Bollettino Salesiano

SOMMARIO DI FEBBRAIO 1898

LOTTE E TRIONFI    pag. 29 IL DECIMO ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI DON BOSCO » 32

UNA PAGINA D'ORO    » 36

MISSIONI: - COLOMBIA: Ancora della gran lilissione dei lebbrosi ed un secondo lazzaretto affidato ai Salesiani. - TERRA DEL Fuoco: Novelle dell'Isola Dawson. - BOLIVIA E PERù: Cose brutte od altre curiose degli Indii Aimarà. - In fascio . . . » 37

GRAZIE DI MARIA AUSILIATRICE    » 48 AI GIOVANETTI   .

L'ESPOSIZIONE D'ARTE SACRA IN TORINO ed i pellegrinaggi ai santuarii    » 53

NECROLOGIA    » ivi

NOTIZIE VARIE    » 54

COOPERATORI DEFUNTI   .   . . 55

ILLUSTRAZIONI: -La scuola musicale della Casa Salesiana di Lima (Perù), pag. 35 - La Chiesa parrocchiale di Fontibon (Colombia),39- Il ballo di buoi e cavalli (uomini) degli Indii Aimarà, 42 e 43 - Gruppo di Artigianelli della Casa di Lima, 47.

1837 - 31 Dicembre - 1897 † 1878 - 20 Febbraio - 1898

IL 31 dello scorso dicembre ricorreva il 60° anniversario della Prima Messa del Santo Padre Leone XIII; ma come tutti i Cattolici, aspettammo per tributargli pubblicamente i nostri omaggi e voti un'altra data non meno memoranda della sopracitata: il 20° anno della sua assunzione alla Cattedra di San Pietro, che si compie addì 20 corrente mese. Questa data fu la prescelta per i solenni festeggiamenti che il mondo cattolico intende tributare al Padre e Duce Sommo delle anime, perchè, essendo meno rigida la stagione, riuscissero più splendidi e veramente degni della memoranda circostanza. A questo fine i capi del movimento cattolico di ciascuna nazione, oltre le feste locali, indissero già numerosi pellegrinaggi alla tomba del Beato Pietro, per potere tutti ad una voce , rinnovare di presenza al Santo Padre i sensi della più illimitata devozione e fe deltà. Noi non possiamo non raccomandare con tutto il cuore ai nostri Cooperatori e Cooperatrici di aderire, almeno in ispirito, a queste figliali manifestazioni pubbliche, perchè servono mirabilmente a rianimare in tutti il coraggio e la fede, facendo una volta più risplendere alle nostre menti il magnifico quadro delle lotte e dei trionfi che formano la più bella prova della divinità della Cattolica Chiesa.

In mezzo alle agitazioni che tengono la moderna società assai fuorviata dalla retta via da seguire ed in grave pericolo di smarrirla del tutto, oh ! ben sentiamo quanto bisogno vi sia di coraggio e di fede nel campo cattolico.

Fede e coraggio ci vuole, perchè abbiamo a tener sempre alta la fronte contro il vizio e l'errore; perchè con volontà forte e costante possiamo sfidare i cimenti, i pericoli, figli artifici, le passioni che d'ogni parte ci suscitano i seguaci di Belial ; perchè la nostra lingua, verace espressione dell' animo nostro, possa ripetere anche nelle più critiche e perigliose circostanze il non possumus della verità e della giustizia. Sì, la necessità di fede e coraggio si fa sentire prepotente ai di nostri, perchè si possa ottenere che tutti siano costanti in volere ubbidire a Dio più che agli uomini; che tutti abbiano il possesso di se stessi nella volontà di Dio senza debolezza, senza scoraggiamento, con energica costanza, nell'operare e nel soffrire , nell' intraprendere o nel tralasciare qualunque ostacolo s'interponga al conseguimento dell'ultimo fine.

Ed avvi forse un mezzo più efficace per riaccendere il coraggio nei nostri cuori e ravvivare la fede nelle anime nostre, di quello di andare a Colui che Gesù Redentore scelse a reggere le sorti della sua mistica sposa, la Chiesa? Nella Cattedra di Pietro e nel magistero infallibile di Chi vi siede si trova una maravigliosa unità di mente e di cuore , e chiunque aderisce a questa ammirabile unità, va sicuro per la terrestre sua via, animato del continuo e retto dallo Spirito del Signore che è Spirito di fede e di coraggio. Per certo ad infondere fede e coraggio nei pusillanimi è attissimo il pensiero dell'indefettibile unità di tutti i membri della Chiesa di Gesù C. ; unità che non si può spiegare senza l'intervento del sopranaturale. E quest'intervento trova la sua genuina spiegazione nella preghiera del Redentore, che impetrava dal Padre l'unità di tutti i membri della sua Chiesa. paragonata per la elevazione del principio alla stessa unità tra il divin Padre ed il Figliuolo : rogo... ut omnes unum sint, sicut tu Pater in me, et ego in te (Ioan. xvii, 21), e questa preghiera non verrà meno giammai di effetto. Ma più di tutto mirando al Vaticano, vedremo in tutta la sua bellezza e ricco di sempre nuove fulgentissime gemme, il quadro delle lotte e dei trionfi della Cattolica Chiesa che, custodita dal Leon di Giuda, il quale

« ... non anco è morto,

ma vive e rugge, e il pelo arruffa e gli occhi,

terror d'Egitto e d'Israel conforto , »

prosegue impavida la sua via in mezzo ai secoli, non vinta mai, vincitrice sempre. E questo quadro è un potente fattore di fede e coraggio.

*

La Chiesa, dice un eminente Prelato, come si sa pei primi rudimenti del Catechismo, è militante sopra la terra, riserbata ad esser trionfante nel cielo. Epperò milizia fu detta la vita del cristiano nel suo terrestre pellegrinaggio. Ora la vita del soldato è quella della fatica e della lotta così nel senso morale come nel senso civile. La lotta è adunque inseparabile dalla Chiesa che è la società di tutti i credenti in G. C., sottomessi al Pastore Supremo il Romano Pontefice è la lotta della verità contro l'errore, della giustizia contro le corruttele e gli arbitrii che l'offendono, della morale contro la disonestà. Essa ricevette questa legge dallo stesso suo divino Fondatore , il quale alla stessa legge volle sottoporsi. Ei visse mortificato, e, fatto segno all'odio dei suoi nemici, rimase anco ucciso : ma fu dal legno che conquistò la terra : domuit orbem non ferro sed legno.

Laonde la Chiesa, corpo mistico di G. C., sostiene in terra una missione del tutto simile a quella del suo Fondatore, laboriosa e spesso cruenta per martirio ; ma al cessar delle tempeste, ella fu sempre lieta ed abbellita di nuova luce nei suoi trionfi , sapendo d'esser sorretta da una divina virtù, la quale avrebbe in ogni tempo infrenate le furie dell'inferno a non prevalere sopra di lei. Ora le lotte come i trionfi della Chiesa furono di tutti i tempi. Cominciarono nel suo nascere con le persecuzioni dei giudei e poi dei pagani e fu l'epoca prima della dispersione e delle catacombe. Durarono in seguito per le aberrazioni degli stessi suoi figli, che ne lacerarono il seno con le eresie e gli scismi. Però prevalse sempre l'immensa forza morale della verità e del diritto; onde la vita dei diciannove secoli cristiani non si conta che con la storia delle grandi lotte e delle grandi vittorie apparecchiate dal divino Fondatore e conseguite dalla Chiesa.

Sì, i secoli passarono e tutto fu rovesciato; le dinastie sono scomparse, le grandezze del mondo pagano non sono più, e si cercherebbero invano le ceneri di tante rovine, mentre Roma, la dolcissima madre dei cristiani, sotto quella magnifica cupola lanciata fra il cielo e la terra come il più bel diadema posto sul capo d'un uomo, è oggi la regina del mondo. Pietro vi è perpetuato in quella statua di bronzo imbrunita dai baci dei secoli : il Galileo regna e trionfa, e noi vediamo il suo 257° successore occupare il soglio del povero pescatore di Galilea, già da 20 anni ricco di immortali trionfi. Ora non basta forse questo magnifico quadro per rinnovellare la nostra fede e il nostro coraggio ?

Fissiamo perciò specialmente in questi giorni i nostri sguardi al Vaticano, e vedendovi il quadro sempre vivente delle lotte e dei trionfi della Chiesa, animati di santo ardore, accorriamo volentieri alle feste che celebra in questo mese quel Venerando Vegliardo, come alle feste del padre di famiglia, e mostriamo di esser quelli che sempre ci onorammo di essere , figli devoti della Cattolica Chiesa, oggi retta e governata da sì illustre Pontefice.

Queste feste, trasportando ai suoi piedi gli attestati della gioia, della venerazione e dell'amore di tutti i suoi figli, ribadirà una volta più in faccia ai detrattori del Papato l'importanza di quella suprema autorità che Dio stabiliva sulla terra come anello di congiunzione col cielo. E lo spettacolo del mondo cattolico, che si commove come un sol uomo innanzi a Colui, che già da 60 anni fu scelto da Dio ad offrire sugli altari l'Ostia di propiziazione e di pace e da 20 anni ad esser il rappresentante ed il depositario di quell' autorità - che nelle 19 volte secolari sue lotte e trionfi dà sempre novelle prove di vitalità - rianimi la nostra fede ed il nostro coraggio.

Per il 20 febbraio, domenica di Quinquagesima , giorno in cui si compie il 20° anno del Pontificato di Leone XIII raccomandiamo caldamente a tutti i nostri Cooperatori di voler fare la santa Comunione per il Santo Padre. I RR. Parroci e Sacerdoti farebbero cosa ottima a preparare numerose Comunioni generali ed a celebrare in quel dì o nel seguente una s. Messa ad mentem dì Leone XIII.

IL DECIMO ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI DON BOSCO

QUESTA mesta data, che abbiamo già ricordato nel numero precedente, pare destinata, mercè lo zelo e l'affetto che nutrono verso l'Opera di Don Bosco tutti i nostri buoni Cooperatori e Cooperatrici, a segnare un nuovo grande avvenimento nella nostra vita salesiana. Noi pieni di riconoscenza riassumiamo ora quanto zelanti Cooperatori vollero ideare per commemorare il decimo anniversario della morte del Padre e Fondatore nostro, sia perchè tutti i nostri lettori vi possano concorrere, e sia perchè negli annali della nostra Pia Società perenne ne rimanga tanto la memoria quanto la gratitudine.

*

Il benemerito giornale L'Italia RealeCorriere Nazionale (1) nel suo primo numero del corrente anno espresse l'idea di commemorare il decimo anniversario della morte di D. Bosco

« con qualche speciale atto di omaggio alle Opere Salesiane che sono lustro e gloria specialissima di Torino, ov'esse sorsero, dove hanno la loro sede madre, il centro donde si spandono in tutto il mondo.

» E i Torinesi non avranno consenzienti in tale omaggio non solo i Piemontesi, ma tutti gli Italiani, anzi tutti gli altri popoli che risentono i benefizi dell'Opera di Don Bosco ?

» Di ciò abbiamo ragionato con parecchi amici e si convenne nella costituzione di un Comitato Internazionale che promuova un tale omaggio all'Opera di Don Bosco e lo faccia principalmente consistere nell' EREZIONE DELLA CHIESA DEL SEMINARIO DELLE MISSIONI SALESIANE IN VALSALICE, ove l'attuale Cappella, di antica costruzione, poco solida, è, non solo insufficiente, ma cadente addirittura con permanente pericolo di rovina.

» Si terranno all'uopo apposite conferenze sulle Opere Salesiane nelle principali città d'Italia e delle altre Nazioni; ed è giusto che tutte concorrano alla erezione della Chiesa ove si formano quei Missionarii, che a tutte recano i benefizi dell'Opera di Don Bosco.

» Nulla di meglio poi che, in quest'anno dei Centenari religiosi e dell' Esposizione delle Missioni Cattoliche a Torino, uno dei più soavi festeggiamenti abbia ad essere la posa della prima pietra per la Chiesa del Seminario delle Missioni Estere a Valsalice. »

Questa la proposta fatta dall' esimio Sign. Avv. Stefano Scala, Direttore dell'Italia Reale-Corriere Nazionale.

Nello stesso giorno ricevemmo pure un appello che il Comitato Salesiano Veronese indirizzava ai benemeriti Comitati, ai Direttori, Decurioni, Zelatori, Cooperatori e Cooperatrici della Pia Società Salesiana, invitandoli a commemorare il 10° anniversario dalla morte di D. Bosco con qualche omaggio speciale. Da due centri ben distinti della penisola si levava adunque lo stesso invito a tutti i nostri Cooperatori : da Torino e da Verona.

Il R.mo nostro Superiore D. Michele Rua commosso non potè non approvare sì l'uno che l'altro, poichè unico era lo scopo, e però si fece premura d' inviare alla Direzione dell' Italia Reale-Corriere Nazionale copia dell'appello del Comitato Veronese, aggiungendovi la seguente lettera

CARO E BENEMERITO SIG. AVVOCATO, Torino, 2 Gennaio 1895.

RICEVO or ora l'unito appello del Comitato Salesiano Veronese, che mi ha veramente commosso... Ne sia benedetto il Signore, e siano pure sentitamente ringraziati quei buoni benefattori! Lo mando a Lei, riconoscente se vorrà pubblicarlo.

Dal canto mio, mentre ringrazio con la più viva gratitudine la S. V. dell'iniziativa, così nobile e pietosa, di commemorare il 1° decennio dalla morte di D. Bosco, accolgo con non minor riconoscenza l'idea che questa iniziativa si attui e si compia nell'erezione di una Chiesa nel Seminario delle Missioni di Valsalice presso la tomba dell'amatissimo Don Bosco, e ciò quando appunto sta per aprirsi la Esposizione dell' operosità cattolica nell'arte e nelle missioni.

Da quella tomba partono i poveri figli di D. Bosco , per portare a lontane e spesso barbare regioni la luce della Religione e della civiltà e il nome stesso dell'Italia. Sta bene adunque che presso quella tomba s'innalzi un monumento, che dica nel suo mesto ma eloquente linguaggio come dalla fede e dalla carità cristiana abbia attinto D. Bosco l'ispirazione e la forza all'opera sua sublimemente cattolica ed umanitaria.

Provveder di pane i poveri giovani, e provveder di chiesa quel Dio , da cui ci viene ogni bene , era il suo motto , il suo ideale. Ebbene , questo motto e quest'ideale intendono pure di far proprio i Salesiani e i Cooperatori di Don Bosco. Il monumento, eretto con questi sentimenti, sarà certo il più rispondente a questo concetto e il più conforme allo spirito dell'amatissimo Padre.

Mi permetta ora, Sig. Avvocato, di pregarla che tutto si concentri nel commemorare il decennio dalla morte di Don Bosco, non già il decennio di carica del suo successore. Noi non facciamo che raccogliere quel che D. Bosco ha seminato con tanti sudori ; sia dunque a lui, a lui solo, dopo Dio e Maria Ausiliatrice, il merito e la glorificazione.

Dio benedica Lei, caro Sig. Avvocato, e con Lei i valorosi Collaboratori dell'Italia Reale-Corriere Nazionale, da Lei così degnamente diretto , ed in ispecie l'indimenticabile Canonico Tinetti.

Noi Salesiani e i nostri giovani li accompagniamo con le nostre povere ma affettuose preghiere. - Mi creda sempre

Di V. S. Chiar.ma

Obbl.mo servitore

Sac. MICHELE, RUA.

Ed ora riportiamo il nobilissimo appello del Comitato Veronese, perchè ogni sua parola spira affetto grande per le Opere di D. Bosco.

Verona, 28 Dicembre 1897.

SoNo per compiersi dieci anni - e volarono come il lampo - dal giorno indimenticabile, nel quale il Servo di Dio, Don GiovANNi Bosco, s'addormentò placido e sereno come visse, nel bacio del Signore. Ma il nome del grande uomo, dinanzi alla cui prodigiosa carità s'inchinarono anche gli stessi avversari, non è caduto nell'oblio; non si è affievolita la memoria delle sue virtù. Da un punto all' altro della nostra Penisola, anzi da un punto all' altro d' Europa, e oltre l' Oceano , nell'Asia e nell'America sopra. tutto , lo si ricorda, lo si celebra ancora; perchè Don Bosco è vivo come e più di prima; vivo nella continuazione e nello sviluppo delle sue molteplici istituzioni; vivo nello zelo e nell' operosità de' suoi figli, che ripetono con lui, pieni di eguale entusiasmo e di eguale amore, il grido affannoso del Patriarca Ebreo: Da mihi animas, coetera tolle.

Egli ebbe la consolazione di vedere, in sua vita, l'Opera Salesiana diffondersi come nebbia ed avvolger la terra con le industrie di quella vera e sola beneficenza, che nasce appiè della Croce; ma, dopo morte, con le sue preghiere fece ancor di più. Le Case e gl'Istituti Salesiani si moltiplicarono con rapidità portentosa; i sacerdoti della sua Congregazione, sospinti dall'amore, volarono qua e là, come le nubi , delle quali discorre il Profeta; i piedi degli evangelizzatori stamparono le orme speciose, dove non era giunto ancora raggio di vita; sicchè ormai ,agl'imprescindibili bisogni delle Case già erette, alle continue domande per l'erezione di nuove mancano gli operai della mistica vigna, e si è costretti di ripetere: la messe è molta, gli operai sono pochi.

Considerando questo propagarsi dell'Opera Salesiana , il quale ben può dirsi un trionfo di nostra Religione fra le mille difficoltà del presente, ci parve opportuno cogliere occasione dal decimo anniversario della morte di Don Giovanni Bosco per invitare i Comitati Salesiani d'Italia, i Cooperatori e le Cooperatrici a commemorarla con maggior prova di affetto alla memoria dell'Uomo di Dio e all'Opera sua, che non siasi fatto negli anni precedenti.

Un mese e pochi giorni ci separano dal 31 gennaio 1898 ; ma è quanto basta per disporsi a ricordare in quel giorno l'Apostolo della carità, in Italia nel secolo XIX.

Il Comitato Salesiano Veronese , pago di aver dato l'iniziativa con questo appello, lascia libero a tutti di prendere quelle disposizioni che si crederanno migliori. Nondimeno proporrebbe che il primo decennio della morte di Don Bosco si commemorasse nel modo seguente:

I. Celebrare la funzione di suffragio negli Istituti Salesiani , ove siano, ovvero in una pubblica chiesa od oratorio, il 31 gennaio, o in un giorno prossimo (ma possibilmente diverso da quello, in cui si tiene la consueta conferenza per la festa di S. Francesco di Sales). Tutti , è vero, sentiamo nell'animo una voce, la quale ci esorta a guardare in alto, al Paradiso, ove Don Bosco già si circonda l'aureola, che un di speriamo gli verrà pure riconosciuta dalla Suprema Apostolica Autorità. Ma, intanto, dobbiamo come buoni figli ottemperare alla Madre, e pregare per gli estinti, come vuole la Chiesa.

II. Tenere un discorso commemorativo, nel quale si espongano i principali punti della vita di Don Bosco e le sue alte benemerenze verso la Chiesa e la società civile.

III. Promuovere offerte per gl'Istituti Salesiani , ove esistano , per le Missioni e le Opere Salesiane, alle quali il Sig. Don Michele Rua, Rettore Maggiore della Congregazione, porrà mano nel 98 in omaggio alla memoria di Don Bosco nel X anno dalla sua intorte. Le quali offerte potranno dirigersi o allo stesso Sig. Don Rua, o ai singoli Comitati , che le faranno pervenire a destinazione, secondo la mente degli oblatori.

Il Comitato Salesiano Veronese, promovendo la commemorazione suddetta, soddisfa ad un sentimento di gratitudine verso la Congregazione Salesiana, che per il bene dei nostri giovani piantò da qualche anno le sue tende anche fra noi. - E fa voti che lo spirito del santo Fondatore si conservi nei figli e si trasmetta anche ai più lontani, perchè l'Opera Salesiana è opera di Dio e non deve, né può perire. Ormai , come il grano di senape, crebbe in albero rigoglioso; come il cedro, del quale parla Ezechiele, allargò i rami e riparò all'ombra sua nazioni moltissime ; è come la vite d'Israele , che mise profonde le radici nel suolo ed allungò i suoi tralci, recando frutti di vita e di grazia.

Ammiriamola, dunque, ed amiamola; e, per amarla, aiutiamola e facciamola aiutare con le preghiere e, potendolo - fosse pure con qualche sacrificio - aiutiamola di denaro. I Salesiani domandano, e guai se non domandassero, diceva l'Arcivescovo di Torino Mons. Davide Riccardi di f. m. al I Congresso Salesiano Internazionale di Bologna, perchè quella di domandare è la via loro prescritta dalla Provvidenza.

È vero, corrono difficili gli anni, le condizioni economiche peggiorano, aumentano di numero le istituzioni, che domandano il concorso dei cattolici. Ma crescono del pari i bisogni di quelle Opere che, fondate in tempi di minor disagio, ancor oggi traggono i mezzi di vivere e di svilupparsi, tutti e soli, dalla generosità dei fedeli.

L'Opera Salesiana si abbia dunque il nostro aiuto: se lo abbia maggiore in questo anno, decimo dalla morte di Don Bosco.

E il buon Servo di Dio otterrà ai generosi soccorritori le grazie spirituali e le benedizioni temporali di cui abbisognano, come di cuore a tutti desideriamo.

Il Comitato Salesiano Veronese

SAC. DON FRANCESCO SERENELLI, Presidente - SAC. PROF. MICHELANGELO GRANCELLI, Vice presidente - SAC. PROF. PIETRO SCAPINI, Avv. GIUSEPPE ZAGLIO, VITTORIO BOTTAGISIO, Consiglieri - FELICE SCHIAVONI, Segretario.

Ma v'ha di più. Il Comitato Veronese appena ebbe cognizione della proposta fatta dall'Italia Reale-Corriere Nazionale, si affrettò subito a far una seconda edizione del surriferito appello caldeggiando la proposta suddetta.

L'Italia Reale-Corriere Nazionale intanto in vari articoli sopra D. Bosco e l'Opera sua andò concretizzando l'ideata proposta, e poscia in parecchie riunioni di insigni personaggi del clero e laicato torinese, ventilate le questioni più importanti, si costituì un Comitato generale per l' Omaggio Internazionale all'Opera di Don Bosco nel decimo anniversario dalla sua morte ed una Commissione esecutiva.

Frattanto il Comitato decise subito una solenne commemorazione accademica per

il 3 febbraio.

Lo zelo ed entusiasmo, con cui si vanno compiendo queste cose, è proprio degno di tutta la nostra ammirazione e caparra di uno splendido esito per la maggior gloria di Dio e per la salute delle anime.

Infine non possiamo passare sotto silenzio la bella iniziativa presa dalla Sezione San Gioachino della Società degli Operai Cattolici Torinesi e propugnata dalla Democrazia Cristiana, altro giornale cattolico quotidiano che da un anno si pubblica in Torino per istruire gli operai cattolici contro le mene dei socialisti (1).

Venne indetto per il 30 gennaio un gran pellegrinaggio operaio alla tomba di Don Bosco in Valsalice, invitando a prendervi parte tutte le Società e Sezioni Operaie non solo di Torino, ma anche del Piemonte. La Democrazia Cristiana pubblicò a questo fine vari articoli pieni di attualità. Tra questi ci piace riferire il seguente degno di esser ben meditato dai nostri lettori.

In mezzo a tanto dilagare di corruzione e d'immoralità, torna di somma consolazione il vedere un uomo che sprezza pericoli, tesori, considerazioni, e tutto si dedica alla salvezza della malata società. Quest'uomo animoso e forte, che personifica in sè tutto il coraggio dell'eroe e lo zelo dell'apostolo, vive anche oggi e vivrà in eterno; e le opere sue gloriosamente continueranno ; ed il mondo odierno che ha troppo bisogno di un braccio saldo che lo sostenga, si piegherà innanzi a lui come ad un liberatore, e più che l'omaggio gli decreterà gli onori del trionfo.

Così la bella figura modesta e santa di Don Bosco riceve oggi quel tributo solenne di venerazione che ben si merita : ed il Signore glorifica ancora una volta i santi suoi, che nella sconoscenza di se stessi e nella profonda umiltà del loro spirito, a null'altro miravano che all'esaltazione di Dio nelle opere di carità e di amore. Vengano oggi i blateroni che hanno piene le labbra di fratellanza e di vicendevole affetto, vengano i moderni umanitari che circondano le plebi con vane e sciocche promesse, vengano i decantatori dell'uguaglianza delle classi, che ingannano con ogni sorta di chiacchere : ed innanzi alla bella figura di questo figlio del popolo, di questo prete protettore del popolo, ci dicano quali sono le loro opere e di quale importanza le loro promesse.

Ci vuol altro, signori, ci vuol ben altro. Non le parole e le promesse accontentano il popolo bisognoso, non con la narrazione di diritti sociali si nutre chi ha fame, non con la enumerazione delle soddisfazioni che verranno si consolano i piangenti, non con una effimera e falsa pittura di un avvenire di rose si soddisfano gli spiriti.

D. Bosco fece ben altrimenti. D. Bosco ai figliuoli abbandonati diceva : venite, e li raccoglieva intorno a sè e li nutriva; D. Bosco alle turbe fameliche dava il pane del corpo e dello spirito; D. Bosco ai poveri diseredati dava l'obolo della vera carità e della vera consolazione.

Non vale sudar tanto sui volumi di una scienza ardita e il più delle volte falsa. È un po' più di fede che ci vuole, un po' più di slancio, un po' più di vera religione. La fede e la religione vi insegneranno come dovete avvicinarvi al povero, come lo dovete soddisfare, come lo dovete istruire.

(1) Direzione : Via Principe Amedeo, 26, Torino. (Abb. L. 20).

(1) Per abbonamento (L. 12 all'anno) rivolgersi in Via Moncalvo 7, Torino.

*

Il problema odierno che agita le masse, che conturba gli spiriti, è questione di fede, è questione di pane.

Come darete voi la vera fede al popolo, come darete voi il vero pane al popolo, se voi stessi non ne possedete, se voi stessi non sapete cosa sia ?

Non esageriamo le cose. Ci potreste voi affermare che se D. Bosco non fosse stato un prete, non fosse stato un cattolico, non avesse avuto quella fede salda, inconcussa, incrollabile, Don Bosco avrebbe condotto a termine quell'opera sua mirabile ed altamente umanitaria della vera e santa rigenerazione dell'umana società?

La risposta non l'attendiamo da voi, perchè non ce la darete di certo; ma permettete che ve la facciamo noi subito ; permettete che ve lo diciamo netto e chiaro : No.

Senza la fede che dà slancio ed ardimento, e le fa dimenticare ogni attaccamento alla vita, che dà quella santa cecità per non vedere i pericoli, senza questa fede è difficile assai, se non impossibile, accostarsi al popolo, immedesimarsi delle sue amarezze e dei suoi schianti, partecipare ai suoi abbandoni, farsi tutto di lui.

Oh! se nella vita e negli spiriti regnasse un po' più di religione; se lo sguardo dell'uomo si sollevasse un po' più oltre la curva dell'atmosfera, se il pensiero si abituasse a ricorrere in ogni istante all'alto, non si starebbe oggi a lamentare tanti mali, a piangere su tante rovine, a guardare paurosi l'avvenire.

Ditelo, sì, che l'avvenire vi spaventa.

Ma così lo preparate voi, colle vostre irreligiosità, con le vostre effimere creazioni di aiuti e di benefizi.

L'ora presente è grave, e grave assai. Occorrerebbe un uomo grande e generoso per scongiurare il pericolo che minaccia. D. Bosco l'ha scongiurato una volta; l'opera sua continua a scongiurarlo ancora; appoggiamola noi, aiutiamola.

Ci saranno riconoscenti tanti poveretti, ci ringrazieranno tanti bisognosi : e svanirà il pericolo pieno di paure. Ma ricordatevi che senza fede a nulla si approda, e che nella faraggine grande di tanti mali ci è necessaria un'anima come Don Bosco per salvarci.

UNA PAGINA D'ORO

A tutti coloro che - rispondendo all'appello fatto lo scorso anno dal nostro Superiore in favore dell' Opera dei figli di Maria Ausiliatrice per le vocazioni degli adulti allo stato ecclesiastico - si fecero o benefattori o collettori dell'offerta mensile di due soldi per detta Opera, dedichiamo quest'aurea pagina intorno al sacerdozio cattolico tolta dagli scritti del Ven. Curato d'Ars. Dessa, nella sua semplicità, sarà uno stimolo potente a cooperare sempre più per quest'opera veramente nobile ed eccellente sopra ogni altra e servirà d'avviso per ricordare a tutti che s'avvicina il tempo di rinnovare la propria scheda, inviando al Superiore nostro quella ricevuta lo scorso aprile tutta ripiena di sottoscrizioni.

« Il Sacramento dell'Ordine, benchè sembri non riguardare punto i secolari , invece riguarda tutti indistintamente, esso innalza l'uomo fino a Dio.

» Che cosa è il prete? Un uomo che tiene il posto di Dio e che è rivestito di tutti i suoi poteri. « Andate, disse Gesù Cristo ai sacerdoti, come il Padre mandò me, così io mando voi... Ogni potere mi fu dato in Cielo ed in terra. Andate, istruite tutte le genti... »

» Quando il prete rimette i peccati, non dice « Dio ti perdona », ma dice: « Io ti assolvo ». » Alla consecrazione non dice : « Questo è il corpo di Gesù Cristo; » dice : « Questo è il mio corpo. »

» S. Bernardo scrive che tutto ci venne per mezzo di Maria; si può dire altresì che tutto ci viene pel sacerdote : ogni felicità, ogni grazia ed ogni dono celeste.

» Se noi non avessimo il Sacramento dell'Ordine, non avremmo Gesù. Chi ricevette la vostra anima nel primo suo entrare in questo mondo? Il prete. Chi nutrilla per darle forza necessaria a compiere il suo terreno pellegrinaggio? il prete. Chi la preparò a comparire netta, pura, davanti al suo supremo Giudice? Il prete, sempre il prete.

» Ma se l'anima muore, chi la risuscita alla grazia di Dio? Il prete ancora. Non si può ricordare un solo benefizio di Dio senza riscontrarvi accanto al prezioso suo dono l'immagine del sacerdote...

» Se voi vi confessate alla Madonna o ad un Angelo, essi non vi assolverebbero, e non vi comunicherebbero col corpo di Gesù Cristo.

» La SS. Vergine essa medesima non potrebbe far discendere il Divin Figlio sull'altare. Un solo prete può fare ciò che ducento Angeli insieme non potrebbero. Egli solo può dirvi: Andate in pace, io vi perdono.

» Oh quanto grande è il sacerdote ! Dopo Dio egli è tutto !

» Lasciate una parrocchia venti anni senza prete, e vi saranno pressochè adorate le bestie. »

MISSIONI

COLOMBIA

Ancora della gran missione dei lebbrosi ed un secondo lazzaretto affidato ai Salesiani.

(Relazione di D. Evasio Rabagliati)

L'OPERA dei nostri Confratelli di Colombia è veramente ammirabile ed assume ogni dì più vaste proporzioni. In Colombia non si tratta più solo di raccogliere, educare i poveri figli del popolo: non si tratta solo di aprir Case e formare la futura società cristianamente; ma mentre questo si compie con felicissimo esito, la Provvidenza divina ha additato al Salesiano, insieme coll'evangelizzazione dell'Indio, un altro immenso campo: la cura, e, stiam per dire, la redenzione dei poveri lebbrosi.

Questo campo era assai negletto, e quantunque in Colombia secondo le ultime statistiche ascendono a ben 28.000 i colpiti dalla lebbra, nessuno si prendeva a cuore di studiare tutti i mezzi per diminuire questa cifra spaventosa e rendere sana un'infelicissima nazione. È bensì vero che la Società di S. Lazzaro fa il possibile per alleviare le sofferenze di quei miseri, ma la sua opera si limitava solo ad uno dei lazzaretti esistenti, cioè a quello di Agua de Dios, vale a dire a poco più di un trentesimo dei lebbrosi Colombiani.

Toccava al figlio di D. Bosco non solo di offrirsi a sacrificare, sull' esempio del compianto D. Unia, la propria vita alla cura spirituale e materiale dei lebbrosi già raccolti nei lazzaretti, ma eziandio ed assai più di alzare potente la voce per far comprendere, sì all'autorità che al popolo, la necessità somma di provvedere all'erezione di un grandioso lazzaretto unico, in cui raccogliere tutti i lebbrosi e così un po' alla volta sradicare questa peste dalla terra colombiana. E questo fece il nostro Confratello D. Evasio Rabagliati, il quale, già da tre anni dedicatosi all'attuazione di questo grande pensiero, girò in tutti i sensi il vastissimo territorio della Repubblica, e parlando, scrivendo, raccogliendo preziosi dati e studiando il luogo più conveniente per il futuro lazzaretto, tutti eccitò a prender viva parte a questa grande impresa che, speriamo, avrà presto il suo compimento.

La relazione che pubblichiamo è degna di tutta la considerazione perchè è un nuovo prezioso documento della grand'opera che i nostri Confratelli di Colombia hanno tra le mani e perchè ci fa conoscere un po' più da vicino i mali infiniti che affliggono i poveri lebbrosi.

VEN mO ED AMAT mo PADRE,

Bogotà, 12 Novembre 1897.

IL giorno 9 del passato settembre in compagnia del confratello D. Alessandro Garbari, testè giunto da altra Repubblica sud-americana, e di un Chierico della Casa di Fontibon, partiva alla volta di Santander, per dare una missione ai numerosi lebbrosi che vivono nel Lazzaretto della Contratacion, e la, sciarvi definitivamente il Sacerdote Salesiano che ne avesse ormai tutta la cura possibile.

Numero del lebbrosi. - Alcuni confronti. - I tre Lazzaretti. - Una buona inspirazione. Conferenza. - Impressioni all'entrata del Lazzaretto.

È da sapersi che i lebbrosi nella Repubblica Colombiana sono in tanto numero, che riesce impossibile il darne la cifra esatta. Si tentò di averla negli anni passati ricorrendo da chi il poteva fare a tutte le Autorità della Nazione; ma non si riuscì a nulla; o non si rispose; o la risposta fu che era impossibile fare quel censo che il Governo desiderava e chiedeva; di qui molta inesattezza nelle cifre che sono nel dominio pubblico. Ciò non toglie che si sappiano molte cose in questa materia, che dovrebbero davvero impensierire i reggitori di questa Repubblica. In Agua de Dios, lazzaretto posto a poche leghe dalla Capitale, sono presentemente racchiusi 1050 lebbrosi; cifra spaventosa, se si considera di che sorta di ammalati si tratta. Che io sappia, il celebre P. Damiano non arrivò mai ad avere nel suo lazzaretto di Molokay più di 500 lebbrosi; e qui si contano per migliaia. I 1050 di Agua de Dios, non rappresentano non solo la totalità dei lebbrosi di Colombia, ma sono una minima parte. Il Governatore del Dipartimento di Santander, uno dei più ricchi e popolati della Repubblica, alcuni anni fa mi assicurava che non erano meno di venti mila i lebbrosi sparsi nel territorio confidato alla sua giurisdizione. È vero che dei nove Dipartimenti, che compongono tutta la Nazione Colombiana, quello di Santander è certamente il più oppresso dal terribile flagello; ma per pochi che ne abbiano gli altri Dipartimenti, si arriverà facilissimamente ai trenta mila; e trenta mila lebbrosi in una Nazione, che scarsamente conta quattro milioni di abitanti, è cifra che spaventa e confonde.

Ho letto che nelle Indie Orientali, principalmente nella China, arrivano ai cento mila i lebbrosi, ma passano i duecento milioni gli abitanti, e non vi è proporzione fra trenta mila su quattro milioni, e cento mila su dugento milioni. Di qui è facile dedurre che la Colombia è certamente la Nazione del mondo che conta maggior numero di vittime della lebbra. Orbene tutti questi trenta mila lebbrosi colombiani dove e come vivono? Che cosa fanno? In che si occupano?

Come già dissi, 1050 vivono in Agua de Dios, più o meno segregati dal resto della popolazione; circa 800 vivono in altro lazzaretto posto in Santander, conosciuto col nome di Contratacion; altri 60 circa in un terzo lazzaretto detto Caño del Loro, posto su una delle rive della gran Bahia di Cartagena. Tutti gli altri vivono sparsi nelle loro terre, nelle loro case, frammischiati alle persone sane, con quanto pericolo di contagio niun v'ha che nol vegga.

Al secondo dei tre lazzaretti menzionati fu la nostra visita nel decorso settembre. Lo scopo? Compire una promessa che tre anni prima aveva fatta a quei poveri disgraziati; cioè di visitarli con qualche frequenza; e principalmente, di procurar loro il più presto che fosse possibile un Sacerdote Salesiano, che convivesse con loro e facesse nella Contratacion quello che il compianto D. Unia aveva fatto in Agua de Dios. Passarono tre anni, durante i quali si ripeterono più volte le suppliche e le istanze, sia da parte degli ammalati, sia delle autorità ecclesiastiche e cìvili, perchè io compissi la mia promessa; il che non aveva fatto non perchè mancasse la volontà, sì bene per aver dovuto iniziare le Missioni di S. Martin, che occuparono quello scarso personale, del quale si potè disporre. Questo non toglie che io sentissi nel cuore una profondissima pena per dover lasciare negletti e nell'abbandono quei meschini lebbrosi così degni di compassione e di aiuti spirituali.

Per non mancare in nulla alla verità debba dire che tanto le autorità ecclesiastiche come le civili sempre si preoccuparono dei lebbrosi di quel lazzaretto; e nella mia prima visita, conobbi personalmente il Sacerdote che faceva da Cappellano cori quei poveri ammalati; ma il Cappellano sia per la distanza, sia per dover attendere ad altre Parrocchie, non poteva visitare quel lazzaretto che una sola volta ogni mese per amministrare i Santi Sacramenti a coloro che li avessero richiesti. - Nel frattempo chi voleva morire, bisognava che si rassegnasse al gran passo senza la presenza, nè gli aiuti del Sacerdote; situazione terribile per tanti ammalati e tanti sofferenti! Era perciò necessario che un Sacerdote facesse tutto intiero il sacrifizio, e si decidesse a convivere con quei poveri 800 proscritti; rianimarli colla sua presenza, confortarli colla sua parola, amministrar loro i Santi Sacramenti sempre ed ogni qual volta lo desiderassero; e sopra tutto, dar loro il passaporto per l'eternità nell'ora estrema. Questo essi chiedevano da molto tempo, e questo fu finalmente loro concesso nel passato settembre.

La partenza fu fissata pel 9 settembre. Il giorno 8, solennità della Natività della Madonna, invitato a fare una conferenza alla Società di S. Lazzaro di Bogotà, avente per unico scopo il sovvenire in tutte le maniere ai grandi e continui bisogni dei lebbrosi di. Agua de Dios, mentre andava alla chiesa dei PP. Gesuiti, nella quale doveva aver luogo la riunione, una signora mi consegnava una busta, che ebbi appena tempo di aprire, e nella quale trovai un biglietto di banca del valore di cento pesos (scudi) destinati ai lebbrosi della Contratacion. Fu quella una rivelazione per me; io non aveva pensato che a portare soccorsi spirituali a quegli ammalati; quella signora, che è eccellente Cooperatrice Salesiana, mi ricordava che doveva pur anco portare qualche soccorso materiale.- Finita la conferenza, cavai di tasca il biglietto di banca e lo mostrai al pubblico, rivelandone la destinazione e lo scopo, aggiungendo che per compir l'opera, avrei avuto bisogno di varii di quei biglietti, per poter così distribuire nell'ultimo giorno della missione una qualche limosina a quei poveri lebbrosi e far loro passare una giornata felice. Non fu sterile l'esortazione; al mattino prima di partire aveva già radunato 1.300 pesos, che si aumentarono ancora e che furono una vera benedizione per quei poverini.

Non istò a parlare qui del viaggio, di strade, di cavalli, di mule, di montagne, burroni, fiumi, ecc., ecc.; sono tutte cose pubblicate parecchie volte nel Bollettino Salesiano, al trattarsi delle nostre Missioni Americane; dirò in compendio che il viaggio durò dieci giorni, e che fu felice per tutti e tre, malgrado i molti pericoli che non mancano mai nei lunghi viaggi, specie in queste terre americane.

Erano tre anni che più non vedeva quei cari lebbrosi, e fu una vera festa per loro al vedermi nuovamente, non più solo come la prima volta, ma accompagnato da due altri Salesiani, che sarebbero restati con loro. L'entrata in un lazzaretto di lebbrosi fa sempre una grande e profonda impressione, anche a chi è uso a vederli con frequenza e trattarli da vicino; profondissima però è l'impressione per chi vi entra la prima volta e non vide mai siffatti infermi. Oh! il vedersi d'improvviso d'innanzi centinaia e centinaia di esseri umani di ambo i sessi, di tutte le età, gli uni mutilati nelle mani e nei piedi, gli altri colla faccia squarciata e coperti di piaghe, questi potendo a stento reggersi in piedi, quelli sdraiati sul suolo, o portati fra le braccia di persone sane; tutto questo produce un'impressione che commove le più intime fibre del cuore, e le lagrime sgorgano dagli occhi abbondanti. quasi senza che uno se ne avveda. Così avvenne al caro D. Garbari : al vedere in lontananza quel paese della Contratacion, futuro campo delle sue fatiche, al sentire le campane di quella chiesuola che suonavano a festa, e più ancora, al discoprire il primo gruppo di lazzarini che venivano a darci il benvenuto; io lo vidi quel mio Confratello dare un fremito, commuoversi tutto e piangere. Era naturale; non aveva visto un lebbroso in sua vita; colle descrizioni che io gliene aveva fatto durante il viaggio, qualche cosa ne sapeva già; la sua fantasia glieli aveva fatti brutti assai; ma il vederli poi faccia a faccia la cosa riuscì assai diversa; di qui l'impressione violenta che non potè nascondere.

Statistica del Lazzaretto della Contratacion. - Tristi fatti e potenza delle auri sacra fames - Pessima posizione topografica. - Le bolge Dantesche.

Il Lazzaretto della Contratacion ha sessantadue anni di esistenza; naturalmente non ebbe sempre le proporzioni che ha presentemente; al principio bastarono poche capanne, perchè erano pochi gli ammalati; adesso sono centinaia le casupole, perchè sono circa 2000 le persone fra sane e ammalate che colà hanno dimora. I lebbrosi sono 800 all'incirca; tutti gli altri sono persone sane che assistono e accompagnano i poveri ammalati; è la moglie sana che assiste il marito infermo, o viceversa; sono figli che accompagnano i loro genitori; fratelli che se ne stanno coi fratelli; i più dei sani sono donne mercenarie che fanno da serve ai poveri ammalati per una piccola paga. Non mancano poi gli speculatori che vivono colà facendo il bruttissimo mestiere dell'usura, approfittando di tutte le occasioni che loro si presentano e che disgraziatamente sono troppo frequenti. Vi trovai pure un Italiano delle provincie meridionali, giunto colà poche settimane prima di noi. A che fare? Chi lo sa. In una breve visita che mi fece, l'interrogai - Amico, che buon vento vi ha qui portato? - Che vuole, Reverendo, rispose cinicamente, sono qui a cercar fortuna. - Fortuna! qui, in questo paese del dolore, frammezzo a questi esseri infelicissimi! qui, dove la miseria e il dolore hanno loro stanza ! -Vedremo, tornò a rispondere; se non ci riesco, andrò a cercarla altrove. - Anche in Agua de Dios trovai negli anni passati un nostro connazionale; era genovese e chiamavisi Figari; ma il poverino era colpito dal male, e morì, se non erro, due anni fa. E come il nostro Italiano, di cui più sopra, non sono rari quelli che vanno ai Lazzaretti a cercar fortuna, sfruttando le miserie altrui. Oh auri sacra fames! Oh cupidigia umana ! quante bassezze e quante azioni criminose non fai commettere!

Il Lazzaretto della Contratacion è posto ad una giornata e mezza di cavallo dalla città del Socorro, Capitale della Provincia dello stesso nome. Non si poteva scegliere peggio in tutti i sensi. I sofferenti di lebbra hanno bisogno, per rendere meno crudele il loro martirio, di un clima ardente e secco come p. es. quello di Agua di Dios; in Contratacion il clima è appena temperato, quasi freddo e molto umido, il che aggrava di assai le grandi sofferenze di questi poveri infelici. Il bagno è una vera necessità per questi ammalati, non solamente per calmare un poco gli ardori e l'irritazione che la malattia genera, ma anche per la pulitezza della persona; per bagnarsi in quel Lazzaretto l'acqua non manca di certo, anzi ve n'è fin troppa, ed è questa la causa principale dell'umidità, che morbifica gli ammalati, ma sono pochi quelli che osano bagnarsi con frequenza; di qui quel fetore che, si voglia o no, appesta non pur le persone ammalate, ma eziandio le sane che convivono cogli ammalati, principalmente nella chiesa durante le sacre funzioni. Il lebbroso ha bisogno di svago, distrazioni innocenti, passeggi ameni, giardini ecc. Nulla di tutto questo ha il Lazzaretto della Contratacion. Esso fu edificato sopra una montagna altissima e ci vogliono non pochi, nè lievi sacrifizi per arrivarvi, anche trattandosi di persone sane; che diremo trattandosi di cotesti ammalati, principalmente se il male è giunto agli ultimi gradi? Tutto è roccia e pietra colassù; l'area del terreno appartenente agli infermi è assai ristretta, e per di più sterilissima; anche volendolo, non si presta alla coltivazione, e così i poveri lebbrosi sono costretti ad una inoperosità assoluta, che li obbliga a non far altro che a pensare ai loro mali presenti, e più ancora ai loro mali futuri; di qui certa disperazione che li rende sopra ogni dire infelicissimi.

Per molti di loro, che appena si trovano nel primo periodo del male, il lavoro manuale non è difficile, nè nocivo; anzi farebbe loro assai bene corporalmente e poi ancora moralmente; e sarebbe un vero tesoro un piccolo terreno coltivabile intorno alla loro capannuccia; così avrebbero in che passare qualche ora della giornata, per divertirsi, distrarsi e cavarne qualche utile, principalmente quando non arrivasse in tempo il soccorso che il Governo dipartimentale manda loro periodicamente. Disgraziatamente nulla è possibile di tutto ciò per le cause menzionate, vale a dire il cattivo clima ed il cattivo terreno; e quando il Governo non può o tarda a mandare quei tre mila scudi, che vi spende settimanalmente per alimentare gli ammalati, allora entra la fame, vera fame che rende insopportabile quella vita stentata che più o meno menano tutti. Che terribile situazione !

È tanto mal scelto il punto dove si trova il Lazaretto, che la prima volta che vi giunsi, nell'anno 1894, al vederlo da lungi, non potei a meno che paragonarlo ad una delle bolgie infernali descritte da Dante. Ho già detto che cotesto Lazzaretto è posto sopra di un'altissima montagna; ci vogliono infatti più ore per giungere alla sua cima, anche viaggiando con buona bestia; peggio poi se la salita si fa in pieno giorno, sotto la sferza del solo; in questo caso e cavallo e cavaliere vi giungono più morti che vivi, senza nessuna voglia di fare altra volta quella strada., che se è difficile per persone sane, riesce poi difficilissima per gli ammalati. Si è per questo che non mi sorpresero certi fatti tragici successi su quella cima, come ebbe a contarmi la guida che in quella occasione mi scortava. - Veda, Padre, mi diceva: veda quest'albero; non è molto che a uno dei suoi rami si appiccava un povero disgraziato lebbroso indottovi dalla disperazione. - Più in là, mostravami un burrone, dove un altro si era gettato, burlando le vigilanze delle guardie che l'accompagnavano... anche nella stessa Contratacion si ebbero a lamentare vari suicidii.

Ho paragonato quel lazzaretto a una delle bolgie dell'inferno di Dante; ed a ragione; perchè dopo aver raggiunto con mille stenti e fatiche quella cresta di altissima montagna, ecco che si vede là lontano, in un vero abisso, il villaggio della Contratacion. L'altezza è tale, che a mala pena si vedono le case; le persone non si distinguono affatto. Ripidissima è la discesa; e se per disgrazia si fa dopo aver piovuto, e peggio ancora mentre piove, allora quelle ore di discesa sono un vero supplizio, ed il passeggiere si trova in procinto di rotolare ad ogni passo colla povera e stanca cavalcatura per quella china interminabile.

Arrivo e feste. - Missioni sacre interrotte dalla fante. - I soccorsi della carità. - Un amico impareggiabile. - Sorpreso dalla febbre. - In portantina fino a SOCORRO. - Diciotto giorni di cura. - Guarigione e partenza

In quell'abisso sani e salvi, dopo dieci giorni di viaggio, arrivavamo i tre Salesiani in sulla sera del 19 di settembre, giorno di Domenica. Non è a descriversi l'allegrezza di quella buona gente al vederci fra loro: io credo che era quella una delle pochissime volte, che la gioia riappariva su quei volti pieni di piaghe e marciume e sempre coperti di malinconia e tristezza. Tutti erano là, sani ed ammalati, davanti la casuccia che ci avevano preparato, per darci il saluto di bienvenida; non mancavano che i più aggravati dal male, che si trovavano nell'impossibilità di muoversi dal loro lettuccio. Molti li conoscevo ancora; ma molti altri no, o perchè disfatti già del male, o perchè erano nuovi ammalati che avevano preso il posto dei caduti.

Si diè principio alla missione quella stessa sera; ma si dovè subito troncare alla mattina per un grave inconveniente che venni a sapere. Da tre settimane non arrivava denaro al lazzaretto, per difficoltà gravi per parte del Governo; questo significava che il digiuno era quasi generale e durava da ben tre settimane, generando fame e disperazione. - Oh ! come faremo bene la missione con questa fame che ci strazia? - mi ripetevano a coro quei poverini; - la volontà non ci manca, sono le forze che ci mancano. - Era vero; non abbisognava di altre ragioni per convincermi dell' Impossibilità di far bene quella missione, se prima non si cacciava da quelle case lo spettro della fame. Io aveva meco un'abbondante limosina, che i buoni Cattolici di Bogotà mi avevano dato per quei poveri lebbrosi; prima di partire aveva divisato di aspettare l'ultimo giorno della missione per distribuirla; in quelle circostanze dovei cambiar di risoluzione, e dato un segno convenzionale di campana, si chiamarono tutti gli ammalati alla nostra casupola; e personalmente consegnai loro in parti eguali quelle limosine, che fu una vera benedizione per tutti. Non si presentarono una cinquantina di loro; erano quelli che non potevano muoversi dal loro tugurio; sicuro di far loro una cara sorpresa, volli personalmente mettere nelle loro proprie mani la limosina loro destinata. Fu allora che si potè proseguire l'interrotta missione, la quale durò per ben dieci giorni senza nessun inconveniente, eccettuato uno parziale che dirò fra breve. L'esito fu felicissimo; vi furono durante i dieci giorni 1500 Comunioni; credo sia la totalità della popolazione. Le autorità tutte del lazzaretto furono la vera edificazione col loro buon esempio, non mancando a nessuna delle prediche che si facevano mattina e sera, e accorrendo i primi a ricevere i SS. Sacramenti della Confessione e Comunione.

La gratitudine vuole che io ringrazi qui pubblicamente un caro ed eccellente Sacerdote, D. Sisto Goméz, Parroco di Simacota, il quale invitato ad aiutarci nella missione, malgrado le occupazioni parrocchiali, e poi ancora il timore e ribrezzo che gli cagionava il pensiero di chiudersi in un lazzaretto durante dieci e più giorni, accettò non ostante di accompagnarci, vincendo quella profonda ripugnanza che sentiva, confessando i giorni intieri e gran parte della notte con costanza ammirevole, e prendendo appena quelle precauzioni che la prudenza consiglia in questi casi. A questo Sacerdote, Cooperatore Salesiano, è dovuto in gran parte il buon esito della nostra missione.

Indescrivibili sono le scene commoventi di quei dieci giorni di missione. Come è facile il supporlo, non tutti i lebbrosi potevano giungere alla chiesa colle loro proprie gambe, essendo molti di loro mutilati o incapaci di muoversi di per sè. Si è per questo che gli uni erano portati a braccia dai sani o dai meno sofferenti, altri sopra sedie o barelle o in altro modo; tale era l'entusiasmo in tutti di prendere parte e far bene quella missione. Di tutto Deo gratias!

Dissi più sopra che un inconveniente venne a turbare in qualche modo la nostra missione; per non dilungarmi di troppo, lo ricordo appena. L'ottavo giorno della missione, il predicatore, che era lo scrivente, dopo il sermone della sera e qualche ora di confessioni d' uomini, fu colto da febbre così acuta che dovè lasciare il campo e battere in ritirata. La notte fu passata tutta in delirio. Alla mattina per tempo ecco là il medico del lazzaretto, Dottor Naranjo, eccellente cristiano... che si reca a fargli visita... Era egli stesso così sofferente di lebbra, che credo dovè farsi portare a braccia per giungere fino all'ammalato. Poverino ! che poteva fare malgrado la sua gran buona volontà di sollevare l'ammalato? Nulla; nè egli osava toccare l'ammalato, nè l'ammalato giudicava opportuno lasciarsi toccare da un medico di tal fatta. Per parlare in persona prima, appena gli mostrai la lingua, la quale gli rivelò una violentissima febbre; e tutto finì in alcune piccole dosi di chinino, che poi non produssero nessun effetto per l'eccesso del male. Vedendo che la febbre cresceva, in tutta fretta si diè termine alla missione, confessando durante il lunedì (chè il male m'aveva preso domenica sera) quei pochi che restavano ancora. II martedì per tempo, si fe' la Comunione generale; e verso le 8 del mattino si partiva verso la città del Socorro, l'ammalato in una sedia portata da quattro uomini sani, coperto con un lenzuolo per difenderlo dai cocenti raggi del sole. Come Dio volle, dopo 48 ore di viaggio si giunse alla città, dove mi ebbi, durante 18 giorni di malattia, le più amorevoli cure e l'assistenza più squisita, sia per parte del Vescovo Monsignor Blanco, sia per parte delle Suore di Carità, che non mi abbandonarono un momento, nè di giorno, nè di notte; e nulla dico dei due Salesiani che mi furono veri e cari fratelli in quell'occasione.

Rimesso in forze, me ne tornava al mio nido di Bogotà, mentre i compagni Sacerdote e Chierico se ne salivano al lazzaretto per fissarvi loro dimora permanente, se i Superiori di Torino non crederanno più opportuno disporre altrimenti.

Concessioni governative in favore del lebbrosi. - Una preghiera. - Timore e speranza.

Molti e gravi furono i disordini che trovammo nella Contratacion; e non è a stupire, date le condizioni peculiarissime nelle quali si trova quel lazzaretto; ma io credo che come frutto della missione e colla permanenza del Sacerdote si potranno rimediare presto tutti o quasi tutti; le autorità ecclesiastiche e governative si proffersero spontaneamente a favorire ed aiutare i Figli di D. Bosco in quest'opera di redenzione, e tutto mi fa sperare che compiranno le loro promesse. Si presero subito in considerazione certe riforme, che io indicai al Governatore del Dipartimento in un informe mandatogli subito dopo la missione; ne ebbi tosto risposta favorevole, cioè che senza nessun riguardo a fatiche e a spese per parte del Governo, si darebbe subito principio alle riforme indicate, e credo che si lavora già in questo senso. Perla grande distanza, a cui ci troveremo d'ora ìnnanzi i Salesiani di Bogotà da quelli della Contratacion, supplicai il Governo Nazionale a mettere nel lazzaretto una sede telegrafica, e subito fu concesso ; nel mio ritorno da Santander trovai impiegati governativi che lavoravano già in quest'opera di progresso. Fece di più il Governo : tanto ai Salesiani di Agua de Dios come a quelli della Contratacion ed al sottoscritto diede l'uso libero del telegrafo per tenerci al corrente di tutto quello che concerne i poveri lebbrosi.

Prima di finire, o amatissimo Padre, ho una grazia a chiederle e che spero non mi vorrà negare. Al mio partire dal lazzaretto della Contratacion, al, dover lasciare quel caro confratello Sacerdote tutto solo in quel posto, colla compagnia solamente di un giovane Chierico, io sperimentai una gran pena e sentii un vero rimorso di coscienza. - E se mai gli capitasse qualche disgrazia, se cadesse ammalato, diceva a me stesso, come si fa, a tale distanza Ad Agua de Dios si arriva facilmente in due giorni ed anche meno, e succeda quello che si voglia, si fa presto ad arrivarci; ma alla Contratacion ci vogliono almeno sette giorni., nelle epoche di cattivo tempo anche nove o dieci giorni; è quindi conveniente, necessario anzi che un altro Salesiano Sacerdote raggiunga il primo, per potere così aiutarsi nel lavoro, sollevarsi l'animo reciprocamente in quel paese di morte, ed assistersi nelle disgrazie possibili. È anche bene che vada un altro Chierico per le scuole maschili, fondare l'Oratorio festivo ed aiutare i Sacerdoti in tante cose. Or bene, i nostri Chiericotti di Fontibon chiesero tutti quel posto di sacrifizio; il Chierico quindi non ci manca, ma il Sacerdote dove lo prendiamo adesso con quelle Missioni di S. Martin che abbisognano di tanto personale? Mi contento quindi di un Sacerdote; me lo scelga nel mazzo, perchè quella missione è penosa davvero e di grandi sacrifizi; ed avendolo ce lo mandi subito, perche quel poverino di Contratacion non abbia a restare solo tanto tempo.

Ed ora permetta, o buon Padre, che a mio conforto le esprima pure un timore che in quest'istante mi assale. Spero che nessuno dei Salesiani chiusi nei lazzaretti di Agua de Dios e della Contratacion verrà colpito dal terribile male della lebbra; ma ciò è tra le cose possibili, malgrado tutte le precauzioni indicate dalla scienza e suggerite dall'esperienza. Il Padre Damiano morì lebbroso, il Sacerdote che tre anni fa faceva da Cappellano ai lebbrosi della Contratacion, e che li visitava appena una volta al mese, non lo trovai più in questa mia seconda visita, per essere egli stesso caduto ammalato di lebbra; così me l'assicurarono tutti i suoi antichi parrocchiani... e se questa disgrazia capitasse anche al Salesiano? Oh! preghiamo adunque instantemente per questi cari Confratelli, che a tanto pericolo espongono la loro esistenza. Ogni giorno raccomandiamoli a Dio ed a Maria SS. Ausiliatrice, e speriamo che mercè l'intercessione di questa nostra buona Madre ed i meriti del suo fedel servo D. Bosco, che ci ha inspirato sì generosa risoluzione, speriamo dico di andare illesi dal terribile malore. Frattanto, amatissimo Sig. D. Rua, li raccomandi ex toto corde ai Salesiani, alle Suore di Maria Ausiliatrice, ai giovanetti alle loro care affidati ed a tutti i buoni Cooperatori e Cooperatrici nostre, affinchè da tutti insieme si formi una forte lega, che valga a strappare ora e sempre questa importantissima grazia dal Cuore Sacratissimo di Gesù. Ella poi ci benedica ed in modo particolare benedica questo suo

Af.mo nel Signore Sac. EvAsio RABAGLIATI.

TERRA DEL FUOCO

Sviluppo e feste alla missione dell'Isola Dawson ed una proposta contro i continui fallimenti delle banche.

IL mese scorso abbiam pubblicato la relazione che il Prefetto Apostolico D. Giuseppe Fagnano, in data 1° agosto 1897, inviava al nostro Superiore intorno alle due Missioni di S. Raffaele e della Candelara. Ora ne abbiamo tra le mani un'altra, colla data del 6 novembre scorso, che riguarda solo il paesello San Raffaele nell'Isola Dawson. Ne togliamo alcuni brani più interessanti, affinchè tutti i nostri buoni lettori non siano defraudati dal partecipare ai frutti consolanti che producono le loro offerte.

« II paesello di San Raffaele, cosi D. Fagnano, che sorge sul pendio d'una collinetta, al fondo del Porto Harris, sulla costa orientale dell'isola Dawson, forma uno splendido panorama colle sessanta e più case per gli Indii, le scuole, i laboratori, l'ospedale e la Chiesa che attorniano la piazza della Missione. e i due moli che s'avanzano in mare danno a vedere l'importanza di questo punto, che deserto e sterile prima dell'arrivo del Missionario, ora è tutta vita e movimento come i suoi quattrocentocinquanta abitanti di vita stabile.

» Io andai nuovamente colà la vigilia di San Raffaele, Patrono di tutto il paese, e la mia presenza in una simile circostanza fu per tutti un vero regalo. Mi diedero subito del lavoro nell' ascoltare le confessioni e nell'eccitar tutti a passar bene la solennità.

» Al mattino seguente, 24 adulti non ancor battezzati domandarono con insistenza il Santo Battesimo, cui già da tempo si preparavano.

» Alla Messa della Comunione generale fu assai consolante il vedere 29 tra uomini e donne ricevere per la l' volta il Pane Angelico, unitamente a 100 altri Indii, che pure con grande divozione si comunicarono.

» Io cantai la Messa, solenne alle 10, attornato dal piccolo clero dei nostri Indietti. La piccola banda di musica suonò prima e dopo e la scuola di canto diretta dalle Suore eseguì una bella messa.

» A mezzodì tutti gli uomini furono invitati a pranzo in casa nostra, convertendo in refettorio il corridoio che serve per la ricreazione dei ragazzi; e le donne furono pure invitate in casa delle Suore. Così tutto il paese, nessuno eccettuato, formava un'unica e fraterna agape, degna dei primi tempi del Cristianesimo. Gli Indii, tutti allegri e fuor di sè per la contentezza, stavano bene a tavola, solo si trovavano un po' impacciati in usare il cucchiaio e la forchetta. Finito il pranzo e ringraziato Iddio del cibo accordatoci, incominciarono gli evviva, i battimani a San Raffaele, a D. Bosco, a D. Rua, ai Superiori della Missione ecc. che durarono fino al momento di andar in Chiesa.

» Ivi amministrai il Battesimo ai 24 adulti sopraccennati e la Cresima a 70 Indii, e fatto il panegirico di S. Raffaele, si terminò con la benedizione del Santissimo.

» Usciti di Chiesa la banda ci rallegrò con un breve concerto, e poscia fummo invitati ad una piccola rappresentazione, che riuscì benissimo quale compimento della festa, la quale meglio non si sarebbe potuto celebrare neppur a Valdocco.

» Al vedere i progressi fatti dagli Indii che recitarono con brio e gentilezza veramente sorprendente , noi tutti Salesiani dimenticammo per un momento quanto ci tocca soffrire in questi luoghi, privi di ogni conforto e comodità; stentavamo a credere ai nostri occhi ed andavam ricordando le profetiche parole del Padre nostro intorno alla Terra del Fuoco.

» Io poi in particolare ho pianto di consolazione e di pena; di consolazione per il bene che si fa e di pena per la grande scarsezza di mezzi a provvedere le cose necessarie per tanta gente. Per mantenerli, vestirli, calzarli, assisterli, istruirli, formare un paese di un deserto c'è bisogno di mezzi e grandi mezzi bisogna spendere per insegnare a lavorare, ed ella, Sig. D. Rua, sa quanti debiti abbia questa Missione.

» Adesso che gli Indii sanno fare qualche cosa, avremmo bisogno di qualche anima buona e generosa, che volesse aiutarci a provvedere del bestiame per dare conveniente occupazione a questi Indii e procacciar loro così il necessario alla vita. All'uopo non ci manca il terreno. Si tratterebbe però di una somma alquanto considerevole. Se fosse anche necessario contrarre un mutuo a tenue interesse, credo che in cinque anni al più potremo restituire il capitale; dimodochè per alcune persone sarebbe questo un mezzo di impegnare con tutta sicurezza i loro risparmi e fare in pari tempo del bene. Dio volesse che alcuni dei nostri Cooperatori si movessero ad aiutare questa opera formando tra loro quasi una banca od una cassa in favore dei Fueghini. Senza perdere il loro denaro diventerebbero in pochi anni salvatori di molte migliaia di anime e fondatori di città e paesi, qui essi potrebbero legare il loro nome...»

Ecco una bella proposta contro i continui fallimenti delle banche, che il Prefetto Apostolico della Terra del Fuoco fa a tutti coloro che hanno sete, non di oro, ma di anime, e per la redenzione delle anime son disposti a fare anche qualche sacrifizio. Riunirsi in società duecento persone, disposte ad imprestare per alcuni anni un migliaio di lire, rimborsabile con qualche utile non è già cosa impossibile: molte volte basta l'idea per vederla realizzata. E noi la esponiamo questa idea a tutti i nostri buoni Cooperatori per il maggior bene di tanti. poveri fueghini, che da noi attendono la vita, la religione e la civiltà. Coraggio adunque ! Sorga qualche anima generosa ed inizii questa banca di nuovo genere, che avrà certamente l'appoggio delle persone ardenti di fede e dal cuor magnanimo!

BOLIVIA E PERU' Cose brutte ed altre curiose degli Indii Aimarà

Lo scorso ottobre Mons. Costamagna fece una nuova visita alla Bolivia, amministrando il Sacramento della Cresima si può dire pressochè in tutte le stazioni. Ad Oruro ne cresimò 1200, ed altri non pochi, sempre di notte, nell'altissime e fredde popolazioni di Caracollo, Sicasica ed AyoAyò, perchè la gente, non guardando punto alle bufere che continuamente imperversano, portava i suoi bambini dovunque il Vescovo si fermava.

In Patacamaya Monsignore trovò un'usanza curiosissima, cui egli così descrive: « Nella chiesuola trovai un bue, o meglio il simulacro d'un bue, forato nella schiena. Chiestone il motivo, venni a sapere quanto segue. Quando vi sono feste religiose, alcuni Indii si vestono da buoi, tori, cavalli, e poi combattono fra loro, mentre altri vestiti con piume di aquile o di condori, oppur con ali da sembrar angeli, suonan disperatamente le loro kenas (trombe) malinconiche. Intanto la gente sbevazza per ore intiere, tracannando il pisco traditore, finchè l' un dopo l' altro stramazzano fracidi al suolo.

» Che bel modo di venerare i Santi ! Il giorno di S. Francesco d'Assisi ho visto io stesso una di queste scenaccie che muovono al vomito. L'ubbriacarsi si può dir costume generalissimo. Pare che una sola eccezione la facciano i così detti Lanlacos, i quali, il giorno del Corpus Domini, in numero di sei od otto, vestiti da diavoli rossi, colle corna, aventi intorno ai fianchi attaccati grossi equilones (campanellacci), corrono disperatamente per la via ed obbligano quanti incontrano a spazzar la strada per dove deve passare il Signore. Se non hanno scope, le somministrano essi, e se non vogliono scopare, i Lanlacos li suonano di santa ragione con delle scudisciate. Ciò si pratica specialmente in Ilavi, paese del vicino Perù... Anche gli Indii che lavorano nel nostro Collegio di la Paz sono amici della sbornia e non si può mai far a fidanza sul loro lavoro.

» Gli schizzi di fantocci che unisco vengono a meglio dichiarare quanto dissi altre volte riguardo alla danza di questi Indiani Aimarà della Provincia della Paz.

» Il dotto Sig. G. Luigi Ruiz, Cooperatore Salesiano di Bolivia, assicura che questa danza di buoi e cavalli (uomini) furono ordinati dagli Aimarà nel tempo dell'invasione degli Spagnuoli, in memoria dell'impressione fortissima che gli Indii ricevettero al veder per la prima volta e cavalli e vacche, che essi mai avevano visto.

» Assicura di più, dopo serii studi fatti, che questi Indii Aimarà sono nientemeno che una Colonia Caldea, probabilmente discendente da Cus, figlio di Cam, che prima popolarono varie città dell'Etiopia sul Mar Rosso, che essi chiamano Khollzum (parola aimarà che significa scuoter l'acqua, e parola che gli Arabi conservano tuttora. V. Geogr. arabe del secolo 17.mo); quindi nell'India, ove fondarono Malacca, che vuol dire un dente-molare; poscia varie popolazioni nelle Filippine ed altre isole dell'Oceania; finalmente arrivarono al Callao, vicino al quale, nella valle del Lurin, fondarono il gran tempio di Pachakama, (pacha vuol dire cosmo od universo e kama vuol dire Spirito=Dio dell'universo), e di questo tempio esistono ancora le rovine.

» Prova il Ruiz che questa lingua aimarà non è che un dialetto del Sanscrito, di cui possiede ancora moltissime voci.

» Il Sanscrito ha otto casi di declinazione, l'aimarà ne ha sette.

» L'aimarà, dice egli, è lingua tutta gutturale ed aspirata e forse la più aspra del mondo. È lingua che si va perdendo, ma nella Provincia della Paz è ancora assai viva, e dista infinitamente dal quichua, che pur si parla nella quasi totalità di Bolivia.»

Mons. Costamagna arrivato a La Paz, fu ricevuto da tutta la popolazione con speciali feste, e la banda del Collegio, iniziata solo sette mesi avanti, fece sentir le sue prime suonate con meraviglia di tutti. Trovò molto progresso nel Collegio e lo stesso entusiasmo in tutti i cittadini. Questi, cominciando dalle autorità civili ed ecclesiastiche, vennero in gran numero ad ossequiarlo e presero parte alle feste fatte in Collegio per la sua faustissima venuta. Nei giorni che si fermò a La Paz Mons. Costamagna, fu per la città una continua festa con pioggia di fiori e cose simili. Si recò pure al vicino subborgo di Obrajes a far visita al sempre infermiccio Vescovo locale, il quale lo ricevette con affetto più che paterno. Quindi partì tosto alla volta di Arequipa nel Perù.

Da La Paz Monsignor Costamagna, accompagnato da varii sacerdoti, partì in giorno di domenica. «Tuttavia, così scrive egli, tutti gli Indii del grandissimo altipiano (4000 m. sul mare) che v'è tra La Paz ed il lago di Titicaca, lavoravano parte coll'aratro loro primitivo (ne ho contati più di 50 aratri), parte caricando e conducendo a destinazione l'infinità di asini, di cui quell'altipiano è popolato. Poveri Indii! E dire che sono tutti battezzati! Ma chi si prende cura di loro? Dove o quando vedono essi un prete che loro predichi i doveri di nostra santa religione? Essi sono come vere specie di schiavi. Quando si vuol comperare una possessione, la si paga in proporzione della sua estensione e del numero di Indii che vi sono disseminati e che alla stessa appartengono. All'Indio il padrone dà una pezza di terreno in usufrutto, e poi... lavora, coltiva tutto il resto. È chiaro che così facendo, si mette il povero Indio nell'occasione di rubare, e non dandogli un prete che l'istruisca, la vita dell'indio continua, attraverso dei secoli inciviliti, sempre poco meno che bestiale. »

Monsignore arrivato a Puno nel Perù, attraversando il lago di Titicaca, che fu assai burrascoso, venne ospitato da Mons. Puírredon Vescovo, ed il dì seguente salì sempre in vapore fino a Concero (4470 m. sul mare) e poi in sulla sera fu ad Arequipa, dove si fermò otto giorni con somma consolazione di tutti i buoni Arequipegni, i quali andarono a gara nel protestargli tutto il loro affetto. La Casa Salesiana aperta l'anno scorso in quella città fece ottimi progressi e dà a sperare uno splendido avvenire.

*

Da Arequipa Monsignor Costamagna partì e giunse alla Capitale Peruana il 31 dello scorso ottobre. All'entrata della stazione lo aspettava il cocchio del Governo, che S. E. il Presidente mandò per trasportarlo al Collegio Salesiano.

La città fu in festa e le visite a Monsignore continue. Predicò nei giorni seguenti al Collegio Sevilla, dove presiedette pure ad una bellissima accademia. Nei giorni 5, 6 e 7 novembre prese parte alle feste solenni celebratesi in onore dei Beati Martin de Porres e Giovanni Masias dei Predicatori, nelle quali i giovanetti del Collegio Salesiano di Lima eseguirono scelta musica.

In fascio

PUNTARENAS (STRETTO DI MAGELLANO) - Esercizi spirituali - Avanzamento della nuova Chiesa. - Nello scorso mese di settembre i nostri Missionari di Puntarenas diedero una muta di esercizi spirituali a quelle Signore del paese che desideravano attendere alcuni giorni intieramente alle cose dell'anima e dell'eternità. Una sessantina accettarono l'ospitalità nella Casa delle Suore di Maria Ausiliatrice; una ventina d'altre dalle loro case frequentarono tutte le funzioni. Immenso è il bene riportato da quella missione; speriamo anzi sia quello il principio di un grande aumento di pietà e di religione in mezzo a quella popolazione.

- Un'altra consolazione ebbero quei nostri Confratelli nello stesso mese di settembre. La nuova Chiesa, che da alcuni anni stanno costruendo in muratura e che più volto fu interrotta per mancanza di mezzi, ormai è giunta al tetto. Manca ancora del pavimento, del soffitto, delle porte e tinostre e dell'intonaco nella parte interna; ma colla buona stagione - che colà è precisamente questa - si sono ripresi i lavori; ed i primi furono per l'altar maggiore. La benedizione della prima pietra di questo costituì una bella solennità, alla quale presero parte tutte le Autorità civili e governative e gran folla di popolo.

L'atto posto nella prima pietra è del seguente tenore: « In Puntarenas del Chili, Capitale del Territorio di Magellano, l'anno del Signore 1897, al giorno 12 Settembre, festa del glorioso Nome di Maria, regnando il Sommo Pontefice Leone XIII, presiedendo alla Repubblica del Chilì il Sig. Federico Errazuriz; essendo Vescovo della vicina Diocesi di Ancud S. Ecc. Rev.ma Mons. Agostino Lucero de' Predicatori, Governatore provvisorio del Territorio il Sig. Romolo Correa, Giudice il Sig. Waldo Seguel, Prefetto Apostolico della Patagonia Meridionale, Terra del Fuoco e Isole adiacenti Mons. Giuseppe Fagnano della Pia Società Salesiana, e Parroco di Punterenas il Sac. Salesiano Maggiorino Borgatello; Mons. Giuseppe Fagnano benedisse solennemente la pietra fondamentale dell' altar maggiore della Chiesa parrocchiale, dedicata al Sacratissimo Cuore di Gesù ed alla Vergine della Mercede, edificata all' ovest della Piazza Muñoz Gamero, a nove metri sul livello del mare (non essendosi potuto benedire solennemente la prima pietra della Chiesa postasi al 28 dicembre del 1893), essendo padrino della sacra cerimonia il sullodato Presidente della Repubblica Sig. Federico Errazuriz e madrina la Signora Giovanna Ross de Edwards, rappresentati rispettivamente dal Governatore provvisorio Dott. Romolo Correa e dalla Sig.ra Giuseppina Menendez de Braun, alla presenza di molte distinte persone, che firmarono l'atto a perpetua memoria del fatto».

Noi, mentre ci rallegriamo coi nostri cari Missionari e colla popolazione di Puntarenas, che presto avranno anch'essi una bella chiesa ove troveranno pace e consolazione in mezzo alle traversie della vita, porgiamo i sensi della nostra profonda ammirazione e vivissima riconoscenza al Governo Chileno per l'appoggio che dà all'opera de' nostri Missionari, opera senza dubbio apportatrice di beni immensi a quella Repubblica.

MATTO-GROSSO (BRASILE). - Una bella grazia di S. Antonio da Padova. - In data 22 settembre 1897 ci scrivono da Cuyabà (Matto-GrossoBrasile) un fatto che merita tutta la nostra attenzione, perchè addimostra una volta più la potenza dell'intercessione del grande Antonio, detto per antonomasia il Santo. Ecco il fatto.

« Tra le molte casse che dall'Europa ci pervennero, una conteneva una bella statua di S. Antonio, copia autentica di quella che si vede in Toulon, nella retro-bottega della Signora Luigia Bouffier. Non sappiamo chi sia il generoso donatore, ma molto probabilmente la suddetta Signora, che ci aveva già regalato molte piccole statue del Santo, volle mantenere la promessa fattaci di farcene avere, appena le fosse possibile, una più grande. Checche ne sia, S. Antonio voleva venire a noi apportatore di grazie e comprarsi Lui stesso la Casa che dovrà portare il suo nome.

» Nel giorno di S. Antonio, onomastico del nostro Superiore D. Malan, la statua fece la sua nobile comparsa; e poiche si andava in cerca di mezzi, onde al più presto poter aprire in questa vasta Provincia una Casa di studentato, si venne nel proposito seguente: Se entro 15 giorni S. Antonio ci invia 5000 lire, noi compreremo il locale che abbiamo già in vista, al prezzo stabilito di 8000 lire, e metteremo sotto la sua protezione Casa e giovani.

» A questo fine si fecero speciali preghiere al Santo, ed il giorno stesso in sulla sera, venne una Signora a cercare del Direttore: « Ecco, disse, queste centinaia di franchi sono una promessa a S. Antonio; mio cognato anche vuol dar qualche cosa, ma non sa a chi rivolgersi... »

» Poco dopo un'altra Signora si presenta al Direttore: « Io voglio dare, disse, 2000 franchi a S. Antonio ». A notte inoltrata un terzo Signore, saputa la cosa, venne a dire: « Ho promesso 3000 franchi, se S. Antonio aiuta i miei negozi. » S. Antonio cominciò subito ad aiutarlo e pochi dì dopo ci portò i 3000 franchi.

» S. Antonio ci aveva aiutato secondo i nostri desideri: fin volle fare di più. Il proprietario della Casa, che dovevamo comperare, venuto a conoscenza di queste meraviglie ci disse: « Anch'io voglio concorrere, ed invece di 8000 lire ve la lascio per 5500: di più , metà della raccolta che faccio è vostra. »

» Così in 15 giorni il grande S. Antonio ci mandò non 5, ma 8000 franchi, ed ora la Casa è comperata ed aspetta solo il personale per poterla aprire.... Essa è voluta da S. Antonio e grande sarà il bene che apporterà al Matto-Grosso. »

CARMEN DE PATAGONES (PATAGONIA). - Una perdita fra le Suore di Maria Ausiliatrice. - In Carmen de Patagones il 10 giugno dello scorso anno cessava di vivere Suor Matilde Pavesio d'Asti, Figlia di Maria Ausiliatrice, lasciando dietro di sè nell'amarezza le consorelle tutte e le patagone, cui educava con sommo amore ed edificava coll'esempio delle sue preclare virtù.

Inviata in America nel 1893, per ben cinque anni in mezzo alle povere patagone, potè prepararsi una ricca corona di meriti, essendo per tutte sorella e madre affezionatissima.

La sua morte fu, come la sua vita, calma e sorridente anche in mezzo ai più atroci dolori; parve anzi che prevedesse il giorno preciso della sua dipartita, poichè si verificò quanto andava dicendo con le sue consorelle.

Preghiamo acciocchè il Signore voglia suscitar ltre anime che abbiano l'energia e la fede di Suor Matilde, per il maggior bene delle anime e delle nostre Missioni.

NICTHEROY (BRASILE) - Una bella onorificenza al Collegio di Santa Rosa. - I nostri lettori ben sanno come l'anno 1896 la corazzata regia « Lombardia » in rada di Rio de Janeiro, fu assalita dalla febbre gialla, e come in quella circostanza D. Antonio Varchi Salesiano prestò tutta l'opera del suo ministero in sollievo dei marinai italiani colpiti dal fatai morbo.

Ora ci è grato poter annunziare che il 25 dello scorso settembre la Legazione di S. M. il Re d'Italia nel Brasile rimise al Direttore del nostro Collegio di Nictheroy, uno splendido diploma ed una medaglia d'argento per l'opera veramente filantropica compiuta da D. Varchi in quella circostanza. Le belle imprese e le generose azioni dei figli rendono sempre più stimata e venerata la casa paterna.

RIOBAMBA (EQUATORE). - La lotta che lo spirito del male già da oltre tre anni suscita contro i nostri Confratelli dell'Equatore, pressoche tutti stati ferocemente espulsi dal territorio della Repubblica, sembra calmarsi alquanto. Si ottenne già la ricognizione di parte dei nostri diritti, ed in Riobamba si potè riaprire la Casa con speranza grande di poter far rifiorire le scuole d'Arti e mestieri. Intanto si fa scuola, si tiene Oratorio festivo, si coadiuvano le Suore di Carità che dirigono l'Ospedale e sono gli Angeli tutelari delle giovanette. La speranza è la via alla realtà e questa noi preghiamo continuamente che non sia lontana per il bene di quella infelice Repubblica.

S. FRANCISCO DI CALIFORNIA (AMERICA DEL NORD). - Assai consolanti sono le notizie che riceviamo da questa nuova Missione, aperta l'anno scorso in quella città a pro dei nostri emigranti. Nei giorni 28,29,30 del passato novembre nella Chiesa degli Italiani, affidata ai nostri Confratelli, ebbero luogo le sante quarantore, le quali, col concorso dei fedeli, riuscirono proprio solenni. L'altare, abbellito da svariatissimi fiori naturali e riccamente illuminato imponeva, mentre appariva meno indegno di servire per trono al Re dolcissimo delle anime, il Sacramentato Gesù. In tutti i giorni il concorso del popolo fu numeroso e la frequenza ai SS. Sacramenti superò l'aspettativa di tutti. Le sante Comunioni furono più di 500, numero stragrande, se si pensa che esse furon fatte in San Francisco, la città dove tutto sembra concorrere per far perdere la fede ai nostri connazionali. Ci fu pure scelta musica ed una splendida processione, la quale servì mirabilmente ad accrescere in tutti l'amore e l'adorazione a Gesù, le cui benedizioni non mancheranno a questa missione per il maggior bene delle anime.

GRAZIE DI MARIA AUSILIATRICE

Guarito dal mal caduco.

Sia lode, benedizione e grazie sempiterne a Maria Ausiliatrice ! Tanto è grande la sua misericordia, quanto immenso il suo potere ! - Mio figlio, già a varie riprese, era stato colpito da forti convulsioni, che ben si potevano credere attacchi di epilessia. Il giorno dei Santi dello scorso anno 1896, l'attacco si ripetè con maggior violenza. Col cuore straziato, mi rivolsi a Maria SS. Ausiliatrice, e la supplicai a voler liberare il mio povero figliuolo da sì terribile malore. Lo condussi dai RR. Salesiani di questo paese, ed il caro loro Direttore lo benedisse, eccitandomi a sperare in Maria Ausiliatrice. Tosto s'incominciò una novena a questa Vergine potente, con promessa di rendere pubblica la grazia, ove ella ce la accordasse.

Si compie oggi l'anno dacchè, fra il timore e la speranza, invocavamo tanto favore, e mio figlio da quel giorno non ebbe più alcun attacco del suo male terribile.

Ne sia lode a Maria SS. Aiuto dei Cristiani ! Sciolgo il mio voto nell'effusione della gioia e della gratitudine.

Oh ! gli afflitti, i tribolati ricorrano a questa Madre di Misericordia e troveranno aiuto e conforto!

Balerna (Svizzera), 1 Novembre 1897.

PRUDENZA Q. GALLI.

Una serie di grazie straordinarie.

Le molteplici mie obbligazioni di gratitudine verso la Vergine Santa, Aiuto dei Cristiani, che si venera in cotesto insigne santuario, mi stringono assai, perchè io abbia a propagare di mezzo al popolo cristiano le glorie e gli innumerevoli prodigi, che la Regina del Cielo, invocata col titolo di « Auxilium Christianorum » operò a favore de' suoi divoti.

Già nel passato settembre io scrissi, perchè si facesse in cotesto santuario una novena cli preghiere alla Madonna, per una persona che si era a me raccomandata, affetta da un tumore allo stomaco. Il male andava procedendo repentinamente, ed i medici l'avevano già giudicata inguaribile, perciò così avviene ordinariamente. Allora la buona cristiana ricorse ai mezzi sopranaturali, si affidò alla preghiera, alla divozione alla Madonna; epperciò fece tenere costi una novena, incominciata il 1° giorno della Novena della Natività di Maria SS. Subito la malata senti miglioramento nel male; terminata la novena, il male si arrestò, anzi indietreggiò; sicchè ora la pia cristiana, con stupore dei medici, che non sanno capacitarsi come sia avvenuto in essa tale mutamento contro la natura stessa del male, gode buona salute ed attende sollecita agli impegni di famiglia.

Oltre a questa, per altre due persone mie raccomandate si pregò la Madonna in quella novena, ed esse pure furono esaudite nelle loro preghiere.

È mio vivo desiderio che queste grazie, ottenute dal cielo per l'intercessione di Maria Ausiliatrice, siano pubblicate nel Bollettino Salesiano.

Settala, 12 Novembre 1897.

Sac. GIUSEPPE GATTI.

Salvato dalle acque.

Il giorno 22 dello scorso ottobre, mentre le pioggie torrenziali avevano anche qui da noi ingrossato il Lamone e qualcuno per la circostanza ebbe a trovarsi in pericolo di vita, io sottoscritto, gettandomi attraverso il filo dell'acqua (che rotto l'argine in un dato luogo con veemenza si versava in un campo) tentai il salvataggio d'una persona che, rimasta isolata, implorava soccorso.

Ben pratico del nuoto, presto riuscii ad avvicinarmi al luogo dov'essa attendeva. Se non che, ad un tratto, la fune che mi cingeva la vita, presa dal filo della corrente, mi fe' retrocedere, sicchè mi trovai ben tosto travolto nel vortice e impossibilitato alla lotta. Coloro che reggevano la fune, vistomi scomparire e credendo salvarmi, mi tiravano a forza verso terra, e così dovendo io percorrere un venti metri circa contro il filo dell'acqua e sepolto per lo più in essa, ero costretto seguire quel destino, dal quale solo un miracolo potea salvarmi.

Quando per la seconda volta misi la faccia fuori dell'acqua, e colle facoltà mentali intatte mi vidi imminente la morte, da antico allievo quale fui dell'Istituto Salesiano di Faenza, ebbi l'inspirazione d'invocare Maria Ausiliatrice. Ed ecco d'un subito svincolarmi dalla fune, che mi obbligava contro un argine coperto dalle acque e dal quale non potevo uscire che col ventre spezzato, e quantunque pesto e malconcio trovarmi in braccio a coloro che già disperavano della mia sorte. In soli quindici giorni potei pienamente ristabilirmi; e, ritornato all'amore della mia famiglia, con essa tosto iniziai una novena di ringraziamento, ed in adempimento di mia promessa portai pure una candela al mio antico Direttore Prof. D. G. B. Binaldi, perchè la facesse accendere innanzi a Maria SS. Ausiliatrice quale segno della mia riconoscenza per una grazia tanto segnalata e della mia vivissima fiducia nel potentissimo aiuto di questa buona Mamma.

Oh! Maria SS., che mi avete scampato il corpo dai vortici delle acque, vogliate salvarmi pure l'anima dai vortici delle passioni, del mondo e del demonio e condurmi a suo tempo nel porto di salute l

Faenza, 16 Novembre 1897.

ANTONIO SEnVADEI.

Babblo. - Non si ricorre mai invano alla potente Vergine Ausiliatrice. I Coniugi Cav. Vittorio Ferreri e Donua Cristina Galvagno per mezzo del Sac. Giuseppe Aloj, Arciprete di Cortemilia, porgono riconoscentissimi pubbliche grazie a Maria Ausiliatrice, perchè, più volte avendo a Lei fatto ricorso, sempre ottennero valida protezione. Infatti, per una terribile malattia d'occhi, l'egregia Signora perdette intieramente la vista. Fu necessaria una difficile e dolorosissima operazione chirurgica; cioè l'estrazione di ambedue le pupille dalle occhiaie, per l'amputazione di qualche parte infetta. Ricorrendo al medico terreno, si raccomandò vivamente la cosa al Medico Celeste, a Maria SS. Salute degli infermi ed Aiuto dei cristiani. L'operazione ebbe un esito insperato, a giudizio dello stesso dottore operante. Dopo una breve cura, ritornò la vista. In progresso di tempo, essendosi varie volte rinnovati forti dolori di capo, con torbidamento e perdita della vista, sempre si ricorse con fiducia alla B. Vergine Ausiliatrice, e se ne ottenne sempre esito consolantissimo. Mentre i beneficati ripetono una tenue offerta a favore delle Opere Salesiane, esprimono pubblicamente la loro viva gratitudine alla Beatissima Vergine per la speciale sua protezione loro prodigata in tante circostanze.

Faenza. - Una pia Signora invia al santuario di Maria Ausiliatrice in Torino una cartolina vaglia di L. 10 per soddisfare ad una promessa fatta a Maria Ausiliatrice, in ringraziamento di essere stata, anche nello scorso anno, preservata nei suoi poderi dalla grandine e di essere inoltre stata liberata da altre disgrazie per le recenti inondazioni. Essa assicura che fu veramente visibile la protezione di questa cara Madre, e prega a voler far pubblico questo breve cenno a gloria di Maria Ausiliatrice e per animare tutti i Cristiani a fare sempre a Lei ricorso in ogni necessità sì spirituale che temporale.

Gragnana Trebbiense. - O Maria, Mamma mia Celeste, quanto sei buona!... - Ti ho vivamente pregata per ottenere una specialissima grazia, promettendo di pubblicarla su questo

caro periodico che racchiude tanti preziosi trionfi della tua liberalità. - Tu mi hai esaudita... ed ora compio il mio voto : e mentre depongo ai tuoi piedi un'umile offerta, pegno di figliale e perenne riconoscenza, invito tutti ad esclamare : Quanto è buona la Mamma nostra del Cielo, Maria SS. Ausiliatrice. - MARIA OZZOLA.

Magrè (VICENZA). - Due anni fa la Cooperatrice Valentina Callegari scriveva al Rev.mo Sig. Don Rua, a nome dei fratelli Pizzolato, per implorare preghiere speciali a favore di un povero giovanotto colpito daa pazzia e ritirato nell'Ospedale di Vicenza. I medici l'avevano dichiarato incurabile; ma la preghiera è onnipotente, quando è avvalorata dall'intercessione di Maria SS. Difatto, passati pochi mesi, il buon giovanotto, riacquistato perfettamente l'uso delle sue facoltà mentali, potè ritornare a consolare la desolata famiglia; la quale per mezzo della suddetta Cooperatrice e del nostro Condirettore di Schio D. Ottavio Ronconi ci fa pervenire la tenue offerta di L. 10 in ringraziamento di sì importante grazia.

Milano. - Or fanno pochi mesi (così scrive la Sig.ra Antonietta Clerici maritata Magni, in data 9 Nov.) dacchè l'amato mio marito era stato colpito da grave malattia complicatissima, la quale lo obbligò a letto per quattro mesi e mi tenne in lunga e profonda ambascia. Benchè l'arte benefica avesse sperimentato con certa efficacia le sue prove, l'esito del male però era sempre incerto e poco rassicurante. Per la qual cosa pensai di ricorrere a Maria Ausiliatrice promettendo un'offerta per una S. Messa da celebrarsi in suo onore. La pietosa Madre celeste volse benigna lo sguardo sopra di noi, poichè si degnò consolarci colla sospirata guarigione. Pertanto memore della mia promessa, invio la cordiale, benchè debole offerta di L. 15, affinchè sia celebrata una Messa di ringraziamento all'altare di Maria SS. Ausiliatrice secondo la mia intenzione.

Nesso (Cono). - In sul principio di luglio dello scorso anno, mio zio Sac. Vanini D. Vittorio, Canonico della Comense Cattedrale, fu colpito da letale nefrite. I medici lo davano spacciato, atteso anche la grave età di anni 75; ma io ricorsi al potente aiuto di Maria Ausiliatrice, colla mediazione di S. Giuseppe, e promisi che, qualora mio zio fosse guarito, avrei trasmesso al Santuario di Maria Ausiliatrice in Torino la somma di Lire Cento. La grazia l'ho ottenuta mio zio sta anche oggidì relativamente bene; ed io adempio la promessa fatta col qui unito vaglia. Se ne faccia quell' uso migliore che si crede, non avendo io fissata alcuna opera speciale da favorire; ma qualora se ne servisse per la disgraziata Missione della Terra del Fuoco diretta dai Salesiani e dalle Suore di Maria Ausiliatrice, vedrei volontieri. - Don ANSELMO VANINI, Arciprete.

Orvieto (PERUGIA). - Giovanni Cruciani, alunno del Ven. Seminario Orvietano, scrive in data del 20 novembre 1897:

« Molestato da molto tempo da un grave male di stomaco quasi da costringermi ad abbandonare il Seminario e desistere dalla mia vocazione; il nostro amato Superiore, dopo i vani rimedii dell'arte medica, mi consigliò di far ricorso a Maria Ausiliatrice. Questo savio consiglio sortì un effetto meraviglioso; perchè io coll'andar del tempo ricuperai la perduta sanità, ed ora attendo con alacrità agli studii ed a coltivare il germe divino della vocazione ecclesiastica. Non dimenticherò mai questo singolare favore ed in segno della mia riconoscenza spedisco la tenue offerta di L. 8. »

Accompagnando il qual biglietto, il Rettore del Seminario, Dott. D. Matteo Ottonello, aggiunge « Fu questa una guarigione mirabile : per quattro anni i medici ne dissero d'ogni colore e tentarono ogni cosa inutilmente. L'anno passato, abbandonate tutte le cure e fatte molte preghiere a Maria Ausiliatrice, il giovane cominciò a migliorare, ed ora è de' più sani del Seminario. Voglia la Madonna continuargli la sua speciale protezione. »

Parma. - Inferma ed afflitta mi rivolsi alla Vergine Ausiliatrice, di cui si narrano tanti portentosi trionfi, ed a Lei innalzai il gemito dell'animo sconfortato. Maria si mostrò quale si è proclamata vero Aiuto dei Cristiani, stendendo Fui di me il celeste manto della sua protezione. Eterna sarà la mia gratitudine verso questa Vergine pietosa e potente, che tanto mi ha beneficato, per cui io l'addito a tutti gli afflitti come Madre tenerissima, dal cui cuore stilla, come dal cielo rugiada, balsamo per ogni dolore e conforto per ogni affanno. - M. Cooperatrice Salesiana.

Pessinetto (ToRINo). - Margherita Votero, essendo affetta da grave malattia, che la ridusse agli estremi, e già ricevuti i conforti di N. S. Religione, con pochissima speranza di guarigione a detta di tre sanitari, ricorse con fiducia a Maria Ausiliatrice, alla cui Arciconfraternita da pochi mesi s'era ascritta, e Maria Ausiliatrice la esaudiva, ridonandole la pristina salute. Riconoscente fa celebrare una S. Messa all'altare di Maria Ausiliatrice e fa inscrivere pure suo figlio all'Arciconfraternita di sì potente Signora.

Poirino (ToRino). - I coniugi Pietro e Maria Bosco rendono pubblica la grazia seguente ottenuta da Maria SS. Ausiliatrice. La loro bambina, d'anni cinque, divertendosi cadde così malamente da offendere la spina dorsale, per cui dovette tenere il letto più mesi. Avendone il medico curante ed altri valenti professori consultati dichiarata quasi impossibile la guarigione, essi la raccomandarono fiduciosamente alla Vergine Ausiliatrice, con promessa di un'offerta e pubblicare la grazia, quando fosse ottenuta. Ed ecco che in breve la loro bambina acquista forze e si alza da letto e vispa nuovamente si mette a correre colle compagne, come non avesse mai avuto male alcuno. Pieni di riconoscenza verso di Maria SS., adempiono la fatta promessa e pregano questa Vergine potente a voler tenere ognora sotto la sua valida protezione tutta la loro famiglia.

Pralungo (BIELLA). - Certa Demira Prina era desolata per avere sua sorella Carolina Cognolio di Chiavazza gravemente ammalata. L'inferma, madre di 4 bambinelli, di cui il maggiore ha appena 7 anni, vaneggiava da vari giorni per la gran febbre : il medico non sapeva che farsi. La Signora Colongo l'animò a ricorrere a Maria SS. Ausiliatrice, promettendole, per parte di questa gran Madre, sicura guarigione.

Non si sperò invano! Appena fatto il voto, l'inferma migliorò ed il miglioramento continua con soddisfazione di tutti i parenti ed amici. In ringraziamento invia L. 5, pregando pubblicare il fatto sul Bollettino Salesiano, acciò Maria SS. Ausiliatrice sia da tutti conosciuta, amata ed invocata.

Reno di Tizzano Vai Parma. - Colta il 27 di gennaio dell'anno scorso da gravissima malattia, emoraggia, io giaceva quasi fuor dei sensi e in gravissimo pericolo della vita. Mi feci appendere al collo la medaglia benedetta dell'Ausiliatrice de' Cristiani; si cominciò una fervorosa novena in famiglia, la si ripetè, e il pericolo fu scongiurato, e io mi trovai fuor di pericolo per l' efficace intercessione di cotesta Madre altrettanto potente, quanto pietosa e benigna. E il dì 14 febbraio potei abbandonare il letto e alzarmi per la prima volta, proseguendo bene via via nel miglioramento. Fu lunga, la convalescenza, dacchè le mie forze erano esauste, ma pure assistita sempre da questa Mamma Celeste, potei gradatamente acquistare vigore novello e nell'aprile ricevere la S. Pasqua e incominciare la scuola. Ah! grazie infinite sieno rese a Voi, o gran Madre di Dio, per guarigione sì prodigiosa, e voi tutti che soffrite ricorrete a Lei fiduciosi e ne ritornerete esauditi e consolati. Per me, finchè avrò vita, non cesserò di invocarvi sotto questo titolo Auxilium Christianorum, a Voi affidando ora e sempre i miei interessi spirituali e temporali.

- CLOTILDE MARCHINI.

Roma. - Vincenzo Benucci trovandosi per due questioni d'interessi contestati, molto timoroso sulla loro favorevole riuscita, nelle sue preghiere si rivolse fiducioso all'aiuto di Maria SS. Ausiliatrice, dimandando almeno la soluzione favorevole di una delle due questioni, abbenchè tacitamente sperasse nella grazia completa mercè l'aiuto potente di Maria SS., con promessa di far celebrare una Messa di ringraziamento al santuario di Torino, farsi inscrivere fra i Cooperatori Salesiani, e pubblicare la grazia ricevuta nel Bollettino Salesiano. Avendo ora ricevuta la grazia completa sopra ambedue le questioni, a mostrare la sua gratitudine verso sì buona Madre, adempie al voto fatto, offrendo L. 50 per la Messa di ringraziamento, e facendo umile dimanda di essere annoverato fra i Cooperatori Salesiani, o di voler pubblicare la grazia ricevuta per intercessione di Maria SS. Ausiliatrice.

Savona. - Maria SS. Ausiliatrice è sempre Madre pietosa per chi in Lei confida, e nulla sa negare agli afflitti che a Lei ricorrono. Infatti Maria Varaldo, da lungo tempo tormentata da dolorosa malattia, fece ricorso a questa buona Madre, ed ora, col cuore ripieno d'inesprimibile consolazione per averne ottenuta l'implorata guarigione, manda una tenue offerta per la celebrazione di una S. Messa di ringraziamento all'altare di Maria Ausiliatrice nel suo santuario di Torino e prega sia fatta pubblica la grazia ottenuta, affinchè tutti conoscano quanto è potente Maria presso il trono del suo Divin Figlio in favore dei poveri sofferenti.

Segonzano. - Certa Maria Vilotti, avendo ottenuto dalla Vergine Ausiliatrice la guarigione ad una sua bambina colpita sovente da mal caduco, a mezzo della Sig.ra Maria Mattevi invia la tenue offerta di L. 6 in ringraziamento.

Torino. - Grazie a Maria ! Oh ! ardente s'innalzi l'espressione della mia gratitudine a Maria Vergine, che invocata in mezzo alle ansie più dolorose e crudeli, a mia madre già quasi moribonda accordò il suo miracoloso appoggio, concedendole il sollievo di un pronto miglioramento, e poi, a poco a poco, restituendole del tutto la perduta salute. - TERESA REcrosio.

Torino. - Rosa Enriù venne colpita da forte nevralgia alla nuca, che le portò dolori acerbissimi per circa quattro. mesi e la rese incapace ad ogni cosa ; anzi, non permettendole nemmeno di riposare e di poggiare il capo sul guanciale, la gettava in tale stato di alienazione mentale da far seriamente temere impazzisse. Furono consultati varii medici, ma i rimedii suggeriti non le portarono giovamento. Insieme colla famiglia fe' ricorso a Maria SS. Ausiliatrice. La fede sua e de' suoi fu ben presto premiata; che in breve la povera inferma sentissi alquanto sollevata e poi pienamente guarita. Riconoscente verso di sì buona Madre, dopo un mese dell'ottenuta guarigione fa celebrare una S. Messa di ringraziamento.

Trino Vercellese. - Camillo Scapino, Cooperatore Salesiano, rende vivissime grazie a Maria SS. Ausiliatrice per aver ottenuta instantaneamente la guarigione di sua figlia Marina e di un suo nipote; l'uno nel mese di giugno e l'altra l'11 di maggio dell'anno scorso. Il consolatissimo genitore, ossequiosamente manda la tenue offerta in lire dieci, pregando di voler rendere manifesta la presente nel Bollettino Salesiano. Egli inoltre raccomanda alla protezione della Vergine Benedetta, Madre di Dio e Madre nostra, l'intera sua famiglia e le pie Signore Rosina, Vincenza e Vittoria Tricerri colla madre loro, che a lui si unirono nell'impetrare sì segnalati favori dalla Vergine Santa.

Veruno. - Una povera madre vedendo che il suo bimbo, pur toccando quasi i due anni, non poteva tuttavia reggersi in piedi, temeva forte dovesse rimaner paralitico. Dietro consiglio di persona amica, l'afflitta genitrice incominciò una fervorosa novena a Maria Ausiliatrice, promettendo insieme che, al primo passo del suo bimbo, avrebbe spedito al santuario di Torino una tenue somma. Non appena fu incominciata la pia pratica, il povero piccino prese tosto a reggersi in piede, ed ora cammina con immensa meraviglia di tutti e con grande consolazione della devota madre, che col cuore ricolmo di riconoscenza scioglie la promessa fatta inviando L. 5. - CLOTILDE POLETTI.

Voltri (GENOVA). - La Cooperatrice Maria Tarello, nello scorso agosto, si ammalò gravemente di tifo ed in pochi giorni fu ridotta in fin di vita. Ricevette il SS. Viatico, e già si rassegnava a morire, se così fosse piaciuto al Signore. Il pensiero però di lasciare sette figli, poveri e tutti in minore età, l'affliggeva grandemente. Ricorse con gran fiducia a Maria SS. Ausiliatrice, alla quale professa molta divozione, promettendo, se otteneva la guarigione, di rendere pubblica la grazia sul Bollettino Salesiano. Essa fu esaudita pienamente; la convalescenza fu breve assai; ed ora pienamente guarita rende vive grazie alla sua cara Benefattrice, pregandola ancora di proteggere sempre lei e la sua famiglia o d'aiutarla a consecrare la vita che Iddio le ha concesso ad allevare bene e nel santo timor di Dio tutti i suoi figliuoli.

Ottennero pure grazie da Maria SS. Ausiliatrice, e pieni di riconoscenza inviarono offerte al santuario di Torino o per la celebrazione di S. Messe di ringraziamento, o per le Missioni Salesiane, o per le altre Opere di D. Bosco, i seguenti : .

La Sig. Lillina Loero V. Albertoni, Trigoso (Sestri Levante), che invia l'offerta di L. 20 a mezzo del Rev.mo Arciprete D. Luigi Castellini per la celebrazione d'una S. Messa all'altare di Maria Ausiliatrice. - Giuseppe Caramella di Alfonso, Siracusa, 0 40. - G. B. Tempini, Capo di Ponte (Brescia), 5 per una Messa e le Missioni Salesiane. - D. Felice De Luca, Cisterna di Roma, 5 a nome di una pia signora.-Domenica Cavallo Ved. Tresso, Front Canavese, 5 pel santuario di M. A. - Lorenzo Orrù, Segretario di Senis (Cagliari), 2. - N. N. di Pavia, 0,80. - Stefano Meda, Penango, 10. - N. N., Stella S. Martino (Genova), 1. - Sig.a Carolina Durazzo-Adorno, Genova, 10 per una S. Messa.- Adelaide Elia, Gemona (Udine), 3. - D. Pietro Recalcati, Parroco di Veniano (Cono), 2 a nome di pia persona. - Carolina Martina Pavarino, Cornegliano d'Alba, 10. - Maddalena Galliano Ved. Corsini, Monesiglio (Cuneo), 5 per Messa. - Don Attilio Taschini, Curato di Brugneto (Reggio Emilia,) 5 per Messa. - Un fratello di Agostino Calcagno, Areuzano, 10. - Catterina Mortigliengo, Torino, 5. - Luigina Ivaldi Bosio, Belforte Monferrato, una crocetta d'oro con piccola offerta. - N, N, 10 per aver ottenuta una grazia necessaria per i suoi interessi di famiglia. - Maria Balbo Contorno, Maestra in Valdogno, 3 per Messa. - P. Marenco, Fossano, 10. - Maria Teresa, Caluso Canavese, 7 per Messa. - G. B. Pontedicimo, 6. - Andrea Pallavicini, Nevi Ligure, 5. - Albina Porta, Gallarate, 5 a nome di sua madre -Benedetta ed Anna Perrone, Castellaneta, 5. - Luigi Melicchio, S. Martino di Finita (Cosenza), 10 per l'ottenuta guarigione di sua figlia già quasi morente. - Adele Mari, Prospiano (Milano), 3. - Luigi Rossi, 10. - B. F. B., M. Alice Belcolle, 4 per due Messe.- Don Michele D'Apice, Acquarola (Salerno), 5. - Giuseppina Bosisio, 10. - Teresa Cerrato Bonzanino, offerta per Messa - D. Pietro Bonaccossi, Tremestieri Etneo, 3 per Messa a mezzo del Vicario D. Salvatore Belfiore. - Angela Schiavetti, Dazio (Sondrio), 6 a mezzo della Sig.a Fortunata Vismara. - Giovanni Zanna, Maestro a Barone (Torino) 5. - Giovanni Canora, Pralungo (Biella), 10 pei Missionari Salesiani.- Carlo Santini, Bollano (Genova), 10. - Maria Salari, Spello (Perugia), 3 per Messa. - Domenica Arduino, Villata (Alessandria), 1. - D. Alessio Cuceo, Prevosto a Ponderamo (Biella), 10. - Maria Pelizza, 1. - D. Pietro Poltroneri, Arciprete di Somnto, 7. - Ernesta Caligaris, Aequi, 5. - Antonio Villa, Santena (Torino), 8. - I Coniugi N. N., Borgo D'Ale (Novara), 10. - Pietro Vivaldi, Nago, (Tirolo). 5. - Augusto Grandis, Vicenza, 2 per Messa. - Maddalena Ronchetti, Gai biate, 5. - Suor Michel della Carità, Strasbourg (Alsazia), per aver la Vergine in seguito a novena, preservata da una epidemia una loro Casa. - D. Luigi Mitta, Motta (Sondrio). - Lucia Costanzo, Barone Canavese. - M. G., Torino, per essere stata preservata da gravi dispiaceri. - I Fratelli Giacometto di Pia nezza (Torino). - Antonio De-Carli, Cologna Veneta.

Ai Giovanetti

RISPETTATE I VECCHI. Miei cari amici,

TROPPO sovente avviene d'incontrare dei giovanetti insolenti e di cuore sì duro, che non solo sdegnano di ricevere i consigli e gli ammonimenti dei vecchi, ma giungono pure a segno di guardare questa canuta gente con occhio dispettoso e la schernisce e la maltratta e le fa alle volte passare tali dispiaceri, da affrettarle persino il termine di vita.

E questa un'impudenza inaudita, una scelleraggine imperdonabile !

Oh ! per amor del cielo, non alligni mai tra voi, miei cari amici, simile barbarità! Anzi, buoni e gentili come siete, adoperatevi perchè cessi anche di mezzo a coloro che vi circondano. E voi siate i primi a dare il buon esempio; imperocchè mille sono i titoli, per cui i vecchi hanno diritto alla vostra obbedienza, al vostro amore, alla vostra venerazione, essendo vero ciò che sta scritto ne' libri eterni, che la vecchiaia è una corona d'onore che circonda la fronte di coloro che ad essa han potuto arrivare.

I vecchi, o miei cari, presentemente non possono più lavorare per la loro età avanzata; ma un giorno anch'essi erano rubusti ed operosi e attendevano chi all'agricoltura, chi allo studio, chi alle arti ed al commercio e chi alla milizia, tutti insomma fecero il loro dovere e faticarono pel bene della propria famiglia e della società. Girate un po' lo sguardo intorno a voi: di chi sono quei beni che voi godete? non sono forse essi opera e frutto dei vostri vecchi?

Ai vecchi vengono meno le forze del corpo, ma abbondano quelle dello spirito: essi conservano la saggezza, hanno molta esperienza e giusto discernimento: le loro parole sono piene di sapienza e di prudenza. Fortunati coloro che hanno in casa qualche vecchio: quante belle cose possono essi imparare dalla sua conversazione!

I vecchi soffrono molti malori, son carichi di acciacchi: la vista e l'udito si sono alquanto indeboliti, curva si è fatta la persona, le gambe più non han forza di reggerli in piedi; oh ! trovino almeno un po' di conforto nella pietà e nel rispetto dei giovani. Essi hanno più poco a vivere sulla terra : muoiano almeno contenti di lasciare sopra la terra una gioventù docile e virtuosa.

Ma rammentatevi, o giovani cari, che questo è un comando fattoci da Dio medesimo. « Alzati, Egli dice, in presenza di chi ha bianchi i capelli e onora la persona del vecchio... Non trascurare i racconti dei vecchi, imperocchè essi li appresero dai padri loro: da essi tu apprenderai la sapienza e a dare risposta a tempo conveniente». Volete anzi che vi dica di più che cosa fece Iddio per insinuarci rispetto e venerazione pei vecchi? Egli stesso più volte comparendo ad uomini prese di vecchio le sembianze. Così lo vide Daniele: « Bianco come neve era il suo vestimento e i capelli della sua testa erano come lana monda». Così pure si mostrò a Giovanni Evangelista: «Bianca era la sua testa come candida lana e i capelli aveva come neve». Ravvisate adunque nei vecchi una specie di dignità divina e loro usate sempre i riguardi che si meritano.

Stavano un dì i cittadini di Grecia seduti sui gradini dell'anfiteatro per assistere ai giuochi olimpici. Un vecchio colà giunto, chiese posto agli Ateniesi, ma fu con risa e beffe respinto. Coll'aiuto del suo bastone, tutto mortificato, il poverino adagio adagio si portò dalla parte ove sedevano gli Spartani. Questi tutti d'accordo come se fosser un sol uomo, al sopraggiunger del vecchierello, s'alzarono in piedi, con segni di grande cortesia l'accolsero fra loro e lo fecero accomodare proprio nel loro mezzo. L'educante azione fu da tutta l'assemblea osservata ed applaudita con un fragoroso universale battimani. Il che fe' dire al vecchio colle lagrime agli occhi: Gli Ateniesi conoscono ciò che è onesto : gli Spartani lo adempiono.

Giovanetti, voi conoscete il dovere che avete verso dei vecchi; guardate di adempierlo.

Un giorno il celebre poeta Parini incontrò per le vie di Milano un giovine nell'atto che sosteneva un vecchio religioso caduto a terra e gridava contro alcuni monelli che ne l'avevano urtato. Parini riconoscendo in quel giovane un suo scolaro, che egli aveva dovuto più volte rimproverare aspramente, gli gettò le braccia al collo e gli disse : « Poco fa io ti credeva un tristo; or che son testimonio della tua pietà pei vecchi, torno a vederti capace di molte virtù e ti rendo la mia stima. »

In ogni circostanza, in casa e fuori di casa, dimostratevi sempre, miei cari amici, di cuor buono e generoso verso dei vecchi, e voi vi procaccerete la stima e la simpatia di Dio e degli uomini, i quali saran portati a credervi capaci di grandi cose, come già ne è persuaso il

Vostro Aff.mo Amico DON GIULIVO.

L'ESPOSIZIONE DELL'ARTE SACRA IN TORINO

ed i Pellegrinaggi ai Santuarii

PER quest'anno si prepara un grande avvenimento, che servirà al trionfo della Religione, colla mostra d'arte sacra antica e moderna che si sta preparando in Torino. Mai si videro radunati, nel modo immaginato, tanti capolavori ispirati dalla fede ai nostri grandi genii artistici dal rinascimento ai giorni nostri. Sarà una rivelazione pel mondo civile e tutti vorranno accorrere a Torino per ammirarvi tante opere insigni. Il Barone Manno, Presidente del Comitato esecutivo, nella sala della scuola Troya, la domenica 2 gennaio, presente S. E. Rev.ma Monsignor Richelmy, lesse ad una numerosa adunanza un forbito discorso, nel quale enumerando tutta l'opera grandiosa eseguita dal Comitato, accennò con tocchi magistrali al movimento universale prodotto da questa speciale Esposizione. Da tutte le parti del mondo i Missionari Cattolici inviano oggetti da figurare nei padiglioni delle Missioni Cattoliche ; da tutti gli angoli della terra, ove la fede e la civiltà cristiana hanno un'elevata significazione, si preparano pellegrinaggi per godere di tante bellezze. Torino, sede della Pia Società Salesiana, città dove ebbero principio le Opere quanto utili, altrettanto gloriose del Cottolengo e del nostro D. Bosco avrà per ospiti migliaia di pellegrini parlanti tutte le lingue, ma uniti in una sola aspirazione, quella di lodare Iddio nell'immensità delle sue creazioni.

Il Comitato dell'arte sacra, il quale, ispirato com'è da un sentimento vivo dei suoi doveri, non si vuole far prendere all'imprevista, ha pur pensato ad ottenere ogni sorta di facilitazioni di viaggio da tutte le parti del mondo, ed insieme ha accolto benevolmente di patrocinare l'impresa Giovanni Biancotti di Torino, la quale si promette di far soggiornare i pellegrini a Torino, dando loro alloggio, vitto per tre giorni intieri, quattro ingressi all'Esposizione, ed una gita a Superga pel prezzo modicissimo di L. 20. Di più la sopracitata Ditta per i pellegrini, che amassero visitare le principali città d'Italia, come Roma, Napoli, Venezia, Milano, Pisa, Verona, Genova e Bologna emette dei coupons a 7 lire al giorno, da consumarsi nei più conosciuti alberghi di dette città.

Infine, dal suesposto si rileva che nulla si lascia intentato per i futuri pellegrini, acciocchè, oltre al confortabile ed ai programmi dettati dalla esperienza, trovino la più stretta economia. Organizzati con questa avvedutezza, i pellegrinaggi non potranno riuscire che numerosi ed arriveranno senza dubbio allo scopo di glorificare Iddio e quell'arte, emanazione celeste ed impressionante degli artisti cristiani, lustro dell'Italia e del progresso umano.

NECROLOGIA

Mons. VINCENZO MARIA SARNELLI dei Baroni Ciorani Arcivescovo di Napoli.

STRAPPATO all'affetto dei suoi concittadini da un morbo crudele, invano scongiurato dai pronti rimedi dell'arte, dalle fervido preghiere, dai voti ardenti di un intero popolo devoto ed entusiasta del suo Padre e Pastore, questo zelantissimo Arcivescovo cessava di vivere il 2 dello scorso gennaio.

Era nato in Napoli il 5 aprile 1836, e perciò contava appena 61 anno di vita ; ma in questo breve giro d'anni operò grandi e mirabili cose per la salute delle anime alle suo cure affidate e per la maggior gloria di Dio.

Ordinato sacerdote ai 20 dicembre 1862, si approfondì nel diritto pubblico ecclesiastico, di cui diè prova nel lodevole insegnamento che ne fece per oltre un quinquennio nel Seminario Arcivescovile, con sommo vantaggio dei giovani leviti.

Nel 1875 fu nominato parroco della parrocchiale di San Domenico Soriano e vi rimase fino al 1879, anno in cui fu preconizzato Vescovo di Castellamare di Stabia.

La sua attività veramente meravigliosa fece splendida mostra sì nell'uno che nell'altro campo affidato alle sue cure. Anzi, fatto Vescovo, parve moltiplicarsi per il bene della Chiesa o del suo popolo. Fece più volte la visita pastorale ; volle penetrare in ogni angolo della sua diocesi per lasciare dovunque dolci ricordi della sua paterna benedizione. Di lui ben si può dire che conosceva ad una ad una le sue pecorelle e che queste erano felici di ascoltarne la voce e mettere in pratica i suoi insegnamenti. Per opera sua la diocesi di Castellamare rifiorì di novella vita; le compagnie, le istituzioni e le società cattoliche ringiovanirono, ed il dolce sorriso e l'eloquente favella di Mons. Sarnelli si trovava dappertutto.

Amantissimo di D. Bosco e delle Opere suo, volle un Istituto Salesiano nella sua diocesi, preparando egli stesso tutte le cose occorrenti. I Salesiani furono mai sempre i figli del suo cuore, e ben siam certi di non andar errati dicendo che nessuno avrebbe potuto superarlo in questa prerogativa.

Alla morte del Card. Sanfelice fu promosso alla Metropolitana di Napoli e ne prese solenne possesso l'11 luglio dello scorso anno.

In soli cinque mesi egli fu per Napoli una vera larghissima benedizione di Dio. Pieno di zelo e di amabilità visitò cappelle, chiese ritiri, monasteri, predicando, distribuendo ii pane eucaristico a migliaia di fedeli, correndó in ogni ora ed in ogni punto della diocesi per amministrare agli infermi il Sacramento della Cresima, per dare nuova spinta alle opere pie già esistenti o fondarne delle nuove. Prese parte al Congresso Cattolico di Milano, e noi avemmo la fortuna di ospitarlo nell'Oratorio di Valdocco e di udire la sua parola affascinatrice dei nostri cuori. In quell'occasione. aveva già espresso il desiderio che i figli di D. Bosco dovevano di nuovo andar vicino a lui nella sua diletta Napoli, e certo egli ne accelerava la realtà. Iddio però, che vide intieramente compiuta la corona di meriti che andava tessendosi il santo Arcivescovo, a sè lo richiamò, lasciando a' superstiti inenarrabile cordoglio e vivissimo desiderio di lui. Sia fatta in tutto e sempre l'adorabile volontà di Dio !

NOTIZIE VARIE

OMAGGIO ALL'OPERA SALESIANA dai tribunali.

Scorrendo nell'Avvenire di Bologna il riassunto del discorso che il Comm. Carlo Lozzi, Procuratore generale, fece nell'inaugurazione dell'anno giuridico della Corte d'Appello di quella città, troviamo quanto segue:

« Esaminata ogni forma e ogni causa di delinquenza, l'oratore vedendo la marea di essa sempre più montante, rileva la necessità di opporle una diga non solo nella prontezza e certezza di una pena adeguata, ma eziandio con tutti i mezzi educativi e preventivi più efficaci, che indica e ne spiega la rispettiva influenza. Dimostra con nuovi argomenti come la condotta dell'uomo dipenda in gran parte dal concetto ch'ei sotto diverso condizioni si vien formando della vita.

» Inculca i doveri che la cristiana democrazia impone alla società, al governo, alla famiglia, ad ogni cittadino. Inneggia alla triade divina : giustízia, patria, umanità, in cui più rifulge l'idea di Dio e la religione del dovere e in cui più grandeggia il carattere e la virtù del Magistrato.

» Ricorda con grato animo l'Istituto Salesiano, sotto lieti auspici fondato in questa città, perciò tutto dedito alla preservazione dei figliuoli del popolo da quella precoce corruzione ch'è insanabile e produce i grandi malfattori.»

Quest'ultime linee non hanno bisogno di commento. La santità ed i benefici effetti delle Opere Salesiane si fanno adunque così profondamente sentire, che perfino i Magistrati sentono di doverle segnalare come uno dei coefficienti più validi per far fronte all'immoralità dilagante, all'ignoranza ed alla miseria del popolo.

Si consolino adunque quanti col loro obolo concorrono nel sostenere le Opere di D. Bosco, e raddoppino in questo il loro fervore, essendo sicuro e tanto grande il frutto che produce la loro carità.

INAUGURAZIONE dell'Istituto dei Figli di Maria in Pedara.

Il giorno 2 gennaio con grande soddisfazione dell'ameno e gentile paese di Pedara (Sicilia) s'inaugurò pubblicamente e solennemente la nuova Casa dei Figli di Maria, dedicata al gran Patrono della Chiesa universale S. Giuseppe. Con che gioia, con quale entusiasmo il popolo prese parte alla festa ! La cappella dell' Istituto era gremita di gente, e pieno ne era ancora l'attiguo cortile. Alle 10 l'Ill.mo e Rev.o Mons. Riccioli, Vicario generale dell' Archidiocesi Catanese, benedisse tutta la Casa, accompagnandolo il Direttore locale, il Vicario del paese, l'Ispettore delle Case Salesiane di Sicilia, il quale, compiuta la cerimonia, uscì a Messa, che celebrò tra il canto di scelti ed armoniosi mottetti sacri. La funzione terminò colla benedizione del SS. Sacramento.

Nel pomeriggio ebbe luogo un modesto trattenimento musico-letterario. Dopo il canto d'un inno. l'Ispettore delle Case Salesiane di Sicilia tenne una dotta e pratica conferenza sull'Opera dei Figli di Maria, a vantaggio dei quali è aperto il novello Istituto, parlò del bene che ha arrecato quest'Opera alla Chiesa, e dei mezzi, co' quali le si deve venire in aiuto. Seguirono diversi componimenti in prosa e poesia a S. Giuseppe, a D. Bosco, a Maria Ausiliatrice, a Leone XIII, a Mons. Riccioli ed ai Signori Barbagallo, degni veramente di lode e di riconoscenza per aver impiegato generosamente buona parte del loro patrimonio per la costruzione dell'Istituto. Bellissimi riuscirono pure i varii canti. Chiuse l'accademia l'Ill.° Monsignor Riccioli, che colla sua efficace parola incoraggiò gli astanti a saper corrispondere alle fatiche dei Salesiani e ad aiutarli generosamente nelle loro opere.

Grande fu l'impressione destata negli animi dei presenti da questa festicciuola, e si manifestò coi frenetici applausi, nei quali prorompeva spesso l'affollattissimo uditorio, e più ancora colla elemosina, che anche i meno agiati offrirono a beneficio dell'Istituto.

Sua Santità Leone XIII, ad un telegramma del Direttore che gli aveva indirizzato per felicitare il sessantesimo anniversario della sua prima Messa e per dargli notizia dell' inaugurazione del novello Istituto, si degnava rispondere a mezzo dell'Em.° Segretario di Stato col seguente dispaccio

SACERDOTE SALVATORE CAMUTO DIRETTORE ISTITUTO SALESIANO PEDARA. Ringraziando per felicitazioni Sua Santità ha concesso benedizione implorata nell'inaugurazione Istituto per Superiori, alunni, benefattori, cittadinanza.

Cardinale RAMPOLLA.

Evviva dunque S. Giuseppe, Maria Ausiliatrice, D. Bosco e Leone XIII, che han procurato al bel paese di Pedara una gioja indicibile in questa festa riuscitissima, e ottengano da Dio ai Salesiani di proseguire a far del bene nel paese e a produrre nei giovanetti quei frutti che le famiglie e la patria si ripromettono dal loro zelo.

C.

PER LA S. INFANZIA. Ci scrivono da Novara:

Domenica 9 febbraio assistemmo ad una festa veramente nuova nel suo genere, ma assai commovente per chi ha cuore pietoso e rettamente pensante.

Chiamati dagli squillanti rintocchi delle campane, ci portammo nella Chiesa di Maria Ausiliatrice dei Salesiani. L'amato Pastore Monsignor Edoardo Pulciano celebrava la S. Messa, alla quale assistevano i giovani dell'Istituto Salesiano, le educande delle Suore di Maria Ausiliatrice, i giovani dell'Oratorio festivo di S. Giuseppe, le Figlie dell'Oratorio dell' Immacolata Concezione e numeroso popolo.

Ci piacquero le preghiere recitate all' unisono con unzione di affetto ed il contegno di quelle anime giovanili; ma quando tutti li vedemmo accostarsi al Banchetto degli Angeli la nostra sensibilità pianse di tenerezza.

Alle 14, presente Sua Ecc. si tenne una geniale accademia, alla quale presero parte oltre 800 giovani e giovanette, nonchè un'eletta di distinte persone. Una piccola lotteria fruttò lire 130 per l'Opera della santa Infanzia. Prima della benedizione col Venerabile, S. Eccellenza sali il pergamo, e con parola facile ma improntata di zelo apostolico ricordò ancora una volta al giovane uditorio l'infelicità dei bambini della S. Infanzia e quanto si può loro giovare col piccolo sacrifizio di due soldi al mese.

Noi preghiamo S. Ecc. Rev.ma e i benemeriti Sacerdoti Salesiani a farci gustare presto un'altra simile festa genio-sociale.»   D. A. C. P.

Cooperatori defunti nel Dicembre 1897 e Gennaio 1898.

1 Abate Natale - Mazzara del Vallo (Trapani).

2 Accardi Don Antonio - Mazzara del Vallo (Trapani).

3 Adami Valentino - Baveno (Novara).

4 Araldi Don Sebastiano, Prefetto del Santuario della Madonna di Caravaggio - Bergamo.

5 Bargagli cont. Catterina - Firenze. 6 Bebi Filomena - Loreto (Perugia). 7 Biaggi Padre Nicolo - Roma. 8 Bianchi Bortolo fu Gregorio - Corteno (Brescia).

9 Bianchi Lucia ved. Tassini - Corteno (Brescia),

10 Bodini Giuditta ved. Mondino - Cremona.

11 Boggiani Amalia ved. Negri - Olevano (Pavia).

12 Borbonese Luigia ved. Capuccio - Torino.

13 Bordoni Pietro - Groppello (Pavia). 14 Buglioni di Monale conto cav. Cesare Saluzzo.

15 Burla Savina - Borgosesia (Novara). 16 Calligari Don Gio. Battista - Cornoledo (Padova).

17 Camorano Bartolomeo - Asti (Alessandria).

18 Capacchi Don Michele Cappellano - Vairo (Parma).

19 Chiavarino Carlo - Murazzano (Cuneo).

20 Cojazzi Don Domenico Cappellano - Polcenigo (Udine).

21 Conti Don Giacomo - Cologno al Serio (Bergamo).

22 Corradini Pietro - Calcinatello (Brescia).

23 Culmone Francesco fu Giuseppe - Alcamo (Trapani).

24 D'Amico Abate Agostino Curato - Pozzolo (Messina).

25 Del Monte Don Carlo, Arciprete - Cappellazzo (Cuneo).

26 De Martini Anna - Genova.

27 Donato Albino - Saluggia (Novara). 28 Dondarini Tersilio - Vedegheto (Bologna).

29 Ferraris Teresa - Borgosesia (Novara).

30 Ferrero ch. Vincenzo - Chieri (Torino).

31 Filon-Fioretto Corona - Auronzo (Belluno).

32 Flamini Teresa ved. Astoni - Campofilone (Ascoli Piceno).

33 Frescura Santina ved. Tomasini - Fonzaso (Belluno).

34 Gaffodio Don Paolo - Crescentino (Novara).

35 Gervasi Maddalena - Casola (Massa Carrara).

36 Giampaolo Mens. Francesco, Vescovo - Ripalimosani (Campobasso).

37 Gioin Irene - Rovigo.

38 Granelli Don Cesare - Revigozzo (Piacenza).

39 Guerra-Francoschi Faustina-Lucca. 40 Guzzardi Marietta nata Consoli - Vizzini (Catania).

41 Landolina cav. Lorenzo - Serradifalco (Caltanisetta).

42 Marcolini Maria ved. Moro - Casarsa (Udine).

43 Marengo Luigi fu Giacinto - Carmagnola (Torino).

44 Manichetti Don Luigi, Rettore - Piamaldoli (Firenze).

45 Mignomi Anna - S. Gregorio (Catania).

46 Molinari Don Giovanni - Torino. 47 Monacci Anselmo - Ripafratta (Pisa). 48 Nasalli Rocca Ch. (conto). 49 Nodiroli Giulia - Corzoneso (Svizzera Ticino).

50 Olgiati Giovanni - Torino.

51 Pace Vincenzo - Zabbar (Matta). 52 Petrangeli Silvia - Morano (Perugia).

53 Petrelli Orsola ved. Ruffini - Morbegno (Sondrio).

54 Pezzi Giovanna - Brisighella (Ravenna).

55 Pittioni Don Vincenzo - Mortegliano (Udine).

56 Porreca Pompilio - Ascoli Satriano (Foggia).

57 Profumo Giuseppe - Genova.

58 Quilico cav. Giuseppe - Ivrea (Torino).

59 Racca Luigi - Saluzzo (Cuneo).

60 Rainaldi Don Antonio - Gazzo - (Porto Maurizio).

61 Rone Eugenia - Poggio (Porto Maurizio).

62 Rossi De Gasperis Antonio - Roma. 63 Rossi Gerolamo - Novara.

64 Serra Paolina ved. Marone - Torino. 65 Sertori Pietro - Cadelsasso (Sondrio).

66 Princip. Simonetti Teresa nata Marchesa Angelelli. - Bologna.

67 Suffo Rossella Antonietta - Garessio (Cuneo).

68 Thea Bartolomeo - Castelletto Molina (Alessandria).

69 Vassallo di Castiglione Cont. Adelaide - Torino.

70 Zanetto Cipriano - Vigo (Belluno). 71 Zanibonl Antonioli Rosa - Casalsigone (Cremona).

72 Zanon Maria ved. Cuochini - Cittadella (Padova).

73 Zocchi Maria - Taverne (Svizzera Ticino).

74 Zucco Don Luigi - Moruzzo (Udine).

Pater, Ave, Requiem.