi diedi conto delle tristi condizioni in cui si trova questa desolata missione. Vi trovai il caro D. Genghini, solo e senza aiuto, col peso di attendere al nostro piccolo Collegio «Don Bosco » di giovani indii e poveri ed abbandonati, al Collegio delle Suore nelle cose spirituali, e alla Parrocchia.

Non parlo della missione della campagna perché da varii anni non vi si può piú andare: non vi è personale. Il benemeritó e il piú veterano dei missionarii, D. Milanesio, è da due anni che manca: presentemente si trova in Buenos Aires, ammalato. Don Augusto Crestanello fu chiamato alla direzione della missione di Comodoro Rivadavia nel Chubut: D. Felice Ortiz ed il chierico Tognetti furono chiamati a Fortín Mercedes, e la missione di Junín de los Andes era rimasta con un solo sacerdote.

I debiti non mancano: ai negozianti dobbiamo piú di cinque mila pesos e non si sa come pagarli, perché sono molte le uscite e poche le entrate; la casa è poco sicura pei muri venati e le porte e finestre e pavimenti rovinati. Vi sono pur tanti e cosí grossi topi che è una vera piaga. L'antica chiesa parrocchiale è chiusa, perché minaccia di cadere, ed il cimitero ha la cinta rovinata. Ai tempi di Mons. Cagliero, quando egli la visitò nel 19o2, questa missione era molto fiorente: presentemente passa per una prova dura e pericolosa.

Speriamo che i nostri buoni Cooperatori e Cooperatrici non ci abbandoneranno e ci manderanno qualche aiuto. Lei pure, amatissimo signor D. Albera, ci mandi qualche confratello missionario, perché questa missione è, si può dire, in agonia.

Benedica D. Genghini e il

Suo dev.mo in G. C.

D. GIOVANNI BERALDI.

Come si lavora in Patagonia.

Da questa breve relazione i lettori vedono assai chiaramente che non bastano le braccia di pochi sacerdoti, per quanto zelanti, ai bisogni di un campo di per sé vastissimo, e che di anno in anno richiede sempre maggior lavoro perché si va sempre piú popolando, quale è quello della Patagonia. Tuttavia, per amore della verità e perché si veda come si lavora in Patagonia, diciamo noi quello che fecero i direttori e i parroci di quelle terre di missione in Bahia Bianca, cui appena accenna il caro Don Beraldi.

Per una settimana intera, dal 24 al 29 gennaio u. s., sotto la presidenza dell'Ispettore D. Luigi Pedemonte, essi tennero ogni giorno ripetute adunanze su temi inerenti alle loro opere di apostolato.

Tra questi non possiamo dimenticarne uno:

Applicazione del sistema preventivo del Ven. Don Bosco ». Noi non abbiamo sott'occhio le loro conclusioni, ma sappiamo che esso venne studiato in ordine all'educazione morale e religiosa della gioventú, all'educazione intellettuale e ai programmi didattici, all'educazione fisica, e ai mezzi che facilitano il conseguimento della disciplina secondo lo spirito di Don Bosco.

Similmente non possiamo tacere che uno dei frutti di queste adunanze fu la pubblicazione di un programma scolastico, basato sul programma nazionale, e completato con attenti riguardi ai bisogni della gioventù sparsa nell'immensità dei Territori Patagonici. Esso è già seguito in tutte le nostre scuole della Patagonia, ove l'anno scolastico comincia il primo giovedí dopo il 15 febbraio. Ci piace tradurre una noterella, posta appié della pag. 4.

« Nota. - Non si dimentichino le parole che ogni maestro deve rivolgere agli alunni in occasioni di feste religiose. - Non si dimentichino le conferenze patriottiche prima delle feste patrie. - Nelle lezioni di Storia Patria si ponga in rilievo l'azione del Clero patrio, della religione, ecc. ».

Tanto per accennare ai saggi criteri, cui, sulle direttive di Don Bosco, l'accennato programma è informato.

Un bravo di cuore agli infaticabili nostri Missionari!

NB. - Nel prossimo numero pubblicheremo il rendiconto inviato dall'Ispettore D. Pedemonte all'Arcivescovo di Buenes Ayres, sullo stato religioso-morale della Patagonia.

TESORO SPIRITUALE.

I Cooperatori Salesiani; i quali confessati e comunicati divotamente visiteranno qualche Chiesa o pubblica Cappella, o se viventi in comunità la propria Cappella privata, e quivi pregheranno secondo l'intenzione del Sommo Pontefice, possono lucrare Indulgenza plenaria:

1) l'11 ottobre, Maternità di Maria SS.

2) il 16 ottobre, Purità di Maria Vergine.

RICONOSCENZA AL VEN. DON BOSCO

Nello svolgere questa rubrica, torniamo a protestare solennemente che non intendiamo contravvenire in nessun modo alle disposizioni pontificie in proposito, non volendo dare ad alcun fatto un'autorità superiore a quella che merita una semplice testimonianza umana , né prevenire il giudizio della Chiesa, della quale - sull'esempio di D. Bosco - ci gloriamo di essere ubbidientissimi figli.

Al Ven. Don Bosco tutta la mia gratitudine!

Ricorsi a lui con viva fede, ed egli mi ha graziata. Un grave male rese necessaria l'operazione chirurgica: e la subii il 7 del p. p. aprile. L'esito fu buono, quantunque il male avanzato e ben diverso da quello della diagnosi. Fu grazia di Don Bosco se venne trovato il modo di operare... Quasi, mi fu detto poi, era il caso di richiudere senza far nulla. Basti dire che il male non poté essere asportato: lo isolarono.

L'operazione fu seguita da vomito e da conseguenze tali che s'aspettava la mia morte.

Io avvertivo poco; ma ero tranquilla, perché fin da principio m'ero abbandonata nella protezione e nella potenza miracolosa del Ven. Don Bosco.

La tormentosa lunga burrasca passò; e, a meraviglia degli stessi medici, io cominciai a rivivere. Se potessi narrare tutti i particolari, a me riferiti dalla mia Rev. Madre Superiora e da chi m'assistette, come risulterebbe il miracolo, la grazia prodigiosa che ho ricevuta da D. Bosco e dalla sua cara Madonna Ausiliatrice!

Lode e gloria a Lui!

In attestato di mia riconoscenza, prego ogni giorno perché arrivi presto l'ora in cui la Santa Chiesa lo dichiari Santo e lo elevi all'onore degli altari.

La mia Rev. Madre Superiora mi permette d'inviare alle Opere di Don Bosco - quale offerta a Lui, per grazia ricevuta - L. 1oo.

Vobarno, 3o-8-16.

Suor MARIA NAZZARENA.

Mi trovavo da dieci mesi al fronte e sempre avevo goduto di ottima salute. Però dopo un mese di lavori compiuti di notte, davanti alle prime linee e spesso sotto le intemperie, fui colpito da grave bronco-polmonite, ed entrai in un ospedale da campo il 7 dell'aprile scorso. Subito la malattia si dimostrò gravissima e i telegrammi del Direttore-Medico al Sindaco si susseguivano dicendo: Stato grave, gravissimo.

La febbre perdurava sempre, tanto che dopo un mese, ricevetti il S. Viatico e l'Estrema Unzione: ma in famiglia si pregava con fede e fervore. I genitori e un fratello ottennero di venirmi ad assistere. Il fratello, appena giunto presso di me, visto che umanamente piú non v'era da sperare, mi mise sul capezzale le immagini di Maria Ausiliatrice e di D. Bosco e li rese responsabili di ciò che mi sarebbe successo, (sono sue parole). Promise un'offerta e la pubblicazione della grazia. E la grazia venne, contro ogni umana speranza, contro il giudizio di tre capitani medici (di cui due direttori d'Ospedale), contro il giudizio di quanti solamente mi videro. La preghiera dei miei cari mi salvò.

La febbre, dopo un mese e mezzo, alla metà di maggio cessò, e il 17 dello stesso mese il sig. Direttore mi annunciava che a giorni mi avrebbe mandato in un Ospedale d'Italia, lungi dal pericolo: difatti, il 19 partivo.

Il Direttore-Medico, quando già mi trovavo sull'automobile della Croce Rossa mi ammoni ripetutamente: - Ricòrdati che sei stato piú di là che di qua. - Sí, è vero; io ero piú di là che di qua, ma chi mi salvò furono Maria Ausiliatrice e Don Bosco. Ed io prego di voler far noto, per mezzo del Bollettino Salesiano, quanto io debbo a Maria Ausiliatrice e a Don Bosco, e quanto essi possono. Dopo due mesi di convalescenza passati in famiglia, io torno in caserma, e sono persuaso che le preghiere mie e dei miei cari mi otterranno sempre la protezione della Vergine e di D. Bosco.

Lignano, 26-8-16.

ALESSANDRO FERRARIS, Soldato del Genio.

PS. - Noi che assistemmo per un mese il caro infermo approviamo quanto sopra, riconosciamo in ciò una grazia specialissima di Maria Ausiliatrice e del Ven. D. Bosco, e ne esprimiamo la nostra riconoscenza.

FERRARIS ALESSANDRO - FERRARIS MARIA TOMATI - Chierico PIETRO FERRARIS.

O D. Bosco, mi rivolsi a te con fiducia e sperimentai la tua bontà! Nel mese di maggio dell'anno passato fui colpita per tre giorni da forte dolore al capo. In seguito al alale, ebbi un indebolimento alla vista tanto da non poter leggere. Mi sono veramente spaventata nel trovarmi in tale condizione di salute. T'invocai con fiducia e al quarto giorno della novena, riacquistai perfettamente la vista. Grazie, o Ven. D. Bosco, che hai benignamente esaudito la mia umile preghiera.

Desidero sia pubblicata la grazia a gloria di Dio e del Ven. Padre.

Palermo, 13-8-16.

N. N.

Mia cugina Filippa Domenica, maritata Albera, venne improvvisamente colpita da morbo crudele. Il medico curante, allarmato dai sintomi gravissimi, dichiarò l'inferma in pericolo di vita. Estenuata da vomiti violentissimi e da incessante dissenteria la povera giovane lottò per un lungo mese tra la la vita e la morte. Il dottore la trovava ogni giorno in condizioni disperate ed ebbe a confessare: «se l'inferma guarisce, lo deve al Supremo ». In quei tristi momenti esortai la paziente a ricorrere con fiducia all'intercessione del Ven. Don Bosco, pregai e feci pregare, riposi sotto il capezzale dell'afflitta una reliquia del Venerabile, mi raccomandai al fratello Sacerdote Salesiano, ai Superiori della Scuola Agricola di Lombriasco e promisi di pubblicare sul Bollettino la grazia, e di fare un'offerta in lavori per la chiesa di detta Scuola Agricola.

E la grazia venne e venne completa. Dal limitare della tomba, dopo tanti dolori e trepidazione, la cugina ritornò alla vita; e, quasi risuscitata, tra l'ammirazione dei compaesani e, fiorente di salute, attende ai suoi doveri di giovane madre, felice di ringraziare il celeste suo patrono per tanta bontà.

Anche la sottoscritta con animo grato compie il dover suo di render note ai lettori del Bollettino la paterna sollecitudine e la potenza del Ven. Don Bosco.

Castagnole Piemonte, 24 maggio 1916.

FILIPPA MARGHERITA.

Grazie, mio Ven. Protettore Don Bosco! Profondamente grata sciolgo l'inno della riconoscenza al Ven. Don Bosco che con Maria Ausiliatrice mi ottenne dalla divina miseriocrdia una grazia importantissima. In ogni mio bisogno mi rivolgo sempre a lui con fiducia e sempre fui esaudita. Adempio la promessa sul Bollettino e mando una piccola offerta per le Missioni Salesiane.

Torino, 22 agosto 1916.

P. L.

Causa una gravissima malattia, trovandomi nello scorso novembre in grave pericolo di vita, i miei parenti ricorsero con una novena di preghiere al Ven. Don Bosco per ottenermi la guarigione. Terminata la novena, i dottori mi dichiararono fuori di pericolo tanto che pochi giorni dopo potei alzarmi da letto. Ora godendo perfetta salute adempio alla promessa di inviare L. 1o al rev.mo Don Albera con preghiera di pubblicare la grazia sul Bollettino.

Torino, agosto 1916.

EUGENIA SETTIA.

IL CULTO DI MARIA AUSILIATRICE

NEL SANTUARIO Il 24 di ogni mese, si ripetono, mattino e sera, devote funzioni in onore di Maria Ausiliatrice. Al mattino, ha luogo la messa della Comunione Generale, seguita dalla Benedizione col SS. Sacramento; alla sera si compie in forma solenne l'adorazione pubblica innanzi a Gesú Sacramentato.

Il 24 u. s., giorno festivo, una folla innumerevole di devoti si alternò ad ogni ora ai piedi di Maria SS. Ausiliatrice. Alle 7 celebrò la messa della Comunione Generale Sua Em. Rev.ma il sig. Card. Giovanni Cagliero che, dopo due giorni, lasciava Torino per restituirsi a Roma. Prese parte in corpo alla solennissima cerimonia anche il gruppo promotore della Lega Nazionale contro la bestemmia e il turpiloquio, e l'Eminentissimo ne tolse occasione per proferìre, dopo la santa messa, un forte e commovente discorso. Alla sera, dopo i Vespri, predicò l'ora di adorazione il venerando prof. D. Giovanni Battista Francesia.

Vogliano i benemeriti Cooperatori e le pie Cooperatrici unirsi in ispirito a queste sacre funzioni mesili, le quali hanno sempre due fini principali: pregare secondo le intenzioni del Santo Padre e affrettare il ristabilimento della pace fra le nazionii.

Ogni sera alla benedizione col SS. Sacramento si continua sempre a far pubbliche preghiere per la pace. Il Signore nella sua infinita clemenza, per intercessione di Maria SS. Ausiliatrice, le esaudisca a sollievo di tutti i popoli della terra.

GRAZIE E FAVORI (*)

Una grazia prodigiosa.

Tornata dagli studi fui trovata affetta da un'insidiosa malattia di petto. Per alcuni mesi a poco valsero le premure de' medici e le tenerezze della mia famigliola. Intanto, con la lentezza inesorabile d'una tisi inoltrata, ne' tempi che piú sperai lieti di speranze e d'affetti, io mi sentivo sfuggire la vita affannosa... A troncare quelle incertezze di morte i medici mi suggerirono una cura nuovissima e che doveva decidere della mia esistenza. Otto giorni prima d'incominciarla mi rivolsi, con fervorosa novena, a Maria Ausiliatrice. Al termine di questa devozione mi presentai rassegnata a' medici curanti, che, con vivissima confusione e sorpresa, ebbero a trovarmi improvvisamente sciolta da quella ostinata malattia.

Dal 1914 benedissi Iddio in quegli affanni di morte ; ora benedico la Vergine Ausiliatrice che mi risuscitò così prodigiosamente così una grazia miracolosa.

24 settembre 1916.

Una giovane Cooperatrice Salesiana.

Rivarolo Ligure, Certosa. - La nostra cara sorella Rosa, colpita da grave polmonite, cadde ben presto in condizione da far temere di sua esistenza. Le sollecite cure del medico curante riuscirono vane. Il caso era dunque disperato! Chi può immaginare il dolore del marito e de' tre bimbi? Nel triste frangente, consigliato dalla sorella, figlia di Maria Ausiliatrice, ci rivolgemmo con fede alla Vergine SS. con una novena e promessa di rendere pubblica la grazia e di fare un'umile offerta. La Vergine si degnò di esaudirci; la sorella andò subito migliorando, ed ora è perfettamente guarita.

Grazie, o Maria. Tu sempre ci hai consolate, ed altre grazie attendiamo da Te. Proteggici adunque sempre ed accetta l'obolo della nostra riconoscenza.

1 settembre 1916.

Sorelle A. e M. FERRANDO.

Narzole (Cuneo). - Fra il 18 luglio, quando implorai le preghiere dei giovanetti dell'Oratorio Salesiano di Torino per una grazia, strepitosa, segnalatissima. E la grazia, contro ogni umana speranza venne, onde sento il bisogno di proclamarla al mondo intero. Mando, in segno di riconoscenza, l'offerta promessa, colla preghiera che l'eco della mia gratitudine si spanda dalle colonne del Bollettino Salesiano.

10 settembre 1916.

N. N.

Ivrea. - Grazie, o Maria Ausiliatrice, siano rese a te, che mi hai salvato e l'anima e il corpo. Da tempo mi trovavo infermo nell'Ospedale Militare « Saini », quando un giorno il Cappellano mi offri una copia del Bollettino Salesiano. Leggerlo e svilupparsi in me una grande fiducia in Maria fu una cosa sola. Mi reputavo indegno peró dell'aiuto del Cielo, perché scuole, libri e compagni perversi già da parecchio tempo mi tenevano lontano dai SS. Sacramenti. L'amor proprio poi e il rispetto umano mi serravano il cuore. Ma la grazia di, Dio, i buoni consigli, le buone letture, tra cui ricordo con piacere le spigolature dei Colloqui di Giosuè Borsi, e specialmente l'aiuto di Maria Ausiliatrice, la cui dolce immagine sorrideva sul mio capezzale e che teneramente amai nei miei anni di collegio, trionfarono di me. E anelante e assetato mi abbeverai alle fonti della grazia. Fui felice. E Maria volle piena la mia felicità, e con lo spirito volle anche risanarmi il corpo. Ora, in via di guarigione, partendo per la convalescenza, mando un'offerta con preghiera che la grazia venga pubblicata nel Bollettino Salesiano a mia perenne riconoscenza e ad incoraggiamento di quelle anime desolate, deboli, incerte, elle vagano nel buio dell'incredulità e del vizio.

18 settembre 1916.

N. N.

Ottennero pure grazie da Maria SS. Ausiliatrice e alcuni pieni di riconoscenza inviarono offerte per la celebrazione di SS. Messe di ringraziamento, per l'erigendo Santuario dei Becchi, per le Missioni Salesiane, o per altre opere di Don Bosco, i seguenti:

A) - A. C. di Torino, 5 - A. D. di Chivasso, io - A. M. di Cervatto, io - Ablatone Maria in Saracco, i - Abrametti Cesira in Bernardi, 2 - Acernese Benedetta in Stefanio, 2 - Acerni Rosa, 2 - Acquadro Stefania in Benedetti, 2 - Adamoli Francesco, 25 - Agasucci D. Giacomo, 20 - Agliardi Serafina in Gusmini, 2 - Agosti Angelina, 5 - Agus Emanuele, io - Albano Albina, 5 - Albertazzi Augusta Ved. Bonfiglioli, 7 - Albertazzi Bernardo - Albezzano Maria - Alda Carlo, 2 - Alessandrini Dott. Sante - Alexandris Maddalena, 4 - Aliny Maria, 5 - Alinosi Gaudenzio, 2 - Allegri Maria, io - Aloisio Maddalena - Amapane Ved. Sada - Amoretti Luigia in Descalzi, 2 - Andretta Giovanni, 2 -Andreoni Costanza Ved. Sergis, 2 - Anelli Dott. Nicola - Angeli Carlo, 2 - Anghileri Giuseppina, i - Angioino Maddalena in Caponotto - Ansaldi Can. Gio. Batt., 5 -- Antonelli Adolfo, 2 - Antonietti Gaetano, 2 -- Anzetti Margherita, 5 - Arcobelli Maria, ,2 - Ardanza Prof. Temistocle, 4 - Armanini Giuseppina, 2 - Arosio Attilia, 3 - Arrighetti Leonilda, i o - Asquini Angela, i o - Astori Claudina - Attimis Alfonso, 40 - Audisio Francesca, 2 - Avesani Silvia in Zampieri, 12 - Avogaro Maria, 3 - Azzoni Giuseppina, 4.

B) - B. C. di Soave Veronese, 5 - Baiardi Paolina in Collocchio, 3 - Bairati Margherita, 2 - Baiocchini Antonietta - Baiocco Vittorio, 5 - Valdi Serafina Ved. Tebaldi, 2 - Baravalle Margherita Ved. Selino, 2 - Barbagallo Margherita, 5 - Barbarossa Maria, 3 - Barbera Maddalena in Rollone, 20 - Barberis Giuseppe - Ba rbieri Pia, io - Barcellini Antonia, 5 - Bardelloni Angelat in Mora, 5 - Barnabotti Secondina - Barone D. Domenico, io - Barrera Secondo - Baitolini Costantino - Bartolini Maria Ved. Ardore - Bascetta Prof. Costantino, 5 - Bassi Corinna, 2 - Bassino Nicolina, 2 - Battistoni Pulcheria in Carrara, 5 - Baudino Orsola sarta, io - Belli Angelo, io - Bellinazzi Filomena, i - Bellinazzi Maria in Bordini, i - Bellotti Emiliano,. 2 - Belorti Giuseppina, i,io - Benzi Dante, 2 - Bertola Francesca, 4 - Bertolin Augusta, 2 - Bertolini Giuseppa, 5 - Bertolino Teresio - Besacchi Francesca - Besenval Cesarina, 4,30 - Betti Virginia in Cadeo, 5 - Bianchi Angiolina, 3 -- Bianco Camilla in Melano - Biancu Don Giuseppe, 6 - Bimbi Arduino, 5 - Binda Ermene gilio, 3 - Bionda Agostina in Orella, 5 - Biscotini Bianca in Como, i - Biso Angela Maestra, io - Bisoitole Elisabetta, 5 - Boccalatte Angela, 2 - Boccini Elena, 2 - Boffa Elvira, 5 - Boldo D. Andrea, 5 -- Bolla Giulia, 5 - Bollettone Albina, i - Bongiovanni Paolo, 20 - Bonifacio Isabella, i - Bonomi Elisa Cooperatrice Salesiana, 5 - Bonomi Lucia, 4 - Bonzano Maria, 5 - Borgatello Audina, 5 - Borghi Maria, io - Borsarelli Iride, 15 - Bortolotto Luigi, 3 - Boscaglia Massimilla, io - Bosco Giovanni -- Boscutti Elisabetta, 13 - Botta Rosa, 2,50 - Botussi Maria in àIarinig, 3 - Boveri Letizia, 5 - Bracco Bernardo, io - Bracco Luigi, 5 - Bracco Marta, 5 - Bresciani Marta, 5 - Bressi Ezechiele, 3 - Brevi Barbata in Piazzalunga, r4,6o - Brioschi Pietro, 5 - Bruno Giuseppe, io - Bucci Maria in Chiari, 5 - Bugo Eleonora Ved. Bernardi, ioo - Burnisde Isabella, 2 - Burrone Domenica, 5.

C) - Cabiddu Giuseppe Luigi, 2,5o - Cabras Paolo, 5 - Caldi Maddalena, 2o - Caldirola D_ Mario, io - Campedeli Maria, 5 - Campiglio D. Angelo, io - Campione Maria Grazia in Saccone, 2 -Canale D. Pietro, 25 - Cantaro Rosario— 5 fu Carmelo, 3 -- Capitanio Maria, 5 - Carbone Celeste, 5 - Cardone Giuseppina, 6 - Carnelutti Isabella, 5 - Carsana Enrichetta Ved. Nota - Cartotto Adolfo, 50 - Casale Battista - Casanova Rachele, 25 - Cassola Dott. Giuseppe, 5 - Cassolo Clotilde in Fioroni, 5,50 - Cattaneo Prof. Giovanni, io - Catto Tommaso, i,5o - Cavallo Anna in Roasenda, io -- Cavanna Emilia, 3 - Cavigioli Rachele Ved. Barcellini, 5 - Cazzaniga Annetta in Volta, io - Cera Anna, 5 - Cerino Maria, 2 - Chiattoni Lucia, Maestra, io - Chiesa Filojmena - Chiocca Luigina, 5 - Cicala Rosina in Sanchez, 6 - Cipolla Orsola in Pantaleone, io - Comba Maria, io - Coniugi Bergamaschi, 5 - Una Cooperatrice Salesiana di Rossano Veneto, 5 - Coppa Luigi - Cordero Maria, 40 - Corsini Clotilde in Zanoni - Corva Marianna, 5 - Costa Enrico, 3 - Costa Giuseppe, 5 Costa Maria, 5 - Crameri Cristina, 2 - Crocchiolo F., io - Crosara Tilde, 3 - Croux Giuditta, 5 - Cugnod Veronica, i.

D) - D'Amann Alfredo, 15 - Daghè Giuseppe - Dago Alberto, 2 - Dal Negro Maddalena in Caldi, io - Damonti Lydia, io - Da Pozzo Rosa, io - De Barbieri Anna, roo - Degiorgis Maria, io - Del Bianco Maria, 20 - Della Rovere Maria, 5 - De Luigi Ida, 5,_5o - Del Veneziano Angelina nei Neri, 2 - Dellachà Angiolina, 12 - De Nardò D. Luigi, 5 - Denaries Prosperina, 5 - Depetris Luigina, 5 - De Pozzo Albino, io - De Prato Marianna e Luigia, 6 - De Renzi Lucia Ved. Villa, 2 - Dessi Pilleri Paola Ved. Deiana, 2 - Debilla G. B., 2 - Dorigo Maria, 3 - Drisaldi Elena, 5.

E) - Edrotti Camillo, 2 - Eina di Maria in Gaudishard, 5 - Elli Luigi, 6 - Erbetta Giovanni, 5 - Erculiani Dora, io - Ermolli D. Pietro, io.

F) - F. D. G. « Vergine Ausiliatrice, degnatevi accettare la mia offerta di L. 50o che di tutto cuore vi faccio, fiducioso di ottenere dal vostro materno cuore le grazie spirituali e temporali che necessitano a me ed ai miei congiunti e l'eterno riposo alle anime dei nostri defunti». - Fabris Maria Maddalena in Frigo, 5 - Facchini Maria, 2 - Falzoni Rosina, 2,50 - Famiglia Cuppi, io - Famiglia Panelli, i - Famiglia Vayra - Fatti D. Paolo, 5 - Fattori Annetta, 5 - Fava Raffaele, 27,95 - Fellini Dott. Federico, 2 - Fenati Angelina, 5 - Ferretti Giovanni, 2 - Ferlauto Carmelina, io - Ferrara Angela, io - Ferrara Rosa, 5 - Ferraris Alessandro Soldato del Genio - Ferraro Giovanni, 5 - Ferreri Anselmo, r,5o - Ferrero Adelaide, 2 - Ferrero Lirenzo, 15 - Ferrero Teresa, 15 - Ferretti Margherita, 5 - Ferron Maria, 5 - Figlie di Maria Ausiliatrice di Mirabello Monferrato, 5.70 -- Filippetto D. Gaetano, 5 - Filippini Carlo, 5 - Finocchiaro Anna, 20 - Fiorio Teresa, 20 - Fornaroli Giacomina, 5 - - Forni Regina Ved. Rabitti, io - Fugazza Giacomo - Fournier Luigi, 5 - Francesconi Vittoria, 5,50.

G) - G. C. di Torino - Giannina C., 5 - Gajno Annetta in Bogliolo, 5 - Galleano Maria, io - Galletto Pietro, 50 - Gallo Margherita Ved. Serra, 2 - Gambino Giuseppe - Gambino Rosa, 20 - Gandini Angelo, 5 - Garanzini Giacomina, 5 - Gasparolo Celeste, 5 - Gattoni Cecilia, 5 - Gattone Ersilia, 6 - Gava Elisa in Palatini 5 - Gadinelli Antonia, 5 - Gazzetta D. Angelo, 50 - Gelini Caterina, 5 - Gemmellaro D. Carmelo, Provicario generale, 3 - Gennaro Rosario, Soldato 20° Fanteria - Giachino Caterina Ved. Beniamino, 5 - Giacone Michele, 5 - Gianasso .Margherita - Giangordi Occhipinti Salvatore, io - Giardino D. Carmelo io - Giarola Liduina, 16 - Ginestra Maddalena - Giolitto Margherita, io - Giordano Emilio, 15 - Giovannini Rosa, 20 - Girandi Rosa, 5 - Giromini Prancesco, io - Giromini Margherita, 5 - Giussani D. Vittorio, 5 - Giusti Virgilio, 1,55 - Goldoni Amabile, io - Gonella :Margherita, 2 -- Gontero Domenica, 5 - Gramegna Teresa - Granero Teodora, 2 - Grasso Grazia, 5 - Grasso Leonilda - Grasso Lucia in Olino - Grasso Luigina, 3,50 - Greco Orazio, 5-Gualco D. Gio. Batt. - Guglieri Giuseppina, 5 - Gulino Antonietta, 5 - Gurgo Cristina, 2, 50.

I) - Inserra Raffaella in de Cristoforo, 5 - Inverno Can. Vincenzo, 5 - Istituto Geraci, 35 - Ivaldi Sofia in Virgoletti, 2.

L) - L. D. di Chiavari, 2 - L. C. di Firenze, 5 - Lagasi Giuseppe Soldato, 5 - Lanza Giuseppina e Francesca, i o - Laroyer Maria, 2 - Latella Maria, i - Laustra Francesco, 5 - Lazzari Eugenia, ioo - Leidi Colombina, 8 - Leveque Leonilda, i - Limongi Biagio e Mercedes, rio - Lombardi Ferruccio, 50 - Lombardi Laura, 2 - Lombardi Marianna, 3 - Lomperti Serafina, 5 - Longo Delfino Avv. Antonino, 20 - Lorella Teresa in Dongarrà, 3 - Lorenzi Renzo, 5 - Lunedella Onorina, 2 - Lunghi Margherita, 5 - Lusso Giustina.

M) - M. B. di Senigallia, i - M. E. di Torino, 5 - M. P. e Macciotta Costanza, 5 - Maddonini Giuseppe, 2 - Maggioni Antonio, 5 - Maggioni Antonio Soldato - Maggiora Felicita - Maglia Ernesta in Musoni, 5o - Magliola Adele in Poma, 25 - Malandrino Augusto, r - Malaspina Adele, 20 - Malaspina Alice, 5 - Malgaroli Felicita, 5 - Mameli Alessandrina in Gatti, 3 - Manco Giuseppina in Lai, io Mangelli D. Vincenzo, 5 - Mnagione Concettina, 2 - Manera Margherita, io - Marchetto Anna, 5 - Marchisio Onorina, 2 - Marengo Felicita - Maresi Romilda, 3 - Mariani Maria, 2 - Marini Ernesto, 5 - Marini Giovanni, 5 - Mariotti Giovanni, 5 - Marongiu Evelina, 3,50 - Marson Antonio, 5 - Masera Marglerita, 2 - Masnaglietti Giuseppina, 5 - Masotti Maria, 6 - Massaro Giovannina, 5 - Mazarelli M. R., 5 - Meda Nice in Sironi, 15 - Mele Mariantonio, io -- Melilli Giacinta, io - Mellica Filomena in Pannuti, j5 - Meloni Bonaria, i - Meriggi Camilla, 2 = Merlo Ch. Natale, i - Miglior Stefano, 5 - Mischiati Maddalena, 5 - Molinari Anastasia e compagne, 5 - Momo Erminia - Monasterolo Umberto - Monastra Concettina in La Pergola, io - Montanaro D. Pietro, ico - Montanino Rosa, io - Montini Amalia, 5 - Morando Teresa, i o - Moretti Maria, i o - Motetti D. Antonio, io - Moro Giacomo Soldato, 5 - Moscatelli Francesco, 5 - Motta Carolina, 5 - Motta Pietrina, 5 - Mugnano Teresa in Cour, 3 - Mulas Mariantonia in Puligheddu, i - Muratorio Rosa, i,5o - Murattoni Teresa, 6 - Muscari D. Cesare, Arciprete, 5.

N) - N. N. per grazia spirituale - N. N. di Africo, 5 - N. N. di Alfianello, io - N. N. di Figline Val d'Arno, 5 - N. N. di Mirabello dell'Emilia, 5 - N. N. di Palermo - N. N. di Sala Catanzaro - N. N. di Torino - N. N. di Prata di Pordenone, 5 - Natoli Cav. Avv. Biagio, io -Nebbia D. Simone, 5 - Nebbiolo Anselmina in Gherardelli, 2 - Negri Carolina in Gaudio, 25 Negri Maria in Emanuelli, 5 - Nepote Enrico, 5 -Neri Luigi, 2,50 - Nerone Giuseppa, 5-Nespoli Agata, 5 - Nigris Maria in Beorchia, io - Nocera Rosaria in Giurato, io - Novarino Giuseppe, io - Novelli Marietta, io.

0) - O. A. di Torino, 2 - Oddone Marcello, 4 - Olivati Maria, 2 - Oreggi Ada, 1,5o - Organo Maria in Bellano, 5 - Ortolani Lorenzo, io - Ottin Francesca, io - Ottevis Giuseppe, 2.

P) - P. L. di Torino, 8 - P. T. di Vertova, i -

P. V. di Arignano, 2 - Pagani Guglielmina - Palma Giuseppa - Pantaleone Letizia, i - Parachi Salvatore, i - Parasporo Elisabetta, 5 - Parmin Giuseppina in Torello, r,5o - Parodi Macchia Nicolò - Pastorino Tommaso, 25 - Patrizio D. Giovanni, 3 - Patrucco Angelo - Patrucco Valentino, io - Pavesi Siro, 5 - Dedotti Carolina, 5 - Pellini Euclide, 3 - Pellitteri in Blanda, 4 - Pelloso Maria, 5 - Pensa Giovanna, 5 - Perin Dott. Pietro, 5 - Perron Don Cesare, io - Pespani Clementina - Pession Gabriele - Pession Elia, io - Pestoni Angiolina, 5 - Pezzano Bartolomeo, 4 - Piantoni Pacifica, 5 - Piazzola Gaetano, io - Picchetta Luigi, 3 - Pino Coniugi, 5 -- Pesano Erminio, 2 - Piscano Marcellina, 2 - Pivano Luigia, i - Poggi Giovanni Battista, io - Polesi Silvia, 5 - Poletti Giuseppe, 5 - Policarpa Valeria - Pontara Lucia in Lavato, io - Potati Maria, 2 - Pozzo Francesca in Carraro, io - Pozzoli Adele,. 2 - Praina Rosalia - Pura Nina, io.

R) - R. D. di Agliè Canavese, io - R. L. di Borgomanero - Raboni Giovanni - Raele Don Raffaele, 7 - Raja Rosa, 2,50 - Rastelli Maria, io - Raviola Angela, io - Renzi Augusto, 50 - Reviglio Carlo, 5 - Riberi Giovanna, 4 - Riccardi Clotilde, 5 - Riccardi Cristina, 2o - Ricci Maria, 7 - Rizzo Domenico, 2 - Robino Maria, 5 - Rosa Filomena, 4 - Roellini Maria, i - Ro-merio D. Carlo. 5 - Rossi Chiara - Rossi Domenica, zoo - Rossi Giuseppe, z Rossi Teresina, io - Rossini Pietro, 7 - Roux Giuseppina Maria, i o - Rossi Tommaso, i o - Rossignani Paolina, 5 - Ruga Guglielmina, 6 - Rusconi Suor Maria - Russo Nunziata in Cali, io.

S) - S. E. di Andezzeno - Saccomani Ester, 5 - Salomone Maria, 5 - Saluzzo Francesco, 7 - Sampieri Salvatrice, 2 - Sangiusto Anastasia in Ardore, 3 - Santa Giacomo, 15 - Santuz Antonio, 2 - Sappa Margherita, 2 - Sapienza Agatina, 2 - Sartori Santina, 2 - Savinelli Arturo, 5 - Savinelli Gisella, i o - Saviotti Galati Olgo, 5 - Semino Francesco, 20 - Semperboni Catty, i oo - Serena Rosa, 3 - Serlini Annunciata, io - Sett Ved. Eugenia, io - Scandola Pietro, io - Schierano Bonaventura, 2 - Scovenna Adelina - Scrimaglia Rosa, 5 Scuni Emilia in Bianchetti, i - Signorelli Rosa - Signorelli Teol. Emanuele, 5 - Soardi Margherita, 3 - Soldano Maria in Catena, 5 - Un soldato di Alessandria, io - Solimani Carmen, 25 - Sorelle Fusina, 5 - Sorelle Giuliani, 5 - Sorelle Murgia, i - Sorelle Reggiani, 20 - Sorelle Rovelli - Sorelle Rusco, 5 - Sodio D. Giuseppe, 5 - Sottimano Vastina, i - Spampinato Alfonso fu Carmelo, 2 - Spertini Maria, io - Spinoglio Giuseppina, 9,90 - Splendori D. Giuseppe, 2 - Spotorno Bernardino, 15 - Stassano Teresa in Scaccheri, 5 - Stazzone Marianna in Franco, 5 - Stefana Maria - Stella Marietta in Desecondi, 2 - Stoppani Giannirra Ved. Muttoni, 15 - Stoppani Ved. Zanoletti, 5 - Sulis Francesca - Suor Anna Maria Camera, 2,50 - Suor Domenica Vergano per l'Asilo Infantile di Quarto di Musocco, 15 - Surroz Agata, i - Surroz Irma, 5 - Surroz P. Francesco, 5.

T) - T. C. di Bussoleno, 5 - T. G. G. di Torino - T. S. di Sondrigo, 5 - Tacchinello Santina, 4 - Tamburini Marco, 5 - Ta richi Lucia, i o - Tavarelli Aurelia, 5 - Telini D. Pietro, 5o - Tentori Adele, 3 - Trobaldi Lucia, 3 - Tersolo Maria, z,8o - Tinelli Silvio, 5 - Toldini Secondina, 4 - Tommasi Eugenio, z - Tommasi Virginia, 5 - Tonello Carlotta, i 5 - Tonon Fiorina, 5 - Torre Angioletta in gabbiano, 3 - Torres Elisa, 5 - Toscani Pietro Soldato granatiere, io - Toscano Malilde , 5 - Tosetti Angiolina, io - D. Tosi, 5 - Tosi Giuseppe, 3 - Tovescan Giulio Cesare, ioo - Trevisari Giuditta, io -Troncone Eugenia, 5 - Tropini Giovanni, 15 - Trucchi Fanny, 30 - Turri Bettino, io.

U) - Ufertino Sebastiano - Ulla Teresa, 5.

V) - Vaccaro Vincenzo, 5 - Vaccher Maria, 5 - Vanini Imelde, i o - Vanini Teresa e Figlie, 3 - Vaschetto Margherita - Vecchia Margherita - Velli D. Auvrenio, 5 - Vendemmia Francesco 5 - Venturino Chiara, 7 - Vezzoli Antonietta, 5, -- Vezzoli Bianca in Mazotti, 3 - Vezzolini Agostino, 2 - Vigonotti Valeria, 5 - Vignati Antonio, 20 - Villa Artemisio - Villata Clorinda, 5 - Virano Famiglia - Vitelio Lucrezia Ved. Rosati, 2 - Volta Maria i o - VuillerMaria, io - Vuillermin Anselmo, 6 - Vuillermin Antonio, i.

Z) - Zambrini Giulia, io - Zampieri Angela, 2 - Zandigiacomo Maria, 15 - Zanetta Laura, 5, - Zanetti Anna, 2 - Zanetti Emma, 5 - Zanga Giuseppe, 5o - Zartacomio Leopoldo, 2 - Zerboni Giuseppina, 25 - Zocco Lucia, i - Zolezzi Luigia Ved. Garbarino, 2 - Zonca Giuditta, 2,50 - Zoppis Rachele Ved. Pagani, 1,20 - Zoppis Luigia Ved. Del Bono, 1,20 - Zorgnotti Margherita, 2 - Zuretti Teresa, 2.

Tutti questi devoti rendono pubbliche grazie alla Vergine Ausiliatrice per soddisfare alle loro promesse, e nella fiducia di meglio impetrare dalla Benedetta Madrè di Dio nuove grazie e muovi, favori.

Per assoluta mancanza di spazio non possiamo pubblicare, nemmeno questo mese, l'elenco dei paesi cui appartengono i graziati, e facciamo anche un'altra

DICHIARAZIONE.

Molti devoti di Maria SS. Ausiliatrice dolcemente si lamentano di non veder pubblicate per estesole, relazioni delle grazie e favori da loro ricevuti, come avevano fatto promessa a Maria SS. Ausiliatrice. Noi pubblichiamo diligentemente il nome e cognome di tutti, giacchè non ci è assolutamente possibile stampare ogni mese né duecento né trecento relazioni; e perciò preghiamo tutti ad acquietarsi nella certezza di avere pienamente soddisfano alla propria obbligazione. Tuttavia noi teniamo conto di tutte le relazioni più importanti, che intendiamo a poco a poco pubblicare.

PEL TEMPIO VOTIVO IN ONORE DI MARIA AUSILIATRICE

A CASTELNUOVO D'ASTI

I lavori sono progrediti alacremente, e la costruzione è a buon punto; ma non siamo al tetto, come speravamo... E ciò perché la facciata é molto indietro, a motivo del ritardo dei pezzi di pietra lavorata che l'adornano... Ma confidiamo di condurre avanti tutta la costruzione in questo mese.

Nel ringraziare i benemeriti Cooperatori e le benemerite Cooperatrici, che hanno già raccolto piccole offerte in mezzo all'infanzia e alla gioventú, per questo nuovo tempio a Castelnuovo d'Asti, torniamo a raccomandare a tutti il devoto omaggio, essendo vivo il nostro desiderio di veder affrettato il compimento di questo

voto per la pace!

Rose e Gigli.

Alcuni bambini dell'Asilo di Castelnuovo d'Asti, implorando dal Venerabile benedizioni sulle loro famiglie, L. 1,2o.

I bambini dell'Asilo Infantile di Todi (Perugia) mandano L. 10 pel Santuario votivo di Maria Ausiliatrice, affinchè la Vergine SS. li benedica e li tenga sempre sotto la sua protezione.

I bimbi dell'Asilo nell'Istituto di Santa Sofia in Civitavecchia L. 10, per l'erigendo Santuario ai Becchi, implorando dalla Celeste Ausiliatrice copiose benedizioni sulle loro famiglie e sull'Istituto che li accoglie.

I pargoletti dell'Asilo di Genazzano offrono volenterosi il loro tenue obolo di L. 5 pel Santuario dei Becchi, perchè la Celeste Ausiliatrice li protegga insieme coi loro cari al fronte.

I fratellini Piovano Ludovico ed Annina, in memoria del caro nonno Piovano Ludovico, offrono L. 2, pregando salute per la loro mamma e protezione per il babbo, combattente a Salonicco.

Italina Squeri di Bedonia offre L.5, affinchè la .Beata vergine si degni ridonarle sano e salvo il babbo combattente in Albania.

Salini Paolo di Bedonia L. 10 in ringraziamento a Maria SS. Ausiliatrice di aver riabbracciato il babbo dopo tre mesi di dolorosa lontananza.

1 bambini dell'Asilo Infantile di S. Giovanni Ilarione offrono L. 7,1o perchè Maria Ausiliatrice benedica e protegga i nostri soldati e affretti la tanto desiderata pace.

I bimbi dell'Asilo Eugenio Cantoni di Castellanza aggiungono L. 13 alla prima offerta perchè la cara Ausiliatrice protegga i loro cari al fronte, conforti le loro famiglie e benedica il loro Asilo.

I bimbi dell'Asilo di Giarole offrono L. 15, intendendo di concorrere all'acquisto della porticina del Santo Tabernacolo per l'erigenda chiesa dei Becchi, implorando da Gesù Benedetto e dalla Vergine Ausiliatrice protezione sui loro babbi al fronte.

I bimbi Tino e Nino Saggio di Cerami offrono L. 10 pel tempio votivo ai Becchi, chiedendo alla Vergine Santa Ausiliatrice che protegga il loro papà, partito per il fronte.

Il bimbo Aldo Beretta, L. 2, per grazia ricevuta, e perchè Maria Ausiliatrice lo benedica coi genitori e coi nonni.

I bimbi Thellung di Ponzone d'Acqui, offrono L. 10 per l'erigenda chiesa ai Becchi di Castelnuovo d'Asti, raccomandando alla Vergine Santa i loro fratelli che trovansi al fronte.

I bambini Federico e Giovanna Mazza di Lodi mandano L. 2, implorando dalla Gran Madre Celeste protezione e benedizione pei loro cari.

I bimbi Ermanno, Attilio e Rosina Arduini di Aquila, riconoscenti alla Vergine Ausiliatrice per averli scampati da un grave pericolo, offrono L. 5 per l'erigenda chiesa dei Becchi.

I bimbi dell'Asilo di Sassi, colle loro mamme, perché la Vergine Ausiliatrice li benedica, L. 6,10.

Il bambino Giuseppina Birolo di Sassi perchè Maria Ausiliatrice protegga i suoi zii in zona di guerra L. 1.

Angelo Nizza di Sassi alla Vergine Ausiliatrice perchè lo protegga negli studi, L. 3.

Aida Moriondo di Sassi perchè l'Ausiliatrice la cresca buona, L. 1,50.

Piccoli amici di D. Bosco e Maria Ausiliatrice.

La piccola Alda Botto di Cellamonte offre L. 6, frutto dei suoi piccoli risparmi, perchè il Ven. Don Bosco riconduca in famiglia sano e salvo il babbo che si trova in guerra.

Sono L. 10 del mio nipote, il piccolo Giuseppe Paris, per l'erigenda chiesa ai Becchi, affinchè la Vergine SS. Ausiliatrice l'accolga sotto il materno manto e lo conservi puro ed innocente e lo cresca in salute.

Un bambino di Pianzano manda l'offerta di L. 2 per l'erigendo Santuario ai Becchi, implorando la protezione di Maria SS. Ausiliatrice.

I bambini di Barbero Antonio e di Gavinelli Primo di Novara mandano per la chiesa dei Becchi L. 8, per implorare protezione di Maria Ausiliatrice sui loro padri al fronte.

I fratelli Zavattero Luigi e Giuseppe inviano dalla Spezia L. 2 per la chiesa di Colui che amò ed ama tanto i fanciulli.

Battistina, Albertino e Luigina Parodi di MurtaBolzaneto L. 3, implorando dalla Vergine Ausiliatrice una grazia per la loro cava zia e benedizioni speciali sopra cari genitori e tutta la loro famiglia.

O Vergine Ausiliatrice accetta il piccolo nostro obolo. Siamo due fratellini che t'invochiamo per la salute del nostro caro babbo: ritornalo presto presso di noi. - Paolo e Giov. Trussi di Casei Gerola. L. 1.

Pii giovanetti e giovanette.

Ferrari Elvira di Bedonia L. 5, affinché la buona Madre Celeste di degni proteggere e confortare il fratello, che trovasi dove più fervono i combattimenti.

Il bimbo del Favero Angelo di Cozzo del Cadore

offre L. 4 per il nuovo Santuario dei Becchi, implorando benedizioni al caro papà ed allo zio combattenti sul Carso.

M, B. di Torino, invocando Maria SS. Ausiliatrice per ottenere il suo aiuto e la sua protezione per sè e per i suoi cari, L. 5.

Le sorelline Basigli Tina, Vittoria, Giovanna e

Marta di Riccione offrono L. 2, pregando Maria SS. Ausiliatrice di farle crescere buone, sane e di benedirle insieme ai loro cari.

Le sorelline Palmira e Mariuccia Fra da Perosa Argentina offrono L. 5, perchè Maria SS. Ausiliatrice le faccia crescere buone.

Lambertenghi Celestina di Cotono, manda L. 5 per la chiesa dei Becchi, perché Maria Ausiliatrice ottenga la guarigione all'amata zia.

Elisa Gay offre L. 2 pel santuario dei Becchi implorando protezione e benedizione per sè e pei suoi cari.

Pia Marta di Genazzano offre L. 1 implorando dall'Ausiliatrice materna protezione.

Consiglia di Fazio da Genazzano, manda L. 1,25 invocando benedizioni su tutta l'amata famiglia.

Trifoglio Maria Valeria e Romano Antonina, di Genazzano, offrono L. 1,30, affinché Maria SS.

Ausiliatrice le faccia crescere degne del suo celeste aiuto.

Lucia Olivero di Michele di Diano d'Alba invia L. 3 per ottenere da Maria SS. Ausiliatrice il sollecito ritorno del babbo prigioniero di guerra in Austria e la grazia di essere la consolazione dei genitori.

Franceschina Pilocco di Genazzano L. 0,50, perché la Madonna la faccia crescere buona.

Una pia signorina di Genazzano L. 1, per ottenere divine benedizioni sulla mamma diletta.

Carolina Mansella di Genazzano L. 2, perché le Madonna le ritorni sano e, salvo l'amato fratello.

Mamme e insegnanti devote.

La signora Elisabetta di Cogno, invia l'offerta di L. 2, supplicando l'Ausiliatrice a proteggerle l'unico figlio chierico, che trovasi al fronte.

Coppo Luigia di Cellamonte L. 2, perché il Ven. Don Bosco le scampi dai pericoli il figlio che trovasi al fronte.

Coppo Teresa di Cellamonte L. 2,, perché il Ven. Don Bosco protegga la sua famiglia.

Una pia persona di Cellamonte L. 2, affinché il Ven. Don Bosco faccia buono il suo bambino.

Una pia persona di Cellamonte L. 0,5o perché la Vergine SS. Ausiliatrice le salvi il figlio in guerra.

Una buona signora di Bagnolo Piemonte, L. 6, desiderando ottenere, per intercessione di Maria SS. Ausiliatrice e del Ven. Don Bosco, una speciale benedizione su tutta la sua famiglia.

La bimba Sasia Maddalena, invia L. 2 quale offerta pel tempio votivo di Maria SS. Ausiliatrice, affinché la Madonna protegga il suo caro papa.

Una madre che ha due figliuoli al fronte, e due prigionieri in Austria, offre L. so alla Madonna Ausiliatrice implorando il ritorno di tutti, buoni, sani e salvi.

O Vergine Ausiliatrice, accetta l'offerta di L. 3 per la chiesa votiva dei Becchi, proteggi e difendi mio marito che trovasi al fronte e benedici la mia cara bambina. - Amodeo Maria in Sozzani di

Casei Gerola.

I coniugi Emanuele Craviotto e la signora Maria Briotti di Varazze, inviano l'offerta di L. 1o allo scopo che la celeste Madre tenga sempre sotto la sua santa protezione la toro bimba Caterina da Siena.

Caterina Giachetti in Vogliano, di Settimo Rottaro, invia L. 5 pel caro santuario dei Becchi, implorando la materna protezione dell'Ausiliatrice sul diletto consorte che combatte al fronte.

Gianotti Antonia di Settimo Rottaro offre L. 5 all'Augusta Regina ed Aiuto dei Cristiani pel suo tempio votivo ai Becchi, implorando protezione sul marito, che combatte al fronte.

Preci e ringraziamenti.

Burzio Marianna da Cambiano, per grazia ricevuta e implorandole altre, L. 1o.

Don Bo, arciprete di Montechiaro d'Asti, quale piccolo contributo pel nuovo Santuario L. 3.

Il Direttore, dell'Istituto Paterno di Castelnuovo d'Asti, a nome di parecchie pie persone di vari paesi che inviarono a lui le loro l'offerte, L. 19,70.

Manolino Severino ferito da una bomba a mano nella gamba destra, raccomandandosi caldamente insieme, colla famiglia alla protezione di Maria Ausiliatrice, manda L. 5 pel Santuario votivo.

Con i più fervidi voti Maria Albina Turco, direttrice dell'Asilo di Sassi, L. 5 - Elena Viecca, insegnante, L. 2 - Rosa Ganglio, L. r - Bianca ed Elena Dogliotti., L. 2 - Eleonora Turco, L. s - Sorelle Miniotti L. 2 - N. N., L. s - Sorelle Torelli, - L. s - Contessa Beria di Sale, L. s - Giacinta Ved. Mulatero, L. s - Carolina Kerbacher, L. s -- Maria e Luisa Cerruti, L. 1, Maddalena liariossi Ved. Casaleggio, L. 1.

Il soldato Lagassi Giuseppe, di Bedonia, manda L. 5 per l'erigendo Santuario dei Becchi, affine hé la B. V. si degni .di proteggerlo sempre e gli conceda la grazia desiderata.

Giuditta Dalla Chiara Ved. Lazzari di Torino, offre L. 1o pel nuovo Santuario di Maria Ausiliatrice ai Becchi, per grazia ricevuta, e invoca altre grazie.

Emilia Veglio di Riva di Chieri invia L. 5 per la chiesa dei Becchi implorando la materna benedizione di Maria Ausiliatrice sulla sua famiglia.

Caterina Lombardo di Montaldo Bormida L. 5 per la chiesa votiva dei Becchi a Maria SS. Ausiliatrice, invocando il suo celeste aiuto.

Offro L. 1 per il nuovo tempio, perché Maria Ausiliatrice ridoni la salute a mio marito, che trovasi ammalato in zona di guerra. - Teresa Pozzi in Trussi di Casei Gerola.

Maria Battioni da Novara L. 5, ringraziando Maria Ausiliatrice per celesti favori e aspettandone altri.

Teresina Celoria da Ottiglio Monferrato raccomandando al Venerabile i suoi cari al fronte, L. 4o.

La famiglia Zappa di Alassio, pel nuovo Santuario, raccomandandosi alla Vergine Ausiliatrice, L. 10.

Landoni Marietta di Castellanza, L. 5, perché Maria Ausiliatrice le salvi il figlio e il genero che sono in guerra e continui a tutti i suoi la più valida protezione.

Furioli Maddalena di Castellanza per avere sperimentata in snodo speciale, la materna protezione di Maria Ausiliatrice offre L. 8, implorando l'aiuto suo celeste sulla cara famiglia.

Dagli Oratori,

Le Oratoriane di Giarole inviano L. 12, frutto di loro piccoli sacrifizi per l'erezione della chiesa dei Becchi, fiduciose che la Vergine Ausiliatrice vorrà continuare a proteggerle, insieme coi loro cari che sono al fronte.

Le Oratoriane di S. Ambrogio Torinese inviano altra offerta di L. 5 pel Santuario votivo dei Becchi, invocando grazie speciali da Ilaria Ausiliatrice.

Gli Oratoriani di Lovico (Milano) con devoto affetto, implorando dal Ven. D. Bosco una speciale benedizione, L. so.

Le Oratoviane di Lovico (Milano) raccomandando caldamente sè e tutti i loro cari alla protezione della Vergine Ausiliatrice, L. 10.

Collegi e Convitti.

Gli alunni dell'Istituto Salesiano di Parma, grati al Ven. Don Bosco e alla. Vergine Ausiliatrice per segnalati favori, col voto e la preghiera di essere sempre sotto la loro forte protezione, offrono L. 1oo pel nuovo tempio a Castelnuovo d'Asti.

Gli alunni dei Collegio Manfredini di Este, grati a Don Bosco che avendo già visitato più volte il loro istituto, ora dimostra di averlo continuamente sotto la sua protezione, offrono L. 1oo.

Gli alunni dell'Istituto Paterno di D. Bosco di Castelnuovo d'Asti, affinché l'amato Padre continui a preditigerli insieme colla gioventù della sua terra natale, L. 33,80.

Anche le bambine delle Scuole elementari di Genazzano vogliono dimostrare il loro amore alla Madonna di D. Bosco con l'offerta di L. 16,2o per l'erezione del suo Santuario, pregandola di una particolare benedizione.

Dall'Estero.

Le orfanelle di Saint Cyr offrono L. 20 pel Santuario votivo dei Becchi, implorando da Maria Ausiliatrice copiosi celesti favori anche sulla loro cara patria.

Il Consiglio del nuovo Battaglione Scolastico dell'Istituto del S. Cuore a S. Paolo (Brasile), nel giorno dell'inaugurazione della bandiera, invia L. 25 pel Santuario dei Becchi, implorando la benedizione perpetua di Don Bosco e dell'Ausiliatrice.

NOTE E CORRISPONDENZE

11 nuovo Nunzio Apostolico a Vienna.

Come è già noto, il S. Padre Benedetto XV ha elevato alla Nunziatura Apostolica di Vienna Sua Eccellenza Rev.ma Mons. Teodoro dei Conti Valfrè di Bonzo, fino a ieri Arcivescovo di Vercelli, ora Arcivescovo titolare di Trebisonda. All'operoso e caritatevole Prelato, cui ci legano forti vincoli di filiale e imperitura riconoscenza, e il Signore, per mano del Suo Vicario, apre un nuovo campo immenso di lavoro, dove Gli sarà dato asciugare molte lacrime e lenire molti dolori - insieme coi più vivi rallegramenti, umiliamo la promessa di ferventi preghiere, congiunte ad ardentissimi voti.

Nuovo Prefetto Apostolico.

Con decreto della S. Congregazione di Propaganda Fide, è stato nominato Prefetto Apostolico della vastissima Prefettura Apostolica del Rio Negro (Stato delle Amazzoni, Brasile) il rev.mo D. Lorenzo Giordano, già Ispettore delle Case Salesiane del Nord del Brasile.

Il nuovo Prefetto Apostolico si trova già nell'immenso territorio della sua Missione.

A Lui e al suo zelante coadiutore Don Balzola, e ai carissimi catechisti che li assistono nelle loro apostoliche fatiche, l'espressione dei più fervidi voti, con la preghiera d'inviarci frequenti notizie delle loro missione.

S. Em. il sig. Carri. G. Cagliero.

L'Em.mo Card. Cagliero, durante la sua permanenza a Torino, fu invitato ad onorare della sua amata presenza imponenti solennità religiose a Biella e al Santuario d'Oropa per le feste titolari, al Santuario di Selvaggio sopra Giaveno, al Santuario di Piova nel Canavese, a Bagnolo Piemonte, a Vignale Monf, ecc., ecc. Dappertutto fu accolto col più schietto entusiasmo dalle popolazioni e dalle autorità civili e ecclesiastiche.

Al Santuario di Oropa erano convenuti non meno di ventimila pellegrini, insieme con quel zelantissimo Vescovo, Mons. Natale Serafino, il Vescovo di Volterra, Mons. Emanuele Mignone, che aveva predicato la novena, e Mons. Pizzorno, Vescovo tit. di Flavianopoli.

Nei giorni seguenti Sua Eminenza tenne in Biella, insieme con altri Prelati e coi nostro Rettor Maggiore Don Albera, la presidenza onoraria di un Convegno per gli Oratori festivi, che si svolse attivissimo sotto la presidenza effettiva del Salesiano Don Trione.

Al Santuario di Piova trascorse alcuni giorni in amabile famigliarità coi giovani chierici ascritti all'Opera nostra e cogli alunni dello studentato teologico di Foglizzo; giorni per tutti indimenticabili!

A Bagnolo Piemonte l'Eminentissimo trovò lo spirito salesiano diffuso in tutto il paese. Quivi si recavano ad ossequiarlo anche il sig. Sindaco e Mons. Vescovo di Saluzzo.

A Vignale, unicamente per ricevere la sua pastorale benedizione, accorsero tutti i giovanetti presenti nel nostro Collegio di Borgo San Martino.

Sua Eminenza fece anche numerose visite ad istituti e a comunità religiose della città.

Celebrò nell'Istituto dei Ciechi e delle Cieche di Corso Napoli, nella Piccola Casa delle Divina Provvidenza, nell'Istituto delle Religiose del Sacro Cuore, nell'Istituto delle Fedeli Compagne e più volte nell'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, nel Seminario delle Missioni Estere in Valsalice, nel Collegio di San Giovanni Evangelista, negli Istituti del Rifugio e del Buon Pastore; e visitò anche il Convitto Ecclesistico della Consolata e l'Istituto omonimo per le Missioni Estere, l'Istituto S. Pietro ecc. ecc.

Il 27 u. s. parti per Roma, con rimpianto dei Superiori, dei Confratelli, e dei 300 alunni -che, durante le scorse vacanze autunnali, popolavano l'Oratorio - cui l'Eminentissimo rivolse care e commoventi parole di addio: i Ricordatevi - egli disse - che Don Bosco ha fondato l'Oratorio ber voi, giovanetti, ber la vostra istruzione ed educazione, ma sopratutto per salvare le anime vostre! ».

Grazie, grazie, Eminenza; ad multos annos !

La consacrazione di Mons. Olivares.

A S. E. Rev.ma Mons. Luigi Olivares, della nostra Pia Società - che quanto prima per mano di S. Em. Rev.ma il sig. Card. Giovanni Cagliero, assistito dalle LL. EE. Rev.me Mons. Morganti, Arcivescovo di Ravenna e Mons. Marenco, Vescovo di Massa, riceverà l'Episcopale

Consacrazione nella chiesa di S. Maria Liberatrice in Roma - porgiamo, con fraterna esultanza l'omaggio cordiale dei più fervidi voti di un lungo pontificato, ricco di copiosa messe spirituale e di divini conforti, con l'augurio che tra il nuovo gregge e il zelante Pastore si stringano tosto quei forti vincoli di mutua corrispondenza di -affetti che legavano il Parroco del Testaccio e i suoi Parrocchiani.

Ecco, anche in omaggio, una pagina non sospetta di adulazione, che mostra al vivo l'attività spiegata da Mons. Olivares al Testaccio. La togliamo dalla Concordia, quotidiano di Roma, del 9 gennaio u. s.

Nel 1901 i Salesiani vennero al Testaccio e con la volonterosa attività ferace che conquide quanti li conosce, li pratica, li segue, superarono le prime fortissime difficoltà derivanti da una più che naturale diffidenza, fra una popolazione che non li conosceva.

Nel 1905 si erano già affermati sufficientemente bene. Le scuole elementari pontificie erano già frequentate da molti alunni, e simpatie sviluppartisi permisero l'inizio dei lavori del tempio monumentale di Santa Maria Liberatrice, che in soli tre anni fu compiuto ed aperto al culto.

Nell'aprile del 1909 la parrocchia del Testaccio di S. Maria della Provvidenza, fu cambiata in parrocchia di S. Maria Liberatrice ed affidata ai Salesiani.

Da quell'epoca lo sviluppo dell'azione e dell'opera salesiana prese meraviglioso svuluppo.

Non è possibile seguire da quel periodo la proteiforme attività dei figli di Don Bosco.

Si riassume e deriva dalla statistica dei fatti compiuti.

Le Associazioni e le Opere maschili che i Salesiani hanno concretato con alta benemerenza educatrice sono da raggrupparsi a seconda delle finalità che si propongono:

1° Scuola elementare pontificia tenuta dai Salesiani: è approvata dal R. Provveditore agli studi, e gli alunni possono conseguire gli attestati legali di complemento, di maturità e di licenza.

Vengono gratuitamente distribuiti a tutti i libri di testo, la cancelleria, la refezione scolastica.

Da quando è avvenuta la mobilitazione ai sessanta figli di richiamati è data doppia refezione.

Sono 450 i ragazzi iscritti alle varie scuole.

2 ° Scuole serali gratuite.

3 ° Associazione dei padri cristiani.

4 ° Circolo S. Maria Liberatrice pei giovani di età non inferiore ai quindici anni, con scuola di Religione, lezioni di cultura, filodrammatica e sportiva.

5° Oratorio e ricreatorio salesiano « Marcantonio Borghese » festivo e quotidiano. E frequentato da circa 800 giovani dai 6 ai 25 anni. Sono annessi al Ricreatorio: Scuola gratuita di musica istrumentale - Scuola gratuita di musica vocale - Squadra ginnastica « Excelsior » - Circolo di coltura giovanile - Biblioteca circolante.

6° Cinematografo e teatrino (sala Clemson).

Sempre ad opera dei Salesiani, che sono pure gli amministratori parrocchiali, vi è la biblioteca parrocchiàle con tre sezioni, e la Conferenza diS. Vincenzo de' Paoli per le famiglie povere.

E i Salesiani hanno anche l'alta direzione delle' istituzioni delle Suore della Divina Provvidenza che accudiscono all'insegnamento elementare..

Di istituzioni femminili al Testaccio vi è abbondante beneficio ad opera dei Salesiani.

La compagnia delle Donne di Carità ha ambulatorio medico gratuito e provvede alla distribuzione di medicine, buoni di carne, latte, pane, ecc.

Le Suore di Maria Ausiliatrice, istituite da Don Bosco, dirigono:

1 ° Circolo femminile S. Maria Liberatrice (per giovani di età non inferiore ai 15 anni) con Scuola di Religione e Circolo di cultura.

2 ° Giardinetto di Maria (per fanciulle di età inferiore ai 15 anni).

3 ° Scuola professionale di cucito, ricamo, maglieria, ecc.

4° Oratorio femminile festivo e quotidiano, cori. Scuola Catechistica.

5 ° Educatorio per le alunne delle Scuole comunali con ripetizioni gratuite, Scuola di lavoro, ecc.

6° Biblioteca parrocchiale circolante (Sez. II)

E le Suore della Divina Provvidenza, che, come si è detto, sono sotto la direzione salesiana, amministrano:

1 ° Scuola elementare pontificia, con annesso Giardino d'infanzia e Scuola di cucito: è approvata dal R. Provveditore agli studi, e le alunne possono conseguire gli attestati legali di compimento, di maturità e di licenza. - Alle alunne povere vengono distribuiti gratuitamente i libri di testo e la cancelleria, ed ai bambini e bambine del Giardino d'infanzia la refezione quotidiana.

2 ° Oratorio femminile festivo e quotidiano, con Scuola Catechistica.

3 ° Biblioteca parrocchiale circolante (sez. III).

Ora, dinanzi ad una forte esplicazione vivificata con tanta abbondanza di opere e di azione,. che raccoglie complessivamente circa duemila fanciulli e fanciulle, ogni commento cade, ogni elogio è superfluo...

LA LEGA NAZIONALE contro la bestemmia e il turpiloquio. (Via Bogino, 8 - Torino).

« E scopo della Lega - ricorda opportunamente il presidente della Sezione Industriale,„ dota. cav. Edoardo Belli. - l'eliminazione di questa mala abitudine che dilaga non solo nelle officine, ma altresí negli uffici, dove pur si dovrebbero supporre persone meglio educate... La Lega intende valersi di tutti quei mezzi ritenuti maggiormente atti a raggiungere il suo intento, contribuendo così all'elevazione morale del popolo italiano; opera come ognun vealtamente civile e patriottica... Sono a disposizione degli industriali per l'affissione nelle officine e nelle sale di lavoro, cartellini colla scritta: Nora bestemmiare e non tenere discorsi immorali. - Per gli uffici: Le persone educate si astengono del turpiloquio e dalla bestemmia ».

Hanno aderito alla Lega S. E. l'On. Paolo Boselli, le LL. EE, i Ministri Corsi, Morrone, Adotta e Meda ed altri autorevoli personaggi.

« Della costituzione di a Lega Nazionale contro la bestemmia e il turpiloquio - scrive il Ministro Corsi - io non posso che compiacermi vivamente, come cittadino e come Ministro della Marina. Plaudo pertanto alla Lega, ed agli intendimenti civili che l'hanno fatta sorgere, augurando che essa svolga un'azione feconda ed assicurando cotesta Presidenza che dal canto mio non mancherò di assecondarne l'opera nell'ambito del dicastero, cui ho l'onore di presiedere ».

« L'On. Avv. Filippo Meda, Ministro delle Finanze ben volentieri aderisce agli scopi che si propone la Lega contro la bestemmia e il turpiloquio comunicatigli colla circolare in data 12 luglio, e si augura che i nobili sforzi dei promotori conseguiscano il risultato di rimuovere dalla nostra vita nazionale questi segni di minor civiltà e di deficiente educazione. a

Il Ministro per i trasporti ferroviari, e marittimi l'On. E. Ariotta in data 19 luglio scriveva all'illustrissimo sig. Conte Prospero Balbo di Vinadio, Presidente Generale della Lega:

Ill.mo sig. Conte,

Altamente lodevoli sono gli scopi che si propone codesta Lega con la sana sua propaganda per la correttezza e la moralità del linguaggio.

Nell'assicurare, pertanto, recezione della circolare cortesemente inviatami, esprimo il mio compiacimento e la mia completa adesione all'opera benefica della Lega.

Con osservanza

Dev.mo

E. ARLOTTA.

Il Ministro della Guerra ha così nobilmente espresso la sua adesione.

MINISTERO DELLA GUERRA

All. 1

-   Roma, 26 agosto 1916 Num. 14158

Onorevole Presidente,

Questo Ministero plaude alla bella iniziativa della Lega da Lei presieduta, e sin d'ora ne appoggia l'opera altamente educativa e sociale colla diramazione della circolare che mi pregio di trasmettere insieme alla presente.

Con ogni osservanza

Dev mo

MORIONE.

MINISTERO DELLA GUERRA

SEGRETARIATO GENERALE

Divisione Stato Maggiore Sezione 2^

N. 14895 - Circolare

OGGETTO

Doveri Morali di Militari.

È stato rilevato coree nell'interno delle caserme,, ai campi, e, in genere nei luoghi di riunione di numerosi militari, sia tollerato talvolta il turpiloquio.

Questo Ministero rammenta in proposito che l'uso di tale linguaggio sconveniente costituisce una infrazione al Regolamento di disciplina, che prescrive al militare di essere in ogni circostanza, esempio di osservanza dei buoni costumi, e di non: proferire imprecazioni, bestemmie e parole o discorsi ripugnanti al senso morale (n. 49).

La tolleranza della bestemmia e del turpiloquio sarebbe indizio di una rilassatezza morale contraria a quella alta educazione civile che è sempre stato vanto degli ufficiali dell'esercito; e pertanto invito le autorità militari territoriali a richiamare su ciò i loro dipendenti, nella fiducia che l'interessamento di tutti, e degli ufficiali in specie, varrà a cancellare interamente la non lieve menda, con;n vantaggio morale dell'esercito e del popolo.

Il Ministro

MORRONE.

A tutte le Autorilà militari territoriali e, per conoscenza: al Comando Supremo; all'Inlendenza Generale.

NOTIZIE VARIE

S. PAOLO (Brasile). -- Commemorandosi il 3 maggio u. s. la data dello scoprimento del Brasile, il fiorente Istituto Salesiano del S. Cuore di Gesù nella città di S. Paolo inaugurava solennemente il battaglione scolastico giovanile, formato di alunni interni.

Precedeva la cerimonia delle consegna della bandiera, presieduta dal signor Generale Carlo do Campo, Ispettore della VI Regione militare, da S. E. Rev.ma Mons. Arcivescovo, e da una folla di autorità civili e militari. Il rito della benedizione fu compiuto dal Vicario Generale Mons. Dott. Benedetto de Sousa.

Esimi oratori e vari alunni pronunziarono discorsi patriottici; il nuovo battaglione eseguì vari esercizi.

Segui l'inaugurazione della Sala d'armi, indi una passeggiata di gala per le vie della città. La popolazione appludi entusiasticamente per tutto il percorso la sfilata del simpatico battaglione.

CAPE TOWN (Sud-Africa). - Il Direttore dell'Istituto Doti Bosco scrive in data 28 luglio al sig. Don Albera: - Non voglia attribuire il nostro lungo silenzio a dimenticanza, ma al lavoro febbrile e al nostro numero ridotto. Causa questa immane guerra, che si fa sentire già da due anni anche qui, l'Associazione dei nostri Cooperatori non ha potuto organizzarsi ed aiutarci molto. Ma ora stiamo riattivando la loro unione per far fronte al numero maggiore degli orfani che la guerra ci manda. Per mezzo delle conferenze di S. Vincenzo de' Paoli, nei diversi centri di tutto il SudAfrica abbiamo potuto ottenere la nonnina di un zelante Decurione in ogni città di qualche importanza. Sicché abbiamo già un influsso di nuovi Cooperatori e potremo fra breve organizzare confrerenze e riunioni, là pure dove il numero non è grande, anche perché il Clero si presta assai ad aiutarci.

» Il nostro Comitato per la Colonia Italiana, stimolato da una larga corrente d'amor patrio, va agitandosi e lavorando febbrilmente: il Cav. O. Nannucci, il nostro Presidente, ha già raccolto qualche centinaio di membri per la Croce Rossa Italiana, ha ottenuto buon numero di contribuenti e somme non indifferenti per l'ultimo Prestito Nazionale per la Guerra Italiana. Con un Comitato di Signore ha organizzate varie feste riuscitissime a benefizio della Croce Rossa, mentre un altro Comitato, sotto la gentile signora Rubbi, ha dato un grandioso Concerto Italiano per ottenere fondi per il conforto dei nostri soldati al fronte. Cori buon numero di aiutanti volenterosi la stessa signora va lavorando calze, guanti, pellicce poi nostri soldati, e mentre pensa ai loro bisogni materiali non dimentica gli spirituali. Ogni venerdì dopo pranzo raduna nella nostra cappella i fanciulli e le bambine delle famiglie italiane, una cinquantina per ora, li fa pregare in italiano e li fa cantare alcuni dei nostri inni del Giovane Provveduto, invocando il Signore che presto ci dia la pace e l'unione. Una volta al mese abbiamo una cerimonia religiosa con Messa e predica in italiano; e le preghiere le comunioni dei bambini e dei genigori si offrono secondo le intenzioni del Sommo Pontefice.

» Ella voglia benedire questi sforzi dei suoi figli lontani e dei loro Cooperatori, affinché possiamo salvare anime e, coane diceva l'amato D. Bosco, in primo luogo l'anima nostra... »

NECROLOGIO

Clotilde dei Marchesi Patrizi.

Spirò nel bacio del Signore il 28 luglio u. e. Cresciuta ed educata in una famiglia dove il culto e l'amore alla Religione sono avite e gelosamente custodite, l'animo suo gentile e buono si formò ben presto ad una pietà profonda.

D'ingegno versatile, ebbe fin da bambina un ardente amore alle lettere, che coltivò in seguito, senza maestri, per spontaneo impulso, riuscendo ben presto scrittrice e poetessa non volgare.

In aiuto all'Opera Salesiana, che nel 1901 si iniziò a Napoli sulla ridente collina del Vomero per giovanetti artigianelli, Ella cedette la maggior parte delle sue poesie, che furono raccolte in un bel volume sotto il titolo: Atomi, a cura del Salesiano D. Angelo Piccono, ed ebbero grande diffusione e giudizi lusinghieri.

Il libretto Vade-Mecum, scritto per gli ascritti dell'Apostolato della Preghiera, contenente bellissime e commoventi orazioni giornaliere, fu una rivelazione della perfezione del suo spirito.

La memoria di Clotilde Patrizi vivrà imperitura nell'animo di tutti coloro che la conobbero.

Cav. Uff. Prof. Giacinto Gneme.

Nacque in Dogliani nel 1839 e si spense cristianamente in Roma nello scorso aprile. A soli 18 anni si dedicò all'insegnamento, dove spese 55 anni della sua preziosa vita, di cui 45 nelle RR. Scuole Tecniche, insegnando Lettere italiane e Storia e Geografia. Per 28 anni fu Direttore della R. Scuola Tecnica Giulio Romano in Roma, che assunse sotto di lui un grande sviluppo e dove ebbe campo di esplicare la sua grande opera di educatore, divenendo il Padre dei giovani, che lo amavano e dopo molti anni lo ricordavano con affetto e venerazione, come venne provato dal tributo solenne reso alla sua spoglia mortale da centinaia e centinaia di ex-alunni, ora uomini maturi in alte posizioni soviali. Il Cav. Gneme fu modello di virtù cristiane, padre amorosissimo, visse solo per la famiglia e per la scuola, e mori da santo. Era pure nostro affezionato Cooperatore.

Che la sua anima benedetta protegga i suoi figli dal Cielo, e li conservi buoni cristiani, come egli li voleva!

Marchesa Maria Spreti.

La nobile marchesa Maria Spreti ved. Borea de Buzzaccherini, moriva santamente a Mugo di Romagna. Animata dalla più ardente carità cristiana, aveva dedicato tutta se stessa e tutti i suoi averi alle buone opere cittadine, specialmente in sollievo de' poveri. Quando nel 1892 i Salesiani prima e in seguito le Suore di Maria Ausiliatrice, aprirono in Lugo due case, la pia marchesa seppe èsser la madre premurosa dei loro alunni ed alunne, cui prestava le cure più assidue. L'immenso popolo che prese parte a' suoi funerali diede a conoscere quanto fosse grande la sua carità. Noi abbiamo pregato e pregheremo sempre il Signore che dia un premio condegno all'anima sua benedetta!