MARZO 1906. ANNO XXX. N. 3.

BOLLETTINO SALESIANO

PERIODICO DELLA PIA UNIONE DEI COOPERATORI SALESIANI DI D.BOSCO

SOMMARIO: Alla Santità di N. S. PP. Pio X pag. 65

Un importantissimo documento della S. Congregazione del Concilio .   .   > 67 Le adesioni dell'Episcopato al IV Congresso dei Cooperatori    > 70

Conferenze Salesiane: Il ritratto del Cooperatore Salesiano . . . . > 71 In onore di S. Francesco di Sales (Feste e conferenze) > 72 DALLE MISSIONI: Un'escursione al Territorio delle colonie-Notizie dei Missionari partiti per l'India - Il viaggio dei Missionari partiti per la Cina: - il diario del viaggio   . . .   . Pag. 77 IL CULTO DI MARIA AUSILIATRICE: Pel 24 del mese - I ricordi del mese - Grazie e graziati   . > 85 NOTIZIE VARIE: 31 gennaio - In Italia: Firenze, Messina, Roma, Spezia, Treviglio - Dalle Americhe : Buenos-Aires, Cordoba    > 9I

Il nostro tesoro spirituale    > 92

Necrologia - I lutti del S. Collegio ecc   » 94

Cooperatori defunti    > 95

ALLA SANTITÀ DI NOSTRO SIGNORE PP. PIO X

Beatissimo Padre,

AL RITORNO del lietissimo Vostro Onomastico il pensier nostro vola supplichevole al trono del Glorioso Patriarca, di cui riceveste il nome al Sacro Fonte Battesimale, e con giubilo si raccoglie ai Vostri piedi.

Presentemente non mancano per Vostra Beatitudine, ragioni di tristezza e di pianto, ma vi han pure dolci motivi di conforto. Guardate, o Beatissimo Padre, la venerazione che ha per Voi il gran popolo cattolico, cui ogni Vostra parola è un documento sacro, ogni consiglio un desiderato comando, ogni comando un pegno sicuro di pronta, piena e devota obbedienza; - guardate all'ammirazione che per l'Augusta Vostra Persona hanno gli stessi popoli eterodossi, rapiti all'esimia bontà del Vostro cuore; - mirate insomma l'unanime slancio di tenerezza, onde il mondo intero Vi acclama il Pastor mite e vigilante, il Padre buono ed amoroso, il Duce esperto e sapiente

In questa fervida gara di venerazione, di ammirazione e di affetto - che è pure una bella prova della pietosa assistenza che Gesù ha per la Chiesa e per l'infallibile suo Vicario - i Figli e i Cooperatori di D. Bosco, da Voi cotanto amati e beneficati, sono e debbono essere tra le schiere dei Vostri figli più ferventi. Memori del vivissimo attaccamento che il compianto loro fondatore ebbe pel Romano Pontefice e per la Sede Apostolica, i Salesiani si faranno sempre un vanto di seguire le nobili orme di tanto Padre; e i Cooperatori, avendo ognor in mente l'enfatica parola di Lui : « Verrà un tempo in cui il nome di cooperatore vorrà dire vero cristiano!... (1). » si studieranno di realizzare ovunque e sempre quest'intima convinzione di D. Bosco.

Ma perchè il rinnovamento di così sacre promesse torni a Vostra Beatitudine più caro e gradito e a noi più solenne, ai piedi del Vostro soglio e in questa gioconda occasione noi vogliam ripetere la ragion formale dell'illimitata nostra venerazione per l'Augusta Vostra Persona.

« Bisogna credere in Gesù Cristo, se vogliamo salvarci - Voi dicevate, o Beatissimo Padre, al dilettissimo popolo di Venezia nel 75° anniversario della prima comunione di Leone XIII, e noi ripetiamo ad una voce : - Bisogna credere in Gesù Cristo se vogliamo salvarci; ma non crede in Gesù Cristo chi disconosce il suo Vicario in terra. Il Papa è la pietra fondamentale della Chiesa, il principio vitale del Cattolicismo, è il centro d'unità, che riunisce tutte le intelligenze per la fede agli stessi dogmi, per il rispetto ai medesimi comandamenti. Chi si allontana da questo principio non appartiene più al corpo mistico di Gesù Cristo, è fuori della vera Chiesa (2). »

Quindi non sarà mai che alcuno di noi venga meno nella sommessione al Pontefice « che ci affida della nostra eterna salvezza e che forma altresì il nostro vanto più bello! » ma tutti avremo « per massima indeclinabile di conoscere per maestro solamente il Vicario di Gesù Cristo, e con lui i vescovi e i sacerdoti, che gli sieno uniti e soggetti (3). »

Sì, o Beatissimo Padre, noi pure lo professiamo altamente : « Quando si parla del Vicario di Gesù Cristo, non bisogna esaminare, ma obbedire; non misurare l'estensione del comando per restringere la prestazione dell'obbedienza ; non cavillare sulla più chiara parola del Papa per travolgerne il senso; non interpretare la volontà alla stregua di preconcetti, che ne distruggano il volere manifesto; non contraporre diritti al diritto del Papa di insegnare e di comandare, non. pesarne i giudizi, non discuterne gli ordini, per non fare ingiuria diretta a Gesù Cristo medesimo (1) » E noi non diverremo mai colpevoli di tanta ingiuria ! poichè nell'affetto, nell'obbedienza, nell'attaccamento al Romano Pontefice, come abbiam detto, vogliam gareggiare coi più ferventi.

Questo, o Beatissimo Padre, è l'umile omaggio che nell'odierno Vostro giocondo Onomastico la Famiglia Salesiana depone ai Vostri piedi. Deh vogliate gradirlo e benignamente confortarlo coll'Apostolica Benedizione

In tutte le Case Salesiane, il 19 corrente si faranno specìalissime preghìere secondo l'intenzione di Sua Santità PAPA PIO X, che il Signore conservì lunghi annì al nostro affetto ed alla nostra illimitata obbedienza.

I benevoli Cooperatorì e le pìe Cooperatrìci non manchino di offerire al medesimo fine la S. Comunione.

(1) Vedi Bollettino Salesiano, anno 1888, pag. 88. (2) Lettera pastorale del Card. Giuseppe Sarto, Patriarca di Venezia, in data 27 aprile 1896. (3) Ivi.

(1) Dalla prima Pastorale del Card. Giuseppe Sarto, Patriarca di Venezia (settembre 1894).

Un importantissimo documento

DELLA S. CONGREGAZIONE DEL CONCILIO

IL Divin Sacramento dell'Eucaristia, compendio di tutte le meraviglie dell'amor di Dio per gli uomini, brilla finalmente d'uno splendore nuovo, vivo, affascinante, che invita a sè in modo irresistibile le schiere dei fedeli.

Per ordine del S. Padre Pio X, la S. Congregazione del Concilio, in data 2o dicembre 19o5, ha emanato un importantissimo Decreto sulla Comunione frequente e quotidiana. Tradotta nelle varie lingue del Bollettino, vogliamo che la consolantissima parola della S. Sede, la quale viene a sanzionare la raccomandazione più caratteristica dell'amatissimo nostro Padre D. Bosco, giunga il più presto possibile alle famiglie dei nostri lettori perchè vi susciti un immancabile risveglio dì fede.

Leggano attentamente i nostri Cooperatori il solenne documento, lo spieghino con particolare chiarezza ai loro alunni i Direttori dei nostri Collegi ed Oratori festivi, s'ispirino ad esso i Superiori delle nuove cristianità nascenti nelle varie nostre missioni, affinchè ovunque, anche per opera nostra, l'esplicito desiderio della Chiesa sia amplissimamente adempiuto. Così avremo anche assecondato il più vivo ed affettuoso insegnamento di D. Bosco.

È noto, quanto il nostro buon Padre sia sempre stato il fervido promotore della Comunione frequente e quotidiana. Su questa salutare frequenza egli formò la base della sua paterna pedagogia e la caratteristica dei suoi istituti, e ne trasse la virtù per tanti suoi figli e il meraviglioso segreto per segnalatissime grazie. Ad alcuni parve quasi soverchio, ma gli affettuosi pii insegnamenti di D. Bosco ora sono stati solennemente sanciti. Non possiamo proprio tacerlo ; leggendo il sapientissimo documento, noi abbiamo dovuto più volte ripetere- così diceva, così insegnava D. Bosco!...

Lo leggano adunque con amore anche i nostri Cooperatori e le pie Cooperatrici, e lo conservino con gran cura per poterlo rileggere a quando a quando , finchè l'accostarsi frequentemente e anche quotidianamente alla S. Comunione non sia pur divenuta la caratteristica, la gloria e la tradizione più bella delle loro famiglie.

DECRETO DELLA S. CONGREGAZIONE DEL CONCILIO

Sulla Comunione frequente e quotidiana.

IL Sacro Concilio di Trento, avendo presenti le ineffabili ricchezze spirituali, che derivano ai Fedeli i quali si accostano alla SS. Eucaristia (Sess. 22, cap. 6) dice : Desidererebbe il Sacrosanto Sinodo che, ad ogni messa, i fedeli che vi assistono si comunicassero non solo spiritualmente , ma anche sacramentalmente. Le quali parole molto apertamente rivelano il desiderio della Chiesa che tutti i fedeli Cristiani si nutrano ogni giorno di quel celeste banchetto, affinchè ne traggano più copiosi frutti di santificazione.

E questi voti concordano con quel desiderio di cui ripieno N. S. Gesù Cristo istituì questo divin Sacramento. Egli infatti, nè una volta soltanto nè velatamente, insinuò la necessità di mangiar spesso delle sue carni e di bere il suo sangue, soprattutto con queste parole : Questo è quel pane che è disceso dal cielo; non sarà come dei padri vostri che mangiarono la manna e morirono : chi mangia di questo pane, vivrà in eterno (S. Giov., vi, 59). Da questo paragone del cibo angelico col pane e colla manna, facilmente potevasi comprendere dai discepoli, che siccome il corpo si nutre ogni giorno di pane, gli Ebrei nel deserto si cibarono ogni giorno di manna, così l'anima cristiana può cibarsi e ristorarsi quotidianamente col pane celeste. Inoltre per ciò che nell'orazione domenicale ci si dice di chiedere come nostro pane quotidiano, i Santi Padri quasi unanimemente insegnano, che non devesi tanto intendere il pane materiale, nutrimento del corpo, quanto il pane eucaristico da riceversi quotidianamente.

Il desiderio poi di Gesù Cristo e della Chiesa, che tutti i fedeli cristiani si accostino ogni giorno alla sacra mensa, a questo mira specialmente, che i fedeli cristiani, uniti a Dio per mezzo del sacramento, ne ricavino forza a frenare la concupiscenza, ad astergere le colpe leggere che si commettono ogni giorno, e ad evitare i peccati gravi, ai quali l'umana fragilità va soggetta; e non già, quasi a fine principale, che si provveda all'onore ed alla venerazione del Signore, nè che ciò abbia ad essere, per quelli che lo ricevono, quasi un premio delle loro virtù (S. Agost. Serro. 57 in Matth. De Orat. Dom., v. 7). Per questo il S. Concilio di Trento chiama la SS. Eucaristia un antidoto, pel quale siamo mondati dalle colpe quotidiane e preservati dai peccati mortali (Sess. 13, cap. 2).

Ben conoscendo questo divin desiderio, i primi Cristiani accorrevano quotidianamente a questa mensa, di vita e di fortezza. Erano assidui alle istruzioni degli Apostoli, e alla comune frazione del pane (Act., 11, 42). Che poi si sia fatto così anche nei secoli posteriori, non senza gran vantaggio della perfezione e della santità ce ne fanno testimonianza i Santi Padri e gli Scrittori Ecclesiastici.

Raffreddandosi in seguito la pietà e soprattutto diffondendosi poi malauguratamente in ogni parte la peste del giansenismo, si venne a disputare sulle disposizioni, colle quali fa d'uopo accostarsi alla Comunione frequente e quotidiana, e si fece a gara a richiederne delle più gravi e più difficili, quasi cose necessarie. E siffatte questioni ebbero quest'effetto, che pochissimi vennero reputati degni di ricevere quotidianamente la SS. Eucaristia e di trarre da questo così salutare Sacramento la pienezza degli effetti ; dovendosi accontentar tutti gli altri di cibarsene o una volta l'anno, o mensilmente, o tutt'al più ogni settimana. Che anzi si giunse a tal rigore da escludere dalla frequenza di questa mensa celeste ceti interi, come quello dei mercanti, o di coloro che fossero uniti in matrimonio.

Alcuni nondimeno andarono nell'opposta sentenza. Questi, ritenendo esser la Comunione quotidiana comandata per legge divina, perchè non passasse un sol giorno senza la Comunione, oltre altre cose contrarie ad usanze accolte nelle Chiesa, dicevano doversi ricevere l'Eucaristia anche il Venerdì Santo, e l'amministravano.

In queste contingenze, la S. Sede non venne meno al suo officio. Infatti con decreto di questo Sacro Ordine che comincia Cum ad aures, del 12 febbraio 1679, approvato da Papa Innocenzo XI, condannò siffatti errori ed impedì simili abusi, insieme dichiarando, che chiunque e di qualunque condizione, non esclusi affatto i mercanti e i coniugati, potevasi ammettere alla frequenza della Comunione, a seconda della pietà individuale e del consiglio del proprio Confessore. Il 7 dicembre poi del 169o, col decreto Sanctissimus Dominus noster di Papa Alessandro VIII, fu condannata la proposizione di Baio, che ricercava il purissimo amor di Dio, scevro di ogni difetto, in quelli che volessero accostarsi alla sacra mensa.

Tuttavia il veleno giansenista, che aveva inquinato anche l'anima dei buoni, col pio pretesto del dovuto onore e della dovuta venerazione all'Eucaristia, non scomparve totalmente. La questione sulle disposizioni necessarie a frequentar rettamente e legittimamente la Comunione sopravvisse alle dichiarazioni della Santa Sede; e ne avvenne che anche alcuni Teologi di buon conto insegnarono, solo raramente e poste molte condizioni, potersi permettere ai fedeli la Comunione quotidiana.

Non mancarono d'altra parte uomini pieni di dottrina e di pietà, che aprirono una più larga via ad un uso così santo e così caro a Dio, insegnando, coll'autorità dei Padri, non esservi alcuna prescrizione ecclesiastica circa le maggiori disposizioni per la Comunione quotidiana, che per la settimanale o mensile ; e che assai più copiosi sarebbero i frutti della Comunione quodiana, che della settimanale o mensile.

Le dispute su questa materia si accrebbero ai nostri giorni e vennero agitate non senza acrimonia ; per cui ne furono perturbate le menti dei Confessori e le coscienze dei fedeli, con non piccolo detrimento della cristiana pietà e del fervore. Per questo da illustrissimi personaggi e da sacri Pastori vennero umiliate insistenti preghiere al SS.mo Sig. Nostro Papa PIO X, affinchè colla suprema Sua autorità si degnasse di sciogliere la questione delle disposizioni necessarie per ricevere ogni giorno l'Eucaristia; in modo che quest'uso salutevolissimo e carissimo a Dio non solo non diminuisca tra i fedeli, ma piuttosto si accresca e dovunque si propaghi, in questi giorni specialmente, ne' quali la religione e la fede cattolica vien da ogni parte assalita, e il vero amor di Dio e la pietà son non poco a desiderare. E Sua Santità, avendo sommamente a cuore, nella Sua sollecitudiné e nel Suo zelo, che il popolo cristiano, sia invitato più frequentemente che si possa ed anche quotidianamente alla Sacra Mensa, e goda dei suoi frutti amplissimi, incaricò di esaminare e di definire la predetta questione questo Sacro Ordine.

Pertanto la Sacra Congregazione del Concilio, nell'adunanza plenaria del 16 dicembre 19o5, esaminò accuratissimamente questa questione e ponderate con diligente serietà le ragioni addotte per l'una e per l'altra parte, ha stabilito e dichiarato quanto segue

1° La Comunione frequente e quotidiana, come sommamente desiderata da N. S. Gesù Cristo e dalla Chiesa Cattolica, sia permessa a tutti i Fedeli Cristiani di qualunque ordine e condizione ; cosicchè nessuno, il quale sia in istato di grazia e si accosti alla S. Mensa con intenzione retta e pia, possa esserne impedito.

2° La intenzione retta sta in ciò che chi si accosta alla sacra Mensa non lo faccia per uso o per vanità o per ragioni umane, ma con animo di soddisfare alla volontà di Dio, di congiungersi a Lui con più intima carità, e di rimediare con quel farmaco divino alle sue infermità e ai suoi difetti.

3° Quantunque sia sommamente conveniente, che quelli i quali si comunicano quotidianamente, siano scevri da colpe veniali, almeno da quelle pienamente deliberate e dall'affetto a quelle, tuttavia è sufficiente che siano liberi da colpe mortali, insieme col proposito di non peccar più in avvenire : col qual sincero proponimento non può essere che quelli i quali si comunicano quotidianamente, a poco a poco non si liberino anche dai peccati veniali e dall'affetto ad essi.

4° E poichè i Sacramenti della Nuova Legge, sebbene conseguano il loro effetto ex opere operato, tuttavia producono un effetto maggiore a proporzione delle migliori disposizioni che si hanno nel riceverli , per questo è da procurarsi che alla S. Comunione preceda una diligente preparazione e segua una conveniente azione di grazie, secondo la capacità, la condizione e le occupazioni di ciascuno.

5° Affinchè la Comunione frequente e quotidiana si faccia con maggior sicurezza ed abbia merito maggiore, è necessario che v'intervenga il consiglio del Confessore. Si guardino però i Confessori dall'allontanare dalla Comunione frequente o quotidiana alcuno che si trovi in istato di grazia e che vi accosti con retta intenzione.

6° Essendo poi evidente, che dal ricevere spesso e quotidianamente la S. Eucaristia l'unione con Cristo si fa più stretta, la vita spirituale viene alimentata più abbondantemente, l'anima vien più riccamente ornandosi di virtù, e lo stesso pegno dell'eterna felicità vien dato più sicuramente a chi così lo riceve, per questo di qualunque genere : pei quali nondimeno deve restare in vigore il decreto Quaemadmodum della Sacra Congregazione dei Vescovi e Regolari, in data 17 dicembre 189o. Più che sia possibile venga pure promossa nei Seminari i cui alunni aspirano al servizio dell'altare ; parimenti in tutti gli altri cristiani istituti di educazione.

8° Se vi fossero degli Istituti, sia di voti solenni sia di voti semplici, che nelle regole o costituzioni od anche nei calendari, avessero dei giorni fissi per Comunioni le quali fossero in i Parroci, i Confessori e i predicatori, secondo la sana dottrina del Catechismo Romano (Part. II, c. 63), con frequenti avvisi e con molta cura esortino il popolo cristiano a quest'uso così pio e così salutare.

7° La Comunione frequente e quotidiana sia promossa specialmente negli Istituti Religiosi quei giorni obbligatorie, queste norme son da ritenersi come semplicemente direttive non come precettive. E il numero di comunioni prescritte deve tenersi come il meno che si addica alla pietà dei Religiosi. Per ciò deve essere sempre liberamente permesso ai medesimi l'accostarsi il più frequentemente ed anche quotidianamente alla mensa eucaristica, secondo le norme date superiormente in questo decreto. E affinché i religiosi tutti e dell'uno e dell'altro sesso possano chiaramente conoscere le disposizioni di questo decreto, i Superiori delle singole case avran cura che esso venga letto ogni anno nella lingua nazionale a tutti in comune, durante l'ottava della Solennità del Corpus Domini.

9. Finalmente, per la promulgazione di questo Decreto, ogni scrittore ecclesiastico si asterrà da ogni disputa contenziosa circa le disposizioni per la comunione frequente e quotidiana.

Essendo stata fatta relazione di tutte queste dichiarazioni al Santissimo Signor Nostro Papa PIO X dall'infrascritto Segretario della S. C. nell'udienza del 17 dicembre 19o5, Sua Santità, ratificò, confermò ed ordinò che si pubblicasse il presente decreto degli Eminentissimi Padri, non ostante qualsiasi cosa in contrario. Ha ordinato inoltre che esso venga spedito a tutti gli Ordinari e ai Superiori Regolari, affinché lo comunichìno rispettivamente ai loro Seminari, Parrochi, comunità religiose e sacerdoti, e nelle loro relazioni sullo stato della diocesi o dell'istituto informino la S. Sede dell'adempimento delle disposizioni in esso contenute.

Dato a Roma, il 2o dicembre 1905,

VINCENZO Card. Vesc. di Palestrina Prefetto.

C. DE LAI, Segretario.

Le adesioni dell'Episcopato Italiano al IV Congresso dei Cooperatori.

IL nostro Superiore D. Rua, non appena ebbe notizia che in questo mese di marzo si sarebbe tenuto a Lima nel Perù l'annunziato Congresso dei Cooperatori Salesiani, si diè premura di farne consapevoli gli Eccellentissimi Arcivescovi e Vescovi d'Italia, affinchè dalle loro adesioni provenisse maggior splendore all'imminente convegno, e con lo splendore aumentassero pure gli autorevoli incoraggiamenti e gli opportuni consigli.

A quanto ci consta, più di cento reverendissimi Ordinari, con squisita bontà paterna, inviarono già al IV Congresso Salesiano la loro venerata adesione; e noi ci affrettiamo a pubblicarne alcune inviate da Eminentissimi Cardinali.

Rev.mo Sig. Don Rua,

I Salesiani non posano mai. Nell'uno e nell'altro mondo essi sentono di dover lavorare e moltiplicare le occasioni di lavoro. Dio li prosperi e li benedica.

Possano le pie intenzioni di V S. e dei suoi figli venir conosciute ed apprezzate da quanti amano di vero amore la Chiesa Cattolica. .

Il nuovo Congresso di Lima abbia ad eguagliare e a superare i fratelli che lo hanno preceduto. Sia lodata la memoria dell'incomparabile Don Bosco, ma più siano secondati i suoi consigli, possano maturare quei frutti che egli ha divinato con sapienza e desiderato con santo ardore.

Raccomandandomi alle orazioni dell'intera Pia Società Salesiana e benedicendo di cuore alla stessa, godo raffermarmi di V. S. Rev.ma

Dev.mo Servo in G. C.

A. CARD. RICHELMY, Arcivescovo.

Al Rev.mo Don Rua a Torino.

Mi compiaccio grandemente nel Signore vedendo che il Congresso internazionale dei Cooperatori Salesiani tenuto a Bologna, è ognora fecondo di espansione e di vita. Ecco infatti, dopo Buenos Ayres e dopo Torino, ora è la nobile capitale del Perù, che si dispone ad accogliere in generale adunanza i rappresentanti dell'Opera di D. Bosco. Mando con tutto il cuore il mio plauso e la mia adesione a tutti quelli che interverranno al Congresso, e prego Iddio che lo benedica coll'abbondanza della sua grazia e lo renda ricco di frutti copiosi e duraturi.

Bologna, 15 gennaio 19o6.

DOMENICO CARD. SVAMPA, Arciv.

Rev.mo Signor Don Rua,

Vorrei che tutti, come me, fossero persuasi dei vantaggi inestimabili di cui sono feraci le opere del compianto e venerato D. Bosco,- uomo che la Provvidenza suscitò per opporre un argine alla fiumana gonfia e rovinosa del male, che dilaga a' nostri tempi in ogni luogo.

Apprendo perciò con gaudio che terrassi nel prossimo marzo il IV Congresso della Pia Unione dei Cooperatori Salesiani. A tale Congresso non potendo intervenire personalmente, vi prenderò parte in ispirito, e prego fin d'ora il Signore a voler benedirne i lavori, augurando che sieno fecondi di copiosi frutti pel bene specialmente della gioventù di quelle cattoliche contrade.

A lei degno erede dello Spirito di D. Bosco, e continuatore saggio ed infaticabile delle Opere di lui, mi è caro esprimere questi sensi, e Professarmi con riverente ossequio

Della S. V. Reverendissima

Roma, 31 gennaio 19o6.

dev.mo Servitore

PIETRO RESPIGHI, Card. Vic.

Conferenze Salesiane

Il ritratto del Cooperatore Salesiano (1).

RICHIESTO il Card. Alimonda, che cosa pensasse di tante conferenze che si andavano moltiplicando già ai suoi tempi, egli, che era maestro in questo genere di predicazione, rispose che sarebbe molto meglio predicare i novissimi, anzichè vociferar tanto sulla civiltà e sul progresso.

Ma nessuno farà le meraviglie, se io vengo a tenere una Conferenza Salesiana. Adattando le parole alle cose, in questo caso ogni malinteso sparisce. E l'argomento sarà: che cosa sia la Cooperazione salesiana, che vuol dire « essere Cooperatore Salesiano ».

Che significa la parola cooperare ? Cooperare vuol dire operare insieme con uno che si riconosce maestro e duce; e questo maestro, questo duce, diciamolo subito, è D. Bosco.

Ma i nostri antichi dicevano che prima di operare bisogna essere, ed essere forti e ben robusti. Ora, anche per operare il bene, bisogna essere prima cristiani, e buoni e ferventi cristiani.

Il buon cristiano imita Gesù Cristo. E il nostro Divin Salvatore altra volontà non ebbe che la volontà dell'Eterno Padre, altro non cercò che la sua gloria. Cosi fece pure D. Bosco. Questi, combattendo i dettami di una falsa filosofia e aborrendo il naturalismo nella vita, si studiò costantemente d'imitar Gesù Cristo, consacrandosi tutto alla maggior gloria di Dio ed alla salvezza delle anime.

Gesù Cristo, come disse egli stesso con una affettuosa iperbole, venne anzitutto in terra non per i giusti ma per i peccatori, non enim veni votare iustos, sed peccatores (2) ; ma venne anche per far divampare sulla terra il fuoco della sua ardentissima carità: ignem veni mittere in terram, et quid volo nisi ut accendatur ? (3). Di qui l'amore che ebbe D. Bosco per ascoltare le sante confessioni ; di qui quella mirabile frequenza alla santa comunione che egli volle fosse comune a tutti i suoi istituti...

Diciamolo adunque chiaramente : secondo lo spirito di D. Bosco, che è poi lo spirito di Gesù Cristo, non può essere buon Cooperatore Salesiano, colui che non odia il peccato, e che non procura colla preghiera e colla frequenza ai SS. Sacramenti di essere e di mantenersi buono e fervoroso cristiano. D. Bosco fu suscitato dalla Divina Provvidenza a procurare la maggior gloria di Dio e la salvezza delle anime, questo è il fine delle Opere Salesiane, e a questo deve tendere pure la Cooperazione Salesiana.

Venendo a dire del modo con cui si può praticare una tale cooperazione, basterà accennare due maniere: la cooperazione diretta e la cooperazione indiretta.

La cooperazione diretta è quella che c'induce a sacrificare la nostra volontà, la nostra persona e il nostro danaro per le opere Salesiane. Chi pretendesse di operar da solo lo stesso bene che può facilmente raggiungere mediante la cooperazione salesiana, questi altro non otterrebbe che lo splendore effimero di un po' di fuoco di paglia. Quindi anche col sacrifizio delle nostre idee, della nostra persona e del nostro denaro, cerchiamo di aiutare le Opere di D. Bosco, le quali, per la loro molteplicità e pel loro sviluppo, hanno continuo bisogno di essere aiutate. Alcuni si meravigliano dell'insistenza colla quale i Salesiani, e i sacerdoti in generale, domandano l'elemosina... Che volete ? senza il denaro non si riesce a nulla; è parola dello Spirito Santo e quindi possiamo ripeterla noi pure: pecuniae obediunt omnia (1). Iddio è padrone di tutte le cose, eppure egli vuole che a compiere quelle grandi opere di religione o di carità che sono un vanto della chiesa cattolica, abbiano a contribuirvi tutti i fedeli, i ricchi colle generose elargizioni, i poveri colle piccole elemosine.

La cooperazione indiretta poi è quella di essere intimamente ripieni dello spirito di D. Bosco, e di operare, ciascuno nel proprio campo, secondo questo spirito. D. Bosco scelse a Patrono dell'opera sua il mitissimo Vescovo di Ginevra, S. Francesco di Sales; ed anzi volle, che dal nome di lui, e non dal suo, si chiamassero i suoi figliuoli. Ora a S. Francesco di Sales si può applicare quell'elogio che la Sacra Scrittura fa del Condottiero del popolo di Dio: in fide et lenitate ipsius sanctum fecit illum (2). Il Santo di Sales fu ripieno dello spirito di fede e di cristiana dolcezza. Questo fu lo spirito di D. Bosco, e tale dev'essere lo spirito di ogni vero Cooperatore Salesiano.

(1) Continuando la nuova rubrica, siamo lieti di poter offrire ai lettori questi belli pensieri da cui risulta splendido il ritratto del vero Cooperatore Salesiano ; pensieri che avemmo la fortuna di raccogliere alla Conferenza tenuta il I° febbraio u. s. ai Cooperatori di Torino dall'Eminentissimo CARD. AGOSTINO RICHELMY.

(2) Marc. II, 17.

(3) Luc. XII, 49.

(I) Eccle. x, 19. (2) Eccli. XLV, 4.

In onore di San Francesco di Sales

A COMUNE edificazione, diamo un breve resoconto delle feste celebrate in onore del nostro Patrono; e poichè ci è naturalmente impossibile intrattenerci di tutte, diamo la preferenza a quelle più importanti o di cui ci fu inviata relazione. Diciam poi chiaramente che vorremmo essere pratici; quindi, anzichè diffonderci nell'enumerazione dei medesimi particolari ,festivi, più volontieri diamo posto agli appunti sulle conferenze, procurando che risaltino, brevemente ma ben delineati e chiari, gli assunti svolti dai vari oratori, perchè possano servire d'ispirazione e di guida a quei sacerdoti che ricercassero nel Bollettino un indirizzo in simili circostanze, ed abbiano insieme ad essere di ammaestramento e di stimolo a tutti i Cooperatori.

Ed a questo medesimo intento ci auguriamo che siano sempre ispirate le relazioni di tutti i corrispondenti.

TORINO. (Il 29 gennaio, a Valdocco) - È naturale che questi appunti comincino dalla festa celebratasi a Valdocco, ove l'apparato grandioso del Santuario di Maria Ausiliatrice, la frequenza e la divozione dei fedeli, e la maestà dei sacri riti riaffermarono all'Oratorio, sopra tutte le case salesiane, il vanto di un culto più antico e solenne a S. Francesco di Sales.

Sua Eccellenza Rev.ma Mons. Carlo Marozio, Vescovo di Susa, ebbe la degnazione di pontificare alla messa ed ai vespri ; il rev. Dott. D. Camillo Andreoletti, prevosto di Gattinara, tenne il panegirico del Santo. Omnibus omnia factus, ut omnes faceret salvos... fu il bell'assunto dell'ascoltatissimo discorso, splendido per densità di concetti, per elegante semplicità di forma e per affettuose rimembranze. La nostra Schola Cantorum eseguì « in modo mirabile », come disse il cronista del Momento, la messa « S. Cecilia » a quattro voci del Singemberger, stupende pagine di musica sacra, frutto di una feconda ed elevata ispirazione artistica. E a notte, anche la scuola drammatica interpretò con sentimento un egregio lavoro dell'Ellero, ove, superiore alle non poche difficoltà del dramma, apparve assai chiaramente l'abilità degli attori.

Conferenza Salesiana. - La conferenza ebbe luogo il io febbraio nella chiesa di S. Giovanni Evangelista, e resterà particolarmente memoranda per essere stata tenuta da Sua Eminenza il Card. Agostino Richelmy, nostro venerato Pastore. L'Eminentissimo Principe, nell'affetto vivissimo che porta a D, Bosco e all'Opera Salesiana, indicò ai numerosi Cooperatori intervenuti la natura della loro cooperazione, facendo il ritratto del vero Cooperatore Salesiano. I nostri lettori hanno già avuto il piacere di leggerne il riassunto (vedi pag. 71). Finita la Conferenza la locale Schola Cantorum eseguiva un delicato mottetto ed un bel Tantum Ergo, e quindi Sua Eminenza impartiva ai presenti la benedizione coll'Augustissimo Sacramento.

- Il 4 febbraio a S. Giovanni Evangelista. -

Nella bella Chiesa, che per opera dei buoni e fervorosi divoti che la frequentano viene artisticamente restaurandosi, il nostro glorioso S. Francesco venne opportunamente festeggiato come Patrono della Stampa Cattolica. Ne disse il panegirico il teol. D. Antonio Notano della Missione Cattolica Italiana di Zurigo.

ACQUI. (Il 29 gennaio, al Santuario della Madonnina. - Conferenza Salesiana). - La tenne Mons. Francesco Negroni Vicario Generale. Accennato quello che fanno i Salesiani per provvedere efficacemente all'educazione ed istruzione della gioventù, raccomandò ai Cooperatori di continuare il loro appoggio ai Salesiani perchè l'opera loro di cristiana educazione possa ognor essere fiorente e proficua.

Deplorato poscia il triste spettacolo che per la decadenza dei costumi offre ai nostri giorni gran parte della gioventù la quale cresce per le piazze, insolente, sfacciata e corrotta, con frasi scultorie e vibranti stigmatizzò l'incuria di tanti genitori, che non si adoperano ad educare cristianamente la figliuolanza col tenerla lontana dal mal costume, e caldamente esortò padri e madri a porre un rimedio a tanto male, curando la frequenza dei loro figliuoli al catechismo, ed appena verrà aperto, all'Oratorio festivo, sorto in quella città per lo zelo e l'operosità di quel veneratissimo Vescovo Mons. Marchese. Conchiuse con un caldo appello ai Cooperatori, perchè con generosa e collettiva offerta aiutino a soddisfare alle ingenti spese, che si sono incontrate per l'erezione di quell'Oratorio.

ALESSANDRIA D'EGITTO. (Il 4 febbraio, nel l'Istituto Salesiano.) - L'antica porta della città, il passaggio dalle vòlte alte ed acute che aveva servito di cappella per vari anni, in quest'occasione fu abbandonata, per l'inaugurazione della nuova Cappella che sebbene angusta ed assai modesta è tuttavia più conveniente e devota. S. E. Mons. Aurelio Briante, Delegato Apostolico, degnossi accrescere splendore alla festa; celebrata la Messa della Comunità, amministrava la Cresima a 20 dei nostri giovanetti.

Alla sera ebbe luogo un lieto trattenimento che onoravano di loro presenza il Cav. Falqui, Console Giudice, il Com. Breccia, Nani Bey, il Dr. Colloridi, il Dr. Faraci e molti altri notabili. L'aula era completamente gremita di persone gentilmente accorse all'invito. Si rappresentò un dramma, che grazie alla ottima interpretazione piacque assai e fu a varie riprese applaudito. Negli intermezzi si eseguirono dalla scuola di musica istrumentale alcuni pezzi che furono assai gustati.

ASCOLI. (Il 29 gennaio, nella Chiesa di S. Agostino). - Nel mattino si celebrarono 15 messe quella della comunione generale, alla quale si accostarono molti fedeli, fu detta da Mons. Lancelotti, . Vicario Generale.

La sera, presente numeroso pubblico, tenne la conferenza l'istesso Rettore di S. Agostino, il quale illustrò la grande opera di D. Bosco a beneficio dei figli del popolo, dalla sua umile genesi all'attuale prodigioso sviluppo, dimostrando con esempi, come tutto ciò che ora è grande nella religione ha avuto origine dal poco, ed esortando i fedeli a cooperare coi Salesiani per il bene indivisibile del cristianesimo e della società.

Parlando di Ascoli, il conferenziere ricordò come un giorno recatosi in Seminario, ebbe un senso di dolce sorpresa, quando udì recitare dai seminaristi che eran raccolti a preghiera nella cappella, la pia giaculatoria dei salesiani : Maria Auxilium Christianorum, ora pro nobis. « Domandai , soggiunse egli, chi mai avesse aggiunto alle preghiere dei seminaristi questa bella invocazione; ed il Rettore mi rispose che essa formava un pio ricordo lasciato ai suoi giovani dall'antico Rettore, Can. Cina glia, ora defunto, e che fu oltremodo zelante per l'opera Salesiani.

BIELLA. (L'11 febbraio nella Chiesa di S. Cassiano). - Al mattino molta frequenza alla Santa Comunione. Alla messa solenne si eseguì con gusto la Missa de Angelis, in canto gregorìano secondo l'Edizione Vaticana, da un coro discreto di uomini e di ragazzi molte bene ammaestrati.

Alla funzione della sera, il Can. Buscaglia intrecciò opportunamente le lodi di San Francesco di Sales al resoconto delle Opere Salesiane insistendo sullo spirito che deve animare i Cooperatori, spirito di virtù cristiana e spirito di sacrificio pel bene della gioventù. Conchiuse invocando dai Biellesi un aiuto più generoso alla Casa di San Cassiano, perchè possa sviluppare ed estendere sempre più la sua benefica azione.

La festa fu lietamente coronata da uno spettacolo drammatico dato egregiamente dai giovani interni ed esterni ; negli intervalli eseguì dei bei pezzi la piccola banda dell'Oratorio.

BORDIGHERA TORRIONE. (Il 28 gennaio nella Chiesa parrocchiale). - A rendere più maestose le sacre funzioni v'intervenne S. E. Rev.ma Monsignor Ambrogio Daffra, che nutre per Don Bosco e le opere salesiane un grande affetto.

S. E. celebrò al mattino la Messa della Comunione Generale, regalando a tutti un suo caro fervorino. Assistette poscia alla Messa cantata, e disse il panegirico del Santo facendone risaltare in modo speciale l'ardentissimo e non mai interrotto spirito di preghiera, che fu l'anima di tutta la sua vita e la benedizione di tutte le sue opere.

A vespri la paterna voce di Monsignore echeggiò nuovamente, per tenere ai Cooperatori la Conferenza. Preso a soggetto della medesima : la grandezza della misione affidata dal Cielo a D. Bosco, il venerando Presule disse : « aver Iddio segnato a confine dell'opera sua i confini della terra ; tratteggiò per somme linee lo sviluppo dell'opera colossale, e terminò invitando tutti i buoni a donarle generosamente l'obolo della loro carità. »

Dopo la Benedizione, Sua Eccellenza con un ultimo tratto di squisita bontà presiedeva una bella funzione della Pia Unione delle Figlie di Maria, così fiorente nell'annesso Educatorio.

CALTANISETTA. (Il 29 gennaio, nella Chiesa della « Saccara »). Fu la prima volta che si celebrò da quei Cooperatori la festa di S. Francesco di Sales. Al mattino numerose le sante comunioni, e grande affluenza alla messa cantata dal nuovo e zelante Direttore diocesano, rev.mo Can. D. Francesco Pulci. Nel pomeriggio la chiesa si gremì di Cooperatori e di fedeli, desiderosi di udire la conferenza, che fu tenuta dal sullodato Direttore, il quale prese le mosse dalla lettera annuale del sig. D. Rua e dalle vive raccomandazioni in essa contenute, passò a parlare dell'importanza sociale delle opere salesiane, massime nei tempi presenti. Venendo poi a dire dei bisogni locali, fe' voti che sorga qualche generosa persona la quale offra i mezzi per l'impianto d'un Oratorio Salesiano a Caltanisetta.

CASALMONFERRATO. (Il 2 febbraio, nella Chiesa di S. Filippo - Conferenza Salesiana). - Il tempio era gremito. Il nostro D. Trione dopo aver accennato alle opere di D. Bosco oramai diffuse in tutto il mondo (collegi, laboratori, chiese) esortò i Cooperatori ad esercitare un apostolato per la gioventù, per la diffusione della buona stampa, ed a venire direttamente in soccorso delle opere salesiane.

L'Ecc.mo Mons. Gavotti, prima di impartire la benedizione, volle aggiungere la sua parola, caldamente raccomandando le Opere Salesiane, la diffusione della buona stampa e l'Oratorio del Valentino.

- All'Oratorio del Valentino la festa di S. Francesco di Sales celebravasi la prima domenica di febbraio, con numeroso intervento di popolo e frequenza di giovanetti.

FOSSANO. (Il 21 gennaio, nella Chiesa monumentale di S. Filippo. - Conferenza Salesiana). - L'esimio Can. Bertoglio mostrò la necessità che i fanciulli e giovanetti crescano sull'esempio di Gesù Cristo Redentore, in sapienza e grazia presso Dio e presso gli uomini, e che vi sia chi attenda alla toro educazione religiosa e civile. Indicò i Salesiani come quelli che ai nostri tempi compiono anche una tale missione fra le umili classi sociali, e fece rilevare l'importanza delle gravi fatiche, che essi sopportano negli Oratorii festivi. Chiuse esortando con calore ad essere alacri e generosi cooperatori nell'impresa santa,, tanto raccomandata dal Sommo Pontefice e dai Vescovi di salvare la gioventù, decadentc per ignoranza religiosa e per conseguente licenza di costumi.

GENOVA. (L'8 febbraio, nella Basilica di S. Siro. Confcrenza Salesiana). - Il nostro D. Trione portò innanzi tutto il saluto ed i ringraziamenti del sig. Don Rua ; diede quindi un breve resoconto del continuo sviluppo assunto in questi ultimi anni dalle Opere e Missioni Salesiane, che finalmente si estesero anche alle Indie e nella Cina. Tratteggiò il programma del Cooperatore Salesiano, che e dovrebbe tutelare la educazione morale e religiosa della gioventù, ed appoggiando la buona stampa, sostener pure efficacemente le Missioni Salesiane all'Estero. »

Diede largo conto dell'opera salesiana nella Liguria, accennando in special modo agli istituti di Sampierdarena e di Varazze che tanto bene esercitano tra quelle industri e laboriose popolazioni. Conchiuse inviando un caldo saluto di riconoscenza alle lunghe schiere di cooperatori, che non mancarono mai di portare il loro valido contributo all'Opera, e che all'ombra dell'Istituto Salesiano esercitano tanto bene in mezzo al popolo.

GORIZIA. (Conferenza Salesiana). - I benemeriti Cooperatori vi parteciparono in buon numero e per circa un'ora furono intrattenuti da D. Martino Recalcati che parlò delle varie opere di D. Bosco e del grande bisogno di soccorso che ha in questi tempi il nostro Superiore per far fronte ai suoi gravissimi impegni.

MARSALA. (Il 29 gennaio nella chiesa di Maria SS.ma Ausiliatrice). - Si notò molta frequenza ai SS. Sacramenti. Disse la messa della Comunione generale il rev.mo Can. D. Ignazio De Maria. La solenne fu cantata dal novello sacerdote D. Salvatore Pugliese, ed infra missam tenne la conferenza ai Cooperatori il rev. D. Antonino Fiorito.

MESSINA. (Il 4 febbraio, nell'Istituto Salesiano. Conferenza Salesiana). - Merita special menzione. Ebbe carattere privato, poichè si tenne in una sala del collegio, ma fu onorata della presenza di quell'Ecc.mo Arcivescovo e vi convennero le più elette persone della nobiltà locale. Pel primo prese la parola Mons. Scarcella, il quale, così scrive la Scintilla di Messina « presentò all'uditorio un quadro bellisssimo, completo e di un ordine mirabile sulle opere di D. Bosco, miracoli palpanti del nostro secolo. Dall'umile tettoia di Valdocco, egli disse, il fuoco della carità di D. Bosco si estese in breve, benchè questi fosse privo di mezzi e osteggiato.... E sono innumerevoli gli oratori festivi, gli ospizi pei giovani poveri ed abbandonati, i ricreatori, le colonie agricole, i laboratori per gli artigiani, gli ospedali, le scuole e tante altre istituzioni per gli emigranti, per la stampa, per i lebbrosi, istituzioni ove numerosissime legioni di operai del pensiero e del lavoro crescono alla rigenerazione di questa inferma società. Ove però l'opera di Don Bosco appare più meravigliosa e non poca gloria apporta alla nostra Italia è nelle Missioni, in cui il Missionario colla lampada del soprannaturale, senza di cui ci sarebbe solo il basso egoismo, risveglia nei nostri fratelli selvaggi la loro dignità personale e li redime dalla schiavitù della barbarie. »

Quindi il Prof. Fisichella versò con vivo sentimento « l'asprezza del suo animo contro la scuola laica, scuola intesa però nel senso non di laici (chè vi possono essere e vi sono realmente, come ebbe a dire il medesimo oratore, degli uomini eminenti e per dottrina, e per moralità pur non portando veste da prete) ma scuola senza Dio e quindi senza religione e senza morale. »

Anche il prof. Marcobello prese la parola e con una verve brillante rilevò il bisogno continuo che hanno i Salesiani della carità dei Cooperatori.

Quindi il direttore dell'Istituto, prof. D. Salvatore Gusmano, dopo di aver ringraziato i presenti « Se dei passaporti, egli disse, si rilasciano in ogni plaga del mondo dai figli di D. Bosco per il Paradiso, il merito di chi è ? E' vostro, o Cooperatori, perchè senza la vostra cooperazione il salesiano sarebbe una lampada senza olio, una macchina senza motori, incapace quindi di raggiungere l'alto fine per cui la Società Salesiana fu fondata. »

Infine si pregò l'Arcivescovo perchè chiudesse lui il modesto trattenimento. E Monsignore parlò svolgendo il tema sempre nuovo della carità cristiana, dimostrando con la ragione e coi fatti, che la carità non impoverisce mai, che anzi per contro arricchisce sempre, ed ebbe quindi forti parole contro i ricchi avari, che depositari delle ricchezze che Dio ha dato loro per lenire i dolori del popolo, vengono meno alla loro missione.

La privata conferenza, riuscita splendida per tutti i riguardi, apporterà senza dubbio copiosi i frutti desiderati.

MILANO. (Il 14 febbraio, giorno fissato dalla liturgia Ambrosiana per il nostro Patrono, nell'Istituto Salesiano e in S. Maria Segreta). - La sera antecedente nell'Istituto S. Ambrogio ebbe luogo la prescritta Conferenza, alla quale però molti Cooperatori e Cooperatrici non poterono intervenire a motivo del pessimo tempo. Il Direttore dell'Oratorio Salesiano di Pavia svolse il tema spirito, azione ed organizzazione dei Cooperatori Salesiani dal punto di vista sociale. Presiedeva l'Eccellentissimo Mons. Luigi Bignani, Arcivescovo di Siracusa, il quale, dopo il conferenziere, rilevò l'urgenza di venire in aiuto con mezzi materiali all'Opera di D. Bosco, avendo parole eloquenti e palpitanti di tenerissimo affetto pel nostro Fondatore. Fu il suo dire degno coronamento alla Conferenza; quindi impartì la benedizione col Santissimo.

La festa religiosa si svolse con lo stesso fervore degli anni scorsi nella Chiesa di S. Maria Segreta. Pontificò solennemente in rito ambrosiano il sullodato Mons. Bignami, eseguendo la Schola Cantorum dell'Istituto la celebre Messa di P. Griesbacher. L'interpretazione e l'affiatamento dei poderosi cori non avrebbero potuto essere più felici. Disse il panegirico il rev.mo Mons. Balconi, Arciprete del Duomo, in sostituzione del rev.mo Prof. D. Gian Domenico Pini, indisposto. Eletto e numeroso il concorso alla devota funzione.

La festa venne coronata il dì seguente con riuscitissimo trattenimento musico-drammatico offerto ai Benefattori e Benefattrici dai giovani ricoverati nell'Istituto. Permettendolo il tempo il concorso fu stragrande, ed il Conferenziere colse la graziosa occasione per ricordare all'uditorio numerosissimo i punti principali della Conferenza, alla quale molti non avevano potuto partecipare.

I giovanetti dell'Istituto avevano già onorato S. Francesco la domenica 4 febbraio.

MOMBARCARO (Cuneo). - Il rev. Parroco di Mombarcaro ci scrive

« Il 2 febbraio, si tenne in questo paese la prima Conferenza Salesiana. Per circa un'ora siamo stati pendenti dal labbro del bravo conferenziere che ci fece conoscere Don Bosco e le Opere Salesiane, le Missioni, la Pia Unione dei Cooperatori, la potenza di Maria Ausiliatrice, cose a noi quasi ignote fin qui. L'offerta, destinata parte al Bollettino, parte alle Opere Salesiane di Casal Monferrato, non raggiunse una gran somma, ma fu molto cordiale, e si vide dallo slancio con cui tutti donavano il loro soldo, frutto di sudori e privazioni. »

NOVARA. (Il 28 gennaio nella Chiesa di Maria SS.ma Ausiliatrice). - Alla Messa solenne, celebrata dal parroco di S. Agabio, la Schola Cantorum, dell'Istituto interpretava con squisitezza artistica d'espressione, il Kirie e il Gloria del m. Ravanello, il Sanctus, Benedictus, Agnus Dei del Rheinberger e il Credo in canto gregoriano.

Il rev. Prevosto Andrea Bairate pronunziò il panegirico del Santo. Pietas ad omnia utilis; e con questo motto tratteggiò con brevità e vivacità singolare la figura di S. Francesco che splende per la costante e fruttuosa pietà : eloquentemente dimostrando che la sua fu una forma di pietà tutta attiva e moderna, che si esplicava più nella conquista dei cuori che nel dominio delle intelligenze.

Nel pomeriggio conveniva nella chiesa di Maria Ausiliatrice un'eletta schiera di signori e signore per l'annuale conferenza. Il teol. Cupia parlò dei difetti e sconcerti dell'epoca che corre, del problema scabroso che affatica le migliori intelligenze moderne, dell'educazione della gioventù; e presentò Don Bosco come l'apostolo fortunato che sotto l'impulso divino aveva intuito i bisogni dei nostri giorni e vi aveva vigorosamente portato rimedio coll'istituzione di una società, il cui scopo è la elevazione morale ed intellettuale dei figli del popolo con un metodo nuovo a base di religione e di affetto, grandi livellatori delle umane disuguaglianze.

ORTONA - (Il 29 gennaio, nell'Oratorio di Maria SS. Ausiliatrice). Avuto riguardo al luogo, la famiglia de' Cooperatori e delle Cooperatrici Ortonesi è abbastanza numerosa, e da molti anni usa raccogliersi nelle festività della Pia Unione per assistere alla conferenza (che in quest'anno si tenne il giorno 28) e adempiere a quanto il regolamento prescrive. Anche in quest'anno la solennità venne preceduta da un triduo divoto, a cui i Cooperatori furono invitati con apposita lettera, diramata da quel zelante decurione Can. F. De, Virgiliis.

PAVIA. (Il 29 gennaio nel Santuario di S. Maria delle Grazie e nella Chiesa del Carmine). - Cantò messa il rev.mo Prevosto di S. Pietro in Verzolo e la sera dopo i vespri disse il panegirico il Rettore del Santuario, il quale aveva pure tenuto il triduo di preparazione. Date le circostanze di luogo e tempo non si poteva aspettare di più.

Le benemerite Cooperatrici si raccolsero in buon numero nella Chiesa di S. Maria del Carmine per ricevere la S. Comunione dalle mani del R.mo Direttore Diocesano, Mons. Francesco Mariani. Il Rettore Salesiano disse al Vangelo breve panegirico in onore del Santo e per lo sviluppo dell'Opera di D. Bosco.

Alla commemorazione di D. Bosco, tenuta pure nella Chiesa del Carmine il giorno 31, prima delle esequie il prof. D. Giuseppe Capra tenne la Conferenza Salesiana, dimostrando l'influenza sociale di D. Bosco e dell'Opera sua. Se non numeroso, però consolante fu il concorso a tutte le funzioni per opera sopratutto del grande affetto che Mons. Mariani porta all'Opera Salesiana, la quale, ci auguriamo, che, auspice il sullodato Monsignore, possa presto affermarsi in tutta la sua attività e sviluppo anche in Pavia.

PISA. (Il 29 gennaio nella Chiesa di S. Eufrasia). - Ebbe la bontà di tener la conferenza lo stesso veneratissimo Arcivescovo Monsignor Pietro Maffi. I Cooperatori v'intervennero numerosissimi. Sua Eccellenza si disse « felice di poter parlare ai Cooperatori di coloro che l'aiutano nel far pervenire la sua voce di padre a quelli che non può avvicinare.»

Dopo di aver lamentato « come oggidì si avvelenino le fonti del sapere nelle scuole, nelle officine, nelle famiglie, nella società » invitò ciascuno dei presenti a cooperare coi Salesiani nell'opera preservatrice e redentrice della, gioventù; opera che, duce D. Bosco, si esplica dai suoi figli, nelle scuole, nei collegi, negli ospizi, nelle missioni, e specialmente cogli oratori festivi disseminati nel mondo intero.

Fece quindi appello ai Pisani di corrispondere al suo invito con quello slancio con cui corrisposero quando egli domandò l'obolo poi danneggiati della Calabria : « Là si trattava di un aiuto materiale da darsi ai corpi, quì oltre a questo aiuto materiale a tanti poverelli si tratta di sollevare altra miseria, sanare altre piaghe, riparare altre rovine : l'errore, la corruzione, il dissolvimento della famiglia e dell'ordine sociale. »

« Tutti quindi, conchiuse l'illustre oratore, faranno opera gradita a me, che pure da tanti anni mi glorio d'essere Cooperatore Salesiano, facendosi inscrivere a questa Pia Unione e concorrendo coll'obolo, colla preghiera e coll'opera alla salvezza degli uomini e specialmente della gioventù. »

La voce soave del Pastore della Diocesi, risuonava chiara in mezzo al profondo silenzio ed al religioso raccoglimento dei numerosi intervenuti e scendeva dolce e persuasiva nei loro animi. Era la voce del Padre che vibrava nel cuore dei figli.

I giovanetti dell'Oratorio di 8. Eufrasia festeggiarono S. Francesco il 4 febbraio. Preparati da un divoto triduo si acccostarono numerosi alla Sacra Mensa, i giovani del Circolo D. Bosco ed i giovanetti del Circolo S. Luigi coi loro distintivi, e tutti con grande pietà e raccoglimento.

ROMA. (Il 29 gennaio, nella Parrocchia del Sacro Cuore di Gesù). - Quest'anno assunse un carattere speciale di solennità e per le cure con cui fu preparata e pei distinti personaggi che vi concorsero. La vigilia fu il giorno prescritto per l'annuale conferenza. Oratore fu l'infaticabile Mons. Professore

Carlo Salotti, assistente ecclesiastico del Comitato Diocesano, Professore di Filosofia all'Accademia di S. Apollinare e dicitore elegante quanto chiaro e valoroso. La sua conferenza fu un inno all'Opera di Don Bosco considerata « come restauratrice dell'ordine sociale. »

« Come ogni secolo, egli disse, ebbe per la chiesa e per la civiltà, a seconda de' bisogni, un restauratore in Cristo tra l'allagare della corruzione, così il secolo decirnonono in braccio agli errori del materialismo ebbe il suo restauratore nell'umile sacerdote Giovanni Bosco, il quale va salutato l'apostolo della civiltà cristiana nello scorso secolo. »

Conchiuse col dimostrare ai cooperatori presenti l'eccellenza della loro missione. Alla conferenza, durata circa un'ora, insieme ad illustri signori assistevano tutti i giovani dell'ospizio, i più grandicelli dell'annesso Oratorio festivo, ed il Circolo Giovanile del S. Cuore, cui era pure affidato il servizio d'ordine. Quindi impartì la benedizione col SS.mo Sua Ecc. Rev.ma Mons. Giovanni Cagliero.

Il dì seguente, sebbene feriale, vi fu numeroso concorso di fedeli. La messa della Comunione fu celebrata da Sua Em. Rev.ma il Cardinale Gioachino Arcoverde D'Alburquerque Cavalcanti, Arcivescovo di Rio Janeiro, testè elevato da S. S. Pio X alla dignità della porpora. Da solo ci volle distribuire la S. Comunione che si prostrasse per circa tre quarti d'ora. Dopo la funzione i Salesiani lessero all'Eminentissimo Principe un indirizzo, elegantemente stampato dai giovani tipografi dell'Ospizio, e alcuni sacerdoti e chierici americani gli manifestarono sentimenti di gioia e di gratitudine a nome dei Salesiani dell'America del Sud. Sua Eminenza ebbe parole lusinghiere pei Salesiani che lavorano nel Brasile, e si presentò quindi ai giovani dell'Ospizio i quali schierati in bell'ordine nell'ampio cortile lo salutarono entusiasticamente al suono dell'Inno Brasiliano. L'Em.mo Principe ne fu visibilmente commosso.

Alle ore 10, vi fu la messa solenne, pontificata da S. E. Rev.ma. Mons. Rainiero Sarnari, Vescovo di Macerata e Tolentino, nostro insigne benefattore, il quale, trovandosi a Roma, volle dare anche questo segno di benevolenza ai figli di D. Bosco. I vespri furono pontificati dall'amatissimo nostro Mons. Giovanni Cagliero, e il ch.mo P. Zocchi recitò il panegirico. Nei due giorni la Schola Cantorum dell'Ospizio eseguì sceltissima musica.

S. BENIGNO CANAVESE. (L'11 febbraio, nell'Istituto Salesiano e nella Chiesa Parrocchiale). - Le funzioni religiose ebbero luogo nell'artistica cappella di quelle nostre Scuole Professionali, con gran fervore e con molto decoro : la conferenza ai Cooperatori nell'insigne parrocchiale. Il rev.mo prof. D. G. B. Francesia disse « che cosa significa essere cooperatore Salesiano, in quante maniere si si possa adempiere un tal uffizio, e qual bene se ne possa ciascuno aspettare. » Insieme colla cooperazione materiale, l'oratore raccomandò l'elemosina della preghiera, che noi pure raccomandiamo a tutti i Cooperatori.

SPEZIA. - (Il 4 febbraio nel Santuario di N. S. della Neve). Preceduta dalla novena predicata dal rev. D. Ernesto Petri di Livorno ed onorata dall'intervento di S. Ecc. Rev.ma Mons. Giovanni Carli, Vescovo Diocesano, ebbe un'affettuosa corrispondenza in numerosi devoti. Sua Eccellenza fe' sentire più volte la sua voce paterna e regalò un bel sermoncino anche agli alunni dell'Oratorio festivo.

Il dì seguente, il sullodato D. Petri tenne la conferenza, nella quale, premesso un rapido accenno alla molteplicità dell'azione salesiana espose i caratteri differenziali tra la filantropia e la carità cristiana, stimolando i presenti ad essere zelantissimi di questa, sulle orme di D. Bosco.

VERONA. (Il I° febbraio, all'Istituto Salesiano). - Rileviamo dall'ottima Verona fedele: « I bisogni della gioventù e della classe operata alla metà del secolo XIX e nel successivo periodo e come vi abbia provveduto il servo di Dio Don Giovanni Bosco con l'opera sua straordinaria » questo l'argomento che svolse il I° febb. il prof. Don Giuliano Mortari nel suo discorso all'Istituto Salesiano. Discorso notevole per la vibrata eleganza della forma, per le vivaci pennellature sulle condizioni dei giovani e degli operai, per i raffronti biblici, per la sintesi di quello che i Salesiani fecero e fanno di bene per l'una classe e per l'altra. Anche la musica della Messa solenne celebrata dal cav. prof. Pietro Scapini e della benedizione impartita dal rev.mo Gaetano Branzo arciprete di S. Paolo fu assai bene eseguita dagli alunni sotto la direzione del prof. G. B. Urbano. »

TRINO VERCELLESE. (Il giorno 27 e 29 gennaio nell'Istituto Salesiano). - Il 27 il rev.mo Can. D. Carlo Salamano, Rettore di S. Agnese in Vercelli e Decurione dei Cooperatori Salesiani in quell'Archidiocesi, nel teatrino dell'Istituto, tenne la conferenza, dimostrando la vera necessità di un Oratorio festivo, in ogni grande centro, città o paese, dicendo che l'Oratorio è ornai l'unico mezzo per attirare la gioventù al Catechismo e salvarla dalla corruzione. Con grande soddisfazione dei presenti, evocò la memoria di Mons. Silvino Nervi, già Parroco di quella città, applaudendo a lui d'aver fondato l'Oratorio Festivo con la chiesa annessa e d'avervi chiamato i figli di Don Bosco.

Il 29, fin dalle prime ore del mattino numerosi accorsero i fedeli alla Chiesa per ascoltarvi la S. Messa e farvi la S. Comunione ; alle 10 vi fu messa solenne e alla sera dopo i vespri salì il pulpito il rev.mo D. Giuseppe Gibelli, Rettore del SS. Salvatore in Vercelli, il quale con parola facile ed affascinante tratteggiò la vita del nostro Patrono. Mandiamo un plauso al Comitato femminile permanente delle Opere Salesiane costituitosi in Trino pochi giorni prima, sotto la Presidenza della Signora Fracassi Faustina Guasco e la Vicepresidenza della signora Berta Luigia Barberis, cui si deve in massima parte il buon successo della conferenza e della festa di S. Francesco di Sales.

Dalle Missioni

Bolivia

Un'escursione al Territorio delle Colonie. Grave rischio corso da due missionari.

La Paz 15 novembre 19o5. REV.MO SIG. DON RUA,

Eccole una succinta relazione del viaggio compiuto dal nostro Ispettore Don Ciriaco Santinelli e dal sottoscritto nel Territorio Coloniale della Repubblica di Bolivia allo scopo di studiare la possibilità di fondarvi un Collegio-Missione.

Si era pensato di far questo viaggio nel prossimo mese di maggio, ma vista l'insistenza dell'Ecc.mo sig. Presidente della Repubblica, si decise di partire immediatamente per approfittare della buona stagione.

Fatti con tutta celerità i preparativi, il 12 agosto lasciammo La Paz. Di quella sera eravamo ad Achacachi, un paesello a circa 22 leghe da La Paz, dove fummo ospitati con ogni cortesia dalla famiglia Mendoza.

L'indomani, giorno di domenica, celebrata la santa Messa nella parrocchia, ci dovemmo rimettere in viaggio. Verso le 14 di sera giungemmo a Sorata, una cittadina di un clima assai mite a 10 leghe da Achacachi situata al piede dell'Illampu, una delle montagne più grandi e più elevate della gigantesca catena delle Ande.

Il signor Sergio Castillo sotto-prefetto della città, venne ad offrirci generosamente la sua casa; altrettanto fecero i RR. PP. Mercedari, ai quali sono affidate la parrocchia e le scuole. Per compiacer tutti si accettò un po' di ristoro presso il signor Sotto-prefetto e passammo la notte dai PP. Mercedari.

Il 14, contrattati gli animali, che dovevano portarci sino a Mapiri, luogo d'imbarco sul fiume omonimo (per noi di triste ricordanza) alle 2 dopo pranzo ci mettevamo in marcia, ma dopo circa quattr'ore, dovemmo far alto in un punto denominato Ticunayo, per quivi pernottare.

Il giorno dell'Assunzione di Maria SS. celebrata la S. Messa sull'altare portabile, continuammo il cammino, continuamente salendo ; e alle due pom. varcavamo il pulito chiamato Llachisani a 4705 m. d'altezza. Giunti al piccolo villaggio chiamato In genio, abitato esclusivamente da Indii, vi passammo la notte. Il dì appresso, il cammino si fece più pericoloso, ma in compenso uno splendido panorama si presentò sotto i nostri occhi da quelle altezze. Era un vero mare che noi contemplavamo sotto i nostri piedi, nè l'illusione poteva essere più perfetta, effetto di fitte nebbie che si sprigionavano dal suolo a causa delle immense foreste vergiui a cui ci andavamo avvicinando.

Alle 5 1/4 si giunse a Tolapampa. Tolapampa non è altro che una casuccia di pietra, aperta a tutti i venti ; eppure qui si dovette pernottare. Cominciando da questo punto il clima si fa mite, e si comincia ad incontrare il bosco che diviene sempre più fitto e rigoglioso fino al Mapiri. Vedemmo pure numerosissimi uccelli e farfalle dai colori più svariati. Passata ancora una notte in Pararani, luogo completamente deserto, il giorno seguente (18 agosto) dopo d'aver percorso circa 8 leghe in mezzo a piantagioni di canna di zucchero, caffè, banani, china ecc. arrivammo a Mapiri, paesello a 59o m. sul livello del mare, con una temperatura media di 19 gradi, però assai malsano, a causa delle paludi che sviluppano le febbri malariche ivi dominanti tutto l'anno.

Qui si lasciano le cavalcature e comincia la navigazione fluviale sul Mapiri, in callapos (specie di zattere) guidate da indi lecos.

Sull'altra sponda del fiume, adagiata sopra un dolce pendio giace Charopampa, una fattoria gommifera, proprietà del signor Benedetto Goytia, uno dei principali ricchi signori di La Paz. A questa fummo indirizzati, ricevuti con somma bontà dalle persone addette all'amministrazione e trattati con ogni attenzione per ben tre giorni. Per dovere di gratitudine ricorderò i nomi del signor German Decher e Signora e del signor Adolfo O. Montiel, i quali, fra tutti si distinsero nel colmarci di riguardi.

Nella nostra fermata in Charopampa, avemmo la comodità di studiare da vicino alcune varietà di alberi gommiferi, quello del cacao ecc. Ammirammo pure una palma d'immensa utilità, perchè colle sue foglie si coprono i tetti, col fusto si fanno pavimenti, pareti, tetti, tavole ecc. e colla parte più matura si raffina la gomma. Nella medesima pianta s'annida un verme, noto sotto il nome di Tuyotu, la cui testa fatta abbrustolire forma un eccellente manicaretto. Il 23 agosto l'imbarcazione che ci doveva trasportare a S. Bonaventura, capitale del territorio delle Colonie, era preparata. Era un callapo, ossia l'insieme di tre piccole zattere o canoe, formate alla lor volta di pali insieme congiunti.

Salutati quei nostri benefattori ed accompagnati dagli auguri di un felicissimo viaggio prendemmo posto nel naviglio di nuovo genere ; e inalberata una piccola bandiera allo sparo di colpi di dinamite e gli evviva dei presenti, coi nostri sei bravi barcaiuoli cominciammo a discendere la rapida corrente del fiume. Il vaggio davvero non poteva essere più poetico, avendo costantemente ai lati la pittoresca foresta, ricca di sempre nuovi panorami e di nuovi incanti e meraviglie. La corsa, come ho accennato, era ripidissima e quindi anche pericolosa, ma ce ne stavamo tranquilli confidando dopo Dio nella perizia dei barcaiuoli, che conoscono il fiume a palmo a palmo.

Ed erario già passate due ore senza il minimo inconveniente, quando il povero callapo venne trascinato nel mezzo di un gorgo. La debole zattera subito girò su se stessa e verso prua venne completamente investita dalle acque nel medesimo istante il disgraziato sottoscritto, slanciato fuor dal callapo, andò a toccare il fondo del gorgo, mentre la debole imbarcazione alzatasi di fianco e capovolgendosi gettava tutti nel fiume. I barcaiuoli, tornati presto a fior d'acqua aiutarono con prontezza il povero D. Santinelli, che si dibatteva sotto il callapo, e questi col loro aiuto uscì fuor d'acqua riuscendo a salire sul callapo capovolto. Ma intanto, di me che cos'era avvenuto ? Non vedendomi, D. Santinelli si mise a gridare costernato : «Maria Ausiliatrice, salvatelo ! » e vòlto ai barcaiuoli «Presto presto, aggiungeva supplicando, cercatelo, salvatelo!». Ma io, sempre nel fondo, aveva perduta ogni speranza di uscirne e nulla sapendo di ciò che succedeva al di sopra mi rassegnava alla volontà di Dio attendendo da un istante all'altro di passare all'altra vita. In questo mentre l'imbarcazione aveva avanzato una ottantina di metri, ma i barcaiuoli pratici quanto mai del fiume e di più coraggiosi e valenti, conosciuto il luogo dov'era, mi raggiungono prontamente, mi tendono un lungo remo al quale per istinto naturale m'afferrai mezzo inconscio, e con qualche sforzo di cui fui ancor capace, riuscii a salire a fior d'acqua. Allora le braccia robuste di due barcaiuoli mi afferrarono e venni adagiato sulla imbarcazione semimorto. Quando rinvenni, vidi D. Santinelli al mio fianco con un aspetto cadaverico per lo spavento avuto nel timore che io mi fossi perduto ìrremisibilmente. Insieme, demmo grazie al Signore di averci salvato così miracolosamente ; e posto il piede a terra, considerando il pericolo corso non potemmo fare a meno di ricordare la terzina di Dante !

E come quei che con lena affannata Uscito fuor del pelago alla riva,

Si volge all'acqua perigliosa e guata...

Così, ecc.

Il naufragio succedeva il 23 agosto, alle ore 11 ant., IX Anniversario del nostro esilio dell'Equatore.

È inutile il dire che tutti i bagagli e le provigioni furono perduti irreparabilmente. Quindi che fare ? Senza avere di che cambiarci, nè più avendo cibo alcuno, risolvemmo di rifare il cammino percorso. Messici in una balza, ossia in una terza parte del callapo, con tre barcaiuoli cominciamo la penosa salita del fiume, che si fa tirando dalla spiaggia l'imbarcazione con funi e guadando da una parte all'altra ogni qual volta sparisce la spiaggia ed entra il fiume con tutta la sua forza.

Versa le nove di sera, dopo un'agonia di varie ore e di aver corso altre volte nuovi rischi gravi a causa dell'oscurità, giungemmo ai piedi di Charopampa. Balzati a terra la baciammo in ringraziamento al Signore.

Poco dopo corsero ad incontrarci i cari amici che ci avevano visto partire il mattino con così liete speranze. Al contemplarci in uno stato così deplorevole, si misero a piangere di dolore, mentre non finivano di abbracciarci e rallegrarsi di vederci salvi. Non occorre il dire le cure amorose che ci prodigarono. Basta il ricordare che tutti correvano per camicie, mutande, calze ecc. ed ognuno voleva aver la nostra preferenza.

Passati due giorni in riposo, D. Santinelli risolvette di riprendere da solo il viaggio. Io invece, sentendomi poco bene, per consiglio e desiderio di D. Santinelli ritornai a La Paz, dove arrivai infermo della febbre terzana che mi dura da più di due mesi.

E qui faccio punto, amatissimo Padre. Don Santinelli continuerà questa relazione dandole notizia del suo viaggio proseguito fino al porto di S. Bonaventura ; a me non rimane che raccomandarmi alle sue preghiere, e dirmi con affetto

Suo Dev.mo figlio in G. M.

SAC. GIUSEPPE M. REINERI.

Notizie dei Missionari partiti per l'India

(Lettere del Sac. Giorgio Tomatis)

L'ultimo saluto al sig. D. Rua - La vigilia e la festa di Natale - Il saluto del Vescovo di Meliapor.

Piroscafo « Raffaele Rubattino », 2o dicembre 19o5. VENERATISSIMO SIG. DON RUA,

SIAMO giunti a Messina; fino adesso il viaggio è più che buono; nessuno ne ha sofferto. Siamo in compagnia di un gruppo d'inglesi del Salvecion Army (l'Esercito della salute) che va a far proseliti in India! Il Sìgnore doni alla verità tutto il suo splendore e riconduca tanti poveri naufraghi al porto di salute.

Prima di perdere di vista l'ultimo lembo d'Italia, presentiamo a Lei ed a tutti i cari Superiori i nostri affettuosi rispetti e ci raccomandiamo ancora una volta alle loro preghiere.

Porto Said, 24 dicembre 19o5.

Stamattina arrivammo in vista di Port-Said. Alle 4 e mezzo il capitano del porto saliva sul nostro pìroscafo. Noi eravamo già in piedi, desiderosi di godere della vista della città illuminata e dell'entrata nel porto. Fu uno spettacolo interessantissimo. Vedevamo innanzi a noi mille lumi che sembravano altrettante stelle ; il faro potentìssimo gettava periodicamente i suoi fasci di luce sul nostro bastimento.

Alle 5 si entrò in porto, la macchina fischiò potentemente e nello stesso tempo tutte le campane. della città, come risvegliate da quel fischio, suonarono l'Ave Maria. Per noi fu un momento dolcissimo. Le campane suonarono e suonano ancora, perchè oggi è festa ed è pur la vigilia di Natale. Come si sentono volentieri dopo sei giorni di mare !

Il nostro viaggio continua ad essere splendido ; i marinai ci dicono che raramente ebbero un mare così buono.

Noi stiamo tutti bene. Stamattina abbiamo celebrato nella cabina, perché nella sala di prima classe, che è messa graziosamente a nostra disposizione, vi fu sempre un continuo andirivieni per l'esser fermi in porto. A mezzanotte celebreremo la S. Messa , e tuttì i pochi cattolici vi assisteranno. Si dirà messa letta, perchè non siamo sufficienti per cantarla convenientemente; ma si suonerà l'armonium, e si canteranno alcuni mottetti.

Noi siamo persuasi, che se fin quì abbiamo avuto un viaggio felice, lo dobbiamo alle preghiere che si fanno per noi. Per questo, amato Padre, preghi e faccia pregare ancora, affinchè tutto continui bene

28 dicembre 19oo.

Le scrìvo nuovamente alcune linee che imposterò domani arrivando ad Aden. Il viaggio è sempre eccellente, il mare è calmo, il bastimento fila d'incanto. Tutti stiamo bene. Le Feste di Natale le passammo felicemente.. Il sottoscritto celebrò a mezzanotte. Erasi preparato un grazioso altarino nella sala di Ia classe, adorno di molti vasi di fiori ; ci servimmo di tutto quello che abbiamo potuto, per rendere più bello il luogo che doveva accogliere Gesù nell'anniversario del suo felice nascimento.

Assisterono alla S. Messa tutti i pochi cattolici che si trovavano a bordo, e le persone dell'equipaggio, libere di servizio : queste pure non erano molte, poichè trovandoci nel canale di Suez, e quindi in luogo piuttosto pericoloso, bisognava che quasi tutto l'equipaggio stesse all'erta. Durante la notte il piroscafo dovette fermarsi più volte e ritirarsì contro la sponda, per lasciar passare altri vapori nei quali c'incontrammo. D. Vigneron disse la messa alle 7 e D. Biebuych alle 10; vi assistettero alcune persone.

Qui fa già molto caldo ; cì siam tutti vestiti da estate e si suda che è un piacere. Nelle cabine i ventilatori girano continuamente, e a tavola i ventilatori elettrici e non elettrici sono in continuo movimento. Molti dormono sul ponte.

Alla sera passiamo qualche oretta sul ponte cantando alcune laudi, parlando delle nostre cose, e più spesso dei nostri buoni superiori.

Aden, 3o dicembre 19o5.

A causa del vento che abbiamo avuto contrario, il piroscafo arrivò a Aden solo stamattina verso l'una dopo mezzanotte. Non potendo dormire pel gran rumore e pel caldo, salgo sul ponte a vedere l'attivo lavorio che si fa, quasi nell'oscurità, scaricando le merci e vi ricevo alle tre del mattino una lettera di Mons. Vescovo di Meliapor, che ci manda la sua paterna benedizione e ci dà già il benvenuto!... Sua Eccellenza spera che arriveremo per il 9 gennaio, pel 3° centenario dall'erezione della sua diocesi. Vi arriveveremo di certo, perchè avendo avuto fin'ora un mare ed un viaggio così buono, non avremo bisogno di fermarci tanto a Bombay per riposarci.

Quando partiranno i compagni destinati a Macao ?

Giunti a Bombay - In giro per la città - Arrivo a Meliapor -- La città in festa - Cordiali accoglienze.

Bombay, il 6 gennaio 19o6.

Ieri, verso le 11, il nostro piroscafo Raffaele Rubattino gettava l'ancora nel porto di Bombay. Il nostro viaggio come da Genova ad Aden, così da Aden a Bombay fu sempre stupendo, il mare sempre tranquillo, e noi, fatta qualche breve eccezione, stemmo sempre bene. Deo gratias ; le preghiere calmano anche il furore dei venti e l'ira del mare.

Venne a riceverci a bordo, per darci ospitalità in casa sua, il sig. Cappellano del Vescovo di Damào, pregato a tal fine da Mons. Vescovo di Meliapor.

Il vescovo è assente e si trova a Meliapor per le grandi feste centenarie che avranno luogo il 9 ; noi ci saremo. Il cortesissimo sacerdote venne a bordo con una persona che s'incaricò del trasporto dei nostri bagagli ; per cui senza nessun disturbo noi sbarcammo, e i nostri bagagli subito vennero trasportati alla stazione di partenza per Madras, ove prendemmo i biglietti per la ferrovia : tutto a meraviglia.

Dopo un po' di refezione andammo a far visita all'Arcivescovo il quale è ammalato ; non potè riceverci. Gli abbiamo tuttavia rimessa la sua lettera. La nostra guida ci condusse a vedere il magnifico collegio dei Gesuiti ; che vi hanno circa 140o alunni tra le scuole primarie e ginnasiali. Altrove i medesimi Padri hanno un'università ed una scuola di arti e mesticri che andremo a veder oggi. Ho saputo che i missionari di passaggio a Bombay ricevono ospitalità dai benemeriti figli di S. Ignazio.

La città di Bombay è magnifica ; conta più di 8oo,ooo abitanti, vi si vedono palazzi che non hanno somiglianza nelle grandi città Europee. Tutti gli edifizi del governo sono veri monumenti di archittettura.

Vi è gente di ogni razza e condizione. S'incontrano dei damerini vestiti all'ultima moda di Parigi e molti dell'ultima casta d'indiani che vestono assai miseramente. Vi è un miscuglio curioso ed interessante.

Le vie sono animatissime, sono poche le vetture tirate da cavalli, chè peì trasporti usano aggiogar le vacche ai carri, le vie ne son ripiene ; per cui, qui, in mancanza di cavalli, non son più gli asini, ma le vacche che debbono trottare ! Però vi son molti tramway elettrici comodissimi. Le botteghe ed i magazzini hanno ogni ben di Dio.

L'amabilissimo nostro Cappellano che ci dà l'ospitalità la più cordiale, ci chiama a colazione per poi condurci nuovamente a visitare la città, Quindi concludo questa mia, benedicendo il Signore che ci ha felicemente condotti a queste terre lontane, e pregandolo ad assìsterci fino alla fine del nostro viaggio.

San Thomé de Meliapor, 8 gennaio 19o6.

Deo gratias ! Stamattina alle 6 e 1/2 siamo arrivati a Meliapor. Ringraziando il Signore anche il viaggio per terra fu, come quello per mare, eccellente.

Abbiamo trovato la città tutta in festa, a causa del centenario di cui le ho già altra volta accennato. Dappertutto sventolano bandiere multicolori ed orifiamme. Attorno alla Cattedrale ed all'Episcopio si sono innalzati numerosi archi di trionto. Per queste feste son convenuti a Meliapor numerosi Vescovi da tutte le parti dell'India : essi son già quindici e se ne aspettano ancora ; alcuni fecero 1500 chilometri per venir fin qua.

Alla stazione abbiam trovato due preti mandati dal Vescovo i quali ci accampagnarono alla casa in cui dimoreremo in questi giorni ; dopo le feste andremo a Tanjore, ove si trova l'orfanotrofio, a 12 ore di ferrovia nell'interno dell'India !

Avevamo appena celebrato nella Cattedrale e fatto ritorno a casa, quando venne a prenderci il Segretario di Mons. Vescovo con una bella vettura a due cavalli per condurci da Monsignore. Sua Eccellenza ci ricevette con paterna bontà, e ci presentò a parecchi Vescovi che si trovavano presenti. Tutti parlavano francese e alcuni italiano. Vidi l'Eccellentissimo Vescovo di Vizagapatam che fu a Torino, il Vescovo di Hynderobad che è di Bergamo, cioè Mons. Vigano, ed altri che furono a Torino o conobbero D. Bosco.

Sua Eccellenza ci invitò a pranzo e ci volle non lontani da sè. Si parlò francese. Sul levar delle mense Mons. Vescovo di Meliapor brindò alla nostra salute : « Saluto, disse, la Pia Società salesiana nella persona del suo rappresentante il rev. D. Giorgio Tomatis, e faccio voti, che i Salesiani possano far anche nelle Indie il gran bene che fanno nelle altre parti del mondo ! »

Tutti quelli Eccellentissimi levarono il bicchiere, facendo voti al nostro indirizzo. Dopo il pranzo ebbi il piacere di potere intrattenermi confidenzialmente con alcuni di quei venerati Pastori ; tutti desiderano di avere i Salesiani nelle loro diocesi. Ella intanto, amato Padre, preghi per noi, affinchè non veniamo meno alla comune aspettazione.

Le feste durano già da 8 giorni. Ieri Monsignore diede un pranzo a mille poveri ; oggi circa mille ricevettero stoffe per vestirsi. Domani sarà il giorno più solenne.

Stamattina assistemmo alla Messa cantata ; la grande e bella chiesa, era zeppa di gente devotamente raccolta e prostrata fino a terra. Nelle strade tutti ci salutano giungendo le mani. A noi pare un sogno ed è una realtà !

Quando saremo arrivati a Tanjore, Le scriverò nuovamente...

Giunti a destinazione - Ricevimento entusiastico - La gioia dei fanciulli - La missione incomincia.

Tanjore (South-India), 15 gennaio 1906.

Finalmente siamo arrivati a Tanjore, luogo di nostra destinazione. Deo gratias ! E non basta che le dica che siamo arrivati, ma debbo dirle che fummo ricevuti con un'accoglienza che non avremmo potuto immaginare. Fu jeri, 14 gennaio, verso le sei e mezzo di sera, che il treno ci posava alla stazione di Tanjore. Trovammo il rev. Parroco Don Coelho, che già conoscevamo, accompagnato dalle principali autorità del paese, ch'egli ci presentò una ad una, colle quali si scambiarono i più cordiali saluti e forti strette di mano.

Il vasto atrio della stazione era zeppo di gente che ci accolse con fragorosi applausi ; serrandosi contro di noi, tutti ci baciavano le vesti e le mani e chiedevano la benedizione. Non avremmo potuto uscire di là, se i soldati chiesti per la circostanza non fossero venuti ad aprirci il passo. Arrivammo a stento alle vetture. Anche sulla piazza v'erano parecchie migliaia di cristiani che sapendo il nostro arrivo erano venuti a riceverci. Con D. Biebuyck, il rev. sig. Parroco ed io prendemmo posto nella prima vettura, un bellissimo landeau tirato da due superbi cavalli neri, guidati da due cocchieri in livrea preceduti e seguiti da altri quattro domestici in livrea rossa. Era la vettura dei discendenti del Raya, che ancora esistono in città. Anche i domestici erano stati messi a disposizione del Parroco per venire a farci onore. Seguivano sei altre vetture sulle quali presero parte gli altri confratelli e le autorità venute alla stazione. Subito si sentì una musica; e al suono di quella le vetture cominciarono a muoversi, scortate dai soldati. Si andò sempre al passo, seguiti dalla folla che s'inginocchiava al nostro passaggio. Le vie erano imbandierate. L'entrata in città fu oltre ogni dire solenne. Non si andò direttamente a casa, ma per soddisfare la folla si fece un gran giro per la città. Dopo una mezz'ora, quando cominciava a farsi notte, si entrò in una strada illuminata sfarzosamente. Si accesero torchie, che erano attorno a noi così numerose che pareva pieno giorno. Quanta festa ! I più contenti parevano i fanciulli che erano a centinaia ; ci sorridevano e s'inginocchiavano fino a terra, tenendo le mani giunte ad esprimerci tutto il loro piacere nel vederci arrivati. Noi eravamo commossi e meravigliati da tanto pio entusiasmo. Finalmente si giunse all'Orfanotrofio ove era preparata ed imbandierata la vasta sala che forma tutto il fabbricato esistente. Io dovetti prender posto in mezzo ai confratelli e ai sacerdoti della città. La musica suonava : quindi si cantò un inno in tamul ; si lesse dai fanciulli un indirizzo in inglese ed un altro in tamul, e tutto interrotto da fragorosi battimani. Ci misero al collo una risplendente e rossa collana, ci offersero parecchi mazzi di fiori e ci fecero i migliori e cordiali auguri in inglese. A quelli che lessero in inglese risposi in francese, ma non fui certo compreso che da pochi ; tutti però ascoltarono col più devoto silenzio. Il sig. Parroco, che capisce il francese, tradusse e amplificò le mie parole ed allora non cessarono gli applausi e i ringraziamenti a S. E. Mons. Vescovo di Meliapor, a lei che ci ha mandati e al rev. sig. Parroco. Si fece da tutti una preghiera di ringraziamento e in fine diedi la benedizione di Maria Ausiliatrice.

Presero parte al nostro ricevimento i cristiani della città che sono circa 12 mila, molto attaccati alla religione. Assistono devoti e sempre inginocchiati a terra alle sacre funzioni ; ogni mattina parecchie centinaia vanno alla messa.

Questa città contiene anche 6o mila idolatri. Ad ogni passo s'incontrano pagode, templi, antichi monumenti dell'idolatria, e in molti luoghi specialmente fuori di città, in riva a stagni di acqua, si vedono riuniti reggimenti di divinità, in forma di cavalli, capre, elefanti, buoi, ecc. Vi sono tutte le bestie della creazione ed altre ancora ! Per le strade si vedono questi poveri pagani tutti coi segni della loro casta, andare alle lor pagode. Vivono nella più sorda e degradante idolatria.

Gli Europei sono poco numerosi; ma quanto bene c'è da fare ! Tanjore è un bel posto, l'aria è buona e il clima, quantunque molto caldo, pure è salubre. Noi stiamo tutti bene, sebbene si sudi da mattino a sera ; le notti sono abbastanze fresche. In questi giorni cerchiamo di alloggiare alla meglio. Abbiamo fatto un altarino in una stanza con una bella statua di Maria Ausiliatrice ; là facciamo le nostre pratiche di pietà e per la messa andiamo nella parrocchia qui vicina.

I ragazzi sono pochi, appena sei; ma presto ne riceveremo quanti potremo, a seconda del locale di cui disponiamo.

Preghi per noi, rev.mo Padre, e faccia pregar molto affinchè possiamo rispondere alla grande aspettazione dei cristiani e attirare alla fede numerosi idolatri. A questo fine benedica tutti, ma specialmente il suo

Dev.mo ed Aff.mo in Corde J. Sac. GIORGIO TOMATIS.

Il viaggio dei Missionari partiti la Cina.

(Dalle lettere del Sac. Luigi Versiglia).

Da Genova a Napoli - Un autografo del S. Padre - La messa festiva sul bastimento.

A bordo del « Prinzess Alice », 18 gennaio 1906.

REV.MO E AMAT.MO SIG. DON RUA,

MI affretto a scriverle due righe per poter inviargliele non appena toccheremo Napoli, cioè domattina, verso le dieci.

Fin da ieri sera prendemmo possesso delle nostre cabine, cenammo e passammo la notte in bastimento.

Questa mattina siamo discesi alla vicina chiesa di S. Giovanni di Pre' per le nostre pratiche di pietà e per celebrare la S. Messa.

Ritornati al vapore ci venne a dare l'ultimo addio il sig. D. Albera, accompagnato dal rev. D. Bussi e da altri nostri confratelli, parenti ed amici.

Il bastimento non incominciò a manovrare che alle nove e continuò lung'ora, prolungandoci quei momenti che non si possono descrivere, ma che Ella ben può immaginare. Il Signore ricompensi il nostro buon Superiore della sua carità, dell'atto suo gentile e dei suoi preziosi consigli ed incoraggiamenti.

Mancavano pochi minuti alle 10, quando ci mettemmo in movimento. Non sto a descriverle lo sventolar dei fazzoletti e l'agitarsi dei cappelli in segno di saluto, che si prolungò fino a che il bastimento rimase in vista. Anche quando più non si potevano distinguere le persone, bastava che da una parte s'alzasse un fazzoletto, perchè dalla parte opposta tutti rispondessero al saluto

Son già circa dieci ore che si cammina e come si va bene ! Non ci sembra di essere in mare : se continua così, non abbiamo che a benedire il Signore e la provvidenza dei nostri Superiori ; chè il bastimento è di dimensioni colossali, e par che nè il vento nè le onde abbiano a poterla contro di esso. Infatti soffia un vento discreto che rende fastidioso lo star sul ponte, ma il vapore fila tranquillo, che è un piacere. Pel vitto è un affar serio !... tutti i momenti vi è qualche cosa di nuovo. Al mattino alle sei, alle 8, alle 10, poi a mezzodì e di nuovo alle 3, alle 6, alle 7 pomeridiane c'è sempre qualche cosa! Ci accorgiamo, anche per questo, di essere in mezzo a settentrionali !

I confratelli stanno tutti bene ; D. Fergnani che ha promesso di fare puntualmente il diario, non manca di gettar qualche volta le mani nel piano, e questi giovanotti tedeschi di servizio non appena lo vedono, gli dicono subito : Musica italiana !... italiana !...

Debbo pur dirle che, per combinazione, non essendovi più posto alla tavola del Salon, noi fummo messi in un magnifico salottino da soli, ed anche per questo Deo gratias !

Termino per essere pronto ad impostare la presente a Napoli. In seguito le darò altre notizie man mano che le avremo... Ella intanto, o buon Padre, nuovamente ci benedica...

Napoli, 19 gennaio 19o6.

Poco prima (se non contemporaneamente a questa) Le sarà giunta un'altra lettera col timbro dì Napoli, ma son tali le impressioni di stamane che non posso lasciar Napoli senza riprendere la penna, affinchè anch'Ella abbia ad essere quanto prima partecipe della nostra consolazione.

Avevamo già il cuore commosso per aver celebrato per la prima volta sul mare, benedicendo il Signore di tanta degnazione ; quando quasi inaspettata, quantunque affettuosamente promessa, la visita del carissimo sig. D. Conelli, latore di un prezioso autografo del S. Padre, venne a strapparci dagli occhi più d'una lacrima di tenerezza. L'assicuro che io rimasi fuor di me per la consolazione... Anche gli altri confratelli ne furono tutti commossi. D. Fergnani poi, tra il Papa, D. Conelli, e gli spari di una carazzata inglese che entrava in quel momento in porto cui rispondeva colla salve d'uso l'Ammiraglia Italiana, e la confusione dei canti e dei suoni sollevantisi dalle cento barchette che istantaneamente circondarono il nostro vapore, e la vista del Vesuvio ecc. ecc... rimase veramente sbalordito e mi assicura che terrà conto di tutto nel Diario.

Non le posso tacere di un'altra consolazione, ed è che qui a Napoli abbiamo acquistato altri tre compagni per la Cina. Son tre Missionari, provenienti da Parma, dell'Istituto del venerando Arcivescovo Mons. Guido Conforti. Ce la faremo da buoni amici.

Alle due ripartiremo : noi non abbiamo potuto visitare i confratelli di Napoli per la ristrettezza del tempo, ma venne D. Crippa a portarci i saluti di D. Scappini e di tutti gli altri... Il Signore rimuneri la loro carità.

Porto Said, 23 gennaio 19o6.

In vicinanza di Porto Said riprendo la penna per darle nostre notizie e le notizie son buone, tranne qualche piccolo mal di capo e qualche leggera nausea di stomaco, sofferta or dall'uno or dall'altro, ma omai del tutto terminata. Fin qui abbiamo sempre potuto celebrar la Messa tutti e tre senza alcuna difficoltà.

Domenica 21 corrente, col permesso del Capitano, si potè celebrare anche una messa publicamente per quei pochissimi cattolici che si trovano sul bastimento ; dico pochissimi, perchè vi assistettero 7 signori e 2 signore ; tuttavia è già una cosa, e ne ringraziamo il buon Dio. Molto più numeroso senza paragone fu il servizio protestante a cui presero parte quasi tutti gli altri, speriamo in buona fede.

Trovandoci in mezzo a protestanti e di più tutti tedeschi (appena uno o due sanno parlare un po'di francese), non possiamo certamente esercitare gran fatto il nostro ministero sacerdotale, e cì dispiace di non poter imitare i nostri primi confratelli che partirono per l'America.

Tuttavia, benchè in mezzo a protestanti, siamo trattati assai gentilmente così dalle persone di servizio, come dai passeggeri. Con qualcuno di questi ultimi, ho potuto attaccar talvolta un po' di discorso in inglese, e mostrarono assai piacere nel sentire che ci recavamo in Cina per stabilirvi una scuola di arti e mestìeri e ci fecero i più cordiali auguri. Non sto a descriverle le particolarità del viaggio, perchè prepariamo una relazione pel Bollettino.

Aden, 27 gennaio 19o6.

Ci si annuncia che alle 2 pom. saremo ad Aden, e però mi preparo a darle qualche notizia. Contemporaneamente riceverà una parte del nostro diario, compilato dal carissìmo D. Fergnani.

Il carissimo D. Olive studia il portoghese continuamente, anche gli altri studiano con assiduità.

E pel nostro S. Francesco che cosa potremo fare ? Segregati in mezzo alle onde potremo fare ben poco ; e un po' più di di fervore nelle nostre pratiche di pietà, credo che sarà già gradito al nostro glorioso Patrono. Tuttavia vedremo se potremo riuscire a far qualche cosa   

Se queste linee potessero giungere a tempo, vorremmo augurare buon giorno onomastico al rev.mo sig. D. Cerruti. Ad ogni modo valgano ad assicurarlo che ci ricordiamo di lui, specialmente tutte le mattine nella S. Messa, che fin qui, grazie a Dio, abbiamo sempre celebrato con molta commodità, e ciò per la gentilezza del Capitano e di tutto il personale. Questa Società merita tutta la nostra riconoscenza per la squisita cordialità con cui siamo trattati. Deo gratias!

Termino pregandola di comunicare i nostri ossequi a tutti i Superiori e di ricordarci tutti al Signore.

Per tutti il Suo Obbl.mo in Corde Jesu Sac. LUIGI VERSIGLIA.

Il diario dei viaggio

Da Genova a Napoli.

(Nodi 336 - Km. 616,472)

Giovedì, 18 gennaio 19o6. - La piccola schiera della 1a spedizione salesiana destinata per le Missioni della Cina si trovava già fin dal martedì nell'Ospizio di Sampierdarena, pronta pella partenza che doveva essere alle ore 11 del giorno 17 del corrente mese.

Ma il piroscafo Prinzess Alice era in ritardo. Ad ogni modo per fare un po' di conoscenza con la nostra nuova abitazione galleggiante, che ci avrebbe dovuto albergare per un mese intero, ci si entrò senz'altro a passarvi la notte, benchè non si movesse dal porto. Questa mattina si è scesi per celebrare la S. Messa : e un po' prima che il piroscafo levasse l'ancora è giunto il sig. D. Albera, Direttore Spirituale della nostra Pia Società, insieme con parecchi dei nostri parenti ed amici.

Prima di abbracciarci con tutto l'affetto di un padre, ci ha consegnato un doppio ricordo scritto l'uno suo proprio, l'altro del sig. D. Cerruti che fieri avemmo la fortuna di rivedere ancora una volta. E' stato un addio quanto mai commovente.

Circa le 10 a. m. si scioglie finalmente l'unico grosso canapo, che ci teneva ancora uniti alla terra. La banda del piroscafo suona, e lentamente, quasi insensibilmente, dopo brevi e forti urli del terribile mostro, ci allontaniamo. E' un istante solenne. Da queste acque, da questo stesso porto, benchè in direzione diversa partirono i primi Missionarii Salesiani per l'America. Da quel giorno memorando quanti altri li seguirono e qual meraviglioso lavoro hanno compiuto ! E noi pure siamo i primi che ci spingiamo nell'Estremo Oriente , nella Cina. Siamo pochi e meschini, ma ci conforta il pensiero che Dio precisamente si serve degli strumenti inutili, per chè a Lui vada tutta la gloria delle sue maraviglie.

Il cielo era torbido : pure verso sera apparvero i lidi della Gorgona prima, quindi della Capraia, e tra l'una e l'altra, ma più lontana, la scogliosa Corsica. Brillavano nella oscurità i fanali di Portoferraio e degli altri paesi dell'industriosa Elba. Qua e là ancora qualche scoglio, ancora gruppetti di luci, una lanterna, e poi le tenebre ci obbligarono a scendere in sala per la cena.

In tal modo è passata la prima giornata, possiam dire, più che bene. Ottimo augurio pel rimanente del viaggio.... In nomine Domini

Venerdì, 19 gennaio. Questa mattina, presto presto, quando nel nostro magnifico palazzo galleggiante regnava ancora la quiete profonda e non s'udiva che il rullio delle onde segate dal piroscafo, simile al rumore d'una ruota di mulino, noi scendevamo nel refettorio, una piccola camera accosto al gran salone da pranzo, la quale ci permette di starcene uniti come in famiglia. E' d'una decenza che si avvicina al lusso : molto adatta quindi per essere anche trasformata in cappella. Oso anzi dire che poche sono le chiesine (diciamola così) pulite come la nostra. E qual vivo conforto, in quella tranquillità mattutina, il veder scendere fra le nostre mani Colui che ha creato i cieli e ha disteso sulla faccia della terra l'infinità delle acque.

Da Napoli a Porto Said.

(Nodi 1110 - Km. 2055,720)

Abbiamo un ardente desiderio di toccare ancora un lembo della nostra Italia, e un lembo nel quale Dio benedetto ha profuso sovrabbondantemente le sue bellezze. Peccato che il solito nebbione piovigginoso avviluppi tante meraviglie nell'uniforme colore della cenere. Ma avvicinandoci a Napoli, la trista nebbia si squarcia, mentre il sole vi penetra trionfante.

Ed ecco Ischia dai bianchi paesetti sparsi sulla spiaggia, sopra cui s'innalzano colli boschivi e ciglioni arditi e dirupati. Procida più umile, più uniforme ostenta il suo magnifico castello. Dal lato opposto cade e piomba il brullo Capo Miseno, di fronte abbiamo Capri, cui segue Sorrento, Castellamare, Napoli !... ma Napoli non si vede. La solita nebbia ha ripreso il suo triste impero. Ma, in breve, quasi che una mano di magico prestigiatore nascosto dietro Castel S. Elmo per noi sollevi lentamente il velo nebuloso, ecco scoprirsi grado grado le cupole, gli edifizi e le case rosseggianti, giù fino al porto, che tutto brilla, urla, schiamazza.

Anche la nebbia che avvolgeva il Vesuvio si va man mano sfasciando, per lasciarci ammirare la punta di M. Somma, il fianco doppiamente listato di fumo, reliquia della recente eruzione, e in ultimo la sulfurea cresta agitata dal vento.

Eravamo appena ancorati, quando s'intese dal fondo della cabina un allegro concento interrotto bruscamente da forti colpi, che ci parvero cannonate. Che succede ?

L'orchestra del piroscafo con gentile pensiero salutava la città di approdo con marce giulive. L'equipaggio era tutto sul ponte ad ascoltare ed ammirare, quando tuoni ripetuti ci fanno rivolgere da un lato, donde nereggiante, ferrigna e terribilmente maestosa entra una corazzata inglese.

Da' suoi fianchi brillava una luce.... un colpo ! Quindi una nuvoletta si diffondeva lungo lo scafo. Altri lampi, altri scoppi tonanti. Era insomma uno spettacolo quanto mai interessante. La ferrea London cessava appena di reboare, che la nostra ammiraglia , fiancheggiata dalla Sicilia e da un'altra degna consorella rispondeva al fragoroso saluto con cortesie non meno assordanti , moltiplicate torno torno dalla curva sonora della città opposta.

Non so, se per ingannevole effetto dell'eco medesima, o che realmente anche le fortezze unisser la loro voce a quella delle corazzate, fatto sta che per un istante provammo l'epica illusione d'assistere ad una battaglia navale.

La nostra povera testa era naturalmente in visibilio, quando scorgemmo un prete avvicinarsi in quel trambusto sopra una barchetta.

- E' lui! è lui!

Ce lo aveva scritto; ma ci pareva quasi impossibile ch'egli effettuasse il cortese pensiero. E salì raggiante, commosso, palleggiando un grosso tubo di cartone con un senso di lieto mistero.

Dopo che ci ebbe abbracciati affettuosamente: - Indovinate ! - andava ripetendo. Noi non sapevamo che rispondere.

Pochi momenti dopo, raccolti nella solitudine della cabina in fraterno colloquio, ci mostrava un gran ritratto del S. Padre con questa dedica autografa, che baciammo pieni di commozione :

Al diletto figlio D. Luigi Versiglia e agli ugualmente diletti suoi compagni della Pia Società Salesiana, col voto ardentissimo, che il loro apostolato nella Cina sia coronato dai migliori successi, impartiamo di cuore l'Apostolica Benedizione.

Dal Vaticano, li 19 gennaio 1905.

PIUS PP. X.

Il caro D. Conelli ci lasciava con le lagrime, quando salivano ad accrescere la nostra compagnia tre Missionarii dell'Istituto delle Missioni Estere di Parma. Oh quanto ci rincrebbe di non avere potuto ossequiare l'Eccell.mo Mons. Conforti, il loro amato padre, che aveva voluto accompagnarli e benedirli fin sul piroscafo.

Dalla Sicilia a Candia.

Alle due pom. il mostro galleggiante ripiglia il suo volo tranquillo. Diamo ancora uno sguardo, l'ultimo forse alla nostra bella Italia. Chi tra l'isola di Capri e la punta di Campanella si volge indietro, ha davanti a sè uno dei più bei panorami del mondo.

Tutti gl'incanti del golfo napoletano, chiudendosi quasi in un cerchio , si possono abbracciare per pochi istanti in un colpo solo. Il giro delle bianche e tranquille abitazioni, che adagiandosi sui colli profumati dagli aranci, scendono alla bella marina, incomincia da Sorrento, dove sopra un dirupo si distingue la casa nativa di T. Tasso, per seguitare a Castellamare, e via via a Miseno, Portici, Napoli, per tornare da Miseno, a Procida, Ischia e chiudersi finalmente a Capri.

Meraviglie non inferiori ci attendevano alle Lipari, a Messina, dove anche avremmo salutato con tanto piacere quei nostri Confratelli ; ma tutto trascorse nella quiete della notte.

Sabato, 20 gennaio. - Questa mattina ci siamo svegliati in pieno mar Jonio, lo splendido mare, ma oggi piuttosto agitato. Spira un vento gagliardo che ingombrando la spiaggia siciliana di bianchi e mostruosi nuvoloni, ci permette a mala pena di distinguere a quando a quando il fumante cratere dell'Etna ! Ai piedi della terribile cresta si aguzzò lo sguardo e più che lo sguardo vi si fermò il cuore. Quante persone care a piedi di quel terribile Vulcano ! Randazzo, Bronte, Catania, S. Gregorio, Pedara, tutte case Salesiane giranti sulle floride falde etnee... Inviammo un saluto sull'ali del vento a quei cari confratelli, a quei buoni amici, a tanti bravi giovanetti.

Domenica, 21 gennaio. - Il grave suono d'una marcia religiosa ci rammenta che oggi è il santo giorno del Signore. Tace il mare splendido e ci pare che nell'aria cristallina arrivino i profumi della vicina Grecia. Eccoci rasenti all'isola di Candia, Chi potrebbe ripetere ciò che ha provato il nostro cuore, mentre s'offeriva il S. Sacrificio, pensando di essere vicino a una terra e sopra acque santificate dalla presenza del gran Missionario delle Genti, dell'apostolo Paolo ? Umilmente ne abbiam invocato il patrocinio sulla nostra missione.

(Continua),

CULTO AUSILIATRICE

Noi siamo persuasi, che nelle vicende dolorose dei tempi che corrono non ci restano altri conforti che quelli del cielo, e tra questi l'intercessione potente di quella benedetta che fu in ogni tempo l'Aiuto dei Cristiani.   PIO PP. X.

Pel 24 del mese

IL nostro Superiore Don Rua, esponendo a Sua Santità il S. Padre Pio X, come « da qualche tempo si sia introdotta la pia pratica di onorare nelle pubbliche chiese salesiane la Vergine SS.ma Ausiliatrice il 24 di ogni mese (in memoria dell'annua festa patronale, occorrente il 24 Maggio) con particolari preghiere e divoti esercizi di pietà, a fine di ottenere più facilmente la specìale di Lei assistenza e protezione, nei presenti bisogni di S. Chiesa e del Sommo Pontefice » supplicò Sua Santità « a concedere a tutti quelli, che in detto giorno di ciascun mese, confessati e comunicati, prenderanno parte al predetto esercizio, » l'Indulgenza plenaria applicabile eziandio ai fedeli defunti.

E il Santo Padre, nell'udienza concessa il 24 gennaio u. s. all'Eminentissimo Card. Prefetto della S. Congregazione dell'Indulgenze ha benignamente accordata la grazia, come risulta da un prezioso rescritto firmato dall'Eminentissimo Cardinale suddetto, in data dello stesso giorno 24 gennaio 19o6.

Ai devoti frequentatori del Santuario di Valdocco ricordiamo che la pia funzione del giorno 24 si compie non solo due volte al mattino, alla messa delle due comunità, ma anche alla sera. Basta quindi - a lucrar l'Indulgenza plenaria - che essi prendano parte ad una di dette funzioni, e si accostino ai Santi Sacramenti.

Pel 24 corrente.

Oltre le private intenzioni dei nostri benefattori, nelle sacre funzioni che si celebraranno nel Santuario il 24 corr., avremo anche quest'intenzione generale che raccomandiamo a tutti i lettori:

Supplicheremo nuovamente Maria SS. Ausiliatrice a benedire le sante intenzioni del Sommo Pontefice.

Dagli Annali dei Santuario.

1869.- Con Breve del 16 marzo, il Sommo Pontefice Pio IX commendando le salutari e proficue cure di D. Bosco, il quale «per eccitare ed accrescere la divozione dei fedeli verso la Santa Madre di Dio e l'Augusto Sacramento dell'Eucarestia » aveva istituito con licenza dell'ordinario la Pia Associazione dei divoti di Maria Ausiliatrice « i cui soci hanno per iscopo principale di promuovere il culto della Immacolata Madre di Dio e dell'Augusto Sacramento » affinchè detta associazione «col divino aiuto prenda di giorno in giorno vie maggiore incremento » l'arrichiva di copiose indulgenze e plenarie e parziali.

1870 - Con un altro breve dell'11 marzo il suddetto Sommo Pontefice « a tutti i singoli fedeli dell'uno e dell'altro sesso, che in avvenire sarebbero entrati nella suddetta Associazione » concedeva l'indulgenza Plenaria anche nel giorno della loro ascrizione.

1898. - L'immortale Pontefice Leone XIII, con Breve del 22 marzo, a tutti coloro che con cuore almeno contrito, visiteranno il Santuario quivi pregando secondo la mente del Sommo Pontefice nei giorni delle Stazioni di Roma, notati nel Messale Romano, concedeva l'insigne favore di lucrare le stesse indulgenze che si possono guadagnare in Roma visitando le Chiese Stazionali.

1903. - Finalmente lo stesso Sommo Pontefice Leone XIII con breve del 2 marzo 1903, concesse che tutte le messe pei defunti ascritti all'Associazione dei Divoti di Maria Ausiliatrice celebrate a qualunque altare di qualsivoglia Chiesa o pubblico Oratorio valgano a suffragare le anime dei medesimi, come se fossero celebrate ad un altare privilegiato.

Facciamo conoscere, o buoni Cooperatori, così insigni favori elargiti dai Sommi Pontefici ai Divoti di Maria Ausiliatrice e adoperiamoci con santo zelo ad accrescere così bella schiera !

GRAZIE E FAVORI

Ricorrete sempre a Maria Ausiliatrice.

Da più di un anno soffriva dolori allo stomaco, che nel mese di febbraio diventarono tanto acuti e continui che dovetti mettermi a letto con ben poca speranza di guarigione. In tale stato di spasimo e sconforto mi rivolsi fidente a Maria Ausiliatrice, mandai l'offerta per una novena al santo Suo altare e da quel giorno constatai un lieve ma progressivo miglioramento che in capo a qualche mese mi portò alla piena guarigione. Sia quindi sempre ringraziata la Madonna di Don Bosco.

Un mio giovane nipote che per continue letture di libri e giornali cattivi aveva avuto la disgrazia di perdere la fede , ammalò gravemente senza alcuna speranza di guarigione. Si tentò tosto ogni mezzo per salvare l'anima del povero infelice, e si fecero molte e molte preghiere perchè tornasse alla fede primiera, ma inutilmente; egli era sempre più ostinato! In tanta angoscia mi rivolsi con fiducia a Maria Ausiliatrice promettendo d'inviare una tenue offerta e di pubblicare la grazia; e la Vergine benedetta non tardò ad intervenire. Il giorno del Santo Natale l'infermo chiese il sacerdote, si confessò, ricevette con fervore il Santo Viatico e l'Estrema Unzione abiurando tutti gli errori, e rassegnato ai divìni voleri, baciando il Crocifisso, spirava nel dì 28 dicembre lasciando il dolce conforto di rivederlo in una patria migliore.

Sia dunque ringraziata mille e mille volte Maria SS. Ausiliatrice, alla quale mai non si ricorre invano.

Gorizia, 15 gennaio 19o6.

AMALIA SEGATI.

La fede di una sposa.

Mio marito Ciro Bedeschi, essendosi casualmente forato in un braccio, si procurò un flemmone così maligno che crescendo con veemenza, e minacciando di estendere l'infiammazione ai polmoni e al cuore, mise in serio pericolo la vita dell'ammalato. L'arte medica si trovava impotente ad arrestare il corso della malattia: certo poi diventava inevitabile un taglio dolorosissimo.

Il triste pensiero di rimanere vedova in così giovine età e con una piccola bambina, mi ridusse a stato così compassionevole, da parer più morta che viva. Tuttavia non mi abbandonai alla desolazione: pensai che Maria SS. Ausiliatrice si era mostrata verso di me amorosissima madre tante altre volte, e che non mi avrebbe abbandonata in sì luttuosa circostanza. Feci fare speciali preghiere al S. Cuore di Gesù, per ottenere, mediante l' intercessione di Maria Ausiliatrice, la guarigione del mio amato marito. Appena compiuta la funzione, il male rimise alquanto della sua veemenza, e decrescendo giornalmente l' infiammazione, in pochi giornì, svanì non solo ogni pericolo, ma il mio marito tornò perfettamente guarito.

Col cuore riboccante di gratitudìne verso Maria SS. Le invio un'umile offerta.

Granarolo di Faenza, 24 gennaio 1906.

AUGUSTA BEDESCHI.

Una promessa sciolta anticipatamente.

Da circa due anni, io era stata colpita da grave malattia, che finì in nefrite, anemia, nevrosi ecc. Affranta dal male , debole , senza quasi alcuna speranza di guarigione, più volte alzai la mia preghiera a Maria Ausiliatrice affinchè nella sua bontà e nella somma sua misericordia, ponesse fine ai miei patimenti. E migliorai. Infatti ripresi le mie occupazioni; ma non era guarita. Continuando a soffrire fisicamente e moralmente , seguitai anche a pregare e un'idea si affacciava sovente al mio pensiero: « Ho promesso alla Madonna di recarmi, appena possa, a' suoi piedi... Chi sa che non venga tosto esaudita, se prima adempio la mia promessa! » Andai quindi a Torino al Suo Santuario, e inginocchiata a' Suoi piedi, più colle lagrime che colle parole, supplicai la celeste Regina, l'Aiuto dei Cristiani, a volermi esaudire. Le promisi di pubblicare la grazia e di tornare a ringraziarla nel suo Santuario facendovi celebrare una messa. Accanto a me pregava mia figlia, la quale, a mia insaputa, faceva la stessa promessa. Sia lodata da tutti la bontà di Maria Santissima Ausiliatrice, perche volle pienamente esaudirci, quantunque indegne di tanta grazia.

Adempiendo la prima promessa, rinnoviamo il proponimento di adempiere anche la seconda, appena ci sarà concesso.

Asti, 5 gennaio 19o5.

L. CAPRA e figlia ADALGISA.

Macerata. - Fin dal novembre 1883 io feci pratiche attivissime presso uomini anche altolocati, per un gravissimo bisogno dal quale dipendeva o la fortuna della mia famiglia o la rovina della medesima; ma non ebbi che ripulse e avvilimento morale. Visto che non aveva più nulla a sperare . dagli uomini, il 21 del passato novembre 1905, con una novena mi rivolsi fidente a Colei che è davvero l'Aiuto dei Cristiani, e il giorno 24 del mese suddetto, con mia somma sorpresa e meraviglia, fui pienamente appagato ne' miei desideri , e di gran lunga oltre la mia modesta aspettazione.

Grato e riconoscente invito tutti i bisognosi a rivolgersi prontamente a Colei da cui saranno senza dubbio esauditi.

VINCENZO CIURLANTI

Coop. Sales.

Mantova. - Mi si presentò ieri un certo signor Micheli Giovanni d'anni 4o affetto da paralisi progressiva. La carità cittadina credette opportuno di ricoverarlo nell'Ospizio dei poveri, perchè solo ed incapace di guadagnarsi il vitto. Ed egli, vedendo vani i consigli degli uomini, si rivolse con animo fidente a Colei che per privilegio è in certo modo onnipotente perchè Madre di Dio. In vero mentre tutti credevano che la fosse finita pel Micheli, dopo pochi giorni dacchè s'è rivolto alla Vergine sotto il titolo di Auxilium Christianorum, egli cammina liberamente, e mi prega di annunziar la cosa al Rettore del Santuario della Madonna di D. Bosco, affinchè la pubblichi sul Bollettino Salesiano.

Sac. PIETRO NEGRINI Prefetto della Basilica di S. Andrea.

Sequals. -- Passai alcuni giorni in una agonia indicibile. L'otto settembre il mio piccino era proprio agonizzante; il medico non sapeva qual rimedio suggerire, ed io dolente mi aspettava tremando che il bimbo desse l'ultimo respiro. Quand'ecco una voce interna mi disse : « Prega e spera nella Madonna di D. Bosco, Essa lo salverà, e lo farà suo, come tu lo consacrasti a Lei ancor prima che nascesse ». A questa voce, ripresi ogni speranza e scrissi tosto a Valdocco, inviando una offerta, perchè i giovanetti dell'Oratorio facessero qualche preghiera per il mio piccino, e anch'io cominciai da quella sera, coi miei altri figliuoli, una fervorosa novena. Da quel momento io rimasi così confortata da non aver più alcun timore. Difatti, all'indomani, notai subito il miglioramento, che lo condusse in piena salute.

Grazie dunque a Te, o cara Ausiliatrice. 10 dicembre 19o5.

CESIRA ODORICO.

Dazio (Sondrio). - Vedendo nel passato estate che la mia vigna minacciava di non darmi alcun raccolto, la misi sotto la protezione di Maria Ausiliatrice. La Madonna mi esaudì : infatti la vendemmia fu tanto abbondante, quale non mi sarei mai aspettato. Mando al Santuario, in segno di riconoscenza, l'offerta di lire cinque.

3o dicembre, 19o5.

GIOVANNINI GIACOMO.

Agliano d'Asti. - Accettate o cara Madre, o potente Aiuto dei Cristiani, i più cordiali ringraziamenti per i nuovi distinti benefizi, che mi avete ottenuto da Dio. Volentieri ve li porgo qui pubblicamente in adempimento della mia promessa, perchè vie meglio si conosca ed esalti la vostra ineffabile bontà, e si ricorra con prontezza e fiducia alla vostra intercessione. Intanto vi prego, o buona Madre, compite l'opera. Che tanta bontà di Dio non riesca a pregiudizio della Sua gloria, e delle anime da Lui redente! Io metto sotto la protezione vostra me stesso ed i miei amati e buoni parrochiani. Voi accettateci, proteggeteci, tenete lungi da noi i nemici della Religione, viva fra noi la fede e la pietà cristiana, fate che amandoci ed aiutandoci a vicenda in vita, ci meritiamo di trovarci un gioruo tutti insieme e per sempre nella celeste patria del Paradiso.

Febbraio, 19o6.

Sac. FRANC. FRANCESCO

Prevosto.

Troia (Foggia). - Nel maggio u. s. la grandine minacciava distruggere i miei campi, come già avveniva nei dintorni. Ciò mi faceva trepidare chè gl'interessi della famigliuola ne sarebbero stati seriamente rovinati. Alcuni mi dissero di ricorrere a qualche agenzia di Assicurazione: non volli. Mi sovvenni di una Cooperatrice Salesiana che mi aveva esortata alcuni anni prima ad assicurare i campi a Maria SS. Ausiliatrice, come tanti fanno in diverse città d'Italia, con felice successo. Risolsi e promisi. Potenza di Maria SS. Ausiliatrice! Pareva proprio che il flagello fosse imminente, posi un'immagine della Taumaturga Madonna di D. Bosco a difesa delle mie terre e la grandine scomparve.

Mentre invio al Santuario la mia povera offerta, sciolgo pubblicamente l'inno della lode e del ringraziamento, invitando tutti a seguire il mio esempio, ricorrendo in tutti i bisogni a Maria Ausiliatrice.

ANTONIO MARIA LIZZI-PECORARO.

Cardé (Cuneo). - La signora Francesca Ferrero, nata Mottura, riconoscente rende grazie a Maria Ausiliatrice, per la salute da Lei impetrata al suo piccolo Alessandro.

Affetto da una terribile bronco-polmonite e disperato dai medici, questi era da due giorni in agonia, e si temeva di perderlo da un momento all'altro; quando in mezzo a quella desolazione la madre si ricorda dell'Ausiliatrice dei Cristiani, invoca il suo aiuto, la prega a volerle guarire il suo bambino, promettendole una limosina, e proprio da quel momento il piccolo malato comincia a migliorare, dopo alquanti giorni è in piena convalescenza, ed ora perfettamente ristabilito, gode ottima salute. La madre grata, a sciogliere il voto invia l'offerta promessa invocando per l'avvenire la protezione di Maria.

20 gennaio, 19o6,

Teol. L. PRONINO.

Sanluri (Sardegna). - Or son tre mesi fui assalita da fiera bronchite congiunta ad altri malanni che mi ridussero in istato da farmi assai dubitare d'una sicura e perfetta guarigione.

In un momento di speranze deluse il pensiero ricorse spontaneamente alla Madonna di D. Bosco. Pregai col cuore l'Ausiliatrice dei Cristiani e promisi un'offerta con la pubblicazione della grazia sul Bollettino, qualora m'avesse restituita la primiera salute.

Quanto è buona Maria! Ella mi esaudì. Adesso, completamente in forze, ho ripreso le mie occupazioni e del passato non mi resta che il solo ricordo ad accendermi vieppiù nell'amore all'Ausiliatrice.

15 gennaio, 19o6.

PIETRINA SERRA, Coop. Sal.

Venezia. - Caduto da una lunga scala di marmo riportai contusioni per tutto il corpo, ma la mia testa ebbe a soffrirne più che ogni altra parte. Nella mia caduta invocai la Vergine Ausiliatrice e se mi trovo ancora vivo lo devo alla protezione della Madre di Dio. A detta del medico e di quanti ebbero a visitarmi, io avrei dovuto rimaner morto pei tanti colpi ricevuti alla testa. Ebbi dolori, è vero, e perdita di sangue, ma la congestione cerebrale e la commozione viscerale scomparvero come per incanto. Grazie a Te, Vergine Benedetta. Mando una tenue offerta per messa all'Altare dell'Auxilium Christianorum.

D. ANTONIO GALVAN, Coop. Parrocchiale.

Savigliano. - L'anno testè decorso fu per me assai triste giacchè colpita da sciatica in una gamba dovetti stare per molto tempo in letto immobile poichè la gamba colpita non mi reggeva.

Poco o nulla valsero le cure dei medici, ma la Vergine Ausiliatrice mi aiutò e dopo che ebbi ricorso a Lei con fervorose preghiere, Ella mi ritornò la salute primiera. Riconoscente a sì potente aiuto, invio la tenue offerta di lire 7 con preghiera di pubblicare la suddetta grazia sul Bollettino Salesiano.

5 gennaio 19o6.

PANERO LucIA.

Bologna. - Adempio alla promessa fatta di pubblicare nel Bollettino Salesiano la grazia ottenuta per intercessione di Maria SS. Ausiliatrice, cioè la guarigione da grave pleurite del mio figlio Dott. Carlo, che in seguito all'operazione della toracentesi per la febbre continuata di cinque mesi che l'obbligava al letto, i medici avevano dato per ispedito.

Io ricorsi unitamente al figlio a Maria SS. Ausiliatrice, e fatta la promessa e inviata un'offerta per messe al suo altare si riscontrò subito un miglioramento e in breve tempo il mio Carlo riacquistò la sanità perduta.

Ne sia data lode a cotesta Madre, che volle consolarmi in modo tanto evidente.

11 novembre 19o5.

GIULIA BERSANI VED. FANTELLI.

Saronno. - Mio fratello Don Battista Rimoldi nel dicembre scorso era aggravatissimo, a segno che si disperava salvarlo. Già gli si era amministrato l'Olio Santo e raccomandata l'anima, e da un momento all'altro mi aspettava quella terribile parola : è morto! Proprio allora invocai fervidamente l'aiuto della Vergine Ausiliatrice, promettendole di far l'offerta per una messa al benedetto suo altare e di pubblicare la grazia ottenuta. Il caro infermo cominciò subito a migliorare ed ora è guarito.

Sappiano tutti ricorrere a sì buona Madre nei loro bisogni, chè saranno senza fallo esuditi.

1905. ANTONIETTA RIMOLDI.

Ottennero pure grazie da Maria Ausiliatrice SS., e alcuni pieni di riconoscenza inviarono offerte al Santuario di Valdocco per la celebrazione di S. Messe di ringraziamento, o per le Missioni Salesiane, o per le altre Opere di Don Bosco, i seguenti

A*) - Acqui: Bodrito Guido di Melazzo 5 - Aidone: Torcano D. Angelo 5 - Airuno: Colombo Giuseppina in Gitardi ; Pengo D. Luigi 7 - Alassio (Genova): Ghiglione Antonio 5; Damonte Caterina 2,50; Famiglia T. 5 - Alfiano Natta (Alessandria): Ragazzi D. Francesco, parroco 12 - Arco (Trentino): N. N. 5 - Arona: S. N. per grazia ricevuta fa celebrare due messe - Asti: Lucia Capra - Angrogna (Torino) : Riva D. Cesare 7,50.

B) - Bahia Blanca (Rep. Arg. ): De Salvo Giosuè 56 - Bandonasca: C. C. - Barge: Sac. Mondino Enrico - Bologna: Una Cooperatrice - Begnate: Vanoli Maria 5 - Besenello: Anselmini Giovanni 2; Parlinghel Maria 2 - Biandrate: N. N. 10 - Bondeno (Ferrara): Garbellini Angelo 2 - Bordighera Torrione: Merello, Coop. Sales. - Borgomanero (Novara): Teresa Nizzola Zerlia 1 - Bra (Cuneo): Martina Ceretti ved. Boglione 20 - Brez (Austria): Albertini Pasquale e Zucchi Anna 40 - Buia: N. N. io, io- Busto Arsizio: M. C. 2.

C) - Cachoeira do Campo: ch. Andrea M. Fratino - Canelli (Alessandria): Aliberti Teresa 5 - Caramagna: S. Beatrice Costamagna 5,5o a nome suo e dia pia persona - id: Coniugi Steano ed Agnese Perlo- Carisio: Massa Pietro - Carpineto (Roma) Cappucci Can. Roberto 5 - Carrù (Cuneo): N. N. 25 - Casale Litta (Milano): N. N. 2 - Casalfiumanese (Bologna): Angelica Biffi 10 - Cassolnovo (Pavia) : Cova Giuseppina io - Castel di Lucio: Tata Antonina fu Giovanni, 27 - Castiglione Fiorentino (Arezzo): Giusti Paolo 5 - Cavaglio d'Agogna: Battista Tacca fu Carlo 10 ; Crolla Antonio 2 - Cavour (Torino): E. B. - Centallo: Calandra Giovanni - Ceva (Cuneo) : Guidot Carlo 7,75 - Chioggia (Venezia): Rossetti Vincenzo 2 - Chivasso: L. G. - Chiusa S. Michele (Susa): Tabone Gabriele - Ciconio: Re Domenica - Cincinnati: Mazza Giuseppe 30 - Cividale: Venturini Ida 5 - Clusone: Grossi Castelli Almira 5 - Coccaglio (Brescia): Panzeri Luigina 10 - Colonia Veneta (Verona): Edvige Pegoraro in Dalla Banca 5 Conzano: Devasini Luigi 2 - Cordovado: N. N. 5 - Costiglione d'Asti: Carmela Dafarra Montersino 5 Crevalcuore (Bologna) : Gallerani Falzoni Norina 5 Cumiana: Rino Costantina S.

D) - Desenzano sul Lago: Maddalena Papa ved. Manerba io - Diano d'Alba: Federico G. B. Avalle - Domodossola: Portaluppi Ottavio 5

F) - Falicetto (Cuneo) : Bodrero Maria 2 - Ferrara: Un istituto religioso per evitata lite 10 - Firenze: Pieri Maria 4; Marchettini Adele 5 - Fobello (Novara): Coniugi Chiesa 2,50.

G) - Galliera Veneta: M. L. 7 - Garlate: Sac. Giuseppe Zanini 3 - Genova: G. B. io - Grammichele: P. Michele Migliore 5 - Gravago Bardo: Costella Costantino 6.

I) - Intragna (Canton Ticino): Sac. G. B. Cavalli 6o - Isnello: Sulzi Anna Maria 10 - Ivrea (Torino): N. N. 5

L) - Lanzo Torinese: Bertolgio Angelo 2 - La Thuile (Aosta): Barmas Juliette 2 - Luino (Como): Pellegrini Giovanna 5 ; Boschetti Maria 2 - Lugano: Pietro Gagliardi io.

M) - Masone (Genova) : Pastorino Giuseppe - Magliano Sabino: N. N. i - Melendugno (Lecce) Addolorata Gabrieli 5-Merlate di Vernate (Pavia): Santagostino Giovannina 2,50 - Milano: Rivabella Stefano 2,00; Gina G. 2; Annunciata Locatelli Gianetti io per la guarigione della sua cara bimba Maria - Modica : Scala Luigi 20 - Mondovì Piazza: Simonis Martina o,6o - Monasterolo di Savigliano: F. G. - Montelupo Fiorentino: D. Fortunato Ceccherini Parroco di Fior di Selva 10 - Montiglio Monferrato: Beccaris D. Luigi 2 - Morozzo: Giulietta Barge maestra, a nome di Allasia Fortunata, 2.

N) - Negrar: Famiglia Vincenzi 10 - Nova Padova di Caxias (Brasile): Pilati Maria 16,15; Bigotto Marco 8,20 - Novara: Maddalena Romano 5; Parachini Giuseppina fu Gaudenzio 2; ch. avv. Giuseppe Cicoletti - Noto (Siracusa): Piccione Vincenzo 2.

O) - Olgiate Comasco: Sterlecchi D. Lorenzo 20 Ozzero (Milano): Migliavacca Giovannina n. Briandrate.

P) - Padova: Elisa Con 5 ; una signora di Padova 30 - Palestro: Calvi Giuseppe 5 - Pallanzeno: Nicolazzi Marco 10 - Parma: C. E. B. 5 - Perletto: Fresco Ferdinando 5o - Perugia: Ginesio Bensi 3 - Piedemonte Etneo: Licari Francesco 100 - Pincara: Paltrinieri D. Innocenzo 3 - Pirano (Austria)): N. N. 1 - Ponte Creneano: Bonesini Luigi 5 -Pontestura: Suor Angela Baldizzone 5.

R) - Rapallo: Canessa Teresa 5 - Rivaiola: Miglia Angela 1 - Rio Grande (Terra del Fuoco, Sud-America): Antonietta Tapparello - Roma: Giulia Marinucci Ramarini 5; Sac. C. Figini 15 - Roncaglia (Alessandria): Guaschino Carolina ed altre Cooperatrici per ottenere la protezione di Maria Ausiliatrice pel nuovo anno, 6 - Roncegno (Trentino): Lazzari Carlo e famiglia.

S)-Saluzzo (Cuneo): Savio Can. Giuseppe io - Samboseto (Parma): Sac. Pietro Swich 25 - Sampierdarena (Genova): Rosa Parodi in Roncallo 30, riconoscentissima alla pronta protezione di Maria SS.ma Ausiliatrice in ogni sua necessità ; Lizzy Bovo 5 - S. Giorgio Canavese: Rina Bogaio Schiavetti 2 - S. Lazzaro di Savona (Bologna): Sig. Claudio Ricci - S. Mauro Torinese: Luchino Marianna - S. Maurizio Monferrato (Alessandria): Scagliotti Teresa 5 - S. Stefano: De LorenzoPetris Maddalena - S. Stefano Roero: Ferrero Paola maestra 5 - S. Sebastiano Po: L. B. i - S. Vincent (Aosta): Gorris Editta 6,50 - S. Vittoria d'Alba: Famiglia Sartore Giuseppe io - Scarmagno: Mosca Clotilde - Scopello: Famiglia Delzano 10 - Sernio (Sondrio): Marchesi Maddalena 5 - Settimo Rottaro : Vogliano Teresa - Smirne: Maggiar Paolo 10 - Soave (Verona): Righetto Adolfo io - Spezia: Alberti Maria 5; N. N. Coop. 5 per guarigione da grave malattia - Spigno Monferrato: Chiurlone Giuseppina in Becchino.

T) - Terno Isola : Consonni Giovanni 2 - Trinità: Vacassi Catterina 1 - Torino: A. B. B.; Gal Domenica 2 ; F. R.; Albano G. B.; e Ferrarese Giovanna coniugi 5; C. Oggero 1; Veisi Lorenzo per la guarigione della figlia Paola; il piccolo Gustavo 5 ; Direttrice Suore di M. Ausiliatrice-Asilo 69 - Torre Pellice: L. N.

U) - Udine: Morelli Antonietta Rossi, 25.

V) - Valle S. Felice (Austria) : D. Pietro Casagrande 2 - Vicenza: Zanella Carolina 5 - Villafalletto (Cuneo) : Marchisio Angelina 8 - Villanova (Mondovì): Fenoglio Agostino 5 - Villavernia: Sartirana Carlotta 2.

X) - Levra Bartolomeo - Gallicano Remigio 5 - Dal Veneto: N. N. 5 per grazia incominciata, con speranza di vederla compiuta.

Santuario dì Marìa Ausìlìatrice

TORINO

Ogni giorno, celebrazione di una santa messa esclusivamente secondo l'intenzione di tutti quelli che in qualunque modo e misura hanno concorso o concorreranno a beneficare il Santuario o l'annesso Oratorio Salesiano. Per qualsiasi commissione in proposito, rivolgersi al Direttore dell'Oratorio S. Francesco di Sales - Via Cottolengo, 32 - Torino.

Ogni sabato, alle 7.30 speciali preghiere per gli associati all'Arciconfraternita di Maria SS. Ausiliatrice.

In tutti i Venerdì di Quaresima alle ore 17 ed alle 19 : Via Crucis e benedizione.

Dal 10 Marzo al 10 Aprile.

16 marzo : Triduo in onore di S. Giuseppe - dopo la messa delle 6, benedizione.

19 marzo: Festa di S. Giuseppe - Ore 6 e 7.30, messa della comunione generale. Ore 10, Messa solenne - Ore 15.30, Compieta, panegirico, benedizione solenne.

24 marzo: Commemorazione mensile di Maria Ausiliatrice. - Ore 6, messa e benedizione: - Ore 19.30, lode e benedizione solenne.

25 marzo: Annunciazione di M. V. - Tutto come nelle Domeniche. - Ore 10: Messa solenne.

1 aprile: Domenica di Passione.

6 aprile: Primo Venerdì del mese - ad onore del S. Cuore di Gesù, esposizione del SS. Sacramento per tutto il giorno. - Benedizione coll'augustissimo Sacramento dopo la messa delle 6 ad alle 19.30.

8 aprile: Domenica delle Palme - Ore 9,30, Benedizione delle Palme, Messa solenne.

NOTIZIE VARIE

31 GENNAIO

SEMPRE piena di affettuoso rimpianto torna a splendere per la Famiglia Salesiana l'alba di questo giorno, che accende ovunque una gara di solenni e fervorosi suffragi.

Nel Santuario di Maria SS. Ausiliatrice pontificò alla messa da requiem e diede l'assoluzione al tumolo Sua Eccellenza Reverendissima Mons. Carlo Marozio, Vescovo di Susa. Il Santuario, parato interamente a lutto, era gremito. I nostri giovanetti interpretarono assai accuratamente la bella messa di Pier Luigi da Palestrina e G. Francesco Anerio, musica sacra e solenne, degna davvero alla circostanza. Assistevano alla mesta cerimonia il sig D. Rua con tutti gli altri nostri primari superiori, larghe rappresentanze di vari istituti religiosi della città, e tutti i nostri giovanetti...

Oh! noi crediamo che D. Bosco sia già al possesso della gloria dei giusti, ma nel 31 gennaio, più che in ogni altro giorno, sentiamo il dovere di pregare ancora per l'anima sua.

Anche da altre case ci giunse l'eco di solenni funebri onoranze rese al compianto Fondatore; come da Milano, ove il giorno 31 gennaio fu piamente ricordato nella Cappella del nostro Istituto presente un buon numero di signori Cooperatori; il rev.mo prev. Don Rodolfo Rossi disse un breve elogio dell'amato estinto.

In Italia.

FIRENZE - Per iniziativa del nobile Comitato « Ars et Charitas » nei giorni 2, 3 e 4 del passato febbraio, nelle sale terrene del palazzo Giuntini, ebbe luogo l'annuale Esposizione-vendita, a benefizio del Santuario e dell'Opera Salesiana della S. Famiglia.

Le intelligenti e caritatevoli mani lavoratrici pare che si fossero data questa parola d'ordine : oggetti pratici ed eleganti, prezzi moderatissimi, e squisita signorilità di gusto !...

Il concorso all'apertura dell'Esposizione-vendita riuscì veramente magnifico per l'affluenza e l'eleganza dei visitatori: e il successo, ben meritato all'operosità instancabile del Comitato, manifestatosi fin dal primo giorno, andò successivamente crescendo, tanto da giungere a risultati veramente insperati. L'incasso netto, a benefizio dell'Opera, fu di circa cinquemila lire. Mentre ce ne professiamo vivamente grati alla Nobil Donna, signora Marianna Mazzei, che quantunque indisposta di salute, fu l'anima di questa riuscitissima festa dell'arte e della carità, ed ai singoli membri del nobilissimo Comitato, specie all'egregia presidente, signora Contessa M. Concetta Giuntini, pregandola a farsi interprete dei nostri ossequiosi sentimenti a tutte le gentili e caritatevoli signore ed agli egregi signori componenti il Comitato medesimo, teniamo a ripetere che è indispensabile il generoso concorso di tutti i nostri Cooperatori di Firenze e di Toscana, per veder compiuto il bel Santuario che è in costruzione sulla Via Aretina.

- Festa della S. Famiglia. - Il sabato 20 gennaio, la cappella provvisoria brillava in tutto il suo splendore per lo sfarzoso addobbo di drappi e lampadari disposti con vero gusto artistico. Verso le ore 14 si cantarono i primi vespri.

Il 21, giorno della solennità, celebrò alle 7 e mezzo il sig. Pievano di S. Giovanni in Sugana che disse belle e commoventi parole ai numerosi Oratoriani, che si accostarono con edificante devozione alla Sacra Mensa Eucaristica. Alla messa delle 10 e mezzo la Schola Cantorum dell'Istituto eseguì la messa a quattro voci del M.° Sthele con le parti variabili in canto gregoriano. La sera tenne il discorso della S. Famiglia il M. R. D. O. Landi, ed il numeroso uditorio fu tocco nel cuore dalle sacrosante verità che l'oratore disse intorno alla famiglia cristiana dei nostri giorni in relazione alla S. Famiglia di Nazareth. La festa si chiuse colla benedizione del SS. Sacramento.

Il giorno 25 si celebrò un servizio funebre per tutti i defunti benefattori del Santuario in costruzione.

MESSINA - Nel teatrino dell'Istituto S. Luigi, la domenica io dicembre, si svolse una importante gara catechistica fra i giovanetti più assidui all'Oratorio festivo, a detto Istituto annesso.

In un mare di luce, proiettata da splendida illuminazione ad incandescenza, si muovevano, s'agitavano, gesticolavano poco meno di trecento ragazzi ansiosi di far sentire il loro cinguettio, premurosi di vedere a chi fra i gareggianti sarebbe toccato il primo premio.

Un piccolo tocco di campanello bastò a calmare quella crescente tempesta, e seguì una calma, un silenzio che non si sarebbe aspettato da quei vivaci figli del popolo. E il sipario si alzò leggermente, e un battito di mano forte, fragoroso, scrosciante, scoppiò nella sala, e l'immancabile campanello rimise la calma. Il palcoscenico ornato con finissimo gusto comparve in tutto il suo grandioso apparato. Artisticamente disposti in vari ordini si allineavano i numerosi premi ; erano statue in ceramica, quadri di infinite gradazioni e dimensioni, mezzo busti dei nostri sommi uomini e mille altri ninnoli civettuoli, eleganti che sembravano allora allora tratti dalla fabbrica ; e quei giovanetti ad ammiccarsi, a sorridersi, ad indicarseli vicendevolmente, a ripetersi « Oh! se avessi io questo!... Quest'altro lo vorrei io ! » sicchè vi fu un momento di bisbiglio, ma il benedetto campanello anche questa volta ebbe l'autorità d'imporsi.

E si cominciò. La gara fu ordinata, seria, imparziale ; le domande erano rivolte da tre superiori ad ogni singolo ragazzo su tutto il catechismo, e le risposte erano limpide, franche, sicure, sicchè per oltre un'ora non cadde alcuno. Dopo un'ora e mezzo di lotta non rimasero che tre soli a pari merito; si osservò il libretto dei bolli e il premio ricordo, consistente in una sveglia, fu assegnato al decenne Agostino De-Luca, perchè più assiduo. Congratulazioni al caro giovanetto.

La premiazione durò per oltre un'ora, poichè si premiò anche chi aveva frequentato più assiduamente l'Oratorio. A questa prima gara - ci scrivono - ne succederanno altre, e buona parte di premi consisteranno in abiti e in altri oggetti interessanti ed utili... Ultimamente si ammisero alla prima comunione, con grande solennità, 47 di quei ragazzetti. Oh ! se può godere di tutte le sue risorse, l'Oratorio festivo riesce ad operare un gran bene.

ROMA - Il Circolo S. Cuore della Parrocchia omonima al Castro Pretorio. - Il primo gennaio fu il I° Anniversario della fondazione del Circolo Sacro Cuore, che venne celebrato solennemente il giorno dell'Epifania e la seguente domenica, colla partecipazione di alcuni dei nostri Superiori maggiori. La festa fu riuscitissima sotto ogni aspetto.

Poco più d'una dozzina furono i primi soci che ebbero la fortuna d'inaugurare la forte schiera che ora ci si presenta di circa cinquanta giovani, i quali più volte furono ammirati, con visibile commozione, prender parte alle pubbliche funzioni della parrocchia e dare pubblica testimonianza del loro carattere cristiano, come suol dirsi, d'un pezzo solo.

Sono giovani universitari, liceisti, studenti, impiegati, operai, ed anche militari, tutti uniti in fraterno vincolo col solo pensiero di far del bene, di fortificarsi nelle lotte sante di Dio in favore della Chiesa, della Patria, della società tutta. Piccolo manipolo ancora sì, ma nel cui cuore arde la vita ardimentosa di mille, al qual numero non disperano d'arrivare se non mancherà loro l'aiuto e l'appoggio degli amanti del bene.

Il comodo locale loro assegnato dai Superiori dell'Ospizio del S. Cuore si fe' sentire ben presto angusto, e con enorme sacrifizio, ma di gran buon animo pel bene che si vede operarsi, si è loro concesso altro locale ancora, costruendo una sala sufficientemente capace di adunarsi in assemblea generale.

Il numero cresce sempre più... ma purtroppo le pareti non dànno segno di voler anch'esse allargarsi... Ma ciò che i muri non fanno, si spera d'ottenerlo dalle buone persone, le quali avendone i mezzi, sarebbero forse di valido sostegno all'opera se la conoscessero.

La raccomandiamo quindi vivamente e caldamente ai fedeli della Parrocchia del S. Cuore. I genitori vi facciano iscrivere i loro figliuoli e tutti si adoprino, in ciò che possono, all'incremento del benemerito e valoroso Circolo giovanile che tante dolcissime speranze dà di sè.

Il fine e i mezzi del circolo, le condizioni d'accettazione e gli obblighi dei soci sono brevemente compendiati nei seguenti articoli dello Statuto

Art. II. - Il Circolo si propone

a) di indirizzare e confermare i giovani nella franca professione della vita cattolica, offrendo loro i mezzi necessari Per l'adempimento in comune dei loro doveri religiosi:

b) di completare la loro educazione religiosa mediante lo studio della dottrina cattolica, tanto nella parte dogmatica quanto nella parte morale ;

c) di promuovere la loro cultura intellettuale secondo le esigenze del lempo;

d) di prepararli alla pratica della vita civile e sociale in tutti i campi dell'azione cattolica e soprattutto in quello dell'azione popolare cristiana, sia in opere di istituzione e di iniziativa del Circolo, sia in opere iniziate o consigliate da altre associazioni cattoliche riconosciute dall'Autorità Ecclesiastica ;

e) di offrire ad essi i mezzi di ricreazione adatti alla loro età, mediante giuochi onesti e convenienti, feste, convegni, passeggiate ricreative ed artistiche, trattenimenti drammatici, ecc.

Art. III. - Soci del Circolo potranno essere tutti i giovani di buona condotta, che, avendo compiuto il sedicesimo anno di etd, presenteranno analoga domanda al Direttore del Circolo, obbligandosi di osservare lo Statuto e di procurare l'incremento e la diffusione dell'associazione.

Art. XIV. - I Soci hanno l'obbligo

a) d'intervenire alle funzioni religiose stabilite per il Circolo:

b) dí frequentare la scuola di religione e le conferenze di cultura:

c) di versare una tassa d'ingresso di L. 0,5o ed una quota settimanale di cent. 5.

d) di mantenere nell'interno del Circolo un contegno educato e corretto verso i Superiori e compagni, e nella vita esterna una condotta morale irreprensibile.

Abbiam voluto riportare questi articoli, perchè posson essere di norma a chi volesse ricopiare l'utilissima iniziativa.

- Colla la domenica di gennaio cominciò anche nella nostra Parrocchia del S. Cuore una pia ed utilissima pratica, già in uso nei primi tempi di fervore cristiano, caldamente incoraggiata ed encomiata dall'Autorità Ecclesiastica, per le lusinghiere speranze che fa nutrire di abbondanti frutti nelle anime.

Per assecondare il desiderio di pie persone, le quali non possono nei giorni festivi intervenire alla spiegazione del Vangelo che fa il Parroco ai fedeli, si è introdotta una brevissima spiegazione del Vangelo stesso alle Messe delle 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12 ; la spiegazione delle 10 ordinariamente è tenuta dal Parroco. È proprio una bella pratica, di cui è agevole riconoscere l'importanza e prevedere i benefici frutti.

SPEZIA - I Salesiani delle Scuole S. Paolo già da molti anni attendono ad un piccolo Oratorio festivo in quella parte della fiorentissima Spezia, che è oltre il nuovo porto mercantile, dove di anno in anno va sempre più aumentando una popolazione sprovvista di ogni agevolezza di compiere i doveri religiosi. Quei nuovi caseggiati, lontani quanto mai dalle chiese della città e delle parrocchie nel cui territorio si vennero innalzando, omai albergano migliaia di operai pei quali la comodità di una chiesa ove possano ascoltare la parola di Dio e compiere i doveri del buon cristiano è cosa non solamente utile ma indispensabile. Si pensò più volte di ampiare a tal fine l'umile opera nostra degli Stagnoni, ma l'impegno preso antecedentemente dell'erezione del Santuario di N. S. della Neve sul viale Garibaldi e la persistente enorme cifra dei debiti contratti per la costruzione del medesimo, insieme ad altre difficoltà, non permisero mai di prendere una così necessaria iniziativa.

Ora, grazie a Dio ed alla pietosa Patrona della città, mercé l'elargizione di un tratto di terreno opportunissimo allo scopo, sembra che sia per spuntare il giorno in cui si abbia a metter mano alla costruzione di un ampio Oratorio, il quale non solo possa servire pei giovanetti, ma anche per la numerosa popolazione di quella zona.

Che il santo disegno diventi quanto prima una consolante realtà !

- Nell'Istituto S. Paolo col presente anno scolastico si è aperta una Scuola di Religione, per alunni delle scuole medie della città. E già frequentata da un bel nucleo di giovani, ai quali auguriamo numerosi compagni nella lodata frequenza.

TREVIGLIO - Distribuzione dei premi. - L'ampio salone del Collegio della S. Famiglia, l' 11 febbraio si gremiva di colto e scelto uditorio per assistere alla solenne distribuzione dei premi agli alunni delle scuole ginnasiali, tecniche ed elementari dell'anno scolastico 1904.1905.

L'esecuzione del programma musico-letterario fu molto diligente, e piacque assai il ringraziamento alla carità dei Cooperatori di due piccoli calabresi. L'on. avv. Agostino Cameroni disse un bel discorso « La musica nell'educazione ». Erano presenti il Sotto-prefetto, l'avv. Tiragallo, rappresentante del Sindaco, i professori della R. Scuola Tecnica, il Clero della città e il nostro Superiore prof. Don Francesco Cerruti.

Dalle Americhe.

BUENOS AIRES. - Concorso di musica sacra. - L'Associazione Santa Cecilia che ha sede nel nostro Collegio di Bernal, editrice dell'omonimo periodico di Musica Sacra e nel 1904 promotrice del Congresso Argentino di Musica Sacra, ultimamente bandì un concorso sud-americano a promuovere sempre più la restaurazione del canto liturgico. E la sera della prima domenica di novembre u. s., nell'ampio salone del Collegio Pio IX davasi lettura dei nomi dei sigg. professori, che la dotta e competente giuria dichiarò degni di premio.

Presiedeva Mons. Arcivescovo, che ebbe affettuose parole di plauso e d'incoraggiamento. L'atto solenne ebbe principio colla consegna della decorazione pontificia Pro Ecclesia et Pontifice ai signori Dott. Angelo P. Pizzarro e Luigi D'Abreu per mano di Mons. Arcivescovo.

Quindi prese la parola il sac. Pietro Rota, presidente della giurìa del concorso, che rilevò le norme che devono rivestire il compositore di musica in generale e particolarmente di musica sacra. Disse pur del concorso che motivava la festa, e dichiarò che la giuria fece tutto il possibile perchè la sentenza riuscisse coscienziosa, ben meditata ed imparziale. E subito dopo il sig. Ortiz y San Pelayo diede lettura del verdetto della giuria, che accordava il premio di prima categoria al Te Deum portante il motto Laudate Dominum omnes gentes, del prof. Bruno Goyeneche di Paysandù, Repubblica dell'Uruguay ; il premio di seconda categoria al Tantum ergo portante il motto Christus regnat, del prof. Casildo S. Thompson, di Buenos Aires.

CORDOBA (Rep. Argentina) - Posa della la pietra del Collegio Pio X. - Ebbe luogo il 3 dicembre, presente il sig. Governatore della Provincia, e celebrante l'Eccellentissimo Vescovo di quella città, che disse un elevato discorso sull'importanza sociale del futuro istituto. Per la circostanza venne inviato un telegramma al S. Padre, il quale, a mezzo del Card. Segretario di Stato fece rispondere con queste parole: « Sua Santità, ben lieta dell'omaggio tributatole con la collocazione della pietra fondamentale del Collegio di Arti e Mestieri, benedice alle Autorità, al Clero, e alle persone presenti alla cerimonia». Auguriamo al futuro collegio quello sviluppo consolante, che in poco tempo raggiunse quell'Oratorio festivo.

Il nostro tesoro spirituale.

I Cooperatori Salesiani, i quali confessati e comunicati, divotamente visiteranno qualche Chiesa o pubblica Cappella o, se viventi in comunità la propria Cappella privata, e quivi pregheranno secondo la intenzione del sommo Pontefice, possono lucrare l'Indulgenza Plenaria

ogni mese:

1) in un giorno scelto ad arbitrio da ciascuno ; 2) nel giorno in cui faranno l'esercizio della Buona Morte;

3) nel giorno in cui si radunino a conferenza ; dal 10 marzo al 10 aprile:

1) il 25 marzo, festa dell'Annunziazione di Maria Santissima ;

2) il 6 aprile, commemorazione dei sette dolori di Maria SS. ;

3) l'8 aprile, Domenica delle Palme.

Dal 10 marzo poi fino al mercoledì santo (11 aprile) visitando qualunque Chiesa o pubblico Oratorio e quivi pregando secondo la mente del Sommo Pontefice, ogni giorno l'indulgenza di 10 anni e di 10 quarantene. Nella quarta domenica di quaresima (25 marzo) indulgenza di 15 anni e di 15 quarantene; nella Domenica delle Palme (6 aprile) indulgenza di 25 anni e di 25 quarantene, alle stesse condizioni.

NECROLOGIA.

I lutti nel Sacro Collegio. L'Em.mo Card. Achille Manara ARCIVESCOVO D'ANCONA.

Nel giro di poche settimane l'Angelo della morte è apparso ripetutamente in mezzo all'augusto e venerando Senato, che circonda del maggior lustro il Soglio Apostolico. Dopo l'Em.mo Card. Spinola, passarono all'eternità l'Em.mo Goossens, Arcivescovo di Malines, l'Em.mo Perraud, Vescovo di Autun, e il 15 u. s. l'Em.mo Card. Achille Manara, Arcivescovo di Ancona. Pensando al vivo rincrescimento che la scomparsa di tanti illustri campioni desta nel cuore del Sommo Pontefice, ci uniamo cordialmente al suo vivo dolore, implorando pace ai venerati estinti.

L'Eminentissimo Cardinale Achille Manara nacque a Bologna il 29 novembre 1827. Eminente fra tutti i coetanei per singolare pietà e per scienza e già laureato nelle sacre discipline fu ordinato sacerdote il 25 maggio 185o. Nel 12 maggio 1879 Leone XIII lo nominò Vescovo di Ancona ed Umana, e nel dicembre del 1895 lo creò cardinale. Il regnante Pontefice, a premiare lo zelo, la carità e le virtù dell'illustre Porporato, nel 1904 innalzò la sede di Ancona alla dignìtà arcivescovile.

Di animo mite e compassionevole, il Card. Manara nel lungo ministero pastorale fu costantemente il padre dei poveri, ai quali soccorse con larga mano e segretamente, e fu pure l'uomo del consiglio e della prudenza, che lo guidò nel governo della diocesi, della quale fu l'idolo. I suoi funerali riuscirono un plebiscito di affetto vivo e profondo, più unico che raro.

Benedetto dal Santo Padre ne' suoi ultimi istanti e ricco delle più esimie virtù, teniam per certo che l'Em.mo Cardinale sia tosto asceso al possesso della gloria celeste. Tuttavìa sentiamo il dovere di raccomandarlo caldamente ai più fervorosi suffragi.

Dire in poche parole, quanto amasse il Card. Manara l'Opera Salesiana e quanto abbia fatto per lo sviluppo di essa nella sua diletta città di Ancona, è proprio impossibile. Come sospirava di veder sorgere il grandioso tempio della S. Famiglia, di cui con infinita gioia del cuore pose la prima pietra e vide gettate le fondamenta ! Se Ancona volesse innalzato un degno monumento al suo primo Arcivescovo, dovrebbe affrettar l'erezione di quel tempio, a cui sospirò costantemente negli ultimi anni di sua vita il cuore del suo santo Pastore.

Il Conte Francesco De Rege di Donato e di S. Raffaele.

La domenica 21 gennaio, rendeva la sua bell'anìma Dio improvvisamente, ma non impreparato, il nobil Uomo Francesco De Rege deì Conti di Donato e di S. Raffaele, modello del sincero cristiano, del vero padre di famiglia, del patrizio di antico stampo.

Consacratosi interamente ad opere buone insieme col cav. Lorenzo Galleani d'Agliano, suo intimo amico, scese molte volte a Valdocco per fare il catechismo ai fanciulli di Don Bosco, per cui nutriva grande venerazione ; era Cooperatore Salesiano; e fu pur sempre zelantissimo confratello della Società di S. Vincenzo de' Paoli pel soccorso agli indigenti.

Alla numerosa famiglia non ebbe bisogno di dar molte ammonizioni per allevarla cristianamente, poichè il suo tener di vita, in tutto e per tutto cristiana, fu la scuola più di ogni altra efficace.

Negli ultimi anni accrebbe le sue preghiere e lo si udiva soventissimo uscire in amorose giaculatorie ed invocazìoni a Dio ed alla Vergine Benedetta ; sicchè tutta la sua vita, e specialmente l'ultima parte, fu una continua preparazione alla morte.

Alla pia consorte, alla desolata famiglia, specie al P. Bonifacio ed al P. Emanuele della Compagnia di Gesù, ed a tutti i suoi nobili congiunti, l'espressione più viva del nostro sentito cordoglio e la promessa di particolari suffragi.

La sig. Cristina Brichia nata Straulino.

La sera del primo gennaio 19o6 i Salesiani di Trieste perdevano questa loro ìnsigne benefattrice. Zelante Cooperatrice, appena s'iniziò l'opera salesiana in quella città, prese a proteggerla con vivo interesse, generosamente soccorrendola col suo obolo.

Fece parte attiva del benemerito Comitato femminile salesiano fin dai suoi primordi, comitato al quale devesi in gran parte lo sviluppo di quella fondazione. E la carità della zelante Cooperatrice fu quale viene raccomandata del santo Vangelo : amava di farla nel silenzio ; non volendo a consapevoli della sua generosità che i molteplici suoi beneficati e il Signore. Coronò la sua benefica vita colla sua ultima disposizione testamentaria colla quale legava tutta la sua sostanza ai vari istituti di beneficenza esistenti in Trieste.

Le preghiere dei beneficati Le avranno già ottenuto la eterna felicità, tuttavia ci è caro raccomandarla alle preghiere dei Cooperatori.

Facciamo anche particolari suffragi pel sig. Giuseppe Paladino di Campoligure, morto dopo 83 anni di vita laboriosa e pia, padre al Dottor Michelangelo Paladino, insigne nostro amico ; e pei seguenti defunti

dal 15 ottobre al 15 dicembre.

Negro Rosalia V.a Costa - Alpignano, Torino. Niggi D. Antonio, prevosto - Gameragna, Genova. Osenda Gio. Battista - Carpasio, Portomaurizio. Palermo D. Alfonso - Caltanisetta.

Palmieri Mons. Salvatore, arcivescovo - Brindisi, Lecce. Panciera Giuseppina - Schio, Vicenza. Panieri Elvira - Firenze.

Pardini Cherubio - Casoli, Lucca.

Papa Pietro fu Andrea - Desenzano sul Lago, Brescia. Panizza Celestina - Torino.

Parravicini nob. Angelo, sac. can. - Incino, omo. Perinoli contessa Felicita di Brianzone - Roma. Parrocchia D. G. B., rettore -S. Giacomo Sale, Cuneo. Peri D. Giacomo - Tiolo, Sondrio.

Pasenti Rosa - Bagnatica, Bergamo.

Pilati cav. Giuseppe -- Pajocco di Castelguelfo, Parma. Pisanocan. D. Emanuele-Terrannova Sic., Caltanisetta. Poesio Arturo, presidente Circolo S. Cuore - Roma. Porceddu Faustino - Cagliari.

Principe di Sarsina - Porto d'Anzio, Roma. Quesada Donna Angelica - Sassari.

Rettani Pietro - Pregola, Pavia.

Rinaldi Ambrogio - Luzzogno, Novara.

Rinero Giovanni fu Giovenale - Cervere, Cuneo. Rolleri Giuseppina V.a Rusconi - Villò, Piacenza. Rossi Virginia - Como.

Sagramoso nob. D. Lionello - S. Martino d'Arco, Tirolo. San Martino Valperga conte Emilio - Torino. Sanna D. Priamo, vice-parroco - Uras, Cagliari. Savorani D. Giovanni, parroco - Cassanigo, Ravenna. Scattolini Catterina V.a Ferranti - Ascoli Piceno. Schiochet Teresa n. Zamertini - Bento Gonçalves. Scarazzato ch. Antonio - Povegliano, Verona. Seripa Paolo - S. Leo, Pesaro-Urbino. Sorini D. Vincenzo, teol. can. - Matelica, Macerata. Tachella D. Angelo - Negrar, Verona. Tamagnone Michele - Buttigliera d'Asti, Alessandria. Tarsis nob. Emilia - Milano.

Tessari D. Giuliano, rettore - Camino, Padova. Tognazzini Paolina - Locarno Someo, Svizzera. Tortina D. Giuseppe - Roncà, Verona. Trabucco Domenico - Genova.

Vallory D. Gio. Battista, canonico - Susa, Torino. Vallory D. Pietro, parr. Vic. For. - Salbertrand, Torino. Vannicola Giulio - Roma.

Venini Antonio fu Pietro - Lierna, Como. Verona Luigi - Caxias, Brasile.

Venturato D. Antonio, rettore - Arre, Padova.

Zani D. Giovanni, parroco - Fornaci, restia. Zappalorti D. Annibale - Ciggiano, Arezzo.

Zuppirolo D. Alessandro, parroco - Varignano, Bologna.

dal 15 dicembre al 15 gennaio.

Alessandria Vincenzo fu Gio.-S. Vittoria d'Alba, Cuneo. Albani D. Federico, cappellano - Ancona. Allora Rosa - Chieri, Torino.

Angeli Mons. Giuseppe, parroco - VeneziaAngelini Gennaro - Roma.

Balbiano Domenica - Volvera, Torino.

Baldissera D. Giuseppe, capp curato - Istrana, Treviso. Balestrino P. Edoardo dei Min. Osservanti - Cagliari. Baravelli Anna - Bologna.

Bellia Clementina n. Sterli Torino.

Benini D. Giovanni, prevosto - Paullo, Milano. Bertolo Giuseppe - Montecomposto.

Bevilacqua D. Carlo, prevosto -- S. Michele d'Asti. Bianco-Bertea Daria - Torino.

Boncristiani D. Francesco - Castelnuovo Gerardi. Bormolini D. Battista, parroco - Stazzona, Sondrio. Bosco D. Pietro - Giazza, Verona.

Brindani D. Bartolomeo, priore- Lemizzone, Reggio Em. Bruni D. Michele, missionario apostolico - Roma.

Bugnano V.a Rosa - Celle Enemondo, Alessandria. Calandruccio D. Rosario - Taormina, Messina. Callegari Vittorio - Motta di Livenza, Treviso. Capocchi D. Domenico, arcipr. Vic. For. - Castellazza. Capra nobile Teresa Maddalena - Vicenza. Carreri Giuseppe, avvocato - Genova. Casassa Giacomo - Pessinetto, Torino. Cascione Celestina - Borgomaro, Portomaurizio, Cecchinelli D. Constantino, arciprete - Fossola, Massa C. Colafranceschi Elisa - Roma. Combi Giovanni fu Giorgio - Cassina, Como. Cortesini Raffaello - Bagnone, Massa Carrara. Costa Giuseppe fu Michele - Pessinetto Fuori, Torino. Costa Beoletti Domenico, geometra - Pessinetto, Torino. Covalta Michelangelo - Limosano, Campobasso. Da-Rim-Vital Gio. Maria - Vigo, Belluno. Della Valle Carlo Matteo - Torino. Devoto D. Pasquale - Ferrara. Ellena D. Secondo, prevosto - Bussano, Torino. Ferrari D. Gaetano, rettore - Campo Fontana, Verona. Ferrero Antonio - Torino.

Festucci Benedetto - Moncalieri, Torino. Finetto D. Basilio, canonico - Mantova.

Forasti D. Francesco, cooperatore - Maccarari, Verona. Fossati Carlo - Torre Pappone, Portomaurizio. Fossati Irene - Novi Ligure, Alessandria. Fossi D. Antonio, canonico - Firenze. Frassati D. Giuseppe - Crescentino, Novara. Galli Vincenzo, conserv. ipot. - Lugano, Torino. Galligani D. Settimo - S. Pietro Cimiano, Siena. Gallini Luisa - Bologna.

Garatti Cristoforo - Pian Camuno, Brescia, Gariglio Agnese - Pinerolo, Torino. Ghezzi Mons. Giuseppe, rettore - Milano.

Giacchino Maria di Scasso Giovanni -Albissola Sup. Giordano Mons. Eliseo, vescovo - Alghero, Sassari. Girola Fedele - Sobviate Olona, Milano. Gnuva Marianna - Villette, Novara. Gonella D. Edoardo - Torino. Gonella Rosa n. Maineri - Torino. Invernizzi D. Bernardo, parroco - Laorca, Conio. Lemoyne Stefano - Genova. Laurenti Maria - Torino.

Lazzara D. Gio. Battista - Amano, Udine. Massa D. Luigi, vice-curato - Caraglio, Cuneo. Masserano Giovanni -- Biella, Novara. Mazzer Antonio - Fiume, Ungheria.

Melanotte D. Carlo Enrico, teol. canonico - Torino. Meloni Fanny - Sanluri, Cagliari. Morelli D. Giovanni, parroco - Lagaro' Bologna. Pavia Celestina - Torino.

Paoletti Camilla - Busca, Cuneo.

Pischianz Ferdinando, roiano - Trieste, Istra. Prina D. Carlo, parroco - Locatello, Bergamo. Quarona Giovanni - Valfenera, Alessandria.

Raneri D. Letterio, aappellano - Marina d'Itala, Messina. Rauzolin D. Giuseppe - Thiene. Vicenza. Ressico contessa Leopolda - Torino. Ricci-Curbastro avv. Luigi - Bologna. Riva Vincenzo - Varengo, Alessandria. Rizzi nobile Anna V.a Lantana - Venezia. Ruga D. Giulio, arciprete - Cressa, Novara. Sabbatani D. Pellegrino, can. parr. - Imola, Bologna. Seguti Adelaide - Roma.

Sereno teol. D. Giuseppe, prevosto Vie. For. - Calliano. Sicher D. Pietro, parroco - Lavis, Tirolo. Sizzi D. Sante, rettore - Ponterosso, Firenze. Solvani D. Giuseppe, canonico - Gualtieri, Reggio E. Strada Rocco - Scaldassole, Pavia. Struppa Giuseppe, notaio - Marsala, Trapani. Tarantini Angelo - Isola La Maddalena, Sassari. Teti-Batiato D. Alfio - Riposto, Catania. Valoncini Costantina - Albino, Bergamo. Vecchi Francesca - Parma.

Zambeccari-Politi marchesa Marianna - Bologna. Zanetti Rosa - Venaria Reale, Torino.