BOLLETTINO SALESIANO

ANNO XXV N. 3.   Esce una volta al mese.   MARZO 1901.

SOMMARIO - TESTO: La nostra preghiera a S. Giuseppe    pag. 61

I grandi benefattori dell'umanità   . .   62 Il cuore paterno del S. Padre verso gli Italiani . » 64 Il Rappresentante del Successore di D. Bosco in America » 66

Pro familia    » 68

D. Domenico Belmonte    » 69 Triste anniversario . . » 71 Cronaca del movimento Salesiano: - Trieste - Lisbona - Sondrio - Palermo - Milano - Savona - Torino - Firenze .   .   .   . » 72 MISSIONI: - PATAgoNIA MERIDIONALE: Due mesi di Missione per la campagna - EQUATORE: Dall'esilio alla patria    » 76

IN FASCIO: Nichteroy - Viedma    pag. 80

Grazie di Maria Ausiliatrice    » 82 Gli indigeni delle colonie all'Esposizione di Parigi » 85 NECROLOGIA: - Sac. Andrea Martinengo - Mons. Giuseppe Divina - Mons. Bertolini   . » 86 NOTIZIE VARIE: - Una buona iniziativa dei Salesiani di Parma - La vita di D. Bosco del Francesia - Le Suore di Maria Ausiliatrice a Todi    » 88 Cooperatori defunti . . . . » 89 ILLUSTRAZIONI: San Giuseppe, pag. 63 - L'Addolorata, 65 - D. Domenico Belmonte, 69 - La visita di D. Albera a Montevideo, 73 - Monumento a Maria Ausiliatrice nel Collegio S. Rosa di Nichteroy nel Brasile, 75 - Missionario che visita una capanna di Indi, 77.

LA NOSTRA PREGHIERA A S. GIUSEPPE

FIN da bambini siamo stati avvezzi a sorridere all'immagine buona di S. Giuseppe, il quale mentre accarezza amoroso Gesù; pare lo presenti a noi; ma fatti adulti, all'affetto istintivo che gli abbiam votato si aggiunge una venerazione nuova, un affetto più intenso. Pensando a quanto ha sofferto, pensando all'umiltà ed al lavoro costante in cui trascorse la sua vita e confrontandoli col lusso e coll'esagerata mollezza della età moderna, si sente il bisogno di ritornare a Lui come all'ideale della vera vita cristiana, e riverenti ascoltiamo la voce del Santo Pontefice che lo proclama Protettore della Chiesa e della Società.

S. Giuseppe, modello dei padri di famiglia e modello degli operai, interceda da Dio novella forza al Nocchiero della navicella di Pietro e salvezza alla società, scossa fin dai suoi cardini dalla rivolta e dalla smania sfrenata di godere. Egli ripeta che solo nell'amor di Dio e nell'osservanza delle Sue leggi si trova la pace vera

Nella cripta di Fourvières, nella splendida Basilica che la pietà di Lione ha elevato a Maria, 300 operai in ginocchio davanti a S. Giuseppe, divotamente effigiato, ripetevano : « Noi vogliamo Dio ! lo vogliamo nelle scuole dove è stato strappato, lo vogliamo negli ospitali, donde è stato bandito, lo vogliamo nelle famiglie, dove deve essere il Re! » Forti di invitta fede quei generosi se ne partirono, portando nei focolari insidiati, nelle officine corrotte nuova forza e nuovo ardore.

Noi al pari degli operai lionesi ripetiamo a S. Giuseppe l'energico grido, e sia questo grido la nostra bandiera, pel ventesimo secolo : Noi vogliamo Dio !

O Gesù, del futuro Arbitro eterno arridi al corso dell'età novella !

Jesus, futuri temporis arbiter Surgentis agivi cursibus annue.

LEONE XIII.

È questa la preghiera che, uniti al Pastor delle Somme Chiavi, a Te leviamo interponendo la potente mediazione di Chi sulla terra Ti fu Padre nutrizio e custode intemerato.

Benefattori dell'umanità

OGGI tutta Italia piange la repentina e inaspettata scomparsa d'un Grande, e con l'Italia piange commossa ogni gente d'oltralpe e d'oltremare per quanto lontana, ogni gente civile che ha senso d'arte e sentimento d'umanità. Senso d'arte, perchè Giuseppe Verdi, rapito ieri l'altro all'amore e alla venerazione di tutti, fu tal sovrano sacerdote dell'arte da dubitare assai, per non dir disperare, che possa mai sorgere tale che anche da lontano ne calchi le orme gloriose; senso d'umanità, perchè egli fu altresì un grande Benefattore.

A tutti è noto come egli, edificata non lungi da Milano una casa per gli artisti poveri, pochi giorni prima che spuntasse quel che fu l'ultimo della sua vita, legasse al pio Istituto tal somma cospicua che maggiore non avrebbe potuto darla un principe regalmente munifico e generoso.

È noto come a Villanova d'Arda, non lontano dalla sua villa di Sant'Agata, asilo a lui di pace e di riposo nei giorni estivi, edificasse, or son pochi anni, un ospedale per i poveri infermi di quel modesto Comune, abbandonato laggiù nelle malinconiche pianure, che si estendono tra Padova, Piacenza e Cremona, lontano da' commerci e dalla vita e dal moto delle città.

Ma non è noto a tutti quanto di bene egli facesse nascostamente, celatamente, nella rigida stagione d'inverno, nei tempi di raccolto scarso, a Sant'Agata e a Busseto, a Genova, a Milano, a Parma. Chi parla ora, ebbe l'onore d'esser stato con lui per quasi venti anni in relazione di amicizia, e perchè è nativo della stessa provincia, a Parma, a Busseto, a Sant'Agata, quante volte senti parlare con vera commozione d'animo grato, ora di giovanetti poveri soccorsi dal Maestro negli studi intrapresi, ora di vecchi famigliari caduti nella indigenza e da lui provvisti di sostentamento, ora di affittuari suoi, perchè egli possedeva tratto vastissimo di terreno da quelle parti ed era egli stesso abile agricoltore, condonati di buona parte della dovuta pigione quando correva scarsa annata, ora di vecchi artisti largamente soccorsi di denaro. Ai poveri di Sant'Agata abiti e calzature eran provvisti da lui. Egli pure era nato povero, e dei poveri sentiva gli affanni e conosceva i bisogni. Grandezza adunque nell'arte e grandezza nel beneficare, è questa la duplice virtù che gli cinge di duplice aureola la fronte immortale.

* Coi sensi della più viva compiacenza riferiamo il magnifico parallelo che l'illustre Prof. Italo Pizzi dell'Università di Torino ha stabilito fra D. Bosco e GIUSEPPE VERDI, gloria della musica italiana, morto in Milano la mattina del 27 gennaio scorso. Questo prezioso ed eloquente parallelo, letto dall'autore il giorno di S. Francesco di Sales, 29 gennaio, durante l'agape fraterna che in detto dì suol darsi in Valdocco agli amici ed ammiratori dell'Opera Salesiana e pubblicato sull'Italia Reale-Corriere Nazionale, è tanto più significante ed autorevole in quanto che l'egregio uomo che con tanto amore lo traccia, ha la gloria di poter ricordare vent'anni di relazione d'amicizia con Verdi, mentre può allietarsi di una relazione d'amicizia imperitura coll'immortale Opera di D. Bosco.

Di lui, come sovrano autore di melodie, altri dirà, anzi molti. diranno degnamente, perchè la fama sua è andata quanto mai lontana; e vi sarà chi potrà confrontare il magistero dell'opera sua artistica con quello di altri celebri maestri italiani e stranieri. Ma io oggi, in questo giorno che è il terzo che splende sulla sua tomba, in questo giorno che è sacro ad un altro grande Benefattore della cui morte appunto ora ricorre l'anniversario, intendo di parlar di lui come di Benefattore e compararlo, poichè ne è degno veramente, a quest'altro Grande.

Sì, egregi signori, Giovanni Bosco o Giuseppe Verdi, nella grande opera benefattrice, stanno degnamente l'uno accanto dell'altro, anche se l'opera rigeneratrice e riparatrice del grande Fondatore della Pia Società Salesiana è gìunta negli effetti suoi ad assai più vasti confini. Sono due fulgide glorie d'Italia nostra, e, cosa degna di nota, si assomigliano, anche, nella via percorsa, sebbene e l'una e l'altra via siano fra loro disparatissime.

Ma è pur vero che nacquero ambedue poveri, ambedue umili, di gente contadinesca data al lavoro dei campi e a traffici minuti. Sentirono potente impulso per raggiungere un'alta meta, e quell'impulso potente seguirono e quella meta raggiunsero, superando i mille ostacoli che l'invidia, l'accidia, l'indifferenza altrui, congiurate sovente con la fortuna avversa, apprestano ad ogni generoso che s'avanza, tanto più s'egli è povero e dispetto.

Ambedue ebbero corona di vittoria, ma non subito veramente, sì bene soltanto quando l'invidia fu fatta tacere dal merito eloquente , quando l'accidia fu scossa dall'esempio poderoso, quando l'indifferenza fa volta in ammirazione dall'effetto inatteso. Se all'uno e all'altro mancò, sul principio, l'approvazione dei potenti e degli uomini di dottrina posata e fondata e petrificata, li seguì plaudente il plebiscito di migliaia di voci popolari; e alla loro morte, da tutti gli angoli della terra, migliaia di voci lamentose si levarono, e si levano tuttora e si leveranno sempre a piangerne la perdita. Più tardi, ebbero onori come principi, ma si mantennero umili ; ebbero abbondanza, ma vissero poveri, e del soverchio fecero larghezza altrui, e furon generosi in morte più che non poterono essere in vita. E vollero, infine, umile la sepoltura, cristianamente umile, oggi, in tanto schiamazzo di tali che si proclamano da se stessi e superuomini e geni e prodigi. Se, come si legge, la spoglia mortale di Giuseppe Verdi sarà portata al sepolcro preceduta da una semplice croce conforme a desiderio già espresso da lui, se Giovanni Bosco mori umile nella sua umile cella come l'antico poverello di Dio, all'uno e all'altro, tanto simili nella carità del bene, si può degnamente applicar la terzina del divino Poeta quando, raccontando la morte di San Francesco, diceva che dal grembo della povertà, da lui disposata, l'anima preclara

Muover si volle tornando al suo regno

Ed al suo corpo non volle altra bara.

IL CUORE PATERNO DEL SANTO PADRE verso gli Italiani *

II.

Per la preservazione della fede in Italia.

IL Santo Padre in questo secondo documento, diretto al suo Vicario Generale il Card. Pietro Respighi, quantunque in modo speciale parli solo della necessità di preservare la fede nel cuore del popolo Romano, insidiata da numerosissime sètte, tuttavia, si vede chiaro che intende gettare un grido d'allarme in mezzo a tutti i cattolici d'Italia perchè da per tutto si va notando negli adepti alle moltiformi sètte protestanti un forte lavorìo per far dei proseliti. Noi, per ora ci limitiamo a riferire solo la parola del Papa, dicendo ai nostri Cooperatori di prendere in seria considerazione il pericolo additato dal vigilante Pontefice e di mettere in attuazione i sapientissimi ammaestramenti.

Signor Cardinale,

Già fin dagli esordii del Nostro Pontificato Noi dovemmo additare come uno dei danni più deplorevoli che il mutato ordine di cose portò a questa Capitale del mondo cattolico, l'attivo proselitismo dell'eresia ed il conseguente pericolo a cui veniva esposta la fede del Nostro popolo. E su tale proposito rivolgendoci al Nostro Cardinale Vicario (1) venimmo ripetutamente impartendo ai fedeli esortazioni, consigli ed avvertimenti, ponendoli in guardia contro i molteplici tentativi, che sètte di ogni genere, venute da estranee contrade andavano qui facendo, sotto la tutela delle pubbliche leggi, per spargere nelle anime credenti il veleno della negazione e dell'errore.

Ma se da un lato siamo lieti di riconoscere, che la Nostra parola, avvalorata da cure non interrotte, non fu priva di buoni risultati; dall'altro siamo costretti di confessare, che, raddoppiata, pei potenti aiuti che loro giungono dal di fuori, la pertinacia dei nemici della cattolica religione, il male, lungi dal diminuire, andò aumentando, specialmente in questi ultimi tempi. Ci è quindi necessario, Signor Cardinale, di tornare su questo penoso ed importante argomento, che si connette tanto intimamente coi diritti e coi doveri del nostro Apostolico Ministero e coll'amore tenero e paterno che portiamo alla nostra popolazione di Roma.

È ormai noto ad ognuno, per l'evidenza dei fatti, che il disegno concepito da sètte eretiche, emanazione multiforme del protestantesimo, è quello di piantare il vessillo della discordia e della ribellione religiosa nella Penisola, ma sopratutto in quest'alma Città, nella quale Dio stesso, con ammirabile disposizione di avvenimenti, fondò il centro di quella feconda e sublime unità, che fu l'oggetto della preghiera rivolta dal nostro Divin Salvatore al suo Padre celeste (Ioann. XVII, 11, 21) e che i Papi conservarono gelosamente anche a prezzo della loro vita, e malgrado le opposizioni degli uomini e le vicende del tempo.

Dopo aver distrutto nelle rispettive loro patrie, con discordi ed opposti sistemi, antiche e venerate credenze, che formavano parte del sacro deposito della rivelazione; dopo aver infuso nelle anime dea loro seguaci l'alito glaciale del dubbio, della divisione e dell'incredulità ; rovina immensa, che noi deploriamo e compassioniamo dal fondo del cuore, ravvisando in tutte quelle creature i figli dell'istesso Padre ed i redenti coll'istesso Sangue: le sètte anzidette si sono introdotte in questa Vigna eletta del Signore allo scopo di continuarvi la loro opera distruggitrice e funesta. Nè potendo contare sulla forza della verità, esse traggono profitto per spegnere od almeno comprimere nello anime la fede cattolica, dalla indifesa tenerezza degli anni, dalla insufficienza della coltura, dalle distretto dell'indigenza, dalla semplicità di molti, accessibile alle lusinghe, agli allettamenti, alle seduzioni.

Di fronte a questo fatto, Noi sentiamo, innanzi tutto, il bisogno di dichiarare pubblicamente, come già facemmo altra volta, quanto sia penosa la condizione fatta al Capo della Chiesa Cattolica, costretto a rimirare il libero e progressivo sviluppo dell'eresia in questa Città santa, dalla quale deve spandersi in tutto il mondo la luce della verità e dell'esempio e che pure dovrebbe essere la sede rispettata del Vicario di Gesù Cristo. Come non bastasse a corrompere la mente ed il cuore del popolo il torrente di malsane dottrine e di depravazione, che irrompe giornalmente ed impunemente dai libri, dalle cattedre, dai teatri, dai giornali, doveva aggiungersi a tutte queste cause di pervertimento l'insidioso lavorio di uomini eretici, i quali in lotta fra loro, si trovano solamente d'accordo nel vilipendere il supremo _Magistero pontificio, il Clero cattolico e i dommi della nostra santa religione, dei quali non comprendono il significato e molto meno l'augusta bellezza. Ond'è che i fedeli, i quali da tutte le regioni, anche più remote, affluiscono peregrinando in Roma per trovarvi conforto alla loro pietà ed alla loro fede, debbono rimanere profondamente rattristati nel vedere invaso questo suolo, bagnato dal sangue dei martiri, da sètte di ogni specie, intente unicamente a svellere dall'anima del popolo quella religione, che pur venne dichiarata religione dello Stato, e che forma l'oggetto precipuo del loro amore e del loro culto.

Ella comprenderà facilmente, signor Cardinale, quanto siffatto stato di cose sia doloroso al Nostro cuore, e quanto vivo il nostro desiderio di vedere adottati opportuni rimedii, che valgano, se non a togliere interamente il male, almeno a mitigare la gravità e l'asprezza. Ed è perciò che Ci furono di noli lieve conforto la fondazione di un'Opera egregia, a cui Noi stessi demmo ispirazione ed impulso, che si intitola dalla Preservazione della Fede e più ancora i soddisfacenti risultati ch' essa ha incominciato ad ottenere mediante lo zelo infaticabile di quei che la dirigono e che ne fanno parte.

Noi vogliamo, signor Cardinale, contando sulla Sua nota e solerte operosità, che quest'Opera salutare, tanto adatta al presente bisogno, si sostenga, si rafforzi e si propaghi fino a costituire una difesa efficace e gagliarda contro l'indicato pericolo. Ad essa deve arrecare un valido e costante appoggio, in primo luogo il Clero parrocchiale di Roma, quel Clero laborioso, zelante e modesto, al quale incombe principalmente la cura e la responsabilità della salute delle 'anime; ad essa deve pure aggiungere vitalità , forza ed estensione il laicato cattolico di questa città, il quale è sempre pronto ad apportare il suo intelligente e caritatevole concorso ovunque lo richieda l'interesse della religione e il bene morale e materiale del prossimo.

A tutti poi sia cura di corroborare il carattere del popolo cattolico, ispirandogli nobili e santi propositi e prevenendo in pari tempo gl'incauti, che sotto le innocue apparenze di convitti per giovanetti, di educatorii per fanciulle, di scuole di lingue estere, di aumento di coltura, di sussidii a famiglie indigenti si cela il reo disegno di insinuare nelle menti e nei cuori le mas siine riprovate della eresia. Che tutti i fedeli sieno penetrati di questa verità , che nulla vi può essere di più grande e di più prezioso che il tesoro di quella fede, per la quale i loro padri affrontarono impavidi, non solo privazioni e miserie, ma spesso persecuzioni violente e la stessa morte. E tale sentimento di fortezza non può essere che naturale e profondo nell'amo di questa Nostra popolazione, la quale ben sa, che la Chiesa cattolica non solo possiede note divine, che la distinguono come l'unica vera, l'unica che ha ricevuto le promesse di vita immortale; ma ha pure versato, in ogni tempo, beneficii incomparabili su Roma, sull'Italia e sul mondo, domando la barbarie con la giustizia delle leggi e la mitezza dei costumi, estendendo, come ben dice San Leone Magno (Serm. I, in Natali SS. Petri et Pauli), il dominio della pace cristiana molto al di là dei confini esplorati dalle aquile romane, salvando le lettere, le biblioteche, la coltura, i monumenti; ispirando ogni ordine di scienze e di arti; venendo in aiuto dei deboli, dei poveri, degli oppressi colla generosità degli affetti, e colla magnanimità del sacrifizio e dell'eroismo.

Nutriamo pertanto fiducia che ninno dei romani, che sono i figli più privilegiati della Chiesa cattolica , vorrà mai, per qualsiasi umano interesse, separarsi da questa madre tenerissima, che dopo averlo partorito alla grazia, non ha cessato di circondarlo colle sue affettuose sollecitudini: come siamo altresì persuasi che quei generosi cattolici, i quali fondarono e promossero l'Opera mentovata della Preservazione della Fede non si daranno nè tregua, nè riposo finchè può pericolare la salute eterna anche di un'anima sola, mostrando così col fatto, che se i nemici della religione sono pia potenti per copia di ricchezze, essi li vincono per l'ampiezza della carità.

Auspice intanto del divino favore per ben condurre la gravissima impresa, impartiamo di tutto cuore a Lei, signor Cardinale, ai Promotori della pia Opera o a quanti la favoriranno l'Apostolica benedizione.

Dal Vaticano, li 19 agosto 1900.

LEO PP. XIII.

(1) Si allude alle Lettere Pontificie al Card. Vicario 26 giugno 1878 e 25 marzo 1879.

IL RAPPRESENTANTE DEL SUCCESSORE Di DON BOSCO in America *

Accademia e visita alle scuole - Come si studia la geografia - Al banchetto delle nazioni - Una dichiarazione - Quesito morale - Lavoro e preghiera - Un brevetto linguistico - I preparativi del 2° Congresso Salesiano - A Barracas - Quanta povertà: - Il premio della costanza - Conferenza a La Plata - Commovente episodio.

Torno a D. Milano, il quale volle con una indovinatissima accademia onorare D. Albera e fare un po' di bene ai suoi giovanetti. Le accludo il programma. Vedrà da esso come qui abbia voga e nomea musicale il nostro D. Pedrolini, compositore facile e delicato a un tempo. Quanto di lui ho finora udito ani piacque assai. Non aggiungo altro perchè non sono affatto della materia e non vorrei sentire a mio riguardo il sutor ne ultra crepidam. Il sig. D. Albera anche qui visitò le scuole. I programmi sono vasti e intesi a preparare nei giovani i futuri commercianti; quindi matematica a bizzeffe. La geografia la studiano in modo diverso da noi, ma forse con più utilità. In una scuola elementare D. Albera domandò i confini dell'Argentina; il maestro rispose che gli allievi non li sapevano, ma che però eran tenuti a dire qual è la principale via di Buenos Aires, quante parrocchie conta la città e simili cose locali.

Dovrò anche dirle per fedeltà di cronaca che dopo la visita alle scuole si andò a pigliare un boccone insieme coi più insigni benefattori della Casa? Stavolta sì, perchè il nostro fu un vero... banchetto delle Nazioni. V'erano Italiani, Argentini, Spagnuoli, ecc,, tutti però uniti, a pranzo ora solo, nelle opere di carità sempre e dovunque sotto la bandiera santa di D. Bosco, della quale tutti vanno orgogliosi come dichiarò uno dei nostri commensali. Discorrendosi sul carattere delle varie nazioni venne egli interrogato della sua patria. Rispose : son Cooperatore Salesiano ; e questo è il miglior titolo per me, per tutti noi che dobbiamo preporlo al vanto di qualsiasi nazionalità. Fu un'espressione enfatica, ma in bocca a quel caro signore, dotto, ricco e generoso verso i Figli di D. Bosco stava bene e dimostrava quanto l'Opera del nostro buon Padre sia qui amata e riverita. Raccontava dopo questo nostro benefattore che in tempi addietro soleva giuocare frequentemente al lotto destinando la somma che avrebbe potuto vincere ora ad uno ora ad un altro ordine religioso. Domandava quindi : - Ho vinto un giorno una forte somma per un dato ordine; quei religiosi non ne hanno tanto bisogno : qui i Salesiani stanno fabbricando una chiesa, fanno molto bene, potrei cambiar destinazione al mio danaro e darlo a D. Milano? - Il quesito pruriva e si lasciò insoluto. Videant theologi!

Che cronaca lunga quella di questa giornata; e non ho finito! Prima di sera si visitarono le Figlie di Maria Ausiliatrice di questo quartiere, ricche di alunne e povere di locale. Tengono in affitto per una grossa somma una Casa tanto meschina che è d'uopo facciano dello stesso locale chiesa e laboratorio per le 300 giovinette che si esercitano nei lavori domestici e nel ricamo : un tramezzo durante il giorno chiude il presbitero. Il Signore sarà certamente contento, perche quel lavoro è santificato dalla preghiera, ed è preghiera esso stesso.

Il 21 settembre D. Albera lo passò a Mater Misericordiae. Vi sono appena cinque confratelli. Quattro, compreso il direttore interinale D. Curotto Giovanni, fanno scuola, D. Dompieri attende alla parrocchia. Del castigliano che parla potrebbe a buon diritto chiedere il brevetto d'invenzione; ma intanto lavora assai e tiene qualche minuto allegri i confratelli colla narrazione un po' in italiano, un po' in ispagnuolo e buona parte in veneto dei non pochi curiosi episodii della sua vita di gioventù. I giovani che frequentano le scuole, compresi i semi-interni, sono un' ottantina. La casa è graziosa. D. Caprioglio non potendosi allargare si è sollevato verso il cielo: tre piani non è cosa ordinaria in Buenos Aires. Il resto può raccontarlo egli stesso, mentre io metto in carta qualche notizia sui preparativi del prossimo Congresso.

Benedetti e incoraggiati con bellissime lettere di approvazione di Mons. Sabatucci internunzio, di Mons. Duprat Vicario Capitolare, di Mons. Espinosa Arcivescovo eletto di Buenos Aires si tenne oggi in Mater Misericordiae la prima adunanza per formare le varie commissioni Mons. Alberti, Vescovo coadiutore della Plata, venne appositamente per presiederla. Egli è un Antico Allievo di Mater Misericordiae dove ha fatta la sua prima Comunione; conosce l'opera di Don Bosco e l'ama sinceramente. All'invito di D. Vespignani risposero tutti, e si radunò un'eletta di persone fra le più illustri di Buenos Aires. Don Vespignani espose l'oggetto della riunione, cioè lo scopo del Congresso dei Cooperatori che non sarebbe stato altro che far conoscere l'Opera di D. Bosco e stringere sempre più l'unione dei Cooperatori e delle Cooperatrici Salesiane affinchè aiutino i figli di D. Bosco a fare quel bene che la Divina Provvidenza desidera da loro. Parlarono quindi altri con fine acume e molto interesse per l'Opera nostra, e si venne alla formazione delle varie Commissioni che dovranno radunarsi ogni due giorni e anche più spesso. Fu così stabilito: il sig. D. Albera, come rappresentante di D. Rua, Presidente effettivo ; gli Arcivescovi e i Vescovi elie interverranno Presidenti onorarii. Per la Commissione esecutiva : Mons. Alberti, presidente; il Dottor Abele Bazan, membro della Suprema Corte, e l'Ingegnere Ayezza Romolo, vice-presidente del Consiglio Superiore della Conferenza di S. Vincenzo , vice-presidenti; Mons. Villanova Sanz, direttore del Messaggero del Sacro Cuore e il Sac. Jani Giuseppe, direttore del Circolo operaio della Concezione, segretarii. Taccio per ora delle altre Commissioni che tutte s'agitano in un lavoro febbrile e ordinato, non esclusi i nostri D. Tomatis, D. Foglino e D. Rota. Speriamo che questo 2° Congresso riesca così da sostenere degnamente il confronto con quello di Bologna, al quale cerca di modellarsi quanto più è possibile (1).

Sono le 19 e Mons. Alberti deve ritornare alla Plata. Si scioglie l'adunanza e noi torniamo a S. Carlo. Il tempo è cattivo, la vettura s'ingarbuglia in un binario di tramway e ci dà un forte trabalzo ; i nostri cappelli rompono tutti i vetri, ma ci difendono la testa. Si è dovuto discendere e sentire se la pioggia in America bagna ; ma aggiustate le cose alla meglio risaliamo e s'arriva a S. Carlo senz'altri inconvenienti. Ciò fa vedere che il sig. D. Albera ha bisogno delle preghiere di tutti i Confratelli per il suo lungo viaggio, poichè è così facile incorrere in qualche pericolo, e sarebbe una vera disgrazia se non potesse compire interamente la sua missione che tanto bene dovrà apportare alla nostra Pia Società. Egli è qui accetto a tutti; anche personalmente, incontra, come si dice; ma sa in modo mirabile volgere da sè il pensiero a D. Rua traendo da ogni piccola occasione argomento per crescere nei confratelli e nei Cooperatori il concetto della santità del nostro Rettor Maggiore che già hanno grandissima : ne ricorda e illustra la vita di lavoro, di sacrificio, di abnegazione; narra le cure per i figli d'America e l'amore e la stima che per essi nutre. In un lungo e penoso viaggio di vettura durante la visita di Terra Santa D. Rua esclamava: Oh come sono contento ! così capisco qualche cosa di quanto soffrono i miei figli in America

Ora un po' di cronaca per i fatti più salienti. Il 22 settembre viene a far visita al sig. D. Albera Mons. Terrero giunto poche ore prima in città. Ricorda egli come cinque mesi or sono, trovandosi a pranzo nel refettorio del Capitolo il sig. D. Rua gli abbia detto indicando D. Albera : Ecco chi mi rappresenterà alle feste di Buenos Aires. Il 25 dello stesso mese si va a vedere la Casa delle Suore di Barracas. Barracas è un quartiere di Buenos Aires, ma ci vuole quasi un'ora di vettura per arrivarvi. Ho detto che le Suore a S. Catalina hanno una povera cappella, ma quella è reggia a confronto di queste quattro assi mal connesse e foderate internamente di carta. Il pavimento è sempre umido, attraverso le fessure soffia il vento e penetra comodamente l'acqua. Dalla chiesa argomenti il resto. Eppure son dieci anni che vi dimorano facendo un bene immenso in quel quartiere abbandonato e senza una Chiesa ; e son pur dieci anni che da S. Catalina va a Barracas ogni giorno Don Bellingeri, nonostante la scuola regolare che potrebbe assorbire da sola l'attività di un confratello. Di più la domenica per il numero straordinario delle ragazze dice Messa due volte e due volte predica. Il Signore ha premiato tanta virtù, e tutte le Suore unitamente all'Ispettore dei Salesiani si sono messe d'accordo per soccorrere quella Casa, ed ora hanno innalzato parto di un nuovo edificio e quasi coperta la grandiosa e bellissima Chiesa che sarà una vera ricchezza per quel borgo. Anche la Società Operaia della contrada volle fare la sua offerta presentando una colletta di 500 nazionali.

Lasciamo Buenos Aires il 26 per recarci a La Plata. D. Zaninetti ci accompagna e narra fra l'altro, durante il viaggio, come 23 anni fa per non avere calzoni da cambiarsi, fece vestizione chiericale sul bastimento ; veste che, presa allora per necessità, non depose più. A La Plata D. Albera fa la sua prima conferenza in castigliano ; e invita quindi Mons. Alberti a continuare con maggior vigoria e facilità di quanto a lui permetteva la poca conoscenza della lingua spagnuola. Monsignore accetta. Ricorda la fortuna che avevano i Platensi nell'ospitare il rappresentante di D. Rua, parla del prossimo Congresso di Buenos Aires accennandone lo scopo e il modo di concorrere alla sua buona riuscita, e rievoca commosso un episodio del tempo in cui egli teneva la parrocchia di S. Isidro. Andava allora ad esercitare alcune volte il suo ministero nella vicina casa delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Un giorno s'incontrò in una povera donna che piangendo s'allontanava dalla Casa delle Suore traendo per mano una sua figliuoletta. - Non era mia parrocchiana, narra Monsignore, tuttavia mi feci a domandarle perchè piangesse così amaramente. Tra le lagrime e interrotta continuamente da singhiozzi accennò alla sua figliuola e disse che pregate e ripregate le Suore non l'avevan voluto ricevere. Confesso che sono entrato in Collegio coll'intenzione di muoverne lamento alla direttrice perchè mi pareva che il caso meritasse davvero la carità delle Figlie di Maria Ausiliatrice. - Nel parlatorio una Suora piangeva era la direttrice che mi venne incontro e mi narrò col cuore straziato come aveva dovuto rimandare una ragazza che chiedeva ricovero perchè non aveva neppure il pane per sfamare l'indomani le giovinette che già teneva in Collegio. -Tacqui, continua Mons. Alberti, ma compresi allora quanto sia necessario che la nostra elemosina sia generosa perchè i figli di D. Bosco e le Suore di Maria Ausiliatrice possano soccorrere almeno in parte alle miserie che da loro attendono un sollievo.

L'oratore non parlò invano. Nell'invito non s'era parlato di colletta, era giorno di lavoro; eppur si fecero cento pesos. Monsignore finì invitando D. Albera a benedire tutti i presenti, a ripetere in quella Chiesa la benedizione che le tante volte avrà ricevuto dall'Apostolo della gioventù, D. Bosco, alle cui virtù augurò presto l'onore degli altari. Fu giuocoforza rassegnarsi e vedersi inginocchiato dinanzi Monsignore. Alla funzione di Chiesa seguì un'accademia onorata da Monsignore e da molti illustri Signori.

Il 25 settembre si passa dalle Suore. Che superba casa hanno esse a La Plata! Un sontuoso palazzo profuso di marmi. Quando gli Americani hanno fondata nel 1884 la città di La Plata per farne la capitale federale innalzarono tutti gli edifizi contemporaneamente. Quello tenuto attualmente dalle Suore non fu pagato da colui che lo fabbricò; i creditori quindi lo espropriarono vendendolo poco dopo ai nostri per 35.000 nazionali: davvero un nulla se si ha riguardo al fabbricato ! Le Suore ne approfittano per tenere un gran laboratorio di ricamo dove s'esercitano circa 200 ragazze, e la Visitatrice vi manda tutte le ammalate.

È arrivato Monsignor Espinosa, e Don Albera si reca tosto a fargli visita. L'Arcivescovo è pieno di bontà verso i Salesiani, si dice a loro disposizione e li ringrazia del gran bene che fanno ai suoi diocesani. Come segno del suo affetto ha invitato Mons. Cagliero e Costamagna per l'imposizione del pallio.

Alle 15 dobbiamo partire per Bernal. Alle 14 1/2 una vettura si ferma alla porta di casa nostra : è Mons. Espinosa che vuole accompagnare D. Albera alla stazione colla sua carrozza e con lui si trattiene nell'interno della stazione sino all'ora della partenza. Quanta degnazione ! E tutto ciò, ripete D. Albera, perchè son figlio di D. Bosco!

(Continua.)

(1) I lettori possono aver un'idea dell'esito splendido di questo Congresso, nella relazione del Sig. D. Albera pubblicata nel Bollettino di febbraio. (n. d. r.)

Pro familia.

Questa Rivista settimanale illustrata prosegue le sue pubblicazioni educando, istruendo e dilettando. Per le famiglie è un vero tesoro e si può avere per sole sei lire all'anno oppure dieci in edizione di lusso. Splendide e svariatissime sono le illustrazioni e pieni di interesse e modernità gli scritti. Noi raccomandiamo ben di cuore ai nostri lettori quest'importante periodico. - Rivolgersi alla Società PRO FAMILIA in BERGAMO oppure alla LIBRERIA S. GIOVANNI EVANGELISTA in ToRiNo.

D. DOMENICO BELMONTE

Prefetto Generale della Pia Società Salesiana.

QUESTO pio, umile ed infaticabile modello di sacerdote e di religioso, figlio divoto ed amoroso di D. Bosco, dopo una vita passata tra il lavoro e la pietà, cessava di vivere la mattina del 18 febbraio scorso, nella modesta sua cameretta di Valdocco, assistito da D. Rua e tra le lagrime e le preghiere dei suoi confratelli. La sua morte è una gravissima perdita per la nostra Pia Società nella quale, da ben quindici anni, sosteneva, ai fianchi di D. Bosco prima e poi del suo Successore, l'alto e delicato incarico di Prefetto Generale.

Non è cosa di poche righe (e noi neppur pretendiamo farlo) il descrivere la vita operosa di questo nostro desideratissimo Superiore e Confratello, che, cercando di occultarsi a tutti, brillava invece sempre più agli occhi nostri modello di ogni più eletta virtù. Nato a Genola il 18 settembre 1843, ed entrato il 13 aprile 1860 nell'Oratorio di S. Francesco di Sales, sotto la savia regola di D. Bosco, egli si unì tosto con ammirabile slancio alla Pia Società Salesiana. Già conosceva la musica e sapeva suonar bene il piano, ed anche mentre ancor percorreva il ginnasio rendette un bel servizio all'Oratorio sia in casa, sia in molte novene e solennità, andando a suonare in vari istituti religiosi di Torino. Da chierico subito si diè a conoscere per abilità ed operosità non comune. Fu dapprima maestro di musica ed assistente a Mirabello, poi Prefetto ivi stesso ed a Borgo S. Martino, e, distinguendosi sempre più in virtù e scienza, il 16 aprile 1870, venne ordinato sacerdote. L'anno dopo lo troviamo ad Alassio quale professore di scienze fisiche e naturali in quel Collegio Municipale e nel settembre del 1877 Direttore a Borgo S. Martino dove stette fino al 1881 facendo ben prosperare quel Collegio.

Nell'anno 1881, traslocato a San Pier d'Arena, potè dar corso all'immensa sua operosità sia dirigendo quell'importantissima e complicata Casa, sia attendendo alla Parrocchia di S. Gaetano; ed ivi stette finchè nel 1886, eletto il venerando D. Rua, allora Prefetto Generale, a Vicario di D. Bosco, i suoi confratelli, raccolti in Capitolo a Valsalice, posero l'occhio sopra di lui, giudicandolo degno di prendere il posto lasciato vuoto da chi era stato collocato più vicino al nostro buon Padre e Fondatore. Perciò in quell'anno tornò all'Oratorio di Valdocco dove per due anni sostenne pure la carica di Direttore.

Se il Successore di D. Bosco era ed è la mente sagace e vigilante, il buon D. Belmonte era il braccio della nostra Pia Società. Egli si sapeva moltiplicare con ogni maniera pur di trovarsi al posto che gli assegnava la Provvidenza per mezzo del suo Superiore. La sua natural bontà, le sue virtù, la sua mirabile operosità son note a tutti i suoi confratelli, i quali piangeranno inconsolabili la perdita di un così, perfetto modello di pio religioso ed ottimo Superiore. E quanti ebbero a fare con lui, ricorderanno sempre il dolce sorriso con cui li accoglieva, e la mansuetudine inalterabile anche fra le più moleste occupazioni. Pareva che senza dirlo avesse preso per sè il generoso motto di S. Francesco Zaverio: Plus ultra, Domine! Non diceva mai basta; sempre voleva lavorare e mai cessare dall'occuparsi del suo altissimo uffizio.

Fu sempre appassionato cultore della musica, e con intelligenza ed amore riusciva a raccogliere fiori non dispregievoli: sacerdote poi predicava con vantaggio ed affetto tutto particolare. Quanti lo sentivano, erano desiderosi di riudirlo. Fece per più anni le istruzioni domenicali ai numerosi giovanetti dell'Oratorio festivo di S. Francesco di Sales, e con tanto profitto che quei giovani, oggi uomini fatti, non cessano, dopo tanti anni, dal ricordare con affetto e praticare con costanza gli utili e sodi ammaestramenti di lui. Noi abbiamo potuto constatare questo durante il mesto accompagnamento della salma di lui all'ultima sua dimora, poichè abbiamo sentito molti a rammentare la penetrazione nella sua parola viva ed efficace. Inimitabili poi ri mnarranno i sermoncini con cui tutte le sere soleva, dopo le preghiere recitate nel. coro del caro Santuario di Maria Ausiliatrice, dare la buona notte ai confratelli dell'Oratorio di Valdocco. Tanta era l'unzione della sua parola che sembrava nato fatto per la vita apostolica e certo avrebbe riportato i più bei trionfi sulle anime, anche più restie, se l'ubbidienza l'avesse gettato nel campo della predicazione. Ma le tante occupazioni non gli permisero di consacrarsi a questo per lui sì geniale ministero; ed egli, lasciò ogni più diletta cosa per colei, che chiamava la sua madre, cioè l'ubbidienza. Ammirabile esempio !

Da qualche tempo era minacciato da grave malore, però ultimamente pareva ristabilito, quando la domenica 17 febbraio scorso, fu sorpreso da un disturbo, che parve dapprima leggero. Accompagnato tosto in camera subito si manifestarono i sintomi di una catastrofe vicina. Erano le 21 e 20 minuti, e, chiamato d'urgenza un perito dell'arte, gli si usarono tutte le cure possibili, ma non si potè arrestare l'irruenza del male. Gli si amministrarono in fretta gli ultimi Sacramenti e, conservando fino all'ultimo piena conoscenza, rassegnato e disposto si riposava in Dio alla prima ora del giorno 18.

I suoi funerali, onorati da uomini d'ogni età e condizione, furono la più splendida prova dell'immensa eredità d'affetti lasciata quaggiù dall'amato estinto. Il feretro - preceduto da tutti i mille e più giovani e superiori dell'Oratorio: dalla banda interna e da quella dell' Oratorio festivo che facevano risuonare i vasti cortili di mestissime sinfonie; dalle rappresentanze degli altri istituti salesiani di Torino; da numeroso clero e dal Rev.mo Don Rua in piviale con assistenza di diacono e suddiacono - veniva portato da sacerdoti salesiani i quali si disputavano l'onore di tributargli quest'ultimo atto di stima ed affetto. Dopo venivano con torcie accese i parenti, i Superiori Maggiori della nostra Pia Società e numeroso clero della città; la rappresentanza dell'Istituto della Consolata; quella, assai numerosa, dell'Unione Operaia Cattolica, Sezione S. Gioachino, della quale D. Belmonte era membro onorario, col proprio vessillo abbrunato; i vesilli e le relative rappresentanze delle Compagnie dell'Oratorio festivo; la rappresentanza del Seminario delle Missioni estere di Valsalice; quelle delle Suore di Maria Ausiliatrice della Casa Madre di Nizza Monferrato e dell'Oratorio S. Angela Merici di Torino; quelle delle Case di S. Benigno, Mathi, Chieri, Milano ecc.; infine più altre rappresentanze di numerose famiglie torinesi coi relativi stemmi sulle torcie. Il Santuario di Maria Ausiliatrice venne letteralmente gremito e le preci dell'assoluzione al feretro, cantate e recitate a voce di popolo, ritraevano sì vivamente il comune cordoglio che a stento si potevano rattenere le lagrime. Compiuto il mestissimo rito, la lagrimata salina del venerato Superiore, confidente ed amico venne da molte delle stesse rappresentanze accompagnato al camposanto, dove venne calata nella tomba della Famiglia Salesiana, all'ombra del quadro dell'Ausiliatrice di D. Bosco, a tener compagnia agli altri Superiori e Confratelli che lo precedettero nella via del cielo.

Così passò il sacerdote fervente e l'esemplare religioso che fu D. Domenico Belmonte; passò, amato, benedetto da tutti; a lui la pace eterna, a lui la felicità del paradiso: a noi l'esempio imitabile delle sue virtù e belle qualità; a noi il ricordo soave dei suoi santi consigli e dei suoi benefizi. E quest'esempio e questo ricordo sempre vivo in noi addolcisca le amarezze e i travagli della vita, e ci faccia degni della grazia del Signore, onde rivederlo e goderlo per sempre in quella pace senza fine pura, senza fine bella, senza più desiderii senza più timori, con gaudio eterno e con speranza grande che ognun si salvi,

Triste anniVersario *

IL mio stato presente è degno di tutta la compassione: però sottraendomi, per brevi istanti, alla sanguinosa mano del dolore che internamente mi rode, faccio ritorno col pensiero alla nobile Quito, dove cominciò la felicità che mi si convertì in sventura. Colà in quella amata capitale, mansione di persone amabili, delicate e generose, provai, in compenso delle mie sofferenze officiali, godimenti positivi, intensi e puri che versarono alcune goccie di mìele nell'amaro torrente della mia vita.

Era de' miei piaceri il principale quello di vedermi circondato dai fanciulli, in quei giardini di fiori umani, che si sviluppano al calore della Religione e della Scienza. Collegi, scuole, laboratorio, erano per me altrettante oasi nel deserto ardente della politica. Io li amava tutti questi istituti, ma ve n'era uno che godeva la mia speciale predilezione. In esso, duecento o trecento neofiti del lavoro addestravansi nelle arti più utili. Il suo nome era: Scuole Salesiane di Arti e Mestieri, ma io nelle mie frequenti visite alle diligenti api di quei laboratorii amava chiamarlo: L'Alveare Sociale. Che attività portentosa ! Che varietà di occupazioni ! Che movimento di braccia, di macchine, di ordigni ! Che spettacolo commovente quello di questi operai fanciulli, dinanzi ai quali avrebbero dovuto vergognarsi tanti operai adulti!

Le feste più solenni di quello stabilimento erano quelle dell'industria moderna protetta e fomentata dal Cattolicismo. I suoi prodotti formavano una copiosa e brillante collezione ammirata dagli stessi avversarii dei Religiosi. Ed erano Religiosi quelli che dirigevano l'Istituto, e dei più competenti e benefici, veri padri di una turba di giovanetti, ai quali insegnavano colla dottrina e coll'esempio il modo di vivere onoratamente in società senza esser di peso ad alcuno.

E chi n'era il Superiore?... Bisognava vederlo, attivo, zelante, infaticabile, svelto, allegro, espansivo, passar di sala in sala, di gruppo in gruppo, spargendo consigli e carezze in mezzo a' suoi figli spirituali. Era bello vederlo specialmente quando si circondava di ragazzetti indigeni, che egli educava con cura speciale per restituirli un giorno ai loro paesi come semi di civiltà e di religione.

Quelli che non hanno conosciuto l'illustre sacerdote Don Luigi Calcagno aprano alla pagina 99 l'opera che a per titolo L'Equatore a Chicago e vedranno la splendida figura che gli fanno fare scrittori, che non gli erano neppur amici. In questa medesima figura di filantropo lo deve far passare ai posteri la Storia dell'Equatore.

O mio caro e venerando amico, emulo di Las Casas, imitatore di S. Vincenzo de' Paoli, tu non ritornerai più alla mia patria... La terra ospitale di San Salvador ti ha tributato onori e ti ha offerto un sepolcro... Molto ho deplorato e deploro ancora la tua morte. Se un torrente di lagrime non avessi versato già sopra la tua tomba, questo anniversario della tua morte, sarebbe il giorno in cui vorrei innaffiarla di pianti. Riposino le tue ceneri nella pace di Dio! Ricompensi Egli i tuoi meriti grandi ! E tu pregalo, col tuo fervore di sacerdote, per quelli che in questo terreno esilio vanno ancora errando fra pianti e sepolcri!

Cuenca (Equatore), 23 aprile 1900.

LUIGI CORDERO

Ex presidente della Repubblica.

* Crediamo far cosa grata ai nostri lettori, pubblicando in questo numero , la traduzione del commovente articolo, che l'Ecc.m° Luigi Cordero, già presidente della Repubblica dell'Equatore, scrisse in memoria dell'indimenticabile nostro confratello D. Luigi Calcagno, morto a S. Tecla di San Salvador il 13 aprile 1899.

CRONACA DEL MOVIMENTO SALESIANO

INTRAPRENDIAMO questa rubrica nell'intento di dare a quando a quando qualche brevissimo riassunto di quanto si fa nelle diverse parti del mondo dai Salesiani e dai loro Cooperatori per l'attuazione pratica del loro Regolamento, il quale racchiude in sè uno scopo eminentemente sociale e proprio dei nostri tempi. Non è già questa una novità pel nostro periodico, perchè fin dai suoi inizii ha sempre procurato di registrare i fatti più salienti dell'azione e vita salesiana; ma ciò si faceva alla spicciolata e fra le notizie varie oppure nelle relazioni della Conferenza prescritta per S. Francesco di Sales e per Maria SS. Ausiliatrice. Ora però crescendo sempre più il movimento salesiano, ci vediamo costretti a raccogliere con qualche ordine quanto si va facendo dai nostri confratelli ed amici, sia per evitare inutili ripetizioni come per tentare almeno di accontentare tutti nel loro giusto desiderio che cioè gli annali della nostra Pia Unione facciano cenno dei frutti del loro zelo e della loro carità. Non rechi perciò meraviglia se ci siamo prefissi la massima brevità e se molte cose ometteremo le quali, particolarmente prese, ben meriterebbero di esser pubblicate a comune edificazione ed eccitamento; tanto più che lo spirito dei nostri tempi abborrisce delle lungaggini, preferendo in tutto lo stile telegrafico della cronaca che dice molto in poco. Cominciamo a dar la preferenza alle notizie rimaste in arretrato e poscia un po' per volta accenneremo alle numerosissime feste e conferenze qua e là celebratesi ad onore del nostro Patrono.

TRIESTE. - Esposizione e conferenze. - Lo scorso novembre a Trieste, dove l'Opera Salesiana prendo sempre maggior sviluppo, nei locali del Circolo S. Giusto, venne fatta l'inaugurazione di una esposizione di oggetti in vendita. La distinta signora Enenkel, alla presenza di Mons. Vescovo e di numerosi visitatori, con appropriato discorso e colla sua solita elegante e nell'istesso tempo vibrata parola, cercò di destare nei presenti l'amore per l'Opera Salesiana. Esaltò principalmente il merito di tutti coloro, che in qualunque, maniera contribuiscono per educare l'animo di tanti giovanetti e salvarli alla religione ed alla patria, che altrimenti con ogni probabilità andrebbero perduti. Ed invitò tutti, ma specialmente i ricchi - considerato che in gran parte erano esposti oggetti di valore artistico - a farne acquisto, non soltanto per aggiungere un ornamento alle loro abitazioni, ma sopratutto per cooperare all'opera santa, oggidì così urgentemente necessaria.

L'esposizione constava non tanto di oggetti numerosi, quanto piuttosto di ricchi. Alcuni erano gli avanzi della fiera di beneficenza dell'anno scorso, altri invece nuovi. Sopratutto erano rappresentati quadri artistici, lavori di pittori concittadini, moltissime bambole, che attiravano specialmente l'attenzione del mondo piccino. Oltre di ciò oggetti di cancelleria, di chincaglierie ecc. La sala del Circolo San Giusto splendidamente addobbata, attirò gran numero di visitatori e compratori, allettati anche dai concerti della banda dell'Oratorio Salesiano, che in diverse sere si produsse con ottimo successo.

Contemporaneamente ebbero luogo due conferenze, la prima nella Chiesa dei Cappuccini e l'altra in quella della B. V. del Soccorso, ambedue dinnanzi a numeroso uditorio. Fu conferenziere il Direttore del nostro Collegio d'Este, D. Pietro Gallo, il quale parlò da pari suo dell'Opera Salesiana e dell'educazione della gioventù.

LISBONA (PORTOGALLO)-Onorificenza Pontificia a due benemerite nostre Cooperatrici. - Il S. Padre Leone XIII, in seguito a speciali informazioni, degnavasi concedere l'onorificenza Pro Ecclesia et Pontifice alla Signora Marchesa d'Unhào, dama di corte di S. Maestà la Regina D. Maria Pia, ed alla signora D. Maria da Conceicãs d'Alarcão moglie di D. Giovanni d'Alarcão ex-Governatore civile di Lisbona. Queste due nobili dame della capitale Portoghese, informate da quello spirito di carità disinteressata che opera prodigi di eroismo, si trovano dappertutto ci sia qualche misero da sollevare, qualche povero da aiutare, e sono una vera Provvidenza per le nostre Case Portoghesi. Percio il nostro D. Cogliolo, il 15 scorso dicembre, fu ben lieto di potere con improvvisata festicciuola consegnare alle suddette esimie nostre Cooperatrici i diplomi della Pontificia onorificenza, cogliendo la propizia occasione per dichiarare una volta più tutta la vivezza della gratitudine che i Salesiani nutrono verso le loro benefattrici.

SONDRIO - Un bel pensiero. - Le buone educande del Collegio femminile di San Lorenzo hanno voluto nelle feste del. Santo Natale u. s. ricordarsi delle nostre Missioni d'America. Col permesso delle loro RR.de Suore raccolsero fra di loro la somma di Lire dieci, togliendosi così quelle piccole soddisfazioni che con quell'obolo avrebbero potuto procurarsi. Il bambino Gesù, che per noi volle pur tanto patire e mortificarsi, benedica quelle buone educande e le faccia crescere sempre virtuose e da essere la consolazione delle loro famiglie. Che il loro esempio trovi molti imitatori!

PALERMO - I Chierici e le nostre Missioni. - Segnaliamo pure con viva gratitudine l'ottimo esempio dato dai Venerandi Chierici del Seminario di Palermo che fecero l'offerta di Lire quaranta per le Missioni Salesiane. Ai generosi futuri ministri del Signore auguriamo tutta l'abbondanza delle celesti benedizioni nel campo che Dio affiderà alle loro cure.

MILANO. - Inaugurazione dell'Opera di S. Agostino. - Anche la giornata del 3 gennaio 1901 sarà delle più memorabili nel nostro Istituto di Milano per l'inaugurazione fattasi dell'Opera di S. Agostino, di cui il Bollettino diede già contezza nel numero di settembre.

Ricordiamo che detta Opera venne escogitata come omaggio dei Salesiani a Gesù Redentore al principio del nuovo secolo. Il suo fine è duplice: la preservazione dei giovani ancora innocenti e la conversione dei traviati. Gli ascritti si dividono in due classi, cioè di Socii zelatori e Socii protetti. Alla Ia classe può associarsi qualunque persona d'ogni condizione e sesso allo scopo di pregare ed adoperarsi, come ognuno può, pel bene della gioventù, alla 2a appartengono i giovani innocenti ancora o già pervertiti, i quali ultimi ponno iscriversi anche a loro insaputa e contro loro voglia. Gli oneri consistono per gli inscritti in una preghiera qualunque (anche un solo Gloria) per la gioventù pericolante o pericolata e nel prestarle aiuto e consiglio, quando se ne fosse in grado; tali impegni non obbligano alcuno sotto pena di colpa. V'è pure l'obbligo dell'offerta per una sola volta di una lira per sopperire alle spese delle funzioni settimanali, che hanno luogo nell'Istituto di S. Ambrogio, cioè una Messa e Benedizione con Rosario ed altre preghiere apposite nel giovedì d'ogní settimana. Questa è la parte sostanziale dello Statuto, che viene consegnato per intero agli associati nella Pagella d'iscrizione, ed in un opportunissimo manualetto di soli 20 centesimi, nel quale è narrata la storia dell'Opera ed illustrata con espressive immagini, con un largo cenno sulla vita e conversione del Protettore S. Agostino, seguito da una raccolta dì preghiere dettate secondo lo spirito dell'Opera e largamente indulgenziate. A tutto ciò sono promessi varii preziosi documenti cioè 1.° l'atto di canonica erezione del pio Sodalizio per mano del Card. Ferrari : 2.° il Breve, con cui Sua Santità Leone XIII concede Indulgenze plenario e parziali agli associati: 3.° una raccomandazione dell'Opera fatta dal Rev.mo Sig. D. Rua, Superiore della Pia Società Salesiana.

S. Eminenza il Card. Ferrari volle riserbare a sè la funzione inaugurale d'un'Opera, a cui subito concesse tutto il suo appoggio appena n'ebbe un'idea, e fissava per questo il giorno 3 gennaio.

Alla cara cerimonia, preannunziata dai giornali e dalle ottime signore del Comitato, accorse un numeroso e sceltissimo pubblico. S'incominciò con una accademia riuscita con vero splendore prima per parte dell'orchestra allestita dall'esimio M.° Cervi, e che nel ricco suo programma regalò agli uditori in tutta la sua finezza quel vero capolavoro, che è il 1° Salmo del Principe della musica, Benedetto Marcello. Ma non minore soddisfazione recarono agli astanti anche i lavori letterarii in prosa e poesia, in italiano, latino e francese, che tutti, ispirandosi al concetto dell'Opera di S. Agostino, variamente la commentarono ed illustrarono. In sul finire, all'E.mo Arcivescovo, come a primo associato venne presentata, in una splendida pergamena dettata dall'aurea penna di Don Francesia in un classico latino, la pagella d'iscrizione. Chiuse l'accademia il Cardinale con una cordialissima allocuzione, in cui riprotestò l'ardente suo affetto a quei cari fanciulli, ai quali per ringraziamento ad un lavoretto tipografico presentatogli a Natale aveva qualche giorno prima scritta tutta di suo pugno un'affettuosissima letterina.

Si discese poi in cappella e colla Benedizione del SS. l'amatissimo Arcivescovo poneva suggello all'inaugurazione dell'Opera di S. Agostino.

Noi facciamo voti che quest'Opera venga prestamente e largamente diffusa per tanta gioventù bisognosa di tale aiuto. Contiamo all'uopo molto sullo zelo de' nostri confratelli, che, mossi specialmente dalla raccomandazione del veneratissimo nostro Superiore, la promuoveranno nei numerosi nostri Collegi ed Oratorii maschili e femminili, ove s'addensa tanta gioventù. Raccomandiamo parimenti la diffusione dell'Opera di S. Agostino a tutti i nostri cari Cooperatori, che vorranno iscrivervi tutti i loro figli e parenti, e massime facciamo appello ai Cooperatori Sacerdoti, che iscrivano le figlie di Maria, i Luigini ed in genere tutti i giovani commessi alle loro cure, spronando i genitori ad usufruire per la loro prole di quest'altro mezzo efficacissimo di tutela e di riparazione. - Il Direttore di qualunque Casa Salesiana è autorizzato a ricevere le iscrizioni ed a rilasciare la relativa pagella ed il manualetto.

SAVONA. - L'Oratorio Salesiano a Gesù Cristo Redentore. - La domenica 6 scorso gennaio, ebbe luogo in quel nostro Oratorio una grandiosa e solenne accademia per celebrare le lodi ed i trionfi di G. C. vincitore dei secoli e del suo Vicario Leone XIII. La chiesina dell'Oratorio, elegantemente addobbata e sfarzosamente illuminata presentava uno spettacolo stupendo ed attraente. Nel fondo, in alto, sotto un magnifico padiglione, in mezzo alla luce ed al profumo campeggiava mite e soave, la figura del Redentore, e dall'un dei lati la bianca figura del Vegliardo del Vaticano, illuminata da un celeste sorriso, sembrava precorresse col pensiero i trionfi di Cristo nel nuovo secolo. Malgrado il freddo eccessivamente pungente, la Chiesina dell'Oratorio trasformata in vasto salone, radunava quanto di più eletto ha Savona cattolica.

Il programma attraentissimo ebbe ottima esecuzione. Parlarono il M. R. Direttore dell'Oratorio, lo studente Cuneo Gustavo, D. Luigi Casanova. D. Roccia, D. Cavasin, Mario Badano, Cuneo Filippo e vari giovani operai.

L'accademia. si scioglieva fra gli evviva entusiastici e le allegre note di una briosa marcia, mentre, uscendo dalla Chiesa, una bella illuminazione attendeva gli invitati.

E così Savona cattolica, mercè l'azione Salesiana, onorò degnamente Gesù Redentore sovrano e padrone dei secoli.

TORINO. - Solennità di S. Francesco di Sales. - Venne celebrata nel Santuario di Maria Ausiliatrice il 29 gennaio coll'intervento di numeroso popolo e delle LL. EE. RR.m° Mons. Luigi Spandre, Ausiliare del Card. Arcivescovo, che celebrò la Messa della Comunione Generale e Mons. Giacinto Arcangeli, Vescovo d'Asti, che tenne il solenne pontificale. Alla sera dopo i Vespri disse il panegirico del nostro Patrono il R.mo Can. Bonnet Prof. Amedeo Comm. e Prefetto della Real Basilica di Superga. Il suo dire fu una ispirazione. Dalla Basilica di Superga ei vide la Chiesa di Maria Ausiliatrice ove D. Bosco fece prodigi di valore cristiano, avendo dinanzi a se stesso, come uno specchio, la dolce e mite figura del Salesio da cui intitolò il suo primo Oratorio. E fu lampo di genio pel Can. Bonnet. Egli discese da quella sì memoranda collina e salito il pulpito di Maria Ausiliatrice, commosso fino all'entusiasmo, con ampio e rapido volo colse il raffronto fra il Salesio e D. Bosco, inneggiando all'Ausiliatrice, che dal Salesio come modello e da D. Bosco come strumento degnossi cavare la Pia Società Salesiana del cui nome omai risuona tutta la terra. Impartì la benedizione Mons. Vescovo d'Asti.

- Anniversario di D. Bosco e Conferenza di S. Francesco di Sales. - Il 31 gennaio per l'anniversario di D. Bosco il Santuario di Maria Ausiliatrice fu affollatissimo di cooperatori e fedeli. Si cantò la magistrale Messa funebre che il nostro Missionario D. Pietro Rota, compose perla morte di Mons. Lasagna. - Alla sera nella Chiesa di S. Giovanni Evangelista ebbe luogo la prescritta conferenza. Consolante il concorso dei cooperatori e delle cooperatrici. Conferenziere fu il Missionario D. Guido Rocca, giunto pochi dì prima dall'Equatore. Dato un rapido cenno delle nostre Missioni in genere e dell'avvenire che loro è riservato, si fermò specialmente a parlare dell'Equatore. Riepilogò i fatti precedenti la rivoluzione che col nuovo Governo atterrò e distrusse quanto di bene avevano fatto colà i Salesiani. Descrisse le angoscia, le trepidazioni e gli orrori della guerra civile; e quella notte fatale in cui un drappello d'inumani soldati, circondata, invasa la Casa dei Missionari intimò loro il bando perpetuo da eseguirsi all'istante... Il conferenziere al ricordo di quei giorni in cui era strascinato per impraticabili foreste, coi piedi laceri dagli sterpi, insultato, minacciato, sospinto brutalmente, non può a meno di sentirsene tuttor commosso. Narrò di D. Calcagno, già antecedentemente ammalato, che sembrava ad ogni passo soccombere e infine l'infame attentato di annegarli facendoli imbarcare sopra una misera e sdruscita barca... La Provvidenza però diresse il cammino ed arrivarono a destinazione: ma fu un vero miracolo. Assistette alla commovente Conferenza anche Mons. Arcangeli il quale impartì pure la benedizione col SS. Sacramento.

- Una nobile iniziativa. - Il Comitato Promotore dell'Omaggio Internazionale all'Opera di D. Bosco, avvicinandosi il tempo della solenne inaugurazione e consacrazione della Chiesa monumentale di S. Francesco di Sales in Valsalice, promosse con ardore un ciclo di conferenze salesiane in varie le Parrocchie di Torino, invitando all'uopo i migliori conferenzieri, amici ed ammiratori dell'Opera Salesiana. La nobile iniziativa arreca già i suoi frutti, ma di questi parleremo altrove.

FIRENZE. - Conferenza Salesiana. - Scrive il periodico la Stella Cattolica di Firenze: « La benevolenza dei fiorentini verso l'opera salesiana, e l'avviso che avrebbe tenuto la conferenza quella illustrazione dell'Ordine Domenicano, che è Padre Antonino Luddi, trasse la domenica 10 febbraio a S. Firenze, insieme coi cooperatori e le coopeperatrici salesiane, un' immensa folla di popolo. Si diè principio col canto del mottetto Sit nomen Domini benedictum di Mons. Cagliero, eseguito con rara perizia dagli allievi dell'Istituto.

» Salì poi al pulpito P. Antonino. Dopo aver pagato un ben giusto tributo di lode e di ammirazione a D. Bosco ed alla Congregazione da lui fondata, parlò a lungo delle tristissime condizioni religiose e morali della gioventù dell'oggi che, nelle scuole laiche, più che il sapere, beve a lunghi sorsi l'ateismo, l'empietà, la corruzione. Da questo fatto, quanto innegabile altrettanto doloroso, dedusse l' imprescindibile dovere che si impone ai buoni d'accordare il più valido appoggio possibile all'Opera Salesiana, la quale in divers modi e con istituzioni diverse mira ad un unico scopo : la salvezza della gioventù.

» Questo il tema, questi i concetti fondamentali che svolse l'illustre Oratore. Ma chi potrebbe dire le emozioni che suscitarono nel pubblico gli accenti ispirati, la parola vibrante di apostolico zelo di P. Antonino ? Egli parlò un' ora: ma quell'ora fu un lampo, e quando pose fine al suo dire, il cuore sentì una pena, come al rompersi improvviso di un incanto : sentì il bisogno di raccogliersi dentro di sè per custodire più a lungo l'eco di quella voce così dolce e del pari così potente e sublime.

» Con rara semplicità e con molta praticità di intenti parlò poi l'egregio direttore del Collegio, il Sac. Dott. Alessandro Luchelli. Portò innanzi tutto il saluto riverente e affettuoso del Rmo Superiore della Congregazione Salesiana, il Sac. Michele Rua. A motivo della cambiata numerazione nelle abitazioni della Città pregò i Cooperatori e Cooperatrici Salesiane di mandare all'Istituto il loro biglietto da visita per avere l'indirizzo preciso di coloro che appartengono alla Pia Associazione.

» Diede poi informazioni interessanti riguardo alla erigenda Chiesa della S. Famiglia. Se la carità fiorentina, disse a un dipresso, potesse sostenere, da sola, le ingenti spese della costruzione, niun dubbio che i superiori permetterebbero di metter mano al lavoro anche subito. Ma perchè sarà indispensabile anche il concorso della Pia Società Salesiana, così è necessario aspettare che siano finite le Chiese di Spezia e di Valsalice, nella costruzione delle quali si trova la stessa Pia Società attualmente impegnata. Il ritardo però non sarà di lunga durata. Entro il corrente anno le due Chiese saranno indubbiamente condotto a termine e consacrate al culto; tutto adunque fa sperare che l'anno venturo si potrà dar principio al grandioso lavoro. Fece in ultimo un caldo appello ai presenti, perchè fossero larghi di carità verso l'istituto, sia per soddisfare ai gravi debiti da cui è onerato, sia per soddisfare a qualcuna almeno delle numerose domande d'accettazione gratuita che tutti i giorni gli pervengono.

Dopo le parole del Direttore venne, previo il canto di classici mottetti e del Tantum ergo, impartita solennemente la Benedizione col Santissimo dal R.mo Vicario Generale , Mons. Massimiliano Novelli Così ebbe fine la funzione, una certo delle più belle, delle più care, delle meglio riuscite a cui abbia assistito. Oh ! perchè funzioni simili, che tanta luce spirituale aggiungono alla mente, e tanta fiamma di carità accendono nel cuore, non si fanno più sovente ? ». - Fin qui la Stella Cattolica. Noi, da parte del R.mo nostro Superiore, rendiamo le più vive azioni di grazie, al R.mo Vicario Generale, Mon. Novelli, al Rmo. P. Luddi e ai R.R. P.P. Filippini, i quali in modo vario, ma ugualmente efficace tanto contribuirono alla felice riuscita della conferenza.

MISSIONI

PATAGONIA MERIDIONALE

Due mesi di missione per la campagna. (Relazione di D. Maggiorino Borgatello*)

Progressi del paese Santa Croce - Chi ha tempo non aspetti tempo - Una famiglia modello -Escursioni sul Rio Santa Cruz e Rio Chico - In un pollaio - La mano della Provvidenza - Laghi e fiumi - Telegrafo Patagonico - Conclusione.

In Santa Croce e dintorni vi sono cinquanta famiglie e circa duecento lavoranti, non ammogliati; cioè un totale di circa cinquecento persone. Nel paese che da due anni a questa parte ha progredito assai vi è un grande negozio di primo ordine, e quattro altri di secondo; sei alberghi e varie bettole, due panatterie, due macelli, un sotto-prefetto del porto, un delegato di pulizia con alcuni soldati, un giudice conciliatore che tiene anche il registro civile e un medico, il dott. Giulio Larauri, antico allievo del nostro Collegio di Paysandù, che sempre conserva buoni ricordi dei Salesiani e loro vuole molto bene.

Vi è una scuola mista elementare ed una maestra italiana da lezioni private in sua casa. La chiesa, che aveva benedetta due anni fa, ora si trova senza tetto. Un forte uragano nell'inverno passato le portò via il tetto e ne fece screpolare talmente le pareti che ora è inservibile. Meglio così, perchè era qualche cosa di orribile. Chi fece quella povera chiesa forse non aveva mai visto edifizi di sorta, perchè non avrebbe potuto far peggio. Basta dire che l'avevano costrutta due marinai col materiale di una tettoia disfatta. Gli abitanti di S. Croce ne sono in certo modo contenti perchè hanno speranza che presto se ne faccia un'altra migliore e colla nuova chiesa vada colà a stabilirsi definitivamente un sacerdote per ufficiarla. Altrimenti a che servirebbe una chiesa senza sacerdote? Tutti mi domandavano: Quando verrà anche qui un sacerdote stabile? Lasciai in tutti buona speranza che fra un anno sarebbe andato un Salesiano per rimanervi definitivamente. Sarà una realtà?!... Il governo argentino ha buona volontà che progredisca questo paese ed è disposto a fare anche gravi sacrifizi. L'attuale Presidente Roca, che visitò l'anno scorso S. Croce e vide la necessità di fabbricarvi una chiesa, più decente della catapecchia d'allora, darebbe il necessario per la costruzione di una modesta chiesina qualora si sollecitasse, come già diede per Gallegos. Mons. Fagnano vi ha già pensato, e sono certo che l'otterrà. Rimane a provvedersi il sacerdote e spero che anche questo a suo tempo si troverà.

È cosa mille volte provata e confermata, che colui il quale trascura di ricevere i Sacramenti in vita potendo, difficilmente li potrà, anche volendolo, ricevere in punto di morte. Così capitò, durante la mia missione tra Santa Cruz e San Julian, a due uomini che ben conoscevo, perchè negli anni precedenti era solito recarmi presso di loro per esortarli a ricevere i Santi Sacramenti della Confessione e Comunione, essendo già avanzati negli aurei e trovandosi lontani da ogni possibilità di avere un sacerdote in caso di pericolo. Essi però fecero sempre il sordo. Ora, pochi giorni prima che io arrivassi alle loro abitazioni infermarono tutti e due gravemente. E perchè si vedesse e si toccasse proprio con mano che chi disprezza i Sacramenti in vita non li avrà in morte, Iddio dispose che io, nulla sapendo della loro malattia, per circostanze impreviste ritardassi di alcuni giorni il mio arrivo alle loro case. Nel frattempo essi morirono e quando vi giunsi erano già sepolti. Chi ha tempo non aspetti tempo.

In mezzo al deserto della Patagonia, lontano da tutti i disordini delle città trovai una famiglia felice, degna di esser proposta a modello delle famiglie cristiane. Essa è di origine irlandese, cattolica, e la compongono il padre, la madre e nove figli, dei quali cinque maschi. Non è ricca, ma lavorando come fa, ha abbastanza per campare onestamente la vita. In casa regna grande pace e tranquillità fra tutti i membri, e si amano reciprocamente con amore desinteressato e forte. Non si odono mai parole forti o scomposte; i comandi sono dati con carità. e grazia e si ubbidisce non solo reciprocamente, ma l'uno fa di tutto per prevenire il desiderio dell'altro. Dappertutto regna pulizia e ordine e benchè confinati in un deserto vestono anche con certa eleganza, non però con lusso. Pare addirittura un piccolo paradiso! Le tre figlie maggiori si sono diviso il lavoro in questo modo. La prima attende colla madre ai lavori domestici, fa cucina, lava la biancheria, ed accudisce i fratellini ; la seconda è una vera pastora: essa va a cavallo tutto il giorno guìdando al pascolo le due mila pecore in compagnia del padre; la terza attende coi fratelli ai cavalli, alle vacche ed all'agricoltura. La sera si radunano tutti insieme intorno al fuoco e leggono un buon libro, pregano e poi vanno a dormire presto per alzarsi per tempo. L'innocenza e semplicità di vita è il segreto della loro felicità. Dai volti di tutti spira candore e semplicità. Il Signore li conservi sempre nella loro innocenza!

A diciotto leghe dalla foce transitammo sopra una barchetta il Rio Santa Cruz, prendendo con noi due soli cavalli perchè all'altra sponda ne potevamo avere ad imprestito. Gli altri li abbiamo lasciati in sorveglianza ad un nostro giovane, perchè si riposassero quindici giorni dove vi era in abbondanza erba ed acqua. Più di quindici volte guadammo il Rio Chico che misura in media da cinquanta a ottanta metri di larghezza, ed in alcuni luoghi è molto pericoloso. Più in su verso la Cordigliera questo fiume si divide in due, chiamandosi l'uno Chalia e l'altro Séhuel. Si percorse il Chalia fino a cinquanta e più leghe verso la sorgente visitando indii Tehuelches accampati sulle sue sponde, in particolare presso l'azienda del Sig. Giacomo Sebatier, detta comunemente di Giovanni Frischon, suo maggiordomo, perchè questi solo risiede in quel luogo. Ambidue sono francesi. Di là attraversammo un campo estesissimo, o per dir meglio, un vero deserto, per poter gìungere di quel giorno, che era sabato, sulle rive del Sehuel e così dar comodità di ascoltare la S. Messa alle molte persone che colà si trovano.

Lunghesso il Rio Sehuel si vedono magnifici monticelli di pietra che somigliano alcuni a vere fortificazioni, altri a castelli medioevali. Ve n'è uno detto il cerro de la ventana (il monte della finestra) che pare una torre con una finestra nel mezzo. Sembrano fatti ad arte, tanto sono curiosi, e la natura sola si incaricò di quei giuochi e capricci. Discendemmo di poi fin presso San Julian. Durante queste escursioni, non avendo più con noi la tenda, perchè lasciata al giovane che era rimasto coi cavalli, dovemmo alloggiare come si poteva. Una volta ci toccò alloggiare in un pollaio senza porta insieme con le galline. La padrona fece di tutto per allontanare dal pollaio le galline per quella sera, ma le poverette erano accostumate a quel luogo e loro pareva una ingiustizia il relegarle a dormire a cielo aperto; per cui non essendovi porta che loro privasse l'entrata, tante volte come erano scacciate altrettante ritornavano. Una chiocciola co' suoi pulcini, stette tranquilla nel cantuccio più appartato del pollaio tutta la notte, ma appena vide un raggio di luce, impaziente tosto cercò l'uscita, passando sgarbatamente sulle nostre faccie. Pochissime volte abbiamo trovato un letto nelle case. Ma oramai già siamo assuefatti a questa vita e non ci pare molta privazione; e poi la Provvidenza è sempre lì per aiutarci. Essa ci protesse sempre in modo meraviglioso che non la finìrei più se volessi anche solamente accennarne le volte.

Quante volte mentre già ci credevamo smarriti in qualche deserto essa improvvisamente accorse in nostro aìuto or in un modo ed ora in un altro ! Quante volte toccammo proprio con mano la sua materna tenerezza! Ne sia mille volte benedetta e ringraziata! Alcune volte facevamo traversate lunghissime di giorni intieri per deserti, solo guidati dalla bussola come il marinaio nel vasto oceano, senza mai incontrare persona viva; eppure arrivavamo con precisione al luogo da noi cercato, tanto che la gente pratica di quei luoghi si meravigliava essendo la prima volta che facevamo quella strada e senza alcuna guida. La Provvidenza guidava i nostri passi. La cosa più pericolosa per noi era la traversata dei fiumi. Ebbene, chi lo crederebbe? Senza che mai avessimo pensato a cercare una persona pratica dei passi, confidati unicamente nella Provvidenza, sempre abbiamo trovato nel momento stesso di transitarli una persona amica che non solo ce li insegnava, ma vi passava essa prima innanzi per ispirarci confidenza !.... Come non ringrazìare mille volte la divina Provvidenza? Causa le molteplici pioggie cadute l'inverno scorso stavolta non abbiamo sofferto la privazione dell'acqua. Abbiamo trovato duecento cinquanta laghi, alcuni vastissimi perchè il minore non misurava meno di un chilometro di circonferenza, e molti fiumi e torrenti.

Da tempo immemorabile nei vasti deserti della Patagonia e Terra del Fuoco si usa un telegrafo di nuovo conio. Quando uno si perde, fa un gran falò con legna ed erbe per molto tempo in un luogo, e se riesce a vederlo un'altra persona di lontano accende un altro fuoco per rispondergli e perchè si diriga da quella parte. Quando una tribù tehuelcha cambia luogo, vanno innanzi varii indii e di tratto in tratto accendono varii fuochi per segnare il cammino al rimanente della carovana affinchè non sbagli strada. Nelle isole della Terra del Fuoco, il fare due o tre fuochi vicini contemporaneamente per molto tempo vuol dire che in quell'isola si trova gente la quale desidera che qualcuno vada a prenderla, ed i pruni che riescono a vedere quei fuochi rispondono con altrettanti fuochi. Subito cessano i primi fuochi nell'isola per far conoscere che hanno compresa la risposta. E così in mille casi questo telegrafo patagonico trasmette a meraviglia i desideri dei lontani.

Infine durante questa nostra escursione trovammo qua e là varie famiglie emigrate da Bahia Blanca e da Buenos Ayres. Alcune di queste avevano fatto educare i loro figli nei nostri Collegi di Bahia, i quali conservano anche presentemente ottimi ricordi dei loro precettori. In Punta Arenas un giorno feci attenzione ad un giovane sui sedici anni che entrava in chiesa con molta modestia, faceva bene la genuflessione e quel ch'è più si accostò ai Santi Sacramenti con molta divozione. Diceva tra me: Pare proprio un figlio di Don Bosco. Chi sa ancora che non venga da qualche Collegio Salesiano! Mi volli accertare e seppi che era stato educato nel nostro Collegio Salesiano di Valparaiso. Ora è impiegato in un negozio di questa città; ma non passa domenica che non venga alla Messa, e quando può fa la S. Comunione. I nostri Collegi danno buoni frutti.

Ora è tempo di ammainar le vele. Mi accorgo che sono stato troppo prolisso, ma a toglìere c'è sempre tempo. I luoghi toccati sono più o meno quelli degli armi passati, per cui non credo dover ripetere tutti quei nomi che per lo più sono indiani Seebaike, Korpenkaike, Ottehaike e via dicendo con questi aike.

Dovrei ancor dire che il Ch. Mosso cadde tre volte da cavallo, senza però essersi fatto male, e che il mio cavallo un giorno si sprofondò in un terreno mobile (tembladero) e fu un vero miracolo che mi sia riuscito a ritrarvelo. Ma sono piccole avventure, inseparabili da questi viaggi, che non vale neppur più la pena di raccontare. Ci imprestarono venti cavalli; ne abbiamo stancati diciotto, e ritornammo a casa con diciasette per aver lasciati gli altri ai nostri confratelli di Gallegos. Feci un centinaio di battesimi, altrettante cresime ed una sessantina di Comunioni. Tutto questo in 63 giorni di missione, percorrendo 705 leghe a cavallo ossia 3.525 Km.! Salutandola rispettosamente, Le chiedo, amato Padre, la sua benedizione e, baciandole la mano godo professarmi con stima e riconoscenza

Della S. V. Rev.ma

Umiliss.mo ed obb.mo figlio Sac. MAGGIORINO RORGATELLO

EQUATORE Dall'esilio alla Patria.

(Relazione di D. Guido Rocca)

REVERENDISSIMO SIG. DON RUA,

Quito, 24 maggio 1900:

In questi momenti in cui dispongo d'un po' di tempo, mi occuperò nel darle particolareggiate notizie della Casa di Quito, e di tutte le peripezie che accompagnarono il mio viaggìo e la mia permanenza fino al presente nella Capitale della Repubblica del S. Cuore. Sono certo che saranno lette con interesse nel Bollettino Salesiano, mentre serviranno a benedire una volta di più la Divina Provvidenza, che dirige sempre gli avvenimenti ai suoi imperscrutabili fini.

Partenza da Santiago del Chilí - In Iquique - Il giovane elegante per necessità - In Arequiipa - Santuario a Maria Ausiliatrice

Il giorno 4 di ottobre dell'anno 1899, dopo varie settimane di dubbi ed incertezze, mi fu partecipato da Mons. Giacomo Costamagna, che per ordine di V. S. R. doveva prepararmi a ritornare in Quito per assumervi la direzione della nuova nostra Casa che si edificava in Tola. Questa notizia, quantunque m'impressionasse per le gravi difficoltà che si presentavano, mi ricolmò di gioia, giacchè, dopo l'Italia mia patria, nessun' altra nazione amai più dell'Equatore per l'immenso suo campo di lavoro e perchè consacrata in modo speciale al Divin Cuore di Gesù. Mi fu assegnato un compagno di viaggio e si fissò la partenza da Santiago del Chilì pel 16 ottobre.

Nulla Le dirò, Rmo. Padre, dei preparativi del viaggio che consistevano specialmente nel procurarmi il corredo conveniente pel travestimento con cui io doveva viaggiare, e meno ancora della piccola festa di commiato, che salesiani, alunni e signori dell'alta società Santiaguena mi offrirono alla vigilia del viaggio. Solo Le accenno di volo la modesta funzione che si celebrò nella Chiesa di Maria Ausiliatrice del Collegio di N. S. del Carmine. Di buon mattino insieme col mio compa gno lasciai la casa del Patrocinio di S. Josè; vi celebrai la Messa della Comunità e dopo di aver ascoltato gli ultimi consigli di Monsignor Costamagna, ricevemmo la sua speciale benedizione, il più prezioso dono che portavamo per il nostro viaggio. Egli ebbe la bontà d'accompagnarci fino alla vettura che doveva trasportarci alla stazìone ferroviaria, e li fu l'ultimo abbraccio e l'ultimo addio, tanto più tenero quanto più incerto era l'avvenire che la Provvidenza ci preparava. Ci accompagnavano bensì sin da quel momento le preghiere dei salesiani e degli alunni di tutte le case del Chilì, ai quali ardentemente aveaci raccomandati Monsignore, finchè giungessero notizie del felice nostro arrivo.

Sommamente necessarie erano per noi le preghiere dei nostri confratelli e dei giovanetti, giacchè il nostro viaggio e ritorno all'Equatore presentava serie difficoltà, a cagione delle condizioni politiche di quel paese. Dominava ancora nella Repubblica del Sacro Cuore di Gesù, la persecuzione al Clero e l'odio alla religione, personificato nel partito radicale; occupavano ancora le prime magistrature gli stessi che avevano espulso da Quito i figli di D. Bosco, decretando il loro viaggio d'esilio attraverso lo foreste del Pailon; il nome salesiano si udiva ancora in quella Repubblica con rabbia ; aggiungasi la recente promulgazione dell'iniqua legge del Patronato, attentato terribile contro la libertà della Chiesa, e tornerà facile immaginare quale fosse la prospettiva della nostra impresa. Non stavano lungi da noi i pericoli d'una nuova prigionia, d'un secondo esilio ; senza la protezione speciale della Divina Provvidenza non ci sarebbero mancate serie ostilità, che avrebbero potuto impossibilitarci persino l' ingresso nel porto di quella Repubblica, e resterebbe quindi sfruttato tutto il nostro intento di riaprire quel Collegio. Ma Dio aveva parlato per mezzo dei Superiori e conveniva obbedire; tuttavia superiori e confratelli non dissimulavano i loro seri e fondati timori.

Nelle 5 ore di ferrovia da Santiago a Valparaiso, la mia mente perdevasi tra i soavi ricordi che lasciava nel Chilì ed i pericoli che m'attendevano. A Valparaiso fummo ricevuti assai cordialmente da' Superiori e confratelli; molto allegri furono i due giorni che passammo in loro compagnia, mentre io disponeva le ultime cose per il viaggio. Da principio aveva ideato di fare il viaggio direttamente da Valparaiso a Guayaquil, ma ragioni di prudenza e consigli di persone distinte e amiche mi determinarono a dividerlo in tratti, dimorando nelle nostre case di Iquique, Arequipa e Lima,.

Così fu; il 17 salpammo da Valparaiso sul vapore Serena ed il 22 giungemmo ad Iquique, non aspettati dai nostri confratelli, i quali però ci accolsero molto bene e ci ricolmarono di cortesie nei tre giorni d'attesa dell'altro vapore. Ha quel Collegio una bella Chiesa, che, grazie allo zelo del suo Direttore, non lascia di produrre copiosi frutti di salvezza mediante la divozione a Maria Ausiliatrice, molto venerata dai buoni abitanti di Iquique. Potei sempre celebrare la, mia Messa all'altare della nostra buona Madre Maria , ricolmandomi questo di conforto, giacche, conosceva ben io quanto avrei avuto bisogno dei suoi favori.

Il 25 di ottobre partimmo da Iquique sul vapore alemanno Serapis. Ma qui incominciavano la difficoltà. Non era possibile entrare nell'Equatore in veste talare, sia per essere stato esiliato da quel paese in compagnia del compianto D. Calcagno, sia per le circostanze politiche della Repubblica, epperciò conveniva viaggiare in incognito in abito da secolare. Ciò non lascia di essere un grande sacrificio, ed in Iquique dovetti farlo offrendolo al Signore; così che da questo punto la S. V. mi vede cambiato in un giovane elegante, in un ingegnere con baffi e barba, con bastone ed occhiali, molto lontano dal far sospettare in lui il sacerdote ed il religioso. Così giungemmo il 27 a Mollendo, dove ci fermammo un giorno in un albergo per aspettare il treno che doveva condurci ad Arequipa.

Devo qui raccontare un incidente che prova una volta di più quanto delicata e difficile fosse la mia situazione. Nel giungere un vapore al porto, una moltitudine di servitori di alberghi circondano i passeggieri come tutti sanno. Così avvenne all'arrivo del nostro Serapis. Io per isbrigarmi più presto, mi accordai col primo che si presentò consegnandogli lo valigie e col mio compagno mi disposi a. seguirlo. Ma quale non fu la mia sorpresa, allorchè mi accorsi di venire condotto all'albergo medesimo in cui otto mesi prima aveva alloggiato per due volte nel mio passaggio per Arequipa andando al Chilì ! Per una di quelle tante casualità che si danno nella vita, fummo introdotti nella stanza medesima dell'altra volta; ma il più importante fu l'incontro col proprietario dell'albergo, un italiano, il quale naturalmente mi dovette riconoscere, come sull'istante lo riconobbi pur io. Dico che dovette riconoscermi, giacchè sebbene in mia presenza solo avesse osato di manifestare indirettamente i suoi dubbi coll'indirizzarmi domande capziose, alle quali naturalmente risposi con molta franchezza e disinvoltura, seppi di poi che apertamente ebbe a dire ad altra persona che io doveva essere sacerdote, avendomi egli visto altra volta nel suo albergo coll'abito talare. Per questo io desiderava di partire quanto prima, ma non c'era alcun treno diretto per Arequipa se non il giorno seguente.

Arrivammo a questa città, situata alle falde del Misti, il 28 verso sera, senza essere attesi dai confratelli. Il mio desiderio era di fare loro una gradita sorpresa e provare nello stesso tempo se mi avessero riconosciuto; e fu ben grande in verità la sorpresa di quell'ottimo Direttore e dei Confratelli, i quali noti tardarono a riconoscermi ed a rallegrarsi pel mio passaggio nella loro Casa. Rimanemmo con essi tre giorni, che trascorsero rapidi come rapide sono sempre le ore della gioia. Questa Casa si può chiamare con ragione il trapiantamento del Collegio di Quito, giacchè Superiori e Confratelli tutti appartenevano a quello ed alla succursale di Sangolquì ; per cui noi eravamo l'oggetto della loro affezione e gratitudine, essendo destinati a ritornare all'amata patria. Anzi, volendo essi manifestare in qualche maniera questi sentimenti, alla vigilia del distacco c'improvvisarono una piccola accademia, nella quale parlò solo il cuore e si evocarono i ricordi del nostro Equatore e del primo loro Superiore D. Calcagno.

Succedette parimenti un'altra cosa che non devo passare in silenzio. Durante l'esilio si ricorderà, R.m° Padre, che D. Calcagno in nome di tutti aveva fatto voto di edificare un Santuario a Maria Ausiliatrice se fossimo usciti salvi dai pericoli ed in particolare dal naufragio che ritenevamo certo nelle acque di Esmeraldas. Trovandomi io di passaggio in questa casa di Arequipa unitamente agli altri Superiori esiliati, ratificammo la promessa, dichiarando che il Santuario di Maria Ausiliatrice che si edificherà in Arequipa, sarà il compimento del nostro voto, per cui nell'abside della Chiesa si collocherà una lapide coi nomi degli esiliati, obbligandosi ciascuno in particolare di concorrere secondo le sue forze al compimento del Santuario.

Il giorno 31 dovemmo abbandonare quella Casa per seguitare il viaggio verso Guayaquil. C'imbarcammo sul vapore Aconcagua, rimanendo un giorno e mezzo in Callao, dove potei visitare quei confratelli e celebrare la Messa nella cappella delle nostre Suore. Nell'imbarcarmi col compagno in quel vapore, successe un'altra delle strane casualità che non mancò di recarmi dispiacere e tenermi un po' preoccupato. Trovavasi cameriere in quel vapore il medesimo che aveva servito sul vapore Loa, nel quale pochi mesi prima io aveva viaggiato da Mollendo a Valparaiso, per la durata di nove giorni. Detto cameriere mi riconobbe sull'istante e nel domandargli una cabina più centrale, con gran sorpresa l'udii rispondermi: « Padre, non ve n'è altra disponibile.» All'udire tal titolo (che in quella circostanza risuonava male alle mie orecchie, giacchè importavaeni molto di essere completamente sconosciuto), procurai ostentarmi più che mai secolare. Ottenni perciò d'allontanare dal cameriere l'idea che io fossi un prete travestito, giacchè più nulla disse in proposito, neppure indirettamente, durante i 9 giorni che facemmo il viaggio a bordo dell'Aconcagua, il quale l'8 di Novembre alle 9 del mattino, gettava l'àncora nel fiume Guayas di fronte alla perla del pacifico, la città di Guayaquil.   (Continua.)

IN FASCIO

Nictheroy (BRASILE). - Il Collegio Santa Rosa all'inaugurazione del monumento dello scopritore del Brasile. - Ci scrivono e noi benchè un po' in ritardo pubblichiamo, perchè è un fatto degno d'essere ricordato negli annali della nostra Pia Unione. « Ai tre di maggio scorso ricorreva pel Brasile una data assai memorabile. Si compivano 400 anni dacchè la mano dell' Onnipotente guidava a queste remote spiaggie le navi dell'Ammiraglio portoghese Pedro Alvares Cabral. Una tale ricorrenza ha eccitato in modo veramente ammirabile il già assai noto patriottismo dei Brasiliani ed in tutte parti, specialmente nella capitale, si prepararono feste straordinarie.

» L'amatissimo nostro Direttore, per assecondare l'entusiasmo dei ragazzi e specialmente per dimostrare una volta più che i Salesiani educano la mente dei giovani al retto sapere ed il cuore agli affetti giusti ed ordinati al sommo bene, ci fece una gratissima sorpresa. Venne annunziata una passeggiata generale da darsi nel mattino del giorno tre. Tutti si prepararono e alle otto e mezza uscivamo dal Collegio. Quattrocento giovani vestiti nel loro nitido uniforme e preceduti dalla banda istrumentale attiravano l'attenzione di tutti ed un popolo numeroso si agglomerava sulla via per osservare questo spettacolo del tutto nuovo. Verso le nove arrivammo al Ponte das Barcas. Qui ci aspettava una barca a vapore speciale; vi salimmo tutti e dopo alcuni istanti questa prendeva il largo tra i dolci concenti della banda e gli allegri evviva dei giovani.

» Il cielo era prima ricoperto di dense nubi; poi cominciò a rasserenarsi ed in breve il sole_ appariva a rendere più incantevole, più ammira bile questa magnifica baia, la più bella forse che esista. La nostra barca frattanto si avanzava con bastante velocità e dopo circa mezz'ora di viaggio, fissando attentamente lo sguardo davanti a noi come vecchio sartor fa nella cruna, cominciammo a scorgere lontano lontano, sulla spiaggia di Rio de Janeiro, un formicolio straordinario di popolo. Allora si comprese la felice idea del nostro caro Superiore: dal mare noi avremmo potuto assistere molto bene alla messa campale. Ancora pochi minuti e non ci trovavamo più che a pochissima distanza dalla spiaggia. La barca si fermò e noi potemmo godere uno spettacolo proprio imponente.

» Avevano innalzato un'alta croce con ai lati due palchi : uno per Sua Ecc. R.ma l'Arcivescovo di Rio de Janeiro, l'altro per l'Ill.mo Presidente della Repubblica. In varii punti campeggiavano magnifici archi trionfali e da tutto parti sventolavano bellissimi stendardi ed orifiammi. Appoggiato alla croce spiccava un bellissimo altare ricoperto di fiori e di corone. Il Superiore dei Francescani in Brasile celebrò il Divino Sacrifizio. All'Elevazione lanciaronsi razzi, scoppiarono mortaretti mentre tutte le bande della spiaggia e la nostra dal mare facevano echeggiare il festoso inno brasiliano. Fu quello uno spettacolo proprio commovente: da tutte parti festeggiavasi Gesù Redentore disceso tra le mani del sacerdote celebrante.

» Finita la Messa tutti si diressero al luogo dove il patriottico amore dei Brasiliani aveva i innalzato una statua al coraggioso scopritore della Terra di S. Croce. La nostra barca pure si mosse e con un largo giro andò a, mettersi proprio davanti al monumento che sorge a un duecento metri dalla spiaggia. Di là noi ne potemmo ottimamente presenziare lo scoprimento. Al cadere del tappeto che nascondeva ai nostri occhi Pedro Alvares Cabral , le fortezze e tutti i bastimenti da guerra cominciarono a dar tiri di cannone, i molti vaporetti a fischiare con tutta forza mentre le campane delle chiese suonavano a festa e tutte le bande l'inno nazionale. Non ci si capiva proprio più nulla. Come Dio volle, dopo alcuni minuti tacquero cannoni e vaporetti e noi mezzo istupiditi da quell'indiavolato frastuono, potemmo a bell'agio contemplare la statua di colui che fu strumento nelle mani di Dio per rivelare al mondo incivilito l'esistenza di questa terra vasta, feliz, fecunda e bella - quasi un segundo Edem dos céos mimosa come si esprime un celebre poeta portoghese. Stringe Cabral colla sinistra la bandiera nazionale; ha alla destra un ufficiale di marina ed alla sinistra frate Enrico di Coimbra, il sacerdote che celebrò la prima Messa su terra brasiliana.

Dopo averci lasciato godere a tutto nostro agio di sì bella visione, la nostra barca cominciò nuovamente a muoversi coronando l'impareggiabile nostra gita col visitare i molti bastimenti da guerra ancorati in quell'immensa baia. Arrivando vicino a ciascuna di queste fortezze ambulanti, la nostra brava banda suonava l'allegro inno nazionale mentre i nostri giovani dalla tolda si sfogavano in gridare evviva, con quanta voce avevano in gola, ai marinai, alla flotta brasiliana ed al Brasile. Quando si giunse a poca distanza dalla corazzata italiana Etruria, la banda suonò la marcia reale. Non so che impressione abbia fatto ai nostri bravi marinai una tale improvvisata, fatto è che tutti si misero sull'attenti e il Capitano stesso ci fece il saluto.

» Finita la visita ai bastimenti, la barca cominciò ad aumentare la velocità ed a dirigersi al Ponte das barcas. Alle tredici sbarcavamo e costeggiando la magnifica spiaggia di Icarahy rientrammo nel nostro caro Collegio dopo circa sei ore di assenza. Tutti i nostri giovani rimasero soddisfattissimi e, per molti giorni, il tema prediletto delle loro conversazioni, era sempre la gita marittima. I giornali stessi di Rio de Janeiro parlarono di questa nostra partecipazione a feste nazionali-religiose, elogiando assai i figli di Don Bosco ed il loro metodo di educazione. »

- Monumento a Maria Ausiliatrice nel Collegio S. Rosa. - Rileviamo dai giornali locali come il 5 dicembre scorso in quel nostro Collegio siasi inaugurato un grandioso Monumento, Omaggio a Gesù Cristo Redentore e al Suo Augusto Vicario sopra la terra il Sommo Pontefice, nel IV centenario della scoperta del Brasile e nel 25 anniversario delle nostre Missioni d'America. Ci aspettavamo una bella relazione in proposito, ma o dessa è andata smarrita nel viaggio od il nostro corrispondente vorrà, prima di comunicarci l'avvenimento, assicurarsi della durata del monumento inaugurato... Checchè ne sia, noi per ora ci accontentiamo di dare l'incisione di questo monuménto che fu designato e fatto costrurre dal nostro confratello Domenico Delpiano ingegnere, e le seguenti generali informazioni.

Il monumento è di solida costruzione, elegante ed ha 37 metri di altezza : in cima si erge la statua della Madonna di rame dorato. Fu costrutta a Milano dagli scultori Giudici e Del Bo e può esser illuminata a luce elettrica. Costò circa 120 contos de reis.

Alla cerimonia dell'inaugurazione - che fu semplice ma imponente - assistevano il Vescovo di Rio de Janeiro, Mons. F. do Reo Maia, i rappresentanti del Presidente della Repubblica, dello Stato, del Municipio, dell'esercito, della Camera, della stampa e gran folla di popolo. Allo scoprirsi dell'immagine di Maria la banda del Collegio suonò l'inno brasiliano e si accesero dei razzi mentre il popolo prorompeva in entusiastici evviva. Dopo la Messa, durante la quale gli alunni eseguirono scelti pezzi di musica, il nostro ispettore D. Peretto lesse un telegramma inviato dal Card. Rampolla da Roma, per mezzo dell'Internunzio, in cui il S. Padre, elogiando l'iniziativa e l'esecuzione di detto monumento, impartiva l'Apostolica benedizione ai benefattori del Collegio e a quanti erano presenti alla cerimonia.

Viedma (PATAGONIA). - La febbre tifoidea a Conessa e l'opera del nostro medico-chirurgo. - Il confratello Giovanni Baccis ci scrive, in data 8 settembre 1900, queste consolanti notizie : . A metà dell'agosto scorso la nostra prospera Missione di Conessa sulla riva dritta del Rio Negro, fu visitata dall'orribile flagello delle febbri tifoidee. Le Suore di Maria Ausiliatrice fecero prodigi di carità, ed il nostro D. Franchini procurava di animare la popolazione caduta nella tristezza della risorte. Si telegrafò al medico del Governo che ha residenza provvisoria in Choele-Choel, ma la distanza di 200 chilometri spaventò il dottore, che rispose non poter prestarsi ai loro bisogni. Allora non vi fu rimedio e telegrafarono al medico Salesiano D. Evasio Garrone residente in Viedma, distante pure 200 chilometri, descrivendo la loro triste e disperata situazione. Pertanto il giorno 23, di agosto D. Garrone partiva da Viedma nel nostro piccolo brek di missione in compagnia dello scrivente che conduceva i cavalli.

» Durante quei 200 e più chilometri di cammino fummo visibilmente protetti dal cielo, poichè i freddi e gagliardi venti, la pioggia continua, i piccoli canali e le lagunette straripanti di acqua più di una volta ci impedirono di andar oltre. I tre giorni di viaggio furono tre giorni di molto soffrire, ma D. Garrone si rallegrava al pensiero di poter liberare da una imminente catastrofe tanta povera gente che gemeva immersa nel più profondo dolore. A 12 leghe da Viedma in un punto chiamato Cabanea furono presentati al nostro medico non pochi ammalati, dei quali alcuni in uno stato gravissimo : egli dovette vegliare tutta la notte per curarli. Nella piccola colonia Frías, dimenticandosi di se stesso e facendosi tutto a tutti, D. Garrone potè pure asciugare molte lagrime ed impedire tante disgrazie nelle famiglie. Compiuta l'opera sua, senza riposare un momento, riprese il viaggio per Conessa.

» Impossibile mi è descrivere l'entusiasmo con cui fu ricevuto il medico Salesiano. Appena poterono vedere in lontananza la piccola vettura, molti gli vennero all'incontro ed il suo ingresso nel paese fu un vero trionfo. Gli fu subito offerta una modesta refezione, alla quale non potè rifiutarsi, poiché, erano più di 14 ore che non avea preso cibo di sorta. Finita in fretta la modesta cena, fu subito assediato da un gran stuolo di persone; ognuno lo voleva in casa sua; tutti avevano infermi da raccomandare. D. Garrone si mise all'opera quantunque fosse di notte e si trovasse assai stanco pel viaggio: solo a tardissima ora potè prendere leggero riposo per ricominciare all'alba seguente la sua missione di medico e di sacerdote. Il paese era rinato ed il nome di questo figlio di D. Bosco correva di bocca in bocca con accento di venerazione e colle espressioni della più sincera riconoscenza. Le famiglie ed i loro ammalati dissiparono presto dalla loro mente i sinistri presentimenti di abbandono e di disperazione e riaprirono il cuore alla speranza, la quale è più forte quando è sorretta dalla religione. D. Garrone non si contentò di visitare gli infermi e distribuire medicine, una aiutato dai più volenterosi, si accinse anche all'ardua fatica di disinfettare tutte le case ed isolare gli attaccati dal morbo contagioso. Dopo quattro giorni di dimora in Conessa e di lavoro indefesso il medico poteva dire di avere quasi circoscritto il male: effettivamente gli ammalati andavano migliorando e la mortalità andò sensibilmente diminuendo. Allora crebbe il giubilo nella popolazione e mille azioni di grazie si elevarono al cielo. Prima di partire D. Garrone lasciò medicine, avvisi, soccorsi e profondamente commosso per la gratitudine e bontà di quella cara gente partì benedicendo Iddio pel bene operato.

» Lungo il viaggio dovette fare molte stazioni, poichè al suo passaggio venivano portati su carri parecchi ammalati affinchè li visitasse e desse loro le opportune medicine. In un punto molto lontano e solitario gli fu sbarrata la strada da un indio, che per carità implorava si portasse a visitare un suo infermo in grave pericolo. Pioveva ed il sentiero che conduceva alla povera capanna non permetteva al piccolo brek di passarvi : così gli fu giuoco forza che discendesse ed andasse a piedi più di due chilometri. Quivi ebbe la consolazione di fare tutto il bene desiderato all'anima ed al corpo di quel povero indio.

» La pioggia ci accompagnò durante tutto il viaggio che fu continuamente interrotto dalle continue visite e dalle dimostrazioni della più viva riconoscenza di tanti poveri indii, sparsi per l'immensa solitudine della Patagonia. Le medicine che caritatevolmente si distribuirono superarono il valore di 300 pesos argentini. Sfinito di forze per le sostenute fatiche il valoroso D. Garrone arrivò fra i cari confratelli di Viedma, benedicendo una volta più la bontà infinita di Dio, che tante maraviglie si degna operare per mezzo di questi suoi poveri missionari. »

Grazie di Maria Ausiliatrice

Salvi per miracolo!

Eravamo ai 14 dello scorso novembre ed io col confratello Bassignana, montati su di una carrozzella, andavamo alla volta di Forlì per ossequiarvi S. E. R.ma Mons. Scozzoli Vescovo eletto di Rimini. Il viaggio era piacevole, il cielo sereno e l'aria mite della nostra Romagna ci accarezzava lietamente. Si discorreva di cento diverse cose, quando, e non so neppur io spiegarmi il come, un pensiero mi attraversò improvviso la mente : non si è recitata la preghiera a Maria Ausiliatrice per il buon viaggio. Immantinente ne avverto il confratello e come per riparare l'involontaria omissione diciamo la preghiera con fervoroso slancio. Poi come sicuri della protezione di Maria io prendo a leggere, ed egli attende a guidare il cavallo che trotterellava nella strada sgombra. Giunti in vista di Forlì a tre chilometri circa, e, precisamente sopra un crocevia, sbuca dietro una siepe un contadino con cappello bianco a larghe tese conducente su d'una carriuola alcuni sarmenti. A quella improvvisa apparizione, il cavallo impenna, si slancia e con un repentino scarto si getta alla parte opposta all'orlo dì largo fosso. Il confratello con una tremenda strappata di morso riesce a porlo in via, ma non sì tosto che la ruota non urti tremendamente in un termine stradale. Fu tale il colpo, che ci sbalzò di peso a terra, e la carrozzella in uno sfasciume di molle ed assi infrante ci piombò addosso. Eravamo là sotto come schiacciati, quando il cavallo infuriato prese nuovamente la corsa trascinandosi la carrozzella, che strisciò sui nostri poveri corpi. Noi dovevamo rimanere morti e per tali ci credettero alcune persone provvidenzialmente accorse in nostro aiuto. Ma Viva Maria Ausiliatrice! tolto un po' di tramortimento ed una leggera scalfittura ad un dito della mano destra e alla clavicola del piede sinistro ne uscimmo tutti e due sani e salvi! Potente Ausiliatrice dei figli di Don Bosco, di questa e di mille altre grazie a Te lode in eterno !

Faenza, 26 novembre 1900.

Sac. G. B. RINALDI Direttore dell'Istituto S. Francesco di Sales.

Gaetanello è guarito

La sera del 3 agosto scorso ricevo da una mia sorella un telegramma in questi termini: - Bambino ammalato gravemente; se desideri vederlo vieni subito. - Poveri sposi! Era la loro gioia, unica gioia, il caro Gaetanello, ed ora se lo vedevano innanzi morente ! La lunghezza del viaggio, gli uffici del mio ministero m'impedirono di recarmi a consolare quelle creature. Ma a loro pensava Maria

Raccolsi la mia famiglia: pregammo tanto tanto la Madonna Ausiliatrice, ed io nel mio segreto promisi un'offerta e la pubblicazione della grazia, se ci fosse stata concessa. Tre giorni dopo ricevo dalla sorella queste notizie: - Ti telegrafai perchè vedeva oramai il caso disperato. Era il povero Gaetanello più di là che di qua: tutti giudicavano avesse a durarla poche ore. Però posso ringraziare la Madonna, chè fu come miracolo. In poche ore fece un miglioramento straordinario ed improvviso spererei che ormai fosse fuori pericolo. - Tale miglioramento improvviso era accaduto proprio in quel momento che io faceva la promessa a Maria Ausìliatrice ! Dopo pochi giorni, perfettamente guarito dalla triplice gravissima malattia, egli tornava ai vezzi ed ai trastulli di prima. Compreso adunque dalla più profonda gratitudine, invio l'offerta di L. 10 chiedendo per me e per i miei la benedizione di Maria.

Rosà (Vicenza), Novembre 1900.

Sac. GIOVANNI FERRARESE.

Callao (CHILì). - Da parecchio tempo io stava in letto con febbri gastriche, senza speranza di guarire tanto presto, anzi da qualche giorno, neppur di notte poteva prendere assolutamente riposo. La domenica delle Palme, i sintomi della malattia si manifestarono più allarmanti ed il dottore giudicò grave il caso temendo una congestione celebrale. I miei dolori alla testa erano acutissimi, mi pareva proprio di diventare pazza, e, rassegnata mi preparava già al passo tremendo della morte. Però il Signore altrimenti dispose. Vedendomi la mia Superiora in sì doloroso stato, mi esorta a raccomandarmi a Maria Ausiliatrice chiedendogli la guarigione. Tutte le mie sorelle si uniscono meco nella stessa preghiera e la nostra buona Madre Celeste m'esaudisce. Tosto i miei dolori si calmano e prendo sonno. Mi sveglio dopo circa un'ora senza febbre: ogni sintomo allarmante era scomparso ed io ero guarita. O Vergine potente, a Te, piena di gratitudine, sacro la vita che mi ridonasti !

19 novembre 1900.

Suor ANGELA CAVALLO.

Milano. - Con l'animo pieno di riconoscenza sento il dovere di deporre ai piedi di Maria Ausiliatrice i miei voti di ringraziamento per segnalata grazia ricevuta. Nel gennaio dell'anno scorso mi trovava gravemente inferma e soffriva assai. Il male peggiorava sempre di giorno in giorno in modo che il medico dichiarò doversi ricorrere ad un'operazione chirurgica. Io non sapeva risolvermi mancandomi il coraggio per sottopormivi. In tale frangente, consigliata da pia persona, cominciai una novena alla Vergine Ausiliatrice promettendo di far pubblicare la grazia sul Bollettino Salesiano e di fare una piccola offerta. La grazia non si fece aspettare. Il primo giorno della novena sentii subito un leggero miglioramento e andò sempre crescendo tanto che al nono giorno io era perfettamente guarita. Ora adempio alla promessa mandando la mia offerta ed esclamo coli viva riconoscenza: Viva Maria SS. Ausiliatrice.

15 settembre 1900.

ROSA MARIA COLOMBO.

Mombercelli. - I miei cari tutti piangevano intorno al mio letto aspettandosi di vedermi da momento a momento dare il supremo respiro. In seguito a due forti emorragie non arrestate se non quando era quasi esangue, i medici mi avevano disperata della salute, dicendo che per salvarmi sarebbe necessitata una difficilissima operazione, non possibile nello stato in cui mi trovava. Quindi già viaticata aspettava la morte. In quei supremi istanti volai col pensiero a Maria Ausiliatrice e promisi di fare un'offerta al suo altare se mi avesse ridonata ai miei parenti e specialmente ai miei figli che abbandonava teneri orfanelli. Cominciai a migliorare un po'; subii l'operazione con una forza ed un coraggio come se mai fossi stata ammalata ed ora la mia guarigione è assicurata. Maria Ausiliatrice fu la mia salute.

28 dicembre 1900.

FERRERO MARIA.

Momo (NOVARa). - Ho avuto la bella sorte d'incominciare il secolo xx sotto gli auspizi della Celeste Madre Maria Ausiliatrice, e lieto innalzo l'inno della mia gratitudine alla sua materna protezione. - Da venti giorni io soffriva atrocemente dolori spasmodici all'intestino, in causa di una forte infiammazione che mi sorprese all'improvviso. Fin da principio il medico curante mi giudicò in gravissimo pericolo, e temeva altre pericolose complicazioni. Mio padre ed i miei parenti gemevano nel più profondo dolore; io era preso da un furioso delirio. Già trattavasi di chiamar medici di altre città; ma appena mi furono cessati alquanto i dolori, subito pensai ad un altro medico, ben più dotto e più potente di quelli, ai quali si voleva ricorrere. Il pensiero di darmi totalmente nelle mani di Maria, d'affidarmi alla sua cura materna, e di manifestarle i miei bisogni, tosto prevalse : feci una breve orazione, e quindi le promisi che se al principiar del nuovo secolo io avessi ottenuto la guarigione, avrei fatto pubblicare la grazia insigne sul Bollettino Salesiano. E la grazia tanto aspettata venne. Al presente non si può dire ch'io sia perfettamente guarito, ma ogni giorno vado migliorando. Ed ora, in adempimento della promessa, rendo pubblica la grazia a maggior gloria di Maria Ausiliatrice ed a conforto dei divoti.

11 gennaio 1901.

Rossi Ch. GIUSEPPE.

Negrar (VERONA). - Mandiamo questa povera offerta, quale segno di riconoscenza a Maria Vergine Ausiliatrice, per averci ridonata quasi miracolosamente la nostra bambina Maria. È stata essa assalita da una forte febbre tifoidea che in otto giorni ce la condusse agli estremi. Nella notte del decimo giorno la bambina dava appena segno di vita e si aspettava di momento in momento che dovesse rendere l'ultimo respiro. Tutti di famiglia desolati ci mettemmo ad invocare la Madonna, Aiuto dei Cristiani. La invocammo per ben cento volte col titolo : Auxilium Christianorum, ora pro nobis; e la cara Madonna non ci lasciò senza conforto. Terminata la preghiera, la bambina aprì gli occhi, incominciò a migliorare, e nel mentre i medici ce l'avevano data ispedita, ora è in piedi, e sana e salva ringrazia con noi la Madonna per la guarigione ottenuta.

Voglia ancora la Vergine benedetta farci la grazia delle grazie, di far cioè crescere tutte le nostre creaturine buone, virtuose, degne figlie di Maria Immacolata.

13 dicembre 1900.

BANTERLE LUIGI e FEDRIGO ELISA.

Ottennero pure grazie da Maria SS. Ausiliatrice, e pieni di riconoscenza inviarono offerte al suo Santuario di Torino, o per la celebrazione di S. Messe di ringraziamento, o per le Missioni Salesiane, o per le altre Opere di D. Bosco, i seguenti

A*)-Albino (Bergamo) : Lavelli Paolo, L. 100 per la guarigione di sua moglie che era ridotta a fin di vita e disperata da tutti i medici. Tutti i mali si erano dato l'appuntamento nel corpo di quella poveretta : mal di cuore, dilatazione del ventricolo, mal di fegato infiammazione intestinale ecc., Sacramentata e ridotta agli estremi il Sacerdote le raccomandava già l'anima: Maria Ausiliatrice non permise che morisse ed ora è in piena convalescenza e spera di venir presto a ringraziare la Madonna nel suo Santuario di Torino. - Albenga (Bergamo) : Rota Carlo, 20 in rendimento di grazie per favori ottenuti e per impetrarne altri. - Agliano d' Asti : Tirello Maria, 3 per grazia - Alice Belcolle : Ottazzi Margherita , 2 per Messa di ringraziamento-Asti: Dezani Giuseppe, 5 con Messa di ringraziamento.

B) - Belforte Monferrato : Bosio Anna n. Alloisio, 10 con anello d'oro per l'ottenuta guarigione della figlia Emilia - Benevagenna : Ellena Maria, 3 : Contessa Delfino Monti di S. Giorgio, 2 per grazia. - Berca di Canneto Pavese: Repetti Luigia, 6 a nome di pia persona per grazia - Binasco (Milano) : Gualchi Don Pietro, Rettore Emerito, 20 per le Missioni- Bologna: L. G. V. M. , 200 per grazia ottenuta. - Bolsena (Roma) Marianna Dettarelli, 4 per aver avuto il figlio ora sacerdote, liberato dalla leva militare -Bolzaneto Murta: Bordo Angela, 1 per ottenere grazia speciale : Cavessale Giovanni, 5 per l'ottenuta guarigione d'una sua bambina: Parodi Luigia d Giuseppe, zelatrice salesiana, 2 raccomandando caldamente il figlio Antonio bisognoso di grazia speciale : Mario Cambiaso per ottenere più grazie. - Brogliano (Vicenza) : Pedon Eugenia, maestra, 3 di cui 2 a nome di pia donna del paese che ebbe il figlio guarito da penosa infermità. - Brookside (Nord America): Giuseppe Vezzetti, 5 con Messa di ringraziamento per esser stato guarito, dopo che i medici l'avevano dichiarato spedito, da fiera polmonite - Busto Arsizio : Pozzi Bellingardi Carolina, 10 di cui 7 da parte di Rosa Galazi per grazia.

C) - Callao (Perù): Una Cooperatrice Salesiana ringrazia la Madonna per il felice esito di dolorosa operazione subita da suo padre e per il ritorno di lui alle pratiche di nostra santa religione. = Caltanisetta Lanzirotti Vittoria. - Carpeneto d'Acqui : R. C. , 20 per grazia. - Cava Manara; Uldoni Enrico, avendo fatto ricorso alla Madonna venne liberato insperatamente dalla prigione dove, benchè innocente, era rinchiuso quale autore di un incendio: - Rissone Leone ringrazia pure la Madonna per uno stesso favore. Egli, quantunque colpevole, per le preghiere innalzate dalla sua madre alla Vergine Potente, potè aggiustare ogni cosa colla giustizia e riacquistare la sua posizione nella società. - Casale Monferrato : Preda Annetta, 5 per grazia. - Castelnuovo Calcea : Allutone Antonio per ottenuta guarigione. - Cefalù : Choggia Giuseppina, 4 in rendimento di grazie per averlo Maria SS. liberata la madre da parecchi mesi di carcere. - Chiavari (Genova) : Lugaro Bordi Teresa, 5 con Messa di ringraziamento. - Chironico (Canton Ticino) : Catterina Pedretti, 10 per grazia. - Codevilla (Pavia) Campanini Camillo 6,30 per promessa fatta. - Collesano : Pontani Concetta, 2 e Pontani Flavia, 2 per grazia - Comete di Ruino (Pavia) : Bisio Nicoletta, 2 per Messa di ringraziamento. - Conzano (Alessandria) Scagliotti Maria, levatrice, 3,20 con Messa. La stessa inviò pure altra volta L. 4 per altra grazia.- Codogno Grassi Rosina ved., 10 per ottenuta guarigione - Cremona : Zamboni Anna, 5 per grazia ottenuta e per ottenerne altra.

D) - Diano d'Alba : Stresia Matilde.- Delebio (Sondrio) : Mombretti Arialdo, 5 a nome di Bernasconi Maria sua madre per grazia

E) -Entraque: Leone Antonino, 5 per grazia.

F) - regine : Grasso Francesco, 1 per ottenere pronta guarigione : Grasso Pietro, 1 idem : una pia persona, per preghiere secondo la sua intenzione. - Fezzano: Lucchini Narciso, 5 per la pronta guarigione di una sua figlia e per altra grazia. - Firenze: Un devoto di Maria Ausiliatrice, 1,20 per grazia ottenuta. - Possano : Annetta B.

G) - Gallarate : Cattaneo Giuseppina, 5 per grazia. - Gerra Verzasca (Canton Ticino) : Besimo Teresa, 1 per grazia. - Giarola (Pavia): Draghi Adelaide, 4 per Messa di ringraziamento.- Gordona : Sac. Giacomini Beniamino, 5 per grazia.

L) - La Salle (Aosta) : Sac. N. Treves Vicario, 8,20 con Messa di grazie. - Limosano (Campobasso) : Covatta Battista,

M) - Mazano (Valpolirella) : Lavarini Domenico, 10 per Messa di ringraziamento essendo guarito da diuturna e noiosa gastrite intestinale. - Masero di Scarmagno : Ardissono Teresa, 2 per Messa di grazie. - Mirano (Venezia): Massuato Luigia, 10 di cui 3 per altra pia persona pure graziata. - Mondaino (Forlí) Renzi Augusto, 15 per grazie. - Montemagno : Ferraro Rosina, 3 per due Messe di cui una di grazie.

N) - Nevi Ligure: Guassolo Antonio, 2: Repetto Clemente, 2 per grazia.

O) - Orvieto : M. P., 2,50 per due Messe.

P) - Pavia : Depissis Giuseppina guarita perfettamente in pochi giorni : Nicolò Colli per esser stata salvata da imminente catastrofe finanziaria: Grecchi Maria, guarita prodigiosamente da disperata nefrite che la travagliava da undici anni e che da oltre nove mesi non le lasciava mai un istante di riposo. Il medico stesso riconobbe la grazia straordinaria. -Padola : Demartin Rosina, 5 per grazia. - Passerano: Gay Carlo 1,50 per grazia.- Fiasco (Cuneo): Barale Bartolomeo per sei .Messe di grazie. - Poggio Berni (Forlì): Carlini Maria, 5 per Messa di grazie. - Puja (Udine): Poletti Pujatti Maria, 4 per grazia. - Palermo: La famiglia di Nicolò Colli per esser stata salvata da imminente catostrofe finanziaria.

R)-Riccovolto (Modena) : Vanni D. Giovanni, 7 per grazie ottenute da lui e da altre pie persone. - Robella di Trino Vercellese : D. R. G. B. R. P- a nome del padre di Barzano Eugenio, bambino di cinque mesi, guarito miracolosamente da diuturna bronco polmonite. - Romentino (Novara) : Groppetti Margherita per la guarigione del figlio.

S) - Saliceto (Cuneo) : Muzio Roddolo Rosa, 15 per grazia. - S. Carlo : Botti Bartolomeo e Vicenzone Maria, 5 per grazia. - S. Giorgio di Mantova: Poletti Luciano, 5 per grazia. - S. Vittoria d' Alba: Meusio Concetta, 3 per grazia. - Siracusa : Licitra Giovanni suddiacono, 5 per grazia. - S. Martino d'Albaro: Grasso Vincenzo, 1.

T) - Torino : Bodoira Lorenzo, 1,20 per grazia : Martinengo Clara. - Trieste : G, D. ringrazia per la insperata guarigione della moglie ridotta agli estremi da crudel morbo.

V) - Valnegra (Bergamo): Gervasoni Luigia, 5 per grazia e per ottenerne un' altra. - Vaprio d'Agogna (Novara) : Franzi Tomaso e consorte, 5 per due Messe di ringraziamento. - Varese (Como) Canipiotti Gina, 5 per voto fatto. - Verona : Perusi Chiarina.

Z) - Zafferana Etnea : Barbagallo G, 10 con Messa di ringraziamento per aver vinto una causa disperata.

X) - Chiarla Caterina, 10 per grazia. - Lovett Maria, a mezzo del suo consorte, ringrazia la Madonna perchè trovandosi agli estremi, confortata dai SS. Sacramenti, la richiamò miracolosamente da morte a vita donandole perfetta guarigione. - Grimaldi Aniceto 5 per l'ottenuta guarigione di sua moglie. - D. R. , 50 per prodigiosa guarigione del suo figlio, già padre di tre bimbi e caduto dall'altezza di quattro metri.

GLI INDIGENI DELLE COLONIE all' Esposizione di Parigi *

Il piccone demolitore continua a far l'opera sua. Le rive della Senna, quest'estate così ridenti, sono ora tristi e melanconiche, ma non silenziose, perchè squadre di operai si affaccendano a distruggere quel che altri edificò con tanta cura. Un senso di sgomento e di tristezza invade a questa vista, come dinanzi a tutto ciò che finisce

La grande .Esposizione ormai appartiene alla storia, ed ora si possono fare le considerazioni che prima potevano essere non solo sgradite, ma inopportune.

Questo grande avvenimento, che doveva segnare il trionfo del Ministero democratico-socialista fu da tutti - i francesi pei primi - trovato una delusione, ma non tutti partono nei loro apprezzamenti da giusti principi. Alcuni dissero che l'Esposizione era una grande fiera; ma che debbono essere le esposizioni, se non sono la mostra di quanto si è fatto, operato, prodotto dalle varie nazioni nelle singole arti, scienze, industrie? Non è questo a mio avviso il torto dell'Esposizione di Parigi; essa fu essenzialmente pagana, ed ebbe tutti i torti, tutte le colpe che derivano dal paganesimo.

Per la Francia l'Esposizione era un momento solenne e tale da poter imprimere nella storia un suggello indelebile. Le ferrovie che ormai solcano le piaghe più deserte; i battelli che gareggiano di velocità, i moltiplicati mezzi di trasporto potevano quasi, per pochi mesi, rendere la capitale francese capitale del mondo intero. Ma per irradiare di tal luce, Parigi avrebbe dovuto ricordarsi di essere la capitale della Figlia Primogenita della Chiesa: invece abdicò da questa sua grandezza e tutti gli altri splendori non potevano essere che effimeri.

L'Esposizione continuò senza la benedizione di Dio, e i Francesi meravigliarono che Belgio e Spagna volessero pei loro padiglioni la benedizione della Chiesa. Allora si disse dagli stessi giornali buoni: « La grande mostra avrà un successo commerciale : non ha voluto Iddio per voler solo la materia, avrà il denaro che è il compenso delle opere terrene... » Non ebbe neppur questo, e fin da principio si potè ripetere che Iddio : quos vult perdere dementat.

I biglietti d'entrata vennero emessi in tal quantità che neppure in un anno avrebbero potuto essere smerciati , donde il disprezzamento e la perdita immediata degli azionisti; uguale moltiplicazione si fece pei caffè, pei teatri, pei padiglioni a pagamento , che colla concorrenza si distruggevano gli uni cogli altri; le così dette attractions, erano una sconcezza, e i fallimenti disastrosi fecero giustizia della maggior parte di esse. Ma la parte più dolorosa si osservò nelle colonie.

I visitatori serii, dopo aver ammirato i prodotti delle varie nazioni ed essersi estasiati nella Rue des Nations sui loro padiglioni veramente bellissimi, si dirigevano con interesse verso le colonie, le quali rappresentavano per molti la parte ignota e la più curiosa. Qui cominciava la maggiore delle delusioni.... E vero che alcuni fabbricati erano riprodotti con rara esattezza e precisione; è vero che sopratutto nell'Indo-Cina si potevano osservare rari tesori; tuttavia quando uno si rivolgeva alla parte, dirò così, animata delle colonie, si sentiva stringere il cuore.

Esseri abbietti cui nessuno cercava rialzare, esseri brutali venuti in Francia colla sola idea di lucro, impresari di carne umana che avevano ai loro cenni degli infelici, i quali, sia che attendessero a qualche lavoro, sia che dessero dei luridi spettacoli avevano sempre l'aspetto di bestie feroci in una gabbia. Ad essi si avvicinava la gente con curiosità, ma non con amore

Vidi più volte quei disgraziati accostare qualche bimbo, che cogli occhi sgranati li osservava attento, ma il fanciullo al loro appressarsi si ritirava atterrito, e le mammine compiacenti davano ragione, dicendo: « Viens, vien, ne regarde plus le vilain homme! » Il roteare selvaggio delle pupille, il fremito delle labbra tumide dimostravano quanto l'insulto e la ripulsa avevano ferito l'indigeno sfortunato, ed io pensavo quasi involontariamente all'Esposizione di Arte Sacra di Torino ove gli indigeni erano trattati come fratelli, dove missionari e suore s'occupavano di essi, vegliando con cure affettuose : dove ogni visitatore aveva per loro una parola gentile, dettata dalla carità; che se qualche bimbo impaurito dalle faccie nere si ritraeva con moto istintivo, subito una voce pietosa susurrava : « guardalo è un tuo fratello! » e il roseo visino si avvicinava e cercava di unirsi con una carezza al bruno fratello che veniva da lontano !

Oh ! facendo tale raffronto, come si vede che sotto il benedetto albero di senapa di N. S. Gesù Cristo prosperano e vivificano quelli che vengono raccolti, mentre sotto l'acacia settaria isteriliscono quanti son rifugiati !

Di tutti quegli infelici che vennero per l'Esposizione il governo ufficiale non curò se avessero o no un'anima : li radunò in un locale dove pochi e insufficienti guardiani dovevano sorvegliarli, e dove le donne si abbandonavano a ogni eccesso, mentre gli uomini gozzovigliavano talvolta l'intera notte, pur tacendo di repente quando il guardiano si avvicinava a loro!

Il Ministero democratico-socialista li aveva richiesti per divertire e interessare i loro visitatori: la loro venuta non aveva altro scopo, e la pretesa fratellanza non poteva stringere dei vincoli con quei diseredati. Che importa se ai nativi vizi avrebbero aggiunto quelli della Francia incivilita?

E ricordavo la società pagana in cui Aristotile stesso vede nello schiavo : lo strumento vivo del l'uomo libero... Tanti secoli di cristianesimo, tanti sforzi di missionari, erano frustati dai moderni paganeggianti!

... Verso i primi d'ottobre, oppressi dai primi freddi partivano i poveri indigeni. Malgasci, Sudanesi, Siamesi, Indiani, Chinesi erano stivati nei carrozzoni : dalle finestre delle vetture sporgevano le loro teste curiose: le donne coi grandi occhi neri sbarrati gettavano gli ultimi sguardi su Parigi : alcuni palpavano con gioia le poche lire che avevano raccolto, ed io pensavo invece ai tristi germi che portavano nel cuore, per aver visto quanta irreligione vi è in Francia e per essere stati testimoni e vittime della moderna corruzione pagana.

Le mie labbra mormoravano : Dio perdoni alla Francia questo nuovo delitto : Dio salvi la Francia!

NECROLOGIA

IN questo mese molti sono i benemeriti nostri Cooperatori e Cooperatrici di cui dovremmo dare breve necrologia, ma la tirannia dello spazio ci obbliga a rimandarne alcune ad un altro numero. Facciamo però il possibile per rendere a tutti il meritato tributo della nostra gratitudine; anzi facciamo caldo appello ai nostri Direttori, Decurioni e Zelatori a voler esser solleciti in comunicarci tosto, appena la morte ci rapisce qualcuno di questi zelanti nostri Cooperatori o Cooperatrici, meritevoli di speciale menzione, i dati e le notizie più salienti per poterlo pubblicare in tempo opportuno e senza troppo ritardo. Dalla loro puntualità dipende in gran parte la nostra, e quelli che ci possono favorire le necrologie già compilate per la pubblicazione avranno la preferenza su quelle che siamo costretti a compilare su semplici dati raccolti da lettere o giornali locali. La buona volontà è cosa ottima, ma non sempre supplisce la mancanza di tempo e la disposizione d'animo necessario per vergare notizie meste e dolorose che meglio si scrivono sotto l'impressione del dolore provato da chi ha più viva parte nella perdita di qualche persona cara e benemerita. Cogliamo intanto l'occasione per raccomandare a tutti i nostri benevoli lettori e lettrici di offrire a Dio misericordioso abbondanti suffragi per i confratelli e le consorelle defunte della nostra Pia Unione. Ciò che facciamo agli altri ci sarà generosamente retribuito alla nostra morte dai superstiti. La misura ilei suffragi che desideriamo avere dopo la nostra morte sarà, nei disegni della divina Provvidenza, quella medesima che noi usiamo verso quelli che ci precedono nel gran viaggio della eternità. Non siamo perciò mai scarsi di suffragi in pro delle anime dei nostri defunti, anzi siamo generosi con esse dell'atto eroico di carità, il quale è semplicemente uno dei mezzi più potenti che la Santa Madre Chiesa mette a nostra disposizione per meritarci più prontamente la liberazione dalle fiamme del Purgatorio. Nel numero dello scorso novembre abbiamo trattato diffusamente di quest'atto eroico, e chi desiderasse averne precisa e dettagliata notizia non ha che a rileggere quel nostro articolo, il quale ben meditato è atto a togliere qualsiasi dubbio in proposito e a far piovere sulle fiamme del Purgatorio una copiosissima benedizione di suffragi.

Il Sac. Andrea Martinengo Direttore Diocesano del nostri Cooperatori di Savona

QUEST'ANIMA eletta e nostro fervente Cooperatore Savonese veniva dall'Angelo della morte rapito al nostro affetto ed alla nostra gratitudine lo scorso dicembre. Sacerdote colto e pio, Andrea Martinengo passò sulla terra come un'ombra mite e benefica, come un angelo sorridente, come un fulgido raggio di sole.

Assediato da molteplici e gravi occupazioni, travagliato senza tregua da inesorabile morbo, sempre lieto, sempre sorridente abbracciava con entusiasmo qualunque causa che potesse giovare alla Relìgione, alla Società, alla Patria, ne mai negò la parola e l'opera sua a chi nell'ora del bisogno gli si presentasse.

Instancabile propugnatore e Apostolo dei santi principi cattolici, spinse con un tatto veramente mirabile l'Opera Cattolica Savonese a consolanti trionfi, e il suo lavoro morale e materiale fu seguito da un largo e generoso sovvenimento di mezzi.

Amante della sua città e della patria gioventù, vedendone con dolore il deperimento morale, si unì a Mons. Ponzone e chiamò a Savona i Figli di D. Bosco, i quali assicurati e sostenuti dal suo indefettibile appoggio, incoraggiati dalla sua parola e sovvenuti dalla generosità del suo cuore munifico, poterono compiere in mezzo alla gioventù Savonese quel grande bene, di cui quella città comincia ora a raccogliere il frutto. Si fece tutto a tutti: la sventura, il bisogno, le difficoltà trovarono sempre nel suo cuore immenso il balsamo, il consiglio, l'aiuto, il riparo. Ed ora amato dai buoni, amato e sinceramente stimato per l'indole sua mite e conciliante anche dagli avversari, egli è rivolato al Cielo, e lassù trova ora la meta dei suoi sospiri, il premio ben meritato delle elette virtù e delle opere sante, la corona invocata col sospiro del cuore sul letto delle acerbe e lunghe sofferenze della vita.

Noi non avendolo potuto fare prima d'ora, per cause indipendenti dal nostro buon volere, raccomandiamo ora alle comuni preghiere l'anima di questo nostro insigne benefattore e deponiamo sulla sua venerata tomba l'umile fiore della nostra gratitudine.

Mons. Giuseppe Divina

Parroco della Chiesa dei SS. Apostoli e Canonico onorario della Cattedrale di Trento.

IL giorno 8 scorso febbraio si spegneva a Trento questo zelantissimo nostro Cooperatore. Contava appena 60 anni di vita. Era uomo di saldi principi e di zelo ardente e instancabile nella cura d'anime. Istruiva con grande cura i suoi parrocchiani che accorrevano in folla alle sue dottrine ed era assiduo al confessionale e al letto degli. infermi. Curò in modo speciale il lustro della Casa di Dio, promovendo ristauri nella sua chiesa e provvedendola di arredi sacri. La sua attività si estese anche all'azione cattolica nella quale si distinse sopratutto per un perfetto ed incrollabile attaccamento ai suoi superiori. Per i suoi meriti fu decorato da Leone XIII colla croce Pro Ecelesia et Pontifice. Mons. Divina fu pure delegato ecclesiastico nel Consiglio scolastico e nella Congregazione di Carità della città di Trento. Fu il primo amico e benefattore delle nostre Case di Trento. Il suo elogio è compendiato nell'espressione che alla sua morte si sentiva nella bocca di tutti : era lo zelo personificato! Tre anni fa cominciò a manifestarsi in lui quel malore che dopo lunghe e acute sofferenze lo trasse alla tomba. Egli vi resistette con tutta l'energia della sua volontà e nei momenti in cui si sentiva un po' sollevato o anche solo meno aggravato del solito, tornana ai lavori del suo ministero e vi attendeva con tutto zelo. A questo modo affrettò la sua fine. Confortato dai SS. Sacramenti e purificato dai dolori, morì lasciando esempio di non comuni virtù.

I suoi funerali furono un trionfo, prova palmare dell'immenso desiderio che ha lasciato di sè l'illustre estinto. Stragrande il numero dei cittadini; numerose le bandiere abbrunate dei vari Oratori, Orfanotrofi, Ricoveri, Istituti, Confraternite e fabbricerie della città; come pure le rappresentanze tra cui (come rileviamo dai giornali locali) quelle della Curia, del Capitolo, del Seminario, del Consiglio scolastico cittadino, della Congregazione di carità, del Collegio dei Sordomuti, degli Artigianelli, dei Salesiani con tutti i loro alunni, del Comitato Diocesano, del Circolo Cattolico ecc. Anche S. A. il Principe Vescovo assistette dal presbiterio della chiesa di S. Pietro messa a lutto, alle esequie, compiute le quali il corteo si mosse alla volta del cimitero. Non vi furono nè corone né discorsi, ma ben si può dire che non di frequente una intera città si trova così d'accordo nel tributare omaggio alla memoria d'un sacerdote.

Mons. Filippo Bar. Bertolinl.

Morì a Trento la notte sopra l'8 febbraio

scorso, lasciando dietro di sè un'immensa eredità d'affetti e di buone opere che lo perpetueranno ai posteri. Era nato a Padova nel 1825 e fu ordinato sacerdote nel 1849. Dopo di aver speso i primi anni di sacerdozio nella cura d'anìme e nell'assistenza degli ammalati al civico ospedale, sempre infermo e cagionevole di salute, dovette ritirarsi a vita privata, dove continuò ad esercitare la sua vocazione sacerdotale, aiutando colle preghiere, col consiglio e coi mezzi di fortuna, di cui disponeva, non potendolo colla sua attività, ogni opera buona.

Era sacerdote di vero spirito ecclesiastico, pio, semplice, retto, caritatevole, attaccatissimo alla Chiesa, pieno di affetto verso l'azione e le opere cattoliche, cui non negava mai il suo appoggio. Compreso dell'importanza e della necessità della stampa cattolica ai nostri giorni, seppe rendersene benemerito in momenti difficili. Per la sua abnegazione ed i servigi prestati nell'epidemia del 1855 fu decorato della croce d'oro al merito, e nel 1863 fa creato da Pio IX di s. m. suo Cameriere secreto d'onore, per l'amore dimostrato alla Chiesa.

Solerte e generoso benefattore verso le opere Salesiane durante tutta la sua vita non le volle neppur dimenticare in morte e noi lo raccomandiamo in modo particolare alle preghiere dei membri della nostra Pia Società ed Unione. Dio accolga nella sua pace l'anima del servo buono e fedele.

NOTIZIE VARIE

Una buona iniziativa dei Salesiani di Parma.

Sotto questo titolo il D. Bosco di Milano dello scorso novembre riportava dall'Osservatore Cattolico quanto segue.

La Direzione dell'Istituto salesiano S. Benedetto in Parma ha largamente diffuso fra il clero e le famiglie dei proprietari rurali del parmigiano una circolare annunziante che nel prossimo anno scolastico, alle classi elementari di quel fiorente istituto verrà aggiunto un corso complementare, nel quale, oltre l' insegnamento della lingua italiana, dell'aritmetica e geografia , saranno date lezioni speciali sui primi elementi di agricoltura e di computisteria agraria. Con tale corso cui saranno ammessi i giovanetti che hanno ottenuta la licenza elementare o l'ammissione alle scuole secondarie, si è inteso di soddisfare al desiderio ripetutamente espresso da varii genitori, che non intendendo far percorrere la carriera degli studi ai propri figli, vogliono tuttavia vederli forniti di un' istruzione conveniente pei bisogni della vita.

Abbiamo accolto quest'annunzio colla più viva soddisfazione, e ben volentieri richiamiamo l'attenzione sulla nuova istituzione, poichè nulla ci sembra più atto a promuovere gli interessi delle classi rurali.

La modesta circolare rivela troppo bene il senso pratico che la ispirò, mirando a conseguire il duplice vantaggio di contribuire alla riduzione del numero sempre crescente degli spostati nelle nostre campagne e di indirizzare le giovani energie ad un lavoro razionale della terra. Sanno i reverendi parroci e i padri di famiglia quale danno morale e finanziario sia per loro la presenza in paese di quei poveri giovani che per incapacità o malavoglia, troncati a metà i loro studii, portano con sè dalla città gli effetti di una istruzione incompleta e miscredente; anche uno solo di questi spostati è non poche volte l'origine di mali grandi nelle parrocchie e nelle famiglie.

Bisogna riconoscere che, dati i moderni progressi dell'agricoltura, l'istruzione come viene impartita oggi nei corsi elementari non risponde a' bisogni veri delle famiglie specialmente agricole, nelle quali si sente vivo il bisogno di seguire i progressi dell'agricoltura, combattendo errori e pregiudizi, propagando pratiche razionali e rialzando agli occhi stessi del più rozzo lavoratore della terra il suo importantissimo ministero.

Inutile il dire che a questo non risponde in alcun modo il corso tecnico e meno ancora il corso ginnasiale. Sonvi le scuole di agricultura: ma queste, mantenendosi troppo elevate e teoriche, finiscono spesso per riuscir vane, o perche danno gli agenti delle grandi tenute, al che certo non aspirano i nostri padri di famiglia, o perche danno dei professori, o perchè rare volte, malgrado tutta la buona intenzione, finiscono anch'esse per dare degli spostati.

Se bene quindi abbiamo compreso il concetto della nuova scuola, pare a noi che nulla meglio risponda ai desideri ed ai bisogni dei nostri proprietari, i quali dopo tutto desiderano che i loro figliuoli sappiano tenere correttamente la propria corrispondenza, i conti della famiglia, e siano messi in caso di comprendere la razionalità delle nuove pratiche agronomiche e di applicarle nei possedimenti di casa.

Questa iniziativa tanto opportuna e tanto pratica che han preso i Salesiani di Parma ci sembra che meriti ogni più seria considerazione ; e nel segnalarla nutriamo la fiducia di veder presto e largamente imitato l'intelligente e fecondo esempio.

La vita di Don Bosco del Francesia e il commento di un politico.

Non abbiamo mancato, scrive l'Italia Reale del 13 febbraio, di segnalare, appena comparve, la mirabile opera del Francesia: « Joannis Baptistae Francesiae Sacerdotis - Brevis Narratio - De Joanne Bosco - Sacerdote Taurinensi, » che si vende a una lira la copia presso le Librerie Salesiane.

Ora ci piace riferire la seguente notevole lettera che su questo riuscitissimo lavoro dell'aurea penna del Francesia un alto personaggio politico scriveva non ha guari all'autore:

« Ch.mo Signore,

» La ringrazio con particolari sensi. Fu una lettura graditissima per me la Vita nella semplicità santa, operosa, benefica, nella quale si vedo l'apostolo e si sente l'alunno. Una lingua tersa, sobria, con eleganza, che attrae, che è veste acconcia alla narrazione pia ed eletta di pensieri ora amorevoli, ora severi, sempre schietti.

» Intorno alla figura insigne ben convengono i medaglioni soavi, il Savio, il Magone, Torino col Valdocco, asilo di malandrini, e il Valdocco della rigenerazione; Roma, coi fanciulli fervidi alla richiesta e col Papa e col Bresciani ecc.

» È curioso il vedere come Ella discorre latinamente del bigliardo, dei deputati (ne definisce l'opera essenziale), di uomini e di fatti politici (circa i quali tuttavia potremmo in qualche punto non trovarci d'accordo senza temperamenti). » Nell'opera del suo maestro si raccolse molto di quello che è lo spirito dei tempi, congiunto a ciò che è eterno. L'Enciclica di questi giorni è ispirata a quelli intenti cui il suo istitutore diede l'anima e i fatti. Nel suo libro i di lui figli ne ritroveranno la storia, come ne portano nel cuore le tradizioni.

» È una mirabile famiglia la loro, e tanto si diffonde perché mira al cielo e ha affetto consolatore per le miserie della terra. »

Le Suore di Maria Ausiliatrice a Todi.

Ci scrivono : « Il 12 novembre scorso si apriva un nuovo Istituto nella vetusta Todi patria del Beato Jacopone. Lo zelantissimo Vescovo di quella città, Mons. Giuseppe Ridolfi, che in pochi anni infuse tanta vita religiosa nella sua diocesi e a varie opere buone diede principio, chiamò a lavorare tra le fanciulle della sua città le Suore di Don Bosco. Per esse acquistò una casa, l'adattò, la fornì del suppellettile necessario, affinchè tanto le giovanette del ceto signorile, come le figlie del popolo avessero modo di conseguire l'istruzione morale e civile conveniente. Già si avviarono le scuole e si aprì l'Oratorio festivo con vera soddisfazione della cittadinanza.

» Vi è tutto a credere che i frutti rispondano all'aspettazione, tanto più che a ben sperare ci conforta la speciale benedizione che il S. Padre. da tempo informato di tale fondazione, si degnò inviare per mezzo del suo Segretario particolare.

Ecco il dispaccio ricevuto da Mons. Vescovo:Sua Santità benedice di cuore Istituto Provvidenza che inaugurasi oggi costì - ANGELI. Questa benedizione scenda copiosa sopra le Suore colà destinate, sopra le persone che concorsero a fondare l'opera e ora la proteggono, e specialmente sull'ottimo Vescovo, che con tanti sacrifizi la ideò e la condusse a termine. »

Cooperatori defunti dal 15 Novembre al 15 Gennaio 1900.

1. Actis Grosso Gaspera - Rodallo (Torino).

2. Actis Caporale Annunziata - Redallo (Torino).

3. Bartoli Maddalena ved. Vespignani - Torino.

4. Belcredi Antonietta maritata Dezza - Broni (Pavia).

5. Bottini Ch. Remigio - Como.

6. Biagi Luisa - Lucca.

7. Borgna Padre Teodoreto, Curato Madonna degli Angeli - Torino. 8. Brayda Can. Giuseppe, Priore -

S. Didero (Torino).

9. Bruno Seconda ved. - Torino.

10. Caderis Gabriella - Mondovì (Cuneo).

11. Caprini Luisa vedova Pellegrini - Beinetto (Cuneo).

12. Caris Giuseppe - Trieste (Austria). 13. Cerino Don Pietro - Torino.

14. Clausen Carlotta - S. Michele Eppan (Trentino).

15. Corio Maria fu Giuseppe - Chivasso (Torino)

16. D'Angelo Francesco di Val. - Alcamo (Trapani).

17. De Carli D. Gio. Battista - Gemona (Udine).

18. Demagistris Giacomo - Pollenzo (Cuneo).

19. Dotta Giuseppe fu Emanuele - Benevagienna (Cuneo).

20. Gandolfo Valentina - Castiglione Tinella (Cuneo).

21. Marchisio Lorenzo - Nizza Monf. (Alessandria).

22. Martinengo Don Andrea - Savona (Genova).

23. Merlanti Luigi - Portomaggiore (Ferrara).

24. Nadin Chions Nicolò - Vigonovo Pordenone (Udine).

25. Oesola Isabella - Rodallo (Torino). 26. Parboni Maria - Roma. 27. Piva Don Leonardo - Udine.

28. Polidoro Margherita - Desenzano sul Lago (Brescia).

29. Porcu Marianna - Isili (Cagliari). 30. Quaglia Battista - Falicetto (Cuneo).

31. Raggi Maria - Castrocaro (Firenze). 32. Rainero Antonia n. Tartaglino - Mongardino (Alessandria).

33. Righini Bar. Maria di S. Giorgio n. Ferrari di Castelnnovo - Torino. 34. Rinaudo Don Emanuole, Arciprete - Comiso (Siracusa).

85. Taliercio Raliaele, Maestro privato - Lacco Ameno (Napoli).

36. Tremignon Don Marco, Cooperatore Parr. S. Canciano - Venezia. 37. Ubaldini Maria - Esanatolia (Macerata).

38. Vianello Don Antonio - Cavarzere (Venezia).

39. Zanone Carlo - Zamaglia (Novara)

1. Albuzzi Ercole - S. Pietro Martire (Milano).

2. Armando Catterina - Demonte (Cuneo).

3. Balestrero Pietro Consig. - Fubine (Alessandria).

4. Battaglia Rosa - Acqui (Alessandria).

5. Battaglino Domenico - Cornegliano d'Alba (Cuneo).

6. Bianchi Gerolamo - Mornese (Alessandria).

7. Boccardo Maria - Bosco Marengo (Alessandria).

8. Bonisolli D. Antonio - Arco (Austria).

9. Bruno Ferrero Maria - S. Vittoria d'Alba (Cuneo).

10. Camusso Carolina - Bosco Marengo (Alessandria).

11. Cantù vedova Adelaide - Varese (Coma).

12. Cocchia Mons. Rocco, ArcivescovoChieti.

13. Colognesi Camillo - Fiesso Umbertiano (Rovigo).

14. Cortelezzi D. Gaetano, Parroco - Volate-Varesino (Como).

15. Cortellazzo Don Carlo, Parroco - Borgo S. Zeno (Padova).

16. Folli Maria Ved. Marengo-Acqui (Alessandria).

17. Gallina Angela n. Zucotti - Bosco Marengo (Alessandria).

18. Gallina Secondina -Bosco Marengo (Alessandria).

19. Gambino Teresa - Lerce (Genova). 20. Gentile Velis Agatina - Catania. 21. Gerusa Carlo - Paderno d'Adda (Como).

22. Gioanetti Pietro - Montaldo Dora (Torino).

23. Giustiniani march. Teresa vedova Cambiaso - Genova.

24. Grossino Michele fu Antonio - Strambino (Torino).

25. Guzzini D. Francesco - Verzuno. 26. Lardi Teresa n. Bondolfi - Poschiavo (Svizzera).

27. Lodi Maria - Bagolino (Brescia). 28. Lupo Adelaide - Chivasso.

29. Marini D. Vincenzo - Chiesanuova (Macerata).

30. Melilli D. Raimondo, Arciprete - Poggio Moiano (Perugia).

31. Lucrezia Monti ved. Faliercio - Lacco Ameno (Napoli).

32. Noli Dattarini v. Teresa - Lodi (Milano).

33. Orlandi Brambilla v. Maria - Pavia.

34. Ottolini Luigi - Bardolino (Verona). 35. Paganelli D. Luigi, Parroco - Trescorre (Bergamo).

36. Panelli Faustino - Bagolino (Brescia).

37. Pastorino Carlo - Mesone-Borgo Nuovo (Genova).

38. Pellegrino A ostino Biagio fu Luigi Boves Cuneo).

39. Ponto Carlo - Borgata Capp. del Bosco (Torino).

40. Ragonese Gaetano fu Francesco - Cesarò (Messina).

41. Reginotti Carolina ved. Ottone - Torino.

42. Ricciardi D. Michele, Can. V. F. - Arpino (Caserta).

43. Rosponi D. Giacomo, Arciprete - Caldogno (Vicenza).

44. Sartorari Lucia - Negrar (Verona). 45. Scarsi Giuseppina - Acqui (Alessandria).

46. Senzadonari D. Giovanni, Arc. Far. Can. Coll. - Anguillara (Roma). 47. Serra Giuseppina ved. Prato - Casale (Alessandria).

48. Sorini Mons. Macario, Arcivescovo - Roma.

49. Spezia Antonio - Filmore Co. (S. U. d'America),

50. Tha Tommaso, Capitano riserva d'Artiglieria - Valperga (Torino). 51. Tosana Giulia - Capo di Ponte (Brescia).

52. Toscano Cav. Luigi - Cuneo.

53. Vanni Ing. Dott. Giuseppe - Siena. 54. Verga Giovanni - Foglizzo (Torino).

55. Vianello D. Antonio - Cavarzere (Venezia).

56. Viano Giuseppe fu Giacomo - S. Sebastiano da Po (Torino). 57. Vico D. Alessandro, Prev. - Cessole (Alessandria).

58. Viglione Giuseppe, Geometra - Busca (Cuneo),

RIVISTA BIBLIOGRAFICA

Sac. LUIGI NICOLIS di ROBILANT. - Un prete di ieri, il Canonico Stanislao Gazelli di Rossana e S. Sebastiano, con Documenti inediti. - Tipografia Salesiana, Torino. -

Un elegantissimo volume in-12, di pagine gli-460 con ritratto : L. 4,50 (A).

Ho conosciuto il Gazelli fin dai miei più teneri anni. Che se fanciullo, chierico, sacerdote, e vescovo io ho ammirato la pietà, la dolcezza, lo zelo del buon Canonico, fatto Arcivescovo di Torino nel mio Vicario Generale ho dovuto riconoscere i veri caratteri del prelato cattolico formato alla scuola di Gesù Cristo ». Così si esprime l'Em.mo Cardinale Richelmy, nella lettera di congratulazione all'Autore, che sta in fronte al bel volume. E tale infatti ci si rivela il Gazelli nei XXI capitoli della sua così interessante e devota storia; sette di questi sono interamente consecrati alle suo relazioni con la Corte di Savoia, a cui appartenne come Limosiniere dal 1841 fino al 1860. Destituito in quell'epoca per un indirizzo di devozione spedito al Papa, continuò ad essere ad un tempo l'amico fedele dei suoi Principi e del gran Pio IX, che per lui nutriva speciale affezione; funse anzi più volte da intermediario tra l'uno e gli altri in missioni che finora s'ignoravano dal pubblico. La narrazione brillante, densa di pensieri, interessantissima sempre che di tutto ci fa il chiaro Autore, è fondata sopra un cumulo di memorie e di documenti inediti, tra cui moltissime lettere di Re Umberto, del principe Amedeo e delle principesse Clotilde e Maria Vittoria duchessa d'Aosta.

Benefattore insigne dei poveri e di tutte le opere buone il Gazelli non dimenticò le opere di Don Bosco, che col nostro D. Rua nutriva per lui grande venerazione.

Questo libro mentre riesco una soave lettura per le anime pio ed un vero direttorio per gli ecclesiastici aventi cura di anime, per i nuovi e potenti raggi di luce che porta sulle ancor così poco note relazioni tra la S. Sede e il Governo d'Italia, sarà avidamente ricercato da ogni cultore di patria storia.

L'elegante edizione Elzeviriana di xii-460 pagine in-8, con ritratto, fa onore alla Tipografia donde è uscita, ed aggiunge novello pregio ai tanti, di cui per merito intrinseco rifulge il volume

Sac. Teol. Prof. FRANCESCO PAGLIA. - Brevis Theologiae speculativae Cursus. Tomus Secundus : De Locis Theologicis. - Tip. e Lib. Salesiana, Torino. - Un volume in-8, di

pag. VIII-348 (2° edizione) L. 2,50 (E).

Questo 2° torno contiene la 2° parte della Teologia fondamentale del Prof. Paglia, ossia il trattato dei Luoghi Teologici propriamente detti, dopo d'aver stabilito sopra solidi fondamenti nel tomo 1° le grandi verità relative alla Religione in genere e alla Rivelazione in ispecie. - Questo tomo è degno fratello del primo, di cui abbiamo pubblicato un giudizio nel numero del 5 febbraio 1900 e che dobbiamo qui ripetere, riconoscendo una volta di più il merito del sapiente autore; che così maestrevolmente s'industriò di costringere in un'opera di non grande mole un trattato completo di Teologia fondamentale, cen tanta esattezza e chiarezza di concetti, correttezza e bontà sì di metodo che di dottrina. Il volume comprende i quattro trattati seguenti : 1°) De vera Ecclesia ; 2°) De Sacra Scriptura; 3°) Do divina Traditione; 4°) De ratione humana.

(Tradotto dalla Ciudad de Dios di Madrid, 5 Dicembre 1900).

Nove Uffizi del Sacro Cuore di Gesù, con Messa, Confessione, Comunione e pie pratiche in suo onore. - Scuola tip. Salesiana S. Benigno Canavese. - In-18 oblungo (centimetri 8 1/2 X 15 1/2) di p. 128 con 15 finissime incisioni in nero: L. 0,20 (E).

Mancava ancora in Italia un'edizione dei Nove Uffizi che all'eleganza accoppiasse un altro requisito che la rendesse accessibile a tutti, vale a dire la modicità di prezzo. A tale mancanza (che diremmo vera lacuna se questo vocabolo non fosse già stato usato a sproposito) ha provvisto di recente la Libreria Salesiana Editrice di S. Benigno Canavese colla presente sua indovinatissima pubblicazione.

I RR. Parroci, gli Ecclesiastici, i Direttori di Istituti Cattolici e tutte le pie persone ci sapranno grado di questo caro opuscoletto, perche avranno in esso un piccolo manuale divenuto oggi popolare che, mentre sarà tanto gradito per sè, potrà loro servire di scelto regalo e di propaganda.

Sac. D. PIETRO MAGRI. - Responsoria chori ad cantum Passionis D. N. Jesu Christi, vocum disparium (Libreria Salesiana Editrice, Torino).

Pro Dominica in Palmis (Passio secundum Matthaeum) . . . . E » 1. 60

Pro Feria VI in Parasceve (Passio secundum Joannem)   E » 1 60

- Ad finem Laudum Tridui sacri : Antiph. Christus factus est, quatuor vocum, et Ps. L. Miserere, trium disparium (Libreria Salesiana Editrice, Torino) E » 1 60

Non sono poche le Cappelle musicali in Italia, che composte di discrete masse corali, ambiscono concorrere alla solennità delle Funzioni nella Settimana Santa con eseguire in canto figurato quelle parti che altrove si eseguiscono in Canto fermo come è notato nel Graduale e nell'Antifonario. Il ch. D. Pietro Magri, conscio di questa propensione per essersi trovato nell'occasione ed averne avuto richieste, inteso provvedere colle sovra annunziate composizioni al comune desiderio. Qualunque schola cantorum, che disponga anche di scarsi elementi, può giovarsi di questi tre nuovi lavori, facili, di assoluta praticità nell'esecuzione, e nei quali, considerata la condizione attuale di molte cappelle, le voci puerili (alto) non passano il re. La melodia gregoriana poi è sostenuta da una severa ed elegante armonizzazione affidata all'harmonium. Il nome dell'Autore, allievo del Perosi in S. Marco di Venezia, ed oramai noto ai cultori della musica sacra, le cui composizioni scevre di leziosaggini e pedanteria, commendevoli per pregi intrinseci, rivelano il buon gusto, il genio e lo studio dei classici, ci dispensa da ogni elogio.