BOLLETTINO SALESIANO

PERIODICO MENSILE DEI COOPERATORI DI DON BOSCO ANNO XI - N. 8   I AGOSTO 1916

SOMMARIO

Cooperazione Salesiana - Una parola alle madri cristiane.

Il nuovo tempio di Marina di Pisa.

La Lega Nazionale contro la bestemmia o il turpiloquio.

Lavoriamo, lavoriamo?

Il nostro quesito: „Come si può avere personale idoneo cui affidare le opere giovanili?"

Giosuè Borsi e i suoi „Colloqui" spirituali.

Pel tempio votivo in onore di Maria Ausiliatrice ai Becchi di Castelnuovo d'Asti.

Il riscatto delle bambine cinesi (Lettera del Sac. Luigi Versiglia).

Il Culto di Maria Ausiliatrice - Echi delle feste titolari - Pel 24 del mese - Grazie e graziati.

Riconoscenza a Domenico Savio.

Note e Corrispondenze: Il giorno della riconoscenza Il Salesiano Mons. Felice Guerra, Arcivescovo di

Santiago di Cuba - Mons. Luigi Olivares -- Auguri La posa in opera della statua di Don Bosco,

Necrologio e Cooperatorii defunti.

REDAZIONE E AMMINISTRAZIONE - VIA COTTOLENGO, 32 - TORINO

COOPERAZIONE SALESIANA

Una parola alle madri cristiane.

LA parola è indirizzata a voi, o buone mamme, cooperatrici salesiane, che in questa lunga giornata d'armi sentite maggiore il bisogno e il conforto della Fede che professate colle parole e colle opere. Vogliamo ricordarvi un grave dovere, un'opera santa, che spetta particolarmente a voi, madri cristiane.

Nel fervore della vostra pietà, che vi chiama spesso nella casa di Dio per assistere alla Santa Messa e per accostarvi alla Sacra Mensa, chi sa quante volte voi avete domandato al Signore la grazia di vedere un vostro figlio fra i suoi ministri, per meglio imitare la Vergine, il cui Unigenito è Sacerdote eterno, per cooperare piú direttamente all'espansione del regno di Dio sulla terra, ed anche per avere nn prete che per molti anni vi ricordi con l'affetto di figlio, prima e dopo la vostra morte, nella celebrazione del S. Sacrifizio. Chi può descrivere la felicità di una madre cristiana il di che vede un figlio suo consacrato sacerdote ?

Ma accade talora - e bene spesso - che qualcuna di voi, dopo aver vagheggiato un tal giorno, si sente spezzare il cuore nel vedere che proprio colui, che aveva desiderato ministro del Signore, diviene giovane empio, irreligioso e ministro di perdizione. Di fronte alle scene funeste del pessimo traviamento queste madri infelici incolpano lo spirito d'irreligione che oggi ammorba tutto l'ambiente moderno, specialmente le scuole, inferiori e superiori. Ma non hanno sempre ragione. Hanno esse fatto il loro dovere nell'intimità della famiglia? « Il nostro seminario sacerdotale piú antico - esclamava un zelantissimo Vescovo - è la famiglia cristiana, che ci manda giovani forti di carattere e di volontà. » Ecco, o madri, il còmpito vostro.

Sí, oggi, in cui si sente dappertutto la penuria, di vocazioni sacerdotali oggi, in cui si toccano con mano i disastrosi effetti di quella settaria tempesta di fango che si solleva contro il Clero e gli istituti religiosi per denigrarli, paralizzarne l'influenza benefica ed anche, se fosse possibile, spegnerli: - oggi, in cui da una guerra gigantesca, che reclama il sacrifizio supremo della nostra gioventù, si vedono falciate e spente anche le più care speranze della Chiesa, tanti giovani chierici prossimi al sacerdozio: - oggi il più sacro dei vostri doveri, o madri cristiane, è questo di suscitare vocazioni sacerdotali. Come è triste, come è preoccupante il vedere, di giorno in giorno, diradate le nostre file!... Voi che lo potete, preparate alla Chiesa nuovi sacerdoti

Questa parola sarà piú facilmente intesa da quelle che, da giovani, furono pie, esemplari, e amarono e custodirono, piú di ogni altra virtú, la virtú angelica, la virtú cara al Figlio di Dio, la santa purezza. Certe grazie il Signore non può concederle a tutte in via ordinaria. Si coglie forse uva dalle spine. senza un miracolo, no. Quale ammonimento per le giovanette!

Si dice che il desiderio di poter consacrare al Signore un figliuolo fu per Marta Santena di Chieri, la madre di S. Luigi Gonzaga, il motivo che l'indusse ad eleggere lo stato coniugale. Ma voi, o madri , non potete esigere dal Signore questa grazia: l'avere un figlio con vocazione al Sacerdozio è un do io del Signore. Voi potete però meritarvelo colla santità della vita e colla preghiera, come fece Anna, madre di Samuele; quindi pregate, madri, pregate a questo fine.

Inoltre prevenite, come fa il Signore colla sua grazia, prevenite i vostri figliuoli colle sollecitudini più sante e delicate. Prima ancora che si formi in essi l'uso della ragione, vegliate. affettuosamente sulle loro tendenze; insegnate loro le preghiere del mattino e della sera; abituateli a compiere i doveri religiosi, con esemplare puntualità, insieme con voi sotto il tetto domestico. E giunti che siano all'uso della ragione, sviluppate, integrate l'opera vostra. Ponete loro dinnanzi letture divote; circondateli di compagni buoni; avvezzateli alla frequenza della casa di Dio ; cercate che le pareti stesse della casa, adorne delle immagini del Crocifisso, del S. Cuore di Gesú, della Vergine e dei Santi, parlino ad essi di fede. Sopratutto ispirate nel loro cuore due amori: un ardente amore a Gesú in Sacramento e una tenera divozione a Maria Santissima. Fate che preghino innanzi al SS. Tabernacolo con quella fede e quel raccoglimento che non si dimenticano più per tutta la vita; e procurate che ogni giorno facciano anche filiale ricorso alla Madonna.

Quando il noto scrittore Giovanni Janssens pensava di farsi sacerdote, un padre cappuccino gli domandò: « Avete voi amore alla solitudine e alla meditazione ? Siete molto divoto di Maria Santissima? Se non avete tutto questo, non pensate a farvi sacerdote! » Madri cristiane, se volete vedere un figlio all'altare, infondete in lui lo spirito di orazione.

E non basta. La vita del sacerdote è anche vita di sacrifzio. Il sacerdote, dal giorno che è consacrato sacerdote, non può cercare ciò che è conforme al suo genio, ma ciò che vuole Gesú Cristo, ciò che vuole la salvezza delle anime. Ogni sacerdote deve in fin di vita poter ripetere coll'apostolo: « Mi son fatto tutto a tutti, ber far tutti salvi...» Ebbene, madri cristiane, vegliate perchè quel vostro figliuolo non cresca amante dei divertimenti, dissipato, effeminato. Quando lo vedeste piegare verso questi difetti , chiedetegli subito (e sempre ripetetela l'ammonizione): « Tu vuoi esser prete, e sei cosi effeminato. » Questa domanda lo abitua a riflettere e gli ispira seri propositi di vigilanza, di mortificazione, di felice riforma del carattere.

Ma v'è ancora la cosa piú importante. Vegliate che questo vostro caro figliuolo cresca puro, candido ed illibato, come un giglio ben custodito. A questo fine ditegli spesso all'orecchio: « Qualunque sia lo stato di vita al quale ti chiama il Signore, tu sarai sempre contento e felice, se ti conserverai puro. Nessuna cosa ti renderà così felice per tutta la vita, quanto l'aver conservato intatto il giglio della purezza. Invece nessuna cosa ti angustierà maggiormente, specie in punto di morte, quanto l'aver perduto questo fiore. Che se poi il Signore ti vuol suo ministro: se ti tien serbata questa grazia somma, invidiata anche dagli, angeli, di volerti prete: se tu stesso pensi di dir messa un giorno: rammenta che, ogni di il prete tocca colle sue mani il Corpo Santo di Cristo e lo rimira a lungo coi suoi occhi durante la celebrazione del S. Sacrifizio: quindi, figlio mio, procura, piú di ogni altra cosa, di conservare sempre puro il tuo cuore e immacolata l'anima tua. »

Una madre che prega ed educa in tal modo, può aver la fiducia di veder un figlio suo salire un giorno all'altare. Lei avventurata ! Avrà l'ammirazione e la lode di tutti i buoni, a cominciare da Dio. Chi premia un bicchier d'acqua dato per suo amore, quale ricompensa non darà a queste madri cristiane?

Ma chi la ringrazierà piú di tutti e le avrà riconoscenza imperitura sarà il figlio sacerdote, il quale, anche coi capelli bianchi e prossimo a scendere nel sepolcro, benedirà ogni giorno la madre sia, e - come il Ven. Don Bosco - avrà sempre un tenero e commosso ricordo per lei, perchè a lei, dopo Dio, egli si sente debitore della vocazione sua sublime.

Se queste poche parole varranno ad infondere in molte madri cristiane un po' di buona volontà per lavorare con zelo come abbiamo qui indicato, ne sia benedetto il Signore.

Esse nell'era della pace, nel rinnovamento sociale dopo il presente sfacelo, offrendo già pronte, ben lavorate e lucenti, le nuove pietre fondamentali per un piú grande e piú forte edifizio cristiano, avranno pietosamente affrettato i disegni della Divina Provvidenza a vantaggio delle nuove generazioni, e si saranno rese altamente benemerite della Religione e della Patria.

I tempi sono difficili, ma Dio non cesserà di essere sempre con noi.

Ven. Gio. Bosco.

IL NUOVO TEMPIO DI MARINA DI PISA.

La prima domenica di luglio venne inaugurata la nuova chiesa parrocchiale di Marina di Pisa, eretta e intitolata dall'Em.mo Card. Maffi a Maria SS. Ausiliatrice. Il disegno è dell'esimio architetto, l'ing. cav. Cecilio Arpesani, che ideò e sta ora ultimando anche il nostro S. Agostino di Milano.

La chiesa di Marina è un vero monumento d'arte. Tale lo proclamò l'unanime ammirazione di quanti la videro, e tale apparirà sempre meglio nella sua bellezza e perfezione, man mano che si verranno compiendo per opera di artisti, quali sono il Pogliaghi, il Beltrami, il Manetti, i lavori di abbellimento in mosaico, in marmo, in pittura, all'abside, al soffitto, al pavimento, alle finestre, alle porte. Ma già dagli alabastri dell'abside, entrano folgoranti cinque fasci di luce d'oro, d'un effetto magico meraviglioso: il soffitto sorride col suo azzurro a ricami finissimi; le colonne, le arcate, le absidi dànno l'idea d'una grande vetusta basilicamedioevale: e in fondo, sull'altare, si eleva, quasi benedicente, il caro simulacro di Maria Ausiliatrice, dono del nostro Rettor Maggiore Don Albera.

La cerimonia della benedizione venne compiuta dallo stesso Em.mo Card. Arcivescovo di Pisa. A lui facevano corona vari rev.mi Canonici della Primaziale e, con molto Clero, i nostri Confratelli addetti alla parrocchia di Marina, i giovani del Seminario S. Caterina, molti Circoli Giovanili Cattolici, tra i quali i Circoli Don Bosco, Giosuè Borsi e Savio Domenico di Pisa, e varie associazioni femminili con l'Istituto di P. Agostino da Montefeltro.

Compiuto il sacro rito, l'Em.mo sali all'altare per celebrarvi la prima messa ed all'Offertorio gli venne presentato da mani innocenti di bimbi bianco-vestiti, in artistico astuccio, un prezioso calice con patena, dono delle signore della parrocchia. Il Cardinale benedice il delicato pensiero, consacra il nuovo calice, e lo adopera pel S. Sacrificio.

La seconda messa è celebrata da P. Agostino da Montefeltro, il primo apostolo di Marina; quindi Mons. Giuseppe Calandra celebra la messa solenne. L'Em.mo legge al Vangelo un breve discorso, nel quale tratteggia la storia del nuovo tempio.

Ne riferiamo il principio e la fine.

Sui primi del febbraio del 1904 alcuni signori di Pisa e di Marina colla piissima signora Savina Franci, ora scomparsa, e col veneratissimo curato D. Riccardo Coli, egli pure scomparso, mi venivano a richiedere d'una chiesa per questo lido..

La domanda, che invocava una dilatazione efficace del regno di Gesú, non poteva non essere accolta, ed appena mi fu possibile, venuto sul luogo, qui, col consiglio di quanti mi potevano giovare, la discussi ed esaminai.

Prima però di decidere dell'edificio, qui bisognava decidere di chi ne sarebbe stato l'anima; ed ecco un periodo di trattative, ignorato all'esterno, con sacerdoti e religiosi, e che terminò coll'accettazione del nuovo campo di missione da parte dei Salesiani. Alla pia memoria di D. Rua, al degnissimo successore D. Paolo Albera, ed a quanti dei figli di Don Bosco contribuirono perché l'opera fosse secondata e sorretta, la mia, la vostra riconoscenza, piena e perenne. E piena e perenne la nostra riconoscenza anche per i primi apostoli, che qui faticarono, fra i quali in benedizione eterna rimarranno i nomi di D. Chiarinotti e D. Mander.

Chiamando apostoli i primi Salesiani, che qui tennero cura d'anime, ho io dimenticato il mirabile Religioso, che all'altra estremità di questo paese ha fatto sorgere, negli ardori e negli slanci d'una immensa carità, un'altra e prima chiesa che alle sue orfanelle ed alle anime orfane offriva rifugio e scampo verso il cuore di Dio? no, nessuno ho dimenticato: e solo vedendo che alla sua vigna il Padrone moltiplica gli operai e che a corona intorno agli altari si aggiunge un fiore a fiore, a tutti i miei figli addito la benedizioni che sorgono, ed invito: Salutiamo i fratelli, e ringraziamo il Signore!

L'Eminentissimo scese poi a dire dell'area e dell'architetto del sacro edifizio, dei mezzi coi quali venne costrutto, e di tutte le anime buone che lo aiutarono nella santa impresa. E conchiude:

Mi si chiederà perché mai questo discorso io ho ridotto a pochi appunti di storia ed a brevi espressioni di riconoscenza verso chi giovò - e rispondo: Il fatto, che ci sta dinanzi, non ha bisogno di commenti, ed una chiesa che sorge è già troppo eloquente per sé, perché altri la interpreti ai fedeli, che l'hanno voluta. Un paese senza chiesa è un volgo disperso, che nome non ha; e voi questa avete voluto per essere un popolo unito, concorde, cristiano: siate quali avete voluto essere, quali ora vi vuole questa vostra chiesa. Ecco il monito ed il discorso...

E tu, Ausiliatrice e Madre, in questo momento e per sempre questo tempio accogli e ricevi, che a te è sacro e da te ha nome e speranze e vita! Qui verremo, qui verranno a pregare i fratelli, figli, i i nepoti nostri: oh, Madre, per tutti, e per tutti i secoli, la tua pietà. Guarda il nostro mare; guarda i monti nostri; guarda il nostro pianto; oh Maria, Protege Pisas! Quante madri ora piangono; tante spose sono ora a lutto; quanti bimbi non han più padre: oh, Maria, Protege Pisas! Tanti fratelli abbiamo lontani, ai pericoli, alle offese, alla guerra: oh, Maria, ad essi presto un ritorno colla palma e la gloria! Oh, a tutti, o Madre, benedici, ed a tutti vigila da Marina tua, al gregge ed al pastore, al padre ed ai figli, che in questo momento si riconsacrano e s'abbandonano in Te!

La memoranda giornata si chiuse con un solenne omaggio all'Eminentissimo, e la Benedizione apostolica inviata dal S. Padre al Cardinale benedicente nuova chiesa, al Popolo festante e agli egregi benefattori... perché nella pienezza della comune letizia fosse preludio incremento culto divino e rifiorimento vita cristiana a Marina di Pisa.

Compia il voto la Vergine Ausiliatrice !

LA LEGA NAZIONALE contro la bestemmia e il turpiloquio.

Abbiamo già detto della santa iniziativa di un gruppo di Cooperatori torinesi per dar nuova vita ad una associazione contro la bestemmia e il turpiloquio, già esistente in Torino, e abbiamo anche fatto cenno al loro zelo felicemente coronato dalla fondazione di una Lega nazionale contro la bestemmia e il turpiloquio, con a capo il sig. Conte Prospero Balbo di Vinadio.

La Lega si propone di lavorare energicamente in mezzo al popolo, opera ardua, perché le radici del male sono assai profonde; ma l'onore del nome santo di Dio e anche l'onore d'Italia lo esige; e la Lega non lascerà nulla d'intentato per rendere il popolo piú elevato ne' suoi pensieri e piú gentile nel suo parlare, persuasa di assolvere una missione altamente civile e patriottica. Eccone, come avevamo promesso, lo

STATUTO.

È costituita in Torino (Via Bogino, 8) una Lega Nazionale contro il turpiloquio e la bestemmia.

Scopo. - La Lega ha lo scopo di contribuire all'educazione ed elevazione morale del popolo italiano, estirpando specialmente il vizio della bestemmia e del turpiloquio.

Mezzi. - Conferenze , articoli su giornali - distribuzione di opuscoli e di fogli volanti - incessante propaganda personale - istituzione di Sezioni nei centri urbani e rurali - congressi, riunioni, inviti alle Autorità per il loro appoggio ad una vera ed efficace azione.

Ammissione a Socio. - Possono fare parte della Lega tutte le persone, d'ambo i sessi, a qualunque confessione o partito appartengano, che ne accettano lo Statuto.

Doveri dei Soci. - Il socio della Lega si impegna:

a) d'astenersi rigorosamente da ogni insulto a Dio, alla Patria, alla Religione, e all'Onestà;

b) d'impedire per quanto è possibile la bestemmia e il turpiloquio tra i suoi dipendenti;

e) d'abbandonare i luoghi dove si bestemmia o si parla osceno, o almeno reagire cori un contegno di aperta condanna;

d) di curare l'affissione nelle abitazioni, botteghe, officine, osterie, caserme, scuole, istituti, treni, dei cartelli della Lega;

e) di fare propaganda del nobile e patriottico ideale della Lega, invitando amici e conoscenti ad inscriversi soci.

Quote di ammissione. - Il socio deve versare la quota annuale di L. 0,50, che servirà per coprire le spese di propaganda, ecc.

Speciali facilitazioni saranno concesse ai gruppi giovanili.

La Lega iscriverà nell'albo dei Benefattori quelle persone che vorranno fare generose oblazioni, e rilascerà a seconda del caso, un Diploma di benemerenza per il loro concorso alla maggiore estensione dell'azione Educativa e Patriottica della Lega.

Il sig. A. Cerruti, Presidente della Sezione educativa della Lega, chiamando a raccolta i suoi consiglieri, scrive:

Non v'è chi non veda quanto suonino male certe espressioni e certe parole triviali divenute orinai comuni tra il popolo italiano che pure fu in ogni tempo modello di sentimenti gentili e generosi. La triste abitudine del turpiloquio e della bestemmia viene, pur troppo, spesse volte acquistata nelle famiglie che dovrebbero invece dare il buon esempio e vigilare perché i loro figliuoli crescano educati e morigerati.

Questa deplorevole abitudine poi viene spesso dai nostri numerosi emigranti trasportata negli altri paesi con grande disonore del nome italiano. A sradicarla gradatamente mira la nostra Lega....

Il sig. Ing. Giuseppe Bellia, Presidente della Sezione Industriale, ha iniziato un'attivissima propaganda nelle fabbriche e fra gli esercenti.

Il sig. Conte Carlo Olivieri di Vernier, Consigliere Comunale di Torino, Presidente della Sezione Civile, lancia questo fervido appello:

Per il buon nome d'Italia invitiamo Vostra Signoria Gentilissima, ad unirsi a noi per combattere vivamente un tristissimo vizio, inveterato indice di mal costume nel popolo nostro, di cui offusca la tradizionale bontà e grandezza.

Non vogliamo piú sentire bestemmie, né turpiloqui. Troppo ormai ci ha infastidito l'odiosa immoralità dell'insulto alle norme piú elementari della educazione e del sentimento di una nazione civile, perché nell'ora presente, in cui i nostri fratelli sulle frontiere della Patria con lavacro generoso di sangue purificano materialmente la terra elle Dio ci ha dato, colla vittoria delle armi non debba anche moralmente risplendere la gloria secolare d'Italia, maestra sempre di civiltà e di gentilezza.

Pensiamo seriamente alla completa rigenerazione del nostro popolo cosí efficacemente iniziata al rombo del cannone: dobbiamo continuarla nell'intimità della Coscienza nazionale, che si sente ora chiamata a nuova vita, a piú umani destini.

Opponiamoci quindi alla bestemmia ed al turpiloquio!

Sicuri di vederci interpreti degni di quanti tra noi rifuggono da ogni ingiuria codarda, da ogni

immonda parola, certi di compiere un altissimo dovere, contrastiamo tanto coll'audacia indecente dei pochi quanto colla indifferenza vergognosa dei molti: agli uni ed agli altri dichiariamo fin d'ora apertamente il nostro fiero dissenso!

Rallegrandoci vivamente col nucleo promotore, auspichiamo alla Lega la più ampia diffusione nella nostra Penisola e la messe piú lieta e abbondante.

LAVORIAMO, LAVORIAMO!

Nelle piccole e grosse borgate, e nelle piccole e grandi città, lavoriamo, lavoriamo attorno la gioventú!

A comune edificazione e incoraggiamento ci sia lecito accennare quello che si fa e si farà nell'Oratorio Salesiano di Torino in queste vacanze, nonostante la gravissima scarsezza di personale.

I) A vantaggio dei figli del popolo, specie dei richiamati, l'Oratorio festivo resterà aperto tutti i giorni, dalle 8 alle 11.30, dalle 14 alle 18, dalle 2o alle 22. Tutti quelli che vi accorreranno, oltre un'accurata sorveglianza, come paterna, avranno comodità di ricrearsi onestamente, un po' di scuola mattino e sera, ed esercizio di canto e scuola di musica istrumentale.

II) A vantaggio dei nostri orfanelli e degli altri alunni che non possono recarsi in famiglia resteranno aperte, senza alcuna interruzione, anche le nostre Scuole d'Arti e Mestieri, per le quali sono anzi già iniziate le nuove accettazioni.

III) A favore degli alunni studenti vengono stabilite varie classi, o speciali corsi di studi

1) Una scuola di ripetizione per gli alunni delle prime classi ginnasiali, che devono riparale qualche materia nel prossimo ottobre;

2) Una scuola speciale per alunni di prima ginnasiale, già promossi lodevolmente alla seconda, per abilitarli a sostenere l'esame di promozione dalla seconda alla terza nel prossimo ottobre;

3) Una scuola speciale per alunni di terza ginnasiale, già promossi alla quarta, che, volendo abbracciare la carriera magistrale, debbono dare in ottobre l'esame d'integrazione per l'ammissione alla prima normale;

4) Una scuola speciale per alunni di terza ginnasiale, lodevolmente promossi alla quarta, per iniziarli e prepararli allo svolgimento del programma di un intero biennio (quarta e quinta ginnasiale) nel prossimo anno scolastico, in modo da potersi presentare nel luglio 1917 all'esame di Licenza Ginnasiale.

Qualcuna di queste scuole e altre somiglianti potrebbero essere facilmente istituite in molti luoghi, con grande vantaggio morale e materiale della nostra cara gioventú, per la quale saremo lieti di conoscere ciò che si fa - dopo le nostre raccomandazioni - da molti dei nostri zelanti Cooperatori. La corrispondenza in proposito s'invii alla Redazione del Bollettino Salesiano.

IL NOSTRO QUESITO „Come si può avere personale idoneo cui affidare le opere giovanili?"

Il quesito, pur nelle preoccupazioni a tutti accresciute dalla guerra, ha felicemente richiamato l'attenzione e lo studio di molti amici della gioventú. La lettera di Mons. Brugnoli - al quale sono pervenute non poche adesioni, tra cui, con una splendida lettera, quella di Mons. Vescovo di Treviso - venne riferita anche da vari periodici. Fra questi citiamo la Settimana Sociale, organo della Giunta direttiva dell'Azione Cattolica Italiana, nel numero dell'8 luglio u. s., rubrica Pro Schola, e precisamente nell'articolo intitolato: Per gli istituti educativi.

Lieti di questo po' d'interessamento e di questo studio dell'importante problema, diamo, come avevamo promesso, varie risposte dei nostri Cooperatori. Per ragioni facili a comprendersi non le possiamo riferire tutte, né tutte per intero. Esse, a parer nostro, vanno divise in tre classi:

I) alcune riflettono bisogni e convenienze locali, o lati secondari della questione ;

II) altre accennano o consigliano provvedimenti d'indole molto complessa ;

III) altre, mentre rispondono al quesito, si

limitano ad un campo di piú facile attuazione. Ne accenniamo alcune di ogni classe.

I.

i) - Il prevosto di Giarole (Casalmonferrato), il M. R. Don CAMILLO BARIOGLIO, nostro ex-allievo, scrive:

A me pare che i quesiti da risolversi siano due. primo, aiuto indiretto alle famiglie, secondo, educazione della gioventú maschile.

La soluzione del primo è abbastanza facile nelle città e nei paesi dove già esistono Asili diretti da Suore, o da persone animate da spirito religioso e di carità; basta prolungare l'orario di detti asili fino a quell'ora in cui le madri di famiglia sono solite ritornare dal lavoro dei campi o delle fabbriche; e allargare l'azione di detti asili ai bambini di due anni e a quelli di sei o sette, che dalle famiglie non sono utilizzabili in alcun lavoro.

Con questo orario prolungato e con questa assistenza allargata le famiglie sono tranquille sulla sorte dei loro bambini, cioè sulla loro istruzione, educazione, sul vitto e sulla loro assistenza, e con tutta libertà le persone valide possono attendere ai loro lavori, specialmente alla raccolta dei frutti della terra, tanto necessaria e tanto raccomandata dal Governo.

La soluzione del secondo quesito: « educazione della gioventú maschile » è alquanto complicata, ma non impossibile. Prima di tutto è da mettere un punto interrogativo sull'affermazione che non manchino i mezzi, in via ordinaria, alle persone di buona volontà; il bisogno si sente piú o meno dappertutto; se non dappertutto, almeno in molti luoghi, esiste un parroco zelante che vorrebbe, ma spesse volte al suo zelo mancano i mezzi. La crisi economica si fa sentire anche dai parroci e dalle persone buone, che in fin dei conti sono sempre sole a sostenerlo nelle spese di culto, di propagazione della fede, di assistenza agli ammalati, ai poveri, ecc., ecc. Le altre persone, quelle che sono aliene dal parroco, pensano solo a godersi gli antichi avanzi, e, se dànno qualche cosa, non dànno certamente al parroco per la cristiana educazione della gioventú. C'è dunque, in buon numero dei casi, la difficoltà economica. Dove questa non c'è, o almeno colla buona volontà si possa vincere, la difficoltà del personale mi pare si possa anche vincere col ricorrere a quelle congregazioni religiose che hanno le persone tecnicamente preparate. I Salesiani del Ven. D. Bosco, che educarono buona parte del nostro giovane Clero, i Fratelli delle Scuole cristiane, i Giuseppini di Torino, gli Oblati di S. Giuseppe di Asti, ed altre ed altre congregazioni di tal genere, hanno ottimo personale, capace d'iniziare e dirigere qualunque opera giovanile.

Ci sarebbe poi da trovare un modus vivendi atto a salvare la necessaria libertà dei direttori degli Oratori colla debita dipendenza al Parroco locale. La libertà è necessaria, perché senza di essa i direttori avrebbero legate le mani; la dipendenza è necessaria e per evitare i contrasti, e perché il parroco è il pastore di quella porzione di anime, il responsabile davanti a Dio e davanti ai Superiori di tutta la vita religiosa che si svolge nella sua parrocchia.

Chi sapesse trovare questa norma, bene meriterebbe della educazione della gioventú maschile in tempi così difficili.

A parer nostro, buona e facile ad attuarsi è l'idea dell'orario prolungato degli Asili. Il punto interrogativo sulla facilità di trovare i mezzi per avviare e sostenere un'opera giovanile può essere in qualche luogo un grave impedimento a generose energie; ma l'abbiamo riferito per ripetere a tutti che bisogna cominciare per toccar con mano le meraviglie della Divina Provvidenza, essendo la salvezza della gioventú un'opera troppo cara a N. S. Gesù Cristo ed alla sua santissima Madre. Il modus vivendi poi, cui accenna l'ottimo Prevosto, è una condizione sine qua non per far tutti del bene: e di questa questione ci occuperemo volentieri un'altra volta.

2) Un'egregia cooperatrice, la signora ERMINIA STEFANUTTI di Tarcento (Udine), scrive:

Ho letto la domanda del rev.mo Mons. A. Brugnoli, e siccome m'entusiama il pensiero di veder sorgere nei centri importanti quelle istituzioni che hanno lo scopo di raccogliere ed educare la gioventù maschile, mi permetto di esporre il mio parere in merito.

Qui, nel mio paese, ci sarebbe la necessità di questo Oratorio come il pane. Tutti lo sentono questo bisogno; e più specialmente i Sacerdoti. Ce ne sono stati di quelli amanti della gioventù, pazienti, veri seguaci di Don Bosco, cogli stessi metodi educativi, nati apposta per attirare colla dolcezza il cuore dei più cattivi, il cui ideale sarebbe stato quello di vivere in mezzo a loro non solo la festa ma tutti i giorni, che avrebbero accolto con entusiasmo il mandato di una missione cosí santa... e che cosa hanno potuto fare?... Dopo qualche po' di soggiorno, quando cominciavano a conoscere i caratteri e le tendenze dei giovanetti, i costumi delle famiglie, i bisogni locali, e nella loro mente avevano fatto mille congetture per gettare le basi di un ricreatorio festivo, ecc., ecco l'ordine superiore di cambiar dimora e di andare ad occupare un altro posto...

E dunque?

Quando s'incontra un sacerdote che possieda le doti volute per questo scopo (non tutti hanno il carattere adatto), quando un parroco riscontra in un suo aiutante questa speciale attitudine di educatore, lo faccia conoscere al Superiore Ecclesiastico, e questi, quando si tratti d'istituire in un centro un Oratorio festivo, avrà il personale idoneo e non lo cambierà finché non vi mandi un altro sacerdote adatto, onde l'istituzione non crolli.

Il mio parere è questo : Istituire, almeno nei grandi centri, un oratorio e affidarlo direttamente, espressamente, ad uno di questi vicecurati o coadiutori parrocchiali, come ufficio proprio che egli deve compiere....

II.

1) - Il rev.mo dott. ALESSANDRO prof. BOTTARI, canonico teologo della Cattedrale di Castellanetta (Lecce), propone la fondazione di Istituti Nazionali per la formazione di catechisti.

« ... Rispondo oggi, giorno di S. Luigi Gonzaga, Protettore della Gioventù...

» E certo che i rev.mi Vescovi e tutti gli Enti religiosi hanno già molte e molte opere da sostenere. Tuttavia a me pare che si dovrebbe pensare ad organizzare il concorso morale ed economico dei Vescovi e dei diversi Enti religiosi cattolici, per far sorgere addirittura una rete d'istituti nazionali, che come la Scuola sociale di Bergamo, mirino alla formazione del personale idoneo per tutti i diversi rami del nostro apostolato moderno. I Vescovi, e per mezzo delle rispettive Curie, gli Enti religiosi e cattolici, dovrebbero corrispondere a siffatti

Istituti Nazionali una quota d'annuo concorso donde loro verrebbe una serie di diritti, e prima quelli di sorveglianza indiretta e di mandarvi ad istruire i propri figliani, cui in seguito sarebbero affidate le molteplici opere giovanili da far sorgere in diocesi... ».

Il Can. Bottari aggiunge « che tali Istituti Nazionali non dovrebbero essere un monopolio delle regioni settentrionali della penisola ; ma dovrebbe per essi essere tenuto in gran considerazione anche il mezzogiorno ».

2) Il M. R. D. GIUSEPPE TROTTI; Arciprete di Siviano, sul Lago d'Iseo, diocesi di Brescia; ci dà un'interessante notizia:

« Lessi, egli dice, con attenzione l'articolo di Mons. Brugnoli nel Bollettino di giugno, ed io credo che abbia colpito nel segno nell'indicar apertamente la causa principale della mancanza di vera educazione religiosa e morale della gioventù: che equivale a mancanza di personale. Or fanno 14 anni, qui in diocesi di Brescia, per lo zelo del rev.mo P. Franzini della C. d. G. si era iniziata una pia Associazione, allo scopo principale della formazione di questo personale... Unisco copia dello Statuto, dal quale si può rilevare con quanta acutezza siasi già da anni agitata l'importante questione, e dal quale si possono trarre pratici insegnamenti ».

Ecco in breve di che si tratta: la fondazione di un apposito Istituto religioso.

Lo Statuto ha d'interessante la motivazione del disegno del nuovo istituto, ed è la seguente:

« Per confessione dei sacerdoti che sono in cura d'anime e dei missionari che ne vanno conoscendo i bisogni particolari, è certo che nei paesi e specialmente nelle, grosse borgate e nelle città minori la gioventù maschile non giunge ad avere una coltura cristiana sufficiente in confronto a quella che vi ha la gioventù femminile ed in confronto all'azione depravatrice che nei giovani si viene più di proposito promovendo.

» Vorrebbe porvi rimedio il Clero; ma non può per parecchie gravi difficoltà. Possono recarlo, per proprio istituto, alcune Congregazioni religiose popolari, ma di fatto, si osservi bene, di fatto non si stendono agevolmente e largamente ai paesi ed alle città minori, perché le loro forze sono assorbite e consumate dalle città maggiori e da occupazioni che hanno campo più opportuno in esse. Fuori delle città maggiori le scuole tecniche, ginnasiali e liceali, le arti ed i mestieri, insegnati dai religiosi, si trovano troppo a disagio. Le loro arti ed i loro mestieri assorbirebbero le industrie private con disgusto dei terrazzani; le scuole tecniche e classiche non avrebbero sufficiente concorso senza gli estranei, e l'assumerle impedirebbe la cura della gioventú maschile e degli uomini adulti in massa, secondo lo scopo della istituzione che qui viene descritta.

» Ad efficace rimedio si comincia una nuova Congregazione religiosa, che ha per fine proprio la coltura cristiana della gioventú in prima e poi anche degli adulti del ceto maschile, nelle borgate e nelle città minori soltanto .... ».

Seguono brevissimi cenni sulla costituzione del nuovo istituto: « Avrà gerarchia; voti religiosi; abito religioso; tre classi di partecipanti, cioè sacerdoti , maestri, coadiutori. I sacerdoti dirigeranno ed istruiranno; i maestri istruiranno ed aiuteranno nell'educazione; i coadiutori serviranno la casa ».

« Opere proprie dell'istituto »: Oratorio festivo, Patronato, Scuole elementari private e comunali, Scuole magistrali «anche con convitto di allievi maestri e insegnamento di canto e di suono liturgico », Squadra festiva.

La Squadra festiva è la nota piú caratteristica. L'abbozzo di regolamento la spiega cosí: « Dove si abbia dimora, non saranno meno di quattro religiosi. Da questa casa potranno recarsi nei paesi circonvicini a dirigere l'Oratorio Festivo, quanto piú far si potrà, in due per ogni paese. Spieghiamoci. In una cittadella di diecimila abitanti, occorreranno lungo la settimana, forse anche otto religiosi, perché il lavoro vi è diviso in diverse scuole e per la disciplina in diverse sezioni senza aiuto degli esterni; invece la festa basteranno tre religiosi a direzione generale, perché i giovani sono piú riuniti, e perché nell'Oratorio festivo si ha pure l'aiuto degli esterni anziani, in diversi uffici di disciplina. Gli altri cinque religiosi, che restano liberi, si recherebbero per le feste nei paesi vicini ».

Un altro rilievo importante.

« Lo spirito parrocchiale - osserva il Regolamento - sarà nutrito accuratamente nei giovinetti, e senza che la Compagnia di S. Luigi vi si obblighi (tale doveva essere il nome del nuovo istituto, perché chi dalla Chiesa è dato patrono alla gioventú abbia coadiutori nella causa tanto salutare), avrà tuttavia speciale impegno di far partecipare i giovanetti alla vita di parrocchia, quanto più convenisse e fosse possibile, affinché vi si abituino e vi si affezionino ».

Il Vescovo diocesano, il compianto Mons. Giacomo Maria Corna Pellegrini scrisse in calce al regolamento in data: Brescia, 24 aprile 1902: « Riconosco l'utilità dell'Opera, mi ispirano fiducia le persone che prime hanno cominciato ad occuparsene, mi piace questo abbozzo di regolamento; e perciò nutro speranza che, dopo qualche tempo di esperimento, il Signore mi concederà la grazia di approvare il nuovo Istituto ».

Ma pur troppo il pio disegno non si svolse.

E se la grazia del Signore l'avesse fatto fiorire, avrebbe esso potuto bastare al bisogno? Non sarebbe rientrato, pur esso, nel numero delle congregazioni religiose, le quali evidentemente non possono bastare a tutto? Tuttavia, esso a queste può e deve ispirare un'azione piú larga e forse meglio distribuita.

1) Il direttore dell'Oratorio Salesiano di Trino Vercellese, Prof. D. EDOARDO FRACCHIA, ci dà questi pratici consigli.

« Una scuola per Catechisti, come quella proposta dal Prevosto di Asolo Mons. Brugnoli, dev'essere nei voti di tutti. Ma intanto, mentre si attende tale scuola officiale, per la quale i tempi presentano ancora molte difficoltà, si dovrebbero formare Catechisti nelle Scuole di Religione; e, quanto ai paesi in cui tali scuole non esistano, si dovrebbero formare nei Circoli Giovanili.

» In questi Circoli, che sono animati da sentimento cattolico, perché in maggioranza sono frutto di Oratori festivi, è possibile un catechismo serio, ragionato, con metodo che serva non solo a dare loro l'istruzione sufficiente, ma anche a renderli disposti per l'insegnamento religioso, almeno nelle prime classi elementari.

» Il direttore del Circolo utilmente provvederà pei Soci almeno una copia in comune del Catechista Cattolico. Se non molti, almeno qualcuno conseguirà qualche prestigio.

» Nelle città e grossi borghi non è difficile trovare maestre e anche qualche maestro di buona indole e con attitudine didattica. Tale attitudine si potrà fornire anche per l'insegnamento religioso, se si procurerà con libri e conversazioni d'istruirli sulle verità fondamentali, sulla vita di Gesti Cristo e stilla Chiesa. Osservo che anche la Scuola ufficiale, che è nei voti nostri, non darà che rari insegnanti esemplari perché, come poetae nascuntur, è pur dono naturale non molto frequente l'attitudine speciale ad insegnare e far gustare la scienza della religione. Questo suggerirebbe che, mentre si attenda alla formazione catechistica nelle Scuole di religione e tra i Circoli giovanili, ci contentassimo di fare insegnanti, che colla loro convinzione e con una certa abilità conferiscano importanza all'insegnamento, in modo da ottenere un uditorio disciplinato ed attento nell'apprendimento delle risposte del testo con metodo ciclico, e per quanto è possibile, anche intuitivo; e l'opera piú ardua di sviluppare la scienza e la vita che è nelle formole del testo si affidasse al sacerdote piú abile della parrocchia, dell'Oratorio, che assolverà il compito con lezioni accurate dal pulpito col metodo sopradetto ciclico-intuitivo ».

2) Il rev.mo Mons. Dott. D. LUIGI VIGNA, il zelantissimo sostenitore e propagatore dell'insegnamento del Catechismo in forma di vera scuola, col metodo ciclico-intuitivo, ci dà egli pure questa preziosa risposta:

1° Per il Clero

Preparazione in Seminario. La Pastorale e la catechetica dovrebbero occuparsi in modo specialissimo per far conoscere ai candidati al sacerdozio tutto ciò che riguarda l'azione e la pastorazione giovanile, il funzionamento, la tecnica, lo spirito degli oratorii, e almeno i principii più elementari e piú pratici della pedagogia, sia per l'insegnamento religioso, come per l'educazione propriamente detta.

I seminaristi, negli ultimi anni di seminario, dovrebbero fare la pratica, il tirocinio di questo ministero giovanile in qualche oratorio ben organizzato e ben condotto della città dove si trovano. Dove non fosse possibile durante l'anno, sia l'insegnamento che la pratica, si potrebbero organizzare delle settimane, dei corsi speciali durante le vacanze, anche in villa, con lezioni di persone competenti (come si fece a Brescia qualche anno fa), ai quali corsi potrebbero intervenire anche i sacerdoti della diocesi.

Per i sacerdoti che non poterono avere questa cultura e preparazione sarebbero opportunissime settimane d'istruzione tecnica e pratica per gli oratori e per le scuole di religione, possibilmente in luoghi e città dove potessero vedere e studiare un oratorio in funzione.

Si potrebbe servirsi degli stessi corsi di Esercizi (come si fece già per questo scopo a Camerino e altrove, e anche in certi posti per la quistione sociale), intercalando le lezioni di persona competente alle meditazioni e alle istruzioni.

Facilitare a sacerdoti (e anche a seminaristi durante le vacanze, naturalmente sempre secondo il giudizio dell'Ordinario) il tirocinio di settimane e mesi in oratori ben organizzati, dove sarebbe anche piú facile risvegliare e alimentare l'amore all'infanzia, indispensabile per riuscire in questo apostolato, e per conoscere i segreti onde lavorare su l'anima infantile e giovanile.

Non lasciar mai passare occasione nelle congregazioni foranee, nei ritiri mensili, nelle riunioni del clero, senza accennare a qualche punto di questo ministero pastorale.

Lettura delle vite dei grandi educatori cristiani della gioventú e specialmente di S. Filippo Neri, di S. Giuseppe Calasanzio, di San Giovanni B. De la Salle, del Ven. D. Bosco, di Mons. Dupanloup, ecc.

2. Per i giovani laici

La disposizione di giovani a interessarsi della gioventú, dei compagni piú piccoli, a rimanere nell'oratorio, a frequentarlo, è già una delle prove migliori di riuscita. E su questi conviene, è necessario lavorare. Frequentando l'oratorio, con la cura particolare del Direttore e degli Assistenti, con incarichi speciali, compiono già mirabilmente il tirocinio, anche senza bisogno di grandi teorie.

Sarà bene però che il Direttore, o chi per lui, li raduni spesso, anche luna volta la settimana, per gettare e sviluppare i semi della buona pedagogia cristiana, mostrando praticamente come si educa, come si studia e si conosce il fanciullo, come si corregge, ecc., raccogliendo le esperienze fatte, proponendo iniziative, scambiandosi le vedute. Ai catechisti dovrebbero tenersi periodicamente conferenze o lezioni didattiche, possibilmente ogni settimana per preparare le lezioni di ciascuna classe.

Organizzare settimane religiose di giovani addetti agli oratori e alle scuole di catechismo (come si fanno per i giovani propagandisti) nelle quali alla cultura spirituale si aggiunga la parte tecnica e pratica per le opere a cui sono chiamati. A Brescia si sono organizzati esercizi spirituali catechistici a giovani di città e di campagna, con confortante successo.

Opportunissimi potrebbero riuscire anche convegni mensili diocesani di giovani cooperatori degli oratori, nei quali persona competente tratti problemi inerenti all'azione giovanile, confortando, aiutando, incoraggiando, spronando, lasciando poi libero campo, e dando grande importanza alle interrogazioni, alla esposizione delle difficoltà incontrate e dei risultati ottenuti.

In tali riunioni, convegni, settimane o altro, sarebbe efficacissima anche la parola di laici, già esperimentati in questo campo.

Non dimentichiamo però che l'anima, come la testa direttiva, come il cuore degli oratori e delle opere giovanili deve essere il sacerdote, il quale una volta preparato, formato, vivente, in questo ministero, sarà suscitatore, propulsore, guida di cooperatori nel campo laicale, come fu Don Bosco, come sono i suoi figli. Il clero che è orientato verso questo lavoro, che ne sente il bisogno, che ama di salvare i fanciulli, sa anche trovare tutte le industrie per formarsi e per formare.

3) Un buon cooperatore monferrino, GIOVANNI TIBALDI, molto praticamente ci scrive:

Rev.mo sig. Direttore,

Mi permetta che anch'io le esponga le mie proposte, riguardo ai quesiti indicati dal Bollettino per l'educazione cristiana della gioventù, e cioè:

I) A quali opere conviene por mano?

II) E come si possono far vivere e prosperare?

La risposta al primo quesito è facile, ma mi sembra che in molti luoghi si facciano opere incomplete: per esempio si istituisce l'Oratorio per trattenere la gioventú a giuocare, condurla alla chiesa, ecc., ma ecco che lo frequenta sino all'età di 12-14 anni al più, e poi, fatti un po' grandicelli, cominciano ad aver vergogna di andar all'Oratorio, e non essendovi in parrocchia altre istituzioni per raccoglierli, a questa età restano abbandonati a se stessi, e quindi il frutto dell'Oratorio si riduce a ben poca cosa. Viceversa in altri luoghi v'è il Circolo giovanile, ma non vi è l'Oratorio per prepararli, e quindi si accettano giovani dai I5-I7 anni, ma questi, sebbene entrino nel Circolo, o spintivi dai genitori, o per trovar un luogo in cui passar le sere d'inverno con minor spesa, non rade volte hanno già incontrate abitudini, amicizie, ecc. non conformi allo spirito, che deve animar un membro di un Circolo cattolico, quindi non ci prendono amore, ed alla prima occasione che si presenta, non conforme alle loro idee, l'abbandonano, e Dio non voglia che non si voltino contro per screditarlo.

E perciò, se si vuole raggiungere lo scopo, dell'educazione cristiana della gioventù, mi sembra indispensabile, che vi siano le istituzioni confacenti alle aspirazioni e tendenze di ogni età, e concatenate insieme.

Riguardo al secondo quesito: Come si possano far vivere e prosperare? mi sembra verissimo che la causa principale è, come dice Mons. Brugnoli, perchè manca il personale idoneo. Ma come dice lo scrittore della lettera pubblicata nel Bollettino di luglio, a ciò anche si può ovviare addestrando all'educazione della gioventú i seminaristi. E veramente questi sarebbero gli educatosi ideali, e fortunate quelle parrocchie, che possono averli. Ma per moltissime cause, anche nella miglior ipotesi, questi saranno ancor per molti e molti anni in numero insufficiente al bisogno, perché se si vuol salvare la gioventú, bisogna istituire opere giovanili in tutte le parrocchie.

Perciò proporrei altri mezzi i quali non saranno certamente i migliori, ma gioveranno a far subito qualche cosa, cioè a fare il bene come si può e dappertutto. Ecco in che modo.

In quasi tutte le parrocchie, ci sono delle persone anche giovani, che per indole, per educazione, e direi quasi per vocazione, sembrano portate ad espandersi a vantaggio del prossimo, in particolar modo della gioventú. L'importante è che questi germi nascosti, che queste vocazioni assopite e non coltivate, siano cercate, incoraggiate, addestrate a questo nuovo genere di apostolato, e sopratutto preparate:

I.) Col fare che almeno ogni anno si tenga in ogni diocesi un Convegno in cui si studi e si discuta il miglior modo, onde poter far progredire e prosperare questi Oratori e Circoli giovanili;

2° Col fare che tutti quelli che si occupano di queste opere giovanili, leggano le riviste e i periodici che trattano direttamente di queste materie;

3° Che il giornale cattolico diocesano o provinciale con frequenti articoli procuri di tener desta l'attività, scuotendo, incoraggiando, ecc.

4° Che queste opere giovanili siano sotto la protezione delle Società cattoliche degli adulti, e che queste procurino realmente di farle prosperare.

5° Che nella pratica si procuri, se si tratta di Oratori, per quanto si può, d'inspirarsi alle norme e regole degli Oratori salesiani, e se si tratta di Circoli giovanili, alle norme ed agli Statuti della Gioventù Cattolica, perché ambedue le istituzioni hanno già una lunga esperienza.

Certamente, per cercare e formare il personale, ed istituire e far progredire Oratori e Circoli giovanili in questi tempi, coll'indifferentismo e colla freddezza glaciale che regna nelle popolazioni e coll'aria che spira, non è una cosa tanto facile e ci vorranno chissà quanti sacrifizi d'ogni genere. Ma siccome ci troviamo di fronte a questo dilemma: o istituire e far progredire queste opere giovanili, o lasciar perdere una gran parte della gioventú, se vi è vero zelo e vera carità, i sacrifizi non ci devono spaventare e dobbiamo superarli.

Va da sé, elle queste iniziative e questi sacrifizi in gran parte spettano ai Rev.mi Parroci, ma possono e debbono essere aiutati, coadiuvati dai mèmbri dei Gruppi parrocchiali dell'Unione Popolare, e dai membri delle Associazioni Cattoliche, che ormai devono esistere in tutte le parrocchie.

Ecco quello che pensai di scriverle, onde portar anch'io il mio modesto contributo in un'opera si santa e sí necessaria. Ho scritto, come ho saputo, certamente in forma disadorna, perché la mia mano operaia non è usa a maneggiar la penna

Della S. V. Rev.ma,

Conzano Monferrato, 25 luglio 1916.

TIBALDI GIOVANNI Cooperatore Salesiano.

* *

Hanno altri altre proposte ?

Anche Mons. Brugnoli ci manderà la sua Parola sulla questione da lui sollevata tanto opportunamente e - come speriamo - con frutti abbondanti. Noi confidiamo di poterla pubblicare, con altre, nel prossimo numero; poi diremo la nostra parola.

TESORO SPIRITUALE

I Cooperatori Salesiani, i quali confessati e comunicati divotamente visiteranno qualche Chiesa o pubblica Cappella, o se viventi in comunità la propria Cappella privata, e quivi pregheranno secondo l'intenzione del Sommo Pontefice, possono lucrare Indulgenza plenaria

dal 10 agosto al 10 settembre:

I) il 15 agosto, Assunzione di Marra SS.; 2) il 16 agosto, S. Rocco confessore; 3) l'8 settembre, Natività di Maria SS.

GIOSUE BORSI E I SUOI „COLLOQUI" SPIRITUALI

Come abbiamo parlato di un santo moderno e di un santo professore, Contardo Ferrini (1), così vogliamo additare ai giovani - ai nostri ex-allievi e, oseremmo dire, a tutti i giovani cattolici italiani - la figura di Giosuè Borsi, che la storia registrerà fra quelle dei più grandi convertiti.

Figlioccio a Giosuè Carducci, Giosuè Borsi nacque a Livorno il 10 giugno 1888; quando mori aveva 27 anni.

Poeta e giornalista, oratore elegante ed efficace, largamente apprezzato per la padronanza e la purezza adamantina della lingua e per la forza meravigliosa dell'ingegno, a vent'anni aveva già acquistato una posizione invidiabile fra i cultori delle lettere. Ma gli mancava la vita dell'anima, cioè la vera vita, la fede.

« Di lui - scrive Padre Alfani delle Scuole Pie - come avviene sempre nelle notizie affrettate e male appurate, sono stati detti alcuni errori che è opportuno correggere. Ed è anzi doveroso correggerli, da chi, come lo scrivente accolse i primi suoi pentimenti, e gli fu poi guida affezionata e conforto nella sua ammirabile vita spirituale. Egli non fu mai ascritto alla massoneria. Di animo nobile e grande, non poteva sopportare le mene segrete e nascoste; e neppure fu mai un miscredente nel senso stretto della parola. Fu, sí, anticlericale vivace, combattuto da dubbi sulla fede e facile ad imdulgere ai vizi... finché la grazia di Dio non si fece palese alla sua anima, dapprima con riflessioni sul genere della sua vita, poi col rimorso, poi infine col rimpianto ».

Quando per la morte del babbo senti afferrarsi dalla crude realtà della vita, e la sua casa divenne sempre piú fredda e muta con la scomparsa della sorella adorata, e solo la mamma gli rimase a custodia del focolare e a conforto della sua anima riboccante di affetto, Giosuè si ripiegò allora su se stesso e cominciò a meditare. Gli ultimi atti della sua conversione risalgono all'estate del 1914. Cercare Dio con umiltà e semplicità di cuore è lo stesso che averlo trovato: così fece Giosuè e la luce di Dio rifulse chiarissima all'anima sua e l'incredulo di ieri non ebbe più dubbi. Nella S. Scrittura, nei Padri della Chiesa, nella Imitazione di Cristo, nelle opere dei piú illustri pensatori del Cristianesimo, come Alessandro Manzoni, cercò il necessario alimento per la fede, che giganteggiò nell'anima sua.

Quando si avrà la completa biografia di lui e si conosceranno tutte le sue opere e si saprà con quanta tenerezza egli amò i deboli, i vecchi, gli storpi, gli afflitti, i tormentati da crude malattie e da piaghe immonde, i reietti della vita, gli inutili, allora comprenderemo meglio il suo carattere, così ben delineato nel suo Testamento spirituale là ove dice:

« Ama gli uomini teneramente, amali con umiltà, con fiducia, senza diffidenza, amali come te stesso, scusali con ostinazione, sforzati di comprenderli e di trovare per loro le giustificazioni più ingegnose. Ama gli scellerati con fervore, ma specialmente adora i mendichi, i fatui, i deformi, consacra loro i palpiti più assidui del cuore e la tua sollecitudine piú solerte e premurosa... Ricorda che essi sono i tuoi fratelli, prediletti del Padre, che ti possono fare il maggior bene presso di lui. Inchinati verso di loro e sarai innalzato, mentre l'inchinarsi ai potenti della terra è la piú degradante delle viltà. Perdona sempre, non una sola volta né sette, ma settanta volte sette, perché non si deve porre limite a ciò che si fa per amore di Dio. Perdona, perché in quello potrai essere simile a Dio che è misericordioso, che è la misericordia stessa. Perdona, perché è l'unico modo per essere perdonati. Preferisci l'obbedire al comandare. Non giudicare mai. Sii indulgente con tutti. Non esser severo altro che con te stesso (1) ».

Ora questo giovane valoroso, che in fine capi come la vita e la felicità nascono dal sacrificio, e che se fosse tornato dalla guerra avrebbe donato tutto se stesso a redimere e beneficare i fratelli infelici allo stesso modo con cui dette tutto se stesso alla patria, per la quale mori combattendo senza livori e senza odi, il 10 novembre u. s. a Zàgora sul Monte Cucco, piú che nelle brevi pagine del Testamento spirituale, si rivela con la schiettezza piú attraente nei Colloqui spirituali (2), che avemmo la fortuna e il godimento di leggere in bozze e che presto vedranno la luce dalla Libreria Editrice Internazionale della Buona Stampa di Torino.

E dai Colloqui, a dolce e forte stimolo a tutti, giovani e vecchi, a riflettere sul fine e sull'uso della vita, ma particolarmente ad utile ammaestramento per la gioventú, abbiamo tratto - per gentile concessione della Casa Editrice - queste auree pagine, che per essere gustate van lette con riverente attenzione, quasi scritte da un santo.

(1) Del Testamento spirituale di Giosuè Borsi si son fatte varie edizioni: la più economica è quella dell'Unione Popolare. Tra le altre, ricordiamo una in piccolo formato, vendibile al Banco Mulinateti, via degli Albizzi 12, Firenze; e un'altra più elegante, edita a cura dei giovani cattolici di Pistoia, dalle quali abbiamo spigolato queste note biografiche. D'ora innanzi il Testamento sarà unito ai « Colloquî ».

(2) I « Colloqui » di Giosuè Borsi usciranno nel mese corrente. Si accettano prenotazioni presso la Libreria Editrice della S. A. I. D. Buona Stampa, Corso Regina Margherita 176, Torino, accompagnate dall'importo che è di L. 2 la copia.

I « colloqui » spirituali.

Che cosa sono i « Colloqui » spirituali di Giosuè Borsi? Sono un diario di preghiere mattutine. Il primo colloquio ha la data del 4 maggio 1915, l'ultimo dell'8 giugno dello stesso anno. Sono adunque l'eco dell'anima sua nel breve giro di 35 giorni; quanti ne passarono dal giorno che il Signore gli ispirò questa maniera di pregare, al giorno in cui parti volontario per la guerra.

Ettore Romagnoli, che il 9 aprile u. s. tenne a Firenze una commemorazione sull'arte di Giosuè Borsi e sulle sue doti umane, venendo in fine ad accennare ai « Colloqui », scrive : - In essi Giosuè Borsi si rivolge a Dio, e in una serie di slanci ardentissimi, anela a svelare al Signore l'anima sua quale essa è, spogliandola a mano a mano di ogni ombra, di ogni velo, di ogni peccato. E in questo fervido travaglio l'anima si viene via via purificando e illuminando, diviene infine pervia e rutila come un diamante. Le ultime pagine di Giosuè Borsi sono quelle di un santo. Esse non si possono più misurare alla stregua comune, non tollerano dilucidazioni, commenti. Giosuè Borsi favella direttamente con Dio. Un terzo spirito può intervenire, sì, ma in una sola veste : di adorante. Mi sia nondimeno permesso esprimere la mia opinione, che questi Colloqui posson stare alla pari con qualsiasi dei piú celebri libri mistici : il mio presentimento che diverranno uno dei libri a cui ricorreranno più sovente per conforto, per consiglio, per conferma, le anime desolate, deboli, incerte - e, aggiungiamo noi, specialmente i giovani che vogliono imparare a, vivere da cristiani.

Sia benedetto il Signore, che ispirò a Giosuè Borsi di scrivere queste pagine, nelle quali egli ha candidamente e schiettamente ritratto l'anima sua. Ecco come egli stesso parla dei « Colloqui »

...Credo che la tua provvidenza mi abbia ispirato il buon pensiero di pregare e contemplare cosí, scrivendo, come ho cominciato stamani, e come spero, col tuo santissimo aiuto, di continuare ormai sempre, finché questa non diverrà per me un'abitudine indispensabile e sopra tutte diletta. Ogni mattina, nelle ore piú limpide e solerti del giorno, all'alba, mentre gli uomini, servi del mondo, sono immersi nell'orribile pantano del loro sonno cieco e torbido, ancora oppressi dai pesi della crapula e dell'ozio, io vorrò essere desto col primo sole, salutato dal cinguettio degli uccelli, e voglio offrirti su queste pagine, mio Dio, i primi pensieri della mia giornata. Con te, mio adorato, deve essere il mio primo colloquio.

Voglio cercare in me la tua parola, Signore. Voglio ascoltare con orecchio attento, docile, devoto, innamorato, le ispirazioni che tu ti degnerai di dettarmi e suggerirmi, e, affinché non si disperdano tutte, voglio fermarne qualcuna per iscritto (1).

Questo pio proposito gli infondeva un'immensa letizia

Lo scrivere sii questo quaderno, Signor mio Gesú Cristo, mi dà un'immensa gioia. Non mi son mai sentito, scrivendo e parlando, cosí libero e sciolto come ora, cosí pieno di fiducia, cosí ampiamente sincero, e credo che questa gran gioia, questo limpido e fresco agio della mia intelligenza, crescerà ancora sempre piú, di giorno in giorno, mano a mano che saprò assuefarmici (2).

Eccone, in saggio, alcune spigolature.

« Tornate ai Sacramenti !... tornate ai Sacramenti!... »

Il primo pensiero che si affaccia imperioso alla mente di Giosuè è la necessità di operare : « la salvezza è nell'operare, piú che nel credere ». È la dottrina dell'Apostolo : « la fede, senza le opere, è morta ».

Piú avanzo nella luce della tua verità eterna, Signore, e piú pii persuado fermamente di quello che ho sempre vagamente indovinato e presentito, che per ogni uomo, come per ogni popolo, come per tutto l'uman genere, la salvezza è nell'operare, piú che nel credere. Certo la fede è quella cara gioia sopra la quale ogni virtù si fonda, ma che sarà, quando nessuna virtú rifiorisce? Essa è un seme necessario, ma quante volte lo mangeranno gli uccelli dell'aria, quante cadrà in luoghi rocciosi, e quante tra le spine? Essa è il buon albero, ma che avverrà, quando non darà buoni frutti?

La fede non serve a nulla, quando si predica senza viverla, come quando si ascolta senza praticarla. Non solo è inutile, ma sarà la nostra condanna nel giorno del Signore, perché nulla ci scuserà, quando dovremo ammettere d'averlo conosciuto senza averlo amato. Ah, Gesú, Gesù mio, io ti ho trovato e ti conosco e vedo la tua bellezza e scorgo che in te solo è la mia salvezza. Fa', te ne supplico, che un tanto tuo dono non si disperda invano, non mi sia dato per la mia condanna. Vedi belle come son debole e fragile, pieno d'ogni miseria e d'ogni sozzura. Non mi abbandonare, perché senza di te, Gesú, sono perduto. Fa' dunque che ti ami, che ti ami, che ti ami sempre piú, che voglia sempre il tuo giogo, che desideri soltanto la tua croce, fa' che pratichi volentieri ciò m'insegni per amor mio.

Dico dunque che il praticare è la sola via di salvarsi, e dal fare avrà in questo secolo la sua salvezza il mondo. Se parlerò agli uomini, quando il Signore mi stimerà degno d'essere un propagatore della sua parola, allora io dirò una cosa sola che compendia tutta la saggezza: - Tornate ai sacramenti! tornate ai sacramenti! - E non mi stancherò mai di ripeterlo, di dimostrarlo, e sopratutto di farlo io per il primo. Esempio, fare, virtú pratiche, usuali, precise, materiali, agire, agire: ecco tutto. La dottrina della Chiesa non è un edificio marmoreo, che si ammira; è un corpo vivo, del quale si fa parte, e in cui si vive. Non è un palazzo di cui si guarda la facciata stando al di fuori, ma è la casa in cui si entra per viverci, trovarvi il rifugio e il giaciglio e la mensa; è la casa del Signore (1).

(1) Colloquio del 4 maggio 1915.

(2) id. del 7 maggio.

« Signore, prendimi ora..., in cui ti amo! »

Pari all'intima dolcezza sono i frutti delle divine ispirazioni. Di giorno in giorno Giosuè conosce sempre meglio se stesso, e sorge dalla preghiera coi più, generosi propositi....

Ed è tanta la felicità del giovane convertito di trovarsi finalmente nella casa del Padre, che, solo per assicurare la sua salvezza eterna, forte e profondo accoglie nell'anima il desiderio della morte : è il Cupio dissolvi et esse cum Christo di S. Paolo. Il passato gli dà un senso di dolore e di rimorso ineffabile : l'avvenire lo vede operoso e felice, ma lo teme pieno d'incertezze : il presente invece lo conforta e gli fa desiderare l'unione eterna con Dio. Ecco una Pagina meravigliosa.

Signore, vorrei morire, e non so se faccio bene a desiderarlo tanto. La morte mi affascina, e la vita lui ripugna. Sento d'essere un esule figlio d'Eva, gemente e piangente in questa valle di lacrime, come dico ogni giorno alla Madre della misericordia. Mi opprime l'angustia della vita, mi dispiace la mia debolezza, mi spossa la piccola lotta quotidiana. Vorrei aver finito, vorrei lasciare ormai la prova, vorrei essere chiamato subito al mio giudizio. Se fisso la morte, penso con vero sollievo che a ogni minuto essa si avanza con passo eguale. Oggi dovrò attenderla un giorno meno di ieri; ma quando, quando giungerà a me? Se fosse domani! Come sarà? Molto dolorosa e straziante? Improvvisa e fulminea ? Lunga, lenta, dolce, soave? Mi lascerà il tempo d'invocarti, Dio mio? Tu taci, ed è bene che tu taccia, lo comprendo; è bene per me, per la mia salvezza, perché sono troppo debole, e la certezza del giorno e dell'ora mi farebbe meno attento, meno vigile, meno cauto, mi suggerirebbe speranze folli, e mi darebbe in mano del nemico. Ma questo tuo silenzio terribile, Signore, mi opprime. Ti temo, tremo, ho paura di me stesso. Oh, venisse subito, ora, cosí, in quest'attimo, e fermasse di schianto la mia mano su questa parola! Mi sono interrotto, ho concentrato il mio pensiero in te, Signore, e ti ho detto due volte con pieno abbandono: Prendimi! Prendimi! E ora te lo ripeto: Eccomi. Prendimi. Prendimi ora, in questo attimo in cui t'amo, in cui ti temo, in cui t'aspetto. Vedi bene che non volgo uno sguardo a ciò che lascio, che sono staccato da tutto. Non voglio che te, Signore, e per te passerei attraverso qualsiasi prova. Mandarvi una morte dolorosissima, lacerante, atroce, nefanda, obbrobriosa, infame, come la tua! Oh, sarebbe troppa gioia per me, e so bene che non ne sarò mai degno! Fammi morire come San Giovanni Crisostomo; o almeno come San Cipriano. Ma no. La loro morte. fu un maestoso trionfo. Il primo tornò dal Caucaso, dopo trent'anni dalla morte, e sul Bosforo incendiato da migliaia di fiammelle, tra le sponde di due continenti, due giovani sposi imperiali e santi accoglievano la sua nave, drappeggiata di broccati e raggiante di lumi come un altare, in mezzo al pianto e ai gemiti d'una sterminata moltitudine di fedeli. Il secondo, mentre saliva al supplizio, sentiva dietro di sé tutto un popolo gridare che voleva morire con lui. No, no, Signore, dammi mia morte dolorosa e oscura, fammi morire subito, cosí mediocre e malnoto come sono; ma subìto, ma presto.

Qualche volta mi rimprovero di desiderare la morte, e dubito di mascherare, con l'amore per te, la mia viltà e il mio scoraggiamento. Sempre dovrei desiderare che fosse fatta la tua volontà e non la mia. Se tu mi tieni in vita, questo è nei tuoi disegni, e io debbo servirti vivendo senza impazienze indocili da scolaretto irrequieto, accettare senza mormorare anche una vita lunghissima, bassa, triste e oscura, per maturarmi a poco a poco, nella pazienza rassegnata e umile, ai raggi dell'amor tuo. Sí, sí, soffriamo e lottiamo con gaudio, tutta la vita, poiché tu hai voluto che non fosse qui la pace

1) id. del 10 maggio.

Ma il desiderio di morire ritorna

... Pochi giorni or sono, esprimevo al cardinal Maffi questo desiderio di morire, dicendogli che me ne facevo scrupolo. Quell'uomo cosí illuminato, arguto, quanto zelante e pio, mi rispose che la morte non si deve né temere né desiderare, ma rimettersi al Signore, presso a poco come già mi aveva detto e consigliato il mio buon padre spirituale. Eppure ancora mi ostino ad amare e desiderare la morte come una liberazione e come un premio...

E ne adduce una ragione forte e generosa.

... Desidero di morire, perché vedo che gli empi desiderano di vivere e sono attaccati alla vita, come ostriche allo scoglio, avidi e febbrili, pieni di bramosia e di terrore. Sono troppo ridicoli e abbietti, perché io desideri di rassomigliarli. Per essi la vita è una dimora, e si rifiutano di ascoltare chi dice loro che è precaria, effimera, fragile, breve come un soffio, futile come quella d'una mosca; anzi a chi lo dice loro essi imprecano, mentre si turano convulsamente gli orecchi per non udire. Per me, invece, la vita non è che un viaggio e per di piú un viaggio periglioso. Quale desiderio piú naturale che di vederne presto la fine? Perché non dovrei stare sulla prora, col volto all'orizzonte, aguzzando gli occhi per vedere se il porto non si avvicina? Piú dura il viaggio e piú grande è per me il pericolo di naufragare, e piú numerose saranno le tempeste (1).

Caro giovane! Man mano che s'avanza nella pratica della fede, Giosuè Borsi viene a comprendere sempre più l'umana miseria. Una verità da pochi avvertita, e su cui egli insiste, ci fa tutto conoscere l'ammirabile lavorio della grazia nell'anima sua. « Anche nel fare il bene - egli medita, - abbiamo bisogno dell'indulgenza del Signore ». È qualcosa di piú del semplice riconoscere il dovere di ben operare : è la sete ardente di un'annua, piena di amar di Dio, che vorrebbe servirlo come si merita.

Signore... Noi siamo cosí inetti e miseri, così bisognevoli della tua guida, del tuo soccorso e del tuo appoggio, che, quando facciamo il bene, per quanto dipende da noi, lo facciamo sempre male, in fretta, con negligenza e svogliatezza, commettendo una quantità di piccoli errori e sciocchezze. Esso sarebbe del tutto senza frutto, anzi vano e inutile, anzi ridicolo e dannoso, se non fosse aiutato dal necessario, indispensabile sussidio della tua grazia sovrana. Eppure, tu sei cosí divinamente buono, Signore, cosí benigno e benefico e generoso, che ti degni di servirti di noi, servi piccoli, indegni, maldestri, come di tuoi collaboratori liberi e capaci di merito. Soltanto questo pensiero della tua bontà smisurabile dovrebbe renderci tutti ebbri d'amore e di riconoscenza e di confusione per te.... (2)

(1) id. dell'11 maggio. (2) id. del 15 maggio.

Un turbamento.

Vennero i giorni dell'ansia comune, in attesa della via che avrebbe preso l'Italia di fronte al conflitto europeo: e gli eventi produssero un forte sommovimento in Giosuè. Ma non valsero a distrarlo dai suoi quotidiani colloqui. Il 23 maggio comincia lo scritto cosí:

Sebbene gli eventi di questi giorni, mio Signore, riempiano di clamori il mondo, ho sempre sentito una certa ripugnanza a parlarne su questo quaderno, perché questo quaderno è il mio eremo spirituale, e non mi piace che vi giungano neppure l'eco confuse dei grandi clamori del secolo che passa....

E il 24 maggio rinnova il proposito di non scrivere di ciò che avviene

Ma no: non parlerò dei grandi eventi perché sento che sarei in errore.

Però il pensiero delle « moltitudini festanti e plaudenti, di quegli uomini concionanti, di quelle bandiere e quegli inni » lo turba. Qualcosa di nuovo si sta maturando in quell'anima; e deve essere qualcosa di grande, di generoso, di eroico perché l'assale un pensiero più forte : « E ancora mi ostino a credermi qualche cosa!... » ;

Il 25 maggio torna sulle medesime riflessioni : o non è più la preghiera del mattino, nelle ore più limpide e solerti del giorno; è   la preghiera della sera. Gli avvenimenti hanno un forte contraccolpo in lui

Si prepara per andare alla guerra.

Ed appare manifesto ciò che sente in cuore: lo scoppio della guerra gli ha acceso il desiderio di partir volontario, per dare la vita per la patria... E pensa a riordinare e distruggere tutte le sue vecchie carte: questa rassegna gli richiama il passato triste e gli trae dal cuore un inno sublime di dolore e di ringraziamento alla misericordia divina.

Di fronte alla probabilità d'andare alla guerra ho pensato di riordinare e distruggere molte mie vecchie carte, testimoni della mia infame vita di peccato. Tutta una mattinata e gran parte del pomeriggio ho dovuto impiegare per dare al fuoco quelle carte indegne, ben contento di averlo fatto senza rimpianto e senza compiacenza del reale fatto. Soltanto di miei scritti v'era materia per alcuni volumi di stampa, e ho pensato con una specie di raccapriccio e di spavento a tutto il tempo prezioso che tu mi avevi dato per servirti e adorarti, Signore, e che io invece ho cosí iniquamente sperperato. Se penso che tu chiederai conto anche d'una sola parola oziosa, mio Dio, che sarà di me, che ne ho spese tante, peggio che oziose? malvage e velenose, corrotte e corruttrici? Se ponessi insieme tutto quello che la mia mano ha tracciato senza alcun frutto finora, tra cui debbo pur mettere anche tante lettere disperse, tanti scritti cominciati e tralasciati, tanti tentativi inutili e pentimenti, potrei riunire materia per un centinaio di fitti volumi, una biblioteca. E sarebbe una biblioteca di oscenità, sconcezze, bestemmie, menzogne, sacrilegi, leggerezze, calunnie, collere, vanità, fanfaronate, accessi d'orgoglio pazzo e ridicolo. Ecco quel che ho fatto di male per ora! E di bene, ancora nulla! Dio mio, c'è da inorridire! Ah! se ora la tua troppa bontà e pazienza non mi volesse risparmiare il gastigo che merito, Signore, il meno che potrei temere sarebbe d'essere qui subito fulminato e incenerito per andare a soffrire pene intollerabili per miriadi di anni, prima di potere avere il coraggio d'alzare gli occhi a te. E che malinconia in tutte quelle parolette vane delle quali mi sono tanto compiaciuto, delle quali ho menato vanto, che ho mostrato a tutti come trofei! Mentivo e mi pascevo di menzogne. Fondavo sul fumo la mia felicità e il fumo è svanito. Dov'è ora la felicità? Come tutto è lontano! Come tutto è ben morto! Io che m'inebriavo di quel nulla! Non posso dire di assomigliare al pezzente che Sant'Agostino incontrò in un vicolo di Milano, ubriaco e in baldoria, come racconta nel sesto capitolo del sesto libro delle sue Confessioni? Certo non valevo di piú, anzi valevo indubbiamente molto meno di quel povero pitocco crapulone e incontinente, nella mia malizia precoce, nel mio abbietto libertinaggio. Ah, povero, povero me! Quanto male mi ha fatto tutto quel fangoso ribollire di colpe al principio della mia vita. Ancora ne soffro giornate di malumore e di oppressione, accessi di cattivi pensieri, sguaiataggini dell'anima, insistenze colpevoli su immagini sozze: tutto questo per aver perduto e profanato la aria purezza al principio della mia vita d'uomo.

Ma pure, Signore, quanto, quanto sei stato buono con me! Lo riconosco, e quasi mi vien da piangere a scorgere tante prove della tua bontà previdente, premurosa, sollecita, instancabile. Mentre io mi perdevo, tu vegliavi sempre su me; mentre io t'offendevo e ti dimenticavo, tu meditavi la mia salvezza; mentre ti fuggivo, tu mi stavi al fianco per riprendermi, vigile, attento, amoroso, come un padre, pronto ad afferrarmi con braccio risoluto e potente ogni volta che rasentavo troppo da vicino l'orlo del precipizio. Per quali vie la tua provvidenza mi ha salvato, sempre sagace, senza mai un attimo di stanchezza, di collera, d'impazienza! O buon Signore, adorarti per tutta l'eternità sarà sempre poco per dirti la mia riconoscenza

E le espressioni più tenere, piú forti e piú sentite continuano, fino a dire di pregustare la gioia dei dolori del suo purgatorio.

Stamani, mentre le fiamme divoravano quei fogli ruggendo, mentre io rovistavo in quel mucchio di carte incendiate, perché bruciassero meglio, sentivo la vampa affocarmi il viso, e pensavo all'ardore insostenibile in cui un giorno, a te piacendo, Signore, mi purificherò dei miei peccati. Allora non potrò piú peccare, e canterò le tue lodi nel fuoco, e pregusterò in quegli spasimi indicibili il gaudio della tua gloria. Signore, fa' che venga presto quel giorno, perché non desidero altro che cancellare ed espiare in qualche modo tutte le mie orribili colpe (1).

(1) id. del 27 maggio.

La guerra nel concetto cristiano.

Spunta il 2 giugno e la decisione è presa : egli partirà volontario per la guerra, in un reggimento di fanteria: « Andrò a combattere, forse a morire, per la mia patria adorata... »,

Credo fermamente che la vittoria delle armi italiane sarà un gran passo verso il trionfo della giustizia, verso l'avvento del tuo regno santo fra gli uomini. Combatterò con alterezza e con gioia, senza odio nè livore. Se la morte verrà, spero che non mi sorprenda privo della tua grazia, e che io possa morire serenamente, amandoti e invocandoti. Spero che Maria preghi per me nell'ora della mia morte, come l'ho ardentemente supplicata tante e tante volte, e spero che tu mi faccia la grazia di farmi spirare col nome della tua santa Madre sulle labbra. Dio degli eserciti, veglia, te ne supplico, sull'esercito italiano, e sull'anima di ciascuno di tutti i suoi piccoli e prodi soldati, così gai, così svelti, così intelligenti, ingegnosi e frugali. Ispira i condottieri, guidali alla vittoria, e fa' che non abusino del tuo favore con la jattanza e con la crudeltà. Prego anche con tutto il cuore per i nostri nemici e fratelli, di cui forse dovrò versare il sangue caro e prezioso. Togli dal loro cuore ogni sentimento di odio e di rancore. Tra essi militeranno molti tuoi figli che t'amano, buoni, intelligenti, affezionati alla loro casa, ai genitori, alle mogli, ai piccoli figli. Fa' che non lo dimentichi mai, Signore, per non gettarmi su loro con accanimento crudele e barbaro e feroce. Anzi offrimi il modo d'esercitare, sui campi di battaglia, coi nemici non meno che con gli amici, qualche virtú cristiana di pietà, di soccorso e d'amore. Fa' che senta tutta la gratitudine che debbo verso la Chiesa, cosf provvida e sollecita, che mi permetterà d'accostarmi ai suoi Sacramenti anche tra le milizie in guerra, in modo da esser sempre pronto alla tua chiamata....

La guerra è un terribile flagello, uno spaventoso gastigo, che tu infliggi ai popoli. Sebbene io sappia che spesso è il segno sanguinoso con cui li richiami a te, quando si disviano e si corrompono; sebbene io veda che i mali della guerra, per tremendi che sieno, spesso sono assai largamente compensati dai beni che essa porta con sé, sebbene io sia persuaso che la guerra è la gran prova della forza delle stirpi, la bona occasio della loro concordia interiore, l'ispiratrice dell'obbedienza, della disciplina, del sacrificio, dell'oblio di sé, una tempesta purificatrice, che dissipa mille miasmi, risana mille corruttele, cementa l'amore dei cittadini, ispira mille forme di carità, pure non sono così disumano e sanguinario da desiderarla, da volerla lunga e crudele. Perciò credo mio dovere principalissimo di buon cristiamo desiderare e pregare che essa sia breve e che la pace torni presto, una pace lunga e feconda, da cui gli uomini imparino ad amarti sempre piú, nostro divino Signore e Salvatore (1).

(1) id. del 2 giugno.

La pratica dei doveri religiosi.

Tuttavia un'idea, un dubbio grave lo turba: quello di non poter continuare a scrivere i suoi colloqui. Però il proposito è fermo: non per questo egli verrà meno ai suoi doveri religiosi.

I doveri religiosi, quando si ama veramente Dio, sono i soli che non si osa di trascurare troppo, poiché si pensa a quel terribile occhio vigile fisso su di noi. Essi diventano la disciplina della nostra fermezza e della nostra costanza. Il riportar tutto a lui, il pensar sempre a lui, il vedere in tutto un riflesso della sua forza o della sua sapienza o della sua bontà, che è poi tutt'uno, il non riferirsi che al suo giudizio e al suo volere ci fa partecipare in certo modo alla sua ineffabile e immutabile unità, ci fa meno capricciosi e variabili.

E la pratica dei doveri religiosi c'insegna un'altra cosa, una cosa che non può neppure sospettare chi non è loro fedele. Lungi dal sottrarre tempo ed energia al lavoro, essi ne aggiungono, lo rendono fruttifero e fecondo. Come possa avvenire non si comprende bene, ma poche verità sono evidenti come questa. Chi non pratica i doveri religiosi si vede sfuggire il tempo con rapidità vertiginosa, fa tutto con affanno, e non giunge mai in tempo; gli sembra che tutte le occasioni gli sfuggano, si scoraggia d'un lavoro anche prima d'intraprenderlo. L'amor di Dio infonde una tranquillità pacata, un senso di sicurezza, una fiducia, che se io? quasi un senso di dispregio della vita che fa forti. Si fa tutto senza fretta, e si sente che, purché lo vogliamo, c'è tempo a tutto. S'intraprende un lavoro senza speranza, rassegnandoci dapprima all'idea di non arrivare a portarlo in fondo, e il lavoro ci viene da sé, spontaneo e senza fatica. Si perde volentieri un'occasione elle pare unica per non trascurare un dovere religioso, e poi l'occasione ritorna docilmente, piú propizia della prima volta. Quando una giornata è troppo affollata di lavoro, il modo migliore è di non mettersi subito con impeto affannoso e frettoloso, ma raccogliersi con catena, stare lungamente in preghiera, distrarsene, per vagheggiare teneramente lassú il sorriso adorabile del Signore; poi cominciare piano, con lentezza, quasi con indifferenza. Alla fine tutto è fatto, fatto bene, con ordine, senza impazienza, senza stanchezza, e rimane tutto il tempo di ringraziare ancora il Signore con umile riconoscenza... (1).

Questa è la calma dei santi. Omai la volontà del grande convertito è fusa interamente colla volontà di Dio che ha sempre dinnanzi, di cui ode docilmente la voce, e di continuo adora la presenza.

(1) id. del 5 giugno.

La voce e la presenza di Dio.

...Ecco un pensiero che m'è balenato stamani, e che ho un po' meditato. E incredibile la quantità di modi con cui tu mi parli direttamente e mi stai sempre dinanzi realmente come amico, padre, maestro, fratello, protettore, re, in modo che posso dire d'averti davanti in persona, non metaforicamente, ma realmente, sempre:

1 ° nelle ispirazioni dirette;

2 ° nella persona del mio confessore, per la cui bocca mi giudichi, mì consigli, mi perdoni;

3 ° nelle Sacre Scritture, dove sento la tua voce con la persona del Padre (Antico Testamento), del Figlio (Evangeli), e dello Spirito Santo (Atti, Epistole, Apocalisse);

4° nella persona di ogni cristiano, che mi parla con affetto, e negli scritti degli apologisti, teologi, filosofi, ecc., parli sempre tu direttamente;

5° mi parli nel mondo, nella società umana, nell'ordinamento della Chiesa militante, nella natura e nelle sue leggi: in tutto vedo riflessa la tua bellezza;

6° in mia madre sei tu, e, ascolto e venero e obbedisco e adoro realmente te;

7° nel governo, Re, ministri, superiori diretti, direttore del mio giornale, proprietario che mi paga, in tutti sei tu, ciascuno ti rappresenta;

8° il Papa sei tu visibile, il Vescovo ti rappresenta come un tuo apostolo, ogni prete sei tu;

9° nella Messa ti vedo vittima immolata, sacerdote immolatore, sei tu offerto, il tuo sangue si versa, tu sei sunto e annientato misticamente;

10° la tua persona è sangue e corpo nelle specie eucaristiche. Posso vederti, toccarti, nutrirmi di te;

11° alla benedizione del vespro sei tu che ti levi sul mio capo curvo, mi guardi, mi giudichi;

12° quando voglio, posso venirti davanti all'altare, e ti trovo li nel SS. Sacramento, che mi stai dinanzi, lui vedi, mi leggi nel cuore.

E cosí via. Ecco come mi sei dinanzi vero, mi parli, mi comandi, regoli tutta la mia vita, in modo che, se fossi sempre docile, obbediente, umile, attivo, non potrei mai sbagliare, e sarei già felice quaggiù e degno di te quaggiú (1).

Oh! se tutti i giovani comprendessero e praticassero queste parole, riboccanti di fede ed esuberanti di vita intimamente cristiana!

* *

Chiudiamo queste pagine con una domanda:

- Quale il frutto di un'edizione dei Colloqui spirituali di Giosuè Borsi? E la medesima domanda che fece Giosuè, allorché prese a scriverli: - Quale sarà il frutto di queste mie meditazioni incoerenti?

Egli rispose subito con umiltà:

- Non so. Iddio solo può rendersi garante dei frutti. A noi spetta il seminare ; poi, che si dorma o che si vegli, il seme cresce e si sviluppa da sé... (1).

Noi invece possiamo dire qualcosa di piú. Giosuè Borsi dorme da nove mesi il sonno dei giusti, ma il seme da lui gettato crescerà colla grazia di Dio e si svilupperà in molte e molte altre anime. Noi siamo persuasi che i suoi Colloqui spirituali saranno letti dai giovani di tutte le età venture e sempre opereranno un gran bene. Diranno a tutti, giovani e adulti, ciò che può la corrispondenza alla grazia divina in un'anima; ricondurranno molti prodighi figli alla casa paterna; desteranno e scoteranno molti altri giovani sonnolenti e pigri, e tutti renderanno migliori, perché queste pagine, ispirate e benedette, sono la migliore apologia, che si possa mettere in mano ai giovani, della necessità e della pratica della Fede per vivere bene la vita.

(1) id. del 7 giugno.

(1) id. del 4 maggio.

NEL TEMPIO VOTIVO IN ONORE DI MARIA AUSILIATRICE AI BECCHI DI CASTELNUOVO D'ASTI

- E i lavori del Tempio votivo in onore di Maria Ausiliatrice ai Becchi di Castelnuovo d'Asti continuano o si sono arenati?

- Con la benedizione di Dio continuano felicemente. Si è dovuto attendere, un po', l'arrivo della base in pietra che gira tutt'intorno l'elegantissimo edilizio, perché i vagoni non arrivavano mai; ma, superato quell'ostacolo, ora si va avanti bene, e si spera di arrivare alla fine senza interruzione.

- Cosicché quest'anno, per la festa del Rosario, si potrà vedere il nuovo tempio inaugurato?

- Adagio, adagio! La festa del Rosario si spera di celebrarla nel nuovo tempio, in quanto che sarà coperto... ma non sarà ultimato ancora. Bisognerebbe che aumentassero assi le offerte. Allora si potrebbe aumentare la mano d'opera e vederlo finito assai più presto.

- Ho capito!... Voglio anch'io pensar a qualche piccola offerta : voglio trovar anch'io qualche famiglia che consacri i suoi bambini a Maria Ausiliatrice, inviando a Don Albera un'elemosina Per affrettare i lavori di questo caro Santuario...

- ... che, mentre è un omaggio al Ven. Don Bosco e alla Madonna, è pure, non bisogna dimenticarlo, un voto per affrettare la pace!

- Egregiamente!

- E se le offerte saranno di bambini, saranno piú gradite!

Rose e Gigli.

I bimbi dell'Asilo d'infanzia di Castano offrono L. 9 e le buone Oratoriane L. 14 pel nuovo Santuario dei Becchi, invocando sui loro cari combattenti le benedizioni della celeste Ausiliatrice. La signora Adelaide Pozzi con l'offerta di L. 1 si unisce alle pie intenzioni dei bimbi e delle Oratoriane.

Le angiolette del Giardino d'Infanzia delle Figlie di Maria Ausiliatrice in Santiago (Chile), perché la Madonna le conservi innocenti e benedica la loro famiglie, L. 5.

Le mie scolarine di 1a classe a Fiorenzuola d'Arda, desiderando recare anch'esse un sassolino per l'erezione detta nuova chiesa ai Becchi di Castelnuovo offrono il loro piccolo obolo, di L. 2,20 perché la cara Madonna le protegga insieme coi loro cari chiamati sotto le armi. - Chiarina Dodi.

Le alunne delle classi 2a e 3a femminile elementare di San Marzano Oliveto offrono il tenue obolo di L. 3,65 pel nuovo Santuario dei Becchi pregando la potente Ausiliatrice a proteggere i loro cari chiamati alla guerra. - Suor Melania Maritano.

La scolaresca di 4a e 5a mista di S. Marzano Oliveto offre pel Santuario dei Becchi L. 3,10, perché Maria SS. Ausiliatrice benedica i suoi studi, la tenga tutta in modo particolare sotto l'amorosa sua protezione e le renda sani e salvi i cari fratelli che sono sotto le armi. - Suor Carolina Sorbone.

Sono i bimbi dell'Asilo e le Figlie dell'Oratorio di Tigliole, con altre pie persone, che inviano la piccola oferta di L. 10 pel Santuarietto di Maria Ausiliatrice ai Becchi, per ottenere dalla nostra, Mamma Celeste la sua protezione su di loro e sui loro casi, specialmente su quelli che combattono al fronte. - Suor Giiovannina Sarotti.

A Maria Ausiliatrice per la sua chiesina ai Becchi offro nel 7° compleanno L. 1, perché mi benedica col fratellino, genitori, nonni e parenti. - Angelo Rota di Vignale Monferrato.

Piccoli amici di D. Bosco e Maria Ausiliatrice.

I giovanetti del Seminario di Nusco (Avellino), per mettersi sotto la protezione di Maria Ausiliatrice e ad ottenere la grazia di crescere buoni, come Don Bosco voleva i suoi alunni, con rinnovate offerte bene augurano al compimento del caro Tempio dei Becchi.

I bambini Mario e Margherita Giuliano di Tarcento, in omaggio al Padre della gioventù il Ven. Giovanni Bosco, inviano con gioia L. 5 pel nuovo Santuario dei Becchi.

Alla Madonna Santissima, Aiuto dei Cristiani, perché mi renda sempre più degna delle sue grazie L. 5. - Una bambina di Alassio.

Quattro bambini che attendono dalla Vergine l'incolumità e il ritorno del loro caro babbo che è in guerra, L. 10.

Il giovanetto Alfonso Zappa, di Alassio, mandaL. 2 pel nuovo tempio a Maria Ausiliatrice invocandone la materna protezione per sé e i suoi cari.

Pii giovanetti e giovanette.

Anita Girardi di Premosello offre L. io, implorando aiuto e benedizioni celesti.

Conforta, o Maria Ausiliatrice, la nostra buona mamma, proteggi e salva il nostro babbo soldato e fa' che noi cresciamo buoni. - Maria Aimaro e il fratellino Francesco di Moncrivello, L. 2.

Giacinto Viannino di Moncrivello invia L. per la chiesina dei Becchi, pregando Maria Ausiliatrice pel babbo che si trova al fronte.

Parto pel fronte, fiducioso, o Maria, che vorrai difendermi e salvarmi. - Capelletto Domenico di Borgomasino, L. 1.

Irma Bacchi di Castelnuovo Monti offre L. 1 pel felice ritorno del fratello in guerra.

Franzoni Clotilde di Castelnuovo Monti offre L. 1 colla promessa di crescere buona.

Giuseppina Baroni di Castelnuovo Monti L. 1,

perché la Madonna benedica i suoi studii.

Maria Cattaneo di Rovellasca otre L. 10 pregando, invocando, sperando.

Remigio Pasteris, implorante il ritorno del babbo a conforto della cara mammina, L. 1.

Perché la Vergine Ausiliatrice protegga il babbo soldato, offro L. 1 per un mattoncino al suo Santuario. - Rosina Velasco di Villareggia.

Mamme e insegnanti devote.

Una pia mamma di Bagnolo Piemonte per ottenere una benedizione alla sua famiglia, L. 3

G. G. di Nizza Monferrato offre L. 10 per implorare da Maria Ausiliatrice la salute e la incolumità del suo figlio soldato al fronte...

Massassa Giuseppina di Cassolnovo, per sé e per una sua amica, L. 6, invocando la protezione di Maria Ausiliatrice.

Teresa Stangalini n. Omodei (Novara) offre L. 3 in segno di riconoscenza alla Vergine Ausiliatrice e al Ven. Don Bosco, implorando protezione.

Gelo Marietta offre L. 5, mettendo sotto la protezione di Maria Ausiliatrice il suo bimbo di pochi mesi e ringraziando per favore ricevuto.

La maestra Maddalena Sarotti di Diano d'Alba offre L. 5 pel Santuario dei Becchi, per grazia ricevuta ad intercessione di Maria Ausiliatrice.

R. F. di Torino, in tenue segno di riconoscenza a Maria Ausiliatrice, L. 5.

La Cooperatrice Bianchi Flaminia di Esine, riconoscente a Maria Ausiliatrice, manda L. 5 per la chiesa dei Becchi, promettendo altra offerta se otterrà altra grazia.

È un'ex-allieva dell'Oratorio di Falicetto che offre L. 5 pel Santuario dei Becchi, per avere avuto, in grave pericolo, salva la vita.

Giuditta Vagliani Ved. Ceretti di Intra, invia L. 5 a Maria Ausiliatrice per grazia segnalata.

Elisa di S. Giorgio d'Intra, con fede, L. 1.

La Cooperatrice Isabella Bianchi, L. 5, riconoscente .a Maria Ausiliatrice per la protezione accordata a due figli al fronte, colla promessa di un'offerta più generosa se ritorneranno a casa sani e salvi, con un terzo figlio che sta per partire.

A nome dei miei figliuoletti Filiberto ed Adriano, avendo ricevuto segnalata grazia temporale, offro L. 2o per la chiesa dei Becchi. - Joséphine Ferrero.

La signora Luisa Zambelli di Alassio offre L. 20 come debole attestazione di riconoscenza per la celeste protezione verso di lei e della sua famiglia e spera di potersi recare al Santuario in Torino per dar sfogo a una divozione lungamente sentita e alimentata da sempre nuovi celesti favori.

Tabbo Maria di Alassio offre L. 5 invocando una speciale protezione dell'Ausiliatrice di Don Bosco.

Preci e ringraziamenti.

Bausano Rosalia, perché la Vergine Santa le mandi presto notizie di persona lontana, L. 1.

Persona devota si rivolge a Maria per schiarimenti che concilino la pace fra due persone care, L. 1.

Ricci Caterina di Pontestura manda L. 2 al Santuario dei Becchi e fa voti perché Essa le salvi il figlio Alessandro che si trova in zona di guerra.

Colombano Tersilla di Pontestura offre L. 1 per il Santuario dei Becchi e fa voti che Maria SS. Ausiliatrice le salvi e ritorni l'unico figlio.

È 1 lira che mando per la Chiesa dei Becchi col voto che Maria SS. Ausiliatrice mi salvi il figlio e il genero che sono sotto le armi. - Burzier Angela di Pontestura.

Offro L. 1 perché Maria SS. Ausiliatrice faccia crescere buoni i miei tre nipotini Rina, Rosina e Italo. - Berruti Maddalena di Pontestura.

Imarisio Eugenia di Pontestura, manda L. 1 per la Chiesa dei Becchi e implora la benedizione di Maria SS. Ausiliatrice sui figli soldati.

Bovo Giovanna di Falicetto L. 1 affinché Maria Ausiliatrice scampi il marito dalle palle nemiche.

Peano Margherita di Falicetto offre il piccolo obolo di L. 1,5o per la chiesetta dei Becchi, pregando la Vergine Ausiliatrice a proteggere il caro marito in guerra.

Albera Anna di Falicetto offre anch'essa il piccolo obolo di L. 1, pregando la Vergine Ausiliatrice a far cessare la guerra prima che il marito debba partire per il fronte.

Il piccolo Agostino e la sorellina Romilda di Pontestura, offrono L. o,5o perché Maria Ausiliatrice salvi il loro babbo, che è alla guerra.

Giuseppe Parpaiola offre L. 1,50 col voto che la Vergine Ausiliatrice lo aiuti a corrispondere ai desiderii dei genitori e perché protegga e salvi gli amati zii combattenti.

Il bambino Uboldi di Fenegrò offre L. 0,5o perché l'Ausiliatrice lo benedica in tutte le sue intenzioni.

Bogani Cesarina offre L. o,6o, per rivedere l'amato fratello, da piú mesi al fronte.

Mangili Cesarina, L. 0,5o implorando una benedizione sui suoi studi e sulla famiglia.

Capellino Emilia di Falicetto offre L. 2 per la chiesa votiva dei Becchi, implorando la cara Vergine Ausiliatrice a proteggere i suoi figli in guerra.

Suor Maria Appendino di Lu Monferrato invia L. 2 per grazia ricevuta.

N. N. di Castelnuovo d'Asti invia L. 5 pel Santuario dei Becchi e raccomanda preghiere per i suoi fratelli al fronte.

Per ottenere che i nostri cari figli ritornino dalla guerra gloriosi, sani e salvi, mando unitamente a pie persone L. 30 per l'erezione del Santuarietto dei Becchi. - Domenica Torchio di S. Damiano d'Asti.

Il soldato Bignatti Igino, dell'Ospedale del Castello di Moncalieri, offre L. 1.

B. Rosa di Torino a ottenere una grazia spirituale L. 5, per una pietruzza alla chiesina dei Becchi.

Una pia persona di Boschetto (Chivasso) offre L. 1,30.

Il soldato Bruno Bennati per grazia insperata L. 1,30, con viva riconoscenza.

Alcune pie persone di Borgomasino, ammiratrici delle Opere di Don Bosco, offrono L. 3.

Ti ho invocata, Vergine Ausiliatrice, e tu mi esaudisti! In pegno della mia riconoscenza offro L. 5 pel nuovo tempio. - N. N. di Borgomasino.

Maria Bourlot-Bertola di Fenestrelle offre L. 2 con devota preghiera.

Margherita Bourlot Ved. Berrino di Fenestrelle offre L. 1, implorando protezione per sé e famiglia.

Sono L. 2,30 di N. N. di Ferno, per la chiesa dei Becchi, in vivo ringraziamento.

La signora Virginia Landolfi di Roma manda L. 10 pel Santuario dei Becchi, perché la Madonna la faccia guarire da gravi sofferenze.

Una signora di S. Marzano Oliveto offre L. 5 per l'erigenda chiesa dei Becchi, implorando da Maria Ausiliatrice una grazia speciale per la sua famiglia.

Zita e Ida Martelli di Montaldo Bormida, implorano dalla Vergine Ausiliatrice e dal Ven. Don Bosco una benedizione speciale per sé e per l'amata famiglia L. 3.

Per grazia ricevuta e perché la Madonna continui la sua celeste protezione all'amato figlio sotto le armi, L. 2o. -N. N. di Milano.

I due soldati, Antoniotti Pietro, dalla zona di guerra e Gallo Gaspare, fra i prigionieri, inviano una prima offerta di L. 20, promettendo di raddoppiarla se otterrano la grazia di ritornare in famiglia.

Battaglia Francesca di Cassolnovo offre L. 5 in ringraziamento per un favore segnalatissimo ottenuto per intercessione di Maria Ausiliatrice, pregando sì buona Madre a continuare le benedizioni sulla sua famiglia.

Offro L. 2 per la nuova chiesa dei Becchi per ottenere da Maria Ausiliatrice una grazia di cui ho estremamente bisogno. - Maria Ferrando.

Una pia Cooperatrice e buona amica della gioventú invia L. 25 per la chiesa dei Becchi. - Suor Innocenza Gonella di Penango Monferrato.

Un alunno dell'Istituto di Alessandria-Egitto, per insperata guarigione da tifo, implorata ad intercessione di Domenico Savio, invia L. 25 pel Santuario dei Becchi.

Le Figlie dell'Immacolata e alcune Zelatrici e pie persone di Roccagrimalda inviano L. 27,50 per l'erigendo Santuario dei Becchi, implorando grazie speciali e la desiderata pace. - Elisa Perfumo Ved. Scarsi.

Dagli Oratori.

Le giovanette dell'Oratorio di Bellano implorano protezione ed aiuto dalla Vergine Ausiliatrice con l'offerta di L. 5.

Le giovanette del Laboratorio, diretto dalle Figlie di Maria Ausilitatrice in Castelnuovo Monti, offrono il tenue obolo di .L. 8 pel nuovo tempio dei Becchi, perché la Vergine Ausiliatrice le benedica con le loro famiglie.

Le Oratoriane e le alunne della Scuola e dell'Asilo di Maria Ausiliatrice di Intra offrono L. 17,40 per l'erigendo Santuario dei Becchi, perché la Vergine Ausiliatrice le copra del suo manto in vita e colle loro educatrici le accolga un giorno in Cielo.

Collegi e Convitti.

Gli alunni dell'Istituto del S. Cuore di Gesú in Roma, con grande affetto inviano una seconda offerta in L. 15.

Le giovanette del Convitto Cantoni di Bellano offrono alla divina Ausiliatrice l'umile offerta di L. 30 per ottenere che continui il lavoro in cotonificio onde

non venga a mancare il pane né a loro, né alle amate famiglie e salvi i loro cari in battaglia.

La Direttrice del Convitto Collalto di Montebelluna invia L. 15 per la nuova chiesa dei Becchi, per ottenere la grazia di vedere ritornare tutte le sue convittrici.

Sono L. 2o degli alunni ed alunne delle Scuole della Cassa Rurale di Bagnolo Piemonte per ottenere dalla Vergine Ausiliatrice la grazia di un buon esito nei loro esami e insieme per affrettare i lavori del nuovo Santuario dei Becchi.

Le giovanette della Casa operaia, Sezione Nord, di Borgosesia, inviano L. 4 per l'erezione del Tempio votivo ai Becchi di Castelnuovo d'Asti, perché Maria Ausiliatrice le protegga e per ottenere il ritorno dei loro cari partiti per la guerra.

Dall'Estero:

Gli « Orfanelli D. Bosco », dell'Istituto Leone XIII di Buenos Aires, con devoto affetto e implorando ogni celeste benedizione, L. 40.

Coll'umile offerta di L. 46,80 le alunne del Collegio di Maria Ausiliatrice di Santiago (Chile) mettono l'intenzione che la Vergine Santa benedica il loro Collegio e le loro famiglie del nuovo Santuario nuovo Santuario dei Becchi.

Anche noi, dalla Repubblica Argentina, vogliamo inviare un mazzolino di fiori alla Chiesa dei Becchi. affinché Maria Ausiliatrice ci salvi da tutte le disgrazie. - Maria e Caterina Daniele, L. 10.

I 140 alunni dell'Orfanotrofio Immacolata Concezione di Macao (Cina), grati al Ven. Don Bosco e a Maria SS. Ausiliatrice, per essere educati dai Salesiani, inviano L. 5o frutto di Piccole mortificazioni, pel Santuario dei Becchi, colla preghiera che la Madonna di Don Bosco alzi in benedizione il suo scettro nell'estremo Oriente.

Le bambine e le alunne delle Figlie di Maria Ausiliatrice di Puntarenas, con immenso devoto affetto, pel tempio votivo dei Becchi presso la casetta natale di Don Bosco, offrono lire 26,20.

Le educande e le oratoriane delle Figlie di Maria Ausiliatrice del Perú, inviano con infinita tenerezza L. 50, implorando da Maria Ausiliatrice e dal Ven. Don Bosco una speciale benedizione.

Dal Sig-sig (Ecuador) un nucleo di alunne delle Figlie di Maria Ausiliatrice, educate all'amore di questa tenera Madre, col voto che il suo culto dolcissimo si diffonda sempre piú nella loro amata Repubblica, L. 13.

AVVISO.

Nell'Istituto delle Figlie di Maria SS. Ausiliatrice, in Nizza Monferrato , dal giorno 21 al 26 agosto corrente, avrà luogo un corso di Esercizi spirituali, dettati da sacerdoti salesiani. Convinti che molte Ex-allieve di quel fiorente Istituto, nonchè altre pie signore insegnanti, vorranno approfittarne per ritemprarsi nello spirito, preghiamo caldamente di far pervenire le domande, non più tardi del 20 corr., alla Rev.ma Suor Caterina Daghero, Superiora generale delle Figlie di Maria Ausiliatrice, in Nizza Monferrato. La retta è di L. 20, ove non si abbisogni di speciali riguardi per vitto ed alloggio.

LETTERE DEI MISSIONARI

Il riscatto delle bambine cinesi.

(Lettera del Sac. D. Luigi Versiglia).

Macao, 3 maggio 1916.

AMATISSIMO E REv.Mo PADRE,

Forse alla S. V. Rev.ma e Carissima, sarà venuto il dubbio: « E l'opera del riscatto delle bambine cinesi continua o no? »

Sì, continua alacremente e si può dire non passa mese in cui non si riesca a sistemare qualcuna di quelle povere creaturine che o la sventura o la malizia dei parenti ha abbandonate in braccio alla perdizione.

Le accludo una fotografia di due tra tanti di questi fiorellini che, mediante la carità dei nostri benefattori, i suoi figli hanno potuto salvare dalla perdizione. Sono due bambine che io battezzai or sono 4 anni. Il papà era cristiano, ma la madre, benché allora non contraria alla religione, era tuttavia rimasta pagana.

Poco compreso però dei suoi doveri e trasportato dal vizio e dal giuoco, il padre in seguito arrivò al punto di vendere le due innocenti creaturine, l'una in età di sei anni e l'altra di tre appena, ad un pagano incettatore, affine di ricavarne qualche soldo da soddisfare alla sua passione.

Un simile delitto gli meritò naturalmente una specie di separazione dalla comunità dei fedeli, e la lezione fu provvidenziale per lui e per le vittime innocenti.

Consumato dagli stenti e dalla miseria arrivò presto in fin di vita e, straziato dai rimorsi, mandò a chiamare il missionario. Accorre il nostro Don Olive, e per prima cosa l'infelice gli consegna gli atti di vendita e gli dà tutte le indicazioni per rintracciare le due bambine, chiedendo con lagrime al missionario che per carità e per la misericordia del Signore non lo lasciasse partire per l'altra vita col peso di un delitto così grave sulla coscienza.

Il buon D. Olive, viste le disposizioni dell'infelice, lo riconciliò col Signore e lo assicurò che si sarebbe fatto il possibile per compiere quell'opera doverosa. Di lí a pochi giorni il poverino, dopo avere, ripetutamente, chiamato pubblico perdono a tutta la cristianità - che, con uso veramente pio, si suol radunare al letto dei moribondi, per pregar loro gli aiuti del Signore in quegli estremi momenti - serenamente spirava nelle braccia del Signore, lasciando a tutti l'impressione che il buon Gesú avesse rinnovato la pietosa e confortante scena del Golgota e ripetuto come al buon ladrone: Hodie mecum eris in Paradiso.

Erano presenti alla morte del papà due figlie maggiori, pagane, perché già maritate quando il padre si fece cristiano; e furono cosí colpite dalla serenità, anzi dalla solennità della morte cristiana, che non poterono a meno d'esprimerne la loro ammirazione. Ma la grazia non era ancora. arrivata al pulito da convincerle; ci voleva un'altra scossa forte e non mancò.

La mamma che, come dissi, era ancor pagana, dopo la morte del marito divenne pur troppo piú accanita che mai: anzi era essa l'ostacolo piú grave al riscatto delle figlie. Si tentò piú volte, tanto da Don Olive che da Don Pedrazzini, di ridurla a piú miti sentimenti; ma tutto fu inutile, finché la mano di Dio venne a farsi sentire su di lei.

Neppur un anno dopo la morte del marito, essa pure cadde ammalata ed in breve si trovò in fin di vita.

Saputolo, i due missionari andarono subito a trovarla, ma vennero ricevuti con sgarbo e persino con ingiurie; finché, come invasata dal demonio, imprecando a tutto e a tutti, ella moriva nella disperazione. Giusto castigo di Dio! La disgraziata conosceva la religione cristiana, ed avendola conosciuta come vera, anzi avendomi promesso molte volte di farsi battezzare, aveva sempre disprezzato la chiamata del Signore!

Le due figlie maggiori furono presenti alla sua morte ed ebbero agio di fare un. ben doloroso confronto tra la morte cristiana del padre e la morte pagana della madre. Tocche perciò dalla grazia del Signore, non solo rimossero subito ogni impedimento al riscatto delle sorelline, ma esse stesse ci consegnarono subito un loro fratellino, che vispo ed allegro è qui nell'orfanotrofio; ed ora colle migliori disposizioni personali verso la nostra S. Religione stanno lavorando per attrarre alla Fede i loro mariti. In vero, c'è tutto a sperare, che non sarà lontano il giorno in cui il S. Battesimo abbia a rigenerare queste due famiglie.

Intanto le due sorelline furono rintracciate e di nuovo riscattate. Alla spesa già da tempo aveva pensato un pio e zelante cooperatore italiano sacerdote, che nella sua carità cristiana desidera mantenere l'incognito. Ma di lui posso dire: Non è la prima volta che ci dà mezzi per compiere tali opere. Il Signore gli dia quindi il premio che si merita.

Ora le due fortunate creature sono sotto la diretta sorveglianza del missionario nelle mani di due distinte e fervorose famiglie cristiane, che le curano gelosamente come due tesori. Esse ornai sono in grado di capire il benefizio ricevuto e vi corrispondono con vera sollecitudine, benedicendo la mano pietosa che fin dall'Italia si è distesa a sollevarle dalla passata sventura. Fra breve, faranno la loro prima comunione ed allora specialmente ricorderanno il loro benefattore, sapendo che ciò è uno dei suoi particolari desiderii.

Perdoni, amatissimo Padre, se con questa mia ho rubato un po' del suo tempo prezioso. Sono tuttavia sicuro che questi risultati, mentre compensano abbondantemente i poveri sacrifizii dei suoi figli missionari, consoleranno altresí alcun poco il suo cuore paterno da tante pene che deve sopportare nei tristissimi tempi che corrono.

Ci benedica e, nella speranza di poterle presto baciare la mano, mi segno per tutti Suo Obb.mo figlio in G. C.

Sac. LUIGI VERSIGLIA. Fiori di gratitudine.

Il missionario Don Luigi Versiglia, Superiore del nostro Orfanotrofio e Missioni della Cina, è giunto infatti a. Torino alla fin di giugno, in modo da poter assistere alla festa onomastica del rev.mo nostro Rettor Maggiore. Rilevando, con gioia, dopo dieci anni di assenza, la stessa cordialità e affettuosità delle nostre feste di famiglia, ci dice che anche i piccoli Cinesi sono molto riconoscenti ai loro educatori e in prova ci ha mostrato un breve indirizzo, scritto in italiano, che un di loro, a nome dei suoi compagni presenti, gli lesse prima del suo viaggio in Italia. Ci piace trascriverlo letteralmente.

Vorremmo noi, poveri artigianelli, dimostrarle tutto l'affetto e la riconoscenza che ella si merita; ma pur troppo dobbiamo confessarlo, non ne siamo capaci, stante la nostra fragilità giovanile. Noi conosciamo tutti i sacrifici che ella ha fatto per noi, onde indirizzarsi alla via del bene e vorremmo ringraziarla in un modo adeguato. Ella ora si allontana da noi, ma speriamo fra breve tempo di rivederla. In questo suo lungo viaggio la accompagneremo con le nostre preghiere, ed in modo speciale la Compagnia di S. Giuseppe farà ogni giorno del suo viaggio una preghiera speciale, affinché abbia ad avere un ottimo viaggio e libero da ogni pericolo.

Lei poi, giunto a Torino, ai piedi di Maria Ausiliatrice si ricorderà di noi in modo speciale. Cosí pure alla tomba del Ven. Padre Don Bosco pregherà per noi e gli dirà che anche nella Cina vi sono i suoi figli e che fra questi ne abbia a scegliere anche per la sua Pia Società : in fine ai piedi del Venerato Superiore D. Albera porterà i nostri saluti piú sinceri, assicurandolo del nostro affetto che portiamo a lui ed ai suoi confratelli...

Vorremmo dirle altre tante cose, ma purtroppo non ne siamo capaci : lei supplisca a quello che a noi manca.

A nome quindi mio e di tutti i miei compagni io le auguro buon viaggio e un felice ritorno, pieno di forza e di vigore, per lavorare al bene nostro materiale e morale.

È, dopo tutto, anche un buon saggio del profitto dei piccoli Cinesi nello studio dell'italiano e dell'amore con cui i nostri confratelli diffondono la nostra lingua.

IL CULTO DI MARIA AUSILIATRICE

NEL SANTUARIO Il 24 di ogni mese, si ripetono, mattino e sera, devote funzioni in onore di Maria Ausiliatrice. Al mattino, ha luogo la messa della Comunione Generale, seguita dalla Benedizione col SS. Sacramento: alla sera si compie in forma solenne l'adorazione pubblica innanzi al SS. Sacramento. Il 24 u. s. celebrò il rev.mo nostro Rettor Maggiore Don Albera.

Vogliano i benemeriti Cooperatori e le pie Cooperatrici unirsi in ispirito a queste sacre funzioni mensili, le quali hanno sempre due fini principali : pregare secondo le intenzioni del Santo Padre e affrettare il ristabilimento della pace fra le nazioni.

Ogni sera alla benedizione col SS. Sacramento si continua sempre a far pubbliche preghiere per la pace. Il Signore nella sua infinita clemenza, per intercessione di Maria SS. Ausiliatrice, le esaudisca a sollievo di tutti i popoli della terra.

ECHI DELLE FESTE TITOLARI,

CONEGLIANO-VENETO. - Mercé lo zelo del rev. Mons. Sebastiano Dall'Anese, succeduto all'indimenticabile Mons. Carpené come Direttore Diocesano dei Cooperatori, anche Conegliano con plebiscito d'amore celebrò la festa di Maria SS. Ausiliatrice.

Troneggiava la bella statua sull'altar maggiore del Duomo ed ivi la sera innanzi Mons. Bortolomasi, Vescovo dell'Esercito e dell'Armata, tenne una splendida conferenza agli ufficiali e soldati che gremivano tutto lo spazio, parlando con cuore di figlio e finezza di apostolo di Maria SS. Ausiliatrice e di Don Bosco, con tale efficacia che gli fruttò lunghe ore di confessionale, dove fu coadiuvato da sei o sette sacerdoti, fra cui il nostro Doli Rubino da lui chiamato telegraficamente dalle trincee, ed oltre settecento comunioni di soli soldati nel mattino della festa durante la sua S. Messa. Alle 8 vi fu altra S. Messa con comunione generale per comodità dei Cooperatori e fedeli, che non potevano capire nella cappella del Collegio Immacolata; dove pure furonvi un duecento comunioni. La conferenza salesiana fu tenuta dallo stesso Direttore diocesano Mons. Dall'Anese, in Duomo, alla presenza di S. E. Mons. Angelo Bortolomasi, coll'adesione del Vescovo Diocesano Mons. Caroli. Il conferenziere, fatti vari quadri di dolorose scene, portò l'uditorio « in più spirabil aere », rilevando altre scene di carità cristiana - che rimedia, riabilita, previene, - nelle diverse istituzioni salesiane. Si diffuse sul nutrimento di tale carità che è la Fede e sul dovere, che hanno i Cooperatori, di riprodurre nel loro stato l'anima di Don Bosco. - Dopo di lui prese la parola Mons. Bortolomasi, che si disse salesiano, perché per il suo grande affetto a tutto ciò che è salesiano fu dichiarato salesiano di adozione dal Successore di Don Bosco. Il suo fu un inno estemporaneo cosí felice, che fece vibrare tutti i cuori di entusiasmo in una comunicazione di anime entusiastica per Maria SS. Ausiliatrice e pel Ven. Don Bosco e le istituzioni salesiane, di cui rilevò la pronta corrispondenza a tutte le ordinate esigenze dello spirito umano.

Terminò egli stesso la funzione colla trina benedizione.

Alla sera, dopo le 17, nel cortile del Collegio femminile « Immacolata », detto popolarmente di Don Bosco, vi fu una riuscitissima accademia in onore di Maria SS. Ausiliatrice che lasciò commosso il numeroso pubblico, formato dal fior fiore della cittadinanza coneglianese. In ultimo parlò Mons. Bortolomasi dicendo che, alla vigilia di portarsi sulle linee cruenti della guerra, si sentiva profondamente commosso in assistere a questo trattenimento di pace. Ricordò Tosino, la casa centrale di Valdocco, e facendo notare il felice conubio dei due nomi nella frase popolare Madonna di Don Bosco inneggiò nuovamente a Maria SS ed al Ven. Padre, esortando ad affrettare colla desiderata vittoria delle armi la vittoria ancor piú importante del rinnovamento morale, mediante la devozione a Maria SS. Ausiliatrice, secondo gli ideali di Don Bosco.

ROMA. - La solennità di Maria Ausiliatrice - scrive il Bollettino della chiesa del S. Cuore di Gesù al Castro Pretorio - non è piú la festa della parrocchia soltanto, ma la festa di Roma, se si pone considerazione ai molti e molti fedeli accorsi alla nostra chiesa dai quartieri piú distanti ed eccentrici della città. La bella statua troneggiante dall'alto era rutilante di bagliori di migliaia di luci. Anche la vigilia fu particolarmente festeggiata, ed alla comunione tenne un magnifico discorso S. E. Mons. Pasi, il quale ricordò le vittorie di Lepanto in un appropriato raffronto con le attuali circostanze in cui l'esercito italiano è chiamato a fronteggiare il nemico che urge la patria nei suoi sacri confini. La prefata Eccellenza pontificò ai Primi Vespri; Sua Eminenza il Card. Lega celebrò la messa del giorno 24, in nulla inferiore per concorso, sebbene feriale, alle piú memorabili festività. Le comunioni sorpassarono le cinquemila. Il Can. Migliardi tessé il panegirico illustrando Maria come la ispiratrice e sostenitrice della estesissima Congregazione di Don Bosco in tutto il mondo. Impartiva la trina Benedizione l'Em.mo Card. Tonti. Ben riuscite le esecuzioni musicali della nostra Schola Cantorum, col concorso di valenti professori delle Cappelle Maggiori Romane.

Lo stesso oratore del mese mariano, Can. Migliardi, tenne il 28 maggio la consueta Conferenza ai Cooperatori Salesiani, prescritta dal Regolamento della Pia Associazione. Parlò, molto ascoltato, di Don Bosco in rapporto alla svariatissima opera da lui compiuta nel mondo, mostrando di conoscere a fondo là vita prodigiosa del nostro Venerabile Fondatore e di nutrire in cuore un grandissimo affetto per i suoi figli. Alla Conferenza assisteva S. Em. il Card. Falconio, il quale chiuse solennemente la funzione colla Benedizione del SS. Sacramento.

Un particolare commovente della riuscitissima solennità fu la « benedizione dei bambini », che ebbe luogo il 1° giorno del triduo, domenica 21 maggio. Ci piace rilevarlo, perché vorremmo che il piissimo rito, che torna così caro alle madri cristiane e utile alla loro figliuolanza, si ripetesse dappertutto ogni anno, in uno dei giorni della novena, appiedi di Colei che si è visibilmente costituita madre e patrona della gioventù colla fondazione delle Opere Salesiane.

SIVIANO (Brescia).- La devozione a Maria Ausiliatrice da circa vent'anni propagatasi in questa parrocchia, ha segnato in quest'anno un confortante sviluppo. Il 24 maggio, nell'Oratorio intitolato a S. Severino, veniva benedetta solennemente una statua di Maria Ausiliatrice, acquistata col concorso di tutte quelle persone, che nutrono una sentita devozione alla Vergine di Don Bosco. Si cantò per la prima volta la S. Messa, si dissero parole di circostanza, e si fecero propositi di più forte sviluppo anche alle Opere Salesiane, che del resto per l'addietro fiorirono all'ombra di questa parrocchia. Benedica la Vergine a quanti cosí efficacemente ne propagano il culto e l'amore!

ALVITO. - Ci scrivono : Impediti l'anno passato per la chiusura della chiesa dopo il terremoto, abbiamo celebrato, il 1° giugno, il centenario dell'istituzione della festa di Maria Ausiliatrice e della nascita del Ven. nostro Fondatore.

Consolante riuscí la comunione generale degli alunni interni ed esterni, dei cooperatori e cooperatrici, a cui si unirono le Figlie di Maria, dirette dalle RR. Suore del Preziosissimo Sangue. Crebbe ancora il concorso alla messa solenne. celebrata dal rev.mo D. Angelo Cassoni. Abateparroco dell'insigne collegiata di S. Simeone. La Schola Cantorum del collegio si fece onore interpretando finamente la Missa pontificalis di Perosi.

Il discorso di circostanza venne detto nel pomeriggio al devoto uditorio che gremiva la chiesa. L'oratore, intrecciando bellamente i due centenari, mostrò come Maria SS. sia stata Ausiliatrice di Don Bosco e come Don Bosco fu figlio operoso e solerte di tanta Madre: terminò esortando ad imitare Maria SS. nell'amare l'Opera Salesiana, e Don Bosco nell'onorare la Madre celeste.

La benedizione eucaristica, impatita dal rev.mo Arc. Gius. Persichetti Vic. For. assistito dai parroci di Alvito, chiuse la festa lasciando in tutti grati ricordi.

RIVARA CANAVESE (Torino). -- Ci scrivono Il M. R. Sac. D. Angelo Maria Rocca, nostro compatriota, a ricordo del quarantesimo compleanno di sua prima Messa - che în Rivara, per gentile iniziativa ed opera del nostro zelantissimo Pievano D. Pietro Allora, si volle solennemente festeggiato - fece dono alla chiesa parrocchiale di un bellissimo quadro ad olio dilla Vergine SS. Ausiliatrice. La devota e cara immgine fu collocata il dí 7 maggio u. s. all'altare del S. Suffragio, donde la benedetta Madonna di Don Bosco non mancherà di spargere anche sul nostro paese e sulle cose nostre le sue grazie e materne benedizioni. Speriamo di veder presto eretta, anche fra noi, l'Associazione dei devoti di Maria Ausiliatrice: essa è nel desiderio di molti.

CORIGLIANO D'OTRANTO (Lecce). - Ci scrivono:

Il culto alla Vergine sotto il titolo di Ausiliatrice, sorto qui appena da un triennio, s'è diffuso rapidissimamente, e acquistò uno sviluppo singolare, come fanno fede le numerose confessioni e comunioni, la calca di popolo elle si succede a tutte le messe e sare funzioni nella chiesetta dedicata a Lei, i numerosi iscritti (sono piú di 600) alla Pia Associazione dei devoti, i frequenti tridui e novene che si fanno in tante famiglie in onore di Lei per ottenere grazie e favori, e recentemente la festa del 27 maggio. La bellissima statua, opera del noto scultore Luigi Guacci di Lecce, cavaliere dell'ordine « al merito del Lavoro », fu trasportata processionalmente alla Chiesa Parrocchiale, dove fu onorata con triduo solenne in preparazione alla festa.

Il Comitato aveva già lanciato l'appello con manifesti ai giovanetti e alle giovanette del paese, perché si unissero in santa gara di propiziazione, e facessero a Maria, Aiuto dei Cristiani, l'offerta d'una santa Comunione per la pace, e ai padri e alle madri di famiglia perché non mancassero al sacro dovere di onorare Colei che sola può aiutarci. E l'invito fu accolto con entusiasmo ammirabile. La messa della Comunione fu uno spettacolo commoventissimo: 70o furono le sante Comunioni.

Alla messa solenne, eseguita dalla Schola Cantorum degli Oratori di Maglie e Corigliano, tessé le lodi della Vergine il nostro confratello D. Vincenzo Sanviti, eccitando viva commozione per l'amore tenerissimo che questa buona Madre, in tutti i tempi, ha dimostrato verso i suoi devoti.

I singhiozzi che ruppero il lungo silenzio di un'ora dimostrarono quanta speranza di pace e di conforto avessero in Maria spose, figli e genitori desolati. Fu tutto il giorno un accorrere di gente ai piedi della Grande Regina.

Nel pomeriggio, dopo la solenne funzione, la statua fu riportata all'Istituto Salesiano processionalmente, per le vie piú popolate, accompagnata da gran folla di popolo, fra canti ed inni d'occasione e pioggia di fiori. La folla si riversò allora nella cappella e gremì i corridoi e l'ampio cortile, aspettando di essere ancor benedetta dal SS. Sacramento e dalla B. Vergine. Poi sfollò lentamente, ma fino a tarda ora rimasero ancora numerosi devoti in ferventi preghiere.

MARTINA FRANCA (Lecce). - In onore di Maria Ausiliatrice anche in questa città dove lo zelo ardente e pio delle benemerite Figlie di Maria Ausiliatrice ha reso molto larga e intensa la divozione alla cara Madre, il 24 maggio è stato solennizzato con numeroso e devoto concorso di popolo.

Nella chiesa di S. Vito, che, per lo zelo e la pietà dell'infaticabile Rettore Don Ruggieri, ha uno splendido altare dedicato alla Vergine Aiuto dei Cristiani, si ebbe la solenne esposizione del SS. Sacramento con l'ora di adorazione per la pace, oltre le numerosissime comunioni e un pio pellegrinaggio di gente devota, che ai piedi della Madre Benedetta si traeva a deporre gemiti e preghiere.

Non meno solenne fu la festa che le benemerite e zelanti Figlie di Maria Ausiliatrice prepararono nella loro chiesa alla cara Madre. Un avvenimento la rese ancor piú bella e devota, attirando una vera folla di giovani, in massima parte aggregate all'importante Oratorio festivo che le operose Suore hanno nel loro Istituto: un'artistica statua di Maria Ausiliatrice, benedetta dal S. Padre, ritirata giorni innanzi dalla ditta Zanasio di Roma.

Dire che in quella chiesa fu tutto una solenne dimostrazione di affetto tenero e di pietà particolarmente filiale a Maria, è caratterizzare la cara festa che le buone e pie giovani dell'Istituto e le devote Oratoriane, sotto la guida zelante e fervorosa delle Suore, seppero preparare alla loro Madre Santissima.

GENAZZANO. - Leggiamo nel Corriere d'Italia del 4 giugno. - Commoventissima è riuscita la commemorazione centenaria della festa di Maria Ausiliatrice e della nascita di D. Bosco al Ricreatorio Umberto I. La bella festa, improntata a una simpatica e gentile manifestazione di fede e di patriottismo, per iniziativa delle Suore di D. Bosco è andata a benefizio dei figli dei soldati richiamati.

L'ampia sala era stata ornata riccamente di fiori: una vera selva di verdi piante e di fiori olezzanti e variopinti ornava il proscenio, ove spiccava una candida Immagine: Maria Ausiliatrice.

La recita, fatta dalle piccole e graziose alunne delle scuole, ha avuto un successo entusiasta, incontrastato, dall'eletto pubblico che gremiva letteralmente la sala con a capo le autorità del paese.... Questa recita, ripetuta due volte a richiesta di tutti, ha lasciato nel pubblico una profonda impressione

GRAZIE E FAVORI (*)

Grazie, o Maria Ausiliatrice !

Colto da grave malore e dichiarato in condizioni quasi disperate di salute, mi sono rivolto a Te, o Vergine Ausiliatrice. Solo il tuo aiuto e la tua benedizione potevano portare a me e alla mia desolata famiglia il conforto da tanto tempo implorato. La fiducia che io ho sempre avuto in Te, Vergine di Don Bosco, mi ha ridonato la mia salute si da poter disimpegnare le mie occupazioni. Nel rendere pubblica testimonianza della riconoscenza che io Ti devo, o Ausiliatrice dei Cristiani, e nel deporre nelle mani del venerato Successore di D. Rua l'umile offerta promessa, imploro la tua benedizione sopra i miei figli, che prestano servizio militare, e su tutta la mia famiglia riconoscente.

Palestro, luglio 1916.

GIUSEPPE CALVI.

Una segnalatissima grazia.

I sottoscritti attestano che il figlio Roberto d'anni 5 e mesi 3, affetto da sei gravi malattie: otite, angina, pleuro-polmonite, miliarina, artrite, con febbre altissima per diversi giorni dai 39° a 40°4, era già completamente assopito, e che essi, dietro tentennamenti del medico che nulla sapeva piú spiegare di dette malattie, ricorrendo la festa di Maria SS. Ausiliatrice, vollero implorarla, e che dopo due giorni che il malato piú non si moveva, in detto giorno cominciò a muoversi e a migliorare con meraviglia di tutti, specialmente del medico curante che disse: Qui c'è del meraviglioso.

Ringraziando Maria SS. Ausiliatrice della grazia ricevuta, rendono pubblica questa dichiarazione.

Torino, 24 giugno 1916.

PRATO BIAGIO e CATERINA COFFANO PRATO.

Bronte. - Spedisco L. 10 che un ex-collegiale di Bronte, ora ufficiale combattente al nostro fronte, mi mandò, accompagnandole con queste

parole: « A Maria SS. Ausiliatrice, che spesso invocai da collegiale, mi rivolsi giorni addietro perché mi facesse superare una situazione difficile. L'aiuto invocato venne ed io, in segno di riconoscenza, mando a Lei questa tenue somma perché voglia impiegarla nel modo che crederà piú opportuno a favore della e Madre dei derelitti ». - P. S. ex collegiale ». - Maria SS. continui a proteggere quest'ottimo giovane!

21 Maggio 1915.

Il Direttore del R. Collegio Capizzi di Bronte.

Conegliano Veneto. - Il 2o marzo scorso, verso le 8 di sera, venni per la seconda volta colpito da bronco-polmonite in modo sí grave che i numerosi medici, isolatamente e in consulto, tolsero alla mia famiglia ogni e qualsiasi speranza, talché la catastrofe si presentava assai prossima. Con la chiara fede che proviene da saldi principi religiosi, ai quali noi tutti venimmo educati, la mia famiglia innalzò preghiere all'Altissimo, alla Madonna sopratutto, alla B. Vergine Ausiliatrice.

In questa cappellina del Collegio D. Bosco, venne celebrata una S. Messa, alla quale assistettero le reverende Suore, che pure per me impetrarono la grazia. E a due giorni di distanza i medici confessarono di trovarsi veramente davanti ad un vero e proprio miracolo, poiché ogni pericolo era scongiurato e con esso spariva la grave malattia. Ed io qui, commosso, pubblicamente ringrazio la B. Vergine Ausiliatrice della grande grazia accordatami, e la ringrazio di avermi conservato all'affetto di tutti i miei cari che a me si associano per deporre all'altare della B. Vergine il fiore della piú pura riconoscenza..

24 giugno 1916.

FIRMINIO CONCINI.

Certosa di Rivarolo (Genova). - Adempio con tutta la mia riconoscenza la promessa fatta alla nostra cara Madre Maria Ausiliatrice e al Venerabile Don Bosco, di far pubblica la loro grande potenza e pietà per gli afflitti che da loro implorano grazie.

Mia figlia, già debole per quattro lunghi anni di male non sempre bene definito, fu in questi ultimi giorni assalita da dolori atrocissimi, cagionati da ernia strozzata cancrenosa, che senza rimedio l'avrebbero portata alla tomba. L'ultimo professore che la visitò mi lasciò una debolissima speranza nella immediata operazione. Mi rivolsi allora alla Regina dei Cieli e al Ven. Don Bosco pregandoli a voler benedire le mie lacrime e fare che la lievissima speranza divenisse realtà.

Ora che la mia cara malata è quasi completamente guarita, ora che le mie preghiere sono state esaudite, lancio al mondo cattolico il mio grido di riconoscenza e dico a chi soffre e piange: « Vi é una grande e buona Madre che può tergere le vostre lagrime, Maria Ausiliatrice! ». Pregatela.

26 giugno 1916.

ROSA MORSELLO.

Catania. - Mercé la materna protezione di Maria Ausiliatrice, e proprio all'inizio di una devota novena, non solo io sono guarita da una pleuropolmonite che aveva minacciata la mia esistenza, ma sono pure guariti, in un tempo relativamente breve, mio figlio affetto da febbre di Malta, e mio genero tormentato da attacchi epilettici i quali avevano prodotto un totale squilibrio nelle sue facoltà mentali e che, a giudizio del medico curante potevano produrre, da un momento all'altro, il piú grave dei guai.

Siano dunque lodi e preci di ringraziamento infinite alla Ausiliatrice del Venerabile D. Bosco. Per l'erezione del tempio votivo in di Lei onore, ai Becchi di Castelnuovo d'Asti, spedisco lire 35.

3 giugno 1916.

MARAVIGNA VIOLA AGATA.

Torino. - Siano rese grazie a Maria Ausiliatrice. Versavo in momenti terribili senza trovare il modo di uscire sana e salva dai pericoli in cui mi trovavo, che minacciavano l'onore e la salute stessa dell'anima mia e mi avevano ridotta in una prostrazione tale da rendermi insopportabile la vita. Il mio cuore era come stretto da una morsa di ferro, la mia testa in certi momenti non sapeva piú ragionare. Ho lottato parecchio da sola senza poter avere aiuto e conforto e la fede stessa non valeva a trarmi da quel cumulo di miserie; la mia anima era arida. Solo m'era di lieve sollievo in quei tristi giorni il pensiero di Maria. Una, terribile sera, tribolata, quasi disperata, invocai Maria Ausiliatrice che già altre volte mi aveva aiutata e promisi di far pubblicare la grazia.

Come per incanto si calmò la lotta che mi opprimeva, un lungo pianto benefico venne a ristorarmi e potei trovare nella notte un sonno tranquillo dopo lunghe notti insonni e agitate.

A poco a poco svanirono tutti i pericoli e io non saprò mai rendere le dovute grazie a Maria.

24 maggio 1915.

Una giovane.

Ottennero pure grazie da Maria SS. Ausiliatrice e alcuni pieni, di riconoscenza inviarono offerte per la celebrazione di S. Messe di ringraziamento, per l'erigendo Santuario dei Becchi, per le Missioni Salesiane, o per altre Opere di Don Bosco, i seguenti

A) - Abassam Francesca, 3 - Agagliati Vittorio, z - Aghetto Virginia, 5 - Aghina Caterina, 3 - Agnisetta Maria ed Angiolina, 7 - Agosti Teresina, io - Airola Giovanni, io - Allegranzi Rosina, per grazia segnalatissima - Allemandi D. Costanzo, io Alloisio D. Enrico, 2,50 - Ameglio Angela, 5 - Antico Clementina - Angogna Maria - Angoletta Luigina, 2 -- Anselmet D. Vittorio, io - Antelitano Teresina. 2 - Antonio di Civita Lavinia - Apostolo Delfina, 2 - Archi Orsola in Masolini, 25 - Ardini Maria, 7 - Arduino Simone -- Arlisi Geronima, 7 -- Armanni Enrico, 5 - Arrigoni Cesarina, 5 - Arrigoni Maria, io - Asteggiano Ida, 5 - Atzeni Bonaria, 3.

B) - B. E. di Champ de Praz, 2 - B. I. di Torino i -- B. L. di Pieve di Novi Ligure, 5 - B. M. di Cesenatico, 2 - B. M. di Chàtillon, 5 - B. M. di Villanova d'Asti. - B. N. di Castelgomberto, 5 - B. R. di Bessolo, 5 - B. S. T. di Cesarana di Fo sciandora, 5 - Babini Teresa, i - Baglietto Maria B., 5 - Bagnasco Angelo, i - Balbi Giovanni - Balia Luigia, io - Baraggia Maria, 5 - Barberis Attilio - Barbero Margherita in Barbero, 5 - Barbiellini Laura, 20 - Barbieri Carolina in Nicolini, 5 - Barbieri Maria, 5 - Barlogio Filomena, io - Baroncelli Maria per conto di due signore, io - Basile Ved. Oliva, io - Basti. Can..

D. Rocco, 5 - Baucia Sofia, 5 - Beccherle Elena, io - Belforti Maria, io - Bellingieri Luigia, 7 - Belorti Giuseppina, 3,50 - Bersassi Anna in Corvi, 15 - Benati D. Luigi per una bambina, 5 - Benciolini Gemma, io - Benzoni Teresa, 11,50 - Berardi Giuseppina, 2 - Bergese Rina, 5 -Bergeu Anna in Demichelis, io - Berno P., 5 - Bertani Maria, 3 - Bertello Maria, i - Bertinetti Chiara, 5 - Bertingeri Anna, insegnante - Bertola Francesca, 16 - Bertolini Maria, 3 - Bertone Ernesto, 5 - Bertossio Ermimia, io - Bettinazzi Adelaide, 6 - Bettini Elisa, i - Bevilacqua Dott. Pietro, io - Bianchi Erminia, 5 - Bianchi D. Paolo, 5 - Bianchini Renata - Bianco Marglierita, 2 - Biffi Angelica, 4 - Bima Lucia, 5 - Bioley Maria, io - Biotti Annita - Bletton Luigi, 5 - Bobbera Angelina - Bocca Clelia in Turco, 20 -- Boccardo Carmelo - Bodini Modesta, 5 - Boggio Giorgio, 5 Boglia Dott. Modesto e famiglia, 5 - Boido Giuseppe, i o - Bonan Anna, 15 - Bonanomi Luigi, io - Bonasera Concettina, 5 - Borselli Lorenzo, 5 - Bonetti Lorenzo, io - Bonino Raimondo, 5 - Bononii Esterina, 5 - Bontempi Maria, 3 - Bonvicini Marta, 2 - Bonvicini Silvio, 2 - Bortolasi Luigi, io - Bosca Teresa, io- Bosco Pierino, 5 - Bossola Rosa, i ---- Bossotti Teresa, 2 - Botta Rosa, 2,50 - Bovio Carolina, io - Brandelero Luigia, 5 - Bresciani Maddalena, 2 - Bi esolin Maria, 2 - Bria Caterina - Brigatti Erminia in Repetti, 5 - Brurr Costanza, 5 - Brunetti Margherita, 5 - Brusati Antonio, 25 --- Bugazzo Giacomo, 18 - Burdese Cesira, 20 - Burnazzi Giulia in Venturini, 5 - Burzio Caterina, 5 - Bussetti Maria, 6 - Butti Adele, 5 --- Buzio Maria, i - Buzzetto Maria, io - Buzzi Rosa in Gallazzi, 5.

C) - C. B. di Spezia, i - C. E. di Vigilale Monf. 2 - C. G. di Iglesias, 2 - C. M. di Vignole Borbera, 3 - C. O. di Ventimiglia, 3 - C. P. di Caselle Torinese - C. T. di Guastalla, 3 - C. Z. di Grancona, 3 - Cairati D. Gaspare, i - Baldara Maddalena in Carignano, io - Calegari Santina, 5 - Calvi D. Domenico, 1o,- Calvi Ernesta, i - Cambiano G., 50 - Campione Maria in Sacconi, 2 - Campione Francesco e Famiglia, 2 - Cannone Francesca - Canova Giuseppina, 5 - Cantuti Maria, 5 - Capelli Maria, 6 - Capocchi Dagoberto, 5 - Cappo Elena, 5 - Caprino A., 4 - Carbone Dott. Roberto, 5 - Cardinale Vincenza, io - Carello Anna, 5 - Carrà Dalmasio, 5 - Carraro Evelina, 5 - Casa Operaia di Borgo Sesia, 4 - Casalegno Rosa, 3 - Casazza Clotilde, 25 - Castellotti Maria n. Gattoni, i - Caucino Caterina e Anna, 1 - Cavagiù Maria in Minozzi, 15 - Cavalini Pietro, 15 - Cavedon Gaetano, 1 o - Cavellini Marietta, 7 - Celli Giuseppina, 5,75 - Cerrano Celestino, 5 - Cerruti Tancredi, r 5 - Chiarodo D. Giacomo, 5 - Chiesa Maria, 2 - Chiroli Giacinta, 2 - Cicersa Modesta in Puccia - Ciocchi Paolina in Bord., 2 - Cislaghi Enrichetta, lo - Cismondi Marianna, Ved. Bellino, 6 - Coccuzzi Ernesta, 2 - Colussi Rosa in Arman, 4 - Comba Maria in Martina, 1 o - Comolli Carolina, 5 - Composta Giuditta, 6 - Conati Teresa, 5 - Conciatori Maria, 15 - Congiu Giuseppa m. Atzeni, 3 - Cooperatrice Salesiana di Zigena (Rep. Argent.) - Cooperatrice di Torino, - Cornaglia D. Guglielmo, 1 - Corongiu Angelica, 7 - Corteverio Ved. Teresa, i - Cossa Isabella, 1,50 - Cotti Crispino, io - Covi Elisa, 5 - Cravero Simone - Cremona Adele, 4 - Cristina Oreste, 2 - Cristini Carlo, 2 - Cristino Adelaide, 5 - Cuneog Michele, i.

D) - D. A. di Vobarno, i - D. P. di Villafranca Veronese, 4 - D. Q. di Vignanello 5 - D. S. di Izzano, 3 - D. T. di Torino - D. Antona Irma in Olivieri, 15 - Dabbene Giovanni - Dabormida Giovanni, 2 - Dacomo Matilde in Barbaro, 4 - Dal Cero Pietro, io - Damerini Mario fu Gasparo, 15 - Daniele Maria e Càterina, io - Danieli Amelia - Dasano Margherita - Dava D. Angelo, 1 o - Degiovanni Domenico, i - Del Forno Luigi, 15 - Della Chiesa Contessa Clotilde - Dell'Oro Carlo, 5 - Delo Felice, 2 - Delovo Felicita, 2 - Dematteis Angela, 3 De Pietro Addolorata, io - Di Aichelburg Edera, 5 - Diana D. Luigi, 5 - Di Cola Angiolina, 25 - Ditta Ratti e Vallenzasca, 25 - Diverio Margherita Ved. Quadri, 2 - Doda Giuseppe, riconoscente alla Vergine Ausiliatrice per la guarigione ottenuta mercé la sua potente intercessione, io - Dodi Chiarina, 2,20 - Doglio Maria, io - Dorna Atanasio.

E) - E. G. di Ittireddu, 3 - E. N. dell'Isola di S. Giulio, 4 - E. R. di Isolabella, 4 - Ebrouss Marcellino fu Giustino, i - Edippo Marco, i - Ejnaudi Angelo fu Battista, 4 - Ejnaudi Francesca, i - Ercoli Bortolo, 3.

F) - F. B. di Inveruno, 6 - F. M. di Irsina, 2 - F. O. di Ipplis di Cividale, r - F. S. di Incisa in Valdarno, 2 - Failla Francesca in Guarino, io - Failla Ing. Benedetto, 50 - Famiglia Balzani, - Famiglia Barberis, io - Famiglia Borello, io - Famiglia Dolza, 4 - Famiglia Fallanziano - --- Famiglia Fanecco - Famiglia Fantini - Famiglia miglia Fasano, 3 Famiglia O. C. di Torino - Famiglia Secca, 5 - Fassio Maria, 3 - Fattore Tullio, 5 - Fazzini Marta, 40 - Febbraro Isidoro, 4 - Fedrigo Ludovica, i - Ferini Strambi Stefano, 5 - Ferrando Maria, 2 - Ferrara Maria - Ferara Natale, io - Ferrari Francesca Cooperatrice Salesiana, 32,60 - Ferrari Paola Professoressa, 40 - Ferretti Maria in Ferrari, 5 - Ferro Maria - Filipin Erminio, 2 - Filippa Anna, 5 - Filippini Letizia, 5 - Fiorami Cecilia, 2 - Fioretti D. Francesco, io - Fiori Angiolina, 52 - Fiorillo Antonio, 3 - Fiorini Anna, 5 - Fontana Ermenegildo e genitori, 3 - Fopal D. Antonio, 5 - Fornas Luisa in Cauda, 1 o - Fornasini Virginia, i - Fornengo Luigia, 2 - Fossati Teresa, 5 - Franceschini Mario, 2 - Francesconi Vittoria, 5 - Fraorg B., 2.

G) - G. A. di Imola, 3 - G. A. di Sanremo, i - G. D. di Imberido, 5 - G. F. di Lago, 5 - G. F. di Venaria Reale, 2,50 - G. F. di Savona - G. ML di Igliano, 4 - G. M. di Savigliano, 3 - G. N.. di Bassano Veneto, i - G. R. M. di S. Bassano Veneto, i - G. R. M. di S. Eufemia d'Aspromonte, 2 - Gabetti Maria, 12 - Gabiola Luigia, i - Gabutti Maria, io - Gaglia Caterina, 2 - Gaglia Giuditta, io - Gaini Emilia, 3,80 - Galbarini Rita ed Ilde, io - Galbusera Nina, 8 - Galdani Amabile, 2 - Galli Antonia, io - Gallina Angela, 2 - Gallo Antonietta, io - Gamba Carolina - Gandolfo Angiolina, 5 - Gandolfo Paolina, 2 - Garoglio Vittoria, 15 - Garrioni Maria - Garrone Margherita, 5 - Gasca Giacinta, 5 - Gatta Don Enrico Arciprete, per una povera madre di famiglia, i - Gazzano Francesco Soldato, 5 - Genghini Massimino, i8 - Gerratana Rosina, 3 - Ghione Enrichetta, 3,70 Giacobino Anna, 5 - Giaietti Nella-Gilardino Caterina - Gini Lena in Sacchi, 5 - Gioncada Luigia in Arrigoni, 5 - Giongardi Occhipinti Biagio, 7 - Giovanetta di Torino, i - Girodo Angela, 5 - Giudice Giuditta, 5 - Goitre Alfonso fu Cesare - fiorino Giuseppina, 5 - Dorino Margherita, 3 - Greco Felicita , 2 - Grosjean Giustina, 2 - Grosjean Virginia, 5 - Guglielmotti Vincenzina - Guidicini Anna in Bendini, 2 - Gulfi Margherita, 5.

I) - Iacoangeli Elisabetta in Sommariva, 4 - lacoponi Giacinto fu Andrea, 3 - Iberti Giuseppina Ved. Claudis, 2 - Icardi Giovarmi di Antonio, 3 - lemma Agnese in Bertrand - Imberti Carolina in Manuìatti, 2 - Imperial Febronia, 5 - Ingegnoli Maria, io - Isola Giacomo, soldato, 5 - Ivaldi e famiglia, 5.

J) -- Javata Rosa, 2 - Jacchini Maria, 3.

L) .- L. E. Cooperatrice Salesiana di Bagnacavallo, 15 - Labouchier Scrafina Ved. Rongio, 2 - Lampiano Giuseppe fu Rubino, 2 - Lancellotti Maria, 5,30 - Lanfranchi Gottardo, 2 -Lanfranchini Giosuè fu Italo, 2 - Langhetano Pasquale fu Nunzio, 25 - Lanzavecchia Giuditta in Cusano, 3 - Lascaris Genoveffa in Mandrillo, 2 -- Landoni Carlo e consorte Enrichetta per i loro figli -- Laurella Teresa, 5 - Laurenti, Giovanni fu Cristoforo, 2 - Laurino Caterina - Lavarda Ch. Gelindo, 5 - Lavardelli Nina, io - Lazzareschi Cunegonda in Basile, 2 - Lilla D. Pietro, 5 - Liverani Giulia, 5 - Lombardi Ferruccio, 30 -- Lombardi Marianna, 5 - Lonardi Anna, 2 - Longhi Francesco, io - Lunati Pietro, io - Lupano Lorenzo, 2.

M) -- M. D. di Bedulita, 2 - M. D. Z. di Locarno (Svizzera), io - M. P. B. di Palermo, 5 - M. R. di Banchette, 4 - M. Teresa di Torino - Maina Teresa, 40 - Mammini Teresa, i - Manacorda Carmela, 4 - Mantelli Maria, 2 - Marcheselli Giuseppina e Tommaso, io - Marchisio Margherita, io - Mariani Gaetana, io - Marini Assunta, io - Martinelli Luigia, io - Masciantonio Assunta, 20 - Masè Giuseppina, 1,9o - Gasnaghetti Giuseppina, 5 - Masneri Maria, 2 - Massa Laura, 3 - Massara Casimiro, 5 - Mattioli Domenica, 5 - Mauro Virginia, 5 - Mazzarano Angelina, 5 - Mazzola Luigi, 20 - Melano Michele, 5 - Mellini Giacinti io - Mezzaro Gio. Maria, 5 - - Migliardi Maria, 25 - Milani Giselda, 31 - Milani Vittoria, 5 -- Milesi Ferretti Conte Francesco, 5 - Moisello Rosa, 5 - Molinaroli D. Gio:. Battista, 2 Molineri Orsola, i o - Mollardo Anna in Vagliengo, 2 - Mondani Marcellina, 2 - Mondini Giovanni, 6 - Montalbetti Achille, 3 - Monti Ersilia - Monti Maria, 2 - Monticone Alessandro, 5 - Monticone Ottavia Ved. Desecondis, 5 - Morenti Ildegonda, 2 -Mosca Paolo.

N) - N. N. a mezzo di D. Trione, io - A. N. di Pavia, 5 - N. Sac. A. 5 - N. N. d'un paese delle Marche - N. N., di Bellinzago Novarese - N. N. di Bevagna, 4 - N. N. di Biancavilla, io - N. N. di Bientina, 5 - N. N. di Carmagnola, 3 - N. N. di Chateau Beaulard, 5 - N. N. di Chieri, 5 - N. N. di Cinquefrondi, 5 - N. N. di Condove, 5 - N. N. di Corbetta, 5 - N. N. di Faenza, i - N. N. di Foglizzo, io - N. N. di Ivrea, io - N. N. di Meduno, 25 - N. N. di Montagnana, 5 - N. N. di Pavia, 5o -N. N. di Roma - N. N. di S. Ambrogio Torinese, i - N. N. da S. Maria in Stelle, 20 - N. N. di Torino - N. N. di idem - N. N. di Torino - N. N. di Villarfocchiardo, 2 - Naccari Cesira in Demarchi, 2 - Narducci Nicoletta in Nuraminis, 2 - Nasazzi Caterina, 7 -Nativo Grazia, 1o - Necco Luisa in Ravizza, 2 - Negretti Pietro fu Andrea, 2 - Negrotti Giacomina fu Anselmo, 2 - Neirotti Candida Ved. Allegri - Nicco Francesco, 5 - Nicoletti Nicolò, io - Nicolini Maria, 5 - Nicolis Maria, 2 - Nigra Vittorina - Nordera Antonietta, 5.

O) - O. P. di Alano Piave, 2 - O. R. di Albano di Lucania, 2 - O. Teresina di Firenze, 5 - O. T. di Albanella, 2 - Obermito Innocente fu Giuseppe, 2 - Oberto Angela in Bovio - Odetto Michelangelo fu Pietro, 2 - Oddino Margherita in Porcelli, 4 - Oddinotti Serafina, Ved. Jura, 3 - Oggero Sebastiano fu Carlo - Oggero Teresa, 2 - Ogliani Augusta in Matteis, i - Oglietti Alfonsina Matteo, 2 - Olivero Pasqualina, 20 - Ortalda Gioachino -fu Andrea, 2 - Ostengo Marianna in Isnardi, i - Ottoleghe Cristina Ved. Giaccardi, 2.

P) - P. R. C. di Torino, io - P. B. di Aicurzio, 2 - P. F. di Agrate Conturbia, 5 - P. S. di Agnellengo, 5 - Palazzo Prof. Carlo, 5 -- Pani Giovarmi, 5 - Pascut Albina, 5 - Pasquali Bruno, 2 - Pastori Cristina, 3 - Pastori Luigia, 3 - Pastori Maria, i o - Pautieri Teresa, 12 - Pedussia Giovanni a mezzo fratello Michele, 5 - Peiron Bernardino - Pelizzaro Francesco, 5 - Pellitteri Francesca, 2 -- Penitenti Teresa, 30 - Perron Eulalia, 22 - Persano Prof. Luigi, io - Persi Teresa ed Emilia, io - Petrina Letizia, 20 - Pezzana Francesca, 3 - Picco Ernesta in Bossi, io - Pidello Teresa, 5 - Piemontesi Antonio, io - Pignocco Onorina, io - Pioli Margherita, 5 - Dirotta Maria, 5 - Pirovano Adele, 5 - Poletti Teresa, 2 - Polimeno Beatrice, 5 - Polo Albina io - Polo Giovanna, 4 - Porlizza Orsolina, io - Porporato Domenico, io - Porru Giovanna, i - Prato Caterina in Coffano - Premoselli Luigia, 5 - Preti Giovanni, io --- Preti Giuseppe, 5 - Prever Lorenzo, 3 - Pucci Eugenia - Puiatti Maria, 5.

O) - O. A. di Torino, i - Quaglia Ampiglia, i - Quaranta Michele, 20 - Quey Luigia, io.

R) - R. A. di Abadia a Isola, 2 - R. D. di Aidomaggiore, 4 - R. M. S. di Agano Bagni, 2 - Raffano D. Vincenzo, 5 - Ramponi Giuseppe, 5 - Rastelli Giuseppina, 5 - Rebolini D. - Stefano, 5 - Redaelli Caterina, 5 - Reggio Maria, 2 - Renzi Rosa, 5,50 - Renzi Bina, 5 - Ricca Antonietta Ved. Piscetta, io - Riceputi Celestina, 5 - Ricotti Nina, io - Righetti Adolfo, 2 - Riva G., 6 - Riva D. Antonio, 5 - Rizzo Maria Annina in Politi, 2 - Rizzi D. Ludovico, 3 - Roagno Felice, io - Robotti Libera, io - Roffredo Virginia, io - Roggiero Avv. Giuseppe, 20 - Romanin Davide, 7 - Romano Aurelio, io - Romito Calogero, i - Roncati Ida, 5 - Rosina Domenica, 5 - Rossi D. Biagio, 3 - Rossi Giovannina in Pigazzi, 15 - Rossi Domenica, 5 - Rossi Virginia in Cogi, 2 - Rossoni Pietro, 6 - - Rota Angelo, i - Ruotta Teresa, i.

S) - S. A. di Trino Vercellese - S. B. di Aymaville, 2 - S. G. di Aviasca, 3 - S. N. di Avuglione di Vernone, 4 - Sabuzi Elena di Loiberto, 2 - Saini Giovannina, 3 - Sala Adele, i o - Salerno Vincenza, 5 -- Sama Pia; 5 - Sandrona Luigino, 2 - Sangiorgi Agostina in Tessitore, 4 - Salina D. Pietro, 5 -- Sartor Paola, 5 - Sartoris Maria, 2 - Savino Teresa in Nicolello, 5 - Scaraffia Luigi, 5 - Scarrone Ernesto a mezzo D. Grosso, io - Scarsi Elisa in Perfumo, 32,50 - Scialpi Prof. Antonio, 2 -- Sento Carmela, io - Secci Delfino, i - Selcius Sabina - Semino Linda n. Senese, 8 - Sereno Fiorina, 5 - Sereno Luigi, Erminia e Silvio, 3 - Serra Luigia, io -- Serra Pietro, 3 - Sforzini Eenesta - Sidoli Elisa, io - Sina Luigi, 5 - Sironi Ch. Pierino, 5 - Sonda Maria, 4 - Sorelle Bagatta, 5 - Sorelle Calligaro - Chioglio, 2 - Sorelle Ferrando -- Sorelle Giordano, 3 - Sorelle Rabino, 5 - Sorice Carolina, 4 - Spezia Luisa - Spinedi Dott. (3 iuseppe, 5 - Splendori D. Giuseppe, 2 - Starti Sac. io - Stefani Maria, 5 - Suor A. Boerio, 2 - Suor Angelina Calamita, 5 --- Suore Canossiane di Malegno, 3 - Suor Carmela De Marchi, 5 - Suor M. Germana del B. Gabriele, Religiosa Passionista, 5 - Suor Luigia Pedretti, 20 - Suor Marcellina Tresoldi, 2 - Suor Melania Maritano, 3,65 - Succo Teresa.

T) - T. F. di Attigliano, 2 - T. L. di Augusta - T. Maria di Como, 5 - T. R. di Atena Lucana, 2 - Tamagnone Virginia, 2 - Tarquinio Anna, - Tasini Giovanni, 2 - Tedoldi Margherita, 5 - - Tentori Angela in Fascio, io - Testa Paolina, 5 Testa Virginia, 5 - Testupa Giuseppe, 20 - Tiboni Rosa, io - Tocco Santina, io - Todeschini Caterina, 5 - Torchio Domenica, 30 - Torrero Francesca in Morello, io - Torresi Alessandro, 5 - Trotta Erminia, 5 - Tuninetti Teresa, 3 - Turconi Maria in Castiglione, 2.

U) - U. D. di Arcellasco, 2 - U. M. di Arquata Scrivia, 5 - Ugoccione D. Eraclio, 5 - Ursotto Olimpia in Veneroni, 4 - Uzzolenghi M. Ved. O. 2.

V) - V. B. di Alessandria d'Egitto, 5o - V. C. di Aquilonia, 2 - V. Emma di Cirié, 2 - V. O. di Apricena, 2 - V. R. di Apparizione, 4 - Vajra Luigi - Valente A., 4 - Valle Maria, 2- Vallino Carolina, 3 - Valsesia Angela in Mora, 5 - Varuciu D. Davide, 5 - Vecchione Vincenzo, 5 - - Velasco D. Eusebio, 5 - Venturino Chiara, io - Venturuzzo Angelo, 5 - Venusta Maria in Venturi, io - Verdasio Fiorina, io - Vernier Giovanni, io - Vicaria Speranza, 3 - Viganò Giuseppina Ved. Azzani - Viganotti Serafina Ved. Lamberti, 3 - Viganotti Valeria e figlie, 2 - Viglietta Caterina, 2 - Vincenzi Vittorio, 5 - Vittorelli Maria, io - Viviani Marianna, 2 - Voeraio Giuseppina, 4 - Volta Ved. Annetta, 20.

Z) - Z. A. di Andezzeno, io - Z. M. Giovanna di Borgo S. Martino - Z. R. di Appigliano del Tronto, 2 - Zacchi Amalia, 5 - Zacco Rocchina 5 - Zaninetti Filomena, 5 - Zaninetti Luigi, i o - Zanotti Dott. Gino, 5 - Zappa Alfonso, 2 - Zineroni Giuseppina, 5 - Zoppella Maria, 15.

Per assoluta mancanza di spazio non possiamo pubblicare in questo mese l'elenco dei paesi dei graziati.

Una grazia di Domenico Savio.

Il 5 corr. marzo, un confratello sacerdote di quest'Istituto cadeva malato d'influenza. Parve dapprima trattarsi di cosa leggera, ma ben presto l'infezione dalla gola passò agl'intestini ed ai reni. Paralizzate le funzioni renali, sopravvenne l'intossicazione del sangue e quindi il delirio, durante il quale il povero infermo rifiutava ostinatamente medicine e alimenti. Cosí egli, che già da tanti anni era sofferente di cuore, fu in breve ridotto in tali condizioni, che i medici, tra i quali un valente sanitario di Roma, non davano ormai piú sperata di salvezza. Le cose infatti precipitarono, e parendo che l'ammalato dovesse mancare da un momento all'altro, gli fu amministrata l'Estrema Unzione, data la benedizione papale e finalmente gli furono anche recitate le preci degli agonizzanti. Ma, mentre cotsernati prestavano cure fraterne al sofferente, memori che tutte le volte che a Macerata ci eravamo rivolti per qualche grazia al Servo di Dio Domenico Savio, eravamo sempre stati esauditi, ricorremmo fiduciosi a lui, perché ci ottenesse dal Signore la salvezza del moribondo.

Tutti pregavamo e i nostri cari alunni si succedevano ininterrottamente in cappella davanti al SS. Sacramento. E Savio Domenico ancora una volta ci ha favoriti in un modo, che non si può spiegare colle sole forze naturali. Improvvisamente l'ammalato ebbe un miglioramento da morte a vita; e così rapidamente da entrare presto in convalescenza e dopo pochi giorni egli poté alzarsi per celebrare la S. Messa.

Tutti noi reputiamo questa grazia un vero miracolo, e tale, mi si assicura, lo reputa pure l'illustre sanitario di Roma, che visitò l'infermo nel momento piú acuto della malattia, ed anche il venerato sig. D. Cerruti, che, con paterno affetto, venne due volte a trovare l'ammalato.

Cosí, anche in questa sede di Genzano, Savio Domenico ha protetto in modo portentoso l'Istituto nostro di Macerata, che sempre ha avuto ed avrà per il pio alunno di Don Bosco una devozione specialissima. All'offerta che inviai giorni or sono ne unisco un'altra dei giovani di 3a ginnasiale, desiderosi di attestare in modo speciale la loro riconoscenza a Savio Domenico.

Che Savio Domenico benedica sempre il nostro Istituto e sia protettore e modello dei nostri alunni!

Genzano di Roma, 24 giugno 1916.

Prof. D. GIO. SIMONETTI.

NOTE E CORRISPONDENZE

Il giorno della riconoscenza.

Sia benedetto il Nome del Signore!... Egli ispirò l'annua festa che apriva al Padre Venerabile l'animo grato dei figli e oggi la rinnova a Don PAOLO ALBERA, mite e saggio continuatore delle sante sue imprese!... Egli lo sollevi dalle presenti angosce e lo serbi agli anni operosi della Pace quando la bandiera di Don Bosco raccoglierà nuovi e piú gloriosi allori presso tutte le genti.

Queste parole che si leggevano in capo all'inno, composto per la festa onomastica del nostro Rettor Maggiore dal venerando D. Gio. Battista Lemoyne, dicono tutto il carattere che essa rivesti anche quest'anno.

Scrive il Momento

« La tradizionale festa del Superiore dei Salesiani (29 giugno) che soleva fin dai tempi di Don Bosco raccogliere intorno al padre venetato tutte le varie diramazioni della grande famiglia salesiana, come sotto il compianto Don Rua, cosí riuniva ieri sera (28 giugno) nel teatro dell'Oratorio di Valdocco la falange dei cooperatori e delle cooperatrici, degli antichi allievi e degli attuali alunni intorno alla simpatica figura di Don Paolo Albera.

» La serata ebbe quest'anno una nota caratteristica nel significato che gli amici e ammiratori delle Opere di Don Bosco vollero dare a diversi doni che presentarono al rev.mo Don Albera. Con una gentile intesa, che dimostra un geniale affiatamento di animi e di aspirazioni, vollero che i doni mirassero all'arredamento dell'Istituto e al mantenimento degli orfani della guerra, che Don Albera ha recentemente fondato a Monte Oliveto, presso Pinerolo.

» Don Trione, nella presentazione dei doni e delle offerte, giunti da ogni parte d'Italia e dagli Istituti salesiani maschili e femminili e dai Cooperatori, con chiara e affettuosa eloquenza intonata a profondi sensi di commozione patriottica, mise in rilievo l'alto significato dei doni. I quali vogliono insieme significare l'ammirazione comune per la sapienza paterna con cui il secondo successore di Don Bosco regge le sorti della Società in momenti cosí difficili, ed i voti augurali perché la sua preziosa attività sia riservata alle opere di restaurazione che verranno richieste dalla grande guerra mondiale.

» Inutile dire che tutti gli omaggi presentati con manifestazioni di figliale affetto, rispecchiando il comune sentimento, venivano accolti da fragorosi applausi.

» Furono fatti segno a dimostrazioni di speciale simpatia le venerande figure di Don Lemoyne e Don Francesia, che in una perenne giovinezza di vita e di poesia riattaccano il presente alle antiche tradizioni; e non meno calorosi applausi coronavano le briose e ispirate parole con le quali il cav. prof. Gribaudi presentava il cospicuo dono degli Antichi Allievi.

» Reminiscenze musicali del Cagliero, la magnifica pagina di musica del Dogliani su parole del Lemoyne, e altri canti e suoni della banda dell'Oratorio Salesiano e della Schola Cantorum testimoniarono ancora una volta il valore e l'attività del chiaro M° direttore cav. Dogliani.

» L'assessore cav. avv. Carlo Barberis, in nome degli amici e degli ammiratori delle Opere di Don Bosco, aggiunse la sua parola eleganti ed ispirata in omaggio augurale al degno secondo successore di Don Bosco, che del Venerabile Fondatore è ricordo vivente nella virtú e nella saggezza.

» La parola buona, paterna ed umile di Don Albera, che in ogni dimostrazione che si rivolge a lui tutto fa risalire al gran Padre Don Bosco, coronò la festa, che, se tradizionali nell'usanza, per quell'innato spirito di novità, che è tutto dell'Opera di Don Bosco, lascia sempre in chi vi assiste la dolce impressione di cosa quasi mai vista e profondamente gustata ».

La nota piú commovente della cordialissima dimostrazione fu la voce degli orfani già raccolti nell'Istituto Don Bosco di Pinerolo. Uno di essi, con bel garbo e con delicato sentimento, lesse queste semplici parole:

Mancherebbe qualche cosa a questa festa di famiglia, se gli orfani della guerra, da voi caritatevolmente ricoverati a Monte Oliveto, non facessero sentine qui stasera la voce del loro metto e della loro gratitudine.

Voi, degno successore di Don Bosco sulla cui tomba sta scritto « Padre degli Orfani » ci avete raccolti in una casa addirittura principesca, in un soggiorno cosí incantevole, che tutti i suoi visitatori vorrebbero potervi fissare stabile dimora. Voi ci avete affidati ad educatori, che si spendono interamente per noi, ci allevano nel santo timore di Dio, ci fanno veramente da padre e da madre. La nostra vita a Monte Oliveto trascorre lieta e serena tanto da farci dimenticare la sventura che ci ha colpiti.

Per tutto questo, o Padre, noi vi diciamo grazie dal più profondo del cuore, anche a nome dei fratelli che ancora devono aggiungersi a noi. E se è vero che il Signore ascolta sempre le preghiere degli innocenti, oh certo le sue benedizioni scenderanno abbondanti ed elette su di Voi e sulla Pia Società da voi sapientemente governata.

Noi siamo piccini, è vero, ed abbiamo l'argento vivo nelle vene; ma vi promettiamo che, con la grazia di Dio, saremo buoni figliuoli, in modo che Voi e i nostri educatori abbiate sempre a essere contenti di noi. E quando saremo adulti, quando l'Italia nostra gloriosa e sicura nei suoi naturali confini, attenderà per sempre ad opere di pace, noi, ricordando che i nostri padri si sacrificarono per la sua grandezza materiale, faremo quanto sarà in potere nostro per la sua grandezza morale : e a chi ci domanderà, dove e come ci formammo cristiani e cittadini esemplari, noi risponderemo con animo riboccante di riconoscenza : « Se abbiano, o se siamo qualche cosa, noi, poveri orfanelli della guerra, tutto dobbiamo alla carità di un santo sacerdote, di un grande italiano : - di D. Paolo Albera, secondo Successore di Don Bosco ».

Il 29 giugno Don Albera volle attorno a sé tutti i suoi figli, Salesiani ed alunni, i quali ripeterono al buon Padre e all'Em.mo Card. Cagliero che presiedeva la mensa, i piú devoti e cordiali auguri.

Nel Santuario le sacre funzioni furono solennissime. Molte le S. Comunioni e molte le preghiere, coronate da uno splendido discorso sulle grandezze del Romano Pontificato detto con profonda dottrina e schietta eloquenza del rev.mo Mons. Dott. Luigi Vigna, Parroco di Trigolo (Cremona), che la prima domenica di luglio tessé ai nostri alunni pure le lodi dell'angelico loro patrono S. Luigi Gonzaga.

Il Salesiano Mons. Felice Guerra Arcivescovo di Santiago di Cuba.

Sua Ecc. Rev.ma Mons. Felice A. Guerra, Vescovo tit. di Amata e Amministratore Apostolico di Santiago di Cuba, già segretario dell'Em.mo Card. Cagliero durante la sua delegazione al Centro America, è stato nominato dal Santo Padre Benedetto XV Arcivescovo di

Santiago di Cuba.

Tutti i giornali di questa città e dell'Avana recano il ritratto e i piú caldi elogi del nuovo Arcivescovo.

L'Independencia di Santiago, dopo aver detto che le Bolle di nomina portano la data del 17 aprile u. s., scrive: « Quantunque noi, piú d'una volta, abbiamo desiderato e chiesto che un Cubano occupasse la sede vescovile di Santiago di Cuba, la quale è la piú eminente nella nostra Repubblica, non possiamo tacere, per dover di giustizia, che Mons. Guerra, figlio d'Italia, ha già tutte le nostre simpatie, avendo egli assai

lavorato in favore della sua religione e col piú vivo entusiasmo in tutta la nostra provincia, sia coll'impiantare servizi religiosi, sia coll'innalzare e ricostrurre templi. Inoltre è Mons. Guerra una persona dal tratto affabile e colta, doti per cui si è cattivato le simpatie della nostra società. Anche i propositi del nuovo Arcivescovo riguardo il Clero urbano sono lusinghieri, essendosi lamentato piú volte della sua scarsezza e avendo perciò manifestato il proposito di adoperarsi perché col tempo vi sieno molti preti nativi di questa nostra terra. A questo fine egli pensa di riaprire il celebre e storico Collegio di S. Basilio Magno, che ha la sua sede nello stesso Palazzo Arcivescovile. Anzi, secondo nostre informazioni, egli ha già vari alunni ».

Il Cubanho Libre dice che il nuovo Arcivescovo ha saputo « cattivarsi le simpatie generali, fin dal primo giorno che pose piede a Santiago, per le sue rare virtú e pel suo nobile carattere », e soggiunge che la notizia ufficiale della nomina giunse in Arcivescovado mentre egli era assente, e precisamente in visita pastorale a Manzanillo.

Il Democrata si vanta di aver dato la notizia pel primo e ringrazia il Sommo Pontefice Benedetto XV di aver donato a Santiago di Cuba un tanto Pastore, essendo Mons. Guerra « un Vescovo coltissimo, di alte aspirazioni spirituali, pieno di bontà, dotato da Dio di uno spirito superiore, che unisce alle piú belle qualtà quelle di essere un forbito oratore ed uno scrittore forte ed elegante ».

L'Heraldo de Cuba, che si pubblica all'Avana, scrive che « tutti i cattolici dell'isola, specie quei dell'Oriente, vedono in Mons. Guerra un Pastore prudente e pieno di zelo apostolico, che ha sempre sul labbro un dolce sorriso che conforta e parole di speranza per quelli che soffrono.

Anche il Diario de la Marina, « mentre si rallegra col nuovo Arcivescovo per la sua meritata promozione, si congratula ancor piú coi. cattolici dell'Oriente che hanno avuto la sorte di avere un pastore cosí saggio e zelante ».

Il nuovo Arcivescovo, che realmente ha già messo a vantaggio della Chiesa di Santiago tutte le sue non comuni energie fin dal primo giorno che vi era entrato come Amministratore Apostolico, ha preso possesso dell'Archidiocesi il 18 giugno u. s. festa della SS. Trinità. Vesti gli abiti pontificali nella chiesa di San Tommaso e di là mosse in corteo alla Metropolitana, ove ricevette l'omaggio del Capitolo, del Clero e del Laicato cattolico. Quindi si cantò il Te Deum. A lato del nuovo Arcivescovo era un suo carissimo amico, Sua Eccellenza Rev.ma Mons. Giovanni Antonio Dueñas y Argumedo, Vescovo di S. Miguel, che dal Salvador si recò

a Cuba appositamente per la solenne circostanza. Tutte le Autorità Civili, Governative, Militari e i Consoli- d'Italia, Spagna, Francia, Venezuela, Messico, Norvegia e Danimarca, e gli incaricati Consolari di altre nazioni presero parte alla cerimonia.

All'amatissimo Confratello, elevato dal Santo Padre ad una sede cosí illustre i nostri migliori auguri e l'assicurazione delle nostre fraterne preghiere.

Mons. Luigi Olivares eletto vescovo di Nepi e di Sutri.

L'Osservatore Romano del 15 luglio u. s. pubblicava questa norizia: « Sua Santità Benedetto XV si è degnato di nominare il M. R. D. Luigi Olivares, Salesiano e Parroco di Santa Maria Liberatrice al Testaccio, Vescovo di Nepi e Sutri ».

Dire com'essa fu accolta nella nostra Pia Società è facile comprenderlo. Noi siamo lieti che questo virtuosissimo confratello sia stato elevato alla dignità episcopale, conoscendo com'egli si troverà all'altezza della stima e della fiducia che in lui ha riposto il Santo Padre; ma sentiamo anche un senso di mestizia perché lascia vuoto il delicatissimo e importantissimo posto di Parroco a S. Maria Liberatrice in Roma, che fu l'ampia palestra ov'egli fece meglio conoscere la sua pietà, il suo zelo, la sua dottrina, la sua carità, la sua umiltà, l'attività sua prodigiosa. Non v'è opera buona, non v'è associazione cattolica, non v'è risorsa di zelo o dì carità, che egli non abbia suscitato a favore di quella popolazione, alla quale aveva consacrato la vita.

Mons. Olivares ha 43 anni: nacque a Corbetta, diocesi e provincia di Milano, il 18 ottobre 1873. Vesti l'abito chiericale a dieci anni, il 21 ottobre 1883; e a 22 anni e mezzo, il 4 aprile 1896, far ordinato sacerdote dall'Em.mo Card. Ferrari.

Educato alla scuola di quell'illustre figlio di Don Bosco che è Mons. Pasquale Morganti, Arcivescovo di Ravenna, quando questi aveva la direzione spirituale del Seminario maggiore di Milano, Mons. Olivares senti svilupparsi contemporaneamente nell'anima due grandi amori: a Don Bosco e alla gioventú.

I suoi superiori, che ne intuirono le aspirazioni, lo destinarono, appena sacerdote, vicedirettore del Collegio arcivescovile di Saronno. E là rimase finchè superati, con la sua ferrea volontà, ostacoli che parevano insormontabili, nel 1904 ottenne di dare il suo nome alla pia Società Salesiana.

Tra noi il suo campo di lavoro fu l'Istituto Teologico Internazionale di Foglizzo Canavese,

dove, laureatosi in S. Teologia nella Pontificia Facoltà Teologica di Torino, insegnò ai nostri chierici teologia morale fino al 1910, quando fu nominato Parroco di S. Maria Liberatrice in Roma.

Mons. Olivares verrà consacrato dall'Em.mo Card. Cagliero, nel prossimo ottobre.

AUGURI.

Il Rev.mo Mons. Giacinto Ballesio, Prevosto e Vicario Foraneo di Moncalieri, e il M. R. Don Giuseppe Mellica, Beneficiato di Buttigliera d'Asti, con feste intime e nel giubilo dei loro ammiratori, beneficati ed amici, celebrarono le loro Nozze d'Oro Sacerdotali. Per la fausta circostanza il nostro Rettor Maggiore Don Albera presentava al venerando Prevosto di Moncalieri la sua nomina a Cameriere Segreto di Sua Santità, e al rev. Don Mellica la croce pro Ecclesia et Pontifice.

Anche il rev.mo prof. D. Eugenio Reffo, Rettor Maggiore della Pia Società di S. Giuseppe, fondata dal Servo di Dio il Teol. D. Leonardo Murialdo, ha celebrato solennemente fra il giubilo dei suoi figli spirituali la Messa d'Oro, e alla viva letizia prese parte anche l'Em.mo Card. Cagliero, quale affezionato condiscepolo.

Similmente tra la gioia di tutti i suoi parrocchiani il rev.mo D. Nicolao Cibrario, salesiano, Parroco di Maria SS. Ausiliatrice al Torrione di Bordighera, ha festeggiato egli pure le sue Nozze d'Oro Sacerdotali.

A questi venerandi ex-allievi, ammiratori e figli del Ven. Don Bosco, torni gradita l'espressione sincera dei voti piú fervidi di ogni eletta benedizione.

LA POSA IN OPERA DELLA STATUA DI DON BOSCO.

Avvenne la vigilia di S. Giovanni Battista, 23 giugno u. s. « L'avrà fatto con intenzione? chiede il cronista del Momento ; chi può scrutare l'animo degli artisti? Il fatto è che ieri, vigilia di S. Giovanni, quella famosa vigilia attesa tutto un anno, nella quale, vivente il nostro Don Bosco, frugoletti irrequieti accorrevamo da tutti gli Oratori per recare a lui l'omaggio della giovinezza nostra chiassosa, tanto cara ai suo paterno cuore, proprio ieri lo scultore Cellini... fece l'improvvisata della posa in opera della statua di Don Bosco. Cosí nel pomeriggio di ieri la soave figura dell'Apostolo della gioventú, circondata dalla geniale corona di fanciulli, emergeva brillante nella lucentezza del bronzo terso al disopra della palizzata che cinge il cantiere... ».

La statua, che già apparisce in tutta la sua bellezza plastica, è alta 3 metri e pesa 18 quin tali. La figura di Don Bosco è viva, parlante; chi ha avuto la fortuna di conoscerlo, guardando il profilo di quell'angelico viso lo ricorda tanto che gli pare d'udirne ancor la voce. L'altezza totale dall'apice alla base del maestoso piedestallo di porfido, è di 7 metri. La linea perfetta del gruppo principale spicca meravigliosamente sullo sfondo della facciata della Basilica; ed ora vieppiú chiara apparisce l'idea geniale del Cellini di rappresentare Don Bosco circondato e stretto dai garruli fanciulli, cosí indovinatamente diversi nei loro atteggiamenti rivelanti indole e caratteri diversissimi, da Michele Magone a Domenico Savio, riuniti in un palpito solo, l'amore e l'ubbidienza a Don Bosco, che li vuol rendere felici nel tempo e ancor pizi felici nell'eternità.

NECROLOGIO

Comm. Can. Giuseppe Ferrero.

La morte di questo pio sacerdote e insigne apostolo di carità, avvenuta la domenica 2 luglio u. S., gettava nel lutto quell'immensa famiglia di oltre settemila persone che è la Piccola Casa della Divina Provvidenza in Torino, fondata nel 1828 con quattro letti dal Ven. Cottolengo, che ebbe a successori nella direzione dell'ammirabile opera sua il venerando Can. Anglesio, il buon P. Bosso, il

Can. Roetti e, ultimamente, per ben 25 anni, il Can. Giuseppe Ferrero.... Questi era dunque il « Padre » della Piccola Casa. E qual Padre! L'opera del Signore sotto di lui crebbe e si sviluppò in snodo meraviglioso.

I suoi funerali, celebratisi nell'interno della Piccola Casa, con l'intervento di tutte le famiglie che la compongono, furono un'apoteosi dell'estinto, dell'istituzione e del Ven. Fondatore.

Al rev.mo Can. Giov. Battista Ribero, nuovo Successore del Ven. Cottolengo, ai suoi confratelli nel sacerdozio e a tutte le anime religiose che rinnovano ogni di in quella città della preghiera e del dolore ignorati miracoli di abnegazione e di carità cristiana, l'assicurazione di ferventi suffragi.

Adalgisa Rusticoni n. Carassale.

Munita dei conforti religiosi e di speciale benedizione del Santo Padre, passava all'altra vita, tra il cordoglio dei congiunti e della cittadinanza la domenica 9 luglio, in Trino Vercellese.

Signora colta e piissima, spendeva l'esuberante sua attività tra la famiglia numerosa e le opere di zelo cristiano, specialmente fra i Cooperatori Salesiani, di cui era zelatrice, e la Pia Asociazione delle Madri Cristiane. I poveri, e tra questi, gli Orfanelli dell'Istituto Salesiano locale, erano particolarmente oggetto delle sue cure amorose. Racomandiaino vivamente l'anima eletta ai suffragi dei Cooperatori.

Altri Cooperatori defunti dal 1° giugno al 1° luglio.

Acerbis Catterina - Bergamo.

Actis Grosso Luigia fu Cipriano - Rodallo (Caluso) Allegra Francesca ved. Lentini - Castelvetrano. Annino Mons. D. Vincenzo - Siracusa. Armanni Conti Giuseppe - Piazza Armerina. Antonelli comm. conte A. - Roma. Arzentane Carlo - Urbana. Barozzi li. Antonio -- Polesine. Barbero Giuseppe - Bibiana.

Baudino Margherita - Torino. Senso Francesco - Casorzo. .

Bertelegni Nicodemo - Schizzola-Staghiglione. Bertellini Grazietta - Guasila. Bertacchi Angelo - Bologna. Bettnne Stefano fu Antonio - Azzone. Biondoletto Vincenzo - Montemaggiore Belsito. Borrè Celestino - Veruno. Borionetti D. Achille - Alzo, Bruno Teresa -- Fogiizzo. Butti Margherita - Como. Cappello Francesca ved. Berta - Torino. Capuana Mario - Mineo. Casa Maria - Oga.

Casoli cav. Pier Giorgio - Modena. Catrastellero Ferdinando - Pollenzo (Bra). Catrastellero damigella Teresa - Pollenzo (Bra). Cattaneo Giov. Batt. - Borgomanero. Cattaneo Rachele - Pavia.

Ciardello Carlo di Alessio - S. Martino Valle Caudina. Cotnper Mariangela fu Giacomo - Mu (Brescia). Coppa cav. Placido - Stupinigi. Costa Fanny ved. Braziolo - Bologna. Faccini Rosalia ved. Quaini - Bagnolo. Faeciu Germano - Urbana. Frecceri Giovanna n' Poggi - Savona. Frisan Michele - Urbana. Galliani ing. cav. Camillo - Genova. Gamberoni D. Ettore - Puria. Dario Camillo - Cono.

Ghisoli Benvenuta ved. Grossetti - Calasca. Giancotti Giuseppina ved. - Roma. Gianfelice Mons. Felice, vescovo - Boiano. Giannetti Agostino - Roma.

Gloria dei conti Casimiro, capitano - Torino. Gonella Rosa ved. Tavolini - Vercelli. Guaraglia D. Annibale - Pavia. Inaudi Rosa - Busca.   - Lana Romana - Neive. Legiardi Caterina fu Pietro - Casalgrasso. Lerda Gaudenzio - Dronero. Longa Giuseppe - Fubine. Longo Bartolomeo - Torino. Magister Giuseppe - Busto Arsizio. Manfredi Sebastiano - Vigone. Nespoli Luigi - Gavirate. Ostaci Antonio - Chioggia. Pallavicino M. Antonietta - Parma. Pasquali ved. Ortensia - Bobbio. Picco Ugolino - Valle Inferiore Mosso. Pirolla Marcello Carmela e Maria - Ovada. Pirotta Giovanni, soldato - Casatenuovo. Prato Parini Vincenza - Milano. Rasponi dr. Pellegrino - Groppo. Ratti Bartolomeo - Castelnuovo Calcea. Repetti D. Giuseppe - Romagnese. Ricca cav. Michele - Borgomanero. Rossi Domenica - Mondovì Breo. Rossi D. Francesco - Montescudaio. Rudini Antonio - Udine. Ruggia Graziella Anna - Bologna.

Satin Cedin Giovanna ved. Cavallini - Padova. Valli Teresa e famiglia - Como. Vanni prof. Vincenzo - Urbino. Verga Domenico - Como.

Vigna Giuseppina di Francesco - Villanova d'Asti. Zacchei Caterina ved. Veiduni - Rio nell'Elba. Zanola D. Eugenio - Mompiano (Brescia).