Bollettino Salesiano

SOMMARIO DI SETTEMBRE 1900

IL DOVERE DEI CATTOLICI NELL'ORA PRESENTE   239

L'ESALTAZIONE DI SANTA CROCE    » 245

LA PAGINA DELL'ANNO SANTO   » 244

MISSIONI: - COLOMBIA : La rivoluzione ed i lazaretti dei poveri lebbrosi. - IN FASCIO : ENSENADA (Argentina) : una nuova Parrocchia. - S. SALVADOR (Centro America): difficoltà e speranze . . . » 248

Grazie di Maria Ausiliatrice   . . .   . » 253

NECROLOGIA: Francesca Pagliaroli   . » 258

Per i giovani che aspirano allo stato Ecclesiastico » 258

NOTIZIE VARIE: Il monumento ad Agostini Pisani in Novara - Don Rua a Diano d'Alba - Le Figlie di Maria Ausiliatrice ad Isola d'Asti - Una nuova Casa Salesiana in Sicilia -- Opera di S. Agostino - L'inno di Mons. Cagliero - I Cantori dell'Oratorio di Valdocco ai funerali di Re Umberto » 259

Rivista Bibliografica . .   » 264

COOPERATORI DEFUNTI   'e 265

ILLUSTRAZIONI: - Veduta della Basilica di S. Maria Maggiore, pag. 242 - Intorno della Basilica di S. Giovanni in Laterano, 243 - Veduta della Basilica di S. Giovanni in Laterano, 245-La Statua del Redentore sul Mombarone, 247 - Gruppo di selvaggi. 249 - I giovani dell'istituto Salesiano di S. Salvador, 251 - I piccoli agricoltori. 252 - L'Addolarata, 25, - Veduta della Basilica di S. Paolo, 259 veduta interna, 221 - Veduta della Casa Salesiana di Chieri, 263.

IL DOVERE DEI CATTOLICI NELL'ORA PRESENTE

L 'ASSASSINIO dell' amato sovrano Umberto 1°, avvenuto il 29 Luglio u. s. ha gettato nel lutto e nella costernazione, nonchè l'Italia, tutte quante le nazioni civili. L'atto, già orribile per se stesso, riesce anche più atrocemente criminoso, quando si pensi al movente che l'ha determinato e alle circostanze che l'accompagnarono, poichè quest'atto obbrobrioso fu compiuto non già in un momento di sovreccitazione, ma con premeditata calma, non già in odio alla persona, ma in odio all' autorità che rappresentava, non ad Umberto, ma al Re. È quindi naturale che dall'un capo all'altro d'Italia siasi sollevato un coro unanime di esecrazione del delitto e di commiserazione per la vittima; è naturale che quanti hanno cuore in petto, senza riguardo ad idee ed opinioni personali, si siano stretti in un solo pensiero di tributare all' illustre Estinto le più solenni affettuose onoranze con raro e consolante esempio di edificante concordia. Anche noi figli di Don Bosco ci siamo largamente e vivamente associati a questo lutto offrendo nelle varie nostre Case preghiere, Comunioni, Messe per l'anima di Lui. A Torino poi, nel Santuario di Maria Ausiliatrice, coll' approvazione dell'Autorità ecclesiastica, se ne celebrò la terza dalla morte, cantando una solenne Messa funebre in suffragio del compianto nostro Sovrano. Nè altrimenti avranno operato i nostri buoni Cooperatori e Cooperatrici Salesiane, consapevoli come siano tutti, che la fede in Dio, la carità verso il prossimo e il rispetto all'autorità costituiscono l'essenza del vero cattolico.

Ma l' orribile misfatto, oltre a splendide manifestazioni di simpatie e di preghiere, ha dato motivo ad altri vantaggi; esso rischiarando per un istante di sinistra luce l'abisso, sul cui orlo trovasi la società moderna, ha fatto sentire a tatti gli uomini di buon volere la necessità imperiosa, urgente di adottare i mezzi che salvino la patria nostra da altre somiglianti sciagure. E fra questi mezzi è omai ammesso da tutti esser indispensabile l'insegnamento religioso nella scuola. L' istruzione di per sè sola non basta all' uomo, anzi, sempre di per sè sola, è uno strumento tremendo di delitti ; i più famosi assassini del nostro secolo furono tutti più o meno istruiti. Bisogna che la religione l' animi l'istruzione, bisogna che l'avvivi, la sorregga nel suo cammino; bisogna che questo lavoro di educazione religioso-morale s'inizi fin dai primi anni della vita, si attui nella famiglia, si compia nella scuola; bisogna che in modo speciale i giovanetti del corso elementare trovino nell'insegnamento religioso la vita della loro vita, l'anima dell'anima loro, la carne della loro carne. Un' istruzione cristiana soda, vigorosa, efficace, appresa dai sei ai dodici anni, quando cioè l' animo del fanciullo è più sgombro da passione e più aperto alle impressioni, si ripercuoterà felicemente su tutta la vita.

Ma è necessario che tutti indistintamente e senza mai stancarci lavoriamo a che quest' istruzione religiosa sia data e seriamente data. Purtroppo la nostra legislazione scolastica lascia molto a desiderare su questo punto. Ristretto alle sole classi elementari, quando invece dovrebbe abbracciare tutto il corso di studi, secondario e superiore, l' insegnamento della religione, che, secondo la legge Casati, avrebbe ad essere senz'altro impartito a tutti al pari delle altre materie, viene invece dal Regolamento vigente per l'istruzione elementare riservato a quei fanciulli soltanto, i cui genitori lo chiedano. È un'illegalità e ad un tempo un'enormità. Pure anche ridotte così le cose, si può ancora far molto, e lo si deve fare. Bisogna cioè che al riaprirsi delle scuole i genitori o chi per essi facciano sentire la loro voce, e poichè il Regolamento ne fa ad essi facoltà, se ne valgano esigendo assolutamente che la religione sia insegnata nelle scuole. Non è vero che essa sia facoltativa ; il vocabolo provvederanno , che adopera il Regolamento ministeriale parlando dei Comuni, implica obbligo, ed obbligati sono perciò Comuni e maestri, stando ad esso Regolamento, ad insegnarla a tutti coloro che la chiedono.

Ma bisogna agire; i lamenti, le querimonie, i rimpianti lasciano il tempo che trovano. Volete, o buoni Cooperatori e Cooperatrici, far cosa utile, salutare, altamente meritoria? Iniziate ogni anno in Ottobre, al riaprirsi cioè delle scuole, una petizione, breve, semplice, chiedente l'insegnamento religioso e sottoscritta da tutti, o per lo meno da quanti più si può dei padri di famiglia o chi per essi, e l'insegnamento sarà dato: una crociata insomma per la conservazione della fede in Italia.

Si dirà che nei vostri paesi quest'insegnamento è dato anche senza bisogno di petizioni; tanto meglio; direte che è una formalità odiosa, tirannica il voler pretendere ogni anno per esplicita dichiarazione quel che è nella coscienza di ogni onesto; verissimo ; aggiungerete che son noie, grattacapi e simili, e noi risponderemo che dove si tratta della fede e della morale cattolica, non si bada a noie, nè a grattacapi. Un po' di buona volontà, ed anche col Regolamento attuale l'insegnamento religioso sarà dato in tutti i paesi e in tutte le città d'Italia con grande vantaggio della nostra gioventù.

Un assessore per l'istruzione di un'illustre città dell'alta d'Italia publicava, or son due anni, una relazione sullo stato delle scuole elementari del suo Comune, nella quale constatava come da alcuni anni scemassero colà le domande dei genitori chiedenti l'insegnamento della religione pei loro figli, e diminuisse quindi il numero degli allievi che intervenivano al detto insegnamento e se ne compiaceva con gioia settaria. Or perchè tutto questo? Per la semplice ragione che parecchi genitori di quella città non si curano a tempo debito ne che i loro figli siano inscritti all'istruzione religiosa, nè che vi intervengano; in una parola: non incredulità nè indifferenza religiosa, ma apatia; la sola apatia costituisce la causa di questo scemato intervento all'insegnamento religioso nelle scuole di quella città.

Nè solo si esiga che l'insegnamento si dia e che i fanciulli vi prendano parte, ma si esiga ancora che sia impartito bene, seriamente e da chi sa, non già da chi non vuole o non conosce del Catechismo e della Storia sacra neppure i primi elementi. E quando ciò avvenga, i padri di famiglia richiedano risolutamente dal Comune che questo sia dato da persona riconosciuta idonea, ad es. dal parroco, o da altro prete, che sono i maestri nati dell'insegnamento religioso. Anche questo è un diritto risultante dall'articolo 3 del Regolamento sopra citato; ma bisogna questo diritto farlo valere, bisogna insomma agire.

Nè basta tutto questo; è ancor necessario vegliare attentamente su quel che s'insegna e si fa dal maestro in iscuola e fuori di scuola. Il maestro deve, a norma dell'art. 158 del Regolamento, nella scuola e fuori tenere sempre un contegno esemplare quale si addice ad un pubblico educatore. Or non è tale il contegno di chi con le parole o con gli atti insulta, direttamente o indirettamente, alla religione degli allievi, che gli sono affidati, vale a dire alla religione cattolica che è la religione della gran maggioranza degli Italiani. Ove poi le rimostranze non approdino, unitevi compatti, o buoni cattolici, e otterrete lo sfratto dell'indegno maestro. Ciò vale pure per le scuole secondarie.

Un certo professore di una grande città... di questo mondo era divenuto, anni sono, un vero scandalo pel suo insegnamento anticristiano e scollacciato. Osservazioni, lamenti di padri di famiglia, proteste di giornali, anche non cattolici, nulla valevano, fidato come egli era, o credeva essere su potente protezione. Che fare adunque? Chi è nemico di Dio, non può trattar bene col prossimo; i bestemmiatori di mestiere sono anche despoti, ingiusti ed affaristi in tutto il senso della parola. E tale si rivelò tosto l'insegnante sopra citato. Si raccolgono allora i padri di famiglia, stendono una relazione calma, serena, documentata, la fanno autenticare dal Pretore del luogo, e la spediscono, debitamente raccomandata, al Ministero. Ed ecco dopo pochi giorni piombar improvvisamente sul capo del professore un' inchiesta, la quale riconosce la veridicità dei fatti contenuti nella relazione, trova anzi che vi era ben di peggio sul conto di lui, e in base a quest'inchiesta il professore, che si credeva intangibile, viene senz'altro, pur ad anno già avanzato, traslocato altrove dal Ministero.

Cari Cooperatori e benemerite Cooperatrici, noi non dobbiamo nè fare, nè voler male ad alcuno; no mai. Ma quando ci si attenta in quel che abbiamo di più caro, quando alla nostra gioventù s'insidia nella fede e nella morale, quando lo scandalo soprattutto si fa grosso e si allarga, bisogna sorgere, bisogna reagire sul terreno legale, bisogna far valere energicamente i diritti che le leggi ci consentono ; prudenza non vuol dire vigliaccheria. E mezzi non ne mancano, chè, quantunque la nostra legislazione scolastica sia pur troppo essenzialmente neutra o laica, che si voglia dire, pure ha qua e colà dei punti, che bene studiati e francamente e opportunamente fatti valere, offrono modo d'impedire molto male e far molto bene. Approfittiamone, e noi avremo reso un gran servizio alla causa del bene, avremo salvato la nostra gioventù, avremo allontanato tante sciagure dal nostro paese, avremo preparato un avvenire migliore alla religione e alla patria.

L'Esaltazione della S. Croce

SETTEMBRE è il mese dei forti. Si celebra in esso la festa di molti martiri, S. Matteo Apostolo ed Evanglista, S. Lino papa, S. Gennaro vescovo, San Venceslao re, Saut'Eustachio generale, Santi Cosimo e Damiano medici. Si ricordano e festeggiano gli Eroi della Legion Tebea, che ripetendo la sublime parola degli Apostoli: « meglio ubbidire a Dio che agli uomini, » non si ribellarono al tiranno, ma caddero invitti, e morendo si sottrasse da morte il santo stuolo.

Si celebra in settembre la dedicazione del fortissimo Arcangelo San Michele che coll'ubbidienza a Dio nel cuore e il Quis ut Deus? in bocca vinse il primo dei rivoluzionarii e malgrado il suo superbo non serviam lo fece servir di trofeo alla giustizia di Dio. E noi domandiamo ai nostri buoni Cooperatori e Cooperatrici una preghiera in questo mese a S. Michele pel nostro valente condottiero e capitano D. Michele Rua, che sebbene avanzato negli anni, pur continua con vigoria giovanile il pondus diei et aestus, il governo faticoso della nostra Pia Società, e in questo mese sta addestrando i suoi soldati alle grandi manovre degli Esercizi Spirituali.

Ma in settembre si celebra anche una festa che è il conforto degli oppressi, la speranza dei perseguitati, il trionfo della Chiesa, l'Esaltazione cioè della Santa Croce. Ognun sa che presso i Romani la croce era il patibolo degli schiavi, e sebben santificata dalla morte del Divin Salvatore o venerata dai primi Cristiani nel segreto delle catacombe, essa era ancora segnacolo d'infamia. Ma uno strepitoso miracolo doveva cambiarla anche pel mondo in vessillo di gloria.

Costantino in guerra con Massenzio s'era accampato col suo esercito a poche miglia da, Roma al Nord del Ponte Molle. Mentre un giorno egli avanzavasi alla testa d'un corpo di truppa, verso il mezzodì una croce splendentissima si disegnò in mezzo al cielo. Leggevansi in essa a lettere di fuoco le seguenti parole: In hoc signo vinces - con questo segnò vincerai. - Quest'apparizione, di cui fu testimonio tutto l'esercito, scosse cosi profondamente Costantino che egli deciso di adottare quel segno come sua bandiera e di invocare il Dio dei Cristiani. Fece far perciò uno stendardo in forma di croce o volle che sopra vi si ponesse il monogramma di Cristo. La difesa della nuova bandiera, che ebbe il nome di labaro, fu affidata a cinquanta guardie di provata fedeltà, le quali. godevano speciali onori. Anche gli elmi e gli scudi dei soldati vennero ornati con la croce e il monogramma. E il 28 Ottobre del 312 Costantino col vessillo della Croce vinse la memoranda battaglia di Ponte Molle, che fruttò il trionfo del Cristianesimo.

« D'alta statura e d'aspetto maestoso, dice il nostro Prof. D. Mossetto nella sua bellissima Storia Romana (1), di mento sagace ed ordinata, espertissimo nelle cose militari, intrepido nelle battaglie, affabile coi sodati, Costantino aveva tutte le qualità necessarie perdi ventare un grande imperatore, qual era richiesto dalla situazione morale e politica dell'impero e dalla difficoltà dei tempi. La gratitudine dei contemporanei gli diede il tìtolo di Grande o l'ammirazione dei posteri glielo confermò. »

Rimasto vincitore de' suoi nemici, Costantino abolì il supplizio della croce, ordinò che questo segno fosse dovunque rispettato ed onorato, e fece del Cristianesimo la religione dominante. Ma poi accortosi ben presto che l'alma Roma e il suo impero

fur stabiliti per lo loco santo

u' siede il Successor del maggior Piero,

nel 330 trasferì la capitale nell'antica Bisanzio, che dal suo nome fu chiamata Costantinopoli.

Egli, che dalla Croce riconosceva meritamente le sue vittorie, desiderava ardentemente di ritrovare il Santo Legno, la vera Croce, su cui il Salvatore aveva dato la vita. Del medesimo desiderio ardeva Sant'Elena madre di Costantino. Essa pertanto d'accordo col figlio e col Romano Pontefice si recò in Palestina, tuttochè di ottant'anni, in cerca di quel tesoro : e sebbene i pagani avessero accumulata molta terra sul luogo della crocifissione ed erettovi un tempio a Venere, tuttavia Iddio concedette alla pia principessa la consolazione di trovar la vera Croce e di assistere al prodigio, con cui il Signore la autenticò. La Chiesa celebra ogni anno questo miracoloso ritrovamento il giorno 3 di Maggio.

Sant'Elena ebbra di gioia staccò una parte del Santo Legno per mandarla in dono all'imperatore suo figlio e rinchiusa l'altra parte in una cassa d'argento la consegnò nelle mani del Vescovo Macario, perchè la deponesse nella Chiesa dell'Anastasia ossia della Risurrezione, che Costantino aveva ordinato d'innalzare sul Santo Sepolcro.

Qui rimase pacificamente la vera Croce quasi trent'anni, finche Cosroe re di Persia venuto a Gerusalemme spogliò quella Chiesa d'ogni ornamento prezioso. Ma allorche l'Imperatore Eraclio vinse i Persiani, obbligolli, fra l'altre cose a restituire quella sacra reliquia, stata quattordici anni innanzi rapita. Pieno di gioia d'aver riacquistato un tesoro di tanto prezzo, l'Imperatore ordinò una grande solennità, in cui egli stesso regalmente vestito divisava portarlo sul Calvario. Senonchè giunto a piè del. monte sentì un'invisibile forza che lo tratteneva, e quanto più sforzavisi di avanzare, tanto più era respinto indìetro. Gli astanti guardavano stupiti, quando il Vescovo di Gerusalemme : « Badate bene, disse, o principe, che con questo regale ornamento poco per avventura voi imitiate la povertà e l'umiltà di Cristo, mentre Egli portava questa medesima Croce. » L'Imperatore allora si spogliò delle insegne di sua dignità, e in umile vestito, col capo scoperto e a piedi nudi ripigliò il sacro deposito, che senza difficoltà portò fin sul Calvario e ripose nel sito stesso dove era stato inalberato quando fu crocifisso il Divin Salvatore. Cìò avvenne l'anno 629 al 14 di settembre. In questo stesso giorno già si costumava di celebrare una festa ad onore della Santa Croce, forse per essere stato questo il dì in cui il segno augusto della Croce apparve a Costantino. In memoria del nuovo miracolo questa festa diventò assai più solenne e fu chiamata Esaltazione della Santa Croce.

Cooperatori e Cooperatrici, celebriamo anche noi divotamente questa festa e domandiamo a Gesù Crocifisso lo spirito di umiltà, di penitenza, di sacrifizio. Ripensando al trionfo della Croce, ravviviamo la fede nei gloriosi destini della Chiesa. La vera Croce stette anni ed anni sotterrata, orribile a dirsi ! sotto un tempio di Venere. Anche la Chiesa ha le sue eclissi e le sue esaltazioni : preghiamo per Lei, ma non temiamo: Essa ha le guarentigie di Dio e le potenze dell'inferno non prevarranno contro di Lei; portae inferi non praevalebunt adversus eam.

(1) Vendibile nelle Librerie Salesiane.

COLLEGIO PONTIFICIO D'ASCONA sul Lago Maggiore.

quanto abbiamo già detto nel precedente numero intorno a questo Pontificio Collegio d'Ascona, aggiungiamo ancora, che esso merita di esser preso in considerazione specialmente dalle famiglie cattoliche, che desiderano avviare, mercè le scuole tecniche e lo studio pratico delle lingue moderne, i loro figliuoli nella carriera commerciale.

Per maggiori informazioni rivolgersi al Direttore - Ascona (Lago Maggiore)

La pagina dell' Anno Santo

*) Avvertiamo i nostri lettori che questa pagina dell'Anno Santo non è una cronaca dei pellegrinaggi e di quanto succede nella Capitale del mondo cristiano, ma solo una raccolta di pensieri e fatti già, pubblicati da altri giornali, e che ci sembrano opportuni per accrescere in tutti l'amore verso il Vicario di N. S. Gesù Cristo.

Roma,.. vi invita amorosamente al suo seno, o diletti figliuoli, quanti siete nel mondo che avete modo di visitarla

(Leone XI[I nella Bolla di promulgazione del Giubileo).

LEONE XIII. - In quest'anno giubilare v un continuo accorrere di popoli a Roma e l'invito del Supremo Pastore trova mirabile eco nel cuore di tutti i figli di Santa Chiesa. I cattolici di tutto l'orbe, chiamati dalla sua voce, convengono all'alma città non solo per trovarvi i rimedii spirituali, ma eziandio per conoscere da vicino la Suprema Autorità della Romana Chiesa, incarnata in quel miracolo di Papa che è il regnante Leone XIII. Vedere coi proprii occhi questo nonagenario Pontefice, che dalla sua prigione dirige con sapienza divina, già da 23 anni, le sorti, della navicella di Pietro, guidandola imperterrito fra i marosi dell'imperversante bufera; ascoltare colle proprie orecchie la voce di lui, almeno nell'arto che benedice ai figli prostrati ai suoi piedi, è l'aspirazione più viva di quanti pellegrinano a Roma, e rende loro leggiero qualsiasi sacrifizio. E non può esser diversamente: poichè Leone XIII, come scrive un illustre Prelato, è nell'ordine dei pensieri e degli affetti una maestosa, sublime e vigorosa figura. Quanto più s'abbassano i gradi del termometro delle brame, che sembravano la più viva espressione della modernità prevalente, tanto più apparisce gagliarda e giovane l'energia del grande Pontefice. Un secolo pressoché intero s'è ravvolto intorno a lui , come una biscia che, mordendosi la coda, rende il simbolo della continuità del tempo. Questo secolo era pieno di speranze, di promesse, di energica operosità innovatrice, e manifestava la sua tendenza a cambiare tutto in ordine ai pensieri e ai fatti, in ordine alle credenze ed agli ordinamenti sociali. Questo secolo che cammina colla foga irrefrenabile del vapore, che parla colla potenza dell'elettrico attraverso i monti, senza visibile congegno, che s'assottiglia sillogizzando con Comte e con Marx, imponendosi a tutto e a tutti, ha veduto nascere quest'uomo di alto ingegno e di petto sicuro e gagliardo. I novant'anni di Leone XIII formano una storia larga di avvenimenti e di persone, ma anche la storia d'un uomo coordinato dalla Provvidenza a tempi difficili Quando egli si assise sulla Cattedra di San Pietro, tutto il mondo gli si agitò d'intorno colle sue nuove pretese, colla petulante asserzione dei fatti compiuti, colle teorie incalzanti dei nuovi diritti sociali : ma egli, come Cristo, di cui è Vicario, imperò al vento e al mare. Cessò il rombo delle voci confuse, ed egli parlò la parola della verità che è parola della calma, perciò la verità non teme guerra di errori e di sofismi. Quando si pensa a Leone XIII si sente nell'anima qualche cosa di straordinario. Pare che nel confine delle cose che si agitano e si mutano vertiginosamente stia elevato come cosa che non tocchi umano contatto, adamantina e fulgida figura, trascendente le comuni vicende e i disinganni continui della storia. Quando si pensa a Leone XIII, si sente l'anima tranquilla, il carattere gagliardo, la fede più viva, si sente che sperando, amando con lui, diventiamo maggiori di noi stessi. Abbiamo stralciato questi pensieri da uno stupendo articolo di Mons. Bartolini (1), perchè racchiudono in sè un'idea del fascino irresistibile, con cui i popoli sono attratti ai piedi di questo bianco Vegliardo, e servono a farci ammirare l'opera della Provvidenza nel Papato e la longevità di Pietro, che sempre giovane risorge in ogni Papa. Gli nomini muoiono, i popoli si rinnovano, le monarchie cadono, le istituzioni invecchiano e si trasformano; ma il papato è sempre là, sempre vivo, giovane sempre, perchè

« ... di Giuda il leon non anco è storto, ma vive e rugge, e il pelo arruffa e gli occhi, terror d'Egitto e d' Israel conforto. »

Una visione in S. Pietro. - È il giorno sacro alla Cattedra di S. Pietro in Antiochia. La Basilica Vaticana, così Mons. Bartolini nel citato articolo, rigurgita di gente : è un popolo di pellegrini venuti per l'indulgenza dell'Anno Santo. Il maestoso e venerando Pontefice, guarda dall'alto della sede gestatoria la moltitudine e la benedice. E quella moltitudine acclama, si esalta, piange di tenerezza. Traspare dai volti dei vecchi dei giovani, dei fanciulli, un'allegrezza che non è' e non può essere umana, perche superiore alle consuetudini della vita, perche diversa da quella elle si prova per cagione terrena. Intorno a quella bianca figura, involta in gran parte nelle pieghe di un mantello rosso, è la luce dei secoli cristiani, la luce della fede. La pupilla che si fissa in quella visione eterea, folgorante, dimentica le comuni impressioni della vita, scorda i confini consueti della natura. Vede ciò che non vedeva prima qualche cosa di quasi divino, di assolutamente celeste in mezzo agli uomini. Tutto si dimentica al suo cospetto : anche il luogo natale, anche la famiglia e non si pensa che al cielo. Le menti più stanche, più avvilite per l'avvolgersi nel labirinto delle questioni della scienza e della politica scorgono in questo augusto Vegliardo del Vaticano il vero maestro della verità, la guida sicura nel sentiero difficile.

Un'altra volta il popolo si affolla nella più gran chiesa del mondo, e un uragano di voci echeggianti all'unisono canta il Te Deum. Il grande Pontefice ha compito il novantesimo anno e la moltitudine dei fedeli prorompe nell'inno del ringraziamento. Ma a quest'inno, intonato presso la tomba di S. Pietro, risponde da tutte le parti del mondo la cristianità. La fede viva, energica, universale impetra nuovo vigore, nuova gagliardia, senile giovinezza al Padre venerato e diletto, e la mite e stupenda sembianza di Leone XIII sorride benevolmente alle moltitudini fiduciose , che nella sua paterna longevità hanno poste le loro speranze, i loro gaudi, la loro vita, il loro avvenire: sono moltitudini fiduciose che ripetono senza stancarsi mai ad multos annos!

(1) Vedi Giornale Arcadico, fascicolo di Marzo.

La parola del Papa. - I primi giorni dello scorso marzo furono per tutto il mondo cattolico, per Roma particolarmente, giorni di esultanza per la faustissima ricorrenza del 90° natalizio del Santo Padre Leone XIII e del 23° anniversario della sua incoronazione. I cattolici di tutto il mondo, pieni di giubilo, celebrarono funzioni solenni di ringraziamento a Dio per la conservazione del Pontefice facendogli in pari tempo pervenire l'attestazione del loro figliale affetto con ogni sorta di auguri.

A tutti questi auguri, rispose il Papa col suo nobilissimo discorso detto al Sacro Collegio dei Cardinali il 2 marzo; e noi ci chiameremmo in colpa, se non lo regalassimo intiero ai nostri lettori, molti dei quali forse non hanno ancor avuto modo di leggerlo in altri periodici. La parola del Papa, se scende sempre soave al cuore dei figli, ha in quest'occasione una speciale importanza e ci mostra ancor una volta la mente illuminata ed il cuor grande, magnanimo di Leone XIII. Leggiamo con venerazione questo discorso del Santo Padre e la paterna benedizione ci rechi l'abbondanza dei celesti favori.

Ecco la parola del Papa

« C'incamminiamo a questo nuovo anno di Pontificato, maravigliati Noi medesimi, umanamente parlando, d'una longevità a pochi consentita. Ma chi può sapere i consigli della Provvidenza ? Questo bensì sappiamo a universale conforto che, giovani o vecchi, si dimora tutti sotto le ali della carità di Dio, il quale di tutti è padre e ama sempre : ama quando concede la vita, ama quando la toglie. Si adori dunque perennemente in umiltà e devozione, qualunque esso siasi, il divino beneplacito.

» Frattanto il debito che incombe a Noi si è di non risparmiare le ultime nostre forze, ma anzi spenderle tutte e di buon volere, come ci studiamo di fare, in servigio della S. Chiesa. P ben vero che il carico dell'alto uffizio riesce più malagevole ad omeri senili : ma su questo proposito, tiene dall'alto la Chiesa una promessa mallevadrice d'ogni umana infermità. Che importa che sia commesso a deboli mani il timone del simbolico naviglio, quando si sa che siede a poppa e veglia e governa, non visto, il Divino Nocchiero? Benedetta la virtù del suo braccio e la moltitudine delle sue misericordie.

» Recherà bene i suoi frutti l'anno del giubileo, sig. Cardinale, conforme spera ed augura il sacro Collegio. Li recherà senza fallo, perchè nell'opera di giovare le anime vanno sempre compagni alle sollecitudini della Chiesa i possenti influssi della grazia. Ecco già all'ombra delle maggiori basiliche un moto di religiosi sensi visibile e cospicuo.

Alla pietà dei cittadini quella degnamente risponde dei convenuti di fuori, e gli uni e gli altri abbraccia indistintamente, come figli, la città di Pietro; aiutandoli con indulgente bontà a rinnovarsi nello spirito, cioè a farsi migliori, più probi, più caritatevoli, più giusti, più risoluti a sostenere virtuosamente le aspre lotte della vita morale. Questo si vuole e questo si cerca con rito speciale, lungo il corso dell'Anno Santo.

» Se altri vuole dalla tradizionale cerimonia cavar occasione di calunnia o di vilipendio, Iddio gli perdoni : l'occhio carnale, fitto nella materia, non vede che materia. Ma dove per poco si pensi, che sovrasta e primeggia nel mondo un ordine di beni infinitamente superiori ad ogni materiale utilità, qual'è quell'anima onesta che non voglia riverire gl'intendimenti della Sede Apostolica , quando ella con istraordinarie industrie si fa banditrice e ministra di spirituale rinnovamento?

» E Roma cristiana non. apparisce mai tanto simile a se stessa, quanto in mezzo a coteste care e serene solennità della fede. Sono queste le sue ricorrenze memorabili, queste le sue feste vere, perchè fioriscono spontanee dall'intrinseco del suo essere, e si rannodano agli eccelsi suoi destini, che forza non può mutare. Profane manifesta zioni, scene sacrileghe ponno sì trovar luogo, permettendolo il cielo, sul suolo di Roma, ma esse non sono romane.

» Vi siamo grati e riconoscenti, venerabili fratelli, dei sentimenti cortesi che Ci avete novellamente protestati per bocca del venerando vostro Decano, e maggiormente della costante devozione che fu sempre ed è per Noi uno dei più grandi conforti umani. Del resto non vi paia alieno dall'indole della odierna ricorrenza l'invitarvi che facciamo a congiungervi con Noi nella santa unità della preghiera per un intento tutto conforme ai dettami di quella evangelica dilezione, che non conosce nè distanza di luoghi, nè differenza di schiatte. Supplichiamo tutti concordemente il Signore di volersi impietosire al sanguinoso duello che si combatte da mesi in terra africana, e non permettere che esso vada più oltre. Sono tutti figli suoi e fratelli nostri coloro che laggiù si travagliano nel duro agone delle ansie e dei cimenti guerreschi, e già son troppe quinci e quindi le vittime. Voglia Iddio benedetto riguardarli con occhio paterno, spegnerne le ire e condurne i cuori a propositi di moderazione reciproca e di accordo, sicche possano tornar quanto prima in amicizia leale, salda, consacrata nel bacio scambievole della pace e della giustizia.

» Come pegno dei celesti favori e testimonianza del Nostro affetto, impartiamo di gran cuore al sacro Collegio, ai Vescovi, ai Prelati, e a quanti qui Ci fanno corona, la benedizione apostolica. »

Il Santo Padre e la lega contro la bestemmia. - Il R. P. Gerardo Beccaro dei Carmelitani Scalzi, promotore della S. Lega Eucaristica e della monumentale chiesa del Corpus Domini in Milano e fin dallo scorso dicembre presidente della Sezione permanente dell'Opera dei Congressi Cattolici per l'estirpazione della bestemmia, fu lo scorso febbraio ricevuto in udienza dal Santo Padre. Il R. P. Beccaro dopo di avere presentato a S. S. i suoi ringraziamenti per i munifici doni di preziosi materiali per la chiesa monumentale, e spiegati molti particolari sui lavori in essa compiuti e su altri che sono in corso, e ricevuta l'assicurazione dal Papa del suo vivo interesse perché il grandioso sacro edifizio sia in ogni sua parte compiuto, espose alla S. S. il disegno della Lega contro la bestemmia e il turpiloquio, umiliandogli un esemplare del Manuale della Pia Lega da diffondersi all'uopo, ed un'esemplare pure dell'immagine su raso dove è simboleggiata la pia opera. Tale immagine piacque assai al S. Padre, lodò il concetto della Pia lega e assicurò il P. Beccaro, che presto avrebbe manifestata la sua approvazione in un atto pubblico. Noi facciamo voti che i nostri Cooperatori abbiano ad interessarsi attivamente per diffondere dappertutto questa Lega contro la bestemmia perchè il Regolamento della nostra Pia Unione abbraccia pure questo nobilissimo scopo.

L'Omaggio dei nonagenari. - Lo scorso marzo il Sacerdote Cutat, già professore nel celebre Collegio di Friburgo, grande amico degli operai italiani che si recano in Isvizzera ed ora parroco cattolico di Thun nel Canton di Berna, umiliava al Santo Padre, che gli aveva accordato una speciale udienza, le adesioni di 2067 nonagenari d'ogni parte del mondo, all'indirizzo d'omaggio al Papa, nel suo 90° genetliaco, promosso appunto dal vecchio genitore del parroco stesso. L'indirizzo, scritto a mano e riccamente miniato, forma, insieme con una parto degli originali dell'adesione, due grossi volumi splendidamente rilegati in marocchino bianco, colle armi di Leone XIII. Esso reca l'iscrizione : « A Sua Santità Leone XIII - (Lumen in coelo) - i nonagenari - 1810 - 1900. » Il Santo Padre gradì sommamente questo figliale ossequio dei suoi coetanei e, finito che ebbe il Parroco di Thun la lettura dell'indirizzo, gli rispose press' a poco in questi termini

« Carissimo figlio, dite a tutti questi buoni vecchi che li benedico dal fondo del cuore, e con essi tutti i loro cari. Come voi bene osservate, bisogna che il mondo torni alle sane idee, ai sentimenti cristiani! Bisogna ch'egli riconosca il suo Creatore, il solo vero Iddio della terra e del cielo e il suo Figlio unico, Cristo Redentore. Bisogna che l'uomo rinunci al culto della materia, dei godimenti, del naturalismo, per innalzarsi sopra le cose passeggere, verso i beni dell'immortalità. Ah! se si potesse conoscere, come noi vegliardi nonagenari comprendiamo e conosciamo, l'inanità e la vanità delle cose di quaggiù!...

» Ultimamente Noi abbiamo consacrato al Sacro Cuore di G. Cristo Redentore il mondo intiero. Lo si sappia bene; è solo da Lui che ci verrà la salvezza. Epperò ve ne prego, adoperatevi a diffondere dappertutto questa devozione salutare.

» Noi stiamo ora preparando un'Enciclica la quale sarà come il coronamento di tutte quelle che abbiamo fin qui pubblicato. Abbiamo la fiducia che le Nostre parole, inspirate dall'ardente desiderio di veder tutti felici saranno, coll'aiuto di Dio, ascoltate dappertutto religiosamente e poste fedelmente in pratica. »

La consacrazione della nazione ungherese al Sacro Cuore di Gesù. - Tra gli incessanti e numerosi pellegrinaggi che arrivano nella Città Eterna per l'acquisto del Giubileo, quello ungherese, composto di 1500 persone d'ogni ceto e condizione, volle recarsi, prima di lasciare Roma, nel nostro Santuario del Sacro Cuore al Castro Pretorio per solennemente rinnovare la consacrazione di tutta l'Ungheria al divinissimo Cuore di Gesù. La funzione riuscì oltre ogni dire commovente sia per la gran fede dei pellegrini, come per la solennità del rito. Gli illustri pellegrini rimasero pure soddisfatti de' ricevimenti loro preparati dai figli di D. Bosco e se ne partirono col desiderio vivissimo di poter quanto prima avere anche nelle loro contrade qualche Casa Salesiana e noi vogliamo credere che la Vergine Ausiliatrice affretterà il compimento dei loro voti.

Il Papa e i monumenti sui monti. - In mezzo a tante emozioni e fatiche l'augusto Vegliardo che tutto il mondo riverente inchina ed ammira, segue con paterno affetto quanto i suoi figli apparecchiano, per tramandare ai posteri la memoria del grande atto religioso, col quale sarà chiuso il secolo XIX e santificata l'aurora del XX. Venti monti d'Italia vedranno innalzare sulla loro vetta un monumento a Cristo Redentore. Anche a questo sublime felice pensiero, salutato dal popolare entusiasmo, il Santo Padre non ha voluto essere estraneo, e si è degnato coll'angusto labbro dettare il seguente motto da imprimersi in quei monumenti: JESU CHRISTo DEO - RESTITUTAE PER IPSUM SALUTIS - ANNO MCM - Leo P. P. XIII, che vuol dire : - A Gesù Cristo Dio - nell'anno 1900 dalla per Lui ricuperata salute. - Queste parole ricorderanno ai futuri il grande Pontefice e la sua so vrana benignità verso l'Opera del Solenne Omaggio, la quale imprimerà pure sui monumenti il suo motto: JESUS CHRISTUs DEUS HOMO - VIVIT REGNAT IMPERAT, che vuol dire: - Gesù Cristo Dio Uomo - Vive, Regna, Impera. - Così i monumenti sui monti attesteranno anch'essi l'unione intima dei fedeli col Capo visibile della Chiesa di Gesù Cristo, la riconoscenza dei popoli al Divino Riparatore ed al suo glorioso Vicario in terra. A proposito di questi monumenti aggiungiamo , che ferve presso tutti un generale entusiasmo di prendervi parte coll'obolo e coll'opera; anzi abbiamo potuto vedere coi nostri proprii occhi, quanto una piccola diocesi del Piemonte, quella d'Ivrea, abbia raccolto in pochi mesi per l'erezione della Statua del Redentore sul Mombarone, e ne fummo grandemente ammirati. Nel popolo la fede è ancor profondamente radicata ed in ciò sta la salvezza della società avvenire.

Il Santuario del Sacro Cuore di Gesù al Castro Pretorio. - In Roma, l'immortale D. Bosco, per incarico del S. Padre Leone XIII, con offerte raccolte da tutte le nazioni, edificava una Chiesa internazionale dedicandola al S. S. Cuore di Gesù perchè avesse culto speciale nel centro del mondo cattolico.

Molti dei pellegrini dell'Anno Santo non tralasciano di visitare questo Santuario, che giustamente riguardano come proprio, anzi lo scelgono per compiervi, o pubblicamente od in privato, l'atto di loro consacrazione al S S. Cuore di Gesù tanto raccomandato dal Sommo Pontefice.

Noi pertanto crediamo utile dare alcune norme da seguirsi, tanto per i pellegrinaggi in corpo, quanto per i pellegrini che volessero far l'atto di consacrazione in privato.

Norme per la Consacrazione solenne dei Pellegrini. - 1° I Direttori dei pellegrinaggi favoriranno comunicare al Rettore del Santuario il giorno del loro arrivo a Roma, il luogo dove i pellegrini prenderanno alloggio, perchè a tutti si possa, distribuire gratuitamente la formola della consacrazione nella lingua della loro nazione.

2° I medesimi Direttori procureranno di accordarsi per tempo col Rettore intorno al giorno e l'ora in cui intendono recarsi al Santuario, affinche possa dare le opportune disposizioni per il ricevimento. Se poi, come quasi sempre si è praticato per il passato , si desiderasse, che prima dell'atto di consacrazione fosse cellebrata la S. Messa all'altare del S. Cuore, seguita dalla benedizione col S. S. Sacramento, favoriscano notificargli se il celebrante sarà uno dei pellegrini, perche in caso diverso egli avrà cura di invitarvi qualche Vescovo.

3° I Direttori del pellegrinaggio, potranno invitare qualche Vescovo o Sacerdote a tenere breve ed analoga allocuzione prima della lettura dell'atto di consacrazione che sarà poi ripetuto ad alta voce da tutti i pellegrini.

Norme per fare la Consecrazione in privato. - 1° Ogni giorno incominciando dal 10 settembre, alle ore 7 si celebrerà una Messa all'altare del S. S. Cuore di Gesù per i pellegrini presenti.

2° Ogni pellegrino può domandare nella sacrestia una copia dell'atto di consacrazione nella propria lingua.

3° Se i pellegrini della medesima lingua saranno almeno tre, la lettura della preghiera di consacrazione si farà dopo la S. Messa ad alta voce da uno dei pellegrini stessi.

4a Se la funzione si facesse comune per pellegrini di diverse nazioni, l'atto di consacrazione si leggerà nelle rispettive lingue, secondo l'ordine determinato dal Direttore della sacrestia.

5 Qualora qualcuno desiderasse la celebrazione della S. Messa all'altare del S. S. Cuore di Gesù in altra ora, dovrà farne domanda alla sacrestia almeno un giorno prima.

6° Nel Santuario è eretta l'Opera pia del S. Cuore di Gesù, inscrivendosi alla quale si participa al frutto di 6 Messe quotidiano perpetue che vengono celebrate nel Santuario stesso. In sacrestia vi sarà persona che darà notizie sull'Opera e riceverà i nomi di coloro che vorranno iscriversi.

7° Per norma di coloro cui potesse interessare, si fa noto che a richiesta, si può visitare l'annesso Ospizio con iscuole di Arti e Mestieri per fanciulli poveri.

Istituto Leonino in Orvieto.

In quest'Istituto nel prossimo anno viene soppresso, per ragioni particolari, l'Ospizio, ma continua il Collegio con le scuole elementari e ginnasiali assai conosciute per la continua ottima riuscita negli esami. Per informazioni e programmi rivolgersi al Direttore dell'IsTITUTo LEONINO-ORVIETO.

MISSIONI

COLOMBIA La rivoluzione ed i lazzaretti dei poveri lebbrosi.

(Relazione di D. Evasio Rabagliati).

MOLTO R.do E CAR.mo PADRE, Bogotà, 18 aprile 1900.

Sono sei mesi oggi che si annunziò ufficialmente la guerra civile in questa repubblica, e le cose sono tutt'altro che finite ed io le dirò brevemente il perchè.

Dopo sei mesi - 30 battaglie - 12000 caduti - La famiglia degli orfani - Inversione di termini - Cambio spaventoso - Il prezzo d'un pastrano - Carestia- Non più poste e telegrafi - Come finirà?

In questo frattempo si ebbero non meno di 30 battaglie fra piccole e grosse; si calcolano già a 12 mila i caduti in questi combattimenti fratricidi; altrettanti almeno saranno i feriti che rimarranno storpi, mutilati, sciancati, inutili per tutta la loro vita. La famiglia degli orfani e delle vedove, già fatta così grossa dalla guerra del 1895, adesso prenderà proporzioni fenomenali. I poveri poi saranno, a guerra finita, sine fine dicentes. La ricchezza pubblica, già decadente prima della guerra, per ragioni che non è il caso di dìre qui, si è invertita in pubblica miseria; gliene posso dare una prova eloquentissima nel cambio della moneta colombiana sa quella europea. Nel 1890, al nostro arrivo a Bogotà, il cambio fluttuava fra il 70 e l'80 per cento ; rimase stazionario per qualche anno; poi crebbe un po' e seguìtò a crescere sino a giungere al 180 per cento in luglio e settembre dell'anno trascorso, alla vigilia della guerra; oggi l'abbiamo al 1400 ed anche 1500 per cento, con tendenze a montare ancora ; finchè arriverà alle nubi, allora si formerà la tempesta, gli attriti cagioneranno urti, lampi, tuoni, finalmente il crac, il finis mundi. Per ragìone del cambio tutte le merci, e dico tutte perchè di nazionali quasi non ve ne sono, hanno dei prezzi veramente favolosi. Quello che prima costava 1, adesso costa 10, 12, 20 quello che si comprava per 10, adesso bisogna pagarlo 100 e magari 200, secondo l'abbondanza, o scarsità dell'articolo nel mercato. Ci vuole addirittura un capitale, una fortuna, per chi vuole vestirsi all' ultima moda, secondo il figurino fantastico che ci manda Parigi. Or sono poche settimane giungeva fra noi un nuovo ambasciatore spagnuolo; ebbe la sfortuna di imbarcarsi in un battello del fiume Maddalena, la cui ciurma in parte almeno, si ribellò una brutta notte e poco mancò che l'ambasciatore vi perdesse la vita. Giunse spaventato a Bogotà, ma non aveva seco il bagaglio, perchè la paura non gli lasciò tempo di portarlo seco, e gli premeva di giungere in salvo. Doveva però fare la sua presentazione uffiziale, e mancando di un vestito decente, si presentò in un magazzeno, e chiese il prezzo di un pastrano di panno nero: gli si rìspose che l'ultimo prezzo era di 500 scudi di qui ! !!

Tutto è caro in proporzione; persino i cavoli, le rape, le cipolle e l'ortaglie che si raccolgono nella città e nei suoi dintorni, hanno prezzi esorbitanti. - Ma perchè mettete dei prezzi così favolosi ? si chiede alle donnicciuole che vendono sul mercato. - È naturale, rispondono, per causa del cambio. A prima vista pare che ragionino coi piedi piuttosto che colla testa ; ma no, esse hanno ragione da vendere, perchè se l'ortaglia che vendono è merce del paese, che vale oggi come ieri, all'entrare poi nella bottega del mercante, trovano che il filo e gli aghi e le stoffe e le scarpe ed ogni cosa hanno prezzi decuplicati, e che quello che prima bastava per loro e le loro famiglie, adesso non basta più; di qui l'aumento dei prezzi in ogni cosa.

Io non so davvero come se l'aggiustino i poveri per tirare innanzi. Se fossimo in altri paesi a quest'ora chi sa mai quanti scìoperi e meetings e sassate e diavolerie avremmo avuto Per fortuna questa gente è buona in generale e sa adattarsi alle circostanze con una pazienza da Giobbe. Meno male.

L'agricoltura, poca sempre qui, adesso quasi più non esiste ; e si capisce ; non vi saranno meno di cento mila uomini sui campi di battaglia ; quasi tutti strappati colla forza alle loro famiglie, ai loro campi; di qui che non vi sia chi li coltivi; le donne fanno quel poco che possono, ma è tanto poco quello che esse possono fare!

Non vi sono più nè poste nè telegrafi per il servizio del pubblico ; servono unicamente al Governo. Per molta grazia si ottenne che una volta al mese parta una posta per l'estero, ma più nulla per l'interno ; in quanto agli arrivi dei corrieri europei sono all'arbitrio delle autorità ; si passano dei mesi intieri, senza sapere che il mondo esista. A suma bin muntà. Almeno ci fosse qualche barlume di speranza che le cose toccassero presto al termine; ma peggio che peggio. Oggi dopo sei mesi di guerra, siamo più all'oscuro che al principìo, senza prevedere nè come nè quando la vorrà finire.

Ma ho troppo divagato, e non era questo lo scopo che mi era prefisso all'incominciare questa relazione. Voleva piuttosto dirle qualche cosa dello stato dei lazzaretti durante la guerra e dell'opera dei Salesiani in questo frattempo.

I lebbrosi di Contratacion - Doloroso messaggio - Si scappa per la fame - Senza vino per la messa, - La morte all'uscio di casa - Nella novena di S. Francesco di Sales - In tre mesi - La carità in azione - Una bicicletta ed un piano - I preparativi per una lotteria - Caritatevoli progetti.

Anzitutto dal lazzaretto di Contratacion non abbiamo neppur una notizia diretta da ben sei mesi, cioè fin dal giorno in cui cominciarono le ostilità. Perchè sia ben compreso, aggiungerò a schiarimento delle notizie che metterò in seguito che la guerra scoppiò precisamente nel dipartimento di Santander, dove trovasi il lazzaretto. Noi qui si era in grandi affanni per un silenzio così prolungato, quando verso la metà di gennaio, dopo tre mesi che la guerra infieriva, trovandoci noi di Bogotà raccolti negli Esercizi spirituali, arriva una donnetta dal lazzaretto con lettere del nostro P. Garbari e delle Suore di Maria Ausiliatrice. Le notizie non potevano essere peggiori.. Qui si vive come si può, mi dicevano il P. Garbari e le Suore, ma la sorte dei nostri lebbrosi non potrebbe essere peggiore; l'avvenire è ben buio ; degli ammalati qui racchiusi, molti, per fortuna, sono già scappati, in cerca di limosine; ma i più aggravati, e quelli che non hanno l'uso delle gambe, dovettero fermarsi qui, e già s'incomincia a morir di fame; letteralmente, e senza la benchè minima esagerazione, varii lebbrosi morirono di quest'unico male, la fame; e di questo passo, tutti moriranno, e noi con loro, se non ci si viene in aìuto, ma senza indugio. Da tre mesi, si vive di stenti, perchè il Governo di questo dipartimento è tutto in armi, ed ha altro a pensare che a sostenere questi meschinelli di lebbrosi ; anche lo volesse, non lo potrebbe, perchè gliene mancano i mezzi ; colle limosine mandate dal Vescovo del Socorro e dai privati dei paesi vicini a noi, si tirò innanzi come meglio si potè; ma 500 lebbrosi non si sostengono durante mesi senza grossi aiuti. Siamo nelle mani della divina Provvidenza ; noi non abbandoneremo in questo terribile frangente i nostri cari lebbrosi, e siamo pronti ad ogni sacrifizio , fino a quello della vita, pur di aiutarli adesso che è maggiore la necessità, ma ci dica che cosa dobbiamo fare. Siamo senza vino da messa, seguita a dire D. Garbari, e non si potrà più offrire il S. Sacrifizio in questo lazzaretto ! Poveri noi! senza il pane materiale e senza quello spirituale! Colla portatrice di queste notizie, che ha accettato di andare fino a Bogotà, esponendosi a chi sa mai quanti pericoli, perchè non si trovò un solo uomo che abbia voluto accettare di fare a piedi un viaggio di otto giorni in queste circostanze, ci mandi, termina D. Garbari, tutto quello che può, vino da messa, abiti e scarpe per noi e le Suore e molto denaro per provvedere pane e carne ai nostri ammalati ; ma presto e subito, perchè gli eventi incalzano e la morte batte all'uscio di molte case.

Contemporaneamente un telegramma del Vescovo del Socorro mi dava compendiate le stesse notizie, supplicando d'avere compassione di quei suoi figli morenti non di lebbra, ma di fame, e dicendo chiaro e tondo che colà si moriva di fame, e che non potrebbe più mandare soccorsi, perchè le sue finanze erano esauste e la miseria delle popolazioni era estrema, e che quindi non poteva più contare su nessun sussidio nè dal Governo nè dai privati, e vedessi io di fare qualche cosa.

In quei giorni si cominciava la novena di S. Francesco di Sales; decisi di farla il più solenne che fosse possibile con discorso ogni sera, per avere opportunità di parlare al pubblico. Debbo qui far osservare, che tutti i giornali sono soppressi, e che quindi io non posso comunicar col pubblico, se non per mezzo del pulpito. Quindi me ne approfittai ogni sera durante nove giorni. La festa fu solennissima con pontificale del nostro Arcivescovo; il panegirista, canonico Raffaele Carrasquillo, uno dei grandi oratori di qui ed allo stesso tempo grande ammiratore di D. Bosco e delle sue opere, al fine del panegirico raccomandò a tutti che s'interessassero dei poveri lebbrosi di Contratacion, condannati a morir di fame senza una carità pronta ed efficace. Nello stesso giorno, l'Arcivescovo mi mandava cento scudi ; altri, altre somme, di maniera che potei raggranellare in quei 10 giorni della novena e della festa, circa dire mila scudi, che per telegrafo mandai al Vescovo di Socorro, perchè li cambiasse in viveri, e li mandasse al più presto al lazzaretto.

Siamo ai 18 aprile ; sono quindi tre mesi dacchè s'incominciò questa benefica crociatae sa lei quanto si potè raccogliere in questo frattempo relativamente breve? Ben ventun mila scudi di qui (21.000) e si seguita a dare che è un piacere. Settimanalmente si poterono mandare, non mai meno di mille scudi, molte volte due; e si noti che per il lavoro della Quaresima, io non potei, come in altre circostanze, passare di casa in casa, chiedendo una limosina per i poveri lebbrosi; questa volta le limosine vengono alla nostra casa del Carmine, spontanee, generose, giornalmente. Tutti i banchi di Bogotà mi mandarono parte dei loro dividendi e si raccolse così una somma discreta; il direttore dei telegrafi, riservati adesso al servizio dell'esercito, li mise a mia disposizione, e così potei ottenere dai paesi vicini alla Capitale, qualche soccorso, che chiamerò generoso, in vista della miseria che regna dovunque per causa della guerra. Tutte le classi della società concorsero a sostenere quest'opera, nessuna eccettuata; e forse i poveri furono quelli che diedero di più; poco, ma costantemente.

In gennaio stesso s'incominciò a pubblicare un periodico giornaliero, colle notizie della guerra; fin d'allora pregai il direttore ad inserire ogni settimana nelle colonne del giornale, la lista delle limosine raccolte e qualche esortazione mia, affine di mantenere acceso il fuoco sacro della carità, il che mi fu concesso con gran benevolenza, aiutandomi così potentemente a sostenere quest'opera. Un giovane ciclista mi regalò una bicicletta nuova, perche ne facessi una lotteria, che produsse in 8 giorni 500 scudi. Poi mi fu regalato un piano nuovo che in pochi giorni produsse 1899 scudi. Adesso vi è fermento fra i pittori e le pittrici per una gran lotteria di quadri. Ieri appena iniziai l'idea, e sono già 8 i quadri che ho qui in casa, sicuro di arrivare ai 60 o 70 nei quindici giorni di tempo che ho dato per far la raccolta, e la seconda domenica di Pasqua si inaugurerà la gran lotteria, dalla quale spero ricavare alcuno migliaia di scudi, e così assicurare per qualche altra settimana il pane a quei meschinelli di lebbrosi. Poi, se sarà necessario, ricorrerò alle signore, perchè mi diano parte delle loro gioie per un gran bazar allo stesso scopo, e sono sicuro che faranno bene il loro, dovere. Poi ricorreremo ad altre industrie, ma i nostri poveri lebbrosi non mancheranno del necessario alla vita, fino a che le cose ritornino• allo stato normale, e le autorità possano provvedere come prima al sostentamento di quei disgraziatissimi fra tutti i mortali.

II numero dei lebbrosi in Contratacion- Un episodio -- I fondi per il grande lazzaretto scomparsi - Due visite dei rivoluzionarii ad Agua de Dios - Le Missioni di S. Martin e di Villavicencio - Nelle mani della Provvidenza.

In vista di queste limosine mandate periodicamente al Vescovo del Socorro, per consiglio dello stesso, furono raccolti dalle autorità, tutti i lebbrosi che mesi prima erano, fuggiti dal lazzaretto, e ricondotti a Contratacion, di maniera che deve a quest'ora toccare il migliaio il numero di quei poverini formanti la famiglia dei Salesiani e delle Suore di quel lazzaretto. Un episodio che mi fece qualche bene, fu il seguente: In tre occasioni, si disse e si scrisse da tre individui che non debbono mirar di buon occhio la nera sottana del prete, che lo scrivente aveva rubato tutti i fondi raccolti nel 1895, per la fondazione di un gran lazzaretto nazionale, o di varii dipartamentali, per mandarli all'Equatore a fare la contro rivoluzione contro Alfaro ed il suo governo. Pochi prestarono fede alla indegna calunnia; ma vi è qui come in ogni parte, chi beve grosso e la calunnia fu creduta da alcuni malgrado le ripetuto proteste degli amici associati a me in- quest'opera di salvezza. Giorni passati, ricevei una notizia da Cucuta, che mi stordì per la sua gravità; e che dapprima non credetti per parermi troppo grave. Scomparsi i fondi di Cucuta, sottratti dalle mani rivoluzionarie, diceva compendiosamente la notizia. Passarono altri giorni, ed uno scritto giunto da Pamplona assicurava che la rivoluzione aveva messo le sue mani su 60 mila scudi di argento colà depositati per il nuovo lazzaretto da farsi in quella Provincia. Ieri l'altro poi, mi giungeva un telegramma dal Socorro, firmato dal Vescovo, confermando la notizia e dolendosi con me di quel tiro birbone e di quell'atto selvaggio. E così gli stessi che mi calunniarono infamemente, rivendicarono solennemente l'onor mio davanti l'intera nazione, consumando essi stessi quel delitto, immaginario quando l'attribuivano a me, e reale per loro, dimostrando coi fatti che i fondi esistevano; ed il sacrilegio fu consumato, perche era denaro dato dalla carità, ed alla carità destinato. Poveri lebbrosi l

E di Agua de Dios nulla? Dirò : per la vicinanza della Capitale non ebbero a soffrire tanto. I fondi per loro non mancarono, perchè ve li manda una società di beneficenza che li ottiene dalle mortuorie, come qui le chiamano. È il tanto per cento che per legge passa al governo sul capitale che lasciano i defunti, e che il governo alla sua volta cede alla società di beneficenza, per il sostenimento di quel lazzaretto di Agua de Dios. Di qui se finora nulla sia mancato del necessario a quei mille e cento lebbrosi. Naturalmente anch'essi non ebbero poco a soffrire per il caro dei viveri e di tutto, e per non essersi potuto aumentare le piccolissime quantità in denaro che loro si mandò, sempre sproporzionate affatto alle necessità che essi hanno. Si ebbero anche due visite di guerriglie armate dì rivoluzionarii. Si portarono via le pile del telegrafo, per inutilizzarlo (e lo è ancora dopo 3 mesi), rubarono i pochi cavalli che trovarono appartenenti agli ammalati; pretesero di cambiare le autorità e lo fecero; ma appena usciti di là, perche inseguiti dalle forze governative, le cose tornarono come prima. In quanto ai nostri ed alle Suore, nulla ebbero a soffrire. Ultimamente si ebbero tutti, parlo dei nostri, la visita di quella cattiva signora che voi chiamate influenza, e che qui è di genere mascolino, e la si chiama signor dengue; ma sono già tutti in piedi e sul lavoro e Deo gratias. Di quando in quando mi mandano notizie per mezzo di qualche persona di confidenza, non potendo mandarmele altrimenti, per la rottura del telegrafo e la mancanza di posta.

Delle missioni di S. Martin, poco ho da dirle. In Gennaio corse voce qui nella Capitale, che la pianure di Casanare limitrofe a quelle di S. Martin, e formanti un Vicariato apostolico, erano in potere dei rivoluzionarii: che tutti i missionarii erano stati fatti prigionieri. Il Vicario Apostolico Monsignor Casas, della Congregazione dei Candelari (Agostiniani Scalzi) potè salvarsi colla fuga, e giunse a Bogotà a confermare queste brutte e dolorose notizie. Allora, in vista del pericolo, decisi trattenere i nostri di Villavicencio e S. Martin, che erano qui per i santi Esercizi; in seguito poi, cessato il pericolo, e dietro suppliche reiterate e pressanti dell'Arcivescovo, si giudicò di lasciar tornare parte dei nostri a Villavicencio; ma non a San Martin per la troppa distanza, e per la continuazione del pericolo, senza speranza di aiuto in caso di bisogno. Quanto all'avvenire, non è per nulla sorridente per questa povera repubblica, e meno per la religione ed i religiosi; ma siamo nelle mani di Dio, e certo non avverrà altro che quel che Dio vorrà. Non è eliminato il pericolo che tocchi a noi di Colombia, quel che è toccato ai nostri dell'Equatore negli anni scorsi. In tal caso, sapremo mostrarci veri figli di D. Bosco, e degni fratelli di quei che presero la via dell'esiglio senza mostrarsi nè deboli nè spavaldi, soffrendo volentieri quello che ci si prepari propter nomen Christi et bonam causam. Ma siamo in buone mani, e la Provvidenza ha tanti mezzi per proteggerci e salvarci.

Ci benedica tutti, principalmente quei carissimi Confratelli e quelle sorelle di Contratacion, che compiono una missione così difficile in mezzo a tante necessità materiali, perchè possano reggere fin al termine della prova che minaccia essere molto lunga ancora. La sua ultima benedizione sia per questo ultimo fra i suoi figli che le è e le sarà sempre devotissimo in Corde Jesu

Sac. EVASIO RABAGLIATI.

IN FASCIO

ENSENADA (ARGENTINA). - La nuova parrocchia di N. S. della Mercede. - Il confratello D. Giovanni Farinati manda al nostro venerato Superiore queste notizie da Ensenada in data 21 marzo scorso:

« Le scrivo la presente dal nuovo posto in cui mi ha collocato l'obbedienza, o per meglio dire la Provvidenza di Dio. Fin dal 14 di Gennaio p. p. mi trovo alla Ensenada in qualità di Parroco e Vicario. Anzitutto devo manifestarle che la popolazione, nella sua maggioranza italiana, è stata disgraziatamente assai trascurata. Triste oltre ad ogni dire è la condizione finanziaria in cui si trova, per cagione della quasi completa paralizzazione del porto, però assai più triste è lo stato morale a cui sono ridotti gli abitanti. Parecchie famiglie da me visitate in questo tempo mi hanno confessato con dolore che da varii anni non andavano in chiesa e ciò non solo per la distanza che le separa e pel canale che devono tragittare onde recarvisi, ma ancora per altre cause che non è il caso di ricordare, perche ben si possono immaginare da chi ha pratica del cuore umano. Di qui la necessità di un apostolato permanente che faccia rivivere nei cuori la fede illanguidita e quasi morta e li apra nel medesimo tempo alla speranza ed al desiderio di quel benessere sommo, eterno, unico che dà la felicità cui l'uomo aspira e che quasi sempre non trova perche la cerca dove appunto non è.

» La venuta dei Salesiani a questa popolazione fu perciò salutata da tutti quale presagio di più ridente avvenire non solo per quello che spetta alla religione, ma eziandio per ciò che riguarda la educazione della gioventù. Ho nominato, Padre mio, questa eletta porzione del Cuor di Gesù, e a dir il vero, non so se altrove si possa trovare tanta necessità di attendere ad essa come in questa nuova vigna che ci ha dato il Signore. I lacci tesi ad ogni piè sospinto alla gioventù, l'abbandono quasi assoluto in cui certi genitori lasciano i loro figli, spiegano fin troppo l'ignoranza che in fatto di religione in questi ultimi si osserva, e la precoce malizia da cui sono corrotti i loro teneri cuori. Allo scopo di porre un argine a siffatta corruzione e per estirpare dalle radici un male che minaccia farsi generale, si è aperto un Oratorio festivo a cui assistono già un centinaio di ragazzi. Le fanciulle sono raccolte ed istruite da alcune maestre del luogo, il cui zelo veramente lodevole supplisce per quanto si può desiderare alle presenti necessità. Il R. P. Ispettore mi ha promesso che d'accordo colla S. V. avrebbe cercato i mezzi per aprire una Casa anche per le Suore di Maria Ausiliatrice. Dio volesse che venissero fin da quest'anno, perche, a dir il vero, come si può attendere a tutti con quella tattica che si richiede per ottenerne il maggior bene possibile? Ho pure fondato nella Par rocchia l'Apostolato dell'Orazione Una sessantina di persone han già dato il loro nome e con molta soddisfazione del mio cuore pare che tutte sieno animate dalla miglior buona volontà per propagare fra i loro conoscenti quel fuoco di amor puro che Gesù Cristo portò sulla terra e che degnossi mostrare in tutto il suo ardore nell'ultima sua apparizione. Preghi, amato Padre, affinche non si spenga questo fuoco, ma che vieppiù s'accenda nell' animo di tutti noi. Il personale di cui consta la nuova Casa si riduce a due chierici novizi ed un cuoco ascritto. Ho domandato, non tanto per mio sollievo quanto per la necessità che c'è di dare una messa a coloro che vivono dalla parte opposta del canale (circa 2000 anime), un prete di più. Non so se lo potrò ottenere; in ogni caso tornerò a scrivere perchè la necessità lo richiede e Dio lo vuole.

» Abbiamo aperto fin dal 15 del mese due piccole classi, una per i principianti e l'altra per i più istruiti. Si è dovuto far questo quantunque la strettezza della Casa non lo permettesse, prima per avere qualche ragazzo che servisse di apostolo per gli altri e poi per ragioni pecuniarie, giacché finora si stenta la vita. Continui, Padre mio, a pregare per me, per quei di Casa, e per tutte le anime affidato alle nostre cure. I pericoli sono grandi e continui. Ho bisogno pertanto di aiuto, di consiglio e più ancora delle sue preghiere. »

REPUBBLICA DI S. SALVADOR (CENTRO AMERICA). - Difficoltà e speranze. - Nell'aprile del 1897 il potere esecutivo della Repubblica di S. Salvador approvava il contratto tra il Governo salvadoriano dall'una parte ed il Sac. Piccono dall'altra a nome della Congregazione Salesiana per la fondazione di una Scuola di arti e mestieri in quello Stato. Nel medesimo tempo il generoso Sig. Manuel Gallardo fondava co' suoi proprii mezzi l'Ospizio di Santa Tecla e l'affidava ai Salesiani, come già ebbe a riferire il nostro Bollettino. D'allora in poi non mancarono ai nostri confratelli nè consolazioni, né traversie non poche, causate queste e dai recenti avvenimenti politici e dalla morte di quel Direttore Sac. Luigi Calcagno, che già tanto aveva dovuto soffrire nell'esilio inflittogli dalla rivoluzione trionfante nella sua cara missione dell'Equatore, e dalle ristrettezze finanziarie.

Notizie di colà ci recano che il Sig. Presidente di quella Repubblica e la sua degna signora Donna Concezione Gonzalez de Regalado hanno visitato i nostri confratelli : e saputo delle strettezze in cui essi versano e nell'impotenza in cui erano di elevare una Cappella a Maria Ausiliatrice ed un edificio per le scuole, la buona signora ha formato un Comitato fra le signore e le signorine della capitale per radunare fondi affine di presto innalzare tali edifizi di cui già si hanno i piani eseguiti da valente ingegnere.

Speriamo che, mercè l'aiuto di Dio e della Madonna SS. Ausiliatrice, larghi frutti darà lo splendido esempio dell'esimia Donna Gonzalez de Regalado ed il generoso slancio delle signore di S. Salvador.

GRAZIE di Maria Ausiliatrice

Dopo due anni!

Il cuore, pieno d'insolito affetto e inondato di gioia purissima, mi suscita, mi spinge sul labbro una voce, un grido che non posso, che non voglio far tacere. È la voce dell'amore il più figliale, dolce siccome il miele, soave, delicato, ma forte, ma tenace, più tenace della morte stessa; è il grido della dovuta riconoscenza che prorompe spontanea, viva dal cuore, che durerà eterna. Sì, grazie, grazie, o Ausiliatrice dei Cristiani, grazie, o Vergine cara, grazie a Te, Madre amorosa, che non pur soccorri a chi dimanda, ma molte fiate liberamente al dimandar precorri.

Grazie. Dopo due anni di malattia fisica e morale, di sofferenze e di agitazioni indescrivibili, dopo due anni di preghiere, meschine sì, ma tenere e fidenti, che all'uopo a Te, o cara Vergine, ho rivolto, Tu finalmente mi hai esaudito.

Già verso la fine del 1898, io, affetto da una troppo trascurata gastritide, sofferente per infiammazione avanzata negli intestini tenui, ben presto perdeva totalmente l'appetito. Le forze del corpo, non più nutrite che di un cibo delicato, scarso e mal digesto, si illanguidirono, ed io caddi in una specie di languore continuo, incapace di fare, incapacissimo di pensare, perchè sotto l'incubo del dolore, in quella totale prostrazione delle forze fisiche, anche le vigorie dell'animo si erano assopite. Oltracciò una tetra paura, una crudele incertezza del mio avvenire sopraggiunta ad amare illusioni e a gravi dispiaceri, aggravavano le angoscie del mio cuore, rendendo più tristi i giorni della mia vita. Stanco di una vita oziosa, cupamente melanconica, mi abbraccio risoluto al consiglio di un uomo illustre e venerando, grande ammiratore dei figli di D. Bosco: « Vada, mi diceva quell'anima bella, vada con fiducia ai piè della

Vergine di D. Bosco; Essa sola potrà darle un efficace aiuto. » Persuaso anch'io che Maria sola poteva guarirmi, ad Essa che fu sempre l'affetto del mio cuore, la inspiratrice del mio pensiero, la forza della mia volontà, a Maria, che nella spensieratezza dei miei anni giovanili già tanto l'amava, io mi rivolsi, fiducioso di ottenere la grazia desiderata. Il grido della mia preghiera, il gemito delle mie angoscie, i palpiti del mio cuore fecero ressa al cuore di Maria; e Maria, tardi sì, ma in modo mirabile mi ha guarito.

Il giorno 12 del mese di Giugno di quest'anno 1900, con felice pensiero, incomincio una novena a Maria Ausiliatrice : tre Pater, e tre Salve, Regina, ogni giorno : è la novella che soleva suggerire D. Bosco. Spinto certamente da Maria, l'ultimo giorno della mia novena, raccolgo le mie forze e vengo al Santuario di Valdocco in Torino. Là, confessato e comunicato, prego, scongiuro Maria ad esaudirmi, Le prometto di far pubblica la grazia, Le prometto di essere tutto Suo. La notte dal 20 al 21, cosa affatto insolita, dormo, dormo per ben 9 ore. Svegliatomi la mattina seguente, ritorno al Santuario. Il cuore mi diceva che quello era il giorno della grazia. Uscito dopo tre ore, la tranquillità, la gioia che mi inondava il cuore, mi dicevano che la grazia era fatta. Ma poche ore dopo, le mie forze vengono meno, l'asma mi impedisce crudelmente la respirazione... Dio mio, che terribili istanti ! Nel parossismo del dolore, in quel tremito convulso, invoco, quasi disperato Maria Ausiliatrice... Mezz'ora dopo io era tranquillo: cessa l'asma, cessano le convulsioni, sento un certo appetito, un desiderio di far qualche passo Grazie, o Maria Ausiliatrice! Io era guarito!

Valperga, 29 giugno 1900.

Avv. ROCCO ANSELMO.

Grazie, o Maria!

Da più anni il mio amatissimo padre viveva una vita che mi era causa di non leggera pena, tanto più che l'età avanzata mi faceva presagire non lontana la sua morte. Un lieve contrasto avuto nella sua gioventù, fu cagione che si indebolissero i suoi sentimenti religiosi tenendolo specialmente lontano dall'infallibile Sacramento della Confessione.

In questo suo erroneo pensare e vivere, egli però non lasciava di recitare ogni giorno la potente preghiera del Santo Rosario e l'Ufficio della Beata Vergine, cose per altro che non gli potevano valere molto, perciò affatto avverso alla Confessione e ad alcune verità di nostra Santa Religione.

E così passavano gli anni. Si ammalò gravemente. Inutile il dire che molti Sacerdoti s'occupavano di ridurlo sul retto sentiero. Invano ! Ragionava con essi, sosteneva questioni, ma il punto della Confessione era uno scoglio insormontabile. Io però invocava la potente Vergine Ausiliatrice, e con me tante anime buone le chiedevano instantemente la tanto sospirata grazia. E Maria m'esaudì! Restio fino all'ultimo e con tutti, poche ore prima di spirare si confessò, ricevette il S. Viatico e morì pronunciando con ammirabile edificazione i nomi di Gesù, Giuseppe e Maria. Ogni cuore afflitto e bisognoso di aiuto, a Te ricorra, o Vergine, a Te che sei tesoro indefettibile di ogni grazia, a Te che i preghi ascolti e le querele non come suole il mondo, nè degl'imi e dei grandi il dolor col suo crudele discernimento estimi.

A soddisfare la mia riconoscenza e per adempimento della promessa fatta prego sia pubblicata sul Bollettino la grazia ottenuta e presento tenue offerta per la celebrazione di una Messa di ringraziamento.

Varazze, 22 maggio 1900.

DELFINA DAGNINO-MACCIÒ.

Busseto (PARMA). - Salve, o Maria ! È inebriante di gioia il mio cuore nel poterti finalmente lodare, o Vergine benedetta, con rendere pubblica la grazia che ti degnasti largirmi. Vorrei poter far conoscere il tuo potente aiuto a tutti quanti i mortali, onde farti sempre più amare e venerare, ma nella mia incapacità ti dico un semplice ma sentito grazie. Si trovava mia sorella ammalata seriamente da peritonite, e la poverina disturbata continuamente da incessante diarrea, e parecchi giorni anche da vomito, venne ridotta in tale stato di debolezza che il medico trovandole debolissimo il polso e considerando anche la sua gracile complessione, ci lasciava con pochissima, anzi quasi nessuna speranza di guarigione. Col cuore angosciato e già quasi presago della prossima catastrofe, in quei tristi momenti, perduta ogni speranza nell'arte medica, mi sentii inspirata a rivolgermi a Maria SS. Non ebbi ancora concepito questo primo pensiero, che le mie speranze si concentrarono in Lei; all'agitazione ed al dolore mi subbentrò la calma, la fede e la rassegnazione. Promisi subito di fare una novena di Comunioni, un'offerta per l'Altare di Maria Ausiliatrice e di far inserire la grazia sul Bollettino Salesiano, non appena ottenuta la guarigione.

Ed oh prodigio! Si addormentò mia sorella e nello svegliarsi la trovammo più allegra, più sollevata; e questo miglioramento continuò a poco a poco e tanto che il medico stesso dichiarò inutile consultarne un altro; ed ora ho la consolazione di vederla in convalescenza e va riprendendo le forze primiere. Grazie, o Maria !

17 giugno 1900.

ELENA GIALDI

Catania. - Da dieci anni mia madre soffriva di una bronchite refrattaria ad ogni rimedio e che nella stagione invernale la obbligava a letto per vagii mesi tra orribili spasimi. Esauriti i mezzi umani, mi rivolsi con grande fiducia alla celeste Ausiliatrice promettendole la piccola offerta di L. 5 e di far pubblicare la grazia ricevuta. Oh ! potenza di Maria ! La povera madre mia quest'anno non sofferse i soliti attacchi e guarì completamente senza aiuto di sorta. Grata a tanta bontà di Maria, compio la promessa fatta e prego di inserire questa mia nel Bollettino Salesiano a comune conforto ed edificazione.

16 luglio 1900.

MARIA GRAZIA VILLANI.

Meda (MILANO). - Il giorno 27 del corrente mese di giugno un volante di ghisa di una nostra sega a bindello di metri 1,020 di diametro, che fa 500 giri al minuto, si ruppe in otto pezzi, mentre era in moto. I pezzi volarono fra le sei persone, che lavoravano attorno, con tanta forza e violenza da ucciderle sull'istante; invece Maria SS. Ausiliatrice le salvò tutte da un pericolo così grande. A Lei siano adunque rese grazie. anche dai figli di D. Bosco.

30 giugno 1900.

FRATELLI MOTTA.

Novi Ligure. - Da tre ore lottavo colla morte nell'estrema agonia. Madre di famiglia, il mio strazio era senza confini. Un lampo di fiducia nella Vergine Ausiliatrice in quegli estremi momenti fu la mia salvezza. Ricorsi a Lei promettendole l'offerta di 25 Lire e di alcuni gioielli che ancor mi restavano. Il male che mi aveva condotta all'orlo del sepolcro era stato una broncopolmonite con infiammazione intestinale riluttante ad ogni esperimento e cura dell'arte medica. Ma la Madonna trionfò d'ogni malanno ed ora mi trovo inopinatamente e miracolosamente guarita.

Grazie, gloria ed onore a Maria Ausiliatrice !

4 dicembre 1899.

ERNESTA RE.

Orsara Bormida. - Quanto è buona Maria! Dal letto dei miei dolori ove ali aveva confinato una gravissima polmonite, già spedito dai medici e confortato al passo dell'eternità dagli ultimi Sacramenti, rivolsi fiducioso la mente ed il cuore alla Madonna di D. Bosco. Mi restava una catena d'argento che promisi di spedire al suo Santuario so avessi ricuperata la salute. Mirabile a dirsi ! Da quel momento cominciai il miglioramento ed è già un mese che attendo ai miei lavori con istupore di quanti mi videro al tempo della terribile e disperata crisi. Prego caldamente che una sì bella grazia venga pubblicata sul Bollettino affinche tutti acclamino con me la potenza della Madonna di D. Bosco.

26 luglio 1900.

PANIZZA GIUSEPPE.

Parma.- Due anni or sono leggevo sul pregiato Bolettino Salesiano una grazia segnalata che per intercessione della Vergine Ausiliatrice aveva ottenuta la madre d'un giovane affetta da epilessia. Io che mi trovavo allora nella medesima deplorevole condizione poichè da otto anni e più venivo assai spesso tormentata da forti eccessi, a quella lettura sentii nascermi in cuore dolce speranza non disgiunta da vivissima fede. Cominciai quindi il giorno stesso ad invocare la gran Madre di Dio tosto questo titolo di Ausiliatrice e recitavo nove piccole preghiere che mi trovavo avere per caso, coll' aggiunta della comune giaculatoria Auxilium Christianorum, ora pro nobis. Non fui paga di una sola novena nè mi lasciai abbattere o perder di fede per altri due o tre eccessi ch'ebbi, anche dato principio alla mia devozione; sembrava anzi che si facesse sempre più viva in me la fede, il fervore, la confidenza. Ho seguitato a pregare fino ad oggi che scrivo e da un'anno e mezzo non ho avuto il più piccolo disturbo con l'ammirazione dei medici stessi che avevano dichiarato il mio male come caso disperato. Per far spiccare più ampiamente la grazia ottenuta da Maria Ausiliatrice non mi sono neanche servita dei rimedi che dall'arte mi venivano comandati.

Prego intanto che l'ottenuto favore s'inserisca nel caro Bolettino poichè parmi d'avere abbastanza prolungato il tempo dall'ottenuta grazia segnalatissima.

31 maggio 1900.

LINA PALLINI.

Prarolo. (VERCELLI) - Fu un momento di trepidazione e di speranza che ci spinse a ricorrere con ogni fiducia a Maria Ausiliatrice. Mio figlio chierico del 3° corso teologico era chiamato alla visita militare. Desiderava che fosse esente dal servizio, tanto più che il mio terzogenito Giuseppe si trova sotto le armi. Quel giorno fu per noi giorno di ambascie, perchè tutto faceva credere in completo disinganno. Ma quale non fu la nostra gioia quando ce lo vedemmo ritornare in famiglia dichiarato rivedibile ! Mando L. 100 in ringraziamento a Maria Ausiliatrice, sempre fiducioso che Essa voglia compir l'opera un altr'anno in cui spero di rinnovare la mia offerta. Mia moglie manda L. 5 per la celebrazione di una messa di grazie. Il mio primogenito Luigi oltre alla solita offerta vi aggiunge altre L. 5 per una grazia ottenuta ad una sua bimba di 18 mesi ed il mio terzogenito che, come dissi, è sotto le armi invia L. 10 in seguito a promessa fatta a Maria prima di una pericolosissima operazione chirurgica, riuscita splendidamente.

28 luglio 1900.

FOLLONE DIONIGI.

Rosignano Monferrato. - Da oltre due anni io era ammalato per acuta infiammazione intestinale, e soffriva assai; ma i miei buoni genitori col mio amato fratello soffrivano più di me, vedendomi costretto a tener quasi sempre il letto a cagione di un male ribelle ad ogni rimedio, e per cui non poteva nutrirmi in modo alcuno. Sfiduciati oltre ogni dire nei soccorsi umani, ci rivolgemmo unanimi alla cara Madonna di Don Bosco e la pregammo caldamente ad ottenermi la primiera sanità, promettendo al suo caro Santuario di Valdocco una piccola offerta, e di far pubblicare la grazia sul Bollettino Salesiano se fossimo stati esauditi.

La nostra speranza non andò delusa, ed ora godendo io ottima salute, adempiamo riconoscenti la fatta promessa.

24 maggio 1900

LUIGI PAGLIANO.

Sattino di Prignano (MODENA). - Feci curare per tre anni inutilmente la mia Virginia assalita da forte ed ostinata epilessia fin tre volte al giorno, e poi i medici mi dissero che poco tempo le restava da vivere. Vedutomi ormai deluso dai rimedi umani ricorsi ai divini con fiducia. Il 19 Maggio 1899 feci voto di risparmiare sulle mie fatiche cinque lire da offrire a Maria se mi risanava la mia Virginia. Da quel punto il male cessò del tutto e la mia figlia ritornò sana e robusta e non ha mai più sofferto disturbi di sorta. Ora adempio la fatta promessa. Mando le cinque lire più lire due, quale tenue offerta alle opere Salesiane.

25 maggio 1900.

RIGHI VINCENZO.

Sattino di Prignano (MODENA).- Il nostro fratello Parroco fu assalito da fiero malore che ben presto lo ridusse in punto di morte. Il dolore di doverlo perdere ci afflisse al sommo, ma la Vergine Ausiliatrice ci confortò. Fatta la promessa di un'offerta tosto cessò la violenza del male, ed ora Le rendiamo infinite grazie perchè ormai il fratello è quasi totalmente guarito. Questa strepitosa grazia sia conosciuta da tutti a lode della Regina del Cielo, mentre noi adempiamo la fatta promessa inviando la tenue offerta di lire venti in attestato della nostra riconoscenza a Maria Ausiliatrice.

25 maggio 1900.

LUCIA e CATTERINA CASOLARI.

Sondrio. - L'istituto femminile di S. Lorenzo si sente in dovere di rendere pubblico omaggio alla Vergine Ausiliatrice per grazia segnalatissima ottenuta. Un'alunna, Carmelina Montini, ammalatasi di polmonite con complicazione, quantunque l'arte medica fosse usata con diligenza, tuttavia il male, nonchè diminuire, andava peggiorando e sembrava farsi vicino il momento luttuoso. Poco più sperando nei mezzi umani si pensò di porre ogni fiducia in Colei, che tutto può. Si pose sotto il capezzale dell'inferma l'immagine di Maria. La grazia non si fe' aspettare. Da quel momento la febbre andò man mano diminuendo ed alla sera, che era quella che maggiormente temeasi, la fanciulla era fuori di pericolo. Non ebbe più febbre mai e pochi giorni dopo potè lasciare il letto intieramente ristabilita e profondamente riconoscente della grazia ricevuta. Sia lode sempre alla gran Regina, che non viene mai meno a chi in Lei confida.

3 luglio 1900.

Suor VITTORINA, Direttrice.

Torino. - Io ricorsi a Te, o Maria, nel tempo della mia malattia e tu, non solo scongiurasti il pericolo d'una polmonite, ma esaudisti le preghiere mie e quelle della mia cara mamma, ridonandomi la salute. Riconoscentissima, ho deposto ai tuoi piedi un pegno della mia riconoscenza e rendendone pubblica la grazia prego questa buona Madre Celeste, a continuare a spandere sopra di me e su tutta la mia famiglia le sue copiose benedizioni.

17 giugno 1900.

ELISA SARTORIO.

Torino.- La sottoscritta riconoscente a Maria Ausiliatrice si portò a renderle grazie al suo Santuario in Torino. Afflitta per grave infermità si raccomandò al Sac. Michele Rua perchè volesse far pregare dai giovanetti dell'Oratorio promettendo un offerta di L. 50 e la visita al Santuario stesso. La guarigione fu ottenuta completamente ed oggi viene a compiere le sue promesse.

12 luglio 1900.

GILETTA LUCIA.

Trino Vercellese. - Povera mamma ! Sotto lo spasimo di due enormi tumori all'anca destra giaceva da un anno inchiodata in un letto dell'ospedale senza quasi alcuna speranza di guarigione. Il dottore la consigliò di farsi trasportare al S. Giovanni in Torino dove per ben tre anni vi darò tra indicibili patimenti fisici e morali, giacchè il consulto di cinque medici dichiarava essere omai inutile tentare altri rimedi. Fu allora che essa ricorse con un supremo slancio di fervore alla Vergine Ausiliatrice. Fu un vero miracolo! Il 24 Maggio 1899 giorno in cui si compiva una novena a Maria Ausiliatrice la mamma mia franca e spedita si alzò dal letto e con stupore del medico camminò come se nulla avesse patito di male. Desidero sia pubblicata questa grazia straordinaria affinchè tutti sappiano che non si ricorre mai invano a questa Madre potente.

25 luglio 1900.

Ch. DOMENICO TERRONE.

Torre Pellice. - Travagliata da forte nevralgia e fiera gastrite, vedendo che a nulla giovavano i molti rimedi dell'arte medica, feci fiduciosa, ricorso a Maria Ausiliatrice perchè mi volesse impetrare dal divino suo Figlio la salute che più non aveva. Feci nel tempo istesso celebrare una Messa a suo onore e nell'ora medesima che compivasi il Divino Sacrifizio potei prendere sonno, poichè erano trenta notti che più non poteva chiudere palpebra. Riconoscente per la grazia ricevuta invio L. 5 per la celebrazione di una Messa all'altare di Maria Ausiliatrice.

15 dicembre 1899.

LUCIA MASSELLI.

Ottennero pure grazie da Maria SS. Ausiliatrice, e pieni di riconoscenza inviarono offerte al suo Santuario di Torino, o per la celebrazione di S. Messe di ringraziamento, o per le Missioni Salesiane, o per le altre Opere di D. Bosco, i seguenti:

A*) - Alessandria: Stornini Can. Prevosto della Collegiata del Carmine, L. 10 per grazia ricevuta, con Messa. - Ancona : Francesco Milesi-Ferretti, 5 in ringraziamento per aver avuto il suo grano preservato dalla grandine; Novelli Vincenzo, 5 per grazia ottenuta.

B) - Bellinzago Novarese: Barbero Giovanni, 6 per essere stato guarito da una malattia pressoché disperata. - Comignago: Rossi Damiano, 10 per grazia ricevuta e per le Opere Salesiane. - Borgo S. Martino: Una pia persona a mezzo di Don Ermenegido Bianco, 5 a favore delle Opere Salesiano; Preti Margherita, 6 per tre Messe di ringraziamento. - Bognancodentro: C. M. per grazia spirituale. - Belledo: Gattinoni Ch. Francesco, 5 per grazia. - Bologna: La famiglia Corazza. 25 con Messa in segno di viva gratitudine per segnalata grazia ottenuta, e per la viva fede con cui si crede nel completamento e proseguimento di essa. - Bolzaneto: Maria Pedemonte, 1 a mezzo del sacerdote Lapis Giuseppe. - Batte City Montana: G. G. Crestetto, 10 per ottenuta guarigione di tre persone. - Bernezzo (Cuneo): Brandello Maria. - Bagnolo di Lonigo (Vicenza): De Pieri Anna, 10 in ringraziamento. - Borgo Lomellino (Pavia): Angeleri Carlotta Arrigoni, 5 per guarigione ottenuta.

C) - Civate (Como): Selva Angiolína, 5 per grazia ricevuta. - Caldogno: Canale Antonio, 10 per grazia. - Cittadella (Padova): L. B. 2, per Messa di ringraziamento. - Cherasco : Abrate Margherita, 8 per grazia. - Caltanisetta (Sicilia): Ing. Pasquale Saetta, 5 per grazia; Cav. Giuseppe Gaetano, 5 per le Opere di D. Bosco. - Cisterna d'Asti: Pavarino Antonio, 10 a nome di pia persona graziata. -Casalgiate (Novara): Rondonotti Giorgio, 3 per la guarigione della propria madre. - Casamazzagno : F. F., 30 per grazia ricevuta. - Cereseto : Negri Angelo, 5 in ringraziamento di tanti benefici ricevuti dalla Madonna di D. Bosco. - Costa di Adrara S. Martino : Vicini Gio. Battista, 6 per ottenuta guarigione di sua figliuola. - Colticello di Val Stagno (Vicenza): Cavalli Antonio, maestro, 5 per una grazia segnalata. - Città di Castello (Perugia): Un Cooperatore Salesiano, per grazia.. - Cascine de' Rossi (Casale): Morano Ermelinda. - Cassina (Sestri Levante) : Gandolfo Maria. - Caviate Meda Longone Ch. Francesco. - Cittadella (Padova): Fabris Giuseppina, 20 per interessantissima grazia ottenuta. - Chieri : M. G., improvvisamente guarita in una gamba. - Costa Vescovato (Tortona): D. Marcello Gramegna, Prevosto, 5 a nome di Leonilde Poggi per grazia. - Cigliano Vercellese: Avv. Zemo Giov. Domenico, Regio Notano, 25 a nome del fu Graglia Giuseppe per grazia ricevuta.

D) - Desio (Milano) : Secchi Giuseppe , 5 con Messa per aver ottenuto la guarigione di un nipotino affctto da difterite.

E) Erbusco (Brescia) : Curioni Giovanni, 4 per grazia. - Edolo: Marsegalla Elisabetta, 5 per grazia.

F) - Forno di Canale: Tognetti Pierina, 3 per Messa di ringraziamento. - fiume in Marzinis: Fantino Frmenegildo, per grazia. - Fratta Maggiore: Concetta Micaletti, 5 per grazia. - Possano: Toselli Giovanni, 5 per Messa di ringraziamento.

G) - Grancona (Vicenza): Cestaro-Miotto Isabella, 5 per grazia. - Cernita (Cagliari): Rachele Gabba, ringrazia vivamente Maria. Santissima. - Gorgo Almonticano (Treviso): Tornmasi Edoardo, 10 per grazia. - Gonnostramatza (Cagliari). Sac. Giuseppe Fonnesu, 2 per grazia. -Graglia-Santuario: Suor Franceschina, Paulotti, 2 per grazie ricevute. - Gallarate (Milano): Antonio Raditti.

L) - Lumezzane Pieve (Brescia): Bortoli Domenico, 2 per Messa di ringraziamento. - La Ciotat (Francia): Bertielli Eletta, 5 per grazia. - Lovere: Paolina Balada, offre oggetti di vestiario per le Missioni e L. 1,50 per l'ottenuta guarigione di suo figlio; Bonicelli-Zaia Camilla, 2,30 per grazia. - Lefe (Bergamo): Andrea Servalli, 20 per aver ottenuto dalla Madonna di Don Bosco la guarigione della sua moglie. - Loveno (Lago di Como):E. N. 0. 20 per grazia. -Lanusei (Sardegna): Famiglia Giuiu, ringrazia per aver avuta salva da certa morte una prossima parente. - Legnago (Verona): W. N., per grazia ricevuta. - Lago: L. F. è grato a Maria Ausiliatrice perchè minacciato da squilibrio mentale a cagione di dispiaceri, alle preghiere dei parenti fu dalla celeste Vergine subito salvato. In segno di riconoscenza manda L. 10 per una Messa.

M) - Mandas (Cagliari): Perra Cesare, 2 per grazia. - Milano: Di Michele Luigia, 7 per grazia ottenuta dai suoi figli. - Mondovì Piazza : Le alunne delle Suore Domenicane ringraziano per aver felicemente superato gli esami; Gaffodio Antonietta a nome di una signora graziata da Maria. - Martignaccio (Udine): Perosa-Franceschini Italia, 3 in adempimento di promessa fatta. - Montagnana: M. O., per guarigione della propria mamma. - Morozzo (Cuneo): Tomatis Lodovica, 1 da parto di una sua conoscente guarita dal mal d'occhi per intercessione di Maria. - Muretto (Cuneo): il Neo-sac. Gentile Francesco, 5 accompagnato da queste parole: « Nessuno mai ricorse a Maria e fu deluso. Stando per andare al ruolo, promisi dare a Maria Aussiliatrice lire 5 se fossi stato esente dal servizio militare. La grazia, contro ogni aspettazione, fu ottenuta. Riconoscente adempio il mio voto. Giovani chierici, che leggete queste righe, se paventate la vita militare, ricorrete a Maria Ausiliatrice e sarete appieno consolati.» - Mazzarino (Sicilia): Giuiusa Cau. Gaetano, 5 per grazia. - Maggiate Inferiore : Sac. Alessandro Gibellino, 10 per speciali favori ottenuti, Messina: la famiglia Mandanici, 20 per grazia; Magni Antonietta, 6 per Messa di ringraziamento. - Molinara: Pellegrino Andreano. - Mazzarino (Sicilia): Pardo Lamonica Luigi.

N) - Negrar (Verona): Righetti D. Gaetano, 88,50 quale offerta sua e di altre pie persone state preservate in questi ultimi due anni dalla grandine : C. E., 5 per grazia; Francesca C. R., 5 per una Messa di ringraziamento.- Novara: Rosetta Raspini Lancia, 5 per grazia. - Nizza Monferrato : Manuelli-Corvetto Elisa, 3 per Messa di ringraziamento. - Niella Belbo: Sottimano Vastina, 2,50 a none di pia persona per grazia. - Niscemi (Sicilia): Mongelli Giuseppe.

O) - Oristano: Pietro Pili fu. Antonio, 5 per grazia.

P) - Padova: De-Agostini D. Tullio, 5 per Messa di ringraziamento essendo stato liberato di notte dal fuoco senza alcuna lesione mentre avrebbe potuto bruciare. -Pellestrina (Chioggia): Zennaro Gio. Batta detto Nocca, 10 per cinque Messe per due segnalatissime grazie. - Puja (Udine): Poletti-Puiatti Maria, 5 por lo Missioni. Salesiane in ringraziamento di favori ottenuti. - Primolo (Sondrio): Beltrami Anna, 20,99 di cui parte per grazie ricevute, e per riceverne altre. - Pavia: Rachele C., 100 per segnalatissinua grazia ricevuta ; M. F., 10 per Messa di ringraziamento. - Pozzolo Formigaro (Alessandria): Dellachà Celestina, 3 per Messa in adempimento di voto fatto. - Palazzolo Milanese: Paolina Pautassi. - Parona all'Adige: Ingegnoli Maria. - Ponte Lambro: Elena Rutschmann. - Fecetto Torinese: Ch. Giovanni Marcellino Negro per felicissimo esito di dolorosa operazione. - Pino Torinese: Salavaggiani Antonia, 2 per Messe.

R) - Ragusa (Sicilia): Una Cooperatrice Salesiana avendo ricevuta dalla SS. Vergine Ausiliatrice una grazia segnalatissima, offre lire 300 per l'Opera di Maria Ausiliatrice. M. A. - Rona: Don Carlo Farina, 5 a nome di devota persona per grazia ricevuta. - Riva: Marcellino Biasi, 10 per guarigione della propria moglie. - Rossiglione (Genova): Pignone avv. Stefano, 10 per grazie ricevute.

S) - Spoleto: Corradi Emilia, 5 per Messa di ringraziamento. - Sezzè (Alessandria): Bagnati Pietro,_ 5 per Messa.- Sesto al Reghena (Udine) : Tremi Tiziano, 5 per grazia. - Santhià (Novara) : Casanova Teresa, direttrice dell'Asilo, 2; Bianchi Serafina, 0,50. - S. Adriano (Firenze): Cavina D. Francesco , parroco, 10 per grazia. - Sampeyre (Cuneo) : Marino D. Giuseppe, 5 a nome di pia persona. - Savona: Salomone Antonio, 5-S. Vittoria d'Alba (Cuneo): Montanaro Vittorio, 10 per segnalato ottenuto miglioramento della salute di sua moglie e Sartori Giuseppe. - S. Angelo di Lomellina (Pavia): Chiesa Giovanna, 14 di cui quattro da parte di una pia persona graziata. - S. Sebastiano da l'o: Birolo Giovanni, 5 per una Messa a nome di pia persona. - Saliceto: Muzio Rosa, 10 per grazie ottenute. - Siracusa: Sebastiano Aloschi per grazia. - Sampierdarena : Natalina Giaci. - Siviano (Iseo): Archetti Maddalena. - Savigno (Bologna): Torino D. Stefano. - Sairano (Pavia): Gioncada Clementina. - Serravalle Scrivia: famiglia Pallavicini, 5 per grazia; Bongiovanni G. B., 2,50; Forrero Bruno Maddalena, 5; Canavese Tavella Maria, 1; Bruno Lusso Maddalena, 5; Dabbene Achille, 1. - S. Gregorio di Cavalpone (Vicenza): Cavedon Gaetano, 10 secondo promessa fatta per il felice racolto dei bozzoli; Gattazze Pietro, 5 idem; famiglia Chierico, 5 idem.

T)-Torre degli Alberi (Pavia): G. M., 1 per grazia. - Trento: Maria Unteroeger, fiorini 5 per Messa di ringraziamento. - Tesserete (Canton Ticino) : Maddalena Gibellini-Stampanoni, 4 per dire Messa di ringraziamento a Maria per averle guarito il bambino colpito da paralisi. -Torino: Leonetta Ripa di Meana nella gravissima malattia sofferta invocò la protezione di Maria SS. Ausiliatrice, ed ora ottenuta la guarigione ne rende pubbliche grazie alla S. Vergine come promise offrendo anche in dono un ricco camice per le Missioni della Patagonia. Uno studente universitario ringrazia pubblicamente la Madonna di D. Bosco per essere stato liberato dall'imminente pericolo di dover troncare i suoi studi. - Troffarello: i ragazzi e le ragazze delle scuole private, 5 per due Messe in ringraziamento del buon esito dei loro esami. - Torre Annunziata (Napoli) : Isso Andrea, 10 per grazia. Cozzolino-Formisano Rosina. - Tamara (Ferrara): Reali Giuseppe, 2 per Messa di ringraziamento. - Tiene (Vicenza): Catterina Dal Sante Conti, 10 per grazia ricevuta più 0,50 per grazia ottenuta da una giovinetta. - Tomba Estra (Verona): Bertucco Bortola, 10 per la preservazione dalla grandine.

V) - Vicenza: Maria Zardo, 3 per Messa in ringraziamento dell'esito felice riportato negli esami da suo figlio Francesco; Benetti Giulia. -. Villa di Chiavenna: Orsino Tam, 5 per Messa di ringraziamento. - Valgreglhentino (Como): Teresa Tentorio Gilardi, 5 per grazia. - Vignale Monferrato: Preda Vincenzo, 4 da parte di una madre di famiglia per grazia ricevuta. - Figliolo Borbera: Montecucco Paolo, 2 per Messa di ringraziamento. - Villa Cidro: Sac. Litigi Olla, 2,50 per Messa di ringraziamento. - Villa d'Adda: Tavola Giacomo, 2 per grazia. - Varallo Scsia: Fornara Luigi, 5 con Messa per ringraziare Maria Santissima per aver liberato sua consorte da grave pericolo. - Val Nizza (Varzi): Mangini Giacomo.

X) - P. T., 60 per grazia ricevuta. - Cav. Michele De Nicola , 5 per guarigione da gravissima infermità. - V. C. A., scrive: « Da tre anni avevo perdete certe carte che dovevano mettere me e mia sorella in possesso d'un legato. Feci una novena a Maria Ausiliatrice e, passando il giorno 9 Maggio del torr' anno il Superiore Generale dei Salesiani pel mio paese mi venne l'ispirazione, d'invocare nuovamente l'intercessione di Maria Ausiliatrice per la grazia desiderata. Ed oli! ammmirabile prontezza di Maria nel soccorrermi ! Nella giornata riebbi le carte che te meva perdute ed entrai poco tempo dopo al possesso del legato. »

NECROLOGIA

Sìgnora Francesca Paglìaroli.

IL 25 maggio u. s. i nostri confratelli ed alunni della casa di Genzano subivano una dolorosa perdita nell'esimia signora Francesca Pagliaroli.

Nata in Genzano di Roma il 20 luglio 1832, della sua vita si può dire che, dimentica di sè, tutta l'aveva consecrata a sollievo dei poverelli. Benchè di natura gracile e delicata, fu sempre di un'attività sorprendente unita ad un senno e fermezza invidiabili in ogni sua occupazione, specie quando si trattava di opere di carità. Nessuna classe di bisognosi sfuggiva alla sua beneficenza, ma nulla maggiormente le stava a cuore che l'educazione della gioventù. A questo scopo, conosciuto che ella ebbe la Pia Società Salesiana, si moltiplicarono le sue sollecitudini per poter trovar modo di allogare in qualcuno dei nostri Istituti varii giovanetti più bisognosi d'aiuto. Quando poi, dopo molte sollecitudini, potè vedere realizzato un sito ardente desiderio di avere nella città una Casa Salesiana con annesso Oratorio festivo per l'istruzione religiosa dei giovanetti, oh ! allora divenne ammirabile in lei l'industria e la diligenza con cui sapeva fare anche i più piccoli risparmii, affin di poter, senza detrimento delle molte altre opere di beneficenza, aiutare generosamente il medesimo Oratorio.

Dopo 68 anni di vita spesa nel bene, cara a Dio per una vita illibata e lontana da tutto ciò che sa di mondano, più cara ancora per l'ardore della sua carità, circa tre mesi prima della sua morte, venne colpita da interno malore che le fece soffrire indicibili spasimi giorno e notte senza tregua. Ma ella calma e serena anche in mezzo ai dolori più atroci, tutto sopportò con fortezza e pazienza inalterabile. La sua morte fu santa come tutta la sua vita e noi crediamo piamente ch'ella ora gode già l'immarcescibile premio meritatosi con le sue elette virtù. Alla desolata sorella le nostre condoglianze e l'assicurazione delle nostre preci di suffragio.

PER I GIOVANI ADULTI CHE ASPIRANO ALLO STATO ECCLESIASTICO

A pagina 263 diamo la veduta della nostra Casa di Chieri destinata per i Figli di Maria, cioè per i giovani adulti che desiderano, per mezzo di corsi appropriati ed accelerati, avviarsi allo stato ecclesiastico.

Questa Casa dei Figli di Maria, è a preferirsi alle altre aventi lo stesso scopo, per l'amenità del luogo, e salubrità dell'aria e del vitto, per le belle passeggiate e per gli splendidi panorami che si delineano sullo sfondo delle colline torinesi ed astigiane.

Per schiarimenti ed informazioni rivolgersi al Direttore dell'Oratorio S. Luigi Gonzaga in Chieri (Torino)

NOTIZIE VARIE

INAUGURAZIONE DEL MONUMENTO della Signora Agostina Pisani, la benefattrice delle Opere Salesiane di Novara.

Domenica 22 luglio u. s. una bella festa si celebrava nel nostro Istituto di Novara. Il Rev.mo nostro Rettor Maggiore Don Michele Rua, alle ore 15, dopo un discorso allusivo all' atto, in presenza degli alunni del medesimo Istituto e di numeroso pubblico, scopriva nell'atrio della Chiesa di Maria Ausiliatrice ed inaugurava un magnifico ricordo marmoreo alla piissima e caritatevole damigella Agostina Pisani, la quale colle sue sostanze fece costrurre detto Istituto, intitolato a S. Lorenzo prete e martire, a benefizio della gioventù novarese.

Una parola sul monumento. Sopra una base a linee semplici s'erge una stela di marmo bianco. Fiori di giglio germogliano in basso ed intrecciandosi fra di loro, dànno forma e fan corona alle sembianze della pia benefattrice. Fiori di giglio sbocciano in alto ed aprendosi ed inchinandosi riverenti, dicono le lodi di Colei che sì largamente provvide « alla cristiana educazione della gioventù novarese».

Il monumento, alto metri 3,50, si compone di uno zoccolo di granito rosso di Baveno lucidato di m. 1,20 di lunghezza, m. 0,50 di altezza e m. 0,60 di spessore, e di un solo blocco di marmo di Carrara di m. 3 di altezza per una larghezza di m. 1,10 ed uno spessore di m. 0,60.

L'esecuzione è del giovane prof. Carlo Cantoni da Novara, allievo distintissimo dell'Accademia di Belle Arti di Torino. È agile, semplicissima. Fiori, ritratto perfetto, parlante, epigrafe si fondono insieme in linee armoniche. Poche note di chiaro-scuro dànno il necessario effetto ad ogni dettaglio, senza punto diminuire l'imponenza ed il pregio della materia che per tal opera venne impiegata.

La sera dello stesso giorno, alle ore 20, nell'ampio cortile dell'Istituto, addobbato con gusto, aveva luogo, presieduta da D. Rua, la solenne commemorazione di Agostina Pisani col seguente programma

1. Marcia, Sicilianella. - 2. Commemorazione fatta dal Ch.m° Sac. Prof. Antonio Simonetti da Biella. - 3. Aida, duetto, Verdi. - 4. L'orfano ad Agostina Pisani, poesia. - 5. Tota pulchra es, Maria, coro, Gounod. - 6. L'orfano a Don Bosco, poesia. - 7. Fantasia, I due usignoli, Pessina. - 8. Presso il fiume stranier, coro, Gounod. - 9. Brevi parole del Rev.mo Don Michele Rua, Superiore Generale dei Salesiani. - 10. Marcia militare, D'Amato.

Tutte le Autorità erano presenti e degnamente rappresentate : S. Em. Rev.ma Mons. Edoardo Pulciano, Vescovo di Novara, assente dalla città, aveva mandato il Rev.mo Mons. Innocente Imbrici, Canonico Arcidiacono della Cattedrale ; l'Ill.mo Prefetto era rappresentato dal Sig. Comm. Gola, Consigliere Delegato; assisteva personalmente il Sindaco di Novara Sig. Cav. Amos Brughera coll'Assessore Sig. Signorelli ; il Colonnello Carlo Viglione, comandante il 91° reggimento di fanteria, rappresentava il Comando della Divisione Militare, ed erano presenti di persona il Sig. Cav. Battacchi, Presidente della Camera li Commercio, e parecchi Sacerdoti, Magistrati, Ufficiali civili e militari.

Suonava la banda del 91° reggimento fanteria gentilmente conceduta dal Sig. Colonnello; i cori furono eseguiti dai ragazzi dell'Istituto ; i civici Pompieri in tenuta di parata, i RR. Carabinieri e Guardie di Città mantenevano l'ordine ; il cortile vastissimo, i porticati, i balconi dell'Istituto rigurgitavano di popolo.

Per questa felicissima commemorazione venne pure pubblicato uno stupendo Numero Unico, ricco di nobilissimi articoli favoriti da esimii scrittori novaresi, ai quali noi presentiamo i nostri sinceri ringraziamenti.

Non termineremo questa breve rassegna senza mandare un viva alla gentile, nobile e generosa Novara, al suo Ecc.mo Vescovo e a tutte le Autorità che tanto onorano ed aiutano l'umile Opera Salesiana, e ci piace constatare essere omai una realtà la dolce speranza di Mons. Pulciano da lui manifestata nella benedizione della Chiesa di Maria Ausiliatrice in Novara, che cioè, questa nuova Chiesa fosse sorgente di gran bene, che Maria SS. vi stabilisse una dimora di sua predilezione e vi si facesse dispensiera delle grazie che il Signore ha posto nelle sue mani.

DON RUA A DIANO D'ALBA.

Il Teol. Giuseppe Falletti, zelantissimo Arciprete e Vicario Foraneo di Diano d'Alba, desiderava che D. Rua, il Superiore dei Salesiani, andasse a benedire la statua di Maria Ausiliatrice, che egli intendeva collocare nella sua Chiesa parrocchiale, e D. Rua, giusto estimatore degli uomini, lo compiacque.

Col primo treno da Torino giunse in Alba il nostro Rettor Maggiore la domenica 15 luglio p. p. Per riceverlo erano venuti da Diano il Sindaco in rappresentanza del Municipio, il Cav. Berzia, già discepolo di D. Rua, il Sig. Michele Destefanis a nome della Congregazione di Carità, il Sig. Giuseppe Tarditi per l'Amministrazione dell'Asilo ed il Presidente della Società Cattolica, Sig. Carlo Arione.

Anche molti della città si recarono alla stazione per ossequiare il Successore di D. Bosco fra questi i Rev. Canonici Fassino, Arciprete della Cattedrale, e Cleto Re, Segretario di S. E. Mons. Vescovo, che dovevano accompagnare Don Rua a Diano. Avevano mandato la vettura Mons. Vescovo, il Cav. Berzia, il Cav. Luigi Calissano, il Sig. Tarditi, l'esattore Sig. Ferrero Gola, ecc.

Si giunse a Diano alle 9,30. Era ad attendere D. Rua sul limitare del paese l'Arciprete con numeroso clero e popolo convenuto anche da lontani paesi; Bravi la Giunta con tutti i Consiglieri del Capoluogo ed il Segretario Comunale, la Società Cattolica col vessillo, alla quale si unirono una larga rappresentanza della Società di Rodello con bandiera, l'Asilo, le Compagnie Religiose, ecc. L'esultanza generale e l'entusiasmo del primo incontro erano ravvivati dai concerti della banda cattolica locale e dalla presenza della statua di Maria Ausiliatrice che troneggiava sotto un bel padiglione, circondata dai bambini e bambine dell'Asilo infantile, dalle Figlie di Maria biancovestite o dalle Suore di D. Bosco.

L'Arciprete diede il benvenuto a D. Rua, dicendo che Diano aveva finalmente compiuto un gran desiderio, quello di poter ospitare Colui che già lo aveva beneficato colle sue Suore e che darebbe appoggio a tutte le opere buone progettate; e prendendo occasione dalla benedizione della statua di Maria Ausiliatrice, manifestò che intendeva porre il paese sotto la speciale protezione di Lei. Espresse molte altre nobilissime idee e fece tali elogi dei poveri Salesiani, che noi non possiamo riprodurre. La presenza imponente del Teol. Falletti, la sua voce gagliarda, gli elevati pensieri, la forma eletta di quel discorso dimostrano che il virtuosissimo Arciprete, oltre di essere un vero Pastore di popoli fatto secondo il cuor di Dio, tutto pietà, zelo, operosità e sacrifizio, è anche un uomo di studio e un potente ed efficace oratore. Parlò poi con gran sentimento il contadino Giovanni Pittatore e varii bambini dell'Asilo e figlie dell'Oratorio festivo recitarono complimenti in prosa e poesia.

A tutti rispose con appropriate parole D. Rua, che procedette quindi alla benedizione della statua, dono d'una pia e generosa persona. Si ordinò poscia la processione, che riuscì maestosa, fra una gran calca di popolo, le case pavesate e parecchi archi di verzura adorni di bellissime iscrizioni. La banda della Società Cattolica, diretta egregiamente dal Maestro De-Sanctis di Alba, suonava marcie religiose.

Nella Chiesa parrocchiale, riccamente addobbata, D. Rua ricevette nell'Arciconfraternita, di Maria Ausiliatrice, un centinaio di figlie, alle quali impose di sua mano la medaglia. Poi cantò la Messa solenne. Sedeva all'organo il Maestro Dogliani e i cantori dell'Oratorio Salesiano eseguirono la parte musicale.

Nel cortile dell'albergatore Berzia, ridotto a sala e pergolato, fu offerto al Superiore dei Salesiani un pranzo d'onore, al quale presero parte più di cento commensali. Il servizio fu inappuntabile e ben meritano una parola di lode quelli che ordinarono sì bene ogni cosa. Alle frutta il Sig. Arciprete, il Teol. Boella, il Dottor Vico, il Sig. Pittatore predetto e un Salesiano fecero brindisi d'opportunità e il giovane Sig. Carlo Coccio lesse una bellissima poesia. Il Sig. D. Rua , lieto e amabilmente sorridente, ebbe una parola di ringraziamento per tutti quelli che si adoperarono alla buona riuscita della festa, e fece i più sentiti e meritati elogi di S. Eccellenza Rev.ma Mons. Re, Vescovo d'Alba, grande amico dei Salesiani, mandando a lui un plauso affettuoso. Parlò poi dell'Arciprete di Diano, chiamandolo un santo brigante, perchè non si ristà mai di brigare per l'azione cattolica : è riuscito, disse, ad ottenere nella sua parrocchia le Suore di Maria Ausiliatrice, mentre spesso il loro scarso numero non può corrispondere alle tante richieste fatte da tutte le parti del mondo; nè contento di ciò, briga ancora per altro e vuol anche i Salesiani. I discorsi erano intercalati dai concenti della banda e da pezzi musicali splendidamente cantati.

I vespri furono solenni. L'infaticabile D. Rua salì il pergamo e per un'ora intrattenne l'affollatissimo uditorio sulle Opere di D. Bosco. Dopo la conferenza fu impartita la Benedizione col SS. Sacramento.

A sera si riversò tutto il popolo nei locali dell'Asilo infantile stupendamente addobbati dalle nostre Suore, che lo dirigono. Campeggiava in alto il quadro di Maria Ausiliatrice circondato da nuvolette multicolori, dalle quali spiccavano testoline di angeli. Le nuvole erano di garza e gli angioletti erano le bambine dell'Asilo, una vera e poetica sorpresa, un quadro plastico di fantastico e soavissimo effetto. Le figlie dell'Oratorio e le piccole alunne dell'Asilo diedero un'accademia musico-letteraria di gran lunga superiore ad ogni aspettazione. È incredibile l'affiatamento, la disinvoltura, la grazia con cui disimpegnarono tutti i punti del lungo programma, del quale una vera meraviglia, che tutti giocondò e commosse, fu la Stornellata alla Vergine. Onore alle pazientissime ed intelligenti maestre ed alle brave loro allieve !

La bella giornata si chiuse con una splendida illuminazione, ed al mattino dell'indomani Don Rua, dopo aver celebrata la Messa e data la S. Comunione a un gran numero di fedeli, faceva ritorno a Torino, portando seco la più cara memoria di Diano e de' suoi abitanti.

Non termineremo questa relazione senza ringraziare vivamente l'ottima Gazzetta d'Alba per la bella biografia del nostro amatissimo Superiore e per gli altri articoli pubblicati in quest'occasione pieni di benevolenza per noi.

LE SUORE DI MARIA AUSILIATRICE ad Isola d'Asti.

Per dare un'idea del bene grande che operano in questo paese le Suore di Maria Ausiliatrice con attendere all'educazione della gioventù e dell'infanzia nella scuola, nell'Oratorio e nell'Asilo infantile, riproduciamo dalla Gazzetta d'Asti la relazione dei festeggiamenti tributati a Monsignor Vescovo in occasione della sua visita a quel popoloso borgo.

Era ancor viva in tutti, così la sullodata Gazzetta d'Asti del 30 giugno, la memoria della bella festa celebrata per cura delle Venerande Suore Salesiane ad onore di Maria SS. Ausiliatrice nel giorno 27 maggio u. s., allorchè un altro edificante spettacolo venne a rallegrare il cuore dei buoni Isolani. L'alba del 24 corrente li trovava tutti pronti per la venuta dell'amato Padre e Pastore, Mons. Giacinto Arcangeli. Coll'eco festoso delle campane si confondeva il rombo dei cannoni campestri annunzianti l'arrivo di Monsignore. Si fermò la vettura all'entrata della borgata ove sorgeva un arco trionfale preparato con molta grazia. Quivi discese Sua Eccellenza, accompagnata dai Rev.mi Canonici Giuseppe Riccio e Giacomo Giovenale e dal Segretario, e fu ricevuto dal Presidente dell'Asilo e dal Parroco che gli presentarono il Comitato. Il festoso corteo si avviò verso la Chiesa. La via era riccamente addobbata, al suolo erano state stese pezze di tela, si ammiravano bellissime iscrizioni ed alle note armoniose della banda musicale si univano gli applausi della folla commossa. E fu pure grandemente commosso Monsignore dal consolante spettacolo di ben cinquecento Comunioni, che, malgrado la ristrettezza del luogo e l'affluenza enorme dei fedeli, si fecero con religiosissimo raccoglimento ed ordine ammirabile. Durante la distribuzione della SS. Eucaristia si cantarono dalle Oratoriane diversi mottetti con grazia e pietà squisita.

Finita la funzione Monsignore, accompagnato dal Clero e dal Comitato, sempre seguito dalla folla, si diresse verso il locale delle Scuole comunali e dell'Asilo infantile diretti dalle Suore di D. Bosco per ivi assistere all'accademia musicoletteraria delle Oratoriane. La franchezza ed il sentimento che seppero spiegare quelle giovinette consolarono tutti, ma più di tutti s'intenerì Monsignore, quando due bambine, vestite da angiolette, gli offrirono un quadro riccamente dipinto rappresentante l'omaggio di cinquecento comunioni. Lasciato l'Asilo, il Presidente Sig. Ginella geometra Pietro ebbe la fortuna di ospitare Monsignore col Clero che l'accompagnava, e fece gentilmente, colla famiglia, agli illustri ospiti gli onori di casa. Al pranzo, squisitamente servito, notammo l'On. Gavotti, il Can. Carlo Cavallo rappresentante di Mons. Paolo Maria Barone, Vescovo di Casale, ed altre distinte persone.

Alla sera ci attendeva un altro simpatico spettacolo, che fu, come esser doveva, l'anima della festa. I bimbi dell'Asilo con opportune poesie e canti estasiarono tutto l'uditorio, che ripetutamento li applaudì, ma furono in modo speciale consolati i loro genitori che benedicevano chi aveva mandato degli angeli di carità ai quali affidare i loro tesori. Altercavano i componimenti dei fanciulli scelti pezzi di musica dell'orchestrina dei dilettanti.

Se riuscitissima fu l'esecuzione, ricchissimo era pure l'addobbamento, e si ammiravano tre magnifici quadri rappresentanti l'uno D. Bosco, l'altro il Re ed il terzo Sua Eccellenza, gentilmente questo concesso dal Sig. V. Ecclesia. Finito il saggio, prese la parola il Presidente, che ringraziò tutti quelli che avevano onorato l'Asilo col loro intervento ; parlò pure con vivo sentimento l'On. Gavotti, che si disse felice d'aver potuto assistere a così bella festa, e augurò che tutti i Comuni d'Italia abbiano Suore così zelanti come le Salesiane. Il Vescovo poi ebbe felicissime espressioni piene di affetto paterno ; dopo aver encomiato altamente l'opera benefica delle zelantissime Suore e ringraziati i promotori di così bella festa, fece agli Isolani l'augurio che siano tutti uniti in un solo partito, quello del bene, con un solo programma, quello di cooperare alla retta educazione della gioventù. Dopo, recatosi nuovamente alla Chiesa, benedisse solennemente col SS. Sacramento il popolo devoto che lo ricambiò di applausi e di benedizioni fin quando li lasciò profondamente commossi. Giorno memorando per gli Isolani e per l'illustre festeggiato!

Noi ci auguriamo che i voti di Mons. Arcangeli abbiano a realizzarsi in Isola d'Asti e che quel buon popolo cooperi efficacemente all'educazione della gioventù, sostenendo coll'affetto e colle offerte le Suore di Maria Ausiliatrice. Esse non badando a sacrifizio alcuno per quarto grave e non aspettando altra mercede che quella del Cielo, con grande frutto lavorano per il bene della popolazione e nelle scuole da loro dirette e nell'Oratorio festivo, e specialmente nell'Asilo infantile, dove il cuore ancora innocente dei cari bambini viene informato fin dagli anni più teneri a quella pietà, che a detta dell'Apostolo è utile a tutto, dove essi imparano l'amore a Dio ed a Maria SS., la venerazione ai genitori, l'ubbidienza ed il rispetto a tutte le autorità costituite.

POSA DELLA PRIMA PIETRA di una nuova Casa Salesiana in Ragusa (Sicilia).

Un nostro bravo Cooperatore di Ragusa ci scrive e noi ben volontieri pubblichiamo quanto segue : Fra qualche anno anche Ragusa possederà una bellissima Casa Salesiana. Chi l'avrebbe mai sognato che i benemeriti Figli di D. Bosco venissero ad abitare tra noi, in questo estremo lembo della Sicilia ? È stato solo opera della fede e della civiltà del popolo ragusano, rappresentato dal Sac. Giovanni Leggio Lacognata, il quale per l'impianto di questa nobile e benemerita istituzione ha da lungo tempo indefessamente lavorato. Il 1° novembre dello scorso anno 1899 si benedisse la prima pietra dell'erigendo Istituto, che avrà un giorno, scuole elementari e ginnasiali. La cittadinanza in quel dì si riversò sul luogo parato a festa con archi trionfali portanti iscrizioni e con altri ornamenti disposti in bel modo. Alle ore 15 giunse in processione il clero, vestito di cotta e mozzetta, seguito dalla banda cittadina e da una lunga coda di popolo. Si diè tosto principio, con tutta la pompa solenne e rituale, alla funzione, che durò circa due ore, mentre la musica eseguiva scelti pezzi, e un coro di giovanetti, negli intervalli, cantava un inno d'occasione del Sac. Dott. Vincenzo Sozzi, accompagnato al pianoforte dal valente Prof. Cav. Antonio Terranova. Assisteva da padrino il distintissimo giovane Sig. Francesco Schininà e da madrina la colta religiosa e nobilissima Marchesina Mariannina Schininà, sposi da poco tempo.

Prima però che la pietra angolare venisse benedetta fu letto ad alta voce dal Sac. Giovanni Leggio Lacognata il seguente verbale, che poi venne firmato dal Parroco, dai Padrini e da varie distinte persone del Clero e della cittadinanza

« L'anno del Signore 1899 - XXII del Pontificato di S. Santità Leone XIII - XXII pure del regno di S. Maestà timberto ed anno III del pastorale governo del nostro Rev.mo Arcivescovo, Mons. D. Giuseppe M. Fiorenza - governando la Congregazione Salesiana il Rovino D. Michele Rua, degnissimo successore del fondatore D. Giovanni Bosco - nel giorno 1° Novembre.

» Il Rev.mo Parroco Dott. Angelo Arezzi, alla presenza di tutti i sottoscritti e di molto altre persone, ha proceduto, nelle forme rituali, alla posa della prima pietra d'un Istituto Salesiano che si vuole erigere in questa città in solenne omaggio a Gesù Redentore con le offerte di molti oblatori.

» A perpetua memoria della grande opera verranno chiuse la un cilindro di latta, da riporsi e suggellarsi entro la pietra angolare, il presente verbale, scritto in pergamena - una medaglia rappresentante il regnante Pontefice Leone XIII - una moneta d'argento del Re Umberto I - una medaglia di Maria Ausiliatrice - due fotografie rappresentanti D. Bosco e D. Rua - una del nostro Arcivescovo - una del nostro carissimo Parroco e due infine rappresentanti la nobile coppia, che ha presenziato la religiosa cerimonia in qualità di Padrino e Madrina ».

Dopo la lettura del suddetto verbale si benedisse la pietra, in cui venne posto il cilindro, che fu poi ermeticamente chiusa e suggellata. Quindi si collocò la pietra all'angolo Nord-Est del nuovo fabbricato, adoperando la cazzuola d'argento all'uopo preparata.

Finita questa religiosa cerimonia il Rev.mo Parroco, da un alto padiglione appositamente preparato, con la sua solita franca e affascinante parola, pronunziò un breve ma toccante discorso di occasione, dimostrando colte alla scuola di Don Bosco s'impara il dovere, il lavoro, la scienza, la religione, e che da essa non usciranno nè petrolieri, nè dinamitardi, nè regicidi, ma cittadini onesti, che saranno di speranza alla Chiesa, di gloria alla patria, perche a base della istruzione morale, civile e religiosa pone il catechismo, quell'aureo libro che contiene il tesoro della vita, il segreto della pace e dell'ordine sociale. Il discorsetto invero non poteva essere migliore, e riscosse gli applausi di tutti.

Lieti pertanto degli indiscutibili vantaggi che quest'Istituzione apporterà alla nostra Ragusa, sempre prima nelle nobili iniziative, diamo fin d'ora il benvenuto ai benemeriti Figli dell'immortale D. Bosco, e ci congratuliamo col nostro Rev.mo Arcivescovo, col Parroco e con tutti colo io che si sono adoperati nella grande opera, specialmente col Sac. Giov. Leggio Lacognata, che, coadiuvato da distinte e benemerite persone, se n'è fatto promotore.

OPERA DI S. AGOSTINO per la preservazione e conversione della gioventù,

Il risveglio di fede suscitatosi al finir di questo secolo ed al principiar dell'altro è veramente mirabile e consolante colle diverse sue manifestazioni e produzioni. Eccone un'altra, che riputiamo delle più opportune ed importanti, nell' Opera di S. Agostino escogitata dalla multiforme ed ardente carità dei nostri confratelli di Milano. Non contenti, al pari del nostro grande fondatore, di beneficare la moltitudine di fanciulli raccolti nell'Istituto S. Ambrogio, eccoli impensieriti e solleciti per tanti altri, che non possono essere educati in buoni istituti, e che frequentano le scuole laiche od opifici corrotti, come pure per quei giovani studenti od artigiani, che dopo una serie d'anni di buona educazione sono però forzai: per proseguire gli studi od esercitar l'arte a buttarsi nei pericoli del mondo con tanto pregiudizio della loro fede e virtù. È infatti tutt'altro che raro il caso di dolorose defezioni in giovani bene allevati nei nostri istituti ed oratorii e che non reggono all'urto degli scandali mondani.

Or tutti costoro, che il sacerdote ed il religioso non ponno più accostare, come tuttavia aiutarli? Col mezzo sopprannaturale e potentissimo della preghiera, colla quale può implorarsi da Dio e la preservazione dei buoni, che non cadano, e la conversione dei già traviati affinchè risorgano.

Ecco lo scopo nobilissimo e santissimo della nuova Opera di S. Agostino, che consiste in un pio sodalizio di socii zelatori e socii protetti, i quali vi si ascrivono, i primi per zelare colla preghiera e con ogni industria della carità la tutela dei poveri giovani, ed i secondi, cioè i giovani stessi, per godere di questi grandi beni. Un breve manualetto già pronto spiega a fondo l'intento dell'opera e ne dà un chiaro statuto, in cui sono enumerate le condizioni d'aggregazione ed i compiti dei singoli socii.

I promotori dell'opera si rivolgono per la sua attuazione e diffusione in modo speciale ai genitori ed educatori, ai direttori di collegi, istituti, ricoveri, conservatorii, oratorii d'ambo i sessi. Agli associati si rilascia una elegante pagella d'iscrizione recante la scena di Agostino, che si arrende ai piedi di S. Ambrogio.

L'opera è stata incoraggiata da insigni personaggi anche della Curia Romana, che ne lodarono l'opportunità, ed ampiamente approvata da S. Em. il Card. Arciv. di Milano.

La sede dell'Opera di S. Agostino è fissa nell'istituto Salesiano di S. Ambrogio, Via Copernico 9 Milano e n'è Direttore il Sac. Salesiano D. Lorenzo Saluzzo, a cui può rivolgersi chiunque brama maggiori schiarimenti.

Noi, dato il rapido cenno, non possiamo tralasciare di raccomandare vivissimamente questo nuovo mezzo di redenzione, che ci pare ispirato veramente dal cielo e che siam certi darà frutti copiosissimi, conservando la fede ed il buon costume della gioventù.

Si pensi alle continue e nuove insidie, con cui il mondo, e le sette nemiche della chiesa Cattolica tentano attrarre a sè i poveri giovani, e sorgerà impetuoso lo zelo per contrapporvi questo nuovo e potente preservativo. Iscriviamoci dunque nell'Opera di S. Agostino ed iscriviamo i nostri figli, i nostri alunni e tutti i giovani pericolanti o già pervertiti. Ci spinga il consolante pensiero di S. Agostino: Hai salvata un'anima? Ebbene hai predestinata al Paradiso la tua!

L'INNO "SAEPE DUM CHRISTI„ di Mons. Cagliero

Leggiamo nella Santa Cecilia, rivista mensuale di musica sacra e liturgica, questo autorevole giudizio sull'inno di Mons. Cagliero: « Siamo sicuri di far cosa grata ai buongustai in musica, offrendo loro un sincero godimento artistico, mentre noi cogliamo l'occasione per far piena giustizia al caro Maestro, il quale, come già in altre composizioni recenti, così specialmente in questa, dimostra all'evidenza il suo completo e pratico accordo coll'attuale restaurazione della musica sacra voluta dalla Chiesa e dall'arte.

» E se non tutte le prime composizioni di Mons. Cagliero furono giudicate sì favorevolmente, per averne la spiegazione basta ricordare le circostanze speciali in cui egli si trovava e l'influenza prepotente dei maestri piemontesi (e non piemontesi) d'allora, troppo condiscendenti verso il gusto popolare, che forse essi, ed i loro antecessori, avevano in parte formato.

» Ma il Cagliero seppe svincolarsi da queste pastoie, ed il suo talento sì robusto e fecondo, può adesso spaziare nel vero ed unico campo dell'arte sacra. Peccato che l'età e le sue fatiche apostoliche nella lontana Patagonia, non gli permettano dedicarsi con maggior libertà ai suoi geniali studi !

» Meglio che qualsivoglia altra considerazione, varrà a dimostrare questa verità l'esame che ognuno può fare di questo gioiello musicale, che è il nuovo Saepe dum Christi.

» È una sola strofa musicata, non più di una ventina di battute, senza alcuna ripetizione di parole; un breve pensiero musicale perfettamente armonizzato riproduce a meraviglia l'entusiasmo pieno di religiosa maestà che sgorga dal sacro testo. Le strofe seguenti alternano la melodia gregoriana colla ripetizione del periodo musicale dalla prima, sino all'ultina Te per aeternos che si svolge in una fughetta veramente magistrale, lavorata alla 5a, con un tema assai bello ed originale, enunziato dai bassi.

Quantunque il chiarissimo Autore non ci abbia dato finora molti lavori di questo genere, tuttavia nelle poche battute di questo finale ci si rileva quale maestro che possiede e maneggia con disinvoltura le risorse del contrappunto e della fuga: ex ungue leonem. Nella progressione sulla parola annos fa capolino una delle successioni favorite di Mons. Cagliero, e termina con un felicissimo accenno alla melodia gregoriana sulla parola Amen, che le voci reali passano alle bianche precedendo la sobria e maestosa cadenza finale.

» Il nuovo Saepe dum Christi di Mons. Cagliero, dunque, mentre è già di per se stesso un frutto ben maturo, è pure un bel fiore che ci fa concepire le più lusinghiere speranze di altri lavori musicali a maggior gloria di Dio e della sua Chiesa, e ad onore della Congregazione a cui appartiene l'illustre Autore. »

La nostra Scuola TIPOGRAFICA DI S. BENIGNO CANAVESF, ha ultimato la stampa della vita di Mons. LUIGI LASAGNA, scritta dal Sac. Prof. Paolo Albera. Per l'acquisto di quest'importante opera rivolgersi alle nostre librerie.

I CANTORI DELL'ORATORIO DI VALDOCCO al funerale celebrato per Re Umberto nella Metropolitana di Torino.

Quantunque non ci sia possibile accennare a tutte le commemorazioni e ai suffragi fatti in tutti i punti della penisola per l'anima di Re Umberto, e quale protesta contro l'esecrando regicidio di Monza, dobbiamo tuttavia fare un'eccezione per il solenne funerale compiutosi, il 14 agosto scorso, nella Metropolitana dì Torino, perchè ci incombe l'obbligo di presentare i nostri sinceri ringraziamenti all'Ill.mo Sig. Sindaco Casana e nella di lui persona alla Giunta e a tutto il Consiglio Comunale per l'atto di fiducia e stima somma dato alla nostra Scuola di Canto con affidarle, d'accordo con S. E. il Card. Arcivescovo, l'esecuzione musicale della Messa da Requiem.

Il nostro Superiore non poteva non aderire a si cortese ed onorifico invito : epperò diede gli ordini opportuni, ed il M° Dogliani in dieci giorni dispose le cose in maniera tale, che l'esecuzione della imponente Messa in do minore del Cherubini riusci inappuntabile in tutte le sue parti, come tutti i giornali locali, d'ogni colore e partito, ebbero unanimamente ad asserire e come si può. più che altro, rilevare dalla seguente lettera di ringraziamento, che il Sindaco, il giorno stesso dell'esecuzione inviava a D. Rua

Addì 14 di Agosto 1900.

La mesta funzione che stancane ebbe luogo nella Cattedrale in suffragio della grande anima di Re Umberto I riuscì solenne prova dell'affetto e della divozione di Torino per il Monarca così barbaramente estinto.

Gran parte di merito per la magnifica riuscita dei, funerali spetta però a cotesta ottima Scuola di Canto corale, per il che, nell'esprimerle l'ammirazione mia, che fu condivisa da tutti gl'intervenuti, porgo pure, quale Sindaco di Torino, alla, S. V. Rev.ma i più vivi ringraziamenti, per avere, con somma cortesia, dato modo a Torino di fare cosa degna di sè e del gran Re che Essa piange.

Con perfetta osservanza

IL SINDACO CASANA.

RIVISTA BIBLIOGRAFICA

L'antica Ditta Fiaccadori di Parma, ora Libreria Salesiana, assai rinomata per la ristampa di poderose opere ascetiche e per la sua biblioteca sociale-agraria, ecc., ha intrappreso, da due anni a questa parte, la pubblicazione di una biblioteca scolastica della quale noi presentiamo ai nostri Cooperatori i primi nove volumetti.

C. I. SIRET. - Epitome historiae graecae ad usum tironum linguae latinae. - Vol. di pagine 96, L. 0,50.

In questo libretto sotto forma di temi, la cui difficoltà aumenta in modo razionalmente graduato, vengono richiamate alla mente dell'alunno le principali regole apprese nel 1° corso ginnasiale e presentate quelle che giornalmente va apprendendo. È un'ottima raccolta di temi pei giovani del 2° corso di ginnasio.

CORNELII NEPOTIS. - Vitae excellentium imperatorum, additis argumentis et notis ad honestae iuventutis usum. - Vol. di pag. 160, L, 0,50.

PUOTI. - Regole elementari della lingua italiana. - Vol. di pag. 208, L. 0,60.

FRANC. Card. FONTANA. - Prosodia della lingua latina. - Vol. di pag. 64, L. 0,30.

A. CAVIGLIA. - Leonis Papae XIII ex actis excerpta in usum scholarum. -Vol. di pagine xvi-276, L. 1,50.

È una raccolta dei passi più insigni per la lingua e pel concetto degli atti di Leone XIII ordinata in modo che serva per libro di temi per le scuole del ginnasio. Questo lavoro, veramente opportuno, incontrò il favore di moltissimi Prelati e Professori, i quali furono larghi di encomii all'Autore, fecero adottare il libro nelle scuole e ne caldeggiarono la diffusione in mezzo al clero. Esso risponde al bisogno che avvi in ispecie in questi giorni, che nelle scuole penetrino gli autori cristiani a correggere e purificare l'ambiente profano degli scrittori del paganesimo, quindi noi lo raccomandiamo caldamente ai Rettori di Seminarii ed ai presidi di tutti i ginnasii nei quali si desidera istruire cristianamente gli allievi.

A. CAVIGLIA. - Appunti di prosodia e metrica latina secondo gli studii recenti ad uso dei ginnasii. - Fascicolo 1° (Testo) L. 0,40 ; fascicolo 2° (Esercizi) L. 0,20.

L'egregio Autore di quest'operetta diede particolare sviluppo alla Prosodia, come quella che deve servire a compimento delle cognizioni etimologiche : della Metrica mette quanto è necessario per dare un'idea chiara ed esatta dei metri assegnati allo studio del ginnasio ed aggiunge una breve trattazione della poesia ritmica e di alcuni metri più in uso nella Chiesa, a comodità specialmente dei Seminarii e degli Istituti Religiosi. Il lavoro risponde a tutte le esigenze degli studi moderni, che tanto progresso apportarono in questo ramo d'insegnamento.

A. ACCATTINO. - L'aritmetica insegnata alla IV e V ginnasiale secondo i vigenti programmi governativi. - Vol. in-16, L. 1.

Ecco quanto scrive il Dr. Conte Gius. Alberti de Enno, noto cultore di scienze esatte, in una recensione tedesca : « Questo trattato, a nostro avviso, si presta eccellentemente all'insegnamento nel ginnasio, perchè nello stesso l'egregio autore svolge e dimostra le regole fondamentali dell'aritmetica con metodo sommamente chiaro ed intelligibile, senza perdersi in minutezze di analisi che in un libro simile si devono assolutamente evitare. Per quanto concerne gli esempi che illustrano le dimostrazioni, nonchè gli esercizi in appendice del libro, la scelta non potrebbe esser migliore, cosicchè di questo trattato, in tutto il complesso, può dirsi che desso è un ottimo libro d'insegnamento. » Ne scrissero pure giudizi veramente lusinghieri il Periodico di Matematica di Livorno, il Didascalico di Trento, l'Arcadia di Roma, la Scuola Nazionale di Torino, ecc.

A. ACCATINO. - Nozioni di aritmetica ad uso della IV classe elementare, L. 0,50. - Nozioni di aritmetica ad uso della V classe elementare, L. 0,50.

L'egregio Autore pubblicava or son due anni questo Nozioni in un sol volumetto ed ora, esaurita in sì breve tempo l'edizione, la ripresenta al pubblico in due fascicoli. Scritte in modo speciale per Istituti, alle altre doti queste Nozioni congiungono quella di avere una raccolta abbondantissima di esercizi e problemi sui quali poter esercitare i giovani alunni.

La Ditta Fiaccadori poi a comodità degli Istituti nei quali la IV e V classe fossero riunite conservò l'edizione in un sol volume, ossia Nozioni di aritmetica ad uso delle classi elementari superiori, rurali e serali, L. 0,50. Per maggiori schiarimenti dirigersi alla Ditta Fiaccadori, Strada al Duomo, 20-22, Parma, chiedendo i catalogi.

D. GASPERO OLMI. - Quaresimale per le monache offerto ai predicatori dei monasteri e ai monasteri che non hanno predicatori. - Terza edizione riveduta. Tip. Salesiana, 1900, Sampierdarena. Prezzo L. 1,50 (E).

La terza ristampa di quest'operetta è la miglior raccomandazione, perche ne dice tutta l'utilità e la praticità che migliaia e migliaia di monasteri e di predicatori ricavarono dall'uso di questo quaresimale. Gli istituti femminili che abbisognano di un libro di lettura che tenga luogo dell'istruzione sacerdotale si provvedano di questo quaresimale e vi troveranno svolti con ordine o chiarezza i principali argomenti della perfezione religiosa.

Cooperatori defunti in Giugno, luglio ed Agosto 1900.

1. Adamoli Aureggi Emilia - Bellano (Como).

2. Antonioli Luigi - Gozzano (Novara). 3. Balbo di Vinadio Cav. Paolo - Torino.

4. Baldisseretto Giuseppe - Montorso (Vicenza).

5. Batello Luigia - Legnago (Verona). 6. Berotta Amalia Vedova Ghidoli - Roma.

7. Bernardi D. Lorenzo, Arciprete - S. Ambrogio (Veronao.

8. Bigio D. Nicolò - S. Antioco (Cagliari).

9. Brenna Teresa - Como.

10. Camozzi Caterina di Giuseppe - Camerata Cornelio (Bergamo). 11. Cavatoro Andrea - Strevi (Alessandria).

12. Contarini Maria Ved. Callegari - Padova.

13. Dallara Santo - S. Apollinare (Rovigo).

14. De Angelis Cav. Adriano - Roma. 15. Del Signore Teodoro di Antonio - Gravagna (:Massa Carrara). 16. Dompè Angela n. Verra - Brossasco (Cuneo).

17. Ferrari Giuseppe - Sale (Alessandria).

18. Ferrero Orsola - Bianzò (Novara). 19. Fracchia Cav. Michelangelo - Dogliani (Cuneo).

20. Franco D. Ilario -Pazzano (Reggio Calabria).

21. Gambini Comm. Ernesto, Ten. Gen. in ritiro - Spezia (Genova). 22. Garbarino Antonio fu Gio. Batta - Silvano d'Orba (Alessandria).

23. Ghisleri Luigi - Casalbuttano (Cremona).

24. Giacomazzo Savardo Luigia - Vicenza.

25. Giacomin G. B. Sponton - Fonzaso (Belluno).

26. Giani Lucia - Rivoli (Torino).

27. Giunta Gaetano - Mazzarino (Caltanissetta).

28. Gobetti Angelo - S. Pietro di Morubio (Verona).

29. Griffa Bartolomeo-Vi uovo (Torino). 30. Magni Don Francesco - Airuuo (Como).

31. Mallia Canonico D. E. - Notabile (Malta).

32. Matteoli Mons. Giulio, Vescovo - Livorno.

33. Mazzuchelli Carlo - Andorno (Novara).

34. Melfi Francesca Baronessa Gaudioso - Vizzini (Catania).

35. Minasi Francesco fu Giovanni - Scilla (Regio Cal.).

36. Misieri D. Angelo - Casalmaggioro (Cremona).

37. Murero Vincenza - Chioggia (Venezia).

38. Muzio Nob. Avv. Ottavio - Savona (Genova).

39. Vicoli Giuseppa - Vertova (Bergamo).

40. Olivieri Antonietta Ved, Zannone - Acqui (Alessandria).

41. Orlando Cai. D. Andrea - Saloni (Trapani).

42. Pagnoni Giovanni - Monteporzio (Pesaro).

43. Paravicini De Lunghi D. Nicola - Delebio (Sondeio).

44. Porcellana Maria - Caravino (Torino).

45. Puiatti Antonio fu Gio. Batta - Prata di Pordenone (Udine). 46. Ravaglia D. Giuseppe - Ravenna. 47. Rossi Can. Don Giovanni - Schio (Vicenza,.

48. Savardo Lucia - Vicenza.

49. Scarpellini Pietro - Monza (Milano).

50. Settimo Felicita - Alba (Cuneo). 51. Sicca Can. D. Secondo - Alba (Cuneo).

52. Solari D. Matteo, Prevosto - Bramaiano (Piacenza).

53. Spezia Maddalena - Bianzè (Novara).

54. Spezia Giuseppe - Bianzè (Novara). 55. Spezia Orsola - Bianzò (Novara). 56. Stoppoboni Luigi - Selci (Perugia). 57. Tommasi Attilia-Fliettole (Pisa). 58. Vianello D. Antonio - Cavarzere (Venezia).

59. Ziggiotto Tommaso - Montecchio (Vicenza).

1. Aceotto Cav, Domenico - Montalto Dora (Torino).

2. Acerbo Innocenza - Varinella (Alessandria).

3. Agosti Gio. Batta - Sequals (Udine).

4. Alciato Giacomo fu Giuseppe - Portula (Novara).

5. Annaratono Cornelio Dandolo - Perosa Argentina (Torino).

6. Armirotti Giuseppe -Isove do (Genova).

7. Asinari Bice - Acqui (Alessandria).

8. Berciatti Paolo - Torino.

9. Bottoni D. Pietro, Parroco - Dozzo (Bergamo).

10. Bosco Catterina n. Rustichelli - Torino.

11. Bourgeois Marianna - Oulx (Torino).

12. Caldi '1 eresa Ved. Stella - Cireggio (Novara).

13. Canale Prof. D. Felice - Giaveno (Torino).

14. Cecchini Daniele - Gradisca (Austria).

15. Cerruti Bernardo - Varazze (Genova).

16. Ceva di Nucetto Marchesa Flora - Torino.

17. Chierego Mariaa - Pirano (Austria). 18. Citterio Don Francisco - Montevideo (Uruguay).

19. Davi Teresa - S. Didero (Torino).. 20. De la Tour Barone Alberto - Torino.

21. Della Pietra Gli. Giuseppe - Udine. 22. Dolermo D. Francesco, ArcipreteCastelletto Melina (Alessandria). 23. Fascetta Don Angolo, Arciprete - Lutrano (Treviso).

24. Gatti Giuditta - Piaggio (Novara). 25. Gilardi Giovanna Ved. Ottone - Torino.

26. Lagard Cav. Luigi - Milano.

27. Landoni Giusoppo - Solbiate Olona (Milano).

28. Lupo Paola - Carmagnola (Torino). 29. Mandruzzato Angelo - Cagnola (Padova)

30. Mangard Marianna Ved. Bonrgeois - Oulx (Torino).

31. Marengo Francesco - Moneglia (Genova).

32. Musso Cav. Francesco Paolo -Torino.

33. Nonio Domonica di Francesco-Mapiago (Udine).

34. Nuvoloni D. Vincenzo, Parroco - Pcrinaldo (Porto Mauri.io). 35. Pignone Rosa - Carcaro (Genova). 36, ProninoAntonietta -Moretta Brasse (Cuneo).

37. Pugnalin D. Cesare - Venezia.

38. Rancan Don Domenico, Parroco - Torri di Quarto ( Vicenza). 39. Ridolfi Can. D. Carlo - Vallerano (Roma).

40. Rovasenda di Molle Contessa Vittoria - Torino.

41. Robustolli Martino - Grossotto (Sondrio).

42. Roda Giuseppe - Racconigi (Torino).

43. Rolando Maddalena - Racconigi (Torino).

44. Rostagno Rosa - Torino.

45. Saccheri P. Massimino - Badia di Torrechiara (Parma).

46. Sallier de la Tour Barone Alberto - Torino.

47. Sicher Romedio - Campo di Donne (trentino).

48. Testa Clara Ved. Boccassi - Alessandria.

49. Turco Don Gaetano - Monteforte d'Alpone (Verona).

NB. Di queste due liste la prima comprende i Cooperatori defunti dal 15 luglio al 15 agosto ; la seconda invece quelli dal 15 giugno al 15 luglio 1900.