BOLLETTINO SALESIANO

PERIODICO MENSILE DEI COOPERATORI DI DON BOSCO

ANNO XL - N. 5   I MAGGIO 1916

SOMMARIO

Lavoro! lavoro! lavoro! - Un bell'esempio.

Per gli orfani di guerra e l'assistenza dei fanciulli abbandonati - L'iniziativa di Don Albera - Ciò che debbono fare i Cc operatori - Verso la pratica - S'insiste sulla necessità di aprire Oratori festivi.

Le Conferenze mensili.

Un senatore e l'insegnamento del catechismo.

La conquista cristiana della Patagonia alla fede e alla

civiltà: Memorie del Card. Giovanni Cagliero.

Fiori di fede in Patagonia - Mons. Malan nelle Colonie indigene del Matto Grosso.

La bontà di un principe di S. Chiesa verso i figli di

Don Bosco.

Il Culto di Maria Ausiliatrice: Prepariamoci alla solennità del 24 maggio - Indulgenza plenaria pel 24 del mese - Grazie e graziati.

Pel tempio votivo in onore di Maria Ausiliatrice ai Becchi di Castelnuovo d'Asti.

Un po' di catechismo sull'Oratorio festivo.

Note e Corrispondenze: II nostro „Supplemento per i Sacerdoti- - L'inaugurazione della Cappella funeraria di Don Rua - Notizie varie - Necrologio e Cooperatori defunti.

REDAZIONE E AMMINISTRAZIONE - Via COTTOLENGO, 32 - TORINO

Lavoro! lavoro! lavoro!

Lo scopo che ebbe Don Bosco nell'istituire la Pìa Unìone dei Cooperatori Salesiani si va sempre piú comprendendo: e noi siamo ben contenti di dover sospendere le note illustrative sulla Cooperazione Salesiana per raccoglierne i primi lietìssimi frutti. Riprenderemo, senza fallo, dette note nel prossimo numero; e già in questo mese - sacro alla Celeste Patrona delle Opere Salesiane - vogliamo rievocare un importante ricordo.

Il 18 febbraio 1884 (quattro anni prima della morte) il Venerabìle Don Bosco, nella vivezza della riconoscenza che abitualmente glì traboccava dal cuore, scrisse quella mirabile lettera-ricordo pei suoi benefattori, che è nota sotto il nome di Testamento di Don Bosco ai Cooperatori Salesiani, dove ricorda il bene che egli poté compiere col loro aiuto e a essi raccomanda ed affida tutte le sue Opere. In quei giorni il suo pensiero era insistentemente rivolto a quelle anime nobìli e religiose che si erano strette sotto la sua bandiera, e antivedendo il bene che avrebbero compiuto, il giorno dopo, il 19 febbraio, diceva al salesiano Don Giovanni Battista Lemoyne, che godette per più anni delle sue confidenze, queste testuali parole:

- Ho studiato molto sul modo di fondare i Cooperatori Salesiani. Il vero scopo - diretto non è quello di coadiuvare i Salesiani, ma sibbene di coadiuvare la Chiesa, i Vescovi, i parroci, sotto l'alta direzione dei Salesiani nelle opere di beneficenza, catechismo, educazione di fanciulli poveri, ecc. Soccorrere i Salesiani non è altro che aiutare una delle tante opere che si trovano nella Chiesa Cattolica. F vero che ad essi si farà appello nelle urgenze nostre, ma essi sono strumento nelle mani del Vescovo. L'unico che finora intese la cosa nel vero senso è il Vescovo di Padova, che disse chiaramente non doversi avere gelosia dei Cooperatori Salesiani, perchè sono cosa della diocesi, e che tutti i parroci dovrebbero coi parrocchiani essere cooperatori.

Difatti il 2o gennaio 1884 si era tenuta in Padova la prima conferenza salesiana, nella chiesa di S. Francesco, presieduta da quell'Ecc.mo Vescovo Mons. Giuseppe Callegari, che prese in fine la parola e, come rilevasi dal Bollettino Salesiano del mese di marzo di quell'anno : « raccomandava la società dei Cooperatori Salesiani » perché « non sono soltanto per le opere di Don Bosco, bensí pel bene della Chiesa universale, e più specialmente per le rispettive diocesi; non essendo essi che tante braccia nelle mani del Vescovo e dei Parroci. Preveniva un'obiezione che qualcheduno gli avrebbe potuto fare, cioé: - Ci vengono tanto raccomandate le opere di Don Bosco, ma non ne abbiamo anche noi delle opere da completare e da fare? e non dobbiamo attendere prima alle nostre opere? - E rispondeva che aiutando le opere di Don Bosco si viene a fare del bene a tutta la Chiesa ; poiché Don Bosco non si restringe alla sola Torino, bensí al bene di tutta la gioventù ed al restauramento dell'odierna società. E con quella facondia tutta sua chiudeva il dire, animando il Clero ed il popolo ad ascriversi alla Società dei Coopera tori Salesiani, dicendo che tale diffusione nella sua diocesi la terrà come una benedizione del Cielo (1) ».

A conferma di questo spirito di cristiana operosità a favore delle singole Diocesi e parrocchie che deve animare i Cooperatori Salesiani, trascriviamo una breve memoria, scritta da Don Bosco, il cui foglio autografo si conserva nei nostri Archivi.

UNIONE DI S. FRANCESCO DI SALES.

Scopo e mezzi dell'Unione.

Lo scopo di quest'Unione si è di riunire alcuni individui, laici ed ecclesiastici, per occuparsi in quelle cose che saranno reputate di maggior gloria di Dio e vantaggio delle anime.

I mezzi saranno lo zelo per la gloria di Dio e la carità operosa nell'usare tutti gli ammennicoli spirituali e temporali che possono contribuire a tale scopo, senza mai aver di mira l'interesse temporale o la gloria del mondo.

Niun ramo di scienza sarà trascurato purché possa contribuire allo scopo dell'Unione.

Membri dell'Unione.

Ogni fedel cristiano Può esser membro di questa Unione, purché sia deciso di occuparsi secondo lo scopo e i mezzi sumentovati.

Dunque il programma che il Venerabile affidò ai Cooperatori è quello stesso che sul letto di morte raccomandò ancor una volta ai Salesiani: - Lavoro! lavoro! lavoro!

(1) Ved. Boll. Sales., marzo 1884, pagg. 39-40.

UN BELL'ESEMPIO

bega nazionale contro la bestemmia e il turpiloquio.

In una sala dell'Oratorio Salesiano di Torino, un forte nucleo di Cooperatori Salesiani la domenica 26 marzo si radunava in amichevole convegno, benedetto dal S. Padre e dall'Em.mo Card. Arcivescovo, per una azione attiva contro la bestemmia ed il turpiloquio, con intervento di spiccate personalità cittadine, tra cui diversi consiglieri comunali, e stabiliva la nomina di una commissione, che studiasse i mezzi piú adatti ad ottenere un'azione più efficace.

I convenuti si proponevano di dar nuova vita alla pia Lega di riparazione contro la bestemmia e il turpiloquio, approvata dall'Em.mo Card. Richelmy fin dal 27 novembre 19o2.

« Scopo della Lega - così l'antico Statuto - è di riparare ed impedire che si propaghino la bestemmia ed il turpiloquio.

» Mezzi efficaci per riuscire a distruggere tali vizii abbominevoli, sono: la viva parola dei Sacerdoti - funzioni riparatrici - conferenze - articoli sui giornali - distribuzione di pagelle e fogli volanti - relazioni personali - benefica azione di zelatori e zelatrici.

» Mezzi complementari possono anche essere: petizioni legali - congressi antiblasfemi - premii d'incoraggiamento.

» Possono ascriversi alla Lega come soci le persone d'ogni sesso, le comunità ed i corpi morali che ne accettano gli statuti.

» Doveri dei soci. - Chi si ascrive alla pia Lega, propone:

a) di recitare ogni giorno le giaculatorie: Dio sia benedetto, Benedetto il suo Santo Nome, ecc.

b) di astenersi con gran cura da ogni parola contraria all'onore dovuto al Buon Dio e alle leggi sante dell'onestà.

c) d'impedire la bestemmia ed il turpiloquio nella propria casa e fra le persone dipendenti.

d) di allontanarsi da quei luoghi ove si bestemmia o si parla male, o non potendo ciò fare, di tenere tale contegno che significhì disapprovazione e rimprovero, e di recitare almeno mentalmente una giaculatoria, ogni qualvolta si ode una bestemmia.

e) di pregare e far pregare anche i bambini per la conversione dei bestemmiatori e degli scandalosi.

f) di frequentare, potendo, le pubbliche funzioni indette in riparazione di peccati cotanto enormi.

» A facilitare i doveri dei soci, la Lega distribuirà loro a richiesta, quadretti... e cartelli colla scritta: Non si bestemmia e non si parla male! da collocarsi nelle botteghe, laboratorii, officine, stabilimenti, istituti, ecc. ».

Questo Statuto verrà nuovamente redatto, per renderlo piú efficace, e noi saremo lieti di ripresentarlo ai lettori.

Infatti si tennero dallo stesso nucleo di cooperatori nuove adunanze a tal fine, e la sera del 27 aprile u. s., con intervento di numerosi altri membri del Clero e del Laicato Torinese, si venne alla costituzione di una Lega Nazionale contro la bestemmia e il turpiloquio sotto la presidenza di quell'esimio patrizio, che è il signor conte Prospero Balbo di Vinadio, nostro zelante cooperatore.

Ricordiamo intanto che in quell'attivissima città che è Vicenza, ove si lavora alacremente per la buona causa, si pubblica mensilmente un foglietto mensile di propaganda popolare a modicissimo prezzo, intitolato: « La Crociata contro la bestemmia e il turpiloquio (1). »

(1) Abbonamento annuo: Copie 1, L. 0,50 - Copie 5, L. 1,2o - Copie 1o, L. 2,1o - Copie 25, L. 4,70 - Copie 5o, L. 9 - Copie 1oo, L. 17. - Rivolgersi alla Direzione della Crociata, Via S. Corona, 7, Vicenza.

PER GLI ORFANI DI GUERRA e l'assistenza dei fanciulli abbandonati

E il problema più grave che interessa la Chiesa e la Patria nell'ora presente, dopo quello della guerra. La Giunta direttiva dell'Azione Cattolica si è riunita « per esaminare le proposte della Commissione speciale per l'assistenza agli orfani di guerra »; e ha « deliberato di costituire un Comitato centrale nazionale per coordinare le molteplici iniziative prese dai cattolici, per eccitare energie sopite, unificarne l'azione allo scopo di assistere moralmente e materialmente gli orfani di guerra, nel concetto precipuo di integrare l'azione famigliare di educazione e di protezione ».

I Cooperatori ora lo sanno: non manchino di assecondarne coll'opera tutte le disposizioni.

UNA NOBILE INIZIATIVA del nostro Superiore Don Albera.

Con queste parole la stampa italiana ha applaudito all'annunzio della fondazione di un nuovo istituto salesiano per i fanciulli abbandonati o resi orfani a causa della guerra. Ecco la lettera colla quale il nostro Superiore

ne dava l'annunzio a Sua Eccellenza il Presidente del Consiglio dei Ministri.

Eccellenza,

Ogni qualvolta la patria nostra venne colpita da qualche sventura il Ven. Don Giovanni Bosco e poscia il suo degno successore il Rev.mo Don Michele Rua prestarono sempre volentieri l'opera loro a sollievo delle pubbliche necessità.

Sulle orme dei miei predecessori mi sforzai io pure di cooperare in questi ultimi tempi all'alleviamento dei bisogni della patria in quella misura che mi permisero le circostanze. Oggi ancora sono numerosi negli Istituti Salesiani gli orfani delle vittime dei varii disastri, che colpirono la cara nostra patria in questi ultimi anni.

Fin dall'inizio della presente guerra insistei presso i miei dipendenti, perchè ovunque sono case salesiane si cercasse di beneficare in tutti i modi i figli dei richiamati, dei profughi e dei soldati nostri, morti sui campi di battaglia.

Ora poi vedendo aumentare ogni giorno piú il numero dei poveri giovanetti orfani e derelitti, credo sia giunto il momento di prestare alla patria, nella persona di tanti poveri fanciulli, un aiuto piú immediato ed efficace.

Mosso adunque da questo pensiero, non ostante che piú di un quarto dei miei maestri ed assistenti siano stati chiamati alle armi, e siano quasi del tutto scemate le risorse della pubblica beneficenza, tuttavia, fidando nella Divina Provvidenza, nella carità delle anime generose e nell'appoggio delle Autorità, ho deciso di aprire un apposito Istituto per giovanetti dagli otto ai dodici anni, che trovinsi abbandonati, o perchè orfani di madre e con il padre sotto le armi, o perché abbiano perduto il padre in guerra.

A questo scopo ho destinato un vasto edifizio situato sopra una ridente collinetta, detta Monte Oliveto, presso Pinerolo.

Le Autorità, gli Enti Pubblici, i benefattori e le persone che vogliono iniziare pratiche per il collocamento di qualche giovanetto, che si trovi nelle condizioni suindicate, potranno rivolgersi al Direttore del nuovo Istituto Don Bosco - Monte Oliveto - Pinerolo.

Nel partecipare a V. E. questa mia iniziativa nutro ferma fiducia che vorrà prestare tutto l'appoggio di sua autorità a quest'opera, la cui finalità, per ciò stesso che ha per iscopo l'educazione e istruzione di giovanetti per formarne onesti e laboriosi cittadini, è tutta in favore dei piú alti interessi della Patria.

Con il maggior ossequio mi professo di V. E.

Torino, 6 aprile 1916.

Devotissimo per servirla Sac. PAOLO ALBERA.

Non mancarono i piú autorevoli incoraggiamenti alla generosa iniziativa del nostro Superiore.

« Sua Eccellenza il Presidente - rispose il Capo di Gabinetto Comm. Zammarano - m'incarica di esprimere sentiti ringraziamenti per la cortese comunicazione e vivi rallegramenti per la generosa iniziativa, che continuando l'opera umanitaria dei Salesiani viene in soccorso, in questo eccezionale momento, degli orfani abbandonati ».

Il Senatore Conte Teofilo Rossi, Sindaco di Torino, non appena ricevuta l'accennata partecipazione, scriveva

CITTA DI TORINO

Gabinetto del Sindaco

Addi 7 aprile 1916.

Ho ricevuto la lettera con cui la S. V. Rev.ma mi informa della apertura, da parte del benemerito Oratorio Salesiano, di un Istituto per giovanetti, figli abbandonati o orfani dei nostri soldati.

Prendo atto con grato animo della cortese comunicazione e mentre cordialmente plaudo alla filantropica e patriottica opera dell'Ordine, ed alla nobilissima iniziativa della S. V. Rev.ma, mi pregio porgerle gli atti della maggiore mia osservanza.

Il Sindaco

TEOFILO Rossi.

Rev.mo Signor

Sacerdote Paolo Albera,

Rettor Maggiore dei Salesiani, Torino.

IL PREFETTO DI TORINO   Torino, 15 aprile 1916.

Molto Reverendo D. Albera,

Assente per alcuni giorni da Torino ho preso visione soltanto ora della graditissima lettera di V. V. S. Rev.ma e perciò vorrà scusare l'involontario ritardo a risponderle.

La comunicazione che Ella mi ha fatto dell'apertura di un istituto in Pinerolo per i giovanetti abbandonati, orfani di madre col padre sotto le armi, od orfani di padre morto in guerra, non è che la conferma dell'opera eminentemente filanstropica dei Salesiani del Ven. Don Bosco, ed ogni mia parola di encomio sarebbe superflua.

Le assicuro soltanto che l'Autorità Governativa non mancherà di continuare a tenere nella dovuta considerazione questa nuova benemerenza di codesta Associazione religiosa, cui personalmente porgo l'attestazione della mia stima e considerazione, e particolarmente a V. S. Rev.ma che ne è degno presule.

Con la massima osservanza

Dev.mo

E. VERDINOIS.

Al Molto Reverendo

Sacerdote Paolo Albera

Superiore Generale dei Salesiani

Torino, Via Cottolengo 32.

Anche Sua Ecc. Rev.ma Mons. Giovanni Battista Rossi, Vescovo di Pinerolo, e l'esimio signor Sindaco di quella città applaudivano con riconoscenza alla pietosa iniziativa.

« La località conosciuta col nome di Monte Oliveto - cosí il Momento - è uno splendido poggio che sorge a poche centinaia di metri da Pinerolo e dove si gode di un clima veramente ideale. E difficile immaginare un sito più adatto per una istituzione come quella ideata dal Superiore dei Salesiani. Recentemente i Certosini francesi avevano scelto il Monte Oliveto per impiantarvi una delle loro case per la fabbricazione della famosa Chartreuse. Ma poi il progetto non fu attuato essendosi preferita a questo scopo un'altra località, pure in Italia. L'edificio di Monte Oliveto con l'area che lo circonda rimase cosí nei giorni scorsi a disposizione del Rev.mo Don Albera, il quale se ne serve per impiantarvi un'opera che è pienamente conforme alle tradizioni dei Figli di Don Bosco ».

Esposto ciò che ha deliberato il Successore di Don Bosco, e riservandoci di comunicare quello che faranno ancora i Salesiani, passiamo a dire

Ciò che debbono fare i Cooperatori.

Benevolmente rispondendo all'invito, da noi fatto nello scorso mese, di volerci additare l'azione che spetta ai Cooperatori nelle speciali condizioni sociali prodotte dalla guerra, circa l'assistenza dei fanciulli abbandonati, cosí ci scrive - con quella chiarezza che gli è propria - uno dei piú zelanti apostoli dell'educazione cristiana della gioventú, il chiarissimo Mons. Dott. Luigi Vigna, Parroco di Trigolo (Cremona).

Con tutto il cuore plaudo al pensiero di mobilitare i Cooperatori Salesiani per uno dei tanti e non certo tra i meno gravi e meno urgenti problemi morali, sociali e religiosi che la guerra, quest'immane flagello, ha risuscitato nel mondo: l'assistenza dei fanciulli abbandonati. Non è forse stata questa una delle piaghe che il ven. nostro Maestro Don Bosco ha cercato di maggiormente curare con le sue opere preservative e preventive, con gli oratorii e le scuole di studio e di lavoro?

Quanto agli orfani la strada viene già segnata dalla Giunta Direttiva del movimento cattolico in Italia. Toccherà ai cooperatori favorire quell'intelligente e pratico progetto;, promovendo sottoscrizioni anche nei più piccoli paesi, significando ai Comitati i poveri fanciulli orfanelli perché possano venir raccolti in istituti nostri, e intanto collocandoli presso buone famiglie, prima che abbiano a cadere in mani mercenarie e là dove la fede e l'educazione cristiana di quegli innocenti può essere seriamente minacciata... Il Cooperatore attento e zelante può essere un prezioso intermediario e ausiliare dei grandi Comitati nostri, e anche nei più piccoli centri, dove forse sotto certe etichette di beneficenza e di neutralismo si nasconde la zampa avida del laicismo conquistatore.

E per i piccoli figli dei richiamati, come rimedio all'abbandono crescente in cui si trovano e si troveranno sempre piú nei prossimi mesi, mi pare si presenti ancora con tutta la sua efficacia luminosa, l'opera del Ven. Don Bosco: l'Oratorio, il doposcuola.

Nelle grandi vacanze del 1915 si sono visti sbocciare dei ricreatorii, delle scuole, delle sale e dei nidi di custodia, persino in paeselli di poche centinaia di abitanti, mentre in grandi e piccole città si sono aperti gli stessi magnifici giardini di case patrizie per raccogliere e custodire tanta fanciullezza forzatamente abbandonata, con consolanti risultati. Penso che dovunque, nella forma e nei modi suggeriti dalle diverse circostanze e dai diversi ambienti, si debba tentare qualche cosa del genere, specialmente per iniziativa e per impulso dei Cooperatori Salesiani che vogliono vivere lo spirito del Maestro, aprendo, se fosse proprio necessario, anche la propria casa, sacrificandosi per qualche giornata, per qualche ora del giorno alla direzione e alla vigilanza delle opere che si vanno formando. Forse chi sa quanta azione preziosa, istruttiva ed educativa, stabile e duratura, potrà nascere da quelle istituzioni embrionali, in povere parrocchie, dove ancora non si è pensato, o non si è potuto pensare al domani della fanciullezza e della gioventú, dove ancora non si conoscono né l'insegnamento dei catechismo in forma di vera scuola, né l'oratorio festivo, sia pure in piccolo formato, né altre opere di vigilanza e di aiuto per la salvezza di tante giovani anime! Potrò essere un sognatore, ma mi pare di dover pensare anche a questo frutto di rinascita cristiana, in mezzo a tante rovine e distruzioni: un maggiore e piú intenso interessamento per l'educazione religiosa della gioventú: il sorgere di valide istituzioni relative. Noi Cooperatori siamo in dovere di portare il nostro contributo per quanto umile, modesto e meschino, perché questa fioritura si allarghi e si intensifichi...

Trigolo (Cremona), 18 aprile 1916.

Sac. Dott. LUIGI VIGNA.

Dunque l'opera dei nostri Cooperatori dev'essere questa specialmente:

1) Coadiuvare il Comitato Cattolico Centrale Nazionale e i Comitati locali che sorgeranno per l'assistenza agli orfani di guerra.

a) assecondando il loro programma di azione;

b) significando ad essi i poveri fanciulli orfanelli, perchè possano venir raccolti in istituti nostri, cioè cattolici, per farne dei buoni cristiani e dei buoni cittadini

2) Provvedere - mediante l'apertura di Oratori o Ricreatori, Scuole, Sale e Nidi di custodia, anche in paeselli di poche centinaia di abitanti - all'assistenza dei piccoli figli dei richiamati.

Verso la pratica.

I primi passi verso la pratica costeranno fatica ma, ove si dieno, non tarderanno i conforti e le soddisfazioni del bene che si compie. Un zelante Cooperatore di Rovigo, il Can. Uberto Cattaneo, ci scrive:

...Commendevolissima la proposta per la gioventú abbandonata, ma quando si voglia venire alla pratica, oh, qui sta il busilli. Ci vuol l'uomo insomma e ci vuol bene da per tutto! e pur troppo manca quasi sempre. Massime poi ove trattisi di opere, che assurgono poco meno che al grado d'istituzioni, la difficoltà è grande assai, richiede proprio la missione. Nel caso specifico la mi sembra una questione straordinariamente complessa che esige una somma di fatti, di opportunità favorevoli e di mezzi locali...

» Eppure il bisogno è tanto vivo e universale, che bisogna fare qualche cosa dappertutto: non solo nelle grandi città, ove torna utile, sotto una mente direttiva, il metodo di aggruppamento o concentramento delle forze vive, ma anche nei piccoli centri. E questo dipende, a me pare, dal buon volere del Parroco locale, e di due o tre persone elette (per lo più donne) nelle singole parrocchie. Per parte mia, voglio tentare di parlarne con un giovane Sacerdote di questa città, vero apostolo della gioventú, specie maschile. Col metodo buono, provvidamente suggerito; delle Conferenze, si potrebbe forse ottenere, anche a Rovigo, qualche cosa a vantaggio di parecchi fanciulli. Già il bene è sempre bene, il cui peggior nemico è l'ottimo. Se in ogni parrocchia d'Italia si volessero tenere alcune conferenze per provvedere ai rispettivi fanciulli abbandonati o delle parrocchie confinanti - o meglio, mi perdoni l'ardire - se ogni Vescovo ordinasse ai rispettivi parroci tre conferenze nella propria parrocchia e ne attendesse o provocasse particolareggiata relazione con le determinate proposte - se ogni parroco eseguisse l'ordine ingiuntogli con tutta coscienza, che gran cumulo di bene se ne ricaverebbe, e quanto benemerito non sarebbe il Bollettino Salesiano!... »

Noi registreremo con piacere tutte le opere varie che verranno promosse dai nostri zelanti Cooperatori. Questa è la cronaca viva di cui ha bisogno il Bollettino.

Sì insiste sulla necessita dì aprire nuovi Oratorii festìvi.

Il cav. Arturo Poesio, Capo Sezione al Ministero del Tesoro in Roma, insiste sulla necessità di un'azione sollecita, la quale, messe a parte le discussimi, ci dia in tutta Italia (e, fosse vero, anche in tutto il mondo!) una vera fioritura di Oratori festivi. Egli scrive:

Roma, 25 aprile 1916. Veneratissimo sig. D. Albera,

... Considerate le odierne dolorose condizioni dei figli del popolo, quali le accenna cosí chiaramente

il Bollettino di aprile u. s., non si può far a meno di convenire che all'attività salesiana, suscitata dal Veri. Don Bosco per la salvezza della gioventú, giammai, dai suoi primordi fino ad oggi, si è aperto un cosí vasto campo di azione come quello che la Provvidenza le presenta nell'attuale eccezionalissimo periodo storico.

Mai pertanto come oggi si è rivelato opportuno ed urgente l'intervento diretto e personale dei Cooperatori per moltiplicare e diffondere i benefici religiosi e sociali dell'efficace lavoro della Pia Società dei Salesiani di Don Bosco. Ci si chiede: - Che cosa converrebbe fare nelle campagne, nei piccoli e grossi paesi, e nelle grandi città, affinché questa benefica attività salesiana si estenda, per opera diretta dei Cooperatori, dappertutto dove è possibile, e dia immediati frutti in pro' della gioventú abbandonata?

Rispondo: - Si vuole suscitare e sottoporre al comune nostro esame una serie di proposte circa le opere speciali piú opportune da intraprendere per ottenere il fine desiderato? o si vuole concretare una norma pratica da seguire, perché nell'attuazione delle opere suggerite e accettate, il lavoro dei cooperatori riesca rapidamente fecondo di frutti?

A me pare che il punto essenziale, degno dello studio dei Cooperatori è il secondo, perché se noi ci indugiassimo nel proporre e nell'esaminare vari progetti di singole opere speciali, correremmo rischio di far sorgere discussioni che renderebbero titubanti gli animi, e difficilmente si giungerebbe ad una conclusione; e se pure si potesse giungere a qualche conclusione, perdendo del tempo prezioso, vi si arriverebbe con un certo ritardo, mentre urge il lavoro pronto e risoluto.

Un'opera speciale, che può essere ottima in un paese, in un altro (ammessa anche una certa affinità generica di carattere ed una approssimativa parità di numero nella popolazione) può essere inaccettabile. Ogni borgo, ogni città ha i proprii costumi, di cui non si può far a meno di tener conto; e le condizioni di vita, di cultura, di abitudini e di ambiente variano all'infinito.

Ora, passando in rassegna tutte le istituzioni in vantaggio della gioventú, di cui in questi tempi abbiamo avuto una grande fioritura per iniziativa di numerosi comitati di vario colore e di varia origine, io noli riesco a vedere una nuova opera speciale che si potrebbe suggerire a tutti i Cooperatori Salesiani ; e mi affretto a soggiungere, senza esitazione e senza tema di errare, che la piú facile ed insieme la piú giovevole delle istituzioni per la salvezza della gioventú, è sempre quella di Don Bosco: l' « Oratorio festivo ».

L'Oratorio, dalla sua forma piú semplice (riunione domenicale di fanciulli a scopo di istruzione religiosa, alternata con ricreazioni, canti e passeggiate) fino alla sua forma piú complessa e completa, che comporta una fioritura infinita di opere: di pietà piú progredita (compagnie di S. Luigi e dell'Immacolata, piccolo Clero ecc.), di cultura (biblioteche, scuole serali, ripetizioni, ecc.), di ricreazione e di sport (teatrino, scuola di musica, concerto, squadre ginnastiche, ecc.), di previdenza (mutualità, piccole casse di. deposito e risparmio, ecc.), di assistenza benefica (distribuzione di libri, di indumenti, e di sussidi), di preparazione sociale (circoli giovanili, di studio e di azione), ecc. ecc. l'Oratorio, dico, è suscettibile di tale e tanta varietà e adattabilità di forme, che può convenire a tutti gli ambienti e servire di fondamento a qualsiasi altra istituzione in pro' della gioventú.

Il nostro Padre Don Bosco fondò sull'Oratorio l'opera sua e tutti possiamo vedere quale saldo fondamento questo dovette essere per sopportare un edificio cosí colossale.

E non la finirei cosí presto, se volessi indugiarmi a mettere in luce, anche brevemente, i pregi dell'Oratorio festivo per la semplicità del suo organismo direttivo, che esclude ogni complicazione di questioni e gare personali, e per la facilità del suo funzionamento, che si appaga di mezzi limitatissimi.

Ora, dico io, qual è quel paese o quella città, in cui un Oratorio festivo, bene intonato ai bisogni locali, non potrebbe fare un gran bene ai figli del popolo?

Qual è quel sacerdote, cooperatore o no, il quale non possa, volendo, istituire un piccolo Oratorio almeno nella sua forma embrionale?

Qual è quel laico che non sia in grado di provarsi a persuadere un sacerdote ed aiutarlo nell'iniziare una istituzione così semplice e cosí facile?

Si tratta soltanto di cominciare e poi l'Oratorio è un'opera che va avanti senza fallo, trascinando i suoi fondatori fin dove essi vorranno. arrivare.

Il modo stesso di dare vita ad un Oratorio non presenta difficoltà. Il cooperatore salesiano, che fidente in Dio ed animato dallo spirito di Don Bosco voglia istituire un Oratorio, procuri di costituire un gruppo di pochi altri cooperatori che lo coadiuvino col consiglio, coll'opera e col denaro. Se nel paese non vi fossero altri Cooperatori Salesiani, faccia in modo di riunire un comitato, poco numeroso, di altre persone di principi religiosi sicuri (questa è la vera condizione essenziale), le quali per ciò solo che lo coadiuveranno in un'opera conforme allo spirito di Don Bosco, diverranno di fatto Cooperatori salesiani. Poi... si metta subito al lavoro risolutamente.

Anzi, dirò di piú. Per iniziare un Oratorio, non è neppur necessaria, in via assoluta, la costituzione di un comitato. Basta anche un sol prete, o un laico d'accordo con un sacerdote. L'importante è cominciare subito, anche senza grandi mezzi.

Se un Cooperatore dirà di non aver mezzi suficienti per iniziare un Oratorio festivo, dimostrerebbe di non conoscere l'inizio dell'opera provvidenziale di Don Bosco nella sacrestia di S. Francesco d'Assisi l'8 dicembre 1841.

Iniziato l'Oratorio, il resto (cioè i mezzi necessari alla sua vita) vengono da sè.

Maria Ausiliatrice, che avendo inspirato a Don Bosco l'Opera degli oratori, stese poi su quelli lo scettro della sua prodigiosa protezione non mancherà certamente di largheggiare dei suoi favori anche con gli Oratori che i suoi Cooperatori si sforzeranno di istituire sull'esempio suo e in un momento in cui sono tanto necessari.

Quella Provvidenza, la quale mandò a Don Bosco collaboratori e mezzi secondo i bisogni, manderà anche a quelli che si faranno veri imitatori del nostro Maestro, tutti gli aiuti di persone e di mezzi materiali che potranno occorrere nell'ulteriore sviluppo dell'opera loro.

Oserei asserire che un oratorio istituito secondo lo spirito di Don Bosco porta congeniti i germi di uno sviluppo immancabile, e che perciò da esso spunterà senza dubbio un gran numero di altre opere utili, anche materialmente, ai giovinetti.

E pur vero che nessun'altra opera, come l'Oratorio, è atta ad attirare l'attenzione e la simpatia dei buoni sui problemi dell'assistenza religiosa e civile dei fanciulli tanto nelle grandi città, come nei piccoli paesi, mentre l'esperienza ci insegna che esso agisce dappertutto conce uno stimolo provvidenziale al bene e diviene un centro di attrazione delle anime pie e caritatevoli.

I parroci che hanno sperimentato invano ogni altra industria per radunare la gioventú intorno agli altari deserti, provino ancora questo mezzo e non saranno delusi.

Concludendo - riassumo il mio pensiero cosi:

« Per l'assistenza dei fanciulli abbandonati, cosí « urgente in questo doloroso momento, i Coope« ratori Salesiani che vogliono, come è nostro do« vere, lavorare in armonia di intenti e di azione « colla Pia Società Salesiana, senza perdersi in « laboriose elucubrazioni per la ricerca e l'esame « di opere nuove, risolvano senz'altro di tentare la « fondazione di un Oratorio festivo, sia pure nella « formai piú semplice, accingendosi subito al la« voro, sia con il concorso di un compitato, sia, se « sacerdoti, con la sola opera propria individuale, « e con i mezzi che sono immediatamente a dispo« sizione, anche modestissimi, fidando nel sicuro « aiuto di Maria SS. Ausiliatrice, senza indugiarsi « nell'attesa di raccogliere grandi risorse prepara« torie ».

Questa proposta vale - è ben inteso - tanto per l'azione da esercitarsi in pro' dei fanciulli da parte dei Cooperatori, quanto per l'azione da svolgere in vantaggio delle fanciulle da parte delle benemerite Cooperatrici Salesiane...

ARTURO POESIO

Pres. degli Ex-allievi dei Salesiani in Roma.

LE CONFERENZE MENSILI e l'azione sociale dei Cooperatori.

L'egregio prof. Rodolfo Bettazzi di Torino, richiamandosi al Ritiro mensile (o Esercizio della Buona Morte) compiuto dai Cooperatori in comune, rileva l'opportunità di approfittare di tali adunanze mensili per trattare del modo di operare coi Salesiani a vantaggio del Prossimo, secondo lo spirito di Don Bosco. E un'ottima idea che facciamo nostra e affidiamo allo zelo dei nostri direttori, dei direttori diocesani e di tutti i più zelanti Cooperatori.

Torino, 13 aprile 1916. Rev.mo Signore,

Leggo nel Bollettino di aprile che i Cooperatori Salesiani di Nizza Monferrato, invitati dal loro zelante Vicario Don Giovanni Lana, « non ostante il cattivo tempo e la neve », si raccolsero numerosi per il ritiro mensile, e, poiché era il 24 del mese, per ricevere la S. Comunione.

Me ne rallegro moltissimo, e faccio voti che l'esempio dei Nicesi sia seguito da molti altri fratelli, e in molti luoghi. Ma permetta una domanda: Non sarebbe conveniente che i Cooperatori profittassero di coteste adunanze mensili per trattare insieme del modo di operare coi Salesiani a vantaggio del prossimo, secondo lo spirito di Don Bosco? Purificare la propria coscienza con la confessione sacramentale, divinizzare la coscienza colla SS. Eucaristia, è fare la preparazione migliore, anzi necessaria a un'azione saggia, vasta, costante nel mondo, per trarlo questo mondo dalle sue miserie, sanarlo, condurlo, tutto, a nostro Signore Gesti Cristo.

Ma affrettiamoci a unire, come fece Don Bosco, alla preghiera il lavoro. Non sasà possibile, forse, che dappertutto, dopo la funzione religiosa, si radunino tutti i Cooperatori, per trattare del loro programma sociale; potranno però radunarsi alcuni pochi, i capi-gruppo, i quali, stabiliti il lavoro da preferire e i mezzi più adatti, non troverebbero poi difficoltà a darne comunicazione ai fratelli, subito o per mezzo del nostro periodico, il Bollettino.

Quale potrebbe essere un nostro programma d'azione sociale? Direi che di programmi se ne possono distinguere due: uno generale e l'altro particolare, che, cioè, tenga conto dei bisogni locali.

L'educazione cristiana della gioventú (prima dei propri figli) l'insegnamento della Religione in aiuto dei parroci, gli Oratorii festivi, l'Opera della protezione della giovane, il soccorso pronto ed efficace alle giovinette e ai giovinetti che corrono grave pericolo di rovina morale, la diffusione della buona stampa, la lotta contro il pubblico mal costume, contro la stampa corruttrice, contro la bestemmia ed il turpiloquio, contro l'alcoolismo, ecco, soltanto per un esempio, un campo vastissimo che si può proporre nelle adunanze alla tradizionale attività dei Cooperatori Salesiani, spiegandone l'ampiezza e determinando gli strumenti piú atti al lavoro pratico e proficuo.

Trecentomila cooperatori! Quale buona battaglia è possibile combattere con tale esercito! E la combatteranno! Io credo che le parole di Don Bosco: « verrà tempo che Cooperatore Salesiano vorrà dire buon Cristiano » si avvereranno ancora in questa prima metà del secolo ventesimo. È superbia pensare che la divina Provvidenza voglia servirsi di noi perchè le parole del nostro buon Padre divengano una profezia? Non mi pare.

Ad ogni modo rivolgerei volentieri la domanda ai fratelli, per mezzo del nostro Bollettino.

Ella vedrà se convenga. Gradisca il mio ossequio e voglia ricordarmi all'Altare.

Suo Dev.mo e Aff.mo

Prof. R. BETTAZZI.

UN SENATORE E L'INSEGNAMENTO DEL CATECHISMO

È sí raro il caso che si senta un uomo politico, piú raro ancora un membro del Parlamento, interloquire nei piú interessanti problemi nazionali ispirandosi ai principii nostri dichiarandoli con cristiana franchezza, che riproduciamo con vero compiacimento la seguente lettera inviata dal senatore, barone Girolamo Coffari, al senatore Pio

Foà, presidente dell'Unione Italiana dell'educazione popolare.

Ben volentieri aderisco al Congresso Nazionale delle opere per l'educazione popolare. L'educazione del popolo è opera altamente necessaria, ma per riuscir davvero utile (esprimo senz'ambage il mio convincimento) è necessario si badi anche al principio religioso, che disgraziatamente in Italia è stato trascurato, anzi combattuto sotto lo specioso pretesto di libertà, di confessionalità che diventa intolleranza, sa di tirannide, specie in fatto di pubblica istruzione, con tutti quei legami, imposti a rovescio del sistema vigente costituzionale, che è a base di maggioranza.

Indubbiamente infatti in Italia la grandissima maggioranza è cattolica, e quindi è strano, direi incostituzionale, che la maggioranza sia obbligata a delle pratiche, a delle domande per ottenere quell'insegnamento nelle scuole che essa paga e mantiene.

I paesi davvero liberali, come Inghilterra, Stati Uniti d'America, tengono alla religiosità dei loro concittadini e sono Stati protestanti e in essi non si riscontra il doloroso spettacolo che si è visto in Italia da parecchi anni, prima della guerra, di esser bandito dai discorsi ufficiali il nome di Dio, l'invocazione alla Divina Provvidenza. Da noi, sentendone in qualche grave contingenza il bisogno, si è visto ricorrere all'invocazione dei Numi Tutelari, pur di non nominare Dio; come se quel nome, quelle parole suonassero cosa civilmente innominabile, mentre anche nei grandi paesi non cattolici si onorano tuttodì praticarlo.

Bisogna una buona volta a mettere e persuadersi, se si vuol davvero bene al popolo, esser vano, esser nocivo il sistema di escludere, di allontanar da esso l'idea di Dio. Civiltà, progresso, democrazia, ecc. senza di ciò, producono gente scostumata, anarchici e peggio. Non giova illudersi; quante azioni per se stesse cattive, alle quali il codice penale non provvede, quante lo rasentano, solamente possono essere frenate e non commesse dall'idea di Dio nella coscienza!

Bisogna cambiar rotta

Oggimai devesi cambiar rotta una buona volta, se si vuole davvero bene educati popolo e gioventú. Vera morale altrimenti mal si ha. La guerra ce l'ha insegnato.

Come fa pena, e grande, imbattersi non di rado in giovanetti del popolo, cresciuti come tanti torsi, pur frequentando scuole e diurne e serali cosí dette laiche, di fatto atee, dove Dio e religione nemmeno si nominano, sentirli profferire parole sconce, bestemmie! E questa è educazione popolare?

Si proscrisse dall'insegnamento fin la storia sacra! Non è ciò espressione di vera intolleranza sotto il pretesto di libertà? La storia è storia, e ne viene lo strano effetto che i giovani italiani non sono nemmeno in grado di darsi ragione dei tanti tesori artistici, storici, religiosi, dei quali è popolata l'Italia, che costituiscono la principale sua grandezza, il grande suo patrimonio. È desolante puramente e semplicemente! E questa è civiltà e libertà?

Il Procuratore Generale della Cassazione di Roma nel suo discorso inaugurale 1914 lamentava il triste crescendo dei delitti e della delinquenza giovanile. È conseguenza di quell'indirizzo.

Si può onestamente negare che in Italia l'educazione della gioventú va a rotta di collo? Si può nascondere che tale terribile crescendo nella delinquenza dei minorenni coincide con quel sistema di educazione laica? Con il lento continuo allontanar del popolo, della gioventú, da quegli ideali superiori che costituiscono, la base dell'ordine sociale, la purezza dei costumi? Quando cominciò la guerra ai catechismo volli rileggerlo; man mano che scorrevo quelle pagine, sempre piú mi meravigliavo di tale ostracismo e dicevo a me stesso: Ma se l'uomo seguisse e praticasse quelle massime, ci sarebbe bisogno di tribunali, di carceri, di agenti di P. S.? E davo ragione ad uno dei piú eminenti personaggi della rivoluzione francese del 1789, Diderot, il quale, per miscredente che fosse, aveva dipinto il catechismo come il migliore libro di educazione popolare e lo insegnava alla figliuola; e al celebre Jouffroy, il quale da eminente filosofo razionalista sostenendo per tanto tempo la ragione umana bastare a se stessa, dopo lunghi studi, dopo avere invano domandato alla filosofia la soluzione dei grandi problemi della vita, finiva cori la piú splendida apologia del catechismo e lo proclamava come il libretto piú adatto all'educazione dell'uomo.

La guerra ai catechismo e le sue conseguenze.

Eppure, oggi in Italia se n'ostacola la diffusione, gli si fa tanta guerra! E per giunta col pretesto della libertà. Bella libertà! Almeno ci fosse l'insegnamento, come è nel cattolico Belgio! Là esiste la vera libertà d'insegnamento, anche superiore, e ,lo Stato, pur vigilando ed esigendo garanzie per il patrimonio del sapere, consente a tutti di aprire scuole, anche universitarie, come nella oggi sventurata Lovanio, pur col diritto di conferire titoli e diplomi; e ne viene anche un bene, una economia al bilancio dello Stato, un bene alla libertà vera, perché l'anima dei giovani non viene plasmata secondo la stessa forma. Questa è libertà, questa è educazione del popolo!

Aveva ben ragione Victor Hugo, quando scri veva: Tradurrei avanti i tribunali penali quei genitori, che mandano i loro figli a scuole ove non s'insegna religione.

Se si vuole ben educare il popolo, cambiamo una buona volta sistema, smettiamo quei pretesti di scuola confessionale, di scuola laica, di morale civile e simili; sono frasi fatte; e gloriamoci della vera civiltà, della vera libertà, quali le insegna il Vangelo, le produce il Cristianesimo.

Il gran romanziere Paolo Bourget, accademico di Francia, scrisse: « Durante molti anni, come buona parte di giovani delle città moderne, non avevo fede, ma sono giunto a riconoscere, che gli uomini e le donne che seguono i precetti della Chiesa, sono in massima parte al sicuro dei disordini morali da me descritti nei miei romanzi, e che sono inevitabili, quando gli uomini si lasciano guidare dai loro sensi, dalle loro passioni, dalle loro debolezze. Dovunque il Cristianesimo è vivo e sentito, i costumi si purificano; dovunque langue, si depravano: esso è dunque l'albero in cui fioriscono le virtú umane, senza le quali le nazioni son condannate a perire. Si demoralizza la Francia, togliendole la Fede; scristianizzandola la si assassina. Non vi è salvezza sociale, fuori della verità del Decalogo ».

E sono dello stesso avviso tanti altri illustri scienziati, letterati: Carlo Moris, la Play, Taine, Villari, Tommaseo, il nostro sommo Manzoni, che osserva essere impossibile trovare contro la morale cattolica un solo argomento valido.

E recentemente lo scettico ed elegante scrittore francese Louridan di fronte al grandioso per quanto terribile spettacolo dell'ecatombe della immane guerra, rientrato in se stesso non meno elegantemente esclamava: « Ingannai me stesso e voi che leggeste i miei libri, che cantaste le mie canzoni: fu un vaneggiamento. Scorgo la morte e inneggio alla vita; le mani armate producono la morte, le mani giunte producono la vita. Francia, o Francia, ritorna alla fede dei tuoi giorni piú belli. Il passato della Francia è grande: era una Francia che credeva; il presente è calamità. Abbandonare Dio è lo stesso che perdersi, devo dirlo ai miei amici. Louridan non osa morire ateo. Mi opprime il pensiero. Vive un Dio e tu gli sei lontano; giubili l'anima mia, giacche è giunta l'ora in cui prostrato ginocchioni, posso dire: Io credo, credo in Dio, credo, credo ».

Educhiamo il popolo alla scuola del Vangelo.

Educhiamo il popolo e teniamo ben presente, che quando in un paese la religione è in decadenza e tende a sparire, il vizio guadagna naturalmente il terreno perso dalla sana moralità e la società si trova ferita nel suo principio fondamentale, la famiglia. Così osservava un grande missionario, uno di quei tanti e tanti, che compresi delle idee di Dio, dei dettami del Vangelo, vanno arditamente incontro a disagi, privazioni, sacrifici inenarrabili, inconcepibili, a parte il martirio, da non parer vero che un uomo possa affrontarli e sobbarcarvisi senza un'assistenza superiore, e sono una miriade che portano civiltà e religione e libertà.

Spettacolo stupendo ed edificante!

Curiamo nel popolo l'idea di Dio, di religione: è il mezzo piú efficace per la sua educazione. Quando vedo ch'essa produce i Don Bosco, i Vincenzo de' Paoli, i Saverio, i Francesco d'Assisi, io mi domando: Perché non coltivarla? Per ogni riguardo non può non produrre bene alla società, all'umanità, ed è da matti non metterla in auge.

Se delle circostanze politiche poterono essere occasione di confondere cause ed effetti, principii e fatti umani, e a dar un indirizzo per se stesso non commendevole, per quanto potesse aver l'apparenza al momento opportuna; oggidí questo stesso fortunatamente e logicamente è svanito e scomparso. La suprema grande prova che stiamo passando ce lo testimonia. Ovunque si nota un salutare risveglio religioso. Dio e Patria, scienza e fede; sublimi idee della umanità!

Facciamo resipiscenza nell'indirizzo di educare il popolo, la gioventú; cambiamo rotta, avremo così grande davvero la nostra Italia, per la quale quell'anima candida e davvero patriottica del martire dello Spielberg, Silvio Pellico, ben cantò: « Sembra per te il Signore, piú che per altre terre, arder d'amore ». E Dio la benedirà.

Cosí schiettamente la penso, e credo esser fermamente nel vero, e in tale senso mando la mia adesione all'invito della S. V. Ill.ma e la mia quota di partecipazione.

Con perfetta osservanza

Dev.mo

Barone GIROLAMO COFFARI.

TESORO SPIRITUALE

I Cooperatori Salesiani, i quali confessati e comunicati divotamente visiteranno qualche Chiesa o pubblica Cappella, o se viventi in comunità la propria Cappella privata, e quivi pregheranno secondo l'intenzione del Sommo Pontefice, possono lucrare Indulgenza plenaria

ogni mese:

1) in un giorno scelto ad arbitrio di ciascuno; 2) nel giorno dell'esercizio della Buona Morte;

3) nel giorno in cui si radunino in conferenza;

dal 10 maggio al 10 giugno:

1) il 10 maggio, Solennità di S. Giuseppe;

2) il 24 maggio, Solennità di Maria Ausiliatrice

(visitando, ove esiste, una chiesa salesiana) 3) il 1° giugno, Ascensione di N. S. G. C.

Inoltre: ogni volta che essendo in grazia di Dio (senza bisogno di accostarsi ai SS. Sacramenti o di visita a qualche chiesa) reciteranno S Pater, Ave e Gloria Patri per il benessere della cristianità e un altro Pater, Ave e Gloria Patri secondo l'intenzione del Sommo Pontefice, lucreranno tutte le indulgenze delle Stazioni di Roma, della Porziuncola, di Gerusalemme e di S. Giacomo di Compostella.

La conquista cristiana della Patagonia ALLA FEDE E ALLA CIVILTA

Memorie del Card. Giovanni Cagliero

« Teniamo oggi, per la cortese benevolenza dell'Em.mo Cardinale Cagliero, la promessa già fatta ai nostri lettori di riprodurre nella parte sostanziale, la conferenza densa di ricordi, di fatti e. di preziose notizie, che Sua Eminenza disse ai sacerdoti romani della Pia Unione di San Paolo. La parola del Cardinale, cosí come noi la raccogliemmo dalle sue labbra, giunge, in questo momento di odi e di lotte fratricide, come l'eco lontana di un mondo diverso nel quale i cuori degli uomini accettano senza rivolta l'invito di pace, di mitezza e di amore lanciato dall'annunzio evangelico a tutte le anime di buona volontà. Nel ripeterla su queste colonne noi formiamo il fervido voto che anche nella nostra Europa sconvolta e sanguinante, ove l'annunzio è ripetuto senza tregua dal Vicario stesso di Cristo, esso possa ritrovare docile ascolto, a nostro universale conforto, a garanzia, sicura di ferma pace e di vero benessere».

Fin qui il Corriere d'Italia. - Noi siamo lieti di aggiungere che il suo diligente resoconto - come viene da noi pubblicato - venne riveduto dallo stesso Eminentissimo Conferenziere, al quale rinnoviamo pubblicamente i piú vivi ringraziamenti.

Inferiva il colera a Torino nell'agosto del 1854 ed io mi trovavo ammalato nell'infermeria dell'Oratorio. Avevo allora 16 anni ed i medici giuravano che mi trovavo in fin di vita. Nella casa si diceva che io ero cosí ridotto, perché avevo commesso l'imprudenza di accompagnare Don Bosco nella visita al lazzaretto. Don Bosco fu sollecitato dai medici a visitarmi e ad amministrarmi gli ultimi sacramenti. Venne al mio letto, e lo ricordo ancora come se lo vedessi qui: - Che è meglio per te, mi chiese; guarire o andare in Paradiso? - E meglio andare in Paradiso, gli risposi. - Sta bene, soggiunse, ma questa volta la Madonna ti vuol salvo; tu guarirai, vestirai l'abito chiericale, sarai sacerdote e prenderai il tuo breviario e andrai lontano, lontano, lontano...

Agli occhi del Padre si apriva allora una stupenda visione. Avvicinandosi al mio lettuccio - doveva raccontarlo solo trentacinque anni piú tardi - egli l'aveva visto circondato da selvaggi di alta corporatura e fiero aspetto, dalla carnagione cuprea e dalla folta chioma nera, stretta da un legaccio sulla fronte. Neanche sapeva, allora, a che razza appartenessero quelle figure prodigiosamente intravviste e solo piú tardi aveva sfogliato in segreto un manuale di geografia e aveva trovato che esse corrispondevano al tipo dei Patagoni e dei Fueghini. Si apriva dunque, allora, nell'animo del Padre la stupenda visione di quella immensa regione che egli profetò ricca di minerali e di industrie, di fabbriche e di ferrovie, benedetta dal dono prezioso della fede cristiana per le fatiche e il sangue della sua dolce famiglia spirituale. Certo io guarii in quel momento; la febbre passò per incanto e neanche ricevetti i Sacramenti, perché mi parve meglio, giacché dovevo guarire subito, di farlo quando fossi levato. Devo però aggiungere che gli accennati particolari Don Bosco li manifestò soltanto dopo che io avevo iniziato l'evangelizzazione della Patagonia e ne ero già Vicario apostolico; poiché egli, precisamente per timore di essere guidato dalla sua impressione personale, non volle mai prendere iniziative sue circa la mia persona e i miei uffici, ma lasciò disporre tutto dalla divina Provvidenza, che diresse le cose esattamente, come le aveva mostrate al Padre in un baleno del futuro.

I primi Missionari salesiani approdarono a Buenos-Ayres il 14 dicembre 1875. Li aveva chiamati l'Arcivescovo, desideroso di una congregazione religiosa che prendesse cura speciale degli italiani emigrati, già tanto numerosi nella giovane repubblica. Erano dieci soltanto; ed io li conducevo, non per rimanere nella missione, ma per stabilirli nelle nuove residenze e poi tornare in Italia. Sul molo ci aspettavano duecento italiani, i notabili della colonia, e ci accolsero a gran festa.

Incoraggiato e invitato dall'Arcivescovo, mi accinsi immediatamente a visitare i luoghi ove i nuovi stabilimenti avrebbero dovuto sorgere e compresi subito quale messe abbondante ci preparava il Signore. Infatti, non solo la modesta chiesa di San Nicolas de los Arroyos che, già prima della nostra venuta, era stata preparata per noi, ci venne destinata; ma nella stessa Buenos-Ayres ci venne insieme affidata quella di Maria Mater Misericordiae, col suo monumentale tempio, frequentato dalla Colonia Italiana di quella immensa Capitale. Per farla breve, prorogando di tre mesi in tre mesi il mio ritorno in Italia, lui trattenni in Argentina per due anni, ne visitai le principali località ed ebbi la visione della grande opera di fede e di civiltà cristiana, che là potevano e dovevano compiere i figli di Don Bosco.

Non la spada, ma la croce.

Proprio mentre avevamo posto piede nel territorio argentino quel Governo preparava una spedizione scientifica per l'inesplorata Patagonia.

Chiedemmo subito di farne parte, ma ci fu opposto un rifiuto, perché si disse che era troppo presto e che piú tardi, quando fossero aperte le vie alla penetrazione della civiltà fra quelle tribù barbare e violente, noi avremmo potuto cominciare l'opera nostra. Infatti, solo nel 1878 i primi quattro missionari salesiani partivano per la Patagonia, ma fu senza frutto il loro tentativo, perché il battello che li trasportava per poco non fece naufragio presso le acque del Nio Negro, il gran fiume che è la via principale di comunicazione della Patagonia ed è percorso normalmente anche dalle piú grandi navi da guerra. I missionari a stento poterono salvare la vita.

L'anno seguente il Governo Argentino, insofferente piú oltre delle continue molestie che le selvagge tribù patagoni arrecavano alle regioni civilizzate, preparava contro di esse una spedizione armata, 2000 uomini all'ordine dello stesso Ministro della guerra, Generale Roca, quello stesso che doveva poi essere presidente della Repubblica. I Salesiani domandarono di accompagnare la spedizione, proponendosi di tentare essi con la Croce quella conquista che le truppe argentine si preparavano a fare con la spada. Furono aggregati allo Stato Maggiore, e fecero del pari con le milizie la lunga marcia fino al limitare dell'inesplorata e paurosa regione.

I primi contatti dei soldati bianchi con le avanguardie delle tribù patagoni furono pieni di minacce. Volò qualche freccia, risuonò qualche colpo di fucile. Il generale Roca, disperando di poter avvicinare i selvaggi tanto da intavolare trattative, si disponeva già ad una grande azione violenta, quando i missionari gli domandarono insistentemente il permesso di fare essi un nuovo tentativo pacifico. A furia di gesti, infatti poiché non avevano nessuna piú lontana idea dell'idioma patagone - riuscirono a far capire che avevano intenzioni di pace. Poi, ottenuto di scambiare cenni piú che parole, persuasero quei selvaggi che la loro pretesa di opporsi con la forza alla penetrazione argentina era vana, poiché se essi avevano lance e frecce, i bianchi avevano i fucili che uccidevano prima che le armi bianche potessero entrare in azione. E fu cosí che i principali capi, i cacichi Sayuhueque e Yancuche, si arresero e riconobbero l'autorità argentina accettando le condizioni da essa imposte; il cacico Namuncurà si ritirò con 400 lance in un angolo di territorio lontano, presso la nevosa Cordigliera. Le condizioni del governo argentino furono assai benevole; viveri assicurati per tre anni, finché le tribù avessero imparato l'agricoltura, poi terreni da coltivare e da sfruttare. Cosí a Carmen de Patagones, sulle sponde del Rio Negro sorse la prima fondazione salesiana religioso-civile, in una immensa regione che ancora sul caderere del secolo XIX era sconosciuta e misteriosa.

Le prime fatiche dei missionari furono nell'insegnare ai selvaggi, oltreché le verità della Fede, a lavorare la terra, poiché essi non avevano la piú lontana nozione dell'agricoltura, ed è grato ricordo l'ingenua meraviglia con la quale seguirono la piantagione di semi di zucche. Le enormi cucurbite che venivano fuori in fondo ai fragili tralci li riempivano di stupore e questa curiosità fu un elemento di successo nelle prime loro prove; in breve tempo, era in tutti una gara nella cultura delle zucche.

Questa pacifica conquista della Patagonia trova il suo riscontro in quella della Terra del Fuoco. Anche là il Prefetto Apostolico Mons., Fagnano fece abbassare i fucili alle truppe bianche mentre già avevano iniziato la fucileria contro contro le tribù fueghine, le quali coi tiri delle loro frecce avevano fatto le prime vittime tra i soldati. Anche là la parola, il muto gesto anzi del sacerdote, risparmiò la strage e conquistò senza violenze tutto un popolo alla civiltà e alla Religione, tutta una fiorente regione alle ricchezze del commercio e delle industrie.

Coi sudore e col sangue.

Nel 1883 io veniva creato Provicario della Patagonia e nel 188 Vicario Apostolico nella pienezza del carattere episcopale. I ricordi di quei primi anni di apostolato sono indimenticabili. Furono anni di stenti e di fatiche impensate, ma insieme di soddisfazioni e di frutti spirituali non prima sperati. « Conquisterete la Patagonia col sudore e col sangue », mi aveva detto Don Bosco, e fin dal 1875, nell'accomiatare la prima schiera, egli mi aveva dato questo ricordo: « Lavorate, fate quel che potete; il resto lo farà il Signore. Propagate la divozione a Maria Ausiliatrice e al SS. Sacramento e vedrete che cosa sono i miracoli ». Spargemmo, invero, il sudore e il sangue, e vedemmo che cosa sono i miracoli.

Nei soli primi due mesi della mia missione battezzammo 1700 indigeni nell'immersa valle di Chichinal, ove si trovavano attendate le tribù di Sayuhueque e Yancuche. Facevamo tutti i giorni tre ore di catechismo al mattino e tre nel pomeriggio. L'episcopio era una capanna di tronchi e fango, dal tetto di rami che mi riparava dal sole, e dalla pioggia... quando non pioveva. Nessuna traccia di letti; dormivamo sulle pelli che con grande affetto ci avevano dato quei buoni selvaggi. Di indole buona e capaci di entusiasmo, essi ci commuovevano talvolta con l'ingenua interpretazione, sempre la piú generosa che davano alle prescrizioni della Chiesa.

Una volta dodici bambine erano state istruite per la Prima Comunione. Era la prima volta che facevamo tra i selvaggi di quella regione la cara funzione suscitatrice per tutti di ricordi sì dolci. Avevamo raccomandato con la piú viva insistenza il digiuno prescritto dalla mezzanotte fino al momento di accostarsi all'altare. Le bambine avevano ricevuta la Santa Comunione la domenica mattina, avevano passato tutta la giornata presso la Missione, erano tornate il lunedí, e, la sera di quel giorno stavano avviandosi verso la loro capanna, quando mi chiesero: - Padre, abbiamo fame.- Feci loro dare tutto quello che avevamo, perchè ripeterono una seconda volta la richiesta. Ma le vidi tornare di nuovo, riportando intatto il pane, la carne e quanto avevo loro donato, domandandomi: - Quando possiamo mangiare questo? - Allora capii! Le povere bambine non avevano mangiato dopo la Comunione e perciò erano digiune dal sabato sera, avendo passato ben 48 ore senza prendere né cibo né bevanda! Cosí esse avevano interpretata e applicata la legge del digiuno eucaristico!

Tali erano le consolazioni di fresca, spontanea, verginale vita religiosa, non inquinata punto dall'acre sapore di peccato che purtroppo pervade tutta la civiltà bianca ed europea. Era questo il continuo ed unico sollievo che valeva a ristorarci dai pericoli e dalle inaudite fatiche che incontravamo nell'evangelizzare l'immensa ed impervia regione. Non strade, ma solo sentieri appena tracciati sulle pareti rocciose delle Cordigliere o attraverso le immense pianure, folte di vegetazione. Ricordo di aver attraversato una volta un campo di fragole per ventiquattro chilometri senza interruzione; il cavallo assetato allungava il collo e si dissetava alla freschezza dei frutti rossi e polputi. E alle falde di folte foreste raccolsi saporitissime mele

Due miei compagni nella Terra del Fuoco furono feriti di freccia da tribú indigene; uno di questi tornando per curarsi delle gravi piaghe a Punta Arenas, centro di quella Missione, fu travolto con la fragile imbarcazione nelle acque dello Stretto di Magellano, e annegò. Cosí si avverava il detto di Don Bosco: « Col sudore e col sangue conquisterete quei popoli! »

Io stesso, era il 1887, feci una gravissima caduta da cavallo e rimasi ferito. Attraversavo la Cordigliera a 2000 metri di altezza e dovevamo salirne ben altri mille. Il sentiero si snodava sul fianco delle aspere pareti granitiche e spiombava a picco nell'abisso.

Il mio cavallo si impennò e cominciò a saltare all'impazzata. Io, invocando Maria Ausiliatrice, mi gettai di sella badando a volteggiare come un acrobata, in modo da cadere sul dorso. Vi riuscii, ma una punta del suolo roccioso mi ferí e mi penetrò nelle carni spezzando due costole e forando il polmone. Rimasi come morto, respiravo a fatica e non riuscivo a parlare. I miei compagni mi si appressarono ed io, come riuscii a balbettare qualche parola, per rianimarli cercavo di prendere la cosa in burla, e dicevo che siccome abbiamo ventiquattro costole, se ne potevano ben sacrificare due. Dovemmo tornare indietro e attraversare due fiumi e due cordigliere per trovare il primo posto ove potessi fermarmi e curarmi. Ma quale cura! C'era appena un empirico che curava le malattie con sistemi affatto primitivi, ed io appena lo vidi gli chiesi se vi fosse un fabbro ferraio per riparare le mie due costole spezzate! E ciò per alleggerire il dolore degli accompagnanti che erano piú addolorati di me!

Stetti là un mese e, come Dio volle, guarii; ancora convalescente ripresi il cammino, e con un viaggio di quattro giorni coi miei missionari passai di nuovo le Cordigliere a piú di 3000 metri, e scesi alla dolce pianura cilena sulle sponde del Pacifico. E si stabilirono le basi delle nuove Case di Concepción, Talca, Santiago e Valparaiso.

Cosí quell'anno, sempre a cavallo, con cinque miei compagni, dormendo la notte in fondo ai fossi o sotto gli alberi, avevo attraversato l'America dall'uno all'altro Oceano.

Un'altra volta, eravamo due soltanto, dopo avere attraversato il deserto, giungevamo alle 11 di notte ad una stazione militare stabilita dal governo argentino lungo la via battuta per proteggere i rari viaggiatori. C'erano sette soldati.

Noi non avevamo mangiato nulla durante il giorno, né bevuta una stilla d'acqua. Domandammo qualche cosa da mangiare, non c'era neanche un briciolo di pane; qualche cosa da bere, non c'era un sorso di liquido. Per attingere acqua al piú prossimo ruscello bisogna fare due leghe, otto chilometri. Uno dei soldati disse:

- Ha piovuto otto giorni fa, forse c'è ancora un po' d'acqua nel fosso, vado a cercarla.

E tornò poco dopo con una bottiglia piena. La guardai e mi sentii rabbrividire; era letteralmente coperta di fango. Volsi le spalle al lume - un pezzetto di grasso in mezzo al quale era ficcato alla meglio un lucignolo di cotone - e chiudendo gli occhi portai la bottiglia alle labbra. Bevvi e sentii che col liquido andavano giù in perfetto accordo corpi solidi e viscidi indefinibili. Mi fermai a metà e diedi il resto al mio compagno dicendo:

- Chiudi gli occhi e bevi.

E poi:

- Sia benedetta la Provvidenza che questa sera ci ha fatto trovare da bere e da mangiare nello stesso tempo! Se c'è un momento nel quale si deve avverare la promessa evangelica, fatta da Gesú Cristo ai suoi Apostoli, si mortiferum quid liberint non eis nocebit, è proprio adesso.

L'ultima missione.

Ricordo sempre con viva emozione l'ultima missione che feci nel 1902. Mi aveva mandato a chiamare il vecchio cacico Namuncurà, che nel lontano esilio presso la Cordigliera sentiva oramai appressarsi la morte. Per raggiungerlo feci 1500 chilometri a cavallo, fermandomi in tutte le missioni che incontrai per via. Viaggio incantevole! In quel tratto della Cordigliera ben otto laghi rispecchiano il cielo tra le cime aguzze dei monti, ed uno di essi è navigabile. Il venerando capo patagone aveva allora 86 anni e ci accolse come inviati del cielo. Volle essere battezzato con tutta la famiglia e la tribù, fu cresimato, fece la sua Prima Comunione con umiltà e semplicità di fanciullo. Tutto lieto andava ripetendo:

- Ora muoio contento, ora muoio buon cristiano.

Stavo per lasciarlo, quando pensò ad una cosa che io stesso avevo dimenticato, e:

- Quiero sepultar cristiano, mi disse.

E allora scegliemmo un angolo di verde sisilenziosa pianura, chiusa tra le rocce imminenti, e là benedissi il cimitero cristiano, dove il vecchio capo e i suoi potessero dormire un giorno l'ultimo sonno all'ombra della Croce. Partendo, lo abbracciai e lo salutai come un fratello. Egli mori un anno dopo.

Dopo 30 anni di apostolato.

Tali i ricordi della lontana Patagonia che in questo momento mi si affollano alla memoria. E il mio pensiero si riposa su quello che è la lontana regione oggi, dopo 3o anni di apostolato cristiano.

La Patagonia conta adesso cinquanta chiese e cappelle ed accoglie 164 missionari salesiani e 130 suore di Maria Ausiliatrice.

Patagones e Viedma, residenza del Vicariato, sulla foce del Rio Negro a 200 leghe da Buenos Ayres, hanno un seminario con molti studenti di teologia e di filosofia e molti aspiranti, tutti indigeni. Numerose sono nel territorio le colonie agricole, le scuole di agricoltura, le scuole di arti e mestieri, ospedali, collegi, tipografie ed osservatori meteorologici. I villaggi cominciano a sorgere in buon numero con belle case di architettura europea. L'avvenire di quelle regioni è di portentosa ricchezza. La Patagonia si estende per un milione e duecentomila chilometri quadrati, solcati ora in vario senso da nove ferrovie. Può ospitare comodamente almeno 50 milioni di abitanti, e possiede adesso almeno tre milioni di capi di bestiame, mentre la Terra del Fuoco conta tre milioni di pecore che forniscono all'Europa lana finissima e ricercata. I missionari e le suore hanno insegnato agli indigeni l'industria tessile e quando nel 1898 fui a Buenos Ayres, portai al Presidente della Repubblica una cassa di stoffe e di filati fabbricati dai patagoni e dai fueghini. Il Presidente e i ministri non potevano persuadersi che quelle tribù selvagge avessero potato giungere a tanto. Cosí ogni volta che passavo per Buenos Ayres riunivo nel palazzo del Governo il Presidente e i Ministri amici, e sulla carta indicavo loro i luoghi esplorati, le vie, le caratteristiche delle varie località. Per avere un'idea della ricchezza della Patagonia basta dire che nel territorio si sono già scoperte 1o miniere, lavaderos, di oro, ed ora nel Chubut (Patagonia centrale) si è scoperta una sorgente di petrolio che dà da 48 a 5o mila litri di liquido ogni 24 ore.

Lo stesso è della Terra dei Fuoco, ove il Prefetto Apostolico Mons. Fagnano da 3o anni esercita il suo apostolato. La capitale Punta Arenas nel 1887 contava appena 50o abitanti; ora ne ha 20.000, in gran parte argentini ed europei, che hanno là stabilito il loro commercio. Gli indigeni sono riuniti nelle riduzioni degli Onas e degli Alacalufes. Le visitai nel 1897 e vi trovai scuole perfette, in nulla inferiori alle europee. Anzi dieci quaderni di calligrafia, scritti dai fanciulli fueghini ed esposti alla Mostra Colombiana di Genova nel 1892, furono ammirati e trovati simili ai migliori saggi delle scuole europee e italiane. E fu in quella stessa esposizione che ottenne il primo premio un lenzuolo ricamato in bianco da una giovane patagona, sorella del cacico Yancuche.

Volendo ora riassumere a colpo d'occhio l'opera salesiana nella Repubblica Argentina e in genere nelle Missioni d'America, ho la consolazione di dire che quei dieci missionari sbarcati nel 1875 a Buenos Ayres, sono ora divenuti 1400. Questa sola città accoglie 12 stabilimenti di salesiani e dell'altra famiglia di Don Bosco, le suore di Maria Ausiliatrice, con 5000 alunni ed alunne. Nel resto della Repubblica sono altre 68 case con 1o mila alunni interni e 15 mila esterni. Negli altri Stati dell'America latina - Chili, Brasile, Paraguay, Uruguay, Centro America - sorgono ancora 137 istituti salesiani, e da un calcolo che ho fatto posso assicurare che nelle nostre case sparse per tutti i luoghi di Missione passa per ogni dieci anni, mezzo milione di giovinetti e giovinette che vi sono educati alla fede e alla civiltà cristiana.

Ho parlato dell'Opera Salesiana, come di quella della quale ho la cognizione e l'esperienza personale; ma l'efficacia della Missione cattolica è del pari meravigliosa dovunque una famiglia religiosa prende ad annunziare la parola evangelica ai popoli che prima sedevano nelle tenebre e nell'ombra di morte.

Questa conquista pacifica, che ha frutti preziosi di bene anche per la vita civile e per lo sviluppo dell'industria e dei commerci, è tanto piú degna di essere ricordata ora, mentre sembra che i popoli civili abbiano dimenticato le ragioni della pace ed affidato le loro sorti solamente alla rabbia convulsa delle battaglie piú sanguinose.

Alcuni rilievi.

Francesco Aquilanti, il noto pubblicista romano, ha scritto le sue impressioni sulla Conferenza tenutà a S. Giovanni della Pigna dall'Eminentissirno Card. Cagliero, che vennero riprodotte da vari giornali. L'Aquilanti esordisce cosí:

Ho avuto la ventura di ascoltare ieri nel raccolto tempio di S. Giovanni della Pigna in Roma un discorso di Giovanni Cagliero sulle missioni in Patagonia, detto alla presenza di prelati illustri e di una vera folla di amici salesiani. Tento di riprodurre e di far gustare agli assenti talune delle altissime emozioni religiose che ho provato. Il Cardinale Cagliero redime l'arte della parola, la sottrae alle transazioni quotidiane, elevandola in una atmosfera di pura bellezza. L'oratore è pari all'apostolo, semplice, spedito, comprensivo, ignora i luoghi comuni e le futili vanterie, va diritto al cuore, convince, persuade, esalta. È l'ora degli eroismi guerrieri, fulgidissimi, meravigliosi; ma, ascoltando Cagliero, io mi sono domandato se la voce « eroismo » non sia suscettibile, pur tra il fragor del cannone, di interpretazioni piú vaste ed umane, se oltre l'eroe soldato non debba iscriversi il nome dell'eroe missionario, cioè santo, in termini cristiani. Ed ho concluso che sì: Cagliero ha dei medioevali il tono rude e preciso, non senza, di tratto in tratto, una pulita ironica che ferisce i deboli, gli inetti, coloro che, come Belacqua, preferiscono indugiarsi nell'antipurgatorio, anziché ascendere il monte di redenzione; lo paragonereste, l'indomito cavaliere delle Ande, il robustissimo Cagliero d'un tempo, ad un abate del medio evo che conduce i suoi soldati all'assalto per la giustizia e per la libertà. Ma le armi si sono affinate nel nostro d'infinito; lancia è la parola e scudo la carità....

Rivivemmo la passione d'amore e di bontà di Don Bosco: la voce dell'oratore si fece tremola e commossa: egli sapeva di essere nella storia e di fare la storia. Cagliero è un documento vivente delle glorie del Salesianismo nel mondo...

Commentata la prodigiosa guarigione di Cagliero fanciullo, l'Aquilanti continua:

Cagliero apostolo, Cagliero vescovo, Cagliero Cardinale: ecco la profezia di Don Bosco: ecco la spiegazione d'infiniti piccoli episodi, da cui traspare la trepida devozione del santo per il discepolo. Ieri Cagliero, parlando della sovrana dignità della Porpora, con un tratto di finezza che ai non cristiani è ignoto: « Non per me, egli diceva, ne sono lieto, ma per i miei, per la famiglia salesiana ». La Porpora aveva vinto la clamide consolare; il piccolo io, che fuori della Chiesa è nulla, emergeva rinnovato dagli universali valori attuati in dedizione di sacrifizio.

Segue uno splendido rilievo dell'opera di evangelizzazione, compiuta sotto la guida di Giovanni Cagliero dai figli di Don Bosco in Patagonia. Ecco gli ultimi periodi:

Con sensibilità squisita di patriota nulla disse Cagliero intorno al domani di Europa, ma per contrasto, lui contrasto in cui si cela un brivido formidabile, tratteggiò egli, il fedele discepolo di Don Bosco che leggeva nel futuro, un quadro sublime di quello che sarà l'America di domani e sopratutto la Patagonia. Il solco luminoso aperto dai figli di Don Bosco è immenso e si estende per ogni fibra del nuovo mondo. Le ricchezze naturali vengono ogni giorno meglio apprezzate e valorizzate; ricordò le sterminate miniere di petrolio recentemente scoperte; il bestiame prospera in mandre immense. Nessun vincolo limita la, propaganda della parola di Dio; gli interessi spirituali e materiali si armonizzano a perfezione. Si potrebbe conchiudere melanconicamente, a proposito del conflitto, con il tradizionale - mors tua, vita mea; - ma Cagliero è troppo italiano, troppo europeo per giungere a ciò. Egli, pur non dissimulandosi le estreme difficoltà dell'assunto, ma superandole con la fede, riprende la parola di battaglia del Maestro, e dice ai sacerdoti ed ai laici cattolici, a quanti coltivano la vigna del Signore: - Lavorate ---Lavoriamo - imitiamo San Paolo e il domani sarà nostro. - È piú facile, lo confesso, il cristianizzare i selvaggi che liberare dalla patina dell'odio, dal pregiudizio e dall'orgoglio dell'intelletto, quei che già credettero e che una falsa scienza e uno smodato senso di sé allontanò dalla verità. Ma nell'odierno rivolgimento dei valori la materia incadescente diviene capace di ogni sigillo: con acutezza di critico Renato Serra, il nostro eroe povero morto, disse che le forme estetiche sono eterne: io ripeto, a maggior ragione, l'espressione per la forma cristiana. Se sapremo volere, con la mente di Don Bosco e con il cuore di Cagliero, convertiremo l'Europa alla mite luce di Gesú, ed educando noi stessi ci renderemo atti ad educare un'altra volta il mondo alla vera civiltà. Il nostro imperialismo è sempre, ed unicamente, quello dei missionarii e degli apostoli.

LETTERE DEI MISSIONARI

ARGENTINA Fiori di fede in Patagonia.

(Lettera dell'Ispettore D. Luigi Pedemonte).

A bordo del « Presidente Mitré il 17 aprile 1915.

Rev.mo ed Amatissimo sig. D. Albera,

Il mare quieto, dopo due giorni di scombussolamento, mi porge la bella occasione di trattenermi in colloqui catechistici con una dozzina di bambini. che vengono a popolare la nostra Patagonia. Qual. dolore! Provengono in parte da Buenos Ayres e in parte sono figli di nobili nazioni europee, un dì fervide nazioni cattoliche, e tuttavia i miei cari allievi, ad eccezione di una bambina, già educanda delle Suore di Maria Ausiliatrice, e di un piccino di sett'anni, oriundo di Montevideo, ove assisteva al catechismo che fa il zelante parroco di Durazno, non sanno nessuna preghiera, nemmeno il segno della Croce! Tra essi v'è una bambina che passa i dodici anni, or ora arrivata dalla Spagna...

Scopo di questa mia è di additarle tre scene di cristiana pietà che diranno al suo cuore paterno come i sudori dei primi valorosi missionari che percorsero questi deserti, producono già frutti consolanti e ci aprono il cuore a lusinghiere speranze. Gesù, il Re pacifico dei popoli estenderà il suo Regno fino ai confini della nostra missione, dal mare alle Ande, dal Rio Colorado ai confini australi del continente americano.

* *

Mentre ci preparavamo per la Pasqua, che a Viedma fu davvero una solennità grande e spettacolosa, per la maestà dei sacri riti e per la straordinaria affluenza alle sacre funzioni con a capo le Autorità Governative, e per la cifra consolante di quelli che ricevettero i Santi Sacramenti, giunse un vecchio indigeno, ormai settantenne, che vive all' « Aguada del Loco « a circa 7o chilometri a sud ovest di Viedma.

Il vecchio Contreras, visitato parecchie volte dal nostro caro D. Pestarino, non aveva mai potuto regolarizzare la sua famiglia davanti a Dio, mentre due suoi figli vivono già da tempo come cristiani.

Venuto per affari alla capitale del Territorio

Rionegrino, volle questa volta pensare all'anima e decise di aggiustare le cose sue.

Ebbe la fortuna di incontrarsi collo stesso D. Pestarino, il quale con squisita carità santificò quella famiglia. La moglie, oriunda della tribù di Sayuhueque, e le due figlie ventenni, Luigia e Maria, preparate dalla buona presidente dell'Apostolato della Preghiera, signora Concetta Lucero, ricevettero anche la Santa Cresima. Io m'impegnai per disporle anche alla Santa Comunione, e tentai tutti i mezzi per scolpire in quelle menti le nozioni indispensabili; ma data la brevità del tempo, di cui il Contreras poteva disporre, si dovette pazientare e tramandare ad altro tempo l'augusta cerimonia.

Però le giovani non vollero riprendere le mosse verso il loro rancho, senza portar seco un bel quadro di Maria Ausiliatrice, alla quale promisero l'ossequio quotidiano di tre Ave, che avevano appreso con molta fatica

* **

(Qui, amato Padre, restò sospesa questa mia, cominciata l'anno scorso a bordo del Presidente Mitré. La continuo, e in gran fretta, oggi, 10 marzo 1916. Parto domani per un viaggio di 4ooo chilometri, fino alle Ande! Creda, il lavoro è tanto, che ci manca il tempo di scrivere, e ci sarebbero tante cose a dire e tutte interessantissime. Con questa dichiarazione chiudo la troppo necessaria parentesi).

Un antico amico di Mons. Cagliero e dei primi nostri confratelli qui giunti, già prigioniero degli indii che invadevano e facevano strage delle incipienti popolazioni, divenne padrone di un'area considerevole di terreno. Egli volle che là si costruisse una cappelletta, dedicata a Maria SS. Ausiliatrice; e il nostro Don Vacchina, allora provicario qui in Viedma, ne diresse la costruzione. Ebbene: io ebbi la consolazione di predicarvi l'anno scorso il triduo di S. Giuseppe. Che scene commoventi! La piccola borgata, composta dai figli del sig. Cecilio Lucero e delle loro famiglie, già fiorenti di una bella corona di figliuoli, alcuni sui dodici anni, assistettero in corpo alle funzioni del triduo. Con edificante pietà pregarono e cantarono varie lodi sacre insegnate dalla figlia minore del sig. Cecilio e, quanti erano in grado, ricevettero i santi sacramenti.

La vita che si vive in quel paese di San Miguel è quella delle borgate cristiane d'Europa. Non essendovi sul luogo alcun sacerdote, il maggiore dei discendenti del vecchio Lucero ora in paradiso, convoca a preghiera tutti quanti: e in comune si dicono le preghiere, coll'Angelus, si recita il S. Rosario e si cantano le Litanie della Madonna.

A questa scena di fede ne sottentra subito un'altra non meno commovente. Tutti si stringono attorno alla vecchia nonna, che bacia a uno a uno grandi e piccoli, dando a tutti un buon pensiero, un avviso, un ammaestramento.

Ogni primo venerdí del mese è santificato con divozione speciale: chè per tale circostanza cercano, e quasi sempre hanno fra loro, un missionario! Il buon Cecilio, or son trent'anni, ogni primo venerdí del mese veniva a fare le sue divozioni a Viedma, percorrendo a cavallo ben duecento chilometri nell'andata e altrettanti nel ritorno. La sua fede è stata largamente benedetta da Dio!

*

Tra i regali che la Divina Provvidenza ha fatto alla Patagonia dobbiamo annoverare varie famiglie europee che vengono a colonizzare queste terre e non si lasciano accecare dalla cupidigia del guadagno.

Visitai l'Isola Marchesotti, che porta il nome di un antico allievo dell'Oratorio di Torino, il quale vi conduce una vita patriarcale con una numerosa famiglia, educata secondo lo spirito di Don Bosco.

Nel rancho, fatto a palo a pique in parte, e parte in muratura, v'è una stanzetta convertita in cappella, con un bel quadro di Maria SS. Ausiliatrice.

Colà ogni mattina ed ogni sera recitano le preghiere del buon cristiano, come nelle nostre case, riserbando il S. Rosario per la sera, dopo finiti i lavori. La domenica è santificata colla lettura del Vangelo e libri divoti. Il padre e la madre sono maestri metodici di religione, e ne vedono splendidi frutti nella semplicità dei costumi e nell'allegra ubbidienza dei figli, già in bell'età, essendo i maggiori sui venti anni.

Quando il missionario giunge a quella casa, non appena fatti i primi convenevoli, è invitato ad udire le confessioni di tutti ed è prima il padre coi figliuoli, poi la mamma colle figlie, che si accostano al tribunale di penitenza con devozione viva e attraente. Alla Messa tutti fanno la S. Comunione e la figlia maggiore dirige le orazioni collo stesso ordine delle nostre case.

Questa schietta e profonda pietà è tanto piú lodevole, in quanto che fiorisce in uomini di lavoro indefesso, come attestano le rigogliose piantagioni dell'isola. Per quanto è possibile lavorano tutti insieme, sotto l'occhio del padre, evitando ogni consorzio di peones (indii giornalieri prezzolati) e di altri operai che potrebbero scemare la fede o turbare il candore dei costumi di quell'aurea famiglia cristiana.

Il Marchesotti dice che il Signore lo benedice in ogni senso. Egli è contento e felice, e felici e contenti sono tutti i suoi. Ecco il tipo di coloni, di cui abbisogna la Patagonia! Ce ne mandi molti il Signore! Essi sono altrettanti missionari, poiché il loro esempio è, per gli indigeni e per gli altri, una predica continua ed efficace che comprova la divinità ed i vantaggi della nostra santa Religione.

Parto, come le ho detto, amato Padre, per la visita alle nostre case disperse in questo immenso Territorio, e lascio al segretario l'incarico di copiare e trasmetterle il resoconto delle nostre Missioni, che ho preparato per Mons. Arcivescovo di Buenos Ayres.

Ci accompagni ogni giorno colle sue preghiere, e mi abbia sempre, quale sono e mi professo.

Viedina, 10 marzo 1916.

figlio devotissimo in Corde Jesu Sac. LUIGI PEDEMONTE.

MATTO GROSSO Mons. Malan in visita alle Colonie.

L'Ispettrice delle Figlie di Maria Ausiliatrice nel Matto Grosso, Suor Teresa Giussani, ci comunica queste tre relazioni:

I.

Il giorno 17 maggio p. p. venne fra noi l'amatissimo Mons. Malan. Benedetto Colui che viene nel nome del Signore! Noi colle indie, e i Salesiani con i loro indii, gli andammo incontro. Chi può descrivere l'impressione provata al vederlo! Don Pessina, Direttore di questa Colonia, gli rivolse un tenero ma eloquente discorso, esprimendo il sentimento delicato e devoto che ardeva per lui nei nostri cuori, l'ansia provata nell'attenderlo e mille altre cose che è piú facile immaginare che descrivere. Ad accrescere la nostra gioia e a compire la nostra felicità, non mancò la dolce presenza dell'amatissima nostra Madre Ispettrice Suor Teresa Giussani. Monsignor Malan ci benedisse con tutta l'effusione di padre amorosissimo e poi, tutti in ordine, ci avviammo alla chiesa dei Salesiani, tutta parata a festa. Mons. Aquino dié la benedizione col SS. Sacramento e Mons. Malan la rese piú solenne colla sua desiderata assistenza. Con due Vescovi la chiesina della nostra Colonia non aveva da invidiare nessuna Cattedrale delle piú grandi città!

Il 18 maggio la scena muta di aspetto; ci raccogliamo nella nostra Cappella per dare principio agli esercizii spirituali. A Mons. d'Aquino che ci fa la predica d'introduzione; in breve egli eleva la nostra mente al buon Gesú, ove non ci sarà difficile nel raccoglimento meditare e proporre. Egli non continua la predicazione, perché parte alla volta della Colonia del Sacro Cuore per disporre i preparativi per ricevere Mons. Malan: ma noi non perdiamo nulla, ché abbiamo la parola paterna di Mons. Malan che ci istruisce e ci guida nell'importante esercizio. Egli si alterna col suo segretario D. Francesco Corréa a predicarci in questi santi giorni.

Il 22 maggio si chiusero i Santi Esercizi e il ricordo che ci diede Mons. Malan fu: Ad Jesum per Mariam. La sua parola paterna ci ha commosso il cuore; e abbiamo formato i piú santi propositi: voglia il buon Dio aiutarci a mandarli ad effetto.

Finalmente anche per noi venne il momento di esternare al buon Superiore i nostri sentimenti.

Il 23 maggio Mons. Malan dice la Santa Messa alla quale assistono al completo le due comunità e tutti gli indii e indie bororos, che si accostano alla S. Comunione generale, dodici per la prima volta. Finita la Santa Messa Mons. Malan aveva la consolazione di benedire 3 matrimonii, e di amministrare il battesimo a tre bambini. Ebbe pure la soddisfazione di assistere a un saggio catechistico delle nostre indie sulla parte che riguarda i sacramenti. Negli intervalli si cantò qualche lode a Maria, in lingua indigena. Il saggio, svoltosi con grande spontaneità, commosse il nostro Superiore fino alle lagrime.

Queste le notizie che mi premeva comunicare...

Suor ANGELA DONATI Direttrice alla Colonia S. Giuseppe.

II.

Il 21 maggio p. p. giunse fra noi l'amatissimo Monsignor Aquino, Vescovo Titolare di Prussiade e Ausiliare dell'Arcivescovo di Cuiabà, per disporci a ricevere solennemente il nostro Prelato.

E non tarda a spuntare l'alba del 29 maggio. Tutta la Colonia va incontro all'amato Pastore. Lungo la strada si succedono gli archi trionfali artisticamente preparati; gli indii si avanzano con palme in mano. Una tal scena ci ricorda al vivo l'entrata trionfale del buon Gesù in Gerusalemme!

Mores. Aquino, con la sua eloquente e simpatica parola, presentò al degno Pastore le sue pecorelle, per le quali ha speso gli anni piú belli di sua vita. Quindi tutti, quasi in processione solenne, moviamo alla volta della chiesa della Missione, dove Mons. Malan imparte la benedizione col SS. Sacramento.

Il 3o maggio, alla S. Messa, vi fu Comunione Generale secondo l'intenzione di Mons. Malan, con canto di sacri mottetti eseguiti dalle nostre indiette.

Il 1° giugno si tenne la commemorazione Centenaria di Maria Ausiliatrice. Vi fu messa cantata con Comunione Generale di tutti gli indii... Che bel giorno fu quello!

Il 15 agosto abbiamo ripetuto di nuovo, ad onore dei due gloriosi centenari di Maria Ausiliatrice e di Don Bosco, la nostra esultanza. Di nuovo Comunione Generale con altre pratiche religiose, recandoci in ispirito al Santuario di Maria Ausiliatrice di Torino, e al paese nativo del nostro. Venerabile Fondatore.

Oh vogliano il Ven. Don Bosco e la Celeste Madre Maria Ausiliatrice accettare anche l'umile nostro omaggio, insieme con i grandiosi che si tributarono alla loro memoria nei centri principali della grande Istituzione Salesiana!

Suor GIUSTA CIVALLERO, Direttrice alla Colonia S. Cuore di Gesú.

Il 12 giugno, fu il giorno destinato per la nostra visita. Lungo la strada che mette al porto del fiume das Garças, i nostri indii, guidati dai Salesiani eressero molti archi con foglie di palme e bandierine di carta; una maggiore, con l'inscrizione: Viva Mons. Malan, ornava la barca entro la quale Monsignore doveva tragittare il fiume.

Erano le ore 16 e i Salesiani con gli indi, noi con le indie, fummo all'incontro della desiderata Comitiva. Gli evviva echeggiavano lungo il maestoso fiume ed era uno spettacolo commovente il vedere questi cari indii con tanto trasporto di amore e riconoscenza inginocchiarsi a baciare il, sacro anello all'infaticabile Apostolo del Signore, al quale devono la loro vera vita.

Due indiette, vestite di bianco, spargevano fiori sul suo cammino; era impossibile pretendere l'ordine, perche tutti volevano star vicino all'amato Padre, chi per vederlo da vicino, chi per ripetergli: Chi arrigodo a bogai! (ho tanto desiderato la tua venuta!)

Accompagnato dalla banda dei suoi cari bororos e dallo sparo dei mortaretti, giunse final-mente il buon Padre, portato come in trionfo alla chiesa addobbata a festa, ove sorrideva maestosa la bella statua di Maria SS. Immacolata dal mezzo di un giardino di fiori.

Il 13 giugno, festa onomastica dell'amatissimo Monsignore, resterà incancellabile dalla nostra memoria. Tutto era allegria; fin nel sembiante ancor selvaggio di questi poveri indi si notava una insolita gioia e tutti avevano, nel loro linguaggio, così teneri sentimenti d'affetto e riconoscenza verso il loro benefattore, che ci commosssero.

La Messa della Comunità è celebrata dal medesimo Superiore con Comunione generale infra Missam. Le nostre indiette cantano diversi mottetti. In quel giorno Mons. Malan dà gli ordini minori ad un fervoroso Chierico Salesiano; quindi accompagnato da Sua Ecc. Mons. Aquino venne a visitare la nostra casa. Quanta bontà!

Verso sera assistiamo colle nostre indiette all'accademia che ha luogo dai Salesiani, in onore di Maria Ausiliatrice e di D. Bosco, e in omaggio a Mons. Malan. Le nostre indiette recitano anch'esse qualché complimento d'occasione; né mancò un breve saggio catechistico in lingua bororo, per il quale si rallegrarono molto Mons. Malan, Mons. Aquino e la nostra ottima Ispettrice presenti; dopo di che ebbe luogo una solenne distribuzione di premi.

Oh! il 1915, se rimarrà memorando in tutte le case salesiane, avrà pure un soave ricordo in questa umile Missione tra i bororos, allietata dalla presenza di due Vescovi.

L'ottima Ispettrice ci espresse il desiderio che andassimo con le indiette a Registro per l'occasione in cui vi si sarebbe recato Mons. Malan per prendere possesso della nuova Prelazia; e vi andai con una suora della Colonia del Sacro Cuore, la quale vi accompagnò le indie di là.

Al porto di Registro attendevano Sua Eccellenza le autorità del paese con numerosi abitanti accorsi anche dai dintorni; vi erano pure tre Sacerdoti Salesiani e due secolari e la banda dei bororos della Colonia del Sacro Cuore, la quale prestò servizio durante lo sbarco di tutta la comitiva. Là presso erasi eretto un apposito padiglione, ove entrò Mons. Malan per vestire gli abiti pontificali, e donde, sotto il baldacchino, mosse alla Chiesa. Colà giunto fece un sermoncino salutando per la prima volta quegli abitanti conce suoi cari figli e ad essi presentò commosso i suoi indi bororos che l'attorniavano. Non si voleva condurne piú di una piccola rappresentanza, ma tutti vollero accompagnarlo; e vi erano accorsi anche 24 giovani bororos, educati nella Scuola Agricola di Coxipò. Segui la benedizione solenne, quindi al suono della banda Monsignore fu accompagnato alla sua residenza, ove si tennero vani discorsi, ai quali rispose commoventissimo:

All'indomani, 8 settembre, durante la S. Messa, celebrata da Monsignore, diede egli stesso l'ordinazione del suddiaconato al medesimo Chierico, che aveva ricevuto gli Ordini Minori alla Colonia. Verso sera vi fu benedizione solenne e a notte fuochi artificiali.

Il giorno 9 si tenne un trattenimento di onore. Anche le nostre indiette vi presero parte col canto di un inno e la declamazione di un dialogo e di alcune poesie in lingua portoghese. Gli abitanti di quella nuova terra rimasero meravigliati nel nel vedere i nostri indii cosí disinvolti. Terminata l'accademia, gli spettatori diedero una generosa offerta in favore delle indie.

Il giorno 10 vi fu l'ordinazione al diaconato del suddetto Chierico; il giorno 11 di nuovo accademia con offerta generale a favore dei giovani bororos, specialmente di quelli che appartengono alla banda musicale, la quale rallegrò molto tutti quanti.

Come chiusura delle feste, il 12 settembre vi fu l'ordinazione sacerdotale di detto Chierico, che riuscì veramente solenne.

Dopo mezzogiorno Monsignore amministrò il Sacramento della Cresima a un bel numero delle nostre indie, indi vi fu la processione col SS. Sacramento per tutto il paese con accompagnamento della banda.

Il 13 settembre facemmo ritorno alla nostra cara Colonia dell'Immacolata tutte contente ed allegre, benedicendo il Signore per le grazie e consolazioni accordataci in quei giorni.

Suor BIANCA BOZZA, Direttrice alla Colonia dell'Immacolata.

La bontà di un Principe della Chiesa VERSO I FIGLI DI DON BOSCO.

L'Em.mo Card. Francesco di Paola Cassetta nella sua Lettera Pastorale al Clero e Popolo Tuscolano, in data 25 febbraio u. S., ha queste parole:

« Un inno poi di grazie sia innalzato al Trono di Dio che volle mostrarci la sua speciale benevolenza col farci vedere rifiorire nella nostra diocesi l'opera dei figli del Ven. Don Bosco, che con l'esempio e la parola santificano la città di Frascati. I fanciulli che nelle loro scuole ricevono istruzione religiosa e civile, i giovani dell'Oratorio e del Circolo che a me dànno tanta consolazione, sono una manifestazione dello spirito di Gesú Cristo che anima gli ottimi Salesiani, i quali si rendono cosí cari a tutti coloro che amano il progresso religioso e civile della nostra nazione.

» Il Santuario della SS. Vergine, detto di Capocroce, richiamato a nuova vita dall'apostolico zelo dei figli di Don Bosco, è la vera domus juventutis, quale la voleva il Sommo Pontefice Pio X, di venerata memoria. Questo Santuario è il baluardo posto dalla Provvidenza per difendere la nostra diocesi dalle insidie di Satana e suoi seguaci, che vorrebbero distruggere, se fosse possibile, il Regno di Dio ».

E, piú avanti, il venerando Eminentissimo Principe aggiunge:

« La festa della Cattedra di S. Pietro in Roma fu in quest'anno per me occasione di grande letizia, perché ebbi il piacere di vedermi far corona, nella Messa che celebrai in quel giorno nella Basilica Vaticana, dai cari giovani dell'Oratorio e del Circolo Salesiano di Frascati; quei dilettissimi figli, ricevuto dalle mie 'mani il Pane degli angeli, pregarono con me sulla Tomba del Principe degli Apostoli per la Chiesa, per il Papa; diedero pubblica solenne dimostrazione della loro fede al Primato Romano e confermarono la loro devozione ed obbedienza al Successore di S. Pietro. E solo dal Pontefice Romano e dalla sua benefica azione che la società può avere salvezza «.

IL CULTO DI MARIA AUSILIATRICE

Prepariamoci alla solennità del 24 maggio.

Il 24 maggio è la festa tanto cara e tanto attesa della nostra dolcissima Madre. Preghiamola con fede, ed Ella, buona e pietosa qual è, ascolterà le nostre preghiere!

Un anno, il 1877, al cominciar della novena di Maria Ausiliatrice, il Ven. Don Bosco diceva agli alunni dell'Oratorio Salesiano

« Scrivete o dite ai vostri parenti: Don Bosco vi dice che, se avete qualche grazia da ottenere, preghiate la Madonna con questa giaculatoria: Maria, Auxilium Christianorum, ora pro nobis, e vi assicura che sarete esauditi! S'intende che sia recitata colle condizioni che deve avere una preghiera. Se non sarete esauditi, farete un piacere a Don Bosco a scriverglielo ».

E soggiungeva famigliarmente:

- Se io venissi a sapere che qualcuno di voi abbia pregato bene, ma invano, scriverò subito una lettera a S. Bernardo, dicendogli che si è sbagliato nel dire : « Ricordatevi, o piissima Vergine Maria, che non si è mai udito al mondo che da voi sia stato rigettato o abbandonato alcuno il quale implori i vostri favori ». Ma state pur certi che non mi accadrà di dover scrivere una lettera a S. Bernardo. E se mi accadesse, il Santo Dottore saprebbe subito trovare qualche difetto nella preghiera del postulante...

A queste parole di Don Bosco i giovani sorrisero e il Venerabile:

- Voi ridete nel sentire di mandare una lettera a S. Bernardo. Ma non sappiamo noi dove si trova S. Bernardo? non è in cielo?

- Vi è difficoltà nelle poste! usci a dire Don Rua. Non sanno recapitarla tale lettera.

-- Certamente, ripigliava Don Bosco, che per andare sino alla dimora di S. Bernardo ci vorrebbe un carrozzone postale che corresse molto in fretta e chi sa per quanto tempo. Non basterebbe neppure il telegrafo e, benché la corrente elettrica percorra in un lampo grandissime distanze, pure in questo caso mancherebbero i fili. Ma noi per scrivere ai Santi abbiamo un espediente piú veloce delle vetture, del vapore, del telegrafo; abbiamo il pensiero, la preghiera.

» Recitate adunque la giaculatoria « Maria Auxilium Christianorum, ora pro nobis » in ogni pericolo, in ogni bisogno, sempre, e domandate a Maria Ausiliatrice di poterla invocare. Ed io vi prometto che il demonio farà bancarotta. Sapete che cosa vuol dire: « il demonio farà bancarotta?... » Vuol dire che non avrà alcun potere sopra di voi, non riuscirà più a farvi commettere alcun peccato, e dovrà ritirarsi! »

Cari Cooperatori, se riuscissimo ad avere questa fede nella bontà della Madonna, e ad impedire col suo aiuto il peccato, le benedizioni di Dio non tarderebbero a piovere sulla terra. Passiamo perciò santamente questi giorni, onoriamo la Madre nostra da buoni figliuoli, preghiamola perché il suo soavissimo culto trionfi in mezzo ai cristiani manifestandosi in una vita divota, esemplare, santa; lavoriamo perché la società si inetta sinceramente sulla via del ritorno a Dio, riponendolo al dovuto onore nel santuario delle coscienze, nel santuario delle famiglie, nel centro delle nazioni e dei popoli, e noi avremo efficacemente affrettato il ritorno della pace e cooperato alla salvezza del mondo !

Avvisi e raccomandazioni.

Ai sigg. Direttori, Decurioni, Zelatori e Zelatrici raccomandiamo la seconda Conferenza annuale, prescritta dal Regolamento, per la solennità di Maria Ausiliatrice.

All'uopo invitino qualche zelante conferenziere, o preghino l'oratore del Mese Mariano od il predicatore domenicale della chiesa principale del luogo, a consacrare un discorso alle glorie di Maria SS. Ausiliatrice.

A tutti i Cooperatori raccomandiamo di ascriversi o di procurare nuove ascrizioni all'Associazione dei divoti di Maria Ausiliatrice. Agli ascritti si propongono due cose: « Promuovere la gloria della Madre del Salvatore, per meritarsi la protezione di Lei in vita e particolarmente in punto di morte; e promuovere e dilatare la venerazione a Gesù Sacramentato ».

A tutti gli Ascritti all'Associazione dei divoti raccomandiamo la bella edizione del manuale di pietà « Il Divoto di Maria Ausiliatrice » che ha numerosissime preghiere indulgenziate, riflessioni settimanali, speciali ossequi per ogni sabato, ed un Corso di Letture pel Mese Mariano, tratte dalle opere del Ven. Don Bosco, e illustranti i loro doveri come ascritti alla Associazione suddetta.

La Novena suggerita da Don Bosco.

Il Ven. Don Bosco era solito dire: « Quando uno vuole raccomandarsi a Maria SS. con qualche novena, stia attento a tre cose:

» 1° Di non avere niuna speranza nella virtù degli uomini: fede in Dio.

» 2° La domanda si appoggi totalmente a Gesù Sacramentato, fonte di grazia e di benedizione. Si appoggi sopra la potenza di Maria, che in questo tempio di Valdocco Dio vuole glorificare sopra la terra.

» 3° Ma in ogni caso si metta la condizione del fiat voluntas tua e se è bene per l'anima di colui per cui si prega ».

E raccomandava:

1° Recitate per nove giorni 3 Pater, Ave, e Gloria a Gesù Sacramentato con la giaculatoria: Sia lodato e ringraziato ogni momento il Santissimo e divinissimo Sacramento, e tre Salve Regina a Maria SS. con la giaculatoria: Maria, Auxilium Christianorum, ora pro no bis.

2° Accostatevi ai SS. Sacramenti;

3° Fate o promettete un'elemosina proporzionata alle proprie forze a vantaggio delle Opere Salesiane.

INDULGENZA PLENARIA per il 24 di ogni mese.

Il compianto Pontefice Pio X, di s. m., con Rescritto del 24 gennaio 1906 concesse a tutti i fedeli cristiani che prendono parte al pio Esercizio solito a praticarsi il 24 di ogni mese in onore di Maria Ausiliatrice nelle Chiese ed Oratori pubblici della Pia Società Salesiana il favore dell'Indulgenza plenaria.

Ora, annunendo alle istanze del rev.mo nostro Rettor Maggiore Don Albera, il Santo Padre Benedetto XV con Rescritto del 24 marzo u. s. ha esteso lo stesso favore ad septennium a tutte le Chiese ed Oratori pubblici, ove sia eretta l'Associazione dei divoti di Maria Ausiliatrice.

Ad allargare vieppiù questo favore, noi torniamo a pregare i revv. Parroci e Rettori di Chiese, nostri « Cooperatori », a voler erigere l'Associazione suddetta nelle loro Chiese. A tal fine essi devono:

1° presentare gli Statuti dell'Associazione, che noi invieremo gratuitamente, al proprio Rev.mo Ordinario per ottenere il decreto di erezione canonica;

2° comunicare l'avvenuta erezione al Rettor Maggiore della Pia Società Salesiana per avere l'aggregazione all'Arciconfraternita, col qual atto vengono comunicate agli ascritti presenti e futuri tutte le indulgenze.

L'erezione dell'Associazione servirà mirabilmente a preparare la via al pio Esercizio del 24 del mese, esercizio che torna cosí efficace a promuovere la frequenza ai Santi Sacramenti e quindi la pietà tra il popolo cristiano.

Ecco i documenti dell'accennata concessione.

Beatissimo Padre,

Il Superiore Generale dei Salesiani, prostrato al bacio del sacro piede, umilmente supplica la Santità Vostra a degnarsi di voler estendere a tutte le Chiese ed Oratori pubblici in cui trovisi eretta l'Associazione dei Devoti di Maria Ausiliatrice, l'indulgenza plenaria, che con Rescritto del 24 gennaio 1906, si concedeva a tutti i fedeli che, confessati e comunicati, avessero preso parte al divoto esercizio che ha luogo il 24 di ogni mese ad onore di Maria Ausiliatrice e nelle Chiese Salesiane.

Che della grazia, ecc.

Die 24 Martii 1916.

SS.mus D. N. D. Benedictus Div. Prov. PP. XV, in Audientia R. P. D. Adsessori S. Officii irnpertita, benigne annuit pro gratia iuxta preces, servato tenore concessionis in supplici libello memoratae.

Praesenti ad septennium valituro. Contrariis quibuscumque non obstantibus.

Card. MERRY DEL VAL.

+ DONATUS ARCH.PUS EPHESIMUS,

Adsessor.

NEL SANTUARIO Il 24 aprile u. s.

La commemorazione mensile di Maria Ausiliatrice nel Santuario a Lei dedicato in Valdocco, richiamò sotto le volte del tempio, parato a festa, una compatta moltitudine di fedeli. Celebrò la messa della Comunione generale Sua Ecc. Rev.ma monsignor Gio. Battista Pinardi, Vescovo Ausiliare, il quale salì pure in pulpito per aprire con un tenerissimo discorso il mese di preparazione alle feste titolari, e impartì solennemente la benedizione eucaristica. Per tutta la mattinata, continua fu la affluenza dei fedeli alla sacra mensa.

Alle 18,30 s'inaugurò con breve funzione, che si ripete alla stess'ora tutti i giorni, il mese mariano del soldato, allo scopo di adunare ai piedi di Maria Ausiliatrice quei buoni militari che vogliono rendere alla Madonna questo pubblico omaggio ed innalzare speciali preghiere per tutti i loro compagni e per la patria.

Alle 19.30 il Santuario si gremì nuovamente di devoti, accorsi da ogni parte della città, per assistere all'ora solenne di adorazione predicata con apostolica eloquenza dal prof. D. Pietro Gallo, salesiano.

Ogni giorno del mese una schiera d'innocenti bambini è accompagnata alla S. Comunione dinanzi all'altare di Maria Ausiliatrice, ove nel pomeriggio un'altra schiera ancor più numerosa ripete la preghiera per la pace composta dal S. Padre. Esaudisca il Signore tanti voti

Il 23 aprile cominciò nel Santuario anche un triduo solenne per implorare salute e longevità all'Eminentissimo sig. Card. Agostino Richelmy da qualche tempo incommodato. Il lunedì di Pasqua cinquecento giovanétti dell'Oratorio Festivo ascoltarono anch'essi la santa messa e si unirono ai nostri alunni interni nel pregare con fervore allo stesso fine. Profondamente grati alla squisita bontà che l'Em.mo Card. Arcivescovo di Torino ha sempre avuto e dimostrato ai figli di Don Bosco, noi rivolgiamo anche ai nostri lettori l'invito di associare, nel corso di questo mese, le loro fervide preghiere alle nostre, per la conservazione e secondo le sante intenzioni del venerando Porporato.

GRAZIE E FAVORI(*)

« Sei nato adesso!... »

Come è buona la Madonna Ausiliatrice! Alla metà di marzo, portava, verso i miei prati, non meno di venti quintali di concime, su di un carro, tirato da tre cavalli. Giunto in vicinanza dello stradale di Rivoli, spingendo a mano una ruota per facilitare agli animali lo svolto, caddi di piombo a terra, tra l'ultimo cavallo e la ruota. Che momento terribile! Padre di 10 bambini, trepidai al pensiero della morte e subito invocai, come son solito, Maria Ausiliatrice. Chi lo crederebbe? I cavalli proseguirono il cammino, ma la ruota, invece d'investirmi, mi spinse, non so come, sul margine della via, sfiorandomi appena la gamba e lasciandomi perfettamente illeso. Uno degli uomini che erano con me mi disse : « Sei nato adesso ! ringrazia pure la Madonna ! » Quella sera recitai, come sempre, ma con maggior fervore, il S. Rosario colle orazioni e la Preghiera della pace, insieme colla mia famiglia; e promisi di condurre i figliuoletti maggiori a comunicarsi insieme con me nel Santuario. Oggi ho sciolto la promessa e voglio che anche pubblicamente sieno rese grazie a Maria Ausiliatrice.

Torino, 24 aprile 1915.

GIOVANNI POCHETTINO.

Cellarengo d'Asti. - Il soldato Raviola Giovanni Battista fu Simone, del 3° Alpini, ferito alla destra, fu costretto a lasciarsi amputare un dito. Guarito nella mano, fu colto da fiera tifoidea e quindi da polmonite tubercolare, che lo ridusse agli estremi. Avvisati, i parenti intrapresero con fede una novena a Maria Ausiliatrice. In breve il malore scemò di fierezza e il povero infermo riacquistò interamente le sue forze e poté tornare sano alla famiglia. Riconoscente a Maria Ausiliatrice, questa invita tutti ad unirsi a lei nel ringraziamento. In fede

31 marzo 1916.

RAVIOLA FRANCESCA e MASSANO D. COSTANTINO.

Pignano del Friuli. - Da parecchi giorni trovavasi degente nell'Ospedale di S. Daniele la mia cara sorella Maria, colpita da gravissima malattia. Le piú sollecite cure dell'ottimo medico curante riuscirono varie, si consultò un distinto professore e questi dichiarò che ci voleva un gran miracolo a salvarla. Il caso era dunque disperato! Chi può immaginare il dolore del marito di lei e dei suoi sette figliuoli?... Nel triste frangente consigliai la sorella a rivolgersi con fede a Maria Ausiliatrice, cui facemmo una novena promettendo di pubblicare la grazia e di fare una piccola offerta. La Vergine Benedetta si degnò esaudirci; subito la cara sorella andò sempre migliorando ed ora è perfettamente guarita.

Grazie, o Maria Ausiliatrice, che mi consolasti già altra volta!

Maggio 1915.

ROSALBA SIVILOTTI.

Varzi. - Infinite grazie, o Maria Ausiliatrice. Mi rivolsi con tutta fiducia alla vostra protezione e fui esaudita di un speciale favore indimentica bile. Ringraziandovi con perenne gratitudine, sciolgo ora il mio debito con lieve offerta. Viva Maria Ausiliatrice!

13 ottobre 1915.

MARIA MARCHETTI.

Torino-Bertulla. - Un tumore nel collo mi impediva talmente la respirazione che mi sembrava di dover soffocare ad ogni istante. I dottori dicevano essere indispensabile un'operazione, e che certamente non l'avrei superata. Essendo, per lo stato in cui era, sfiduciata d'ogni mezzo umano, mi rivolsi con fede a Maria SS. Ausiliatrice, ed Essa mi aiutò in modo prodigioso. Condotta, quando potei, all'ospedale per essere operata, vi fui trattenuta circa un mese, senza che i professori si decidessero di farmi l'operazione che presentava non poche difficoltà: ma in fine l'operazione riuscí bene, contro l'aspettazione di tutti, ed oggi adempio con gioia alla promessa.

Novembre 1915.

LINA BOCCARDO.

Ottennero pure grazie da Maria SS. Ausiliatrice e alcuni pieni di riconoscenza inviarono offerte per la celebrazione di S. Messe di ringraziamento, per l'erigendo Santuario dei Becchi, per le Missioni Salesiane, o per altre Opere di Don Bosco, i seguenti

A) - A. G. di Fego S. Margherita, 5 - A. R. di Pino Torinese, 5 - Acerbi Caterina, 20 - Adami Marco, So - Agagliati Lorenzino - Agliardi Giuseppina Ved. Rebagliati - Agradi Antonio, 50 - Aguzzi Cristina, 5 - Albenga D. Giuseppe, io - Aliverti Adele, 2 - Allemandi Domenica, 5 - Andria Silvio, 5 - Angeli Noemi, 5 Angela Amalia in Coarelli, 5 - Angelini Cesira, 5 - Angeloni Caterina, 3 - Antonioli Rina in Giordani, 5 - Apollonio G. Antonio, 2 -- Apostolo Carlo, 5 - Arduino Giovanni - Arona Maria, 5.

B) - Badini D. Francesco, maestro, per i suoi scolari, 7 - Bafile Elisa, 55 -- Bagattini Gina, 5 - Bairati Margherita, 2 -- Baldi Lucia, i - Baldo Vittoria, 2 - Balduzzi Claretta, 5 - Balliana Dorotea in Mattiuzzi, 5 - Balme Adelaide, 2 - Balla Teresa, io - Baratta Maria, 3 - Barba Vittorina, 5 - Barberis Maria - Barge Giulietta, 2 -- Baroncelli Maria per una pia signora, 4 -Barracco Nunzia in De Filippi, io -- Bartoccetti Francesca, 2 - Bartolini-Salimbene, 3 - Barruffati Giuseppe, 5 - Basurta Nícola, 25 - Bava Giulia - Bellone Corinna in Sancio, 5 - Bellorti Giuseppina, r5,6o - Benazzato Albino, 5o - Benedetti Elvira, io - Benni Maria, 5 - Benvenuti Elda, 5 - Bergonzini Franco, 5 - Bertocchi Ida, 15 - Bertolotti Ignazio, 5 - Bettoli Cornelio - Bianchetto Emilia - Bianchi Antonia, 6 - Binello Giovanni Enrico, 20 - Bistulfi Carolina, 3 - Blandini Lucia, io - Bocini Elena, 2 -- Bolanno Maria Bolla Angelino, io - Bolla Emilia, 5 - Bolla Giovanni, io - Bolla Maria, 2 - Bonaveri Secondiria, 5 - Bondino Caterina - Bonino Domenica, 7 - Bonvicino Giovanni, 5 - Bornetto Maria, 25 - Bortolotti Lucia - Bottari Luigi, i - Bottone Maria, 2 - Bozzoni Margherita, 4.50 - Bressan D. Matteo, Arciprete di Vigonovo, 65 - Briata Agnese, 5 - Buffa Caterina, 2.50 - Buglione Mariangela Burmano Giuseppina - Burzio Annetta, 2 - Bussi Carolina, 5 - Butti Erminia, 5.

C) - C. B. di Cegni di Casanova Destra, 2 - C. C. di Laveno Varesino, 5 - C. L. di Larvego di Campomorone - C. R. di Palagonia, 3 - C. T. di Monticelio d'Alba, 2 - Cagnoni Virginia, 5 - Calciati Rosa, 5 - Calcinati Maria, 7 - Caldera Luigi, 4 - Cali Giovanni, 4 - Callegaro Bortolo, io - Campanini Dionigi, io - Campanini Marietta, 3 - Camusso E. in Febbraro, i o - Canavesio Maria, io - Canni D. Emanuele, 5 - Cantò D. Marcello, io - Capitani Maria, 5 - Capra Maria, 6 - Carbone Maria, 5 - Carli Rosina, 3 - Carlini Giovanna - Carlini Giovanni, io - Carmnnati Antonietta, 5 -- Carpignano Emma, 2 - Casalone Giustina - Casorati Teresa, 8 - Casetta Giuseppe - Cassarino Pietro, 5 - Cassone Domitilla, 4 - Cavagnoli fratelli e sorella - Cavan Giovanna, i - Ceccaroli Bettina, 5 - Ceccoli Maria, 5 - Cellirari D. Giuseppe, 5 -.Cena Desiderio, io - Cermelli-Bodratti, 5 - Cercato Annetta, 4 - Cerutti D. Carlo, 5 - Chiesa Caterina, 2 - Chiesa Maria, 3 - Cianni A., 5 - Cima D. Riccardo, 5 - Cimarasti Amalia, io - Cirran Angela, 5 -- Codeglia Francesco, io - Cofasso Rosa - Colciaghi Teresina - Colò Lucia; 5 - Colombo Siro, 5 -- Colussi Angela, io - Cornetti Costantina, 5 - Coniugi Agus, io = Coniugi Bellini, 2 -- Coniugi Carrè, 5 - Coniugi Goffi, 2 - Coniugi Gribaudo, 13 - Coniugi Lovazzano, 3 - Coniugi 31. e C. di Piazzo Alto - Coniugi Mignatta, 5 - Coniugi Ruzzeddu - Cono Luigi, 3 - Cordone Anna in Chiattone, 3 - Cortese Maria, 2 -- Coscia D. Giuseppe, iz - Costadone Maria, li - Cracco Ester, i - Crippa Ancilla, 5.

D) - D. C. di S. Vittoria d'Alba, 5 - D. L. di Brindisi, 2 - Da Catra Giuditta, 25 - Dama Giuseppina, io - Da Ponte Giulia, 3 - Da Ponte Margherita, 2 - Da Rio Romana, io Darò Maria Giuseppa, 5 - Debernardi Giusto, 2 - Decni Alfonso, io - Dedo menici Maria, 6 - Deferrari Vittoria, 5 - De Giorgi Aldo, i - Delagno Luigia, 7.70 - Dellavalle Virginia, 3 - Dellepiane Rosa Ved. Moisello - De Marchi Flavia, 5 - De Marchi Maria, i - De Mario Marianna in De Candido, 25 - De Vardi Maria, i - De Pasquale Carmela in Farina, 3 -- De Regibus Ermenegilda - De Sanctis Maria, 2 - De Stefan Emma - Detoma Felicita, 7 - Dezzutti Giuseppe, 2 - Di jorio Teresa in jacono, io - Distefano, 5 - Donati Gemma in Benciolini, 5 - Dondero Bice - Donzelli Giuseppe, io - Dorna Marietta, 5 - Dossena Rosa - Duca Gioachino, 5 -- Ducati Carolina in Fagiuoli, 2 - Ducrano Teresa, 5 - De Martini D. Giacomo, canonico, 2.

E) - E. B. di Busto Garolfo, 6 - E. G. di Lula, 5 - E. Z. di Terzo d'Acqui, 2 - Erba Teresa, io.

F) - F. C. di Sommacampagna, 2 - F. P. di Rivoli - F. M. C. di Colla. 2 - F. U. di Varengo Monferrato - Fabris Riccardo, soldato al Fronte - Faggi Annetta, 5 - Fainelli Catterina, 2 - Famiglia Agosti, i - Famiglia Ambrogi, 3 - Famiglia Beano, 2 - Famiglia Bendanti - Fa miglia Benzi, 2 - Famiglia Berdini - Famiglia Boccardo e Famiglia Bodini, 4 - Famiglia Bosio, 5 -- Famiglia Camardi, 2 - Famiglia Casanova, 5 - Famiglia Celloi, 2 - Famiglia Chiampan -Famiglia Colonetti - Famiglia Confortini, io - Famiglia Costa, 2 - Famiglia Devecchi - Famiglia O. - Famiglia Vignato i - Faraone Teresa, 2 - Fausone Giuseppina - Fecchi Peppina - Fenati Angelina, 5 - Ferrario Carolina, 5 - Ferrero Angiolina, 5 - Ferrero Luigi, 2,50 - Ferrero Santina, 5 - Fia Antonietta, 5 - Finocchiaro Anna in Geremia, zo - Fiore Caterina, 3 - Fodali Francesca, 5 - Fogliotti Rosa, 18 - Forlani Maria, 3 - Fortuzzi D. Riccardo, 5 - Franco Gabriele, io - Franzoni Maria, 2 - Fratelli Maurizio ed Emanuele Contini, 5 - Fratelli Grena. 25 - Fratelli Loardi, 2 - Fratello e Sorella Righetti, 2 -- Fratelli Rocca, 3 - Fraviga Ottavia, 5 - Frossasco Michele, 50 - Fugazza Giuseppe, i 5 - Furno Esterina.

G) - G. A. di Gambulaga, 2 - G. B. di Cerrina Monferrato, z - G. C. di Bricherasio - G. S. di. Savona, 5 - Gabiani Garmelina, 20 - Gaiara Maria, 5 - Gairro Santino-- Galassini D. Antonio, Arciprete di Villa S. Martino, 20 - Galazzi Rosa, io - Galeazzi Giacinta, 5 - Galli Carolina in Della Mano, 50 - Gallicet Giulio, 3 - Gallina Angelina, 2 - Gallini Giuseppa, 5 - Galliset Giulio, io - Gallizioli Angelo, io - Gallo Margherita, 5 - Galvagni Pietro, 5 - Gandini Bianca, i - Garatti Vittorio, i - Garbarino Clotilde - Garbarino Eugenia - Garbarino Federica - Garbanio D. Candido, Parroco, io - Gardetto Teresa, 3 - Garibaldi Giuseppina, 3 - Garino Anna, 5 - Gatti Margherita, io - Gatti Maria, 2 - Gattino Pietro, 5 - Gatto Giovanni - Gelfi Giacomo, io - Gelmini Margherita, 5 - Ghiglia Margherita, 8 - Ghinoi Anna in Pesciatini, 3 - Ghitti Angela, 3 - Giannoni Gisberto, 3 - Giarola Teresa, 5 - Giolito Illuminata, 6 - Giolitto Margherita, 5 - Giovanelli Angela in Rimoldi, 5 - - Giovanette dell'Oratorio Femminile di Castellanza, 25 - Giovannini Rosa, 20 - Giovannino e Caterina, 2 - Giraudi Michele, 5 - Girimonte Nicola, 5 - Girino Giovanni, 5 - Gozzerino Teresa, io - Graffy Mons. Can. Carlo, 5 - Gregorio Cesarina, 2,20 - Gribaldo Giovanni, 5 - Grigoli Caterina, 5 - Griso Elisa in Belesoi, 50 - Groppi Ida in Micheli, io - Grosso Maria, io - Gualdi Maria, 5 - Guazzone Domenica, 5 - Guerci Ernestino - Guerrini Battista, io - Guidetti Domenico, 35.

J) - J . M. di Varazze, 5 - Jacomussi Rosa, 5 - Jancello Pia in Vettor, 3 - Jeantet Clementina, 5.

I) - I. M. di Settimo S. Pietro, 2 - I Bambini della Dottrina Cristiana, i5 - Insegnanti di Masserano, 5 - Isola Luigi, 5 - Ivaldi Giulia, 3 - Ivaldi Paola, 3.

L) - L. M. di Genova, 5 -L. S. di Santulussurgiu, 2 - Laguzzi Can. D. Giuseppe, io - Lancerotti Alfonso, io - Leonardi Clemente, io - Limonta Maria, i - Lodi Chiarina, 5 - Lodini Elisa, 5 - Lombardi Rosa, io - Lombardi Ferruccio, 50 -- Lucato Giovanni, soldato di Artiglieria da Fortezza - Lucci Maria Ved. Madrini - Lunardi Ferdinando, io - Lurgo Secondina, 4 - Lutri Rosina, 5.

M) - M. E. di Villafranca Lunigiana, 2 - M. G. di Mandello Vitta, i - M. M. di Prato S. Pietro, i - M. P. di Castrogiovanni di Sicilia, io - 1\1. R. di Mathi Torinese, r o - Maccadanza D. Gioachino Parroco, 15 per due pie persone -Madri, ex-allieve Torino, 5 - Maggioni Luigina, 4 - Magnano Teresa, 6 - Maito Anna, 5 - Mama Luigia in Tabrano Marabini Maria in Astorre, 2 - Marchini Clotilde, 2 - Marchisio Angela, 3 - Marino Francesco, io - Martello Maria in Azzolini, 3 - Martinetti Pia - Mascanzoni Giovanni, 2 - Mascaretti Maria D'Adelaide, io - Massa Giovanni, 6 - Mazzonzello Bernardo, 5 - Medici Maria, 5 - Merlo Giuseppe, 5 - Meschia Rosa, 5 - Messina Rosa Ved. Isaia, 5 - Micali Luigi, 5 - Migliore Giuseppina, io - Milanesio Pio e Lucia, 5 - Milani Giovanna, 5 - Mirone Maria - Mirone Teresa - Mirone Malvina - Moiso Carolina - Mola Francesco, io - Molina Antonio, 2o - Molinaro Giuseppe, 3 - Monarchi Maria, 3 - Mons. Bortoli Arciprete, 40 - Monti Raffaele, 2 - Moricca D. Giuseppe, 5 - Moro Giuseppina, 5 - Mottino Battistina, 2 - Mulliri Vitalia, r,5o - Musoni Ernesta in Maglia, 50.

N) - N. N. di Acicatena, 5 - N. N. di Alassio, 3 - N. N. di Aretino, 5 - N. N. di Atzara, 2 - N. N. di Biella - N. N. di Borgo S. Martino - N. N. di Casalecchio di Reno, 5 - N. N. di Caserta Vecchia, 5 -N. N. di Conegliano Veneto, 2 - N. N. idem, i - N. N. di Lodi - N. N. di Lugagnano, io -- N. N. di Lumezzane S. Sebastiano, 5 - N. N. di Merlino - N. N. di Milano, 20 -- N. N. di Mombercelli - N. N. di Novara, io - N. N. di Pescantina, 30 - N. N. di Pinerolo - N. N. di Poianis di Prepotto, 5 - N. N. di Pontey, 2 - N. N. di Porpetto, 5 - N. N. di Rapallo, 5 - N. N. di Rignano sull'Arno, 5 - N. N. di Ripe d'Ancona, io - N. N. di Rocchetta Cairo, 2 - N. N. di Rovello, 6 - N. N. di S. Giovanni Rotondo, 5 - N. N. di S. Stefano al Mare, 5 - N. N. di Scarrnagno - N. N, di Torino, io - N. N. di Valgatara, 5 - N. N. di Varano - N. G. idem, 5 - N. N. di Vezza d'Alba, 5 - N. N. di Vico Torinese, 5 - N. N. di Vische Canavese - Narratone Maria, 15 - Negri Virginia - Nicola Francesca - Nogueira Dolores in De Martinez, 87.

O) - Occhiena Telesfora - Occorsimi Teresa, 5 - Oddone Giuseppe - Olivero Giuseppe, 5 Onni Liugia Ved. Mazzo, 2 - Ortolano Carlo - Ottini D. Carlo Luigi - Ottone Olimpia, 5.

P) - P. D. di Casale Monferrato, 2 - P. M. di Ottiglio Monferrato - P. Rosa di Chieri - P. V. di Gravellona Toce, i - Pagani Angela - Pane Ugo - Pascis Giovanni, r o - Pasquali Maria, 2 - Pavia Lucia, 5 - Paviato Giuseppe, 5 - Pecora Ignazio , 2 - Pellegrini Angela - Pelissero Maria Ved. Grandis, io - Pellitteri Carmelo di Pietro, 30 - Pellitteri Francesca, 2 - Peluffo Tommaso, 1,5 - Pennisi Salvatore, 5 - Perotti Giuditta, 25 - Perrone Costanza, 2 - Persi Carolina, 5 - Perusi Francesco, 5 - Pesci Sante, 5 -- Petiti Michelina, 2 - Pettinati Fiorina in Abbate, 5 - Pii giovanetti e giovanette, di Reno Parmense, 27,80 - Pilia Corongiu Giovanni Battista, 8 - Pinzan Anna, 5 - Pioli D. Giovanni, - Pirovano Adele, 5 -- Pischedda Cav. Uff. Avv. Efisio, 5,50 - Pochettino Giovanni, io - Poli Ida Ponsato Mario, 2 - Porta Mario, 4 - Possamai Maria in Sommariva, io - Puddu Bellanna, 2,50.

R) - R.. B. di Caneso, 5 - R. C. di Susa, io - R. C. di Santadi, 2 - R. L. di Morbegno, 2 - R. M. di Bosconero, 5 - R. P. di Mandas, 5 - Rabino Giuseppina, 12,50 - Ramassotto Ved., 3 - Ravazzi Emilia - Ravazzi Giuseppina - Ravazzi Maria - Ravazzi Teresa - Ravenna Bartolomeo, 2 - Raveri Rosa, io - Ravutti Antonietta, 2 - Reano Estella in Scala, 5 - Recagni Luigia, 5 - Reinero Davide, 5 - Renzi Elvira, 5 - Renzi Rosina, 8,50 - Revelant Cecilia, 5 - Riba Giovanni Battista e consorte, 7 - Riccardi Camilla, 2 - Ricchini Giuseppina, 5 - Rigamonti Carlo, io - Rinaldi Maria, 5 - Ritter Bice, 4,75 - Rizzo Mario, 5 - Roberto Angela, 5 -- Rocca Giovanni e consorte Maria, io - Rollone Lucia, 30 - Romaniello Maria, 5 - Rosa Giovanni, i - Rossato Francesco, 5 - Rossi Maddalena, 5 - Rosso Giuseppe - Rosso Pasquale - Rubelli Teresa.

S) - S. D. di Aragona di Sicilia, 5 - S. D. M. di Ales, 5 - S. F. di Chiavari, 5 - S. G. di Santa Venerina, 2 - S. M. di Cavatore, i - S. P. di Briga Novarese, 2 - S. S. di Rivalta Torinese - S. T. di Torino, 31 - Sacchi Maria in Dell'Orto, 5 - Saitta Giuseppina, 5 - Salari Romilda, 5 -Salaris Lucia, 3 - Salvati Loreta, io - Salvetti Marcello, 2 - Samut Alice so - Sandri Lucia 8 - Sappino Lodovica 6 - Satta Bianca i —Savi Elisa in Rosettani 2 - Savoini Gaudenzio, 5 - Sbarbaro Giovanni Battista, i - Scalerandi Maria, i o - Scaraffia Luigi, 5 - Sferazza Giuseppina - Sfondrini Famiglia, 5 - Sgarbossa D. Giuseppe, io - Silan Caterina, i - Silvagno Maria in Cantú, 5 - Silvano Edda - Sommariva Caterina, 12 - Sorelle S. di S. Giovanni Bianco, i - Sorelle Bourgeois, 15 - Sorelle Bussolino, 5 -- Sorelle Fraipont - Sorelle P. Caterina e Teresina, 2 - Sorelle Rosa ed Anna di Torino, 2,50 - Sosio Antonietta in Schena, 5 - Spadoni Teresa, 5 - Spantigati Emilia - Sparta Carmela, io - Speranza G., 3 - Spiritini Bonetto Adele, 3 - Splendore D. Giuseppe, 5 - Stefan Angela, 2 -Stefan Anna Educanda, 2 - Stefan Emilia, 5 - Stoppa Ida - Suor Ernesta Milano delle Luigine, 110 -Suor Leonilde Giovinali, 2 - Suor Ottavia Maccolle, 8 - Superiora dell'Ospedale di Arquata Scrivia, 5,

T) - T. C. di Riva di Chieri, i - T. E. di Stio, 2 - T. M. di Roasio, i - T. P. di Piedimonte d'Alife, 5 - T abboni Giulia, 5 - Tamò Teresa, 12 - Tarenzi Paolina, 5 - Tarini Giovanni, 3 - Teicchio Maddalena, 5 - Tempieri Maria, 5o - Terlera D. Lorenzo, io - Terrezzano Angiolina, 2 - Testa Battista, 2,50 - Testa Paolina, 2 - Testi Maria, 25 - Tomaselli Enrico, 5 - Tonegutti Maria, i - Torta Luigia, 5 -- Toselli Luisa - Tosi Giulia, 5 - Traversi Elena in Clementi, 3 - Turri Bettino, io.

U) - U. A. di Gallico, 5 - Una devota di Maria Ausiliatrice ad Acquacanina - Una Figlia di Maria Ausiliatrice di Dogliani, 2 - Una madre desolatissima di Rignano sull'Arno, 5 - Un sergente dal Fronte, 5o - Una signorina di Conegliano Veneto, i Un Ufficiale dal Fronte, 5 - Una vedova di Como, 5,

V) - V. C. di Belpasso - V. G. di Fiesso d'Artico, 2 - V. R. di Sessa Aurunca, io - Vagina Marianna, 8 - Vallero Attilio -- Vallino Maria - Valsechini Caterina, 2 - Vanini Sara, io - Vaudagna Riccardo, 3 - Verga Amos, 5 - Vernier Giovanni, 5 - Veronesi Palmira, Maestra Comunale - Vezzola Antonietta, 1 o - Vigitello Alfonsa, i - Villani Alfio, 2 - Villata Angiolina - Virga Gaetano, 5 - Vitiello Maria, 5.

W) - Wilhelm Maria, 3.

Z) - Z. B. di S. Pellegrinetto, 5 - Z. G. di Gaeta, z - Z. O. di Locarno (C. T.), 2 - Z. S. di Genoni, 2 - Zacchero Virginia, 3 - Zambrenti Angelo, 5 - Zanioni Maria, io - Zardini Lavinia in Spada, 5 - Zuccala Teresina, 2.

Tutti questi devoti rendono pubbliche grazie alla Vergine Ausiliatrice per soddisfare alle loro promesse e nella fiducia di meglio impetrare dalla Benedetta Madre di Dio nuove grazie e nuovi favori. Esse appartengono ai paesi seguenti:

PIEMONTE: Acqui, Agliano d'Asti, Alba, Alessandria, Alfiano Natta, Alice Castello, Annone d'Asti, Aosta, Arona, Arquata Scrivia, Barone Canavese, Biella, Biglini, Borgomanero, Borgo S. Martino, Borgosesia, Bosconero, Bricherasio, Briga Novarese, Brignano Curone, Brozolo, Brusasco. Busca, Buttigliera d'Asti, Camo, Cantavenna, Capriglio d'Asti, Carniagnola, Cartosio, Casa bianca di Verolengo, Casalcermelli, Casale Monferrato, Castellalfero, Castellamonte, Castelnuovo d'Asti, Castelnuovo Calcea, Castelrosso, Cavatore, Cavour, Cellarengo, Cerrina Monferrato, Ceva, Champorcher, Cherasco, Chieri, Chivasso, Cisterna d'Asti, Conzano Monferrato, Crescentino, Cuneo, Cureggio, Dogliani, Domodossola, Donnaz, Druogno, Farigliano, Feletto Canavese, Fobello Sesia, Foglizzo, Fontanetto Po, Foresto di Susa, Frugarolo, Genola, Gravellona Toce, Isola d'Asti, Lequio Bercia, Lesa, Mandello Vitta, Masserano, Mathi Torinese, Melazzo, Mombarcaro, Mombercelli, Moncestino, Mondoví Breo, Monesiglio, Monta fia, Montaldo Scarampi, Montanera, Monticello d'Alba, Morozzo, Morsasco, Murisengo, Nizza Monferrato, Novara, Novi Ligure, Orbassano, Ottiglio Monferrato, Ovada, Pessinetto Torinese, Piano d'Isola d'Asti, Pinerolo, Po Torinese, Piossasco, Pontey, Pozzengo, Pralormo, Priocca, Quaranti, Ricaldone, Riva di Chieri, Rivalta Torinese, Rivoli, Roasio, Roncaglia, Saliceto, Saluggia, S. Damiano d'Asti, San front, S. Giorgio Monferrato, S. Marzano Oliveto, S. Salvatore Monferrato, S. Vittoria d'Alba, S. Stefano Roero, Santhià, Scarmagno, Serralunga d'Alba, Settimo Rottaro, Sezzé, Sordevolo, Strambino, Susa, Tavagnasco, Terzo d'Acqui, Torino, Tortona, Trezzo Tinella, Trinità di Mondovì, Trino Vercellese, Trisobbio, Varallo Sesia, Varengo Monferrato, Verres, Vezza d'Alba, Vico Torinese, Vignale Monferrato Villadossola, Villafalleltto, Villalvernia, Villanova Solaro, Vische Canavese, Visone d'Acqui, Volvera.

LOMBARDIA: Azzone Visconti, Bellano, Bergamo, Berzo Inferiore, Bienno, Borsano, Bosio, Breme Lomellina, Breno, Brescia, Buscate, Busto, Arsizio, Busto Garolfo, Caidate, Calatabiano, Casalbultano, Casei, Gerola, Casteggio, Castelgoffredo, Castellanza, Cegni di Casanova Destra, Cesano Maderno, Chiari, Chignolo Po, Cinisello, Cislago, Cividate Camuno, Como, Cortenedolo, Costa di Mezzate, Fego di S. Margherita, Frascarolo, Gandino, Garlasco, Gorno Inferiore, Lacchiarella, Laveno, di Varese, Lecco, Lovero Valtellina, Lumezzane di S. Sebastiano, Lodi, L.ungavilla, Magenta, Mairano, Mantova, Marone, Melzo, Merlino, Milano, Moggio, Mondondone, Monza, Morbegno, Mortara, Oggiono, Olrneneta, Padenghe, Pavia, Perledo, Pian Camuno, Piazzo Alto, Pieve del Cairo, Piubega, Ponte Ca/Jaro, Ponte di Nossa, Prato S. Pietro, Premadio, Prese glie, Ranica, Robbio Lomellina, Rovegno, Rovello, Rovescala, Sacconago, S. Giovanni Bianco, Saronno, Sartirana Lomellina, Sellala, Sirone, Stradella, Temo d'Isola, Tradate, Valbrona, Vedano Olona, Vellezzo Bellini, Vertova, Villa d'Adda, Voghera.

VENETO: Albaredo, Almisano, Arzer Grande, Asiago, Bassano Veneto, Belluno, Bo, , Chiesanuova, Brugnera, Cà di David, Cadoneglie, Camalò, Campagna di Maniago, Candiana, Caprino Veronese, Cavajon, Conegliano Ve Cordignano, Cornedo, Corte Albarelle, Crosta, —;te, Fiesso d'Artico, Fiesso Unibertiano, Fonte, Fonzaso, Forni Avoltri, Fumane, Gaiarine, Gambellara, Lenzone, Longare, Lorenzago, Lozzo del Cadore, Magnano in Riviera, Marano di Valpolicella, Mossano, Padova, Parona all'Adige, Paularo, Pescantina, Poíanis di Prepotto, Ponzano, Porpetto, Porto buffole', Prata di Pordenone, Puia di Pordenone, Rizzolo, Reana, Roverchiara, Rovigo, S. Andrea, S. Daniele, del Friuli, S. Gregorio di Veronella, S. Leonardo, S. Martino di Colle Umberto, S. Michele Extra, S. Pietro di Cadore, S. Pietro in Morubio, S. Stefano di Cadore, S. Vito al Tagliamento, S. Zenone degli Ezzelini, Sconigo, Selva di Progno, Sommacampagna, Stallavena, Thiene, Turrida di Sedegliano, Udine, Valgatara, Venezia, Vergnacco, Verona, Vicenza, Vivaro, Zimella, Zoppola.

LIGURIA: Andora Stazione, Arentino, Alassio, Cairo Montenotte, Campochiesa, Carro, Carsi di Toano, Certosa di Rivarolo Ligure, Cervo, Chiavari, Cicagnu, Cornia di Moconesi, Finalmarina, Genova, Larvego di Campomorone, Montecalvo, Oneglia, Orero, Piani di Vallecrosia, Rapallo, Ri Chiavarese, Riccò del Golfo, Racchetta Cairo, Sampierdarena, S. Stefano al Mare, Sarzana, Savona, Sesta Godano, Spezia, Stella S. Martino, Valleggia, Varazze.

EMILIA: Bologna, Caneso, Casalecchio di Reno, Castel S. Giovanni, Giola di Mercato Saraceno, Collecchio, Comacchio, Cona, Crevalcore, Faenza, Ferrara, Firenzuola d'Arda, Gambulaga, Granarolo, Lugagnano, Modena, Monterodolfo, Pontecchio, Pradello di Gragnano, Reno Inferiore di Val Tizzano, Rimini, S. Vincenzo di Borgotaro, Toano, Villa S. Martino, Zibello.

TOSCANA: Carrara, Castelnuovo Garfagnana, Cattognano, Dicomano, Figline, Val d'Arno, Firenze, Lucca, Pisa, Puglianello, Rignano sull'Arno, S. Pellegrinetto, Santa Croce sull'Arno, Varano,_ Villafranca Lunigiana, Volterra.

MARCHE: Acquacanina, Camerino, Montefelcino, Ripe, Saltava, Sanseverino Marche, S. Elpidio a Mare, Senigallia, Tavoleto.

LAZIO: Anzio, Roma, Subiaco.

UMBRIA: Gubbio, Nerbissi, Todi.

ABRUZZI: Elice, Ortona a Mare.

CAMPANIA: Barano d'Ischia, Caserta, Caserta Vecchia, Gaeta, Lacco Ameno, Napoli, Nocera, Piedimonte d'Alife, Scauri, Sessa Aurunca, Stio.

CALABRIE: Casino, Cinquefrondi, Gallico.

PUGLIE: Brindisi, Melendugno, Parabita, Racale, S. Giovanni Rotondo, Troia.

SARDEGNA: Ales, Atzara, Bosa, Genoni, Isili, Lula, Mandas, Mogoro, Oristano, Santadi, S. Antioco, Santulussurgiu, Seneghe, Settimo S. Pietro.

SICILIA: Acicatena, Aragona, Avola, Barrafranca, Belpasso, Caltanisetta, Caltavutneo, Canicatii, Castiglione di Sicilia, Castrogiovanni, Castronovo, Catania, Comitini, Frazzanò, Gangi, Ge Tace Siculo, Mazzarino, Messina, Mineo, Mirto, 14 ,)dica Alta, Montedoro, Monreale, Nunziata Mascali, Palagonia, Palazzo Adriano, Palma Montecchiaro, ilagusa, S. Giovanni Gemini, Santa Domenica Vittoria, Santa Venerina, Termini Imere.se, Terranova Sicula, Trapani, Valguarnera Caropepe, Vizzini.

ZONA DI GUERRA.

NB. - Per l'Estero ci limitiamo a notare i paesi donde giunsero relazioni inviate da italiani.

ESTERO: AMERICA: Bahia Blanca, Estación Vela, New Jork, Paterson, Rosario, Santa Fé, Villanueva de Cordoba.

AFRICA: Alessandria d'Egitto. AUSTRALIA: Inglam. MALTA: Sliema.

SVIZZERA: Gordola, Locarno, Mendrisio, Ronco Bedretto.

In questi e in tutti gli altri paesi, fiorisca e si diffonda sempre piú, in aiuto del popolo cristiano la divozione alla nostra dolcissima Madre Celeste!

Santuario di Maria Ausiliatrice TORINO-VALDOCCO

Ogni giorno, celebrazione di una santa messa esclusivamente secondo l'intenzione di tutti quelli che in qualunque modo e misura hanno concorso o concorreranno a beneficare il Santuario o l'annesso Oratorio Salesiano. Per ogni corrispondenza in proposito, come anche per Messe o novene o tridui di Benedizioni col SS. Sacramento, scrivere all'indirizzo deSac. Paolo Albera, Via Cottolengo, 32, Torino.

Ogni sabato, alle 7.15 speciali preghiere per gli associati all'Arciconfraternita di Maria SS. Ausiliatrice.

Dal 10 maggio al 10 giugno

Continua il mese di Maria Ausiliatrice col seguente orario

Nei giorni feriali: Messe alle 4.30 alle io. - Ore 5,30 Messa della Sezione Artigiani, predica, benedizione. - Ore 7.30 Messa della Sezione studenti. - Ore 18.3o Breve funzione per i soldati. -- Ore 20, Rosario, predica e benedizione.

Nei giorni festivi (7, 14, 21 maggio): Messe dalle 4.30 alle 11.30 - Ore 6 Messa della Sezione artigiani; 7.30 Messa della Sezione studenti. - Ore 10.30 Messa solenne - Ore 15, Rosario, Predica e Benedizione - Ore 17, Vespri, predica, litanie e benedizione solenne.

Oratori: Sac. Michele Mittè, Salesiano.

» Prof. Pietro Gallo, Salesiano.

Lunedì, 15 maggio. - Comincia la Novena solenne. - Le SS. Comunioni della Novena saranno secondo l'intenzione del S. Padre.

Mereoledí, 17 maggio. - Anniversario della Pontificia Incoronazione di Maria Ausiliatrice. - Alle ore 9, messa solenne in canto gregoriano.

Sabato, 20 maggio. - Alle ore 20, dopo la predica, canto del Te Deum per l'arrivo dell'Em.mo sig. Card. Giovanni Cagliero, che giunge da Roma per le Feste Titolari.

Lunedì, 22 maggio. - Solenni Sacre Quarantore propiziatorie per i bisogni della nostra Patria e per la pace delle Nazioni. - Alle ore io Messa solenne, processione nell'interno dell'Oratorio Salesiano ed Esposizione.

Il SS. Sacramento rimarrà esposto senza interruzione fino all'aurora del 24 maggio. A ogni ora si succederanno nel Santuario Istituti e Comunità religiose. Le Ore solenni di adorazione con fervorini sono le seguenti

il 22 maggio dalle 14 alle 15; dalle 17 alle 18 per il Comitato Torinese dell'Unione Donne Cattoliche ; dalle 21 alle 22 per l'Associazione dell'adorazione notturna.

il 23 maggio dalle 24 all'1, idem. ; dalle 5 alle 6 e dalle 1I alle 12 per tutti i divoti di Maria Ausiliatrice; dalle 14 alle 15 per le Madri Cristiane e Benedizione dei Bambini; dalle 16 alle 17 per le Figlie di Maria; dalle 22 alle 23 per gli Operai Cattolici.

A ogni ora, libera da speciali funzioni, breve discorso e recita della Preghiera per la pace, composta .dal S. Padre.

NB. -Nelle ore della notte l'ingresso è dalla porta .dell'Oratorio Salesiano, a destra del Santuario.

Martedì, 23 maggi. - Continua l'esposizione del SS.mo Sacramento. - Alle ore 7 Messa di S. E. Rev.ma Mons. Costanzo Castrale, Vescovo titolare di Gaza. - Alle ore 18.30 Vespri Pontificali di S. E. Rev.ma Mons. Giovanni Marenco, della Pia Società Salesiana, Vescovo di Massa-Carrara.

Mercoledi, 24 maggio. - Solennità di Maria SS. Ausiliatrice e I° giorno della. Corte di Maria. Continua l'esposizione del SS. Scramento fino alle 2. - A mezzanotte supplica a Maria Ausiliatrice. Rosario. - Ore 1: Messa cantata, processione e benedizione solenne a chiusura delle SS. Quarantore. - Altre messe dall'aurora alle 12. - Ore 5.30

Messa celebrata dal rev.mo sig. D. Albera, Rettor Maggiore dei Salesiani.- Ore 6.15: Messa celebrata da Sua Em. il sig. Card. Agostino Richelmy, Arcivescovo di Torino. - Ore 7.15 Messa celebrata da S. Em. Rev.ma il sig. Card. Giovanni Cagliero, della Pia Società Salesiana. - Ore io: Messa Pontificale di S. E. Rev.ma Mons. Giovanni Marenco, con assistenza in cappa magna di Sua Eminenza il Card. Cagliero. Al Communio, allocuzione di Sua Eminenza, e dopo Messa processione col SS. Sacramento nell'interno dell'Oratorio e Benedizione. - Alle ore 16 (per comodità dei pellegrini): Tantum ergo e Benedizione. - Ore 18.30 Vespri Pontificali, Panegirico detto dal Sac. Prof. Don Pietro Gallo, e Benedizione col SS. Sacramento impartita dall'Em.mo Card. Giovanni Cagliero.

25 maggio. - 110 giorno della Corte di Maria - Le preghiere di questo giorno sono in suffragio degli ascritti all'Arciconfraternita dei divoti di Maria Ausiliatrice e di tutti i benefattori defunti del Santuario.

25-27 maggio. - Mattino e sera Benedizione solenne.

Domenica, 28 maggio - Chiusura delle feste. Ore 7,15, Messa della Comunione Generale, celebrata da S. Em. Rev.ma il Card. Cagliero. - Ore 10. Messa pontificale di S. E. Rev.ma Mons. Gio. Batt. Pinardi, Vescovo Ausiliare - Ore 15, Rosario, predica, Benedizione solenne. - Ore 16.30: Vespri, Conferenza ai Cooperatori Salesiani tenuta da S. E. Rev.ma Mons. Pinardi, Te Deum e Benedizione pontificale.

2 giugno - Primo venerdì del mese. - Ad onore del S. Cuore di Gesú, esposizione del SS. Sacramento per tutto il giorno.

Avvertenze.

A quei divoti, che dal Piemonte e da altre regioni sogliono venire alle feste di Maria Ausiliatrice, ri cordiamo che ogni comitiva di 25 persone, proveniente da una stazione ferroviaria lontana non meno di 25 chilometri, può in ogni tempo - previa domanda alla Direzione Compartimentale delle Ferrovie dello Stato, Divisione Movimento, Reparto Viaggiatori, TORINO - Porta Nuova - ottenere un notevole ribasso sui prezzi, ribasso che aumenta proporzionalmente ove aumenti il numero dei viaggiatori e quello dei chilometri da percorrere. Le domande vanno fatte dieci giorni prima.

Per distanze minori è facile ottenere agevolazioni anche maggiori sulle linee tranviarie.

Ai Revv. Sacerdoti

I Revv. Sacerdoti che vengono a Torino per celebrare al Santuario di Maria SS. Ausiliatrice sono pregati di voler preavvisare, a voce o per lettera, il Prefetto di Sacrestia del Santuario circa il giorno, l'ora e l'altare in cui desiderano offrire il S. Sacrifizio. Ciò per assicurar loro quella cortese e cordiale accoglienza che i Salesiani sull'esempio del Ven. Don Bosco desiderano vivamente di fare a tutti i Revv. Sacerdoti, sia del Clero secolare che del Clero Regolare.

PEL TEMPIO VOTIVO IN ONORE DI MARIA AUSILIATRICE AI BECCHI DI CASTELNUOVO D'ASTI

A Buttigliera d'Asti, donde lo sguardo sospira già, ogni giorno, di veder spuntare nelle collinette sottostanti il tetto e il campanile del nuovo Santuario dei Becchi, cade ammalato un bimbo di sei anni, caro come un angelo. Egli vede che il babbo piange di nascosto presso il suo lettino e subito lo consola così

- Non piangere; io dò cinque dei miei soldi bianchi per la Chiesa dei Becchi, e son sicuro di guarire. -

La mamma mi portò L. 5 del bimbo e L. 1 della sorellina che volle imitare il fratello. I loro nomi sono Marzano Bartolomeo e Angiolina di Matteo. - In fede, Suor Biagina Figlia di Maria Ausiliatrice.

I bimbi dell'Asilo di Vigonovo (Udine) perchè la Madonna di Don Bosco conservi intatto il giglio della loro innocenza e benedica i loro cari, 6,50.

I bimbi dell'Asilo e le Oratoriane di Boschetto (Chivasso) offrono L. 17 per l'erezione del Santuario di M. A. ai Becchi, per ottenere che la Vergine Santa li scampi da ogni male.

L'Asilo di Bordighera-Torrione, riconoscente al suo Fondatore, il Ven. Giovanni Bosco, manda L. 10 per la chiesetta in erezione a Castelnuovo.

I bimbi dell'Asilo e le ragazze del Laboratorio di Cassinalbo, desiderano che con la piccola offerta di L. 10 venga acquistata la chiavetta del Tabernacolo del Santuario dei Becchi, intendendo, ogni volta che verrà usata, di pregare Gesù a benedire loro, i loro cari e i loro benefattori.

L'Asilo di Buscate nel vedersi, dopo due mesi di solitudine, ripopolato di cento quaranta candidissimi gigli, manda con riconoscenza L. 5 per l'erigenda Chiesina dei Becchi.

I piccini Nino e Mariuccia Borghero di Novi Ligure, riconoscenti alla Vergine Ausiliatrice per essere stati da Lei ridonati in salute ai loro cari, offrono L. 10 pel Santuario dei Becchi, implorando insieme protezione sul babbo, esposto ai pericoli della fronte.

I bambini dell'Asilo Infantile di Lu Monferrato, avendo ricavato la somma di L. 50 mediante partecipazioni a funerali di pie persone del paese, invece di ritenere la detta somma a loro profitto, sono giubilanti di trasmetterla all'erigendo tempio votivo ai Becchi presso la casa natale di Don Bosco, affinchè Egli voglia implorare da Maria Ausiliatrice le celesti benedizioni sui soldati Luesi combattenti ed il ristabilimento della Pace.

Piccoli amici di D. Bosco e Maria Ausiliatrice.

Bosco Pierino di Piano d'Isola d'Asti manda L. 5 perchè Maria Ausiliatrice gli faccia tornare, sani e salvi, il babbo e lo zio, e gli guarisca la mamma.

Nino Polletti di Acqui offre L. 5 per la Chiesa dei Becchi implorando da Maria Ausiliatrice il suo aiuto per crescere buono e sano.

Il bimbo Luigi Paci, di Ascoli Piceno, offre L. 10 per ottenere che il babbo ritorni salvo dalla guerra.

I bambini Paolo ed Enzo Sinibaldi, anch'essi di Ascoli, inviano L. 2, implorando dalla Celeste Ausiliatrice una grazia tanto desiderata. pel loro papà.

Il bimbo Arnaldo-Ezio-Nene Baserga di Meda (Milano) L. 5.

Il bimbo Gino Ceppo di Meda (Milano) per ottenere dalla Celeste Ausiliatrice il ritorno del babbo e degli zii partiti per la guerra, L. 5.

M. Mariuccia di Serafino, di Trofarello, offre L. 7 perchè la Vergine SS. voglia proteggere e ritornare sano e salvo dall'Albania il fratello Giacinto.

Pii giovanetti e giovanette.

Le fanciulle dell'Oratorio dell'Immacolata di Vercelli offrono L. 20 per la Chiesa dei Becchi, pregando Maria SS. Ausiliatrice che presto renda loro i locali dell'Oratorio e dell'Asilo.

I giovani dell'Oratorio del SS. Cuore di Gesù di Vercelli inviano L. 10 pel Santuario dei Becchi implorando la protezione di Maria SS. Ausiliatrice.

I giovani del Circolo Savio Domenico di Vercelli offrono L. 10 per la nuova Chiesa e chiedono la speciale protezione di Maria SS. Ausiliatrice per crescere virtuosi e forti.

Albina Colombo di Paullo Lodigiano implorando la protezione di Maria Ausiliatrice, L. 10.

Le bambine Teresa e Maria Teodorico offrono per l'erigenda chiesa dei Becchi i piccoli risparmi fatti nel mese di S. Giuseppe, per ottenere la benedizione e la protezione di Maria Ausiliatrice - L. 3.

La piccola G. Blanch di Fenestrelle perchè Maria Ausiliatrice la cresca umile e buona L. 0,50; i bimbi Balda perchè Maria li protegga, 0,50; Bussolino Caterina pregando favori speciali, o,5o; N. N. di Cavaglio d'Agogna L. 1.

Damioli Carolina, di Cividade Camuno, offre L. 2 per aver ottenuto da Maria Ausiliatrice una grazia importante.

Anita, Giulietta, Adelina Vadin di Vigonovo (Udine) inviano L. 1,5o pel Tempietto ai Becchi, chiedendo alla Vergine Santa che li conservi puri come angeli.

Preci e ringraziamenti,

Avanzini Giulia di Cogno dona L. 4 per aver ottenuto, per intercessione di Maria Ausiliatrice e di Don Bosco, la guarigione del nipotino Avanzini Clemente di anni sei, da bronco-polmonite.

Tonni Giuseppina di Ascoli Piceno, riconoscente all'Ausiliatrice per una grazia ricevuta L. 1. - D. Ferdinando Barrel, per grazia speciale L. 2. -N. N. implorando l'adempimento dei suoi desideri

L. 0,85. - Sac. N. N. L. 9. - V. P. Convittrice di Vigevano L. g. - P. F. L. 5.

Il Prevosto D. Domenico Fiorio di Boschetto (Chivasso) offre L. 5 pel tempio votivo alla Madonna del Ven. Don Bosco per implorare speciali benedizioni sui suoi cari parrocchiani, L. 5.

Deiro Maria di Pont Canavese offre lire 2 per ottenere la salute e la protezione di Maria Ausiliatrice.

Due piissimi signori Svizzeri, residenti in Alessandria d'Egitto, i coniugi Raoul e Margherita Maumary, benefattori insigni delle Opere di Don Bosco e buoni amici della gioventù, inviano a mio mezzo L. 25 per la erigenda Chiesina dei Becchi. -Suor Annetta Vergano Figlia di Maria Ausiliatrice.

Sono L. 5 per la Chiesa dei Becchi per grazia ricevuta ad intercessione del Ven. Don Bosco da mio marito. - Angela Garneri.

Una signora di Cogno offre L. 10 per aver ottenuto da Maria Ausiliatrice, ad intercessione di Don Bosco, la guarigione di una malattia in età molto avanzata e prega la Madonna a volerle salvare i figli che sono al fronte.

Mamme e insegnanti devote.

Col cuore dei miei bimbi offro L. 5 pregando il Ven. Don Bosco ad ottenere ad essi la protezione dell'Ausiliatrice per una buona riuscita intellettuale e morale. - Maria Gallo di Panora di Acqui.

Invio L. 5 a nome dei miei piccoli cuginetti Peppino, Clemente e Gino Fumagalli di Meda (Milano) per impetrare dall'Ausiliatrice grazie e protezione all'amato babbo al fronte.

La maestra di una scuola di Serralunga d'Alba e i suoi alunni, desiderando di portare anch'essi un sassolino per l'erezione della nuova Chiesa in onore di Maria Ausiliatrice ai Becchi di Castelnuovo, offrono la tenue somma di L. 4 perchè la cara Madonna li protegga sempre. - M. Galli.

Perchè la Vergine Ausiliatrice mi sia larga del suo materno aiuto, L. 5. - N. N. di Borgomasino.

Grazie, o Vergine Ausiliatrice! T'invocai pel mio Giovanni e Tu me lo guaristi : in pegno della mia riconoscenza, offro L. 2 pel tuo nuovo tempio. - Gastaldi Margherita di Borgomasino.

O Maria! proteggi, salva mio marito che trovasi al Fronte.- Bosco Giuseppina di Borgomasino, L. 1.

Alla Tua protezione o Vergine Santa, affido la Famiglia che trovasi all'estero, L. 1. - Faga Maddalena di Borgomasino.

Carlotta Capo di Roma raccomanda alla protezione di Maria Ausiliatrice i suoi nipotini Oreste ed Ada ed offre per il Santuario dei Becchi L. 5.

Emilia Cersico di Novara offre L. 4, per la nuova chiesina di Castelnuovo, perchè la Mamma Celeste le protegga e ritorni salvo il figlio dalla guerra.

Dagli Oratori.

Le Oratoriane di Vigonovo (Udine) mandano alla cara Ausiliatrice L. 7,45, col voto che sorga presto il suo nuovo Santuario.

Le giovanette dell'Oratorio festivo di Ascoli Piceno, invocando una speciale benedizione da Maria Ausiliatrice, L. 13,60.

Le giovanette dell'Oratorio di S. Giusto Canavese, inviano una seconda offerta in L. 12,50, implorando dalla Vergine la sua protezione materna.

Le Oratoriane di Rosignano Monferrato, su cui la Vergine Ausiliatrice tien fisso il suo sguardo di predilezione, offrono L. 6.50 per l'erigendo Santuario di Castelnuovo d'Asti.

Le Figlie dell'Immacolata di Cavaglio d'Agogna, L. 10, col voto che la Madonna di Don Bosco tenga tutti i loro cari sotto il suo manto.

Le Figlie di Maria dell'Oratorio Maria Ausiliatrice di Torino, felici di essere all'ombra del suo Santuario e colla promessa di accostarsi alla Santa Comunione il 24 di ogni mese, offrono alla Madre Ceteste L. 24,05 pel suo nuovo Santuario di Castelnuovo d'Asti.

Le giovanette del fiorente Oratorio di Palagonia (Catania) mandano una seconda offerta di L. 10, perchè la Vergine Santa le benedica insieme con le loro famiglie.

Le Oratoriane del paesello di Cogno (Brescia), offrono L. 8 per l'erezione della Chiesa votiva dei Becchi implorando dalla Vergine Ausiliatrice la grazia che tutte possano farle bella corona in Cielo.

Collegi e Convitti.

Gli alunni del Collegio Salesiano di Lanusei, fedeli alla loro promessa, hanno inviato in L. 11 la loro quota mensile nei mesi di febbraio, marzo e aprile.

Il Maestro Enrico Corongiu, richiamato e in distaccamento a Lanusei, si unisce, egli già alunno di Roma, agli alunni del Collegio Salesiano di Lanusei per aumentare il loro carico di mattoni, invocando da Maria Ausiliatrice una particolare benedizione per sè e per il fratello parroco.

Le Convittrici di Ascoli Piceno per ottenere dalla cara Ausiliatrice la sua materna protezione sulle loro famiglie, sui loro studii e sui cari soldati d'Italia inviano L. 33.40.

La gioventù dell'Istituto di S. Spirito di Acqui offre L. 8, e alcune pie persone ammiratrici di Don Bosco L. 5, pel Santuario dei Becchi.

Le giovani del Convitto annesso al Cotonificio Feltrinelli in Campione, sul Lago di Garda, a, titolo di offerta per il tempio votivo ai Becchi, inviano L. 28,50, per ottenere ad intercessione di Maria Ausiliatrice e del Ven. Don Bosco su loro e sulle loro famiglie benedizione e incolumità da possibili disastri. Ad esse si uniscono le semi-convittrici con l'offerta di L. 4,50 e le medesime intenzioni.

Sono L. 6.5o per la Chiesa di Maria Ausiliatrice ai Becchi, quale offerta del nostro Pensionato per ottenere assistenza speciale sulle nostre giovanette. - La Direttrice delle Figlie di Maria Ausiliatrice di Varese.

Le convittrici dell'Istituto Figari in Vignole Borbera implorano protezione ed aiuto dalla Vergine Ausiliatrice coll'offerta di L. 5o per l'erigenda Chiesa dei Becchi.

Le Allieve di Marano (Napoli) con la tenue offerta di L. 10 per l'erigenda Chiesa dei Becchi intendono affidare a Maria Ausiliatrice la loro buona riuscita nella pietà e nello studio, e di invocare una benedizione speciale sui loro cari richiamati sotto le armi.

Le educande e le semiconvittrici delle Figlie di Maria Ausiliatrice di Bordighera-Torrione offrono L. 20, pregando benedizioni celesti per sè, per i loro studi, e per le loro famiglie.

Anche le convittrici del Convitto Turati di Cogno, riconoscenti alla Vergine Ausiliatrice per aver fin ora benedetti e salvati tutti i loro fratelli in guerra che sono in numero di sessanta, riconoscenti mandano L. 26 implorando insieme la grazia che abbia a continuare il lavoro nello stabilimento per essere di aiuto alle famiglie. - La Direttrice del Convitto.

Anche dall'America.

Le Educande delle Figlie di Maria Ausiliatrice a Montevideo, pellegrinando in ispirito alla casetta natale del Venerabile Fondatore delle loro zelanti e amorevoli educatrici, vi lasciano l'obolo di L. 5o, per l'erezione della Chiesa-ricordo dei due Centenari.

AI GENITORI

UN PO' DI CATECHISMO SULL'ORATORIO FESTIVO (I)

D. Che pensate voi dell'Oratorio Festivo?

R. Penso che è una vera benedizione di Dio per le città e paesi dove esiste.

D. In questo caso quale è il dovere dei genitori?

R. Nei luoghi, dove esiste l'Oratorio festivo, è doppio il dovere dei genitori: il primo dovere è quello di mandarvi i loro figliuoli; il secondo di accertarsi che ci vanno di fatto e di prendere molto spesso notizia da chi dirige l'Oratorio del come vi si diportano...

D. Che cosa devesi dire di quei genitori che non si curano di mandare i loro figli all'Oratorio?

R. Devesi dire che, se noti li scusa l'ignoranza, commettono un fallo gravissimo, ed espongono a lagrimevoli conseguenze le loro creature.

D. Perché?

R. Perche è difficile che i figliuoli abbiano altrimenti mezzo opportuno di adempire debitamente il precetto ecclesiastico; e di piú saranno privi di molti altri vantaggi spirituali, che avrebbero frequentando l'Oratorio.

D. Accennateci qualcuno di questi vantaggi.

R. Nell'Oratorio c'è sempre un ragionamento adatto all'intelligenza dei giovanetti per istruirli e fomentarne la pietà; ci sono, prima, durante e dopo la messa, altre pratiche di devozione; vi è pure il buon esempio e la mutua edificazione; vi sono di quando in quando delle belle funzioni straordinarie ricorrenti lungo l'anno; e v'è poi sempre la grande comodità che si offre ai giovanetti di accostarsi alla confessione e comunione con l'aiuto di persone ecclesiastiche e secolari, che li assistono e sorvegliano con amore. Otrecché ben pochi sono ormai gli Oratorii, a cui non sia annesso, quasi sempre necessaria e naturale appendice, il ricreatorio, dove i fanciulli, dopo santificato il giorno del Signore, hanno anche il modo di trastullarsi onestamente, senza pericolo che i passatempi siano, come avviene pur troppo tanto spesso, occasione di danno per l'anima loro.

D. E contuttociò vi sono dei genitori che non si curano di mandare all'Oratorio i loro figliuoli?

R. Così non fosse! Non considerano essi che in questa maniera si caricano di una assai grave responsabilità, giacché pesa tutto intero sopra di loro l'obbligo di vegliare sull'esatto adempimento dei doveri, che i figli facilmente adempirebbero frequentando l'Oratorio.

D. In conclusione, chi ne avrà tutto il vantaggio, sarà Satanasso?

R. Siamo d'accordo! giacché i figliuoli o non udranno la messa, o vi assisteranno male; non s'accosteranno ai sacramenti; si guasteranno, e saranno poi la croce e la disperazione dei genitori.

D. Quale giudizio fate voi di quei genitori, che preferiscono all'Oratorio Festivo e al catechismo parrocchiale le passeggiate, le riviste, e i pubblici convegni, ai quali sono talora invitati i loro figliuoli?

R. Giudico che così favoriscono, né piú, né meno, gl'interessi del diavolo e de' suoi partigiani, alle spese dei figli. Guai, se si lascieranno intimidire da chi fa assegnamento sulla loro debolezza, ignoranza e dabbenaggine fino al punto di sacrificare il diritto di Dio, il proprio, e l'interesse spirituale dei figliuoli all'altrui capriccio o prepotenza.

Non si può in nessun modo disconoscere il mirabile contrasto che appariva in Don Bosco, che cioè in un'anima apparentemente così mite e pacifica si nascondessero le vitalità piú feconde e gli sguardi piú penetranti, il calorico piú intenso, la vita forse piú meravigliosa di cui il secolo decimonono abbia dato l'esempio. Si, o signori; la sua voce debole, sparsa mitemente fra le pareti della sua cella, era tromba angelica che echeggiava per le piú lontane plaghe della terra; i suoi sguardi che volentieri si abbassavano al fanciulletto che si confessava tra le braccia di lui, erano fasci di luce elettrica che partivano da questo Valdocco per illuminare regioni inesplorate, apertesi alle consolazioni della fede; e quelle mani che parevano inoperose, e che stringevano amabilmente la destra agli amici ed agli ammiratori, erano quelle che seppero con mirabile attitudine manovrare la macchina provvidenziale di tante opere buone, prosperanti come sotto l'influsso di verga taumaturga. Il suo cuore poi, oh! si, il suo cuore è quello che né prima né dopo, né vivo né morto, non ha mai cessato né cesserà di essere grande.

Avv. Carlo Bianchetti.

(1) Da il « Vademecum dei genitori per l'educazione religiosa e morale dei. loro figli - del Can. Umberto Cattaneo » che torniamo a raccomandare a tutti i Cooperatori. È veramente un libro d'oro e ci piacerebbe vederlo in tutte le famiglie cristiane. Lo stile piano e attraente e il metodo dialogico lo rendono assai famigliare, mentre la sana dottrina e le nuove e pratiche osservazioni muovono efficacemente il lettore a far tesoro di tanta sapienza condensata nel prezioso volume. Si può avere dalla Tip. Sociale Editrice di Rovigo o dalle Librerie della S.A.I.D. Buona Stampa, a soli 5o cent..

NOTE E CORRISPONDENZE

Il nostro „SUPPLEMENTO PER I SACERDOTI ".

La Civiltà Cattolica nel fascicolo del 15 aprile u. s. cosí parla del nostro supplemento per i cooperatori salesiani « sacerdoti ».

« Entrando nel suo 40° anno, il « Bollettino Salesiano », che si pubblica ogni mese in nove lingue e con una tiratura di 300.000 esemplari, inizia la pubblicazione di un supplemento per i Cooperatori salesiani « Sacerdoti».

» Esso risponde ad un desiderio del ven. Don Bosco, il quale fu udito esclamare molte volte: - Ah! se avessi un gran numero di sacerdoti zelanti! quanto bene di piú si potrebbe compiere in tutte le parti della terra! - Questo desiderio esprime anche il degno successore del Venerabile, rev.mo Don Paolo Albera, in una breve lettera (messa a principio del 1° supplemento) che egli dirige ai Cooperatori Salesiani sacerdoti. Il detto supplemento sarà pubblicato tre volte all'anno, e dal primo numero possiamo ben giudicare quanto profittevole esso tornerà a suscitare ed a promuovere lo zelo sacerdotale, secondo i varii propositi espressi nel programma e compendiati felicemente in quello di voler essere « un umile e ardente propagandista dello spirito sacerdotale del Ven. Don Bosco ».

» Li vediamo anzi messi in effetto nei primi articoli, tra i quali, un prezioso discorso inedito di Don Bosco; un articolo, riportato dalla Civiltà Cattolica, sulla missione educativa di Don Bosco; un breve e chiaro ragguaglio degli Acta Apostolicae Sedis, e vani altri scritti riguardanti il ministero sacerdotale e l'educazione della gioventú ».

Il 2° numero uscirà a giorni, e sarà inviato a tutti i coperatori « sacerdoti ». Chi per caso non lo ricevesse, è pregato di rendercene avvisati.

l'inaugurazione della cappella funeraria di Don Rua.

Togliamo dal « Momento » del 14 aprile

Con semplice, modesta ma commovente cerimonia, venne ieri inaugurata la cappella funeraria, che conserva a Valsalice, nel Seminario delle Missioni Estere, le spoglie gloriose di Don Rua, primo successore di Don Bosco.

Durante i sei anni che trascorsero dal suo lagrimato transito un comitato di pie persone, ammiratrici dell'opera salesiana, aveva raccolto i fondi necessari alla decorazione di una tomba meno indegna del grande e pio sacerdote.

Il Conte Galateri modellava con fine sentimento d'arte un rassomigliantissimo altorilievo di Don Rua, mentre l'ingegnere M. Tournon, coll'aiuto dell'ingegnere Momo, disegnava e faceva eseguire la parte decorativa, dovuta alla rinomata ditta Catella. Cosí, colla collaborazione dell'arte e della carità, riuscí un piccolo gioiello la cappella, che d'ora innanzi si chiamerà di Don Rua.

Ieri adunque alle ore otto, il sig. Don Paolo Albera benediceva il sacello e vi celebrava la prima messa funebre. Erano presenti il sig. Sindaco Teofilo Rossi colla consorte, gli ingegneri e lo scultore ed altri signori, amici e benefattori dell'opera salesiana. Dopo la Comunione dei chierici e convittori presenti, il rev.mo Don Albera parlò colla sua consueta bontà e delicatezza rivolgendo parole di ringraziamento ai presenti, a nome suo e di tutta la famiglia salesiana. Rievocando poi le gloriose figure di Don Bosco e Don Rua si diceva lieto di vedere le due tombe rallegrate dal vocio di giovinetti che si raccolgono nell'oratorio estivo, il quale, col cominciare delle vacanze, diverrà, come l'anno passato, quotidiano, con ripetizione, sorveglianza e trattenimenti per i figli orfani o di richiamati, o comunque abbandonati. Ai chierici poi ed allievi interni proponeva il motto d'ordine: Hinc sumatis licet exempla vivendi, per le battaglie a onore di Dio e della patria.

Il Sindaco, conte Teofilo Rossi, in seguito, con la nota facilità e geniale disinvoltura esprimeva un ringraziamento per l'invito a presenziare una cerimonia che fu semplice, modesta ed austera come la vita del grande onorato e di cui, con orgoglio, ricordò di aver goduto, non solo la conoscenza, ma l'affetto. Al ringraziamento uni un saluto al degno successore dei due gloriosi operai della carità, chiamandolo angelo di bontà. Si disse fiero di parlare a nome della civica amministrazione e di Torino intera, e di elevare un inno a quella istituzione in cui sempre rifulsero di luce e di opera due amori: l'amore di Dio e l'amore della patria. « In questo tempo di aspra guerra, concluse il Sindaco, io levo il saluto alla pacifica figura di Don Bosco, che mi rappresento qui in atto di stendere le sue sante mani benedicenti ».

Prese infine la parola l'apostolo di ogni buona causa, il prof. Rodolfo Bettazzi. « Io - disse - parlo a nome delle centinaia di migliaia di coloro che si gloriano del titolo di cooperatori salesiani. Non chiedete chi io mi sia. Io sono un ignoto, ma la mia è parola di tutti quelli che sentono la fiamma dell'apostolato a vantaggio della gioventú, ad onore della patria e a gloria di Dio, e lo vogliono praticare sull'esempio e collo spirito di Don Bosco e di Don Rua. Preghiamo Dio per Don Rua e preghiamo Don Bosco affinché preghi per noi, uniti tutti di cuore nella comunione dei santi. Qui davanti alla sua tomba, cosí vicina all'altare, facciamo voti che spetti a Don Albera l'onore di vedere Don Bosco beato e Don Rua venerabile; e per parte nostra, noi cooperatori, promettiamo di lavorare all'attuazione del programma salesiano, che è santo programma di bene «.

Lo scultore conte Galateri, gli artisti e quanti si occuparono della cappella, furono molto festeggiati meritatamente.

Daremo quanto prima una breve descrizione dell'inaugurata cappella, certi di far cosa gradita ai Salesiani e ai Cooperatori, tra i quali è così viva la memoria del 1° Successore di D. Bosco.

Ne fu bella prova la devota moltitudine che il 6 aprile gremí il Santuario di Valdocco, durante la funzione funebre pel VI anniversario del suo transito. Celebrò il rev.mo Don Albera. Sul volto suo e su quello di tutti i presenti si leggeva chiaramente il ricordo, ognor profondo, pel grande estinto !

NOTIZIE VARIE

In Italia.

CHIERI - Per la lapide a Don Bosco. - Leggiamo nel Faro del 25 marzo. - Il Comitato esecutivo per l'erezione della lapide al Ven. DoBosco, sente il bisogno di ringraziare cordialmente tutte le benevole persone che con vero entusiasmo aderirono sinora al suo invito, sia col dare il loro nome come membri onorari del Comitato, sia innviando il loro obolo per concorrere alle spese.

L'iscrizione, previa la debita autorizzazione, s'ergerà sul lato esterno della chiesa di S. Antonio, verso piazza Cavour, e ricorderà come in quella chiesa il Ven. Bosco, studente ed artigiano, fra le strettezze del vivere, tra le fatiche del lavoro e dello studio radunava alle istituzioni catechistiche dei RR. PP. della Compagnia di Gesú i suoi compagni ed amici, gettando le prime fondamenta del suo mirabile Istituto degli Oratori festivi.

L'iscrizione sarà posta a nome dei Chieresi, e quindi potrà concorrere all'erezione della lapide monumentale ogni classe di persone, anzi si desidera che ogni ceto vi sia rappresentato.

A Dio piacendo, all'inaugurazione presiederà S.. E. il Cardinale Cagliero, Apostolo della Patagonia. Tutto fa sperare che il monumento sarà degno, sia della città di Chieri, che dell'Eminentissimo personaggio che la religiosa Chieri avrà l'onore di ossequiare.

FIRENZE. - La nuova Parrocchia della S. Famiglia, affidata alla Pia Società Salesiana, cominciò a funzionare regolarmente fin dal 31 Ottobre u. s., col solenne ingresso del parroco sac. prof. Torquato Tassi.

Essa comprende la zona che trovasi fra la Via Piagentina, il Lung'Arno del Tempio, il Viale Duca di Genova, Piazza Beccaria N. 1 e 2; e Via V. Gioberti (numerazione dispari). Mentre si attende che possa compiersi la costruzione del magnifico santuario intitolato alla Sacra Famiglia,, le sacre funzioni si svolgono nella Cappella provvisoria di Via Gioberti. Certamente essa è insufficiente, poiché alle volte è tanta l'affluenza dei giovanetti e dei devoti da imporre a tutti non piccolo disagio. Mai come al presente fu invocata prossima la fine del magnifico tempio da piú anni in costruzione. Un signore, che dimora in Firenze„ e che desidera serbare l'incognito, volendo animare altre pie persone a dare le maggiori possibili offerte pel sollecito compimento della nuova chiesa parrocchiale, si è reso patrono di una cappella, scegliendo quella che sarà dedicata a Maria SS. Ausiliatrice. Mentre offriva il primo acconto di lire mille, si rendeva garante per l'intera somma di lire ottomila. Egli avrà anche diritto al collocamento dello stemma di famiglia nello scudo che sta sopra la cappella stessa. La Sacra Famiglia, voglia affidare ad altre nobili famiglie generose le cinque cappelle che rimangono.

All'Estero.

MONTEVIDEO. - L' esposizione annuale delle Scuole Professionali Salesiane attirò nello scorso gennaio una folla di visitatori. Alla cerimonia di chiusura assistettero il Ministro dei Lavori Pubblici Dott. Giuseppe Amézaga, il Ministro d'Italia sig. March. Maestri Molinari e il Dott. Giovanni Zorilla di San Martin.

- Trecento giovani esploratori visitano Buenos Aires. - Il direttore delle Scuole D. Bosco ci scrive: « Trecento nostri giovani esploratori hanno fatto una visita alla vicina Capitale, accolti a festa da quattrocento giovani « Esploratori di Don Bosco ». Fu una gita superba, di copiosi frutti educativomorali, indimenticabile. Manderemo ragguaglio . quanto prima ».

BUENOS AIRES. - « Exploradores de Don Bosco ». - L'ispettore Don Giuseppe Vespignani, entusiasta promotore di ogni iniziativa diretta a favorire il progresso scientifico e morale e lo sviluppo fisico della gioventú, ha stabilito, in omaggio al 1° Centenario dall'Indipendenza dell'Argentina, che in tutti gli Oratori festivi annessi ai Collegi Salesiani di quella Repubblica, sieno creati battaglioni di boy-scouts o giovani esploratori, col nome castigliano di Exploradores de Don Bosco. Questa istituzione era già fiorente in varii nostri istituti, ed essendosi riconosciuta d'indiscusso vantaggio, venne saggiamente estesa a tutti quanti con apposito regolamento, che in dieci precetti, racchiudenti ogni dovere di buon cristiano e di buon cittadino, forma la legge d'onore che s'impongono d'osservare tutti i giovani Esploratori di Don Bosco.

NECROLOGIO

P. Bonifacio De Rege di Donato S. J..

Si spense improvvisamente, ma non impreparato, il 2o gennaio u. s. Ex-allievo del Collegio di Valsalice e amatissimo da Don Bosco, fu da lui consigliato ad entrare nella Compagnia di Gesú, dove lasciò il piú caro desiderio di sé. Pio, dotto, affabile e umilissimo, visse tutta la vita nella pratica di ogni virtú, a gloria di Dio ed alla salvezza delle anime. Alla sua nobile famiglia, specie al fratello P. Emanuele S.J., le nostre piú vive condoglianze.

Marianna Olivero.

Mori a Cuneo nel febbraio u. S, Modello di cristiana e di cooperatrice, incontrò nella lunga vita molte sofferenze ; eppure nella sublimità del sacrifizio non solo le superò, ma diffuse perennemente, dentro e fuori della sua famiglia, un'onda rigogliosa di fortezza e attività costante, indice del suo gran cuore e della sua fede. Il rimpianto per la sua scomparsa fu grande. La premii il Signore nella patria dei santi !

Can. D. Pietro Dompé.

Mori ottantenne a Benevagienna, conservando fino all'ultimo piena serenità di mente e presenza di spirito. Anima aperta a tutte le idealità buone, lasciò nelle opere sue, e specialmente in quelle rivolte al bene della gioventú, un'impronta che non potrà essere dimenticata tanto presto. Amò Don Bosco e si studiò d'imitarlo nello zelo per la salute delle anime. Procurò alla Pia Società salesiana vari soci, e fino alla morte una delle sue piú vive aspirazioni fu quella di vedere anche nel suo paese, ove fu pro-sindaco per molti anni, la fondazione di una casa salesiana.

Mons. Luigi Martinengo.

Penitenziere del Duomo di Milano, spirava dopo brevissima malattia il 20 gennaio u. S. in età d'anni 72. Come visse da santo cosí moriva, dopo di avere speso 49 anni in cura d'anime, assistendo colerosi nel 1866 a Liscate, predicando nei Seminarii, e scrivendo. È suo l'opuscolo o Bisogna predicare e predicare all'apostolica i, che riscosse elogi dal Card. Parocchi, dal Card. Gennari, dal Card. Ferrari. Fra pure buon cooperatore salesiano.

Altri cooperatori defunti dal 1° febbralo al 1° marzo.

Ferrarrotti Rosalia - Robella di Trino.

Ferretti Maria fu Giovanni - Monteghirfo. Fozzan Nicolò - Urbana. Frangipane V.a Carolina - Taranto. Frascina Carolina - Mauno (Svizzera). Frigo Agata di Matteo - Mossore. Furlan Luigi fu Pietro - Treviso. Gallo D. Amedeo - Caraglio. Gay Luigi - Cuorgnè. Garino Francesco - Cuneo. Garola Adele - Torino. Giannini Adele - Mosogno. Grassi V.- Innocenta - Solduno. Janna Mons. D. Gerolamo - Treviso. Lavagno Emilio - Frassinello Monferrato. Lego Elisabetta - Bonate Sotto. Mangilli Parravicini, sorelle - Calolzio. Manara Anna - S. Pietro Incariano. Marchi Ermenegildo - Torino. Martini D. Giuseppe, capp. - Piscina. Marubbi Ermelinda - Bardi. Masio Angelo - Stella S. Martino. Michelini Teresa - Ferrara. Miotti Giuseppina - Noale. Molinari Giuseppina - Torino. Molino D. Giuseppe - Castellalferro. Moneghini D. Luigi - Milano. Montrucchio Catterina - Cavour. Morgando avv. Vincenzo - Cuorgnè.

Morano Maddalena - S. Martino (Alessandria). Muzio Augusto - Genova. Navassa Matilde - Torino. Negri Carolina V.a - Vignale Monferrato. Olivero Marianna - Cuneo.

Olivieri can. Salvatore D. Giuseppe - Campo Ligure. Pastorelli Nicolao - Carpasio. Pellegrini Enrico - (Fillungo) Lucca. Pento Maria - Genova.

Pesenti D. Pietro - Germignaga. Petrecca D. Zefferino - Pesche. Pichi D. Luigi - Pergine. Pisoni D. Severino - Lugano

Pizio D. Davide - Cologno al Serio. Podestà cari. D. Sebastiano - Sarzana. Ponzetti Maria V.a Belli - Caluso. Prandoni D. Michele -.Angera p. Rauco. Quaglia Giov. Battista - Tassarolo. Raffaglio Sbnetti - Breno. Ragazzoni Maddalena - Torino. R,urieri Daniele - Schilpario. Ranieri Teresa - Schilpario. Rasfatti Clementina - S. Daniele Friuli. Recalcati D. Pietro, parroco - Veniano. Righetti Marianna - Guasti. Rigoni Veronica Zorzan - Verona. Riola Beniamino fu Luigi - Vitulano. Risso Pietro, negoziante - Vobbia. Rizzo D. Federico - Caltanisetta.

Salomone D. Giov. Batt. - Prazzo p. S. Michele. Sansone D. Giuseppe - S. Giovanni Gemini. Sauzò Cristoforo - Sepino. Scanavino Antonio - Porto Maurizio. Semeraro Motolese Isabella - Martina Franca. Signorini Paolo - Mede.

Simeoni D. Giov. Batt. - Velo Veronese. Soave Antonio - Ivrea. Solaro Giuseppe - Curino. Stradi Domenico - Formigine. Teddei Cesare - Bolano. Tamagnone Marietta - Torino. Tanzi Luigi - Parma. Tarditi Andrea - Casale Monferrato. Tobia Teresa - Stella S. Martino. Toffani can. D. Luigi - Borgo Capanna. Torrer Maria - Venezia. Torrielli Marietta - Capriata d'Orba. Tullio Steccati Olimpia - Tricesimo. Valenti D. Ciriaco - Como. Vaschetti Orsola - Torino. Vassena Vincenzo - Maigrate.

Verona Gasparetti Cesira - Risciolo (Strettoia). Vespa can. Rev. D. Domenico - Acqui. Vitale Antonia - Spadafora S. Martino.