Bollettino Salesiano

SOMMARIO DI LUGLIO 1898

DUE DATE MEMORANDE    pag. 165 L'AMORE DEI FIGLI E LE GLORIE DEL PADRE. . 166 LE NOZZE D'ARGENTO dell'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice nella Casa-madre di Nizza Monferrato 170 MISSIONI: - TERRA DEL Fuoco: Una visita al paese degli Onas - PAMPA CENTRALE: Escursione Apostolica di Mons. Cagliero (seguito) - VENEZUELA: Il Missionario Salesiano nell'Ospedale dei vajuolosi 173 LA MADONNA AUSILIATRICE ED I COOPERATORI SALESIANI

GRAZIE DI MARIA AUSILIATRICE    186

NECROLOGIA    189

NOTIZIE VARIE    190

COOPERATORI DEFUNTI   . . 191

ILLUSTRAZIONI: - L'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice in Nizza Monferrato, pag. 170 - D. Domenico Pestarino, 171 - Veduta generale di Nizza Monferrato, 175 - I primi alunni del Collegio di N. S. della Pietà (Bahia Bianca), 179 - Panorama di Mornese (Acqui), 183 - Casa Madre e Noviziato delle Figlie di Maria Ausiliatrice in Nizza Monferrato, 190.

Due date memorande

IL mese di settembre p. v. sarà particolarmente memorando ne' fasti dei figli di D. Bosco per due care solennità. Ne' primi infatti di detto mese avrà luogo a Valsalice la benedizione della pietra angolare della Chiesa, promossa dal Comitato per l'omaggio internazionale a Don Bosco nel 1° decennio della sua morte e dedicata a S. Francesco di Sales, patrono della stampa cattolica; ai 18 poi dello stesso mese si farà in Castelnuovo d'Asti, terra natale di' D. Bosco, l'inaugurazione del monumento al nostro buon Padre. Riserbandoci a parlar più diffusamente di queste due solennità nei prossimi numeri ed a far soprattutto conoscere ai nostri benemeriti Cooperatori e Cooperatrici il programma, che si seguirà, ed i festeggiamenti con cui saranno celebrate, noi abbiam voluto farne un cenno fin d'ora, perchè sappiamo di far loro cosa grata, come grate riescono sempre al cuore dei figli le onoranze tributate alla memoria del Padre. - Castelnuovo e Valsalice, la culla e la tomba di D. Bosco, l'alfa e l'omega della sua vita: quali grandi memorie, quali imperituri ricordi ! La morte, distruggitrice di ogni cosa mortale, non ha potuto, nè potrà mai distruggere la memoria di lui; essa vive anzi e vivrà, sempre perenne nei nostri cuori, perchè avvivata dalla fede e scaldata dalla carità di Gesù Cristo.

Il dotto e pio Pasteur, nell'atto che veniva ammesso all'Accademia degl'Immortali (27 aprile 1882), pronunziava queste memorande parole: «La grandezza delle azioni umane si misura dall'ispirazione che le fa nascere. Fortunato colui che porta dentro di sè un Dio ed un'ideale di bellezza, al quale si uniformi e obbedisca; ideale dell'arte, ideale della scienza, ideale della patria, ideale delle virtù del Vangelo. Ecco le sorgenti vive de' grandi pensieri, delle grandi azioni ». Quanto ben si attagliano a D. Bosco queste sublimi parole! Oh sì! la grandezza delle opere da lui compiute trae la sua ragione di essere, come la sua forza, dalla fede e dalla carità cristiana; D. Bosco operò del gran bene, perchè ubbidì alla voce di Dio, che internamente lo muoveva; Dio e il prossimo, fede e carità, preghiera e lavoro furono i grandi ideali suoi, la vita della sua vita.

Ebbene, o cari Cooperatori e Cooperatrici, mentre ringraziamo il Signore di quanto ha voluto operare per mezzo del suo fedel servo e a Maria Ausiliatrice rinnoviamo le più sentite grazie per la materna protezione onde ha costantemente assistito lui e le opere sue, ringraziamola ancora la bontà di Dio per averci dato in D. Bosco un sì buon Padre, imitandone gli esempi e preparandoci volontieri a solennizzare tutto quello che ce ne richiama la cara e salutare memoria.

L'AMORE DEI FIGLI E LE GLORIE DEL PADRE

nella festa di S. Giovanni Battista all'Oratorio di Valdocco.

Ci è impossibile parlare convenientemente di queste feste che diventano ogni anno più solenni e care. Perciò ci accontentiamo di presentare ai nostri lettori i passi più salienti della relazione che ne fece sull'Italia Reale-Corriere Nazionale, nel numero 26-27 giugno, l' esimio conredattore di detto giornale, il Cav. Avv. Pio Oreglia di S. Stefano.

Sono proprio ore piene di tutto il profumo di bellezza della vita serena e felice quelle che ci è dato passare laggiù nel remoto Valdocco in mezzo ai figli dell'immortale Don Bosco, in occasione della solennissima annual festa di S. Giovanni Battista

Laggiù proviamo sempre più la verità che l'amore è l'anima, la forza di ogni bell'impresa, perchè è veramente e solo l'amore che unisce tanti cuori in un sol pensiero, tante forze in un'unica azione e tanti lumi in un solo splendentissimo astro.

Si è l'amore che unisce salesiani, giovani, cooperatori e cooperatrici nell'unico pensiero di ognor più diffondere, inneggiando alla memoria del suo Fondatore, l'Opera di Don Bosco; è l'amore che tutte le loro forze dispone in un armonico e ben ordinato fascio; è l'amore che irraggia da tutti i punti dell'orbe vivissime luci e nuovo splendore sull'Astro Primo di tutta la Salesiana Famiglia.

E quest'anno specialmente sentimmo in tutta la sua realtà quest'espansione di luce, di forza e d'amore; perchè, nel decimo anno dalla morte del Padre loro, i figli di D. Bosco, vollero concorrere con la stampa cattolica a rendere memorando questo decennio, data nuova, se si vuole, ma provvidenziale. È impossibile descrivere anche debolmente quanto essi fecero per questo fine... L'onomastica festa del Padre diletto - che già da dieci anni Iddio ha chiamato a sè - intrecciata bellamente a quella di colui che quaggiù lo rappresenta sì meravigliosamente, costituisce un insieme di tante bellezze che, rapisce i cuori e le menti.

La vigilia di San Giovanni, (23 giugno), alle ore 20, nel teatrino convertito in imponente salone con fiori, bandiere, orifiammi dai settemplici colori con le iscrizioni: W. Leone XIII - W. D. Bosco - W D. Rua - e nel centro - Al Rev.mo Signor D. Michele Rua - celebrandosi la festa del suo nome-l'Oratorio Salesiano - in segno - di affetto e riconoscenza - si diede principio alla festa dell'amore con un riuscitissimo trattenimento. Il teatrino, gremito di gente e le gallerie occupate dai giovani tutti raggianti di gioia, presenta un aspetto tutto gaiezza e vita: la banda dell'Oratorio esprime nella marcia d'introduzione tutta la soavità dell'ora... mentre viene dis-

tribuito aglì invitati il programma e l'inno composto per la circostanza dal M. Rev. Don Lemoyne, il poeta di Don Bosco Egli inneggia alla trireme salesiana e nella scultoria frase del dire ci trasporta, in mare, ci fa assistere alle lotte, ai perigli ed ai trionfi di questa nave poderosa, sulla cui prora sta la Vergine Maria.

Fisso in Lei, con man sicura- Il governo tien Don Rua. Son tremila i remiganti - Voga, o nave, il porto e là.

Quest'inno è veramente degno ritratto dell'Opera Salesiana nei dieci anni che passarono dalla morte del suo fondatore, e termina con farci assistere allo spettacolo del pilota salesiano che arriva in porto

Tra le palme della sponda -Sento un grido : i miei figli! E D. Bosco, ed al suo grido - Eco fa dei naviganti La canzone del trionfo - Che perenne durerà.

Il canto dell'inno, su musica del M°. Dogliani, ci fa gustare ancor più la finezza di questi concetti e si è incerti nel determinare se più ci attragga la musica, veramente bella, od il pensiero splendido del poeta.

Poscia vengono gli auguri e le felicitazioni dei figli al Padre loro amatissimo: confratelli e giovani, pieni di affetto, tutti eloquentissimi. Così pure le rappresentanze di Valsalice, di S. Giovanni Evangelista, delle Scuole Apostoliche, di S. Benigno, di Foglizzo, di Ivrea... è un continuo succedersi di tenerissime espressioni rapite ai più ardenti cuori.... L'antico Menestrello Carlo Gastini esilara per un momento con l'allegra sua nota l'entusiasmato uditorio, e poi la banda col preludio di Wagner, e poi nuove felicitazioni in versi e prosa, e poi l'Inno cattolico del Garlaschi nel felicissimo esito di una massa corale ben intonata, e poi... e poi... si corre, si vola ed arriva l'incaricato del telegrafo e delle poste con le numerosissime rappresentanze degli assenti.

Dà prima lettura, ripetutamente applaudito e fra la commozione generale, specie del R.mo D. Rua, di un prezioso autografo dell'amatissimo e veneratissimo nostro Arcivescovo Mons. Richelmy, il quale « nel giorno (son le sue parole) che ricorda l'onomastico del grande Fondatore della Congregazione Salesiana, è lieto di rinnovare al suo degno Successore i suoi sensi di stima e di affetto verso i figli di D. Bosco, unendovi i voti più sinceri di ogni prosperità e benedizione a vantaggio del Piemonte, dell'Italia tutta, dell'intero Orbe Cattolico. »

Segue una commovente lettera dell'Avv. Scala per il Comitato Promotore dell'Omaggio Internazionale all'Opera Salesiana, che si associa all' odierna festa di famiglia dei Salesiani, i quali con atto ammirabile di filiale pietà continuano nel dì sacro a S. Giovanni a celebrare l'onomastico del loro Superiore Generale, considerando personificato D. Bosco nel suo degnissimo Successore, che ne rinnova gli esempi e nelle speranze e le glorie. Indi una serie in finita di auguri dei Salesiani e de' Cooperatori di tutta l'Italia e dell'estero. Per ultimo vien letto un commovente indirizzo dei Cooperatori Milanesi, e tosto si rinnovano le dolcissime armonie dell' inno, dopo le quali D. Rua ringrazia brevemente tutti con affettuosissime parole e così termina la prima parte della festa.

Il 24, festa di S. Giovanni, l'animazione crebbe e l'Oratorio, convertito in una città tutta imbandierata nuotò in un movimento grandioso. Le funzioni religiose bellissime numerose le Comunioni e le sante Messe nel santuario di Maria Ausiliatrice... Alla Messa solenne venne eseguita la sempre armoniosa Messa del M°. Capocci.

Alle ore 10, gli Antichi Allievi di D. Bosco si radunarono privatamente nel teatrino dell'Oratorio per offrire a D. Rua un magnifico Ostensorio. Commovente fu il discorso letto per la circostanza dal Prof. Pietro Rayneri, compagno del R.mo D. Rua.

Alla sera gran concorso per i Vespri, nei quali la Schola Cantorum dell'Oratorio ci fe' gustare il Domine ad adjuvandum del M°. Foschini, il Dixit Dominus del M°. Devalle, musica veramente bella per ineffabili armonie religiose, composta appositamente ed eseguita la prima volta nella solennità di Maria Ausiliatrice, ed il Magnificat del Cordans. Alla benedizione furono pure cantati vari mottetti ed il Tantum ergo di Mons. Cagliero.

Alle 19,30 poi ebbe luogo la seconda tornata accademica, in cui i Salesiani di Valdocco vollero commemorare solennemente il 10° anniversario della morte del Padre loro, dedicandola con gentil pensiero, pegno della loro gratitudine, al « Comitato Promotore dell'Omaggio Internazionale all'Opera Salesiana » sorto appunto in questo decennio.

Nel centro del salone, ornato come la sera precedente, spiccava l'iscrizione : Alla cara memoria - di - Don Bosco - nel primo decennio della sua morte - i Salesiani di Torino - a dolce ricordo di tanti affetti - consacrano questo giorno.

Platea e gallerie sono già tutte gremite di invitati e giovani, quando arriva, fra i più cordiali applausi, Don Rua, che prende posto dinanzi alla tavola ripiena di ricchi doni, ostensori, pianete, camici, ecc... A' suoi fianchi si asside gran numero di Signori, il fior fiore del Clero e del Laicato Torinese. V'è pure il rappresentante di Mons. Arcivescovo. Anche le Cooperatrici sono largamente rappresentate.

Dopo la marcia d'introduzione i giovani cantano l'inno : Oh! no, non mi dite..., musicato dal M.° Dogliani su parole di D. Lemoyne. I suoni e le voci, con lene armonia diffondono su tutti La pace, il sospiro - L'idillio d'amor.

Il canto continua:

Ricordo, o D. Bosco, - Quel tempo beato Che Dio ci concesse - Di viverti a lato, Tuo sguardo, tua fronte - L'amabil sembiante Splendente un soave - Virgineo candor, mentre gli sguardi di tutti son fissi sulla grandiosa tela di fondo, da cui D. Bosco inginocchiato dinnanzi alla Vergine Ausiliatrice pare emani all'intorno virgineo candor.

Ma il canto rapisce, continuando, ai primi tempi dell'Oratorio, quando D. Bosco in mezzo ai mille e mille suoi biricchini per primo infuse nei petti La pace, il sospiro - L'idillio d'amor.

Finito questo canto soave, il R.mo Don Cerruti sale il palco degli oratori, e fra il religioso silenzio di tutti pronunzia queste brevi applauditissime parole d'apertura:

« Uno dei più eleganti ingegni che onorino ai giorni nostri le lettere italiane, scriveva, or sono otto anni : - Don Bosco ha ben meritato della patria, la quale noti potrà certamente disconoscere l'opera altamente educativa di quest'umile ed amoroso intelletto, di questo santo e forte volere.

» Signori, ogni giorno che passa conferma con crescente sanzione le parole dell'illustre scrittore: no, la patria, o dirò meglio, l'umanità tutta quanta non ha dimenticato, nè potrà mai dìmenticare il padre della gioventù, l'apostolo della carità nel secolo XIX.

» La morte tremenda livellatrice de' mortali, la morte, che suol essere la tomba di ogni umana grandezza, discoperse su D. Bosco gli albori di una grandezza che non avrà fine; il suo sepolcro è glorioso, sulla sua tomba siede l'angelo della vita.

» Noi lo vediamo tuttodì il nostro D. Bosco, lo vediamo con gli occhi della fede, lo sentiamo coi palpiti dell'amore.

» Aristotile immagina nel suo cielo astronomico un Primo Immobile, che dà origine e vita a tutto il movimento e attorno a cui fanno bella corona stelle e pianeti maggiori e minori. Signori, anche D. Bosco ha il suo cielo.

» Oh! non vedete come splende nel suo bel mezzo il sole, che è Gesù Cristo, in braccio al quale egli trova la ragione di essere, così quella sua imperturbabilità serena e tranquilla fra le tempeste della vita, come la sorgente di quell'empito prodigioso, incessante impresso alle sue associazioni e alle sue opere? E quella stella grande, radiosa, che più al sole si accosta, non è dessa Maria, la Vergine beuedetta, che D. Bosco ama soprattutto qual Aiuto dei Cristiani ? E non mancano i pianeti... ve n'ha uno anzi che particolarmente lo attrae : è S. Francesco di Sales. Piace a Don Bosco quella fortezza congiunta a soavità, quel favo di miele nella bocca del leone, quella vita di sacrifizio e di apostolato, quell'ardenza e santità di affetto, onde fu così sovranamente grande il cuore del Vescovo di Ginevra.

» E sovranamente grande fu il cuore di D. Bosco, grande perchè scaldato all'amore di Dio. Come a Giotto sorridevano un giorno nelle sue solitarie contemplazioni i rosei fantasmi dell'arte, così a D. Bosco splendeva innanzi divinamente bella ne' suoi atteggiamenti pietosi la figura soave della carità.

» Oh! la tua memoria non perirà, padre soavissimo, perchè non perisce la potenza dell'affetto che l'ha creata e che l'avviva.

» E una prova di questa vitalità perenne l'abbiamo oggi in questa commemorazione.

» Una egregia persona vagheggia l'idea di celebrare in qualche modo il primo decennio della morte di D. Bosco; l'idea incontra e vien raccolta da un Comitato lì per lì istituito, che la attua in un omaggio internazionale, chè internazionale, ossia cattolico fu D. Bosco, e internazionale l'opera da lui fondata. Fu una scintilla, che a poco a poco divampò in un grande benefico incendio. Ebbene, o signori, mentre a nome e per incarico del Comitato Promotore di queste onoranze apro questa solennità così cara al cuore degli ammiratori di D. Bosco, mi sia permesso di rivolgere anzitutto una parola di riconoscenza e di plauso a quanti nella nobiltà dell'animo lavorano e lavoreranno per un'opera così altamente cattolica ed umanitaria, qual'è quella di onorare chi tutto consacrò se stesso alla redenzione religiosa, morale e civile della gioventù. »

Invitato a parlare, come iniziatore dell'Omaggio Internazionale all'Opera Salesiana, l'illustre Avv. Stefano Scala, accennato all'improvviso cambiamento da spettatore in attore, dice l'odierna commemorazione raccogliere in se: un pensiero di grandezza, di fronte al mirabile svolgimento mondiale dell'Opera di D. Bosco; sì che, come gli antichi cittadini di Roma col Civis romanus sum, così i figli di D. Bosco riscuotono ammirazione e rispetto in ogni parte del mondo, col semplice motto: Son Salesiano - un pensiero di umiltà, perchè ciascun Salesiano ben sa che ogni gloria, ogni forza gli vien dal grand'albero piantato da D. Bosco per virtù di Dio, per la protezione di Maria Ausiliatrice, e la foglia staccata dall'albero perderebbe la sua forza ed il suo splendore - un pensiero di riconoscenza della stessa società civile, che deve ravvisare nelle Opere di D. Bosco un modo veramente pratico ed efficace di risolvere la questione sociale, così tremenda oggidì. E quindi coll'evviva a Don Bosco ed al suo degnissimo Successore, l'oratore termina fra vivissimi applausi, che lo accompagnano al suo posto presso D. Rua.

Segue lo svolgimento del programma (1) in un mirabile avvicendarsi di canti, suoni e poesie riboccanti di affetto verso Don Bosco ed il suo Successore.

Il Menestrello, dopo dieci anni, porta la nota allegra e briosa: ci fa ridere, ci commuove e ci fa amare D. Bosco più fortemente.

Indi varie rappresentanze di Case Salesiane ed il giovane savonese Gustavo Cuneo, studente alla nostra Regia Università, con fuoco ed energia parla splendidamente di D. Bosco e degli Oratorii festivi... Poscia vengono le Società Operaie di S. Gioachino, gli Antichi Allievi del primo Oratorio festivo, i Tedeschi ospitati nelle Case Salesiane... ed infine nel turbinio di tante manifestazioni si presentano gli omaggi degli assenti. Il relatore dice di esser lieto di portare i sentimenti di quelli che, quantunque lontani, palpitano d'amore per D. Bosco, e fra un continuato subbisso di applausi, legge le benedizioni, entusiasticamente accolte, del Cardinal Parocchi, del Card. Svampa, dell'Arcivescovo di Torino; e numerosissime lettere e telegrammi inneggianti a Don Bosco, Don Rua ed al Comitato Promotore dell' Omaggio Internazionale all'Opera Salesiana: provenienti d'Italia non solo, ma pur dall'estero e fin dall'America. Sono accolti con speciali segni di simpatia e di gradimento quelli che, cogli omaggi, recano pur seco generose offerte per mantenere i biricchini di D. Bosco.

Ma, stringendo il tempo, il relatore termina con dire che l'amore ha la doppia virtù di unire e di dilatare i cuori : verità questa, così egli, che vediamo splendidamente avverata stasera: l'amore a Don Bosco da Valdocco si è dilatato in tutto il mondo, ma questo stesso amore, con prodigio nuovo, unisce annualmente tutti i cuori nello stesso Valdocco, principio e fonte perenne dell'amore salesiano. Quindi invita tutti i presenti a voler mandare ai lontani, che si fecero rappresentare con lettere e telegrammi, un caloroso evviva ed il ricambio di auguri.

Finita la lettura degli omaggi, il palco degli oratori è tosto convertito in vero palcoscenico , su cui si svolge un vivacissimo dialogo. Numerosi i personaggi: studenti, artigiani giovani dell'Oratorio festivo e selvaggi patagoni convertiti, si contendono con amorosa gara il primato sul cuor grande di D. Bosco. La rapidità della scena, la spigliatezza della recitazione incantano tuttì e non è possibile preveder come finisca la gara... La comparsa di un istitutore viene a sciogliere la questione con soddisfazione di tutti. Fa un dialogo riuscitissimo e degno della serata.

Sale sul palco il R.mo D. Rua, e, ricordato il sogno del novenne Pastorello di Castelnuovo, ringrazia e fa plauso al Comitato Promotore dell'Omaggio Internazionale. Indi invita tutti per un evviva a Maria Ausiliatrice ed a Don Bosco: e discende fra gli applausi generali, mentre dalla platea si grida : W. Don Rua !

Intanto una bella sorpresa. Sul palco scompare il telone, su cui era dipinta Maria SS. con D. Bosco inginocchiato a' suoi piedi, e si presenta al nostro sguardo un magnifico quadro vivente. In fondo il ritratto di D. Bosco sostenuto da due angeli, a cui sta dinanzi un altro angelo tenente in mano, la scritta - Orphanorum pater. - A destra degli spettatori un gruppo di selvaggi con in mezzo il missionario - Missioni - poi un gruppo di studenti coi loro emblemi, e più avanti una torre, sulla cui porta sta ritta una sentinella, mentre da essa si vede uscire un prete con due giovani: sulla porta della torre vi è la parola carcere ed il gruppo rappresenta le riabilitazioni operate da D. Bosco. A sinistra i giovani dell'Oratorio festivo; poi un gruppo di artigiani con gli attrezzi de' varii mestieri, e più innanzi una tomba, presso cui sta un orfanello desolato, mentre un angelo gli accenna D. Bosco. È un quadro splendido, illuminato a bengala, e le opere di D. Bosco vi sono bellamente rappresentate.

La marcia finale accompagna gli spettatori alla porta : il cortile illuminato intrattiene ancora i curiosi, mentre i giovani della casa recitano nel salone stesso le preghìere della sera.

Fu una serata incantevole e memorabile sempre, vera apoteosi dell' Omaggio Internazionale all'Opera di D. Bosco nel decimo anniversario della sua morte, serata resa ancor più preziosa dalla benedizione del S. Padre, giunta al R.mo Don Michele Rua alle ore 23,15 dello stesso giorno col seguente telegramma: - S. Padre ha appreso con piacere commemorazione Don Bosco e omaggio Salesiani, e di tutto cuore manda a pegno celesti favori e incoraggiamento al bene l'implorata benedizione a Lei, ai Cooperatori, agli Aderenti. - Cardinale RAMPOLLA.

(1) G. PAVIA -Affetti e Sospiri (Poesia) - HAYDN - Duetto e Coro nella Creazione - G. FRANCESIA- Poesia piemontese - G. ALBERTIYI - D. Bosco (Poesia) - A. GARLASCHI - Inno Cattolico - T. PENTORE - La morte di D. Bosco - G. Do,uxici - Decennio - G. SCOTTI - Cantata per tenore dell'Apolloni - E. TEDEscHi. Dalla tomba (Poesia) - A. ANzINI - Lettura degli Omaggi - G. Minguzzi - Opere di D. Bosco (quadro vivente).

ALLE SIGNORE MAESTRE E COOPERATRICI SALESIANE.

Anche in quest'anno, nell'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice in Nizza Monferrato - di cui il presente Bollettino porta varie stupende incisioni - avranno luogo alcuni giorni di Esercizi Spirituali per le Maestre ed altre pie Signore e Cooperatrici Salesiane, che desiderassero attendere colla dovuta tranquillità di spirito alle cose dell'anima e dell'eternità.

Essi incomincieranno la sera del 4 agosto e finiranno il mattino del 12. Saranno dettati da Sacerdoti Salesiani.

La pensione è di L. 20; per le Maestre L. 15. Chi desiderasse prendervi parte, ne dia avviso prima del 31 corrente luglio alla Superiora di detto Istituto.

LE NOZZE D'ARGENTO DELL'ISTITUTQ DELLE FIGLIE DI MARIA AUSILIATRICE NELLA CASA MADRE DI NIZZA MONFERRATO

FU una festa del cuore e della religione, e che lascierà in quanti vi han potuto prendere parte le più profonde impressioni.

Veramente l' anno giubilare era il 1897; ma per circostanze particolari, a questa epoca furono differite le giubilari solennità.

Debbono ricordare i nostri lettori come le Figlie di Maria Ausiliatrice, seconda opera del nostro buon padre Don Bosco, ebbero modesta origine nella piccola terra di Mornese, posta nella Diocesi di Acqui, per opera di un sacerdote chiamato D. Domenico Pestarino. Egli da molti anni aveva raccolte intorno a sè alcune figlie sue conterrazzane, che amore di pietà e di religione chiamava a vita più divota. Ma erano poche e non avevano speranze di vedersi moltiplicate. Erano religiose al secolo, con l'unico distintivo della virtù. Quando D. Pestarino conobbe D. Bosco e si mise alla sua scuola con l'intenzione di stare a tutta sua dipendenza, si mostrava dìsposto a recarsi là dove l'ubbidienza l'avesse mandato. Ma D. Bosco gli disse: - La vostra missione sia sempre Mornese!

- Ma che faremo delle Figlie di Maria? ,hiese un giorno a D. Bosco.

- Il Signore ci farà sapere la sua volontà, e noi la seguiremo.

Finalmente nell'anno 1872, in un locale che erasi fabbricato quasi tutto a carità dì popolo, si raccolsero con quelle di Mornese altre figlie che avevano mostrata intenzione di consacrarsi a Dio in una religiosa comunità. Già da molto tempo, come si sa, il venerato nostro padre, dietro il suggerimento di S. S. Pio IX, desiderava di fare per le giovanette ciò che i Salesiani facevano per i fanciulli. Allora gli parve l'occasione opportuna. Era il 5 agosto dell'anno 1872, ed il Vescovo d'Acqui, assistito da D. Bosco e da D. Pestarino, benediceva i sacri abiti a quindici figlie. Esse prendevano il nome di .Figlie di Maria Ausiliatrice.

Ora sono scorsi 25 anni da quel giorno, e le Figlie di Maria Ausiliatrice o le Suore di D. Bosco, come le suol chiamare il popolo, riconoscenti a Dio, vollero ricordare quella data gloriosa e ringraziar Dio di averle così benedette da aver potuto omai penetrare in ogni parte del mondo.

Se in ogni Casa di questa umile Congregazione si volle fare un po' di festa per la solenne ricorrenza, era da aspettarsi che in Nizza Monferrato, ove ora fu trasferita la Casa Madre, si mettesse ogni cura perché riuscisse grandiosa e veramente degna della sua missione.

I preparativi. - Perchè una rappresentanza di ogni Casa vicina potesse accorrervi, con felice pensiero si scelse un giorno feriale. Perciò era proprio bello il trovarsi a Nizza il giorno 12 giugno. Quasi ad ogni arrivo di treno, e dalle varie parti, si vedevano scendere Suore, Signore ed altri forestieri, che poi prendevano la via del così detto Convento o Madonna delle Grazie. E questo concorso continuò il giorno 13, festa di S. Antonio, scelto per la celebre solennità.

Nella sera del 12 era giunto anche D. Rua con altri superiori da Torino. Alle 7 e 1/2 del 13 arrivava Mons. Balestra, Vescovo di Acqui, ricevuto al giulivo suono delle campane della città ed accompagnato da numeroso corteggio di Canonici. Egli doveva assistere la Messa solenne, cantata da uno dei primi Direttori del pio Istituto, D. G. Batt. Lemoyne, e dopo Messa dar l'abito religioso a circa sessanta giovanette, che consacrandosi a Dio voltavano coraggiose le spalle al mondo.

La religiosa funzione. - Era uno spettacolo sublime! Terminata la Messa e cantato il Veni Creator, si videro queste figlie avvolte in bianchissimi zendadi ai piedi dell'altare, chiedere umilmente l'abito umile di Suora. Allora si lamentò che fossero troppo ristrette le già sì ampie pareti della chiesa di N. Signora delle Grazie. Là erano padri che vedevano le loro figlie composte a maggior avvenenza, inginocchiate davanti a Dio chiedere di lasciare il mondo per seguire Gesù; erano madri, sorelle, che guardavano come in estasi quella scena, che lasciava in un mare di gaudio le loro figliuole. Quando queste sessanta, con animo deliberato, con fronte serena e sfavillante di un piacere che non è terreno, ritornavano già vestite da religiose, gittarono un indicibile effetto in ogni spettatore. Tutti parevano commossi, e più di tutti il Vescovo, che come rapito in Dio, si trascinò facilmente l'animo di tutti.

Egli disse presso a poco così: Iddio in tutti i tempi manda alla sua Chiesa gli aiuti opportuni. Al tempo delle persecuzioni mandò i martiri; contro le eresie suscitò i dottori; contro alla barbarie che invadeva l'Europa e contro il malcostume mandò i monaci. S. Benedetto inviato da Dio a spargere la luce della dottrina e della scienza, non che a dissodare le terre... S. Francesco d'Assisi a rinnovare la carità nel mondo, che andava illanguidendo... San Domenico a predicare la parola di Dio, che era negletta... S. Ignazio a combattere il protestantesimo.

Accanto alle istituzioni di uomini, ad ingentilire il cuore specialmente mandò cori di eroine, che facessero tra le donne il bene che i religiosi facevano tra gli uomini.

Ma ai tempi nostri il male si fece più grave e si direbbe che sono compendiati nel nostro secolo tutti i mali dei secoli antecedenti. Io chiamo il nostro secolo il secolo della rivoluzione. Il demonio ha adoperato tutte le sue arti ed ha rivolto ogni cosa. Ma il Signore ha mandato Don Bosco come gigante a porre resistenza a questa colluvie di mali : ed egli si circondò di uomini forti, che si dilatarono dovunque e portarono per tutta la terra il suo spirito e si opposero alla rivoluzione.

Ma ben presto si avvide che avrebbe anche avuto bisogno della donna. Il mondo fu perduto da un uomo e da una donna, Adamo ed Eva. Il mondo fu salvato da un uomo e da una donna, Gesù e Maria, e per mezzo dell'uomo e della donna deve continuarsi la redenzione.

Mentre era perplesso su questo punto, va a Roma, e fu allora che Pio IX gli dice : « E perche non pensate di fare anche tra le donne il bene che avete cominciato a fare tra gli uomini? » E D. Bosco, arrivato a Torino, medita le parole del Sommo Pontefice e getta le fondamenta delle Figlie di Maria Ausiliatrice.

Il Signore è sempre lui che guida le cose. Un buon prete di Mornese, D. Pestarino, aveva cominciato una istituzione di donne; ma che avrebbe potuto fare da sè? Si rivolge a D. Bosco, mentre questi stava studiando il gran progetto, e si uniscono insieme: le povere figlie di Maria di Mornese servono di nucleo per un'istituzione che doveva in breve giganteggiare. Omai Mornese più non serve, più non è abbastanza, comodo per le comunicazioni, dovendo essere Casa-madre di un grande Istituto. Ed ecco che Nizza porge più comodità e da Nizza le Ausiliatrici si spargono per tutto il mondo.

Io godo che nella mia Diocesi abbia avuto l'origine questa istituzione, e benedico al mio antecessore che le accolse e le aiutò e le coltivò in questo suo giardino.

Ora necessita la perseveranza. A noi, quando vengono a dettare gli esercizi spirituali, si portano gli esempi dei nostri Fondatori e dei Santi dell'Ordine e ci si dice: « Frate, vuoi tu essere degno dell'abito che porti? Modellati su questi nostri grandi esemplari. » Ora io dico la medesima cosa a voi. In venticinque anni dalla vostra fondazione vi siete estese per tutto : volete che fra altri venticinque anni siano duplicate le lodi del vostro Istituto? Modellatevi su Don Bosco, modellatevi sui Salesiani e modellatevi pure sulle prime vostre Madri, che sento tanto si distinsero per semplicità, per pietà, per povertà, per spirito di sacrifizio. Non allontanatevi dai loro esempi e dai loro insegnamenti e voi diverrete le vere Ausiliatrici, come vi voleva D. Bosco, come vi vuole il Signore.

Quasi a mezzo giorno ci fu una modesta agape in una parte dell'Istituto, rallegrata dalla presenza di Monsignor Vescovo d'Acqui, da D. Rua e da molti e molti Canonici, Parroci vicini e lontani ed assai amici e conoscenti. Tra quella allegria composta ed informata tutta alla più gioconda amicizia, i discorsi di tutti erano sulla mirabile estensione di quell'Istituto. Fu allora che alzandosi un nostro amico, con un piccolo foglietto in mano, si mise a leggere a leggere, facendoci ammirare appunto lo spettacolo che davano di sè le Suore di Maria Ausiliatrice sotto D. Bosco e sotto il suo Successore. E perchè non cedo alla tentazione, e ne metto qui almeno una sestina

Se D. Bosco fe' gente, ora D. Rua, Peggio di lui n'accoglie a schiere a schiere; E messo in questo mar l'ardita prua Abbraccia in suo poter tutte le sfere Che ne manda di Suore ardimentose Le piaghe a risanar delle lebbrose.

Questo brindisi storico ci fece assai piacere, e ad ogni strofa erano plausi senza fine che echeggiavano per la sala.

Accademia. - Alle tre una vasta sala, quella in cui si radunano per i lavori femminili le Educande dell'Istituto, in numero di circa duecento, accoglieva gli invitati, assai numerosi, per assistere ad una accademia musico-letteraria. Qui l'estensore di questo racconto non sa a chi dare la prima parte, se alla musica, se alla poesia, se alla prosa, se a tutte e tre insieme. Nulla poi di più bello, di più forbito, di più mirabile, del discorso d'introduzione, che era come un condurre l'uditore ad ammirare le opere stupende di D. Bosco nel breve giro di 25 anni. E poi poesie, e poi canti, con vece assidua e così ben disposti, da formare in ciò solo l'altrui ammirazione. Io vedeva questo rapido succedersi di narrazioni e pensava che e' era una evidente analogia con quello stesso Istituto e con quelle Suore che avevano preparata quell'accademia. Ammirai i molti pezzi di musica de' vani maestri salesiani, tutti però giovani e di fecondo avvenire, e dovetti confessare che veramente i Salesiani non sono inoperosi in questa grand'arte dell'armonia. Dopo le Figlie parlava D. Rua. Che miracolo di semplicità, di eleganza, e specialmente di fervorosa gratitudine: Si ascoltava, si rideva e si plaudiva di cuore, ammirando la mano della

Provvidenza che volle in D. Bosco del Creator suo spirito, Si vasta orma stampar! Per ultimo parlava il Vescovo, che ammirando anch'esso con facile parola le Opere di Don Bosco, con felice pensiero passò ad invitare la numerosa udienza a recitare il Deprofundis per tutti coloro che nel corso di 25 anni lavorarono per l'Istituto, ed ora non sono più. Mai accademia poteva finir meglio, che pregare per quelli che avevan dato mano e consiglio per quell'Istituzione.

MISSIONI

TERRA DEL FUOCO

Una visita al paese degli Onas. (Impressioni di Don Maggiorino Borgatello),

REv.m° SIG. DoN RuA,

Punta Arenas, 3 Dicembre 1897.

Partenza per la Candelara - Nello Stretto di Magellano - Ricevimenti.

.... Partii da Punta Arenas l'11 novembre in compagnia dell' indio Alacalufe Silvestro Canales e dopo un' ora e mezzo di cammino a cavallo giungemmo a Rio-Seco. Quivi c'imbarcammo sull'Amedeo, vaporino diretto a S. Gregorio e Rio Grande della Terra del Fuoco.

Il viaggio nello Stretto di Magellano non poteva esser più soave ed incantevole: il mare tranquillo e l'orizzonte sereno rendevano, nella loro aridezza, attraenti quelle sponde. Passando presso la Punta Anegada, verso la prima Angostura dello Stretto vedemmo gli ultimi avanzi del vapore Corocoro naufragato sulla spiaggia fueghina, pochi mesi fa, mentre carico di minerali chileni faceva ritorno in Europa. Era affatto nuovo e della capacità di 3,000 tonnellate; e questo naufragio mi rammentò i tanti altri che le acque di questo stretto ingoiano tutti gli anni nei pericolosi loro vortici. Entrato nell'Atlantìco l'Amedeo, procedè fino alla foce del Rio Grande senza inconvenienti di sorta; anzi potei celebrare la S. Messa a bordo, a cui assìstettero, dando il capitano il buon esempio, tutti i marinai e buon numero di passeggeri. Era la domenica, festa del Patrocinio di Maria SS. Ma alla foce si dovette fermare per aspettare che il flusso versasse nel Rio Grande le acque e seco traesse l'Amedeo, il quale inoltrossi lentamente e con grande timore per non correr pericolo di dare in qualche banco di sabbia, come purtroppo avvenne.... Per fortuna era già vicino al luogo dove dovevamo fermarci, e dopo tre ore era perfettamente all'asciutto. Allora passammo a piedi il letto del fiume ed alla spiaggia erano ad aspettarci il Direttore della Missione della Candelara, D. Fortunato Griffa, ed alcuni Indii con cavalli per condurci alla Missione. Vi arrivammo in un'ora, sempre cavalcando in piano asciutto e difeso da un altipiano.

Gli altri Confratelli e gli Indii vennero ad incontrarci ed a darci il benvenuto. Io fui circondato tosto da una turba di ragazzi e di selvaggi, questi ultimi vestiti alla lor forma indiana, cioè con una semplice pelle di guanaco. Sì gli uomini che le donne sono alti di statura ed hanno rasa la testa, ad eccezione di una sola corona di capelli all'intorno che lasciano crescere: tutti però si radono la barba ed a prima vista paiono tanti frati certosini. Mi tempestarono di mille domande chi era, donde veniva, come mi chiamava, se mi sarei fermato in mezzo a loro e cose simili. Io sorridendo risposi a ciascuno come poteva e li regalai di specchietti, di ornamenti di vetro, che le donne chiamano cotà e per i quali sono matte. Così divenni tosto loro amico e da essi fui regalato di archi e freccie in quantità.

Confronto - Visita della Missione - Interno dei campo - Come vivono i selvaggi - la caccia dei Coruros.

Il posto attuale della Missione è di gran lunga migliore di quello, in cui si trovava prima dell'incendio del 12 dicembre 1896, perchè quello era stato scelto in tutta fretta, senza nessuna esperienza del paese, mentre questo si potè cercare con agio e dopo aver provato per più di due anni la vita di quei luoghi... L'antica Missione era esposta a tutti i venti, circondata da paludi, priva d'acqua e d'erba per gli animali; questa invece è riparata dal vento da un altipiano di ben 15 metri, in terreno asciutto e piano tanto che dal porto si potrebbe giungere in vettura, qualora si avesse, tanto d' inverno che d'e state... Non vi può regnare il fango, perchè ivi l'arena è frammista a ghiaia; vi sono varie sorgenti d'acqua cristallina, ed a 300 metri dalla Missione scorre un fiumicello largo cinque metri e profondo uno, che costituisce una vera provvidenza per tutti. Vi cresce molt'erba per il bestiame, ed il mare, ritirandosi quotidìanamente durante la marea più di 1200 metri, getta sulla spiaggia una gran quantità di pesci, i quali formano il principale alimento dei selvaggi ed anche dei non selvaggi. Sonvì pure molti tacchini ed anitre selvatiche ed altri uccelli buonissimi a mangiarsi.

Questi sono i principali vantaggi materiali, che la nuova posizione della nostra Missione della Candelara vanta sopra l'antica; ma dessa vanta pure un vantaggio morale non indifferente. L' antica Missione si trovava troppo vicino all'azienda del Sig. Menendez, onde assai di frequente i nostri Indii erano molestati dal personale di essa e ne nascevano contese e scandali non lievi; la nuova è più lontana e questo pericolo è pressochè cessato affatto, di che sieno rese grazie a Dio!... Sotto tutti gli aspetti quindi il posto della nuova Missione è assai migliore, e ben possiamo dire che non tutti i mali vengono per nuocere e che il Signore, se permette che siamo tribolati, sa però a tempo e luogo confortarci e darci molte consolazioni.

Visitando la Missione potei osservare con sorpresa e meraviglia grande che quei nostri Confratelli in pochi mesi fecero prodigi. Fabbricarono già quattro case, che pel momento sono sufficienti ai bisogni della Missione: in due sono ricoverati i Missionari con 40 giovanettì selvaggi, e nelle altre le Suore di Maria Ausiliatrice con 52 Indiette. Sì i ragazzi che le ragazzo sono quasi tutti orfanelli, essendo i loro genitori stati uccisi dai cacciatori di Indii; maggiore sarebbe il loro numero, se l'influenza non ne avesse portati molti all'altro mondo. Ora sono tutti in piena salute. Presso la Missione poi vi sono più di 25 famiglie di Indii già alquanto civilizzati e tutti insieme superano i 200, formando così un vero paesello. Manca ancora la Chiesa, ma si spera che la Provvidenza ci manderà il materiale necessario onde poterla costruire almeno pel prossimo inverno.

I progressi delle ragazze educate dalle Suore sono mirabili, molto più se si considera la capacità di questa gente, il poco tempo che sono ricoverate e la loro avversione al lavoro.

I Sacramenti sono frequentati tutte le domeniche con vera divozìone, ed io stesso potei toccare con mano il bene grande che si fa. Sia lode quindi e meritamente alle cinque Suore che tanto lavorano e si sacrificano per un'opera grande sì, ma poco apprezzata dal mondo, cìoè l'educazione della fanciulla selvaggia. L'anima di esse è Suor Teresa Bragutti Superiora.

Anche i ragazzi lavorano o studiano, ma essendo lavori campestri, non colpiscono tanto l'occhio del visitatore. I Confratelli Giovanni Zenone, Giovanni Ferrando e Paolo Ronchi li ammaestrano in modo veramente mirabile. Deo gratias

Approfittando del tempo che aveva libero. il 19 novembre volli visìtare tutto il territorio concesso provvisoriamente dal Governo Argentino alla nostra Missione. Mi accompagnai con il pastore Bertran, inglese, e circuimmo ben 20,000 ettari sempre a cavallo.

Questo territorio è il migliore senza dubbio di tutta la Terra del Fuoco. Ricco di 5 laghetti, aventi una circonferenza media di 5 Km. tutti ad acqua salsa, meno uno, e di due fiumicelli, quello sopra accennato, che passa a poca distanza dalla nostra Missione, e l'altro detto Rio Chico presso il Capo Sunday, è adattatissimo per la pastorizia. Sarebbe tuttavia ancor più fruttifero, se non fosse minato sotto terra dai coruros, specie di animaletti che sono un quid medium tra i conigli ed i topi (non sono però talpe). Questi hanno pelo grigio e fino, quattro denti soltanto, ma molto lunghi e gialli, unghie lunghe e sottili; mangiano erba e radici, e mangiando, quasi scimmie, usano le due zampine davanti come fossero mani. La loro carne si dice sia squisita, ma serve solo d'inverno, stagione in cui sono grassi assai, mentre d'estate sono estremamente magri. Vivono sotto terra formando, con spingere sopra la terra, una lunga serie di corridoi in tutte le direzioni, di guisa che dove essi piantano le loro tende, torna malagevole molto il cavalcare, poichè il cavallo sprofonda le zampe troppo frequentemente in queste tane. Tuttavia, fosse pure il territorio pieno di buche fresche e lo si girasse una settimana continua in tutti i sensi, non è possibile vedere anche un sol coruro: essi sono invisibili. Or come fanno i selvaggi a prenderli, mentre non li possono neppur vedere? Per sapere ciò, il 22 dello stesso mese condussi tre selvaggi alla caccia dei coruros. I tre cacciatori si munirono di un bastoncino di ferro, e sul campo dovunque vedevano un buco fresco, tastavano con quello tutto il terreno all'intorno per un 20 metri, infilzando tante volte il ferro. Seppi che ciò facevano per trovare il nido del coruro. Quando uno l'ha trovato esclama: aqui està cama « qui sta il nido », e tosto si mette con le mani a scavare un buco del diametro di 30 centìmetri e 40 di profondità. Ciò fatto si allontana e va a fare altrettanto a 50 metri di distanza, e così scavano un 40 o 50 buchi. Così son costretti a fare, perchè il coruro al rumore del ferro e dello scavo fugge e non lo potrebbero sorprendere. Così preparato il terreno e riposato un dieci minuti, il cacciatore pian piano ritorna ai buchi fatti, con destrezza vi salta dentro e calpesta a destra ed a sinistra, quindi esce e scava colle mani di nuovo. Ben presto estrae un grosso nido di erba secca con in mezzo uno, due od an che dieci coruros. In questo modo gli Indii dànno la caccia ai coruros ed in poche ore ne prendono una gran quantità. Io ne conservai alcuni per portar meco vivi a Punta Arenas

Il guanaco - Come si caccia dagli Indii - La povera razza Onas - Fatti dolorosi - Colpa e conseguenze - Capo SUNDAY o Capo PENA

Il guanaco è un animale erbivoro della famiglia dei ruminanti, della grossezza d' un vitello di sette mesi. Ha collo lungo, gambe alte e svelte, senza corna: vive nei desertì e come il cammello sopporta la sete per pìù giorni. La sua voce s'avvicina al nitrito del cavallo ; come il cavallo corre al galoppo facendo salti lunghi, e correndo tiene sempre la testa ed il collo inclinati per davanti. Il pelo ha lungo, lanoso, giallognolo chiaro tendente al rosso: serve per filare, far coltri, calze, oppure unito al cuoio per fare copertoni da letto, e per i selvaggi costituisce l'unico vestito loro, poichè essi uniscono due o tre cuoi di guanaco insieme a mo' di coperta e con essa si involgono, lasciando il pelo all'infuori a guisa dello stesso guanaco. Si vede che gli infelici fanno così per imitazione, come per imitazione gli uomini portano in testa un pezzo di cuoio a triangolo della stessa testa del guanaco. Forse lo fanno anche per rassomigliare di più al guanaco, e così poterlo più facilmente prendere.

Questi animali abbondano qui nella Terra del Fuoco. È curioso il modo con cui gli Onas li cacciano. Scavano tante tane in terra, capaci di poter contenere appena un uomo rannicchiato, distante le une dalle altre un venti o trenta passi, sempre in linea retta. In dette tane si nascondono altrettanti uomini muniti di arco e freccie. Quando tutti sono al loro posto, altri selvaggi raccolgono una truppa di guanachi e li obbligano a passare in direzione delle tane. Gli animali fuggendo, spesse volte mettono il piede nelle tane, ed allora chi è nascosto lo prende per le gambe e l'uccide. Se poi non si possono pigliare in questo modo, scaricano sempre dalla tana una pioggia di frecce e ne uccidono parecchi. Finita la caccia, si fa la divisione della carne e delle pelli in tante parti quanti sono i caccianti e si vive in armonia e concordia perfetta.

Dove gli Europei han poste le loro aziende di pecore ed altri bestiami, non si vede già più il guanaco, perchè o l' uccidono o lo cacciano via, acciocche non distrugga tutta l'erba destinata ai loro armenti. Il calpestio degli animali fa morire pure i coruros, e così si rende sempre più difficile la vita pei selvaggi nella lor terra natale e verrà giorno in cui o dovranno rendersi sudditi degli Europei o morir di fame. Per essi non v'è altro scampo; poichè se qualcuno de' loro cercasse di appropriarsi indebitamente qualche animale domestico per poter vivere, troverebbe la morte nei fucili dei padroni, pei quali è la stessa cosa uccidere un selvaggio che un animale feroce.

Infelici Onas! La terra loro dovrebbe essere un formicolaio di gente, ed invece oggidì sono ridotti a solo due o tre migliaia!... Le lotte intestine fra di loro, ma più di tutto la crudeltà degli Europei li ha decimati talmente. Dapprincipio i bianchi li uccidevano per timore che ne avevano, credendoli, cosa falsa, cannibali ed antropofagi. Gli Onas non sono certo antropofagi, ma essi credono che lo siano gli Europei, perchè più volte li videro (cosa orribile a dirsi) dar la caccia ai loro figliuolini, ucciderli, arrostirli sulle bragie come tanti capretti e poi mangiarseli saporitamente !! Più tardi ed anche presentemente è l'interesse, il sordido guadagno che spinge gli Europei a far tante vittime fra questi selvaggi. Tutti sanno che la testa di un selvaggio della Terra del Fuoco è posta al prezzo d'una lira sterlina. Egual somma si paga nella Patagonia Meridionale a chi uccide un leon puma che distrugge le pecore! Vergogna ed infamia a chi potendo non impedisce tanta barbarie ! L'auri sacra fames è vero che crea i cacciatori dei selvaggi e li rende più barbari di loro, ma la società, dal cui seno questi escono, è responsabile di tanto sangue innocente Nelle nostre due Missioni abbiamo diversi Indii scampati per miracolo alla carneficina di quest'inumani e recanti ancor in sè le cicatrici delle ferite ricevute.... Poveri infelici! Non fanno che dire : Bianco cattivo, pum, pum! Questo è il benefizio che loro recò la civiltà senza il Missionario!

Ecco un fatto recente successo mentre stava nella Missione della Candelara.

Un pastore Argentino, bandito scappato dalle carceri di Usuhaya, viveva in un piccolo rancio presso il Rio Grande al soldo di un signore, che teneva la sua azienda principale quattro leghe distante. Menava vita licenziosa con una giovine india, alla quale faceva passare giorni amari. Un dì, pieno di rabbia, le uccise un bambino, gettandolo contro la parete; un'altra volta sparò un colpo di rivoltella nello stomaco della povera donna, passandola da parte a parte, senza ucciderla come per miracolo, ma quando fu guarita la condusse nel vicino bosco e la impiccò. Non contento, le sparò un colpo di rivoltella in bocca e poscia la tagliò in pezzi. Ciò fatto, temendo che i selvaggi vendicassero tanta barbarie, fuggì nel Chilì.

I padroni dell'azienda, nulla sapendo o fingendo, diedero tosto quella casuccia ad abitare al Commissario ed a tre soldati. Ma quindici dì dopo, mentre questi erano assenti, i selvaggi abbruciarono la casa. I soldati ed i padroni, visto ciò, furibondi si armarono per la caccia dei poveri Indii, ed aiutati da un traditore di Onas, piombarono improvvisi sull'accampamento dei selvaggi.

Non è possibile descrivere la carneficina che ne fecero, perchè troppo orribile ed inumana; basti il dire che ben pochi riuscirono a porsi in salvo e tutto questo sangue versato per una casetta che si sarebbe potuto rifare in una settimana ! Ma il sangue del.l'innocente Abele grida ancor oggidì di sotto il trono di Dio giudice e la sua voce sarà certo ascoltata E dire che questi carnefici, ritornati alle loro aziende, si vantavano di questo vandalismo quasi avessero vinto una battaglia campale !... Moltissimi furono i morti ed i feriti e molti più saranno ancora in seguito, perchè gli stanzieri determinarono di far scomparire la povera razza Onas.

Ora in questo ben triste fatto chi sarà il più colpevole? I selvaggi, dando fuoco a quella casuccia, intesero vendicare la loro compaesana trucidata da quel mostro ; ma i bianchi, che non dovevano ignorare ciò, fecero mille volte peggio a vendicarsi in tal modo per un danno tanto insignificante.... Il Commissario di polizia disse con un mio amico che erano rimasti morti 14 selvaggi, ma in realtà credo che siano assai più; perchè tanto il Commissario che gli stanzieri, saputo ch'io mi trovava colà, cercarono di diminuire la cosa. Naturalmente io feci presente tanto al Commissario quanto agli stanzieri l'immanità del loro delitto, ma gioverà a renderli migliori?...

Infelici Onas! Fra dieci anni, se non vi si pone tosto riparo, non esisterà più questa forte e simpatica razza Ona.

Le nostre Missioni della Candelara e dell'Isola Dawson fanno quanto possono per salvarla, raccogliendo, con immense spese, tutti gli infelici che vi accorrono, ma ciò non basta... I selvaggi stessi conoscono il pericolo ed essi medesimi cercano rifugio presso di noi per aver protezione contro tanto pericolo, ed i poverini sono ben degni di protezione!

Noi però avremmo bisogno di più territorio, perchè ai nostri Indii alle volte vien voglia di passeggiare, passare il limite del nostro campo per andar al bosco a far frecce ed archi. Prendono tutte le precauzioni per non incappare nei cacciatori di Indii, ma non sempre vi riescono e sovente rimangono vittime della barbarie civile ! Dietro questa considerazione abbiamo deciso di domandar al Governo maggior estensione di terreno, affine di rendere i selvaggi più sicuri e perchè desso terreno, una volta civilizzati questi Onas, rimanga come loro patrimonio. Il Governo già promise di assecondarci e D. Beauvoir si trova a Buenos Aires appunto per conchiudere questo affare. La terrò tosto informata dell' esito, R.mo Sig. Don Rua; però prima di finire questa mia chiaccherata, voglio ancor esporre un desiderio che hanno tutti i suoi Figli Missionari della Terra del Fuoco, specie quelli della Candelara. Questa Missione è comunemente chiamata col nome del Capo Peña, che si trova al sud di Rio Grande, mentre più propriamente si dovrebbe dire del Capo Sunday che si trova al nord di detto Rio Grande. Il motivo, per cui da principio si chiamò del Capo Peña si è perchè si voleva fondar presso questo Capo, ma poi per più ragioni si fondò proprio vicino al Capo Sunday. D'or innanzi si dovrebbe quindi chiamare del Capo Sunday e non più del Capo Pena. Capo Sunday vuol dire, in inglese, Domenica, perchè fu scoperto in giorno di Domenica; Capo Peña vuol dir pietra, perchè questo capo è tutto di pietra viva. Il primo di questi due capi o promontori misura circa 100 metri sul mare, ed il secondo 60 metri. La posizione topografica del primo è di gran lunga più bella e non si poteva sceglier meglio per la nostra Missione.

Archeologi e naturalisti all'Isola Dawson - Progressi di questa Missione - Alla punta S. Valentino.

12 Gennaio 1898.

Feci ritorno a Punta Arenas il 24 novembre, dove ai pruni giorni di dicembre giunse il vapore Belgica colla Commissione degli archeologi e naturalisti che andavano al polo antartico. Visitarono con gran piacere il nostro piccolo Museo di curiosità locali, l'Osservatorio metereologico e tutta la Casa. Avendo visti alcuni Indii Onas, Alacalufes e Tehuelches, che abbiamo in casa, ci espressero il desiderio di visitare la nostra Missione di S. Raffaele, e sollecitato dal Governatore un vaporino per esservi trasportati, ottennero il Toro. Perciò il 9 dicembre, io, incaricato da Mons. Fagnano di accompagnarli, partii alla volta dell' isola Dawson. Dovevano venirci tutti, ma all'ultima ora solo tre non ne furono impediti. Questi erano il Dottor Federico A. Cook, il Dottor E. G. Racovitza, naturalista della spedizione antartica belgica, ed il Dottor Enrico Arçtowski. Il primo veniva per studiare il tipo Ona e prese molti appunti, misure, ecc.; il secondo per raccogliere piante, fiori, ossia per studiare la flora fueghina ed il terzo per lo studio della mineralogia. Gentilissimi sempre, occuparono però molto bene il loro tempo; presero molte fotografie topografiche e di Indii e rimasero contentissimi della loro visita.

Io mi fermai colà 15 giorni per supplire D. Bernabé, la presenza del quale, come buon architetto, era necessaria a Punta Arenas per la direzione dei lavori della nuova Chiesa.

In quel frattempo potei con tutta comodità constatare i progressi grandi fatti in questi ultimi due mesi. Fu migliorato il porto ed arricchito d'un molo per caricare e scaricare i vaporini con facilità. Venne ultimata la costruzione del macello pubblico e della gran tettoia lunga 50 metri e larga 14, sotto cui si trova la segheria a vapore, i laboratori del meccanico, tornitore, i falegnami, ecc. Gli Onas e gli Alacalufes, poco tempo fa inerti ed ignoranti, ora lavorano molto bene e con amore. Contai ottanta uomini occupati in tagliar piante al monte, trasportarle alla segheria, segarle, portar le tavole già segate al molo... e ciò fa piacere. Sono pure cresciute di numero le case per gli Indii e per altre famiglie già civilizzate. S'impiantò pure una conceria di pelli diretta da un maestro chileno : vi lavorano sei Onas. Nell'isola presentemente vi sono ben 70 case, e formano un vero paese, avendo scuole maschili e femminili, ospedale, laboratori e macchine di vario genere. In un grande salone poi sono raccolte un centinaio di Indie e sotto la direzione d'una Suora imparano parte a filare e tessere ed altre a far maglie, calze, flanelle e cose simili. Questo povere selvaggie fanno proprio meraviglia. Tutti poi frequentano la Chiesa e i Sacramenti con vera divozione, e confrontandoli con quello che erano quest'infelicì solo due anni fa, non si può che esclamare: qui v'è il dito di Dio ! Nella festa dell'Immacolata vi furono 130 Comunioni e si portò solennemente in processione la statua di Maria Santissima. Di tutto sia lode e grazie somme a questa nostra buona Madre.

Ho ancora un' altra consolante notizia a darle, amatissimo Padre. Alla Punta S. Valentino, distante venti miglia da S. Raffaele si sta formando un altro paesello. Vi sono già parecchie case ed una chiesetta che si benedisse ed inaugurò il 19 dello scorso dicembre. La chiesa è dedicata al Buon Pastore e si ha intenzione di porre una casa per zitelle pericolanti, le quali pur troppo abbondano in queste parti, e così cercare di rimetterle sul buon sentiero. La prova fatta diede già buoni risultati e credo che in questo modo si farà del gran bene. A S. Valentino presentemente v' è solo un sacerdote ed alcune Suore con un centinaio di contadini e pastori.

Qui faccio punto fermo, R.m° Sig. D. Rua; faccia pregare e preghi per questa Missione che, a cagione dei consolanti frutti finora recati, è sempre più disturbata dal nemico dell'uman genere. Ai 15 del corrente mese partirò, a Dio piacendo, per la Missione della Pampa, visitando Gallegos e Santa Croce. Sarà un'escursione di circa due mesi in mezzo a mille pericoli. Mi benedica, Sig. D. Rua, in modo particolare perchè possa fare un po' di bene per la maggior gloria di Dio e mi creda suo

Dev.mo ed Ubb.mo Figlio Sac. MAGGIORINO BORGATELLO.

PAMPA CENTRALE

Escursione apostolica di Mons. Cagliero.

(Relazione di D. Bernardo Vacchina) (Seguito: V. aprile e maggio)

La nuova Roma - Bahia Blanca e la Missione Salesiana - Sul Colorado - Un fatto truce e la protezione della vergine - Ritorno alla Capitale del Rio Negro.

Il viaggio tra Acha e Bahia Blanca dura 16 ore ed è la cosa più fastidiosa di questo mondo. La mostruosa serpe di carrozzoni or divorando sterminate pianure deserte, or strascinandosi penosamente per l'erta di aride colline, trova sempre la medesima desolante uniformità. Solo di tanto in tanto compaiono macchie nere, rosse, bianche: sono armenti di buoi, cavalli e pecore; poi lunghi e strani nitriti di spaventate mandre di guanachi, che la dànno a gambe davanti al mostro dagli occhi di fuoco e che sbuffa gettando nere colonne di fumo, poi la fuga disperata di stormi di goffi struzzi; ma sempre lo stesso, tanto che stufi e dopo mille sbadigli, in un cantuccio qualunque si cerca di ammazzare la noia schiacciando un sonno.

Trovammo bensì parecchie stazioni... tutti paesi incipienti, piccoli e de' quali non ebbi voglia di raccogliere informazioni. Dico male arrivati alla penultima stazione prima di Bahia Bianca, udendo il capo stazione gridare Nuova Roma, ebbi curiosità di conoscere la storia, e come l'ho udita la racconto. È una colonia di fondazione italiana, che conta una quarantina d'anni. Un impresario di Napoli, raccolti due o tre centinaia di Calabresi con o senza famiglia, vi fondò questa colonia, chiamandola Nuova Roma. Sui primordii fu prospera. In quei tempi non vi aveva la facilità di comunicazione che al presente: Bahia Blanca era un paese di frontiera coi selvaggi di Calcufurà, Catriel, ecc. e Nuova Roma non si trovava in migliori condizioni. L'impresario stabilì una specie di governo, colla polizia, carceri, ecc. per difendersi dagli Indii. I coloni, senza un sacerdote che li potesse contenere col freno della religione, incominciarono a farne qualcheduna da meritarsi le repressioni, forse un po' troppo severe, dell'improvvisato governo della Colonia. Questi fatti ripetuti altre volte e parimenti castigati con severità, ruppero l'armonia tra impresario e coloni; il governo si cambiò in tirannica dittatura, e noi ne vedemmo certa specie di carceri per i delinquenti e ribelli. Un giorno vi fu ribellione generale; freddato il loro dittatore e fucilati i suoi aderenti, risolvettero rifugiarsi a Bahia Blanca, che, credendo aver a fare con una banda di briganti, s'armo di tutto punto. Ma non vi ebbe guerra: i caporioni della rivolta, fatto consiglio, decretarono pena di morte per i prepotenti di Nuova Roma ospitati in Bahia Bianca ; questa pena, fatta. effettiva in qualche caso particolare, ristabilì l'ordine e la pace per tutti.

Come si vede, la Nuova Roma ha la sua storia di sangue come l'antica; resta ora a desiderare che ne consegua pure la prosperità e grandezza. Ma questo non lo vedrò io, nè la presente, nè la quinta generazione di certo.

Alle 5 pom. eravamo già nel nostro Collegio di Bahia, ricevuti a festa dai Confratelli e loro 300 alunni tutti in elegante divisa, che ci onorarono con bellissime evoluzioni militari prescritte dal programma governativo per la ginnastica.

Rileggendo il Bollettino Salesiano di questi ultimi tempi, mi parve che abbia parlato troppo poco di questa nostra Missione di Bahia Bianca; eppure la è una delle più importanti, e dove l'azione salesiana fu ed è efficacissima. E valga il vero. Nel 1885 vi passava Monsignor Cagliero nella solennità dell'Epifania. Dopo lungo scampanio e più lungo aspettare, alla Messa non accorsero che un paio di persone. Nel 1887 l'Arcivescovo Mons. Aneiros con vari zelantissimi Missionarii tentò una missione. L'Arcivescovo fu fischiato ; i Missionarii non ebbero uditorio, ed il pio P. Aguilar della Compagnia raccontò a me che a grande stento riuscì ad indurre un solo uomo a confessarsi. Nel 1890, in sedici giorni che io stetti in Bahia, ho saputo di undici omicidi in sì breve spazio di tempo. Vi abbondano le loggie massoniche e le società operaie laiche: l'ospedale è laico, laico pure l'insegnamento pubblico : insomma, una missione ardua e pericolosa.

La Pia Società Salesiana ne assunse l'incarico nel 1889, e Mons. Cagliero quivi mandava D. Michele Borghino da Vigone, che fu l'uomo della Provvidenza e d'un carattere proprio ad hoc.

Con biglietto d'ubbidienza Monsignore gli inviava pure una bella croce col noto profetico motto: In hoc signo vinces; e le vittorie furono veramente molte e splendide contro le mene delle sétte e le illusioni di qualche liberale.

L' Opera Salesiana con la benedizione di Dio diede abbondanti frutti: le Suore di Maria Ausiliatrice vi hanno un grandioso Collegio-convitto con 400 ragazze, che arrivano a 600 nei giorni festivi : i Salesiani, oltre la Parrocchia, hanno un'altra bella chiesa di N. S. della Pietà con annesse scuole: vi tengono pure il Collegio Don Bosco con 300 alunni ed un numeroso Oratorio festivo. Gli studi vi fioriscono, e cogli studi fiorisce la pietà e la virtù. Anche le Associazioni Cattoliche sono numerose: vi hanno gli Operai cattolici, le Conferenze Vincenzine per Signore, la Pia Unione del Sacro Cuore, quella delle Figlie di Maria Immacolata e la Compagnia di San Luigi, tutte in prosperità e fervore.

Nel 1894 Monsignor Espinosa, Vescovo Titolare di Tiberiopolis, volle tentare un'altra missione; le sole Comunioni di padri di famiglia arrivarono a 500 e numerosissimo furono quelle del sesso divoto e della gioventù.

Io credo all'autorevole parola del venerando e vecchio Missionario P. Lapizt del Sacro Cuore, che sosteneva dover essere fra non molto la Parrocchia di Bahia Bianca una delle principalissime della diocesi della Plata. Così lo faccia Iddio !

Dopo otto giorni di riposo, sempre colla galera, eravamo di nuovo in viaggio verso Fortin Mercedes, sul fiume Colorado, per visitare il nostro nuovo Collegio di San Pedro. Questa piccola Casa mi fa ricordare i primordii del nostro Oratorio; limitatissimo personale, pochi ragazzi, molta povertà. Ma la sua posizione topografica importante ed indovinata presagisce un centro grande e di sicuro avvenire. Domina una collinetta a dolce salita; ai piedi corre il Colorado, ornato di salici piangenti e pioppi, e dallo stesso cortile si gode un panorama estesissimo e magnifico. Disgrazia che vi si faccia quasi sempre sentire or gelido ed or soffocante il vento!

Si trovano pure sul Colorado le Figlie di Maria Ausiliatrice, che vi hanno un Orfanotrionfo, e sono, come dovunque, la risorsa della Missione.

La nostra permanenza nel Colorado fu di cinque giorni, e se ne siamo usciti sani e salvi lo dobbiamo a Maria Ausiliatrice. Come? Ecco. Nel bel giorno della Presentazione di Maria SS., un uomo di vigorosa persona e truce aspetto, affacciatosi dalla perete di cinta al cortile delle Suore, incominciò ad insultarle con parole sguaiate ed immonde. Si trovava la sola Direttrice : le altre colle bambine udivano la predica. Pregato e ripreso inutilmente, la Suora, essendo d'estate, si appigliò ad un secchiolino di fresca acqua. L'uomo inferocito, d'un salto si trova nel cortile, ed afferrata per la gola la povera Suora, l'andava picchiando bestialmente. Alle grida corre l'ortolano della casa... Monsignore, che aveva appena finita la predica, vi si trovò pure per un momento, e non dubito punto che qualche forte lezione gliel' abbiano data. Ma, continuando la scena, una delle Suore esterrefatta volò alla Casa dei Salesiani. Corremmo il Direttore ed io; legammo quell'infelice a più ritorte e lo consegnammo ad un ufficiale di polizia, provvidenzialmente di passaggio sul luogo, distante 200 km. da ogni autorità.

Invano consigliai il funzionario di non sciogliere quella fiera; ingannato da ripetute promesse, perquisitolo lo slegò. L'assassino trasse allora fuori un affilato coltellaccio e si diede a perseguitare l'ufficiale. Già col coltello brandito stava sopra di lui che era caduto; ma l'ufficiale, vistosi perduto, trasse il revolver e d'un colpo gli sfracellò la mandibola dell'oscena bocca, e con un altro lo ferì al ventre. Ai ripetuti colpi accorsero due soldatì che, suonatolo di santa ragione colle spade, lo portarono svenuto in una casa, ove si ebbe le prime cure. Ora si trova in Bahia Blanca ed il suo stato è gravissimo. Fu un castigo di Dio: ma intanto qual sarebbe stata la nostra sorte, se l'assassino si fosse ricordato dell'arma sua nei primi momenti?! Oh quanto ci torna utile ed efficace l'invocata protezione di Maria Santissima!

La notizia dell' attentato rapidamente si sparse per las estancias e molti ne vennero a presentare le condoglianze a Monsignore ed alla Missione. Giova sperare che, coll'influenza di quei signori, le autorità primarie provvederanno alla sicurtà di quei di Fortín Mercedes contro tanti malandrini che di tanto in tanto li molestano.

La nostra Casa di S. Pedro si trova nei terreni d'uno stabilimento pastorile d' una estensione favolosa, l'inezia di 45 mila kmq., su cui pascolano più di 100 mila pecore, 15 mila cavalli, uno sterminato numero di vacche e porci. Essendo poi ivi proibita la caccia, ogni momento si vedono numerose mandre di guanachi, camosci e stormi di struzzi a pascolare tranquillamente. Nel 1892 vi stetti per dare una missione ai 500 pastori dello stabilimento, e restai edificato della carità dei padroni. Ivi ogni povero trova lavoro e protezione e la carne è distribuita gratis a tutti. I nostri Confratelli di Mercedes non hanno che da scegliere l'animale da uccidersi, e, se vogliono latte, mandino a cercare le vacche. I padroni sono i signori Luro, rappresentati da un maggiordomo chiamato D. Pedro Loyato, onesto uomo e sincero amico e protettore dei Salesiani.

Il giorno 24, sulla non mai abbastanza lodata galera si viaggiava un'altra volta verso Viedma. Arrivammo al mattino del giorno seguente, ricevuti sul molo del Rio Negro da alcune autorità, da una buona parte di popolazione, dalle nostre scuole. Accompagnati da continuo sparo di mortaretti, dall'armonia di belle marcie, giungemmo alla Chiesa, ove tutti ringraziammo Iddio per i benefizi ricevuti ed i pericoli scampati. Poi coi cari Confratelli, cogli amici più intimi e fedeli passammo nelle ampie sale della Casa centrale della Missione per sfogare mutuamente i nostri affetti dopo sì lunga assenza. Monsignore si trovava lontano da sette mesi, passati in continui viaggi tra civilizzati e barbari, tra fatiche molte e grandi disagi, ed io non vedeva i cari Confratelli di Viedma da oltre un anno. Oh quam bonum et quam jucundum habitare fratres in unum! Bisogna provarlo dopo essere andati per questo mondo con faccie sempre nuove e sconosciute.

Ecco, amatissimo Padre, il rendiconto nostro: desidero ardentemente che se ne consoli il suo cuore paterno e quello di tutti cotesti nostri venerandi Superiori, cui porgo i figliali ossequi e gli augurii più sinceri di benedizione e felicità da parte mia e di tutti i Confratelli del Rio Negro. Ci benedica tutti, ma in modo particolare il povero scrivente, che tanto ne abbisogna per la sua nuova e difficile posizione.

Rev.mo Obb.mo figlio in C. J. Sac. BERNARDO VACCHINA.

VENEZUELA

Il Missionario Salesiano nell'Ospedale dei vajuolosi.

(Lettera di D. Bergeretti)

REV.MO PADRE,

Ospedale Civile di Valencia, 27 Aprile 1898.

È da una settimana che sto chiuso nell'Ospedale Civile, assistendo ai colpiti di vajuolo, e dovrò rimanervi Dio sa quanto, sino a che finisca l'epidemia. Senza assistenza molti infelici sarebbero morti privi di Sacramenti, e non trovandosi in città Sa cerdote che si potesse dedicare a questo uffizio, mi offersi spontaneamente a rimanervi sino alla fino del flagello. I miei Confratelli erano pure disposti e contenti di fare lo stesso; ma siccome io ne aveva già assistiti delle migliaia nell'India e già ero pratico, non volli esporre loro a qualche pericolo, tanto più che essi sono assolutamente necessarii per l'insegnamento nel Collegio. Moderai perciò il loro zelo e mi rinserrai solo nell'Ospedale, disposto a fare quello che la divina Provvidenza disporrà.

L'epidemia si va estendendo in tutti i lati della città, persino nei quartieri dei soldati, e colpisce ogni ceto di persone, ma specialmente i poveri, i quali, per la grande paura che hanno di questa infermità, rimangono abbandonati e muoiono senza cura e divorati dai vermi.

Fin dal primo giorno che entrai nell'Ospedale amministrai i Sacramenti a diversi e battezzai alcuni fanciulli colpiti dalla stessa infermità. Tutti i giorni ne arrivano dei nuovi, e per non avere abbastanza letti, si devono mettere distesi sul suolo. Sonvi pure nell'Ospedale due sorelle di S. Giuseppe di Tarbes, che lavorano giorno e notte con una abne gazione veramente degna de' primi cristiani della Chìesa. Spero che Maria Ausiliatrice e S. Giuseppe ci proteggeranno e ci aiuteranno a fare un poco di bene.

Al vajuolo si aggiunge un altro flagello, che minaccia di diventare serio e funesto, cioè la guerra cìvile, la quale continua con tutto il suo furore ed orrore. Varii generali e persone d'importanza, fra cui lo stesso ex-presidente il Generale Gioachino Crespo, caddero vittima delle palle fratricide. I sospetti, le incarcerazioni sono all'ordine del giorno. I preti e principali di Valencia sono quasi tutti in prigione, e domenica la popolazione rimarrà quasi tutta senza Messa. I nostri Confratelli duplicheranno e faranno il possibile per supplire al bisogno, per quanto possono, ma varie popolazioni rimarranno affatto prive di preti, che assistano agli ammalati. Il povero Padre Arocha, prete disinteressato, tutto dato ad ufficii di carità e che per nulla si intriga di politica, anche lui fu preso ed oggi parte per Caracas con un altro Sacerdote della città.

Trovandoci noi pure nel centro della rivoluzione ed essendo amici del Padre e del Dottor Arocha suo parente, non mancò chi cercasse di metter sospetti sopra di noi : causa per cui, ieri alle 3 1/2 il Generale Pìetro Feo, accompagnato da maggiori, ufficiali ed un battaglione di soldati, circondarono il Collegio, mentre tutti i ragazzi stavano nella scuola, con ordine di perquisire tutta la casa.

All'entrare il Generale Feo disse: «Siamo gente di rispetto; volli venire io stesso a verificare, quello che alcuni dicono. Non temete nulla, vogliamo solo sapere se qui sta nascosto il Dottor Arocha e se tenete munizioni da guerra. So che sono menzogne quelle che si dicono di voi ; però dobbiamo eseguire l'ordine avuto. » Come è naturale di chi ha la coscienza netta, si apersero tutte le porte, casse e cassoni e si condussero a verificare tutti gli angoli della casa, della Chiesa, ecc. e finirono per trovare nulla, assolutamente nulla, perchè la nostra politica è l'educazione e far del bene, coll'aiuto di Dio, a quanti possiamo. Soddisfatti della loro visita, il Generale ed il suo aiutante saltarono in vettura e via, e dietro loro gli altri ufficiali e soldati.

Malgrado i pericoli in che ci troviamo, i Confratelli di salute stanno tutti bene, ed i giovani continuano a venire alla scuola in buon numero. Quasi tutte le altre scuole sono chiuse; ma noi seguiremo sino a che ci sarà possibile coll'aiuto di Maria Ausiliatrice. Però Ella, o buon Padre, ci aiuti colle sue preghiere e ci raccomandi alle orazioni dei Confratelli e dei Cooperatori tutti. Presenti i nostri rispetti ai membri del Capitolo Superiore, benedica i suoi figli di Valencia ed in special modo chi si professa

Della S. V. Rev.ma

Umile Figlio

F. A. BERGERETTI Miss. Apost.

LA MADONNA AUSILIATRICE ED I COOPERATORI SALESIANI

Ogni anno aumenta la dimostrazione d' affetto e di divozione dei nostri Cooperatori e Cooperatrici verso della Celeste nostra Patrona, Maria SS. Ausiliatrice. Con piacere pertanto ne facciamo qui breve rassegna. I nostri cari amici ravvisino in questi pochi cenni un tributo della nostra ammirazione e riconoscenza ed un eccitamento a tutti di imitazione. La potente Ausiliatrice dei Cristiani, che gradisce qualunque cosa si faccia in suo onore, benedica a tutti i nostri cari Cooperatori e Cooperatrici, li mantenga sempre uniti coi forti vincoli della divina dilezione e li conservi ad multos annos.

CHIERI. - Nella chiesa di Maria Ausiliatrice destinata a cappella dell'Educandato Santa Teresa e dell' Oratorio festivo delle Suore di D. Bosco, eretta con somma celerità nel breve giro di poco più d'un anno, il 22 maggio scorso si celebrò solennemente la festa di Maria Ausiliatrice. Intervenne Mons. Matteo Filipello, Vescovo d'Ivrea, ed il Capitolo dell'insigne Collegiata di Chieri, il quale con generosità s'incaricò delle funzioni religiose e così si videro identificati i RR. Canonici coi figli di D. Bosco nell'esaltare Maria Ausiliatrice... La Chiesa, aperta pure al pubblico, fu frequentatissima: alle 6 1/2 Mons. Filipello celebrò la Messa della Comunione generale, assistito dai RR. Canonici Gallina e Revellino. Alle 9 vi fu la Messa solenne, celebrata dal Rettore del Seminario il Rev.m° Arciprete del Capitolo Teol.. Francesco Duvina. Mons. Filipello assistè pontificalmente. Alla sera lo stesso Monsignore benedisse in forma solenne la bellissima statua del S. Cuore di Gesù; quindi discorso e benedizione col SS. Sacramento. In sull'imbrunire poi accademia, illuminazione et símília. Tutto fu memorabile.

MILANO. - Il 24 maggio scorso i Salesiani ed i Cooperatori Milanesi celebrarono solennemente la festa di Maria Ausiliatrice. Dalla Lega Lombarda del 27-28 maggio togliamo i seguenti dati:

« Sulla porta maggiore della Chiesa di Santa Maria Segreta, ove ebbero luogo le funzioni religiose del mattino, leggevasi la seguente iscrizione: Ad onore e gloria - di Dio O. M. - e della Celeste Patrona - Maria SS. Ausiliatrice - i figli di Don Bosco - e Cooperatori Salesiani - Grati e fidenti - compiono solenni festività.

» Un'eletta schiera di Cooperatori e Cooperatrici, nonchè numerosissimi fedeli riempivano la Chiesa.

» Il Rev.mo Don Rodolfo Dossi, Preposto Parroco locale, al quale i Salesiani professano vivissima riconoscenza per la squisita cortesia, colla quale mette a loro disposizione la sua Chiesa per tutte le funzioni che la ristrettezza dello spazio non permette di tenere nella loro modesta Cappella di via Copernico, celebrò il S. Sacrificio della Messa, durante la quale gli alunni della Schola Cantorum dell'Istituto Salesiano S. Ambrogio, sotto la direzione del loro valente maestro Sig. Luigi Cervi, cantarono colla omai generalmente apprezzata loro maestria i seguenti mottetti : Ingressa : Ave Maria dell'Arcadelt; Offertorium: Tota Pulcra del Perosi; Sanctus e Benedictus del Faller (Missa tertia); Communio: Adoro te devote del Fray.

» Dopo la Messa salì il pergamo il Rev. Teol. Giuseppe Confalonieri, che con mirabile facondia ed elevatezza di concetti tesse il panegirico di Maria SS. Ausiliatrice, al cui valido patrocinio devono i Salesiani la prodigiosa diffusione della benefica opera loro in vantaggio della gioventù con felicissima frase il valente oratore definì l'opera dei Salesiani diretta a formare ottimi cittadini per la società, celesti abitatori pel paradiso. E chiuse il suo bellissimo discorso raccomandando alla carità cittadina il suo più efficace appoggio all'Istituto Salesiano della nostra Milano, per tal modo sempre più contribuendo al conseguimento di una vera rigenerazione sociale.

» Solennissima riuscì poi la conferenza, che nel pomeriggio si tenne nella Cappella dell'Istituto di via Copernico, sia per il numeroso ed eletto stuolo di Cooperatori e Cooperatrici, fra le quali non poche signore e signorine dell'aristocrazia e dell'alta borghesia milanese, che vi intervenne, sia per i copiosi frutti riportati.

» Presiedeva l'adunanza, in sostituzione di Mons. Mantegazza, Vescovo Ausiliare, che per impreviste circostanze non aveva potuto prendere parte, mentre pur tanto desiderava, il Rev.mo Canonico della Metropolitana, Mons. Bernardino Nogara, e dopo breve lettura fatta da uno dei Sacerdoti Salesiani della Casa su Maria SS. Ausiliatrice, prese la parola il Direttore dell'Istituto D. Lorenzo Saluzzo. Con una mirabile semplicità di parole, che sentivansi inspirate e sgorganti dal cuore pieno di nobili affetti per la Casa alle sue paterne cure affidata, tracciò una specie di resoconto morale e finanziario dell'Istituto; accennò alla provvidenziale diffusione delle opere salesiane, che non può a meno di riconoscersi dovuta alla celeste protezione della Madonna di Don Bosco; citò alcuni fatti comprovanti questo portentoso intervento, infervorando gli uditori al culto di Maria Santissima per averne larga copia di celesti favori.

» Circa la parte finanziaria dimostrò come per l'Istituto di Milano, ove trovansi già raccolti 160 alunni, in un anno dalla sua inaugurazione siasi fatto molto; pur assai poco in confronto agli impellenti bisogni che da ogni parte premono; non si preoccupa dei debiti... ma gli straziano il cuore le circa tremila domande di ricovero che già gli pervennero, le tante che giornalmente gli pervengono e che non possono venir esaudite per mancanza di mezzi.

» Entra in minuti dettagli sulle gravi spese quotidiano che gravano sulla Casa, la quale non confida in altro, per sopperirvi, che nella carità dei benefattori. Conchiude il suo discorso con dire che i Salesiani nulla chiedono per sè, tutto per gli altri. I Salesiani, nella loro abnegazione, dànno tutto quanto da loro dipende : incuranti di onore, di ricchezza, di ogni mondana soddisfazione, non altro cercano che la salvezza della gioventù, cui dedicano tutto se stessi. Le anime generose li aiutino in questa loro missione, che per essi suona gloria e non sacrificio. Le affettuose, commoventi parole del Direttore destarono in tutti profonda impressione.

» Dopo il Rev. Don Saluzzo, prese la parola il benemerito Presidente del Comitato Salesiano Milanese, D. Pasquale Morganti. Anch'egli fu eloquentissimo nel dimostrare la necessità di salvare la gioventù, strappandola alla corruzione che la circonda da ogni parte, per le vie, per le piazze, nelle scuole colle cattedre pestilenziali che le hanno invase, in seno alle famiglie stesse.

» Ebbe parole di generoso sdegno pel triste spettacolo che nei passati giorni di lutto e di desolazione dava il manipolo dei ragazzi frammisti alla turba dei ribelli, e soggiunse dovere essere concorde grido di tutti i buoni : salviamo la gioventù!

» Disse provvidenziale mezzo a ciò conseguire sia favorire e promuovere sempre più l'opera dei Salesiani : accenna all'appello che cospicui personaggi milanesi, di loro spontanea iniziativa, volsero alla cittadinanza per l'erezione d'un Oratorio festivo nel popoloso quartiere della Parrocchia di S. Gioacchino, rilevandone la necessità e l'importanza, e conchiude col dire che a tal uopo offre un terzo di quanto egli possiede, mille lire, dichiarandosi che mai come in questo momento si dolga seco stesso di essere povero.

» Nobili ed elevate parole disse poscia anche Mons. Nogara, invocando pure egli la generosità cittadina per un'opera di sì rilevante cristiana importanza.

» L'atto munifico di D. Morganti e le sue infervoratrici parole destarono una generosa gara, e seduta stante si raccolse una non indifferente somma ; ed avendo il Direttore D. Saluzzo avvisato che non era necessario dare subito quanto si credeva di offrire, ma bastava per ora avere le adesioni, per poter nel più breve tempo possibile addivenire all'impianto dell'Oratorio festivo nelle proporzioni delle adesioni, sappiamo che fuvvi una nobile sollecitudine nelle adesioni stesse.

» Chiuse la solenne funzione la benedizione col SS. impartita da Mons. Nogara col canto, per parte dei cantori dell'Istituto, del Tantum ergo del Bentivoglio e dopo la benedizione con quello dell'O salutaris Hostia del Franck.

» I numerosi Cooperatori e le gentili Cooperatrici passarono poscia a visitare le scuole ed i laboratori dell'Istituto, avendo, come sempre, parole di gentilissimo elogio per l'ottimo funzionamento della Casa. »

TRECASTAGNI (CATANIA). - Per iniziativa della Direzione del Conservatorio delle Vergini, affidata alle Figlie di Maria Ausiliatrice in quest'incantevole e saluberrimo paese, ai primi di giugno venne celebrata solennemente la festa di Maria Ausiliatrice, coll'intervento delle fanciulle dell'Oratorio festivo e di tutte le notabilità del paese. Commovente e numerosa la Comunione generale: Messa solenne con scelta musica eseguita dalle educande, e così pure ai vespri ed alla benedizione. Alla sera vi fu poi un'interessante trattenimento mu sico-drammatico, in cui le educande diedero bella prova del loro progresso veramente mirabile. Si chiuse la serata con una lotteria a benefizio di una chiesa quasi distrutta dal terremoto.

CAGLIARI. - Il 24 maggio, solennità di Maria Ausiliatrice, che la gratitudine dei fedeli proclama la Madonna di Don Bosco, si tenne la prima adunanza dei Cooperatori e Cooperatrici Salesiani nella chiesa della Purissima gentilmente concessa.

Aperta l'adunanza con alcune preci, il Rev. Piu rivolse ai presenti brevi parole alla buona. Poi, data a ciascuno ampia facoltà di palesare i proprii sentimenti, la discussione procedette animata e tranquilla intorno ai soggetti proposti. Si stabilì di rimandare la festa di Maria SS. Ausiliatrice fino a che si potrà far acquisto di una statua o di fissare una chiesa per le funzioni proprie della Associazione, le quali verranno sempre eseguite a norma del Regolamento. Speriamo che anche gli altri Cooperatori e Cooperatrici seguiranno le belle proposte e mercè l' obolo della loro carità si possa fra breve propagare la divozione a Maria invocata sotto il titolo tanto consolante di Aiuto dei Cristiani.

ALESSANDRIA (PIEMONTE). - Imponente riuscì oltre ogni dire quest'anno l'adunanza dei Cooperatori e delle Cooperatrici Alessandrini. Fu tenuta il giorno 23 giugno nell'insigne Collegiata di S. M. del Carmine ed onorata dalla presenza di S. Ecc. R.ma Mons. Giuseppe Capecci, Vescovo Diocesano. Conferenziere fu il M. R. D. Francesco Morando De-Rizzoni, il quale trattando dell'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice colla sua dotta ed accalorata parola seppe strappare vivi sentimenti di ammirazione, di stima e di generosa cooperazione per le Suore di D. Bosco da qualche anno stabilitesi in quella città (1).

(1) Questa dotta conferenza venne data alle stampe e si vende a c. 30 la copia a totale benefizio dell'Istituto delle Figlie di M. A, di Alessandria.

MURELLO (CUNEO). - Anche in questo paese prende vaste proporzioni la divozione verso di Maria Ausiliatrice. La festa celebratasi il 19 giugno riuscì un vero trionfo, vuoi per scelta musica, vuoi per splendidi apparati, vuoi ancora per l'aumento di novelli adorni alla Cappella a Lei dedicata. Una lode al Sig. Pievano ed all'egregio Sig. Alessandro Gaido, umile strumento, di cui si serve Iddio per spandere in quel paese i profumi e le grazie della sua santa Madre Maria.

JESI. - Con tutta solennità si celebrò la festa di Maria Ausiliatrice il 5 giugno scorso : numerose le Comunioni e ben riuscita per scelta musica la Messa solenne. Alla sera maggior concorso di popolo, e dopo i vespri in musica il valente predicatore del Mese Mariano parlò di Maria Ausiliatrice e di D. Bosco con somma contentezza di tutti. Si terminò con la benedizione del SS. ed a notte con una riuscita illuminazione.

VERONA. -Nella Cappella dell'Istituto Don Bosco il 2 giugno si celebrò per i Cooperatori e le Cooperatrici Salesiane la sempre cara festa della Madonna Ausiliatrice.

« Bene eseguita, così l'ottima Verona fedele, la musica sacra tanto al mattino, come alla sera, dal numeroso coro dei giovani alunni dell'Istituto. La Messa solenne fu celebrata dal Rev. Vicario di S. Pietro in Monastero D. Aristide Zera e la benedizione di chiusa impartita dal Cav. Don Pietro Scapini. Alle 15 1/2, premessa una breve lettura sulla preziosa reliquia della S. Sindone, della quale a Torino, la città di Don Bosco, terminava in quel giorno la solenne ostensione, il M. R. Arcip. di Soave Don Gaetano Ferrighi, che tanto vuol bene all' Opera Salesiana, parlò, con l'usata sua forma semplice e popolare, di Maria SS. Ausiliatrice specialmente in rapporto al grande apostolo della gioventù nel secolo XIX.

» La chiesa dell' Istituto era addobbata con maggior eleganza e sfarzo del solito, e nel cortile centrale si vedevano gli stemmi dei varii Stati, ne' quali i Salesiani hanno le loro Case: è proprio l'opera universale, che dall'Inghilterra si estende fino all'estrema Patagonia.

» Il carissimo Direttore D. Luigi Ciprandi fece gli onori di casa, riunendo intorno a sè i più intimi amici dell'Opera Salesiana in Verona, opera che noi vivissimamente raccomandiamo alla carità cittadina : perchè si tratta di ben 200 giovani, sui quali il genio di D. Bosco aleggia, circondandoli di tutte le premure, che suole ispirare verso la tenera età la carità insegnata da Gesù Cristo.»

VILLANOVAFRANCA (SARDEGNA.). - Per iniziativa della zelante nostra Cooperatrice Degnamerita Paderi, il 22 maggio scorso, in quest' ameno paesello venne celebrata solennemente la festa della nostra Madre Maria SS. Ausiliatrice. Belle le funzioni religiose: Comunione generale, Messa solenne, vespri e panegirico detto dal Cancelliere della Curia di Cagliari, il distinto oratore D. Eugenio Pusceddu. Trattò dell'importanza del culto di Maria Ausiliatrice e fece risplendere le grazie che questa Vergine accorda continuamente a coloro che si degnano d'un obolo in favore dei figli di D. Bosco. La sua parola calda d'affetto fece conoscere a tutti questa bella divozione; e la signora suddetta per assicurare di poter fare tutti gli anni questa festa, prese la nobilissima iniziativa di affittare un terreno, in cui coltivarsi il grano, ed invitare la popolazione a volersi unire in lavorarlo e poscia vendere il prodotto ed il ricavo impiegarlo parte per la festa di Maria Ausiliatrice, parte distribuirlo in elemosina a' poveri del paese e parte spedirlo in favore dell' Opera Salesiana. Intanto nella chiesa fece pure collocare un magnifico quadro di Maria Ausiliatrice con la cassetta delle offerte. Noi applaudiamo a questa generosa iniziativa e siam sicuri che la Madonna di D. Bosco non cesserà dal benedire tutti coloro che la promuovono.

ASTI. - Fu celebrata la festa di Maria Ausiliatrice nella chiesa di S. Secondo, ed il M. Rev. predicatore del Mese Mariano nella Cattedrale P. Domenico da Favria, Guardiano del Santuario di Crea, fece una dotta Conferenza commemorando il decennio dalla morte di D. Bosco.

MALTA. - Pieni di gratitudine riferiamo dall'ottimo Messaggiero di Malta del 15 giugno 1898 quest'importante relazione:

« La seconda conferenza salesiana ebbe luogo in Valletta il 25 dello scorso mese nella Chiesa del Pilar. V'intervennero, oltre i Cooperatori, parecchi distinti signori, appartenenti al clero ed al laicato. Sua Eccellenza Rev.ma Mons. Arcivescovo presiedeva l'adunanza.

» Mons. Luigi Farrugia, Protonotario Apostolico, diede principio alla conferenza, salutando gli intervenuti : rilevò nel suo breve discorso i nuovi rapporti che legano Malta coi Figli dell'immortale Don Bosco, alludendo alla fondata speranza di vederli fra breve in mezzo a noi a lavorare a pro della gioventù maltese, presa di mira dalla massoneria. Presentò poscia l'illustre conferenziere - il dotto Giudice Regio, Sig. Paolo De Bono - pregandolo ad incominciare la sua lettura.

» Il Giudice De Bono prese il suo posto e leggendo il suo forbito discorso, si mostrò -quel che è diffatto- un profondo pensatore ed un sincero cattolico. Il tema sceltosi fu "Don Bosco in relazione all'istruzione". L'oratore seguì il celebre Prete in tutta la sua vita, presentandolo vero Apostolo della gioventù, il S. Vincenzo de Paoli del secolo nostro. Non tenterò di darne un sunto, perche il discorso del De Bono è già in corso di stampa e perciò i lettori avranno l'agio di leggerlo intero e, come diceva Mons. Farrugia, "seguirlo col loro plauso e la loro ammirazione."

» Non occorre dire che la interessante lettura del valente giureconsulto maltese fu accolta con fragorosi e ripetuti applausi. Mons. Farrugia, pubblicamente ringraziò il suo insigne amico, dicendo che gli era sembrato udire un Chateaubriand, un Nicolas, un Manzoni, tutti laici ed occupanti importanti cariche sociali e che, come il De Bono, sapevano trovare il tempo da dedicare alle opere di religione e di carità. Ringraziando poi il venerato Pastore, il quale incoraggisce in ogni modo tutte le Opere buone, non esclusa quella dei Salesiani, lo pregò di benedire tutti gli astanti. Monsignore levatosi in piedi impartì a tutti i presenti, divotamente genuflessi, la pastorale benedizione.

» Sciolta l'adunanza, il Giudice De Bono fu fatto segno alle ovazioni di tutti. Primo a stendergli la mano fu il nostro Arcivescovo, lieto a ragione di vedere tal personaggio schiacciare, col suo esempio, tanti pigmei che si credono disonorati di mostrarsi credenti. - Speriamo che il voto del De Bono, che è il voto di tutti i ben pensanti, di vedere quanto prima i Salesiani in Malta, sia presto compiuto. »

GORIZIA. - La conferenza salesiana in occasione della festa di Maria Ausiliatrice ebbe quest'anno felicissimo esito. Fu onorata dalla presenza di S. Ecc. R.ma il Principe Arcivescovo, dell'Ill.mo Sig. Podestà D.r Venuti con la sua consorte, di S. E. il Conte Baguer colle due sue figlie e di altri benemeriti Signori e Signore. Il salone del Convitto S. Luigi, bellamente addobbato, presentava un aspetto imponente. Il Laudate Dominum del Gounod, ben eseguito, diede principio all'adunanza. Vi furono poscia brevi parole del Direttore dei Cooperatori Salesiani, varie declamazioni da parte degli allievi, ed infine il conferenziere, recatosi appositamente colà dalla nostra casa di Legnano, prese la parola e con spigliatezza fece un vivo quadro dell'Opera di D. Bosco negli Oratori festivi, nei Collegi, nei laboratori di arti e mestieri, nella Pia Società Salesiana, nella stampa cattolica e nelle Missioni.

Chiuse il trattenimento il canto dell'inno imperiale, come da principio era stato cantato l'inno a Leone XIII. La effigie del Papa e di S. M. si fronteggiavano nella sala, insieme alla venerata imagine di D. Bosco.

S. Ecc. R.ma impartì alla fine a tutti la pastorale benedizione: indi volle vedere gli allievi, ammettendo ognuno al bacio del s. anello, ed esprimendo la sua viva soddisfazione, si accommiatò soddisfattissimo.

GENOVA. - Il 24 maggio nella monumentale chiesa di S. Siro si celebrò la festa di Maria Ausiliatrice, Patrona delle Opere e dei Cooperatori Salesiani. Assistevano alla funzione con molto popolo i componenti il Comitato degli Antichi Allievi dell'Ospizio S. Vincenzo di Sampierdarena.

La Messa fu celebrata dal M. R. D. Prospero Chiesa, Prevosto di Isola del Cantone, durante la quale il predicatore del mese di Maria alle Vigne disse le laudi della Vergine Ausiliatrice.

La colletta raccolta dal Presidente del Comitato, R.mo D. Olivieri, Prevosto alla Foce, e da altri membri dello stesso Comitato fruttò una discreta somma.

Constatiamo volentieri, così chiude il Cittadino di Genova queste brevi linee, questo risveglio del sentimento di carità, che va sempre più rifiorendo fra i generosi genovesi.

S. LAZZARO REALE (PORTO MAuRIZIo). - La dolcissima festa di Maria Ausiliatrice, così ci scrive il Sig. Giovanni Merlo nostro Zelatore, per più motivi la si dovette anticipare di due giorni e si solennizzò il 22 maggio. La Chiesa parrocchiale, parata come nelle maggiori solennità, presentava un aspetto grandioso. Sopra l'altare maggiore, in mezzo ad un vero giardino di fiori freschi e numerosissimi ceri regalati da pie persone, campeggiava la dorata statua dell'Ausiliatrice. Numerose le SS. Comunioni e ben riuscita la Messa solenne. Alla sera dopo i vespri in musica, il R.mo D. Zunino, degnissimo nostro Prevosto e Vicario Foraneo, con somma facondia ed amore parlò delle glorie di Maria Ausiliatrice e la sua parola commosse vivamente il numeroso uditorio. Poscia venne impartita la benedizione col Santissimo, ed a notte fatta tutto il popolo si riversò di nuovo a' piedi di Maria per la mensile recita del S. Rosario in suffragio dei Cooperatori defunti. Fu una giornata proprio bella ed indimenticabile.

VANZAGHELLO (MILANO). - Causa gli urgenti lavori dalla campagna, così ci scrive il nostro bravo Cooperatore Pompeo Fassi, dovemmo anticipare la festa e la conferenza di Maria Ausiliatrice alla domenica precedente, 22 maggio. La festa riuscì veramente bene; la chiesa fu preparata con tutta solennità e fu esposto alla pubblica venerazione l'artistico quadro di Maria Ausiliatrice in mezzo ad un mare di lumi e di freschi fiori.

Il R.mo Parroco nostro, D. Carlo Zerbi, celebrò la Messa della Comunione e moltissimi si accostarono all'Eucaristica Mensa. Alle 10, Messa solenne celebrata dal M. R. D. Giovanni Turati. Alla sera, dopo i vespri solenni e la benedizione col SS. in sull'imbrunire, il popolo si raccolse nuovamente in chiesa per ascoltare la conferenza salesiana. La parola fervida dell'oratore il M. R. D. Costantino Valsecchi, coadiutore di Cugionno, entusiasmò per ben un'ora l'affollato pubblico, trattando da pari suo le grandezze di Maria Ausiliatrice nelle Opere di D. Bosco. Finita la conferenza, venne impartita la benedizione con la reliquia della Beata Vergine, la quale fu poscia presentata al bacio dei fedeli. Così terminò la nostra festa, lasciandoci l'animo inondato di gioia e di consolazione.

PIRANO (ISTRIA). - Anche in questa Parrocchia i Cooperatori e le Cooperatrici Salesiane celebrarono alla meglio la festa di Maria SS. Ausiliatrice. Nel giorno della festa il Decurione Salesiano, Can. Giacomo Maraspin, celebrò la Santa Messa, alla quale assistettero i Cooperatori ed alcuni si accostarono alla S. Mensa. La domenica seguente, 29 maggio, si tenne la prescritta conferenza, nella quale fu svolto il tema: Maria Ausiliatrice e le Opere Salesiane. La colletta fruttò l'importo di fiorini 6 V. A.

SYDNEY (AUSTRALIA). - Eziandio nell'Australia si è estesa l'Associazione dei nostri Cooperatori ed è grandemente diffusa la divozione alla nostra potente Patrona Maria SS. Ausiliatrice. Di là sovente arrivano lettere carissime al nostro venerato Superiore. Tra le altre, in data 2 giugno, una ne veniva dall'ottimo Cooperatore Sig. E. Donovan (Adelaide-Sud-Australia) che ci dava questa consolante notizia: « Abbiam or ora celebrata frammezzo alle Colonie Australiane la festa di Maria SS. Ausiliatrice, festa patronale di tutta l'Australia, con ottava di prima classe. La principal chiesa di Sydney, la prima città d'Australia, nell'Archidiocesi del Card. Morau, è dedicata all'Auxilium Christianorum, come pure all'Ausiliatrice dei Cristiani sono erette parecchie altre Chiese e Cappelle in altre Diocesi dell'Australia. Credo che queste notizie le faranno piacere e la interesseranno alquanto. » Oh ! sì che queste notizie ci fan piacere, perchè esse vengono a dirci che coll'aiuto e la protezione di Maria sempre più si estende il regno di G. C. sopra la terra ed aumenta in più vaste proporzioni il bene delle anime.

IL PELLEGRINAGGIO DI VIGEVANO alla SS. Sindone e la Madonna di D. Bosco.

Come risulta dalla memoria dei festeggiamenti torinesi pubblicata lo scorso mese, questo pellegrinaggio fu numerosissimo e prima di ripartire volle fare una solenne funzione nel santuario di Maria Ausiliatrice. Ora, pieni di riconoscenza, facciam noto l'atto gentile e generoso di questi ferventi pellegrini. Essi, a mezzo del R.mo Mons. Emilio Scevola, Vicario Generale della Diocesi ed organizzatore del Pellegrinaggio, inviarono a Don Rua L. 50 per la Madonna Ausiliatrice « in attestato di gratitudine per la ,festosa accoglienza ricevuta dai degni figli di D. Bosco. »

Commossi per così gentile pensiero auguriamo a tutti le più elette benedizioni della nostra buona Madre Maria SS. e li assicuriamo che, per quanto possiamo, le nostre accoglienze saranno sempre per tutti fraterne come ci ha insegnato D. Bosco.

GRAZIE DI MARIA AUSILIATRICE

Una famiglia consolata.

IL 6 gennaio ultimo, colpito da gravissima malattia, fra strazianti dolori ed alti parossismi e deliri febbrili, scesi sino all'ultimo i gradini della vita. Tutto era perduto : le forze esaurite, gli occhi già spenti, l'età più che settantenne, il giudizio di abili medici, ed alcuni precedenti casi letali di siffatta malattia non davano più nulla a sperare, sicché, somministratimi i SS. Sacramenti, s'attendeva trepidante la catastrofe. Triste intanto scendeva la sera del sabato 15 gennaio, e fra i repressi singulti, con cui le mie povere cinque figliuole e l'unico figlio sommessamente rompevano il solenne silenzio della quasi agonìa, la voce d'un amico devoto, Cooperatore Salesiano, leggendo le grazie pubblicate nel Bollettino di dicembre, allora arrivatogli, consiglia ed incita di ricorrere come ad ultimo rifugio alla Vergine di D. Bosco. Il consiglio fu un nuovo lampo di speranza, e le afflitte figliuole con trepida ansia fra lagrime e voti, iniziarono e fecero iniziare a questi ottimi Salesiani un sacro novenario a Maria SS. Ausiliatrice, la cui medaglina mi fu subito messa addosso. Il miracolo, proprio miracolo, fu concesso; pria che il nono giorno arrivasse, il male imperdonabile era pur superato ed io ero fuori pericolo.

Ma la prova non era finita! Nuove e più tremende tempeste si scatenavano allora su la casa mia. Due delle mie care figliuole, sopraffatte dalle lunghe, dolorose, rigide veglie invernali, dai forti strapazzi e dagli amari dolori, l'una dopo l'altra caddero colpite da fiera mortale polmonite, nel mentre che novella ostinata malattia malarica minacciava non men gravemente la mia indebolita esistenza con permanenti altissime febbri, che attesa l'età mia dovevano presto rendermi vittima. Nuovi dolorosi giorni, nuove amarezze e tristi ansie vennero a gittare il pianto sull'infelice famiglia. La morte tetra, implacabile, quasi furente del primo scacco patito, nera aleggiava sui tre letti, contendendo con ogni sua ferale energia, per avere almeno una vittima. La lotta fu aspra, ma la Stella Ausiliatrice attraverso le nubi tempestose brillava: l'Immacolata, fra il sorriso di angelici putti e lo splendore di cerei accesi, compariva bella, splendente di luce divina nel sogno ad una delle due ammalate, e scendendo dall'altare da cui la chiamava, correva ad abbracciarla e proteggerla. La grazia era stata concessa, l'ombra di morte finalmente fugata e la sanità ricompariva.

Ed ora che la gioia serena è tornata, e che ci è stato dato, contro ogni umana speranza, veder rifioriti i campi della villa, ove dimora la mia famiglia, sia mio primo pensiero a nome di essa di sciogliere un voto ed un cantico di grazie alla Vergine Ausiliatrice ed al suo Divin Figliuolo, pubblicando la presente ed inviando un tenue obolo per una Messa in cotesta Chiesa e per concorrere alle caritatevoli Missioni Salesiane.

Nel ringraziare infine i RR. Salesiani di questo Istituto, per le loro preghiere durante le infermità mie e delle figliuole, prego vogliano inscrivermi fra i loro Cooperatori ed inviarmi il Bollettino mensile.

Messina (Villa Giostra), 31 Marzo 1898.

Avv. ONoFrio BASILE.

Invocata, ci esaudì.

La scorsa estate il mio caro padre venne minacciato da acuti dolori articolari. Le cure dei medici e gli esperimenti medicinali, a cui pronto ricorse, gli recarono poco o niun sollievo, tanto che giunse al punto di vedersi costretto a tenere il letto, colla prospettiva d'un ben triste avvenire sì per sè, che per la desolata famiglia. Ci sovvenimmo in buon punto di Colei, che mai non abbandona chi con fiducia ricorre alla sua potenza. Rivolti pertanto tutti di famiglia a Maria SS. Ausiliatrìce, La supplicammo a volerci conservare il nostro buon padre, ed a scongiurare da lui tanto terribile male, promettendole una tenue offerta al suo santuario in Torino e di far pubblicare la grazia sul Bollettino Salesiano. Mio padre intanto, fidente in questa cara Mamma, continuava alla meglio i suoi lavori, non pensando punto a mettersi a letto. In breve Maria premiò la nostra fiducia: il poveretto cominciò a sentirsi migliorare, e dopo pochi dì ce lo vedemmo quasi completamente guarito. Ecco quanto è buona e potente Maria ! Noi Le saremo eternamente grati per sì segnalato favore, e ci sarà esso di stimolo a ricorrere altre volte alla sua bontà.

Ivrea, 29 Gennaio 1898.

CH. Giov. BATTISTA COSTA.

Luignano (CREMONA). - Il giorno 8 dicembre scorso, festa dell'Immacolata, una povera bambina per nome Giannina, fu colta da violenta febbre, giudicata in seguito, dal medico curante, una meningite. Per più di 40 giorni il padre e la madre l'attendevano giorno e notte, e in questo frattempo non vedevano nessun miglioramento. Dopo la metà del gennaio scorso, il padre mi venne a trovare e quasi piangendo mi disse Lessi sul Bollettino Salesiano le molte grazie di Maria Ausiliatrice ; ed io che ho la figlia gravemente ammalata, non potrei ottenerne la guarigione? Allora gli suggerii di fare una novena a Maria Ausiliatrice. Infatti il giorno appresso s'incominciò la novena e in capo d'essa la figlia fu perfettamente guarita, senza alcuna imperfezione, con grande stupore di tutti. Il padre riconoscente di questa grazia, mi prega di comunicarla alla Direzione del Bollettino Salesiano, perchè sia fatta di pubblica ragione. Io pure spessissime volte sono andato a trovare questa povera bambina e posso assicurare che la sua guarigione si deve attribuire ad una grazia specialissima di Maria SS. Ausiliatrice.

3 febbraio 1898.

D. NATALE RAIMONDI, Curato.

Maccagno Inferiore (COMO). - La mia cara mamma era affetta da grave malattia, che per l'età alquanto avanzata ci faceva temere della sua esistenza. Disperando quindi d'ogni umano soccorso, ci rivolgemmo con fiducia a Colei che giustamente appellasi l'Ausiliatrice. E appena incominciata la novena ed emesso il voto di fare una piccola offerta (che qui unisco), si notò subito un miglioramento, che andò sempre progredendo, finchè alla fine della seconda novena la cara inferma era fuori di pericolo e in via di convalescenza. Questo piccolo tratto di riconoscente affetto verso la gran Madre di Dio prego venga inserito nel Bollettino a perenne ricordo della potente intercessione di così buona Madre.

31 marzo 1898.

MARGHERITA GARBARINI.

Sangilio Torinese. - Oh ! quanto è buona Maria SS. verso di coloro che con fede la invocano! Ai 4 dello scorso novembre la mia cognata, madre di nove figli, veniva colpita da apoplessia, che la rendeva quasi cadavere, insensibile ad ogni operazione ed ostinata a qualunque rimedio dell'arte medica. In tale stato stette per ben quindici giorni. Avendo noi in casa il quadro di Maria Ausiliatrice, ascoltammo una santa e fortunata inspirazione: lo portammo al letto della povera moribonda, e demmo principio ad una novena di preghiere, con promessa di far celebrare una S. Messa nel santuario di Maria Ausiliatrice in Torino e di far pubblicare la grazia, se l'ottenevamo. Mirabile a dirsi ! Non appena avevamo fatte queste promesse, che si notò un leggiero miglioramento nell'inferma. Essa rinvenne, ed ora è in via di perfetta guarigione. Oh! quanto adunque è buona Maria Ausiliatrice con coloro che la invocano con fede. Noi non potremo mai in eterno dimenticare la bontà sua ! Ne sia in eterno ringraziata !

FERDINANDA PERACCHINO-ODDONE.

Sampeyre. - Nella primavera dell'anno 1896, fui colto da una grave e pericolosa malattia (febbre tifoidea). I miei genitori chiesero tosto un valente medico, il quale dopo di avere sperimentati i rimedi che la scienza suggerisce per tali malattie, vedendo che non vi era nessun miglioramento, anzi avendo preso il male proporzioni allarmanti, ci dava poca speranza di guarigione. Allora, trovandosi tutta la famiglia nell'affanno e nella costernazione pei timore d'una imminente ed irreparabile catastrofe, dietro proposta di mia sorella Maria, si rivolse fiduciosa alla Madonna di Don Bosco. La pregò caldamente di ottenere dal Divin suo Figlio la mia tanto desiderata guarigione ; promise una offerta al di Lei santuario in Torino e cominciò tosto una novena in suo onore, promettendo anche di rendere pubblica la grazia sul Bollettino Salesiano, qualora la medesima ci venisse concessa. Ed oh! bontà di Maria Vergine Ausiliatrice ! Appena presa tale risoluzione, io mi sentii tosto meglio e come sollevato dal male ; mi arrise la speranza d'ottenere la grazia, e da quel giorno cominciò la mia guarigione, che col tempo mi restituì la primitiva salute. Oggi, benchè in ritardo, adempio con riconoscenza alla fatta promessa, avendo già prima d'ora rimessa la relativa offerta.

12 aprile 1898.

BERNARDINO GIRAUDO.

S. Pietro Casasco (BoBBio). - Grazie, o Maria, grazie ! Sento tutto il dovere di rendere pubblica una grazia ottenuta dalla vostra intercessione. - Da parecchi anni, ma più specialmente sui primi mesi del 1897, soffriva molti dolori. Assidua lettrice del Bollettino Salesiano, leggeva con trasporto le grazie che Maria SS. si degnava concedere a devote persone. Risolsi io pure di offrire a Maria i miei dolori, affinché li guarisse. Ne fui pienamente esaudita. Nello scorso agosto spediva per mezzo del mio parroco, il M. R. D. Andrea Della-Grisa, un cuore d'argento e lire cinque per le Opere Salesiane, promettendo di far celebrare una S. Messa all'altare di Maria SS. Ausiliatrice in Torino. In ringraziamento della grazia ottenuta e di quanto mi riprometto d'ottenere, soddisfo al mio voto, unendo a questa mia la tenue elemosina di L. 2 per la celebrazione d'una S. Messa.

ADELAIDE DRAGHI.

Tremona (CANTON TiciNo). - Salve, o Maria Ausiliatrice! Tu sei veramente Virgo Potens, Auxilium Christianorum; salve ! Nelle gravi tribolazioni, alle quali per più di un anno mi trovai di fronte, nella seria infermità che nel passato settembre mi colpì e mi portò all'Ospedale di Lugano per passarvi ben 35 giorni, a Te, o Maria SS., mi rivolsi e dal tuo buon cuore ricevetti conforto, consiglio, aiuto. E or dall'intimo dell'animo pubbliche grazie Ti rendo, nella soave speranza d'essere sempre favorito del tuo potente e pietoso patrocinio, cui prego estendere alla mia famiglia e al caro popolo alle mio cure affidato. A compimento d'un piccol voto che, chierico feci all'Ospedale, onde ottenere dalla Madonna SS. la sospirata guarigione e poi... e poi la S. Messa, unisco alla presente fr. 40 da usarsi pei maggior decoro della Chiesa in Torino a Maria Ausiliatrice dedicata.

Sac. LUIGI REALINI.

Treviglio. - Io pure vorrei ripetere un inno di ringraziamento alla Vergine Ausiliatrice. Colpito da doppia polmonite, in pericolo di mortedopo aver già ricevuto i SS. Sacramenti, feci ricorso ai Salesiani di questa città. Essi m'invitarono a rivolgermi a Maria Ausiliatrice, e mi aiutarono colle efficaci preghiere dei loro giovanetti. Feci una novena, in capo alla quale fui libero da ogni pericolo non solo, ma in piena convalescenza. In segno dell' eterna riconoscenza che serberò alla Madonna di Don Bosco, faccio, per mezzo del Direttore del Collegio della Sacra Famiglia, l' offerta di L. 20; e prego sia pubblicata la relazione a maggior gloria di Maria SS. ed a conforto dei devoti.

15 marzo 1898.

CARLO ATENE.

Vaprio d'Agogna. - Con l'animo riconoscente esclamo anch'io con tanti altri: Viva Maria Ausiliatrice ! Quanto è buona questa cara Mamma! A Lei non si fa mai invano ricorso ! Un mio fratellino di sette anni si ammalò improvvisamente e gravemente. Forti dolori di capo, poi convulsioni, delirio continuo, altissima febbre, prostrazione e altre circostanze fecero temere si trattasse di meningite, come ci affermava il dottore. La trepidazione durò più ore, e tanto più cresceva quanto più furioso si spiegava il male. Col cuore pieno di fede ricorremmo a Maria Ausiliatrice, di cui mettemmo una medaglia benedetta in collo al bambino : e questi dopo un'ora, quasi svegliato da profondo letargo, parlava e sorrideva come se nulla avesse avuto. Il pericolo era scomparso, la guarigione si presentava in vista sicura e completa, e la grazia era ottenuta. Lode adunque ed onore a Maria SS. Ausiliatrice ! Sciolgo la promessa a Lei fatta di pubblicare la grazia sul Bollettino, mandando come segno di vivissima gratitudine la tenue somma qui compiegata per una Messa all'altare di Maria Ausiliatrice. Sac. E. RUPPE.

Verolengo. - L'estate scorsa mi mancava il marito, rapito da crudele e brevissima malattia. E due settimane fa era colto all'improvviso dallo stesso malore il fratello di lui e mio cognato, in età virile e robustissimo, unico sostegno nella famiglia. Già aveva ricevuto tutti i Sacramenti e i medici non gli presagivano più che poche ore di vita. Accasciata dal dolore, ricorsi alla Madonna di Don Bosco e inviai L. 2 per la celebrazione di una S. Messa. Maria SS. Ausiliatrice, pregata dai suoi bravi giovanetti, mi rendeva si può dire da morte a vita il cognato. Per gratitudine e riconoscenza a Maria Ausiliatrice spero di farle presto un'altra offerta pei suoi orfanelli. Oh viva sempre Maria SS. Ausiliatrice !

MADDALENA ved. Rosa.

Udine. - A mezzo del Parroco di S. Quirico, Don Luigi Indri, una pia persona invia L. 40 per la celebrazione di due S. Messe in ringraziamento di due grazie ricevute per l'intercessione della SS. Vergine Ausiliatrice.

Ottennero pure grazie da Maria SS. Ausiliatrice, e pieni di riconoscenza inviarono offerte al santuario di Torino o per la celebrazione di S. Messe di ringraziamento, o per le Missioni Salesiane, o per le altre Opere di D. Bosco, i seguenti

Napoli: Maria Rinonapoli, 5; N. N. e figlia, per oggetti di valore ritrovati, 20. - Sarradifalco: Carmelina Piazza-Vaccari, 5. - Osogna (Canton Ticino): Agostino Malaguerra, 5. - Moggio (Como): Zefirino Invernizzi, 10; Erminio Locatelli. 3. - Zelo (Rovigo): Ferdinando Franco, 3. - S. Leo (Pesaro): Felicita Bucci in Tani, 5. - Torre Pellice: D. Michele Perrót, 10. - Bordighera : Maddalena Curti, 5. Udine: J. G. miracolosamente preservato da grave conseguenza, a cui doveva incorrere per involontario errore. - Pollenzo: Ferdinando Catrastellero. - Monte di Malo: Silvia Piazza per Maddalena Concherle sollevata ne' suoi dolori da Maria Ausiliatrice, 6; Benedetta Panizzon. - Trento: A. R. - Rubbiano (Nonantola): Filomena Pellacani, 1,50 a mezzo del Prevosto D. Piecinelli. - Manziana: Margherita Ceci, 5. Castellanza: La famiglia Colombo, 3. - Frasso Telesino (Benevento): D. Antonio Jannucci, Arciprete, 5. - Bianzè: Fiorenza Marcone. - Perugia: G. P. - Idro (Brescia): Paolo Bonardi per la cognata Maria Sacamani. - Genova: N. N., 10.-Castellar-Ponzano: Carolina Ponzano, 5. - Alfiano Natta: Carlo Rossetti, 10, - Onorina Soldini-Solari. - Paolina Bienni. --Beniamino Beltrami, 15. - S. Damiano: Maria Franco, 5. - Bedonia (Parma): Silva Costanza, 2. - Roasio S. Eusebio: Sac. Giuseppe Aimaro, 5 per conto di pia persona. - Feltre: Marianna Sarnthein per la prodigiosa guarigione da malattia cerebrale d'un suo caro congiunto. - Costa Rainora: Maddalena Spinelli, 5.Vertova (Bergamo): Domenico Rigoni, 5. - Quarona: Aurelio Ricotti, 10. - Cavour: Giuseppe Imberti, 10. - Sparone Canavese: D. Giuseppe Moglia, 2. - Alcamo (Sicilia): Salvatore Benenati di Gaspare, 10; Melchiorre Pastore, 5. - Biganzuolo: Martina Zancarini. - Milano: Giuseppe Cavezzali, 3; Catterina Biraghi, 5 : Luigia Bettinelli, 2. - Frassino (Cuneo): Giuseppe Soleri di Battista. - Nicosia (Catania): Gabriele Mastraianni. - Granarolo di Faenza: Rosina e Domenica Sorelle Zanzi. - Vestenanova (Verona): Germano Panato. - Sostino (Siracusa): Mariano Rigazzi. - Tortona: D. Domenico Gramegna, Arciprete di S. Benedetto. - S. Cristoforo: D. Luigi Perucchí, Rettore, a nome di una pia persona, 14. -Ernestina Donna, Torino. - Maddalena Gardellini, Sandrigo (L. 5 per le Missioni Salesiane). - Maria Bonaria, Molare, con L. 2 per una S. Messa a mezzo del Sac. Giovanni Ferrari, Arciprete. - Luigi Stucchi, Milano (L. 5). - Teresa Castagnola, Lavagna, con L. 5 a nome di sua cognata Rosina FabbiCastagnola, protetta in modo particolare da Maria in un tempestoso viaggio a New-York. - Ch. Giuseppe Longo, Casale Monferrato (L. 2). - C. V., Milano. - Una Cooperatrice di Savona, con L. 10 per due sante Messe, in ringraziamento d'averle la Vergine guarita la mamma inferma per artrite. - Pietro Pellacini, Vicoforte (Cuneo), con L. 5. - Catterina Dentoni vedova Lamarmora, Cagliari. - D. Pompeo Bozzolo, Parroco di Cantalupo d'Alessandria, con L. 15 per grazia ricevuta da pia persona. - G. B. Cattaneo, Borgomanero L. 5 per una Messa. - D. Luigi Boseaini, Arciprete d'Albero (Verona), L. 2,50 per una S. Messa. - Gaudenzio Tremolada, Solbiate Olona, con L. 1,40 a nome di Antonia Raimondi guarita da mal d'occhi in seguito ad una novena a Maria Ausiliatrice. - Margherita Berk, 8, Martino (Genova) con L. 20. - Maria Ulla di Cerrina, Varengo (Alessandria). - Giuseppina Perria, Villanovafranca (Cagliari), con L. 8 per la celebrazione di due Messe di ringraziamento, Leone Ponzo, Acqui (L. 10). - Delfina Milanese, Pozzo lo Formisan, per l'ottenuta guarigione di sua sorella, con L. 6 a mezzo del Sac. Bartolomeo Gavazza. - F. B., Montà (L. 10). - Giulia Tirone, maestra, Grana, con L. 10 per una S. Messa di ringraziamento. - Domenico Rozza, Torino. - Raimonda Sedda, Nareci, con L. 3 per una S. Messa in ringraziamento della guarigione di suo marito Celestino Tebbi affetto da congestione cerebrale e polmonite. - Concetta Pontoni, Collesano (L. 10). - Giuseppe Gobbi, studente in medicina (L. 2). - La Sig. Francesca E. Garino, Falicetto, a nome di Anna Garneri (L. 1 per una Santa Messa). - Giuseppa Navino, Trecate. - D. Santo Barbazeni, Castagnaro (Verona) con L. 5 per una Santa Messa di ringraziamento a nome di una distinta Cooperatrice di quel paese. - D. Giuseppe Russo, Castrogiovanni, con L. 5 a mezzo del Can.co Prof. G. Alessi - Batt, Direttore Diocesano dei nostri Cooperatori di Piazza Armerina (Sicilia). - Una Famiglia di Garbagnate Milanese, L. 10 ed un anello d'oro - Giuseppe Gili, Torino, con L. 2.

NECROLOGIA

IL Can. Francesco Della Valle Prevosto Vic. For. di Alassio.

LA vigilia del Corpus Domini, 8 giugno, cessava di vivere il M. R. Can. e Vicario Foraneo Teol. Francesco Della Valle, parroco di Alassio. Fu un'esistenza preziosa di 68 anni che si spense, dopo di aver brillato colla luce degli insegnamenti e più ancora coll'esempio di una vita tutta spesa pel bene del suo popolo.

Dall'età di 25 anni, quando fu mandato in quella città nel 1855, fino all'ultimo de' suoi giorni il suo zelo per la gloria di Dio, per la salute delle anime non si rallentò mai, anzi andò sempre crescendo, manifestandosi in ogni bisogno, in ogni circostanza.

Alassio deve principalmente a lui se la sua gioventù è affidata per la educazione in buone mani, la maschile ai Salesiani di D. Bosco fin dal 1870, la femminile alle Suore di S. Vincenzo : cosa questa che tanti parroci ardentemente, ma ahimè invano! desidererebbero nei loro paesi. L'Opera delle Conferenze di S. Vincenzo lo ebbe, più che presidente, a focolare, donde partiva l' eccitamento più fervido a operar pel bene dei poveri, distribuendo loro soccorsi presenti, non promesse di rivendicazioni avvenire. Ogni opera del suo difficile ministero lo ebbe pronto, volenteroso, ed egli è morto, si può dire, sulla breccia.

È morto ospite - come ne aveva espresso il desiderio - dei Salesiani, che furono onorati di potergli così testimoniare la loro gratitudine per quanto ha fatto pel loro Collegio. Ed egli, consolato dalla compagnia dei figli di Don Bosco, andava loro ripetendo con piacere: È questa la più bella grazia che mi abbia fatto la Madonna !

Durante la malattia fu un continuo accorrere di visitatori, a cominciare dall'Eco. Vescovo di Albenga, che ebbe a dire di perdere nel Teologo Della Valle il miglior prete della sua diocesi.

Ed ora che nutriamo fondata speranza che sia giunto al cielo, possa la sua memoria benedetta continuare ad essere per tutti eccitamento al bene.

D. Massimiliano Gandini Arciprete Vic. For. di Caravaggio.

UN'ALTRA preziosa esistenza, benchè matura pel cielo, ci ha rapito la morte, la vigilia della festa di Maria Ausiliatrice 23 maggio, nell'Arciprete Vicario Foraneo di Caravaggio, D. Massimiliano Gandini, zelante Decurione dei nostri Cooperatori.

Impossibile ci riesce accennare in poche linee il bene immenso operato da questo fervente ministro del Signore nei vani luoghi, ove stette, Cassano d'Adda, Torricella del Pizzo, Caravaggio, lasciando dovunque luminose tracce del suo zelo ed in venerazione la sua cara memoria.

Per noi basti il dire che per lui il gruppo dei Cooperatori e delle Cooperatrici Salesiane in Caravaggio ebbe sempre vlta rigogliosa ed ogni anno ci compiacevamo nel vederlo aumentare di numero e di fervore. Ed egli stesso nella sua veneranda canizie - giacche contava già i suoi 79 anni - si faceva un dovere di tenerci informati del movimento che colà operavasi in favore delle Opere Salesiane , scrivendoci di suo pugno relazioni di feste e conferenze ed unendovi l'obolo raccolto per le nostre Missioni.

Già egli è andato a ricevere il premio di tante buone opere, il premio di una lunga vita intieramente spesa per la gloria di Dio e là salute delle anime. E noi, mentre ne raccomandiamo l'anima ai pietosi suffragi (lei nostri Cooperatori, preghiamo Iddio che molti faccia sorgere imitatori delle virtù e dello zelo di questo suo degno ministro.

La Sig.a Giovanna Valcasali Ved. Brunelli di Faenza.

NELLA pace del Signore, col sorriso del giusto sulle labbra moriva in Faenza, addì 17 giugno, la Signora Giovanna Valcasali Ved. Brunelli, nostra esimia e zelante Cooperatrice. Contava 74 anni di vita spesi tutti in allevare cristianamente la sua figliuolanza e nel far del bene al proprio simile. Fu divotissima di Maria Ausiliatrice e durante tutta la sua lunga penosissima malattia, che sopportò con mirabile rassegnazione, volle sempre avere seco la fotografia di questa nostra Celeste Ausiliatrice, ricevuta nel 1884 da Don Bosco stesso, e dietro alla quale il nostro buon Padre vi aveva scritto di suo pugno una giaculatoria.

Ebbe la fortuna di veder ascritto un suo figlio sacerdote alla nostra Pia Società.

Il Signore l'ha chiamata a sè nella festa del Sacratissimo Cuore di Gesù, di cui pure era tanto divota. La sua morte tranquilla e serena fu veramente quella del giusto; la sua memoria quindi vivrà in eterno. Una prece per l'anima sua bella!

La Sig.a Selva Maria Ved. Gurgo-Salice

di Pettinengo.

QUANTUNQUF questa nostra esimia benefattrice sia passata a miglior vita fin dallo scorso aprile, pure perchè donna di gran cuore, ottima cristiana ed eccellente madre di famiglia, ci facciamo un dovere di raccomandarla alle comuni preghiere in modo speciale. Al suo paese fu sempre interessatissima delle opere cattoliche e generosa nel dare e raccogliere offerte per la Lega Eucaristica di Milano, l'Omaggio a Gesù Redentore, l'Opera del Sacro Cuore di Gesù in Roma e per tutte le altre Opere Salesiane. La sua dipartita fu sentita amaramente da tutti e la stima grande che si era accaparrata si palesò luminosamente ne' suoi funerali.

Sia pace all'anima sua nel premio eterno acquistatosi.

NOTIZIE VARIE

UN NOVELLO ORATORIO FESTIVO.

Il 19 del giugno p. p. fu giorno di cose affatto nuove ed indimenticabili pel gentile paesetto di S. Agata Battiati in quel di Catania.

Era già da alcuni mesi che s' era colà aperto un Oratorio festivo affidato alle cure dei Salesiani del vicino Istituto di S. Gregorio ; s'aspettava soltanto una propizia occasione per solennemente inaugurarlo, e questa si colse dalla festa di San Luigi, che i giovani del novello Oratorio celebrarono in quel dì.

Al mattino nella Chiesa del paese vi fu dapprima Messa, con Comunione generale, detta dal Direttore dell'Istituto di S. Gregorio, il quale rivolse parole adatte alla circostanza ; poi ad ora conveniente Messa cantata con panegirico. Alla sera, oltre la lotteria ed altri piccoli trattenimenti, si chiuse la festicciuola con una modesta accademia, che commosse ogni cuore. Venne presenziata dal R.mo Mons. Riccioli, Vicario Generale dell'Archidiocesi Catanese, a cui si deve questa fondazione. Dal luogo dell'accademia, sulle spalle degli stessi giovani, venne portata la statua del Santo in processione alla Chiesa, ove si impartì la benedizione col SS. Sacramento. Sembrava che i ragazzi non si potessero staccare dal caro S. Luigi, che certo dal cielo avrà loro sorriso, e li avrà benedetti, e con loro avrà benedetto pur coloro che concorsero a procurar un tanto bene a quel paese, fra cui ci piace nominare il sullodato Mons. Riccioli, il Padre Vicario del paese col suo egregio nipote P. Gemmellaro, l'egregio Sig. Sindaco col Segretario Comunale Sig. Antonio Lo-Faro, pei quali e giovanetti e Salesiani nutriranno imperitura riconoscenza.

AD ONORE DEL SS. CUORE DI GESU'.

Solennissime furono le feste celebratesi nella nostra Chiesa del Sacro Cuore di Gesù a Roma nei giorni 16 e 17 giugno scorso.

Il concorso fu straordinario e la Mensa Eucaristica frequentatissima. Il 17, festa del S. Cuoredisse la Messa della Comunione Generale S. Em. il Card. Rampolla, Segretario di Stato del Papa: la Comunione durò un'ora ed un quarto e l'E .mo Cardinale rimase ammirato e soddisfattissimo chiamando la lunga Comunione « una dolce fatica ». Dopo la Messa egli si degnò visitare l'Ospizio e gradì assai un saluto lettogli da un giovinetto a nome di tutti.

Nelle altra funzioni pontificarono pure o al mattino od alla sera gli E.mi Cardinali Segna e Card. Satolli, e le LL. Ecc. Mons. Grazioli, Arcivescovo di Nicopoli, Mons. Accoramboni, Arcivescovo di Eliopoli, Mons. Sabatucci, Arcivescovo di Antinoe.

Queste feste non avrebbero potuto riuscire più splendide e memorabili.

PRIMA CONFERENZA SALESIANA nel Portogallo.

Ebbe luogo il 20 dello scorso aprile a Lisbona nella Chiesa dell'Incarnazione, e riuscì veramente splendida tanto per l'entusiasmo e la perspicacia con cui fu preparata da un apposito Comitato di nobilissime Signore dell'Aristocrazia Lisbonese, come per la qualità dei personaggi che vi presero parte. Tra questi ci piace notare S. Ecc. R.ma Mons. Aiuti, Nunzio Apostolico presso la Corte del Portogallo, S. Em. il Card. Patriarca di Lisbona, S. M. la Regina Amelia, S. Ecc. Enrico de Barros Gomes, Ministro degli esteri, il rappresentante del Ministro della Marina in grande uniforme, S. Ecc. Don João d'Alarção, Governatore civile di Lisbona, ed altri molti Deputati, Senatori e Dame, insomma tutto il fiore della nobiltà.

Dopo il canto di vari mottetti parlò prima D. Pietro Cogliolo con generale soddisfazione di tutti; e poscia S. E. l'Arcivescovo di Evora, rinomatissimo oratore. Egli da pari suo parlò di Don Bosco e delle molteplici manifestazioni della sua carità: intenerì e commosse fino alle lagrime quando descrisse il brutto spettacolo che davan di sè le migliaia di fanciulli abbandonati alla miseria ed al vizio vagolanti per le vie di Lisbona, sudici nell'anima e nel corpo. Di qui la necessità di un grande Ospizio Salesiano che tutti li raccolga, e la perorazione fatta da quest'Eccellentissimo Arcivescovo in favore di un tale Ospizio arrecherà presto i suoi frutti. Lasciò in tutta quella scelta udienza profonda impressione. Si chiuse con la benedizione del SS. Sacramento e preghiere d'uso.

I FIGLI DI D. BOSCO IN PISA.

Riceviamo consolanti notizie intorno all'incremento ogni dì più sensibile dell'Oratorio festivo che abbiamo aperto, al principio di quest'anno scolastico, in Pisa.

Numerosi sono i giovani che lo frequentano e nello scorso maggio ebbe luogo la sempre commovente funzione della Prima Comunione. Ben 32 dei ragazzi più poveri della città fecero la loro prima Comunione per le mani stesse di quell'Eccell.mo Arcivescovo. Impossibile descrivere la . gioia di quei poveri bimbi, la contentezza dei loro genitori e la soddisfazione di tutti. Le varie Conferenze di S. Vincenzo della città concorsero molto generosamente a rendere più solenne questa festa col provvedere ai neo -comunicandi non solo il vestito, ma anche la colazione,. il pranzo e la merenda. Il fiore della cittadinanza Pisana prese parte, facendo nobile corona all'Arcivescovo, a questa funzione, e l'Ill.mo Prof. Marchese Corsi, decoro e vanto di quell'Università, fungeva da padrino a tre giovanetti cresimandi.

Fu una giornata memorabile ed i Pisani poterono gustare un primo saggio di quanto sa operare il sistema educativo di D. Bosco.

Cooperatori defunti in Maggio e Giugno 1898.

1 Actis Caporale Margherita - Redallo (Torino).

2 Bernardi D. Vincenzo - Modena.

3 Bettini Giovanni - Carbonara (Pavia).

4 Bicchierai Don Nicola - Biontina (Pisa).

5 Blandini Mons. Gaetano, Vescovo Coadiutore. - Girgenti.

6 Bonino Padre Leone, Carmel. - Cherasco (Cuneo).

7 Donino D. Pietro Arcip. V. For. - Neive (Cuneo).

8 Bosco Rosa - Torino.

9 Burgeois Pietro Giuseppe - Oulx (Torino).

10 Cagnolo Pietro - Alice Belcolle (Alessandria).

11 Candellero Apollino - Torino.

12 Capelli Dott. Comm. Francesco - Fossano (Cuneo).

13 Caribaldi Can. D. Vincenzo - Anguillara (Roma).

14 Cariboni Agostino - Belluno (Como). 15 Cassan G. B. - Chievolis (Udine). 16 Castiglioni Donna Giuseppina-Cannobio (Novara).

17 Cerutti Matteo -Alice Belcolle (Alessandria).

18 Costa Della Torre Cont.a Polissena - Torino.

19 De Savigny Suor Edvige delle Daino del S. Cuore - Valsalice (Torino) 20 Fadini Teresa n. Biava - Osio al Serio (Bergamo).

21 Ferrante Francesco Paolo - Termini Imer (Palermo).

22 Ferrario Giovanna - Milano.

23 Ferrero Cav. Gius. Antonio, Tenente Colonnello - Roma.

24 Fontana Savina - Milano.

25 Galbiati Barbara - Bosisio (Como).

26 Galeazzi Maria Ved. Zanna - Montaresteso (Novara).

27 Gambone Comm. Francesco - Torino.

28 Giancotti Rosa - Napoli.

29 Gibeliato Dott. Gaetano - Fontaniva (Padova).

30 Giorgi Giovanni - Castel S. Pietro Emilia (Bologna).

31 Grandis Avv. Benedetto - Torino.

32 Guidi Paola - Rovescala (Pavia).

33 Lamberti Calisto di Riccardo -Lenno (Como).

34 Landucci Ved. Anna - Firenze.

35 Lardi Battista - Poschiavo (Svizzera Grig.).

36 Leonardi Mons. Ludovico VescovoBertinoro (Forlì).

37 Maggi Rachele - Mercallo (Milano).

38 Mannai Priamo - Cagliari.

39 Marazino D. Giovanni - Gattinara (Novara).

40 Marenco Domenico fu Lorenzo - Sassello (Genova).

41 Migone Mons. Paolo Francesco - Genova.

42 Mogazzini Maria - S. Miniato (Firenze).

43 Mondini Maria in Romano - Calvisano (Brescia).

44 Montagnini di Mirabello Giuseppina Veda Mollano - Trino (Novara).

45 Neri Felicina - Varallo Sesia (Novara).

46 Nicoli Avv. Carlo - Voghera (Paviao.

47 Oddenini Natalia n. Alleati - Torino.

48 Padre Simpliciano, Francescano - Roma

49 Partelli D. Celestino - Pesina (Verona).

50 Perani Maria Apollonia - Vertova (Bergamo).

51 Piselli Giovannina - S. Giuliano (Alessandria).

52 Polacco Don Francesco - Coneda (Treviso).

53 Poncarali Nob. Giulia Ved. Pedrali - Brescia.

54 Porqueddu Elisia - Cagliari.

55 Preziosi Padre Bernardo - La Floriana (Malta).

56 Ravelli D. Clemente - Varallo Sesia (Novara).

57 Renaggi D. Costantino - Postarla t (Massa Carrara).

58 Rinaldi Luigi - Boschi (Verona).

59 Rizzardi Francesco -Bovezzo (Brescia).

60 Rizzi Giovanni - Cloz - (Tirolo).. 61 Scavia Maria n. Berand - Torino. 62 Sensi D. Vincenzo -S. Angelo (Firenze).

63 Sciarada Paola - Montecalvo (Porto - Maurizio).

64 Sidoli Giovanni - Cereseto (Parma).' 65 Signa Michele - Pinerolo (Torino). 66 Soardi D. Gervasio - Norza (Brescia). 67 Settimane Maria - S. Stefano Belba (Cuneo).

68 Sodi Francesca Ved. Zappelli - Trovi (Perugia).

69 Sporti D. Antonio - Belluno. 70 Tebaldi Andrea - Modena.

71 Vietti Benvenuto - Ceres (Torino). 72 Zona Maria - Lenta (Novara).