ANNO XXXIX - N. 5

I MAGGIO 1915

BOLLETTINO SALESIANO

PERIODICO MENSILE DEI COOPERATORI DI DON BOSCO

Redazione e Amministrazione - Via Cottolengo, 32 - TORINO.

Sommario. - Gesú Sacramentato e Maria Ausiliatrice ascoltino le nostre preghiere! - Le prossime feste di Maria Ausiliatrice: Facilitazioni ferroviarie - Che cosa fanno i Cooperatori Salesiani - Pagine edificanti - Un abuso deplorevole - Per intercessione di D. Bosco - Un fiore della Patagonia - Il Culto di Maria SS. Ausiliatrice - Note e Corrispondenze - Necrologio e Cooperatori defunti.

Gesú Sacramentato e Maria Ausiliatrice ascoltino le nostre preghiere!

SIAMO nel piú bel mese dell'anno, il mese dei fiori, il mese dedicato alla piú pura, alla piú eccelsa fra tutte le creature, a Maria, Madre di Gesú e Madre e speranza nostra, dolce, pia, clementissima: Spes nostra, salve!... Quest' anno abbiamo estremo bisogno dell'aiuto di Maria

L'ora che volge non potrebbe essere piú triste : chi ha in petto un briciolo di umanità e di fede, dolorosamente lo sente e prega ! Anche coloro che non credono, presi dalle vertigini di fronte al cupo abisso che ci si apre spaventosamente dinanzi, tremano e sono naturalmente spinti ad invocare l'intervento di Dio.

Degno invero di meditazione è lo spettacolo che offre il mondo in quest'ora.

Se commove il vedere un'anima che effonde il suo cuore nella preghiera, o un'intera famiglia che prostrata a terra leva concorde al cielo una supplica ardente; se ancor piú sublime è l'espansione di fede di tutto un popolo, il quale, da chi lo governa all'ultimo suddito, si serra come un sol uomo attorno il supplicato altare, lo spettacolo che presenta il mondo in questi giorni è molto piú solenne. Mentre da tutte le chiese dell'orbe cattolico sorge - in mille lingue e tra lo splendore di vari riti - la stessa accesissima preghiera per la pace, sulle labbra di tutti gli altri uomini, compresi di sfiducia in ogni umano provvedimento, esce spon taneo e insistente il grido sublime del Vangelo: Salvaci, o Signore, perchè periamo! È la sconfessione piú aperta dell'incredulità; è la prova piú palmare dell'esistenza di un mondo soprannaturale; è un nuovo prodigio di quella Provvidenza Divina, che nel governo del mondo procede con saggezza e clemenza infinita.

Senonché le nostre preghiere - da sole - non meritano d'essere ascoltate lassú : abbiam troppo provocato l'ira del Signore. Coll'apostatare socialmente da lui, si è giunti all'abiezione presente. Da troppo tempo non si rispettava piú la sua legge, si bestemmiava il suo Nome, si cercava di abbattere con ogni arte il suo dominio sulle anime, si deridevano la Chiesa e i sacri Ministri. Egli, autore della nostra libertà, ci ha lasciato fare, ha tollerato che gli uomini si allontanassero a loro talento, ed oggi essi tremano nel vedere dove son giunti.

Ma se il mondo non è capace di ottenere da sè la fine del presente sfacelo e il ritorno di giorni migliori, noi abbiamo in nostro favore due avvocati potentissimi: Gesú benedetto e la benedetta sua Madre

Appunto a questo fine Gesú Cristo volle rimanere in mezzo a noi: per tener desta la nostra fede nella sua mediazione divina e continuare - direttamente - quell'opera di redenzione universale che s'inaugurò colla semplice promessa della sua incarnazione fin dall'alba dei secoli e non avrà fine se non colla fine del mondo.

In tutte le età intermedie - massime nelle più burrascose e frementi - Egli fu e sarà sempre l'onnipotente Avvocato del genere umano presso il trono del divin Padre; e a lui è sempre unita in questo ufficio di bontà e di clemenza la tenerissima e misericordiosissima sua Madre!

Preghiamo adunque Gesú Sacramentato, perché riconduca la Pace e l'amore al suo Vangelo tra gli uomini Preghiamo la Vergine Ausiliatrice, perché alla serie dei prodigi già compiuti a benefizio dell'umanità, ne aggiunga un altro nell'ora presente, ridonando al mondo l'amore

Sia questa la nostra preghiera, o Cooperatori e Cooperatrici, nelle imminenti solennità a noi tanto care, ed avvaloriamola colla promessa di continuare per tutta la vita a praticar con amore e promuovere con zelo questa duplice devozione in mezzo alla società - come ha fatto il Ven. Don Bosco; - perché soltanto nell'amore di Gesú Sacramentato e nella divozione a Maria SS. è riposta la pace e la salute del mondo e quindi la felicità delle umane generazioni.

IL CENTENARIO DI MARIA AUSILIATRICE.

VARIE son le date solenni strettamente unite al periodo dei festeggiamenti che noi abbiamo chiamato col nome di Centenario dell'istituzione della Festa di Maria Ausiliatrice, o semplicemente Centenario di Maria Ausiliatrice.

Dal 1814, in cui accadde il fatto che diede origine alla festa, il periodo si estende fino al 1816 in cui la 1a festa fu celebrata, e abbraccia queste date per noi memorande.

I. Il ritorno di Pio VII a Roma.

L'anno scorso ricorreva il 1° Centenario del trionfale ritorno di Papa Pio VII a Roma (24 maggio 1814) dopo cinque anni di doloroso esilio, insperato ritorno che dava poi origine alla festa ; e questa data fu la prima che noi doverosamente ricordammo l'anno scorso con solenni riti pontificali ed omelia dell'Em.mo Card. Ferrari, Arcivescovo di Milano.

II.

La visita di Pio VII a Torino, che commemoreremo in questo mese di maggio.

Quest'anno ricorre il Centenario della memoranda visita fatta a Torino dallo stesso venerando Pontefice. Dopo aver fregiato di aureo diadema la Madonna della Misericordia nell'omonimo Santuario presso Savona, la sera del 19 maggio Pio VII giungeva alla metropoli del Piemonte; qui il 21 maggio esponeva colle sue mani auguste la preziosa reliquia della S. Sindone dalle logge di Palazzo Madama, e qui rimaneva fino alla sera del 22, ospite di Sua Maestà il Re Vittorio Emanuele I, fra il tripudio di tutta la città e dell'intero Piemonte.

A commemorare questa data centenaria, per parte nostra abbiamo stabilito

I) Di tenere esposto il SS. Sacramento all'altare di Maria Ausiliatrice, ininterrottamente notte e giorno, dalle ore 10 del 22 maggio fino all'aurora del 24, solennità di Maria Ausiliatrice, offrendo queste Solenni Quarantore a Dio per impetrare la Pace e secondo le intenzioni di Sua Santità Papa Benedetto XV;

II) Di promovere numerosi pellegrinaggi al Santuario. Nel 1815 fu un fremito di fede che scosse gli animi dei sudditi di Vittorio Emanuele I e li trasse in gran numero, anche dai paesi e dalle città circostanti, a vedere il Papa, ad acclamare il Papa, a ricevere la benedizione del Papa! A quell'entusiasmo risponda nel 1915 un fremito di amore pel Vicario di Gesú Cristo, accorrendo i fedeli individualmente e in gruppi da tutte le città e i paesi del Piemonte a Torino, allo scopo di fare una santa Comunione ai piedi di Maria Ausiliatrice, secondo le intenzioni del Papa, e ciò specialmente nella seconda metà di maggio. E questo il tempo della grande novena in preparazione alla festa centenaria e dell'ottavario solenne. Noi vorremmo che ciascun giorno, durante detto periodo, fossero piú migliaia le sante Comunioni dispensate nel Santuario dell'Ausiliatrice dei Cristiani, e tutte offerte a Dio, secondo l'intenzione di Sua Santità Papa Benedetto XV.

Chi - potendo compierlo - vorrà rifiutare quest'omaggio alla Madonna e al Papa?

NB, - Ved. a pag. 151 l'orario delle feste di quest'anno.

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FACILITAZIONI FERROVIARIE.

Ricordiamo in proposito che ogni comitiva di 25 persone proveniente da una stazione ferroviaria lontana non meno di 25 chilometri può in ogni tempo - previa domanda alla Direzione Compartimentale delle Ferrovie dello Stato, Divisione Movimento, Reparto Viaggiatori, Torino, Porta Nuova - ottenere un notevole ribasso sui prezzi, che aumenta proporzionalmente ove aumenti il numero dei viaggiatori e quello dei chilometri da percorrere. Le domande vanno fatte dieci giorni prima.

Per distanze minori è facile ottenere agevolazioni anche maggiori sulle linee tranviarie.

Per comunicazioni e schiarimenti in proposito rivolgersi al Sac. Stefano Trione, Via Cottolengo, 32 - Torino.

III. II decreto della Festa di Maria Ausiliatrice.

Quest'anno 1915 ricorre un'altra data solenne: il centenario del decreto dell'istituzione della Festa di Maria Ausiliatrice, sancito da Pio VII il 15 settembre 1815, col quale in pegno della sua riconoscenza alla Vergine egli stabili che la nuova festa fosse celebrata il giorno 24 maggio, anniversario del suo ritorno all'eterna città.

Il 15 settembre p. v. non dovrà quindi passar inosservato; ma nel Santuario di Maria Ausiliatrice in Torino, come in tutte le altre chiese e cappelle salesiane, esso verrà festeggiato con quelle sacre funzioni che si giudicheranno, a seconda dei luoghi, piú convenienti.

IV. La chiusura delle Feste Centenarie.

Finalmente il 24 maggio 1916 segnerà un'altra data solenne per la nostra Madre e Regina. Sarà cioè la fine dell'anno centenario della sua festa, essendosi celebrata la 1a nel 1816; e noi fiduciosamente speriamo di poterla circondare con tutto quello splendore, che avevamo divisato di dare alle feste di quest'anno.

Preghiamo perché la Beata Vergine esaudisca i voti comuni per la Pace e ci conceda di chiudere un altr'anno le sue Feste Centenarie con pompa solennissima

Ai Rev.di Sacerdoti.

I Revv. Sacerdoti che vengono a Torino per celebrare al Santuario di Maria SS. Ausiliatrice sono pregati di. voler preavvisare, a voce o per lettera, il Prefetto di Sacrestia del Santuario circa il giorno, l'ora e l'altare in cui desiderano offrire il S. Sacrifizio. Ciò unicamente per assicurar loro quella cortese e cordiale accoglienza che i nostri Superiori, sull'esempio del Ven. Don Bosco, desiderano vivamente di fare a tutti i Revv. Sacerdoti, sia del Clero secolare che del Clero Regolare.

Arbitrato e Mediazioni di Papi.

Neminem posse recte terrena regere nisi noverit divina tractare; nessuno può governare con rettitudine le cose terrene, se non sa trattare le cose divine. Così scriveva S. Gregorio I (Magno), e questa massima, questo porre le cose divine a guida e norma direttiva delle cose umane ebbero innanzi agli occhi i Papi nell'atto di salire la cattedra di S. Pietro. E come la pace, la vera pace, è un dono di Dio ed tino de' più grandi beni dell'umanità, così vediamo, nel corso dei secoli, i Papi primeggiare sopra ogni altro nel lavorar per la pace.

Presentiamo qui, alla comune considerazione, in questi momenti così gravi e paurosi, un elenco storico di quei Papi che più particolarmente e più efficacemente contribuirono, in difficilissimi tempi, alla pace fra Sovrani e Sovrani e fra Sovrani e popoli, da S. Leone I a Benedetto XV, premettendo a ciascuno di essi, per facilitazione di ricerche e precisione di date, il tempo e la durata del rispettivo pontificato. (440-461) - S. Leone I - Presso Attila, re degli Unni, in favore dell'Italia. (590-604) - S. Gregorio I - Presso Agilulfo, re dei Longobardi, in favore dei Romani.

» Fra gli Imperatori d'Oriente e i Longobardi.

(715-731) - S. Gregorio II (Presso Liutprando, re dei Longobardi,

(741-752) - S. Zaccaria in favore di Roma. (1049-1054) - S. Leone IX - Fra l'Imperatore Enrico III e Andrea re d'Ungheria. (1035-1057) - Vittore II - Fra l'Imperatore Enrico III, Balduino di Fiandra e Goffredo di Lorena.

(1198-1216) - Innocenzo III - Fra Giovanni Senzaterra, re d'Inghilterra, e Filippo Augusto, re di Francia. (1216-1227) - Onorio III - Fra Luigi VIII di Francia ed Enrico III d'Inghilterra.

(1243-1254) - Innocenzo IV - Fra il re del Portogallo e il suo popolo.

(1277-1280) - Niccolò III - Mediazioni varie fra l'Imperatore Rodolfo d'Absburgo e Carlo d'Angiò re di Napoli.

(1316-1334) - Giovanni XXII - Fra Edoardo II re d'Inghilterra e Roberto re di Scozia.

(1334-1342) - Benedetto XII - Fra Edoardo III Plantageneto, re d'Inghilterra, e Filippo di Valois, re di Francia.

(1370-1378) - Gregorio XI - Fra il re di Portogallo e quel di Castiglia.

(1447-1455) - Niccolò V - Mediazioni in Germania, Ungheria e Italia.

(1484-1492) - Innocenzo VIII - Mediazioni in Moscovia, Austria e Inghilterra.

(1492-1503) - Alessandro VI - Fra Spagna e Portogallo.

(1623-1644) - Urbano VIII - Mediazioni per sopire le dissensioni, provocate dalla successione de' Ducati di Mantova e del Monferrato.

(1572-1585) - Gregorio XIII - Fra il re di Polonia e lo Czar di Moscovia.

(1878-1903) - Leone XIII - Fra la Germania e la Spagna.

» » Fra le due repubbliche dell'America Centrale, Haiti e San Domingo.

(1914...) - Benedetto XV - Mediazioni per lo scambio liberatore de' prigionieri militari inabili alle armi e dei prigionieri civili fra le nazioni belligerantì Germania, Austria e Turchia da una parte, Russia, Inghilterra, Francia, Belgio, Serbia e Montenegro dall'altra.

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TESORO SPIRITUALE

I Cooperatori Salesiani, i quali confessati e comunicati divotamente visiteranno qualche Chiesa o pubblica Cappella, o se viventi in comunità la propria Cappella privata, e quivi pregheranno secondo l'intenzione del Sommo Pontefice, possono lucrare Indulgenza plenaria (come dal Decreto della S. Congregazione delle Indulgenze, 2 ottobre 1904):

ogni mese:

1) in un giorno scelto ad arbitrio di ciascuno; 2) nel giorno dell'esercizio della Buona Morte;

3) nel giorno in cui si radunino in conferenza;

dal 14 maggio al 10 giugno:

1) il 13 maggio, solennità dell'Ascensione;

2) il 23 maggio, solennità di Pentecoste;

3) il 24 maggio, solennità di Maria Ausiliatrice,

visitando però, ove esiste, una chiesa salesiana ; 4) il 3o maggio, festa della SS. Trinità; 5) il 3 giugno, festa del Corpus Domini.

Tutte le indulgeuze concesse ai Cooperatori sono applicabili alle Anime Sante del Purgatorio; ma pel loro acquisto è richiesta la recita quotidiana di un Pater, Ave e Gloria Patri secondo l'intenzione del Sommo Pontefice coll'invocazione: Sante Francisce Salesi, ora pro nobis.

I COOPERATORI SALESIANI

II. Che cosa fanno.

IL Regolamento dell'associazione dichiara apertamente che i Cooperatori Salesiani possono cooperare in quattro modi: - Sviluppano in mezzo al mondo lo stesso programma assegnato alla Pia Società Salesiana; - non potendo operare direttamente, lo fanno indirettamente aiutando colle loro elemosine i Salesiani; - si adoperano per procurare alle Opere di Don Bosco l'appoggio materiale e morale di altre persone; - pregano il Signore a benedire le Opere Salesiane.

I) Sviluppano in mezzo al mondo lo stesso programma assegnato alla Pia Società Salesiana.

« Ai Cooperatori salesiani - dice il Regolamento - si propone la stessa messe della Congregazione di S. Francesco di Sales, cui intendono associarsi.

» 1° Promuovere novene, tridui, esercizi spirituali e catechismi, soprattutto in quei luoghi dove si manca di mezzi materiali e morali.

» 2° Siccome in questi tempi si fa gravemente sentire la penuria di vocazioni allo stato ecclesiastico, così, coloro che ne sono in grado, prenderanno cura speciale di quei giovanetti ed anche degli adulti che, forniti delle necessarie qualità morali e di attitudine allo studio dessero indizio di esserne chiamati, giovandoli coi loro consigli, indirizzandoli a quei Collegi, in cui possono essere coltivati e diretti a questo scapo. L'Opera di Maria Ausiliatrice tende appunto a questo scopo.

» 3° Opporre la buona stampa alla stampa irreligiosa, mercé la diffusione di buoni libri, dí pagelle, foglietti stampati di qualunque genere, in quei luoghi e fra quelle famiglie cui paia prudente di farlo.

» 4° In fine la carità verso i fanciulli pericolanti, raccoglierli, istruirli nella fede, avviarli alte sacre funzioni, consigliarli nei pericoli, condurli dove possono essere istruiti nella religione, sono altra messe de' Cooperatori (2) ».

Fin dal primo numero del Bollettino Salesiano, ad illustrare ed encomiare lo zelo dei Cooperatori, D. Bosco volle si pubblicasse quest'esempio.

« Il Parroco d'un paese non molto distante da Torino sì rammaricava di non poter avere al Catechismo piú d'una ventina di giovanetti, mentre avrebbero dovuto essere oltre a quattrocento. Inviti dal pulpito, chiarezza di esposizione, dolcezza di modi, promessa di premi non valsero ad accrescerne il numero. Il buon Parroco non sapeva piú quali mezzi tentare per indurre i suoi giovani parrocchiani a frequentare la Dottrina Cristiana : quando si ricordò che in paese vi erano già alcuni Cooperatori Salesiani e che lo era egli stesso. Raduna nella casa parrocchiale la dozzina di Cooperatori, che già aveva, narra loro la cosa, spiega le tristi conseguenze dell'indifferenza religiosa dei giovanetti, e con acconce parole li prega caldamente di aiutarlo a raccogliere ragazzi ed inviarli al Catechismo. I buoni Cooperatori, secondando l'invito del Parroco, si spargono nelle case dei conoscenti, e sotto colore di far loro una visita o di trattare qualche negozio vengono con bei modi all'argomento e li persuadono facilmente. Altri, piú coraggiosi, entrano nelle case e nelle officine di quelli che non conoscono o che incontrano per le vie o per le piazze, offrendosi di andare essi medesimi a prenderli in casa ed accompagnarli alla Chiesa. Fu allora che si videro gli stessi genitori condurre i loro figli alla Chiesa. Alcuni li mandarono per far piacere al Parroco, altri per cortesia verso i Cooperatori. Intanto, allettati dall'amorevolezza e dalla voce del dovere, aumentano i Catechizzandi fino a quattrocento, da venti che erano poche domeniche prima!

» Il buon Parroco, se era contento di vedersi attorniato da tanti suoi fanciulli, si trovò in non leggero imbarazzo per fare tante classi di catechismo. Ma coloro stessi che raccolsero gli allievi, si prestarono assai di buon grado per coadiuvare il loro pastore sia per ottenere ordine e disciplina, sia per fare il catechismo per tutto il tempo della Quaresima. Cosí Dio benedisse, con grandissimo vantaggio delle anime, lo zelo di quel pugno di Cooperatori, i quali con un poco di buona volontà e con un leggero incomodo ottennero un frutto tanto abbondante. »

Il fatto è troppo eloquente ; non occorrono commenti.

(1) Vedi Boll. di marzo u. s.

(2) Opuscolo citato pag. 7-8.

II) Non potendo operare direttamente, lo fanno indirettamente, aiutando colle loro elemosine i Salesiani.

Don Bosco e i suoi Successori sono concordi nel riconoscere di essere interamente debitori a Dio e ai Cooperatori di tutto il bene che la Pia Società Salesiana può compiere.

« Senza la vostra carità noi non potremmo far nulla; la vostra carità, invece, ci mette in grado di compiere grandi cose. Essa serve - sono parole di Don Bosco (1) - a raccogliere dalle vie tanti poveri giovanetti, a dar loro col pane della vita il cibo dell'anima, istruirli nella religione, avviarli a un mestiere o a qualche carriera onorata, a formarne dei buoni figliuoli di famiglia e dei savii cittadini; serve a dare alla civile società dei membri utili, alla Chiesa dei cattolici virtuosi, al Cielo dei fortunati abitatori; serve a creare per la gioventú dei maestri dabbene, per le popolazioni cristiane dei zelanti sacerdoti, pei popoli selvaggi dei coraggiosi Missionari; serve ad innalzare dei sacri edificii per radunarvi i fedeli ed ammaestrarli nella religione, confortarli coi Sacramenti e farli benedire Iddio, onde risarcirlo delle orrende bestemmie, con cui lo maledicono gli empii; serve a pubblicare e diffondere migliaia di buoni libri per seminare nel mondo sani principii, combattere gli errori, raffermare le anime nella fede, richiamar sul buon sentiero gli erranti e rassodarli nella virtú; serve insomma ad ampliare il regno di Dio sulla terra, a far regnare Gesú Cristo sugli individui, nelle famiglie, nelle città, nelle nazioni, a farlo conoscere ed amare, se dato ci fosse, da un capo all'altro del mondo, onde si compia la Profezia che dice: Egli dominerà dall'uno all'altro mare: Dominabitur a mari usque ad mare ».

I Cooperatori adunque dànno ai Salesiani i mezzi di operare: e « gran cosa - ripeteva a sua volta il pio e dotto Card. Mauri, gran cosa innanzi a Dio è questa cooperazione. Il Cooperatore attende agli affari della sua casa, agli offici del suo impiego, persino ai suoi onesti passatempi; e intanto che avviene? Moralmente e quanto al merito, egli fatica nella persona del salesiano. Con lui evangelizza i selvaggi, assiste i lebbrosi, protegge i nostri emigrati. Con lui predica, confessa, catechizza; fa nei ginnasi, nei licei, negli ospizi, nelle scuole serali da educatore e da maestro. Con lui fonda ricreatori festivi, istituisce officine cattoliche, apre scuole di arti e mestieri, dà gratuito ricetto a figli di poveri operai e gl'indirizza per la via dell'onestà e del lavoro. Con lui, ristampando, purgati, libri scolastici ed altri classici italiani e latini, pubblicando letture cattoliche, letture amene ed educative per la gioventú, e siffatte letture agevolando con biblioteche circolanti, aiuta nelle menti e nei cuori delle novelle generazioni il restauro cristiano (2)! »

Ecco il bene, al quale ha parte il Cooperatore che aiuta colle sue elemosine i Salesiani.

(1) Lettera ai Cooperatori nel Boll. di gennaio 1883. (2) Ved. Atti. del 1° Congresso dei Cooperatori Salesiani, Torino 1895.

III) Si adoperano per procurare alle Opere di Don Bosco l'appoggio materiale e morale di altre persone.

Quante opere sante, quante provvidenziali istituzioni, ripetono la loro origine da un buon consiglio, da un semplice invito, da un opportuno suggerimento!

Un pio e generoso signore di Mìlano era solito a passare alcuni mesi in una stazione climatica, e là appunto comunicava a un sacerdote il pensiero di disporre delle sue sostanze a benefizio di un'istituzione che lavorasse a favore della gioventú, e pregavalo di consiglio.

- Oh! buon signore, rispose il zelante sacerdote, nostro cooperatore, Ella non ha da far altro che aiutare l'Opera di Don Bosco... Prenda e legga questi numeri del Bollettino Salesiano; vedrà che diverrà del mio parere.

Fu cosí che l'Opera di Don Bosco acquistava fin da quel momento un insigne benefattore e cooperatore. Tenendosi di lí a pochi mesi una conferenza salesiana a Milano, e precisamente nella Chiesa di S. Fedele, quel caritatevole signore si presentava di quella stessa sera a Don Rua, e gli consegnava una prima offerta di 1oo.ooo lire, la quale non fu l'ultima, con cui si poté dar vita all'Istituto S. Ambrogio di Via Copernico in Milano! Forse quel buon cappellano non aveva ancor potuto mandare alcuna offerta a Torino, ma colla sua attiva propaganda a favore dell'Opera Salesiana egli era un vero Cooperatore.

Rammentiamo quindi che uno dei modi più fruttuosi di cooperazione salesiana è quello di trovare nuovi e zelanti Cooperatori.

IV) - Pregano il Signore a benedire le Opere Salesiane.

Chi non può pregare? Ebbene : « Si può cooperare colla preghiera (1) » e « quest'ultima maniera di cooperazione, scrisse già D. Albera, è quella che io raccomando a tutti, essendo la piú facile e più fruttuosa (2) ».

Pregate quindi che Dio benedica le nostre Case, e che renda efficaci le nostre parole in pubblico e in privato, nel cuore dei piccoli e degli adultì, dei civilizzati e dei selvaggi; pregate per tutti i Salesiani, specialmente per i Missionari ; pregate perché Dio benedica tutte le nostre opere, le quali daranno, senza dubbio, frutti piú abbondanti, ai quali avrete parte anche voi, se ci sosterrete colle vostre preghiere.

(Continua).

(1) Opusc. citalo pag. 8.

(2) Lett. ai Cooperatori, 1 gennaio 1914.

PAGINE EDIFICANTI

In mezzo alle presenti angustie è per noi di vero conforto l'inalterata, affettuosa benevolenza dei benemeriti Cooperatori. Non passa alcun giorno che, insieme con l'obolo della loro carità, non giunga a Torino qualche cara espressione del loro affetto, pieno, profondo e zelante. Leggendo le loro lettere il cuore del rev.mo nostro Rettor Maggiore Don Albera prova sempre una commozione vivissima che non è facile esprimere. Egli stesso - a comune edificazione - ci ha consigliato di spigolarne qualche periodo, perchè tutti conoscano sempre meglio come i benemeriti Cooperatori siano davvero per noi gli Angeli della Divina Provvidenza.

CUORI GENEROSI.

Rev.mo sig. D. Alberra... Ringrazio Dio che mi dà la grazia di poter inviare l'accluso biglietto di lire cento quale mia offerta ai figli del Ven. Don Bosco...

(Novara).

T. B.

Magari potessi cooperare di più all'opera di Don Bosco, a codesto miracolo del Signore! Vi aggiungerò, come Ella scrisse sul Bollettino, la cooperazione di pregare almeno, perché Iddio benedica sempre l'opera di Don Bosco! Oh per questo non si fa certo fatica, perché lo slancio del cuore parte con la spontaneità di un desiderio cosí vivo che sarebbe più fatica il trattenerlo...

(Cittadella).

A. F.

... Mi permetta di offrirle in dono lire 15o... Sono troppo felice di poter cooperare un tantino alle opere sante che i figli di Don Bosco compiono con tanto zelo dappertutto...

(Serra di S. Bruno).

D. C. A.

È mia intenzione, piacendo a Dio, di fare ogni mese l'offerta di lire venti, perché ne disponga come meglio crede il Successore di D. Bosco.

(Novi Ligure).

A. R.

Ho sempre ricevuto una speciale benedizione del Signore, ogni volta che con qualche elemosina

son venuto in aiuto alle opere di D. Bosco! Dal profondo del cuore ne ringrazio e ne invoco più volte al giorno la bontà di Maria SS. Ausiliatrice.

(Ormea).

R. G. di G.

Ho il bene d'inviare, come da elenco, le offerte di vari Cooperatori e Cooperatrici, a mezzo di vaglia cambiario di L. 215. Vorrei non solo accrescere, ma moltiplicare i Cooperatori e le offerte!...

(Cuneo).

Can. P. F. B.

Io non posso fare che la parte della vedova del Vangelo, ma spero che sarà accettata di gran cuore egualmente. Vedrò di poter far crescere il numero dei Cooperatori. Oh venisse meglio conosciuta l'opera loro! come sarebbe piú apprezzata e meglio aiutata! Preghi, sig. D. Albera, e faccia pregare i suoi cari giovanetti, perché vengano giorni migliori alla Chiesa ed alla Patria nostra: all'Opera Salesiana, opera di eccelsa carità, s'aprirà un campo sempre piú vasto...

(Brescia).

Sac. A. R.

CUORI GENTILI.

Ho pensato di non poter far nulla di piú grato alla santa memoria di mia madre che inviare una piccola offerta, appunto a beneficio degli orfanelli di Don Bosco in cambio del ricordo speciale promesso in questo anniversario. È poco, perché in questo momento i bisogni sono cresciuti da ogni parte, e raddoppiate e rese piú insistenti le richieste. Voglio però sperare che si terrà conto non tanto della offerta quanto del pensiero che l'ha consigliata.

(Roma).

G. M. M. Q. d. R.

Ho letto nel Bollettino come a causa della guerra tremenda, anche l'Opera di D. Bosco è in angustie assai gravi, specialmente per ciò che riguarda le Missioni estere e gli Istituti di beneficenza.

Perciò ho pensato di raccogliere fra i chierici Cooperatori di questo Seminario un'offerta che Le invio a mezzo d'un vaglia bancario accluso a questa mia. Veramente 6o lire sono una cosa meschina, ma Lei sa bene, sig. D. Albera, che le tasche dei chierici non sono... profonde.

Del resto speriamo di fare ancora qualche cosa

per l'avvenire. Per parte mia Le prometto di ricordarmi dell'Opera di Don Bosco, quando fra pochi mesi uscirò sacerdote; nessuno poi cesserà di pregare la Madonna Ausiliatrice affinché venga Essa in soccorso dei suoi figli nelle attuali strettezze.

(Treviso).

D. A. D. C. suddiacono.

Il sottoscritto in occasione del suo onomastico vuol umilmente presentare una piccola pietra all'edificio immenso dell'Opera del Ven. D. Giovanni Bosco, che mentre era tra noi viveva solo nel trovar tutti i modi possibili per la salvezza delle anime e specialmente della gioventú. Piccola è l'offerta di queste dieci lire, che accludo, ma più che alla piccolezza del dono, riguardi, rev.mo signore, al cuore e alla buona volontà. Il Signore prosperi sempre l'Opera Salesiana, la fecondi, la aumenti e la moltiplichi a seconda dei bisogni delle anime, ed il suo apostolato sia dappertutto il mondo causa di salute eterna per tante anime. Che la mia povera preghiera sia accompagnata e irrobustita dalle preghiere di tante anime buone all'altare di Maria Ausiliatrice!

(Faenza).

Mons. G. C. C. C.

AMMIRATORI DI DON BOSCO.

Allievo di Don Bosco per l'anno scolastico 1864-65 ricordo ognora con affettuosa riconoscenza i savi consigli, gli amorevoli insegnamenti del Venerabile e un suo pronostico per la durata di mia vita fino almeno ai 66 anni, che la Dio mercé ho felicemente compiuti il 2o settembre 1914.

Ho sempre avuto - e aumenta tuttora - una profonda ammirazione per le opere di D. Bosco e mi duole di non poter concorrere degnamente alla grandiosa Opera dei Cooperatori Salesiani

Di condizione modesta, non posso abbondare in elargizioni, come pure vorrebbe il cuore, ma unisco le mie umili preghiere a quelle più degne ed efficaci dei Soci della Pia Unione, fiducioso di compiere in qualche modo la mia parte...

(Torino).

B. M.

Avendo più volte letto in quali e quante angustie si trovino le Missioni, invio lire cento. Don Bosco otteneva tutto da Maria Aiuto dei Cristiani; lo preghi e scongiuri ad ottenermi da questa pietosa Madre una grazia da lungo tempo desiderata...

Leggo la Vita di Don Bosco e son meravigliato delle grazie grandi che otteneva per l'intercessione di Maria Ausiliatrice a chi aiutava le sue Opere.

Io mi trovo di aver molto bisogno di preghiere per la mia famiglia, per un favore importantissimo. Se Dio vuole, può fare questo miracolo.

Desidererei che loro RR. Salesiani ed i loro ricoverati pregassero tanto Maria Ausiliatrice per questo : manderei per ora un'offerta straordinaria ed a grazia ricevuta farei altrettanto.

Preghino e mi ottengano da Maria questo ed io serberò eterna riconoscenza al Ven. Don Bosco ed alle sue istituzioni.

N. N.

Bisognoso di molte grazie dal nostro carissimo Don Bosco, pellegrinai a Torino, alla sua tomba in Valsalice e al Santuario dell'Ausiliatrice in Valdocco, e chiesi la guarigione dalla sordità, ma non l'ottenni ancora. Quella mia pellegrinazione fu dal 7 al 10 dicembre, e l'8, il 9 e il 10 di quel mese piansi e pregai sulla tomba del Venerabile, e compresi che prima ancora della grazia materiale che domandava, abbisognava di alcune grazie spirituali. Ore son certo che, ottenute queste, anche quella verrà... A propiziarmi il Signore ho digiunato dal giorno delle Ceneri fino a Pasqua a solo pane, rinunziando a 10 centesimi di latte che soleva prendere ogni giorno e mando a Lei, sig. Don Albera, lire 4,60, frutto di questa piccola mortificazione quotidiana.

(...aprile 1915).

P. N.

DEVOTI DI MARIA AUSILIATRICE

Sono un povero prete, malato gravemente da quattro anni e senz'umana speranza di migliorie. Ho pregato e fatto pregare la cara Vergine Ausiliatrice, e per i miei demeriti nulla ho ottenuto.

Esausto e sfinito nel corpo e nelle sostanze, ho fatto una solenne promessa a Maria Ausiliatrice di cercare tutti i modi di offrire per quel fine che si crederà piú adatto, lire cinquecento entro il 1915, se io otterrò una buona se non ottima salute, da poter attendere ai miei doveri di parroco, essendo ornai inabile a tutto e quasi fermo in casa e in letto.

(Dal Veneto).

D. G. M.

Sono un povero operaio, sordo e malaticcio, ancor giovane, non ho che 36 anni, e con quattro bambini. Ne aveva un quinto, cui aveva messo nome « Giovanni Bosco » e da poco è volato in paradiso. Ricevendo il Bollettino Salesiano, intestato a mia moglie, mi son messo a raggranellare qualche offerta per i restauri del Santuario di Maria Ausiliatrice fra i miei conoscenti ed ora ho il conforto d'inviare lire 10,25 messe insieme da 43 offerenti, chiedendo l'aiuto di Maria Ausiliatrice, di cui ho tanto bisogno. Oh! volesse la grande Patrona di Don Bosco ridonarmi almeno l'udito!...

( ... prov. di Brescia).

G. B.

UNA COOPERATRICE ZELANTE.

Mentre le annunzio di aver ottenuto da Dio per l'intercessione di Don Bosco parecchie grazie importantissime, concernenti la mia situazione finanziaria da tempo intricatissima per il generale arenamento del commercio e degli affari, pur invocando altre grazie urgenti che mi donino una pronta e consolante soluzione, supplico di voler fare una novena per ottenere da Don Bosco quanto desidero.

Depongo altresí nelle sue mani la promessa fatta a Don Bosco di pubblicare le grazie ricevute sul Bollettino Salesiano; di darmi con tutta l'anima alle Opere Salesiane, cooperando per quanto lo permetteranno le mie finanze (tacendo all'uopo tutte le possibili economie) e i miei doveri si sposa e di madre, con sussidii e preghiere per t'incremento d'ogni pia Istituzione del Ven. Fondatore; di zelare il miglior profitto spirituale e la miglior condotta, per me e per tutti i miei cari, colla vigilanza e colle buone opere; infine di affidare i miei figliuoli, appena ne abbiano l'età, agli Istituti Salesiani per la loro istruzione e educazione.

Potrei deporre queste promesse nelle mani del mio padre spirituale; ma sono a letto e abito lontana dalla chiesa.

Son certa che Don Bosco mi esaudirà, ma oso dire che mi occorre un vero miracolo, perché per quanto pensi, non vedo colla piccola mia mente un'altra qualsiasi soluzione.

(Siena).

C. G. A.

NUOVI COOPERATORI.

Mentre ora ancor più riconosco la mia meschinità, sento pur nondimeno che nuova forza mi riveste perché più direttamente sotto la tutela del Ven. Don Bosco anch'io lavori, cosí come posso, a bene ed incremento dell'Opera Salesiana, ch'è opera veramente apostolica, opera di zelo e di sacrificio. Lo so benissimo, lo riconosco e confesso, che la mia cooperazione è pressoché nulla e inefficace, pure non so astenermi dal consacrarle, se non altro, tutta la mia buona volontà.

(Acireale).

Sac. V. R.

Inviamo la tenue offerta di L. 3o a beneficio delle Opere Salesiane, per le Missioni e come crederanno più opportuno. Noi lo facciamo ad onore e gloria di Maria Ausiliatrice e di Don Bosco sperando di ottenere il loro patrocinio, che ci sia di aiuto e di guida sempre. Desidereremmo di diventare cooperatori, ma prima vorremmo sapere chiaramente quali obblighi ci sono; così pure per far parte dell'Arciconfraternita dei divoti di Maria Ausiliatrice. Conosciamo già il Bollettino Salesiano che riceve una zia, ed è stato il leggere tutto il bene che si fa in ogni parte del mondo da cotesta benedetta Istituzione e le ristrettezze in cui versa, che ci ha spinte a inviare l'offerta per essere un po' a parte del bene che essa compie:

(Bebbio).

Sorelle R.

UN AMICO SCOMPARSO.

Il giorno 22 aprile 1911 moriva in Caorle quel benemerito e zelantissimo Arciprete, Mons. Vincenzo Tellero.

La morte sua fu quella che conveniva, perché fu veramente il compendio di una lunga vita tutta spesa santamente a gloria di Dio ed a bene delle anime. Ma sopratutto fu la morte degna di un Pastore d'anime, quale egli fu, tutto cuore per i suoi figli spirituali, dimentico completamente di se stesso, mori poverissimo, nulla lasciando.

L'unico oggetto prezioso che egli possedeva e che aveva carissimo - il suo calice d'argento con patena - volle che fosse legato alla Pia Società Salesiana con queste parole: « Al Rev.mo D. Michele Rua, Superiore della Pia Società Salesiana a Torino lascio per la stessa Società il mio calice con patena d'argento esistente nella Sagrestia della chiesa di Caorle. Quella benemerita Società si ricordi di me ».

Ed ora, disgraziatamente tardi, molto tardi, causa parecchie circostanze, nella mia qualità di esecutore dell'ultima volontà dell'indimenticabile defunto, compio l'incarico ricevuto, inviando contemporaneamente a questa mia, a mezzo pacco postale, una cassetta contenente il pio legato.

£ poca cosa certamente; ma è testimonianza sicura del grande affetto che portava ai Salesiani il venerando Mons. Tellero e del molto che avrebbe loro lasciato, se molto il Signore avesse a lui concesso.

Tortello-Venezia, 10 aprile 1915.

D. ETTORE SECONDO MANZONI, Arciprete.

Mentre i Salesiani offrono volentieri la loro vita per salvare anime, dal luogo delle loro Missioni si volgono alla carità dei Benemeriti Cooperatori supplicandoli di venir loro in soccorso colla beneficenza. Faccia ognuno quello che può e li voglia eziandio raccomandare ad altre persone caritatevoli.

Sac. Giov. Bosco.

Un abuso deplorevole.

QUAL mai, o cari Cooperatori, voi pensate che sia l'abuso, contro cui dovremmo tutti - sacerdoti, genitori, insegnanti - levare la voce, per arrestare quell'alta ed impetuosa corrente di sciagure che esso lancia senza tregua in mezzo alla società?

È l'abuso delle bevande alcooliche, un tempo circoscritto alle regioni del nord ed ora malauguratamente esteso anche alla nostra penisola. Contro di esso levava opportunamente la voce il nostro Mons. Giovanni Marenco, Vescovo di Massa Carrara, nella Lettera Pastorale per la trascorsa quaresima. Leggete, o cari Cooperatori, questi suoi pensieri, e, se volete compiere un'opera buona, poneteli sott'occhio a qualche vostro amico cui potrebbero servire di opportuna ammonizione

L'abuso non si trova solo tra i frequentatori delle bettole e tra i poveri operai degni talvolta più di compassione che di rimprovero, ma eziandio nelle classi, cosidette, superiori, fra esercenti, impiegati, professionisti, possidenti, perfino tra giovani studenti, e anche, fa onta a dirlo, tra le donne. È proprio cosí! Omai non v'è famiglia che in capo all'anno non spenda somme relativamente vistose in vino e in liquori; omai non si fa una festa, non si tiene un convegno qualsiasi, non si conclude un affare senza il bicchiere.

Vien quindi spontanea la domanda: Quali le cause? Per verità le cause sono varie e diverse. Accenniamone le principali. Anzitutto la passione della gola, che nasce con l'uomo e che, non raffrenata a tempo, diviene tiranna. La gola fu la cattiva consigliera dei nostri progenitori e continua ad esserlo di chi la asseconda; essa è a ragione annoverata fra i sette vizi capitali. Altra causa è la persuasione falsa, ma diffusa, che le bevande inebbrianti accrescano le forze fisiche, per quella momentanea eccitazione che sogliono produrre. Un'altra causa va anche ricercata nell'andazzo, giacché, come certe donne, per altro oneste, adottano foggie di vestire poco decenti, per non parer ignare della moda, cosí certi uomini si piegano a tracannare ad ogni occasione liquori e vino per non mostrarsi da meno dei loro amici, beoni consumati. Tuttavia la causa principalissima sta, secondo me, nell'indebolimento della Fede, la quale, volere o no, è la sola moderatrice efficace degli atti umani. Si nota difatti che l'abuso delle bevande spiritose va di pari passo coll'irreligione. Quando le massime religiose cessano il loro salutare impero, allora il senso prende il sopravvento, e il senso sfrenato suol condurre agli eccessi piú obbrobriosi.

Occorre pertanto rifarci alle massime evangeliche... occorre rifarci alla sana morale cristiana, la quale insegna che quando uno affoga nel vino o nei liquori la ragione, quando si espone volontariamerete alle colpe che ne conseguono, quando compromette la sua salute, quando sperpera malamente le sue sostanze, non va esente da grave peccato dinanzi a Dio, checché ne pensi il mondo indulgente

Diamo un rapido sguardo alla sequela di colpe e malanni, che questo abuso trae seco... Se io vi domandassi chi è che diserta la Chiesa e i Sacramenti, che ha tuttodí la bestemmia sulle labbra, che inneggia al libero amore, che se la fa coi giornali irreligiosi, che vilipende la Chiesa, il Papa, i Sacerdoti, voi non sbagliereste rispondendo che d'ordinario è l'abituato al disordine del bere. Dirò di piú che le stesse idee antisociali trovano nel vino e nei liquori un veicolo favorevole, tanto che i propagandisti preferiscono porre la loro cattedra nelle rivendite e nelle bettole, come terreno piú propizio alla loro mala sementa... Donde mai, se non dal vino, tante dissenzioni nei nostri paesi, un di si tranquilli? Donde tante risse feroci, frequenti sopratutto - doloroso dirsi! - nei dì festivi, le quali non di rado finiscono nel sangue? Donde tanti processi e condanne, che gettano molti disgraziati nella prigione e molte famiglie desolate nell'indigenza (1)?

Leggo in Salomone: Lussuriosa cosa è il vino, e madre di tumulti l'ebbrezza; chiunque ha genio a tali cose non sarà saggio (Prov. XX, 1.), su di che non occorrono commenti. Meglio è tirare un velo sopra le passioni che suole scatenare l'abuso del bere, sulle parole ed azioni inoneste che ne sono la conseguenza, cose tutte, di cui arrossiscono quelli stessi che le hanno commesse, quando abbiano ricuperato il senno. Con ragione quindi Osea ha scritto che il vino e l'ubbriacchezza tolgono il bene dell'intelletto (Os IV, 11 ). - Ed ora ascoltate come il Venerabile Beda, Dottore della Chiesa, ne descrive scultoriamente i malefici effetti: L'ubbriacchezza è uno stato di imbecillità. Fa perdere la memoria e la ragione, turba lo spirito, uccide l'intelligenza, suscita la lussuria, lega la lingua, toglie la favella, corrompe il sangue nelle vene, toglie l'udito, indebolisce i nervi, divora le viscere, dà gravezza al cervello, leva il coraggio, rende penosa la respirazione, indurisce il cuore, contamina e sfigura il corpo, profana tutto quanto l'uomo e lo rende abietto e spregevole.

Uno di questi effetti malefici merita di essere particolarmente segnalato contro la volgare persuasione che gli inebbrianti giovino alla salute... Ecco che cosa si legge nei Libri Santi: Il vino in copia è l'amarezza dell'anima (Eccli. XXXI, 39). Il sonno salutare è per l'uomo parco (Eccli. XXXI, 24). Molti ne ha uccisi la crapula (Eccli. XXXVIII, 34). Il bere temperato è salute dell'anima e del corpo (Eccli. XXXI, 37). - Queste divine sentenze vengono confermate dalla scienza. Gli uomini della scienza, prendendo ad esame le diverse facoltà dell'uomo, affermano che l'alcool contenuto nel vino e in altre bevande spiritose attacca tutte queste facoltà e a poco a poco le uccide. Arresta l'attività intellettuale, rendendo la mente inabile a dare e intendere spiegazioni complicate, a giudicare rettamente, a valutare con prudenza l'importanza delle proprie parole e delle proprie azioni. Indebolisce la memoria cosí da renderla incapace a ricordare con precisione nozioni, fatti e circostanze. Altera la forza della volontà, e la sottrae all'impero della ragione, donde azioni inconsiderate e senza scopo, atti impulsivi e violenti, moti pazzeschi e criminali. Perverte il cuore portandolo a desideri e ad affetti esagerati, irragionevoli e peccaminosi. Corrompe il sangue, sconcerta il sistema nervoso, donde l'atrofia dei sensi e la predisposizione a mille infermità.

Ma lasciamo ai sanitari lo spiegarne il processo dissolvente; a noi basta aprire gli occhi per esserne persuasi. Troppo spesso s'incontrano uomini, ancora in buona età, ridotti a mal partito dal disordine del bere. Se ne vedono dei tremolanti e quasi inebetiti; se ne vedono altri attaccati da mali cardiaci, da affezioni di fegato, da apoplessia, da tubercolosi (alla quale i bevitori sono straordinariamente predisposti), e specialmente da alienazione mentale. Le statistiche dimostrano che la pazzia si estende in proporzione diretta dell'abuso del vino e dei liquori. Non parlo delle morti accidentali, sul lavoro, e via dicendo, dovute esclusivamente alla irriflessione dell'ebbrezza... (5).

Ma le rovine non si arrestano qui. Scienza ed esperienza mostrano concordemente che l'alcool bevuto dai genitori va a colpire anche i figliuoli. Non di rado s'incontrano bambini deboli, rachitici, scrofolosi, che iniziano una vita stentata e di preoccupazione pei genitori. Creature miserabili, che scolorano ed avvizziscono in quell'età in cui dovrebbero essere fiori vaghi, freschi e olezzanti. Dove si incontrano questi piccoli infelici? Per lo piú dove regna l'ubbriachezza. Di chi son figli? Generalmente di genitori dediti all'alcoolismo

Agli altri malanni se ne aggiunge un nuovo, meno grave, se volete, ma certo non meno sensibile, lo sciupio cioè delle sostanze.... Se tutti gli operai lavorassero di buon cuore tutti i giorni feriali e facessero buon uso del loro guadagno, sarebbero ben poche le famiglie indigenti.

Un giorno incontrai un uomo poco oltre la cinquantina, ma invecchiato, distrutto, cogli occhi infossati e il respiro affannoso. Mi fermò per parlarmi delle strettezze della sua famigliuola, rese piú dure dall'esser egli divenuto inabile al lavoro. Lo aiutai come meglio potei, ed entrato un poco secolui in confidenza, gli chiesi come mai si fosse ridotto a tale stato. Mi confessò che la causa, a detta del medico, era stato il vino; ed io gli dimandai:

- Da che età avete cominciato a famigliarizzarvi col bere?

- Da quando andai militare.

- E quando spendevate giornalmente alla fiaschetteria?

- Non saprei, perché, la comprende, non tutti i giorni sono uguali.

- Sia pure! ma una media si potrebbe fare.

- Veda ; la domenica e il lunedì erano sempre quelle tre o quattro lire che se ne andavano; negli altri giorni non piú di mezza lira.

- Vuol dire, amico, che di solito spendevate ogni settimana oltre sei lire. Ma se le moltiplichiamo per cinquantadue, quante sono le settimane nell'anno, avremo trecentododici lire spese da voi ogni anno. E mi avete detto che l'abitudine data dal ventesimo anno di vostra età. Ebbene, moltiplicate trecentododici per trentatre, ed avrete la rispettabile somma di oltre diecimila lire!

Il pover'uomo mi ascoltava trasognato, mostrando qualche dubbio sul mio calcolo. Rassicuratolo dell'esattezza, soggiunsi:

- E non è tutto qui, amico mio. Se voi aveste messo a frutto le quote annue, in trentatre anni la somma si sarebbe quasi triplicata e al presente vi trovereste con circa venticinquemila lire, con cui potreste aver casa vostra e podere vostro, insieme con un altro capitale di gran lunga piú prezioso, quello della salute.

A queste riflessioni il poveretto chinò il capo, stette alquanto pensieroso e sospirando esclamò - Ah, Monsignore, se si potesse tornare addietro! - Purtroppo egli non tornò addietro; pochi mesi dopo seppi che era sceso nella tomba, pentito però e riconciliato con Dio.

...Qualcuno mi domanderà: Dunque dobbiamo astenerci affatto dal vino e dai liquori? Rispondo: Dai liquori sempre, fratelli miei, perché essi non giovano mai. Quanto al vino è consigliabile, massime ai giovani, la totale astinenza, perché oltre di prevenire ogni disordine, conferisce indubbiamente alla sanità...

Che se non si vuol adottare l'astinenza assoluta, resta sempre, o Fratelli, il dovere cristiano di usare del vino giusta i disegni del Creatore, contenuti in questi due passi dei Libri Santi: Il vino da principio fu creato a giocondità e non per l'ubbriachezza (Eccli. XIX, 1). Buona vita per gli uomini è il vino usato con sobrietà; sarai sobrio, se ne userai con parsimonia (Eccli. XXXI, 35). Dio volesse che rifiorisse fra noi la moderazione degli antichi cristiani! I vantaggi sarebbero incalcolabili tanto per gli individui quanto per la civile società.

(1) Secondo il criminalista Lombroso sarebbe causato dall'alcool addirittura il 5o % dei delitti. Alri dimostrò che questa è un'esagerazione: ma ad ogni modo è da ammettere una forte percentuale, come risulta anche da una inchiesta fatta pochi anni or sono presso i Procuratori del Re italiani. Un altro delitto, il suicidio, è spesso causato dall'alcool; di oltre 28000 casi di suicidio raccolti da Oettingen, 1/7 erano. avvenuti in sèguito ad abuso alcoolico.

(5) Le statistiche provano che il maggior numero d'infortuni sul lavoro avviene al lunedì (cioè nel giorno immediatamente successivo alle ubbriachezze), e il minor numero al sabato. Molti disastri ferroviari furon già causati da impiegati ubbriachi; ed è anche per questo che parecchie Compagnie ferroviarie dell'America del Nord hanno imposto a tutti i loro impiegati l'astinenza totale.

Alcuni fatti ascritti all'intercessione di D. Bosco (1)

Col cuore pieno di gioia, rendo nota a tutti la grazia ottenuta per intercessione del Ven. D. Bosco.

Un mio nipote studente all'Università di Palermo, nei primi giorni dello scorso gennaio, ammalò di un male alla bocca. Visitatolo un dottore specialista, questi dichiarò che il male era grave, con pericolo di un'operazione chirurgica. Prima però ordinò un metodo di cura, e se in cinque giorni non riusciva a fare scomparire il male, subito si sarebbe ricorso senza altro all'operazione. Si può immaginare quale fosse la costernazione nella famiglia! Io allora mi rivolsi al Ven. D. Bosco e mandai una piccola offerta per le sue Missioni. Oh prodigio! I cinque giorni trascorsero e l'ammalato migliorò sempre e posso affermare con tutta sincerità che ora trovasi in convalescenza e fuori pericolo. Difatti, tornatolo a visitare un altro dottore, con grande meraviglia ebbe a dire di non saper spiegarsi come si fosse scongiurata l'operazione chirurgica: testuali parole riferitemi dal nipote al ritorno in famiglia.

Il mio cuore non trova espressioni per ringraziare e pregare il Ven. D. Bosco. Continuerò sempre ad aiutare l'opera sua benefica durante la mia vita.

Castellamare del Golfo, 25 febbraio 1915.

S. G.

Pautasso Giovanni di Osasio, avendo la moglie colpita da malattia mentale, giudicata dai medici grave e con quasi nessuna speranza di guarigione, venne a Valsalice col bambino, a raccomandarsi a D. Bosco ed a Maria Ausiliatrice, e fece celebrare una Messa presso la Tomba del Ven. Servo di Dio, promettendo nello stesso tempo di fare un'offerta, se otteneva la grazia, e di pubblicarla sul Bollettino.

Ora guarita completamente e in modo insperato, la moglie viene ad adempiere la promessa facendo un'offerta.

Valsalice, 14 marzo 1915.

Sac. MICHELE VOTA.

Grazie al Ven. D. Bosco! A lui debbo la vita di mia figlia!

Il 31 gennaio u. s. mentre ella trovavasi ad una finestra alta piú di quattro metri da terra, perdeva l'equilibrio e precipitava sul suolo. Il viso le divenne cadaverico, le pulsazioni mancanti: avea riportato una grande ferita alla testa, ed era in fin di vita.

Fu allora che io mi rivolsi al Ven. D. Bosco, per la guarigione della mia figlia, promettendogli pur un'offerta. Dopo un giorno di terribili ansie, la poveretta era fuori di pericolo, e domandandole chi fosse stato il suo liberatore, mi rispose: - Quando non dava segni di vita, mi parve di essere in una grande sala dove stavano vari personaggi e un sacerdote venerando, il quale mi disse : - Vattene alla vita ! - Era Don Bosco, al quale mi era votata con tutto il cuore.

Valledolmo, 21 febbraio 1915.

LA DUCA ANNA MARIA, Cooperatrice Salesiana.

Il giorno 26 gennaio u. s. mi recai a visitare un infermo molto grave: basti il dire che era già stato spedito dai medici. La malattia era una polmonite e per l'età stessa inoltrata di 75 anni, non c'era più alcuna speranza. Anche l'infermo s'accorgeva del suo stato e tuttavia ritardava di ricevere i SS. Sacramenti dicendo: - Non dico di non confessarmi... ma ora non è il tempo... mi confesserò prima di morire...

La moglie e la famiglia, che vedevano prossima la catastrofe, piangevano e disperavano del suo stato morale: - Noi vorremmo, dicevano, che ricevesse i SS. Sacramenti... ma come fare?... glie ne abbiamo già parlato più volte, ed egli sempre differisce. Ma come ha sistemato il testamento, potrebbe anche sistemare gli affari dell'anima sua!...

In questo stato di cose, mi venne la santa ispirazione di fare una novena a Maria SS. Ausiliatrice, e quella sera stessa la cominciai. A convalidare la mia supplica alla Regina del Cielo interposi la mediazione del Ven. D. Bosco. Mi rivolsi a Lui dicendogli: - Oh! caro D. Bosco! Voi che siete stato sempre esaudito, pregate per questo povero infermo e consolate la sua famiglia... - Al sesto giorno della novena, cioè il 31 gennaio, anniversario della morte del Venerabile, l'infermo si confessò, il 1° febbraio ricevé il SS. Viatico, il 2 l'Estrema Unzione, e la mattina del 4 febbraio cessò di vivere, assistito dal nostro buon Cappellano.

Noto anche questa circostanza, che causa la neve, non uscii piú di casa per andare a vedere l'ammalato, ma continuai a pregare ed il 3 febbraio, ultimo della novena, non avendo piú notizie dell'infermo, alle solite preghiere aggiunsi quelle per impetrare la Buona Morte! Non è forse una grazia segnalata?

Stazzema, 26 febbraio 1915.

N. N.

Nell'aprile dello scorso anno mi recai a Napoli per andare a raggiungere le mie care sorelle a New York, ma ne fui impedita per gravissimo mal d'occhi.

Dopo alquanto tempo di cura, mi ripresentai altre due volte alla visita medica ad intervallo di mesi, e venni sempre respinta. Il 12 corrente febbraio tentai una quarta prova in 2a classe, e fui del pari respinta e mi si aggiunse che il male era gravissimo. Il dí seguente con viva fiducia nel Ven. D. Bosco mi ripresento alla visita medica, ripetendo tante volte l'invocazione: « Don Bosco, pensateci voi ». Oh ! meraviglia! Subito mi sentii meglio e il dottore mi passò senza alcuna osservazione e difficoltà!

Compresa da viva riconoscenza per il Ven. Don Bosco, prima d'imbarcarmi, sciolgo il mio voto e mando una tenue offerta per la causa della sua Beatificazione, con preghiera in pari tempo di pubblicare la grazia sul Bollettino

Salesiano.

Napoli, 13 febbraio 1915

N. N.

La sera del 17 corrente febbraio essendosi resi piú acuti i dolori che mi tormentavano da qualche mese al torace e al fegato, dovetti mettermi a letto e chiamare il medico, il quale accertò trattarsi di forte colica epatica e mi ordinò qualche farmaco, dicendo che sarebbe ritornato al domani. Anche dopo la medicina verso le ore 22 il dolore si fece sentire piú fortemente, sicché mi pareva di morire. Io, così restìa a disturbare il medico, pensava che lo si chiamasse di nuovo; ma lo scrupolo di disturbarlo in quell'ora e in questa rigida stagione mi addolorava maggiormente; e non poteva vedere mio marito in quell'ansia penosa. Mi balenò allora alla mente, in aria di dolce rimprovero, un pensiero: - Perché non ricorri al Ven. D. Bosco? - Seguendo l'ispirazione, mi feci porgere il quadretto contenente il ritratto e la reliquia: « Ex indumentis » del Venerabile e pregai cosí: - Almeno fino a domani mattina, e per mio marito specialmente, fate cessare queste raie sofferenze! - e con la preziosa reliquia in mano feci il segno della Santa Croce ove sentiva piú acuti i dolori, dicendo: -- O Venerabile, vi prego di benedirmi in nome del Padre, del Figliuolo e dello Spirito Santo!

Appena pronunciate queste parole, istantaneamente scomparvero gli strazianti dolori e con essi la gonfiezza al fegato, né piú mi afflissero fin qui.

Subito con gioia indicibile gridai: - Non ho piú niente, non ho piú niente! - e commossa per l'improvviso cambiamento, ringraziai il grande Benefattore.

Sì, con animo riconoscente, Vi diciamo grazie, grazie infinite, ed offriamo pei vostri cari figli un tenue obolo, spiacente di non poter far di piú. E poiché avete pietà delle fisiche sofferenze, vogliate ancora, o Venerabile D. Bosco, sorreggere e rianimare lo stanco spirito nostro e dei congiunti e guidarlo a sicura mèta dei celesti destini. Maria, Ausiliatrice dei Cristiani e Madre nostra, esaudite il voto di molti che si affretti la beatificazione del diletto Vostro divoto.

Torino, 27 febbraio 1915.

GIUSEPPINA ALUFFI PASQUARIO.

Mio marito ed io eravamo afflittissimi pel male ad un occhio che avea colpito il nostro figlio Vincenzo, ben sapendo quanto fosse ostinato quel male che nel 1913 lo travagliò per due mesi, ribelle ad ogni cura, e lo costrinse ad andare all'Ospedale olftalmico per l'operazione. Ma ora siamo consolati: il Ven. Don Bosco ci ottenne da Dio la sua guarigione.

Non appena ci raccomandammo a Lui il male divenne sull'istante piú mite, diminuí il dolore, la pustoletta quasi completamente scomparve, e cessò la necessità di ricorrere a rimedi o visite di medico od altro. Ed oggi abbiamo ricevuto queste altre notizie: è il figlio stesso che ce le dà: « Da quando vi ho scritto l'ultima volta il mio male all'occhio è andato sempre diminuendo ed ora è completamente svanito! »

In segno di gratitudine, insieme colle preghiere di ringraziamento, offriamo per le Opere del grande sacerdote il Ven. D. Bosco una piccola somma, dispiacenti che al presente non possiamo dare di piú.

Bagnasco, 2 febbraio 1915.

DOMENICO e SABINA ROSSIANO.

Nel marzo 1914 la signora B. F. fu accusata di aver sparso ciarle bugiarde e disonorevoli sul conto della sua famiglia. Ciò le portava la disistima dei suoi parenti e le alienavano l'affetto di essi, che sono il suo unico appoggio, tanto che avevano quasi intenzione di allontanare dalla casa la B. P., a causa, dicevano, di questa sua maldicenza. La povera donna non aveva altra prova che i suoi giuramenti (che non erano creduti) e invocare la testimonianza delle persone, colle quali si diceva aver sparlato. Ma queste non volevano mostrarsi e rimaneva la calunnia. Allora la B. F. ricorse all'intercessione del Ven. D. Bosco, promettendo di pubblicare relazione della grazia ove l'avesse ricevuta. Ed ecco che in pochi giorni essa vide ritornarsi l'affetto della famiglia dalla quale è creduta innocente senza altre prove, gli stessi accusatori le rendono giustizia, ed ora gode in famiglia di quella pace e quella stima che non aveva mai demeritata.

Siano rese grazie al Ven. Don Bosco, che le ottenne per intercessione della Vergine Santa tanta grazia.

Senigallia, 18 gennaio 1915.

PAOLINA BENEDETTO F.

Con vivissima e devota riconoscenza verso il S. Cuore di Gesú, scrivo la seguente relazione di grazia, ricevuta per la potente intercessione di Maria Ausiliatrice e del Ven. Don Bosco.

Negli scorsi mesi ebbi il dolore di avere mia madre colpita da gravissima malattia (broncopolmonite) e i sanitari distintissimi che la curavano, non mi nascosero il grave suo stato; e per l'avanzata età e la debolezza cardiaca dubitavano molto della guarigione. Straziata dal pensiero della sventura che stava per colpirmi, di perdere mia madre, ricevetti con lei la SS. Comunione e con tutta l'effusione del cuore mi rivolsi con fede alla Vergine SS. Ausiliatrice ed al Ven. Don Bosco; a Lui affidai la mia causa, e ne applicai l'imagine all'inferma, che sempre la tenne con devozione sul letto. Si pregava in famiglia con fiduciosa continuità, si pregava al Santuario dagli orfanelli, a benefizio dei quali mandai ripetute offerte. « Anime innocenti, pensavo tra me, possono tutto ottenere », e devo dire che la SS. Vergine ed il Ven. Don Bosco non tardarono a farmi esperimentare la loro potenza. Dopo alcuni giorni, con grande mia gioia e con stupore degli stessi medici, si poté constatare un grande miglioramento, che grazie a Dio, andò sempre continuando sino a guarigione completa. Ed ora col cuore compreso della piú viva gratitudine, sciolgo la mia promessa, esternando pubblicamente i miei ringraziamenti, affinché sia da tutti conosciuta la grande bontà e generosità di Maria SS. Ausiliatrice e la potente protezione del Ven. Don Bosco verso i suoi cooperatori.

Torino, 14 aprile 1915.

ANGIOLINA COLLINO CAMERANA.

La nostra Comunità, che prende il nome da una delle Sante piú taumaturghe e celebri in tutto il mondo, era dolorosamente nelle strettezze piú angosciose: ci mancava perfino il pane! Suggerii alla Superiora di ricorrere al Ven. D. Bosco ed essa, accogliendo prontamente l'invito, prometteva d'inviare a benefizio delle opere del Venerabile una offerta, qualora egli ci avesse inviato il necessario per pagare i nostri debiti! Oh! meraviglia, il giorno stesso in cui dovevamo far fronte ai vari impegni, eccocì giungere il necessario con tanto di piú che ci servi a fare un po' di provvista di farina. La nostra Santa ci ascolta prontamente nelle necessità spirituali, ma nelle temporali pare che ci voglia fidenti nell'intercessione di D. Bosco. Sia egli per sempre benedetto, e ci aiuti anche ad essere fedeli alla nostra santa vocazione.

*, 19 aprile 1915.

Suor M. P. F.

Il mio caro fratello Antonio fu colto due anni or sono da una forte costipazione, dalla quale più non si riebbe e che degenerò in tisi. Ridotto agli estremi, per sua maggior disgrazia, egli non voleva aggiustare le sue partite con Dio e pareva insensibile ad ogni richiamo. Quando mi fu data la triste notizia, ne piansi in fondo al cuore, ma non osai presentarmi a lui, piú non essendo da qualche tempo nei migliori rapporti con lui. Mi affrettai però a recarmi a Valsalice, e là prostrato sulla tomba di D. Bosco pregai questo buon Padre a consolarmi. Ebbene, di quel medesimo giorno il morente domandò il sacerdote, si riconciliò con Dio e con grande trasporto di fede ricevette il Santo Viatico. Accorso io al suo fianco, mi accolse con l'antico affetto ed ebbi il conforto di vederlo incontrare la morte, fiducioso nella bontà del Signore, che invocava con sante giaculatorie.

La mia riconoscenza al Ven. Don Bosco per un favore cosí segnalato sarà eterna.

Torino, 24 marzo 1915.

G. V.

Da un anno e mezzo ero disturbata da forte asma che mi rendeva impossibile o molto difficile il camminare e il dormire, ed era costretto a lasciare la missione. Lo sbaglio fu il non aver conosciuta l'origine del male, l'averlo cioè attribuito a bronchi, invece che a un difetto del naso, e questo errore fu condiviso da tutti i medici consultati ed anche da dottori specialisti di indiscussa fama.

Dato quindi per incurabile, e dopo d'essermi rivolto all'intercessione di diversi santi e beati per ottenere la guarigione, ch'io stimava dover esser quasi miracolosa, fui consigliato a rivolgermi a Don Bosco. Cominciai difatti una serie di novene (con un semplice Pater, Ave e Gloria) fino a che avessi ottenuta la grazia; ed ecco che ad un ottimo dottore specialista, al quale mi presentai, vien fatto di conoscere ciò che fino ad allora era stato un segreto e con una operazione mi libera da quel disturbo. Riconoscente a Don Bosco e perfettamente sano, ora ho la fortuna di tornare in missione nella Cina, dove spero che il Venerabile vorrà continuarmi la sua protezione.

Milano, febbraio 1915.

P. G. B. TRAGELLA M. A.

Quanto è buona Maria SS. Ausiliatrice, e anche il suo Servo D. Bosco! Nell'ottobre scorso si ammalarono quattro delle mie figlie e il mio piccolo Vittore, di un morbo epidemico. Vedendo che l'arte medica non mi dava risultati di speranza per la loro guarigione, mi rivolsi con viva fiducia alla nostra buona Madre e al Ven. Don Bosco con un triduo, promettendo che avrei pubblicato la grazia, inviato una santa Messa al Santuario, e fatto una piccola offerta per i restauri.

Adempio la promessa perché i miei figli in breve tempo riacquistarono la sanità perduta. Io non cesserò mai di ringraziare e di lodare Don Bosco e Maria SS. che in ogni tempo è il mio aiuto potente.

Caprile, 1914.

ZANELLO ELEONORA in MASERA.

Colpita da una bronchite acuta che minacciava d'assumere una forma piuttosto grave, promisi con tutto il cuore al Ven. Don Bosco che se mi avesse concesso la grazia di guarire, l'avrei fatta pubblicare nel Bollettino Salesiano ed avrei inviata l'offerta di L. 10 per due messe di ringraziamento da celebrarsi all'altare della Vergine Ausiliatrice.

Don Bosco e la Vergine SS. ascoltarono le mie povere preghiere e mi ottennero subito perfetta guarìgione.

Col cuore pieno di riconoscenza e colla fede piú forte che mi sorregge e mi fa sperare anche quando tutto crolla davanti a me, adempio il voto, promettendo pubblicamente alla Vergine SS. ed al Ven. Don Bosco sul cui aiuto fortemente spero, una nuova offerta per una grazia maggiore che imploro fiduciosamente.

X.... dicembre 1914.

Una madre e sposa addoloratissima.

Riconoscentissimo alla S. V. Ausiliatrice, che per intercessione del Ven. D. Bosco mi ha sollecitamente guarito un figlio, invio una tenue offerta.

A., 2 febbraio 1914.

P. C. M.

Ringrazio pubblicamente il Venerabile Don Bosco per avermi ottenuto dalla SS. Vergine la guarigione della mia mamma da bronchite asmatica, congestione renale, congestione cerebrale. Il dottore aveva omai esaurito ogni tentativo di salvezza. Don Bosco me l'ha miracolosamente guarita.

Grazie pure per averci liberato da una persona che minacciava la nostra quiete.

Io poi era affetta da male agli occhi; mi rivolsi a Don Bosco e fui risanata.

Torino, 9 febbraio 1915.

LUCIA MILANI.

Sieno rese grazie a Maria SS. Ausiliatrice e al Ven. D. Bosco!

Era, colla famiglia, molto angosciata, per la malattia che si manifestò in una mia figlia; il dottore aveva detto trattarsi di appendicite. Rimanemmo addolorati a questa dichiarazione, temendo sì pericolosa malattia. Unanimi e pieni di fede, incominciammo la novena prescritta dal Ven. D. Bosco. Nei primi giorni notammo un sensibile miglioramento e, a novena compiuta, ella fu libera da questo male.

Riconoscente per questa segnalatissima grazia, ringraziamo la Madonna e adempiamo alla promessa inviando una tenue offerta per le Opere di D. Bosco. Ouante volte fummo già consolati da Maria Ausiliatrice!

Fiduciosi speriamo che ci terrà sempre la sua materna protezione e vorrà sempre essere, per intercessione di Don Bosco, il nostro sicuro aiuto nei continui nostri bisogni.

Centallo, 2 febbraio 1915.

MADDALENA MARTINI.

Spedisco un'offerta pel monumento al Venerabile D. Bosco, perchè per sua intercessione ottenni una guarigione insperabile, essendo molti anni che io soffriva.

Pregai D. Bosco e mi vidi completamente risanata senza cure e senza medicine. Due anni fa ottenni un'altra grazia segnalata.

S. Giovanni di Teglio, 17 febbraio 1915.

GIUSEPPINA CARUGO.

Mi trovava da due anni molto ammalata e inutili furono le molte medicine prese. Mi raccomandai perciò di cuore a Maria SS. Ausiliatrice, perchè per intercessione del Ven. D. Bosco mi facesse guarire, promettendo, se otteneva la grazia, di farla pubblicare nel Bollettino Salesiano, aggiungendo una piccola offerta.

Quanto è buona Maria SS.! Quanto è buono D. Bosco! In breve ottenni una perfetta guarigione, ed ora adempio alla promessa fatta, inviando la relazione da pubblicarsi e la piccola offerta.

Sampierdarena, 16 gennaio 1915.

MARIA SPADONI.

Sia ad onore di D. Bosco!

Ieri ho ricevuto una grande grazia dal Signore e la debbo a D. Bosco, poichè ricorsi con tutta fede a lui per essere aiutato.

Napoli, 18 gennaio 1915.

GAETANO COPPOLA.

PEI PICCOLI AMICI DI DON BOSCO

Dai campi della guerra.

Abbiamo già pubblicato alcune lettere di due ex-allievi d'uno dei piú fiorenti Oratori che abbiam fuori d'Italia, ed ora siamo lieti d'offrirne un'altra a voi scritta da uno d'essi il giorno della domenica delle Palme, destinato all'adempimento del precetto pasquale in quell'Oratorio (1). Leggete e vedrete quanta riconoscenza e quale generoso entusiasmo nel cuore di questo giovanotto !

28 marzo 1915.

Mio buon Direttore,

Le scrivo oggi con l'animo un po' commosso, perché oggi maggiormente sento la mancanza del mio caro Oratorio, oggi che per l'Oratorio era una delle feste piú solenni dell'anno, in cui su centinaia di cuori innocenti di ragazzetti e giovani adulti regnava una pace soave; sulle labbra di ognuno non brillava che un dolce sorriso, parole di fratellanza, parole d'amore : gli occhi di tutti, sorridenti e raggianti di splendor celestiale! Oh sì, in tutti si notava una cosa insolita, un cambiamento interno, una cosa divina, anche in coloro I quali durante l'anno non si erano mostrati tanto virtuosi. È bella la virtú che illibata passa attraverso il mare tempestoso della vita, ma la virtú che caduta si rialza è ancor piú bella e piú gloriosa. Il cuore penitente è come il corallo che, uscendo dall'acqua, si assoda.

Non solo nei giovani, ma nei superiori tutti e principalmente in lei, sig. Direttore, grande era la consolazione, il conforto e l'allegrezza, al veder tanti giovani istruiti con tanta cura e sollecitudine dai cari superiori, accostarsi con tutta la devozione necessaria a ricevere il buon Gesú in Sacramento.

Mi par di vederla, sig. Direttore, tutto affaccendato, tutto premuroso, tutto amoroso con tutti: a chi diceva una parola affettuosa, a chi dava una carezza, a tutti un sorriso di compiacenza. Ohimè! quanta differenza quest'anno, in questo santo giorno!

Io però alla medesima ora degli altri anni, anche oggi mi trovavo in chiesa, e con tutte le disposizioni mi accostai a ricevere Gesú in Sacramento.

Per me, non era la chiesa di..., ma la mia bella chiesetta dell'Oratorio; il reverendo Padre che mì porse l'Ostia Santa, era Lei, mio amato Direttore, e per maggior rassomiglianza anche qui erano, e proprio davanti a me, molti ragazzetti delle scuole, che cantavano delle lodi sacre. In quei ragazzetti mi pareva vedere le testoline dei nostri birichini; in quelle voci mi pareva sentire i nostri cantori, i suoni armoniosi dell'organo, suonato dalle mani agili ed esperte del nostro bravo maestro. Nel sentire quel canto soave mi si stringeva il cuore.

Oh quanto ho pregato! e nella preghiera ebbi una consolazione cosí pura, cosí soave che mi persuasi come colui che ha fede, ogni dolore, ogni affanno sopporta con una santa rassegnazione e con soddisfazione, perché molto di piú ha sofferto e patito il nostro Divin Redentore in remissione dei nostri peccati.

Un pochino mi avvilisce anche il pensiero che si avvicinano le piú belle feste dell'anno, giorni di preghiera, di pentimento e poi di gaudio, e che dovrò trovarmi lontano dai miei cari... Con quanto entusiasmo vorrei trovarmi in mezzo a voi!

Anche qui si nota la rinascita della vita, l'inizio della primavera. Il verde prato si fa bello di fiori, azzurro è il cielo in cui risplende con luce vivida ed intensa il fulgido sole; gli uccelletti si radunano in piccoli stormi, che coi loro tenui trilli compongono una lieta armonia; inno dolce e soave della natura. Oh sí! tutto il creato inneggia al Signore; in tutta la natura si scorge una nota di pace e di concordia. Solo fra gli uomini regnano discordie, dolori e lagrime!...

O Signore, che in questi santi giorni Tu pure hai tanto sofferto e sudato sangue, ma che al fine sei risorto pieno di gloria e di splendore, dàcci la forza di sopportare con pazienza i dolori in remissione dei nostri peccati ... e nel giorno in cui il coro degli Angeli ripeterà nuovamente « Hosanna in excelsis! » esaudisci le parole e da' pace in terra agli uomini di buona volontà.

Addio, mio buon Direttore, mi conservi il suo affetto e la sua benevolenza, ché io non potrò mai dimenticarmi di Lei.

C. G.

Pregate, carissimi amici, pregate voi pure la Beata Vergine perché disperda benigna l'orribile procella che da dieci mesi infuria sull'Europa!

LETTERE DEI MISSIONARI

FIORI E FRUTTI

(Dalle memorie del nostri missionari)

XI (1). Un fiore della Patagonia.

TRA i fiori piú olezzanti di cui piacque a Dio abbellire in questi ultimi tempi i Territori della Patagonia Settentrionale, uno rimarrà fra gli altri memorabile per vaghezza e profumo, che trapiantato dalle natie solitudini in questa città e di qui recato in Italia, attrasse, con unanime consenso di ammirazione e di lode, gli sguardi di eminenti persone e dello stesso Sommo Pontefice Pio X, di santa e venerata memoria.

Figlio al gran Cacico Emanuele, il giovanetto Zefirino Namuncurà nacque a Chympay (Rio Negro) il 2o agosto 1888 e fu battezzato a Choel-Choel dal missionario D. Domenico Milanesio il 24 ottobre dello stesso anno.

Prevenuto cosí dai soavi carismi della grazia, non appena ebbe l'uso della ragione risplendette, come poi sempre durante la sua vita errante nelle Pampas sterminate e negli anni in cui si andava preparando all'apostolato, per singolarissima semplicità di costumi, dolcezza e soavità di modi.

Era ancora in tenera età, quando, trastullandosi con altri fanciulletti lungo la riva del Rio Negro cadde nelle onde e fu miseramente travolto dalla impetuosa corrente di quelle acque profonde e traditrici. I genitori, accorsi alle grida dei compagni, vedendosi impotenti a soccorrerlo, colla morte nel cuore levarono le braccia al cielo, implorando pietà pel loro figliuolo, e il Signore, che è buon Padre, li esaudí poiché le acque del fiume depositarono il piccino alquanto lontano di là, sulle sabbie della sponda, sano e salvo.

Da quel giorno, mosso indubbiamente da interno impulso, Zeffirino cominciò a supplicare i genitori perché lo conducessero a Buenos Ayres per apprendervi la maniera di giovare un giorno ai suoi compagni di razza. E difatti, mediante anche i buoni uffici di quell'insigne

Magistrato che fu il Dott. Luigi Saenz Peña, Presidente allora della Repubblica Argentina, il caro fanciullo fu accolto nel Collegio Salesiano Pio IX di Buenos Ayres l'anno 1897.

Qui, come attestano unanimemente i superiori, fece rapidi progressi nella virtú e nel sapere; ed edificò tutti colla diligenza impiegata nel prepararsi alla sua prima Confessione e poco dopo alla prima Comunione.

Il fervore con cui ricevette questi SS. Sacramenti gli restò impresso nella persona dandogli un'espressione quasi di angelo e aiutandolo a primeggiare stabilmente fra i compagni per pietà, diligenza e condotta esemplare, e filiale confidenza e tenera gratitudine verso i superiori.

Il 2 novembre del 1901, quando qui in Almagro si festeggiò il cinquantenario dell'entrata di Mons. Cagliero nell'Oratorio Salesiano di Torino, egli esultò nel prendere parte alla solenne accademia, indetta per solennizzare la data memoranda ; e tutti ricordano ancora come il buon giovanetto, dopo aver accennato alle relazioni della sua famiglia coll'operoso Prelato, enumerando i benefizi da lui ricevuti, pianse e fece piangere. « Che sarebbe di noi, egli esclamava, se tu non ci avessi mandato i Missionari? Che sarebbe di me, se tu non fossi passato per la mia casa? Chi m'avrebbe insegnato il cammino del cielo? Dopo Dio, a te son debitore di così grande benefizio «.

Ed erano sentimenti che gli sgorgavano dal cuore, ove il desiderio di salvare le anime, quelle principalmente dei suoi cari Patagoni, si era fatto gigante. Oh! non è facile il dire quanto fosse grande la squisitezza dell'animo suo quale essa apparve nel suo conversare ed anche dalle numerose lettere, spiranti bontà, fervore, delicatezza!

Da Viedma, ove fu trasferito nella fiducia di vederlo in un clima piú adatto alla sua salute, nel 1903 egli scriveva ad uno dei Missionari, recatosi per qualche mese in Italia

« ... E una grande consolazione per me poterle manifestare i miei desiderii. Io penso sempre a Lei e a Mons. Cagliero, e trovo sempre di che consolarmi, quando mi viene a tentare la malinconia, col ricordo dei santi consigli che mi davano quando si trovavano a Viedma... Oh! quanto le sarei obbligato se pregasse costi pel suo povero Zeffirino avanti l'immagine di Maria Ausiliatrice... perché ne ho grande bisogno. Tra pochi giorni dovrò recarmi alla mia casa (presso il fiume Aluminé) e chissà quanti assalti mi darà il demonio per farmi cadere nelle sue mani e gettarmi poi di precipizio in precipizio. Ma se Lei pregherà per me la cara Madre Maria, Essa certamente mi salverà e non permetterà che io, essendo figlio suo, passi ad essere schiavo di Satana, che è il più acerrimo nemico...

» Io vado migliorando a poco a poco, e spero che il Signore e la Vergine SS. mi restitueranno presto la salute, se questa è di maggior gloria di Dio e di bene all'anima mia.

» Qui in Viedma mi hanno dato il dolce ufficio di piccolo sagrestano nel Collegio, ufficio veramente invidiabile, perché è cosí bello stare vicino a Gesú, chiuso per nostro amore nel Santo Tabernacolo! »

E la Divina Provvidenza, come già l'aveva amabilmente guidato nei Collegi Salesiani di America per formarlo alla pietà e alla scienza, dispose che nel 1904 dal venerando Mons. Cagliero, promosso allora allora alla dignità arcivescovile in compenso delle apostoliche fatiche sostenute nella evangelizzazione della Patagonia, egli, vaghissimo fiore di quelle terre rigenerate, fosse condotto in Italia, affinché sempre meglio si potesse preparare all'apostolato, prima in altri nostri collegi, poi nei Seminari maggiori della stessa eterna città, se la gracilissima salute glie l'avesse permesso.

I primi mesi della sua dimora in Italia, con grande esultanza dell'anima sua, li trascorre accanto il venerato Don Rua, all'ombra del Santuario di Maria SS. Ausiliatrice e presso la tomba del nostro buon Padre D. Bosco. Come pregava volentieri appiedi dell'altare da cui Don Bosco aveva dato il saluto ai suoi primi Missionari! Era così composto e in tanto raccoglimento, che lo si sarebbe detto in estasi!

Nel settembre fu condotto a Roma e presentato al S. Padre Pio X. In quella memoranda udienza, anche dinanzi al Vicario di Gesú Cristo, perorò la causa dei suoi cari compatrioti con sí toccanti parole, che strapparono lagrime e carezze paterne al Santo Pontefice.

Il Signore però, come gli aveva posto nell'anima il desiderio dell'apostolato, volle render piú meritoria la sua eroica corrispondenza con fargli comprendere che da lui non avrebbe domandato di piú.

Al principio del nuovo anno scolastico. mentre i giornali di Roma si occupavano, con ammirazione del giovane principe Patagone, egli con incantevole semplicità si ritirava a proseguire gli studi nel Collegio di Villa Sora di Frascati. Ma pur troppo mentre l'anima sua si accendeva vieppiú nei santi propositi, la sua salute, invece di migliorare, andò sempre deperendo, finché condotto all'Ospedale dei « Fatebenefratelli » in Roma, quivi spirava la mattina dell'11 maggio 19o5, con segni non dubbi di grande virtú. Era nel diciottesimo anno, di età e compiva omai il corso ginnasiale.

Zeffirino Namuncurà rimarrà sempre un soave modello di pietà e di candore, uno splendido esempio dell'influsso delle verità rivelate in un'anima semplice e generosa, un frutto preziosissimo delle fatiche dei nostri Missionari.

La sua morte destò vivo rimpianto in quanti lo conobbero e vi lasciò la certezza che egli, volato al possesso del premio eterno, abbia intrapreso un incessante apostolato d'intercessione a favore dei suoi corregionali.

La sua salma riposa ancora in Campo Verano, ma si spera di trasportarla presto alla sua terra natale. A quanti leggeranno queste brevi notizie d'un cosí vago fiore del deserto, non sia discaro il ricordarne l'eletta fragranza e la soave corrispondenza alla grazia di Dio

Buenos Aires, 1915

nel 1° decennio della morte di Zeffirino.

Sac. GIUSEPPE VESPIGNANI.

IL CULTO DI MARIA AUSILIATRICE

NEL SANTUARIO. Pellegrinaggio spirituale.

Invitiamo i devoti di Maria SS. Ausiliatrice a pellegrinare in ispirito al Santuario-Basilica di Valdocco il 24 corrente, giorno della festa titolare e ad unirsi alle nostre preghiere.

Oltre le intenzioni particolari, avremo tutti questa intenzione generale:

In omaggio al desiderio del nostro Superiore Generale supplicheremo piú fervidamente che mai la Vergine Sarda, che fu in ogni tempo l'aiuto della Chiesa e del Popolo cristiano, a ricondurre la Pace in mezzo al mondo e a benedire a tutte le sante intenzioni del Sommo Pontefice BENEDETTO XV.

VIIIa Solenne funzione per la pace e per il S. Padre.

Il 24 u. s. nella Basilica-Santuario di Maria Ausiliatrice - dove fin dal giorno 23 si die' principio al mese di preparazione alle solennità titolari - si è ripetuta con gran folla di popolo, per l'ottava volta, la commovente funzione mensile per la pace e secondo le intenzioni del S. Padre. Sua Ecc. Rev.ma Mons. Matteo Filipello, Vescovo d'Ivrea, celebrò la S. Messa dopo la quale tenne un efficacissimo discorso di circostanza ed impartí pontificalmente la Benedizione Eucaristica. Le sante Comunioni distribuite furono numerosissime. A notte il nostro D. Stefano Trione, predicò l'ora santa di adorazione innanzi il SS. Sacramento secondo le stesse intenzioni.

Il Cinquantenario della prima pietra della Basilica.

Il 27 u. s. - come ricordammo - ricorreva il cinquantenario della posa della prima pietra del Santuario di Maria Ausiliatrice, e venne festeggiato solennemente.

Al mattino, dopo la funzione del mese, entrava nel tempio al suono festivo dell'organo e dei sacri bronzi, Sua Em. Rev.ma il sig. Card. Giulio Boschi, Arcivescovo di Ferrara, che celebrò la messa della Comunione Generale della Sezione « Studenti », cui si aggiunsero numerosissimi fedeli. Anche la sera lo stesso Eminentissimo Principe si recò al Santuario e, assunte le vesti pontificali, si portò all'altare, ove impartí solennemente la benedizione eucaristica. Il tempio, sfarzosamente illuminato, rigurgitava di devoti, che si inchinavano riverenti al passaggio dell'Em.mo Principe, che rimase nostro ospite graditissimo fino alla mattina del 29, lasciando nel cuore di tutti il più soave ricordo per la sua squisita amabilità paterna.

Che il buon Dio, pei meriti di Maria SS. Ausiliatrice e del Ven. Don Bosco conservi a lungo, a decoro del S. Collegio e della Chiesa di Ferrara, un così eminente Pastore!

GRAZIE E FAVORI (*)

Nizza Monf. - Mia sorella cadde disgraziatamente fratturandosi il cranio, con molto spargimento di sangue, resdando 24 ore senza dar segni di vita. Ricorsi a Maria SS. Ausiliatrice, promettendo di pubblicare la grazia sul Bollettino Salesiano, e la Madonna mi esaudí. La sorella è perfettamente guarita e può attendere alle cure della famiglia. Sia ringraziata la Vergine Ausiliatrice!

24 marzo 1915.

Suor LUIGINA NEGRO.

Pontestura. - Piú volte ricorsi fiduciosa alla potente Ausiliatrice di Don Bosco per ottenere al mio unico figlio con la salute fisica anche la morale. E non ricorsi invano, poiché fui sempre esaudita. Cosí grazie sopra grazie io ottenni ed oggi riconoscente, invio, a mezzo cartolina vaglia, la mia tenue offerta. Voglia l'Ausiliatrice continuarmi la protezione e benedire con me e conservarmi sempre buono il mio diletto figlio.

24 agosto 1914.

B. E.

Mazzarino. - Ricorrete a Maria, voi tutti che siete afflitti! Quattro lunghi mesi ho pianto, quattro lunghi mesi ho visto un pericolo sovrastarmi, quattro lunghi mesi ho camminato sull'orlo di un precipizio, ma la speranza in Maria non mi ha abbandonata. Ho ripetuto tante volte il Ricordatevi ; con esso ho chiuso gli occhi la sera, con esso mi son svegliata al mattino. E Maria non mi ha abbandonata. Quando tutto pareva finito, quando pareva che da un momento all'altro il fulmine fosse per iscoppiare, Maria ha parlato al Suo Gesù, e la grazia fu fatta! Benedetta, benedetta sia sempre questa nostra Madre che è davvero il conforto degli afflitti, il sollievo dei miserabili, l'Aiuto dei Cristiani.

Ottobre 1914.

Una Cooperatrice.

Todi. - Da due o tre anni, avendo una mia figlia malata, viveva in un terribile pensiero che mi logorava l'esistenza. I primi due anni le cure prodigatele dai dottori non giovarono, perché era male interpretato il suo male. Con tutta la mia famiglia, scoraggiata e accasciatissima, mi rivolsi a Maria SS. Ausiliatrice chiedendo la grazia. Ci risolvemmo di farla visitare da altro professore, e questi, nel constatare il male, fu di diverso parere degli altri. Così le si fece un'operazione, e con l'aiuto della Vergine SS. ora è completamente guarita.

3 ottobre 1914.

G. N.

Torino. -Da molti anni io era sofferente e malaticcia per anemia di sangue e, peggiorando sempre negli ultimi cinque anni, per protrarre la mia esistenza fui costretta a ricorrere giornalmente al rimedio delle punture con grave mio disturbo e spese superiori alla condizione della mia famiglia. Afflitta grandemente per la mia triste situazione ricorsi con fiducia alla SS. Vergine Ausiliatrice affinchè mi guarisse e fossi così liberata da tanto fastidio, facendo il voto di offrire ogni anno finchè sarò in vita lire cinque al suo Santuario in Torino. E la Vergine SS. mi ha benignamente esaudita. Io mi sentii presto migliorata e ora con gioia posso dire di aver già passato tutto quest'anno in buonissima salute senza più usare quel rimedio fastidioso nè alcun altro.

Adempio quindi la mia promessa, inviando la prima offerta nella speranza di poterla sempre far ogni anno finchè sono in vita.

3 novembre 1914.

ERNESTA RAFFALDI.

Torino. - Un incidente aveva fatto che su me gravasse un'accusa tale da mettermi in seri guai e da procurarmi pene gravissime. Dopo di aver tentato tutti i mezzi umani possibili per far valer la mia innocenza, ricorsi fiducioso a Maria Ausiliatrice e promisi che avrei fatto pubblicare la grazia sul Bollettino Salesiano. Oh! come fu buona Maria!

Come per incanto sorsero prove tali che fecero cadere ogni accusa; quindi adempio con gioia la promessa.

12 novembre 1914.

E. C.

Pernate. - Grazie, o Maria! Erano passati pochi giorni che aveva subito un'operazione e il medico dichiarò necessario che mi assoggettassi ad una seconda, senza la quale sarei stata colta da male maggiore. Dolentissima a tale notizia, mi rivolsi fiduciosa a Te, o Vergine Ausiliatrice, e non invano. Non appena terminata la novena, io mi sentii libera d'ogni disturbo ed ora, son passati tre mesi, posso dichiarare di essere completamente guarita. Salgano a Te gl'infiniti ringraziamenti miei a dirti tutta la mia gratitudine.

Dicembre 1914.

Suor PIA V.

Cartosio. - Colta da un improvviso male che minava la mia esistenza e, poco sperando dalla scienza umana, innalzai il mio pensiero unicamente alla Vergine Santissima Ausiliatrice, pregandola di cuore, di ridonarmi la salute e risparmiare alla mia famiglia un cosí grave dolore. L'Augusta Regina del Cielo si degnò esaudire la mia umile preghiera ed io, anche in segno di riconoscenza, mantengo la promessa fattale di pubblicare la grazia ottenuta sul Bollettino.

Sia lodata adunque la Vergine Ausiliatrice, potente aiuto dei Cristiani, dalla cui intercessione ebbi in questi giorni un'altra grazia segnalata.

9 marzo 1915.

C. M. A.

Venezia. - Per intercessione di Maria SS. Ausiliatrice, alla quale ricorsi con viva fede, ho ricevuto la grazia di veder completamente guarita da grave malattia la mia buona e carissima figliuola dopo 4 anni di sofferenze. Ora, come promisi, rendo grazie pubblicamente alla benedetta Madre di Dio, fiduciosa che Ella vorrà benedire la mia fede, e implorare nuovamente per la mia famiglia le grazie spirituali e temporali, che le sono necessarie.

16 febbraio 1915.

C. G. F.

Frazzano (Messina). - Mia figlia Marietta era moribonda in seguito ad una forte infezione intestinale che era degenerata in tifo.

In preda alla più indicibile angoscia pregai e e feci pregare Maria SS. Ausiliatrice per la guarigione della cara inferma, promettendo di fare una piccola offerta e di pubblicare la grazia nel Bollettino. La dolce Madonna di D. Bosco non volle lasciarmi delusa ed io, ora che la cara bambina è completamente ristabilita, adempio alle promesse fatte, esortando tutti coloro che hanno perduta ogni speranza negli argomenti umani a fare ricorso con fiducia alla buona e potente Ausiliatrice dei Cristiani.

23 febbraio 1915.

ROSALIA CASTROVINI.

S. Francesco di California. - In un momento di angustiosa trepidazione ricorsi a Te, che sei il il mio aiuto e la mia speranza, e non rimasi deluso. Riconoscente per un tanto favore Ti rendo pubbliche grazie, eziandio per l'assistenza che mi hai prodigato nelle dolorose giornate di forzato esilio.

Gennaio 1915.

Sac. ANGELO M. MALDOTTI.

Frascati (Roma). - Compio il dovere di pubblicare che per mezzo di Maria SS. Ausiliatrice ho ottenuto una cosa, che da tanto tempo cercavo e che non riuscivo ad ottenere.

6 ottobre 1914.

AUGUSTO RABOTTI.

Milano. - Avendo bisogno d'una grazia speciale ricorsi all'intercessione di Maria Ausiliatrice, promettendole che l'avrei ringraziata da questo periodico. Ora riconoscente, di tutto cuore pubblicamente la ringrazio per la grazia ottenuta e per l'aiuto che sempre mi concesse.

3 novembre 1914.

GIUSEPPE GILARDI, studente arch. all'Accademia Brera.

Tortona. - Ammalata, incominciai una Novena alla Vergine SS. Ausiliatrice, e a Lei mi rivolsi con fede. La Vergine SS. volle esaudirmi ed da Lei ottenni la guarigione. Grata e riconoscente promisi di pubblicare il favore ricevuto, e lo faccio ben di cuore esortando tutti a ricorrere a Lei che non lascia senza protezione e senza aiuto chi a Lei con fede si rivolge.

18 ottobre 1914.

N. N.

Varazze. - Come è buona Maria Ausiliatrice! Debbo unirmi anch'io al Cantore di Maria che dice:

« Ricordatevi, o piissima Vergine, che non si è mai udito al mondo che da Voi sia stato abbandonato alcuno il quale implori i vostri favori ». Promisi una novena a Maria Ausiliatrice affinchè mi ottenesse un favore specialissimo. Oggi, esaudita, compio la mia promessa offrendo la tenue offerta di L. 10.

Novembre 1914.

TERESITA G.

Termini Imerese. - L'anno scorso mia sorella era travagliata da un morbo, ribelle a qualunque rimedio. Le feci leggere il Bollettino Salesiano e la consigliai a fare una novena a Maria Ausiliatrice. Così fece, ed ora, a grazia ottenuta, ringrazia Maria Santissima inviando una tenue offerta per una Messa di ringraziamento. Anch'io ringrazio la Vergine SS. per le grazie largitemi, e La supplico a volermi sempre benignamente esaudire.

20 ottobre 1914.

Una Cooperatrice.

Moncrivello. - Riconoscente ti ringrazio, o Vergine Ausiliatrice, della potente tua protezione!

Una mia cara nipote e figlioccia, colpita da un forte malore, la trovai una sera tanto grave da temere della sua prossima fine. Addolorata ti invocai con fiducia, o potente Madre, promettendo un'offerta al tuo Santuario. Quanto sei buona, Maria! Subito la bimba incominciò a migliorare e ora è perfettamente guarita.

Grata adempio la promessa.

15 dicembre 1914.

LUCIA PISSINIS.

Ottennero pure grazie da Maria SS. Ausiliatrice e alcuni pieni di riconoscenza inviarono offerte per la celebrazione di S. Messe di ringraziamento, o per le Missioni Salesiane, o per le altre Opere di Don Bosco, i seguenti

A*) - Abbiategrasso : Virginia Rossi, 5 - Acireale: G. L. M., 5 -Acqui : Suor Pierina Sutto, 5 - Agliano d'Asti: A. R. -Aglié : M. T. B., 5 - Agugliaro Vicentino: Maddalena Franchin, 2 -Alba Famiglia C. T., io - Alessandria: Prof.ssa Ester Fabbri, 5 - Alvito : N. N., 2 - Angers (Francia): M. de Montreuil, io - Arluno: Maria Bellegotti, 20 - id.: L uigina Bellegotti, 5 - Asti: N. N., 5 - Atripalda : Suor Alfonsina Petitti, 4.

B) - Balangero : Famiglia Macellaro, io - Bellinzago Novarese : Regina Barbero in Bagnati, 5 - Bere guardo Zelada : Famiglie Moretti e Castellotti, io - Bergamo : Caterina Tiraboschi, 5 - Bologna : Almerico Almerici - id. : Bologna Maria Cattani in Marcone, 30 - id.: Maddalena Pagani, io - Boretto: D. Costante Soliani Arciprete, 5 - Borgocollefegato : Bonaventura Desideri, 20 - Borgomanero : Giovanni Arato, con vivissima riconoscenza - Borgone Susa : Margherita Brando, 5 - Bosco Marengo : Clara Fossati ed altri, 22 - Bosconero : Teresa Gardetto, 2 - Brescia : Annetta Peroni, 2,40 - Brugherio : Colombo Brambilla, 5 - Brusson : Caterina Revil, 7 - Buttigliera d'Asti : R. R.

C) - Calascibetta : Elisa Tita Corvaia, io - Calciavacca : Luigi Gallardo, 2 - Calcinato Pavese Luigi Bergamaschi, 7 - Calcinato Bresciano Vittoria Gioia, 15 - Calestano: Maria Menozzi, 20 - Caluso : L. S., 15 - id. : Caterina Bertolino, 4 - id.: N. N., io - Campana: Teresina Santoro in Rizzo, 5 - Carignano : Lucia Chiattone, insegnante, 5 - Carini : F. Crocchiolo - Carmagnola : Angela Chicco di Francesco, i - id.: Antonio Sola - Carrara : Eloisa Zanini in Bottiglioni, io - Cartosio : G. S., 15 - id. : S. L., 5 - Carugo Erminia Conti, 8 - Casa bianca : N. N., 7 - Caserta : Clemente Marzano, io - Caspoggio : Agata Negrini, 5 - Castellamare Stabia : Giuseppe De Martino, 2 - Castelnuovo d'Asti: M. G., 3 - Castelrosso. Vittoria Daniele, 3 - Catania : Leonardello Squillaci, 3 - Cavaglià : C. L., io - id.: C. M., io - Cavarzere : Antonietta Veronese, 5 - Chioggia : Maria Penzo, 5 - Chivasso : Rosa Tonengo, 5 - Chatillon : P. A., 40 - Cingoli Suor Maria Concetta, 5 - Cirimido : Ambrogio Volonté fu Vincenzo, 5 - Cividale del Friuli Amalia Agricola in Carli, 5 - Chisone : Catina Giudici, 2 - Codegliano : Coniugi Scarezzato, 20 - Cologna veneta: Marianna Malerba, 5 - Comiso : Biagio Giongaro Occhipinti, 5 - Conegliano Veneto : Caterina Pelosi in Carcano, 5 - N. N., 5 - Corbetta : Una madre, 5 - Costa Vall'Imagna : Nina Maconi in Brumana, io - Costalunga : Luigia Martinelli, io - Costiglione d'Asti Giulia Corino, 1.25 - id.: Angela Ugrati - id. Luigia Dalforno e Giuseppe - Crescentino : Giovanni Bonvicino, 20 - id.: Irene De Gioanni, 2 - Cuccaro Monf.: Una Cooperatrice, io.

D) - Dervio : Elisabetta Caslini, i.

F) - Fabiano : Adelaide Barioglio, 3 - Feglino di Finalborgo : Fortunata Isnardi, 5 - Firenze : Rosina Cofani, 5 - Fiume freddo di Sicilia Filippo Palazzolo fu Francesco, ioo - Fobello Sesia : N. N., 1 i - Foglizzo : G. G., 1 o - Fonzaso : Giuseppe Cerato, 5 - id. : Angelo Pescador, 5 - Fortunago : Luigia Buscaglia, 5 - Fossalta di Portogruaro : Giuditta Zanon, 2 - Franchini Matilde Bogatti, 2.

G) - Gaiarine :Coniugi Maria e Antonio Santuz, 7 - Galliate Novarese : Maria Gambaro v. Demarchi, i o - Gazzaniga : Eva Ferrari, 5 - Galliera Veneta Anna Moretti, 5 - id.: Maria Arrigoni - Genola Maddalena Ellena, 3 - Genova : Carlo Carrero -Gorretto : Giuseppe Gargarini fu Andrea, 5 - Granarolo : D. Sebastiano Fenati, 20 - Grondona Palmina Pratolongo, 2 - Guayaquil (Equatore): Rafaella Morba in Parducci, 50.

I) - Incisa Belbo : N. N., 2,80 - Issili : D. Efisia Satta-Atzori, 2 - Issime (Aosta): C. L. C., i_5.

L) - Livorno (Toscana): Famiglia Gibel, 5 - Lucento : Rina N. - Lugagnano : Ester Negri, ioLugano (Svizzera): Giuseppina Scala in Adainini, io - Lugo di Romagna : Mons. Pompeo Petronini Parroco, io - Lumezzane Pieve : Maria Maraglio, 3.

M) - Marano (Ticino): Gaudenzio Alinosi, 2 - Marcellinara : Andrea Perelli, 25 - Maroggia (Ticino): A. M., 20 - Martina Franca : Cor lacrymans, io - Maserada : Rosa Muton, 2 - Mazzarino : Angela Samperi, io - Mecenigo : (Trentino): Luigi Marchese, 20 - Monbello Torinese : Elisabetta Cerruti, i - id. : Bartolomeo Cerruti, 50 - Monteu Roero : B. A., 4 - Moriondo Torinese Luigia Ajassa - Mondoví Piazza : Margherita Gavotto, 5 - Morsasco d'Acqui : Costantina Stoppino, 15 - Mosso S. Maria : N. N., 20 - Murano A. V. D., 25.

N) - Napoli : Sebastiano Piccione, 5 - Narzole Guglielmo Vaira, 5 -Navarzo di Gragnano : N. N., io - New York (S. U.): C. R. B., 51,50 -- Nicastro : Ferdinando Statti, 5 - Nichelino : Maria Rolando, 5 - Nirasca : Benedetta Massa, 2 - Nizza Monf .: Ermelinda Ivaldi, - Novara : (Cappuccini Vecchi) : Severino Petrucco, 5 - id. Rosa Ruspini, 12.

O) - Oggiono : D. Giuseppe Melone Parroco, io - Orio Canavese : Maria Lomagno, 5 - Ormea Famiglia Michelis e Anna Seno Ved. M., 5 - Oristano : Giovanni Pala. 31 - Orsago : Angela Sanin Ved. Licini, 5 - Orsara Bormida : Giovanni Ragazzo di Giacomo, 5 - id.: Biagio Robino, io - Ovada : Francesco Salvi, 5o.

P) - Pasiano di Pordenone : Anna Corpaca, i - Pavia : Ch. Augusto Baldizzoni - Pescantina Giuseppina Mosé, 3 - Pianezza : Carlo Marcellino - Pisa : Luigi Stecchi, 5 - Poirino : Michele Sandri, io - Pometo di Ruino : Virginia Delmonico, 1o - Pontecimato : Maria Baratta Mannucci, 100 - Ponzò : A. Ciuffardi, 5o - Portoviejo (Ecuador Manabir): Matilde M. C. Maciot - Pralormo Giuseppe Scia, S.

Q) - Quarona Sesia : Felicina Pisano, i - Quari Ville franche: Sofia Vevey, io.

R) - Ramura d'Alba: N. N., i - Ranzanico: Suor Elena Zanniari - Rèvera : Cristina Brusco - Regalbuto : Mariannina Marletta in Fichera, 15 - - Riace : Maria Presta, 5 - Rivalta Torinese M. D., 5 - Rivanazzano : Colombina Leidi, 20 - - Roburent : Angela Borgna, 8 - Roccacasale Giuditta De Simone, 5 - Roisan : D. Giovanni Bonin Parroco, io - Roma : N. N., 15 - Romano Canavese : Giovanni Bertone, 5 - Rosario Santa Fé (America): Battista Burzio, 20 - Rudiano Celestina Apollonio, io.

S) - Saluggia: Lucia Roverso, io - Sampierdarena : Angioletta Motta, 5 - id.: Giuseppe Muzzi, 5 - Saint Christophe : Francesca Grange, 50 - S. Damiano d'Asti : Bartolomeo Franco, 5 - Sandrigo : Maria Filippi in Doria, 3 - S. Giacomo di Veglia : Luigia De Mori in Nardari, 1o - San Pietro Nuovo : A. C. - S. Prospero : Amelia Vandini, 5 - San Severo : Maria Sant'Agata di Vincenzo, 5 - S. Stefano d'Avelo : Adelina Campomenosi di G. B. - S. Stefano di Cadore : Luigi De Candido fu Osvaldo, 5 - S. Alberto di Romagna Armina Belcari in Pozzati, 20 - S. Lucia di Piave Rina Ancilotto, 50 - S. Maria Maggiore : Ermelinda Bionda, io - S. Vittoria d'Alba: Pietro Viassone - Scarmagno : Antonia Enrico, 4 - Sedrina Giacomina Longo, 4 - Sernio : Giovanni Bettini fu Remigio, 100 - Sesto al Reghena : Lucia Milani, 4 - Sommo Pavese : Lucia Zambianchi, 5 - Sopraponte : N. N., 3,40 - id.: Angela Vitali in Mora, 3 - Sossano : Emilio Zappon, 2 - Sovazza : Giovanni Alesina, 5 - Spezia : Elvira Baudino, 6 - Stio Erminia Trotto, 5 - Suna : Una pia persona, 5.

T) - Terni : Elisabetta Pontecorvi Mercurelli, roo - Tezze di Bassano : Maria Spesaro in Campagnolo, 2 - Thiesi : D. Francesco Delogu, 5 - Tigliole d'Asti : Angelina Travo, io - Tombolo N. N., io - Torino : Una Cooperatrice, 2 - id. R. E. - id.: Carolina Garrone, 5 -- id.: Margherita Colombo in Gaj - id.: Luigia Coppo, 4 - id.: Giuseppe Cravero - id.: Elisa Ravizza, 2 - id.: Augusta POI, 7 - id.: N. N., 15 - id.: B. G., io - id.: N. N., io - id.: N. N., 25 - id.: B. A., i - id.: Cristina Bertolone, 5 -- id.: G. M., 2 - id. : Virginia Richiardone, 20 -- id. : Matteo Fatta, 1 - id.: N. N., 2 - id.: R. G. - id.: Anna Rosso, 3 - id. : Adele Fontana, 5 - id.: Ida Albertano, 5 - id.: Giuseppe Gallo, 5 - id.: Sorelle Voena - - Trisobbio : Maddalena Pizzorno - id.: Maria Cerruti.

V) - Valguarnera: Lucia Pontorno, 2 - Valle (Istria): Giuseppina Benito, 25 - Valtournanche Maria Eulalia Ottin, io - Varazze : T. G. C., 5 - Vazzola : Giovanna Maria Piatti, 3 - Venezia Maria Gorin, 5 - Verolengo : Giustina Vaschetto, 5 - Vercelli : Matilde Livio Ved. Tavalini, 5 - Verona : Sig. Perusi, 2 - id.: Adele Pirovano, 5 - id.: N. N., io - id.: Giovanna Mosconi Pontedera, 5 - Veruno : Maria Rosnigo, 5 - Vezza d'Oglio: R. Ruffini - Vicenza : Maria Galla, 5 - Vigliano d'Asti: Pasqualina Martinetto, 5o - id. Paolo Martinetto, 5o - id. : Paolo Martinetto, 5 - Vignale Monf.: Giuseppina Pozzoli fu Ferdinando, 2 - id.: Emilia Bergamaschino in Barni, 5 -id.: Annibale Cabiati di Francesco, 2 - id. : Ermelinda Corona in Luparia, 1,25 - id.: Vittoria Ruschena fu Giuseppe, i - id. : Adelaide Bessi ved. Cigerza, i - id. : Camillo e Adele Cigerza, 3 - id. Carlo e Prospero Cesario, 3 - id. : Antonietta Ruschena in Bonomi, 2 - Villa Bedretto (Svizzera): Eugenio Forni, io.

Z) - Zavattarello: Paolo Brugnatelli, io - Zoldo Alto : Osvaldo Gueria, 5.

X) - N. N., 5 - N. N., 12 - Emilio G,. io Elvira Rigon - N. S., 2 - N. N., 5, implorando completa guarigione.

Santuario di Maria Ausiliatrice TORINO-VALDOCCO

Ogni giorno, celebrazione di una santa messa esclusivamente secondo l'intenzione di tutti quelli ehe in qualunque modo e misura hanno concorso o concorreranno a beneficare il Santuario o l'annesso Oratorio Salesiano. Per ogni corrispondenza in proposito, come anche per Messe o novene o tridui di Benedizioni col SS. Sacramento, scrivere all'indirizzo del Sac. Paolo Albera, Via Cottolengo, 32, Torino.

Ogni sabato, alle 7,15 speciali preghiere per gli associati all'Arciconfratenita di Maria SS. Ausiliatrice.

Dal 1° maggio al 10 giugno.

1° maggio - Continua il Mese di Maria SS. Ausiliatrice: Giorni feriali : Messe alle 4,30 alle io. - Ore 5,30 Messa, predica, benedizione - Ore 7,30 seconda Messa della comunità - Alle ore 19,30 lode, predica, benedizione.

Giorni festivi : Messe dalle 4,30 alle 10,30 - Ore 5,30 e 7,30 Messe delle due Comunità - Ore 10,30 Messa solenne - Ore 15 e 17 Vespri, predica, litanie e benedizione solenne.

Oratori: matt. Sac. Abbondio Anzini, Salesiano.

»   sera : Sac. Stefano Trione, Salesiano.

13 maggio - Ascensione di N. S. Gesú Cristo.

- Orario festivo.

15 maggio. - Comincia la Novena solenne. -

Le S. Comunioni della Novena saranno tutte secondo l'intenzione del S. Padre. IJa funzione della sera è alle ore 20: la predica sarà tenuta per turno da illustri Oratori.

17 maggio. - Anniversario della Pontificia Incoronazione di Maria Ausiliatrice. - Alle ore 9, messa solenne in canto gregoriano.

22 maggio (Vigilia di Pentecoste). - Alle ore io Messa solenne, processione nell'interno dell'Oratorio Salesiano ed Esposizione del SS. Sacramento per le solenni Sacre Quarantore per la pace e secondo le intenzioni del S. Padre.

Il SS. Sacramento rimarrà esposto senza interruzione fino all'aurora del 24 maggio. Ad ogni ora si succederanno nel Santuario Istituti e Comunità Religiose. Nella notte dal 22 al 23 maggio interverrà l'Associazione dell'Adorazione notturna. A ogni ora, libera da speciali funzioni, breve discorso e recita .ella Preghiera per la pace, composta dal S. Padre.

Durante queste Sante Quarantore avranno luogo le seguenti Ore pubbliche di adorazione con fervorini.

il 22 maggio dalle 14 alle 15; dalle 17 alle 18; dalle 2o alle 21 pei Sacerdoti : (oratore S. Eminenza il Card. AGOSTINO RICHELMY).

il 23 maggio dalle 24 all'1, dalle 5 alle 6; dalle 11 alle 12; dalle 14 alle 15 per le Madri Cristiane e per i bambini; dalle 16 alle 17; dalle 22 alle 23 per gli Operai Cattolici.

23 maggio. - Solennità di Pentecoste (Continua l'Esposizione del SS. Sacramento). - Orario festivo. - Alle ore 7 Messa celebrata da S. Ecc. Rev.ma Mons. Costanzo Castrale, Vescovo titolare di Gaza. - Alle ore 18,30 Vespri Pontificali di S. Ecc. Rev.ma Mons. TEODORO dei Conti VALFRÈ DI BONZO, Arcivescovo di Vercelli, discorso e benedizione. - Illuminazione dell'esterno del Santuario.

24 maggio - Solennità di Maria SS. Ausiliatrice e secondo giorno della Corte di Maria. - (Continua l'esposizione del SS. Sacramento fino alle 2) . - A mezzanotte supplica a Maria Ausiliatrice, Rosario intero, Messa cantata, precessione e benedizione solenne a chiusura delle S. Quarantore. - Altre messe dall'aurora alle 12. - Ore 6: Messa celebrata dal rev.mo sig. D. ALBERA, Rettor Maggiore dei Salesiani. - Ore 7,15: Messa celebrata da Sua Eminenza rev.ma il sig. Card. AGOSTINO RICHELMY, Arcivescovo di Torino. - Ore 10: Messa Pontificale di S. Ecc. R.ma Mons. TEODORO dei Conti VALFRÈ Di BoNzo, Arcivesc. di Vercelli. - Panegirico detto dall'Em.mo Card. Arcivescovo di Torino - Alle ore 16: (per comodità dei pellegrini): Tantum ergo e Benedizione solenne - Ore 18,30 Vespri Pontificali, Trina Benedizione col SS. Sacramento impartita dall'Em.mo Cardinale Arcivescovo - Illuminazione e concerto.

25 maggio - Terzo giorno della Corte di Maria - Le preghiere di questo giorno sono in suffragio degli ascritti all'Arciconfraternita dei divoti di Maria Ausiliatrice e di tutti i benefattori defunti del Santuario.

26-31 maggio. - Per tutta l'Ottava, ogni mattina dopo la messa delle 6, Benedizione solenne.

30 maggio - Festa della SS. Trinità : chiusura delle feste titolari - Ore 7,15, Messa della Comunione Generale, celebrata da Sua Ecc. Mons. Bortolomasi, Presidente del Comitato dei Festeggiamenti Centenari - Ore 10,30: Messa cantata con assistenza pontificale - Ore 16,30: Vespri, Conferenza ai Cooperatori Salesiani tenuta da Mons. Bartolomasi, Te Deum e Benedizione solenne.

1° giugno - Solenne funerale per i morti in guerra, specie per i nostri Confratelli, Cooperatori e divoti di Maria Ausiliatrice. Ore 9, messa e esequie solenni in canto gregoriano.

3 giugno - Solennità del Corpus Domini (In Piemonte è festa di precetto) - Al mattino orario festivo (tranne la messa solenne). Alle ore 14 esposizione del SS. Sacramento. Alle 16,30, Vespri discorso e benedizione.

4 giugno - Primo venerdí del mese - Ad onore del S. Cuore di Gesú, esposizione del SS. Sacramento per tutto il giorno.

NOTE E CORRISPONDENZE

Il sig. Don Albera.

Partito da Torino subito dopo le Feste Pasquali il nostro venerando Superiore ha visitato nello scorso mese molte nostre Case della Lombardia e del Veneto, si è spinto fin a Maroggia ed a Lugano ed ha presenziato la solenne commemorazione pel Centenario della Nascita del Ven. Don Bosco, tenutasi in Milano la domenica 18 aprile. Di questa diciamo piú innanzi: di tutte le altre visite dell'amatissimo nostro Superiore, diremo nel prossimo numero, volendo offrire ai lettori un resoconto sommario dell'opera di Don Bosco nell'Italia Settentrionale.

Mons. d'Aquino Correa.

Tramandata piú volte per varie circostanze, solamente il 1° gennaio u. s. ebbe luogo la consacrazione episcopale del salesiano Mons. Francesco d'Aquino Correa, Vescovo tit. di Prussiade ed Ausiliare dell'Arcivescovo di Cuyabà. Questi compi il sacro rito assistito da Mons. Freitas, Vescovo di Corumbà e da Mons. Malan, Vescovo tit. di Amiso; e fecero da padrini alla grandiosa cerimonia S. E. il Presidente dello Stato e l'Ecc.mo Conte d'Eu, rappresentato dal Colonnello Gioachino Farias Albernaz. Tutta Cuyabà esultò per l'alto onore al quale vide elevato uno dei suoi figli illustri.

Mons. Malan.

Subito dopo Pasqua Mons. Antonio Malan è partito alla volta di Registro di Araguaya, per prendere possesso della sua Prelatura, accompagnato da una carovana di circa trenta persone, tra cui 17 bororos, che stan compiendo la loro educazione professionale e letteraria nella scuola agricola di Coxipô o nel Lyceu salesiano di Cuyabá. Mons. Malan ha portato con sé una larga provvista di capi di vestiario e attrezzi vari ed oggetti domestici da distribuire agli indii. Attendiamo con vive interesse ulteriori notizie, facendo i piú fervidi voti per quella santa missione.

COMMEMORAZIONI DI D. BOSCO

Solennissima fu quella che si svolse a Milano, la 2a domenica dopo Pasqua.

Togliamo dall'Italia del 19 aprile:

La commemorazione di D. Giovanni Bosco, organizzata dal Circolo che dal grande apostolo della gioventú prende il nome, è riuscita solennissima, quale si conveniva alla circostanza. Il salone dell'Istituto dei ciechi era affollato in ogni sua parte : i presenti superavano i mille.

» Fra i presenti si notavano gli onorevoli Cornaggia e Della Porta, Mons. Balconi, in rappresentanza di S. Em. il nostro Card. Arcivescovo, il conte Caccia-Dominioni, il nob. Ferdinando DeCapitani, l'avv. Luigi Degli Occhi, l'avv. Floriani, il cav. Cappi, D. Rigoli prevosto di Somma Lombarda, D. Corti parroco di Pogliano, il Dott. Necchi consigliere comunale, il prevosto Marazzani ed altre personalità del clero e del laicato cattolico.

» Alle 16,30 precise entra nella sala, già affollata, D. Albera e il pubblico improvvisa al venerando successore di D. Bosco una calorosa dimostrazione di simpatia, che continua per qualche minuto. Don Albera ringrazia, evidentemente commosso.

» Ed ha inizio la cerimonia. Il presidente del Circolo Don Bosco, Legnani, si compiace che i cattolici milanesi abbiano cosí largamente e così entusiasticamente risposto all'appello del « Circolo Don Bosco» e dice come fosse doveroso per questo farsi iniziatore della commemorazione

» Ha quindi la parola l'oratore ufficiale della cerimonia, l'avv. Giovanni Paleari, accolto da applausi. Ben difficile è - egli dice - commemorare D. Bosco, la cui figura complessa e la cui opera immensa tutti abbiamo nel cuore come quella di chi fu un grande uomo di fede ed un santo uomo del suo tempo.

» L'oratore si addentra quindi nell'illustrazione della vita di D. Bosco ed è difficile seguire il brillante e forbito discorso dell'avv. Paleari e darne, sia pure, un pallido riassunto. Egli segue il giovanetto Bosco nella sua misera e stentata vita di ragazzo, nei suoi primi entusiasmi per il bene e per la religione : lo ritrova sacerdote dedicarsi all'educazione della gioventú, che non abbandona piú per tutto il resto della sua vita. E per la gioventú egli incontra difficoltà, si sobbarca a sacrifizi, che solo un santo come lui poteva riuscir a superare.

» L'avv. Paleari ricorda anche la madre di Don Bosco « Mamma Margherita », alla quale si deve se la Chiesa ha un santo di piú e la gioventú il suo apostolo piú grande.

» Una gran parte del discorso è dedicata a Don Bosco e educatore » ed alla grande efficacia dell'opera sua ed al gran bene fatto dal commemorato. L'avv. Paleari parla anche delle missioni salesiane; un altro apostolato assuntosi da Don Bosco e nel quale oltre il suo immenso desiderio di fare del bene trova la sua esplicazione anche la sua grande passione di italiano. Egli ha amato questa nostra Italia di un amore fattivo

» Anche ora l'Italia - conclude l'oratore - l'Italia attraversa ore fortunose. In nome della sua e della nostra fede, in nome della sua e nostra italianità, auguriamo che le nostre speranze sull'avvenire della diletta patria nostra abbiano il loro effetto desiderato. Che egli stesso porti tutti i nostri voti di italiani ai piedi di Maria Ausiliatrice perché li esaudisca ».

» Uno scroscio d'applausi ha salutato la fine dell'ispirata commemorazione, la quale era stata spesso interrotta da applausi specialmente laddove l'oratore ha ricordato gli episodi piú caratteristici della vita di D. Bosco e dove ha accennato felicemente al degno successore di lui, il rev.mo Don Albera, al quale il pubblico ha rinnovato la bella dimostrazione di prima.

» Prendono in seguito la parola il cav. Cappi, il quale di augura che anche Milano abbia la sua strada intitolata a D. Bosco, e Mons. Balconi, il quale riandando alcuni periodi della commemorazione dell'avv. Paleari, ricorda la grande fede di D. Bosco, quella fede dalla quale sola gli venne il grande amore della gioventú

» Ultimo oratore è stato D. Albera. Mai vi fu momento - egli dice - della mia vita, in cui io desiderai dire una parola come in questo: ed è una parola di gratitudine... Grazie a tutti coloro che hanno contribuito al successo di questa manifestazione. Bello è vedere esaltato quest'uomo, che fu tanto umile e fu un vero padre per la gioventú. Anche per me fu un vero padre, senza del quale chissà che cosa sarebbe stata la povera anima mia. Dal 1858 io seguo lo svolgimento dell'opera sua e vi dico che tutto quanto ha detto l'avv. Paleari è la pura verità. Grande, grande è stato D. Giovanni Bosco, grande nel suo apostolato, nella sua attività, nella sua fede. Io ho visitato tutte le case dell'antico continente, io visitai le nostre missioni d'America e con commozione vivissima ho dovuto constatare che le parole da lui dettemi un giorno hanno avuto la piú ampia esplicazione. Mi diceva D. Bosco: « Vedi, ora non c'è che un Oratorio ed una casa nostra, ma tanti oratorii e tante case dovrete vedere cogli anni, per salvare le anime ». Ed è così veramente.

» Don Albera ricorda anche quando Don Bosco fondò i Cooperatori Salesiani   Milano, benefica e religiosa, abbia il primato anche in questa bella istituzione; da Milano molto si aspetta. I bisogni delle Opere Salesiane crescono ogni giorno: dalle Missioni si chiedono soccorsi ogni giorno e disperatamente. Aumentino i nostri cooperatori, i nostri benefattori, ai quali è assicurata la protezione di D. Bosco, che ebbe sempre molto cari coloro che si adoperarono per le opere sue.

» Applausi calorosi, insistenti, entusiastici salutano il discorso di D. Albera, che ha parlato con la piú profonda commozione ».

Infine il Direttore dell'Istituto S. Ambrogio, Don Antonio Dones, ha letto il seguente telegramma del Santo Padre: o Santo Padre vivamente compiaciuto rinnovato omaggio filiale divozione, concede volentieri implorata benedizione apostolica col voto fervido che l'indetta commemorazione solenne facendo sempre meglio apprezzare la santità di vita del venerabile D. Bosco e la nobiltà delle istituzioni da lui fondate, accenda di piú cocente zelo allievi, ex-allievi e salesiani cooperatori a imitarne lo spirito di virtú e di carità a vantaggio della civiltà cristiana. - Card. Gasparri ».

Il pubblico ha ascoltato in piedi la lettura del telegramma applaudendo calorosamente. Da molte parti si è gridato evviva al Papa, in una dimostrazione di affetto imponente, solennissima.

Ci vien segnalata come degna di menzione speciale menzione anche una conferenza tenutasi dal ch.mo Padre Salvatori, per il Monumento a Don Bosco, a Bologna, nella Sala dei Notai, piena zeppa di pubblico.

a Dopo un brillantissimo esordio -scrisse l'Avvenire d'Italia - l'oratore spiega per quale strano processo psicologico sia giunto alla scelta del tema « il colore della verità », che parrebbe futurista, se non fosse invece il segno dietro cui si cela la proteiforme umanità che il vero cerca, o crede di averlo trovato in molte delle chimere che avvolgano la vita.

» La verità, per una paralisi della società, vien trasformata e deformata da contingenze esteriori, dagli atteggiamenti che gli uomini assumono nel conflitto sociale e a seconda del loro temperamento fisico o dell'idea politica che professano. E quando c'entra la politica, la verità ha tutti i colori dell'iride, e, ancor piú, diventa un guazzabuglio entro cui ciascuno cerca il colore che piú gli è utile.

» La passione politica ci divide e la società seguita a soffrire di coteste divisioni, e par non senta come il bene ed il vero sia al di sopra dei conflitti e delle passioni.

» Ma c'è un uomo che ha saputo lanciare un cosí fatto appello oltre la piccola guerra di interessi materiali, ed ha creato nella vita l'impossibile. Quello che pareva sogno, utopia, fantastico proseguimento di un vero troppo difficile ed arduo, quest'uomo lo ha tradotto in realtà. Voi avete capito: parlo di don Bosco, che ci insegna come per lavorare occorra l'armonia fra gli uomini.

» A questo punto l'oratore, segna a grandi tratti la biografia del maestro, in cui riscontra anche i segni fisici di quell'equilibrio, di quell'armonia che è indispensabile, secondo il suo insegnamento, per rendere proficuo nel bene il lavoro umano. E rivede Don Bosco, forte, sano, vivace, che fa i giochi in piazza, davanti alla chiesa del paese, per attirare i suoi coetanei e divertirli a patto che adempissero ai loro doveri religiosi. Qualcosa di più nuovo ed alto si veniva intanto maturando in quello spirito giovanile destinato a tanta gloria. Furono molti i suoi nemici, tra i quali anche eminenti uomini politici, e quegli amici che... volevano porre un colore sulla verità eterna ed unica ch'egli andava predicando.

» Con garbatezza caustica, l'oratore fa un quadro di cotesti amici di poca testa e di poco cuore, che vedendo Don Bosco, pertinace ed instancabile nel perseguire il suo ideale, lo credono impazzito, e tanto lo credono che meditano di portarlo di sorpresa al manicomio. Il quadro gustosissimo muove l'ilarità e riscuote gli applausi del pubblico. Ed ancora analizza i dubbi che si impadronirono degli uomini di governo nei riguardi dell'opera di Don Bosco; ed esclama: « Ma che potevano saperne cotesti ministri di potenza terrena, della grandezza di una fede che per privilegio di purità, d'ardore d'entusiasmo in Dio, supera ogni umana contingenza, e tende a fondere tutta la vita nel calore della carità!

» Don Bosco, appunto perché amante della verità fino all'estremo, è riuscito a trasformare la società, senza programma, senza regola. E l'anima che cerca la verità liberamente e la trova.

» Con particolare calore oratorio padre Salvatori illustra le umili origini dell'opera di Don Bosco, che ha sanate tante piaghe, asciugate tante lacrime, aperti gli orizzonti della pace e della Fede, a tanti e tanti derelitti... Vano sarebbe dar qui tutte le cifre che esprimono la vastità del fecondo beneficio derivante dallo spirito caritatevole del grande prete torinese.

» Concludendo, l'oratore esprime l'augurio che il monumento sia un simbolo della grandezza dell'opera di Don Bosco, il segno della sua inesauribile carità verso coloro che soffrono vinti dalla vita ».

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Altre commemorazioni centenarie furono tenute alla presenza delle locali Autorità ecclesiastiche, civili e militari a Chivasso, Aosta, Asti, Alba, Cirié, Saluzzo e Cuneo dal nostro zelantissimo Don Stefano Trione, e a Savona e Cherasco dal dott. D. Antonio Fasulo. In quest'ultima città tenne pure un'applauditissima conferenza il venerando Don Francesia, piena di soavi rimembranze, essendo egli stato direttore del collegio salesiano apertosi da Don Bosco nel 1869 in quella città, collegio che nel 1871 fu trasferito a Varazze.

NEGLI ISTITUTI DELLE FIGLIE DI MARIA AUSILIATRICE

TORINO-VALDOCCO. - La santa Pasqua nell'Oratorio delle Figlie di Maria Ausiliatrice venne preceduta da un duplice corso di predicazione, uno verso notte per le giovani oratoriane e le numerose compagne da loro condotte in questa circostanza all'Oratorio; l'altro - un vero ritiro spirituale - per signorine maestre e studenti delle classi medie e superiori. La soddisfazione con cui fu accolta l'una e l'altra iniziativa, non poteva essere maggiore. La seconda specialmente, che si compi per la prima volta, diede frutti cosí consolanti, da apparire indispensabile anche negli anni venturi. Di tutto sia lode al Signore!

COOPERATORI ZELANTI

CALASCIBETTA (Sicilia). - Un nuovo Oratorio Festivo. - Il diac. Alfonso Borghese ci scrive: - Con piacere le annunzio che il 15 aprile di questo anno è stato inaugurato solennemente il nuovo Ricreatorio Festivo « S. Pietro », sorto ad iniziativa ed a spese di questo rev.mo Parroco, Mons. Dott. Rosario La Paglia, sui ruderi del Tempio S. Pietro.

L'Oratorio è il primo che sorge in diocesi con l'idea di vero Oratorio. Esso è infatti fornito:

1 ° della chiesa, che è un vero gioiello d'arte, con artistica prospettiva, in cui spicca un maestoso gruppo rappresentante Gesú in atto di accogliere i fanciulli, 2° d'un ampio piazzale per gli esercizi ginnastici; 3° d'un magnifico portico, e vasti ed arieggiati saloni per l'istruzione religiosa ed una spaziosa terrazza (dalla quale si ammira un magnifico e superbo panorama).

Presenziò la festa Mons. Intreccialagli, Arcivescovo di Monreale e nostro Amministratore Apostolico, nonché il rev.mo Mons. Can. Carmelo Cocchiaro, Rettore del Seminario Nisseno. Intervennero altresì le autorità civili e militari, il Clero secolare e regolare, le rappresentanze dei vari sodalizi, la banda municipale e in popolo immenso. Benedisse la chiesa e pontificò Mons. Arcivescovo. Si esegui ottimamente la messa liturgica del Canestrari.

Nelle ore pom. si tenne una riuscitissima Accademia letterario-musicale, a cui parteciparono per la parte letteraria il Can. Capizzi, col discorso inaugurale, il Can. Adamo, il Sac. Tita, il Prof. Borghese, ed altri.

In quella occasione fu scoperta un'artistica lapide commemorativa in onore di Mons. La Paglia, dono del Clero Palatino. Fu eziandio benedetto il bianco vessillo riccamente ricamato in oro, che fu consegnato agli alunni presenti.

La sera i locali del Ricreatorio furono fantasticamente illuminati, mentre un popolo immenso gustava scelta musica eseguita dalla banda.

Ora il Ricreatorio funziona regolarmente ed è assai frequentato da giovanetti. Nel suo seno trovasi anche un « dopo-scuola », diretto da zelanti sacerdoti e insegnanti elementari. Canto, declamazione, ginnastica, la nuova banda, sono gli allettamenti che richiamano al Ricreatorio tutta la gioventú della città, la quale prende parte attiva ad ogni solenne manifestazione di vitalita religiosa ed alle sacre funzioni che han luogo nella chiesa. Il bene che compie quest'opera è immenso. Che essa, mercé lo zelo indefesso dei giovani sacerdoti e degli instancabili Insegnanti preposti alla direzione del Ricreatorio, con a capo il colto e pio Can. Capizzi, sotto la protezione del Santo Titolare e gli auspici di Don Bosco, il cui metodo è del tutto adottato, prosperi sempre piú e dia frutti copiosi per la restaurazione civile, morale e religiosa della gioventú e della nostra Calascibetta.

TRA I FIGLI DEL POPOLO

TORINO-VALDOCCO. - Gara catechistica. - Presieduta dal teol. D. Giulio Barberis, direttore spirituale della Pia Società Salesiana, nel pomeriggio della domenica 18 aprile si svolse al primo Oratorio festivo di D. Bosco una riuscitissima gara catechistica. Tutti i concorrenti - scrive il Momento « seppero dare bella prova della loro seria preparazione e del loro amore per lo studio di quel

santo libriccino che è il Catechismo: e per oltre due ore e mezzo si disputarono il primato riscuotendo applausi. »

Il principe Giuseppe Borello e gli altri vincitori ebbero per premio un bell'orologio ciascuno, con relativa catena: ed altri un taglio di stoffa per un vestito e menzioni onorevoli, qual dolce ricordo della loro diligenza e nello studio del Catechismo, il libriccino che addita a tutti gli uomini la via che conduce al Cielo.

- Piú di mille giovani, preparati con apposito triduo di predicazione, il giorno di Pasqua si accostarono alla S. Comunione in adempimento al precetto della Chiesa con un contegno edificante. Cento di essi si accostavano alla S. Mensa per la prima volta con immenso giubilo del zelante Direttore Don Pavia e dei suoi bravi coadiutori.

- Commovente il pellegrinaggio di tutti i bravi alunni, ordinati nelle varie classi, alla tomba del Veli. D. Bosco in Valsalice, compiutosi la 1a domenica del mese di Maria Ausiliatrice, 25 aprile u. s. I buoni giovanetti che fecero la Santa Comunione, mantenendosi digiuni oltre le 9, furono numerosissimi. Ve ne sarebbero stati assai di piú, ma i provvidi catechisti li consigliarono a comunicarsi prima di partire, per doveroso riguardo alla loro età.

BOLOGNA.- All'Oratorio Salesiano ebbe luogo una festa riuscitissima, alla quale intervennero numerosi benefattori e benefattrici: i marchesi Marsili, la marchesa Maria Durazzo Marsili, la marchesa Giovanna Durazzo Marsili, la marchesa Giovanna Durazzo Malvezzi, la contessa Zambrini Costerbosa, la contessa Pepoli, la signorina Ida Bertocchi, il marchese Malvezzi, i signori Montefusco, il rev.mo Superiore dei Missionari del S. Cuore, ed altri, per l'annuale premiazione dei giovanetti dell'Oratorio. Presiedeva Mons. Ersilio Menzani, Vicario Gen.le dell'Archidiocesi, in rappreseuanza di S. E. Mons. Arcivescovo assente.

Il sig. Giovanni Maruzzi, presidente della Gioventú Cattolica Bolognese, tenne il discorso di circostanza improntato a grande cordialità e fervore. Sostenendo la necessità della preghiera « è consolante, disse, il veder sorgere, ai tempi nostri, ovunque risuona la parola della bestemmia e del vizio, l'Oratorio, santuario di preghiera e palestra di virtú ».

Il direttore fece la relazione dell'annata tracorsa rilevando il numero consolante dei 60o giovani iscritti, ripartiti nelle varie sezioni, quali il circolo Giovanni Bosco per gli adulti, la compagnia di S. Giuseppe per gli operai, di S. Luigi per gli studenti, e le scuole di banda e di canto; e disse come l'Oratorio sia frequentato anche quotidianamente e durante le vacanze abbia le scuole estive.

Mons. Menzani, accolto da lungo applauso, si compiacque dell'esito della festa, raccomandò caldamente lo studio della religione, rivolse un elogio vivissimo « ai Salesiani per la loro missione cosí bene adattata ai tempi » e infine invocò in tutti la benedizione del Signore.

Segui la proclamazione dei premiati e ben 250 giovanetti ottennero capi di vestiario e libri educativi.

NOTIZIE VARIE

In Italia

ROMA. - Prime Comunioni al Testaccio. - Togliamo dall'Osservatore Romano del 12 aprile: - « Uno stuolo di ben 225 fanciulli e fanciulle si accostava domenica per la prima volta alla S. Mensa nella chiesa parrocchiale di S. Maria Liberatrice al Testaccio.

» Erano stati con ogni cura preparati dai catechismi quaresimali e da un corso regolare di SS. Esercizi, i fanciulli presso i Salesiani, e le fanciulle presso le Suore della Divina Provvidenza e le Suore di Maria Ausiliatrice.

» La commovente cerimonia fu compiuta dall'Em.mo Card. Michele Lega, e si svolse con intensa pietà e perfetto ordine.

» Circa 15o di essi la sera precedente aveva ricevuto la S. Cresima per mano di S. Ecc. Rev.ma il sig. Card. Serafini.

» Diamo un plauso vivissimo ai bravi figli del Ven. Don Bosco, che reggono la Parrocchia: essi, che già la Domenica di Passione ammisero alla prima comunione circa un centinaio di bambini e di bambine dai 6 ai 10 anni, raggiungendo cosí un totale di oltre trecento prime Comunioni in parrocchia, proseguono con alacrità instancabile il lavoro a bene del povero popolo, loro affidato: nessuno, dieci anni or sono, avrebbe osato sperare frutti cosí copiosi di vita spirituale al Testaccio ».

NOVARA. - La festa dei premi celebratasi l'11 aprile u. s. nell'Istituto Salesiano fu presieduta dal ch.mo Dott. Don Francesco Cerruti, direttore delle scuole della Pia Società Salesiana, e riuscí solennissima. Facevano corona al nostro venerato superiore il cav. avv. Stoppani, consigliere di prefettura in rappresentanza del Prefetto, il cav. avv. Oddone presidente del tribunale, il cav. avv. Raviola, procuratore del Re, il cav. prof. Corradi preside del Liceo, il cav. prof. Raspini preside dell'Istituto Tecnico, Mons. Can. Barberis che rappresentava S. E. Mons. Vescovo, e molti altri illustri ecclesiastici e laici.

Tenne il dicsorso d'occasione lo stesso D. Cerruti. « Ricordò - scrive il Giornale di Novara - come nel 1815 a pochi giorni dalla caduta di Napoleone che aveva domato il mondo colla forza, nacque Giovanni Bosco che conquistò il mondo colla carità e la virtú: le conquiste della virtú sono incrollabili, mentre quelle della forza tramontano.

Ed alla virtú dev'essere diretta la volontà dei giovani, poiché la sola istruzione non basata sulla fede e sulla morale cristiana gioverà soltanto a rendere l'uomo piú scaltro nel male. L'oratore citò un impressionante brano d'uno scritto del comunardo La Pellettier, che in un momento di lucidità morale dimostrò che l'istruzione, se non è accompagnata dalla vera educazione, rende l'uomo più bestia di quanto non sia allo stato selvaggio. Aprire una scuola vuol dire chiudere un carcere, fu scritto: ma le statistiche e le relazioni dei magistrati dimostrano che i reati decrescono ed eseguiti con maggior arte e finezza di quel che non fossero ai tempi dell'analfabetismo, se all'istruzione non si accompagna sempre l'educazione basata sui principi del Vangelo. Con bell'arte poi D. Cerruti ricordò come nel 1353 Francesco Petrarca, che tenne nel cortile della Canonica di Novara il discorso ai cittadini novaresi che s'erano ribellati a Galeazzo Visconti, scrisse pure in Novara la canzone all'Italia col verso di tutta attualità: -

Io vo' gridando : pace! pace! Pace!

» E questa pace basata sulla giustizia egli augurò all'Italia d'oggi, perchè nella pace cresca e fiorisca sempre piú forte e piú bella, perché i giovani si educhino e fortifichino nel carattere e nella virtú per il bene e per l'avvenire delle loro famiglie e della patria che attende sempre migliori cittadini ».

Splendido fu pure il resoconto dell'andamento degli studi dello scorso anno scolastico. Su 173 giovani presentati agli esami nelle pubbliche scuole, ben 164 furono promossi, vale a dire il 96 per cento, appartenenti all'Istituto tecnico, alle scuole tecniche, all'Istituto Omar, alle Scuole professionali esterne e alle Scuole elementari.

PALERMO. - Commemorazione di Domenico Savio. - Il nove marzo, anniversario della morte del pio Alunno del Ven. D. Bosco, la nuova compagnia omonima, sorta nell'Istituto Salesiano, volle commemorare tale ricorrenza. Al mattino, tutti gli alunni si accostarono con devoto raccoglimento alla sacra mensa, quasi ad attingere col pane dei forti i fermi propositi per emulare le virtú del pio discepolo di Don Bosco. Nel pomeriggio si raccolsero in affettuosa accademia, nell'elegante e spazioso salone, squisitamente addobbato a cura della compagnia. Si aperse il trattenimento con un applauditissimo inno, composto per l'occasione; indi parlò pel primo il prof. dott. G. Tedeschi, che paragonò il Savio ad un candido giglio sbocciato nel giardino salesiano; seguirono poesie e canti di circostanza che destarono nell'animo dei giovani un vivo entusiasmo verso il pio giovanetto la cui amabile figura, incorniciata in un trionfo di fiori, parea sorridere di compiacenza e ispirare incoraggiamento ai piccoli amici.

Chiuse il trattenimento il Direttore, coll'esortarli a seguir sempre le orme di Domenico Savio.

SANTIAGO (Chili). - Le scuole professionali della « Gratitud Nacional » hanno fatto una piccola esposizione dei lavori eseguiti dagli alunni, della quale si interessò largamente la stampa locale. L'inaugurazione venne onorata dalla presenza del Ministro d'Italia S. E. il signor Montagliari, dell'ill.mo Mons. Vescovo di S. Carlos de Ancud, e di Mons. Vagni, Incaricato di Affari della S. Sede. Compiuta l'inaugurazione, tutti gli intervenuti visitarono le singole scuole con grande soddisfazione.

Per le vittime del Terremoto. - Ci scrivono:

« Qui pure il 13 febbraio si fece un solenne funerale per gli Italiani periti nell'ultimo disastro abruzzese. V'intervenne S. E. il Ministro d'Italia, e vari marinai italiani nel loro uniforme fecero guardia d'onore al tumulo. S. E. Mons. Arcivescovo di Santiago assisté alla imponente cerimonia e in fine impartì l'assoluzione. »

VIGNAUD (Rep. Argentina). - Il Bollettino dell'Italica Gens (nell'ultimo fascicolo del 1914) dava queste notizie:

Viaggiando da Cordoba a Santa Fè ci si sente gioire l'animo di entusiasmo al pensiero che sono stati i figli d'Italia e nella massima parte i figli del nostro Piemonte, coloro che hanno dissodato e dato alla civiltà quest'immensa contrada...

A Vignaud si sta costruendo una magnifica chiesa di stile rinascimento, per iniziativa munifica della signora Vignaud; il disegno è di D. Vespignani di Buenos Ayres, fratello del rev.mo Ispettore dei Salesiani dell'Argentina. Questa costruzione sarà certo quanto piú di bello e artistico vi possa essere in queste regioni a un raggio di centinaia e centinaia di chilometri intorno. E ai lati della chiesa vi sono, necessari complementi, due collegi, uno maschile e l'altro femminile diretti rispettivamente dai RR. Salesiani e dalle Figlie di Maria Ausiliatrice, dove sono educati i figli dei coloni dei dintorni. Ecco dunque un po' di oasi morale e non sempre gli affari; ci sono dunque dei proprietari che pensano ai loro coloni in questo paese!

LIBRI BUONI

GIOVANNI ROSSIGNOLI: La Scienza della Religione esposta in compendio per uso delle scuole e delle famiglie. Settima edizione migliorata e accresciuta dal Sac. Dott. EUSEBIO VIsMARA, professore nell'Istituto Teologico Salesiano. - Torino 1915, Libreria Edit. Internazionale della S.A.I.D. Buona Stampa, Corso Regina Margherita, 176 -

L. 2,50.

È una nuova edizione di un libro pregevolissimo adottato in molte scuole di Religione, che noi vorremmo vedere in tutte le famiglie cristiane.

L'opera è divisa in quattro parti.

La prima: « Propedeutica alla Fede » abbraccia i capi seguenti: Prove dell'esistenza di Dio - Natura dell'essere divino -- La creazione - La Provvidenza divina - Doveri dell'uomo verso Dio.

La seconda « Credibilità della Fede », tratta: Della Fede - Credibilità della Fede provata dalle profezie messianiche, dalla vita di Gesú, dalla propagazione e conservazione del Cristianesimo, dalla satità del Cristianesimo e dalle sue benemerenze sociali, dai miracoli.

La terza parte « Il magistero perenne della Chiesa » illustra la Costituzione della Chiesa - Le prerogative della Chiesa - La Chiesa e i Libri santi.

L'ultima parte « Le Verità della Fede» svolge la dottrina cristiana circa la SS. Trinità di Dio - l'origine del mondo secondo la Rivelazione - la prevaricazione degli Angeli e dell'uomo - la Redenzione - la giustificazione e santificazione dell'uomo - le virtú cristiane e l'Escatologia cristiana, o i novissimi.

Anche da questo rapido cenno sul contenuto dello splendido volume, i sacerdoti, gli educatori e i genitori cristiani possono conoscere in quale considerazione esso debba essere tenuto e il gran bene che farà la sua lettura, massime fra la gioventú studiosa.

Il prof. D. Eusebio Vismara ha poi aggiunto nuovi pregi all'opera con inserirvi qua e là numerosi paragrafi di eccezionale importanza dei quali ci limitiamo a ricordare questi: Non vi sono argomenti contro l'esistenza di Dio - Se la preghiera sia umiliante - Come la libertà e il merito si esercitino nell'atto stesso della fede, nella sua conservazione e nella vita pratica che ne consegue - Realtà storica di Gesú Cristo - Concetto che ci dànno di Gesù Cristo i documenti primitivi - Vita di Gesú Cristo - La divinità di Gesú Cristo confermata dalla Fede della primitiva cristianità - Se Gesú Cristo abbia veramente fondata la Chiesa cone società visibile e gerarchica-Valore della Tradizione-Se la ragione umana possa in qualche modo lumeggiare il mistero della SS. Trinità - Come sia analogica ed imperfetta la nostra conoscenza della SS. Trinità - Valore morale del mistero della SS. Trinità - Quale sia la vera divozione e la miglior forma di preghiera. - La preghiera della Chiesa sorgente prima di vera pietà.

16 inutile che spendiamo altre parole per raccomandare un libro che si raccomanda chiaramente da sé per la sostanza e per la forma con cui essa è svolta.

Per la Divozione a Gesù in Sacramento ed a Maria Santissima.

Praticare e diffondere la più tenera divozione a Gesù Sacramentato ed a Maria SS.ma per meritamela protezione in vita e in morte fu la raccomandazione costante di Don Bosco, come è lo scopo caratteristico che egli diede alle Associazioni dei divoti di Maria Ausiliatrice. É quindi un sacro dovere per tutti i Figli di Don Bosco il rammentare e il seguire fedelmente una così dolce raccomandazione paterna e, noi - che in questo mese speravamo di illustrare questi due ideali dolcissimi nel Congresso: Maria Ausiliatrice nell'Opera di Don Bosco = vogliamo, quasi in compenso, presentare ai lettori i deliberati e voti emessi in proposito dalla Sezione Italiana, al XXV Congresso Eucaristico Internazionale tenutosi a Lourdes l'anno scorso.

I. Sezione Maschile.

I ° TEMA. - La SS. Eucaristia e la Madonna. - Con istruzioni e pie pratiche si promuova la divozione alla Beata Vergine ordinandola al suo scopo intimo, la divozione al SS. Sacramento (conte ha fatto sempre anche il Ven. Don Bosco) ; non mai si disgiungano queste divozioni: per Mariam ad Jesum.

II° TEMA. - Diritti della SS. Eucaristia ad un culto pubblico sociale. - Si procuri il culto pubblico sociale a Gesù Sacramentato colla solennità delle Processioni eucaristiche; col moltiplicare i Congressi che chiamano le folle cristiane attorno a Gesù, con l'accompagnamento pubblico del S. Viatico, coi canti eucaristici popolari, colle adorazioni cui prendano parte i membri delle Associazioni cattoliche. A condurre gli uomini all'Eucaristia si diffonda sempre più l'opera dei Ritiri operai.

III° TEMA. - Benefica influenza dell'assistenza alla S. Messa e della S. Comunione quotidiana nella famiglia e nella società. - I Parroci facciano spesso delle istruzioni speciali su la S. Messa e su i vantaggi che ne vengono, se vi si assiste non per solo dovere ma anche per un bisogno della mente e del cuore. Lo stesso si pratichi per la Comunione quotidiana. Identiche istruzioni si facciano dai Sacerdoti sì nelle loro predicazioni, sì dal confessionale e sempre che tornerà possibile.

Si parli sovente del dovere grave della Messa festiva; si cerchi di renderne facile l'audizione devota con la lettura del Vangelo in lingua italiana, con la recita di preghiere liturgiche, con canti ed ancor più coli una breve spiegazione del Vangelo ad ogni Messa; e per riparare alle Messe, che purtroppo da molti non si ascoltano, i buoni diano il nome all'Associazione della Messa riparatrice istituita in Roma, che non domanda altro (come Don Bosco dispose che si praticasse nei suoi istituti educativi) che l'audizione d'una seconda Messa.

IV° TEMA. - Tridui Eucaristici. - Si tengano oltre le SS. Quarantore, e possibilmente nel tempo pasquale, i Tridui Eucaristici; ove non siano possibili si dia alla predicazione delle SS. Quarantore una forma pratica, facile, istruttiva, sulla S. Messa e sulla frequente Comunione.

V ° TEMA. - Giornate Eucaristiche. - Si estenda l'uso delle giornate eucaristiche parrocchiali ed interparrocchiali che già con felice esito e profitto si tengono in molte Diocesi a preparazione e complemento dei Congressi Eucaristici Diocesani.

VI° TEMA. -- L'ora di Adorazione mensile pubblica. - Si faccia in tutte le parrocchie, poichè

l'esperienza la dice bene accetta alle popolazioni, divisa in quattro parti, con brevi fervorini e canti, valendosi, se occorre, della S. Messa parrocchiale o durante la funzione pomeridiana in una delle Domeniche od in altro giorno del mese, possibilmente fisso. (Nel Santuario di Maria Ausiliatrice si fa solennemente la sera del 24 di ogni mese).

VII° TEMA. - L'adempimento del precetto pasquale per parte degli uomini. - Le Associazioni cattoliche, le Confraternite, le Compagnie, in particolare quelle chiamate del SS. Sacramento, sanciscano nei loro statuti l'obbligo di una solenne Comunione Pasquale; e colla stampa e più ancora colla predicazione fatta nel tempo pasquale per soli uomini (come in moltissimi luoghi si pratica da fiorenti associazioni di nostri ex-Allievi) essi vengano aiutati a compiere il loro dovere di cristiani.

VIII° TEMA. - La frequenza della S. Comunione fra gli uomini e specialmente fra i giovani. - Mediante l'Adorazione notturna, le Messe festive per soli uomini, gli Oratori, le Scuole di Religione, ecc., si dia sempre (oseremmo aggiungere - sull'esempio di Don Bosco -) maggior comodità agli uomini ed ai giovani di confessarsi e comunicarsi frequentemente.

IX° TEMA. - Il S. Viatico agli infermi. - I Sacerdoti si mantengano possibilmente in buoni rapporti coi medici locali e li preghino a tenerli avvisati degli infermi che possano trovarsi in pericolo; si propaghino le Società di S. Vincenzo de' Paoli per la visita agli infermi; s'istituisca anche in Italia un sodalizio fra i medici cattolici (al quale potrebbero dare un forte contributo i numerosi medici nostri ex-Allievi).

II. Sezione Femminile.

I° TEMA. - L'Eucaristia e le Congregazioni Mariane. - Le Congregazioni Mariane, dopo essersi occupate della santificazione dei proprii membri, si dedichino con ogni mezzo a promuovere il Culto Eucaristico, specialmente prestando volonteroso concorso al Clero nell'istruzione catechistica dei fanciulli e avviando ed assistendo i medesimi alla Comunione frequente e quotidiana.

II° TEMA. - L'Eucaristia e l'Apostolato femminile nella famiglia e nella società. - Le donne cattoliche d'Italia facciano grande propaganda presso le madri di famiglia affinchè i fanciulli, dopo la Prima S. Comunione, si ascrivano alla Pia Unione dei Paggetti del SS. Sacramento e dei piccoli adoratori (Don Bosco zelò nei suoi istituti, allo stesso intento, le Compagnie del Piccolo Clero) radunandoli tutti una volta al mese per un'ora di pubblica adorazione e facendoli avvicendare a gruppi per un quarto d'ora avanti l'Ostia santa.

III° TEMA. - La Pia Opera dei SS. Tabernacoli a favore delle Chiese povere. - Poichè l'Opera dei Tabernacoli ha già fatto tanto bene ove è istituita, si fa voto che si estenda sempre più in Italia ed abbia una filiale in ogni Diocesi.

NECROLOGIO

Marchese Giulio della Chiesa.

Fratello di Sua Santità Benedetto XV, è morto in Pegli la sera dell' 11 aprile u. s.

Era nato il 17 marzo 1863 ed aveva prestato servizio mella R. Marina raggiungendovi il grado di tenente di vascello. Ritiratosi quindi dal servizio, rimase presso sua madre la Marchesa Giovanna Migliorati, di s. m., fino alla morte di lei.

Da qualche tempo sofferente, soltanto da pochi giorni trovavasi in letto per un attacco d'influenza, il quale, aggravatosi improvvisamente in seguito a bronco-polmonite, lo trasse rapidamente a morte.

Nella breve sua malattia egli fu assistito dalle cugine marchesine Migliorati e dai famigliari che lo vegliarono amorosamente e fu visitato dal Prevosto dell'Immacolata, intimo amico della illustre famiglia. Confortato dai SS. Sacramenti e da una speciale benedizione del Sommo Pontefice, suo Augusto Fratello, egli è mancato serenamente in età di 52 anni.

Nell'associarci al lutto che ha colpito la Santità di Nostro Signore Benedetto XV, raccomandiamo caldamente l'anima del defunto alle preghiere di tutti i lettori.

Comm. Domenico Carmarino.

R. Questore in Torino, si spense improvvisamente fra il compianto di tutta la cittadinanza della quale si era cattivato la stima e l'ammirazione colla sua integrità, operosità ed ogni piú cara virtú. Essendo a contatto ad ogni istante con ogni sorta di miserie morali, nella squisita rettitudine dell'animo suo aveva una simpatia altissima per ogni istituto di redenzione e preservazione giovanile; ed appunto per le mille prove di benevolenza da lui date all'Opera di Don Bosco noi compiamo il dovere di raccomandare l'anima sua elettissima.

Alla desolata consorte e ai congiunti la promessa di affettuosi suffragi.

Luigi Bagnara.

Spirò alla Spezia il 21 febbraio u. s. Uomo d'ingegno, di cuore e di rara attività, era ammiratissimo e assai stimato nel campo commerciale. Buon cristiano e padre di numerosa famiglia, ebbe la consolazione di vedere i suoi figli crescere cristianamente e prendere in società un posto onorato, unico premio cui aspirava in questo mondo il bravo signore. A lui, che largheggiò tante volte con l'Opera Salesiana di Spezia, l'attestato della nostra imperitura riconoscenza. Alla famiglia sentite condoglianze.

Contessa Clotilde Lovatelli.

La contessa Clotilde Locatelli dal Como, illustre e benemerita cooperatrice nostra, volava al cielo il 21 dicembre u. s. da Ravenna. Visse la sua vita di 71 anno nell'esercizio di ogni piú eletta virtú, lasciando preziosa eredità di affetti e di ammirazione. Pace all'anima nobilissima.

Altri defunti dal 1° marzo al 1° aprile.

Alberti Giacomo - Sulzano.

Annoni Giovanni - Sora. Azarlo Maurizio - Pettinengo. Balbo Giuseppe - Milano.

Berretta Francesca fu Pietro - Lugano. Bertucco Bortolo - Tomba. Bolle Anna Maria - Asti. Bono Michele e f. - Vinovo. Bortolotti Luigi - Meana. Brignone Gaetano - Scaurè. Brizio Agostino - Torino. Canevali Sorelle - Lugano. Casale R.do D. Pietro - Torino.

Crivelli D. Pacifico, canonico - S. Severino Marche. Ceschini Cornolo Teresa - Arsiero. Colombo Antonietta Ved.a Berretta - Lugano.

Cornetta Sorelle - Lugano.

Conza Marianna - Lugano. Cossa Giov. Antonio - Orani. De-Alesandris Ortensia - Acqui. De Ambrosi Pietro - Camagna. Dell'Elba cav. Enrico - Roma.

De Litichau baronessa Teresa.- Fano. Ducoli Antonia - Breno. Fanchíer Eugenia - Macerata. Ganaolino Teresa - Pornassio. Gavotti marchesa Delfina - Savona.

Ghione Maria fa Pietro - Villanova Solaro. Guigni Plevani Marietta - Iseo. Guelfi Giacomo - Saiano. Iriù Anna Maria - Oristano. Marinoni Giocondo - Maccio. Merano Rosa di Pietro - Chiusavecchia. Murari Angela -- S. Vito di Negrar.

Negri Ricorda Clotilde - Chiavenna Rocchetta. Paolasso Luigi, muratore - Perosa Argentina. Pasquini Pietro - Chitignano. Pittovino Filippo - Envie. Righini Margherita - Torino. Regnaudi D. Giuseppe - Torino. Somigli comm. Alberto - Spezia. Tomalino Clara - Quarto d'Asti. Vergnano can. D. Giovanni - S. Gillio. Vianzone D. Michele.

Vittadini dottor Pietro. notaio - Breno. Volonté Vincenzo, falegname - Cirimido. Zerbino Giovanni Battista - Caravonica. Zilieri contessa Gabriella Massimo - Roma.

COMUNICATO

Società Anonima Internazionale per la Diffusione della Buona Stampa Capitale versato L. 1.000.000 elevatile a L. 1.500 000

TORINO - Corso Regina Margherita, 174-176 - TORINO

Il Consiglio d'Amministrazione a norma dello Statuto Sociale e del Codice di Commercio, ha deliberato di convocare l'Assemblea Generale Ordinaria dei Sigg. Azionisti pel giorno 3o Giugno 1915, alle ore 14, nella Sede della Società, Corso Regina Margherita 176, col seguente

ORDINE DEL GIORNO: 1° Relazione del Consiglio d'Amministrazione. 2° Relazione dei Sindaci.

3° Discussione ed approvazione del Bilancio.

4° Nomina di tre Consiglieri, due scaduti ed uno dimissionario.

5° Nomina dei tre Sindaci e dei due supplenti.

6° Determinazione dell'idennità ai Sigg. Sindaci per l'anno 1914-15.

Quando per qualsiasi causa non potesse aver luogo l'Assemblea come sopra, s'intende sin d'ora stabilita la seconda convocazione pel giorno 14 luglio, stessa ora e località. (Art. 19 dello Statuto).

Il Presidente

C. BIANCHETTI.

Le Azioni dovranno essere depositate:

TORINO: Sede della S.A.I.D. „Buona Stampa" Corso Regina Margherita, 176.

BARCELLONA: Mr. Dionisio Cabot, Agente di cambio.

BRUXELLES: Mr. Michel Mertens agent de change, rue de Gouvernement Prov. 36.