Bollettino Salesiano

SOMMARIO DI MARZO 1898

LE BENEMERENZE DELLA CHIESA CATTOLICA IN AMERICA

IL DECIMO ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI DON BOSCO » 60 FESTE E CONFERENZE DI SAN FRANCESCO DI SALES. . '. 72 GRAZIE DI MARIA AUSILIATRICE    » 79 NECROLOGIA . . . » 81. NOTIZIE VARIE . . » 82

COOPERATORI DEFUNTI    » 83 ILLUSTRAZIONI: - Edifizio per le Missioni d'America (Esposizione di Torino), pap. 62 - Edifizio per l'Arte Sacra, 65 - Disegno della nuova Chiesa da erigersi in Firenze alla S. Famiglia, 68 - S. Giuseppe, 74 - Edifizio per le Missioni dell'Impero Ottomano, 82.

BENEMERENZE DELLA CHIESA CATTOLICA IN AMERICA

UN grandioso avvenimento, aspettato con ansia febbrile da tutti i cattolici, sta per compiersi nella nostra gentile Torino il prossimo aprile : l'apertura dell' Esposizione d'Arte Sacra, Opere e Missioni Cattoliche.

L'opera è colossale e mai in Italia s'è vista l'uguale e per la novità e per l'arditezza dell'impresa. Vi saranno largamente rappresentate tutte le Missioni di ogni parte del mondo, tra cui non ultime per certo sono quelle d'America in genere, e più propriamente le Salesiane, per il cui maggior sviluppo in questi ultimi tempi concorsero e concorrono tuttora i nostri buoni e benemeriti Cooperatori con le loro generose oblazioni. Non sarà discaro perciò che raccogliamo alcuni pensieri sulle benemerenze acquistate dalla Chiesa Cattolica in America con le Missioni che tanto onorano la patria nostra.

L'America, disse già un grande storico, è il regno dei Missionari ; ed è per questo che ogni cuore cattolico al sentirne parlare prova in se stesso un sentimento grande di soddisfazione e di nobile orgoglio. La scoperta, la civilizzazione ed in massima parte il regime di libertà civile stabilito nelle diverse repubbliche del Nuovo Mondo si deve alla Cattolica Chiesa, la quale perciò, come nell'antico continente, così oltre l'oceano ha tutti i diritti alla riconoscenza degli uomini. Fu un figlio della Chiesa, un pio e fervento cristiano, Cristoforo Colombo che la scoperse. Questi morì nel 1506, ordinando ai suoi eredi di esser solleciti, in caso di uno scisma o spogliamento della santa Chiesa, ad andare a mettere ai piedi del Santo Padre la propria persona, potenza e ricchezze non solo, ma altresì di non risparmiare fatica alcúna, nè sforzi per convertire alla santa nostra Religione gli indigeni d'America.

Cattolico era lo scopo che lo spinse alla grande impresa, e che sostenne il suo coraggio nelle difficoltà somme che ebbe a superare. Leggiamo in fatti nel suo testamento: « Quando intrapresi la scoperta delle Indie, lo feci con lo scopo di pregare il Re e la Regina di Spagna a voler impiegare tutto il denaro che se ne ricaverebbe per la liberazione di Gerusalemme.» I migliori amici di Colombo, quelli che lo confortarono nelle sue prove, furono preti cattolici, com'ebbe egli stesso a confessare: « Quando fui fatto segno, lasciò scritto, alle derisioni di tutti, solo due monaci continuarono ad essermi fedelmente affezionati. » L'uno era il Francescano Perez de Marchena, e l'altro il Domenicano Diego Deza. Di più, Colombo non deve forse alle scuole dei monasteri ed alle università fondate dalla Chiesa tutte le nozioni scentifiche, che lo condussero alla scoperta dell'America?

L'America deve pure alla Chiesa Cattolica il profondo cambiamento sopravvenuto nella condizione dei suoi abitanti; poichè fu dessa che cominciò ad introdurvi un regime più dolce per gli indigeni e ad esigere la libertà in lor favore. Nell'anno 1537 Papa Paolo III dichiarava in una Costituzione Apostolica rimasta celebre, che gli Indii nati sul suolo dell'America, essendo uomini ragionevoli e liberi, non dovevano esser ridotti in ischiavitù. La Chiesa da ben quattro secoli invia da tutti i paesi dell'Europa Cattolica quegli eroi della fede e della carità, i quali ebbero mai sempre un'unica aspirazione, quella di far rifiorire i costumi cristiani tanto in mezzo agli indigeni, quanto tra i coloni venuti dall'Europa. Chi non ricorda il nome di quel nobile figlio della Chiesa, il celebre Domenicano Bartolomeo Las Casas ?

Quest'eroico Sacerdote passò ben cinque volte in America per predicare il Vangelo ai suoi cari Indii; cinque volte ritornò in Ispagna per patrocinare dinanzi al Re ed ai grandi del regno, con discorsi e scritti, la causa degli oppressi indigeni. Ma, con suo immenso dolore, tutti questi suoi sforzi per procurar loro la libertà civile li vide annullati dalla rapacità e dagli intrighi dei governatori. Allora egli povero Missionario risolse di dare ai discendenti delle razze selvagge almeno la libertà dei figli di Dio.

Quantunque già grave d'anni, percorse le immense lande dell'America, e passando le notti ad implorare con ardenti preghiere le divine benedizioni sopra i suoi cari Indii, di giorno li andava ricercare nelle foreste e nelle caverne delle montagne. A quanti incontrava parlava con effusione della patria celeste, dove dopo i patimenti della vita presente regnerà la vera, la perfetta libertà. Nel 1566, in età di 92 anni, fu chiamato da Dio a ricevere il premio delle sue fatiche, lasciando il suo nobile esempio all'infinita falange dei futuri Missionari.

E se noi volessimo seguire tutti i Missionari, che in questo paese sì pieno d'avvenire impiegarono il loro zelo sia tra le popolazioni indigene, sia tra gli immigrati Europei appartenenti alla Religione Cattolica, potremmo con tutta ragione ad ogni pagina della lor vita dire di essi quanto si trova scritto al capo 44° dell'Ecclesiastico : «Furono uomini di misericordia, e le opere di loro pietà non sono andate in oblio; i loro posteri stettero costanti nell'alleanza ed il loro nome vivo per tutti i secoli.» Si tratta di convertire gli Indii al Cristianesimo, di proteggere gli emigrati contro gli attentati delle differenti sette e di dar loro i mezzi per difendersi : era questo il duplice compito che la Chiesa Cattolica doveva realizzare nel Nuovo Mondo, e lo consegui per opera dei suoi Missionari.

L'anno dopo la scoperta dell'America, dodici preti benedettini, guidati dal venerabile Abbate Bernardo Boyl, attraversano l'Oceano Atlantico per recarsi a consecrare, il 6 gennaio 1494, in Haiti, la prima Cappella cattolica d'America. Bentosto il loro esempio viene imitato dai Francescani, dai Domenicani, e sopratutto con maggiori forze e con mirabile attività dai Padri della Compagnia di Gesù. Son questi gli uomini che primi dissodarono quei vasti terreni, tutti coperti di pruni e di vergini foreste: essi i primi che osarono rompere le barriere che separavano le differenti razze di Indii; essi i primi che piantarono la Croce del Nazareno in mezzo ai selvaggi, versando con gioia il loro sangue per la fede di Gesù Cristo. Ed è gloria immortale della Chiesa Cattolica, se studiando la storia di ciascuna città , di ciascun Stato d'America, troviamo al principio di essa, la figura di un santo e zelante Missionario, che vi innalza una Chiesa al Redentor del mondo ed accanto una casupola per la dimora dell'uomo di Dio. Dintorno a quel punto, a quel centro si raccolsero dapprima gli Indii, poscia più tardi gli emigranti venuti dall'Europa, e così a poco a poco si fondarono la maggior parte delle grandi città e degli Stati d'America.

Ma chi potrebbe descrivere le fatiche, le lotte, le sofferenze di quegli uomini di Dio ? Essi, con l'ascia in mano, dovevano aprirsi la strada attraverso le vergini foreste ed orientarsi nella solitudine delle immense pampas. Dovevano attraversare rapidi fiumi, torrenti impetuosi, mari burrascosi, affidandosi ora a fragili canotti ed ora al nuoto sempre infido. Di più, dovevano lottare non solo contro la fame, il freddo, il caldo, le malattie, ma ancora contro la diffidenza, l'astuzia e gli appetiti sanguinari delle razze selvagge. Ben pochi sono quelli che morirono, come il Padre Antonio Vieyra, l'Apostolo del Brasile, di morte naturale, ed ebbero onorata sepoltura in terra benedetta dalla Chiesa. Gli altri caddero, o come il Padre Marguette, che esplorò tutto il corso del Mississipì, sotto il peso delle fatiche, in mezzo ai deserti, ricevendo sepoltura sotto le sabbie dei medesimi; o come i venerandi Padri Turgis e Dablou, martiri della carità, nell'assistenza degli appestati. Moltissimi morirono nei deserti soli, privi d'ogni soccorso, dimenticati. dal mondo intiero, ed i loro corpi furono pascolo degli uccelli di rapina. Qui essi caddero sotto i colpi degli Indii pieni di furore; là furono proditoriamente assassinati; altrove impalati. All'ultima ora videro attorno a sè solo i feroci figli del deserto, e bene spesso l'ultima prece di quei poveri agonizzanti era soffocata dalle grida di gioia dei selvaggi.

E se fosse necessario dare una luminosa prova di quanto possono i Missionari di Cristo in fatto di sacrifizio e di carità industriosa, basterebbe accennare ai risultati ottenuti due secoli fa dai Gesuiti nel Paraguay e lungo le coste del Plata , ed a quelli che oggidì in tutta l'America Meridionale ottengono i Missionari di Don Bosco. Come i monaci dell'Occidente all'epoca dell'invasione dei barbari avevano formato il disegno di cristianizzare quelle feroci plebaglie, così i Gesuiti, Domenicani, Francescani, e numerosissime altre Congregazioni, non ultimi tra cui i Missionari di D. Bosco, impiegarono ed impiegano il loro zelo per condurre alla fede di Cristo le popolazioni ancor selvagge dell'America del Sud e per iniziarle a poco a poco ai doveri ed ai vantaggi della vita civile.

Filippo III, Re di Spagna, nel 1610 approvava il piano dei Padri Gesuiti e tosto si videro nascere e prosperare per ben 130 anni le trenta celebri Riduzioni del Paraguay. Don Bosco, nel 1875, mosso da superna inspirazione, lancia i suoi figli nelle lontane Americhe, e questi in pochi anni fanno sorgere qua e là le fiorenti missioni di Patagones, Viedma, Chosmalal, Pringles, Roca, Conesa, Chubut, Junin de los Andes, Fortin Mercedes, nella Patagonia Settentrionale; Punterenas, S. Croce e Gallegos, Isola Dawson e Candelara, nella Patagonia Meridionale e Terra del Fuoco; Gualaquiza nell'Equatore ; S. Martin di Colombia, Colonia Teresa Cristina nel Matto Grosso. Sotto la direzione dei Missionari gli Indii divengono laboriosi agricoltori, esperti artigiani ed anche artisti. I Missionari sono ad un tempo sacerdoti , istitutori, padri e capi rispettatissimi. Quelle popolazioni prendono regolari abitudini, mantengono costumi morigerati, amano la temperanza e la vita di famiglia. Così coll'influenza della Religione, si ottiene facilmente l'osservanza delle leggi ; ed invece di selvaggi superstiziosi, voraci, immersi nei più schifosi vizi, si ha, dopo pochi anni, una popolazione docile, temperante, casta, animata da tenera e sincera pietà. Questo conseguirono i Padri Gesuiti due secoli fa nel Paraguay, e questo continuano ad ottenere i Missionari di D. Bosco man mano che s'internano in mezzo alle tribù ancor selvagge. Oggidì l'America conta più di 75 milioni d'abitanti, e di questi 44 milioni, cioè press'a poco a due terzi sono Cattolici, i quali ogni dì più vanno aumentando mercè lo zelo ardente dei Missionari della Chiesa di Gesù Cristo e le indefettibili oblazioni dei cattolici di tutto il mondo.

IL DECIMO ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI DON BOSCO

LA commemorazione di questa data, promossa dalla stampa e da' vari Comitati locali formatisi appositamente per la circostanza, rimarrà memorabile nella storia della famiglia salesiana, perchè solenne, universale e feconda di ricchi ammaestramenti per ogni ceto di persone. Noi ammirammo questo spontaneo movimento; ma la gratitudine dei nostri cuori a Dio ed agli uominl non trova modo di esplicarsi degnamente, e solo nel raccogliere i documenti di queste nuove prove di affetto e di fiducia dei popoli verso il Padre nostro e l'Opera sua - cui abbiam consacrato mente e cuore -ci sembra possibile adombrare in qualche maniera e palesare a tutti la moltiplicità e vivezza dei nostri sentimenti. Epperò la presente rassegna di diverse commemorazioni (poichè tutte non ci è dato poterle raccogliere questa volta) mentre ricorderà ai posteri il nobile tributo di affetto e venerazione reso dalla società moderna al nome di D. Bosco nel decimo anno dalla sua morte, sarà pure per noi un eccitamento nuovo a continuare animosi nel campo immenso lasciatoci in eredità da un tanto Padre e fecondato con tante benedizioni di affetto e di cooperazione da parte di tutti.

TORINO. - Incominciamo da Torino, culla dell' Opera di D. Bosco, e che a buon diritto può vendicare a sè l'onore dell'iniziativa principale di queste solenni commemorazioni. Quivi esse furono varie, cioè:

1° Quella permanente dell'erezione della Chiesa del Seminario delle Missioni Salesiane in Valsalice quale omaggio internazionale all'Opera di D. Bosco nel primo decennio dalla sua morte; e di questa generosa iniziativa della stampa cittadina con a capo l' Italia Reale-Corriere Nazionale parleremo a suo luogo;

2° Gli imponenti funerali celebratisi nel santuario di Maria Ausiliatrice il 31 gennaio, con numeroso intervento di clero e popolo.

Pontificò S. E. Rev.ma Mons. Paolo Barone, Vescovo di Casale, e venne eseguita la Messa funebre del Cherubini;

3° La solenne accademia commemorativa, che ebbe luogo il 3 dello scorso febbraio nella sala Vincenzo Troya, gentilmente concessa dal Municipio e dall'Accademia Stefano Tempia;

4° Il devoto pellegrinaggio degli operai torinesi alla tomba di D. Bosco in Valsalice, promosso dalla Democrazia Cristiana e compiutosi il 30 gennaio con generale soddisfazione.

I. La solenne commemorazione accademica del 3 febbraio fu riuscitissima e, possiam dire, unica per la forma nuova con cui venne tratteggiata la figura di D. Bosco. La Commissione Esecutiva ha dato splendida prova della sua mente ordinatrice e della sua attività (1).

La vasta aula, cosi l'Italia Reale-Corriere Nazionale, letteralmente gremita di uditori, presentava un aspetto imponente. Sulla colonna di prospetto a destra degli invitati campeggiava la soave e sorridente figura di D. Bosco, in magnifico quadro, con eleganti drappeggiamenti sormontanti un trionfo di verzura e di fiori. All'altra colonna era addossata la tribuna per gli oratori. Nello sfondo, tra le due colonne, di fianco al pianoforte, gentilmente favorito dall'egregia Ditta Collino e Comp., trovavansi gli illustri artisti e professori, signora Lena Martinotti-Tacconis, prof. A. Ellena, sac. G. Pagella, maestro Michele Pachner, che allietarono colle loro armonie l'accademia, ed erano poi schierati, coll'egregio maestro Giuseppe Taverna, parecchi giovanetti dell'Istituto di Santa Cecilia, che con un coro di introduzione ed uno di chiusura furono lieti di tributare anch'essi il loro modesto, ma devoto omaggio a D. Bosco, tanto amico della gioventù. Dalla parte della tribuna sedevano gli oratori, e gli altri posti erano occupati da molti cospicui membri del clero e del laicato cattolico torinese. L'andito e lo scalone di. accesso alla scala erano vagamente adornati da svariate, bellissime e grandi piante del podere A. Tonso De-Bois, premiato stabilimento agrario botanico di via Villa della Regina, i cui grandi vivai sono a Caselle Torinese, che con gentilezza squisita volle concorrere a rendere così più solenne la commemorazione di D. Bosco.

Alle ore 15, quando nell'aula affollatissima, tra cui notammo numerosissimi signori e signore della più eletta società torinese, comparvero S. E. Rev.ma Monsignor nostro Arcivescovo e il Rev.mo Superiore generale dei Salesiani scoppiarono vivi e prolungati applausi. Sedutisi S. E. R.ma Mons. Richelmy e D. Rua, con altri illustri personaggi, nei posti d'onore loro preparati di fronte alla tribuna degli oratori e al palco della musica, dopo l'invocazione a Maria SS. Ausiliatrice, si principiò subito lo svolgimento del programma.

Tutti gli oratori, poeti ed artisti impressionarono vivamente l'uditorio, riscuotendone larghi applausi. Quanto alla maestria del canto ed alla splendida voce della signora Martinotti Tacconis ed alle magiche note del violinista prof. Ellena, basti dire che entusiasmarono l'uditorio per l'insuperabile potenza artistica di cui diedero prova. La stupenda melodia l'Orfano, composta appositamente in omaggio a D. Bosco dal sac. G. Pagella, fu con vivo plauso ripetuta per aderire all'insistente desiderio dell'eletto uditorio.

Commovente e solenne fu la chiusa, quando il Rev.m° D. Rua e poi Mons. Arcivescovo degnaronsi salire alla tribuna per rivolgere alla nobile udienza la loro parola; ma la più bella corona fu la benedizione del Papa inviata per telegramma a Mons. Arcivescovo stesso.

Cantatosi il coro finale, S. E. Rev.ra dopo la consueta prece impartì agli astanti la pastorale benedizione, e così terminò l'imponente riunione, che non poteva riuscire nè più soave, nè più solenne. Fu veramente geniale, memorabile.

A maggior illustrazione di questa splendida commemorazione e perchè mettono in piena luce le ragioni per cui fu ideata e compiuta, riferiamo qui le parole dell'esimio Avv. Cav. Stefano Scala, Direttore dell'Italia Reale-Corriere Nazionale, ed il discorso dell'illustrissimo Marchese Filippo Crispolti, Direttore dell'Avvenire di Bologna, che fu insuperabile nella forza del dire e nella novità dei concetti.

(1) Basterebbe il programma, che qui riportiamo, a darne un'idea.
I. - CORO d'introduzione.
Parole di apertura.
March. FILIPPO CRISPOLTI - Le ragioni dell'odierna commemorazione.
Conte FRANCESCO DI VIANCINO - L'Albero Salesiano, Sonetto.
CIRO PINSUTI - Libro Santo, melodia per canto (sig.a LENA MARTINOTTI-TACCONIS) con accompagnamento di pianoforte e violino. II. - Can. Prof. VINCENZO PAPA - Don Bosco e la Civiltà.
Padre B. DEREGE di DONATO - Sulla tomba di D. Bosco, Ode Saffica.
ELLENA - a) Serenatella   per viol. Prof. A.
»   - b) Canz. villereccia   id.   ELLENA. III. - Conte CESARE BALBO - D. Bosco e la Gioventù.
Avv. Cav. CARLO BIANCHETTI - Versi.
Sac. G. PAGELLA- L'Orfano, melodia per mezzo soprano (sig. TACCONIS,) con acc. di pianoforte.
IV- - Can. EUGENIO VALLEGA -D. Bosco e le Missioni.
Conte EMILIANO AVOGADRO DI COLLOBIANO E DELLA MOTTA - Versi.
a) HOLLAENDER-Romanza, op. 10 per violino. b) RIEs-Perpetuum mobile, op. 34. P. ELLENA.
V. -Parole di chiusura.
CORO finale.

Parole d'apertura dell'Avv. Scala.

Sia lodato Gesù Cristo. - Sempre sia lodato.

Questo augusto saluto - Eccellenza Bev.ma, Veneratissimi Padri, Signore e Confratelli carissimi -questo augusto saluto come riassume la vita e l'opera di D. Bosco, così compendia lo scopo dell'odierna commemorazione.

Riassume la vita e l'opera di D. Bosco, il quale a null'altro mirò se non a questo, che Gesù Cristo fosse lodato dal pargolo, che è la speranza, e dall'operaio, che è la forza della società; lodato dal povero, che è il rappresentante di Gesù, e dal ricco, che ne dev'essere il ministro generoso; lodato dalla gagliardia dei figli e dalla soavità delle madri; lodato nella scienza e nell'arte più nobile come nel mestiere più modesto; lodato nella tribolazione e nel giubilo, colla parola, cogli scritti, coi cantici, coi caratteri mobili della stampa, e con quelli irremovibili della coscienza; lodato in Valdocco, a S. Salvario, a Valsalice, in tutta Torino, in tutta Italia, nel mondo intiero, fino ai selvaggi della Patagonia, agli orfani di Betlemme, ai lebbrosi di Agua de Dios.

E noi, che dalla commemorazione odierna di D. Bosco prendiamo le mosse, nel primo decennio dalla sua morte, per fargli erigere, come omaggio internazionale, sulla collina torinese, presso alla sua tomba, il monumento più degno della sua pietà - a che altro miriamo se non a questo, che Gesù Cristo sia lodato come la grand'anima di Don Bosco voleva e vuole?

Se Valdocco è la testa dell'Opera Salesiana, Valsalice ne è il cuore; ed è cosa commovente e provvidenziale che nel cuore della sua opera riposi la salma del Fondatore. Ma come là dove la natura è più olezzante di fiori e più serena di luce crescono i nuovi germogli del cuore di D. Bosco, così è bello che vi sorga un altare donato dai popoli riconoscenti al cuore della sua Opera.

Con tal pensiero appunto, la parola di oratori eloquenti e di gentili poeti va oggi qui unita ai ritmi di quell'arte dei suoni, di cui quest'aula suole echeggiare in saggi stupendi; di quell'arte, che è pur una delle fortune e delle glorie dell'Opera Salesiana. E quella parola verrà lumeggiandovi rapidamente qualche aspetto della ammirabile figura di Don Bosco. Di altri aspetti, e specialmente dell'azione popolare di Don Bosco quale amico e padre dell'operaio, venne riserbato l'argomento ad una ulteriore accademia commemorativa che speriamo poter tener fra non molto (1).

Dall'elettissimo e sì numeroso intervento che qui ci onora bene auspichiamo per l'intento prefissoci; alla cui attuazione siam certi non mancherà il concorso dei cortesissimi che qui ci ascoltano, signore e signori, dei quali parecchi, speriamo, vorranno anche aderire all'invito, che sarà loro mosso, di far parte del Comitato.

È opera di concordia e dl benedizione la nostra; e voglia il Cielo che come tutti i popoli si uniranno per onorare in Torino una gloria italica, così la nostra diletta città, che invita quest'anno l'Italia ed il mondo ad un gentile convegno di civiltà cristiana, vegga tutti i suoi figli, nel Nome di Dio e di Maria Ausiliatrice operanti in D. Bosco e ne' figli suoi, riconciliarsi in opere feconde di giustizia e di carità, di prosperità e di pace.

(1) Siamo lieti di poter annunziare che la Commissione promotrice ha già tutto disposto perché il 27 corrente mese nel cortile del Seminario di Valsalice abbia luogo la Commemorazione Operaia pel 10° anniversario della morte di D. Bosco. Parleranno distinti oratori e Mons. Arcivescovo impartirà infine la benedizione col SS. La banda dell'Oratorio rallegrerà la riunione che si prevede imponentissima.

Discorso del Marchese F. Crispolti. Le ragioni dell'odierna commemorazione.

Questa commemorazione è fatta dalla stampa cattolica. Gli uomini che parlano o che scrivono debbono sempre ricordare il loro legame cogli uomini che fanno; e sentire che la parola e lo scritto sono connessi e subordinati all'azione.

E questo era sufficiente motivo perchè il giornalismo nostro si facesse una gloria di ricordare a parte e solennemente il nome di Don Bosco. Se non che il nesso tra la parola e l' opera non è soltanto nell'atto, con cui noi modesti parlatori o scrittori ci inchiniamo dinanzi al grande operatore ; quel nesso era in lui medesimo; poichè non gli parve di fare abbastanza in pro delle anime colla straordinaria attività educatrice, volle corroborarla col divenire scrittore e pubblicista. Chi immagina Don Bosco, come diceva un suo sacerdote, ora attorniato dai suoi fanciulli, ora errante a cercar loro alloggio e vitto, ora questuante di porta in porta per innalzare chiese, collegi, oratorii; ora istitutore di quei suoi sacerdoti che dovevano moltiplicare lui stesso oltre i monti ed oltre i mari, non ha di lui un'imm.agine piena.

Bisogna figurarselo ancora studioso e scrittore, creatore anzi della prima e più diffusa stampa popolare che si sia vista in Italia. E se in quest'anno fra tante ricordanze si celebrasse il 45° dalla fondazione delle sue Letture Cattoliche, si richiamerebbe alla memoria comune una gran data della stampa italiana; quella in cui si comprese che oggimai l'educazione del popolo non si può fare, se il giornalismo non l'aiuta; quella in cui il giornalismo acquistò più chiara missione e dignità di cooperare al ritorno e al ravvivamento della religione nei poveri. E sarebbe un bene per tutti che quella data e l'autorità dell'uomo che la segnò fossero tenute presenti, perchè nè agli uomini d'azione caritatevole accadesse mai più di considerare la stampa come un guastamestieri fragoroso; nè alla stampa accadesse mai più di considerarsi come un semplice onesto sfogo alla curiosità degli uomini colti, ma come un mezzo al rinsavimento ed alla redenzione generale.

Che se agli uomini della pubblicità rimordesse a volte quel far fracasso che è inseparabile dal loro ufficio; se essi si lasciassero sgomentare dall'imperfetta massima di Madama Swetchine: « il bene non fa rùmore, e ciò che fa rumore non è un bene, » essi potrebbero tranquillizzarsi nell'esempio di Don Bosco, che a seconda delle circostanze operò in silenzio o con strepito; che non temette unire alla tranquilla e diretta opera personale l'opera pubblica e fragorosa della stampa; che tacque tanti suoi beneficii e tanti altri umilmente ne rivelò; che innovò così quella perpetua tradizione della Chiesa, per cui l'agire celatamente o in pubblico, con ardore o con calma, lottando o pacificando, tutto ha il suo tempo, tutto è secondo le vie di Dio, tutto conduce al bene e alla santità, se un'istessa umile ed ispirata intenzione regge i varii modi d'apostolato. In un tempo come il nostro, in cui troppo si giudicano le forme esteriori, in cui chi ama le civili battaglie pubbliche spesso sorride delle quiete opere nascoste, e chi ama queste spesso si scandalizza di quelle; in cui chi ha un temperamento, un indirizzo, una maniera tende facilmente a proclamare che nella società odierna non c'è nè posto, nè ragione, nè convenienza per temperamenti, indirizzi, maniere diverse; in un tempo come questo, ben venga il ricordo d'un uomo che tutte le varie attività e in vari modi raccolse in sè, riuscendo a giudizio comune uno dei più efficaci fattori di bene. Egli ci richiama a quel Martirologio, ove sono consacrate e impersonate le vocazioni, le virtù, le strade più svariate e più libere; egli ci ammonisce coi fatti che chi è indistintamente benigno verso le mille maniere che i buoni scelgono per fare buone opere, non è nè un indifferente, nè un eclettico, ma un animo che attinge una nuova equità da una comprensione più profonda e più vasta.

E poichè volle la Provvidenza che il decennio cadesse nell'anno dei Centenari Religiosi, parve tanto più opportuno celebrarlo, perchè questa più breve ricorrenza è intimamente collegata a quei ricordi lontani. Che cos'è il primo dei Centenari, quello da cui gli altri dipendono, quello che richiama i quattordici secoli dalla fondazione in Piemonte della gerarchia ecclesiastica? È il ricordo della conquista che il secondo e divino impero di Roma fece del Piemonte. Il decennio di Don Bosco è il ricordo del vostro contraccambio del maggior contributo d'azione che il Piemonte religioso abbia forse dato a Roma e al mondo cattolicamente romano. Molti santi, molti uomini pii ebbe da quell'antico giorno la terra vostra : la terra che Dio privilegiò dandole la Sindone; ma se il nome e l'esempio e l'insegnamento loro fu universale, se il libro piemontese dell'Imitazione di Cristo diventò libro delle genti e dei secoli, la diretta opera di essi ebbe per solo campo d'esercizio il Piemonte.

Pareva che l'impulso cristiano di Roma avesse speso la maggior parte della sua efficacia a profondare semprepiù nei limiti di questa regione l'intensità della coltura religiosa, e che non ne restasse abbastanza perchè il Piemonte divenisse un focolare d'espansione pia su l'Italia e sul mondo. L'universalità d'azione che ebbero san Benedetto e san Francesco, umbri; s. Filippo Neri, i sette Servi di Maria, s. Giovanni Gualberto, il Beato Tolomei, il Beato Pietro, il Beato Colombini, toscani: s. Antonio Zaccaria, lombardo; san Romualdo , romagnolo; s. Gaetano Tiene e s. Girolamo Emiliani, veneti; s. Francesco di Paola, s. Alfonso de' Liguori, s. Camillo de Lellis, i venerabili Carafa ed Enrico del reame di Napoli; san Silvestro Gozzolini, marchigiano, un solo piemontese l'aveva avuta, san Paolo della Croce: ma nato egli stesso sui confini liguri ed esposto per ciò ad esser conteso da due regioni.

Don Bosco tolse ogni dubbio. Egli piemontese di nascita, di dimora, d'indole, come aveva scelto molteplici modi e scopi, così non volle limite di territorio. Il suo organismo salesiano, come tutti i maggiori Ordini e Congregazioni o Istituti, si assegnò per campo non pure il luogo ov'era sorto, ma l'Italia ed il mondo, proponendosi di coadiuvare l'opera romana, dovunque arriva, dovunque spera d'arrivare il nome cristiano di Roma.

E se ora sono oggetto di ricerche e di feste le date, in cui pare si affermasse più chiaramente la civile italianità del Piemonte, se al vostro Alfieri si fa precipuo merito non tanto d'essere stato gran poeta, ma d'avere proclamato colla sua voce piemontese il nome d'Italia: questo connubio tra una regione e la patria intera non ha forse una data solenne nella vita di Don Bosco ? in una vita che non solo recò in Piemonte l'azione espansiva e illimitata dei grandi Santi italiani, ma sulla scorta di essi riaffermò qui che il vero carattere dei nati in Italia è di volere la patria nostra dispensiera dell'amore e della giustizia a tutte le genti ? E se mi è permesso ripetere alcuni versi che furono dedicati a D. Bosco nel Congresso Salesiano di Bologna, dirò:

Male italian si noma

Colui che i moti del cor suo rinserra Entro la nobil terra Che il mar circonda e l'Alpe,

Nè prova mai verso ogni umana gente L'impeto provvidente Dell'universa Roma.

E tu lo sai, tu che non anco aperto

Tutto il tuo solco in grembo al patrio campo Intravvedesti il lampo, La pietà delle ignote ultime terre, Ove regna il deserto

E via strappati al prospero lavoro Gli agricoltor più arditi Li disperdesti in paurosi liti ; Perchè gli aratri tolti al suol natìo Fecondino lontano Le colonie di Dio

E pie fortune ed opere leggiadre Rimandino alla bella Italia madre.

Ed io ho citato ricorrenze e feste civili, perchè mi pare non sia senza significato che questo decennio, collegato ai centenari religiosi, cada nell'anno in cui festeggiano a Torino anche il cinquantenario di un grande evento politico. Coloro che stabilirono un'Esposizione sacra accanto all'Esposizione civile, e la vollero vicina a quella, ma indipendente da essa, io credo che non rinunziarono però ad una sottile correlazione di pensiero e ad una leale concorrenza.

I popoli, nelle loro agglomerazioni ufficiali, tendono spesso a scrivere di sè la sola storia politica e civile; quanto alla loro storia religiosa, o la ignorano o la separano talmente dall'altra, che ogni progresso, quando è progresso, apparisca tutto dovuto alle armi, al sapere, alle leggi ai guerrieri, ai pensatori, agli uomini di Stato. Sembrano noncuranti di riconoscere quante vittorie contro la colpa, la barbarie e la miseria debbano ai loro benefattori sacri. Appena si giunga ad epoche o contingenze, in cui la religione non abbia creato o toccato la vita politica, in cui non sia stato soggetto od oggetto di contestazioni di Stato, non se ne fa più menzione.

Parlando di quelle epoche, colui che ne ricorda i Santi crederà necessario, per segnar bene i limiti della loro vita, indicare di quali re, di quali uomini d' armi, di quali eventi politici furono contemporanei ; ma chi ne ricorda i re, le battaglie, i mutamenti di Stato non sente il bisogno di dirli contemporanei a quei Santi. E questo accade per l'epoca attuale. La storia civile si separa affatto dall'intima storia religiosa.

Ora questa dimenticanza d'uno dei maggiori elementi della stessa civiltà terrena, questa incuria delle origini e della vita di tante forme di carità, che pure dovrebbero essere lume e speranza ad ogni mente nei giorni della questione sociale, deve ben preoccupare tutti i fedeli alle glorie religiose, ogni volta che vedono prepararsi in una città qualche straordinaria commemorazione civile.

Ed è gloria torinese che appunto per una gran festa civile in Torino si sia pensato ai compensi. Primo dei quali dovette certo apparire l'arte sacra, la testimonianza più durevole e più innegabile dello splendore religioso nella storia. Scriviamo pure la storia lasciando in bianco o strappando le pagine religiose; ma se lo svolgimento di essa si ha da rivedere quasi riassunto nell' aspetto delle città che lungo i secoli acquistarono l' ampiezza, la ricchezza, gli agi onde s'attesta l'odierno vivere progredito, che conseguenza si ha trarre alla vista dei templi, i quali restano dappertutto come i monumenti più belli, più vasti, più popolari? È l'arte che coi suoi trionfi palpabili, vendica la religione dall'oblio in cui le storie scritte l'avevano posta. Nessun nome di quei potenti, ai quali la cronologia si fa serva, nessuno è scritto su libri di pietra così meravigliosi come S. Pietro di Roma, S. Maria del Fiore, S. Marco di Venezia.

Queste moli portano sulla loro fronte il nome dei Santi. E se in esse qualche lapide dedicatoria, o qualche marmo sepolcrale ricorda quegli uomini pubblici che tanto spazio occupano nelle pagine della storia scritta, il ricordo sta in un canto e dà ad essi un luogo minimo, un minimo risalto! Così mentre la storia scritta segna fra gli uomini del mondo e gli uomini di Dio quella proporzione ingiusta, con cui gli occhi della terra commisurano la potenza e la virtù, l'arte rovescia queste proporzioni. A vedere la piccolezza dei monumenti elevati ai grandi del secolo e la maestà dei monumenti elevati ai Santi, sembra veramente, per dirla con Dante, gli uni e gli altri vederli dentro al giudizio divino.

Certo, questo pensiero di rivendicazione ebbero coloro che pensarono alla Mostra d'Arte Sacra. Ma essi non vollero rappresentare la storia della religione come cosa morta. L'arte da sola non ci dà il segno e la misura della vita religiosa d'oggi. Le chiese, le pitture, le sculture sacre, poichè furono compiute in altri tempi, non hanno avuto bisogno di esser rifatte più tardi, quindi attestano piuttosto la fede dei padri nostri che quella dei nostri tempi. E anche dove si costruirono santuari nuovi e si dipinsero o scolpirono nuovamente soggetti sacri , la grandezza ed il valore di quelle opere non fu, pari alla grandezza e al valore antico.

Per significare che la religione vive e si espande ogni giorno, bisognava aggiungere a quella dell'arte qualche altra testimonianza. Così i promotori delle feste religiose, dopo avere accolto con plauso e riverenza le offerte degli alti Mecenati, che tendono a far vedere qual potenza di espressione può tuttavia comunicare la Fede al linguaggio dell'arte odierna, i promotori mossero a due altri campi, a quello delle opere di Carità e a quello delle Missioni; a rappresentare due attività con cui la Chiesa continua a dissodare e fecondare la terra in largo ed in profondo ; quelle che attestano con rinnovati prodigi la provvidenza, l'universalità, la perpetuità sua.

Così vicino ad un'Esposizione che intende mostrare quanto sviluppo italiano si debba ad una cagione politica, l'Esposizione sacra, senza nulla affermare e senza nulla contraddire di ciò che la sua vicina esprime, chiama spettatore e giudice il popolo di ciò che in ogni tempo, indipendentemente da ogni regione, tra il favore o il contrasto o l'indifferenza degli Stati, la Chiesa seppe e sa fare colla sua parola di verità nei regni del bello e del bene.

Nessun'altra città sembrava preparata come questa ad un parallelo così originale tra le forze politiche e quelle religiose d'Italia. L'occhio stesso del viaggiatore che giunga qui per la prima volta nota una singolare vicinanza.

Le vie cittadine, che quasi tutte s'intitolano dal nome di celebrità civili, circondano isolati che s'intitolano dal nome di Santi; in nessun altro luogo come qui furono di recente eretti tanti monumenti ad uomini pubblici; e al tempo stesso tanto chiese nuove.

Che se si sfoglia la storia torinese del se colo corrente, quale altra città fu patria o campo d'esercizio a più numerosi e formidabili uomini politici, quale lo fu ad uomini di Dio più efficaci che il Cottolengo e D. Bosco ? E lasciate rilevare questa contemporaneità a noi della stampa; a noi che assistemmo qui in Torino alla lotta terribile fra i due più forti e più contrarii atleti che abbia avuto la stampa d'Italia, Don Giovanni Margotti e Giambattista Bottero. Questa è la terra sortita a porre a contatto e a confronto tutte le cose separate od opposte. D. Bosco stia come il campione scelto da essa a sostenere in pro della fede il vittorioso paragone con ogni sua maggior rinomanza civile.

E un giorno, quando nel luogo del suo sepolcro, a Valsalice, sorgerà il tempio eretto da tutti gli uomini che ne suffragano lo spirito e ne accompagnano le preghiere, il giorno in cui sarà compiuto questo nuovo connubio tra l'Arte sacra, le Missioni e la Carità, quel giorno sarà notata un'altra simultaneità torinese; che cioè nella stessa catena di colli è Soperga. La chiesa che ricorda una gloriosa cruenta vittoria sugli uomini, starà accanto a quella che invocherà gloriose incruenti vittorie a vantaggio comune degli uomini. Ma questa nuova vicinanza sia appunto il simbolo d'ogni altra vicinanza futura in Torino e nel mondo; vicinanze che distinguino e non separino, che pongano accanto come sorelle la gloria della terra e quella del cielo, perchè ricoverate entrambe sotto le ali di Dio. E che una perfetta concordia fra gli uomini nella giustizia e nella pace si diffonda da quel concorde suono, con cui la campana di Soperga chiami la protezione celeste e il valore cittadino a presidio dei confini d'Italia. e la campane di Valsalice

Chiami ancora al fatale Lavoro Gli operai dell'eterno Vangel.

II. Il pellegrinaggio degli operai cattolici alla tomba di D. Bosco non fu meno bello ed imponente della commemorazione accademica, anzi sotto certi aspetti la superò. Ben 500 circa erano i presenti con una ventina di bandiere. Le principali Associazioni del Piemonte eranvi tutte rappresentate. Durante la salita si cantò il Miserere, ed arrivati al Seminario delle Missioni, si recarono tosto in chiesa ad assistere alla Messa della Comunione generale, celebrata da Mons. Filipello, Vescovo eletto d'Ivrea. Oltre 200 si accostarono alla s. Mensa. Scesi quindi alla tomba, cantatosi il De profundis e deposta una corona commemorativa, a nome di tutte le Associazioni Cattoliche Piemontesi, Monsignore rivolse agli operai, che ansiosi erano di udir la sua parola, un discorso tutto dolcezza e zelo, che resterà ognor impresso nella mente e nel cuore di quanti l'udirono.

Gli uomini grandi, disse egli, si devono commemorare a loro ed a nostro vantaggio. Che D. Bosco sia stato uno di questi uomini veramente grandi, tutti ne siam persuasi : lo comprovano e il bene che fece all'umanità, e le sue istituzioni che perpetuano il bene da lui incominciato. II mondo intiero lo proclama grande.

Ma voi mi chiederete in che modo questa commemorazione, queste preghiere possono giovare a D. Bosco... Sebbene agli occhi degli uomini non comparisse in D. Bosco macchia di sorta, potevano esservene dinanzi a Dio. Il sole ha le sue macchie, e per questo non lascia d'illuminare e far risplendere tutta la terra e gli altri pianeti. Dio vede macchie negli stessi Angeli: in Angelis suis reperit pravitatem. Perciò sempre le nostre preci ed i nostri suffragi possono tornare utili a D. Bosco.

La commemorazione degli uomini grandi deve anche ridondare a nostro vantaggio. S. Paolo, a proposito di Abele, dice che parla tuttora dopo la morte: defunctus adhuc loquitur; noi dobbiamo dire altrettanto di D. Bosco, che sebbene morto parla ancora, e lo fa in due modi principalmente : con gli ammaestramenti lasciatici e con lo splendore delle sue virtù, sicchè di lui possiamo dire ch'era sal terra et lux mundi.

Dobbiamo figurarci che da questa sua tomba ci ripeta i salutari suoi ammaestramenti. Anzitutto egli inculcava sempre sottomissione perfetta, venerazione, amore alla S. Sede Apostolica, al Papa, Vicario di Gesù Cristo ai Vescovi ed alle altre Autorità costituite. insegnava l'importanza della preghiera, delle pratiche di pietà e in modo speciale inculcava la frequenza ai SS. Sacramenti della Confessione e Comunione; insegnava l'importanza d'istruirsi bene nelle cose di Religione, di osservare dal primo all'ultimo i comandamenti della logge di Dio e della Chiesa. Orbene, ascoltiamo questi ammaestramenti che Don Bosco dalla tomba ripete a tutti e mettiamoli in pratica

Ci parla ancora colle sue opere. Egli fu esempio di cristiane virtù; in esse risplendette come un faro, a cui i marinai rivolgono il loro sguardo per dirigere il corso delle loro navi ed approdare a buon porto. Rivolgiamo adunque lo sguardo nostro a questo faro, onde guidare a buon porto l'anima nostra, seguendo il suo esempio. Tra le sue virtù, a mio giudizio primeggia l'amore verso il prossimo ed il lavoro indefesso per procurarne il bene. E noi imitiamolo in questo. Egli lavorò indefessamente tutta la sua vita ad aprire oratorii festivi, fondare scuole; aprire case per raccogliere poveri giovani, per divulgare la buona stampa, per salvare anime. Ma voi direte: come possiamo noi imitare D. Bosco in questo? Voi non potrete aprir oratorii festivi o fare scuole o predicare; ma una buona parola a tempo e luogo potete dirla: potete invitare uno ad una predica, andare voi e consigliare i vostri vicini e conoscenti a mandare i loro figliuoli all'oratorio festivo, invitare qualcuno ad entrare nelle Società e nei Circoli Cattolici. Tutto questo è imitare D. Bosco nel modo a voi possibile. Voi non potrete diffondere la buona stampa come lui, non potrete stampar libri; ma potete imitarlo secondo il vostro stato. E prima di tutto : assolutamente potete e dovete non associarvi mai ai giornali cattivi, nè mai comperarli, e potete anche esortare altri a non leggerli assolutamente. E poi fate bene ad associarvi a giornali buoni : li conoscete: sono quelli specialmente che Monsignor Arcivescovo raccomandò nella sua lettera pastorale; leggeteli e fateli leggere. Bisogna essere uniti come in una santa lega di propaganda; fare noi pel bene ciò che fanno i socialisti pel male; senza rispetto umano, con quanti abbiamo occasione, dire, insistere perchè non si leggano giornali cattivi e suggerire ed instare affinchè si leggano i buoni.

Nel libro dei Maccabei si legge che Alessandro disse a Gionata: da questo momento tutti potete essere miei amici. Lo stesso dice D. Bosco : tutti potete essere miei amici. Ma intendiamoci bene: come il Signore disse che saremo suoi amici, se faremo ciò che egli ci comanda, ugualmente Don Bosco ci avverte che possiamo essere suoi amici se faremo ciò che egli da questa tomba insegna col suo esempio.

E qui per concludere vorrei che facessimo ciò che S. Paolo richiedeva dai Corinti : Vos epistola estis Christi: voi dovete essere come una lettera di Cristo. Ed io, vedendovi tanto amanti di Don Bosco : Cercate, vi dico, cercate di essere, dovunque vi troviate, come una lettera vivente di Don Bosco. Trovandovi in famiglia, andando nella società, portate vivo in voi l'insegnamento di Don Bosco, come se foste una sua lettera.

E così, imitando Don Bosco in terra, potremo un giorno raggiungerlo in cielo.

Salì quindi sul palco il signor Balocco, Presidente degli Operai Cattolici della Sezione S. Gioachino, il quale, ricordando la felice idea di commemorare in perpetuo questo decennio della morte di Don Bosco coll'erezione di una nuova Chiesa in detto Seminario, propose che il primo obolo sia dell'Operaio, come l'Operaio fu il più beneficato da Don Bosco. Tutti applaudirono alla felice idea, e in un subito furono raccolte una cinquantina di lire.

Verso le dieci e mezzo si raccolse di nuovo il corteo con tutte le bandiere. Usciti dal Seminario, sfilarono per strada Valsalice, via Moncalieri sino a Piazza della Gran Madre di Dio, dove entrati in Chiesa furono ricevuti da quel zelante Parroco Don G. B. Teol. Piano, il quale volle che la sua ben riuscita funzione venisse chiusa colla benedizione del Santissimo Sacramento.

I promotori di questo pellegrinaggio, così conchiude la sua relazione la Democrazia Cristiana, lieti di tanta riuscita, dopo d'aver di tutto dato lode a Dio, si sentono in dovere di ringraziare pubblicamente Mons. Filipello, per la sua grande bontà ed amore dimostrato agli operai col prender parte con loro e render così più imponente questa dimostrazione. Ringraziano ancora il Canonico Ballesio e i Seminaristi, che e colla assistenza alla Messa celebrata da Monsignore, e col canto di bei mottetti ben seppero render più bella e maestosa la sacra funzione. Ed infine, senza dimenticare i Superiori del Seminario, che tutto fecero onde si avesse a rimaner soddisfatti di questa dimostrazione al loro amato Padre, mandano un plauso a tutti gli Operai Cattolici, che, mettendo in non cale il rispetto umano, seppero far vedere in quest'occasione quali essi siano e quali sentimenti nutrino in cuore. Bravi Operai ; coraggio ! chi è con Don Bosco è col Papa, e chi è col Papa è con Dio; e se Dio è con noi, di che dobbiam temere?

Per questa qualsiasi rassegna ci servimmo (come accennammo) delle relazioni pubblicate dall'Italia Reale-Corriere Nazionale e dalla Democrazia Cristiana, ai quali porgiamo i nostri più sentiti ringraziamenti per l'interesse e per la costanza con cui promossero queste dimostrazioni alla memoria di Don Bosco.

BOLOGNA. - Solenni pure e commoventi per il significato soavissimo di unanime riconoscente memoria riuscirono le funebri onoranze che Bologna cattolica volle celebrare in suffragio di Don Bosco nel decimo anniversario della sua morte.

La solenne funzione, così l'Avvenire, ebbe luogo nella artistica ed elegante Chiesa del Corpus Domini, il tempio che vide già i luminosi trionfi del I° Congresso internazionale dei Cooperatori Salesiani e che ormai una fortunata consuetudine ha consacrato a celebrare le glorie dell' epopea salesiana in Bologna.

Sulla porta maggiore della Chiesa leggevasi la seguente felicissima epigrafe dettata dall'infaticabile Mons. dott. Giacomo Carpanelli, Segretario zelantissimo del Comitato Salesiano

XXXI GENNAIO MDCCCXCVIII

ALL'ANIMA DEL SACERDOTE GIOVANNI BOSCO NEL DECIMO ANNIVERSARIO DEL SUO FELICISSIMO TRANSITO TRIBUTANO SUFFRAGI ED ONORANZE I BOLOGNESI QUI DOVE NELL'APRILE DEL MDCCCXCV I COOPERATORI SALESIANI DI VARIE NAZIONI LO PROCLAMARONO MIRACOLO DI CARITÀ TRA LE GENTI SELVAGGIE E TRA LE COLTE

L'interno della Chiesa, adornato con rimarchevole buon gusto, era stato suddiviso con ottimo criterio : nel presbiterio, oltre al Clero officiante, v'era in trono l'Arcivescovo Card. Svampa; nell'avancorpo centrale, ove era eretto il tumulo semplicissimo, ricoperto da ricca coltre e circondato da quattro candelabri, avevano preso posto S. E. R. Monsignor Nicola Zoccoli, Vescovo di Sebaste, il Capitolo Metropolitano, i Canonici di S. Petronio, il Collegio dei Parrochi urbani, le rappresentanze di tutti gli Ordini religiosi, il Rev.mo D. Carlo Viglietti, Superiore della Casa Salesiana di Bologna, i due Comitati Salesiani dei Signori e delle Signore, una rappresentanza dell'Istituto dei Ciechi col Rettore D. Pensa, molti Parrochi della Diocesi ed altre cospicue persone invitate; nel corpo centrale era il recinto dei Cooperatori e Cooperatrici Salesiane, intervenuti in gran numero; in fondo lo spazio era lasciato libero al pubblico, che si pigiava esso pure volonteroso per assistere alla funebre cerimonia.

Nella cappella superiore a destra era stato creato un piccolo recinto, ove erano situati i giovanetti cantori della Schola Cantorum dell'Istituto Salesiano di Parma, appositamente venuti col loro esimio direttore D. Baratta in numero di 50. Il servìzio d'onore era prestato da alcuni gentiluomini Cooperatori Salesiani.

Allorquando sulle 10 3/4 l'Em.m° entrò in Chiesa, questa presentava un aspetto imponentissimo. E subito ebbe incominciamento la Messa, che venne celebrata dal Rev m° Mons. Conte Vittorio Amedeo Ranuzzi.

La scuola di Parma eseguì in modo inappuntabile un Requiem a quattro parti di Pa lestrina, ed a lode della scuola stessa e di chi la dirige dobbiamo confessare che ben rare volte abbiamo assistito ad una audizione di musica vocale così importante e così ammirabile.

Le voci sono dolci., omogenee, mirabilmente accordate fra di loro, ed il complesso sarebbe perfetto, se i bassi ed i soprani non soverchiassero troppo i tenori ed i contralti che sono alquanto deboli. Anche l'interpretazione è stata davvero impeccabile. Sobrietà di coloriti, molto sentimento, quando una imponente sonorità e quando sfumature delicatissime. Che cosa, dire poi della musica del divino Palestrina?... Ci sembrava di essere trasportati in un altro mondo. Quelle voci angeliche, quelle armonie paradisiache discendono al cuore ed hanno la virtù di innalzarlo sino a Dio !

Quanta sapienza tecnica, quanta intensità di sentimento vi è in questa musica, che pure agli orecchi dei profani appare tanto semplice ! Questa è la vera, l'unica musica sacra, poichè tutte le altre, per quanto bellissime, non si liberano dell'impronta teatrale e sono perciò lontane dal suscitare nell'animo dei fedeli quella commozione profonda, mistica e soavissima, che è appunto il privilegio di questa del Palestrina, del Marcello e loro seguaci.

Terminata la celebrazione della Messa l'E.mo Arcivescovo, rivestito dei paludamenti pavonazzi di rito, asceso sopra un piccolo ambone, tenne l' elogio funebre del compianto Don Bosco. Non tentiamo neppure di. riassumere la splendida orazione recitata dal nostro amato Pastore, giacchè temeremmo di sciuparla; diremo soltanto che raramente abbiamo udito un'orazione così vigorosa, disposata a tanta soavità di concetti, e detta con accento sì profondamente convinto (1).

Dopo il discorso che fu ascoltato da tutti con un'attenzione intensa e veramente religiosa, furono cantate le esequie; quindi l'E m° rivestito degli indumenti pontificali impartì l'assoluzione al tumulo.

Così ebbe termine la cerimonia, che riuscì una solenne dimostrazione di tutto un popolo, un tributo affettuoso di delicato omaggio reso alla memoria indelebile di uno dei più grandi benefattori del genere umano.

(1) Quelli che desiderano averne copia, possono procurarsela alla Tipografia Arcivescovile di Bologna, mediante l'offerta di una lira per l'erigendo Istituto Salesiano di quella città.

FOSSANO. - Nella magnifica Chiesa della SS. Trinità il 31 gennaio ebbero luogo imponenti funerali per D. Bosco. All'ora stabilita per la sacra funzione già occupavano i posti loro assegnati, oltre un numeroso clero e popolo, i Cooperatori Salesiani, le Associazioni cattoliche della città, intervenute coi loro vessilli spiegati e più di tutto con riverente e divoto contegno.

Ergevasi in mezzo alla Chiesa un elegante ed artistico feretro, circondato da centinaia di ceri, nel cui tempietto figuravano bellamente le divise sacerdotali, la cotta e la stola. Posava sul vertice del feretro un bianco angelo reggente con una mano la croce e indicante coll'altra il cielo.

Attorno al feretro stavano disposti i chierici del Seminario vescovile, intervenuti in corpo essi pure. Assistevano a loro volta i giovani del Collegio Don Bosco, i rappresentanti dell'Oratorio festivo e tutta la famiglia salesiana che ha stanza in Fossano.

S. E. Monsignor Emiliano Manacorda assistè pontificalmente alla solenne funzione, e dopo la Messa tenne un eloquente discorso, in cui richiamò l'operosissima vita del caro estinto, ricordò il giorno in cui fu a visitarlo nell'ultima sua infermità, pochi giorni prima della sua morte, e come gli prese la mano e si fece benedire da lui, ben conoscendo che sarebbe stata quella l'ultima volta che egli lo vedeva sulla terra.

Parlò delle suo istituzioni, in cui vive tuttora e vivrà, perpetuandosi, il suo spirito, quello spirito che grandeggiò sulla terra per tutta abbracciarla colla sua carità e col suo zelo. Conchiuse dicendo che il feretro, che gli stava dinnanzi, se era un vero « castello di dolore » per noi, che deploriamo tuttora la sua perdita, ci deve tuttavia consolare, perchè ci richiama il pensiero che Don Bosco ci benedice e protegge, perchè camminando a norma de' suoi esempi e della sua ispirazione, possiamo giungere un giorno a dividere la sua gloria nel cielo.

I funerali di Don Bosco furono per tal guisa uno splendido omaggio della pietà fossanese, omaggio di cui sappiam grado ai Cooperatori Salesiani di quella città, allo zelante Rettore della Chiesa della Trinità, D. Giorgio Mottura, e a tutti coloro che seppero così bene arricchirlo col loro contributo, colla loro opera e colla loro presenza.

SAMPIERDARENA.- Nella Parrocchia di S. Gaetano lo stesso giorno 31 gennaio si tenne un solenne pontificale in suffragio di Don Bosco. La Chiesa era affollata e vi intervennero le rappresentanze di tutti i sodalizi ed istituti religiosi della città. Pontificò S. Ecc. Rev.ma Mons. Fedele Abbati, Vescovo di Dioclezianopoli. La Comunione infra Missam fu numerosissima. La commemorazione non poteva riuscire più grandiosa e consolante.

Il 4 febbraio poi nell'annesso Ospizio di San Vincenzo de' Paoli ebbe luogo anche una privata commemorazione accademica, ottimo tributo di amor figliale.

FIRENZE. - Nella Chiesa parrocchiale di S. Ambrogio il 31 gennaio si compì la mesta, ma pur consolante commemorazione del decimo anniversario di D. Bosco. Moltissime persone aderirono all'invito, unendo le loro preghiere a quelle dei 200 giovani dell'Oratorio Salesiano. Numerose le S. Conunioni e perfetto l'ordine. Alla Messa solenne intervenne pure il venerando Prof. Augusto Conti, e disse l'orazione, funebre S. E. Mons. Velluti Zati dei Duchi di S. Clemente, Vescovo Titolare d'Orope ed Ausiliare di Firenze.

Con facil parola mostrò Don Bosco modello li sacerdote, uomo di carità universale, suscitato dalla Provvidenza per compiere le opere di Dio in questo nostro secolo. Colla speranza che il discorso venga presto stampato, riassumiamo qui i principali pensieri. Le parole di Don Bosco furono sane che fecondava le menti, scintìlle che accendevano i cuori a operare. Quanto pensò, tutto fece, e tatto cominciò dal niente. Fece e fece fare. Toglieva ogni angustia, vinceva ogni difficoltà e raddolciva ogni afflizione; molti da lui attingevano consiglio, allegrezza, pace, coraggio. Con una parola sola animava, spronava al bene ed alla virtù chi lo consultava e l'avvicinava. Don Bosco non visse che pei fanciulli ed il suo cuore caritatevole si aprì ai loro bisogni; quindi buoni e cattivi, ricchi e poveri, istruiti ed ignoranti, grandi e piccoli l'hanno amato. Sono dieci anni che il gran servo di Dio è morto, ma la sua memoria vive. Egli vive ne' suoi ammiratori, che da ogni parte si destano con nuovo fervore; vive nelle sue opero, che tutto continuano quasi rinvigorite di alito nuovo di vita; vive universalmente nei cuori. Egli vive nelle sue istituzioni, nelle Missioni delle due Americhe, nei suoi figli, i quali con raddoppiato fervore lavorano e corrono per evangelizzare i selvaggi ed istruire tante migliaia di giovanetti. Don Bosco lasciò di sè una memoria che durerà fin che dura la carità nel mondo, poichè fu il benefattore della gioventù e del popolo, ai quali insegnò l'amore del lavoro e della preghiera.

Concluse Sua Ecc.a lo splendido suo discorso esortando i sacerdoti salesiani a voler sempre camminare sulle orme del loro gran fondatore, ed esortando i buoni e generosi fiorentini ad aiutare l'opera di Don Bosco, specialmento nell'erezione della nuova Chiesa della Sacra Famiglia.

Il 3 febbraio poi nei locali dell'Oratorio dell'Immacolata Concezione per iniziativa degli antichi allievi vi fa pure una commemorazione accademica, onorata dalla presenza del Prof. Augusto Conti. Fu riuscitissima e degna d'eterna ricordanza.

ROMA. - Nella Parrocchia del Sacro Cuor di Gesù al Castro Pretorio, il 17 febbraio si celebrò un solenne funerale per Don Bosco. Disse la Messa solenne pontificale Monsignor Domenico Ambrosi, Vescovo di Poggio Mirteto, già da alcuni dì ospite nell'Ospizio annesso alla Parrocchia. Scelta musica e numeroso concorso di fedeli resero imponente questa figliale manifestazione.

NOVARA. - Imponente servizio funebre ebbe luogo nella Chiesa di Maria Ausiliatrice il 10 scorso febbraio.

Nell'atrio del tempio, scrive l'ottima voce di Novara, si leggeva la seguente epigrafe, dettata dal Rev.m° Parroco Cav. D. Carlo Baraggione:

A D. GIOVANNI BOSCO

FONDATORE DELL'ISTITUTO SALESIANO PER VIVA FEDE ED ARDENTE CARITA' VERO BENEFATTORE DEL SECOLO NEL DECENNIO DELLA MORTE I FIGLI RINNOVANO I SUFFRAGI PERCHÈ ASSUNTO ALLA GLORIA OTTENGA LORO DA DIO DI CONTINUARE LE OPERE DEL PADRE EDUCANDO AL BELLO AL BUONO AL VERO LE NOVELLE GENERAZIONI

Dentro al tempio s'ergeva un maestoso catafalco, dove, sopra a quei veli abbrunati, a quelle fasce dorate ed artisticamente condotte, spiccava con un significato indefinibile di speranza un ricchissimo drappo bianco. Una vera profusione di fiori e di ceri ardenti era distribuita in bell'ordine attorno, attorno.

Intervennero alla funzione S. E. Monsignor Vescovo, che assistette pontificalmente, la rappresentanza del Capitolo della Cattedrale, tutti gli alunni del V. Seminario teologico, gli allievi dei vari Istituti Salesiani della città, molti Cooperatori ed una folla di cittadini. Erano pure rappresentati il Comitato Diocesano, la Società Cattolica ed il Terz' Ordine.

Celebrò la Messa funebre un Rev.mo Canonico del Duomo, e gli allievi della Cappella dell'Istìtuto S. Lorenzo eseguirono scelta musica. Quando la mesta preghiera del soprano « recordare, Jesu pie» si sparse melodiosa in tutti gli angoli della Chiesa e fece impallidire le fronti degli astanti, il pensiero di tutti volò senza debbio a dieci anni addietro. La notizia della morte di D. Bosco aveva sparso il lutto anche nella città di Novara, perchè il nome di quest'uomo prodigioso era noto anche a noi. Pure non un Istituto, non una pietra sola era stata da lui innalzata fra queste mura. Ora, a dieci soli anni di distanza, tre grandi Istituti Salesiani sono sorti come per incanto nella città nostra.

Evidentemente Don Bosco aveva voluto aspettare a beneficar Novara, quando fosse in cielo, e ciò forse per essere più generoso. Intanto però chi gode in abbondanza il beneficio delle Opere di D. Bosco siamo noi. E noi appunto dovremmo essergliene grati in modo affatto particolare. E di questa gratitudine ne dà pegno sicuro l'affetto grande, con cui la città assistette a questi solenni suffragi. Dio ha suscitato D. Bosco, e non gli ha lasciato mancare i Cooperatori. Dio ha disposto che noi pure godessimo delle opere di D. Bosco, e Dio susciterà anche in mezzo a noi chi sostenga queste opere di tutta ed estrema necessità.

MILANO. - II decimo anniversario di D. Bosco venne commemorato il 3 dello scorso febbraio nel salone dell'episcopio, con una splendida conferenza, che speriamo verrà data alle stampe, dell'egregio Avv. G. M. Serra lunga.

L'oratore, dice l'Osservatore Cattolico, con vivo affetto e con efficace parola, lumeggiò la figura del grande benefattore della gioventù e dimostrò l'eccellenza delle Opere da lui fondate a pro della Chiesa e della Patria. Ebbe meritati applausi. Assisteva alla conferenza, oltre la presidenza del Comitato Diocesano milanese, S. Ecc. Mons. Mantegazza, il quale chiuse l'adunanza, ricordando come a Milano Don Bosco abbia dedicato una parte delle sue cure e come perciò meriti dai Milanesi gratitudine e venerazione.

BRESCIA. - Anche a Brescia il 31 gennaio si commemorò, nella Chiesa di S. Luca, D. Bosco e l'Opera sua. Vi intervenne numeroso pubblico e presiedeva il R.mo P. Cottinelli, Direttore Diocesano dei nostri Cooperatori. Prese per primo la parola l'egregio e zelante segretario sig. Vincenzo Minelli, che tratteggiò le opere meravigliose di carità cristiana di D. Bosco. Poscia il M. R. D. Angelo Caimo si diffuse sulla vita di Don Bosco, enumerò le molte sue opere, rilevandone l'immenso beneficio, e chiuse facendo appello al buon cuore dei presenti, a favore di tanti poveri fanciulli. L'adunanza si terminò con la benedizione del Santissimo.

ESTE. - La solenne commemorazione si fece il 31 gennaio nella Chiesa del Collegio Manfredini, con numeroso intervento di Cooperatori e Cooperatrici. Disse commovente discorso l'Ecc.mo Abbate Mitrato, e gli alunni del Collegio col devoto contegno mostrarono di pienamente comprendere il significato di quella funzione, la quale più che suffragio all'anima benedetta di D. Bosco, era stimolo ad imitarne le virtù magnanime.

MANTOVA. - Per opera della Direzione del locale Comitato Salesiano il 31 gennaio scorso ebbe luogo un solenne funerale per Don Bosco con numeroso intervento di fedeli. La parte musicale venne sostenuta dalla Schola Cantorum della città, ed il R.mo Arciprete di S. Apollonia D. Gaetano Mortara lesse dal pulpito un'affettuosa commemorazione di Don Bosco. Con le assoluzioni al feretro si terminò questa testimonianza di riverenza e d'amore data dai cattolici mantovani a Don Bosco.

SAVONA. - Degno di menzione è pure quanto si fece per D. Bosco nell'Oratorio della Misericordia di questa città. Dopo breve discorso del Direttore dell' Oratorio ed il canto d'un inno, fecero seguito scelte declamazioni in prosa e poesia. Si parlò del bene che ha fatto D. Bosco ai giovani coll'invitarli ad accostarsi sovente ai SS. Sacramenti; del bene che ha fatto colla stampa popolare, sopratutto colle sue Letture Cattoliche; della educazione che sapeva dare ai giovani, e del bene che questi ne ricavano frequentando gli Oratorii; si parlò dell'Opera di D. Bosco fra gli operai, e tutto riuscì alla maggior gloria di Dio.

MESSINA. - Gli alunni dell'Istituto Sa lesiano commemorarono il decennio della morte di D. Bosco con funebri preci e solenne accademia, cui presero parte tutti i . Coopera tori della città.

TRENTO. - La Voce Cattolica in data 1° febbraio scrive : Ieri in un ampio locale dell' Istituto Salesiano ebbe luogo una bella accademia pel 10° anniversario dacchè Don Bosco rese a Dio l'anima soavissima. L' aperse il Reverendissimo Monsignor Simone Baldessari, canonico decano del Capitolo, dimostrando in D. Bosco l'uomo provvidenziale del secolo XIX; uomo la cui memoria rimarrà in benedizione per tutti i secoli; uomo la cui carità si estese omai in tutti i paesi conosciuti; uomo che conquistò l'affetto universale; ben diverso e più grande del grande Napoleone. Sì, le conquiste della carità son più grandi che le conquiste della forza. Succedettero varii componimenti in prosa ed in poesia, alternati con suoni e canti d'occasione, tutti rivolti ad encomiare il Fondatore della Pia Società Salesiana. Pose termine alla simpatica accademia il Direttore dell'Istituto Salesiano, ringraziando i signori convenuti con un cenno patetico sulla vita di D. Bosco, che gli fu maestro, duce e guida.

VERONA. - Il Comitato Salesiano Veronese, ch'ebbe pur tanta parte nel promuovere queste commemorazioni, pagò il tributo della sua ammirazione e riconoscenza a Don Bosco, il 10 scorso mese. Per la funzione venne scelta la Chiesa dell'Istituto Salesiano bellamente parata a lutto.

Dopo la Messa solenne, eseguita con buon gusto da un piccolo gruppo di convittori, così scrive la Verona Fedele, il Sacerdote Don Martino Recalcati lesse, fra la generale attenzione, l'elogio di D. Bosco. Era il figlio che discorreva del padre con il cuore in mano. Non ebbe mestieri d'esordio; prese le mosse, subito, dal nome del grande eroe, che, dopo morte, è più vivo di prima, per il rapido propagarsi dell'opera sua. E con facile parola, con purgato stile, con foga vertiginosa, con brevi, ma sempre acconce digressioni, ne tratteggiò la vita, la giovinezza, i primi anni di apostolato, la fondazione dell'istituto, la moltiplicità delle istituzioni, cui diè mano. E dalla vivace tavolozza del Recalcati, la figura di D. Bosco, dipinta a tocchi rapidi, ma sicuri e precisi, usciva maestosa, intera; dalla penna di lui si sbozzava e, in men che si credesse, compivasi la statua dell'insigne benefattore per esser posta, non su piedestallo di marmo, ma su quello dell' ammirazione e della gratitudine. La carità tutto crede, tutto spera, tutto sostiene : fu il motto al quale s'informò l'elogio tessuto dall'oratore; e che ciò avvenisse in D. Bosco, tra l'ìndifferenza del secolo e, peggio , tra l'opposizione dei tristi, egli magnificamente provò, terminando con una esortazione a coadiuvare sempre di preghiera e, potendolo, di materiali sussidi il grande prodigio, del quale fu ed è ancora, per mezzo de' suoi figli, strumento D. Bosco.

Durante l'ultima parte dell'orazione si raccolse l'obolo per le Missioni Salesiane.

Il canto del Libera me, Domino, e l'assoluzione al catafalco posero termine alla devota cerimonia.

VILLA S. SECONDO (Asti). -In occasione del solenne funerale, quivi pure celebratosi il 31 gennaio in suffragio alla cara anima di D. Bosco, i Parrocchiani di Villa S. Secondo, memori dei benefizi spirituali ricevuti nelle sacre visite da lui fatte al loro paese, colle preghiere offrirono eziandio la loro tenue offerta per le Opere Salesiane.

FOGLIZZO CANAVESE. - La commemorazione accademica del 1° decennio dalla morte di D. Bosco ebbe luogo il 28 gennaio. Sarebbe lungo l'enumerare, anche solo di. passaggio, tutti i componimenti in verso ed in prosa ed in varie lingue, portanti l'impronta del grande amore che quei buoni giovani nutrono verso D. Bosco, loro padre e benefattore, e le promesse di seguire coraggiosamente le sue orme. Basti accennare le parole di chiusura dette dal R.mo Don Rua:

« Desidero qui far conoscere meglio una qualità di D. Bosco, generalmente non avvertita, e da voi non accennata nei vostri componimenti, affinchè possiamo animarci ad imitarlo anche in questo. Io credo, che il movente principale delle opere di Don. Bosco fu il suo gran cuore ed il suo gran zelo. Ad ogni necessità che scorgeva nel prossimo, il suo gran cuore restava commosso ed il suo gran zelo gli faceva subito cercare mezzi, per quanto potesse, adattati a sopperirvi.

» Egli era poverissimo e da solo poteva nulla, ma vide molti giovani abbandonati, per lo più non di. Torino, gironzolare qua e là, senza neppur sapere dove andare a dormire; anzi ne vedeva vagii venire di notte a rannicchiarsi sotto una, tettoia presso l'Oratorio: subito pensò fondare un ospizio per dar loro ricetto. Vide il male immenso che minacciava Torino dall'invasione dei protestanti, che nel 1848, fatti baldanzosi, mettevano in pericolo la fede di molti; il suo gran cuore non potè assistere a tante rovine senza commuoversi; si pose a predicare, a scrivere foglietti, ad aprire Oratorii festivi, persino a far dialoghi e commediole che ne smascherassero gli errori, e non cessò finchè vide scongiurato il maggior pericolo. I protestanti medesimi nel 1880 dovettero confessare di aver potuto fare gran propaganda nelle principali città d'Italia, ma che in Torino erano riusciti a fare molto poco.

» Vide D. Bosco la cattiva stampa a cominciare una battaglia terribile contro ogni cosa onesta e religiosa; ed egli, sebbene privo di mezzi, si pose a propagare la buona stampa, a scrivere egli stesso libretti appositi, specialmente le Letture Cattoliche, che, non potendo comporre di giorno, perchè già tanto occupato, componeva nelle ore tolte al sonno; poi aprire tipografie e librerie

» Specialmente vide che era bistrattata la Storia d'Italia, in cui si cercava generalmente di denigrare il Papato; ed egli si pose a scriverne una in senso affatto cattolico e diffonderla a migliaia e migliaia di esemplari.

» E così si può dire di tutti i bisogni che scorgeva: il suo gran cuore non reggeva a vedere tanta colluvie di mali allagare il nostro paese, ed il suo gran zelo non lo lasciava posare finchè non vi trovava qualche rimedio.

» La gran carità di D. Bosco e lo zelo della gloria di Dio gli fecero operare quanto noi conosciamo. Sia vostra gloria di arricchirvi di quelle virtù che vi meritino un giorno il nome di degni figli di Don Bosco: »

TRECATE. - Nella Chiesa del Seminario Vescovile S. Antonio il 31. gennaio si fece un solenne funerale per D. Bosco, cui presero parte tutti i Cooperatori del paese, i quali ricordano ancora che D. Bosco nel 1871 fu loro ospite per ben due giorni.

S. BENIGNO CANAVESE. - La commemorazione del 10° anniversario di D. Bosco si fece il giorno 17 febbraio con molta solennità. Commoventi le funzioni religiose, e la commemorazione accademica riuscì un vero gioiello di affetto figliale verso il Padre desideratissimo. L'Italia Reale-Corriere Nazionale nel suo numero del 18-19 febbraio ne diede questo cenno:

« Aperta a suon di banda, si diede principio allo svolgimento del programma con un breve ma forbito discorso, dove la grandezza e i benefizi di D. Bosco vennero posti in chiara luce.

» A questo tennero dietro gentilissimi componimenti in prosa e in poesia, i quali declamati con garbo squisito mostrarono che quei giovani come san maneggiare i loro strumenti, così all'uopo sanno prendere l'accento dell'oratore e trattare la lira del poeta. Così, tra le declamazioni, i canti. e i suoni, si passarono due ore di ineffabile soddisfazione che fuggirono come un lampo.

» Lode ai superiori ed agli allievi, i quali con quest'affetto vivissimo al loro Padre Don Bosco e coll'acquisto della virtù e della scienza si preparano a diventar, buoni operai, e di molti possiam dire buoni apostoli, poichè l'Oratorio di S. Benigno è il semenzaio dei Missionari laici, che coi Sacerdoti prestano l'opera loro per la redenzione di tanti infelici selvaggi. »

Riserbandoci di completare questa rassegna in altro numero, rivolgiamo un sentito ringraziamento alla stampa cattolica, che con appositi articoli e relazioni volle ricordare ai suoi lettori le opere del Padre e Fondatore nostro D. Bosco, e terminiamo con uno stupendo brano dell'elogio funebre pronunziato a Bologna dall'Em.mo Card. Svampa.

« I due lustri che trascorsero dalla morte di D. Bosco, disse l'Eminentissimo Cardinale, hanno evidentemente dimostrato che l'opera sua non è vana ed effimera, ma vigorosa, santa, divinamente feconda. Fuorchè nell'Australia, oggi i Salesiani sono sparsi e lavorano in tutto il mondo conosciuto; il numero di essi, in questi dieci anni, si è raddoppiato; le Figlie di Maria Ausiliatrice si sono triplicate; nelle Americhe si aprirono sessantasei nuove case de' figli di D. Bosco, e. ottantacinque nelle altre parti del mondo. Essi portando la fiaccola della religione e della civiltà in mezzo a tribù selvagge ed a terre inospitali, colla cura dell' età giovanile congiunsero le fatiche svariate e molteplici della vita apostolica. Fondarono ospedali per gl'infermi, aprirono lazzaretti pei lebbrosi, istituirono patronati di assistenza per gli emigrati, stabilirono villaggi, crearono città per gl'indiani, dove col nome di Dio, di Gesù Cristo. di Maria Ausiliatrice, viene intrecciato in cantico di benedizione il nome di un italiano, il nome di D. Giovanni Bosco. Ed oh ! come nel beato regno, ove noi crediamo che già trionfi lo spirito di quel grande, egli dovrà godere e rallegrarsi vedendo che il picciol seme da lui gettato in Torino sia cresciuto in tal pianta, che i suoi rami benefici si estendono su tutta la faccia della terra, e all'ombra sua amica si raccolgono i più derelitti e diseredati del mondo !

» Ma se mai Iddio benedetto, innanzi al quale gli stessi cieli non son puri abbastanza, per qualche macchia a noi sconosciuta, tenesse ancora lontana dal paradiso l'anima di D. Bosco... deh! che oggi si plachi la sua giustizia, oggi che da mille e mille cuori di sacerdoti e di laici, di giovanetti e di fanciulle, di persone consacrate a Dio, di emigrati in terre straniere, di lebbrosi amorosamente assistiti, di operai educati all'onesto lavoro, di selvaggi illuminati dal raggio della fede, si leva unanime la preghiera del suffragio dettata dalla pietà, ispirata dalla riconoscenza... Sì, o buon Dio, dona la requie eterna al fedele tuo servo ; e fa che a' suoi sguardi rifulga quella luce che mai non si spegne. Egli zelò la tua gloria, e dilatò il regno della carità; deh I non volere a lui ritardare il premio che promettesti a chi ti ama, a chi lavora e s'immola per te... »

FESTE E CONFERENZE DI SAN FRANCESCO DI SALES

IL nostro invito a voler celebrare la festa di S. Francesco di Sales e tenere in quella circostanza una conferenza salesiana è accolto ogni anno con crescente entusiasmo, e noi non possiamo che benedirne Iddio con tutta l'effusione dell'animo nostro riconoscente. Questo salutare movimento ben ci mostra che, in mezzo ai mali troppo gravi che ci opprimono, in mezzo ai pericoli che ci minacciano, la protezione ed il pietoso soccorso del nostro santo Patrono si fa ognor più vivo e palese nella famiglia di Gesù Cristo. Oh ! la famiglia di Gesù Cristo costò pure sudori, lagrime e sospiri immensi al nostro Patrono, quando era tuttora pellegrino in questa valle di lagrime! Per questo egli, ora beato nella celeste Sionne, sente vivamente il fremito dell'ira infernale, che oggi la vorrebbe spenta nella strage e nel sangue; per questo egli, che la vede camminare veloce sulla via della perdizione, se non si ravviva in lei la fede - questa divina scintilla pressochè spenta in ogni classe sociale - suscita dovunque generose persone, che facciano in mezzo alla presente società ciò ch'egli ha fatto per quella dei suoi tempi. E questi generosi imitatori del Salesio sono i Cooperatori di Don Bosco, i quali tra i profumi ed i cantici dell'amore rinnovellano la vita cristiana, chiamando tutti ad affrettare dall'Apostolo del Chiablese i giorni sereni del sospirato trionfo. Le feste e le conferenze di S. Francesco di Sales sono un profumo del risveglio della vita cristiana, perchè con alacrità promuovono il benessere religioso e civile dei popoli, sono un sacro fuoco che spiritualizza l'uomo e sino a Dio lo solleva. Ecco perchè noi gioiamo nel vedere che i nostri Cooperatori le promuovono con entusiasmo e ne raccogliamo la memoria con riverente affetto e profonda gratitudine.

TORINO. - La festa di S. Francesco di Sales celebrata il 29 gennaio nel santuario di Maria Ausiliatrice riuscì splendida sotto ogni aspetto. Al mattino ed alla sera, quantunque non giorno festivo, la chiesa fu quanto mai frequentata. Le sante Comunioni, continuate, si può dire, fino alle ore 10, furono una bella manifestazione di fede e di amore. Il tempo mesto della mattinata richiamava alla, mente i ricordi dolorosi di dieci anni fa, quando D. Bosco, moribondo, nella sua celletta aspettava che il suo santo Patrono disponesse di lui alla maggior gloria di Dio... Due dì dopo infatti D. Bosco spirava l'anima sua bella per andarsene a ricevere il premio della sua fede e dolcezza in cielo. Ed ora già dieci lunghi anni ci separano da quel dì, ma al nome di S. Francesco di Sales ed alla solennità, che in suo onore annualmente si celebra in Valdocco, sarà sempre congiunto il grido santo del morente D. Bosco : lavoro, lavoro, lavoro; grido che unito alla preghiera, raccolto e mantenuto vivo vivo dai suoi figli sotto la paterna guida di D. Rua, in un decennio ha operato prodigi. Solo osservando l'incremento che ha preso l'Oratorio di Valdocco possiam persuaderci di questo gran vero, che, quasi alba novella, è foriera di maggiori portenti.

Questo ci passava per la mente mirando, durante la Messa solenne, assistita pontificalmente da Sua Eccellenza Reverendissima Mons. Agostino Richelmy, Arcivescovo di Torino, quel migliaio e più di giovanetti studenti ed artigiani che, in devoto contegno, si beavano nell'assistere al sacro rito, reso ancor più attraente dalle soavi note dei sacri cantici. E quando in sul mezzodì il sole, diradando le nubi, immise torrenti di luce per i finestroni della cupola del santuario, ci parve di assistere ad un nuovo spettacolo : tolti i veli della mestizia e del dolore, sentimmo in lontananza i figli della Salesiana Sionne, intuonare il cantico nuovo dell'esultanza.

Le funzioni del mattino non potevano scendere più soavemente al cuore, o nell'anima commossa si potè toccar di nuovo con mano che solo un D. Bosco può operare simili cose.

Il tempo primaverile della serata rese le altre funzioni ancor più gaie, attirando maggior concorso. Alle ore 15 incominciarono i Vespri solenni in musica che durarono una buon'ora. Intanto la parte della chiesa riservata al pubblico andò riempiendosi di fedeli, tutti ansiosi di sentir la voce e l'autorevole parola dell'angelo della Diocesi di Casale. Alle 16 precise egli sali il pergamo, e per oltre una mezz'ora tenne pendente dal suo labbro l'affollato uditorio.

Prese a testo del suo dire le bibliche parole « In fide et lenitate sanctum fecit illum. » In uno smagliante quadro ritrasse S. Francesco di Sales, maestro di fede e mansuetudine, le due virtù speciali, per cui Dio dispose divenisse un sì gran Santo.

Disse come Dio, ammirabile sempre nei suoi Santi, suscita in tutte le età nuovi modelli, nuovi fari lnminosi per guidare gli uomini al conseguimento della perfezione. E a questi modelli Dio dà un'impronta speciale, un carattere singolare, perchè chiaro apparisca che colla grazia di Dio, qualunque sia il nostro naturale, qualunque la condizione nostra e le difficoltà che incontriamo, possiamo farci santi.

Questo carattere in S. Francesco è singolarissimo. Basta osservarlo per vederlo veramente adatto a ricondurre l'età moderna sulla via della virtù. Il tempo in cui visse S. Francesco presentava due ostacoli grandi : il giansenismo, che, allontanandosi dal mondo per rinchiudersi in sè stesse, allontanava le anime da Dio ; ed il sentimentalismo, che, scendendo a patti col mondo, si andava formando una coscienza elastica e adattata alle circostanze. Ma San Francesco superò, anzi distrusse questi due ostacoli colla fermezza della sua fede e con l'ammirabile sua mansuetudine.

E Don Bosco pure, con fede ferma e con mansuetudine costante, superò nel secolo nostro l'indifferentismo ed il sensualismo riconducendo con un portento nuovo tante anime a Dio e dando Dio a tante anime. Se Gesù Cristo regna in noi, facciam nostro lo spirito di San Francesco di Sales sull'esempio di Don Bosco.

Dopo questa bella introduzione Mons. Barone passò in rassegna i principali punti della vita di S. Francesco, mettendo in bella mostra la sua fede, che opera miracoli e quando era ancor fanciullo, e quando era giovane, e più di tutto quando fu sacerdote e vescovo. Ma la fede senza le altre virtù non vivifica ; e quindi Francesco la incarnò nella mansuetudine, di modo che non si sa dire se S. Francesco sia più grande operator di prodigi per la sua fede o per la sua mansuetudine. Mansuetudine e fede, fede e mansuetudine si può dire che in Francesco formavano una sola cosa, e con questo carattere trasse a Dio migliaia di anime, e coi suoi scritti le trae ancor oggidì. La sua penna è un torrente di luce per le menti ed un mare di bontà e di amore per i cuori che gustano i suoi scritti.

Infine esortò tutti a star forti nella fede, a non mai far transazione coll'errore nè dinanzi a Dio, nè dinanzi agli uomini, imitando la fede di S. Francesco. Inculcò la necessità della mansuetudine, onde avvicinarci al mondo per guadagnarlo a Gesù Cristo, elevandolo dal fango in cui giace. Tale fu la missione di S. Francesco, e tale è pure quella di Don Bosco e dei suoi Cooperatori. Il segreto delle opere di D. Bosco sta appunto nell'aver scelto a cardini della sua fabbrica la fede e la mansuetudine del Salesio.

La grave ed imponente parola del venerando Prelato rapiva i cuori, e si sarebbe stato più ore ad ascoltarlo.

Indi lo stesso Monsignore impartì la benedizione col Santissimo, e così si terminarono le funzioni religiose ad onor di S. Francesco.

Otto dì dopo , cioè il 5 febbraio, nella Chiesa di S. Giovanni Evangelista ebbe pure luogo l' annuale conferenza per i Cooperatori e Cooperatrici di Torino. L'oratore fu il Can. Vallega che trattò delle Missioni Salesiane. Il concorso fu superiore all'aspettativa.

IVREA. - La conferenza salesiana fu tenuta nella Chiesa parrocchiale di S. Domenico, il 22 gennaio , dallo stesso Sig. D. Rua di passaggio in questa città, la quale possiede una fiorente Casa Salesiana, che è come una succursale del Seminario delle Missioni estere di Vasalice e da cui provengono in buon numero i Missionari, che di anno in anno partono per evangelizzare i lontani popoli ancora giacenti nelle tenebre e nell'ombra di morte.

Accorsero alla pia .riunione tutte le notabilità d'Ivrea e dei paesi vicini. Intervennero pure i chierici del venerando Seminario diocesano. Don Rua, fra la comune aspettazione, esordì : « Tra le beatitudini evangeliche il Divin Salvatore pose pure quella: Beati i pacifici, perchè possederanno la terra, cioè, come spiegano gli espositori, possederanno i cuori. S. Francesco di Sales , dopo lunghi e perseveranti sforzi riuscì ad essere di quei beati, perciò a possedere i cuori, ed è questo il secreto per cui fece tanto bene. Don Bosco vero imitatore di Gesù e di S. Francesco di Sales, ebbe anch'egli l'arte mirabile di accaparrarsi i cuori dei giovanetti, che accorrevano intorno a lui e sempre lo circondavano ; poi il cuore di quanti lo avvicinavano; poi anche quelle dei lontani, buoni e cattivi ; ed anche i peccatori alle parole di lui si convertivano. »

Indi raccontò tra la commozione universale il quasi sconosciuto episodio del Grignaschi. Costui circa il 1854 era riuscito ad abbindolare e pervertire tutto il paese di Viarigi nel Monferrato, formandovi una setta insensata, ma fatale e rovinosa. Non si andava più in chiesa, ed assolutamente non si voleva più ascoltare la parola di Dio. Era una vera desolazione. Fu allora che il parroco ebbe la felice idea d'invitare D. Bosco a dettarvi un corso di esercizi spirituali. Aderì D. Bosco all'invito, ma una congiura erasi fatta di non andare ad ascoltarlo, con minaccie a chi osasse andarvi. Ma tanto pregò e fece Don Bosco, e tanto fu aiutato dal Signore, che in breve più nessuno gli potè resistere, e si fecero tali conversioni, che il paese intiero d'un subito si cambiò affatto, ed ancora oggidi si conserva come uno dei paesi più fervorosi. L'infelice Grignaschi poi, per varii delitti incarcerato e condotto nelle torri d'Ivrea, ebbe la visita di Don Bosco e la fortuna di riconciliarsi con la Chiesa. È questo uno dei trionfi della Chiesa , ed una prova lampante che i miti possederanno la terra.

Curioso il detto, che portò in seguito, di Monsignor Gouthe-Soulard, il celebre Arcivescovo di Aix in Provenza, il quale in una conferenza che tenne ai Cooperatori Salesiani di quella città disse : « Napoleone possedette la terra materiale, per poco tempo, D. Bosco venne a possedere i cuori e per sempre. Le conquiste di Napoleone si fermarono in Europa, D. Bosco le estese nei due emisferi. »

Alcuni ammirano tanto i Salesiani, per l'estendersi prodigioso e pel bene che fanno ; ma che cosa potrebbero i poveri Salesiani senza il concorso dei loro

Cooperatori e Cooperatrici? Essi danno bensì la loro persona; ma se non fossero le offerte dei buoni, essi potrebbero ben poco. La salute adunque di tante animo, o miei buoni Cooperatori, o mie benemerite Cooperatrici, (conchiudeva D. Rua), sta nelle vostre mani. Aiutateci sempre più generosamente e sempre più ampiamente si estenderà l'Opera Salesiana e la salvezza delle anime.

Terminò la funzione colla benedizione del SS. Sacramento impartita dal canonico Gallenga , Vicario generale della diocesi.

FOGLIZZO CANAVESE.- Altra Casa Salesiana, vivaio di Missionarii, è pure quella di Foglizzo. Quivi gli alunni del santuario e dell'apostolato salesiano iniziati agli studi filosofici, vengono poi a prepararsi pìù prossimamente alle Missioni nel Seminario di Valsalice. Il 28 gennaio di ritorno da Ivrea Don Rua vi si fermò a farvi due importanti funzioni. Al mattino pose l'abito chiericale a sei aspiranti alle Missioni : un Italiano, un Polacco Russo, un Bavarese, due Tedeschi delle Provincie Renane ed un Prussiano.

Al pomeriggio, cedendo alle premurose insistenze del Prevosto, tenne in parrocchia breve conferenza ai Cooperatori Salesiani. Esordito col ricordo di Don Bosco, il quale tante volte predicò da quel pulpito, toccò della festività del giorno, dedicato alla Sacra Famiglia; e venuto a parlare delle Opere Salesiane, fece vedere come la Società Salesiana abbia varie Case dedicate alla Sacra Famiglia e varie dedicate a ciascun membro di essa: per non dire delle Case dedicate alla Madonna, che sono innumerabili, tre in particolare ne ha dedicate a Gesù Operaio, una a Nazareth, una ad Orano in Africa, l'altra a Dinan in Francia : oltre poi alle tante già dedicate a S. Giuseppe, nel solo mese scorso se ne apersero due a Lui intitolate, e tutte e due aperte nel dì dell'Immacolata, una a Muri nella Svizzera, l'altra a Lons-le Saunier in Francia, senza contare una Chiesa a Lugo in Romagna, benedettasi nella stessa circostanza. Si terminò con la benedizione del Santissimo.

VERONA. - La festa di S. Francesco venne celebrata con discreto concorso di gente il 29 gennaio, giorno di sabbato. Dopo la Messa solenne, cantata dal Cav. Prof. D. P. Scapini, del Comitato Salesiano Veronese, alla quale i giovani dell'Istituto ottimamente eseguirono scelta musica sacra, il Professore D. G. B. Trida del Seminario, tenne un acconcio discorso sulla carità; e fatta l'antitesi tra la filantropia e la carità, mostrò questa in Don Bosco e nell'Opera sua. Chiuse raccomandando l'Istituto Salesiano alle oblazioni degli amici. La funzione religiosa si chiuse con la benedizione del SS. impartita dallo stesso D. Scapini.

TORRIONE(Bordighera). Colla maggior solennità possibile si celebrò la festa del nostro Santo Patrono. S. E. R.ma Mons. Ambrogio Daffra disse la Messa della Comunione generale tenendovi apposito fervorino: assistè pontificalmente alla Messa solenne e poscia pronunziò uno splendido panegirico.

Alla sera lo stesso Monsignore sempre instancabile tenne al numeroso uditorio la conferenza salesiana. Con bella facondia fece vedere il benefizio grande che gli abitanti del Torrione ebbero e godono tuttora per opera di D. Bosco, il quale alle scuole dei Valdesi contrappose le scuole cattoliche, ed al loro tempio una parrocchia. A vivi colori descrisse poscia le fatiche e le sofferenze dei Missionari Salesiani, il grande bene che hanno già fatto e quanto rimanga loro ancora a fare, per il cui compimento abbisognano di aiuti e di preghiere. Lasciò in tutti profonda impressione e si terminò la bella funzione con la benedizione del SS. impartita dallo stesso Vescovo di Ventimiglia.

SAMPIERDARENA. -Sabato 29 gennaio venne celebrata in S. Gaetano la festa di S. Francesco di Sales. Disse la Messa della Comunione generale ed assistè pontificalmente a quella solenne l'Eccellentissimo Arcivescovo di Spoleto, Mons. Mariano Elvezio Pagliari, il qnale regalò all'affollata assemblea un caro ed eloquente sermoncino.

Dopo i Vespri in musica, il M. R. D. Alfredo Marsano, Arciprete eletto di Rivarolo ed oratore distinto, recitò l'elogio del Salesio con parola facile ed attraente.

L'accorrere dei fedeli fu consolante, poichè non si sarebbe desiderato meglio in un giorno festivo : la festa di S. Francesco di Sales quivi pure diviene sempre più popolare e cara fra tutte.

Domenica poi, 30 gennaio, si tenne la conferenza pei Cooperatori. Salì il pergamo il benemerito Rettore dell'Istituto e parlò a lungo e con affetto di D. Bosco e dell'Opera Salesiana, lasciando in tutti soave impressione.

Vari membri del solerte Comitato parrocchiale di S. Gaetano si prestarono gentilmente per raccogliere le offerte e con la benedizione del SS. si pose termine alla pia funzione.

GENOVA. - La radunanza dei Cooperatori e delle Cooperatrici Salesiane tenutasi il 3 febbraio nella basilica di San Siro, ebbe felicissimo esito, e addimostrò una volta di più con quale stima ed affetto la eletta parte della cittadinanza genovese segua ed aiutì efficacemente l'Opera Salesiana.

Venne gustata la musica classica eccellente , eseguita con perizia e bellezza di voci dai bravi giovani dell'Ospizio di San Pier d'Arena. Specialmente furono dí un magico effetto il bellissimo Alleluia, gorgheggiato stupendamente da quelle vocine prima dell'adunanza, ed il grandioso ed imponente Laudate del Capocci, che chiuse la bella funzione.

Un particolare degno di nota fu la geniale conferenza recitata da un antico alunno dell' Istituto Salesiano di San Pier d'Arena, dal M. Rev. D. G. Battista Zerollo, curato di Morego. Commosse ed intenerì il ristretto sì, ma scelto uditorio ; e non poteva essere altrimenti nell'evocare, come fece, con maestria ed esuberante sentimento i ricordi della sua fanciullezza e la cara educazione ricevuta dai Salesiani.

« Altri, disse a principio, avrebbe potuto parlarvi quest'oggi con più calda ed affascinante eloquenza, ma non con più affetto e conoscenza di causa. » Eccellente quindi l'impressione che ne sortì in tutti che l'ascoltavano, perchè miglior lodatore dell'Istituzione Salesiana non poteva esservi, di uno che dai teneri anni fino a inoltrata gioventù sentì e provò il benefizio degli ottimi Salesiani. Abbiamo motivo a credere che la conferenza sarà data alle stampe.

Notammo che assieme ai giovanetti dell'Ospizio coadiuvarono nel raccogliere le offerte alcuni membri della Sezione Giovani dell'Opera dei Congressi. Osservando in ultimo il rapido estendersi delle Opere Salesiane, che anche in terre inospite e barbare portano il benefizio sommo della Religione di Cristo e fanno risuonare il nome italiano amato ed onorato, noi facciamo caldi voti che si aumenti sempre più il numero dei Cooperatori e delle Cooperatrici, che col loro obolo aiutino i figli di D. Bosco in questa bella crociata della carità alla gioventù dei nostri giorni che tanto ne abbisogna.

(Dal Cittadino di Genova).

TRECATE. - Nella Chiesa del Seminario si celebrò, preceduta da un triduo solenne, la festa di s. Francesco il 30 gennaio. L'oratore del triduo svolse in forma di conferenze i doveri dei Cooperatori Salesiani e la solennità non poteva riuscir meglio sotto ogni aspetto.

NOVARA. - Nella Chiesa di Maria Ausiliatrice si tenne la conferenza salesiana il 3 febbraio. Conferenziere fu il Rev. Canonico Scapardini, che parlò dello scopo dell'Istituto Salesiano della nostra città e de' mezzi per conseguirlo. Egli disse veramente bene che lo scopo dell'Istituto S. Lorenzo è quello stesso cui mirò sempre l'immortale D. Bosco nel fondare le sue Case di educazione, salvare cioè la gioventù, massime povera od abbandonata, per rigenerare la società a Cristo.

E se questo Istituto abbia un tale scopo, eccovi, signori, sotto i vostri occhi 50 ragazzi, preferiti perchè poveri a 200 altri che domandarono l' ammissione. Ma tutti poveri? No: alcuni pagano 25 lire mensili, altri 20, altri 18, altri 15, parecchi solo 10 e 19 di quelli niente o quasi, perche sono orfani, alcuni abbandonati, ed altri in tali condizioni da meritare la preferenza della carità cristiana.

L'oratore continua e dice quali siano i mezzi necessari per conseguire lo scopo che si prefigge l'Istituto. Essi sono : 1° preghiere ; 2° appoggio morale ; 3° offerte. Le preghiere ben fatte da tutti i Cooperatori e Cooperatrici attireranno le benedizioni di Dio su questo Istituto : l'appoggio morale, una certa simpatia che tutti abbiamo per le opere buone, faranno sì che l'Istituto goda quella buona riputazione che merita ; le offerte poi sono quelle che mantengono l'Istituto, poichè esso non ha fondi, ma vive alla giornata, sotto la protezione della Divina Provvidenza.

La pia signora Agostina Pisani, conchiuse l'oratore, immortalò il suo nome coll'erezione di questo Istituto, e voi tramanderete il vostro alla benedizione di migliaia di giovani, che in questo Istituto riceveranno educazione ed istruzione, se voi colle vostre offerte concorrerete al suo mantenimento. Ricordatevi che questo Istituto è l'unico nella nostra va-stissima Diocesi, al quale si possono con sicurezza affidare tanti orfanelli, amici prediletti di Gesù Cristo, pei quali egli disse : Tutto ciò che voi farete per questi poveri, lo terrò fatto per me.

(Dalla Voce di Novara).

ASTI. - Il M. R. D. Secondo Gay, l'infaticabile nostro Direttore Diocesano, ci scrive

« La festa di s. Francesco di Sales, fu celebrata la 1a domenica di febbraio nella parrocchia di S. Silvestro. Tenne la conferenza il sac. D. Molino, Vice Curato di Viattosto d'Asti. Seppe così bene tratteggiare la vita di D. Bosco e delle sue Opere, che molti si domandavano se fosse un prete salesiano. Commosse l'uditorio nel descrivere le peripezie, i disagi dei Missionarii Salesiani nell' America, la loro carità eroica nell'assistenza dei lebbrosi ecc. Siccome si dovette trasportare la festa, era un po' scarso il numero dei Cooperatori. Ma è a sperarsi che un'altra volta si mostreranno più zelanti nell'osservanza del Regolamento, più affezionati in ricordar quell'uomo provvidenziale dell'età nostra che fu D. Bosco. Il quale se forma l'invidia degli stranieri, è pur la nostra gloria, essendo egli nativo di Castelnuovo d'Asti, la sua madre Margherita Bosco di Capriglio d'Asti, Bartolomeo Garelli, da cui ebber principio i suoi Istituti , orfanello d'Asti, e di Mondonio d'Asti il fiore dei giovani Savio Domenico. Apud Astenses, sta scritto sulla sua tomba a Valsalice, e gli Astigiani finora a ricordar un tanto uomo hanno solamente un piccolo stuolo di Suore di Maria Ausiliatrice, che nel piccolo ed ameno paesello di Mongardino ne tengono le pubbliche scuole coll'annesso asilo.

» Come corollario di questa festa si pensò di stabilire anche nella città d'Asti la Pia Opera di Misericordia, detta dei francobolli usati, da cui tanto bene ricavano le nostre Missioni e specialmente le Salesiane. L'occasione fu data dagli stessi Cooperatori, alcuni dei quali, assieme alle offerte, trasmisero pure francobolli usati, da mandarsi al Sig. D. Rua, che ha incaricato una persona appositamente per questo scopo, e fin dal dicembre del 1895 diceva : torniamo a ripetere la nostra esortazione, ed insistiamo particolarmente presso i Direttori dei nostri Collegi, i Direttori diocesani dei nostri Cooperatori, i Decurioni, i RR. Parroci e Sacerdoti, affinchè vogliano essi prendersi un tale assunto nelle loro città e paesi. Per questo raccomandai ai Cooperatori di conservare i francobolli usati, animai i soci del Circolo Silvio Pellico, a farsi iniziatori e cooperatori della bella opera, invitai i cittadini e gli uomini tutti di buona volontà a deporre, d'or innanzi, i francobolli usati nella buca esterna del Circolo, per potersi in fin d'anno trasmetterli a chi di ragione. »

FOSSANO. - La domenica 6 febbraio l'Oratorio festivo e Collegio D. Bosco celebrarono la festa di s. Francesco di Sales coll'intervento del R.mo Sig. D. Rua, il quale disse la Messa della Comunione rivolgendo bellissime parole di circostanza. Alla Messa solenne tenne il panegirico del Santo il Rev.m° Can. Guarlotti.

Alla sera poi la Sezione-Giovani dell'Oratorio festivo, accompagnata dal Comitato diocesano, dall'Unione Coraggio Cattolico con rispettiva bandiera, nonchè da una numerosa rappresentanza della Sezione di Cussanio, si recò con il proprio vessillo e preceduta dalla banda salesiana dal Seminario alla Cappella dell'Oratorio. Colà giunta, venne accolta dai calorosi battimani dei molti intervenuti, ed entrò in chiesa, dove Mons. Vescovo benedisse la nuova bandiera della Sezione-Giovani e rivolse ad essi la sua paterna parola, esortandoli a dimostrarsi sempre buoni cittadini, coraggiosi cristiani, ed elogiando lo zelo indefesso dei Salesiani per tutto quello che essi hanno fatto nella città di Fossano.

Qui prese la parola il Rev.mo D. Rua, esortando i giovani della nuova Sezione ad essere sempre fedeli agli ordini del loro generale Mons. Vescovo e stretti alla propria bandiera, pronti sempre ad onorarla colle loro virtù o difenderla col loro coraggio. La benedizione col SS. coronò la bella festa che ha lasciato in tutti i presenti soave ricordo.

Lo stesso giorno il valente Can. Bertoglio tenne nella Cappella dell'Oratorio festivo una bella conferenza salesiana. Ci è impossibile darne un riassunto, dice il giornale locale, ma ci limitiamo a dire che essa fu ascoltata con ognor crescente attenzione, sia per l'importanza dell' argomento preso a trattare ed il modo magistrale con cui fu svolto, come pure per l'eleganza dello stile , che fu un vero gioiello di letteratura ; cose tutte che gli procurarono al fine un caloroso battimani dai circostanti e le congratulazioni di Mons. Vescovo e di D. Rua.

ASCONA (Canton Ticino). - Nel Collegio Pontificio che sorge in quel borgo ed affidato ai Salesiani, il 13 febbraio, si celebrò con tutta solennità e pompa la festa di S. Francesco di Sales. A darvi maggior lustro vi s'intrecciò bellamente un'altra circostanza: l'inaugurazione dell'Oratorio festivo a pro dei ragazzi di quel borgo. Poichè, scrive l'ottima Voce del Popolo di Locarno, rubati essi - i Salesiani d'Ascona - come ben disse l'on. Sindaco Zanettini, dal Vescovo nostro amatissimo Monsignor Molo, alla Casa madre di Torino, ebbero alla lor volta intrapreso un superbo furto, togliendo all'ozio ed ai pericoli delle strade e delle piazze i figliuoli del popolo e raccogliendoli a palestra di pietà, di studio e di onesti sollazzi nel loro giardino.

Gli è che siffatti furti nessuno impoveriscono ; rendono bensì il cento per uno... e alle trepidanti madri chiamano la lagrima della riconoscenza sul ciglio, e alla Chiesa assicurano nobili e generosi cuori, e alla patria preparano onesti e gagliardi cittadini.

Sono quindi furti preziosi innanzi a Dio ed innanzi agli uomini... e richiamano sui generosi che li sanno attuare le benedizioni di quanti s'interessano dell'avvenire della società.

Celebrò la Messa della Comunione generale il Pastore della Diocesi Ticinese, assistendo poscia pontificalmente alla Messa solenne , dopo la quale egli stesso volle dire l'elogio del mitissimo Vescovo di Ginevra. Lo disse con quell'unzione paterna che gli è propria: tratteggiò le meraviglie di carità compiute dal Salesio e le lotte che ebbe a sostenere anche da parte di quelli che, quantunque buoni, si erano lasciati trasportare da falso ed intempestivo zelo.

Dopo la funzione della sera si ebbe una riuscitissima accademia in onore di S. Francesco di Sales, di D. Bosco e di Mons. Molo e fu una tornata veramente divina, cui poche volte è dato poter assistere.

GUDO (Canton Ticino). - Il 6 febbraio si tenne la 1a conferenza salesiana recitata dal Rettore del Collegio d'Ascona. Parlò bellamente e con unzione delle Opere Salesiane ed eccitò i Cooperatori e le Cooperatrici, che già ascendono a 30 e più, a portare l'apostolato della preghiera e della carità loro alla diffusione delle Opere di D. Bosco in mezzo alla società.

VALLELUNGA-PRATAMENO (Caltanisetta). Per iniziativa dell'ottimo sac. Loreto Ognibene il 29 febbraio si celebrò la festa di San Francesco di Sales nel miglior modo possibile. Alla sera il sullodato zelante sacerdote tenne pure la conferenza prescritta, in cui parlò della carità di Don Bosco, facendo bellamente risaltare i vantaggi grandi che conseguono quelli che aiutano le Opere Salesiane, specie quelle per la vocazione degli adulti allo stato ecclesiastico.

MONEGLIA. - Dal M. R. Curato D. Odorico Malvino, Decurione, riceviamo la seguente consolante relazione : « Il 30 gennaio si tenne la prima conferenza salesiana in questo incantevol paese della ligure levantina riviera. Spedito un biglietto speciale a ciascuno' dei circa 40 Cooperatori qui esistenti. quasi la metà di essi aderì gentilmente all' invito. L'adunanza si tenne nella canonica di S. Croce per cortese favore del Rev.mo Arciprete Can. Ambrogio Grosso, fondatore e direttore della Buona Semente. Terminate le funzioni della sera, si aspettò qualche poco, poscia ci raccogliemmo nella sala a ciò destinata. Ogni principio è poca cosa , e questo poco alle volte scabroso. Anche noi non facemmo gran che, ma quello che si fece, si fece di cuore. Speriamo di fare assai piú in un'altra conferenza. Anche i grandi fiumi non sono in origine che fili di acqua. Adunque, alla meglio che per noi si potè, demmo principio. Si lesse anzitutto nel Bollettino ultimo di gennaio il caldo invito ai Direttori, Decurioni e Zelatori di tenere la conferenza prescritta dal Regolamento dei Cooperatori, nonchò alcuni capitoli del Regolamento medesimo; poi il Rev.mo sullodato Arciprete rivolse ai convenuti brevi, ma cordiali ed acconce parole sullo scopo dell'adunanza, e conchiuse animando tutti a voler porger soccorso alle Opere Salesiane. Due dei presenti si compiacquero parlare essi pure, e le loro parole furono lodi ed encomi per i buoni Salesiani, i quali fanno mille sforzi, si sottopongono ai più generosi sacrifizi pur di far del bene alla pericolante gioventù, e massimamente ai popoli selvaggi dell'America del Sud. A tali parole, efficaci quanto quelle dei più illustri oratori , perché sgorganti dal cuore, ognuno depose senz' altro spontaneamente sul tavolo la propria offerta, dandone per primo l'esempio l'ottimo nostro Arciprete. Tutt'insieme si fece la somma di L. 39,00, ch'io ho l'onore di mandarle. Benedica il buon Dio sì bella carità, e si compiaccia far provare ai singoli offerenti e alle loro famiglie gli effetti della sua celeste protezione verso coloro che si privano di denaro, alle volte necessario, per fare elemosina. Anzi, a maggior loro incoraggiamento e ad eccitamento per gli altri, non si offenda la modestia loro se se ne rendono qui di pubblica ragione i nomi. Eccoli : oltre il R.mo Sig. Arciprete, Can. Ambrogio Grosso, i signori Delbuono Gerolamo, Bonollo Alessandro , Botto Giovanni , Migliaro Luigi, Solari Ferdinando, Bardellini Luigi, Marengo Francesco , Rollandi Francesco, Del Bianco Giuseppe, Celsi Lorenzo; e le signore Bollo Angela Retagliata, Sivori Vittoria , Marengo Luigia , Frugone Emilia, Gragnoli Francesca e Chiapponi Angela. Mandarono poi la loro offerta (non avendo potuto intervenire) le signore Bollo Maria , Romolini Emilia, Marcone Rosa, Marengo Malvina , Paganini Caterina, Falchinetti Adelina e Vernengo Anna. »

PIRANO (Istria). - Il sottoscritto si affretta a partecipare che nel giorno 2 febbraio fu tenuta anche in questa parrocchia la conferenza salesiana prescritta per S. Francesco di Sales. La conferenza fu tenuta in una stanza della casa canonica. Si premise la lettura di un capitolo della vita di s. Francesco di Sales, nel quale tratta del suo zelo per il catechismo ai fanciulli e del suo amore a questi; indi lo scrivente tenne un discorso sul tema : D. Bosco e la gioventù. Si fece pure la colletta prescritta, la quale fruttò l'importo di fiorini 5.85 V. A., che il sottoscritto spedisce con assegno postale odierno.

Il numero dei Cooperatori in questa parrocchia è ancora ristretto (siamo una trentina); speriamo però di poterlo un po' alla volta aumentare a gloria di Dio e a vantaggio delle animo.

CAN. GIORGIO MARASPIN Decurione Salesiano.

FIRENZE. - La festa di S. Francesco di Sales fu celebrata il 3 febbraio con tutta la possibile solennità. Disse la Messa della Comunione il M. R. D. Francesco Grevi, prevosto di Greve, grande amico dei figli di D. Bosco. La Messa solenne fu cantata da uno dei più antichi allievi dell'Oratorio dell'Immacolata, il M. R. D. Ferracci Priore, di Lecore. Venne eseguita con molta precisione la Messa del M° Battman. In questa circostanza ebbe pure luogo la riunione degli Antichi Allievi di detto Oratorio, che si costituirono in apposito Comitato, onde poter tenere ogni anno simili riunioni. Tutto riuscì di somma soddisfazione.

LORETO. - Bella oltre ogni dire e simpatica riuscì la festa del nostro santo Patrono, celebratasi il 30 gennaio nella cappella dell' Istituto Salesiano coll' intervento delle LL. EE. R.me Mons. Scotti, Vescovo di Cingoli e di Osimo, e Mons. Podaliri, Vescovo titolare di Derbe, e di numeroso pubblico. Mons. Scotti disse la Messa della Comunione, ed il R.mo Can. Cicerchi cantò la Messa solenne, durante la quale i giovani eseguirono con precisione scelta musica.

Alla sera Mons. Podaliri dinanzi all'eletto uditorio loretano lesse un magnifico discorso, in cui dopo aver provato che solo la religione cattolica può formare deí veri eroi, si fece strada a parlare di uno di questi eroi : san Francesco di Sales, fermandosi in ultimo a tratteggiare uno dei suoi più perfetti imitatori, D. Giov. Bosco. Fu ascoltatissimo. Poscia Monsignor Scotti parlò intorno all' apostolato di Don Bosco e dell'opera sua nei nostri tempi, terminando coll'esortare i Cooperatori e tutti i presenti a voler continuare il loro appoggio ai Salesiani, affinchè l'opera loro di civilizzazione possa ognora esser più fiorente. Colla bienedizione del Sacramentato Gesù ebbe termine la bellissima giornata.

MESSINA. - Riuscitissima sotto ogni aspetto fu la festa di S. Francesco di Sales. Mons. Letterio D'Arrigo, Arcivescovo eletto di Messina, e S. E. R.ma Mons. G. Stagno dei Principi d'Alcontres, Vescovo Ausiliare, onorarono di loro presenza la geniale giornata. Tenne la conferenza ai Cooperatori il M. Rdo. D. Francesco Cerruti, Direttore degli studi della nostra Pia Società, e la sua parola dotta, patetica, animata riuscì a vieppiù riannodare in noi i vincoli di fraterna carità, di preghiera e d'azione.

ROMA. - La conferenza salesiana tenutasi il 16 febbraio ebbe ottimo risultato. Il R.mo Monsignor Radini-Tedeschi, valente oratore, parlò da pari suo di D. Bosco e delle Opere sue provvidenziali. La pia adunanza era presieduta dall'Em. Card. Satolli, cui facevano bella corona più Arcivescovi e Vescovi, tra i quali ci piace notare Mons. Antonio Grazioli, Arcivescovo di Nicapoli, Mons. Agostino Accoramboni, Arcivescovo di Eliopoli, Mons. Domenico Ambrosi, Vescovo di Poggio-Mirteto, Mons. Antonio Sabatucci, Arcivescovo di Antinoe, Segretario della Sacra Congregazione delle Indulgenze, Mons. Di Jorio, Vescovo di Castellamare di Stabia, ed altri. L'Em.mo Satolli impartì la benedizione col SS. Sacramento al numeroso e scelto uditorio composto di Cooperatori, parenti, amici e di tutti gli amanti del progresso delle nostre Missioni a favore della gioventù abbandonata.

MILANO. - Mercoledì mattina - così l'Osservatore Cattolico del 18-19 febbraio - alle ore 9,30 ebbero luogo nella Chiesa di Santa Maria Segreta le sacre funzioni indette dal Comitato Salesiano milanese in onore di S. Francesco di Sales patrono dei Cooperatori Salesiani.

Celebrò la Messa Mons. Ronchetti, Canonico della Metropolitana , durante la quale , accompagnata dal suono dell'organo, gli alunni del nuovo Istituto Salesiano di S. Ambrogio cantarono diversi mottetti sacri ; e giova dire che questo primo saggio dato da quei giovani riuscì oltremodo soddisfacente e torna ad onore di chi ha saputo in sì breve volger di tempo, impartire ad essi una sì accurata istruzione nella non facile arte del canto sacro.

Finita la Messa, Mons. Ronchetti, tesse, con elegante parola e profonda elevatezza di concetti, il panegirico del Santo, di cui celebravasi la festa. Con felicissimo parallelo confrontò i tempi di Francesco di Sales, terribili per la scossa che la Riforma tentava dare alla Chiesa Cattolica, con quelli non meno fortunosi di Don Bosco, in cui l'ateismo e la spadroneggiante massoneria mirava a cacciare Dio dalla società. E in questo confronto il valente oratore trasse argomento a magnificare l'opera di Francesco di Sales contro l'invadente eresia e l'opera di Don Bosco contro la corruzione che vedeva infiltrarsi nella nuova generazione. Nel riassumere i prodigiosi sforzi di Don Bosco, accompagnati dalla divina protezione, accennò alla miracolosa propagazione delle Opere di Don Bosco anche nelle più lontane e selvagge regioni e raccomandò alla carità cittadina perchè non manchino aiuti all'Istituto recentemente sorto nella nostra città. L'opera di Don Bosco è opera di Dio !

Il bellissimo discorso di Mons. Ronchetti lasciò profonda impressione nella eletta schiera dei Cooperatori e delle Cooperatrici accorsi numerosi a quella festa del loro Patrono. Pose fine alla commovente funzione il canto del Tantum ergo di E. Bossi, anche questo con somma maestria eseguito dai giovani alunni dell'Istituto; dopo di che Mons. Ronchetti impartì la benedizione col SS. Sacramento.

Numeroso fu il concorso, specialmente delle Cooperatrici, nel pomeriggio al nuovo Istituto Salesiano di via Copernico, per la conferenza che ivi ebbe luogo alle 14,30 sotto la presidenza di Mons. Ronchetti che siedeva al posto d'onore, avendo ai lati il Prevosto di S. Gioachino e il zelante Presidente del Comitato Salesiano milanese, D. Pasquale Morganti.

Recitate le preghiere di rito, sorse primo a parlare Don Morganti, che con un dire inspirato ad una semplicità piena d'efficacia, espose succintamente la storia di quanto erasi fatto dal primo gennaio ad oggi per l'impianto del nuovo Istituto, che ora conta già 150 ricoverati fra studenti ed artigiani, suddivisi nelle attivate officine di legatori, tipografi, falegnami, sarti e calzolai. Dimostrò la necessità per Milano di un Istituto maschile per la gioventù, gli sforzi fatti per raggiungere l'intento fin qui ottenuto, le cospicue offerte che la carità cittadina volle elargire al nascente Istituto destinato ad essere asilo d'un migliaio di poveri fanciulli abbandonati. Invitò i numerosi uditori a ringraziare Iddio pei tanti benefici avuti ed a voler compiere l'opera benefica coi loro aiuti per l'erezione di un Oratorio festivo , che è uno dei più ardenti desiderii del nostro veneratissimo Cardinale Arcivescovo. È con questo mezzo della carità cristiana che noi vinceremo la terribile falange dei socialisti e degli anarchici ; e in appoggio di ciò cita numerosi strazianti episodii che sempre più dimostrano l'impellente necessità di strappare al vizio, all' abbrutimento, al delitto tante infelici creature.

Prese tosto la parola Mons. Ronchetti, che con frasi scultorie tratteggiò l'indegno spettacolo della fanciullezza abbandonata , che cresce formicolante per le piazze, insolente, sfacciata , corrotta. Quando questi fanciulli saranno uomini, cosa sarà la società ? Ha parole roventi contro l'educazione moderna , contro la scuola atea, contro la scienza disgiunta dalla fede, contro l'immoralità che si diffonde nelle officine. No, la Chiesa non è avversa, ai trovati della scienza, e ben lo dimostra la Casa Salesiana di S. Ambrogio, ove tutti i progressi sono accolti con quella prudenza che sa congiungere la scienza colla Religione. È qui che si risolve la questione sociale sotto l'egida della religione.

La benedizione col Santissimo Sacramento, impartita dal Rev.mo Parroco di S. Gioachino, chiuse quella festa della beneficenza ; e noi facciamo voti che la novella Casa, sorta sotto gli auspici del Santo Protettore della nostra città, possa trovare quel pieno completamento che varrà a costituire uno dei primi vanti della Milano cristianamente benefica. Si, è dovere sacro per noi Milanesi aiutare quest'opera santa che, come ben disse Mons. Ronchetti , è evidentemonte opera di Dio. Tocca a noi Milanesi, col valido appoggio alla nuova Casa Salesiana , mostrare che Milano è sempre città eminentemente cattolica e sa mantenere alte le nobili, gloriose tradizioni della sua fede avita. La città di S. Ambrogio avrà una gloria di più nell'Istituto Salesiano di S. Ambrogio.

E l'infuocata parola di Mons. Ronchetti , che sì profonda impressione lasciò nell'animo dei suoi ascoltatori, non poteva trovare miglior conferma della visita che quelli, terminata la funzione nella per ora modesta Cappella dell'Istituto, fecero alle varie parti della Casa, ammirandone e lodandone la saggia disposizione igienica ed estetica e meritamente elogiando la proprietà e l'ordine che regna nelle varie officine.

Ebbero pure la loro conferenza salesiana i Cooperatori di ROSIGNANO e PENANGO nel Monferrato, di CUORGNÈ nel Canavesano e di BUSTO Arsizio in Lombardia. Dietro invito vi si recò il nostro Sacerdote Tommaso Pentore, la cui parola fu ascoltata con vivissimo piacere da quei nostri cari amici.

Per l'abbondanza della materia fornitaci dall'omaggio prestato a D. Bosco nel decimo anniversario della sua morte, e dalle conferenze e feste al nostro dolcissimo Patrono S. Francesco di Sales, dobbiamo per questo mese sospendere le rubriche « MISSIONI » e « AI GIOVANETTI ». S'assicurino però tutti i nostri lettori ed anche i piccoli amici di D. Giulivo che li compenseremo abbondantemente nel prossimo numero.

GRAZIE DI MARIA AUSILIATRICE

Portentosa guarigione.

Il sottoscritto, pieno di gratitudine verso Maria SS. Ausiliatrice, rende di pubblica ragione una grazia straordinaria, che Ella si degnò di operare nell'Istituto Salesiano di Trento.

Il giorno 12 del novembre scorso, si ammalò gravemente un alunno di Ia ginnasiale, di anni 12 circa, chiamato Carlo Delugan di. Panchià nel Trentino. In pochi giorni il morbo si fe' terribile, e fu dichiarato tifo addominale.

Si chiamarono i genitori dell'alunno, che sollecitamente accorsero al letto dell'ammalato e piangenti lo credettero spedito. Il giorno 18 una catastrofe era imminente: così giudicava il medico curante, l'ottimo ed abilissimo Dr. Leopoldo Pergher : così il sottoscritto e tutti i genitori di altri ragazzi affetti dallo stesso morbo.

Intanto accostandosi rapidamente alla morte, Delugan ricevette l'Estrema Unzione, dopo la quale io consigliai i genitori a fare un voto a Maria Ausiliatrice : di recarsi cioè col figlio, se fosse guarito, al santuario di Maria Ausiliatrice in Torino, ringraziarla e farvi un'offerta. Questo essi fecero prontamente, pieni di fiducia che la nostra buona Madre celeste avrebbe data un'altra prova della sua potente misericordia. Ed ecco sottentrare la speranza, ecco cominciare il miglioramento, ecco il giovanetto fuori di pericolo in soli due giorni.

Ma la prova non era finita, perchè, ricaduto più profondamente, il giorno 28 era quasi cadavere. Un consulto medico dichiarò spedito il giovanetto, assicurando che mai nessun malato era ritornato indietro da un punto così estremo. - Se guarisse questa volta, diceva il medico curante, più non si può dubitare d'un vero miracolo. - E Maria Ausiliatrice voleva proprio questa confessione, affinchè tutti avessero una prova della valida protezione, che esercita su questo Istituto a Lei dedicato.

Oggi il ragazzo sta benissimo: mangia, beve, scherza e loda Maria: insomma è fuor di pericolo. Erompa adunque da tutti i petti il grido: Evviva Maria SS. Ausiliatrice!

Trento, 21 Dicembre 1897.

DON PIETRO FURNO, Direttore.

Viva Maria SS. Ausiliatrice!

L'anno scorso, la vigilia del S. Natale, mio figlio trovavisi infermo per angina. Domandato del medico, disse che forse sarebbe stato necessario curarlo con un' operazione chirurgica. Di cuore mi raccomandai tosto alla Madonna per la grazia, promettendo di farla annunziare nel Bollettino Salesiano. Questa grazia la ottenni e nella giornata medesima, tanto che il medico ritornato non trovò più il male. Ora mi è dolce soddisfare alla promessa, ringraziando con tutta l'anima Maria SS. Ausiliatrice, nella cui protezione ho tutta la fiducia.

CATTERINA NEGRO.

Io sottoscritto dichiaro esser vero quanto si narra dalla Catterina Negro. Racconigi, 25 Gennaio 1898.

TEOL. Giov. BOLLINO

Non invano si ricorre a Maria.

Per malevolenze di nemici, furono intentati due processi ad un mio parente. Ricorsi a Maria SS. Ausiliatrice, pregandola di ottenergli da Dio la vittoria, e promettendole di far celebrare due Messe al suo altare in Torino col dono di L. 50; inoltre di far inserire la relazione nel Bollettino Salesiano.

La grazia fu piena, poichè si riconobbe la di lui innocenza, e si dichiarò in tribunale non farsi luogo a procedimento. Non si cessi mai adunque d'invocare questa benigna Madre di Misericordia nei nostri bisogni spirituali e temporali, animandoci il divoto San Bernardo con queste parole: « Cerchiamo grazie a Dio, ma cerchiamolo per mezzo di Maria e saremo sicuri di ottenerlo ».

Cardona (Monferrato), 25 Gennaio 1898.

D. ANNIBALE MORA, Parroco.

Acqui. - Certa P. C. riconoscente a Maria SS. Ausiliatrice per una segnalata grazia ricevuta, offre in ringraziamento, come aveva promesso, una collana d'oro attortigliato, della lunghezza di m. 1,57. Ella desidera che il presente dono orni, anche per breve tempo, la statua della Vergine, e che quindi il ricavo della sua vendita sia impiegato a beneficio delle Missioni Salesiane; e che inoltre l'offerta sia pubblicata sul Bollettino Salesiano.

Faenza. - Il Conte Dottor Tommaso Zucchini attesta pubblicamente il suo animo grato alla B. V., attribuendo all'intercessione di Lei, Cui ricorse nell'acume della malattia, il subito ed insperato miglioramento, seguito da rapida guarigione, di un suo bambino di tre anni, il quale, colpito da fiera bronco-polmonite, versava in tali condizioni da far temere di un prossimo esito infausto.

Genova. - Or son due anni che mio figlio veniva colpito piuttosto gravemente da congestione cerebrale, in modo da farci temere per la sua guarigione. Interrogati alcuni celebri dottori, dissero che la guarigione era assai difficile ad ottenersi. L'anno seguente trovandosi proprio assai male ed essendo impossibile ogni cura, coi miei parenti molto afflitti ci raccomandammo di cuore a Maria SS. Ausiliatrice, promettendo di fare un'offerta al suo santuario di Torino e di far pubblicare la grazia, se Maria SS. si degnava di concedercela. I giovani salesiani diedero principio ad una novena in nostro favore, ed ecco che il primo giorno della medesima mio figlio incomincia con meraviglia di tutti a sentirsi meglio, e recarsi al suo uffizio che da qualche tempo aveva lasciato. D'allora in poi, poco per volta andò sempre migliorando, ed ora con nostra somma contentezza lo vediamo del tutto guarito. Oh, sì ! Maria SS. ci ha concesso una grazia assai grande. Ne sia in eterno ringraziata !

ELISABETTA BARBERIS Ved. ASCHIERI.

Noto. - Viva Maria Aiuto dei Cristiani! Tre volte ho implorato l' aiuto di Maria, e tre volte sono stato patentemente soccorso, ispirandomi ciò che doveva fare. Operando secondo le ispirazioni avute, sono uscito dallo afflizioni, nelle quali era immerso. Chi ricorre a Maria Aiuto dei Cristiani, è certo che sarà esaudito.

Prof. CoRRADo BONFIGLIO RICIONE.

Oleggio (NOVARA). - La Signora R. M. G. ringrazia Maria SS. Ausiliatrice per averla salvata da una grave malattia e dal pericolo di perdere la vita; adempie alla promessa fatta di un' offerta e prega sia fatta pubblica la grazia ottenuta, affinchè tutti conoscano quanto è buona la Vergine SS. Ausiliatrice con coloro che fiduciosamente l'invocano.

Piano di Sorrento (NAPOLI). -Nel maggio dello scorso anno una pia Signora era gravemente inferma, e nel tempo stesso un figlio di lei faceva assai temere della sua vita. Furono fatte preghiere per la guarigione di entrambi, ed il Sac. Edoardo Jaccarino, che colà predicava il mese mariano, li raccomandò caldamente alla Vergine Aiuto dei Cristiani, e la grazia si ottenne. Madre e figlio guarirono e per mezzo del suddetto sacerdote ringraziano di cuore la Madonna di D. Bosco.

Torino. - Un padre di numerosa famiglia, per causa di disastri avvenuti in una azienda, rimase privo d'impiego e quindi in tristissime condizioni finanziarie. Si raccomandò in unione alla moglie e la famiglia tutta a Maria Vergine SS., a S. Giuseppe ed a S. Antonio da Padova. Dopo qualche novena ottenne un impiego buonissimo. Sempre fidente in Dio e riconoscente a Maria Ausiliatrice SS. ed ai Santi sunnominati, pubblica la grazia ricevuta ed implora dalla Madonna un altro favore non meno importante e la continuazione delle celestiali benedizioni.

Ottennero pure grazie da Maria SS. Ausiliatrice, e pieni di riconoscenza, inviarono offerte al santuario di Torino o per la celebrazione di S. Messe di ringraziamento, o per le Missioni Salesiane, o per altre Oliere di D. Bosco, i seguenti.

Margherita Mongi Ved. Muratori, con offerta di L. 5 per una S. Messa. - S. Martino Tanaro: Suor Luigia, Direttr. dell'Asilo Alfieri. - Anguillara Veneta: Virginia Piccinali, 4 per due Messe. - Ali (Messina): La famiglia Ungaro. - Tegoleto: G. B. Martini, 2. - Nizza Monferrato: Suor Lucia Gozzelino e Suor Maria Rossino. - Busto Arsizio: Carolina Pozzi Bellingardi, 15. - Ragusa Inferiore: S. C. M. M. per l'istantanea guarigione del tiglio. - Magliano d'Alba: Giuseppe Cane di Antonio, 2,50. - Mombaruzzo: Una pia persona a mezzo di Lorenzo Scarrone, 5. - Brescia: Un'associata al Bollettino Salesiano. - Solbiate Olona: Carlo Bollini, per la guarigione dal mal d'occhi a suo figlio, in seguito a novena ed offerta a Maria Ausiliatrice per la celebrazione di una S. Messa. - Preseglie (Brescia): Giorgio Mascadri, 5. - Rovereto (Tirolo Italiano): L. G., 5. - Torino: Maria C. - Coggiola: L. N. - Pagno: Maddalena Costa. - Nosate (Milano): Crocifissa Motta, 10. - Lodi: M. Cremonesi. - Filomena Pesce. - Alcamo: Gaetano La Rocca, 2. - Milano: Angelina Binda-Croce, 2, per una S. Messa -Toleto(Alessandria): D. Stefano Ricci. - Isolaccia (Sondrio)Pietro e Giovanni Martinelli. - Tredozio: - G. C. F. - Genova: Wilhelmine Aste Bulano, 10. - Osasco: Annunziata Demarchi, 2. - Pinerolo: G. L., 20. - Genova: G. T. 2. - Torino: Margherita Mandrile, 2 per una S. Messa - e due grossi mazzi di rose da porre sull'altare della Vergine miracolosa; Teresa Botta, 5; Paola Cantone, 10; Paolina Carando; C. S. L., 5; T. C. per aver trovato lavoro subito dopo invocata Maria Ausiliatrice; S. M. Religiosa; Enrico Molteni. - Peltestrina Veneta: Vi.ncenzina Zennaro Necca. - Alserio (Milano): Sac. Domenico Parravicini, 10.-Gerra Gambarogno: Sac. G. Bianchi, Parroco. -Trofarello: Anna Chiara; Scalenghe Giuseppa Maddalena, 10. -Parma: Sac. Dante Munerati. - Sèhio: Cristina Clementi, 2. - Racchiuso: Sac. Faustino Piazza, 5. - Cassano Spinola: Costantino Camo per la guarigione di sua sorella. - Siriano: Margherita Soardi, per la miracolosa guarigione di sua nipotina, e per un'altra grazia ottenuta da sua sorella, 20 per due S. Messe. - Taverne (Canton Tic.): Giuseppe Ronchetti, 2 per una santa Messa. - Andria (Bari): Riccardo Losito, 40. - Bordighera: Settimio Massa, Maestro, 6. -Torricella: Giuseppe Bernasconi, 5, ed altra precedente per la guarigione della propria consorte. - Pettinengo: M. A. T. U., 5 per due Messe. -Cremona: Giuseppina Merenghi Ved. Mascherpa, 5 per una Messa. - Sampierdarena: Sac. Carlo Angelo Maria Moro. - Chignolo d'Isola: Giovanni e Carolina Riva. - Cinzano: Carolina Cherasco, 2. - Porto (Vittoria): Can. Illidio Costa. - Cusago (Milano) Marino Ferrario, 3. - Possano: Giovanni Toselli, 5. - Almese: Giuseppe Dosio, 22. - Vermiglio: Matteo Gabrielli. - Aosta: Agostino Camos, 25. - Rovegno: Giovanni Isola fu Angelo. - Mombercelli: Filippo Ferrero fu Battista, 15 per Messa. - Milano: Emilia Ponti Vassalli, 5 per Messa. - Bussano: Innocenzo Podestà, 20. - Ivrea: Ch. Ciriaco Scanzi. - Leventina: G. Agnese. - Final Borgo: Ermenegildo Pregliasco. - Napoli: Emilia Caponi. - Alice Belcolle: Michele e Lucia Rinaldi.

NECROLOGIA

Il Sig. Giuseppe Prefumo.

NON possiamo resistere al bisogno che sentiamo dì offrire per mezzo del Bollettino un estremo tributo di affetto e di riconoscenza a questo Cooperatore, quanto insigne altrettanto modesto, che ci fu rapito dalla morte il 9 dicembre scorso.

Appartenne il Sig. Giuseppe Prefumo ad una di quelle patriarcali famiglie genovesi, in cui è tradizionale la pratica della più soda pietà, e continuo l'esercizio d'ogni virtù domestica, specialmente della carità verso il prossimo. Ascritto fin dalla sua giovinezza alle Conferenze di S. Vincenzo dei Paoli, il visitare i poveri ed alleviarne le miserie e le sofferenze fu l'unico e più dolce sollievo che potesse trovare dopo le opprimenti occupazioni del suo ufficio. Pel suo ardentissimo zelo fu eletto Presidente della Conferenza dei Diecimila Crocifissi, e questa, che oramai era sul punto di spegnersi, ebbe da lui tale impulso da operare ancor ora un bene immenso in favore dei poveri, che sono molto numerosi in quel sobborgo di Genova.

L'amore che egli nutriva verso Gesù in Sacramento indusselo a fondare ed a sostenere con mille industrie un'Associazione intesa a procurare al Re del cielo e della terra un corteggio meno indegno della sua maestà quando percorre le nostre vie per arrecare ai morenti gli estremi conforti. Afflitto nel vedere solamente alcune donne ad accompagnare il S. Viatico, fece sorgere una Compagnia di uomini, i quali in qualunque punto della città si trovino, nell'udir il segno che sì sta per portare la SS. Comunione ad un infermo, si prestano incontanente per accompagnarlo, e trovano a tal scopo in ogni parrocchia i cerei ed ogni altra cosa occorrente. Quale accoglienza avrà egli ricevuto nel partire da questo mondo, da quel buon Gesù, di cui ha zelato con tanta costauza l' onore!

Ma la storia della carità dovrà dedicare a Giuseppe Prefumo più d'una bella pagina. Nella visita delle famiglie povere, erano specialmente i giovinetti che colpivano la sua mente e commovevano il suo cuore. Per toglierli al pericolo di prendere il sentiero del vizio, si sforzava di collocarli in Case di beneficenza, imponendo a se stesso sacrifizi pecuniarii che sembravano superiori alle sue forze. Quando poi nel 1871 conobbe il nostro buon Padre D. Bosco, unitamente a varii altri confratelli delle Conferenze di S. Vincenzo de' Paoli, tanto disse e tanto fece da indurlo a fondare la Casa di Marassi, che trasferita poscia in Sampierdarena prese quelle vaste proporzioni che tutti sanno. Nè si tenne contento d'aver sì efficacemente contribuito ad iniziare quell'Istituto Salesiano, ma voleva secondo le sue forze egli stesso provvedere a quanto occorreva per l'educazione e per l'istruzione dei giovanetti. Ricordano infatti gli antichi allievi dell'Ospizio S. Vincenzo come quasi ogni sera, malgrado la stanchezza, il Sig. Prefumo si recasse a Marassi, portando ognora qualche cosa che potesse loro tornar gradita, accomunandosi ai loro giuochi, vivendo quasi della loro vita. E questo affetto verso l'Ospizio di S. Vincenzo de' Paoli durò fino alla sua morte.

La sua carità poi non si limitava ai Figli di D. Bosco, ma si estendeva ad ogni opera di beneficenza e ad un numero stragrande di poverelli, le cui pene trovavano una eco fedele nel suo tenerissimo cuore. Non è perciò a maravigliare se in Genova fu cotanto rimpianta la perdita di sì generoso benefattore.

Piacque a Dio provare la virtù del suo servo fedele con una lunga e penosa malattia; egli la sopportò con ammirabile rassegnazione, ispirata e sostenuta dalla sua verace pietà.

Tante opere buone e tanti patimenti sofferti per amor del Signore ci fanno credere che egli sia già glorioso in cielo; ricordiamoci tuttavia che nessun vivente è pienamente giustificato al cospetto di quel Dio, che vede macchie negli angeli stessi, perciò facciamo in modo coi nostri suffragi che a quell'anima eletta sia affrettato il godimento dell'eterna pace.

NOTIZIE VARIE

L'ESPOSIZIONE D'ARTE SACRA in Torino.

Togliamo dai giornali cittadini alcuni cenni sui locali della Mostra d'Arte Sacra di Opere e Missioni Cattoliche, perché torneranno assai cari ai nostri Cooperatori.

L'edilizio per l'Arte Sacra è disegnato dall'Ing. Conte Carlo Ceppi, il disegnatore medesimo di quel gioiello di chiesa, che è tutto un fine ricamo, del Sacro Cuore di Maria. L'edificio è tozzo, con pinnacoli ai lati, con alti finestroni, con le pareti a larghe fascie di vari colori, e recanti sul punto più elevato e più evidente le insegne pontificie circonfuse da un nastro svolazzante col motto biblico : « Gloria a Dio nell'alto dei cieli e pace in terra agli uomini di buon volere. » Una larga fascia, dipinta a fresco dal pittore Stratta, circonda nella parte che prospetta il Corso D'Azeglio tutto l'edificio. Vi sono raffigurate la stampa, lo studio, le arti belle ; poi l'arte di costruzione, quella del cesello e del lavorare i metalli, e infine quella del ricamo, nella persona di tre giovani donzelle che passano su di una strada fiorita, con ricami e fiori in pugno. I saloni interni sono decorati dal prof. E. Smeriglio. Larghi e ricchi drappi a sfondi or verdi, or sanguigni, or aranciati, vestono le distese pareti; splendide fascio intrecciate di ornati coronano lo spazio tra le pareti e la vólta e nella sobria intonazione delle tinte rallegrano l'ambiente e gli danno una viva freschezza e colorito.

Gli altri edifici sono per le Missioni. Ciascuna di esse ha un locale proprio. Disegnatore di questi è l'ingegnere Stefano Molli.

Per le Missioni d'Asia abbiamo una costruzione tutta caratteristica. Pare di essere innanzi ai palazzi dei reggitori di Birmania. Larghe scalinate, che portano in alto, su di un balcone che gira intorno alla casa; le mura coperte di fregi e di rosoni dorati; i tetti a bizzarre volute e pinnacoli strani, ci ricordano le costruzioni e le pagode dei piccoli abitatori dell'Impero celeste.

Per le Missioni dell'Impero Ottomano, abbiamo un edificio splendido. È un palazzo degno di un gran sultano. Ricche le decorazioni con un minareto alto alto e pieno di slancio; un grande porticato di fianco, a varie colonnette svelte o spigliate, con una serio di finestroni che danno sul cortiletto degli indigeni. Poi l'edificio per le Missioni Gerosolimitane. Il disegno grave attinge l'ispirazione da alcune rovine di costruzioni che risalgono al tempo delle Crociate, e il grande sa - Ione ricorda il tempio del Santo Sepolcro a Gerusalemme. A questo edifizio va annessa una cappella, dove verrà nelle prime ore del mattino celebrata la santa Messa, e dove si terranno le conferenze che il Comitato ha stabilito come parte dei festeggiamenti.

L'edilizio delle Missioni d'America ha linee architettoniche di carattere gotico inglese. Alle pareti del gran salone interno verranno affisse grandi carte geografiche delle Missioni americane, colle indicazioni precisate delle singole località dove esistono Missioni e dei Missionari direttori o fondatori con specificazione degli Ordini a cui esse appartengono. Vi sarà pure uno splendido panorama, molte tende per le colonie degli indigeni e per la raccolta degli oggetti e dei documenti per le Missioni d'Africa. Vari e bellissimi giardini metteranno la nota verde e gaia in tanta bellezza di edilizi e in tanto preziosa raccolta di opere dell'industria e dell'arte e riposeranno anche un poco lo sguardo stanco nella continua osservazione.

I MISSIONARI SALESIANI alla Direzione della Navigazione Gen. Italiana

Appena giunti a loro destinazione, i nostri Missionari partiti da Torino lo scorso autunno inviarono a varii giornali d'Italia, come all' Italia Reale-Corriere Nazionale , all' Eco d'Italia ed al Cittadino di Genova, il seguente gentil pensiero di riconoscenza verso della Direzione della Navigazione Generale Italiana, che noi pure siam ben contenti di poter qui riprodurre eziandio conte espressione della nostra sincera gratitudine per quante facilitazioni e riguardi suole ognora usare ai nostri cari Missionari la sullodata Direzione. Ecco lo scritto

È ormai un mese che siamo arrivati alla nostra destinazione, ed avevo sempre in animo di rivolgermi a cotesta Onorevole Direzione per un favore che son certo non mi vorrà negare. Le grandi facilitazioni, le cure ed i riguardi specialissimi, che il personale della Navigazione Generale Italiana, Compartimento di Genova, usa mai sempre ai nostri Missionari, meritano certamente di essere conosciuti pubblicamente, e cotesto ottimo e diffusissimo giornale può facilitarmi questo dovere.

Tutti i nostri Missionari partiti ultimamente sui piroscafi Washington e Sirio furono trattati egregiamente, avuto riguardo eziandio al pessimo tempo incontrato, che disgraziatamente perdurò quasi l' intera traversata. La nostra gratitudine è vivissima per tutto il personale, ma in modo speciale mi piace ringraziare l'egregio Direttore del Compartimento di Genova Comm. Agostino Crespi ed il sig. Eugenio Torre Ragioniere pei passeggieri di classe.

Noi non possiamo contraccambiarli come si meritano, se non colle nostre preghiere e con questo pubblico attestato di gratitudine e riconoscenza.

Nè a noi soltanto usano questi riguardi, ma ho potuto osservare che per tutti i passeggieri è somma la gentilezza e le buone maniere del personale. Si vede proprio che oltre alla bontà naturale, è generale negli impiegati il desiderio di osservare scrupolosamente gli ordini dei loro maggiori. Onore al merito, e non temo punto di asserire che così facendo la Navigazione Generale Italiana non avrà mai a temere la concorrenza, perche il buon tratto e le sollecite cure costituiscono la prima doto richiesta dai viaggiatori.

I Missionari Salesiani poi debbono inoltre la loro gratitudine per le facilitazioni concesse, avuto riguardo all'opera benefica che li spinge a varcare i mari. Di tutto noi saremo sempre riconoscentissimi alla Direzione della Navigazione Generale Italiana ed anche alla Direzione di cotesto ottimo giornale se in qualche modo darà pubblicità a questi meschini miei pensieri.

G. B. P.

Missionario Salesiano.

IL GIORNALE ARCADICO.

Nel nostro numero di novembre scorso abbiamo annunziato che il nostro Ospizio del S. Cuore di Gesù avrebbe intrapreso la pubblicazione del periodico mensile Il Giornale Arcadico. Ora ci gole l'animo di

poter asserire che i primi tre numeri, già pubblicati, non hanno smentito la grande aspettativa, ma dimostrano che la via intrapresa dalla 3a serie non sarà meno gloriosa di quella delle due che la precedettero. E però noi auguriamo ai nostri confratelli di Roma di trovare numerosi associati, onde poter proseguire nella via intrapresa con tanto plauso dei cultori delle lettere e delle scienze. L'abbonamento è di L. 10 annue.

Cooperatori defunti in Gennaio e Febbraio 1898.

1 Alloati Pietro - Torino.

2 Ambrosi Francesco - Pelizzano trentino.

S Ammirati D. Alessandro - Somma Vesuviana (Napoli).

4 Aresu Ch. Odone - Cagliari.

8 Baggi Angiolina - Piazzogna (Svizzera Tic.).

6 Baroli Francesco - Suno (Novara). 7 Basso Matteo - Alma (Cuneo).

8 Bellini Can. Innocente - Desenzano (Brescia).

9 Berar Emilio - Torino,

10 Berto Angelo - Chieri (Torino).

11 Bertolotti Avv. Cav. Giuseppe - Torino.

12 Bezoli Francesco fu Pietro - Desenzano (Brescia).

13 Bianchi Can. Guido - Parma.

14 Bianchi Can. Lorenzo - Badalucco - Porto Maurizio.

15 Boccella-Cittadella March. Emilia - Lucca.

16 Bodini Giuditta vod. Mondini - Cremona.

17 Bolognesi Teresa ved. Ambrosini - Bologna.

18 Bonicelli Maria ved. Ghezzi - Trescorre (Bergamo).

19 Brino Nicola - Carmagnola (l'orino). 20 Burlenghi D. Giuseppe - Parma. 21 Ceroni Giuseppe - Caltrano (Vicenza).

22 Cerro Giovanni fu Giuseppe - San Benigno (Torino).

23 Cipollari D. Alessandro, Parroco - Potenza Piceno - Macerata.

24 Colombo Lucrezia - Caronno (Milano).

25 Del Bello Luigia ved. Preve - Laigueglia (Genova)28 Delegu Ch. Giovanni - Cagliari.

27 Dellantonio Romilda - Predazzo Trentino.

28 Dolza Don Giuseppe, Prevosto - Vernone (Torino).

29 Facchi Caterina ved. Bellini - Foresto Sparso (Bergamo).

30 Ferrat Augusta n. Soraphine Polissier - Nus (Torino).

31 Fraccaroli Marianna - S. Pietro Incariano (Verona).

32 Galchino Caterina ved. Cerutti. - Torino.

33 Gallia Don Gio. Batt., Prevosto - Tassarolo (Alessandria).

34 Garaccioni Cav. Carlo - Apricale (P. Maurizio).

35 Garlaudo Can. Francesco - Lu-Monferrato (Alessandria).

36 Gilberti Elvira ved. Lanzi - Argenta (Ferrara).

37 Giustelli Teresa ved. Bretti - Caluso (Torino).

38 Gorini Celestina - Adrara S. Martino (Bergamo).

39 Guelpa Luigia ved. Basso Maona - Camandona (Novara).

40 Imarisio Federico - Villanova-Monferrato (Alessandria).

41 Lorenzoni Padre dei Minori Osserv. - Motta di Livenza (Treviso).

42 Manini D. Eugenio, Parroco - Fucecchio (Firenze).

43 Manzoni Antonio - Lecco (Como). 44 Marchi Catterina - Torino.

45 Marusi Annunziata n. Merusi Parma. 46 Masino Teresa - Torino.

47 Milanesio D. Michele - Collegno (Torino).

48 Minghetti nob. Teresa - Bologna. 49 Monti nob. Virginia ved. Anselmi Gabianolli - Arcevia (Ancona). 50 Mattoni Giuseppe - Lecco (Como). 51 Nazzi D. Orlando - Montopoli (Firenze).

52 Onestini Venanzio - Cotignola (Ravenna).

53 Oreglia Antonio - Fossano (Cuneo). 54 Osti Angiolina - Bologna.

55 Panizzi Elisa di Giuseppe - Balestrino (Genova).

56 Parete March. Teresa - Genova.

57 Piazza Valentino- Castions (Udine). 58 Piazzi Donna Regina delle Dame Orsoline - Milano.

59 Prada ved. Rosa - Peasina (Como). 60 Quintarelli D. Luigi - Negrar (Verona).

61 Rainoni D. Gio. Battista Canon. - Treviglio (Bergamo).

62 Ramorino Angolo - Mondovì (Cuneo). 63 Robustella Oreste - Limosano (Campobasso).

64 Romaggi Giovanni - Treviglio (Bergamo).

65 Romano Giovanni - Este (Padova). 66 Rossi Pietro fu Pietro - Cottaeggio (Sondrio).

67 Salario Maria Angola - Cagliari.

68 Saporiti Giuseppe - Solbiate Olona (Milano))

69 Serra Meloni Vincenzo - Cagliari. 70 Simonelli Padre Min. Osservante - Metta di Livenza (Treviso).

71 Succi Silvia nata Cotti - Castolnuovo Calcea (Alessandria),

72 Toldo D. Gio. Batta - Roncaglia (Padova).

73 Tomasini Padre Bonaventura - Montalto (Ascoli Piceno).

74 Tonini D. Pier Antonio - Cividale 75 Valfrd di Bonzo Cont. Erminia - Torino.

76 Valla prof. D. Alessandro - Mondovì (Cuneo)

77 Vaschetti Posa - Volpiano (Torino). 78 Vitrotti Luigi - Torino. 79 Zanin Giuseppe - Cadogno (Vicenza). 80 Zoppi Luigia - Verona. 81 Zucco Angola - Torino.

82 Girola Giovanni - Dosano S. Gio. - Como.

83 Gallifanti Cattorina- Trino Vercellese.

84 Cavallero Giacomo - Vesime.

85 P. Ratuajaca, Missionario Apost. - Ceylan.