BOLLETTINO SALESIANO

ANNO XXVII - N. 6.   Esce una volta al mese.   GIUGNO 1903.

SOMMARIO. - Il mese del Sacro Cuore pag. 157 - Il nuovo Card. Protettore. 158 - Resoconto del Congresso e dei festeggiamenti per l'Incoronazione di Maria Ausiliatrice con 17 illustrazioni. 159-187.

Il Mese del Cuor di Gesù e il IX Cinquantenario del miracolo del Sacramento in Torino

LA festa del Cuor di Gesù, che ricorre in quest'anno il 19 giugno, seguirà di pochi giorni una ricorrenza storica, cara ai credenti di tutto il mondo, carissima in particolar modo ai Torinesi. Parliamo del IX Cinquantenario del Miracolo del SS. Sacramento, avvenuto il 6 giugno del 1453. Noi abbiamo ancora presenti le feste di divozione e di fede, con cui, 50 anni or sono, se ne solennizzò qui a Torino il 4° Centenario. Abbiamo innanzi l'opuscolo che il nostro buon Padre D. Bosco pubblicò allora a fine d'istruire il popolo e prepararlo ad intenderne e valutarne bene il divino benefizio, e che ristampò ora il suo successore D. Rua allo stesso sublime intento, opuscolo olezzante della pietà più tenera, della fede più viva, della carità più ardente. Ricordano ancora i Torinesi il contegno nobilissimo, di cui diedero prova in quel giorno le Autorità civili e militari e l'edificante pietà che dimostrarono i RR. Principi Umberto, Amedeo e Oddone, appositamente venuti dal castello di Stupinigi per assistere insieme colle LL. MM. il Re Vittorio Emanuele II, la Regina Adelaide e la Regina madre Maria Teresa alla Messa delle ore 9 nella Chiesa del Corpus Domini e alla solenne benedizione data al popolo sul piazzale di detta Chiesa. Quanto è mai sublime, quanto è mai potentemente educativo lo spettacolo che presentano la religione e la patria, la Chiesa e lo Stato, il clero e il laicato, amorosamente uniti, operanti insieme pel bene dell'una e dell'altra vita, corporea e spirituale, temporanea ed eterna , terrena e celeste !

Or bene, o cari Cooperatori e benemerite Cooperatrici, questa gloriosa ricorrenza deve infondere in noi novello vigore, deve esserci di particolare sprone a celebrare con ispecial fervore e frutto il mese del Cuor di Gesù di quest'anno, giacchè l'Eucaristia è la prima e più grande delle manifestazioni del divin Cuore, e la frequenza alla santa Comunione costituisce l'oggetto precipuo della divozione al Cuore di Gesù, il fine supremo a cui mira, l'idealità vera, possente che si propone. Sì, l'ora è venuta di far largamente conoscere ed efficacemente apprezzare i disegni del S. Cuore; è il mese di Giugno quello a cui si appartiene il compito, a cui spetta la missione di popolarizzarne la bella e cara divozione. La società moderna ha sete di giustizia e bisogno di carità. Or bene è il Cuor di Gesù che soddisfa ad un tempo a questa sete e a questo bisogno; è in esso che la giustizia e l'amore stanno insieme uniti con vincolo indissolubile, immortale.

Nel Decreto Pontificio (Urbìs et Orbis del 28 giugno 1889), con cui vien elevata a rito doppio di 1a classe la festa del Cuor di Gesù ed ordinatane sotto questo titolo la celebrazione in tutto l'orbe cattolico, Leone XIII dice aver ciò fatto perchè, fra l'imperversar degli sforzi dell'empietà, i cristiani trovino in questa salutarissima divozione rifugio e sostegno, ed accesi di maggior amore verso l'amantissimo Divin Redentore gli tributino ossequio di lode e di placazione implorandone con più fervore le divine misericordie per l'incremento della fede e per la pace del mondo, quella pace che forma il sospiro di tutti i cuori, l'ideale di tutte le nostre aspirazioni. Dio voglia, esclamava dieci anni dopo, lo stesso augusto Pontefice per mezzo della S. Congregazione dei Riti, Dio voglia che questa pratica, questa divozione al Cuor di Gesù cresca e si allarghi fra i cristiani e diventi in essi come una seconda natura, ché essa rimarrà affermazione frequente, perpetua di quel diritto divino e regio che Gesù Cristo ricevette dal Padre su tutto il genere umano ed acquistò con lo spargimento di tutto il suo sangue. Sarà allora, continua con profetico consolante accento Leone XIII , che G. C. commosso a questi nobilissimi ossequii, a questi splendidi sentimenti, sarà allora che Egli ricco in misericordia e naturalmente propenso a colmare di benefizi gli uomini, scorderà la nequizia loro e li abbraccerà non solo come sudditi fedeli, ma bensì e soprattutto come amici e figli carissimi (1).

Seneca lamentava già a' suoi giorni che al comparir dei dotti fossero venuti meno i buoni (2). Or bene, lavoriamo a tutt'uomo alla diffusione della divozione al Cuor di Gesù, facciamo che essa sia ben intesa ed apprezzata, adoperiamoci in ogni modo perchè compenetri di se stessa individui, famiglie, società, l'umanità tutta quanta, e noi leveremo di mezzo quel dissidio così irrazionale per stia natura e così pernicioso nelle sue conseguenze fra la mento e il cuore, fra la religione e la morale, fra la scienza e la fede, fra il sapere e la virtù, fra la vita privata e la vita pubblica, che tanti mali apporta. alla società.

Ma l'anno corrente riconduce pure tra di noi una data tristamente memoranda nella storia del Cristianesimo e della civiltà, ci richiama pure un altro IX Cinquantenario ben grave e ben doloroso, la caduta cioè di Costantinopoli sotto la dominazione turca e la fine dell'Impero romano cristiano d'Oriente. Il 29 maggio 1453, cioè pochi giorni prima che Torino fosse allietata dal miracolo del SS. Sacramento, la capitale, per oltre mille anni, dell'impero romano d'Oriente, la sede augusta della civiltà antica, veniva conquistata da Maometto II che entrandovi iniziava il suo impero di sangue con la più orribile carnificina che ricordi la storia; alla città di Costantino il Grande sottentrava la Stambul del Turco. Ma la Divina Provvidenza che prova, ma non abbandona, castiga e consola, suscitò nell'albanese Scanderberg, nell'ungherese Uniade e nell'italiano S. Giovanni da Capistrano tre grandi eroi, ai quali è dovuto se Maometto II non potè compiere il suo piano d'azione, il sogno di tutta la sua vita, vale a dire la conquista di tutto l'Occidente e l'innalzamento della mezza luna sulle mura di Vienna e di Roma. Fu il grido di S. Giovanni : vittoria, Gesù, vittoria, che rialzò l'animo depresso dell'esercito cristiano nel memorando assedio di Belgrado del 1456; fu a questo grido che il santo francescano con la croce inalberata condusse ad una splendida insperata vittoria quegl'intrepidi crociati; è a questo grido dell'immortale Abruzzese che si deve la liberazione dell'Occidente dalla barbarie musulmana.

Or bene, o cari Cooperatori e benemerite Cooperatrici, una somigliante vittoria è ai nostri giorni affidata al Cuor di Gesù. Sì, è la divozione sua che ha la missione di rintuzzare una nuova barbarie, la quale si avanza ben più paurosa e seducente della prima, perchè ammantata delle divise di una falsa civiltà; è dessa, essa sola che col suo impero di giustizia e di amore spegnerà gli odii di parte e le lotte di classe, riconducendo nel nome di Gesù, mite ed umile di cuore, una nuova era, un'èra di pace, di concordia, di amore.

(1) V. la lettera circolare 21 giugno 1899 della Sacra Congregazione de' Riti a tutti i Vescovi del mondo cattolico : De culto Sacratissimi Cordis amplificando. (2) Postquam docti prodierunt, boni desunt

IL NUOVO CARDINALE PROTETTORE DELLA NOSTRA PIA SOCIETÀ

IL primo dello scorso febbraio la nostra Pia Società deponeva le gramaglie assunte per la morte dell' Eminentissimo Cardinal Parocchi (nostro Cardinal Protettore) e prendeva le vesti dell'esultanza per la nomina del suo nuovo Protettore, S. E. il Cardinale MARIANO RAMPOLLA del Tindaro. Una tanto degna elezione ci riempi di gioia, perché il Santo Padre non poteva meglio riparare alta perdita del Cardinal Parocchi, che donandoci a Protettore lo stesso suo Segretario di Stato, il cui amore per i figli di Don Bosco trasparve sommo ad ogni propizia circostanza.

A Lui l'omaggio della nostra figliale illimitata sudditanza e gli augurii fervidi ch'Egli possa vivere molti anni ancora, devoto e fedele interprete del pensiero del Grande Leone XIII, cui è carissimo, a bene della Cattolica Chiesa e ad incremento e decoro della nostra Pia Società.

LE NOSTRE FESTE ed i nuovissimi trionfi dell' Ausiliatrice

Due parole d'introduzione.

VIVA in eterno la dolcissima Madonna di D. Bosco !

Le nostre feste sono passate ripiene di grazie e benedette dalle 200.000 persone che vi presero parte : sono passate in mezzo a tanta animazione, grandiosità ed entusiasmo che, se prima sarebbe parsa temerità il pur prevederle così solenni, ora temerario s'avrebbe a dire colui che presumesse di poterle imprimere sulla carta in tutta la loro genuina, affascinante bellezza : sono passate, ma un ricordo, una semplice relazione di esse s'ha da tramandare negli annali della nostra Pia Unione, e noi trepidanti ci accingiamo all'impresa, chiedendo anticipatamente benevola deferenza da quelli che, avendole vedute nella loro realtà, troveranno questo resoconto inferiore d'assai al vero. Imperocchè se coloro che gli anni passati, dopo aver preso parte alle feste dell'Ausiliatrice, al leggere il Bollettino erano costretti a confessare che lo scritto era solo una sbiadita immagine della realtà, quest'anno dovranno confessare che la penna ha perduto tutto il suo valore e che le feste preparate per la solenne Incoronazione della nostra Madonna sono semplicemente indescrivibili.

Il cuore che parla.

Prima di raccogliere la semplice cronaca degli avvenimenti, il nostro cuore reclama i suoi diritti e vorrebbe sciogliere l'inno della gratitudine e del ringraziamento in sì chiare note che penetrino i cieli e si diffondano presso tutti i popoli. Sì, di queste nuove glorie onde si letizia la nostra famiglia, grazie anzitutto a Dio che fu l'inspiratore primo della solenne Incoronazione della gran Madre del suo Unigenito; e poichè la nostra lingua non è capace di ripetere colassù quel grazie che ci canta nell'anima, lo affidiamo alle schiere angeliche affinchè lo ricantino eternamente per noi sulle loro dorate cetre.

I nostri umili ringraziamenti e la nostra imperitura gratitudine al Vicario di G. Cristo l'autentico esecutore dei disegni di Dio in mezzo ai popoli - per la specialissima e più che paterna benevolenza usata verso la famiglia salesiana; agli Em.mi Principi e Presuli che intervennero o mandarono la loro adesione alle nostre feste ; ai membri del Comitato Esecutivo e della Commissione femminile dei festeggiamenti; ed infine a quanti, Congressisti e pellegrini, presero parte in qualche modo ai nuovi trionfi della Madonna di D. Bosco. Di tutti e per tutti serberemo soave ricordo e perenne riconoscenza.

Preparativi remoti.

I festeggiamenti dell'Incoronazione, come abbiamo già annunziato nei numeri passati, dovevano essere preceduti dal III° Congresso Internazionale dei Cooperatori Salesiani, il quale, quantunque disponesse solo di tre mesi di tempo per i necessari preparativi, doveva assumere una eccezionale importanza e per gli argomenti pieni di attualità che si sarebbero trattati , e perchè radunato in Valdocco - culla dell'Opera salesiana - e all'ombra del Santuario di Maria Ausiliatrice.

Occorreva perciò un lavoro costante, febbrile ed il Comitato Esecutivo appena costituitosi, non venne meno a se stesso. A mezzo dei giornali delle varie nazioni annunziò il lieto avvenimento a tutto il mondo : diramò circolari a tutte le Associazioni cattoliche per interessarle nello studio d'una più salutare azione cattolica a pro dei giovani operai: chiese l'aiuto materiale e morale di tutti i volenterosi, fece appello ai Salesiani perchè stabilissero Comitati locali al fine di venire in aiuto a quello centrale di Torino; e fece tenere per mezzo dei suoi membri o di illustri Conferenzieri buon numero di straordinarie conferenze nelle principali città d'Europa e d'America. Contemporaneamente a mezzo di una Commissione di ingegneri dispose i locali del Congresso e le tribune nel Santuario ; ottenne dalla Direzione delle Ferrovie Italiane le massime facilitazioni per i signori congressisti e per i pellegrini e promosse la diffusione (in Italia) di un Numero Unico-supplemento al Bollettino, recante tutte le notizie relative alle feste, ai pellegrinaggi ed agli alloggi.

Il Comitato femminile fece altrettanto per trovare i mezzi onde provvedere le auree corone e sopperire alle spese dell'Incoronazione: al loro appello nobilissimo risposero le donne cattoliche con gentil gara di offerte in denaro, di diamanti, perle e pietre preziose ecc. con le quali ingemmare le corone.

Così compatto ed energico lavoro non poteva non produrre i suoi frutti che furono magnifici e superiori ad ogni aspettazione.

il terzo Congresso dei nostri cooperatori

Tempo, luogo e preparativi prossimi.

IL Ciclo delle feste venne fissato così: il Congresso nei giorni 14, 15 e 16; l'Incoronazione solenne il 17; pellegrinaggi, Solennità di M. A. e pia pratica della Corte a Maria dal 17 al 26 maggio. Il campo di azione doveva esser Valdocco, il romito quartiere di Torino, trasformato in vera cittadella dell'Ausiliatrice e rigurgitante in quei giorni di popolo « accorso (come si esprime il corrispondente dell'Avvenire d'Italia) a vedere i preparativi delle feste, mentre nella casa salesiana ferveva un intenso febbrile lavorio per tutto preparare , tutto disporre convenientemente ; e davvero che i figli di D. Bosco seppero ancora una volta fare le cose a dovere con una abilità e un senso di praticità veramente ammirabili. »

La piazza di Maria Ausiliatrice presenta un aspetto festoso, animatissimo e quale mai si vide in passato. Due altissime antenne, recanti lo stendardo municipale e la bandiera nazionale danno il primo saluto ai Congressisti ed ai pellegrinanti a Maria Ausiliatrice.

Intorno alla piazza son rizzate antenne, da cui pendono arazzi ed orifiammi svolazzanti dai colori gai; due grandi corone regali si ergono agli sbocchi della via Cottolengo, e tutta la piazza va trasformandosi a festa.

Nell'interno del tempio, che è un vero barbaglio di colori, come sarà un oceano di luce, si ammira un severo addobbo alla genovese. Ricchi lampadari pendono avanti ad ogni cappella, ad ogni angolo del tempio : l'altare maggiore su cui gli istoriati vetri proiettano torrenti di luce tranquilla, rifulge di lumiere ed in cornu Evangelii è rizzata la nuova cattedra vescovile in stile rinascimento con intagli e sobria decorazione bianco-dorata.

Due ampie tribune aggirate da damaschi rossi a festoni si ergono ai bracci della Croce greca. Tutto attorno spira festa e letizia, ineffabile dolcezza, la pace e il gaudio dello Spirito di Dio.

Nei vasti cortili dell'Oratorio è festa grande, tra tutte quelle centinaia di giovani, anzi migliaia, che si aggirano lieti , ansiosi dopo lunga attesa delle feste preparate alla celeste loro Madre, con lungo studio e grande amore. Tutti respirano in un unico intento, lieti di quella letizia che si produce in chi compie un'opera disinteressata, a cui ognuno ha dedicato le migliori energie, e ne ricava in cambio quella gioia che trabocca nelle parole, negli sguardi, negli atti, nel vedere presso a compiersi un dolcissimo sogno, la glorificazione della Madonna di D. Bosco.

Il vasto teatrino è trasformato dalla Commissione degli ingegneri, con a capo Molli , Pucci , Baudana e Sella, in una splendida, elegante e comoda aula capace di circa 2000 persone. È la sede del Congresso. La sobria decorazione del soffitto e delle pareti a nastri d'oro su fondo bianco, in stile moderno : i tre ordini di gallerie rivestiti di drappi di velluto rosso ; le piante ed i fiori, gentilmente concessi dai giardini municipali , distribuiti con vero gusto d'arte, danno all'aula un'impronta di primaverile freschezza e vivacità che ricrea l'occhio e produce nell'animo un senso di grande contentezza.

Lungo le pareti, in eleganti targhe, sono scritti i nomi delle nazioni in cui sonvi case salesiane, compresa anche la Francia, come argutamente ebbe a notare un giornale, perchè i Salesiani vogliono così segnare il passato e il futuro.

In chiave della bocca d'opera spicca la veneranda figura di Leone XIII, in finissimo medaglione. Don Bosco, la soavissima figura del padre amatissimo dei Salesiani, riprodotto dal bozzetto del monumento di Castelnuovo d'Asti, gentilmente offerto con grave sacrificio dallo Scultore Cav. Stuardi, sorride dallo sfondo della grande tribuna dei Prelati.

Sul salto della bocca d'opera campeggia la clas sica iscrizione, recante il plauso ed il saluto ai congressisti, dettata da quel fine animo di artista che è il prof. G. B. Francesia. - A voi - che amor di religione - e carità di patria - raccoglie in questi luoghi - salga il plauso riverente - con la speranza di felice augurio - mentre i Salesiani dell'uno e dell'altro polo terranno fissi gli sguardi in voi - ne ascolteranno le ottime e sapienti parole - e meglio nutriti e fortificati - cercando di salvare con la preghiera e col lavoro - la gioventù povera ed abbandonata - implorano dall'Augusta Ausiliatrice - specialissime benedizioni.

Gli altri locali pel Congresso sono costituiti dalla Chiesa di S. Francesco ai Sales, ridotta a salone per gli Ecc.mi Prelati, e da apposite gallerie che occupano gran parte dei cortili dell'Oratorio festivo. In tali gallerie sono gli uffici dei segretarii, la guardia medica, le sale per le adunanze delle sezioni, ecc. Venne disposto tutto con grande saggezza e comodità. Il servizio d'ordine era affidato ai giovani del Circolo B. Sebastiano Valfrè della Gioventù Cattolica coadiuvati valentemente da 25 giovani alunni delle Scuole Apostoliche, del Martinetto.

Il saluto ai Congressisti.

Esso è dell'Italia Reale- Corriere Nazionale: «Coll'inno di un passato glorioso che diventa aurora di più fulgido e più vasto avvenire, Torino Vi saluta con fraterna letizia, o Cooperatori Salesiani, che qui venite da ogni parte d'Italia e del mondo, per partecipare al suo giubilo ; Torino vi acclama con riverente affetto figliale, o Principi della Chiesa e Pastori insigni, che Le recate l'augusto onore della sapiente parola, il soave auspicio della benedizione paterna.

« E l'eco di cento popoli che risuonerà nel Congresso ; è l'armonia di milioni di anime che si concentrerà in quelle ore felici; è l'unità dell'Apostolato Cattolico che vibrerà potente come unico suono di mille cetre nell' acclamazione al Vicario di Gesù Cristo, che benedice al Congresso preludente all'Incoronazione di Maria SS. Ausiliatrice.

« La mano benedetta e piissima dell'E.mo nostro Cardinale Arcivescovo, a nome del S. P. Leone XIII, porrà sulla fronte dell'Augusta Effigie la gloriosa Corona, scintillante promessa di nuove grazie : ma prima salirà alla Celeste Ausiliatrice , quale olezzo di fiori, quale trionfo di luce, quale armonia di concenti, la voce di questo Congresso, che è l'inno della riconoscenza Vostra, o benemeriti Cooperatori e Cooperatrici , per le innumerevoli grazie già da Essa largite, ad esaltazione della Chiesa, a salute delle anime, a vantaggio della società civile, per mezzo dell' incomparabile Don Bosco, dell' ammirabile suo successore Don Rua, e di tutta la grande famiglia Salesiana.

« Torino santamente altera dell'onore e del benefizio che ad essa stessa ridonda da questo accorrere di Apostoli e di Cooperatori da ogni parte del mondo alla culla dell'Opera Salesiana, Vi saluta e Vi ringrazia con plaudente entusiasmo, o illustri Congressisti. Vogliate gradirne l'affettuoso ringraziamento e saluto, qual lieto pegno ed augurio di nuovi trionfi che, mercé vostra , ingemmino vieppiù la Corona della Vergine Ausiliatrice ».

I Prelati intervenuti al Congresso.

Sono presenti e partecipano al Congresso gli E.mi Cardinali Agostino Richelmy, Arcivescovo di Torino ; Domenico Svampa, Arcivescovo di Bologna ; Andrea Ferrari, Arcivescovo di Milano - gli Ecc.mi Arcivescovi di Vercelli, Mons. Lorenzo Pampirio ; di Viterbo, Mons. Ant. M. Grasselli; di Claudiopoli, Mons. G. B. Bertagna: - gli Eccell.mi Vescovi di Alba, Mons. G. Re ; di Alessandria, Mons. Giuseppe Capecci ; di Asti, Mons. Giacinto Arcangeli ; di Biella, Mons. Giuseppe Gamba; di Bobbio, Mons. Pasquale Morganti; di Chiavari, Mons. Fortunato Vinelli ; di Ceneda, Mons. Sigismondo Brandolini-Rota; di Como, Mons. Teodoro Valfrè di Bonzo; di Concordia, Mons. Francesco Isola ; di Cuneo, Mons. Andrea Fiore; di Fossano, Mons. Emiliano Manacorda; di Garzon (Colombia), Mons. Stefanio Rojas; di Ivrea, Mons. Matteo Filipello; di Magida, Mons. Giovanni Cagliero; di Mondovì, Mons. G. B. Ressia; di Noto, Mons. Giovanni Blandini ; di Novara, Mons. Mattia Vicario ; di Pesaro, Mons. Carlo Bonaiuti ; di Pinerolo, Mons. G. B. Rossi ; di Pontremoli, Mons. Antonio Fiorini; di Potenza, Mons. Ignazio Monterisi ; di Saluzzo, Mons. Giovanni Oberti ; di Sarzana, Mons. Giov. Carli ; di Tiberiade, - Mons. Luigi Spandre ; di Urbania, Mons. Antonio Valbonesi ; di Ventimiglia, Mons. Ambrogio Daffra e di Volterra, Mons. Giuseppe Gelli.

Moltissimi inviano uno speciale rappresentante ed altri aderiscono per lettera o telegramma : di questi recheranno nota gli Atti del Congresso.

La Stampa rappresentata.

Sono rappresentati i seguenti giornali

Bollettino Salesiano, italiano, francese , spagnuolo, tedesco, inglese, portoghese, polacco, ungherese; Italia Reale-Corriere Nazionale, Armonia, Lega Lombarda, Staffetta Scolastica, La Campania di Caserta, D. Bosco e Fede e Virtù di Milano, Corriere di Casale, Risveglio Cattolico di Mondovì, Stampa, Patria d'Ancona, Domani d'Italia, Unità Cattolica e Gioventù Cattolica di Firenze, Cittadino, Eco d'Italia, Liguria, Amico delle famiglie e Settimana Religiosa di Genova, Osservatore Cattolico di Milano , Difesa di Venezia, Avvenire d'Italia, Verona fedele, Berico di Vicenza, Buona settimana , Crociata e Voce dell'operaio di Torino, Gazzetta d'Asti e di Alba, Ordine d'Alessandria, Popolo di Tortona , Rivista d'agricoltura, Giovine Montagna di Parma, La Voce dell'Operaio, il Biellese, Letimbro e La Gioventù di Savona, Garofano Bianco, Agenzia Stefani. - Croix, Univers, Gaulois, Echo de Fourvières, Siglo futuro, Correo de Andalusia, Universo , Diario de Barcellona , Correo-Catalan, Diario Catalan. - Vaterland di Vienna (Austria), Reichspost di Vienna (Austria), Grazer Volksblatt di Graz (Austria), Magyar Allam di Budapest (Ungheria) , Neues Milnchner Tagblatt di Monaco (Baviera), Augsburger Postzeitung di Augsburg (Baviera), Vaterland di Lucerna (Svizzera), Volksbla di Basilea (Svizzera) , Ostschweiz di Saint Gallen (Svizzera), Treischutz di Muri (Svizzera), Schweiz. Kath. Sonntagsblatt di Wil (Svizzera), Ohio Waisenfreund di Columbus (Ohio, Stati Uniti dell'America), California Volksfeund di San Francisco (California, Stati Uniti dell'America).

La prima giornata del Congresso

La funzione d'apertura.

son tutta la maestà del rito e la solennità delle funzioni il III° Congresso Salesiano viene aperto il 14 maggio nel Santuario di Maria Ausiliatrice, coll' assistenza di moltissime rappresentanze delle nostre Case, coll'intervento di E.mi Cardinali, Arcivescovi e Vescovi d'Italia e altrove. Dice la Messa della Comunione Generale l'E.mo Card. Svampa durante la quale i cantori eseguiscono un Tota pulchra del Perosi e la Salve Regina di Antolisei. Numerosissimi Congressisti fanno la santa Comunione. Indi viene cantato a voce di popolo il Peni, Creator a cui succede il Tantum Ergo e la eucaristica trina benedizione impartita dall'E.mo Svampa.

Il Congresso si apre alle 9.30 al suono di una marcia trionfale della banda dell'Oratorio Salesiano. II palco della presidenza offre un imponente spettacolo. Gli E.mi Cardinali Richelmy e Svampa, attorniati da Ecc.mi Arcivescovi e Vescovi danno una maestà singolare all'adunanza. L'E.mo Richelmy, recitata la preghiera, pronnnzia il discorso inaugurale.

Il discorso dell'Em.mo Card. Richelmy.

Gesù Sacramentato, Egli dice, Maria e il Papa sono i tre amori di Torino cattolica in cui la divina Provvidenza volle sorgesse l'Opera di quel grande Sacerdote che sentiva profondamente questi tre amori. La città del Sacramento, oggi alla vigilia delle cinquantenarie feste Eucaristiche, ha l'onore di ospitare questo Congresso Salesiano.

« Non sono molti anni e il Congresso Eucaristico indetto e preparato dall'attività mirabile di Mons. Riccardi svegliava in Torino e nel Piemonte nuovi sensi di amore a Gesù e quell'azione cattolica che rifulse sul chiudersi del xix e sull'aprirsi del xx secolo. Seguiva il Congresso Mariano che era il trionfo della pietà torinese e italiana. Oggi il Congresso Salesiano si gloria di esser a un tempo Congresso Eucaristico, Mariano e di Azione Cattolica. Se non erro, sono i tre caratteri che spiccano in questo Congresso. Come Congresso Eucaristico, ha avuto l'inizio ai piedi del SS. Sacramento al quale un E.mo Principe ha stamane consacrato gli animi di tutti i Congressisti. Gesù Sacramentato è il fine a cui mirava D. Bosco, a cui mira il suo successore D. Rua ; è la forza e la gloria dei Salesiani.

« Questo è Congresso Mariano. È tenuto all'ombra del suo Santuario, e cerca quasi nascondere se stesso per dar risalto ad una solennità che ha scosso il mondo, divenuto omai la casa dei figli di D. Bosco, cioè l'Incoronazione della Vergine. L'Incoronazione è moralmente la meta del Congresso. E ravviverà ognor più il culto di Maria, che è oggi più che mai di particolare necessità.

« E Congresso d'azione cattolica. I figli di Don Bosco hanno inteso la voce del Papa e prevennero i desideri di Leone XIII andando al popolo. In questo Congresso altro non aspiriamo che promuovere quell'azione popolare cristiana, democratica e santa cui è riserbata la vittoria.

« Sian rese grazie a Gesù, a Maria del Buon Consiglio che il Papa volle recentemente così invocata. In questo momento il nostro pensiero si porta riconoscente ai piedi del Veglio del Vaticano per ringraziarlo, dopo aver ringraziato Gesù e Maria, implorando l'Apostolica Benedizione ».

Il telegramma al Papa.

a presidenza legge il seguente telegramma : - « Beatissimo Padre. Cardinali, Arcivescovi, Vescovi, Prelati, Don Michele Rua, Salesiani e Cooperatori di varie parti del mondo riuniti in Congresso all'ombra di Maria Ausiliatrice che è Madre di buon consiglio, la cui prodigiosa effigie sarà in questi giorni coronata nome Vostro, iniziando lavori rivolgono umilmente Vostra Santità loro primo pensiero ed omaggio di profonda venerazione, invincibile attaccamento, ob bedienza illimitata, supplicandovi speciale benedizione Congresso, affinchè provvidenziale Opera Don Bosco nuove e più feconde energie attingendo da queste adunanze si sviluppi sempre più nel mondo ad incremento Chiesa, salvezza gioventù, rigenerazione cristiana. - Card. RICHELMY ».

Insistenti vivissimi applausi coronano il discorso dell'E.mo Cardinale e la lettura del telegramma.

La lettera del Card. Rampolla.

Segue la lettura di molteplici adesioni e prima la lettera dell'E.mo Rampolla, dalla bontà del Santo Padre , datoci a Protettore della nostra pia Società, in sostituzione del compianto indimenticabile Parrocchi. La lettera è del seguente tenore

N° 77085,

Reverendo Signore,

Con vivo piacere ho accolto l'annunzio del III° Congresso generale dei Cooperatori salesiani, che fra pochi giorni si adunerà in Torino. Il vincolo speciale, che da poco tempo mi lega al benemerito Istituto di D. Bosco, mi farebbe desiderare di trovarmi presente all'importante Convegno; ma le circostanze non mel permettono. Godo intanto che il Congresso stesso venga onorato dalla presenza di quattro Em.mi miei Colleghi e di molti Rev.mi Vescovi. Io poi non ometto di far caldi voti pel miglior esito della riunione; e me ne è pegno la protezione della Vergine Santissima , « Aiuto dei Cristiani,» la cui imagine sarà coronata solennemente al termine del Congresso. Con sensi di distinta stima passo poi al piacere di raffermarmi

Di Vostra Reverenza

Roma, 8 maggio 1903.

Aff.mo nel Signore

M. Card. RAMPOLLA.

Rev.mo Sig. D. Michele Rua, Rettore Gen.le della Congregazione Salesiana di D. Bosco - Torino.

Il discorso di Mons. Spandre.

S. E. Mons. Spandre parla a nome del Comitato esecutivo del Congresso, di cui è presidente. Il suo dire nobile, largo ed affascinante gli guadagna subito la generale attenzione e simpatia. Incomincia rendendo grazie a Dio, che colla sua assistenza e benedizione, assicurò ai lavori del Comitato un esito così felice. Ringrazia quindi l'Em.mo Card. Richelmy che_ degnossi accogliere la Presidenza onoraria e favorire in ogni modo il Congresso ; l'Em.mo Cardinale Svampa, della dotta e gentile Bologna e sede fortunata del I° Congresso salesiano ; gli Ecc.mi Vescovi e Prelati ; i Sigg. Oratori, i Membri delle varie Commissioni maschili e femminili e quanti si adoperarono per la riuscita del Congresso. Rievocando infine gli anni della sua gioventù, quando studente sentivasi felice all'ombra di Maria Ausiliatrice e vicino a D. Bosco, invoca il potente Aiuto di Maria sui lavori del Congresso perchè, informati allo spirito di D. Bosco, facilitino la prosperità della provvidenziale opera salesiana.

Quindi Mons. Giovanni Carpanelli di Bologna manda un fervidissimo ed eloquente saluto al Congresso, in nome di Bologna che accolse il 1° Congresso salesiano.

L' allocuzione del Rev.mo Sig. D. Rua.

DON Rua fa suoi i sentimenti già espressi dagli oratori che lo precedettero, aggiungendo che dichiarasi lieto, in nome dei Salesiani, di vedersi onorato da tanti Cardinali, Arcivescovi, Vescovi venuti sì di lontano, e da tanti Cooperatori ; spera che da questo Congresso scaturisca immenso bene , e serv ad allargare la cerchia delle Opere Salesiane. Si ral legra pensando che qui aleggi lo spirito del Padr D. Bosco, dove iniziò l'opera sua e la condnsse col l'aiuto della Vergine a sì splendidi trionfi. Narr del colloqnio avuto col S. Padre quest'inverno, e 1 contentezza Sua nel sentire del Congresso: cred che questo Congresso Gli sarà di grande gaudio.

« Qui parleremo della gioventù, degli operai, del] Missioni , dell'emigrazione , e non sono forse tutt cose, che stanno tanto a cuore al Papa? Or è un consolazione pei cattolici, il poter consolare il Papa.»

Dice che Egli è contento che si tenga questo Congresso alla vigilia della Incoronazione della Madonna. Esorta a ringraziare Maria Ausiliatrice, e far sì che il Congresso sia degna preparazione alle feste.

La costituzione dell'Ufficio di Presidenza.

IL relatore D. Trione legge la costituzione dell'Ufficio del Congresso in questo modo:

Presidente onorario : Em.mo Card. Agostino Richelmy, Arcivescovo di Torino.

Presidente effettivo : Rmo. D. Michele Rua, Rettor maggiore dei Salesiani e dei loro Cooperatori. Vice-presidenti: barone D. Antonio Manno, marchese Sassoli-Tomba , marchese de Villeneuve, di Marsiglia, P D. Manuel Pascual y Boffarell, di Barcellona . prof. D. Francesco Cerruti, monsig. Domenico Alpi . di Gorizia, prof. D. Paolo Albera, e mons. Giacomo Carpanelli.

Relatore generale : Sac. Stefano Trione.

Segretari : Sac. Abbondio M. Anzini, Sac. Felice G. Cane e Sig. Giovanni Viola.

Il discorso dell'E.mo Card. Svampa.

RicoRDA il I° Congresso Salesiano tenuto nella sua Bologna, fra grande entusiasmo : spera di udire da Mons. Cagliero notizie del 2° Congresso tenutosi in Buenos Aires : ora è la volta di Torino, di questa città illustre per la sua carità, dove sullo scorcio del secolo scorso rifulsero tre gemme : Cottolengo, D. Cafasso e D. Bosco. Conveniva dunque che avesse anch'essa il suo Congresso Salesiano.

« I Cooperatori Salesiani, esclama l'Em.mo Principe, danno l'aspetto di una verace famiglia ; in nome di D. Bosco, essi lavorano per la ristorazione del mondo morale. Questo corpo morale dei Cooperatori Salesiani , che si estende a tutto il mondo, uopo è che si aduni di tratto in tratto, per isvolgere e ravvivare la sua azione benefica.

« Tutte le opere umane han bisogno talora di qualcosa che le rialzi; c'è dunque bisogno di rianimare tra i Cooperatori il fervore , tanto più dopo certi fatti sociali, che richiedono un'azione più energica, più conducente allo scopo. Si tratta di rianimare lo spirito secondo le idee di Don Bosco. Egli era umile e nascondeva il genio di cui era fornito e i tesori inestimabili che chiudeva nel cuore. Nel secolo XIX vi furono due, di cui si potè dire in senso accomodatizio : Fuit homo missus a Deo cui nomea erat Iohannes. Il primo fu Pio IX, il secondo Giovanni Bosco.

. « Don Bosco ha ben meritato ed immensamente della società nel secolo scorso. Quale è la necessità a cui non abbia provveduto? Sulla sua tomba ieri ho letto che Don Bosco è padre degli orfani. Il nostro secolo è un secolo che ha creato degli orfani, perchè ha strappato dal cuore Dio, che è Padre di tutti. D. Bosco formò i veri lavoratori, autore di quella santa pedagogia di cui i dotti ragionano molto e conchiudono poco. Egli ha rifatto l'opera a cui tre secoli prima avea lavorato S. Filippo Neri.

« Don Bosco ha coltivate le vocazioni sacerdotali, promovendo lo spirito di pietà nei popoli, e i grandi amori a Gesù, a Maria, al Papa. Donde trasse egli mai tanta visione di bisogni? Portato da D. Cafasso alle prigioni nel 1840 fu quella la clinica dove egli apprese e dove divenne spettacolo agli angeli, agli uomini e persino ai demonii.

« Le miserie dei tempi ispirarono D. Bosco. Noi non saremo suoi cooperatori se non prendiamo conoscenza piena dei mali che ci travagliano. Afforziamo poi la spirito porche da noi nulla possiamo, cercando i rimedi da Colui che è il dator di ogni bene, da Lui che nei tempi dei peccati corrobora la pietà dei buoni. Dopo ciò bisogna venire all'opera, secondo la condizione di ciascuno, stando intimamente connessi coi Salesiani, come due ruote che non funzionano che insieme.

I Cooperatori devono essere pronti a far quello che Aronne a Mosè sostenendogli in alto le braccia, mentre pregava per la vittoria contro gli amaleciti. Sarà grande l'effetto di; questo Congresso, e ne verrà la santificazione del popolo, la glorificazione di Dio, il rinnovamento della società. »

Il magnifico discorso fu salutato al termine da una grande ovazione.

La relazione del M. Rev. D. Albera.

RECA il saluto dei Cooperatori d'America. Narra dei viaggi percorsi in 12 Repubbliche, e di ciò che vide coi suoi occhi al di là dell'Oceano.

Commemora gli assenti americani , e celebra la unione di mente e di cuore colle opere di D. Bosco e coi fratelli Cooperatori di Torino. Descrive alcune cose occorse a lui attraverso a quei deserti sconfinati visitando le Case salesiane, e i frutti abbondanti che si raccolgono in quelle regioni lontane a gloria dell'opera immortale di D. Bosco, il cui nome suona sulle labbra di popoli, di Ministri, in benedizione e plauso. Con parole semplici ma elette , segue passo per passo il cammino dell'opera salesiana, vincitrice, che conquista i popoli perduti per l'eresia, quei selvaggi, non assorti alla dignità umana, giacenti nelle ombre di morte, benefica a quegli emigrati italiani che ora benedicono a quell'opera che nella patria lingua li ravvia a quella pietà a cui erano omai disusati come gregge disperso a cui manca il pastore, e insieme coll'amor rinato della fede; li avvia del pari a riamare la patria.

Parla degli effetti prodotti tra quei popoli pel rifiorire della pietà, insino agli Indi, che omai deposta la natia ferità, sotto la direzione delle Suore di Maria Ausiliatrice compiono lavori al modo degli Europei ; ai lebbrosi, ad Aguas de Dios, la città del dolore, là dove si assiste alla decomposizione del proprio corpo prima di morire.

Narra di episodi toccanti , e di eroismi che solo una sovranaturale grazia può indurre ad operare, fino a quello di chiedere quale somma grazia di poter vivere e morire tra quei lebbrosi.

Scoppia un lungo applauso quando narra del missionario Evasio Rabagliati che ha a quest'opera consacrata la vita.

La seconda adunanza generale.

NEL pomeriggio i Congressisti prendono parte alla discussione degli argomenti assegnati a ciascuna sezione; discussione animata, interessante e, speriamo, anche proficua (1). Si raccolgono poi tutti nella sala delle adunanze generali, la quale presenta, con le sue tre gallerie intieramente gremite, un magnifico colpo d'occhio. Il banco della stampa è tutto occupato da redattori e corrispondenti di giornali, anche non cattolici.

Alle ore 16 precise la banda musicale, disposta nel cortile dell'Istituto, annunzia il prossimo ingresso degli Em.mi Principi di Santa Chiesa e degli Ecc.mi Vescovi, i quali al loro apparire sono salutati da entusiastica salve di applausi.

Dopo che essi ebbero preso posto, e con loro il Rev.mo D. Rua, presidente del Congresso, e gli altri membri del Comitato esecutivo, S. Em. Rev.ma il Cardinale Svampa apre l'adunanza con la preghiera d'uso. La presidenza, annunziato l'intervento al Congresso di Mons. Vescovo di Garzon nella Colombia e Mons. Ressia, Vescovo di Mondovì, che vuole iniziare il pellegrinaggio a Lourdes partendo dal Santuario di Maria Ausiliatrice, comunica l'ordine dell'adunanza.

Lo spirito di D. Bosco educatore.

Primo a prendere la parola è il Rev. prof. Don Mannucci, il quale legge, con vibrato e chiaro accento, la sua relazione intorno allo spirito e ai principii di D. Bosco educatore.

« Come ha fatto D. Bosco a raccogliere tanto popolo di fanciulli attorno a sè, a legare tanti cuori al suo ed inspirar loro un amore indimenticabile? Qual è il segreto dell'opera sua? » A questa domanda seguì la risposta, che noi riassumiamo brevemente e, pur troppo, imperfettamente.

Il segreto ci è rivelato dal fine supremo di tutte le opere di D. Bosco : formare delle anime per Gesù Cristo ; condurre a Lui i parvoli, affinchè colla sua grazia imprima negli animi loro lo stigma di veri cristiani. Ed il mezzo per attirare sopra di loro una tanta grazia fu la pratica dei Santi Sacramenti, la confessione ben fatta e la santa Comunione frequente.

Altri mezzi d'educazione furono la paterna bontà la paterna vigilanza , il prevenire per non aver da reprimere il male, ed una piena convivenza coi giovanetti nello studio e nella ricreazione per ispirare confidenza e per porgere buon esempio in ogni cosa.

Altro mezzo suo ancora il cristianizzare nell'indirizzo tutti gli spassi più desiderati dai giovanetti, quali il canto, la musica, il teatro, la ginnastica, le passeggiate. In conclusione D. Bosco si studiò di trasfondere nell'opera sua l'eterna giovinezza della Chiesa , la quale ha la missione di accompagnare tutte le genti sulla via del progresso nella serio dei secoli.

Il bellissimo discorso del R. Sac. Mannucci fu a più riprese calorosamente applaudito.

(1) Nelle Sezioni, si svolse il seguente programma:
SEZIONE PRIMA: Educazione ed istruzione della gioventù. - Prima Sottosezione. (Relatore Sac. Felice G. Cane). - Preliminari educativi secondo il sistema di D.. Bosco - Oratori festivi - Quotidiani - Avanti e dopo scuola - Scuole serali - Scuole di religione maschili e femminili - Scuole primarie e popolari - Scuole classiche - Collegi - Pensionati.
Seconda Sottosezione: (Relatore Sac. Dott. Carlo M. Baratta). - Scuole ed Istituti professionali per gli operai - Colonie agricole - Associazioni operaie per giovani e per adulti.
Terza Sottosezione: (Relatori Sac. Avv. Guido Garelli e Prof. Rodolfo Bettazzi). - Suore di Maria Ausiliatrice e loro Istituzioni per le giovani delle scuole e per le giovani operaie - Opere analoghe da promuoversi dalle Cooperatrici Salesiane - Comitati di assistenza e protezione della giovine.
SEZIONE SECONDA: (Relatore Sac. Emanuele Manassero). Missioni Salesiane. - Scuole italiane all'Estero - Collegi - Chiese e Missioni per gli emigrati italiani - Comitato di Patrocinio pei medesimi - Missioni tra gli infedeli - Mezzi per sostenere anche materialmente tali opere.
TERZA SEZIONE: (Relatore Sac. Abbondio M. Anzini). - Stampa. - Buona stampa pel popolo - Pubblicazioni periodiche salesiane-Biblioteche circolanti - Buona stampa per la scuola - Stampa amena, edificante ed istruttiva per la gioventù.
SEZIONE QUARTA: (Relatore Sac. Stefano Trione). - Proposte varie. - Divozione a Maria SS. Ausiliatrice - Organizzazione dei Cooperatori e Bollettino Salesiano.

I frutti del 1° Congresso Salesiano.

Dopo di lui parla Mons. Carpanelli, che rievoca il Congresso Salesiano di Bologna, il quale favorito anche dalle autorità politiche ed amministrative accrebbe l'unione fra i Cattolici bolognesi e portò incremento alla pietà religiosa. Descrive con efficace parola i frutti raccolti, assai rilevanti, dalla carità bolognese per l'erezione dell'edificio dell'Istituto salesiano, mirabile opera dell'architetto bolognese Collamarini.

Le associazioni operaie.

SALUTATO da vivi applausi, l'avv. Stefano Scala svolge un arguto e geniale pensiero di D. Bosco sul progredire dell'opera salesiana e sugli aiuti che le occorrono, suscitando a più riprese l'ilarità plaudente dell'uditorio. Passa quindi , continuando le applicazioni di quel pensiero stesso, a descrivere l'Opera di D. Bosco in favore degli operai cresciuti nelle sue case; poscia la loro organizzazione ulteriore col triplice intento : del bene religioso e morale di ciascuno, dei suoi vantaggi temporali ed economici, e del bene pubblico e sociale.

Toccò poi, come l'argomento esigeva, dell'importanza somma di avviare per tempo i giovani ad astenersi dalla stampa rea, ad attenersi invece alla lettura e propaganda dei giornali cattolici ; « non sono, disse, le buone letture che manchino, ma i lettori buoni che proporzionalmente scarseggiano. Formiamo per tempo i buoni lettori: ecco l'urgentissima necessità. » E con vibrata allusione ai recentissimi oltraggi recati « da una sciagurata letteratura » al Divin Redentore e alla sua SS. Madre, elevò i cuori, fra gli applausi dell'assemblea, all'omaggio della entusiastica filiale riparazione, salutando nella imminente Festa dell'Incoronazione di Maria Ausiliatrice il pegno e l'augurio della restaurazione cristiana della società.

I collegi ed i pensionati per gli Studenti.

PER ultimo prende la parola il Prof. D. A. Simonetti, consigliere comunale di Biella, il quale con dire smagliante per forma e denso dí profonde considerazioni pedagogiche , dimostra l'efficacia dell'esempio dell'educatore sul giovane e lo spirito soave di famiglia impresso da D. Bosco nei suoi Istituti.

Chiude l'adunanza il Cardinale Bichelmy con inpovinate e applaudite parole. Egli dice di voler dare per primo l'esempio della brevità, perciò si limiterà a pronunciare un fiat. Sì, avvengano e si compiano tutte quelle belle opere di cui si è parlato tanto bene, e voglia il Signore che a questo fiat possa seguire un'altra parola desideratissima, il factum est. Recitata la preghiera d'uso, l'adunanza si scioglie con calorosi applausi agli Em.mi Cardinali ed Ecc.mi Vescovi.

La seconda giornata del Congresso

La terza adunanza

MOLTI forestieri, preti, laici e signore sono arrivati solo ieri, il giorno o la sera, onde intervenuti oggi al Congresso , lo rendono ancor più numeroso ed animato.

Alle ore 9,30, la banda dà il segnale dell'ingresso degli Em.mi Cardinali e Prelati che sono accolti con vivo entusiasmo e salgono a prender posto ai loro seggi.

Il cielo non sorride, e oscure nubi lo solcano; ma la calca e l'affluenza sono ancor più cresciute e con essa l'entusiasmo. Se l'ilarità del volto di Dio ci è negata nel sole di maggio che non sorride, i congressisti, i Salesiani, il popolo divoto mirano nella santa letizia del giorno risplendere nel loro interiore la stella di Dio ; Maria ! L'E.mo Card. Svampa recita la preghiera di introduzione. Oggi è l'adunanza del poliglottismo e della internazionalità dell' opera di D. Bosco.

Il saluto della Francia.

IL Marchese di Villeneuve, in lingua francese, reca, con nobili accenti, il saluto della Francia cattolica. Deplora la persecuzione religiosa in Francia che ora infierisce per opera della Massoneria, e celebra le benemerenze dei Salesiani in quella Nazione, ripagati ora colla minaccia dell'esilio. Rammenta tutte le opere di D. Bosco, sparse per la Francia in vantaggio dei giovani, degli operai, per prevenire gli urti sociali che ora infieriscono con triste realtà e con incalcolabili danni.

Parla rapidamente e con accento di profonda convinzione, e strappa tratto tratto lunghi ed insistenti applausi, indizio della più viva simpatia che le sue ferventi parole suscitano negli animi degli uditori.

Più che un saluto della cattolica Francia, è stato il nobilissimo discorso, una rivista sapiente dell'opera di D. Bosco, e una rassegna dei mali tra cui si dibatte la nobile Nazione francese.

Il saluto della Spagna.

IL Presidente, con acconcie parole, presenta l'illustre comm. D. Manuel Pascual y Boffarel , che esordisce salutando in spagnuolo i Cardinali, gli Arcivescovi e Vescovi presenti. Porta in questa imponente assemblea il caldo salnto della cattolica Spagna che fa sue le glorie di Maria ; la Spagna che non morrà, perchè la patria di Ignazio di Loyola, la Spagna di Maria ; di Maria che disse qui elucidant me vitam aeternam habebunt. Ragiona delle benemerenze salesiane e del grido di D. Bosco : da mihi animas, caetera tolle, che sarà la salute di quella Nazione.

L'ardor della cattolica Spagna non poteva avere al Congresso Salesiano un più simpatico, un più fervente , un più sapiente interprete. Il pubblico lo sente, e gli esprime ripetutamente la sua simpatia vivissima calorosamente applaudendo alla poetica allocuzione, al saluto della cattolica Spagna.

L'oratore conclude inneggiando, col fervor dei crociati, al gran Papa Leone XIII. Un lungo, insistente scoppio d'applausi lo incorona.

Parole del Conte Grosoli.

IL Rev. D. Rua osserva che questo Congresso se è salesiano è pure eminentemente cattolico ; perciò oggi è presente l'Illustre presidente dell'Opera dei Congressi cattolici in Italia, Conte Grosoli. Lo presenta o lo invita a rivolgere una parola ai Congressisti. Questi, applauditissimo , con parola serenamente simpatica, tratta brevemente dei rapporti e degli ideali che corrono fra l'Opera di D. Bosco e l'Opera dei Congressi, che si propongono entrambe la restaurazione cristiana della società sulla base delle forze popolari. « D. Bosco, egli dice, va in cerca dei figli del popolo, avendo fatto suo il sinite parvulos ad me venire ; e questa missione è più che mai utile ai nostri tempi. Se un giorno verrà in cui l'Italia riconquisti le sue glorie , ne renderà grazie anche ai figli di D. Bosco. »

Lo spirito di pietà nella cooperazione salesiana.

Mons. Morganti, Vescovo di Bobbio , esordisce dicendo che non udì mai chiamare col titolo esotico e barbaro di filantropi, i Cooperatori salesiani. La loro opera, che pur talvolta non è strettamente religiosa , fu sempre detta opera di carità.

Non filantropia, nè altruismo si dice, e se lo si dicesse, il Salesiano direbbe che non comprende il vostro linguaggio. Bisogna invece ricorrere alla parola santa, vecchia, melodica : la carità. Perchè i Cooperatori s'ostinano a chiamar l'opera loro carità? È perchè l'opera loro è di fede, che suppone religione e pietà in chi la promuove ; essi si credono Cooperatori di Dio, e possono dirsi veramente Dei adiutores, perchè aiutano Gesù Cristo nel redimere il mondo.

Era opportuno il richiamo, al fine affatto soprannaturale che D. Bosco si propose. Il disastroso naturalismo pervade tutto e tutti, e anche i buoni se ne lasciano impigliare contando di più sui mezzi materiali, ed escludendo la grazia da cui direttamente o indirettamente proviene tutto. Ricorda l'omne Bonum desursum est, a cui devono ispirarsi i Salesiani perchè l'opera loro sia feconda.

D. Bosco quale Principe dava delle decorazioni, ma la sola decorazione che dava ai suoi prodi, era la medaglia della sua Madonna. Dunque il Salesiano deve essere quale D. Bosco l'ha plasmato, e quale il secolo stesso lo attende, elevandosi fino a quel Dio che Charitas est. Cita articoli del regolamento di Don Bosco, approvati da Pio IX, per far toccare con mano la verità del suo asserto, e i principi fondamentali sui quali i Salesiani debbono fondarsi, cioè quelli di proporsi la propria santificazione e l'altrui.

Pone poi a raffronto la vera carità di D. Bosco con la sterile filantropia e l'altruismo, e parla dei premi che D. Bosco proponeva, cioè le sante indulgenze, vere monete che han valore per la vita eterna.

L'oratore si augura di veder sempre più avvivata, rafforzata la pietà dei Cooperatori Salesiani, aiutandola colla compilazione di nn opportuno Manuale di pietà, come già pensava di fare D. Bosco.

Il bellissimo discorso di Mons. Morganti trova eco di sinceri applausi, come utilissimo ed opportuno quanto mai.

Il relatore ringrazia Monsignor Morganti dello splendido suo discorso e propone allo stesso Monsignore l'incarico di compilare quel Mvnuale da lui raccomandato.

La stampa nel concetto educativo di Don Bosco.

L'ARGOMENTO è svolto dal R.mo Prof. D. Cerruti, direttore delle scuole salesiane.

La questione più vitale del nostro secolo, egli dice, è quella dell'educazione , da cui tutti sperano: famiglia, patria, umanità. L'educazione armonizza il pensiero all'azione, essa è il campo sul quale si decideranno le sorti dell'umanità avvenire. L'educazione è la leva d'Archimede. Il secolo XX sarà detto il secolo dell'educazione. Essa scrive i suoi dettami su una carta che non ammette nè cancellature, nè ritrattazioni. La stampa stessa concentra su questo problema i suoi sforzi.

Quel che da noi si attua su larga scala, D. Bosco lo intuì già da lungo, perchè comprese i gemiti ed i dolori del suo tempo, e alla scuola associò la stampa,

La democrazia si avanzava, ed egli la fronteggiò per incanalarla, per sanarla nella sua origine, nella gioventù. D. Bosco scrisse un centinaio d'opere , egli pure distratto da tante imprese. L'oratore ne fa un breve elenco e le dimostra tutte quante informate a spirito profondamente cattolico. Il Dominus illuminatio mea era profondamente nel cuore e nelle opere di D. Bosco.

Al grido di Lutero : « Nessun fanciullo sfugga alle reti del diavolo, » D. Bosco contrappone il dolcissimo : « conduciamo i fanciulli al Cuore di Gesù. » L'opera di D. Bosco fu sempre aliena da quella mala bestia che è la politica. Narra le infinite cure e le industrie sapienti che aveva a pro' dei giovani, parla della integrità della sua vita, e l'alta morale a cui ispirava i suoi discenti, cita alcuni esempi di perenne freschezza e immortale fragranza.

Discorre dell'opera da D. D. Bosco compiuta del purgamento dei classici, e che fu detta un sacrilegio letterario. Stigmatizza alcune odierne produzioni dell'arte senza pudore. Fa voti che la stampa onesta si colleghi ad opporre una valida diga contro lo straripare della immoralità.

Fede e moralità sono i cardini su cui D. Bosco fondava la stampa, e la rivolgeva pure a sociali vantaggi. Parla dell'apostolato che esercitò nel 1849 per istruire il popolo sul sistema metrico-decimale, che andava in vigore il 1° gennaio 1850, quando fece anche una rappresentazione scenica relativa al nuovo sistema delle misure. A questa rappresentazione assisteva l'abate Aporti che gli diede insigne lode. Somme lodi gli tributó pure il prof. Casimirro Danna , dell'Università di Torino.

Chiude asserendo che il secolo XX ha una grande missione, quella di popolarizzare alla luce del Vangelo i grandi veri, fare una umanità illuminata dalla fede, consolata dalla speranza, infiammata dalla carità.

Gli Oratori festivi e quotidiani.

L'Illustre Avv. Ricci , già sindaco di Rapallo, parla degli Oratori festivi. Discorre brevemente e con grande competenza della principale opere dell'apostolato dei Salesiani, quale è quella degli Oratorii, che la necessità dei tempi reclama, siano non solo festivi ma quotidiani per togliere tanta gioventù dalle vie. Accenna alle opere dai Salesiani compiute in questo campo ed alle benemerenze da essi acquistate. La cellula dell'opera Salesiana è l'Oratorio festivo. Fa voti che tutti se ne facciano protettori munifici.

Il Gran Cacico della Patagonia.

Si presenta accolto da un subisso d'applausi Sua Ecc. R.ma Mons. Cagliero Vicario Apostolico e, soggiunge egli sorridendo, gran Cacico della Patagonia.

Parla dell'emigrazione italiana laggiù , verso la quale egli compie gli uffici di amico e di padre da 25 anni. Reca il saluto dei Cooperatori del Brasile, dell'Argentina. Parla del Congresso Salesiano di Buenos Aires, che fu una rivelazione per quei popoli, i quali oggi fanno adesione al Congresso di Torino. Tra pochi anni la Spagna - dove si terrà il IV Congresso Salesiano - applaudirà a questo di Torino.

Parla, quindi, delle lotte che ebbe a sostenere l'Opera Salesiana per riconquistare quelle anime. Le sette scuole protestanti sono assediate da dieci scuole cattoliche, e ferve la lotta con raddoppiata attività.

L'Ecc.mo Mons. Cagliero reca ancora i saluti e l'adesione cordialissima del Presidente della Repubblica Argentina, Generale Roca , accennando alla grande stima che egli ha pei Salesiani.

Parla poi delle armi argentine unite ai missionari per conquistare 1,200,000 kmq. alla civiltà. Narra il fatto del ragazzino a cui nel 1854 , essendo già spedito dai medici, D. Bosco profetò l'avvenire. Quel ragazzo era egli stesso, Mons. Cagliero. Narra poi teneri episodi relativi all'opera d'assistenza degli emigranti.

L'allocuzione sommamente semplice, senza retorici ornamenti, ma con quelli fulgidi dell'ardore di un apostolo , strappa all' uditorio attentissimo e commosso lunghi, insistenti applausi.

E colla preghiera d'uso si chiude l'adunanza antimeridiana alle 12,30.

La quarta adunanza generale.

I Congressisti, dopo che nelle Sezioni - dalle 14 1/2 alle 15 3/4 ebbero mandata innanzi la discussione dei temi, a ciascuna assegnati, passano alla grande aula, la quale è ad un tratto popolatissima, come già erano le tre gallerie.

Poco dopo le 16 entrano, salutati da calorosi applausi , gli Em.mi Cardinali Richelmy e Svampa, S. E. Mons. Pampirio giunto ieri a Torino , e gli altri Ecc.mi Vescovi.

Dopo la solita preghiera , il relatore D. Trione, notifica che S. Em.za il Patriarca di Venezia, impedito da diverse cause di intervenire al Congresso, ha inviato a rappresentarlo il R.mo Mons. Previtali ; poi soggiunge che fra poche ore sarebbe giunto l'Em.mo Cardinal Ferrari Arcivescovo di Milano.

Don Bosco e la stampa popolare.

L' avv. Filippo Meda di Milano, salutato da vivi applausi, svolge brevemente il tema con elegante parola. «La stampa, egli dice, come ogni prodotto dell'ingegno umano, è un grande beneficio, un grande progresso : e coloro i quali la giudicassero alla stregua degli abusi fattine, mostrerebbero di aver chiusa la mente ad una sicura concezione di ciò che la vita è e deve essere.

« La stampa non ha nessuna colpa dei mali che le si attribuiscono : sapete invece perche essa ha fatto finora più male che bene? Perche sono stati più diligenti i figli delle tenebre nel servirsene che non i figli della luce : libri, opuscoli , giornali irreligiosi e disonesti hanno invaso i mercati intellettuali del mondo : è vero ; ma non pretendete di poter chiudere le barriere a questi prodotti ; le idee non conoscono barriere : bisogna invece gettare su questi mercati altrettanta e più merce buona. Tale parmi sia l'insegnamento che scaturisce anche dall'opera di Don Bosco.

« Egli avrebbe potuto correre le contrade d'Italia rinnovando la crociata di Gerolamo Savonarola , e radunare sulle piazze le cataste di pubblicazioni cattive e al canto dei salmi incendiarle : santa protesta senza dubbio, ma infruttifera ; centinaia e migliaia di macchine al giorno avrebbero lavorato a riprodurre il libro, l'opuscolo, il giornale divorato dalle fiamme purificatrici, più rapide delle fiamme stesse : ed egli ben pensò che altra via era da seguire ; impadronirsi di quelle macchine, costringerle al servizio della verità e della virtù, mescolare alle acque limacciose della stampa corruttrice le acque limpide e fresche della stampa onesta.

« Ecco Don Bosco accingersi a scrivere ed a pubblicare ; ecco crescergli intorno tutta una schiera di valenti pubblicisti , che senza gettarsi nel campo aperto delle lotte quotidiane poco compatibili forse allo spirito animatore, dell'istituto , pur diedero alimento a numerose tipografie, e sparsero in mezzo al popolo avido di leggere, libri d'ogni genere, atti così a nutrire la pietà come a ricreare lo spirito, di diffondere nozioni pratiche ed utili, a fornire i mezzi di una seria coltura anche letteraria.

« Non solo D. Bosco si fece editore, ma costituì tra i suoi allievi una vera e propria scuola tipografica, che possiede ormai tradizioni onorate ; fece cioè della stampa non solo un istrumento di propagazione della verità e della moralità , ma anche uno strumento di redenzione per tanti derelitti, i quali apprendendo senza loro pericolo spirituale un'arte proficua, hanno assicurato un pane onesto per la loro esistenza. Onde noi tutti che alla stampa abbiamo consacrata la parte migliore della nostra attività, siamo tenuti a considerare Don Bosco come un benemerito. » Grandi applausi coronarono il pratico discorso del simpatico oratore.

Le Scuole Cattoliche e Salesiane.

Questo è il titolo del tema trattato dall'illustre cav. prof. Persichetti, presidente della Federazione Piana delle Società cattoliche di Roma e del Comitato diocesano. Egli venne a Torino appunto per rappresentare questi due istituti al Congresso Salesiano.

Una vera ovazione vien fatta al benemerito Consigliere municipale cattolico di Roma. « Due forze, dice, due grandi operosità, formano il progresso e si dividono il mondo : il lavoro della mente e quello della mano. Il primo tenne il dominio assoluto sull'altro, sino a che non venne Colui che nobilitò l'operaio lavorando colle sue proprie mani nell'officina del Fabbro, di cui fu creduto figlio. Ma anche dopo la Redenzione non sempre fu pregiato l'operaio ; troppe volte fu oppresso e disprezzato. D'altra parte il lavoro della mente troppo spesso deviò dal suo nobile scopo, e nel secolo XVIII aberrando produsse il filosofismo che preparò il culto della dea ragione, come nel secolo XIX produsse il socialismo e l'anarchismo. Chi segnerà la via ed i confini delle sue forze? Il magistero della Chiesa. »

E qui l'oratore tocca della sapientissima Enciclica Rerum Novarum, di cui ricorreva il decimosecondo anniversario , e scioglie un inno di lode al grande Leone XIII.

Non è possibile tener dietro all'esame vasto e comprensivo che l'oratore fa delle scuole e degli Istituti di D. Bosco, dei quali fece risaltare tutta l'importanza nell'educazione religiosa, civile, economica, sociale.

Trattando poi specialmente delle scuole, mostra come anche dagli stessi nemici della Chiesa siano apprezzate quelle dirette da religiosi, alle quali affidano i loro stessi figliuoli ; mostra come il metodo seguito nelle scuole secondarie dei Salesiani contempera la coltura classica con quella degli scrittori dell'aurea latinità cristiana. E dopo aver messo in evidenza l'abuso che della letteratura, delle scienze e della filosofia si fa nei licei e nelle università, non lascia di rassicurare gli animi che la vittoria finale è riservata alla scuola cristiana dal patrocinio di Colei che vinse tutte le eresie e tutti i più accaniti nemici della Religione.

Conchiude col porgere il saluto al Congresso da parte della Federazione Piana di Roma e quello personalmente affidatogli da S. Em a il Cardinale Rampolla ai Salesiani, di cui è protettore , ed al grande Leone XIII. E il Congresso applaude entusiasticamente alla particolare defererenza dell'Em.mo Segretario di Stato d S. S.

Gli istituti professionali di D. Bosco.

SALUTATO da unanimi applausi, l'illustre giureconsulto cattolico, avv. prof. Cattaneo, decoro del torinese Ateneo , prende a parlare degli Istituti professionali di D. Bosco.

Dopo un breve accenno alla questione sociale odierna, alle aspirazioni degli operai, ed ai loro conati per conseguire i loro intenti ; passa a dimostrare la necessità di migliorare la condizione degli operai dal lato religioso, morale, economico, igienico : e prendendo in esame gl'Istituti professionali di Don Bosco mette in evidenza come essi corrispondano a tutte le esigenze moderne, e come sia opera religiosa e patriottica fare sì che essi possano sempre più dilatarsi. A tal uopo raccomanda che i Cooperatori non cessino mai dall'essere larghi di offerte e di lavoro, ed augurando i migliori frutti da questo Congresso fa voti che passi su tutti i Cooperatori lo spirito di D. Bosco, che divinando i nuovi tempi bandì l'idea cristiana della vera elevazione dell'operaio nella santificazione del lavoro.

Le Suore di M. Ausiliatrice e le loro istituzioni per le giovani.

Il discorso intorno alle Istituzioni delle Suore di Maria Ausiliatrice dell' avv. C. Bianchetti riesce una descrizione poetica per concetti e per sentimenti, espressi in una forma smagliante di vaghe . immagini.

Dopo aver considerata la profondità della mente di Don Bosco nel chiamare la donna a completare l'opera di redenzione sociale a cui destinava i suoi sacerdoti, fecesi a descrivere le Suore di Maria Ausiliatrice nelle Missioni, negli ospedali, nelle scuole elementari, negli asili infantili, negli educandati, e particolarmente negli Oratori festivi , nei laboratori e nelle case e convitti per le operaie addette ai grandi stabilimenti industriali di filatura, tessitura ecc.

Questa ultima istituzione , nel 1895 , patrocinava 300 giovani operaie, ora le patrocinate sono gia duemila. Quante saranno fra dieci anni?

Conchiude il suo elegantissimo discorso con un'invocazione poetica a Maria Ausiliatrice , mercè cui, quanti la amano, si troveranno un giorno là dove il gioir s'insempra.

Il saluto di Mons. Grasselli e degli Em.mi Richelmy e Svampa.

ACCONDISCENDENDO alla preghiera della presidenza l'Ecc.mo Arcivescovo di Viterbo, si fa innanzi a porgere il saluto di chiusura dell'adunanza.

Una vera ovazione gli è fatta dall'assemblea, che ascolta con vivo piacere la sua parola bonaria e briosa e con religiosa attenzione la parola sapiente, quando prese a descrivere l'opera nefasta dello spirito delle tenebre e quella benefica degli uomini usciti da Dio, dei quali fu D. Bosco, per salvare le anime insidiate da mille pericoli. Quindi l'Em.mo nostro Arcivescovo avverte che ha una parola soave da dire ed un'altra mesta : la prima era un ringraziamento all'Em.mo Arcivescovo , onore di Bologna delizia dei Torinesi, per la bontà di cui aveva date tante prove al Congresso ; l'altra era l'annunzio che S. Em.a era per partire da Torino essendo chiamato a Bologna per dovere particolare ; perciò pregavalo di voler impartire al Congresso la sua benedizione.

L'Em.mo Cardinale Svampa esprime la sua soddisfazione per il buon andamento del Congresso, e la sua compiacenza per le prove di affetto che da ogni parte ha avuto ; ricorda che la Madonna di S. Luca ha conquistato i servi di Maria Ausiliatrice, e che perciò non verrebbe mai meno il pio vincolo tra Bologna e Torino ; quindi di cuore imparte la benedizione , che i congressisti ricevono con religiosa esultanza.

La terza giornata del Congresso

E l'ultima, giornata, scrive l'ottimo Avvenire d'Italia, di questo simpatico e memorabile Congresso. Qui all'ombra del Santuario di M. Aus. in mezzo all'ambiente buono e santo e simpaticamente laborioso dei bravi Salesiani, abbiamo passato ore belle, ore benefiche, perché da ogni adunanza ci si usciva migliorati. Abbiamo potuto incontrare molti e cari amici d'ogni parte d'Italia...

« Di aver promosso questo Congresso siamo quindi gratissimi a Don Rua e a tutta l'ottima Congregazione Salesiana e noi torinesi attestiamo loro in modo particolare la nostra riconoscenza, perché con questo Congresso, con queste feste, un'onda nuova di fede, un lievito di religiosità si venne a portare in mezzo alla nostra cittadinanza, al nostro popolo, mentre i frutti copiosi che tutti speriamo si produrranno dai semi gettati durante il Congresso, ridonderà gloria alla città nostra che di tutta la vita rigogliosa e sorprendente della Congregazione di Don Bosco fu la culla.

Intanto quest'ultimo giorno del Congresso, come succede di tutte le cose belle e care che stanno per finire, fu il più commovente, il più agitato. Il numero degli intervenuti si accrebbe ancora dí molti sicché la vasta sala del teatro era veramente affollatissima. »

La quinta adunanza generale. La benedizione del S. Padre.

Don Trione annunzia la presenza di S. E. il Card. Ferrari Arcivescovo di Milano, comunica l'ordine della riunione e legge il seguente telegramma del Card. Rampolla recante una nuova benedizione del Santo Padre, - Card. Richelmy, Torino. - Santo Padre compiacesi omaggio resogli dal Congresso Salesiano di Torino e confermando sensi di benevolenza espressi nell'Augusto suo autografo a Don Michele Rua benedice di nuovo quanti partecipano importante assemblea. - M. Card. Rampolla.

La lettura di questo telegramma ascoltata in piedi fu salutata da una calorosa ovazione al S. Padre.

Per gli emigrati italiani.

SALE quindi la tribuna il prof. Olivi dell'Università di Modena e parla dell'emigrazione. Fa un accurato e bello studio del fenomeno emigratorio , del tempo in cui prese a manifestarsi e delle cause che lo determinarono : esso è formato da due correnti, dalla permanente, dalla transitoria. Nel primo caso è uno spostamento, nel secondo è una scissione della famiglia. Entrambe furono occasione all'esplicamento della carità di Gesù Cristo, avanti a cui nulla si sottrae, e intorno a cui si dovevano esercitare le istituzioni caritative operando a pro delle due correnti. I tre momenti dell'emigrazione furono oggetto della carità, che fu informativa nel periodo preparatorio coll'istruire i partenti , dando e rafforzando quegli elementi morali e religiosi che giovano a preservare i partenti durante il periodo di lontananza dalla patria.

Ma oltre alla preparazione , la carità si industriò ad accompagnarli con istituzioni di patronato, lungo il viaggio, e infine di circondarli di cure amorose nella permanenza lontana dalla patria, sia in ordine al benessere morale , che alla conservazione della fede ed al benessere materiale.

Lumeggia poscia l'opera spiegata in questo secondo campo dall'ill.m°, Mons. Scalabrini, vescovo di Piacenza, mosso dal duplice amore della fede e della patria, rinnovando le peregrinazioni apostoliche degli Atti Apostolici e delle Lettere di S. Paolo, quasi nuovo e redivivo Paolo egli stesso.

E vero che questo giro vertiginoso dell'emigrazione è un'opera colossale, e umanamente ci sarebbe da scoraggiarsi perchè ad affrontare questo grande fenomeno non abbiamo avuto un tempo sufficiente di preparazione. Ma tutto possiamo sperare se leviamo lo sguardo in alto. I Salesiani si accinsero con grande slancio all'opera grande.

E qui dispiega l'ammirabile tela delle Missioni di Don Bosco e dei Salesiani, sopratutto nell'America del Sud, opera eminentemente cattolica ed universale.

La questione dell'emigrazione non è che una parte della grande questione sociale che è nel fondo una questione di pane. E il pane che chiediamo a Dio nel Pater, il pane inteso nel suo significato spirituale e mistico prima che nel senso materiale, la risolverà.

Chiude con eloquente e patetica frase, rivolgendo in pro degli emigrati, vive parole ad accitare lo zelo di chi corra a loro difesa, considerandoli immagine viva di Gesù che fu emigrante, che tutti i dolori sofferse per tutti allievarli.

A questo punto il relatore D. Trione annunzia fra la più intensa commozione dei Congressisti che il S. Padre aveva dato un nuovo splendido documento della paterna Sua bontà verso i Salesiani e loro Cooperatori inviando un augusto suo autografo al Rev.mo Sig. D. Rua: autografo che giunse accompagnato dalla seguente preziosa lettera dell'Em.mo Cardinale Segretario di Stato.

N° 77183

Rev.mo Signore.

Ricevuti i fogli della S. V. in data del 9 corrente mese non ho indugiato a rassegnare nello mani del Santo Padre quello ohe era a Lui destinato. Ho pertanto il piacere di significarle che Sua Santità, corrispondendo al desiderio da Lei espresso, si è degnato benedire paternamente al Congresso Salesiano, che si inizierà domani in cotesta città, ed ha inoltre voluto rendere vieppiù accetta tale grazia, inviandola a V. S. per mezzo di un venerato Suo autografo.

Nel trasmetterle tale Pontificio documento , godo confermarle i sensi di ben sincera stima, con cui mi ripeto

Di V. S. R. ma

Roma, 13 Maggio 1903.

Rev.mo D. Michele Rua Rettor Generale della Congregazione Salesiana di Don Bosco - Torino.

Aff.mo nel Signore M. Card. RAMPOLLA.

L' Autografo del Papa a Don Rua.

Dilecte Fili, salutem et Apostolicam benedictionem.

ogendum proxime significabas Salesianorum ex omni terrarum orbe conventum, eumque, Deiparae Adiutricis ope suffultum, solemniis iri conclusum declarabas eiusdem Magnae Dei Matris insigni corona induendae. Laetabile No bis hoc facinus accidit, quippe et dilecti Filii Nostri Ecclesiae Cardinales et dioecesum Pastores, et viri e sacro Clero ac fideles, quorum pietas ac virtus ad conferenda vobiscum consilia est advocata, non unam praebent sperandorum causam bonorum. Nostrani autem expectactionem summopere alii Opiferae Virginis praesidium, quam sodalicio maxime Salesiano adspirantem propine novimus; planeque idcirco confidimus magno cum Religionis commodo atque quidem cum institutae a vobis juventutis emolumento id orane fore extiturum quod Maria Mater et Virgo tueatur ac muniat.

Au, spicem interea coelestium gratiarum Apostolicam Benedictionem tibi ac ceteris, qui in coetum una tecum convenient, peramanter impertimur.

Datum Romae apud S. Petrum die XII Maii MCMIII, Pontificatus Nostri anno vicesimo sexto.

LEO XIII.

Diletto filio Michaéli Rua Moderatori Generali Sodalitatis Salesiane Augustam Taurinorum.

Diletto figlio, salute ed Apostolica benedizione.

Tu Ci dai il fausto annunzio che si radunerà prossimamente un Congresso Salesiano internazionale sotto la protezione di Maria Ausiliatrice, e che esso si chiuderà colla solenne Incoronazione della-Gran Madre di Dio. Questo avvenimento Ci ha ripieno l'animo di gioia specialmente perchè l'intervento di diletti Nostri figli, Cardinali di S. Chiesa, di Pastori di Diocesi e di illustri membri del clero e del laicato, i quali colla loro pietà e virtù illustreranno il vostro convegno, porge non lieve motivo di sperarne frutti copiosi. Accresce di assai la Nostra aspettazione il patrocinio della Vergine Ausiliatrice, che sappiamo favorire con particolare predilezione la Società Salesiana: e quindi abbiamo piena fiducia che tutto ciò riuscirà di grande vantaggio alla religione e specialmente a bene della gioventù da voi educata. Il che si degni Maria Vergine e Madre concedere e rendere duraturo.

Noi intanto qual pegno delle grazie celesti, amorevolissimamente impartiamo a te e a quelli che verranno al Congresso, l'apostolica benedizione.

Dato a Roma, presso S. Pietro, il 12 Maggio 1903, anno XXVI° del Nostro Pontificato.

LEONE P.P. XIII.

Al diletto figlio Michele Rua

Rettor Maggiore della Società Salesiana - Torino.

Impossibile descrivere l'impressione prodotta da questo documento : gli applausi a stento trattenuti durante la lettura in latino e in italiano, scoppiano vivissimi ed insistenti con grida calorose di Viva Leone XIII. Rientrata la calma negli animi si continua la seduta.

La limosina per le Missioni.

IL Rev. prof. D. Carmagnola doveva parlare delle nostre Missioni, ma avendo di esse già largamente riferito Mons. Cagliero e D. Albera, si limita ad un appendice, cioè alla raccomandazione dell'elemosina per le Missioni.

L'elemosina cristiana nobilita chi la riceve e chi la fa. I titoli, di qualunque elevatezza siano, nulla contano dinanzi a Dio, presso al quale l'unico e più bel titolo, con cui l'uomo si può presentare, è quello di figlio di Dio, di cristiano. Or è questo il titolo che si dà al povero che riceve, al ricco che dà.

Fa quindi un plauso a tutti i Parroci che promuovono nelle loro parrocchie le conferenze in favore delle Opere Salesiane. Cita l'esempio di un Arcivescovo che si dichiarò fortunato che nella sua Diocesi si facessero quante conferenze e riunioni si potessero fare per le Opere Salesiane.

Ricorda l'aiuto che prestò S. Tecla a S. Ambrogio nel sovvenire i bisognosi. Continuino i Cooperatori a saper sacrificare qualche cosa anche loro nella parte economica, mentre i Missionari sacrificano financo la vita nelle lontane terre di America. Quando l'oratore accenna a S. Ambrogio, di cui è presente il sucessore nella Sede di Milano, scoppia un grande applauso in tutta l'assemblea.

Le Scuole Superiori di Religione.

IL Rev.mo Mons. Alessi di Padova osserva che Don Bosco fu un conquistatore superiore a tutti, da Volta a Marconi, da Napoleone ai combattenti del Transvaal. Cerca il segreto delle conquiste pacifiche di D. Bosco. L'opera di Don Bosco fu sommamente educatrice e si diresse alla conquista delle anime giovanili , per mezzo della scuola intesa nel largo senso della parola. Dice in modo speciale della scuola di religione, in pro' della gioventù studiosa, maschile e femminile, e descrive le dolorose angoscie delle madri che vedono tornar dalle scuole laiche il figlio a 10 anni incredulo.

Il fatto è causato dalla sproporzione di livello tra la coltura scientifica e la religiosa. I due insegnamenti, non vanno di pari passo, e quindi succedono le gravi crisi per cui la fede si perde. Queste dolorosissime crisi, Mons. Alessi le descrive con vivida parola, recando detti del Jouffroy o di Ippolito Taine. Ora che sarà se la scienza è per se stessa atea?

Delinea il programma di una scuola religiosa che segua la coltura scientifica. Non crede all'inferiorità religiosa dell'Italia, nè della stirpe latina, certo però l'istruzione religiosa è deficiente. Rivolge un caldo appello ai giovani che saranno gli uomini del secolo XX, mentre noi - dice l'oratore - siamo quelli del XIX.

Parla, poi, del modo di preparare alla religiosità il magistero che è una funzione sociale, ausiliatrice del sacerdozio. Vuole che il maestro possegga profonda scienza religiosa e profonda pietà. Parla poscia, delle università popolari odiernamente intese, e del modo di dirazzarle allo scopo, perchè esse non sono nè un bene nè un male, ma un semplice strumento.

Per conoscerle bisogna guardare a chi insegna, ai programmi che vi si dispiegano, e se certo non affidano ancora, contrapporre alle esistenti Università popolari altre cattoliche. Si tratta, insomma, di far che il giovane non sia un Briareo che distrugga, ma che sostenga la Società nella giustizia e nella carità. Parla, infine, delle fiorenti Scuole di Religione istituite dai Salesiani e dei copiosi frutti da esse ricavati.

Lo stupendo, dottissimo discorso , detto con tutto l'ardore di una mente eletta , di un cuor generoso, tutto pietà verso le miserie odierne, fu coronato da vivissimi applausi.

Le Colonie agricole e le Università popolari.

L'Avv. Bocchialini di Parma parla delle Colonie agricole con frase elegante e ad un tempo scultoria, accolta da vivissima simpatia. Dice in breve della parte attiva spiegata dai Salesiani nello studio e nella pratica delle nuove tendenze agrarie. Invita ad applaudire a Stanislao Solari e alla Spagna agricola.

L'avv. Mauri reca i saluti di Milano cattolica e di quel Comitato Salesiano. Parla poi delle università popolari, e della influenza che hanno nel movimento odierno popolare. Dice del modo di infondere in questi organismi intelletto ed anima, perchè siano salute , non disfacimento della patria, non ruina e desolazione, non negazioni e dissolvimento. Vivissimi applausi accolgono la chiusa del discorso.

La parola dell'Em. Cardinale Ferrari.

L 'E.mo Card. Ferrari , Arcivescovo di Milano , salutato da calorosa e riverente salve di applausi, ringrazia dell'invito di venire al Congresso, invito che lo pone in grado di esternare i grati sensi dell'animo suo verso Torino, verso D. Rua ed i salesiani che fan tanto bene a Milano. Sua Em. Rev. scioglie un inno all'opera di D. Bosco, che come la Chiesa , se ha primavera , estate ed autunno , non conosce inverno. Ricorda il suo viaggio in Palestina ove trovò i salesiani beneficanti quelle popolazioni ; augura che si estendano vieppiù i salesiani e plaude ed incoraggia i cooperatori a perseverare nell'aiutarli.

Termina acclamatissimo con soavi parole auguranti copiosi frutti da questo Congresso. Il linguaggio semplice ed amabile del Cardinale fu caro a tutti.

L'Em.mo Card. Richelmy ringrazia il Porporato milanese, che deve lasciar Torino, e lo prega di sua benedizione che impartisce con grande effusione.

L'AZZURRO del cielo - ricomparendo desideratissituo dopo che un'uggiosa nuvolaglia per tanti giorni l'aveva quasi celato agli sguardi - si fa cooperatore salesiano rendendo più gaia e gioconda l' ultima adunanza del solenne memorando Congresso. Un' entusiastica ovazione saluta l' ingresso dell'Eminentissimo Card. Richelmy e degli Ecc.mi Arcivescovi e Vescovi, mentre echeggiano le ultime note della banda musicale. Recitata la preghiera d'uso, e ripetuta da tutta l'assemblea, come di consueto, la giaculatoria, « Sia lodato Gesù Cristo » viene aperta la seduta.

La presidenza raccomanda ai congressisti che presero parte ai lavori delle Sezioni di far pervenire al Comitato le osservazioni che ancora credessero di dover aggiungere intorno ai temi trattati , affinché se ne possa tener conto negli Atti del Congresso che, sottoposti alla ecclesiastica Autorità, verranno poi pubblicati in un coi discorsi pronunziati dai singoli oratori ; ai quali, a nome del Comitato esecutivo rinnova i più vivi ringraziamenti.

La protezione della giovane.

Vivissinii applausi salutano il simpatico prof. Rodolfo Bettazzi , alla cui profonda dottrina nelle astruse matematiche discipline, è pari l'entusiastico zelo per la nobile, civile e cristianissima causa « della protezione della giovane ».

« Coll'animo pieno di cara speranza ho salito questa tribuna - dice egli - a perorare la causa della difesa della creatura che desta nell' animo nostro , i più delicati e soavi sentimenti, di madre, sposa e figliuola. Nè è qui fuor di luogo il parlare dell'annunziato argomento, qui in questo congresso dove i figli di D. Bosco possono far testimonianza della grande influenza che ebbe mamma Margherita nel formare il gran cuore di D. Bosco ». Passando poscia a svolgere l'argomento addita i pericoli e le insidie cui trovasi esposta la giovane operaia nelle vie, nelle fabbriche, negli opifici ; e le arti sataniche di coloro che fingendo aiutarla la traggono a perdizione. La parola dell'oratore, calda d'affetto ed inspirata a nobile ideale , commuove visibilmente la assemblea , che più volte applaude unanime. Ma è alle signore , alle donne cristiane che egli raccomanda di dare il loro contributo all'opera della protezione della giovane, il cui programma bellamente svolge. « Affrettatevi a soccorrere la giovane nei pericoli da cui è circondata, impeditene il traviamento perche non diventi poi causa di rovina delle famiglie, della società. Guai alla società che lascia e si lascia corrompere !» Ed elevandosi in più spirabil aere addita alle donne cristiane Maria corredentrice dell'umanità, e dal labbro, anzi dal cuore, gli sgorga un'eloquente perorazione che così chiude : « Mentre l'E.mo nostro Cardinale domani incoronerà il quadro di Maria Ausiliatrice , voi promettete a Lei di prepararle un'altra corona, quella di giovanili anime redente. »

Un saluto internazionale.

AccoLTO da vivissimo applauso il Rev. prof. D. Simonetti si presenta ancora alla tribuna. « Ho il tempo misurato a minuti, perciò non faccio preamboli. Si dice che io sono un mago : se avessi la bacchetta magica vorrei far sorgere case salesiane in tutte le città da un capo all'altro del mondo. Si dice che io sono un tribuno : se tale fossi vorrei trascinare le moltitudini attorno alle Case Salesiane per accenderle dello spirito sociale di Don Bosco. Ma non sono nè mago, nè tribuno ; e son venuto soltanto per porgere il saluto dei Cooperatori Salesiani italiani agli altri Cooperatori dispersi per tutto il mondo e qui rappresentati. »

Saluta la Francia , del cui dolore per l'attuale persecuzione fn eco la voce dell'illustre Marchese di Villeneuve. Ricordando la persecuzione che imporporava il Golgota, l'oratore dice, che vedendo gli esuli perseguitati, si ricorda delle sublimi parole : Padre, perdona loro, chè non sanno quel che si fanno l

Saluta con pari entusiasmo la Spagna e il suo nobile rappresentante D. Manuel Pascual y Boffarel; saluto esteso al Portogallo, i cui sovrani sono esempio di cattolici sentimenti.

Un caldo saluto al Belgio operaio che offre all'Europa l'esempio del come un Governo cattolico sappia progredire in tutte le riforme sociali conservando il principio di autorità e rispettando nei giusti limiti tutte le libertà.

Saluto di ammirazione ai cattolici d'Austria , Germania e Inghilterra, i quali, dànno agli scienzati l'esempio che la scienza ben può armonizzarsi colla fede, e che nulla al mondo vi ha di più positivo, certo ed inconcusso che la Carità di Cristo. Dopo un saluto di simpatia alle terre dell'Asia e dell'Africa si volge a Mons. Cagliero, che chiama il gran bersagliere di D. Bosco, e conchiude con una fervida apostrofe al grande cittadino cosmopolita, D. Bosco, che tutti i popoli strinse nella sua incessante opera di carità.

I ringraziamenti del Rev.mo D. Rua.

PARLA ex abundantia cordis, il Presidente del Congresso, ringraziando gli Em.mi Cardinali, gli Ecc.mi Arcivescovi e Vescovi, ai quali è dovuto in massima parte, dopo la protezione di Maria Ausiliatrice, la riuscita del Congresso. E dopo avere ringraziato il Comitato esecutivo, gli oratori, la stampa, e tutti i Cooperatori, ecclesiastici e laici, e le zelanti cooperatrici, rivolge loro calda preghiera di aiutare i Salesiani colle orazioni , coi consigli e colle elemosine, onde essi possano continuare sulla via tracciata dal loro maestro e padre D. Bosco.

Parole di chiusa dell'Em. Card. Richelmy.

CoN quella soavità che gli è propria l'Em° Cardinale rivolge la preziosa parola all'assemblea. E poichè, grazie a Maria Ausiliatrice, è stato solenne e proficuo il Congresso , tutti i congressisti devono domani riunirsi per cantare le glorie di questa dolcissima Madre. E tutti mova anche il desiderio di rendere omaggio al Papa, a Leone XIII, che volle rivolgere uno sguardo di predilezione ai Salesiani, a Torino, al Piemonte. « Mentre le mie mani incoroneranno il quadro della Regina del cielo, voi accompagnatemi colle vostre preghiere; ricordatevi di me, io mi ricorderò di voi. Ricordiamoci sempre della solenne funzione che celebreremo domani, affinchè come noi avremo assistito alla incoronazione di Maria Ausiliatrice, così possiamo tutti un giorno meritare una corona in Paradiso. »

Quindi recitatasi la preghiera d'uso, S. Eminenza imparte la sua benedizione e al grido di « Viva il Santo Padre! Viva il Cardinale! Viva D. Bosco! » si chiude questo memorabile Congresso.

Il pellegrinaggio alla tomba di D. Bosco.

DEGNO epilogo del riuscitissimo Congresso fu la visita fatta dai Prelati e dai Congressisti tutti alla tomba di D. Bosco, nella Casa delle Missioni in Valsalice. La giornata veramente primaverile , il tepido sole, il verde dei colli fiorenti di vegetazione nuova, il susurro del torrente, le ombre raccolte dei boschi danno alla scena una gioia raccolta che dispone l'animo a dolci e patetici pensieri.

Alle ore 17, già gran ressa di popolo è su quei colli, e attende lungo i magnifici viali della casa l'arrivo dei Prelati , che non tardano a giungere , accolti dalla banda salesiana e dal Rettor Maggiore della Congregazione il Rev.mo D. Rua.

S'aprono i cancelli che adducono per doppia scalea alla tomba del grande D. Bosco. I Prelati genuflettono e brevemente orano. Finita la preghiera i Prelati ascendono sul terrazzo soprastante, donde S. E. R. Mons. Giovanni Blandini, Vescovo di Noto rivolge al popolo accalcato sullo spianato e religiosamente attento una breve, ma calda allocuzione.

Pregato dall'Em.° Cardinale, a dire due parole, in questa solenne circostanza, egli si rammarica che sia stato dato questo incarico al più piccolo dei Vescovi della lontana Sicilia, e che la voce sua chioccia, debba ora rendersi interprete del sentimento che domina in questo istante tutte le anime. Dalle vampe del suo Mongibello - dice a un dipresso Monsignore - è venuto in Torino a venerare la tomba del grande D. Bosco. E' scritto che a egregie cose accendono gli animi le urne dei forti, ma in senso cristiano si deve dire che il sepolcro di D. Bosco è diventato glorioso. Et sepulcrum eius erit gloriosum. Di Don Bosco si può dire che egli, sarà in memoria eterna in memoria aeterna erit justus. A Don Bosco, la cui fama varcherà i secoli, ben può dirsi quello che si dice dei santi di Dio : sancti mei volabunt et non deficient.

Dal suo sepolcro esce una voce solenne. Egli è morto, ma non l'opera sua, che egli affidò alla Regina degli Apostoli, Maria, quella divina Amazzone che difese la Chiesa primitiva e la difende sempre dalle eresie.

L'opera di D. Bosco non poteva che esser grata a Maria, che vuole la dilatazione del Regno del suo Figlio. Il secolo infetto da laicismo aveva bisogno di esserne guarito ; guarito nella intelligenza dal virus della superbia che muta l'uomo in demonio, dal virus della lussuria che muta l'uomo in bestia.

D. Bosco è stato l'esecutore dei disegni di Dio in Torino , che per lui è la città popolare delle opere redentrici , la sede della democrazia santa del secolo XX.

Augura che per l'opera salesiana, rifatte le menti ed i costumi, cessino i paurosi attriti sociali ; si augura che i Salesiani vadano ad estendere l'opera loro anche nella sua Noto, estremo desiderio del suo episcopato, ormai volgente al tramonto insieme colla sua vita.

L'affettuosissima ed eloquente improvvisazione del venerando Presule è vivamente acclamata da tutti. L'Em.mo Cardinale Arcivescovo si presenta dopo alla ringhiera ed imparte la pastorale benedizione.

Le funzioni religiose nei giorni del Congresso.

TUTTE le sere dei tre giorni del Congresso , nel Santuario di Maria Ausiliatrice si tennero solenni funzioni. Il giovedì, 14, l'E.mo Card. Svampa, al popolo immenso che gremiva il Santuario , con profonda commozione e forma smagliante parlò della grandezza dell'atto della prossima Incoronazione, dimostrando come tale atto riesca un omaggio mondiale all'Ausiliatrice di Don Bosco. Impartì poi la solenne benedizione.

La sera del 15 predicò con apostolico zelo Mons. Cagliero, parlando dello sviluppo grandioso preso dalla divozione di Maria Ausiliatrice nell'America del Sud e specialmente nella Patagonia. Diede la benedizione pontificale S. E. R.ma Mons. Blandini Vescovo di Noto.

L'ultima sera il Rev.mo Arcivescovo di Vercelli, Mons. Pampirio, con quella eloquenza propria dei figli di S. Domenico, parlò delle glorie e delle grandezze di Maria e impartì la Benedizione col SS.mo

Ci è caro constatare che anche in molte Chiese della città si sano finte pubbliche e solenni funzioni per la buona riuscita del Congresso e delle Feste con l'intervento di Ecc.mi Vescovi.

A tutti i Rev.mi Curati e Rettori porgiamo i più vivi ringraziamenti, ma specialissimi al Rev.mo Teol. Avv. Roberto Gallea, nostro venerato parroco, che continuò le funzioni in tutti e tre i giorni del Congresso nella Parrocchia di S. Gioachino.

Le deliberazioni del Congresso.

GLI studi ed i voti fatti in questo Congresso sono della massima importanza e formeranno argomento di speciali trattazioni sul Bollettino. Il lavoro delle Sezioni fu ai Congressisti assai facilitato dalla preparazione fatta da apposite Commissioni dei considerando e dei voti da esaminare e studiare, e distribuiti a tutti, insieme col programma generale del Congresso. Questo metodo rese inutile la lettura dei considerando e voti nelle adunanze generali, le quali perciò poterono essere più animate e brevi. Mentre gli Oratori riferivano sugli assegnati argomenti, i Congressisti col loro fascicolo alla mano prendevano visione delle deliberazioni e quelli che avevano osservazioni o modificazioni da proporre le facevano tenere alla presidenza. Così si ebbe il vantaggio di uno studio più serio nelle Sezioni e di una maggior quantità di consigli pratici.

Conclusione.

PER rendere meno incompleta questa relazione dovremmo ricordare alcune particolarità ed alcuni episodii che portavano, fra un discorso e l'altro, la nota della varietà ed accrescevano ogni giorno più l'entusiasmo dei Congressisti ; ma la mancanza di spazio non ce lo permette. Ricorderemo il plauso e la generale approvazione con cui fu accolta la proposta, fatta nella prima seduta, di promuovere fra i Congressisti la sottoscrizione di una domanda alla Santa Sede per l'introduzione delle cause di beatificazione dei Servi di Dio Giuseppe Cafasso e Giovanni Bosco. Così pure la particolare simpatia onde fu fatta segno la stampa cattolica, segnatamente l'Italia Reale di Torino, tanto benemerita del Congresso, ed il vero uragano di applausi con cui fu salutato il ricordo dei due campioni del giornalismo cattolico D. Giacomo Margotti e D. Davide Albertario. Gratitudine e riconoscenza poi vogliono che sieno qui ricordati gli egregi Dottori sigg. cav. Albertotti Giovanni, cav. Nota Annibale , cav. Battistini Ferdinando , dott. Maccone Luigi , dott. Peinetti Pietro,

dott. Nizzi Carlo e dott. Ferrero Carlo, che con tanta abnegazione si prestarono per l'assistenza sanitaria durante il Congresso e le feste.

Ma non possiamo assolutamente conchiudere senza rilevare come tutti gli oratori abbiano portato nei loro discorsi la nota pratica salesiana. Citiamo quì quella messa brillantemente in chiara: luce dall'abile D. Trione, sulla necessità di venire in aiuto dei Salesiani non avendo essi altri mezzi per sostenere tante e così svariate opere di beneficenza. Rispondendo alla insinuazione degli scandalizzati dal continuo chiedere, perchè credono i Salesiani ricchi; disse che se i Salesiani hanno palazzi ed edifizi l'unico reddito da essi assicurato sono le imposte a scadenza fissa; se hanno laboratorii, questi non rendono a sufficienza per le spese di manutenzione e per quelle del mantenimento dei ricoverati. Si può lavorare senza avere la casa? In una parola, se i Salesiiani hanno ricchezze , queste sono le medesime di S. Lorenzo, cioè una turba innumerevole di giovani poveri ed abbandonati che chiedono pane ed educazione cristiana, coi quali essi stessi devono dividere pane e lavoro.

L'INCORONAZIONE DI MARIA AUSILlATRICE

Le prime funzioni.

IL 17 maggio 1903 sarà eternamente glorioso nei E' fasti della storia di Maria Ausiliatrice e profondamente scolpito nell'anima di chi fu presente alla grande solennità.

L'alba annuncia una bellissima giornata e la piazza di Maria Ausiliatrice incomincia ad animarsi assai dalle prime ore mattutine.

L'avvenimento odierno è uno dei più importanti che abbia veduto Torino. Tutta la città vi prende parte, concorrendo in mille guise a renderlo più solenne. E incredibile la quantità di forestieri che si sono riversati a Torino da tutta la penisola. Molte carovane sono venute a piedi dai paesi vicini in pellegrinaggio. Parecchie stazionano già sulla piazza di Maria Ansiliatrice. Aperto il Santuario alle ore 3,30, i pellegrini entrano senza ressa e senza confusione, dove danno sfogo alla loro ardente pietà, ascoltando le Messe che ad ogni altare si succedano , ed accostandosi alla Sacra Mensa. Chi può numerare le sante Comunioni che furono distribuite nel tempio di Maria Ausiliatrice e nella Cappella dell'attiguo Oratorio femminile di Sant'Angela?

Un fascio di luce, riflessa dai quattordici splendidi lampadari ridotti a centinaia di lampadine elettriche dai giovani allievi dall'officina elettro-tecnica del nostro Oratorio di Valdocco, fa apparire in tutta la sua magnificenza la decorazione del tempio che ha dello straordinario. Essa è tutta in damasco nuovo, rosso, ricamato a fiori in argento di bellissimo effetto e ricopre tutto il Santuario.

Alle 5,30 e 6,30 celebrano due Eccellentissimi

Vescovi, e le Sante Comunioni continuano senza interruzione fino alle 8. Allora i fedeli, all'avviso di un sacerdote, e ossequenti all'invito dei bravi giovani dell'Unione del Coraggio Cattolico di Torino - i quali, sotto la direzione del chiarissimo Cav. Maciotta, sono incaricati del servizio interno del Santuario - sfollano e si dispongono sulla piazza del Santuario per continuare le loro divozioni all'altare eretto sul sacrato per la statua di Maria Ausiliatrice.

Fuori del tempio.

GLi addetti all'ordine, aiutati dalle guardie, riescono con molto stento a tenere la folla fuori dei cancelli che vengono chiusi. Dal padiglione di sinistra si dice Messa continuamente pel popolo. Quando si eleva l'Ostia, migliaia di fedeli s'inginocchiano con edificazione comune.

Alle porte laterali sono due belle epigrafi dettate dal prof. Don Francesia e gli stemmi del Papa e del suo Cardinal Delegato.

La prima epigrafe dice: A Voi - Glorioso vanto di due secoli - Sospiro e gaudio della Chiesa di Dio - Leone XIII - Che con lo splendore della sapienza - E coi lumi della Fede e della Virtù - Sedete da 5 lustri sulla cattedra di S. Pietro - Guida e Maestro ai popoli - Arrivi il fervido plauso dei nostri cuori.

La seconda è così concepita : Fra il gaudio di cuori devoti - Venite, o Agostino Richelmy - Principe della Chiesa e Padre ai Torinesi - A compiere la memoranda missione - A Voi affidata dal Successore di San Pietro - E quella corona che imporrete - Alla Vergine Aiuto dei Cristiani Ci sia pegno di gloria imperitura - In Paradiso.

Verso le ore nove la vasta piazza del Santuario fino all'ampio Corso prospiciente e tutta la via Cottolengo rigurgitano di una moltitudine ferma ed immobile , rendendo impossibile ogni circolazione. A stento riescono ad aprirsi un varco le carrozze recanti i Prelati che debbono prendere parte alla funzione solenne.

Ordinamento nel Santuario.

PER l'occasione il Santuario è stato diviso in due grandi sezioni : la prima riservata al pubblico con uscita alla porta laterale di destra ; la seconda al clero e rappresentanze. Nelle tribune in fondo alla Chiesa prendono posto la stampa, i fotografi e il personale dell'Oratorio. Nella tribuna della cappella di S. Pietro v'è il posto per S. A. I. e R. la Principessa Maria Laetitia di Savoia e Duchessa d'Aosta, Presidente onoraria del Comitato femminile torinese. Ivi prendono pure posto tutte le nobili Dame del Comitato Torinese. Nella tribuna dell' Altare di S. Giuseppe salgono i giovanetti dell' Oratorio, pei quali è pur riservata tutta l'area della vasta Cappella. Sotto la cupola si vedono due file di poltrone parallele a due eleganti pancate, coperte di cuscini di damasco rosso e collocate l'una all'altra di fronte , destinate ai Prelati. Nello spazio intermedio si vanno radunando a destra gli Ispettori e Direttori delle nostre Case d'Europa dell'America e dell'Asia convenuti al sospirato trionfo di Maria Ausiliatrice; a sinistra sonvi le sedie per gli infaticabili membri del Comitato Esecutivo del Congresso. Più .indietro i numerosissimi Congressisti Patroni, il Capitolo Superiore dell'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, le Signore Torinesi aderenti e le Dame d'Onore di Maria Ausiliatrice di Torino e di varie parti d'Europa.

Scena commovente.

MENTRE si attendono i Prelati, alcuni Salesiani salgono la scalea eretta fra l'altare e la Sacra Immagine ; e là, dopo di aver recitate sommessamente alcune preghiere, baciano con grande venerazione la fronte immacolata di Lei. Quella scena commovente non passa inosservata ; ed altri ed altri, finchè non si accendono i cerei dell'altare e non giungono alla soglia del Santuario le prime bandiere delle Associazioni Cattoliche che precedono il corteo, compiono con gran divozione e con vera edificazione quel caro pellegrinaggio.

Il corteo.

Dopo che tutte le rappresentanze hanno preso posto nelle rispettive Sezioni, dentro la cancellata, sul sacrato del Santuario, si schierano i giovani di parecchi nostri Collegi.

Alle 9 3/4 le campane suonano a gloria e - sotto la direzione di due Rev.mi Cerimonieri, Teol. Avv. Franco, cerimoniere arcivescovile, e Teol. Borgia, segretario del Cardinale-Arcivescovo, in mezzo a due lunghe file di rappresentanze di ben 68 Associazioni Cattoliche schierate fino all' ingresso, preceduti dai piecoli chierici, nonchè dagli alunni del Seminario delle Missioni di Valsalice e da Rev.mi Monsignori - circondati dai loro assistenti , e in abiti pontificali -ben ventisei Presuli, tra Vescovi ed Arcivescovi, accorsi dall'Italia e dall'estero, si muovono dalla piccola Chiesa di S. Francesco (1) verso la porta maggiore del Santuario. Dietro loro viene Mons. Cagliero, il primo Vescovo Salesiano, cui l'affetto dei Confratelli aveva riservato l'onore di pontificare alla Messa e ai Vespri in un giorno così solenne. E finalmente, preceduto da due giovinetti dell'Oratorio in costume di nobili paggi (1) alla Luigi XIV recanti su un ricco vassoio le quattro preziosissime corone, cioè le due destinate alla Taumaturga Immagine e le altre preparate per la devotissima Statua, si avanza giubilante Sua Eminenza Rev.ma il signor Card. Agostino Richelmy, delegato dal Papa per la sacra cerimonia, assistito dai Rev.mi Can. Giuganino e Can. Sorasio, delegati del Rev.mo Capitolo Metropolitano. Lo seguono il Nobil Uomo Conte Deodato Olivieri di Vernier in abito di Cameriere segreto di Spada e Cappa di S. S. quale rappresentante della nobile anticamera Pontificia, il gentiluomo signor Cav. De-Luca, il Capitolo Superiore della nostra Pia Società, con a capo il Rev.mo Don Rua, ì membri del Comitato e le rappresentanze di numerosi Istituti e Congregazioni religiose.

La folla che come onda incalzante si preme contro la cancellata aveva con entusiasmo assistito all'imponente corteo. All'apparire di Sua Eminenza prorompe in un applauso più intenso, mentre nel Santuario i cantori intuonano l'Ecce Sacerdos del M° Pagella. Entrato il corteo, i valenti giovani addetti all'ordine sono preoccupatissimi per l'ingresso della folla nel timore di gravi disgrazie. Le guardie di P. S. e civiche - che fecero sempre servizio ammirevole - provano ad aprire lentamente una parte del cancello, ma una impetuosa corrente per poco minaccia di travolgerli tutti. Dopo grave lotta di resistenza si deve rinchiudere e abbandonare l'idea di ammettere il pubblico nel tempio. Un nostro sacerdote allora spiega alla moltitudine l'impossibilità dell'ingresso e l'invita a seguire le funzioni e attendere l'incoronazione della statua che Sua Eminenza avrebbe fatto sul piazzale alla vista di tutti. Nella moltitudine rientra tosto la calma e durante la lunga funzione si alternano il canto delle Litanie e laudi mariane.

L'interno del tempio, la cui porta maggiore spalancata faceva comunicare la sterminata moltitudine, presenta in una imponenza unica il momento solenne. La veneranda figura del Cardinale nello splendore della Sacra Porpora , tanti venerandi Pastori nei ricchi paludamenti, numerosi Monsignori in abito prelatizio, i sacerdoti che fanno loro corona, danno l'aspetto di un sacro Concilio, a tutto il Santuario che si vede stipato, gremito di teste dal pavimento fino alle estreme altezze del cornicione e della cupola.

(1) L'Em.mo Card. Richelmy, prima di procedere alla cerimonia dell'Incoronazione degnavasi benedire la nuova bandiera dell'Oratorio festivo maschile di Carmagnola, essendo padrino il N. U. Conte Sanminiatelli, maggior generale.
Venne pure benedetto il ricco stendardo della banda musicale dell'Oratorio festivo di S. Francesco di Sales di Torino, su cui spiccavano le numerose decorazioni acquistate nei varii concorsi.

(1) I due giovanetti che ebbero la singolare fortuna di essere eletti e Paggi di Maria per portare le auree corone avanti all'Em.mo Cardinale, sono lo studente Agostino Lombardi e l'artigiano Giuseppe Maccagno.
Ai fortunati giovani l'augurio che abbiano a meritarsi in Cielo il materno ricambio da Maria di una corona eterna.

La consegna delle Corone.

Com'ebbero anche Sua Eminenza e il Vescovo celebrante assunti i sacri paramenti, tutti gli Arcivescovi e i Vescovi, sorti in piedi, ascoltano a capo scoperto la lettura del Breve Pontificio decretante la solenne Incoronazione. Poi il Rev.mo D. Rua si avanza alla cattedra per giurare nelle mani di Sua Eminenza che avrebbe ben custodito e lasciato in perpetuo snl capo della S. Immagine le auree corone ; e Sua Eminenza le benedice conforme il rito e poi le fa collocare sopra l'altare in cornu epistolae, mentre a voce di popolo cantasi l'inno: O gloriosa Virginum, ecc.

Le corone.

Sono disegno e lavoro di squisitissima fattura dell'egregio e rinomatissimo gioielliere Cav. Uffiz. Antonio Carmagnola di Torino.

Egli con quella valentia, che tanto lo distingue nell'arte sua, senza troppo scostarsi dalle corone, che ordinariamente si veggono dipinte sul Capo di Maria Ausiliatrice e del Bambino Gesù da Lei tenuto in braccio, ha saputo colla finezza del disegno, coll'accuratezza del lavoro, colla ben armonizzata disposizione delle gemme dare alle sue corone un'impronta tutta geniale e congiungere in esse, ciò che sempre torna più difficile, la ricchezza e lo splendore colla convenevole grazia e severità, sì che nel mirarle ti dànno a un tempo l'idea della maestà e della potenza, e quella della bellezza e della soavità di Gesù e di Maria.

Esse sono in stile classico del Rinascimento , completamente in oro fino, giallo opaco , somministrato in gran parte da persone devote di Maria Ausiliatrice, con anelli, orecchini, catenelle ed altri simili ornamenti, tra i quali sono degni di special menzione una conchiglietta di un anello appartenente alla Santa Memoria del Sommo Pontefice Pio IX, un pezzo assai cospicuo di catenella episcopale del compianto Mons. Gastaldi , Arcivescovo di Torino, ed uno spillone d'oro, regalato da una notissima benefattrice della Casa Salesiana di Bologna, e adorno di dodici brillanti, che servirono ad ornare la stellina che rifulge sulla corona del Bambino Gesù.

Gli ornati sono in rilievo e con tutto le incastonature delle gemme in oro verde. Queste gemme, oltre al più bel brillante di una mitra dell'indimenticabile Mons. Davide Riccardi e due altri bellissimi diamanti offerti da due devoti coniugi di Trento, sono di diverse qualità e finissime, come zaffiri, granate orientali, ametiste, e spiccano nell'ornamentazione centrale. Tutto all'intorno completano il lavoro e producono sorprendente effetto una grande quantità di simili diamanti, pregevolissimi per la loro bianchezza e purezza dell'acqua.

Ma l'ornamento più fulgido e più prezioso del lavoro è una vaghissima stella di ben 39 brillanti, che sormonta la punta centrale della corona grande di Maria Ausiliatrice. Questa stella, che insieme con non poche delle pietre preziose è dono di una piissima persona genovese, mentre è bellissimo simbolo di Maria, chiamata la Stella del mattino, col suo fulgore colpendo lo sguardo richiama alla mente l'esortazione di San Bernardo : Respice stellam, voca Mariam: Guarda la stella e invoca Maria.

La Messa solenne.

COMPIUTE queste cerimonie incomincia la Messa. Dalla cantoria una massa corale, compatta, enorme, di circa trecento voci, fa risuonare il tempio delle divine melodie della Missa Papae Martelli del Palestrina.

L'allocuzione del Card. Richelmy.

AL Vangelo il Cardinale depone i sacri paramenti e in cappa magna, sale il pergamo per pronunziare la sua allocuzione. Egli dice press'a poco così

Venerabili Confratelli, figliuoli dilettissimi, Uno solo è il pensiero della nostra niente, uno solo l'affetto del cuore, uno solo l'accento del labbro: l'incoronazione di Maria Ausiliatrice! La mente è estatica di ammirazione, il cuore commosso per tenerezza, brevi hanno da essere le mie parole.

L'incoronazione dell'Immagine dell'Ausiliatrice, ecco l'unico argomento delle mie parole. Io credo interpretare le intenzioni vostre chiamandovi a riflettere tre aspetti di questa incoronazione. Chi ha preparato la presente incoronazione e quale essa si presenta nel passato? A chi spetta l'onore di incoronare la Madonna? Quali gli effetti, i frutti dell'Incoronazione ?

Se non esistesse questo tempio , questo quadro taumaturgo, sarebbe follia pensare alla gioia odierna. Che il buon Dio conceda requie eterna a quanti ebbero parte in quest'opera; e gli architetti e quanti lo decorarono si abbiano l'inno della nostra gratitudine ed in modo speciale chi ci ha regalati del quadro. A chi siamo noi debitori della presente solennità? All'anima grande di colui che la divina Provvidenza aveva suscitato al principio del secolo passato, che fanciullo venne fatto degno dei più segnalati carismi del cielo e che cresciuto negli anni divenne padre d'immensa famiglia.

A chi siamo debitori della odierna letizia? A D. Bosco che, non ostante le contradizioni, ha dedicato questo tempio all'Ausiliatrice; a quel grande Pio che, nato in Piemonte, a Lepanto coronò la Vergine con uno dei titoli suoi più belli ; a due altri Pii siamo debitori di questa solennità sia colla festa del 24 maggio, sia coi favori largiti a D. Bosco dall'angelico Predecessore di Leone XIII, primo Cooperatore. Ma più di tutto siamo debitori alla Regina della Chiesa Cattolica, a Maria. Ella rivolse uno sguardo di predilezione su Torino e fermò su questo angolo di città, un tempo, luogo di depravazione, la sorgente delle inesauste sue grazie e dei suoi prodigi. Tale è nel passato l'incoronazione; un trionfo perenne della Madonna.

Quale si presenta a noi l'incoronazione della Madonna nell'istante presente? A chi spetta compiere il rito augusto? Guardo smarrito la povertà della mia persona, ma m'incoraggia il pensiero che non spetta a me, poveretto, che appena oserei starmene in ginocchio al rito solenne. A chi spetta? Io ricordo le parole di S. Clemente: - Non per i miei meriti m'ha inviato il Signore ad esser partecipe delle vostre corone: - ed io ripeto: - senza alcun mio merito m'ha voluto la Provvidenza figlio e Padre della Congregazione Salesiana. Come Cooperatore sono figlio e come Arcivescovo mi debbo considerare quale Padre di questa prediletta Congregazione. Non io quindi, ma la Congregazione incorona Maria per mezzo mio.

Siano rese grazie alle persone auguste, ai patrizi che vollero colle offerte, colle opere, coi sacrifizi concorrere a provvedere le corone e a pendere, possibili questi festeggiamenti.

Eppure mi preoccupa ancora la considerazione di mia pochezza: salire quelle scale, prendere le corone e con mano tremante pórle sul capo della dolcissima nostra Madre... Ma è forse in me sgomento quest'ansia e trepidazione? No, perchè non è l'Arcivescovo che incorona Maria, è il grande Leone del Vaticano. E in quest'istante salga al cielo la nostra preghiera per Lui che ci ha onorati di tanto onore. Noi pregando Maria siamo in quest'istante uniti col Papa.

Quale si presenta a noi l'Incoronazione considerata nell'avvenire? Quali i frutti di questo fatto? Accrescimento di gloria pel tempio augusto di Valdocco. La bellezza delle corone e delle gemme dirà con eterno linguaggio quanto sia efficace ricorrere con fiducia all'Ausiliatrice. Ma ben altra gloria acquista questo tempio. Il Pontefice ha voluto elargire una nuova indulgenza plenaria non solo per ora, ma questa indulgenza di anno in anno discenderà come dono di cielo nell'anniversario dell'Incoronazione.

Ma l'Incoronazione non mira solo alla gloria di questo tempio. Si pensi che i Salesiani sparsi pei due mondi oggi guardano a Torino ed a Roma e pregano con noi, e con noi sperano che la Congregazione Salesiana sia per dilatarsi ed estendersi per tutta la terra. Queste speranze si compieranno, perchè tutto si ottiene dalla protezione di Maria Ausiliatrice , la quale in ricompensa dell'amore e dell'onore che Le tributiamo, ci darà la grazia di cantare le sue glorie in Cielo.

Oh! viva in eterno la gran Madre di Dio, Maria Ausiliatrice !

Il momento solenne.

Sul principio del discorso di Sua Eminenza, giunge S. A. I. e R. la Principessa M. Laetitia, già sposa di quell'augusto Principe, che annuendo all'umile invito di D. Bosco, il 27 aprile 1865, era venuto a gettare la prima calce sulla pietra angolare del Santuario di Maria Ausiliatrice. Terminata la Messa fra il più devoto raccoglimento , si accende sul volto di tutti un'espressione più intensa di vivo entusiasmo e di commozione profonda. L'orchestra canta dolcemente l'antifona : Regina coeli laetare alleluia, nel ritmo soavissimo del canto gregoriano, e l'Eminentissimo Card. Richelmy si avanza commosso ai piedi della scalinata. Lo precede il Sac. Secondo Marchisio, Salesiano , cui meritamente spetta l'onore di recare le sacre Corone. Finisce il canto e regna un assoluto silenzio. Tutti hanno lo sguardo fisso al Cardinale e all'Immagine della Madonna. Molti piangono di tenerezza. Intanto dalla porta maggiore, la folla che gremisce la piazza vede il Cardinale che ascende ad incoronare la Vergine, e scoppia in un grande applauso. Nel Santuario invece cresce il silenzio ! L'Eminentissimo Delegato giunge alla sommità del palco ; piega le ginocchia, prende con venerazione la prima corona e pronunziando con voce sonora e commossa la formola rituale l'impone sulla fronte del S. Bambino, che siede sul braccio di Maria Ausiliatrice. È un momento di commozione indescrivibile. Nel tempio pare che si diffonda un alito celeste : tutti godono una tenerezza, un incanto, una gioia inesplicabile. E l'Eminentissimo Principe prende la seconda corona e imponendola sulla fronte di Maria Ausiliatrice, con voce ancor più forte e commossa , pronunzia , frase a frase , la sacra formola, scoppiando in fine in un grido di letizia e di pianto. Subito, grave e solenne, dalle tribune, dal tempio e dalla piazza scoppia un irrefrenabile applauso. Il Cardinale, raggiante di gioia, si volta e benedice. Dall'alto della cupola squillano le trombe annunzianti il compimento del rito solenne e le campane del Santuario, cui fanno eco cento e cento altre della città, suonano a gloria ; mentre dodici colombi lanciati dall'alto dalla cupola, si levano dapprima timidamente a volo, ma poi volgono rapidamente al sud, al mare, al Vaticano per annunziare al Papa (1) che con tutta la grandiosità possibile, secondo il suo decreto, Maria SS. Ausiliatrice era stata fregiata di auree corone.

(1) I colombi recavano, scritto su finissima striscia di carta, il seguente saluto:

« Viva Maria Ausiliatrice! Viva Leone XIII! Viva D. Bosco! Oggi, domenica, 7 maggio, alle ore 12, l'Eminentissimo Card. Richelmy, Arcivescovo di Torino, circondato da gran numero di Arcivescovi e Vescovi, da D. Rua, dalle rappresentanze Salesiane di tutto il mondo e da immenso popolo, per delegazionepontificia ha incoronato solennemente l'immagine di Maria Ausiliatrice.
» Andate, o candidi colombi, e recate al bianco Vegliardo del Vaticano la lieta novella! »
Siamo poi stati informati che arrivarono a Roma, il giorno 18 verso le ore 12, in numero di 9.

L'Incoronazione della Statua.

Il Cardinale Arcivescovo scende dal palco e con tutti i Prelati muove alla porta maggiore. Non si può dire a parole lo spettacolo che presenta l'esterno del Santuario. Dalla piazza, dal corso, dalle vie, dai balconi, dalle finestre e dai tetti circostanti , mille e mille cappelli, mille e mille fazzoletti si agitano festosi fra un grido immenso di gioia. I Vescovi prendono posto sul palco ove posa la statua di Maria Ausiliatrice, che l' Eminentissimo Cardinale Arcivescovo ora incoronerà di sua autorità, perche anche i fedeli stipati nelle adiacenze del Santuario abbiano a provare un'istante di paradiso. E infatti ecco ritorna il silenzio; ma appena le sante corone scintillano sul benedetto Simulacro, sorge un applauso tale, cui non sanno non rispondere, profondamente commossi, anche quelli che affollano il tempio.

L'antifona Corona Aurea.

I Prelati rientrarono in Chiesa trionfanti, ed ecco squillano nuovamente le trombe quasi accenno d'insigne vittoria o tutti gli occhi si levano lassù, ove il Rollini ha stupendamente istoriati i trionfi dell'Ausiliatrice. Lo squillo si rinnova e mentre cento cantori nascosti dietro i serici drappi che pendono dall'alta ringhiera dell'ampio cornicione della cupola intonano l'antifona « Corona aurea super caput Eius... Finalmente risplende sul capo di Lei l'aurea corona... » par quasi che quel grido parta dal labbro degli eroi di Lepanto e di Vienna e degli altri devoti dell'Ausiliatrice effigiati sull'altissima volta. I Vescovi e gli Arcivescovi , tornati ai loro scanni, siedono maestosamente, ed alle cento voci della cupola, cento e cento altre rispondono dalla cantoria , dalle tribune, e dai banchi della chiesa, finchè ogni angolo echeggia della melodia solenne.

Dopo l'antifona, dentro e fuori del Santuario, echeggia il canto del Te Deum a voce di popolo. Quando il Card. Richelmy imparte la benedizione Papale squillano nuovamente le trombe dall'alto della cupola, e tanto nel Santuario, quanto nelle sue adiacenze tutti piegano le ginocchia e chinano le - fronti a terra. E questo un momento solenne: e con la benedizione apostolica la funzione è compiuta. I venerandi Prelati escono processionalmente dal Santuario e fra le ovazioni più entusiastiche rientrano nell'Oratorio.

Intermezzo.

COMPIUTA l'Incoronazione si comincia subito a togliere il castello-scalea che era stato innalzato innanzi al quadro prodigioso, il quale così appare in tutta la sua bellezza allo sguardo della folla rinnovantesi continuamente sotto le volte del tempio. Come al mattino, così in tutte le ore del pomeriggio non vi è un momento, in cui fino a tardissima notte il Santuario non sia gremito. E quanta pietà! quale entusiasmo ! Il tempio risuona assai spesso di cantici e di preghiere, e sommessamente si odono affettuosi singhiozzi e voci di tenerezza in tutti i dialetti d'Italia e in moltissime lingue straniere. Non solo da tutta l'Italia , ma da tutte le nazioni d'Europa ed anche dalle altre parti del mondo sono accorsi i pellegrini alla straordinaria funzione. E' davvero una scena imponentissima.

La processione.

ALLE ore 17 cominciano i Vespri. Pontifica Sua Ecc. Rev.ma Mons. Giov. Cagliero. E verso le 18, dalla soglia del Santuario, esce il primo stepdardo per aprire la solenne processione. Poi primi sfilano gli istituti femminili numerosissimi, poi gli Oratori festivi di S. Francesco di Sales, S. Giuseppe, S. Luigi e Sant'Agostino, poi gli istituti delle Scuole Apostoliche al Martinetto e gli alunni dell'Oratorio Salesiano; indi più centinaia di figlie di Maria, bianco-vestite, e schiere di operaie cattoliche ; le dame di Maria Ausiliatrice, le Patronesse, il piccolo clero, i chierici di Valsalice e di S. Gaetano al Regio Parco e quelli del venerando Seminario Metropolitano, moltissimi sacerdoti, e finalmente le rappresentanze dei R.mi Capitoli Metropolitano, SS. Trinità e Corpus Domini e ventitré Vescovi ed Arcivescovi in mitra e pastorale seguiti dall'Eminentissimo Card. Richelmy. Subito dopo Sua Eminenza, viene la Statua incoronata di Maria Ausiliatrice, seguita dal Rev.mo Don Rua e da tutto il Capitolo Superiore della nostra Pia Società, dalle associazioni cattoliche, e da un popolo immenso. In breve, quattro musiche, più di cento vessilli (1), quattrocento chierici e sacerdoti, ben cento mila persone, sono le cifre riassumitive, più eloquenti di ogni descrizione. Il corteo passa in via Cottolengo e nei corsi Principe Oddone e Regina. Margherita sino a Piazza Em. Filiberto. Da tutte le finestre pendono drappi e si gettano al suo passaggio nembi di fiori. Le voci entusiaste dei pellegrini stranieri che nella spiccata varietà della loro pronuncia si uniscono al canto degli inni sacri, richiamano l'attenzione di molti, con vera commozione. In una parola è un omaggio mondiale, solenne, devotissimo, degno del rito compiutosi nel mattino (2).

(1) Notiamo le principali Associazioni cattoliche che, intervennero alla solenne funzione della Incoronazione di Maria Ausiliatrice ed alla processione con bandiera o stendardo, chiedendo venia delle omissioni:

Comitato regionale piemontese ; Comitato diocesano torinese ; Unione operaia cattolica e Unione del coraggio cattolico di Torino; Circolo B. Valfré della Società della Gioventù cattolica italiana; Federazione agricola cattolica piemontese; Unione democratica cristiana; Unione operaia cattolica di Cambiano ; Società operaia cattolica agricola di Caselette; Sezione giovani della Crocetta, della Gran Madre di Dio; Circolo A. Richelmy; Classe aspiranti di S. Secondo; Unione antichi allievi del primo Oratorio festivo fondato da D. Bosco in Torino; Società operaia cattolica di Settimo Torinese. di Castagnole, di Testona, di Mirabello, di Saluzzo, Società di S. Luigi di Cagliari (Sardegna); Oratorio festivo di S. Francesco di Sales in Torino, con bandiere e gli stendardi delle Compagnie di S. Luigi e S. Giuseppe; Oratorio Salesiano di S. Benigno Canavese, con stendardo del S. Cuore, di S. Luigi e S. Giuseppe; Oratorio di S. Luigi di Torino; Associazioni del SS. Sacramento, S. Giuseppe, S. Luigi, dell'Oratorio festivo del Martinetto; Oratorio Sacro Cuore di Gesù , Barriera di Nizza; Oratorio S. Giuseppe di Torino; Oratorio festivo di Buttigliera d'Asti e S. Teresa di Chieri ; Comitato parrocchiale di S. Maria di Piazza, di Riva di Chieri, di Villa Stellone, dei SS. Martiri, di Pianezza, dell'Immacolata Concezione Borgo S. Donato, di Moretta, di Santena, S. Carlo, del R. Parco, di Moriondo Torinese, della Crocetta , di Costigliole Torinese , della Collegiata di Carmagnola, della Gran Madre di Dio, di Castagnole, di Poirino, Circolo oporaio cattolico di S. Pietro e Paolo; Circolo Madonna della Pace; Circolo di studi sociali del Martinetto; Scuole Apostoliche del Martinetto; Unione antichi allievi Oratorio S. Martino di Torino; Circolo Immacolata Concezione di Riva di Chieri.

(2) Il felicissimo esito della processione lo si deve al Comitato Operaio di Borgo Dora, coadiuvato dai giovani del Coraggio Cattolico e dei giovani delle Scuole Apostoliche del Martinetto.

La solenne Benedizione.

TORNATA la processione al Santuario, per lasciar libera la piazza ai popolo numerosissimo, le cento associazioni si accampano nei cortili dell'Oratorio, mentre il clero e le rappresentanze gremiscono íl tempio. Esposto il SS. Sacramento, i cantori intonano un Tantum Ergo corale di Monsignor Cagliero, e il popolo sulla piazza e sulle vie circostanti ne intona nuo solennissimo, la cui eco entra sonora sotto le volte del Santuario. È uno spettacolo commovente. Ma quando l'Eminentissimo Card. Arcivescovo, dopo di aver impartito la trina benedizione eucaristica dall'altare, guidato dai R.mi Cerimonieri, seguito da alcuni dei suoi Seminaristi e da quattro R.mi Canonici, portanti torcie accese, va col SS. Sacramento alla soglia del Santuario e di là imparte nuovamente l'eucaristica benedizione , lo spettacolo è tale che strappa le lagrime. Vedere la pietà, la devozione, la fede di quelle moltitudini agglomerate, che ricevuta la benedizione come un sol uomo acclamano a Gesú in Sacramento e intonano con un entusiasmo mai più visto il canto della giaculatoria Sia lodato e ringraziato ogni momento... è davvero una scena ineffabile. E quando, compiuta la funzione , il corteo dei Prelati esce solennemente di chiesa, per rientrare nell'Oratorio a deporre nella Chiesa interna di S. Francesco le vesti pontificali, l'entusiasmo della folla pare tocchi il delirio; specialmente, allorchè appare sulla soglia la dolce e santa figura dell'Eminentissimo Cardinale Richelmy. Il buon Pastore, sollevandosi con tutta la persona , alza ripetutamente la mano per salutare e benedire quel mare di popolo, e il popolo con voci di gioia, con lunghi e fragorosi applausi e coll'agitare freneticamente il cappello, i fazzoletti e le bandiere, dalla piazza, dal corso, dalla via Cottolengo e da tutte le finestre e i balconi prospicienti il Santuario, accompagna sino alla porta dell'Oratorio l'operoso Pastore, per cui la nostra Pia Società porterà riconoscenza ed affezione eterna.

L'illuminazione.

VERSO le ore 21, il popoloso quartiere di Valdocco appare tutto illuminato. La piazza del Santuario presenta un aspetto incantevole. Intorno, intarno, a vaghi festoni multicolori, ardono diecimila fiammelle ; la cupola è avvolta anch'essa in un manto di luci e le linee della facciata (1) risaltano meravigliosamente, illuminate da mille e duecento lampadine elettriche della forza di oltre 10.000 candele. La banda dell'Oratorio suona sceltissimi pezzi e classiche sinfonie : ma la folla è tanta, e la ressa così continua, che non è possibile l'esecuzione dell'antifona Corona Aurea come si era annunziato. Però mentre il popolo stipante tuttora il Santuario scioglie inni e lodi alla Vergine Ausiliatrice, anche molti alunni dell'Oratorio alternano colla banda musicale i loro canti affettuosi all' Incoronata Regina. Finalmente verso le ore 24 il tempio, avvolto fino allora in un mare di luce, si chiude. I fedeli non sanno distaccarsene e s'inginocchiano densi e fervorosi sui gradini della porta maggiore e attorno attorno le basi della facciata. Chiuso il Santuario, a poco a poco sfolla anche la piazza. Così ebbe termine a Valdocco l'indimenticabile solennità del 17 maggio, alla quale presero parte in ispirito ed inviarono rappresentanze quasi tutte le nazioni della terra.

(1) L'illuminazione della cupola e facciata fu preparata con amore dai giovani allievi dell'officina elettro-tecnica dell'Oratorio di Valdocco. Notiamo eziandio che non solo il quartiere di Valdocco venne illuminato per onorare l'Ausiliatrice, ma pure molte vie della città per opera di pie signore che sparsero nelle famiglie gran numero di foglietti-invito.

I pellegrinaggi.

PER dare un'idea del numero dei pellegrini intervenuti a questi festeggiamenti notiamo che alcuni giorni prima dell'Incoronazione i registri del Comitato segnavano l'uscita di circa 35,000 tessere per viaggi in ferrovia. Si aggiunga a queste cifre quelle dei numerosi provinciali venuti a piedi o in vettura a cavalli e si pensi il concorso di questi giorni alla Madonna di Don Bosco. Questi pellegrinaggi hanno costituito la nota caratteristica e più gaia delle feste e noi ben volontíeri vorremmo poter registrare sulle nostre colonne, a titolo di ben meritato encomio, il nome almeno dei paesi dei principali pellegrinaggi. Non essendoci possibile far ciò con accuratezza ci limiteremo a riferire gli elenchi pubblicati dai giornali locali di quei giorni

Meritano plauso speciale i pellegrinaggi di Palermo. Milano, Cambiano, Caluso, Dolceacqua, Lucento, Domodossola, Corio Torinese, Lombriasco, Carignano, Chieri , Giaveno, Roma, Albenga, Alassio, Lamone d'Alba, Acqui, Ceva, Maganzana, S. Damiano d'Asti, Biella, Villastellone, Crusinallo, Saluzzo, Genova, Casale, Intra, Porto Maurizio, Gassino, Carmagnola. Saluggia, Mortara, Cavaglià, Spezia, Vinovo, Attobiano, S. Giorgio, Valeggio, Arquata Scrivia, Terno Bergamasco, Lugo, Lanzo, Scion, Nevi Ligure, Biella, Busca, Moncrivello, Gambolò (Pavia) , Cigliano. Molino del Conte (Cassolnuovo), Livorno Vercellese, Casalmonferrato, Cisterna d'Asti. Parma, Mezzanabigli, Solighetto, Pisa, Bricherasio Veneto, Chivasso, Nizza Monferrato, Omegna, Foglizzo, Lingotto, Grignasco, Cannero, Bertolla, Dogliani, Trino, Candia Lomellina , Breme id., Valle id., Terrasi id., Mathi, Cergnago (Pavia) , Cornegliano d' Alba, Entraque (Cuneo), Borgomanero, S. Damiano d'Asti, Diano d'Alba, Dronero, Castelnuovo Calcea, S. Benigno Canavese, Caresana, Bianzè, Mano d'Alba, S. Cristina (Novara), Mathi-Cartiera, Ottiglio (Alessandria), Pieve Cairo (Pavia), Sommalombarda, Lambrugo, Castagnole, Varano Melegari, Felizzano, Priocca (Cuneo), Santhià, Novara, Borgoticino, Costanzana, Laduriano, Vercelli, Alba, Barbaresco, Quarto d'Asti, Penango, Alessandria, Castelcocchiere, Alice Belcolle, Vigevano, Spezia, Pesaro. Montanaro, Castagnole Monferrato, Montemagno, Villa Reale, Bobbio, Gallier (Pavia), Trento, Cuneo, Mondovì, Mongiardino (Alessandria), Oleggio, Fossano, Palestro, Condove, Montaldo Bormida, Incisa Belbo, Reggio Emilia, Sam pierdarena, Firenze, Comabi (Como), Mirabello Monferrato, Lago, Isola d'Asti, Pavia, Pallanza, Tonco, Reggiolo (Emilia), Varazze, Gattinara, Ossola, Cortillione, Cavallermaggiore, Abbiate, Gnazzone, Oreno, Busto Arsizio, Magenta, Zibello, Genova, Berceto, Savona, Lu Monferrato, Potenza, Ascona (Svizzera), Giarole, Cuccaro (Manfi), Masserano, Pedara (Sicilia), Cherasco, Iesi, Saliceto, Treviglio, Legnago, Verona, Mantova, Bologna, Ivrea, Avigliana, Casalino nov.

La parte musicale.

ABBIAMO pregato il M. R. D. Pietro Rota, direttore del Collegio Villa Colon (Montevideo) e valente musicista , competentissimo in materia , di redigere pel nostro Bollettino il resoconto della parte musicale che accrebbe tanto splendore alle feste. Egli gentilmente aderendo all'invito ci manda la relazione che qui pubblichiamo.

Difficile compito è il rendere con parole l'impressione profonda prodotta in tutti dalle grandiose esecuzioni musicali fatte nei giorni indimenticabili delle feste. Ed era necessario che l'arte dei suoni e dei canti gareggiasse colle altre nel rendere più solenni le sacre funzioni. I cultori della musica liturgica, che con vero diritto si chiama divina, ebbero in questa circostanza una propizia occasione per godere delle più pure delizie, ed i fedeli tutti trovarono in essa un potente stimolo alla loro pietà.

Non ci sarà possibile analizzare tutto il vasto e sceltissimo programma musicale che i nostri lettori già conoscono. Ci proveremo a sfiorarne, almeno pei sommi capi, i principali fregi e bellezze.

Fra tutti i lavori musicali eseguiti durante la settimana di feste continue primeggia, come astro di prima grandezza, la Messa a sei voci dell'immortale Palestrina conosciuta sotto il nome di Papa Marcello. Pierluigi da Palestrina il principe della musica sacra, colui del quale ben si può dire, con rispetto ai maestri di tutti i tempi,

Che sovra gli altri com'acquila vola

è una gloria dell'arte e della Chiesa. In questa Messa egli rivelò, forse più che in qualunque altra, la sublimità del suo genio cristiano. Questa è cosa che tutti sanno, e perciò non insisteremo nel dimostrare le bellezze di questo capolavoro. Diremo piuttosto che il Palestrina ebbe nella Schola Cantorum dell'Oratorio Salesiano di Torino una degnissima interprete della sua ispirazione. Infatti sotto l'artistica direzione del M° cav. Dogliani, i 250 cantori che gremivano la cantoria di Maria Ausiliatrice dopo aver vinto nelle prove le difficoltà di vario genere che questa musica presenta, sicuri di loro stessi e pieni di un santo entusiasmo, fecero veri miracoli. Mediante una sobria ma sapiente espressione che delineava con naturale chiarezza tutte le recondite bellezze dei disegni ritmici del lavoro Palestriniano, quelle voci, così ben ammaestrate, pregavano, gemevano, esultavano, a misura che interpretavano il sacro testo rivestito da Palestrina di mistiche armonie. E del nostro dire fanno fede oltre l'universale soddisfazione, le espressioni lusinghierissime di notabilità artistiche presenti all'esecuzione.

Per amor di verità dobbiamo tributare una ben meritata lode ai bravi chierici cantori del seminario Missioni Estere di Valsalice ed al modesto e valente loro maestro D. Cimatti, i quali in questa occasione hanno prestato valido aiuto al M° Dogliani col loro coro di Tenori e Bassi mirabilmente disciplinato. E così pure una lode speciale ai valenti artisti di canto della città che hanno concorso a queste esecuzioni. Questi preziosi elementi contribuirono efficacemente al trionfo della Schola Cantorum dell'Oratorio.

Ma oltre la Messa di Palestrina che ebbe l'uguale felicissima esecuzione sia il 17, giorno della Solenne incoronazione, che il 24 festa di Maria SS. Ausiliatrice va lodatissima l'esecuzione delle parti variabili in gregoriano (Ediz. Solesmes). Difficilmente la parola può esprimere la soave, verginale impressione prodotta - specialmente nel giorno 24 - dall'artistica fusione di ritmo, di accento, di pronunzia, di colorito, di espressione delle voci bianche in ciascuna delle parti, ma specialmente nel graduale: Virga Jesse floruit, ecc.

Nessuna meraviglia se qualche intelligente su tutta la funzione diede al gregoriano così ben eseguito, le sue preferenze.

Argomento poi di generale aspettativa era l'antifona Corona Aurea scritta appositamente dal M° Dogliani per quest'occasione, ed eseguita da circa 1000 voci la prima volta subito dopo l'Incoronazione e ripetuta altre due volte (con maggior precisìone ancora) nel giorno di Maria Ausiliatrice. Di questo lavoro che ha il merito grandissimo di non scordare per nulla col genere Palestriniano a cui era unito, ecco quanto ne dice l'egregio giornale di Bologna l'Avvenire d'Italia: « L'Antifona è un bel squarcio di musica liturgica dovuto al M° Dogliani.- Lo iniziano le trombe dall'esterno della cupola con squilli sonori per annunziare ai fedeli attendenti sulla piazza, che l'Emin. Cardiuale ha compiuto il solenne rito dell'incoronazione), indi il popolo propone un bel tema di corale solenne, a cui rispondono i soprani della cupola con un secondo tema di corale angelico. Questo è preso dalla Cantoria che lo svolge splendidamente in un canone a tenori e bassi di effetto veramente grandioso. Quindi il coro popolare riprendo il primo tema, cui fanno eco i soprani dalla cupola e poi in un magnifico canone con corale si fondono i due temi.

L'attesa di questa antifona era vivissima, trattandosi di una esecuzione di mille cantori divisi in tre luoghi diversi. Il successo è stato completo: il M° Dogliani, superando difficoltà grandissime, ha ottenuto un effetto di fusione e colorito eccezionale ».

Faremo qui una succinta enumerazione delle altre esecuzioni.

Nella settimana compresa fra il 17 ed 24, ebbero a loro carico la Messa del lunedi i giovani del collegio Scuole Apostoliche del Martinetto (Torino) che diretta dal loro M° Michele Branda fece una buona esecuzione della Messa Te Deum landamus di Perosi.

il martedì cantò ottimamente la Messa Eucharistica, dei medesimo Perosi la scuola del nostro Collegio di Novara sotto la direzione del suo M° D. S. De-Venz accompagnata all'organo dal M° Fasola.

Il mercoledì la Scuola della Casa di Foglizzo ci diede un'ottima esecuzione della Messa di San Giuseppe del M° D. Pagella, col Credo in gregoriano, sotto la direzione del rispettivo M° D. Sisto Colombo. A proposito del M° D. Pagella notiamo come in queste feste la scuola dell'Oratorio abbia ripetutamente eseguito il grandioso suo Ecce Sacerdos magnus, lavoro di buonissimo effetto già eseguito l'anno scorso nella medesima circostanza.

Il giovedì, festa dell'Ascensione, la scuola dell'Oratorio eseguì colla solita valentia la Messa a 4 voci del Quartero, lavoro scritto con vera coscienze d'artista ed artista cristiano; il Cav. Quartero appartiene alla buona scuola, all'unica vera scuola delle gloriose tradizioni.

Il venerdì « Missa Angelorum » in canto gregoriano eseguita dalla scuola dell'Oratorio.

Il Sabato assistemmo ad una esecuzione di una Messa del M° Adolfo Bossi data dalla Scuola della Casa salesiana di Ivrea; esecuzione eccellente tanto nella parte musicale, quanto nella gregoriana, rivelando appieno l'abilità del suo Maestro D. Pasquale Rivolta.

In quanto alle esecuzioni serali accenniamo soltanto a quelle dei giorni 17, 21 e 24 ricordando con vivo encomio i salmi del Perosi, Magri, Quartero, il bellissimo Magnificat del M° Cav. Bottazzo, i classici falsibordoni, ecc. tutto eseguito splendidamente nonostante l'improba fatica di maestri e cantori. Ma ci piace anche qui insistere sulla parte gregoriana delle antifone eseguite i giorni 17 e 24 nell'alto della Cupola con perfetta intonazione e sicurezza dalla scuola inferiore di canto, coro di buonissime voci bianche educate ed istruite dal giovane M° Enrico Scarzanella, allievo e valido aiutante del M° Cav. Dogliani; ed il giorno 20 dalla valentissima scuola della Casa di Lombriasco, sola nei primi Vespri ed unita alla scuola dell' Oratorio nei secondi, rincrescendoci di non poter tributare come lo merita, un fervido elogio all'egregio suo M° il Revm° D. G. B. Grosso cultore esimio del canto Gregoriano.

Sempre bello l'Inno Saepe dum Christi di S. E. Rev. Mons. G. Cagliero, lavoro che meritò l'applauso di valenti maestri quando si eseguì per la prima volta nell'anno 1900, come pure il gran Tantum ergo corale dello stesso autore, di un sì felice impasto e di sorprendente sonorità.

Rimangono nella penna mille altre impressioni e dobbiamo trattenerle. Non possiamo però terminare, senza dimostrare la nostra grande riconoscenza all'illustre benche giovane, M.° Matthey, organista della St. Casa di Loreto, venuto di là espressamente e senza interesse di sorta, per sedere all'Organo in quasi tutte le funzioni. Offenderemmo troppo la sua modestia se dicessimo che l'Italia artistica lo enumera già fra i primi organisti di questa nostra terra eminentemente musicale: e basti questo.

Vorremmo adesso confondere in un solo tutti gli applausi tributati ai maestri compositori e direttori, agli artisti provetti e giovani ardenti che in questi giorni sì memorabili intrecciarono un'armoniosa corona di canti e di suoni per collocarla sul Capo Augusto dell'Eccelsa Regina .e Madre nostra, Maria Ausiliatrice!

L'ottavario e la Solennità del 24 maggio.

LA cronaca dell'ottavario , nonche della solennità di Maria Ausiliatrice, siamo obbligati, per mancanza di spazio, a rimetterla al prossimo numero insieme con le relazioni dei festeggiamenti compiutisi altrove ad onore della nostra Madonna.