BOLLETTINO SALESIANO

Periodico della Pia Unione dei Cooperatori Salesiani di Don Bosco

ANNO XXVIII - N. 1   Esce una volta al mese   GENNAIO 1904.

SOMMARIO- Lettera del Sac. Michele Rua ai Cooperatori    pag.   I Dell'indirizzo religioso-morale nelle scuole professionali di Don Bosco    9 Pagina intima . . . . II Della Visita del R.mo Don Albera alle nostre Case d'America .   .   13 Missioni : Matto Grosso : Gli Indi Coroados - Colombia: Appello pei lebbrosi    16

Pellegrinaggio Piemontese a Lourdes    20 Culto e grazie di Maria Ausiliatrice . . 21 Notizie compendiate : Torino-Valdocco - Alvito - Chieri-Milano -Napoli - Nizza-Monf. - Pistoia -Sassello - Schio - Balerna - Macao - Brinkmann - Buenos Aires - Nictheroy - Santiago . 24

Necrologia: Mons. Federico Sala - Dr. Abele Bazàn -- D. J. Moretti   . 31

Illustrazioni : Una festa nell'Istituto Salesiano di La Paz (Bolivia), 5 - La Società « Concordia » dell'Oratorio di S. Luigi in Schio, 11 - Bandiere dei giovani studenti ed artigiani dell'Orat. di Torino, 25 -Un lebbroso nell'ospedale del Lazzaretto di Agua de Dios, 17 - Parte centrale del Lazzaretto, 18 - La banda dei lebbrosi, 19 -Una famiglia di lebbrosi, 28.

IL SACERDOTE MICHELE RUA Ai Cooperatori ed alle Cooperatrici di D. Bosco

Benemeriti Cooperatori, Benemerite Cooperatrici,

RIMARRANNO per sempre profondamente scolpite nella mia memoria le parole pronunziate dall'Eminentissimo Cardinale Svampa nel Congresso salesiano tenutosi in Torino nello scorso maggio. Colla sua smagliante eloquenza, egli ci dipinse a vivi colori il popolo ebreo che nella valle valorosamente combatte contro i suoi nemici, mentre sul monte Mosè intercede per lui, tenendo levate in alto le braccia, e gli ottiene dal Dio degli eserciti compiuta vittoria. Nel popolo d'Israele l'Eminentissimo Principe si compiacque di ravvisare un'immagine di noi, poveri figli di D. Bosco, che sparsi ornai su tutta la faccia della terra ci sforziamo di far guerra al vizio ed all'errore, e secondo le nostre deboli forze ci adopriamo ad estendere vie più il regno di Gesù Cristo. In Mosè poi, molto più a proposito, egli vedeva raffigurati i nostri buoni Cooperatori, le zelanti nostre Cooperatrici che colle loro ferventi orazioni, moltiplicando le opere buone e imponendosi non pochi nè lievi sacrificii, implorano sull'esercito salesiano la protezione dell'Ausiliatrice dei Cristiani, e procurano di ottenergli la vittoria sul nemico delle anime.

Se cosi stanno le cose, chi non vede quale intima relazione esista fra i Salesiani ed i loro generosi Cooperatori ? Non v'ha dubbio, gli uni e gli altri hanno un solo desiderio, la gloria di Dio; uno ed unico è il fine dei loro sforzi, strappare all'inferno il maggior numero di anime che loro sia possibile. Si conosce di qui egualmente qual parte abbiano i Cooperatori in quelle opere di cristiana carità che i Salesiani coll'aiuto di Dio vanno facendo. Quindi nasce la convenienza di render loro conto di quando in quando dei lavori che abbiamo tra mano, come abbiamo costume di fare in sul finire d'ogni anno. Il riandare colla nostra mente le vicende dell'anno testè terminato, il ricordare quel poco di bene che abbiamo potuto fare, le lotte sostenute, le difficoltà che abbiamo vinte, ben lungi dall'essere per noi oggetto di vana compiacenza od ostentazione, sarà per contrario un tributo di viva riconoscenza a Dio per le grazie che ci ha concesse, sarà un conforto, un incoraggiamento per tutti a continuare generosamente quell'apostolato che è fine principale della nostra Pia Associazione, cioè la salvezza delle anime.

Uno sguardo indietro.

La Divina Provvidenza dispose che l'anno 1903 fosse pei Salesiani e pei loro benemeriti Cooperatori uno dei più memorabili. Nel corso del medesimo fummo rallegrati dagli avvenimenti più maravigliosi e consolanti, quantunque, come suol avvenire in questa valle di pianto, essi andassero alternati con alcune vicende assai dolororose. Gli uni e le altre vi sono già note, miei buoni Cooperatori e pie Cooperatrici, tuttavia non sarà fuor di proposito farne cenno in questa mia lettera.

L'ultimo anno si apriva con un fatto che a tutti riempiva il cuore di purissima gioia, di felicità ineffabile. Il sapientissimo Leone XIII, di santa memoria, nello scorso gennaio riceveva in particolare, straordinaria udienza il Rettor Maggiore della Pia Società Salesiana e varii rappresentanti dei nostri principali istituti, i quali umiliavano a' piedi dell'Augusto Vicario di Gesù Cristo l'obolo della loro filiale pietà. In quel momento fortunato fu concepita l'idea di un Congresso Salesiano da tenersi in Torino ; in quell'istante solenne fu decisa per ispeciale favore di Sua Santità l'Incoronazione della taumaturga immagine di Maria SS. Ausiliatrice; due gloriosi avvenimenti che rimarranno scritti a caratteri d'oro negli annali della nostra Pia Società. Infatti quel Congresso, benedetto ripetutamente dall'Augusto Vegliardo del Vatìcano, onorato dalla presenza di cospicui personaggi, venuti anche dalle più lontane contrade, fu coronato dal più splendido risultato, e fu un vero trionfo pel nostro dolcissimo Padre D. Bosco e per l'Opera da lui fondata. Nè io posso lasciare sfuggire quest'occasione per attestare ancor una volta la mia più profonda gratitudine a quegli Eminentissimi Cardinali e Rev.mi Arcivescovi e Vescovi che. pure con molto disagio, si degnarono accrescere decoro alle nostre assemblee collo splendore della loro altissima dignità e colla sapiente loro parola tracciarci la via più sicura per far il bene. Serberò egualmente grato ricordo di quegli ottimi Cooperatori, sacerdoti e laici, che venendo a Torino ci edificarono colla loro, specchiata pietà e coll'ardente loro zelo, e che ci infusero coraggio e lena colla loro eloquenza. Mi è dolce sperare che, come augurava il nostro Eminentissimo Cardinal Richelmy in fine di una -sessione, del Congresso salesiano di Torino si potrà ripetere la parola della Genesi: dixit, et fatta sunt. Ciò che disse fu fatto. Sì, faccia il Signore che le belle e stupende deliberazioni prese siano messe in pratica, procurando cosi la maggior gloria di Dio e salvando molta gioventù.

Il Congresso fu la miglior preparazione all'incoronazione dell'immagine di Maria Ausiliatrice. Di queste solennissime feste io mi dichiaro incapace di darvene anche solo una pallida immagine, e d'altro lato è inutile che io v'intrattenga, avendo la fama delle medesime valicati i monti, tragittati i mari e riempiuto., si può dire, il mondo intiero. Ciò che non posso passar sotto silenzio si è la consolazione che io provai vedendo che quelle grandiose; solennità non produssero solo un entusiasmo passeggiero e ristretto alla breve cerchia del nostro Piemonte, ma ebbero un'eco fedele nei più lontani paesi. Ovunque, quale scossa elettrica, eccitarono i cuori ad amare ed onorare sempre più la nostra dolcissima Vergine Ausiliatrice, e ne abbiamo irrefragabili prove nelle devotissime feste che si celebrarono incoronando in molti luoghi le immagini di Maria Ausilìatrice col permesso degli Ordìnarii. Che più? Altro consolantissimo frutto di tali feste si fu l'aver eretta in molte città e paesi d'Europa e d'America la Arciconfraternita di Maria Ausiliatrice e d'averne a dismisura accresciuto il numero degli associati. Ciò mi convince che i nostri buoni Cooperatori non si terranno paghi di aver incoronata Maria Ausiliatrice di gemme e di diamanti, ma le procureranno ancora un serto più prezioso di molte anime strappate al demonio ed all'inferno.

Fu pur causa di gaudio al cuor mio e de' miei Confratelli il felice ritorno, dopo un viaggio di circa tre anni del mio rappresentante D. Albera, che ci portò notizie cotanto consolanti del bene che si va operando dai Figli di D. Bosco in quasi tutte le repubbliche dell'America.

E siami qui permesso accennare un'altra gioia di cui ci fu apportatore l'anno 1903. Dopo il lutto di tutta la Chiesa nel vedere scomparire la maestosa figura di Leone XIII, quale giubilo nel vedere assunto al trono di Pietro il Cardinal Sarto ! Pio X conobbe D. Bosco e si mostrò, qual Vescovo di Mantova e Patriarca di Venezia , oltremodo benevolo verso i Salesiani. Pochi giorni dopo la sua esaltazione si degnò inviarci la sua apostolica benedizione con preziosissimo autografo , il 3 novembre mi accordò una particolare udienza, in cui per tre quarti d'ora ebbi a godere di quella paterna bontà per cui il nome di Pio X corre sulla bocca di tutti, e lo fa padrone di tutti i cuori. Diede a divedere quanto ami l'associazione dei Cooperatori, e quanto bene da loro si aspetti, e nel congedarmi si degnò d'impartire una cordiale ed ampia benedizione ai Cooperatori, alle Cooperatrici, alle loro famiglie ed a tutti i loro affari temporali e materiali.

Ma non si dànno rose senza spine. Il Signore volle visitarci colla prova della tribolazione. Infatti una spina pungentissima fu pel mio cuore la triste sorte toccata a' miei carissimi figli, i Salesiani di Francia. Questa grande nazione, onorata del titolo di figlia primogenita. della Chiesa, sempre la prima e la più generosa quando si tratta di esercitare la carità, ora con immenso dolore de' buoni cattolici, che sono la maggioranza, vede migliaia de' suoi cittadini, di nient'altro colpevoli che d'essersi consecrati al servizio di Dio e del prossimo, trascinati dìnanzi ai tribunali, condannati quali malfattori, cacciati dai loro conventi, spogliati di ogni avere ed obbligati a prendere il sentiero dell'esilio, se vogliono conservarsi fedeli alla loro vocazione. I Salesiani che per mezzo dei loro caritatevoli Cooperatori avevano aperte oltre venti case pei giovanetti francesi poveri ed abbandonati, fondate per loro numerose scuole e vasti laboratorii ; i Salesiani che avevano saputo attirarsi la simpatia perfino di tanti non cattolici, ebbero la speranza per alcuni mesi di essere risparmiati e di poter continuare ad essere i padri degli orfani, il sostegno dei derelitti. Ma nei primi di luglio, dopo una lunghissima discussione in Senato, veniva emanato il decreto della loro espulsione e della chiusura dei loro istituti. Il vostro buon cuore solamente può misurare l'acutezza della mia angoscia nel vedere in un istante disfatto ciò che aveva costato tanto danaro e tanti sacrifici, il dover lasciare che sì gran numero di poveri fanciulli siano di nuovo abbandonati a se stessi ed esposti ai pericoli d'un mondo corrotto e corrottore. Non posso però fare a meno di rendere pubbliche grazie ai valenti Oratori che difesero così strenuamente la nostra causa ed ai cento senatori, che a dispetto delle gravi pressioni diedero il voto favorevole ai Salesiani.

Altra spina mi trafisse il cuore nel ricevere l'infausta novella che la febbre gialla era penetrata nelle nostre case del Brasile, ed aveva mietute ben nove vittime fra i nostri Missionarii. Alcuni erano primarii Superiori, tutti in giovane età, forniti di bell'ingegno, ardenti di zelo, ed in un momento scomparvero dalla. scena del mondo, lasciando un vuoto che noi non sappiamo come riempire. Inoltre venne pure chiamato all'eternità D. Antonio Belloni, fondatore delle case di Palestina. La morte di questo padre degli orfani, di questo Salesiano esemplare, fu pianta come pubblica sciagura in Betlemme, e fu oltremodo sensibile e dolorosa a tutti i benefattori delle scuole d'Oriente, d'Italia, del Belgio e della Francia. Giova sperare che i nostri benemeriti Cooperatori continueranno ad aiutarci per provvedere il pane, il vestito e l'istruzione a tanti poveri fanciulli della Terra Santa. E questo il miglior omaggio che si possa rendere alla venerata memoria di D. Belloni.

Ai Benefattori della prima ora.

Ogni anno mi pare doveroso dar conto delle nuove fondazioni. La ragione si è che ordinariamente dal numero delle case recentemente aperte i nostri buoni Cooperatori si fanno una idea della vitalità e del progresso dell'umile nostra Pia Società. Da ciò ugualmente si viene a conoscere di qual riputazione goda la nostra Associazione presso i Vescovi ed anche presso i Governi che in mille modi insistono perchè noi andiamo nelle loro diocesi e nei loro Stati a prendere cura della gioventù.

Questi nuovi istituti sono pure chiaro indizio dell'attività dei Cooperatori che nulla risparmiano pur di avere fra loro i Salesiani. È quindi per noi un dovere di riconoscenza segnalare questi atti di generosa carità. Ciò non di meno noi siamo ben lungi dal non tenere nel conto dovuto lo zelo d'innumerevoli nostri benefattori che imponendosi gravi sacrifici sostengono certe case salesiane esistenti da molti e moltì anni. Come ci edifica e c'incoraggia la costanza di coloro che ogni anno ci fanno pervenire la loro offerta, e per tal modo ci mettono in grado di continuare ad educare cristianamente tanti giovanetti ad alimentare ed istruire tanti poveri orfanelli, a coltivare le vocazioni, e diffondere i buoni libri, a soccorrere le missioni più bisognose ! Ond'è che allorquando io prendo in mano i registri dei nostri benefattori e scorrendone le pagine incontro il nome di quelli che già aiutarono D. Bosco e poi continuarono ad usar carità col suo Successore, il mio cuore si commuove, gli occhi mi si riempiono diì lacrime, e prorompo in queste parole : ecco gli operai della prima ora ! Mutarono i tempi, si cambiarono le persone con cui ebbero a trattare, ma rimase incrollabile la loro simpatia e la loro carità verso le opere salesiane. Questi nostri benefattori non temano che piccola abbia ad essere la mercede della loro generosità; noi ogni giorno preghiamo perchè sia proporzionata alla loro perseveranza, e perchè loro sia dato il cento per uno e la vita eterna: centuplum accipiet et vilam aeternam possidebit. Questa è parola del Vangelo, e sillaba di Dio non si cancella.

Nuove fondazioni.

Nell'enumerazione delle case fondate nel corso del 1903 mi torna oltremodo gradito l'incontrare subito varii Oratorii festivi, pei quali voi sapete aver io una verace predilezione, essendo stato un Oratorio festivo la culla delle opere di D. Bosco. Nel 1903 se ne fondarono due nuovi, uno ad Ascoli Piceno e l'altro ad Iseo in quel di Brescia. Si diede maggiore sviluppo a quelli di Pistoia e di Livorno in Toscana, ove il personale prese stabile dimora. La Spagna ne conta uno di più, ed è quello di Huesca, a cui sono annesse varie scuole elementari. Con somma gioia vi annunzio che aumentò il numero delle Casefamiglia, poichè si assunse la direzione di St. George's home, in Londra, nella qual casa si radunano più di cento giovani artigiani per la scuola, per dormire, prender cibo, fare le loro pratiche di pietà. I risultati ottenuti negli otto primi mesi, sono assai consolanti. In Ottobre scorso i Salesiani furono chiamati parimenti a dirigere un'opera somigliante per fanciulli allievi delle pubbliche scuole in Vienna, capitale dell'Impero Austriaco. In quell'asilo i bambini dopo la scuola, passano il resto della giornata fuori d'ogni pericolo morale e corporale sotto la sorveglianza dei Salesiani.

Desiderosi di renderci utili ai nostri cari connazionali emigrati, ed aiutarli nell'importantissimo affare dell'educazione dei loro figliuoli, abbiamo, con non leggiero sacrificio, accettato dietro caloroso invito dell'Assocìazione nazionale per la protezione dei missionarii italiani all'estero, di mandare alcuni maestri ed assistenti per le scuole italiane commerciali e le scuole elementari in due quartieri diversi della città di Smirne in Turchia, così pure per le scuole elementari italiane in Costantinopoli, ove sono assai numerosi gli emigrati.

Da varii anni i salesiani erano attesi nell'Isola di Malta per prendervi la direzione di un istituto d'arti e mestieri, preparato specialmente dallo zelo di varii benemeriti Cooperatori e sostenuto dal Governo inglese. Finalmente nello scorso Novembre essi ne presero possesso, e faranno del loro meglio per corrispondere all'aspettazione del Governo e dei loro benefattorì e formare di quei giovanetti dei buoni cristiani ed onesti cittadini.

Nella Repubblica Argentina, suolo così ferace di istituti salesiani, non ostante l'estrema strettezza di personale, sorsero in quest'anno testè passato un Oratorio festivo a S. Isidro ed una Colonia agricola a due leghe di Brinkmann (Prov. di Cordoba), dovuta alla liberalità dei coniugi Vignaud.

Nel sud del Brasile si aprì una Colonia agricola in S. Francisco dos Campos. Nell'Equatore oltre all'aver fatto risorgere gli istituti che si avevano prima della espulsione dei religiosi , i Salesiani fondarono una casa in Atocha presso Ambato, destinata alla formazione del personale necessario per quelle scuole e laboratorii. Merita egualmente una speciale menzione il Collegio di Sant'Anna, fondato nella Repubblica di San Salvador, centro America. Ma dove si manifestò più particolarmente l'intervento della Provvidenza si fu nella fondazione fattasi ultimamente in Troy, nella diocesi di Albany, negli Stati Uniti. Desideravamo ardentemente di aver un luogo ove raccogliere i figli degli emigrati italiani , bisognosi di assistenza ed aiutare quelli che mostrassero inclinazione allo studio ed anche vocazione alla vita sacerdotale, che per la grazia di Dio non sono rari. Già si pensava di far acquisto d'un terreno in NewArk, città vicina a New-York, anche gravando la nostra Pia Società d'un debito enorme. Ma quando S. E. R. Mons. Fareley, Arcivescovo di New-York ebbe notizia di questo tentativo, immediatamente pose a nostra disposizione un grande e comodo edifizio, altre volte adibito come Seminario, nella città di Troy. Mentre ne rendo pubblicamente sentite grazie a Monsignor Arcivescovo, faccio voti che i figli degli italiani che colà saranno accolti, si mostrino degni di cosi segnalato favore.

È necessario prima di terminare questa rassegna che io accenni alcune opere che senza fallo interesseranno in modo speciale i lettori di questa mia lettera. I figli di D. Bosco costretti ad abbandonare la Francia, non si rassegnarono a cessare dal beneficare i giovanetti affidati alle loro cure. Essi nel prendere il sentiero dell'esilio con immenso sacrificio condussero seco buon numero dei più bisognosi fra i loro allievi. Accompagnati dai medesimi, alcuni si rifugiarono nel Belgio, altri vennero in Italia, altri andarono in Inghilterra ed in Isvizzera. Sì è per tal modo che alcuni istituti di Francia si videro quasi trapiantati con tutto il loro personale nelle circostanti nazioni. Cosi i Superiori ed i Maestri diedero un esempio memorabile di carità e zelo verso i loro alunni, e questi dal canto loro mostrarono pure quanto sapessero apprezzare il benefizio d'una educazione cristiana procurandosela anche a costo di andar lungi dai loro parenti e dalla loro patria. Questo fatto mi dà a sperare che la persecuzione contro i religiosi non varrà punto a spezzare il vincolo che finora tenne uniti i buoni Cooperatori francesi alla Pia Società Salesiana, e che essi ci verranno in aiuto per continuare l'educazione di questi cari giovani, loro concittadini.

Nuove Case delle Figlie di Maria Ausiliatrice.

Da quanto ho potuto vedere co' miei occhi e da quanto mi fu riferito, mi sono convinto che Iddio benedice in modo speciale la Congregazione delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Il campo loro assegnato va prendendo ogni anno più vaste proporzioni , nè mai, la Dio mercè, venne a diminuire la loro attività. Pare che la Divina Provvidenza loro abbia affidata la delicatissima missione di fare da madri ad un numero sterminato di piccini d'ambi i sessi, la cui genitrice, obbligata a lavorare da mane a sera, non potrebbe averne cura; quindi ben numerosi sono gli asili d'infanzia diretti dalle Suore di Maria Ausiliatrice. Si sa quanto bene esse possono fare in questi asili, ma solamente chi li visitò od assistette qualche volta al saggio che i bambini sogliono dare in sul finire dell'anno, potè rendersi ragione dell'eroica pazienza che debbono esercitare le Maestre per gettare in quei piccoli cuori i germi della virtù e della pietà. In vista degli ubertosi frutti raccolti in questo vasto campo, durante l'anno 1903, le Figlie di Maria Ausiliatrice furono chiamate a dìrigere altri Asili in Livorno (Toscana), in Mede, Bellagio, Jerago, Villadossola nel continente, oltre quelli di Modica, Piazza Armerina, Biancavilla, Balestrate e Parco nell'isola di Sicilia.

Fu pure in quest'anno assai accresciuto il numero di scuole elementari, complementari ed anche normali in Europa ed in America. In esse le Suore fondate da Don Bosco e animate dal suo spirito, tutto carità e dolcezza, vanno preparando molte e molte fanciulle a quella missione che Dio loro ha destinato. Inoltre in vista della buona prova fatta in varii luoghi, le Suore di Maria Ausiliatrice furono incaricate di assistere e dirigere le giovanette che lavorano in lanifici, in fabbriche di vario genere e ad amministrare Convitti di operaie. Quest'anno esse andarono per questo fine a Legnano.

Accenno di volo solamente le fondazioni di nuove scuole a Valencia in Ispagna e di Lipeloo in Belgio, ma debbo specialmente segnalare l'istituto per bambini fondato dalle Suore in Chertsey presso Londra, in mezzo ai protestanti, che come mi viene assicurato, sono edificati dello spirito di sacrificio di quelle buone religiose. La loro cappella per desiderio del Vescovo serve di parrocchia ai pochi cattolici di quella città. Faccia il Signore che esse possono contribuire alla salvezza di molti.

Nè io posso porre fine a questi brevi cenni senza sciogliere un inno di ringraziamento al Signore che vuol servirsi delle Figlie di Maria Ausiliatrice per fare del bene a moltissime giovanette per mezzo degli Oratorii festivi, che anche in quest'anno divennero più numerosi e fiorenti, specie in certe Repubbliche d'America. Additando questi asili, queste scuole ed Oratorii, io mi rivolgo ai nostri benemeriti Cooperatori ed alle nostre zelanti Cooperatrici che con tante industrie aiutano le Suore e loro dico con tutta riconoscenza : ecco il frutto della vostra carità !

Opere proposte pel 1904 Soccorriamo i Missionarii.

Ogni giorno ripetiamo la preghiera : adveniat regnum tuum. Con queste parole noi manifestiamo il nostro ardente desiderio, che sia distrutto il regno di Satana; sia ovunque conosciuto, amato, adorato N. S. Gesù Cristo; ch'egli regni in ogni cuore, in ogni famiglia, in ogni nazione. Se però noi vogliamo che più gradita giunga al Cuore dolcissimo di Gesù questa nostra domanda, dobbiamo contribuire secondo le nostre forze e colle opere buone all'estensione del regno di Gesù Cristo. Questo è appunto ciò che fanno i nostri ottimi Cooperatori col venir in aiuto ai nostri Missionarii.

Il nostro venerato Padre Don Bosco non quietò, finchè, con indicibili sacrifici, non ebbe introdotto nella Patagonia i suoi sacerdoti ed i suoi catechisti. Oh! come deve gioire ora mirando dal Paradiso, ove noi lo crediamo, quegli immensi deserti seminati di missioni e di scuole, percorsi in tutti i sensi dai suoi sacerdoti, abitati non più, come in altri tempi, da indii ributtanti, ma da cristiani e civilizzati. Omai è mutato l'aspetto di quelle sterminate pianure, sicchè non è lontano il giorno in cui pel governo civile ed ecclesiastico la Patagonia sarà equiparata alle altre provincie della Repubblica Argentina. Certamente a tutti torneranno oltremodo consolanti questi progressi dovuti ai sudori dei missionarii, ed in parte eziandio alla generosità dei nostri Cooperatori, perchè frutto delle loro limosine; pure quanto rimane ancora a fare per continuare quest'opera di rigenerazione ! Quanto soffre quell' intrepido Apostolo della Patagonia, Monsignor Cagliero, allorquando per mancanza di mezzi non può metter mano a molte imprese che la sete di anime gli ispira ! Egli, malgrado la sua età, affrontò altra volta l'Oceano per ritornare alla sua diletta missione. Ho fiducia che i nostri buoni Cooperatori non cesseranno di sostenerlo colle loro preghiere, di aiutarlo colle loro offerte.

Dalla Terra del Fuoco e dall'Isola Dawson riceviamo egualmente relazioni che ci riempiono il cuoi e di santi letizia. Quelle nuove cristianità si vanno ognor più consolidando, la religione ingentilisce i costumi, la nuova generazione cresce imbevuta del sentimento cristiano, i vecchi muoiono rassegnati e consolati dalla speranza d'una vita migliore della presente. Ma io debbo confessarvi, o miei buoni Cooperatori, che quella missione è per me un peso così grave, che quasi me ne sento schiacciato. Oltre i debiti di cui è gravata, mi affligge il sapere che i Missionarii debbono limitarsi nelle loro opere di zelo. Mons. Fagnano durante l'anno testè terminato non potè aver il necessario per fare la sua solita escursione in cerca di selvaggi da condurre alla missione per quivi istruirli e battezzarli. Voi sapete parimenti che sarebbe molto diminuita l'influenza del Missionario quando recandosi in mezzo a' suoi neofiti, egli non avesse nulla da dare. Ond'è che facendo appello al vostro buon cuore vi ripeto: non istancatevi di soccorrere i Missionarii.

La missione del Matto Grosso in favore dei Coroados, fece in quest'anno un notevole progresso. Poco alla volta quei selvaggi, riluttanti ad ogni lavoro, si vanno abituando a coltivare la terra, si istruiscono nelle verità di nostra santa religione. Un nuovo villaggio, una nuova cristianità sorse in mezzo a quelle vergini foreste, e fu dedicata al Sacro Cuore di Gesù. Ma questo poco bene è il frutto di molti ed immensi sacrifici. Le interessantissime lettere di D. Balzola ce ne danno un'idea. Il cibo dei missionarii si riduce ordinariamente ad alcune banane ed altri frutti del suolo. Il clima estremamente caldo ed umido costituisce un continuo pericolo per la loro sanità. Si vedono ognora esposti ad essere la preda di animali feroci e di velenosi serpenti. Il guaio maggiore potrebbe loro venire dai selvaggi stessi, qualora disgustati per non ricevere i soliti regali, si volgessero contro i Missionarii. Che ci vuole di più per commuovere chiunque abbia cuore e senta pietà verso i patimenti altrui? Chi non vorrebbe coll'obolo della carità associarsi ai sacrifici di questi missionarii ?

Monsignor Costamagna dopo lunghì e pericolosi viaggi a traverso a popoli che mai non videro un Vescovo, ritornò fra i suoi Jivaros di Gualaquiza. La presenza del Vicario Apostolico diede particolare impulso a quella missione. Uno dei capitani promise che più non vi sarebbe guerra fra di loro. I Jivaros impararono a considerare il Missionario come loro padre, protettore ed arbitro d'ogni loro contesa. Basta che un civilizzato si ponga sotto la protezione dei missionari, perchè lo rispettino; in mezzo di loro più vale la croce del missionario che la spada del soldato. Mi duole solo che talora mancando i viveri, i missionarii sono obbligati di allontanarsi dalla loro residenza e andar questuando nelle città con grave scapito dei loro neofiti.

In fine vi è noto, o benemeriti Cooperatori, che non ostante la guerra civile che desolò la Colombia, i buoni cattolici di quell'infelice Repubblica, animati dalla parola di D. Evasio Rabagliati, continuarono a soccorrere i poveri lebbrosi, anzi facendo veri prodigi di carità raccolsero limosine per la costruzione di due nuovi lazzaretti. Alcuni Salesiani e varie Suore di Maria Ausiliatrice salparono dal porto di Genova nello scorso Novembre per consacrarsi a sollievo di quegli infermi, dai quali talora i loro più prossimi parenti fuggono inorriditi.

Non è egli vero che nelle nostre missioni la Divina Provvidenza ha aperto un vastissimo campo ai salesiani per esercitare il loro zelo sacerdotale, ai Cooperatori per mostrare quanto sia generosa la loro carità? Sforziamoci tutti di compiere quel bene che Dio si aspetta da noi.

Aiutiamo gli emigrati.

Memori delle raccomandazioni di D. Bosco i Salesiani sparsi nelle varie Repubbliche d'America, rivolsero sempre tutte le loro sollecitudini verso gli emigrati. Trovandosi in mezzo di loro, di leggieri poterono rendersi conto della loro condizione, sovente tutt'altro che comoda e fortunata , e conobbero il grave rischio che corrono di perdere il prezioso tesoro della fede. Oltre ciò che fanno per gli emigrati nell'America del Sud, oltremodo copiosa è diventata per loro la messe negli Stati Uniti. Colà si volse da alcuni anni l'emigrazione italiana; quindi più che in ogni altra parte, colà è sentito il bisogno di sacerdoti italiani. Animati dall'esempio di altre zelanti Congregazioni religiose, che li precedettero, i Figli di D. Bosco presero cura primieramente della parrocchia degli italiani in S. Francisco di California ; più tardi fondarono la parrocchia di S. Brigida in New York, e l'anno scorso accettarono quella della Trasfigurazione nella medesima città. Fu specialmente dovuta alla loro attività la fondazione del periodico l'Italiano ìn America, assai largamente diffuso fra gli emigrati. Per opera loro furono iniziate varie Società di Mutuo Soccorso e varie Associazioni per i giovani e per le fanciulle per mezzo delle quali la gioventù è tenuta lontana dai pericoli e si tiene salda nel sentiero della pìetà e della virtù. Sono i membri di queste giovanili associazioni che dando oneste rappresentazioni in italiano, conservano l'uso e l'amore della nostra bella lingua, e non poco contribuiscono a tener alta la bandiera ed il prestigio della nostra patria.

Mancava tuttavia un luogo ove raccogliere i figli degli italiani poveri ed abbandonati, ove fornire a quelli che ne avessero disposizioni il mezzo di fare i loro studi e prepararsi ad essere, coll'aiuto di Dio, apostoli fra i loro connazionali. E come già vi ho accennato, a questo bisogno fu provvisto in modo provvidenziale. Il giorno 12 Ottobre scorso, otto Salesiani, tra cui tre sacerdoti furono mandati a prendere la direzione del nuovo istituto di Troy. Non credo d'andar errato pensando che l'apertura di quella casa abbia da segnare un gran passo nell'opera dei Salesiani a favore dei nostri connazionali negli Stati Uniti; perciò vorrei proporre l'assistenza dei nostri connazionali all'estero e l'organizzazione dell'Istituto salesiano di Troy come uno degli scopi principali dei nostri sforzi durante il nuovo anno. Per il tempo che corre questa è opera di tale importanza che basterebbe da sola alle nostre comuni sollecitudini.

Conclusione.

E qui, sul punto di prendere congedo dai nostri buoni Cooperatori, mi torna alla mente il concetto che tutta informa la maravigliosa Enciclica, con cui Pio X esordì il suo Pontificato : ristaurare ogni cosa in Cristo.

Egli pose il dito sulla piaga dell'attuale società; infatti infiniti ed immensi mali le piombarono addosso perchè ella si è allontanata da Colui che è fonte d'ogni bene, è via, verità e vita, da N. S. G. C. Perciò secondo la parola del Papa, è necessario restituire l'impero di Dio nelle anime. I Salesiani ed i loro Cooperatori , che, nel pensiero di D. Bosco, hanno da essere fedeli interpreti dei sentimenti e dei desiderii del Vicario di Gesù Cristo, si ricordino che loro è riserbata una parte importante nell'operare questa ristaurazione della società. Ed essi la compiranno, se procureranno di tenersi sempre più strettamente uniti al Papa ed ai Vescovi che lo Spirito Santo ha posto a reggere la Chiesa di Dio; se eviteranno ogni compagnia o lettura che li esponga al pericolo di non sentire sinceramente colla Chiesa nostra Madre ; se edificheranno i prossimi coll'esemplarità della loro vita ; se infine colle preghiere , colle parole e colle limosine procureranno di sostenere le opere che loro propone la nostra Pia Associazione. Tutte queste cose ci furono caldamente raccomandate nei Congressi, ci sono ripetute dai Direttori dei Comitati nelle loro conferenze ; sia nostro impegno praticarle.

Implorando le più elette benedizioni di Dio su di voi e sulle vostre famiglie, assicurandovi che ogni giorno nelle orazioni comuni e particolari facciamo menzione di voi, colla più viva riconoscenza mi professo

Di Voi, benemeriti Cooperatori e zelanti Cooperatrici,

Umilissimo Obbligatissimo Servitore Torino. 1 Gennaio 1904.

DELL'INDIRIZZO RELIGIOSO-MORALE nelle scuole Professìonali dì Don Bosco

Invece di dipingere il quadro desolante della maggior parte delle moderne officine, nelle quali l'operaio cresce nel funesto abbandono di ogni aiuto religioso e morale, se pur non vi respira un odio feroce alla morale stessa ed alla religìone, noi vogliamo rìlevare un fatto importante.

Oggi, da tanti si deridono i dommi del cristianesimo, si nega la divinità di Gesù, si sveste di ogni divino carattere la Chiesa, e si giunge a chiamar invenzioni brillanti l'immortalità dell'anima e l'esistenza stessa di Dio. Ma avete mai notato, o cari Cooperatori, come non vi sia alcuno che osi far pubblicamente l'apoteosi diretta del vizio, calpestando quei primi principi di morale naturale innati nel cuore dell'uomo? Anzi, sono appunto quelli che rinnegano la religione cristiana, che professano, così dicono essi, la religione della morale, quasi fosse possibile giungere a conciliare l'onestà, con la miscredenza. Ma questo è certo, che in mezzo, alla spaventosa confusìone d'ìdee ed all'immane colluvie di errori da cui è allagato il mondo, se non il nome di religione, almeno il nome di morale è ancora pronunziato ed ascoltato con rispetto : poichè, volere o no, la società è tuttora avvolta in un'atmosfera ardente di morale cristiana.

Ma si può dare una vera morale senza religione ? può, lungi da Cristo e dalla Chiesa, aver ella una sanzione vera, forte, immutabile ? Chi non crede in Dio, non può essere onesto: e l'onestà, le vere virtù, i grandi caratteri che riescono a conquistare l'ammirazione del mondo, non si hanno senza religione.

Ben lo comprese D. Bosco, il quale essendosi consacrato, a prezzo di qualunque sacrificio, a migliorare le condizioni dei gìovani operai in questa e nell'altra vita, cercò nella religione il primo fattore di morale per farne il substrato e il fondamento dell'ammirabile suo sistema di educazione.

« Ricordatevi, o giovani, diceva D. Bosco, che noi siamo creati per amare e servire Dio nostro Creatore e che nulla ci gioverebbe tutta la scienza e tutte le ricchezze del mondo senza timor di Dio. Da questo santo timore dipende ogni nostro bene temporale ed eterno.

* A mantenersi nel timor di Dio gioveranno l'orazione, i SS. Sacramenti e la parola di Dio. L'orazione sia frequente e fervorosa, ma non mai di mala voglia : è meglio non pregare, che pregare malamente. Eleggetevi un confessore stabile, a lui aprite ogni segretezza del vostro cuore ogni otto o quindici giorni od almeno una volta al mese, siccome dice il catechismo romano.

» Assistete divotamente alla S. Messa : ascoltate con attenzione le prediche. Datevi da giovani alla virtù, perchè l'aspettare a darsi a Dio in età avanzata è porsì in gravissimo pericolo di andare eternamente perduti.

» Lungo il giorno, prendete la bella abitudine di fare qualche visita a Gesù Sacramentato. Duri essa anche solo qualche minuto ; ma sia quotidiana, se vi sarà possibile.

» L'uomo, mieì giovani, è nato per lavorare. Adamo fu collocato nel Paradiso terrestre, affinchè lo coltivasse. L'Apostolo S. Paolo dìce È indegno di mangiare chi non vuole lavorare Si quis non vult operari, nec manducet. Mediante il lavoro potete rendervi benemeriti della società, della religione, e far bene all'anima vostra, specialmente se offerite a Dio le quotidiane vostre occupazioni. Ricordatevi che la vostra età è la primavera della vita. Chi non sì abitua al lavoro in tempo di gioventù, per lo più sarà sempre un un poltrone sino alla vecchiaia, con disonore della patria e dei parenti, e forse con danno irreparabile dell'anima propria. Solamente chi lavora con amore ed assiduità ha la pace nel cuore e trova lieve la fatica.

» Il fondamento d'ogni virtù in un giovane è l'ubbidienza ai suoi Superiori. L'ubbidienza genera e conserva tutte le altre virtù, e se questa è a tutti necessaria, lo è in modo speciale per la gioventù.

» Onorate ed amate i vostri compagni come altrettanti fratelli e studiate di edificarvi gli uni gli altri col buon esempio. Amatevi tutti scambievolmente, come dice il Signore, ma guardatevi dallo scandalo. Colui che con parole, discorsi, azioni desse scandalo, non è un amico, è un assassino dell'anima. La modestia, o giovani, è uno dei più belli ornamenti della vostra età, e deve apparire in ogni vostro discorso.

« Fuggite la stolta ambizione di azzimarvi o di acconciarvi i capelli per fare bella comparsa ; ma procurate che gli abiti non siano mai sdruciti o sporchi. La pulizia deve starvi molto a cuore. La nettezza e l'ordine esteriore indica mondezza e purità dell'anima. Uscendo di casa, siate riservati negli sguardi, nei discorsi e in ogni vostra azione. Se incontrate persone che abbiano cariche pubbliche, scopritevi il capo, cedendo loro la parte più comoda.

» Sebbene ognuno debba fuggire qualsiasi peccato, tuttavia vi sono tre mali che in particolar maniera dovete evitare, perchè maggiormente funesti alla gioventù. Questi sono : I° la bestemmia ed il nominare il nome santo di Dio invano ; 2° la disonestà ; 3° il furto. Credete, o figliuoli mìei, un solo di questi peccati basta a tirare le maledizioni dei Cielo »

Questi preziosi ammonimenti, spigolati ad litteram dal regolamento comune a tutti gli istituti salesiani, e scritto da D. Bosco istesso, valgono più di qualunque dissertazione.

Intanto sarà bene rilevare, che l'indirizzo religioso-morale degli alunni delle nostre scuole professionali è naturalmente identico a quello degli alunnì studenti. Quindi, anche per loro il paterno sermoncino del direttore dopo le orazioni della sera; le ore settimanali di scuola di religione e di buona creanza; le splendide funzioni religiose che parlano all'anima un linguaggio irresistibile; le solenni distribuzioni dei premi ; il nobile esempio degli antichi allievi, che occupando in società un posto onorato tornano annualmente a riveder con gioia il caro laboratorio e gli amati superiori ; e soprattutto le cure amorose e vigilanti di questi, a cominciar dai singoli capi d'arte, i quali avendo rinunziato all'abito religioso per vestire la blouse dell'operaio, portano scolpita in fronte, insìeme coll'autorità dell'arte, anche la sanzione solenne della religione. Ecco, in poche parole, qual è l'indirizzo religioso-morale che ricevono gli alunni delle scuole professionali di D. Bosco.

Ma se qui deponessimo la penna, la santa memoria di D. Bosco cì potrebbe rimproverare di non aver posto in luce bastante la mirabile molla motrice di questo suo mite e meraviglioso programma, cioè la raccomandazione continua e prudente di accostarsi con lodevole frequenza ai SS. Sacramenti.

« La frequente Confessione, la frequente Comunione, la messa quotidiana - così lasciò scritto D. Bosco - sono le colonne che devono reggere un edifizio educativo, da cui si vuole tener lontano la minaccia e la sferza. Non mai obbligare i giovanetti alla frequenza dei Santi Sacramenti, ma soltanto, incoraggiarli e porgere loro comodità di approfittarne. Nei casi poi di esercizi spirituali, tridui, novene, predicazioni, catechismi si faccia rilevare la bellezza, la grandezza, la santità di quella Religione che propone dei mezzi così facili, così utili alla civile società, alla tranquillità del cuore, alla salvezza dell'anima, come appunto sono i santi Sacramenti.

In questa guisa i fanciulli restano spontaneamente invogliati a queste pratiche di pietà, e vi vi si accosteranno volentieri e con frutto. »

Si presentò un giorno all'Oratorio un ministro della Regina Vittoria d'Inghilterra per vìsitare l'Istituto. D. Bosco l'accolse ossequiosamente e l'accompagnò a vedere le singole scuole professionali e poi l'ampia e lunga sala di studio, ove in perfetto silenzio, attendevano al loro compito ben cinquecento giovinetti. Il forestiero rimase altamente meravigliato e la meraviglia sua crebbe ancor pìù, quando seppe da D. Bosco, che forse in tutto l'anno non avevasi motivo d'infliggere o minacciare un castigo.

- Come mai è possibile? chiese il ministro inglese.

- Signore, rispose D. Bosco, il mezzo che si usa tra noi, non si può usare tra voi.

E qual è questo mezzo?

- La frequente Confessione e Comunione e la messa quotidiana ben ascoltata.

- Avete proprio ragione, riprese il ministro, noi manchiamo di questi potenti mezzi di educazione. E non si potrebbe supplire con altri?

- Se non si hanno questi elementi di religione, ripigliò D. Bosco, bisogna ricorrere alle minacce ed al bastone.

- Avete ragione, concluse l'inglese, avete ragione ! O religione, o bastone; voglio raccontarlo. a Londra.

Sì, o religione, o bastone, ma con questo immenso divario : il bastone crea degli schiavi o degli ipocriti, mentre la religione scende soave al cuore dell'uomo e lo regge con mano amorevole sulla via del dovere.

PAGINA INTIMA

La « Pagina intima » nel 1904.

A cominciare da questo numero, la Pagina intima, sarà una semplice pagina, nella quale, insieme colla parola d'ordine, che dobbiamo di quando in quando trasmettere ai benemeriti nostri Cooperatori, noi daremo quelle intime notizie di famiglia, che tornano sempre gradite a tutti i nostri benefattori. E per assecondare le istanze di molti, qui proporremo anche ogni mese una massima di San Francesco di Sales o un semplice pensiero dell'indimenticabile fondatore D. Bosco , in attinenza alla multiforme missione dei signori Cooperatori.

Per la festa dei nostro Patrono.

Il 29 di questo mese, giorno di venerdì, cade la festa del glorioso nostro Patrono, S. Francesco di Sales. È tanta la divozione che i Cooperatori e le Cooperatrici nutrono verso di lui, che ogni anno sogliono celebrarla con solennità particolare: anzi in molti luoghi i RR. Parroci ne dànno avviso ai fedeli, e si canta la Messa, si dicono le lodi del Santo e s'imparte la benedizione col SS. Sacramento; e per tal modo, non solo si onora S. Francesco, ma si fa ancora un gran bene alle anime.

Pertanto noi esortiamo i nostri Cooperatori e le nostre zelanti Cooperatrici a fare quanto è in loro potere affinché il giorno di S. Francesco di Sales, o la domenica seguente, si compia qualche pubblico omaggio al glorioso nostro Patrono.

Facciamo poi umile preghiera ai Sigg. Direttori, Con-Direttori, Decurioni e Zelatori, perchè nella stessa occasione vogliano raccogliere a conferenza i Cooperatori e le Cooperatrici dimoranti nelle loro città e paesi, a norma del Regolamento, per lucrare l'indulgenza plenaria, e per trattare di quegli argomenti che saranno giudicati più atti a promuovere le glorie di Dio ed il vantaggio della Pia Società Salesiana. Umiliamo fin d'ora i nostri più sinceri ringraziamenti a quelli che ci faranno avere in tale circostanza l'obolo generoso della loro carità.

Il XVI Anniversario di D. Bosco.

L'ultimo di gennaio si compiono quindici anni dalla morte del nostro amatissimo Fondatore e Padre. È giorno di domenica, è vero ; ma non si trascurino per questo i consueti solenni suffragi per l'anima sua, poichè o si possono anticipare al sabato precedente o trasferirli al I° febbraio.

Notizie di famiglia.

Mons. GIOVANNI CAGLIERO ripartì per l'America il 13 dello scorso mese, salpando dal porto di Genova, ove era stato accompagnato dal Rev.mo D. Albera.

Il missionario D. EVASIO RABAGLIATI, l'apostolo dei lebbrosi di Colombia, è ripartito il I° del corr. gennaio. Aveva bisogno di fermarsi ancora in Italia, per raccogliere più abbondanti soccorsi, ma egli spera, che quanti gli sarebbero venuti in aiuto, non mancheranno di farlo egualmente pel tramite del Sig. D. Rua.

A Legnago, il I° novembre, mercè lo zelo e la generosità di Mons. Davide De-Massari, Arciprete locale, si aperse un oratorio festivo, che fu affidato ai Salesiani.

Pel Culto di Maria Ausiliatrice.

Con intima gioia dell'animo richiamiamo l'attenzione dei benevoli nostri lettori, in particolare dei Torinesi, sull'ampliamento dato alla nostra commovente rubrica Il Culto di Maria Ausiliatrice.

Un pensiero di D. Bosco.

« Sono milioni di persone che nell'anno ora spirato scomparvero dalla scena del mondo, da Dio chiamate alla vita eterna   In mezzo a tanti funerali noi invece siamo ancor in vita. Oh ! sia benedetto il Signore, che per sua bontà e misericordia ci ha fin qui risparmiati, la misericordia del Signore ebbe un gran fine nel conservarci in vita. Iddio vuole che noi lavoriamo seriamente a promuovere la sua gloria e il bene delle anime.

(Dalla lettera ai Coop. del 1 gen. 1884).

Ringraziamenti.

Mandiamo i nostri più vivi ringraziamenti ai singoli Direttori e Redattori dei molti GIORNALI e PERIODICI, che si occupano con tanto interesse delle opere di D. Bosco, come rileviamo tuttodì dalle copie che ci sono gentilmente inviate.

Qualora ce ne venga il destro, non mancheremo pro viribus di mostrar loro tutta la nostra riconoscenza. Intanto li preghiamo caldamente a volerci continuare il loro amorevole ed efficace aiuto.

DELLA VISITA del Rev. Sig. D. Albera alle nostre Case d' America

(Relazione del Sac. Calogero Gusmano *)

PERÙ E BOLIVIA. Il linguaggio della riconoscenza.

In Arequipa l'affluenza delle persone che vollero visitare il sig. D. Albera fu assai grande. Al teatrino ed all'accademia i giovanetti del Collegio superarono se stessi. Fecero corona al nostro Superiore tutte le Autorità della città, Mons. Vescovo, il Sindaco, il Rettor dell'Università ecc. Il direttore della casa aprìva la tornata, dicendo a D. Albera: «In questi giorni, o amatissimo Superiore, narrandole quanto si è fatto per edificare questo collegio, ricovero di tanta povera gioventù, godeva nel ripeterle i nomi di persone ed anche di distinte corporazioni che fin dal giorno che posammo il piede in questa illustre e cattolica città ci furono larghi di appoggio e di conforto. Quest'atto della nostra gratitudine sarebbe incompleto, se io qui non le presentassi i veri autori di quanto ella ha veduto. Questo collegio, quel Santuario che presto sarà condotto a termine sono opera dì questi signori, che con tanta bontà La circondano. I Salesiani anche qui vennero poveri; son questi signori che li hanno forniti di tutto. Alla Giunta dipartimentale si deve in gran parte la fondazione della scuola agricola con osservatorio metereologico e sufficienti strumenti; del gabinetto agronomo con tutte le comodità per lo studio teorico-pratico dell'agricoltura. » E qui gli presenta i 260 giovanetti che si educano in quel collegio, divisi nelle sezioni di interni ed esterni, e nelle sotto-sezioni di studenti, artigiani ed agricoltori, e: «Se questi giovani, continuava il buon direttore, ricevono il beneficio dell'educazione, in locale adatto. posto in un ottimo clima, e soprattutto se apprendono con una professione l'istruzione della mente, l'educazione del cuore per essere buoni cristiani e cittadini a chi lo debbono? forse a noi? In questa festa della riconoscenza è gìusto, o benemeriti Cooperatori, che io qui pubblicamente vi ringrazi, è bene che i giovani apprendano a conoscere i loro benefattori. L'arcangelo Raffaele colla sua presenza aveva riempita di beneficia la casa del vecchio Tobia che all'accommiatarsi dell'angelo, da loro ancora non conosciuto, domandava al figlio: Quale ricompensa gli daremo per tanti benefici? ed il figlio a rispondere: Se volesse la metà dei nostri beni, noi saremmo felici Ebbene, amati Cooperatori, noi pure saremmo felici, se insieme con la nostra gratitudine, voi che avete lavorato con noi per salvare tanta gioventú, accettate in mercede la metà delle anime, che coll'aiuto divino e con la vostra cooperazione abbiamo potuto salvare. »

Mons. Vescovo diocesano al termine del trattenimento si alzò e disse: » Signori, come potrei non amare ed appoggiare una Congregazione dei cui frutti benefici voi qui siete tutti testimoni? come potrei lasciare di ringraziare Iddio di avermi inviato questo stuolo di apostoli: come non dare questo pubblico e solenne attestato al rappresentante del successore dell'immortal D. Bosco? Bisognerebbe non avere cuore di pastore per non sentire tutta la gratitudine del beneficio che riceve il gregge. Continuate adunque a tener quest'istituto come la pupilla degli occhi vostri, continuategli generosamente ogni appoggio morale e materiale. »

Tutti aspettavano una parola di D. Albera ed egli la disse; ma fu una candìda parola di ringraziamento e di promessa che i figli di D. Bosco avrebbero sempre più corrisposto alla paterna bontà dell'Angelo della diocesi, alla stima di tanti buoni cooperatori, ed alle necessità di tanti giovanetti.

Si sale al lago " Titicaca ".

Da Mollendo, porto del nostro sbarco, ad Arequipa in poche ore avevamo raggiunta l'altezza di m. 2500; ma la ferrovia ascendendo sempre arrivava fino a 14.666 piedi percorrendo un tragitto veramente poetico. Dallo sportello lanciavamo il nostro sguardo per quelle aride montagne fissandolo soprattutto verso le cime che dovevamo guadagnare e la macchina sudando, gemendo, stridendo non finiva più di percorrere le mille curve del binario, attraversando a quando a quando temerarie gallerìe e talora arrischiandosi ad audaci ascensioni.

Eravamo a 4000 metri di altezza, ove per la rarefazione dell'aria è così frequente il cosidetto « soroche »che nei più si manifesta in forti emorragie al naso, come accadde nell'ultimo viaggio a La Paz al nostro Mons. Costamagna; in altri invece con tutti i sintomi del mal di mare e forti dolori al capo. a silenziosi e tutti soffrivamo un poco; l'acqua cadeva a catinelle quando un di noi ruppe la consegna pagando senz'essere in mare il tributo a Nettuno; il paziente attribuiva l'effetto al cibo mal digerito, ad indisposizioni precedenti; ma gli altri ridevano e sembravano poco disposti a credergli. Chi le scrive non può pronunziarsi, poichè nemo iudex in causa propria, ma è certo che anche il sig. D. Albera ed il tetragono direttore di Arequipa ebbero ad esperimentare in terra effetti peggiori a quelli di un mare burrascoso; colla triste differenza che il mal di mare svanisce come per incanto al primo porre piede in terra ferma, mentre il soroche continuò a tormentare pur di notte questo povero diavolo che pagò ad usura tutti i diritti non soddisfatti a Nettuno nei due anni trascorsi. Eravamo tosto al termine del nostro viaggio in ferrovia e la pioggia si scatenava sempre più violenta, tanto che dovemmo persuaderci ch'era meglio chiudere i paracqua per non bagnarci troppo. Dal treno passammo direttamente al vaporìno: eravamo a Puno, principal porto sul lago Titicaca, posto quasi all'altezza delle più alte cime delle Alpi; è questo, se non erro, il più alto ed il più grande dei laghi navigabili del mondo, poichè è a 3824 m. di altezza ed ha un'area di 3883 miglia quadrate. Puno ci accolse poco bene; si aveva poca voglia di parlare, ed anche di prendere un po' di cibo. Uscimmo per visitare una casa che aspetta i Salesiani e le gambe vacillano; la voce rimane in gola: si sente gran difficoltà di respirare; gli è che a questa rispettabile altezza si richiedono polmoni forti e climatizzati; per cui quei confratelli che dovranno recarvisi, senza dubbio avranno da soffrire nei primi tempi. Le insistenze accompagnate da buoni ragioni furono molte e là si spera di aver un giorno i figli di Don Bosco. Il nostro vaporino si muove; l'annunzio d'un'attraversata su un lago dà l'idea di una navigazione tranquilla; ma questo lago il più delle volte ha il privilegio di torturare i suoi clienti col movimento sussultorio ed ondulatorio allo stesso tempo; sicchè raramente si resiste e bisogna piegare il capo e far atto di sudditanza. Ci contavano che mesi addietro era passato un vecchio capitano in ritiro con 4o anni di servizio viaggiando su tutti i mari e troppo presto andava ripetendo ch'egli non avrebbe sofferto nulla. Partito il vapore ed allontanandosi dalla spiaggia quando le acque del Titicaca si videro sole signore si vendicarono della spavalderia del vecchio capitano e quel poverino, di sentimenti cattolici, non sapeva rassegnarsi al pensiero che a bordo non vi fosse nessun sacerdote, tanto soffriva e temeva per la sua esistenza. Fortuna che il tragitto non dura che 12 ore, ma pure a molti è di tale spauracchio che preferiscono viaggiare giorni e giorni a cavallo o sopra una diligenza orribile, piuttosto che mettersi in balìa del terribile lago.

Il nome del lago Titicaca è intimamente unito alla storia degli Incas, gl'imperatori di 5 secoli. Esso possiede la famosa isola del sole; donde com'ho detto, uscirono Manco e Manna Ocllo Capac per fondare l'impero degli Incas. Durante il tragitto evocammo le antiche leggende: ed erano le sette della sera, quando finalmente sentimmo a parlare italiano. Erano voci a noi note e carissime, quelle dei direttori di La Paz e di Sucre che venivano ad incontrare il sig. D. Albera. Eravamo giunti a Chililaya, porto Boliviano.

Verso La Paz

Da Chililaya a La Paz si viaggia un giorno intiero in omnibus. Lungo il percorso i nostri confratelli ci facevano osservare le superbe montagne che circondano la città della Paz in forma dì corona e le dànno un incantevole aspetto: l'Illimani, il Potosi, il Sorata con 6550 m. d'altezza e varii altri coperti eternamente di neve. I luoghi storici quasi non si possono numerare: non vi è palmo di terra dove non sia accaduta qualche battaglia. Basta dire che in poco tempo qui si sono succeduti più di 2o presidenti, e che sotto la presidenza di due soli di loro si son dovute reprimere sessanta rivolte !

Già vediamo delle carozze incontro a noi, ma non la città, benchè siamo armati da forti lenti. La sua posizìone è proprio singolare. L'immenso altipiano, cìrcondato dalla stupenda corona dei monti ricordati e che noi percorrevamo da un giorno, ad un tratto finisce e si sprofonda in un grande abisso per più centinaia di metri, e là in quella conca sorge La Paz, che incanta davvero chiunque la vede per la prìma volta. La Paz! oh quanto abbisogna di pace! I nostri nei pochi anni di loro dimora han dovuto presenziare diverse rivoluzioni; ma è giusto che sia registrato in coteste colonne: qualunque partito salisse al governo, le nostre case furono sempre protette; ed il Collegio di arti e mestieri esistente alla Paz, grazie appunto a quella tranquillità goduta, anche in mezzo allo scatenarsi delle più violente bufere, ha potuto prendere uno sviluppo meraviglioso.

Il Collegio Salesiano.

La casa graziosa e ben costrutta si trova ad un'estremità della città, ad un lato del passeggio prediletto dei Pazegni. All'intorno molte piante di eucalyptus ne profumano l'aria; i saloni dei laboratori sono vasti, arieggiati e secondo ogni legge d'igiene. Il dìrettore, uno dei Salesiani esiliati dall'Equatore al tempo della dittatura Alfaro, riprodusse qui quanto aveva là appreso, ed è degno al certo di nota il programma razionaleprogressivo da lui compilato e che va facendo gradatamente svolgere ai giovani nei laboratorii La sera, vi è scuola di lingue straniere, di contabilità e di disegno per le arti che ne abbisognano. Il giovane deve subire i suoì esamì annualmente avanti una competente commissione, e per quel numero d'anni stabiliti secondo l'arte cui attende: alla fine del tirocinio poi, dà un'esame generale e consegue, se n'è giudicato idoneo, il diploma che viene firmato dallo stesso Rettore dell'Università, da un perito nell'arte e dal direttore dell'Istituto Salesiano. Non è a dire quant'emulazione desti nei giovani questo metodo e come si stia attenti a meritare buone note alla fine di ciascuna settimana. Il sig. D. Albera percorse con vera soddisfazione tutti i laboratorii che ci parvero laboratori modello.

Come dissi, nell'altipiano, che circonda La Paz avevamo scorto varie carrozze: ed erano le carrozze del rettore dell'Università e di altri insigni cooperatori. Alla porta del Collegio poi trovammo un mondo di gente, la quale, dopo il canto del Te Deum e la benedizione col SS. Sacramento, si riversò in un vasto salone; ove furono presentati a D. Albera i rappresentanti del Governo e delle autorità cittadine, e i varii membri del corpo diplomatico. Sfilarono quindi i giovani dei varii laboratori e delle singole classi, interni ed esterni, compresi i fanciulli dell'Oratorio festivo. Il sig. D. Albera regalò alcuni dolci a ciascun giovanetto ed abbracciò commosso tutti i confratelli. Si era già un anno e mezzo che si viaggiava fra tanti stenti ; e quella serata ci resterà davvero impressa eternamente in fondo al cuore.

Una pagina edificante.

La settimana santa la passammo a La Paz; il Governo in corpo prendeva parte alle funzioni della cattedrale; e noi, per quanto alieni da paragoni, pure confrontavamo questo con altri paesi, tanto più che vedevansi i benefici effetti del buon esempio, specie se viene dall'alto. La funzione del giovedì santo fu qualche cosa d'imponente: vidi il Presidente della Repubblica General Giuseppe Emmanuele Pando, preceduto da un battaglione di soldati e da molti ufficiali in grande uniforme, fiancheggiato dai ministri e seguito dalle autorità cittadine, accompagnare divotamente il SS. Sacramento, e fare l'adorazione!

In quei giorni tutti gli uffici pubblici, non solo ecclesiastici ma civìli, sono chiusi. Degli Indii nessun lavora; avesse da morir di fame. I soldati fanno per turno la guardia al SS. Sacramento dal giovedì al venerdì santo, e il Presidente della

Repubblica, santamente orgoglioso, porta appesa al collo la chiave dove sta rinchiuso Colui che per nostro amore si sottopose all'umiliazione del sepolcro. Il venerdì santo cominciando dal Presidente e dal suo seguito in grande tenuta, si videro tutte le autorità compiere la visita di rito. Nulla di più commovente che vedere in un sol pensiero uniti sovrano e sudditi, in atto di adorazione avanti Colui che è nostro Creatore, Redentore e Rimuneratore. Il Governo spagnuolo, come scriveva l'illustre Valdivia al Re Filippo Il, nella conquista dell'America ebbe fini nobilissimi, ma coloro che governavano quei paesi in nome dei regnanti troppo spesso ne tradivano le intenzioni, spinti dall' ingordigia dell'oro o trasportati dalle passioni; ma è anche innegabile che vi lasciarono traccie indelebili di spirìto religioso.

Ultimi ricordi Boliviani.

Taccio per non essere lungo di dire della riuscitissima accademia, cui presero parte con soddisfazione il Vice-presidente della Repubblica in rappresentanza del Presidente, impedito da intime convenienze di familia, ommetto la parlata del Ministro degli Interni ch'ebbe elogi grandi per la nostra opera e chiudo i giorni passati in Bolivia con parole pronunziate da D. Albera alla chiusa dell'atto accademico. Manifestata la propria gratitudine e soddisfazione: e La scuola, disse, senza il laboratorio genera aspirazioni incompatibili colla miseria che è l'eredità necessaria del povero che non sa lavorare, La scuola ed il laboratorio sono le due ruote di cui ha bisogno il carro di ogni figlio del popolo. Qualunque di queste due ruote manchi, il carro viene rovesciato nel suo cammino, costituendo un continuo pericolo per quei che passano, mentre esso rimane esposto ad essere distrutto. Non so se mi sbagli; ma a questa mancanza di laboratorii cristiani, che abituino l'uomo fin dalla sua fanciullezza a considerare il lavoro come elemento indispensabile della virtù e della moralità, a questa mancanza, ripeto, si deve forse l'attecchire funesto della maledetta pianta del socialismo, i cui frutti velenosi noi stessi abbiamo potuto constatare. A rimediare a questo gravissimo male sociale è destinata specialmente l'opera di Don Bosco. Condizione necessaria della stabilità dei Governi e della tranquìllità delle nazioni è dìventata nel nostro secolo l'educazione cristiana e l'insegnamento artistico delle masse popolari. Si deve a questo se, dopo così pochi anni dalla morte di D. Bosco, omai, o Signori, non vi sia più nazione civile, ove, chiamati dai Vescovi e dai Supremi Magistrati non aprano le loro porte ai figli del popolo le scuole professionali dei figli di D. Bosco. »

(Continua).

MISSIONI

Matto Grosso

Consolanti notizie della Missione degli Indii Coroados-Bororos.

(Lettera del Sac. GIOVANNI BALZOLA

Barreiro (Cuyaba) Colonia del S. Cuore 22 giugno 1903.

REV.MO ED AMAT.MO SIG. D. RUA,

Sia benedetto il Cuore Sacratissimo di Gesù, e sieno rese grazie alla nostra buona Madre, Maria Ausiliatrice. Cento Quaranta Indii son già venuti ad abitare la nostra Colonia !

Aveva finalmente ricevuto i sospirati soccorsi da Cuyabà, quando il I5 corrente, proprio alla metà del bel mese del S. Cuore, il Capitan Joaquim insieme con la moglie ed i figliuoli, in tutto 12 persone, venne ad avvisarmi che all'altra sponda del Barreiro, nel luogo chiamato Tacho, eransi accampati molti Indii, diretti alla nostra colonia. Infatti il giorno seguente, dopo mezzodì, vestiti i dodici ed insellate le mule, ci dirigemmo a quella volta ; e ben presto ci vennero alle orecchie le loro grida. Giunti in riva al Barreiro, mi fecero fermare. Il Capitano si fece avanti, annunziando che il Padre era venuto a trovarli. A questa notizia si levò un grido di gioia, strano, frenetico, che andò alle stelle. Scesi allora dall'animale, mi strinsi alle spalle di un indio e cosi passai il fiume. Entrai sul loro accampamento. Sembrava un formicaio. Mi condussero ove stavano raccolti gli uomini, quindi mi offersero una bevanda, fatta col midollo di bacaiuva, e poi mi accompagnarono a visitar tutte le famiglie, quasi con quelle stesse gentilezze proprie dei popoli civili. Ovunque mi offersero qualche cosa, frutta di cocco, piccoli pezzi di arar arrostita od altre cosuccie, che per non disgustarli dovetti accettare. Passate allegramente alcune ore insieme, con loro, tornai con alcuni piccini e giovanotti alla Colonia, a preparare quanto occorreva per ricevere bene i nuovi ospiti.

L' indomani, 17 giugno, prima delle sette del mattino, erano tutti all'altura detta Bella vista o Belvedere, donde insieme uniti mossero alla nostra colonia. Giunti allo steccato che la circonda lungi 700 metri dalle capanne, si fermarono un'altra volta ; quindi preceduti dal Capitano Joaquim vestito di giacca, s'avanzarono fino alle capanne, portando tutti, e uomini e donne, i loro strumenti da caccia e le altre loro coserelle. Creda, amatissimo Padre, era una scena commovente ! « Chi ce li ha condotti, andava dicendo, se non il Sacratissimo Cuore? E non siamo nel triduo che precede la sua dolcissima festa? ....»

Li condussi al luogo fissato. Spiegai loro il piano dell'accampamento, e, in un batter d'occhio, tutti corsero a scegliersi l'albero, accanto al quale avrebbero alzato la loro capanna Come furono contenti quelli che poterono avere una capanna già bell'e fatta! Mi venne l'idea di contarli: esposi il mio pensiero al Capitano, il quale li radunò tutti insieme, ed io contai 42 uomini, 41 donne e 57 creature. Fumai ai loro sigari, cioè trassi due boccate di fumo dai rotoli di foglie accese che tenevano in bocca gli uomini, le donne e i fanciulli, e questo in segno di stretta amicizia ; e poi per tutto quel giorno da loro non si fece altro che fabbricar capanne con foglie di acury, la magnifica palma di queste selve; e da noi distribuir coperte, vestiti e quanto era loro più necessario. Il dì seguente, assai per tempo, andarono al campo a lavorare e tornarono verso le undici a far colazione. Mi sembra che questi poveretti siano ben differenti da quelli della Colonia Teresa Cristina, che dopo mezz'ora di lavoro si sentivano i calli alle mani.

L'indomani era la festa del S. Cuore, e mi premeva che assistessero tutti alla S. Messa. « Non capiscono nulla ancora, dicevamo fra noi, ma non è possibile che serrando questi 140 indii intorno all'altare, nel giorno della sua festa, il S. Cuore non gradisca l'omaggio e non ci colmi tutti delle sue benedizioni....» Lo dissi al capitano e l'ordine fu dato regolarmente a tutte le famiglie.

Ma per la notte del 18 al 19 avevano fissato il bacururú e all' indomani la caccia. Infatti tutta la notte non fecero che strepitare, e la mattina quando suonai la campanella per invitarli a venire alla S. Messa, essi stavano ancor facendo bacururú e sembrava impossibile che avessero a troncare bruscamente la loro festa frenetica. Eppure, appena udirono il mio invito, lasciarono tutto per recarsi dal Padre Grande con vera prontezza. Assisterono tutti alla S. Messa in perfetto silenzio e a bocca aperta. Aggiungerò che mentre entravano in cappella, uno aveva in mano un tizzone acceso. Appena me ne accorsi, lo mandai fuori dicendogli che non andava bene cosi, perchè c'era pericolo di dar fuoco alla capanna ed egli si discolpò umilmente, gettò via il tizzone e tornò in cappella. Un altro se ne stava tranquillamente col suo sigaro acceso in bocca, un terzo con un cappellaccio in testa. Anche questi, corretti, presero l'ammonizione con bel garbo ed ubbidirono. Terminata la messa, lessi l'atto di consacrazione al S. Cuore e feci una predichetta nella loro lingua, per cui furono molto soddisfatti.

Dopo la funzione andarono a caccia : tornarono la sera con 38 porci selvatici e un'anta, dopo di aver percorso la distanza di una lega. Erano fuori di sè per l'allegrezza : ed io colsi l'occasione per assicurarli, che se si sentivano tanto felici, era perchè avevano ascoltato la S. Messa e promesso al Padre Grande di far bene. Non sapevano come manifestarmi la loro gratitudine e andavan dicendo: Il Padre Grande è veramente buono !....

Mentre le scrivo, vecchi e giovani lavorano nel campo e nelle capanne, e i fanciulli e le fanciulle sono a scuola. Tutto è già avviato regolarmente. Le bimbe apprendono con facilità i lavori domestici e i bambini sono cosi svegliati, che un di loro, nella prima lezione, riuscì a distinguere le lettere. I genitori sono entusiasmati di quello che facciamo per i loro figliuoli.

Oggi, partirono due indii per visitare al sud altri loro compagni, e dir loro che i Missionarii sono arrivati. Questi cari neofiti ci assicurano, che nel Rio das Mortes, in ogni aldea vi sono più selvaggi di quelli che non siano ora nella colonia. È già con noi il vecchio Capitano Grande: e di qui a poco tempo terremo all'ombra del manto del S. Cuore centinaia e centinaia di figli della foresta. Che messe immensa ci si stende dinanzi !

Veneratissimo Superiore e Padre, non si dimentichi di noi e ci mandi a quando a quando quello che la generosità dei nostri benemeriti Cooperatori deposita nelle sue mani. Debbo dire che in questi selvaggi la fede entrerà per la bocca : meglio li tratteremo, e più presto li avremo convertiti... ah ! se potessimo... ma speriamo nella divina Provvidenza.

Il S. Cuore di Gesù, cui è dedicata questa colonia non mancherà, spero, di colmarci di ogni benedizione spirituale e temporale. E perchè si realizzino meglio le nostre speranze, mi raccomando, o veneratissimo Padre, alle sue fervorose preghiere.

Intanto ci benedica tutti, ma specialmente il suo

Umil.mo ed Obbl.mo Figlio in Corde Jesu

Sac. GIOVANNI BALZOLA.

Un appello pei lebbrosi della Colombia

(Lettere del Sac. Evasio Rabagliati) Sig. Direttore del Bollettino,

Ella desidera che io scriva qualche riga per il Bollettino di gennaio, relativa alla missione salesiana dei lebbrosi delle Colombia.... In dicembre, nella Novena del S. Natale, l'argomento è indicato ; almeno così mi pare; la strenna! Ho visto che in questo mese, giornali anche non troppo cattolici, chieggono ai loro abbonati e lettori, una qualche strenna per formare l'albero di Natale a benefizio di una qualche classe speciale di poveri ; non sarà quindi fuor di proposito se io mi servo delle colonne del Bollettino Salesiano, per chiedere una limosina per i poveri lebbrosi di una missione salesiana ; tanto più che quei lebbrosi, sono ormai legione in quella Repubblica Colombiana. Negli ultimi anni, in questo mese, malgrado gli orrori della guerra civile in cui si viveva, erano molte le strenne che i Colombiani mi mandavano per i nostri lebbrosi di Agua de Dios e Contrataciòn ; tante, che si poteva duplicare la razione a tutti gli ammalati durante la prima settimana di ciascuno dei tre ultimi anni. Anzi, ricordo che fu la strenna dell'anno 1900, il primo del secolo, che diede origine al Banco dei lebbrosi, e fu il suo primo fondo di cassa, che poi si vuotava subito, per riempire altre casse... cioè gli stomachi dei lebbrosi.

Mi si dirà che è tardi proporre in gennaio e in Europa, una strenna per i lebbrosi di America; che non arriva più certo a tempo... È questo un timore senza alcun fondamento. Trattandosi di due migliaia circa di poverissimi lebbrosi, di lazzaretti dove i bisogni materiali, si rinnovano, si succedono e si moltiplicano ogni giorno , la limosina arriva sempre in tempo, e per grande che la si voglia supporre, non è mai proporzionata alle necessità. Tanto più che la guerra, sotto altra forma è ricominciata in quella disgraziata nazione: non è più la guerra civile ; adesso si tratta di guerra internazionale; dalle prime molti si astennero; nella seconda tutti entreranno Comunque sia, le prime vittime d'ogni guerra pur troppo lo insegna l'esperienza, sono sempre i lebbrosi. La carità colombiana ha fatto veri prodigi durante i 37 mesi di guerra civile, per non lasciar morire di fame i suoi lebbrosi; lo potrà ancora per l'innanzi, quando la miseria è ancor nel suo periodo più acuto? Nel Bollettino di ottobre di quest'anno ho visto una lettera della Madre Superiora del lazzaretto di Contrataciòn in cui dice : « I nostri poveri lebbrosi per la carestia dei viveri e l'esorbitanza dei prezzi, appena si hanno di che sfamarsi i primi giorni di ogni settimana ; ma negli ultimi è digiuno forzato e rigoroso per tutti ». Terribile verità che dovei toccare con mano io stesso molte volte negli ultimi anni. Venga quindi la strenna del Capod'anno, venga abbondante e in ogni tempo, almeno finchè sia ridonata la pace a quella povera nazione. Il lebbroso è fra tutti i mortali che soffrono, quegli che più soffre ; e sebbene di altra nazione, in quanto è uomo figlio di Dio, fratello nostro, ha pure qualche diritto alla carità di tutti gli uomini. Chi solleva il lebbroso nella sua grande indigenza, compie una squisitissima opera di carità e di umanità ; forse la maggiore fra tutte le opere di misericordia, almeno fra le corporali, e furono dettate per lui quelle preziosissime parole del Vangelo : quamdiu fecistis uni ex fratribns meis minimis, mihi fecistis; il lebbroso è veramente il minimo, l'ultimo degli uomini. E se ogni opera di carità è scritta a caratteri d'oro nel libro della vita, ed avrà una ricompensa certa in questo o nell'altro, mondo, alla carità che si fa al lebbroso, ìn nome e per amor di Dio, deve essere rirervato un guiderdone anche maggiore. Ecco quello che mantiene sempre viva la sorgente della carità ; mentre vi sarà fede nel mondo, questa sorgente non seccherà mai.

Nei giorni passati, trovandomi io nella nostra casa di Londra, mi capitò fra le mani, una pubblicazione mensile, qualche cosa come il nostro Bollettino, intitolata al Padre Damiano, destinata a raccogliere limosine periodicamente in tutta l'Inghilterra per sostenere i missionarii e le Suore che hanno cura dei lebbrosi del Lazzaretto di Haway, diretto per molti anni dallo stesso P. Damiano, che più tardi moriva lebbroso, vittima del suo zelo. E sono in gran parte i protestanti inglesi che mantengono fiorente quel lazzaretto. Quella pubblicazione fu per me una rivelazione. Non si potrebbe fare qualche cosa di simile per i poveri lebbrosi della Colombia? Ho detto a me stesso: I cattolici d'Italia, di Spagna, della Francia e dell'Europa tutta, sarebbero meno caritatevoli e generosi che i protestanti dell'Inghilterra? In questa forma, trattandosi di piccole elargizioni, anche il povero, potrebbe trovare almeno cinque o dieci centesimi ogni mese per regalarli a Gesù Cristo nella persona dei suoi fratelli lebbrosi. In quanto al ricco, ecco un buon consiglio! L'anno ha 365 giorni; in tutti deve mangiare il lebbroso ; ebbene metta da parte chi è ricco, una lira al giorno, 365 lire all'anno finchè vive, o finchè può; ed io con questo quantitativo, prometto di dar da mangiare ad uno dei tanti lebbrosi dei lazzaretti in suo nome. Non si pentirà di questa sua generosità in punto di morte, molto meno nel tribunale del Giudice Supremo. Le limosine si possono mandare al Reverendissimo Sig. D. Michele Rua, Via Cottolengo 32, Torino; oppure direttamente al sottoscritto , Bogotà (Colombia).

Prima di finire, vorrei fare un'altra proposta. Ogni giorno la scienza ci fa delle sorprese; malattie tenute per incurabili fino a ieri, oggi non lo sono più. Non potrebbe succedere egual cosa trattandosi della lebbra? - Son 30 anni, mi diceva or non è molto, il famoso medico Hausen, il fortunato scopritore del bacillo della lebbra, sono 3o anni che studio e lavoro per trovare il segreto di distruggere questo bacillo, e poter così curare la lebbra ; non vi sono riuscito ; ma spero ancora. - Io pure spero che verrà il giorno in cui la scienza ci rivelerà il secreto di curare quell'orribile malattia, questo rey de los espantos (1), come si chiama in Colombia la lebbra.

Mi suggerì questo pensiero una lettera di un buon medico di Velletri, che mi indica un rimedio, che crede efficace per curare questo male. Io porterò con me questo rimedio, e mi darò premura di farlo applicare non appena sia di ritorno fra i miei cari lebbrosi, nel prossimo febbraio, e riferirò a suo tempo i risultati che si ottengano. Intanto io vorrei pregare tutti i medici, principalmente quelli che vivono consacrati allo studio delle malattie della pelle, a volermi mandare a Bogotà, tutti quei rimedi che, nella loro esperienza, trovassero applicabili a questa malattia della lebbra. Si arrivasse anche solo a diminuire le grandi sofferenze che il lebbroso patisce continuamente, sarebbe una gran bella cosa. Le Suore destinate agli ospedali dei lazzaretti, faranno l'applicazione di tutti rimedi; e sono una garanzia che faranno le cose a dovere. Chi poi non è ricco e non può dar denaro per quest'opera, o chi non è medico e non può indicare rimedii, sia almeno generoso di preghiere per ottenere dal Signor e pazienza e rassegnazione a quei poveri fratelli di Giobbe, i lebbrosi della Colombia ; essi alla lor volta , pregheranno incessantemente per i loro benefattori.

Torino, 20 dicembre 1903.

Suo Dev.mo Confratello

Sac. EVASIO RABAGLIATI.

P.S. - Il Sig. D. Rua ha presso di sè vari di quei Diplomi - Azioni del Banco della carità detto dei Lebbrosi. - Quelle persone che desiderassero sottoscriverne qualcuno per quel valore che credono, possono rivolgersi al nostro Superiore medesimo. -

(1) Il re dei fantasmi.

XII Pellegrinaggio Piemontese a Lourdes

Nel cinquantenario della definizione dogmatica di Maria SS. Immacolata, avrà luogo, dal 15 al 21 maggio 1904, un gran pellegrinaggio Piemontese a Lourdes in occasione della solenne inaugurazione della Cappella italiana nella chiesa del Rosario.

È promotore del pellegrinaggio il rev. can. Giuseppe Corno, cancelliere Arcivescovile che rivolge un caloroso appello ai figli del pio e forte Piemonte.

Le quote da Torino a Lourdes e ritorno, nelle quali sta inclusa l'iscrizione di L. 15 per la prima classe, di L. 10 per la seconda classe e di L. 5 per le due sezioni della terza classe e che comprendono le spese di organizzazione, di ferrovia, dell'alloggio e vitto completo per quattro giorni a Lourdes, sono così fissate

Classe 1a viaggio, vitto alloggio 1° ordine L. 158 --- Classe 2a id. 2° ordine L. 110 - Classe 3a id 2° ordine L. 6o - Classe 3a id. 3° ordine L. 73.

Per maggiori schiarimenti rivolgersi in Torino al Rev. Can. Corno, Curia Arcivescovile.

IL CULTO DI MARIA AUSILIATRICE

L'impulso, che la divozione a Maria Ausiliatrice ebbe dalle solennissime feste dell'incoronazione della sua Taumaturga Immagine, ha veramente del meraviglioso. Da tutte le parti del mondo continuano a giungerci relazioni di feste compiute o di favori ottenuti ; e nel prodigioso Santuario di Valdocco rinnovasi ogni giorno un aumento di profonda pietà, che è pegno di grazie incessanti. E poichè il TERZO CONGRESSO SALESIANO, cui presero parte varii Eminentissimi Principi di S. Chiesa e molti Eccellentissimi Vescovi, non esitò di affermare - che la divozione a Maria Ausiliatrice è uno dei caratteri distintivi della pietà dei Cooperatori Salesiani, e che importa assai il mantener viva ed accrescere ed estendere ovunque tale divozione, perchè è uno dei mezzi più efficaci per mantener lo spirito d'unione fra i medesimi Cooperatorì, - ed insieme espresse il voto « che il Bollettino Salesiano dia più frequentemente notizie di tutto ciò che riguarda il movimento della divozione a Maria Ausiliatrice, specialmente nel Santuario di Torino » abbiam determinato di registrare fedelmente quind' innanzi anche quei fatti più importanti, che si vanno mensilmente svolgendo innanzi la Taumaturga Immagine, e ciò a maggior gloria di questa nostra amorosissima e potentissima Madre.

Mese per mese, pubblicheremo anticipatamente anche l'orario delle sacre funzioni che si verranno compiendo nel santuario, certi di far cosa gradita ai Torinesi e di soddisfare ad un piissimo desiderio di molti tra i lontani divoti di Maria Ausiliatrice; i quali, conoscendo l'ora delle sacre funzioni potranno unirsi ìn ispirito a quelle anime fortunate che varcano quotidianamente le soglie benedette del Santuario.

NEL SANTUARIO DI VALDOCCO

Volendo dare anche un semplice sguardo a quanto avvenne nel Santuario di Valdocco dal principio di quest'anno scolastico, non possiamo esimerci dal registrare con giubilo i giorni 25, 26 e 27 ottobre, durante i quali ebbero luogo le solenni Quarant'ore. Il Santissimo rimase esposto dalle 7 del mattino alle 7 di sera, e non venne meno un istante l'adorazione di numerosi fedeli. Copiosissime, oltre ogni credere, le S. Comunioni ; cari, eloquenti ed affettuosi i discorsi del Teol. Chialva.

- In novembre, nel giorno dei Santi, dopo le funzioni pubbliche, maestose come sempre nel Santuario di. Maria Ausiliatrice, dalle 7 alle 8 di sera, ebbe luogo un'altra commoventissima funzione a porte chiuse, al pari delle altre imponente, nonostante la sua semplicità. Era l'intera comunità dell'Oratorio (che presentemente giunge a millecinquanta persone), la quale prostrata innanzi a Maria Ausiliatrice, conforme la pietosa tradizione di D. Bosco, implorava il riposo eterno alle anime dei fedeli defunti con la recita dell'intero Rosario.

- Il giorno 15 Sua Ecc. Rev.ma Mons. Giovanni Cagliero, col beneplacito dell'Em.m° Cardinale Arcivescovo di Torino, ordinava all'altare di Maria Ausiliatrice un diacono e due sacerdoti, dei quali uno è già partito per le lontane Missioni di America.

- Il 22 dello stesso mese, i giovani delle scuole di musica vocale e istrumentale si univano nell'onorare la loro patrona S. Cecilia, eseguendo scelta musica alla messa e ai vespri ; e il giorno 29, come si ricordò nel numero di dicembre, compivasi sotto lo sguardo di Maria Ausiliatrice la commovente cerimonia di addio ad una nuova schiera di Missionari Salesiani, con intervento dell'Em.mo Card. Richelmy.

- Finalmente l'8 dicembre, con feste imponentissime, di cui diamo un cenno in altre colonne di questo numero, salutavasi il sorgere dell'anno giubilare della dommatica definizione di Maria Immacolata.

ORARIO INVERNALE pel Santuario di Maria Ausiliatrice

a) NEI GIORNI FERIALI: - dalle 5 alle 10 1/4, celebrazione di S. Messe - alle 6 messa per gli alunni artigiani dell'Oratorio Salesiano ed alle 7,1/2 messa per gli alunni studenti, con la recita delle preghiere del mattino e della terza parte del S. Rosario - Alle ore 17 (5 pom.) breve lettura sulle gesta del Santo del giorno, canto dell'Ave maris stella, e benedizione col SS. Sacramento.

b) NEI GIORNI FESTIVI: - dalle 5 alle 11,1/2 celebrazione di S. Messe- Alle 6,1/2 messa per gli artigiani ed alle 7,1/2 messa per gli studenti, colla recita delle preghiere come sopra - Alle 9,1/2 mattutino e lodi dell'ufficio della Madonna e Messa: indi, Spiegazione del S. Vangelo - Alle 14 (2 pom.) Vespri, predica e benedizione col SS.mo per gli alunni artigiani : alle ore 16 (4 pom.) la stessa funzione per gli alunni studenti.

e) NELLE SOLENNITÀ: - alle ore 10, messa cantata con assistenza del piccolo clero - ed alle 3 pom. Vespro, predica e benedizione per tutta la comunità, con assistenza del piccolo clero.

Avvertenze: i) Ogni sera, dopo la benedizione col SS.mo Sacramento, i devoti di Maria Ausiliatrice si fermano nel Santuario a recitare insieme il S. Rosario - II) Nel tempo invernale. il Santuario sta aperto tutto il giorno, dalle 4,3/4 del mattino alle 6 di sera.

Sacre funzioni nel Santuario in Gennaio e Febbraio

I e 6 gennaio - - Tutto come nelle solennità.

24 gennaio - Inaugurazione delle solenni Commemorazioni di Maria Ausiliatrice, fissate pel 24 di ciascun mese : come nelle solennità.

26, 27, 28 gennaio - Triduo in preparazione alla festa di S. Francesco di Sales - Dopo la messa delle 6, predica e benedizione; - alle 17, canto di una lode, predica e benedizione.

29 gennaio - Festa di S. FRANCESCO DI SALES - Messe ogni mezz'ora, dalle 5 fino a mezzogiorno --- alle 10 messa pontificale- alle 15, vespri pontificali, panegirico e trina benedizione col SS. Sacramento.

30 gennaio - Tutte le preghiere fatte nel Santuario son applicate in suffragio dei Salesiani, benefattori e cooperatori defunti.

1 febbraio - Alle 10, messa pontificale in suffragio dell'anima di D. Bosco, in occasione del suo XVI. ANNIVERSARIO.

2 febbraio -- Purificazione di Maria Vergine- Dopo la messa delle 6, predica e benedizione - alle 17 (5 pom.) vespri, predica e benedizione.

5 febbraio - Primo venerdì del mese Alle 6, funzione in onore del S. Cuore di Gesù, con esposizione del SS. Sacramento - alle 17, prima della benedizione, analoghe speciali preghiere.

8 febbraio - Alla messa delle 6 ed alla sera alle 5, breve funzione per il Giubileo dell'Immacolata.

24 febbraio - Solenne commemorazione mensile di Maria Ausiliatrice - la devota funzione si compirà alla messa delle 6 ed alle ore 17 (5 pom.).

NELLE ALTRE PARTI DEL MONDO

Omai ci avviciniamo all'anniversario della solenne Incoronazione e noi dobbiamo ancor registrare moltissime feste, che si svolsero con tanto entusiasmo in quella occasione memoranda. Anche la città di Chichigalpa nel Nicaragua volle manifestare la sua divozione alla nostra Ausiliatrice. Il 22 giugno fu benedetta un'immagine di Lei, mentre un coro di fanciulle intonava un inno commovente. Due giorni appresso, cioè il 24 giugno, si celebrò una devotissima festa, alla quale presero parte tutti gli ascritti all'arciconfraternita e numerosi fanciulli.

- Solennissimo riuscì pure lo spontaneo omaggio che la città di Barranquilla in Colombia diede il 24 maggio alla nostra Madonna. L'opera salesiana in quella città ne ebbe un consolante sviluppo.

- Dall'Equatore ci vennero le relazioni più consolanti. A Cuenca fu benedetta nella cattedrale una ricca statua di Maria Ausiliatrice, che fu poi trasportata processionalmente alla Cappella del nostro istituto la sera del 23 maggio. Cinquanta delle più cospicue signore della città le fecero nobile corte, recando in mano corone di rose. Nella parrocchia suburbana di S. Rocco di Riobamba, nel piano di S. José, grazie allo zelo dell'attivissimo Parroco e Cooperatore Salesiano D. Napoleòn Pedra si sta edificando non già un semplice altare o un'umile cappella, ma un vero tempio in onore di Maria Ausiliatrice.

A questo fine si trasportò in solenne processione campestre una devota immagine di Lei ad un'umile casetta, dove già le si tributa un culto affettuosissimo, in attesa che venga trasportata nel nuovo sacro edifizio. Nella diocesi di Cuenca la divozione a Maria Ausiliatrice è divenuta la divozione più popolare. A Sigsig si contano a centinaia gli ascritti alla sua confraternita che data da ben due lustri, in parrocchia havvi unn suo altare, nel sobborgo una cappella, ed ora si pensa di erigere in una collinetta vicina all'abitato un piccolo Santuario di Maria Ausiliatrice. A San Bartolo, a Jordam, a Pageha, ad Ambato, ad Oña, a Cumbe e in quasi tutte le parrocchie di Cuenca e di Riobamba si vede esposta l'immagine di Lei e vi è eretta la sua Confraternita. D. Felice Tallacchini, missionario salesiano, ci scrive, che, anche per lo zelo del nostro Don Spinelli omai si contano quelle parrocchie che non hanno un altare o un'immagine della Vergine di Valdocco. L'intrepido missionario di Gualaquiza, D. Francesco Mattana, ha posto la prima pietra di un tempietto a questa pietosa Regina, il quale sarà il quarto sacro a Lei in quella provincia. La festa poi di Maria Ausiliatrice a Gualaquiza , nel maggio u. s., riuscì più solenne degli anni precedenti, poichè vi presero parte anche molti jivaros. Oh! che tutti questi selvaggi abbiano a piegar presto il ginocchio innanzi all'altare di Lei. È bene rammentare, che Sua Ecc. Rev.ma Mons. Giacomo Costamagna, Vicario Apostolico di Mendez e Gualaquiza, elesse a Patrona del suo Vicariato Maria Santissima Ausiliatrice.

GRAZIE DI MARIA AUSILIATRICE

Invocai l'Ausiliatrice.

Di ritorno dalle recenti grosse manovre nel Veneto, dove prestai il mio servizio militare come ciclista, m'avvenne che transitando per un angusto sentiero, proprio fra una casa e un grosso carro da battaglione, urtai colla canna del fucile, che teneva ad armacollo, contro una vecchia griglia semiaperta. Fu tanto l'urto e tanta la celerità e la violenza della macchina, avvezza d'altronde ad evitare tanti pericoli anche frammezzo i carri d'artiglieria, che mi fu impossibile frenarla, e in un attimo mi trovai fra le gambe posteriori del cavallo. La ruota del carro premette sulla ruota e sui pedali della bicicletta che rimase spezzata, ed io stava per venir schiacciato. In quel momento so che alzai la mente alla buona Ausiliatrice : ricordai ch'era quello il giorno della sua Natività e fui salvo. Non posso pensare al fatto senza sentirmi ancora dei brividi in dosso e sciogliere una preghiera di riconoscenza a Maria Ausiliatrice.

Verona, 9 settembre 1903.

Ch. ENRICO MOLTENI.

Ci ha guarito la mamma

Soddisfo finalmente ad un voto fatto da qualche tempo e che per varie circostanze non ho potuto compiere prima. Mesi addietro, mia madre era stata colpita da una terribile malattia, che in breve, non ostante la diligenza e la rara valentia del medico curante, l'aveva ridotta sull'orlo della tomba. Non so descrivere il dolore che colpì me, mio padre e mia sorella! Stavamo per perdere una persona carissima, e umana mente parlando, non v'era quasi più speranza di poterla salvare! Che fare? Mi ricordai in quel frangente delle grazie che Maria Ausiliatrice elargisce a' suoi devoti, mi ricordai quante volte io stesso era stato consolato da sì benignissima Signora e con piena fiducia incominciai una novena, promettendo che ricevuta la grazia l'avrei fatta pubblicare sul Bollettino , avrei fatto celebrare una Messa di ringraziamento e sarei divenuto cooperatore salesiano. Potenza e bontà di Maria ! Poche ore dopo venne il medico e con sua grande sorpresa trovò l'inferma leggermente migliorata. Al terzo giorno della novena l'ammalata era fuori di pericolo. Pochi giorni dopo però ricadde colpita contemporaneamente da altre due malattie, ma la Vergine benedetta volle farci la grazia completa, perfetta ; ed ora mia madre, non ostante i suoi 68 anni e le tre gravissime malattie subite, sta benissimo e gode ottima salute.

Grazie, o eccelsa Benefattrice, non dimenticherò mai i tanti favori che ti sei degnata elargire ad un indegnissimo ministro del del tuo Divin Figliuolo.

Budrio di Correggio (Reggio E.), 10 settembre 1903. D. Livio MORINI, Prevosto. La fede di alcuni emigrati.

Il mio intimo amico Viero Michele, il giorno dì S. Rocco, cioè il 16 agosto 1903, digraziamente s'impigliò col braccio in un torchio da canna da zucchero, tirato da un bue. Il braccio rimase d'un tratto in più luoghi scarnato: e le carni vedevansi lacere, a penzoloni. Si può immaginare la confusione di tutti i suoi di casa persino il medico si rifiutò di venire! Ma fu un bene: perchè se il medico veniva, certo gli tagliava il braccio, come si è veduto fare a tanti, in causa di questi torchi. Il Viero si lasciò allora in balia di un negro indio, che prese a tagliargli i pezzi di carne con un rasoio arruginito e a fargli lavature con erbe di prato. Noi, eravamo in sei, non avendo il coraggio di star presenti ad una tale operazione, ci ritirammo nella casa vicina tutt'intera la notte, leggendo un numero del Bollettino Salesiano che ci era stato imprestato : e sentendo tante grazie ottenute mediante l'intercessione di Maria Ausiliatrice, pensammo di recitare pel disgraziato compatriota la terza parte del S. Rosario e di cominciare per lui una novena a Maria Ausiliatrice. E così fu fatto. Nei giorni seguenti il coraggioso suo fratello Alessio continuò la cura, rinnovando ogni tre ore le fasciature al braccio lacerato, dopo di di avere tolta la carne che cominciava a divenir nera e di averlo lavato con acqua di erbe di prato: e così, in capo a 21 giorno, il Viero Michele mi mandò un suo figlio a portarmi la consolante notizia che si era alzato di letto e che andava rapidamente migliorando. È una vera grazia di Maria Ausiliatrice. Pertanto, uniti alla presente, invio i nomi di altri otto italiani, che insieme con me e coi fratelli Viero desiderano di essere ascritti fra i cooperatori salesiani.

Giaguariz,Ernesto Alves (Brasile) 13 settembre 1903.

ONGARO GAETANO.

Virgoletta (Massa-Carrara). - Mio figlio Augusto, mentre lavorava a Meailes in Francia fu preso da polmonite per sudore represso nei lavori della galleria ; per cui dovetti recarmi a prenderlo a Ventimiglia, dove fu accompagnato dai suoi amici. Condottolo a casa, lo feci visitare dal distinto nostro medico, ii quale mi assicurò non esservi più rimedio, perchè omai era troppo tardi cominciare la cura, e perchè la polmonite era complicata da tifo. Allora feci ricorso alla Vergine SS. Aiuto dei Cristiani, promettendole che se mi riguariva il figlio avrei in tributo di riconoscenza inviato una piccola offerta all'Istituto Salesiano e fatto pubblicare la grazia. Oh prodigio ! il giorno appresso, ritorna il medico e vede scomparso contro sua aspettativa il tifo, e la polmonite già mitigata tanto, che il mio Augusto potè a poco a poco ristabilisi e tornare in perfetta salute. Sia sempre benedetta la Madonna di Don Bosco.

13 settembre 1903.

NINA TOMMASo

Cooperatore.

Ceniga (Lago di Garda). - Verso la fine di agosto, la mia figliuola maggiore fu colpita da gravissime febbri, che poi degenerarono in tifo. In pochi giorni la vidi ridotta agli estremi. La vigilia della Natività di Maria SS., temendo di vederla mancare da un momento all'altro, pensai di ricorrere a Maria Ausiliatrice, scrivendo subito a Torino, perchè venisse celebrata una messa nel suo Santuario. Ebbene, proprio da quel punto scemò la violenza del morbo e la mia cara Angelina è entrata in via di guarigione. Anticipando alla Vergine i miei sentiti ringraziamenti La prego a concedermi tutt'intera la grazia.

15 settembre 1903.

VIRGINIA FIORIOLLI DORNA.

S. Bartolomeo (Brescia). - Chi scrive, sarà eternamente riconoscente alla pietosa Regina di Valdocco per tante grazie ricevute, ma specialmente per questa. Disgrazia volle che inavvedutamente mi trovassi di fronte a un carro tirato da quattro buoi da cui sporgeva un ferro che avrebbe dovuto trapassarmi il petto. Dire lo spavento di quell'istante non mi è possibile: invocai con fede il nome di Maria Ausiliatrice e subito il carro si fermò e col carro si fermò pure il ferro, proprio sopra la medaglia di Maria Ausiliatrice ricevuta nelle feste dell'Incoronazione in cotesto Santuario. Sia benedetta da tutti i cristiani una sì potente Ausiliatrice.

11 ottobre 1903.

GAFFURINI GIUSEPPE.

Sassello (Alessandria).- Sui primi dello scorso settembre, Caviglia Angela fu in breve ridotta agli estremi, senza che l'arte trovasse modo di arrestare il male. Già le si era amministrata l'Estrema Unzione, già entrava in agonia, gettando la desolazione nella sua numerosa famiglia, quando una divota persona pregò che si ponesse sul suo letto una medaglia di Maria SS. Ausiliatrice ed esortò la moribonda a raccomandarsi a Lei. Tanto bastò perchè la povera donna cominciasse subito a migliorare e in pochi giorni si vedesse restituita alla cura dei suoi sette figliuoli e del consolato suo consorte. Sia benedetta la bontà di Maria SS. Ausiliatrice.

12 ottobre 19o3.

Sac. MICHELE G. PASTORINO Decurione.

NOTIZIE COMPENDIATE

A Valdocco.

La festa dell'Immacolata. - È una pagina bella e che dovremmo scrivere a caratteri d'oro, com'è scritta con ricordi soavi e indelebili nell'animo nostro! « Al Santuario di Maria Ausiliatrice in Valdocco, così leggiamo nel Momento, ci credemmo ieri ritornati a quei giorni faustissimi dell'incoronazione della taumaturga Immagine, quando una folla esultante piena di entusiasmo rompeva in frenetici applausi, mentre le mani benedette del venerato nostro Cardinale Arcivescovo cingevano di aurea corona il Salvatore e la Vergine. Con lo stesso entusiasmo risuonarono nella volta maestosa del tempio le note giulive della Corona aurea la grande antifona del maestro cav. Dogliani, eseguita da un coro di 800 voci, e con lo stesso soave sorriso la Vergine SS. - onorata nel titolo di Immacolata - benediceva agli insigni personaggi, agli allievi e al popolo umiliati ai suoi piedi.

» E anche ieri rallegrò il cuore il vedere i giovani studenti e artigiani dell'Oratorio presentare all'altare, le nuove bandiere, affinchè il loro padre D. Rua le benedicesse; e ci compiacciamo di tributare una parola di encomio e di incoraggiamento ai giovani, e dall'esempio degli egregi patroni e benefattori che assistevano a quella festa dello studio e della religione e del lavoro, auspicare i migliori risultati.

» S. A. la Principessa Maria Laetitia, che ha la presidenza onoraria delle Dame Patronesse dell'opera di D. Bosco in Torino, anche questa volta intervenne alla solenne funzione, accompagnata dalla sua dama di palazzo, contessa Balbis Bertone di Sambuy e dal suo gentiluomo di corte conte Di Gropello. Fungevano da padrini il marchese Stanislao Scati Grimaldi e la consorte marchesa Scati-GrimaldiCattaneo Adorno, dama di palazzo di S. M. la Regina, per la sezione studenti ; e per la sezione artigiani il commendatore Federico Dumontel e la contessa Amalia Barbaroux-Sciolla. La nobil donna Amalia Capello rappresentava il Comitato delle Patronesse torinesi dell'opera di D. Bosco.

» La Schola Cantorum dell'Oratorio seguì uno scelto programma musicale magistralmente diretto dall'egregio cav. Dogliani. »

Il concorso dei fedeli fu veramente straordinario.

Nel pomerigio, per i vespri solenni e per la benedizione col SS. Sacramento il Santuario era stipato. Disse l'orazione panegirica il Rev.mo P. Alessandro Zampieri S. J. con tanto affetto e con tale eloquenza, che suscitò nel cuore degli uditori infuocati slanci di amore verso l'Immacolata Regina. Egli trattò l'assunto - delle glorie di Maria SS. nella Definizione dogmatica della sua Immacolata Concezione - da maestro insuperabile ; ma infine non, potè egli stesso chiudere nell'animo la sua profonda commozione: « Hanno ragione i Salesiani, egli disse,, di onorare la Vergine Immacolata ! Sessantadue anni fa, questo luogo non era che un prato nel quale D. Bosco stava per condurre i suoi primi figli a ricrearsi. Fu sessantadue fa, nel giorno memorando dell'Immacolata Concezione, che D. Bosco incominciò la sua opera, che l'Oratorio non bastò a contenere, che superò le barriere dai popoli e portò in tutto il mondo la fiamma ardente della sua carità. Quanta gioventù educata nelle case di D. Bosco! Quanti apostoli attinsero in questo Santuario l'ardore che forma i Missionarii. E a chi si deve tutto questo?... Lo sapeva ben D. Bosco, che al ritorno della festa dell'Immacolata contava ogni anno un nuovo passo dell'opera sua grandiosa. Ben a ragione pertanto i Salesiani celebrano il giorno 8 dicembre, il giorno della loro cara Madonna ed Ausiliatrice! » Il ricordo non poteva essere più opportuno e consolante: ognuno rivide la paterna figura di D. Bosco in atto di insegnare a Bartolomeo Garelli il segno della croce! Chi l'avrebbe detto, che quel povero artigianello sarebbe stato il primogenito d'una famiglia immensa, e quel segno di croce, appena incominciato, avrebbe benedetto l'universo intero, gettando in ogni angolo della terra quella semente di amore e di sacrificio, che a poco a poco sarebbe venuta maturandosi? Dopo il discorso si ripetè con effetto sorprendente l'antifona Corona aurea; quindi il Rev.mo D. Rua imparti la benedizione col SS. Sacramento. Così aprivasi nel Santuario di Valdocco l'anno giubilare della Dommatica Definizione di Maria Immacolata. Ma qui non aveva termine la solennissima festa.

Alle 17,30, tutto l'Oratorio riunivasi nel teatrino, elegantemente addobbato per la solenne accademia di circostanza, resa quest'anno ancor più solenne dalla consegna delle bandiere agli alunni artigiani e studenti. È da ricordare, che gli alunni dell'Oratorio nella festa onomastica del Successore di Don Bosco avevano offerto al buon Padre due preziose bandiere, ricamate in seta ed oro, l'una coll'effige di S. Giuseppe e di S. Francesco di Sales e il motto Lavoro e Preghiera: l'altra coll'ímmagine di San Luigi e di S. Francesco e il motto Studio e Preghiera. Queste bandiere, benedette, come si è detto, in quella stessa pattina, vennero fregiate dal Rev.mo sig. D. Rua della Medaglia commemorativa dell'Incoronazione di Al aria Ausiliatrice e con belle parole consegnate solennemente alle due sezioni. « Voi, disse D. Rua, me le donaste ed io ne divenni il padrone. Ora vorrei anch'io esser generoso con voi e consegnarle alle rispettive sezioni. Ma non sono io che ve le do: è la stessa vostra Madre, Maria Immacolata. Non furono esse benedette nel giorno a Lei consacrato ed al sorgere del suo anno giubilare? Fate conto pertanto di riceverle dalle sue mani, e tenetele come un suo prezioso regalo. » Spiegò anche il linguaggio simbolico delle due bandiere, che furono accolte con frenetici applausi dalle due sezioni. L'accademia non poteva riuscire più solenne; i componimenti, la musica e il bozzetto drammatico con cui si chiuse la memoranda serata, tutto andò a meraviglia, tra il vivo interesse dell'eletto ed affollato uditorio e le intime gioie soavi dei giovani alunni.

*

Solennissima fu pure la festa celebrata nell'Oratorio festivo ad onore della Vergine Immacolata. Preparata da un discorso improntato al più ardente amore verso la nostra Celeste Patrona la Solennità fu tutta una sincera manifestazione di fede, e riconoscenza a Colei che aprì a D. Bosco la via per impiantare l'opera eminentemente salutare degli Oratorii festivi. Numerosissime le Confessioni che durarono per ben otto ore alla vigilia e due ore contiene il di della festa : generale la S. Comunione cui presero parte coi giovanetti anche gli Antichi Allievi del medesimo Oratorio i quali edificarono tutti col loro devoto contegno, e con accostarsi tutti alla Mensa Eucaristica. Una sorpresa poi allietò l'animò dei bnoni giovanetti, soci delle Compagnie di S. Luigi e Ss. Rosario, l'imposizione cioè del nuovo distintivo benedetto dal Rev.mo sig. Rettor maggiore D. Rua, con acconcie parole d'incoraggiamento. Alla sera splendide funzioni ed una bellissima rappresentazione, gustata da un mondo di fanciulli.

Dall'Italia.

ALVITO (Caserta) - La visita del Sig. D. Rua. - Venerdi, 13 novembre, il Collegio Convitto Municipale di Alvito, diretto dai Salesiani, fu allietato dalla preseuza del veneratissimo nostro Superiore Generale, il quale di ritorno da Napoli, giungeva là inaspettato, verso le quattro di sera, accompagnato dall'Ispettore napoletano D. Giuseppe Scappini. « Fumino tutti dolenti, così ci scrisse quel Direttore, di non essere stati preavvisati , per potergli fare quelle accoglienze oneste e liete che soglionsi fare, quando si ha la fortuna di ricevere visite si preziose. Era però in tutti viva la speranza che almeno si sarebbe fermato qualche giorno con noi, ma invece egli ci annunziò subito che era costretto a partire il giorno seguente, avendo impegni a Roma, e desiderando prima di fare una visita agli istituti di Artena, Genzano e Frascati. Tuttavia nelle poche ore che si fermò con noi volle parlare con ciascuno dei Superiori e del personale della casa, come alla sera dopo le orazioni parlò ai giovani, ai quali inculcò, collo studio, la divozione al Sacro Cuore di Gesù ed a Maria Ausiliatrice. Il mattino seguente, celebrata la Messa della Comunità, parlò nuovamente ai giovani e benedisse tutti a nome del S. Padre. Ripartiva verso le 6 1/2 col Rev.mo Ispettore, lasciando in tutti un vivissimo desiderio di sè ».

CHIERI - Il Successore di D. Bosco all'Oratorio di S. Teresa. - Sabato 13 dicembre, così l'ottima Scintilla di Chieri, giungeva tra noi il Rev.mo Signor D. Rua per condecorare la funzione inaugurale dei festeggiamenti promossi da apposita Commissione di signore nell'anno giubilare dell'Immacolata e nel 25° anniversario dell'Oratorio femminile di Santa Teresa. Ospitato dai suoi figli a S. Luigi, la sera ebbe occasione di parlare ai giovani convittori che frequentano le scuole pubbliche della città ed ai Figli di Maria che si preparano con assiduo studio ed esercizio di virtù al Sacerdozio. Poscia recossi a S. Teresa dove la funzione inaugurale della domenica doveva assorbirlo intieramente. Oltre 400 furono le S. Comunioni alla sua Messa come pure numeroso l'intervento di popolo alla Messa solenne cantata dal Rev.mo Canonico Fravega con musica classica eseguita a perfezione dalle cantanti dell'Oratorio. In seguito ricevette il Consiglio della Pia Unione delle Figlie di Maria, avendo per tutte parole d'incoraggiamento e di congratulazione. Nel pomeriggio compì la pia funzione dell'accettazione delle nuove Figlie di Maria ed Aspiranti e dopo la predica del Direttore dell'Oratorio impartì la benedizione col SS. Sacramento ed infine la particolarissima benedizione papale per speciale facoltà accordatagli dal S. Padre Pio X nell' ultima udienza da lui avuta.

S. E. il nostro Vener.mo Card. Arcivescovo cui era stato comunicato il progetto dei festeggiamenti, mentre accettava di onorarli nella massima solennità di sua presenza, concedeva pure a quanti vi prendono parte l'indulgenza di 100 giorni. Anche per la Commissione delle Signore ebbe D. Rua un po' di tempo animando tutte ad un lavoro assiduo e costante per il buon esito degli ideati festeggiamenti. Pose termine alla indimenticabile giornata il trattenimento musico-letterario, ad onore di Maria Immacolata davvero riuscitissimo in ogni sua minima parte.

Un bravo di cuore alle buone oratoriane ed alle loro ottime istitutrici le Figlie di Maria Ausiliatrice.

MILANO - Una visita alla nuova Chiesa dei Salesiani.

È questo il titolo, con cui l'ottimo Osservatore Cattolico del 6 dicembre u. s. dà le seguenti notizie della chiesa in costruzione presso il nostro Istituto di Milano : - La circolare diramata alcuni giorni addietro dal Comitato Salesiano, annunziante la ripresa dei lavori della Chiesa dedicata a Sant'Agostino, ed invitante i Cooperatori e le persone pie ad adoperarsi colla maggior attività per procurare aiuti e concorsi alla grandiosa costruzione, eccitò in noi il desiderio di visitare quei lavori. E ci recammo infatti in via Copernico dove già un vasto fabbricato (poco meno della metà di quanto dovrà essere a costruzioni finite) apertosi fin dal maggio del '97 accoglie ormai 350 giovani, affidati alla cura dei sacerdoti salesiani, dai quali vengono indirizzati agli studi classici, oppure all'esercizio di arti e di mestieri. Poco oltre quel fabbricato, una fitta selva di antenne, di travi, di ponti, di scale, occupanti oltre duemila metri quadri di superficie, avverte che ivi si va innalzando una grandiosa costruzione: è la Chiesa che i figli di Don Bosco, sorretti dalla inesauribile carità cittadina, e posti, a Milano, sotto il patronato di S. Ambrogio, innalzano a S. Agostino ; è il primo tempio che a Milano, teatro della grande conversione, s'innalzi al grande convertito.

» Dalle notizie che ci siamo procurate sul posto, apprendiamo che la Chiesa coprirà complessivamente un'area di 2600 metri quadrati, con la pianta a croce latina, il braccio principale a tre navate divise da due linee di colonne e terminanti in tre absidi, il braccio trasverso ad una sola navata larga quanto la centrale : all'incrocio dei due bracci è posto il presbiterio e l'altar maggiore. Sulle navate laterali correranno due gallerie a guisa di matronei, guardanti nella navata principale per ampie trifore.

» Nell'interno la Chiesa misura in cifre tonde una larghezza di m. 26, e una lunghezza di m. 72; il braccio trasverso misura una lunghezza di m. 52 con una larghezza di m. 12. Tali dimensioni permettono alla Chiesa di accogliere più di 4000 persone.

» Il carattere degli edifici già costruiti, il nome stesso dei Santi Patroni, e la semplicità, che sempre si vuole osservata nelle opere di D. Bosco, non lasciarono incerti sull'adozione delle maniere lombarde primitive nello stile della chiesa : il mattone scoperto darà la tonalità dominante sulle pareti esterne, mentre sulle pareti interne si svilupperà la decorazione pittorica. La copertura, salvo la cupola sul presbiterio, le absidi, e poche altre parti voltate, sarà a cavalletti visti, decorati a formelle policrome. Il piano della chiesa è m. 2,25 più alto del piano stradale, per far luogo inferiormente ad ampi locali, a metà sotterranei, dove entrano assai abbondanti e l'aria e la luce, a rendere salubri i refettori, le cucine, il forno, che vi sono collocati. Questi locali sotterranei sono compiuti fin dallo scorso anno : coperti con soffitto di cemento armato, che fungeva da tetto. Venne soprasseduto alla prosecuzione dei lavori, in attesa di condizioni finanziarie più favorevoli. Ora si riprese il lavoro culla speranza di darvi compimento entro l'anno prossimo. La spesa che si presume necessaria è poco lontana dalle 300 mila lire.

» - E come si pensa di provvedere ai mezzi necessari ? - chiedemmo al buon sacerdote che ci accompagnava.

» --La provvidenza, che non ci ha mai abbandonati, ci rispose, vorrà aiutarmi anche questa volta. Qualche poco lo abbiamo già raccolto, - che sarebbe stato temerario l'accingerci, afflitto sprovvisti a nuovi lavori, - ma è poco assai, ed abbiamo bisogno che la provvidenza dia muovo alimento al fuoco di carità nel cuore dei milanesi : i quali hanno già fatto molto - è doveroso il riconoscerlo - ma è necessario che faccian molto ancora.

» E i milanesi faranno i pensavamo tra noi con assoluta convinzione lasciando l'Istituto - faranno perché non possono smentire la fama tradizionale e giustificata di gente di cuore - ma faranno ancora, perchè è nel loro stesso interesse di fare. Quanto importa al benessere cittadino ed allo sviluppo regolare dell'attività feconda di bene chè la gioventù cresca buona, onesta e in quella fede, che elle presidia l'animo contro i pericoli e lo rende forte nella avversità, non è chi non veda: ed a ciò appunto son dirette le sollecitudini dei Salesiani, i quali coll'erezione della nuova chiesa, oltre al provvedere ai giovanetti accolti nell'istituto, vengono in soccorso al vasto quartiere di S. Gioacchino - che va ogni giorno più estendendosi, per nuove fabbriche e facendosi più popoloso e dove l'attuai chiesa parrocchiale diviene per conseguenza sempre più angusta. Si aiutino dunque i figli di Don Bosco nella loro nobile e santa impresa , si aiutino per modo che, come nell'istituto di S. Ambrogio si onora per opera loro il grande convertito nei piccoli Agostini che vi sono accolti, nella chiesa di S. Agostino si possa onorare il santo, che con la luminosità della fede seppe operare il prodigio di quella mirabile coversione ».

NAPOLI - Buone e care notizie. - La domenica 8 novembre p. p. nella Villa Patrizi ebbe luogo l'estrazione dei premi per la sovvenzione all'opera Salesiana del Vomero. Il frutto fu degno del lavoro. Il veneratissimo nostro Superiore Don Rua, che vi si trovò presente, tutto commosso com'era da quella effusione di carità, ebbe ad esclamare Io non ho mai passato una giornata come questa in Napoli. La bella somma prodotta darà certamente una nuova spinta ai lavori, e metterà in grado quei nostri confratelli di poter accogliere finalmente i tanto desiderati fanciulli. Dobbiamo una sentitissima parola di riconoscenza tutta particolare alla nobilissima famiglia Patrizi, ed anche alle altre signore Patronesse, al giovane signor Duca di Presenzano ed al marchese Marcello Santasilia, i quali diressero con mirabile esito la cosidetta pesca e l'incanto degli oggetti rimasti.

- Nella chiesa dei Pellegrini, gentilmente concessa, il reverendissimo sig. Don Rua, il 12 dello stesso mese, celebrò la S. Messa, dopo la quale fece alle signore Patronesse una conferenza tutta pietà ed unzione, ringraziandole del molto che già avevano fatto a favore dei Salesiani, esortandole alla perseveranza. Conchiuse benedicendole colla benedizione di Maria Ausiliatrice; e tornato in sagrestia, dopo il ringraziamento della Messa, si trattenne in breve colloquio con loro, lasciando a tutte un ricordo di D. Bosco. La marchesina Elvira Zizzì ebbe la felice idea d'improvvisare una colletta a favore delle Opere Salesiane, il cui prodotto fu dal sig. D. Rua lasciato a profitto della casa del Vomero. La signora marchesa Filomena Rossi del Barbazzale volle poi condurre nella sua carrozza il nostro Superiore a sdigiunarsi nel suo palazzo, usandogli le più delicate attenzioni. A tutti giungano graditi i ringraziamenti del nostro Superiore.

- L'Em.mo Card. Arcivescovo, nell'udienza concessa al Successore di Don Bosco ed all'ispettore delle Case Salesiane del Napoletano, ebbe la degnazione di usare le più benevoli espressioni pei nostri confratelli di Napoli e di raccomandar vivamente che aprissero finalmente le scuole. In ossequio ai venerati desideri dell'Em.mo Pastore, leggiamo nel Bollettino dell'Opera Salesiana al Vomero: - Appena esaurite le pratiche necessarie per metterci in regola colle leggi, apriremo le scuole negli ampii, ariosi e soleggiati locali della nuova casa, che la carità napoletana ci ha fatta sul Vomero, e seguendo i programmi governativi cominceremo ad impartire l'istruzione elementare accompagnata sempre dall'insegnamento della Religione, a quegli alunni che le famiglie cristiane ci vorranno affidare... Ciò non toglie, che il fine da noi vagheggiato sopra ogni altro sia, sempre quello di aprir laboratori di arti e mestieri ai figli del popolo e di innalzare al più buono e al più amante dei cuori un devoto Santuario sul Vomero, che in un giorno non lontano, ce ne affida la carità e la generosità dei Napoletani, non si chiamerà più Vomero Vecchio e Vomero Nuovo, ma semplicemente il Vomero del Sacro Cuore. -

NIZZA MONFERRATO - Conferenza per le opere salesiane. - Il Direttore del locale Oratorio festivo teneva nella 1a domenica di dicembre nella chiesa di S. Catterina, una Conferenza preparata da esimii Cooperatori e Cooperatrici della città.

La conferenza onorata della presenza dello zelante clero locale e da un largo concorso della cittadinanza, in prevalenza uomini, malgrado la fitta neve che cadeva, ebbe esito felicissimo e si sperano abbondanti frutti specialmente per l'Oratorio festivo.

PISTOIA - Oratorio festivo S. Giov. Battista al Tempio. -Quest'Oratorio fu aperto il 6 aprile 1902 ; ma solamente nell'ottobre u. s. i Salesiani presero a Pistoia stabile dimora. Le prime loro notizie sono assai consolanti. Già un numero discreto di giovinetti accorre regolarmente all'Oratorio, e si spera che essi abbiano quanto prima ad arrivare a duecento. Riconosciutosi il gran bisogno di una scuola serale, poichè son molti gli analfabeti che chiedono di avere unì scuola, si venne nella determinazione di aprire nell'Oratorio le scuole serali, cominciando per ora con una classe sola, e coll'idea di riuscire a prepararli all'esame di proscioglimento. Monsignor Vescovo, il di dei Santi, andò a visitare l'Oratorio ; Egli ha per l'opera nostra un cuore, di padre. La signora Luisa Forteguerri mandò in regalo ai ragazzi un sacco di castagne. Augurando ai buoni confratelli di Pistoia, che abbiano a trovar sempre dei generosi benefattori per compiere la loro caritatevole missione, rendiamo pubbliche grazie a quelli che li hanno sostenuti sin qui, e segnaliamo fra tutti il Rev.mo Canonico Cecconi, il quale comperò, riattò e ammobigliò a tutte sue spese la casa che hanno a Pistoia i figli di D. Bosco.

SASSELLO (Alessandria) - La prima conferenza salesiana. - Il 27 settembre u. s. nell'antica parrocchia di S. Giovanni a Sassello , si tenne la prima conferenza salesiana. Parlò il Direttore dell'Istituto salesiano di Alessandria, il quale dimostrò come D. Bosco fu l'uomo provvidenziale del secolo XIX, e la larga parte riservata ai Cooperatori per attuare e continuare la sua missione. Insieme ai numerosi Cooperatori di Sassello, che sono circa duecento, numerosissimi accorsero gli altri parrocchiani ; per cui speriamo che ornai vi si potranno quind'innanzi tenere le conferenze annuali, prescritte dal regolamento.

SCHIO - Una lapide ad onore del Sommo Pontefice Pio X. - Ci scrivono : « Nell'occasione dell'ultimo pellegrinaggio Vicentino a Roma, il nostro insigne benefattore, Mons. Francesco Panciera, ricevuto in particolare udienza dal Santo Padre, porgeva a Sua Santità gli umili nostri ossequi e, rammentando Egli la visita fattaci un anno prima, Gli comunicava che i Salesiani di Schio ed i loro numerosi giovanetti avrebbero tra breve ricordato il fausto avvenimento con una lapide commemorativa e con una corona di Comunioni da offrirsi in apposita pergamena al Santo Padre. Sua Santità Pio X ringraziava commosso ed incaricava Mons. Panciera d'impartire in forma solenne l'Apostolica Benedizione ai giovani del nostro Oratorio ed ai loro superiori. Pertanto l'otto novembre s'inaugurò la lapide commemorativa con una festa tutta di famiglia e piena di entusiasmo pel Sommo Pontefice.

Alla messa dei mattino, numerosissime furono le comunioni dei giovani oratoriani , cui il Direttore rivolse brevi ma affettuose parole di circostanza, rilevando la bontà e provvidenza di Dio nell'ammirabile governo della Chiesa. E ricordando com'essi fossero prediletti in modo tutto speciale dall'attuale Vicario di Gesù Cristo, li esortava ad avvicinarsi più fervorosi e riconoscenti a Gesù, pregandolo pel suo Vicario. Alla sera, Monsignore Apollonio Maggio, protonotario apostolico ed amatissimo nostro arciprete, degnavasí rivolgere un eloquente discorsino ai nostri quattrocento giovanetti, parlando del generosissimo e nobile cuore di Pio X e dell'amore grande ch'Egli porta ai giovanetti, pei quali prodigò e prodigherà sempre specialissime cure. Le funzioni, durante le quali venne eseguita sceltissima musica, ebbero termine coll'apostolica benedizione, impartita da Mons. Francesco Piancera, prima della benedizione col SS. Sacramento. Nell'uscire di chiesa tutti i giovanetti furono regalati di una bellissima medaglia, benedetta dal Santo Padre e di una gradita merenduola, come suol farsi nei nostri Oratorii in solenni circostanze. L'iscrizione della lapide commemorativa è del tenore seguente:

PIO X Pontefice Massimo - già Card. Patriarca di Venezia - questo Istituto - il dì 27 settembre 1902 - visitò, benedisse. - A perenne memoria - i figli di D. Bosco - 8 novembre 19o3.

Dalla Svizzera

BALERNA - Pel Giubileo dell'Immacolata. - L'anno giubilare di Maria In-immacolata non poteva incominciare sotto migliori auspici nella famiglia Salesiana. Rileviamo con piacere che le grandiose feste celebrate nel Santuario di Valdocco si ripetono in tutte le case salesiane. Il 13 dicembre u. s. tenevasi nel Collegio di Balerna una imponentissima accademia, la quale, al dire della Patria di Lugano, fu il primo saggio di quei festeggiamenti che si propone di fare a Maria Immacolata il Canton Ticino. Commendevole, scrive un altro giornale, la disposizione del programma : la musica ed il canto s'alternavano mirabilmente colla poesia sublime nei concetti, elegante e briosa nella forma, declamata sempre con grazia e naturalezza. Si chiuse il solenne trattenimento con belle parole dell'ispettore D. Saluzzo, raccomandanti ai giovani la divozione alla Madonna Immacolata, alla quale si è sempre ispirato l'amatissimo nostro D. Bosco.

Dall'Asia.

MACAO (Cina) - Un nucleo di cari amici ed ammiratori delle opere di D. Bosco, sta alacremente larando in quella remota colonia portoghese, per affrettare l'arrivo dei Salesiani. I giornali locali, particolarmente O Patriotta che esce in Hong-Kong, s'interessano vivamente dell'opera salesiana, con le parole le più gentili e benevoli, per cui ci sentiamo schiettamente obbligati. Benedica il Signore tanti buoni desiderii.

Dalle Americhe.

BRINKMANN (Prov. di Córdoba-Repubblica Argentina) - Per l'assistenza degli italiani all'estero. - A due leghe dalla stazione di Brinkmann, che dista venti ore di ferrovia da Buenos Ayres, trovasi la Colonia Vignaud, popolata di soli italiani, tutti veneti e piemontesi. Il centro ove trovasi la cappella, è composto dalla casa dei signori Vignaud, proprietarii, da quella dell'amministratore, da un fondaco e da poche altre abitazioni. Le case dei coloni sono disseminate con ordine nella vasta zona all'intorno. Ora, fin dall'aprile u. s., grazie allo zelo dei proprietarii, i Salesiani assunsero la cura spirituale di quei nostri buoni connazionali, funzionando regolarmente la cappella, confessando e predicando in italiano, ed anche aprendo scuole elementari per i fanciulli. All'educazione ed istruzione delle giovinette provvede per ora la stessa signora Anna Vignaud ; ma già sono avviate le pratiche per chiamare alla colonia anche le Figlie di Maria Ausiliatrice. Non è a dire il contento di quei buoni italiani, nel veder sorta finalmente un'era novella pei loro figliuoli, i quali insieme collo studio della religione hanno ogni comodità d'imparare convenientemente la lingua patria. Sul principio dello scorso ottobre, il nostro confratello Don Gio. Battista Gherra si recò da Buenos Ayres alla colonia per predicarvi una missione, alla quale accorsero tutti con vero trasporto. Era una bellezza il vedere ogni giorno giungere innanzi alla cappella carri pieni di gente, che balzava giuliva a terra e riempiva letteralmente la chiesa, in attesa che si desse principio alle sacre funzioni. Tutti, nessuno eccettuato, si accostarono ai SS. Sacramenti. Chi sa da quanti anni non avevano più udito quei buoni coloni la parola di Dio in italiano ! e chi sa per quanto tempo ancora sarebbero rimasti senz'istruzione, se non si fossero stabiliti fra loro i figli di D. Bosco ! Ecco uno dei meriti dei nostri Cooperatori ! Le ultime notizie ci assicurano, che nella colonia Vignaud si sta pensando di erigere anche un Collegio per giovanetti. C'è proprio da benedire il Signore e da ammirare la generosità dei signori Vignaud e la corrispondenza di quei connazionali.

BUENOS AYRES - I Salesiani nell'Ospedale Italiano. - « Partecipiamo una buona notizia ai nostri lettori che tornerà loro assai grata. Come Italiani e figli di Don Bosco, venuti in America per far del bene ai loro compatriotti, i Salesiani di Almagro si stimano ora fortunati di poter lenire le pene di tanti poveretti, vittime tante volte del lavoro, delle privazioni e delle disgrazie, ben contenti di prestar loro l'aiuto morale del ministero sacerdotale ed anche dell'amicizia e fratellanza. Quindi è che i Superiori del Collegio Pio IX hanno accettato, senza nessuna pretesa di stipendio nè di ricompensa, l'incarico di celebrare la S. Messa nella cappella dell'Ospedale Italiano ogni festa ed attendere al servizio religioso in bene degl'infermi, facendosi altresì un dovere di assistere gli ammalati che abbisognano dei conforti religiosi. Questa fausta notizia siamo certi che farà crescere negl'Italiani di questa sì numerosa colonia la stima di quello stabilimento patrio, dove molti desideravano prima trovare assicurata, oltre agli aiuti dell'arte salutare di cui da tempo è ben provvisto, anche l'assistenza spirituale del cristiano, che, com'è l'ultima consolazione, è altresì la più sicura e positiva per la generalità degl'Italiani.

» Ci è dolce sperare che i Salesiani di Almagro troveranno nel personale direttivo, incaricato di sostenere le patrie tradizioni in quello stabilimento quell'appoggio morale indispensabile per il dovuto rispetto e confidenza verso chi rappresenta la Religione dell'amata patria nostra ».

Facciamo nostre le speranze del corrispondente del Cristoforo Colombo, da cui abbiam tolta questa notizia.

CUYABÀ (Matto Grosso-Brasile) - Nell'Istituto Salesiano, il 16 agosto u. S. ebbe luogo , con esito splendidissimo, la distribuzione dei premi agli alunni, alla quale prese parte attiva la Compagnia di San Luigi, fiorentissima. L'eccellentissimo signor Antonio Paes de Barros, Presidente dello Stato, si degnò assistere al simpatico trattenimento.

- A Virgem de Dom Bosco è il titolo di un nuovo periodico sorto a Cuyabà, collo scopo di dedicarsi al sostegno ed incremento della Missione tra i Coroados-Bororos e delle altre opere, cui si sono dedicati i Salesiani in quello Stato. Vivi rallegramenti ai buoni Cooperatori, che si son fatti promotori del nuovo periodico.

NICHTEROY (Brasile). - Al Collegio di S. Rosa, diretto dai Salesiani, ha preso stanza la Commissione organizzatrice del solennissimo Omaggio Nazionale Mariano in occasione del Giubileo dell' Immacolata. A cura della sullodata Commissione si è diffuso in tutto il Brasile un libretto dal titolo: Omaggio all'Immacolata Concezione, nel quale vengono annunziate varie solennissime feste, che avranno luogo presso il grandioso monumento innalzato a Maria Ausiliatrice nel IV Centenario della scoperta del Brasile. Non mancheremo di tenerne informati i nostri lettori,

- Con decreto (n. 4876) del 6 luglio 1903, il Presidente degli Stati uniti del Brasile concedeva al Collegio salesiano S. Rosa in Nictheroy i privilegi e le guarentigie di cui gode il Ginnasio Nazionale. Ecco il decreto il Presidente della Repubblica degli Stati uniti del Brasile, udite le informazioni date dal delegato fiscale del Governo, sopra i programmi d'insegnamento e il modo con cui sano svolti nei Collegio Salesiano S. Rosa, nello Stato di Rio Janeiro, decreta di concedere a questo stabilimento d'istruzione, in vista del disposto dell'articolo 361 del Codice degli Istituti ufficiali d'insegnamento superiore e secondario approvalo in decreto n. 3890 in data 1 gennaio 1901, i privilegi e le guarentigie, di cui gode il Ginnasio Nazionale.

Rio Janeiro, 6 luglio 1903, anno XV della Repubblica.

FRANCESCO DI PAOLA RODRIGUEZ ALVES.

J. J. Seabra.

SANTIAGO - Progressi dell'Opera di D. Bosco. - Da una lettera dell'Ispettore delle Case Salesiane del Chilì ricaviamo queste notizie: - Il settembre u. S. vi si inaugurò una grandiosa scuola professionale delle Suore di Maria Ausiliatrice. Un vero trionfo. Vi presero parte 2000 persone, quantunque fosse giorno di lavoro. Presiedeva il Nunzio Apostolico. Ministri, senatori, deputati intervennero in buon numero. Il Presidente della Repubblica vi si fece rappresentare. Si ottennero 20 mila scudi di sovvenzione. L'edifizio , capace per adesso di 100 alunne interne e di 200 esterne, si innalza maestoso di fronte a bellissimi giardini pubblici e ha quattro contrade che sboccano di fronte e ai lati. I Salesiani in quella capitale hanno già due grandiosi istituti, nel principale dei quali presentemente, oltre agli allievi esterni hanno circa 300 alunni interni ; e quanto prima si porrà mano a un nuovo edifizio per un grandioso Collegio commerciale. Nella stessa città hanno pure quattro Oratorii festivi. Simile lavoro si va svolgendo in vari altri centri di quella Repubblica, ma si reclamano urgenti aiuti di personale.

Necrologia

Mons. Federico Sala Ausiliare dell'Em.mo Arcivescovo di Milano.

NON è un anno, che dalle colonne del Bollettino inviavamo le sentite nostre congratulazioni e i migliori auguri a Mons. Federico Sala, assunto allora alla dignità episcopale, e già dobbiamo registrarne la morte. Qual colpo non diede al nostro cuore il tristissimo annunzio!

Il compianto Prelato, amico ed ammiratore di D. Bosco fra i più affezionati, congiunto ad uno dei nostri più cari Superiori, D. Antonio Sala già volato in paradiso, fu pur sempre tra i migliori nostri benefattori. La sua perdita ci tornò tanto più dolorosa, in quanto la sua fibra robusta e il regolatissimo regime di vita ci facevano credere ancor lunga ed operosa la sua esistenza; ma così non piacque al Signore. Sia fatta la sua volontà. Nato nel 1842 in Monticelli di Olgiate Molgora. Federico Sala compì gli studi di ginnasio e di liceo nei Seminari diocesani e quelli di teologia alle Scuole pontificie di S. Apollinare a Roma come alunno del Collegio Lombardo. Ordinato sacerdote nel 1864, fu chiamato l'anno seguente ad insegnare nei Seminari di S. Pietro e di Monza, donde poi passò come professore di dommatica al Seminario teologico di Milano, finchè Mons. Calabiana lo nominò arciprete del Duomo. Pubblicò un trattato di dommatica che è fra i più diffusi ed apprezzati, e non trascurò la preparazione anche di aurei libretti di pietà. Fu tra i fondatori della Scuola cattolica e iniziatore della Pontificia facoltà teologica milanese, di cui tenne fino all'ultimo la presidenza. Nominato nel 1894 protonotario apostolico, fu elevato all'onore episcopale alla fine del dicembre 1902 come ausiliare dell'arcivescovo di Milano e vescovo titolare di Famagosta. Uomo di sensi generosi, di mente vasta, di grande coltura, direttore d'anime soave e delicatissimo, conquistava i cuori colla schietta bontà del consiglio paterno, serenamente indulgente e insieme amorosamente trepido. Spirò dopo pochi giorni di malattia, la sera del 5 dicembre u. s. assistito dall'Em.mo Card. Ferrari. I suoi funerali riuscirono solenni oltremodo e commoventi. Pontificò Mons. Origo, vescovo di Mantova, disse un elevato elogio funebre Mons. Morganti, vescovo di Bobbio, e l'Eminentissimo Cardinal di Milano impartì l'ultima assoluzione. Sia pace all'anima bella di Mons. Sala, che ebbe sempre per noi amorevoli aiuti e consigli.

Il dott. Abele Bazàn.

LA scomparsa del dott. Abele Bazàn fu una gran perdita per tutti i Salesiani dell'Argentina. Egli, essendo rimasto orfano fin da piccolo, aveva, sebbene di agiata famiglia, esperimentato il triste stato dei poveri orfanelli. Quindi tutte le sue attenzioni erano rivolte a ricoverare questi infelici e a procurar loro una buona educazione. Non si può dire in poche parole, quanto a lui debbono essere riconoscenti il nostro collegio San Carlo e quello di Bernal. Zelantissimo cooperatore Salesiano, fu pure uno dei divoti più fervorosi di Maria Ausiliatrice, che soleva chiamar sempre la nostra SS. Madre Ausiliatrice. Nelle gravi necessità del paese e nelle cause giudiziali di grand'importanza soleva recarsi a San Carlo per ordinare un triduo o una novena a Maria Ausiliatrice ai nostri alunni, a fine di ottenere un buon risultato. Egli stesso manifestò ai nostri confratelli, che recandosi a disimpegnare le sue occupazioni giuridiche soleva sempre raccomandarsi a Lei, che scelse per titolare della sua cappella privata, rallegrandosi tutto quando nel corso di qualche sua malattia, si offriva il S. Sacrificio innanzi la sua cara Immagine.

Il Bazàn fu pure eminentemente cattolico e buon argentino. Valente campione della fede, la difese colla professione delle dottrine schiettamente cattoliche e coll'esemplare osservanza delle leggi della Chiesa: come argentino, servì la patria con fedeltà intemerata e con amore insuperabile. Fu insomma uno di questi uomini rari, che si conquistano l'ammirazione universale sulla terra e i posti più alti in paradiso. Coprì difatti le cariche più elevate; dal 189o era Presidente della Corte Suprema della Repubblica. Morì il 24 ottobre u. s. in Buenos-Ayres nell'età di 70 anni, e volle esser sepolto cogli abiti di terziario domenicano. Riposi in pace l'anima sua!

D. Isidoro Moretti.

In Casteldemilio (Ancona) presso la chiesa dell'ex-convento dei Minori, della quale era Rettore, dopo brevissima malattia spegnevasi il 12 ottobre nel bacio ciel Signore il Sac. Isidoro Morelli nell'età di anni 62.

Sacerdote di vita esemplare lavorò con zelo indefesso per la salute delle anime. Trovò nella stia ardente carità, sebbene privo di beni di fortuna, modo di beneficare i suoi simili ed in fine costituì eredi de' suoi piccoli risparmi i poverelli.

Lo raccomandiamo ai suffragi dei nostri buoni cooperatori.