BOLLETTINO SALESIANO

Periodico della Pia Unione dei Cooperatori Salesiani di Don Bosco

ANNO XXV 9 - N. 12.   Esce una volta al mese   DICEMBRE 1904.

SOMMARIO -- Gloria all'Immacolata! . . . . 353 Il nostro omaggio    354 La partenza dei nuovi Missionari (Conf. di Mons. Costamagna -Allocuzione del Card. Richelmy) . 356 Auguri    3,57

Dopo l'Esposizione    358 Gli Oratori festivi: Parte II. § 3. Come funziona un oratorio salesiano .   36o Della visita del Rev.mo D. Albera alle Case di America: In Colombia    334

MISSIONI : Brasile-Matto Grosso: Dalla Colonia del S. Cuore - Colombia: A favore dei lebbrosi . . 364 CULTO e Grazie di Maria Ausiliatrice . . 369 NOTIZIE COMPENDIATE: Italia: Il nuovo Arcivescovo di Ravenna; Cagliari, Diano d'Alba- Dall'estero: Brinkmann, New York, Santos e Rio Janeiro, Siviglia, Viedma    372 Necrologia : Il sac. Ernesto Oberti, Bartolomeo Bellisio, Teodolinda Pilati Donini, D. Martino Taddei 375 Indice dell'annata    375

Gloria all' Immacolata!

CONCEPITA nella mente di Dio ancor prima che venissero slanciati i soli nello spazio, segnati i confini all'oceano fremente, gettate le basi della terra, o che le montagne levassero le ardue vette al cielo e le fonti spicciassero dal seno di vive rocce, e già da 20 secoli apparsa, in tutto il suo candore in questa valle di miserie, da cinquant'anni appena brillò allo sguardo degli uomini in tutta la sua luce.

E perchè solo dieci lustri or sono volle la Divina Provvidenza che splendesse nell'assoluto e securo splendore l'Immacolato Concepimento di Maria?

Maria ebbe in ogni tempo, fin dal principio del mondo, una missione sublime. Ella brillò alla mente dei nostri progenitori allorchè furono scacciati dal paradiso terrestre, e ne soavizzò l'esilio... A Lei si volsero rapiti i profeti e ne ebbe conforto l'ansia loro affannosa...

A Lei, dopo l'Assunzione sua presero a volgersi con intensa e crescente fiducia i popoli della terra, chiamandola Madre e Regina!... Oh! i bei tempi, quando la sua Immagine, ornata di scettro e di corona vegliava le porte delle nostre città ; e principi e capitani si facevano dipingere inginocchiati dinanzi a Lei; e gli ammiragli spingevansi alla conquista di nuove terre, inalberando sulle navi le bandiere fregiate del suo nome e stringendo in mano la santa corona.

Ma sia benedetta la Divina Provvidenza. L'Apostolato che compie la Vergine in mezzo alla società presente non è meno solenne ed efficace. Proprio alla metà del secolo xix°, quando al trionfo della rivoluzione seguiva il trionfo della miscredenza e del vizio, e sembrava che Iddio si fosse dimenticato del mondo, ecco spuntare sul nostro orizzonte la cara e radiosa visione... . Era l'8 dicembre 1854!

Tre anni dopo, l'11 febbraio 1858, in modo ancor più sensibile Ella tornava a sorridere nella grotta di Lourdes !... Candida aveva la veste, gli occhi al cielo, e i fianchi succinti da una fascia azzurra... nelle mani stringeva il santo Rosario! Interrogata chi fosse, rispose: Io sono l' Immacolata Concezione !

Gloria a Lei, che col suo candore ha destato più vivo in milioni e milioni di cuori l'amore alle virtù celesti!... Gloria e riconoscenza a Lei, che col suo sguardo volto al cielo ha fatto ritrovare la casa paterna a tanti prodighi figliuoli !

L'apostolato che da cinquant'anni compie visibilmente l'Immacolata nel mondo è veramente solenne. Brillino adunque di nuovo culto le sue sembianze, or che tutti gli occhi son rivolti a Lei, e parlino a tutti della nostra origine celeste e degli immortali destini che ci attendono oltre tomba.

Nel 1854, quando l'angelico Pio IX proclamava il gran dogma, nell'istante in cui le sue labbra infallibili pronunziarono le solenni parole della definizione, un raggio di sole squarciando le nubi e penetrando attraverso le finestre della cupola di Michelangelo, irradiava il volto del Pontefice, e intanto suonavano a gloria tutte le campane di Roma e tuonavano i cannoni di Castel S. Angelo. I superstiti ricordano ancora la tenerezza di quell'istante. Nelle chiese, nelle vie, nelle piazze, nelle case, tutti si curvarono riverenti sciogliendo una lode a Maria, come se al di sopra della città eterna si fosse aperto il cielo e agli occhi umani fosse apparsa la gloria dell'Immacolata Madre di Dio.

Oh! l'8 corrente, quando il mite e venerato Pio X (che Iddio conservi lunghi anni all'amore del mondo!) dopo il solenne pontificale, coronerà di preziosissime stelle di diamanti la fronte dell'Immacolata che è nella cappella del coro di San Pietro in Vaticano, voli devoto ed ossequente il pensier nostro a Roma; ma di là pieghi festoso a Torino, ove nel gran tempio dell'Ausiliatrice, dolcemente rievocando l'8 dicembre 1841, hanno a convenire in ispirito gli amici e i benefattori delle Opere e Missioni di Don Bosco, per offrire solennemente alla celeste Regina l'omaggio della loro giubilare esultanza.

Il ricordo è solenne.

L'8 dicembre 1841, Don Bosco cominciò il suo apostolato e nel 1854 al giubilo dell'eterna città rispose dai piani di Valdocco l'eco festosa dei primi giovanetti ricoverati... Ma nel 1904, è dal tempio maestoso dell'Ausiliatrice e da cento e cento chiese e cappelle dell'uno e dell'altro emisfero, che salirà devoto all'Immacolata l'inno riconoscente dei figli di Don Bosco e delle balde schiere giovanili adunate sotto la sua bandiera, insieme all'armonioso cantico della Pia Unione dei Cooperatori.

L'Immacolata nel 1841 ispirava il Padre ; nel 1904 i figli ringraziano solennemente la Madre comune.

Il nostro omaggio.

PEGNo di ridenti speranze è lo slancio con cui il mondo cattolico si è accinto a festeggiare il presente Giubileo dell'Immacolata. Ma in questa gara che formerà una delle pagine più belle della divozione dei popoli a Maria, devonsi pubblicamente segnalare quelle pie associazioni che vanno debìtrici di maggior riconoscenza verso la Madre di Dio. Tra queste hanno da schierarsi la Pia Società Salesiana, sorta sotto gli auspici dell' Immacolata, e la Pia Unione dei Cooperatori.

Cento idee ci passarono per la mente mentre pensavamo come attuare nel miglior modo possibile il 9° articolo del programma generale proposto dalla Commissione Cardinalizia, nel quale si raccomanda di compiere una speciale opera di beneficenza cristiana secondo l'opportunità dei luoghi. E ci parve, che lo sceglìere un'opera di cuì avesse a godere i frutti benefici qualche limitato paese, mal si convenisse all'ampiezza dell'omaggio che volevasi degno della fausta ricorrenza, ed anche al desiderio della maggior parte dei Cooperatori.

Quindi scegliemmo l'opera che fin qui raccolse più di ogni altra le simpatie di tutti, e ci determinammo di darle, appunto in questo anno giubilare, tutto lo sviluppo possibile.

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A noi, nati in paesi cristiani, forse non riesce del tutto facile il comprendere lo stato compassionevole di tante tribù selvagge che scorazzano ancora per immense foreste, ignoranti degli eterni destini e miseramente soggette alla schiavitù del demonio. Esse non hanno ancora udito la Buona Novella; e quindi non conoscono nè la bontà di Dio, nè la carità di Gesù Cristo, nè le celesti attrattive della Vergine. Perchè non volare in loro soccorso? Sono venti secoli che fu sparso il Sangue preziosissimo di Gesù Cristo anche per quelle orde infelici, che gemono tuttavia sotto la schiavitù di Satana. Quindi qual più santo Omaggio, nella presente ricorrenza giubilare, che estendere il regno di Gesù Cristo e combattere quello del Serpente, a cui la Gran Donna schiacciò la testa col suo pie' verginale?

È con questo intendimento che il Successore di Don Bosco, ascoltando anche le preghiere di tutti i Salesiani sparsi nelle missioni delle Americhe, dell'Africa e dell'Oriente, ha inviato ovunque numerosi rinforzi di Missionari. Nel giro di poche settimane, dal Santuario di Maria SS. Ausiliatrice sono partiti oltre 150 nuovì evangelici operai, alcuni dei quali si spingeranno finalmente fino ai remoti lidi della Cina, ed altri si recheranno fra gli indii Coroados-Bororòs del Matto-Grosso a fondarvi una seconda colonia, intitolandola appunto dall'immacolata Concezione.

Se tutti i Cooperatori intendessero a fondo la sublimità dell'Apostolato e il merito di chi lo sostiene generosamente colle preghiere e colle elemosine, non ci mancherebbero mai i mezzi necessari per allargare incessantemente il campo di azione

Un ricordo.

L'11 novembre 1875, quando Don Bosco dava l'addio alla prima schiera di missionari salesiani, proferiva queste memorande parole Chi sa che non sia questa partenza come un seme da cui abbia a sorgere una gran pianta? chi sa che non sia come un granellino di senapa, che a poco a poco vada estendendosi e non sia per fare un gran bene? (1).

Il piccolo seme, colla benedizione di Dio, è diventato realmente un grand'albero, che omai estende i suoi rami benefici in ogni lato del mondo. All'ombra sua si sono civilizzate le tribù della Patagonia e piegarono le ginocchia innanzi la Croce: i poveri selvaggi della Terra del Fuoco si strìnsero anch'essi ingentilìti e laboriosi in civile comunanza; i Jivaros dell'Equatore vanno deponendo la natìa ferocia; i selvaggi del Matto Grosso corrono volenterosi ad ascoltare gli insegnamenti della Fede, e ci fanno rievocare i beì tempi delle fiorenti cristianità del Paraguay e di altre nazioni americane, allorchè vi brillò per la prima volta la luce del S. Vangelo ; ed anche mille e mille figliuoli non solo dell'America, ma dell'Africa e dell'Asia, si sono a gara raccolti sotto l'ombra benefica per crescervi pii e laboriosi.

Ebbene, o zelanti Cooperatori e generose Cooperatrici, spetta a noi il moltiplicare questo bene già così rilevante; a noi moltiplicando gli uomini apostolici (e l'abbiam fatto generosamente testè), a voi moltiplicando le preghiere e le elemosine.

Il concorso specialissimo che vi si chiede umìlmente questa volta nel nome di Nostro Signore Gesù Cristo e della Benedetta sua Madre, è appunto l'Opera di cristiana beneficenza proposta a voi nel fausto Giubileo dell'Immacolata.

Spetta a ciascuno il far sì che questo Omaggio riesca un'imponente dimostrazione di fede, un vero plebiscito di amore dell'intera Unione dei Cooperatori Salesiani a Maria Immacolata.

AVVERTENZE.

I. - Agli oblatori verrà inviato in segno di riconoscenza un ricordo speciale.

II. - In ogni città, borgata o paese vi sono moltissime persone che si trovano in grado di poter concorrere a quest'opera anche con offerte minime ; possono quindi i benemeriti Cooperatori farsi collettori presso persone di loro conoscenza, e insieme colla loro offerta inviarci la somma raccolta.

III. - Il modulo per l'invio delle offerte trovasi alla penultima pagina di questo numero.

IV. - In ogni centro di Missione, presenti gli indii battezzati, nella Pasqua del 1905 (23 aprile) verrà celebrata una solenne funzione religiosa secondo l' intenzione degli offerenti.

V. - I Sigg. Cooperatori che desiderassero imporre il proprio nome (o quello di qualche cara persona, anche defunta) a taluno degli indii che verranno prossimamente battezzati, inviando l'offerta potranno farne richiesta.

VI. - Le offerte siano inviate direttamente al Successore di Don Bosco, Rev.mo D. MICHELE RUA, via Cottolengo, n. 32 - TORINO.

(1) Cfr. CHIALA : Da Torino alla Repubblica Argentina.

La partenza dei nuovi Missionari

Son oltre 150 i nuovi missionari partiti recentemente, per dare, in quest'anno del Giubileo dell'Immacolata, più ampio sviluppo a tutte le nostre missioni.

Indirizzati com'erano a così varie e lontane regioni, all'Asia, all'Africa ed alla maggior parte degli stati di America, è facile comprendere come non sia stato a tutti possibile di prender parte al solenne commiato la sera del 29 ottobre, nel Santuario di Maria Ausiliatrice. Tuttavia non poteva riuscire più commovente la devota funzione. Era una sera mesta e piovigginosa, ma nel cuore dei novelli apostoli ardeva luminosa la fiamma dell'amore e col loro esempio eloquente facevano vieppiù viva nel cuore de' molti fedeli accorsi la fiaccola della fede. Solo la nostra Religione Santissima è feconda di questi generosi entusiasmi.

La Conferenza di Mons. Costamagna.

La cerimonia cominciò alle quattro col canto di un mottetto e la Conferenza di Sua Ecc. Rev.ma Mons. Giacomo Costamagna Vescovo titolare di Colonia e Vicario Apostolico di Mendez e Gualaquiza, che esordì in questa maniera.

« Rammento ancora i ricordi che dava il carissimo nostro D. Bosco al primo gruppo dei nostri missionari, a quegli eroi che si chiamavano Mons. Cagliero, Mons. Fagnano, D. Tomatis ed altri. Erano il riflesso di quell'anima piena di amor di Dio. « E sarà possibile, diceva, e sarà possibile che vi siano ancora tante anime fuori della via della salute? Forse l'imperatore della Cina ha più sudditi fedeli che non abbia N. S. G. Cristo!... E là quella Patagonia!.. da 19 secoli aspetta la redenzione.... » E volgendosi ai primi Missionari : « Andate, diceva, il Papa vi ha benedetti e vi manda, e vi mando anch'io: Andate, ite! Ma ricordatevi: « Anime e non denari! » Oh quante anime aspettano da voi la salvezza eterna... » e intanto gli occhi gli si riempivano di lagrime. Anche i Santi piangono ! e li accompagnava a Genova e là sul piroscafo dava loro l'ultimo ricordo e l'ultima benedizione.

» E questa scena commovente si ripetè poi tutti gli anni. Ricordo, che 21 anno fa, dopo la funzione, venne ad accompagnarci alla carrozza, e colla berretta in mano: « Dove sei?» andava esclamando ; e li volle riveder tutti ad uno ad uno quei suoi cari figliuoli, augurandoci di ritrovarci tutti in Paradiso. Quell'anno andammo ad imbarcarci a Marsiglia, e là m'inviava una lettera : « Non ho potuto prender sonno in tutta la notte, mi diceva; la vostra partenza mi ha molto commosso.... ma vi ripeto Anime e non denari!»

» Le lagrime dei Santi scendono ad irrigare la pianta della Missione. Infatti la Pia Società Salesiana può ripetere: - Vedete quanti bei frutti! Sub umbra illius quem desideraveram sedi, et fructus ejus dulcis gutturi meo.

» Oh! vorrei farlo tornar qui in questa sera l'amatissimo Padre, ma poichè non mi è dato, lasciate che io vi parli in nome suo, io che dovrò render conto a Dio di essere stato per 3o anni suo discepolo ed ho già 27 anni di missione.... »

E qui il pio e dotto Prelato, invocando la benedizione di Maria Ausiliatrice sulle sue parole, entrava a parlare della sublimità dell'apostolato e del premio che il Signore darà un giorno a chi risponde generosamente alla sublime vocazione. Ebbe anche parole di cristiano conforto per i parenti dei nuovi missionari; e poscia, a tocchi rapidi ma scultori, delineò il quadro delle missioni salesiane, fermandosi di preferenza a ritrarre gli infelicissimi selvaggi dell'Equatore, i terribili Jivaros, affidati dal Vicario di G. C. alle sue pastorali sollecitudini. Rievocando poi l'abbandono spirituale e talvolta anche materiale in cui si trovano all'estero e particolarmente nelle Americhe migliaia di nostri connazionali, disse dei frutti consolanti che l'azione salesiana raccoglie in mezzo a loro, e raccomandò al commosso uditorio di continuare il miglior appoggio a sì vasta missione.

L'allocuzione dell'Em.mo Card. Richelmy.

L'Eminentissimo Card. Richelmy, che fin dall'esordio aveva preso posto in presbitero per assistere alla conferenza, sceso che fu dal pulpito Mons. Costamagna, rivestì gli abiti pontificali e impartì la Eucaristica Benedizione. Riposto il SS. Sacramento nel tabernacolo, l'Eminentissimo Principe di S. Chiesa circondato dai sacri ministri e dai superiori maggiori della nostra Pia Società, recitò insieme coi partenti le preghiere di rito. Ascese quindi i gradini dell'altare, benedisse e distribuì a ciascuno dei più che 70 missionari presenti il S. Crocifisso, e nella vivezza della sua pietà, con accento veramente paterno svolse in un'allocuzione tenerissima questi alti pensieri.

« Ecco giunto, Fratelli e Figliuoli dilettissimi, il momento della vostra partenza.

» Vi accompagnano coi loro voti e colle loro preghiere i parenti, gli amici, i Superiori della vostra. Pia Società: ma uno non si contenta di avervi benedetti, e vi accompagnerà in mezzo alle vostre fatiche, alle vostre pene, ai vostri sudori, e questi è il Crocifisso che avete ricevuto testè dalle mie mani.

» Egli sarà sempre al vostro fianco !... Quindi Gesù Crocifisso sia sempre il vostro maestro, Gesù Crocifisso sia sempre la vostra guida, Gesù Crocifisso sia sempre il vostro conforto. Non lo scacciate dal vostro fianco!... O dilettissimi, promettete a Gesù che per quanto grandi saranno i patimenti o le ingiurie che incontrerete, voi non vi allontanerete mai da Lui. No, non sia mai che alcuno di noi venga meno alla umiltà e alla dolcezza cristiana : Discite a me quia mitis sum et humilis corde.... La croce ci parla di sacrificio, di dolore, di costanza, di amore perseverante... Gesù non ricusò di bere il calice della sua passione fino all'ultima feccia. E voi uniti a Gesù accettate ogni pena, ogni dolore, ogni sacrifizio. La vita del missionario è vita di sacrifizio....

» Ancora. Dall'alto della Croce Gesù volse gli occhi a sua madre e quindi li rivolse a Giovanni, che rappresentava il sacerdozio, gli ordini religiosi, l'apostolato, e ben possiamo dirlo a vostro conforto, rappresentava il missionario. Maria è la Madre del Missionario : ecce Mater tua!...

» Rispondete voi pure con Giovanni che La terrete per vostra madre e che a Lei farete ricorso in tutte le vostre necessità: e non dimenticate, o carissimi, la sua immacolata concezione, la sua purità... e che siete figli della più pura delle vergini.

» Gesù dall'alto della croce disse un'ultima parola : In manus tuas, Domine, commendo spiritum meum. Per voi, questa è l'ora della separazione. Non tutti ritornerete in questo luogo; alcuni di voi, ben presto forse, andranno ad un'altra patria. Ritarderà per tutti, io spero, ma fin d'ora offrite a Gesù Cristo il momento della vostra morte. Oh! questa parola : In manus tuas, Domine, commendo spiritum meum!... sia la vostra consolazione e il vostro ricordo perenne. Nelle difficoltà incessanti, come Gesù non a sè ma al Padre raccomandò l'anima sua, così voi, o carissimi, raccomandate l'anima vostra al Signore. Ve lo dico con tenerezza di Padre : non fidate in voi stessi, nella vostra virtù, nelle molte anime salvate, nei meriti accumulati, ma dite sempre : In manus tuas, Domine, commendo spiritum meum! Padre, nelle mie mani, quest'intelletto e questa volontà, da un momento all'altro, potrebbero precipitarmi nell'abisso

» Ritorniamo là, o carissimi, donde abbiamo preso le mosse. Ricordatevi che la Croce parla di umiltà e di dolcezza, e c'invita ad abbandonarci nelle mani del Signore : Omnia possum in eo qui me confortat: guai al giorno che ce ne dimenticassimo !... Non a noi la gloria, ma a Dio !... e riponiamo in lui tutta la nostra speranza: In te, Domine, speravi, non confundar in aeternum. »

Quindi il veneratissimo Porporato intonava il versetto Sit nomen Domini benedictum... e visibilmente commosso impartiva solennemente la sua benedizione pastorale a tutti i missionari.

L'addio.

Tornati che furono in sagrestia i sacri ministri e l'Eminentissimo Celebrante, mentre l'organo intuonava una marcia trionfale e le campane del Santuario suonavano a gloria, fra la commozione dei nostri giovanetti e l'ammirazione di due fitte ale di popolo che s'era tutto accalcato nel centro del tempio, i nuovi missionari salutavano ancor una volta i loro Superiori, baciando loro le mani e ricevendone un amplesso paterno ; e dopo aver innalzato ancor una volta lo sguardo alla soave effigie di Maria SS. Ausiliatrice mormorando una prece fervente, sfilavano lentamente verso la soglia del Santuario. Vicin la balaustrata dell'altar maggiore assistè alla commovente cerimonia anche un eletto drappello di nuove missionarie, Figlie di Maria Ausiliatrice.

Voli gradito a tutti il nostro augurio fervente di lungo e fecondo apostolato!

IL venmo nostro Superiore Generale non potè prendere parte alla pietosa funzione. Obbligato già da una dozzina di giorni a stare in letto per un malore sviluppatoglisi aduna gamba, non seppe tuttavia in quel giorno privar il suo cuore paterno di veder raccolti attorno a sè i nuovi missionari per rivolgere a ciascuno di loro i suoi ultimi ricordi; si alzò pertanto, e sopra di un seggiolone si lasciò condurre alla sala ove i partenti si erano accolti per la refezione. Così fu mitigato ai cari confratelli che partivano per tante lontane regioni il dolore di non avere presente il buon Padre innanzi all'altare di Maria Ausiliatrice.

Il sig. D. Rua fu obbligato a rimanere in letto fin oltre la metà di novembre. Ora, grazie a Dio e alla pietosa intercessione di Maria Ausiliatrice, comincia lentamente a ristabilirsi; tuttavia invitiamo i buoni cooperatori a pregare quind'innanzi più fervorosamente per la sua salute.

* *

Umiliando all'Em.mo Cardinale Arcivescovo i più sentiti ringraziamenti per l'amore con cui onorò la funzione di partenza dei nostri Missionari, dall'intimo del cuore ringraziamo Sua Eminenza anche della squisita e premurosa affezione con cui non appena conobbe l'indisposizione del Signor D. Rua, volle confortarlo di una preziosa sua visita.

Il Sac. Michele Rua unitamente aì Salesiani, alle Figlie di Maria Ausiliatrice, ed ai loro alunnì e ricoverati, presenta ai Siggri Cooperatori ed alle Siggre Cooperatrici i migliori auguri per le feste Natalizie e pel Capo d'Anno, e li assicura, che la Notte del S. Natale, nelle Case Salesiane, in cui per indulto apostolico si celebreranno tre Messe e si dispenserà fa S. Comunione, verranno innalzate fervorose preghiere pei benefattori delle Opere di D. Bosco.

DOPO L'ESPOSIZIONE.(1)

Dopo di aver detto dell'esito brillantissimo della festa della chiusura, e di aver ripetuti i nomi delle Scuole e degli alunni premiati, ci rimane ancora a dire una parola; una parola che esprima la nostra ammirazione e la riconoscenza più viva di tuttì i superìori degli Istituti Salesiani alle singole Commissioni componenti l'illustre e solerte Giuria.

Anzitutto ci sia dato il piacere di trascriverne sulle nostre colonne i nomi dei singoli membri.

Della Commissione per la Sezione « ARTI GRAFICHE » degnaronsi di far parte i signori Moriondo Cav. Uff. Luigì, Vigliardi Paravia Cav. Giuseppe, Gianoglio Dalmazzo, Quirino Pietro, Pacchiotti Cav. Giovanni, Patarchi Cav. Filippo, e Calcagno Angelo Dirett. della Fonderia Nebiolo.

Per la Sezione « ARTI LIBERALI » i signori Reffo Cav. Enrico, Quadri Prof. Pietro, Marìnari Prof. Garìbaldi, Bai Prof. Francesco, e Massoglia Giovanni, Capo scultore.

Per la Sezione « MESTIERI »: sottosezione Falegnami, erano stati inscritti i signori : Negri Cav. Uff. Pasquale, Martinotti Cav. Federico, Caneparo Giovanni, Boero Michele. - Per la sottosezione Calzolai, i signori : Alessio Secondo e Figlio, Cappa Giovanni e Figlio. - Per la sottosezione Sarti i Signori : Raffignone Prof. Vittorio, Vacchina Giuseppe, Acconciamessa Giuseppe, Ferrero Giovanni. - Per la sottosezione Fabbri i Signori : Buffo Gìuseppe, Picchetto Gìuseppe e Guaita Giovannì.

Alla commissione per la Sezione « COLONIE AGRICOLE » appartenevano i signori : Chiej Gamacchio Cav. Pro!. Giuseppe, Direttore della Cattedra ambulante di Agraria in Torino, Voglino Prof. Pietro, Ribaldone Cav. Giovanni, Blotto Prof. Guido, Direttore della Colonia Agricola di Rivoli, e Marescalchi Prof. Arturo.

Finalmente per la Sezione « DIDATTICA » erano stati inscritti i Signori : Guidazio Prof. Giacomo, Rinaldi Cav. Prof. Bartolomeo, Carlucci Prof. Rocco e Cotti Prof. Edoardo.

Come si vede , abbiamo avuto l'onore di avere a componenti la Giurìa il fior fiore dì quanti fra i migliori cultori nei singoli rami vanti la nostra Torino. Ed ora, lo abbiam detto, sentiamo vivo il dovere di sciogliere pubblicamente ad ogni commissìone il tributo della riconoscenza, per la squìsita gentilezza con cui si dissero onorate dell'umile e laborioso incarico, e per l'impegno col quale lo vollero eseguire.

La prima Commissione, ad esempio, quella delle Arti grafiche e affini, si degnò di esordire la sua relazione in questi termini

Onorati di un mandato, che se lusingava, come lusinga tuttora l'animo nostro, per la prova di stima che rappresenta, ci preoccupava però per le responsabilità che vi sono inerenti, abbiamo nondimeno creduto fosse nostro dovere l'accettarlo, lieti - sopra qualsiasi altra considerazione - che ci fosse pórto il mezzo di prestare la modesta opera nostra in servizio di una Istituzione nobilissima, la quale, glorificando l'Italia , e più ancora la nostra Torino, reca ovunque l'eco e la fama del venerando sacerdote di Castelnuovo d'Asti, e con essa l'esempio fecondo del suo mirabile e prodigioso apostolato in pro di ogni religioso, civile e sociale progresso.

Nei quali sentimenti ci siamo viemmaggiormente raffermati, quando, dinnanzi allo spettacolo veramente grandioso e confortante della Mostra, abbiamo avuto campo di constatarne, sovente i progressi tecnici ed industriali , ma sempre la grande importanza sociale ed educativa delle Case Salesiane... »

Passa quindi a rassegna le singole case espositrici, encomìando (1), ammonendo, e suggerendo pratiche proposte per raggiungere meglio la perfezione, ad esempio l'istituzione di un sesto Corso di perfezionamento, tanto per la Tipografia che per la Legatoria e la Fonderia, corso nel quale l'allievo dovrebbe venir abbandonato a se stesso, in senso relativo, acciò impari a dar corpo alle proprie concezioni.

La relazione si chiude con queste parole :

« E qui avremmo finito se all'animo nostro non si affacciasse un'ultima considerazione, che come tipografi non può non lusingarci in sommo grado; ed è la constatazione che in tutte le imprese del venerando D. Bosco e del suo degno successore fu mai sempre compagna la stampa, quale prima fautrice di ogni verace progresso.

Questa predilezione, nobilmente illuminata e tutta propria degli uomini realmente superiori, è quella che consente a noi di formulare il volo che l'Arte Tipografica, continui ad avere nella Pia Società Salesiana e nel suo primo Rettore il Rev.mo D. Michele Rua, dei protettori generosi, che le consentano di assurgere a quelle finalità tecniche, artistiche ed anche industriali, che debbono augurarsi quanti hanno a cuore il progresso umano, di cui l'Arte della stampa è da cinque secoli il coefficiente più nobile e grande.

Improntati alla stessa solerzia e ricchi di preziosi suggerimenti sono pure i verbali delle altre commissioni.

Quella delle Arti liberali ad esempio pur facendo « un encomio speciale a tutte le direzioni delle Scuole professionali pel modo accurato e diligente con cui conducono a termine i lavori » non trascura « quelle osservazioni credute opportune » come sarebbe « di non stancare troppo gli allievi con lavori molto lunghi e di facile ripetizione », e di usare ovunque « buoni modelli ».

La commissione per la Sezione dei Calzolai fa giustamente osservare di evitare « i generi di fantasia un po' troppo spinti che di conseguenza perdono il lato pratico, cosa indispensabile per facilitarne la vendita» giacchè scopo delle nostre esposizioni non è di arrìvare a produrre deì capolavori, bensì dei lavori correnti ma ben fatti.

Infatti la Commissione per la Sezione Sarti « crede utile consigliare, che si disponga che i capi-laboratorio non preavvisino gli allievi quali saranno i lavori che dovranno servire per esame o per esposizioni; anzi meglio sarebbe ancora, che neppure i capi ne fossero informati.... poichè se per una pubblica esposizione qualsiasi si eseguiscono espressamente, talvolta anche con sacrifizi pecuniari, dei lavori, col solo ed unico scopo di ottenere un'agognata premiazione, in queste esposizioni invece, indette dalla Casa Centrale, spoglie d'ogni fine ambizioso e superfluo, altro non si ricerca che incoraggiare il principiante e premiare la vera e riconosciuta abilità pratica. »

Da questo breve saggio sì può comprendere come abbiano ben meritato dell'educazione dei nostri giovanetti artigiani le singole Commissioni, e si può anche conchiudere, senza tema d'ìnganno, che la IIa Esposizione triennale delle Scuole professionali e Colonie agricole salesìane, in sè, ha completamente raggiunto il suo scopo; speriamo che lo abbiano a dimostrare anche i frutti.

(1) Della Scuola Tipografica dell'Oratorio Salesiano di Torino fa questo elogio: . Riguardo alla Scuola Tipografica Salesiana torinese si può conscienziosamente conchiudere che essa rappresenta uno stabilimento di primo ordine, nel quale la tecnica dell'arte è tenuta in quella giusta estimazione che per tanti altri stabilimenti del pari importanti, è un pio desiderio: constatazione questa Tanto più onorifica in quanto sia la Direzione che gli Insegnanti di questa officina - come delle officine sorelle - hanno da lottare, con abnegazione e pazienza grandissima, contro difficoltà enormi rappresenlate da giovanetti dall'intelligenza sviluppata nei più opposti gradi, e che l'irrequietezza propria dell'età loro non rende certo i meglio alti a ricevere, con il voluto profitto, un insegnamento che richiede raccoglimento fisico e mentale... .

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La Commissione addetta alle Colonie agricole fece voti che si desse la maggior diffusione possibile alla Rivista di Agricoltura, periodico bimensile, che in modo popolare e brillante diffonde i principi solariani circa l'agricoltura.

Memori anche dei voti fatti in proposito del III. Congresso Salesiano (vedi Atti ecc. pag. 231) raccomandiamo noi pure ai nostri Cooperatori, specialmente ai RR. Parrochi e Sacerdoti, la Rivista suddetta (1).

(1) Esce in 24 pagine (in 8 grande) di testo e 12 di copertina al I° e al 16 d'ogni mese. Abbonamento annuo L. 4. - Inviare cartolina-vaglia alla Direzione, Piazza S. Benedetto, n. 5. PARMA

Gli Oratorî Festivi (1)

(Lettera aperta agli amanti della gioventù)

PARTE IIa. § III°. Come funziona un Oratorio salesiano.

LA mattina si apre di primissima ora e vi ha ricreazione nei cortili ed annessi portici o tettoie. All'ingresso ciascun giovane presenta il rispettivo libretto all'incaricato d'imprimervi il segno d'intervento. Alcuni catechisti od assistenti frattanto raccolgono quelli che volessero confessarsi e li accompagnano per questo scopo in chiesa.

Alle ore otto (o poco prima o poco dopo, secondo le stagioni) suona la campanella per la S. Messa. I giovani si raccolgono per ordine di classe in posti assegnati lungo i portici, presso il numero della propria classe. Le classi sono varie; contano circa venti giovanetti ciascuna, classificati approssimativamente per ordine di età e capacità. Ad ogni classe è preposto un chierico, od un giovane, scelto tra i più buoni e adulti, quale maestro od assistente, che si suol chiamare catechista.

I giovani entrano in chiesa ordinati infila a due a due, preceduta ciascuna classe dal catechista, il quale osserva che ognuno prenda l'acqua benedetta e faccia il segno della S. Croce.

Ha subito principio la S. Messa, durante la quale si recitano le preghiere del buon cristiano assegnate pel mattino dal Catechismo della Diocesi, il S. Rosario con le Litanie Lauretane, il De Profundis ed altre brevi preci.

Nel tempo della S. Messa si continuano le confessioni. Durante la S. Comunione si sospendono le preghiere e si canta una lode. Dopo la S. Messa, vi è breve discorso sul Vangelo o su qualche fatto della Storia Sacra. Dopo tale discorsetto si recita un Pater, Ave, Gloria a San Luigi; quindi il Direttore dà qualche avviso od esortazione; si intuona una lode, e mentre si canta, si ritorna al cortile ove si ripiglia la ricreazione.

Durante questa ricreazione si raccolgono in chiesa parecchi giovani per imparare a servir la Messa letta, e specialmente coloro che sono inscritti nel così detto Piccolo Clero, per la scuola di Sacre Cerimonie.

Alle 11 1/2 il Direttore raccoglie a conferenza tutti i catechisti per intendersi con loro sul buon andamento dell'Oratorio.

All'una pom. si riapre l'Oratorio per la ricreazione, alle due si suona un piccolo campanello, che chiama a breve conferenza i giovanetti delle compagnie di S. Luigi, di S. Giuseppe, del SS. Sacramento ; utilissime Associazioni, in cui si raccolgono i giovani migliori, per coltivare la pietà, la frequenza ai SS. Sacramenti, ed avere un bell'aiuto per edificare con una condotta esemplare tutti gli altri giovani dell'Oratorio. Tra queste compagnie vien scelto il Piccolo Clero, che si compone di un drappello di giovanetti ammessi al servizio dell'altare vestiti da chierici, che nelle feste intervengono appunto così vestiti in presbiterio a far corona all'altare nelle principali sacre funzioni. Con le suddette compagnie e con questo Piccolo Clero si mira anche a coltivare le vocazioni ecclesiastiche e religiose. Ciascuna compagnia, compresa quella del piccolo clero, è diretta da qualche bravo catechista.

Alle ore tre si rientra da tutti in chiesa. Durante l'ingresso si canta in chiesa il Padre nostro ed il Dio ti salvi, o Maria. Quindi si fa mezz'ora di catechismo da ciascun catechista alla rispettiva classe. Cinque minuti prima che si termini il catechismo, suona una campanella che invita i catechisti a narrare ai proprii allievi un qualche fatto edificante.

Dopo il catechismo si recitano gli Atti di Fede, Speranza, Carità e Contrizione e si cantano i Vespri della Madonna o semplicemente il Magnificat od altro cantico a seconda delle circostanze.

Segue la predica od istruzione su qualche punto del Catechismo, che non oltrepassa mai la mezz'ora, si canta l'Ave Maris Stella e si termina colla benedizione del SS. Sacramento.

Prima dell'uscita il Direttore dà qualche avviso d'incoraggiamento; annunzia, se è del caso, la solennità prossima colle modificazioni d'orario, esortando a bene disporre i cuori, e finisce col dare l'arrivederci a' suoi cari giovanetti. Durante l'uscita si canta una lode.

Si ripiglia brevissima ricreazione, e poi si va al teatrino. Quando non v'è rappresentazione, si continua la ricreazione fino a tarda ora. D'inverno vi sono in tale ora le scuole serali festive.

Questa chiara esposizione del come funziona un Oratorio salesiano l'ho tolta da una bella relazione comunicata dal Sac. Stefano Trione al I° Congresso degli Oratori festivi (che si tenne in Brescia in occasione del III Centenario di S. Filippo). In essa seguono alcune altre indicazioni praticissime che riassumo diligentemente.

Ogni mese si determina una domenica, e preferibilmente una solennità, per la quale s'invitano tutti i giovanetti ad accostarsi alla Confessione ed alla Comunione. La sera precedente alle 4 1/2 cominciano le confessioni per gli studenti, cioè subito dopo l'uscita dalle pubbliche scuole, alle 8 per gli artigiani. Per le confessioni si dà pure grande comodità la mattina della festa tanto prima che durante la S. Messa.

Le principali solennità sono per lo più precedute da un triduo di preparazione, che comincia il quarto giorno prima della festa per dar maggior comodità alle confessioni alla vigilia. La predica è fatta alle 4 1/2 per gli studenti, e dove si giudichi necessaria, anche alle 8 1/4 per gli artigiani.

Durante la quaresima finalmente si fa nell'Oratorio il catechismo a tutti i giovani, e in più luoghi in due o tre tempi distinti, cioè dopo il mezzodì, alle ore 4 1/2 pom., ed alle 8 1/2 di sera per dar facilità a tutti d'intervenirvi.

Questo è il bene che si cerca di fare direttamente e con costanza. Dei mezzi indiretti, che si mettono in opera con zelo non minore, purchè tutti convergono allo stesso fine, comincerò a dire in un altro paragrafo.

(Continua).   D. SIMPLICIO.

(1) Ved. Bollettino di novembre.

DELLA VISITA DEL Sig. D. ALBERA ALLE CASE SALESIANE DI AMERICA

(Relazione del Sac. Calogero Gusmano. Vedi Boll. di novembre.)

In Colombia.

IL Vapore inglese che ci portava verso la Colombia si chiamava Colombia e noi godevamo di questi nomi non solo perchè ci ricordavano il celebre e fortunato scopritore dell'America, il grande Italiano; ma perchè essi riempivano un vuoto : sembrava invero giusto e doveroso quest'atto di riconoscenza verso Cristoforo Colombo. La Colombia non sempre ebbe questo nome essendosi chiamata successivamente Nuova Granata - Confederazione Granatina - Stati Uniti di Colombia; ma finalmente nel 1886 prese il semplice nome di Colombia. E dell'immortale Genovese non porta unicamente il nome; ne adottò pure i principii religiosi; il suo governo è ufficialmente e praticamente cattolico; il Presidente della Repubblica coi suoi ministri ogni anno fanno il loro ritiro spirituale. Questo spiega perchè tanto s'accenda l'odio di partito o per meglio dire del male contro il bene in questa povera Repubblica, di cui ora debbo parlare.

Il territorio di Colombia è di forma molto variata ed irregolare; non ha limiti naturali, eccetto al nord ed all'ovest ch'è bagnata dal mare. Tra le Repubbliche Sud-Americane occupa il terzo posto per estensione e solo il Brasile e l'Argentina la superano: conta infatti un 1.330.875 Kmq. la popolazione però supera di poco più i quattro milioni ; sicchè con un'estensione cinquanta volte maggiore di quella del Belgio, non ne raggiunge i due terzi di popolazione.

Arrivando a Panamà.

Anche ora viaggiavamo verso l'ignoto; da più di sei mesi s'era scritto in Colombia, ma non ci era giunta una risposta. Sapevamo che colà da quasi tre anni menava strage la più spietata guerra civile; ma si ignoravano affatto le sorti dei nostri confratelli. Ciò metteva D. Albera in dolorosa apprensione. La prudenza lo sconsigliava di arrischiarsi così alla cieca verso Bogotà, ma l'affetto ve lo spingeva. Si pregava, e si sperava di trovar qualche notizia presso il Vescovo di Panamà, un illustre membro della Compagnia di Gesù, assai benevolo coi figli di D. Bosco. Dopo quattro giorni di mare spuntò la città di Panamà e ci disponevamo a discendere. Il Console Generale del Chili in Panamà, viaggiando con noi, aveva insistito molto perchè ci fermassimo, chè ci avrebbe fatto vedere minutamente i lavori eseguiti e quanto rimaneva ancora dell'oramai famoso canale di Panamà; quando ci vien comunicato che a terra infieriva la febbre gialla e che discesi non avremmo più potuto mettere piede a bordo senza rassegnarci alla quarantena. Noi che conoscevamo per dolorosa esperienza, che bel divertimento sia la quarantena, deponemmo tosto il cappello, ed io, presa la penna, scrissi tosto una lettera di scusa al Vescovo, pregandolo allo stesso tempo di mandare a Colòn la nostra corrispondenza, se mai ve ne fosse; e preso posto nel treno, che ci attendeva, in due ore e mezzo fummo a Colòn, piccola città che va ora popolandosi e che se non ha le comodità di Panamà, gode però un miglior clima.

Le due ore di ferrovia passarono veloci, nonostante il caldo insopportabile, stando quasi sempre al finestrino ad osservare, anche per mezzo di binoccoli, i lavori del canale, da tanti anni sospesi. Vedemmo macchine ed attrezzi qua e colà sparsi lungo il cammino. Pochi giorni dopo si accompagnò con noi l'incaricato degli Stati Uniti per conchiudere definitivamente i negoziati con Colombia, per continuare i lavori troncati dalla Compagnia francese, e quindi potemmo essere informati di tutto e bene. Non v'ha dubbio dopo le gigantesche imprese del taglio dell'istmo di Suez e dei trafori di Frejus e del S. Gottardo, era la più grandiosa cui s'accingesse la meccanica del passato secolo, anzi sotto certi rispetti superava le precedenti. E s'imponeva.

Convenienza e vicende del taglio dell'istmo.

Chi prende in mano un mappamondo facilmente s'accorge come tra l'Europa e l'estremo Oriente si estenda qual barriera inesorabile il Continente Americano e ne interrompa la comunicazione diretta, a meno che una nave partita dall'Europa voglia rassegnarsi a dar volta pel Capo Horn. Ma in molti casi per lei sarebbe più agevole girare a settentrione dell'America, per le regioni polari, fra i mari glaciali, che dover passare al di là della terra del Fuoco. L'impresa adunque per quanto piena di difficoltà era indispensabile, e, rotto quel filo, filo ritorto dalla natura e perciò stesso da non potersi spezzare con un sol dito, l'Atlantico sarebbe stato in comunicazione col Pacifico ed una nave che dall'Europa avesse voluto recarsi alle regioni intertropicali dell'Oceano Pacifico, abbrevierebbe il suo tragitto di circa 14.000 miglia e chi conosce quanto costi un sol giorno di navigazione per una grande nave, carica alcune volte di dieci e più mila tonellate di merci, spinta da un combustibile che costa le migliaia di lire al giorno; governata da un numeroso equipaggio e spesso recante in grembo centinaia e migliaia di passeggieri, non stenterà a capire qual vantaggio arrechi l'accorciare di 20 o 40 giorni il viaggio, e il diminuire di tanti giorni il pericolo della navigazione, le spese di assicurazioni, dei salari e dei mantenimenti. Oh venga presto quel giorno in cui i due oceani si scambieranno amichevolmente le loro acque ! Si faccia il taglio a Panamà o a Nicaragua poco monta. Certo, quello di Panamà presenta maggiori vantaggi; la lunghezza dello scavo sarebbe di 73 km. o poco più; la larghezza massima di 1oo metri con una profondità da permettere il passaggio alle più grandi navi. La spesa era calcolata a 6oo milioni.

Mentre scrivo, pare che si venga a conchiudere dei relativi negoziati tra Colombia e Stati Uniti; la Compagnia francese, la quale iniziò i lavori e, come ognun sa, fece fallimento, si dice che ceda i suoi diritti mediante il rimborso di 40 milioni. Certo, se l'impresa va a finire nelle mani dei Nord-Americani sarà condotta a termine senza dubbio, poichè ad essi non manca nè l'ardire nè l'oro che è l'elemento indispensabile per tenerlo in vita.

A Cartagena - Verso Baranquilla - Povera Colombia!

A Colòn abbiamo appena il tempo a prendere una carrozzella e farci condurre direttamente al Porto : il Vapore Versailles della Compagnia Transatlantica francese già aveva mandati i primi fischi ed i biglietti per Cartagena dovetti prenderli a bordo.

Cartagena col suo ampio porto, attraversato da gaie barchette apparisce sempre la Regina delle Antille, e quantunque il suo commercio sia decaduto e forse per sempre, pure a quando a quando è visitata da vapori europei. Certo non è più la Cartagena di una volta. Al vedere le grosse mura che circondano la città, ricordavamo le tante volte che furono inutilmente combattute. Mentre noi entravamo i raggi del sole distaccando dalla terra le torri, i conventi, gli edificii, formavano con essi un semicircolo brillante al mare. In quel momento sembrava che la terra ferma e le numerose isolette fluttanti sparse per la baia e le rossicce colline andassero a gara per rendere incantevole quella vista.

Entrando nella baia ammirammo i due forti che stanno a perpetua sentinella; le antiche mura della città coi progressi dell'arte nautica e militare non le dànno più quella sicurezza di una volta.

Cartagena per mezzo d'un tratto di alcune ore di ferrovia è unita a Calamar, porto sul fiume Maddalena, e a noi premeva approfittare a risparmio di danaro e di tempo; ma l'Arcivescovo, lombardo benefattore dei Salesiani, opportunamente ce ne dissuase, poichè solo nella precedente settimana, per due volte il treno era stato fermato e saccheggiato dai rivoluzionarii e si ebbero anche a lamentare alcune vittime. Quindi celebrata la s. messa e presa una tazza di caffè, ritornammo a bordo verso Barranquilla per poi di, là andare a Calamar per altra via. A bordo il tema dei discorsi era obbligatorio , tanto più che avevamo con noi parecchi generali Colombiani, tra i quali il Generai Tanco con a segretario un figlio dell'attuale presidente. Povera Colombia ! son tre anni ch'è vessata dalla rivoluzione ! tanto più terribile quanto più profondi sono gli odii. Qui non si tratta di un semplice furore partitario; ma di principii. I liberali sono divisi dai conservatori come in nessun altra Repubblica; il liberalismo qui, dicono, è dogmatico, i liberali cioè più che il potere contrastano ai loro fratelli il tesoro della lede. Ribellatisi e non riusciti nell'intento d'impadronirsi del Governo, stabilirono di tener agitato il paese, di distruggere tutto quanto loro venisse fatto per indebolire sempre più il Governo e riuscire così con un estremo sforzo ed aiutati potentemente dai settarii limitrofi, a prendere le redini della cosa pubblica, e guai se arriveranno a sfogare il loro barbaro furore; daranno ben più triste spettacolo di.quello offerto da qualche altra Repubblica in tempi non lontani dai nostri.

Tristi effetti della guerra civile.

Questi rivoluzionarii ordinariamente non sono ordinati in eserciti; ma in piccole compagnie, che variano di numero e sono capitanate dai più audaci e crudeli. Non hanno un posto fisso, nè una divisa; ma scorrazzano da un punto all'altro e per lo più vivono in mezzo alle foreste, avventandosi su quelle popolazioni che sanno meno difese ed allora ogni orrore è commesso. Penetrar nelle case, abbattere ogni uscio ed imposta; ridurre a pezzi le casse ed i tavolini; appropriarsi del danaro e di ogni oggetto di valore; deporre i proprii cenci e mutarli coi migliori vestiti che trovano; dar infine fuoco ad ogni cosa è ciò che capita ordinariamente, posto che gli abitanti abbiano avuto tempo a mettere in salvo la vita. Non si può a meno di sentire una stretta al cuore attraversando per giornate intiere quelle contrade che portano in modo terribile impresso il marchio della desolazione. Spesso la nostra guida passando, ci ricordava i luoghi ove altri erano stati derubati di quanto avevano e della vita stessa, e dire che spesso le vittime erano stranieri che cercavano tranquillità col ritorno in patria. Quanti in Bogotà da tre anni non osavano avventurarsi ad un lungo viaggio ! Il nostro stesso D. Rabagliati Evasio, Superiore delle Case Salesiane in Colombia e apostolo infatigabile dei lebbrosi, non aveva potuto far le sue solite visite ai suoi cari infermi e tanto meno effettuare le grandiose sue idee pei Lazzaretti, causa sempre la rivoluzione.

Le tristi conseguenze di questa guerra fratricida sono incalcolabili : nel dipartimento di Santander in un solo combattimento rimasero nel campo di battaglia, più di 8 mila morti. Un signore mi diceva: e Dal principo della rivoluzione ad oggi sono 37 le persone di mia famiglia rimaste sui campi di battaglia ! Come vuole ch'io metta in pace il mio cuore ? » La miseria ha toccato il suo apogeo; credo si possa dire che abbia superato ogni ricordo della storia. Quando noi giungemmo a Bogotà, il 28 agosto 1902, per avere cento scudi in oro bisognava darne 24.000 in carta;, una cena l'abbiamo pagata 245 pesos e durante il viaggio pei fiume Maddalena in 20 e più passeggieri avevamo un sol bicchiere ed il pane lo gustavano i più lesti a carpirlo. Non avevamo nè cabina, nè letto; pensai di comprar per D. Albera una branda semplicissima formata da due cavalletti che avevano inchiodata sui lati un pezzo di tela, eppure dovetti dare 7oo pesos ed avendo fatto qualche osservazione me ne richiesero 800. Si giunse al punto che al Governo non tornava più conto a far stampare biglietti inferiori ai dieci pesos poichè mettendoli in corso non guadagnava quanto aveva dovuto pagare per la stampa; e quasi non bastasse il cambio del 24.000 per avere in spezzati un biglietto da cento pesos si doveva lasciare lo sconto di altri 14 pesos (1). Troppo avrei da dire della triste condizione in cui la rivoluzione ha ridotta una nazione che la natura aveva arricchita di ogni elemento di prosperità, ove numerose e di ogni qualità sono le miniere che rinserra nelle sue viscere, e i climi più svariati dànno ogni prodotto per cui nulla avrebbe da invidiare alle altre repubbliche Americane.

A Barranquilla trovammo i primi quattro confratelli salesiani della Colombia che attendono alla parrocchia di S. Rocco, fanno scuola e cercano di fondare un Oratorio festivo. In tempo di rivoluzione si può far poco, poichè tutti son soldati anche i giovanetti. Ne ho visto a 12 anni con addosso un fucile che li superava in altezza. In Colombia non v'è servizio militare regolare; ma in tempo di guerra in luogo delle chiamate sotto le armi, escono a pattuglie i soldati del Governo perlustrando le pubbliche vie e campagne, e costringono al giuramento e relativo servizio tutti coloro che stimano atti, notando che si contentano di ben poco. E chi ha qualche istruzione ed un po' di audacia può star sicuro che in poco tempo è creato capitano e forse qualche cosa dippiù, senza le pastoie ed altro della vecchia Europa. I genii militari nascono, ho letto una volta, e mi pare sia il caso di applicarlo qui, e guai se non fosse così; a decine si contano i generali morti in ciascun combattimento e come si farebbe a rimpiazzarli?

Barranquilla è cittadina ben formata e di grandi speranze per la sua posizione; se il commercio potesse, avervi libero sfogo, ben presto prenderebbe un grande incremento. I nostri vi sono assai ben visti e la popolazione spera che porteranno a termine la graziosa Chiesa che da anni attende si continuino i lavori interrotti.

Sul Rio Maddalena - Il tormento delle zanzare.

Il caldo straordinario di Barranquilla accresce l'indisposizione di D. Albera; lo stomaco non funziona guari; ma noi continuiamo ugualmente approfittando del Vaporino Lopez Penha che parte per Honda, altrimenti chissà quando ci si presenterebbe il secondo. Eccoci adunque nel fiume Maddalena; è il più grande ed importante della Colombia; riceve lungo il suo corso più di 500 affluenti, e per 950 km. è navigabile. Se si avesse tempo a pensare a ciò ch'è utile alla Repubblica lo si potrebbe rendere navigabile tutto quanto con immenso vantaggio del commercio. Noi vi passammo i 8 giorni che non oserei chiamare i più deliziosi. Sui fiumi non si soffre il mal di mare, il viaggiare quindi dovrebbe essere un sollievo e forse in altri tempi lo sarà. Ma questi vaporini hanno le macchine alimentate a legna, ad ogni due o tre ore quindi si fermano per negoziare e caricar legna ed allora il calore pesante si rende insopportabile. Le zanzare sono la principale nostra, occupazione, dovendo combattere corpo a corpo e bisogna confessarlo che purtroppo muoiono eroicamente, lasciandosi schiacciare piuttosto che rinunziare a succhiar il nostro sangue, e, sebbene la vittoria finale è sempre nostra, pure c'infliggono ferite e ferite coi loro terribili pungiglioni che ci fanno gonfiare e mani e faccia. Di notte il vapore, per scarsità d'acqua nel fiume, non cammina, ed allora le zanzare diventano più che mai insopportabili; vi son zanzariere, è vero, ma servono a poco. Dalle vicine paludi e dagli alberi le zanzare ci piombano addosso a centinaia; il loro ronzio esaspera e mette in dosso un nervoso tale che non lascia più prender sonno; il loro pungiglione trapassa le vestimenta e financo la stessa tela della branda di D. Albera : il pizzicore è insoffribile. Quando piove pare divengano più arrabbiate, e producono un bruciore che bisognerebbe provarlo! le zanzare che avevamo esperimentato nei 23 giorni di fiume per andare al Matto Grosso, al confronto di queste, ci sembravano mosche. Quando pioveva trovavo sollievo nel tenere le braccia e le gambe sotto getti d'acqua. Ero omai tutto gonfio: le gambe soprattutto erano una piaga e per quanto il buon infermiere della nostra Casa di Bogotà me l'abbia poi caritatevolmente medicate, per un intiero mese non guarirono. Il sangue, guasto forse da qualche inoculazione apportatami da quegli animali, cercava uno sfogo e lo trovò financo nelle mani ; fosse i dolori sofferti per tre mesi all'orecchio e i quattro tagli che dovetti subire nell'interno per foruncoli vanno attribuiti al pungiglione delle zanzare che a dir breve sono un vero tormento. Un missionario asseriva ch'era preferibile essere divorato dai leoni che trafitto dalle zanzare; per me vorrei evitare l'una e l'altra sorte; tuttavia è certo che di tante cose, anche penose, si arriva ad abituarsi, ma mai al pizzicore delle zanzare: furono 18 giorni passati sul Maddalena in un crescente martirio spaventoso. Ci distraevano alquanto l'aspetto stupido dei coccodrilli che a centinaia vedevamo sdraiati lungo le sponde sull'arena colla bocca aperta, a godersi il sole e a smaltire chi sa quale vittima. Molti passeggeri si divertivano sparando contro; ma le palle scivolavano sul loro squame e servivano solo ad avvisarli che per, maggior tranquillità era meglio tuffarsi nell'acqua.

(1) Da tutto ciò ognuno potrà comprendere a che si riducano le centinaia e le migliaia di pesos raccolti dal nostro D. Rabagliati, quando, raggiungesse anche i milioni, tutto va diviso per 24000 !

Periodici salesiani

Letture Cattoliche (Anno 53 ). Mensili. Abbonamento annuo: Italia L. 2,25; Estero L. 3 ; Ufficio (Torino) L. 1,8o. - Col 19o5 usciranno in nuovo formato e più elegante edizione illustrata.

Lettore Drammatiche (Anno 20). Bimensili. Abbonamento vario come sopra : L. 2,25; L. 3 ; L. 1,8o. - Roma, Via Porta S. Lorenzo, 42.

Letture Amene ed Educative (Anno 10). Bimensili. Abbonamento: L. 4,50; L. 5,75; L. 3,80. - Torino, Libreria Salesiana S. Giovanni Evangelista, via Mad. Cristina, 1.

Gymnasium (Anno 3). Letterario-didattico (italiano-latinofrancese) per le Scuole secondarie. Esce 3 volte al mese e 2 nelle vacanze. Abbonamento : L. 4 ; L. 5,50. Roma, Via Porta S. Lorenzo, 42.

Rivista di Agricollura (Anno II). Quindicinale. Abbonamento: L. 4; L. 6. Parma, piazza S. Benedetto. L'Arte nelle Scuole Professionali. rivista tecnica per i giovani artigiani. (Anno 1). Mensile. Abbonamento: L. 5; S. Benigno Canavese, Oratorio Salesiano.

MISSIONI

Brasile - Matto Grosso

Dalla Colonia dei Sacro Cuore. (Lettera del Sac. D. Giovanni Balzola)

Barreiro (Cuyabà) Colonia del S. Cuore di Gesù 1 Agosto 1904.

VENERATISSIMO PADRE,

VivA il Sacro Cuore di Gesù! Quando riceverà questa mia, avrà già udito molte notizie di questa Missione, dal nostro amatissìmo Ispettore D. Malan : son certo però che le avrà anche manifestato il vivo desiderio di ricevere notìzie sull'andamento della Colonia durante la mia assenza di circa 40 giorni.

Grazìe a Dio tutto procedette regolarmente. Come già le scrissi, questa volta la visita del nostro Ispettore fu proprio provvìdenziale, tanto poi bene spirituale di tante povere anime come pel vantaggio e progresso materiale della Colonia. Io pure potei dìstrarre un poco il mio spirito che da 30 mesi stava più che occupato in mezzo a questo deserto senza potermi assentare un istante. Anche l'aver condotto con noi a Cuyabà l'indio Magone Michele un ragazzo di 13 a 14 anni, fu provvidenziale, perchè così, anche le autorìtà hanno potuto constatare l'intelligenza di questi indii, e come siano suscettibili dì una civile e cristiana educazione.

Dopo dì aver goduto per alcunì giornì di quella nuova atmosfera, in mezzo ai carissimì confratellì ed al mondo civilizzato, ottenuto qualche aìuto, ritornammo alla cara Colonia. Durante il viaggio mi addolorò un poco la notizia che gli indiì, per causa del mio ritardo, si erano allontanati quasi tutti. Pensavo che non sarebbe stato difficile il mandarli a chiamare, ma intanto, era sempre un disturbo, specialmente per esser già tempo di preparare ìl terreno per la seminagione. Il Sacro Cuore però sa volgere tutto alla sua maggior glorìa ed al bene dei poveri figli della foresta. Avevano semplicemente approfittato della mia assenza per prendersi un poco di libertà e andarsene per una quindicina di giorni alla caccia e alla pesca, tenendosi sempre vicini alla stazione telegrafica. Quando seppero che io stavo per arrivare fecero subìto ritorno alla Colonia ed arrivarono alla vigilia del mio arrivo. Mi immaginavo di trovare il villaggio deserto ed invece con mia grande consolazione lo trovai ben popolato; ed io venni subito circondato da' miei carissimi indii. Il giorno seguente si presentarono tutti per andare a disboscare un tratto di foresta vergine per allargare le nostre piantagioni.

Alcuni giorni dopo avemmo la gradita visita del Direttore dei Telegrafi del Matto Grosso, Dott. Elias Machado, sempre disposto ad aiutarci in tutto ciò che sta in suo potere. Avendo questo Signore da far ripulire la strada, per dove passa la linea telegrafica, ce ne cedette un 35 Km. della larghezza di 20 metri; così mentre questi poveri indii guadagnano già qualche cosa, si assuefanno vieppiù al lavoro e cominciano a render anche qualche servizio alla patria. Adesso si sta lavorando a tutta forza. Pare che al demonio queste cose non vadano troppo a genio, perchè me ne prepara sempre qualcuna delle sue.

Nel secondo giorno di servizio, mandai ad insellare un cavallo per recarmi a visitare i lavoranti. Era un cavallo che io stava per montare per la prima volta, ma quando mi approssimai, mi diede tale un calcio nella faccia che mi gettò tramortito a terra. Mi portarono in casa, mi usarono i rimedii di urgenza, e dopo due ore mi tornarono i sensi, ma non mi ricordava nulla del successo. Grazie a Dio mi maltrattò solo le labbra ed il naso, senza offendermi nè i denti nè gli occhi; in somma poteva andar molto peggio. Me la passai con un po' di sangue ed alcune piccole contusioni, tanto che il giorno seguente potei montare a cavallo e andare a sorvegliare i lavori pubblici. Trattandosi di pulire 35 Km. di strada, pare che vi si debba impiegare molto tempo, ma non è così; credo di venirne a capo con un 25 uomini in due settimane.

Come vede, amatissimo padre, cerchiamo tutti i mezzi per trovare qualche aiuto a tanti poveri infelici, ma non si presentano altre occasioni. Tutto deve venire dalla Divina Provvidenza, che certo non lascerà di toccare il cuore ai carissimi cooperatori e cooperatrici. Oh! almeno con Don Malan potessero venire abbondanti soccorsi di personale e di materiali. La Vergine Ausiliatrice ci aiuti e ci assista in questa difficile ma importantissima missione affinchè possiamo salvare molte anime.

Gradisca, amatissimo Padre, i nostri più cordiali e sinceri saluti e li trasmetta ai carissimi superiori e mentre la prego di pregare e far pregare per questa missione, benedica il

Suo Obb.mo figlio in Corde Jesu Sac. Giov. BALZOLA.

Colombia.

A favore dei Lebbrosi.

Un discorso del Senatore Arango.

(Lettera di D. Evasio Rabagliati).

Bogotà, 25 settembre 1904.

VENERATISSIMO ED AMATISSIMO PADRE,

LA crociata che abbiamo intrapresa a favore degli infelici lebbrosi, come ci attira ogni istante le loro benedizioni, non può non, chiamare sulla nostra pia Società le benedizioni, copiose di Dio. Se fu meraviglioso il modo. con cui il Signore ci aperse le porte dei lazzaretti, è più meravigliosa ancora la celerità, con cui presentemente pare che voglia ingrandito il nostro campo d'azione. Da noi si farà quello che sarà possibile : intanto è consolante il constatare come in tutta la Colombia si sia ora animati a restringere più che sia possibile il campo dell'orribile contagio.

Fra questi fautori, veramente benemeriti della patria, merita di essere ricordato il nuovo Presidente, l'eccellentissimo sig. generale Raffaele Reyes. Ecco l'eloquente telegramma, che egli m'indirizzava al Soccorro il 14 maggio u. s.

« Ho confidenza che il popolo ed il Governo Colombiano, se non per carità, almeno per l'istinto della propria conservazione, troveranno, mezzi abbondanti e sufficienti per stabilire i Lazzaretti necessarii, secondo il sistema del Dott. Hansen, per così sollevare, distrarre, consolare ed isolare i poveri lebbrosi, e con questo mezzo distruggere la lebbra, come Hansen ottenne in poco tempo nella Svezia e Norvegia. Ella e gli altri figli di D. Bosco sono gl'inviati del Cielo per salvare la Colombia da questo orribile flagello; e siccome quest'affare è, per la patria mia, più importante assai che la carta moneta, le ferrovie, l'istruzione pubblica e ogni altro qualsiasi, ed è solo paragonabile, in quanto all' importanza, alla conservazione della pace, così dobbiamo confidare che il prossimo Congresso saprà mettersi all'altezza della necessità, di questa grande opera e dare al Governo esecutivo, tutti quei mezzi, coi quali, in sei anni, possano tutti i lebbrosi di Colombia essere raccolti nei lazzaretti secondo il sistema Hansen; dove trovino i benefizi della Religione, perchè saranno assistiti dai figli e dalle figlie di D. Bosco, ed abbiano inoltre un alloggio pulito e comodo, medici, medicine, biblioteche per istudiosi e distrarsi, parchi, giardini nei quali passeggiare e sollazzarsi, come pure una alimentazione abbondante, e questo per tutti i poveri indistintamente; i ricchi poi vi abbiano un alloggio speciale a pagamento ed ogni altra comodità che ameranno procurarsi. Il dilemma è questo : O dar principio e corona a quest'opera nella forma suddetta o permettere che la Colombia in pochi anni divenga un immenso lazzaretto di lebbrosi, dal quale fuggiranno gli uomini di ogni altra nazione come da una terra maledetta. Per venire all'attuazione dei lazzaretti Hansen, Ella può disporre liberamente della mia persona e delle mie sostanze. - Raffaele Reyes. »

Come vede, amatissimo Padre, la convinzione della necessità di impedire seriamente lo spaventoso propagarsi della lebbra, diventa ogni dì più profonda in chi s'interessa dell'avvenire di questa Repubblica. Ella ricorderà che nelle mie frequenti relazioni non osai mai di spingere oltre trentamila il numero degli infetti dall'orribile male, benchè fossi pienamente convinto della reale deficienza della cifra; ma ora, dopo il memorando discorso del senatore Marcellino Arango, tenuto l'anno scorso in pieno Senato fra la più viva impressione generale, il numero dei lebbrosi in Colombia si riterrà ufficialmente superiore ai 5o mila ! Questa è una cifra veramente spaventosa, ma nessuno osa metterla in dubbio; anzi, atteso il carattere degli infelici colpiti dalla lebbra, che sentono orrore per la luce e cercano l'oscurità per non lasciarsi conoscere , nessuno potrà mai conoscere di quanto sia inferiore alla realtà una tal cifra sconsolantissima. Ecco i passi più importanti dell'accennato discorso.

Il discorso del senatore Arango.

Il problema della lebbra è il più grave per la Colombia. Sono pienamente convinto che la Elefancia greca è il problema píù grave e che chiede più pronta soluzione di tutti quelli che si presentano in quest'epoca disgraziata alla considerazione del Congresso e dell'intera Nazione. Che non si apra il Canale di Panamà, o che si apra conculcando i nostri diritti, gravissimo ; che il Perù ed il Brasile invadano il nostro territorio, mentre noi non abbiamo un uomo sufficientemente abile ed energico che lo difenda, gravissimo; che ci anneghiamo in un mare di cartamoneta e non sappiamo a che mezzo ricorrere per salvarci, gravissimo; che non sappiamo come rimediare le necessità più urgenti della pubblica amministrazione, gravissimo pure. Ma ciascuno di tutti questi mali, ed anche tutti presi insieme, sono come un granello di sabbia in confronto della montagna che ci sta cadendo addosso, spinta dal contagio della lebbra.

Oziando nelle mie ore di ozio, mi faccio a considerare l'avvenire che fra pochi anni toccherà a questa cara Patria nostra se questo spaventevole problema non si risolve, non so proprio capire come vi sia gente che possa ridere ancora e che si abbandoni a pubblici divertimenti, mentre dovremmo tutti avere la faccia scura e la fronte curva sotto il peso delle più profonde meditazioni.

Il problema, al quale alludo, è un problema di semplice aritmetica alla portata dei bambini delle infime scuole, e non già per distruggere ma per fare la luce sopra di una spaventosa incognita.

Avrete tutti certamente letto quell'aneddoto del giuoco degli scacchi : io mi faccio lecito ripetervelo qui, perchè è desso la rappresentazione più grafica del male e insieme dell'indifferenza in cui ci troviamo.

Si racconta che in tempi e paesi orientali lontani assai, un monarca appassionatissimo di questo giuoco, chiamò a sè l'inventore, desideroso di ricompensarlo con munificenza regale. L'inventore che aveva più talento per chiedere che per inventare, rispose che se gli si voleva concedere qualche favore, gli si desse un granello di frumento per il I° quadro del giuoco, due per il secondo, quattro per il terzo, otto per il quarto, sedici per il quinto, e così via via con progressione aritmetica crescente per i 64 quadri del giuoco. Il monarca sorrise al sentire quella petizione così umile e modesta, e diede ordine al suo maggiordomo che incontinente consegnasse all'inventore quello che aveva chiesto. Obbedì quegli recando subito al granaio il fortunato inventore convinto che nelle palme delle due mani gli avrebbe messo tutto l'importo della donazione; ma per fare le cose a dovere, volle prima fare i conti; ma quando si avvide dello spaventoso aumentare dell'operazione impallidì per lo stupore. Nè nei granai del monarca, nè in quelli della sua nazione, né in quelli del mondo intero, si sarebbe trovato grano sufficiente per compiere la promessa del suo signore. Così, o Signori, si propaga la lebbra con progressione aritmetica crescente.

Il Dr. Emmanuele Uribe Angel, che, buon patriota, si è fatto vecchio pensando al modo di far bene al suo paese, riferisce... io non posso precisare le sue parole nè i suoi numeri, ma sono sicuro di non esagerare : riferisce che trenta o quaranta anni fa, due soli lebbrosi esistevano nel dipartimento di Antioquia, e che quando scriveva, quel numero era giunto ai 5oo. Nell'anno 1888, essendo io Prefetto della Provincia del Sud di Antioquia, preoccupato seriamente dello sviluppo della lebbra, volli fare la statistica dei lebbrosi della Provincia; erano dieci allora. Quel seme andò propagandosi ed estendendosi verso la vallata del Quindio, ed oggi passano i 5oo i lebbrosi di quelle regioni. Mi riferisco ai punti della Nazione dove molti neppure sospettano che esista la lebbra.

Udii teste da un savio ed eloquente predicatore che prima dell'ultima guerra non esistevano lebbrosi in Popayàn, ma che erano già apparsi vari casi portati dai soldati dell'esercito. M'incombe dire la verità, e sarei lieto di essere smentito, perchè solo la conoscenza della gravità del male, ci potrà indurre a combatterlo; nella regione dominata dalle argentate montagne del Puracè e del Sotarà, vi erano prima della guerra e vi sono tuttora tanti lebbrosi, da bastare, essi soli, a contagiare tutta la Nazione nel corso di non lunghi anni.

Se poi consideriamo il numero di quelli esistenti sulle coste, in Santander, Boyacà e Cundinamarca, dovremo conchiudere che il numero minimo di essi non può fissarsi in meno di cinquanta mila. Ed il massimo? Solamente Dio lo può determinare, essendochè molti che paiono sani sono già colpiti dal morbo letale; perchè anche sotto la delicata cute di molte damigelle che sono l'allegria delle famiglie e l'incanto della società, trovasi già il crudele microbo che va inoltrando l'opera di distruzione e preparando a loro, se non una morte prematura, certo una vita piena di dolori incredibili.

Cinquanta mila lebbrosi.

Ed avete voi, Signori, un concetto chiaro di quello che sieno cinquanta mila lebbrosi? Lo spirito umano si forma un'idea dei grossi numeri, perchè fa paragoni, li compone e li discompone, ma non ha forza immaginativa sufficiente per figurarseli mentalmente nel loro totale. Mi permetto perciò di servirmi di un paragone per rendervi sensibile in qualche maniera il numero di 5o,ooo lebbrosi.

Supponete una notte serena, diafana; brillano le stelle splendidamente nell'azzurro del firmamento. Alzate il capo e fissale lo sguardo nel zenit, e quando tutte le stelle visibili abbiano toccato coi loro raggi la retina dei vostri occhi, moltiplicate quelle stelle otto o dieci volte e popolatene i deserti del vuoto. Quando vi troverete estasiati alla contemplazione della magnificenza dello spettacolo di tanti soli che vi paiono senza numero, piegate rapidamente lo sguardo al suolo della patria e convertite, con uno sforzo d'immaginazione, le stelle in lebbrosi... allora solamente conoscerete lo spettacolo miserando che offre la Patria nostra. Formate ora la proporzione del contagio sulla base di 5oo,ooo lebbrosi e in ragione di 1o a 5oo nel corso di 15 anni, e voi dovrete conchiudere che fra 3o anni al più, non vi sarà più carne d'uomo, nell'immensità di questa Repubblica, per saziare la voracità del microbo del terrore... Tutti i colombiani saranno lebbrosi, se ora non risolviamo di combattere strenuamente il male. Signori, quando una fortezza è attaccata da un esercito di assedianti, corrono alle sue mura e alle trincee tutti i cittadini, non escluse le donne ed i fanciulli, a combattere con disperazione; e se le palle nemiche aprono una breccia, là si lanciano le pietre, e se quelle mancano, si surrogano coi mobili poveri o di lusso; se anche questi mancano, là corrono gli uomini presi da esaltazione eroica e sublime a chiudere la breccia coi proprii corpi esangui... La ragione si è che quando il pericolo si fa imminente e generale, si spegne nelle anime generose l'istinto della conservazione individuale per dar luogo ad un altro istinto più nobile e più potente, quello della conservazione sociale.

E noi ci troviamo assediati ed attaccati con rabbia da un esercito più numeroso e mortifero di quanti abbia visto il mondo; da un esercito più numeroso e temuto che quello di Serse, le frecce del quale, come si racconta, oscuravano il sole ; da un esercito tanto più potente in quanto che combatte di giorno e di notte, in ordine ammirevole, in profondo silenzio e con una tattica interamente occulta.., dall'esercito infinito dei bacilli di Hansen. I suoi impercettibili soldati penetrano nel corpo umano, alterano profondamente tutte le funzioni fisiologiche del medesimo; e quando hanno ferito a morte, si presentano sulla pelle; il che significa che l'esercito vincitore occupa le torri, i ridotti, le muraglie, per piantarvi lo stendardo nero, bandiera di guerra a morte senza misericordia

Questa, o veneratissimo Padre, è una pittura dell'orribile mina che lo spaventoso contagio della lebbra va preparando a questa illustre e generosa nazione.

La miseria nei lazzaretti - Pietosa industria.

Poco prima di lasciare Popayàn dopo di aver già compito la' mia missione, che era di determinare il posto del nuovo lazzaretto, mi dissero che da poco era giunto a quella città un povero lebbroso cieco, condotto a mano dalla moglie, e che era scappato dal lazzaretto di Agua de Dios. Volli accertarmene e sapere la causa di quella fuga; e il poverino mi confessò che si era deciso a fare quel lunghissimo viaggio a piedi, sebbene cieco, per non morire di fame. Ne trovai un altro in quei dintorni, piuttosto giovane ancora, che chiedeva la limosina ai passanti sulla pubblica via. Lo richiesi perchè non andasse al Lazzaretto di Agua de Dios, e mi rispose che da pochi giorni n'era fuggito anche lui, perchè si sentiva morire di fame, e che era già la seconda volta che così faceva. Contemporaneamente riceveva telegrammi dai nostri di Agua de Dios e dalle Autorità ove mi si dipingeva a foschi colori la situazione di mille e cento lebbrosi, condannati a perire miserabilmente di fame, perchè mancanti di tutto; anche quella meschinissima razione che a titolo di limosina loro si mandava settimanalmente dalla Giunta di Beneficenza di Bogotà era stata sospesa, almeno temporalmente, per mancanza assoluta di mezzi. Non poteva essere peggiore la situazione di quel lazzaretto. Fu allora che mi decisi a partire subito, ma così colle mani vuote come mi trovava, sarebbe stato inutile la mia presenza fra quei cari amici. Erano quindi due le necessità, la prima di tornare presto fra essi, la seconda di tornare con un'arma che ammazzasse o almeno spaventasse quel brutto nemico che era la fame. Colle dovute licenze, feci una Conferenza in quella Cattedrale di Popayàn, presenti l'Arcivescovo, il Governatore, le autorità minori sia ecclesiastiche che civili, ed un gran popolo. Cosa abbia detto io non lo so; so solamente che parlai a lungo di lebbrosi, di lazzaretti, di fame, di urgenza nel sovvenirli; finita la Conferenza, mi posi alla porta della Chiesa per chiedere l'elemosina. Di più diedi mano al grammofono e si annunziarono con affissi agli angoli delle vie, due.... divertimenti in due giorni distinti, nella pubblica piazza. E là da un balcone di una casa, convertito io in un ciarlatano, dava mano al grammofono e per un'ora o poco più, lo faceva cantare o suonare a piacimento: quindi conchiudeva con un fervorino al pubblico, raccontando alcune delle mille miserie che si soffrono da tanti infelici nei lazzaretti. L'ultima cosa era la limosina, che io cercava personalmente passando da una persona all'altra, lasciando piena libertà a tutti di dare quel poco o quel molto che il cuore suggeriva...

Era una prova che tentava, e dalla quale dipendeva in gran parte la buona riuscita della nuova missione che mi era proposto compire. Se la capitale del dipartimento corrispondeva alle mie speranze, anche le altre città sorelle, a mio credere, ne avrebbero seguito il buon esempio.

Terminate le tre funzioni, religiosa una, profane le altre, si fece lo spoglio del denaro raccolto, e si trovarono ben circa trentamila pesos. Era molto? era poco? L'Arcivescovo fu quegli che decise la questione ; egli mi disse

« Quello che lei, caro D. Evasio, ha raccolto in così breve tempo, in un'epoca di tanta miseria, quando le poche famiglie ricche sono in campagna a passare le vacanze, è un miracolo di D. Bosco. Non avrei mai creduto in un esito così felicemente straordinario. Il Signore è con lei e la benedice; vada pure, chè l'esempio di Popayàn troverà imitatori dapertutto. »

Partii quindi. L'importante per me era raccogliere il più che fosse stato possibile, nel minor tempo ; quindi risolsi fermarmi solamente nei centri di maggior importanza.

In tre giorni era a Calì, la più grossa città del Cauca; e con due conferenze e due trattenimenti di grammofono, si raccolsero trentasei mila pesos. In poche ore mi trovava in Palmira; le limosine arrivarono ai trentatre mila e quattrocento pesos. Qui occorse un fatto degno di menzione.

Un signore si presentò e mi disse : « Mi trovo in circostanze finanziarie un po' critiche; anche colla migliore volontà, non posso darle nulla pei i suoi lebbrosi; ma.... eccole il mio cavallo; lo venda, o ne faccia una lotteria; il provento è per la sua missione »

Deo gratias! Passai a Buga, trentotto mila pesos; Tulua, ventidue; San Vincenzo, ottomila trecento; Cartago undicimila; Pereira, cinquanta sette mila settecento; Santa Rosa, ventidue mila; Manizales, sessantotto mila settecento, Tresno, quattromila cinque cento! Le povere donne che non avevano denaro a darmi, mi offrivano qualche oggetto di valore, orecchini, anelli, spilli, che venduti qui, produssero la somma di dieci mila pesos. Totale : trecento quaranta sei mila pesos, senza contare il valore del cavallo che non fu venduto ancora.

Giunto a Bogotà trovai il nostro D. Luigi Variara, che mi aveva preceduto, ed era giunto il giorno prima dal lazzaretto di Agua de Dios. Non erano necessarie molte parole per convincermi che abbisognava di denaro. Gli consegnai due terzi della somma raccolta, per essere in numero assai maggiore i lebbrosi di Agua de Dios, e riservai la terza parte per quelli di Contratacion che si trovano nelle medesime circostanze.

Ne sia ringraziata la Divina Provvidenza mille e una volta. Fu essa che fece tutto; essa che mi inspirò così opportunamente questa missione al Cauca; essa che toccò il cuore di quella gente; essa che vuotò le borse in favore dei suoi figli lebbrosi; senza di essa, forse il lazzaretto di Agua de Dios più non esisterebbe; i più degli ammalati sarebbero fuggiti, molti altri sarebbero morti di fame, e i restati avrebbero dovuto scegliere tra la fuga o la morte. Ed ora? Ora sarà quello che Dio vorrà. Per un mese, la crisi è vinta; e dopo.... Dio provvederà.

I Patres conscripti della Nazione sono presentemente radunati in Congresso plenario; e la causa dei lebbrosi è già nelle loro mani. Presto sapremo a che attenerci; la terrò al corrente di tutto.

Non si stanchi di benedirmi con tutti i suoi figli e le sue figlie dei lazzaretti, compresi i cari lebbrosi, che sono pure figli suoi, ed i più bisognosi fra tutti. Nei Cuori di Gesù e di Maria tutto suo

aff.mo e dev.mo

Sac. EVASIO RABAGLIATI.

Libri ricevuti in dono.

SILVIO PELLICO - Le Mie Prigioni - Nuova edizione illustrata, con studio biografico e note storiche al testo per cura del Dott. Federico Ravello - Torino, Libreria S. Giovanni Evangelista, Via Madama Cristina, 1. Vol. di pagg. CXXXVI-480 in 8°, L. 3,50 (D).

Perchè fu arrestato Silvio Pellico? Come si condusse il suo processo? Chi fu veramente il Maroncelli? E l'Oroboni ? E gli altri concaptivi? Ecco alcune tra le domande che tutti si fanno leggendo le Mie Prigioni, ed a cui molti non sanno ancora rispondere, perchè gli studi sull'argomento sono troppo recenti per essere sufficientemente divulgati e, del resto, troppo ponderosi per i più dei lettori. A soddisfare la curiosità, questa volta utile e buona, di cotesti molti che leggono e rileggono (chi non rilegge?) l'immortale libretto, si accinse il chiarissimo Prof. Ravello con il suo erudito ed ampio studio biografico (136 pagine) e con le note storiche al testo. Riuscì, ci pare, a dare al quadro del Pellico quello che gli manca, il risalto dello sfondo, non voluto dall'Autore per amore di serenità e forse anche per maggior efficacia: la quale, per altro, ora, mutati i tempi, è più apprezzabile se studiata appunto in confronto con le cose e gli uomini che o la ostacolarono o la subirono salutarmente. Siamo quindi sicuri che la nostra edizione è un'opera buona: e bella anche, perchè impressa con eleganti elzeviriani , su carta perlina e arricchita oltrecchè di autografi preziosi, di ben venticinque illustrazioni autentiche, nitidissime. Premio eccellente per i giovinetti, al cui animo conviene abbellire con amore costante e la cara e buona imagine paterna del grande Patriota Saluzzese e un libro che rifà davvero la gente,

E. LE CAMUS, Vescovo di La Rochelle e Saintes - La vita. di N. S. Gesù Cristo - 2a Edizione italiana sulla 6a edizione interamente riveduta e più copiosamente annotata: 2 volumi; Brescia, Tipografia e Libreria Vescovile Queriniana, 19o5. Ripetiamo colla Civilta Cattolica (9 agosto 1898: « Ecco un libro che vorremmo in seno a tutte le famiglie cristiane, in tutti i collegi di educazione. E il libro dei libri ! ».

IL CULTO DI Maria Ausiliatrice

Noi siamo persuasi , che nelle vicende dolorose dei tempi che corrono non ci restano altri conforti che quelli del cielo, e tra questi l'intercessione potente di quella benedetta che fu in ogni tempo l'Aiuto dei Cristiani.   Pio PP. X.

Nel Santuario dì Valdocco.

LE Quarant'ore che si tennero nei giorni 26, 27 e 28 ottobre non potevano riuscire nè più divote nè più solenni. Il SS.mo Sacramento si esponeva alle 6 del mattino al suono solenne dei sacri bronzi, prima della messa degli alunni artigiani: e da quell'ora sino alle 6 1/2 di sera riceveva continuo tributo di adorazione da numerose schiere di chierici e di sacerdoti, e di persone divote. I nostri giovanetti anch'essi si alternarono, divisi per classe e per laboratorio, avanti Gesù Sacramentato, pregandolo fervorosamente per sè, pei loro cari e per tutti i nostri e loro benefattori. I discorsi, pieni di erudizione e di affetto, furono pronunziati dal rev. D. Berlenda, salesiano.

- All'indomani delle Quarantore, sabato 29 ottobre, ebbe luogo la commoventissima funzione per la partenza di nuovi missionari. Ne parliamo diffusamente in altra parte.

- Care e solenni riuscirono pure le funzioni celebratesi nel giorno d'Ognissanti e nel dì seguente della Commemorazione di tutti i fedeli defunti. Nell'intero Rosario che la gran famiglia dell'Oratorio, prostrata innanzi l'altare di Maria Ausiliatrice, recitò la sera dei Santi, ci ricordammo in particolar maniera di tutti i benefattori del Santuario, degli ascritti all'Arciconfraternita di Maria Ausiliatrice e di tutti i Cooperatori e Cooperatrici Salesiane, passati all'eternità.

Orario delle sacre funzioni in dicembre.

1. Primo venerdì del mese. - Alle ore 6, Messa con esposizione del SS. Sacramento e benedizione.

8. Solennità di Maria SS. Immacolata. - Ore 6,30 e 7,30, Messe della Comunione generale: Ore io, Messa solenne pontificale: Ore 15, Vespro, panegirico e trina benedizione col SS. Sacramento.

16. Novena solenne del Santo Natale. - Ore 6, Messa, canto delle profezie, predica e benedizione. - Sera, ore 19, canto delle profezie, predica e benedizione.

24. Vigilia del Santo Natale e Commemorazione solenne di Maria SS. Ausiliatrice - Tutto come nella novena.

25. SS. Natale di N. S. Gesù Cristo. - Ore 9,30, Messa solenne: Ore 15, Vespro, discorso e benedizione solenne.

26. S. Stefano. - Ore 6, Messa, predica, benedizione Ore 17, Vespro, predica, benedizione.

31. Ultimo giorno dell'anno. - Speciali funzioni alle ore 6, 7,30 ed alle 17.

I° gennaio. - Ore 6,30, Esposizione del SS. Sacramento, indi Messa della Comunione generale Ore 7,30, altra Messa della Comunione generale Ore 10, Messa solenne: dalle ore 11 alle 17 adorazione del SS. Sacramento e preghiere speciali Ore 17, Vespro, discorso, rinnovazione dei voti battesimali e benedizione solenne.

Nelle altre parti del mondo.

S. LAZZARO REALE. -Anche in questo ameno paesello dell'alta valle dell'Impero, nella Liguria occidentale, si celebra da varii anni a cura ili quei Cooperatori salesiani la festa di Maria SS. Ausiliatrice. Quest'anno, attesa la cinquantenaria ricorrenza del Dogma dell'Immacolata, si volle celebrar più solenne nella domenica 25 settembre. Sulla porta maggiore della parrocchiale leggevasi quest'iscrizione: O Vergine Immacolata, Ausiliatrice potente dei Cristiani, accogliete benevola l'omaggio di culto, di venerazione, di amore, che nel I° Cinquantenario dogmatico dell'immacolato vostro concepimento v'offrono i vostri devoti.

A SANTIBAÑEZ DE CAÑEDO, presso Salamanca nella Spagna, è stata inaugurata una nuova cappella in onore di Maria SS Ausiliatrice. La benedisse il parroco locale e il direttore del Collegio salesiano di Salamanca celebrò la S. Messa. Ci scrivono che fu un giorno indimenticabile per tutti gli abitanti di quei dintorni ed un nuovo trionfo di Maria Ausiliatrice.

A JARITAGUA, nel Venezuela, il 26 giugno giungeva una divota statua di Maria Ausiliatrice, egregio lavoro delle Scuole professionali del nostro Oratorio di Torino. Fu accolta coi segni della più viva esultanza; molto popolo, sparo di mortaretti e canti di allegrezza. Il 4 luglio fu esposta alla pubblica venerazione; si cantò messa ed il Can. Arraiz pronunziò un discorso di circostanza : e il dì seguente parve a tutti più bella « la data gloriosa dell'Emancipazione nazionale, perchè allietata dal sorriso della pietosa Ausiliatrice dei cristiani. »

A S. NICOLAS DE LOS ARROYOS, nella Repubblica Argentina, il 25 settembre si dedicò con gran pompa una piazza a Maria SS. Ausiliatrice, presenti mille e cinquecento persone. Dopo i vespri, dall'attigua chiesa omonima (la prima che in America sia stata dedicata a Maria Ausiliatrice) uscì una lunga processione. La piazza era adornata di bandiere ed orifiamme. Quando si scoperse la lapide commemorativa un grido immenso si senti: Viva Maria Ausiliatrice! Fu un momento di commozione e di entusiasmo generale. Seguì un discorso, dopo il quale, al canto del Magnificat, la processione rientrò nel tempio, ove s'impartì la benedizione col SS. Sacramento.

GRAZIE DI MARIA SS. AUSILIATRICE

Tre operazioni scongiurate.

I. - Due anni or sono fui colpita da grave malattia, per cui distinti professori dissero inevitabile un'operazione, dolorosa e pericolosissima. Desolata, mi rivolsi a Maria SS. Ausiliatrice, facendo offerte per le opere salesiane e raccomandandomi alle preghiere dei figli di Don Bosco. E mercè l'intercessione di sì buona Madre io sono perfettamente guarita. Aspettai a far la presente relazione, per assicurarmi dell'ottenuta guarigione senza operazione alcuna. Quanto è buona la Madonna di D. Bosco!...

Milano, 24 ottobre 1904.

EMILIA CAMINADA.

II. - Molestato da grave malattia da più di un anno, e. vedendo che nonostante ogni cura non provava alcun miglioramento, mi recai ad Arezzo da un parente per farmi curare in quella città. Là mi consigliarono di andare a Firenze, e vi andai ; ma un celebre professore mi disse che sarebbe stata necessaria un'operazione, omai impossibile perchè la malattia era inoltrata. Desolato me ne tornava a casa, quando giunto ad Ancona mi feci visitare da due altri professori, i quali; si offersero di operarmi subito, ma non mi nascosero la possibilità di fatali conseguenze. Non contento, mi trascinai fino a Bologna e là mi sentii confermare la sentenza di Firenze. Si può immaginare come tornai ad Ortona... Ma ecco che viene a trovarmi un amico, il quale mi dà a leggere alcuni numeri del Bollettino Salesiano. Nel leggere tante grazie mi sentii commuovere il cuore, e feci voto di andare a visitare la Vergine Ausiliatrice e lasciare un'offerta, qualora mi avesse fatto la grazia. Oh! bontà della Madonna di Don Bosco, sono passati alcuni mesi ed io debbo dire che sono guarito.

Ortona a mare, 12 ottobre 19o4.

FRANCO ED ADELAIDE MONTANARO Coniugi.

III. - Affetta da grave malattia, consultai diversi medici di Catania, i quali trovando vani gli altri rimedii mi consigliarono una dolorosa operazione, cui non sapeva adattarmi. Mi rivolsi con fede a Maria, ed ecco che a metà della novena, il mio male era completamente scomparso. Piena di riconoscenza adempio la promessa fatta, inviando un'offerta al Santuario di Valdocco, con preghiera che questa grazia segnalata venga pubblicata nel Bollettino Salesiano.

Pedara, 15 agosto 1904.

FRANCESCA FICHERA CALi

Cooperatrice Salesiana.

Guidizzolo (MANTOVA). - Un'intima mia parente si trovava da più mesi gravemente ammalata, senza trovar riposo. Visitata da parecchi medici, e in ultimo da un celebre professore, doveva a sentenza di questi sottostare ad un'operazione chirurgica. Tutti di famiglia eravamo profondamente addolorati e il pensiero dell'operazione ci faceva passare giorni infelici. Fiduciosa allora ricorsi a Maria Ausiliatrice, spedii subito offerta perchè si celebrasse una messa al suo altare e promisi di pubblicare la grazia. Oh! prodigio! La povera ammalata cominciò a migliorare e dopo alcuni giorni il medico dichiarò non essere più necessaria l'operazione. Ora è perfettamente guarita e ha ripreso le primiere occupazioni.

Settembre 1904.

DAEDER ALDINA.

Ravenna. - Ghiselli ved. Camporesi nell'anno scorso trovavasi impotente a reggersi in piedi senza l'aiuto d'un appoggio. Poi fu costretta a tener il letto senza potersi muovere, condannata, a giudizio dei medici, a non più rialzarsi. Fatta promessa a M. SS. Ausiliatrice di far un'offerta a favore delle missioni Salesiane, migliorò subito, ed ora da vari mesi non solo lasciò il letto, ma esce di casa e gira spedita senza bisogno d'aiuto alcuno, e senza difficoltà fa pure qualunque movimento delle braccia. Riconoscente alla Vergine SS. Ausiliatrice adempie alla sua promessa mandando una offerta per le Missioni salesiane.

25 ottobre 1904.

UBERTI. D. CESARE.

Trino-Vercellese. - Contissone Occlerio, Cooperatore salesiano, da due mesi sofferente di infiammazione intestinale, era omai in fin di vita senza più speranza di salvezza, quando la sua signora, pure Cooperatrice salesiana, si recò da me perchè lo raccomandassi alle preghiere dei nostri giovanetti, e fece un'offerta pel nuovo trono di Maria Ausiliatrice, al cui altare fece celebrare una Messa. Subito dopo si notò nell'ammalato tale miglioramento, che in capo a pochi giorni fu completamente guarito. La moglie offre riconoscente un anello d'oro.

20 ottobre 19o4.

Sac. ERMENEGILDO BIANCO Direttore dell'Istituto del S. Cuore.

Ottennero pure grazie da Maria SS. Ausiliatrice, e alcuni pieni di riconoscenza inviarono offerte al Santuario di Valdocco per la celebrazione di S. Messe di ringraziamento, o per le Missioni Salesiane, o per le altre Opere di Don Bosco, i seguenti.

A*) Alassio: Una figlia di Maria 5 - Altivole (Treviso): Giovanna Selmi - Antignano d'Asti: Quaglia Teresa - Aquila : Prof. G. Giuliani - Arona (Novara) : Vallanzasca M. ved. Sartori 2 - Assisi. M. B. R. 10, offerta mensile per grazia ricevuta e da ricevere.

B) - Barbanello (Pavia) : L'economo spirituale e tutta la popolazione per pioggia benefica ottenuta alle campagne - Barcellona Sicula (Messina) ; Matteo Parchi 5 - Bernal (Repubblica Argentina) Ch. P. Tantardini; Carletto Bartolomeo figlio - Bertiolo: N. N. 5 - Bibiana: Ramello Maria 3-Biella: Garbanio Leone - Bobbio: Santi Maddalena - Boccaresca: Aliberti D. Francesco 10 - Bologna: Spagnolo Mariannina; N. N. 1 - Borgomnasino (Torino) : Alberto Domenico 5 - Borgoratto: Luigi Schiavi ed Ida Schiavi nata Martignoni, coniugi 5 - Buscate (Milano) : eh. Stefano Ballarati.

C) - Calascibetta (Caltanisetta) : Marianna Tita ved. Rindone - Calciavacca (Torino) : Bollo Pierina 2 - Caluso : ved. Gnavi Marzia - Casabianca di Verolengo : G. A. i - Casalmonferrato : Agostino Lombardi; Beccuti Luigi 2 - Castagnole Monferrato: Valfreda Luigia - Castelceriolo: Carpeggiani Scaglia Rosina maestra 3 - Castellinaldo: N. N. - Catania: Zitteri Carmelo 30 - Chiavari: Battaglino Angelo - Casei Gerola: S. S. M. 10 - Costigliole d'Asti: Stello Bartolomeo - Cocconato: S. T. B.

E) - Esino (Como): Guelfi Margherita.

F) - Farigliano (Como): Occelli Marianna - Falzè di Campagna: G. Infanti - Figline (Val d'Arno): Agnese Burchianti 5.

G) - Gallarate: D. Mastalli Andrea 2, pel ferroviere Meroni Gabriele - Gozzano (Novara) : Antonio De Andrea - Giuntano-Fosdinovo: Ricci Guido.

I) - Ivrea: ch. Giuseppe Pessina.

L) - Lanusei: L. D. 4 - Levanto: Giuseppina Ardus, 5 - Ligornetto (Svizzera) : Bernasconi Giuseppina in Ferrari 5 - Locana Avv. Not. Roscio Francesco 20 - Lombriasco: V. A. - Lu Monferrato: Scamussi Maddalena.

M) - Massa Vicentina: Zanasso G. B. 5 - Mariano Comense: Marelli Ambrogio - Mazzarino (Caltanisetta) : Una divota di M. Ausiliatrice - Mendoza: N. N. - Moggio (Valsesia): Locatelli Assunta 2 - Monte: Morosini Luigia 2 - Montecchio Maggiore (Vicenza) : Vezzaro Luigi e Carolina 2 - Milano: Ciani Elisabetta 100 pel buon collocamento di suo figlio - Murazzano : Bracco Giovanni.

N) - Neive (Cuneo) : Cristino Teresa, 3. - Nizza Monferrato.- Cucco Gio. Batt. di Giuseppe, Moasca ; Due figlie di Maria Ausiliatrice, 15. - Noli Luigia Pagliano, 5. - Noza (Lecce) : Angela Benedetto, 5.

O) - Orbassano: Gennero Francesco. - Olivola: Berrone Amalia Barberis, 5. - Omaha Nebraska (Stati Uniti Nord-America) : Peppina Bononcini in Scanlan. -- Orsara Bormida : Farinetti Marianna; Ragazzo Giacomo, 20.

P) - Pamparato (Cuneo) : P. G., 6. - Penango Monferrato: N. N., io, con catenella. - Polenzo: Cravero Francesca. - Poni Canavese: N. N. - Ponte Nova (Brasile) : Una figlia di Maria Ausiliatrice. - Pozzolo di Gavirate: Zurloni Maddalena, 2. -- Preseglie: Valentinotti Catterina, 5.

R) - Rivara Canavese: Vasania Giuseppina, S. - Roma : Albina Luciano, 2 ; Guerci Francesca, 10; Suor Cancettini Albertina. - Roppolo : Raimondi Giovannina. - Rosario: Carrone Simone, 10. - Rovegno: Poggi Giuseppe, 2.

S) - Saluzzo: Beone Michele, 3; Giufrè Angela. - Samarate: Suor Teresa Billia. - S. Basilio (Cagliari) : Albina Cappai, io. - S. Pietro Incariano (Verona) : Fasoli D. Arcadio, 5. - Sampeyre: Martin Giovanni, 2. - San Remo: Almerini Luigi Bartolomeo. - S. Salvatore: Panelli Claudina. - Savona: D. Pietro Migliardi, 10; Pizzigoni Catterina vedova Carbone, 15. Scanzano (Napoli) : Un professionista. - Sommariva Perno : N. N. - Strona: Maria S., 20.

T) - Tirano: Tognoli Carolina, 1. - Torino: Una Cooperatrice Salesiana; Maria Pia Demichelis, 5 ; Pasteri Angela ; Cristina Pollano ; N. N. ; Moretti Guerci Lucia, 5 ; Peiretti Domenica, 5. - Torrazza Coste (Pavia) : D. Gio. Gugliada, ioo, per la guarigione d'un fratello. - Tonengo Alazzè: Grua Angela. - Trento: « La Madonna di Don Bosco mi ha guarita », 4. - Tresisio: Sac. N. N., 5.

V) - Valico Sopra (Mossa) : Galanti Carlo, parroco, 5. - Venezia: Giuseppina Morandi. 3 ; L. D. B., 5. - Vercelli . P. R., 2. - Verolengo (Torino): Vela Achille, 2. - Vigone: Sarrà Sebastiano. - Villa Talla (Porto Maurizio) : Carlo Seccatore. - Volvera: Bosco Giuseppa.

Periodici salesiani.

Don Bosco (A 13). Pedagogico-Ascetico. Mensile. Abbonamento : L. 2 ; L. 2,80. Milano, via Copernico, 9. L'Eco di Don Bosco (Anno 6). Bimensile. Abbonamento:

L. 1,50. Jesi, Premiata Scuola tipografica salesiana. La Sacra Famiglia (Anno 3). Mensile. Abbonamento

L. 2 ; L. 3. Firenze, via Fra G. Angelico, 16. L'Amico della Gioventù (Anno 2). Educativo. Quindicinale. Abbonamento : L. 2. Catania, via Cibali, 3.

Abbonamenti cumulativi:

Alle Letture Drammatiche ed alle Letture Cattoliche: L. 4,25 (invece di L. 4,50). (Per l'Estero: L. 5,70. In Ufficio : L. 3,45). - Alle Letture Cattoliche ed alle Letture Amene ed Educative: L. 6,40 (invece di L. 6,75). Per l'Estero : L. 8,30. In ufficio : L. 5,30). - Alle Letture Drammatiche ed alle Letture Amene ed Educative: L. 6,40 (invece di L. 6,75). (Per l'Estero: L. 8,30. In ufficio: L. 5,30).- Alle Letture Cattoliche, Drammatiche ed alle Letture Amene ed Educative: L. 8,55 (invece di L. 9). (Per l'Estero: L. 11,1o. In Ufficio: L. 7). Si mandano GRATIS le Letture Cattoliche, Drammatiche, Amene ed Educative a quei Giornali e Periodici che ci useranno la carità di fare breve cenno dei singoli volumi, avvisandone l'Amministrazione.

Novità

BASSI DOMENICO, Barnabita - Intorno alla culla di Gesù. - Religione, tradizioni ed usanze; arte e letteratura. Firenze, Libreria Salesiana, 1904. L. 2,00. Il mistero del S. Natale non poteva avere un'illustrazione più geniale, più dotta e più varia di questa nuovissima del chiaro Barnabita.

L'Immacolata. - Opuscolo di propaganda con artistica immagine e fine copertina a colori. - Torino, Tipografia Salesiana, cent. 5 (E) ; copie 10o, L. 4,00; copie loop L. 35,00 (D).

Eccone il Sommario: I. Il dogma. - Il. Sue ragioni fondamentali. - III. Suo fondamento nei libri santi. - IV. Sua conferma nella tradizione. - V. Sua manifestazione liturgica. - VI. La solenne definizione. - VII. L'approvazione celeste. - VIII. Come onorare l'Immacolata. - Conclusione.

Ricordo del Cinquantenario da diffondersi fra il popolo. - Graziosa Immagine dell'Immacolata con preghiera indulgenziata da S. S. Pio X. Copie Zoo, L. o,8o (D) Copie 1ooo, L. 7,50 (D).

Notizie compendiate

Italia.

Il nuovo Arcivescovo di Ravenna.

NEL Concistoro pubblico del 14 novembre, in cui venne pubblicata anche la nomìna fatta per Breve di Sua Ecc. Rev.ma Monsignor Giovanni Cagliero alla chiesa arcivescovile titolare di Sebaste, il Santo Padre promoveva alla Metropolitana di Ravenna Sua Ecc. Rev.ma Mons. Pasquale Morganti, Vescovo di Bobbio.

Al novello Arcivescovo, modello di operosità e di zelo instancabile, che nella sua umiltà si gloria dì essere stato educato nel nostro Oratorio, e, Direttore Diocesano dei Cooperatori di Milano, fu il promotore e il sostenitore più caldo ed illuminato dell'opera nostra in quella città, voli gradito l'omaggio augurale dì tutta la Famiglia Salesiana.

Mons. Pasquale Morganti nacque in Lesmo, diocesi di Milano, nel 1852. Compì gli studi prima nell'Oratorio Salesiano di Torino e poi nei Seminari diocesani. Ordinato sacerdote nel 1875, fu nominato confessore nel collegio arcivescovile di S. Martino e maestro di teologia ai prefetti ; nell'83 fu eletto direttore spirituale al Collegio S. Carlo in Milano, e nel '9o passò collo stesso delicato ed importante ufficio al Seminario Maggiore. Preconizzato Vescovo di Bobbio nel concistoro del 9 giugno 1902, e consacrato nel duomo di Milano dall'Em.mo Cardinal Ferrari, portò nella sede affidata alle sue cure uno slancio di fervore apostolico, una dolcezza di modi ed un'operosità mirabile che renderanno illustre e memorando il suo benchè brevissimo pontificato.

Ora l'illuminata sapienza del regnante Pontefice affida a Mons. Morganti il governo della sede gloriosa di Ravenna: il Signore doni all'illustre Arcivescovo lunga vita a bene del novello suo gregge.

Ad multos annos!

CAGLIARI. - Pel nuovo Oratorio Salesiano. - Come già abbiamo annunziato, si è aperta in Cagliari una pubblica sottoscrizione a favore di un erigendo Oratorio Salesiano, mercé lo zelo e l'iniziativa del teol. Mario Piu. Ora, questo buon Direttore dei Cooperatori scriveva in proposito a D. Simplicio: - Ella non può imaginare, con quanto trasporto, leggo nel Bollettino le sue pagine intorno alla necessità degli Oratorii festivi. E per dimostrarle che la mia non è una sterile ammirazione, voglio ricordarle come qui in Cagliari siasi già presa l'iniziativa di erigere un'opera non solo così vantaggiosa, ma sommamente necessaria per questa città. La buona volontà non manca, ma fra noi specialmente mancano i mezzi. Si è tentato di fare tutto il possibile, e benchè si lavori quasi già da un anno si è raccolto pochissimo. Or ecco che cosa pensavo mentre leggeva le sue belle esortazioni. Se ogni lettore del Bollettino e specialmente ogni Cooperatore, contribuisse con un obolo anche tenue ogni qual volta sa, che s'impone la necessità di erigere un Oratorio, con quanta facilità si potrebbero questi moltiplicare e quanta gioventù si riuscirebbe a salvare ! Non si tratta di dar molto, ma solo quel che si può, e subito. - Raccomandiamo la supplica del buon teologo ai buoni Cooperatori di Cagliari e di Sardegna.

DIANO D'ALBA. - Mons. Costamagna, prima di tornare in America, potè ancora prender parte alle solennissime feste celebratesi ad onore dell'Immacolata a Diano d'Alba, ov'ei fu ricevuto dal Clero e dal Municipio. A Diano Sua Eccellenza promosse al presbiterato un diacono salesiano, e prese parte a tutte le funzioni. Nel pomeriggio, la Parrocchiale, scrive la Gazzella d'Alba, era letteralmente gremita di popolo, che pendeva dal labbro del Vescovo Missionario, il quale, colla sua parola facile, paterna, riboccante di affetto per Maria SS., sapeva tener desta l'attenzione del numerosissimo uditorio, eccitandolo a propositi efficaci di vita sodamente cristiana per imitare la Madonna ed arrivare alla gloria del Paradiso, di cui la Vergine è la porta beata Ianua coeli.

In detta circostanza, Monsignore eresse pure la Via Crucis nel locale Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice: ove ad onore Sua Eccellenza si tenne dalle figlie dell'Oratorio una bella accademia.

Dall'Estero.

BRINKMANN (BUENOS AIRES). -

Alla Colonia Vignaud si chiuse sul principio di ottobre una santa missione, per dar comodità a quei nostri emigrati ed a molti altri delle Colonie circostanti, di poter lucrare con frutto il S. Giubileo. Il concorso fu sempre consolante, la chiesa sempre piena, anzi non era sufficiente e si riempiva anche la sacristia. « Tra gli Italiani, scrive un nostro missionario, vi è sempre gran fede, sete della parola di Dio e amore alle pratiche religiose. E il concorso non fu solamente alle prediche, ma anche ai Sacramenti, ed i due ultimi giorni furono di Comunione generale non solo di dame e ragazzi, ma di giovanotti, uomini e vecchi. Si può dire che tutti quelli che presero parte alla S. Missione hanno fatto bene gli affari dell'anima. Vi furono anche una cinquantina di prime comunioni. E dire che molti, giovanotti di 25 anni, fecero ogni giorno circa 12 leghe a cavallo per venire alle istruzioni !... »

NEW YORK - Chiesa e scuole per gli Italiani. - Da lungo tempo si sentiva il bisogno di restaurare e decorare la chiesa della Trasfigurazione , ora affidata ai Salesiani : e quest'anno i nostri confratelli facendo grandi sforzi sono finalmente riusciti a soddisfare il voto unanime di quanti frequentano la chiesa, facendola non solo restaurare, ma decorare in modo conveniente. L'egregio pittore O. La Cagnina, coadiuvato dall'artista Ognibene assunse l'impresa dei restauri e della decorazione, ed i relativi lavori sono presso al loro termine. Urgeva inoltre ingrandire le scuole per i figli dei connazionali nostri, che in gran numero abitano nei dintorni della chiesa, e non solo si sono aggiustati i locali già esistenti, ma se ne sono aggiunti dei nuovi, in maniera da dar posto a tutti i fanciulli, che intendono frequentare quelle scuole.

Naturalmente questi lavori importano una spesa notevolissima, ed a sopperirvi almeno in parte si è pensato di fare una gran fiera, che venne inaugurata il 24 ottobre e protratta sino al principio di novembre con grande concorso di popolo, e, speriamo, con esito pari all'importanza del fine.

SANTOS E RIO JANEIRO - Un'imponente dimostrazione. - Mons. Cagliero tornando in agosto in Italia a bordo del Sicilia, dovè toccare i porti di Santos e di Rio Janeiro. Nel porto di Santos oltre diversi direttori salesiani, accompagnati dagli alunni del Collegio di S. Paolo con la loro banda, furono ad ossequiare Sua Eccellenza moltissimi Cooperatori salesiani e varie autorità cittadine. A Rio Janeiro poi, com'ebbe il Sicilia gettata l'àncora nella grande baia di Guanabara (una delle più belle del mondo) ecco avvicinarglisi una lancia a vapore, portante i 400 collegiali di Nictheroy coi propri superiori, tra cui molti rappresentanti della stampa fluminense, i quali, in mezzo alle acque e dinanzi ad un panorama incantevole improvvisarono una vera accademia. Mons. Cagliero scese quindi nella lancia e per cinque ore potè godere su quella tutte le prospettive che offre quell'incantevole seno. Ritornando al Sicilia fu salutato da un commovente applauso, il quale al dire d'un giornale « ben avrà detto al venerando Prelato, quante simpatie goda in ogni sponda civile l'apostolo infatigabile della Patagonia.»

SIVIGLIA (SPAGNA) - Omaggio all'Immacolata. - In Siviglia, una delle prime città della Spagna nella divozione a Maria Immacolata , celebravasi il I° ottobre una festa gentile e imponente. I maestri della città avevano pensato di condurre ai piedi della Vergine Immacolata tutta la gioventù per consacrarla a sì pietosa Regina ; e la pia idea si effettuò nella grandiosa cattedrale. Ben 10 mila bambini nel semplice ma caro distintivo di un bel nastro

azzurro vi convennero esultanti ; e lo stesso Arcivescovo della città fece la loro consacrazione all'Immacolata e li benedisse cogli occhi molli di lagrime. Anche i Salesiani, scrisse il Correo de Andalucia, concorsero a questa festa e condussero alla Cattedrale 8oo fanciulli, bene allineati e colle loro insegne. La loro musica istrumentale, collocatasi presso la soglia del tempio, suonò all'ingresso e all'uscita di tutte quelle giovani schiere, le quali fecero tra loro una colletta, con cui fu imbandito un banchetto ai poveri della città. Un bravo di cuore alla cattolica e generosa Siviglia.

VIEDMA. - Carità e riconoscenza. - Abbiam ricevuto un elegantissimo opuscolo commemorativo della solenne consegna di una placca onorifica, che le popolazioni d'ambo le sponde del Rio Negro offrivano al salesiano D. Evasio Garrone lo scorso maggio.

I lettori ricorderanno come per iniziativa di Monsignor Cagliero, fin dal 1888 si aperse in Viedma una piccola farmacia nel collegio salesiano a benefizio dei poveri indii. Ma la piccola farmacia, affidata a D. Evasio Garrone, venne in poco tempo in tanta stima anche presso i civilizzati, che prese vaste proporzioni; accanto a sè vide sorgere un ospedale che ha presentemente ben quarantotto letti, e il missionario medico e farmacista potè esercitare un apostolato consolantissimo in mezzo ad ogni sorta di persone. A poco a poco sparvero i pregiudizi contro i sacerdoti, presso i malati si cominciò a chiamare il missionario medico e farmacista, e fra le sue braccia, riconciliati con Dio e col sorriso sul labbro, morirono quanti irreligiosi dimoravano in Viedma, e non erano pochi all'arrivo dei Salesiani. Non è facile nè conveniente restringere in poche parole la storia commovente di questo nuovo apostolato : poichè si verrebbero seppellendo nella dimenticanza tanti fatti degni di memoria.

« Una notte, ci diceva Don Garrone, venne condotto all'ospedale un poveretto che aveva ad un braccio tagliata un'arteria : nell'oscurità della notte non m'era possibile un medicamento regolare. Pure lo visitai con premura, lo fasciai alquanto e in mezzo alla fasciatura misi una medaglia di Maria Ausiliatrice. Al mattino faccio per curarlo, ma era già sano! ... L'anno scorso l'ultima sera di carnevale, un piccolo indietto, di tre anni, tornava col babbo dal visitare la nonna. Vicino a casa, il cavallo si spaventa, il ragazzo cade e il cavallo con una zampa gli schiaccia la testa, e gli fa uscire quasi tutto il cervello. È subito condotto all' ospedale ; sento l' accaduto, sfascio lentamente la testina avviluppata e in realtà un pugno di cervella mi cade in mano... Era finita : tuttavia gli rimetto le cervella entro il cranio, lo fascio convenientemente e siccome dava segni di vita gli do un piccolo cordiale e, meravigliato, raccomando ai parenti di pregare Maria Ausiliatrice. In breve, il ragazzo continua a vivere ; nel capo gli si manifesta una leggera suppurazione che in pochi giorni scompare e il piccolo Ullua torna sano e salvo alla vita libera del campo !... Quanti ne avrei di questi fatti, concludeva D. Garrone, dai quali appare manifesta la benedizione di Maria Ausiliatrice sulle Missioni della Patagonia ».

Ed è appunto a D. Garrone, grati della semplice e generosa sua carità, delle sue premure e anche della sua valentia riconosciuta, che le popolazioni del Rio Negro, offrivano con lietissima festa la bella placca d'oro di cui, benchè in formato impiccolito, riportiamo il disegno.

Necrologia

Il Sac. Ernesto Oberti.

L'ANGELO della morte ci rapiva l'amatissimo D. Ernesto Oberti, sacerdote salesiano, la mattina del 28 ottobre.

Questo buon confratello nacque a Racconigi il 7 maggio 1854. Diede il suo nome alla pia società salesiana il 28 gennaio 1876; e nel 1881 fu inviato da D. Bosco in Ispagna, ove fu prima Direttore ad Utrera e a Madrid, e poi Superiore dell'Ispettoria Celtica di S. Giacomo Maggiore. Da circa dieci mesi era travagliato da un'infermità non ben definita. Venuto in Italìa, fu consigliato a fare un viaggio di salute, e sembrava che le attenzioni usategli in quelle case che ebbero il piacere d'ospitarlo, gli fossero di non poco sollievo. Ma il 12 ottobre cominciò a peggiorare e si constatò l'esistenza di un tumore maligno al fegato, che lo condusse in pochi giorni al sepolcro. Morì in Roma, presso il nostro rev.mo Procuratore Generale.

La morte di Don Oberti fu un'eco fedele della sua vita spesa interamente nella pietà, nel lavoro indefesso per la gioventù, nell'esercizio delle virtù religiose. Che Iddio doni alla Pìa Società Salesiana molti membrì che lo rassomiglino, e intanto ammetta al premio dei giusti l'anima cara di Don Oberti, la cui memoria sarà sempre in benedizione.

Bartolomeo Bellìsìo di Cherasco.

GLi antichi allievi dell'Oratorio ricorderanno ancora senza dubbio Bartolomeo Bellisio, allievo della scuola di pittura, che D. Bosco non esitava di proporre qual modello di pietà e di candore a tutti i suoi giovanetti. Tale infatti si mantenne il buon Bartolomeo per tutto il tempo che fu soldato e negli anni che frequentò l'Accademia di Belle Arti e in seguito. Don Bosco diveva di lui: - Sfido tutti i giovani a trovare in Bellisio un difetto!

Quando ci fu chiamato sotto le armi, Don Bosco fece di tutto perchè stante alcune circostanze di famiglia ne fosse dispensato. Ma dovette partire. La prima sera che si trovò nella caserma della Cittadella in Torino, suonato il silenzio, udì vicino a sè come un sommesso mormorio. Era la preghiera del suo vicino, che ben presto riconobbe per fervoroso cattolico. Non tardò a scoprirne altri, e fecero insieme come un rosario vivente, prendendosi ciascuno un giorno del mese per recitarlo. A lui toccò il 23 del mese. Ma dopo otto mesi ebbe il suo congedo, per le pratiche di D. Bosco.

Di quest'antico allievo, oltre il profumo delle sue virtù, rimangono nell'Oratorio due care memorie: il ritratto di Mamma Margherita da lui offerto a D. Bosco nella festa di S. Giovanni del 1855, senza del quale si sarebbe perduta la memoria di quella simpatica fisionomia; ed il genialissimo gruppo di D. Bosco che confessa, affettuosa e delicata composizione ispiratagli dalla sua fede e dalla sua riconoscenza.

Buon ritrattista, visse poi vita modesta e intemerata, compiacendosi di dipingere in particolar maniera Immagini della Vergine.

Nel 1891, inviando all'Oratorio l'autografo di una lettera scrittagli da D. Bosco, scriveva: - Mia somma gloria si è quella di essere stato da esso grandemente beneviso e beneficato. - Ciò che mi rincresce e che mi accora è quando leggo il bisogno e la richiesta di offerte per l'Opera sua in generale e il non poter corrispondere come cordialmente desidererei- stante le circostanze critiche e le malattie, non restandomi che offrire a Dio il mio desiderio ed attendere da Esso un tempo più Propizio per soddisfarlo.

Questo buon figlio di Don Bosco volava in Paradiso nello scorso ottobre, in Cherasco sua patria. E perchè sia presto l'anima sua introdotta nella gloria celeste, la raccomandiamo vivamente ai suffragi di tutti.

Sig.ra Teodolìnda Pilatì Donini.

QUESTA zelantissima Cooperatrice era nata in Comacchio il 7 agosto 1823.

Trasferitasi colla famiglia a Bologna, rimase in breve tempo orfana prima del padre e poi della madre. Unitasi in nozze con l'avvocato Aldobrando Donini, visse con lui vita ritirata e benefica. Trenta e più anni or sono orbata anche dello sposo, si diede maggiormente alla pietà e ad un esercizio mirabile della carità cristiana. Amò viver povera per soccorrere i bisognosi, e nascondeva con umiltà profonda le sue beneficenze.

Predilesse le Missioni della Patagonia Meridionale e della Terra del Fuoco; e fe' pure vive istanze per la fondazione della Casa Salesiana di Comacchio, cui non lasciò di beneficare con frequenza. Morì il 1° ottobre u. s. Sia pace all'anima sua, per la quale invochiamo particolari suffragi.

Don Martino Taddeì.

IL 20 settembre u. s. si addormentava nel Signore il pio Coadiutore di Corteno, D. Martino Taddei, Decurione dei nostri Cooperatori. L'animo schietto e leale ed il cuore tenero e generoso lo resero caro a quanti lo conobbero. Morì nell'età di 46 anni. Suffraghiamone l'anima eletta, sicchè abbia a ricevere presto il premio delle sue virtù.

INDICE.

1904

Documenti ed articoli.

Lettera del Rev.mo D. Michele Rua (1 gennaio 19o4), pag 1. Dell'indirizzo religioso-morale nelle scuole professionali di Don Bosco, 9.

Veniamo alla pratica, 33. Nell'onomastico dei S. Padre, 65.

Della cultura intellettuale nelle scuole professionali di D. Bosco. 66. Enciclica di S. S. Papa Pio X sul Giubileo dell'Immacolata, 69. I documenti pontifici sulla restaurazione della musica sacra, 97. Per le imminenti solennità dell'ausiliatrice, 129. Preziosi ammaestramenti del Papa, 131. li Centenario della Consolata, 133. Al divoti del S. Cuore, 136.

Il mese del S. Cuor di Gesù, 161.

Dell'insegnamento artistico- nelle scuole professionali di don Bosco, 193.

Per la musica sacra, 199, 4 Agosto, 225.

Dell'educazione della donna, 226.

La IIa Esposizione triennale delle Scuole Professionali e Colonie Agricole Salesiane, 257:

(L'inaugurazione, 259. - Illustrazione e descrizione, 295. - Visite illustri, 316. - Visita di S. M. la Regina Madre e dell'Em.mo Card. Richelmy, 324. - La festa di Chiusura, 326.

Elenco dei premiati, 328, 329. - Giudizi della Giuria, 358. D. Bosco e gli operai (Prof. D. A. Carmagnola), 261. I libri di testo, 266.

Un prezioso autografo pontificio sulla Pia Unione dei Cooperatori Salesiani, 289.

Testo latino e traduzione, 291.

I Cooperatori Salesiani nel 10 Giubileo del Dogma dell'Immacolata, 321.

Nel mese dei morti, 336.

Gloria all'Immacolata! 353.

Auguri, 357.

Pagina intima.

11, 36, 73, 101, 157, 166.

Gli Oratori festivi.

(Lettera aperta agli amanti della gioventù). VI. - Dell'utilità degli oratori, 40.

VII. - Della necessità degli oratori, 74.

PARTE IIa - Due parole d'introduzione, 298. I. - Un appello ai RR. Sacerdoti, 299.

II. - Due parole a tutti i genitori ed una specialissima ai genitori facoltosi, 331.

III. - Come funzioni un Oratorio Salesiano, 360.

Per gli emigrati italiani.

Deliberazioni del III° Congresso Salesiano, 37.

A Cape Tozen: Scuola d'inglese, biblioteca circolante ecc., 38. - Il primo giornale italiano, 199.

A Zurigo. La Missione Cattolica Italiana, 102, 333. Al Sempione e a Liegi, 148

A Roma: Conferenza « pro emigratis », 168.

Negli Stati Uniti. Un concerto a New-York, il Collegio Italiano di Troy, un Breve del S. Padre, 168.

A Smirne: Scuola tecnico-commerciale e Scuola popolare italiana; a bordo della « Flavio Gioia », 197.

A S. Paolo nel Brasile: Visita di Mons. Scalabrini e l'opera dei Salesiani, 333.

Pel Giubileo dell'Immacolata.

Indulgenze concesse da PP. Pio X, 42, 228. Pellegrinaggio delle Figlie di Maria, 42.

Esposizione Mariana internazionale, 164, 228. Una circolare del Sig. D. Rua. 165.

L'Immacolata sulla vita della Chiesa e in rapporto alla Pia Società Salesiana, 165.

Le feste di Nictheroy, 230.

Congresso Mariano mondiale, 323.

L'omaggio dei Cooperatori Salesiani, 321.

Visita del Sig. D. Albera alle Case d'America.

Nel Perù: 23, 43, 76.

Nell'Equatore: 104, 138i 232, 267, 334. In Colombia: 364.

Missioni

Brasile: Da S. Paolo al Matto Grosso (Lettera di D. Antonio Malan): 303. - Nel Gran Parà (Lettera di D. Renzo Giordano): 340.

Brasile-Matto Grosso: Dalla Colonia del S. Cuore fra gli Indii Coroados Bororos (Lettere di D. Giovanni Balzola); 17, 45, 142, 364. - Sugli stessi Indii /Relazione di D. Ambrogio Turriccia/: 8o, III, 142. - Altre notizie, 277, 303.

Colombia: Pci poveri lebbrosi (Dalle lettere di D. Evasio Rabagliati): 18, 177, 206, 242, 275, 337, 365. - Come si vive fra i lebbrosi (Lettera di D. Antonio Ainze/: 208.

Equatore. Una predica in lingua Kivara, 47. - Mons. Costamagna a Gualaquiza /Lettera di D. Aguilera/: 175, 202.

Giamaica (Grandi Antille) : Il terribile uragano dell' 1 t agosto 1903 (Relazione di Eugenio Tedeschi/: 271 - Altro disastroso uragano /Lettera di D. Federico Barni) 274.

Patagonia Sett.: Due lettere di Zeffirino Namuncurà, 114.- La india Juana, 179. - Da lunin de Los Andes, 181. - La parrocchia di Chos Malal, 349.

Patagonia Merid.: Da Punta Arenas ad Ultima Esperanza, 238.

Il Culto di Maria Ausiliatrice.

Nel Santuario di Valdocco: Cronaca: 23, 50, 84, 116, 150, 210, 248, 311, 345, 369. - Le solennissime feste di Maggio, 182.

Nelle altri parti del mondo: In Italia: tridui, novene e feste, 211, 212, 247, 279. 345: Nuove capelle ad Ospedaletto Euganeo, 84; e a Pozzomaggiore, 278: Incoronazione a Bordighera, 246. - Spagna, Francia ed Oriente: 50, 212i Nicaragua e Colombia, 23i Brasile: 117, 311i Equatore: 378, 344i Perù: 311i Guatemala: 311i Repubblica Argentina: 150, 212; Patagonia: 118. ecc., ecc.

Grazie di Maria Ausiliatrice. 23, 52, 86, x18, 151, 185, 213. 248, 279, 312, 345, 370.

Notizie varie.

Il Congresso Argentino di Musica Sacra, 174. Le solennità centenarie della Consolata, 196. Don Bosco e la Consolata (poesia), 167. Consolanti risultati agrari, 201.

Pegli Emigranti alle regioni patagoniche, 201. D. Rua in Polonia, 229.

Preghiere per gli Emigranti, 230.

1 nove secoli di 1 ruttuaria e l'opera di D. Bosco, 265.

D. Rua nel Belgio, 301.

Un'opera dell'Em.mo Card. Svampa, 158. In Ottobre - Raccomandazioni, 302. Il Cinquantenario di Silvio Pellico, 91. Il nuovo Arcivescovo di Sebaste, 220.

Il 10 Congresso delle Associazioni Cattoliche giovanili, 316. Il nuovo Arcivescovo di Ravenna, 372.

Notizie compendiate.

A Valdocco: 25, 57, 90, 154, 188, 250, 282, 316, 348, - La festa di S. Giovanni Battista, 216 IN ITALIA:

Ali Marina, 282.   Lugo, 91 217.

Alvito, 26.   Macerata, 252.

Biella, 251.   Messina, 190.

Bologna, 91, 122.   Milano, 27, 59, 90, 123, 154, 217.

Borgo S. Martino, 188.   283, 317.

Bordighera, 121.   Monterubiaglio, 2,8.

Brescia, 188.   Napoli, 91, 284.

Cagliari, 373.   Nizza Monferrato, 28, 2,8.

Casale Monferrato, 251, 284.   Orvieto, 59, 91, 155, z84.

Catania, 217.   Oulx, 92, 2,8.

Chiavari, 250.   Parma, 284.

Chieri, 26, 217, 251.   Pavia, 190.

Colle Salvetti, 283.   Perosa Argentina, 2,8.

Comacchio. 316.   Pisa, 123.

Corigliano d'Otranto, 189.   Pistoia, go.

Cuorgnè, 283.   Rapallo, 123.

Desenzano, 9I.   Roma, 59, 154, 218, 253, 317.

Diano d'Alba, 974.   (Udienza Pontificia del 27

Este, 283.   settembre), 348.

Faenza, 121.   Saluzzo, 9I.

Ferrara, 91, 251.   Sampierdarena 90, 219, 284.

Firenze, 123.   S. Benigno Canavese, 253.

Possano, 57, 189, 217.   S. Giuseppe Iato, 253.

Foglizzo, 57.   S. Gregorio (Catania), 190, 253.

Genzano di Roma, 252.   Sassello (Alessandria), 29.

Genova, 90.   Schio, 29.

Giaveno, 283.   Spezia, 284.

Intra, 58.   Stella S. Martino, 121.

Ivrea, 58, 317.   Varazze, 121.

Lanusei, 59.   Verona, 91.

Lanzo Torinese, 154, 252.   Terranova Sicula, 317.

Legnago, 58.   Torino S. Giov. Evangel., 90, 188.

Loreto, 252.   Trevi, 284.

ALL'ESTERO:

Alessandsia d'Egitto, 317.   Macao (Cina), 29.

Angra, 61, 220, 349.   Malta, 59, 155, 220.

Balerna, 29.   Nazareth, 219.

Barcellona, 253.   Oswiecim, 317.

Betlemme, 220, 318.   Palestina, 285. Ciudadela (Isole Baleari), 254. Smirne, 285.

Costantinopoli, 61.   Trento, 190.

Guernesey, 92.   Vienna, 219, 348.

NELLE AmERICHE:

Bagè, 190.   Patagones, 285.

Bahia, 155.   Pernambuco, 222.

Berual, 92.   Ponte Nova, 62, 287.

Bogotà, 92.   Porto Porvenir, 254.

Briukmann, 29, 373.   Puntarenas, 156, 222. Buenos Ayres, 30. 92, 122, 156, Quito, 191.

191, 220, 254, 285.   Santos e Rio Janeiro, 373.

Chos Malal, 349.   S. anna, 157, 286.

Cuyabà, 305, 349.   S. Nicolas, 254.

Junin de los Andes, 181.   S. Paolo, 156, 350.

La Paz, 283.   S. Salvador, e S. Tecla, 157, 287.

Lima, 155.   Santiago, 30, 62, 122, 254.

Lorena, 61, 92.   Troy, 62.

New Jork, 122, 222, 286, 373.   Valparaiso, 157.

Nictheroy, 30, 350.   Viedma, 287, 374.

Necrologia.

Abate Ignazia, 287. - Bazàn Dottor Abele, 31. - Bellisio Bartolomeo, 375. - Bonavia D. Giovenale, 93. - Sonetti Mons. Augusto, 318. - Bonetto Giovanni, 125. - Bracotti Luigi, 191. - Brunelli cav. Leopoldo, 3,8. - Casentini D. Francesco, 222. - Castiglia Luigi, 125. - Celesia Card. Michelangelo, 158. - Darbesio Enrico fu Francesco, 125. - De Meens Anna, 350. - Di Viancino conte Francesco, 159. - Durazzo marchese Marcello, 223. - Echevarria Ignazio, 396. - Gauci diac. Cesare, 159. - Gonzales Calisto Mons. P. Raff. 222. - Gropallo-Adorno marchesa Teresa, 94. - Massucco D. Francesco, 63. - Molo Mons. Vincenzo, 125. - Moretti D. Isidoro, 3t. - Mosca D. Giovanni, 159. - Oberti D. Ernesto 374. - Panizzoni Anna ved. Colbacchini, 125. - Pilati Donini Teodolinda, 375. - Pullicino damigella, 191. - Rainoni D. Andrea, 222. - Sala Mons. Federico, 31. - Taddei D. Martino, 375. - Tono Gaetano, 63.

Cooperatori defunti.

94. 95, 126, 127, 223, 255, 319, 351.