Bollettino Salesiano

SOMMARIO DI MARZO 1900

LA PAGINA DELL'ANNO SANTO    pag. 85

LA BUONA. PAROLA E LA REA PAROLA    » 68

IL PONTEFICE DELL'AUSILIATRICE » 70

FESTE, COMMEMORAZIONI E CONFERENZE SALESIANE . » 72

LA MADONNA DI D. BOSCO A CAGLIARI   76

L'ARCIVESCOVO DI SORRENTO ai giornalisti cattolici » 78

NOBILE GARA GIOVANILE    » 79

GRAZIE DI MARIA AUSILIATRICE..   » 81

NECROLOGIA: Il Card. Domenico Jacobini -Il tenente generale Luigi Beccaria Incisa di S. Stefano Belbo - Il Rev.mo P. Mauro Ricci - Il Prof. G. Batt. Ghirardi - Il Sig. Federico De-Seppi   . » 85

NOTIZIE VARIE : - La gioventù catanese ai piedi del suo Pastore -Il Nunzio Pontificio Mons. Lorenzelli al nostro Oratorio di Parigi - Mons. Carli nel nostro Istituto di Spezia - Maria Ausiliatrice e i poverelli -- Scuole Decaroli ed Istituto S. Bonifacio a Cavaglià - Illustri personaggi all'Istituto S. Marco in Alessandria d'Egitto - Stampa raccomandata » 88

COOPERATORI DEFUNTI   » 90

ILLUSTRAZIONI: - Istituto Maria Ausiliatrice in Roma, pagina 69 - Chiesa del Corpus Domini in S Francisco di California, 75 - La Madonna della neve sul Rocciamelone, 77- Giovanetti dell'Istituto Salesiano di Utrera (Spagna), 84 - Ritratto del Prof. G. B. Ghirardi, 87.

La pagina dell'Anno Santo

Roma... vi invita amorosamente al ano seno, o diletti figliuoli, quanti siete nel mondo che avete modo di visitarla...

(Leone XIII nella Bolla di promulgazione del Giubileo).

A Roma! a Roma! - Perchè questo insistente invito? Che cosa è Roma per attirare a sè nazioni e popoli in quest'anno? Rispondiamo a queste domande, perche ci aprono il campo a brevi, ma utili riflessioni.

Il Papa invita tutti a Roma, perchè (son sue parole) Gesù Cristo, il Salvatore del mondo, trascelse sola fra tutte la città di Roma ad esser centro di un'azione eccelsa e più che terrena, consecrandola a Sè. Qui Ei pose, e non senza una lunga ed arcana preparazione, la stanza del proprio impero ; qui comandò che reggesse incrollabile nella perpetuità dei tempi la Sede del Suo Vicario; qui volle che inviolato si custodisse gelosamente il lume della verità rivelata, e che di qui, come da principio ed augustissima fonte, quel lume si propagasse in tutta quanta la terra, di guisa che s'allontana da Cristo chiunque s'allontana dalla fede di Roma. E servono ad accrescerne la santità i monumenti religiosi redati dagli avi, la singolare maestà dei templi, l'urne sepolcrali dei Principi degli Apostoli, le catacombe dei fortissimi martiri. Chi saprà di siffatti monumenti ben ascoltare la voce, sentirà di essere non già pellegrino in città straniera, ma piuttosto cittadino nella propria, e con l'aiuto di Dio nella sua partenza si riconoscerà migliore che nella sua venuta. Fin qui l'Augusto Pontefice, e non v'ha cattolico che non comprenda la grandezza di queste attrattive.

Roma infatti è l'eterna città, la depositaria delle grandi memorie, l'inspiratrice dei santi entusiasmi, dove, secondo scriveva già S. Carlo, sembra che la terra stessa, i muri sacri, gli altari, gli obelischi, i sepolcri spirino divozione particolare; dove il sangue degli Apostoli e dei Martiri, sparso per la fondazione della Chiesa, manda le sue voci al Signore, ed implora ai suoi visitatori perdono e pace; dove si vede la gloria della Croce di Cristo nel sommo grado di splendore, in citi riluce sopra la, terra, e si osservano cogli occhi propri i monumenti della trionfale vittoria, con cui la fede nostra ha superato il mondo.

Roma, esclama un illustre presule italiano, la metropoli del mondo, la cui origine fu cantata dal più grande epico latino, l'epitome di tutto l'orbe, la città per eccellenza, dopo alte esercitò colla forza delle armi il suo dominio in Europa, Asia ed Africa nell'evo pagano, divenne la città santa, la colonna della fede, il trono di Gesù Cristo, la guida della salute, la fonte della dottrina evangelica, al dir dei Santi Padri, per essere la Sede di Pietro che vive nei suoi Successori. Le catacombe, le basiliche, i templi, che conservano insigni Reliquie, ed i più importanti ricordi della prima Storia del Cristianesimo, i monumenti delle sue glorie artistiche in qualunque secolo, muovono a meraviglia e venerazione le anime tutte. L'alma città, per l'infallibile cattedra del Pescatore di Galilea, si posa sopra l'immobile fondamento della verità: e da quel luogo, bagnato dal sangue di Pietro e Paolo e d'innumerevoli Martiri, si estende a tutto l'universo quella Chiesa militante, che prepara a tutti un posto nella celeste Gerusalemme. Per essa e in essa perdura il regno di Dio fino alla consumazione dei secoli. Nella Sede Apostolica fanno centro le volontà, le preghiere, le speranze ed i voti della universalità dei fedeli : contro di essa le eresie e gli scismi : contro di essa gli sforzi vani della prepotenza e del regalismo, ma senza utile effetto; perchè è proprio del Romano Pontificato che fiorisca quando è perseguitato, cresca quando è oppresso, ne tragga profitto se disprezzato, vinca quando è offeso, e resti più ferreo, se pare che sia stato già vinto. Ripetiamo con Fénelon: O Chiesa Romana, città santa, cara e comune patria di tutti i cristiani ! Non vi ha in Gesù Cristo distinzione di greco, di scita, di barbaro, di giudeo e di gentile: tutti sono un popolo solo nel tuo seno : ogni cattolico è Romano. Ecco il grande albero che venne piantato dalle mani stesse di Cristo. Ogni ramo, che ne sia staccato, appassisce, disseccasi e cade. O Madre, chiunque è figlio di Dio, è pur tuo figlio 1 Dopo tanti secoli sei ancor feconda, o Sposa di Dio : tu generi figli incessantemente al tuo Sposo in tutto l'orbe. Ma donde procede mai che tanti figli snaturati non vogliono riconoscere la loro Madre? È sacro il legame dell'unità, che deve formare di tutti i popoli un solo gregge.

A Roma! A Roma! ecco il grido che desideriamo risuoni alle orecchie e più al cuore dei nostri Cooperatori e Cooperatrici in quest'Anno Santo. Numerosi pellegrinaggi si sono già compiuti in questi primi mesi, ma assai più sono quelli che stanno formandosi in ognì parte del mondo cattolico e che ansiosi attendono l'istante di muovere alla volta della Città Santa. Quelli che non possono unirsi a questi generosi drappelli di pellegrini, li accompagnino almeno con la mento e col cuore, di guisa che si abbia a dire con verità che tutti i cuori dei figli palpitano attorno a quello del Padre, felici di potere in qualche modo godere la grande misericordia dell'universale perdono. E poichè molti nostrì Cooperatori e sopratutto Cooperatrici, pur avendo la massima buona volontà di pellegrinare a Roma, ne sono per più cause veramente impediti, crediamo utile far conoscere quali siano, secondo le disposizioni pontificie, le persone che possono acquistare il Santo Giubileo senza recarsi alla Città Santa, e indicare ancora la maniera di guadagnarlo.

Chi può acquistare il Giubileo senza andare a Roma. - La Santità Sua con lettere pubblicate dalla Dataria Apostolica il 1° novembre 1899, provvedendo a coloro che sono nella fisica o morale impossibilità di recarsi a Roma, ha enumerato le seguenti classi di persone, che si riconoscono legittimamente impedite:

1.° Tutte le monache, le novizie, le probande che sono in clausura, e quelle che con esse coabitano o per essere educate o per altra giusta ragione : parimenti quelle monache che escono dal sacro chiostro per domandare la elemosina;

2.° Le oblate che vivono collegialmente, se il loro Istituto sia stato dalla Santa Sede approvato in modo stabile o almeno in via di esperimento, insieme alle loro novizie, educande e convittrici, quantunque non siano obbligate a rigorosa clausura;

3.° Le terziarie unite in vita comune, parimenti colle loro novizie, educande e convittrici, sebbene immuni dalla legge di stretta clausura, l'Istituto delle quali non sia ancora approvato dalla Santa Sede: per modo però che in forza della presente concessione non debba credersi che l'approvazione sia stata conseguita;

4.° Le fanciulle e le donne viventi negli educandati o nei conservatorii, sebbene non siano nè monache, nè oblate, nè terziarie, e non siano astrette ad una legge di clausura;

5 ° Gli Eremiti e gli Anacoreti che vivono in continua, sebbene non al tutto perpetua, clausura e solitudine, come alcuni Cisterciensi, i Certosini, ed i figli di S. Romualdo;

6.° Quelli che sono posti sotto nemica potestà : i prigionieri sia per cause civili che per criminali: gli esiliati e deportati: i condannati alle galere od a lavori forzati: ed i religiosi che sono trattenuti ne' loro conventi sotto custodia, o che per comando dei Superiori hanno una sede assegnata quasi luogo di esilio e di deportazione;

7.° Gli ammalati, dell'uno e dell'altro sesso, di qualunque ordine e condizione, o che siano caduti, in qualche morbo , pel quale, a giudizio del medico, entro l'anno del Giubileo non sono in grado di portarsi a Roma; o che sebbene convalescenti, tuttavia non possono senza grave incomodo imprendere questo viaggio; o che, per abituale debolezza fisica, sono obbligati a speciali riguardi;

8.° Finalmente tutti i vecchi che hanno superato il settantesimo anno di età.

Maniera di acquistarlo. - A tutte queste persone il Santo Padre raccomanda caldamente che detestando i loro peccati, si accostino al Sacramento della Penitenza, e devotamente ricevano la Santissima Eucaristia, e che fervorosamente preghino Iddio Ottimo Massimo per i meriti dell'Unigenito suo Figliuolo, dell'Augustissima Vergine Maria e dei beati Apostoli Pietro e Paolo, secondo le intenzioni della stessa Santità Sua, per la prosperità e l'incremento della S. Chiesa, per l'estirpazione degli errori, per la concordia dei principi cattolici, e per la tranquillità e salute di tutto il popolo cristiano.

Per questo fine poi, in luogo delle visite prescritte alle quattro Basiliche di Roma, adempiranno altre opere di religione, di pietà, di carità, sia volontarie, sia specialmente prescritte dalla autorità dei Vescovi e degli Ordinari dei luoghi o dei confessori, a ciò delegati, delle persone sopra enumerate. La stessa facoltà di commutare le opere ingiunte il S. Padre concede ai Prelati regolari per riguardo ai rispettivi Istituti da essi dipendenti.

A tutte poi le persone sopra ricordate, la Santità Sua concede che possano per due volte nel corso dell'Anno Santo lucrare il benefizio del Giubileo, purche adempiano due volte ciò che per loro è stato prescritto.

Alle monache poi ed alle novizie accorda che per la prima volta soltanto, in cui vogliono acquistare il Giubileo, possano scegliersi il confessore, dall'uno o dall'altro clero, purchè sia approvato a confessare le religiose, se esse sono di clausura e di voti solenni. Permette inoltre che gli Anacoreti, gli Eremiti, le Oblate, le Terziarie, le educande, le donne viventi nei conservatorii, e parimenti i prigionieri, i carcerati, gl'infermi, i vecchi, abbiano per la prima volta facoltà di eleggersi il confessore di loro fiducia, fra gli approvati nella Diocesi rispettiva alle confessioni dei secolari. Il confessore poi, che sarà scelto per l'acquisto del Giubileo, è da Sua Santità munito della facoltà d'assolvere da qualunque peccato, anche riservato speciali modo alla Sede Apostolica, tranne il caso di eresia formale ed esterna; è autorizzato altresì a sciogliere le monache da qualunque voto emesso dopo la professione solenne, e può commutare etiam dispensando tutti i voti, sebbene giurati, eccettuati quelli che sono riservati alla Santa Sede, che fossero stati emessi dalle oblate, dalle novizie, dalle terziarie, e dalle donne che vivono nei conservatorii.

Atto generoso di dieci giovanette d'Aquila per la vita di Leone XIII. - Ormai tutti i giornali cattolici hanno già pubblicato e fatto conoscere ai loro lettori questo atto generoso tuttavia esso forse non è giunto ancora a conoscenza di tutti i nostri Cooperatori: epperò lo riferiamo dalla Civiltà Cattolica che fu la prima a pubblicarlo. - « Un Padre Gesuita, così l'illustre effemeride, predicando in Aquila, fu visitato da dieci signorine delle migliori famiglie della città, che gli proposero un quesito. Se potessero cioè offrire a Dio ciascheduna un anno della loro vita, pregandolo di concedere al Santo Padre dieci altri anni di prospera salute, in modo ch'egli, a bene della Chiesa, potesse raggiungero il secolo di età. Il Padre rispose che sì : anzi il Signore ne avrebbe reso loro gran merito. Quelle care giovanette, confortate da tal risposta, distesero la generosa loro offerta al Signore e al S. Padre in un indirizzo, ch'è una magnificenza di miniatura in pergamena; e ognuna vi appose sotto la sua firma. Indi, fatta ricamare in seta ed oro una busta, tanto ricca quanto elegante, e, bene accompagnate, si recarono in Roma presso le Religiose del Cenacolo, alla Fontana di Trevi, colla viva speranza di essere presentate a Sua Santità. Il Santo Padre, informatone, ne restò intenerito; e benchè di quei giorni occupatissimo, pure ordinò che a questo caro gruppo di devote donzelle fosse concessa la sospirata udienza. Infatti la mattina del 4 dicembre, tutte velate a nero, ebbero la gioia di prostrarsi a' piedi del venerando Pontefice e di deporgli in mano il prezioso omaggio. L'accoglienza fatta loro dal Santo Vegliardo fu veramente paterna. Il gruppo di queste signorine, che stavano come estatiche davanti a Leone XIII, tutto commosso e sorridente, era proprio pittoresco. Sua Santità si trattenne con ciascuna amorevolmente, ciascuna colmò di benedizioni da stendersi anche alla propria famiglia, e a tutte insieme espresse la sua riconoscenza di avere pregato Dio a scorciare di un anno la loro vita per allungarla di dieci a lui. Non è a dire, come queste care fanciulle , uscendo dalla papale udienza, fossero fuori di sè per l'allegrezza. Tutte aveano lagrimosi gli occhi e dicevano, che parea loro d'essere stato per una mezz'ora in Paradiso».

Un'ottima proposta. - Il Risveglio di Mondovì ha proposto a tutti i colleghi del giornalismo cattolico, un grandioso pellegrinaggio di giornalisti a Roma. La maggior parte della stampa periodica accolse con plauso l'idea e le adesioni finora giunte fanno sperare che il grandioso progetto abbia presto la sua attuazione.

La penna d'oro al Papa. - Mons. Giuseppe Giustiniani, Arcivescovo di Sorrento, secondando una proposta fatta nella presentazione della penna d'oro a lui come riparazione del torto fattogli, aperse sulla Croce di Napoli una sottoscrizione per offrire una penna d'oro al Papa, perche con essa scriva la data del primo giorno del nuovo secolo.

E veramente, scrive un illustre pubblicista, l'offerta di una penna preziosa al Papa da parte dei cattolici italiani ha un significato altissimo e per sè sola vale meglio di ogni altra prova di attaccamento e di figliale omaggio alla Cattedra del Principe degli Apostoli. Il Papa è il maestro de' popoli ed il depositario della vera scienza : a Lui quindi compete il diritto di stringere la penna preziosa ed annunziare ancora una volta la lieta novella di pace e di amore universale. Il secolo che tramonta, avendo avuto i suoi funesti auspicii da una penna intrisa di sangue dalla rivoluzione francese, ha preteso di far a meno degli ammaestramenti papali e della suprema autorità della Chiesa. Le intelligenze hanno perciò risentito di una tenebrosa caligine per lo spirito di superbia e, corrotti i cuori per la falsa morale, la società intera è precipitata di abisso in abisso. Sarà bene perciò che il popolo cattolico, per una salutare resipiscenza dei tempi nostri, rimetta nelle mani del Papa la penna preziosa, perchè scriva con essa la prima data del nuovo secolo per la riabilitazione e pel ritorno completo allo spirito vivificatore di Gesù Cristo. Si offra a Papa Leone XIII - esempio nuovo di alta sapienza - la penna preziosa e sia la prova della filiale sottomissione dei cattolici d'Italia a' suoi insegnamenti di Maestro e di Padre! Si raccolgano offerte generose, perchè il dono corrisponda all'altezza del suo significato e sia l'augurio più bello al secolo che è per sorgere.

Il S. Padre, già informato di quest'omaggio, si è degnato di mandare la sua benedizione.

LA BUONA PAROLA E LA REA PAROLA (1)

IL poeta persiano Fìrdusi, che fiori nel 1000 dell'Era volgare, racconta nel suo gran poema, il Libro dei Re, come un giorno il re di Persia Behràm, che regnò al principio del V secolo d. C., passando co' suoi ministri e co' suoi cavalieri per un ricco e fiorente villaggio, non vi ricevesse nè il saluto, né l'accoglienza lieta e onesta che egli si aspettava e meritava. Stato alquanto sopra pensiero, si volse ad un sacerdote, che era del suo seguito, e gli fece intendere che, in qualche modo, gli abitanti poco rispettosi di quel villaggio dovevano essere puniti. Si ascolti quale castigo inflisse loro il sacerdote.

Lasciò che il sovrano andasse innanzi col suo seguito; poi, disceso nella piazza del riottoso borgo, agli abitanti che gli si affollarono dintorno, tenne questo discorso molto singolare

Oh ! questo loco, Ch'è verde e pien di frutti e di quadrupedi E d'uomini, così piacque al Signore Di tutti i re, prence Behràm, che nuovo Dolce desio ripose in esso. Or voi Tutti principi ei fa d'un tratto e insieme, Perchè poi d'esto borgo ameno e bello Facciasi una città. Donne e fanciulli, Prenci voi siete in questo borgo, e d'uopo

Non è che alcun di voi serva e obbedisca. Artefici che vivon per mercede, E signori di case, ecco un sol grado In questo loco abbiansi omai. Voi tutti, Uomini e donne e teneri garzoni, D'esto villaggio principi sarete.

Gli abitanti intesero subito e assai facilmente il nuovo e strano linguaggio. Dichiarati liberi e sciolti e tutti uguali, la prima cosa, che essi fecero, fu quella di decapitare il prefetto, il borgomastro, poi, accingendosi a mettere in comune i beni e a dividere in parti eguali la terra, tanto bene andarono d'accordo, che s'accapìgliarono in mezzo alla piazza, sì che vi furono feriti e morti; poi, non potendo durare insieme, i superstiti abbandonarono l'agricoltura, dispersero gli strumenti agricoli, lasciarono derelitti i vecchi nelle case deserte, e fuggirono, sì che in breve ora quel luogo fiorente fu ridotto allo squallore della miseria.

E desolato

E tristo aspetto quel bel loco assunse, E seccaron le piante ed i ruscelli Restar senz'onda. Fu deserto il piano Fur le case deserte, chè fuggite N'eran le genti, con le bestie ancora.

Dopo un anno, quando tornò la primavera, il re passò da quel borgo. Al vederlo squallido e deserto, egli si volse al sacerdote che lo seguiva, e gliene domandò il perchè. E il sacerdote : - Questa, disse, è la punizione regale per mancato rispetto. - Ecco adunque, il sacerdote, ministro dell'ira del suo signore, aveva punito, con l'attuarvi per un momento il socialismo, il tristo e superbo villaggio che aveva osato offendere la maestà. E notisi che tutto ciò non è finzione del poeta persiano; sì bene è racconto che ha fondamento nella storìa, sapendosi che allora, specialmente per la setta dei Manìcheì, le dottrine socìalistiche trovavano molto favore in Persia, anche nella corte. - Al veder disertato ìl villaggìo, un tempo sì fiorente e ricco, lo stesso re Behràm si pentì della sua severità soverchia, e, voltosi al sacerdote, gli disse

Deh ! qual mai

Sventura è qui ! deserto è il loco ameno ! Ma tu va tosto, e co' tesori miei Rendilo colto ed abitato, adopra

Che d'ora in poi non veggasi rancura !

Rozbih (così chiamavasi il sacerdote) andò, e là, seduto tra le rovine del villaggìo abbandonato trovò un vegliardo, al quale egli, manifestato il volere del re, diede e sementi e denari e autorità per raccogliere dai dintorni quanti giovani fossero accorsi volenterosi al suo richiamo. In breve tempo, per l'opera e il consiglio del saggìo vecchio, di cui la tradizione non ci ha ricordato il nome, quel luogo ritornò all'antico splendore, rifiorì l'agricoltura, si ridestarono le arti, e quando ìl re, trascorso un anno, vi ripassò, il suo fedel sacerdote glì spiegò lo strano enigma dicendo che, come prima, per punir gli orgogliosi, aveva adoperato un reo consiglio, ora, per ripristinarli nel bene, aveva adoperata una savia parola:

Ma la via del male A quella gente io sì mostrai, coperto E secreto già un dì, poscia il sentiero

Le dischiusi di Dio. Migliore assai D'ogni gemma lucente è la parola, Quando alcuno l'adopri acconciamente.

Quale ammaestramento per noi in questo racconto e in queste parole del vecchio poeta persiano ! Noi occidentali, che meniam tanto vanto della civiltà nostra, che tutto dì stiam fabbricando teoriche intorno a questioni sociali, possiamo ben far nostro pro del sìgnificato profondo che ha questo lontano racconto orientale !

Anche da noi, purtroppo ! s'insegna la rea parola ; anche da noi, purtroppo ! si cerca di infiltrare negli animì di tutti, e in particolare deì giovani, ogni più reo consiglio, ed è Provvidenza di Dio se la trista semenza non ha già recato i suoi frutti amari, come là nello sciagurato villaggio di Persia, caduto nell'ira del sovrano.

Confortiamoci però, poichè abbiamo di che confortarci. Se il ministro sacerdote del re persìano, lasciata passar la bufera socialistica, trovò nel solitario vecchio, meditante tra le rovine, l'uomo saggio e pio che, avvalorato di una sana dottrina, riparò all'immensa iattura della sua terra ; noi qui, e non qui soltanto, ma e per le altre città d'Italia, ed in Europa ed altrove, incontriamo ad ogni passo chì nelle scuole e nei collegi, nelle officine tutte , si adopera con instancabile zelo a propagare la sana dottrina, che terrà fronte all'avvelenata ed empia, a confortar di consiglio chi vacilla, a sostener con l'esempio chì procede incerto, adoperando la parola che migliore è assai d'ogni gemma lucente.

E il fatto luminoso sta dinanzi a noi, sotto gli occhi nostri stupiti. Qui, dove ora sorgono templi e officine, scuole e istitutì d'arte, furono già, come ho udito dire, luoghi deserti e inospitali e pericolosi. Anche di qui , come già tra le rovine del disertato villaggio di Persia, passò, un gìorno, un santo e pio vegliardo, D. Giovanni Bosco, per la cuì savia parola, per la cui salda volontà, per il cui sublime esempio, sorse l'opera infinita di carità, che tuttì, volenti o non volenti, devono ammirare, baluardo non perituro contro le insinuazionì del male, argine insormontabile a frenar le dottrine ree che tentano di dìlagare. A luì la gloria del cìelo; ai degni successori suoi, che ne seguono imperterriti l'opera feconda, lode e plauso e ammirazione da noi, e l'intima soddisfazione del cuore e dell'anima, che è la maggior ricompensa che può sperar l'uomo per ciò ch'egli fa sulla terra !

(1) L'Italia Reale-Corriere Nazionale del 31 gennaio scorso, regalando ai suoi lettori quest'opportunissimo scritto dell'illustre e benemerito Prof. Italo Pizzi (cui noi presentiamo i nostri più sinceri ringraziamenti), lo fece seguire dalla seguente nota illustrativa

Ogni anno, nel giorno di S. Francesco di Sales, Patrono della Pia Società Salesiana e della stampacattolica, la cortesia ospitale del venerando Don Michele Rua raccoglie all'Oratorio di Valdocco, in agape simpatica e cordiale, parecchi fra gli amici ed àmmiratori dell'Opera fondata dal grande Don Bosco.

Questa riunione, che pur conserva carattere famigliare, è però sempre onorata da insigni personaggi, che si allietano di recare alla Congregazione Salesiana l'omaggio della loro simpatia, l'espressione dei loro fervidi voti. E così all'agape del 29 gennaio presiedeva Sua Eminenza il Cardinale Richelmy, Arcivescovo di Torino, al quale facevano corona, oltre i principali rappresentanti del Capitolo Salesiano, parecchi illustri membri del Clero e del Laicato.

Fra questi era il Professor Italo Pizzi della nostra Università, il valentissimo orientalista, la cui fama ha valicato i confini d'Italia ed è riconosciuta in tutta l'Europa. Il quale, venuto il momento dei discorsi e dei brindisi, si compiacque dar lettura dello scritto interessantissimo e così mirabilmente adatto ai tempi nostri, che qui ci facciamo un pregio di pubblicare, valendoci della gentile autorizzazione accordataci, e certi di far cosa graditissima ai lettori.

IL PONTEFICE DELL'AUSILIATRICE

1800 - 14 Marzo - 1900

La Chiesa del cielo stesso è più forte. Il cielo e la terra passeranno, non essa.

(S. Giov. Crisostomo).

CoN questa sentenza del grande Patriarca di Costantinopoli conchiudevamo la precedente lettera sul proposto argomento, perchè, brillando essa di splendida luce durante tutto il Pontificato di Pio VII, vorremmo fosse una volta più profondamente impressa nel cuore di quanti si gloriano militare sotto le tende immortali della mistica Sposa del Redentore. La navicella di Pietro, divina figura della Chiesa Cattolica, è sempre tra le procelle, e la sua lotta, dopo 19 secoli, ferve ostinata quanto e più di prima. Epperò ai nostri giorni è di assoluta necessità fissare ben bene questo vero, acciocche le attuali procelle non abbiano a far cadere d'animo quelli che navigano il burrascoso mare della vita, affidati alla piccola barchetta di Pietro. Nè le tempeste del mare, nè gli impeti delle potenze nemiche travolgeranno la Chiesa mai; l'inno finale della vittoria sarà cantato da lei. Questa conclusione storica delle lotte dicianove volte secolari della Chiesa risplende bellamente anche nel ventitreenne Pontificato di Pio VII. Noi abbiamo già visto che questo magnanimo Pontefice spogliato, nonostante la sua mansuetudine e le sue concessioni, dei suoi Stati, della città santa, dei suoi naturali consiglieri, è costretto, dopo aver lanciato la scomunica contro gli usurpatori, a ritirarsi nei suoi appartamenti e a far chiudere diligentemente tutti gli aditi del Quirinale, acciocchè non si potesse giungere alla sua persona, senza una manifesta violazione di domicilio. Ora vedremo com'egli, sotto l'usbergo della Vergine Ausiliatrice, prosegua il suo pellegrinaggio fra le persecuzioni della terra e le consolazioni del cielo.

Il rapimento del Papa.

Spogliato dei suoi Stati e custodito a vista qual prigioniero nel suo Palazzo del Quirinale, non essendogli più permesso nè di uscire, nè di comunicare con chicchessia, se prima ogni cosa non fosse stata sottoposta a minuto e rigoroso esame, il buon Pio pensava meno alla sua sicurezza personale che all'infelice sorte di tante oneste persone e le più ragguardevoli della città, giornalmente deportate in gran numero. Il suo cuore n'era addoloratissimo, e quel buon pastore, che avrebbe dato volentieri il suo sangue per salvare le pecorelle dell'ovile di Cristo, passava la maggior parte del giorno in ginocchio davanti il Crocifisso, raccomandando al Signore e la sua Chiesa ed il suo gregge fedele. « Adoriamo, egli esclamava nella forte protesta che fu affissa, come la Bolla di scomunica, nei luoghi più frequentati di Roma, con profonda umiltà gli imperscrutabili decreti d'Iddio, invochiamo le sue misericordie sopra i buoni sudditi nostri, che saranno sempre il nostro gaudio e la nostra corona; e dopo aver fatto in questa durissima circostanza ciò che esigevano i nostri doveri, li esortiamo a conservare sempre intatta la religione e la fede e ad unirsi con noi per iscongiurare coi gemiti e colle lagrime, fra il vestibolo e l'altare il Supremo Padre dei lumi, affinchè si degni di cangiare i pravi consigli dei nostri persecutori. »

Frattanto il generale Miollis, informato tosto Napoleone della fulminata scomunica, gli chiedeva quello che dovesse fare. Rispose l'Imperatore che, se il Papa non revocava la Bolla di scomunica, venisse immediatamente arrestato e condotto prigione in Francia. Il sacrilego comando fu da Miollis tenuto segretissimo, perchè temeva una sollevazione popolare e la guarnigione francese non era abbastanza numerosa per reprimerla. Però il generale fece uso di tutte le precauzioni possibili, onde poter rapire il Papa ed all'insaputa dei Romani strascinarlo lontano dalla sua Capitale. Ma l'iniqua trama dell'imminente rapimento non era sfuggita alla sagacità di Pio VII e dei suoi fedeli sudditi. Anzi alla vigilia dell'attentato, cioè la sera del 5 luglio 1809 il Papa ricevette la segreta, ma certa notizia che dovevano rimuoverlo da Roma di notte tempo come un volgare e pericoloso malfattore. Egli avrebbe potuto sottrarvisi, facendo conoscere il suo pericolo agli abitanti di Roma, i quali avrebbero disarmato facilmente la guarnigione francese. Ma l'animo nobile e sensibile di Pio non volle farlo, perchè sarebbe stato lo stesso che dare il segnale della guerra, e a lui ripugnava lo spargimento del sangue umano: preferì quindi d'imitare in tutto Gesù Cristo e lasciarsi menar via come un agnello. Le poche ore che ancora gli rimanevano libere le impiegò nello stendere un interessante proclama al suo caro gregge di Roma. Noi ne vogliamo riferire alcuni periodi, perchè servono mirabilmente a far conoscere tutta la grandezza d'animo e la franca energia di questo Pontefice. « In mezzo alle angoscia, in cui ci troviamo, noi versiamo lagrime di gioia, e benediciamo Iddio, il Padre Eterno del Nostro Signore Gesù Cristo, il Padre delle misericordie, il Dio d'ogni consolazione, per darci un dolce sollievo, vedendo arrivare nella nostra persona ciò che il suo divino Figlio nostro Redentore annunziò altre volte a S. Pietro, il Capo degli Apostoli, di cui noi siamo il Successore, quantunque indegno. Egli gli disse: quando sarai in età avanzata, stenderai le mani, che un altro ti legherà e ti condurrà ove non vorrai andare. Noi sappiamo, ciò non ostante, e dichiariamo, che, essendo in pace con tutti ed anche pregando per la pace fra i Principi, non si può, senza un atto di violenza, strapparci dalla città di Roma, nostra pacifica e legittima residenza, perchè questa è la Capitale dei nostri Stati, la Sede speciale della nostra Santa Chiesa , Romana ed il centro universale dell'unità cattolica, di cui per la divina Provvidenza, noi siamo sulla terra il Moderatore ed il Capo ». Passa quindi a dichiarare gli autori di sì fatto attentato responsabili verso Dio di tutto ciò che ne risulterà; a consigliare i suoi sudditi di imitare la condotta dei fedeli del primo secolo, pregando per lui, come quelli pregavano insistentemente per Pietro, e termina impartendo con tutta l'effusione del cuore l'Apostolica benedizione.

Intanto che il Pontefice ciò scriveva, aspettando con calma l'avvenimento, di cui era minacciato, Miollis con l'aiuto del generale Radet, fatto venire appositamente dalla Toscana, col rinforzo di 800 soldati napoletani, cui eransi uniti parecchi rivoluzionari romani, tutta gente da forca, fece circondare da ogni parte il Palazzo Pontificio. Nel mattino del 6 luglio, assicurate le campane, i ponti e le vie, alle ore due e mezzo, gli sgherri del general Miollis, guidati, come già i satelliti del Sinedrio che catturarono il Nazareno, da un Giuda, un tal Bossola, ladro esso pure, e muniti anch'essi di fiaccole, di funi e d'armi, scalarono i muri del giardino, atterrarono le porte a colpi di scure e a questo modo procedendo si spinsero sino alla stanza, in cui era il Pontefice. Questi, dopo essersi fatto recare l'anello che Pio VI aveva in dito quando morì, regalo della Venerabile Clotilde di Savoia, sedeva, vestito di mozzetta e stola, tranquillo in mezzo ai due Cardinali Pacca e

Despuig, e attorniato dai suoi servi fedeli. Il Radet, direttore ed esecutore di questa sacrilega operazione, entrò pel primo e con lui una dozzina di ufficiali e due o tre ribelli romani. Per alcuni istanti vi fu un perfetto silenzio, ma finalmente il generale pallido in volto, con voce tremante e quasi penando nel trovare le parole, disse al Papa che aveva una commissione disgustevole e penosa, ma che avendo fatto giuramento di fedeltà e di ubbidienza all'Imperatore, non poteva dispensarsi dall'eseguirla; che insomma per parte dell'Imperatore doveva intimargli di rinunziare alla Sovranità temporale di Roma e dello Stato, e che non prestandosi a ciò la Santità Sua, aveva ordine di condurla dal generale Miollis, il quale le avrebbe indicato il luogo di sua destinazione.

Pio VII, senza scomporsi, con voce ferma ed in tono pieno di dignità, gli rispose: « Se ella ha creduto di dover eseguire tali ordini dell'Imperatore pel giuramento fattogli di fedeltà e d'ubbidienza, s'immagini in qual modo dobbiamo noi sostenere i diritti della Santa Sede, alla quale siamo legati con tanti giuramenti ! Noi non possiamo cedere, nè rinunziare quello che non è nostro. Il dominio temporale è della Chiesa Romana, e noi non ne siamo che gli amministratori. L'Imperatore potrà farci a pezzetti, non otterrà mai quello che ci è vietato dalla coscienza e da Dio» .

Dopo questa risposta degna dell'eroico Pontefice, Radet, vedendo inutile insistere, si dispose ad eseguire gli ordini, cioè a far partire subito il Vicario di Gesù Cristo, senza neppur concedergli le due ore che aveva chiesto per prepararsi, accompagnato dal solo Cardinal Pacca. Il Papa, preso il Crocifisso ed il suo Breviario, scese stanco e vacillante lo scalone del Quirinale e, benedetta la sua Roma, fu messo in vettura. La carrozza invece di prendere, conforme alla menzogna inventata da Radet per meglio coprire il suo sacrilego rapimento, la strada verso il palazzo Doria, ove era alloggiato il general Miollis, uscì per Porta del Popolo e prese a tutta briglia la via di Toscana.

Ecco come fu tolto da Roma il Sommo Pontefice, il suo Sovrano legittimo, il Padre comune dei fedeli, l'Augusto mediatore fra Dio e gli uomini. Così fu rapito il Capo visibile della Cattolica Religione, dopo essere stato abbeverato di amarezze e di oltraggi e spogliato di tutti i suoi Stati dal tiranno di Francia; ma la Chiesa, il mondo, la posterità applaudiranno al Pontefice rispettabile, che volle sacrificarsi per l'interesse della Religione di Gesù Cristo.

Feste, Commemorazionì e Conferenze salesiane

GLi anni scorsi nel desiderio di dare una breve relazione delle varie feste, commemorazioni e conferenze promosse dai nostri buoni Cooperatori nel corso dell'anno, specialmente in occasione delle solennità di S. Francesco di Sales e di Maria SS. Ausiliatrice, fummo più volte costretti a ripetere le stesse cose e a ritardare conseguentemente notizie di maggior importanza. Per ovviare a questi inconvenienti ed anche per accontentar tutti Dei limiti del possibile, accenneremo in questa cronaca delle feste, commemorazioni e conferenze le notizie particolari più salienti, riassumendo brevissimamente le singole relazioni, con omettere quanto è comune ad ogni festa, commemorazione e conferenza salesiana. Ben vediamo che così facendo, regaleremo forse ai lettori un nudo elenco di nomi delle città e dei paesi, in cui la vita salesiana si è maggiormente accentuata, ma la necessità non ammette legge. D'altronde questo semplice elenco sarà più che sufficiente per palesare l'affetto grande dei nostri benemeriti Cooperatori per le Opere di Don Bosco e la vivissima gratitudine nostra verso di loro.

TORINO. - Nel caro Santuario di Maria Ausiliatrice il 29 scorso gennaio si celebrò con la maggior solennità possibile la festa del nostro Patrono. Durante tutta la giornata una gelida bufera, feconda di neve e pioggia, impedì il solito concorso. Tuttavia furono ancora numerosi gli amici del Salesio, che sfidando gli imperversanti elementi e più di tutto il pericolo di cader vittima della malattia infettiva, l'influenza, che di quei giorni faceva stragi dappertutto, vennero in Valdocco ad onorarlo nel giorno suo solenne. S. E. R.ma il Card. Agostino Richelmy, nostro veneratissimo Arcivescovo, degnossi assistere pontificalmente alla Messa solenne cantata dal R.mo D. Francesco Cerruti, eseguendo i nostri giovanetti la liturgica Messa di Gaspare Ett. Alla sera. dopo i Vesperi il M. R. D. Pentore, predicatore del triduo, disse da pari suo l'elogio del Santo. La trina benedizione di Gesù Sacramentato, vero sole di giustizia che illumina le tenebre di questa vita, scese apportatrice di luce e di speranza a compiere la nevosa, ma sempre cara solennità.

- Il 31 gennaio, anniversario della morte del Padre e Fondatore nostro, nello stesso Santuario ebbe luogo la commovente e riuscitissima commemorazione funebre. Il Santuario intieramente vestito a lutto - lavoro paziente ed artistico del Prefetto di sacrestia D. Luigi Pesce - avendo nel centro, sotto la cupola, un grandioso catafalco, lasciava, nella sua austera semplicità non scevra d'eleganza e buon gusto, lo spettatore ammirato e commosso. Alla pompa dell'apparato rispose altresì la bontà della musica e la gravità delle sacre cerimonie. Pontificò S. Ecc. Rev.ma Mons. Luigi Spandre, Ausiliare del Cardinale Arcivescovo, e venne eseguita la Messa funebre del Maestro Ravanello di Padova, assistendo attorno alla bara tutti i Superiori Maggiori della nostra Pia Società, tutti i Confratelli, i giovani, i vessilli delle associazioni giovanili dell'Oratorio festivo, varie rappresentanze di altri Collegi e delle Suore di Maria Ausiliatrice e numerosi Cooperatori e Cooperatrici torinesi discesi a Valdocco per dare a D. Bosco l'attestato dei loro suffragi e delle loro preghiere.

- La prescritta conferenza ai Cooperatori ed alle Cooperatrici torinesi si tenne il 1° febbraio nella bella e divotissima Chiesa di S. Giovanni Evangelista sul Corso Vittorio Emanuele II. All'ora stabilita - quantunque il tempo non fosse niente propizio per il freddo vento, che parea si divertisse in caricare la gente della granulosa neve - numerosi attendevano il conferenziere, che era, conforme l'annunzio dato dai giornali cittadini, il Salesiano D. Bernardo Vacchina, Missionario della Patagonia. Questi, dopo una breve lettura su S. Francesco ed il canto di un mottetto, salito il pergamo, esordì col ricordare l'allocuzione che D. Bosco rivolse ai primi dieci Missionari partenti per l'America. Disse che le previsioni annunziato da D. Bosco in quella memoranda circostanza rimasero altamente scolpite nel cuore di lui giovinetto e che furono una vera profezia, la quale nel periodo di soli 25 anni andò mirabilmente e intieramente avverandosi. In prova di ciò l'oratore, con esile, ma franca parola, rappresentò in un breve quadro l'estensione delle nostre Missioni, intrattenendosi in modo speciale a discorrere, col linguaggio dei fatti di quelle in cui egli si è trovato nel corso dei 22 anni. Durò ascoltatissimo una buon'ora, parlando del bene che i Missionari, sostenuti dalla carità dei Cooperatori e delle Cooperatrici, operarono nell'Uruguay, nell'Argentina e più particolarmente nella Patagonia. Il suo dire, ora lene come placido zeffiro che molte i sensi, ed ora vibrato come suono guerriero che annunzia trionfi e vittorie, scese profondamente nel cuore degli uditori. Terminata la conferenza venne impartita la benedizione col SS. Sacramento dal R.mo D. Albera, Direttore spirituale della nostra Pia Società, e con ciò ebbe termine la pia ed attraente adunanza.

BOLOGNA. - L'adunanza generale dei Cooperatori ebbe luogo la domenica 28 gennaio nella Chiesa del Corpus Domini coll'intervento dell'E.mo Card. Arcivescovo, di buon numero di egregi Cooperatori e Cooperatrici e di scelto ed affollato pubblico. Dopo un mottetto cantato dai giovanetti dell'Istituto Salesiano, il M. R. D. Trione, salito il pulpito, rivolse all'uditorio un'efficacissima conferenza sui progressi dell'Opera Salesiana.

S. E. il Card. Svampa, prima di impartire la sua pastorale benedizione, ringraziato il conferenziere, degnossi eccitare tutti i presenti a sostenere l'Opera Salesiana con questi nobili pensieri che rileviamo dall'Avvenire di Bologna (1) Come ben disse il conferenziere, essere Cooperatori Salesiani vuoi dire essere Cooperatori delle opere di Dio, in vantaggio della gioventù, alla quale si vuol togliere la fede. Cooperatore vuol dire adoperarsi efficacemente in aiuto di un'opera. Questo può farsi in tre modi: colla preghiera, raccomandando a Dio la riuscita delle Opere Salesiane; colla propaganda in favore di esse tra gli amici e conoscenti; col sacrifizio, senza del quale nulla riesce. La cara cerimonia terminò colla benedizione del SS. Sacramento.

(1) L'Avvenire, giornale quotidiano delle Romagne e dell'Emilia Abb. annuo L. 18 - Direzione - Via Manzoni 2, Bologna.

ANCONA. - In questa città, dove l'anno scorso si pose solennemente la prima pietra dell'Istituto e della Chiesa della Sacra Famiglia, che l'Em.mo Card. Vescovo Achille Manara vuole affidare ai Salesiani, furono promosse varie conferenze al fine di accendere sempre più i generosi Anconitani a coadiuvare efficacemente il loro Pastore nella grande impresa. Di queste conferenze due furono pubbliche e due private. Delle pubbliche diede ampio resoconto il valoroso e grande giornale locale La Patria (2). Esse ebbero luogo il 2 e 4 scorso febbraio nella Chiesa del Gesù, con soddisfacente concorso di signori e signore. Il conferenziere, che era il nostro D. Albino Carmagnola, nella prima dimostrò bellamente la necessità dell'educazione cristiana della gioventù e la convenienza d'un Istituto Salesiano in Ancona, e nella seconda parlò dei prodigi della carità cristiana nelle Opere di D. Bosco.

Le due adunanze private furono tenute dallo stesso conferenziere, una per le Signore e l'altra per i Signori, allo scopo di costituire due zelanti Comitati per raccogliere le offerte a favore dell'erigendo Istituto.

L'Em.mo Cardinale, come si degnò di onorare colla sua presenza le due conferenze pubbliche, così volle presiedere le due adunanze private ed animarle colla sua parola così tenera ed appassionata per la salvezza delle anime.

Mercè l'operosità di Mons. Rodolfo Ragnini, Direttore Diocesano dei Cooperatori Anconitani, i due Comitati furono tosto costituiti, iscrivendosi ai medesimi il fior fiore delle Signore e dei Signori della città. E giova sperare, come bene si augurò l'Em.mo Cardinale, che i due Comitati, accingendosi volonterosi all'opera e superando coraggiosamente tutte le difficoltà, non verranno meno alla grande fiducia che in loro è stata riposta per un'opera, che in Ancona si appalesa di somma necessità, e che noi pure raccomandiamo saldamente a tutti i nostri lettori.

Dalla Patria apprendiamo ancora come Mons. Ragnini, la domenica sera 18 febbraio, tenne altra conferenza, spiegando lo scopo dell'erigendo Istituto e suggerendo i modi pratici di venir in aiuto, e che altre conferenze si sarebbero pur tenute in seguito per scuotere tutti a cooperare in qualche modo a questa erezione. Assecondino i nostri Cooperatori queste nobili iniziative e ne avranno merito presso Dio e presso gli uomini.

- Lo stesso D. Albino Carmagnola tenne pure la prescritta conferenza di S. Francesco di Sales a LORETO, MACERATA e IEsi dinanzi a numeroso concorso di popolo. La conferenza di quest'ultima città, tenuta nella Chiesa di S. Filippo al Corso. fu presieduta da Mons. Gandolfi, Vicario della Diocesi e nuovo Vescovo di Poggio Mirteto, cui porgiamo i sensi della nostra viva riconoscenza.

(2) La Patria, giornale quotidiano, di grande formato, diretto dall'egregio Rocca d'Adria. Abb. annuo L. 18; estero spese postali in più. Alla Direzione in Ancona.

TIGLIOLE D'ASTI. - La Crociata domenicale nel suo numero dell'11 febbraio pubblica questa corrispondenza

« L'ultima domenica dello scorso gennaio questo paese ebbe la fortuna di sentire la parola infuocata ed affascinante del Sacerdote Salesiano D. Angelo Piccono, Missionario dell'America, il quale eccitò nella popolazione un vero entusiasmo. La conferenza si svolse circa le Opere di D. Bosco e la cooperazione alle medesime, e con parole da vero Missionario fece luminosamente vedere come la missione di D. Bosco non fu soltanto provvidenziale, ma ancora sommamente umanitaria, che egli fu il vero amico del popolo e dell'operaio, e prova lampante si è l'aver istituito i suoi Collegi ed Oratorii in quelle parti delle città ove maggiormente abbonda la classe operaia. Parlò degli Oratorii festivi, di questo mezzo che svela l'indole naturalmente allegra di D. Bosco: mezzo così potente per allettare la gioventù, divertirla onestamente e nel tempo medesimo metterla al riparo da tanti pericoli. Finì con un caldo appello al suo numerosissimo uditorio a farsi inscrivere fra i Cooperatori Salesiani; e siccome da qualche mese vi sono a Tigliole le suore di D. Bosco, fece vedere la necessità di porre termine quanto prima all'opera già ideata dell'impianto dell'Asilo infantile e dell'Oratorio festivo per le ragazze, per dare così largo campo allo zelo di questo sante Figlie di Maria Ausiliatrice.

» Il seme è stato gettato, e indizi soddisfacenti danno a vedere che sia caduto in buon terreno. E il primo indizio si è il numerosissimo concorso d'ogni condizione di persone ad udire l'insigne oratore, il quale lasciò vivo desiderio d'essere ancora altre volto udito. Il secondo, l'aumento considerevole dei Cooperatori Salesiani a favore anche dell'opera locale, e poi ancora il desiderio suscitatosi di vedere presto condotta a termine ogni cosa; e quello che più giova, lo offerte in azioni che si vanno raccogliendo.

» Si è adunque a buon punto, e ciò deve servire di incoraggiamento sia al Comitato, sia alla popolazione. t vero che ogni principio ha le suo difficoltà, ma colla buona volontà e con un po' di energia si supera facilmente ogni ostacolo. Intanto si deve rendere il meritato onore all'Onorevole Municipio per aver nominata a maestra comunale una Suora Salesiana. Onore pure e incoraggiamento al signor Prevosto e agli illustri Signori che con accordo singolare si adoperano instancabili per la buona riuscita dell'opera ».

FERRARA. - Promossa dal benemerito Comitato Salesiano ferrarese, la solenne festa di S. Francesco di Sales venne celebrata il 29 gennaio nella Chiesa di Santo Stefano. Tutto riuscì di generale soddisfazione.

S. E. il Card. Arcivescovo onorò di sua presenza la festa, ed il discorso di circostanza fu detto con squisito gusto dal Prof. D. Tullio Gamberoni. Gli alunni del nostro Collegio S. Carlo eseguirono assai bene l'inno del Santo ed il Tantum ergo alla benedizione del SS. Sacramento, impartita da Sua Eminenza.

MANTOVA. - Il 29 scorso gennaio nella Parrocchia di S. Barnaba, per opera dell'instancabile nostro Direttore Diocesano Mons. Amos Marchesi, Arciprete, si celebrò nel miglior modo possibile la festa del nostro Patrono. La conferenza si tenne lo stesso giorno nella Basilica di S. Andrea, essendo conferenziere D. Martino Recalcati del Collegio Salesiano di Porto Legnago. Dopo la conferenza il Rev.mo Direttore Diocesano raccomandò ai presenti, che erano in numero sufficiente, avuto riguardo alla pessima giornata, non ancora inscritti, di dare il proprio nome e l'appoggio alla benefica istituzione salesiana.

S. E. Rev.ma Mons. Vescovo non potè intervenire alla cara adunanza, era espresse al Direttore Diocesano ed al Conferenziere, andati ad ossequiarlo, il desiderio vivissimo di avere una Casa Salesiana nella grossa borgata di Castiglione delle Stiviere, patria di S. Luigi Gonzaga, tanto più che la sua Diocesi non ha ancora Casa alcuna Salesiana. Che il buon Dio compia i voti di Mons. Vescovo, mandandoci personale e mezzi all'uopo

PIRANO (ISTRIA). - Venerdì 2 febbraio fu tenuta la prescritta conferenza salesiana ai Cooperatori e ad altri invitati dall'esemplare nostro Decurione Can. G. Maraspin. L'argomento da lui svolto fu l'obbligo che abbiamo di cooperare con Dio alla salvezza dello anime: Dei sumus adiutores; nella seconda parte della conferenza egli diede un rapido sguardo alle molteplici Opere Salesiane. La colletta raccolta fu di corone austriache 22, che furono spedite alla nostra Direzione.

GORIZIA-Dall'Eco del Littorale rileviamo che il 4 febbraio si tenne colà la prescritta conferenza coll'intervento di un buon numero di Cooperatori e Cooperatrici della città e della provincia. Fu conferenziere il Rev.mo Mons. Alpi, il quale parlò dei prodigi morali operati da D. Bosco nel secolo nostro. Sulla fine accennò ai progressi consolanti fatti dall'Opera Salesiana nello scorso anno, nell'antico e nel nuovo mondo, e parlando dell'Austria, rilevò i successi di Trento e di Trieste. Disse di quest'ultima che l'Opera Salesiana promette frutti copiosissimi per la munificenza di alcuni Signori e che la fede e il buon senso hanno vinto la guerra sleale mossa dalla stampa anticristiana contro quest'Opera eminentemente cattolica e civile.

Consolò i Cooperatori di Gorizia colla notizia tolta dall'ultima lettera-circolare di D. Rua, il quale dice che sebbene si fosse determinato di non aprire nuove Case in quest'anno, pure si trova costretto da urgenti dimande di farlo.

« Al leggere queste parole, così l'esimio oratore,' ho provato un sentimento di viva gioia, pensando ad una città a noi vicina, che sospira ardentemente i Salesiani, ne ha già preparata la venuta, ma non potè ancora averli per mancanza di personale. E questa città, che ne ha estremo bisogno, è Pola, con una ragazzaglia indocile, sfrenata, dissoluta, che cresce sempre più numerosa nelle vie. Don Rua promette anche per quest'anno nuove imprese. Io raccomando caldamente alle vostre preghiere che in queste sia inchiusa Pola e venga soddisfatto il voto dell'egregio suo Podestà, il quale mi ha pur espresso la speranza di venir esaudito. - Ma e in casa nostra? -Avete ragione mille volte, o Cooperatori e Cooperatrici. Ma la carità non è egoista; e noi pregando Iddio per la città consorella che versa in. tanta necessità, chiameremo su noi le divine benedizioni e quella provvidenza, di cui abbisogniamo tanto noi pure. Qui da noi il personale c'è; manca quel benedetto denaro, che è pur fattore necessario per la nostra impresa salesiana. Noi sentiamo tutti la necessità di allargare questo Convitto, che porta frutti sì consolanti alla nostra provincia: le dimande sono molte per parte di assennati genitori; ma non c'è luogo ; e si fanno ancor miracoli nel breve spazio di terra che occupiamo. Abbiamo necessità parimente di fondare un Oratorio; lo abbiamo, ma lanciato per aria; e in tal modo non si può svilupparlo, nè praticarlo come si conviene, perche l'Oratorio produca i suoi frutti. A voi dunque, Cooperatori e Cooperatrici, l'adoperarvi con tutte le vostre forze, perche l'Opera provvidenziale di D. Bosco abbia a piantare profonde radici in mezzo a noi e portare quei frutti di benedizione che noi tutti desideriamo ». Tale è pure il nostro voto ardente.

VERONA. - L'ottima Verona Fedele nel dare il resoconto della festa e conferenza di S. Francesco di Sales tenutasi il 1° febbraio nell'Istituto D. Bosco, scrive : « Se ci mancassero altri argomenti per mostrare che la presenza dei buoni e bravi Salesiani e l'opera loro in Verona è voluta da Dio, basterebbe questa, che il diavolo vi mette sempre la coda nel giorno della conferenza; di maggio i temporali, d'inverno la neve o il vento. E così fu pure ier l'altro; proprio alle 9, quando la gente doveva recarsi fin giù all'Istituto, cominciò a nevicare e proseguì per oltre una buona ora. Nondimeno un buon gruppo di Cooperatori e di Cooperatrici fu alla conferenza salesiana, mostrando con questo la loro simpatia e il loro affetto per l'Istituto; e il solerte, infaticabile Direttore se ne chiamò abbastanza contento ».

Parla quindi della Messa solenne e del bellissimo discorso sul sistema educativo di D. Bosco pronunziato dal Prof. Don Carlo Zamparo. Questo discorso, dice il Verona Fedele, fu un parallelo continuo fra l'educazione com'è e l'educazione come dovrebb'essere. L'eleganza della forma, la precision della frase, l'aggiustatezza dei pensieri, la vivacità delle descrizioni, il tocco rapido nei confronti son tutte doti che abbellirono la conferenza, ascoltata, anche dai più piccoli, con un silenzio religiosissimo. La funzione terminò colla benedizione del SS. Sacramento. Alla sera poi concerti di banda, teatrino, ecc., e così i benemeriti Salesiani (come si esprime il sullodato giornale) filano dritto nel loro nono anno di ospitalità, meglio diremo di cittadinanza fra noi. Ci piace pure fare nostra la schietta raccomandazione che il foglio veronese fa ai suoi lettori. Vediamo di spesso in circostanze liete, più spesso però in circostanze dolorose, erogate elemosine all'uno o all'altro degli Istituti che vivono della carità cittadina ; ma fra questi non vediamo mai o quasi mai ricordato l'Istituto Don Bosco. Ebbene si procuri di non dimenticarlo d'ora innanzi nelle liete occasioni; diciamo nelle liete, perchè le altre preghiamo Dio che le tenga lontane.

Le Opere Salesiane vivono di carità e chi si ricorda di esse nelle svariate circostanze della vita avrà il premio promesso alla carità e le benedizioni della nostra potente Ausiliatrice.

ROMA. - La Voce della Verità nel suo numero dell'11 febbraio dà questi cenni intorno alla conferenza salesiana tenutasi nella nostra Chiesa del Sacro Cuore di Gesù al Castro Pretorio il 9 febbraio

« Essa era presieduta dal venerando Superiore Generale dei Salesiani, D. Michele Rua, degno erede dello spirito di D. Bosco, cui facevano bella corona parecchi Eccellentissimi Vescovi e Prelati e Dignitarii ecclesiastici. L'udienza era numerosa e composta di distintissime persone, dei Cooperatori ed ammiratori delle Opere Salesiane. Si cominciò con una lettera ed un classico mottetto eseguito bellamente dagli alunni dell'Ospizio Salesiano. Quindi il Sig. D. Rua fece un'affettuosa commemorazione del compianto D. Cesare Cagliero, Procuratore Generale dei Salesiani, e presentò all'udienza il successore di lui D. Marenco, pregando i Cooperatori di nutrire verso di esso quella benevolenza, di che onorarono il compianto antecessore. Si disse fortunato di poter porgere i suo iossequi e ringraziamenti ai Cooperatori di Roma e poi cedette la parola a D. Marenco.

» Questi trattò con facile eloquio il tema dell'azione salesiana tra la gioventù. Con somma chiarezza e con vera efficacia dimostrò quanto sia provvidenziale quest'opera veramente sociale, la quale son chiamati a sostenere i Cooperatori colla preghiera, colle parole e coll'elemosina.

» La benedizione col SS. Sacramento, impartita da Mons. Sabatucci, pose fine alla funzione, che in tutti lasciò cara ed incancellabile memoria, facendo voti che a vantaggio della gioventù, speranza di giorni migliori, vengano secondati i desiderii del Procuratore Dott. Marenco e del Superiore Generale dei Salesiani ».

LACCO AMENO (ISOLA d'ISCHIA). - Lo zelante Decurione Sac. Vincenzo Climaco ci scrive «Anche quest'anno, a mia iniziativa, nella Confraternita di Maria SS. Assunta il 29 gennaio testè scorso venne tenuta la solita conferenza di S. Francesco di Sales. La conferenza fu recitata dal Rev.mo Parroco di Casamicciola D. Casimiro Monti. Quantunque il cattivo tempo ci avesse regalato una pessima giornata, pure la buona gente di questo ameno paese non mancò all'appello. Dopo la conferenza fu raccolta la presente elemosina, che io rimetto in L. 3,55. Avuto riguardo al non florido stato finanziario di questa gente, è da considerarsi che l'elemosina non è tenue. »

SANPIERDARENA. - Il 29 gennaio nella Parrocchia di S. Gaetano si celebrò solennemente la festa di S. Francesco di Sales, con grande concorso e frequenza ai SS. Sacramenti. Il panegirista fu il nostro antico allievo D. Domenico Meirana, Arciprete di Pontedecimo, che fece risaltare lo zelo del Santo a propagare la gloria di Dio e guadagnare anime a Gesù Cristo.

- Il 31 gennaio poi ebbe luogo in S. Gaetano l'anniversario di D. Bosco ; fu grande il concorso dei benefattori e ammiratori delle Opere Salesiane.

GENOVA. - L'8 febbraio si tenne la conferenza a S. Siro in Genova. Conferenziere fu il M. R. D. G. B. Zerollo, pure antico ed affezionatissimo allievo dell' Ospizio nostro di S. Pier d' Arena, che intrattenne il numeroso uditorio più particolarmente sui presenti bisogni delle nostre Missioni.

MESSINA. - Il 29 gennaio, nella Cappella del nostro Istituto si celebrò la festa di S. Francesco di Sales. Al mattino furono consolantissime le numerose Comunioni fatte nelle varie Messe. Nel pomeriggio ebbe luogo la prescritta conferenza. I Cooperatori Messinesi accorsero in buon numero, e Mores. Letterio d'Arrigo, Arcivescovo della città, col suo Vicario Generale Mons. Guglielmo Stagno dei Principi d'Alcontres, Vescovo titolare d'Arabisso, volle presiedere la pia adunanza. Il Rev.mo Mons. Giuseppe Scarcella, Prelato di S. S., con quel dire affascinante e scultorio che lo distingue, tratteggiò maestrevolmente la nobile e grande figura di D. Bosco, passando a rassegna le sue molteplici Opere. Fu davvero felicissimo quando parlò delle Missioni Salesiane, e commosse tutti al ricordo dei recenti disastri avvenuti nella Patagonia. Egli stesso, dopo la conferenza, si degnò di fare la questua a favore delle Missioni, e raccolse una non piccola somma. Si cantò nel frattempo il Verbum caro del M.° Ceccherini, e fu data in seguito la benedizione solenne col SS. Sacramento.

- Il giorno 31 poi si fece la commemorazione anniversaria di D. Bosco con speciali funzioni religiose. In detta circostanza si inaugurò pure con un riuscitissimo trattenimento un busto, fedelissimo ritratto di D. Bosco, in un salone addobbato con fiori e bandiere. Il trattenimento fu onorato dalla presenza di moltissimi Ecclesiastici, Signori e Signore. Mons. Arcivescovo stesso volle accrescere lustro e decoro all'adunanza colla sua presenza, ed in ultimo ebbe la paterna bontà di rivolgere affettuose parole ai giovanetti dell'Istituto, che colle loro offerte avevano cooperato all'erezione del busto.

FOSSANO. - La Fedeltà, ottimo periodico fossanese, scrive nel suo numero del 21 febbraio: « Solenne riuscì l'annunziata conferenza di S. Francesco di Sales, tenutasi domenica scorsa nella Chiesa monumentale della SS. Trinità. Presiedeva la divota adunanza di fedeli, Cooperatori ed animiratori dell'Opera di D. Bosco, S. E. Rev.ma Mons. E. Manacorda, nostro veneratissimo Vescovo, sempre il primo nella manifestazione della carità cristiana. Conferenziere fu il degnissimo Direttore Diocesano, l'Ill.mo e Rev.mo Can. Teol. Tommaso Bertoglio, il quale, con successo pari alla meritata fama di rinomatissimo oratore, toccò e ci presentò in ammirabili quadri l'Opera provvidenzialmente benefica del grande D. Bosco, colla istituzione di Oratorii festivi, di Ospizi, Collegi, laboratorii, delle stampa e delle Missioni estere. Seguì la splendida conferenza il grandioso mottetto Sit nomen Domini benedictum di Mons. Cagliero, bellamente eseguito dagli alunni del Collegio D. Bosco, accompagnati dall'esimio organista della Cattedrale, il Sig. M. Parietti, con quella finezza d'arte nota a noi tutti. S'impartì poscia la benedizione del SS. Sacramento, nella quale gli stessi bravi giovanetti ci fecero gustare un religiosissimo Tantum ergo del Gounod. Chiuse la bella e cara funzione il sullodato mottetto, lasciando in tutti gli intervenuti soave impressione di questa conferenza salesiana ».

- Il medesimo giorno nel CONVITTO CIVICO affidato dal lodevole Municipio fossanese alla nostra direzione venne puro celebrata la festa del nostro celeste Patrono. Nei Superiori e convittori tutti fu una gara, perche le cose riuscissero veramente bene. Numerose furono le sante Comunioni, edificante il contegno alle sacre funzioni e più di tutto sincera e vivissima la comune allegrezza e giocondità. Se nei pochi mesi, dacche si è assunta la direzione di questo Convitto Civico, si è già ottenuto tanto, noi possiamo con tutta sicurezza augurare al rettore il nostro confratello

Prof. D. Domenico Finco uno splendido avvenire, per cui gli ottimi moderatori di quella città si stimeranno fortunati di avere un sì fiorente Convitto, capace di attirare anche da lontano i giovani studiosi.

- Sappiamo ancora che la domenica precedente si solennizzò S. Francesco di Sales nell'Oratorio festivo di S. Luigi Gonzaga, diretto pure dai Salesiani. Noi abbiam potuto vedere le migliorìe introdotte ultimamente e più che tutto la piena de' giovani che lo frequenta, e ci siamo intimamente persuasi che questo Oratorio è una Provvidenza per Fossano. Per questo raccomandiamo ai Fossanesi tutti di sostenerlo e prmuoverne il maggior sviluppo.

LEGNAGO. -- Nell'Istituto Salesiano di Le gnago, così scrive il Verona Fedele, si celebrò la festa di S. Francesco di Sales l'8 febbraio. Gli alunni eseguirono veramente bene la Messa del Mattioli, ed una lode se la merita il bravo Organista del Duomo, il M.° Flangini. Il Direttore ringraziò tutti e specialmente il caro . Arciprete di Sustinenza D. Alessandro Poli, che a più riprese gli mandò aiuti pe' suoi alunni. Verso le 16 vi fu trattenimento nel teatrino ; intervennero le notabilità di Legnago e dei dintorni, ed una buona accolta di Sacerdoti ammiratori dei Salesiani. Tutti si meravigliarono dell'incremento veramente grande che va prendendo l'Istituto; dell'educazione soda nelle scuole, dello sviluppo anche dei laboratorii pei poveri orfanelli... e del piccolo concerto bandistico. Ben fatto, perchè oltre all'educazione, la banda serve in mano dei Salesiani come mezzo potente per attirare nelle feste i giovanetti all'Oratorio, il quale appunto, è più fiorente.

IN FASCIO. - Il nostro D. Tomaso Pentore tenne pure conferenze a PAVIA, ad IVREA, ALESSANDRIA, TORTONA e SoNDRIo, ma non abbiamo avuto alcuna relazione in proposito.

LA MADONNA DI D. BOSCO A CAGLIARI

GLI annali della nostra Pia Unione si allietano ora di un altro fausto avvenimento. Per iniziativa dello zelantissimo Teol. Mario Piu, Direttore dei Cooperatori Cagliaritani, si compirono città di Cagliari solenni festeggiamenti ad onore della Madonna di D. Bosco. Egli nella sua bellissima circolare ai Cooperatori così si esprimeva:

Son lieto di partecipare alla S. V., che ai primi del prossimo febbraio avrà luogo la benedizione della statua della nostra Augusta Patrona Maria SS. Ausiliatrice; statua cui è destinato un elegante altare nella Chiesa di S. Antonio ed è la prima che venga esposta alla pubblica venerazione nella nostra città, sotto questo glorioso e confortante titolo.

Sarebbe di sommo conforto se tale cerimonia, compiendosi in quest'anno, che è l'ultimo del secolo XIX, anno di straordinario, slancio per i monumenti che dovunque si pensa di erigere come altrettanti ricordi che tramandino ai secoli futuri la nostra fede e le glorie del Redentore, riuscisse pure un degno omaggio per Lui, onorando Colei che, essendone Madre Immacolata, ha comuni col Figlio le glorie e i trionfi : Filii gloriam cum matre non tam communem iudico quam eamdem (S. Arnoldo abbate). A tal fine incoraggiati dall'amatissimo nostro Arcivescovo, si è già costituito un Comitato di zelanti e pie signore, che con impegno si adopereranno per la buona riuscita, e fra loro vennero elette : Pres. Donna Maria Rita Lostia di S. Sofia; - Vice Pres. Contessa Peppina Demagistris; - Tesoriera, signora Rosina Mameli vedova Dettoci; - Segretaria, signora Elisabetta Manconi Silicani.

Se non che ad un' opera così memoranda, ad una festa intima e di famiglia, nessuno dei Cooperatori può essere estraneo e dispensato dal prender parte, ma è anzi coll'aiuto e col concorso di tutti i Cooperatori che solo si potrà realizzare il programma, che più tardi ne sarà dato comunicare, quando cioè si corrisponda a questo modesto appello con quell'obolo che, sebbene tenue, sarà pur sempre compensato con abbondanti grazie.

L'appello dell'instancabile D. Mario Piu non fu vano, perchè, come rileviamo dalla Sardegna Cattolica (1), ottimo giornale che gentilmente viene sempre inviato al nostro Bollettino, grandiose furono le feste celebrate per la circostanza il 4 febbraio scorso.

Fu veramente degna, così si esprime il sullodato giornale del 6 febbraio, dello splendido simulacro, che forma l'universale ammirazione ed entusiasmo, ed il pio Comitato stabilitosi a tale uopo ben può dirsi pago della bella riuscita della festa.

Allo 16 precise S. Ecc. Rev.ma Mons. Arcivescovo entrava nella Chiesa splendidamente illuminata come nelle più grandi solennità, mentre una folla immensa già da lungo tempo stipava le spaziose navate del tempio. Dopo che ebbe indossati i sacri paramenti Mons. Arcivescovo, in mitra e bacolo, accompagnato dal suo seguito, scendeva in mezzo a due belle file di Cooperatrici nero-vestite colle torcie accese, per benedire il maestoso simulacro, e malagevole cosa sarebbe per noi descrivere l'universale commozione nel punto, in cui fu svelato il volto divino della Madre e del Figlio raggianti di celeste maestà e d'una dolcezza ineffabile che intender non può chi non la prova.

Tuttochè pel tempo piuttosto minaccioso in tutto il giorno siasi dato a piovigginare proprio nel punto che la processione usciva di Chiesa, le nostre buone signore non si perdettero d'animo, e vollero ad ogni costo portare in trionfo la nostra cara Madonna, (persuase ch'Ella avrebbe saputo piegare la tenacità delle nubi, le quali infatti ben tosto cessarono dal piovere), e accompagnare colla loro severa presenza la solenne maestà del rito, che si compiva sotto la plumbea cappa del cielo. L'imponente corteo di tutti gli asili e pii educandati della città e di tutte le associazioni di S. Luigi e figli di Gesù , ciascuno col rispettivo vessillo, sfilò per la via Preti, Via Cavour, via Darsena, via Roma, Largo Carlo Felice e via Manno. Precedevano anche il simulacro una lunga fila di Cooperatori e Cooperatrici (più di un centinaio), i Chierici del Seminario e della Missione, e seguivano la Collegiata di S. Eulalia, che per prima ebbe l'onore di ospitare la celeste Regina, e altri Sacerdoti e Parroci della città colla propria divisa.

Alla Chiesa di S. Antonio li attendeva sulla soglia la benemerita e illustre Confraternita d'Itria con a capo il suo degnissimo Governatore il Cav. Gaetano Desogus, Chirurgo primario del Civico Ospedale, che come da prima permise che la divota immagine fosse collocata in uno dei suoi più belli altari, così non cessa di colmare di cortesie il pio sodalizio salesiano, che viene a stabilirsi in questa artistica Chiesa.

Appena il simulacro fa entrato nel tempio, lo salutava dal pulpito il Rev. Teologo Mario Piu, Direttore Diocesano dei Cooperatori, che pieno di quel sacro entusiasmo e di quella prepotente commozione che solo poterono inspirargli il suo zelo sacerdotale e la solenne cerimonia che si compiva, parlò con felicissimo dire delle glorie di Maria in questo ultimo scorcio di secolo, fermandosi di preferenza sul consolante titolo di Auxilium Christianorum appropriatole dalla gratitudine del Pontefice martire Pio VII e dalla illimitata riconoscenza dei popoli beneficati da Don Giovanni Bosco.

Dopo la predica si diè principio al solenne ottavario in musica, officiato dal Rev.mo Mons. Vicario Can. Efisio Serra, Decano del Capitolo, e splendidamente diretto dal maestro Salvatore Sanna colla sua ben addestrata schola cantorum.

In complesso una festa riuscitissima, che poche pari conta nella nostra memoria : una giornata di pure ed ineffabili soddisfazioni, perchè giorno del Signore e veramente ammirabile negli occhi e nel cuore dei cittadini cagliaritani.

Altrove lo stesso giornale aggiunge : Di questi giorni è un continuo pellegrinaggio alla Chiesa di S. Antonio : è il nostro popolo sempre fedele, religioso, che sino a tarda ora, di mattina e di sera, si reca ad ammirare il nuovo simulacro e ad impetrare il valido patrocinio della taumaturga Madonna di D. Bosco.

Il programma delle feste era fregiato di questa iscrizione: A MARIA IMMACOLATA -- CHE NELLE OPERE DEL VENERANDO D. GIOVANNI Bosco - COME GIÀ PRIMA NEI PADRI NOSTRI - BRILLÒ INEFFABILE - SOTTO IL CONSOLANTE TITOLO DI AUXILIUM CHRISTIANORUM - MENTRE IL MONDO CRISTIANO - AL CHIUDERSI DEL SECOLO XIX - INNEGGIA FIDUCIOSO A CRISTO REDENTORE - COME FELICE PRESAGIO DELL'ERA VENTURA - LA PIA UNIONE SALESIANA DI CAGLIARI - ASSOCIANDO ALLE GLORIE DEL FIGLIO QUELLE DELLA SUA SS. MADRE - CON FIGLIALE TRASPORTO ED ESULTANZA - A COLEI CHE BRILLA REGINA DI TUTTI I SECOLI - E LETIZIA DELLE GENTI -- ALLA PIÙ TENERA DELLE MADRI E ALLA SUA CELESTE PATRONA - CHE LA PRIMA VOLTA SORRIDE A NOI - NEL NUOVO SIMULACRO

QUESTO SOLENNE OMAGGIO TRIBUTA.

La splendida funzione fu seguita da un solenne ottavario, con l'esposizione del SS. Sacramento negli ultimi tre giorni, 9, 10, 11 febbraio, che terminò con la conferenza salesiana detta del Tool. Paolo Maria Manca, il quale svolse l'argomento : Maria Ausiliatrice sul finire del secolo XIX.

Noi abbiamo riferito alla meglio gli onori tributati dai Cagliaritani alla Madonna di D. Bosco, nel desiderio vivissimo che in molti altri luoghi ancora trionfi la nostra potente Ausiliatrice. Il nobile esempio serva di imitazione e di eccitamento agli amanti della Madonna di D. Bosco.

(1) La Sardegna Cattolica, giornale quotidiano. Abb. annuo L. 16. (Estero spese postali in più). Direzione: Via Torcitori, 12. Cagliari.

L'ARCIVESCOVO DI SORRENTO ai Giornalisti Cattolici

L'Italia Reale-Corriere Nazionale nel suo numero del 5-6 febbraio pubblica il nobilissimo appello dell'Arcivescovo di Sorrento ai pubblicisti cattolici premettendovi queste parole: La proposta fatta ultimamente, dal Comitato promotore dell'Omaggio Internazionale all'Opera di D. Bosco, ai pubblicisti cattolici ed inserita nel nostro giornale il 27 scorso dicembre insieme al disegno della monumentale Chiesa a S. Francesco di Sales, venne accettata con generali simpatie e ci consta che vari giornali e periodici già apersero una sottoscrizione per l'acquisto di una colonna della detta Chiesa.

Riservandoci di dare ulteriormente l'elenco preciso di questi benemeriti nostri confratelli, siamo certi intanto che da tutti si leggerà con piacere il nobilissimo appello che l'illustre e tanto bersagliato Arcivescovo di Sorrento Mons. Giuseppe Giustiniani pubblicò sulla Croce di Napoli del gennaio a questo proposito. Eccolo nella sua integrità:

La nuova Chiesa di S. Francesco di Sales in Torino omaggio dei giornalisti cattolici.

Piacerà a molti dei nostri lettori e a tutti gli scrittori di cattoliche effemeridi la nobile e generosa intrapresa del Comitato Torinese di edificare un tempio al Dottore di Sales, come omaggio internazionale a Don Bosco ed al suo benemerito Istituto, che porta il nome glorioso e perpetua lo spirito del dolcissimo Vescovo di Ginevra nel moltiforme apostolato di carità educativa, già noto in Europa, Africa, Asia, e sino all'estrema Patagonia.

In Valsalice, presso la tomba venerata del grande apostolo ed educatore D. Bosco, sorge un edificio sontuoso, destinato, come tutti gli altri edifizi salesiani, ad allevare giovani morigerati, a preparare missionari, a maturare eroismi di carità operosa fra i figli del popolo. Quivi si è stabilito innalzare il nuovo tempio, ove quei giovani leviti colla preghiera e nel raccoglimento si addestrino alle lotte dell'avvenire, ed insieme fondare un museo di missioni, che sia mostra eloquente ad istruire e stimolo permanente ad accendere gli animi giovanili alle opere di incivilimento e salvazione dei popoli barbari.

Non vi sarà ceto di persone colte, nè alcuna classe di cristiani, che non prenda vivo interesse a cotal opera, promovendo e caldeggiando in tutti i modi questa vera palestra di pionieri di civiltà, come è piaciuto di chiamare oggi gli eroici figli di Don Bosco.

Noi però richiamiamo l'attenzione degli Scrittori e Direttori della Stampa Cattolica alla Chiesa, che verrà ivi intitolata al Sales, al Dottore dolcissimo, all'abile polemista, allo scrittore popolarissimo; perchè si decidano nelle loro effemeridi a promuovere, nei modi che sanno, soscrizioni di soccorsi pel più facile compimento di essa Chiesa. E sarà fatto per soddisfare ad un antico desiderio dei Giornalisti Cattolici, di vedersi assegnato a Protettore il gran Vescovo di Ginevra. Fu scritto sulla Croce, sono forse due anni, che ai Giornalisti di parte nostra rimane ancora a fare qualche cosa per ottenere dalla Santa Apostolica Sede assegnato, con un Breve, il Sales come Patrono del Cattolico Giornalismo. Furono dette allora le ragioni, per le quali era da attendersi cotal insigne destinazione dal S. Padre, fu ricordato come il novembre del 1877 i Giornalisti Cattolici, con a capo l'insigne Teol. Margotti, ne presentarono una umile supplica a Sua Santità Pio IX, il quale dimostrò di volerli contentare, degnandosi di approvare pure quella domanda.

Manca però ancora un Decreto della S. Congregazione dei Riti, che lo propaghi ed autorizzi nel mondo cattolico. I Giornalisti si mettano in via, dimostrando pubblicamente di apprezzare il loro insigne Patrono, per meritare di poi la designazione solenne, che da anni desiderano. Lo mostrino, prendendo a loro spese una delle colonne di granito, che sostengono le volte della Chiesa dedicata al Salesio. Il nome del giornale, che coopera a quella spesa, verrà impresso nella colonna, che avrà rizzata a sue spese: e si avrà lo spettacolo edificante di vedere sostenuta la volta del tempio del Patrono dall'Opera dei Giornalisti; e questi potranno meritare il patrocinio e la difesa all'opera loro.

+ GIUSEPPE GIUSTINIANI Arcivescovo di Sorrento.

L'egregia Croce di Napoli all'appello di Mons. Giustiniani aggiunge che, o per via di sottoscrizione o per altro mezzo, una colonna del tempio di S. Francesco verrà battezzata col suo nome. Noi ci congratuliamo vivamente con lei e ci auguriamo che il suo esempio venga seguito da tutti i giornali.

Dal canto nostro, così continua l'Italia Reale-Corriere Nazionale di Torino, tenendo sempre aperta la sottoscrizione per questo Omaggio internazionale, e certi che i nostri lettori vorranno anch'essi partecipare in modo speciale all'acquisto della colonna, su cui sia iscritto il nome del nostro giornale, li preghiamo di indicare questa loro particolare intenzione nell'invio delle offerte. Speriamo anzi che la loro generosità farà sì, che non ad una sola, ma a due colonne da L. 800 ciascuna gli amici nostri avranno a cuore di provvedere, come appunto due sono i titoli che porta in fronte il nostro giornale per la fusione dell'Italia Reale col Corriere Nazionale.

Nobile gara giovanile

MOLTI ci hanno chiesto con insistenza - D. Giulivo non si fa più vivo? Son già parecchi mesi che egli non regala più ai nostri figli i suoi commoventi ed istruttivi ammaestramenti e racconti... Perchè tratta così i suoi piccoli e cari amici? - Noi abbiamo bussato alla porta di Don Giulivo cercando di persuaderlo che non si doveva più oltre sospendere la sua rubrica « ai giovanetti », ma egli, duro, non ammise le nostre buone ragioni e per tutta risposta ci diede un piccolo plico dicendoci: - Questa è l'ora della prova per i miei piccoli amici della Patagonia: io mi unisco a loro per piangere le disgrazie sofferte nella passata inondazione, ed invece di scrivere, mi do attorno mattino e sera per cercare i mezzi opportuni per soccorrerli. Molti dei miei piccoli amici degli altri paesi, hanno intuito il perchè del mio silenzio e già mi inviarono la loro offerta per gli orfanelli della Patagonia. Questo plico dice tutto, e se credete, vi do licenza di servirvene pel Bollettino, affinchè l'esempio dei primi muova gli altri in una nobile gara per questo scopo.

Noi, servendoci di questo permesso, nel numero di gennaio pubblicammo, fra le notizie varie, la letterina dei Collegiali di Intra a D. Giulivo, sicuri che ciò sarebbe stato più che sufficiente per far capire agli amici di D. Giulivo quello che dovevano fare per i loro amici di Patagonia. Nè ci ingannammo. D. Giulivo fu assediato tosto da numerose altre offerte accompagnate da bellissime letterine. Ne pubblichiamo alcune per ricordare di nuovo il bel campo, in cui i cuori giovanili possono mietere i più soavi frutti della carità.

I.

Carissimo D. Giulivo,

LA descrizione delle disgrazie dei nostri amici Patagoni, che tu ci hai fatto leggere nel Bollettino, ci ha commossi nel più profondo dell'animo.

Avremmo voluto venir subito in aiuto, ma noi poveri operai, che dobbiamo lavorare da mane a sera per avere di che vivere, mancavamo di mezzi. Che fare adunque? La relazione dei Collegiali di Intra ci scosse e ci rese più industriosi. Abbiamo detto tra noi: Se non possiamo togliere qualche soldo dal nostro borsellino, perchè non industriarci a cercare qualche mezzo per venire in aiuto ai nostri cari amici? Ed ecco che abbiamo stabilito di dare una rappresentazione drammatica in loro favore.

Sono lire cinquanta (L. 50) che abbiamo raccolto e che noi ti spediamo, affinchè le faccia pervenire ai poveri piccoli Patagoni insieme alle generose offerte che ti verranno da caritatevoli Benefattori. Sono poca cosa a petto degli ingenti bisogni delle Missioni distrutte, ma speriamo che tornerà gradita ai piccoli Patagoni quando sapranno da chi vengono ed a quali sacrifizii ci siamo sobbarcati. Li esorterai a pregare per noi, affnchè in mezzo alle nostre botteghe ci manteniamo sempre buoni cristiani e conserviamo sempre in cuore pietà verso gli infelici.

Addio, caro D. Giulivo, scusaci del disturbo, e ricevi un affettuoso ringraziamento per l'affezione che ci porti, e ricordati presso il Signore dei tuoi

Pisa, 16 Gennaio 1900.

Aff.mi Amici

I giovani dell'Oratorio Festivo Salesiano di Pisa.

II.

Caro Don Giulivo,

Ti posso assicurare che l'esempio dei Collegiali di Intra ed il tuo opportunissimo appello hanno conseguito l'effetto desiderato ed in modo edificante anche nel Collegio di Lanzo Torinese.

Questi cari alunni, al semplice invito de' Superiori, tutti generosamente si mossero e raccolsero fra loro la unita cospicua somma di L. 100 a vantaggio dei loro piccoli amici di Patagonia.

Era edificante la gara, con cui questi buoni giovanetti vuotavano per intero il piccolo peculio, loro concesso dai genitori pei minuti piaceri , e commovevano le espressioni generose, colle quali accompagnavano l'offerta in apposito biglietto. Cosicchè, o caro D. Giulivo, se tu potevi veramente rallegrarti di saper così bene e con tanta dolcezza penetrare nel cuore de' tuoi piccoli amici, ora puoi aggiungere a quella quest'altra gioia ancora, di saper con pari efficacia entrare anche nel borsellino.

Del resto la gioventù ha sempre avuto il cuore buono, e tu fai bene a contarci sopra. Assicurati pure che i giovanetti del Collegio di Lanzo sono del numero, essi leggono con avidità il Bollettino, e attendono con sfavillante ansietà le care cose, che Don Giulivo da un paio di mesi loro non concede. Addio stammi bene.

Lanzo Torinese, 18 Gennaio 1900.

D. AURELI.

III.

M. Rev. D. Giulivo,

ANCHE noi abbiamo sentito il pietoso lamento delle nostre sorelline di Patagonia, e ci siamo messe d'attorno per fare una piccola offerta e così provvedere a qualcuna di esse una vesticciuola.

I giorni delle Feste del Santo Natale e del Capo d'anno ci fruttarono un poco di più per rinforzare il borsellino, e lo vuotammo volentieri per i carissimi inondati della Patagonia. Ma non abbiamo potuto dimenticare i soliti nostri amici, che facevano calcolo sulle esazioni più numerose di quei giorni: e quindi vediamo che ci rimase ben poco per le sorelle lontane. Ma, via! speriamo che sarà una goccia di più benefica pioggia, che riporterà a quelle infelici onde ristorarle dalla passata inondazione.

Facciamo poi calcolo sulla nota sua benevolenza, perchè scrivendo a quella preziosa gemma della Congregazione Salesiana, che è Mons. Cagliero, voglia ossequiarlo da parte nostra, e dirgli quanto sia grande la confidenza che noi mettiamo nelle sue preghiere, per potere così crescere buone e virtuose come la Superiora ci desidera e come le nostre Maestre fanno del loro meglio per riuscire.

Sono quindi lire 33 italiane che le alunne interne ed esterne dell'Educandato del Sacro Cuore, tenuto dalle Figlie di Maria Ausiliatrice in Casale Monferrato, che per mezzo suo, M. Rev. D. Giulivo, mandiamo in soccorso per i gravi danni della passata inondazione.

Casale Monferrato, 1° Gennaio 1900.

IV.

Anche i ragazzini della Compagnia di San Luigi Gonzaga della Missione Salesiana di S. Francisco di California si sono mossi a compassione dei poveri orfanelli della Patagonia. Essi, facendo economie personali ed una pubblica colletta fra di loro, hanno messo insieme la bella sommetta di cento (100) franchi, che ben di cuore e con gioia si invia a favore di quei poveri bambini.

San Francisco (California), Dicembre 1899.

Sac. VALENTINO CASSINI Missionario Salesiano.

GRAZIE di Maria Ausiliatrice

Operazione risparmiata.

Mi io dovere di render nota una solenne grazia testè ricevuta per la potente intercessione di Maria SS. Ausiliatrice, pregando a volerla pubblicare nel Bollettino Salesiano. Da alcuni mesi una mia ragazzina era afflitta da grave malore ad un orecchio. Consultati dottori e specialisti per tali malattie, le vennero prodigate tutte le cure suggerito dall'arte, ma non si è potuto constatare miglioramento alcuno. Il male continuava insistente al punto che si riteneva indispensabile un'operazione. Trattandosi di un'operazione nell'interno di un organo delicatissimo qual è l'orecchio, è facile comprendere l'apprensione ed il dolore mio e della mia famiglia. Senza por tempo in mezzo, mi rivolsi colla massima fiducia a Maria Santissima Ausiliatrice. pregandola a voler concedere la grazia di poter evitare una simile operazione. Le ho fatto celebrare una Messa nel suo Santuario al suo altare, e sono lietissimo di partecipar che duo giorni dopo abbiam avuto la gioia di constatare che la ragazzina era pressochè guarita, il male era scomparso con grande stupore del dottore e specialista curanti. Adempio alla promessa fatta di rendere pubblica questa solenne ed importante grazia, prostrandomi ai piedi di Maria Santissima Ausiliatrice per ringraziarla e pregarla di continuare la sua protezione a me ed alla mia famiglia.

Torino, 19 Dicembre 1899.

LUIGI CAGNOLA.

Maria è la salute degli infermi.

Adempio, sebbene tardi, ad un debito di riconoscenza verso la nostra buona Madre, Maria Ausiliatrice, esponendo una grazia ricevuta a sua intercessione da una persona di mia famiglia. Or sono parecchi anni, un mio fratello fu preso da un dolore ad un'anca, che gli impediva di attendere ai lavori di campagna, e fattosi ognor più intenso lo faceva soffrire assai. Visitato da diversi medici e sottoposto a diverso cure, non ne riportò alcun giovamento; che anzi dopo un anno e più, il suo male si accrebbe tanto che i medici stessi lo persuasero a consultare un professore di Torino. Dopo diligente esame, il distinto medico disse che erano intaccate le ultime vertebre della spina dorsale, esser necessario si fermasse all'ospedale e sottoporsi ad una operazione. Prima di determinarvisi, ci recammo insieme al Santuario di Maria Ausiliatrice, io celebrai la Messa, il fratello fece le sue divozioni e con tutto il cuore ci raccomandammo alla prodigiosa Madonna di D. Bosco. Entrato all'ospedale, fu trattenuto alcuni giorni in osservazione e preparazione all'operazione. Il giorno prima di esser operato, andai a trovarlo e chiesi notizia al Dottore. Mi disse si sarebbe fatta una semplice estrazione della materia purulenta, di cui erasi fatta grande raccolta, ma che purtroppo la cura non sarebbe stata radicale, la materia facilissimamente sarebbesi riprodotta, e mi. lasciò poca speranza di guarigione. Il domani fu operato, gli si estrasse più di un litro di roba, e dopo alcuni giorni se ne ritornò in famiglia. Ma non era guarito, continuò a sentire i soliti dolori, e, passate alcune settimane, come aveva pronunziato il professore, si constatò una nuova raccolta di materia, ed il medico curante consigliò nuovamente l'operazione. Intanto ci andavamo sempre raccomandando alla Madonna, ed Essa ci ha ottenuta la grazia. Mentre si andava temporeggiando, dubbiosi circa il da farsi, a poco a poco, senza alcuna cura, nè operazione, i dolori andarono scomparendo man mano, tanto che dopo alcuni mesi se ne trovò libero affatto, senza che lasciassero all'infermo alcun disturbo od incomodo; cosicche egli può attendere a tutti i lavori anche più faticosi; ed ora dopo quattro anni gode ottima e perfetta salute. - Faccio questa relazione, come ho detto in principio, per dovere di riconoscenza, ed in umile attestato di ringraziamento unisco la modesta offerta di Lire dieci.

Envie, Gennaio 1900.

Sac. DOMENICO ROBASTI Prevosto.

Miracolosa guarigione.

Il cantoniere Bussolino, di Costigliole d'Asti, rende a Maria, potente Aiuto dei Cristiani, grazie infinite, per la ottenuta guarigione. Questi, padre di famiglia, già dal settembre (1899), causa una piaga ad una gamba, non poteva più lavorare; ed il male andava vieppiù peggiorando. Consigliato dai medici, il poveretto venne in uno dei primari ospedali della nostra città: quivi dissero non esservi speranza di guarigione senza l'amputazione della gamba. Quale tremendo avvenire presentavisi allora per il poveretto ! poichè in tale stato non avrebbe più potuto provvedere il pane alla sua cara famiglia. Pensai allora dare all'ammalato una medaglia, che egli pose subito al collo, ed una immagine colla preghiera di Maria Ausiliatrice. Con ardente fiducia l'infermo ogni giorno la recitò e Maria Ausiliatrice non tardò a fargli la sospirata grazia: grazia che si può chiamare : « miracolo! » Poichè, dopo una ventina di giorni che l'infermo si trovava all'ospedale, i medici dichiararono inutile l'amputazione della gamba, cominciando invece una paziente ed ammirabile cura, per la quale il Bussolino guarì perfettamente. - Ed in riconoscenza a Maria Ausiliatrice faccio celebrare una Messa in ringraziamento.

Torino, Gennaio 1900.

Contessa CAMERANA.

Attestato di profonda riconoscenza.

Soddisfo ad un antico e sempre nuovo debito di gratitudine verso la Madre nostra la Vergine SS., con tanta ragione invocata col titolo glorioso di Aiuto dei Cristiani, e se non posso come vorrei sciogliere un inno di ringraziamento a Maria, voglio almeno render pubblici i suoi benefici a comune edificazione.

Nel novembre del 1893 mi trovava in gravissime angustie, da cui solo Maria con mano pietosa e potente mi ha liberato. Mio figlio era già da mesi disoccupato e di peso alla famiglia, che era in condizioni economiche molto ristrette. Invano aveva battuto a cento porte per trovargli un'occupazione qualunque. Quando ogni umana speranza era perduta, mi rivolsi con fervore a Maria SS. Ausiliatrice, la supplicai di venirmi in aiuto in quella distretta, e in quindici soli giorni l'impiego era trovato, e il figlio a posto.

Mia figlia avea compiuto con piena soddisfazione e profitto il corso elementare, avea anche studiato privatamente alcun tempo, mostrava indole buona, ingegno aperto, facilità di apprendere, e grande desiderio di seguire la carriera magistrale. Ma dove trovare i mezzi necessari al compimento de' suoi studi, mentre la famiglia versava in condizioni economiche assai critiche? Ho fatto nuovamente ricorso a Maria SS. Ausiliatrice, e non invano, chè finalmente i mezzi furono trovati. Ora mia figlia è già da qualche anno insegnante, e riesce assai bene, se almeno l'amor paterno non fa velo a' miei occhi, e se ha potuto trovare un posto dove è amata, stimata, ben retribuita, e sopratutto un posto elle riguardo allo spirito non avrei saputo desiderare migliore, lo devo anzitutto alla SS. Vergine Ausiliatrice, il cui potente soccorso non mi è mai venuto meno, ma per tutti questi anni l'ho sempre sperimentato pronto ad ogni richiesta, ed efficace in tante necessità materiali e spirituali, nelle quali fili sono trovato.

Egli è adunque colle lagrime della più viva riconoscenza che bagno queste righe destinate ad attestare alla mia celeste Patrona la Vergine Ausiliatrice la mia gratitudine, a manifestare a tutti gli innumerevoli benefizì da Lei ricevuti, pregando i lettori a ringraziare por me Maria ed augurando a tutti che sperimentino come me quanto è pietosa e potente questa eccelsa Signora.

Rogno (Bergamo), 8 Gennaio 1900.

GIACOMO SANGALLI Maestro.

Viva Maria Ausiliatrice!

Spontaneo, o Madre, sgorga dal cuore un inno di riconoscenza, che vorremmo in perpetuo cantato innanzi al tuo trono di gloria. E poichè non ci è dato di farlo risuonare ad ogni istante sulle nostre labbra, lo affidiamo alla stampa, acciò rimanga monumento perenne presso ogni tuo devoto, in attestazione della tua bontà e dell'amore, con cui soccorri chiunque con fiducia t'invoca.

Doveva il nostro primogenito subire la visita militare: di misura più che legale, forte di costituzione, sano e vegeto, era presso tutti i conoscenti indubitato che sarebbe stato dichiarato abile. Questo timore teneva in ansia la famiglia, poichè il babbo già vecchio, i figli alcuni in collegio, altri troppo piccini tutti non potevano fare a meno del braccio e dell'opera del figliuolo maggiore. Nella comune costernazione la mamma ebbe ricorso con viva fiducia a Maria: ed impose al collo del maggiorenne una medaglia della Vergine Ausiliatrice benedetta già dal gran servo di Dio che fu D. Bosco. Chi spera in Maria non rimarrà deluso; e la nostra gioia fu al colmo quando, subita la visita militare, il nostro figliuolo fu dichiarato inabile, perchè in una gamba appariva una vena alquanto più grossa delle altre. Poteva egli darsi motivo meno significante di questo? Debitori di sì segnalato favore all'intercessione dell'Augusta Regina del Cielo, in suo onore facciamo ai figli di Don Bosco l'offerta di L. 100, promettendo che essa non sarà l'unica.

Siamo pertanto lieti di aver per propria esperienza ancor noi provato quanto valga confidare in Maria, e di poterne rendere in queste pagine pubblica testimonianza.

Arenzano, 15 Gennaio 1900.

La famiglia ANSELMO.

Ottennero pure grazie da Maria SS. Ausiliatrice, e pieni di riconoscenza inviarono offerte al santuario di Torino o per la celebrazione di S. Messe di ringraziamento, o per le Missioni Salesiane, o per le altre Opere di D. Bosco, i seguenti

A*) - Abbiate Guazzone (Como): Serafino Ghirlanda, L. 5 a mezzo del Sac. Fortunato Casero. - Alcamo (Sicilia): Camilla Lipari in Messana, 5 a mezzo dei zelatore Giuseppe Manno; alcune Suore, 8. - Alessandria: Una Signora, 20. - Andria: Riccardo Losito per la preservazione dalla grandine, 50. - Antibes (Francia): Angelo Ghiglione a nome della propria consorte defunta, la quale dal letto di morte affermava aver ottenuto per intercessione di Maria Ausiliatrice l'unico figliuolo che gli lasciava. - Arona: Ch. Giovanni Zanone a nome di una pia Signora graziata, 5, - Arquata Scrivia: Domenico Balestrero per l'ottenuta guarigione del suo piede sinistro unitamente ad una grazia spirituale. - Asti: P. G. Cooperatore Salesiano; Delfina Buttero, 10 per S. Messa di ringraziamento. - Ayas (Torino): D. Paolo Perruchon, 5 a nome di pia persona.

B) - Bagnacavallo (Ravenna): N. N., 5 per Messa. - Bargi (Bologna) : Maria Venturi. - Bassanello (Roma): G. Mariani, 5 per Messa di ringraziamento. - Bologna: Michelangelo Ing. Bavassano. -Bolzaneto (Genova): Giuseppe Parodi fu Andrea, 20 per la prodigiosa guarigione di suo fratello. - Bordighera: Salvatore Raineri, 10 per Messa di ringraziamento per la pronta guarigione della sorella. - Borgomanero: G. 13. Cattando, 5 per Messa e Benedizione. - Borgo San Martino: A., 10 per Messa di ringraziamento. - Borgo Vercelli: Onorina Pollo, 3. - Bormio (Sondrio): Teresa Andreola. - Boscomarengo: Rosa Girandi, 7 per Messa a mezzo di Clara Fossati Collettrice Salesiana. - Bra: Catterina Cravero-Testa, 4. - Brignolìna in Marassi (Genova): Suor Catterina Botto, 2. - Bruni: D. Giov. Conegallo, 9,85. - Bressanone: Mater M. Paolina Sfanndler, Segretaria dell'Istituto delle Dame Inglesi.

C) - Cagliari: Consolata Persi, 5 per Messa ; Carlotta Sartorio Ved. Cojana, 100 a mezzo del Teol. Don Mario Pin, Parroco di S. Eulalia, per le Missioni inondate della Patagonia. - Cairo (Pavia): D. Luigi Nani Rettore, 5 a nome di un suo parrocchiano. - Cannobbio: M. P. V. Reschigna per grazia spirituale ottenuta al fratello defunto. - Carpeneto (Alessandria): Pierina Sartori, 5, di cui 2 per Messa per una persona graziata. - Casorzo (Alessandria): Arcangela Festa a mezzo di Stefano Ronco, 5. - Castello di Godego (Treviso): D. Antonio Pellizzari Arciprete, 10 a nome di Margherita Favria che desidera preghiere. - Castelnuovo d'Asti: Maria Corbella fa celebrare una Messa di ringraziamento. - Castiglione Tinella: Virginia Rocca, 6. - Catania: Catterina Sturzo nata GrassiVoces, 15. - Cavaglio d'Agogna: Suor Celestina Mel lavo, 20. - Cenate Sotto (Bergamo) : Maria Gilberti. - Centallo (Cuneo): Catterina Calandri, 5 per Messa. - Cesarò (Messina): Sac. Calogero Sinitò, 3. - Chatillon (Torino): Apollonia Lucat, 9 per Messa a nome della Cooperatrice Luigia Alliod. - Ciola (Forlì): Rosa Guerra, 2 per Messa. - Cisano Bergamasco: Cecilia Brambilla, 5,30 per Messa. - Colle Castelnuovo Garjagnana: Luigi Quirici, 3 per Messa a ,mezzo di Carlo Qniriei insegnante. -Collere (Bergamo): Pietro Piantoni, 7. -- Cologna Veneta: Fingiovi-Zimella. 10 per Messa di ringraziamento. - Cornegliano d'Alba: Giuseppe Nervo, 4, - Corniglia: Agostino Salvatore, 5, per Messa di ringraziamento per guarigione di polmonite. - Costa Veno rata : Maria Bertora a mezzo di Virginio Sorlini, 5. -Cotignola (Rarenna): CatteriuaMedici, 2; N. N., i a mezzo di Annetta Graziar ; la stessa Annetta Graziani, 1. - Crespadoro (Vicenza): Oreste Dal Cappello, 5. - Cuorgnè: Famiglia Perotti. - Curino S. Martino (Novara): D. Francesco Morezzi, Pievano, a nome di pia persona, 5 per Messa.

E) - Erba (Como): Ester Rosaio, 5 per Messa.

U) - Fénis (Val d'Aosta): Le Curé J. B. Borella, 5.- Figline Val d'Arno: Giovanni Ermini, 3 per Messa. - Fonlaneto d'Agogn.a: Vittoria Mussi, 2 per Messa, a nome di pia persona. - Frassinello Monferrato: Luigia Buscoglino, 10 per le Missioni.-Muntane ( Verona): Emilia Cottini a mezzo di G. B. Mascanzoni,. 3 per Messa.

G - Gavi (Alessandria): M. D. Emilia, 2 per Messa. - Genova: Giudie Fanny Ved. Mazzoletti, 10; Maria Savini, la quale serberà eterna riconoscenza alla Vergine per aver ottenuta la grazia implorata, 10 a mezzo dei fratello D. Leo; Laura ed Adolfo De Ferrari per aver ottenuta una grazia tanto desiderata, 100. - Gerra Gamharogno: Luigia Galli, 5. - Giardini (Messina): Elena Corvaja. 3 per Messa di ringraziamento. - Gonnostramatza (Cagliari): Sac. Giuseppe Fonnesu, 1,25 per Messa. - Gordona (Sondrio): Sac. Beniamino Giacomini, 3.

I) - Iglesias (Cagliari): D. Emmanuele Cossu. - Intra: Adele Miglio, 5 per Messa per la guarigione, dei fratello. - Ivrea: Annetta Saroglia, 2,50.

L) - Laghi di Cittadella: Gaspare Boggio, 30 perla preservazione dalla grandine. - Lavagna: Una Cooperatrice. - Lavariano (Udine): Sae. Edoardo Pascolo, 5 per Messa. - Loreto Aprutino: Mariannina Acerbo, 10 per Messa. - Lugagnano Val d'Arda (Piacenza) Ernesta Coruzzi-Pasini, 3 per Messa.

M) - Magliaro d'Alba: Battista Bria, 2 per Messa. - Mantova: Carlo Pietro Boccafugli, geometra, una Messa di ringraziamento. --- Mazzara del Vallo (Trapani): Damigella Caterina Burgio Spanò. -- Messina: Salvatore Braccati guarito da violenta pleurite. - Mezzomerico (Novara): Alfonso Leonardi, 3 per Messa. - Milano: Angiolina Bianchi in Crema, 2. - Moano: Sac. G. B. Cacciò, Prevosto, 5 per Messa. - Modica

(Siracusa): A. B., 50 per le Missioni. - Moirano d'Acqui: Francesca Ivaldi, 10 a mezzo di Catterina, Ricci, per lo scampato pericolo del figlio Giov. Batt._ - Molina (Tirolo): Antonio Weber, 10 per la ricuperata salute. - Molvena (Vicenza): Giovanni Bertoluzzo,. 5 per Messa. - Monastero Bormida: Teresa Demaria, 10 a mezzo di Paolo Malfatto. - Mondovì Breo: Don Stefano Blengini, Cappellano all'Ospedale S. Francesco d'Assisi, 10 per Messa a nome della sorella guarita da malattia mortale. - Montaldo Bormida: Marietta Oddino, per essere stata preservata dalla grandineed aver avuto una buona annata, 10 per Messa. - Montelupo (Firenze): Sac. Carlo Cioni, 3 per la guarigione della madre. - Monza: Emilia S., 2. - Murisasco (Pavia): D. Alessandro Gragnolati, 5.

N) - Napoli: Carolina Viggiani; Don Celestino Pasquale, 5. - Negrar: Battista Bustaggi, 5; N. N. - Neive (Cuneo) : Germano Pietro Bricco, 4. - Nicorvo (Pavia): Francesco Landra, 5 per Messa. - Nirasca (Porto Maurizio): Antonio Negro. - Novara: G. B. Ferraris a mezzo di Carlo Colombo, 10; Maria Piantanida, 50 per Messa in ringraziamento di grazia singolarissima. - Nunziata (Catania): Salvatore Patanò Solano.

O) - Olgiate Molgora (Milano): D. Cesare Maupelli, 2 a nome di pia persona, e due ciondolo d'oro a nome di altra graziata. - Ormea: Pietro Rizzo di Pietro. - Orsara Bormida: Giuseppina Giachero strappata alla morte con un triduo di Messe e Benedizioni a Maria Ausiliatrice. - Orvieto: Una persona guarita per intercession della Madonna di D. Bosco da una gravissima malattia offre un elegante orologio d'oro a mezzo di quel nostro Direttore D. Pietro Benedetti. - Osogna (Canton Ticino): Giuseppe Antonio Maffei, 6. - Ovada: Anna Olivieri in Rossi, 2 per Messa.

P) - Padola (Belluno): Davide D'Ossola, 5 a nome di pia persona. - Pancalieri : Maria Capello, 5 a nome della sorella Giuseppina guarita da mal nervoso. - Parigi: M.me S. Champion. - Pesaro: Vincenza Stara, 10. - Petrignano d'Assisi: Giuseppe Volpi, 2. - Piasco: Bartolomeo Giuseppe Barale a nome di B. G., G. A. ed N. N. con offerte pel santuario e per le Missioni. - Pitigliano (Grosseto): D. Giuseppe Romani. - Poggio Fidoni: D. Domenico Sacconi, 5 per Messa. - Pota (Austria): Clemente Merlo per la guarigione della consorte raccomandata alle preghiere dei Salesiani. - Pometo di Ruino: Carmela Fiori-Comaschi, 5 per Messa. - Pontey (Torino): Francesco Pellissier, Maestro Comunale, 5. - Portici (Napoli) : E. Giannetti.

R) - Racconigi : F. Don F., 10. - Randazzo (Catania): D. Pietro Guidazio, a nome di un Randazzese graziato, 25. - Regalbnto: Nicolò Fisicaro a mezzo del Sac. Salvatore Piemonte, 10. - Retorto (Alessandria): Carlo Fossati, 4 per Messa di ringraziamento a mezzo della collettrice Clara Fossati di Boscomarengo. - Rhémes St.- Georges (Torino): Serafino Pellissier, 4. Roma: Una Suora Conversa di un Istituto Romano.

S) - Saliceto (Cuneo): N. Martini. - Salletto (Trentino): Rosa Nardin. - S. Benigno Canavese: D. Felice Malaspina per due segnalatissime grazie ottenute da sua sorella Virginia. - S. Etienne (Francia) : Mane V.ve Dhomont. - S. Francisco (California): Giuseppe Piola da Fossano, un dollaro a mezzo del Missionario Salesiano D. Valentini Cassini. -S. Lorenzo (Udine): Anna Alcina, 2. - S. Marzano Oliveto : Suor Teresa Tamagnone, 2 per Messa a nome di Adriana Roseo. - S. Onofrio (Catanzaro) : Paolo Lavorato, 1. - San Pietro Casasco: Ersilia Razzari, 5 per Messa. - S. Zeno (Trento): Eulalia Bertagnoli. - Scaldasole (Pavia): Angelo Poltroneri, 2 per miglioramento in famiglia. - Sedrano (Udine): D. Alberto Cassini, 5 per Messa a come di Maria Quattrin-Cassini. - Seneghe (Cagliari): Ettore Andria-Pischedda, 10. - Sermione sul Garda: Pietro Standola, con offerta. - Serra di Falco: Carmelina Diazza Taccari, 5. - Siena: Luigi. Perosso, 5 per Messa. - Spezia : Margherita Giovanelli, 10 pel santuario salesiano di N. S. della Neve in detta città.

T) - Torino: La famiglia Sibille per essere stata liberata da grave disgrazia, 5; F. C., 50; Giuseppe Ellena, 10. - Torreselle (Padova): Antonio Bedon, 3. - Tortona: Ch. Giovanni Gatti. - Treffiletti (Siracusa): I coniugi Francesco Bertini e Maria Arezzi per la insperata guarigione del loro figlio dodicenne Carmelo, a mezzo del Can. Giorgio Chiavola, 15. - Trefiumi di Monchio: D. Carlo Antognotti, Parroco, 3. - Troja (Foggia): Michelina Petito per la guarigione del fratello Antonio.

V) - Valfenera (Alessandria): Teresa Lanfranco, 2 a mezzo di Domenica Arduino per la guarigione di sua figliuola. - Valtellina: Un divoto di Maria. - Varallo Pombia: Catterina Agostinetti, 2; una persona devota, 7; Catterina Ingignoli, 5; Angela Ingignoli, 2. -- Varallo Sesia : D. Antonio Afferini pel Sig. Perincioli di Doccio Novarese, 3 per Messa di ringraziamento. - Varese: Gina e Regina Campiotti, 2 per la guarigione di una sorellina. - Venezia - Victor Vedova Alexandre, 2. - Verona.- Marianna Melegatti, 5. - Verrages (Val d'Aosta): Don Giulio Lucat, 11,50. - Vicenza: Angelina, Gambini, 2. - Vicoforte di Mondovì: Pietro Pullacini, 5 per Messa. - Vigevano: Antonio Comelli, 10. - Villa (Brescia): D. Antonio Cipani, 2 per Messa. - Villafranca Lunigiana : Teodora Bellegotti-Malaspina, 5 per Messa. - V-illar (Cuneo): Chiaffredo Girando, 5 per Messa cantata. - Villastanza (Milano): D. Giuseppe Galimberti, Parroco, 3. - Viterbo: Marietta Carletti n. Oddi, 1.

Z) - Zinasco Nuovo (Pavia): Adelaide Baggini, 10 per Messa.

X) -- Martin Bornel, 3 per Messa. - Paola Carando, 3. - Titomanlio Sabino, 8. - C. G. - Guido Castelli, 5 per Messa in ringraziamento della guarigione d'un suo figliuoletto. - A. M., 2. - R. A. 10 per Messa. - Albino Cantarella.

NECROLOGIA

Il Card. Domenico Iacobìnì.

COME egli amava i Salesiani ! Soleva dire che ringraziava il Signore di avergli fatto conoscere D. Bosco ed i suoi figli, e vi si dedicò con tutto l'ardore del suo cuore e con tutta la valentia della sua intelligenza. Il venerato nostro Superiore e Padre D. Bosco trovò sempre in Mons. Iacobini il vero Cooperatore, disposto a qualunque sacrifizio, pur di compiere quanto credeva e poteva in suo favore. Anche D. Bosco ce ne parlava come di un segnalato amico, e ce ne prediceva la più gloriosa carriera. Quando dovette lasciar Roma e andar Nunzio a Lisbona, mentre pareva che dovesse cessare l'opera benefica a nostro riguardo, egli ci assicurava che non avrebbe dimenticati i figli di D. Bosco, per cui continuava ad avere nel cuore, più che rispetto, cordiale venerazione. Conoscendo più da vicino i bisogni spirituali del Portogallo e vedendo i generosi sensi di quell'illustre popolo, sollecitò presso molti l'apertura di una nostra Casa a favore della gioventù povera ed abbandonata. Fu per lui un giorno di vera esultanza quello, in cui potè salutare prima a Braga e poi a Lisbona stessa i figli di D. Bosco. « Ora, diceva, ritorno volentieri a Roma, perchè, con D. Bosco, spero di restare anch'io tra questa nazione così pietosa. » Un padre il più affettuoso non potrebbe meglio trattare i suoi figli, di quello che Mons. Iacobini trattava noi e le cose della nostra Pia Società.

Quando fu eletto Cardinale, ed il venerato nostro Superiore D. Rua se ne congratulava, ed osava rimettere nelle sue mani la nostra Pia Società, egli rispondeva da Lisbona ringraziando e ripetendo che si stimava fortunato se avesse potuto fare qualche servizio alla causa di D. Bosco, che egli considerava ed amava più delle cose sue. Quindi era accompagnato da Lisbona a Roma col più vivo affetto, e si guardava con lieta speranza verso l'avvenire. I suoi meriti eccezionali che egli aveva saputo acquistarsi colle molte opere in Roma, prima di essere inviato a Lisbona, gli avevano acquistata un'aureola speciale presso i Romani, che lo consideravano come il loro Cardinale e lo amavano di tanta benevolenza, « che più non dee a padre alcun figliuolo. » A Roma, prima di andar Nunzio a Lisbona nel 1891, era stato chiamato dalla fiducia del S. Padre a varii impieghi nelle Congregazioni Ecclesiastiche. Ma la sua vita era un vero apostolato. A lui devono molto le Società Cattoliche Operaie, della Gioventù, dell'Unione Romana, del Circolo di San Pietro, che egli protesse e favorì, giovando a tutte col suo consiglio pieno di sapienza. Adesso poi era stato nominato Card. Vicario Generale di Roma e Suburbio, e con l'attività tutta sua propria e col zelo per le cose sante, onde si segnalava, avrebbe dato un nuovo impulso alle opere cattoliche in Roma, delle quali fu sempre energico ed indefesso propugnatore.

Mentre tutti facevano di lui le più liete speranze, fu sorpreso da una terribile malattia, ed in poco tempo, in mezzo al compianto universale, condotto alla morte. Egli lascia un profondo e largo desiderio di sè in Roma, dove era conosciutissimo e sinceramente amato e venerato per le sue eminenti virtù, per la scienza ed il tatto abile e prudente, ma specialmente per la sua bontà di animo e cortesia di modi.

Era nato a Roma il 4 settembre 1837; e vi moriva addì 1 febbraio 1900, munito di tutti i conforti della religione e benedetto più volte dal Santo Padre.

Noi raccomandiamo l'anima sua bella a tutti i nostri Cooperatori e Cooperatrici.

Il tenente generale Luigi Beccarìa Incisa Conte dì S. Stefano Belbo.

CooPERATORE Salesiano sin da quando il venerato nostro D. Bosco muoveva i primi passi per la grande missione, che aveva ricevuto da Dio, mai se ne mostrò o diffidente o freddo. Quando, dodici anni fa, noi eravamo inquieti sulla sorte di D. Bosco, e l'invitammo ad accettare di essere padrino della festa di S. Francesco, diceva: « Accetto volentieri quest'onore che mi si vuol fare, e desidero che sia come un atto di affezione che mi lega a Don Bosco. » Ed egli ci venne, e fu di grande edificazione a tutti i nostri giovanetti l'averlo veduto fin dalla Messa della comunità, in cui fece anch'egli la santa Comunione, e tornarvi alla Messa cantata, e starvi con divotissimo contegno.

Era uomo di tempra d'acciaio, ma cristiano prima di tutto e senza alcuno scrupolo. Un dì si trovava agli esercizi spirituali, che si danno a S. Ignazio presso Lanzo ai soli secolari, ed il predicatore, parlando della fortezza, con cui i martiri avevano praticata e difesa la fede, si era fermato quasi ad interrogare l'udienza, dubitando della loro costanza. Noi eravamo ancora giovinetti, e ricordiamo che lui, già generale e del Comitato dell'Arma dei Carabinieri, con due o tre altri, tra cui ricordiamo il Conte Cays, poi nostro Confratello, ed il Cav. Lamarmora, fratello al famoso generale Alfonso, si presentarono al predicatore, e gli dissero in bella maniera, che per la grazia di Dio si sarebbero sentito il coraggio di sostenere ogni persecuzione per la loro fede. Quest'atto commosse tutti i presenti e riuscì di comune edificazione.

Egli sul campo di battaglia e nella direzione del suo alto uffizio non venne mai meno alla sua religione. Ed appunto per questo lo si mantenne fino alla più tarda età. Ora nei Consigli Comunali ed ora in quelli della Provincia non mancava mai di parlare come si conveniva ad un cavaliere cristiano. La sua nota speciale era di riconoscere in ogni dolorosa o lieta vicenda sempre la benefica mano di Dio. Messo più volte alla scuola del dolore, seppe mantenersi forte, e prendere dalla mano di Dio tutte quelle pene, che, se battono più spesso alla casa del povero, non risparmiano le camere dorate dei ricchi. Considerava come una più bella pagina della sua lunga vita, l'avere più d'una volta aiutato D. Bosco nelle sue strettezze. La lettura del Bollettino Salesiano, il racconto delle fortunoso vicende dei figli di D. Bosco erano per lui le ore più dilette della giornata. Ogni anno andando in campagna, quasi per meglio soddisfare alla sua sete di notizie de' suoi diletti salesiani, come diceva, voleva sempre che i nostri Superiori mandassero questo o quel sacerdote di poca salute, per rifarsi a quelle arie ristoratrici del Basso Monferrato, ove teneva i suoi fondi, e per trattenersi a parlare delle nostre missioni.

Colpito ultimamente dall'influenza, preparato da lungo tempo colla virtù ad una vita intieramente di Dio, e confortato da tutti i Sacramenti, moriva serenamente tranquillo nella grave età di ottantasei anni.

Mentre ne abbiamo tessuto quest'elogio per le sue virtuose doti e per il grande affetto alla nostra Pia Società, Don cessiamo di raccomandarlo alle preghiere dei nostri Cooperatori e Cooperatrici.

Voglia il buon Dio mandare sovente alla nostra patria uomini tali, che sappiano sì bene unire il servizio al loro principe coi santi doveri del buon cristiano.

Il R m° P. Mauro Ricci Generale degli Scolopìi.

IL 27 del passato gennaio, nella Casa Generalizia dell'Ordine delle Scuole Pie a Roma, cessava di vivere l'illustre P. Mauro Ricci in età di 74 anni. La sua dipartita è un lutto non solo per l'Ordine, cui da molti anni presiedeva, e per la Chiesa tutta, ma per le lettere altresì, le quali ebbero in lui un fervido e dottissimo cultore. Nato nel 1826 da nobilissima famiglia fiorentina, percorse gli studi letterari nel Collegio degli Scolopii in Firenze e a 17 anni si ascrisse all'Ordine delle Scuole Pie. Compiuti gli studi classici con sommo onore, consacrossi tutto all'insegnamento. Con quella genialità santa, con cui gli Scolopii sogliono educare ed istruire la gioventù, professò rettorica, filosofia, belle lettere ad Urbino, Cortona, Firenze ed altrove con una sì feconda versatilità, da meritare la stima de' suoi Confratelli e l'ammirazione de' suoi alunni che l'amavano qual padre. Era argutissimo. Con eleganza incomparabile scriveva in latino, in italiano i più svariati argomenti. Lo scorso anno fece furore un suo distico sulla bicicletta, che migliore non l'avrebbe potuto comporre Catullo. Il suo splendido ingegno effuse in opere che valgono ad immortalarlo. Con lui scompare uno degli ultimi rappresentanti di quella scuola classica e purista ch'ebbe in Italia il Cesari, il Perticari, il Ranalli, il Bresciani e cento altri dotti e illistri letterati ; e ben si può dire che egli aveva attinto dalla sua patria, l'arguzia elegante, l'ingegno acuto, brillante, l'amore all'arte e alle lettere, che in un con la religione fu la fiamma della sua vita di letterato e di religioso. Della sua pietà poi e delle sue virtù non si saprebbe dire tanto che bastasse a darne una pallida idea.

Per la qual cosa noi, mentre vivamente ci condogliamo coll'illustre Ordine degli Scolopii per la sensibilissima perdita fatta nel P. Ricci, aggiungiamo solo che il desideratissimo defunto fu sempre grande ammiratore di Don Bosco e dell'Opera sua, facendolo conoscere ed amare cogli scritti e colla parola nella cerchia della sua possibilità. Un anno fa, saputo che si stava componendo un numero unico a favore dell'Omaggio Internazionale all'Opera di Don Bosco, il P. Ricci scrisse sul Padre nostro D. Bosco una stupenda pagina, da cui ci piace stralciare alcuni periodi che riflettono bellamente l'anima nobile e delicatissima di lui: « Illuminare l'anima buia dei figli del povero popolo (scrisse il Ricci) con li splendori della fede, rallegrarne il cuore nudo di conforti con le reali consolazioni di quella. (cose facili a pensarsi, ma difficili, fra tanti ostacoli, ad eseguirsi) fu il proposito di D. Bosco: cominciò a chiamare a sè pochi giovani negli Oratorii, e i modesti Oratorii divennero Chiese erette di sana pianta, divennero conventi in Italia e domicilii di Missionari in Europa e fuori. La molla, che alzò quel sì gran peso, era una molla vecchia, l'amore a Cristo e, in conseguenza, al prossimo ; tua egli la fece scattare con una forza recondita e più che umana. L'uomo il più umile e il meno rumoroso, divenne il più franco, il più attivo; nè ancora tutti i semi sparsi da lui e raccolti da una società operosissima son giunti a dare tutto il loro frutto. D. Bosco io lo conobbi di persona (non ricordo l'anno) in Firenze; mi fu presentato da una sua larga benefattrice, la Marchesa Enrichetta Nerli, a me benevola molto. Il contegno di lui così semplice, senza paroloni, senza esagerazioni, com'egli fosse un nomo dei più comuni, ari edificò tanto; e ora mi affligge il pensiero che l'Italia, anzi il mondo, in così miserabili tempi, lo abbiano perduto sì presto. » L'illustre scrittore delineando Don Bosco ha ritratto se stesso ; ed ora che ancor egli ha compiuto il suo mortal pellegrinaggio e che si trova, come fermamente speriamo, già unito al Padre nostro lassù nella patria beata, deponiamo sulla sua lagrimata tomba l'obolo dei nostri suffragi, pegno di eterna gratitudine.

Il Prof. G. B. Ghirardì.

PROFONDAMENTE afflitti deponiamo il nostro mesto fiore sulla tomba di quest'ottimo nostro Cooperatore ed ammiratore entusiasta di D. Bosco e dell'opera sua, riportando, per la sua brevità, il bellissimo cenno necrologico della Voce dell'Operaio (1).

Il Prof. G. B. Ghirardi, il brioso e facile scrittore cattolico, l'ardito iniziatore e sapiente organizzatore delle più belle imprese che illustrarono l'azione cattolica torinese di questi ultimi tempi, non è più. La notizia della sua morte giunse inaspettata e sollevò un generale compianto in quanti lo conobbero, e sono milioni in Italia. Il Ghirardi, figlio del popolo, cominciò la sua breve, ma brillante carriera collo scrivere, giovanissimo ancora, una storia della Consolata di raro pregio; entrò poscia nel Corriere Nazionale e poi Corriere Nazionale - Italia Reale e vi collaborò per vent'anni; contemporaneamente egli educava i figli del popolo nelle Scuole municipali di Torino, e ancora ultimamente egli insegnava nella Scuola di Arti e Mestieri, mentre dirigeva parecchi fogli settimanali dello Speirani. Queste occupazioni non gli impedirono di far parte di parecchi sodalizi popolari, portando dappertutto l'impulso della sua giovanile energia, lavorando indefesso nei consigli, nelle segreterie, nelle direzioni.

Quattro grandi opere principalmente renderanno per sempre caro ed onorato il suo nome : l'Esposizione d'Arte Sacra in Torino nel 1898, l'Ostensione della SS. Sindone, dovute più che altro alla sua ferrea volontà, alla sua mente vasta, a' suoi modi concilianti, alla sua attività instancabile. A lui del pari si deve, se, quando si prese ad erigere il Santuario di N. S. della Salute, fu dato al medesimo il carattere di monumento popolare per l'insigne vittoria dei Piemontesi contro i Francesi ottenuta in quel luogo per intercessione della Madonna.

Finalmente egli coronò le sue imprese colla erezione della statua colossale della Madonna del Rocciamelone, (di cui il nostro Bollettino è lieto di poter dare l'incisione preparata appositamente in un col ritratto dell'amico defunto), promovendo all'uopo col mezzo de' suoi giornali una sottoscrizione fra tutti i bimbi d'Italia, e quest'impresa coronò la sua vita, piena di opere buone, matura per l'eterna mercede.

La malattia lo colse il 14 gennaio, mite dapprima poi gravissima; confortato dalle benedizioni dei Papa e del Cardinale, e dai Santi Sacramenti ricevuti con fede vivissima, il giorno 23, festa dello sposalizio della B. V., morì qual visse da sincero e fervente cattolico, nell'età di 39 anni. Alla desolatissima vedova e famiglia le nostre vive condoglianze.

Fin qui il sullodato periodico e lo spazio ci vieta di aggiungere altro: registriamo solo a perpetua memoria che egli insieme all'illustre Avv. Scala fu uno dei più validi promotori dell'Omaggio Internazionale all'Opera Salesiana, e che pochi giorni prima di esser preso dalla malattia che lo rapì alla nostra gratitudine. egli il Ghirardi aveva sottoposto al R.mo nostro Superiore D. Rua e agli altri Superiori Maggiori il progetto di una grande Esposizione Internazionale Salesiana per il 1901, alla quale egli aveva stabilito dedicare tutta la sua vitalità ed energia. La morte non gli ha lasciato realizzare le sue speranze, ma noi facciamo voti che il suo bel progetto sia raccolto da altri e che tradotto in realtà formi nel nuovo secolo il più bel monumento alla memoria del Ghirardi che l'ideò.

Una prece per quest'anima eletta !

(1) La Voce dell'Operaio, Corriere Domenicale per il popolo. Direzione- Via Arcivescovado 12, Torino-Abb. annuo L.2,00, - Per 6 copie L. 10; per 12 L. 19 all'anno.

Il Sìg. Federico De Seppi

Cav. e Comm. dell'Ord. Pontificio dì S. Gregorìo Magno.

QuESTO nostro grande benefattore ed ammiratore passò a miglior vita il 15 dello scorso gennaio in Trieste, sua patria. Fervente cattolico, si mantenne sempre fermo ed inconcusso nelle sue convinzioni di fede, che furono la regola costante della sua vita ricca di opere buone. Della sua carità generosa ne parlarono a lungo i giornali, e gli istituti di beneficenza da lui largamente sussidiati ne sono una solenne testimonianza. Divotissimo alla Vergine Maria, il cui quadro volle appeso in ogni stanza della sua abitazione con una lampadina costantemente accesa, non poteva non interessarsi delle maraviglie che dessa, la Vergine, andava operando in questi ultimi tempi, sotto il caro titolo di Ausiliatrice, per mezzo di D. Bosco. Quindi è che egli era zelante Cooperatore Salesiano assai tempo prima che noi aprissimo una Casa a Trieste, anzi fu lui che affrettò col desiderio e coll'opera la nostra andata colà e che efficacemente concorse a sollevare le strettezze materiali dei primi Salesiani stabiliti a Trieste. Questa sua mirabile affezione per le Opere di D. Bosco non cessò neppure alla sua morte, perché legò all'incipiente nostra Casa triestina una vasta campagna e la generosa somma di 10,000 fiorini, assicurandone così l'esistenza. Di maniera che il Comm. De Seppi hassi a considerare come uno dei principali nostri benefattori, e di lui avranno perenne memoria nella riconoscenza del cuore quanti Salesiani in avvenire fisseranno la loro dimora nella Casa di Trieste.

Prova eloquente della sua probità, carità e religione furono i solenni funerali, onorati non solo da tutte le autorità locali, ma da tutta la cittadinanza.

Noi deponiamo sulla sua tomba questo meschino tributo di nostra gratitudine e, facendoci interpreti anche del desiderio dei nostri confratelli triestini, presentiamo alla desolatissima vedova e parenti tutti le nostre vivissime condoglianze con l'assicurazione di una copiosa corona di suffragi.

NOTIZIE VARIE

La gioventù Catanese ai piedi del suo Pastore.

L'E.mo Card. Francica Nava, che, di ritorno dalla Nunziatura a Madrid fece il suo solenne ingresso in Catania il 14 gennaio, fu fatto segno a mille dimostrazioni di figliale affetto, di cui lo spazio non ci permette parlare. Non possiamo però tacere di quella datagli dalla gioventù Catanese, che dall'ottimo periodico La Luce (1) viene narrata in questi termini

Domenica 28 gennaio i numerosi giovanetti della Scuola di Religione dell'Oratorio Salesiano S. Filippo Neri, unitamente all'Oratorio Leone XIII della Salette ed all'Istituto Salesiano S. Francesco di Sales, si recavano nelle ore antimeridiane a far visita a S. Em. Rev.ma il Card. Francica Nava. Era bello e consolante vedere quel vasto salone gremito di baldi giovanotti studenti di Ginnasio, Tecnico, Normali, Liceo, raggrupparsi festanti intorno a Colui, che essi acclamavano entusiasticamente Pastore e Padre, professandosi pronti a calpestare il rispetto umano, a seguirne coraggiosamente i saggi consigli e gli amorosi ammaestramenti. Vari furono gli indirizzi a Sua Eminenza, giustamente applauditi; ma fra tutti piacque assai quello che presentarono i giovani dell'istituto di S. Francesco di Sales. Dopo del quale S. Eminenza, visibilmente commosso, si alzò a ringraziare della cara sorpresa. Assicurò che, fra tutte le visite ricevute, questa era quella che gli tornava più gradita, perchè gli rappresentava quella gioventù studiosa che, mentre per una parte forma la speranza più lusinghiera della Religione e della Patria, è pure quella che maggiormente abbisogna di aiuto intellettuale e morale. In seguito S. Em., con affetto paterno, ammise i presenti al bacio del sacro anello, e per ciascuno ebbe una parola di lode e d'incoraggiamento, lasciando nell'animo di tutti la più grata memoria dell'amatissimo Pastore.

(1) La Luce, periodico settimanale. Per l'abbonamento (L. 2,50 all'anno) rivolgersi alla direzione in Catania (Sicilia).

Il Nunzio Pontificio Monsignor Lorenzelli al nostro Oratorio di Parigi.

In data 6 febbraio scrivono da Parigi all'Italia Reale questa consolante notizia

Come già vi ho annunziato telegraficamente, S. Ecc. il Nunzio Apostolico Mons. Lorenzelli volle visitare i Salesiani ed i loro orfanelli nel modesto loro Oratorio eretto sulle alture di Ménilmontant, domenica scorsa, mentre essi celebravano la festa del loro Patrono S. Francesco di Sales.

S. Ecc., che si compiace di conoscere da vicino tutte le associazioni cristiane di Parigi, anche le più modeste, volle presiedere i vespri solenni del piccolo Oratorio Salesiano. Quei duecento orfanelli, che i Salesiani si studiano di formare alla vita cristiana, si mostravano pieni d'entusiasmo ed ascoltavano avidamente l'alto dignitario ecclesiastico che rivolgeva loro la parola. In linguaggio semplice e familiare, S. Ecc. parlò al suo uditorio della sapienza e dell'amore, di cui Dio aveva voluto riempire il cuore di S. Francesco di Sales, e mostrò loro come questo Santo fosse tutto acceso di zelo per la salute dei fanciulli. E dopo aver ricordato che la carità divina ha per fondamenti la fede e la speranza, ed aver fatto conoscere i pericoli che minacciano la fede, raccomandava loro di prendere per modello il buon S. Francesco di Sales. Monsignore diede quindi la benedizione col SS. Sacramento.

Terminata la funzione religiosa, il Nunzio passava nella sala dei catechismi, dove uno dei rappresentanti dell'Opera gli recitava un complimento in versi. Quando poi il Direttore dell'Oratorio di Ménilmontant presentò i suoi allievi pregandolo di benedirli, Mons. Lorenzelli prese di nuovo la parola. Dopo d'aver espresso i suoi più calorosi incoraggiamenti ai Salesiani ed ai loro devoti cooperatori, disse quanto consolante cosa fosse, fra le angoscia dell'ora presente, constatare la sottomissione figliale dei cattolici a S. Santità Leone XIII. Le nazioni possono guarire, egli aggiunse, e spetta al Vicario di Gesù Cristo, il quale conosce i mali che i popoli soffrono, suggerirne i rimedii: a lui quindi si deve far ricorso per chiederne la guarigione.

Sua Eccellenza prese quindi congedo da quelle schiere di fanciulli, benedicendoli amorosamente, mentre lo accompagnavano le loro acclamazioni entusiastiche.

Mons. Carli nel nostro Istituto di Spezia.

Il 4 febbraio il novello Vescovo di Luni-Sarzana faceva il suo solenne ingresso a Spezia fra le più sincere e figliali dimostrazioni di quegli abitanti, ed in quello stesso giorno degnavasi dare una nuova prova del suo affetto per i figli di Don Bosco. Verso le ore 17 Monsignore, così scrive il corrispondente dell'Italia reale, si recava all'Istituto Salesiano accolto dagli evviva festosi dei giovanotti dell'oratorio festivo, e nel teatrino dell'Istituto, ripieno di giovani e di invitati e vagamente adornato con piante e trofei, avea luogo una riuscitissima accademia in di lui onore.

Fu detto che tutte le accademie si rassomigliano, ma ciò non è vero quando il cuore le ispira. Allora si sente che ogni nota traduce l'affetto, che ogni verso risponde a un pensiero, e in tutto l'ambiente vibra un'armonia gradita, che dolcemente commuove. Prima un inno dedicato a Monsignore dai giovane Maestro Caudana echeggiò melodioso, quindi un'ode « Gloria e Trionfo », serto bellissimo di cari ricordi e di augurii affettuosi, e poi tanti e tanti componimenti gentili, che rievocarono l'ingresso di Monsignore in diocesi, la veneranda memoria del compianto Monsignor Rossi, la santa figura di D. Bosco, che nei suoi figli rivive, e poi una dolce melodia ispirata alla mesta squilla, che sembra il giorno pianger che si muore, un coro di auguri; in una parola, un tutto riuscitissimo.

Alla fine S. E. commosso espresse la sua riconoscenza agli ottimi Salesiani per la cara dimostrazione d'affetto; ma essi non erano ancora contenti e vollero che Monsignore rimanesse con loro lunedì a render più bella la festa di S. Francesco di Sales devotamente celebrata nella loro cappellina dell'istituto.

Fin qui il corrispondente del giornale torinese. Dal quale apprendemmo pure come lo stesso Mons. Carli degnavasi tornare dai Salesiani di Spezia, il giovedì 15 stesso mese, per onorare di sua presenza la rappresentazione dello splendido dramma latino Leo I del Rev. Prof. D. Francesia. L'illustre Prelato aveva al fianco S. E. l'Ammiraglio Comm. Morin, Ex-Ministro, il Rev.mo Mons. Raganti, Vicario Generale, Mons. Filippini, Abate di S. Maria, e varii altri insigni Prelati. L'eccellente esecuzione del dramma, mentre mirabilmente servì a porre in rilievo i suoi pregi intrinseci, piacque assai al numeroso colto pubblico, formato in massima da ecclesiastici di varie Diocesi limitrofe. Mons. Carli se ne partiva esprimendo la sua viva soddisfazione a quei nostri Confratelli, i quali gli sono riconoscentissimi per tanta sua bontà.

Maria SS. Ausiliatrice e i poverelli.

L'Aurora, ottimo periodico di Caltanisetta, scrive nel suo numero del 21 gennaio:

L'egregio e zelante Cooperatore Salesiano, Sig. Prof. Cacugliata, ci ha regalato, lassù al Firrio, il giorno dell'Epifania, una festicciuola tutta gajezza, tenera, divotissima e magari umanitaria.

Quel giorno, al pomeriggio, ha fatto echeggiare quelle sante vette d'inni e litanie cantate da un popolo d'ogni ceto e gradazione dinanzi al Simulacro di Maria SS. Ausiliatrice.

Furono poscia distribuite 50 grosse pagnotte ad altrettanti poverelli, che perciò con maggiore efficacia ringraziavano la Gran Madre celeste ed espressero gratitudine a chi si rese strumento della bontà di Lei.

Fu eziandio sorteggiato un agnello, le cui carni rallegrarono un'umile mensa.

Lode alla Grande Regina e grazie molte al fervoroso divoto di Maria, Auxilium Christianorum.

Scuole Decaroli ed Istituto S. Bonifacio a Cavaglià nel Biellese.

Diciamo due parole sull'opera affidata alle nostre cure in questa importante cittadina biellese.

Le Scuole elementari private e l'Oratorio festivo fin dal 1894 ebbero sempre un Patronato per iniziativa e sotto la presidenza dell'ill.m° Commendator Pietro Salino, tenente generale in riposo, che, gloria di Cavaglià, ha per i Salesiani una bontà veramente paterna. Alla benefica istituzione di buon grado concorsero tutti i nostri ottimi amici e benefattori, cosicche si potè sempre somministrare cancelleria e libri gratuitamente a tutti gli oltre cento alunni e una buona scodella di minestra a pranzo nell'inverno a metà quasi provenienti dalle cascine. Si fecero delle magnifiche passeggiate, si diedero colazioni e merenduole ai giovani dell'Oratorio festivo ed inoltre si chiusero gli anni scolastici con solenni premiazioni. Tra queste merita special ricordo quella dell'anno scorso, onorata dalla presenza del Rev.mo Prevosto Teol. Cav. Mons. Giuseppe Vella, dell'Ill.m° Sindaco con la Giunta Municipale, dell'Ill.mo Sig. Conte Deodato Olivieri e figlio Conte Carlo con le loro nobili famiglie, dell'Ill.mo Sig. Avv. Ferdinando Rondolino, degli egregi Maestri elementari e di tanti altri distinti signori e gentilissime signore a noi benevoli. L'Ill.mo Sig. Avv. Rondolino ebbe la bontà di chiudere l'accademia colla lettura di uno splendido discorso, degno della sua penna maestra e di un fecondo oratore pari suo.

In mezzo ai premi, consistenti in circa 40 vestiti e ugual numero di libri elegantemente legati, luccicavano sul tavolo ben 19 ottoni nuovissimi, dono della nobil donna Sig. Albina Rondolino all'Oratorio festivo. Oh quanto bene ha apportato l'impianto della piccola banda ! quanti giovanetti frequentano adesso assiduamente l'Oratorio! Il buon Dio ricompensi largamente la generosa signora; che prende tanto interesse per questo nostro Oratorio.

Nè possiamo qui tralasciare di ringraziare la Signora Teresa Ghersi, vedova Rondolino, che cedette il suo teatrino, l'Ill.m.o Sig. Ingegnere Vigna, che ultimamente lo dotò di un bell'assortimento di scenari, e tante altre buone signore che lo provvidero di varii bei vestiti. Il teatrino come la banda è per i ragazzi un divertimento tanto caro, che li attira come la calamita. D'immenso giovamento è poi il ricco Patronato che quest'anno si stabilì pei solo Oratorio festivo, avendo lasciate le scuole inferiori; per esso auincuteranno certo le attrattive e con esse il numero dei giovani alle funzioni ed all'istruzione religiosa. Faxit Deus!

Illustri Personaggi all'Istituto S. Marco in Alessandria d'Egitto.

Ai primi dello scorso dicembre, essendo di passaggio per Alessandria d'Egitto S. A. il Conte di Torino, degnossi visitare il nostro Istituto, ove fu ricevuto solennemente al suono della marcia reale, seguita dalla lettura di due componimentini e da un canto popolare. Egli era accompagnato dal Console di Alessandria (cui si deve sopratutto questa visita reale all'Istituto S. Marco) e dal Ministro Tugini, Console generale del Cairo. Si mostrò altamente soddisfatto di tutto e promise tutto il suo appoggio per l'Opera nostra in Alessandria d'Egitto.

In questo stesso Istituto venne eziandio celebrato con gran solennità la festa dell'Immacolata. Al mattino della vigilia (così ci scrive quel Direttore) colà si recò S. E. Rev.ma Mons. Arcivescovo per amministrare la Cresima a 26 alunni, 16 dei quali il giorno seguente fecero pure la loro prima Comunione. Mons. Arcivescovo vuole assai bene ai figli di D. Bosco e lo dimostra in tutte le circostanze. Ne sia ringraziato il Signore!

Proibendoci la ristrettezza dello spazio di parlare un po' diffusamente di tanti altri periodici che pervengono regolarmente alla nostra direzione, li accenniamo ora in questa lista, a titolo di ringraziamento e perchè siano vivamente raccomandati a tutte le famiglie e persone, presso cui arriva il nostro Bollettino Salesiano.

La Figlia dell'Immacolata. - Periodico bimensile che si pubblica in Bologna da ben 37 anni. Abbonamento annuo L. 2,50 (Estero 3,50).

Bollettino musicale romano. - Periodico quindicinale. Abb. annuo L. 3 (Estero, 5). Rivolgersi al Prof. Alberto Cametti, Via della Corda, 2, Roma.

La Nigrizia. - Periodico mensile, illustrato, in 16 pagine, organo della Missione dell'Africa Centrale. Contiene le relazioni dei Missionari che lavorano nel vastissimo Vicariato Apostolico del Sudàn, recentemente aperto dall'armi Anglo-Egiziane ai benefizii della Fede e della Civiltà. Tratta argomenti d'attualità sulle più importanti questioni africane; dà notizie del lavoro che i Missionari fanno in Egitto nelle varie Case che ivi pure tiene la Missione. Abb. annuo L. 2 pel regno; L. 2,50 per l'Estero. Istituto delle Missioni Africane, Verona.

Il Paradiso. - Periodico mensile religioso popolare. Organo della Pia Opera dei poveri abbandonati. Abb. annuo L. 5 (Estero L. 7). Via Urbano Rattazzi, 5, Torino.

La Campania. - Periodico settimanale. Anno VI. Abb. annuo L. 3,00 (Estero 5,00). Direttore D. Vincenzo Ruggiero, Arciprete in Maranola (Caserta).

Il Popolo cattolico della Domenica. - Abb. annuo L. 3,00 (Estero, spese postali in più). Direzione : Lugano (Canton Ticino).

L'Operaio Ligure. - Periodico ufficiale della Federazione Operaia Cattolica Ligure. - Abb. annuo pei membri della Federazione L. 1,40; per gli altri L. 2,50. Rivolgersi alla Direzione, Genova.

La Voce dell'Operaio. - Corriere domenicale per il popolo. Abb. annuo L. 2,00. Direzione: Via Arcivescovado, 12, Torino.

La Domenica dell'Operaio. - Settimanale. Abb. annuo L. 2,00. Direzione : Via Cairoli, 24, Ferrara.

Il Rocciamelone. - Periodico Settimale del Circondario di Susa. Abb. L. 3,00. Rivolgersi alla Direzione in Susa.

Il Corriere della Valtellina. -Periodico Settimanale. Abb. annuo L. 3,50 (Estero, 6). Direzione del Corriere in Sondrio.

La Croce. - Settimanale illustrata. Benedetta più volte dal Santo Padre Leone XIII ed approvata dall'Episcopato Italiano. Abb. annuo L. 3,00; estero, 5. Piazza S. Domenico 3. Napoli.

L'Ordine. - Periodico d'Alessandria. Abb. annuo L. 3,50. Direzione, Alessandria.

La Biella Cattolica, bisettimanale. Anno. XIII. Abb. annuo L. 6. Biella.

La Riscossa per la Chiesa e per la Patria. Settimanale. Abb. annuo L. 3,00. Rivolgersi a Mon. Jacopo Scottou, Breganze.

Manzoni Alessandro. - Rivista letteraria trimensile. Abb. L. 3,00. Direttore D. Elia Rotondi. Castellamare di Stabia (Napoli).

L'Ancora della Domenica. - Settimanale. Abb. annuo L. 2,00. Padova.

Voce del Cuore. - Periodico bimensile. Abb. L. 1. Direttore Don Angelo Ferraboschi. Reggio Emilia.

La Fedeltà. - Settimanale. Abb. annuo L. 3,00. Direttore Ubaldiní Edoardo. Roma.

Bollettino, Opera di Nostra Signora della Salute. - Mensile. Gratis ai benefattori. Borgo Vittoria, Torino.

Lega Mariana. - Dir. Mossotto Don Michele, Via Moncalvo, 7, Torino.

Opera della divina provvidenza. -Settimanale. Gratis. Dir. Orione D. Luigi. Tortona.

L'Operaio Cattolico. - Settimanale. Abb. ancoro L. 2,00. Direzione in Vicenza.

L'Araldo Lomellino. - Settimanale. Abb. L. 3,00. Dir. Carnevale Natale. Vigevano.

La Musica Sacra. - Periodico Mensile. Abb. annuo alla parte del testo L. 3,00: al testo e musica per canto L. 7,00: testo e musica per organo L. 6^; completo L, 10,00. - Direzione in Milano.

Ferdinando Brunetière e un bel regalo ai nostri abbonati.

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Il Conferenziere costa solo L. 3,00 all'anno. Per abbonamenti rivolgersi direttamente al Conferenziere, Piazza Fontana, 12, Milano.

Cooperatori defunti in Dicembre 1899 e Gennaio 1900.

95. Schilirò D. Antonino, Parroco - Maletto (Catania).

96 Somaglia Daniele - Strovi (Alessandria).

97. Sparta Giuseppe, Notaio -S. Dom. Vittoria (Messina).

98. Spina Co. Gian Domenico - Rimini (Forlì).

99. Spinetti Giuseppe - Antognano (Massa Carrara).

100. Tacchini Giuseppe - Scaldasole (Pavia).

101. Tamagnone Giovanni - Orbassano (Torino).

102. Tedesco D. Francesco - Valdagno (Vicenza).

103. Thaon di Revel Co. Cesare Ignazio - Torino.

104. Tonelli Giuseppina - Costigliole Saluzzo (Cuneo).

105. Trosti Sartori Marianna - Lonigo (Vicenza).

106. Vazzone Giuseppe - Cuneo.

107. Zanoncelli Adele n. Riboldi - Soresina (Cremona).

1. Acuto Caterina - S. Gennaro (Alessandria).

2. Alisi-Canalis Livia - Torino 3. Angeli Maria - Cloz (Trento).

4. Armando Caterina - Demonte (Cuneo)

5. Artom Isacco -Asti (Alessandria). 6. Ascheri Avv. Giuseppe Bonaventura - Torino.

7. Assom Teresa - Villastellone (Torino).

8. Baldini Antonia - Bagnacavallo (Ravenna).

9. Barbanotti D, Domenico - Castellazzo (Alessandria,).

10. Barberis Matilde Ved. Cottalorda Torino.

11. Barbessi D. Angelo - Breonio (Verona).

12. Bassetti D. Enrico - Bertinoro (Forlì).

13. Beccaria Incisa di S. Stefano Conte Luigi, Ten. Generale - Torino.

14. Bedeschi Geltrude in Montanari - Bagnacavallo (Ravenna).

15. Bellingeri Giovanni - S. Agata F. (Alessandria).

16. Benzi Notaio Erasmo-Alessandria.

17. Berizzo Con. D. Bartolomeo= Lavagna (Genova).

18. Bernocco Anna Ved. Vottero - Villafranca (Torino).

19. Bevilacqua Maria Ved. Pisani - Broni (Pavia).

20. Bianchi di Lavagna Fanny Ved. Erba - Torino.

21. Biassoni Clemente - Torino.

22. Bitonti Marianna - Melpignano (Lecce) .

23. Boeris Cav. Carlo - Torino.

24. Boggio Maria - Caluso (Torino). 25. Bonolli-Trombetta Adele - Torino. 26. Bonetti Francesco - Fiera di Primiero

27. Borghino Costantino di Giovanni - Mi Menf. (Alessandria).

28. Borgna D. Giov. Batta - Martiniana (Cuneo),

29. Borio Pietro Del Lanzello - Costigliole (Alessandria).

30. Botto D. Giovanni - Scicli (Siracusa).

31. Bovio Giovannina- Bitonto (Bari). 32. Brignani- Musconi Francesca - Bagnacavallo (Ravenna).

33. Brignone Suor Matildo - Genova. 34. Bruca Giuseppe - Torino.

35. Bucci D. Michele - Montorio (Campobasso).

36. Buglioni dei Conti di Monalo e Bastia, Cav. Uff. Francesco - Torino.

37 Burdizzo M. 0. Padre Clemente - Torino

38. Cairo Teol. Can. D. Secondo - Casale (Alessandria).

39. Calandri D. Antongiovanni, Parroco - Stroppo (Cuneo).

40. Canalis Emilio, Notaio - Torino. 41. Capitani Ved. Angiolina n. Maccia Torino.

42. Capra Antonia -Lù (Alessandria). 43. Caracciolo Cav. Don Giuseppe - Napoli.

44. Carobolante Angelo - Conegliano (Treviso).

45. Carolo Giuseppe, Notaio-Teramo 46. Cassinelli Giuseppe - Castagnito (Cuneo)

47. Caviola Leonardo - Carano (Austria).

48. Cerotti D. Ambrogio - Tortona (Pavia).

49. Cerotti Antonio -Montanaro (Torino).

50. Cesco Elisa, Maestra - Vicenza. 51. Chiappetti Prof. Alessandro - Lesi (Ancona).

52. Conalba Giuseppe - Liscate (Milano).

53. Contarini Carlotta - Bagnacavallo (Ravenna).

54. CordaAntonio-Borutta(Cagliari). 55. Cosi D. Angelo, Maestro - Bagolino (Brescia).

56. Costanzo-Tarinetti Felicita - Occimiano - (Alessandria).

57. Cuneo Isaura n. Sicard - Savona (Genova).

58. De S. Bonnet Avv. Felice - (Torino).

59. Del Beccaro Enrichetta - Bologna. 60. Del Braccio D. Giacomo - Cravoggia - (Novara).

61. Delle Piane Agostino - Savona (Genova).

62. De-Martini Can. D. Pietro - Lù Monf. (Alessandria).

63. De Pan Mons. Salvatore, Vescovo - Tortoli (Cagliari).

64. De Seppi Comm. Federico - Trieste. 65. De Vecchi Don Lorenzo - Lugagnano (Verona).

66. Di Viry Baronessa Maria, nata Centurione - Torino.

67. Donetti Cont. Carolina Ved. Bagliene di Monale - Alassio (Genova).

68. Elia Maria Teresa - Torino.

69. Faletti Lorenzo fu Luigi - Soglio (Alessandria).

70. Faletti di Coazzo Conte Idelfonso - Torino.

71. Fenoglio Giovanna - Villanova (Cuneo).

72. Filippini Pietro - S. Pietro Incartano (Verona).

73. Fiorio Regis Angela - Pettinengo (Novara).

74. Frigorio Basilio - Brivio (Como).

75. Gaiaudi Luigia fu Luigi - Terzorio (Porto Maurizio).

76. Garroni D. Feliciano - Quiliano (Genova).

77. Ghezzi D Giuseppe - Castel de' Ratti (Alessandria).

78. Ghiglione Giacomo - Villatalla (Parto Maurizio).

79 Ghilardini Carlotta -Bagnacavallo (Ravenna).

80. Ghirardi Prof. Giov. Batta - Torino,

81. Giraudo Biagio fu Biagio - Famolasco (Torino).

82. Gi.vono Giovanni - Torino.

83. Grinzato Mons. Francesco - Padova.

84. Grisonti Bonaventura - Baselga di Pinò (Trento).

85. Guglielmi Enrichetta - Bagnacavallo (Ravenna).

86. Guzzardi Can. D. Giuseppe - Vizzini (Catania).

87. Ivaldi Giuseppe - Moirano (Alessandria .

88. Lazzeri Carolina- Ponto S. Pietro (Bergamo).

89. Leonardelli Sac. - Montagnaga (Trento),

90. Lolato Luigi - Nova Padova (Brasile).

91. Longanesi Giacomina Ved. Ferruzzi - Bagnacavallo (Ravenna).

92. Luciani D. Antonio - Montenero (Perugia).

93. Magnasco Colonnello Cav. Francesco - Staelieno (Genova).

94. Mantoani D. Antonio, Cappellano - Giavons (Udine).

95. Maranzana Prof. Francesco - Torino.

96. Mari Sofia Carlarino - Sestri Ponente (Genova).

97. Marni Marianna - Isolaccia (Sondrio).

98. Marocchini Margherita in Mazzoletti - Corteno (Brescia).

99. Marras P. Elisio - Oristano (Cagliari).

100. Mascarello Chiara Ved. Bonavera - Oneglia (P. Maurizio).

101. Massardo Giuseppe - Genova.

102. Massaroli Ciro - Bagnacavallo (Ravenna).

103. Mastalli Bartolomeo - Prato San Pietro (Como).

104. Mazzei Nob. Carlo - Firenze.

105. Mazzoldi Giulia - Irma (Brescia).

106. Meani Adelaide - S. Angelo Lodigiano (Milano).

107. Meloni M. Giuseppe nata Massidda - Santulussurgiu (Cagliari).

108. Meschini Francesco - Livemmo (Brescia).

109. Miglio D. Michele - Casaletto Vaprio (Cremona).

110. Minardo Teresa - Mango (Cuneo).

111. Morelli D. Luigi - Bagnacavallo (Ravenna).

112. Motta Amalia - Vignale (Alessandria).

113. Muratorio Marina fu Bernardo - Diano Marina (Porto Maurizio).

114. Naretti D. Giuseppe, Provosto - Villate (Torino).

115. Naselli-Feo Conte Francesco - Savona (Genova).

116. Odasso Innocenza Ved. Ghirardi - Torino.

117. Orlandelli D. Dionigi. Arciprete - Travagliato (Brescia).

118. Osella Domenico - Carmagnola (Torino).

119. Pancheri Maddalena - Baselga (Trento).

120. Panizzoni Sabina - Vicenza.

121. Parigi Don Domenico - S. Fr. al Campo (Torino).

122. Pascheri Vittoria - Torino.

123. Pasella Paolina Vedova Salezzi - Cercenasco (Torino).

124. Pavarino Pietro - Spezia (Genova). 125. Pelazza Lorenzina - Carmagnola (Torino).

126. Pornigotti Teresa-Castellar Ponz. (Alessandria).

127. Piovano Catterina-Cambiano (Torino ).

128. Pipino Maria - Caramagna (Terino).

129. Pizzolari Giuseppe - Legnago (Verona).

130. Preti Achille - Torino.

131. Bacca-Coppi Giuseppina - Torino. 132. Ramini D. Antonio, Parroco - Le Grazie (Mantova).

133. Ranzoni Rosa - Pandino (Cremona).

134. Rasarlo Don Giov. Batta - Valduggia (Novara).

135. Rey-Villary Vittorio - Torino. 136. Rizza Bortolo fu Giacomo - Pescarzo (Brescia).

137. Rizzi Luigia - Pomaro.

138. Rizzo D- Ambrogio, Cappellano - Montebello (Vicenza).

139. Rizzo Faustina - Pescarzo (Brescia)

140. Rizzoli Don Lorenzo - Gordevio (Svizzera).

141. Rossi Rosa - Osasio (Torino). 142. Santanin Don Antonio, Cappellano - Zimella (Verona).

143. Sarbi D. Domenico - Monsigliolo (Arezzo).

144. Sarto Clara in Marsili - Grazie (Mantova).

145. Sartori ..Anna - Vicenza.

146. Sasso Passaggio Maria - Diano Marina (Porto Maurizio).

147. Sono D. Vincenzo - Garessio (Cuneo).

148. Siliprandi-Sarto Eleonora - Grazie (Mantova).

149. Simonate Gio. Batta - Ospedaletto Euganeo (Padova).

150. Sinopoli Carmelo - Agire (Catania).

151. Soldi Vittorio - Lendinara (Rovigo).

152. Solito Vedova- Terranova (Sicilia). 153. Sorisio Tommaso - Zanco (Alessandria).

154. Speranza Can. Don Pietro - Bergamo.

155. Stardero Spirito - Vinovo (Torino). 156. Stavarengo Cav. Luigi Ten. Colonnello - Torino.

157. Suaut Angelo - Torino.

158. Suor M. Giusoppa Falsacappa - Roma.

159. Taehis Teresa - Poirino (Torino). 160. Taddei Maria fu Giacomo - Corteno (Brescia).

161. Tarlà P. Felice - Padova.

162. Taro Margherita - Demonte (Cuneo).

163. Tatini Luigi - Bagnacavallo (Ravenna).

164. Tezzagno Giulio -Villatalla (Porto Maurizio).

165. Torazza-Cecilio Maria - Torino. 166. Turrini Libera - S. Pietro Incariano (Verona).

167. Vaira Margherita nata Sines-La Morra (Cuneo).

168. Vavassori Don Antonio - Fondra (Bergamo).

169. Ventura D. Nicola - Bisceglie (Bari).

170. Venturelli Rosa - Campomorone (Genova).

171. Viara Damigella Felicita- Fossano (Cuneo).

172. Vincenzi Pietro - Cittanova (Modena).

PATER-AVE-REQUIEM