Bollettino Salesiano

SOMMARIO DI GIUGNO 1900

IL CUOR DI GESÙ NELL'ANNO SANTO    Pag. 151

IL CUOR DI D. BOSCO E LA GIOVENTÙ    » 154

IL 24 MAGGIO A VALDOCCO    » 159

NOTIZIE DI FAMIGLIA    » 164

MISSIONI: - BRASILE : Una nuova Missione pastorale nel Matto Grosso    » 168

LE GRAZIE della Madonna di D. Bosco   , » 172 INAUGURAZIONE del nuovo edificio dell'Oratorio Salesiano di Savona    » 174

RIVISTA BIBLIOGRAFICA   . . . . » 177

ILLUSTRAZIONI: - Il Sacro Cuore di Gesù, pag. 153 - Don Bosco (riproduzione d'un antico ritratto, 154 - La SS. Comunione, 167 - Leone XIII, 171.

Il Cuor di Gesù nell' Anno Santo

Il 28 Marzo u. s. Papa Leone XIII riceveva una deputazione di personaggi, che gli presentavano, a nome e quali rappresentanti di migliaia di nonagenari, l' omaggio della fede, l'attestazione dell'affetto e l'obolo della carità. L'Augusto Pontefice li accoglieva con particolar amabilità quei rappresentanti de' suoi coetanei, e dopo averli ringraziati dei nobili sentimenti e della cristiana generosità, che li aveva animati, e dati loro paterni ammaestramenti, questi ammaestramenti medesimi riassumeva, conchiudendo, in un solo , nella divozione cioè del S. Cuore di Gesù. Lavorate, son sue precise parole, lavorate a propagar ovunque questa salutare divozione... È dal S. Cuore di Gesù chè verrà la salvezza. Care e consolanti parole, le quali furono già così spesso sulle labbra di Pio IX di v. m. nel corso del suo lungo pontificato e vengono ora ripetute e come avvivate di novella vita dal suo immediato successore Leone XIII, nonagenario illustre, arbitro di pace fra le agonie di un secolo che muore e lo schiudersi di un nuovo che sta per sorgere. Così la divozione al Divin Cuore prosegue il suo cammino trionfale, segnata di quel carattere di ortodossia e di vitalità universale e perenne, che le viene dal Vicario di Gesù Cristo. Così l'Anno Santo doveva fra le tante sue glorie essere riservato a veder, interamente compiute le parole, che Gesù rivolse un giorno alla B. Margherita, vale a dire che Egli avrebbe regnato malgrado le contraddizioni, e che il tesoro del suo Sacratissimo Cuore sarebbe un giorno aperto a tutto il mondo. Or bene queste medesime parole noi indirizziamo a voi, o Cooperatori e Cooperatrici, nel mese particolarmente dedicato al Divin Cuore; e le indirizziamo perchè siate sempre più persuasi e della santità di questa divozione e del dovere che abbiamo tutti di coltivarla e propagarla. E come potrebbe essere diversamente, quando vediamo un Pontefice, qual è Leone XIII, nel quale non si saprebbe qual sia più da ammirare, se cioè l'altezza sovrana dell'ingegno, o la prudenza finissima di governo, o la pietà più tenera e delicata; lo vediamo, dico, questo Pontefice, pur in una età avanzatissima e fra mille occupazioni e preoccupazioni, non badare a se stesso, alla sua sanità; lasciare a parte ogni cosa per consacrare parte dell'anno a lumeggiare con le parole e con gli scritti, a caldeggiare con attività incessante, a propagare con operosità giovanile la divozione al S. Cuore di Gesù ? Se, com'è certissimo, il carattere del vero cattolico sta nel ben afferrare e nel prontamente eseguire i voleri, le intenzioni, i desideri stessi del Vicario di Gesù Cristo, in qual altro modo potremo noi meglio e più sicuramente palesare coi fatti la nostra qualità gloriosa di credenti, di figli della Chiesa cattolica, che con la divozione al Divin Cuore? Ed è questo, o cari Cooperatori e benemerite Cooperatrici, che soprattutto deve costituir il nostro ideale, questo che specialmente deve preoccuparci , perchè questo in modo particolare ci sorregge nelle prove di questa povera vita e ci consolerà un giorno al punto di nostra morte.

Ma non dimentichiamo mai che non basta a quest'effetto una vita qualunque. Il Cristianesimo, osserva S. Cipriano, (De idolorum vanitate) è un'istituzione fondata per riabilitar la caduta umanità e portarla nuovamente a Dio per mezzo di Dio stesso. Ma la sua forma sostanziale e come basamentale sta nell'unità, simboleggiata nella veste inconsutile di Gesù e componentesi di due fondamenti primi, essenziali, fede e carità. La prima mantiene pura, illesa l'idea di Gesù Cristo tal quale egli entrò nella Chiesa da lui creata; la seconda, cioè la carità, si appropria quest'idea e la scolpisce nella vita nel modo più operoso ed efficace.

Ma la fede, la fede viva e vera, non se ne rimane chiusa nei penetrali della nostra mente e ne' segreti del nostro cuore; essa si espande per sua natura, si estrinseca, per così dire, si rivela negli atti, nelle opere esteriori. Ed oh! come consola questo carattere della fede nell'Anno Santo! Chi è che non goda, che non esulti di essere cattolico dinanzi a quelle grandi e potenti manifestazioni che presenta la fede ai giorni nostri? Chi può non gioire al contemplare quello spettacolo più unico che raro, che offrono migliaia e migliaia di pellegrini, traenti ogni giorno e da tutte le parti del mondo, anche dalle più remote, alla città santa, alla Roma del Cristianesimo, alla sede augusta del Vicario di Gesù Cristo per acquistare il Giubileo Maggiore ? Chi può mirare senza sentirsene commosso, senza accendersi di entusiasmo, quelle lunghe schiere di romei, aggirantisi divotamente fra canti e preci, di nulla preoccupati fuorchè di Dio e dell'anima loro, per le quattro grandi Basiliche di Roma? Chi può descrivere i sentimenti che animano queste migliaia di credenti, la commozione che li invade, la gioia che, pur fra le lagrime, disfavilla da' loro occhi all'apparire del Venerando Vegliardo del Vaticano? Ah ! no, la fede non è morta.

Ma la fede sola non basta a costituir la qualità di cristiano-cattolico ; vi si richiede necessariamente la carità, e la carità si rivela nelle opere, nella bene ficenza, nelle limosine. Guerra e peste desolavano molta parte dell'impero romano, e segnatamente sulle coste del Nord-Ovest dell'Africa nella metà del secolo III. I pagani ne traevano pretesto per accagionar di tutti questi mali i cristiani.

Anche allora, come sempre, sui buoni si rovesciava la malvagità dei tristi; tale è la storia dell'umanità. Sorse allora S. Cipriano, Vescovo di Cartagine, a provare col ragionamento e con la storia come non l'abbandono degli idoli , ma bensì i molti e grandi peccati fossero la causa dei mali, da cui si era desolati. E poichè la carità soprattutto si era raffreddata nel cuore anche di parecchi cristiani, così egli scrisse un opuscolo, splendido ad un tempo per dottrina e per soavità, coll'intento particolare di eccitare alla carità, alla beneficenza i fedeli, specialmente quelli affidati alle sue cure (1). L'incarnazione di Gesù Cristo, egli dice, rialzò l'uomo dalla sua caduta; le opere di misericordia lo mantengono nella sua morale altezza. . .. La beneficenza è per gli angeli uno spettacolo magnanimo; trascurarla è lasciar trionfare il diavolo contro Gesù Cristo... Gesù Cristo ha dichiarato nel modo più esplicito che al giorno del giudizio le opere di misericordia sarebbero poste sulla bilancia e ne farebbero traboccar il peso... Il giusto non è quaggiù esente dal peccato; ma copre e cancella i suoi mancamenti con una maggior abbondanza di carità operosa.

Tali sono i sentimenti, tali le massime di S. Cipriano; sentimenti e massime che, scritte or son più di 16 secoli, si direbbero fatte pe' tempi nostri; sentimenti e massime, che non invecchiano mai, ma sibbene conservano perenne la loro freschezza primigenia. Or bene, o cari Cooperatori e benemerite Cooperatrici, applichiamo anche a noi, alla nostra vita questi sentimenti e queste massime; facciamo che esse siano il nostro pane quotidiano in quest'Anno Santo e soprattutto nel mese consacrato al Cuor di Gesù, che della carità è la personificazione viva e parlante. In quella che gioviamo al nostro prossimo, gioveremo a noi stessi; sollevando altrui dalle miserie, ci libereremo noi dalle nostre; asciugando le lagrime di tanti infelici, salveremo noi stessi da tanti disastri; rendendo meno penose tante esistenze, ci sentiremo noi consolati fra le pene, i dolori della vita; schiudendo agli altri il cuore a' casti sorrisi della vita, apriremo a noi le porte della divina misericordia.

(1) De opere et eleemosynis.

IL CUORE DI D. BOSCO E LA GIOVENTU`(*)

GLI Atti degli Apostoli ci riferiscono che un giorno San Pietro, in casa del centurione Cornelio, fece di Gesù Cristo questo elogio: pertransiit benefaciendo (X. 38); impiegò la sua vita nel fare del bene.

L' elogio è abbastanza conciso, ma dice tutto, San Pietro aveva gettato su la vita del Redentore uno sguardo, che io vorrei chiamare sintetico uno sguardo sommamente comprensivo, con cui abbracciava tutte le opere divine e mirabili, da Lui compiute a pro dell' umanità misera e languente. E però con una frase laconica , ma energicamente espressiva, espose, come in un quadro, tutta la storia della vita di Gesù Cristo, e ne rivelò magistralmente, da pari suo, la grandezza del cuore.

Di Don Bosco affermo altrettanto. Egli pertransiit benefaciendo : impiegò la sua vita nel fare del bene. In queste poche parole è compendiata la storia di D. Bosco; in queste poche parole sono, significati i suoi rapporti coll'umanità, i suoi punti di contatto con Gesù Cristo ; queste poche parole ci fotografano con spiccati colori la morale fisonomia del suo cuore.

La gioventù - questo focolare delle più care speranze - fu il campo prediletto, in cui Don Bosco esplicò, svolse la sua indefessa attività e il suo zelo ammirabile , fu il campo in cui versò, a larga mano, i tesori delle sue beneficenze.

Come Gesù Cristo aveva chiamato intorno a sè i fanciulli, cui prodigava le sue carezze e colmava con la dovizia delle sue divine grazie, così vuole intorno a sè i fanciulli anche il nostro insigne Benefattore ; li raccoglie in Valdocco sotto il manto della sua paterna carità, e nella numerosa famiglia dei suoi vispi biricchini trova delizie e compiacenze dolcissime. Trattili a sè colla soavità del miele, che va attingendo dagli esempi del Salesio, con quella mitezza e mansuetudine, che ha imparata alla scuola del Nazareno, indirizza ad essi le sue sollecitudini più premurose, consacra al loro bene tutte le energie , tutti gli affetti del suo cuore. Sì, Don Bosco è il benefattore dei giovani, che compie, a loro vantaggio, il santo e salutare ministero di educatore.

All'occhio vigile e scrutatore del grande Sacerdote non era sfuggita la miserabilissima condizione, in cui giaceva la povera gioventù, avvelenata nella mente e nel cuore dai pascoli malsani di una educazione traviata, moralmente assassinata da pessimi educatori, che, nel loro indirizzo pedagogico, svisando la natura delle cose, avevano disgiunto ciò, che è inseparabile, l'intelligenza dal cuore, l'educazione dalla religione. Egli aveva osservato con profonda intuizione quel deplorevole divorzio, conseguenza di erronei principii, che la nuova scienza, apostata da Dio, aveva promulgato , col mal celato divisamento di sconvolgere l'ordine sociale, che nella Divinità s'incontra. Nel silenzio della sua anima angustiata misurava , collo sguardo impaurito, i mali, che una cosiffatta educazione, con una fecondità allarmante, andava producendo ; e nelle rovine immani di tante nobili esistenze, - rovine accumulate dai postulati della scuola moderna - lamentava con sospiri infuocati l'inevitabile sfacelo dell'umano consorzio, perchè sapeva che il fanciullo - come disse il Dupanloup - è il genere umano, e quindi dalla sua mala educazione non si possono ripromettere che malanni e sciagure.

Lo spirito nobilissimo di Don Bosco, alla truce visione dello spettacolo d'una educazione degenere, paralizzata nella sua più potente vitalità dal soffio micidiale, dall'azione dissolvente della miscredenza, eretta a sistema, freme di generoso sdegno, e, colla serietà di chi vuole venirne a capo, studia il grave problema, che reclama un pronto ed acconcio scioglimento. Memore del grido, uscito dalle scuole tedesche del secolo xvii « Dateci in mano l'educazione, e noi daremo riformato il mondo » ; non ignorando quello, che fino dai suoi tempi diceva Platone : « I giovanetti, indirizzati a dovere, diverranno un giorno uomini eccellenti » ; desideroso, nello stesso tempo, di opporre un argine al corso rovinoso di quell'educazione, che è uno spietato tradimento, è una tempesta devastatrice, una bufera infernal nel campo dei costumi e della religione ; D. Bosco reso magnanimo dalla santità della sua causa e dall'aiuto della potentissima Regina del cielo e della terra, cui nutre affetto e devozione filiali, affronta intrepido le moltiformi difficoltà, supera gli ostacoli d'ogni fatta, che si oppongono al conseguimento dei suoi nobili ideali; e, assecondando gl'impulsi poderosi del suo cuore, converge all'opera rigeneratrice della gioventù tutte le sue veglie, tutte le sue attività, tutti i suoi conati, tutte le sue forze, tutto se medesimo.

Il mezzo, di cui si avvale, per raggiungere il suo scopo, è il sentimento religioso,. che si studia d'instillare nei vergini cuori dei fanciulli ; è il santo timore di Dio, che cerca d'inspirare nel loro animo, dopo che li ha radunati nei suoi Oratori, veri santuari di raccoglimento e di preghiera. Victor Hugo nel suo discorso, recitato nell'Assemblea generale francese il 15 gennaio 1850, aveva detto : Dio è alla fine di tutte le cose ; non dimentichiamolo e insegniamolo a tutti. Il Filosofo di Ferney aveva scritto : Ogni padre di famiglia è pregato di apparecchiare una posterità, che creda al Vangelo. Prima di costoro San Paolo, nella sua lettera agli Efesini, ha lasciato ai genitori quest'avvertimento: Crescete i vostri figli nella santa disciplina del Signore, e religiosamente educateli. - Eccovi il programma di D. Bosco, divenuto il padre dei fanciulli; eccovi il programma, che va seguendo nella sua nobile missione di educatore ; - la religione e il timore di Dio.

Tutti converranno che l'educazione è per l'uomo tanto necessaria alla vita, quanto l'aria per respirare, e la luce per vedere, Orbene, quale è mai l'ultimo fine, cui deve mirare e , tendere l'educazione dell'uomo ? Non altro che l'amore, che il culto della virtù, donde l'educazione deve prendere le mosse. I primi movimenti dell'animo hanno una efficacia tale, che non si cancellano più, e s'imprimono, come suggello, in tutte le operazioni dell'età adulta. E difficilissimo ravvivare in un cuore maturo quelle scintille di virtù, che non trovarono alimento nel primo schiudersi dell'anima innocente all'amore di ciò, che la circonda. Accadrà spesso che quei primi lampi di virtù, quasi istintiva, in cui la ragione non vanta ancora alcuna influenza, nel fervore della gioventù illanguidiscano e sembrino soffocati dalla prepotenza delle passioni. Ma la loro soave memoria vive riposta nei profondi recessi dello spirito, e la serenità di que' primi affetti risplende alla mente, come iride variopinta, in certi momenti di tenebre e di sconforto, ed è come stella polare, che, in mezzo alle onde procellose, riconduce l'affranto naviglio a quel porto, da cui salpava colla speranza di fortuna migliore. Ah sì ! è pure disgraziato chi, nell'aurora di sua giovinezza, non sentì il bello e il vero della virtù ; chi non apprezzò della religione i nobili eccitamenti ; chi non conobbe in Dio un padre amoroso, principio e fine d'ogni cosa. Quest'infelice non troverà nella religione e nella virtù, che non conosce o disprezza, quella misteriosa potenza, che sola è capace di tenere a freno le passioni irrequiete e cupide di pascoli; che sola è capace di sollevare questo pugno di polvere animata - l'uomo - ad altezze luminose di gloria ; che sola è capace di custodire la pace nelle famiglie, di garantire il benessere della società, di comunicare al mondo il movimento del vero progresso e di indirizzarlo alla meta dei suoi destini oltremondani.

Per la qual cosa, D. Bosco su la religione e sul culto della virtù, come su basi granitiche, innalza l'edifizio morale dell'educazione, che va impartendo ai suoi cari giovani : qui si concentrano le cure amorose di questo tenero padre. Con questi due elementi - armonizzati insieme - plasma l'uomo morale avvenire, forma l'ambiente della famiglia, che vi aspira le aure balsamiche del cristianesimo. E però, se l'antico Alessandro soleva chiamarsi più debitore ad Aristotile, che lo aveva educato, che a Filippo, che lo aveva generato, i fanciulli di D. Bosco possono essi pure affermare: Noi siamo più debitori a questo padre, che ci ha educati, che non a colui, che ci ha generati.

Moralmente rifatti per la somma efficacia della religione, che nel loro animo risveglia le aspirazioni della virtù, che il padre amorevole, ne' suoi famigliari trattenimenti, ha loro dipinto con colori smaglianti; resi felici dal sorriso ineffabile di Dio , verso il quale ha acceso ne' loro teneri cuori un incendio d'affetti, i fanciulli dalla mano benefica di D. Bosco sono condotti dall'Oratorio alla scuola, e da questa all'officina.

Ai nostri giorni si parla spesso della scuola laica. Che cosa è essa mai?

Risponda per me l'illustre presule di Cremona. « La scuola laica, quanto alle persone, è l'esclusione del prete, solo perchè è prete; e quanto al metodo, è l'astensione da ogni accenno, che abbia attinenza colla religione. » - D. Bosco ha conosciuto i guai di questa scuola, che è una vera sconciatura ; ha mirato con occhio compassionevole questo pubblico macello delle anime giovanili, e n'ebbe d'orror la testa cinta. Povera gioventù ! dovette esclamare egli ; povera gioventù! Ti hanno proibito di pronunziare il nome di Gesù, quel nome dolcissimo, che, scoperto il capo, pronunciava con tanta riverenza Isacco Newton, il quale, come cantò il Foscolo, tanta ala stese su le vie del firmamento. Ti hanno insegnato a bestemmiare quel benedetto Gesù, in cui lo stesso Renan riconosceva la pietra angolare dell'umanità. Ti hanno strappato dalle mani il catechismo, quel caro libro, che il protestante Diderot trovava il migliore per bene ammaestrare la sua figliuola ; quel caro libro, di cui il filosofo Jouffroy, presso alla tomba, dal fondo dello scetticismo in cui era caduto, raccomandava la lettura. Hanno cercato di spegnere nel tuo cuore la scintilla di quella religione, che Vittorio Cousin nel 1840 inculcava nell'insegnamento delle scuole ; di quella religione, che i geni più celebrati dell'umanità hanno riverito e praticato. Povera gioventù ! - Ebbene, io ti libererò per condurti tra le braccia di quel Gesù, che ti hanno insegnato a disprezzare; di quel Gesù, che col suo vangelo t'insegnerà la vera scienza, la scienza che potrà guidarti al tuo morale perfezionamento.

E Don Bosco si accinse di buon animo all'opera. Egli, dopo essere stato educatore, si fa maestro della fanciullezza.

Alla sua scuola convengono numerosi i discepoli, che da lui , oltre l'insegnamento elementare, hanno quello delle lingue classiche. Per loro compone libri , per loro provvede biblioteche di amena ed eletta lettura, per loro fonda stamperie, per loro apre scuole serali, per loro trova in aiuto altri maestri, per loro erige case di educazione, collegi, dove la gioventù, dell'uno e dell'altro sesso, riceve il pane di una correttissima istruzione.

Di questa correttissima istruzione sono testimoni migliaia e migliaia di fanciulli, che attendono agli studî sotto la solerte vigilanza e il sapiente magistero di ottimi sacerdoti, piante elette, sbocciate e cresciute all'ombra di quel prodigioso Bosco, che ormai ha steso in tutto il mondo i benefici suoi rami. Nulla trascurò quell'insigne Benefattore, perchè nei suoi istituti, che in breve lasso di tempo raggiunsero un numero sorprendente, ogni scienza ed arte trovassero benigno asilo, e fossero coltivate con intelletto d'amore. Ma soprattutto Ei volle, che nei santuari dell'arte e della scienza da sè eretti, spirasse il soffio vivificante della religione ; volle che vi penetrasse la benefica influenza delle virtù cristiane e della divina legge ; volle che vi si insegnasse ad ansare il prete, perchè prete, ad amare il Vicario di Gesù Cristo, ad amare la Chiesa Cattolica ; volle che vi si insegnasse ad abbracciare in un solo amplesso d'amore l'altare e il trono, la religione e la patria.

In tal modo le scuole di Don Bosco, che, mercè le celesti benedizioni, sono fiorentissime , costituiscono l'antitesi delle scuole laiche: Da queste escono giovani indisciplinati, ignari di quella religione, che santifica le anime ed i cuori, insofferenti d'ogni giogo, libertini, destinati ad ingrossare le file dei socialisti, degli anarchici ; da quelle escono giovani docili, addottrinati nelle verità della fede, pronti a compiere, anche a prezzo di sacrifizi , i loro doveri ; giovani, che gettati nelle famiglie, le convertono in santuari di pace, e gettati nella società, ne formano l'onore e la gloria.

Senonchè, un'altra classe di giovani procaccia a D. Bosco la ben opportuna occasione di palesare la bellezza e grandezza del suo cuore. Sono i giovani operai, i quali, dopo averlo ammirato modello di educatore e di maestro negli oratori e nella scuola, lo chiamano a sè nelle officine. E Don Bosco, il padre degli operai, che ha tanta divozione verso il Fabbro di Nazaret, non disdegna, anzi gioisce di accomunarsi a loro, di spezzare con essi un tozzo di pane. Meglio de' sedicenti e altezzosi filantropi dell'età nostra, che, simulando interessamento e premura per i proletari, inaspriti dai mali trattamenti dell'egoismo settario, ne accarezzano le passioni e ne sfruttano l'ignoranza, D. Bosco scioglie praticamente la questione sociale, coll'affratellarsi ai diseredati dalla fortuna, col promuoverne il benessere morale e materiale, coll'addestrarli nelle arti e ne' mestieri, donde trarranno il sostentamento della vita per sè e per le loro famiglie.

Ed eccovi nelle case salesiane esperti fa legnami, calzolai, sarti, fabbri, tipografi, litografi, fonditori di caratteri, legatori di libri. E mentre battono l'incudine, mentre maneggiano l'ascia e il martello, o attendono ad altre occupazioni, la voce amorevole del sacerdote dirozza e ingentilisce i loro costumi, li invita alla preghiera, li chiama ad ascoltare la santa Messa, insegna loro a santificare i giorni festivi: la voce del sacerdote li erudisce nei doveri religiosi e civili, parla del rispetto e della sottomissione, a cui hanno diritto le autorità costituite, li rende rassegnati alla loro condizione, fa loro conoscere che il lavoro non è punto un'ingiusta tirannia , sibbene un dovere, che, santificato dalla religione, ha esso pure la sua dignità, ed è per il povero operaio benefica sorgente di quella pace, tanto preziosa, i cui sorrisi sono negati a chi poltrisce nell'ozio, e a chi va gozzovigliando.

Ah benedetti gli operai di Don Bosco! benedette le officine salesiane ! È qui, dove i moderni filantropi devono imparare ad educare i figli del popolo ; è qui, dove i moderni economisti devono apprendere il modo di sciogliere la questione sociale, che oggigiorno tiene in trepida ansia e potenti e monarchi, che affatica l'ingegno dei dotti, che impensierisce gli animi onesti.

Ecco D. Bosco nell'oratorio, nella scuola e nell'officina; in questi tre campi diffonde i benefizi del suo cuore. - Potrei parlare ancora di Lui, che, per mezzo dei suoi missionari, spande le sue beneficenze anche in terre, ove vivono popoli selvaggi. Potrei dire ancora di Lui mille altre cose, e tutte sorprendenti, che manifestano a caratteri spiccatissimi la sua azione provvidenziale in mezzo al secolo xix. Ho detto abbastanza, perchè io abbia ragione di affermare che D. Bosco impiegò la sua vita nel fare del bene « pertransiit benefaciendo »; ho detto abbastanza, per poter con chiude re che è bello, è grande il cuore di questo insigne Sacerdote.

La storia romana ci ricorda con ammirazione il nome dell'imperatore Tito Vespasiano, chiamato, per le sue beneficenze, la delizia del genere umano. Con più forte ragione la storia chiamerà delizia dei giovani il loro educatore , il loro maestro , il loro padre, D. Bosco. - Attila, che chiamava se stesso flagello di Dio, diceva : Più non cresce erba dove il mio cavallo ha posto il piede. Ma la sconfitta di Chàlons, toccatagli sui Campi Catalaunici, umiliò la superba ambizione del re degli Unni. D. Bosco poteva chiamare sè medesimo benefattore dell'umanità, e poteva dire : Piovono i benefizi del mio cuore dovunque poso il mio piede.

È questo l'uomo che abbiamo ammirato. E questo l'uomo, il cui spirito e la Cui opera si perpetuano nella benemerita Congregazione Salesiana. E questo l'uomo, che vivrà eterno nella memoria di quanti sanno apprezzare il suo grande cuore, e che dai posteri riscuoterà sempre meritato tributo di venerazione e di riconoscenza. - Pieghiamo riverenti la nostra fronte dinanzi alla tomba, che racchiude le ceneri benedette di quest'illustre Sacerdote e Benefattore ; su quella tomba, meta di divoti pellegrinaggi, imprimiamo caldo bacio di sentita ammirazione.

(*) In questo mese che richiama alla nostra mente tanti cari ricordi, crediamo far cosa gradìta ai nostri lettori regalandoli di questo bell'elogio, recitati nel nostro Collegio di Alassìo in occasione del 10° anniversario della morte di D. Bosco, dall'esimio Sac. Prof. Giuseppe Maria Gogioso di Ventimiglia. In pari tempo ringrazìamo sentitamente l'autore di avercelo favorito per il nostro Bollettino.

IL 24 MAGGIO 1900 A VALDOCCO

SIAMO lieti di poter far precedere alla relazione delle cose avvenute in questo giorno memorando e che fu veramente il trìonfo, fin di secolo, della Madonna di D. Bosco, il seguente articolo pubblicato in prima pagina dall'ottima Italia Reale-Corriere Nazionale nel suo numero del 24 maggio.

Mentre a Roma si celebra la glorificazìone della Santità colla Canonizzazione del Beato Gio. Battista de La Salle e della Beata Rita da Cascia, è bello vedere a Torino entusiasticamente celebrata la Regina dei Santi, la potentissima Ausiliatrice dei Cristiani per aiutarli a farsi santi tutti.

Fra le onde della mite luce primaverile, tra ì profumi della natura imbalsamanti l'atmosfera in cui vìviamo, sorge l'aurora di questo giorno solenne, che appella al solingo Valdocco, alla cittadella dell'Ausiliatrice, i figli tutti della più tenera fra le madrì, per incoronarla di mistici fiori ed invocarla ognora propizia nelle distrette della vita.

Laggiù a quel glorioso Santuario oggi tutto è vita, vita piena ed esuberante, la quale fluisce dal cuore amante dei figlì e sì effonde nel maestoso sacro recinto con l'imponenza delle funzioni, con le seavì melodìe della musica, che a Dio unisce i cuori e li sublima in estasi di paradiso, e con la frequenza esemplare ai SS. Sacramenti di migliaia e migliaia d'anime fedeli venute da lontane regioni per sciogliere alla Taumaturga Ausiliatrice del popolo cristiano i voti e l'inno del ringraziamento per gli impetrati favori. Nel tempio tutto è vìta, vita di fede, di amore e di armonie ineffabili.

Le moltitudìni, prostrate dinnanzi all'altare della Vergine Potente, si succedono con incessante ed affannoso moto nel desiderio di poter fissare un istante gli occhi, irrorati dì lagrime, nel quadro caro e dolcissimo che rappresenta la Madre con lo scettro del potere nella destra quasi in atto di dire al Divin Figlio, cui Essa sostiene colla sinistra: - Tu mi concedesti ognì potere in cielo ed in terra : ebbene voglio che tu ti pieghi alle suppliche di questi miei figli, rendendo pago ogni loro desiderio; - mentre ai piedi della Vergine una moltitudine di celesti comprensori par che ìncoraggìno i viatori terrestri a ricorrere con illimitata fiducia a: Lei. E la Chìesa trionfante che assicura alla Chiesa militante il concorso efficace delle proprie impetrazioni appresso il trono dell'Ausiliatrice...

O quadro veramente bello e pieno di altissimi significati ! L'immortale D. Bosco fu certo inspirato dall'alto quando al pittore ne commise l'esecuzione indicandogli e precisandogli ognì minimo particolare !

Ed il pellegrino passa dinanzi a quel quadro, e mentre innalza dal fondo del cuore una fervida prece, dal labbro estatico gli esce l'esclamazione: Quanto è bella la Madonna di Don Bosco! E allora alla sua mente sì dispiega un'altra mirabile tela, dipìnta dalla mano stessa di quella dolce Madonna : è la tela delle grazie e dei prodigi operati da Lei, Ausiliatrice dei Cristiani, in quel luogo santificato dalla sua presenza. E su quella tela vede raccoltì tutti i cuori e gli ex-voti, anzi ogni mattone, ogni fregio, ogni ornamento, di cui va ricca la Casa di Maria e tutti gli altrì edifizi che le fanno corona, nei quali sono raccolti i suoi orfanelli, e sopra tutta quell'innumerevole moltitudine di svariatissimi oggetti ei legge a caratteri d'oro: Per grazia ricevuta!

E gli par di vedere il quadro ingrandirsi talmente da abbracciare tutto il mondo, nel tempo stesso che la mano di Maria con ìnstancabile sollecitudine vi sta lavorando attorno per rìempire lo spazìo immenso di nuovi suoì favori.

E laggiù a Valdocco, nel giorno 24 maggio, che si tocca con mano come Maria Ausìliatrice sia proprio la Madonna del popolo, cui la Potente Regina soccorre in tutti i suoi bisogni. Essa imparte le sue grazie senza strepito, anzi sono grazie che rìguardano per lo più le necessità più ordinarie della vita ed in ciò sta il suo particolare distintivo. Mentre la Madre dì Dio ad altri Santuari opera strepitose conversioni e guarigioni, in quello di Valdocco si accontenta di sovvenire alle comuni necessità perchè sa che il popolo non ha tanto bisogno di fatti strepitosi che lo commuovano quanto di essere assistito nelle vicende ordinarie della sua esistenza. È questo il segreto della universalità della Madonna di D. Bosco che è la Madonna del popolo cristiano.

Uniamoci dunque tuttì in questo bel gìorno ad onorare e benedire Maria SS. e dalla solitudine di Valdocco, tramutata ora in cittadella dell'Ausiliatrice, e dalla cupola, ove ì raggi del sole riflettono la maestà della Regina dei cielì e dei cuori, rìceveremo tutti nuovo impulso nelle opere di fede e dì carità che formeranno il pìù bel retaggio del morente secolo alle generazioni future. Vìva Maria SS. Ausiliatrice deì Cristianì! Viva il suo prediletto apostolo D. Bosco !

Fin qui il sullodato giornale il quale con questa bella pagina di figliale affetto verso la Madonna di D. Bosco e con le belle relazionì pubblicate nei numerì seguenti (delle quali ci serviremo a man salva), volle contribuire a rendere più grandioso il trionfo di Maria Ausiliatrice in detto giorno ; trìonfo che noi siamo impotenti a ritrarre in tutta la sua magnifica realtà.

L'universalità della divozione a questa nostra Potente Ausìlìatrice meglio non avrebbe potuto essere confermata, e la popolarità del suo culto ebbe una sanzione solenne, quale le sì conveniva nell'ultimo anno del secolo in cui ottenne, mercè la mirabile istìtuzione del Padre e Fondatore nostro desideratissimo, il suo massimo sviluppo. Gloria eterna a Maria Ausiliatrice, che suscìtò questa nuova memoranda prova della sua speciale protezìone all' opera Salesiana ! Onore e plauso alle migliaia dei devoti pellegrini accorsì a cantare personalmente alla Taumaturga Madonna l'inno del ringraziamento e della gratitudine ! Essì superarono di molto la rispettabile cifra dì diecimila, provenìenti da Genova, Milano, Novara, Vigevano, Astì, Alessandria, Saluzzo, Alba, Mondovì, Pinerolo, Susa, Oulx, Savigliano, Diano di Alba, Bene Vagienna, Mombaruzzo, Ivrea, S. Benìgno Canavese, Cuorgnè, dal Lago Maggiore, dalla Svizzera, dalla Francia e da moltissimì altri paesi. La suddetta cifra di pellegrinì non calcola i moltissimi altri venuti alla spìcciolata durante i giorni della Novena, perchè computandoli la farebbero duplicare abbondantemente. In essa non sono neppur compresi i Torìnesi accorsi quotidianamente al Santuario dì Maria Ausiliatrice durante la Novena e la solennità, sicchè, se si volesse avere un calcolo complessivo, possiamo senza alcuna esagerazione affermare, che il nostro caro Santuario suscitò in quest'occasione un movimento di oltre 80,000 persone.

Malgrado le minaccio del tempo fin dalla vigìlia tutti i dintorni di Valdocco erano gremiti di pellegrini e Torinesi accorsi per la Conferenza di Don Rua; della quale mancheremmo al dover nostro, se non comunicassimo, a quanti non poterono ascoltarla, le impressioni ricevute, persuasi dì esprimere il pensiero di quellì che vi assistettero.

La vasta Chiesa, graziosamente addobbata a grandi striscio di color bianco, rosso, celeste, ornate d'oro, coi grandi lampadari accesi, attirava glì sguardi di oltre tremila persone al gran quadro della Vergine, che sorge sull'altar maggiore e rìempe dì sè lo sfondo del Santuario. Nella seconda cappella a destra entrando torreggia la bellissima statua dell'Ausiliatrice (opera degli scultori Minoia e regalata, quale voto dì strepitosa grazia, due anni fa da pia persona) ìllumìnata da innumerevoli candele accese, che riflettono all'intorno i molteplici cuori d'argento e gli ex-voti ultimamente recati alla miracolosa Vergine, ed attorniata sempre da numerosìssimo stuolo di devoti, imploranti ìl suo valido patrocìnio.

Alle ore 15,30, dopo la solita lettura di un brano della Vita di S. Francesco di Sales, compare sul pulpito l'esile figura del Superiore dei Salesiani, ìl quale esordisce dicendo che parlerà come un padre ai suoi figlìuolì, un fratello ai fratelli, e narrerà il viaggio fatto testè attraverso l'Italia, la Sicilia e l'Africa per visitarvì le Case Salesiane.

Diciamo subito che il suo dire, improntato alla più grande semplicità, senz'altro ornamento che il più efficace, quello della verità, cattivò tosto l'attenzione, che tenne sospesa per più di un'ora. Varie ed interessanti furono le vicende del viaggio, nel nostro Bollettino già descritto o che sì descriverà un po' alla volta; rileviamo solo la commozione prodotta dalla narrazione di alcune straordinarie grazìe impetrate da Maria Ausiliatrice, a persone anche costituite ìn dignità per la benedizione ed invocazione della Madonna di Don Bosco.

Rallegrò col racconto delle ovazioni fatteglì in una pubblica chiesa in Sicilia, che egli, appena potè parlare, si affrettò a disapprovare dall'alto del pulpito, e che si ripeterono più insistenti che maì, appena termìnò l'esortazione a non farle più. Si mostrò soddisfattissimo del buono spirito che regna in tutte le Case da lui visitate sia deì Salesianì, sia delle Figlie dì Maria Ausiliatrice e dìsse che è tale l'insìstenza, che da ogni parte gli si faceva per l'apertura di nuove Case, che, non potendo soddìsfare le numerose richieste, era obbligato ad abbreviare la sua dimora nelle varie città e negli altri luoghi del suo passaggio per sottrarsi ad un'ìnsistenza che, se lo consolava da una parte per la stima e benevolenza verso la Pia nostra Società, per altra parte gli faceva pena per non potere contentare tutti, non bastandogli al presente il personale di Salesiani e di Suore.

Disse che l'emigrazione dalla Sicilia a Tunisi si fa sempre più numerosa, e sebbene i Salesiani ammìnistrino in quella città la Parrocchia degli Italiani, che sono ben ventìmila, poco possono fare per essi, perchè la chìesa è appena come la sacrestia del Santuario di Maria Ausilìatrice. Terminò con una commovente esortazione ad aiutare le Case Salesiane della città di Torino, che versano in gravi strettezze. Alcuni credono, aggiunse, che i Salesiani siano ricchi perchè possiedono molte case; ma queste case sono piene di giovani che bisogna mantenere ; queste case sono tutte produttive di spese. I Salesiani sono ricchi di debiti. Fece la confidenza che l'Oratorio deve attualmente ad un solo provveditore di generi di vestiario 41 mila lire, ad un altro 20, ad un terzo 30 mila. Sono cifre che fanno spavento ! Invoca l'aiuto di questa generosa città per l'Oratorio, mentre con pena rileva come dopo la morte di D. Bosco l'Oratorio fu quasi dìmenticato nella beneficenza testamentaria. Con questo doloroso lamento e con una calda esortazione a provvedere ai più urgenti bisogni dell' Oratorio si chiude la conferenza del Successore di Don Bosco che noi avremmo voluto stenografare perchè l'ìmpressione profonda che ha visibilmente prodotto nei Cooperatori e nelle Cooperatrici presenti si estendesse ai lontani.

Aì primi vespri della festa, così l'Italia RealeCorriere Nazionale, la moltitudine che letteralmente gremiva il Santuario, rendeva ìmpossibile ogni accesso ai malcapitati in ritardo, desiderosi di ascoltare le esecuzioni musicalì della Scuola Salesiana, superiore ad ogni elogio. Per la qual cosa la vasta piazza del Santuario andò affollandosì in modo da formare una successìone ininterrotta di teste semoventisi ed accalcantisi verso la porta maggiore del sacro tempio, convertìto da mille facì in un'onda di luce abbagliante. Finita la predica del Rev.do Teologo Luigi Barlassina, l' eloquente predicatore del Mese dell'Ausiliatrice, S. E. Rev.ma Mons. Bertagna, Vicario Generale dell'Archidiocesi, imparte la benedizione col Santissimo, durante la quale si ha un panorama indescrivibile : il recinto del Santuario e buon tratto della piazza formava di più migliaia una testa sola, che, prostrata dinanzi alla Maestà dell'Eucaristico Redentore, faceva atto solenne della sua fede e divozione.

Nel frattempo, calata la notte, le parti laterali della facciata del Santuario, tutte le case circostanti, e la circonferenza della maestosa cupola s'illuminano di innumerevoli variopinti bicchierini ardenti, armonicamente disposti per inneggiare, nel loro muto linguaggio, a Maria, la cui dorata statua dall'alto della cupola, coronata da dodici fiammanti stelle e poggiante i pìè sulla bianca luna formata dalle mille fiammelle a gaz che la cìrcondano, domina, benedicendo, quello spettacolo imponente.

Il tempio intanto e la piazza continuano ad esser gremite, fin oltre le ore 22, di pellegrini che fanno risuonare le volte del Santuario di cantici popolari interrotti da devote e fervido preghiere. Nel tempo stesso tutti i confessionali sono gremitì tanto da desiderare che questi fossero raddoppiati per poter dar comodità a tutti, pur continuando ad ascoltare le confessioni, se fosse possibile, tutta la notte.

Rìaperto il Santuario alle tre del mattino, è subito ripieno di fedeli i quali prendono d'assalto i confessionali e la balaustra per potersi riconciliare e comunicare in tempo. Le sante Messe si succedono, mentre vari sacerdoti all'altar maggiore ed in seguito anche a quello di S. Pietro sono ininterrottamente occupati a distribuire il Pane degli Angeli ai fedeli, durando in questa soave e consolante occupazione fino circa mezzodì.

Alle 8,30 giungono nuovì pellegrinì fra cui quelli di Giaveno, circa cinquecento, coi. loro stendardi e vessilli, che a stento riescono a penetrare nel tempio per compiere le loro divozìoni.

Alle 10,30 comincia la messa pontificata da Monsignor Luigi Spandre Vescovo Ausiliare del Cardinale Richelmy. Nei vari corettì che attorniano il Santuario hanno preso posto illustri personaggi, vari rappresentanti della stampa e rinomati maestri di musica impazienti di udire le sublimi armonie della Messa, opera magistrale del cav. Gìovanni Tebaldini, Direttore del Conservatorio Musicale di Parma, e del cui intrinseco valore come pure del classico Saepe dum Christi di Monsignor Cagliero e degli altri scelti pezzi di musica, fatti gustare nelle funzioni della sera, diremo più sotto. Adesso diciamo solo che piacque assaì anche al popolo, al quale non parve vero di sentire musica tanto soave e melodiosa. Le parti variabìli in canto fermo rivelarono quanto bello sia il canto liturgico quando è eseguito come si deve. Ne sia lode, e ben meritata, all'esimio M.° Dogliani, a quanti lo coadiuvarono e a tutti i piccoli musici dell'Oratorio.

Sul mezzodì il cielo comincia ad annuvolarsi e divenendo man mano più plumbeo ed oscuro, verso le ore 14 scarica una pioggia, dapprima violenta e poì fitta fitta che dura un'ora, obbligando i pellegrini a rìparare parte in Chìesa e parte sotto i porticati dell'Oratorio. Molti, i più timidi e non ancora pratici di quanto accade nella festa della Madonna di D. Bosco, pren dono la via della stazione e partono col primo treno. Quasi tutti gli annì la nostra Madonna nel giorno della sua festa suole regalare un acquazzone, forse simbolo della moltiplicità delle grazie che dìffonde sui suoi divoti.

Rimessosi il tempo, verso le ore 18 hanno principio i vespri solenni. La gente si accalca a tutte le porte per tentare di entrare in chiesa, ma non potendo va schierandosì sulla piazza che in breve dalla gradinata appare tutta zeppa di uomini, donne, fanciulli e rivenditori di oggetti sacri. A quando a quando le vocì argentine dei musici ed il maestoso suono dell'organo, viene, quasì eco lontana, a percuotere l'orecchio della folla e più vivo si accende in lei il desiderio di poter spingersi innanzi per meglio gustare quelle armonie. Abbiamo visto molti uomini garrire glì strilloni perchè coi loro strillì rompevano quelle onde sonore uscenti dal sacro tempio. Poi ad un tratto nel Santuario tacciono ì canti ed ì suoni, segno che incomìncia la predica detta con la solita valentia ed eloquenza dal predìcatore del mese. La moltìtudìne, che gremisce la piazza, invidia la sorte di quellì, che più fortunati possono ascoltare l'ìnspirata, parola dell' Oratore, il quale per circa mezz'ora tiene pendente dal suo labbro l'udìtorio pigiato talmente nel Santuario che se si fosse dalla cupola lanciata una manata di grano, neppur un granello avrebbe potuto giungere al pavimento... Ma ecco l'organo riprende le sue armonie e vengono intuonate a voce dì popolo le Litanie che poi, divìse a gruppi, continuano, parte in musica e parte colla popolare cantilena sostenuta da ben cinque mila voci. Di sorprendente effetto, anche fuori sulla piazza, il pienissimo coro deì musici all'Auxilium christianorum, ripetuto insistentemente, con armonico intreccio, quasi per meglio ingraziarsi la Padrona di Casa. Dopo il Tantum Ergo, pure in musica, Mons. Spandre imparte la benedizione e poscia, preceduto dalle guardie e dai realì carabinieri, che aprono il passaggio, scende alla porta maggiore del Santuario, dove - mentre la banda dell'Oratorio festivo diretta dal M.° Garbellone, dalla parte superiore della piazza, eseguisce una sinfonia - benedice col SS. Sacramento l'affollato popolo prostrato per terra.

Il momento è solennissimo: sul volto di tuttì si legge la fede a Gesù, e questa fede e quest'amore, ìncapace a più contenersì, prorompe in vari punti della piazza nell'acclamazione di : Viva Gesù Redentore! Viva Gesù nel SS. Sacramento! La moltitudine raggiante dì gioia sfolla a poco a poco, fermandosi la più parte sulla pìazza ad osservare l'illuminazione che va convertendo la facciata e la cupola in un mare di fiammelle. La banda dell'Oratorio festivo di S. Francesco di Sales dal suo palco sulla piazza, nella sua nuova uniforme, tiene concerto con l'esecuzione di. scelti pezzì. Un bravo di cuore agli egregi suonatori, tutti operai che, nelle domeniche e feste di precetto, frequentano, già uominì fattì, il prima Oratorio di D. Bosco, come pure al solerte loro maestro il nostro confratello Garbellone, per questo solenne omaggio tributato, con tanti sacrifizi, alla Vergine Ausiliatrice. Oh ! questa Potente Madre non mancherà corto di colmarli d'ogni più eletta benedizìone !

Frattanto, resa possibile la cìrcolazione nel Santuario, i devoti si succedono all'Altar Maggiore per baciare la Sacra Relìquìa, cantando laudi e recitando fervorose preghiere. Tanta è la vivezza della fede in tuttì che commuove ed impone. E questo movimento continua fino alle ore 23, quando viene chiuso il Santuario. Ma sulla piazza è un continuo andare e venire di gente. Nessuno si può staccare dal mirare l'aurata statua di Maria ergentesi nell'oscuro del cielo in mezzo allo splendore di vivi raggì di luce, e par che grìdi col cuore, come si sente rìpetere da tutte le bocche: è il trionfa della Madonna di D. Bosco.

Questa nostra abborracciata relazione non dà che una pallida immagìne della solennità del giorno e dello stragrande concorso. Il 24 maggio 1900 farà epoca nella storia del Santuarìo di Maria Ausiliatrice perchè venne visitato, a detta di tutti, da cinquanta a sessanta mila persone Le Sante Comunìoni fatte nella festa furono ben 10,000 e comprese tutte quelle fatte nella novena e nel triduo abbìamo la sìgnificante cifra di ben 45,000. Esempìo eloquente di fede !

A rendere però così memorando questo giorno concorse anche l'ottima esecuzione del programma musicale. Questo programma, tutto di maestri italiani, fu degno della grande solennità. La Messa del Tebaldìnì venne giudicata dagli intelligenti uno stupendo lavoro di polifonia lìturgica sostenuto da capo a fondo da peregrine e castigate melodie.

L'ottima esecuzione della nostra "Schola cantorum" giovò assai a far rilevare le bellezze di questo pregevolissimo lavoro. L'autore, che ne assìstette le prove e l'esecuzione, sì dimostrò soddisfattissìmo ed ebbe parole di grande encomio per l'esimìo nostro confratello il M° Dogliani, alle cui fatiche si deve l'esito felicissimo dell'interpretazione, e per tuttì gli esecutorì cioè i giovanetti dell'Oratorio ed, in ispecie, i valenti cantori della città che prestarono l'opera loro con disinteresse ed amore. Tanto la Messa quanto il resto del programma fu magistralmente accompagnato all'organo dal valente e giovane M.° Ugo Matthei, Organista della Parrocchia di S. Agostino in Torino.

Il Dixit del M.° Guglielmo Mattioli, di fattura moderna, e glì altri salmi in falso bordone, fecero gustare una musica soavìssima e devota, quale si addice alla maestà del sacro recìnto. Il nuovo inno Saepe dum Christi, composto ultimamente da Mons. Cagliero nella Patagonia, di stile strettamente lìturgico, coi versetti alternati col canto Gregoriano e chìuso da una stupenda fuga sull'ultima strofa, riuscì dì un effetto imponente, e cì rivelò ancora una volta non solo il composìtore geniale della musica ideale, ma altresì il bravo contrappuntista. Quanti bei lavori potremmo ancora attendere da Mons. Cagliero se le sue cure pastorali glieli permettessero!

Il Magnificat del M.° Lotti si raccomandò da se solo per il nome dell'illustre Maestro della scuola Veneta. Le Litanie del M.° Cav. Lorenzo De Valle, trattate quasi sempre a stile di Canone, pìacquero immensamente specie agli ìntelligentì dell'arte. Il Devalle, che è pur zelante Maestro di Banda, scrisse e fece eseguire per questa circostanza due bellissìmi suoì pezzi al nostro concerto. Il Tantum ergo annunzìato, che ìl M.° Tebaldinì non ha potuto preparare per ìndisposizione di salute, fu composto invece dal giovane Maestro Pìzzetti, uno dei primi allievi del Conservatorio di Parma. E un lavoro che fa molto onore all'autore. L'esecuzione dì tutto il programma fu inappuntabile come sempre, e i nostri piccoli cantori mantennero la freschezza di voce sino alla fine.

Notiamo infine alcune particolarità. E primieramente la moltìtudìne delle grazie che concesse la Vergine SS. nel decorso del mese a Lei consacrato. Senza tener conto delle relazioni ricevute con offerte per i nostri orfanelli e Missionarì, o per la celebrazìone di Sante Messe, nel mese dell'Ausiliatrice la statua di Lei, esposta al secondo altare a, destra di chi entra nel Santuario, venne ornata di varie collane d'oro e d'argento e di oltre cento tra cuori e quadri votivi. Le torcie e candele poi, fatte accendere dai divotì per ottenere grazie o per ringraziamento delle già ottenute, sono incalcolabili.

Durante la Novena moltissimi Istituti della città vennero in corpo a far omaggio alla nostra Madonna con breve visita. L'Istìtuto delle Scuole Apostolìche del Martinetto e quello di S. Giovannì Evangelista vollero anzi ascoltare la Santa Messa accostandosi alla Comunione infra Missam, e ciò ìn giorni dìstinti. Anche la Pìa Associazione delle Dame di Maria Ausiliatrice volle onorare con particolare funzione la sua Protettrice. Le ascritte si raccolsero numerose il 19 maggìo nella Cappella delle Suore di D. Bosco, che sorge a pochi passi dal Santuario, ad ascoltare una Santa Messa, celebrata dal Rev.mo D. Rua il quale, prìma della Comunione, le esortò alla costanza nell'amore a Marìa e nelle opere di carità per amore di Gesù, con un succoso fervorino. Gli operai Cattolicì di S Gioacchino ebbero pure la felice idea di onorare la Vergine con speciale funzione. Il Collegio Morgando di Cuorgnè nel Canavese intervenne in corpo alla festa e mandarono eziandio numerosa rappresentanza l'Oratorio dì San Benigno Canavese, ed i Collegi di Varazze in Liguria e quello di Intra sul Lago Maggiore. Nei giorni seguenti infine fu un continuo affluire di pellegrini, anzi la domenica fra l'ottava dell'Ascensione di Gesù Crìsto parve rinnovarsi la festa. Il Santuario gremito, con numerosa frequenza aì SS. Sacramenti, presentava l'aspetto delle maggiori solennità. Alle due funzioni del pomerìggìo non era più possìbile la circolazione in chiesa e, nella seconda, cantò le glorie della nostra Madonna , ìl nostro zelante confratello D. Secondo Marchisio, con ben appropriato e figliale sermone, quasi a degna corona delle tante bellissime laudi tributate nel decorso del mese alla sempre carissima Madonna di D. Bosco.

Ed ora sarebbe doveroso che noi intuonassimo un cantico dì riconoscenza e di trionfo ìmmortale alla nostra Potente Ausiliatrice per i tanti segnalatissimi favori largiticì in questa fausta circostanza ; ma la possibilità, il tempo e lo spazio ci vien meno e cì accontentiamo solo dì un semplice augurio e cordiale saluto. Ci auguriamo cìoè, che tutti gli anni avvenire abbia sempre a ripetersi e ad aumentarsi questo consolante ed imponente spettacolo; che tutti gli annì, nel Mese dell'Ausiliatrice, cìoè dal 23 aprile al 24 maggio, si succedano i devoti e numerosi pellegrinaggi a quest'eletto Santuario dove Maria abbonda di grazie e favori temporali e spirìtuali ; che tutti gli anni ì nostri Cooperatori e le nostre pie Cooperatrici si facciano un dovere di venire a tenerci compagnia nel ringraziare, più degnamente che per noì fia possibìle, Colei che è diletto e cagion di tutta gioia, rendendo così pìù belle e solenni le festività della nostra cara Madonna. Sì, è dovere che tutti ì membri della famiglia Salesiana convergano lo sguardo e gli affetti del loro cuore al dìletto Santuario di Valdocco. Ci facciamo quindi lecito di rinnovare, primìeramente a tutti i nostri confratelli, i figli primogeniti del gran cuore di D. Bosco, sparsi per ìl mondo, e poi ai Cooperatori ed alle Cooperatrici tutte, l'ardente ed infuocata nostra preghiera di far sempre più conoscere, onorare ed amare tenerissìmamente la nostra gloriosa Ausiliatrìce, tenendo ben fisso in mente e scolpìto nel cuore, che dal Santuario dì Valdocco, Essa si piace impartire con pìù abbondanza e sìngolar predilezione le sue grazie a quanti si vantano del soave titolo di figli dell'Ausiliatrice. Moltì di questi sogliono affannarsi per ricorrere ad altri Santuari, ma queì Santuarì, per quanto celeberrimì e magnifici , non sono il luogo designato perchè possano rendersi propizia la Vergine Madre, la quale pare abbia già stabilito a ciascun suo figlìuolo e figliuola, il titolo con cuì l'ha da invocare ed onorare ed il luogo ove accorrere per essere sicuri di ottenere il soddisfacimento dei loro voti. E qual altro titolo sotto cui esser invocata ha stabilito questa buona Madre ai membri della Salesiana famiglia, se non quello dell'Auxilium Christianorum? Qual altro luogo se non quel teatro dei suoi prodigi e delle sue meraviglie, che è Valdocco? A Maria Ausilìatrice, a Valdocco percìò debbono rìcorrere e pellegrinare tutti i nostri lettori, specialmente al giungere della festa onomastica della Madre, e noì vorremmo poter imprimere a caratteri indelebili questa persuasione nella mente di quantì leggeranno queste linee, e suscitare in ogni petto un santo entusiasmo nell'adoperarsi a diffondere sempre più la dìvozione all'Ausiliatrice ed il ricordo del suo Santuario.

Salve, o romito Valdocco, privìlegiato da Marìa di tanti sorrisi, di tante bellezze e di tante attrattive, salve ! A te accorreranno i popoli con annuali peregrinazionì perchè in te , sulla zolla imporporata dal sangue dei martiri di Cristo, Maria volle edificare la Casa da cui diffondere, sopra le anime desolate e sitibonde, le sue grazie. 0 Santuario benedetto, quanti sotto le maestose tue volte, hanno già passato ore di paradiso; quanti nei momenti di sconforto e di amarezza, prostrati dinanzi alla tua Padrona, hanno ritrovata la calma e la serenità del cuore ! Ma quanto più ìnnumerevoli sono quelli cui Marìa attende dentro le tue mura per colmarli di ogni pìù eletta benedizione !

O Maria, Madre dolcissima, che siedi Regina nel tempio sontuoso che la pietà deì figli ti ha innalzato, noi ti amiamo, lo sai, ti amiamo tanto e non cesseremo maì di amarti con tutta la forza del nostro povero cuore! Deh! Tu abbici sempre sotto ìl tuo manto protettore ; deh ! rammenta, o dolce Madonna di D. Bosco, che, quantunque indegnissimi tuoi divoti, pure con tutto il cuore abbiamo sempre zelato il decoro del tuo Santuario, ed abbiamo esultato di santi trasporti nei giorni solenni delle tue glorificazioni! Epperò, Vergine Santa, rinnova, Te ne supplichiamo, anche neglì annì futuri questi splendidi trionfi di tua potenza, attirando, a questo tuo Santuario, coll'amo infallibìle delle grazie, tutte le genti, affinchè rigenerate alla vita cristiana, mercè l'istituzione del tuo fedel servo D. Bosco, continuino a proclamarti Beata fra tutte le generazioni.

Viva in eterno la Potente Ausiliatrice dei Cristiani !

NOTIZIE DI FAMIGLIA

Ancora l'Opera di D. Bosco in Sicilia.

Monsignor Gerlando Gennardi, che aperse la via ai Salesiani nella Sicilia colla fondazione della Casa di Randazzo fin dall' anno 1849, appena seppe l'arrivo del nostro amato Superiore, lo volle un giorno presso di sè, e fu scelto il 7 marzo, giorno sacro a S. Tommaso d'Aquino, giorno di gran festa pel suo Seminario. L'accoglienza fatta al nostro Superiore non poteva essere più affettuosa e più cordiale. Raccolse nell'episcopio il fior fiore del suo clero per festeggiare l'arrivo del Successore di D. Bosco, dicendo essere quello uno dei più bei giorni di sua vita. Fece cara menzione di tutti i Salesiani che passarono ad Acireale, nominando Mons. Cagliero, Don Mirando, Don Bertello, ecc. ecc. addimostrando di riconoscere in ciascun salesiano un caro amico..

All'indomani, 8 marzo, alle ore 18,30, tutta la città di Pedara era in festa per la visita che D. Rua le faceva. Si accendevano razzi, si sparavano bombe, si spargevano fiori, si illuminavano le case, si tappezzavano i balconi, e la folla uscita sulla strada per ossequiare il nostro Superiore era tanta e faceva tanta ressa attorno a lui, che a stento si poteva camminare, quantunque le belle marcio della banda salesiana di S. Gregorio invitassero a segnare il passo. Riuscitissima l'accademia data nell'Istituto Salesiano; bellissima la funzione che ebbe luogo il dì seguente, 9, nella parrocchia, dove il nostro amato Superiore tenne una breve conferenza all'affollatissima udienza.

Nel pomeriggio visitò l'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice di Trecastagni e quivi pure fu festeggiato con segni di gran giubilo ed affetto.

Alla sera del giorno 10 D. Rua arrivava all'Istituto di Bronte. Quei cari alunni si dimostrarono fratelli agli allievi degli altri Convitti Salesiani nell'accogliere colle più belle dimostrazioni di gioia il Superiore Generale dei Salesiani. Tutto l'Istituto era bellamente illuminato, s'intrecciavano con ben gradita armonia i canti, i suoni., i complimenti in verso, in prosa ed in varie lingue. Il Clero ed il Municipio si unirono ad onorare il Successore di D. Bosco, che arrivava tra loro nel nome del Signore. La fermata a Bronte fu di tre giorni, e D. Rua ne approfittò per celebrare la S. Messa nella chiesa matrice, tenere una conferenza, visitare le scuole, l'Oratorio festivo, le Suore di Maria Ausiliatrice, dare insomma una vera missione.

Il 13, di marzo, accompagnato alla stazione dai Superiori e dagli alunni del Convitto, parte per Randazzo dove è ricevuto alla stazione, dai Superiori del Collegio, dal degno Sig. Arciprete, dalle rappresentanze del Municipio e dagli alunni dell'Oratorio festivo. Sale nella vettura del Sig. Arciprete e s'avvia al Collegio. Quivi gli alunni l'attendono con impazienza, applaudono al suo arrivo, cantano un bellissimo inno, e superiori ed alunni con forbiti discorsi gli danno il ben venuto. Il giorno 14 ha luogo una bella festa ad onore del nostro Superiore e vi partecipano le Autorità ecclesiastiche e civili, liete di poter avvicinare il degno Successore di D. Bosco per ringraziarlo del bene che da più di vent'anni fa alla loro città, mediante il Collegio Salesiano ivi fondato.

Al mattino del 15 si parte per Mascali Nunziata a visitarvi l'Educandato delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Le buone giovinette, ivi raccolte in buon numero con una ben riuscita accademia letterario-musicale fanno conoscere come ben approfittano dell'istruzione ed educazione loro impartita. Il R.mo Sig. Arciprete ed il Cappellano del Convitto colmano di gentilezze il nostro amatissimo Superiore.

Anche le Figlie di Maria Ausiliatrice di Vizzini hanno la fortuna d'una visita del Sig. Don Rua. Un Comitato di Signori, cui presiede l'illustre Barone Gaudioso, viene ad incontrare il nostro Superiore alla stazione.

Quivi, fatte le presentazioni dei più cospicui personaggi del clero e del laicato, si sale in vettura. Sono parecchie le vetture, tutte bellissime e a due cavalli, mandate dai Signori della cìttà per onorare l'ospite desideratissimo che viene a visitarli. Tutta la popolazione si reca in chiesa per assistere alla Santa Messa di Don Rua ed ascoltarne la conferenza. Ha luogo un solenne ricevimento all'Asilo, affidato alle Figlie di M. A. Il Barone Gaudioso ospita il Sig. Don Rua e lo colma di cortesie.

Il tempo vola, si lascia Vizzini e si fa ritorno a Catania, dove l'instancabile nostro Superiore, il 18 celebra la Santa Messa ai giovani dell'Oratorio festivo Salesiano e nel pomeriggio tiene la Conferenza Salesiana nella Chiesa di S. Agostino, alla presenza di Sua Em. il Cardinale Arcivescovo, che ha la bontà di presiederla. Terminata la conferenza e data la benedizione col Santissimo, si parte per Siracusa a celebrare la festa di S. Giuseppe, onomastico dell'Arcivescovo di quella città, Mons. Giuseppe Fiorenza, che da tempo desiderava una visita di D. Rua. Lo accoglie con grandissimo affetto, lo colma di gentilezze, lo prega di celebrare la Messa in Seminario, parlare ai suoi chierici e nel pomeriggio lo accompagna a visitare i monumenti della città.

Il giorno 20, si arriva a Palermo e si è ospiti presso Sua Eminenza il Cardinal Celesia, il quale, quantunque a letto gravemente ammalato, vuole nondimeno che D. Rua sia suo ospite e lo manda a ricevere alla stazione dai Rev.mi Monsignori Catalanotto, Daddi e Covais e dal nostro confratello Don Albino Carmagnola che vi predica la quaresima in Cattedrale con felicissimo successo. Appena giunto in Episcopio D. Rua si reca al letto dell'Eminentissimo a baciargli il sacro anello, a ringraziarlo dell'ospitalità accordatagli e ad augurargli una pronta guarigione. Gli sono presentati i nipoti di S. Em. ed altre benemerite persone. All'indomani, alle 8, celebra nella chiesa del SS. Salvatore; vi accorrono in buon numero Cooperatori e Cooperatrici: egli fa loro un sermoncino e li invita ad incominciare un triduo per la guarigione dell'Em mo Cardinale Arcivescovo.

Nel pomeriggio dello stesso giorno si continua il viaggio per Marsala. Alla stazione gran numero di Cooperatori ecclesiastici e laici vengono a dare il ben venuto al nostro Superiore e le principali famiglie mandano la vettura per accoglierlo ed accompagnarlo trionfalmente all'abitazione del Sig. Cav. Isidoro Spanò, zelantissimo Cooperatore Salesiano, che volle a sè riservato l'onore di ospitarlo.

A Tunisi e poi di nuovo in Sicilia.

Il mattino seguente in battello. parte alla volta di Tunisi, dove arriva felicemente il 23. La sua dimora nella Tunisia è di nove giorni.

È festeggiato a Tunisi, dove i Salesiani funzionano la Parrocchia di N. S. del. Rosario con attiguo Orfanotrofio ed Oratorio festivo alla Marsa, dai Figli di Maria e dagli alunni della Colonia Agricola, a Manouba, dai parrocchiani e dall'Educandato delle Figlie di M. A. Fa visita all'Arcivescovo Primate d'Africa, Mons. Clemente Combes, al suo Ausiliare Mons. Tournier, al Curato della Cattedrale Sig. F. T. Bombard.

Il 25, festa solenne alla Marsa, Don Rua compie due care funzioni: la vestizione di sei nuovi Chierici e distribuisce cinque prime Comunioni.

Il 27, alle 3 pom, tiene conferenza salesiana nella Cattedrale di Tunisi, sotto la presidenza dell'Arcivescovo e del Vescovo Ausiliare, ed alla presenza di tutto il Clero Tunisino, ad una sceltissima e numerosa udienza che lo ascolta col più vivo interesse. Prima diì lasciare Tunisi riceve consolanti notizie della salute del Cardinale Arcivescovo di Palermo e ne ringrazia di cuore il Signore.

Il 31, alle 20, riparte per Marsala e vi giunge alle 14 del 1° aprile. Al battello è ricevuto dal carissimo Sig. Cav. Isidoro Spanò e nipoti; alla spiaggia è atteso da gran numero di Cooperatori ecclesiastici e laici con moltissime vetture. Si reca al Collegio della Provvidenza e celebra la S. Messa alle 14 1/2. Il Signore benedice i passi del suo fedel servo ed a Marsala opera del gran bene.

Il 3 aprile è di nuovo a Palermo. Con grandissimo suo piacere trova S. Em. molto migliorata di salute e gli presenta i suoi più sinceri rallegramenti. Il giorno seguente tiene la conferenza ai Cooperatori ed alle Cooperatrici accorse in gran numero nella Chiesa di S. Salvatore, ufficiata dal Rev.m° MonsignoCatalanotto, Direttore Diocesano dei Cooperatori Salesiani. Presiedeva S. E. Mons. Bova Vescovo Ausiliare e rappresentante dell' Em. Cardinale. È ascoltato con grandissima attenzione. Finita la conferenza è ossequiato dal Presidente dell'Azione Cattolica di Palermo, e da molti ragguardevoli soci, tutti ammiratori delle Opere Salesiane.

Al mattino del 5 parte per Girgenti. Mons. Vescovo lo attende alla stazione con buon numero di Cooperatori ecclesiastici e laici e lo vuole suo ospite. Al portone dell'Episcopio lo attendono i buoni seminaristi; nella maggior sala gli vengono presentati i principali Cooperatori e le principali Cooperatrici della città ed un ottimo Cooperatore prega D. Rua a tenere una conferenza anche a Girgenti. Si stabilisce di tenerla alle ore 20, nella Chiesa di S. Domenico. All'ora fissata la chiesa è piena di uomini. La conferenza è un trionfo. Mons. Vescovo per impedire che il nostro venerato Superiore abbia ad esser soffocato dalla folla che lo vuol avvicinare per baciargli la mano, invita la popolazione a riceverne la benedizione ed astenersi dall'avvicinarlo. Monsignore è obbedito e D. Rua passa tra due fitte ale di popolo che lo sta guardando estatico come contemplasse una visione di paradiso.

Pel giorno 6 aprile è aspettato a Terranova. perciò continua il suo itinerario e vi giunge alle 16 accolto con gran festa. Nel pomeriggio del giorno seguente tiene conferenza ai Cooperatori ed alle Cooperatrici Salesiano nella chiesina del Collegio, dove al mattino ha celebrato per quei buoni alunni, tutti intenti a fare con profitto i santi esercizi spirituali.

La domenica delle Palme passa a Ragusa: accoglienze festosissime alla stazione, dove sonvi le vetture delle principali famiglie. Si va tosto a visitare il Collegio in costruzione guidati dallo zelante Cooperatore D. Giovanni Leggio La Cognata, che esultava di gioia per la visita del nostro Superiore alla sua Ragusa. Dopo D. Rua si reca a celebrare alla Parrocchia: riceve numerose rappresentanze, fa la processione delle palme, e visita parecchi Cooperatori. Nel pomeriggio, salutato dalfa banda cittadina passa a Ragusa Inferiore, visita la parrocchia di San Giorgio e poi benedice una Signora, inferma da 8 anni. Salutato quindi anche dalla banda di Ragusa Inferiore, accompagnato dai Cooperatori ecclesiastici e laici parte alla volta di Modica.

Quivi è ricevuto col suono giulivo delle campane, con generale illuminazione ed entusiastici applausi; numerose deputazioni e rappresentanze si recano ad ossequiarlo. Il giorno 10 celebra nella chiesa parrocchiale, fa un sermoncino ai fedeli accorsi in gran numero alla sua Messa, resa più solenne dal canto di scelte laudi sacre, eseguito dalle figlie di Maria. Visita un locale per un futuro Istituto Salesiano e poi parte per Siracusa.

E la seconda volta che recasi a Siracusa ed è ricevuto come un carissimo amico. La sua fermata è brevissima, dice la S. Messa ai Seminaristi, tiene loro una bella conferenza, li regala di medaglie ed immagini, se li fa tutti amici. Uno di loro riesce a fare il cambio dell'orologio che vuol conservare come carissimo ricordo. Sta per partire e si accomiata da Mons. Arcivescovo, che gli dice: non dimittam te, nisi benedixeris mihi, ed il nostro Superiore alla sua volta vuole la benedizione dell'Arcivescovo per sè e pel suo segretario e poi si parte per Catania.

È il mercoledì santo ed il nostro Oratorio festivo di ben 600 giovani si prepara il precetto pasquale, che ha luogo il mattino seguente. Il quaresimalista della Cattedrale vi predica il triduo in preparazione, e D. Rua presta l'opera sua per le Confessioni fino alle 22. Sono giovani del Liceo e dell'Università che vogliono confessarsi a D. Rua, che venerano come santo. Al mattino seguente alle 9 D. Rua celebra la S. Messa, tiene affettuoso fervorino di circostanza e comunica la cara gioventù di Catania. Parecchi di quei cari giovanetti fecero la prima comunione, dopo di che presero la loro colazione insieme con D. Rua, che li volle servire egli stesso. Giorno sì caro e sì bello non sarà mai più dimenticato.

D. Rua lascia Catania alle 12 per recarsi al Noviziato di S. Gregorio per la cara funzione della lavanda dei piedi, che ha luogo verso le 19. Quei cari novizi sono fuori di sè dalla contentezza, benedicono e ringraziano di cuore il Signore per tanta fortuna loro toccata.

Alle 5,30 del Venerdì Santo si lascia S. Gregorio e si parte alla volta dì Barcellona Sicula. Quivi D. Rua è ricevuto con grandissimo affetto dal Sig. Cav. Giuseppe Pettini e dall'Avv. Placido Zancla, che glì danno il benvenuto a nome di tutta la città. È ospite presso la Signora Aurora vedova Pettini dei Principi de Liguoro, zia del sullodato Signor Giuseppe Pettini che gli presenta altri nipoti, il Sig. Cav. Raimondo Pettini Sindaco della città di Barcellona ed un altro Avv. deputato provinciale di Messina. Nel locale dell'Asilo infantile, affidato alle Figlie di M. A. il nostro venerato Superiore è visitato dall'Arciprete, da altri cospicui ecclesiastici; tiene conferenza al Comitato delle patronesse dell'Asilo e riceve i complimenti delle fanciulle dell'Oratorio festivo. Nel pomeriggio assiste alla devota processione della Passione che gli ricorda quella che l'anno scorso vide a Siviglia, quindi parte per Messina, dove passa la festa di Pasqua.

La prima Messa nella Cappella in costruzione per l'Educandato di Alì Marina.

Quando D. Rua benedisse la prima pietra di detta Cappella la nobilissima Marchesa Caterina Scoppa Loffredo di Cassìbile, alla cui munificenza devesi la nuova costruzione, pregò il nostro venerato Superiore di volervi celebrare la S. Messa prima di lasciare la Sicilia.

Perciò si fece un bellissimo padiglione, dove venne collocato un grazioso altarino a Maria SS. Ausiliatrice, la cui statua collocata su apposito trono, attorniata di gigli, gelsomini e rose incarnatine, pareva compiacersi del nuovo altare a lei eretto e rivolgere amoroso il ciglio alla comunità, ivi raccolta per la S. Pasqua. Le Figlie di M. A., le buone educande, le figlie di Maria del paese, la Compagnia di S. Giuseppe di oltre a 100 uomini, gli operai addetti alla costruzione della chiesa unitamente al loro capo mastro ed al valente ingegnere Sig. Leandro Caselli, fecero il santo precetto pasquale per le mani del R.mo Sig. Don Rua con una consolazione di paradiso. La giornata bellissima pel solo splendido, per l'aria profumata d'aranci, pel mare tranquillo, fu assai più bella pei cantici sacri, per le soavi armonie dell'harmonium, per le riuscitissime suonate della banda cittadina che si riunirono armoniosamente ad onorare Gesù benedetto, che, sotto l'ombra de' pani mutati, discendeva a prender possesso del tempio che gli si vien edificando e del tempio di tanti cuori che lo ricevettero per unirsi intimamente a lui nelle mistiche nozze del più sublime amore. Giornata sì bella rimarrà scrìtta a caratteri d'oro nel cuore di quanti parteciparono alla cara solennità. Il Sig. D. Rua lascia Alì, dà l'addio a Messina, alla Sicilia tutta, ma confessa di lasciarvi gran parte del suo cuore e di sentire grande riconoscenza per tutti quelli che vollero onorarlo, colmandolo di squisito cortesie, di delicatissimi riguardi e tutti raccomanda alla buona Mamma Maria SS. Ausiliatrice perchè voglia colmarli delle più elette benedizioni e generosamente compensarli di quanto. hanno fatto e vanno facendo pei poveri figli di D. Bosco.

MISSIONI

BRASILE

Una nuova Missione pastorale nel Matto Grosso. (Relazione di D. Gíovanni Balzola.)

REV.mo ED AMATm° SIG. D. RuA,

Cuyabà, 29 Settembre 1899.

ECCOMI finalmente a soddisfare la promessa fattale da Corumbà lo scorso maggio. La presente relazione è, si può dire, una continuazione di quella inviatale dal caro D. Solari intorno alla sua missione pastorale al Sud del Matto Grosso, con la differenza che questa è assai più succinta e parla delle immense regioni situate all'est. Erano già tre anni che quelle povere popolazioni avevano avuto promessa di nostra andata, ma prima d'ora non ci fu possibile soddisfare alle loro suppliche ed ai nostri doveri.

In buona compagnia - A Corumbà - Ciò che può l'obolo dell'operaio - Sui fiumi Paraguay e Taquary - Prime peripezie - Giorni monotoni - La presenza di Dio - I frutti dell' educazione di Collegio - Una bella lezione - A fior d'acqua - Da sette anni - In un villaggio di indii - Un espresso - Sulla porta d'un serraglio.

Approfittando di un vaporino che portava al Sud diversi personaggi politici, tra cui il Colonello Giuseppe Alves Ribeiro (quel medesimo che l'anno scorso in Miranda ed Aquidanana aveva trattato con tanta finezza Don Solari, ed ora proposto Vice presidente dello Stato) e l'Avv. Giovanni Augusto, che ci fu compagno di viaggio nella nostra 1a entrata nel Matto Grosso nel 1894 e che ricorda con gran simpatia e venerazione il compianto Mons. Lasagna, di cui conserva gelosamente, quali reliquie, varie memorie, partii da Cuyabà il 20 maggio con due antichi allievi del collegio, di condotta esemplare e zelanti catechisti. Il benemerito Maggiore Andrea Virginio de Albuquerque, presso il cui fratello doveva essere ospitato nel paese principale di mia missione, ci volle accompagnare durante tutta l'escursione. In quattro giorni, che furono brevissimi per la buona compagnia, giungevamo a Corumbà. Quivi, non essendo ancor arrivato il barcone che ci doveva trasportare a Coxim, meta del nostro viaggio, godemmo dell'ospitalità fraterna nel nostro Collegio che, aperto appena due mesi fa, conta già 120 alunni esterni, cosa veramente prodigiosa e consolante al cuore d'un Salesiano.

Visitai col Direttore vari benefattori i quali tutti esternavano la loro contentezza di vedere, dopo quattro anni di lotte, compiuta, con lo stabilimento dei Salesiani in mezzo a loro, la promessa fatta nel 1894 da Mons. Lasagna. Anche nel vicino Ladario, l'arsenale di marina che è un vero paese, vidi cosa di somma consolazione. Colà, quando accompagnai Mons. Lasagna, non vi era chiesa alcuna ed ora, coll'obolo del povero operaio, ne sorge una bellina assai, officiata da un sacerdote salesiano, che vi si reca tutti i sabbati per le funzioni domenicali ed è stimato ed amato da tutti. Lo zelante confratello preparava di quei giorni alla 1a Comunione una sessantina di ragazzi anche dai 18 ai 20 anni ed altrettante fanciulle. Quanto è buono il Signore ! Quanto bene può fare il Missionario Salesiano ovunque volga i suoi passi ! Al Ladario ci vorrebbero almeno due preti stabili per potervi fare tutto il bene necessario a quella buona popolazione, ma dove prenderli? Oh! ci mandi la nostra potente Ausiliatrice numerosi, forti e santi operai se vuole che da noi si raccolga tutta la messe dalla sua mano materna seminata con tanta abbondanza nelle estese regioni affidato ai figli di quel grande suo fedel servo che fu D. Bosco!

Erano già 10 giorni che dimorava in Corumbà in attesa del barcone San Salvatore che doveva servirci di casa e di chiesa per ben venti giorni. Finalmente, come a Dio piacque, il 4 giugno, imbarcate alla bella meglio le nostre cose, si potè proseguire il viaggio su pel Rio Paraguay e pel Taquary. Tuttavia, mancando or l'uno or l'altro degli impiegati, perchè sempre ubbriachi di acquavite, quanto ci volle per uscire dal porto! Quasi quasi io disperava già di venirne a capo, anzi, per dir tutto, se non avessi saputo che, dovendo pel primo giorno viag giare a seconda della corrente, con la vela spiegata ed un favorevole venticello, non c'era punto bisogno di quegli ubbriaconi. mi sarei augurato di non muovermi. Da quei disgraziati nulla di buono c'era da aspettarsi in caso di qualche pericolo: però protetti dalla nostra Ausiliatrice, proseguimmo. Sul barcone si era pessimamente accomodati e talmente pigiati che io doveva passare la giornata leggendo, mangiando e dormendo sdraiato sul mio giaciglio senza materasso, come un ammalato. E dire che era uno dei fortunati, perchè il Comandante Laurentino ed il Maggior Andrea Virginio dovevamo stare in piedi o seduti sopra i bauli. Malgrado tanta strettezza potei celebrare la S. Messa ogni mattina con grande conforto mio e dei miei compagni di viaggio. Per cinque giorni non incontrammo alcuna abitazione e, nonostante le mille varietà della natura nell'immensità degli orizzonti che ci si paravano d'innanzi, questa mancanza di creature umane, ci rendeva monotoni ed interminabili i giorni, mettendoci in cuore un'inesplicabile tristezza. Fortunato però il missionario cattolico che ha, eziandio in quei tristi momenti un mezzo infallibile per non lasciarsi abbattere d'animo! È allora che egli quasi istintivamente innalza la mente a quel Dio che passeggiando sugli spumanti mari, per le vergini foreste, piene di misteriose solitudini, nelle ridenti pianure dappertutto tiene sempre d'occhio le sue creature ! La presenza di Dio è il segreto che abbella la vita del Missionario vagante in cerca d'anime in mezzo ai folti boschi e per le sterminate pianure, ed io posso assicurare che in quelle circostanze questa presenza pare si faccia più sensibile alla mente ed al cuore.

In sull'imbrunire del quinto giorno arrivammo ad un primo gruppo di famiglie di gente povera ma d'indole mite, semplice qual'è per lo più quella di campagna, lontana dalla corruzione delle città. Tutti si mostrarono assai contenti della presenza del Missionario che incominciò subito il suo apostolato battezzando, cresimando ed amministrando gli altri Sacramenti con le opportune istruzioni. Ma chi maì mi avrebbe detto che colà avrei potuto constatare anche i benefici effetti del nostro Collegio di Cuvabà ? Un antico nostro allievo faceva infatti da missionario in quella campagna insegnando il Catechismo nelle famiglie, ed amministrando, in caso di necessità, il Santo Battesimo. Ecco i frutti della buona educazione ricevuta, in collegio!

Questa prima fermata fu breve perchè distando appena sei o sette giorni di canoa da Corumbà, gli abitanti si recano bene spesso colà sia per far amministrare come per accostarsi ai Santi Sacramenti. Quale lezione per molte persone dei nostri paesi d'Europa cui spesso pesa il breve cammino di una od al più due ore per recarsi alla Chiesa a compiere i doveri del buon cristiano!

Rimontati perciò sul nostro barcone continuammo la via prefissaci. Più si andava innanzi e più la campagna diveniva popolata e per conseguenza più aumentava l'esercizio del mio ministero. Come un mostro anfibio che, a fior d'acqua, or lentamente si muove, ed ora fermasi per adocchiare qualche preda, così il nostro barcone passava mirabilmente dal moto all'inerzia per darmi tempo di compiere il mio mandato. A destra ed a sinistra del fiume s'incontravano di tanto in tanto gruppi più o meno numerosi di capanne i cui abitanti erano fuor di sè per la contentezza al vedere un Missionario in mezzo a loro apportatore delle grazie del buon Dio con i SS. Sacramenti e la celebrazione della Santa Messa. Poverini ! I più da ben sette anni non vedevano faccia di Sacerdote, e perciò avevano ben ragione di accoglierlo quale un inviato del cielo e confidargli tutte le loro pene. Sono inesprimibili le consolazioni che prova il Missionario in questi casi in cui tocca con mano quanto sia profondamente radicata nei cuori umani la fede succhiata col latte materno e come egli diventi allora veramente padre delle anime. Dopo alcuni giorni di questa vita, si pervenne ad un piccolo villaggio di indii Terrenas appartenenti alla medesima tribù di quelli che incontrò Don Solari in Miranda. La più parte di essi sono già in parte civilizzati e sufficentemento istruiti nella nostra santa religione, sicchè mi fu dato battezzarne e cresimarne parecchi. D'indole mansueta e molto più docili dei Coroados, si possono guadagnare facilmente con le belle maniere e trasformarli in buoni cristiani. Io li regalai di vari oggetti di divozione e ne furono arcicontenti. La loro semplicità mi fece persuaso che un buon Missionario in mezzo a loro raccoglierebbe ben presto copiosi. frutti a spirituale vantaggio e verace incivilimento di quei poveri indii.

Come era stato inteso con gli abitanti di Coxim, per abbreviare di qualche giorno il nostro viaggio schivando le continue noiosissime svolte che fa il fiume e tagliando diagonalmente per terra, il 19 giugno si mandò un espresso a Coxim a prendere i cavalli. Frattanto avendo potuto avere a Porto Alegre dei cavalli, lasciata la monotonia del barcone che, privo di passeggeri, continuò più veloce verso la sua meta, viaggiammo alcune ore per terra. Fu durante questa cavalcata che potei vedere fin dove giunge la fede ignorante e superstiziosa di quella gente. Passando vicino ad un serraglio per il bestiame vidi in mezzo alla porta una specie di sepoltura di fresca data. Non potendo indovinare che cosa significasse quella stranezza, nè punto immaginando che in tal luogo fossevi realmente una sepoltura, ne richiesi il significato alla guida. - Ier l'altro, risposemi, han sepolto qui un angelo, cioè un bambino di pochi mesi, affinché benedica il serraglio ed allontani la peste e le altre disgrazie dal bestiame. Dovendo le bestie pas sare sopra questa sepoltura ne rimangono benedette, e la gente viene di frequente a supplicare su questa tomba simili benedizioni. - Rimasi profondamente addolorato al vedere tanto buon cuore frammisto a tanta ignoranza e superstizione e con bei modi mi studiai di far capire ai padroni del serraglio che ciò era una profanazione da non farsi facendomi promettere che non l'avrebbero più fatto.

Si giunge ad Aldea - lmprestito di Cavalli - Cattivo cambio - I muli sono sempre muli - Una caduta innocua - La notte nel deserto - Al chiaror della Luna - La storia d'un involto - Che fare? - In una famiglia - Arrivo.

Eccoci di nuovo sul nostro eterno barcone e via il più celeremente possibile. La vigilia di S. Giovanni Battista si giunse ad un luogo denominato Aldea, che sospiravamo da 19 giorni. Quivi doveva aver fine la nostra navigazione, rimanendoci però ancora un 80 Km. per terra, e credevamo di trovarvi già l'espresso di ritorno da Coxim coi cavalli. Ma fummo delusi ed avremmo forse dovuto ritardare di parecchie ore, se un buon proprietario del luogo, avendo cavalli per tutti, non ci avesse spontaneamente offerto di imprestarceli. Accettammo, ringraziando, tanta generosità e, prese dalla barca le cose più indispensabili nonchè un po' di vettovaglia fornitaci da quel buon signore che, se ben ricordo, si chiama Edoardo de Lara Falcone, si montò a cavallo e via pel deserto. Si continuò per un sentiero che serpeggiava su e giù frastagliato da mille rialzi di terreno e da boschi secolari, finchè, parecchie ore dopo c'incontrammo coll'espresso che ritornava cogli animali. Fermatici subito vicino ad una laguna, prendemmo insieme un po' di refezione, dissetandoci con l'acqua sporca della laguna, e poscia licenziammo, con infiniti ringraziamenti, il figlio del signore che ci aveva imprestati i cavalli. Lasciare quei buoni cavalli per cavalcare dei muli i quali per quanto mansuefatti sono sempre muli, era un cattivo cambio e fu da noi fatto con non poco rincrescimento. Pazienza! Accomodate le nostre cose e noi sulla groppa di quei bizzarri animali, che van soggetti bene spesso al capriccio di voler far leggere il loro nome sul calcagno delle zampe posteriori o, quel che è peggio, di far ruzzolare per terra quanto li incomoda, ci mettemmo nelle mani del Signore e avanti. Ma non erano ancor trascorse due ore che il mulo su cui cavalcava il giovane sacrestano con l'altare portatile spaventatosi, getta a terra e giovane, e cassetta e si dà a precipitosa fuga lasciando qua e là e sella e staffe tutte a pezzi. Rimasi esterrefatto all'improvviso accidente credendo sicuramente morto il mio povero sacrista. Viva però in eterno la nostra potente Ausiliatrice ! Il giovane si alza, come se nulla fosse stato, scuote la polvere dal vestito e va a raccogliere i pezzi della sua sella senza essersi fatto il minimo male. Rintracciata la cattiva bestia e racconciata alla meglio la sella si continuò, ma con non poco timore per essere rimaste spaventate anche le altre mule. Però viaggiammo senza alcun incidente fino a notte avanzata. Allora ci fermammo in mezzo al deserto vicino ad un piccolo torrente. Tolti i fornimenti alle mule ed acceso un buon fuoco, prendemmo un po' di ristoro e recitate le preghiere ciascuno si adagiò sul soffice terreno per riposare un po' le stanche membra. Io, sentendomi assai stanco, presi subito sonno e dormii profondamente sino all'ora stabilita che era l'una dopo mezzanotte al, fine di poter arrivare alla popolazione di Coxim in tempo per celebrare la S. Messa il dì seguente, solennità di San Giovanni Battista. Puntuale come un orologio all'ora fissata svegliai la comitiva e caricate le mule delle nostre persone e cose, proseguimmo guidati da una splendida luna. Quanto bella e brillante era la luce che questo luminare minore del firmamento riverberava sulla verdeggiante natura rendendo ogni cosa del color d'argento ! Come il Buio pensiero risaliva naturalmente a Colei che bella come la luna, pulchra ut luna, colle sue virtù e col suo valido patrocinio illumina ed abbella le anime nostre! Alla Vergine Ausiliatrice erano sacre le mie meditazioni in quel viaggio notturno ed a lei pure prima di muovermi, insieme coi miei compagni rivolsi una fervida prece che terminò in un inno alla sua materna protezione. E di questa superna protezione ben si aveva bisogno perchè quanto più m'avvicinava al luogo dove avrei dato battaglia campale all'infernale nemico delle anime, questi tanto più, permettendolo Iddio affinché meglio comparisse che senza di lui nulla possiamo fare, suscitava ostacoli d'ogni genere. Il fatto che sto per narrare, sarà, secondo la gente del mondo un puro caso, ma io l'ascrivo all'invidia del demonio e l'esserne scampato al valido patrocino della mia cara Madonna. Io prima di rimettermi in viaggio aveva fatto colla mia rete un involto di vari oggetti indispensabili, come il rituale, la borsa degli olii santi ecc., assicurandolo ben bene sulla groppa del mio mulo sicchè, fatta la prova, pareva proprio impossibile che di per sè si potesse slegare. Ma dopo un'ora circa di cammino l'involto cominciò a far da sè ed a dondolare qua e colà sul mulesco dorso con minaccia di qualche salto mortale. In sulle prime tentai di impormi a quel presuntuoso aggiustandolo cammin facendo, senza fermare la comitiva. L'involto però pareva avesse piantato il chiodo di voler fare a modo suo, sicchè dovetti pregare i compagni di sostare un momento per ridurre all'ubbidienza l'inanimato ribelle. Nel discendere dalla mia cavalcatura presi tutte le misure necessarie tenendo con l'una mano le redini ed assicurando coll'altra l'involto perchè non cadesse. Ma che?

Porre i piedi per terra e l'involto cadere dalla parte opposta, pur rimanendo ben allacciato alla sella, fu una cosa sola. Così penzolone l'involto andò a battere con veemenza sulle gambe della mula che, tutta spaventata, diessi a precipitosa fuga seco traendo il colpevole, il quale, balzato qua e là dalla velocità del moto, colle sue ripetute percosse spronava fieramente il misero animale. Si spaventarono pure le altre mule ma poterono esser frenate in tempo. Intanto la nostra guida col suo cavallo prese a rincorrere la fuggitiva bestia e si sperava da tutti che l'avrebbe presto raggiunta. Ma passa un quarto d'ora, passa la mezza e non ritorna più la guida. Che fare? Proseguire il viaggio temevamo di sbagliare il sentiero e perciò ci mettemmo a gridare a squarciagola per vedere se mai ci sentisse la guida, ma solo l'eco rispose alle nostre voci. Allora, raccomandatomi a Maria SS., ebbi il coraggio di comandare il proseguimento del viaggio, recando sulle mie spalle l'altare portatile. Cammin facendo riandava nella mente il grave pericolo corso perchè se l'involto fosse caduto mentre ancor era a cavallo della mula, avrei incontrato una sicura morte; ringraziava però di cuore la nostra Patrona per lo scampato pericolo. Dopo un breve tratto di strada si trovò in mezzo ad essa l'involto con la sella; li raccolsi e veduto con molto piacere che nulla vi mancava, me lo caricai insieme al resto sulle spalle e via per quella solitudine notturna. Un crescente abbaiar di cani ci fece avvertiti che eravamo nei dintorni di qualche abitazione e questo pensiero ci fece rivivere. Infatti gira e rigira per avvicinarci là donde partivano quei crescenti latrati, finalmente si giunse ad una capanna, gli abitatori della quale desti per il gran rumore, rimasero estatici al vedere tra loro un Sacerdote del Signore. Essendoci stato risposto negativamente alla domanda se fosse' passata un po' prima da quelle parti una mula fuggitiva, li richiedemmo se non avessero un cavallo da imprestarci. Risposero i averne ma in quell'ora essere impossibile trovarlo perché vagante chi sa dove. Questo contrattempo mi toglieva quasi ogni speranza di poter celebrare la S. Messa nella festa di S. Giovanni e nel medesimo tempo dar principio alla missione, la qual cosa mi dispiaceva al sommo: Ma mentre quella buona gente preparava un buon caffè per gli ospiti, meno io che doveva ancor celebrare, arrivò la guida con la mula biricchina. Disposte di nuovo le nostre cose e ringraziata quella famiglia delle gentilezze prodigateci, continuammo verso la nostra meta con la differenza che la mula se la tenne la guida ed io montai il suo cavallo meno pericoloso. Così pareva non dovesse più capitarci alcun incidente, ma il demonio non contento ancora fece sì che un'altra mula si spaventasse nel passare un torrente e fuggendo gettasse una seconda volta per terra la cassetta dell'altar portatile. Ma la mula ripresa stavolta quasi subito con l'altare rimasto pure intatto, giungemmo sul far dell'alba a Coxim i cui abitanti erano ansiosi di avere il Missionario, ma non sapendo nè l'ora nè il giorno del suo arrivo, non l'aspettavano punto.

(Continua.)

LE GRAZIE della Madonna di D. Bosco

Gloria a Maria Ausiliatrice che mi ha salvato la mamma da certa morte !

In numerosissimo circostanze della mia vita ho sperimentato la bontà e potenza della Madonna dolcissima di D. Bosco, e tanti sono i favori spirituali e temporali da Lei concessi a me ed alla mia famiglia che, se il volessi fare, me ne riuscirebbe pressochè impossibile anche solo la semplice enumerazione. Di uno però segnalatissimo, ottenuto in questi ultimi tempi, non posso tacere perchè ho fatto voto, qualora l'avessi impetrato, di farlo conoscere, per mezzo del Bollettino Salesiano, a tutti i devoti della Madonna.

Da ben 25 anni la mia buona mamma per trovarsi presso di me e più di tutto per essere vicina al caro Santuario di Maria Ausiliatrice, era venuta a Torino menando vita comune con le Suore di D. Bosco. Non è a dire quanto se ne trovasse soddisfatto il mio amor figliale perchè la presenza materna è sempre la gioia più pura della nostra travagliata esistenza. Essa però l'anno scorso, vuoi per accontentare gli altri fratelli e sorelle sparsi nelle varie Case Salesiane di Francia, vuoi più di tutto per passare il crudo inverno in un clima più confacente alla sua avanzata età, decise recarsi a Nizza mare, dove l'attendeva mia sorella Ermelinda, Suora di Maria Ausiliatrice, per colmarla delle sue figliali tenerezze. Ma quivi l'incolse un crudele morbo che l'avrebbe condotta certamente al sepolcro, se Maria, ardentemente supplicata dai fratelli e dalle sorelle ma specialmente da me che, ricevuto il triste annunzio, non poteva rassegnarmi a lasciar morire la mamma lontana da Torino, non l'avesse prodigiosamente salvata. Ecco come andò la cosa. Lo stato della mamma a giudizio dell'esimio Dott. Tarchetta era disperato: più non funzionava il polmone sinistro e pressochè inerte era divenuto pure il cuore. Si aggiunga ancora il rantolo ed il catarro che la soffocava e si capirà perchè quanti l'avevano veduta in quello stato non le dessero più che poche ore di vita. Il Dottore poi era tanto persuaso l'ammalata essere spedita che raccomandò di amministrarle al più presto i conforti religiosi e di avvisare subito i parenti perchè poteva mancare da un momento all'altro. La sorella Ermelinda che l'assisteva la raccomandò in quegli estremi a Maria Ausiliatrice facendo, pure voto a nome della mamma stessa, di una piccola offerta e di pubblicare la grazia appena fosse guarita. Frattanto in molti luoghi si fecero speciali preghiere per la sua guarigione e la Madonna di D. Bosco non fu sorda a tante suppliche. La mamma si riebbe da quell'agonia mortale e con grande meraviglia del medico dopo tre giorni fu fuori di pericolo ed in capo a 15 giorni potè intraprendere il lungo viaggio, da Nizza Mare a Nizza Monferrato di ben 14 ore, senza menomamente soffrire. Ed ora è ritornata all'ombra di Maria Ausiliatrice e quivi pure continua a godere prospera salute impiegata dalla mattina alla sera in mille faccende. Mi si permetta eziandio notare che la piccola offerta votata dalla sorella Ermelinda alla Madonna di D. Bosco era frutto dei minuti risparmi della mamma stessa. Ed ora che ho sciolto questo meschino tributo della mia riconoscenza alla Madonna di D. Bosco, prego umilmente questa Potente Madre Celeste a volermi conservare ancora per molti anni la diletta madre terrena.

Torino, 6 maggio 1900.

MARCELLO ROSSI Salesiano.

Maria preserva dall'influenza un Pensionato di Signore.

Fino dal principio dell'inverno infieriva l'influenza a Torino e suoi dintorni, quindi si temeva che potesse facilmente entrare anche nel nuovo Pensionato per Signore stato aperto il giorno di Ognissanti 1899 in Sassi Torinese, Stazione di Superga, sotto la direzione delle Suore di Maria Ausiliatrice.

Le Signore Pensionanti unitamente alle Suore, cui è affidata questa nuova pia istituzione, già ideata dall'indimenticabile D. Bosco e ora messa in esecuzione dal degno suo Successore il Sig. D. Rua, rivolsero a Maria SS. una quotidiana preghiera e promisero un'offerta se venivano tutte preservate da tale flagello. La Madonna esaudì la loro preghiera e tutte ora rendono pubblica questa grazia ricevuta, e supplicano la Vergine Potente a voler contìnuare la sua materna protezione sopra il Pensionato.

Sassi Torinese, 10 maggio 1900.

Sorelle TORELLI a nome delle Pensionanti e delle Suore.

Ottennero pure grazie da Maria SS. Ausiliatrice, e pieni di riconoscenza inviarono offerte al Santuario di Torino, o per la celebrazione di S. Messe di ringraziamento, o per le Missioni Salesiane, o per le altre Opere di D. Bosco, i seguenti

A*) - Avigliana: Sig.a B., Lire 6 per grazia ricevuta - Arco (Tirolo): N. N., 20 per grazia.

B) - Bolzaneto: Grana Bartolomeo, 4 per due Messe di ringraziamento. - Barghe (Brescia): Guerra Antonio fu Giuseppe, 15 per grazia ricevuta. - Berzio (Como): Molteni Giacomo, 5 per una Messa in ringraziamento - Borgomanero (Novara) : Sorelle Rosa ed Angelina Durio, 5 in ringraziamento della guarigione della loro madre. - Baunei (Cagliari): Montagna Emilia Maestra, 2 con Messa per grazia ricevuta. - Boggerru (Cagliari): Tredici Giovanni, 2 con Messa di ringraziamento. - Besano S. Giovanni (Conto): Alini Maria Ved. Girola, 10 per grazia.

C) - Cassolnovo (Pavia): Delfrate Emilia, 2 per grazia ricevuta. - Cieveglio: Premoselli Carlo, 2 per Messa di ringraziamento. - Castelnuovo Calcea (Alessandria): Ratti-Triberti Angela, 10 per grazia ottenuta fin dallo scorso gennaio. - Conzano (Alessandria): Porta Camilla n. Martinotti 2 per Messa, di ringraziamento. - Carmagnola: Quaranta Lucia. - Chivasso: D. Bonomo Pasquale, 2 per Messa secondo l'intenzione di pia persona due volto graziata dalla Madonna di D. Bosco. - Capo di Ponte (Brescia): Agostani Lavinia, 8 per due Messe di ringraziamento. - Cardè (Cuneo): Manzo Margherita di Michele, 5 con Messa per grazia ricevuta da suo padre. - Calascibetta (Cal tanissetta) : Elisa Tita Corvaja. - Cornegliano d'Alba: Battaglino Giuseppe Domenico, 7 per grazia ricevuta. - Collere (Bergamo): Piantoni Bettina, 5 rendendo vivissime ed eterne grazie per miracolosa guarigione da disperata polmonite.

E) - Envie (Cuneo) : Ricolfi Don Giuseppe, 5 in ringraziamento di grazie segnalatissime.

G) - Gussola: Marelli Costantina, 5 per grazia ricevuta con Messa. - Galbiate (Brianza): Sac. Pariani Oreste 50 per ottenuta guarigione con Messa di ringraziamento e di impetrazione al suo taumaturgo altare. - Garzone Brescia): Piccinelli Battista Maestro, 5 per grazia. - Genova: Galli Maria, 5 per Messa in ringraziamento di esser stata guarita da una dolorosa malattia di bocca. - Gorgo al Monticano (Treviso): Tommasi Edoardo, 5 per grazia. - Girgenti : I coniugi Geluardi, 10 per una Messa di ringraziamento e 12 per candele da accendersi all'altare della Madonna per la miracolosa guarigione di una loro figlia da crudele peritonite.

L) - Lierna: Bonesatti Giovanni, 4 per grazia. - Loreto: Sac. Benedetti Pietro, 5 per Messa di ringraziamento a nonne di pia persona.

M) - Merlate: Giovannina Santagostino, 4 con Messa di ringraziamento per il buon esito di una causa di molta importanza. - Montoro Inferiore: Greco Fiorentina, 10 per Messa di ringraziamento. - Mondovì Piazza: Michelotti Teresa, 5 per ottenuta guarigione da grave malattia. - Marano di Valpolicella (Verona): Scartozzoni D. Luigi, 10 con due Messe di ringraziamento. - Mazzaro, del Vallo (Trapani): Spallina Maria Luigi, 6 per Messa di ringraziamento. - Murazzano: Pelleri D. Francesco, Cappellano, 5 per ottenuta guarigione di una persona gravemente ammalata. - Marta : N. N., 25; Profumo Adelaide-Teglia, 12 per grazie e favori.

N) - Novara : Bellotti-Ferraroli Elisa, 10 cori Messa di ringraziamento e per ottenere nuovi favori. Nus (Aosta): Roffino Emma.

P) - Pancalieri: Fontana Domenica, guarita da pericolosa malattia. - Pettenasco (Novara): Luna Paolo. - Pracchia (Firenze): Giacometti Angelo, 7 per grazia e promessa. - Piverone: Leone Luigia, 5 per grazia. - Porto Maurizio: Giovanni D. Tonelli, 10 a nome di N. N. per special grazia. - Pavia: Emilio Marconi, guarito da forte pleurite mercè la benedizione di Maria Ausiliatrice; Orlandi Luigia, essendo guarita per grazia della Madonna dalla malattia da cui i medici dopo più anni non avevano ancor potuto liberarla, provvide, a titolo di ringraziamento d'una lanterna manica, l'Oratorio Salesiano di quella città; Solzani Felice fruttivendolo presso Porta Garibaldi promise di non lasciar mancare nel mese di maggio i fiori all'altare di Maria Ausiliatrice eretto nel Santuario di N. S. delle Grazie, perché trovandosi moribondo riacquistò piena salute e perchè la sua casa, mercò la benedizione della Madonna di D. Bosco, fu miracolosamente liberata da un'invasione di formiche che minacciavano gravi disgrazie: Tamburrini Angelo, che trovandosi a Milano versava in prossimo pericolo di morte, riacquistò la sanità per aver ricorso a Maria Ausiliatrice; C. G., 100 per l'Oratorio di S. Teresa in ringraziamento di segnalatissima grazia. - PratoSornico (Svizzera): Tambo Bernardo, 10 per grazia.

M) - Riva di Chieri: Suor Carolina Vigna direttrice dell'Asilo, 2 per Messa di ringraziamento a nome di una pia persona ; Beltramo Rosa n. Vittone. - Rimini: Bonoli Silla, 2, per ringraziamento. - Roma: Teresina Baldoni-Vincenzi ringrazia di tutto cuore la Madonna Ausiliatrice per l'ottenuta guarigione di suo fratello Massimiliano, maestro comunale di Finale (Modena), che era stato, trovandosi a Roma, ridotto in fin di vita da fiera polmonite.

S) - S. Salvatore di Semigliano: Daniele Teresa, 20 in segno di vivissima riconoscenza per ottenuta guarigione (la penosa e disperata malattia che da cinque mesi la travagliava. - Sarego: Fochesato Virginia, 22 in ringraziamento per la perfetta guarigione di una sua sorella dopo una lunga malattia. - San Giorgio di Montiglio (Alessandria): Schierano Margherita, 12 per grazia ricevuta. - S. Germano (Casale Monf.): Barbano Candida, 10 anche a nome delle Signore Botto Celestina e Barbano Rosina per grazie ricevute ed a favore delle Missioni Salesiane. - Sai& Gregorio (Catania): Pugliesi Carmelo, 200 per grazia ricevuta. - S. Gervasio Bresciano: Minici Maria, 7 con Messa di ringraziamento per l'ottenuta guarigione dell'unica sua bambina affetta da grupp. - Sardagna (Trento): D. R., 15 per grazia ricevuta. - S. Lorenzo di Valvasone (aldine): Ambrosio Gerolamo, 2 per Messa di ringraziamento. - Saluzzo: Famiglia Bonelli, 2 per grazia ricevuta. - S. Maria Maggiore (Novara): Maria Grassi-Borgnis, 5 per Messa ed orazioni a Maria SS. in ringraziamento della guarigione da una dolorosa artrite che la tormentava da più d'un anno; come pure per la guarigione di altra persona.

T) -Torre Picenardo: Bajetti Giovanni, 2 per Messa in rendimento di grazia ricevuta. - Tombolo (Padova): De Pieri Luigia, 12 in ringraziamento per la guarigione d'una madre di famiglia da fiera bronco polmonite. - Tudenna (Bergamo): Sac. Redondi Pietro Parroco, 25 a nonne di pia persona in ringraziamento di favori ottenuti. - Torino: Musso Chiara Pignari, 2 per Messa in ringraziamento in singolar grazia ricevuta; C. Maddalena, 25 per grazia -ottenuta; Conti Annetta Meana, 10 per due Messe di ringraziamento. - Trovasta: Merlo D. Giov. Antonio, 7,50 per favori e grazie.

Y) - Villar Dora: M. L., 2, per segnalata grazia con Messa. - Venezia: L. D. B., 5 per grazia con Messa. - Vercelli : Marocchino Filomena, 5 per grazia con Messa. - Varese: Fratelli Gandini commercianti, 10 in ringraziamento della quasi perfetta guarigione della loro mamma ottenuta colla novena fatta dal Sig. D. Rua a Maria Ausiliatrice in unione coi suoi orfanelli. - Vicenza: Leone Vicentini, 5 per grazia ricevuta dalla sua moglie Maria, con Messa. - Verolengo: Cucco Domenica, 10 per una Messa di ringraziamento a mezzo della Ved. Defilippi Maria.

INAUGURAZIONE DEL NUOVO EDIFICIO dell'Oratorio Salesiano a Savona

Savona Cattolica il 6 Maggio u. s. scriveva nella sua storia religiosa una delle date più memorabili e più gloriose, inaugurando con straordinaria solennità il nuovo Edifizio dell'Oratorio festivo Salesiano. Otto anni fa i figli di D. Bosco venivano chiamati colà per essere, religiosamente e moralmente, i salvatori della gioventù savonese per mezzo di un Oratorio festivo, il cui sorgere fu accolto favorevolmente anche dagli stessi avversari come opera necessaria a porre un argine alla corruzione crescente della gioventù operaia e studiosa. In questo periodo di lavoro fecondo, di sacrifizio e di lotta, la benefica Istituzione, tra il plauso delle famiglie cattoliche, andò pian mano rafforzandosi nella coscienza comune fino a produrre la convinzione, che la sua esistenza era omai indispensabile al progressivo sviluppo della causa cattolica e che i trionfi della fede nel nostro popolo sono o saranno legati all'Oratorio festivo, perchè questi, colla sua perfetta e mirabile organizzazione sociale, prepara gli elementi ed i fattori principali per la restaurazione cristiana della società. Tale convinzione fu quella che preparò il terreno allo splendido nuovo edificio, perchè i locali primitivi troppo ristretti più non rispondevano agli attuali bisogni; la casa piccola e cadente era indecorosa e come abitazione dei buoni Salesiani e come sede di Circoli fiorenti per numero, per organizzazione, e più ancora per la reciproca concordia, prima condizione, affinchè le opere cattoliche abbiano la benedizione del Cielo. E mentre dapprima si era trepidanti sulla sorte avvenire del nostro Oratorio, quando più fortemente si temeva che la mirabile attività, che rapidamente lo elevò e lo rese fiorente, si sarebbe spenta, ecco come per incanto, superati ostacoli che parevano invincibili, raccolta in poco più d'un anno tale somma di denaro, che anche nei tempi più belli di Savona non si sarebbe raggiunta in dieci, sorgere il nuovo edificio, splendido per architettura e per grandiosità, il quale nella sua ampiezza ci assicura che l'esistenza dell'Oratorio Savonese non è destinata ad esaurirsi, che anzi la sua vita sarà lunga e gloriosa, perchè ha le radici e lo sorgenti nel Cielo.

Tutta Savona partecipò a questa solenne inaugurazione col più grande entusiasmo. Al mattino la divota Cappella dell'Oratorio era gremita da uno stuolo numerosissimo di giovani studenti ed operai e da una accolta di gentili Signore del Comitato Salesiano. Celebrò la S. Messa Sua Ecc. Mons. Salvatore Scatti, il quale rimase commosso per la straordinaria affluenza di giovani a ricevere il Pane dei forti. La Comunione generale era durata circa un'ora! Era uno spettacolo veramente edificante; fu la più solenne dimostrazione del bene operato dai figli di D. Bosco, il vedere accostarsi alla sacra mensa tanti giovani studenti ed altrettanti giovani operai, che dopo aver una settimana intiera atteso ai doveri della scuola o dell'officina, alla Domenica cercano un momento di dolcezza, di appagamento nel ricevere, nell'adorare, nel pregare G. C., il quale solo può far sentire alla gioventù la sua vera grandezza, la reale sua dignità. E Mons. Vescovo terminato il Divino Sacrifizio, prendeva la parola e con frasi scultorie rendeva un pubblico omaggio di stima e di affetto ai zelanti Salesiani, i quali seppero in pochi anni trasformare la città di Savona e darle una numerosa gioventù cattolica.

Alle 10 aveva luogo la benedizione del nuovo edificio. Il cortile presentava l'aspetto delle più grandi solennità. Innumerevoli bandiere sventolavano al Cielo. Nel mezzo campeggiava un'enorme gonfalone colla figura della Madre delle Misericordie, Patrona della Città e dell'Oratorio festivo. Monsignor Vescovo, accompagnato dai Canonici Becchi e Cerutti, dopo le preghiere di rito, recitate dinanzi ad un altare appositamente eretto nell'ampio porticato del nuovo edificio, benedisse i diversi appartamenti. La cerimonia si chiudeva col canto del Te Deum e cogli applausi irrefrenabili della moltitudine che gremiva il cortile e vedeva compiti finalmente i suoi voti e le sue speranze, di avere a Savona stabilmente i figli dell'immortale D. Bosco. Alla commovente cerimonia erano presenti i Presidenti del Comitato Diocesano, del Circolo Universitario, del Circolo Pio VII, della Società S. Alessandro, il Vice-Presidente della Società Operaia di N. S. della Misericordia, le quali associazioni intervennero colle rispettive bandiere.

Intanto col treno delle 13,47 giungevano a Savona l'illustre Avv. Cav. Stefano Scala, il Rev.m° Prof. Don Francesco Cerruti, rappresentante del Successore di D. Bosco, ed il Savonese Gustavo Cuneo studente di diritto nell'Ateneo Torinese. Il benemerito Direttore dell'Italia Leale-Corriere Nazionale informato della grande ricorrenza con un tratto squisito di bontà avea accettato l'invito di tenere nell'Accademia Musico-Letteraria della sera un discorso di circostanza. Alla stazione venne ossequiato dai Salesiani e dai Presidenti del Circolo S. Luigi, S. Giuseppe e del Circolo Sportivo D. Bosco.

Frattanto ebbero luogo le gare al Joot-Ball. iniziate dal Circolo Sportivo D. Bosco, le quali si protrassero per alcune ore tra la più viva attenzione dei Signori presenti. I Salesiani, con gentile pensiero, aperte le porte del nuovo palazzo, lasciarono libera entrata a quanti volessero visitarlo e dalle 14 fino alle 19 vi fu grandissima affluenza di persone, in gran parte, Cooperatori e Cooperatrici Salesiani.

Alle 20 si incominciava l'Accademia, la quale riuscì imponente per lo splendore della sala e per il numero degli intervenuti ; fu presieduta da Mons. Scatti, avente ai suoi lati il R.m° Prof. D. Francesco Cerruti ed il sullodato Avv. Cav. Stefano Scala. Il discorso inaugurale fu pronunziato dal R.mo Can. Eugenio Vallega, il quale tratteggiò le molteplici opere di D. Bosco, prendendo a base del suo dire il famoso motto le grandi idee germogliano dal cuore. Ascendeva poscia la tribuna il benemerito Avv. Scala, salutato da una vera ovazione. Il suo discorso di grande attualità ascoltato con religioso silenzio e tratto tratto interrotto da vivissimi applausi, destò negli animi degli ascoltatori una più viva ammirazione verso D. Bosco, apostolo della gioventù in quest'ultima metà di secolo, e suscitò le più vive simpatie verso l'illustre giornalista cattolico, il cui amore per l'Opera Salesiana palpita e vivrà nei secoli scolpito nella Chiesa Monumentale di Valsalice, Omaggio Internazionale della Stampa Cattolica a D. Bosco. E noi siamo orgogliosi di poter conservare negli annali della nostra Pia Unione questo discorso dell'illustre Avv. Scala riferendolo nella sua integrità dal Letimbro di Savona il quale ebbe la fortunata idea di non lasciarlo andare perduto.

« Confesso, così prese a dire l'ottimo Avvocato, che io le aveva preparate due parole per questa accademia tanto gentile quanto solenne. Ma, giunto quì, ho dovuto stracciare e rifare i miei foglietti : - cosa, del resto, che ai giornalisti capita spesso. E la ragione ne è, che se io. a priori, aveva scritto con temperatura a 40 gradi, quì, de visu et auditu, il termometro è salito al doppio, e mi parve di ghiaccio quel che a Torino mi sembrava di fuoco : tanto la realtà ha superato l'aspettazione.

» Certo, io godeva di venire a portare alla regina ligure di ponente il saluto della metropoli subalpina; e a palliare la meschinità dell'ambasciatore, ho anzi preso la precauzione di portar meco un riverbero della Porpora Sacra, onde si allieta la Cattedra di S. Massimo; e mi trovo onorato dello speciale incarico affidatomi dall'E.mo Card. Richelmy, Arcivescovo di Torino, di recare a Savona il suo cordiale saluto - a Savona, nel suo eccelso Pastore, in cui si specchiano i vostri cuori, come la sua nativa Lecco si specchia nel lago incantevole che le riflette il sorriso del cielo; - a Savona, in tutto il suo venerando clero, nella sua generosa cittadinanza, nel fiore eletto della sua cattolica gioventù, e specialmente ne' suoi ammirabili Salesiani e nell'infaticabile D. Descalzis, che, ligure, ha dei liguri tutto il genio, o la verme, ed è, come Salesiano, torinese d'aggregazione: - o meglio, è romano come la Porpora del mio Arcivescovo, come il cuore dei cattolici tutti Bivi

Di quella Roma onde Cristo è romano.

Ora, lieto di recare sì augusto saluto a Savona, vo altero di riportarne a Torino una impressione entusiastica di ammirazione.

» No occorre, per dimostrarlo, ch'io vi faccia un discorso. Res ipsa loquitur: il tempo - il luogo - il fatto. Il tempo: Oggi, 6 di Maggio, un'augusta maggiore età si festeggia con pompe solenni sulle rive della Sprea. Ed anche quì, o signori, su quelle del Letimbro, non è forse identica la ragione della nostra festa? L'augusto giovane di Berlino è per privilegio di principe divenuto maggiorenne a diciasette anni; ma l'Oratorio di Savona, più privilegiato ancora che i principi, non è forse divenuto maggiorenne ad otto anni appena di età? Che altro è infatti la festa d'oggi, che altro è quest'accademia, se non la proclamazione della maggiorità dell'Oratorio Salesiano di Savona, che da umili inizi si è elevato al possesso di sì bello e grande palazzo? E voglia Iddio che il Patrocinio di S. Giuseppe scenda abbondante di grazie sui Monarchi e Principi esultanti oggi a Berlino, ma inconsapevoli forse del grande auspicio, come copiosissimo scende su di voi, che, con pietà pari alla fiducia, l'avete scelto.

» E l'avete scelto con un'altra felicissima coincidenza: poichè oggi anche a Torino si celebra una gran festa, e la si celebra su quel colle di Valsalice, ove è la tomba dell'Apostolo di cui ora appunto Savona magnifica i benefizi; là a Valsalice, ove quella tomba è inesauribile seme di nuovi Apostoli, che ne partono a raccogliere palme per tutto il mondo; là a Valsalice, ove per essi sta sorgendo una Chiesa, dedicata al Patrono comune delle Opere Salesiane e della Stampa Cattolica: di quelle, voi siete fulgida gloria, di questa io sono un modesto ma volenteroso ed oramai vecchio soldato : vecchio soldato lietissima di salutare fra voi i giovani ma pur già sì valenti commilitoni.

» E la festa di Valsalice a chi è dedicata? al grande Apostolo di carità del secolo XVII, S. Vincenzo de' Paoli, celebrandosi oggi il Cinquantenario della fondazione a Torino delle Conferenze di San Vincenzo. Mirabile Provvidenza! I trionfi di quell'Apostolo d'un secolo travagliato si vanno a celebrare presso la tomba dell'Apostolo d'un secolo più travagliato ancora, presso la tomba di D. Bosco, apostolo di carità del Secolo XIX. Per questa coincidenza, tanto felice, si è spedito oggi a Torino un telegramma di fratellanza ; la vostra gentilezza ci assicura che esso è stato l'interprete dei vostri cuori.

Ma se il giorno di questa inaugurazione è auspicio di benedizioni, non è meno eloquente il luogo ov'essa si compie. Poche ore or sono, giungendo qua in autorevole e simpatica compagnia, allo sboccar da un tunnel ecco presentarsi il bel l'edifizio del vostro glorioso Santuario. Quale splendida immagine del trionfo della fede, che aspetta il nuovo secolo all'uscire dalle buio ma provvidenziali latebre della gran lotta, onde andrà memorando il secolo XIX ! Poco dopo, il fischio prolungato della locomotiva, ci annunziava che, con mirabile precisione di orario, giungevamo sani e salvi in porto a Savona: simbolo eloquente del XIX che ci ha fischiati, ma ci ha serviti. Ci ha serviti portandoci, consapevole, all'imminenza di quel trionfo della fede, a cui immancabilmente giunge la Chiesa magari anche colle macchine degli uomini, ma sulle rotaie della Provvidenza.

» Ed ecco subito apparirci il maestoso edificio del nuovo locale dell'Oratorio, nella sua purezza di linee. nella sua svelta grandiosità, nella sua gaiezza di colori intonati colla terra e col cielo. Onore e plauso all'architetto che vi ha posto, e nell'idea e nell'esecuzione, non solo la mente eletta, ma il cuore nobilissimo! E questo monumentale edifizio noi l'abbiamo subito veduto non solo nella muta perfezione di un organismo architettonico, ma nel pieno rigoglio della vita, nel lieto fulgore della sua anima.

» Si, quest'anima siete voi, cari giovani, e non cesserete mai di animare colla vostra vivacità non meno lieta che rispettosa, colla vostra energia tanto più potente quanto più docile, questo magnifico edifizio che è proprio fatto per voi. Voi stessi ne siete l'anima, e i venerandi e amatissimi superiori vostri vi rappresentano Dio, che ve lo diede, e l'Angelo Custode elio egli ha mandato per conservarvelo.

» E in esso Savona medesima parla al vostro cuore; e vi parla anzitutto di fedeltà a Dio, al Papa, alla Chiesa, così nei trionfi come nelle persecuzioni: ve ne parla negli esempi di sacrifizio costante ed impavido che per erigere ed elevare l'Oratorio alle grandezze o speranze odierne, ha dato il vostro ben a ragione amatissimo Direttore e Padre; e ve ne parla ancora per le storiche memorie che vi circondano; per quelle memorie che rendono Savona illustre fra le maggiori città d'Italia e del mondo: Savona, che ha dato due grandi Papi alla Chiesa, ed ha confortato i dolori ed acclamate le glorie di un altro, vittima dapprima, e poi trionfatore di un potente. Ed ecco che già dai lieti auspicii del luogo sono passato a quelli del fatto.

» Voi avete qui un'istituzione che possono invidiarvi le primarie città d'Italia, un Oratorio che può dirsi non solo festivo ma quotidiano, e in cui la gioventù di tutte le età e di tutte le classi sociali ha ritrovo gradito, compagnia sana, direzione ottima. E direzione non solo pei momento che fugge, ma per la vita che vi auguro ben lunga, o giovani, a farvi maggiori meriti per quella che non ha fine.

» Ho ammirato le prove fisiche di destrezza e di forza dei giovani e baldi atleti, i melodiosi concenti dei musici ; e nel simpatico svago come nell'applaudito intreccio dei suoni e dei canti, ho ravvisato il simbolo , l'augurio ed il vaticinio di quella energia e di quella prudenza, non meno che di quella soavità d'armonia, con cui sarete nel mondo i campioni della verità e della giustizia.

» Sì, lo saranno, quei giovani egregi, quei fanciulli carissimi. Ce ne assicura l'aura che respirano, il re ligioso spirito che li anima, la vigoria fisica e morale che attestano, l'affetto onde circondano i loro zelantissimi superiori. Il plauso che loro diamo è arra di quello che sapranno ognor più meritare.

» Col plauso, un augurio che mi riconduce colà donde sono partito: augurio degno di lungo discorso, una che a me basta accennare, colla fiducia che resti scolpito nei cuori. Ed è che, memori tutti come S. Francesco di Sales sia il Patrono così degli Oratorii Salesiani come della Stampa Cattolica, neppur uno dei giovanetti educati in questo Oratorio, dia, fatto adulto, un soldo alla stampa perversa : a quella stampa che insulta ciò che noi veneriamo, che detesta ciò che noi amiamo, che distrugge ciò che noi edifichiamo. Qui si semina il buon grano, si coltivano i vividi fiori, si crescono gli ubertosi vigneti ; la stampa rea è tempesta, uragano, filossera che intristisce, che decima il raccolto e degli Oratori, e dei Circoli, e dei Comitati, e di ogni più rigogliosa opera dei cattolici.

» Ma il nome di D. Bosco, a tanta gloria portato dai degnissimi figli suoi, sia a voi, carissimi giovani, parafulmine da quella tempesta, rimedio a quella filossera.... Che vorreste chiedere ai settarii? Qui avete tutto: Religione, Civiltà, Patriottismo: triplice alleanza che non ha bisogno nè di protocolli ne di cannoni.

» Di questa nobilissima alleanza, ben più efficace di quella che dicesi oggi rinsaldata a Berlino, di questa nobilissima Alleanza di Religione, Civiltà, Patriottismo i Salesiani sono maestri; e voi, Savonesi, avete saputo, colla vostra generosità, stringerne il fascio in questo giorno, che formerà una pagina d'oro nella vostra gloriosa storia. »

Non fa bisogno di aggiungere che un subisso di applausi proruppe al fine di questo eloquentissimo discorso così denso di idee, così eletto nella forma.

Il Sac. Luigi Casanova considerati i gravi pericoli che sovrastano ai giovani studenti, spesse volte obbligati ad allontanarsi dalle famiglie per compiere i loro studi, fa voti che nell' Oratorio Salesiano di Savona sorga un pensionato cattolico per salvaguardare la fede nella gioventù delle classi superiori. È vivamente acclamato.

Quindi prende la parola lo studente Universitario Sig. Gustavo Cuneo, Presidente Emerito del Circolo Cattolico S. Luigi Gonzaga. Con elevatezza di pensiero evoca i ricordi più giocondi dei primi anni di sua gioventù trascorsi troppo velocemente tra le più dolci soddisfazioni nell'Oratorio di Savona. Prende le mosse dai primordi dell'Oratorio rievocando la dolce e venerata figura del Canonico Leopoldo Ponzone, il quale colla fondazione dell'Oratorio Salesiano apriva dinnanzi allo sguardo della gioventù Savonese l'éra della rigenerazione incamminandola sulla via triumphalis della fede cristiana.

Dopo d'aver rilevato con bellissimi pensieri l'opera compiuta dai Salesiani a favore della gioventù, svolge alcuni concetti sull'azione cattolica negli Oratori festivi, tracciando il programma che dovranno svolgere con frutti mirabili gli Oratori festivi nel secolo venturo. Fa appello agli umici affinché secondino con ogni sforzo lo sviluppo dell'azione cattolica, affinchè pongano in essa l'ideale della loro vita, l'energia delle loro speranze per sciogliere i compagni dalle catene dell'indifferenza religiosa e renderli così alla luce del sole della libertà cristiana e sollevarli verso le sublimi altezze della fede rigeneratrice di Gesù Cristo. Con grande entusiasmo e tra un continuo succedersi di applausi svolge la proposta d'un Congresso Salesiano Ligure da tenersi nel prossimo autunno in Savona. Nelle sue linee generali espone il programma del futuro Congresso, il quale segnerà un nuovo passo avanti nella vita cattolica cittadina e brillerà come fulgida stella nel cielo dell'azione cattolica nella diletta Liguria.

Invoca l'approvazione del Vescovo, il sostegno dei cattolici Savonesi, l'appoggio di quanti hanno a cuore la salvezza della gioventù. L'idea è lanciata tra i cattolici di Savona, così egli conchiude, presto e colle parole e colla stampa la diffonderemo nella nostra Liguria. Secondata dell'approvazione del venerando Padre, dalla benedizione di Dio, dagli aiuti della Vergine Ausiliatrice, riempirà le nostre terre degli splendori di nuove vittorie, preludiante a quel giorno, che nella nostra storia religiosa sarà il più bello, il più grande; quando i cuori dei giovani Savonesi si uniranno in un dolce affetto nell'unità della gran fede cattolica e scuotendo ai venti il vessillo di Gesù Cristo porranno sulle opere nostre cattoliche la corona di nuove glorie, feconde di nuove ed immortali grandezze. La parola affascinante del valoroso giovane è da ultimo salutata col grido entusiastico: Viva il Congresso Salesiano Ligure!

Prendono ancora la parola gli Universitari Cuneo Filippo e Claris Dario ; l'uno dava a Monsignor Vescovo l'omaggio riconoscente della gioventù Savonese, l'altro alle Signore del Comitato Salesiano il tributo della più sincera gratitudine.

Il Rev.mo Prof. D. Francesco Cerruti, rappresentante di D. Rua, con accenti che esprimevano la commozione del cuore, porge i più sentiti ringraziamenti a tutti quelli che in qualche modo concorsero all'erezione del nuovo edifizio e s'augura che il gran bene compiuto dai Salesiani a Savona possa per l'avvenire moltiplicarsi, fino ad abbracciare tutta la gioventù cattolica.

Pone termine alla grandiosa Accademia Mons. Scatti, il quale si mostra ammirato dell' opera Salesiana in Savona e richiamando un pensiero di D. Bosco afferma che ove si voglia in un paese od in una città salvare la gioventù dei giorni nostri, bisogna fondare un'Oratorio festivo. Ricorda e addita all'ammirazione pubblica il Can. Leopoldo Ponzone, fondatore ed il suo antecessore Mons. Giuseppe Boraggini, sostenitore dell'Oratorio Salesiano.

Dopo d'avere cortesemente ringraziato l'Ing. Nicolò Campora dell'opera gratuitamente prestata, volge la parola all'illustre Avv. Stefano Scala incaricandolo di presentare al Card. Richelmy l'omaggio della sua venerazione e della sua gratitudine, e ringraziandolo vivamente per aver voluto colla sua presenza autorevole accrescere il decoro di questa solennità, che rimarrà indimenticabile nel cuore dei cattolici Savonesi.

E noi ancor sotto la viva impressione di quel giorno trionfale rendiamo di pubblica ragione il tributo del nostro affetto e della nostra riconoscenza al Direttore dell'Oratorio il nostro carissimo Confratello D. Giuseppe Descalzi, il quale dopo mille incertezze ha potuto vedere esauditi finalmente i suoi voti, le sue speranze di padre e di apostolo nello splendore di una così luminosa realtà.

RIVISTA BIBLIOGRAFICA

TRA le moltissime pratiche di divozione quella dei Nove uffizi in onore del Sacro Cuore dì Gesù, per la sua semplicità e per il vero spirito di pietà a cui è informata, divenne in breve universale presso tutti i fedeli amanti del divin Cuore. Nacque in Ispagna tra le religiose della Visitazione, le quali raccogliendo dagli scritti della beata Margherita i lumi celesti, che ella ebbe intorno alla divozione del Sacro Cuore, ne formarono nove uffizi, i quali, scompartiti fra nove persone, mirano a rendere al Sacro Cuore di Gesù quella piena e continua adorazione interiore che troppo difficilmente potrebbe prestarsi da un solo. Una volta al mese si estraggono a sorte fra gli adoratori del Sacro Cuore gli uffici che compongono tale divozione e ciascuno procurerà di adempire con diligenza quello che gli sarà toccato per tutto il mese, unendosi al coro di quegli Spiriti beati assegnato al suo uffizio, affinchè si formi tra gli uomini e gli Angeli quella bella unione che fu rivelata alla beata Margherita, e così incessantemente si glorifichi il divin Cuore di Gesù in terra ed in cielo.

Tale è il concetto generale di questa pia pratica e non v'ha chi non ne vegga tosto la bellezza, l'eccellenza, l'utilità spirituale e la somma sua praticità. Perciò crediamo far cosa gradita ai nostri lettori e gentili lettrici, mettendoli a conoscenza di un bellissimo libro su quest'argomento con riprodurre a mo' di saggio, alcuno delle 15 finissimo incisioni con cui venne illustrato.

Questo libro - i nove Uffizi ad onore del Sacro Cuore di Gesù - ha per frontispizio l'incisione qui riprodotta, che rappresenta il Cuor di Gesù tutto fiammante e da cui si partono infuocati raggi che illuminano e vivificano tutta la terra raffigurata nel globo sottostante. Il Cuor di Gesù è per le anime ciò che è il sole per l'universo, principio di luce, di calore e di moto ed il bravo disegnatore, il nostro Confratello Q. Piana, non poteva cominciar meglio la serie dei suoi acquerelli illustrativi dei nove uffizi che partendo, come fece, da questo concetto il quale, raccogliendo in sè quanto vi ha di sublime, di tenero, di consolante e di santo nell'esercizio della fede, della speranza e dell'amore, inspira pure gli altri disegni in genere tutti ben indovinati. Noi riproduciamo il Sacro Cuore mentre par che ripeta mestamente le parole dette alla beata Margherita quando le rivelò il suo ardente amore per gli uomini: Ecco quel Cuore che ha tanto amato gli uomini, ed in ricompensa io non ricevo dalla più parte che ingratitudini; la Comunione, e quello raffigurante Leone XIII che, maestosamente ritto in atto di additare il Sacro Cuore, par che dica: da Lui solo deve venire la salute! mentre a questo grido della sua fede l'infernale dragone strisciante ai suoi piedi, si contorce in mortali agonie. Queste incisioni bastano per dare un'idea della bellezza del libro; notando però che in esso gli acquerelli di Q. Piana sono riprodotti in zinco-tetracromografia, cioè a quattro colori di sorprendente effetto.

Queste illustrazioni poi ricevono maggior splendore e grazia dall'arte tipografica la quale, vuoi per la parte dei fregi di cui è riccamente adorna ogni pagina, vuoi per i caratteri e la distribuzione delle singole parti armonicamente composte tra loro, ha reso questo libro dei nove uffizi in onore del Sacro Cuore di Gesù un vero gioiello, di cui può meritamente andar superba la nostra Scuola Tipografica di S. Benigno Canavese.

Una bella prova della preziosità di questo libro di divozione si è pure che la la Edizione, fatta l'anno scorso, è già intieramente esaurita ed a giorni sarà pronta la 2a Edizione assai più numerosa, intieramente rifatta ed aumentata di tutte le pie pratiche più recenti relative al Sacro Cuore, con molte innovazioni e migliorie nella disposizione delle tinte e delle decorazioni. La Tipografia Editrice, con gentil pensiero, presenta questo compito lavoro quale ricordo della solenne consacrazione del mondo al Sacro Cuore e dell'Anno Santo, e noi possiamo assicurare, che le famiglie cristiane non potranno procurarsi un ricordo più bello, salutare e migliore di questo. Questo libro lo raccomandiamo sopratutto alle Signore Cooperatrici e può servire di regalo splendido nelle varie circostanze della vita. Le numerose richieste già pervenute ci assicurano che andrà a ruba, e quindi chi non vuol arrivare in ritardo, inoltri per tempo le domande presso la DIREZIONE DELLA TIPOGRAFIA EDITRICE SALESIANA IN S. BENIGNO CANAVESE (Torino).

LiNo D. CARBAJAL. - La Patagonia. Studi generali, serie seconda: Climatologiae storia naturale. - S. Benigno Canavese. Scuola tip. Salesiana, 1900. Pag 674, L. 7.

Tra i Missionari che si distinsero per gli studi storici e naturali vi è certamente da chiamare benemerito il Salesiano prof. D. Lino Càrbajal, per molti anni direttore dell'Osservatorio di Patagonia, autore di studi sulla Patagonia, dei quali in questi giorni uscì il secondo volume.

L'autore, figlio del Nuovo Continente, uso alla lingua spagnuola, di mezzo alle gravi cure del ministero, seppe far dono agli italiani non solo di un buon materiale di oggetti di storia naturale, portati per l'Esposizione delle Missioni del 1893, ma ancora di questo poderoso lavoro, il cui secondo volume ci fornisce le più interessanti notizie sulla meteorologia e storia naturale della Patagonia.

Il lavoro non è fatto solo per gli amatori delle cose naturali, ma per tutti, e tutti vi possono trovare quanto loro interessi.

Le conclusioni climatologiche che l'Autore deduce, sono un risultato generale di un numero sufficiente d'osservazioni meteorologiche fatto in differenti centri della Patagonia. È uno studio completamente nuovo, per ciò che riguarda le causo dell'eccesso di pioggie nella Patagonia Occidentale e Zona Fueghina, e la cagione della scarzezza delle medesime pioggie nella Patagonia Orientale.

L'influenza delle alte Cordigliere delle Ande e la relazione tra le pioggie e i venti della Patagonia e zone vicine hanno un' elaborata spiegazione.

La Storia Naturale non è meno importante pel riassunto che ne fa. La Fauna è sviluppata con ordine zoologico, e tutti gli animali principali, che cita, occupano le classi, gli ordini e le famiglie corrispondenti coi rispettivi loro nomi tecnici e volgari. Questo libro, nonostante il suo carattere enumerativo e la classificazione scientifica che l'informa, si rende ameno per le svariate descrizioni onde si abbellisce.

La Flora è la parte meno estesa, ma la più significante per apprezzare la vegetazione Patagonica ed il carattere più rilevante della superficie di quell'estesa zona.

Questo volume termina colla Geologia, nella quale colla scorta degli autori che lo precedettero, il sig. Carbajal spiega l'origine del suolo patagonico e le grandi vicissitudini geologiche, a cui dovette soggiacere fino a giungere alla costituzione fisica attuale.

Così il Verona fedele riassume questo importante lavoro e conchiude con queste precise parole : superfluo il dire che siamo dinnanzi all'opera di un vero scienziato.

Per ora noi facciamo caldo invito agli Istituti cd ai Seminari di volersi provvedere per tempo di quest'opera importantissima per una biblioteca. Alle famiglie poi che pensano di traversare l'Oceano e recarsi a colonizzare il suolo patagonico, è indispensabile la lettura di questo lavoro se vogliono avere un'idea giusta della regione in cui intendono stabilire la loro dimora; epperò torna inutile ogni altra raccomandazione. Diciamo solo che non essendo molto numerosa la presente edizione, bisogna affrettare le richiesto in tempo opportuno. Nei prossimi mesi usciranno le ultime due serie.

RODOLFO BETTAZZI. - I problemi di Aritmetica pratica. Trattatello ad uso degli Allievi Maestri e degli Insegnanti di Scuole elementari e secondarie inferiori. Torino 1900. - Ditta G. B. Paravia e Comp.

Gli Insegnanti di Scuole elementari e secondarie inferiori conoscono per esperienza quanto sia difficile avviare gli alunni alla risoluzione dei problemi di Aritmetica, e saranno certamente grati all'Ill.mo Sig. Prof. Bettazzi del R. Liceo Cavour di Torino, che con questo libriccino presenta loro una facile e sicura guida. L'egregio Autore classifica i problemi di Aritmetica in problemi ad una sola operazione, ed in problemi a più operazioni. Studiando i primi, l'Autore si propone di rispondere al quesito: In qual caso è necessario la tale o la tal altra operazione? e vi risponde esponendo e studiando le diverse forme sotto cui si può presentare un problema che richiede per soluzione una data operazione. Passa quindi all'esame dei problemi au più d'una operazione; e, con opportuni esercizi, insegna a scindere questi problemi nelle loro parti elementari, riducendone la risoluzione a quella di varii problemi ad una sola operazione. Un paragrafo speciale si occupa della risoluzione dei problemi col metodo di riduzione all'unità. Un intero capitolo è dedicato a considerazioni sulla risoluzione dei problemi in generale, ed un altro ad osservazioni di metodo relative ai problemi. Termina il prezioso volumetto una piccola raccolta di problemi risolti, proposti come modello, nei quali ciò che l'alunno deve scrivere nei suoi compiti domestici è preceduto da ciò che rappresenta il lavoro di riflessione che fa lo scolaro quando pensa al modo di risolvere il problema. Questo libro sarà certaniente letto con profitto non solo dai docenti, ma anche dagli allievi maestri, i quali, se talora troveranno alquanto difficili alcune considerazioni teoriche, si rifaranno assai facilmente leggendo gli esempi pratici, facili, e ben scelti, che immediatamente seguono.

C. M. V. - Garzia Moreno. - Bologna, Libreria Salesiana, 1900, 24° di pag. 224. L. 1,25.

Corre il venticinquesimo anno dalla morte di quel grande che fu Garzia Moreno , Presidente della Repubblica dell'Equatore, barbaramente trucidato nel 1875, con sul labbro il grido: Dio non muore! La propizia occasione opportunamente ha colto l'egregio Autore di questo libro per iscrivere, almeno in compendio, la vita di questo martire della buona causa. Gran cosa! In Italia nessuno ha scritto ancora di lui. Ma il nostro Autore, dai biografi spagnoli e francesi ed anche da qualche prezioso manoscritto venutogli alle mani, ha saputo trarre il bastevole a compilarne questa vita, che è un vero regalo per gl'Italiani. In questi tempi di tanta viltà e fiacchezza, niuno certamente meglio di Garzia Moreno può essere proposto in esempio ai cristiani cattolici dei nostri giorni; e tra per questo e per la buona forma in cui qui è presentato, noi auguriamo, anzi francamente speriamo, che questo libro, pieno di fatti e di aneddoti interessanti, farà fortuna. Così la Civiltà Cattolica nel suo quaderno 1197 e noi lo raccomandiamo questo libro anche perchè il provento va tutto a benefizio dei giovanetti raccolti nell'Istituto Salesiano di Bologna. Vogliamo anzi aggiungere, anche a costo di offendere la modestia dell'egregio nostro confratello, che l'autore di questa vita è appunto il Direttore di quel nostro Istituto.