1 AGOSTO1915

ANNO XXXIX - N. 8

BOLLETTINO SALESIANO

PERIODICO MENSILE DEI COOPERATORI DI DON BOSCO

Redazione e Amministrazione - Via Cottolengo, 32 - TORINO.

Sommario. - Nel Centenario dalla nascita di Don Bosco: un voto (Card. Richelmy) ; la Commemorazione (Mons. Morganti) ; il Programma (D. Albera) - Dal prato dei Becchi al Santuario - Una pagina del Card. Maffi - Il Centenario di Maria Ausiliatrice - Un colloquio storico - In memoria di Pio X - Il giorno della riconoscenza - Notizie varie - Cooperatori Salesiani defunti.

Nel Centenario dalla nascita dì D. Bosco

Il voto dell'Em.mo Card. Arcivescovo di Torino.

Vocaberis quaesita civitas et non derelitta (Is. 62). Il magnifico elogio, che tolto dal Profeta la Chiesa nella S. Liturgia anca ripetere a lode della città di Torino, dicendola oggetto delle divine e delle umane compiacenze, torna facilmente al pensiero di colui che si fa a leggere gli annali ecclesiastici del secolo decimonono.

Il canonico Giuseppe Benedetto Cottolengo, il sacerdote Giuseppe Cafasso, Don Giovanni Bosco, decoro e vanto della Chiesa Subalpina in questi ultimi anni, non videro la luce fra le mura di questa città; ma la Divina Provvidenza per vie mirabili tutti li volle fra noi; e omai il loro nome non può andare disgiunto da quello di questa Metropoli.

È egli lecito il sollevare, almeno in parte, i veli che nascondono alla terra i segreti dell'Altissimo? È dolce e consolante il pensare alla pietà grande, all'amore ardentissimo che questi incomparabili sacerdoti nutrirono per la Divina Eucaristia. Troppo conveniva che dalla città del Sacramento irradiasse per il Piemonte e per l'orbe intiero il fulgore delle virtù eucaristiche dei nostri Venerabili.

Altri dica della dottrina e della operosità meravigliosa di Don Giovanni Bosco; parli altri dei fatti prodigiosi, di cui venne infiorata la via del suo terrestre pellegrinaggio; siano molti e molti i lodatori della Società Salesiana, la quale in un breve numero di anni del suo nome e delle opere del suo zelo ha come ricoperta la faccia del globo. A me piace ravvisare nel Venerabile Fondatore l'innamorato e l'apostolo dell'Eucaristia. Giovanetto, chierico, sacerdote, padre spirituale di numerosissima prole, egli prevenne i desideri del Decimo Pio; ed a lui, come ai Venerabili Cottolengo e Cafasso, devono Torino e il Piemonte specialissima riconoscenza, perchè fu atterrata la mala pianta del Giansenismo, e venne riconosciuta ed amata la pratica salutare e santa della Comunione frequente.

Voglia il Buon Dio, negli ardori ineffabili della fede, della carità, dello zelo per tutto ciò che riflette le meraviglie sovrumane e i tesori divini del SS. Sacramento, siano degni sempre di un, tanto Padre e Maestro i suoi Torinesi, i figli della sua Congregazione e quanti si gloriano del nome di Cooperatori Salesiani.

Torino, luglio 1915.

+ AGOSTINO Card. RiCHELMY, Arcivescovo.

L'opportunità della Commemorazione.

NEL 1815 il Creatore e Re dei secoli - il quale, mentre affida la riproduzione quasi meccanica d'ogni altro essere a cieche leggi fisiche, riserba invece a sè, come di quello di Adamo, la formazione del cuore d'ogni singolo uomo : Qui fingit singillatim corda eorum, per inserire in ciascuno di essi (dice S. Agostino) i doni speciali corrispondenti alla sua vocazione - si accingeva a plasmare il cuore del futuro Don Bosco, dandogli da sapiente artefice la capacità e forma atta ad amare tutti i bisognosi di tutto il inondo e di tutti i tempi. Fatto ben memorabile, che giustamente la gratitudine rievoca alla distanza d'un secolo, che le si presenta come un fiume fecondo, una lunga serie di benefizi, scesi quasi rugiada ristoratrice su tutte le classi dell'umanità.

In quell'anno stesso i savi e prudenti del mondo, maestosamente assisi nelle imperiali aule di Vienna, credettero ridare un assetto di pace all'Europa, scomposta e turbata dall'uragano Napoleonico; ma l'attuale conflagrazione, che tutta la sconvolge ancora, dimostra l'inanità di quel tentativo, mentre i disegni di Dio, iniziati ed affidati al cuore di Don Bosco, fra le umili pareti del contadino dei Becchi, raggiungono uno sviluppo sorprendente, appunto perchè Digitus Dei est hic!

Giusta dunque e santa è la Commemorazione Centenaria dell'anno, nel quale fuit homo missus a Deo, cui nomen erat Joannes; in cui, come già il Battista, Don Bosco comparve ad dandam scientiam salutis plebi eius, per ricondurre Gesù nella Società, donde l'hanno bandito le nuove fragorose e micidiali dottrine della scienza settaria, coi conseguenti disastri sociali.

Alla gloriosa falange dei suoi Figli, che ne perpetuano degnamente l'opera, si uniscano nel celebrare il primo Centenario della sua comparsa tutti gli ordini sociali, chè di tutti Ei fu benemerito; ma specialmente esultino di santa riconoscenza le varie classi popolari, che in Lui trovarono realmente quanto promette invano un'empia e mendace democrazia, che degrada fin giù ai bruti il proletario, mentre il pastorello dei Becchi lo sublima fino a Dio.

Il cuore magnanimo del Ven. Don Bosco assunto (come ce lo fa presagire la Chiesa) presso il trono del Dio misericordioso, certo, commosso dalla nostra gratitudine, lo supplica a deporre il flagello della guerra ed a rimandare nel mondo naufragante la colomba col ramoscello d'olivo, mistico indizio della sospirata pace.

Ravenna, luglio 1915.

+ PASQUALE MORGANTI Arcivescovo di Ravenna e Vescovo di Cervia, già suo fortunato alunno.

L'umile nostro programma.

Torino, 1 agosto 1915.

Benemeriti Cooperatori, Benemerite Cooperatrici , In questo mese memorando pel compiersi del 1° Centenario della nascita di Don Bosco, sento anch'io il bisogno di rivolgere una parola a Voi, che solete prendere così intima parte a tutte le cose nostre, tristi e liete e ben sapendo quali stretti vincoli di stima e di affetto vi leghino al comun Padre e Maestro, non so trattenermi dal pregarvi a volervi associare a noi nell'innalzare a Dio l'inno del ringraziamento.

Vi è noto, o cari Cooperatori, che se le attuali circostanze non l'avessero impedito avremmo con solenni festeggiamenti celebrato questa data degnissima di commemorazione; ma, quantunque siasi rinviata l'inaugurazione del Monumento, non deve trascorrere inosservato il gran giorno che andavamo ardentemente affrettando con affettuoso slancio filiale.

Pertanto, la domenica 15 agosto, io mi recherò a Valsalice insieme cogli altri Superiori della Pia Società e celebrerò la S. Messa presso la tomba del Ven. Padre, presenti i carissimi Cooperatori e tutti gli amici nostri di Torino, ai quali sarà diramato particolare invito che servirà di biglietto d' ingresso in quel nostro istituto, per assistere alle 7 del mattino alla Santa Messa con Comunione Generale dei giovani dei nostri Circoli ed Oratorî festivi, e nella sera alla Commemorazione civile che sarà tenuta alle ore 17,30 dall'egregio Cav. Arturo Poesio, Presidente dell'Associazione dei nostri ExAllievi residenti in Roma, e sarà seguita da breve funzione religiosa.

All'ìndomani, lunedì 6 agosto, avrò il conforto di recarmi al mattino ai Becchi, ove sarà posta la prima pietra di un grazioso Santuario da dedicarsi a Maria Ausiliatrice di fronte alla casetta ove nacque Don Bosco, e di assistere nel pomeriggio allo scoprimento di una lapide-ricordo nella chiesa parrocchiale di Castelnuovo, dove Don Bosco ricevette il S. Battesimo e la Prima Comunione e vesti l'abito ecclesiastico.

Ai Becchi, preceduta da una novena con predicazione, sarà festa anche il giorno dell'Assunta, e son certo che vi accorreranno numerosi i buoni Cooperatori dei paesi vicini.

La preghiera che io quindi rivolgo a Voi, o benemeriti Cooperatori e pie e zelanti Cooperatrici, è quella di partecipare spiritualmente a questa commemorazione nel miglior modo che vi sarà possibile, coll'animo di aiutarci a ringraziare il Signore per averci dato un Padre così saggio, così affettuoso e cosi zelante, come Don Bosco, e pregarLo a renderci degni di lui.

Nella certezza che il fervoroso adempimento' di questo dovere filiale attirerà, insieme con uno sguardo buono del Venerabile, le più elette benedizioni di Dio e di Maria Ausiliatrice su Voi, su noi e su tutte le Opere Salesiane, chiedo per me la carità di una preghiera speciale, e mi professo

Di Voi, benemeriti Cooperatori e benemerite Cooperatrici,

Rev.mo Servitore

Dal prato dei Becchi al Santuario

Le pagine che seguono sono tolte da un preziosissimo manoscritto, lasciato dal Venerabile per ordine del Santo Padre Pio IX, che glie ne fece formale comando nel 1858 la prima volta che Don Bosco si recò a Roma, e glie lo rinnovò in forma perentoria nove anni dopo (1).

Don Bosco scrisse quelle pagine per assicurare i suoi figli circa l'intervento divino nella fondazione dell'Opera Salesiana. « È un padre che gode parlare delle sue cose ai suoi amati figli, i quali godono pure nel sapere le piccole avventure di chi li ha cotanto amati » e docile all'avuto comando le ha lasciate ad essi « prima di abbandonare il mondo » e come pegno della paterna affezione ».

I passi da noi scelti si riferiscono alla prima parte della vita di D. Bosco, che va dalla nascita al Sacerdozio. Leggiamoli con riverente affetto, o cari Cooperatori, e noi pure esclameremo e Quanto mai sono meravigliosi i disegni della Divina Provvidenza! Dio ha veramente tolto dalla terra un povero fanciullo per collocarlo fra i primarii del suo popolo! ».

(1) Il manoscritto ha per titolo: Memorie dell'Oratorio dal 1815 al 1855. Esclusivamente per i Soci Salesiani. Per la Congregazione Salesiana. Sono sei quaderni di complessive 18o pagine.

Prima infanzia.

« Il giorno consacrato a Maria Assunta in Cielo fu quello della mia nascita, l'anno 1815 in Murialdo, borgata di Castelnuovo d'Asti (2). Il nome di mia madre era Margherita Occhiena di Capriglio; Francesco quello di mio padre. Erano contadini che col lavoro e colla parsimonia si guadagnavano onestamente il pane della vita. Il mio buon padre quasi unicamente col suo sudore procacciava sostentamento alla nonna settuagenaria, travagliata da vari acciacchi; a tre fanciulli, di cui maggiore era Antonio, figlio del primo letto; il secondo Giuseppe; il più giovane Giovanni, che sono io; piú a due servitori di campagna.

» Io non toccava ancora i due anni, quando Dio misericordioso ci colpi con grave sciagura. L'amato genitore, pieno di robustezza, sul fiore dell'età, animatissimo per dare educazione cristiana alla figliuolanza, un giorno, venuto dal lavoro a casa tutto molle di sudore, incautamente andò nella sotterranea e fredda cantina. Per la traspirazione soppressa, in sulla sera si manifestò una violenta febbre, foriera di non leggera costipazione. Tornò inutile ogni cura e fra pochi giorni si trovò all'estremo di vita. Munito di tutti i conforti della religione, raccomandando a mia madre la confidenza in Dio, cessava di vivere nella buona età di anni 34, il 12 maggio 1817.

» Non so che cosa sia stato di me in quella luttuosa occorrenza: soltanto mi ricordo, ed è il primo fatto della vita di cui tengo memoria, che tutti uscivano dalla camera del defunto, ed io ci voleva assolutamente rimanere.

» - Vieni, Giovanni, vieni meco, ripeteva l'addolorata genitrice.

» - Se non viene papà, non ci voglio andare, risposi.

» - Povero figlio, ripigliò mia madre, vieni meco, tu non hai piú padre.

» Ciò detto, ruppe in forte pianto, mi prese per mano e mi trasse altrove, mentre io piangeva perché ella piangeva, giacché in quell'età non poteva certamente comprendere quanto grande infortunio fosse la perdita del padre... (1) »

(2) L'atto di battesimo, che pubblichiamo, lo dice nato il giorno dopo. È certo però che D. Bosco disse sempre, con un senso di riconoscenza alla B. Vergine, di esser venuto alla luce il 15 agosto.

(1) Ms. cit. pag. 2-3.

La madre.

« ... Sua massima cura fu d'istruire i suoi figli nella Religione, avviarli all'ubbidienza ed occuparli in cose compatibili a quella età. Finché era piccolino, mi insegnò ella stessa le preghiere: appena divenuto capace di associarmi co' miei fratelli, mi faceva mettere con loro ginocchioni mattino e sera e tutti insieme recitavamo le preghiere in comune colla terza parte del Rosario. Mi ricordo che ella stessa mi preparò alla prima confessione, mi accompagnò in chiesa, cominciò a confessarsi ella stessa, mi raccomandò al confessore, dopo mi aiutò a fare il ringraziamento. Ella continuò a prestarmi tale assistenza fino a tanto che mi giudicò capace di fare degnamente da solo la confessione.

» Intanto io era giunto al nono anno di età; mia madre desiderava di mandarmi a scuola, ma era assai impacciata per la distanza giacché dal paese di Castelnuovo eravi la distanza di cinque chilometri. Recarmi in collegio si opponeva il fratello Antonio. Si prese un temperamento. In tempo d'inverno frequentava la scuola del vicino paesello di Capriglio, dove potei imparare gli elementi di lettura e scrittura. Il mio maestro era un sacerdote di molta pietà, a nome Giuseppe Delacqua, il quale mi usò molti riguardi, occupandosi assai volentieri della mia istruzione e piú ancora della mia educazione cristiana.

» Nell'estate poi appagava mio fratello, lavorando la campagna (1) ».

(1) Ms. cit. pag. 4-5.

Il primo sogno.

» A quell'età ho fatto un sogno che mi rimase profondamente impresso nella mente per tutta la vita. Nel sonno mi parve di essere vicino a casa, in un cortile assai spazioso, dove stava raccolta una moltitudine di fanciulli che si trastullavano. Alcuni ridevano, altri giuocavano, non pochi bestemmiavano. All'udire quelle bestemmie mi sono subito slanciato in mezzo di loro, adoperando pugni e parole per farli tacere. In quel momento apparve un Uomo venerando, in virile età, nobilmente vestito. Un manto bianco gli copriva tutta la persona; ma la sua faccia era così luminosa, ch'io non poteva rimirarla. Egli mi chiamò per nome, e mi ordinò di pormi alla testa di quei fanciulli, aggiungendo queste parole:

» - Non colle percosse, ma colla mansuetudine e colla carità dovrai guadagnare questi tuoi amici. Mettiti dunque immediatamente a far loro un'istruzione sulla bruttezza del peccato e sulla preziosità della virtú.

» Confuso e spaventato soggiunsi che io era un povero e ignorante fanciullo e incapace di parlar di religione a que' giovanetti. In quel momento que' ragazzi cessando dalle risse, dagli schiamazzi e dalle bestemmie, si raccolsero tutti intorno a Colui che parlava.

Quasi senza sapere che mi dicessi: - Chi siete voi, soggiunsi, che mi comandate cosa impossibile?

» - Appunto perché tali cose ti sembrano impossibili, devi renderle possibili coll'obbedienza e con l'acquisto della scienza.

» - Dove, con quali mezzi potrò acquistare la scienza?

» - Io ti darò la Maestra, sotto la cui disciplina puoi venire sapiente, e senza cui ogni sapienza diviene stoltezza.

» - Ma chi siete voi che parlate in questo modo?

» - Io sono il Figlio di Colei che tua Madre ti ammaestrò di salutar tre volte al giorno.

- Mia madre mi dice di non associarmi con quelli che non conosco, senza il suo permesso; perciò ditemi il vostro nome.

» - Il mio nome domandalo a mia madre.

» In quel momento vidi accanto a lui una Donna, di maestoso aspetto, vestita di un manto che risplendeva da tutte le parti, come se ogni punto di quello fosse una fulgidissima stella. Scorgendomi ognor piú confuso nelle mie domande e risposte, mi accennò di avvicinarmi a Lei, che presemi con bontà per mano: e - Guarda! - mi disse. Guardando m'accorsi che quei fanciulli erano tutti fuggiti, ed in loro vece vidi una moltitudine di capretti, di cani, di gatti, di orsi e di parecchi altri animali. - Ecco il tuo campo, ecco dove devi lavorare. Renditi umile, forte, robusto: e ciò che in questo momento vedi succedere di questi animali, tu dovrai farlo pei figli miei.

» Volsi allora lo sguardo, ed ecco invece di animali feroci apparvero altrettanti mansueti agnelli, che tutti saltellando accorrevano intorno belando, come per far festa, a quell'Uomo e a quella Signora.

» A quel punto, sempre nel sonno, mi misi a piangere, e pregai quella Donna a voler parlare in modo da capire, perciocché io non sapeva quale cosa si volesse significare.

» Allora Ella mi pose la mano sul capo dicendomi: - A suo tempo tutto comprenderai. - Ciò detto, un rumore mi svegliò ed ogni cosa disparve.

Io rimasi sbalordito. Sembravami di avere le mani che facessero male pei pugni che aveva dato, che la faccia mi dolesse per gli schiaffi ricevuti; di poi quel Personaggio, quella Donna, le cose dette e le cose udite mi occuparono talmente la mente che per quella notte non mi fu piú possibile prendere sonno. Al mattino ho tosto con premura raccontato quel sogno, prima ai miei fratelli che si misero a ridere, poi a mia madre e alla nonna. Ognuno dava al medesimo la sua interpretazione. Il fratello Giuseppe diceva: - Tu diventerai guardiano di capre, di pecore o di altri animali. - Mia madre: - Chi sa che non abbia a diventar prete. - Antonio con secco accento: - Forse sarai capo di briganti. - Ma la nonna che sapeva assai di teologia, era del tutto analfabeta, diede sentenza definitiva dicendo: - Non bisogna badare ai segni.

» Io era del parere di mia nonna, tuttavia non mi fu mai possibile togliermi quel sogno dalla mente. Le cose che esporrò in appresso daranno a ciò qualche significato. Io ho sempre taciuto ogni cosa; i miei parenti non ne fecero caso. Ma quando, nel 1858, andai a Roma per trattare col Papa della Congregazione Salesiana, egli si fece minutamente raccontare tutte le cose che avessero anche solo apparenza di soprannaturale. Raccontai allora la prima volta il sogno di nove in dieci anni. Il Papa mi comandò di scriverlo nel suo senso letterale, minuto, e lasciarlo per incoraggiamento ai figli della Congregazione, che formava lo scopo di quella gita a Roma (1) ».

(1) Pag. 5-8.

A dieci anni.

« Voi mi avete piú volte domandato a quale età abbia cominciato ad occuparmi dei fanciulli. All'età di 10 anni faceva quello che era compatibile alla mia età e che era una specie di Oratorio Festivo. Ascoltate: Era ancor piccolino assai e studiava già il carattere dei compagni miei. E fissando taluno in faccia, per lo piú ne scorgeva i progetti, quello che aveva in cuore. Per questo in mezzo a' miei coetanei era molto amato e molto temuto. Ognuno mi voleva per giudice o per amico. Dal mio canto faceva del bene a chi poteva, ma del male a nessuno. I compagni poi mi amavano assai, affinché in caso di rissa prendessi di loro difesa. Perciocché sebbene fossi più piccolo di statura aveva forza e coraggio da incutere timore ai compagni di assai maggiore età; a segno che nascendo brighe, quistioni, risse di qualunque genere, io diveniva arbitro dei litiganti e ognuno accettava di buon grado la sentenza che fossi per proferire.

» Ma ciò che li raccoglieva intorno a me e li allettava fino alla follia erano i racconti che faceva loro...

» Appena i miei compagni mi vedevano, correvano affollati per farsi esporre qualche cosa da colui che a stento cominciava a capire quello che leggeva. A costoro si aggiunsero parecchi adulti, e talvolta nell'andare o venire da Castelnuovo, talora in un campo, in un prato, io era circondato da centinaia di persone accorse per ascoltare un povero fanciullo, che fuori di un po' di memoria, era digiuno nella scienza, ma che tra loro compariva un gran dottore : monoculus rex in regno coecorum... (1) ».

Il piccolo saltimbanco.

« Nelle stagioni invernali tutti mi volevano nella stalla per farsi raccontare qualche storiella...

» Nella bella stagione, specialmente nei giorni festivi, si radunavano quelli del vicinato e non pochi forestieri. Qui la cosa prendeva aspetto assai piú serio. Io dava a tutti un trattenimento con alcuni giuocarelli, che io stesso aveva da altri imparato. Spesso sui mercati e sulle fiere vi erano ciarlatani e saltimbanchi che io andava a vedere; osservando attentamente ogni piú piccola loro prodezza, me ne andava di poi a casa e mi esercitava fino a tanto che avessi imparato a fare altrettanto. Immaginatevi le scosse, gli urti, gli stramazzoni, i capitomboli, cui ad ogni momento andava soggetto. Pure ci credereste? ad undici anni io faceva i giuochi dei bussolotti, il salto mortale, la rondinella, camminava sulle mani; camminava, saltava e danzava sulla corda, come un saltimbanco di professione

» Quando ogni cosa era preparata e ognuno stava ansioso di ammirare novità, allora li invitava tutti a recitare la terza parte del Rosario, dopo cui si cantava una lode sacra. Finito questo, montava sopra una sedia, faceva la predica, o meglio ripeteva quanto mi ricordava della spiegazione del Vangelo udita al mattino in chiesa; oppure raccontava fatti od esempi uditi o letti in qualche libro. Terminata la predica, si faceva breve preghiera e tosto si dava principio ai divertimenti. In quel momento voi avreste veduto, come vi dissi, l'oratore divenire un ciarlatano di professione

» Dopo alcune ore di questa ricreazione, quando io era ben stanco, cessava ogni trastullo; facevasi breve preghiera ed ognuno se ne andava pei fatti suoi. Da queste radunanze erano esclusi tutti quelli che avessero bestemmiato, fatto cattivi discorsi, o avessero rifiutato di prendere parte alle pratiche religiose (1) ».

(1) Pag. 8-9.

(1) Pag. 9-10.

La prima Comunione.

» Una cosa che mi dava gran pensiero era il difetto di una chiesa o cappella dove andare a cantare, a pregare co' miei compagni. Per ascoltare una predica, oppure un catechismo, bisognava fare la via di circa dieci chilometri, tra andata e ritorno, o a Castelnuovo o nel paese vicino di Buttigliera. Questo era il motivo per cui si veniva volentieri ad ascoltare le prediche del saltimbanco.

» Io era all'età di anni undici, quando fui ammesso alla prima comunione ; sapeva tutto il piccolo catechismo; ma per lo piú niuno era ammesso alla comunione se non ai dodici anni. Io poi, per la lontananza dalla chiesa, era sconosciuto al parroco, e doveva quasi esclusivamente limitarmi alla istruzione religiosa della buona genitrice. Desiderando però di non lasciarmi andare nell'età, senza farmi praticare quel grande atto di nostra Santa Religione, si adoperò ella stessa a prepararmi come meglio poteva e sapeva. Lungo la quaresima mi inviò ogni giorno al catechismo, di poi fui esaminato e promosso, e si era fissato il giorno in cui tutti i fanciulli dovevano fare Pasqua.

» In mezzo alla moltitudine era impossibile di evitare la dissipazione. Mia madre studiò di assistermi piú giorni; mi aveva condotto tre volte a confessarmi lungo la quaresima:

» - Giovanni mio, disse ripetutamente, Dio ti prepara un gran dono; ma procura prepararti bene, di confessarti, di non tacere alcuna cosa in confessione. Confessa tutto, sii pentito di tutto, e prometti a Dio di farti più buono in avvenire.

» Tutto promisi; se poi sia stato fedele, Dio lo sa.

» A casa mi faceva pregare, leggere un buon libro, e davami que' consigli che una madre industriosa sa trovare opportuni pei suoi figliuoli.

» Quel mattino non mi lasciò parlare con nissuno, mi accompagnò alla sacra mensa, e fece meco la preparazione ed il ringraziamento, che il mio Vicario foraneo, di nome Sismondi, con molto zelo faceva a tutti con voce alta ed alternata.

» In quella giornata non volle che mi occupassi in alcun lavoro materiale, ma tutto l'adoperassi a leggere e a pregare. Fra le altre cose mia madre mi ripeté piú volte queste parole:

» - O caro figlio, fu questo per te un gran giorno. Sono persuasa che Dio abbia veramente preso possesso del tuo cuore. Ora promettigli di fare quanto puoi per conservarti buono sino alla fine della vita. Per l'avvenire va' sovente a comunicarti, ma guàrdati dal fare dei sacrilegi. Di' sempre tutto in confessione; sii sempre ubbidiente, va' volentieri al catechismo ed alle prediche; ma per amor del Signore fuggi come la peste coloro che fanno cattivi discorsi.

» Ritenni e procurai di praticare gli avvisi della pia genitrice; e mi pare che da quel giorno vi sia stato qualche miglioramento nella mia vita, specialmente nella ubbidienza e nella sottomissione agli altri, al che provava prima grande ripugnanza, volendo sempre fare i miei fanciulleschi riflessi a chi mi comandava o mi dava buoni consigli. (1) ».

(1) Pag. 11-13.

Un felice incontro.

« In quell'anno (1826) una solenne missione che ebbe luogo nel paese di Buttigliera mi porse opportunità di ascoltare parecchie prediche. Io pure ci andava con molti altri. Fatta una istruzione ed una meditazione, in sulla sera lasciavansi liberi gli uditori di recarsi alle loro case.

» Una di quelle sere di aprile mi recava a casa in mezzo alla moltitudine, e tra noi eravi un certo Don Calosso di Chieri, uomo assai pio, il quale sebbene curvo dagli anni faceva quel lungo tratto di via per recarsi ad ascoltare i missionari. Desso era cappellano di Murialdo. Il vedere un fanciullo di piccola statura, col capo scoperto, capelli irti ed inanellati, camminare in gran silenzio in mezzo agli altri trasse sopra di me il suo sguardo e prese a parlarmi cosí:

» - Figlio mio, donde vieni? sei forse andato anche tu alla Missione?

» - Sí, signore, sono andato alla predica dei missionarii.

» - Che cosa avrai tu mai potuto capire! Forse tua mamma ti avrebbe fatta qualche predica piú opportuna, non è vero?

» - E vero, mia madre mi fa sovente delle buone prediche ; ma vado anche assai volentieri ad ascoltare quelle dei Missionari e mi sembra di averle capite.

» - Se tu sai dirmi quattro parole delle prediche di quest'oggi, io ti do quattro soldi.

» - Mi dica soltanto se desidera che io le dica della prima o della seconda predica.

» - Come piú ti piace, purché tu mi dica quattro parole. Ti ricordi di che cosa si trattò nella prima predica?

» - Nella prima predica si parlò della necessità di darsi a Dio per tempo e non differir la conversione.

» - E che cosa fu detto in quella predica? soggiunse il venerando vecchio alquanto maravigliato.

» - Me ne ricordo assai bene e se vuole gliela recito tutta.

» E senz'altro attendere cominciai ad esporre l'esordio, poi i tre punti, cioè che colui il quale differisce la sua conversione, corre gran pericolo che gli manchi il tempo, la grazia o la volontà. Egli mi lasciò continuare per oltre mezz'ora in mezzo alla moltitudine; di poi si fece ad interrogarmi cosí:

» - Come è il tuo nome, i tuoi parenti; hai fatto molte scuole?

» - Il mio nome è Giovanni. Mio padre mori quando io era ancor bambino. Mia madre è vedova con cinque creature da mantenere. Ho imparato a leggere e un poco a scrivere.

» - Non hai studiato il Donato, la grammatica?

» - Non so che cosa sieno.

» - Ameresti di studiare?

» - Assai, assai.

» - Cosa t'impedisce?

» - Mio fratello Antonio.

» - Perché Antonio non vuole lasciarti studiare.

» - Perché non avendo egli voluto andare a scuola, dice che non vuole che altri perda tempo a studiare come egli l'ha perduto, ma se io ci potessi andare, sì che studierei e non perderei tempo.

» - Per qual motivo desidereresti studiare ? » - Per abbracciare lo stato ecclesiastico. » - E per qual motivo vorresti abbracciare questo stato?

» - Per avvicinarmi, parlare, istruire nella religione tanti miei compagni, che non sono cattivi, ma diventano tali, perché niuno di loro ha cura.

» Questo mio schietto e direi audace parlare fece grande impressione sopra quel santo sacerdote, che mentre io parlava non mi tolse mai di dosso lo sguardo. Venuti intanto ad un punto di strada, dove era mestieri separarci, mi lasciò con queste parole:

- Sta' di buon animo; io penserò a te e al tuo studio. Domenica vieni con tua madre a vedermi e conchiuderemo tutto.

» La seguente domenica ci andai di fatto con mia madre, e si convenne che egli stesso mi avrebbe fatto scuola una volta al giorno, impiegando il rimanente della giornata a lavorare in campagna per appagare il fratello Antonio. Questi si contentò facilmente, perché ciò dovevasi cominciare dopo l'estate, quando i lavori campestri non dànno piú gran pensiero.

Io mi sono tosto messo nelle mani di D. Calosso, che soltanto da alcuni mesi era venuto a quella cappellania. Gli feci conoscere tutto me stesso. Ogni parola, ogni pensiero, ogni azione eragli prontamente manifestata. Ciò gli piacque assai, perché in simile guisa con fondamento potevami regolare nello spirituale e nel temporale. Conobbi allora che voglia dire avere una guida stabile di un fedele amico dell'anima, di cui fino a quel tempo era stato privo. Fra le altre cose mi proibí tosto una penitenza, che io era solito fare, non adattata alla mia età e condizione. M'incoraggi a frequentare la confessione e la comunione, e mi ammaestrò intorno al modo di fare ogni giorno una breve meditazione o meglio un po' di lettura spirituale. Tutto il tempo che poteva, nei giorni festivi lo passava sempre con lui. Ne' giorni feriali, per quanto poteva, andava a servirgli la Santa Messa. Da quell'epoca ho cominciato a gustare che cosa sia vita spirituale, giacché prima agiva piuttosto materialmente e come macchina che fa una cosa, senza saperne la ragione

» In tutto quel tempo non ho mai cessato dai soliti trattenimenti festivi nel prato, o nella stalla d'inverno. Ogni fatto, ogni detto, e posso dire ogni parola del maestro serviva a trattenere i miei uditori (1) ».

„ Se io fossi prete!... ".

« Intanto era sempre accompagnato dal pensiero di progredire negli studi. Io vedeva parecchi buoni preti che lavoravano nel sacro ministero, ma non poteva con loro contrarre alcuna famigliarità.

» Mi avvenne spesso d'incontrare per via il mio Prevosto col suo Vice-parroco. Li salutava di lontano, piú vicino faceva eziandio un inchino. Ma essi in modo grave e cortese restituivano il saluto continuando il loro cammino. Piú volte piangendo diceva tra me, ed anche con altri:

» - Se io fossi prete, vorrei fare diversamente; vorrei avvicinarmi ai fanciulli, vorrei dire loro delle buone parole, dare dei buoni consigli. Quanto sarei felice, se potessi discorrere un poco col mio Prevosto. Questo conforto l'ebbi con Don Calosso: che nol possa piú avere?... (1) ».

(1) Pag. 13-17 e 20. - Ma Don Calosso moriva nel novembre del 1829 e... « con lui - scrive Don Bosco - moriva ogni mia speranza».

Alla scuola di Castelnuovo d'Asti.

« ... Potei soltanto andare alle pubbliche scuole di Castelnuovo circa al Natale di quell'anno 1829, quando correva l'anno decimoterzo di mia età (era già l'anno decimo quarto).

» Gli studi fatti in privato, l'entrare in una scuola pubblica con maestro nuovo, furono per me uno sconcerto: ché dovetti quasi cominciare la grammatica italiana per farmi poi strada alla latina. Per qualche tempo andava da casa ogni giorno a scuola in paese: ma nel crudo inverno mi era quasi impossibile. Tra due andate e due ritorni formavansi venti chilometri di cammino al giorno.

» Fui pertanto messo in pensione con un onest'uomo, di nome Roberto Gioanni, di professione sarto e buon dilettante di canto gregoriano e di musica vocale. E poiché la voce mi serviva alquanto, mi diedi con tutto cuore all'arte musicale e in pochi mesi potei montare sull'orchestra e fare parti obbligate con buon successo.

» Di piú desiderando di occupare la ricreazione in qualche cosa, mi posi a cucire da sarto. In brevissimo tempo divenni capace di fare i bottoni (gli occhielli), gli orli, le cuciture semplici e doppie. Appresi pure a tagliare le mutande, i corpetti, i calzoni, i farsetti; e mi pareva di essere divenuto un valente caposarto. Il mio padrone mirandomi così progredire nel suo mestiere mi fece delle proposte assai vantaggiose, affinché mi fermassi definitivamente con lui ad esercitarlo. Ma diverse erano le mie vedute: desiderava avanzarmi negli studi. Perciò mentre per evitare l'ozio, mi occupava di molte cose, faceva ogni sforzo per raggiungere lo scopo principale

» In questa guisa io potei con facilità farmi una scelta di amici, che mi amavano e mi ubbidivano come quelli di Murialdo.

» Le cose mie prendevano cosí ottima piega, allora che novello incidente le venne a disturbare. Il sig. D. Virano, mio professore, fu nominato parroco di Mondonio, diocesi d'Asti. Laonde nell'aprile di quell'anno 1830 l'amato nostro maestro andava al possesso della sua parrocchia; ed era supplito da uno che, incapace di tenere la disciplina, mandò quasi al vento quanto nei precedenti mesi aveva preparato... (2) ».

(1) Pag. 22. (2) Pag. 22-25.

Gli anni di ginnasio.

« Dopo la perdita di tanto tempo, finalmente fu presa la risoluzione di recarmi a Chieri, ove applicarmi seriamente allo studio. Era l'anno 1830.

» La prima persona che conobbi fu il Sacerdote D. Eustacchio Valimberti, di cara ed onorata memoria. Egli mi diede molti buoni avvisi sul modo di tenermi lontano dai pericoli, mi invitava a servirgli la Messa, e ciò gli porgeva occasione di darmi sempre qualche buon suggerimento. Egli stesso mi condusse dal Prefetto delle scuole, mi pose in conoscenza cogli altri miei professori

» Sul finire di quell'anno scolastico (18301831) fui con buoni voti promosso alla terza grammatica, ossia terza ginnasiale... (1) ».

« In queste prime quattro classi ho dovuto imparare a mio conto di trattare coi compagni. Io aveva fatto tre categorie di compagni, Buoni, indifferenti, cattivi. Questi ultimi evitarli assolutamente e sempre appena conosciuti: cogli indifferenti trattenermi per cortesia e per bisogni; coi buoni contrarre famigliarità, quando se ne incontrassero che fossero veramente tali. Siccome in questa città (Chieri) io non conosceva alcuno, cosí io mi sono fatto una legge di non famigliarizzare con nissuno.

» Tuttavia ho dovuto lottare non poco con quelli che io per bene non conosceva. Taluni volevano guidarmi ad un teatrino, altri a fare una partita al giuoco, quell'altro ad andare a nuoto. Taluno anche a rubacchiare frutta nei giardini o nella campagna.

» Un cotale fu cosí sfacciato, che mi consigliò a rubare alla mia padrona di casa un oggetto di valore a fine di procacciarci dei confetti. Io mi sono liberato da questa caterva di tristi col fuggire rigorosamente la loro compagnia, di mano in mano che mi veniva dato di poterli scoprire...

» Siccome poi i compagni che volevano tirarmi ai disordini erano i piú trascurati nei doveri, cosí essi cominciarono a far ricorso a me, perché facessi la carità scolastica prestando o dettando loro il tema di scuola. Spiacque tal cosa al professore, perché quella falsa benevolenza fomentava la loro pigrizia e ne fui severamente punito. Allora mi appigliai ad una via meno rovinosa, vale a dire a spiegar le difficoltà e anche aiutare quelli cui fosse mestieri (2).

La Società dell'allegria,

» Con questo mezzo faceva piacere a tutti, e mi preparava la benevolenza e l'affezione dei compagni. Cominciarono quelli a venire per ricreazione, poi per ascoltare racconti, e per fare il tema scolastico, e finalmente venivano senza nemmeno cercarne il motivo, come già quei di Murialdo e di Castelnuovo. Per dare un nome a quelle riunioni solevamo chiamarle Società dell'Allegria : nome che assai bene si conveniva perciocché era obbligo stretto a ciascuno di cercare que' libri, introdurre que' discorsi e trastulli che avessero potuto contribuire a a stare allegri; pel contrario era proibita ogni cosa che cagionasse malinconia, specialmente le cose contrarie alle leggi del Signore. Chi pertanto avesse bestemmiato o nominato il nome di Dio invano, o fatto cattivi discorsi, era immediatamente allontanato dalla società. Trovatomi cosí alla testa di una moltitudine di compagni, di comune accordo fu posto per base:

» 1° Ogni membro della Società dell'Allegria deve evitare ogni discorso, ogni azione che disdica ad un buon cristiano;

» 2° Esattezza nell'adempimento dei doveri scolastici e dei doveri religiosi;

» Queste cose contribuirono a procacciarmi stima, e nel 1832 io era venerato da' miei colleghi come capitano di un piccolo esercito.. (1) ».

(1) Pag. 25-26-28. (2) Pag. 29-30.

(1) Pag. 30-31.

L'ATTo DI BATTESIMO DEL VENERABILE (Dall'archivio della Parrocchia di S. Andrea Ap. a Castelnuovo d'Asti).

Addì 17 agosto 1815. - Bosco Giovanni Melchiorre, figlio di Francesco Luigi e Margherita Ochiena, coniugi Bosco, nato ieri sera e battezzato questa sera in forma solenne dal Molto Rev. Don Giuseppe Festa, Vice-Curato. Furono Padrini Melchiorre Ochiena di Capriglio e Maddalena Bosco vedova del fu Secondo Ochiena di questo paese. - Giuseppe Sismondo, Prevosto, Vicario Foraneo.

Vestizione chiericale.

« Presa la deliberazione di abbracciare lo stato ecclesiastico e subitone il prescritto esame andavami preparando a quel giorno di massima importanza, perciocché era persuaso che dalla scelta dello stato dipendesse radicalmente la eterna salvezza o l'eterna perdizione. Mi sono raccomandato a vari amici di pregare per me; ho fatto una novena, e nel giorno di S. Michele (ottobre 1835) mi sono accostato ai SS. Sacramenti; di poi il teol. Cinzano, Prevosto e Vicario Foraneo di mia patria, mi benedisse l'abito e mi vesti da chierico, prima della messa solenne. Quando mi comandò di levarmi gli abiti secolareschi con quelle parole: Exuat te Dominus velerem hominem cum actibus suis, dissi in cuor mio: « Oh! quanta roba vecchia c'è da togliere. Mio Dio, distruggete in me tutte le mie cattive abitudini. Quando poi nel darmi il collare aggiunse: Induat te Dominus novum hominem qui secundum Deum creatus est in justitia et sanctitale veritatis! mi sentii tutto commosso e aggiunsi tra me: - Sí, o mio Dio, fate che in questo momento io vesta un uomo nuovo, cioè che da questo momento io cominci una vita nuova, tutta secondo i divini voleri, e che la giustizia e la santità siano l'oggetto costante dei miei pensieri, delle mie parole e delle mie opere. Cosí sia. O Maria, siate la salvezza mia.

» Compiuta la funzione di chiesa, il mio prevosto volle farne un'altra profana, condurmi alla festa di S. Michele Arcangelo, che si celebrava a Bardella, borgata di Castelnuovo. Egli con questo festino intendeva usarmi un atto di benevolenza, ma non era cosa opportuna per me. Io figurava un burattino vestito di nuovo, che si presentava al pubblico per essere veduto. Inoltre, dopo piú settimane di preparazione a quella sospirata giornata, trovarmi di poi ad un pranzo, in mezzo a gente di ogni condizione, di ogni sesso, colà radunata per ridere, chiacchierare, mangiare, bere e divertirsi; gente che per lo piú andava in cerca di giuochi, balli e partite di tutti i generi! quella gente, quale società poteva mai formare con uno che il mattino dello stesso giorno aveva vestito l'abito di santità per darsi tutto al Signore?

» Il mio prevosto se ne accorse, e nel ritornare a casa mi chiese perché in quel giorno di pubblica allegria, io mi fossi mostrato cotanto ritenuto e pensieroso. Con tutta sincerità risposi che la funzione fatta al mattino in chiesa discordava in genere, numero e caso con quella della sera....

» - Il mondo è fatto cosi, mi rispose il Prevosto, e bisogna prenderlo com'è. Bisogna vedere il male per conoscerlo ed evitarlo. Niuno divenne valente guerriero, senza conoscere il maneggio delle armi. Cosí dobbiamo fare noi, che abbiamo un continuo combattimento contro il nemico delle anime.

» Tacqui allora, ma nel mio cuore ho detto: - Non andrò mai piú in pubblici festini, fuori che ne sia obbligato per funzioni religiose.

» Dopo quella giornata io doveva occuparmi di me stesso. La vita fino allora tenuta doveva essere radicalmente riformata. Negli anni addietro non era stato uno scellerato, ma dissipato, vanaglorioso, occupato in partite, giuochi, salti, trastulli ed altre cose simili, che rallegravano momentaneamente, ma che non appagavano il cuore. Per farmi un tenore di vita da non dimenticarsi ho scritto le seguenti risoluzioni:

» 1° Per l'avvenire non prenderò mai piú parte a pubblici spettacoli sulle fiere, sui mercati né andrò a vedere balli o teatri : e per quanto mi sarà possibile, non interverrò ai pranzi, che si sogliono dare in tali occasioni.

» 2° Non farò mai i giuochi dei bussolotti, di prestigiatore, di saltimbanco, di destrezza, di corda : non suonerò piú il violino, non andrò più alla caccia. Queste cose le reputo tutte contrarie alla gravità ed allo spirito ecclesiastico.

» 3° Amerò e praticherò la ritiratezza, la temperanza nel mangiare e nel bere : e di riposo non prenderò se non le ore strettamente necessarie per la sanità.

» 4° Siccome pel passato ho servito al mondo con letture profane, cosí per l'avvenire procurerò di servire a Dio dandomi alle letture di cose religiose.

» 5° Combatterò con tutte le mie forze ogni cosa, ogni lettura, pensiero, discorsi, parole ed opere contrarie alla virtù della castità. All'opposto praticherò tutte quelle cose, anche piccolissime, che possono contribuire a conservare questa virtú.

» 6° Oltre alle pratiche ordinarie di pietà, non ometterò mai di fare ogni giorno un poco di meditazione ed un poco di lettura spirituale.

» 7° Ogni giorno racconterò qualche esempio o qualche massima vantaggiosa alle anime altrui. Ciò farò coi compagni, cogli amici, coi parenti, e, quando nel posso con altrui, il farò con mia madre.

» Queste sono le cose deliberate allorché ho vestito l'abito chiericale; ed affinché mi rimanessero bene impresse, sono andato avanti ad un'immagine della Beata Vergine, le ho lette, e, dopo una preghiera, ho fatto formale promessa a quella Celeste Benefattrice di osservarle a costo di qualunque sacrifizio (1).

(1) Pag. 53-55.

Entra in seminario.

» Il giorno 30 ottobre di quell'anno 1835 doveva trovarmi in seminario. Il piccolo corredo era preparato. I miei parenti eran tutti contenti: io piú di loro. Mia madre soltanto stava in pensiero e mi teneva tuttora lo sguardo addosso come volesse dirmi qualche cosa. La sera precedente la partenza ella mi chiamò a sé e mi fece questo memorando discorso:

» - Giovanni mio, tu hai vestito l'abito ecclesiastico; io ne provo tutta la consolazione

che una madre può provare per la fortuna di suo figlio. Ma ricòrdati che non è l'abito che onora il tuo stato, è la pratica della virtú. Se mai tu venissi a dubitare di tua vocazione, ah per carità! non disonorare quest'abito. Depònilo tosto. Amo meglio di aver un povero contadino, che un figlio prete trascurato ne' suoi doveri. Quando sei venuto al mondo, ti ho consacrato alla Beata Vergine: quando hai cominciato i tuoi studi ti ho raccomandato la divozione a questa nostra Madre: ora ti raccomando di essere tutto suo: ama i compagni divoti di Maria; e se diverrai sacerdote raccomanda e propaga mai sempre la divozione di Maria.

» Nel terminare queste parole, mia madre era commossa: io piangeva: - Madre, le risposi, vi ringrazio di tutto quello che avete detto e fatto per me: queste vostre parole non saranno dette invano e ne farò tesoro in tutta la mia vita.

» Al mattino per tempo mi recai a Chieri e la sera dello sta so giorno entrai in Seminario. Salutati i Superiori e aggiustatomi il letto, coll'amico Garigliano mi sono messo a passeggiare pei dormitorii, pei corridoi e in fine pel cortile. Alzando lo sguardo sopra una meridiana, lessi questo verso: Afflictis lentae, celeres gaudentibus horae. - Ecco dissi all'amico, ecco il nostro programma: stiamo sempre allegri e passerà presto il tempo.

» Il giorno dopo incominciò un triduo di esercizi, ed ho procurato di farli bene per quanto mi fu possibile. Sul finire di quelli mi recai dal professore di filosofia, che allora era il Teol. Ternavasio di Bra, e gli chiesi qualche norma di vita con cui soddisfare ai miei doveri ed acquistarmi la benevolenza dei miei superiori.

» - Una cosa sola, rispose il degno sacerdote: coll'esatto adempimento de' vostri doveri.

» Ho preso per base questo consiglio e mi diedi con tutto l'animo all'osservanza delle regole del seminario. Non faceva distinzione tra quando il campanello chiamava allo studio, in chiesa, oppure in refettorio, in ricreazione, al riposo. Questa esattezza mi guadagnò l'attenzione dei compagni e la stima dei superiori, a segno che sei anni di seminario furono per me una piacevolissima dimora... (1) ».

«... Al Sitientes del 1841 ricevetti il Diaconato, alle tempora estive doveva essere ordinato sacerdote. Ma un giorno di vera costernazione era quello in cui doveva uscire definitivamente dal Seminario. I superiori mi amavano e mi diedero continui segni di benevolenza. I compagni mi erano affezionatissimi. Si può dire che io viveva per loro, essi vivevano per me. Chi avesse avuto bisogno di farsi radere la barba, o la chierica, ricorreva a Bosco. Chi avesse abbisognato di berretta da prete, di cucire, rappezzare qualche abito, faceva capo a Bosco. Per ciò mi tornò dolorosissima quella separazione da un luogo dove era vissuto per sei anni; dove ebbi educazione, scienza, spirito ecclesiastico e tutti i segni di bontà e di affetto che si possano desiderare (1) ».

(1) Pag. 55-57.

(2) Pag. 72-73

È ordinato sacerdote.

« Il giorno della mia ordinazione era la vigilia della SS. Trinità (5 giugno 1844), ed ho celebrato la mia prima messa nella chiesa di San Francesco d'Assisi, dove era capo di Conferenza Don Cafasso. Era ansiosamente aspettato in mia patria, dove da molti anni non si era piú celebrata messa nuova; ma ho preferito celebrarla in Torino senza rumore, e quello posso chiamarlo il piú bel giorno della mia vita. Nel Memento di quella memoranda Messa ho procurato di fare divota menzione di tutti i miei professori, benefattori spirituali e temporali, e segnatamente del compianto Don Calosso che ho sempre ricordato come grande ed insigne benefattore.

» Lunedí andai a celebrarla alla Chiesa della SS. Consolata, per ringraziare la gran Vergine Maria degl'innumerabili favori, che mi aveva ottenuto dal suo Divin Figliuolo Gesú.

» Martedí mi recai a Chieri e celebrai Messa nella chiesa di S. Domenico, dove tuttora viveva l'antico mio professore P. Giusiana, che con paterno affetto mi attendeva. Durante quella messa egli pianse sempre per commozione. Ho passato con lui tutto quel giorno, che posso chiamare di paradiso.

» Il giovedí, solennità del Corpus Domini, appagai i miei patrioti, cantai Messa e feci la processione di quella solennità. Il prevosto volle invitare a pranzo i miei parenti, il clero e i principali del paese. Tutti presero parte a quella allegrezza: perciocché io era molto amato da' miei concittadini e ognuno godeva di tutto quello che avesse potuto tornare a mio bene. La sera di quel giorno mi sono restituito in famiglia. Ma, quando fui vicino a casa e mirai il luogo del sogno fatto all'età di circa nove anni, non potei frenare le lagrime e dire: - Quanto mai sono meravigliosi i disegni della divina Provvidenza! Dio ha veramente tolto dalla terra un povero fanciullo per collocarlo coi primarii del suo popolo (1) ».

(1) Pag. 73-74.

Predilezione per la gioventù.

In quell'anno (1841) mancando il mio prevosto di Vicecurato, io ne compii l'uffizio pei cinque mesi. Provava il piú grande piacere a lavorare. Predicava tutte le domeniche, visitava gli ammalati, amministrava loro i santi sacramenti, eccetto la Penitenza, perché non aveva ancora subito l'esame di Confessione. Assisteva alle sepolture, teneva in ordine i libri parrocchiali, faceva certificati di povertà o di altro genere. Ma la mia delizia era fare catechismo ai fanciulli, trattenermi con loro, parlare con loro. Da Murialdo mi venivano spesso a visitare. In paese poi cominciavano pure a farsi compagni ed amici. Uscendo dalla casa parrocchiale era sempre accompagnato da una schiera di fanciulli, e dovunque mi recassi era sempre attorniato dai miei piccoli amici che mi festeggiavano... (1) »

» Sul finire di quelle vacanze mi erano offerti tre impieghi, di cui doveva scegliere uno. L'uffizio di maestro in casa di un signore genovese con stipendio di mille franchi annui; di Cappellano di Murialdo, dove i buoni popolani, pel vivo desiderio di avermi, raddoppiavano lo stipendio dei Cappellani antecedenti; di ViceCurato in mia patria. Prima di prendere alcuna definitiva deliberazione ho voluto fare una gita a Torino per chiedere consiglio a Don Cafasso, che da parecchi anni era divenuto mia guida delle cose spirituali e temporali. Quel santo sacerdote ascoltò tutto, le profferte di buoni stipendii, le insistenze dei parenti e degli amici, il mio buon volere di lavorare. Senza esitare un istante egli mi indirizzò queste parole:

» - Voi avete bisogno di studiare la morale e la predicazione. Rinunziate per ora ogni proposta e venite al Convitto (2).

» Seguii con piacere il savio consiglio, e il 3 novembre 1841 entrai nel mentovato Convitto.... (1) ».

» Don Cafasso, che da sei anni era mia guida, fu eziandio mio direttore spirituale, e se ho fatto qualche cosa di bene lo debbo a questo degno ecclesiastico nelle cui mani riposi ogni mia deliberazione, ogni studio, ogni azione della mia vita. Per prima cosa egli prese a condurmi nelle carceri, dove imparai tosto a conoscere quanto sia grande la malizia e la miseria degli uomini.

» Vedere turbe di giovanetti, sull'età dei 12 ai 18 anni, tutti sani, robusti, d'ingegno svegliato; ma vederli là inoperosi, rosicchiati dagli insetti, stentar di pane spirituale e temporale, fu cosa che mi fece inorridire. L'obbrobrio della patria, il disonore delle famiglie, l'infamia di se stesso erano personificati in quegli infelici. Ma quale non fu la mia meraviglia e sorpresa quando mi accorsi che molti di loro uscivano con fermo proposito di vita migliore ed intanto erano in breve ricondotti al luogo di punizione da cui erano da pochi giorni usciti. Fu in quelle occasioni che mi accorsi come parecchi erano ricondotti in quel sito, perché abbandonati a se stessi: -Chi sa, diceva tra me, se questi giovanetti avessero fuori un amico, che si prendesse cura di loro, li assistesse e li istruisse nella religione nel giorni festivi, chi sa che non possano tenersi lontani dalla rovina o almeno diminuire il numero di coloro che ritornano in carcere? » Comunicai questo pensiero a Don Cafasso e col suo consiglio e co' suoi lumi mi sono messo a studiar modo di effettuarlo abbandonandone il frutto alla grazia del Signore senza cui sono vani tutti gli sforzi degli uomini (1) ».

(1) Pag. 74.

(2) Il Convitto Ecclesiastico, che allora si trovava presso la Chiesa di S. Francesco di Assisi, accoglieva i sacerdoti novelli per completarvi gli studi teologici in ordine all'esercizio del ministero pastorale. (1) Pag. 77.

Dà principio all' Oratorio.

» Appena entrato nel Convitto di S. Francesco, subito mi trovai una schiera di giovanetti che mi seguivano pei viali, per le piazze e nella stessa sacristia della Chiesa dell'Istituto; ma non poteva prendermi diretta cura di loro per mancanza di locale. Un lepido incidente porse occasione di tentare l'azione del progretto in favore dei giovanetti vaganti per le vie della città, specialmente quelli usciti dalle carceri.

» Il giorno solenne dell'Immacolata Concezione di Maria (8 dicembre 1841) all'ora stabilita era in atto di vestirmi dei sacri paramentali per celebrare la santa Messa. Il chierico di sacrestia, Giuseppe Comotti, vedendo un giovanetto in un canto lo invita di venirmi a servir la Messa.

» - Non so, egli rispose tutto mortificato. » - Vieni, replicò l'altro, voglio che tu serva messa.

» - Non so, replicò il giovanetto, non l'ho mai servita.

» - Bestione che sei, disse il chierico di sacristia tutto furioso; se non sai servir messa, a che vieni in sacristia? - Ciò dicendo dà di piglio alla pertica dello spolverìo e giú colpi alle spalle e sulla testa di quel poverino.

» Mentre l'altro se la dava a gambe:

» - Che fate, gridai ad alta voce; perché battere costui in cotal guisa? che ha fatto?

» - Perché viene in sacristia, se non sa servir messa?

» - Ma voi avete fatto male. » - A lei che importa?

» - Importa assai, è un mio amico; chiamatelo sull'istante, ho bisogno di parlare con lui.

» - Tuder!... tuder... (2) - si mise a chiamare e, correndogli dietro e assicurandolo di miglior trattamento, me lo ricondusse vicino.

» L'altro si approssimò tremante e lagrimante per le busse ricevute.

» - Hai già udita la Messa? gli dissi colla amorevolezza a me possibile.

» - No, rispose l'altro.

» - Vieni adunque ad ascoltarla; dopo ho da parlarti di un affare che ti farà piacere.

» Me lo promise. Era mio vivo desiderio di mitigare l'afflizione di quel poveretto e non lasciarlo con sinistra impressione verso ai direttori di quella sagrestia.

» Celebrata la santa messa e fatto il dovuto ringraziamento, condussi il mio candidato in un coretto. Con faccia allegra, ed assicurandolo che non avesse piú timore di bastonate, presi ad interrogarlo cosí:

» - Mio buon amico, come ti chiami?

» - Bartolomeo Garelli.

» - Di che paese tu sei?

» - Di Asti.

» - Vive tuo padre?

» - No, mio padre è morto.

» - E tua madre?

» - Mia madre è anche morta.

» - Quanti anni hai?

» - Ne ho sedici.

» - Sai tu leggere e scrivere?

» - Non so niente.

» - Sei già promosso alla santa Comunione? » - Non ancora.

» - Ti sei già confessato?

» - Sí, ma quand'era piccolo. » - Ora vai al Catechismo? » - Non oso.

» - Perché?

» - Perché i miei compagni piú piccoli di me sanno il catechismo ed io tanto grande non ne so niente, perciò ho rossore di recarmi a quelle classi.

» - Se ti facessi un catechismo a parte, verresti ad ascoltarlo?

» - Ci verrei molto volentieri.

» - Verresti volentieri in questa cameretta?

» - Verrò assai volentieri, purché non mi diano delle bastonate.

» - Sta' tranquillo, che niuno ti maltratterà, tu sarai mio amico ed avrai da fare con me e con nessun altro. Quando vuoi che incominciamo il nostro catechismo?

» - Quando a lei piace.

» - Stasera?

» - Sì.

» - Vuoi anche adesso.

» - Sì, anche adesso e con molto piacere ...

» Questo è il primordio del nostro Oratorio, che benedetto dal Signore preso quell'incremento, che certamente non avrei potuto allora immaginare (1) ».

(1) Pag. 78-79.

(2) Tuder è un'esclamazione piemontese.

(1) Pag. 79-81.

Il proposito suggerito dall'Em.mo Card. Maffi.. Che importa ?

- A Lei che importa ?

Così, la mattina dell'8 dicembre del 1841, nella sagrestia della chiesa di S. Francesco d'Assisi, il sagrestano tentava di respingere e soffocare l'interessamento e la carità di Don Bosco verso un povero montanaro. La frase non era nuova purtroppo. I traditori di Gesù a Giuda che, disperato, vedeva sudar sangue le trenta monete, l'aveano detta: Quid ad nos? A noi che importa?" - Anche Caino l'aveva detta al Signore, che gli chiedeva conto di Abele: Nescio: Che importa a me di mio fratello?

E la frase triste per un infinito numero di persone è un programma, un programma di vita comoda e tranquilla, un programma che chiude la porta ad ogni noia, ad ogni disagio, e se non a tutte, certo a moltissime preoccupazioni. La gioventù si corrompe e muore! A noi che importa? - Le nazioni si esauriscono e si sfasciano! A noi che importa? - Le famiglie si dissolvono e scompaiono. A noi che importa? - Le chiese si fanno deserte; i catechismi sono abbandonati; i battesimi sono trascurati; i matrimoni non benedetti si moltiplicano; la stampa oscena dilaga; la religione è derisa; la Chiesa, il Papa,, i sacerdoti sono calunniati, offesi, insultati! A noi che importa? Quid ad nos ?

E si arrestassero lì! Mancherebbe il loro contributo alla difesa e al bene,, li supplirebbe però largamente lo zelo degli altri. Ma no! A questi sciagurati, che nulla fanno ed ai quali nulla importa, una cosa poi importa : che non facciano nulla neppure gli altri. Ed a quali armi, a quali mezzi ricorrono per impedire l'altrui attività? Vedete D. Rodrigo, vedete il conte Attilio ed il conte zio: con quanta malignità, con quali insinuazioni lavorano perchè sia sospettato, sia allontanato Padre Cristoforo, al quale importa di Lucia! Ah gl'iniqui, ai quali non importa che cresca il male, ai quali importa solo che non si faccia il bene

Celebrando la nascita di Don Bosco, celebriamo il sorgere di un'anima, alla quale importò di Dio, della Chiesa, dei fratelli. Come S. Paolo D. Bosco, s'impose programma: Quis infirmatur, et ego non infirmor ? quis scandalizatur, et ego non uror? (II Cor. XI, 29) e vide che come al cuore di Dio importano tutte le creature, come al cuore di Gesù importò la redenzione fino all'olocausto sulla croce, a lui, sacerdote, doveva importare del suo prossimo. E perchè gl'importò, operò, e sotto di lui trovarono così la salute miriadi di anime.

Se ascoltando il consiglio del Sagrestano: - A Lei che importa? - egli si fosse limitato a dire la sua Messa, ad andarsene a casa per godervi pace,. riposo, silenzio - oggi ci troveremmo noi nella letizia di una festa che commove il mondo, rallegra il Paradiso?

Sacerdoti, cattolici vivi di fede, mettetevi il quesito: A voi v'importa delle anime, della fede, di Dio? Pensate che l'Opera di Don Bosco nacque in un episodio della mattina della festa dell'Immacolata perchè, contro il parere di un sagrestano che baciava forse più alle candele che alle anime, a D. Bosco importò d'un birichino

Pisa, luglio 1915.

Card. PIETRO MAFFI

Arcivescovo di Pisa.

IL CENTENARIO DI MARIA AUSILIATRICE

NELL'ARGENTINA La pastorale del Vescovo di Cuyo sul Centenario di Maria Ausiliatrice.

Reca la data del 17 aprile u. s. L'Ecc.mo Mons. Orzali, dopo aver accennato alla guerra europea, dimostra la necessità degli aiuti celesti, e ricordando gli antichi pegni di misericordiosa bontà concessi alla Chiesa e al popolo cristiano da Maria Ausiliatrice, parla della divozione a questa dolcissima Madre; ricorda il Santuario a lei eretto in quella diocesi, a Rodeo del Medio, ov'egli indice solenni riti pontificali per festeggiare la data centenaria; invita i fedeli a pellegrinarvi per la fausta ricorrenza accostandosi ai SS. Sacramenti e recando il loro obolo per le decorazioni di quel sacro tempio e per le auree corone da imporre alla venerata immagine di Maria Ausiliatrice. E dice:

« In quel giorno, in un Santuario di Maria Ausiliatrice, non potremo dimenticare gli speciali benefizi che la Repubblica Argentina, e in particolare la nostra amata diocesi, ha ricevuto dalla sua bontà, mercé l'azione apostolica e moralizzatrice di uno dei suoi piú grandi divoti e dei propagatori piú entusiasti del suo culto, il Ven. Don Bosco, il cui primo Centenario dalla Nascita sarà pur celebrato quest'anno per felice coincidenza. Al zelo apostolico di questo campione illustre e benefattore insigne dell'umanità, devono la Patria nostra e la nostra Diocesi la popolare Opera Salesiana che si è diffusa in ogni parte e compie una restaurazione generale colle sue Missioni ed Oratori Festivi, colle sue Scuole ed Asili, con i suoi Collegi di Scuole Elementari e Ginnasiali, con i suoi Istituti Professionali, con le sue compagnie religiose e con le Associazioni di Ex-allievi ».

NELLA COLOMBIA Imponente dimostrazione.

Nel maggio scorso si celebrò a Bogotà il Centenario dell'istituzione della Festa di Maria Ausiliatrice, e per la parte attiva che vi ebbe l'Eccellentissimo Signor Presidente di quella Repubblica coi suoi Ministri, l'Esercito, l'Università Cattolica, il Delegato Apostolico Monsignor Alberto Vassallo di Torregrossa, l'Ecc.mo Mons. Arcivescovo di Bogotà e Primate di Colombia, ecc, ecc., i festeggiamenti furono di una solennità straordinaria. Spigoliamo dal giornale « La Unidad e del 19 maggio:

Coll'usata pompa nella Capitale di Colombia si celebrò domenica passata la gran festa centenaria di Maria Ausiliatrice. Bogotà ha dato una nuova prova del suo fervore religioso, tributando alla Regina dei Cieli un nuovo omaggio di ancore.

Il programma tracciato dai benemeriti figli di Don Bosco si svolse puntualmente in ogni parte.

La mattina del giorno 16 migliaia di fedeli di ambo i sessi, tra i quali, la nobile e gentil dama, sposa all' Ecc.mo Signor Presidente, accorsero alla Chiesa dei Salesiani per ricevere Gesú Sacramentato, la piú gradita offerta al cuore di Maria SS. Con qual tenerezza avrà Ella diretto i suoi sguardi a quelle anime felici che albergavano ne' loro petti Gesú, realizzando cosí il sublime mistero di amore che è l'unione ineffabile del Redentore Divino cogli uomini, oggetto unico del sacrifizio di un Dio, figli l'Uno e gli altri di quella Madre incomparabile!

Alle nove del mattino celebrò la Messa Pontificale l'Ill.mo e Rev.mo Mons. Arcivescovo Primate nella Cattedrale. Le navate della maestosa Basilica eran gremite di divoti di Maria, e ai piedi dell'altare, artisticamente preparato e profusamente illuminato, dal quale Maria Ausiliatrice apriva il suo cuore all'amore dei figli, si vedevano, prostrate in bell'armonia, persone di tutte le classi sociali, dall'Ecc.mo Presidente della Repubblica, dai Ministri del Gabinetto, dalle piú alte Corporazioni e Autorità, fino al semplice fedele.

Predicò le glorie di Maria Ausiliatrice il rev.mo Padre Pinilla della Compagnia di Gesú, il quale con ispirato linguaggio comunicò al numeroso uditorio la sua ardente divozione a Maria SS., e i suoi nobili sentimenti di amore e di ammirazione verso la Pia Società Salesiana e il suo Fondatore, il Ven. Giovanni Bosco.

Contribuí efficacemente allo splendore e magnificenza del culto la scelta musica religiosa eseguita con perfezione dalla « Schola Cantorum » del collegio salesiano « Leone XIII ».

Alle 14 cominciò la sfilata della Processione. Sotto un bellissimo cielo, percorse le principali vie della città l'imponente corteo, a cui faceva ala grande folla di gente di ogni condizione sociale che nelle vie, dalle finestre, dai poggiuoli, con dignitoso portamento e con rispetto profondo contemplava quella grandiosa manifestazione di amore alla Regina de' Cieli.

Presero parte alla processione otto Collegi di giovani, altrettanti di giovanette, una rappresentanza del Collegio Universitario del Rosario, numeroso stuolo di signori, membri dell'Associazione di Maria Ausiliatrice, il piccolo Clero, vari gruppi di signori rappresentanti diverse Società Cattoliche, le sezioni della Società femminile di Maria Ausiliatrice, le Suore della Carità, il Seminario Arcivescovile, un numero considerevole di Sacerdoti del Clero secolare e regolare, la Scuola militare, lo Stato Maggiore dell'Esercito. Lungo il percorso della Processione faceva guardia di onore la Polizia nazionale; le bande dell'Esercito, della Polizia e del Collegio Salesiano eseguivano belle marcie.

Nelle loro gaie divise facevano pure bella mostra di sé il Reggimento Infantile e il Battaglione « Ricaurte » eleganti gruppi di giovanette collocate fra le diverse Confraternite portanti bellissimi nastri su cui erano scritte con artistici caratteri le parole «Maria Ausiliatrice, pregate per noi »; signore e signorine recanti otto preziosi stendardi di colore rosa celeste, artistici mazzi e ghirlande intrecciate di bellissimi fiori; e le signore del Consiglio direttivo con ricchi pennoncelli.

Per ultimo veniva maestosa la Statua della Vergine Ausiliatrice. I giovani delle principali famiglie della società bogotana si disputavan l'onore di portare sulle loro spalle l'Immagine della Celeste Regina, che era preceduta da un numeroso gruppo di signori, il fior fiore della Capitale. Si distingueva fra tutti la maschia e nobile figura dell'ecc.mo Presidente signor dott. Giuseppe Vincenzo Concha, accompagnato dalla maggior parte dei Ministri, dal Governatore dei Dipartimento, dal Sindaco della città e da altri funzionarii. Lo stendardo di Maria Ausiliatrice fu portato dall'Ecc.mo sig. Presidente della Repubblica e dalle piú notabili personalità che lo accompagnavano.

Chiudeva il religioso corteo l'Ecc.mo signor Delegato Apostolico, Mons. Alberto Vassallo di Torregrossa.

Al terminare della funzione indimenticabile, quando l'Immagine della Vergine Ausiliatrice rientrò nel suo Tempio, il nostro ispettore Don Aime non poté trattenersi dal render grazie a quanti avevano resa piú maestosa la fausta commemorazione.

NELL'EQUATORE. ,, La detenuta politica!... ".

Il Sac. Giuseppe De Giovanni, Direttore dell'Istituto Don Bosco di Quito, in data 23 maggio u. s. scriveva al sig. Don Albera:

« Ho una cara notizia, che le farà piacere. Da molti anni era vietato l'ingresso del sacerdote alle carceri penitenziarie. Piú volte, varii zelanti ministri di Dio, del Clero secolare e Regolare, fecero insistenti domande, ma sempre inutilmente. Non è molto elle un pio sacerdote si era proposto di vincere le difficoltà e fini tosto col desistere, essendo stato segretamente avvertito che qualora avesse tentato di entrare nelle carceri, avrebbe avuto una sorpresa poco gradita.

» Malgrado tutto ciò, confidando nella protezione della Vergine Ausiliatrice e nella simpatia che l'attuale Presidente ha sempre manifestato d'aver pei Salesiani, mi presentai al medesimo implorando ciò che nessuno aveva potuto ottenere. Lo crederebbe, amatissimo Padre? non mi fece nessuna difficoltà.

» - Ma si, mi disse, vada pure a convertire quei poveri disgraziati; le do amplia facoltà di celebrare, predicare, e confessare tutte le volte che le piaccia. Ad altri non ho mai dato questo permesso, ma ai Figli di Don Bosco, sì, perché son certo che non s'inframmettono in cose di politica.

» - Stia pur sicuro, signor Presidente, risposi, che i Salesiani seguono sempre le norme del loro fondatore Don Bosco, il quale non conosceva altra politica che quella di fare del bene.

» In seguito Sua Eccellenza comunicò alla direzione delle carceri il permesso accordatomi, aggiungendo che mi trattassero bene, come un suo amico.

» Era il giorno di S. Giuseppe e mi avevano regalato una statua di Maria Ausiliatrice: la feci portare subito alle carceri, e il giorno seguente andai a celebrarvi conducendo con me la banda ed i cantori. Che giorno memorabile fu mai quello! Da dodici anni non si era piú celebrata colà la Santa Messa! Durante il santo sacrifizio molti di quegli infelici piangevano ed altri mandavano certi gemiti che dovetti farmi forza per non fare anch'io altrettanto.

» Da quel giorno non cessai piú d'andarvi tutte le domeniche a celebrare e a spiegare il Santo Vangelo, e tutti i giovedì a fare il catechismo. Quando le occupazioni me lo permettono, vado anche a visitarli nei laboratorii e nelle celle, ed il bene che si ottiene è veramente grande.

» Anche la nostra cara Madonna si trova là tanto bene! È là come se fosse in casa propria! I poveri carcerati le tengono sempre acceso un lumicino e non le fanno mancar mai i fiori freschi. I nostri giovani la chiamavano sorridendo: » la presa politica... la detenuta politica! »

» Ecco la cara sorpresa che ci riserbavano Maria Ausiliatrice e Don Bosco nel loro Centenario!...»

TESORO SPIRITUALE

I Cooperatori Salesiani, i quali confessati e comunicati divotamente visiteranno qualche Chiesa o pubblica Cappella, o se viventi in comunità la propria Cappella privata, e quivi pregheranno secondo l'intenzione del Sommo Pontefice, possono lucrare Indulgenza plenaria (come dal Decreto della S. Congregazione delle Indulgenze, 2 ottobre 1904):

dal 10 agosto al 10 settembre:

1) il 15 agosto, Assunzione di Maria SS.; 2) il 16 agosto, S. Rocco confessore; 3) l'8 settembre, Natività di Maria SS.

UN COLLOQUIO STORICO.

È l'ultimo capo della nuova vita dei servo di Dio Domenico Savio, scritta dal ch.mo Mons. Carlo Salotti, Assessore della S. Congregazione del S. Ufficio e Sotto-Promotore della Fede (1). Noi lo pubblichiamo in omaggio, al compianto Pontefice Pio X, di cui il 20 corrente ricorre il io anniversario dalla santa morte, e in omaggio al nostro Venerabile Padre al quale vengono qui tributate esimie lodi, del pari che ad una schiera di suoi amici, e cioè al suo confessore, il Venerabile Cafasso - ad uno dei suoi primi Cooperatori, il Servo di Dio Teol. Leonardo Murialdo - al suo 1° successore, il Servo di Dio Don Michele Rua - e al suo alunno prediletto, il Servo di Dio Domenico Savio.

ERA il 20 luglio 1914; ed io mi trovava in presenza del Santo Padre Pio X, nel suo studio, ove ebbe la bontà di accogliermi con sorriso di padre, e trattenermi seco per un'ora in un colloquio indimenticabile, che, tornato in casa, volli fissare sulla carta. Questa precauzione era per me doverosa, perché col tempo non mi si affievolisse nell'anima l'eco di quella parola augusta, che mi parve e fu interessante per i giudizi, che il venerato Pontefice, nella sincerità dell'animo che non sapeva simulare, pronunziò intorno a personaggi elettissimi, i cui nomi sono strettamente legati alla storia della Chiesa e del rinnovamento cristiano.

Non appena fui ammesso al cospetto del Vegliardo, pensavo che undici anni prima, in quello stesso giorno e in quelle medesime stanze, il grande suo antecessore, Leone XIII, in mezzo alle ansie ed alle trepidazioni di tutto il mondo cattolico, era serenamente spirato. Ma ero assai lungi dal sospettare, che un mese dopo, in quello stesso giorno, compiendosi un'altra volta il fato della morte, quel Papa, che ad onta dei suoi settantanove anni appariva cosí fiorente, sarebbe disparito quasi tragicamente dal mondo, sacrificandosi vittima di espiazione sopra un altare, insanguinato e profanato dallo scempio d'una guerra, la piú immane, la piú orrenda che ricordi la storia.

Non ancora tuonava il cannone sui campi eroici del Belgio; non ancora le borgate e le colline d'Alsazia e di Lorena erano bagnate di nuovo sangue fratricida, non ancora le mitraglie vomitavano il fuoco e il ferro sulle terre sventurate di Polonia. Chi mai in quel 20 luglio avrebbe preveduto che nel giro di pochi giorni una grande fiamma devastatrice avrebbe divampato su quasi tutta Europa, e che una bufera formidabile avrebbe travolto negli orrori della distruzione tante attività umane, tanti strumenti di vita e di ricchezza, tante speranze di civiltà? E però Pio X, scevro da qualsiasi preoccupazione, senza che la fosca nube, presaga dell'imminente tempesta, venisse a turbargli il bel sereno dell'anima, mi favellava cosí piacevolmente, con una lucidità di pensiero, con una assennatezza di giudizio e con una vivacità, accompagnata spesso da un motto spiritoso ed arguto, che non potrò mai dimenticare quella scena né quel colloquio, uno degli ultimi concessi da quel mite Pontefice.

- So - Egli mi disse - che voi vi occupate con molto ardore dei Servi di Dio, dei quali difendete la causa di santità presso la Sacra Congregazione dei Riti. Ma badate bene alla scelta de' vostri clienti.

- Padre Santo, ho dei buoni clienti; - ed avendo osservato che sopra il suo tavolo erano collocate due statuette di bronzo, una delle quali rappresentava il Curato d'Ars, e l'altra Giovanna d'Arco, aggiunsi tosto: - i miei migliori clienti la Santità Vostra li venera qui nel Suo studio.

- Sapevo bene, che voi eravate l'Avvocato della mia cara guerriera, ma non sapevo che lo siete anche del mio Curatino. Dite pure ai vostri buoni amici di Francia che desidero ardentemente di circondare dell'aureola dei santi la loro Giovanna; ma dite anche che ho una tenerezza speciale per questo caro Curatino, cui mi raccomando tutti i giorni. I Francesi, nel loro fervido patriottismo, sperano di ottenere, coll'esaltazione della loro guerriera, il rifacimento di una patria cristiana; e lo spero anch'io. Ma canonizzando il Curato d'Ars io mi riprometto, non solo nella Francia, ma in tutto il mondo, un ravvivarsi di spirito sacerdotale e un nuovo rifiorir di costumi, che darà alla Chiesa il grande conforto di vedere avviata la società a quella mèta suprema che è la salvezza dell'anima.

Dagli eroi cristiani di Francia si passò a discorrere di quelli d'Italia. Si parlò prima di Contardo Ferrini, l'illustre Professore di Diritto romano, che sulla cattedra delle Università italiane ha fatto rifulgere, con la scienza, la dignità del carattere e la franca professione d'una fede, ch'egli rendeva piú bella con la purezza de' suoi costumi e col profumo della sua pietà. E mentre il S. Padre aveva parole di profonda venerazione per quest'uomo, del quale in una circostanza aveva detto: « Sarei ben lieto di proporre a modello un santo professore di università! », io pensava a un colloquio, che il Ferrini ebbe nel 1894 coll'amico Prof. Olivi, allorché, quasi divinando il futuro, gli faceva osservare che dopo un Pontefice, diplomatico esperto e fortunato, pensatore profondo e geniale, come Leone XIII, la Chiesa potesse avere bisogno di un Papa, che la riconducesse piú spiccatamente alle virtú evangeliche, alla bontà, alla carità, alla povertà di spirito, e sotto questo aspetto, diceva, potrebbe parere opportunissima la scelta del Cardinal Sarto, che mostravasi ricco di tali doti (1).

E questo Papa, amante della vita evangelica, mi sciolse un inno alle virtú apostoliche del Ven. Cafasso, del quale era sinceramente entusiasta. Osai allora avvicinare al nome del Cafasso quello del teologo Murialdo. A questo nome il volto del Pontefice s'irradiò come di una luce soave; e dalla sua bocca uscirono queste testuali parole:

- Il Murialdo! Ecco un altro apostolo, degno di salire sugli altari. Io l'ho conosciuto personalmente, e sono rimasto assai colpito delle sue virtú che mi hanno lasciato la convinzione che si tratta di un gran santo.

Ed avendogli io significato, che i Padri Giuseppini, questi valorosi ed infaticabili operai, mi avevano affidato l'incarico di difendere la causa del loro Fondatore dinanzi alla Congregazione dei Riti, il Santo Padre mi soggiunse:

- Ho piacere: difendetela: la causa del Murialdo vi farà onore. Ma fate presto, ed interessate il Promotore della Fede, perché si solleciti lo studio per l'introduzione di questa bella Causa, che mi sta tanto a cuore.

Per una di quelle coincidenze spontanee, che in ogni dialogo sorgono e s'intrecciano frequentemente, il mio pensiero volò a Don Bosco, e non potei a meno di esternare tutta la mia ammirazione per quest'uomo, che fin dai primi anni di mia giovinezza ho considerato come il piú grande e il piú benemerito Apostolo del secolo XIX. E dicevo al Santo Padre che nello studiare il voluminosissimo Processo di Torino, più che la grandezza e l'esteriorità dell'opera sua colossale, mi aveva colpito quella vita interiore di spirito, da cui nacque e si alimentò tutto tutto il suo prodigioso apostolato. Del Ven. Don Bosco molti conoscono soltanto l'opera esteriore, che poté forse a taluno sembrare un po' rumorosa, ma ignorano in gran parte quell'edificio sapiente e sublime di perfezione cristiana, ch'egli aveva eretto pazientemente nell'anima sua, coll'esercitarsi ogni giorno, ogni ora, ogni momento, in tutte le virtù proprie del suo stato sacerdotale.

- Padre Santo - io proseguiva - se tutti avessero una conoscenza intima e completa di questo secondo lato della figura di Don Bosco, quanto sarebbe maggiormente apprezzato quest'uomo, che pur gode di una estimazione cosí profonda ed universale!

E mentre si ragionava della mirabile opera di penetrazione, fatta dai Salesiani pressochè in tutte le parti del mondo, anche le più difficili ed inospiti - opera che non può altrimenti spiegarsi, ne conveniva lo stesso Pontefice, se non connettendola con la santità del Fondatore - Pio X con uno di quei sorrisi paterni, in cui apriva l'anima sua dolce e buona, mi soggiunse

- E Don Rua dove lo lasciate? In lui parmi ritrovare tutto quel complesso di virtú intime e solide, che sono proprie dei Santi. Cosa aspettano i Salesiani? Perché non ne promuovono la causa di Beatificazione? Ecco un altro grande ed umile Servo di Dio, del quale la Chiesa si occuperà; ne sono sicuro

E mi seguitò a discorrere con molto calore di Don Rua, manifestandomi per esso una venerazione sincera e convinta.

Confortato da quest'alta opinione, che Sua Santità aveva di Don Rua, mi feci ardito a dimandarle, cosa pensasse dell'antico condiscepolo di Don Rua e del pio allievo del Ven. Don Bosco, Domenico Savio.

- Cosa penso? - m'interruppe allora il Santo Padre. -È il vero modello per la gioventù dei nostri tempi. Un adolescente che porta nella tomba l'innocenza battesimale, e che durante i brevi anni di sua vita non rivela mai alcun difetto, è veramente un Santo. Che cosa vogliamo pretendere di più?

- Eppure, Beatissimo Padre, quando nel febbraio scorso s'introdusse la causa di Beatificazione, che a me fu riserbato l'onore di difendere, qualcuno mi obbiettava, che il Savio era troppo giovane per innalzarlo agli onori degli altari.

Ed il Pontefice di rimando:

- Ragione di piú per santificarlo. È tanto difficile per un giovinetto osservare le virtú in una maniera perfetta! E Savio vi è riuscito. La vita che Don Bosco ne scrisse, e che ho letto, mi ha dato M'idea d'un giovinetto esemplare, che merita d'essere additato quale modello di perfezione.

Feci allora notare a Sua Santità, quanto sia grande la simpatia, che specialmente la gio ventú nutre pel piccolo Savio; quando si parla di lui, è un interessamento, una commozione, un entusiasmo che s'impossessa di tutti. Ed aggiungevo che la sera innanzi, nel commemorare la figura di Savio nell'ampio cortile dell'Ospizio del S. Cuore a Castro Pretorio, in occasione della solenne premiazione dei giovani dell'Istituto, avevo osservato nel pubblico questa stessa impressione. E Pio X, compiacendosi di questa commemorazione del pio giovinetto, mi aggiunse queste parole, che ho la coscienza di riferire testualmente

- Tutto quello che potete averne detto di bene, è poco. Adoperatevi a spingerne avanti la Causa. Che i Salesiani non abbiano i pregiudizi di qualche Congregazione religiosa, la quale ha trascurato d'interessarsi della glorificazione de' suoi membri, prima di aver promosso quella del Fondatore. La figura e l'opera di D. Bosco è troppo vasta e complessa, e forse richiederà molto studio. Per la vita breve e semplice del Savio non occorre, credo, tutto questo ; perciò non si perda tempo ; la sua Causa si sospinga innanzi alacremente.

Attratto da questo inno di simpatia e di ammirazione che il Vicario di Gesú Cristo aveva sciolto per il caro giovinetto di Mondonio, dissi:

- Padre Santo, di questo giovinetto scrivo una vita, nella quale vado raccogliendo non solo quanto apprendemmo da Don Bosco, ma quanto i suoi condiscepoli narrarono o scrissero di lui, o attestarono nel Processo canonico di Torino.

- Se terminerete presto questa vita, soggiunse il Pontefice, me ne porterete una copia, la leggerò volentieri ».

Cosí si chiudeva il colloquio, suggellato da una benedizione cordiale, che mi commosse fino al fondo dell'anima, perché accompagnata da queste parole, che mi ridestano oggi la piú sincera riconoscenza:

- Benedico i vostri studi, la vostra azione sacerdotale, il vostro apostolato rivolto alla difesa della verità cristiana; e abbiate sempre fiducia in Dio.

Uscii da quella stanza con le lacrime agli occhi.

Erano scorsi appena trenta giorni, che del Pontefice della Cristianità non rimaneva che un cadavere. E quando in S. Pietro visitai quella spoglia esanime, mentre pregavo e insieme piangevo, mi tornarono al pensiero come un'eco dolorosa quelle parole: « Se terminerete presto questa vita, me ne porterete una copia, la leggerò volentieri ».

La vita di Domenico Savio è terminata. Scenderò un giorno nelle cripte di S. Pietro, e la deporrò per un istante sulla tomba sacra di Pio X perché quel Pontefice defunto benedica dal cielo il modesto lavoro, al quale, vivo, m'incoraggiò con la stia parola di Padre. Poi di lí salirò in Vaticano, per consegnare questo sudato frutto de' miei studi al suo degno successore, Benedetto XV, il quale, col gradirne la dedica, ha dimostrato la piú viva simpatia per questa figura di adolescente, la cui biografia, bambino, leggeva co' suoi cari fratelli nella casa paterna, alla presenza di sua madre, piissima donna, che intese modellare l'anima de' suoi figli sugli esempi luminosi del discepolo di Don Bosco.

(1) Sarà posta in vendita ai primi di questo mese presso la S A. I. D. " Buona Stampa „ Corso Regina Margherita, 176, Torino. - Uno splendido volume di 350 pag. Lire 3.

(1) GALLavresi nel libro In memoria del Prof. Ferrini, pag. 6.

In memoria di Pio X.

Ebbe anima altamente serena - cuore fervente, mitissimo - espressione maestosa, dolce. - Austero per sè, consolatore amoroso degli altri - amico degli sventurati - lasciò sempre in chi lo vide - una di quelle impressioni - che restano in fondo all'anima - come una gioia - una forza.

*

La giustizia degli uomini - si è levata per salutare alla dipartita - questa grande anima. - E il popolo ricordando come fu buono - esclama « Sempre sarà nella memoria! - I giudizi della terra non turberanno il suo riposo ».

**

Vide le cose in Dio - vide Dio nelle cose che lo rappresentano e lo ricordano - Dio amò nei poveri - Dio cercò nelle anime - e alle anime agevolò la via - di salire a Lui - sommo Vero, sommo Bene.

*

**

Contro errori multiformi - tenne alto il diritto della verità. - In un sublime ideale di giustizia - riprovò la violenza e l'oppressione - e si affaticò per la pace. - Con suprema autorità di giudice - con sollecito affetto di padre - mostrò a tutti la via del dovere.

Volle ristorare tutto in Cristo, - a Cristo condusse le anime - per la frequente Comunione. - Alla mensa di Cristo chiamò i bambini, - il Vaticano echeggiò al canto dei piccoli - che ringraziavano. - Il mondo udì la voce dei pellegrinanti - che acclamavano l'Ostia santa; - la Storia scrivendo di Pio X - lo chiamerà - il Papa del Sacramento.

P. AGOSTINO DA MONTEFELTRO.

IL CULTO DI MARIA AUSILIATRICE

NEL SANTUARIO Il 24 luglio nel Santuario-Basilica di Maria SS. Ausiliatrice si ripetè la solenne commemorazione mensile, cui parteciparono, insieme con molto popolo devoto tutti gli alunni studenti e artigiani dell'Oratorio Salesiano, l' Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, le alunne dell'Istituto delle Maddalenine e i giovani delle scuole Professionali del Martinetto.

L'imponente cerimonia, accompagnata da continue preci e canti liturgici, fu celebrata dal rev.mo Mons. Muriana, il quale prima d'impartire la benedizione eucaristica, disse belle parole per animare i presenti a raddoppiare la fiducia in Maria Ausiliatrice e a rivolgere a Lei le preghiere più fervide pei bisogni della patria e dei nostri soldati, e secondo le auguste intenzioni del Santo Padre. Le sante comunioni distribuite alla Messa e lungo la mattinata furono numerosissime.

Alla sera, essendo la vigilia dell'onomastico di Sua Santità, venne offerta anche l'Ora di adorazione secondo le intenzioni di Papa Benedetto XV, col fervido voto che il Signore lo conservi ancora lunghi anni a Padre amatissimo di tutti cristiani.

Il 24 corrente si ripeterà la stessa funzione. Vogliano parteciparvi in ispirito tutti i Cooperatori.

N8. - Al prossimo numero rinviamo, per mancanza di spazio, la relazione di altre feste celebratesi in Italia in onore di Maria Ausiliatrice.

GRAZIE E FAVORI (*)

La benedizione di Maria Ausiliatrice !

Il giorno 24 maggio fu portata nella sagrestia di questo collegio una bambina di pochi anni, ormai del tutto consunta, che stentava reggersi in piedi. Nei giorni della Novena era stata esortata a ricorrere a Maria SS. Ausiliatrice ed essa colla sua mamma aveva pregato con fede e con gran fervore.

Perciò la sua attesa del 24 maggio fu grande. Il sottoscritto le diede la benedizione di Maria Ausiliatrice. Prima che finisse la formola, alla bimba fluirono copiose lagrime di commozione, poi si mise a camminare, e per ben tre volte fece, pregando, il giro del cortile tornando in in chiesa per la pia pratica detta del pellegrinaggio, e tornata a casa proseguì a stare sempre meglio. Il 29 giugno tornò portando un mazzo di fiori del suo giardino alla nostra celeste Madre in ringraziamento. La sua faccia, prima pallida e profilata, si era tinta di un lieve incarnato e la mamma mi diceva con commozione: « Non ha più neppure un filo di tosse! e ciò che commuove si è il vedere come dimostra viva la riconoscenza verso Maria SS Ausiliatrice con sentimenti che paiono superiori alla sua età». Benedetta sia sempre la divina Ausiliatrice dei Cristiani, che è in modo speciale l'Ausiliatrice delle anime giovanili !

Conegliano, 1 luglio 1915.

Sac. PAOLO VALLE

Dirett. Spirit. del Collegio dell'Immacolata.

Cesarò (Messina). - Angosciata profondamente con tutta la famiglia perché un mio figlio era stato imputato sinistramente, mi volsi con fede alla Vergine Ausiliatrice, promettendo la pubblicazione della grazia sul Bollettino, se, fattasi luce sui fatti, ne fosse risultata l'innocenza del figlio diletto. Oh ! bontà e potenza dell'Ausiliatrice! Quando in tribunale tutto parea perduto, caddero le accuse e rifulse pienamente l'innocenza di mio figlio.

Adempio quindi con gioia la promessa, inviando tenue offerta e pregando la Vergine Santa che voglia continuare su la mia famiglia la Sua materna protezione.

10 Luglio 1915.

ROSINA MANCANI.

S. Giorgio al Tagliamento. - Sia benedetta in eterno! Sia sempre benedetta la gran Madre di Dio, l'aiuto dei Cristiani! Quante volte la sua misericordia ha riguardato a' dolori della nostra famiglia! Quante volte ci ha mostrato pietosa la sua potenza presso Dio! Anche ora umil mente prostrati innanzi a si gran Madre, non sappiamo far altro che ammirare le sue meraviglie e annunziarle piangendo. Mia figlia Anna era moribonda in seguito ad una forte infezione intestinale che era degenerata in tifo. In preda alla piú indicibile angoscia pregai e feci pregare Maria SS. Ausiliatrice per la guarigione della cara inferma, promettendo una piccola offerta, che fu fatta, e di pubblicare la grazia nel Bollettino. La dolce Madonna di D. Bosco non volle lasciarmi delusa ed io, ora che la cara bambina è completamente ristabilita, adempio alle promesse esortando tutti coloro che hanno perduta ogni speranza nelle risorse a far ricorso con fiducia alla buona e potente Ausiliatrice dei Cristiani.

Luglio 1915.

GIUSEPPINA PIAZZA.

Nizza Monferrato. - Sia sempre benedetta la Vergine SS. Ausiliatrice, che non abbandona mai i suoi devoti. A Lei sciolgo io pure l'inno del ringraziamento e mando un'offerta per la celebrazione d'una S. Messa per mostrare alla Vergine Ausiliatrice tutta la mia riconoscenza per avermi ridonata la pace in famiglia, dopo tre anni di sofferenze e di preghiere.

Maggio 1915.

A. R.

Borgomanero. - Verso la metà dello scorso febbraio mi trovavo nel più grande sconforto per la gravissima malattia di mio padre. Qualunque cosa avrei dato o fatto pur di salvare il caro infermo. In tal condizioni di spirito mi occorse di aprire un Bollettino Salesiano, pervenuto allora a persona della mia famiglia. Mi cadde sott'occhio la rubrica delle guarigioni che si affermavano ottenute con preghiere alla Madonna. Un pensiero attraversò la mia mente: non potevo anch'io rivolgere una preghiera a Maria SS. Ausiliatrice della quale leggevo le grazie concesse? A questo pensiero fece seguito un altro: Se il babbo guarisce, farò pubblicare una dichiarazione firmata.

Dopo parecchie crisi pericolose, il babbo si è ristabilito, e spero si conservi a lungo all'affetto mio e di tutti i parenti. Pago ora il debito che ho contratto, mantenendo la promessa.

6 maggio 1915.

Avv. CARLO MONTI.

Torino. - Una persona carissima della nostra famiglia, fu colpita da grave malore, tanto che dottori valenti ci dissero essere un caso gravissimo e noi dubitavano della guarigione.

Ci volgemmo con tutto il cuore alla Vergine SS. Ausiliatrice, e poichè il nostro caro è guarito, adempiamo il voto.

Maggio 1915.

R. A. M.

Loco di Rovegno (Pavia). - Ero gravissima, si dubitava della mia esistenza, avevo già ricevuto il S. Viatico, solo un'operazione chirurgica poteva farmi sopravvivere. Ma come recarmi all'ospedale, se ero immobile sul letto? Qui ci vuole l'aiuto della Madonna, dissemi il buon Parroco, e dietro suo consiglio incominciai una novena a Maria Ausiliatrice promettendo che se m'avesse fatta la grazia di riacquistare le forze per recarmi all'ospedale, avrei pubblicato il favore e mandato una tenue offerta alla Madonna. Le mie preghiere con quelle dei miei famigliari ottennero quanto avevo chiesto alla Regina del Cielo, e proprio al nono giorno, il 24 maggio, che era anche la sua festa, potei alzarmi da letto, e dopo pochi giorni recarmi all'ospedale dove fui operata. Oggi, mentre faccio palese la grazia, mando la mia tenue offerta coll'animo pieno di riconoscenza a Maria Ausiliatrice.

Maggio 1915.

POGGI EUGENIA.

Torino. - Riconoscente ringrazio la Vergine Ausiliatrice che, invocata in principio della guerra europea affinchè benigna volesse proteggermi e farmi ritornare salvo alla casa natia, fui da lei esaudito. Partito da Torino al principio delle ostilità, per raggiungere il mio reggimento a Grenoble, essendo io francese, dopo aver passati trentaquattro giorni in trincea caddi sfinito per sbocchi di sangue nei pressi di Nancy. Trasportato all'ospedale di Mende, vi rimasi per più di un mese e in seguito venni riformato. Ritornato a Torino, ora sono pressochè guarito e perciò, mentre offro un cuore d'argento a Maria Ausiliattrice, Le rendo grazie di avermi così miracolosamente salvato da morte, e serberò a Lei eterna riconoscenza!

22 maggio 1915.

B. G.

Ottennero pure grazie da Maria SS. Ausiliatrice e alcuni pieni di riconoscenza inviarono offerte per la celebrazione di S. Messe di ringraziamento, o per le Missioni Salesiane, o per le altre Opere di Don Bosco, i seguenti:

A*) - Acqui : Maria Giacchero - Africo : N. N. a mezzo Filomena Parmuti, io - Agliano d'Asti : Annetta Cerrato, 5 - Airasca : N. N., 40 - Airolo (C. T.): N. N., io - Alassio : N. N., 5 - Albinea: Elisa Cugini in Sidoli, 5 - Alcamo N. N., io - Alessandria (Piemonte): Eugenia Boidi, Io-Alessandria d'Egitto: A. C., 5 -Alice Belcolle : N. N., 2 - id.: Giuseppe Boido, 5 - id.: Gina Riccabone, io - Alvito : N. N., 2 - Ancona : Giovanni Caporale - Andora Ligure Maria Tagliaferro, 5 Aosta : I. G. B., 5 - id. Superiora Suore San Giuseppe, 4 - Arnaz: F. M., 5 - id.: Faustino Dallon, 5 - Asti : N. N., 5 -- Avola : Mannelli Gerolama, 5 - id.: Rag. Ottavio Mannelli, 5.

B) - Bannia di Pordenone Amedeo Zuccato di Celeste, 5 - Barcellona Pozzo di Gotto: N. N., 19,8o - Bardonecchia : N. N., 5 - Bellano : Due persone a mezzo Direttrice Convitto Cantoni, io - id.: Carolina Galli in Dellamano - id.: Enrico Cariboni - Berna : Raffaele Lanza, 5 - Benevagienna : N. N. a mezzo del Sac. Dott. Emanuele Manassero, 5 - Bergamo : N. N., 2 - id.. Giovanni Ortelli, 2 - id.: Giovanni Bisioli, 2 - id.: Maria Zambelli in Testi, i - id.: Mario Birondi, 5 - id.: Angelo Bacis, io - Biancavilla Figlie di Maria Ausiliatrice, 2 - Bologna : N. N. a mezzo prof. Ettore Bordoni, 5 - id. : P. M., 30 - Borgomanero : Famiglia Beltrami, 5 - id. Giuseppina Vallenzasca Ved. Zerboni, io - id.: Angelina Carena in Savoini, 5 - id. : Ersilia Monti, lo - Bormida : Matilde Neirotti Ved. Resio, 6 - Bosia : Fiorentina Rizzo - Bottegone : Egisto Magni, io - Bra: Cesira Burdese, 50 - id.: Famiglia Mathis, 8 - id.: Luigi Gallo, 5 - Breganze : N. N., 5 - Brescia : F. G. B., 5 - id. Giovanni Venturi, 5 - id.: Marianna Romanini Ved. Pelizzari, ioo - Brione (C. T.): Clara Morinini, 2 - Bronte : Vincenza Scanza in Rizzo, 12 - Buggerru : Giovanni Gottini Cooperatore Salesiano, 5 - Busano Canavese: Giovanni Vassallo fu Alessandro, io - Busca: Giuseppina Migliore, 5.

C) - Cagliari : A. Porcu, 5 - id.: Giulia Onnis in Ravot, 3 - Caltavuturo : N. N., 2 - Caluso : N. N., io - id.: Prof. Giovanni Podio - Camino Monferrato : Angiolina Vellano, maestra, 2 - Campiglia Cervo : N. N., 2 - Capriolo : Ines Turra, 5 - id. : N. N. - Cavavate : Omobono Margheritis, 2 - Carmagnola : Otello Laurea - id. M. M., 5 - id.: Maddalena Culla in Gennero, 5 - id.: Famiglia Domenico Ferrero - id.: Giuseppe Albera - Carpaneto Piacentino (Chero): Giuseppina Gasparini, 5 - Carrù : N. N., 5 - Cartosio Santino Ganio, 5 - Casabianca : N. N., 5 - Casalgrasso : Maria Gigli, 5 - Casalsigone : N. N., io - Cassano Spinola : Teresa Merossi in Ferlosio, 2.50 - Cassolnovo : Giuseppina Nopossa, 5 - id.: Francesca Battaglia, 5 - Caspoggio : Rosina Bracelli, i - Castelgulielmo : N. N. - Castell'Alfero d'Asti: Cristina Pane, 15 Castellamonte : E. C., 2 - Castellucchio : N. N., s - Castelnuovo Veronese : P. e G., 15 - Castiglione di Sicilia : Vincenzo Cimino, io Caxias (Brasile): Attilio Colombo, 30 - id.: Antonio Fibola, 7 -- Centallo : Giovanni Abrate, io - Cento : S. A. C., i - Cerano : G. Moreschetti - Cervo Ligure : Angiolina Terrizzano in Fiori, 2 - Cessole : Natalina Civio, 3 - id.: Una madre di famiglia, 2 - Challant St-Victor: Melania Noussau, io - Chambave : O. J., 2 - Champorcher : Luigia Danna, i - Chiari Maria Chiari, 5 - id.: Giovanna Festa, 5 id.: N. N., 5 - Chiaverano : N. N., 2 - Chieri Giuseppino Maria - Chivasso : C. A., io - Cirié Giovanna Chiado, 5 - Cisterna d'Asti: Giovanni Rolfo, 12 - id.: Clotilde Mattora, io - Cittadella di Padova : Antonio Tessarolo, 5 - Clusone N. N., i - Como : Rosa Bottinelli, 5 - Conegliano Veneto : Maria Cozzuol - id.: Varii a mezzo Suor Ottavia Maccone, 18 - Confienza. Enrichetta Mortarini, 120 - Corana : D. Carlo Bottaro, io - Corbetta: Luigia Ceriani, 5 - Cornegliano d'Alba: S. M., 5 - Cortemiglia : Delfina Rabino, 7 - Cressa : Teresa Imbrini, 5 - Cuasso al Monte : Adelaide Costini in Sabajno, 5 - Cuccavo Monferrato: Coniugi Luigi e Severina Geremia, 5 - id.: N. N., io - Cuneo : N. N., 50 - id. : Maria Stampa, 5.

D) - Diano d'Alba : Una figlia di Maria Ausiliatrice - id.: N. N., 5 - id.: P. A., 50 - Domodossola : G. N., io - Donnaz : N. N., 5 - Dorno N. N., io.

E) - Edolo : Can. D. Valerio Sinistri, 3 - Elice : Maria De Sanctis, 5 - Erba : Teresa Molteni - id.: N. N., 3.

F) - Faenza : Rita Randi, 2 - id. : N. N., 5 - Feletto Canavese : Marta Rufatti - id.: Ippolita Martinetti - Feltre : D. Antonio Barp, io Filetto di Villa franca, Lunigiana : Bonati, 5 - id.: N. N., 5 - Firenze : N. N., 5 - Fotello : N. N., i i - Foglizzo : G. A., 5 - Fontana tiri : Cristina Palleschi, 6 - Fontanellato : Giuseppe Forzani, 5 - Fontanelle : Giovanna Bono, 2 - Fontanetto Po : Giulietta Masso, i - Forlí : Lucia Liverani, 5 - id. : N. N. a mezzo Giuseppina Conti, 5 - Forlimpopoli : Cristina Rieri in Foschini, i o - Forotondo : N. N. e D. Carlo Guggioni Parroco, 6 - Frabosa Soprana : N. N., 3 - Frassinello : Monferrato : Dalmazzo Necco ex-allievo, io - Frossasco : Teresa Dellavalle, 5.

G) - Gabbiano : Angiolina Piazza - Gioia del Colle : Antonietta Maselli, 4 - Gioiosa Tonica Francesco Rodinò studente, 5 - Gordola (C. T.): Giuseppina Perozzi, 23 - Gragnasco Brebbiense Santina Gobbi, 2 - Granarolo di Faenza : Melania Ceroni, 5 - id.: Gian Antonio Bedeschi, 45.

I) - Iglesias : S. A., 3 - Incisa Belbo : N. N., 2.80 - Inzino : Antonio Lombardi, Maestro, 5 Isasca : Domenico Rinaudo - Ivrea : Luigi Massara.

L) - Lanusei : N. N., 2 - Lauria : Pietro Polcaro fu Antonio, 3 - Leffe : Una famiglia, i - Lenta Vercellese : D. Alberto Antoniazzo, 28 Lequio Bercia : Giuseppina Rabino, maestra, 3 -Loppia di Bellagio : Teresa Gilardoni, 4 - Lozzo di Cadore : Edoardo Zanetti, 2 - Lula : Maria Eulalia fu Pasquale, 5.

M) - Maggia (C. T.): N. N., 7 - Mandas : N. N., 5 -Marina di Pisa : Matilde Gioli in Catanti, 5 - Marradi : Giannina Bassani in Ceroni, 35 - - Mascali : D. Giovanni Musmeci, io - Mathi Maria Mattonelli in Nepote, 25 - Mazzarà S. Andrea : N. N. a mezzo sig. Vincenzo LivotiScordino, 5 - Mazzarino : Maria Amalia Callerame, 3.50 - Mazzi Tonengo : Cecilio Valle-Vittonatto, 2 - Messina : N. N., 19.80 - Milano Bianca Vezzoli in Mazzotti, 2 - id.: N. N., io - Moasca : Ernesta Calosso, 2 - Modena : Carlo Carlotti, 3 - id. ` N. N., io - id.: Romeo Vaccari, 2 - Moggio Udinese : Carolina Della Mea in Zoaro, io - Molonello : Emilia Gravier, io - Mombello Torinese : N. N., 2 - Mombello Torinese : N. N., i - Mombercelli : Michele Barbero, 2 - id. : Teresa Vercelli, 5 - Mondacce (C. T.): Famiglia Siro Tognetti, io - Montale d'Arcevia: Eufemia Sabbatini in Donnini, Maestra, 5 - Montemaggiore Belsito : D. Filippo Chianchiana, 10 - Montemagno : Edoardo Giuffredi, 6 - Monte Magré : N. N., 5 - Monticchio : T. Boffile, 5 - Montjovet : N. N., 5 - Morgex : Anselmino Quinson, 3 - id.: Gedeone Cretier, i - Morozzo : Licinio Alesso, 1, 50 - Morrano : Zelinda Petrangeli, 11 - id.: N. N. - Mortara : Angela Pagani, 5 - Mosso S. Maria : N. N. a mezzo Boggio Carolina, 20 - Murello : Giovanni Racca.

N) - Napoli : Maria Baratta, 3 - Navarzo di Gragnano : N. N., io - Nave : N. N., 20 - Nichelino : N. N., 3 - Nizza Marittima : Cecilia Gavon -Nogaré : D. Francesco Furlanetto Parroco - None di Pinerolo : R. M., 5 - Novale : D. Girolamo Chiarello, Parroco, 2 - Novazzano : (C. T.): N. N., 5.

O) - Oleggio : Alberto Rossi, 5 - Orbassano Cristina Mandrini, 5 - Oreta : Placido Lardone, 5 - Oriolo : Rosa Zelaschi in Bellinzona, 5 - Oriolo Maria Minoli, 7 - Ormea : Carolina Campagno, io - Orsara Bormida: Emilia Farinetti, io - Orvieto : N. N., 5 - Ozieri : N. N., 2.50.

P) - Palermo : Marianna Vaccaro, io - Pallanza : Giuditta Forzani, 5 - Pandino : Francesca Boara, 8 - Parabiago : Virginia Moroni, io - Pasturo : Maria Pigazzi, 5 - Pescantina : Angela Giacopini, 7 - Pianello Lario : Agnese Armeno. io - Piedimulera: Costanza Costamagno in Maffiola, 5 - Pié del Poggio : D. Giuseppe Stocchi, 2.50 - Pieve di Tecco : Maria Forno, 2 - Pisa Pia Bottini, 5 - Pollenzo : N. N., 3 - Portland (Colombia): Angela Bisio, 5 - Pralormo : Domenica Ferrero, i - Prata di Pordenone : N. N., 5 - id.: N. N., 8 - Puja di Pordenone : Chiara Pujatti.

Q) - Quarto d'Asti: Paola Cimossa, 25 - Quarto Piacentino : Luigia Rossi n. Filipazzi, 5.

R) - Ramura d'Olba : N. N., i - Reazzino (C. T.): Rosa Bacerino, io - Refrontolo: Natale Meneglietti, io - Regalbuto : Dr. Carmelo Campione, 5 - Rhémes N. D.: D. Ilarione Vection parroco, 5 - Rho : Maria Carelli, 2 - Rimini Cìro Bignardi, 5 - Rionero in Vulture : Gelsomina Russo, 5 - Riva di Chieri : B. L., io - Rivoli Giovanni Bertola, 15 - Robella : Giovannina Ferrarotti, io - Rocchetta Palafea: D. Giuseppe Lanzavecchia, 5 - Roletto : Rosa Losana, 2 - Roma Anna Lucidi, 5 - id.: N. N., 15 - Romano Canavese : Clara Caterino, io - Roppolo : F. E. - Rovegno : Teresa Barbieri, 5 - Rualis : Elena Romanelli, 2 - Rudiano : Celestina Sant'Apollonio, io.

S) - Sabbio Chiese : N. N., 2 - Sacile : Agostino Pujatti, io - Saluzzo : A. P. - S. Biagio in Padule : Luigia Ruggi, 2 - S. Cataldo : Salvatore Viviano, 5 - S. Floriano Veronese : Emilia Fedrighi, 1,90 - S. Giorio di Susa: Adelina Bellone, 5 - S. Giovanni Canavese : D. Antonio Gera, 5 - S. Gregorio Veronella : Angelo Scalco, 2 - S. Martino di Palermo : D. Ercole Tedeschi, io - S. Mauro Torinese : Villa Adelaide - S. Nicolò Gerei : Giuseppe Contu-Cardia, io - S. Salvatore Monferrato : Giuseppe Ferrero, 2 - S. Sebastiano Curone : Adamo Corbellino, 5 - Santa Domenica Vittoria : Manetta Sparta, 5 - S. Margherita Ligure : Angelica Gaspari, 5 - Santa Vittoria d'Alba: Antonia Morello, 5 - Sarcedo D. Giosué Bordignoni, 3.50 - Sarnano : Teresa Venturi in Calcagnoli, 2 - Scaldasole : N. N., 1.35 - Scano Montiferro : Marianna Atzeni, io - id.: Caterina Congiu in Obinu, 5 - id.: Mariangela Obinu in Panzali, io - Serravalle Scrivia N. N., 2 - Sesto al Reghena : Vincenzo Zampese, 6 - Settimo : Domenico Arduino, 3 - Sommacampagna : Carolina Cagiuoli in Ducati, 20 - Spezia Clotilde D'Onofrio, 5 - Stallavena : Gio. Battista Nicolis, 5 - id.: Elisa Giarola, io - Susa : L. 0, 2.50

T) - Tonco Monferrato: N. N., 3 - Torino: N. N., 15 - id.: N. N., 5 - id.: N. N., 5 - id. N. N. - id.: N. N., 45 - id.: N. N. - id.: N. N. - id.: N. N. - id. N. N., io - id. : N. N., - id.: N. N., 2 - id.: N. N., i5 - id.: D. E., i - id.: R. A., 4 - id.: R. O., - id.: B. M., 1 - id.: A. G. - id.: V. M., 5 - id.: C. C., 3 - id. M. T. V., 2 - id.: R. P., 2 - id.: B. M. - id. R. B. - id.: G. S., 35 - id.: Vittoria Talpone - id.: Caterina Rebaudengo, 5 - id.: Margherita Maggiora - id.: Giovanni Nattini - id. : Michele Barbero, i - id.: Giuseppe Bono - id.: Anna Aiassa - id.: Teresa Balocco - id.: Rosa Garlanda - id.: Vittorina Spreafico, 2.50 id.: Maria Musso - id.: Annetta Colombo - id.: Giuseppe Faussone - id.: Bartolomeo Viale - id.: Augusta Pol., 5 - id.: Anna Gastaldi, 2 - id. Ida Uzzeddu - id.: Margherita Eliana - id.: Anna Cunti - id.: D. Giuseppe Cerva, io - id. Borgna Margherita - id. : Maria Lajolo, 5 - id. Giuditta Zucchi - id.: Lucia Anglesio - id.: Regina Tavella, i - id.: Giovanni Spriano - id.: Pietro Salvi - id.: Paolo Calvi - id.: Maria Coriasso, i - id. : Emilia Audisio, 1 - id. : Indone, 5 - id.: Annunziata Marchisio - id.: Teresa Cappello, 5 - Tornaco : Rosa Ferrara, io - Torriglia : Luigi Sciatto, 5 - Tortona : D. Domenico Artana, 5 - Travagliato : Nina Ziliani, Trebecco Carmela Castagnola, 5 - id.: Matilde Colomba, 2 Treviglio : Augusto Sandri - Treviso : Francesca Zampato in Sommavilla, 5 - id.: Gemma Salsa, r5 - Troia: Adele Trincucci, 5 - id.: Assunta D'Agnese in Leonardis, 3 - Tronzano Vercellese : G. F.

V) - Valfenera d'Asti: N. N., io - Valguarnera Caropepe : N. N., 2 - Valle di Lanzo : N. N., 5 - Vallelunga : M. M., 3 - id.: Giulia Brontesi, insegnante, 2 - Valtournanche : Rosalia Ottin, 30 - Varazze : Giuditta Craviotto, 5 - id. Geronima Artisi, 5 - Vazzola : N. N., 2 - Venezia : Giuseppe Bevo, Ex-allievo, 5 - id.: Giovanni: Giurin, 3 - Vercelli : Antonio Vaccarini, io - Vergano Novarese: Pomata Angela - Vernante : Anna Maccagno, i - Verona : Maria Antonini, io - id. : N. N., io - id. : Serafino C., 2 - Verrès : G. B., 12 - id.: Maria Bastentraz, 12 Vicenza : N. N. a mezzo D. Paolo Maule, 5 Vigevano : Giuseppino Comelli, insegnante, 2 Vignale Monferrato : Olga Biragodi Luigi, 5 id.: Domenico Campagnola, 3 - id.: N. N. id.: Pozzoli Giuseppe di Giovanni, 2 - id.: Malvina Roati in Foresti, 2.50 - id.: Annetta Sannazzaro, 2 - Villalba: Giuseppe Farina di Michele, 5 - Villastellone, Marte Vallone, 2 - Visone : Paolo Alemanni - Vizzini : G. Vassallo, 7.

Z) - Zola Pedrosa : D. Riccardo Fortuzzi, 5 - Zoppé di S. Vendemino Elvira Vettori, 19.

X) - G. S., 1o - N. N., 5 - G. M. - Mariannina Patanè.

><

NOTE E CORRISPONDENZE

Il giorno della riconoscenza.

OGNi anno - al festivo ricordo di Don Bosco - fiorisce spontaneo l'omaggio a Don Paolo Albera. - Oh! sempre - un sol culto filiale - avremo per il Padre Venerabile e gli eredi del Suo apostolato!

Con questo proclama-programma l'Oratorio Salesiano di Torino celebrava il 28-29 giugno u. s., con intima, soavissima festa, l'onomastico del 2° Successore di D. Bosco, il nostro amatissimo Rettor Maggiore. L'affettuoso omaggio non poteva riuscire piú solenne pel numero di elette famiglie e di membri illustri del Clero e del Laicato delle città, accorsi ai due trattenimenti musico-letterari.

La sera della vigilia, all'accademia in onore di Don Albera, agli alunni studenti ed artigianelli dell'Oratorio si unirono i rappresentanti delle altre Case Salesiane di Torino e di quelle d'Ivrea, San Benigno e Foglizzo Canavese.

Don Trione lesse alcune delle numerose entusiastiche adesioni pervenute da ogni parte.

Il Maestro Cav. Dogliani fece eseguire una stia felicissima composizione su nobili versi del sac. Giovanni Battista Lemoyne, che dal pubblico si volle bissata e coperta di applausi.

Ecco varie strofe:

Mira, o Madre, dall'Empireo I sussulti della terra: Non si vide mai da secoli Avvampar piú vasta guerra:

Deh! proteggi, o cara Vergine,

Le magioni di DON BOSCO; Sono tue, minace stendesi

Pur sovr'esse un nembo fosco; Quei che un di le soccorrevano Ange ignota povertà.

Alla voce della Patria

E all'impulso del dovere Mille figli del Salesio

Son già corsi alle bandiere, Pieno il cor del divo balsamo Di verace carità.

Ma con essi si dispersero Cento schiere di fanciulli, I cortili piú non suonano De' gioiosi lor trastulli, Piú soavi non fioriscono

Tanti semi di virtú.

S'ode invece il fioco gemito Di feriti e mutilati...

O Maria! deh! fa' che infrangansi Le catene del servaggio; Invocato dal Pontefice Brilli alfin di pace un raggio, Sí, che tolto il velo funebre Possa l'orbe respirar.

Tu rammenta il VENERABILE

E le grazie a Lui concesse;

Di Lui oggi, a Te, DON ALBERA Rinnovando le promesse, Chiede alta ed orna supplice Del tuo tempio i sacri altar.

E le scuole si riaprano,

Tornin l'aule giubilanti, Al fragore delle macchine Si disposin lieti canti,

E la schiera si centuplichi

Che DON BOSCO attende in ciel.

Spente l'ire, s'affratellino

Tante nobili nazioni; Dell'Italia al nome applaudano Fin le barbare regioni; Ella torni madre ai popoli

E la pace durerà.

Alcuni giovinetti declamarono con spigliatezza poesie e prose, ispirate alla riconoscenza piú tenera per il loro benefattore e ad alti sentimenti. Ad essi si associarono con alate improvvisazioni l'avv. Saverio Fino e l'avv. Carlo Barberis, consiglieri comunali, e l'avv. cav. Pola sostituto procuratore del Re. Ultimo parlò don Albera rivolgendo ai bravi giovani ammonimenti paterni e al pubblico numerosissimo dei forestieri care e soavi parole di ringraziamento.

Il trattenimento della sera del 29 fu tutto un affettuoso omaggio al Venerabile Don Bosco. Il dott. D. Alessandro Luchelli, direttore del Collegio Salesiano di Parma, tratteggiò, in forma nuova, una felice e completa sintesi dell'opera di Don Bosco, che seppe da umili inizi, trionfando d'ogni sorta di ostacoli, allargare il suo apostolato prima all'Italia, poi all'Europa, indi all'America, ove il nome di Torino è per lui ripetuto con ammirazione. Attesa la genialità del discorso, ne daremo una traccia fedele in un prossimo numero.

Il prof. Don Gio. Battista Francesia declamò una lunga ode stupenda sul Centenario del Venerabile, descrivendo la gara... che si accese in cielo tra gli spiriti beati, per dar il nome al neonato bambino di Castelnuovo d'Asti... finché un d'essi

« Su quel fanciullo, dice, si riposa L'occhio di Lei che tutto il mondo india: Ella lo serba a dí superbi e belli,

Ella Giovanni vuol che ornai si appelli.

» Ei la terra agitata e nel dolore

A trovar condurrà conforto in Lei! La Vergine sí ricca di splendore Agli antichi unirà nuovi trofei: Tutte grazie concede a chi l'implora

Nel suo tempio maggior presso la Dora ».

Si fè silenzio e n'esultò l'Empiro!... Bella allor si spiegò fra gl'immortali Luce siccome oriental zaffiro; Ed una schiera d'angioli sull'ali Di là dal cielo a tal missione eletta Calossi a vol sulla magion diletta.

La pendice dei Becchi solitaria,

Di castagni feconda e di vigneti, Par che di gioia piú sincera e varia Oggi per ogni casolar s'allieti;

Che è nato un bambinello, e nel sorriso Un piacere portò di paradiso.

Chi Gabriel lo chiama, chi Michele,

Chi Raffaello, perché un angiol pare! Ma la sua madre, interprete fedele Della mente del ciel, tronca le gare:

« Ei Giovanni sarà! Ché, il cor mel dice, Ei molta gente renderà felice ».

Ed il nome restò predetto in cielo,

Ed ognun con amore lo ripete! Par elle si lodi il suo futuro zelo E ne risuoni già l'umil parete!

E, come volle il ciel, già son cent'anni, Ripete il mondo il nome suo Giovanni.

A Don Francesia tenne dietro con brillanti parole l'avv. Stefano Scala, a nome dei cooperatori salesiani. In fine Don Albera sciolse egli pure l'inno piú affettuoso alla santa memoria di Don Bosco, augurandosi che lo studio e l'imitazione delle sue eroiche virtú si accenda sempre piú in mezzo ai suoi figli.

Nel mattino, presieduta dal can. cav. Don Antonio Berrone, della Metropolitana di Torino, convenne all'Oratorio una numerosa rappresentanza di affezionati antichi allievi, per l'annuo filiale omaggio alla memoria di Don Bosco ed al suo Successore. Parlò il prelodato sig. Canonico offrendo a Don Albera una somma raccolta fra gli ex-allievi, cui il nostro buon Padre ripeté commosso, e a tutti, cordiali rallegramenti.

NEGLI ISTITUTI DELLE FIGLIE DI MARIA AUSILIATRICE

NIZZA MONFERRATO Esercizi spirituali - Nell'Istituto delle Figlie di Maria SS.ma Ausiliatrice in Nizza Monferrato, dal giorno 7 al 14 settembre prossimo, avrà luogo un Corso di Esercizi Spirituali, dettati da Sacerdoti

Salesiani. Convinti che molte delle Ex-allieve di quel fiorente Istituto, nonché altre pie Signore Insegnanti vorranno approfittarne per ritemprarsi nello spirito, preghiamo caldamente di rivolgere le domande, non piú tardi del 2o agosto, alla Reverendissima Suor Caterina Daghero, Superiora Generale delle Figlie di Maria Ausiliatrice, in Nizza Monferrato. La retta è di lire 20, ove non si abbisogni di speciali riguardi per vitto e alloggio.

TORINO-VALDOCCO. - In onore del S. Cuore. - La prima domenica di luglio si celebrò con solennissima pompa la festa del S. Cuore, a cura soprattutto della fiorente associazione delle Ex-allieve. Le S. Comunioni distribuite furori piú di cinquecento! Alla sera, terminate le sacre funzioni nella vicina Basilica, si compi per la nona volta l'Ora santa di Adorazione, e il SS. Sacramento venne recato in trionfo, con splendida processione, nei cortili dell'Istituto. Alle numerose schiere delle oratoriane, delle varie sezioni delle Figlie di Maria, delle Ex-allieve, delle Suore e del Clero, crasi unita una folla di madri cristiane, le quali furono felici di poter consacrare pubblicamente i loro bambini a Gesú Sacramentato.

- Squadra « Giovanna d'Arco .». - La terza domenica dello stesso mese in occasione della festa celebratasi in onore della Beata Giovanna d'Arco, recavasi a celebrare nell'artistica chiesa dell'Oratorio Sua Eminenza Rev.ma il Card Arcivescovo di Torino. Il zelantissimo Pastore distribui di sua mano piú di quattrocento comunioni e tenne alle numerose allieve che gremivano il sacro tempio una cara allocuzione.

La sera, con un gentil saggio ginnastico e alla presenza di scelto pubblico, inauguravasi la nuova sezione sportiva i Giovanna d'Arco », sorta tra le giovani piú grandi dell'Oratorio.

VARAZZE. - Come mori una Figlia di Maria Ausiliatrice. - Un nubifragio tremendo si scatenò su Varazze il 25 giugno u. s. intorno alle ore 2 pOm. Al primo comparir dell'acque dilaganti nel cortile e negli ambienti dell'Istituto S. Caterina, la buona Figlia di Maria Ausiliatrice Suor Margherita Forzani e due sue consorelle si proposero di salvare i sacri arredi che correvano pericolo di venir rovinati. Corsero pertanto in chiesa ed in sacrestia per portar in luogo di salvezza le cose sacre; ma ecco che d'improvviso le acque irruppero furibonde avendo atterrate d'un colpo le mura di cinta del cortile, quindi le porte e le finestre di tutto il primo piano. Due suore ebbero appena tempo di salire sull'ultimo gradino dell'altare con i vasi sacri. Suor Forzani s'accorse allora che anche le Sacre Specie correvano pericolo di essere inquinate dall'acque, salite all'altezza del tabernacolo, a due metri e 15 centimetri: e gridò: « Salviamo il Santissimo! » E siccome essa sola sapeva dov'era la chiavetta del S. Tabernacolo, tentò di rientrare in sacrestia per prenderla; ma l'acqua era troppo alta ed irruente, ed essa, vecchia e malatticcia, venne subito travolta dalle acque. Fortuna ancora per lei, che un banco galleggiante, cui s'accaccò, le die' modo di tentare la salvezza. Difatti, sempre tenendosi al banco, fu trasportata dalla corrente verso la porta grande della Chiesa, che, scardinata, aveva dato luogo ad una forte corrente nel corridoio. Passando presso la porta, le acque erano già salite a due metri e venti centimetri ed ella tentò di attaccarsi colle mani alla verga di ferro che sorregge la tenda della porta medesima, invocando: aiuto! aiuto! Corsero le Suore alle grida e dall'orchestra tentarono allungare lenzuola e corde; ma invano, poiché la povera Suor Maddalena non ebbe forza di giovarsene. La corrente la spingeva e sballottava violentemente finchè si

senti venir meno le forze; fece ancora qualche sforzo inutilmente, quindi, gridando alle atterrite compagne che disperate erano in procinto di fare qualche sproposito per tentare di salvarla: Salvatevi... Lasciatemi morire! lasciatemi morire! io non posso piú resistere... Gesù mio, misericordia! fu sopraffatta dalla corrente, che la ingoiò in un tratto e travolse fuori di chiesa e la portò presso la porta della cucina, dove fu trovata, quando mezz'ora dopo scemarono alquanto le acque. Suor Forzani desiderava tanto di morire in chiesa, innanzi al SS. Sacramento: e questa era la sua preghiera quotidiana!... Sia pace all'anima sua!

TRA I FIGLI DEL POPOLO

TORINO-VALDOCCO. - La festa di San Luigi Gonzaga, l'angelico Patrono dato dal Ven. Don Bosco ai giovanetti dell'Oratorio, si celebrò la prima domenica di luglio con devotissima solennità. Al mattino il nostro venerato Superiore Don Albera disse la santa messa e piú di ottocento furono le S. Comunioni dispensate. Un bellissimo banco di beneficenza attirò lungo il giorno molte anime desiderose di beneficare l'Oratorio. Nel pomeriggio si svolse, imponente e devota, la processione colla statua del Santo, la stessa che da Don Bosco fu benedetta ed esposta alla pubblica venerazione nella Chiesa di S. Francesco di Sales. Celebrava di nuovo Don Albera il quale assistette anche al saggio ginnastico, dato dal Circolo sportivo Valdocco e rallegrato dalla brava banda dell'Oratorio medesimo. Così si pose fine al lietissimo giorno il quale, gli altri anni, era sempre coronato dall'accensione di alcuni fuochi artificiali e da una gaia illuminazione. Fecero egregiamente servizio d'ordine i bravi giovani del Circolo Auxilium. Fu l'ultima festa celebrata dal zelante direttore Don Pavia!

- La morte di Don Pavia. - Qui, tra i figli del popolo, diremo anche della morte inaspettata di questo buon salesiano.

Il Cav. D. Giuseppe Pavia nacque in Asti il 6 marzo 1852: fu accettato dal Ven. D. Bosco nell'Oratorio Salesiano nel maggio del 1865; nel 1873 diede il nome alla nostra Pia Società, e nel 1876 fu ordinato Sacerdote.

Di animo buono, mite, zelantissimo, calcò fedelmente le orine del Ven. D. Bosco esercitando, per quasi quarant'anni, il sacro ministero in mezzo alla gioventú, che lo amò e lo amerà e ricorderà sempre come il piú caro degli amici, il piú generoso dei benefattori, il piú buono dei padri.

La sua memoria vivrà pure in benedizione presso le anime nobili, che lo aiutarono nella santa missione, attratte dai fascino della sua carità; e sarà eterna nel cuore di quelle che sollevava quotidianamente, in silenzio e con larghezza.

La Chiesa e la Patria vollero, ancor vivente, premiato con onori speciali l'operoso Don Pavia; ma l'onor suo più bello sarà l'affettuosissimo culto die circonderà sempre la sua memoria nel 1° Oratorio Festivo di Don Bosco, dove dal 1884 era direttore.

Egli moriva all'ombra del Santuario di Maria Ausiliatrice la mattina del 14 luglio, e di lui cosí scriveva, il giorno dopo, il giornale il Momento:

« Cuor semplice e generoso, il cav. Don Giuseppe Pavia, visse tutta la vita per i giovani. Ad essi, mentre spezzava con apostolica chiarezza ed efficacia il pane della divina parola., provvedeva largamente, con vera tenerezza paterna, anche il pane materiale. A costo d'indicibili noie e disagi egli era sempre intento, ogni giorno, a procurare a questi un impiego, a quelli un mestiere, e a molti cari ex-allievi, poveri e disoccupati, dava egli stesso con generosità di che vivere. Chi può contare le soffitte da lui visitate e le famiglie caritatevolmente sovvenute?

» L'ultima sua uscita in città fu per trovare chi gli regalasse un quintale di farina per provvedere la colazione ai suoi mille giovani, che festeggeranno l'ultima domenica di questo mese il Sacro Cuore. Cosí pure l'ultima lettera da lui scritta, e lasciata sul tavolo, fu una tenera supplica per avere stoffa e... stoffa, avvicinandosi il giorno della premiazione dei suoi ragazzi.

» Ma il Signore ha voluto premiar lui, chiamandolo a Sé serenamente, benché improvvisamente, ieri a notte, per sincope cardiaca.»

I funerali riuscirono un imponente plebiscito di affetto: vi parteciparono piú migliaia di persone.

Che il suo spirito continui ad aleggiare paternamente fra i suoi giovanetti.

NOTIZIE VARIE

SAMPIERDARENA. - II nuovo Arcivescovo di Genova S. E. Rev.ma Mons. Ludovico dei Marchesi Gavotti, la seconda domenica di luglio, accompagnato dal suo segretario Mons. De Gaetani, fu ricevuto all'ingresso della chiesa di San Gaetano, gremita di popolo, dal rev.mo Prevosto Don Luigi Bussi e dagli altri sacerdoti della parrocchia e dell'Ospizio salesiano. Celebrò subito la Messa ed il cuore paterno dell'amato Presule ebbe a provare gran consolazione nel veder affollata la Sacra Mensa d'ogni ceto di persone con compostezza veramente edificante.

Verso le 9 Sua Ecc. ricevette nella camera del Ven. Don Bosco i rappresentanti delle associazioni parrocchiali, quindi scese nuovamente in chiesa per amministrare la S. Cresima a circa 300 bambini e bambine.

Alle 15 nei locali dell'Oratorio maschile vi fu una cordiale accademia. Quando Mons. Arcivescovo entrò nella sala maggiore riccamente addobbata, fu accolto da una interminabile ovazione. Furono letti componimenti in prosa e in poesia, alternati dal canto di inni; e il Direttore dell'Istituto umiliò un umile dono all'illustre Benefattore, un messale dalla legatura artistica, eseguita dei giovani legatori.

Chiuse la breve accademia Sua Ecc. Rev.ma ringraziando tutti i Salesiani del loro amore e della loro devozione al Pastore dell'Archidiocesi; rivolgendosi poi ai ragazzi dell'Oratorio, disse con molta dolcezza che per loro aveva cuore di padre e che li amava teneramente, spiegando con parola calda di affetto i vari e molteplici motivi del suo amore verso la gioventú. Impartita a tutti la Benedizione, Mons. Arcivescovo lasciava il teatrino per recarsi nel vicino Oratorio femminile, diretto dalle Figlie di Maria Ausiliatrice, ove fra suoni, canti e spigliate declamazioni, le Figlie di Maria gli presentavano il dono d'una mitra ricamata in oro.

Sua Ecc.za aggradi il dono e ringraziando le buone Suore, che fanno tanto bene alla gioventú femminile della Parrocchia, e tutte le intervenute che gli avevano fatto passare un'ora tanto gradita, rilevò l'importanza della educazione cristiana per la famiglia e per la patria, e diede alle giovani saggi avvertimenti.

Tutte le astanti ricevettero in ginocchio la Santa Benedizione dell'amato Presule, che faceva ritorno a Genova, ripetendo la sua alta soddisfazione della visita compiuta.

LA VITA DI D. BOSCO

SAC. GIO. BATT. LEMOYNE. - Vita del Ven. Giovanni Bosco, Fondatore della Pia Società Salesiana, dell'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice e dei Cooperatori Salesiani. Torino, Libreria Ed. Soc. Intern. « Buona Stampa ». Due volumi in 8° grande, di 1300 pagine, Lire 6.

« Per un uomo che tanto amò e cosí universalmente fu riamato, per una vita ben lunga e sí ricca di opere varie a bene del prossimo e a gloria di Dio, quale fu quella di Don Bosco (1815-1888) non devono parer soverchi i due grossi volumi che ce ne offre uno dei suoi piú affezionati e piú autorevoli discepoli, il rev. Don Giov. B. Lemoyne...

» L'Autore... ha voluto dare come un compendio delle Memorie biografiche del venerato Fondatore della Pia Società Salesiana, da lui raccolte con lungo studio e grande amore durante un mezzo secolo; » e per « dare a questo libro un carattere quasi popolare, che ne rendesse attraente la lettura e lasciasse impressi nelle menti e nei cuori, della gioventú specialmente, i santi esempi e i detti memorabili dell'uomo di Dio, li rappresenta al vivo col riferire perfino i dialoghi », tratti fedelmente da autentici documenti.

» Si vede subito come il presente libro... si presenti al pubblico con tutti i requisiti della fedeltà e diligenza dello scrittore e della veridicità delle sue asserzioni...

» Basta il breve cenno, qui dato, a persuadere quanto attraente e commovente lettura esso debba offrire alle Comunità e Istituti di ogni sesso e condizione, che ammireranno con diletto in queste pagine un modello illustre di virtú e di santità, praticata in maniera facile ed eroica in mezzo a tutte le difficoltà che la vita cristiana può presentare ai tempi nostri.

» E giova notarlo... questa è l'impressione che si riporta dal percorrere i due volumi del Lemoyne: Don Bosco ci si presenta veramente come un Santo dei tempi nostri, dando pure a questo termine un significato puramente storico e senza voler prevenire in nulla il giudizio della S. Chiesa...

»... Se al celebrarsi del primo Centenario della sua nascita (agosto 1815-1815) anti frutti delle sue fatiche e del suo zelo può già vedere dal Cielo il Venerabile, di sempre maggiori si rallegrerà pei secoli avvenire, che saranno concordi a chiamarlo: - Apostolo vero della gioventù dei tempi moderni ».

Questi periodi li abbiam tolti dalla lunga e bella recensione che l'autorevole rivista, la Civiltà Cattolica, ha fatto di questo libro nel quaderno del 1° maggio u. s.

E li pubblichiamo unicamente per far omaggio a Don Bosco e per invitare tutti i Revv. Sacerdoti, tutti i Direttori d'istituti educativi, tutti i Superiori e Superiore di Comunità religiose, e quanti buoni e zelanti Cooperatori e Cooperatrici sono in grado di farlo, a provvedersi questi due splendidi volumi, vendibili al mitissimo prezzo di Lire 6, e a farli leggere largamente.

Non è questo un devoto e delicato omaggio che il Venerabile, nell'anno centenario dalla sua nascita, può meritamente attendersi dai suoi zelanti ammiratori?

Le domande siano indirizzate alla Libreria Internazionale della Buona Stampa, Corso Regina Margherita, 176 - TORINO.

NECROLOGIO

Annunziata Banora.

Modello delle zelatrici e cooperatrici salesiane di Pavia, volava al cielo la mattina del 20 febbraio u. s., con una morte edificante. Donna esemplarmente cristiana e generosamente caritatevole rinunziò nel fiore della giovinezza alle gioie di nozze terrene e si consacrò tutta a Dio ed alla carità cristiana, beneficando signorilmente le chiese, le pie istituzioni, e tutti i poverelli che a lei ricorrevano. Per essere in grado di più larghi soccorsi, condusse una vita altamente mortificata, attingendo dalla dottrina del Vangelo e dall'amore a Gesú Eucaristico la luce e la forza a percorrere sicura e maestosa la via assegnatale dalla Provvidenza, facendosi a tutti quelli che l'avvicinavano confortatrice amorosa e consigliera saggia e prudente.

L'Oratorio nostro di Pavia gin dalla sua fondazione ebbe in lei una delle più fedeli protettrici e generose benefattrici! Che il buon Dio susciti molte anime che le somiglino!

Don Luigi Farina.

Il 27 aprile p. p. spegnevasi in Pavia nell'età d'anni 68 il Sac. Luigi Farina, cappellano della Cattedrale. Egli da piú anni era segretario del direttore dei Cooperatori Salesiani, Monsignor Prevosto del Carmine Francesco Mariani, e n'adempiva con diligenza l'ufficio. Sacerdote benefico ed operoso, quanto modesto ed umile, rimarrà in benedizione per la sua rettitudine, com'ha promesso il Signore.

Dott. Fermo Arrighi.

Ottuagenario, si è spento serenamente, munito di tutti i conforti religiosi, il 3 luglio u. S. in Busseto, fra il compianto della famiglia e della cittadinanza. Uomo di fede, seppe trarne conforto nelle traversie della vita. Cuor generoso, seppe accoppiare alla fede l'esercizio piú delicato della carità. La sua memoria è quella del giusto, che vivrà in benedizione! Vogliano i buoni Cooperatori, a sollievo della veneranda consorte e della diletta famiglia, innalzare per questo degno Cooperatore una fervida prece!

P. Felice Zanchi dei M. C.

Spirò ottuagenario l'8 luglio u. S. in Roma, coronando con una santa morte una vita ricolma di opere buone. Il Padre M. Felice Zanchi, dei Minori Conventuali, era nostro zelante Cooperatore ed ammiratore entusiasta di Don Bosco. Da sei anni celebrava quotidianamente nella cappella delle Figlie di Maria Ausiliatrice alla Lungara. Sia sempre benedetta la sua memoria !

Don Giovanni Garbarino.

La notte dal 19 al 20 giugno, moriva quasi improvvisamente ad Avigliana, munito di tutti i conforti di N. S. Religione, in età di 73 anni. Exallievo dell'Oratorio, era assai affezionato a Don Bosco e all'Opera Nostra. Dolce e mite di carattere, non conobbe nemici, ma fu amato e stimato da tutti per la sua aurea semplicità. Vale, anima carissima!

Don Sigismondo Parato.

Dopo trentadue anni spesi in fruttuoso ministero parrocchiale a Sinio d'Alba, spirava serenamente nel bacio del Signore la mattina del z6 giugno u. S.. Buono, pio e generoso, amò Dio e il prossimo con ardente e intimo affetto, lasciando la piú cara memoria di sé e l'eletto profumo dei suoi santi esempi.

Ai parenti sentite condoglianze; per lui una prece affettuosa.

Caterina d'Ambrosi Scherini.

Munita dei conforti di nostra Santa Religione si spense serenamente in Lerici il 18 gennaio in età di anni 8o. Passò la sua lunga esistenza nella preghiera e nell'adempimento scrupoloso dei suoi doveri di sposa e di madre esemplare. Con ammirabile rassegnazione sopportò un'infermità di nove anni, nel qual tempo, non potendo piú camminare rimpiangeva continuamente una cosa sola, quella di non poter piú assistere alle funzioni religiose e prostrarsi ogni giorno ai piedi di Gesú Sacramentato!

Che il Signore ravvivi nel cuore di tutti i Cooperatori eguale spirito di fede!

Domenica Troncatti.

Maestra pia ed esemplare, sacrificò tutta se stessa per quasi sette lustri al bene della scuola e delle famiglie di Corteno (Brescia), donde volò al premio celeste. Zelantissima Cooperatrice per piú di 30 anni, ricorreva in ogni angustia al Ven. Don Bosco, e ne aveva sempre conforto. Che il buon Dio susciti a vantaggio del popolo molte anime che le somiglino.

Carruba Lucio.

Volava in Paradiso nella bella età di 84 anni, da Sutera. Di vita veramente esemplare, non appena conobbe l'Opera del Ven. D. Bosco, ne divenne sincero ammiratore e si affrettò ad iscriversi fra i Cooperatori Salesiani. Quando la sua tarda età lo obbligò a vivere ritirato in casa, passava i giorni in continua orazione e non usciva che per recarsi alla Chiesa, per fare la Santa Comunione ed assistere alla S. Messa. Una prece per l'anima sua.

Cooperatori defunti dal 1° maggio al 1° luglio

Ballardini Girolamo - Breganze.

Barbagallo D. Alfio - Pedara. Bedone Contessa Teresa - Ameno. Benaglio Stelano - Asso.

Bonola Isabella Ferrario - Borgomanero. Bignante Vittore - Pinerolo. Cailigaris Giuseppina n. Grasso - Asti. Caretto Clemenza fu Giovanni - Casalgrasso. Cattero D. Vincenzo, Prevosto - Novalesa. Cazzaniga Contessa Donesmondi - Mantova. Cecchetti Giovanni (Bessica) - Loria. Celotto Anna - S. Martino. Colli Benedetta - Vergemoli. Di Domenica Angela - Capistrello. Denti D. Giuseppe, Prevosto - Crema. D'Orazi D. Salvatore - Macerata. Donati Can. Raffaele - S. Miniato. Evoli Filomena - Melito Porto Salvo. Ferrero Domenico - Carmagnola. Fabbri Cornelia - Ravenna. Galleani Baronessa Giuseppina -'Torino. Galleani d'Agliano dam. Irene - Moncalieri. Gasparini Maria - Bedizzole.

Gobbi Giuseppina Ved. Fraschiroli - Lugano. Jellici Giulia - Tesero. Jon Pietro Giustizia - Piedicavallo. Lasagna Giuseppe - Milano. Lentini Luigi - Castelvetrano. Librera Nicoletta fu Francesco - Cammarata. Lorenzoni Antonietta Ved. Patoia - Novara. Mantovani Can. Giovanni - Gualtieri. Meda Angela fu Giov. B. - Lu Monferrato. Micheletti Elisa - Lucca. Montaldo Luigina,- Bossolasco.

Novaretti Anna ved. di Francesco - Occhieppo Inferiore. Olivares D. Luigi - Leno.

Peisino Rosa - Soniano.

Pellegrini Paolo fu Giovanni - Riccò del Golfo di Spezia. Perlo Agnese Ved. Pignata - Torino. Placa D. Michele, Arcip. - Castellamare del Golfo. Pistarino Giuseppe fu Lorenzo - Melazzo. Poggi Nicoletta - S Martino (Stella). Porro Luigi - Vignale Mout. Radicati-Tallice, Avv. di Passerano - Torino. Re Canale Lucia - Pinerolo. Ruella Angela n. Tabasso - Torino. Sartori Angelo, Segret. - Pontremoli. Scala Antonino - Randazzo. Scarpa D. Paolo - Venezia

Sola Giovanni - Perosa Argentina. Sola Cav. D. Giuseppe - Torino. Solari D. Gioele - Torino. Sonaglia Cav. Paolo - Torino.

Spinelli D. Giosuè, Vic. For. - Cammarata. Smeriglio Francesca - Torino.

Tiberio Mons. Camillo. Vesc. - Diano Teggiano. Tonso Giuseppe fu Michele - Montalenghe. Varesco Catterina Ved. -- Carano p. Cavalese.