Bollettino Salesiano

SOMMARIO DI NOVEMBRE 1900

L'atto eroico di carità ecc . pag. 295 LE NOZZE D'ARGENTO DELLE NOSTRE MissiONI . » 299 Il rappresentante del Successore di D.Bosco in America 303 MISSIONI: - PATAGONIA MERIDIONALE: Due mesi di Missione. -- Le meraviglie della Missione di Fortin Mercedes. - MATTO GROSSO: I Selvaggi vengono essi stessi a chiedere il Battesimo. - IN FAScio: Buenos Aires; Perìz;Bernal; Las Piedras; Territorio del Cubut e del Neuquen 309 Grazie di Maria Ausiliatrice   . .   .   . » 317

Il 6 Novembre 1895    » 319

Bozzetti Patagonici    » 322 Diffida . . » 323 ILLUSTRAZIONI: - I primi indii dei Rio Grande, pag. 297-Selvaggi Onas della Terra del Fuoco, 300, 302 - Rovine di S. Domingo, 305- Regione degli Arroyos, 310 - Piazza Vittorio in Buenos Aires, 115 - Docks o Arsenale di Rio Janeiro, 316 - D. Lasagna all'epoca della partenza per l'America, 319 - La 2.a spedizione dei nostri Missionari, 320 - Mons. Lasagna e suo autografo, 321 - Cimitero di Juiz de Fora.

L'ATTO EROICO DI CARITA'

IN FAVORE DELLE ANIME DEL PURGATORIO

LA Comunione dei Santi è la partecipazione, che tutti i membri della Chiesa hanno alle orazioni e buone opere gli uni degli altri. È articolo fondamentale della nostra credenza, che tutto è comune nella Chiesa, preghiere, buone opere, grazie, meriti ecc. Noi tutti abbiamo gli stessi beni spirituali a nostra disposizione, lo stesso Sole di giustizia che ci illumina, lo stesso Spirito Santo che ci santifica, lo stesso tesoro dove noi tutti abbiamo un uguale diritto di attingere, e che si compone dell'inesauribile bontà del nostro Dio, e delle grazie infinite di cui la Chiesa è depositaria, e che Gesù Cristo le ha lasciato come sua dote e sua eredità. Beni immensi, inapprezzabili, comuni a tutti e frattanto adatti a ciascuno ben mille volte al di sopra delle ricchezze della terra, che non possono comunicarsi se non col dividerle, e che scemano quindi a misura ch' esse si comunicano, mentre i tesori della Chiesa, ben lungi dal soffrire la minima diminuzione aumentano, al contrario, comunicandosi, e ciascuno può prendervi parte come al calore e alla luce del sole, senza che il suo vantaggio particolare pregiudichi per nulla al vantaggio degli altri.

Questo dogma è il fondamento di tutti gli atti di carità che hanno per oggetto il suffragio delle anime del Purgatorio, e particolarmente, dell'atto o voto eroico. Esso consiste nell'offerta spontanea che il fedele fa alla divina Maestà, in favore delle anime del Purgatorio, di tutte le sue opere soddisfattoria durante la vita, e di tutti i suffragi che possano essergli applicati dopo morte. Si dice eroico, perchè apparentemente si richiede un'abnegazione sublime per spogliarsi, a favore d' un altro, di quanto potrebbe liberarci od almeno abbreviarci le pene del Purgatorio.

L'atto eroico di carita è antichissimo nella chiesa e più volte la sua storia ci rammenta uomini eminenti che, in punto di morte, fecero per iscritto donazione alle anime penanti di tutte le Messe che sarebbero state celebrate in suffragio della loro anima, e di tutte le penitenze ed indulgenze offerte od acquistate in loro favore. Però un religioso teatino del secolo scorso, il P. Oliden, si diede con tanto zelo ed ardore a propagare questa divozione, che ben può considerarsi come il suo primo autore. D' allora in poi, l'hanno praticata molti personaggi illustri per dignità, dottrina e santità, ed anche intiere comunità religiose, e noi ne parliamo nel desiderio che si propaghi sempre più fra i nostri buoni Cooperatori e pie Cooperatrici.

Anzitutto è necessario specificare bene la natura della donazione che costituisce l' oggetto dell' atto eroico. Ogni opera buona fatta in istato di grazia, racchiude, conforme alla dottrina dei Santi Padri, fondata sulla Sacra Scrittura, un triplice valore : la soddisfazione, il merito e l'impetrazione. San Cipriano parlando delle opere di penitenza , insegna positivamente che esse ottengono a chi le fa, non solo il perdono, ma ancora la corona: qui sic Deo satisfecerit... nec solam veniam merebitur sed coronam (Libro dei lapsis, num. 36): e la Sacra Scrittura attribuisce alla limosina (e lo stesso può dirsi d'ogni opera buona) ora la soddisfazione ed ora il merito. L'acqua spegne il fuoco ardente e l'elemosina resiste al peccato (Eccli III, 33). Prendete possesso del regno... imperocchè ebbi fame e mi deste da mangiare (Math. XXV, 34,85).

Per altra parte queste distinzioni risultano dalla natura stessa delle buone opere. Ogni azione buona del giusto è meritoria, in quanto procede da un principio sopranaturale, ed è soddisfattoria in quanto è penosa : allo stesso modo che una moneta può avere un doppio valore, quello del metallo e quello della bellezza della coniatura: ne l'uno nuoce all'altro, anzi la loro unione aumenta il valore.

Orbene, ogni azione sopranaturale, fatta in istato di grazia, merita la vita eterna: e quest'azione nulla perde in bontà e dignità perchè Dio si degna accettarla in soddisfazione d'una pena meritata. Dalla qual cosa ne segue che la medesima azione può esser allo stesso tempo meritoria e soddisfattoria. Inoltre noi, pregando per gli altri, possiamo ottenere loro da Dio la tale o la tal altra grazìa, senza che per ciò perdiamo il merito e la ricompensa inerenti alla nostra preghiera, e questa sarà perciò meritoria ed impetratoria allo stesso tempo. Perchè non sarà eziandio soddisfattoria se, pregando, procuriamo soddisfare per i peccati degli altri?

Ciò posto, il cristiano, che fa l'atto eroico, cede alle anime del Purgatorio le sue azioni sotto questo triplice aspetto ? Si priva egli forse della ricompensa alla quale ha diritto per le buone opere fatte in istato di grazia e delle grazie e dei favori particolari che, per il compimento di opere accette a Dio, attira sempre sopra se stesso? No. Il merito e la ricompensa sono beni personali e non si possono cedere ad altri: ognuno; dice S. Paolo, riceverà la sua ricompensa:

Unusquisque propriam mercedem accipiet (Cor. III 8).

In quanto alla soddisfazione che è il pagamento di uno debito e l'espiazione d'una pena, essa si può applicare ad altri, affinchè gli sia contata come se fosse propria. Non dice l' Apostolo S. Paolo scrivendo ai Colossesi: io che adesso godo di quel che patisco per voi, e do nella carne mia compimento a quello che rimane dei patimenti di Cristo, a pro del corpo di lui, che é la Chiesa ? (Coloss. 1.24) Queste parole significano, secondo S. Agostino, S. Anselmo e S. Tomaso : io offro i miei patimenti per i membri della Chiesa, affinchè quelli di Gesù Cristo siano loro utili. Dal canto suo S. Giovanni Crisostomo dice: Noi formiamo tutti un sol corpo ed è possibile, che le preghiere, la limosina e le intercessioni di uno ottengano un intero perdono all'altro. Ed il Catechismo Romano aggiunge : Conviene sommamente lodare e magnificare l'immensa bontà di Dio, che ha concesso alla debolezza umana, che uno possa soddisfare per l'altro... Coloro che possiedono la grazia divina possono in nome altrui pagare ciò che a Dio si deve (De Sac. Poenit. Part. II, cap. V q. 72).

Noi adunque con fare il voto eroico diamo alle anime che soffrono non già il nostro proprio merito, nè una particella qualsiasi della gloria che ci è riservata in cielo, ma solamente ciò che le nostre buone opere hanno di soddisfattorio, con i suffragi che saranno fatti per noi dopo la morte. Questo voto quindi non impedisce ai sacerdoti di. offrire la Santa Messa secondo l'intenzione di quelli che gli hanno dato lo stipendio; come non impedisce ai fedeli di pregare per loro, pei loro congiunti e di compiere le loro pratiche ordinarie di pietà e di divozione.

I frutti meritorii ed impetratorii ci rimangono e solo si concede alle anime che soffrono la parte soddisfattoria delle nostre opere.

Ma qualcuno potrebbe dire : è forse carità ben ordinata il dare da se stessi agli altri ciò che ci sarebbe tanto utile, esponendoci per amore altrui, a passare molto tempo lontani da Dio?

Il celebre teologo De Lugo risponde, che l'uomo può sacrificare al prossimo i suoi vantaggi temporali purchè non gli sacrifichi mai gli eterni, e questa generosità è non solo permessa ma degna di lode: in his damnis temporalibus laudabile est ea subire propter proximum... E noi aggiungiamo ancora che è una cosa vantaggiosa a chi contrae il merito di esercitarla.

Infatti non ci si insegna forse, che il merito d'un' azione è proporzionato alla carità che lo produce ? Orbene, colui che per la salvezza del prossimo differisce la sua propria beatitudine e la felicità di veder Dio, pratica la carità nel più alto grado; dunque l'atto eroico di carità deve aumentare considerevolmente il nostro merito e la nostra ricompensa eterna, la qual cosa è assai più preziosa che tutta la remissione delle pene temporali che si possa ottenere in questa vita. Un pio autore commenta così questo pensiero. È da notarsi che il più piccolo aumento di merito e di grazia è senza paragone, più stimabile della liberazione della più grande di tutte le pene del Purgatorio. È incomparabilmente più vantaggioso, dico, passare venti anni in Purgatorio con una maggior quantità di merito e di gloria, che lo starvi solo un giorno ed anzi che il neppur andarvi, se il Paradiso ha da essere perciò meno bello.

S. Ambrogio dice : Tutto quanto diamo per carità alle anime dei defunti, si cambia in merito per noi, che riceveremo cento volte duplicato dopo la nostra morte. Secondo Santa Brigida, quando liberiamo dal Purgatorio qualche anima, compiamo un' azione tanto accetta e gradita a Gesù Cristo Nostro Signore, come se egli stesso fosse il liberato, e quando sarà giunta l' ora ce ne ricompenserà pienamente.

Perciò non dobbiamo temere di arrecarci del danno con questo atto di carità; anzi molto guadagnano facendolo; perchè, rinunciando da noi stessi al merito soddisfattorio, ci rendiamo degni di un particolare amore della SS. Trinità, della SS. Vergine e di tutti i Santi.

Di più l'atto eroico di carità ci dà eziandio un diritto speciale alla protezione ed intercessione delle anime del Purgatorio. Facendolo, ci leghiamo per sempre con quelle anime che abbiamo alleviate o liberate; e chi può dire tutto ciò che faranno per noi appresso Dio, la gratitudine essendo per esse, non solo un dovere ma ancora una necessità?

Quando perciò imploriamo da Dio una grazia qualsiasi non saremo soli ad implorarla; migliaia d'anime, cui Dio nulla sa negare, la imploreranno per noi e così avremo la certezza di ottenerla. Ed è anche probabile che il nostro Purgatorio, per aver noi rinunziato ad ogni suffragio, non si accresca, poichè l'aumento di grazie, che Dio ci largisce in vista di quest'atto ci preserverà da molti peccati; e non sono forse i peccati veniali che condannano al Purgatorio le anime ?

Utile alle anime che soffrono ed anche a quelle che hanno la generosità di farlo, l'atto eroico non poteva noni essere accetto e caro alla Chiesa : venne quindi arricchito di numerose Indulgenze da Benedetto XIII, nel 1728, confermate da Pio VI, nel 1788 e determinate finalmente dall'angelico Pio IX con un decreto della Sacra Congregazione delle Indulgenze in data del 30 settembre del 1852. Queste indulgenze e privilegi sono

1° I sacerdoti che hanno fatto l'atto eroico godono dell'altare privilegiato i-n tutti i giorni dell'anno ; l'Indulgenza plenaria deve esser applicata all'anima per la quale si celebra la Messa.

2° Tutti i fedeli che hanno fatto l'atto stesso possono lucrare l'Indulgenza plenaria applicabile solamente ai defunti : (1) tutte le volte che faranno la Comunione; b) in tutti i lunedì ascoltando la Messa in suffragio delle anime purganti. Per godere di queste indulgenze bisogna inoltre visitare una Chiesa ed ivi pregare secondo le intenzioni del Sommo Pontefice.

3° Tutte le Indulgenze già concesse o che si concederanno in avvenire, le quali si lucrano dai fedeli che hanno fatto l'atto eroico, possono applicarsi alle anime del Purgatorio.

4° Per quei fedeli., che non possono ascoltare la Messa il lunedi, è valevole quella della Domenica. Per i fedeli che ancora non si comunicano o sono impediti di farlo, i vescovi possono autorizzare i Confessori per la commutazione.

Si noti ancora, che l'atto eroico di carità non è un voto propriamente detto, nè obbliga sotto peccato. Neppure è necessario pronunciare alcuna formola determinata: basta un atto della volontà e l'offerta fatta col cuore per aver diritto alle Indulgenze ed ai privilegi. Può tuttavia servire la seguente formola : Dio mio, in unione ai meriti di Gesù e di Maria, vi. offro per le anime del Purgatorio tutte le mie opere soddisfattorie e tutte quelle che mi saranno applicate da altri durante la mia vita e dopo la mia morte. E cosa ottima, e salutare rinnovare sovente quest'offerta a viva voce od almeno col cuore.

Ed ora ci piace coronare questi pensieri con un fatto della Sacra Scrittura. Il nostro divin Redentore, dopo aver risanato presso la piscina Probatica un povero uomo infermo da trentotto anni e risposto alle calunnie dei Giudei, se ne va al di là del lago di Tiberiade. Una gran turba, attirata dai miracoli strepitosi che operava a pro degli ammalati, lo segue. E Gesù sale sopra un monte ed ivi si pone a sedere coi suoi discepoli. Quivi, alzando gli occhi e vedendo la gran turba che viene da lui, dice a Filippo: dove compreremo pane per cibare questa gente l Gli risponde Filippo : dugento danari di pane non bastano per costoro a darne un piccolo pezzo per uno. Uno dei discepoli, Andrea, fratello di Simone Pietro, gli dice : Evvi un ragazzo che ha cinque pani d'orzo e due pesci, ma che è questo per tanta gente ll Ma Gesù dice: Fate che costoro si mettano a sedere.

Si mettono pertanto a sedere sull'erba in numero di circa cinque mila. Gesù prende i pani e, rese le grazie, li consegna ai suoi discepoli i quali li distribuiscono a coloro che sedevano. Fa altrettanto coi pesci dandone a tutti fin che ne vollero. Saziati che furono Gesù dice ai discepoli

Raccogliete gli avanzi, che non vadano a male. Ed essi li raccolgono ed empiono dodici canestri dei frammenti dei cinque pani d'orzo che erano avanzati.

Qualche cosa di somigliante a questo fatto accade col voto eroico. Le nostre soddisfazioni rassomigliano a quei pani d'orzo e le anime che soffrono nel Purgatorio, cui offriamo le nostre soddisfazioni, vengono da esse saziate, cioè liberate o per lo meno alleviate.

Quando sarà suonata per noi l'ora della ricompensa, troveremo di nuovo tutti quei suffragi, non già tali quali uscirono dalle nostre mani, ma aumentati e trasformati in godimenti ineffabili, e questi godimenti dureranno in eterno lassù dove si fruisce gioia ed ineffabile allegrezza in una vita intera d'amore e di pace.

Le Nozze d'argento

18 - 14 Novembre - 1900

NELLE Feste Giubilari delle nostre Missioni si sente prepotente il bisogno di liberamente ed altamente esprimere il grido del nostro gaudio perchè si effonda nell'anima di tutti i membri della grande famiglia salesiana.

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Il ricordo delle lotte sostenute, dei dolori sopportati e delle vittorie ottenute in venticinque anni, nella redenzione morale e materiale di migliaia e migliaia d'infelici indigeni delle Pampas Patagoniche, rattempri le energie dei Missionari è dei loro Cooperatori, suscitando nei cuori magnanimi novello vigore ed incitamento per il nuovo lavoro e per le future lotte che l'avvenire tiene preparate al loro eroismo ed alla loro carità.

Venticinque anni or sono, il 14 novembre del 1875, il venerando nostro Padre e Fondatore D. Bosco, divorato da inestinguibile sete d'anime, spediva, armandoli della croce, i suoi figli nella Repubblica Argentina per dar principio alla pacifica crociata della religione e della civiltà. Quantunque si trattasse di strapparsi alle dolcezze della famiglia, alla patria, ai più legittimi affetti per andare in terre inospiti ad affrontare la fame, la povertà, i patimenti e forse la morte e ciò col solo ideale di salvar l'anima di qualche sconosciuto, di sottrarre alla corruzione della natura ed alle strette del demonio qualche povero selvaggio perduto tra l'oscurità delle vergini foreste, pure a D. Bosco non mancarono i cuori generosi pronti a cimentarsi nel glorioso arringo dell'Apostolato.

Al primo drappello dei Missionari Salesiani partiti in quel giorno memorando con a capo D. Giovanni Cagliero, elevato più tardi all'episcopato, tennero dietro fino ad oggi, altre 35 spedizioni formate or di 20, or di 50, 80,100 e perfino 130 tra Missionari e Suore di Maria Ausiliatrice, i quali e le quali si dispersero a poco a poco nell'Argentina, nel Brasile, nell'Uruguay, nel Paraguay, nel Chilì, nel Perù, nella Bolivia, nell'Equatore, nella Colombia, nella Venezuela, nel Messico, nel Centro America, negli Stati Uniti del Nord e più specialmente in mezzo agli indii della Terra del Fuoco, delle Isole Malvine, del Matto Grosso e delle immense foreste orientali dell'Azuay nell'Equatore.

Nella sola Repubblica Argentina, in questo periodo di tempo, apersero ben TRENTACINQUE Case di educazione popolare; ma per parlare unicamente delle Missioni salesiane nella Patagonia e regioni Magallaniche, ci serviremo delle eloquenti statistiche pubblicate dall'illustre Prof. D. Lino Carbajal nel suo mirabile studio storico intorno a quelle Missioni.

Laggiù in quelle remote contrade i Missionari Salesiani e le Suore di Maria Ausiliatrice in questi venticinque anni estesero la loro azione spirituale : - 1° nel Vicariato Apostolico della Patagonia, affidato a Mons. Cagliero, sopra una superficie di 729.339 chilometri quadrati comprendente 106.014 abitanti e circa 5000 indigeni, fondando ed ufficiando 13 parrocchie, 23 cappelle e 66 residenze ; aprendo 14 collegi ed ospizi per i fanciulli e 10 per le fanciulle dove annualmente sono educati in media 1878 tra fanciulli e ragazze, e tutto questo con un personale religioso di soli 35 sacerdoti, 9 chierici, 32 catechisti e 78 Suore : - 2° nella Prefettura Apostolica della Patagonia Australe e Terra del Fuoco , affidate a Mons. Giuseppe Fagnano, sopra una superficie di 507,049 chilometri quadrati comprendente 14,637 abitanti e 4300 indigeni, fondando 3 parrocchie, 11 cappelle e 28 residenze ; aprendo 3 collegi per i fanciulli e 4 per le ragazze, dove annualmente sono educati in media circa 600 tra ragazzi e fanciulle, e tutto ciò con un personale religioso di soli 15 sacerdoti, 5 chierici, 36 catechisti e 37 Suore di Maria Ausiliatrice. In tutto sommano a 251 tra Missionari e Suore ; ma sono ben pochi per una superficie di 1.236.388 chilometri quadrati con 130.000 anime quante ne forma il totale delle Missioni Salesiane della Patagonia, Terra del Fuoco e Pampa Centrale.

I sacerdoti che vi esistono sono solo 50 e dovrebbero percorrere una superficie eguale a quella degli Stati Europei: Italia, Spagna, Portogallo, Svizzera, Grecia, Danimarca, Olanda, Belgio, Montenegro e qualche altro piccolo principato. Ogni Sacerdote estenderebbe il suo raggio d'azione spirituale a 24.728 chilometri quadrati. È ben vero che la popolazione è poco numerosa, ma trovasi dispersa su tutta questa immensa superficie. Solo un Vescovo, qual è Mons. Cagliero, instancabile viaggiatore, può narrare a' suoi figli spirituali di aver visitato tutta questa regione , almeno per quanto s'estende il raggio d'azione delle Case Salesiane, attraversando deserti, montagne, fiumi e mari.

Gli indii battezzati in questi cinque lustri si possono calcolare da 25 a 30 mila. Oltre il governo spirituale di 16 parrocchie, di 34 cappelle e di 94 residenze temporanee i Sacerdoti Salesiani attendono direttamente e praticamente all'insegnamento in 17 collegi con circa 1500 fanciulli, e indirettamente in 12 collegi femminili con 1300 ragazze.

Ma se i nostri Missionari si fossero concentrati puramente nell'azione morale ed intellettuale, senza assicurarne la vitalità con edifizi permanenti, col progresso materiale, l'abito al lavoro, la coltura delle arti plastiche, specialmente dell' architettura e della pittura, l'opera loro sarebbe stata incompleta, mancandole l'esempio materiale del lavoro, applicato alle molteplici sue fasi nel miglior tempo, maniera e luogo. Rendere produttivo il lavoro materiale in poco tempo, era un insegnare il segreto delle forze unite e dirette con perseverante intelligenza. Collocarsi nei siti migliori, e là dividere l'attività fisica per non sciupare lavoro e commettere errori, era chiamare l'attenzione sulla necessità di saper impiegare abilità intelligente e cognizioni sicure, circa i vantaggi del riunire e combinare i fattori di una produzione felice senza grandi spese.

Ciò fecero i nostri Missionari colle loro proprie braccia e sotto svariatissime forme e professioni. In altri termini per edificare hanno dovuto concorrere architetti, pittori, fabbri-ferrai, falegnami ecc.; per dare principio alle Colonie agricole fu duopo inviare agronomi, viticoltori, agricoltori , lavoranti, pastori; per la fondazione delle Scuole d'Arti e Mestieri, si dovettero provvedere meccanici, scultori, calzolai, sarti, ebanisti ed altri maestri delle differenti arti. Orbene tutti questi mestieri e professioni uscirono dai Salesiani ad eccezione dell'architettura , per la quale si pagarono capimastri ed operai d'arte muraria.

Gli edifizi fabbricati dai Salesiani sono ciuquantasei, tra Ospedali, Chiese, Cappelle, Laboratorii, Case di Missione, Case agricole, Asili, Scuole maschili e femminili, Case per gli indigeni. Per realizzare tutte queste opere, oltre il proprio lavoro, si spesero a tutto il 1897, scudi argentini 1.969.000, che si ottennero col concorso dei generosi Cooperatori Salesiani, delle Società di beneficenza e dei governi delle due Repubbliche, Argentina e Chilena. E se a questa somma si aggiungessero le spese del sostentamento, vestiarii, viaggi e trasporti , si avrebbero annualmente un 200.000 scudi che, assommati agli altri, darebbero il totale di 2.169.000 scudi argentini.

Queste cifre sono la più bella espressione della carità operosa e progressista a bene d'un popolo ; di quella carità eroica che solo abbonda nella Chiesa Cattolica, e lieta sacrifica le sostanze e la vita in servizio del prossimo. Tutto questo però è solo una pallida idea dell'opera compiuta in 25 anni dai nostri Missionari nella Patagonia e regioni Magallaniche ; tuttavia, fatte le debite proporzioni, si può dire altrettanto delle altre nostre Missioni nelle rimanenti Repubbliche Sud-Americane.

Non abbiamo quindi ragione di santamente gioire per queste Feste Giubilari, rendendo partecipi del nostro gaudio quanti cooperarono col consiglio, coll'opera e colle preghiere allo stabilimento ed incremento di quelle Missioni ?

Queste feste non ci presentano forse una propizia occasione per invitare tutti gli amici nostri ad ammirare, personificata nei nostri Confratelli Missionari, la mirabile fecondità dell'Apostolato cattolico ed a sciogliere un inno a questi pionieri della fede e della civiltà ?

Costanza invincibile, fermezza saldissima, profonda umiltà, purezza esemplare, pazienza instancabile, distaccamento perfetto da tutto ciò che sa di terrestre, annegazione di se medesimo, rassegnazione senza misura ai voleri di Dio, tenero amore per la croce ed i patimenti, odio implacabile verso tutte le gioie illecite della carne e del mondo, semplicità ingenua, ardore di uomo giovane, esperienza da uomo maturo, mansuetudine angelica, indole sempre uguale, fede robusta, speranza senz'ombra di avvilimento, carità senza limite e con essa un cuor d'oro e vasto come l'universo, amore divino sovra ogni cosa, con anima di fuoco , la cui fiamma sfavilli su tutta la terra e s'innalzi sino al cielo, sono, scrive Mons. Retord, gli elementi costitutivi del Missionario Cattolico ; e noi aggiungiamo, che sono pure gli elementi con cui i nostri Confratelli d'America vanno trasformando in regioni civili la Patagonia e la Terra del Fuoco, nonchè le vergini foreste del Brasile , dell'Equatore e della Venezuela.

Il Missionario Cattolico ! Chi può esprimere la sua bellezza più celestiale che umana? Chi ridire il suo eroismo e tutta la magnanimità del suo spirito? A lui il nostro plauso, a lui la nostra ammirazione e gratitudine nelle Feste Giubilari delle Missioni Salesiane perchè è l'incarnazione del più bello fra tutti gli ideali la conquista del mondo in nome di Gesù Redentore! Egli, il Missionario, ha udito la voce di Dio che lo chiama all'Apostolato, ha udito la voce lamentevole di tanti miseri che vanno brancicando tra le tenebre dell'errore e le ombre di morte , e tanto gli basta perchè nulla curando i patimenti, le privazioni e la morte istessa, senza frapporre indugi, armato solo della croce e del Vangelo, a tutto si renda superiore per seguire i generosi impulsi del suo cuore.

A lui, eroe di tutti i tempi, il nostro plauso nelle nozze d'argento delle nostre Missioni ! Egli abbandona le gioie della famiglia, la patria, dolce di clima, colta per iscienze, lettere ed arti, civile per cortesi costumanze, fiorente per agiatezze e comodi d'ogni maniera, ed approda, il più delle volte senza viatico e senza mezzi di sorta, a terre, dove il freddo è insopportabile od il caldo è cocente, dove l'ignoranza è somma, la brutalità svergognata, dove nè ragioni, nè leggi, nè ospitalità, nè amicizia si trova, sopratutto per gli stranieri.

A lui, intrepido banditore della fede e della civiltà in mezzo ai popoli selvaggi, la nostra sincera ammirazione, nel primo giubileo delle nostre Missioni ! Egli , pacifico conquistatore , attraversando mari procellosi, valicando scoscese giogaie, percorrendo spaventose foreste e guadando fiumi rapidissimi, muove alla conquista delle anime senza altri tesori che la sua povertà, senz'altra scienza che quella di Gesù crocifisso, senza versare, quando sia d'uopo, altro sangue che il proprio.

A lui, araldo efficace di pace e fratellanza, la nostra eterna riconoscenza, nelle prossime solennità che allietano le nostre Missioni ! Egli, predicando la pace e la fratellanza a tribù belligere e sempre intente alle devastazioni ed allo sterminio, diffonde, in mezzo a gente nomade che vive di caccia e di rapina, i beneficii salutari della vita sociale e laboriosa. Alla sua parola, che esalta la soavità del giogo di Cristo, le deserte lande si convertono per incanto in campi ubertosi, spariscono le selve inaccessibili per dar luogo ad amene praterie, a fruttifere piantagioni.

Dovunque egli volga i suoi passi, alla schiavitù sottentra la santa uguaglianza del Vangelo: i figli più non sono giuoco della crudeltà paterna, ma oggetto premuroso delle cure le più amorevoli.; la donna è riabilitata e rimessa all posto d'onore che le compete ; la famiglia addiviene il santuario dei più puri e santi affetti. Sorgono ben presto, dov'egli si stabilisce, villaggi e borghi cristiani, si moltiplicano le chiese, gli orfanotrofi, le scuole, gli ospedali e la fede e la civiltà, sorelle indivisibili, si allietano di giorno in giorno di nuove conquiste.

A lui dunque, essere che non muore, che non muta, che ha in sè la virtù dell'immortalità, il nostro plauso, la nostra ammirazione e la nostra gratitudine nella faustissima circostanza delle Feste Giubilari che giocondano gli operai evangelici dell'undecima ora ed i loro Cooperatori !

Ed ora la nostra parola esultante e la voce del nostro affetto e della nostra letizia s'elevi e giunga al Pontefice Sommo da cui i nostri Missionari ripetono il mandato di evangelizzare i popoli; al Papa, il Duce ed il Maestro, il Padre ed il Re dei Missionari; al Papa, cuore dei nostri cuori, supremo nostro pensiero come supremo nostro affetto: tutto l'amore, tutta la devozione, tutto il bene ed i sacrifici dei Missionari e dei loro Cooperatori, per Lui: Viva il Papa !

E per il Papa il nostro giubilo si diffonda eziandio in tutti i Pastori delle Diocesi da cui uscirono i nostri Missionari e di quelle altresì in cui sono stabilite le nostre Missioni, ai quali tutti noi, memori e grati, protestiamo l'inalterabile ossequio nostro, il nostro amor figliale, perché reggono, consigliano, difendono, aiutano e cercano di trar fondere nel cuore dei nostri confratelli Missionari, tutto lo zelo apostolico degli animi loro: Viva l'Episcopato cattolico !

Infine ai nostri amici, ai nostri benefattori ed alle nostre benefattrici che sostennero e promossero le nostre Missioni nel cammino percorso, la gratitudine più viva e duratura, e la preghiera di continuarci sempre l'aiuto prestatoci sin qui. Le nozze d'argento delle Missioni Salesiane segnino per tutti un nuovo periodo di lavoro e di carità, fecondo di maggiori frutti per la diffusione del regno di Gesù Cristo in mezzo allo anime.

IL RAPPRESENTANTE DEL SUCCESSORE DI DON BOSCO in America

Nei nostri Confratelli d'America era vivissimo il desiderio di avere in mezzo a loro il Successore di Don Bosco, il Venerando nostro Superiore Generale D. Michele Rua ad assistere e presiedere alle feste commemorative del 25° anniversario dello stabilimento delle nostre Missioni. Per tradurre in realtà questo desiderio, essi tentarono di ottenere dal Santo Padre Leone XIII un ordine o per lo meno un' esortazione, diretta a D. Rua, di recarsi in America. A questo fine, fin dallo scorso marzo, inviarono al Papa una rispettosa supplica in cui gli esponevano il loro figliale desiderio.

Leone XIII, con bellissima lettera dell'E.mo suo Segretario di Stato, il Card. Rampolla, diretta al nostro Rettor Maggiore, benedisse con effusione di cuore la nostra Congregazione e specialmente i Missionari, ma non giudicò opportuno accondiscendere alla suddetta supplica. Perciò il Sig. D. Rua, comunicando la cosa a Mons. Cagliero, promise di trovarsi presente in ispirito a quelle feste e di farsi rappresentare dal carissimo D. Albera. Questi, come abbiamo già annunziato lo scorso mese, si recò infatti in America ; e noi ora siamo lieti di pubblicare la relazione del suo viaggio, favoritaci dal suo segretario.

Carissimo,

Montevideo, 9 settembre 1900.

SONO due giorni che il signor Don Albera, in Amerìca ed io non voglio i più oltre rìtardare il compimento della mìa promessa dì darle cioè qualche notizia del nostro viaggio.

Partenaa. dall' Oratorio -- Sarò più forte - in Ferrovia . - Sul Perseo - La Polizia del Porto- Descrizione del Vapore - Chi non è passeggero a terra : - In moto - Messa con privilegio - A Barcellona- Il 1° capitolo Ispettoriale Spagnuolo.

Quando pochì giorni prìma accompagnaì alla stazione D. Albera e lo vidi piangere al mettere il piede fuori dell'Oratorio, un fremito corse per le mie ossa, ed in cuor mio diceva : io sarò più forte e resisterò. Infatti, facendomì vìolenza, finchè ebbì la compagnia di mìo fratello resistetti : ma quando a Trofarello scomparve mio fratello ed io non vidì più neanche ìl fazzoletto che mì sventolava, piansi ; il mio cuore non ne poteva più ed aveva bisogno di questo sfogo che mi sollevò. E come non piangere a lasciare un luogo così caro, superìorì tanto buoni, confratellì tanto indulgenti verso di me? Ma tosto m'accorsi della mia debolezza e pensando che mi allontanavo per pura ubbidienza e che presto avrei rìveduto cotesto caro Oratorio, ripresi tranquillamente la recita del mìo Breviarìo.

Eccomi a Genova. Suonano le 13 del giorno dell'Assunta ed io mi trovo sul piroscafo Perseo. Messo a posto il mio piccolo bagaglio, rimonto in coperta, mentre continua l'imbarco deglì emigranti. In un edificio a noi dirimpetto un delegato di Questura, aìutato da due o tre altri impiegati, osserva le carte ed i passaporti. Fa il suo dovere, ma in bel modo, e dovetti proprio convincermi che si esagera qualche volta nel descrivere ìl modo di agìre della polizia del Porto. Per qualche tempo osservo i passeggieri che per mezzo di un' asse appoggiata alla calata salgono a bordo. Che pena il vedere tanta gente pallida, cenciosa, con due o tre bambini attorno o portati in braccio, salire trìsti nella terza classe di quel gran legno ! Poverini ! forse vanno a trovare maggior miseria di quella che lascìano!

Per distrarmi da quel pensiero apro un piccolo orario della Navigazìone Generale Italiana e comincio a studiare sul disegno il nostro vapore. Ecco i prìncipalì datì che potei ricavare, aiutato da qualche domanda rivolta al maestro di camera, che mi è accanto, e ad un ex-capo macchìnista che, fattosi signore, impiantò in società con altri un gran negozio di carbone a Buenos Aires ed ora va a vedere come vanno i suoi interessi : è la 40a volta che fa questa traversata.

Il Perseo, uno deì pìù recenti e meglio costrutti vapori della Compagnia, fabbricato ìn una città d'Inghilterra, di cuì non ricordo il nome, fu battezzato nel 1883. La macchina però della forza dì 6000 cavalli fu costrutta a S. Pìer d'Arena dai fratelli Ansaldo : ha quattro caldaie con 6 forni ciascuna e dalle 24 bocche ingoìa cìrca 83 tonnellate di carbone al giorno ; circa 60 operai sono addetti unicamente alla macchina, : lavorano quattro ore e riposano otto. La loro vìta è veramente un continuato sacrificio. Il calore passa i quaranta e talvolta arriva ai cìnquanta gradi ; bevono molto e così si consumano la vita anzi tempo ; son però ben retrìbuitì!... La lunghezza del Perseo è dì m. 120 con 12 di larghezza e 10 di altezza, è capace di 4200 tonnellate ed al presente che non è totalmente carico ha 6 metri d'immersione.

Da quasi tre ore mi trovavo a bordo, quando da poppa a prua sento correre la voce : chi non è passeggiero a terra ! Che scene allora ! Ringraziai ìl Signore di esser solo e di non dover dare l'addio ad alcuno, del resto non saprei se avrei saputo mostrarmi abbastanza forte... Sono le 15,40 ; il ponte è tolto. S' ode un fischio ed il bastimento comincia a muoversi. Il porto è gremito; per una mezz'ora si veggono sventolare centìnaia di fazzoletti ; moltì, noleggiate delle barchette, stanno accanto al vapore e continuano - a parlare coi loro carì. Finalmente Genova la Superba scompare al nostro sguardo ed io mi ritiro per qualche tempo ìn cabina ad osservare la mìa residenza per 20 giorni. La prima notte ho dormito saporitamente, grazie al mar tranquillo ed alla stanchezza causata da tre notti di veglia forzata. L'ìndomani alle ore 7 in un salottino accanto al gran salone di 1° classe celebro la Santa Messa servitami dal Ch. Bernasconi. Ero l'unico prete che si trovasse a bordo ed il mare sembrando d'olio, ho creduto che fosse il caso di approfittare del prìvilegìo, che cì permette di celebrar anche senza un altro sacerdote assistente, quando il mare è tranquillo.

Alle ore 11, mentre si faceva colazione, si giunse al temuto Golfo di Lione e l'abbiamo attraversato tranquìllamente, conservando il mare perfetta calma. Alle ore 17 siamo a Barcellona. D. Galbiatì, D. Schìrallì e D. Calasanz mì aspettavano su una barchetta. Scendo e prendiamo tosto il treno per Sarrìà, dove, alle ore 18 1/2, posso dì nuovo baciare la mano al Signor D. Albera. Egli m'aveva preceduto colà per presìedere al 1° Capìtolo Ispettoriale dì Spagna che riuscì veramente bene. D. Albera fu pìenamente soddìsfatto dell' impegno e dello spirito prettamente salesiano che aleggiava in quell'assemblea di circa 40 sacer doti. Qualche mio compagno, attualmente Direttore in quell'Ispettoria, mi disse che buona parte del felice esito di quella prima radunanza dei Direttori spagnuoli si deve alla presenza del Sig. D. Albera che non solo seppe dirigerla, ma portò il contributo della sua grande esperienza e prudenza. Oh come tutti ringraziavano il Sig. D. Rua di aver avuto la buona inspirazione di mandarlo a presiedere la loro assemblea !

Di nuovo in mare - Offerta della migliore caldaia -Dal Capitano - Sua squisita gentilezza - Generali simpatie- Il passaggio della linea Equatoriale - A S. Vincenzo - Il tramonto del Sole - L' isola S. Fernando ed altre.

Alle ore 22 D. Albera, dopo di essersi licenziato da quei carì confratelli, lascìa Sarrià e, salito su una vettura in compagnia di D. Rìnaldi e D. Oberti, ci rechiamo al Porto dì Barcellona, dove D. Rota aveva già noleggiata una barca. Alle 23 1/2 siamo a bordo. D. Rinaldi, che aveva sofferto nella piccola traversata per arrivare al bastimento, dato un abbraccìo al Sig. D. Albera, ritorna nella barca. L 'indomani, celebrata la santa Messa, il maestro di camera viene ad offrire a D. Albera una cabina che ordinariamente è occupata da tre. È una stanza grande quasi come quella del Sig. D. Barberis; vi è un vero letto e non una semplice cuccetta, un gran sofà ed un tavolino per scrivere. È la migliore che vi sia nel vapore ; molti ci domandavano quanto l'avevamo pagata. Si è andati subito a far visita di ringraziamento al Comandante, certo Montano, da poco promosso a quel grado e che per la prima volta comandava il Perseo, nel quale era stato anni addietro in qualità di primo ufficiale.

Siamo accolti con la massìma cortesia. Conoscendo il Sig. D. Albera molti parenti del Capitano e varie nobili famiglìe genovesi, si intavola una conversazione amena. Il Comandante si mostra entusiasta fino all'eccesso dell'Arcivescovo di Genova, e racconta con tanto interesse il bene fatto da Mons. Reggio col suo spirito conciliativo che non sì può a meno di prender viva parte al suo dire. La conversazione si protrae per ben tre quarti d'ora. Nell'atto che D. Albera si licenzia, il Capitano lo prega a volergli significare quanto gli occorresse, ad avvisarlo se i camerieri, se qualche cosa del vitto non gli piacesse, che ordinasse pure che gli farebbe un vero regalo. Ogni giorno poi vìene a trovarci e s'intrattiene volentieri con noi e quando vede me, mi suggerisce qualche cosetta per far stare il meglio che sia possibile il nostro caro Superiore.

Dapprincipio si temeva d'incontrare male nei passeggieri; ma v'è proprio da ringrazìare il Signore : tutti usano verso Don Albera, i più cordiali riguardi ; sono pìeni d'attenzione per lui e non solo non ha a lamentare la benchè minima parola sconvenìente , ma quasi tutti l'avvicinano e si dicono fortunati di far la sua conoscenza. Due signori di Cordova si fecero promettere che andando a Mendoza sarebbe passato da loro, e qualche signora che aveva vìsto Leone XIII, mi dice, che il mio Superiore si rassomiglìa molto al Papa.

D. Albera attribuisce tutto ciò alle molte preghiere che nelle nostre Case sì fanno per lui. Certo queste attenzioni hanno contrìbuito potentemente al felice suo viaggio. Scriveremo alla Dìrezione della Navìgazione Generale Italiana per significare la nostra soddisfazione pel trattamento avuto a bordo. Con quanto impegno il nostromo faceva preparare nelle domeniche l'altare sopra coperta ! Metteva fuori la mìglior tappezzeria ed il lavoro, fatto da quattro ed anche cinque persone, durava più di mezz'ora. Quasi tutti i passeggìeri vi prendevano parte in contegno devoto ; il Signor D. Albera stesso voleva guidare il Rosarìo e le litanie, mentre il suo segretario celebrava la S. Messa. Oh siano rese grazie a Maria Ausiliatrice!

Io mi dispenso dal descriverle i varii punti toccati nel nostro viaggio di quasi 19 giorni. D. Chiala l' ha descrìtto assai bene nel suo libretto : da Torino alla Repubblica Argentina edito nelle nostre Letture Cattoliche. Dirò solo che s' ebbe a lamentare nessuna delle stravaganze, che ivi sì descrivono al passaggio della linea equatoriale; l'unica cosa insolita si fu che quella sera oltre al thè cì furono serviti eziandio dei sorbetti alla napoletana.

A S. Vincenzo la gìornata è cattiva causa la carica del carbone che procurò il lavoro di un intiero giorno a quei poveri marinai per pulire il vapore. Che pena nel vedere quei giovanotti intieramente nudi, mentre i passeggieri ne provavano ribrezzo, essi solì non darsene per intesi e non avere neanche l'ombra della vergogna ! A che stato d'abbrutimento sono giunti, ed oh quanto bene potrebbe fare in mezzo a loro un buon prete !

Da S. Vincenzo a Montevideo ìl viaggio è molto noìoso; non si vede che acqua e cielo ed un cielo sempre nuvoloso. L'unico nostro sollievo è il tramonto del sole, che in pochi mìnuti sembra si tuffi nelle vicìne acque. Quella striscia indorata che ha attorno a sè produce tale uno spettacolo che nessun pittore vale a rìprodurre se prima non l'abbia osservato sull'Oceano.

L'Isola di Fernando Noronha, ove il Brasile tiene i suoi condannati politìci, ci distrae un poco. Appresso s'intravedono alcuni isolotti : Lobos a sìnistra, Gorriti a destra ; poì l'isola di Flores, ove i nostri Missionarii ebbero a scontare già più volte parecchi giorni di quarantena ;più in là si vedono i fanali dei banchi dì Archimede. A prua il silenzìo è così profondo che si sentiva distintamente lo strepito della macchina. Il bastìmento fila come una barca su un lago. Un passeggiero esclama: che bel mare ! - Non siamo più in mare, osserva un marinaio ch'era accanto a noi ; siamo nel fiume la Plata. -

Nel porto di Montevideo - La città a volo d'uccello - Autorità e croce Rossa - Felice incontro - Rendimento di grazie - Ricordi - A Villa Colon - Trattenimento - A las Piedras - Il Leo tertius - Il cantico dell' esultanza - Una valanga di telegrammi - Dall' Arcivescovo di Montevideo.

È il 2 settembre e durante tutta la giornata ci lusinghiamo di poter sbarcare di quella sera stessa. Fìnalmente s'ode il fischio del vapore e le due enormi ancore si distaccano dai suoì fianchi e cadono fragorosamente, trascinando con la rapìdità del fulmìne le loro grandi catene, che sollevano scìntille daì due occhi di ferro ; il piroscafo trema alquanto e si ferma : i suoi due giganteschi artiglì hanno afferrato il fondo del fiume. Il mio orologio segna le ore 20, ed eccoci in faccìa a Montevìdeo.

Montevideo, la città da noi tanto desiderata, ci sta in faccia ; vediamo le sue lunghe e dìritte strade tracciate dai fanali accesi. Questa città nell'ultimo censimento contava appena 175.000 abitanti, ma al presente ne ha circa 200.000 di cuì una metà stranieri e tra questi un 20.000 spagnuoli. Posa su una collinetta il cui declivio da una parte e dall'altra conduce al mare ; è quìndi come una penisola. Le sue case bianche e la sua posizione fecero dire a qualche poeta ch'essa sembrava una colomba che si bagna ìn un lago. E la capitale della più piccola ma più bella delle Republiche dell'America del Sud. Ha molta rassomiglianza con Torino ; strade lunghe , larghe e fiancheggiate da alberi ; la polizia è quanto di meglio si possa desiderare, il suo naturale declivio l'aiuta e gli abitanti nella loro armoniosa lingua vanno ripetendo che a Montevìdeo, dopo ch' e piovuto, si può uscire e camminare per le sue strade con scarpe di seta. Ma mi accorgo che questa mìa va più in lungo di quanto mi pensavo, quindi dirò brevemente il resto.

Appena fermo ìl vapore, ecco salire a bordo i nostri primi visitatori ; un signore gallonato ed uno della Croce Rossa: sono l'autorità del porto e la sanità. Fatte le pratiche necessarie eccoci davanti Mons. Fagnano e D. Gamba. Mons. Fagnano ! compagno e amico così caro del Signor D. Albera, uno dei primi che conobbe all' Oratorio. Due gìorni prima che partisse da Torino D. Albera erasi recato col suo segretario a pranzo dal suo fratello che cì aveva lasciato detto tante cose per lui. Noi non sì sperava di vederlo pel primo e fu veramente un caso; il tempo cattivo aveva impedito al vapore col quale Mons. Fagnano ritornava in Puntarenas dì caricare e quindi ritardò alcune ore tanto da poter riabbracciare Don Albera. Al porto ci aspettavano molti direttori e confratelli ; a 200 metri dalla Casa Salesìana la banda suona, i giovani sfilano e si va in chiesa a cantare il Te Deum che commosso intuona lo stesso D. Albera. Monsignor Fagnano dice ai giovani e confratelli di chìamarsi fortunati per avere peì prìmi in mezzo a loro il rappresentante di D. Rua.

Non è una visita che attualmente fa D. Albera, ma D. Vespignani e D. Gamba hanno combinato che si fermi qui alcuni giorni per riposarsi. Qui tutto parla dì Mons. Lasagna ed i giornali annunziano subito ch'è giunto il bìografo di chi tanto amavano. Ma come stare a Montevideo e non andare a Villa Colon, residenza per più di 19 anni dì Mons. Lasagna?

Villa Colon dista da Montevideo appena mezz'ora e cì siamo andati. Quei gìovanotti, principalmente gli studenti del liceo, hanno voluto rappresentare una lepida commediola e tra un atto e l'altro lessero qualche complimento. Parlarono di Don Albera quale scrittore della vita di Mons Lasagna, loro padre, ed in modo tale da commuovere chiunque ; altri descrìsse il sacrificio dì D. Albera nel distaccarsi dal fianco dì D. Rua, di lasciare tanti cari confratelli e luoghi; e s'augurarono che altrettanto avesse a succedere nel ritornare nel vecchio mondo. Don Albera parlò e dìsse esser vero che qualche lagrima gli fu strappata dal dolore nel lasciare l'Oratorio, ma che con grande trasporto era venuto a Villa Colon, dove tutto gli parlava di Mons. Lasagna, suo discepolo, amico, confratello, di colui col quale per tanti anni aveva avute intime relazioni. Oh come gli rapirono il cuore quei baldi giovanotti! L'attorniarono per tutto il tempo con somma famigliarità ed affetto. Qual cuno giunse a dire che avrebbe desiderato essere segretario dì D. Albera per poterlo vedere e continuamente starglì a lato. Vollero che prendesse il mate preparato da loro stessi.

Poco distante da Villa Colon v'è il novìzìato dì Las Piedras. Quei carì ascritti vollero ad ogni costo che il Sig D. Albera, anche per poche ore, andasse a vederli. Tuttì erano alla stazione ad attendere il rappresentante di D. Rua; molti del paese si unirono ai nostri giovani in modo da riempire la chiesa del Collegio. Che bella Chiesa ! Fatta su dìsegno del nostro Del Piano ed in istile gotico è così cara che D. Albera disse di non aver vista l'uguale nelle nostre Case di Novizìato. Cantato il Te Deum, D. Albera impartì la benedizione, fece un po' di conferenza agli ascritti e confratelli ed in ultimo lasciò la buona notte dopo le orazioni. Questì chierìcì parlano l'italiano proprìo bene ; non voglio far paragoni, ma credo di non dir nulla d'esagerato asserendo, che lo parlano meglio dei nostrì giovani dì gìnnasio. Pare di essere a Foglizzo : il medesimo spirito, la stessa allegrìa. Se D. Barberis venisse a visitarli credo si direbbe contento di Las Piedras. Ma queì bravi chierìci hanno voluto dar prova anche del latino, pronunciato alla romana, rappresentando Leo Tertius di D. Francesia e lo portarono in scena proprio bene. Appena entratì in teatro tutti ì giovani della Casa cantarono il Benedictus qui venit. Terminato il canto s'alza il Direttore Don Piani e rivolto a Don Albera gli dìce : - « Benedictus qui venit in nomine Domini. Benedetto colui che viene nel nome del Signore. È questo l'ìnno di allegria che cantavano i fanciulli degli Ebrei, quando Gesù, seduto sopra umile asinello, faceva il suo ingresso trionfale nella città salita. Mi par vedere, queì vispi garzoncellì agitando i rami d'ulivo e danzando in allegre caróle, inneggiare a Colui che colla dolcezza aveva vinto e guadagnato ì loro cuori, a Colui che chiamava sua delizia lo stare coi figli degli uomini....

» Non altrimenti si rallegrano oggi i giovanetti ed i figli di D. Bosco raccolti in questa Casa, in te, caro Padre, e ripetono l'inno : Benedictus qui venit in nomine Domini. Al vedere le tue sembianze, all' udire le tue parole impregnate dello spirìto di D. Bosco e di D. Rua, ì loro cuori, vo' dìre i nostri cuori, rimasero preda dell'amore che riluce nelle tue pupille, che risuona sul tuo labbro. Si, benedetto colui che vìene nel nome del Signore. Tu vìeni a noi, inviato da quell'Angelo Michele, che da Torino cì sorride; vieni tu stesso, Angelo di pace per noi, che tanto ti abbiamo sospirato ; eri tu l' uomo dei nostri desiderii. Oh ! grazie, venerato D. Rua, che non potendo visitarci, ci hai mandato quegli che si rivestì delle tue virtù. Ti rallegra, o Padre, e godi fra noi le gioìe sincere del cuore. Ecco i tuoi figli circondano come novelle piante d'ulìvo, la tua mensa perchè hai meritato le benedizioni del Cielo, perchè hai temuto il Signore. Ecce sic benedicetur homo qui timet Dominum.

» Benedetto colui che viene nel nome del Signore... E Gesù pianse, flevit Jesus. Ci dice la Scrittura che pianse Gesù di dolore commiserando le sorti di Gerusalemme. Noi non vogliamo, o Padre, non vogliamo che tu pianga sopra di noi, o, se pianger vuoi, piangi, ma piangi dì santa letizia, che desideriamo amar D. Bosco, amar D. Rua, amar te pure, seguirne i santi esempi, e non mai tradire la cara Congregazìone. Tutti speriamo rinnovare in Cìelo il cantico : Benedictus qui venit in nomine Domini. »

Come promette bene quel noviziato ! Come cercano di ricopiar le costumanze dei novìziati prinpali ! Ma sono le ore 17 e bisogna lasciare quel caro luogo ; il cuore però del nostro buon Superiore rimase in gran parte là, promettendo intanto che presto sarebbe ritornato e si sarebbe trattenuto più a lungo.

Giunti a Montevideo si son trovati un mucchio di telegrammi ; sono quasi tutti i Direttorì dell'Ispettoria Uruguayana e parte dì quella dell'Argentina che esultano per l'arrìvo del rappresentante di D. Rua, che lo felicitano, che lo desiderano. Commovente quello di Mons. Caglìero che lo invita ad andare presto in Patagonia a vedere e a fare quanto di bisogno : Visita nos in salutare tuo, diceva, riferendo questa frase scritturale a D. Rua, di cui D. Albera è inviato.

Molte altre cose avrei a dirle , ma non voglio abusare più oltre della sua pazienza : dirò solo che Mons. Soler, cui siamo andati a far visìta, ci ha accolti assai bene ; ci domandò subito di D. Rua, che conosce fin dal 1892, e s'intrattenne con noì famigliarmente dandoci prova del suo grande amore verso i Salesiani, presso i quali a quando a quando va a passare qualche settìmana.

Voglia continuare a pregare pel buon viaggìo del Sìg. D. Albera , che domani riparte per Buenos Aires, nè dimentichi lo scrivente.

La riverisco caramente e mi creda Suo aff.mo. Confratello

Sac. CALOGERO GUSMANO.

MISSIONI

PATAGONIA MERIDIONALE

Due mesi di missione per la campagna. (Relazione di D. Maggiorino Borgatello.)

REV.m° SIG. D. MICHELE RUA,

Punta Arenas, 25 marzo 1900.

SoNo di ritorno dalla missione campestre che ogni anno si suol dare nella Patagonia Meridionale, la quale durò 63 giorni, e mi accingo a dargliene una breve relazione. Partii da Punta Arenas il 18 gennaio in compagnia del. caro Confratello Chierico Giuseppe Mosso e di due buoni giovanotti, Rosauro Novarrese e Samuele Venegas, con 16 cavalli.

Sotto la tenda. - La Cabeza del mar - Fuor di strada - Senza Cena - Un tifone - A Gallegos - Progressi - In barca - Si può battezzare un bambino morto?

La prima tappa è al Passo dello Struzzo, in casa del Sig. I. Cordonnier, oriundo francese. Non potendo costui ospitarci per la strettezza del locale, si passa la notte sotto la tenda che portiamo con noi. Siamo circondati da vacche, buoi e vitelli - un centinaio - che coi loro ininterrotti muggiti s'incaricano di tenerci desti ed allegri tutta la notte, mentre una mezza dozzina di cani scorazzando attorno alla nostra tenda, sembra si siano dato l'appuntamento per rinfrescarla delle loro acque odorose. La dimane, celebrata la S. Messa, cui prende parte tutta la famiglia, e battezzato un bambino, continuiamo il nostro viaggio. Passiamo da Cabeza del mar o testa del mare (così si chiama un gran lago o bacino rassomigliante ad una testa d'uomo avente per collo uno stretto canale che lo mette in comunicazione col mare), e costeggiando lo Stretto di Magellano ci fermiamo a Oazy-Harbour. Quivi sostiamo tutto il giorno seguente per dare comodità, essendo domenica, al pubblico, di assistere alle funzioni ed istruzioni religiose.

All'indomani ci dirigiamo per Dinomarquero, dove, ospitati con ogni riguardo nella casa di un'ottima famiglia inglese cattolica, possiamo esercitare con frutto il nostro ministero. Da Dinomarquero via alla volta di Seaike; ma, perduto di vista il sentiero, nè essendoci possibile orizzontarci, andiamo per più ore alla ventura, finché, come a Dio piacque, si perviene ad un rancho o casa fatta alla bella meglio. È la Provvidenza che ci guida in quel luogo. Due buoni Chileni, che colà abitano, da tre anni desideravano unirsi in matrimonio religioso, ma non avevano mai avuto la fortuna d'incontrarsi in un prete cattolico. Ora, appena mi ebbero visto, fuor di sé per la contentezza, si dispongono tosto a ricevere questo Sacramento, il che fanno con grande pietà. Poscia, ristoratici alquanto e fattoci indicare lo smarrito sentiero, proseguiamo fino al Passo della Portata. Quivi pernottiamo appena. Evvi bensì molta gente che ci avrebbe potuto dar lavoro per parecchi giorni, ma essendo tutti protestanti, il nostro ministero non è richiesto. Siamo ospitati in una cameruccia, dove al mattino per tempissimo, celebro privatamente la santa Messa, e facendosi ognor più pericoloso il nostro itinerario , causa un vasto deserto tutto pietre e pantani e senza un sentiero praticabile , giudico prudente procurarmi una guida pratica di quei luoghi. La trovo subito nella persona di Michele Carminati, un bravo giovinotto, indio Tehuelche, che era stato alcuni giorni nel. nostro Collegio di Punta Arenas. Ne siamo contentissimi, tanto più che, essendo gli indii Tehuelches valenti cacciatori, quando si viaggia con loro non si corre pericolo di soffrire lo distretto della fame. Ce ne diede una prova la nostra guida, quantunque appena quindicenne. Essendoci incontrati in varii stuoli di guanachi, il nostro giovinotto, veloce come il fulmine, precipita sopra di essi col suo cavallo e ne uccide subito due, che ci fanno ottimo servizio durante il viaggio.

Si corre tutto il giorno e la sera arriviamo alla casa di un ricco proprietario Nord-Americano, stabilitosi in quei paraggi per aver sposata una signora chilena. Da varii anni ci ci conosce, e noi siamo soliti, passando da quello parti, fermarci parecchi giorni in casa sua per dare comodità alla sua famiglia ed ai numerosi suoi lavoranti, tutti cattolici, di soddisfare ai loro doveri religiosi. Stavolta, più che in altre circostanze, essendo stanchi e sfiniti di forze per avere percorso circa 150 chilometri, facciamo assegnamento sulla proverbiale ospitalità di quella famiglia per rifarci della grande stanchezza. Ma dobbiamo tosto ricrederci. Iddio permette che i padroni di casa siano di mal umore; perciò ci ospitano cola molta freddezza, assegnandoci, dopo averci tenuti a bada con chiacchere per ben due ore, una cameruccia provvista solo di due materassi. In quanto al resto non se ne parla : non ci venne offerto neppur un bicchier d'acqua! È facile immaginare come siasi passata quella notte a stomaco vuoto e mal riparati dalle intemperie.

Alzatici ai primi albori e celebrata la S. Messa alla presenza di una decina di persone, ci disponiamo a partire per Gallegos. Ma il vento che aveva già imperversato durante tutta la notte si fa tanto gagliardo che prende l'aspetto di vero uragano e dura in tal modo fin verso le ore quattro pomeridiane. Quindi non ci è possibile partire prima. Cessato alquanto il tifone, inselliamo tosto i nostri cavalli e, dopo tre ore di cammino, si giunge in sull'imbrunire a Gallegos. Quivi, ospitati coli tutta cordialità da quei nostri ottimi confratelli, ci fermiamo tre giorni, che sono tre dì di pace e felicità religiosa. Nel frattempo posso constatare i progressi del paese. Che diversità dagli anni passati, in cui, giungendo a Gallegos, si doveva bussare di porta in porta per mendicare l'ospitalità che non sempre ci veniva concessa! Ora troviamo una bella chiesa che, quantunque in legno e ferro nota lascia di appagare l'occhio e di piacere, provvedendo sufficientemente al bisogno della popolazione, mentre ne è l'ornamento. Presso la chiesa sorge un modesto Collegio e la casa parrocchiale, coll'Oratorio festivo pei ragazzi. Più tardi si alzerà pare l'Osservatorio metereologico, perche il Governo desidera che, invece del semplicissimo ed imperfetto Osservatorio che presentemente possiede in questo centro, ne sorga uno uguale a quello che abbiamo in Punta Arenas. Nel paese si notano pure molte case nuove, grandi e splendidi negozi, due banchi, uno argentino e l'altro inglese, una grande macelleria dove vengono uccisi mille agnelli per giorno, grandi depositi e magazzeni di lana presso il porto, un vasto quartiere pei soldati, capace di oltre quattrocento e più persone, ecc., le quali cose dicono eloquentemente che Gallegos si è posto arditamente sulla via del progresso, emulando Punta Arenas ed acquistando vita propria pel traffico col campo. Celebrata insieme coi nostri Confratelli di Gallegos la festa del nostro Santo Patrono Francesco di Sales, nel pomeriggio del 29 gennaio, riprendiamo la nostra missione.

Dopo circa nove leghe di viaggio sulle sponde del Rio Gallegos, lo si deve guadare. Ma il fiume è tanto gonfio e pericoloso, che un carro carico di lana. tirato da quattro buoi, essendosi arrischiato a traversarlo, è travolto dalla corrente insieme coi buoi. Ciò vedendo, giudichiamo essere più conveniente farci trasportare all'altra sponda sulla barchetta che colà fa servizio. La sera del giorno 30 gennaio si giunge a Cov-Julet, tutti bagnati dalla pioggia che ci colse per via, durando oltre due ore, e siamo ospitati in casa del Sig. Urbina Pietro.

Una povera madre, cui tre mesi prima la morte aveva rapito un suo bambino, appena vistomi, mi chiede: si può battezzare un bambino morto? - Mi chiede una cosa impossibile, ma la poveretta sente molto dolore, perché il suo Antoniuccio, di due anni, è ritorto, senza battesimo, e darebbe con piacere la sua stessa vita pur di poter rimediare a tanta disgrazia,! - Avendo però appreso come un buon secolare gli avesse dato l'acqua prima che morisse, cerco di consolarla facendole ben capire che perciò l'anima del suo bambino era salva in paradiso. Mi reco con essa e con la famiglia sul luogo dove l'hanno sepolto per benedirne la fossa, la quale l'amor materno volle poi custodita da cancelli di legno per impedire che gli animali vi passino sopra.

(Continua).

Le meraviglie della Missione di Fortin Mercedes sul Rio Colorado descritte da un nostro Cooperatore.

(Lettera del Sig. Brassetti Secondino *)

REV.MO SIGNORE

Fortin Mercedes, 20 agosto 1900.

Da qualche anno a questa parte leggendo il suo interessante Bollettino sì in lingua italiana come nella spagnola, mi diedi cura di cercare qualche notizia riguardante l'Opera dei Figli di D. Bosco in questi luoghi, ma rimasi sempre disilluso. Che non si sappia, pensava fra me, ciò che i Salesiani fanno sopra questa costa del Rio Colorado? Si dovrà proprio lasciar ignorare ai Cooperatori e Cooperatrici Salesiane il bene che, per loro mezzo ed aiuto, si fa in questo deserto? Più volte conversando coi due sacerdoti che dirigono quella Casa ho fatto le mie rimostranze pel loro silenzio, perchè il pubblicare le maraviglie e le opere che il Signore sa compiere per mezzo dei suoi servi mi sembra un dovere, nel tempo stesso che è un mezzo di propaganda. E poiche nessuno parla, parlerò io, descrivendo nel miglìor modo che per me sì possa, alle tante anime buone e cooperatrici della grande opera di D. Bosco, le meraviglie di questa muova Casa Salesiana che fa tanto bene e ne farà sempre pia.

II Collegio S. Pietro - Situazione - Il nostro faro - Cortili - Molino - Il viale D. Bosco - Paradiso e purgatorio - Pieghevoli come un fazzoletto - Forza dell'unione - Laboratori - Il botichin - E la Cappella? - Costumi migliorati - I Pionieri della Patagonia.

La Missione Salesiana di Fortin Mercedes A conosciuta da noi col nome di Collegio S. Pietro. Questo Collegio, se non erro, ha cinque anni. di esistenza. Incominciò con poco o nulla e di anno in anno fece sempre mirabili progressi. L'edificio presentemente forma da se stesso come un piccolo paese riunendo nel suo insieme tutte quelle comodità che sono indispensabili per la condizione del luogo e per l'uso al quale è destinato. Tutto il recinto appartenente al Collegio è diviso con appositi cerchi di ferro in tre grandi parti, separando così l'orto da due altre aree di terreno destinate al pascolo degli animali.

Il Collegio domina la più alta elevazione di terreno sulla sponda del Rio Colorado per cui si vede da qualunque punto del territorio sfidare imperterrito i venti furiosi e le tempeste che imperversano dì tratto in tratto, quasi faro che ci deve guidare in mezzo a queste immense pampe. Il passeggiero che parte da Bahia Blanca o da Patagones, dopo 18 o 20 ore di incomodissimo viaggio fra campi incolti, disabitati e deserti, sentesi allargare il cuore quando comincia a scorgere da lontano quel bianco edificio. Sarà fantasia, ma io provo una sensazione di piacere e di contento quando, lasciati i miei lavori di casa, mi avvio al Fortin Mercedes. Non c'è paese, nè autorità, nè famiglie, niente di tutto ciò, ma c'è il Collegio S. Pietro, vi sono colà i Salesiani intenti ai loro doveri e ciò mi basta e basta pure a moltissimi altri, perchè in loro noi troviamo l'amico per far quattro chiacchiere, il padre che ci dà savii consigli, il medico che ci cura nelle malattie corporali e spirituali, il maestro che c'insegna, ci consola, ci fortìfica e ci aiuta.

Non farò una minuta descrizione dell'edificio perchè non lo conosco bene in tutte le sue ripartizioni; però ì cortili sono spaziosi e bei preparati. Nel cortile delle Suore di Maria Ausiliatrice si osserva, coltivato con ottimo gusto un giardinetto, ricco dei più bei fiori e delle più svariate piante. In quello dei ragazzi, chiuso per tre lati dall'edificio e per il quarto, che prospetta il fiume, da un cordone di tamarisco tagliato e coltivato in modo da formare una vera muraglia verde, si coltiva l'Eucaliptus e l'alguariguay, le quali piante, quantunque ancor tenere promettono, in un tempo non lontano, un'ombra salutare e pittoresca nei mesi d'estate. Nel mezzo del cortile sorge maestoso il molino a vento, sistema Aermotor, che mantiene l'acqua corrente ad ambi i collegi. Fu regalato dal Sig. Francesco Pradere. Non manca il luogo riservato pel giuoco delle boccie e della palla.

E tutto ciò è ancor poco in paragone ai lavori intrapresi sopra questa terra in apparenza inservibile e sterile. Pochi anni fa questa collina presentava un aspetto desolante e nei mesi d'estate il sole non riscaldava che dura terra e pietre, unico ricovero delle vipere e delle tarantole. Oggi è un fiorente giardino di circa 15 ettari di terreno intersecato da grandi viali, quali diritti, quali, torti e ritorti, tutti fiancheggiati da doppie file di tamarischi ed altre piante forestali sì che forma un vero parco.

Dal cortile parte il viale D. Bosco largo cinque metri, che conduce per una discesa soave ed uguale fino al piano soprastante il fiume per continuare poi, aggirandosi per la collina, fino ai centro dell'orto. Quivi in mezzo a mille varietà di piante e pianticelle il ragazzo che mi accompagnava e mi faceva da Cicerone, mi dice: - Questo luogo, Signore, si chiama Paradiso. - E perche? - Perciò nei giorni di grandi calori il Direttore ci raduna sotto quest'ombra e ci narra esempi, e Demetrio, un ragazzino di pochi anni, un giorno commosso per l'esempio che ascoltava esclamò: Mi pare di essere in paradiso.

Il luogo è veramente pittoresco e sorprendente. Colà sorge ancora un grosso salice, reliquia dei tempi passati, ed è testimonio di ciò che vale una educazione sana e costante sia per coltivare le piante, come pure per formare i giovani cuori allo spirito cristiano, laborioso ed onesto.

- Però, mi disse il mio Cicerone, abbìamo anche il Purgatorio. - E così dicendo mi condusse lungo il viale che costeggia il fiume per ben 260 metri. Oltrepassato il piccolo porto, costrutto per uso privato con un solido terrapieno in forma, giungemmo vicino alla costa ove si apre una spianata co' suoi sedili. -Questo è il Purgatorio, ripigliò la guida, perchè qui venivano, durante le vacanze, le educande del Collegio, e siccome alcune di esse si prendevano la libertà di tagliare, torcere e perfino levare la corteccia dalle piante facendole soffrire non poco, noi ragazzi chiamammo questo luogo il Purgatorio. -

Ritorniamo al Collegio passando frammezzo ad un bel frutteto e vìgneto che promette prestare grande aiuto. Passo sotto silenzio la varietà della verdura, delle piante aromatiche e di quelle che servono di solo ornamento.... come pure tralascio cento altre curiosità che raddoppiano il loro pregio dato il poco tempo del loro impianto ed i pochi mezzi di cui dispone il Collegio. E tutto questo si è fatto a forza di lavoro e di costanza.

Coi nostri ragazzi, mi diceva il Direttore, facciamo ciò che vogliamo. D. Bosco era solito dirci, che il buon ragazzo deve essere pieghevole come il fazzoletto nelle nostre mani, e perciò mettiamo tutto il nostro impegno per educarli così. E veda un poco se non è vero. La nostra comunità conta oggi più di cento persone. Le Suore, che sono quattro, assistono al lavoro delle ragazze, le quali fanno la cucina, lavano e rappezzano la biancheria a tutti, sostituendola, quando occorre, con della nuova, senza però interrompere la loro scuola regolare e diaria. I ragazzi hanno anch'essi regolarmente scuola, che vien loro fatta dai due sacerdoti, ma alcuni procurano pure la legna, altri mungono le vacche ed altri mettono in assetto la casa. Nelle ore di ricreazione conduciamo i più diligenti. nel giardino ed oggi una cosa, domani un'altra, fanno più lavoro essi in un'ora che dieci uomini in tutto il giorno. L'anno passato nei giorni dell'inondazione 40 ragazzi con frasche e terra, coadiuvati dal nostro buon Giovanni, in poche ore improvvisarono un forte terrapieno che impedì al fiume di entrare nell'orto e che rimarrà come una prova convincente del proverbio : l'unione fa la forza.

Ma seguitiamo la nostra escursione. L'edificio della calzoleria sorge isolato sopra uno dei poggi che prospettano il fiume. E ancor piccolo, ma ben fornito di ferri proprii del mestiere, fra cui due macchine perfezionate, e di buon materiale. Da un'anno solo funziona ma son sicuro che deve risparmiare buone spese e dare anche qualche entrata, poichè si lavora anche per le persone esterne.

Alla calzoleria si aggiunga il laboratorio omnibus, così chiamato dai collegiali, perchè in esso si trovano distribuiti in varie ripartizioni gli instrumenti proprii del falegname, del fabbro ferraio, del lattoniere, del meccanico, ecc. Infine non si può passare sotto silenzio il famoso botichin, ossia piccola farmacia del Collegio. In tutta questa regione, per un circuito di 25 a 30 leghe, chi è che non conosca questa provvidenziale creazione? Bisognava proprio essere Salesiano per adattarsi a tutto e farsi tutto a tutti. Se qualcuno s'ammala in questi campi, potrebbe morire dieci volte prima che arrivino da Patagones o da Bahia Bianca, i necessari medicamenti, se non vi avesse provvisto il Collegio S. Pietro. Colà si trova il medico spirituale e corporale, le medicine più necessarie e quelle che più apprezziamo, cioè, la buona volontà di aiutare tutti, ricchi e poveri.

In mezzo a questo piccolo mondo di cose si fa sentire la necessità di una più ampia cappella. Ho manifestato a parecchi Cooperatori il pensiero di aprire una sottoscrizione per edificare una cappella capace di contenere tutta la popolazione dei dintorni. Ma pare non sia ancor il tempo opportuno. Veramente la esistente è decente e sufficientemente spaziosa per poter contenere circa 250 persone, ma è provvisoria perche è formata da due saloni del Collegio nel cui mezzo sorge l'altare, per dar comodità sì ai ragazzi come alle fanciulle di assistere contemporanemente alle sacre funzioni. Noi, sebbene poveri, siamo fermamente disposti ad aiutare sempre quest'Opera. che è opera della divina Provvidenza. Dacche si sono stabiliti i Salesiani in Fortin Mercedes, gli abitanti di questi campi hanno cambiato molto nei loro costumi. Ogni anno 59 e più giovinotti ed altrettante giovinette, dopo aver passato un anno ritirati nel Collegio, ritornano in seno alle loro famìglie. Questi teneri cuori, avviati saviamente nei principii cristiani, educati nel compimento dei loro doveri verso Dio, verso la famiglia e la società, portano a casa le massime cristiane, il buon esempio, la pratica delle virtù cristiane, e questi deserti dapprima barbari e caduti nell'ultimo stato dell'ignoranza e dell'immoralità, olezzano del soave profumo di questi fiori. Ovunque si parla del Collegio S. Pietro: buoni e cattivi lo rispettano, lo aiutano e tutti vi fanno ricorso nelle loro necessità, sicuri che, se non denaro, vi trovano sempre un buon consìglio, una buona parola, un rimedio ad ogni male

Molte altre cose avrei ancora a dire intorno a questa Casa di cui io sono l'ultimo fra i suoi ammiratori, ma termino per non essere troppo molesto. Questa mia mal compilata descrizione serva a divulgare sempre più le meraviglie che opera la divina Provvidenza per mezzo dei figli di D. Bosco, i quali giustamente ed a buon diritto possono chiamarsi i pionieri o meglio gli evangelizzatori della Patagonia. La riduzione del servaggio, la civilizzazione delle barbarie, il vero progresso morale e materiale del popolo si è conseguito in questa terra patagonica mercè il sistema di D. Bosco sintetizzato nel Lavoro e nella Preghiera.

Sarò grato e terrò per ben occupato il mio tempo se darà notizie di questa casa nel Bolletino Salesiano.

Con profonda stima e venerazione mi professo

Suo devotissimo servo BRASSETTI SECONDINO.

* Noi ringraziamo vivamente questo nostro egregio Cooperatore per la bella relaziono favoritaci intorno a questa nostra Missione, e speriamo che vorrà continuare a tenerci informati di quando in quando del bene che si fa dai nostri Confratelli sul Rio Colorado. Data l'occasione propizia notiamo pure, che saremo sempre grati a quanti si degneranno inviarci, articoli e relazioni conformi allo spirito del periodico.

MATTO GROSSO

1 selvaggi vengono essi stessi a chiedere il Battesimo.

(Lettera di D. Giovanni Balzola.)

REv.m° ED AMATISS m° SIG. D. RuA, Cuyabà, 19 gennaio 1900.

OGGI ho ricevuto due sue lettere una del 21 agosto e l'altra del 20 settembre 1599, e quindi dopo quattro mesi e più dacchè vennero spedite. Io, grazie a Dio, anche stavolta ho notizie a darle, che le torneranno gradite. È già da qualche mese che D. Malan sta per recarsi a Diamantino onde dare un poco di missione e studiare il luogo e le condizioni per aprire un nuovo centro di Missioni in quella parte del Nord ove gli Indii si estendono di trìbù in tribù fino agli estremi confini delle Amazzoni; ma certi affari politici ed il tempo delle pioggie finora glielo impedirono. In questo tempo però si sono raccolte notizie intorno a quegli Indìi dei quali parte sono mezzo civilizzati e gli altri feroci ancora. Le tribù che già hanno lasciato un poco della loro ferocia sono i Bacairis ed i Parecis. Quindici giorni prima di Natale vennero tredici Bacairis a chiederci il Santo Battesimo. Il capo di questa piccola torma era già stato battezzato, ed ora voleva che lo fossero anche la ritoglie, i figli ed altri suoi parenti. Egli non sapeva neppure fare il segno della Santa Croce, perchè, diceva, non c'era nessuno che glielo insegnasse e quindi volle condurre la sua gente da noi affinchè la preparassimo al Battesimo. Io ben volentieri mi misi all'opera; e determinai subito di battezzarli per Natale. La cosa non mi riusciva tanto difficile perché già parlavano il portoghese. Dimandai subito i nomi. loro, e con mia grande sorpresa sentii che delle sue due figlie una si chiamava Teresa e l'altra Cristina, nome della Colonia Teresa Cristina che, per un poco di materiale interesse, ci era stata tolta. Mentre stavo catechizzando questi Indìi, arrivarono pure quindici Coroados, tutti miei conoscenti. I Bacairis ìnsistevano perchè andassimo con loro, ed i Coroados volevano che si ritornasse nella Colonia, nella quale, dicevano quei poveretti, dopo la partenza dei Padri non vi fu più niente di buono e gli Indii si ritirarono tutti dove mogudda papai grande, cioè, dove sta la croce che io piantai. Questi insistevano molto, dicendo che gli Indii tutti avevano gran desiderio che io ritornassi. Dicendo io che non potevo più recarmi colà perchè la Colonia è quasi distrutta e che non c'è più niente da mangiare, mi risposero che gli Indii mi darebbero meliga, riso, mandioca, canna da zucchero e anche delle galline, tutte cose che io aveva loro insegnato a coltivare. Alcuni di questi, ricevuti diversi oggetti da noi e dal Governo, se ne ritornarono alla foresta, gli altri, cioè i più laboriosi, li invitai a rimanere alcune settimane con noi e non partirono ancora.

Ritornando ai nostri catecumeni, dopo averli preparati come meglio mi fu possìbile, il giorno di Natale li battezzammo, e subito dopo il Battesimo, benedissi due matrimoni. Poverettì! come furono contenti! Andarono via molto soddisfatti, dicendo che andavano a preparare altri per ricevere i medesimi Sacramenti. Ecco, sig. D. Rua, che già stà avverandosi la parola di Don Bosco che, cioè, verrà tempo in cui i selvaggi verranno essi stessi a chiederci il Battesimo.

Inquanto alla Colonia, il Governo attuale ce la vuol dare di nuovo; anzi l'ex-Presidente il buon Dr. Murtinho è attualmente in viaggio da Rio Janeiro a Cuyabà per consolidare il Governo attuale essendo egli il capo partito, e ci consta che vuole assolutamente riaffidarci la Colonia. Noi abbiamo mille difficoltà per riaccettarla specialmente pel personale, perchè pel resto procureremo di porre le opportune condizioni.

Come si vede la mano della Provvidenza in queste Missioni del Matto Grosso! Abbiamo già diverse Parrocchie a nostro carico ed altre sono senza Pastore. Ultimamente Mons. Vescovo ci volle dare come parrocchia una bella chiesa che fu inaugurata il 6 corrente. A Rosario, una delle principali popolazioni del Matto Grosso, posta a metà della strada che conduce a Diamantino, vi era un parroco, ma di questi giorni il Vescovo fu costretto a toglierlo. Ora Monsignore offre a noi quella Parrocchia e da questa si potrebbe attendere anche a Diamantino e ad altre popolazioni, non esclusi i Bacairis ed altri Indi in mezzo ai quali si possono fare escursioni assai profittevoli; ma come fare pel benedetto personale? Non è possibile accettare. Favorisca, sig. D. Rua, riflettere alcuni minuti sulle necessità spirituali del Matto Grosso e troverà modo di mandarci qualche aìuto di personale. Il nostro noviziato, grazie a Dio, va bene e va aumentando. Ecco le nostre speranze: ma, e al presente, come fare ? Noti che dappertutto vorrebbero i Salesiani. Vedremo ciò che la Provvidenza disporrà. Tutti i confratelli, grazie a Dio, stanno bene, e D. Malan, quantunque non ancora perfettamente ristabilito, lavora già assai.

Gradisca, amatissimo Padre, i nostri più cordiali saluti e li partecipi anche agli altri Superiori; benedica questi poveri suoi figli, e si ricordi sempre di questa grandissima Missione del Matto Grosso. Preghi e faccia pregare per noi tutti, ed un memento speciale pel

Suo aff.mo in G. C. Sac. GIOVANNI BALZOLA

IN FASCIO

Buenos-Aires. -Preziosi frutti dell'Oratorio festivo di S. Francesco di Sales in Almagro. - Il Signore ci benedice e l'Oratorio festivo, così scrive quel Direttore, arreca buoni frutti nei ragazzi ed anche nei foro parenti. Il giorno di Maria Ausiliatrice qui nella Capella dell'Oratorio festivo ha fatto l'abiura del Protestantismo ed è entrata nella Santa Chiesa Cattolica Apostolica Romana una Protestante insieme col suo figlio, alunno dell'Oratorio, ed una figlia. Io stesso li aveva preparati, e, per la delegazione ricevuta, ho fatto pure la funzione. Questa fu una vera grazia della Madonna. Tutto incominciò dai ragazzo che venne all'Oratorio festivo. Stassera stessa ho parlato colla madre, che non finisce di ringraziare il Signore per si segnalato favore.

Adesso sto instruendo una maestra inglese , madre di due buoni ragazzi che frequentano l'Oratorio festivo. Essa stessa fece già battezzare i ragazzi nel rito cattolico ed ora cerca di conoscere la verità, vuole instruirsi e abbracciare la vera Religiòne. Voglia il Signore illuminarla e condurla all'ovile ! Lo spero ; i suoi figli pregano molto per essa e Maria Ausiliatrice, la cui medaglia porta al collo, la deve far tutta sua.

Creda, la consolazione che ho provato, in quel giorno e che provo nel vedere come il Signore si serva della mia pochezza per fare un po' di bene, mi ricompensa, ma molto il sacrifizio fatto nell'abbandonare i cari Superiori, la patria ed i parenti. Tutti gli anni per mezzo dei ragazzi si poterono battezzare numerose persone già adulte e più ancora prepararne alla prima Confessione e Comunione. Quest'anno si son battezzate già due famiglie, altre si sposarono religiosamente, altre ritornarono alla pratica della Religione, e tutto si dove al poco di bene che portano nelle loro case i giovani dell'Oratorio festivo.

Perù. - Consolanti notizie intorno alla nostra Casa di Arequipa. - Il caro confratello D. Alfredo Sacchetti, in data 15 maggio, ci manda queste notizie: « Le scrivo pieno di riconoscenza e gratitudine verso la nostra cara Ausiliatrice che mi ha ridonato miracolosamente la salute già da qualche tempo assai rovinata. È un motivo di più che mi obbliga a consacrare tutte le mie facoltà alla gloria della nostra buona Madre Maria, e della carissima nostra Congregazione.

» Presentemente sono felicissimo di avere fra le mani la costruzione di questo Collegio e del Santuario di Maria Ausiliatrice, che sarà compimento del voto fatto dai Salesiani dell'Equatore nel disastroso viaggio dell'esilio. Finora la Divina Provvidenza ci ha assistiti più che visibilmente, giacchè si va avanti rapidamente, e, ciò che più importa, senza un soldo di debito. Se la famiglia Goyeneche di Parigi seguita a proteggerci credo che potremo inaugurare la Chiesa per la festa di Maria Ausiliatrice dell'anno venturo. Al dire di quanti visitano i lavori, il Santuario, ancorchè piccolo è un vero gioiello artistico, e farà molto onore alla nostra cara Congregazione. Fra le altre cose, sto pure organizzando la colonia agricola per bene, al fine di contentare la Giunta Dipartamentale che mantiene qui sette alunni interni e ventitrè esterni perchè s'instruiscano nell'agricoltura.

E perche meglio si comprenda come l'Opera Salesiana in Arequipa progredisca mirabilmente, aggiungiamo quanto ci scrive il Direttore Don Santinelli Ciriaco, in data 15 agosto : « Giustamente Mons. G. Costamagna, chiamò la Casa di Arequipa, Casa del Miracolo. L'anno scolastico 1899-1900, si cominciò colla solenne festa del nostro Patrono S. Francesco di Sales, ed avemmo in tale occasione la prima Messa di un Equatoriano, il Sac. Salesiano Don Amelio Guayasamiri, al quale, in giugno seguì un altro boliviano, il Sac. Don Romolo Terrazos pur salesiano.

» Ormai, è conosciuta la docilità e religione dei fanciulli di Arequipa; e davvero che i 170 alunni esterni, od i 35 interni, sono di grande edificazione perla loro buona condotta e pratiche di pietà. Basti dire, che durante il carnevale, nei giorni in cui si fece l'Esposizione del SS. Sacramento, i giovani colla loro condotta in Chiesa e collo frequenti Comunioni, mostrarono la loro bontà, lasciando i divertimenti della città per la vita allegra si, ma divota, del Collegio di D. Bosco.

Ma ciò che più sorprende e più attira le meraviglie di tutti in Arequipa, è la Chiesa di Maria Ausiliatrice che si sta innalzando, come Monumento di Arequipa a Gesù Cristo Redentore. Questo Santuario vuole inalzarsi, come quello di Torino, colla fede. E una catena di grazie e di prodigi che si succedono senza interruzione. Nei. primi mesi di quest'anno, già erano esauriti i mezzi per continuare la Chiesa, quando, una buona Signora, graziata da Maria, in riconoscenza ordina che si continuino i lavori per tre o quattro mesi a suo spese. Il mese dell'Ausiliatrice si fece con fervore e si finì con festa più solenne che si potè, con grande concorso di gente. Maria non si doveva dimenticare di noi e per venirci in aiuto opera nuovi prodigi ; gli infermi, già, spediti dai medici guariscono in poco tempo con meraviglia di tutti e le famiglie vengono graziate in mille modi tutto le volte che promettono una limosina al Santuario di Maria... Non trascorre settimana, senza che giungano, fino dalle più lontane parti del Perù, lettere in cui si narrano grazie ricevute da Maria Ausiliatrice. Ultimamente una famiglia mandavami una bella somma con queste parole : - Ecco il frutto di una grazia straordinaria di Maria SS. ; - ed un povero prigioniero, piangendo di consolazione, metteva nelle mie mani la sua limosina dicendomi: - Maria mi ha liberato dalla prigione ! - Innumerevoli sono le grazie ed i favori che i devoti ricevono da Maria, la devozione sua si estende sempre più, e il Mo numento di Arequipa, Santuario di Maria, cresce a vista d'occhio.

» Non parlo nè del mese consacrato al S. Cuore ali Gesù, nè della solenne consacrazione di tutto il Collegio al Cuore divinissimo di Gesù, fatta dallo stesso Vescovo della diocesi, Mons. S. Ballón, nè della bella accademia e divota processione compiutasi in quel giorno.

» La Giunta del Dipartamento fondò in questi ultimi tempi una scuola teoretico-pratica di agricoltura con colonia agricola affidandola ai Salesiani. Il 28 luglio scorso, in occasione delle feste patriottiche, si fece la solenne inaugurazione di quest'Istituto di agricoltura. Furono presenti all'atto solenne le autorità civili del paese, l'alta aristocrazia e una moltitudine straordinaria di popolo L'accademia musico-letteraria riuscì di generale soddisfazione, sopratutto per i discorsi pronunziati in tale occasione sulla necessità, l'utilità e vantaggi di questa impresa. Il nostro D. Alfredo Sacchetti, nel suo discorso d'introduzione, fece rilevare l'importanza generale dell'agricoltura, e fu molto applaudito quando spiegò il programma nostro nell'educare i nostri piccoli agricoltori. Lesse poi altro applaudito discorso, l'Ispettore Municipale della scuola agricola, il Sig. Giovanni Bustamantey, , encomiando la bontà dell'agricoltura per Arequipa, e l'utilità che ne verrà da questo Istituto. Infine parlò il Presidente della Giunta del Dipartamento, Sig. Abramo Vinatea, e chiuse il suo magistrale discorso con queste parole : «Insieme con la detta istruzione i giovani agricoltori dei Salesiani apprenderanno pure il vero patriottismo; insegneranno dipoi che le sorti del Perù son legate al lavoro ed alla industria dei suoi figli e non al maneggio criminale di quelli che tolgono la vita alla patria per assicurarsi la propria. Insegneranno, questi nuovi maestri, che il ferro delle nostre mine non serve per fabbricare cannoni e fucili, ma per costrurre aratri e vanghe; e che la nostra terra è molto docile per separarsi in solco, e molto ribelle per alzarsi in barricate; che l'acqua dei nostri fiumi, solamente la feconda allorche corre cristallina, e non allora quando è rosseggiante di sangue fraterno...» Si terminò fra gli applausi generali.

» Noi testimonii della protezione visibile della Provvidenza per questa Casa, ne diamo grazie infinite a Dio in primo luogo, e poi alle onorevoli Corporazioni della Giunta Dipartamentale, e del Consiglio Municipale di questa illustre città, che, con la loro efficace cooperazione cooperano all'ingrandimento della Casa Salesiana in Arequipa. Così pure sia la nostra parola di ringraziamento sincero ai signori e alle signore che tanto s'interessano per la fabbrica del Santuario di Maria Ausiliatrice.

Bernal. (REPUBBLICA ARGENTINA). - Una bella festa nel Collegio della Sacra Famiglia. - Ci scrive quel Direttore in data 22 agosto : « La bellissima festa del Sacro Cuore di Gesù, che abbiamo fatto il 12 del passato luglio, ebbe quest'anno una particolare circostanza, che la rese veramente incomparabile e superiore a quella degli anni ad dietro. Trovandosi di quei dì in Buenos-Aires gli Ill.mi Mons. Cagliero e Mons. Fagnano, tutti e due hanno voluto accrescere splendore alla nostra festa colla loro presenza. Anzi i due illustri Missionari e nostri amati Superiori si fermarono più giorni in mezzo a noi mettendosi a piena disposizione dei nostri buoni chierici e giovanetti, ascoltando confessioni, facendo prediche e attendendo alle varie funzioni con un amore che solo lo può manifestare chi lo ha attinto direttamente dal gran Cuore di D. Bosco. Ciò che rallegra il figlio nel giorno della festa di famiglia è il padre: se poi questo padre è un Mons. Cagliero, un Mons. Fagnano, oh! la casa si converte in un paradiso. Ma che dirò delle belle e curiosissime Conferenze, che ci fecero ? Bisognava sentire Mons. Cagliero a descrivere i primi tempi dell'Oratorio e Mons. Fagnano a contare le sue vicende tra gli Indi della Terra del Fuoco, per comprendere come tenessero attenti e sospesi per lunghe ore i nostri giovanetti, i quali al finire del discorso prorom pevano in allegri e ripetuti applausi. Oh! si, solo il Cuor divino di Gesù può coinpensare i nostri Superiori per il gran bene che ci vogliono e ci mostrano a parole ed a fatti. Il medesimo buon Gesù faccia, che i nostri allievi non dimentichino mai più le bellissime istruzioni e le sante emozioni ricevute in quei giorni; ne facciano tesoro e, a suo tempo, se ne servano per istruire ed animare alle virtù di D. Bosco e dei suoi figli tanti e tanti altri giovanetti che la Provvidenza si degnerà affidare aa loro affiuché ad essi somministrino il pane quotidiano della parola vivificante di Dio.»

Montevideo (URUGUAY). - L'Arcivescovo di Montevideo ed i Salesiani. - Da una lettera dell'Ispettore D. Gamba rileviamo quanto segue: «L'amatissimo Arcivescovo Mons. Soler, nostro grande amico e benefattore, il 24 maggio rallegrò la solenne festa, fatta nei Talleres D. Bosco, in onore di Maria Ausiliatrice. In quel giorno si tenne pure la Conferenza ai Cooperatori ed abbiamo stabilito l'Associazione dei devoti di Maria Ausiliatrice alla quale molte persone diedero subito il loro nome.

» Il 27 dello stesso mese si inaugurò la bella e comoda Cappella delle Suore di Maria Ausiliatrice. La benedisse il giorno prima Mons. Arcivescovo che poi disse la Messa della Comunione generale il giorno seguente. La Messa solenne fu assistita da uno dei Vescovi Ausiliari, facendo la predica Mons. De Leon uno dei primi oratori di questo paese. In tutte queste feste vi fu grande concorso di gente e consolante frequenza dei Sacramenti.

La bontà di Mons. Arcivescovo verso di noi non ha limiti ed il 31 maggio si recò ancora al noviziato delle Suore di Maria Ausiliatrice ad onorare la festa della loro Celeste Patrona, che, colà si celebrava in quel dì. Benedisse ed impose l'abito ad otto buone giovinette che entrarono nel noviziato. La nostra gratitudine per Mons. Soler sarà eterna ed il buon Dio degnisi ricolmarlo delle sue più elette benedizioni. »

Las Piedras (URUGUAY). - La festa degli operai e della gioventù. - Il dì sei di Maggio, così una corrispondenza locale, fu per la parrocchia di S. Isidoro in Las Piedras solennissimo: era la festa degli operai del Circolo Cattolico e della Gioventù Cattolica, che quest'anno ricevettero un vigoroso impulso dallo zelo del M. R.do Parroco D. Luigi Marchiorri. Un triduo di Conferenze del R. P. Falgueras S. I. accese il fuoco che divampò nella numerosissima Comunione del mattino , illuminando quegli abbronziti sembianti colla luce ineffabile della pace e dell'amore che sgorga dalle coscienze purificate. Divotissima la Messa solenne: il R. D. Martinasso, con parola facile e profonda, scolpì tutta la figura del Fabbro di Nazaret nell'anima dei fedeli, già disposta alla contemplazione delle cose sante dalle melodie gregoriane che la Scuola Cantorum del noviziato diffondeva per il tempio.

Un modesto banchetto, dato in uuo dei saloni del Collegio, strinse vieppiù i vincoli dell'affetto tra quei carissimi operai risoluti di raddolcire i loro sudori col balsamo della Religione. Chiuse la festa un riuscitissimo trattenimento drammatico, che i giovani del Collegio dedicarono alle suddette Società. Ci duole che la strettezza dello spazio non ci permetta di riprodurre, almeno in parte, il magnifico discorso con cui il Dott. Luigi Lenguas diede principio, discorso impregnato della profondità e dell'unzione propria solo degli spiriti intelligenti e schiettamente cattolici.

» Iddio benedica lo slancio di vita che anima gli operai di questa parrocchia ! »

Territorio del Chubut (PATAGONIA). - Alla volta di Rawson e stato di quella nostra Missione. - Il confratello Giacomuzzi Fortunato, in data 15 maggio, ci invia le seguenti notizie. « Il giorno trenta aprile, salutati i superiori ed amici di Almagro, una carrozza ci portò al bastimento Guardia Nacional, il quale doveva tragittarci fino al Golfo Nuovo, che resta nel Chubut. La partenza dal porto era stabilita per le dieci antimeridiane di quel giorno, ma, per vari contrattempi, si effettuò solo il 1° di maggio.

Il viaggio, grazie a Dio, fu felicissimo e senza molestie. Dopo 48 ore di traversata, alle nove del tre maggio, il nostro piroscafo gettò l'ancora nel porto di Bahia Blanca. Quivi abbiamo una bella e gradita sorpresa. Il comandante Martinez, che capitanava la corazzata San Martin viene a invitarci di andare a visitare quella corazzata che è una vera meraviglia dell'arte italiana. Accettiamo ben volentieri il gentile invito. Non v'è cosa sulla corazzata che non ci facciano vedere, che non ci spieghino : cannoni, mitraglie, torpedini, interno, esterno, comando, macchine, esercizi militari, mimica, remeggio, tutto tutto, e cosa per cosa, ci viene additato dalle brave guide dateci dal Capitano. Però ciò che mi fece più impressione si è la carità con cui sono trattati gli ammalati della corazzata; la ricchezza delle stanze riservate all'Ammiraglio, e la squisitezza che venne usata ai figli di D. Bosco.

» Da Bahia Bianca al Chubut ci sono più soltanto, 34 ore di mare. Sbarchiamo il mattino del 7 e ci dirigiamo a Trelew, capitale. provvisoria del Territorio fino al 15 maggio, nel qual giorno fu decretata per capitale la nuova Rawson. Il percorso dal Golfo Nuovo a Trelew è di ben 50 chilometri ed oh! quanto lunghi furono ed interminabili! Alle 7 di sera finalmente smontiamo a Trelew dove eravamo attesi dall'amatissimo Don Carrena e da varii nostri amici mescolati alla folla di coloro che aspettavano qualcuno de' nostri compagni di viaggio. Alle otto , sopra un carro di campagna, tirato da tre cavalli e carico di bauli, ci avviamo verso Rawson. Di tratto in tratto il carro dà, per l'irregolarità della strada, scosse tali che, se non siamo più che lesti a tenerci in equilibrio, più di una volta si sarebbe baciata la terra. Dappertutto si vedono lagune, canali e revino, triste ricordo dell'ancor fresca inondazione dell'anno scorso. Questo tratto di via è assai lungo e incomodo, e quando entriamo in Rawson, suonano già le ore undici di notte.

» Rawson nel suo primo aspetto mi fa assai buona impressione. La luna lascia distinguere moltissime case, fabbricate di recente sopra la collina; le rovine della vecchia Rawson sono nascoste dietro la collina. Ma quando , arrivati allo svolto, invece delle belle e numerose case d'una volta, non veggo altro che una vasta pianura sparsa di mattoni qua e là disordinatamente ammonticchiati alle rovine delle diroccate abitazioni, provo un senso indefinibile di accasciante tristezza. Pure là, nel bel mezzo del distrutto villaggio, campeggia tuttora intatta la chiesa, col suo bianco ed alto campanile e, dietro di essa, mi par di vedere una parte del nostro Collegio, ma la notte m'inganna. La chiesa quantunque abbia scrostate le pareti all'interno, e sia presentemente occupata da' resti scavati di sotto alle rovine del collegio è intatta davvero ; ma il collegio, e propriamente la parte che era occupata da noi, più non esiste. Ciò che vedeva al chiaror della luna era una baracca, o, come si dice qui, un galpòn, costrutto con assi, mal connessi fra loro, e con un tetto di zinco, per riparare provvisoriamente dalle intemperie gli avanzi delle nostre masserizie. Là dentro ci sono banchi, libri, cipolle, fiori, materassi , il barile del vino, ma vuoto, pentole, mate, the, sale, grasso, tre lettiere, biancheria e vestiti, tutte le cose insomma di scuola, cucina, chiesa, dormitorio, nostre e delle Suore. Quivi preparo il mio letto, mentre D. Carrena e Rigazio si stabiliscono presso la chiesa ed il Direttore in una stanzetta nella parte meno danneggiata dalle acque e che apparteneva alle Suore di Maria Ausiliatrice.

» All'indomani ci mettiamo subito in moto per porre in ordine la camera del Direttore, che serve, per ora, di direzione, di sala di studio, di parlatorio e di farmacia. Passiamo poi alla cucina e si dispone che tutti si facciano cucinieri. Il Direttore s'incarica di preparare il the, io il pranzo, Rigazio la cena e Don Carrena vien proclamato maestro di cucina. Così si va man mano ordinando la cappelletta, la sacrestia, la chiesa e quella baracca che mi serve di dormitorio. Si scelgono ora i mattoni buoni per vedere se si può al più presto ricostrurre. Mentre noi attendiamo al riordinamento di questa Casa, D. Carrena si dispone già ad andare in Missione por i centri più importanti , quali sono Trelew, Gaiman, Porto Madryn ecc. Ma delle sue escursioni riferirà lui stesso a suo tempo ed io faccio punto. »

Territorio del Neuquen (PATAGONIA). - In favore della Missione di Junin de los Andes. - L'infaticabile nostro Missionario D. Milanesio ci scrive che la Missione di Junin de los Andes fa, grazie a Dio, rapidi e consolanti progressi e che presentemente sta raccogliendo offerte per la fondazione di un Collegio onde poter educare cristianamente un maggior numero di Indii. Per questo scopo, essendo venuto a Buenos Aires, diresse ai Cooperatori argentini una bella lettera circolare, che ci piace riferire in parte. « Attualmente, così D. Milanesio, in Junin funzionano già due scuole, una per i fanciulli diretta dai Salesiani e l'altra per le giovanette affidate alle Suore di Maria Ausiliatrice, stabilitesi colà fin dallo scorso febbraio. Per la grande scarsità di mezzi non si potè accettare più di 60 alunni, però ho ferma speranza di portare ben presto questo numero a 100 ed anche più. Raccogliere questi ragazzi e ragazze, educarli con i mezzi soavi della religione cattolica è certamente un'opera eminentemente umanitaria poiche essi saranno un giorno padri e madri di famiglia e sapranno trasmettere ai loro figliuoli gli insegnamenti ricevuti nel Collegio Cattolico.

» Conoscitore come sono di quei luoghi, posso assicurare che nei dintorni di Junin vi sono più di 400 famiglie indigene, formate in parte dalla gente dei famosi Cacichi Namuncurà, Carucirnca e Nancucheo. Inoltre vi sono pure un numero considerevole di famiglie cristiane, trasferitesi colà da vari punti della Repubblica e dall'estero, i cui membri sono tutti poveri, come quelli che vivono a giornata. »

Per questo il valoroso Missionario fa appello alla carità di tutti perche gli si venga in aiuto. Si calcola che la pensione di ciascun alunno venga a costare alla Missione 150 pesos argentini all'anno non compreso l'alloggio, i libri di scuola ecc. Orbene quelli che, unendosi agli sforzi dei Missionari, faranno l'offerta di 150 pesos od almeno di 100, saran considerati come benefattori insigni di quella Missione, i quali oltre al partecipare ai vantaggi spirituali dei Cooperatori Salesiani, avranno il diritto di essere padrino o madrina di un indietto e di imporre al figlioccio il nome che lor piace. Perciò quei nostri Cooperatori e Cooperatrici che desiderassero godere di un tanto benefizio, mandino al Superiore Generale dei Salesiani in Torino 150 od almeno 100 pesos argentini equivalente a 300 od almeno 250 lire italiane per questa Missione di Junin de los Andes che noi raccomandiamo vivamente.

GRAZIE di Maria Ausiliatrice

Travolto sotto un carro, ma salvo per Maria!

Anche in questa immensa metropoli la Vergine SS. ha già più volte dimostrato guanto Le sia caro essere invocata col dolce titolo di Aiuto dei Cristiani. Ultimamente lo fece in modo veramente strepitoso. Giuseppe Maida è figlio unico di un buon operaio che abita da qualche tempo in New York al N° 506 East 13th Street. Il buon figliuolo ha ora 14 anni, parla benino l'inglese e l'italiano, ma, quel che più importa, egli, avendo sempre frequentata la scuola di Religione, sa bene il Catechismo ed è un buon cristiano. Quando io gli diedi la medaglia di Maria SS. Ausiliatrice, egli con grande divozione se la pose al collo, e prese la bella abitudine di ripetere la giaculatoria : Maria, Aiuto dei Cristiani, pregate per me. E di questa pia pratica ne esperimentò ben presto i mirabili effetti. Pochi giorni fa, stavasene tutto tranquillo sulla via Tredicesima, osservando alcuni suoi compagni che giuocavano, quando ad un tratto gli si fa davanti un carro: egli senz'altro si ritira da una parte per lasciarlo passare; ma in quello stesso istante gli è addosso un altro carro che velocemente percorreva l'altra direzione. Il giovanetto, vista l'impossibilità di sfuggirlo, esclama : Maria, Aiuto dei Cristiani, pregate per me, e cade travolto sotto l'infuriato cavallo ed il pesante carro. In quel momento arriva il padre ; ma è troppo tardi: già il cavallo ed il carro sono passati oltre sul corpo del figlio ed egli esterrefatto gli s'accosta, tremando al pensiero di non trovarne che il cadavere. Ma qual non fu la sua meraviglia, quale la gioia, quando ad un tratto vede il suo Giuseppe che, alzatosi da se stesso, lo abbraccia, esclamando : Non temete, papà, ho invocata la Madonna ed essa mi ha salvato : non mi son fatto male. Il buon padre cade in ginocchio, e colle lagrime agli occhi esclama : Maria SS., vi ringrazio : Voi m'avete salvato l'unico figlio da certa morte : or che farò io per voi? Il poveretto, non potendo altro, condusse alla Chiesa il suo Giuseppe a ringraziare di nuovo la Vergine. Ausiliatrice, e poi, chiamatomi da parte, mi narrò il fatto, pregandomi di farlo pubblicare sul Bollettino a sempre maggior gloria dell'augusta Ausiliatrice dei Cristiani.

New-York (America del Nord), 24 agosto 1900.

Sac. ERNESTO COPPO. Grazie a te, o Maria!

Coll'animo compreso dalla più viva riconoscenza, elevo un inno di ringraziamento alla Vergine SS. Ausiliatrice per la grazia segnalatissima che si degnò concedermi. Nello scorso gennaio mia sorella s'ammalò d'influenza, e quando parve si ristabilisse, fu colpita da un tumore ad un braccio. Si ricorse all'arte medica e dopo le debite cure il braccio guarì, ma il tumore si portò ad una gamba. Inutile era ogni rimedio, il male si faceva sempre più grave e la poverina non aveva più un momento di riposo, nè di giorno, nè di notte. Dopo un altro consulto medico, si venne ad un'operazione e sembrò che la gamba prendesse miglioramento. Ma poco dopo il male crebbe nuovamente, cagionando spasìmi acutissimi all'inferma e mettendoci nel timore di un'amputazione alla gamba. Visto inutile ogni umano rimedio, la esortai a ricorrere con viva fede a Maria. Ausiliatrice, ed io cominciai una novena; ma la Madonna pareva non volesse esaudire le mie preghiere. Tuttavia non mi perdei di coraggio, e, ravvivando la mia fede e confidenza, ne cominciai una seconda, promettendo di far pubblicare la grazia sul Bollettino e di far celebrare una Messa di ringraziamento al suo altare. Oh potenza e bontà di Maria! Appena cominciata questa seconda novena, mia sorella si sentì sollevata, cessò ogni dolore, e la gamba dapprima inerte cominciò a muoversi. Si te meva che, avendo dovuto subire due operazioni, vi rimanesse una piaga, ma la Madonna completò la sua grazia; la piaga si rimarginò e la gamba guarì perfettamente. Ed ora già da tre mesi mia sorella attende a' suoi lavori, senza nessun incomodo.

Mentre ringrazio di cuore Maria SS. Ausiliatrice di tanto favore, adempio alla mia promessa inviando lire tre per una Messa di ringraziamento, e prego sia resa pubblica la grazia, affinchè tutti conoscano quanto sia grande la bontà di Maria Ausiliatrice verso chi in Lei confida.

Busca, 27 agosto 1900.

BERNARDI CATTERINA.

Ottennero pure grazie da Maria SS. Ausiliatrice, e pieni di riconoscenza inviarono offerte al sito Santuario di Torino, o per la celebrazione di S. Messe di ringraziamento, o per le Missioni Salesiane, o per le altre Opere di D. Bosco, i seguenti:

A ) - Alcamo : Lo Surdo Filomena, L. 2 per grazia. - Alassandria d'Egitto: Ugo Franci, 2,50 per grazia. - Alessandria (Piemonte): Maria Prefumo ved. Ottone, 3 per Messa di, ringraziamento. - Altavilla Monferrato: Volta Felicita, 8 per grazie. - Asolo: Achille Serena , 150 per strepitosa grazia che pubblicheremo nel prossimo numero. - Aymavilles (Val d'Aosta): Carlo Follioley, Parroco, 5 con Messa di ringraziamento per grazia ottenuta da certo Cipriano Gorrex.

B) - Borzago Rendena (Trento) : Piazzi Alessandro manda 10 corone per lo Opero Salesiane in ringraziamento dell'ottenuta guari ;ione di sua moglie Filoarena. - Bosconiarengo: 13. B. A., 10 per grazia ricevuta e per impetrarno una seconda. - B-rione (Canton Ticino) : M. C., 5 per Messa in ringraziamento di bellissima grazia spirituale.

C) - Cagliari: Cirina Efisio, 10 con Messa di ringraziamento. - Calarino (Trento.): Clotilde l'isoni, 5 a nonne di tutta la famiglia per ringraziamento di tanti benefizi ottenuti da Maria. -Carmel (CaliforniaAmerica) : Domenico Pedrazzi, 25 dollari, di cui L. 5 a nome di sua sorella, Cooperatrice Salesiana, per grazia ricevuta. - Casale Monferrato : N. N. ringrazia e fa offerta per aver i suoi possedimenti preservati dalla grandine ; C. A., 5 per Messa in ringraziamento di essere stata guarita da grave oftalmia. - Cascina Vespolina (Novara): Teodolinda Sguazzini, 10 coli Messa di ringraziamento per la guarigione di suo marito da tre anni affetto da una gastrica nervosa. - Cascine S. Andrea: F. M., 5 per ottenuta promozione negli esami. - Castelnuovo Belbo: Sola Erminia. - Catania: Grasso Lorenzo, 20 per Messa cantata di ringraziamento, sperando di fare di più in avvenire. - Chiavari : D. Borzano, Prevosto, 10 per specialissima grazia. - Cologna Veneta (Verona): Cotti Giovanni, 10 per aver avuto il suo figlio di 19 anni guarito dal tifo quando era già stato spedito dai medici.

D) - Delebio : Mario Vaninetti di Antonio, 40 per grazia e nella fiducia che Maria continui a proteggere la sua famiglia. - Dosson (Treviso): S. B. G., 2,50 per grazia.

F)-Frassinetto Monferrato: Sorelle Gila, 3 per singolare grazia ricevuta.

G) - Galbiate: Mandelli Salvatore, 3 per grazia. - Gradara: Cesari Giuseppe, 6 con _Messa di grazie per averlo Maria liberato durante la vita militare da tanti pericoli sì dell'anima come dei corpo. - Grinzano d'Alba: Felissero Rosetta, 3 per grazia.

I) - Ipplis (Udine) : Cristofoli Luigia ved. Francosconi, 3 per Messa di ringraziamento a Maria che protegge continuamente il suo figlio lontano.

M)-Malvicino: Carozzi Angela Maria, 2; Bruno Battistina nata Rossi, 5 per grazia. - Manerbio : Manici D. Giacomo Antonio, 15, di cui 10 da parte di Tinti Teresa e sorelle per dite Messe di ringraziamento e per implorare la guarigione, di una sorella. - Moneglia: Francesca Delfino, 10 per Messa in ringraziamento delle molte grazie ricevute nel corso della sua vita. - Mussolente ( Vicenza): Guesotto Angelina, 5 con Messa per grazia.

N) - Neuhausen (Svizzera) : Bervi-Monti Laura, 6 per tre Messe di ringraziamento, delle quali una a nome di altra pia persona. - Niscemi:. Ragusa Francesco, 5 per grazia.

O) - Onno (Como) : Lurati Glicerio, 5 per grazia ricevuta.

P) - Padola-Comelico Superiore : Don Evangelista Ribuli ringrazia Maria a nome di Valentino Carbogno. - Pesaro: Giuseppina Monti ved. Perseguiti grata a Maria per esser stata guarita da febbri intestinali. - Peveragno (Cuneo): Civalleri Matteo, sarto, 5 per grazia ottenuta da Civalleri Lucia della sua famiglia. - Piscina (Torino) : Garrone Filippo, 1 per grazia. - Pogliano (Milano): Roveda Giuseppe. -Pontey: Pelissier Francesco, Maestro, 10 per grazia.

R)-Randazzo (Catania): Sac. Domenico Bruna, 30 per le Missioni Salesiane a nome di pia persona. - Rares (Udine ) : Catterina Ariis Uriz, 5,99 per Messa di ringraziamento; Luigi Ariis fu Sebastiano, 2 per Messa in ringraziamento di segnalata grazia. - Reggio Emilia: Razzoli D. Au usto. - Rieti: Teresa Ledi, Ma Pia Venerini, Direttrice del Convitto di S. Paolo, 20 con queste righe: «Essendo travagliata da ostinata bronchite una persona a me cara, feci ricorso a Maria Ausiliatrice, promettendo, se l'avesse guarita, l'offerta di L. 20. La divina Madre ha esaudito la raia preghiera ed io piena di riconoscenza sciolgo la mia promessa.» - Roccagrimaldo : Perfumo Mario, 5 per grazia. - Ronfa: D. Francesco Rinetti, 5 per Messa di ringraziamento a nome di F. Z.

S) - Sanguinetto (Verona): Voi Maddalena, 3 per Messa di grazie. - S. filaria Versa (Pavia): Faravelli Vittoria-Cattaneo , 2 per grazia. - Spinetta : butto Giuseppe, 5 per ottenuta guarigione di una bambina dal mal d'occhi.

T) -Torrione di Vinzaglio (Novara): Binelli Andrea e famiglia, 50 in ringraziamento a Maria per aver in quest'anno preservato le loro campagne o tutte le loro cose e persone da ogni malanno.

V) - Villar Sampeyre (Cuneo) : B. C., 10 per grazia. Z) - Ziano (Trento) : A. G., 2 per grazia.

X) - S. C. R. in Liguria, 5 per esser stata guavita da terribile spinite e per aver Maria liberata sua sorella da un intrigo molto delicato e spinoso.C. D., 10 per riscossione di una parte di un credito in pericolo, con promessa di nuova offerta alla riscossione totale della somma.

IL 6 NOVEMBRE 1895 a Juiz de Fora nel Brasile

A questa data andrà sempre unito il nome di Mons. Lasagna, vittima principale della spaventosa catastrofe ferroviaria successa in quel giorno ed in quel luogo. « Il suo nome, così si esprimeva allora un esimio scrittore Paraguayo, merita di esser scritto nel martirologio degli Apostoli del Cristianesimo.

» Il modesto pastore delle anime, l'instancabile propagandista della sublime dottrina del Crocefisso, il forte lavoratore per il miglioramento dell'umanità sfibrata e della gioventù abbandonata, è disceso nel sepolcro, strappato violentemente al suo lavoro fecondo ed alla stima e venerazione di quanti vedevano in lui la personificazione della carità ed annegazione evangelica.

» Ho io bisogno di paragonare la vita di Mons. Lasagna a quella degli Apostoli, dei martiri e dei missionari più ardenti del Cristianesimo - di questa religione che non è solo la più elevata espressione della morale e della filosofia, ma eziandio l'arca santa dentro la quale si sono salvate dal naufragio la civiltà ed i costumi - per far meglio risaltare i suoi meriti? Non lo credo necessario. Le sue gesta, il suo entusiasmo per la causa santa che difendeva, la sua costanza nelle prove ed avversità che sono inevitabili nel compimento delle nobili aspirazioni e degli elevati ministeri, bastano da se soli per raccomandare il suo nome alla venerazione, al rispetto ed alla gratitudine di tutta l'umanità per il cui bene spirituale e temporale ha sacrificato tutta la sua vita.

» Lo scontro che ha troncato questa bella esistenza non è solo un avvenimento fortuito, ma sopratutto una disposizione della divina Provvidenza la quale, nei suoi imperscrutabili disegni, ciò permise al fine di strappare la memoria di Mons. Lasagna dall'oblio e dall'indifferenza, stiamo per dire, con cui la squisita modestia dell'estinto aveva circondato se stesso e le sue azioni.

» Uno scrittore moderno lasciò scritto: l'apoteosi degli uomini ha principio col dominio della morte, e quest'assioma può, benchè dolorosamente, dirsi compiuto in Mons. Lasagna. La morte prematura e sensibile della sua vita materiale, è il principio della sua nuova vita immortale.

» Meritamente è sua la palma del martirio perchè l'ha conquistata con lunghi anni di lavoro e col suo ardente zelo impiegato nel trarre all'ovile del Buon Pastore le pecorelle smarrite e nello strappare i cuori innocenti alla voracità insaziabile delle passioni mondane.

» Ad imitazione del Salvatore, era la gioventù l'oggetto prediletto di tutte le sue cure ed attenzioni. Perciò la gioventù in generale e più specialmente la gioventù abbandonata - quella che s'è vista priva, fin dalla sua più tenera età, delle carezze paterne e materne e delle sollecitudini della famiglia; quella gioventù che avrebbe trovato sul suo cammino solo scogli e precipizi se una mano amica non l'avesse guidata pei retti sentieri della vita - non potrà mai dimenticare la memoria del suo benefattore Mons. Lasagna.

» Grande ha da esser la gloria che gode nella magione degli eletti, perchè al dir di S. Vincenzo de Paoli, la morte che ci sorprende con le armi in mano per il servizio del divin Maestro è la più gloriosa e desiderabile. E tale è stata quella del venerabile estinto che fu sorpreso nel momento della lotta, nell'istante in cui, pieno di coraggio, si recava dal suo nuovo popolo a portarvi la semente della fede, della civiltà e del progresso. Cadde perciò come un eroe e come un martire.

» La sua vita così feconda di buone opere, le sue virtù e le sue gesta, servano di eccitamento e di esempio alla nuova generazione che sorge, e la disponga a lottare fortemente per la causa santa di cui Mons. Lasagna è stato uno dei più valorosi paladini. »

Monografia di Mons. Luigi Lasagna.(*)

Quale perdita irreparabile ha mai fatto in Mons. Lasagna la Congregazione Salesiana di D. Bosco !

Quale vuoto immenso, difficile a riempirsi per genialità d'azione, per slancio di sacrificio, ha lasciato dietro di sè ! Certo quell'anima grande di apostolo e di genio che fu il venerato D. Bosco, mirando dal cielo i suoi figli, avrà loro mandato aiuti speciali per sostenerli nello sviluppo meraviglioso, che il loro lavoro incessante, febbrile e la loro perseverante energia hanno ormai assicurato alla santa sua opera, universale per azione e per spazio, sanamente moderna nell'efficacia dei mezzi e nei bisogni a cui provvede.

Ecco l'impressione che si prova chiudendo commossi l'ultima pagina del volume del Prof. Albera. La vita difatti di Mons. Luigi Lasagna ci presenta come una mirabile galleria in cui, ritratta nelle varie vicende dall'insigne vescovo, noi seguiamo l'opera di D. Bosco, passo passo, quasi da' suoi principii - dal 1860 - fino al suo più rigoglioso sviluppo : e la simpatica figura del vescovo missionario vi campeggia ogni volta luminosa ed attraente. Noi miriamo via via l'opera di D. Bosco nell'educazione dei giovani (capi III°V°), nella formazione dei suoi individui educatori e religiosi (VIII°-XIV°); la miriamo nelle sue missioni del Sud-America fin dai loro primordi (XIV° e segg.). Ed è specialmente qui dove la figura di Mons. Lasagna si mostra in tutta la sua personalità sì brillante, con quella attrattiva sì forte che hanno provato tutti coloro che lo avvicinarono vivente. E la narrazione rispecchia questa simpatia che possedeva sì viva l' eroe del racconto : sì che lo seguiamo col più grande interesse, dolendoci o rallegrandoci ad ogni singolo evento conce se fosse nostro, in tutto quel movimento incessante di idee e di azione in cui l'attività instancabile di Mons. Lasagna si spandeva senza limiti di tempo, senza ostacoli di spazio.

E lo miriamo dapprima al collegio di Villa Colon donde ben tosto egli si fa noto all'intera Repubblica Uruguaya, che fu per lui la patria di adozione. E dal collegio la sua attività passa agli oratori festivi ed ai laboratorii, pernii dell'opera salesiana; alle parrocchie, dove non gli mancarono frutti copiosi e lotte tremende. Tornato in patria per una difficile operazione chirurgica, combina col P. Denza una rete di osservatorii metereologici nel Sud-America, saliti, specie quello di Villa Colon, a bella fama ; dietro ad essi inaugura ben tosto un museo di storia naturale (capi XVI°-XXII° e XXIV°). Tornato all'Uruguay, creato da Don Bosco Ispettore delle Case di quella Repubblica, dispiega un'altra delle sue grandi qualità. e da valente pubblicista sostiene, nel giornale El bien publico in ben 15 articoli di polso, una terribile, ma trionfante polemica contro le teorie materialistiche ed atee nella educazione, costringendo il suo avversario ad allontanarsi confuso da Montevideo. Nè qui cessò il suo aiuto a quel giornale che alla morte di lui, pubblicandone uno splendido elogio, lo dichiarava suo costante collaboratore (c. XXIII). Ma frattanto la sua vasta mente vedeva quanto bene si poteva fare nel campo economico all'Uruguay ed agli emigrati italiani favorendo l'agricoltura ed in modo speciale la viticoltura. Aiutato dalle doti di valente organizzatore, che egli possedeva in grado mirabile, ebbe ben presto la gioia di vedere i suoi prodotti premiati a varie esposizioni ed i suoi rappresentanti nominati membri del giurì per quelle materie (c. XXV° e XLVII" ).

Ma sopratutto ed incessantemente egli anelava la conquista di nuovi campi d'azione, e di dare sempre più anime a Dio; nel 1882 compie il primo viaggio al Brasile; l'anno seguente vi apre la prima Casa Salesiana in Nictheroy: ben presto le tien dietro un'altra in S. Paolo (e. XXIV° e XXVI°). Torna allora nuovamente in Europa. a cercare gli aiuti di mezzi e di personale : il giro per l'Italia e le sue conferenze gli ottengono splendidi trionfi e calde simpatie (c. XXIX° e XXX°). Strappatosi dalle care braccia di D. Bosco, che un segreto presentimento gli diceva non dover più rivedere, ritorna alle sue missioni: le case si moltiplicano, introduce al Brasile le Figlie di Maria Ausiliatrice, fonda le Letture Cattoliche in lingua portoghese da opporre alla cattiva stampa che dilagava il Brasile (c. XXXI° c XXXII°).

Fra tanto movimento una lettera del successore di D. Bosco lo richiama in patria : ivi lo attendeva la sua elevazione all'episcopato. Grandi furono le feste in quella lieta circostanza e rivelarono quale stima e quale immenso affetto gli avessero procacciate le sue rare doti di mente e di cuore ; ma egli si affretta a tornare tra i suoi figli d'America che lo attendono esultanti (c. XXXIV e XXXV). Ormai il suo zelo non ha confini; è un fuoco divoratore che maggiormente divampa quanto maggiore è la sua preda. Dopo un viaggio al Brasile (c. XXXVI° c XXXVII°), combina il viaggio al Matto Grosso : viaggio che per mirabile varietà di vicende, per l'attrattiva che esercitano regioni sì lontane ed in parte ignote, per lo zelo mirabile che Mons. Lasagna ebbe occasione di spiegarvi, per i frutti immensi che ne ricavò - basti la missione dei Coroados - forma il tratto forse più attraente dell'opera pur tutta attraentissima: in poco non se ne può dar un'idea anche pallida: convien leggerlo com'è, per intero (dal c. XXXVIII° al XLIII°). Monsignore n'era appena tornato ed eccolo di nuovo in viaggio per il Brasile a visitare quelle Case : reduce dal Brasile, eccolo in viaggio per la capitale del Paraguay a consacrarne il vescovo che egli stesso aveva ottenuto dal S. Padre a quella città da lungo tempo priva del suo Pastore.

Segue un periodo di riposo impostogli dalla salute, per circa sei mesi : ma che riposo ! ora una missione, ora un congresso, ora una festa, una visita a qualche Casa, qualche nuova fondazione: il Vescovo è sempre in moto (c. XLV°-VI°-VII°). Ai 15 di Agosto del 1895 parte pel Brasile : è l'ultimo viaggio ; e lasciando la diletta casa di Villa Colon pare che un segreto presentimento ne lo avverta; ma per lui è un nuovo motivo di raddoppiare di attività e di zelo. Oramai le sue opere pastorali si succedono con sì vorticosa rapidità che è impossibile seguirlo: la sua vita accenna solo le brillantissime feste ch'egli organizzò a Rio Janeiro in onore di Cristoforo Colombo e la missione fruttuosissima nella parrocchia di Guaratinguetà dove riparò un grave scandalo incorrendo nell'odio dei settarii che ne giurarono vendetta (c. XLVIII°).

E purtroppo la vendetta fu terribile : mentre Monsignore si recava a Cachoeira do Campo e di lì ad Ouro Preto ed a Ponte Nova per nuove fondazioni, presso Juiz de Fora, uno scontro ferroviario, delittuosamente architettato, lo rende cadavere la notte sopra il 5 Novembre - e con lui il suo segretario e quattro Suore di Maria Ausiliatrice - coronando una sì santa e splendida carriera colla corona trionfale del martirio (c. XLIX e segg.).

Questo, brevemente, un rapido cenno dell'opera del Sac. Prof. Albera. Ma per avere un'idea del diletto che reca questa lettura, converrebbe aggiungere il fascino che non manca di eccitare un racconto che ci trasporta in varie e sì lontano regioni, attraverso vicende nuove, spesso ricche di quel gusto dell'avventuroso tanto gradito specie alla' gioventù : l'attrattiva di assistere all'opera colonizzatrice di un genio forte di vaste doti, di organizzatore che compie - in un secolo tanto portato all'espansione ed alla colonizzazione - colle sole forze di un privato, effetti immensi e durevoli di vera utilità sociale e non di boria troppe volte scontata dalle lagrime e dal sangue degli umili e degli innocenti : l'entusiasmo che ci rapisce e ci commove nostro malgrado nell'ammirare tanto slancio generoso di eroico sacrificio di cui ogni missionario, ma in modo speciale Mons. Lasagna fa la vivente incarnazione; eroico sacrificio che neppur sanno comprendere quei grassi politicastri da loggia e da caffè, gli eroi dell' « armiamoci e.... partite ! » che, appena testè, a proposito degli avvenimenti cinesi, non ebbero poi missionari, vittime sventurate, che amari rimbrotti.

L'opera tutta poi è compilata con una serietà veramente scrupolosa: qui non si trovano dialoghetti o scenette d'invenzione, ove l'autore giuoca di fantasia e dà se stesso più che il suo eroe. Qui tutto il racconto segue - spesse volte parola per parola - lettere o di Monsignore stesso o di testimonii oculari o pubblici documenti della massima serietà : altre volte sono i ricordi personali od il Diario del segretario di Monsignore che guidano l'Autore. Anzi, forse questa cura scrupolosa di mantenere un carattere di stretta fedeltà storica, dà qualche volta alla narrazione una certa freddezza e un senso di peso che contrasta non poco col genere pur sì brillante dell'opera. Ma questi nei facilmente si perdonano ad un'opera di tanti pregi. Primo fra tutti un vero bene morale che proverà chi la legge, ricca com'è del santo spirito di D. Bosco, che vi aleggia sovrano, e di una certa unzione ascetica che il pio autore vi ha saputo trasfondere come velo sottile e penetrante, ma di gradevole effetto.

Anche la tecnica dell'opera è lodevolissima: buona la carta, perfettamente corretta la stampa e ricca di eleganti ed apposite illustrazioni.

(*) Mons. Luigi Lasagna. Memorie biografiche raccolte dal Sac. Prof. PAOLO ALBERA. Scuola Tipografica Salesiana di S. Benigno Canavese. Un bel volume illustrato in 8° pag. XX. 458. - L. 4,00.

BOZZETTI PATAGONICI

IN occasione del 25° anniversario delle nostre Missioni d'America vogliamo regalare aì nostri lettori alcuni Bozzetti Patagonici cavati dall'aurea opera « LA PATAGONIA » di D. Lino Carbajal, di cui la nostra Scuola Tipografica di S. Benigno ha testè ultimato la pubblìcazione (1). Questi Bozzetti serviranno meglio di qualsiasi recensìone a far conoscere l'ìmportanza somma dell'opera del Carbajal con suscitare nei lettori il desiderio di studiare con più interesse le risorse di quel paese incolto, che è la Patagonia, la quale ha pur tanta virtù di produzione, tante naturali sorgenti di ricchezze, da poter ad esuberanza ricompensare la coraggiosa iniziativa di coloro che sappiano ridurre quei terreni vergini ad un razionale sistema di coltura ed irrigazione, e costruire in mezzo ad essi nuove vie di uscita nei due oceani, condizione essenziale per l'incremento della pastorizia, dell'agricoltura, del commercio e dell'industria locale.

Finora molto rarì sono i mezzì di comunicazione, infelicissima la viabilità, come si può rilevare dal Vol. III° del Carbajal, e questo è il motivo per cuì quelle terre sono ancora pressochè incolte. La futura ricchezza della Patagonìa, che attualmente consiste nella pastorizia , va però prendendo in questi ultimi tempi , uno sviluppo straordinario nei vastissimi territori vergini formanti esclusivamente la quasi totalità dei suoi terreni.

Il bestiame vaccino di razza buona non vi esiste in gran numero e meno ancora il cavallino. Dicono i grandi proprietari che la Patagonia interiore non si presta per la riproduzione del bestiame vaccino e del cavallo, a cagione delle grandi siccità e dalla conseguente penuria di foraggi, ma si presta facilmente per le pecore, che si moltiplicano in sommo grado, ingrassano e danno ottima lana. La maggior parte del bestiame è concentrata nei territori del Neuquen e Rìo Negro, come i più popolati e colle miglìori praterie abbondanti di acque e fertili valli. L'aumento naturale annuo del bestiame nella Patagonia può considerarsi tra il 45 ed il 75 per cento. Attualmente essa possiede circa 11.000.000 di animali diversi, che rappresentano un valore minimo di 500.000.000 di franchi in oro.

Mentre tanto sviluppo ha la pastorizia, quasi nulla è l'agricoltura nella Patagonia, per mancanza di braccia e di intelligenze, che dìrigano bene i mezzi convenienti a mantenerla e farla fiorire. Deì 878,386 chìlometri quadratì che misurano i territori della Patagonia e Terra del Fuoco, non è coltivata neppur la millesima parte. Il suolo della Patagonia è ormai dimostrato in gran parte idoneo all'agricoltura la più svariata: nè deve ìmpensierire l'assenza dell'acqua e la mancanza delle pioggie in vastissime zone, poichè ad esse possono supplire i lavori idraulìcì di irrigazione per mezzo dì canali.

In diverse regioni, come nel Neuquen, nel Rio Negro, le esperienze fattesi dimostrarono che ottimi rìsultati si possono ottenere dalla coltivazione della vite, del lino, del grano, della segala, dell'erba medica; nel Chubut sono prevalenti il grano e l'orzo; a Santa Cruz il grano, l'orzo, la meliga, le patate, ecc.

Lo stesso dicasi della frutticoltura, dell'orticoltura e della floricoltura : tutte possono avere il loro proficuo sviluppo quando, con un ben ideato sistema di irrìgazìone, si liberino le regioni dai dannosi e frequentì allagamenti prodotti dalle altissime maree che risalgono i fiumi e colle stesse acque costrette in canali si alimentino i terreni asciutti.

L'industria ed il commercio della Patagonia, come tutte le altre risorse delle ricchezze territoriali, trovansi al primo stadio coloniale, ma sulla via di uno sviluppo assai progressivo e rapìdo.

Le grandi industrie attualì consistono nel Rio Negro, nell'estrazione del sale comune; nel Neuquen, nel lavoro di alcune miniere ed anche del legname ; nel Chubut, nelle mìniere d'oro specialmente; nella Terra del Fuoco, nel lavoro di segheria o legname e anche nella ricerca dell'oro. Solo Santa Cruz non ha un'industrìa particolare che occupi una determinata regione con una quantità di operai fissi: la ricerca dell'oro quale si fa, non può aversi in conto d'industria, perche è troppo ìnconstante e senza dìrezione ed impiego di capitalì ragguardevoli.

La pesca dei cetacei e dei lupi marini è considerata quale altra industria delle regìoni Fueghine, Argentine e Chilene. In Patagones e Viedma vi sono industrie incipienti di lìquori, di concia di pelli, di paste, di latticini, del grasso ed altre poche. In nessun posto vi sono industrie manifatturiere , nè artistiche, nè vi sono quelle altre industrie che si esercitano sulle carni e sulle pelli del bestiame bovino ed ovino. Non potendosi quindi lavorare di prima mano i prodotti naturali, tutti questi vengono spediti a

Buenos Aìres, che li ricambia con artìcoli di prima necessità, alimentari, indumentarì, architettonicì e cogli istrumenti del lavoro. E da questo traffico nasce il commercio interno ed esterno.

La vitalità di questo commercio non è molto vigorosa, ma il suo movimento generale attìvo e passivo segnala tuttavia un passo avanti nella via del progresso. Rispetto alla nazionalità dei commercianti si può dire che al Rio Negro, ìl quale rappresenta il maggior centro commerciale, l'alto commercìo è sostenuto dagli spagnuolì ed italiani; il medio dagli italiani e dai nord europei (tedeschì, olandesi, ìnglesi, francesi ecc.) e il minuto dagli italiani e spagnuoli.

La maggìor parte del commercio patagonico è in mano degli italiani, spagnuoli ed inglesi i due primi popoli dominano nella Patagonia Argentina, eccetto nel Chubut, e gli inglesi nella regione Magallanica e Malvinense.

La Patagonia, rispetto al commercio e all'industria, è ancora allo stato d'infanzia, ma avrà un bell'avvenìre se otterrà facili mezzi di trasporto per ferrovia. Allora le sue ricchezze naturali potranno sfruttarsi e venire inviate neì centri di commercio, e la sua pastorizia, agricoltura ed industria mineraria, potranno collocarsì alla pari dì quelle più produttive. Senza dubbio per le idee preconcette che gli europeì e gli stessi americani del Plata, hanno della Patagonia; queste notìzie sembreranno esagerate, perchè si sono sempre figurata la Patagonia come un deserto sterìle, simile a quello di Sahara nell'Africa, ma freddo come la Siberia : grande errore che dovrebbe togliersi dalle intelligenze colte.

(Continua).

(1) LINO D. CARBAJAL. - La Patagonia. Studi generali. PRIMA SERIE (Vol. I°, pag. xxiv-455). L. 5,00. Libro I° - Storia: Viaggi e scoperte; Colonizzazione; Esplorazioni nazionali. 110 - Topografia: Limiti e superficie; Orografia; Idrografia. »   III° - Etnografia: Popolazione; Studi etnografici ; Nosologia. SECONDA SERIE (VOI. Il', pag. xii-674). L. 7,00. Libro IVI - Climatologia: Osservazioni meteorologiche; Conclusioni climatologiche. V° - Fauna: Vertebrati, invertebrati. VI° - Flora Patagonica e Magallanica. Piante medicinali. VII° - Geologia: Tettonica; Stratigrafia cronologica e paleantologica. TERZA SERIE (Vol. III, pag. viti-323). L. 3,50. Libro VIII - Economia: Viabilità e risorse economiche. QUARTA SERIE (Vol. IV, pag. xii-334) L. 3,50. Libro IX - Politica: Legislazione amministrativa; Colonizzazione ed immigrazione. »   X - Istruzione: Insegnamento; Genesi e cultura sociale. Studio Storico-Statistico sulle Missioni Salesiane. L. 1,20.

DIFFIDA.

Siamo informati che s'aggira un giovinotto, il quale va sollecitando udienze e soccorsi presso le famiglie a favore delle opere di Don Bosco.

Avvertiamo che, nè il Successore di D. Bosco, nè i Salesiani in generale non hanno mai affidato simile incarico ad alcuno.

Noi riceviamo con riconoscenza quanto la carità cristiana ci invia, ma raccomandiamo che la buona fede dei nostri Benefattori non si lasci ingannare da qualsiasi racconto o scrittura.