Bollettino Salesiano

SOMMARIO DI SETTEMBRE 1898

A MARIA SANTISSIMA   pag. 211 IL S. PADRE LEONE XIII ED I MISSIONARI SALESIANI » 223 UN PICCOLO CONGRESSO EUCARISTICO GIOVANILE . . » 225

MISSIONI: - PARAGUAY: Una seconda escursione al Chaco Paraguayo. - BOLIVIA: Attraverso il regno di Bolivar (seguito). - In fascio   . » 229 COLLEGI SALESIANI ED EDUCATORII diretti dalle Figlie di Maria Ausiliatrice   . » 240 LIBRI DI TESTO per le Scuole Elementari, Normali, Ginnasiali e Liceali    » 241

NECROLOGIA    » ivi

NOTIZIE VARIE    » 242

BIBLIOGRAFIA    ivi

COOPERATORI DEFUNTI   . » 243

ILLUSTRAZIONI: - I tre Indii Coroados condotti all'Esposizione di Torino, pag. 224 - Due gruppi d'Indii Lenguas, 230 e 233 - Mons. Giacinto Anaya, Vescovo di Cochabamba nella Bolivia, 235.

A Maria Santissima

MENTRE tra le mura dell'Augusta Torino con tutta l'imponenza e la solennità de' più grandi avvenimenti si va svolgendo il 3° Congresso Mariano Nazionale, il Bollettino Salesiano, che tanto ha concorso in quest' ultimo quarto di secolo a diffondere la divozione ed il culto alla Vergine Santa, giubilando innalza alla Grande Regina del Cielo e della Terra un inno d'amore e di riconoscenza. È l'inno de' mille devoti Cooperatori e Cooperatrici Salesiani , che, da Maria o nel corpo o nello spirito sovranamente beneficati, nell' effusione dell'animo grato la van celebrando coi titoli più dolci e più cari che si possono immaginare, e quali la decantano Causa di ogni nostra letizia, quali la dicono Rifugio dei peccatori e Porta del Cielo e quali ancora Salute degli infermi, Consolatrice degli afflitti, Aiuto potente del Popolo Cristiano. È un cantico immenso, che sale dall'umile casetta del povero come dall'aula superba dell'opulento, e da ogni punto del globo viene a confondersi colle sublimi lodi che alla Vergine-Madre tributano in Torino in questi giorni Eccellentissimi Vescovi, venerandi Ecclesiastici, illustri Membri del Laicato Cattolico, ai quali tutti porgiamo riverenti il nostro saluto e l'augurio più caldo del nostro cuore.

Il Signore vi benedica, o Eccellentissimi e Reverendissimi Pastori delle varie Chiese del Piemonte e d'Italia, e vi compensi delle fatiche intraprese per rassodare e diffondere tra il popolo fedele la divozione di Maria, che fu e sarà sempre la debellatrice di ogni eresia che da San Pietro a Leone XIII tentò di nuocere alla Chiesa. Il nostro S. Massimo, che in vita fu così tenero e divoto figlio di Maria, e che, arcanamente inspirato, la salutava con trasporto d'amore « la vera manna del cielo, » vi accompagni nelle dotte vostre discussioni e renda più efficace la vostra parola. Egli presso il trono di Maria, vostro valido intercessore, vi ottenga di veder coronati felicemente i magnanimi sforzi del vostro cuore e della vostra pietà.

E voi, illustri Congressisti, che da ogni parte d'Italia accorrete in questa nobile città, che si intitola dalla Madonna della Consolata e dall'Ausiliatrice del Popolo Cristiano, voi che vi gloriate di unirvi alla nobile schiera di quei secolari, che dall' Alighieri ad Alessandro Manzoni non cessarono di celebrare con le più splendide espressioni Colei che fu salutata umile ed alta più che creatura, ricevete i nostri cordiali applausi ed abbiatevi la nostra sincera ammirazione. Ed a voi pure ci sia consentito di ripetere l'augurio del primo Vescovo di Torino, che Maria vi ricopra de' suoi doni e sia per voi fonte di grazia e di vera consolazione.

E mentre la nostra patria ha maggior bisogno di celesti favori e piange per dolorose ferite, noi siamo sicuri che questo Congresso Mariano diffonderà torrenti di benedizioni in ogni più remoto angolo della nostra terra e del mondo, e che la sua voce porterà eziandio soave conforto al gran divoto di Maria, che vive e prega in Vaticano, vedendo come le sue esortazioni ai popoli di accorrere fiduciosi al trono di Maria siano per i suoi figli vicini e lontani, più che semplici consigli, veri comandi. Oh! sì, Maria conceda a questo miracolo di Papa Leone XIII di sentire l'inno del trionfo, prima di salire al cielo, Essa, che in ogni secolo fu per la Chiesa inclita come il sol, terribil come Oste schierata in campo.

Maria mi ha veramente consolata!

Domanda e ti sarà dato, prega e sarai esaudito, picchia e ti sarà aperto. Così il Divin Maestro nel Santo Vangelo, così dice Maria a tutti, e così io con somma riverenza e santa fiducia predicherò a coloro che soffrono, io che esperimentai la verità di queste evangeliche massime.

Sono Cooperatrice Salesiana, ed ogni mese ricevendo il Bollettino il mio sguardo correva tosto alle grazie che la Madonna concede ai suoi divoti ; ma leggendo non restavo mai soddisfatta. Nessuna grazia che assomigliasse a quella ch'io chiedevo; erano tutte grazie di guarigioni, e si sà la salute è un tesoro, che si pregia sol quando si perde, e noi poveri la godiamo ad esuberanza. lo chiedeva la grazia di un impiego per mio marito, una di quelle grazie che sebbene terrene, oggi si possono considerare quasi celesti per il numero enorme dei disoccupati e per la scarsezza degli impieghi. Pregai, pregai sempre cori grande fiducia e costanza: feci voto di un'offerta alla Vergine Ausiliatrice e di pubblicare la grazia, se me la concedeva. Passò molto tempo e nulla ottenni. È vero che Maria mostrommi di tratto in tratto qualche lembo di cielo azzurro, qualche raggio di sole, qualche sprazzo di luce, aiutandomi in mille vicende, ridando a me il posto di maestra; ma era l'impiego di mio marito ch'io desideravo, un impiego che ridonasse la vita ad una giovine famiglia, piombata dalle più rosee illusioni nell'abbandono più sconfortante. Sì, un impiego che ci mettesse in una posizione di poter dare ai figliuoli una soda e cristiana educazione io chiedevo l'onore, il pane, la vita !

Ma: chi più tarda più concede! Quando meno l'aspettavo, mio marito senza protezioni e conoscenze, lui di provincia lontanissima, su 86 concorrenti ottenne un posto distinto, onorato e lucroso. Oh ! Maria, quanto vi devo, e quanto sono felice di avere messa la mia famigliuola sotto il vostro manto.

Desìdero che la detta grazia sia pubblicata nel Bollettino Salesiano, perchè dessa è la grazia moderna, di cui abbisogna quasi ogni famiglia. È la grazia del povero, del derelitto che, più e più volte perduta la speranza e l'illusione, immerso in un isolamento terribile, si dà allo sconforto, alla disperazione... -Coraggio! coraggio, o voi che piangete! non è tutto buio l'esistenza umana! Là fra le spine sbocciano rigogliose le rose, fra gli sterpi della siepe spuntano le modeste mammole, poco lungi dagli imponenti ghiacciai delle Alpi hanno vita i candidi edelaveis, e nell'oscurità dei vostri dolori brilla una stella, una fulgidissima stella, Maria! Oh! a Lei ricorrete con fiducia e senza stancarvi; fatene almeno la prova., ma ci vuole fede, viva fede in questo secolo incredulo, corrotto, pessimista!

Riconoscente alla Vergine Ausiliatrice pei tanti favori concessimi, ed ancora per la guarigione di un mio bambino, mando una tenue promessa offerta per le Missioni Salesiane, promettendo di rinnovare ciò altre volte come Cooperatrice Salesiana.

Latisana (Udine), 8 Maggio 1898.

MARIA Fiori.

Maria unico conforto dei tribolati!

Già da parecchi anni sono afflitta amaramente da grandi ed interminabili sventure. Mi morirono quasi contemporaneamente i genitori, l'amato consorte, e poi per una cattiva amministrazione fui privata di tutte le mie sostanze. Questa disgrazia mi addolorò grandemente pensando all'educazione e all'avvenire de' miei cinque figli. In tale angoscia, che mi lacerava l'anima, oh ! come ricorsi fiduciosa a Maria SS. Ausiliatrice, con quale tenerezza, con quante lacrime la supplicai. Ed Essa fece accorti i miei parenti dell'infelice posizione de' miei figli e fece in modo che pensassero all'educazione di quattro tra essi. Me ne rimaneva ancora uno che disperavo di collocare. Dopo aver fatte mille ricerche, mille domande non era riuscita a nulla; mi raccomandai con gran fervore a Maria, e quando avevo quasi perduta la speranza, Essa mi ottenne la grazia. In tanti dolori Essa fu la mia unica consolazione, la mia unica speranza: solo a' suoi altari trovai la pace, la vera pace. Da un anno sono inscritta tra le Cooperatrici Salesiane e quanta rassegnazione nel soffrire non mi ottenne Maria!!.. Per questa rassegnazione e pel collocamento insperato de' miei figli io le rendo pubblici ringraziamenti ad incoraggiamento degli affitti e a gloria della Madonna di D. Bosco. Appena possa, invierò al suo santuario di Torino qualche offerta; intanto le mando un quadretto per grazia ricevuta in pegno della mia riconoscenza. Grazie infinite a Maria !

Cremona, 20 Maggio 1898.

NARCISA G. BERZACOLA.

Maria Ausiliatrice vuol esser da noi invocata.

Erano già alcuni mesi che Amalia Adami, giovinetta undicenne, si sentiva male all'orecchio sinistro; ma il male si rincrudiva nel luglio 1897. Sul principio d'agosto l'orecchio emetteva sanie e sangue perdendo l'uso dell'udito. Ridotta a tale punto, la madre dell'Amalia condusse la figlia ai medici dell'ospedale, i quali, visitatala, concordemente affermarono essere necessaria una operazione pericolosissima. Una zia materna della giovane, informata di tale dolorosa situazione della sua nipote, pensò di ricorrere ai mezzi soprannaturali; ma, dubbiosa a qual santo principalmente rivolgersi, deliberò di fare nientemeno che nove schede di santi, tra cui mise pure Maria Ausiliatrice. Imbussolò le schede, estrasse la prima volta Maria Ausiliatrice; tentò la seconda e di nuovo venne Maria Ausiliatrice; la terza volta ed ecco con meraviglia e gioia ancora Maria Ausiliatrice. Dopo ciò, con fiducia e quasi con certezza di essere esaudita, scrisse al Superiore dei Salesiani, pregandolo di fare una novena a detta Madre e facendola contemporaneamente in casa propria per la guarigione della nipote. Finita la novena, l'inferma si sentì subito migliorata. Ciò avveniva alla metà di agosto: nei primi giorni di settembre era perfettamente guarita, e d'allora in poi fino al presente non ebbe più alcun male. Sia sempre benedetta e ringraziata la bontà e la potenza di Maria Ausiliatrice !

Castagnito d'Alba, 24 Maggio 1898.

TERESA MEJNARDI.

Chi confida in Maria non è mai deluso.

Nel luglio dello scorso anno mi cadde ammalato di tifo un bambino. Le cure usate per arrestare il male, per sedare la febbre persistente e altissima a nulla giovarono, e sulle ore 16 del 21 tanto il bimbo si aggravò e così venne affilandosi in viso e spegnendosi negli occhi, che lo piangemmo per morto. Ad un tratto mi sovviene della Madonna di Don Bosco, non invano altra volta invocata, e dire : il bambino guarirà: e telegrafare a Torino per una preghiera all'altare di Maria SS. Ausiliatrice fa cosa di un istante. Il bambino continuò in balìa della morte sin verso 1e22: poco appresso sembrò apparire un sintomo di risveglio : alle 24 il termometro segnava una leggerissima diminuzione della febbre : al mattino era quasi scomparsa. E da tale momento entrato per poco in convalescenza e continuando poscia questa regolarmente, il bambino fu salvo. .Non parlo di miracolo: ma piacemi attribuire a grazia di Maria SS. Ausìliatrice la guarigione di mio figlio; e colla pubblicazione di questo breve cenno mostrarle come meglio la mia riconoscenza, ora sopratutto che, per decorso di tempo, la guarigione stessa ben si può affermare assoluta, perfettissima.

Nè posso tacere quanto appresso.

Persona affetta da male, che davale pena gravo materiale e morale insieme per tema fosso incurabile, si rivolse alla Madonna di Don Bosco e promise che qualora entro un perìodo, che prefiggeva, se ne fosse trovata libera, ciò attribuendo a grazia di Maria SS. Ausiliatrice, ne avrebbe fatto cenno sul Bollettino. E così fu veramente ; chè dal giorno della promessa a quello della scadenza del termine prefisso il male pressochè scomparve, e l'animo riconoscente si è aperto alla certezza omai di definitiva e affatto completa guarigione.

Altra persona aveva in corso affare importante, ma ogni probabilità stava contro alla felice riuscita di esso : anzi un fatto sopravvenne che disperse financo l'ultimo raggio di buone speranze. Quella persona, piena di fede, ricorse a Maria, invocandone fervidamente l'aiuto, e l'aiuto non mancò. Poichè, poco appresso, l'affare piegò in bene, ed ora ne è assicurato l'esito appieno conforme ai desideri di chi affidossi a Maria SS. Ausiliatrice, che tutto può e benignamente accoglie.

Darfo (Brescia), 5 Giugno 1898.

Avv. GIUSEPPE BONTEMPI.

Liberata dal mal caduco.

Maria Ausiliatrice, invocata costi con fiducia, si compiacque manifestare la sua misericordiosa e potente intercessione con un fatto che ha in qualche modo del miracoloso.

Una mia parrocchiana, per nome Angela Maria Menzio, povera madre di famiglia, aveva, or sono alcuni mesi, una ragazzina affetta dal mal caduco, e per quanto siasi industriata, secondo i consigli e la direzione del medico locale, per alleviarla o liberarla da tal malanno, non vedeva miglioramento di sorta.

Vista quindi a mal partito la sua bambina, la povera madre si rivolse a Colei, che è chiamata a buon diritto Ausiliatrice dei Cristiani; ed ecco che verso la fine della novena fatta in onore di Maria, contro tutte le speranze umane, la ragazzina trovossi libera, da quel male così tristo, ed ora da vari mesi gode ottima salute, nè ebbe più ombra alcuna d'attacco.

In riconoscenza la povera madre offre a Maria SS. una piccola somma, che io sono lieto di portare a L. venti, onde io possa non solo gaudere cum gaudentibus, ma con questi dimostrare anche la mia riconoscenza alla Vergine SS. Ausiliatrice.

Limone-Piemonte, 5 Agosto 1898.

D. Giov. BATT. PEPINO, Parroco.

Carrù (CUNEO). - Nel mese di gennaio la signorina Beatrice Reineri gentilmente inviava a Torino al Sig. Don Rua un telegramma per raccomandargli un mio figlio gravemente ammalato. Più non vi era la minima speranza di vedere guarito il mio caro Costanzo, nè per parte de' medici, nè per mezzo delle cure più assidue. Quando una persona conoscente mi suggerì la santa idea di rivolgermi a Colei, che a nessuno ha mai negate le sue grazie, cioè a Maria SS. Ausiliatrice. Accolsi al volo il suggerimento e quasi disperata le raccomandai subitamente il mio diletto figlio, promettendole, se mi concedeva la grazia, l'offerta di L. 100. Non ci volle altro. Maria rivolse benigno il suo sguardo a me desolata e mi ha consolata. Mio figlio fu salvo ed ora gode perfetta salute e meco si unisce per innalzare un inno di lode e di ringraziamento a sì potente Signora. Riconoscentissima per così strepitosa guarigione, invio a mezzo di vaglia l'offerta promessa.

27 Marzo 1898.

MARGHERITA FILIPPI.

Cervo (PORTO MAURIZIO) - Invio L. 5 per una Messa di ringraziamento a Maria SS. Ausiliatrice per grazia prontamente ricevuta. Trovavasi mio marito con ambe le mani ammalate, specialniente la destra : già era decretato dai medici di dovergliela tagliare : egli si trovava lontano ed io non potevo assisterlo: ero quindi al colmo della disperazione. Fra tante angustie mi sovvengo delle tante grazie ottenute da Maria SS.. Ausiliatrice, comincio prontamente una novena, prometto una Messa di ringraziamento. Ed ecco, con mia piena soddisfazione, non avevo ancora finito la novena, che mio marito è fuori pericolo ed esso stesso mi scrive colla mano destra, dicendomi che è un vero miracolo. Sieno rese grazie infinite a questa nostra cara Madre Maria SS. Ausiliatrice : bramo che questa grazia sia fatta pubblica, acciocchè tutti amino e ricorrano con fiducia a sì buona Madre.

21 Maggio 1898.

ANGELINA CERRIZaNO IN FIORI.

Makò (UNGHERIA). - Maria Ausiliatrice ha esaudito le preghiere degli allievi Salesiani di Torino, liberando in parte mia moglie dalle convulsioni che soffriva per l'addietro. È già un anno che si sente molto meglio, ed è colpa nostra se il Signore non l'ha guarita del tutto; poichè con noi altri poveri peccatori ci vuol sempre qualche cenno, o se questo non basta, qualche forte impulso per farci rammentare i nostri do veri, essendo noi tanto invaghiti del mondo, che ama ridere e trastullarsi. 12 Luglio 1898.

GIOVANNI HENNE Capo Ingegnere.

Piossasco (TORINO). - Viva Maria ! I mesi di aprile e di maggio dello scorso 1897 furono per me mesi di angoscia e di dolori atrocissimi. Ero straziata da tali dolori reumatici al braccio destro da non poter avere alcun riposo né giorno, nè notte. Dal dottore curante ero stata consigliata a recarmi ai bagni di Acqui, unico rimedio nel quale egli potesse ancora riporre la sua fiducia; io però, anzichè imprendere un tal viaggio, volli collocare le mie speranze nella Vergine Ausiliatrice, sicura che questa buona Madre sarebbe venuta in mio soccorso. Mi raccomandai perciò caldamente al suo potentissimo patrocinio, con promessa di far pubblicare nel Bollettino Salesiano la grazia della guarigione, ove mi fosse stata concessa. Nè la mia fiducia fu delusa , anzi venne coronata del più felice esito, poiche da quel giorno provai in me un vero miglioramento : in poco tempo i dolori svanirono: un mese dopo io mi trovai libera affatto da ogni malore. Riconoscente pertanto all'Augustissima Regina de' Cieli ed in adempimento della mia promessa, mando a pubblicare un sì segnalato favore, scongiurando Maria SS. Ausiliatrice a degnarsi di continuare su di me in tutti i giorni della vita mia la sua celeste, materna protezione. Viva Maria!

26 Aprile 1898.

MARIANNa COMBA n. PEJRANI.

Ponzò (GOLFO DI SPEZIA). - Il giorno 24 dicembre del 1897, vigilia del Santo Natale, venne a farmi visita Pasqualina Landi V.a Bagnoni, ammalata di alienazione mentale. La poveretta deve col suo lavoro provvedere al mantenimento della sua famiglia. Lo stato suo mi mosse tanto a compassione, che io ricorsi subito col pensiero a Colei che è la salute degli infermi.

Il giorno 28 dicembre, primo giorno di scuola dopo le vacanze natalizie, diedi principio alla novena di Maria Ausiliatrice, di cui tengo l'effigie nella scuola, insieme coi miei alunni ed alunne di 2a e 3a Classe.

Oh portento di Maria ! Prima che fosse terminata la novena, la povera donna era già guarita, anzi il giorno dell'Epifania fece le sue divozioni. Io di tutto cuore ringrazio Maria Ausiliatrice e adempio alla promessa fatta, facendo pubblicare la detta grazia nel Bollettino Salesiano.

Inoltre col cuore veramente grato rendo grazie infinite a Maria Ausiliatrice per avere, dopo una novena fatta in suo onore, resa un po' di calma all'anima mia che era fortemente travagliata da afflizioni di spirito. Piena di riconoscenza mantengo le mie promesse e mando L. 5 per la celebrazione d'una S. Messa all'altare di Maria Ausiliatrice in Torino, ed altre 5 per le Opere di D. Bosco.

25 Maggio 1898.

ANNUNZIATA CIUFFARDI Maestra

S. Quirico di Polcevera (GENOVA). - Nello scorso febbraio una mia bambina di appena un anno veniva colpita prima da polmonite, poi da bronchite. L'ottimo sig. medico curante non aveva più che una debolissima speranza di salvarla; vi fu anzi un giorno in cui si credette spedita, Appunto in quel giorno mi recai a Sampierdarena e mi raccomandai alle preghiere di quei, buoni Salesiani. Pregai anch'io, e, ritornato a casa, misi al collo della mia cara ammalata una medaglia benedetta di Maria SS. Ausiliatrice. Quella sacra medaglia, tenuta stretta fra le manine dell'ammalata, fu il miglior farmaco; poiche dopo un breve sonno incominciò a migliorare, ed ora è completamente guarita. Grazie a Maria SS. Aiuto de' Cristiani!

17 Maggio 1898.

LUIGI GIRIBALDI.

Zola (BOLOGNA). - Chi si trova in casi estremi ricorra a Maria Aiuto dei Cristiani. Mio marito lo scorso marzo s'ammalò di grave polmonite. Il male aveva preso proporzioni tali, che il medico disperava di salvarlo. All'ottavo giorno il male peggiorò, poiche alla polmonite s'aggiunse la meningite che ridussero l' infermo sull'orlo della tomba. Infatti poteva dirsi uomo morto, poichè aveva il volto cadaverico, gli occhi vitrei ed il rantolo stesso della morte. Feci fare una novena a Maria SS. ed appesi al collo dell'ammalato una medaglia della Vergine ed in quel momento estremo la pregai di ridonare la vita a quel corpo inerte, promettendo di far pubblicare la grazia, d'inviare un piccolo ricordo da appendere al di lei altare e di far celebrare una messa di ringraziamento. Da quel momento mio marito cominciò a migliorare e due giorni dopo era fuori di pericolo. Ma dopo alcuni giorni ricadde nuovamente ed il medico dichiarò che era una infezione generale, della quale temeva assai. Ricorsi nuovamente a Maria, feci fare un'altra novena al suo altare ed ora sia lode a Maria SS.! mio marito si trova pienamente ristabilito e non risente il minimo disturbo. Compio la promessa fatta e desidero che questa grazia sia pubblicata, perche tutti conoscano che infinita è la bontà di Maria verso noi miseri peccatori.

ADELE GUIDICINI.

Ottennero pure grazie da Maria SS. Ausiliatrice, e pieni di riconoscenza, inviarono offerte al santuario di Torino o per la celebrazione di S. Messe di ringraziamento, o per le Missioni Salesiane, o per altre Opere di D. Bosco, i seguenti:

Asti: Ermenegilda Bocca che offre L. 5 e Giuseppina Benenti, pure L. 5, a mezzo del Direttore dei nostri Cooperatori D. Secondo Gay, Prevosto. - Scalenghe: Adele Romano manda una tenue offerta in ringraziamento alla Vergine per la grazia ottenuta della guarigione di sua mamma. - Foglizzo: Giuseppina Barbero, 10. - Vezzano Ligure: Catterina e Gio. Battista Colombo, 10 per Messa. - Rancio Valencia: Maria Tabacchi di Gio., 5 per Messa. -Possano: Clotilde Olivero e famiglia, per quattro segnalati ssilne grazie, offre una tovaglia e fa celebrare una Messa di ringraziamento. - Poirino: Tommaso Valle per grazia ottenuta da sua figlia, 5 per Messa. - G. C., 5 per Messa. - Luralla Canavese: Maria Conta, che fa celebrare una Messa. - Torino: Alberto Abbona, 2; Annina Picchetti-Furia, due S. Messe; Zita Cavallo, 20; C. G. C., 5 per la guarigione di una sua nipotina; Maria Mo; Domenica Casalis; G. B.; E. Martini, Cooperatrice, 10; Giuseppina L. per la guarigione della mamma: Albertina Gorgerino per aver riacquistata la vista Milano: Antonietta Varischi, 5 per Messa. - Pont Canavese: Catterina Sandretto, 2 per Messa; Felicino Bertolino, 2 per Messa; Domenico Feira. - Segna (Croazia): Oh. Giuseppe Poslek per la guarigione del fratello Baldassarre. - Busto Arsizio : P. Angelo Castiglioni, 10 per Messa. - Lago: Una Cooperatrice Salesiana - Bugerru (Cagliari): Giuseppe Loi, 2. - Piazza Armerina: Oh. Francesco Ciancio. - Minusio (Canton Ticino): Una pia persona a mezzo di Margherita Cavalli, 5 per Messa. - Genova: La Famiglia M. per due grazie ricevute, 10; M. L. Biglietti; Sig.na Anna Durazzo, 2. - Pecetto Torinese: Una famiglia devota di Maria e da Lei graziata, 10 per Messa. - Firenze: Una pia persona, 2. - Ravenna: Maria Elisabetta Vignuzzi. - Como: Maria Omodei , 2 per Messa. - Schio: Teresa Vanzo, 5. - Somma Lombardo: Giovanni Sala, droghiere, 5. - Bassano Cremonese: B. E., 5. - Casale Monferrato: Giuseppina Martinotti. -Tortona: Ch. Giovanni Tornari. - Seniga (Brescia): Angelina Zonea. - Padova: I coniugi Antonioli per la guarigione del loro bambino. - Trevisio (Sondrio): I coniugi Bosci per la guarigione del loro figliuoletto. - Calascibetta (Caltanisetta): Filippa Corvaja n. Billotti. - Catalabianco (Catania): Sorelle Scuderi. - Verona: Guglielmo Dente. - Loreto Aprutino: Gina Guanciali a mezzo del Sig. Luigi di Vestea, 3 per Messa. - Reno di Tizzano (Parma): Maria Guidetti per l'ottenuta guarigione della Maestra di Ronco Campo Canto Parmense Sig.a Elvira Albertelli. - Messina: Sac. Enrico Zandano. - Racconigi: Angela Torelli.Canton Ticino: N. N., 10 per Messa: M. B. per la guarigione dello zio ed il collocamento del fratello, 5; T. C., 12. - Sesia: Giuseppina Depauli Rubinelli per la guarigione miracolosa di suo marito. - Cisterna d'Asti: Secondo Gallina. - Chiusa S. Michele: Anna Borgese, 10. - Carmagnola: M. F. L., 50; Francesca Vaudano, 5. - Chivasso: L. Cena, 5 - Zanco: Luigi De-Marchis, 20. - Monticelli d'Alba: Anna Vignola. - Santa Vittoria d'Alba: Vincenzo Alessandria fu Matteo. - Roma: Signora Caterina Rovelli Lavagnino. - Basca: Marta Dutto, 8,50. - Valle S. Bartolomeo: Catterina Pasino, che venne a Torino a deporre ai piedi della Vergine Ausiliatrice l' omaggio della sua più viva riconoscenza, 10. - Cisterna: Matteo Scapino, 5. - Sommariva Bosco: Agnese Greppo, 2. - Napoli,: I coniugi Annina ed Augusto Lista, 20. - Roddino: Veronica Bertelli, 5. - Sordevolo: Sac. Luca Neiretti, 5. Orgiano: Zamiro Zamiri, 6. - Campiglia Cervo (Novara): Elinda Vanni, 10 - S. Giorgio Canavese: Olimpia Castagnetto, 24. -Carciadi (Catanzaro): Giuseppe La Torre a mezzo del Sac. Antonio Purita, 20 per Messa. - Una pia persona salvata da nera calunnia. - Saluzzo: Antonio Renaldo. - Castiglione Tinella: Giovanna Dogliotti, 3 per Messa. - Chignolo d'Isola: Luigia Carminati, 10. - Caracas (Venezuela): Oh. Giuseppe Casazza per la guarigione del fratello. - Riva di Chieri: Teresa Pennazio a nome di Margherita T. guarita da infermità per intercessione di Maria Ausiliatrice, 2 per Messa. - Mucigliano (Siena): Luigi Montagnini , 4 per due Messe. - Desulo (Sardegna): Pietro Littarru per la guarigione miracolosa di sua sorella Maria Antonia, 5 per Messa. - Montecchio Maggiore: Carolina Vezzaro, 1. - S. Damiano d'Asti: Pietro Benotti per la guarigione di sua moglie, a mezzo del Cooperatore Sebastiano Monticone, 2; Orsola Franco. - Pavia: N. N., 45. - Canelli: Costantina Ghione, 25. - Busignetto: Pasquale Fontana, 3. - Francesca Manzi, 3.Maria Arrigone, 5. - Ivrea: Palnrira Givonetti n. Preli, per aver scongiurato il pericolo di perder la vista, 5 per Messa. - Castelnuovo Calcea: Giovanni Carelli, 3 per Messa. - Robbio: C. A. pel felice esito di un'importantissima questione. - Púja (Udine): Angela Del Zotto Pujatti, per guarigione, 5; altra persona della medesima famiglia consolata in una grande afflizione, 5. - M. e G. Salis. - Serravalle

Scrivia: L'Arciprete a nome di certa Giovanna Gambaro in Bailo, 2. - Castelbuono: Marianna Guarnieri, 25 per due Messe solenni. - Vinovo: Una Cooperatrice Salesiana che più volte fu esaudita da Maria SS. Ausiliatrice, 25. - Montaldo: M. B., 12. - S. Stefano Belbo: Filomena Mo, per la guarigione di Luigia Odello n. Saracco, 2. - Alba: Carlo Cerrino, 10 per la guarigione di un amico; Rosa Pelizza, una Messa; Vincenzo Battaglia, una Messa. - S. Stefano: Lucrezia Tarsi, una Messa. - Saluzzo: Margherita Caramello n. Martino. - Castagnole Piemonte: Vittoria Bertello', 5 ed una Messa. - Alessandria d'Egitto: Un devoto di Maria SS. Ausiliatrice, 2 per una S. Messa; 1'. S. Italiano, 2 pure per una S. Messa di ringraziamento. - Cavallirio (Novara): Ch. Giovanni Zanone, 5. - Bosa: Giovanna Rosa Ferrolis-Carboni per la Sig.a Francesca Ledda guarita da grosso tumore, una collana d'oro. - Roasio S. .Eusebio (Novara) : Sac. Giu seppe Ajmaro, Pievano, a nome di pia persona di sua parrocchia graziata, 20. - Comerio: Cecilia De-Maddalena per la guarigione del figlio Marco, 10. - Parigi: Giuseppina Gola, figlia di una Cooperatrice Salesiana, 3. - Cascine S. Felice Ronzone (CasaleMonferrato): Catterina Mantelli, 10. - Gavi g. Cristoforo: Sac. Luigi Perucchio, Parroco Rettore, per la guarigione miracolosa di una donna che più non dava speranza di vita. - Cardona: I coniugi Giuseppe e Carolina Quarello per l' ottenuta guarigione della loro figliuola, alla quale si doveva fare un' operazione chirurgica difficilissima, e per la guarigione da un cancro della madre stessa della bambina, 25 per due Messe. - Ancona: Vincenza Novelli, 5. - Lumezzane Pieve (Brescia): Bortolo Polotti per la guarigione dal tifo di suo figlio Giuseppe. - Casanova Elvo (Novara): Serafina Piletta. - S. Anna (Modena): D. Alfonso Bernardi, 2 per Messa. - Rossiglione: Catterina e Francesca Pasturino per la guarigione del loro padre. - S. Giovanni Valdarno (Arezzo): Sac. Francesco Luecianti per la guarigione di un sito parente, 20 Messe. - Meda: Luigia Maria, 10. - Pinerolo: Una Cooperatrice Salesiana. - Bellinzona (Canton Ticino): Martina Antognini, 7 per Messa. - Anna Maria Lancia. - Mocua: Giuditta Dell'Antonio. - Ontagnano: Chiara Domenighini. - Padova: L'Abbadessa delle P. Ver. Eremite. - Gerona (Spagna): Oh. G. Ilaria Valloggia. - Schilpao (Bergamo): Erminia Grassi- Simoncini, Maestra Comunale. - Nizza Monferrato: Maria Torello, 6. - Ticineto: Spiritina Pagano Mesturini. - Mura Savallo (Brescia): Martina Caggioli, 10. - Alessandria: Sebastiano L., 5. - Chiogqia: Luigi Naccari. - Ciuciano (Colle Val d'Elsa): Catterina Galligani. - Lamone (Canton Ticino): Maria Ghezzi. - Latino d'Erba (Como): Maria Redaelli, 10. - Vialfrè (Torino): Maria Baratono, Maestra, 20. - Laigueglia: Not. G. Porcella -Fontaneto d'Agogna (Novara): D. Emilio Teruggi. - Olmeneta: Rosa Piva-Musoni. - Borgotaro: Giacinta Gasparini in Frazzi, 13. - Genova: Giacomo Sanguineti, 20. - Beitgemal (Palestina): Sac. Vincenzo Ponzo. - Castelnuovo d'Asti: Giuseppe e Barbara Musso. - Delfina Rosso. - Tortona: D. Giovanni Sovico, una tovaglia per l' altare di Maria Ans. - Don Pietro Bagnati. - Mondovì Piazza: Maddalena Bongioanni Dal Pozzo, 10. - Ascona (Canton Ticino): Ambrogio e Maria Rezzonico. -Castelletto Molin.a (Acqui): Luigia Rota. - Castelletto Scazzoso (Alessandria): Maurilio Cariando, 10. - Mazzo di Valtellina: Sac. Battista Della Rodolfa, 5 per Messa. - Portosecco: Maria Carmela P. Teggio, a mezzo dcl Rev. D. Pietro Zennaro, 8 per Messa. - Baggiovara: Don Annibale Casolari, Prevosto, a nome di 12 persone scampate miracolosamente da grave pericolo per l'intercessione di Maria, 5. - Caneso di Bedonia: Giovanni Molinari, per la guarigione da mal caduco di una sua bambina dopo aver fatte celebrare alcune Messe a Maria SS. Ausiliatrice, 5. - Trento : Don Carlo Andreatta per una mirabile conversione. - Maccagno Inferiore: Eugenio Girardi, perla guarigione di stia moglie. - Fontibon (Colombia): Oh. Rodolfo M. Fierro. - Colonia S. Chiara (Prov. di S. Fè-Argentina): Paolina Piano di Caramagna Piemonte, dieci nazionali.

IL S. PADRE LEONE XIII ed i Missionari Salesiani

RIUSCIRANNO ben gradite ai nostri lettori le relazioni delle udienze pontificie avute dai nostri Missionari D. Giovanni Balzola co' suoi tre Indii del Matto Grosso, e D. Maggiorino Borgatello con D. Vittorio Durando. Ecco come ce le descrivono essi medesimi:

D. Balzola coi tre Indii Coroados.

Roma, 27 Luglio 1898.

In compagnia di D. Tommaso Laureri, Direttore della Casa di Roma, e di D. Vincenzo Schiralli, Direttore della Casa di Bejar in Ispagna, potei avere udienza dal S. Padre e presentargli i miei tre Indii Coroados.

Il Santo Padre era di rìtorno dalla sua solita passeggiata nei giardini del Vaticano e veniva in portantina. Giunto nella sala degli arazzi, ove lo attendevamo, le guardie fermano, si depone la portantina, si apre e compare la veneranda figura del Santo Padre Leone XIII. Il cuore si commuove e si rimane come estatici. I tre selvaggi lo ammirano con rispetto e venerazione e non aprono bocca.

Sua Santità scambia alcune parole con ciascuno dei tre Sacerdoti ed una Signora, che pure lo attendeva, e quindi arriva per me il momento solenne di potermi inginocchiare ai suoi piedi, baciargli il sacro anello e presentargli le primizie della mia Missione del Matto Grosso.

Egli subito m'interroga : - Chi sono questi uomini e donde vengono?

- Santo Padre, essi sono tre selvaggi del Matto Grosso, nel Brasile, la missione iniziata dal compianto Monsignor Lasagna.

- Sono dell'alto Brasile, n'è vero?

- Santo Padre, sono del centro e per arrivarvi bisogna traversare tutta l'Argentina ed il Paraguay, toccare la Bolivia ed entrare nel Matto Grosso.

- Ne avete condotti molti a Torino?

- Santo Padre, solamente questi tre.

- Che istruzione lor date e come li avete preparati al S. Battesimo ?

- Questi, S. Padre, non sono ancora battezzati; perchè sono appena quattro mesi che sono fuori della foresta; li battezzeremo a Torino prima di partire.

- Questi selvaggi sono idolatri?

- S. Padre, essi non prestano culto nessuno; temono soltanto Bope, lo spirito del male, che i loro sacerdoti esorcizzano, scongiurano e procurano di tener lontano. Quando io parlai loro di Dio, che è buono, che loro vuol bene e che è superiore e vincitore del demonio, ne furono contentissimi.

- Bene bene; questi sono ancora gìovani?

- Uno ha 14 anni, l'altro 16 ed il terzo ne avrà 18. Sono molto sviluppati.

- Che cosa pensate di fare e che speranze avete di questa gente?

- Santo Padre, con l'aiuto di Dio spero di farli buoni cristiani e buoni cittadini.

- Bene, ammiro il vostro apostolato ! Io benedirò voi e questi tre giovani, affinchè la vostra Missione prosperi e fecondi.

- Grazie, Santo Padre, benedica la Missione del Matto Grosso, dell'America tutta, i nostri Confratelli, i nostri Cooperatori, tutti i nostri Indii.

- Ben volentieri vi benedico tutti.

C'inginocchiammo e ricevemmo l'apostolica benedizione. Ribaciai il sacro anello, feci fare altrettanto dai tre selvaggi, ed il S. Padre venne tolto dai nostri occhi. Fu una visione celeste, un momento di paradiso, che più non dimenticheremo. Col cuore ripieno di giubilo ci ritirammo al nostro Collegio del Sacro Cuore.

D. GIOVANNI BALZOLA Missionario Salesiano.

L'udienza a D. Borgatello e D. Durando.

Roma, 5 Agosto 1898.

La mattina del 3 agosto avevamo presentato domanda di poter vedere il Papa. Nel pomeriggio con grande nostra sorpresa ci f u comunicato che il Santo Padre ci avrebbe ricevuto il giorno stesso alle ore 18 1/2 nella sala degli arazzi.

All'ora stabilita ci trovavamo al posto assegnatoci, e pochi minuti dopo il Romano Pontefice ritornava dal suo solito passeggio in giardino, in portantina chiusa a vetri, e passandoci vicino ci benedisse. Passate tre sale si fermò, discese dalla portantina ed entrò in un salotto, nel quale, credo, ordinariamente riceve.

Fummo subito introdotti. Il Santo Padre stava seduto sopra di un seggiolone a bracciuoli. Il suo viso ed i suoi capelli erano bianchi come la veste che indossava, però sempre fresco e lucido di mente ed il suo spirito pieno di energia.

Fatte le debite genuflessioni, ci prostrammo vicini al Papa, uno a destra l'altro a sinistra, e gli baciammo il piede e la mano che ci presentò.

Il Santo Padre avendo nelle sue mani il nostro biglietto d'ingresso, in cui si leggevano i nostri nomi e la nostra provenienza dalla Terra del Fuoco, subito prese a dire:

- Dunque voi venite dalla Terra del Fuoco? Ma badate che non restiate bruciati, voi !

- Santità, diss'io, siamo due Missionari che veniamo da quelle lontane terre e prima di farvi ritorno desideriamo la Vostra Apostolica Benedizione, perchè ci valga di conforto e ci ottenga di fare un po' di bene. Questo mio compagno ha già passati venti anni in missione ed io dieci. Si chiama Terra del Fuoco, ma non si brucia pel troppo caldo, chè anzi fa molto freddo per cinque mesi e per altri sette fa nè caldo, nè freddo.

E D. Durando soggiunse: - Ordinariamente il più gran caldo non oltrepassa mai i 15 gradi.

-Conosco, rispose il Papa, conosco quei paesi, e so pure il bene grande che colà voi fate. Vi sono ancora selvaggi, non è vero ?

- Sì, Santità, rispose D. Durando, e sono proprio i più infelici che si conoscano, perchè se si vuol fare loro un po' di bene, è necessario provvederli di case, vitto e vestito insieme colla religione che a loro s' imparte.

- Presentemente, continuai io, ne abbiamo molti raccolti nelle nostre Missioni e fra questi ne abbiamo già un trecento, che sono buoni cristiani e con regolarità si confessano e comunicano.

- Bene, bene, replicò il Papa, è un' opera bella e grande salvare delle anime; fatelo per amore di Dio, ed il Signore ve ne darà a suo tempo ampia ricompensa. Fatevi coraggio e andate avanti fidati in Lui. Io vi benedico di cuore.

- Sì, Santità, soggiunsi io, benediteci, ee con noi i nostri Confratelli Missionari e le Suore di Maria Ausiliatrice, i nostri parenti e quanti concorrono con le spese e preghiere a sostenere le nostre Missioni insieme al nostro Superiore Mons. Fagnano.

- Sì, sì, benedico tutti, rispose il Papa.

Don Durando continuò: - Vostra Santità benedica anche i nostri poveri indigeni, molti dei quali da qualche tempo a questa parte muoiono con facilità or per questa ed or per quell'altra, causa, con nostro grande rammarico, mentre avevamo concepito a loro riguardo le più lusinghiere speranze.

Il Papa allora mettendo le sue mani sulle nostre (che le tenevamo appoggiate sulle sue ginocchia) ed alzandosi un po' colla testa e con tutto il corpo, rispose con accento marcato e forte: - Purchè muoiano in grazia di Dio e poi non importa. - Benedico tutti i Salesiani ed i loro Cooperatori ed in particolare il Sig. Don Rua. Benedictio Dei omnipotentis.

Baciato nuovamente la mano ed il piede, ci ritirammo molto contenti e soddisfatti, col cuore pieno di santi affetti e di riconoscenza verso il buon Padre di tutti i fedeli. Il ricordo di questo giorno rimarrà incancellabile in noi.

Di ritorno al Castro Pretorio, facemmo visita all' E m° Sig. Card. Parocchi, dal quale fummo pure molto bene accolti e ci intrattenne a lungo parlando delle nostre Missioni in America.

Sac. MAGGIORINO BORGATELLO

Missionario Salesiano.

UN PICCOLO CONGRESSO EUCARISTICO GIOVANILE

UNO de' mezzi più efficaci per coltivare la vìrtù e ravvivare la pietà fra i giovani de' Collegi Salesiani sono senza dubbio le Compagnie del SS. Sacramento, dell'Immacolata, di S. Luigi Gonzaga, di S. Giuseppe e del Piccolo Clero. Ma perchè queste giovanili associazioni abbiano a prosperare e portare frutti abbondanti, egli è d'uopo che i superiori si impegnino per renderle molto attive, interessandovi possibilmente tutti o la maggior parte de' soci. È noto che ciò si pratica in tutti i Collegi de' figli di D. Bosco; ma ora ci piace segnalare, a comune edificazione, il Collegio delle Scuole Apostoliche al Martinetto in Torino.

In questo Collegio un Comitato eletto dai giovani soci e presieduto da un Assistente Ecclesiastico veglia con premura al buon andamento della Compagnia: è composto di un Presidente e Vice, di un Segretario, Cassiere e tre Consiglieri: e si raduna ogni settimana per discutere su varie proposte presentate, scegliere i conferenzieri e formulare l'ordine del giorno per le adunanze generali, le quali hanno veramente qualche cosa di bello e di caratteristico. In esse, fatto l'appello e letto il verbale della seduta antecedente, si tiene la conferenza da un superiore o anche da qualche socio distinto, poi si dà libera discussione su ogni argomento. Anzi, acciocchè i giovani si avvezzino a parlare con prontezza e vivacità, in fine di ogni seduta si estrag gono cinque o sei nomi di soci, designati a dire a memoria nell'assemblea successiva un pensiero sul SS. Sacramento. In questo modo le adunanze presentano grande interesse o sono una vera e santa palestra, in cui le giovani intelligenze si preparano con efficacia e con ardore alla vita dell'azione cattolica.

Con questa precedente e remota preparazione non era a sproposito l'idea sorta in un'adunanza generale di tenere un Piccolo Congresso Eucaristico nelle Scuole Apostoliche. Certamente le difficoltà da superarsi si facevano molte e gravi ed il pensiero stesso che questo era il Primo Congresso Giovanile che s'iniziava nelle Case Salesiane di gran lunga accresceva il giusto timore di colui, che si accinge ad una difficile impresa da nessuno per lo avanti tentata.

Costituitasi adunque una Commissione, con alacrità attese all'arduo lavoro di organizzare il Congresso, perchè tutto avesse a riuscire splendidamente e conforme alle soavi e magnifiche speranze che l'entusiasmo e la santità dell'ìmpresa suscitava, nel cuore. Un mese di non lievi fatiche si consacrò all'uopo; furono diramate Circolari alle Case Salesiane d'Italia, a vari Vescovi e Cardinali, si formulò un programma, un regolamento, si studiarono le proposte più opportune da presentarsi, si attese alla revisione delle relazioni stabilite e sopratutto si curò di dispor bene l'animo dei giovani al lieto avvenimento. Quindi nel corso di tre settimane si tennero varie conferenze sui Congressi, e di essi si parlava dovunque e nella Chiesa e nelle adunanze e specialmente si lavorava durante le ricreazioni : l'entusiasmo alfine era divenuto irresistibile, una santa impazìenza si dipingeva sul volto di tutti, ciascuno avrebbe voluto affrettare a gran passi il giorno del Congresso.

Siamo giunti finalmente al giorno tanto desiderato, l'alba salutava il 23 luglio. Il vasto salone vagamente adorno di stemmi, di bandiere, di rossi damaschi aumentava la grandiosità dell'avvenimento : sotto un superbo padiglione spiccava gloriosa la figura del grande Leone XIII e le care sembianze del Padre della gioventù D. Bosco e del venerato Arcivescovo di Torino Mons. Agostino Richelmy.

Tutto insomma prometteva esito splendido, tutto faceva prevedere che le nobili speranze e le gravi fatiche de' zelanti superiori sarebbero state felicemente coronate.

Seduta antimeridiana.

Erano presenti alcuni Superiori della Congregazione Salesiana, una numerosa rappresentanza del Seminario di Valsalice, dell'Oratorio S. Francesco di Sales e di vari Oratori Festivi coi rispettivi stendardi e bandiere. Il Congresso venne inaugurato alle ore 9 con un inno stupendo a S. Tarcisio, protomartire della SS. Eucaristia e protettore dei Congressi Eucaristici. Pronunziò il discorso d'apertura il Direttore delle Scuole Apostoliche Sac. Luigi Brunelli, Presidente effettivo del Piccolo Congresso, il quale a splendidi tratti descrive il sorgere di questo convegno solenne, benedetto da Leone XIII e caldamente approvato dall'amato Superiore D. Rua. Lo scopo che s'intende raggiungere è quello d'accendere nei giovani cuori un ardente amore verso la SS. Eucaristia, una brama di ricevere con frequenza la S. Comunione, onde attingere a questa fonte novella forza, novello vigore per combattere e vincere i gravi pericoli del mondo. Dichiara aperto questo Congresso e si augura che abbia a riuscire della maggior gloria di Dio e di grande vantaggio alle anime nostre.

Il Segretario Generale dà lettura, fra la più grande attenzione, del telegramma, che il S. Padre inviò al Congresso: - IL S.

PADRE A PEGNO DEI CELESTI FAVORI IMPARTE DI CUORE LA IMPLORATA BENEDIZIONE. - M. CARD. RAMPOLLA.- Un grido generale, immenso di evviva a Leone XIII echeggia nell'ampia sala; sono i figli che riconoscenti ringraziano e salutano il Gran Padre del Vaticano. Legge di poi le varie e bellissime lettere d'adesione dell'Em. Card. Ferrari e degli Ecc.mi Mons. Richelmy, Mons. Pampirio, Mons. M. Filipello, a cui segue l'adesione di 20 Case Salesiane.

Quindi s'iniziano i lavori del Congresso col tema : L'Eucaristia nella, grande Istituzione di D. Bosco. Il relatore dimostra che questa divozione fu sin dai primi anni della vita di D. Bosco il centro de' suoi affetti e de' suoi pensieri e che in ogni suo discorso o consiglio inculcava ai giovani la frequenza ai SS. Sacramenti, che costituiscono uno dei mezzi più efficaci per la sana educazione della gioventù. Quindi propone che i giovani si accostino colla massima frequenza alla Comunione e procurino di attirare ai SS. Sacramenti i compagni più ritrosi e più indifferenti. L'ordine del giorno viene in mezzo a calorosi applausi approvato.

Sale la tribuna il relatore del tema : L'Eucaristia fonte di gaudio e di cristiana fortezza. È un giovane nel fiore delle più belle speranze: la sua parola franca e vigorosa strappa all'uditorio continui applausi e le proposte vengono all'unanimità approvate.

Segue la trattazione dell'importantissimo argomento : L'Eucaristia e lo studente. Il relatore passa in rassegna i vari e gravi pericoli, in cui il giovane collegiale può imbattersi nel corso delle ferie autunnali, rileva che tutti hanno lo stretto dovere di mantenersi fedeli agli insegnamenti dei proprii superiori e che l'accondiscendere una sola volta al compagno cattivo segnerebbe un' apostasia ed un insulto a G. C.: l'Eucaristia soltanto può colla sua azione rigeneratrice scongiu rare l'imminente pericolo. Presenta all'approvazione dell'assemblea molte proposte, che dopo brevi discussioni e vari emendamenti sono approvate: nelle vacanze tutti abbiano a fuggire i cattivi compagni, i libri perversi, i giornali empi, si accostino frequentemente alla Mensa Eucaristica, procurando di ascoltare ogni giorno la S. Messa e fare un po' di lettura spirituale. Si curi inoltre di accompagnare il S. Viatico, d'intervenire alle processioni, di aiutare il proprio Parroco, di frequentare in quei paesi in cui fossero istituiti gli Oratori festivi, di salutare riverentemente il tempio ed il sacerdote di Dio.

Applaudito il relatore del tema: L'Eucaristia e l'artigiano. Ai nostri tempi gli sforzi dei cattivi mirano in modo speciale a corrompere con principii antireligiosi i figli del lavoro; l'operaio, privo della fede e delle speranze del cristianesimo, calpesta le leggi più sacre e rispettate e costituisce un vero pericolo per la società; mentre l'operaio cattolico può compiere un bene immenso, diffondendo in mezzo alle masse i principii della religione e della morale di G. C. Alle proposte della relazione precedente, che tutte rimangono confermate per l'operaio, ne vengono aggiunte altre importanti; si inculca specialmente la fuga dell'ozio e l'amore al lavoro, che nobilita e rende felice l'uomo.

Interessantissima riuscì la splendida relazione sull'opera spiegata nell'anno 1897-98 dell'Associazione del SS. Sacramento, da cui è sorta l'idea e l'iniziativa di questo Primo Congresso.

Il discorso di chiusura venne pronunziato dal M. R. D. G. B. Francesia, il quale mostrò l'immenso e colossale lavoro compiuto da D. Bosco per diffondere nel cuore della gioventù la divozione al SS. Sacramento: Don Bosco certamente avrà benedetto questo primo Congresso, nel cui seno i suoi figli hanno portato tanto ardor di fede e tanto entusiasmo di affetto verso Gesù Cristo.

Si dichiara chiusa la seduta antimeridiana coll'approvazione del seguente ordine del giorno

Il Piccolo Congresso Eucaristico fa voti:

Che i giovani dei Collegi di D. Bosco si facciano promotori di questo Adunanze Eucaristiche e veglino con ogni cura all'osservanza dei voti e delle proposte approvate.

Che per meglio ottenere questo scopo si scriva o si stampi sopra un foglietto ciò che venne approvato, per essere quale un grato ricordo inviato ai giovani presenti al Congresso.

Dopo un lavoro fecondo, la seduta con un triplice evviva a Gesù Cristo in Sacramento viene tolta alle ore 12.

Seduta pomeridiana.

Alle 16 si incominciarono i lavori della seconda sezione, che per il numero degli intervenuti, per l'importanza delle relazioni, per la varietà delle discussioni riuscì della precedente più splendida e più interessante. Fra i numerosi intervenuti si nota il Rev.m° D. Michele Rua, Rettor Maggiore della Pia Società Salesiana e Presidente Onorario del Congresso, e l' egregio Avv. Stefano Scala, Direttore dell'Italia Reale-Corriere Nazionale.

Approvato il verbale della seduta antimeridiana, il Segretario, date varie comunicazioni, legge le nuove ed importanti adesioni dell'Em. Card. Parocchi e degli Ecc.mi Vescovi di Tortona, Fossano e Orvieto: mandarono lettere di adesione altre 14 Case Salesiane. Qui ricorderemo in modo particolare l'Istituto del S. Cuore di Roma, di cui i 58 giovani ascritti alla Compagnia del SS. Sacramento inviarono ciascuno un magnifico pensiero sulla SS. Eucaristia e sul S. Cuore di Gesù.

Il prìmo tema fissato nel programma riguarda le Compagnie del SS. Sacramento e del Piccolo Clero in ordine alla loro azione religiosa. Il male apportato nella società dalle istituzioni anticristiane è immenso: ogni cattolico deve lavorare, onde porre un argine a questo male invadente, ed accrescere la sua azione religiosa, associando con altri le forze, le volontà, le aspirazioni. A questo scopo mirano le Compagnie del SS. Sacramento e del Piccolo Clero; quindi propone che ad accrescere la loro efficacia, tutti gli ascritti ne osservino i regolamenti, si prestino alle funzioni dirette al culto eucaristico, intervengano regolarmente alle adunanze, le quali dovranno incominciarsi col motto: Sia lodato Gesù Cristo! si accingano ad essere per tempo apostoli della SS. Eucaristia e nella famiglia e fra i parenti ed i compagni: si ascrivano, appena usciti di Collegio, ad una Compagnia del SS. Sacramento o a qualche istituzione cattolica, si procuri di imparar presto e bene a servir la S. Messa e si attenda con sommo <nuore allo studio delle sacre cerimonie e della sacra liturgia. Breve discussione succede a diverse proposte, che vengono con qualche emendamento approvate. Il relatore scende dalla tribuna accolto da numerosi e ben meritati applausi.

Entusiasmo vivissimo suscita il relatore del tema: Il Sacro Cuore di Gesù. Inculca ai giovani la visita quotidiana al SS. Sacramento per riparare il Signore degli oltraggi che riceve continuamente; essa produce un bene immenso coll'opporsi all'indifferenza ed al rispetto umano, e, coll'accendere nei cuori l'affetto a G. C., ne prepara, ne affretta il trionfo pieno, solenne su questa terra. Propone che tutti diffondano tra i compagni questa bella divozione specialmente nella festa del Sacro Cuore, nel mese di giugno, nel primo venerdì d'ogni mese, che si diffonda la pratica della Guardia d'Onore, e si promuovano con zelo instancabile le Comunioni riparatrici.

Sale la tribuna e parla applauditissimo l'egregio Avv. Stefano Scala, che porta il saluto più sincero, più intimo ai giovani congrossisti, che si sono radunati per accendere nelle loro anime una fiamma più viva d'amore a G. C., si mostra dolente di dover lasciare quell'aura lieta, serena e santa, da cui traspira una pace invidiabile, per andare a respirar l'aura grave del mondo. Esorta tutti a far tesoro delle proposte di questo Piccolo Congresso, che vorrebbe dir GRANDE, anzi chiamerà PROTO-CONGRESSO EUCARISTICO.

Invita i giovani a ricordarsi di lui pellegrino, che deve andare nel mondo, cui bella premunt hostilia, prega D. Bosco affinché dal cielo a tutti sorrida e benedica. Scende dalla tribuna accolto da infiniti battimani e lascia, suo malgrado, la sala del Congresso, chiamato altrove dalle sue cure giornaliere.

Un giovane dell'Oratorio di S. Francesco di Sales parla ascoltatissimo della Vergine e dell'Eucaristia, mettendo in rilievo come il culto eucaristico sia legato strettamente col culto alla Vergine Santa. Le sue proposte di grande importanza pratica vengono dopo qualche discussione ed aggiunta approvate: ogni mattino si preghi la Vergine, perchè ci ottenga la grazia di far bene la S. Comunione, che ci aiuti ad essere veri amanti di G. C.; ci dia forza per conservare intatta la bella virtù della purità e che si procuri di recitar bene il Rosario.

Da un giovane congressista venne presentata la seguente proposta approvata ad unanimità: Il Piccolo Congresso Eucaristìco propone: Che si aderisca, e potendolo, si intervenga al p. v. Congresso Mariano di Torino.

Magnifica fu poi la relazione Il Papa e l'Eucaristia. Dimostrò il relatore che in mezzo alle lotte terribili dei nemici della Chiesa, il Papa ritrae la sua forza dalla SS. Eucaristia. Disse dei dolori sofferti dai Pontefici nel corso dei secoli e la necessità che la gioventù si tenga unita nei desideri, nella volontà, nell'azione ai Sommi Pontefici; quindi fa voti: Che tutti siano obbedienti al Papa, che fuggano i suoi disprezzatori, che di esso, ove se ne presenti l'occasione, si parli con islancio, e propone di tener di quando in quando varie conferenze su questo tema, rilevando in particolar modo ciò che i Papi operarono a vantaggio dei popoli.

Da un congressista vien fatta la proposta, che fu subito approvata, di inviare a pegno di ubbidienza ed eterno amore un telegramma a Leone XIII, il quale con novello segno di bontà il ricambiò col seguente: - SANTO

PADRE INVIA DI CUORE BENEDIZIONE APOSTOLICA AI SUPERIORI ED AI GIOVANI DI COTESTE SCUOLE APOSTOLICHE. - M. CARD. RAMPOLLA.

Fra l'entusiasmo generale venne pure approvata la proposta di andar tutti in devoto pellegrinaggio alla tomba di D. Bosco per deporre sul suo sepolcro una corona in segno di affetto e di riconoscenza.

Chiude il Congresso il Rev.m° Sig. D. Rua. Santa e nobile fu l'iniziativa dei giovani della Compagnia del SS. Sacramento ed egli loro applaude di tutto cuore. Mostra la necessità di amare la SS. Eucaristia e la Vergine Santa, di starsi fedeli alla cattedra infallibile di Pietro e di istruirsi bene nella storia del Papato, onde si possa un giorno difenderlo dagli assalti e dalle calunnie de' suoi nemici. La parola del venerando Superiore dei Salesiani venne accolta da un generale e prolungato applauso, da un evviva a G. C. in Sacramento e a D. Bosco.

Avea termine questo Congresso, che fu un vero avvenimento, col canto del Te Deum e colla Benedizione del SS. Sacramento.

Di tutto sia lode e gloria a Gesù Sacramentato!

G. C.

Ricordiamo ai nostri lettori i solenni festeggiamenti che si tengono nei giorni 17, 18 e 19 del corrente mese a Castelnuovo d'Asti per l'inaugurazione del monumento a Don Bosco. L'orario generale fu da noi pubblicato nel mese scorso.

Per informazioni più esatte e particolari rivolgersi al Comitato del detto Monumento, Via Arsenale 15, Torino, oppure Castelnuovo d'Asti stesso.

MISSIONI

PARAGUAY Una seconda escursione al Chaco Paraguayo.

(Relazione di D. Ambrogio Turriccia).

(Vedi Boll. di Aprile 1897)

REVm° ED AMATISS m° Sig. D. RuA, Asuncion, 22 Novembre 1897.

ANNI sono l'indimenticabile nostro Mons. Lasagna in uno dei suoi viaggi apostolici attraverso il Paraguay pensava aprire una Casa a Villa Concepcion, acciocchè col tempo servisse di centro alle Missioni del Chaco, specialmente tra gli Indii Lenguas e Kainguà, occupati nell'elaborazione dell'erba mathe. Perciò appena si seppe che i Salesiani avevano aperto un Collegio di Arti e Mestieri in Asuncion, persone influenti di Villa Concepcion si diedero d'attorno, scrissero direttamente ed interposero la mediazione del Vescovo, perchè si recasse colà un Salesiano a trattare dell'apertura di un Collegio.

Partenza da Asuncion - Villa Concepcion - Entusiasmo della popolazione - Generosa offerta dei Municipio e di un insigne benefattore - Proficua conferenza.

Da più tempo io aspettava il Sig. Ispettore per accompagnarlo colà, ma come seppi che per quest' anno, causa le molte e gravi sue occupazioni, non poteva venire, mi risolsi di andarvi da solo. Perciò, accompagnato da due studenti che molto m' aiutarono nella mia escursione, poichè grazie a loro potei celebrare ogni dì il santo Sacrifizio, partii da Asuncion il 16 settembre a bordo del vapore Aurora.

Villa Concepcion è la città più importante del Paraguay dopo la capitale e conta circa 6000 abitanti; però, compreso il distretto, giunge a 20,000. È bella e di anno in anno va progredendo, perchè, essendo il centro degli yerbales, il suo commercio ha una straordinaria importanza. Dovevamo giungere colà alla sera, ma avendo perduto tempo arrivammo a mezza notte. Mi fu detto che tutto il dì un mondo di gente stette ad aspettarmi, perchè si desiderava farmi un solenne ed entusiasta ricevimento ; ed infatti il giorno seguente vidi affisso ai muri un manifesto, firmato dai principali della città, col quale si invitava tutti a ricevermi, facendo elogi alla Congregazione e dando ad intendere le grandi speranze di poter innalzare in un tempo non lontano nella loro città un Collegio Salesiano. Al mattino seguente, mentre mi disponeva a discendere per celebrare la S. Messa, una Commissione di persone dell'aristocrazia vennero a darmi il ben venuto e ad accompagnarmi alla casa, deve doveva ospitare durante la mia permanenza. Singolar coincidenza) Era la stessa casa che pochi anni fa aveva ospitato l'instancabile Mons. Lasagna. Quanti differenti pensieri mi passarono per la mente in quel dì! La casa è molto bella, proprietà di un Signore di Montevideo, D. Idelfonso Fernandez, il quale desidera vivamente insieme alla sua Signora che in questa città fiorisca l'Opera di Don Bosco. Fui trattato come un principe e la signora Presidente della Commissione di Beneficenza mi colmo delle più fine attenzioni.

Come aveva pensato ritornare ad Asuncion il giorno seguente, mi recai a visitare il terreno e la casa che ci offrivano, ma la trovai mal situata, assai vecchia, piccola e con poco terreno. Il Municipio mise a mia disposizione il piano della città, lasciandomi la scelta di qualunque terreno fra quelli che aveva ancor disponibili. Però come feci intendere che quei terreni erano di piccole dimensioni e quindi insufficienti all'uopo, un generosissimo Signore, D. Luigi Miltos, marito della Signora Presidente della Commissione di Beneficenza, offrì quattro cuadras di terreno nella parte più elevata, igienica e bella di Villa Concepcion. La proposta fu immediatamente accettata ; e per cominciar ad edificare la casa fu necessario far una conferenza nella chiesa parrocchiale, alla quale furono invitati e vi assistettero ogni genere di persone senza distinzione di classe o partito. Al sentir parlare del nostro amato Padre D. Bosco si entusiasmarono talmente, che quando uscii di chiesa un gran numero di persone mi aspettavano per mettersi completamente a mia disposizione. Si convenne stabilire una riunione per il dì seguente, in cui si potè nominare una numerosa Commissione incaricata di raccogliere le offerte e costrurre la casa che, come essi desiderano, si chiamerà: « Instituto Salesiano de Artes y Oficios ». Li animai al lavoro iniziato con tanto ardore e loro promisi di I scrivere alla S. V. R.ma ed agli altri Superiori, manifestando l' entusiasmo suscitato in Villa Concepcion pel menzionato progetto.

Escursione al Chaco - Visita degli Indii - Difficoltà che presenterà la loro conversione - In viaggio - Albero prodigioso - I primi Indii - Loro occupazioni e miseria.

Non essendo possibile partire il giorno 19, come avea stabilito, e dovendomi fermare fino al 26, pensai di andare al Chaco per darmi conto esatto degli Indii Lenguas, vedere ciò che fanno i Metodisti inglesi e studiare il terreno per aprire al più presto un vasto campo di Missioni Salesiane.

Nella città si vedono contìnuamente Indii che vengono a vendere o comprare mille bazzecole; però di notte sono obbligati a ritirarsi nei loro toldos, perchè potrebbero recare molti danni. Allo spargersi la voce ch'io mi trovava in Villa Concepcion, vennero a trovarmi in casa e domandarmi regali, ma era sprovvisto di tutto; mi accontentai quindi di porre loro al collo la medaglia di Maria Ausiliatrice, che essi ricevettero volentieri come un prezioso ornamento, dando segno d'immenso giubilo : però il dì seguente vennero a restituirmela.

Nel Chaco, come già dissi, si sono stabiliti i protestanti Metodisti inglesi, che consigliano gli Indii a loro piacere e che saranno un forte ostacolo per la felice realizzazione degli splendidi progetti di Mons. Lasagna. Forse per superare certi ostacoli sarà necessario spargere molto sudore ed anche sangue, ma non importa. Iddio saprà suscitare buoni Missionari disposti a qualsiasi sacrifizio.

Conosciuto il mio desiderio, varii signori di Villa Concepcion si offrirono ad accompagnarmi e si fecero mille progetti, che poi si ridussero a rimontare il Rio Paraguay fino al Rio Verde e quindi internarci nel Chaco.

Partii la sera del 20 sul vaporino Coco con i miei due giovani, il Dott. Oriol Solè Rodriguez, eccellente Cooperatore Salesiano, il Sig. Sienza, nostro grande amico, ed un giovanotto per aiutarci in ciò che ci poteva occorrere. Il vento sud soffiava forte, la notte era molto fredda, e ciò unito alle strettezze del vapore appena ci permise di chiuder occhio; credo sarà questo il primo anello di una lunga catena di sacrifizi e fatiche.

Essendo arrivati di notte a Caraya-Vuelta, dove dovevamo sostare, si dovette attendere la mattina per discendere a terra.

Stanco e sfinito, finalmente discesi, mi preparai l'altare e celebrai la S. Messa. Voglia Iddio che quel primo sacrifizio, dopo tanti anni, sia il principio di una nuova e fortunata éra per questì poveri Indii !

Dopo la celebrazione della S. Messa, ritornammo a bordo e continuammo il viaggio. Il fiume Paraguay e le sue sponde si abbellivano ogni volta più ai nostri sguardi, che ora contemplavano estatici la limpida ed immensa corrente, ora ammiravano i boschi delle alte e flessibili palme che popolano il Chaco. Tra le altre cose, chiamò la nostra vista il colore delle sue acque; il passo si faceva sempre più stretto, impedendo i Camalotes che si continuasse la nostra rotta con la stessa velocità di prima. Da lontano sulla spiaggia, fra le frondi ed i cespugli vedemmo muoversi varii Indii, due dei quali si diressero alla nostra volta sopra una barca formata con un grosso tronco d'albero; noi li invitammo e, offrendo loro pane e cacio, subito fummo amici. Da questi venimmo a sapere che non era lontana la tribù del Cacico Martin.

Trovato un luogo a proposito, si avvicinò attenzione un magnifico albero, non molto alto che si mostrava carico di fiori assai belli senza alcuna foglia. Ci dissero che si chiama Paratodos e che dai suoi fiori traggono gli abitanti del paese una specie di the, che serve per tutte le malattie. Finalmente entrammo nel Rio Verde così chiamato dal il vaporino, e discendemmo per recarci al toldo della tribù stazionata poco lontano. Trovammo solo alcune donne e ragazzi, poichè gli uomini erano andati chi alla caccia, chi alla pesca. Le loro abitazioni consistono in un piccolo tetto formato con rami e foglie di alberi, alto d'una parte e basso assai dall'altra. Avevano piantato per terra alcuni pali di mezzo metro di altezza, sopra i quali erano legato palme tagliate per metà, il che loro serviva di letto, su cui v'erano varii Indii ed Indie, che al vederci entrare non s' incomodarono per nulla e rimasero nella loro comoda e direi quasi abituale posizione. Su questi letti si vedevano donne, ragazzi, gatti e cani assai magri. L' occupazione di questi Indii si riduce per gli uomini alla caccia e per le donne a filare ed a tessere, però, come ben si comprende, il meno possibile. La mia visita non fu molto lunga, perchè i miei compagni l' un dopo l' altro uscirono tutti ed io, vedendomi lasciato solo, ne uscii pure in tutta fretta per non caricarmi di pidocchi e di mille altri insetti. Invitammo gli Indii a visitare il dì seguente la nostra tenda, dove promettemmo loro caña (acquavite), carne, pane ecc. incaricandoli di dire al Cacico che un Sacerdote desiderava vederlo con tutta la sua tribù.

Bellezza della natura - Abbondante caccia. - Bestie feroci di questi deserti - Rettili velenosi.

Invece di ritornare in vapore, preferimmo fare il viaggio a cavallo, per poter contemplare meglio le bellezze della natura in quel luogo deserto. Era veramente bello e delizioso rimirare tutto all' intorno una immensa pianura, ricca di altissime palme, che mosse dal vento imitavano perfettamente il rumore che producono le onde dell'oceano quando si accavallano le une alle altre per andare a frangersi sugli scogli della riviera. Di quando in quando si presentavano ai nostri sguardi mille pittoresche isolette, coperte di piante sconosciute e dì lussureggiante vegetazione. La varietà e bellezza del panorama ci fanno quasi dimenticare il soffocante calore di un sole canicolare.

Nel Chaco un cacciatore non muore di fame; poichè, oltre ai grossi uccelli che si possono cacciare facilmente, vi sono cervi, cinghiali, lepri e conigli in abbondanza. Avendo noi incontrato un gruppo di cinghiali, li perseguitammo e potemmo cacciarne uno, che fu sufficiente per alimentarci un giorno intiero.

Tra gli animali feroci, che quivi s'incontrano, si conta il tigre, da cui gli Indii sanno difendersi molto bene coi loro grossi cani mastini. Il Sig. Cazenueve, che ci accompagnava, mi disse che in due anni e mezzo aveva ammazzato 29 tigri, correndo molte volte pericolo della vita, e solo deve al suo coraggio, destrezza e sangue freddo se ne uscì sempre salvo. Dice che cammina sempre accompagnato da' suoi cani, i quali non appena scorgono il tigre l' attorniano e coi loro latrati lo obbligano a rifugiarsi sopra un albero: allora la cosa è facilissima, poichè ad una conveniente distanza dall'albero si tira uno o due colpi sopra la fiera e tutto è finito.

Ma ciò che è più a temersi nel Chaco sono le vipere che abbondano assai e sono molto velenose. Le principali sono quelle chiamate Gnacanina e Quiririo. La prima misura 9 palmi di lunghezza, è grossa come il braccio d' un uomo, ha la testa grossa, il collo sottile e di color grigio; è di tanta sveltezza, che con tutta prontezza, senza esser vista, morde i piedi di quanti hanno la disgrazia di passarle vicino, ed arrotolandosi poscia loro intorno alla gamba, più non li lascia, fintantochè non vede la sua vittima esangue al suolo. La seconda, detta anche in spagnuolo, vipera della croce, perchè porta nella parte superiore della testa il segno omonimo, è lunga solo tre palmi, ha testa e collo piccolo; il color del corpo è grigio-rossastro, con labbra nere, ed è di una grossezza regolare; penetra nelle abitazioni dei poveri Indii, ed è tanta la potenza del suo veleno, che la sua morsicatura è sempre mortale. Questa è la vipera più terribile e velenosa che si conosca, essendo molti gli infelici Indii che soccombono per le sue morsicature.

La tribù sotto la nostra tenda - Un sogno misterioso - Giusta diffidenza degli Indii - Vestiti ed ornamenti - Barbaro costume.

Il dì seguente tutta la tribù si trovava presso la nostra tenda per chiedere i regali che aveva promesso loro il giorno innanzi. Ci raccontò il Cacico che appena gli dissero che era stato un Sacerdote per vederlo, nella notte vide in sogno il Dios Michi (Dio piccolo), il quale gli manifestò esser quel Sacerdote un suo rappresentante che mandava a visitarlo. Quindi s'inginocchiò dinanzi a me e giunte le mani pronunciò alcune parole, si battè col pugno i denti e quindi cercò di baciarmi la mano, ordinando a tutti di fare lo stesso. Domandammo spiegazione di quella preghiera ed il figlio del Cacico, che sapeva parlare qualche poco in ispagnuolo ed in guaranì, ci diede ad intendere che dicevano : Signore, ti ringraziamo per averci inviato un tuo ambasciatore con tanta umiltà. Quindi domandarono la caña (acquavite) : però il Cacico ci indicò che non l'avrebbe assaggiata, se prima non ne avessimo bevuto noi. Poveri Indii ! Sanno per esperienza che non conviene fidarsi di tutti e perciò vogliono sempre assicurarsi prima di bere. Uno degli studenti, che mi accompagnava, disse ad un Indio che io voleva farli cristiani; ma l' Indio rispose: lengua bueno, blanco malo. Questi sono i frutti dei cattivi esempi e della civilizzazione predicata agli Indii con le armi e non colla croce.

Serviti che furono tutti gli Indii, volli accontentare anche le donne di caña. Come ciò videro gli uomini, si misero a ridere come matti, guardandosi l'un l' altro e dicendo : le donne non prendono caña (acquavite) ma bevono mathe e fumano. Perciò fu necessario dar loro del mathe. In un attimo accesero il fuoco per bollire acqua pel mathe e, sedute tutte, si posero a fumare con pipa che sogliono fare di legno e che senza ripugnanza alcuna si passa dall'una all' altra. Noi ci approfittammo di quei momenti per domandar loro mille cose. I miei due giovani si fecero subito amici e scherzando con loro si mettevano in testa ed alle braccia le loro piume ed i loro ornamenti. Per mezzo di questi due allegri studenti, che parlano perfettamente il guaranì, potei conoscere molte cose importanti per i nostri futuri progetti.

Tra le altre curiosità, che posso contare, dirò primieramente che il vestito di questi Indii consiste in una specie di coperta di lana (manta) tessuta da loro e che portano alla cintura legata con fascio di cuoio. In testa, alle braccia ed alle gambe portano ornamenti di piume o di piccole perle che comprano e con le quali fanno una specie di braccialetto. Al collo hanno grandi collane di semenze d'alberi o di denti ed unghie di animali. Sono molto amanti di vestir bene, e se si regala loro qualche cosa, immediatamente se la mettono e la tengono addosso fin che cade a brandelli. Appena nato il bambino, gli forano le orecchie e vi introducono un bastoncino di legno, che poi vanno cambiando in anelli di ferro, che vanno di tanto in tanto mutando in più grandi, finche le orecchie diventano tanto lunghe da toccare in vecchiaia le spalle. Alcuni degli Indii, che vedemmo, portavano degli anelli del diametro di cinque o sei centimetri. In altre tribù solo gli uomini si tagliano il labbro inferiore nella sua parte più bassa con un taglio orizzontale, che penetra fino alla radice dei denti, e vi pongono dentro delle tavolette fine, le quali vanno aumentando in numero e spessore man mano che l'individuo cresce in età fino a formare in alcuni una specie di circolo del diametro di tre cm. Siccome la tavoletta non chiude bene il taglio, esce da esso la saliva e la bava da renderli ineffabilmente ripugnanti. Questo taglio sembra una seconda bocca e la tavoletta una seconda lingua, per cui sembra che i primitivi spagnuoli dessero loro il nome di Lenguas, che conservano tuttora.

Credenze religiose - Il Dio cattivo - Rimedio contro le malattie - Cerimonia religiosa del matrimonio - Infanticidio - Cura del vaiuolo.

Le loro cognizioni in quanto a religione sono molto limitate. Riguardo a Dio, alla creazione, ecc. appena ci seppero rispondere che esiste un Dio grande, Nandeyara, e un Dio piccolo, Nandeyara Michí, e che Dio non vive nel Chaco. Credono in uno spirito buono ed in un altro cattivo, dal quale fuggono con grande timore. Lo chiamano Pombero, ed essendo suo principal officio perseguitare i morti, quando seppelliscono una persona, sogliono mettervi sopra la testa certe piume verdastri di anitra selvatica, che dicono esser un presertivo contro di lui, ed essi si allontanano quanto più possono dal luogo dove han sepolto il parente o l' amico. Di questo spirito cattivo non possono parlare senza infuriarsi, e quando credono o immaginano di essere perseguitati da lui, corrono velocemente e si fasciano la testa con piume bianche. Fra di essi vi è un dottore che chiamano nella loro lingua sacerdote. Quando un Indio cade infermo, lo chiamano, ed egli dopo aver fatto le sue osservazioni, fa cuocere una specie di corno come unico rimedio : se non guarisce, i parenti ed amici s'infuriano contro il medico.

Il matrimonio è da loro così rispettato, che in verità potrebbero servir di modello a molti cristiani. La cerimonia che usano per accasarsi è curiosissima : convenuto il contratto tra i due sposi, si prepara un gran ballo, dopo il quale sono maritati. Nel ballo saltano unicamente le donne, tenendo in mano un palo, a cui legano un osso di animale, che saltando batte nel palo e fa un certo rumore, cui accompagnano gli uomini suonando il porongo, che è una specie di zucca. Domandammo loro il perchè le famiglie fossero poco numerose, e sapemmo che costumano le donne allattare i figli per due o tre anni, cosicchè avviene frequentemente che ne abbiano due o tre, cui dare il latte, ed essendo ciò impossibile, per risolvere il problema, ammazzano i più deboli e difettosi. Quante anime e quanti infelici si potrebbero salvare, se si stabilisse una Missione cattolica ! Altra causa per cui le famiglie sono poco numerose si è l'epidemia del vajuolo, che regna tra loro, epidemia che cercano di curare con fare alcune injezioni sulle braccia con una punta di spino. Questo strumento, che essi tengono in gran conto, fu il regalo che mi fece il Cacico come pegno di vero affetto e profonda stima.

Amore e rispetto al Cacico - Cosa sono le missioni protestanti - Alcune parole del linguaggio di questi Indii - Visita ad un'altra tribù - Terribile ostacolo per le future Missioni - Un contrattempo - Ritorno - Gravi tribolazioni - Protezione dl Maria Ausiliatrice.

Questi Indii professano grande amore e venerazione al Cacico, i cui figli godono dell'inalienabile dìritto di successione. Un Indio chiamato il Capataz Miguel, che stette due anni coi missionari inglesi, ci diede alcuni dettagli delle missioni protestanti, le quali presente mente sono ridotte ad un vero commercio e ad insegnare agli Indii l'inglese, cosa questa che un giorno sarà di gran danno al Paraguay.

Per curiosità trascrivo alcune parole del linguaggio di questi Indii, che è assai gutturale e molto aspirato : Yhogsma, sacerdote; ymmese, acqua; sapot, terra; neptaana, tigre; tataà, gallina; quiscoà, donna; tecguor, gatto; necquseperet, pecora; minna, arco.

Dopo varie ore di intrattenimento ci accommiatammo dagli Indii, regalandoli di varie cosette, e ci dirigemmo alla tribù del Cacico Fernandez, che è situata sulla sponda del fiume omonimo. Gli Indii costumano pigliarsi il nome che più piace, e questo Cacico si chiama così per averglielo dato il Sig. Fernandez di Montevideo, precisamente il padrone della casa che mi ospitava in Villa Concepcion. Colà trovammo una tribù di pochissimi Indii e non osservammo alcuna distinzione da quelli che abbiam visto nella tribù del Cacico Martin. Una cosa degna di osservazione si è che queste tribù si odiano mortalmente fra di loro, il che sarà di grande ostacolo alle Missioni.

Per un malessere che sentii fin dalla prima sera della mia escursione e che andò sempre più aumentando, non mi fu possibile internarmi di più nel Chaco, come desiderava, e dovetti ritornare a Villa Concepcion, dove per ordine del medico fui obbligato per due giorni al letto; per cui, la Comunione generale e quanto si era pensato fare dalla Commissione di beneficenza dovette rimettersi ad altra occasione, con sommo dispiacere di tutti. Rimasi inchiodato in casa fino alla domenica e, senza salutare alcuno, feci ritorno ad Asuncion.

Quando vi giunsi, trovai il mio Collegio, che aveva lasciato in piena vita, ridotto della metà di giovani, che per malattia se ne andarono alle loro case. Anche parte del personale era ammalato e perciò fui obbligato a chiudere il Collegio per 15 giorni, al termine dei quali cessarono le febbri che sono tanto fatali in alcuni paesi della Repubblica, e per noi e pei nostri alunni, grazie a Maria Ausiliatrice, non lasciarono alcuna triste conseguenza, nè portarono la morte ad alcuno.

Voglia, amato Padre, nelle sue preghiere ricordarsi di noi e dei Cooperatori di Villa Concepcion, i quali la supplicano a voler inviar loro al più presto un Sacerdote Salesiano, dove ve n' è sol uno, incaricato pure di due altri paesi. Attualmente stan raccogliendo denaro per cominciar la costruzione dell'edifizio che han da dare ai Salesiani : spero che fra poco potrò andarvi con la banda per la benedizione della prima pietra.

Inspiri il Signore cuori generosi a voler con le loro preghiere ed elemosine anticipare la desiata ora dell'evangelizzazione degli infelici Indii del Chaco paraguayo !

Mi è sempre grato potermi dire baciandolo la mano

Della S. V. R.ma

Obb.mo ed Aff.mo figlio in G. C. Sac. AMBROGio TURRICCIA.

BOLIVIA Attraverso il regno di Bolivar.

(Impressioni di Mons. Giacomo Costamagna) (Seguito - V. Bollettino di Agosto u. s.)

Di nuovo in viaggio - Tarata: entusiasmo dei suoi abitanti - I venti di Arani - Un ricordo agli eroici evangelizzatori di queste regioni - Le difficoltà del viaggio aumentano - Buona lezione !

Da Cochabamba a Sucre sonvi almeno sette giorni di viaggio, dei quali il primo in questa stagione si può fare in carrozza, ma gli altri sei bisogna rassegnarsi a farli a cavallo.

Verso le 12 del 24 marzo ci avvicinammo a Tarata, città di cinque mila anime circa. I ragazzi ci corsero all'incontro a piè scalzi. Così pure la guardia nazionale a piedi e a cavallo. Le vie della città parevano seminate di teste umane. Tutti gridavan : - Tatay ! Tatay ! - come per dire : - La ringraziamo di cuore, sa ? - Molti poi invece di palme facevano ondeggiare verdi piante di gran turco ornato della sua brava pannocchia.

Lo scender di carrozza e penetrar in Chiesa fu cosa ardua, se altra mai. Tutti voglion toccar almeno il lembo della veste vescovile, o almeno che il Vescovo loro metta la mano sul capo, almeno accetti una manata di fiori, che procurano gettargli ben forte nella faccia, quasi al punto d'acciecarlo. Divozione spessa la si potrebbe chiamare questa, ma bisogna lasciarli fare. Meglio questi dolci insulti che lo sguardo bieco o freddo di certi infelici, cui l'odierna fiamma di progresso ha bruciato ed incenerito affatto nel cuore la divina pianta della fede.

Il clero di Tarata riceve il Vescovo Salesiano sotto il baldacchino. L'affetto li accieca e non li lascia leggere chiaro nel Libro dei Riti. Si canta il Tedeum, si dà la Benedizione, si sentono due parole del Vescovo e poi ricominciano i titanici sforzi per uscir dalla Chiesa e dalla piazza. Si pranza dai nostri connazionali, i bravi PP. Francescani del Collegio Apostolico di Tarata, quindi accompagnati dal P. Volfango, Guardiano, si parte per Cliza, grosso paese, dove si arriva alle 3 pom. E qui una seconda edizione di Tarata; la stessa calca, la stessa pioggia di fiori, ecc. Quelle ottime autorità, tanto ecclesiastiche, come civili, non sanno che fare per dimostrare la loro gratitudine.

Alle 6 pom. si vede Punata. Il clero ci viene all' incontro a cavallo a grande distanza dal paese, ed i ragazzi mantengono piede ai cavalli, correndo attraverso ai prati, ruscelli e pantani. Formasi tosto la guardia nazionale, sventolano cento bandiere, pronunciasi la pioggia di fiori, e migliaia d'evviva echeggiano per ogni parte. Si va in Chiesa, loro parlo, li benedico e ripartiamo in tutta fretta, chè già è notte buia. Non lascierò di ricordare che il buon Prefetto di Cochabamba in compagnia del Sig. Manuel Taborga e del Sig. Mariano Reinolds, volle seguirmi per tutto il giorno, nel suo cocchio. Solo qui in Punata ci siamo amichevolmente accommiatati. Lo benedica e lo compensi di tutto il buon Dio !

A tarda ora di notte arrivammo ad Arani, gran paese che fu già sede di quattro Vescovi della Diocesi di S. Cruz, dopo che detta sede fu tolta per forza dalla disgraziata città di Mizque. In Arani, come si suole colà dire, per undici mesi dell'anno spira un vento forzato, e al dodicesimo volontario.

All'entrar nel paese scoppia l'inno nazionale; ogni casa, anzi ogni finestra, è ornata di una fiaccola. Poveretti! È fin dalle 2 pom. che aspettano il Vescovo ! La folla ingrossa; la piazza maggiore è gremita di gente ed io ho il braccio tutto stanco. Sono omai dodici ore che non faccio altro che benedire. Ma è mestieri contentarli, almeno toccandoli dolcemente sul capo, come per dir loro : Va, che sei benedetto!

Al presenziar tanta fede è impossibile non riflettere e poi esclamare: - Quanto non avran dovuto pregare, lavorare e soffrire l'infinità dei Missionarii che ci precedettero! Se adesso in certe Missioni che predichiamo, per ottener qualche po' di frutto è necessario stancarsi tanto, qual non avrà dovuto esser l'opera di quegli uomini apostolici, per arrivar a cambiare tutta una nazione barbara e fondarla e radicarla in tanta fede e pietà!

Al mattino seguente (25 di marzo) ante lucem detta la S. Messa e fatto al popolo un breve discorsino sull'Annunziata, riprendemmo la marcia. Il clero ed il popolo ci seguitò sìnghiozzando sino alla falda del monte vicino; ma il buon Parroco D. Molina ci volle accompagnare per mezza giornata, sino alla borgata di Vacas. Giunti alla cima del monte mi volsi addietro per salutar e benedir ancor una volta i paesi dell' immensa pianura di Cliza e dare un tenero addio al Collegio di Tarata, che qual bianca colomba là sulle falde dei lontani monti taratesi geme davanti a Dio sopra i peccati del popolo, onde ottenere misericordia.

Scendemmo per la china opposta, costeggiammo una grande laguna, valicammo altri ed altri monti, e verso le 12 eravamo a Vacas, dove, oltre lo scoppio degli evviva, ci aspettava quello d'un temporale maiuscolo, che per altro potemmo evitare, mediante la sosta che ci offrì quel buon Parroco. Il qual Parroco, passato il temporale, mi prestò il suo cavallo de las confesiones, cioè il cavallo che gli serve per andar ad assistere i moribondi fra quei dirupati monti, e così potei vincere le scabrose difficoltà che il sentiero mi presentava quella sera.

A metà cammino osservammo una cosa strana. Un paio di buoi aggiogati fuggivano attraverso ad un campo, mentre il boaro col suo bravo aratro sulle spalle li inseguiva, tentando di fermarli. Ma inutilmente. Forse quel povero boaro non sapeva che quello era il dì dell'Annunziata, che in Bolivia è festa di precetto, e forse quei buoi erano incaricati di dargli una lezione. È da notare che l'aratro boliviano è ancor cosa tutta primitiva; è tanto leggiero, che un uomo può facilmente correre portandolo sulle spalle.

Dopo percorsi quasi trenta chilometri fra continui cespugli e dirupi, siamo arrivati a Pocona, a boca de poche, cioè sul far della notte. Il Parroco, seguito dalle autorità civili, mi condusse in Chiesa e mi die' il braccio per salir i gradini dell'altare (da me solo non poteva), onde parlar al popolo assiepato. Mi sforzai per parlare un altro poco della An nunziata e mi tolsi così il rimorso d' aver troppo poco santificato quel giorno tanto solenne.

Mana Confirmacion - Di nuovo al chapaleo - Una valle deliziosissima - Mizque e sua storia - Orribile sacrilegio - La maledizione di Dio - Desolazione e morte - A chi la tocca, la tocca.

Il giorno dopo (26) nell'uscir per tempissimo dalla casetta parrocchiale trovammo una cinquantina d'Indiani che avevan passato la notte sul lastrico della via per poter essere i primi a far cresimare i loro huahua (bambini). Ma furono delusi nella loro speranza. Dopo Messa annunziai al popolo che Monsignor Anaya, loro Vescovo, sarebbe venuto egli stesso da Cochabamba per cresimarli, non appena la strada carrozzabile si fosse riattata. Dissi, e scivolai in fretta fra mezzo a loro per non restar catturato. Ma quella buona gente mi corse dietro gridando Ay ! Tataju... Ay! Tataju (marcando con tenerezza la i finale). Li benedissi, spronai il cavallo e m'involai da un popolo che mi faceva tanta pena. Ma appena fuori del paese eccoti un gruppo d'Indii, portanti ciascuno il proprio huahua legato dietro le spalle. Fermo di botto il cavallo, e: - Mana Confirmación - loro dico, cioè: - La Cresima non si dà - Mana Tataju ? Ay! - rispondono quei cari, e al punto inginocchiandosi vogliono almeno una benedizione, e mi sporgono il bimbo che portano appeso alle spalle, perchè gli ponga la mano sul capo.

Tutta la valle di Pocona è seminata di capanne. Gli Indii vi sono in numero di diecimila. Or bene la notizia dell' arrivo del Vescovo circolò come una saetta per tutta la notte trascorsa, ond' è che per lo spazio di più d'un'ora io dovetti ogni cinquanta passi fermar il galoppo, e ripetere a quei poveri Indiani - Mana Confirmacion - ed essi a ripetermi : - Mana ? Ay ! - e volevano dire : - Poveri noi, che non possiamo avere la Santa Cresima !....

Ho letto, non so più in qual libro, che una pia rivelazione dice che verso la fine del mondo gli uomini non faran più conto nessuno della S. Cresima. Se questo è vero la mia cara Bolivia protrarrà certamente ancora per molto tempo il termine di questo misero mondo.

Ma qui la scena bruscamente cambia. Verso Le 10 antim., lasciata la via di Totora e di S. Cruz de la Sierra (città dove i Salesiani sono con ansia aspettati), noi prendemmo il cammino di Julpe per andar a Mizque. Ma qual via abbiam mai scelto ! Misericordia ! Monti asprissimi l'uno più dell'altro; chapaleo penosissimo nel fiume Julpe; un caldo che si potrebbe dire feroce, e una fame inesorabile, che a mezzogiorno c' intima la resa. Julpe è lì davanti, ma tutto il paese consiste in due sole capanne, l'una più miserabile dell'altra.

Entriamo nella prima: è vuota. Entriamo nell'altra, ma è sì sudicia che muove a stomaco. Un bimbo che batte i denti per la terzana è là sdraiato nel bel mezzo della capanna. Lo benedico e passiam oltre, cercando ristoro sotto un albero detto molle. Si chapalea in seguito ancor per un'ora nell'alveo del Julpe, poscia s'entra in una stretta valle, così bella ed ubertosa che sembra un Eden. Quivi i carrubi, l'alicio, il molle, il cactus, e cento altri alberi od arbusti aromatici; quivi una fauna incantevole; uccelli d'ogni specie, dall'uccello mosca alla colomba silvestre detta sipipi, che tutt' assieme dànno un soavissimo concerto, non disturbato che dall'ingrata cicalata della sempre noiosissima cicala. Si cammina per quattro o cinque ore e sempre lo stesso incanto. Eppur non si trova orma di piè mortale fra tanto ben di Dio. Che vorrà dir mai questo ?

Verso sera la valletta incantata sbocca in una valle aprica, o per dir meglio in una bella pianura, a cui metton capo sette od otto altre piccole valli. E là in fondo, in fondo, fra mezzo ad alberi secolari, adagiato sovr'un immenso tappeto di verzura, giace sulle sponde del fiume omonimo il misero paesello di Mizque, solo soletto, con appena poco più di cinquecento abitanti, che minacciano sparire come nebbia al sole. Ma io ripeto : Che vorrà dir mai questo?, I Boliviani sanno edificar paesi e città popolose perfin sugli aridi monti, dove il campar la vita riesce tanto difficile, eppure qui in questo vasto paradiso terrestre par che regni la morte ! Ma Mizque fu un giorno la città principale di Bolivia e contava, dicono, più di 50 mila anime! Era sede del Vescovo della Diocesi di Santa Cruz; possedeva inoltre quattro grandi conventi di Agostiniani, di Gesuiti, di Francescani e di S. Giovanni di Dio! Mizque, dice la storia, era come la Firenze Boliviana; era tutto un' oasi dolcissima! Che sarà accaduto egli mai?....

Esiste, dicono, una profezia di S. Francesco Solano, il quale, passando pel suo convento di Mizque e vedendovi tre alte e robuste palme ebbe a dire: - Quando l'ultima di queste palme più non esisterà, Mizque pure non sarà più. - Or bene al presente non vi e più che l'ultima di quelle tre palme e Mizque pare stia agonizzando. Non più conventi, non più palazzi, ma ruderi, ma case miserabili, che, una volta cadute al suolo, non v'è più chi le rialzi. Sarà dunque stata la profezia del Solano la causa di tanta sventura? Giammai !

Già si sa che le cose non accadono, perchè sian stato profetizzate, ma esse furono profetizzate perchè dovevano accadere. Qual sarà dunque la causa di un tanto sfacelo ?

V'è chi accusa i pantani che attualmente ammorbano e viziano l' ambiente di Mizque. Altri ne dà la causa alla cacciata dei frati, specie dei Gesuiti, che mantenevan tante braccia per pulir i pantani e purificar l'atmosfera. Ma la voce più comune ed autorevole dice: -Mizque fu qual altra Gerusalemme castigata da Dio; Mizque giace sotto l'anatema di Dio; Mizque dovrà sparire! ! - E narrano come nei tempi dei Re di Spagna, il Governatore di Mizque, che odiava a morte il Vescovo, imbattutosi con lui un giorno, gli gettò il laccio, come si fa in America per acchiappare i giumenti, quindi dato di sprone al cavallo lo trascinò disperatamente, nè si ristette dalla sacrilega impresa, finchè il povero Vescovo fu fatto a pezzi. Sembra che la popolazione non protestasse allora energicamente contra il satanico procedere di quel crudele; ond'è che Dio pare abbia giurato di sterminare quella città, che non aveva fatto conto della divina minaccia: Qui vos tangit me tangit, etc....; nolite tangere christos meos.

Noi entrammo in Mizque e vi trovammo qualche cosa di strano. Non ci pareva d'essere in Bolivia. Molti non salutavano; e sì che la campana non cessava d'annunziare che entrava il Vescovo. Non pochi di quei miei cari Mizquegni erano pallidi e macilenti, colla febbre indosso, e guardandoci con occhi senza vita parevan ripeterci quello della peste di Milano - a chi la tocca, la tocca. - Anche il povero Parroco era colto dalla terzana, ma si faceva coraggio, e fece quanto potè per trattarci bene.

Il giorno appresso (27) era la Domenica di Passione. Infra Missam spiegai un po' di Vangelo; quindi, data la Cresima ad un centinaio fra bambini ed adulti, uscimmo di Mizque, e per buon tratto fummo accompagnati dal Parroco, dai giovani Morales, Corrales.e da varii altri. Giunti sul colle che prospetta Mizque, il Parroco mi mostrò il sito di dove Bolivar, guardando Mizque e la vallata, disse che somigliava assai alla cara sua Caracas. Povero Mizque ! Che il cielo ti guardi con occhi di misericordia!

(Continua).

In fascio

PATAGONIA. - L'Opera dei Missionari Salesiani. - L'Operaio Italiano di Buenos Aires del 20 aprile, giornale liberale, così riassume una relazione inviata da Mons. Cagliero, rappresentante la Congregazione Salesiana nell'Argentina, al Ministro di Giustizia e Culti Dott. Belaustegni, sull' opera compiuta nel trascorso anno dai Missionari di Don Bosco nel Territorio Meridionale della Repubblica.

« L'azione dei Salesiani si è esercitata sulle sponde del Rio Negro, del Colorado, del Neuquen, del Limay, del Chubut, di Santa Cruz e Gallegos, nella Terra del Fuoco e alle isole Malvine: nei più remoti e meno ospitali angoli dell'Argentina si nota l'opera di questi Missionari, la cui zelante attività è superiore ad ogni elogio. Essi hanno costrutto scuole e chiese in Junin de los Andes, Chubut, Roca, Pringles, Conesa, Colorado ed altre lontane regioni; hanno riedificato un edificio distrutto dalle fiamme nella Terra del Fuoco, ammassati e convertiti al cristianesimo centinaia di Indi Onas; portato fra le nevi e lo squallore delle ultime plaghe meridionali i conforti della religione e della civiltà. Per opera loro nella Missione della Candelara (Terra del Fuoco) si è costrutta una chiesa, si sono aperti due Collegi e circa trecento indigeni sono educati all'amore di Dio e della patria.

» Sopra una superficie territoriale di circa un milione di chilom. q., in mezzo ad una popolazione di circa 90,000 anime lavorano 60 sacerdoti missionari, 45 coadiutori, catechisti e maestri, e 145 suore di Maria Ausiliatrice, distribuite in 8 residenze fisse e 50 temporanee. L'Istituto conta 23 chiese, 20 fra Collegi e Scuole, 2 Ospedali e 5 Asili di minorenni.

» Anche le carceri e i detenuti sono oggetto delle cure dei Salesiani; in Viedma essi hanno fondato un Istituto per la riabilitazione morale dei carcerati.

» Gli Stabilimenti e le Scuole dei Salesiani sono frequentati da migliaia di fanciulli, ai quali i Missionari insegnano i primi rudimenti del sapere e invariabilmente la lingua italiana. Terminati i corsi elementari, gli scolari passano alle Scuole Superiori, nelle quali si apprendono loro il disegno, le lingue straniere, la musica strumentale e le belle arti.

» La Pia Società Salesiana, a mezzo delle Suore di Maria Ausiliatrice, mantiene aperti Asili Infantili in Buenos Aires fiorentissimi e nella Patagonia frequentati da oltre trecento alunni. Le Scuole di lavoro, disegno, musica, pianoforte e canto dànno un buon numero di giovani solidamente istruite. Gli Asili di Chubut, Viedma e Roca danno ospitalità a 150 ragazzi indigeni orfani ed abbandonati, che vi ricevono educazione, istruzione e vitto. Le Suore esercitano pure il loro ufficio educativo a beneficio delle donne perdute per riabilitarle e redimerle col lavoro.

» Le Scuole Salesiane di arti e mestieri in Viedma contano sei officine di falegname, fabbroferraio, calzoleria, lattoneria, sartoria ed ebanisteria; in dette scuole lavorano ed imparano a guadagnarsi decorosamente la vita oltre 80 fanciulli.

» Inoltre l'Istituto ha fondato una scuola pratica di agricoltura in Roca e una scuola industriale nella Terra del Fuoco. In Viedma, a circa un chilometro dall' edificio della Missione , si stende un podere ubertoso, nel quale i Missionari insegnano ai loro scolari la viticoltura, l'orticoltura, e la Coltivazione delle piante fruttifere, vera scuola di agricoltura sperimentale.

» Infine la Congregazione di D. Bosco possiede nei territorii, sui quali esercita la sua azione benefica, spedali e farmacie, che dànno gratuitamente asilo agli ammalati e medicine ai bisognosi.

» L'Istituto centrale di San Carlos in Almagro è un monumento che dinota la prosperità della Pia Società e la sua savia e oculata organizzazione.

» Questi in succinto i fatti e i dati che contiene la relazione di Monsignor Cagliero, Vicario Apostolico della Patagonia e Superiore dei Salesiani per l'America del Sud.

» Abbiamo voluto farli conoscere ai lettori, affinche vedano con quanta alacrità , perseveranza e buon esito i discepoli di Don Bosco svolgono la loro attività in queste contrade e quanto sapiente e poderoso è l'ordinamento di questa Congregazione, che in pochi anni ha steso sul territorio argentino una rete di influenze irresistibili.

» I Sacerdoti e le Suore di questo Istituto sono in massima parte Italiani e sarebbe ingiustizia non riconoscere che la loro azione, quantunque ispirata a un fine religioso, si esplica con prezzi tutti moderni; che il loro apostolato risponde ad alti scopi educativi e che pure alla diffusione della lingua e della coltura italiana essi cooperano finora assai più di tutte insieme le Associazioni e le Scuole laiche della nostra collettività.

» È una verità dura per noi liberali, ma è una verità indiscutibile. Il sentimento dell'italianità è così vivo, fervido e ordinato nelle varie manifestazioni dell'Istituto Salesiano, che si comprende  si spiega come la Francia repubblicana si sia valsa e continui a valersi delle istituzioni religiose per mantenere ed allargare la sua influenza morale e civile nel mondo. »

CONESA (Rio NEGRo). - Progressi di quella Missione. - In questo lontano paese qualche tempo fa accanto alla Missione si è aperta una scuola per i giovanetti esterni, che promette assai bene. Le Suore di Maria Ausiliatrice da parte loro fanno mirabilia per le ragazze. Le solennità della nostra santa Madre Chiesa vi sono celebrate con tutta la pompa possibile; ogni Domenica e festa è cosa edificante udire echeggiare le armonie del canto gregoriano ed i Salmi di David cantati da buoni e fervorosi cristiani. Degne di particolar memoria sono state la festa di S. Giuseppe, Patrono della Missione, e le funzioni tutte della Settimana Santa. Ora si sta procurando una bella statua di S. Giuseppe e così sempre più consolanti si presentano i vantaggi di quella Missione. Il demonio si sforza continuamente per combatterla rubando le anime a Gesù, ma i Missionari Salesiani lavorano da forti; dimodochè in Conesa nello stesso punto dove pochi anni fa gli indigeni crudeli offrivano al Dio Gualicho vittime umane, sorge ora una bella Chiesa, dove ogni mattina viene offerto al vero Dio il Sacrificio incruento dell'altare... Christus vincit, regnat, imperat contro tutti i tentativi del demonio.

SANTIAGO (CHILì). - Una Missione al campo. - Un buon Cooperatore Salesiano, padrone di un territorio assai distante da ogni parrocchia, quest'anno volle provvedere al bene spirituale della sua gente e supplicò i Salesiani di Santiago a volervisi recare per una missione. Si portarono sul luogo quattro Sacerdoti ed un chierico e le loro fatiche ottennero un esito assai consolante. In sul principio quei semplici campagnuoli temevano qualche cosa di insolito e sgradevole; ma poi assicurati che si trattava solo di far loro del bene, accorsero numerosi piattina e sera alla casa del padrone, dove si era improvvisata la chiesa, e quasi tutti i giorni della missione vi furono ogni volta da 60 a 70 Comunioni. E non si creda sia questo piccolo numero , poiche le abitazioni sono a grandi distanze ed in quei giorni attendevano alla raccolta del grano. Negli ultimi dì la missione venne pure onorata da Mons. Costamagna, il quale, ricevuto trionfalmente da quei buoni terrieri, amministrò la Cresima a 300 persone fra bambini ed adulti e fu l'angelo di pace e di concordia in molte famiglie.

MESSICO (CiTTA').-Inaugurazione dell'Istituto delle Suore di Maria Ausiliatrice. - Finalmente, dopo quattro anni che le Figlie di Maria Ausiliatrice lavoravano nel Messico, quest'anno poterono prendere possesso dell'Istituto loro proprio, fabbricato appositamente al Sud della grandiosa Chiesa di Maria Ausiliatrice su disegno del caritatevole ed ottimo Ing. Ilario Elguero. Sua Ecc. R.ma l'Arcivescovo Mons. Prospero Maria Alarcon si degnò compiere il rito solenne della benedizione della Cappella e della Casa tutta, accompagnato dal Direttore dell' Istituto Salesiano di quella città, D. Angelo Piccono, e dai principali benefattori di Messico. Durante il giro di tutta la Casa le giovanette del nuovo Istituto seguivano Monsignore recitando il S. Rosario. Poscia vi fu un piccolo trattenimento drammatico in onore dell' Arcivescovo stesso, di ottima esecuzione. Riuscì una funzione degna di eterna memoria per tutti.

GUALAQUIZA (EQUATORE). -Feste solennissime a Maria Ausiliatrice. - Riceviamo una lunga relazione delle feste fatte nelle foreste e montagne di Gualaquiza lo scorso dicembre. Con apposito manifesto diramato in tutte le provincie si prepararono in quei luoghi cose non mai più viste. Solenne il triduo di preparazione e poi solennissimi i tre giorni, di festa, con grandissime intervento. La banda musicale del distretto di Sigsig, a tre giorni da Gualaquiza, volle onorare con le sue belle armonie la nostra buona Madre Maria SS. In tutti i giorni numerosa la frequenza ai SS. Sacramenti, buona la musica, gravi e ben eseguite le sacre cerimonie. Tutte cose nuove per quelle foreste. Degna di memoria è la solenne processione in onore di Maria SS. fatta il secondo dì con tutta la pompa, onde sogliono farsi simili commoventi dimostrazioni di fede nei nostri paesi. Alla sera una ben riuscita lotteria, in cui gli Jivaros si divertirono un mondo... L'ultimo giorno delle feste le sacre funzioni divennero ancor più imponenti per maggior concorso e per una bella accademia letteraria, presieduta dall'Amministratore Apostolico della Diocesi di Cuenca, Mons. Benigno Palacios, resa ancor più attraente dall'esposizione dei lavori degli alunni del Collegio e delle ragazze della scuola pubblica. Ogni cosa riuscì superiore ad ogni aspettazione e fu una splendida prova dei progressi fatti da quei figliuoli sotto la direzione dei Missionari Salesiani. Essi si ebbero i meritati premi ed elogi. A notte fatta si pose termine alla solennità cori fuochi artificiali provvisti da alcuni bravi Signori di Gualaquiza.

CALLAO (PERÙ). - Una nuova Casa Salesiana. - Fin dal principio del corrente anno venne aperto un Collegio in questo importante centro del Perù, ed ora da una lettera del Direttore al R.mo D. Rua siamo lieti di poter raccogliere i mirabili progressi già fatti. Vennero ultimati i lavori per rendere abitabile il locale; preparate le scuole, che tosto si incominciarono, ed in marzo erano già frequentate da 120 alunni, molti dei quali figli di emigrati italiani. Le domande di accettazione aumentano tutti i giorni, ma fa duopo rifiutarle per mancanza di locale e di personale. La popolazione vede molto di buon occhio queste Scuole e l'Oratorio festivo sarà per Callao una vera benedizione, perchè è l' unico mezzo atto a ritrarre tanti poveri giovani dal vizio e dal vagabondaggio, in cui generalmente sono lasciati dai genitori. Un aiuto efficace in quest'opera veramente bella dell'educazione della gioventù abbandonata i nostri Confratelli l'hanno nei RR. PP. Francescani, ai quali esterniamo qui la nostra sentita riconoscenza.

IQUIQUE (CHILì). - Buon cuore dei nostri Cooperatori. - Il Direttore del nostro Collegio, aperto l' anno scorso in questa città, ci scrive

« Dopo la visita di Mons. Costamagna e terminato l'anno scolastico, io caddi ammalato di tifo verso la metà di gennaio. Da principio la malattia non fu indovinata dal medico curante e la febbre continuava inesorabilmente il suo corso, traendomi in breve all' orlo del sepolcro. Io mi era già rassegnato alla morte. Nella festa di S. Francesco di Sales, nostro Patrono, mi raccomandai fervidamente a lui ed a Maria SS. Ausiliatrice , perchè venissero in mio aiuto. Appena finita la mia preghiera, potei tosto toccar con mano la celeste protezione. Il giorno stesso l'ottimo Sig. Giovanni Mackenna, nostro Cooperatore, mi condusse un valente medico alemanno, il quale conobbe subito la malattia e, quantunque già avanzata, s'accinse a combatterla vigorosamente con tutti i rimedi dell'arte sua, cosicchè in men d'un mese mi rimise nella primiera sanità. Il Sig. Mackenna poi volle assumersi tutte le spese del medico e delle medicine, non lasciandomi, con somma sollecitudine, mai mancar nulla nè durante la malattia, nè durante la convalescenza, assai lunga. Anche le principali signore di Iquique mi diedero in questa circostanza belle prove d' benevolenza, poichè, conosciute le strettezze in cui ci trovavamo, apersero una sottoscrizione permanente per venirci in aiuto. All'ottimo e carissimo Sig. Mackenna, cui dopo Dio e Maria SS. vado debitore della vita, ed alle zelanti Signore di Iquique non verrà mai meno la mia riconoscenza, ed i miei ringraziamenti sinceri si uniscono alle mie preghiere, acciocchè il buon Dio li rimeriti degnamente. » Mandiamo ancor noi, a nome del veneratissimo nostro Superiore D. Rua, un plauso e le più sentite grazie a questi nobili e generosi cuori e li assicuriamo che davanti all'Altare dell'Ausiliatrice non mancheremo di raccomandarli a Dio nel miglior modo possibile alla nostra pochezza.

IQUIQUE (CHILì). - La divozione a Maria Ausiliatrice. - In data 12 giugno del corrente anno il Direttore di quella novella Casa Salesiana, D. Luigi Quaini, scrive ancora quanto segue:

« Anche qui, nella deserta e disgraziata Iquique si celebrò solennemente per la prima volta la festa della nostra buona Madre Maria Ausiliatrice. Per tempo potemmo avere una bella statua di Maria Ausiliatrice , che un ricco Signore inglese e protestante ebbe il religioso pensiero di regalarci. E come nella nostra Chiesetta non v'ha ancora un altare consacrato alla Gran Vergine, varie devote le prepararono provvisoriamente un elegante tempietto presso la balaustrata dalla parte dell' Evangelo. Al 27 del passato maggio s' incominciò la novena, che fu abbastanza frequentata sì di mattino che di sera. Anche i nostri quasi cento ragazzetti si mostrarono abbastanza animati dalla divozione verso la Madonna , ed una trentina d'essi si preparavano a fare sotto i suoi santi auspicii la loro prima Comunione.

» Terminata la novena, se ne celebrò la festa al 5 di giugno. Di mattina alle 8 ci fu Comunione generale, in cui ricevettero il Pane degli Angeli una cinquantina dei nostri giovanetti ed un centinaio di Signore. Alle 9 1/2 si benedisse solennemente la statua della nostra celeste Patrona, fungendo l'ufficio di madrine, come qui nel Chili si usa, quattro delle principali Signore d'Iquique. Subito dopo ebbe principio la Messa solenne cantata dai nostri bravi giovanetti e bellamente accompagnata da una scelta orchestra che la Signora Vigil, nostra insigne benefattrice, con quello zelo ed entusiasmo che la distingue seppe organizzare, perche più splendida riuscisse la festa. Ebbe luogo anche il discorsetto d'occasione durante la messa, in cui lo scrivente, passati in rassegna i favori speciali di Maria Aiuto dei Cristiani, procurò dimostrar che l' Istituzione Salesiana è l'opera di Maria SS., e che l'opere svariate in cui s'incarna sono un sublime inno di gloria alla Vergine Ausiliatrice. Verso sera, colla benedizione solenne del SS. Sacramento si pose fine alla festa, che lasciò la più cara impressione nel cuore dei nostri giovani e dei fedeli accorsi.

» Oh voglia la nostra cara Madre Maria Ausiliatrice gradire questo tributo di fede e di amore, che per la prima volta le dà Iquique e ricambiarlo colle sue celesti benedizioni.

» La divozione a Maria Ausiliatrice va guadagnando terreno ogni dl più e credo che sia destinata a produrre anche qui del gran bene nelle anime. »

URIBE (PIANI DI S. MARTIN -COLOMBIA). -

Nuova residenza di Missione. - Dopo ripetute istanze di quella buona gente ed in particolare del Sig. Alberto Plot, si dovette annuire allo stabilimento della nuova residenza di Missione in Uribe, e nello scorso marzo vennero definitivamente mandati colà un Sacerdote e due coadiutori. « E più facile , così scrive quel Direttore, immaginare che descrivere l'allegria e contentezza di questi buoni coloni, quando seppero che avrei fissato la mia dimora in mezzo a loro. Il buon Dio si degnò esaudire le fervorose orazioni e le ardenti brame di tante e tante anime, che ex toto corde quotidianamente lo supplicavano a voler inviar loro un Sacerdote per dirigerli nella via della salute eterna. ... Inaugurammo tosto l'Oratorio festivo con una cinquantina di ragazzi. Le funzioni si fecero con tutta la possibile solennità, e tutti ne rimasero impressionati. Ben riuscita fu pure la lotteria in favore dei ragazzi dell'Oratorio. Inoltre il Governo ci offerse la scuola maschile e così subito ci vedemmo padroni di tanta povera gioventù bisognosa dell'educazione quanto del pane che mangia...»

S. FRANCISCO IN CALIFORNIA (NORD AMERICA). - Benedizione della prima pietra ed inaugurazione della Chiesa del SS. Sacramento. -

Mirabili sono i progressi che fanno i nostri Confratelli destinati alla Missione in favore degli emigrati italiani a S. Francisco di California. In meno di tre mesi essi edificarono una bella Chiesa al SS. Sacramento ad Ocean View sui vaghi e ridenti colli, che fanno bella corona alla città, seminati dovunque di ville deliziosissime.

La benedizione della prima pietra ebbe luogo il 27 scorso marzo. S. E. Rev.ma l'Arcivescovo, Mons. P. Riordan, non potendo con suo dispiacere intervenirvi, delegò il degnissimo Mons. P. Prendergast, Vicario Generale. Tutti gli Italiani in festa e numerosi Americani si riversarono sul luogo e resero tutto il declivio della collina un vero seminato fitto fitto di teste accalcantisi le une alle altre per poter vedere almeno in parte una funzione, che forse non avevano mai veduta e che loro stava tanto a cuore. L'allegra sinfonia della banda annunziò l'arrivo del Delegato Arcivescovile, il quale, preso posto in una vicina casa gentilmente offerta per la circostanza, diede principio alla rituale funzione leggendo e firmando la pergamena da porsi insieme con altri ricordi dell' epoca (1) nel cavo della pietra. Quindi si recò sul luogo, benedisse la pietra e lo scavo, depose la pergamena e gli altri ricordi in una cassetta di zinco e, rinchiusala entro un apposito vano scavato nella pietra, la suggellò e la fece collocare nell'angolo sud-ovest, gettandovi prima Monsignore e poscia altri alcune cazzuole di calce. Terminate le altro preci, il R.mo P. Sardi, Gesuita italiano, fece il discorso di circostanza e ricordò agli Italiani il loro primato sopra tutte le nazioni in ogni ramo di cose ed in modo speciale nella religione: l'Italia è stata la civilizzatrice del mondo. Li animò a praticare la loro fede, come unica fonte di pace e di felicità; a frequentare la Chiesa, non mancando mai ai loro doveri di buoni cristiani e ad unirsi tutti insieme per pagare il debito contratto per fabbricare la nuova Chiesa. Ebbe commoventi parole pei Figli di D. Bosco, mostrando bellamente il grande sacrifizio che fecero per venire a servire gli Italiani di S. Francisco , lasciando i posti onorevoli che occupavano altrove e circondati com' erano dal rispetto e venerazione di tutti. Fu una funzione simpatica, memoranda.

I lavori procedettero alacremente, ed in poco più d'un mese venne aperta al pubblico. La magnifica e svelta Chiesa, fabbricata su terreno regalato da Mons. Arcivescovo, fu artisticamente disegnata dall'architetto F. Shea ed eseguita con vera cognizione di arte dal costruttore italiano L. Cereghino. L' entusiasmo, con cui si è incominciata l'opera, ed il fervore, con cui s'è terminata, si può dire unico e singolare nella storia della California. Onore e gloria per gli Italiani della Colonia di S. Francisco e per la loro avita inconcussa fede ! Le superbe, magnifiche Basiliche che ingemmano la Madre Patria non possono edificarsi per mancanza di mezzi; in terra straniera l'operaio italiano sa però edificarsi la Chiesa secondo permettono le sue forze, ma bella, semplice e devota.

L'inaugurazione della nuova Chiesa venne fatta con tutta solennità il 19 giugno scorso, benedicendola l'illustrissimo Arcivescovo Mons. Riordan. Nè per questa benedizione potevasi scegliere giorno più propizio, poichè essendo la nuova Chiesa dedicata al SS. Sacramento per una mirabile coincidenza doveva anche inaugurarsi al culto in giorno dalla Santa Chiesa consecrato in modo speciale ad una grande divota della SS. Eucaristia, qual è Santa Giuliana Falconieri, la quale si meritò da Gesù benedetto i più segnalati favori. -La cerimonia incominciò con una grande processione di ragazzi e ragazze, di comunità religiose, di società cattoliche e diverse altre associazioni. Arrivati alla Chiesa, venne cantata con buona interpretazione una Messa a quattro voci da un coro di ottimi cantori, sotto la direzione del Sig. Mary Rogers. Poscia l'Arcivescovo pronunziò un eloquentissimo sermone per la circostanza, e nel pomeriggio il valente oratore della benedizione della prima pietra, il R.mo P. Sardi, parlò da pari suo della cerimonia. Fu sotto ogni aspetto una cara giornata che durerà a lungo nella niente di tutti i membri della Colonia Italiana di S. Francisco, come pure dei Salesiani, i quali tutti invocheranno sii di quella Colonia le celesti benedizioni, affinchè benedetta nei suoi figli prosperi eziandio

« de rore caeli et de pinguedine terrae. »

D'or innanzi pertanto i quindicimila e più emigrati Italiani, che risiedono in quell' importante città americana, hanno due chiese : una nel centro della città, all'angolo delle due strade Filbert e Dupont, e l'altra nei dintorni di S. Francisco, dove moltissimi Italiani coltivano gli orti e situata nell'angolo delle due strade Croke e Alemany Ave., vicino Mission Road. La prima esiste già da ben quattordici anni e porta il titolo dei SS. Pietro e Paolo, la seconda Corpus Christi. Ambedue sono uffiziate dai Salesiani arrivati in quella città nel marzo del 1897.

Per tal modo gli emigrati Italiani possono ricevere i conforti di N. S. Religione, con tutta comodità frequentare i SS. Sacramenti, udire la parola di Dio e vedere i loro figliuoli crescere cristianamente educati.

Di tutto siano rese lodi e grazie al Signore, che è il Datore di ogni bene.

(1) Il ritratto di Leone XIII, di D. Bosco e di D. Rua, di Mena. Costamagna, una medaglia di Leone XIII e del Sacro Cuore di Gesù, di Maria Ausiliatrice, varie monete degli Stati Uniti coniate nel 1898, una copia del Bollettino Salesiano di febbraio 1898, ecc.

COLLEGI SALESIANI ED EDUCATORII diretti dalle Figlie di Maria Ausiliatrice

PER comodità di quanti desiderassero affidare a noi i loro figli per la carriera degli studì elementari, ginnasiali e liceali, diamo qui l'elenco dei Collegì Salesiani e degli Educatorii delle Figlie di Maria Ausiliatrice d'Italia, assicurando di tutta la nostra sollecitudine per tutto quello che riguarda religione, morale, sanità e profitto negli studi così scientifici come letterarìì.

Istituti per ragazzi.

Oltre l'Oratorio di S. Francesco di Sales, l'Ospizio di San Giovannì Evangelista e le Scuole Apostoliche in Torino, l'Ospizio di S. Vincenzo de' Paoli in Sampierdarena, l'Ospizio del Sacro Cuore di Gesù in Roma, le Scuole di S. Paolo alla Spezia, la Colonia Agricola di Mogliano Veneto, l'Oratorio di Maria Immacolata a Firenze, l' Oratorio del Sacro Cuore di Gesù a Trino Vercellese, di S. Filippo e S. Francesco di Sales a Catania, di San Luigi Gonzaga a Messina, di S. Michele a Castellamare di Stabbia, l'Istituto di S. Francesco di Sales a Faenza e di S. Giuseppe a Macerata, l' Istituto Leonino ad Orvieto, D. Bosco in Verona, S. Giuseppe a Modena, S. Ambrogio in Milano, vi sono i Collegi di Borgo S. Martino, Lanzo Torinese, Varazze, Alassio, Este, Penango, Parma, Fossano, Loreto, Treviglio, Trevi, Colle Salvetti, Ferrara, Cuorgnè, Intra, Frascati, Caserta, Randazzo, Bronte, Marsala e Terranova in Sicilia, Balerna ed Ascona nel Canton Ticino, nonchè l'Istituto Salesiano di Trento nel Tirolo e il Convitto italiano di S. Luigì nella Gorizia.

In questi Collegi l'insegnamento comprende il corso elementare e ginnasiale, eccetto quello di Penango, dove vi sono soltanto le classì elementari; è impartito da maestrì e professori patentati ed a norma dei programmi governativi. Nel Collegio di Alassio e Terranova vi è di più il Liceo. Nell'Ospizio di S. Giovanni Evangelista in Torino si accettano eziandio esterni alla semplice scuola. In quello di Ascona vi sono classi preparatorie per giovanì stranierì che desiderano imparare la lingua italiana ; è raccomandabile anche per l'insegnamento del francese e del tedesco.

In quasi tutti questi Collegì vì sono due gradi di pensione. La prima varia da L. 35 a 40 mensili; la seconda da L. 24 a 30.

Per giovani adulti che desiderassero abbracciare lo stato ecclesiastico.

Per sopperire al bisogno sempre crescente di operai evangelici, il nostro caro Don Bosco di v. m., oltre ai vari Ospizii e Collegi, come i nostri buoni Cooperatori sanno, ha pure istituita l'Opera così detta di Maria Ausiliatrice, che ha per ìscopo di raccogliere giovani adulti (daì 16 ai 30 anni) che abbiano decisa volontà di fare gli studi letterarii per mezzo di corsi appropriati per abbracciare lo stato ecclesiastico. Noi quindi anche in quest'anno facciamo un caldo appello ai nostri ottimi Cooperatori e specialmente ai RR. Parroci, perchè ci vogliano indirizzare molti di tali giovani.

Per norma degli allievi e di coloro che se ne dovessero incaricare o che desiderano più ampie notizie dell'Opera di Maria Ausiliatrice, sì è stampato apposìto programma, che si può facilmente ottenere rivolgendosi ai Direttori dell' Ospizio S. Vincenzo in Sampierdarena presso Genova, delle Scuole Apostolìche in Torino (Via Carlo Vidua, 18), dell' Oratorio S. Giuseppe in Lugo nelle Romagne, che ha pure annesso il Corso Elementare per fanciulli, dell'Oratorio San Luìgi Gonzaga in Chieri, del Seminario Vescovile di S. Antonio in Trecate presso Novara, dell'Istituto S. Giuseppe in Pedara (Sicilia), che sono tutte Case Salesiane destìnate appunto per questi giovani adulti che desiderano abbracciare lo stato ecclesiastico.

Educatorii per giovanette.

Oltre ai mentovati Collegi per giovani, vi sono pure quindici Educatorii per fanciulle : il prìmo in Nizza Monferrato sotto il nome della Madonna delle Grazie; il secondo nella città dì Chiesi, sotto il titolo dì S. Teresa; il terzo al Torrione di Bordighera; il quarto a Novara; il quinto a Lugo: il sesto a Casale Monferrato; il settimo a Varazze; l'ottavo a Cannara nell'Umbria; il nono a Giaveno ; il decimo a Conegliano Veneto; l'undecìmo, dodìcesimo, tredicesimo, quattordicesimo e quindicesimo nelle ridenti e saluberrime colline cìrcostanti l'Etna, a Bronte, Mascali, Trecastagni, Alì Marina presso Messina ed a Catania. Tutti questi Educatorii sono diretti dalle Figlie di Maria Ausiliatrice.

Scopo di queste Case di educazione si è di dare l'insegnamento scientifico e morale in modo che non lasci nulla a desìderare per una giovinetta di onesta e cristiana famiglìa, cioè arricchirne la mente di utili cognizioni, educarne il cuore a sode e cristiane virtù, addestrarla ai lavori femminili ed informarla a quei principii di civiltà che sono rìchìesti dalla sua condizione.

N. B. Per avere i relativi programmi e per le domande di accettazione bisogna dirigersi ai Direttori ed alle Direttrici dei singoli Collegi ed Istituti.

Libri di testo per Scuole Elementari, Normali, Ginnasiali e Liceali.

(Importantissimo)

LA scelta' dei libri di testo per le scuole è indubitatamente una delle cose che maggiormente preoccupano gli educatori in genere, i padri di famiglia in ispecie. Trovar un libro ben fatto, il quale risponda pienamente alle esigenze de' programmi e delle disposizioni governative, e nello stesso tempo nulla contenga che disdica sotto l'aspetto morale e religioso, sicchè il giovane allievo possa adoperarlo senza pericolo alcuno, è cosa ad un tempo delicata, difficile ed importante. Nell'intento di provveder a questo bisogno universalmente sentito, il Congresso Salesiano di Bologna fece voti che i figli di D. Bosco dessero in tempo la maggior pubblicità possibile all'elenco de' libri di testo, che unitamente al programma scolastico sogliono diramare ogni anno per le loro Scuole Liceali, Ginnasiali, Normali ed Elementari.

In ossequio a questi voti, calorosamente espressi da Ecc.mí Vescovi e da altri illustri personaggi del Clero e del Laicato, noi tenendo innanzi le norme sopra indicate, abbiamo compilato anche pel p. v. 1898-99 un elenco di libri di testo, sufficientemente abbondante, sì di edizione nostra come di edizione altrui, per le Scuole Liceali, Ginnasiali, Normali ed Elementari. Ed ora questo elenco mandiamo gratuitamente ai nostri buoni Cooperatori. Essi avranno la bontà di esaminarlo, e di sceglierne quei libri che loro paresse interessare, scrivendo per le relative commissioni di acquisto alla Libreria Salesiana di Torino che si pone a loro disposizione, oppure senz' altro alle rispettive Librerie Editrici. E anche a notare che in siffatta compilazione si ebbe pur riguardo alla spesa. Volere o no, la questione finanziaria s'impone potentemente, sicche abbiam creduto cosa conforme a carità porre i libri che, oltre alle qualità sopra accennate, abbiano pur quella di costare il meno possibile.

Viviamo fiduciosi che l'opera nostra, intrapresa coll'unico scopo di provvedere al bene della gioventù e di venir in aiuto alle famiglie, sarà convenientemente apprezzata e che questo quarto elenco incontrerà il gradimento, di cui furono largamente onorati i tre antecedenti. Noi poi ci dichiariamo fin d'ora riconoscenti alle osservazioni, che a scopo di bene ci saranno indirizzate nell'intento di migliorare di volta in volta un'opera così difficile ed importante, qual è la scelta accurata de' libri di testo.

NECROLOGIA

Prof. D. Lorenzo Pertout.

Il 25 marzo spirava a Gorizia, munito dei SS. Sacramenti, in età di 80 anni, il M. R. Don Lorenzo Pertout, Professore emerito di Religione e Bibliotecario.

In queste sue mansioni, durato per molti anni, egli si procurò una speciale coltura, tanto da acquistarsi la stima di tutti. Amò il bene della gioventù studiosa e molto elargì specialmente a sostentamento ed aiuto dei giovani inclinati allo stato ecclesiastico. Un particolare affetto lo legava alle Opere Salesiane e in modo speciale si ricordò della nostra Casa di Gorizia nelle sue disposizioni testamentarie.

Noi lo raccomandiamo alle preghiere dei nostri benemeriti Cooperatori e Cooperatrici.

Il Cav. Dott. Carlo Doliac de Cipriani rendeva la sua bell'anima al Creatore la mattina del 22 luglio, nell'età d'anni 93 già compiuti.

Il Cav. Doliac, compiti con speciale successo gli studii universitari e laureatosi in giurisprudenza, cominciò ad esercitare l' avvocatura nel 1840 a Gradisca e nel 1849 si trasferì a Gorizia, di cui fu il primo podestà, coprendo quest'onorifica carica per ben 10 anni.

Più tardi fu eletto deputato e poi capitano provinciale sostituto, nella qual carica rimase fino al 1869.

Nel movimento cattolico, incominciato nel 1870, egli fu il primo duce, quale presidente del Circolo Cattolico, e nel 1872 fece parte della prima deputazione austriaca che si portò a Roma dal S. Padre.

Quest'uomo di carattere integro e profondamente religioso, d'animo benefico, in tutta la sua lunga vita fu campione invitto della causa cattolica, inflessibile nella divozione alla Chiesa, di cui si mostrò sempre strenuo difensore ; tutte doti che in lui furono sempre riconosciute anche da quelli che militano in altro campo.

Egli fu pure il primo Cooperatore Salesiano di Gorizia, a cui il nostro Padre D. Bosco, nell'atto che egli stesso lo ascriveva tra i suoi Cooperatori, rivolgeva la preghiera di far conoscere l' Opera Salesiana e procurarle degli aiutanti : ed il Cav. Doliac fu sempre uno dei più zelanti e dei più esimii benefattori dell'opera nostra specialmente a Gorizia, per cui la sua memoria sarà ognora in benedizione non pur presso la sua famiglia esemplare e presso gli amici e conoscenti, ma anche presso i superiori e gli alunni del Convitto Salesiano di Gorizia.

Come padre di famiglia, come cittadino e come magistrato lascia dietro a sè luminosissimi esempi di virtù domestiche, religiose e civili.

NOTIZIE VARIE

I NOSTRI VESCOVI ED ALTRI MISSIONARI SALESIANI di ritorno dall'America.

Il giorno 5 agosto scorso, immensa animazione avea ripreso l'Oratorio di Valdocco imbandierato a festa.

Un telegramma, aspettato con ansia febbrile, aveva finalmente annunziato l'arrivo felice a Genova dei Vescovi Salesiani Mons. Gio. Battista Cagliero e Mons. Giacomo Costamagna. Essi giunsero all'Oratorio alle ore 12,50.

La banda diede in una superba marcia trionfale e mille voci innalzarono fragorosi evviva. Furono momenti di dolce entusiasmo.

I Vescovi sorridenti si avanzavano in mezzo ad un brulichio di giovani, di preti, di confratelli, che si contendevano l' onore di baciare il sacro anello, di dare il benvenuto e sentirsi dire una parola.

Seguivano i Vescovi il Missionario D. Giuseppe Vespignani, Superiore de' Salesiani della Repubblica Argentina, D. Giuseppe Gamba, Superiore de' Salesiani dell'Uruguay, D. Gio. Pietro Rodriguez, Direttore di Mercedes Orientale, il primo americano che siasi messo tra le file salesiane D. Celestino Pirola, D. Francesco Coratella ed il coadiutore Giacomo Ceva. Essi vennero per assistere e prendere parte all'ottavo Capitolo Generale della nostra Pia Società quali rappresentanti di tutti i nostri cari confratelli del nuovo continente.

Due giorni prima erano pure arrivati D. Luigi Calcagno dalla Repubblica di San Salvador, e D. Evasio Rabagliati dalla Colombia. Quest'ultimo avea seco quattro Chierici Colombiani, che si fermeranno in Italia a compiere i loro studii ecclesiastici. Giunti alla Guajra, incontrarono la corazzata Carlo Alberto comandata dall'ammiraglio Candiani, allora in quelle acque per la nota vertenza Cerutti. Quando videro dai fianchi della nave staccarsi una lancia montata da alcuni ufficiali. Era una deputazione dell'ammiraglio, che invitava i Missionari Salesiani a passare sul Carlo Alberto per una visita amichevole. Il Ministro d'Italia in Colombia l'aveva avvertito del loro passaggio.

Furono a dirittura commossi dalle cortesie dell'ammiraglio e di tutta l'ufficialità, tra cui si sentivano tutti fratelli, figli di una stessa patria che tanto amano.

Questi Missionari ora stanno perorando la causa delle singolo loro Missioni. Si prevede quindi pel prossimo autunno un' altra numerosissima spedizione di Missionari Salesiani. Preghiamo il Signore che susciti novelli campioni ed inspiri anime generose a fornire al nostro Superiore i mezzi necessari per tanta impresa.

LA STATUA DI MARIA AUSILIATRICE in Cannara (Assisi).

Già da ben sette anni le Suore di D. Bosco hanno piantate le loro tende in Cannara ed è grande il bene che vi . operano specialmente coll'Oratorio festivo. L' anno Scorso il terremoto visitò più volte con le sue spaventose scosse i Cannaresi, ed in quei frangenti anche i meno religiosi fecero buon viso a quanto le Figlie di Maria Ausiliatrice raccomandavano alle loro ragazze dell'Oratorio, cioè di far ricorso all'Ausiliatrice del popolo cristiano, munendosi dell'inviolabile sigillo della sua benedetta medaglia, e la Direttrice fu ben contenta di poterne distribuire una gran quantità. Non appena Maria SS. ebbe preso possesso del paese, le scosse del terremoto cessarono. Fu allora che si concepì l'idea di acquistare una bella statua di questa potente Madre, al fine di accrescere la pietà e la fede nel popolo cannarese. Mancando della somma necessaria, la Direttrice fece un caldo invito a tutti gli abitanti, i quali corrisposero, ciascuno secondo le proprie forze, in modo che presto si raggiunse la somma voluta. Fu commissionata tosto la statua e giunse a Cannara il 21 maggio scorso. Il 22 fu festa solenne, e la benedizione del simulacro, fatta dal Delegato Vescovile l'Arciprete locale, e la grandiosa processione tenuta dalla Chiesa, ove era stata deposta la statua, alla matrice, dove si impartì la benedizione col SS. Sacramento, e poscia da questa alla Chiesa aderente all'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, rimarranno indelebili nella memoria di tutti.

BIBLIOGRAFIA.

Il martello del protestantesimo, ossia li Beato Pietro Canisio. - Vita compendiata ad edificazione del popolo, pel Sac. AGOSTINo ANZINI, pag. 130, L. 0,20. Tipografia Salesiana, S. Benigno Canavese, 1898.

Ben di cuore diamo il benvenuto a questa breve, ma succosa vita dell' apostolo della Germania e della Svizzera, il Beato Pietro Canisio. Essa soddisfa il comune desiderio di veder conosciuto anche in Italia questo santissimo personaggio, come lo chiama il S. P. Leone XIII nell'Enciclica Militantis .Ecclesiae, pubblicata in occasione del suo III Centenario, perchè la vita del Canisio è un mirabile esempio a tutti gli nomini d'azione dei nostri tempi.

« I nostri tempi infatti, così Leone XIII nella citata Enciclica, hanno certa analogia con quelli nei quali visse il Canisio, allorche la smania di novità e il diffondersi di teorie più licenziose ebbero per conseguenza un grave danno alla fede e la corruzione dei costumi. Quel secondo apostolo della Germania, dopo Bonifacio, si studiò di tener lontana questa doppia pestilenza, come da tutti gli altri, così con ogni studio dalla gioventù, non solo con opportuni discorsi e con sottigliezza di discussioni, ma principalmente colla istituzione di scuole e colla pubblicazione di ottimi libri.... Ed ora profittiamo volentieri della presente occasione per mettere innanzi agli occhi dei soldati di Cristo l'esempio d'uno strenuo campione, come Pietro Canisio, affinche quando avranno stimato di unire alle armi della giustizia quelle della scienza, possano così difendere più vigorosamente e più felicemente la causa della religione. »

Quindi il Sommo Pontefice, riassunta con mirabile sintesi la vita del Canisio, l'applica ai tempi nostri e ne trae altissime considerazioni ed ammaestramenti pratici per i fedeli, per i dotti e specialmente per gli educatori, i quali, conchiude il Pontefice, « se ricorderanno il detto degli antichi, che cioè la scienza separata dalla giustizia si deve dire piuttosto scaltrezza che sapienza, e meglio ancora, se si stamperanno nel cuore ciò che affermano le sacre lettere che - sono stolti tutti gli uomini nei quali non si trova la scienza di Dio - impareranno ad usare le armi della scienza non tanto al vantaggio privato quanto al bene comune. Potranno poi sperare di riportare dalle loro industriose fatiche i medesimi frutti che un giorno ottenne nei suoi collegi ed istituti Pietro Canisio, così da trovare i giovani docili e costumati, ricchi di belle virtù , altamente avversi agli esempi dei malvagi, egualmente amanti della scienza che della bontà della vita. Quando la bontà avrà gittato più profonde radici nei loro cuori, scomparirà quasi del tutto il timore che vengano infetti dalla pestilenza degli errori, o deviino dal sentiero della primiera virtù. La Chiesa e la civile società avranno ottima speranza che essi crescano un giorno egregi cittadini, pel senno, per la prudenza e dottrina dei quali possono restar salvi l'ordine pubblico e la tranquillità della vita domestica. »

Questi i frutti che arrecherà la vita del Beato Pietro Canisio, conosciuta e letta dal popolo. L'autore l' aveva già preparata fin dallo scorso anno, epoca del III Centenario del Canisio e dei solenni festeggiamenti tributatigli a Friburgo, dove si conserva il suo corpo, ma allora non potè pubblicarsi in forma affatto popolare. Ora le tanto diffuse e benemerite Letture Cattoliche di Torino l'hanno pubblicata nella loro collezione per il fascicolo del prossimo settembre e noi raccomandiamo caldamente che si faccia conoscere in mezzo ai circoli ed alle società operaio cattoliche, perchè è destinata a produrre un gran bene.

(Dall'Italia Reale-Corriere Nazionale.)

Voce del cuore. - Periodico quindicinale, religioso, morale, istruttivo, dilettevole, diretto al maggior sviluppo di varie opere di beneficenza cristiana. Diretto da D. ANGELO FERRABOSCHI, Reggio Emilia.

Che caro, che bel giornaletto! Per una sola lira all'anno lo si riceve ogni 15 giorni. I padri e le madri posson lasciarlo in mano dei loro fanciulli. Alieno da qualsiasi genere di politica, tutto intento ad opere di carità, la Voce del Cuore... è proprio un giornaletto che scende fino al cuore e ne tocca le più intime fibbre. Vi scrivono su dotte persone; vi sono racconti ameni, poesie e aneddoti graziosi, preghiere divote, e una piccola posta che è un piacere perchè vi si leggono anche le lettere degli altri. - È un giornaletto poi che lavora con tanto cuore anche a pro dei Salesiani e merita proprio d' esser raccomandato. Lo raccomandiamo specialmente ai fanciulli, di cui ingentilisce l'animo, quanto ne nobilita il cuore !

(D. C. M. V.)

Cooperatori defunti in Luglio e Agosto 1898.

1 Arnaud Avena Carolina Ved. Suaut - Torino.

2 Balmelli Giovanni - Pambio (Svizzera-Ticino).

3 Bortone Can. Ercole - Palermo.

4 Blanciotti Margherita - Chiari (Torino).

5 Bosco Giuseppe - Palermo.

6 Botta Giuseppe G. Uff. SS. Maurizio

e Lazzaro - Cervero (Cuneo). 7 Braggion G. B. - Urbana (Padova). 8 Calza Teresa - Gragnano (Piacenza).

9 Chiattone Giovanna Ved. Moretti - Torino.

10 Corradi Costanza Ved. Fontana - Finalmarina (Genova).

11 Crispolti Marchese Cesare - Roma. 12 Cuccuccio Rossi Toscano Costanza Acireale (Catania).

13 Daddi Mons. Giacomo, Vescovo Ausiliare - Palermo.

14 Davico Orsola - Torino.

15 De Carli D. Cesare - Rivarolo fuori (Mantova).

16 Ferrosi D. Giuseppe - Vago (Verona).

17 Fossi Margherita - Macallo (Milano).

18 Gasisci Teresa Ved. Rossi De Gasperis - Roma.

19 Ghe Bernardo-Valtè - S. Damiano d'Asti (Alessandria).

20 Ghiotto Don Giuseppe, Parroco - Cresolo ( Vicenza).

21 Lanriano D. Filadelfio - Palermo. 22 Leonetti Comm. Tommaso - Caserta. 23 Maggi Catterina in Mostola - Camogli (Genova).

24 Maifredi Giacinto - Cizzago (Brescia). 25 Martin di Montù Beccaria Cristina n. Martin d'Osfengo - Torino. 26 Massara Albera Antonio - Oleggio (Novara).

27 Mazzanti Padre Tommaso - Ancona. 28 Meggiolaro Maria - Padova.

29 Milanesi D. Giuseppe - Monzuno (Bologna).

30 Obertino Giovanni fu Giuseppe - Sparone (Torino).

31 Padovu Cav. Giuseppe - Chioggia ( Venezia).

32 Razzetto Martino - Camogli (Genova)

33 Ravaioli D. Giovanni, Arciprete - Tontola (Forlì).

34 Rigamonti Maria - Tuna (Piacenza). 35 Ronco Mons. Giuseppe, Vescovo - Asti (Alessandria).

36 Rossi Carolina - Montebello (Vicenza).

37 Saccheri Bartolomeo - Carpasio (P. Maurizio).

38 Stazzano Pasquale - Tortona (Alessandria).

39 Tibaldi Francesco - Conzano (Alessandria).

40 Xeconti Saponelli Maria - Venezia. 41 Vertany Filippo - Torino. 42 Visconti Rag. Enrico - Milano.

PATER, AVE, REQUIEM.