Bollettino Salesiano

SOMMARIO DI DICEMBRE 1900

AUGURI E FELICITAZIONI .   . pag. 325 GESÙ CRISTO REDENTORE. Lettera Enciclica del SS. Signor Nostro Leone XIII    » 326 La strenna a Gesù Bambino . » 333 NOTIZIE DI FAMIGLIA: Consacrazione della nostra Pia Società ed Unione al S. Cuore - Il Santuario del S. Cuore in Roma    » 334 Partenza di nuovi Missionari . » 335 Il Rappresentante del Successore di D. Bosco in America » 336 Alle donne cattoliche . . . » 339 MISSIONI: - PATAGONIA MERIDIONALE: Due mesi di Missione per la campagna    » 340

La vita di D. Bosco in lingua latina    » 341 Grazie di Maria Ausiliatrice . . » 342 NOTIZIE VARIE: All'Esposizione d'Ivrea - Nell'Isola di Malta - A Messina - Un amico delle nostre Letture Cattoliche-Le Suore di Maria Ausiliatrice a Monleone    » 343

Rivista Bibliografica    » 346

Cooperatori defunti    » 347 Indice generale dell'anno 1900 » 347 ILLUSTRAZIONI: Il Salvatore del Luini, pag 329- Panorama di Roma dalla cupola di S. Pietro, 332 - D. Albera, 338 - D. Gusmano, 339 - Mons. Taroni, 344.

AUGURII E FELICITAZIONI

GESÙ CRISTO REDENTORE

LETTERA ENCICLICA DEL SANTISSIMO SIGNOR NOSTRO LEONE

PER DIVINA PROVVIDENZA PAPA XIII

AI VENERABILI FRATELLI PATRIARCHI, PRIMATI, ARCIVESCOVI, VESCOVI ED ALTRI ORDINARII AVENTI PACE E COMUNIONE COLLA SEDE APOSTOLICA

LEONE PP. XIII

Venerabili Fratelli

Salute ed Apostolica Benedizione

Ancorchè non sia possibile di guardare all'avvenire coll'animo scevro d'inquietudine, e diano anzi a temer non poco le molte e inveterate cagioni malefiche di ordine privato e pubblico, ciò nondimeno qualche raggio di speranza e di conforto tramandano, per divino favore, questi ultimi albori del secolo. Perchè non si deve credere che nulla conferisca al bene comune la rinascente cura degli interessi dell'anima, il ravvivamento della fede e della pietà cristiana. E che tali virtù vadano effettivamente ripigliando vita e vigore presso di molti, si scorge per segni assai manifesti.

I nostri lettori ci saranno grati del regalo che, anche a costo di omettere altre notizie, loro facciamo di questa immortale Enciclica, degno Omaggio del Sommo Pontefice a Gesù Cristo Redentore in questa fin di secolo e felice auspicio di un miglior avvenire nel prossimo secolo.

Motivi di speranza pel prossimo secolo.

In mezzo alle lusinghe del mondo, e nonostante gli inciampi che la pietà trova intorno a sè da tutti i lati, pure ad un cenno solo del Papa, ecco trarre da ogni paese a Roma , alle soglie de' santi Apostoli, folte schiere di devoti : cittadini insieme e forestieri adempiere pubblicamente a religiose pratiche ; e fidenti nell'indulgenza offerta dalla Chiesa, metter mano con più studio dell'ordinario ai mezzi di salvazione. E non è commovente altresì questo moto franco e cospicuo di riaccesa tenerezza verso il Redentore del mondo? Degno de' più bei tempi cristiani sarà giudicato senz'altro cotesto fervore, che dall'orto all'occaso infiamma migliaia d'anime, concordi di pensiero e di affetto, ad acclamare ed esaltare il nome e le glorie di Gesù Cristo. E piacesse al cielo che le faville del pio fervore divampassero in vasto incendio, e l'edificante esempio dei molti tirasse gli altri tutti. Il ritorno della società allo spirito cristiano e alle prische virtù, non è forse il maggior bisogno de' moderni tempi? Il male si è che altri, e son troppi, tengono chiuse le orecchie e non vogliono udire la voce ammonitrice che sorge da cotesto rinverdimento di religiosi sensi.

Il dono di Dio.

Ma se conoscessero il dono di Dio, se seriamente pensassero non potersi dare più grande sciagura, che l'avere abbandonato il Salvatore del genere umano e deviato dai costumi e insegnamenti cristiani, oh ! si scoterebbero anch'essi, e tornando sui loro passi, s'affretterebbero di trovare scampo ad una rovina altrimenti inevitabile. Or bene custodire e dilatare sulla terra il regno del figlio di Dio, e adoprarsi a tutto potere affine di condurre a salute l'urnanità mediante la partecipazione dei benefizii della redenzione, è uffizio della Chiesa, ed uffizio di tanto peso e così proprio di lei, che a questo principalmente tutta è ordinata la sua autorità e il suo potere. A tale scopo Ci sembra d'aver indirizzatele maggiori cure possibili nell'arduo e travaglioso esercizio del sommo Pontificato: e quanto a voi, venerabili Fratelli, egli è certo che Ci secondano di continuo le sollecitudini del vostro zelo vigile ed operoso. Ma dobbiamo e Noi e voi, atteso la condizione de' tempi, far di vantaggio ; ed ora che ce ne offre opportunità speciale l'Anno Santo, convien diffondere più largamente la cognizione e l'amore di Gesù Cristo coll' ammaestrare, persuadere, esortare, se mai avvenga che sia ascoltata la nostra voce non diciamo tanto da coloro che sogliono porgere docile l'orecchio agli insegnamenti evangelici, quanto da quelli altri tutti, di gran lunga infelicissimi, che di cristiani serbano il nome, ma trascinano la vita non consolati nè dalla fede nè dall'amore di Cristo.

I più degni di compassione.

Sono questi che Ci fanno maggior compassione: questi singolarmente vorremmo badassero bene a quel che si fanno, e qual fine li aspetta se non si ravveggono.

Non avere avuto di Gesù Cristo alcun sentore mai, è sventura somma, non perfidia però, nè ingratitudine : ma ripudiarlo o dimenticarlo dopo averlo conosciuto, questo sì che è un eccesso tanto pauroso ed insano, da sembrare appena credibile in creatura ragionevole. Poichè Esso è il principio e l'origine di tutti i beni : e come senza l'opera benefica di Cristo era impossibile l'umano riscatto, similmente senza il concorso della sua virtù non è possibile conservarne i preziosi frutti. Nè in alcun altro è salute. Imperocchè non havvi sotto del cielo altro nome dato agli uomini, mercé di cui abbiano ad essere salvati (Act. Iv. 12). Qual sia la vita umana dove manca Gesù, virtù di Dio, e sapienza di Dio, quali i costumi, a qual disperato termine si arrivi, ce lo mostrano pur troppo col proprio esempio i popoli privi del lume della fede. Basta richiamar per poco alla mente l'imagine che di loro ha adombrata l'Apostolo delle Genti (Ad Rom. i.), cecità d'intelletto, corruzion di natura, mostruosa forma di superstizioni e libidini, perché ognuno si senta tosto compreso l'animo di compassione e di orrore ad un tempo. Le cose che qui ricordiamo sono conosciute da tutti, ma seriamente considerate da pochi. Chè altrimenti non sarebbe così grande il numero degli increduli e degli indifferenti, se più generalmente si coltivasse la memoria de' divini benefizii, e più sovente si ripensasse da qual abisso a qual altezza fu sollevato l'uomo per opera di Cristo.

L'opera di Gesù Cristo.

Diseredata ed esule già da lunghi secoli, precipitava tutto giorno in perdizione l'umana progenie, avviluppata in quegli spaventosi guai ed in altri innumerevoli, frutto del peccato d'origine, e non era virtù creata che valesse a sanarli, quando comparve Cristo Signore, il salvatore inviato dal cielo. Iddio medesimo lo aveva promesso fin da principio come colui che avrebbe un dì conquiso e fiaccato il serpente (Gen. III, 15) ; che però alla sua venuta eran rivolte le ansiose brame dei secoli che seguirono.

Gli oracoli dei profeti avevano per lungo tempo e a chiare note vaticinato, che in lui era riposta ogni speranza ; ed anzi le varie vicende di un popolo eletto fra tutti, le sue imprese, le instituzioni, le leggi, le ceremonie, i sacrifizii avevano distintamente prenunziato che in lui avrebbe trovato piena ed intera salvezza l'uman genere, in lui che predicevasi sarebbe stato sacerdote insieme e vittima espiatoria, restitutore della umana libertà, principe della pace, maestro di tutte le genti, fondatore d'un regno che non vedrebbe mai fine. Sotto i quali titoli ed imagini e profezie, varie nella forma, concordi nell'oggetto, nessun altro veniva designato se non Colui, che per la eccessiva carità, onde ci amò, si sarebbe un giorno immolato per la nostra salute. E infatti quando spuntò il tempo snaturo ai divini disegni, l'Unigenito Figlio di Dio, fatto uomo, diede col suo sangue soddisfazione colma oltre ogni misura alla maestà offesa del Padre, e fece così proprietà sua il genere umano riscattato a sì alto prezzo. Non a prezzo di cose corruttibili, d'oro e d'argento siete stati riscattati ma col sangue prezioso di Cristo, come di agnello immacolato e incontaminato (I. Petr. I, 18, 19.). E così tutti gli uomini, i quali già gli appartenevano perchè soggetti al suo dominio per titolo di creazione e conservazione, pel novello titolo di vera e propria redenzione, fece di nuovo suoi di pieno diritto. Non siete vostri perchè siete stati comprati a caro prezzo (i. Cor. vi, 19, 20). Quindi è che Iddio rinnovò in Cristo tutte le cose.

Benefici frutti della Redenzione.

Tosto che Gesù ebbe cassato il chirografo che era contrario a noi, conficcandolo sulla croce, si quetò d'un tratto l'ira divina, alla umana schiatta confusa ed errante fu sciolta la catena dell'antico servaggio , Dio riconciliato, restituita la grazia, riaperto l'adito all'eterna beatitudine e conferito il diritto e somministrati i mezzi di conseguirla. Allora l'uomo, come destato da diuturno e mortifero letargo, scorse il lume della verità da tanti secoli desiderato e cercato invano: allora qual verità fondamentale conobbe d'esser nato a destini senza paragone più degni ed eccelsi, cho non. sieno le fragili e caduche cose sensibili, delle quali sino allora aveva fatto termine unico ai suoi pensieri e alle sue brame; e questo essere il carattere costitutivo della vita umana, e questa la legge suprema e qua, come a fine, dover tutto riferirsi, che l'uomo uscito dalla mano di Dio, a Dio finalmente ritorni.

Suscitata da questo principio e assisti su questa base, tornò in essere la coscienza della dignità umana: accolsero i cuori il sentimento della comune fratellanza : indi, com'era naturale che seguisse, doveri e diritti parte perfezionati, parte creati di fondo, e di conserva con questi, un fiorire non più visto di tali virtù, quali nessuna delle antiche filosofie sarebbe giunta a pur sospettare. Per. la qual cosa altro corso presero gli intendimenti umani, la vita, i costumi: e diffusa ampiamente la cognizione del Redentore, penetrate l'intime vene dell'uman. consorzio dalla sua virtù, vincitrice dell'ignoranza e dei vizi antichi, ne seguì quel felice rivolgimento di cose che die vita alla civiltà cristiana e tra sformò dì sana pianta le sembianze del mondo.

A tali ricordi, venerabili Fratelli, si sente nell'animo nna dolcezza senza fine, ed insieme un vivo ammonimento a render grazie fervorosissime al divin Salvatore, e mostrargli altresì, quant'è possibile, la dovuta gratitudine meglio che a parole.

Lungo tratto ci divide dalle origini e dai primordi della ristorata salute : ma che importa , quando perenne è l' efficacia della Redenzione, e perpetui ed imperituri ne rimangono i benefizii ? Colui che una volta operò la salute dell'umanità perduta pel peccato, Egli medesimo la salva e la salverà in eterno.

Diede sé stesso in redenzione per tutti (1 Tim. II, 6.), In Cristo tutti saranno vivificati...(1 Cor. xv, 22) ed il suo regno non avrà fine (Luc. 1, 33).

Fuori di Gesù Cristo non v'è salute.

Dunque, secondo l'eterno consiglio di Dio, è collocata in Gesù Cristo tutta quanta la salute sì degli individui, che della società ; e però quelli che lo abbandonano corrono per ciò stesso come folli alla propria rovina, e al tempo stesso, per quanto è in loro, fanno sì che l'umano consorzio battuto da fiera procella ripiombi in quell'abisso di malanni e sciagure, donde l'ha tratto la pietà del Redentore.

Poichè dilungasi dalla meta voluta e va senza saper dove, chiunque si inetta fuori della diritta via. Similmente se si rigetta la luce pura e sincera del vero, sottentrano perniciosi errori, onde la mente di necessità si ottenebra e il coro intristisco. E in fine che speranza di sanità può restare a chi abbandona il principio e il fonte della vita ? Ora la via, la verità, la vita è unicamente Cristo. Io sono la via, e la verità e la vita (Ioan.. xiv, 6) ; che però, dov'Esso sia posto in non cale, vengono a mancare quei tre principii necessarii alla piena salute.

È forse mestieri dimostrare quel che il fatto stesso continuamente ci dice e che ognuno, anche allora che nuota nell' abbondanza dei beni. della terra, sente profondamente dentro di sé stesso, nulla essere fuori di Dio, in che il cuore umano possa assolutamente e totalmente quotarsi? Non v'ha dubbio, fine dell'uomo è Dio, e tutto questo tratto di tempo che si trascorre sulla terra, altro veramente non è che breve pellegrinaggio. Ebbene Cristo ci è via, perchè di mezzo a questa mortale carriera, massime così difficile e perigliosa, non ci sarebbe dato in modo alcuno di giungere al sommo ed ultimo bene, che è Iddio, so non per opera di Cristo e mercè la sua scorta. Ninno viene al Padre, se non per me (Io. xiv, 6)

Come se non per lui ? Vale a dire, principalmente e prima di tutto, se non per grazia sua: la quale peraltro nell'uomo si rimarrebbe infruttifera, quando mancasse l' osservanza della legge e dei precetti evangelici. Poiché operata la redenzione, Gesù Cristo, conforme si conveniva, pose a guardia e tutela dell'uman genere la sua legge, acciocchè, governati da questa, potessero gli uomini torcere il passo dalla vita prava e indirizzarlo sicuro verso il loro Dio. Andate e fatevi discepoli tutti i popoli.. ammaestrandoli nell'osservanza di quanto, vi ho prescritto... (Matt. xxviii, 19, 20) Osservate i miei comandamenti (Io. xiv. 15).

Bisogna lottare per essere docili ai comandi di Gesù Cristo.

Donde risulta, che nella vita cristiana il punto capitale ed affatto necessario, si è di porgersi docili ai comandamenti di Gesù Cristo ed a lui, qual padrone e re supremo, tenere soggetta e devota in tutto la volontà. Gran cosa, e che esige spesso sacrifizii non lievi, lotte travagliose e costanza. Poiche quantunque l'umana natura sia stata per l'opera pietosa del Redentore riparata, rimane tuttavia un tal quale malessere in ciascun di noi ; siamo infermi e inclinati al male. Ora in questa, ora in quella parte siamo sospinti per varietà d'appetiti, e le attrattive delle cose sensibili ci portano agevolmente a fare quel che piace, non quel che Cristo comanda. Ma è mestieri resistere e con tutte le forze combattere le passioni in ossequio a Cristo; le quali, se non ubbidiscono alla ragione, comandano, e strappando l'uomo alla soggezione di Cristo, se lo rendono schiavo proprio anima e corpo.

Uomini corrotti di mente e guasti nella fede non ottengono di non servire, ché servono anzi alla triplice cupidità sia della voluttà, sia dell'eccellenza, sia del comparire (S. Aug. De veva rel; 37).

Ed in questa lotta bisogna che ognuno sia disposto in guisa che senta di dover accettare volentieri e molestie e travagli per amore di Cristo. Difficile serbarsi inflessibili a cose delle quali è sì forte il solletico e il diletto : duro e penoso dover anteporre la volontà di Cristo a quei che sono reputati beni del corpo e di fortuna: ma comunque sia, sopportazione e fermezza sono assolutamente necessarie a ogni cristiano che voglia vivere conforme alla sua professione. Si è dimenticato di qual corpo e di qual capo siamo membri ? Chi ci comanda di negare noi stessi, egli medesimo, propostosi il gaudio, sostenne la croce. E da quella disposizione d'animo, che abbiam detto, dipende la dignità medesima dell'umana natura. Imperocchè il comandare a sè stesso, il fare che la parte inferiore obbedisca alla superiore, noli è viltà d' animo .fiacco, ma al contrario, come anche i saggi dell'antichità non di rado compresero, è virtù generosa, mirabilmente consentanea alla ragione e in sommo grado degna dell'uomo. Del resto patire e dolorare, è condizione di natura. Tanto può l'uomo foggiarsi una vita scevra d'ogni dolore e colma di ogni felicità, quanto render frustraneo l'alto decreto del Creatore, che ha voluto rimanessero perpetue le conseguenze della prima colpa. Quindi la ragionevolezza, non già d'impromettersi quaggiù la fine del dolore, ma bensì di fortificare l'animo a sopportarlo nella sicura speranza, alla quale esso ci abilita, dei beni ultramondiali. Avvegnache la sempiterna beatitudine celeste non fu già da Cristo promessa alle ricchezze o alla vita delicata, nè agli onori o alla potenza, ma sì alle sofferenze e alle lagrime, all'amor della giustizia e alla mondezza del cuore.

Umanesimo e carità.

Da qui si vegga dove vada a parare da ultimo la sentenza erronea e orgogliosa di coloro che, postergata la sovranità di Cristo, al di sopra di tutto le cose pongono l'uomo, e vogliono il regno assoluto e universale della umana natura : sebbene , non che conseguirlo, nè anche possono ben definire in che consista. Il regno di Cristo si informa a carità soprannaturale : l'amore virtuoso e ordinato ne è fondamento e compendio. Quindi spontanei scaturiscono quei grandi principii, osservare strettamente il dovere, non fare la menoma ingiuria a chicchessia, gli interessi materiali tener da meno degli spirituali, posporre tutte le cose all'amore Dio. Al contrario la signorìa dell'umanesimo, nimico aperto o spregiatore di Cristo, posa tutta sopra l'egoismo e non conosce nè carità, né spirito di sacrificio. Ben vuole Gesù Cristo che l'uomo imperi a sua volta, ma a questa condizione però, che è la sola possibile, cioè che egli prima di tutto stia soggetto all'impero di Dio, e assuma sinceramente la divina legge a norma e guida della vita morale.

E quando diciamo la legge di Cristo, non intendiamo i soli precetti morali di natura, o quelli soltanto che diede Iddio agli antichi padri, precetti cui Gesù Cristo compì e condusse al sommo della perfezione col dichiararli, interpretarli e sancirli ; ma intendiamo ancora tutto il resto della sua dottrina e tutte in ispecial modo le cose da lui istituite.

Divina Missione della Chiesa.

Tra le quali cose principalissima senza dubbio è la Chiesa : anzi qual cosa v'ha instituita da Cristo, che essa con pienezza non abbracci e contenga? Certo ci volle che mediante il ministero della Chiesa, da lui medesimo così meravigliosamente costituita, fosse perpetuata la missione affidatagli dal Padre. E per l'una parte avendola fatta depositaria di tutti i mezzi dell'umana salute, per l'altra solennemente ordinò, che a lei gli uomini prestassero ubbidienza come a sè stesso, e da lei, qual sicura guida, si lasciassero ognora condurre. Chi ascolta voi, ascolta me, e chi disprezza voi, disprezza me (Luc. x, 16). Onde la legge di Cristo bisogna assolutamente riceverla dalle mani della Chiesa; e però via per l'uomo è Cristo, ma lo è altresì la Chiesa; quegli da sè e di sua natura, questa per ufficio commesso e per comunicazione di poteri. Quindi chiunque presume di venire a salvamento, pur sequestrandosi dalla Chiesa, la sua traccia è fuor di strada, e corre indarno.

Anche la Società deve seguire la via tracciata da Gesù Cristo.

Nè guari dissimile dal destino degli individui si è quello degli Stati : anche questi convien che riescano a calamitoso fine, se si dilungano dalla via. Il Figlio di Dio, creatore e redentore dell'umana natura, è re e padrone di tutta la terra ed ha suprema potestà sugli uomini, sia presi singolarmente, sia raccolti in civile società. Diede a lui podestà, e onore e regno : e tutti i popoli, tribù e lingue lo serviranno (Dan. vii, 14.). Io poi sono stato da lui costituito re... Io ti darò in tuo retaggio le genti, e in tuo dominio gli ultimi confini del mondo (Ps. II).

Dunque anche nel convivere umano e nella civile società deve imperare la legge di Cristo, così che non solo della vita privata, ma della pubblica eziandio sia duce e maestra. Or poichè questo è il decreto di Dio, e niuno può impunemente trasgredirlo, mal si provvede alla cosa pubblica ovunque le cristiane instituzioni non si tengano in quel conto che si deve. Allontanandosi da Gesù, rimane abbandonata a sè stessa l'umana ragione, vedovata del presidio più valido e del più prezioso lume : e allora con tutta facilità si perde di vista il fine stesso inteso da Dio nell'instituzione del civile consorzio: e questo fine consiste formalmente nell'aiutare i cittadini a conseguire il benessere naturale; ma che il modo armonizzi del tutto col conseguimento di quel sommo, perfettissimo e sempiterno bene, che trascende tutti gli ordini della natura. La confusioue di tali idee mena irremissibilmente fuor di strada e reggitori e sudditi per difetto d'indirizzo sicuro e d'un sicuro punto d'appoggio.

Deplorevoli conseguenze dell'abbandono della verità.

Se lacrimevole cagione di sventure è il fuorviare dal retto cammino, lo è similmente l'abbandono della verità. Ora la prima, assoluta ed essenziale verità è Cristo per ciò che è Verbo di Dio, consustanziale e coeterno al Padre, una cosa stessa col Padre. Io sono la via e la verità. Adunque. se si cerca il vero, ubbidisca sovratutto l' umana ragione a Gesù Cristo e sicura riposi nel suo magistero, poichè per bocca di Cristo è la verità stessa che parla.

Sono senza numero le materie in cui l'umano ingegno, come in fertilissimo campo e campo suo, può liberamente spaziare, investigando e speculando , cosa non soltanto consentita, ma voluta espressamente dalla natura. Allora l'uomo fa opera rea e contraria alla natura, quando ricusa di contener la mente dentro a' suoi confini, e scioltosi dell'ubbidienza dovuta, trascorre sino a non far caso dell'autorità di Cristo insegnante.

Quella dottrina, dalla quale dipende l'universale salute, quasi tutta s'aggira sulla Divinità e su cose sovranamente divine nè è parto di umana sapienza, ma bensì il Figlio di Dio dal suo Padre stesso tutta l'attinse e l'accolse: Le parole che desti a me, le ho date a loro (Io. xvii 8). Che però di necessità racchiude molte cose, non già ripugnanti alla ragione, il che non può essere in alcun modo, ma tanto profonde da non potersi attingere colla ragione nella guisa stessa che ella non può comprendere Iddio qual è. Ma se v' ha tante cose oscure e dalla natura stessa avvolte nell'arcano, non esplicabili ad umana sagacia, delle quali tuttavia non saprebbe mai dubitare uomo sano di mente, certo è uno strano abuso della libertà il negar poi credenza ad altre che sono di gran lunga superiori alle naturali, sol perchè non è possibile afferrarne l'intima essenza. Ricusare i dogmi torna lo stesso che rigettare tutta intiera la religione cristiana. Il dovere invece si è d'inchinar la mente con umiltà e senza riserva in ossequio a Cristo, sino al punto che ella se ne stia, come in servaggio, sotto l'augusto dominio di lui : In servaggio conducendo ogni intelletto all'ubbidienza di Cristo (II Cor. a, 5).

Sovrano dominio di Cristo sulla volontà e sull'intelletto umano.

Siffatto è l'ossequio che Cristo esige dall'uomo, e lo esige di pieno diritto, perchè egli è Dio, e però a lui e a lui solo s'appartiene il sovrano dominio come della volontà, così dell'intelletto umano. Se non che per tener la mente sotto la balìa di Cristo, l'uomo non fa cosa servile, ma sì sommamente consentanea e alla ragione e alla ingenita dignità sua. Giacchè egli accetta con libero atto la signoria non già d'un altr'uomo, ma di Dio, creatore suo e signore universale, cui dall'altro canto è soggetto per legge di natura: nè si lega alle opinioni di un maestro fallibile, ma alla eterna ed incommutabile verità. E per tal modo viene a conseguire e il naturale bene dell'intelletto e con esso la libertà. Perchè la verità che procede dal magistero di Cristo, pone in aperta luce la condizione propria di ciascuna cosa e il suo valore : ond'è che l' uomo illuminato da tal cognizione , purchè dia ascolto alla verità percepita, non assoggetterà sè alle cose, nè la ragione all'appetito, ma le cose a se stesso, e l'appetito alla ragione : con che affrancato dalla peggiore delle schiavitù, che è quella dell'errore e del peccato, sarà redento alla più preziosa delle libertà : Conoscerete la verità, e la verità vi farà liberi (Ioan. viii, 32). È dunque chiaro, che chi ricusa l'impero di Cristo, si fa ribelle a Dio. Ed emancipatosi dal suo Signore, non sarà perciò più indipendente; cadrà in potere di qualche autorità umana, scegliendosi, conforme suole accadere, qualche suo simile, a cui porgere ascolto e ossequio e ubbidienza come a maestro.

Costoro inoltre, col tener chiusa la mente alle verità sovrumane, ristringono il campo dello scibile, e debbono perfino trovarsi men preparati ad avanzare nelle discipline prettamente naturali, perchè non poche cose ha in natura, alle quali comprendere e chiarire giova assaissimo la luce dei veri rivelati. Ancora, a castigo della loro superbia non di rado permette Iddio che non veggano il vero, acciò siano puniti in quello stesso che peccano. Per l'una e l'altra ragione, nello studio medesimo della natura uomini d'ingegno eletto e di pellegrina erudizione si perdono sovente dietro a vaneggiamenti che non hanno esempio.

Necessità di mortificare l'intelletto e la volontà.

Resti dunque fermo che chiunque fa professione di cristiano, deve l'intelligenza sua tutta e pienamente affidare all'autorità di Dio. Che se l'atto di sottomettere la ragione all'autorità sbaldanzisce e contrista l'amor proprio, tanto possente in noi, si argomenti anche da ciò la necessità assoluta, che incombe ad ogni cristiano, di mortificare non la volontà soltanto, ma l'intelletto ancora. E ciò dovrebbero tener bene a memoria coloro che vorrebbero un cristianesimo qual essi sognano, governato nell'ordine intellettivo e nel pratico da più miti leggi e più condiscendenti all'umana natura, con poco o punto di mortificazione. Bi mal comprendono l'essenza intrinseca della fede e delle regole morali evangeliche : nè veggono che la Croce, la quale ci si appresenta da ogni parte, essa è il simbolo della vita cristiana e il vessillo perpetuo di quanti vogliono essere non in mostra ma in realtà seguaci di Gesù Cristo.

A Dio solo s'appartiene di essere la vita. Tutti gli altri esseri partecipano della vita, ma vita non sono. Gesù Cristo invece ab eterno e per sua natura è vita, al modo stesso che è verità, perchè Dio da Dio. Da lui, come da primo e divinissimo principio emanò ed emanerà in sempiterno tutta la vita, che s'accoglie nel mondo: tutto ciò che è, è per lui, tutto ciò che vive, vive per lui, perchè per mezzo del Verbo furore fatte le cose tutte: e senza di lui nulla fu fatto di ciò che è stato fatto. Questo quanto alla vita naturale : ma abbiamo dianzi toccato di un'altra vita di gran lunga migliore e più preziosa, della quale andiamo pur debitori alla misericordia di Cristo. Essa è la vita di grazia, di cui è termine felicissimo la vita di gloria, alla quale vuolsi coordinare e pensieri ed operazioni.

Inseparabilità della fede dalla morale.

L'ultimo costrutto della dottrina e della legge cristiana si è che morti al peccato, viviamo alla giustizia, (I Pet. n, 24) vale a dire alla virtù e alla santità : nella qual cosa consiste la vita morale dell'anima con la sicura speranza dell'eterna beatitudine. Ma la giustizia propriamente ed in modo proficuo all'eterna salvezza da niuna altra cosa piglia alimento che dalla fede : Il giusto vive di fede (Galat. iii, 11). Senza la fede è impossibile piacere a Dio (Hebr. xi, 6). Che però Gesù Cristo, il quale è colui che semina in noi la fede, e la feconda, e la matura, egli è, che in noi. conserva e sostenta la vita morale: e lo fa specialmente pel ministero della Chiesa, alla quale con benigno e provvidentissimo consiglio ha confidata l' amministrazione di quei mezzi, che generano in noi la vita, di cui parliamo, generata la conservano, la ravvivano estinta.

Onde il divorzio della morale dalla fede ha per effetto di spegnere in radice la forza che ingenera e mantiene le virtù salutari. Perciò quei che vogliono formare ad onestà i costumi mediante i soli dettami della ragione, spogliano l'uomo della massima dignità sua, e dalla vita soprannaturale lo ripiombano con infinita sua iattura nella vita puramente naturale. Non è già che con la retta ragione non si possa conoscere e praticare molti dei naturali doveri : ma chi pure li conoscesse e senza fallare mai in vita sua li osservasse tutti, cosa impossibile senza la grazia del Redentore, ciò nonostante, se privo di fede, indarno egli si prometterebbe l'eterna salute. Quei, che non si terranno in me, gettati via seccheranno a guisa di tralci, e li raccoglieranno, e li butteranno al fuoco e brugiano (Ioan. xv, 6). Chi non crederà sarà condannato (Marc. xvi, 16). E poi, quanto valga e quai frutti produca questa onestà non curante della fede, troppe prove ne abbiamo sotto gli occhi. Come è, che con tanto impegno di stabilire ed accrescere la pubblica prosperità, ogni giorno più soffrono gli Stati in punti di capitale importanza e appaiono come infermi ? Si asserisce, è vero, che la società civile basta a sè stessa: che è capace di fiorire egregiamente senza il concorso delle cristiane instituzioni, e colle sole proprie forze conseguire il proprio fine. Quindi negli ordini amministrativi tutto si vuole laicizzare; nella disciplina civile e nella vita pubblica dei popoli tu vedi dileguare a mano a mano le impronte della religione avita. Ma non si riflette abbastanza dove conducano questi principii. Poichè tolta di mezzo la idea della sovranità di Dio, giudice e retributore del bene e del male, forza è che perdano la loro più valida autorità le leggi, e che venga meno la giustizia; eppure sono questi i due più necessari e saldi legami della civile compagine. Similmente estinta la speranza e l' aspettazione dei beni eterni, s'accende di necessità nei cuori la sete irrefrenabile dei beni terreni, e ciascuno procaccerà con tutte le sue forze di accaparrarne quanto più gli vien fatto. Quindi gare, invidie, odii : poi biechi propositi : aspirare all'abolizione di ogni potere, minacciare ovunque folli ruine. Non tranquillità fuori : non sicurezza dentro : disonestata da truci delitti la convivenza civile.

Dove cercare il risanamento dei popoli.

In tanto contrasto di passioni e tra sì gravi pericoli, non c'è via di mezzo, o aspettarsi le peggiori catastrofi, o cercare senza indugio un rimedio che valga. Reprimere i delinquenti, ingentilire il costume delle plebi e in ogni guisa prevenire i malefizii per via di provvide leggi, è buono e necessario : ma qui non sta il tutto. Più in alto bisogna cercare il risanamento dei popoli : una forza superiore all'umana convien chiamare in soccorso, la quale tocchi direttamente le anime, e rigenerandole alla coscienza del dovere, le renda migliori, vogliam dire quella forza medesima che da ben più disperato condizioni trasse altra volta a salvamento l'umana famiglia. Fate che in grembo al civile consorzio rifiorisca lo spirito cristiano, dategli agio di svilupparsi libero di ostacoli, e il civile consorzio ne sarà ristorato. Taceranno le lotte di classe, e il rispetto reciproco sarà guarentigia a ciascuna delle proprie ragioni. Che ascoltino Cristo, e osserveranno del pari il dover loro e ricchi e poveri: quelli comprenderanno che devono cercar la salute nella giustizia e nella carità, questi nella temperanza e moderazione. Perfetto l' ordinamento della società domestica, quando sia governata dal salutare timor di .Dio, suo legislatore supremo. E per la ragione medesima parleranno forte al cuore dei popoli quei precetti morali inculcati pur dalla natura: rispettare i poteri legittimi, ubbidire alle leggi ; non sedizioni, non cospirazioni settarie. E così, dove regna sovrana la legge di Cristo, vige inalterato l'ordine stabilito dalla divina Provvidenza, donde germogliano e incolumità e benessere. È questo dunque il grido della comune salvezza: ritorni la universa comunanza civile, non che ciascuno in particolare, là donde mai non conveniva dipartirsi, a Colui, cioè, che è via e verità e vita. Bisogna reintegrare nel dominio suo Cristo Signore, e far sì che quella vita, di cui egli è fonte, rifluisca a irrigare copiosamente e rinsanguare tutte le parti dell'organamento sociale, i codici delle leggi, le instituzioni nazionali, le Università, la famiglia e il diritto matrimoniale, le corti dei grandi, le officine degli operai..

E si ponga ben mente che da ciò in alto grado dipende quella, che con tanto ardore si cerca, civiltà delle nazioni ; poiché essa si alimenta e matura non tanto per quelle cose che s'attengono alla materia, come le comodità della vita e l'abbondanza de' beni terreni, quanto per quelle, che sono proprie dell'anima, i lodevoli costumi e il culto della virtù.

Si ripudia Gesù C. perchè poco conosciuto.

Molti sono alieni da Gesù Cristo più per ignoranza, che per volontà malvagia : giacché assai si usa di studiare l'uomo, assai il mondo, poco il Figlio di Dio. Per prima cosa dunque all'ignoranza subentri la conoscenza, acciò altri non si rechi a ripudiare o disprezzare Gesù senza conoscerlo. Noi scongiuriamo tutti i cristiani, quanti e dovunque sono, di voler fare il possibile a fin di conoscere il loro Redentore qual veramente egli è. Come avranno fissato in lui con sincerità e senza preconcetti lo sguardo della mente, vedranno chiaro, non potersi dar cosa nè più salutare della sua legge, nè più divina de' suoi insegnamenti. A tale effetto tornerà mirabilmente efficace l'autorità e l'opera vostra, venerabili Fratelli, come pure lo zelo e le diligenti cure di tutto il Clero. Nelle parti del vostro ufficio ponete questa come principalissima, di scolpire nel cuore dei popoli il concetto vero, e diremmo quasi le genuine sembianze di Gesù Cristo. Fate ben conoscere la carità sua, i suoi benefizi, le sue instituzioni, colla voce, cogli scritti, nelle scuole dei fanciulli, ne' ginnasi, dal pulpito, ovunque se ne offra l'occasione.

Assai sì ragionò alle moltitudini intorno ai diritti dell'uomo; si ragioni loro una volta intorno ai diritti di Dio. Le circostanze di tempo paiono acconcie : ne abbiamo un indizio anche nell'amore del bene ridestato appresso molti, come abbiam detto, e massime in cotesta pietà verso il Redentore attestata con tanti argomenti: pietà che come auspicio di tempi migliori, consegneremo in eredità, se piace a Dio, al secolo che sta per sorgere. Ma dacchè si tratta di cosa, la quale non può d'altronde sperarsi che dall'opera della grazia, congiunti nell'unità dello zelo e della preghiera, supplichiamo a Dio onnipotente che voglia piegarsi a misericordia. Non permetta che i redenti a prezzo del suo sangue periscano : volga pietoso l'occhio a questo secolo, che molto peccò, ma molto anche sofferse in espiazione de' falli suoi: e gli uomini d'ogni nazione e d'ogni stirpe abbracciando amorosamente, si ricordi quel suo detto : Io se sarò sollevato d'in su la terra tutto trarrò a me (Ioann. xii, 32).

Come pegno dei celesti favori, e a testimonianza della Nostra paterna benevolenza, impartiamo con affetto nel Signore a voi, venerabili Fratelli, al clero e al popolo vostro l'Apostolica benedizione.

Dato a Roma presso S. Pietro il primo di Novembre 1900, anno vigesimoterzo del Nostro Pontificato.

LEONE PP. XIII.

La strenna a Gesù Bambino in suffragio delle Anime Sante del Purgatorio

questo numero di dicembre uniamo un APPELLO per una sottoscrizione popolare a benefizio della Chiesa di S. Francesco di Sales presso la tomba di D. Bosco in Valsalice. Questa sottoscrizione è accessibile a tutte le borse non solo, ma anche a tutte le famiglie, le quali, con tenue oblazione, possono suffragare le Anime Sante de' loro cari. Partecipandovi si offre una bellissima STRENNA a Gesù Bambino in occasione delle prossime FESTE NATALIZIE e noi facciamo a tutti caldo invito di volersi fare propagatori e collettori in mezzo ai propri conoscenti ed amici. Chi vuole altri MODULI si rivolga alla DIREZIONE del BOLLETTINO.

NOTiZIE DI FAMIGLIA

Consacrazione DELLA PIA SOCiETA DI S. FRANCESCO DI SALES E DELLA PIA UNIONE DEI COOPERATORI SALESIANI l Sacro Cuore di Gesù

Il Rm° nostro Rettor Maggiore, con apposita circolare in data 21 novembre scorso, diretta a tutti i Salesiani dispersi per il mondo, li invita a consacrarsi di nuovo, prima che il secolo in cui visse ed operò prodigi di carità e zelo il nostro D. Bosco, compia il suo ciclo, al Cuore SS. di Gesù; anzi desidera che ciascun direttore gli consacri tutta la Casa cui presiede e inviti anche tutti i giovani ed i Cooperatori e le Cooperatrici della città o paese in cui è aperta la Casa a far la consacrazione di se stessi , istruendoli sul grand'atto che sono per compiere e dando loro comodità affinche ciascuno possa prepararvisi convenientemente.

Ma i suoi benefizii, il Signore non li fece solo a ciascuno di noi in particolare ed a ciascuna Casa. Fonte di benefizii divini fu per noi la Congregazione e la nostra Pia Unione: queste due istituzioni furono beneficate in modo specialissimo dalla bontà di Gesù : esse abbisognano di grazie affatto straordinarie per iscuotere la tiepidezza, per rinnovarsi in fervore e per eseguire il gran compito da Dio loro affidato: quindi tanto la Salesiana Congregazione quanto la Pia Unione dei suoi Cooperatori e Cooperatrici debbono essere consacrate a quel Cuore sacratissimo : tutti insieme dobbiamo presentarci a Gesù : poiche se riesce accetta a Dio la consacrazione dei singoli individui, più accetta deve tornargli quella di una intiera comunità, essendo questa come una legione, una falange, un'esercito intiero che a lui si consacra.

E qual altra circostanza più bella, attraente e sublime per compiere quest'atto solenne che il finire del presento secolo ed il principio del nuovo? Qual altra sarebbesi trovata più opportuna di questa per riconsacrarci tutti a lui e consacrargli l'intera Congregazione con la Pia Unione dei nostri Cooperatori? Qual altra per offrire al S. Cuore di Gesù non solo ogni fiore del nostro giardino, ma il giardino stesso ; non solo i vari frutti dell'albero, ma l'albero stesso?

Addotti questi e più altri motivi il nostro Superiore Maggiore nella sua circolare passa a dare ai suoi figli le disposizioni opportune perchè questa consacrazione abbia a riuscire solennissima nell'unità di tempo e di circostanze. Stabilisce perciò che si premetta un devoto triduo di preghiere e di predicazione da incominciarsi la sera dei Santi Innocenti, 28 dicembre, e che l'atto della consacrazione si emetta da tutti insieme, giovani, ascritti, confratelli, superiori d'ogni casa, nonchè dal maggior numero di Cooperatori e Cooperatrici che si possano radunare, la notte dal 31 dicembre al primo gennaio, proprio nel momento solenne che divide i due secoli

Noi facciamo caldo appello ai nostri Cooperatori e Cooperatrici a voler prender parte a quest'atto solenne, se possibile in qualche nostra chiesa o cappella, altrimenti emettendo particolarmente questa consacrazione in qualche pubblica chiesa con l'intenzione di unirsi, almeno in ispirito, all'universale consacrazione della nostra Pia Società ed Unione, sì che in quella notte memoranda, uno solo sia il grido uscente dal petto dell'innumerevole moltitudine dei membri della famiglia salesiana: A Gesù Cristo re dei secoli, vero Dio e vero Uomo, sia gloria ed onore, lode e benedizione nel tempo e nell'eternità !

IL SANTUARIO DEL SACRO CUORE DI GESU' ìn Roma.

Notizie assai consolanti ci giungono da Roma sul crescere della divozione e frequenza al Santuario del S. Cuore di Gesù al Castro Pretorio, del quale parlò molte volte in passato il nostro Bollettino. Da quando la Santità di N. S. Leone XIII consacrò tutto il mondo al S. Cuore di Gesù, crebbe notevolmente il numero dei visitatori e di coloro che si accostano ai SS. Sacramenti. In quest'Anno Santo poi consola veramente il cuore il vedere, in qualunque ora del giorno, cittadini e forastieri, ecclesiastici e laici prostrati in fervorosa preghiera innanzi alla divota immagine di Gesù, che dalla marmorea icona dell'altare maggiore mostra il suo Cuore fiammeggiante di amore per gli uomini. Al contemplare quella maestosa figura circondata da angeli adoratori, con in volto espresso l'amore, il dolore, la sensibilità, il sacrificio, maggiormente impressionante pei riverberi di lampade elettriche, che gettano sul magnifico quadro fasci di luce, non vi è cuore che non si commuova, nè a torto si vedono spesso versare lagrime dai genuflessi divoti.

Commovente in modo speciale è la funzione mattutina del primo venerdi del mese. Esposto il SS. Sacramento, incomincia la santa Messa, celebrata generalmente da un vescovo. La Chiesa è stipata, perchè, oltre i numerosi divoti, sono presenti i quattrocento giovanetti dell'Ospizio Salesiano, i quali colle loro voci argentine fanno salire al trono del S. Cuore un profluvio di armonia e di fede. La Comunione generale dura delle mezz'ore, mentre l'organo sposa le sue armonie ai canti melodici ispirati dei compositori romani. Si termina col canto delle Litanie del S. Cuore e colla benedizione del SS. Sacramento.

Nè dobbiamo tacere, che il Santuario del S. Cuore, durante quest'Anno Santo, non fu solo visitato da singoli individui, ma pellegrinaggi nazionali, provinciali, diocesani si recarono, guidati dai rispettivi capi, talvolta dignitari della Chiesa, a fare la loro funzione, in cui, dopo ascoltata la Messa, fatta da tutti la S. Comunione, innanzi al SS. esposto veniva letta, ad alta voce, nella lingua patria, la formola di consacrazione al SS. Cuore di Gesù. Così praticarono, tanto per accennarne alcuni, gli Spagnuoli, gli Ungheresi, i Siciliani, ecc.

Parimente fu notato un grande aumento fra gli ascritti all'Opera Pia del S. Cuore di Gesù. Essa consiste in ciò:- nel Santuario si celebrano ogni giorno, e saranno celebrate in perpetuo, sei Messe, il cui frutto va a benefizio di coloro che, facendo l'offerta di una lira una sola volta al Santuario, vengono ascritti all'Opera stessa. Ed era bello vedere la cura con cui i devoti, specialmente pellegrini, si recavano alla Sacrestia per ascrivere se stessi, i loro parenti e defunti, provvedendo così, con una tenue elemosina, in perpetuo al loro bene spirituale, e dando nel medesimo tempo un attestato del loro amore al S. Cuore di Gesù ed al tempio a Lui consacrato nell'alma Città.

Oh, quanto non dobbiamo sperar bene per le famiglie e per la società da questo salutare risveglio per una devozione da Dio preparata per riaccendere negli ultimi tempi l'amore di Dio nel cuore degli uomini ! Quanto non debbono godere i nostri buoni Cooperatori, che così efficacemente hanno aiutato, colle limosine e colle preghiere, il nostro amato Fondatore Don Bosco nella erezione di quel grandioso Santuario, da cui, come da focolare ardente, irraggia il calore che infiamma, in ogni parte del mondo, i cuori degli uomini di amore e devozione al S. Cuore di Gesù.

PARTENZA DI NUOVI MISSIONARI

L'ANNO SANTO, ricco di tante consolazioni e frutti spirìtualì, volge al suo termìne- ma prima ch'esso rientrì nell'eternìtà ad aggiungersi alla gloriosa schiera de' suoi predecessori, doveva allietare ancora la Famìglia Salesiana di un giocondissimo avvenimento. In 25 anni, dacchè il nostro pìo Fondatore e Padre iniziò le Missioni d'America, nuovi e crescenti drappelli di Missionari partirono annualmente alla volta di quelle terre per portarvi il loro modesto contingente di fede e civiltà, ed anche quest'anno il Successore di D. Bosco ha creduto suo sacro dovere di aumentare alquanto il numero dei Missionari, preparando una nuova spedizìone anche per meglio festeggiare il 1° Giubileo delle nostre Missioni. Perciò il 30 scorso ottobre, nel caro Santuario di Maria Ausiliatrice, ebbe luogo un'altra volta la commovente funzione d'addio ai Missionari salesiani. Nel corso di 25 anni una sì cara funzione venne ripetuta per ben 36 volte, dando un contingente di circa 1100 Missionari, i quali, partiti dall'umile Valdocco e visibilmente protettì dalla Vergine Ausiliatrice, operarono ed operano tuttora un gran bene a pro delle anime. Quest'ultima spedìzione era composta di 50 Missionari e varie Suore di Maria Ausiliatrice. Il numeroso concorso dei Torinesi non ismentì l'at trattiva speciale che ha sempre in sè questa cara funzione.

Dopo la solita lettura di un capo della vita di San Francesco di Sales, salì il pulpito il M. R. Missionario D. Felice Caprioglìo, ìl quale con parola facile e popolare disse di D. Bosco e delle opere sue fermandosi specialmente sulle Missionì e sul bene immenso che i Salesiani vanno facendo nella Repubblica Argentina in favore degli emigrati italiani.

Il veneratissimo ed amatissimo nostro Arcivescovo, il Card. Richelmy, impartì la benedizione col SS. Sacramento. Quindi, recitate le rituali preci dei pellegrinanti, rìvolse ai profetturi un commovente e paterno addio. Dopo aver detto che Egli ben di cuore aveva invocato su di loro, i Missionari, le benedizioni del Signore colle parole della Chiesa, e che era sicuro aver fatto lo stesso i loro Padri Spirituali ed il loro venerato Fondatore in cielo, passò a dar loro, come Arcivescovo, un ricordo che loro rammentasse sempre ìl luogo donde sono partiti, cioè la città dì Torino, culla della Salesiana Congregazione e ricca delle meraviglie della Provvidenza.

Accennato alla consacrazione della Chiesa del Cuor di Maria, avvenuta pochì giorni prima, disse il ricordo essere la divozione al Cuor di Maria rifugio dei peccatori. Maria in Torino ama di essere invocata Consolatrice ed Ausiliatrice del popolo cristiano, ma in questo Anno Santo, per un mirabile avvicendamento di gloriosi avvenimenti, ama in modo speciale di essere invocata qual Rifugio dei peccatori. E non abbiamo tutti bisogno di rifugio, essendo tutti peccatori? I Missionari specialmente, che vanno per trarre le anime dagli abissi del peccato, non hanno pìù che mai bisogno di un luogo ove rifugiare sè e quelli che salvano? - Orbene, continuava il pio Arcivescovo, questo rifugio è il Cuor di Maria. Ma come trovare la chiave, o meglio, il segreto per entrare in questo Cuore rifugio dei peccatori? Sentite le mirabilì dìsposìzioni della Provvidenza. Pochi mesì fa in Torino stesso, nella Chiesa di S. Tommaso, sì consacrava un'artistica Cappella a Nostra Signora del Cuor di Gesù. La chiave, il segreto per penetrare nel Cuor di Maria è il Cuor di Gesù di cui Essa, come Madre, è padrona ; e Gesù dal trafitto suo Cuore ci dice quanto dobbiamo fare per piacere a Lui e poi conseguenza alla Madre sua : imparate da me che sono umile e mite di cuore. L'umiltà e la mansuetudine ecco le due virtù che debbono rifulgere nel Missionario e con le quali potrà sempre condurre al Cuor di Maria molte anime traviate.

Con unzione ed artificio mirabile svolse questi concetti l'Em. Porporato suscitando in tutti. specie nei Missionari, profondìssima e visibile commozione. Finito, impartì solennemente la Pastorale benedizione e poscia ebbe luogo il bacio d'addio, dei partenti coi loro Superiori, mentre gli astanti, commossi fino alle lagrime, imploravano sui Missìonari un felice viaggio e le più elette benedizioni.

IL RAPPRESENTANTE DEL SUCCESSORE DI DON BOSCO in America

RImettiamo ad un altro numero la narrazione cronologica del viaggio del sig. D. Albera per regalare ai nostri lettori questa lettera intima diretta al Sig. D. Rua. Ci sembra che essa dia un idea più precisa dell'opera dei nostri Confratelli d'America. Solo ci spiace; che la moltiplicità delle notizie ci impedisca di darla tutto di seguito. Procureremo di rimediare nel prossimo numero, concedendo maggior spazio alle notizie delle nostre Case d'America ed alle loro Feste Giubilari. Frattanto ci è caro augurare all'amatissimo D. Albera e a tutti i cari Confratelli d'oltre mare le più elette benedizioni celesti per il compimento del vecchio ed il principio del nuovo secolo.

REVERENDISSIMO SIGNOR D. RUA,

Buenos Aires, 9 ottobre 1900.

Ho cercato, giusta i suoi desiderii, di dare a quando a quando notizie del viaggio di D. Albera, scrivendo direttamente a D. Barberis per non aumentare le occupazioni che opprimono V. S.; perdonerà tuttavia se questa volta derogo a quanto mi son proposto. Mi pare che la circostanza speciale lo richiegga, e V. S., avendo terminate le sue vacanze di Valsalice, S. Benigno, Ivrea e Foglizzo, forse potrà trovare un momentin di tempo per leggere questa mia.

Dire dell'America quanto sarebbe necessario per dare un'adeguata idea non è possibile ; non si riesce a viva voce, tanto meno per iscritto. Oh che campo immenso volle la divina Provvidenza affidato ai Salesiani d'America ! Le Case finora vìste sono rigurgitanti di ragazzi e di ragazze, fioriscono le Associazioni degli antichi ed antiche allieve con regolamenti appositamente fattì. I suoi figli d'America , sig. D. Rua, ad imitazìone del nostro amatissimo Padre D. Bosco, quantunque non privi di debiti, quantunque spesse volte senza danaro, allargano , ingrandiscono continuamente i loro Collegi, fidatì nella divina Provvidenza e costretti, direi quasi, dalle impellenti necessità di tanti poveri giovanetti che necessitano dell'uno e dell'altro pane. A Montevideo, a Las Piedras, nella Repubblica Orientale, a S. Carlos, a S. Catalìna, a Mater Misericordiae, a Barracas, a la Plata, ecc., ecc. si fabbricano Chiese, s'ingrandiscono Case, e le stanze ancora umide vengono occupate da giovani che da tanto tempo picchiano alle porte salesiane. Solo qui nella città di Buenos Aires sono più di 6000 (dico seimila) i gìovanetti e le giovanette che frequentano le nostre Case, che ricevono istruzione ed educazìone dai figli di D. Bosco, e ciononostante sono ben lungi , non dico dal supplire ai bisogni di Buenos Aires, ma di arrivare a coprire ìl campo, che la divina Provvidenza pare voglia affidato allo zelo dei Salesiani.

Nel quartiere di questa città, chiamato Palermo, distante quasi un'ora da S. Carlo, da tempo sospirano i Salesiani o le Figlie di Maria Ausiliatrice; quella parte della città è quasi abbandonata daì cattolici e si moltiplicano, per lo contrario, le scuole dei protestanti che giungono omai a otto o nove. I genitori, alcuni loro malgrado, si vedono costretti ad affidare i loro sacri depositi a questi lupi rapaci, stante la deficienza totale d'istìtutì cattolicì e di chìese financo. Il Vicario Capitolare, quando D. Albera fu a visitarlo, gli raccomandò che usasse della sua autorìtà, affinchè presto colà si aprisse un Oratorio Festivo. Diceva lo stesso Vicario, che quella parte della città esigeva più imperiosamente della Patagonia l'opera dei figli di D. Bosco. Pare che lo stesso Mons. Cagliero sia di ciò persuaso, poiche, recatosì due mesi fa sul luogo, lasciò detto che si faccia il possibile e l'impossìbile per andarsi a stabìlire colà quanto prima.

Povero D. Vespignani! Non sa proprio come fare, perchè gli manca il personale. Anche le Suore ne sono prìve; la loro Visitatrice, alle insistenze fatte dall'Ispettore, rispose che avrebbe mandate le tre Suore ammalate, già poste, per ordine del medico, in riposo. Mi piacque che si conchiuse che si sarebbe tirato a sorte, se dovevano andare i Salesiani o le Figlie di Maria Ausiliatrice, fidenti che la Provvidenza supplirà essa, dove i poveri figli di D. Bosco non possono giungere. Fa proprio pena vedere questi cari confratelli così carichi di lavoro ! Qui a S. Carlo il Catechista degli artigiani è Professore di una classe di studenti, spiega il Vangelo le domeniche e fa qualche altro discorsetto ; ha cura dell' Osservatorìo meteorologico e, per le troppe occupazioni del Consigliere scolastico, è incaricato della preparazione delle accademie ; tutti poi, chìerici e preti, assistono in ricreazione e nelle camerate. Il Direttore stesso non è gran tempo che ha lasciata l'assistenza regolare, specie nel dormitorio, assistenza di cui, pochi anni addietro, non andava esente lo stesso D. Vespignani. Ora ch'è Ispettore si trova diversamente occupato, ma non meno. Finita la meditazione confessa i giovani studenti ed artìgiani ; poi va dalle Suore, e quando termina di confessare celebra la santa Messa, che d'ordinario è verso le ore 9 e 9 1/2.

Adesso poi è ingolfato nel preparare il Congresso dei Cooperatori salesiani, che gravita quasi interamente su di lui. Si celebrerà il 12, 13 e 14 di novembre ; pare che voglia riuscire degno di quello di Bologna. Eppure van ripetendo tutti che in quanto ad occupazioni e personale al presente, in confronto ad alcuni anni addietro, sono in un paradiso. Prima anche gli stessi ascritti al porre piede ìn una nostra Casa erano occupati nell'assistenza o nell' insegnamento. Ora Bernal ha portato i suoi benefici frutti ; ma quanto costano! Debbono prendere i ragazzi dalla quarta elementare almeno ed istruirli, mantenerli, vestirli gratis per averli un giorno Salesiani. Daì Collegì non ne vengono ; tutti attribuiscono la cosa aì parenti, dati tutti al commercio e che fanno calcolì sui figli stessi. Quanto viene a costare qui ìn America un confratello alla Congregazione! Tutti lodano le saggìe disposizìoni del venerato Superior Maggiore che, mutati i tempi e diminuita la crisì del personale, ha emanato prontamente l'ultìma circolare, che tante savie disposizioni contiene pei nostri ascritti principalmente.

Nonostante tanto lavoro, la salute dei Salesiani è, direi quasi, ottima , non solo qui, ma eziandio nelle altre Case, che scarseggiano di personale assai più che a S. Carlo e tanto più quanto si allontanano dalla Casa ispettoriale. Come resta afflitto il sig. D. Albera nel vedere i confratelli così stracarichi di lavoro, senza poter dar loro neanco la speranza che V. S. manderà ì necessarii soccorsi! Come benedice la risoluzione presa da V. S. di non aprire in quest'Anno Giubilare nuove Case per consolidare le già esistenti, per formarle sempre meglio, poichè è indubitato, che uno o due confratelli dippiù in una Casa già avviata, possono fare il doppio del bene che mandati soli altrove.

Qui sono veramente in fiore le scuole esterne e glì Oratorii Festivi; molte Case non hanno interni; alcune hanno al più solo alcuni semiinterni. Per lo contrario però hanno quasi tutte 200, 300 e financo 400 esterni che frequentano le nostre scuole con grande vantaggio dei giovani e delle famiglie, perche i giovani gìorno per gìorno fanno d'apostolì nelle relative famiglie, raccontando ai propriì carì quanto hanno fatto ed udito e sono moltissime le conversioni, i ravvedimentì operati a questo modo. Il sig. D. Albera, non solo con me, ma tutte le volte che parla in pubblico ripete: oh come sarebbe rimasto contento il nostro buon Superiore D. Rua al vedere tanti giovani all'Oratorio Festivo e alle scuole esterne ! Che trionfo per la Congregazione ! Che consolazione per lei, sig. D. Rua, il giorno che, coi proprii occhi, potrà venire a constatare il gran bene che fanno i suoi figli e le Suore di Maria Ausiliatrice nelle duecento Case d'America!

Per lo stesso D. Albera si fanno cose incredibili : sono i principali di cìascun luogo, dove egli arriva, che vengono ad incontrarlo, che si stimano fortunati di far la sua personale conoscenza: sono gìornalisti, sono membri della Suprema Corte di gìustizìa, sono Vescovi che gli fanno visita, ì qualì vogliono che in pubblica chiesa benedica il popolo e loro stessi, perchè D. Albera , dicono essi , è il rappresentante di D. Rua e D. Rua ha ereditato tutto quanto lo spirito dì D. Bosco. E la prima autorità ecclesiastica di Buenos Aires che, trattenuto lontano da una missione, scrive al sig. D. Albera queste testuali parole: Mons. Mariano Antonio Espinosa riverisce il C.mo P. D. Albera e si mette ai suoi comandi, sperando poterlo fare personalmente subito che ritornerà; sono fotografi che coll'istantanea portano via la sua effigie e non mancano persino coloro che vengono a lui per implorare protezione, soccorsi, forse indotti dal vedere che i fogli della città tanto parlano di lui. E tutto questo, va ripetendomi D. Albera , perchè sono Salesìano, perchè rappresentante di D. Rua, non per alcun mio merito. A me sia lecito aggiungere che anche quel tratto gentile del sig. D. Albera, quel sorriso che gli sfavilla sulle labbra ed in tutto il volto e soprattutto l'aspetto e la santità della vita gli acquistano glì animi in un modo veramente singolare. Non una volta ho udito dire da persone ecclesiastiche e ragguardevoli secolari e financo da religiosi: -- che uomo di Dio! Come s'attira l'affezione con le umili sue espressionì !E questo dopo aver visto D. Albera per pochi minuti.

Ed è veramente ammirabile la stima che si ha qui in America per D. Bosco, pel suo Successore, le cui fotografie son sempre il migliore e più caro ornamento di ciascuna Casa salesiana; i cui nomi si ripetono sempre uniti e si scambiano suonando l'uno l'altro. L'evviva D. Bosco è sempre congiunto a quello di D. Rua, e qui viva D. Bosco vale viva D. Rua e viva D. Rua equivale a viva D. Bosco, che ha saputo preparami un sì degno Successore, da far credere che D. Bosco viva ancora su questa terra. Oh quante volte nelle poche Case visitate ho visto i dormitorìi, le scuole, le macchine da stampare fregiate del nome di D. Bosco e di D. Rua ! A Montevideo financo le farmacie e le botteghe vicino alla Casa salesiana portano il nome del nostro indimenticabile Padre D. Bosco. Buona parte di questi nostri confratelli non hanno avuto la fortuna di vedere il nostro buon Padre D. Bosco, ma ne hanno esperimentato e ne esperimentato i benefici influssi. Ora vengo a narrare ciò che fu il movente principale di questa mia, vo' dire la festa di S. Michele in Bernal.

Era un pezzo che gli ascritti di Bernal sospiravano il sig. D. Albera. Appena saputo del suo viaggio i 18 novizi e 65 aspiranti di Bernal hanno cominciato una fervorosa novena, i cui consolanti frutti non potevano desiderarsi migliori, se si ha da giudìcarli dall'ottima traversata e dalle attenzioni specialissime ed universali, cui fu fatto segno il rappresentante di D. Rua. Spuntò il 28 settembre ; alle 3 pom., accompagnato fino alla stazione da Mons. Espinosa, D. Albera lasciava la Plata. Un'ora dopo, sceso appenaa dal treno, fu attorniato da una turba dì chìerici e dì giovanetti, cui dal volto traspariva la gioia immensa che inondava i loro cuori. Il piccolo clero colle sue bandiere e con quanto aveva di meglio l'attendeva alla porta. Indossate D. Albera, le paramenta sacre, si canta il Te Deum ed il Tantum ergo in canto gregoriano ed in canto gregoriano doveva essere pure la Messa del domani, perchè non bisogna dimenticare che si voleva festeggiare l'onomastico del Rettor Maggiore, al quale sta tanto a cuore il canto prediletto della Chiesa.

Non avendo potuto avere il sig. D. Rua in persona a presiedere quella, veramente splendida. festa, vollero che vi assistesse almeno ìl suo rappresentante, e D. Albera, memore che il sig. D. Rua per occupazioni ed impegni avuti, per lontano che sì trovasse da Torino, non una volta ancora ha voluto lasciare privì dì sua presenza glì ascritti di Foglizzo nel dì 8 di maggio; D. Albera, dico, nonostante che molti lo desiderassero in quel giorno, ha preferito Bernal, ìl piccolo Foglizzo d'America. Pochi minuti dopo la benedizione col SS. Sacramento, D. Albera è invitato all'accademia. È il Direttore che parla, che racconta la carità usatagli da D. Albera 33 anni fa, quando lo ricevette all'Oratorio, la stima che fin d'allora di lui sì aveva. È il chierico Santolini che in modo commovente descrive la partenza dei Mìssionari dal Santuario di Maria Ausìliatrice. Ricorda il distacco da D. Rua, da D. Albera, dagli altri Superìori, l'addio ai piedi di Maria Ausiliatrice prima di partire per l'America ed il suo giubilo nel rivedere a Bernal D. Albera. Non io solo, continua Santolini, ma noi tutti esultiamo per la sua venuta, il nostro cuore per lei palpita, poichè Ella viene a noi nel nome del Signore, viene dal tempio di Maria Ausilìatrice, viene dall'augusto avello dì D. Bosco. Tutti i nostri sguardi in lei son fissì, tutti siamo desiderosi di ascoltare i suoi detti, giacchè ella, come il divin Salvatore, possiede parole di vita eterna. Un altro ricorda alcune parole dette da D. Albera a Foglizzo: - Figliuoli miei, preparatevi: la vita religìosa è una vita bella e santa; però non crediate ch'ella sia sempre cosparsa di rose; emettendo i santi voti vì unìrete ad uno Sposo crocìfisso, il quale vi farà sentire le punture dolci, è vero, ma dolorose delle sue spine. - Altri rammentano altre cose e tutto questo intreccìato sempre col nome di D. Rua.

Riportare ìn prosa i voli dei poeti non è possìbile ; nelle loro ardite visioni facevano spesso capolino i nomì di D. Bosco, dì D. Rua e di D. Albera; si descrive l'esultanza dei santi, specie dì S. Rosa dì Lima, protettrice di tutta l'America del Sud, all'arrivo dei Salesìani ìn America, all'ingresso di D. Bosco nel Cielo. Per qualche minuto si ha quasi la dolce illusione di credere D. Bosco, per l'oracolo della Chiesa , già posto sugli altari. Tuttì in quel primo incontro avrebbero voluto rivolgere la parola a D. Albera, ma non è possìbile ; l'amore però è industrioso : su un foglio tutti scrissero un pensiero che il cuor dettava; un'allusione a D. Rua e a D. Albera, tratta ordinariamente dalla Storia Sacra, e formato di tutti quei foglietti un volume, lo presentarono a D. Albera.

All'indomani D. Albera celebra la Messa della comunità ed assiste poscia alla Messa solenne ed ai Vespri solenni in canto fermo. Quei buoni chierici ed aspiranti provarono anche coi fatti che non trascurano la musica , eseguendo con arte la prima parte della Passione di Cristo del Perosi. Piacque molto al signor D. Albera la commedia di D. Bosco La Casa della Fortuna, portata assai bene in scena nel dolce idìoma castigliano. La festa era ben compendiata in quelle due iscrizioni a trasparente poste nel centro del palcoscenico: - Viva D. Bosco redivivo in D. Rua - Viva D. Albera rappresentante di D. Rua.

Pose fine alla festa una riuscitissima illuminazione degna di stare accanto a quelle che si fanno 1'8 maggio a Foglizzo. Durante l'illumìnazione si ripeterono i canti popolari di Viva Papà D. Bosco, S. Martino campanaro, La bandiera di D. Bosco e tanti e tanti altri che ricordano i tempi antichi dell'Oratorio, le tradizioni che qui conservano scrupolosamente. Finite queste accoglienze, che pur son quasi una necessità, stante la circostanza, i giorni del sig. D. Albera sono veramente pieni. Tutti e confratelli e novizi ed aspìranti e quanti hanno stanza in quella Casa gli voglìono affidare i secreti dell'anima loro ; alcuni hanno la fortuna di parlargli anche fuorì di confessione. Lo stesso fece dalle Suore che a Bernal hanno pure il loro probandato.

(Continua).

Alle donne cattoliche, specie alle Antiche Allieve dell'Istituto della Madonna delle Grazie in Nizza Monferrato rinnoviamo la preghiera di volersi interessare efficacemente a favore della Chiesa del Sacro Cuore, che si sta erigendo accanto a detto Istituto, per le Oratoriane di Nizza. Questa Chiesa ha da servire come monumento delle donne cattoliche al Cuor di Gesù; perciò nessuna deve mancare all'appello. Nelle prossime Feste Natalizie tornerebbe assai gradita a Gesù Bambino una bella strenna per questo nobilissimo fine.

Inviare oggetti ed offerte a Suor Elisa Roncallo - Istituto della Madonna delle Grazie - Nizza Monferrato; oppure nelle città e nei paesi dove le Suore di Maria Ausiliatrice hanno un qualche istituto, alla Direttrice, la quale a tempo opportuno le farà giungere alla propria destinazione.

MISSIONI

PATAGONIA MERIDIONALE

Due mesi di missione per la campagna. (Relazione di D. Maggiorino Borgatello. - Vedi Bollettino di Novembre)

Il Rio Coy-Julet - Pozzi traditori - Descrizione del terreno -il lavorio dei venti patagonici - In mezzo agli indii Tehuelches - Effetti dell'ubbriachezza - Negozianti inumani - il Cacico Mulatto - Potenza del bere - L'indio Chancha - Suicidio - Costumi dei Tehuelches nel seppellire i morti.

IL 31 gennaio, anniversario della morte del nostro indimenticabile Padre D. Bosco, celebrata la santa Messa coll'assistenza di parecchie persone e distribuito il pane degli angeli a quattro di esse, ci dirigiamo verso la sorgente del Rio Coy-Julet. Questo fiume nasce sulla Cordigliera da piccoli rigagnoli che, riuniti in due fiumicelli, si versano nel Coy-Julet, a mezzo del suo corso: l'uno detto braccio Sud e l'altro braccio Ovest. Il principale rigagnolo del braccio Ovest si chiama Pelqueque e scende dal monte Cerro de los Viscachos. Il fiume Coy-Julet è ben curioso : di tratto in tratto si nasconde sotto terra, comparendo alla distanza di cento, ducento e più metri, filtrando nella ghiaia nascosta sotto leggiera cappa di terra arenosa. Qua e là vi sono pozzi profondi e molto grandi, pieni d'acqua fino a fior di terra; però non hanno l'apparenza di pozzi, ma paiono piuttosto piccole buche con pochissima acqua. L'incauto viaggiatore che inavvertitamente vi mettesse il piede dentro vi si sommerge intieramente, ancorche fosse a cavallo. Il peggio si è che questi pozzi aventi piccola apertura alla superficie sono poi in realtà molto grandi sotto terra, per cui avviene che chi vi cade dentro, posto pure che sappia nuotare, per lo più non ritrova l'uscita e vi rimane inesorabilmente annegato. Si direbbero tanti tranelli fatti ad arte.

Questi pozzi fanno tutti gli anni le loro vittime. Quest'anno hanno già ingoiato due spagnuoli, l'anno scorso un italiano col suo cavallo ed un francese; l'anno precedente un austriaco e così via dicendo. Attorno al letto del fiume si estende per circa due chilometri una valle che forma una bella prateria ricca di erba folta e verde, e contrasta mirabilmente cogli altipiani vicini spogli di ogni vegetazione e sempre arsi dal sole.

Quasi tutta la Patagonia è terreno marittimo, cioè arenoso e pieno di ghiaia, molto duro e secco, e produce poca erba e questa non uguale come nelle praterie italiane, ma a cespugli, e tra un cespuglio e l'altro si frappone gran quantità di ghiaia multicolore, bianca, rosea, verde e tanto lucida che pare sia stata lavata e pulita prima di collocarla a posto. Ciò proviene dai continui venti che dominano su questa zona, i quali portano via la terra ed arena mobile e lasciano le pietre così pulite. L'erba poi è giallognola, secca e pungente come una spina, di guisa che, sedendovisi sopra, penetra le vestimenti e va a conficcarsi nella carne, rompendosi tosto in minutissimi pezzi. Solo presso i fiumi e i laghi si trova erba tenera e verde. Il fiume Coy-Julet, come tutti gli altri di queste regioni, nella scorsa primavera straripò talmente che trasse seco nei suoi vortici, prima che ì proprietarii potessero metterle in salvo, le migliaia di pecore che stavano pascolando presso la sua sponda.

A quindici leghe dal Cerro de los Viscachos verso il Nord-Est pare che il Governo argentino abbia concesso ai poveri indii Tehuelches un campo di ventimila leghe quadrate perchè vi possano vivere coi loro armenti. I poverini, che avrebbero pieno diritto su tutto il territorio, essendo i primi possessori di quelle terre, si vedono costretti a ritirarsi da una parte e dall'altra a misura che questi grandi campi vanno popolandosi di Europei. Dico pare che abbia concesso, perchè malgrado detta concessione sia stata proclamata con legge apposita e stampata a lettere cubitali sulla carta topografica, ciò non di meno osservai che alcuni individui racchiudono con apposite cinte buon tratto di quella concessione per conto proprio e si preparano a fabbricarvi case, la qual cosa significa che il Governo ha già determinato altrimenti a questo riguardo, perchè non è a credere che detti padroni facciano ciò arbitrariamente. Poveri Tehuelches! Chi farà valere i loro diritti?...

Mi fermai alcuni giorni in mezzo ai Tehuelches, istruendoli nella fede e battezzando i loro bambini, poiche quasi tutti gli adulti sono già cristiani. Quando non sono ubbriachi, fa piacere trattare con questi Indii: sono affabili, allegri e graziosi, ma quando hanno bevuto di troppo divengono orribili, seccanti e bellicosi. Le donne tehuelche appena vedono i loro mariti ubbriachi nascondono accuratamente tutte le armi per timore che se ne servano in male ; e questa buona misura è loro suggerita dall'esperienza. Una pessima genìa di civilizzati, che vive tra di loro, tutti. negozianti senza coscienza e senza cuore, procurano loro liquori velenosi per derubarli di quanto hanno. Dico derubarli, perche l'Indio quando incomincia a bere più non bada al valore della sua merce; per una bottiglia di liquore è capace di dare una coperta di guanaco od altri oggetti molto preziosi. Alle volte l'Indio rimane ubbriaco otto o quindici giorni, senza lavorare, nè sapere che si faccia; in questo stato non mangia neppure, solo si ricorda di bere e bere.... veleno! Presentemente tutti i Tehuelches sono, per causa dell'alcoolismo, poverissimi, ad eccezione di uno solo molto ricco, il quale però non assaggia mai liquore di sorta; è questi il Cacico Mulatto. Per la stessa ragione non si può loro far del bene, perchè sono ormai troppo viziati e più non ascoltano i nostri consigli. Uno di essi mi diceva: So che il liquore mi fa male, che mi uccide, che quando sono ubbriaco altri mi rubano quanto posseggo, ma pure mi piace e non so astenermene... Poveretti ! Sono ben infelici !

Non sono molti gìorni, un indio Tehuelche di nome Chancha impazzì pel troppo bere. Il poverino nell'eccesso del delirio correva qua e là pel campo come una furia gridando a squarciagola. Si immaginava di vedere Hualiche (il diavolo) che lo perseguitasse; parlava come un insensato senza sapere che si dicesse, ed infine, avuto nelle mani un coltellaccio, si tagliò da sè la gola, per nascondersi e liberarsi da Hualiche. I suoi parenti gli diedero sepoltura nel luogo stesso dove si uccise. Possedeva tre cavalli ed alcune giumente. Sulla sua tomba vi uccisero, secondo il costume, il miglior cavallo che possedeva, coprendolo con una coperta di lana inchiodata alla terra. A pochi passi di là uccisero il secondo e più in su il terzo, coprendoli egualmente con una coperta di lana. Alla distanza di trecento metri circa uccisero pure le sue giumenta.

È credenza dei Tehuelches, che quando uno muore deve intraprendere un lungo viaggio verso una terra ignota, e che perciò abbisogni di buoni cavalli per arrivarvi. Quindi sulla tomba uccidono sempre il miglior cavallo appartenuto al defunto; poscia ne uccidono altri a poca distanza dalla medesima, perchè qualora nella marcia venisse a stancarsi un cavallo ne abbia tosto un altro per continuare. Se il morto non ha cavalli, i suoi parenti od amici gli imprestano i loro. Tutti gli oggetti di qualche valore posseduti dal defunto vengono sepolti con lui ; quelli di minor importanza vengono abbruciati insieme a' suoi vestiti, alle sue armi, alla sua tenda, ecc. Così i parenti e gli amici del defunto non possono godere nulla di quanto questi possedeva. Se possiede molti cavalli e giumente, i parenti gli uccidono sulla sua tomba un altro cavallo nell'ottavo giorno della sua morte, un altro nel trigesimo, un altro sei mesi dopo e finalmente un altro nell'anniversario. Tutti poi abbandonano il luogo dove uno muore, sia che muoia naturalmente o violentemente, perche lo considerano infetto dal maligno spirìto (Hualiche), nè più tornano ad abitarlo. Credono anche che il sepolto senta pena quando si calpesta la terra che lo copre, e perciò hanno mille precauzioni per non calpestare mai tomba alcuna. Chiesto una volta da una India alquanto civilizzata di benedire la tomba di suo marito, mentre la benediceva posi inconsideratamente un piede sulla terra smossa della sponda della tomba e tosto mi sentii gridare con forza e con espressione di grande dolore : Ahy, Padre! no pisas allí ! - Per carità, Padre, non metta il piede qui l

(Continua).

LA VITA DI D. GIOVANNI BOSCO in lingua latina.

Annunziamo con vero piacere, che la nostra Scesola Tipografica di S. Benigno Canavese ha intrapreso la pubblicazione dell'importante nuova opera latina del ch. Prof. Giov. Battista Francesia intitolata

BREVIS NARRATIO De Ioanne Bosco Sacerdote Taurìnensì.

È una breve vita del nostro buon Padre D. Bosco in lingua latina scritta in aureo stile dal Prof. Francesia. Non occorre dire i pregi letterari di questo lavoro perche il nome solo del Francesia li dichiara ampiamente; non vogliamo però tacere che questa vita, mentre potrà servire come utilissimo testo di lettura pei corsi ginnasiali, riempie una lacuna profondamente sentita finora e varrà a far conoscere l'opera prodigiosa del Padre nostro, anche presso quelle nazioni nella cui lingua ancor nulla si scrisse intorno a D. Bosco essendo la lingua latina universale presso tutti i popoli come universale è la Chiesa che l'ha adottata nella sua liturgia.

GRAZIEdi Maria Ausiliatrice

Una famiglia consolata.

Il 1° di agosto una febbre d'infezione a 40 gradi assale mia moglie. La qualità e la veemenza del male, specialmente per le condizioni di somma debolezza e di puerperio in cui si trovava la mia buona Emilia, dava a pensare seriamente fin dal suo principio, e consigliava a mettere ogni speranza, più che nei mezzi terreni, nell'aiuto del Cielo. A Maria Ausiliatrice, a Cui aveva ricorso non invano altra fiata, se ne andò il mio primo pensiero. Telegrafai al sig. D. Rua di far celebrare una Messa e incominciar speciali preghiere all'altare di Maria. Alle orazioni degli orfanelli di D. Bosco unii le mie e dei miei figliuoletti, dando tosto principio alla novena di Maria, Aiuto dei Cristiani. Intanto passavano i giorni e le condizioni della povera inferma si facevano ognora più gravi. Furono chiamati medici di altre città; niente fu ommesso di quanto avesse potuto migliorare anche di un pochino lo stato della misera paziente, ma la malattia presentava fenomeni così strani da lasciar meravigliati i medici più provetti e pratici nelle cure degli infermi, da dividerli in opinioni diverse circa la qualità del male. Vi furono momenti nei quali l'inferma sembrava in fin di vita, e i medici stessi pronunciavano non lontana la catastrofe. La Madonna voleva che la scienza medica dichiarasse la sua insufficienza alla guarigione di mia moglie, affinchè fosse nota ed accertata vieppiù la grazia che Ella stava per concedermi. Anche in quegli istanti di somma trepidazione, quando già la fantasia mi rappresentava a neri colori lo stato miserando di una prossima vedovanza, ed io guardava a' miei figli, quasi ad altrettanti orfanelli, che forse tra breve non avrebbero più potuto pronunciare il dolce nome di mamma, non mi venne meno la fiducia nella valida protezione di Maria Ausiliatrice ; telegrafai di nuovo a Torino per la celebrazione di una seconda Messa; promisi alla Madonna che mi sarei ricordato degli artigianelli di D. Bosco, se Ella mi avesse ridonato la moglie, e ricominciai la novena di Maria assieme ai miei cari. E Maria Ausiliatrice, sempre pronta a correre in aiuto a chi pone in Lei ogni speranza, ci consolò. Mia moglie trovossi in breve senza febbre e prometteva una pronta guarigione. Ma la nostra gioia doveva durare solo pochi istanti, perchè incominciarono a manifestarsi nell'ammalata forti dolori nevralgici da far sorgere nei medici stessi il timore di una complicazione di mali. Noi non lasciammo di pregare, e Maria che, come si suol dire, non fa mai le grazie per metà, compì la grazia incominciata, ed in breve io ebbi la bella sorte di riavere la mia consorte in mezzo ai diletti suoi figli. Al presente non si può dire perfettamente guarita, ma va ogni giorno migliorando, mentre vanno dileguandosi a poco a poco certi incomodi inerenti alla gravezza della malattia superata.

Noi tutti serberemo eterna gratitudine a Maria Ausiliatrice che ha ridonato alla vecchia suocera una figlia amata quanto mai, a me una consorte carissima e a sei figli una madre tenerissima, che vive solo per essi ed è dei loro cuori l'unico interprete. Spedisco lire 150 quale offerta per gli orfanelli di D. Bosco, con preghiera che la grazia venga inserita nel Bollettino a maggior gloria di Maria Ausiliatrice ed a conforto dei suoi devoti.

Asolo, 7 ottobre 1900.

ACHILLE SERENA.

Bagnara di Romagna. - La mia carissima nipote Clodovea Marabini, nata Beltrani, di Solarolo nel p. p. luglio, colpita da tifo addominale, e da altre pericolose complicazioni, fu giudicata in gravissimo pericolo non solo dal medico curante, che indefessamente assistette l'inferma, applicando tutto ciò che l'arte suggeriva, ma anche da distinti professori chiamati a consulto. L'inferma stette per molti giorni fra la vita e la morte ed in furioso delirio. Marito, genitori, parenti. eravamo nel più profondo dolore, quando mi sovvenni di Maria Auxilium Christianorum. Io, unita alla mia famiglia e ad altre persone, incominciai la sua novena promettendo alla Vergine, se ci avesse esaudito, d'inserire nel Bollettino Salesiano, la grazia. Appena cominciata la novena, si notò nell'ammalata un miglioramento che continuò fino a perfetta guarigione. Ora, che la mia nipote persevera nello stato di perfetta salute, soddisfo alla promessa fatta, ed invio la tenue offerta di L. 5 per una Messa di ringraziamento al suo altare.

4 ottobre 1900.

LUIGIA BELTRANI-PIERONI Maestra.

Casale Monferrato. - In sul finire del secolo sento il dovere di rendere grazie e gloria alla nostra cara madre Maria Ausiliatrice per tanti favori da Lei ricevuti. Vorrei poter scrivere le tante grazie che Maria ha fatto a me ed alla mia famiglia, ma essendo una povera contadina e perciò non capace di tanto, ne racconterò solo una. Nello scorso gennaio nella mia povera casa entrò la benedetta influenza e ci colpì tutti insieme. Più non potevamo servirci da noi ed i mezzi mancavano per prendere una persona di servizio; ma la Madonna non ci abbandona mai ed appena io ebbi fatta una piccola preghiera a Lei, domandando la grazia di poterci aiutare da noi, mi venne subito il coraggio e la. forza di servire la mia povera famiglia, che ne aveva tanto bisogno. Sia sempre benedetta e ringraziata la gran Madre Maria, aiuto dei Cristiani! Evviva sempre il cuore di Gesù: che ci ha donato una Madre così buona per noi poveri peccatori! Maria aiuto dei cristiani, pregate per noi. Io non so dir altro, ma se vivo ancora lo debbo a Maria Ausiliatrice. Tante grazie e tante lodi a questa nostra buona Madre.

Sono una povera orfanella nel Circondario di Casale.

Groppo di Strela di Compiano (PARMA). - Quanto è potente Maria SS. Ausiliatrice ! Il mio figlio Gino, già da gran tempo era affetto da male al ginocchio destro. Lo sottoposi di buon'ora alle visite e cure dei medici, ma per quanto facessero non riuscivano ad ottenere alcun miglioramento. Perduta quindi da questa parte ogni speranza di guarigione, mi rivolsi con fiducia alla potente Ausiliatrice dei Cristiani, che tante grazie ottiene a chi divotamente la prega, e mandai subito L. 5 per la celebrazione di una Messa al suo Santuario in Torino. Le promisi che, ottenuta la grazia, l'avrei resa pubblica sul Bollettino siano, mandando nel medesimo tempo un'offerta di L. 20. Con mio sommo contento e giubilo, appena fatto il voto, mio figlio cominciò subito a migliorare, tanto che in breve tempo fu perfettamente guarito. Ed ora, in adempimento della pro messa, segnalo la grazia ai divoti di Maria SS. Ausiliatrice, e mando l'offerta di L. 20.

NEGRI MARIA in EMANUELLI ACHILLE Cooperatore

NOTIZIE VARIE

I nostri laboratorii di S. Benigno Canavese premiati all'Esposizione d'Ivrea.

Onore al merito! La Nuova Gazzetta di Chivasso, dopo aver annunziato le ditte della città premiate all'Esposizione Canavesana, scrive quanto segue:

« Ci consta pure che fra i premiati è annoverato l'Istituto Salesiano del vicino San Benigno Canavese e ci piace riprodurre il telegramma che venne inviato al Direttore dell' Istituto dall'on. Presidente dell'Esposizione Direttore Istituto Salesiano San Benigno Canavese.- Lieti annunziamo meritato trionfo ricompense decretate dalla giuria: Diploma medaglia d'oro per tutte Sezioni mostre vostre (Sezioni sei) : diploma d'onore sezione mobili : diploma d'onore di primo grado con medaglia d'argento, ministero industria e commercio a codeste scuole professionali. Felicitandovi invitiamo codesta Banda già tanto applaudita presenziare domenica (7 ottobre) ore 9,30 distribuzione ricompense concorrendo maggior lustro codesto benemerito Istituto.

» Il telegramma surriferito è troppo eloquente per aver bisogno di commenti. Ai premiati alle mostre che onorano i nostri paesi, sincere congratulazioni e così pure sincere congratulazioni alla banda musicale di S. Benigno, che ebbe un diploma speciale di benemerenza e fu dichiarata fuori concorso. »

Le Vie D. BOSCO E D. RUA nell'isola di Malta.

La Gazzetta di Malta del due ottobre scorso pubblicava la seguente notificazione del Governo firmata nel Palazzo di Valetta da G. Striekland principale Segretario

« Sua Signoria Onorevole l'Ufficiale Amministrante il Governo, in virtù del disposto nell'Articolo 1° delle Leggi di Polizia si è compiaciuto di ordinare che:

» La strada tra Strada Reale Via San Giuliano e l'angolo a sud-ovest dei nuovi fabbricati del Riformatorio dei Salesiani, alla Sliema, sia appellata Don Bosco Street;

» La strada tra strada Reale Via San Giuliano e l'angolo a sud-est dei detti fabbricati sia appellata Don Rua Street; e la strada tra le Strade Don Bosco e Don Rua sia appellata Howard Street. »

Questo atto è molto significativo e noi presentiamo a Sua Signoria Onorevole l'Ufficiale Amministrante il Governo dell'Isola le nostre sincere congratulazioni ed i più vivi nostri ringraziamenti per l'onore che ha volato tributare al venerando nostro Fondatore ed al Successore di lui.

Un bell'Omaggio dei Salesiani di Messina al Divin Redentore.

Quantunque alquanto in ritardo ci pare utile pubblicare la seguente relazione, la quale sarebbe comparsa prima sul Bollettino, se prima ci fosse giunta.

Indimenticabile sarà il 1° Luglio di quest'anno per l'Istituto Salesiano di Messina, perchè, dopo un divotissimo triduo, si celebrò in quel giorno con istraordinaria, solennità la festa del S. Cuore di Gesù, come omaggio al Divin Redentore. Al mattino S. E. Rev.ma Mons. Letterio D'Arrigo, Arcivescovo ed Archimandrita, ebbe l'alta degnazione di celebrare la S. Messa nella Cappella dell'Istituto , durante la quale, fra i canti e le preghiere, numerosissimi si accostarono alla Mensa Eucaristica i giovanetti del Collegio e dell'Oratorio festivo. Dopo il S. Sacrifizio, Mons. Arcivescovo lesse la formola di consacrazione al S. Cuore, ripetuta divotamente dagli astanti. Alle ore 10 ci fu Messa solenne in musica con Panegirico, e nel pomeriggio , dopo i Vespri solenni ed il canto delle Litanie del S. Cuore , fu impartita solennemente la Benedizione col SS. Sacramento. Seguì poscia, in un salone riccamente addobbato con fiori, trofei ed iscrizioni, una riuscitissima Accademia onorata dalla presenza delle LL. EE. RR.me Mons. Arcivescovo D'Arrigo e Mons. Guglielmo Stagno, Ve-, scovo titolare d'Arabisso , nonchè da sceltissimo pubblico. Discorsi e poesie, recitati con slancio ed affetto, si alternarono insieme a canti bene eseguiti, fra cui il finale della Trasfigurazione del Perosi, e tutto formò un soave intreccio di lodi al Cuore SS.m° di Gesù. Il tempo del trattenimento trascorso in un lampo, e al termine di esso fu bellamente illuminato il prospetto dell'edifizio, mentre i palloni aereostatici e una splendida fiaccolata coronavano la festa.

Un grande Amico delle Letture Cattoliche di Don Bosco,

Il 23 dello scorso settembre nella Villa Mezzeno del venerando Seminario di Faenza, vennero celebrate, coll'intervento di Mons. Vescovo e di altri ragguardevoli personaggi del luogo, le nozze d'oro della Ia Messa del Rev.mo Can. Paolo Taroni e noi, benchè un po' tardi, ci teniamo fortunati di registrare negli Annali della nostra Pia Unione un tanto avvenimento per i molteplici titoli che ci legano al venerando Canonico. Accenneremo però solo per sommi capi ai festeggiamenti, quali li descrissero i giornali locali, perchè desideriamo piuttosto far conoscere ai nostri lettori quanto fece questo nostro insigne benefattore per la diffusione delle Letture Cattoliche, acciochè il nobilissimo esempio possa trovare numerosi imitatori.

Ai festeggiamenti intervenne il Superiore della nostra Casa di Faenza e la banda esterna dell'Istituto da lui diretto. Il Rev.mo Canonico celebrò nella chiesa Parrocchiale di Mezzeno la santa Messa, a mezzo della quale S. Ecc. Mons. Vescovo, suo condiscepolo, fece uno dei suoi soliti bellissimi discorsi elogiandone le rare virtù e rilevando i frutti copiosi del suo sacerdotal ministero. Fra i doni presentati all'illustre festeggiato, primeggiavano due grandi oleografie con ricche cornici rappresentanti Maria Ausiliatrice e D. Bosco; parecchie opere ascetiche, un Messale, 500 immagini di Gesù Bambino con fiori naturali del Getsemani, venute da Betlemme, il tutto dono dei Salesiani, già suoi allievi ; una tabacchiera d'oro dono degli studenti interni del Seminario ; elemosina della Messa di L. 600 offerta dagli ex-alunni del Seminario ; un ritratto a matita, un gruppo in maiolica rappresentante la Madonna del Rosario, dono di S. E. Mons. Vescovo ecc.

Nulla diciamo del banchetto, dei brindisi , dei telegrammi e neppure dell'Accademia, nella quale furono recitati più di 20 componimenti in prosa ed in poesia nelle lingue italiana, latina, greca e francese. Non è però a tacersi che l'Accademia fu coronata dalle parole di S. E. Monsignor Vescovo, il quale disse che a tante dimostrazioni una ne mancava, di cui non poteva esservi altra maggiore, e questa era quella altissima del Vicario di Gesù Cristo, giusto estimatore dei meriti, e così dicendo presentò al Can. Taroni il Breve col quale il Santo Padre lo nominava suo Cameriere d'onore col titolo di Monsignore. Aggiunse che questa onorificenza gli venne procurata dall'Istituto Salesiano di Faenza, del quale il Taroni è notissimo benefattore. Il lieto annunzio rallegrò tutti e fu ricevuto fra unanimi applausi.

Per la fausta circostanza venne pure stampato un bel Numero unico illustrato dal quale noi ri leviamo la seguente preziosa memoria intorno all'opera prestata dal Taroni per la diffusione delle Letture Cattoliche.

« Nel maggio del 1870 il Direttore D. Taroni promise a D. Bosco e a Maria Ausiliatrice di diffondere le Letture Cattoliche e ha mantenuto la parola da par suo. Da quel tempo egli divenne uno dei più infaticabili e valorosi propagatori di quegli utilissimi librini. Nell'anno corrente i suoi associati sono 400. Crescerli sì, diminuirli mai ecco il programma dal quale non si è mai discostato. Quel giorno che il fattorino dell'agenzia gli porta il collo dei fascicoli è un giorno di festa pel Direttore. Con tutta sollecitudine chiama al suo bureau uno o due seminaristi, detta loro gli indirizzi colla massima importanza, e quanto prima mette insieme gl'involtini per diramare le copie al loro destino. Se vi vien voglia di domandargli quanti fascicoli delle letture Cattoliche e in genere quanti libri delle tipografie Salesiane abbia sparso per la Romagna, dacchè è al mondo, egli ve lo sa dire preciso; perchè, quantunque in altre faccende provi una ripugnanza estrema ai calcoli aritmetici, in questo affare delle Letture Cattoliche e in genere de' suoi rapporti colla Pia Società Salesiana, ha una conoscenza profonda di cifre e di dato che... spaventa. Un indiscreto mi ha raccontato che egli manda ogni anno a Torino nientemeno che circa 2000 lire, prezzo di libri ordinati per sè o per altri.

« Se dicessi soltanto che il Don Taroni è così affezionato alla Pia Società Salesiana, che le gioie e i dolori di questa sono dolori e gioie sue proprie, mi sembrerebbe troppo poco : credo poter ai fermare con sicurezza, che a fatica si troverà un uomo più convinto di lui della necessità delle Opere di D. Bosco nell'ora presente, più persuaso di lui che D. Bosco fu un santo e l'opera sua opera di Dio. Si è detto, che San Filippo Neri, quantunque non desse mai il nome alla Compagnia di Gesù, tuttavia si adoperò perchè vi entrassero molti , come le campane chiamano la gente alla chiesa e ne rimangono sempre fuori. Don Taroni non si è fatto salesiano (dico talora sorridendo: D. Bosco non mi ha voluto), ma sono circa trenta che si sono inscritti nella milizia di D. Bosco al suono della sua tromba. D. Bosco lo chiamava per vezzo ; il suo più grande nemico, e quando egli andò a Torino per vederlo nel maggio 1877, Don Bosco volle sedesse a mensa nel suo stesso posto. Tutti sappiamo, che se i Salesiani si sono stabiliti a Faenza, ciò si deve in gran parte all'azione nascosta, ma potente di Mons. Taroni.

Le Suore di Maria Ausiliatrice a Monleone nella Liguria.

Il benemerito Sac. Cesare Sorbone scrive: « Ieri, 23 ottobre, ebbi la fortuna di trovarmi presento in Monleone, diocesi di Chiavari, all'arrivo delle venerando Figlie di Maria SS. Ausiliatrice, le quali, benedette da S. E. R.ma Monsignor Fortunato Vinelli, Vescovo di Chiavari, venivano a prendere possesso della nuova Casa, uso Asilo Infantile, Laboratorio femminile ed Oratorio festivo, da loro acquistata in Cicagna.

» Monleone è la parte più centrale di Cicagna. Ivi è la chiesa arcipresbiterale o plebana di San Giovanni Battista, che per la solidità delle sue mura, per la ricchezza della sua architettura, per

lo splendore dei suoi ornati ed affreschi, riesce ben degna di quella Vergine miracolosa che quivi fin dal 1537 si venera.

» L'arrivo delle benemerite Suore di D. Bosco, di sempre cara e santa memoria, è una nuova affermazione del suo materno affetto , e sarà un nuovo meraviglioso intreccio di preghiere che, poi meriti delle sue pie Suore, Ella vuole dal Cielo esaudire e dei favori che vuole accordare al suo popolo eletto.

» Le Figlie di Maria Ausiliatrice hanno per principio di fare il bene senza menare tanto rumore e per fine principale di santificare se stesse col sacrificarsi unicamente pel bene del prossimo. Colle centinaia e centinaia delle loro Case, disseminate in tanti paesi e città, provincie e nazioni dell'uno e dell'altro emisfero, cercano d'istradare le fanciulle alla scuola pratica della religione e delle virtù domestiche e cittadine, mercè la preghiera, la pietà e la divozione verso Dio, verso Maria SS. e verso i Santi, tanto gioconda al cuor vergine della gioventù.

» Cogli Asili poi, che vanno aprendo nei vari paesi, ove sentesi il bisogno dell'opera loro salutare, esse cercano di coadiuvare quei genitori che non sanno, non possono, od anche non vogliono attendere come si dovrebbe alla piena educazione dei loro fanciulli. Tendono a mantenere, a ristabilire e ingagliardire quei legami ed affetti domestici, che sarebbe dovere ed interesso dei genitori di mantenere, perchè destinati. nell'intento della Provvidenza, a formare il cemento e la felicità delle famiglie, la base ed il fondamento del benessere sociale.

» Docili alla chiamata del loro egregio e R.mo Rettore Maggiore sono qui venute pieno di giubilo e di buona volontà. Ed ella, la Vergine miracolosa, le ha già accolto nel novero delle sue predilette. Il loro nome, già scritto nel suo cuore, fu controsegnato di un carattere speciale, che lo distingue ai suoi occhi da tutte le altre sue Figlie. Non mancherà mai di benedirle nella pienezza di suo infinite misericordie.

» L'Arciprete Vicario Foraneo di Cicagna, Don Domenico Gariboldi, che già da tanti lustri regge il suo popolo con zelo superiore ad ogni encomio, e che con tanti sacrificii e con tanta abnegazione di se medesimo, ebbe a formare del suo Santuario un vero gioiello d'arte, arricchendolo dei più rari e preziosi arredi, le benedice con tutta l'effusione del cuore. Egli col suo senno e colla sua virtù saprà esserle di guida e di conforto in tutto le loro azioni.

» I padri e le madri di famiglia, pieni di esultanza, coopereranno attivamente con tutte le loro forze a che l'opera delle Suore produca quei benefici effetti che tutti si ripromettono da questa nuova Casa.

» La Madonna dei Miracoli, la loro Vergine Ausiliatrice, farà che col loro zelo e spirito di sacrificio, colla mitezza dei loro sentimenti, colla affabilità e soavità di maniere, dolcezza e pazienza a tutta prova, apprese alla scuola dell'inclito loro patrono e protettore S. Francesco di Sales, dell'immortale loro Fondatore, del suo degnissimo Successore, contribuiscano più che colle parole a insinuare nell'animo dei fanciulli e, per mezzo di essi, nelle famiglie tutte di Cicagna le virtù religiose, morali e cittadine e concorrano così ancor esse, con tutte le loro forze, a promuovere la pace nelle famiglie, nel commercio, il fiorimento alla società, il lustro, la grandezza vera alla politica, il pieno trionfo alla Chiesa cattolica. »

Noi, ringraziando di cuore l'esimio scrittore di questa relazione, facciamo nostri i suoi voti, e prostrati ai piedi della Taumaturga immagine della Vergine Ausiliatrice, che si venera nel diletto Santuario di Valdocco, imploriamo sulle venerande Suore stabilitesi a Monleone e sui loro benefattori spirituali e materiali le più elette benedizioni del cielo.

RIVISTA BIBLIOGRAFICA

Lega del Sacro Cuore di Gesù. - E un elegante periodico mensuale illustrato, comparso al pubblico nel luglio u. s., organo della S. Lega per la consacrazione delle famiglie al SS. Cuor di Gesù fondata nella Chiesa Parrocchiale del Serro di Frabosa, luogo frequentatissimo nella stagione estiva, da Mons. G B. Ressia, Vescovo di Mondovì, il quale onorò il periodico della seguente commendatizia, che ne indica lo scopo e lo spirito

« Lediamo e commendiamo la pubblicazione del periodico: Lega del SS. Cuore di Gesù desiderando che la Pia Associazione, da noi eretta nella Chiesa parrocchiale del Serro di Fabrosa, si serva del Bollettino come principale suo mezzo d'azione, trasfonda nel medesimo il suo spirito, e tenda a richiamare e modellare il cuore dell'uomo sul tipo suo perfettissimo, che è il Cuore adorabile del nostro Divin Salvatore.

» Facciamo anche voti, che il periodico presentandosi sempre con forma esteriore decorosa ed artistica, si apra la via in ogni famiglia, e con gli scritti e le illustrazioni, spanda in seno di esse il prufumo della fede, della pietà e dell'amore cristiano, e sia così, fra tanti altri, non ultimo tributo d'omaggio al Divin Redentore nel secolo novello. »

Quest'eccellente periodico si spedisce, insieme i col Manuale, a coloro che fanno l'offerta di L. 2 a vantaggio della S. Lega per la consacrazione della famiglia al SS. Cuor di Gesù, e ai zelatori ed alle zelatrici della S. Lega stessa.

Rivolgersi al Direttore Sac. Giovannini Anacleto in Serro di Frabosa soprana (Mondovì).

Il Manuale della S. Lega è un grazioso librettino di oltre 100 pagine in formato oblungo contenente tutte le notizie relative alla Lega e numerose preghiere ed ossequii.

Ai nostri Cooperatori e Cooperatrici che desiderassero abbonarsi all'elegante sullodato periodico, il Direttore della Lega fa speciali facilitazioni per l'anno 1901. Invece di L. 2 permette di abbonarsi con UNA sola lira. Per usufruire di questo vantaggio mandare una lira per l'abbonamento alla Lega del S. Cuor di Gesù, alla Direzione del BOLLETTiNO SALESIANo, ToRiNo.

Manuale delle Anime-Vittime del Sacro Cuore dì Gesù. - Un bel volume in formato oblungo di oltre 500 pag. Prezzo L. 0,75 (E) ; legato in tela, 0,90; in pelle 1,60. Lib. Ed. Salesiana. - 1900. Torino.

Quanto caro ed opportuno viene mai questo Manuale delle Anime-Vittime in sul principio del secolo XX! Il pio compilatore ebbe certo una bella inspirazione quando gli venne in mente di stendere sulla carta una guida pratica per le anime amanti del Cuor SS. di Gesù. Comincia col regolamento della giornata del cristiano e poscia nella parte 1a espone le preghiere e pratiche del mattino e della sera; della santa Messa in unione al Cuor di Gesù e di Maria : della Confessione e Comunione con numerosi apparecchi riguardanti le principali feste del Sacro Cuore. Nella 2a parte, tratta delle pratiche in onore di Gesù Sacramentato, dei vari esercizi di divozione al Sacro Cuore, delle convenzioni col Sacro Cuore, delle preghiere ed offerte al Divin Cuore secondo la natura e lo spirito della vita di Vittima, di altre divozioni graditissime al Sacro Cuore, a Gesù appassionato, al preziosissimo Sangue, a Gesù glorificato, alla SS. Trinità, allo Spirito Santo, a Maria SS., ai Santi Angeli, ai Santi ecc. Nella 3° parte, che è la più importante si trovano succosissime meditazioni: a) per ogni 1° venerdì del mese: b) per la novena in preparazione alla festa del Sacro Cuore ed altre ancora per santificare alcuni tempi dell'anno. Nello svolgimento di tutto questo vasto programma, vi si ammira ordine e soave unzione. La nostra Scuola Tipografica di Milano poi ne ha curato un'edizione splendida ed è posta in vendita ad un prezzo minimo. Noi raccomandiamo questo Manuale agli istituti religiosi ed a tutte le anime amanti del Sacro Cuore.

La buona strenna. Calendario illustrato per l'anno di grazia 1901. Elegantissimo volumetto in 12 (cent. 17x24), di pag. 88, con 70 illustrazioni, 8 quadri fuori testo ed una figura in policromia rappresentante il S. Redentore (Torino, Libreria Salesiana Editrice). Una, copia L. 0,40; dieci copie L. 3,60; cento copie L. 32,00.

Come l'anno scorso, anche quest'anno la Libreria Salesiana ha pubblicata con meraviglioso successo la Buona Strenna, un vero gioiello tipografico e letterario, una lettura sana e attraentissima, opportuna tanto ai giovani che attendono agli studi, quanto agli operai , meritevole di essere accolta nei salotti eleganti della aristocrazia e di essere diffusa nel popolo. Le incisioni sono stupende, le amenità si alternano mirabilmente con la nota or seria ed or patetica. Se la Buona Strenna all'anno 2° di sua pubblicazione si è già accaparrata tante simpatie, che sarà per l'avvenire? Gli acquistatori della Buona Strenna hanno diritto a molte facilitazioni. Oltre a questo il prezzo è mitissimo e inferiore a tutte le altre strenne di simil genere. Non possiamo fare a meno di raccomandarla vivamente ai nostri lettori, benchè in vista di tanti pregi e di tanto successo sia ormai superflua ogni raccomandazione.

(La Croce di Napoli).

Cooperatori defunti dal 15 Agosto al 15 Settembre 1900.

Non avendo potuto dare in tempo una dettagliata necrologia, ed ora sovrabbondando la materia, ci limitiamo a raccomandare in modo particolare ai suffragi dei nostri Cooperatori e Cooperatrici gli Ecc.mi : Mons. CARLO MARIA BORGOGNONI, Arcivescovo di Modena e Mons. PAOLO MARIA SERCI, Arcivescovo di Cagliari, nostri insigni benefattori.

1. Albertini D. Francesco - Negrar (Verona).

2. Alborghetti D. Emilio, Parroco - Villongo S. Fil. (Bergamo). 3. Amici Can. D. Raffaele - Forlimpopoli (Forli).

4. Ballatore Luigia - Bisca (Cuneo). 5. Barattini Fortunato - Ascona (Genova).

6. Bazzoli Can. Eugenio - Forlimpopoli (Porli),

7. Begali Angela - S. Pietro Incariano. (Verona).

8. Bellò Valentina - Russano (Vicenza).

9. Berrone Maria - Carmagnola (Torino).

10. Boccafoglia. Giovanni - S. M. Maddalena (Rovigo).

11. Borgognoni Mons. Carlo, Arciv. - Modena.

12. Bosegio Marcella - S. Gregorio (Verona).

13. Calliano Michele - Cornegliano d'Alba (Cuneo).

14. Cananzi D. Domenico, ArcipreteLongobardi (Cosenza).

15. Capriolo Teol. Cav. Eduardo - Carignano (Torino).

16. Caracciolo D. Gaetano - S. Valentino (Chieti).

17. Cervini Maria nata Elia - Torino. 18. Ciani Can. Gaetano - Rieti (Perugia).

19. Collogrosso Alfonso - P. Armeriua (Caltanisetta ).

20. Colombi Antonio fu Carlo - Gandino (Bergamo)

21. Colombo Angola - Castellanza (Milano).

22. Contessa D. Massimino, Parroco - Bovezzo (Brescia).

23. Damilano D. Antonio Provosto - Villa Romagnano (Alessandria). 24. Forrandu Cav. Francesco - Novara. 25. Ferrari D Giovanni , Rettore - Novaglie (Verona)

26. Ferraio Domenico di Antonio - Osasio (Torino).

27. Fioretti Carlo - Milano.

28 . Galeotti Francesco - Marradi (Firenze).

29. Galeotti Giuseppa - Marradi (Firenze).

30. Grassi Giacomina Ved. Fiocchi - Balossa (Pavia).

31. Madonna Giulio. - Montecopiolo (Pesaro)

32. Malvezzi Campeggi -Marchese Girolari,) -- Bellaria (Rimini). 33. Mangarini Maddalena - Racconigi (Cuneo)

34. Marai Posa - Castione (Verona). 35. Marino Giuseppa - Troina (Catania).

36. Mauro Avena Maddalena - Cuneo. 37- Migliore Luigi - Santena (Torino). 38. Mion D. Francesco - Faedo (Padova)

39. Morino Gio. Batta - Torino. 40. Musso Giuseppe - Torino.

41. Nevi Pietro - Farnetta (Perugia). 42. Pittaluga D. Stefano - Genova.

43. Racchia Teresa -Benevagienna (Cuneo).

44. Repossi Elisa - Bobbio (Pavia). 45 Repossi Marianna -Bobbio (Pavia). 46. Salassa Teresa - Calciavacca (Torino).

47. Semproboni Chiara - S. Pietro Incariano (Verona).

48. Serci Serra Mons. Paolo, Arciv. - Cagliari

49. Serra Luigi - S. Sebastiano Po (Torino )

50, Suor Ilaria Colomba - Bobbio (Pavia),

51 Tarditi Giovanni fu Giuseppe - Novello (Cuneo).

52. Tardivo Rosa - Cuneo.

53. Tombesi Teodorico - Macerata.

54 Trione Virginia Ved. Manni - Genova.

55. Vallauri D Pietro - Torino.

56. Vigliada Teresa Ved. Racchia - Cuneo.

57. Viviani Della Massa Cav. FulvioPesaro.

58. Zanetta D Bernardo, Pievano - Cravagliana (Novara)

59 Zanotti Domenico - Bosconero (Torino).

INDICE GENERALE DELL'ANNO 1900

Gennaio. - La Festa del nostro Patrono e la prescritta Conferenza   1

Lettera del Rev. Don Michele Rua ai Cooperatori ed alla Cooperatrici Salesiane   . .   . . . . . e   2

Il Giubileo Maggiore e l'Omaggio al Redentore   . » 11

Le Letture Cattoliche di Torino nel 48° anno di vita . » 15

Missioni: - Patagonia: Relazione di S. Ecc. Rev.ma Mons. G. Cagliero al Presidente dell'Opera della Propagazione della Fede in Lione - Colombia: Ancora al lazzaretto di Contratacion - In fascio    » 17

Grazie di Maria Ausiliatrice .   . » 24

Necrologia: Il Can. Carlo Morozzo della Rocca di Torino

- Mons. Adriano Camanzi di Ferrara -- D. Antonio Gianelli di Rapallo . .   . . . »   26

Notizie varie: -La nuova Cattedra Pontificale della Metropolitana di Torino - Una fiera di beneficenza per l'Opera Salesiana a Trieste - Degni di imitazione - Due altro Conferenze Salesiane- Inaugurazione solenne dell'Oratorio festivo di Ferrara    » 27

Cooperatori defunti    » 31

Illustrazioni: - La S. Famiglia (riproduzione di un quadro ad olio di Vincenzo Gutierrez), pag. 5 - Pasqua agli infermi di Falagante (Chili), 9 - 11 corpo di S. Fausto Martire a Bernal (Argentina), 13 - I primi alunni del Collegio di Corumbà (Matto Grosso), 19 - La nuova Cattedra Pontificale della Metropolitana di Torino, 29.

Febbraio. - Un prezioso regalo per l'Anno Santo e 33 La pagina dell'Anno Santo    » 35 Il Pontefice dell'Ausiliatrice

La Chiesa di S. Francesco di Sales in Torino ed un nuovo appello del Comitato Promotore .   . . .   » 43

Missioni: - Terra del Fuoco: Lo stato della nostra Missione nell'Isola Dawson - Colombia: I progressi del

Lazzaretto di Agua de Dios - In fascio . . . . » 45 Grazie di Maria Ausiliatrice

Necrologia: Mons. Marco Pechenino. - Il Cav. Flavio

lacobini    » 56 Rivista Bibliografica » 57 Illustrazioni: -- Piazza di g. Pietro in Roma, pag. 35 -

Pio VII, 39 - Chiesa di S. Giorgio in Venezia veduta

dal Palazzo Ducale, 41 - Chiesa di San Francesco di

Sales e Museo delle Missioni presso la tomba di Dan Bosco, 47 - Esposizione delle Scuola Salesiane di Arti e Mestieri di Siviglia, 59.

Marzo. - La pagina dell'Anno Santo    » 65

La buona parola e la rea parola    68

Il Pontefice dell'Ausiliatrice . .   . . . »   70

Feste, Commemorazioni e Conferenze Salesiane - . pag.   72

La Madonna di D. Bosco a Cagliari   . . » 76

L'Arcivescovo di Sorrento $i giornalisti cattolici . . » 78

Nobile gara giovanile    » 79

Grazie di Maria Ausiliatrice   . » 8L

Necrologia: - Il Card. Domenico Jacobini - Il tenente generale Luigi Beccaria Incisa di S. Stefano Balbo - Il Rev.mo P. Mauro Ricci - Il Prof. G. Batt. Ghirardi

- Il Sig. Federico De-Seppi   t5

Notizie varie: - La gioventù catanese ai piedi del suo Pastore - 11 Nunzio Pontificio Mons. Lorenzelli al nostro Oratorio di Parigi - Mons. Carli nel nostro Istituto di Spezia - Maria Ausiliatrice e i poverelli - Scuole Decaroli ed istituto S. Bonifacio a Cavaglià - Illustri personaggi all'Istituto S. Marco in Alessandria d'Egitto - Stampa raccomandata    -   88

Cooperatori defunti   . . » 90

Illustrazioni : - Istituto Maria Ausiliatrice in Roma, pagina 69 - Chiesa del Corpus Domini in S. Francisco di California, 75 - La Madonna della Neve sul Rocciamelone, 77 -Giovanotti dell'Istituto Salesiano di Utrera (Spagna), 84 - Ritratto del Prof. G. B. Ghirardi, 87.

Aprile. - Il trionfo dell'Ausiliatrice nel mese a Lei dedicato    » 93

Il Pontefice dell'Ausiliatrice    » !l5

Notizie di Famiglia    » 99

Missioni : - Colombia: Commovente appello in favore dei lebbrosi del lazzaretto di Contratacion - Brasile: I Salesiani a Cachoeira do Campo - Solenne inaugurazione della Scuola Normale di Ponte Nova    » 106

Grazie di Maria Ausiliatrice .   . » 114

Notizie varie: - Per S. Francesco di Sales e Don Bosco

- Appello ai Cooperatori ed alle Cooperatrici della Provincia e Diocesi di Novara - La consacrazione mondiale dei bambini    » 116

Rivista Bibliografica   119 Illustrazioni : - Gruppo di giovanette dell'Oratorio festivo

di Cuenca (Equatore), pag. 97 - Gruppo di giovanetti dell'Oratorio festivo di Cnenca, 101 - Istituto Salesiano e Chiesa di Maria Ausiliatrice a Campinas (Brasile), 103 - Scuole Salesiane della SS. Trinità in Siviglia, 111.

Maggio. - i pellegrinaggi al Santuario dell'Ausiliatrice 121 Una nuova preghiera alla Madonna di D. Bosco . » 126 Novena, Conferenza e Festa di Maria Ausiliatrice nel suo

Santuario di Valdocco    » 127 Le grazie della Madonna di D. Bosco 129 Un grido di dolore ed i fasti della carità cattolicaa a favore degli operai Italiani al Sempione . .   136 Necrologia: - Il Teol. Leonardo Murialdo - Morsa. Pier prole Barresi - Mons. Carlo Gallina - D. Giov. Lorenzo Bonaria - L'lng. Giantommaao Lavorane - Il

Prof. Alessandro Chiappetti   . » 141 Notizie vario: - La Madonna di D. Boeoo a Cagliari -

Per S. Francesco di tales e D. Bosco - Un'esimia Cooperatrice Salesiana decorata- Effetti di una buona lettura 144 Rivista Bibliografica    » 146 Cooperatori defunti 148 Illustrazioni: - La Statua di Maria Ausiliatrice a Cagliari, pag. 123 - Il trionfo della Madonna di D. Bosco a Cagliari, 135 - Mons. Paolo Maria Sorci Serra, 139

- Il Teol. Leonardo Murialdo, 141 - Cattedrale di Siviglia, 143 - Cav. Gaetano Desogus, 144 - Cattedrale di Malta, veduta interna e porto, 145, 147.

Giugno. - Il Cuor di Gesù nell'Anno Santo . . » 151 I1 cuor di D. Bosco e la gioventù    » 154

Il 24 Maggio a Valdocco    » 159

Notizie di famiglia   164 Missioni: - Brasile: Una nuova Missione pastorale nel Matto Grosso    » 168

Le grazie della Madonna di D. Bosco    » 172 Inaugurazione del nuovo edificio dell'Oratorio Salesiano di Savona    » 174 Rivista Bibliografica 177 Illustrazioni: - Il Sacro Cuore di Gesù, pag. 153 - Don Bosco (riproduzione d'un antico ritratto), 154 - La SS. Comunione, 168 - Leone XIII, 171.

Luglio. - 11 Preziosissimo Sangue   . » 179

La Madonna di Don Bosco nell'amore dei figli. Feste e Conferenze .   181•

Notizie di famiglia .   186

Missioni: - Brasile: Una nuova Missione pastorale nel Matto Grosso - Equatore: Lo stato della nostra Missione fra i Jivaros - In fascio    a 191

Le grazie della Madonna di D. Bosco   . » 198

Le nozze d'oro della Società di S. Vincenzo de' Paola in Torino   » 202

Notizie varie: - Posa della prima pietra di nn Istituto Salesiano a Taranto - Oratorio festivo di S. Antonio da Padova in Nizza Monferrato - Una rappresentazione teatrale in latino - Pellegrinaggi internazionali a Paray

Le Monial nel 1900    205

Cooperatori defunti    » 208

Illustrazioni: - Lago Fagiano, pag. 185 - Mons. Bora o D. Rua, 187 - Cappella in costruzione per l'Educandato delle figlie di Maria Ausiliatrice in Ali Marina, 193 -- S. Ignazio. 197 - Il banco di Beneficenza per l'Oratorio festivo di Biella, 206.

Agosto. - Viva il Santo Padre Leone XIII . . . » 209 La vita di Mons. Luigi Lasagna    » 211 Il Pontefice dell'Ausiliatrice . » 212 Una serie di solennissime feste all'Oratorio di Valdocco:

- L'accademia del 23 giugno - L'inaugurazione della

mostra artistica - L'omaggio degli Antichi Allievi dell'Oratorio - a D. Bosco fanciullo » - II 1° luglio 1900

- Ad onore di S. Luigi   - » 215 Missioni: - Terra del Fuoco: Escursione nell'Arcipelago

in cerca di India - Brasile del Nord: Due nuove fondazioni e due azioni generose. - Matto Grosso: Il solenne trasporto del simulacro di. S. Antonio . . . » 224 Le grazie della Madonna di D. Bosco    » 229

Collegi Salesiani ed Educatori ecc   » 233 Pellegrinaggio Piemontese dei Terziari Francescani » 234 Notizie varie: - La festa di Maria Ausiliatrice a Milsno

- 11 Collegio di Collesalvetti in Roma - 1° decennio

della Casa di Barcellona - La festa di Maria Ausiliatrice a S. Sebastiano da Po - II mese e la festa di

Maria Ausiliatrice a Cagliari    » 235 Cooperatori defunti . - 238 Illustrazioni: - Saggio delle illustrazioni della < Vita dl

Morse. Lasagna », pag. 217, 221, 228 - S. Roeco, 213 -

Orfanotrofio di La Maria nell'Africa Settentrionale, 223. Settembre. - Il dovere dei Cattolici nell'ora pre239

L'Esaltazione di Santa Croce    242

La pagina dell'Anno Santo . .   244

Missioni: - Colombia: La rivoluzione ed i lazzaretti dei poveri lebbrosi. - In fascio : Ensenada (Argentina): una nuova Parrocchia - S. Salvador (Centro America): difficoltà e speranze    pag. 248

Grazie di Maria Ausiliatrice    » 253

Necrologia : Francesca Pagliaroli   . . » 253

Per i giovani che aspirano allo stato Ecclesiastico . . » 258

Notizie varie : - Il monumento ad Agostino Pisani in Novara - Don Rua a Diano d'Alba - Le Figlie di Maria Ausiliatrice ad Isola d'Asti - Una nuova Casa Salesiana in Sicilia - Opera di S. Agostino - L'inno di Mons. Cagliero - I Cantori dell'Oratorio di Valdocco ai funerali di Re Umberto    » 259

Rivista Bibliografica    » 264

Cooperatori defunti   . » 265

Illustrazioni: - Veduta della Basilica di S. Maria Maggiore, pag. 242 - Interno della Basilica di S. Giovanni in Laterano, 243 - Veduta della Basilica di S. Giovanni in Laterano, 245 - La Statua del Redentore sul Mombarone, 247 - Gruppo di selvaggi, 249 - I giovani dell'Istituto Salesiano di S. Salvador, 251 - I piccoli agricoltori, 252 - L'Addolorata, 255 - Veduta della Basilica di S. Paolo, 259; veduta interna, 261 - Veduta della Casa Salesiana di Chieri, 263.

Ottobre, - I libri di testo per le Scuole Elementari, Comp. ecc   » 267

La Feste Giubilare delle nostre Missioni    » 268

Nell'Ottobre del 1900    > 269

Le armonie del Rosario    > 272

Le Scuole Salesiane e lo Scuole Laiche    » 273 Collegio-Convitto Leonino in Orvieto . » 275 Una Chiesa al Sacro Cuore di Gesti in Nizza Monf. » 276 Missioni. - Colombia: Le ultime notizie intorno ai nostri lazzaretti - Patagonia: Attraverso la Pampa Centrale

-America del Nord: Missione Salesiana in New-York -Venezuela: La mosse è molta   » 278 Grazie di Maria Ausiliatrice » 285 Notizie varie: Una lettera del Card. Parecchi all'Autore della Vita di Mena. Lasagna - Benedizione dello stendardo di S. Luigi a Balerna - Una nuova statua nell'Oratorio di S. Luigi in Torino - Le Suore di Maria Ausiliatrice a Falicetto     289 Rivista Bibliografica . . . . n 292 Illustrazioni: - Indio della tribù Jagaua, pag. 271 -

Indio Boliviano, 274 - Indio Tenelche, 279 - Indio

Jivaro. 282 - La, Madonna del Rosario, 286 - Indie

Onas, 290 - Santiago-Via S. Fè, 291.

Movembre. - L'atto eroico di carità ecc   295 Le nozze d'argento delle nostre Missioni . » 299 Il rappresentante del Successore di D. Bosco in America » 303 Missioni: - Patagonia meridionale: Due mesi di Missione - Le meraviglie della Missione di Fortin Mercedes

- Matto Grosso: I selvaggi vengono essi stessi a chiedere il Battesimo. - In fascio: Buenos Aires; Perù; Beinal; Las Piedras; Territorio del Chubnt e del. Neuquen » 308 Grazie di Maria Ausiliatrice ,    » 317

Il 6 Novembre 1895    » 319

Bozzetti Patagonici    » 322 Diffida . . » 323 Illustrazioni: - I primi indii del Rio Grande, pag. 297

- Selvaggi Onas della Terra del Fuoco, 300, 302 - Rovine di S. Domingo, 305 - Regione degli Arroyos, 310

- Piazza Vittoria in Buenos Aires. 315 - Docks e

Arsenale di Rio Janeiro, 316 - D. Lasagna all'epoca della partenza per l'America, 319 - La 2.a spedizione

dei nostri Missionari, 320 - Mons. Lasagna e suo autografo, 321 - Cimitero di Juiz de Fora.

Dicembre. - Augurii e felicitazioni   . » 325 Gesù Cristo Redentore. Lettera Enciclica del SS. Signor Nostro Leone per Divina Provvidenza Papa XIII . » 326

La strenna a Gesù Bambino   . » 333 Consacrazione della Pia Società ed Unione Salesiana al

S. Cuore Gesù . .   . . . . « 334 Il Santuario del Sacro Cuore di Gesù in Roma . . . » 334

Partenza di nuovi Missionarie . » 335 Il rappresentante del Successore di D. Bosco in America » 336 Missioni: - Patagonia Meridionale: Due mesi di Missione per la campagna .   » 340

La vita di D. Bosco in latino    » 341

Grazie di Maria Ausiliatrice   . » 342 Notizie varie: I nostri laboratorii di S. Benigno Canavese premiati all'Esposizione d'Ivrea - Le Vie D. Bosco e D. Rna nell'Isola di Malta - Un grande omaggio dei Salesiani di Messina al Divin Redentore - Un grande amico delle Letture Cattoliche di D. Bosco - Le Suore di Maria Ausiliatrice a Monleone nella Liguria . . » 343

Rivista Bibliografica    . » 346

Cooperatori defunti    » 347

Indice generale dell'anno 1900 » 347 Illustrazioni: - Il Salvatore del Luini, pag. 829 - Panorama di Roma dalla cupola di S. Pietro, 341 -D. Albera ed il suo segretario. 338-339 - Mons. Taroni 344.

APPELLO

ai Benem.ti Cooperatori e Cooperatrici Salesiane in Suffragio delle Anime Sante del Purgatorio e a benefizio della Nuova Chiesa di S. Francesco di Sales presso la tomba di D. Bosco in Valsalice.

Ornai l'opera intrapresa con tanto entusiasmo per l'erezione di una Chiesa in Valsalice in onore di S. Francesco di Sales, patrono della Stampa Cattolica, e monumento alla venerata memoria del suo grande imitatore e fondatore nostro D. Bosco, sta per giungere al suo compimento. Si avvicina il giorno in cui si dovrà inaugurare il nuovo edifizio che nella sua semplicità ed eleganza si mostra degno del suo scopo.

Bisogna per altro confessare che le spese incontrate superano di gran lunga le offerte mora raccolte, per cui molto rimane a soddisfare agli operai ed artisti che vi lavorano e prestano tuttora l'opera loro con amore e intel ligenza.

La, necessità quindi di sovvenire agli urgenti impegni; ci ha suggerito di proporre a quanti amano ed ammirano l'Opera di Don Bosco una tenue oblazione, accessibile a tutte le borse, oblazione di cent. 10, colla quale si può con tutta facilità concorrere efficacemente all'opera.

A nobilitare e santificare lo scopo si è voluto interessare le Anime Sante del Purgatorio rivolgendo a profitto loro le offerte che verranno raccolte, con la celebrazione di un divoto ottavario di Messe, Benedizioni col SS. Sacramento e preghiere speciali, che farà seguito alla prossima Solenne Inaugurazione della nuova Chiesa e sarà indirizzato alla Divina Misericordia a loro suffragio. Quanti avranno fatto l'offerta potranno mettere l'intenzione che detti suffragi vadano a benefizio di quelli dei loro cari che più sta loro a cuore di suffragare.

A facilitare la diffusione dell'Opera caritatevole si offre a tutti i nostri cari Cooperatori e Cooperatrici una pagina del Bollettino divisa in cartellini facilmente staccabili. Affidandoci alla bontà e zelo di ciascuno di loro, noi li preghiamo caldamente picchè vogliano incaricarsi delle distribuzioni dandone almeno uno a ciascuno dei loro conoscenti e ritirandone l'o f feria. E chi è che non potrà trovare tanto piccol numero di persone di buona volóntà ? E chi potrà esimersi da una cosi tenue offerta?

Non mancano i facili modi da suggerirsi per ottenere l'intento. Un risparmio di 10 centesimi si può far con poco. Alle volte basta servirsi di una cartolina postale, invece di mandare una comunicazione per lettera per io quale occorrono 20 centesimi; altra volta si supplisce una, corsa in tramvai con una passeggiata a piedi, ed ecco risparmiato 10 cent. per l'offerta. Sarà un numero o due di giornale all'acquisto del quale possiamo benissimo rinunziare ecc.; vi sono tante e tante piccole industrie che un animo volonteroso sa trovare per fare una carità che con poco dispendio può procurargli molto merito. E pur cosa molto buona addestrare i giovanetti e i egli di famiglia all'abito della carità, e a ciò si presta molto una oblazione a pochi centesimi. Ciò raccomandiamo a quei maestri e direttori di Istituti che hanno per iscopo di avviare i giovanetti ad una vita veramente cristiana la quale richiede la pratica della principale virtù, la Carità.

A chi fa l'offerta di 10 cent. in danaro o in francobolli postali si consegna un cartellino o biglietto che è divisibile in due parti. Una, la più grande, rappresenta il prospetto della Chiesa e tomba di D. Bosco in Valsalice e resta all'Offerente, l'altra, parte più piccola serve ad inscrivervi il nome, cognome e paese dell'oblatore, e qualora sarà restituita e destinata a venir applicata su apposito Album che sarà conservato presso la tomba di D. Bosco in memoria della fatta carità.

I raccoglitori delle offerte sono pregati di inviarle alla Direzione del Bollettino Salesiano per mezzo di Cartolina Vaglia postale e si dà facoltà di prelevare i dieci centesimi, costo della cartolina, dalla totale offerta. I cartellini invece possono esser rinviati in busta aperta colla sola affrancatura di due centesimi.

Quelli poi che nel loro zelo e bontà volessero incaricarsi chi distribuire in maggior copia tali cartellini sono pregati di farne richiesta a questa Direzione con cartolina postale indicante con chiarezza nome, cognome l'indirizzo preciso, e saranno soddisfatti con tutta riconoscenza.