Bollettino Salesiano

SOMMARIO DI OTTOBRE 1898

IMPORTANTISSIMO    pag. 245 LA NUOVA ENCICLICA SuL SS. ROSARIO . . . . » 246 IL TERZO CONGRESSO MARIANO » 248 CASTELNUOVO D'ASTI A D. Bosco . . . . » 252 BENEDIZIONE DELLA PRIMA PIETRA della nuova Chiesa a S. Francesco di Sales in Valsalice, omaggio internazionale a D. Bosco nel decennio della sua morte 261 ADUNANZE DI DIRETTORI E. DECURIONI dei nostri COOperatori    » 264

GRAZIE DI MARIA AUSILIATRICE    » 266

NOTIZIE VARIE    » 269

BIBLIOGRAFIA    270 COOPERATORI DEFUNTI . . » 271 ILLUSTRAZIONI: - Il Monumento a D. Bosco in Castelnuovo d'Asti, pag. 254 - La piazza del Monumento nell'istante dell'inaugurazione, 256 - Lo Scultore Antonio Stuardi, 259 -. La Via D. Bosco in Castelnuovo d'Asti,   262.

IMPORTANTISSIMO

E uscito il IV Elenco di libri di testo per le classi elementari, complementari, normali, ginnasiali e liceali, già da noi annunziato nel Bollettino del settembre u. s. a pag. 241. Abbiamo fatto del nostro meglio per assecondare il desiderio di tanti Direttori e Direttrici di Istituti, di scuole pubbliche e private, desiderio espresso dipoi tanto sentitamente da Ecc.mi Vescovi e da illustri personaggi del Clero e del Laicato nel Congresso Salesiano di Bologna. Noi lo raccomandiamo a quanti può interessare, con preghiera di diffonderlo il più possibile.

Lo si può avere GRATIS dalla Libreria Editrice Salesiana di Torino a semplice richiesta.

LA NUOVA ENCICLICA SUL SS. ROSARIO

LA nuova Enciclica sul SS. Rosario, di cui diamo qui sotto la fedelissima traduzione, è un nuovo splendido documento della tenerissima pietà del Santo Padre Leone XIII verso l'augusta Regina del cielo e della terra, e della viva sollecitudine del. Pastore universale verso l'intero gregge affidato da Dio alle sue paterne cure. Tutti i nostri Cooperatori faranno tesoro delle preziose e commoventissime esortazioni del Santo Padre e vedranno di praticare con maggior fervore questa salutare preghiera a vantaggio loro, delle proprie famiglie e pei bisogni di S. Chiesa.

Ai Venerabili Fratelli, Patriarchi, Primati, Arcivescovi, Vescovi, ed altri Ordinari locali, aventi pace e comunione coll'Apostolica Sede.

LEONE PAPA XIII.

Venerabili Fratelli, Salute ed Apostolica Benedizione.

Il diuturno spazio di tempo, che nel Pontificato Massimo, così volendo Iddio, abbiamo trascorso, riguardando Noi col pensiero, non possiamo esimerci dal confessare che Noi, sebbene impari di meriti, sperimentammo ognor presentissimo il presidio della divina Provvidenza. Il che stimiamo doversi specialmente attribuire alle comuni, e quindi validissime preghiere che, come già per Pietro, così ora per Noi senza intermissione si fanno dalla Chiesa Universale. Anzitutto pertanto rivolgiamo le maggiori grazie a Dio largitor di ognì bene, e tutto che Egli Ci-mandi, finchè la vita Ci basti, terremo nella mente e nell'animo custodito. Succede quindi la dolce ricordanza del materno patrocinio dell'augusta Regina del Cielo; e del pari piamente e inviolabilmente ne serberemo memoria nel rendergliene grazie e celebrarne i benefizii. Da Lei infatti, come da fecondissimo canale, le celesti grazie si attingono; di Lei in mano sono i tesori delle misericordie del Signore (S. Giov. DAM. Ser. I, De Nativ. Virg.); vuole Iddio cha Essa sia di tutti i beni principio (S. IREN., C. Valent. I, III, e. 33).

Nell'amore di questa tenera Madre, che assiduamente Ci studiammo di fomentare ed accrescere ogni dì più, speriamo per fermo di poter passare l'ultimo nostro giorno.

Da lungo tempo, poi, desiderando collocare la salvezza dell'umana società, come in validissima rocca, nell' accresciuto culto della Vergine, non mai cessammo dal promuovere fra i cristiani la consuetudine del Rosario Mariano, scrivendo all'uopo Encicliche fin dal 1° settembre 1883, ed emanando più volte, come ben sapete, appositi decreti. E poichè per consiglio del misericordioso Iddio Ci è dato anche quest'anno vedere l'imminente mese di ottobre, che già decretammo sacro e dedicato alla celeste Regina del Rosario, non vogliamo astenerci dal fare a voi un nuovo appello; e riassumendo in breve tutto ciò che a promuovere tal genere di preghiera facemmo finora, coroneremo l'opera con un ultimo documento, da cui e vieppiù luminosamente apparisca il nostro ardore ed affetto per la sullodata forma del culto Mariano, e ognor più si ecciti il fervor dei fedeli a piamente ed integramente conservare quella santissima consuetudine.

Mossi pertanto dal costante desiderio che presso il popolo cristiano emerga in forza e dignità il Rosario Mariano, dopo aver anzitutto ricordata l'origine piuttosto celeste che umana di tal preghiera, ammirabile intreccio dell'angelico saluto, intramezzato dall'orazione domenicale, coll'unito ufficio della meditazione, mostrammo come essa sia un modo prestantissimo di supplicazione, e sopratutto massimamente utile all' acquisto della vita immortale; come quello che, oltre alla stessa eccellenza delle preci, offre altresì idoneo presidio di fede ed insigne esempio di virtù, mercè i misteri proposti alla contemplazione: trattandosi inoltre di cosa di facile esercizio, e adatta al genio del popolo, a cui dallo specchio della Famiglia di Nazareth si porge un modello di domestica società assolutamente perfetto; ond'è che il popolo cristiano sempre ne sperimentò saluberrima l'efficacia.

Con queste ragioni principalmente, e con molteplice esortazione avendo raccomandato la formola del SS. Rosario, volgemmo inoltre l'animo ad accrescerne con più ampio culto la maestà, seguendo le vestigia dei nostri Predecessori. Infatti, come Sisto V. di f. m. approvò l'antica consuetudine della recita del Rosario, e Gregorio XIII dedicò a tal titolo apposito giorno festivo, che poi Clemente VIII inscrisse nel Martirologio, Clemente XI ordinò si ritenesse dalla Chiesa Universale, Benedetto XIII inserì nel breviario romano; così Noi a perenne testimonianza della nostra volenterosa propensione per questo genere di pietà, ordinammo che la solennità stessa col suo ufficio si celebrasse per tutta la Chiesa in rito duplice di seconda classe ; l'intiero mese di ottobre volemmo si consacrasse a tal divozione; e finalmente decretammo che nelle Litanie Lauretane si aggiungesse l'invocazione: Regina Sacratissimi Rosarii, quasi augurio di vittoria a riportarsi nell'odierno combattimento.

Restava che avvertissimo, grandissimo pregio e vantaggio aggiungersi al Rosario per la copia di privilegi e dirìtti ond' è ornato, ed anzitutto pel tesoro di indulgenze amplissimo di cui gode. E quanto in verità importi tal ricchezza di benefizio per tutti quelli che son solleciti della propria salvezza, è facil cosa comprendere. Si tratta infatti della, remissione che può conseguirsi, o in tutto o in parte, della pena temporale, che, pur essendo tolta la colpa, rimane da scontarsi o nella presente vita o nell'altra. Si tratta cioè del ricco tesoro formato dai meriti di Gesù Cristo, della divina Madre e dei Santi, al quale a buon diritto Clemente VI nostro Predecessore applicava quelle parole della Sapienza: V'ha un infinito tesoro per gli uomini: e quelli che ne usano son fatti partecipi dell'amicizia di Dio (VII, 14.). Già i Romani Pontefici, servendosi di quella suprema potestà, di cui divinamente vigoreggiano, ai Sodalizii Mariani del SS. Rosario, ed a quanti questo piamente recitano, schiusero tali fecondissime fonti di grazie.

Noi pure pertanto, persuasi che per tali benefizi ed indulgenze più bellamente risplende la corona Mariana, quasi rifulgente di nobilissime gemme, maturammo il disegno, a lungo meditato, di pubblicare una Costituzione sui diritti, i privilegi, le indulgenze, di cui godano i sodalizi del SS. Rosario. E questa nostra Costituzione sia testimonianza di amore verso l' augustissima Madre di Dio, e porga ad un tempo a tutti i cristiani un eccitamento ed un premio di pietà, affinchè nell'ora suprema della vita possano coll'aiuto di lei sollevarsi e nel suo grembo soavissimamente riposare.

Di ciò pregando dal fondo del cuore Iddio Ottimo Massimo per mezzo della Regina del Sacratissimo Rosario, a Voi, Venerabili Fratelli, al Clero ed al popolo alle cure di ciascuno di voi affidato, amantissimamente impartiamo, auspice e pegno di celesti beni, l'Apostolica benedizione.

LEONE PAPA XIII.

Il terzo Congresso Mariano

QUANTE dolci ed ineffabili emozioni ha suscitato in tutti quest'avvenimento Mariano!

Noi, che all'ombra del santuario dell'Ausiliatrice di Don Bosco raccogliamo riverenti i quotidiani suoi prodigi per trasmetterne fino agli ultimi confini della terra una pallida eco su queste colonne, ben sapevamo che l'amore e le onoranze rese alla Vergine - tipo sublime di verginità e maternità, cantata dall'Alighieri e dal Tasso, celebrata dall'arte di Leonardo e di Michelangelo, gloria del nostro popolo, il quale in tutti i tempi si curva riverente e commosso davanti agli altari di Lei - sono sempre soggetto di comune allegrezza e meta suprema delle aspirazioni di tutti i veri seguaci di Gesù... Ma al vedere l'imponente spettacolo del 3°Congresso Mariano, che raccolse in unità di pensieri e di affetti tutte le classi sociali dell'Italia Cattolica e di più Nazioni sorelle, avemmo motivo di letizia ed esultanza affatto particolare. Gli arcani palpiti del nostro cuore con profonda ed intima convinzione, ci andavan ripetendo in armonioso concerto: queste feste, queste esultanze, questi inni e cantici universali di laudi e dì trionfi a Maria, costituiscono per i divoti della Madonna di D. Bosco una vera e grandiosa festa di famiglia ; imperocchè mentre centinaia di migliaia di unissone voci acclamano Maria SS. Regina dei Cuori, essi pure e con assai più ragione possono ripetere : Si, Regina dei Cuori è Maria SS., perchè Ausiliatrice del Popolo Cristiano in tutte le più solenni vicissitudini della travagliata sua esistenza. L'idea di Regina include per razionale conseguenza quella di Ausiliatrice, perché la potenza e la vera missione reale devesi manifestare sopratutto nel sovvenire con opportuni aiuti ai particolari bisogni dei proprii sudditi.

Per questo noi, come nei numeri precedenti abbiamo caldeggiato con tutto l'entusiasmo del più tenero affetto filiale la partecipazione a questo Congresso Mariano; come durante lo stesso - grazie alla benevolenza del veneratissimo nostro Arcivescovo e della Commissione Organizzatrice - abbiamo potuto prendervi parte attiva, vuoi mettendo a disposizione della Commissione e le persone nostre e quelle dei giovani nostri cantori, vuoi preparando nel santuario di Valdocco un triduo di speciali solennità, per il felice coronamento del Congresso; così ora non possiamo non darne succìnta relazione, sicuri che tornerà gradita a tutti i divoti di Maria Ausiliatrice, specie a quanti non poterono intervenirvi personalmente, mentre d'altra parte costituirà una bella pagina dei fasti della Madonna di Don Bosco.

La funzione inaugurale.

Ab Jove principium. Splendida oltre ogni dire riuscì l'inaugurazione del Congresso Mariano compiutasi la domenica 4 settembre nella Metropolitana di Torino, addobbata con sommo splendore ed arte.

Popolo immenso erasi accalcato devoto in Duomo e nelle vicinanze assai prima dell'ora stabilita, in attesa che lo squillo dei bronzi dèsse il lieto segnale dell'avvicinarsi della processione. Alle 16 infatti il lungo corteo dei Vescovi preceduti dal Clero entrava nel sacro tempio, sul cui frontone in mezzo a serici drappi campeggiava questa bellissima ed espressiva epigrafe: All' Augusta Regina del Cielo - Maria Madre di Dio - Uniti in un cuore - Coi fedeli delle provincie sorelle - Cantiamo laudi - Nella splendida maestà del tempio -Volgiamo preghiere nel fervore dell'anima - Perchè affretti pietosa -Il trionfo della Religione - La pace, la prosperità del Popolo Cristiano. - Mentre i Prelati prendevano posto, l'Istituto torinese di S. Cecilia intonò dall'orchestra il Magnificat in canto gregoriano, e la Vergine dal suo simulacro, che coronato di stelle dominava il sontuosissimo tempio, parca sorridesse a quella massa di popolo, dalla cui anima cattolica erompeva l'inno stesso ch'Essa circa due mila anni fa cantò sulle colline d'Ebron magnificando il Signore. Poscia salì sul pergamo Mons. Pampirio, Arcivescovo di Vercelli, e nell'ardenza della sua parola ispirata a sensi tenerissimi di devozione alla Vergine trovò finezze squisite che, insiem con la sua voce, scesero carezzevoli all'anima di quelle migliaia di ascoltatori, animandole ognor più al glorioso apostolato dell'amor di .Maria SS. Finito il discorso, l'orchestra intuonò il Veni Creator e quindi, eseguito un religioso Tantum ergo, S. Em. il Card. Manara impartì all'affollato popolo la trina benedizione e la Chiesa si sfollò accorrendo tutti ad assistere al passaggio dei Vescovi.

Vi parteciparono il Card. Manara, tre Arcivescovi, 17 Vescovi, un Abate Mitrato, Prelati, Canonici, Sacerdoti, ecc. Questa funzione dolcissima lascierà un ricordo indelebile nella memoria degli intervenuti, magnificanti le glorie della Madre di Dio e Madre nostra Maria.

Le tre giornate del Congresso.

I giorni 5, 6, 7 di settembre furono veramente belli e grandiosi per Torino Cattolica inneggiante a Maria SS. La presenza di. due Eminentissimi Principi di S. Chiesa, il Card. Manara tutti i dì, e nell'ultimo dì anche il Card. Ferrari, l'operosissimo Arcivescovo di Milano; di oltre 24 Arcivescovi e Vescovi delle varie parti d'Italia, di numerosissimo clero e di infinito popolo, rinnovarono per Torino gli ineffabili giorni dell'Ostensione della SS. Sindone e l'affetto vivo vivo che i figli portano alla Madre si manifestò in un nuovo fremito di fede e di amore degno dei. primi tempi del Cristianesimo.

In tutti tre i giorni, nelle principali Chiese della città vi furono speciali funzioni con opportune prediche di distinti Prelati. Alla Consolata ed al Duomo fu un continuo affollarsi di fedeli per accostarsi ai SS. Sacramenti, ed anche al remoto santuario della Madonna Ausiliatrice di D. Bosco la santa gara non fu minore, e lo splendore di speciali funzioni fu a mille doppi accresciuto dalla consolantissima ed abbondante frequenza dei SS. Sacramenti. Crediamo non andar errati dicendo che quanti vennero a Torino pel Congresso di Maria, altrettanti si accostarono ai SS. Sacramenti della Confessione e Comunione.

Le adunanze generali furono tre e costituirono sempre un colossale plebiscito rispecchiante in sé quella beata pacis visio della celestis urbs Jerusalem. Veramente ammirabili per la pace e compostezza che vi regnò e pel numero imponente che in tutte tre le sedute gremì la vasta aula del Congresso, cioè l'artistica e nuova Chiesa del Sacro Cuore di Maria in via Pallamaglio, contenente oltre 6000 persone, furono queste generali adunanze; frutto del lungo ed ascoso lavoro compiuta dai Congressisti nelle singole sezioni. Inaugurate con un magnifico discorso dell'E.mo Card. Manara, Arcivescovo di Ancona, e chiuse coll'eloquentissima parola del Card. Ferrari, riuscirono superiori ad ogni aspettativa. Gli argomenti trattati furono svariatissimi, ma tutti riguardanti l'amore e la divozione a Maria SS.; le proposte ed i voti, approvati all'unanimità, utili e pratici; e gli Italiani meglio non avrebbero potuto debellare il neo paganesimo del secolo morente e affrettare il trionfo di G. C. che praticamente accettando la consecrazione di tutti al Cuore di Maria. Non potendo parlare nè delle singole adunanze, nè dei varii temi svolti per mancanza di spazio, l'amor filiale verso il Padre nostro amatissimo, D. Bosco, e gratitudine vuole che riferiamo almeno il sunto dello splendido discorso pronunziato dall'Avv. Rondolino.

« Fra le esultanze (egli dice) di questo Congresso, che echeggiano dalle gelide Alpi all'Etna infocata per entro ai 100 Santuari della Vergine Madre ; fra le speranze che spuntano, quasi fiori olezzanti, ai piedi della Gran Donna 6 le preparano corone immarcescibili di gloria pel secolo futuro; fra gli entusiasmi che, quasi colonna di fuoco, si accendono e divampano a rischiararne la via fra i severi recessi di questo Santuario, emulo dei migliori tempi; fra il secolo che muore, legando al. suo figlio la definizione dell'Immacolata ed i miracoli di Lourdes e di Pompai, e il secolo che proclamerà i trionfi della Vergine mite e pura sulla rivoluzione feroce e svergognata ; ecco sorgere dall'avello cosparso di lagrime l'immagine cara e venerata di un defunto, che siede tuttavia maestro di vita all'uno e all'altro secolo, ecco insinuarsi nei nostri animi il mesto rimpianto dei figli che hanno perduto il padre e ne rievocano la virtù. »

Con questo splendido esordio l'oratore viene al suo argomento che è D. Bosco.

E qui con affascinante eloquenza viene delineando quella grande figura « del figlio di Maria Ausiliatrice, l'uomo dell'opera di Maria, di questo apostolo che ha emulato e ringiovanito lo sante industrie di Vincenzo de' Paoli. »

Continua a larghi tratti e con magistrali tocchi a delineare l'opera semisecolare di D. Bosco, educato alla scuola di Maria, Maestra divina di redenzione, che ha il gran secreto di « convertire la famiglia in tempio di pace e d'amore, il lavoro in opera che redime e sublima fino al Creatore, il dolore nella scala simbolica di Giacobbe che unisce la valle alla vetta, gli uomini agli angeli, la povertà in ricchezza morale e in dignità che vince ogni terrena grandezza; alla scuola della quale D. Bosco ha tratto l'arte insuperabile, divinatrice, di educare il popolo, l'operaio, il pezzente, il derelitto, fino a redimerlo in faccia a Dio, agli uomini, a se stesso.»

L'opera del Padre nostro D. Bosco ha trovato nell'egregio Avv. Rondolino un cantore ispirato, e bisogna dire che l'inno cantato dalla sua eloquenza al venerato nostro Fondatore è stato bellissimo e strappò universali, intensi applausi a quel valente campione dell'azione cattolica. S'abbia egli l'espressione sincera della nostra più sentita gratitudine.

Durante questi giorni vi furono pure adunanze speciali degne di memoria. La 1a fu quella delle Figlie di Maria, tenuta nel pomeriggio della seconda giornata, nell'aula del Congresso medesimo e presieduta dall'Eccellentissimo Mons. Richelmy e da parecchi altri Prelati. Intervennero oltre 3000 donne, differenti per età, per costumi, per patria, ma unite in un sol pensiero, in un solo unanime desiderio: render gloria a Maria SS. ed imitarne le virtù. Gli argomenti svolti dagli esimii oratori non potevano esser di maggior attualità; e già la parola sempre soave e penetrante di Mons. Richelmy volgeva al suo termine, quando giunse l'E.mo Arcivescovo di Milano, il quale, appena arrivato a Torino, volle onorare di sua presenza l'adunanza e giocondarla degli inspirati suoi accenti. Colla benedizione dell'E.mo Porporato terminava con generale soddisfazione l'auspicatissimo avvenimento.

La seconda fu quella degli Operai Cattolici Torinesi. Il Sig. Luigi Gullino meglio non poteva spiegare il significato dell'imponente plebiscito di ben 3000 operai, raccolti il dì della Natività a notte fatta nella fantastica aula del Congresso, che con queste parole d'apertura:

« Nostra bandiera è la Chiesa; nostro amore Dio e il Papa: due nomi e due palpiti nel cuore del popolo che lotta nelle grandi battaglie dell'industria, che tra le privazioni della vita sente pure di avere un grande ideale di fede superiore a tutti i dolori umani.

» Noi operai, figli e guerrieri del lavoro, noi sentiamo il bisogno di un cuore materno che ci asciughi il sudore grondante dalla fronte, sentiamo il bisogno di gridare : Viva Maria!

» Eccoci dunque qui adunati per inneggiare alla gran Vergine degli operai, alla Madre pietosa dei figli del lavoro.

» Noi siamo operai e siamo cattolici; non siamo ribelli che cercano nelle lotte della piazza un'impossibile restaurazione sociale cerchiamo e vogliamo il miglioramento della classe operaia col lavoro calmo, ma fecondo della legalità. »

L'adunanza era presieduta da Mons. Richelmy e da parecchi altri Vescovi, e la vasta aula vagamente illuminata a luce elettrica, fremeva di santo entusiasmo, che spiegavasi in fragorosi applausi alla fine d'ogni discorso. Furono due ore passate nell'ebbrezza d'una vita veramente desiderabile ad ogni operaio. Guida e conforto degli operai è Maria e gli Operai Cattolici Torinesi per tale l'hanno salutata coi loro plausi, ed Ella senza dubbio alcuno li benedisse largamente. « Un consiglio però, disse l'E.mo Card. Manara nella sua allocuzione di chiusura, vi lascio ed è questo: voi dovete alimentare la fiducia, l'amore in Maria, e, ad ottenerne l'aumento, prostratevi qualche volta in silenzio dinanzi alla Vergine ed implorate su voi e sulla vostra famiglia quella benedizione che Ella imparte così volontieri ai figli del lavoro. » Noi questo consiglio lo facciata nostro e ne raccomandiamo caldamente la pratica a tutti.

Dobbiamo pur dire una parola della splendida accademia finale che ebbe luogo la sera del 7 settembre nella Chiesa del Sacro Cuor di Maria, la quale avvolta in un mare di luce spiccava assai meglio le peregrine richezze, di cui è adorna. Intervennero otto Ecc.mi Vescovi, tutti i Congressisti e gran numero di signori e signore, sicchè l'aula era perfettamente gremita. L' esimio Avv. Bianchetti lesse una splendida prolusione su Maria regina dei cuori: poscia potemmo gustare ottime poesie in moltiforme metro e stile; l'Ave Maria del Palestrina cantata con eccellente interpretazione dalla nostra scuola di canto, vari pezzi del Gounod, del Mercadante, ecc.; fu una serata ben indovinata, degna di Maria SS. e memorabile.

La solenne processione della Natività.

Ma i trionfi della Vergine dovevano avere una più solenne manifestazione e l'ebbero nella veramente indescrivibile processione della Natività di Maria SS.

Oltre a 100,000 si calcolarono gli spettatori, che in devoto contegno assistettero allo sfilare dell'innumerevole corteo formatosi ad onore di Maria. Lo spettacolo era tale che si piangeva per la troppa gioia: le vie erano pavesate splendidamente: 80 stendardi, 20 ricchi Crocifissi astili, 46 bandiere di Associazioni Cattoliche, 4 bande musicali, 24 Vescovi ed un E.mo Cardinale seguivano la sfilata delle Figlie di Maria del Piemonte, delle Confraternite, dei pellegrini di Lourdes degli indigeni delle Missioni Cattoliche, del Comitato dell'Arte Sacra e degli altri sodalizii cattolici : sfilata che durò oltre due ore, quantunque per il percorso troppo limitato e non adatto alla interminabile processione, si sia dovuto sfilare in doppia fila. La processione entrava già nel Santuario della Consolata e la statua della Madonna era tuttavia in piazza del Duomo, essendo il corteo della lunghezza di due chilometri. Quando questa venerata statua, dopo due ore di percorso, sempre benedicente all'immenso popolo accorso, prese di nuovo posto sulla spianata del Duomo, fu un momento solenne, un vero trionfo, una visione di cielo... Trenta mila voci cantano il Te .Deum allo scoperto, sotto la volta del cielo, che è il maggior tempio di Dio. La Chiesa fiammeggia, le onde sonore dell'organo si diffondono., gl'incensi mandano in alto e lontano acuti profumi. Mons. Pampirio imparte la benedizione dall'altare, e poi tutto il corteo dei Vescovi e dei Canonici escono sulla piazza per la seconda benedizione. E qui rinunciano a descrivere lo spettacolo. Si. piange, sii prega, si ringrazia Dio.

Migliaia di fronti si piegano in atto d'adorazione; ma ad un tratto si levano come scosse da una scintilla : un battimani poderoso, un clamore di Viva Gesù ! Viva Maria ! si eleva fino al cielo. Migliaia di fazzoletti sventolano, le musiche attaccano vigorose note, le campane del Duomo squillano sonore. L'acclamazione si ripete. Ha voci d'uragano, ha fremiti d'entusiasmo, ha accenti gagliardi, indescrivibili. Nuovi applausi ai Vescovi al loro uscire dalla Cattedrale, nuovi evviva a Maria, mentre il corteo la riaccompagna al Santuario della Consolata.

I nostri occhi videro questo portento proprio da vicino e ci parve di vivere in altri tempi... in cui alla fede più di frequente era permesso operare simili meraviglie. Noi ne porteremo nell'animo il ricordo come un raggio di celeste bellezza, ma non tentiamo neppure di farne avere un'idea adeguata a quelli che non ebbero la ventura di assistervi.

Se il Congresso Mariano non avesse prodotto altro frutto che quello d'aver data, occasione a questa immortale processione, vi sarebbe già sufficiente motivo di dichiararsene oltremodo soddisfatti. Ma le feste Mariane di Torino furono una vera benedizione ed un potente risveglio di fede anche per l'avvenire.

La frequenza dei Sacramenti, come abbiam detto, nelle diverso Chiese fu stragrande e questo è il vero termometro, con cui misuransi i frutti delle feste cattoliche.

E queste cose l'han dovute constatare quelli stessi, cui fa male il fumo dei sacri ceri ed un giornale torinese, non certo sospetto di troppo cattolicismo, parlando della processione della Natività ebbe a scrivere:

« È stata una manifestazione veramente imponente e grandiosa. Chi può dire quante migliaia di persone vi presero parte o come - diremo così - attori, o come spettatori?

» Lungo tutto il non breve tragitto la folla era tanta, che la circolazione era resa addirittura impossibile.

» Visto dall'alto tutto quell'immenso formicolio umano, che si muoveva in tutti i sensi, dava quasi un senso di sgomento.

» Eppure - e lo registriamo con vera sodi, disfazione - non una disgrazia, a quanto ci consta, si ebbe a deplorare; novella prova del grande spirito di disciplina delle nostre popolazioni.

» Certo anche le guardie ed i carabinieri, a cui era affidato il servizio d'ordine, si sono resi anche in questa occasione benemeriti della cittadinanza, ed una lode al loro indirizzo è più che giusta, doverosa.

» Non descriviamo - chè ci sarebbe impossibile - il lungo corteo.

» Diremo solo che il passaggio delle Corporazioni laiche, delle Confraternite, dei Sacerdoti, delle Musiche e delle Associazioni cattoliche, durò oltre un'ora e mezzo. »

Così ha parlato la stampa punto entusiasta delle religiose manifestazioni. di tutto un popolo, e di meno non avrebbe potuto dire senza passare per menzognera dinanzi a tutta Torino. Così pure, anzi con tutto il lirico ardore di chiunque ami Maria, ha parlato la stampa cattolica d'Italia e dell'estero, e bello, commovente fu il concerto di inni e di laudi mariane, con cui essa, durante questi beati giorni, ricreò l'animo dei suoi lettori.

Viva dunque sempre e dappertutto Maria ! Viva la nostra potente Ausiliatrice, che dovunque profuse i tesori delle sue grazie e del suo amore; e noi al rammentare il terzo Congresso Mariano proveremo sempre uno stimolo potente alla fiducia ed all'amore verso la nostra amorosa Madre Maria Santissima.

NEL PORTOGALLO

I Figli di D. Bosco anche nel Portogallo incontrano le simpatie di tutti. In pochi anni hanno dovuto aprire ben tre Case, due in Lisbona ed una in Braga. Ed i nostri lettori già sanno con quanto slancio e favore siasi tenuta la prima Conferenza Salesiana nella Capitale del Regno.

Ora, nel mese di agosto fu benedetta ed inaugurata la Cappella della Casa di Braga, dedicata a S. Gaetano; e questa solennità diede occasione a tutti i Bragaresi di dimostrare ancor una volta il loro affetto, per i figli di D. Bosco.

S. Ecc. Rev.ma Mons. Arcivescovo, benchè ottuagenario, si degnò assistere pontificalmente alla Messa cantata dal Rev.mo Dott. Pimenta, Rettore del gran Seminario. Vi intervenne pure il Dott. Giuseppe Maria Rodrigues de Carvalho, Presidente della Camera dei Pari, e la più eletta aristocrazia della città. Fu eseguita con pubblica soddisfazione la Messa di S. Cecilia del Gounod a grande orchestra.

La Cappella occupa il centro della Casa; è d'una semplice, ma elegante architettura ed è ben proporzionata in ogni singola sua parte.

La simpatica festa si chiuse con una riuscitissima rappresentazione drammatica, cui si degnarono d'assistere i principali amici e benefattori di quel Collegio.

Castelnuovo d'Asti a Don BOSCO - 18-19 Settembre 1898 -

NEI mesi scorsi abbiamo pubblicato il programma de' festeggiamenti, con cui Castelnuovo d'Asti intendeva onorare il suo più illustre concittadino; ed ora che l'esito felicissimo delle feste ha portato l'entusiasmo in quanti ebbero la fortuna di prendervi parte, registriamo questa sta immortale pagina nei fasti della nostra Pia Società.

Belle, universali, indimenticabili, memorande vennero chiamate da tutta la stampa queste feste, e le dimostra tali il semplice resoconto di esse, che porterà, ne siam certi, gioia e consolazione anche a coloro che non vi poterono intervenire.

I preparativi.

Questi festeggiamenti dovevano avere, ed ebbero particolarmente, carattere religioso. Si trattava di onorare un grande compatriota, ma si voleva prima di tutto ringraziare Iddio di aver dato un tal figlio a Castelnuovo. Perciò, prendendo occasione dalla solennità della Madonna Addolorata, lo zelante ed ottimo Parroco-Prevosto D. Michele Vianzone, amico ed ammiratore dell' Opera di Don Bosco, volle preparare la popolazione al fausto avvenimento. Indisse un divotissimo triduo e v'invitò a predicarlo S. Ecc. R.ma Mons. G. B. Rossi, attualmente Vescovo di Pinerolo, già Parroco di Castelnuovo per venticinque anni e promotore ed iniziatore principale del Monumento a D. Bosco nella sua terra natale. I Castelnovesi corrisposero alle sue pastorali premure accostandosi numerosissimi ai SS. Sacramenti.

Questo rinnovamento spirìtuale di tutta la popolazione era certo il modo più conveniente ed efficace di onorare D. Bosco. Egli ha impiegata tutta la vita sua per guadagnare anime a Dio, per chiamare a conversione gli uomini; i frutti di pietà, a cui la sua festa ha dato luogo, sono di certo l'omaggio più gradito alla sua memoria, e forse valgono ad accrescere i suoi meriti davanti a Dio e la sua gloria in cielo.

Sabato, 17 settembre, fin dalle prime ore del mattino il borgo presentava una animazione insolita. Qua e là operosi popolani, in gruppi, lavoravano ad elevare archi di verzura, a trapiantare dei pini, in modo che improvvisarono veri viali per le vie del paese e lungo la strada per cui dovevano arrivare i Vescovi; altri collocavano globi e bicchierini multicolori per l'illuminazione, altri costruivano i palchi attorno al Monumento, altri preparavano il banco di beneficenza, disponendo con arte e buon gusto gli innumerevoli e graziosi oggetti destinati ai fortunati vincitori della lotteria; in tutti era un'attività abbellita da un sorriso di schietta contentezza, testimonio del buon volere concorde e della pace dei cuori.

Nel pomeriggio arrivarono i giovani cantori e la banda dell'Oratorio di S. Francesco di Sales di Torino, guidati dal M.° Dogliani, ben lieti di potere, accettando il gentile invito del Comitato Promotore, la qualche modo concorrere ad onorare la memoria del loro Padre D. Bosco.

In sull'imbrunire, terminati i preparativi, tutta la popolazione festante unitamente alle Autorità ecclesiastiche e civili del paese, ai Membri del Comitato Promotore, con a capo la banda di Castelnuovo e la Salesiana di Torino, si riversò all'entrata del paese per il solenne ricevimento delle LL. EE. Rev. Mons. Richelmy, Arcivescovo di Torino. Mons. Re, Vescovo di Alba, Mons. Bertagna, Vescovo titolare di Cafarnao, Mons. Filipello, Vescovo di Ivrea, Mons. Cagliero, Vescovo titolare di Magida, Mons. Costamagna, Vescovo titolare di Colonia, e del R.m° Successore di D. Bosco D. Michele Rua, che arrivarono da Chieri accompagnati dal Presidente del Comitato Promotore Sig. Avventino Geom. Musso. Salutati dalle due bande, dall'allegro scampanio e dalle cordiali ed entusiastiche acclamazioni del popolo, le EE. LL. si avviarono alla Chiesa Parrocchiale, dove Mons. Richelmy, salito in pulpito, rivolse brevi ed affettuose parole alla benevola popolazione; ed impartita la benedizione col SS. Sacramento, i Rev.mi Vescovi si posero a disposizione per le confessioni dei fedeli.

Il paese intanto prendeva aspetto animatissimo Venne inaugurata la fiera di beneficenza, che ebbe un felicissimo concorso, mentre i forastieri cominciavano ad affluire da tutte parti tra cui molti Superiori e Missionari Salesiani, accolti colla più schietta cordialità e squisita gentilezza dai buoni Castelnovesi, i quali si disputavano l'onore di averli ospiti nelle loro famiglie.

La Commissione degli alloggi, diretta con intelligenza ed affetto dal Sig. Dott. Andriano, membro attivissimo del Comitato, diede prova di sua valentia soddisfacendo alla generale aspettazione. E qui va dato un ben meritato encomio al Comitato Promotore, il quale, sotto l'impulso del benemerito Presidente Geom. Avventino Musso e del Segretario Avv. Francesco Predazzi, con costanza, sacrifizio e non lieve fatica di più mesi, assicurò un esito splendidissimo, avendo sempre a conforto l'appoggio ed il consiglio del R.mo Sig. Vicario Teol. Vianzone e dell'egregio Sindaco Sig. Cav. Spirito Tenente Colonnello Musso.

L'inaugurazione del Monumento.

Il 18 settembre era destinato a divenire immortale nei fasti di Castelnuovo, tutto indorato da uno splendido sole autunnale. Archi di trionfo, arazzi, zendadi, bandiere, pennoni, tutto ci dice che è festa solenne, festa del cuore, nella sincera espansione di tutto un popolo.

Le rappresentanze delle Associazioni Cattoliche, man mano che arrivano con le loro bandiere alla piazza del Monumento, sono ricevute dalla banda cittadina, diretta con zelo dal Maestro Daniele, ed accompagnati tosto alla Chiesa Parrocchiale per le funzioni religiose. Contammo ben 27 bandiere, tra cui quella della banda dell'Oratorio Festivo di S. Francesco di Sales di Torino, guidata dal Maestro Garbellone, e quella della Unione Antichi Allievi dello stesso Oratorio, che furono ricevute con particolare simpatia, perchè ricordanti le storiche passeggiate di D. Bosco nell'Astigiano.

Le due bande unite si dispongono per il ricevimento del Comitato dell'Esposizione d'Arte Sacra, delle Rappresentanze e degli Antichi Allievi di D. Bosco. Notammo : l'Ing. Demorra, rappresentante il Sindaco di Torino ed il Sindaco di Milano; il Dott. Casella, Consigliere di Stato del Canton Ticino, delegato a rappresentare la grandiosa Società Svizzera di Pio IX; il Barone Manno, Presidente dell'Esposizione d'Arte Sacra; l'Ing. Conte Carlo Ceppi, l'Ing. Stefano Molli, il Cav. P. Negri, l'Avv. Cav. Enrico Alloati per il Comitato dell'Omaggio Internazionale aD. Bosco; i R.mi Can.ci Sorasio, Corno e Allamano per il Capitolo Metropolitano; il Teol. Reviglio, Parroco di S. Agostino in Torino; il Prof. D. Grancelli, Direttore del Verona Fedele; il M. R. D. Pasquale Morganti, Direttore Diocesano dei Cooperatori Milanesi; D. Olivieri di Genova ed altri personaggi di Roma, Venezia, ecc. ecc. ; le rappresentanze del Comitato Diocesano e Regionale, delle Società Cattoliche Torinesi, della Società Cattolica di S. Maurizio e di S. Gaetano di S. Pierdarena e di altri pii Sodalizi. L' On. Avv. Tommaso Villa, Deputato di Castelnuovo e Presidente dell'Esposizione Nazionale, volle col suo intervento rendere omaggio, come egli stesso si 'espresse nella lettera al Comitato, alla memoria di uno dei più valorosi apostoli della religione e della carità.

All'ora stabilita ebbe luogo la Messa solenne pontificale, celebrata da Mons. Cagliero con assistenza, di, S. E. R.ma Mons. Richelmy e di tutti i Vescovi intervenuti all'inaugurazione. L'annua festa; dell'Addolorata sta volta riuscì veramente superiore a tutte le altre,  S. E. R.ma Mons. Richelmy fu proprio inspirato e commovente nel magnifico panegirico. I giovani dell'Oratorio di Valdocco eseguìrono bellamente e con arte la grandiosa Messa di S. Cecilia di Mons. Cagliero.

Finite le sacre funzioni, il Municipio con delicato pensiero offre nella sala del Palazzo Comunale alle EE. LL. i Rev.mi Vescovi un cordiale rinfresco; quindi, formatosi l'immenso corteo, si procede, guidati dalle bande, alla bellissima e pittoresca Piazza di S. Rocco, ove sorge il Monumento.

Il colpo d'occhio, che presenta la vasta piazza, è addirittura superbo, incantevole. La folla si compone di molte e molte migliaia di persone, ed un'altra folla sta sui balconi ed alle finestre, mentre i curiosi sono saliti sopra i tetti.

Giunti sulla piazza i Monsignori, D. Rua e gli altri invitati, presero posto su di un palco appositamente preparato. A destra dell'Arcivescovo Mons. Richelmy v'è il Successore di D. Bosco ; a sinistra l'On. Deputato Villa, e poscia quinci e quindi gli Ecc.mi Vescovi, i Superiori e Missionari. Salesiani, le Rappresentanze, il Municipio, il Comitato, ed i posti riservati. Le Associazioni Cattoliche sono schierate con le loro bandiere e con la banda dell'Oratorio Festivo di S. Francesco di Sales a fianco del Monumento. Ai piedi i giovani cantori e la banda dell'Oratorio interno di Torino e nella parte superiore la banda di Castelnuovo.

Dopo una marcia eseguita dalla banda salesiana, si scopre il Monumento, opera bellissima del bravo scultore Antonio Stuardi.

L'effetto è magnifico, l'entusiasmo al colmo. Il gruppo rappresenta Don Bosco con a lato un giovanetto sugli otto o nove anni, che il sacerdote stringe al suo fianco, ed un giovane adolescente Patagone, che prono bacia la mano al suo benefattore. La figura principale colpisce per la perfetta rassomiglianza nelle fattezze e per la posa naturalissima. Don Bosco è proprio lui vivo e parlante. La figura del giovanetto Europeo, in semplici, ma corrette vesti, esprime intensamente col suo sguardo venerazione e riconoscenza; quella del Patagone, ricoperta solo da una povera pelle di guanaco, è ugualmente piena di espressione. Tutto il gruppo spira un sentimento soave di benevolenza, di bontà e di pace spirituale; il che prova come l'artista abbia sentito nel suo intimo l'opera e la figura di D. Bosco.

Il piedestallo, in granito roseo lucido delle cave di Baveno, è costituito da un dado, decorato agli angoli da quattro parastre scanalate e sopraornate di capitello a volute, sorreggenti la cimasa intagliata a robusti ovoli.

Le quattro faccie sono ornate da riquadrature e due recano la data e la dedica stabilita. Lo zoccolo scaglionato, e con opportuni risalti nelle sagome ricorrenti all'intorno, accresce molta grazia e semplicità all'insieme.

La composizione nella sua semplicità è armoniosa, e per usare una frase del gergo scultorio, fa bene da tutte le parti e fa molto onore al giovane artista.

Il piedestallo sopraelevato ad un piano, a cui si accede per due gradinate laterali appositamente costruite, misura tre metri di altezza ed altrettanto ne misura il gruppo statuario, in guisa da raggiungere l'altezza complessiva di sei metri.

L'idea svolta dallo scultore è la più semplice e la più significativa, inquantochè sintetizza in modo ammirabile l'opera di Don Bosco, la quale nel suo vero concetto è quella della redenzione morale ed intellettuale dei giovanetti poveri Europei e di quelli dei popoli selvaggi o semiselvaggi.

Appena cessato il battimano della folla, il Presidente del Comitato si dice lieto di poter consegnare al Comune il Monumento del Grande, di cui ricorda l'opera civilizzatrice, e ringrazia i Cooperatori, gli Oblatori, l'Artista, col quale tutti si rallegrano dell'egregia sua opera. Il Sindaco Cav. Musso si dice fortunatissimo di ricevere in custodia l'opera eccelsa d'arte, ricordo d'un Grande, nelle cui sembianze verranno d'ogni parte a bearsi i suoi ammiratori. Segue la cantata d'inaugurazione, eseguita splendidamente dagli allievi dell'Oratorio Salesiano su musica del M.° Dogliani e poesia del Sac. G. B. Lemoyne.

Parla commosso D. Rua a nome della Famiglia Salesiana, di cui esprime la gioia e i ringraziamenti al Comitato, alle LL. EE. i Vescovi, alle Rappresentanze di Torino, dell'Arte Sacra, delle Associazioni, ed all'egregio quanto modesto scultore Stuardi, che con tanta finezza d'arte ritrasse le sembianze del Padre D. Bosco, di cui ricorda l'opera religiosa, educativa e civilizzatrice. Elogia Castelnuovo, patria di Don Cafasso, maestro del Clero, di Don Bosco, di S. E. Mons. Bertagna, di S. E. Mons. Cagliero, Mons. Filipello, patria di adozione di S. E. Mons. Rossi, ai quali tutti, qui convenuti, manda un reverente saluto e ve ne unisce un altro al Comitato, che con tanto intelletto d'amore promosse e condusse a compimento l'opera.

Prende poscia la parola l'egregio Prof. A. Fabre, Direttore del Ginnasio Civico di Pinerolo, a nome degli Antichi Allievi di D. Bosco. Esordendo dall'idea gentile degli Antichi Allievi di deporre una palma di bronzo ai piedi del Monumento, parla a loro nome, dimostrando come degnamente il comun Padre abbia meritata la palma in tutti i campi, combattendo e vincendo le difficoltà della sua posizione, l'incredulità del suo secolo, riuscendo a creare un'opera così grandiosa che estende l'influenza civilizzatrice in entrambi gli emisferi. È vivamente applaudito.

L'avv. Predazzi dà lettura dell'atto di consegna, che viene firmato dagli intervenuti.

Un Sacerdote dà lettura di numerosi telegrammi di adesione, fra cui quelle di molti Cardinali; e, ripetuto l'applauditissimo inno d'occasione, due Antichi Allievi dell'Oratorio Festivo di S. Francesco di Sales portano due corone sul Monumento, figliale tributo de' loro piccoli sacrifizi.

Mons. Richelmy chiude degnamente la serie dei discorsi. Ringrazia egli pure i convenuti e, rilevando come D. Bosco fu grande e veramente eroe, dice che deve la sua grandezza alla sua qualità sacerdotale, che gli permise di compiere così meravigliose opere. Di qui trae occasione per elogiare l'opera dei Vescovi e del Clero; quindi propone il seguente telegramma

« Cardinale Rampolla - Roma. - Inaugurando Monumento D. Bosco, Castelnuovo, lieta presenza sette Vescovi, D. Rua, Antichi Allievi Salesiani, numerose rappresentanze Società Cattoliche, prega da Maria Addolorata prosperità Santo Padre, Chiesa universale, implorando Apostolica benedizione per sè, Congregazione Salesiana, Piemonte Cattolico.

» + AGOSTINO, Arcivescovo. »

Fra gli evviva e gli applausi al Papa ed a D. Bosco si rifà il corteo per salire all'Oratorio Festivo, dove sotto un elegante padiglione sono state imbandite le mense per l'agape sociale offerta dal Comitato Promotore ad onore degli Ecc.mi Arcivescovo e Vescovi e delle Autorità e Superiori ; ed intanto la folla ha comodità di ammirare davvicino il Monumento e provare ancora una volta la sempre cortese e generosa ospitalità delle famiglie Castelnovesi.

Questo movimento, questa vita chiassosa ed ospitale durò fino al momento della processione in onore di Maria Addolorata, cui prese parte, si può dire, tutto il paese e riuscì veramente degna della nostra cara Madre. La Chiesa parrocchiale, sebbene molto vasta, non poteva capire tutti gli intervenuti ; la piazza vicina e le vie circostanti riboccavano di popolo ; epperciò Monsignor Arcivescovo, dopo aver impartita la benedizione in Chiesa, venne fin sulla porta col SS. Sacramento, e quivi benedì di nuovo la folla, che divota e pregante si accalcava d'ogni parte.

Nel resto della giornata e nella sera la musica castelnovese e le bande salesiano si alternarono a rallegrare il pubblico con armoniosi concerti, secondo il programma stabilito. A notte poi una bella, geniale e vivissima illuminazione vestì di fuoco tutto il pittoresco colle, su cui posa Castelnuovo, e la via Don Bosco immersa in un mare di multiformi luci presentava uno splendido panorama.

E così finisce questa giornata memoranda, indimenticabile !

Alla casa natia di D. Bosco.

Al mattino seguente, 19 settembre, si compì la commovente funzione commemorativa alla borgata dei Becchi, su quel di Castelnuovo, presso alla diroccata casetta ove nacque Don Bosco.

Fin dalle sette del mattino era spettacolo sommamente edificante, poetico e, come si dice, pittoresco, vedere lunghe file di pellegrini d'ogni età e d'ogni condizione avviarsi per quegli amenissimi clivi sino al poggio fortunato, a cui D. Bosco ha dato una fama immortale. Più tardi vi fu, sino a' piedi del poggio, la sfilata delle vetture per gli Ecc.mi e Rev.mi Vescovi, le Autorità civili, il benemerito Comitato ed altri speciali invitati.

La casetta, ove nacque D. Bosco, si conserva con pio pensiero nella sua umile e rozza forma, e vi si mostrano i travi che sorreggevano l'impalcatura della stanzuccia, ove è nato l'ammirabile sacerdote che ha riempito il mondo del suo nome venerato e caro.

Lì presso su ampio piazzale, coperto da una tenda, era stato eretto, per la circostanza, un altare, con semplicità elegante ornato di addobbi neri e bianchi ; e verso le 10 si diè principio alla Messa cantata da Requiem, tra una immensa folla piamente raccolta. Assistevano, di fronte all'altare, le LL. EE. RR. Mons. Richelmy, Arcivescovo di Torino, Mons. Re, Mons. Rossi, Mons. Filipello. Mons. Cagliero, Mons. Costamagna ed il Rev.m° D. Michele Rua.

Felicissimo pensiero fu quello di disporre che a celebrare il santo rito si trovassero Sacerdoti Salesiani rappresentanti i quattro diversi Continenti. Celebrante era un missionario d'America; diacono, uno d'Africa; suddiacono, uno d'Asia ; ceremoniere, uno d'Europa, la quale, per dovere di ospitalità, aveva ceduto il passo alle regioni sorelle.

La Messa fu accompagnata in canto fermo da' cantori della Scuola Salesiana di Valdocco.

Terminata la funzione religiosa, s'improvvisò sul piazzale stesso una specie di campestre tribuna, e fu chiamato a salirvi il Diret tore dell'Italia Reale Avv. Stefano Scala. Egli ricordò come, or non son molti giorni, venisse sopra un altro colle, come questo, glorioso, celebrata una solennità avente coll'odierna intime relazioni : la posa della prima pietra della nuova Chiesa di S. Francesco di Sales a Valsalice, presso alla tomba di Don Bosco. Ma l'oratore confessa che un'emozione ancor più forte e profonda lo assale qui, presso alla casetta, ove D. Bosco ebbe culla. In questo contrasto così eloquente, fra l'umiltà dell'origine e la grandezza stupenda dell'opera, si sente più che mai la presenza del soprannaturale, la forza dell'aiuto divino. E trovando nelle grandi figure bibliche un esempio di tali contrasti, con cui Dio si piace mostrare che ludit in orbe terrarum, l'oratore parla dell'antico Giuseppe che fu detto sognatore, come sognatore fu detto D. Bosco, che pur vide nella più splendida realtà avverate le sue visioni ; parla di D. Bosco condottiero e legislatore delle sue carissime tribù e legioni di giovani, ad immagine di quanto fece Mosè pel popolo d'Israele; ravvisa in D. Bosco un novello Davide, che abbatte il superbo Golia dell'empietà, colla sua umile e modesta fionda, l'Oratorio per la gioventù; e che canta pur egli i suoi salmi ed inni immortali, magnificando ed operando, sotto la protezione di Maria Ausiliatrice, la redenzione dei fanciulli derelitti d'Europa, e dei selvaggi delle più lontane terre. Qui poi la casetta, ove D. Bosco nacque, suggerisce un altre grande e commovente pensiero, il pensiero della missione della donna, della potenza efficacissima d'una madre cristiana; poichè un nome viene a tutti senza dubbio sul labbro in questo momento: il nome di mamma Margherita, della piissima e fortissima madre di D. Bosco, che fu la sua prima e principale cooperatrice. Riconducendo infine il pensiero dall'umiltà della casetta dei Becchi alla gloria del tempio di Valsalice, l'oratore termina augurando che, specchiandosi tutti in Don Bosco, tutti cooperino alla salvezza sociale, sotto la guida del Papa, dei Vescovi, del Clero, invocando a protettrice Maria e mirando alla restaurazione del Regno di Gesù Cristo sulla terra.

Cessati gli applausi, che accolsero le parole dell'Avv. Scala, venne presentata una magnifica corona di fiori da apporsi sulla casetta nativa di Don Bosco, corona, con pensiero felicissimo e commovente, mandata dal Parroco di Capriglio, paese nativo della madre di D. Bosco.

Il R.mo Canonico Sorasio, salendo anch'egli sulla improvvisata tribuna, manda, in termini tenerissimi, un entusiastico saluto a Castelnuovo, il quale, se deve a D. Bosco di vedere il nome suo celebrato in tutto il mondo, ha degnamente mostrata la sua gratitudine all'immortale suo figlio. Accenna quindi con nobili e forbite parole ai frutti mirabili dell'Opera di D. Bosco, e termina augurando che, se oggi Castelnuovo onora con un bellissimo Monumento D. Bosco e custodisce con giusto orgoglio l'umile casetta ov'egli è nato, possa, in tempo non lontano, veder questa casetta tramutata gloriosamente in altare.

Dopo S. E. R.ma Mons. Arcivescovo dall'altare, rivolto alla moltitudine, che in lui si affisa, esorta tutti a levare in alto gli occhi, come Eliseo quando gli veniva rapito l'amato suo maestro, il profeta Elia ; e come Elia promise ad Eliseo che sarebbe raddoppiato in lui lo spirito di Elia stesso, se lo vedesse quando era rapito in alto, così tutti potranno rispecchiare in sè lo spirito di D. Bosco, se sapranno guardare in alto ed ispirarsi agli insegnamenti ed agli esempi di lui. E con questo soavissimo augurio l'amato Pastore pose fine alla tenera ed indimenticabile riunione, impartendo la benedizione pastorale.

La riunione si sciolse fra i concenti della banda dell'Oratorio interno di Torino.

Il « Cristoforo Colombo » a Castelnuovo.

Con l'animo ripieno delle più soavi emozioni, dai Becchi si fece ritorno a Castelnuovo che per la moltitudine degli ospiti, per il Banco di Beneficenza frequentatissimo, per le vie ancor tutte pavesate e piene di animazione, presentava lo stesso aspetto del giorno precedente.

Nel pomeriggio il programma invitava tutti all'Oratorio Festivo, diretto con tanto zelo dal M. R. Vice-Curato D. Menegazzi, dove i giovani dell'Oratorio di Valdocco, per favore impetrato al R.mo nostro Superiore dal Comitato Promotore de' festeggiamenti, dovevano rappresentare il grandioso dramma « Cristoforo Colombo » del Sac. G. B. Lemoyne, il poeta di Don Bosco. Questo fatto ricordò ai più vecchi del paese gl' improvvisati teatrini di Don Bosco durante le sue storiche passeggiate (1).

Oggi perciò che tutti inneggiano a D. Bosco e ne ammirano l'effigie sculta da mano maestra su marmo di Carrara, più soave rimembranza - per conoscere gli inizi, lo svolgersi, il rapido e prodigioso progredire della benefica missione di Don Bosco e la rappresentazione vera dei momenti più interessanti, più

Il cortile dell'Oratorio Festivo, già riccamente addobbato per l'agape sociale di ieri, era trasformato in vastissimo teatro con grandioso palco scenico. Numerosissimo il concorso, oltre duemila persone, compresi gli Ecc.mi Vescovi, le Autorità locali, il Comitato Promotore, la banda dell'Oratorio di Torino e forestieri.

Dopo la marcia d'introduzione, fra la più viva attenzione comincia lo svolgimento del dramma sostenuto dai giovani drammatici con slancio e con arte. Riscossero generali applausi il nostromo della S. Maria (Baciccia), il Colombo ed il Padre Perez. Piacquero assai il coro dei frati, la Salve Regina, musicati dal M.° Dogliani, la rivolta a bordo, la scoperta della terra, il ballo dei selvaggi, l'inno della Croce. Tanto fu l'entusiasmo di questa recita, che se ne richiese con insistenza il bis.

A corona di questo geniale trattenimento fu data lettura del seguenti telegrammi:

« Arcivescovo Richelmy - Castelnuovo d'Asti. »

« S. Padre compiacendosi che ben riuscita inaugurazione Monumento D. Bosco abbia porto occasione a tanti egregi Prelati, Sacerdoti e fedeli d'invocare per la Chiesa e per Lui la protezione della Vergine Addolorata, ringrazia di cuore e benedice Congregazione Salesiana e Cattolici Piemontesi.

» Cardinale RAMPOLLA. »

« Presidente Comitato Inaugurazione Monumento a D. Bosco - Castelnuovo d'Asti.

» Torino-Reggia, 18 Settembre, ore 19.

« S. M. il Re, mentre si compiace di veder ricordate le virtù cristiane e le benemerenze dell'insigne Sacerdote Don Giovanni Bosco verso la umanità e la religione, ringrazia il Comitato da Lei presieduto dello spontaneo e graditissimo atto di omaggio.

Primo Aiutante di Campo di S. M.

» Tenente Generale PoNzIo VAGLIA. »

In memoria di Savio Domenico.

Non si volle dimenticata nessuna delle tante memorie che Castelnuovo ricorda ai figli di D. Bosco; perciò il di seguente i giovani dell'Oratorio, accompagnati dal R.mo D. Rua e da S. Ecc. Mons. Costamagna, si recarono in pio pellegrinaggio a Mondonio per deporre sulla tomba di quel delicato fiore di ogni virtù oratoriana, che fu Savio Domenico, un attestato della loro perenne ammirazione ed imitazione.

Le Autorità civili ed ecclesiastiche di Mondonio e molto popolo prepararono alla divota comitiva entusiastico ricevimento. Recatisi tosto alla tomba del compagno e modello defunto, ivi sciolsero il tributo della loro prece; quindi, preceduti dalla banda dell'Oratorio, si portarono alla casa di lui, dove una bella lapide lo ricorda ai posteri, per arricchirla dell' annua corona, debito sacro dei giovani dell'Oratorio. Quivi l'amatissimo Don Rua e Mons. Costamagna con inspirate parole successivamente accennarono alle principali virtù ed ai particolari più commoventi della vita di questo sanato giovinetto. Si passò poscia alla Chiesa Parrocchiale, ove, eseguito un mottetto dai cantori, Mons. Costamagna benedisse l'affollato popolo.

Il zelantissimo Parroco locale, prima che si ripartisse per Castelnuovo e poi per Torino, offerse con. gentil pensiero un rinfresco ai Superiori e giovani, mentre la nostra banda faceva gustare alcune allegre sinfonie.

Qui sarebbe finita questa qualsiasi relazione degli immortali festeggiamenti Castelnovesi ad onor di D. Bosco; ma non vogliamo defraudare i nostri lettori di un cenno intorno all' insigne scultore del Monumento e al Numero Unico edito per la fausta circostanza, nonchè l'elenco delle principali adesioni.

Lo Scultore.

Antonio Stuardi, nato a Poirino nel 1862, fu allievo del Tabacchi e poi del Belli nell'Accademia Albertina di Torino.

È notevole in lui la facilità, con cui sa accoppiare lo studio del vero ad uno squisito sentimento d'ideale religioso, prezioso vanto per un artista ai tempi nostri, in mezzo alla caterva di coloro che, dipartendosi da ogni nobile ideale, hanno disposato unicamente il vero e questo vero bene spesso così deforme, che ci offrono le più strane e ributtanti cose di soggetto ozioso e lascivo, da sembrare che pel brutto e pel male abbiano una speciale predilezione. - Dello Stuardi fu detto essere un po' classico e un po' romantico, quasi un manzoniano della scultura; in lui lo scalpello essere moderno e il sentimento antico.

Egli diede la più bella manifestazione di sè in un gruppo marmoreo dal titolo Charitas, acquistato dal Re, un vero gioiello che fu l'opera più importante dell'Esposizione d'Arte del 1889. Una Suora della Carità dalle bianche falde, quasi ali dell'angelo d'amore e di misericordia, che si stringe pietosamente al petto una giovinetta inferma.... Quanta espressione di religioso sentimento in quella figura!

Siamo lieti che un tale artista, il quale non può a meno di essere cattolico convinto, abbia saputo concepire meglio e condurre a termine il Monumento a D. Bosco, di quest'uomo che per la società rappresenta il vero restauratore morale di ogni arte e scienza. Non è quindi a stupirsi che lo Stuardi abbia posto tanto amore ed attività in questo Monumento, il quale non rappresenta certamente per lui un guadagno per la tenuità della somma stabilita, ma l'amore per questo genere d'arte da lui preferita e la soddisfazione di svolgere un soggetto da lui profondamente sentito, insieme al desiderio di onorare un tal comune benefattore, ben lo ripaga di tutto.

Lo Stuardi, sebbene non si possa con precisone assegnare ad una determinata scuola, è un artista di carattere proprio e di una abilità tecnica incontestabile.

Numero unico.

Questo Numero Unico, ricordo dei festeggiamenti Castelnovesi, pubblicato per , cura del Comitato Promotore, ha incontrato le simpatie di tutti. Scritto da egregi autori, la più. parte Castelnovesi, e ricco di splendide illustrazioni, si presenta con un carattere di novità assoluta e si fa leggere d'un fiato. Gli argomenti riguardanti la storia della fortunata terra che diede i natali a' D. Bosco, a' Cafasso, a' Bertagna, Cagliero, Filipello, sono svolti con brio ed esattezza. Le illustrazioni, fatte appositamente per questo Numero, formano la parte più attraente, perchè all'occhio del lettore si presenta tosto l'incantevole panorama di Castelnuovo, il bozzetto del Monumento, il Palazzo Municipale, la casa e cappella salesiana,, la via D. Bosco, lo scultore e la giuria, il ritratto dei principali Castelnovesi illustri vivi e defunti, ecc. Il formato è in folio grande, a quattro colonne. Consta di otto pagine e si vende a Cent. 10 la copia a beneficio del Comitato Promotore del Monumento.

Adesioni.

Diciamo subito che non è nostra intenzione, causa la tirannia dello spazio, riferire le numerosissime e mondiali adesioni piene di plauso e di magnifici encomì al Padre nostro D. Bosco. Tutte le Nazioni vollero farsi rappresentare all'inaugurazione di questo primo Monumento, veramente meritato dalla grandezza delle opere del personaggio, cui è innalzato. E ciò torna in pari tempo di sommo conforto a noi, perchè ci mostra ancora una volta la generosità ed il numero stragrande di amici e benefattori lasciatici in eredità da D. Bosco. Per tutti i nominati o non nominati in questo elenco sarà eterna la nostra gratitudine e dinanzi all'altare della potente nostra Ausiliatrice scioglieremo quotidiananiente il nostro sacro debito.

Ecco le più importanti adesioni

- S. Em. il Card. Rampolla, Segretario di Stato di S. Santità, telegrafava da Roma : « Mi unisco di cuore funzione domenica onore benemerito Bosco e partecipo convenuti Apostolica Benedizione impartita dal S. Padre. »

- S. Em. il Card. Parocchi, Vicario di S. Santità, scriveva da Roma al Rev.mo D. Rua : « Nella mia qualità di Protettore dei Salesiani, se non posso assistere di persona all' atto solenne, non posso mancar moralmente. È un tributo d'ammirazione e gratitudine, reso dai suoi conterranei al moderno Emiliani ; anzi, traendo costì a contemplare il simulacro, chiunque alberghi sentimenti d'umanità e carità cristiana, dovrà ripetere commosso fino alle lagrime : Tibi derelictus est pauper, orphano tu eris adiutor... Quel monumento dica ai contemporanei, dica ai posteri Per la via della Croce ha beneficati due mondi.

- S. Em. il Card. Ferrari Arcivescovo di Milano : « Esulto con Castelnuovo di questa vera gloria, perchè gloria che viene dalla fede e dalla carità di Gesù Cristo. A quelle care feste io sarò in ispirito per accompagnarlo con rallegramenti, con voti e con augurii delle più copiose ed elette benedizioni del cielo. »

- S. Em. il Card. Sarto, Patriarca di Venezia

« Mi unisco in ispirito alle feste di Castelnuovo e faccio voti che Iddio si degni di render presto manifesta la sua gloria anche per mezzo di questo suo servo, onde i cittadini di Castelnuovo possano invocarlo come speciale patrono. »

- S. Em. il Card. Prisco, Arcivescovo di Napoli : « Mi rallegro di vero cuore con tutti del Comitato per la loro intrapresa felicemente compiuta... Ben volentieri mi associo con lo spirito alle loro feste e invoco larghissime benedizioni di Dio. »

- S. Em. il Card. Capecelatro, Arcivescovo di Capua : « Mi riesce di grande consolazione il sapere che a giorni sarà solennemente inaugurato un monumento al carissimo D. Bosco.... Mi unisco ai presenti e quanto è da me benedico il pensiero che lo ha ispirato. Grande ammiratore di D. Bosco, lo considero come il s. Filippo del suo secolo. »

- S. Ecc. Mons. Sheehan, Vescovo di Waterford (Irlanda), scriveva : « Godo di sapere che fra pochi giorni si scoprirà a Castelnuovo un monumento a D. Bosco. D. Bosco merita d'essere annoverato nella schiera degli eroi del secolo che sta per morire... »

- S. Ecc. Mons. Isley, Vescovo di Birmingham (Inghilterra) scrive : « Godo di sentire che fu proposto e condotto a termine il progetto di un monumento a D. Bosco. Esprimo al Comitato le mie più sincere congratulazioni. »

- S. Ecc. Mons. Giovanni Fedele Battaglia, Vescovo di Coira (Svizzera): « Applaudo all'inaugurazione del Monumento di D. Bosco e mostrando questo grande Apostolo della gioventù vorrei dire ad ogni sacerdote : Fac secundum exemplar. »

- Più altri Ecc.mi Prelati inviarono telegrammi ed augurii : tra cui ci piace notare S. Em. il Cardinale Logue, Arcivescovo di Armagh, Primate d'Irlanda; S. Ecc. Mons. O' Callaghan, Vescovo di Chork (Irlanda) ; Mons. Vincenzo Molo, Amministratore del Canton Ticino, ecc.

- Il Duca di Norfolk mandò « l'espressione della più profonda sua simpatia in questa commemorazione di un gran servo di Dio, il quale ha meritato la gratitudine imperitura di innumerevoli cuori. »

- L' illustre Presidente dell'Opera dei Congressi Cattolici in Italia, il Comm. Conte G. B. Paganuzzi, scriveva a D. Rua: « I Cattolici Italiani dell'Opera dei Congressi congratulansi con V. S. R.ma e sua inclita Congregazione ; si gloriano unirsi nell'omaggio che non solo fratelli di fede e di patria, ma uomini d'ogni contrada tributano a D. Bosco, al grande benefattore dell' umanità, che ai santi cenni di Pio e di Leone consacratosi a diffondere il lume del Vangelo ed il sacro fuoco della civiltà cristiana frammezzo ogni gente, mostrò al mondo quanto ancor possano petti italiani accesi dall'amore della Croce e rese benedetto in ogni lingua il nome di quella terra che gli fu madre. » A questa nobilissima adesione l'Opera dei Congressi Cattolici univa la generosa offerta di L. 50 per il monumento.

- Il Sindaco di Genova: « Genova pienamente si associa ai festeggiamenti ed alle onoranze, che si rendono alla venerata memoria di così benemerito Apostolo della carità cristiana, felicitandosi coll'avventurata terra che gli diede i natali. »

- Il Principe Torlonia da Roma : « Il ricordo delle virtù di D. Bosco è imperituro nella generazione presente da lui tanto beneficata e lo tramanderemo a quelle avvenire; lo saranno pure le sue sembianze scolpite nel monumento, faro risplendente di carità a speranza e sollievo dell'umanità sofferente, ad eccitamento di operare il bene. »

- Il Sindaco di Firenze P. Torrigiani : « Volentieri mi associo alle onoranze che si tributano al Grande Educatore Don Bosco, di cui Firenze pure ha un benemerito Istituto. »

- La Contessa Martin di Dublino, traduttrice della Vita di D. Bosco in inglese, scrive : « Il monumento di D. Bosco a Castelnuovo sarà un ricordo alla gioventù : ad essa ricorderà gl' insegnamenti di Don Bosco e tutto quanto ha compiuto con la sua costanza e perseveranza. »

- L'Avv. Giuseppe Motta, Deputato al Gran Consiglio Ticinese: «L'opera dei Salesiani è opera grande di civiltà. Io non conosco nessuna istituzione che meglio di questa risponda ai bisogni morali del secolo, e perciò la venero. Possa lo spirito mite e glorioso di D. Bosco, le cui sembianze la patria giustamente volle scolpite in bianco marmo, vegliare sempre su di essa; questo è l'augurio migliore, la caparra più sicura d'un avvenire fecondo.

- Mandarono pure adesioni, improntate alla più viva ammirazione a D Bosco e all'Opera sua: il Prefetto della Provincia di Alessandria, il SottoPrefetto di Asti, il Sindaco di Asti ; il Sindaco di Poirino, l'Avv. Parlati di Napoli, l'Avv. Scala di Torino, il Prof. Augusto Conti di Firenze, il Prof. Augusto Alfani di Prato, il Comm. Secondo Laura di Torino, l'Avv. Vincenzo Rho di Chieri, il Prof. Antonio Fogazzaro di Vicenza, il Teologo Piano Parroco in Torino, il Prof G. B. Ghirardi Segretario Generale dell'Esposizione d'Arte Sacra, il Prof. Luigi Belli di Torino ecc., ecc. ; e varie Società Cattoliche, tra cui quella di Mombercelli, oltre duecento membri, a mezzo del suo Presidente Mazzetti, quella di Gattico, di Tortona ecc., ecc.

- I nostri Cooperatori ebbero la parte principale non solo nell' intervento, ma anche nell'inviare adesioni. Tra gli altri ci piace riferire il pensiero speditoci da quelli della Piove di Balerna (Svizzera) : « Se davanti alle sacre ceneri di S. Vincenzo de' Paoli si chinò ossequiosa la Rivoluzione francese, dinanzi alla divina figura di D. Bosco la Rivoluzione sociale trasformata in democrazia cristiana acclamerà il Santo provvi denziale dei tempi moderni. »

- Così pure la stampa fu largamente rappresentata. Notammo i rappresentanti dell'Italica Reale-Corriere Nazionale e Democrazia Cristiana di Torino, il Gerico di Vicenza, il Verona fedele, di Verona, l'Osservatore Cattolico, il Popolo Cattolico e la Lega Lombarda di Milano, il Letimbro di Savona, il Credente Cattolico ed il Popolo della Domenica di Lugano, la Voce del Popolo di Locarno, la cui redazione scriveva al Comitato « Ammiratori entusiasti di Don Bosco e dell'Opera sua grande ed immortale, assistiamo in ispirito all'inaugurazione del monumento che la pietà e la riconoscenza dei suoi concittadini, cooperatori e beneficati gli hanno eretto in Castelnuovo d'Asti - piccola manifestazione, tutto che egregia, di altro senza confronto più grande monumento che il santo prete, il sommo educatore, il padre impareggiabile de' poveri e dei derelitti, l'uomo provvidenziale del secolo morente s'è eretto nel cuore di tutta l'umanità e la cui esistenza durerà quanto il mondo lontana. »

Conclusione.

Questi festeggiamenti, grandiosi, indimenticabili, con sì felice esito preparati dalla fortunata cittadina dell'Astigiano, che diede i natali a D. Giovanni Bosco, l'Apostolo della gioventù nel nostro secolo, costituiscono un vero mondiale avvenimento.

Mai monumento venne eretto ed inaugurato con sì unanime suffragio di presenti ed assenti; mai marmorea effigie d'uomo ha suscitato intorno a sè entusiasmo ed ammirazione tanto universale, quanto quella di D. Bosco.

La patria, divenuta celebre per la gloria mondiale del suo figliuolo, gli ha decretato il diploma dell'alta sua benemerenza con questo monumento, e tutte le Nazioni si credettero fortunato poter partecipare almeno alle feste dell'inaugurazione: l'antico ed il nuovo continente il 18 settembre 1898 si unirono a fraterno convegno in Castelnuovo d'Asti e là, applaudendo a D. Bosco, felicitarono la patria per la sua nobile iniziativa, la quale ben a ragione sarà chiamata benedetta e gloriosa nelle generazioni future.

Qui però verremmo meno al compito nostro, se mentre tributiamo alla patria del venerato nostro Fondatore i nostri encomi e ringraziamenti per quanto fece, tralasciassimo dall'accennare anche all'opera prestata con

tanta attività per questi Festeggiamenti Car stelnovesi dai membri del Comitato dell'Arte Sacra e dell'Omaggio Internazionale a D. Bosco nel decimo anniversario della sua morte. Essi, dietro invito del Comitato Promotore di Castelnuovo, ben volontieri si prestarono a costituirsi in Sottocomitato Torinese, il quale operò tosto efficacemente per realizzare il vasto programma. Ad essi pure i nostri plausi e ringraziamenti per l'operoso lavoro compito in questa circostanza: per tutti sarà eterna la nostra gratitudine.

Ma poichè abbiam nominato il Comitato Promotore dell'Omaggio Internazionale all'Opera di D. Bosco nel 10° anniversario della sua morte, ci piace pure ricordare che, tra le molte adesioni ai Festeggiamenti Castelnovesi, v'ha eziandio noverata quella nobilissima del Comitato Nazionale Francese costituitosi per detto Omaggio Internazionale in Parigi sotto l'alta presidenza onoraria dell'Em.mo Arcivescovo il Card. Richard e composto delle più eminenti personalità della cattolica Francia. Questa particolare adesione della generosa Nazione Francese tornerà sommamente gradita, perchè è a tutti noto l'affetto grande che essa nutre per D. Bosco e le Opere sue.

Grazie infinite a tutti, e ciò che la penna non seppe vergare, lo dica a ciascuno dei nostri benefattori ed amici il proprio buon cuore, ed allora siam sicuri che in mezzo a questo nostre deboli espressioni essi sapranno trovare nella sua genuina vivezza tutta l'estensione e grandezza della nostra riconoscenza.

(1) Le passeggiate di D. Bosco costituiscono un periodo importantissimo della sua vita, perchè disvelano un' intero sistema d' educazione e formano una viva pedagogia di salute e moralità. Era quindi necessario venissero tramandate ai posteri scritte con chiarezza e semplicità da farle gustare ai lettori quanto le gustarono quelli che vi presero parte. E questo compito niun altro poteva realizzarlo meglio che l'illustre ed incantevole scrittore D. G. B. Prof. Francesia, il quale, testimonio oculare, ci ha regalato, in due volumi di oltre 600 pagine, questo tratto della vita di D. Bosco, incidendo sulla carta, col magico suo stile, i luoghi, i personaggi, gli episodi e le circostanze talmente da farceli apparire in tutta la loro realtà. Chiunque abbia letto i Cinque lustri di storia dell'Oratorio Salesiano di D. Bonetti, deve pur leggere i due volumi delle Passeggiate di D. Bosco, che ne sono il compimento bello e mirabile, se vuol aver dinanzi a sè la figura di Don Bosco nei suoi intimi particolari piacevoli che si riscontrino nella biografia del Fondatore della Pia Società Salesiana - non posso richiamare alla memoria, che consigliando a tutti la lettura delle Passeggiate di D. Bosco.
Da questa lettura emergerà in tutta la sua grandezza il significato del Monumento inaugurato oggi a Castelnuovo, e gli infiniti episodii narrati dal Francesia saranno altrettanti quadri illustrativi di quel gruppo che ora sorge in piazza S. Rocco a Castelnuovo d'Asti.

- Le Passeggiate di D. Bosco sono edite per cura della Direzione delle Letture amene ed educative, che ha la sua sede nella - Libreria San Giovanni Evangelista, Torino - formano della collana due bei volumi (8 e 11) ricchi di illustrazioni nuove ed originali, a L. 1 il volume.

Queste Passeggiate quindi si raccomandano di per se stesse, tanto più se vi si aggiunge la nitidezza dei caratteri, la modicità favolosa del prezzo, ecc.

Io faccio voti che tutti gli ammiratori di D. Bosco abbiano a procurarsi questo libro etile e riuscitissimo. Sarà una bellissima rimembranza dell' inaugurazione del monumento a Don Bosco.

Torino, 18 settembre 1898.

Nunzio Janni.

BENEDIZIONE DELLA PRIMA PIETRA

DELLA NUOVA CHIESA A S. FRANCESCO DI SALES IN VALSALICE Omaggio internazionale a D. Bosco nel decimo anniversario della sua morte

IL sabbato 3 settembre alle ore 17,30, come preludio ai grandiosi festeggiamenti che si dovevano celebrare nei giorni seguenti in Torino in onor di Maria SS., aveva luogo in Valsalice la funzione di benedizione e posa della pietra fondamentale della nuova Chiesa di San Francesco di Sales promossa dal Comitato dell' Omaggio internazionale all' Opera Salesiana nel primo decennio della morte di D. Bosco.

Vi parteciparono Sua Eminenza il Card. Achille Manara, le LL. EE. RR. Mons. Agostino Richelmy Arcivescovo di Torino, i Vescovi di Fossano, Chiavari, Montepulciano, Montefeltro ; i Vescovi titolari di Rodiopoli, Magida, Colonia; i RR. D. Raffaele Cianetti, Parroco di S. Leonardo in Borgo, rappresentante dell' Arcivescovo di Lucca, ed il Prof. D. Francesco Pulci, rappresentante dell'Arcivescovo di Messina e dei Vescovi di Caltanisetta e di Tropea; il Padre Giovanni Pagliai, Priore Generale dei Serviti, i Superiori o Direttori della Società Salesiana; il Direttore del giornale Italia Reale-Corriere Nazionale Avv. Stefano Scala., il Barone D. Antonio Mauno, Presidente del Comitato Esecutivo dell'Espo sizione d'Arte Sacra, il Prof. Ghirardi Segretario generale, i Consiglieri Comunali Damontel, Vignolo-Lutati e Denis, il Dottore Comm. Laura, l'Avv. Cav. Enrico Alloati, il Cav. Enrico Balbo, le rappresentanze del venerando Capitolo Metropolitano, della R.ma Collegiata della SS. Trinità, del Circolo Cattolico Universitario e di altre Associazioni Cattoliche, nonchè molte cospicue signore.

Appena Sua Eminenza il Card. Manara, Mons. Richelmy, D. Rua e tutti i Vescovi sopra nominati, ricevuti dall' Avv. Scala, dal Barone Manno e dal Prof. Ghirardi, ebbero preso posto in un elegantissimo padiglione, ornato di un somigliantissimo ritratto di D. Bosco e recante gli stemmi dello principali città italiane, l'Avv. Stefano Scala pronunciò il seguente accalorato discorso:

« Presso a una tomba, che è germoglio di vita e seminario di apostoli e fors'anche di martiri, viene oggi deposta e benedetta la pietra d'un nuovo tempio. E questo tempio si vuol aprire per celebrare il decennio da che quella tomba si è chiusa: perchè venendo riaperta un giorno e diventando un altare, qual vicinanza più degna a S. Francesco di Sales che quella di D. Bosco, che lo scelse a Patrono ed ispiratore delle sue Opere?

» In dieci anni D. Rua vide quadruplicarsi nelle sue mani l'eredità di D. Bosco - ed è questo sviluppo prodigioso di un'istituzione così santa ed internazionale, diffusa oramai com'è per tante nazioni civili e selvaggio - è questo prodigioso sviluppo che inspirò la formazione di un Comitato per un Omaggio internazionale a D. Bosco ed alle sue Opere ; e fu giustizia che ne prendesse l'iniziativa il giornalismo religioso, che ebbe sempre in D. Bosco un atleta di verità ed un modello di carità; come pure fu convenientissimo che l'Omaggio consistesse in una Chiesa dedicata a S. Francesco di Sales, Patrono comune delle Opere di D. Bosco e del giornalismo religioso, e che questa Chiesa si elevasse a Valsalice presso alla tomba di D. Bosco e ai sempre rifiorenti germogli della sua Opera.

» Con adesioni minime, di una lira, si fa parte del Comitato Internazionale, e con esso si vuole erigere il nuovo grandioso tempio. Si è ben lungi dall'avere i fondi occorrenti -ma - mi si permetta fra questo sorriso di natura il sorriso della parola - come da Torino partirono a centinaia di migliaia le note dolcissimo e gli accordi della Lira di Don Bosco, così non è temerità lo sperare che a centinaia di migliaia affluiscano a Torino le lire della armoniosa carità internazionale, che volentieri daranno i popoli a chi tutto si donò a loro.

» A ben sperare ci conforta lo splendore della solennità odierna: il patrocinio di Maria, sotto l'auspizio de' cui trionfi si compie; la benedizione di un Pastore amatissimo, che se ha da Torino i natali, dona a Torino gloria e letizia; - la presenza di pubbliche Autorità civili, che inchinandosi a Dìo elevano se medesime; - che più? l'intervento prezioso di un Principe elettissimo della Chiesa, dal cui paterno sguardo traluce l'animo angelico, e di tanti illustri e veneratissimi Vescovi, che sono vanto e presidio d'Italia; - il concorso di tanti personaggi esimii e cospicue signore della cittadinanza torinese, e l'affratellarsi qui di tutte le classi sociali; auspici questi benemeriti Salesiani, che di qui raggiando per ogni parte della terra, e qui convenendo dai più lontani lidi, ci offrono, sotto la benedizione di D. Bosco, di S. Francesco di Sales e di Maria Ausiliatrice, l'esempio ammirabile d'una Conferenza Internazionale pel disarmo e per la pace: disarmo dei pregiudizii, delle ambizioni, degli egoismi che impediscono il trionfo del bene; pace stretta nella virtù onnipotente della Croce, che sta sul petto dei Vescovi e sulla corona dei Monarchi, come stilla guglia del tempio, perchè la veggano e i Principi e i Popoli a scambievole difesa e salvezza. »

Accolte da generali entusiastiche acclamazioni queste parole, S. E. R. Mons. Richelmy, Arcivescovo, Presidente Generale del Comitato di quest' Omaggio internazionale all'Opera Salesiana nel primo decennio della morte di Don Bosco, indossati gli abiti pontificali, recitò le Litanie dei Santi, colle altre preci rituali, e quindi benedisse la pietra fondamentale della nuova Chiesa.

In detta pietra venne collocato da S. Em. il Card. Manara un tubo di vetro sigillato, racchiudente medaglie della SS. Sindone, di Maria Ausiliatrice, della Mostra d'Arte Sacra, dei due Papi Leone XIII e Pio IX, di S. Francesco di Sales, ed una moneta coll'effigie di Re Umberto, a ricordo dell'epoca, nonchè due pergamene. La prima, firmata dal Direttore del giornale Italia Reale-Corriere Nazionale, dal Barone Manno, dal Card. Manara, da Mons. Richelmy, da tutti i Vescovi presenti alla solenne funzione, da D. Rua, dal Priore Generale dei Serviti, dai Consiglieri Comm. Dumontel, Vignolo-Lutati e Denis, dal doti. Coram. Laura, dal Teologo Muriana, dal Can. Elia, dal Can. Berrone, dal Can. Papa, dal Prof. Ghirardi, dal Cav. E. Balbo, dal Cav. Avv. Alloati e da altri illustri personaggi del Clero e del Laicato, recava la seguente dicitura: « L'anno del Signore milleottocentonovantotto, nel XX del Pontificato di S. S. Leone XIII, XX pure del Regno di S. M. Umberto I, ed anno 1° del Pastorale governo di S. E. R.ma Mons. Agostino Richelmy, anno altresì dell'Ostensione solenne della SS. Sindone, del Congresso Nazionale Mariano a Torino e dell'Esposizione d'Arte Sacra, Opere e Missioni Cattoliche per la ricorrenza dei Centenari Religiosi ed Artistici del Piemonte

» Essendosi, in seguito ad iniziativa dell'Avvocato Stefano Scala, Direttore del giornale cattolico l'Italia Reale-Corriere Nazionale, costituito un Comitato per Omaggio Internazionale a D. Giovanni Bosco ed all'Opera Salesiana, nel primo decennio della morte dell'inclito fondatore D. Bosco e del governo del degnissimo suo successore D. Michele Rua -- omaggio consistente sopratutto nell'erezione d'una Chiesa (dedicata a S. Francesco di Sales, Protettore dell'Opera Salesiana e Patrono dato da Pio IX al- giornalismo cattolico) da erigersi a Valsalice alla tomba di D. Bosco e al Seminario delle Missioni Estere Salesiane.

» Oggi, tre settembre milleottocentonovantotto, giorno memorando per la chiusura dell'VIII Capitolo Generale Salesiano, tenutosi presso alla tomba di D. Bosco, S. E. R ma Mons. Agostìno Richelmy, Arcivescovo di Torino, alla presenza dei sottoscritti, di tutti i Direttori delle Case Salesiane presenti al Capitolo, e di altri numerosi invitati, ha proceduto nelle forme rituali alla posa della prima pietra della erigenda chiesa, assistendovi, per benigna disposizione della Provvidenza, Sua Eminenza il Card. Achille Manara del Titolo di S. Pancrazio, Vescovo di Ancona ».

L'altra era sottoscritta da tutti i Direttori Salesiani presenti all'VIII Capitolo Generale Salesiano ed alla posa della prima pietra.

Mons. Richelmy, servendosi di una cazzuola dorata, sigillò la pietra fondamentale e colle forme rituali procedette alla sua riposizione. Dopo di che salito al palco de' Vescovi. improvvisò uno splendido e commovente discorso, di cui ci dispiace non poter dare che un pallido sunto. Esordì ricordando che, come Torino, alla presenza di Em.mi Cardinali e di Ecc.mi Vescovi, pochi anni or sono, nell'aprirsi del Congresso Eucaristico, commemorava la bella figura del glorioso Genovese, il Cardinale Alimonda; così in questa solenne funzione esultava il suo cuore nel commemorare l'eroe D. Bosco, alla vigilia del Congresso Mariano. D. Bosco, l'anima fervente ed innamorata di Maria, che da Maria preso le sue ispirazioni, che sotto le ali di Maria volle fossero posti tutti i figli suoi, che a Maria innalzava uno dei templi più magnifici della nostra Torino. E la presente circostanza ricorda pure S. Francesco di Sales, cui sarà dedicata la nuova Chiesa.

San Francesco di Sales , un altro appassionato cultore della Madonna, che col suo nome e sotto il suo patrocinio fondò una nuova famiglia Monastica. E con S. Francesco e con D. Bosco, Mons. Richelmy sentivasi maggiormente confortato a portarsi fiducioso insino al sublime Trono di Maria, cui Torino preparavasi a dare ne' giorni seguenti, solenne testimonianza del suo intenso amore per Colei, che a buon diritto vanta quale Protettrice la più potente, quale Madre la più amorosa, la più tenera e cara. Terminava pregando S. Em. il Card. Manara ad impartire la benedizione pastorale a nome della Chiesa Romana, di cui è Principe, e del S. Padre di cui era rappresentante.

L'imponente ed indimenticabile funzione, allietata dai concerti della banda dell' Oratorio Salesiano e dal canto di mottetti degli alunni dell'Istituto di S. Cecilia, durò per più di un'ora e mezzo e lasciò la più dolce e soave impressione nell'animo di tutti i numerosissimi intervenuti.

Il solerte Comitato dell' Omaggio internazionale all'Opera Salesiana nel decennio della morte di D. Bosco aveva per la suddescritta funzione diramata in larga scala i suoi inviti alle Autorità Ecclesiastiche, Civili e Militari, nonchè agli ammiratori ed amici dell'Opera Salesiana, che furono tutti in Valsalice rappresentati.

- L'Ill.mo e Rev.mo Mons. Emanuele Colomiatti, Provicario Generale, non potendo recarsi alla riunione, occupatissimo com'era per l'imminenza del Congresso Mariano, si compiacque incaricare l'Avvocato Scala di rappresentarlo, soggiungendo: « Voglia essermi interprete in augurii alla novella Chiesa, che dovrà vedere a' suoi altari farsi dei Missionarii eletti, e forse alcuni martiri, che accresceranno la gloria della gloriosa Istituzione Salesiana.

- L'Egregio Comando Militare di Torino, con gentilissima lettera, scusò l'assenza del Signor Generale Besozzi, che trovandosi fuor di Torino per ragioni di servizio, non potè, con suo rincrescimento, assistere alla funzione per la posa della prima pietra della Chiesa dedicata a S. Francesco di Sales in Valsalice.

- L'Illustrissimo Signor Sindaco della città di Torino, Senator Casana, inviava all' egregio Avv. Scala la seguente gentilissima lettera:

« Sono gratissimo alla S. V. per il cortese invito alla funzione di posa della prima pietra per la nuova Chiesa a S. Francesco di Sales nel Seminario delle Missioni Estere in Valsalice.

» Con vivo rincrescimento e per impegni assunti in precedenza non potei intervenire, come era mio vivo desiderio; la prego ad ogni modo di gradire i miei maggiori ringraziamenti.

» Colla massima stima

Il Sindaco CASATA.»

- Anche l'Onor. Comm. Paolo Boselli, Presidente del Consiglio Provinciale, assente da Torino in quel giorno, scrisse un'affettuosissima lettera di scusa, nella quale dice pure: « Volontieri avrei partecipato alla funzione solenne dedicata ad opera tanto mirabile di redenzione e di civiltà cristiana, di cui sarà insigne testimonianza in Torino codesto monumento, aggiungendo nuovo lustro all'arte ispirata dalla religione e dal sentimento della fratellanza umana. »

ADUNANZA DEI DIRETTORI E DECURIONI DEI NOSTRI COOPERATORI tenuta in Torino il 5, 6 e 7 settembre

IL grandioso Congresso Mariano diede propizia occasione al veneratissimo nostro Superiore D. Rua di soddisfare al vivo desiderio che da più tempo lo stimolava a raccogliere in modesta adunanza, simile a quella tenuta a Valsalice nel 1895 all'occasione del 13° Congresso Cattolico Italiano, tutti i Direttori Diocesani, Decurioni e Zelatori dei nostri Cooperatori.

I Congressi dei Direttori Diocesani e Decurioni dei Cooperatori Salesiani finora furono solo due: il 1° nel settembre del 1893 ed il 2° nel. 1896 pure in settembre; tutti e due a Valsalice presso la tomba del venerato Padre D. Bosco e ricchi di copiosi frutti pel maggior incremento della Pia Unione dei Cooperatori Salesiani.

Però l'adunanza di quest'anno vuoi per il vasto programma, che più sotto riportiamo, vuoi per le sessioni tenuto, che furono tre, meritamente può paragonarsi ai due suaccennati Congressi. Grazio al misericordiosissimo nostro Signore ed all'amatissima nostra buona Madre Maria Ausiliatrice, tutto riuscì con generale soddisfazione e l'adunanza in sé e nelle sue pratiche conseguenze non avrebbe potuto avere esito più felice.

L'adunanza, come dicemmo, si svolse in tre sessioni speciali tenute nel pomeriggio del 5, 6, 7 settembre, due nell'Ospizio di S, Giovanni Evangelista, e la terza all'Oratorio di Valdocco. Intervennero le rappresentanze di oltre 40 Diocesi, ed ogni sessione fu sempre onorata dalla presenza di distinti personaggi, tra i quali ci piace notare Mons. Vescovo d'Isernia, Mons. Andreoli, Vescovo di Montefeltro,,Mons. Manacorda, Vescovo di Fossano, Mons. Cagliero e Mons. Costamagna, Mons. Peppi Vicario Generale di Ravenna. Mons. Marchesi Amos di Mantova, il R.m° D. Pasquali Morganti di Milano, D. Barisone di Alessandria, l'Avv. Ricci di Rapallo, Presidente del Comitato ligure per l'Omaggio Internazionale all'Opera di D. Bosco, il Prof. D. Masotti, il R.mo D. Pedrelli di Bologna, il R.mo D. Agostino Anzini, rappresentante di Mons. Molo Amministratore Apostolico del Canton Ticino, il Commendator Laura, ecc. ecc.

I Direttori Diocesani e Decurioni furono circa 150, ed ogni sessione fu sempre presieduta dal venerato Superiore D. Rua, cui facevan pure bella corona parecchi membri del. Capitolo Salesiano e numerosi Missionari dell'America recatisi a Torino per le elezioni generali salesiane. Dal R.mo D Rua furono designati i segretari dell'adunanza nelle persone dell'egregio Cav. Navarotto di Vicenza e dell'infaticabile Prof. D. Carlo Salamano di Vercelli, incaricati di redigerne il verbale. Il programma svolto nelle tre sessioni abbracciò questi varii punti

I. Necessità e mezzi pratici dell'azione salesiana.

II. Vantaggi delle Conferenze Salesiane - Conferenze pubbliche e private.

III. Omaggio internazionale a D. Bosco nel 1. decennio della sua morte.

IV. Opera di Maria Ausiliatrice per le vocazioni degli adulti allo stato ecclesiastico.

V. La Madonna di D. Bosco -Divozione - Arciconfraternita.

VI. Stampa Salesiana - Manuale di pietà - Antichi Allievi.

VII. Oratorii festivi - Collocamento di giovani operai.

VIII. Modo efficace di venire in aiuto alle Opere Salesiane.

IX. Comunicazione di favori e privilegi concessi ai Direttori e Decurioni dei Cooperatori Salesiani.

X. Missioni Salesiane. XI. Proposte varie.

Tutti questi argomenti furono bellamente e praticamente sviluppati dai singoli relatori: non riferiamo nè le proposte, nè i voti fatti, perche avremo occasione di parlarne in altra circostanza. Solo diciamo che le opere più caldamente raccomandate furono quelle delle vocazioni. degli adulti allo stato ecclesiastico e dell'Omaggio Internazionale all'Opera di D. Bosco. sulle quali noi richiamiamo l'attenzione di tutti i nostri lettori.

Nella seconda sessione dietro proposta della segreteria si inviò un telegramma di ossequio e figliale sudditanza al Papa ed un indirizzo all'Arcivescovo di Torino, i quali si degnarono di rispondere nei seguenti termini:

REV.mo D. RuA. Torino - Santo Padre graditi sentimenti figliale divozione benedice di cuore adunati. - Card. M. RAMPOLLA.

- Riconoscente pel delicato pensiero, quale Pastore della Chiesa Torinese, culla della Congregazione Salesiana, benedico di gran cuore ai figli tutti di D. Bosco e a coloro, che si uniscono coi medesimi per attuare i disegni di un tanto Padre, a maggior gloria di Dio, per l'onore della Beatissima Vergine Ausiliatrice, per la ristorazione cristiana della società.

Dal Santunario del SS. Cuore di Maria in Torino, il terzo giorno del Congresso Mariano Nazionale del 1898.

AGOSTINo, Arcivescovo.

I Direttori Diocesani e Decurioni defunti si ebbero pure in quest'adunanza abbondanti suffragi. Dopo una toccante commemorazione del R.mo D. Rua, egli stesso propose un solenne uffizio funebre nella Chiesa di Maria Ausiliatrice. La vigilia della Natività poi alla sera, dopo l'ultima sessione, nella stessa Chiesa ebbe luogo la funzione di ringraziamento con la benedizione del Santissimo, impartita da S. E. R.ma Mons. Andreoli, Vescovo di Montefeltro.

GRAZIE DI MARIA AUSILIATRICE

Viva Maria Ausiliatrice !

Ecco le parole che spontanee ed ardenti mi corrono sul labbro nel pubblicare due segnalate grazie, colle quali questa Vergine SS. fece paghi ì voti di un'indegna, ma fiduciosa sua figlia. Un mio fratello da dodici anni pellegrinava nelle più lontane parti del mondo, senza che alla famiglia restasse il misero conforto di qualche notizia. Dodici anni di separazione così misteriosa! donde il mio cuore poteva ormai esser smentito autorevolmente nel dubbio sinistro che il fratello fosse morto ? Però pregavo, pregavo... ed ecco infine l'effetto delle lunghe preghiere. Quel mio fratello ebbe mezzo di assicurarmi della sua re sidenza in lontana e fiorente città, della sua buona salute e dei suoi ottimi affari. Grazie, o Maria, grazie!

Pochi anni fa caduta in terribile malattia una persona che mi stava molto a, cuore, ho pregato ed ho fatto pregare tanto. Data per disperata quella malattia, tuttavia ancora ho pregato ed ho fatto pregar tanto; e quella persona, ben debbo credere per grazia straordinaria di questa Madre che abbiamo invocata con preghiere e con voto, si tolse dal tristo malore e gode ora discreta salute, tale che umanamente era follia sperare.

Per grazie così spiccate, deponendo ai piedi di Maria una tenue offerta, io non posso a meno che animarmi vieppiù a confidenza gridando : In Te, Maria Ausiliatrice, ho sperato, e non andrò confusa in eterno!

Castelletto Molina (Acqui), giorno dell'Ascensione. LUIGIA ROTA.

Frutto d'una novena a Maria SS. Ausiliatrice.

Maria Pigani, del fu Leonardo e di Anna Feruglio, di Feletto-Umberto (Udine), moglie di Agostino Floreanutti, poco dopo essersi maritata cadde gravemente inferma; e mentre prima era di robusta e forte costituzione, in breve divenne come uno scheletro. Quanto prendeva sia per alimento, che per rimedio, tosto il rigettava tutto. I medici finirono per giudicare la povera paziente affetta di anemia estrema. Dopo aver tentato quanto la scienza loro suggeriva, e ciò non solo senza alcun risultato favorevole, ma con positivo e continuo peggioramento dell'ammalata, la diedero per incurabile e prossima alla morte. Il M. R. Parroco Don Antonio Riva, Cooperatore Salesiano e lettore assiduo del Bollettino, conoscendo le molte grazie che di continuo dispensa Maria SS. invocata col titolo di Auxilium Christianorum, al visitare l'ammalata per amministrarle gli ultimi conforti religiosi, pensò di consigliare il marito della paziente a leggere con essa in un numero del Bollettino le relazioni delle grazie di Maria SS. Ausiliatrice, per eccitare in essi la confidenza nella nostra buona Madre e risolverli a fare a lei ricorso. E così avvenne. Il Parroco ne scrisse a Don Bosco di v. m., ed ebbe le regole di una novena, che fece fare dai suoi orfanelli davanti alla miracolosa immagine di Torino, e che fecero pure il Parroco, la paziente e quei di casa. Al vederli sì animati di fede nella Piena di grazia, il Parroco li eccitò a confidare assai in Maria Auxilium Christianorum, promettendo loro che lui pure unirebbe le sue preghiere. Durante la novena l'inferma continuava a peggiorare. L'ottavo giorno il Parroco la confessò per l' ultima volta ; e non potendo essa ricevere il Viatico pel continuo sforzo di vomito, la consigliò a supplire colla Comunione spirituale, promettendo di comunicarsi in Chiesa tosto che avesse ricuperato la salute. Il domani, 19 settembre 1887, ultimo giorno della novena, recatosi il Parroco per tempo in Chiesa per celebrarvi la Santa Messa, con somma sua meraviglia trovò ivi quella che poco prima i medici avevano dichiarata incurabile e spedita. Sebbene non del tutto guarita, la Maria Pigani si sentì quella mattina bastante in forze per levarsi ed andare in Chiesa a sentir la Messa, a confessarsi di nuovo e fare la Santa Comunione. In brevi giorni restò del tutto ristabilita; e finora, dopo undici anni, non sentì più traccia della sofferta mortale infermità.

Questa relazione il sottoscritto la ebbe prima dal suddetto Parroco, ed oggi, 24 giugno 1898, la sentì, presente lo stesso Parroco, dalla bocca della stessa graziata, la quale nel suo entusiasmo, piucchè grazia, chiama miracolo la sua guarigione, e desidera che a maggior gloria di Dio e di Maria SS. Ausiliatrice sia pubblicata sul Bollettino Salesiano.

Feletto-Umberto (Udine), 24 Giugno 1898.

D. ANTONIO DE BELLA.

Una famiglia consolata.

Crederei mancare ad uno stretto mio dovere, se non rendessi infiniti ringraziamenti a Maria SS. Ausiliatrice per la grazia che ottenne, non ha guari, mia figlia Marianna, la quale, affetta da gravissima malattia sopportata con cristiana rassegnazione durante dite anni, incapace d'occuparsi in qualsiasi guisa, era la desolazione dell'intera famiglia. Non valsero le assidue cure dell'arto salutare, nè quelle della famiglia a farle riacquistare la sua preziosa salute. Ricorremmo allora con fiducia alla Regina del cielo, Aiuto dei Cristiani, Maria SS. Ausiliatrice; si fece una novena, si fecero continuo preghiere, ed ecco che finalmente mia figlia ottenne la guarigione ; ed ora trovasi di nuovo ad occupare il posto che prima aveva presso una bravissima famiglia sana e lieta. Pieno di riconoscenza per tanta grazia, lo invio l'offerta di L. 5 con preghiera di far celebrare una Messa all'altare di Maria SS. Ausiliatrice.

Poirino, 19 Luglio 1898.

TOMMASO VALLE

Sarto.

Mai invano si ricorre a Maria.

Nel settembre del 1897 mia nuora, giovine ventenne, fu colpita da cistite vescicale. Curata per quanto fu possibile dalla scienza medica, si mise in migliore stato; ma poco tempo dopo la malattia passo passo andò riprogre dendo in modo che alla fine del marzo passato la poveretta si trovava in tale stato da non lasciar più speranza di guarigione, neanche a valenti professori. Io che sapevo tutta la gravità della malattia, stetti tre giorni molto afflìtto pei timore della perdita della povera sposa di mio figlio, cara a tutti. Non sapendo più a chi rivolgermi, mi balenò nella mente di ricorrere alla potente Ausiliatrice dei Cristiani. Pensai di manifestare la gravità della malattia e il mio pensiero alla famiglia ed all'ammalata; nel medesimo tempo assicurai tutti che, ricorrendo a Maria, l'ammalata avrebbe senza dubbio ottenuta la perfetta guarigione. Pertanto proposi loro di fare: 1° una novena in casa in compagnia della sofferente stessa: 2° tutti di casa uniti fare per una mattina la S. Comunione; 3° ottenuta, la grazia, spedire la tenue offerta di L. 100 a D. Michele Rua per far celebrare una Messa all'altare privilegiato in Valdocco e il rimanente pei suoi poveri alunni; di più far pubblicare il tutto nel Bollettino Salesiano.

Oh quanto è potente la nostra Madre Maria SS.! Appena erano trascorsi due giorni dacchè avevamo dato principio alla novena, che l'ammalata cominciò a star meglio, e, prima che la novena fosse terminata, fu capace di andare alla Chiesa a fare la S. Comunione in nostra compagnia. Dopo non lungo tempo andando di bene in meglio, sì da far meravigliare il medico curante stesso, che non si sarebbe mai creduto una così presta guarigione da una quasi incurabile e lunga malattia, la nostra inferma è guarita perfettamente. Ed ora io, riconoscente alla nostra Mamma Santissima, spedisco l'offerta sopraddetta, e desidero ardentemente che questa grazia sia pubblicata nel Bollettino, affinchè ogni bisognoso ricorra a Maria SS., che certo sarà esaudito.

Costrignano, 18 Agosto 1898.

GIUSEPPE GHIDDI.

Maria Salus infirmorum.

In questi giorni solenni, in cui tutto il mondo cattolico ha rivolto i suoi occhi a Maria ed a Lei tutti hanno offerto i loro cuori, anch' io mi rivolgo a Lei per ringraziarla della guarigione completa di un mio caro figlio.

Contava esso appena l'età di dieci anni, quando forti dolori di capo l'obbligarono a tenere il letto. Non aveva più voglia di niente, parlava poco e non si poteva spiegare il suo male. Il nostro dolore era grande, ma non vi era rimedio che gli giovasse. Ad istanza del medico e di alcuni RR. Sacerdoti lo dovemmo condurre all' Ospedale Maggiore di San Giovanni in Torino, dove i medici ci pregarono di lasciarlo loro in cura. Si può facilmente immaginare il dolore di un padre e di una madre nel doversi dipartire da un figlio ammalato, sempre coll'affanno in cuore di perderlo da un momento all'altro. Ogni due o tre giorni si andava a trovarlo, ma nessun miglioramento si notava, anzi andava peggio. Di un naturale molto timido, egli non parlava con alcuno; inoltre la lingua gli si era ingrossata talmente, da impedirgli la favella stessa, ed era tanto indebolito di forze che non poteva per nessun modo reggersi in piedi.

Che fare? alzai lo sguardo all' immagine di Maria e Le dissi: « O Maria, io lo offro a Voi, e Voi dovete guarirlo ». Partimmo tosto per Torino decisi di ricondurlo a casa, sicuri che sotto il manto di Maria Ausiliatrice e con le amorose cure di un padre e di una madre sarebbe guarito. Molte furono le resistenze dei medici nel non volerlo lasciar partire, ma risoluto risposi: « Avete provati tutti i rimedii dell'arte e non gli avete recato alcun giovamento : io ne ho uno che non mancherà di guarirlo e presto: Maria Ausiliatrice sarà la sua salute ». Lo portammo a casa sulle nostre braccia, perchè sembrava morto, ed al lume della lampada accesa all'altarino della Madonna pregammo per la sua guarigione. La lampada era sempre accesa e continue erano le nostre preghiere.

Non era ancor passata una settimana, che già poteva fare alcuni passi da sè. Un mese dopo egli era perfettamente guarito; ed ora sotto il manto della Madonna del Cottolengo vicino a Maria Ausiliatrice, egli ha già percorso il primo anno di ginnasio con un felicissimo esame, godendo sempre florida salute.

Ebbene, o Maria Ausiliatrice, io Vi ringrazio che me lo abbiate guarito, e di bel nuovo io offro a Voi, tenetelo per Vostro e proteggetelo.

Mando intanto l'obolo della mia gratitudine per una Messa all'altare di Maria, e prego che questa mia relazione venga pubblicata nel Bollettino Salesiano a maggior gloria di Maria SS. ed a conforto dei suoi devoti.

Settembre 1898.

AGOSTINO PONZO.

Felice inspirazione !

Da tre mesi giacevo in letto, colpita prima da fiera influenza, che si risolse poscia in menengite e quindi in tifo. Ricevetti tutti i conforti di N. S. Religione, mi preparava all'estremo passo: l'agonia s'avvicinava e già avevo smarrito i sensi. Tutto ad un tratto la famiglia, che circondava il mio letto d'agonia, disse: « Ricorriamo a Maria SS. Ausiliatrice! » A quelle parole mi scossi; sentii la vita scorrermi per le vene, ed accennai col capo confidare anch'io nella Madonna di D. Bosco. E Maria SS. mi esaudiva: da quel punto co minciò un notevole, non comune miglioramento, ed ora mi trovo in piena convalescenza. A compimento di mia promessa prego di accogliere la qui unita offerta di L. 5 a gloria ed in ringraziamento a Dio ed a Maria SS. Salute degli infermi.

DELFINA ROSSO.

Campomorone. - Il giovane decenne Soffientini da Pontedecimo (Polcevera), Diocesi e Provincia di Genova, era affetto da spina ventosa ad un piede. Dopo avergli prodigate tutte le cure possibili, consulti di vagii medici locali e del pubblico ospedale, fu giudicato in tal caso l'arte medica non avere altro rimedio che l'amputazione del piede. Lascio immaginare l' ambascia dei genitori e parenti del giovane a tale annunzio. Ma viva Dio ! che tra essi era viva la devozione a Maria Ausiliatrice : ricorsero fiduciosi a questa Madre potente ed amorosa, che accolse benigna le loro preghiere, appagò i loro voti e consolò la desolata famiglia con veramente meravigliosa guarigione del giovinetto. Poiche, incominciandosi a preparare il ragazzo per l'operazione, s'incominciò pure una novena a Maria Ausiliatrice, e si spedì ai Salesiani di Torino l' elemosina per la celebrazione di una S. Messa all'altare della Vergine Ausiliatrice. Viva ! oh ! sì, viva Maria ! Al momento stabilito per il taglio del piede, questo fu trovato affatto guarito.

Pertanto i parenti del ragazzo pieni di riconoscente affetto verso della Vergine Ausiliatrice, vorrebbero far conoscere, se fosse possibile, a tutto il mondo, la potente ed amorosa cura che Maria tiene pei suoi devoti figli. A tal fine supplicano, come ne fecero promessa, di inserire questo fatto nel Bollettino Salesiano. In fede.

27 Agosto 1898.

ELISA SOFFIENTINI.

Carzago. - Saramondi Luigi graveolente ammalato, non sapendo trovare rimedio al suo male, nè nelle prescrizioni mediche, nè nelle cure amorose e sollecite della famiglia, si rivolse fiducioso con fervorosa novena alla Madonna Ausiliatrice, e ciò che non sapeva dargli la terra, glielo diede il Cielo : sedarono i suoi dolori, anzi ottenne la sospirata guarigione : riconoscente egli desidera sia pubblicata questa grazia ottenuta.

15 Agosto 1898.

D. FRANCESCO CALDERA.

Castelnuovo d'Asti. - La mia piccola Maria, di anni 6, il giorno 8 aprile fu colta quasi improvvisamente da malattia bronco-capillare, che in men di tre giorni la rese quasi immobile sul letto. Dopo diverse cure, il medico la trovò tanto aggravata, che in conclusione ci diè poca speranza di guarigione. S'immagini ! Cotal notizia ci rattristò assai tutti, e riflettendo alle moltissime grazie pubblicato sul Bollettino, che Maria SS. Ausiliatrice si compiace largire a chi ricorre a Lei con fiducia: senza far voto, ci raccomandammo noi pure di tutto cuore, onde volesse risparmiarci la presagita perdita. Miracolo! con tanto catarro che le balenava continuamente nello stomaco, con stupore del medico e di tutti noi, in men di tre giorni venne fuor di pericolo, e dopo una quindicina di giorni di convalescenza fu ristabilita perfettamente.

Convinti essere l'accaduto opera sopranaturale, ne rendiamo vive e pubbliche grazie a Maria SS. Ausiliatrice, offrendo L. 5 e pregando venga pubblicata nel Bollettino Salesiano la segnalata grazia.

19 Giugno 1898.

GIUSEPPE e BARBARA MUSSO

Forsivo (PERUGIA). - Francesco Alibrandi, da oltre tre lustri affetto da fiero male di stomaco, avendo adoperati tutti i rimedi, che suggerisce l'arte medica, senza alcun giovamento, trovandosi negli ultimi tempi straziato sì fieramente da esser quasi ridotto agli estremi di vita, a suggerimento del proprio Parroco fece ricorso alla Madre Aiuto dei Cristiani, alla Madonna di Don Bosco. Fatta una novena di preghiere e appesasi al collo la medaglia benedetta di sì potente Madre, che ancora porta con grande divozione, si trovò del tutto guarito. Riconoscente di sì segnalata grazia, manda per mio mezzo L. 15 per la celebrazione di una S. Messa all'altare della pietosa Madre, ripetendo dal più profondo del cuore: Evviva Maria Ausiliatrice!

G Settembre 1898.

D. TOBIA STENDARDI

Parroco.

S. Pietro Cusico. - Maria Sconfietti d'anni 2 1/2 in seguito a forte tosse asinina fu sfortunatamente colpita anche da broncopolmonite ; e già il medico temeva che il pericolo fosse imminente, quando la madre dolente ebbe la bella ispirazione di rivolgersi a Maria Ausiliatrice. Fiduciosa mandò tosto un' offerta al santuario di lei, promettendo che, se la bambina sarebbe guarita perfettamente, avrebbe fatto arrivare il quadro di Maria Ausiliatrice, affinche venga anche da noi maggiormente onorata e conosciuta Colei, che nessuno invoca con fede senza essere esauditi.

Ora la madre rendendo grazie alla Madonna, ci comunica che la piccola ammalata prima ancora che fosse compiuta la novena, fu libera dalla febbre, che da circa un mese continuamente la tormentava, e pienamente guarita. Mantiene quindi con animo lieto la promessa fatta e tra pochi giorni il quadro di Maria Ausiliatrice sarà posto nella Parrocchia di S. Pietro Cusico.

4 Settembre 1898.

EMILIA SCONFIETTI.

Torino. - Evviva Maria SS. Aiuto de' Cristiani! Da parecchi anni avevo fatto ricorso a Maria SS. Ausiliatrice, onde ottenere una grazia specialissima, il ritorno a Dio di un caro parente, che per essere avanzatissimo in età prevedevo non avrebbe potuto restare a lungo sulla terra; perciò imploravo ardentemente cho per la protezione di Maria SS. potesse prepararsi a fare una buona morte. Maria SS. nella sua materna bontà ascoltò le mie deboli preghiere, ed io ho avuto l'ineffabile consolazione di vedere colui, che da vicino tanto mi apparteneva, riconciliarsi con Dio, ricevere con tratti di particolare divozione i SS. Sacramenti, e spirare, come ho ferma fiducia, nel bacio del Signore. Di tutto mi riconosco debitrice alla potentissima Regina del Cielo e Madre nostra .Maria SS., alla quale voglio rendere questa pubblica testimonianza, onde concorrere per quanto mi è possibile a promuovere sempre più il suo onore e la sua gloria.

V. B.

Torino. - Trovandomi in triste circostanze per una seria decisione della mia vita avvenire, ricorsi a Maria Aiuto dei Cristiani, promettendo un'offerta, qualora m'avesse schiarita la scelta migliore ed appianate tutte le difficoltà incontrantisi. Non passarono che brevi giorni dalla mia promessa, quando ogni cosa fu stabilita, ed ora lui trovo pienamente tranquillo ; per cui rendo pubbliche grazie a Maria del potente suo aiuto, adempio alla promessa con questa piccola offerta di L. 10 e prego a voler inserire nel Bollettino la grazia ottenuta.

27 Agosto 1898.

P. F.

Villatalla (PORTO MAURIZIO). - Non potrò mai ringraziare abbastanza Maria SS. Ausiliatrice della grazia segnalato che mi ha fatto. Io giaceva a letto colpita da violenta polmonite: i medici ormai disperavano di salvarmi, e tutta la mia famiglia era in una vera costernazione. Confesso che per parte mia era contenta di morire, per togliermi ai tanti dolori che affliggevano la mia vita; ma il pensiero di abbandonare il papà e la mamma, che potevano aver ancora bisogno del mio aiuto, mi scosse; e, rivoltami a Maria SS. Ausiliatrice, le chiesi con un vivo trasporto di fede la guarigione. Non so che avvenne in me: io mi trovai, con maraviglia di tutti, perfettamente guarita.

In ringraziamento di tanta grazia invio al suo santuario un calice d'argento, piccolo pegno del mio affetto e della mia riconoscenza a sì buona Madre.

15 Agosto 1898.

ANNA PELLEGRINI Maestra.

Ottennero pure grazie da Maria SS. Ausiliatrice, e pieni di, riconoscenza, inviarono offerte al santuario di Torino o per la celebrazione di S. lesse di ringraziamento, o per le Missioni Salesiane, o per altre Opere di D. Bosco, i seguenti:

Cagliari: Nepomuceno Cardia a nome di Falqui Pasquale da Arixi, graziato, L. 5. - Padova: B. T., 10. - Verona: Filomena Capobianco, 5. - Bagolino (Brescia): Giorgio Fusi, 10, - Arsiero (Vicenza): Orsola Barati v. Zanoni, 10. - Ales (Cagliari): Giuseppe Puligheddu, 10. -- Camerata Cornelio (Bergamo) - Angela Giupponi, 1. - Parabiago (Miano): Luigia Bongini, 5. - Battaglia (Padova), Beatrice Scarpa, -- Acqui: Adele Malvicino. -- Siracusa: Maria Camerella. -Moggio (Como): Angiolina e Tranquillo Invernizzi,Feletto (Torino): Marianna Vagina, 12. --- Martinengo: I tre giovani studenti Pietro Giobbi, Giuseppe Colombi, Giuseppe Maioli, per essere stati favoriti negli esami, mandano tenue offerta per una S. Messa al suo altare di Torino. - Pianceri: Carolina Guidotto. - Catania: Gemma Saitta. - Roma: Giulia Zacotini, 50. - Varallo Pombia: Angela Silvestri, 10; Maria Bertinotti, 10; Catterina De-Giorgi. 5. - Tredozio: Lucia Bonaccorsi ne' Pautoli, 25 per aver Maria Ausiliatrice preservati i suoi raccolti dalla grandine. - Parma: Oli. Giovanni Del-Bue. - Torino: Teresa Badino n. Martinengo. - Casorzo Monferrato: Antonietta CasaIone n. Cassina, 6 per due S. Messe di ringraziamento. - S. Vittoria d'Alba: Giovannina :F'ornarese. Tnzino (Brescia): Ch. Luigi Barbera. - Canale Monterano Roma): D. Pietro sassi, 10. -- Borgomanero (Novara): Catterina Carrara, 5. - Chiusa S. Michele: Gabriele Tabone. -- Campomorone: Angela Isola, 25. - Locana: Giuseppe Rosso Bioletto, 10. -- Alassio: G. A. 1. - Rovere della Luna (Tirolo) : Pietro Sandri, 5 per Messa. - Moltedo (Porto Maurizio): Francesco Gazzano, studente. -- Ovada: Giacinta Olivieri, 2. -- Vergato (Bologna): Federico Venturi, Giacomo Brizzi, Carlino Ricci, Maddalena Marchioni e Laura Nanni Levera, 10. -- Mondovì: P. Giacomo Rissone dell'Oratorio, 25 a nome di pie persone. - Dogliani: Carolina Gaudolfo, con offerta. - Galbiate: Maria Brizzolari, 5 per una Messa di ringraziamento. - Moncucco : Emilia Segagni, 5. - Provincia d'Alessandria: Una Maestra di Scuola unica rurale, 10. - Montorso: Luigia Cacciavilani. - Babano-Cavour: O. G. Cooperatrice Salesiana. - Valmozzola: Marcellino Zazzi, 10.

NOTIZIE VARIE

CONFERENZE SALESIANE. I.

Riceviamo da Piazza Armerina un po' in ritardo la seguente corrispondenza riguardante la conferenza salesiana del maggio scorso. La pubblichiamo perche si veda che nell' azione salesiana tutto si può ciò che si vuole.

« Anche in questa città vanno ognora crescendo le simpatie per le Opere di D. Bosco, ed il numero dei Cooperatori e delle Cooperatrici s' è molto aumentato.

» Il 24 maggio la conferenza, che è prescritta nel capo IV § VII, n. 4 del Regolamento , fu tenuta nella V. Chiesa di Fundrò, magnificamente addobbata per la circostanza.

» Il Can. G. Prof. Alessi Batù, che è il Direttore diocesano, indirizzò una letterina d'invito ai Cooperatori ed alle Cooperatrici, esponendo il programma che sii sarebbe svolto il giorno della riunione.

» All' ora designata si trovarono radunati in Chiesa un migliaio di persone.

» Presiedeva la riunione Mons. Vicario Generale. Si diede principio con la recita del S. Rosario, e quindi dal novello Sacerdote D. Mario La Cara fu cantata, con gusto squisito, un'Ave Maria. Dopo prese la parola il Cooperatore Salesiano Can. Calogero Dott. Minacapelli, il quale, esordendo con uno splendido confronto tra gli eroi fecondati dalla carità cristiana e gli eroi camuffati sotto il velo della filantropia, venne a Don Bosco, fissando così i termini del suo assunto: D. Bosco costituisce il trionfo di Maria Ausiliatrice nel secolo XIX. L' opera di lui è la garanzia dei trionfi di Maria per l'avvenire. L' oratore, movendo da una premessa indiscutibile che la Vergine, siccome in tutti i secoli, così nel nostro deve verificare la verità di quell'accenno profe tico : Et beatam me dicent omnes generationes, presentò D. Bosco come colui che, coll'opera sua ne combina il trionfo nel secolo presente e offre una garanzia per l' avvenire del culto Mariano, che si risolve nel culto della fede. Le prove desunte dalle idee di D. Bosco, dalle parole, dalle sue opere, che l'oratore seppe mostrare dal loro lato appariscente, furono irrefragabili. Bellissimo e commovente l' accenno alla mano misteriosa, che accorre in aiuto di D. Bosco quando stringe il bisogno, amano che mostrò esser della Vergine e colla quale egli fabbricò templi, istituti, congregazioni.

» Tra gli intervenuti si notavano il R. Capitolo della Cattedrale, quello della Collegiata, il Seminario, oltre alle più cospicue intelligenze di questa città, le autorità e i funzionari del nostro paese, i quali tutti rimasero oltremodo soddisfatti della bellissima conferenza.

» Si fece, come al solito, una questua a favore delle Opere Salesiane, la quale, atteso le ristrettezze dei tempi, ascese ad una discreta sommetta.

» Furono cantate in fine dai Chierici del Seminario le Litanie della B. Vergine in musica, ed un Tantum ergo a due voci; fu impartita dal prelodato Monsignore la Benedizione col Santissimo, e furono fatti i suffragi per i Cooperatori e le Cooperatrici defunti.

» Facciamo voti che sempre più si apprezzi il valore delle Opere di Don Bosco, e che, in un giorno non lontano , qualche pia persona chiami in questa città i Salesiani, affinche noi, e specialmente la nostra gioventù possa godere della loro missione essenzialmente e cristianamente civilizzatrice. »

II.

Non inferiore a questa fu la festa celebratasi ad onor di Maria Ausiliatrice in Caltanisetta, mercè lo zelo del nostro Cooperatore Prof. Michele Cucugliata. A lui, come a tutti quanti lo hanno coadiuvato nel tributare sì solenni festeggiamenti alla Vergine Ausiliatrice, porgiamo le nostre più sentite congratulazioni, assicurandoli di tutta l a protezione, in vita ed in morte, della Madonna di D. Bosco, alla quale si possono con tutta ragione attribuire le belle espressioni dello Spirito Santo: Qui elucidant me, vitam aternam habebunt.

IL I° DECENNIO DELLA MORTE DI D. BOSCO a Samolaco in Val Chiavenna.

Non abbiamo potuto pubblicare prima d'ora la relazione che il M. R. Sac. Dondina Pietro Placido ci invia del solenne uffizio funebre fatto nella sua Parrocchiale di S. Andrea Apostolo lo scorso maggio. Il figliale tributo di questo nostro Cooperatore non poteva riuscire meglio, ed egli così ci scrive: « L'amore a D. Bosco, alle sue Opere ed alla Pia Società Salesiana, come rimarrà mai sempre vivo ed incancellabile nel mio povero cuore, così amo si abbia ad instillare anche nell'animo dei miei cari figli in G. C., e ben già posso gloriarmi e darne lode a Dio che in soli due anni, dacchè mi trovo in questa parrocchia. un abbondante numero di Cooperatori e Cooperatrici Salesiane ali fanno nobil corona... Iddio fecondi e benedica sempre l' Opera Salesiana a bene dell' umanità sofferente, massime in questi tempi così calamitosi , e D. Bosco e la Vergine Ausiliatrice ne protegga tutti dal cielo e ne scampi dall'universal naufragio. » Lo zelo e la carità del M. R. D. Dondina saranno certamente benedetti da Maria SS. e noi lo assicuriamo della nostra gratitudine pei valido appoggio che ci porge nel fare il bene.

BIBLIOGRAFIA.

Elementa Grammatices Linguae Hebraicae cum Chrestomathia et Glossario del Dr. Prof. ITALO Pizzi, della Regia Università di Torino. - Tipografia Salesiana, Torino.

Fu già lamentata la mancanza di una grammatica, che, composta secondo i più recenti studi e pratica nello stesso tempo, brevemente e chiaramente insegnasse ai giovani del laicato e del clero italiano i principi della Lingua Ebraica. Ciò fu detto da un giovane e già chiaro cultore degli studi orientali, specialmente biblici, a proposito d'un libro recentemente uscito (1). In Italia, abbiamo l'eccellente Grammatica Ebraica del Prof. Fr. Scerbo (2); ma essa, se non erriamo, è alquanto troppo diffusa per i principianti. È libro scientifico che deve essere consultato (e sarà sempre consultato con molto profitto) da chi è già iniziato negli studi. Per incominciare, i nostri giovani devono ricorrere al Vosen (3), che, quantunque buono,

è oscuro, difficile da intendere e intricato non poco (1), mentre i manuali scritti in tedesco sono inaccessibili ai più per la difficoltà della lingua.

Con l'intendimento, pertanto, di porgere ai giovani nostri delle Università e dei Seminari una guida pratica e scientifica nello stesso tempo, che loro mostri e sbarazzi la via all'apprendimento dell'ebraico, il Dott. Italo Pizzi, illustre orientalista e prof. nella R. Università di Torino, si è accinto a compilare questi suoi Elementa Grammatices Linguae Hebraicae cum Chrestomathia et Glossario, che ora annunziamo al pubblico.

La Grammatica, pur tenendo d'occhio la pratica, e con l'intento di semplificare quanto più si possa le regole, espone tutta quanta la teorica del verbo, del nome, del pronome, ecc. della lingua ebraica, e della sintassi porge tutte le regole più necessarie e indispensabili.

Nella breve Crestomazia , l'Autore, sebbene si tratti di libro per i principianti, non ha voluto dare soltanto passi di libri storici, come, per esempio, ha fatto il Vosen nei suoi Rudimenta, il cui stile è troppo uniforme. Ma, fatti precedere convenienti e acconci passi storici della Scrittura (tolti dal Pentateuco, dai Giudici, da Samuele, dai Re), li ha fatti seguire da altri tolti dai libri poetici e profetici. Vi sono riferiti perciò alcuni Salmi, il Cantico di Mosè, alcuni passi di Isaia, di Geremia, di Ezechiele, di Giobbe, dei Proverbi, scelti tra quelli che possono essere tradotti anche in una prima scuola d'ebraico. Ad ogni passo seguono brevi note puramente esplicative del testo.

Il vocabolario registra le voci e le frasi dell'Antologia, soltanto, s'intende, nel significato che esse vi hanno. Della maggior parte dei vocaboli derivati da radici trilitterali esso nota anche la radice, ricorrendo, ma parcamente, anche all'arabo, al caldaico, al siriaco, quando la radice non si trovi usata nell'ebraico. Le forme grammaticali più rare o difficili e le frasi di non facile intelligenza vi sono notate e spiegate al loro luogo.

Quantunque il libro sia elementare, l'Autore non ha trascurato di valersi, per la parte grammaticale, dei lavori recenti dello Strack, del Gesenius (1), dello Scerbo e di altri. Quanto all'Antologia, per l'interpretazione dei passi, egli ha pur consultato, nella dovuta misura, non solo le antiche versioni, ma anche i lavori degli esegeti moderni, e ciò solo, s' intende bene, per l' interpretazione letterale, avendo voluto evitare ogni altra questione che vi fosse estranea.

Quanto all' esecuzione materiale, non può non essere particolarmente commendata, cotanto riuscì quest'edizione nitida e corretta. Il che non è piccola cosa per un lavoro, come questo, difficile per sua natura e pressochè nuovo fra di noi in Italia. Certo la Tipografia Salesiana ha con esso reso un segnalato servizio agli studiosi delle lingue semitiche, e giovato grandemente a facilitare e diffondere lo studio dell'ebraico, il cui apprendimento omai s'impone di necessità così al giovane clero, che ama addentrarsi nella conoscenza dell'antico testamento, come in generale a' cultori delle lingue e letterature orientali. Noi lo raccomandiamo quindi vivamente a' Seminari e a tutti gl'Istituti superiori di educazione scientifico-letteraria, sicuri di far loro cosa utile e grata.

Per le scuole superiori di religione. Teol. FRANCESCO PAGLIA, La Ragione guida alla Fede. Corso d'istruzione religiosa e apologetica. 2 vol. in 12, pag. 904 e 1044. L. 8,50; 2a edizione.

- Compendio della medesima opera. 2 vol. in 16, pag. 232-242; 3a edizione riveduta e ritoccata dall'Autore. L. 2.- Torino, Tip. Salesiana, 1898.

La seconda edizione dell' opera maggiore e la terza ora fatta del Compendio in meno di tre anni mostrano la eccellenza del lavoro ed il grande favore, che ha incontrato presso gli educatori della gioventù ed i professori di Religione, di Teologia e di Filosofia.

Non istiamo qui a ripetere i sommi elogi fattine da molti egregi giornali e periodici scientifici. Ci contentiamo di fare osservare che il Compendio è già adottato in molti istituti, collegi, seminari, licei e scuole superiori di religione :, e non pochi professori di Teologia e Filosofia si servono dell'opera grande nelle loro lezioni, leggendone eziandio talvolta brani interi ai loro allievi a schiarimento e difesa dei dogmi cattolici più profondi e più esposti agli assalti dei moderni increduli.

Sappiano ancora che in certe diocesi si propongono dai Vescovi ai loro sacerdoti questioni riguardanti la relazione tra la Ragione e la Fede o tra la Scienza e la Bibbia, oppure casi morali concernenti la presente incredulità o religiosa indifferenza, ovvero l'odierno liberalismo, ricavando le une e gli altri da quest'opera, e loro consigliandone la lettura per attingerne la soluzione.

Per tal modo va adempiendosi il benigno auspicio dell'Eminentissimo Cardinal Parocchi, Vicario di S. Santità Leone XIII, indirizzata all'autore nella seguente lettera

REv. SIG. TEOLOGO,

Adatti alle Scuole Liceali mi sembrano i due volumi di V. R., intitolati : La Ragione guida alla Fede. Chiarezza d'esposizione, ordine logico, sanità di dottrina, ampiezza di svolgimento, rendono il suo lavoro opportuno all'età, in che la fede va in traccia dell'intelletto- fides quaerens intellectum - secondo la bella frase di S. Anselmo.

Spero che i due volumi saranno apprezzati con formo al merito e si faranno strada nelle Scuole Cattoliche , riconfermando negli eterni principii della ragione e della fede la crescente generazione, dalla quale si aspetta il rimedio ai tanti risali della generazione presente.

Ed ora, con le loie congratulazioni ed i ringraziamenti più vivi, gradisca l'augurio d'ogni felicità che le invio, professandomi di V. R.

Roma, 1 Agosto 1896.

Dev.mo in G. C.

L. M. Card. PAROCCHI Protettore dei Salesiani.

(1) Il Dr. Sac. Salvatore Minocchi (Riv. Bibliogr. Ital. A. III, N. 6, p. 183, Firenze).

(2) Firenze, Succ. Lemonnier, 1888.

(3) Rudimenta linguae hebraicae (Friburgo, diverse edizioni).

(1) Il Minocchi (Riv Bibl. I. c.) dice: Gli aridissimi Elementi del Vosen annoiano e non fanno amare l'ebraico.

(1) S'intende in modo speciale l'eccellente vocabolario (Hebra,.ochea und Aramaisches Handworterbuch) rifatto e ripubblicato dal Dr. Bubl con l'aiuto dei Professori Socin e Zimmern (Lipsia, Vogel, 1895).

Cooperatori defunti in Settembre e Ottobre 1898.

1 Angeloni Angelo - Pallanza (Novara).

2 Bassani Angela - Villadosia (Milano).

3 Brogli Laura - Pavia.

4 Catterina D. Vittorio - Virle (Brescia).

5 Chiocca Giovanni - Crevacuore (Novara).

6 Cini Goi Giovanna Vittorio (Treviso).

7 Cremonesi Don Luigi Can. - Lodi (Milano).

8 Dematteis Irene n. Ferrato -Torino. 9 Ferri Stefano - Veggio (Bologna). 10 Figaroli D. Giuseppe - Borsico (Bergamo).

11 Guarlotti Alessandro - Galliate (Novara).

12 Grazioli Delfina - Voghera (Pavia ).

13 Grondona Rosa - Campomorone.

14 Guidone Enfrosina - Lucca. 15 Lanfranchi Luigi - Cremona.

16 Leonardi Catterina ved. Restolli - Verucchio (Forlì).

17 Marenco Giuseppe Vincenzo -- Montevideo (America-Sud).

18 Massara Antonio - Bianzè (Novara) 19 Mattei Luigi - Mercantino (Pesaro). 20 Merlo Carolina - Vanzaghello (Milano).

21 Milza Maria Ved. Cavanna --- Bettola (Piacenza).

22 Mo Don Evasio - S. Stefano Balbo (Alessandria).

23 Nicola-Bonvecchio Oresta - Esanatoglia (Macerata).

24 Nuara D. Salvatore - Caltanisetta. 25 Pagani Ernesto - Langhirano (Parma).

26 Parodi Dionisia ved. Viani- Genova. 27 Romoli Maria - Terno d'Isola (Bergamo).

28 Rossi Antonio - Molare (Alessandria).

29 Rossi Rosa - Moasia (Alessandria), 30 Ruscon Maddalena Maria - Pisa. 31 Samuelli Don Simone, Arciprete - Nuvolento (Brescia).

32 Savoia D. Santo -- Gargagnago (Vecena).

33 Sciales D. Nicolò - Caltanisetta.

34 Tommasi Aliotti Antonia - Cortona (Arezzo).

35 Ugo Maria - Caraglio (Cuneo).

36 Varnier Maria Ved. Bozzolo - Sar Cassian del Meschio (Treviso).

37 Venturelli Rosa - Larvego.

38 Villa Pasqualina -- Terno d'Isola (Bergamo ).