ANNO XXX. N. 12.   DICEMBRE 1906.

BOLLETTINO SALESIANO

PERIODICO DELLA PIA UNIONE DEI COOPERATORI SALESIANI DI D.BOSCO

SOMMARIO: Auguri

Il sistema educativo di D. Bosco: II) Perchè sia da preferirsi   . . 354

Un'importantissima dichiarazione della S. Congregazione del Concilio sulla comunione quotidiana dei fanciulli    Tesoro spirituale    359 Echi del V° Congresso: II° GRUPPO: Missioni Salesiane : a) Assistenza degli emigranti; b) Lingua patria fra gli emigranti; c) Mezzi per sostenere le Missioni Salesiane

Gli Oratori Festivi: Parte II, § VII : Gli Sports negli Oratori .

La questione agraria in Italia   . 366

DALLE MISSIONI : Patagonia Settentr.: Dalla Casamissione di Chos-Malal - Matto Grosso: Supplica commovente; Un'escursione- al nord di Cuyabà - In fascio .

IL CULTO DI MARIA SS. AUSILIATRICE: Pel 24 corrente - I ricordi del mese - Feste e date memorande - Grazie e graziati   373

NOTIZIE VARIE: A Valdocco - In Italia: Alì Marina, Faenza, Ivrea, Mondonio, S. Cataldo -Dall'America: Giamaica, Sucre, Valencia, Santiago 378

Necrologia e Cooperatori defunti    381

INDICE DELL'ANNATA    382,

A nome di tutta la Famiglia di D. Bosco, dei giovani alunni, degli orfanelli ricoverati e delle nuove cristianità fiorenti nelle Missioni Salesiane

IL SAC. MICHELE RUA

in occasione delle prossime feste natalizie e del Capo d'Anno presenta ai benemeriti Cooperatori ed alle zelanti Cooperatrici i più caldi auguri di ogni bramata felicità con la promessa di particolari preghiere

NELLA NOTTE DEL S. NATALE

in cui, per Apostolico Indulto, in tutte le chiese e cappelle salesiane si celebreranno le tre Messe della gioconda Solennità e si distribuirà ai fedeli la S. Comunione.

Il Divin Infante accolga le fervide preci che Gli saranno rivolte de tante parti del mondo e le ricambi con una pioggia di grazie su tutte le famiglie dei Cooperatori.

Il sistema educativo di D. Bosco

II) Perchè il sistema preventivo sia da preferirsi al repressivo.

Chi prendesse ad esaminare i trattati di pedagogia - anche i migliori - non durerebbe fatica a convincersi che il metodo educativo di D. Bosco, benchè abbia molti punti di contatto con i sapientissimi metodi proposti dai migliori educatori, pure si distingue nettamente da tutti non tanto per lo spirito che lo informa, quanto pel carattere spiccatissimo di questo medesimo spirito, che è tutto spirito di carità.

Oggi alcuni vorrebbero più che altro lo sviluppo dell'istruzione. Si grida « S'illumini l'intelligenza e il resto farà da sè !....» quasi che l'educazione morale fosse da meno dell'educazione intellettuale o fossero due educazioni e non piuttosto due parti essenziali della vera educazione. « Certo, osserva graziosamente l' Uttini, la luce è necessaria, nè sboccia senz'essa un fiore, nè vegeta una pianta: ma essa non basta. Brilla la luce vivissima sulle alte cime delle Alpi, ma lassù non vedonsi altro che nevi e ghiacci eterni. La luce deve congiungersi al calore, affinchè di rigogliosa vegetazione si ammanti il suolo ».

Così, affinchè si ammantino di bei fiori e col tempo diano frutti ancor più belli le nostre schiere giovanili, non basta illuminarne le tenere menti ma è d'uopo accendere nei loro cuori l'amore più vivo alla virtù ; cosa questa che non si otterrà efficacemente, se non seguendo le ispirazioni, i consigli, e la guida illuminata della carità di Gesù Cristo.

Nel campo dell'educazione, scrisse Rollin, il sommo dell'abilità consiste nel saper unire con savio temperamento la forza che rattiene e la dolcezza che attira. Bisogna, osserva Seneca, che da un lato la dolcezza del maestro tolga al comando ciò che abbia di duro e di austero, e dall'altro lato la sua prudente severità fermi e rattenga la leggerezza di un'età incostante, irriflessiva e al tutto incapace di regolarsi da sè. Questo miscuglio di dolce e di severità, commentava Mons. Dupanloup, è ciò che conserva all'educatore l'autorità e ispira agli alunni il rispetto, la sommessione e la confidenza. Ma Don Bosco, basando il suo sistema essenzialmente sulla carità cristiana, disse chiaro e preciso: - « L'educatore cerchi di farsi amare, se vuol farsi temere! »

« Ama, se vuoi essere amato ! » - è un vecchio assioma. E chi può non amare la gioventù ?... Questa, per usare una frase del P. Lacordaire, è la primavera della bellezza. « Dio, che è sempre giovane e sempre bello, ha voluto nei nostri primi anni comunicarci alcunchè delle sembianze della sua eternità. La fronte del giovane è il lampo della fronte di Dio, ed è impossibile vedere un'anima vergine sopra un volto puro senza esser presi per lei da un segreto attraimento che è un misto di tenerezza e di rispetto (LACORDAIRE : Conf. di Tolosa, n. 2.). »

Ma come l'esterno incanto della prima età, così è fragile e in pericolo l'armonia interna di un fanciullo. Mille difetti, i più disparati fra loro e tutti_ convergenti al medesimo scopo fatale, minacciano contemporaneamente lo sviluppo di quella morale perfezione che nell'uomo dovrebbe andar di pari passo col crescer degli anni. Guai a quel fanciullo, guai a quel giovane, cui a fianco non veglia un angelo tutelare nel periodo più importante della vita.

Ognun vede quanto naturalmente leggera e spensierata sia la gioventù e quindi nessuno vorrà pretendere che ella si affidi da sè per la buona via, che giammai ponga il piede in fallo, che non dimentichi un dovere o un divieto, insomma che agisca in conformità di quella retta esperienza e di quella convinzione che non può assolutamente avere.

È quindi mestieri che qualcuno fraternizzi con lei (sia egli il padre o la madre in famiglia, o l'educatore in collegio) : e ciò non solo a guadagnarne tutta la confidenza e così studiarne i particolari bisogni per provvedervi con cura diligente, ma sopratutto per preservarla dal male, anzichè doverlo in essa reprimere, auspice e duce sempre la carità.

Pertanto il programma di un educatore cristiano non può non essere che l'insieme delle ispirazioni e dei pratici suggerimenti provenienti dalla Carità, cui inseparabili compagne saranno la pazienza, la diligenza e molta preghiera - senza cui, ci avvisa D., Bosco, è inutile ogni Regolamento

Di qui appare ben chiaro perchè il sistema preventivo abbia ad essere il prescelto a preferenza di ogni altro sistema che, avvicinandosi più o meno al sistema repressivo, non potrebbe non averne in ugual proporzione le non buone conseguenze. Ma non sarà inutile il riflettere proprio sulle ragioni che con grande semplicità e con pari sapienza ne dà D. Bosco.

Egli dice:

I - L'allievo preavvisato, non resta avvilito per le mancanze commesse come avviene quando esse vengono deferite al Superiore. Nè mai si adira per la correzione fatta o pel castigo minacciato od anche inflitto, perchè in esso vi è sempre un avviso amichevole e preventivo che lo ragiona e per lo più riesce a guadagnarne il cuore, cosicchè l'allievo conosce la necessità del castigo e quasi lo desidera.

II - La ragione più essenziale è la mobilità giovanile, che in un momento dimentica le regole disciplinari, i castighi che quelle minacciano. Perciò spesso un fanciullo si rende colpevole e meritevole di una pena, cui egli non ha mai badato, che niente affatto ricordava nell'atto del fallo commesso e che avrebbe per certo evitato se una voce amica l'avesse ammonito.

iii - Il sistema repressivo può impedire un disordine, ma difficilmente farà migliori i delinquenti ; e si è osservato che i giovanetti non dimenticano i castighi subiti, e per lo più conservano amarezza con desiderio dì scuotere il giogo ed anche di farne vendetta. Sembra talora che non ci badino, ma chi tiene dietro ai loro andamenti conosce che sono terribili le reminiscenze della gioventù; e che dimenticano facilmente le punizioni dei genitori, ma assai difficilmente quelle degli educatori. Vi sono fatti di alcuni che in vecchiaia vendicarono brutalmente certi castighi toccati giustamente in tempo di loro educazione. Al contrario il sistema preventivo rende amico l'allievo, che nell'assistente ravvisa un benefattore che lo avverte, vuol farlo buono, liberarlo dai dispiaceri, dai castighi, dal disonore.

iv - Il sistema preventivo rende avvisato l'allievo in modo che l'educatore potrà tuttora parlare col linguaggio del cuore sia in tempo dell'educazione, sia dopo di essa. L'educatore, guadagnato il cuore del suo protetto, potrà esercitare sopra di lui un grande impero, avvisarlo, consigliarlo ed anche correggerlo allora eziandio che si troverà negli impieghi, negli uffici civili o nel commercio. Per queste e molte altre ragioni pare che il sistema preventivo debba prevalere al repressivo.

Fin qui D. Bosco. Vogliano seguirne le orme anche i nostri Cooperatori.

Quanto male potrebbesi impedire, piccoli delinquenti ritrarre dall'orrido precipizio

« Quando trattasi di ben educare la gioventù, scriveva Leone XIII (1), niun opera e fatica è tanta che basti. Pel che degni della pubblica ammirazione son molti cattolici di varie nazioni, i quali con ingenti spese e con maggiore costanza aprirono scuole per l'educazione dei fanciulli. È d'uopo , emulare codesto salutare esempio, dovunque sembri richiederlo la condizione dei tempi! » . Gravissime parole, piene nel medesimo tempo di altissimo encomio,. che ci pare di poter rivolgere ai benemeriti nostri lettori. Infatti a che mai sopratutto mirarono fin qui i vostri molteplici sforzi, o buoni Cooperatori, se non a far sì che venissero preservati e salvati dal vizio e cristianamente educati tanti poveri fanciulli?

Ma non vogliam tacere il prezioso ammonimento che alle citate parole faceva seguire quell'immortale Pontefice

« Abbia però ognuno per prima cosa fermo in cuore che ad informare a virtù l'animo dei fanciulli vale moltissimo e anzitutto la domestica educazione. Se l'adolescente età troverà in casa la morigeratezza del vivere e come una palestra delle virtù cristiane, sarà in gran parte assicurata la salvezza della società. » Il buon esempio dei genitori ha infatti sull'animo dei figli tutta l'autorità del comando e insieme tutta la dolcezza dell'invito.

Che il buon esempio adunque e la vostra continua vigilanza, o cristiani genitori, vi aiutino con tutti gli altri mezzi preventivi che la carità paterna vi saprà suggerire, a dare ai figli quella morale educazione che è proprio l'oggetto del primo vostro dovere.

(1) Enc. Sapientiae christianae: De praecipuis civium christianorum officiis - in data 10 gennaio 189o.

Un'importantissima dichiarazione

DELLA S. CONGREGAZIONE DEL CONCILIO sull'esortare alla comunione quotidiana anche i fanciulli dopo la 1a comunione

I LETTORI ricorderanno l'esultanza colla quale ci affrettammo a pubblicare il Decreto Pontificio sulla Comunione frequente e quotidiana.

« Per ordine del S. Padre Pio X -- noi dicevamo - la S. Congregazione del Concilio, in data 2o dicembre 19o5, ha emanato un importantissimo Decreto sulla Comunione frequente e quotidiana. Tradotta nelle varie lingue del Bollettino, vogliamo che la consolantissima parola della S. Sede, la quale viene a sanzionare la raccomandazione più caratteristica dell'amatissimo nostro Padre D. Bosco, giunga il più presto possibile alle famiglie dei nostri lettori perchè vi susciti un immancabile risveglio di fede...

» È noto - noi aggiungevamo - quanto il nostro buon Padre sia sempre stato il fervido promotore della Comunioue frequente e quotidiana. Di questa salutare frequenza egli -formò la base della sua paterna pedagogia e la caratteristica dei suoi istituti. Ad alcuni parve quasi soverchio, ma gli affettuosi e pii insegnamenti di D. Bosco ora sono stati solennemente sanciti. Non possiamo proprio tacerlo: leggendo il sapientissimo documento, noi abbiamo dovuto ripetere: Così diceva, così insegnava Don Bosco!... (1) ».

Colla stessa esultanza pertanto ci affrettiamo oggi a pubblicare un'importantissima dichiarazione della S. Congregazione del Concilio, relativamente all'interpretazione del citato decreto a vantaggio dei fanciulli.

I dubbi proposti alla S. Congregazione.

Le disposizioni della S. Sede (2) per rendere ognor più diffuso l'uso lodevolissimo e salutare della Comunione quotidiana vennero ovunque accolte non solo con grande esultanza ma anche con grande slancio di pietà, come apparve - al dire della stessa S. Congregazione del Concilio - dalle moltissime lettere inviate alla S. C. da Vescovi e da Superiori di Ordini Religiosi, come anche dalla più gran parte delle cattoliche effemeridi che han riportato e commentato il detto Decreto.

Ma « nelle prefate lettere - osservava il Relatore della S. Congregazione, trovansi apposti anche dei dubbii circa la comunione frequente e quotidiana, fra cui due meritano particolare considerazione, uno che riguarda i fanciulli ammessi già alla prima comunione, l'altro gli infermi di malattia cronica.

» Ecco come scriveva un dotto e pio Religioso dal Belgio. - « Dapprima i poveri ammalati resteranno essi soli esclusi dai favori della santa Sede? Coloro cui una infermità cronica o prolungata impedisce di osservare in tutto il suo rigore il digiuno ecclesiastico, non otterranno un qualche raddolcimento, da non rimanere privi durante lunghe settimane del Pane della Vita? Di presente la più parte dei preti non credono di poter accordare la comunione che a coloro i quali han ricevuto i Sacramenti dei moribondi, e pel periodo in cui persiste il pericolo.

» Un altro voto concerne i fanciulli. Il Decreto del Santo Padre, benchè ricevuto colla più intera sommissione, non distrugge subito l'effetto di lunghi pregiudizi attinti nello studio ed accresciuti dalla pratica. Per tal motivo è da temere che preti anche dotti e pii si mostrino ancora esitanti e severi nell'accordare la comunione quotidiana ai fanciulli. Il loro timore aumenta da che il motto ephebeis del Decreto, potrebbe essere ristretto, dagli spiriti prevenuti, ai soli adolescenti. Intanto è certo e per la ragione e per l'esperienza che importa innanzi tutto di far comunicare i più piccoli fanciulli affinchè s'impregnino della grazia di nostro Signore - imbuantur Christo - prima che le passioni ne abbiano rovinato il cuore. Ahimè ! troppo sovente accade il contrario e la difficoltà cresce doppiamente sì per fare accettare un rimedio tanto necessario, e sì per distruggere gli effetti, già sì profondi, nello spirito, nel corpo e nella volontà, di passioni malvage, alle quali i giovinetti sono più esposti che mai. I preti che pensano così, vi offrono le loro umili ed instanti preghiere perchè Sua Santità si degni ripetere con autorità a tutti i sacerdoti la parola di Gesù Cristo:

Sinite parvulos venire ad me ! I loro voti saranno compiuti, se nel tempo stesso l'esempio del Cottolengo, di D. Bosco e di altri apostoli, sì santi ed illustri, dell'infanzia, sarà pubblicamente lodato e proposto alla imitazione ».

« Poi è da sapere che in più diocesi vige l'uso che ai fanciulli ed alle fanciulle, ammessi una volta alla prima comunione, sia impedito di accostarsi ulteriormente all'altare, se non dopo un anno, ad occasione cioè di una nuova e solenne funzione della prima comunione.

» Di che furono rivolte suppliche al Santo Padre perchè si degnasse risolvere i seguenti dubbii:

» I. Quotidiana Eucharistiae sumptio in catholicis ephebeis suaderi ne debet etiam pueris quibuscumque post susceptam primam communionem? (La comunione quotidiana deve consigliarsi nei collegi cattolici anche a tutti i fanciulli che abbian fatto la prima comunione?)

» II. Infirmis, qui diuturno morbo laborant, nec naturale ieiunium in sua integritate observare queant, nullum remedium suffragasi potest, ne pane eucharistico tam longo tempore priventur :? (Per gli infermi, affetti di lunga malattia ed incapaci di osservare nella sua interezza il digiuno naturale, non vi sarà alcun modo di non privarli dal Pane Eucaristico per sì lungo tempo?)

La risposta della S. Congregazione.

« Avendo il S. Padre rimesso l'esame dei detti dubbi a questa S. C., gli Em.mi Padri, nell'adunanza generale del dì 15 settembre 19o6, dietro matura ponderazione risolsero.

» Ad I. Sacrae Communionis frequentiam commendari iuxta articulun primum decreti etiam pueris, qui ad sacram mensam, iuxta normas in Catechismo Romano cap. 4- n. 63, semel admissi, ab eius frequenti partecipatione prohiberi non debent, sed potius eos ad id hortar ; reprobata praxi contraria alicubi vigente. (La comunione frequente, secondo l'articolo primo del Decreto, è raccomandata anche ai fanciulli, i quali ammessi che siano una volta alla Sacra Mensa giusta le norme del Catechismo Romano cap. 4. n. 63, non devono essere impediti dall'accostarvisi frequentemente, ma anzi vi debbono essere esortati; restando riprovata la prassi contraria in qualche luogo vigente).

» Ad II. Iuxta mentem, facto verbo cum SS.mo » cioè, come interpreta il Monitore Ecclesiastico, la Sacra Congregazione pare abbia proposto o sarà per proporre al S. Padre un benigno indulto generale pei poveri infermi cronici, affinchè se non ogni giorno, almeno ogni mese (e con pìù frequenza per quelli che hanno in casa il Santissimo), possano comunicarsi anche non osservata la legge del digiuno. Fa d'uopo aspettare la benigna risoluzione, che non mancheremo di comunicare ai lettori (1).

Ma intanto il primo dubbio è risolto, e la soluzione è che la comunione quotidiana deve raccomandarsi anche ai fanciulli dopo la prima comunione.

Osservazioni importantissime.

Affinchè sia pienamente inteso il senso di questa decisione, ci facciamo un dovere di compendiare il più chiaramente che ci sarà possibile le interessanti osservazioni fatte d'ufficio e pubblicate anche dal Monitore Ecclesiastico, che mossero la Sacra Congregazione alla decisione surriferita.

Anzitutto

I) Sembrerebbe, che ad impedire qualche eventuale profanazione del Sacramento non si dovrebbe insistere per una frequenza alla santa Comunione in sè non necessaria;

II) può anche darsi che, esortando i fanciulli alla comunione quotidiana, si Tormenti in alcuni l'ipocrisia ed il sacrilegio ;

III) è pur vero che la norma della frequenza della S. Comunione si avrebbe a desumere dalla purità di coscìenza e dal frutto che se ne ricava, cose che difficilmente possono verificarsi nei fanciulli, agìtati per lo più da veementì passioni, spesso distratti e dissipati e non dediti molto alla pietà:

- tuttavia molte ragioni persuadono l'accesso quotidiano alla S. Mensa anche dei fanciulli di qualsivoglia condizione.

E le ragioni sono

I° l'antichissimo uso della Chiesa di dar la comunione anche agli infànti; il quale uso, benchè appresso fu abolito, pure non è punto da riprovare;

2° il bisogno che i fanciulli hanno, prima che le passioni si sveglino in essi e ne corrompano il cuore, di essere premuniti col mezzo potentissimo della santa comunione;

3° il bisogno che essi hanno al par di tutti e più di tutti di un antidoto efficacissimo a preservarsi dalle colpe mortali, se non si vuol permettere in loro la facile caduta al primo sorgere delle tentazioni;

4° la certezza che la SS. Eucaristia, al pari degli altri Sacramenti, produce la grazia quando chi la riceve non metta ostacolo ; e maggior ostacolo non si ha nei fanciulli che negli adulti, giacchè qualche maggiore ignoranza o distrazione in quelli è compensata da maggiore innocenza e semplicità : - (Nostro Signore, scrive il Segur, non richiede da loro se non quello che sono capaci di dargli) ;

5° perchè così può secondarsi la singolare predilezione di Gesù Cristo pei fanciulli e la brama di averli con sè ;

6° perchè la Chiesa ha sempre caldeggiata questa frequenza della comunione nei ragazzi;

7° finalmente, perchè lo spirito della Chiesa rispetto a tal materia si è manifestato limpido e compiuto nel decreto ultimo Sacra Tridentina Synodus del 2o dicembre u. s. ove:

in primo luogo è detto che la comunione frequente e quotidiana omnibus christifidelibus pateat, cioè sia permessa a tutti i cristiani indistintamente, e però ai grandi e ai piccoli, e quindi anche ai fanciulli ammessi già alla prima comunione;

in secondo luogo particolarmente si raccomanda la comunione quotidiana agli alunni, piccoli e grandi, dei seminari e di qualsivoglia istituto educativo.

« A tutta ragione perciò (conchiude il Monitore Ecclesiastico) la S. Congregazione ha rescritto, in questa causa, che i fanciulli appena fatta la prima comunione devono eccitarsi a continuare a ricevere Gesú in Sacramento ogni giorno o almeno colla maggior possibile frequenza, dichiarando abusiva e riprovevole ogni contraria usanza, da doversi estirpare ».

Conclusione.

A conclusione di questa importantissima dichìarazione, noi apriamo le poche pagine lasciateci dal nostro caro Padre D. Bosco sul Sistema preventivo nella educazione della gioventù e leggiamo con grande consolazione (capo ii, art. vii e viii).

« Si tenga lontano come la peste l'opinione di taluno che vorrebbe differire la prima comunione ad un'età troppo inoltrata, quando per lo più il demonio ha preso possesso di un giovanetto a danno incalcolabìle della sua innocenza. Secondo la disciplina della Chiesa primitiva si solevano dare ai bambini le ostie consacrate che sapravanzavano nella Comunione pasquale. Questo serve a farci conoscere quanto la Chiesa ami che i fanciulli siano ammessi per tempo alla santa Comunione. Quando un giovanetto sa distìnguere tra pane e pane, e palesa sufficiente istruzione, non si badi più alla età e venga il Sovrano Celeste a regnare in quell'anima benedetta.

» I catechismi raccomandano la frequente comunione; S. Filippo Neri la consigliava ogni otto giorni ed anche più spesso. Il Concilio Tridentino dice chiaro che desidera sommamente che ogni fedele cristiano quando va ad ascoltare la S. Messa faccia eziandio la comunione. Ma questa Comunione sia non solo spirituale, ma bensì sacramentale, affinchè si ricavi maggior frutto da questo augusto e divino sacrifizio (Concilio Tridentino, sess. xxii, cap. vi) ».

Ecco quindi, o cari Cooperatori, le norme che dovete voi pure aver presenti nell'indirizzare i vostri figliuolì alla S. Comunione.

E per voi tutti, o fanciulli e fanciulle, ecco il più esplicito ed autorevole invito ad accostarvi quotidianamente o il più spesso possibile alla Mensa Eucaristica. Nel candore o nel pentimento, nella calma o nella lotta colle vostre passioni, abituatevi fin dalla prima età ad unirvi affettuosamente a Gesù Cristo nella S. Comunione poichè Egli è veramente per tutti padre, fratello, amico, maestro, guida e sostegno incomparabile.

Se le nuove generazioni si educassero tutte a questa salutare frequenza, non tarderebbe a spuntare il giorno che vedrebbe compiuta quella restaurazione sociale in Cristo, che è il programma del regnante Pontefice.

(1) Vedi Bollettino di marzo u. s.

(2) Si allude al Decreto 2o dicembre 19o5 già citato, al Decreto 14 febbraio 19o6 riferito nel Bollettino di maggio e ad altre disposizioni particolari, di cui intratterremo quanto prima i nostri lettori.

(1) Il Monitore Ecclesiastico è il noto periodico mensile tanto apprezzato e stimato dall'uno e dall'altro Clero, per l'ampia e sollecita pubblicazione degli Atti delle Congregazioni Romane e del Sommo Pontefice, e per l'autorità indicustibile dei suoi commenti ai più importanti decreti ; tuttavia osiamo raccomandarlo sempre più a tutti i Sacerdoti cooperatori. Prezzo d'abbonamento: in Italia L. 5 - all'Estero L. 6,50 -. alla Direzione del Monitore Ecclesiastico - ROMA.

TESORO SPIRITUALE.

I Cooperatori Salesiani, i quali confessati e comunicati, divotamente visiteranno qualche Chiesa o pubblica Cappella o, se viventi in comunità la propria Cappella privata, e quivi pregheranno secondo l'intenzione del Sommo Pontefice, possono lucrare l'INDULGENZA PLENARIA

ogni mese

1) in un giorno scelto ad arbitrio di ciascuno ; 2) nel giorno in cui faranno l'esercizio della Buona Morte;

3) nel giorno in cui si radunino in conferenza;

dal 10 dicembre al 10 gennaio

I) il 25 dicembre, solennità del Natale di N. S. Gesù Cristo

2) il 1 gennaio, Circoncisione di N. S. Gesù Cristo.

3) il 6 gennaio, Epifania del Signore.

Inoltre, ogni volta che essendo in grazia di Dio (senza bisogno di accostarsi ai SS. Sacramenti o di visita a qualche Chiesa) reciteranno 5 Pater, Ave e Gloria Patri per il benessere della cristianità , ed un altro Pater, Ave e Gloria Patri secondo l'intenzione del Sommo Pontefice, lucrereranno tutte le indulgenze delle Stazioni di Roma, della Porziuncola, di Gerusalemme e di S. Giacomo di Compostella.

Echi del V congresso (1)

Deliberazioni = Note = Discorsi

II GRUPPO.

Missioni Salesiane.

Le deliberazioni e i voti riguardanti il secondo gruppo dei terni presentati allo studio dei Congressisti erano suddivisi in tre sezioni

I) Assistenza degli emigranti e degli emigrati;

II) Lingua patria tra gli emigrati;

III) Mezzi per sostenere le Missioni Salesiane.

a) OPERE DI ASSISTENZA E DI PATRONATO PER GLI EMIGRANTI: (Relatore Mons. Carlo Locatelli, prevosto di S. Stefano in Milano).

Il rev.mo Mons. Carlo Locatelli, a tracciare una linea d'azione a tutti i Cooperatori e allo scopo di giovare più efficacemente all'ardua impresa di assistenza agli emigrati, suddivise saggiamente le sue proposte in due serie, riguardanti l'una il tempo antecedente e l'altra il tempo susseguente il fatto dell'emigrazione. Eccole, quali vennero approvate.

Seguendo le orme profondamente impresse dai Figli di D. Bosco, il V° Congresso dei Cooperatori Salesiani vivamente raccomanda

I) Per l'assistenza degli emigranti;

a) Che i Cooperatori e le Cooperatrici salesiane avuta notizia di individui o famiglie che emigrano e conosciuta la regione alla quale, si indirizzano, informino di ciò il più vicino centro di assistenza agli emigranti, richiedendo tutte le informazioni necessarie ad assicurar loro quell'appoggio morale di cui abbisognano;

b) che essendo sorta per iniziativa del rev.mo Mons. Gian Giacomo Coccolo e colla benedizione di Dio la provvida istituzione dei Missionari di emigrazione perchè i viaggiatori non manchino di spirituale assistenza, i cooperatori procurino che dagli emigranti siano anteriormente prescelte quelle navi, assistite da tale provvidenziale istituzione.

II) Per l'assistenza degli emigrati ;

a) I Cooperatori Salesiani, così nell'America come nell'Asia e nell'Africa e negli Stati Europei, a norma dei Deliberati del Congresso di Torino, si associno ai già esistenti Comitati della S. Raffaele e, dove questi ancora non esistono, diano opera a fondar Comitati Salesiani di patronato in conformità dell'apposito regolamento (1).

b) procurino che i giovanetti e le giovanette, figli degli emigrati, vengano avviati alle Scuole Salesiane, e dove queste non esistono ad altre nelle quali venga assicurato l'insegnamento della religione e della lingua patria ;

e) insieme ad adunanze giovanili promuovano conferenze per gli adulti su argomenti di religione o d'igiene e di tecnica delle varie industrie o professioni alle quali di preferenza son localmente dedicati gli emigrati ;

d) moralmente e finanziariamente cooperino a sostenere floride le numerose opere già dai Salesiani fondate a favore degli emigrati e a fondarne delle nuove a seconda del bisogno.

NOTE.

1) - La Società dei Missionari di Emigrazione, della quale è presidente l'Em.mo Card. Vincenzo Vannutelli, presta già l'assistenza religiosa sui piroscafi della Navigazione Generale Italiana, e spera - coll'aiuto dei buoni - di poter estendere l'opera sua commendevolissima a tutti i vapori che trasportano in America i nostri emigranti.

II) - Il Sac. Luigi Adamoli di Bellano comunicò al Congresso il disegno di una speciale iniziativa a favore di famiglie veramente buone, dolorosamente costrette ad emigrare.

L'emigrazione permanente degli elementi cattolici seriamente laboriosi , così il zelante sacerdote, vuol essere assistita e diretta non solo in patria, ma più e meglio nei paesi d'emigrazione. A tal fine sembra utile riunire in centri di colonie agricole dapprima, e poi anche industriali, quanti più è possibile emigranti buoni, i quali vi trovino oltre un avvenire economico sicuramente rimunerativo, un ambiente sano per la loro religione ed onestà.

Ad evitare troppe difficoltà e disillusioni è opportuno si scelgano ed ottengano concessioni di località convenienti al prosperare di dette colonie. Per un primo esperimento e per l'emigrazione italiana è consigliabile rivolgersi alla Repubblica Argentina, dove vi è largo campo a fondare colonie agricole e presto anche colonie industriali per l'utilizzazione delle molte ricchezze locali.

Rilievi e studii di massima dei coefficienti di produttività agraria (anche per la lavorazione del legno e distillazione del medesimo ecc.), dello sviluppo idrografico e della natura geologica petrografica e mineraria, specie delle regioni pre-andine, forniranno i criterii pratici per la scelta di località opportune allo stabilimento delle colonie, che potranno fiorire, in parte ed a suo tempo, anche sotto forma cooperativa, prima che la speculazione pura e semplice abbia tutto preoccupato.

Tale progetto nelle sue linee di massima ebbe già a riportare l'approvazione del rev.mo D. Rua nostro Superiore Generale, di Sua Ecc.za Mons. Cagliero Arciv. di Sebaste e Vicario Apostolico della Patagonia, dell'Em.mo Card. Ferrari Arcivescovo di Milano, e la benigna considerazione di Sua Santità il Sommo Pontefice.

Per l'attuazione pratica della iniziativa v'è chi si presterebbe col largo appoggio morale e materiale del Governo Argentino ed il favore degli Istituti Salesiani a fare un viaggio di studii pratici per la scelta delle località promettenti alla Repubblica Argentina e l'accaparramento delle medesime : questo per un primo esperimento, che potrebbe estendersi poi al Brasile, al Messico, agli Stati Uniti del Sud, specie al Texas, alla Colonia del Capo, ed anche all'Eritrea ed al Benadir.

Scelte ed avute in concessione le località convenienti all'Argentina, si stabilirebbe un ufficio d'Emigrazione a Buenos Ayres al quale si rivolgeranno poi gli Uffici cattolici d'emigrazione specie del Piemonte, della Lombardia e del Veneto onde inviare colà emigranti, meglio se colle loro famiglie, cattolici senz'eccezione buoni, laboriosi. E indispensabile, vitale per la sicura riuscita della nuova impresa, che i Parroci riferentisi agli Ufficii d'emigrazione, specie agli inizii, si facciano dovere di raccomandare solo i veramente buoni e serii, non i facili avventurieri.

In questo modo si otterrà di non lasciar fuorviare tanti buoni elementi stretti dalla necessità ad emigrare e far sì che nei paesi d'immigrazione, oltre ad un miglioramento economico assicurato, essi trovinsi riuniti ed assistiti nella Fede e nella religione della patria abbandonata e nel pacifico consorzio dell'onestà cristiana.

Due Sacerdoti Cooperatori Salesiani, coll'approvazione dei Superiori Ecclesiastici, si studierebbero di attuare il progetto - al quale, auguriamo la più splendida riuscita.

III) - Intanto, dal canto nostro, volendo istradare i Più zelanti Cooperatori a scendere animosamente in questo importantissimo campo, li consigliamo a proporsi davvero due cose:

1°) a non permettere che alcuno di loro conoscenza si risolva di emigrare all'Estero senza un recapito certo, dal quale abbia anteriormente ricevuto Promessa di un collocamento sicuro e rimunerativo (1);

2°) a far sì, che Prima di Partire gli emigranti si accostino ai SS. Sacramenti. Son note le mille difficoltà, e diciam meglio i mille pretesti che si frappongono alla frequenza dei SS. Sacramenti in Paese straniero.

iv) - Finalmente ai RR. Parroci e Sacerdoti Cooperatori osiamo rivolgere una raccomandazione colle parole dell'Em.mo Card. Arcivescovo di Torino:

«Le cure straordinarie degli Ecclesiastici della Germania, i quali non dubitano di impiegare ogni settimana molte ore per l'insegnamento del catechismo, devono eccitare negli animi nostri i sensi di santa emulazione; e non guardando a industrie od a fatiche noi dobbiamo sfuggire a quella taccia, con cui altri ci ha voluti colpire di pigri e di imprevidenti, poichè lasciamo che i fedeli a noi commessi abbandonino la patria senz'avere imparato gli elementi stessi della dottrina religiosa (2). »

b) LA LINGUA PATRIA TRA GLI EMIGRATI: (Relatore Dott. Giuseppe Gallavresi di Milano).

IL sentimento naturale di sconforto, diceva l'egregio relatore, che può assalire chi ripensa ad ardue e vaste imprese, che pur reclamerebbero compimento, non ha luogo di fronte ad un'efficace organizzazione come è quella dei reverendi missionari salesiani.

Con animo pacato, per quella fiducia intima che induce ad affrontare gli ostacoli, noi possiamo qui ora considerare lo spinoso problema della conservazione della lingua patria fra gli italiani dispersi in lontana regione.

Certo - e vi propongo di riaffermarlo in un ultimo voto - ad ogni missionario cattolico, per la magnifica ampiezza che è insita nello stesso suo nome, i confini del compito suo si allontanano a segno da abbracciare i fratelli di ogni razza e di ogni paese.

I missionari salesiani non domanderanno mai ai bisognosi donde vengano, prima di recare loro sollievo, quando essi giungono ad aprire le braccia caritatevoli anche a coloro che ignorano la fede cristiana. Ma al tempo stesso i nostri missionari non sono a nessuno secondi nel consacrare alla patria un affetto vivo e fecondo, e dall'apostolato loro intendono far derivare all'Italia tutti i possibili benefici.

Non parliamo male di questa nostra gente italica, prolifica, povera, pertanto spesso errabonda, ma che emigra in tutto il globo con umile ardimento e, solo che non abbia smarrito qualche barlume di principi religiosi e morali, si palesa adorna delle doti più rare ed arreca all'economia di molti popoli inestimabili vantaggi. Lavora indefessamente anche con scarso compenso, molto dà e poco chiede: oserei dire che chiede troppo poco, rinuncia quasi, ai popoli che l'accolgono e la sfamano, la propria caratteristica nazionale, abdica a molte pur degne sue tradizioni, muta la lingua sua. Non sarà mai eccessiva l'insistenza con cui si leverà la voce contro questa pieghevolezza dei nostri connazionali, spesso di gran lunga più civili delle popolazioni di cui adottano l'idioma.

Accenno a rimproveri, e nondimeno questi mi si fermano sulle labbra ripensando alle condizioni di quegli italiani, partiti da casa nell'estrema miseria, ignari delle glorie della loro stirpe, degli incanti di quella lingua di cui fanno inconsciamente getto e della quale a stento indovinano la fisionomia nelle alterazioni di un dialetto imbarbarito. Per elevare la dignità degli italiani emigrati all'estero, sì che valgano a serbare i loro bei caratteri etnici, ad adoperare e studiare la lingua nativa, è indispensabile l'intervento ammonitore di un fratello più provetto, che ad esso si imponga coll'autorità dell'ufficio, col ricordo dei benefici recati. Voi vedete che il sacerdote italiano, interprete di così auguste e vitali dottrine, consolatore nelle traversie, largo di soccorsi nel bisogno e d'altra parte educato in quella stessa terra patria, della quale a lui non sfuggono i vanti ed i diritti, è il miglior banditore, spesso il solo possibile, della necessità di mantener fede alla lingua nativa.

I reverendi Missionari Salesiani hanno da tempo percorso come pionieri la via che si addita: essi hanno istituito scuole di italiano fin nelle più remote regioni d'America, hanno saputo richiamare intorno a tali iniziative il favore del clero locale pur di diversa origine, e mutatisi di difensori in conquistatori, non esitarono a promuovere la diffusione della bella nostra lingua perfino fra le popolazioni indigene. Fortemente sorretti da saggie disposizioni dei loro superiori, hanno giustamente intrecciato le opere loro a quelle promosse da benemeriti Prelati, onore del nostro episcopato. Per l'emigrazione transoceanica hanno coadiuvato con ogni mezzo l'iniziativa del compianto Mons. Scalabrini, vescovo di Piacenza, che non possiamo ricordare senza lacrime, fondatore dell'istituto Cristoforo Colombo, instancabile nell'additare la gravità dei problemi dell'emigrazione.

E trasportandoci di qua dei mari nelle vicine terre di lingua francese, tedesca, inglese, quale impetuosa corrente' di operai italiani vediamo diffondersi per ogni dove, al rinnovarsi delle stagioni, fenomeno ad un tempo splendido e minaccioso. Il venerando vescovo di Cremona, Mons. Bonomelli, ha rivolto le sue sollecitudini ad assistere quei poveri operai, resi più nomadi e soli dalla stessa natura transitoria delle loro peregrinazioni, staccati dalla famiglia, esposti a mille insidie. I missionari salesiani hanno risposto anche a quest'appello di un pastore così nobilmente ansioso della salute di tanti fratelli. Io stesso ho veduto quei bravi missionari affaticarsi nell'adattare, con accorgimenti che l'esperienza andò sempre affinando, le forme della cristiana carità alle esigenze dei tempi nuovi, là a Brieg e a Nalers fra i lavoratori del Sempione. Ora il tunnel è aperto ed i treni lo percorrono: grandi feste hanno giustamente segnato la nuova vittoria dello spirito umano sulle resistenze della « materia sorda ». Non sarà male che nel nostro convegno rivolgiamo un memore pensiero a quegli innumeri operai che lavorarono e soffersero nelle viscere della montagna, fra i quali si inoltrarono i figli di D. Bosco, recando i conforti della Religione, parlando nella lingua d'Italia.

Con questo ricordo, che è un buon auspicio, chiudo le mie brevi parole, sottoponendovi alcuni voti ispirati dalla convinzione profonda che l'incremento e la conservazione della lingua patria fra i nostri emigrati, simbolo ed espressione della civiltà nostra, può tutto attendere dall'intelligente apostolato di quei nostri concittadini che emigrano a loro volta, non per brama di lucro, ma per zelo cristiano.

Ecco i voti. - Il Congresso

1. riafferma la grande importanza degli sforzi diretti a conservare e diffondere la lingua patria fra gli italiani sparsi nei paesi stranieri;

si compiace della tenace propaganda sin qui compiuta in tal senso dai Missionari Salesiani e dalle Figlie di Maria Ausiliatrice, seguendo le illuminate istruzioni dei loro Superiori e meritando sinceramente il plauso del R. Governo;

richiama la particolare opportunità di intensificare tale opera patriottica nei grandi centri di emigrazione italiana e confida nella benevolenza del clero locale per proseguire l'impresa;

2. propugna un'intesa, già in parte attuata, colle opere di Assistenza agli emigranti promosse da Prelati cattolici, quali l'Istituto Cristoforo Colombo promosso dal compianto Mons. Scalabrini e l'Opera di Assistenza agli operai italiani emigrati in Europa o nel Levante fondata da Mons. Bonomelli;

3. riconosce che le particolari cure che si vogliono consacrare ai connazionali ed alla tutela e diffusione della lingua italiana non possono far scordare il principio generale della fratellanza umana, predicato dalla Religione Cristiana, per il quale applaude all'amorosa assistenza che i Salesiani hanno per gli emigranti di qualsiasi nazione in ogni paese nel quale esercitino il loro apostolato.

NOTE.

1) La Società S. Raffaele, fondata dal compianto Mons. Scalabrini, ha per iscopo diretto dì mantener viva nel cuore degli Italiani, che emigrano in America, la fede cattolica, e con essa il sentimento di nazionalità e l'affetto verso la madre patria, e di promuovere il loro migliore benessere morale e materiale. La Casa centrale della Società di S. Raffaele è a Piacenza.

II) L'Opera d'Assistenza agli operai emigranti nell'Europa e nel Levante, fondata dall'Ecc.mo Mons. Bonomelli, Vescovo di Cremona, ha costituito nella Svizzera, in Germania, in Francia e in qualche punto del Levante, nei centri principali d'emigrazione, dei Segretariati in favore degli operai italiani. Dal Segretariato dell'Opera (Via XX Settembre n. 35, Torino) i RR. Parroci possono avere in ogni tempo norme sicure per consigliare e dirigere i loro parrocchiani costretti ad emigrare.

iii) Un'altra opera, già raccomandata altre volte ai Cooperatori, torniamo a far loro presente, l'Associazione Cattolica Internazionale della Protezione della giovane.

Quest'Opera, che ha varie sedi in Italia, ha pure molti sedi all'Estero e mira a proteggere le giovanette nei viaggi, consegna loro alla partenza un libretto-guida contenente utili avvertimenti, indirizzi di ricoveri, recapiti nelle varie città ecc.; le fa accogliere alle stazioni di arrivo da signore protettrici; fornisce aiuto nella ricerca di buoni collocamenti; comunica informazioni sui posti offerti in Italia e fuori.

L'Opera della Protezione della Giovane in Torino ha sede in Via S. Teresa n. 16. Quivi si potranno indirizzare per ogni schiarimento anche quei Cooperatori che non conoscessero una sede più vicina.

c) MEZZI PER SOSTENERE LE MISSIONI SALESIANE (Relatore Sac. Stefano Trione).

Il Congresso, ammirato dell' azione complessa e vigorosa spiegata fin qui dai Salesiani nel campo delle Missioni Estere convinto del crescente bisogno di aiuti, che occorrono per questo ai Salesiani; fu unanime nell'approvare le seguenti raccomandazioni:

1. I Cooperatori preghino istantemente ogni giorno per le Missioni - Rogate Dominum messis, ut mittat operarios in messem suam.

2. Quelli che hanno da Dio la vocazione per le Missioni, non vi pongano indugio: pensino che gli Angeli di quelle terre lontane sospirano i nuovi apostoli che accoglieranno festanti.

3. I Cooperatori che potessero coltivare od aiutare tali vocazioni fra i propri parenti, amici od allievi, non risparmino zelo o sacrifizi; e, riconoscenti a Dio di tale occasione, vi si adoperino con santo ardore.

4. Nessuno dei Cooperatori neghi l'obolo della sua carità in aiuto delle Missioni. Nelle elargizioni delle offerte solite a farsi in occasione di compleanni, matrimoni, decessi di persone care, non si dimentichino le Missioni Salesiane.

5. Si promuovano le due Conferenze ai Cooperatori annualmente prescritte dal Regolamento e si raccomandi nelle medesime l'elemosina per le Missioni Salesiane.

NOTE.

i) Raccomandiamo vivamente a tutti il primo e il quarto voto.

ii) A complemento delle deliberazioni e dei voti relativi a questo secondo gruppo, e Particolarmente di quelli di questa terza Sezione, riferiamo fin d'ora il discorso che il rev.mo Mons. Carlo Locatelli lesse all'imponente adunanza di chiusura nella chiesa di S. Celestino, appunto sulle Missioni Salesiane.

IL DISCORSO DI MONS. LOCATELLI.

ED ora, va' pensiero sull'ali dorate della carità, e valica i monti ed attraversa i mari, su iuospite spiaggie ed incolte terre saluta i redentori ed i redenti. Saluta i figli di D. Bosco nelle foreste dell' Oriente di Cuyabà fra i Coroados sulle sponde dell' Araguaya nella Colonia del S. Cuore, salutali in Patagonia, nella Terra del Fuoco, nell'Argentina, nel Chili, fra i selvaggi e fra i lebbrosi, nelle terre civilizzate e fra i fratelli d'Italia emigrati, e in questo istante, per converso d'affetto sentano che i fratelli d'Italia li ricordano, li ammirano, si occupano del loro ministero, pregano per loro.

Quando nell'Evo Medio l' Europa si gettava nell'Asia, l'Occidente nell'Oriente, e al grido di Dio lo vuole si volava armata mano alla conquista di Gerusalemme, alla liberazione del Sepolcro glorioso, era quel fatto anche un'obbedienza ad un bisogno sociale; la civiltà cristiana voleva espandersi, e si spinse fino a quelle terre che allora erano una specie di colonne d'Ercole dell'incivilimento.

Oggi, scoperte le nuove terre, è un bisogno, un dovere di gettarsi là a conquistare in Cristo e per Cristo i parlanti in altro emisfero la nostra dolce favella. La Chiesa, che possiede la scienza delle vive esigenze religiose e civili e possiede ancor quella del provvedervi, ha detto il suo Dio lo vuole. Lo dissero i Vicari di Cristo, lo dissero i due grandi Pastori lombardi Scalabrini e Bonomelli, lo dissero altri veneratissimi Vescovi, lo disse anche l'Eminentissimo Pastore della Arcidiocesi Milanese dando all'opera delle Missioni Salesiane il più efficace e largo appoggio, con tanta soddisfazione di chi raccogliendo la preziosa eredità di D. Bosco, mentre regge l'Opera salesiana ove nacque, l'assiste e dirige nella magnifica sua espansione nei due emisferi.

Il Congresso l'ha in questi giorni esaminata, ammirata, circondata di venerazione e colmata di voti ragionati e cordiali per l'avvenire; e noi continueremo ad edificarci leggendo le molteplici pubblicazioni salesiane, ispiratrici di nuove generosità, pegno di nuove conquiste.

E fu un giorno in cui leggeva una di quelle relazioni che mi risovvenni del libro II c. 7 di Esdra ove è narrato dello zelo suo a vantaggio di coloro qui ascenderunt de captivitate migrantium.

Se io vi ripetessi tutti i nomi di quegli emigrati e delle tribù alle quali appartenevano, vi sembrerebbe di leggere quasi i medesimi nomi che abbiamo nelle relazioni salesiane. E tutta quella gente, dice Esdra, quasi un sol uomo erano quarantaduemilatrecentosessanta.

Or come poteva egli ricostituire la legge, ridonare il tempio, e rifornire le abitazioni a quei figli dell'emigrazione? La risposta l'abbiamo nel medesimo luogo dei libri santi e la riporto testualmente :

Or alcuni dei capi delle famiglie contribuivano pei lavori. Athersatha mise nel tesoro mille dramme di oro, cinquecento coppe e 53o tuniche sacerdotali.

E un numero di capi delle famiglie misero nel tesoro dei lavori ventimila dramme di oro e duemila dugento spine d'argento.

E quel che diede il resto del popolo fu ventimila dramme d'oro e duemila mine d'argento e sessantasette tuniche sacerdotali.

Il significato dell'antica allusione è così evidente, che non occorrono spiegazioni. Piuttosto dirò di una stretta al cuore che mi ebbi appena giorni sono. Ero entrato ad ammirare quel padiglione della nostra Esposizione che porta il titolo : « Gli Italiani all'Estero » e fra l'altre opere ammiravo non solo il fatto dai Salesiani, ma il da farsi. Ma quando avvertii all'esterno di quel padiglione gli avvisi della Coppa d'oro e del premio di 1oo mila lire per la corsa di un cavallo, la quale potrebbe anche esser la morte di un cristiano, ah ! mi sentii stretta l'anima da dolore, pensai al capitolo di Esdra, ai figli qui ascenderunt de captivitate migrantium e alle phialas quinquaginta!... Grandi, grandi miserie umane! Però sta scritto: Vince in bono malum!

I Salesiani hanno le Missioni, e noi abbiamo una missione: Vexilla Regis prodeant!

Al grido di « Dio lo vuole! » i Vescovi poneano benedetto il vessillo nelle mani dei prodi. Oggi è nostra missione mettere nelle mani del Salesiano il Vessillo della Croce e ad un tempo i mezzi a compiere il grande programma di cristiana e civile redenzione.

E ti piaccia, o Signore, dal tetto natio onde emigrò l'italiano , dal tetto natio ove nacque e vive l'infedele convertito, trarre un popolo tutto, ricco di religione e di civiltà, instaurato in Cristo, il popolo di cui parlava Ambrogio

Ut populus Christi diceremur!

Siano le Missioni Salesiane nell'uno e nell'altro emisfero il popolo di Cristo che fu, è, e sarà nei secoli.

(1) Vedi le Note ai deliberati della sezione b, pag. 362. (2) Lettera pastorale per la Quaresima del 19o5, pag. 23,

Gli Oratori Festivi.

(Lettera aperta agli amanti della gioventù) (*)

PARTE II. VII.

Gli sports negli Oratorì.

FORSE alcuno farà le meraviglie nel vedere che D. Simplicio si rimette a parlare di sports il mese di dicembre. Cosa volete ! Anzi tutto, notate bene, non si trovò prima d'ora una pagina disponibile per l'umile sottoscritto; e poi, o cari amici, se mentre siam costretti a starcene tappati in casa, ci determiniamo a far dello sport, e del buono sport nella bella stagione futura, mi sembra che non siano per nulla intempestivi i miei cicalecci. E chiudo subito la parentesi.

Chi andasse a rileggere l'ultimo tratto della mia lettera - non per un solo motivo sempre aperta - troverebbe che accingendomi a parlare di sports, mi proponeva di togliere dalla mente di alcuno qualche vecchia preoccupazione che lo rendesse ancor dubbioso se aprire o no agli sports ambo i battenti di un Oratorio.

Parliamoci chiaramente. Dopo gli autorevoli ed affettuosi incoraggiamenti rivolti dal S. Padre alle schiere ginnastiche accorse dall'Italia e dall'Estero ai suoi piedi, dopo quanto si disse nei convegni sportivi cattolici e quanto si ripetè nell'ultimo Congresso Salesiano, a me pare che nessuno dei buoni Cooperatori dovrebbe ancor avere per gli sports qualche diffidenza. Non vedete, amici cari, come la pedagogia moderna s'interessi tanto dell'educazione fisica dei giovani, sino a farne ornai il primo coefficiente della loro stessa educazione morale ? La teoria è esagerata senza dubbio, ma molto di buono c'è e non dobbiamo gettarlo. Quindi è una necessità il far buona accoglienza agli sports negli Oratori. Ammetto che in qualche luogo noia se ne vedrà, ancora tutto il bisogno; ammetto che altrove sarà più che su dente quel po' di ginnastica che si permette ordinariamente, ma almeno almeno un po' più d'interesse anche in questa parte, oggi è necessario.

Del resto « una istituzione come la ginnastica che rappresenta un potente mezzo preventivo e profilattico d'igiene sociale, di economia pubblica e di prosperità nazionale, sviluppando e mantenendo sani ed attivi al lavoro produttivo, sia quello del cervello, sia quello del braccio, tanti e tanti esseri che ora intristiscono, alcuni sotto la forza della debolezza, altri sotto la debolezza della forza male impiegata, non può non considerarsi tra quelle che devono dare il maggiore coefficiente alla soluzione dei nostri problemi economici: la organizzazione di essa è questione delle più vitali ». Ma il concorrere ad affrettare la soluzione di questo problema, implica anche « il dovere di redimere dagli errori presenti tutti coloro che per ignoranza o per vanità alimentano il confusionismo nei concetti e nelle manifestazioni di inconsulte prove sportive, che sono una delittuosa negazione degli alti ideali dell'educazione fisica (1). »

Questo sì. Il far della ginnastica o il darsi a qualunque altro genere di sport con esagerazione, a danno dei giovani e dello scopo degli oratori, questo, dico, è proprio un delitto.

Leggasi questo passo della Civiltà Cattolica (2) : « Fu già notato da un geniale pubblicista, non sospetto certo ai giovani di rigorismo intempestivo, come alla tendenza verso la brutalità che i più moderni ìgienisti temono nell'abuso della vità atletica e sportiva, deve cercarsi rimedio in uno spirito informatore che ricordi come il corpo sano abbia da essere ordinato ad un'anima cristianamente sana. E guai se questo spirito si trascurasse, guai se dalla prevalenza dell'esteriore e dell'accessorio venisse soffocato: di tutta quest'azione non resterebbe che una specie esterna, senza vita cristiana, un cadavere! Si addestrerebbero le membra, non si educherebbe il cuore; si formerebbero corpi robusti, non animi forti.

» Questo pericolo, certamente, potrebbe sorgere dalla esagerazione, come di ogni altro mezzo, quantunque ottimo; e sorgerebbe, quando giuochi ed esercizi ginnastici e atletici, prolunggati e moltiplicati fuori della moderazione, non lasciassero più quasi tempo o riposo, nè animo capace di stimare e gustare l'istruzione e la formazione morale e religiosa, quando la ginnastica educativa degenerasse in un volgare acrobatismo, che avvilisce, non educa, che prepara nevrastenici inquieti, non giovani operosi. Questo pericolo è manifesto nei frutti perniciosi che da non poche società sportive di spirito laico si vengono raccogliendo; nè altro certamente aveva tenuto in diffidenza fin qui verso questa nuova forma di azione giovanile molte anime rette e assennate. »

Ma esso non è da temersi negli oratori, se informati allo spirito di D. Bosco ; giacchè nella sacra bandiera che questi inalberano, stanno chiaramente gli impulsi e i limiti della loro attività.

Allontanando adunque questo pericolo, c'è da augurarsi che le società sportive pullulino negli Oratori come cespi di freschissimi fiori odorosi al sorgere della primavera; e cordiale dev'essere l'augurio. Per questo non senza particolar compiacenza il mio pensiero si posa sulle prime società di tal genere sorte in seno agli Oratori, benedicendo di cuore allo zelo degli indefessi promotori. Il bene raccolto da essi è già grande. Animo a moltiplicarlo.

Nessuno si spaventi delle difficoltà, esse son grandi senza dubbio, ma la carità deve superarle. Pareva un sogno (tanto per dire un esempio) pareva un sogno il pensiero di una Società sportiva nell'oratorio festivo di Faenza, e quando alla distribuzione dei premi ai giovani dell'Oratorio, il Direttore di quell'Istituto Salesiano l'annunziò come parte del programma dell'anno 1905-1906, pochi credettero alla possibilità dell'effettuazione.

Ma quello che per tanti sembrava un problema assai difficile, fu risolto dal buon volere dei giovani stessi. Furono sette od otto di essi chi pieni di entusiasmo, sotto il comando di un loro stesso compagno, allievo della Robur di Ravenna, nell'aula del Ritrovo serale cominciarono i primi esercizi a braccia libere; e i pochi crebbero in molti il desiderio di formare una vera Società, che non tardò a sorgere. Il 14 ottobre dello scorso anno, 24 baldi giovanotti, colle loro bianche divise e fascia rossa, si presentavano al pubblico per un primo saggio. L'entusiasmo crebbe e le sorti della Società fùrono sicure, perchè da 24 il numero degli inscritti passò tosto a circa 4o. La Società prese il patriottico nome « FERT » col quale si volle espresso lo spirito che l'informerà costantemente, nell'interpretazione: « Fortitudo eorum religionem tenebit » ; ebbe un regolamento ed elesse un Consiglio Direttivo. Ora la Fert conta un anno di vita, un anno di lavoro molto fecondo. Prese parte a vari convegni, nè mancò al Congresso sportivo di Biella ove pure ebbe speciali onorificenze. Coi suoi saggi ed accademie suscitò intorno alla città di Faenza l'amore alla ginnastica, e in pile luoghi portò come il seme di tante nuove società. A Lugo, dopo un saggio dato all'Istituto Salesiano sorse la « Salus » nell'Oratorio festivo dello stesso Istituto; a Bagnacavallo, pure dopo un saggio della Fert, sorse la Fulgor ; a Granarolo, dove la Fert fu chiamata due volle, portando sempre entusiasmo, sorse la « Vita » ; e così a Russi, dopo una accademia data colla Robur di Ravenna, furon fatte oltre 4o iscrizioni per una nuova società ginnastica. Nè voglio tacere che un socio della Fert fondò a Forlì la Iuventus, e che un altro socio tenne, fino al luglio scorso, il campionato ciclistico faentino. E tutto questo in un anno.

Se la balda Società faentina attorno il suo vessillo (inaugurato testè al compiersi del 6° lustro di pontificato di quell'Ecc.mo Vescovo Monsignor Cantagalli, cotanto benemerito dell'Oratorio) continuerà a raccogliere un sì bel numero di giovani, e fedele al suo programma li verrà affezionando a quella pietà cristiana, che si alimenta coll'adempimento dei doveri religiosi, non vedete, o buoni lettori, quant'essa si renda benemerita delle famiglie di quei giovani e di tutta quella cara città di Romagna?

(Continua)

D. SIMPLICIo.

(1) M. Jerace: Gli sports nella scienza e nell'educazione.

(2) Anno 570 vol. 4, quad. 1351. - Dopo il Congresso giovanile e sportivo di Biella.

La questione agraria in Italia.

IL SAC. DOTT. CARLO M. BARATTA, avendo fatto umiliare a S. Maestà il Re una copia d'un suo recente opuscolo - La questione agraria in Italia - riceveva questa risposta:

Pisa (S. Rossore), 15 novembre 19o6.

Reverendo Signore,

È pervenuto al nostro Sovrano il distinto esemplare della pubblicazione « La Scuola agraria in Italia » offertoGli dalla S. V. pel tramite del Reverendo Sacerdote Stefano Trione.

Il gentile omaggio ha ricevuto benevola accoglienza da parte di Sua Maestà il Re, il quale si è riservato di prendere conoscenza a tempo opportuno di questo lavoro frutto degli importanti studi ch'Ella con tanto amore coltiva.

Frattanto la Maestà Sua mi ha incaricato dì ringraziarla nel Real Nome anche per i sentimenti di devozione da Lei affermati in tal guisa, ed io ciò faccio colla presente lettera valendomi dell'opportunità per porgerle, Reverendo Signore, gli atti di mia perfetta osservanza.

IL MINISTRO

E. PONZIO VAGLIA.

Al Reverendo Sacerdote Dott. Carlo Baratta.

PRO-MEMORIA. - Il Bollettino, com'è noto ai benemeriti Cooperatori, si spedisce gratis, ma faranno un'opera di vera carità quanti, potendo, c'invieranno un qualche contributo da coprire almeno le spese annuali di stampa e di spedizione.

Dalle Missioní

Patagonia Settentrionale

Dalla Casa=missione di Chos=Malal.

(Lettera del Sac. Matteo Gavotto al sig. Don Rua). Chos-Malal, 5 agosto 19o6. AMATISSIMO PADRE,

Sono pochi giorni dacchè siamo tornati da una missione al Nord-ovest di Chos-Malal. Siamo stati fuori di casa più di 5o giorni. In questo frattempo abbiamo visitato Curileo, Chapua, Barranca, Botaranquil, Tril e Chacayco.

Queste missioni diedero, complessivamente, un risultato di 962 comunioni, 155 battesimi e 15 matrimoni. Moltissime furono anche le cresime, ma non ne so dirle il numero, perchè ancora non le ho registrate.

A giorni ci rimetteremo in viaggio verso il sud e staremo in missione più o meno tre mesi. Al ritorno non mancherò d'inviarle alcune notizie più abbondanti di questa volta.

Intanto, amatissimo Padre, creda che queste missioni sono un poco difficili, come le abbiamo già scritto altre volte. Per essere la popolazione tutta disseminata, a voler fare un poco di bene è giocoforza mettersi in giro nel cuore dell'inverno, in cui questa gente si riunisce a preferenza nelle valli per salvarsi dalle molti nevi che cadono sulle montagne. Ma in questo tempo più che mai, gagliardi e freddissimi venti accompagnati da piogge e nevi rendono la vita del missionario faticosa. Ma il buon risultato che se n'ha, fa sì che non si senta il lavoro. In vero se si pensa che in questo m'odo ci è facile far del bene a moltissime anime, non si può far a meno d'incontrare con gioia qualunque fatica.

Qui stiamo tutti bene di salute e tutti con grande volontà di lavorare.

Riceva, amatissimo Padre, i nostri più cordiali saluti, e preghi e faccia pregare per questi suoi figli.

Ci benedica tutti e benedica pure queste popolazioni , che sebbene non l'abbiano mai veduta, pure sento che l'amano al par di noi con affetto veramente figliale; ed in modo particolare benedica al sottoscritto .che baciandole riverentemente la mano si dice

Suo Um.mo ed Obb.mo figlio in G. C.

SAC. MATTEO GAVOTTO

Missionario Salesiano.

Mallo Grosso

Una supplica commovente.

(Lettera del Sac. Giovanni Balzola). Colonia S. Cuore (Cuyabà), 26 luglio 19o6. VENERATISSIMO SIG. D. RUA.

NoN sono ancor due mesi che le inviai una breve relazione sull'andamento di questa Missione che Le sta tanto a cuore, ma non posso far a meno di scriverle nuovamente.

Manca il personale !

Creda, amatissimo Padre, abbiamo assoluto bisogno di personale. Lo sviluppo che ha preso la Colonia ci rende indispensabile l'aiuto di parecchi buoni e robusti coadiutori. Ne sentivamo il bisogno già quattro anni or sono; si figuri adesso ! Altrimenti come tare ad attendere agli indii e continuare lo sviluppo progressivo della loro civilizzazione ? Ella ricorderà come col caro Bertolino noi già perdemmo un preziosissimo aiuto ! Vennero poi altri, è vero; ma Ella sa pure che si aperse una seconda Colonia e che uno dei nostri più attivi confratelli, il buon Domenico Minguzzi, è presentemente assente dovendo tener l'interim della direzione della terza Colonia. Basta talvolta che uno di noi si senta anche solo un po' indisposto, per non saper proprio come fare ad andare innanzi.

Adesso, per esempio, ci troviamo davvero imbrogliati. Uno si fece male ad un piede, un altro ad una mano.... e obbligati come sono a riposare, debbono per necessità scaricar sugli altri, già sovraccarichi di lavoro, le loro abituali occupazioni. Si figuri, amatissimo Padre, che giorni ci tocca passare in simili circostanze !

Per due settimane, ad esempio, io dovetti levarmi poco dopo la mezzanotte per poter sbrigare le cose mie e poi assistere alcuni indii nei loro lavori. Ma però non creda che ci perdiamo di coraggio, no mai ! Sia sempre benedetta la volontà del Signore, e sia pur ringraziata la sua Provvidenza, che mette nei nostri indii tante buone disposizioni.

Ascolti, amatissimo Padre. Avevamo bisogno di assi, e mancandoci il nostro capo falegname non c'era chi ce li facesse. S'insegnò ad alcuni ragazzi dai 15 ai 18 anni ed hanno imparato così presto e bene che fanno davvero restar meravigliati. Altri vennero messi a fare mattoni crudi, e sono riusciti a fornirne regolarmente il muratore, anzi alcuni altri usano già anche la cazzuola. Altri furori posti a squadrare tronchi di alberi e questi pure riescono perfettamente. Di questi giorni, sempre per mancanza di personale, dovetti affidar loro anche il servizio del carro cui vanno aggiogate più paia di buoi, e subito si son fatti ottimi conducenti.

I ragazzi poi si abituano proprio a tutto nei servizi di casa, nelle officine, nel campo col bestiame e in tutti i servizi di campagna, come nella scuola, nella musica, nelle cerimonie di chiesa, insomma in tutto.

Come vede, amatissimo Padre, mentre il Signore permette che talvolta abbiamo da soffrire, non manca però di consolarci. Con tutto ciò, non lasci di dir chiaro agli aspiranti: a' questa missione, che han bisogno di una forza speciale, perchè la nostra è vita di sacrificio. Lo ripeta particolarmente ai buoni coadiutori di cui, come le ho detto, abbiamo assoluto bisogno.

Mancan le vesti per gli indii !

Una cosa che pur mi addolora assai è di non avere vestiti per mantenere coperte queste creature. Povera gente ! Quando qualcheduno dei più laboriosi, a titolo di premio, arriva ad avere un vestito qualunque, non sembra più un indio.... Ma non avendone mai per tutti, dobbiamo rassegnarci a vederli parte in camicia, parte con qualche giubbone, parte con qualche straccio ed altri con nulla... e questo già ci addolora assai e ci fa vergogna.

Eppure che fare? Che colpa ne abbiamo noi ? Che colpa ne hanno essi ? Ed una camicia, un vestito, che cosa posson durare ?....

Ma quella Provvidenza Divina che veste i fiori del campo e gli uccelli dell'aria e che fa crescere il pelo e la lana agli animali, provvederà anche a queste creature fatte ad immagine e somiglianza di Dio.

A stimolare la generosità dei nostri cooperatori, permetta che aggiunga che questi nostri cari amici fintantochè vivevano nelle foreste e si avvicinavano per le prime volte ai civilizzati non conoscevano il pudore, nè sentivano vergogna della loro nudità; ma non appena si avanzarono un poco nella civiltà e per qualche tempo ebbero di che coprirsi, senton vivissima tutta la forza naturale del pudore e soffrono a tornare senza un cencio. Ne abbiamo già molti alla Colonia, donne, uomini, e specialmente ragazzi e ragazze, che non si presentano più senza essere decentemente coperti; e alcuni, se nelle capanne depongono il vestito, appena sentono che arriva alcuno di noi, corrono a coprirsi e poi ci fissano timorosamente, come chi si aspetta un rimprovero. Dio voglia che quanto prima li possiamo vedere e mantener tutti decentemente coperti.

Accetti, o veneratissimo sig. D. Rua, i nostri sentimenti di figliale affetto e di venerazione profonda e voglia trasmetterli anche agli altri amati Superiori, nè manchi di raccomandarci caldamente alla carità dei nostri benemeriti Cooperatori. Preghi pure e faccia pregare per questi suoi figli del deserto, ma specialmente pel suo umil.mo Figlio in G. e M.

SAC. GIOVANNI BALZOLA. La risposta del Sig. D. Rua.

Il commovente appello dell' infaticabile Missionario è stato esaudito.

Il 12 dello scorso novembre salpava per Rio Janeiro l'ispettore D. Antonio Malan e il giorno 22 lo seguivano 11 nuovi missionari (un sacerdote, due chierici, due coadiutori e sei catechisti) tutti destinati alle Colonie fra i Bororos-Coroados.

Coi nuovi rinforzi partirono anche numerosi oggetti di vestiario, 12 telai, 5o filatoi e 2 macchine per torcere il filo, per avviare quelle indie a tessere il cotone, alla cui coltivazione verranno istradati gli uomini e i ragazzi.

Speriamo, poco alla volta, di poter circondare quei nuovi civilizzati di tutte le comodità del viver civile. Ci aiutino, con le preghiere e con le elemosine, i zelanti Cooperatori.

Un'escursione al nord di Cuyabà. (Relazione del Sac. Antonio Colbacchini).

Coxipò do Ponte (Cuyabà), 29 agosto 19o6.

REV.MO SIG. D. RUA,

IL proverbio dice : meglio tardi che mai! ed appunto per questo, sebbene un po' in ritardo, giudico Le sarà egualmente cara la relazione di una missione che diedi al nord di Cuyabà.

La sera del 4 ottobre, abbracciato affettuosamente il nostro Superiore D. Malan ed i cari confratelli, lasciai la casa di Cuyabà.

Dovevo portarmi alla riva opposta del rio Cuyabà. Era l'ora del tramonto. Attraversando la placida onda del maestoso fiume, alla bellezza di quel tramonto tropicale mi scendeva al cuore con i raggi del sole morente, tranquillo e dolce il pensiero che la vita è un giorno che presto finisce, che il tramonto del Missionario dopo giorni di fatiche e sacrificii deve esser bello davanti a Dio, come è bello all'uomo contemplare, riposando dalle fatiche del giorno, il posarsi di un sole estivo.

Volgevo lo sguardo lungo il fiume, ed il pensiero più veloce dell'onda correva sino all'oceano e di là con volo ardito posavasi nel suolo benedetto della patria a trovar nuove gioie nei dolci ricordi di persone amate, ai piedi di Maria SS.

Ausiliatrice nel suo Santuario o presso la tomba dell' amato D. Bosco. Quanti pensieri e quanti affetti in quell'ora

Alla spiaggia ci aspettavano i cavalli. Senz'indugio, perchè omai era tardi, mi posi in cammino e presto arrivammo alla casa di un nostro amico che gentilmente ci diede ospitalità.

La comitiva viaggiante era appena di tre persone. Una guida, un uomo sui 4o anni, alto, magro, che a guardarlo faceva quasi paura, con un cappellaccio a cencio e un lungo coltello e l'inseparabile arnia da fuoco alla cintola, un chierico per aiutarmi nel santo ministero, ed io.

Gli otto giorni di viaggio - Ad Araras - Scene di, pietà edificante.

La nostra meta era Barra do rio dos Bugres, che dista da Cuyabà una quarantina di leghe, cioè cinque o sei giorni a cavallo.

Il mattino seguente, assai per tempo, ci rimettemmo nuovamente in marcia, ma nonostante le indicazioni della guida fin dal principio andammo quasi sperduti e la notte stava per sorprenderci senza conoscere ove fossimo, quando d'in mezzo agli alberi scorgemmo lontano un po' di fumo. Spintici a quella direzione, c'incontrammo in alcuni altri viaggiatori che si preparavano una cena frugale. Ci decidemmo a passar ivi la notte... Casa non v'era, ma sì l'azzurra e splendida vólta del cielo. Stese le nostre amache e ringraziato il buon Dio della sua assistenza, aspettammo il sonno contemplando le stelle. Sopra i nostri occhi brillava la Croce del Sud (1), la croce che per un cristiano e molto più per un missionario è sempre una cara visione.

Senza alcun notevole incidente il quarto giorno di viaggio arrivammo ad Araras, ove un buon signore nauseato della vita di città vive tranquillamente i suoi giorni dedito all'agricoltura ed all' allevamento del bestiame. Fummo accolti e trattati con ogni gentilezza. Alla mattina celebrai la S. Messa, amministrai il S. Battesimo ad alcuni bambini e ci allontanammo col più grato ricordo di quel luogo e di quelle persone.

Da Araras il viaggio comincia ad essere più difficile e pericoloso. Bisogna passar varii torrenti, e attraversar luoghi montagnosi e selvaggi, e internarsi in vergini foreste ove la tigre ha il suo impero. Difatti dopo poche ore di viaggio, usciti appena da un bosco in una gola di monti, scorgemmo le orme recenti di una grossa tigre in direzione del nostro sentiero. Doveva essere passata di là inseguendo qualche altro animale, così appariva dalle tracce; e difatti, poco più innanzi, scorgemmo il luogo ove la tigre aveva colto e divorato la preda. A siffatti incontri l'animo resta un po' agitato e l'occhio gira sospettoso a destra e sinistra, ma il Missionario può ben sperare in una particolare assistenza del suo buon angelo e degli angeli di quelle foreste.

Ovunque ci fermammo, si ebbe la consolazione di esser ricevuti con festa da quella povera gente così lontana da ogni centro, priva di ogni comodità, e senza un sacerdote che l'istruisca ed aiuti. E in ricambio procurai sempre di dar comodità di ascoltare la S. Messa e di accostarsi ai Santi Sacramenti, come pure amministrai diversi battesimi anche a fanciulli e fanciulle di dieci e dodici anni ! Mi sentiva commuovere nel sentire e vedere che alla notizia del passaggio di un missionario avevan sacrificato qualunque interesse, e a piedi chi non aveva potuto fare altrimenti, comunque fosse il tempo, avevan fatto molti chilometri per condurre a battezzare i proprii figli ! Una povera madre arrivò in un punto nel momento stesso che io montavo a cavallo per partire.

- Mi faccia la carità, Padre, di battezzare questa creatura, mi disse correndomi innanzi; ieri sera seppi del suo arrivo qui, ma non trovai nemmeno un cavallo e dovetti viaggiar tutta la notte. Sia però benedetto il Signore, che son giunta ancora in tempo; mi faccia la carità di battezzare questo figlio !

Ella può immaginare, amatissimo Padre, con qual gioia accontentai quella povera madre, la quale, compiuto il santo rito, mi ripeteva colle lagrime agli occhi

- Non poteva farmi una carità più grande. Da anni aspettava un sacerdote, e se perdevo quest'occasione, chi sa quanto ancor avrei dovuto aspettare !

Com'è vero che alcune escursioni annuali in mezzo a quelle campagne sarebbero indispensabili. Ma il nostro lavoro è già grande, e non si può arrivare a tutto.

Barra do Rio dos Bugres - Cercatori di gomma e d'ipecacuana Fruttuosa missione.

Finalmente dopo otto giorni di viaggio ci trovammo di fronte alla piccola popolazione di Barra dos Bugres, che si trova alla sponda destra del Rio Paraguay. La notizia del nostro arrivo ci aveva preceduti e vennero subito ad incontrarmi, in una imbarcazione speciale, le principali persone del luogo.

Tra i complimenti e le felicitazioni reciproche attraversammo il fiume Paraguay, che vicino alle sue sorgenti è ben diverso da quello che bagna Assunzione!

Barra do rio dos Bugres prende il nome dal trovarsi alla confluenza o barra del Rio dos Bugres (o fiume dei selvaggi) col Rio Paraguay. Pochi anni indietro non esisteva ancora il paesello ; anzi era un luogo inospitale a cagione dei feroci indii Barbàdos che attentavano la vita a chi si avventurava in quelle foreste.

Le ricchezze del luogo, stante la grande quantità di ipecacuana scoperta nella vicina immensa foresta, e l'albero della gomma ivi pure dominante fecero affrontare ogni pericolo. Sacrifici e vittime non mancarono; la violenza si respinse colla violenza ed i poveri selvaggi assaliti a più riprese e decimati dovettero ritirarsi e lasciar libero il luogo ai nuovi conquistatori. Così sorse il paesello. Poche persone speculatrici della radice medicinale e dell'industria della gomma furono i suoi primi abitanti ; ma i guadagni favolosi ottenuti allettarono altri e quindi si costrussero case, si allinearono le strade e ora più che mai ferve il lavoro di espansione, nella quasi certezza che verrà attivato un servizio di navigazione a vapore tra Corumbà e Barra do Rio dos Bugres. A dir la verità questo luogo è e sarà un centro di grande commercio, se l'industria saprà valersi delle ricchezze naturali di quella immensa zona. Di là partono per diversi luoghi i cercatori di sciringa (gomma elastica) e di Poalha (ipecacuana), e là ritornano a smerciare il frutto dei loro lavori.

Non tutto il tempo dell'anno è favorevole a tali industrie, ma solo il tempo della siccità, vale a dire un 6 od 8 mesi. Durante le pioggie è impossibile passare per quelle foreste non tanto per le acque, quanto per non buscarsi le febbri palustri. E di quei giorni appunto, avvicinandosi il tempo delle pioggie, molti eran ritornati ed altri continuavano a ritornare. Povera gente ! faceva compassione a vederla così stanca, magra e pallida, dopo quattro o sei ed anche otto mesi passati in quelle sconfinate foreste, nella vita la più stentata.

I cercatori di gomma passano tutto il giorno da pianta a pianta raccogliendo in piccoli vasi il prezioso liquido o latte, che tale sembra, stillatovi da un piccolo foro praticato il giorno innanzi; latte che lasciato coagulare in recipienti maggiori forma la preziosa gomma la quale trasportata sul dorso di muli sino al primo fiume navigabile e di là su leggera canoa e poi su navi maggiori, viene offerta al progresso ed all'industria moderna che sa trarne tanto vantaggio, ma che costa incredibili fatiche per trarla dalla natura.

Così pure la poalha, una pianticina che cresce nel più fitto della foresta quanti sacrifici non costa ! Ore ed ore, anzi intere giornate, il cercatore deve star curvo fino a terra, lentamente aggirandosi a destra e sinistra scrutando ogni centimetro quadrato tra arbusti e felci, tra foglia e foglia, in cerca della desiderata pianticina per raccoglierne la salutifera radice ! Ah! l'avidità del guadagno quanti sacrifici non esige dall'uomo e quante volte anche la vita !

Mi fermai alcuni giorni in missione in mezzo a quei lavoratori, non senza frutto. Quei poverini ritennero veramente come una grazia speciale la presenza di un sacerdote. Erano anni ed anni che non avevan più visto un ministro di Dio e non mi lasciarono in. ozio.

Ebbi la consolazìone di amministrare molti battesimi. Si presentavano dieci, venti e più persone che pregavanmi di battezzare il figlio o la figlia già grandicelli.

Quanta pazienza nel riuscire a raccogliere il nome dei padrini, dei genitori, l'età del battezzando ecc. ecc.

Ogni giorno che mi fermai a Barra do Rio dos Bugres ebbi il mio da fare per l'amministrazione dei battesimi.

Per facoltà suddelegatami da S. E. il Vescovo dìocesano amministrai pure la S. Cresima ad un'ottantina di persone. Nè mancai con facili e ripetute istruzioni di disporle il meglio che mi fu possibile ai santi Sacramenti.

Partii colla persuasione della necessità estrema che un sacerdote vada tra loro e sol per loro sacrifichi la sua vita; ed invece, povere anime, chi sa quando potranno aver una tal fortuna, ed anzi chi sa quanti anni ancor passeranno prima che rivedano un ministro di Dio !

L'ultima mèta del viaggio - Due giorni in mezzo ad una foresta - Sulla via del ritorno - Nuove rappresaglie ? - In casa Joretti.

Era mio desiderio di non tornare direttamente a Cùyabà, ma di fare un'escursione ancora più al nord e gentilmente distinte persone di Barra do Rio dos Bugres mi offersero mezzi e guida. Mi allontanai commosso da quella buona popolazione.

Mia seconda meta od estremo limite del viaggio erano i possedimenti di un nostro illustre amico e cooperatore il sig. Federico Joretti, che da tempo desiderava accogliere in casa sua un sacerdote salesiano. La distanza non era poca, le difficoltà neppure; tuttavia col nome di Maria SS. Ausiliatrice nel cuore e nelle labbra ci mettemmo in cammino.

Appena usciti da Barra dos Bugres ci internammo in una fitta foresta che doveva accoglierci per due giorni dì viaggio. Aveva udito parlare della grandezza e magnificenza di questa sconfinata foresta, ma l'assicuro, amatissimo Padre, che la realtà superò l'immaginazione.

La notte venne presto, e vicino ad un ruscello di limpida e fresca acqua ci fermammo. La notte nel cuore della selva ! Non lo nego che io sentivo l'animo un po' oppresso dall'incubo terribile dell'oscurità profonda; invano sospirava l'incanto sereno delle stelle. Il fuoco acceso vicino a noi dava un po' di vìta al quadro, sebbene le fiamme rossastre gettassero le più strane ombre a perdersi nel più oscuro del bosco. Nè mancava, di quando in quando, il grido acuto o roco di qualche bestia selvaggia, il lugubre canto degli uccelli notturni, il sibilo del serpente, e sopratutto i fischi delle scimmie che saltando di ramo in ramo nelle vicine piante, parevano che si fossero accordate di non lasciarci dormire.

Dopo un lungo dormiveglia, quando Dio volle spuntarono i primi bagliori del giorno nascente. Tosto con particolar fervore celebrai la S. Messa ed il mio compagno fece la Santa Comunione. Rimessici in viaggio, continuammo il cammino alla fitta ombra del bosco, che segna l'estremo limite ai selvaggi. In questi ultimi mesi un raccoglitore di gomma vide nella zona del suo lavoro un nuovo sentiero : credeva che vi fossero passati degli indii, e intanto fa alcuni passi e trova un rimo che evidentemente era stato messo là a bella posta ad impedirgli di continuare; si china per passarvi sotto, ma in quel momento una freccia mortifera lo colpisce al collo e lo stende cadavere. Il compagno che lo seguiva a pochi passi vede, impallidisce, ode un fruscio poi il sibilo di un'altra freccia, quindi scorge tra foglia e foglia un selvaggio che tenta nascondersi e fuggire. « Vita per vita ! » ei grida, e con una palla del suo fucile vendica il sangue fraterno ! Nondimeno sembra che i cercatori di gomma vogliano riunirsi in corpo ben armato e dare un nuovo assalto aì poveri selvaggi. Eterna lotta che forse continuerà finchè vi sarà un indio in ìstato selvaggio ! Quanto non preme che si solleciti con ogni sacrificio lo sviluppo dell'opera insigne di civilizzazione, iniziata daì nostri confratelli in queste foreste.

Alla fine del secondo giorno sostammo nella povera, ma linda capanna d'una famiglia colà stabilita da pochi anni per il raccolto dell' ìpecacuana; e il giorno seguente, celebrata la santa Messa ed amministrati alcuni battesimi, dopo di aver compiuto alcuni altri chìlometri in mezzo al bosco, ci trovammo ai piedi di una collina che ci costò un po' di sudore, ma ci offerse il più splendido panorama. Ah! che salita ! Bruciati dal sole dei tropici, le fauci aride, la lingua secca e ansanti dovemmo passar lunghe ore in preda alla più terribile sete. Che martirio! L'immaginazione ci faceva veder ruscelli di fresche e limpide acque nell'estremo orizzonte, ma la testa ci si era fatta più che pesante e sembrava che tutta la natura ballasse una ridda attorno a noi , quando, come Dio volle, scorgemmo finalmente un limpido ruscello al quale ci dissetammo. Rimessici in arcione, potemmo ancor prima di notte giungere alla casa del sig. Joretti. L'egregio signore ci ricolmò di gentilezze e ci usò ogni cura e riguardo. Nei giorni che mi fermai celebrai la S. Messa cui assistè sempre la sua religiosa famiglia, amministrai diversi battesimi e battezzai pure una giovane india Parecis che da alcuni anni stava in casa del nostro ospite, e che trovai ben istruita nelle verità di nostra religione. Quel buon signore avrebbe voluto che ci fossimo fermati a lungo, ma era impossibile. Tuttavia, prima di partire, mi diede una generosa offerta per la missione tra i Bororos, mi favorì un suo cavallo in sostituzione del mio già stanco, e volle anche prendersi il disturbo di accompagnarmi per non pochi chilometri.

Rimessici nuovamente tra il folto della foresta che ci accompagnò per una sessantina di chilometri, cioè fino alle rive del poco noto ma maestoso fiume S. Anna, affluente del Paraguay, ci volgemmo poi a Diamantino. Vi giungemmo verso sera dopo due giorni di viaggio. Ci accolse premurosamente in casa sua il Dott. Ferreira Mendez , nostro distinto cooperatore. Diamantino ebbe il nome dai diamanti che si trovarono nel piccolo fiume ononimo e nei ruscelli che nascono da quei monti. E' circondato da ogni lato da colline. Per la sua posizione topografica e il clima salubre e mite fu sempre considerato come centro di commercio non indìfferente. Da Diamantino a Cuyabà impiegammo cinque giorni di viaggio, un viaggio ordinariamente bello ed attraente, tra valli e monti o al fresco di fitte macchie, ma anche sull'orlo di profondi precipizi.

Arrivai a Cuyabà la vigilia di Tutti i Santi, e lieto del bene fatto feci ritorno di quella sera al sempre caro Oratorio di S. Antonio in Coxipò, ove il Direttore e i confratelli mi aspettavano con vivo desiderio.

Ecco, amatissìmo Padre, la breve relazione del mio viaggio di missione. Ovunque passai lasciai l'immagine o la medaglia dell'Aiuto dei Cristiani, affinchè questa buona Madre, aiuti, difenda e conduca al Paradiso tante povere anime, prive di ogni aiuto spirituale. Oh ! dopo un simile viaggio, come erompe spontaneo il grido santo : «Nella gran vigna del Signore, abbondante sarebbe davvero il raccolto, ma son troppo pochi gli operai ! »

Rivolga spesso, amato Padre, con tutto l'affetto del cuore il pensier suo a queste lontane Missioni, e benedica pure al

Suo um.mo figlio in G. C.

SAC. ANTONIO COLBACCHINI.

In fascio.

COLOMBIA- Il Gen. Raffaele Reyes, Presidente della Repubblica, nel mese di settembre inviava il nostro confratello D. Evasio Rabagliati - ufficialmente nominato Ispettore dei Lazzaretti Colombiani - a Caño de Loro per studiare l'organizzazione di quel Lazzaretto in modo che vi possano esser compresi tutti i lebbrosi della costa.

I lettori conoscono già lo zelo indefesso con cui l'attuale Presidente della Colombia si adopera a combattere la lebbra.

Benedica il Signore alle sue iniziative e faccia si che il morbo fatale, già felicemente circoscritto mercè le vigili ed assidue cure presenti, possa essere in un'epoca non lontana totalmente radiato dalla repubblica.

GENERAL LAGOS (Repubblica Argentina) -Nella Parocchia di S. Rosa di Toay a General Lagos nella Pampa Centrale, per opera del missionario D. Stanislao Cynalewski, si fecero i primi esperimenti di una scuola pratica di agricoltura razionale a vantaggio degli indii civilizzati dei dintorni, e di numerose famiglie polacche colà emigrate. I felici risultati ottenuti, dei quali si è pur vivamente interessato il cacico Baigorrita, han dimostrato l'opportunità e l'utilità incontestabile della bella iniziativa, la quale, coll'aiuto dei nostri cooperatori, speriamo che presto potrà avere anch'essa il desiderato sviluppo.

IL CULTO di MARIA AUSILIATRICE

Noí siamo persuasi, che nelle vicende dolorose dei tempi che corrono non ci restano altri conforti che quelli del cielo, e tra questi l'intercessione potente di quella benedetta che fu in ogni tempo l'Aiuto dei Cristiani.   PIO PP. X.

Pel 24 corrente.

OLTRE le private intenzioni dei nostri benefattori, nelle sacre funzioni che si celebreranno nel santuario il 24 corr., avremo anche quest'intenzione generale che raccomandiamo a tutti i lettori

Specialissime azioni di grazie alla misericordiosa e potente Ausiliatrice dei Cristiani, per le benedizioni accordateci nell'anno vicino al tramonto.

Dagli Annali del Santuario.

1892. - Il sommo Pontefice LEONE XIII, con rescritto delle S. Congregazìone de' Vescovi e Regolari, 23 dicembre 1892, concedeva l'indulto dì far celebrare, occorrendo, le messe designate dalla pietà dei fedeli per l'altar maggiore, eziandio agli altari laterali, estendendo cioè ai medesimi gli stessi vantaggi spirituali annessi all'altar maggiore del Santuario.

1896. - Con rescritto 17 dicembre 1896 lo stesso Sommo Pontefice LEONE XIII concedeva agli ascritti alla Associazione dei Devoti di Maria Ausiliatrice l'indulgenza di 300 gìorni da lucrarsi una volta al giorno, per la recita devota della giaculatoria: Maria, Auxilium Christianorum, ora pro nobis.

Giacchè ce se n'offre l'occasione, ricordiamo che per benigna concessione del regnante Pontefice (rescritto 8 maggio 19o6) i nostri Cooperatori possono lucrare la stessa indulgenza toties quoties, cioè tutte le volte che la reciteranno divotamente.

Recitiamola sovente, o buoni Cooperatori. Nelle angustie, nei pericoli, nei dubbi, a domandar conforto, aìuto e guida, ricorriamo alla nostra potentissima Ausiliatrice, sciogliendo le labbra cola tutta la devozione possibile nella dolcissima giaculatorìa ricordata.

Feste e Date memorande.

Bobbio -- Il rev.mo Canonico Francesco Codebò, direttore diocesano, ci scrive

Poichè non fu possibile il 24 maggio festeggiare Maria SS. Ausiliatrice con tutta pompa e processione, questa si differì al 15 luglio. In quel giorno il popolo mostrò tutto il suo affetto alla cara Madonna di D. Bosco ; e nelle funzioni del mattino e della sera, e specialmente nella solenne processione, si distinsero per la loro pietà i Cooperatori e le Cooperatrici Salesiane.

La sera poi del 18 agosto giunse in Bobbio S. E. R. Mons. Giovanni Cagliero in qualità di Visitatore Apostolico.

Nell'entrare nella Chiesa di S. Colombano, egli rimase colpito dall'imponenza della vetusta Basilica e si mostrò assai lieto di trovarvi esposta alla pubblica venerazione Maria Ausiliatrice.

Il 24 Sua Eccellenza celebrò al suo altare e dopo messa appagò i nostri desideri con una di quelle Conferenze che fanno veramente accrescere la pietà dei Cooperatori.

Taurano (Avellino) - Su di un'amena collina a mezza costa di un monte soprastante sorge snello, fra fertili oliveti, questo paese dove pur si ama e si venera, fin dal settembre del 1894, la Madonna di D. Bosco.

Sette anni or sono, venne abbellito un altare nella chiesa del S. Rosario e dedicato a Maria Ausiliatrice, ove d'accordo col Parroco e con l'approvazione dell'ecc.mo Vescovo Diocesano. Mons. Renzullo, venne pure istituita una pia associazione di dame e giovanette sotto lo stesso titolo.

Vari segnalati favori che si ottennero ai piedi di quella S. Immagine cooperarono a diffonderne il culto ; cosicchè ogni anno festeggiasi con gran pompa la solennità titolare, nè manca la più divota processione con una bella statua della Madonna.

GRAZIE E FAVORI

Ricorrete a Maria Ausiliatrice.

Colpita d'un crudel male al ginocchio sinistro, rìcorsi a Maria SS. Ausiliatrice con un triduo e la promessa d'una santa messa di rìngraziamento nel suo Santuario di Torino e la pubblicazione della grazia nel Bollettino Salesiano.

La mia fiducia nella potente e pietosa Madonna di Don Bosco non fu delusa, poichè fin dalla prima sera del triduo potei dormire dopo 17 notti d'insonnia e di dolore, ed il terzo giorno senza aiuto del bastone potei camminare da sola e senza difficoltà ; prodigiosamente ero guarita!

Col cuore pieno di gratitudine per tanto favore, che non è il primo, ringrazio dal profondo del cuore Maria SS. Ausiliatrice, e invito tutti ad unirsi a me nel renderle i più vivi ringraziamenti.

Trieste, 13 ottobre 19o6.

ANNETTA IVANOVICH MORO.

Un pegno di vera amicizia.

Una cara giovanetta nel mese di agosto cadeva inalata gravemente di tifo ed il suo stato impressionava le buone persone che l'assistevano. Io risentii tutta l'angoscia di chi amava la povera malata, e fidente unii le mie povere preghiere a quelle fervorose di tanti cuori gentili, promettendo alla Vergine Santa se la giovanetta guariva, di render pubblica la grazia e di far celebrare una S. Messa al suo Santuario. Ed ora riconoscente adempio la mia promessa. Giannina ha vinto il terribile male, ed io depongo a' piedi tuoi, o Marìa, il mio grazie pregandoti a continuarle la tua protezione materna.

Lughignano (Treviso) 23 ottobre 19o6. MARIANNINA PETICH.

Maria A. è sempre pronta ad esaudirci.

Erano parecchie settimane che mia sorella accusava un malessere di cui i medici stessi non sapevano trovar la causa. Persistendo il male fu nuovamente fatta visitare ed i medicì tutti d'accordo asserirono che si trattava di un ulcere allo stomaco. A nulla valsero le prescrizioni loro, a nulla tutte le cure a cui fu sottoposta, perchè il male progredì in modo tale da non permettere all'ammalata dì poter inghiottire il più piccolo alimento. I miei genitori n'erano desolatissimi e già prevedevano col massìmo cordoglio che ben presto sarebbe giunto il giorno straziante in cui mia sorella avrebbe lasciato senza sostegno due angioletti.

Maria Ausiliatrice però non volle più lasciarci in tale amarezza ed appena fu ìncominciato un triduo di messe al suo altare qui in Torino accompagnato dalle preghìere di molte anime buone, l'inferma non solo diede segni di mìglioramento, ma il male scomparì come per incanto ed i medici dovettero constatare di non più trovar traccia che denotasse l'ulcere indicato.

Quanto foste buona, o Maria, nell'esaudire colle altre preghiere anche quelle di una vostra figlia, la quale or che si celebra un nuovo trìduo al vostro altare in ringraziamento del favore rivevuto, è lieta di poter dire a tutti: « L'Ausilìatrice è sempre pronta ad esaudirci! »

Torino, 25 ottobre 19o6.

P. C.

Cavagnolo di Brusasco (Torino). - Negli ultimi giorni di maggio, una grave tribolazione venne a visitare la mia casa, che minacciava di gettarci in un'angustia profonda. Oh ! come gemeva e sanguinava il cuore sotto l'incubo di tanto strazio. Fu allora che ricorsi con tutta la mia famiglia a Maria Ausiliatrice, promettendo di farle un'offerta e di render pubblica la grazia qualora ci avesse esauditi.

Con gioia e riconoscenza sciolgo la fatta promessa.

Novembre 19o6.

MOSSETTI ROSA-SALASCO.

Parma. - Pieno di riconoscenza, ringrazio pubblicamente la misericordiosa e potente Maria Ausiliatrice, per avermi visibilmente aiutato e protetto nei miei bisogni, ed invio al suo Santuario la mia tenue offerta.

6 luglio 19o6.

BARTOLO TEMPINI.

Bologna. - Una buona Cooperatrice Salesiana di questa città desiderava da gran tempo uno stabile impiego pel suo figlio, a fine di vederlo tolto dall'ozio e di provvedere all'onesto sostentamento della famiglia. Fece una novena a Maria Ausiliatrice, e questa nostra tenera Madre si degnò di esaudirla. Riconoscente la buona signora ci mandò un'offerta, con preghiera di pubblicare la grazia sul Bollettino.

1 novembre 19o6.

D. ROBERTO RICCARDI.

Molo di Borbera (Alessandria) -- Erano già due anni che nei mesi di febbraio, marzo e aprile, alla mia povera mamma oppressa dal mal di cuore e ridotta agli estremi, venivano amministrati gli ultimi sacramenti ; precisamente nel marzo 1904 e nell'aprile 1905. L'una e l'altra volta ricorsi a Maria SS. Ausiliatrice, la cui immagine pende dalle pareti della mia camera e vidi la povera mamma ritornare a vita. Quest'anno, temendo il ripetersi della malattia, pregai con più fede la cara Madonna di D. Bosco e fui consolato. Ad ottenere pienamente la grazia, prometto d'inviare un'offerta annuale e far celebrare ogni anno alcune messe nel suo Santuario. Sia sempre benedetta la Madonna di D. Bosco.

23 giugno 19o6.

FERETTI LUIGI

Cooperatore Salesiano.

Acqui - Tetra ed inesorabile, vedevamo avanzarsi la sventura, la calunnia ; tutto e tutti si scagliavano contro noi ; e a noi che poteva rimanere se non una triste vita amareggiata e un grande ed inesorabile dolore? Mentre tutto pareva finito per noi, e l'orizzonte si faceva cupo e triste, allora più che mai, alzammo lo sguardo al Cielo. E se la speranza terrena ci abbandonava, una piena fiducia in Te che tutto puoi ci sorresse, o Maria ! E Tu, o buona Madre, quando più forte era il bisogno, ascoltasti i nostri voti. E come potremo ringraziarti degnamente di tanto favore ? Prostrati ai Tuoi piedi noi già ti porgemmo fervide grazie nel tuo Santuario ; ma ora sciogliamo pienamente il nostro voto inviando anche una piccola offerta.

12 agosto 19o6.

N. N.

Pontelagoscuro (Ferrara). - Alberghini Giovanni da parecchio tempo era affetto da un male ribelle che pareva insanabile, malgrado i rimedi procuratigli dall'arte medica. La sottoscritta, cognata dell'infelice infermo, oltremodo fiduciosa di ottenere da Maria Ausiliatrice la grazia della guarigione del sofferente cognato, che colla sua morte avrebbe lasciato purtroppo i figli e la moglie in una desolante miseria, pregò fervorosamente la Madonna benedetta, e questa per sua bontà l'esaudì; imperocchè l'Alberghini cominciò a riprendere le forze perdute, ed a poco a poco potè quell'uomo, considerato ormai per sempre perduto, riacquistare con gioia la salute, riprendere il lavoro, ed essere ancora di aiuto e sostegno alla sua famiglia.

7 agosto 1906.

ZAMMARIOTTI GIUSEPPINA.

Riva di Chieri. - Afflitta per sette mesi da una indisposizione che mi rendeva triste assai, vedendo inutili le cure mediche mi rivolsi alla potente Ausiliatrice dei Cristiani. Incominciai una novena, facendo voto di portare al Santuario di Torino l'umile offerta di lire 10.

Non era ancor terminata la novena, che io riconoscente potevo adempire il voto fatto.

22 ottobre 19o6.

T. G.

Cadiroggio (Reggio Emilia). - Col cuore pieno di gratitudine faccio pubblica la grazia ottenuta al mio piccolo Bartolomeo. Assalito da malattia complessa e pericolosa disperava col medico di salvarlo quando mi venne il pensiero di ricorrere alla miracolosa Madonna di Don Bosco facendo voto di una offerta alle Opere Salesiane, della celebrazione d'una S. Messa e di pubblicare la grazia.

D'allora in poi il bambino migliorò ; se ancora non è completamente guarito è però fuori d'ogni pericolo. Adempio la promessa coll'animo quanto mai riconoscente.

Oh! che tutti abbiano ad esperimentare la bontà d'una Madre così misericordiosa!

10 ottobre 19o6.

BERTOLI ERCOLE, Operaio meccanico.

Stella S. Martino - Un crudel morbo tormentava da otto mesi la mia esistenza, e mi aveva ridotto a tale stato di deperimento da non poter descrivere. Le innumerevoli cure del medico a nulla giovavano ed io colpita da frequenti deliqui piangeva e mi sentiva morire.

Consigliata da uno dei molti cooperatori Salesiani di questa parrocchia a rivolgermi a Maria SS. Ausiliatrice, il feci. Incominciai ad onore di Lei una novena, promettendo di visitarla nel suo tempio di Valdocco, di fare una elemosina pel suo culto e di pubblicare la grazia.

Finita la novena cominciai a migliorare ; ed oggi son perfettamente guarita. Evviva la Madonna di D. Bosco !

2 ottobre 19o6.

CODINA GIUSEPPINA di ANTONIO.

Milano - Mia cugina era gravemente ammalata di tifo ed i medici non sapevano trovarvi rimedio. La poveretta aveva già ricevuti i conforti di nostra santa religione ed era rassegnata a morire. Alunno di un collegio di D. Bosco ricordai le grazie della nostra cara Madonna e fiducioso di ottenere la guarigione della cugina, posi sotto il guanciale dell'ammalata una medaglia di Maria Ausiliatrice. La cugina tosto migliorò ed ora è in convalescenza. Mantengo la promessa di pubblicare la grazia.

15 ottobre 19o6.

CIRILLO MONZANI Alunno dell'Istituto S. Ambrogio.

Agliano d'Asti. - Mia sorella venne improvvisamente assalita da forti scosse e tensioni di nervi, da vari dottori creduti causati da nevrastenia. Queste contrazioni nervose ripetutesi in seguito, le resero impossibile l'attendere agli studi. Ponendo allora ogni confidenza in Colei che nulla nega, a Lei mi rivolsi aftettuosamente.

Bontà di Maria ! La diletta sorella in salute e piena di vita e di gaiezza ha felicemente ripreso il corso de' suoi studi.

Novembre 1906.

L. S.

Torino. - La bronco-polmonite di cui era stato colto il mio buon padre quasi ottuagenario minacciava la sua vita.

Disperando di salvare quell'essere caro, confidai in Te sola, o Maria, e misi la mia medaglia sotto il suo guanciale, ed oh! prodigio, il male si arrestò per incanto e l'ottimo mio genitore, malgrado la grave età, ora è in perfetta salute. Grazie, o Maria, per me e per la famiglia; eterna sarà la nostra riconoscenza.

Torino, ottobre 19o6.

C. D.

Punta Arenas (Patagonia Meridionale). - La signora Filomena Parker de Haros, quattro mesi or sono, ebbe una specie di colpo apopletico o deliquio tanto grande che perdette tutti i sensi e quasi non dava più segni di vita. Sua figlia Amalia, molto divota di Maria Ausiliatrice e che spesso aveva letto sul Bollettino Salesiano le grazie che dispensa sì buona Madre a' suoi divoti, nel colmo del suo dolore promise a Maria Ausiliatrice un'elemosina e di far pubblica la grazia, qualora sua madre avesse ricuperata la salute.

E così fu. Riconoscente, oggi, per mio mezzo scioglie il voto.

24 luglio 19o6.

SAC. MAGGIORINO BORGATELLO Parroco.

Brescia. - Nell'agosto c. a. dovetti subire la triste sorte di rimanere disoccupato, perchè la Ditta presso la quale ero occupato in qualità di viaggiatore venne in liquidazione. Preoccupato per il mantenimento della mia numerosa famiglia (ho sei figli, tutti in tenera età) in unione alla mia consorte mi diedi a fare una novena a Maria SS. Ausiliatrice, acciò mi concedesse la grazia di presto trovar occupazione. Durante la novena feci domanda presso un importante stabilimento industriale di qui, incominciando per la riuscita una seconda novena, ed in fine a questa già ero stato esaudito.

Grato alla Gran Madre di Dio compii il mio voto di ascoltare una Messa all'altare di Maria SS. Ausiliatrice ed ora pubblico con riconoscenza la grazia ottenuta.

1 ottobre 19o6.

EUGENIO GRANDI.

Ottennero pure grazie da Maria Ausiliatrice

A*) - Abbiategrasso: Vigevano Angelina 10 - Acqui: Canobbio Maria - id.: P. F. G. 5 - Aghemo: G. G.--Agno (Canton Ticino): A. B. 10 -Aidone (Caltanisetta): Prev. G. di Prossimo Fiore 10, a nome delle signorine Bianca e Margherita Rosso di S. Secondo - Alcamo (Trapani): hanno Giuseppe 2 - id.: N. N. 2 - Aragona (Girgenti): Una pia persona 5 - Arona: Bag. i - Arsiero: Borutti Orsola 5 - Assisi: Bartocci Maria 10.

B) - Bagnarola (Bologna) : Billi Augusta 5 - Balzola Monf. (Alessandria): Carrara Giovannina 3 - Bellusco (Milano) : Colombo Luigi di Mezzago 3 -Benevagienna (Cuneo): Ralfo Teresa-id.: Elena Maria - Bergamo: Gesuina Salvi 5 - Boscomarengo (Alessandria) : Canepa Domenica ved. Moccagatta 2-Branzi (Bergamo): Pedretti Giuseppe i i - id.: Pedretti Maria ved. Carletti 7 - id.: Rossi Cleonice 2 - Brusasco (Torino): Sorelle Germano i.

C) - Cagliari: Pola Giuseppina 5 - Calliano: Bonvicino Luigi io - Camo d'Alba (Cuneo): Culasso Angela 3 - Carignano: Piovano Margherita - Canale d'Alba: Aiello Giuseppe, cooperatore 5 - Calascibetta : T. C. Elisa 5 - Casalgrasso (Cuneo): Colombatto Sebastiano - Castagnole Monferrato: Ermenegilda Maggiora io - CastelFiorentino: Giusti Paolo 5 - Calatabiano (Catania): Scuderi Carmelita 5 - Chignolo d'Isola (Bergamo) Quadri D. Natale 2 - Cologna Veneta: Rizzotto Colombo 3 - Confienza: Pescaroli Pierina io - Corana (Pavia): Favero Massimiliano - Colleretto Castelnuovo (Torino): Savoia Maria 3 - Corneliano d'Alba (Cuneo): Battaglino Giuseppe 5 - Cuneo: N. Pr.

D) - Dazio (Sondrio): Ernesta Giovannini 5 - Dogliani (Cuneo) G. G. 5 - Domodossola (Novara): N. N. 3 -

F) - Faetano (Rep. di S. Marino): Muloroni Vincenzo io.

G) - Galbiate : A. I. io - Gambugliano (Vicenza): Buratti Pierina 5 - Garessio (Mondovì): Piovana Maria in Ferrero - Garsi: Rossi Andrea io - Gignese (Novara): Picena D. Giuseppe 5 - Genova : Ivaldi Celestina e sorella Maria 45 -id.: Suor Canepa Colomba 3 - id.: Santina Balestrasse 5 - Gerano (Roma): N. N. i,5o- Gonnostramatza (Cagliari): DvIarongiu Evangelina 2.

I) - Isola Bella (Torino): N. N. - Issime (Aosta): Alby Gio. I. 5.

L) - Lu Monferrato: Scamussi Maddalena.

M) - Maniago (Udine): Siega Costante 5 - Marmorito: M. T. 2,50 - Mezema (Genova): Delbuono Fortunata ved. Gavino 20 - Milano: P. E. di I. - Mirabello Monf.: Suor F. G. 2,5o a nome di pia persona - Mirano (Venezia): Suor Antonietta Barbato 6 - Moncrivello (Novara): Pissinis Caterina 2 - id.: Caretta Giuseppe 2 - id.: Ferrearis Teresa ved. Santià 5 - Montiglio (Alessandria): Mocchia Giuseppe - Morciano di Romagna: Tasini Giovanni i,5o - Mornese (Alessandria): Mazzarello Giovanni 7 -Mossano: Maito Luigi io.

N) - Nizza Monferrato: Un' educanda del Collegio N. S. delle Grazie - Novello (Cuneo): Taricco Bartolomeo - Navi Ligure: Domenichina Cavallo ved. Basso 20 - id.: Angiolina Bailo - Nunziata (Catania): N. N. io.

O) - Olginate (Como): D. Giuseppe Zanini a nome di Greppi Giovannina 5 - Omegna (Novara): Bugnanchi Elisa io - Orsara Bormida: Pronzato Martino 5.

P) - Padova: Andreetta Elisa 25 - Perledo (Como): N. N. 2 - Pietra Ligure: Teresa Valle 3 - Pietrasanta (Lucca): Magni Maria 5 - Piossasco (Torino): Ravaglio Domenica - Pollenzo: Basana Margherita - Porto Maurizio: Thomatis D. Andrea io - Pralormo (Torino) : Ferrero Agostino - Prascorsano (Ivrea): Braida Teresa.

Q) - Quittengo (Novara): Costanza Macciotta.

R) - Raveo (Udine): Bonanno Virginia 5 - Reazzino (Svizzera): Angiolina Barlogio 3 - Refrancore (Alessandria): Calasone Agostino i - Reggio Emilia : Falcetti Domenico 5 - Rivarossa (Torino): Bonicatto Teresa - Risanazzano: Marchini Maria 30 - Roccaforte (Mondovì): Barale Maddalena 5-Rocchetta Tanaro: Fagnano Lorenzo.

S) - Saletto di Segonzano (Trento): Catterina Nardin 10 - Saluggia (Novara): Francesco Melle 5 per ottenere guarigione - S. Carlos do Pinhal (S. Paulo - Brasile): Brankin Orsola 5 - S. Martino Alfieri: Barbero Teresa- S. Pietro in Casale: Boggino Augusto - San Salvatore Monferrato: Molina Amalia i - S. Severino Marche: D. Giuseppe Splendori 2 - Santena (Torino): Mosso Benedetto - Scandeluzza (Alessandria): Ratti Carolina - Schizzola: Bertelesini Nicodemo 5 - Schio (Vicenza): Una devota - id.: N. N. - Siracusa: Midolo Marietta 30 - Susa: Clivio Maria.

T) - Torino: Sofia Galeano per l'ottenuta guarigione malgrado l'avanzata sua età - id.: Ochsner Lucia io - id.: Bria Marietta - id.: Luino Michelina - id.: Rachille Desiderio io - id.: Magnasco Rosa 5 - id.: Rava Giovanni - id.: Serratrice Ines - id.: Augusto Onesti 2 a mezzo di D. V. Cimatti - id.: Serra Teresa.

U) - Udine: Mons. Vincenzo Costantini 1oo.

V) -- Vallereggia: Seni. Cassissa Giuseppe 2 -- Varallo (Novara): M. M. - Varazze: D. G. Paseri 4, a nome di N. N. e di Amigo Michele fu Mi-

chele - Venezia: Medici Angela i - id: Talamini Lucia 20 - id.: L. D. B. - id.: Veronesi Luigi 3 - Verona: Luigi Meneghini - Vigliano d'Asti: Marchetti Teresita 3,5o-Vignole Borbera (Alessandria); Arona Pietro 25 - Vignone (Novara): G. C. - Vogorno: Scettini Silvestro 4,75.

X) - R. A. - G. M. 15 - Da un paese del Piemonte: G. F. studente.

NB. - Delle relazioni anonime o firmate con sole iniziali non si fa che un semplice accenno nell'elenco dei graziati.

Santuario di Maria Ausìlìatrìce

TORINO

Ogni giorno, celebrazione di una santa messa esclusivamente secondo l'intenzione di tutti quelli che in qualunque modo e misura hanno concorso o concorreranno a beneficare il Santuario o l'annesso Oratorio Salesiano. Per qualsiasi corrispondenza in proposito, rivolgersi al Direttore dell'Oratorio S. Francesco di Sales - Via Cottolengo, 32 - Torino.

Per celebrazioni di S. Messe, o per novene o tridui di Benedizioni col SS. Sacramento, rivolgersi al Rettore del Santuario.

Ogni sabato, alle 7.30 speciali preghiere per gli associati all'Arciconfraternita di Maria SS. Ausiliatrice.

Dal 10 dicembre al 10 gennaio.

16 dicembre - Novena solenne del Santo Natale - Ore 6, Messa, canto delle profezie, predica e benedizione solenne. - Ore 19, canto delle profezie, predica e benedizione solenne.

24 dicembre Commemorazione solenne di Maria SS. Ausiliatrice.

25 dicembre -- SS. Natale di N. S. Gesù Cristo. - Ore 9.30 Messa solenne: Ore 15, Vespro, discorso e benedizione solenne.

26 dicembre - S. Stefano. - Ore 6, Messa, predica, benedizione : Ore 17. Vespro, predica, benedizione.

31 dicembre - Ultimo giorno dell'anno. - Ore 6, messa della Comunità e benedizione. - Ore 17, benedizione.

I gennaio - Ore 6: Esposizione del SS. Sacramento, indi messa della Comunione generale; 7,30 altra messa della Comunione generale. Ore 11, Messa solenne. Dalle 11 alle 16 adorazione del SS. Sacramento e preghiere speciali dei nostri giovanetti per i loro parenti e benefattori. Ore 16, Vespro, discorso, rinnovazione dei voti battesimali, Te Deum e benedizione solenne.

4 gennaio - Primo Venerdì ciel mese - Ad onore del S. Cuore di Gesù - esposizione del SS. Sacramento per tutto il giorno.

6 gennaio - Epifania - Ore 6 e 7.30, Messa delle due Comunità: Ore 9.30 Messa solenne: ore 15, Vespro, discorso, benedizione solenne.

NOTIZIE VARIE

A Valdocco.

Solenne premiazione degli alunni artigiani. - La sera dell' 11 novembre nel teatrino messo elegantemente a festa si tenne la premiazìone degli alunni delle scuole professìonali.

Alla bella festa giovanile ìntervennero il cav. Bechìs in rappresentanza del Prefetto, il prof. Ambrosini ìn rappresentanza del Sindaco, il cav. Carlo Colombo, sostituto procuratore del Re, il cav. uff. Carlo Rognone della Camera di Commercio ed un'eletta di signori e signore.

Esordì un sacerdote della casa con un breve dìscorso sull'importanza dell'insegnamento dei principi di cristiana sociologia ai giovani operai. L'oratore intese di inculcare -- nell'attuale momento di preparazìone delle nuove forme di organizzazioni (quelle volute sapientemente da S. S. Pio X coll'attuazione delle Unioni Popolari) - la necessìtà di preparare convenìentemente la coscienza degli operai che vi devono prender parte, alla percezione chiara e sìcura delle finalità che si prefiggono queste nuove associazionì, per ottenere, nel limite del giusto e del possibile, quei miglioramenti cuì possono aspìrare gli operaì liberi da ogni asservimento di partito.

I premi furono numerosissìmi. La distribuzione venne frammezzata da varie declamazioni di circostanza e da un efficacissimo rendiconto del Direttore. Dei circa 35o alunni artigianì, l'anno scorso più di 30 ottennero il diploma dì abilità nella loro professione. L'Istituto certo nulla omise per la loro migliore riuscita. Basti il dire che lo stuolo dei giovanetti uscenti venne subito ricercato da importanti ditte e case commerciali, ed uscendo riscuoteva complessivamente dall'istituto medesimo, come compartecipazione agli utili del loro lavoro - secondo l'iniziativa di D. Bosco medesimo ed oltre la somma gìà spesa durante il quinquennio pei loro minuti piaceri e particolari bisogni - la bella cifra di più di cinquemila lire.

Compiuta la distribuzione dei premi , il cav. Ambrosini ebbe la bontà di prender la parola per proclamare la sua alta soddisfazione, inviare a nome di Torino un plauso entusiastico all'Opera di D. Bosco, e rivolgere ai giovanì i più opportuni ammonimentì.

Conchiuse il sig. Don Rua rìngraziando sentitamente gli intervenuti e spronando paternamente glì alunni a sempre miglìor riuscita.

Il trattenimento ebbe termine al suono di una bella marcia eseguita dai giovani musici, che più volte ricrearono l'adunanza.

In Italia.

ALI' MARINA. - La solenne premiazione scolastica alle alunne dell'istituto di Maria Ausiliatrice in Ali Marina ebbe luogo il ia settembre, onorata da un dotto discorso di circostanza, letto dal rev.mo dottor D. Paolo Galea da Malta.

Proprietà di lingua, elegante forma e densità di concetti furono le doti precipue del bel discorso, col quale il chiaro Autore, rivelando una pratica non comune nell'educazione della gioventù, mise in rilievo nella prima parte le speranze e le esigenze di quei genitori che agli educatori di un collegio affidano i loro figli e i difetti principali in cui costoro sogliono cadere, e nella seconda parte seppe suggerire opportuni e ben appropriati rimedii, onde correggendo questi abbiano quelli ad essere appagati esuberantemente.

E scorgendo nell'opera educatrice delle Figlie di Maria Ausiliatrice un perfetto riscontro ai suoi suggerimenti, l'Oratore ebbe per esse un ben meritato elogio, traendone reale argomento dai consolanti risultati onde l'opera loro è ovunque incoronata.

FAENZA - Inaugurazione della Palestra e nuova ban. diera della Fert. - La domenica 28 ottobre, coll'intervento di un pubblico numerosissimo ebbe luogo nell'Istituto Salesiano l'inaugurazione della Palestra e del vessillo della Società ginnastica Fert, sorta felicemente in seno all'Oratorio festivo. La benedizione dello splendido vessillo fu compiuta per delegazione di S. E. Mons. Vescovo dal rev.mo Mons. Michele Lega, Sottosegretario della Sacra Congregazione del Concilio. Fungevano da padrino il Conte Carlo Zucchini quale Presidente dell'Associazione Cattolica e da madrina l'egregia signora Orsola Archi-Masolini Presidentessa delle Dame di Maria SS.ma Ausiliatrice, e altamente benemerita delle Opere salesiane. Compiuta la benedizione del vessillo, prima che questo fosse consegnato alla Società il conte Zucchini pronunciò alcune parole illustrando il significato della bandiera, esprimendo la persuasione che i giovani della Peri avrebbero saputo tenerla sempre alta, « nel sole! » come egli disse, per fare maggiormente brillare il segno augusto che la impreziosisce, la Croce, dalla quale avrebbero potuto attingere vigoria e coraggio non solo nei ludi ginnici, ma anche in tutte le battaglie della vita materiali e morali , e corrispondere così alle speranze della religione e della patria. Dopo la consegna della bandiera alla società, salutata dagli applausi del pubblico e dal concerto della banda dell'Oratorio festivo, disse un discorso pieno di brio sullo Sport cristiano e la sua ragione di essere il Prefetto-economo dell'Istituto. Quindi i giovani della Fert, sotto la direzione dell'egregio M° Basini di Forlì e del vice-maestro Cattani, eseguirono, assai applauditi, diversi esercizi ginnastici. Quale intermezzo dell'accademia si ebbe la premiazione dei giovani che si erano più distinti nei diversi esercizi della gara ginnastica interna del giorno precedente.

Fu assai ammirata la palestra per le sue proporzioni ed anche pel buon gusto delle tinte, lavoro gratuito dell'artista D. Luigi Dapporto e per l'equilibrata illuminazione elettrica. La palestra si volle inaugurata il 28 ottobre, in omaggio al venerando Mons. Gioacchino Cantagalli , vescovo e vanto di Faenza, che celebrava il trentesimo anniversario della sua consacrazione episcopale ed a cui presentiamo noi pure i più riverenti auguri.

In giornata furono anche inviati due telegrammi, al Sommo Pontefice ed a Sua Maestà il Re.

Sua Santità si degnava far rispondere: « Presidente Società ginnastica » Oratorio Salesiano - Faenza. - S. Padre benedice codesto Sodalizio , ringraziandola omaggi inviatigli inaugurazione locali e vessillo - Card. MERRY DEL VAL. »

Il Re faceva rispondere due giorni dopo da Pisa, reduce dalle grandi manovre di Taranto: « Presidente Società Ginnastica Ricreatorio Salesiano - Faenza - Sua Maestà il Re ha molto gradito l'efficace omaggio resogli da codesta Società cogli espressi e bene apprezzati auguri e sentimenti : appena possibile riferisco a V. S. e consoci il grato animo Sovrano - E. PoNZIo VAGLIA. »

IVREA. - Il XXV° anniversario della prima Messa di Mons. Filippello. - Il giorno 28 ottobre u. s. la città e la diocesi d'Ivrea celebravano con santo trasporto la solenne ricorrenza del 25° anniversario di Messa del loro amatissimo Pastore Mons. Matteo Filippello, che è pur conterraneo del nostro fondatore D. Bosco.

I Salesiani d'Ivrea, S. Benigno, Foglizzo e del Santuario di Piova soddisfecero anch'essi, con grande esultanza, al loro dovere di figli devoti ed amorosi.

Alla solennità celebratasi in duomo con straordinario concorso di popolo, prese parte tutta la nostra casa d'Ivrea, compresi quegli alunni polacchi.

« Anche i polacchi dell'istituto salesiano della nostra città - scrisse il Pensiero del popolo assistevano anch'essi schierati su per le ampie gradinate del presbiterio, alle funzioni del mattino. Con quello sguardo severo e penetrante inchiodato là sull'altare, con quella posizione rigida e dura della persona, quasi espressione sensibile della fermezza incrollabile della fede avita, sembravano altrettanti figli di eroi, e alla nostr'anima parlavano misteriosamente della mistica fusione dei cuori nella Chiesa, per cui il sorriso d'uno dei suoi figli è il sorriso di tutti, il sorriso cioè di milioni di credenti ».

La data giubilare del XXV° anniversario della Ia messa di Mons. Filippello non poteva avere una commemorazione più spontanea, più affettuosa e più solenne.

All'esimio e venerato Pastore l'augurio cordiale delle Nozze d'oro!

MONDONIO (Monferrato). - Il 29 ottobre a. s. nel camposanto di Mondonio, con intervento del rev.mo Mons. Vicario Generale di Asti e del Cancelliere Vescovile e del Parroco della Cattedrale, presenti il Parroco, il Sindaco e l'Ufficiale sanitario del paese e il nostro confratello D. Stefano Trione come rappresentante del rev.mo D. Rua - si procedeva alla ricognizione dei resti mortali dell'indimenticabile giovanetto Savio Domenico, alunno dell'Oratorio Salesiano.

Il piissimo giovane, nato a Riva di Chieri il 2 aprile 1842, spirava a Mondonio il 9 marzo 1857 in concetto di santità. D. Bosco ne pubblicava una cara biografia nelle Letture Cattoliche; e di nessuno, osservò l'Em.mo Card. Parrocchi (1) « scrisse con tanta unzione, con tanto paterno compiacimento il piissimo fondatore de' Salesiani, come del trilustre Domenico Savio ».

Nell'opuscolo della vita di lui, che vale un volume, (continua l'Em.mo Parocchi) limpida si rispecchia e fedele la fisionomia di D. Bosco, ed è tanto più meraviglioso il fatto, quanto è espressa più al vero la soave immagine di quell'innocente. Tutto del Signore e sapiente in lui e dagli anni più teneri, fa esclamare chi lo ripensi : Domine, praevenisti eum in benedictionibus dulcedinis. Il caro fanciullo a quattro anni, come a quindici, sempre eguale a sè, olezzò come giglio tutto pietà e candore, in Murialdo, a Castelnuovo d'Asti, a Mondonio, a Torino ».

La ricognizione si compì attesa l'imminente scadenza della data del 1° cinquantenario dalla morte del piissimo giovane - il 9 marzo 1907 - volendo dare ai suoi resti mortali una più degna sepoltura. Affinchè nulla potesse danneggiare la Causa del Savio « una volta che a voce di Cielo, come scriveva il carri. Parocchi si dovesse iniziare » si era tutto stabilito perchè la cerimonia della ricognizione si potesse compiere in gran segretezza; ma la popolazione di Mondonio, in mezzo alla quale vive in benedizione la memoria del pio Domenico, venutane a sentore si riversò in massa al camposanto, e non si potè negarle di ammirare per un istante i resti dell'angelico giovanetto.

Noi intanto, facendo nostre le parole dell'Em.mo card. Domenico Svampa, auguriamo al caro Oratorio « che lo spirito del santo giovanetto, novello Gonzaga, aleggi propizio sui giovani allievi, li innamori di sue virtù, li salvi dai pericoli, e son tanti che una società guasta e pagana loro apparecchia (2)».

S. CATALDO (Caltanisetta) - Celebrandosi il 21 ottobre la festa di S. Filippo Neri, per gentile invito di una Commissione di Sacerdoti e laici presieduta dal can. Pagano fu invitato a predicare il triduo un nostro confratello, il quale per accondiscendere alle brame della popolazione raffrontò in modo semplice e chiaro la missione di S. Filippo con quella di D. Bosco, di cui si vorrebbe veder aperto un istituto anche a S. Cataldo. Riconoscenti a quei buoni ammiratori , noi li invitiamo a pregare il Signore che ci mandi nuovi operai, perchè, com'è noto ai nostri Cooperatori, non è possibile per penuria di mezzi e di personale continuare ad allargar il nostro campo d'azione.

Dall'America.

GIAMAICA (Grandi Antille) - Della Colonia Agricola Salesiana alla Giamaica, ove da varii anni cori grande abnegazione lavorano alcuni nostri confratelli, siam lieti di leggere nel giornale protestante il Daily Telegraph del 14 settembre u. s. queste notizie:

« La proprietà di Reading (acquistata dall'Amministratore Apostolico che l'affidò per la coltivazione ai Salesiani) era in una condizione deplorevole e probabilmente si troverebbe ancora nella medesima sterilità se il vescovo Gordon non l'avesse acquistata a favore della sua Chiesa. La maggior parte di questo terreno era di qualità poverissima, ed una parte assai ampia era del tutto inadatta ad essere coltivata , perchè non ancora disseccata. Che cosa han fatto il Salesiano D. Barni ed i suoi coadiutori in quella località? Il tratto paludoso è stato disseccato e fu ridotto un orto fertilissimo, e il rimanente del terreno venne portato ad un alto grado di coltivazione. La proprietà è divenuta una tenuta modello per tutti gli abitanti della parrocchia di S. Giacomo , poichè ha fatto ad essi vedere quello che si può ottenere quando l'intelligenza e l'industria si uniscono all'agricoltura. Sarà molto interessante ai lettori il sapere che il reddito si è quadruplicato e che sessanta operai indigeni vi trovano lavoro costante. »

Lo stesso giornale parlando di un'altra proprietà, quella di Bushy Park, che a quanto pare verrà dal P. Collins che l'ha acquistata pur affidata per l'indirizzo della coltivazione ai nostri confratelli, si felicita di questa nuova iniziativa dei cattolici romani e si augura che il Bushy Park abbia « a dar lavoro a centinaia di operai i quali sono ora disoccupati » nella certezza che la nuova fattoria possa « essere fra poco la fattoria-modello di tutte le Indie Occidentali. » Ce ne rallegriamo cordialmente con quei poveri confratelli, che per fare un po' di bene spirituale e materiale a tante misere famiglie, si son sobbarcarti con gran zelo ad una vita faticosissima.

Nella nuova fattoria si vorrebbe impiantata una latteria moderna e sviluppata su larga scala l'industria dello zucchero. Il Daily Telegraph conchiude dicendo che il P. Collins vorrebbe chiamare alcune famiglie italiane perchè si stabiliscano nella fattoria ed il giornale se ne compiace, rilevando che « gli italiani sono buoni agricoltori e la loro emigrazione concorrerebbe molto alla buona riuscita del disegno. »

SUCRE (Bolivia)-Il nuovo Arcivescovo.-Ci scrivono: Il giorno 30 di agosto sarà ricordato con lettere d'oro nei fasti dalla cattolica capitale di Bolivia. Dopo otto mesi di ansiosa aspettazione, il Signore esaudendo le preghiere di tante anime fervorose si degnava concederci la felicità di vedere per la prima volta l'angelo dell'Archidiocesi Platense nella persona dell' Eccell.mo Mons. Sebastiano Pifferi, dell'inclito Ordine Francescano. E indicibile il trasporto d'allegrezza con cui il gregge accolse l'amato Pastore, che colla bontà del suo sembiante subito si cattivò l'affetto dei figli. Ed i Salesiani non dovevano essere da meno nel ricevere il loro padre ed al tempo stesso il loro compatriota, che così alto tiene il caro nome italiano in terra straniera. Fin dal mattino il Direttore gli andava incontro per offrirgli i rispettivi omaggi dell'istituto, che nel pomeriggio , in corpo , prendeva parte al solenne ricevimento.

» Il 12 settembre , Sua Eccellenza accogliendo benignamente le nostre suppliche si degnava intervenire ad una rappresentazione data in collegio a suo onore , alla quale accorse pure il fior fiore della cittadinanza.

» Ma la domenica 22, l'amabilità di Monsignore doveva toccare il colmo. Invitato a presiedere il banchetto della colonia italiana, egli si compiaceva di porsi agli ordini del direttore, affinchè per quel giorno disponesse di lui liberamente. Tanta amabilità doveva essere contraccambiata con pari gratitudine, onde non mancammo di fare quanto poteva suggerirci il cuore in tale circostanza. Sua Eccellenza, che fin dal mattino era stato altamente commosso dal numeroso concorso dei giovanetti alla Mensa Eucaristica e dalle dimostrazioni di affetto a cui era stato fatto segno durante la giornata, ritirandosi sul far della sera, ci ringraziava con paterna tenerezza promettendo di onorarci al più presto di un'altra cara visita. »

VALENCIA (Venezuela). Esami e premiazione nel Collegio Salesiano. - Nei giornali locali troviamo i più caldi elogi per l'andamento di quel collegio salesiano. Negli ultimi esami , gli alunni si fecero veramente onore. Gli esami vennero dati in presenza dei parenti degli alunni e di quanti vi vollero assistere, essendovi stata invitata l'intera città con apposito programma. Gli esaminatori furono i migliori professori della città ; ogni commissione era assistita da due membri del Consiglio della Pubblica Istruzione. Tutti ebbero parole di alto encomio pel collegio e per gli insegnanti. Nè meno soddisfatto fu lo stesso Ministro della Pubblica Istruzione, che al Direttore del Collegio, il quale gli inviava una relazione sull'esito degli esami, rispondeva amabilmente

Caracas, 8 agosto 1906.

« Ricevetti la sua stimatissima del 3o u. s. cui non risposi finora per l'agglomerazione di corrispondenza ufficiale. Presento a Lei e a tutti i Salesiani del Collegio i miei sentiti ringraziamenti pel loro omaggio; e alla naia volta, invio loro le mie congratulazioni per la strada gloriosa per cui cammina cotesto Stabilimento, coll'augurio che ogni anno esso prosperi viemmaggiormente. E poichè questo Ministero è in natural relazione coi Collegi, mi è grato dichiararle che gli Apostoli di D. Bosco mi hanno interamente a loro disposizione tanto costi come alla capitale ».

Alla distribuzione dei premi intervennero tutto il clero, le autorità civili e militari e le più cospicue famiglie.

SANTIAGO (Chili). - Gli orfanelli, raccolti a Valparaiso dopo il terremoto e ricoverati nel nostro collegio della Gratitud nacional a Santiago, il 14 settembre venivano confortati da una visita di Monsignor Angelo Tara, Vescovo di Ancud e del signor Anadón, Ministro dell'Argentina. Uno degli orfanelli ringraziò a nome dei suoi compagni gli illustri visitatori, che furono ricevuti cogli onori dovuti alla loro persona. Mons. Jara si disse orgoglioso di aver avuto la sorte di collocare la prima pietra di quel benefico istituto, nè mancò di mandare a nome del Chilì un caldo ringraziamento alla Repubblica Argentina che accorse generosamente in aiuto del paese nell'immane sventura. Le parole dell'eloquentissimo Prelato suonarono carissime al Ministro Argentino, il quale insieme coi signori invitati al ricevimento passò a visitare le scuole d'arti e mestieri dell'istituto, mentre la banda alternava le note dell'inno cileno con quelle dell'inno argentino.

Gli orfanelli di Valparaiso ricoverati dai Salesiani di Santiago sono 25.

NECROLOGIA

L'avv. Carlo Richelmy.

LA sera del 16 novembre, a Torino rendeva improvvisamente l'anima a Dio il venerando avv. Carlo Richelmy nell'età di 82 anni spesi nell'esercizio delle più belle virtù cristiane. La morte quindi lo colse improvvisamente, ma non impreparato.

Di forte tempra ed insieme elettissimo ingegno e pietà profonda, l'avv. Richelmy lascìò davvero « esempi preclarissimi di una virtù maschia e costante degna, certamente di un figlio devoto della Chiesa Cattolica. »

Nella tenerezza che aveva per i poverelli e nel suo zelo per ogni opera buona, nutrì pure una stima ed un attaccamento singolare per le Opere Salesiane, fu anzi uno dei primi ammiratori di D. Bosco e dei suoi costanti benefattori. L' Eminentissimo Cardinal Richelmy, suo augusto nipote, tra i primi suoi ricordi domestici ha vìvissimo pur quello delle generose elemosine che dalla sua famiglìa e dalle mani del venerando suo zio passavano con molta frequenza nelle mani di Don Bosco. E morto D. Bosco, il compianto vegliardo trasferiva in D. Rua tutta la sua benevolenza.

Eternamente memori della sua carità, imploriamo i più abbondanti suffragi per l'anima di così insigne Cooperatore, che noi ricorderemo sempre nelle nostre orazioni; e mentre umiliamo all'Eminentìssimo nostro Pastore le più sentìte condoglianze, ci permettiamo di rinnovare - nel venerato Suo nome - l'invito ad una fervida prece pel venerando estinto a tutti i Cooperatori.

Ai funerali, insieme con moltì altri ammiratori e beneficati, prese parte un gruppo dei giovani dell'Oratorio colle due loro bandiere, accompagnati anche dal Direttore quale rappresentante del sìg. D. Rua.

Il Comm. Giuseppe Sacchetti.

IL 26 ottobre, colto da sincope cardiaca, spirava improvvisamente in Firenze il comm. Giuseppe Sacchetti, direttore dell'Unità Cattolica, dotto e strenuo propugnatore dei diritti della Chiesa e del Romano Pontefice.

Con lui è pure scomparso un nostro buon cooperatore. Pieno di venerazione per D. Bosco e di affetto per le Opere sue, il compianto commendatore non lasciò mai di aiutarle col mezzo della stampa. A lui quindi il nostro riverente omaggio pìeno di perpetua gratitudine e la promessa di ricordarlo nei nostri suffragi.

Il cav. notaio Stefano Giua.

A LANUSEI in Sardegna, dopo lunga e dolorosissima malattia sopportata con edificante rassegnazione, rendeva serenamente l'anima a Dio questo nostro zelante Cooperatore, nell'età di 72 anni.

Uomo di profondo sentire cristiano e di gran cuore non limitò le affettuose cure alla sua famiglia, ma si adoperò efficacemente anche al bene altrui. Fu uno dei più zelanti fautori dell'apertura del nostro collegio di Lanusei.

Alla veneranda consorte ed ai desolati suoi figli, degni eredi delle virtù paterne, presentiamo le più vive condoglianze con l'assicurazione di copiosi suffragi per l'anima dell'indimenticabile estinto.

Il Capitano Emanuele Cominotto.

La vigilia di San Giuseppe, spirava nel bacio del Signore, dopo dì aver pìamente ricevutì i SS. Sacramenti, il Capitano Emanuele Cominotto.

Uomo di attività singolare, non appena lasciò la milizia per ritirasi a vita privata, conobbe le opere Salesìane e ne divenne fervìdo ammiratore. Fu il fedele e disinteressato interprete della volontà della pia fondatrice dell'Istìtuto S. Giusto in Chioggia, e con particolare affetto attese all'àbbellìmento della cappella di quell'Istituto.

Abbiamo piena fiducia che la Vergine Ausiliatrice e S. Giuseppe gli abbiano già aperto il paradìso, tuttavia lo raccomandiamo a speciali suffragi.

Stanislao Solari.

CoN profondo rimpianto registrìamo questo nome venerato nell'elenco dei cooperatori defunti.

Se la stima e l'affetto che avevamo per lui e l'amore che anch'Egli ci portava non ci fan velo in questo trìste istante, ci pare di poter scrivere che la morte di Stanislao Solari è un lutto non solo per Parma ove visse i suoi anni più fecondi e per Genova che gli diè i natali, ma per l'Italia tutta. Agronomo distinto, sociologo profondo, nella geniale scoperta dell'induzione gratuita dell'azoto e nei dotti scritti moltiplici, Egli lascia all'Italia un'eredità non comune.

Ma la sua morte è anche un gran lutto per la nostra Pia Unione. Pieno di caldo entusiasmo per l'Opera Salesiana, legato in intima amicizia con vari dei nostri, il colonnello Stanislao Solari avrà sempre il nostro più affettuoso rimpianto.

Era nato il 22 gennaio 1829. E morto serenamente, confortato dagli ultimi sacramenti, dalla benedizione del S. Padre e da ripetute visite dell'Arcivescovo Mons. Guido Conforti e di molti ammiratori e dìscepoli, la sera del 24 novembre u. s.

Una fervida prece per l'anima sua!

FACCIAM anche particolari suffragi pei defunti dal 15 agosto al 15 ottobre.

Bechis Tommaso - Buttigliera d'Asti. Bellandi Elisabetta - Torino. Bellegrandi Ausonia - Brescia. Belli Maria - Pavia.

Benassi Teodoro - Castellarano, Reggio Emilia. Bersanino cav. Giorgio - Torino.

Bertoldi D. Giuseppe, prevosto - Casal Beltrame. Bianchetti C.ssa Erminia V.a Buglione di Monale-Torino. Blengin M., maestra - Magliano Alpi. Boari Tommaso - S. Pietro Incariano. Boffelli Antonio - Manerbio, Brescia. Boggiano Maddalena n. Barbero - Alassio. Bonapace D. Antonio - Verona. Bonomi Girolamo, parroco - Concorezzo, Milano. Bosarelli Vincenza - Macello, Torino. Botti D. Francesco -- Saliceto Bussolino. Bovelacci D. Augusto, parroco - Forlì. Bovio Antonia n. Garabello - La Morra, Torino Brezzo Artemisia - Cessole, Alessandria. Bono Felice - Ventimiglia, Portomaurizio. Brugiafreddo Giovanna - Sampeyre, Cuneo. Brunelli Domitilla - Avesa, Verona. Busticci Felice - Villafranca in Lunigiana. Buttafava Amalia, maestra - Mariano Comense. Buttinomi Marietta - Treviglio, Bergamo. Calogero cav. Giuseppe - Borgia, Catanzaro. Calvi di Coenzo conte Guido, avvocato - Parma. Camponogara Guglielmo -- Vestenanova, Verona. Canuto Nunzio -- Bronte.

Candellero Maddalena - Torino. Caneva Giovanni - Valdagno, Vicenza. Cantoni cav. Paolo - Ancona. Capelletti Antonio - Stazzano.

INDICE.

Articoli e documenti.

LETTERA del rev.mo D. Michele Rua (1° gennaio 19o6) pag. 2. La Carità Salesiana e l'ora presente, 35. Alla Santità di N. Signore PP. Pio X, 65.

Un importantissimo documento della S. Congregazione del Concilio, 67.

DECRETO sulla Comunione frequente e quotidiana, 67.

Al Bollettino Salesiano (dell'Em. Sig. Card. A. FERRARI), 130. La protezione di Maria SS. Ausiliatrice, 131. INDULTO per chi frequenta la Comunione quotidiana, 134. Gl'insegnamenti del Cuor di Gesù nel bicentenario della liberazione di Torino, 165.

Il Venerabile Giuseppe Cafasso, 184 e 190.

Memoria ed ammaestramenti paterni (nel 500 della pubblicazione

della Storia d'Italia del Sac. G. Bosco), 225.

« L'Opera di D. Bosco all'Estero » all'Esposizione di Milano, 257. Una data gloriosa (7 settembre 1796), 264.

Memorie ed ammaestramenti paterni (Zelo per la gioventù abbandonata), 289.

Il Sistema educativo di D. Bosco: I) In che consista, 321.

»   »   II) Perchè da preferirsi 354. IMPORTANTISSIMA DICHIARAZIONE della S. Congregazione (lei

Concilio sull'esortare alla Comunione quotidiana anche i

fanciulli dopo la prima comunione, 357.

Conferenze Salesiane.

Scopo delle conferenze, 33.

Il ritratto del Cooperatore Salesiano, 71.

Del dovere e della facilità dl cooperare alla salvezza altrui, 101. Azione e preghiera, 133.

Il IV° e il V° Congresso.

IV) Il Congresso di Lima : L'annunzio, 34 - Le adesioni deldell'Episcopato Italiano, 70 - Inaugurazione del Congresso e resoconto della prima adunanza, 167 - - La seconda adunanza, 228 - La chiusura, 298.

V) Il Congresso di Milano: L'annunzio 129- Scopo e programma del Congresso, 161 - Il Breve del S. Padre, 200 (id. testo originale, pag. 271) - RESOCONTO delle adunanze, 200 - Gli Atti, 228.

LE ADESIONI, 268.

DELIRI- -RAZIONI, VOTI E DISCORSI del V° Congresso:

1° Gruppo ; a) Educazione popolare (Discorso del rev. D. Pasi), 292 - b) Gioventù studiosa; c) Gioventù operaia; d) Istruzione agraria, 327.

20 Gruppo: a) Opere di assistenza e di patronato per gli emigranti; b) La lingua patria tra gli emigrati (Discorso dell'avv. Gallavresi); c) 'Mezzi per sostenere le Missioni Salesiane (Discorso di Mons. Locatelli 360.

Relazioni varie.

Il Successore di D. Bosco in Portogallo, 139.

Il Successore di Don Bosco in Sicilia, a Malta e nel Napolitano, 169.

La Catastrofe di S. Francisco di California. 172, 207. Il giorno della riconoscenza (24 giugno 1906), 196. Dal Perù: - La nuova fondazione di Piura, 300. Nuovi missionari, 323.

Una visita al Lazzaretto di Agita de Dios, 325. Il terremoto nel Chili, 331. Pel canto liturgico, 348.

Le nuove Chiese.

S. Maria Liberatrice al Testaccio in Roma, 10. Santuario della S. Famiglia a Firenze, 40.

S. Agostino a Milano, lob - Stia inaugurazione, 196. Una nuova chiesa per i Polacchi in Londra, 137. Una nuova chiesa per gli Italiani a New York, 333.

Tra i nostri emigrati.

Missione alla Colonia Vignaud (Repubblica Argentina), no. Lettera del Ministro Italiano nel Perù, 112. Un nuovo Segretariato del Popolo a Buenos Aires, 230. Missione fra le Colonie di Rio das Antas, 231. Lettera del R. Console di Pernambuco, 234. Missione ad Albany (New York), 234. Dopo la catastrofe di S. Francisco, 278, 334.

Inaugurazione di un Oratorio Festivo a Ribeirào Preto (San

Paolo), 303.

Una nuova chiesa per gli Italiani a New York, 333.

Gli Oratori festivi. (Lettera aperta agli amanti della gioventù.)

Parte IIa - 2 VI. Oratori e ricreatoci. 37.

Un bell'esempìo (Sac. A. Galassini), 300. »   i VII. Gli Sports negli Oratori, 364.

I prodigi della carità - Monografie.

9) Nizza Marittima - Oratorio. S. Pietro, 39.

io) La prima spedizione di Missionari: La partenza, 135.

Dalle Missioni.

BOLIVIA: Un'escursione al Territorio delle Colonie, D. G. Reineri, 77; D. C. Santinelli, 175.

BRASILE-MATTO GROSSO: Le due Colonie fra i Coroados, D. A. Malan: I) La Colonia del S. Cuore, 17;-II) La Colonia dell'Immacolata, 47; - III) Attraverso le foreste dell'Alto Araguaya, r17, 141 - Altri go indii alla Colonia del S. Cuore, 5o - Dalla Colonia del S. Cuore, D. G. Balzola, 146 - Dalla Colonia dell'Immacolata, D. G. Salvelto, 149 - Consolanti notizie dalle due Colonie, 243 - Una nuova spedizione di Missionari, 272 - Dalle nuove Colonie, D. A. Malan, 273 - Alla Colonia del S. Cuore, D. G. Balzola, 335 - Un commovente appello, D. G. Balzola, 367 - Una missione al Nord di Cuyabà, D. Colbacchini, 369.

CINA: Notizie dei Missionari, 17, 31 - Il viaggio della prima spedizione, D. L. Versiglia, 82, 113 - Abbiamo finalmente incominciato! D. G. Fergnani; 210 - Il lo Oratorio festivo in Cina, D. L. Versiglia, 2,12 - La la festa di Maria Ausiliatrice a Macao, idem, 276. - Dall'Italia alla Cina: diario del Sac. F. Fergnani, 84, 212, 309.

COLOMBIA: Cinque settimane a Contratacion, D. E. Rabagliati, 337 - Una nota del Gen. Reyes, 372.

EQUAroRE; La vita dei Missionari a Gualaquiza, 15 - Tra la tribù di Naranza, D. F. Mattana, 51 - D'in mezzo ai Jivaros, idem, 276.

INDIA : Notizie dei Missionari, 17, 51 - Il viaggio della prima spedizione, D. G. Tomatis, 79 - La ,a Conferenza Salesiana, idem, 114 - Quanta fede e quanti idolatri! idem, 238.

PATAGONIA SETTENTRIONALE : Lungo le sponde del Rio Negro, D. B. Maranzana, 304 - Dalla Missione di Chos Malal, D. M. Gavotto, 367 - Generai Lagos, 372.

PATAGONIA CENTRALE: La Missione del Chubut, D. B..Vacchina, 234. 305.

PATAGONIA MERIDIONALE: Un'escursione neli'Isola grande della Terra del Fuoco, P. V. Rossi, n5 - Del Territorio di S. Cruz, D. G. Beauvoir, 307 - Dall'Isola Dawson, P. M. Rossi, 339.

In onore di S. Francesco di Sales.

Feste e conferenze a Torino, Acqui, Alessandria d'Egitto, Ascoli Piceno, Biella, Bordighera, Caltanisetta, Casalmonferrato, Fossano, Genova, Gorizia, Marsala, Messina, Milano, Mombarcaro , Novara, Ortona, Pavia, Pisa, Ronia, San Benigno Canavese, Spezia, Verona, Trino Vercellese, 72.

Altre feste e conferenze: a Bologna, Bobbio, Iseo, Legnago, Lugo, Mantova, Nizza Monferrato, Sanluri, Stella S. Martino, Ascona, 103.

Idem: Cammarata, Desenzano sul lago, Figline, Faenza, 156.

Il culto di Maria SS. Ausiliatrice.

Ai benefattori del Santuario, 22, 54

I Ricordi del mese (dagli Annali del Santuario): 23, 54, 86, 118. 150, 185, 218, 280, 310, 373.

Il medagliere di M. A. all'Esposizione Mariana, 23. Indulgenza plenaria pei 24 del mese, 86. In preparazione al mese di M. Ausiliatrice, 99. Un nuovo favore pei Cooperatori, r85.

Nuove chiese e cappelle.

Trento, rr8 - Barranquilla, rr8, - Morelia, iiS - Mendoza, 343 - New York, 343 - Madrid, 343.

Feste e date memorande.

Le feste solenni di Maria SS. Ausiliatrice nel Santuario di Valdocco, 183.

Echi della Festa titolare: Ascona, Bologna, Caltanisetta, Cammarata, 2,6.

id.: Ascoli Piceno, Cagliari, Cuneo, Faenza, Genova, Mondovì, Napoli, Novara, Parma, Riva di Chieri, Roma, Sondrio, Spezia, Stella S. Martino, Verona, Villa Tagliata, 245.

id.: Spagna, Portogallo, Brasile, Uruguay, Argentina, Patagonia, Chili, Perù, Venezia, Colombia, Salvador, Guatemala, Messico, Stati Uniti, 280.

Feste e date memorande: a Valdocco, 23, 55 - Bento Goncalves, 55 - Bobbio, 373 - Caltanisetta, 55 - Cordoba, 150 - Messico, 343 - Monterubiaglio d'Orvieto, 343 -- Taurano, 373. S. Lazzaro Reale, 343 - Sanluri, 245 - S. Nicolas. 343 - S. Nicolas, 343 - S. Salvador, 23 - Sciacca, 23 - Troia (Foggia), 311.

Grazie di Maria Ausiliatrice ed elenchi di graziati.

Pag. 24, 56, 87. 120, 151, 185, 219, 247, 231, 312, 343, 374.

Comunicati, omaggi, raccomandazioni.

Ai nostri lettori 1, 353•

Per la festa di S. Francesco di Sales, 14. Al direttori di Collegi e Oratori festivi, 14. Il Giubileo sacerdotale del S. Padre, 40.

« L'Arte nelle Scuole Professionali, » 45, 286. 31 gennaio, 191.

La bontà del S. Padre, 124.

Due pubblicazioni delle Letture Cattoliche, 134A S. E. R. Mons. Pietro Maffi, 155. Un nuovo favore pei Cooperatori, 185.

Esercizi spirituali per le maestre e signore, 215. Al Congresso Internazionale Mariano, 227.

Pei giovani adulti desiderosi d'intraprendere la carriera eccle

siastica, 228.

Ai devoti del S. Cuore di Gesù, 234.

Alle LL. EE. RR.me Mons. G. B. Ricci, Mons. G. Gamba e

Mons. A. Masera, 251.

Dal Chili, 263.

Ai Cooperatori del Piemonte, 271. Dopo il disastro del « Sirio », 286.

Una nuova spedizione di Missionari, 317. La questione agraria in Italia, 366.

Notizie varie.

A Valdocco: 27, 59. 124, 155, '251, 286, 378.

In Italia.

Alessandria 28, 59, 155, 251.   Milano, 6o, 155. 252.

Ali Marina, 378.   Mogliano Veneto, 253.

Biella, 124.   Mondonio, 379.

Bologna, 251.   Novara, 253.

Borgo S. Donnino, 28.   Parma, 28, 222.

Borgo S. Martino, 28, 222.   Pedara, 125.

Brescia, 252.   Pisa, 223,

Caserta, 317.   Poirino, 29.

Castellamare, 189.   Potenza, 189.

Catania, 222.   Roma, 92, 189, 223, 253.

Cavaglià, 155.   S. Benigno Canavese, 155, 253.

Comacchio, 59. 124.   286.

Faenza, 378.   Sampierdarena, 317.

Firenze, 91.   S. Cataldo, 379.

Fossano, 252.   S. Severo, 29.

Ivrea, 379.   Spezia, 93.

Lugo, 252.   Susa, 189.

Macerata, 28.   Torino, 27, 59.

Messina, 91.   Treviglio, 6o, 93.

All'Estero.

Alessandria d'Egitto, 317. Maroggia, 6,. Betlemme, 357, 318. Siviglia, 348. Lisbona 6,, 125, 254. Smirne, 348. Madrid, 125. Utrera, 125. Malta-Sliema, 287.   Vittoria 6,, 125.

Nelle Americhe.

Ambato, 30. Mosquera, 360. Batataes, 349. Patagones, 158. Buenos Aires, 30, 93, 190, 3,8, Ponte Nova, 31.

349.   Punta Arenas, 190.

Concepcion, 349.   Rawson, 287.

Cordoba, 30, 93, 287-   Santiago, 38,.

Giamaica, 379.   S. Salvador, 6r.

Ibaqué, 254.   Sucre, 380.

Lima, 125.   Valencia, 380.

Messico, 30, 125.   Viedina, 31. 190.

Montevideo, 318.   Troy, 190.

Necrologio.

Barbano Carlo, 255 - Bonavia Lodovica n. Delfino 127 - Brichta Cristina n. Straulino, 94 - Callegari Card. Giuseppe, 158 - Cantalamessa cav. avv. Apelle, 158 - Cortesini Raffaello, 127 - Costamagna Margherita n. Gallo, 191 - Darbesio Ignazio, 254 - De Camargo Barros Mons. Josè, 285 - D'Elia Mons. Antonino, 255 - De-Rege Conte Francesco di Donato, 94 - DeVincente D. L., 62 - Floresta D., 319 - Grazioli Mons. Enrico, 190 - Giua not. Stefano, 381 - Ighina Mons. Andrea, 158 - Manara Card. Achille, 94 - Militento Natale, 319 - Nogara Giovanni, 255 - Panciera Giuseppina , 31 - Papa can. Vincenzo, 254 - Politi March. Marianna, 62 - Richelmy avv. Carlo, 381 - Sacchetti comm. Giuseppe, 300 - Solari Stanislao, 3S2 - Scauri Can. Giovanni, 190 - Serra Federico, 316 - Spinola y Maestre Card. Marcello, 62 - Vicario Mons. Mattia, 126 - Zeppa Evasio, 31 - Zoccoli Mons. Nicola, 254.

Cooperatori defunti. Pag. 62, 95, 127, 159, 191, 255, 319, 350, 382.