BOLLETTINO SALESIANO

ANNO XXVII - N. 10.   Esce una volta al mese.   OTTOBRE 1903.

SOMMARIO - Importantissimo    pag. 285 Riaprendosi le scuole . . . . 254 Pel Giubileo dell'Immacolata . . 289 Pagina intima (Il ritratto di Pio decimo - Lo stemma di Pio X -L'onomastico dell'E.mo nostro Card. Protettore -Il nuovo Arcivescovo di Westminster)    291 -Gli Oratori festivi . . . . . . . . 293 Della visita del R.mo Sig. D. Albera alle nostre case di America . . . . 295 Missioni - Colombia - Patagonia (Territ Neuquen) . 298 Necrologia - Il Can. Belloni - Il Comm. Carlo Gioda 304 Il culto di Maria Ausiliatrice (Lima - Punta Arenas - Pozzuolo del Friuli - Ascoli Piceno - Cuyabà - Corumbà. - Gioia dei Marsi - Serra di Falco - Piazza Armerina - Giaveno - Nictheroy - Lugo - Troia.Santulussurgiu - Cagliari - Piano d' Isola d'Asti - Mongardino    307

Grazie di Maria Ausiliatrice .   309

Notizie compendiate: (Nichteroy - New-Jork - S. Tecla - Oulx) .

Illustrazioni: S. S. Pio X, 287 - Rio Janeiro (Brasile) Nel palazzo del Presidente della Repubblica; 294; L'imbarco degli alunni, 297; Il Collegio di S. Rosa nel palazzo dei Prendente della Repubblica, 314 - Patagonia (Neuquen) Il Lago Lacar e ghiacciaio sul versante nord del Lanin, 299; Ponte in ferro sul Neuquen e i Tobas, 301 - Il Can. Antonio Belloni, 305.

IMPORTANTISSIMO

I LIBRI DI TESTO per le Scuole Elementari, Complementari, Normali, Ginnasiali e Liceali.

LA scelta dei libri di testo per le scuole è indubitatamente una delle cose, che maggiormente preoccupano gli educatori in genere, i padri di famiglia in ispecie. Trovare un libro ben fatto, il quale risponda pienamente alle esigenze dei programmi e delle disposizioni governative, e nello stesso tempo nulla contenga che disdica sotto l'aspetto morale e religioso, sicchè il giovane allievo possa adoperarlo senza pericolo alcuno, è cosa ad un tempo delicata, difficile ed importante. Nell'intento di provvedere a questo bisogno universalmente sentito, il Congresso Salesiano di Bologna fece voto che i Figli di D. Bosco dessero in tempo la maggior pubblicità possibile all'elenco dei libri di testo, che unitamente al programma scolastico sogliono diramare ogni anno per le loro Scuole Liceali, Ginnasiali, Normali, Complementari ed Elementari.

In ossequio a questi voti, calorosamente espressi da Eccellentissimi Vescovi e da altri illustri personaggi del Clero e del Laicato, noi tenendo innanzi le norme sopra indicate, abbiamo compilato anche pel p. v. 1903-904 un elenco di libri di testo, sufficientemento abbondante, sì di edizione nostra come di edizione altrui, per le Scuole Liceali, Ginnasiali, Normali, Complementari ed Elementari. Ed ora questo elenco manderemo gratuitamente ai nostri buoni Cooperatori che ce ne faranno domanda. Essi avranno la bontà di esaminarlo, e di sceglierne quei libri che loro paresse interessare, scrivendo per le relative commissioni di acquisto alle Librerie salesiane che si pongono a loro disposizione.

APRENDOSI LE SCUOLE

PENSIERI

IL medioevo ci ha lasciato tre stupende creazioni, la cui caratteristica era l'unità. L'unità delle arti belle, congiunte insieme per la gloriosa manifestazione del salto religioso, alzò le Cattedrali. L'unità delle umane discipline, insieme organizzate al servizio ed al trionfo della dottrina cattolica, formò le Somme Teologiche. L'unità dell'insegnamento, che facea convergere lo studio di tutte le scienze a far da portico e da vestibolo alla scienza di Dio, creò le Università. E l'Università del medioevo, spiega Mons. Alessi, era appunto il complesso di tutte le scienze d'allora, di tutte le cattedre, di tutti gl'insegnamenti riuniti insieme per unificazione organica e convergenti alla scienza della Divinità, alla Teologia, allo studio scientifico della Religione. Oggi, invece, questa bell'impronta dalle nostre Università è scomparsa,. Nei giorni di solennità ufficiale, i professori si assomigliano nel loro abito accademico, le mani si stringono, le persone s'inchinano, ma le menti sono divise: divise nelle opinioni, nel metodo, nelle aspirazioni, nello spirito che l'informa, divisi in tutto e per tutto; perchè le scienze da essi insegnate, sono alla lor volta divise ed in antagonismo tra loro. E la causa di tutto ciò, è la mancanza del centro unificatore, che dovrebbe consistere nell'amore e nello studio scientifico della Religione.

Non v'è quindi a maravigliarsi, se il materialismo informi le cattedre universitarie a fin di combattere il sovrannaturale: e questo sacrilego indirizzo della scienza, questo immenso sfacelo intellettuale, si sia, quasi orribile contagio, diffuso rapidamente a tutte le scuole: chè, in realtà, anche dalle scuole primarie, si vorrebbe ed è in fatto proscritto l'insegnamento religioso. È vero, che la legge Casati, la quale prescrive l'insegnamento religioso, non è abrogata. Ma, come esclama monsignor Bonomelli: « Che hanno fatto certi interpreti della legge? Per legge si doveva dare in iscuola l'insegnamento religioso: ecco la regola; si dovevano eccettuare quei fanciulli, ai quali i genitori non volevano fosse dato... Si invertì la cosa. La legge divenne eccezione e la eccezione divenne legge. Si disse: L'insegnamento religioso non si dà in iscuola: lo si darà a chi lo vorrà; e a chi lo volea si disse: Andatevene, chè non sapete ciò che domandate. » (1)

« I nostri fautori della scuola laica, continua il Vescovo di Cremona, vogliono sapere come si regola la scuola laica nella grande Repubblica Americana? Ascoltino e imparino. - Non si comincia mai la scuola senza preghiera comune: ogni dì si fa la lettura della Bibbia dell'antico e del nuovo Testamento, e quando gli allievi si sono seduti ed è terminato l'appello nominale, il maestro legge un inno, poi lo canta e tutti in coro lo accompagnano. Poi egli legge un capitolo della Scrittura, in fine recita una preghiera semplicissima, ringraziando Dio dei benefici ricevuti e offrendogli un cuore ubbidiente. Il maestro e gli scolari, chinando la testa, in silenzio recitano una preghiera e s'intrattengono con Dio in un commercio interno. (Wickersham, School Economy, Direttore della scuola normale di Pensilvania). - Che dicono di questa scuola pubblica, laica, americana, tutti i nostri partigiani e favoreggiatori e approvatori della scuola laica d'Italia e Francia? Quale differenza tra i figli della grande Repubblica, a cui forse è destinato il dominio del mondo, e i nostri maestri, ispettori, direttori e sovraintendenti delle scuole, che all'udire il nome di Dio pronunciato in fallo scattano e lo soffocano sulle labbra dei fanciulli; che non vogliono nelle aule nemmen l'ombra d'un segno religioso; che non tollerano il segno della croce, che pure è l'arma di Casa Savoia, l'arma della Patria, che sventola sulle nostre navi e brilla sulle nostre bandiere! Non diremo: quale empietà! ma col cuore trangosciato, esclameremo Che piccolezza! Che povertà d'idee e che intolleranza puerile e insieme spietata! »

Ma, intanto, è per questa intolleranza che cresce, anche in mezzo a noi, quello spirito d'irreligione, il quale schernendo la grazia di G. Cristo e la divina autorità dei Libri santi, e combattendo la santità del riposo festivo, e l'armonia delle nostre campane che all'anima parlano del cielo e delle sue immortali speranze, finirà per bandire dal mondo ogni esempio di virtù e di morale.

Persuadiamoci, che ogni scienza è deficiente, se non guida l'uomo a Dio, se non dimostra come tutte le cose si rannodano nell'opera generale di una Provvidenza Suprema; e che i buoni costumi solo dai principi religiosi hanno vitalità e forza. Separateli dalla credenza in Dio e dall'immortalità dell'anima, ed, essi si ridurrano a vaghi e deboli freni, che la passione non tarderà a spezzare.

Pertanto, solo dalle scuole e dai collegi, dove la religione è unita alla scienza, noi possiamo e dobbiamo riprometterci frutti meravigliosi di rigenerazione sociale, senza dei quali, le scuole e i collegi cattolici non darebbero al mondo la giustificazione della loro esistenza.

« Noi viviamo, scrive Mons. Ireland, in un periodo di rovina di principii e di rilassatezza di costumi : noi siamo in un periodo di grandi combattimenti sociali, che disturbano massime da lungo tempo fissate e destano rabbiose passioni : e uomini assennati vanno già cercando i mezzi per preservarne la società. Ebbene, la Chiesa Cattolica possiede tali mezzi nelle verità e nelle grazie a lei largite in copiosa abbondanza del suo divino Fondatore. Se i cattolici saranno fedeli al loro dovere, la Chiesa verrà salutata come la salvatrice degli uomini e della società. Ma, per questo, essi devono condurre una vita veramente cattolica e, coi loro frutti, dar pubblica prova della potenza divina della Fede. »

Il laicato cattolico, nell'adempimento della sua missione, ha bisogno di avere a capi uomini eletti, ben provati nella fede e nei costumi, risoluti e di buon conto, uomini esemplari, che formeranno sul loro stampo la massa dei loro fratelli... Donde verranno tali esemplari? Dai collegi cattolici; se non producono tali uomini ed in gran numero, i nostri collegi cattolici avranno fallito all'opera loro.

« Nei collegi cattolici, continua lo stesso Prelato, dovrebbe impartirsi un insegnamento dogmatico sì fatto, che non solo dia i principii, ma che esponga pure le obbiezioni, che si sollevano contro di quelli, e ne fornisca le risposte. Oggi, da ogni parte, si dànno pieni assalti alla fede cristiana. Non è quando sono sul campo, che i nostri soldati debbono avvertirli; ma, invece, quando si vanno preparando alla lotta, cosicchè quando venga la battaglia, essi sienvi preparati. I collegi, che limitano il loro insegnamento religioso al catechismo, a prediche di occasione, a pie letture, non preparano soldati per le battaglie della Chiesa. Chi può dire, che gli alunni di detti collegi si mantengano, in tutta la vita, fermi nella fede del loro santo battesimo?...

L'educazione religiosa dei nostri collegi dovrebbe avere per iscopo di dotare gli alunni di una pietà robusta e virile, quale soltanto conviene ad animi forti... Troppo spesso noi alleviamo i giovani in calde serre religiose, nutrendoli soverchiamente di cose accessorie ed esuberanti della religione, ch'essi poi prendono erroneamente per essenziali e che infine sono tentati di tralasciare insieme con le pratiche religiose. Formate in essi le ossa, i nervi e la carne viva e forte della Religione: la pietà, fatta di tale sostanza, sarà duratura; ed i licenziati dai nostri collegi non lasceranno di essere per tutta la vita cattolici praticanti. »

E continua: « Educhiamo i giovani ai più alti ideali dei doveri privati e civili. Non contentiamoci di esigere da loro il minimum dei doveri cristiani, che abbiano cioè ad evitare semplicemente il peccato grave; poichè noi dobbiamo formarli soldati e capi esemplari... Stimoliamoli quindi ai più alti intenti, additando loro i più splendidi esempi di ogni perfezione. »

Fregiando le nostre colonne di questi gravi pensieri, alla vigilia di un nuovo anno scolastico, ci auguriamo vivamente due cose. La prima si è, che i genitori potendo, anche a costo di qualche sacrifizio, si determinino d'inviare i loro figliuoli alle scuole e ai collegi cattolici: e la seconda, che quanti han consacrato la vita all'educazione e alla cultura della gioventù in quelle benedette cittadelle di virtù e di sapere - ove, in luogo di decantare tanti diritti, quotidianamente s'inculcano i sacrosanti doveri verso Dio, la famiglia e la patria - si accingano a coltivare con sacrifizio, e con vero intelletto d'amore, le nuove e care reclute, che loro invia la Divina Provvidenza.

(1) Tuttavia, riaprendosi ora le scuole, raccomandiamo caldamente ai genitori, e a chi per essi, che facciano sentire la loro voce, iniziando una petizione breve, semplice, chiedente l'insegnamento religioso. Il Regolamento ministeriale ne fa ad essi facoltà: se ne valgano adunque, esigendo assolutamente che la religione sia insegnata nelle scuole; e l'insegnamento sarà dato.

PEL GIUBILEO DELL'IMMACOLATA

L'8 dicembre 1.854 Pio IX definiva dogma di fede l' Immacolata Concezione di Maria. Ancora poco più di un anno, e il mondo assisterà ad un grandioso spettacolo di divozione alla Madonna. A capo dei promotori delle solennissime feste si schierò lo stesso Vicario di Gesù Cristo, l'immortale Leone XIII, dei Cardinali e dei Vescovi presenti alla dogmatica definizione l'ultimo a volare al cielo. Il Santo Padre Pio X riconfermò la Commissione Cardinalizia costituita dal compianto suo Predecessore per organizzare i solenni festeggiamenti e insieme pubblicò ed arrichì d'indulgenze una cara preghiera, destinata per la ricorrenza solenne. Pubblicando gli accennati documenti pontificii, nonche il programma della Commissione Cardinalizia, per ora esortiamo caldamente tutti i Cooperatori Salesiani a schierarsi volenterosi fra i più caldi fautori delle varie opere, proposte in tutto il mondo, per commemorare degnamente il 1° Giubileo dell'Immacolata, riserbandoci ad indicare, in uno dei prossimi numeri, quale sarà l'omaggio speciale della Pia Unione dei Cooperatori.

a) - Lettera del S. P. Leone XIII.

Ai nostri diletti Figli Vincenzo Card. Vannutelli, Mariano Card. Rampolla del Tindaro, Domenico Card. Ferrata, Giuseppe Calasanzio Card. Vives.

Signori Cardinali,

Da molte parti Ci è stato manifestato il vivo desiderio dei fedeli di celebrare con istraordinarie solennità il cinquantesimo anniversario della dogmatica definizione dell'Immacolata Concezione della Vergine. Quanto tale brama torni gradita al Nostro cuore è agevole immaginarlo. La pietà verso la Madre di Dio, non solo è stata fra le Nostre più soavi affezioni fin dai teneri anni, ma è per Noi uno dei più validi presidi concessi dalla Provvidenza alla Chiesa cattolica. Di tutti i secoli ed in tutte le lotte e persecuzioni la Chiesa ebbe ricorso a Maria, e ne ottenne sempre conforto e difesa. E poichè i tempi che corrono sono così procellosi e pieni di minacce per la Chiesa stessa, Ci gode l'animo e si apre a speranza nel vedere i fedeli, che, colta la propizia occasione del menzionato cinquantenario, vogliono con unanime slancio di fiducia e di amore rivolgersi a Colei che è invocata Aiuto dei Cristiani. Si aggiunge poi a renderci cara la bramata solennità cinquantetenaria, l'esser Noi unico superstite fra quanti, sia Cardinali sia Vescovi, facevano corona al Nostro predecessore nell'atto della promulgazione del dogmatico decreto. Essendo però Nostra intenzione, che le feste cinquantenarie abbiano quell'impronta di grandezza, che si conviene a questa Nostra Roma, e sieno tali da servir di stimolo e regola alla pietà dei cattolici di tutto il mondo; abbiamo determinato di formare una Commissione Cardinalizia, a cui spetta ordinarle e dirigerle. A membri di siffatta Commissione nominiamo voi, Signori Cardinali. E nella certezza che colle sapienti vostre cure, saranno interamente appagate le Nostre e le comuni brame, pegno dei celesti favori, vi impartiamo l'apostolica benedizione.

Dal Vaticano, 26 maggio 1903.

LEONE PP. XIII.

b) - Lettera del S. P. Pio X.

Ai diletti Figli nostri Vincenzo Card. Vannutelli, Mariano Card. Rampolla del Tindaro, Domenico Card. Ferrata, Giuseppe Calasanzio Card. Vives.

Signori Cardinali,

Se è Nostro dovere di far tesoro in tutto dei documenti e degli esempi lasciatici dall'augusto Nostro Predecessore Leone XIII di s. m., lo dobbiamo in modo speciale in quei mezzi che riguardano l'incremento della fede e la santità del costume. - Ora il venerato Pontefice pel cinquantesimo della definizione dommatica dell'Immacolata Concezione di Maria Santissima, aderendo al desiderio dei fedeli di tutto il mondo, che questa ricorrenza venisse celebrata con solennità straordinaria, nello scorso maggio nominava una Commissione Cardinalizia che ordinasse e dirigesse i provvedimenti opportuni per commemorare degnamente il fausto avvenimento. Noi, compresi dai medesimi sentimenti di divozione alla Santissima Vergine, e , persuasi che nelle vicende dolorose dei tempi che corrono, non ci restano altri conforti che quelli del Cielo, e tra questi l'intercessione potente di quella Benedetta, che fu in ogni tempo l'Aiuto dei cristiani, confermiamo Voi, Signori Cardinali, a membri di questa Commissione, ben certi che le vostre sollecitudini saranno coronate dal più splendido successo per l'opera altresì di quegli egregi i quali alle tante altre benemerenze sono ben lieti aggiungere ancor questa, di mettersi in tutto a vostra disposizione per eseguire fedelmente le vostre decisioni.

Oh, voglia il Signore in questo anno giubilare esaudire le preghiere, che Gl'innalzeranno i fedeli per l'intercessione di Maria Immacolata, dalla Triade augustissima chiamata a parte di tutti i misteri della misericordia e dell'amore, e costituita dispensiera di tutte le grazie!

In questa cara speranza V'impartiamo ben di cuore, Signori Cardinali, l'Apostolica benedizione.

Preghiera.

« Vergine Santissima, che piaceste al Signore e diventaste sua Madre, immacolata nel corpo e nello spirito, nella fede e nel l'amore, in questo solenne giubileo della proclamazione del dogma che Vi annunciò al mondo universo concepita senza peccato, deh! guardate benigna ai miseri che implorano il Vostro potente patrocinio. - Il maligno serpente contro cui fu scagliata la prima maledizione continua pur troppo a combattere e ad insidiare i miseri figli di Eva. Deh ! Voi, o benedetta Madre nostra, nostra Regina ed Avvocata, che sin dal primo istante del Vostro concepimento, del nemico schiacciaste il capo, accogliete la preghiera che, uniti con Voi in un cuore solo, Vi scongiuriamo di presentare al trono di Dio perchè non cediamo giammai alle insidie che ci vengono tese; cosicchè tutti arriviamo al porto della salute e tra tanti pericoli le società cristiane cantino ancora una volta l'inno della liberazione, della vittoria e della pace. Così sia.

A quanti reciteranno la presente preghiera accordiamo per una volta al giorno l'indulgenza di 300 giorni.

Dal Vaticano, li 8 settembre 1903.

PIUS PP. X.

c) - Programma generale approvato dalla Commissione Cardinalizia.

I festeggiamenti principali che si intendono promuovere in occasione del Cinquantesimo Anniversario della Definizione Dogmatica dell'Immacolata Concezione di Maria Santissima, sono i seguenti:

10 Solenni e speciali funzioni avranno luogo nella Patriarcale Basilica di S. Pietro in Roma, dove fu fatta la proclamazione del Dogma: e nella Basilica Patriarcale di Santa Maria Maggiore. A tali funzioni saranno invitate ad assistere rappresentanze di tutti i Paesi del mondo.

2° Un Congresso Mariano mondiale si terrà in Roma in occasione delle Feste, secondo le norme che verranno fissate con apposito regolamento.

3.° La formazione di una Biblioteca Mariana; composta cioè delle pubblicazioni intorno alla Vergine Santissima. Tali pubblicazioni verranno umiliate al Sommo Pontefice come omaggio dell'ingegno e della pietà cristiana verso la Madre di Dio, e formeranno in Roma un monumento perenne di gloria a Maria Santissima.

4° Sacre Missioni, durante l'anno 1904, come degna e divota preparazione alle Feste in onore della Immacolata.

5° Prime Comunioni, celebrate con migliore apparecchio e con maggior solennità, nel corso dell'anno 1904.

6° Spirituali esercizi, specialmente proposti ai membri delle Associazioni Cattoliche in preparazione alle feste del dicembre 1904.

7° Divoti e numerosi pellegrinaggi ai Santuari più venerati di Maria Santissima nei vari Paesi durante l'anno 1904.

8° Funzioni devote che si faranno nel giorno 8 di ogni mese, a cominciare dall' 8 dicembre 1903, allo scopo di preparare sempre meglio alla grande Solennità le anime dei fedeli con la preghiera e con la frequenza dei SS. Sacramenti. In Roma, tale funzione avrà luogo principalmente nella Basilica Patriarcale di S. Maria Maggiore: altrove, in quelle Chiese che verranno designate nei singoli luoghi dalla Autorità Ecclesiastica.

9° Si proporrà qualche speciale opera di beneficenza cristiana, secondo la opportunità dei luoghi; e si faranno altresì Suffragi solenni alle Anime Sante del Purgatorio, a quelle specialmente che furono più divote di Maria Santissima.

10° Un solenne ufficio funebre si farà in S. Lorenzo fuori le mura di Roma, per l'anima benedetta di Pio IX che definì il Dogma.

11° Si dedicheranno speciali onoranze, d'intesa col « Collegium Cultorum Martyrum » alle prime imagini di Maria Santissima venerate nelle Catacombe Romane.

12° Si farà appello ai varii Ordini Religiosi, ed alle varie Confraternite ed Istituzioni pie, maschili e femminili, perchè vogliano compiere nel loro seno speciali atti di pietà in onore della Immacolata; e perchè prestino il loro concorso volonteroso alle Feste ed alle Opere locali e generali, con le quali verrà commemorato il felice e santo avvenimento.

13° Altre proposte di opere o di festeggiamenti si potranno aggiungere alle indicate in questo Programma generale sia per tutto il mondo cattolico, sia più specialmente per Roma. Però tutte le Istituzioni cattoliche, che intendessero prendere iniziative di indole generale, cioè estese a tutto il mondo e da attuarsi all'infuori della propria cerchia, innanzi di proporle in pubblico, avranno cura di ottenerne l'approvazione dalla Commissione Cardinalizia.

Roma, festa della Pentecoste, 31 maggio 1903

GIACOMO RADINI TEDESCHI

Segretario della Commissione Cardinalizia.

PAGINA INTIMA

Il nostro ritratto del Papa.

LA venerata effigie del Santo Padre che pubblichiamo in questo numero è la riproduzione del nuovissimo e migliore ritratto di Pio X, eseguito con mirabile perfezione dagli illustri fotografi i signori fratelli Garatti di Treviso.

La posa assunta dal Pontefice in questo ritratto è piena di amabilità e lo sguardo suo mite e sorridente ci riduce tutta la grandezza del suo paterno affetto per noi. I nostri Cooperatori ci saranno grati del prezioso regalo e noi ringraziamo sentitamente i sullodati fratelli Garatti per avere gentilmente concesso al nostro periodico la riproduzione di una delle loro fotografie di Pio X. Essi hanno ritrattato il Papa in varie pose e grandezze e le loro fotografie riuscirono al Santo Padre così soddisfacenti che nominò gli stessi fratelli Garatti Fotografi Pontifici. Le nostre vivissime congratulazioni per la ben meritata onorificenza.

Lo stemma di Pio X.

Cosi lo descrive Mons. Bartolini nel Giornale Arcadico: « Noi contemplammo lo stemma del grande Pontefice. È bello. Una stella rifulge sulla parte superiore di esso, una stella fulgida e grande. Al disotto è l'àncora simbolo della speranza, che sovrasta alla distesa del mare. Quella stella, quell'àncora, quella distesa di mare formano un vaticinio. Il grande Pontefice, avvezzo a misurare sugli incantevoli seni di mare della sua Venezia gli astri scintillanti, e a meditare la gloria della storica città delle lagune, si sentirà l'animo confortato nella speranza del trionfo di torbido mare : fede e speranza, la stella e l'àncora l'affidano nella difficile prova. »

L'E.mo. Cardinale Protettore della nostra Pia Società.

LA terza domenica dello scorso settembre ricorreva l'onomastico dell'E.mo. Mariano Rampolla del Tindaro nostro Cardinale Protettore. Agli auguri e voti inviatigli dal nostro Superiore per la fausta circostanza Egli degnossi rispondere con paterno affetto e con espressioni di grande conforto per noi.

Grazie, Eminentissimo Principe, di questa nuova prova della vostra particolare benevolenza per i figli di D. Bosco, grazie! Per Voi è di sommo conforto favorire e proteggere i Salesiani di Don Bosco per l'opera provvidenziale che vanno compiendo a bene della Religione ed a vantaggio delle anime nei tristissimi tempi che attraversiamo ; e per noi è preziosissimo segno di nuovi copiosissimi favori celesti la benedizione di Dio che con tutta l'effusione dell'animo invocaste sull'intera Pia Società Salesiana. Noi vi rinnoviamo ora la protesta di nostra figliale, illimitata sudditanza con i sensi di nostra profonda e perenne gratitudine, ma Voi continuateci la salutare vostra protezione.

* *

Il marchese Mariano Angelo Rampolla conte del Tindaro esce da una nobilissima famiglia siciliana che da secoli avea i suoi feudi nella cittadina di Polizzi presso Cefalù. Il primo che scoprì le rare doti intellettuali e moralì del giovinetto Mariano, nato il 17 agosto 1843, fu il padre Gaetano Migliono dei Fatebenefratelli : egli condusse il giovinetto a Roma e lo fece studiare prima nel Seminario Vaticano, poi nel collegio Capranica e dopo nell'Accademia dei nobili dove finì i suoi studii filosofici teologici e giuridici.

Consacrato sacerdote a 23 anni, cominciò una carriera che è forse unica negli annali della diplomazia ecclesiastica. La sua intelligenza penetrante e la sua instancabile attività destavano lo stupore generale, e nel 1876 Pio IX diede al giovane prelato un canonicato a S. Pietro : più tardi venne nominato consigliere di nunziatura in Ispagna, e, partito il nunzio Simeoni, gli toccò in mezzo al fermento del movimento carlistico il delicato ufficio di incaricate degli interessi della Santa Sede, disimpegnato da lui con tanto tatto, che Pio IX gli conferì subito dopo il posto di segretario della Congregazione di Propaganda Fide per gli affari d'Oriente.

Seguì la sua nunziatura a Madrid segnalata dall'arbitrato del Papa tra la Spagna e la Germania relativo alle isole Caroline. Emersero allora le sue eminenti attitudini diplomatiche in modo che il 14 marzo del 1888 Leone XIII chiamò il nunzio, che allora aveva 44 anni, a Roma per conferirgli la porpora ed assegnargli l'ufficio di Segretario di Stato. Da quel giorno il Rampolla non ha lasciato mai più Roma, dedicandosi con attività prodigiosa e con zelo indefesso, giorno e notte, agli affari della Chiesa e del papato.

Non intendiamo ora di fare la storia dei 15 anni di segretariato di Stato del Card. Rampolla: ci limitiamo solo a dire che con Leone XIII il Card. Rampolla ebbe una parola influente presso tutte le nazioni, e forse, per tutto è riuscito a dar corso a' suoi disegni colla versatilità del suo ingegno e colla varietà delle sue attitudini politiche.

Chiudiamo questi cenni sul nostro Card. Protettore con le parole di un illustre scrittore e diciamo : «L'avversione che desta questo porporato e la paura che ispira sono indizii dell' importanza dell'uomo, che, oltre essere un sacerdote esemplare ed un teologo eminente, è un diplomatico nato. Il governo della Chiesa cattolica essendo costretto dagli avvenimenti storici e politici a trattare con gli Stati e coi loro rappresentanti, ha per vero alla sua volta bisogno di uomini abili ed esperti per salvaguardare i suoi interessi. Ebbene : la direzione delle trattative diplomatiche della Santa Sede è affidata al Cardinale che dal Papa viene nominato Segretario di Stato, vale a dire primo ministro della Chiesa. Passando in rivista i segretari di Stato della Chiesa nel secolo decimonono, vi si trovano nomi che hanno avuto una parte cospicua nella storia. Così il Consalvi, fedele ministro di Pio VII, e l'Antonelli, erano - checchè se ne possa per altra parte giudicare - politici di primo ordine, e il Cardinal Rampolla non lo è meno di loro. Generalmente i segretari di Stato stanno poco in ufficio e fu eccezionale la durata in carica d'un Antonelli; così nei primi nove anni del suo pontificato Leone XIII aveva già avuto varii Segretari di Stato quando nel 1887 fissò la sua attenzione su Mariano Rampolla allora nunzio a Madrid.

» Chi ebbe occasione di visitarlo nel suo appartamento, ricorderà sempre il senso di rispetto profondo che imponeva il ministro di Leone XIII. Temperamento aristocratico, di modi affinatamente signorili, sia il visitatore principe, cardinale, ambasciatore o semplice mortale, riceveva tutti con una affabilità e con una cordialità tali da rassicurare i più timidi, senza togliere loro però la impressione quasi solenne che lasciava l'assieme dell'udienza ch'egli concedeva ne' suoi appartamenti situati al piano immediatamente superiore degli appartamenti papali.

» Là egli ha compiuto un lavoro gigantesco di quindici anni, in mezzo a difficoltà innumeri ; ha contribuito, con mente poderosa, a diffondere il prestigio del papato nel mondo, ad elevare la Chiesa cattolica nel rispetto dei Governi e dei popoli, a disegnare i contorni dell'ammirabile pontificato di Leone XIII. »

Il nuovo Arcivescovo di Westminster.

LA Santa Sede eleggeva teste all'Arcivescovado di Westminster S. E. Mons. FRANCESCO BOURNE, Vescovo di Southwark. Per comprendere l'importanza di questa elezione e quindi l'onore altissimo per la famiglia dei Cooperatori salesiani, basti il notare che l'Arcivescovo di Westminster è il Primate d'Inghilterra e il successore dei Cardinali Wiseman, Manning e Vaughan.

Lasciando di parlare delle qualità eminenti che adornano l'animo del nuovo eletto, noi ricorderemo alcuni dati della sua vita, e quei tratti che lo dimostrano il Cooperatore affezionatissimo a Don Bosco ed all'opera sua.

Mons. Bourne è il più giovane prelato dell'Inghilterra cattolica: non ha che 42 anni, essendo nato il 23 marzo 1861, in Londra. Fece i suoi studi in patria, ma volle poi perfezionare i suoi studii teologici all'estero. Studiò a S. Sulpizio in Parigi ed all'Università di Lovanio. A Parigi fece la sua prima conoscenza con Don Bosco ed incominciò a conoscerne ed ammirarne l'opera sua. Ordinato sacerdote nel 1884 passò qualche anno come curato in alcune missioni. L'educazione dei giovani, dice il Catholic Times, è in lui una vera passione, al punto che concepì l'idea di seguire D. Bosco, arruolandosi fra i suoi figli. Pare che D. Bosco gli abbia invece significato che gli era riserbato un altro grande ed importante lavoro in Inghilterra.

La missione di Battersee a Londra, retta ora dai Salesiani, fu oggetto delle cure pastorali di Mons. Bourne, ancor semplice sacerdote, e fu lui che, nel 1887, andò a ricevere alla stazione di Vittoria i tre confratelli destinati a quella Missione e li condusse nella primitiva casetta in Trott Sreet, circondandoli d'ogna cura, più che affettuosa, fraterna.

Sempre per la sua inclinazione alla gioventù fu dal Vescovo suo nominato Rettore del Seminario diocesano, allora fondato. In premio dello zelo spiegato nella educazione del giovane clero, Leone XIII, di f. m., lo eleggeva, nel 1895, suo prelato domestico. Nei maggio 1896 veniva consacrato vescovo ausiliare, e nel maggio succedeva a Mons. Butt. - che si ritirava per motivi di salute - nel governo della diocesi di Southwark.

In mezzo alle molteplici sue occupazioni, non dimenticò mai i figli di D. Bosco : i nostri confratelli di Londra avevano in Lui un consigliere prudente ed un padre amantissimo.

Tenne parecchie conferenze salesiane, partecipò alle feste per la consacrazione della nostra chiesa del Sacro Cuore a Londra e, quando il Rev.mo D. Rua fu a Londra, volle che visitasse il suo Seminario.

L'anno della sua consacrazione episcopale fece un divoto pellegrinaggio alla tomba di S. Francesco di Sales e di S. Carlo, e volle pure recarsi su quella di D. Bosco a Valsalice. La casa salesiana di Ivrea non dimenticherà mai l'onore graditissimo della sua visita, all'epoca delle feste pel Beato Taddeo.

Mons. Bourne, non contento di quanto aveva fatto poi figli di D. Bosco e del validissimo appoggio dato alla fondazione del noviziato inglese di Burevash, tanto foce che ottenne pure di poter introdurre le figlie di Maria Ausiliatrice nella sua diletta patria.

E il Cuor di Gesù premiò in modo insperato tanta benevolenza per le opere salesiane. Certo che Mons. Bourne quando quest'anno si trovava nelle nostre chiese per la festa del S. Cuore a Londra, e con il più tenero affetto faceva l'elogio funebre dell'Eminentissimo Cardinal Vaughan, deceduto due giorni innanzi, non avrebbe mai più pensato, nella sua umiltà, che Dio lo aveva scelto a successore di quel luminare della Chiesa cattolica in Inghilterra.

Ed ora vadano a Lui da queste modeste pagine del Bollettino, a Lui tanto caro, vadano le congratulazioni nostre più vive ed affettuose coll'augurio che la Provvidenza divina voglia servirsi dell'opera sua per quel ritorno dell'Inghilterra alla unità della Chiesa, che fu già uno dei desiderii più ardenti di Don Bosco e - divinato forse - dal piccolo San Luigi dei Salesiani, il giovanetto Domenico Savio !

GLI ORATORI FESTIVI

Lettera aperta agli amanti della gioventù *

§ IV. Come si popola un Oratorio festivo.

L'ORATORIO è il campo di un vero apostolato tra i giovani ; chè il suo scopo, come appunto dice D. Bosco : « è di trattenere la gioventù nei giorni di festa con piacevole ed onesta ricreazione, dopo di aver assistito alle sacre funzioni di chiesa ».

Quindi, l'Oratorio dovrà essere aperto non solo a giovinetti pii e costumati, o tutti di civil condizione o rigorosamente tenuti ad un intervento costante, ma come alla gran cena del Vangelo si assisero ogni sorta di persone, così nell'Oratorio festivo, secondo il concetto di D. Bosco, dovranno aver libero ingresso ogni sorta di fanciulli, non esclusi i più ignoranti, perchè più degli altri abbisognano d'istruzione e - purchè non diano scandalo - non esclusi nemmeno i cattivi, appunto per farli migliori.

- Allora, dirà qualcuno di voi, è facile riempire di giovani un Oratorio! - Adagio, miei cari. È vero che ogni novità piace a tutti , specialmente ai fanciulli: e quindi, se voi annunziate ai quattro venti, che la tal domenica si aprirà un Oratorio festivo, è naturale che voi vedrete accorrere i giovani nel primo giorno. Ma poi? Quanti vi si fermeranno fino alle sacre funzioni? quanti vi torneranno la seguente domenica? quanti si determineranno a frequentare l'Oratorio con una certa diligenza?.... Molti punti interrogativi, come vedete.

- Dunque non vi sono delle norme pratiche, suggerite dall'esperienza e dalla riflessione, che valgano ad assicurare all'Oratorio un'affluenza costante e salutare ?

Oh! di norme ve ne sono tante!.. Tante, quante sono le industrie che sa suggerire uno zelo illuminato e instancabile. Ma, ricordate, che le teorie non approdano a nulla, se non si sanno mettere in pratica. Bisogna persuaderci che un buon direttore saprà raccogliere frutti meravigliosi, anche in un terreno sassoso e sterile. Oh ! quanta carità, quanta pazienza, quanto sacrifizio, e, dite pure, quanta costanza di sacrifizio è indispensabile a chi si trova alla testa di un Oratorio festivo ! Dal primo istante che l' Oratorio apre i suoi battenti, finchè questi non si rinserrano a chiave, uscito che ne sia la sera l'ultimo fanciullo, l'occhio vigile di chi dirige non si potrà allontanare dai giovani accorsi all'Oratorio. Bisogna che essi si accorgano, che in lui hanno realmente un padre che li attende, un fratello che desidera di passar la ore più belle dei giorni festivi, e un amico che ama veramente il loro bene spirituale e materiale, se si vuole che l'Oratorio s'incammini per la via che deve percorrere.

Ma, sentite. Un povero direttore, per far questo, ha bisogno di aiuti, e di quanti aiuti. Anzi tutto, a compiere tutto il bene possibile, è necessario che egli sia appoggiato moralmente da tutte le autorità, cioè non solo dalle autorità ecclesiastiche, ma anche dalle autorità civili. Altrimenti il bene dell' Oratorio resterà paralizzato. È pur necessario, che egli goda la stima di tutti, ma specialmente dei babbi e dello mamme de' poveri figli del popolo. È anche necessario, che egli possa disporre a quando a quando - precisamente secondo il bisogno - di qualche offerta discreta, per provvedere premi e giuochi indispensabili. Finalmente, insieme con tante altre cose, è pur necessario che altre braccia amorevoli ed operose gli vengano regolarmente in aiuto, allorchè l' Oratorio si popola di fanciulli. E se uno, gradatamente almeno, non sa giungere ad ottenere tutte queste cose, pensate a quel che dico, questi non potrà mai giungere a cogliere tutto il frutto, che dovrebbe rendere il campo delle sue fatiche.

Non dimentichiamolo ! Moltissimi non conoscono affatto l'importanza capitale della missione degli Oratori festivi ; ma non son tanto pochi neppure quelli che, quantunque pieni di ammirazione e di entusiasmo per quest'opera provvidenziale, mancano poi all'atto pratico della virtù necessaria ad immolarsi - è la parola ! - della virtù, dico, necessaria ad immolarsi per questa missione. Sappiamo che il povero D. Bosco, quando attendeva all' Oratorio nei prati solitari di Valdocco, giunto alla fine dalla giornata rientrava in casa così sfinito che non aveva più tanta forza da prendere un po' di nutrimentol Tant'è; il veder popolato un Oratorio è tal premio, che non si concede che al sacrifizio.

Tuttavia, a facilitare il compito ai volenterosi, non sarà inutile, spero, il registrare alcune delle norme più inculcate.

E prima di ogni altra, ad ottenere la frequenza dei giovani all'Oratorio, gioverà moltissimo

a) il libretto d'intervento, il quale mentre saprà indicare ai genitori od ai parroci, se i loro figliuoli od i loro piccoli parrocchiani hanno o no passato all'Oratorio il giorno festivo, servirà pure di guida sicura nell'assegnare i premi speciali d'intervento (1);

b) l' assegnare di quando in quando qualche piccolo premio a tutti gl' intervenuti, da riscuotersi però nella domenica seguente : p. es. distribuire oggi i biglietti di qualche lotteria da sorteggiarsi nella prossima domenica ;

e) lo stabilire regolarmente, e con tutta solennità, l' annuale distribuzione dei premi, le gare catechistiche , varie passeggiate e merenduole, piccole lotterie, brevi ed amene e istruttive rappresentazioni teatrali; e, in occasione di comunioni generali nell'Oratorio, anche qualche modesta colazione di pane e frutta o salame.

Poichè, bisogna persuadersi che i giovani vivono di varietà e di sorprese ; per cui, l'approfittarsi di questa tendenza naturale per attirarli all'Oratorio e quindi formarli ad una educazione morigerata e cristiana è opera altamente commendevole. Quindi è, che se fosse possibile aver per ciascuna festa dell'anno un giuoco nuovo o qualche nuova sorpresa , non vi sarebbe nulla di troppo.

Inoltre, a provvedere aiutanti per l'assistenza in cortile e per l'insegnamento del catechismo, è quanto mai vantaggioso il promuovere una società tra gli antichi allievi; come ad infiammare la pietà tra i fanciulli sono indicatissime la Compagnie del Piccolo Clero e di S. Luigi fra gli studenti, e quello del SS. Sacramento e di S. Giuseppe fra gli artigiani.

Per far fronte poi a tutte le spese che naturalmente s'impongono, è bene interessare la carità di generose persone, massime se Cooperatori o Cooperatrici Salesiane, unendole in apposito Comitato di Benefattori dell'Oratorio, e scegliere, in seno a questo Comitato, il padrino e la madrina delle feste principali.

Ma, sopra ogni altra cosa, chi dirige un Oratorio festivo, non si stanchi di raccomandare a tutti i suoi aiutanti di usar sempre coi giovani molta carità e buone maniere, poichè D. Bosco per questo pose gli

Oratori festivi sotto la protezione di S. Francesco di Sales, « perchè, come egli scrive, coloro che intendono dedicarsi a questo genere di occupazione, devono proporsi questo santo per modello nella carità nelle buone maniere, che sono le fonti da cui derivano i frutti, che si sperano dall' Opera degli Oratori ».

D. SIMPLICIO

(Continua).

(1) Per l'acquisto di questi Libretti d'intervento, rivolgersi alle Librerie Salesiane.

DELLA VISITA del Rev. Sig. D. Albera alle nostre Case d' America

(Relazione del Sac. Calogero Gusmano *)

Ancora a Concezione.

ARRIVATI a Concezione una deputazione di 50 delle più distinte signore furono ad ossequiare il Rappresentante di D. Rua con un delicato discorso della signora Navarro ; alla sera 83 signori vogliono che D. Albera e Mons. Costamagna seggano alla mensa che essi, a loro spese, avevano preparata nello stesso nostro Collegio. Faceavano corona ai nostri Superiori le prime autorità : il prefetto sig. Vargas Novoa, il presidente coi quattro ministri della. Corte suprema, il corpo diplomatico, avvocati , medici, ingegneri, notai, il clero secolare e le rapprentanze di tutte le comunità religiose. Alla fine della mensa si alza l'avv. Navarro e dice : « Se la patria riconoscente cinge con corone immortali la fronte dei suoi figli che hanno ottenuto le palme della vittoria ìn difesa dei suoi augusti diritti; se tutte le nazioni innalzano monumenti per perpetuare nel marmo o nel bronzo la memoria dei loro figli che più si son distinti in qualunque ramo dell'attività umana, e s'è idea innata_ nell'uomo tributar onori e fendere omaggi ai suoi illustri eroi, domando io, perchè anche noi cattolici non dobbiamo tributare onori ai benemeriti soldati dell'esercito di Cristo, che valicando montagne, attraversando deserti vanno cercando i diseredati dalla fortuna per sollevarli dall'abbattimento fisico e morale in cui giacciono, rendendoli più tardi uomini utili alla religione ed alla patria? Perchè noi, come cattolici non dobbiamo tributare onori a quegli uomini illustri, che, senza cercare la gloria mondana, costruiscono comodi edifizii per ricoverarvi il povero, dandogli ad un tempo il pane del corpo e la verità che fortifica e nobilita l'anima? E perciò appunto , o signori , che, separati dal rumore mondano, illustri e numerose persone di questa città, si sono dato appuntamento in questa santa casa salesiana, magione della pace e tranquillità, per render ad uno dei suoi più distinti figli, l'omaggio dovuto all'alto ufficio che disimpegna, e manifestare nel medesimo tempo che in questa colta città havvi chi sa apprezzare ed anima con entusiastici applausi gl'immortali figli di Don Bosco ; v'invito quindi a bere alla salute del Rev.mo sig. D. Albera. » Varii altri parlarono, e per ultimo si alza il sig. Prefetto della città e dice che qual primo magistrato non poteva tacere in quella solenne circostanza, non poteva non dire pubblicamente qual cittadino e rappresentante del Governo, che dava l'intiero suo appoggio ad un'istituzione tanto benemerita della Patria. Si professò entusiasta del giovane direttore, la cui saggia direzione dava a lui le più lusinghiere speranze pel suo popolo. Mons. Costamagna e D. Albera rispondono; si vuole che parli anche il direttore, il quale ringrazia e scongiura, giacchè quei signori s'erano sempre dimostrati così interessati dell'opera salesiana , che gli fossero larghi non solo di aiuti materiali, ma eziandio di consigli, perchè quelli senza questi non avrebbe saputo come amministrarli. Ricorda i tempi tristi quando non aveva una sedia da presentare al Vescovo che gli faceva visita, e ringrazia quanti l'hanno aiutato ad uscir da quelle strettezze.

L'indomani, nel dopopranzo, ebbe luogo la dimostrazione in onore di D. Albera; si benedisse una colonna alla Vergine, pegno di gratitudine per lo scampato pericolo; si distribuirono i premii della fine dell'anno e tra un atto e l'altro i signori Menchada, Garcia e Verdugo lessero tre magistrali discorsi in cui la dottrina era intrecciata all'affetto per l'opera di D. Bosco, facendo menzione più volte di colui che per la , prosperità di questa Casa si sacrificava in mezzo ai lebbrosi. Lo spazio assai limitato di questo resoconto non mi permette di riportare quegli stupendi discorsi che, non ne dubito, vedranno la luce a parte. Il cortile era completamente zeppo. Nella mattina, D. Albera aveva cantata Messa con assistenza di Monsignore, il quale presiedette la processione. Sfilarono i giovani colle varie bandiere ed a capo la banda, venivano le varie confraternite ed associazioni; la Vergine spiccava sopra una capricciosa nube bianca e celeste, circondata tutta di fiori, e fiori gettavano al suo passaggio venti buone ragazzette vestite di bianco , e di fiori eran composti gli archi trionfali innalzati lungo il cammino. Monsignore prevedeva che quell'immensa onda di popolo non era possibile stesse in chiesa e quindi sulla piazza stessa pronunzia una commovente allocuzione, animando sempre più ad amare la Vergine che in tanto trionfo avevano portata per le strade di quella avventurata città. I tre giorni passati a Concezione furono tali che mai e poi mai si potranno cancellare dalla memoria, dall'affetto del nostro sensibilissimo superiore; e a nome suo, da queste stesse colonne mando un saluto riconoscente a chi ci procurò tanta gioia.

Valparaiso.

Dirigendoci verso il Nord, abbiamo assistito all'inaugurazione del nuovo Collegio di Arti e Mestieri di Valparaiso , metropoli commerciale del Chilì, il più bel porto di questa nazione sul Pacifico. La funzione ebbe luogo il 16 febbraio ; il Collegio da una collina domina il mare ed è capace, unitamente alla parte destinata agli studenti, di quattrocento esterni. La cappella, benedetta l'anno prima da Mons. Jara , divide i due edifizii; ed è un vero gioiello di arte, raccolta, devota. Con intervento delle autorità civili ed ecclesiastiche e numerosa corona di signori, aprì l'atto d'inaugurazione il dott. Dario Urzùa, mettendo in rilievo con fatti e numeri i grandi beneficii apportati alla Società dall'opera di Don Bosco e conchiudeva dicendo : « I laboratori cristiani di D. Bosco, non vi ha dubbio, sono l'opera per eccellenza dei tempi presenti, l'arca che salverà dal naufragio universale delle idee e dei costumi dei popoli le generazioni future che riformeranno domani colle migliaia e migliaia di ragazzi che oggi popolano le case salesiane sparse ornai pel mondo intiero ; vasti semenzai di onorati e laboriosi operai, che certo non andranno più tardi ad ingrossare le file degli operai corrotti, nemici dell'ordine e della pace. D. Bosco ebbe la missione di opporre coi suoi laboratorii un' argine alle dottrine demagogiche ed anarchiche. Il cristianesimo salvò una volta la civiltà europea dall'invasione delle barbarie; Don Bosco salverà la società attuale dalla distruzione anarchica di cui è minacciata. » Anche il Presidente della Repubblica aveva già più volte promesso che avrebbe voluto assistere a quell'atto importante; dopo però, per impegni sopravvenutigli, si fece rappresentare dal prefetto della città signor Giuseppe Alberto Bravo, che al chiudersi l'atto disse : « L'opera di D. Bosco si presenta a noi sotto la forma più attraente: il collegio di Valparaiso. Sotto questo modesto nome, come sotto l'austera sottana dei suoi direttori, sorge e si eleva un gran proposito, un'istituzione che si impone alla stima sociale, al giusto apprezzamento del patriottismo. Qui, dove nostra provvida natura pare sorrida tra i profumi dei fiori e la brezza del mare; qui, donde si scopre il panorama della nostra attiva Metropoli, qui, in presenza di questa moltitudine di ragazzi , che ricevono l'alito vitale di una educazione fisica, intellettuale e morale; qui pare sussurri la patetica voce del divin Maestro : Lasciate che i fanciulli vengano a me. I fanciulli... sono essi una speranza ed anche una minaccia. Il fanciullo compare; non sempre abbiamo il diritto di domandargli donde viene, sempre però abbiamo il dovere di sapere dove va. Il fanciullo col fatto di vivere, ha il diritto di presentarsi alla società che lo circonda e dirle: Sono qui; posso aiutare la mia famiglia, esser utile alla società, difender la mia patria se vi prendete cura di me ; posso rimaner senza Dio, nè legge, giungere ad essere una bestia umana, un pericolo, se mi abbandonate. Formar corpi sani per albergarvi spiriti animati dall'amore alla verità ed alla giustizia, arricchendoli della maggior copia di virtù ; fortificare il fanciullo preparandolo così per resistere alla lotta per l'esistenza: lavorare ! lavorare !... meno parole e più fatti, come con pratica sapienza diceva l'insigne D. Bosco, tale è la limpida sorgente che fin dagl'inizii della vita diventa uno stimolo di perfezionamento costante, di progresso indefinito, seguendo la corrente alla quale, per legge divina, sta soggetto lo svolgimento umano. Tal'è adunque il vasto campo di azione in cui individui e comunità, filosofi, politici e legislatori devono esercitare il loro potere intellettuale e morale a favore dell'educazione e dell'istruzione del popolo. E questa è l'opera dei Salesiani. Qui cominciarono nel 94 con misere capanne e con 16 ragazzi ed oggi raccoglie nelle sue ampie sale più di 400 ragazzi, abbandonati molti, poveri altri, desiderosi tutti di educazione. Qui, sotto la mano soave del salesiano, fortificheranno i loro corpi, nobiliteranno l'animo modellandolo alle esigenze della vita onde ottenere l'indipendenza del lavoro, la fiducia e la sicurezza del risparmio, le benedizioni della temperanza e la tranquillità della coscienza. Orbene mi affretto a dichiararlo : tali opere meritano l'amore e la gratitudine della società in mezzo a cui si svolgono, e la protezione della patria che le ospita. Termino facendo voti che questo edificio magnifico e grandioso, come la generosa e nobile fondatrice, la Signora Giovanna Ross de Edwards incontri la cooperazione dei buoni e la gratitudine dei protetti. E sapete, voi fanciulli, come si pagano i debiti di gratitudine ai degni figli di D. Bosco? Il modo di ottenerlo, almeno in parte, è dimostrar coi fatti nella vostra vita, quando sarete usciti da questo recinto, che vi siete resi degni degl'insegnamenti e degli esempii dei vostri sacrificati maestri. » In seguito Mons. Costamagna indossò gli abiti pontificali e benedisse, secondo il rito, i nuovi laboratorii, spiegandone poscia il significato. Ma io non ho ancor detto chi sia l'Eccellentissima Signora Donna Giovanna Ross de Edwards. Credo compendiar tutto dicendo: è la benefattrice di Valparaiso: non havvi opera di carità, alla quale ella non abbia generosamente concorso e molte di esse a Donna Giovanna devono l'esistenza e la conservazione; e sono opere che le costarono milioni! Nel nostro collegio spese più di lire 800.000. Il giorno dell'inaugurazione non fu presente; nessuno se ne meravigliò, perchè tutti conoscono la sua modestia e quanto rifugga dalle lodi degli uomini, guidata com'è in tutto dalla carità di Gesù Cristo. Al nostro collegio però di quando in quando va a fare una visita : si compiace vedervi crescere tanti giovanetti nel santo timor di Dio, studiando o apprendendo un'arte; vi si reca e ne riparte a piedi o in tramwia confondendosi col popolo quella donna, cui Valparaiso deve moltissimo.

Il sig. D. Albera aveva parlato, prima quando gli dedicarono un affettuoso atto accademico ; aveva ricordato quanto i Salesiani amino i giovanetti alle loro cure affidati, e come li amino non di passaggio solo, ma per tutta l'eternità, imitando anche in ciò D. Bosco che dei suoi giovanetti s'interessava sempre, eziandio quando usciti dalle sue case, già avanzati negli anni eran divisi nelle varie classi della società. Facendosi eco del sig. D. Rua inculcò più e più la cura dell'Oratorio festivo, e alla terza domenica della sua apertura si ebbe la consolazione di vederlo frequentato da 800 ragazzi. Chi sa a quanto ascenderanno tra non molto? Sono ignoranti e mal messi come quelli di Santiago, con un po' più di malizia, frutto del porto di mare. Non par loro vero che sotto la veste nera vi possano essere anime così ardenti di amore pel loro. bene, e vi si sentono attratti.

Alla Serena.

Da Valparaiso fummo allo Serena; dove da sette anni stava preparata una casa per noi e quel buon Vescovo ebbe una grande pazienza ad aspettare tanto tempo ! In occasione del Concilio Latino-Americano fece pressione al cuore paterno del sig. D. Rua e ne ottenne formale promessa. Con tre Salesiani, tolti alla Casa di Sucre nella Bolivia fu aperta quella casa che conta già 80 esterni alle scuole e ai due laboratorii. Iddio sa che non è per tentare la sua misericordia che si lasciano oppressi dal lavoro quei poveri confratelli, ma per assoluta mancanza di personale.

Lo zelantissimo Mons. Fontecilla, vescovo diocesano, fonda tante belle speranze su quel nostro collegio, unico per fanciulli in largo tratto della sua vasta diocesi.

(Continua).

Piccolo Ufficio del Sacro Cuore di Gesù. Traduzione dal latino in italiano (prosa e versi) del Prof. Avv. Francesco Vigliarolo.

È un lavoro utilissimo ai devoti del Sacro Cuore ; e potrebbe anche dirsi un bel dono. Poichè con esso ogni fedele, che non conosca, o conosca poco il latino, è messo in grado di recitare il Piccolo Ufficio; non solo intendendone le parole, ma gustandone tutto l'ispirato sentimento, e sentendone tutto l'affetto.

Il qual fine è compiutamente raggiunto, sia per la fedeltà della versione, che per la bellezza della forma perfettamente letteraria, e, nei sacri inni squisitamente poetica.

È dato così il mezzo a tutti di praticare, efficacemente, e con ogni soddisfazione dell'anima, una divozione tanto raccomandata dalla Rivela. trice del Sacro Cuore, e dei suoi desiderii, la Beata Margherita Alacoque.

Si vende in pro di altra opera pel Cuore di Gesù, al prezzo di cent. 50, presso l'autore Prof. Avv. Francesco Vigliarolo, in Napoli, Salita Tarsia, n. 127.

MISSIONI

COLOMBIA

Un secondo viaggio di D. Rabagliati pel lazzaretto dipartimentale di Antioquia.

(Lettere di D. Evasio Rabagliati). I.

Prima della partenza.

Medellin (Colombia), 2 febbraio 1903. VENERATISSIMO E CARISSIMO PADRE,

DALL'ULTIMA mia non sono trascorsi che 8 giorni, e quindi non ho grandi novità da comunicarle.

Oggi stesso, nel palazzo arcivescovile, vi fu una riunione della Giunta da me nominata e confermata dal Governo, per l'erezione di questo Lazzaretto dipartimentale.

Presiedeva Mons. Arcivescovo. Si decise che io intraprendessi subito un secondo viaggio per trovare i mezzi necessarii; e intanto durante la mia assenza si cercherà di superare le mille difficoltà, che si frappongono ancora alla realizzazione di questa impresa. Creda, amatissimo Padre, il trovare il denaro sufficiente non è la difficoltà maggiore. Io vorrei correre, volare, metter mano alla fabbrica e condurla rapidamente a compimento ; ma il demonio non vede di buon occhio la costruzione di questi lazzaretti; e già mi sono accorte, che egli farà di tutto per mandare a monte, ancora una volta, i miei disegni. Sia fatta sempre la volontà del Signore; io mi abbandono completamente fra le braccia della sua Provvidenza. E Lei, amatissimo Padre, non si spaventi, se le cose vanno adagio e molto !

Ad ogni modo, domani mi rimetterò in viaggio animosamente. Mi spiace una cosa sola, l'essere completamente solo. Quel sacerdote che mi aveva promesso di farmi sempre compagnia, attese le tristi condizioni di salute di alcuni suoi parrocchiani, ha telegrafato a Mons. Arcivescovo ed a me, che non può questa volta - in coscienza - assentarsi. Ho intenzione di essere qui di ritorno nella settimana di Passione, chè dalla domenica delle Palme a Pasqua vorrei attendere a un po' di esercizi spirituali. Quindi, sino ad allora, non potrò più scriverlo : si tratta di circa due mesi di silenzio : ma sapendone la ragione, Ella vorrà stare egualmente tranquillo. Tanto più, che se accadessero novità, lo stesso Mons. Arcivescovo col quale sarò giornalmente in comunicazione in via telegrafica, non mancherà davvero di metterla al corrente egli stesso. Con tutto ciò, ripeto, spero che il Signore mi vorrà condurre e ricondurre sano e salvo. Mi raccomandi anche Lei giornalmente nella S. Messa, a questo fine.

Da Bogotà non ho notizie recenti ; ma credo che Ella sarà informata direttamente di ogni cosa. Mi dia adunque la sua benedizione e mi creda sempre in Domino

Suo dev.mo ed obb.mo figlio Sac. EvASIO RABAGLIATI.

II. Dopo il secondo viaggio.

Medellin (Colombia), 2 aprile 1903. VENERATISSIMO E CAR.MO PADRE,

ECCOMI finalmente di ritorno dal mio secondo viaggio attraverso le popolazioni di questo dipartimento di Antioquia. Nel primo visitai tutti i paesi del sud est; ed ora ho visitato tutti i popoli del sud, fino a toccare le prime popolazioni del dipartimento del Cauca. Questo secondo viaggio durò 56 giorni, passati tutti sul dorso di tre mule. A misura che una si stancava, lasciavala riposare alcuni giorni e riprendere le forze perdute; e così, per turno, mi han riportato sano e salvo a Medellin.

In dicembre e gennaio visitai 12 popolazioni , fondando in tutte una succursale del Banco del Lazzaretto per i lebbrosi di questo dipartimento. In febbraio e marzo ne visitai 14, con un risultato assai più soddisfacente; tanto che il Comitato potè formare un buon capitale per questa impresa colos sale. Oh! se questi biglietti colombiani avessero un valore meno deprezzato ! Ad ogni modo, dovendo impiegare questo capitale qui stesso, esso ha pure qualche valore, che certo sarebbe ridotto ai minimi termini, se si trattasse di ridurlo ad oro (1).

Questo secondo viaggio fu felicissimo come l'anteriore, sebbene più lungo, più faticoso ed assolutamente solitario, non avendo con me che un povero giovane, che mi insegnava la strada. Pensi, che passai dei giorni interi senza dir parola. Ma quantunque fossi oppresso nel fisico per tanto viaggiare, pure il morale non si stancò mai, sia per la santità della missione che stava compiendo, sia per l'entusiasmo che trovava in ogni dove. A mia insaputa, tanto le autorità ecclesiastiche, come le autorità civili, mi avevano preceduto ovunque con ampie raccomandazioni; cosicchè, parroci e sindaci mi usarono mille gentilezze e mi prestarono cento servizi, che obbligarono assai la mia riconoscenza. A loro si deve, in gran parte, l'esito felice di questo viaggio.

Episodii non mi mancarono. In un certo punto, trovandomi in piena montagna, assorto nei miei pensieri, e più di ogni altro a tenermi bene in sella in una pericolosa discesa che mi si presentava dinanzi, sento d'improvviso chiamarmi per nome. Pieno di stupore, giro lo sguardo per vedere chi mai poteva riconoscermi in quei paraggi, e vedo un povero lebbroso che mi correva dietro, indicandomi colla voce e colla testa che mi fermassi, perchè aveva a parlarmi. Lo riconobbi tosto, avendolo veduto qualche mese prima nel lazzaretto di Agua de Dios, durante la missione di ottobre.

Come mai tu qui, figliuolo ? presi a domandargli.

- Eh ! Padre; sono qui da qualche giorno. Temendo che in Manizales, mia patria, mi scoprissero e mi obbligassero a tornare al lazzaretto, ho preferito nascondermi qui in questa casa, fra questi monti, dove almeno trovo di che sfamarmi.

- Ma perchè hai lasciato il lazzaretto ?

- Perchè, rispose, nel lazzaretto, si moriva di fame. I prezzi dei viveri erano ogni giorno più cari ; e la razione era sempre la stessa; con un peso giornaliero non era più possibile vivere. Io poi, nello stato in cui mi trovo, senza mani, e però impotente perfino a vestirmi, aveva bisogno di una persona di servizio che doveva naturalmente pagare e sfamare; e quel povero peso, diviso fra due, non era più nulla. Entrambi soffrivamo una vera agonia, foriera di una morte non lontana. Era dunque mestieri prender una risoluzione: o morire di fame, o scapparmene quanto prima. Scelsi questo secondo partito, perchè, sebbene in questo misero stato, pure ho paura della morte; ed un bel giorno, con altri cinquanta compagni antiocheni, tutti lebbrosi, abbandonai il lazzaretto, e giunsi qui dopo trenta giorni di viaggio, vivendo di limosina. I miei compagni, sofferenti più di me, restarono indietro, ma non tarderanno a giungere... Conosco di aver fatto male finì per dire, pure non me ne pento; poichè, qui non soffrirò più come al lazzaretto; e son certo, che le persone che mi hanno raccolto caritatevolmente, non mi lasceranno morire di fame.

Capii subito, che la sua risoluzione era irrevocabile, e che avrei lavorato indarno per farlo tornare ad Agua de Dios ; tanto più che io era perfettamente convinto della sincerità delle sue ragioni. Quindi mi limitai a dargli alcuni consigli sul modo di deportarsi colla famiglia che lo aveva raccolto con tanta generosità, per non contaminarla colla lebbra, gli diedi qualche soccorso di denaro e ripresi il viaggio verso la città di Manizales. Qui giunto, seppi dalle autorità che la notizia dell'arrivo dei cinquanta fuggiaschi lebbrosi alla popolazione di Pereira, che dista appena alcune leghe da Manizales, aveva sparso in tutti, come è facile ad immaginarsi, un vero spavento.

Intanto, debbo aggiungerle che, pur troppo, in tutte le popolazioni visitate ho trovato dei lebbrosi; e che, pel soverchio contatto e per l'indifferente convivenza dei sani cogli infermi, moltiplicansi giornalmente i fuochi d'infezione. C'è a temere, se non si appresta un pronto rimedio, che tutta la Colombia abbia a diventare fra breve un immenso lazzaretto.

Ed ora? Ora siamo in inverno, ed in questa stagione le vie sono impraticabili; i fiumi ingrossano tanto che non dànno passaggio se non ai temerarii, che molte volte vi. lasciano la vita. Quindi passerò qui i mesi di inverno, finchè il bel tempo mi permetta di riprendere i viaggi interrotti. Frattanto si darà principio ai lavori di costruzione.

Mi benedica coi poveri lebbrosi e con i Salesiani e le Figlie di Maria Ausiliatrice, che si occupano di loro, e mi creda in Domino

Suo dev.mo ed obb.mo figlio

Sac. EVASIO RABAGLIATI.

(1) S'immagini! siamo ancora al 10,000 per % e vi è proprio da sbalordire al pensare che si arrivò al 24,000 per %. - Cosicchè, presentemente, un milione di pesos equivarrebbe soltanto a centomila !...

PRTAGONIA (Territ. del Neuquen).

Visita Pastorale e Missione di S. E. R.ma Monsignor Giovanni Cagliero. (1)

Roca, 28 aprile 1902.

Nella valle del Colloncurà - Temporale - Ospitalità cordiale - Perduti.

Da Junin de los Andes Monsignore avrebbe voluto continuare la sua visita pastorale fino al Lago Nahuel-Huapí, ma l'inverno che si avvicinava colle sue pioggie e coi suoi ghiacci e nevi lo consigliarono altrimenti; e, siccome avevamo incominciata l'escursione costeggiando il fiume Neuquén sino all'estremo Nord, si pensò terminarla discendendo all'estremo Sud, seguendo il corso del fiume Limay, e dando missioni nei tre centri principali, quali sono: Colloncurà, Sañicó ed Alarcòn.

Pertanto l'otto aprile, salutati i cari confratelli, i giovani del Collegio ed i buoni abitanti di Junín, ci mettiamo in marcia. Il buon caporale ed i due soldati che già ci avevano accompagnati fin da Las Lajas hanno cura dell'equipaggio e dei cavalli.

Entriamo nell'amena valle del fiume Chimehuín, lasciando dietro noi il superbo monte Lanin, il fantastico colle di Santa Julia e la gran catena delle Ande. Passiamo subito l'impetuoso torrente Corhué ed il fiume Quilquihué; valichiamo quindi le alte colline del Chimehuín, e di lì per cammini facili, dando briglia sciolta alle nostre mule, arriviamo alla profonda valle dei Colloncurà, dopo un percorso di circa dieci leghe.

Ma eravamo stati troppo felici nel tragitto Repentinamente si scatena un furioso temporale che, col suo vento impetuoso e con le dirotte pioggie, acconcia per le feste e noi ed i poveri soldati, lasciandoli inzuppati come pulcini, mentre cercavano accamparsi sul margine destro del maestoso ed imponente fiume: passano tutta la notte accendendo grandi fuochi per non morir di freddo.

Fortuna vuole che noi troviamo, alloggio in casa del sig. Ahlefeld Carlo, buon alemanno ed amministratore delle estese tenute del sig. Uriburu Francesco. La sua generosa ospitalità è di gran sollievo per Monsignore, cho nella discesa delle colline del Chimehuín, pel vento freddo e per la pioggia, si vide sorpreso dalla tosse, dai brividi e dalla febbre. Le attenti cure e più ancora il tranquillo riposo della notte lo sollevarono assai.

All'albeggiare presentasi il tenente Brunetta con un drappello di soldati onde accompagnare il Vescovo ed i Missionarii all'altra sponda del fiume. Lo attraversiamo in barca, mentre alcuni degli svelti coscritti lo passano su balze, ed altri lo guadano nei carri ed a cavallo. Là giunti ci separiamo da quei buoni amici. Seguono essi il corso del fiume, mentre noi c'interniamo nella valle di Lululey (gran tuono). Nel fondo si profila una bella collinetta in forma di una cupula grandiosa, dal cui fianco sgorga un ruscello, che serpeggiando poi nelle amene e preziose praterie va a perdersi nel Colloncurà.

Sopra un alto poggio ed all'ombra di un bosco di pomi secolari sorge la casa del sig. Delhagaray Domenico, buon vecchietto vasco-francese. Monsignore sceglie questa casa come centro della piccola missione che vuol dare agli abitanti del Colloncurà e terre limitrofe.

Il sig. Delhagaray e la sua famiglia , felici di dare ospitalità al Vicario Apostolico della Patagonia, gli offrono le migliori abitazioni per camera da letto, sala di ricevimento e cappella. In esser si celebravano giornalmente quattro Messe, si predicava la parola di Dio, e si faceva il Catechismo agli indii per istruirli nei misteri principali della fede.

Le buone maniere e la carità del Vescovo ottennero che non solo si battezzassero e si cresimassero tutti gli indii e che si santificassero i loro matrimonii, ma altresì che si confessassero e ricevessero la S. Comunione i pochi cristiani che vivevano in quei dintorni. Fra questi si vide pure il nostro caro vecchietto colla sua famiglia, che, venuti or fa molti anni dalla Francia, s'erano trovati spersi ed abbandonati in mezzo alle immense pianure patagoniche. Gli indii non sapendo come meglio manifestare la loro riconoscenza pei beneficii ricevuti si presentavano offrendo ciò che di meglio avevano, cioè o una pecora o qualche agnellino per i ragazzi orfani ed indigeni della no stra Casa di Junìn.

Mentre ci allontaniamo dal Colloncurà ci scostiamo pure dalle Cordigliere, e contempliamo i bei panorami di quelle altissime vette, le aspre discese e le romantiche praterie del Limay. I viottoli brutti e pericolosi sono finiti, e noi viaggiamo tranquilli e veloci in mezzo alla pampa (pianura). Ma disgraziatamente il cielo si rannuvola, e, spinto da un vento furioso, ci sorprende un secondo e terribile uragano.

Lo scompiglio e la fretta ci fanno sbagliare il sentiero. Coll'aiuto di un buon indio, che casualmente c'incontra, torniamo sul buon cammino; ed allora si cerca scappare dalla tempesta a tutta forza. - Ma eccoci nuovamente fuor di via, davanti ad una discesa sconosciuta, esposti a tutti i venti. Arrivati poi in mezzo ad una vallata, i cavalli stanchi s'impennano e non vogliono più andare... e per colmo di disgrazia alla pioggia ed al vento s'aggiunge la grandine e l'oscurità della notte... Si vuole trovare qualche capanna, qualche luogo di rifugio... D. Milanesio ritorna sul cammino percorso, ma poi si perde e sparisce. Gli altri si sbandano sforzando la vista per iscoprire qualche riparo : finalmente un soldato, dopo di aver attraversato pantani e ruscelli, scorge in lontananza una casupola.

Era un piccolo negozio di una buona famiglia italiana, il cui figlio maggiore era stato alunno del nostro Collegio di La Plata. Ci ricevono colla più squisita benevolenza. Immediatamente ci rianimano con un generoso liquore ed accendono nella cucina un gran fuoco per asciugarci gli abiti. Preparano anche una buona cena... ed un poco di paglia con pelli di pecora per dormire..

La mattina seguente il cielo si presenta sereno e tranquillo; e noi possiamo metterci nuovamente in cammino fino ad arrivare a Sañicó.

Era la Domenica 13 d'aprile. Celebrata la Santa Messa, si predicò e si avvisò che al dopo pranzo si darebbe la S. Cresima ai bambini, dovendo gli adulti disporsi coll'istruzione e preparazione conveniente per ricevere gli altri Sacramenti. Ma qui le nostre fatiche non ebbero buon risultato per più motivi che non è il caso di accennare, e noi, vista inutile ogni esortazione, ci mettiamo in marcia verso Pichipicúnleufú.

La Piedra Pintada - Missione - Vittima della Laguna Honda - In Pantanito.

Attraversiamo una estesa e bellissima campagna, che pare scelta dalla Divina Provvidenza, per diventare terra di benedizione. Trovasi quivi una pietra ben rara e singolare. Ha le dimensioni, l'altezza e la forma di una gran tavola. La parte inferiore è di un color di porpora ; e quella superiore di un bianco così delicato e luccicante, che attira gli sguardi di tutti e venne denominata La Piedra Pintada. Non vi poteva essere posto migliore, nè più romantico per fermarci un poco a riposare. Il vento ed il sole volevano molestarci, ma i fitti cespugli di cortaderas ci difesero da ogni ira nemica.

Poco dopo seguitiamo il nostro cammino verso il monte Colorado, e di lì alla Cañada Grande, bella pianura, nel cui centro esiste una importante laguna, conosciuta col nome della Pampa. Alle 24 noi eravamo già ai piedi della Piedra del Aguila. È questo un grosso ed alto macigno, la cui cima più elevata ha la forma di un'aquila volante. Nella fertile pianura e su pei rocciosi monti passa la nuova linea telegrafica, che arriva fino al celebre Lago Nahuel-Huapí. È ben costrutta ; e potrà certamente resistere ai più forti temporali ed ai grandi straripamenti del Limay.

Arriviamo prima del tramonto a Pichipicúnleufú (piccolo fiume del nord) e siamo ricevuti e trattati con molta bontà dai fratelli Canero, padroni di alcune case e di fiorenti tenute in quei dintorni. Sono essi tre buoni e caritatevoli italiani, che .coll'assiduo lavoro ed una vita semplice e morigerata, si formarono una discreta fortuna. Sono tre, ma non hanno che un solo pensiero ed una sola azione. Conservano sempre intatto il tesoro della fede, ricevuta dai padri loro; ed educano cristianamente la numerosa figliuolanza, obligando il precettore di casa ad insegnar loro giornalmente il Catechismo. Durante i due brevi giorni che durò la missione, Monsignore ottenne che i padroni coi numerosi dipendenti soddisfacessero ai loro doveri religiosi, cresimando inoltre tutti i giovanotti e lo giovanette delle vicinanze. Era bello il vedere i Missionari sempre in mezzo alla gente catechizzando e predicando, mentre D. Milanesio s'intratteneva cogli indii preparandoli a ricevere i Sacramenti del Battesimo, Cresima. Eucaristia, e santificando le famiglie col Matrimonio Cristiano.

I riguardi usatici da questi buoni fratelli, la loro cordiale ospitalità, e più ancora la loro fede umile e pratica ci fecero dimenticare le sofferenze sostenute e ricordare i primi tempi della Chiesa, quando gli Apostoli, alloggiando in case particolari, le trasformavano in chiese, per celebrarvi i Divini Misteri e predicarvi la divina parola.

Terminata questa breve ma consolante missione, partiamo da Pichipicúnleufú con direzione a Pantanito, distante nove leghe. Dopo un buon tratto di via rivediamo la pittoresca valle del Limay, là dove uscendo dal suo letto (racchiuso fra alti burroni) si stende maestoso per le verdi pianure, lambendo una infinità di isolotti deliziosi. In lontananza ed in forma d'inespugnabile fortezza scorgiamo la Serra del Tigre, e poi viaggiando alle sponde della Laguna Honda in mezzo ai cespugli, uno di noi trova due tombe ornate col segno di speranza e di gloria; una di esse sembrava recente. - Voglia il buon Dio concedere l'eterno riposo ai poveretti ivi sepolti !

La salita che, chiamano della Sierra Colorada è molto soave e caratteristica pel zig-zag del suo cammino, pel color rossiccio del terreno, e pei suoi dirupi piramidali. Anche la discesa della Picasa è molto comoda e deliziosa. Dalla cima si gode un panorama bellissimo, quello cioè, dell'immensa pampa del Limay, che, osservata da quelle altezze, presenta l'aspetto di un mare infinito, che circonda le colline de Los Leones.

Verso notte giungiamo a Pantanito, amena valle lunga nove leghe, nel cui mezzo scorrono le acque del fiume Limay. Quivi accampati troviamo i 250 coscritti di San Martin de los Andes, che ci salutano col maggior rispetto e piacere. Il buon tenente, sig. Brunetta, fa subito preparare un po' di cena, ed al medesimo tempo ordina ad alcuni soldati di coprire con tela incerata un carro, perche servisse di dormitorio a Monsignore.

Ma noi vedevamo quel. buon tenente ed i suoi coscritti melanconici e tristi, perchè la tomba che di recente s'era chiusa là vicino alla Laguna Honda, era di un povero soldato, che la notte prima era caduto inavvertitamente in quelle acque profonde e traditrici. - Furono inutili gli eroici sforzi degli ufficiali e dei suoi camerati: il poveretto restò vittima della sua imprevidenza!...

Per mancanza di serraglio non potendo prendere le mule per legarle al nostro carretto di campagna, i soldati ne improvvisarono subito uno molto grande ed insormontabile: allineandosi formarono un quadrato, dove rinchiusero i ribelli animali, obbligandoli a piegar la schiena sotto il giogo del dovere.

Al suono della ritirata e del silenzio militare, ancor noi, come soldati, ci corichiamo sull'erba appoggiando la testa sopra la sella del cavallo. Abbiamo dormito saporitamente tutta la notte. Le trombe ci svegliarono ai primi raggi dell'alba; e pochi minuti dopo già combinavamo il viaggio.

Alla volta di Alarcón - Una Messa da requiem - Piccola Missione - Nella Confluencia - Arrivo a Roca - Conclusione.

Ringraziati gli ufficiali ed i soldati della loro cortesia e bontà ci dirigiamo verso Alarcón. Il cammino in generale è buono , meno certi tratti arenosi che si trovano negli altipiani del Manzano. Si costeggia sempre il Limay, riposando un momento di quando in quando per bere un sorso delle sue acque limpide, che per le loro proprietà medicinali sono per lo stomaco un balsamo prezioso. Ecco il perchè gli indii chiamarono questo fiume col nome di Limay, che vuol dire, acqua chiara, che fa bene.

In una piccola traversia (deserto) la nostra guida si sbaglia di strada, e ci conduce per un sentiero pieno di pericoli e verso un orribile precipizio. Cambiando direzione abbiamo poi trovato il vero cammino, fatto dai soldati, che sono di guarnigione nelle Cordigliere.

Prima di giungere ad Alarcón bisogna attraversare l'antico letto del fiume Picúnleufù, secco ed arido, perchè in quest'ultimi anni le acque si aprirono più avanti tre nuovi canali, che si gettano nel Limay. Le sponde del Picúnleufú (che ha un corso di 70 leghe, cioè 350 chilometri) sono popolate da tribù indigene e da alcune famiglie cristiane. Sono terre fiscali, e quindi vivono tranquilli e nessuno li molesta; perchè non vi sono padroni, i quali potrebbero scacciarli o sfruttarli. Oh fosse vero che il Governo si movesse a com passione di questa povera gente, e concedesse loro la proprietà di quel pezzo di terra che occupano, e che irrigano coi loro sudori!...

Al tramontar del sole già eravamo giunti ad Alarcón, prendendo alloggio nella casa del sig. Fernandez e C.ia. Questo paraggio piano e fertile si trova a metà strada fra Roca e Junín de los Andes. Fu antico fortino in tempo della conquista della Patagonia (1879-80); e gli indii scannarono quivi il caporale Alarcón, dal quale prese il nome.

Alla piccola missione intervennero le poche famiglie cristiane e le altre indigene sparse nei dintorni. Frattanto ci raggiunsero i nostri cari coscritti di San Martin de los Andes; ed il sig. Brunetta, che conserva, come preziosa eredità, la pietà e la fede paterna, imitando il pio e valente capitano Giuda Maccabeo, raccolse tra i suoi soldati una modesta elemosina, e fece celebrare una Messa da requiem in suffragio del giovane defunto, vittima della laguna Honda. La celebrò Monsignore, circondato dagli ufficiali e soldati: cogliendo l'occasione, diresse loro la parola, spiegando l'Estote parati del Vangelo. La divina semente non cadde per certo in un terreno sterile, se si vuol giudicare dalla commozione che produsse.

Avremmo desiderato fermarci più tempo in Alarcón, ma ci siano accorti che la casa dove alloggiavamo era una specie di albergo, ed era quindi incompatibile colla nostra povertà. Si viaggiò tutto il giorno 19 aprile per le pianure e collinette del Limay, tra i cespugli ed arbusti patagonici di jarilla, piquillin, algarobillo, miche, jumen e retamo. Passammo la notte sulla sponda sinistra del fiume, in un posto che gli indii, per le molte sinuosità delle acque, e pei banchi che formano, hanno chiamato Chochón, che vuol dire arcipelago. L'unica abitazione di questi luoghi lontani e spopolati è una povera tettoia, che a noi servì di palazzo. Cenammo alla maniera degli indii (un pezzo di carne abbrustolita sul fuoco), e poi, recitato come di costume il S. Rosario, ciascuno cercò di aggiustarsi per riposare. Monsignore si mise in un angolo riparato dal vento, e gli altri si coricarono sulle selle delle mule; e buona notte!...

Siamo in piedi avanti l'aurora, preparando l'altarino portatile. Era la domenica del Patrocinio di S. Giuseppe, ed i quattro Sacerdoti Missionarii celebrarono la S. Messa. Subito dopo si ricominció a viaggiare salendo e discendendo per la travesía del Chocón, che ha otto leghe di lunghezza.

Alle 23 la nostra carovana giunge ad Arroyito, in casa della famiglia Guerrero, che si dà premura di prepararci qualche cosa per pranzare. La signora si considerò felice di poter dare ospitalità a Mons. Cagliero, ch'essa già aveva conosciuto in Patagones; e gli presentò i suoi buoni figli, tutti antichi alunni dei nostri Collegi del Rio Negro (Patagonia). Ciò che piacque molto a Monsignore si fu il sapere che la serva di casa, ex-alunna delle Suore di Maria Ausiliatrice, insegnava ogni Domenica il Catechismo ai piccoli discepoli della famiglia e dei dintorni.

Un'ora dopo abbiamo potuto continuare il viaggio sino alla Laguna del Toro, sulle cui sponde abbiamo passato la notte.

La pampa che da Arroyito si prolunga fino a Roca (sono 18 leghe) suolsi chiamare La Regione del Vento; e con molta verità, giacchè Eolo sempre vi domina qual re dispotico ed assoluto. E davvero che si fè sentire e ci flagellò con furia giorno e notte. Si doveva camminare tra nugoli di polvere così densi e neri da impedirci alle volte la vista della strada: questa è stata la cagione che il nostro carretto andasse a dare contro un grosso cespuglio e si rovesciasse: fortunatamente non si ebbe a lamentare nessuna disgrazia.

Avvicinandoci al Río Negro abbiamo incontrato alcuni buoni cristiani che salutarono l'amato Pastore, e domandarono la sua benedizione.

Nel punto chiamato Confluencia (confluiscono qui i due grandi fiumi Limay e Neuquén, e formano il Río Negro) ci aspettava una grata sorpresa. Al nostro arrivo si presentano rispettosi a dare il ben venuto a Monsignore, il sig. Mallea, Colonnello del 7° reggimento di cavalleria, residente in Chos-Malal; il sig. Colonnello Gras Martino, capo delle truppe nazionali del Sud; il Capitano e l'Ufficialità del 2° reggimento di cavalleria residente in Las Lajas; il sig. Ahlefeld Carlo, uno dei più ricchi estancieros del Colloncurà; e molti soldati dei diversi corpi d'esercito, mentre giungono pure i 250 coscritti dell'accampamento di San Martin de los Andes. È una scena commovente, un quadro vivo che parla al cuore, un incontro provvidenziale di tutti gli amici di Monsignore; una vera confluenza dei capi e delle forze delle frontiere Argentine, che vengono a restituire nel Rio Negro la visita che Monsignore avea lor fatto nel Neuquén.

E qui ebbe termine il nostro penoso viaggio di 182 giorni in breack ed a cavallo, lungo le immense e maestose Cordigliere. Ho detto : ebbe termine il nostro viaggio in breack ed a cavallo poichè il progresso e la civilizzazione si avanzano a grandi passi nella Patagonia... e noi nella Confluencia abbiamo potuto godere dei benefizi della nuova ed importante ferrovia, che partendo da Bahía-Blanca, si prolungherà presto sino al Lago Nehuel-Huapí, ed al Chili.

Separatici da tanti e così cari amici, montiamo in ferrovia accompagnati dal sig. Colonnello Giulio Mallea. Fu per noi oggetto di grande maraviglia il ponte sopra il fiume Neuquén, lungo 350 metri, opera maestra dell'Ingeniere Grac, che immortalerà il suo nome. Con questo ponte in ferro ed acciaio, la Compagnia Inglese delle ferrovie del Sud della Republica Argentina, si propone unire al Territorio del Río Negro, quello del Neuquén e del Chubut, per impalmare il commercio colla vicina Repubblica del Chilì.

Dopo un'ora di delizioso viaggio arriviamo a Roca, ed entriamo nel Collegio della nostra Missione di San Michele.

Monsignore aveva giustamente diritto a un po' di riposo, ma il bene delle anime non fa caso alla stanchezza. Stabilì perciò che subito si dessero gli Esercizi Spirituali, prima agli alunni interni ed esterni del nostro Collegio, poi alle educande del Collegio delle Suore di Maria Ausiliatrice, e per ultimo nella Parrocchia per tutta la popolazione.

Facendo adesso un riassunto generale dell'importantissima Visita Pastorale, e dell'ardimentosa escursione apostolica fatta in quest'anno da Monsignor Cagliero nel Territorio del Neuquen, dirò che:

Si percorse tutto il Territorio ed il suo delta nei tre lati più lunghi; cioè: 130 leghe da Roca all'estremo Nord di Tricau-Malal, rimontando prima le sponde e le colline del Río Neuquén: 140 leghe da Malbarco all'estremo Sud di San Martin, de los Andes, costeggiando le Cordigliere attraversando grandi altipiani e montagne, e guadando una infinità di fiumi e ruscelli : e altre 130 leghe discendendo per le vallate e praterie del Rio Limay sino ad arrivare a Roca.

Risultò adunque un'escursione Apostolica di sei mesi, percorrendo 2.000 chilometri, senza soffrire gravi perdite nè disgrazie, mercè la visibile assistenza di Dio e la materna protezione di Maria SS. Ausiliatrice.

Sommando ora i frutti spirituali raccolti in questa Visita Pastorale e nelle anteriori missioni date nel Territorio del Neuquén, si ha il seguente totale: Battesimi 9825, Cresime 8161, Matrimoni 2014, Comunioni 54756.

Soli Deo honor et gloria! ed i nostri più sinceri ringraziamenti a tutti i buoni Cooperatori Salesiani e benemerite Cooperatrici, che colle loro caritatevoli e generose offerte promuovono e sostengono le Missioni della Patagonia.

Suo Aff.mo figlio in G. C.

D. GIOVANNI BERALDI.

NECROLOGIA

Il Can.co Antonio Bellonì della pia Società Salesìana FONDATORE E SUPERIORE di varie opere di carità nella Palestina.

COLLA serenità del giusto, e fra l'amaro cordoglio di tutti i suoi confratelli e ricoverati, la sera del 9 agosto u. s. spegnevasi nell'Orfanotrofio Cattolico di Betlemme il Padre degli orfani della Palestina, il sacerdote D. Antonio Belloni, salesiano, missionario apostolico e canonico del S. Sepolcro di Gerusalemme.

Egli era nato il 20 agosto 1831 in Borgo S. Agata, diocesi di Albenga in Liguria. Dopo di aver atteso agli studi nel seminario diocesano, sentendosi chiamato alle missioni, entrava nel 1855 nel Collegio Brignole-Sale di Genova, ove, due anni appresso, fu ordinato sacerdote. Destinato dalla S. Congregazione di Propaganda al Patriarcato latino di Gerusalemme, pieno di santo entusiasmo, partiva a quella volta il 22 aprile 1859.

Anima eletta, cuore nobile e generoso, portò nel paese di Gesù tutta la carità di un apostolo e la provata pazienza di un martire ed il Signore si servì di lui per operare cose grandi.

Il Patriarca Mons. Valerga, appena vide innanzi a sè il giovine sacerdote, seppe intuirne le mirabili doti e lo destinò all'insegnamento nel Seminario di Betgialla. Ma per D. Belloni quel campo fu troppo ristretto; ed eccolo, mentre attendeva all'istruzione ed educazione dei chierici con esito assai lusinghiero, aprire una scuola ed un piccolo orfanotrofio pei poveri giovanetti cristiani ed infedeli, in una casetta attigua al Seminario.

« Sono 38 anni, scriveva egli nello scorso dicembre, che ho cominciato a raccogliere 5 fanciulli in una camera affittata. Più tardi il locale s'ingrandì; gli orfanelli accorsero; il loro numero aumentò sempre; l'orfanotrofio cambiò di aspetto e divenne ciò che è oggi. »

Infatti , non essendo più sufficiente la casetta di Betgialla, l'orfanotrofio fu trasportato a Betlemme, dove presentemente trovano istruzione e ricovero circa 350 ragazzi, ripartiti in 130 interni e 220 esterni.

Come potè operare D. Belloni questi prodigi? Coll'aiuto di Dio e colla carità dei fedeli. La generosità del cattolico inglese Lord Bute gli permise di acquistare il vasto terreno di Beitgemal, a sei ore da Gerusalemme, ove egli pensò di fondare una colonia agricola. Per apprezzare degnamente questa sua iniziativa, bisogna ricordare in quale abbandono siano rimaste per lunghi secoli , sotto la dominazione turca, le terre della Palestina.

Nè fu pago di questo il suo cuore di apostolo. Desideroso di darsi tutto a tutti per trarre tutti al Signore, pon mano ad altre due imprese : alla fondazione cioè di un corso magistrale o normale, da cui uscissero buoni maestri a diradare l'ignoranza di quelle infelici contrade; e all'erezione di un Patronato, a scampo di tanti giovanetti poveri ed abbandonati. Fu allora, che spinto dalla necessità di speciali soccorsi, incoraggiato dalla generosità e dalle parole del Vicario di Gesù Cristo e munito di ampie commendatizie dall'Eminentissimo signor Cardinal Prefetto di Propaganda, intraprese un lunghissimo viaggio attraverso l'Italia, la Francia, il Belgio e l'Olanda, chiedendo limosine per le varie sue istituzioni, che egli chiamava : Opera della S. Famiglia in Terra Santa, od Opera di Betlemme.

Frutto di questo faticosissimo viaggio fu la nuova fondazione di Cremisan, uno dei più bei dintorni di Betlemme. In faccia al nuovo istituto vedesi Gerusalemme colle sue mura e le cupole dei suoi templi; più in là sorge il monte degli ulivi coll'alta torre dei Russi : più vicino il monastero di S. Elia e l'ospedale dei Cavalieri di Malta. In quest'ameno soggiorno, il pio ed operoso Missionario fondò un'altra colonia agricola, cui da alcuni anni è annesso il piccolo noviziato per quei connazionali di Gesù, che desiderano di consacrarsi a Dio, sotto la bandiera di D. Bosco. Poichè il compianto Canonico, nel 1891, a dare un assetto stabile alle sue caritatevoli istituzioni, insieme coi sacerdoti e laici che lo coadiuvavano chiese ed ottenne di essere accettato fra i Salesiani.

Rinforzato così il personale amministrativo e tecnico, potè pensare anche agli orfanelli della Galilea, aprendo un'altra colonia a Nazareth, ove si sta ora ultimando un vasto fabbricato, che potrà contenere più di trecento fanciulli; e così pure potè condurre a termine anche la bella chiesa del S. Cuore di Gesù, presso l'Orfanotrofio di Betlemme, con grande vantaggio dei cattolici di quel popoloso quartiere. I lettori nostri ricorderanno le feste solennissime e la cordiale ed imponente dimostrazione che tutta Betlemme fece al buon Canonico, due anni fa, quando egli ritornò dalla sua quarta faticosa e apostolica escursione. Non solo i cattolici Latini, ma gli Armeni e i Greci scismatici e gli stessi Turchi, corsero incontro con lieta riverenza al Padre degli orfani. Ma quella fu l'ultima sua grande fatica.

Dopo d'allora la sua salute andò rapidamente deperendo. Travagliato da lunga malattia di diabete, vide con calma avvicinarsi la sua prossima fine, e vi si preparò con fervore. Negli ultimi giorni furono a visitarlo tutte le comunità religiose di Betlemme, i Consoli di Francia e d'Italia, Mons. Luigi Piccardo Vescovo Ausiliare, il Vescovo greco cattolico e Sua Ecc. Rev.ma Mons. Piavi, Patriarca. Anche i giovanetti di Betlemme, quantunque in gran parte in vacanza, tornarono quasi tutti in quel memorando nove di agosto per baciare un'ultima volta la mano del loro indimenticabile benefattore ed ascoltarne gli ultimi ricordi. Fu quella una scena straziante. Ed Egli, il buon Padre, spegnevasi placidamente appunto in quella sera, immergendo nel lutto tutta la Palestina, e destando un sentito rimpianto nel cuore di quelli che ebbero la sorte di conoscerlo. Il console francese, il quale fe' innalzare la bandiera a mezz'asta in seguo di lutto, ebbe a dire : che colla morte del Can. Belloni era scomparsa la figura più bella della Palestina. L'Eccellentissimo Monsig. .Piavi, Patriarca, inviò il suo Ausiliare a presiedere la sepoltura : e al mestissimo rito, parteciparono centinaia e centinaia di antichi alunni, e, insieme con un popolo immenso, tutti i Superiori delle comunità religiose di Gerusalemme e Betlemme e i consoli delle varie nazioni. Insomma i funerali di Abuna Anton riuscirono un vero trionfo. Anche i Greci scismatici e gli Armeni e persino i Turchi vollero esservi rappresentati ! Il giorno innanzi, tutta la popolazione di Betlemme era accorsa, colle lagrime agli occhi, a baciare un'ultima volta la stia salma benedetta; ma la sera dei funerali, mentre il feretro scendeva nel sepolcro già da anni preparato nella chiesa del Sacro Cuore di Gesù, eretta dal buon servo di Dio, non si udivano pel tempio che gemiti e scoppi di pianto

Noi speriamo, che Iddio, ricco in misericordia e giusto rimuneratore delle opere buone, avrà già ammesso al possesso della gloria del cielo l'anima cara dell'amatissimo e compianto Canonico ; tuttavia noi compiamo il dovere di raccomandarla caldamente alle preghiere di tutti i Cooperatori.

Ecco la lettera che il buon Canonico scriveva a tutti i suoi benefattori, due giorni prima di morire.

ORFANOTROFIO CÀTTOLICO di Gesù Bambino

Betlemme, 7 agosto 1903.

BETLEMME

(Palestina)

Carissimi Benefattori e Benefattrici,

Son 38 anni che per disposizione della Divina Provvidenza lavorai come potei per la salvezza dei giovani poveri ed orfani. Colla grazia di Dio fabbricai quattro case, salvai parecchie centinaia di anime; realizzai questo po' di bene con l'aiuto di Dio e il concorso delle persone caritatevoli.

Vedendomi ormai in fin di vita e nell'impotenza di continuare l'amministrazione dell'Opera, d'accordo col Superiore Generale della Congregazione Salesiana fu nominato il Rev.mo Signor Don Luigi Nai Ispettore delle case della Palestina, e Don Carlo Gatti, Direttore dell'Orfanotrofio di Gesù Bambino di Betlemme. Prima di lasciare questa vita, mi credo in dovere di ringraziare con tutto il mio cuore tutti i Benefattori e le persone caritatevoli che si sono degnate di aiutarmi.

Io continuerò volentieri anche dopo la morte a pregare Iddio affinchè Egli ricompensi la loro carità. Nel medesimo tempo che mi raccomando alle loro preghiere, raccomando alla loro carità di continuare ad aiutare i miei successori.

Gli uomini passano , ma le opere di Dio rimangono. Il Signore non mancherà di rimunerare come per il passato i sacrifizi che farete in futuro per venire in aiuto dell'opera.

Adesso poi permettetemi che io vi ringrazi ancora una volta e che vi preghi caldamente di far pago questo mio desiderio di sostenere coloro che terranno il mio luogo : tenetelo quale ricordo della mia ultima volontà. Implorando di tutto cuore dal Benignissimo Iddio sopra di voi, e sopra i vostri cari la sua santa Benedizione, mi dico con vivo affetto,

Vostro aff.mo ANTONIO BELLONI.

il buon Dio doni la gloria dei santi al suo servo fedele, e susciti nel mezzo dei nostri Cooperatori una nobile gara di beneficenza a favore delle Case Salesiane della Palestina.

Il Comm. Prof. Carlo Gioda.

QUEST'INSIGNE benefattore delle Opere salesiane, tuttora gagliardo di corpo e di spirito, spegnevasi quasi improvvisamente nell'agosto u. s. Altri hanno parlato della sua vita operosissima e delle sue rare virtù, come buon padre di famiglia ed esimio scrittore ed educatore : noi ci contentiamo di rilevare in lui uno dei più convinti ammiratori e benefattori di D. Bosco e delle opere sue. Speriamo fondatamente che il Signore l'abbia già accolto in paradiso; poichè anima retta e religiosa com'era, non solo sapeva compiere i doveri cristiani nei giorni festivi, ma facevasi un obbligo di ascoltare la S. Messa ogni giorno : tuttavia lo raccomandiamo vivamente ai suffragi dei buoni Cooperatori. Alla desolata famiglia tornino gradite anche le nostre condoglianze.

Libri, opuscoli e periodici pervenuti in dono alla nostra Direzione:

P. A. Bosio da Trobaso - Il Socialismo smascherato con ragioni e fatti contemporanei. - Libreria Salesiana - Novara. È un prezioso volume di circa 500 pagine elle si raccomanda da sè per il solo nome dell'autore versatissimo in materia. Noi lo raccomandiamo, sicuri che nessuno rimarrà deluso.

A. Gurrera. - .pioni di campo. - Bozzetti. - Libreria S. Giovanni Evangelista, Torino.

È il 460 volume delle « Letture amene educative, e ricco di belle incisioni e pieno di brio.

Sac. Albino Carmagnola. - Il Púrgatorio. Discorsi. - Libreria Salesiana - Torino.

I discorsi del Carmagnola non abbisognano della nostra raccomandazione: noi li richiamiamo solo alla memoria dei nostri lettori per l'imminente novembre, sacro ai defunti.

Vesperale delle Domeniche e feste, in canto Gregoriano, ad uso dei Collegi Salesiani. - Tipografia Salesiana - Torino.

La Democrazia cristiana, inculcata dal Cardinale Arcivescovo di Torino ai chierici dell'Arl'Archidiocesi - Tip. Salesiana, Torino.

È un bel volumetto che contiene le Encicliche Rerum novarum, - Graves de comuni, e quella ai vescovi d'Italia di Papa Leone XIII ; l'istruzione della Sacra Congregazione dogli Affari Ecclesiastici straordinari sull'azione popolare cristiana ecc.;

la Santità dell'azione cattolica e Democrazia cristiana, due splendide Pastorali dell'Arcivescovo di Torino.

Sac. Cristoforo Sala - In omaggio a D. Bosco, precursore della democrazia cristiana. - Discorso - Tip. Salesiana, Torino.

Rivista enciclopedica cattolica e rivista delle riviste. - Esce il 1° ed il 15 d'ogni mese. - Viale Lodovica, 8, Milano, oppure Tip. Testa - Biella.

IL CULTO di Maria Ausiliatrice

INORGOGLITI per recenti successi, i Turchi già veleggiavano furiosi verso le sponde d'Italia, quando la flotta cristiana li scontrò nelle acque di Lepanto. Era il 7 ottobre 1571. L'attacco fu tremendo. Dopo un'ora di magnanimo combattimento, la vittoria pendeva indecisa. Finalmente, un grido formidabile di trionfo sale dalle galee cristiane, mentre viene inalberato sulla nave capitana dei mussulmani il vessillo della croce. Era l'ora, che per le vie di Roma e di altre città cristiane, le Confraternite del S. Rosario uscivano in devota processione, ad implorare l'aiuto di Maria!....

Fu allora, in memoria di quello strepitoso trionfo, che S. Pio V decretò s'inserisse nelle litanie lauretane la dolcissima invocazione Auxilium Christianorum, ora pro nobis; che, scritta a lettere d'oro sulla fronte del Santuario di Valdocco, si è in questi ultimi anni resa così popolare e frequentata nel mondo.

Ma intanto, guardate all'orizzonte: liste nere lo offuscano. Osservate i pensieri dei popoli: fremono d'empietà, d'irreligione e di lotte. Altri nemici, più fieri e minacciosi dei Turchi, oggi muovono guerra accanita alla Chiesa. Abbiamo bisogno del tuo aiuto, o Maria!

Vedi! Intorno a Te, in questo bel mese, s'affollano supplichevoli i devoti, per innalzare con maggior fervore l'antica preghiera... Dch ! Tu, che il puoi, distendi a tutto il inondo la tua destra ausiliatrice, e riconduci tanti prodighi figli fra le braccia di Dio: Auxilium Christianorum, ora pro nobis!

CONTINUANo ad arrivarci consolantissime relazioni di tridui, feste ed accademie in onore di Maria SS. Ausilìatrice. E vero che alcune di queste relazioni ormai sembrano tardive; ma volendo dare ai benemeriti Cooperatori un'idea possibilmente esatta della diffusione meravigliosa del culto di Maria Ausiliatrice, è d'uopo pubblicare anche quelle relazioni che trattano di onoranze tributate nel mese di maggio, u. s. ancora numerosissime. E dichiarando di dare la preferenza a quelle che parleranno di festeggiamenti più recenti, per l'ordine delle altre non seguiremo che un unico criterio la data cioè della loro comunicazione.

- Solennissimo riscontro ebbe il giorno memorando dell'incoronazione nella capitale del Perù. Lima, la regina del Pacifico, non poteva affermare più solennemente la sua devozione a Maria Ausiliatrice. Celebrò la Messa della comunione generale Mons. Giacomo Costamagna, Vescovo Salesiano e Vicario Apostolico di Mendez e Gualaquiza, il quale, alla sera, dinanzi ad un elettissimo uditorio parlò con affetto di figlio, e con fervore di apostolo dèi trionfi della Regina di Valdocco. S. E. Rev.ma Mons. Alessandro Bavona, Delegato Apostolico, impartì la benedizione Eucaristica; dopo, insieme con Mons. Tovar, Arcivescovo di Lima, con Mons. Costamagna, e con altri ragguardevolissimi signori, si degnò di assistere ad una imponente accademia. -- Riuscitissima fu pure la festa titolare del 24 maggio, onorata dall'intervento dei suddetti Prelati e coronata da una grandiosa processione. Il passaggio della statua di Maria Ausiliatrice, elegantissimo lavoro delle Scuole d'Arti e Mestieri dei Salesiani di Barcellona, fu un vero trionfo.

- Anche a Punta Arenar, capitale della Patagonia Meridionale, fu celebrato con devotissima pompa il giorno dell'incoronazione nella bella parrocchiale. Predicò il triduo di preparazione Mons. Fagnano e numerosissime furono le sante comunioni. Lo stesso consolante spettacolo si ripetè il 24, solennità di Maria

Ausiliatrice. Due brillanti accademie, l'una tenutasi il giorno 17 nel Collegio Salesiano, l'altra la domenica seguente nell'Istituto delle Suore di Maria Ausiliatrice, e le solenni funzioni religiose accompagnato da scelta musica e presenziate da un'enorme folla di popolo furono le principali particolarità di queste devotissime feste, rese ancor più splendide dalla vestizione religiosa di due Suore del paese. « Così, scrive D. Maggiorino Borgatello, Missionario Salesiano e Parroco di Punta Arenas, sono già nove le figlie di Maria Ausiliatrice, native di queste terre lontane. Uno degli ultimi consigli di D. Bosco fu questo: Propagate la divozione a Maria Ausiliatrice nella Terra del fuoco. Ebbene si può dire con tutta verità, che la divozione a Maria Ausiliatrice non solamente è sparsa, ma è profondamente radicata in tutti i cristiani della Terra del fuoco e dei paesi limitrofi. Molti selvaggi (si notino bene queste parole) raccolti e civilizzati nelle nostre Missioni, morendo, attestarono di vedere Maria Ausiliatrice, che sorridente li invitava al cielo...» Quanto conforto per quelli che aiutano efficacemente quelle lontane ed importanti missioni!...

- Similmente, a Pozzuolo del Friuli, il giorno dell'incoronazione di Maria Ausiliatrice si celebrò con pompa speciale. Nel mattino, oltre 300 fedeli si accostarono alla S. Comunione; e nell'ora in cui compivasi a Valdocco il rito solenne, si cantò Messa all'altare dell'Ausiliatrice splendidamente illuminato, e si tenne un opportuno discorso, parafrasando infine, l'antifona « Corona aurea ». La sera, dopo i vespri solenni, fu inaugurata l'associazione dei divoti di Maria Ausiliatrice, di già aggregata all'Arciconfraternita di Torino. Fu per tutti una giornata indimenticabile.

- Nello stesso giorno, nella chiesa di S. Agostino in Ascoli Piceno, il predicatore Can. De Rizzoni tenne dinanzi ad un eletto uditorio una conferenza sull'alto trionfo dell'Ausiliatrice. Un'altra solenne conferenza ebbe luogo, anche in tal giorno, ad Angolo, prov. di Brescia, mercè lo zelo del curato D. Giov. Battista Mondini.

- Solennissime feste in onore di Maria Ausiliatrice si celebrarono pure il 17 e 24 maggio a Cuyaba e Corumbà nel Matto Grosso. Nella capitale fu un vero risveglio di divozione. Assai numerose furono le sante comunioni, devote le funzioni religiose, commoventissima la processione coll'Immagine della pietosa Regina e splendida l'illuminazione. A Corumbà il giorno 17 si tenne una devota accademia e il 24 si svolsero con grande concorso di popolo le sacre funzioni.

- Quest'ultimo giorno fu pure celebratissimo a Gioia de' Marsi. Le funzioni ebbero luogo nella chiesa parrocchiale; dopo le quali, con una brillante accademia, intrecciata ad una fervida gara catechistica nell'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, si pose termine alla lieta e dolcissima festa; l'accademia fu presieduta da S. E. Rev.ma Mons. Marino Russo, Vescovo diocesano, ed onorata dell'intervento delle più distinte persone del paese e di alcuni esimi prelati.

- A Serra di falco di Sicilia, sempre nella solennità di Maria Ausiliatrice, il predicatore del mese mariano, Sac. Rosario Placenti, tenne in onore di Lei un affettuoso discorso. Nella stessa circostanza, in quasi tutti i paesi della diocesi di Piazza Armerina, grazie allo zelo del Can. Alessi Batù, si onorò con particolari funzioni la nostra celeste Ausiliatrice. Meritano speciale ricordo i praesi di Niscemi, ove un popolo immenso prese parte alla festa solennissima; di Riesi, ove si cantò Messa solenne, con intervento di tutto il Clero, de' Cooperatori e delle Cooperatrici ; di Mazzarino, ove si fece precedere alla splendida festa un triduo devoto; di Barrafranca, ove al 24 maggio si volle premettere una solenne novena con predicazione; di Pietraperzia, che vanta un'Associazione dei devoti di Maria Ausiliatrice con 600 inscritti ; e finalmente Valguarnera, Castrogiovanni, ed altri paesi, tutti devotissimi di Maria Ausiliatrice. A Pietraperzia il mese di maggio suole celebrarsi all'altare di Lei, con predicazione quotidiana e solenni funzioni di chiusura.

- Merita pure un ricordo speciale la cara festa celebratasi nell'Istituto Maria Ausiliatrice di Giaveno. Alle soavi funzioni religiose, la sera, si volle aggiunta la festa del cuore : e la statua della cara Madonna, collocata fra ceri e fiori su di un altare eretto sull'ampio e ridente cortile per una commoventissima accademia, pareva sorridere maternamente ad accrescere la pura letizia delle felici educando.

- Di nuovo a Giaveno, nel Pensionato diretto dalle Figlie di Maria Ausiliatrice, cui è annesso un fiorente Oratorio festivo, l'ultimo giorno di maggio si celebrò dalle oratoriane una splendida festa : ed alla bella accademia serale assistettero con vero piacere molti nobili signori e signore ed alcune autorità del luogo.

- Nella stessa ultima domenica di maggio, ebbe luogo un'altra festa solennissima a Nictheroy nel Brasile, la città divotissima di Maria Ausiliatrice. Durante il giorno, attorno al meraviglioso suo monumento vedevansi fin dalla vicina capitale sventolare a festa cento e cento bandiere; e la sera avvolta in un mare di luce, riflessa da centinaia di lampade elettriche, brillava qual celeste visione la statua di Maria Ausiliatrice. Era un incanto ! Dei quattrocento alunni dell'Istituto Salesiano di S. Rosa, che si accostarono tutti alla S. Comunione, quaranta ricevettero il Corpo del Signore per la prima volta. Splendide funzioni religiose accompagnate da scelta musica e rese più solenni dell'ardente parola del P. Alfonso M.a Parisi, della Compagnia di Gesù, lasciarono nel cuore di tutti un'impressione incancellabile.

- L'8 giugno poi si tributarono nuove onoranze a Maria Ausiliatrice a Lugo in Romagna. Le abbellirono di loro presenza il Rev.mo Don Michele Rua, e S. E. R.ma Mons. Francesco Baldassarri, Vescovo d'Imola, circondato dal clero locale. E così solenni riuscirono le sacre funzioni, che destarono nel cuore di tutti un nuovo fervore.

- Similmente il giorno 18 giugno a Troia (Foggia) onorata della presenza dell' Ecc.m° Vescovo diocesano, Mons. Paolo Emilio Bergamaschi, e promossa dal zelante Direttore dei nostri Cooperatori Can. D. Raffaele Petrilli. Con divoto pensiero si vollero riserbate a quel giorno le prime Comunioni di due belle schiere di fanciulli o fanciulle, e con immenso affetto, tutti, clero e popolo, fecero a gara per onorare degnamente la Vergine Ausiliatrice.

- Il 5 luglio, a Santulussurgiu in Sardegna, si benedisse una nuova statua dell'Ausiliatrice ; e quindi in onore di Lei, il giorno 19 dello stesso mese, preceduta da una commovente novena, si celebrò una festa grandiosa. Circa quattrocento fedeli si accostarono alla santa comunione.

- Così pure, il 12 luglio, Maria SS. Ausiliatrice fu solennemente festeggiata nella città di Cagliari. Precedette una novena in preparazione. Il giorno della festa alle ore 10 1/2 messa cantata, con assistenza di Mons. Arcivescovo, celebrata dal Reverendissimo Canonico Mons. Raffaele Secchi, ed orazione panegirica del dott. D. Matteo Ottonello, direttore del Collegio di Lanusei. La sera, lo stesso D. Ottonello tenne conferenza, e Mons. Arcivescovo impartì la Benedizione. Bello l'altare, e dotte le parole di D. Ottonello. - Molto slancio nel popolo, che si affollava alla porta in modo da chiudere il passaggio nella via.

- Anche a Piano d'isola d'Asti, nella domenica 26 luglio, ebbe luogo una grande solennità ad onore della nostra Ausiliatrice. La popolazione vi si dispose con un triduo devoto, durante il quale, la predicazione di un sacerdote salesiano riportò frutti copiosi. La sera della domenica, giunse da Asti S. E. Rev.ma Mons. Arcangeli, Vescovo diocesano, che benedisse il popolo col Santissimo Sacramento, e poi procedette processionalmente alla benedizione del nnovo locale dell'Asilo Infantile, diretto dalle Suore di Maria Ausiliatrice, nonchè dell'annessa cappella interna, dedicata alla taumaturga Regina di Valdocco. Una riuscitissima accademia musico-letteraria, tenuta dalle giovanette oratoriane, presenziata da tutto il paese e presieduta da sua Ecc. Rev.ma coronò degnamente: una sì memoranda giornata.

- Finalmente, anche a Mongardino, in quel di Asti, la prima domenica di agosto, mercè lo zelo del Rev.mo Don Domenico Oddone, si tributarono solennissimi omaggi alla potente Ausiliatrice dei Cristiani. Il mattino, numerosissimi fedeli si accostarono alla Santa Comunione : la sera dopo il canto dei vespri, il sullodato sacerdote salesiano, com'ebbe benedetto un nuovo quadro dell'Ausiliatrice, disse per un'ora intiera, e con fervente affetto, le lodi dell'incoronata Patrona delle Opere di D. Bosco. Compiute le sacre funzioni, si tenne dalle giovinette dell'oratorio una ben riuscita accademia, cui prese parte quell'ottimo Sindaco con tutta la popolazione.

GRAZIE DI MARIA AUSILIATRICE

Una famiglia ed un collegio consolati.

La famiglia Tinivella di Mortara ed il collegio di Lanzo serberanno eterna gratitudine alla Vergine SSma Ausiliatrice, cui rendono infinite grazie, perchè, appena invocata, scese subitamente a toglierli da straziante angustia. L'ottimo figliuolo Carlo Tinivella, unica speranza della famiglia, colpito da polmonite, faceva temere di sè, specie per una alterazione inesplicabile e fenomenale di polso, che teneva in apprensione lo stesso egregio Dottore curante. Il direttore e la mamma del caro infermo, convennero di iniziar tosto una novena a Maria SSma Ausiliatrice, ponendone sopra il letto a vista dell'ammalato l'Immagine, e promettendo di pubblicare la grazia. La mamma promise anche che si sarebbe recata col suo Carluccio a far una Comunione di ringraziamento nel Santuario di Torino, e a recarvi un'offerta. Ebbene da quel punto si notò un miglioramento, che crebbe fino a completa guarigione, come ieri stesso l'ha dichiarato il medico. Sciogliendo oggi tutto il nostro voto, dall'animo pieno di gratitudine ci erompe spotaneo il grido: Evviva Maria Ausiliatrice! Evviva la Madonna di Don Bosco!

Torino, 7 maggio 1903.

LA FAMIGLIA TINIVELLA di Mortara.

Salvo per Maria Ausiliatrice !

Era un pomeriggio, ed io stava nel cortile della mia officina caricando un carro di assi segati, quando ad un tratto mi sdrucciola un piede, e tentando di tenermi ritto coll'altro, pongo questo sopra il tornio che sta dinanzi al carro, il quale, essendo mobilissimo, subito si mise a girare attorno al suo asse, ond'io perdendo l'equilibrio, caddi miseramente col capo all'ingiù dell'altezza di tre metri circa. È chiaro che almeno la frattura di qualche parte del corpo doveva seguire una tale caduta; pure, come attestano quelli che erano presenti, miei compagni di lavoro, non solo non riportai contusione alcuna, ma fra lo stupore di tutti, mi trovai, non so come, appeso col braccio ad una sbarra del carro, sano e salvo; onde spiccando un salto, potei ritornare sul carro, e continuare cosi liberamente il mio lavoro. Scorgendo in questo fatto la potenza di Maria SS. Ausiliatrice, di cui mi protesto fervoroso divoto, offro una tenue offerta per la celebrazione di una Messa ed ed un cuore di argento, in pegno di quella riconoscenza che nutrirò sempre vivissima alla Vergine Ausiliatrice.

Agosto 1903.

BODRITO CARLO. Cooperatore Salesiano.

Una grazia segnalata.

Una sera fui chiamato di premura presso il letto di una giovane sposa, gravemente inferma. Recatomi a lei, la confessai e poi le portai il S. Viatico. L'indomani, vedendo che andava sempre peggiorando, le amministrai anche l'Olio Santo e poi le impartii la benedizione papale. Alla sera tornai a visitare la morente. I suoi mi dissero, che i medici, partiti poco prima, avevano detto che non poteva più giungere alla mezzanotte. Fu allora che mi venne l'ispirazione di ricorrere a Maria Ausiliatrice. Proposi di cominciare una novena, di telegrafare a Torino per una Messa all'altare di Maria, e di publicare - nel caso - la grazia. Il medico, la mattina dopo, la credeva già morta: ella invece, proprio allora, incominciò a migliorare tanto che, compiuta la novena, il giorno immediatamente seguente, si levò di letto con grande meraviglia di tutti. Riconoscente alla Madonna di Don Bosco, invia, per mezzo mio, un'offerta per una Messa di ringraziamento.

Alvisopoli di Portogruaro, 6 maggio 1903.

D. NICOLÒ NADIN.

Un sorriso di Maria.

La malattia che m'aveva colpita era grave e complicata; nessun mezzo umano si lasciò intentato per istrapparmi dalla, morte, tuttavia la vita mi veniva meno di giorno in giorno.

In quegli istanti di spasimo mi venne ricordata la potenza di Maria Ausiliatrice; a Lei mi rivolsi fiduciosa; promisi un'offerta al suo Santuario e la pubblicazione della grazia sul Bollettino. Incominciai quindi una novena colla tuia famiglia, ed oh! potenza grande di Maria! prima che questa fosse terminata io era fuori di pericolo. Ora adempio la promessa e prego questa potente Ausiliatrice dei Cristiani a proteggere la mia famiglia, che con me riconoscente Le promette perenne gratitudine.

Cicagna (Liguria), 14 luglio 1903.

ADELINA ARATA.

« Invocherò l'Ausiliatrice ! »

Il Venerdì Santo una mia sorella aveva subìto una seria operazione al polso sinistro, gonfio da tre anni, e se ne aspettava un'altra crudelissima, estrema, l'amputazione della mano! Chiamata in fretta a Torino per confortarla in sì tremenda sventura, io riposi tutta la mia fiducia in Maria SS., esortai la mia povera Rosa a sperare nell'aiuto di tanta Madre, e ponendole al collo una medaglia dell'Ausiliatrice, cominciammo insieme la novena. Per tre giorni piansi e pregai nel venerato Santuario di Valdocco, e promisi di pubblicare la grazia, far celebrare una Messa e inviare un'offerta in denaro. Pochi dì appresso il dottore operante scoprì l'orribile piaga e fece le più alte meraviglie nel veder cessato ogni bisogno di mutilazione. - Ora la mia sorella ha già riabbracciati i suoi cinque figli, e si spera di vederla presto ristabilita coll'aiuto della pietosa Vergine Ausiliatrice. Viva la buona Mamma, nostro rifugio in ogni sventural

Terranova, 15 maggio 1903.

CASSANO LUIGIA.

Bontà e potenza di Maria.

Il nostro figlio Giulio, mentre si trovava per gli studi nell'Istituto Salesiano di Bologna, fu colto da una fierissima polmonite, che tanto si fece grave da farei seriamente temere che il nostro bambino ci fosse rapito dalla morte. A nulla pareva approdassero le cure che gli prestammo noi, accorsi al suo letto, e quelle tanto amorose e intelligenti del medico curante e dei buoni superiori a cui l'avevamo affidato. In quel frangente ricorremmo a Maria, promettendole di pubblicare la grazia sul Bollettino Salesiano e di fare al suo Santuario una piccola offerta proporzionata alle nostre forze. E Maria, invocata da noi con fede, pregata con ardore anche dai 200 fanciulli e dai buoni superiori dell'istituto, ci esaudì prontamente e pienamente. Quella sera che temevasi essere l'ultima per il nostro Giulio, egli si addormentò placidamente, e si risvegliò completamente fuori di pericolo. Grande sarà sempre la nostra riconoscenza a Maria Ausiliatrice.

Montelupo Fiorentino, 25 giugno 1903. RAFFAELLO e FLAVIA CAPARRINI.

« L'Ausiliatrice mi ha consolata. »

Il mio cuore di madre fu sottoposto a ben dura prova : due amantìssimi figli, il maggiore di poco più di 20 anni, ed il terzogenito, fiore di speranza e di bontà, furono contemporaneamente ammalati di tifo. Il buon Dio mi volle privare di quest'ultimo, gettandomi in una desolazione profondissima. Il primo intanto, giaceva tuttora gravemente ammalato. La mia figliuola Maria, educanda nel Collegio Immacolata di Conegliano, pensò allora di ricorrere a Maria Ausiliatrice, offrendole preghiere e suppliche, e deponendo pure nelle mani del. sig. D. Rua, in quei giorni presente in collegio, un piccolo finimento d'oro tanto a lei caro; e ciò perche Maria SSma volesse consolare la mamma e ridonare la salute al fratello maggiore. Questi infatti cominciò a migliorare, presto poté alzarsi da letto, e con meraviglia d'ognuno, e contro il parere del medico curante, dopo tanti giorni di febbre altissima, fu capace di vestire da solo i propri abiti nel primo giorno che si levò e nel secondo volle discendere in corte, con passo franco e, direi, sicuro. Ora è guarito

In riconoscenza della grazia ottenuta, mando una piccola offerta, con preghiera venga pubblicato sul Bollettino Salesiano il favore concessotisi. Voglia Maria Ausiliatrice conservarmi i figli a consolazione mia, a decoro della famiglia e della patria, e a gloria di Dio..

Tezze di Conegliano, 18 luglio 1903.

LEONILDE CRICO Ved. BONOTTO.

« Porta pure un quadro alla Madonna! »

Era ancora colle lagrime agli occhi per l'immatura perdita del marito, allorchè una nuova, gravissima sventura venna a colpirmi. La minore delle mie due bambine, un frugolo di non ancora dieci anni, il 4 maggio, repentinamente fa colta alle estremità da dolori atritici così acuti, da produrle una febbre altissima e farla dare in ismanie dolorose. Seriamente impensierita, ricorsi tosto alla nota valentia di egregi dottori, che si prepararono a combattere energicamente l'energico male, quando, ancora d'un tratto, la bambina si trovò affatto libera dai dolori che l'avevano tanto travagliata. Già mi rallegravo per la pronta, insperata guarigione, e con me si rallegravano i miei cari e i conoscenti, quand'ecco, la terribile malattia riattaccò più violenta che mai il povero corpicino della mia creatura, sotto la forma di endocardite (artrite al cuore). Impossibile descrivere i patimenti di quella bimba di dieci anni nel periodo acuto del terribile malore; impossibile ritrarre pallidamente le angoscie della mia famiglia. In breve: la mia Rosalia fu ridotta agli estremi. I più bravi medici della città, chiamati ripetutamente a consulto, la dettero perduta. Io temeva d'impazzire! Non potevo, no, non potevo rassegnarmi a tanta sventura! E nello schianto che mi uccideva, pregai dal fondo dell'anima angosciata la cara Madonna di Don Bosco. Ma intanto, poichè il caso era proprio disperato, fu disposto che la piccola morente ricevesse per Viatico la S. Comunione. Era la sera del 22 maggio, l'antivigilia della solennità di Maria Ausiliatrice. Oh! bontà della Vergine! La mia Rosalia cominciò da quell'istante a migliorare; sparvero i sintomi mortali della terribile malattia, e, neppure un mese dopo, ella mi saltellava d'attorno allegra e giuliva, come se non fosse mai stata ammalata. - Uno degli egregi dottori che fecero ogni sforzo per contenderla alla morte, il giorno in cui le diede il permesso di recarsi alla Chiesa, le disse sorridenda: « Porta pure un quadro alla Madonna, piccina, perchè puoi dir grazie a Lei, che ha fatto un miracolo. » Io con l'anima commossa rendo di pubblica ragione questo segnalato favore, riservandomi di venire al più presto a sciogliere il mio voto nel Santuario di Valdocco.

Casalmonferrato, 18 luglio 1903.

CANDIDA CaVAGNINO Ved. SERAFINO.

Collalbrigo (TReviso). - Mio fratello colpito nello scorso gennaio dalla malattia che lo condusse alla tomba, si aggravò al principio di marzo in maniera da dover ritenere prossima la sua fine. Vari tentativi fatti per persuaderlo a confessarsi erano tornati infruttuosi ; il 15 del suddetto mese però acconsentì si facesse celebrare una messa all'altare di Maria Ausiliatrice. Il favore che noi di famiglia intendevamo implorare, era che l'ammalato si mettesse in grazia di Dio, e fin d'allora facemmo promessa di pubblicarlo nel Bollettino Salesiano. Due giorni dopo, mio fratello ebbe la grazia di confessarsi e nel terzo giorno di comunicarsi, per cui sia benedetta Maria Ausiliatrice.

26 aprile 1903.

TERESA VECELLIO ved. TOMASI.

Nicastro. - Col cuore riboccante di gioia e di riconoscenza rendo grazie alla potente Ausiliatrice, perchè ha dato ascolto alle suppliche di tre cuori che palpitavano nella più crudele incertezza. Cosa singolare ! Proprio il giorno 16 aprile quando terminava la novena ordinata nel Santuario di Valdocco, e quando meno ce lo aspettavamo, perchè le difficoltà pareva fossero aumentate a nostro danno, la Vergine benedetta ci concedeva la grazia sospirata ridonando la vita a chi gemeva nell'abbandono e nella incertezza Oli ! Vergine Santa , sii tu benedetta dagli Angeli e dagli uomini !

27 aprile 1903.

Baronessa NICOTERA Cooperatrice Salesiana.

Asti. - Da pochi giorni trovavasi mia figlia ai bagni di Montecarlo (Monaco) per alcuni suoi disturbi di salute, quando il male, che prima era relativamente leggiero, cominciò ad aggravarsi rapidamente con varie complicazioni, alte febbri, e fortissimi dolori di ventre, senza che i medici curanti potessero darsene conto. Chiamato per telegramma al letto dell'inferma, capii che non vi restavano più tante speranze di salvarla, e che stante l' estrema debolezza, tutt'al più , tutto avrebbe potuto risolversi in una tubercolosi intestinale che avrebbe ritardato solo di qualche mese la catastrofe. In tanta angoscia mi volsi alla Madonna di D. Bosco, e, dopo costante preghiera, la grazia venne e completa; non solo sparirono le sopravvenute complicazioni, ma anche i primitivi disturbi.

Convinto dell'intervento potente di Maria SS., con viva riconoscenza ne rendo pubblica la grazia, e prego la S. Madonna di D. Bosco affinchè coutinui a proteggere la mia famiglia, e ci aiuti tutti a vivere da buoni cristiani.

24 maggio 1903.

PERRONE FELICE.

Mirano (PADOVA). - Un amatissimo e virtuoso giovane era gravemente ammalato. Mi raccomandai a Maria Ausiliatrice per ottenerne la guarigione, e la grazia incominciò, e prosegue. Mando al Santuario una piccola offerta, con la protesta della mia vivissima riconoscenza alla Vergine.

18 luglio 1903.

ROSINA CATTARIN.

Longare (VICENZA). - Trentin Ernesto di anni 24, domiciliate a Colzè di Vicenza, colpito da pleuro polmonite-bronchite con nefrite si trovava in gravissimo pericolo di vita. Amministrati gli ultimi Sacramenti, si disperava di salvarlo. Vi fu anzi un momento che nei paesi vicini si sparse la notizia della sua morte. La famiglia però , profondamente religiosa, non si perdette d'animo e, con uno slancio ammirabile di fede, si rivolse con piena fiducia a Maria Ausiliatrice, fonte inesausta di salute, dispensiera di continui favori; nè a Lei ricorse invano. L'infermo cominciò ben presto a sentire un qualche miglioramento ; scomparve a poco a poco ogni pericolo ed ora, grazie la Vergine Santa, si trova in una vera e regolare convalescenza. I parenti, grati per sì segnalato favore, inviano a Maria Ausiliatrice una piccola offerta, perché si degni di coronare l'opera, donando all'Ernesto una pronta e perfetta guarigione.

21 luglio 1903.

D. GIACOMO DALLA COSTA Parroco.

Bernezzo (CUNEO). - La mia cara figliuola, di anni 10, alla metà di aprile 1903 cadeva ammalata di polmonite. Il medico dichiarò che sarebbero stati inutili tutti i trovati dell'arte e mi diceva di rassegnarmi a perderla. Allora io ricorsi con fede a Maria SS. Ausiliatrice promettendole di fare un'offerta all'Opera Salesiana, far dire una Messa all'altare del suo Santuario e far pubblicare la grazia sul Bollettino. Appena fatta questa promessa si scorse un miglioramento nella fanciulla e dite giorni dopo il medico dichiarava la fanciulla fuori di pericolo. Ora si trova in convalescenza, e spero presto di poterla condurre a ringraziare Maria SS. nel suo Santuario.

Viva Maria SS. Ausiliatrice.

16 maggio 1903.

VIETTO BATTISTA.

Varazze (GENOVA). - Il 19 marzo 1902, fui colpito da influenza, che ben presto degenerò in bronco-polmonite acuta, con copiosi sbocchi di sangue. Appena potei, mi recai a respirare l'aria nativa, ma il viaggio mi finì; e continuando la tosse e gli sputi sanguigni, m'incolse una febbre sì violenta che andava sensibilmente spegnendomi. In quello stato, mi rivolsi a Maria Ausiliatrice e in breve cominciai tanto a migliorare, con meraviglia dello stesso mio fratello medico, che in me tornarono forze e salute. Certo di ottenere una completa guarigione, mi affretto a sciogliere la promessa di ringraziamento.

21 maggio 1903.

RICCARDO GANDINI.

Noto (SICILIA). - Viva la Madonna di Don Bosco! È la seconda volta che mi salva! Assolto da una procedura politica dalla Corte di Appello di Catania, per ricorso del Procuratore Generale, la causa fu dalla Cassazione inviata a Messina; questa Corte li 21 febbraio dichiarò non farsi luogo a procedimento penale per insussistenza di reato. Viva sempre la Madonna, Aiuto dei Cristiani !

31 maggio 1903.

Prof. CORRADO BONFIGLIO Segretario del Comizio Agrario.

Cavaglio d'Agogna (NOVARA). - Alle tante e preziose gemme, che brillano nell'amata tua corona, aggiungi anche questa mia, o gran Vergine Ausiliatrice.

Pesava su di me una gravissima calunnia, per cui doveva comparire davanti ai giudici del tribunale. Le cose erano talmente imbrogliate, che pareva inevitabile la mia condanna. O Vergine Santa, al solo pensarvi rabbrividiva! io in prigione? chi manterrà la mia povera famiglia che aspetta il pane dalle mie braccia? andavo dicendo fra me. Ricorsi a Maria Ausiliatrice e non m'ingannai. Il giorno stabilito mi recai in tribunale, e, con mia somma gioia, fui dichiarato innocente. Ora è ben giusto e doveroso renderle pubbliche grazie per aumentare anche in altri l'amore e la fiducia verso sì buona Madre.

10 giugno 1903.

REGALLi GIUSEPPE.

Chieri. - Nel mese di gennaio, mentre speravamo di avere un po' di risorsa nel poter vendere una bestia da macello, questa fu colpita da grave malore. Per noi la perdita non era leggera Ci raccomandammo alla Madonna di D. Bosco, che ci aiutasse in quella disgrazia, e mentre il caso era proprio grave, sparve ogni pericolo. Inviamo un'offerta, in segno di ringraziamento.

15 giugno 1903.

FASANO ANDREA Cooperatore Salesiano.

Terno d'Isola (BERGAMO). - Reduci dal pellegrinaggio a Torino, per le feste dell'incoronazione di Maria Ausiliatrice, eravamo entrate appena in paese, quando ci vedemmo in rischio di esser rovesciate dal carro. Ci raccomandano io con un sol grido alla cara Madonna di D. Bosco, e persuase di essere state liberate da Lei da una grave disgrazia, inviamo un'offerta di ringraziamento.

19 giugno 1903.

ALBANI ERNESTA e compagne.

Marsala. - I giornali hanno parlato diffusamente del ricatto e della liberazione del Sig. Cav. Isidoro Spanò di questa città; ma pochi sanno il segreto della sua liberazione. Nelle ambasce della sua scomparsa, nei timori delle disgrazie fatali che potevano incoglierlo, quando non si riusciva a saper nulla di lui, qui in Collegio si fece una novena a Maria SS. Ausiliatrice, celebrando la S. Messa coram Sanctissimo; e proprio l'ultimo giorno della novena si ebbe la prima lettera del povero cavaliere. Scoperto il covo dei briganti, accorse prontamente la polizia e fu trovato il pover'uomo in un orribile sotterraneo, sopra un po' di lurida paglia, trasognato e sfinito. Si poterono riavere trentamila lire delle quarantamila che la famiglia aveva già mandate in acconto dell'ingente somma, pretesa dai briganti, i quali furono quasi tutti arrestati. La famiglia e lo stesso sig. Cavaliere tengono questa grazia come un vero miracolo: e noi, col suo intervento e con gran concorso di popolo, abbiamo celebrato l'altro ieri una solenne funzione di ringraziamento a Maria Ausiliatrice.

26 marzo 1903.

Sac. PAOLO PASTORINO.

Ottennero pure grazie da Maria SS. Ausiliatrice, e pieni di riconoscenza inviarono offerte dl Santuario di Torino, o per la celebrazione di S. Messe di ringraziamento, o per le Missioni Salesiane, o per le altre Opere di D. Bosco, i seguenti:

A*)-Acireale: Rigano Mangeri Giovannino 50, per guarigione sua e della figlia. - Acqui : Elsi Battista 10, per Messa di grazie. - N. N. 10 per Messa di grazie. - Aimo Antonio 5, per insigne grazia ricevuta. - Agliano d'Asti : Bianco Serra Teresa, per scampata morte del marito e del figlio. - Alba : Maina Maddalena 50, per grazia. - Alessandria: Ricci Carolina 10, per grazia. - Artegna (Udine): oh, Vidoni Italico, per grazia.

B) - Bagnacavallo (Ravenna): Bedeschi Giuseppina, per guarigione della figlia. - Bedigliora (Canton Ticino): F. E. 10, a soddisfazione di voto per malattia, che la travagliava da lungo tempo e le impediva di accudire ai suoi gravi impegni. - Beduzzo (Novara): Marchini Clotilde, per grazia. - Bosco Marengo (Alessandria): Una pia persona manda offerta per guarigione da crudele malattia che da parecchi mesi la costringeva a letto e per cui riuscivano vane le cure mediche.

C) - Cagliari: Marini Silvia per guarigione della madre. - Canale Monterano (Roma): Cassi Don Pietro 5, per grazia. - Casale Monferrato: Raselli Teresa, per grazie molteplici. - Cartel S. Pietro (Svizzera): Donada Don Francesco parroco 5, Messa di grazie per guarigione di persona a lui carissima. - Catania: P. R. manda offerta per riconosciuta innocenza del proprio padre. - Ceres (Torino): Rolando Gio. Batt. maestro 10, per grazia. - Chiaravalle Milanese: Nespoli Giuseppina 1, per guarigione di malattia d'orecchi dichiarata incurabile, ottenuta al termine di una novena di preghiere. - Cividale del Friuli: Picco Don Ubaldo 4, per grazia. - Codogno (Milano): N. N. 5, per grazia. - Colognola ai Colli: Bevi Rosina maestra 3, per Messa di grazie. - Crevola Sesia (Novara): Foresti cav. prof. Luigi 4, per messa di grazie - Crusinallo (Novara) : Dall'Aglio Guglielmina 3, per grazia ottenuta in favore di un suo fratello. - Cara magna (Cuneo): Pignatta Biagio 5, per grazia.

D) - Dolceacqua (Porto Maurizio): O. F. 50, perchè la B. V. Ausiliatrice continui a proteggerlo. - Darfo (Brescia): Bontempi Maria 5, per felice esito di esami dei figli.

F) - Forlimpopoli (Forlì) : Colli Biagio 0,50, per grazia.

G) - Genova: M. G. R. 20, per Messa di grazie - M. L. 6, per grazia.

I) - Intra: Giavani Oliviero ed Emilia 5, Messa di grazie per guarigione della figlia Giulietta da broncopolmonite. - Ivrea: Sig.a B. D. T. 20, per grazia.

L) - Lanusei : Ibba Demuro Monserrata 5, per tante grazie ricevute. - Lonato (Brescia): Frera Castelli Clementina 20, per felice esito di operazione chirurgica, il quale ascrive alle preghiere e alla promessa fatte preventivamente a Maria SS. Aus. che la restituì così in piena salute alla famiglia.

M) - Montemagno (Alessandria) : Mazzetti Francesco, uno spillo d'oro per grazia. - Montelupone (Macerata): Pierini Vincenzo 10, per guarigione. - Marega (Verona): Mantovani Corradi Elisa 5, per guarigione da grave malattia. - Minsino (Novara): Sattina Maria e compagna 2, per grazia specialissima. - Milano: eh. Fagagnio Ettore 5, per grazia. - Montecatini: Mary Ezzelina 'Pacchi Silvestri 5, per scioglimento di voto.

P) - Parma: Cesellini Erminia ved. Vaccari e Dott. Negri Giovanni 20, per grazia. - Piacenza: N. N. 5, per grazia. - Polonghera (Cuneo): Una figlia di S. Domenico, per aver ottenuto di vestire l'abito monacale implorato con ripetute novene ed offerte e per lungo tempo contrastatole da ostacoli che si frapponevano all'esaudimento dei suoi voti. - Pontestura (Alessandria): Colombano Corina 2, per Messa di grazie per guarigione di un suo bambino. - Puja di Prata Pujatti Domenico 15, per grazia.

R) - Rocchetta Palafea (Alessandria): Scarampi Carlo 5,25, per Messe di grazie. - Roma : Alesi Eugenia, Messa di grazie per guarigione del marito, dopo otto mesi di penosa malattia.

S) - Saliceto (Cuneo): Fossarelli Luigia 7,-per grazia, - Scalenghe (Torino): Cuoco Clementa, un anello d'oro, per grazia. - S. Benedetto Be1bo: Triboli Carlo e Cristina 2, per scampato pericolo di vita della loro bambina Gemma. - Susano di Friuli : D. L. L. e A. L. 6, per grazie ottenute. - S. Martino Valdieri (Cuneo): Don Giraud parroco 2, per grazia. - San Bocce di Bernezzo (Cuneo): Giordano Sebastiano 5, per guarigione del suo primo bambino da un malore che non ostante le cure mediche lo minacciava della vita. - S. Stefano di Borgomanero: Zanetta Cerutti Teresa 6, per Messa di grazie.

T ) - Tarzo (Treviso): Mondini Domizia 8, per grazia. - Torino: Bologna Filomena 5, per guarigione di un suo nipote. - Anfossi Can. Prof. Giovanni 50, per guarigione da forte emorragia che lo avea reso fuori dei sensi : oltre all'offerta celebrò una Messa di ringraziamento all'altare dell'Ausiliatrice. - Illario Peraglione Lina, per grazia. - Suor Regina De Pollo, per grazia segualatissima e per conforto in grandi angustie morali. - Trecerta (Rovigo): Una famiglia 3, per protezione esperimentata in gravi dissesti finanziari dai quali fu tolta. Si raccomanda poi a Maria Santissima Ausiliatrice per la conversione di persona cara.

V) - Vedano Olona : Emilia de Aliverti, offerta per grazia. - Vene (Genova): Caneto Don Pietro parroco, Messe di grazia, per essere stato liberato da gravi dispiaceri e contraddizioni che lo facevano soffrire assai nel morale e nel fisico. - Venezia: Donadelli Laura 2, per guarigione della sorella. - Veniano (Como): Una pia persona 3, per grazia ricevuta dopo nove mesi di angustiose incertezze. - Villafranca di Lunignana: Marchese Dottor Alfonso Malaspina 10, per grazia. - Villalvernia (Alessandria): Canegallo Gerolama, per grazia.

X) - N. N. di Savigliano 5, per grazia. - C. M. madre di famiglia 10, per grazia. - Rola Amalia di S. Salvatore 2, per Messa di grazie. - De Mendozo Giovanni 1, per grazia. - L. D. B. 2,50 per Messa di grazie. - Sciarini Michele 5, per grazia. - N. N. 1,50, per Messa di grazie. - Gerra soletta Marianna 1, per grazia. - Martini Luigina 3,50, per Messe di grazie.

Notizie compendiate

NICTHEROY-BRASILE. - Il Collegio Santa Rosa in festa. - Ci scrivono: « Il 7 passato giugno sarà indimenticabile a noi tutti che viviamo nel caro quanto simpatico Collegio di S.ta Rosa. Ricorrendo in quel giorno il compleanno dell'Eccellentissimo Signor Dott. Rodriguez Alves, degnissimo Presidente degli Stati Uniti del Brasile, e nostro grande Benefattore, i Superiori, pensarono di andare cogli alunni tutti al suo Palazzo, e là in una maniera semplice, ma eminentemente piena di entusiasmo, e al tutto nuova, publicamente dimostrare la nostra profonda gratitudine verso il nostro grande benefattore, il Capo della Repubblica.

» Il giorno era magnifico, il cielo perfettamente sereno, e la natura pareva gioire della nostra gioia. Alle ore 9 1/2 prendevamo posto nei varii tramways che ci dovevano condurre al porto della città, dove ci attendeva un vaporino speciale sul quale dovevamo attraversai e, in un'ora, la magnifica baia che divide la nostra città da Rio Janeiro la popolosa capitale del Brasile. Appena arrivati, e disposti in bell'ordine, con alla testa la nostra banda, attraversammo la bellissima e spaziosa piazza che si distende davanti alla stazione delle barche, ed il corso più bello della città, attirandoci l'ammirazione della gente che si accalcava sul nostro passaggio. Vari parenti di nostri alunni, santamente si rallegravano vedendo il loro figlio, in quella lunga e magnifica fila, oggetto dell'ammirazione e simpatia di tanto popolo.

» Finalmente, giungemmo alla tanto sospirata meta. Un raggio di gioia più viva comparve sulla fronte di tutti i giovani, che con febbrile ansietà agognavano il fortunato momento. Entrammo, ed in pochi minuti ci disponemmo in bell'ordine nel parco interno, davanti al quale eravi un bel portico, in cui ad un'ora in punto (ora scelta e fissataci dallo stesso Presidente) doveva comparire l'Augusto Capo della Nazione Brasiliana. Il luogo non poteva essere più proprio per dar agio e comodità ad apprezzare il bellissimo quadro formato dai giovani.

» All'ora stabilita apparve l'illustrissimo festeggiato ed un entusiastico e prolungato viva scoppiò dalla bocca di tutti i nostri giovani unito a un fragoroso battimano. La banda fece tosto echeggiare le sublimi e sempre desiderate note dell'inno Nazionale , durante le quali contemplavamo l'Eccellentissimo signor Presidente che, fatti i complimenti col Revmo Direttore, attorniato da vari generali, e da molti Eccellentissimi Ministri, ed altri alti dignitari del Governo Brasiliano e della sua nobilissima famiglia ci guardava soddisfatto e con aria di compiacenza. All'inno tenne dietro altra acclamazione, non Meno calorosa della prima, e poi alcuni componimenti intramezzati da cauti, suoni, viva, in onore dell'Eccellentissimo Presidente, riuscendo tutto bene e meritando le più vive e sincere lodi da quei ragguardevoli personaggi che espressero per più volto la loro soddisfazione. S'offerse pure all'Ec cellentissimo Presidente una copia del libro Ramalhete Patriotico, lavoro di questa Tipografia, premiato con 1° premio - medaglia d'oro - all'esposizione di Rio Janeiro nel 1900.

» Terminò così la nostra breve dimostrazione, ma che tanto riuscì grata a quei nobili Signori e specialmente all'Eccellentissimo Presidente, il quale volle con poche, ma delicatissime parole, esprimere la sua soddisfazione. Le suo parole furono coronate da un caloroso applauso che si prolungò tino a che scomparve dai nostri avidi occhi ritirandosi nei suoi appartamenti. Noi pure uscimmo da quel luogo soddisfatti di aver dato prova del nostro affetto a chi è nostro Governatore, e attraversando il parco che mette al mare, per mezzo di un bel ponte di ferro, unicamente fatto pel Presidente e da lui gentilmente concessoci, montammo nuovamente nel nostro vaporino che là era venuto a prenderci per ricondurci al nostro collegio. »

NEW-YORK - Chiesa della Trasfigurazione. - Rileviamo dall'Italiano in America del 27-28 giugno : « Domenica scorna, 21 corr. la Società dei Luigini festeggiò il suo Santo Patrono in modo veramente edificante. La mattina, alla Messa delle otto, tutti i soci ricevettero con singolare divozione la Santa Comunione. Alle ore 11 vi fu Messa cantata a cui assistettero con esemplare contegno anche le Società del Santo Rosario, della Madonna del Soccorso, di Sant'Anna, delle Figlie di Maria e numeroso popolo. Graditissimo riuscì pure il trattenimento accademico ad onor di San Luigi, tenuto nelle ore pom. nel basement della Chiesa.

Alla sera, il canto dei Vespri, un facile e commovente discorso del valente Padre Cirrigione, una ben riuscita processione in cui per la prima volta si portò la bellissima statua di San Luigi e la solenne benedizione col SS. Sacramento coronarono sì bella e cara festa. Valga il ricordo di un sì bell giorno ad animare molti altri giovani ad arruolarsi sotto la bandiera del celeste Patrono della gioventù. Un bravo di cuore a chi, con intelletto d'amore sa dirigere sì belle e sante Unioni ! »

- Chiesa di S. Brigida. - Leggiamo ancora nello stesso periodico : « Un'altra bella festa in onore di S. Luigi Gonzaga ebbe luogo nella chiesa cattolica italiana di S. Brigida, 8th and Ave B. Questa e l'antica chiesa della Trasfigurazione sono alla dipendenza del chiarissimo e rev.mo Parroco E. Coppo, salesiano, che con zelo immenso pel bene delle anime dei fedeli cristiani ne regge le sorti. Alle 8 del mattino nella suddetta Chiesa di S. Brigida vi fu la comunione generale, e alle 11 Messa solenne. Alle sette di sera vi furono i vespri e la processione , ed un forbito discorso occasionale, pronunziato dal Rev. Padre Filomeno Ferrara. Come sempre, il pubblico italiano non mancò di accorrere numeroso alla casa di Dio e di assistere pio e raccolto alle sacre funzioni. Noi, da queste colonne, facciamo voti che ferva sempre più la fede di Gesù Cristo nell'animo dei nostri connazionali, ed inviamo pure un voto di plauso ai membri della Società San Luigi Gonzaga, che seppero organizzare sì bella festa per onorare il loro Santo Patrono ».

SANTA TECLA (CENTRO AMERICA) - Visita del Presidente della Repubblica al nostro Istituto. - Ci scrivono in data 15 luglio scorso « La nostra opera al Centro America va prendendo di anno in anno sempre maggior sviluppo per la protezione speciale del Divino Salvatore sopra queste terre, e per il generoso aiuto di molti Cooperatori e Cooperatrici. - Tre mesi fa, in marzo, salì al sommo potere della Repubblica S. E. D. Pietro Escalón, il quale da' suoi illustri predecessori, LL. EE. Gutierrez e Regalado, ereditando la benevolenza verso i figli di D. Bosco, ci volle tosto onorare di una sua visita, che ebbe luogo il 28 giugno, alle ore 3 pom. S. E. D. Pietro Escalón fu ricevuto a suon di banda nel nostro collegio Accompagnato da alte autorità della Repubblica e dai principali signori di S. Tecla, si degnò di vistare tutte le varie sezioni dell'istituto, prendendo informazioni particolareggiate deil'istruzione ed educazione che vi s'imparte, mostrando special attenzione per l'insegnamento professionale, assai perfezionato per macchine e motori venuti recentemente dall'Europa. Ci fu un breve trattenimento musico-ginnastico in uno degli spaziosi cortili. Piacque la musica, e piacquero pure gli esercizi di ginnastica eseguivi dai giovani. Il Presidente abbandonò l'istituto alle sei, confortandoci nell'opera nostra, promettendo il suo appoggio e che tra poco tempo sarebbe tornato per una visita particolare ».

OULX (SUSA). - L'inaugurazione dei restauri della Badia. - I Salesiani di Oulx avevano da sciogliere un voto ardente dell'amatissimo e compianto loro direttore, il sac. Don Guglielmo Rinaldi di sempre c. m. ; cioè restaurare e decorare convenientemente la Chiesa abbaziale di Oulx, affidata alle loro cure. E il voto fu religiosamente compinto. L'antichissima chiesa, ora dedicata al Sacro Cuore di Gesù, si vestì a festa in una pompa di leggiadre tinte e di smaglianti disegni sotto l'abile pennello del signor Rodolfo Gambini, milanese; e nei giorni 24 e 25 agosto u. S., con solennissime feste ad onore del S. Cuore, rese più splendide dalla presenza dell'Eminentissimo Card. Agostino Richelmy, fu solennemente inaugurata. Da Torino vi si recò, quale rappresentante del Successore di D. Bosco, il R.` D. Filippo Rinaldi, Prefetto Generale della Pia Società Salesiana e zio dell'operoso e compianto Sacerdote che, morendo, non lasciò altra volontà che di procedere quanto prima ai compiuti restauri. Noi speriamo che in quei giorni l'anima sua avrà esultato dal paradiso, tuttavia la raccomandiamo alle preghiere dei nostri lettori. Umiliando poi, in nome del nuovo direttore dell'Istituto, le più vive azioni di grazie all'Eminentissimo Arcivescovo di Torino e a tutti quegli egregi che cooperarono alla splendida riuscita di quelle feste, ci auguriamo che a lungo duri salutarmente, nei cuori la cara impressione di quei giorni di paradiso.